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1° CORSO DI PEDAGOGIA ACQUARIANA

2° incontro

L’altra volta abbiamo visto come la Coscienza riceva


l’impatto di quello che viene letto con l’interesse,
abbiamo anche esaminato come tutti i sensi trasmettano in
modo che una trasmissione in 5 dimensioni arrivi alla
Coscienza.
Che cosa succede alla ricezione della Coscienza quando lo
studio è portato avanti dalla paura dell’insegnante e anche
quando la motivazione fluisce dall’ansia dell’esame o
dell’interrogazione?

Vediamo prima di tutto l’effetto dell’ansia.


Che cosa è l’ansia. Il fatto che l’ansia sia qualche cosa
di negativo è la chiave di tutta la situazione perché ogni
stato negativo ha due implicazioni.
Prima di tutto il suono della parola stessa “negativo” crea
i gesti fisici di un tirarsi indietro, di un chiudersi, di
un ritirarsi.
Immaginiamo qualsiasi situazione infelice ed osserviamo le
nostre reazioni fisiche. Il movimento fisico è sempre un
movimento di allontanamento da una situazione infelice e
non certamente un movimento di andare verso l’infelicità,
per cui osserviamo che di fronte ad ogni situazione
negativa la reazione fisica è un tirarsi indietro.
Ora vediamo come avviene questo tirarsi indietro
fisicamente, qual è il fenomeno.
Questo dobbiamo osservarlo bene: è l’Intelletto che
funziona nel corpo umano come organo del giudizio quindi
dall’Intelletto va un ordine all’Intelligenza che fa tirare
indietro dalla situazione infelice, poi è l’Intelligenza
che da un ordine al Sistema Nervoso che porta a questo
tirarsi indietro fisicamente, e questo tirarsi indietro è
di tutto il corpo avviene come unità. Per cui avviene
questo tirarsi indietro, come risultato del giudizio
dell’Intelletto che la situazione è negativa.
Ora ci chiediamo come la notizia di questa presenza
negativa è arrivata all’Intelletto, presenza negativa alla
quale l’Intelletto ha reagito dando un ordine
all’Intelligenza che ha portato a questo tirarsi indietro
fisicamente, come questa presenza negativa è stata
percepita dall’Intelletto.
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Esaminiamo questa situazione in rapporto alla
paura dell’insegnante.

Osserviamo bene questo processo: com’è che lo studente


arriva a rendersi conto che esiste quello che chiamiamo
domani … e l’insegnante … e una lezione da imparare?
Questi fattori sono prima di tutto proiettati dalla
Memoria, per cui è la Memoria che incomincia ad agire per
prima, è la Memoria che manda alla Coscienza tutte tre le
situazioni: il domani, l’insegnante, la lezione.
Ora se la Coscienza diventa consapevole qual è la reazione?

Questo è un fenomeno che ha dentro di se 4 processi.


Prima di tutto, appena la Coscienza percepisce questo
triangolo scuro che è creato dal domani, dall’insegnante,
dalla lezione, la prima informazione fluisce come paura e
ci chiediamo: da dove viene?
Questa paura è proiettata dalla Memoria come seconda
ondata.
Quest’onda di paura è diretta dalla Coscienza al Sistema
Nervoso e questo manda la paura ai reni.

Per cui il secondo movimento è la paura che dalla Memoria


va alla Coscienza e attraverso il Sistema Nervoso ai reni.

A questo punto quando la paura è arrivata ai reni entra in


azione il terzo movimento: il fatto che questa sensazione
di paura va ai reni crea un impatto che va ai sensi.
Questo movimento della paura dalla Coscienza ai sensi non
passa attraverso la Mente, questo va direttamente a tutti 5
i sensi, per cui tutto il Sistema Sensoriale diventa opaco
sotto il tremore della paura e il colore grigio-scuro che
appartiene alla paura va anche attorno alla Coscienza, e
tutti i sensi diventano opachi.

Ora mettiamo tutti insieme questi fattori. Quando uno


studente prende in mano un libro sotto l’impulso della
paura o dell’ansia:

1. La Coscienza viene circondata dall’oscurità per cui è


logico che le capacità percettive della Coscienza diventino
opache.

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2. C’è un tremore nel corpo che è prodotto dal movimento
della paura dalla Memoria alla Coscienza, dalla Coscienza
al Sistema Nervoso, dal S.N. ai reni e, nel caso d’ansia,
allo stomaco.

3. Tutto nel Sistema Sensoriale funziona a metà sotto


l’impatto della forza negativa

4. Se l’Intelletto giudica la situazione in modo negativo


c’è il sistema fisico in uno stato strano di chiusura, di
ritiro.

Ora dobbiamo renderci conto, in pratica, dell’attualità


della situazione e sperimentarla nel corpo.

1° Il pensiero della paura.


2° Un tirarsi indietro nel corpo.
3° I sensi per metà sospesi.
4° Un tremore nel corpo.

Queste quattro dimensioni date dalla paura o dall’ansia


agiscono insieme e vanno ad influenzare profondamente
l’equilibrio dello studente.

Ora che abbiamo esaminato queste quattro dimensioni, che


sono negative nel sistema fisico e vibrazionale dello
studente, possiamo ben immaginare come le capacità
ricettive vanno ad un livello più basso. Secondo il quantum
di conoscenza ricevuto passando da quest’onda scura di
squilibrio che si sprigiona dentro, la conoscenza deve
andare alla Memoria per lo scopo di ritenzione e quindi di
ricordare. Ora possiamo ben immaginare come mai delle
persone, molto intelligenti nella vita di tutti i giorni,
negli studi sembrano stupide, oppure si lamentano di
mancanza di memoria, oppure vanno dagli psichiatri per
essere salvati.
Questo tremore dovuto alla paura e all’ansia va sopra alla
Memoria e ai Sensi e alla Coscienza con oscurità. Per cui
c’è il processo di ricezione che è totalmente bloccato.

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DISCUSSIONE

Baba – Questi sono processi complessi che lo studente sente


dentro quando non capisce niente sotto l’impatto della
paura o dell’ansia. Non è che lo studente non sia
intelligente, ma queste sono situazioni interiori che non
lasciano capire.

D. – Paura ed ansia nascono quando non esiste l’interesse o


può esserci interesse per la materia e paura ed ansia lo
stesso?

Baba – C’è interesse per la materia ma c’è paura o ansia.

D: – Ma non può esserci differenza di ritmo soltanto?

B. – Non è un problema di velocità ma di capacità


d’apprendimento. Perciò anche se l’insegnante in classe
insegna velocemente ci sono poi i libri per studiare a
casa. L’insegnante non c’entra, c’è interesse in questo
studio.

D. – Ma allora vuoi dire che nessuno di noi ha avuto mai


interesse nella scuola se tutti abbiamo paura? E’
impossibile.
D. - Una ragazza aveva molta paura dell’insegnante e
completo disinteresse per la chimica inorganica, il terzo
trimestre, iniziata la chimica organica si è scatenato un
interesse furibondo. Quando ha avuto otto l’insegnante le
ha detto: -ah ti è venuto l’interesse!-
D. - Altra esperienza: ragazzi che venivano da me e
superavano la paura dell’insegnante recuperavano a livello
di rendimento scolastico su una materia nella quale prima
andavano molto male. Mi chiedo fino a che punto paura ed
interesse possano giocare un ruolo reciproco.
D. - Non c’è la possibilità che sia l’insegnante a
suscitare l’interesse?

Baba – Come mai l’insegnante non può stimolare l’interesse?


Se stimola l’interesse non c’è paura. La paura viene solo
quando l’insegnante non ha capacità di stimolare
l’interesse.

D. – Ho potuto, infatti, incontrare ragazzini che dicevano:


- con lei la storia è interessante, cioè scoprivano
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l’interesse per la storia tramite l’interesse totalmente
rilassato che avevano con me.
Come si fa a stimolare l’interesse nei bambini?
Baba – Capire che cos’è che stimola il bambino, studiare la
ricettività del bambino, sia che il bambino apprezzi una
favola o qualche forma drammatizzata, a queste situazioni
arriviamo dopo sul come nella Pedagogia Acquariana dobbiamo
stimolare il bambino.
In questo momento osserviamo che cos’è che lo fa chiudere,
tirare indietro, tutti i processi che impediscono al
bambino di apprendere sono due fattori, che portano ansia e
paura. Dobbiamo avere un bel quadro davanti ai nostri
occhi: come i Sensi diventano opachi, come la Coscienza è
avviluppata dall’oscuro e il tremore nel corpo che sono le
conseguenze della paura e dell’ansia e come dalla Memoria
emana e dalla Memoria va ai reni, dalla Memoria
all’Intelletto, dalla Memoria alla Coscienza e ai Sensi e
che cerchio oscuro si crea all’interno del bambino, basta
vedere che tremore si crea dentro il bambino. E poi
imputiamo al bambino di non dare attenzione, o diciamo che
non è intelligente o che ha una Memoria che non trattiene,
mentre invece è tutta la storia creata dalla paura e
dell’ansia, dar la colpa al bambino non aiuta.

D. – Una pedagogia, come quella della maggior parte delle


nostre classi, basata sull’Intelletto e non sulla
Coscienza, rivolta alla partecipazione della parte
intellettuale della persona e non alla Coscienza può anche
conciliarsi con la paura. Consideriamo una classe
tradizionale di 20 alunni, tutti hanno paura
dell’insegnante, l’impatto è reale per tutti, tra questi
però una parte è totalmente bloccata dalla paura, per
questo non impara, ma alcuni riescono a superare e alla
loro maniera imparano lo stesso. In che modo superano il
blocco che la paura genera e riescono comunque ad imparare?
D. - I primi della classe di solito soffrono di mal di
stomaco.
D. - Quando andavo a scuola io non avevo né paura né mal di
stomaco ma la strizza c’era sempre. Hai così paura che mica
stai attento se hai mal di stomaco o no. C’è solo la paura
e non sei cosciente nemmeno di avere la paura quasi.
D. - Nei casi in cui, nonostante la paura, l’alunno riesce
ad imparare, la Mente avrà bisogno che una cosa le venga
ripetuta due volte e non apprende subito, ma non è che
diventiamo deficienti perché abbiamo strati di tensione
intorno a noi.
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D. – Che cosa fa sì, che una serie di persone sia tagliata
fuori definitivamente e una serie di persone ce la fa?

Baba – Le situazioni sono diverse, forse meno pesanti sia a


livello individuale che familiare.

D. – Però qui non si risponde alla domanda che faceva Baba


–come?-

Baba – Non superano nemmeno loro il blocco della paura, per


cui quello che imparano lo imparano in rapporto
all’interesse che hanno nel soggetto, questa è la base.

D. – Quindi la paura e l’interesse possono convivere?

Baba – In quelli interessati il punto di partenza non è


paura o ansia, non vanno mai insieme; siamo abituati a
pensare: - prima era scemo, adesso è diventato
intelligente-, mentre invece è l’interesse che diventa la
base. Quando hanno paura non hanno modo di superarla e non
la superano. Poiché non abbiamo mezzi per sapere quanto
sarebbe intelligente se la paura non ci fosse, questo non
abbiamo mezzo di saperlo, per cui non c’è un superare la
paura o l’ansia. E’ tutta l’atmosfera dell’insegnante e
della scuola che va intorno alla Coscienza e alla testa del
bambino. Se il punto di partenza è l’interesse, questo
continua ed è lì che si registrano dei miglioramenti. E se
a qualsiasi punto la paura vuole entrare nella situazione,
l’interesse fa sparire la paura, per cui non possono
coesistere.
Andiamo più in profondità in questo.

D. – Può essere la paura abbastanza forte da bloccare


l’interesse?

Baba – Certo, ma tutti e due insieme non possono


coesistere.

D. – Ma non ci può essere mezzo interesse e mezza paura? Ad


esempio, c’è la paura e un po’ alla volta arriva
l’interesse, è un processo. C’è un momento in cui c’è metà
e metà, poi chi dei due vince è un’altra storia.

Baba – Esaminiamo la situazione degli studenti come


continuità, no un attimo e non prendiamo gli studenti come
esistenti in un attimo.
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D. – No, ma questi momenti possono essere tanti. Io facevo
l’esempio per far vedere come se arriva la paura va a
diminuire l’interesse, il giorno dopo c’è più interesse e
meno paura, il terzo giorno non c’è per niente paura e c’è
l’interesse, il quarto giorno arriva la paura e annulla
l’interesse e così via, per cui si creano delle onde.

Baba – Ecco perché abbiamo incominciato definendo la parte


negativa, qual è il negativo? Quello che crea una reazione
di tirarsi indietro. Non possiamo continuamente andare
avanti con l’interesse e tirarci indietro. Non possiamo
fare simultaneamente un movimento avanti e indietro; un
movimento per volta, per cui una volta che la paura ha
incominciato a dominare e ha creato questo movimento di
chiusura, di tirarsi indietro, i problemi che dobbiamo
studiare da un punto di vista Acquariano sono: come
annullare questo tirarsi indietro e farlo andare avanti con
l’interesse. Fisicamente non si possono fare due movimenti
contemporaneamente, andare avanti e indietro.

D. – Ma io non dicevo contemporaneamente. Ad esempio: sono


stato interrogato, è andata bene, la paura per quell’attimo
è finita, allora può crescere l’interesse.

Baba – Oggi ho avuto l’interrogazione, è andata bene:


aumenta la paura che domani andrà male. Come ho avuto un
risultato positivo, l’ansia arriva e comincia a dire: la
prossima volta andrà male.

D. – Dobbiamo anche considerare che dei risultati positivi


non possono creare paura. Io parlavo di un’onda: arriva
l’onda che è la paura, questa cresce sempre di più, arriva
il giorno dell’interrogazione, non c’è interesse c’è solo
paura, l’interrogazione però va bene. Quest’onda andrà pur
giù fino alla successiva interrogazione. Almeno subito dopo
l’interrogazione sarò tranquilla.
D. – Però la paura non dipende da te, dipende dall’altro,
anche se quella volta sei riuscito non crei sicurezza.

Baba – C’è la funzione di trasformare tutta l’atmosfera,


creare dentro e all’esterno del bambino un’atmosfera che
elimini completamente la paura e l’ansia. Questo è dove
andremo passo per passo dopo aver esaminato la parte
negativa. E nell’eliminare questa negatività che parte ha
l’Intelletto? E come mai è necessario per noi non mettere
l’enfasi sull’Intelletto ma sulla Coscienza? Per cui
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andremo passo passo per eliminare queste fasi negative e
arriveremo alla conclusione che trattando con la Coscienza
saremo in grado di eliminare questa negatività, così come
esamineremo ogni fase dello sviluppo del bambino.

D. – A proposito della paura e della sua incidenza sul


rendimento scolastico, uno dei problemi che avevamo noi con
i ragazzini di terza media era il gran numero di errori
ortografici, era un tipo di errore quasi automatico.
Abbiamo tentato molti modi per renderli consapevoli
intellettualmente dei loro errori, nessuno ha ottenuto il
risultato. Allora ho pensato che questi erano stati
traumatizzati fin da piccoli da insegnanti che urlavano
ogni volta che facevano un piccolo errore, per cui erano
bloccati nella comprensione, di cose anche banali, dalla
paura. Allora ho detto: - facciamo che gli errori sono
ammessi, almeno nelle mie ore, per un certo periodo, perché
scattasse un meccanismo di recupero. Ma neanche in questa
situazione sono riuscita a recuperare le persone più
recidive. Cioè mi sono accorta che la paura era così
radicata per cui era diventata un’abitudine talmente
profonda che, per quanto io avessi assunto un tono
liberalizzante e avessi cercato di renderli consapevoli,
non è scattato un bel niente. Erano errori radicati
intimamente, erano automatismi. Era diventato automatico
quello che era frutto dell’apprendimento per paura.

Baba – Questo ci fa capire in che modo questi errori erano


radicati dentro. Questo fenomeno d’oscurità intorno alla
Coscienza, sentire l’oscurità, il Sistema Sensoriale opaco,
neanche gli errori sono radicati dentro ma è l’atmosfera
radicata dentro. Quando i sensi non ricevono pienamente,
non possono trasmettere alla Coscienza, l’oscurità intorno
alla Coscienza le impedisce di ricevere. E se la Coscienza
non percepisce pienamente come fa a non fare l’errore? Per
cui la tua conclusione che era la paura che li bloccava è
esatta ed ora conosci il meccanismo di come la paura li
portava a fare questi errori. Non è che gli errori erano
radicati ma la paura che creava ombre sulla Coscienza,
sulla Memoria, l’Intelletto e i Sensi.
Per cui l’enfasi deve spostarsi: non che gli errori sono
diventati parte della Memoria per cui sono radicati dentro
ma tutte le reazioni a catena della paura sulla Memoria,
Intelletto, Sensi, facevano ripetere questi errori.
Questo è il meccanismo. Ed è quest’oscurità
dell’interiorità che dobbiamo rimuovere. Ora vediamo
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visibilmente il quadro dentro il bambino, tutta l’oscurità
che fluisce. La sorgente è paura ed ansia.

D. – Come mai in certi bambini ci sono certi interessi e in


altri ce ne sono altri?

Baba – Dipende dalle qualità. Dalla configurazione della


sua personalità alla nascita, anche dalla vita precedente.

D. – Dalla mia esperienza personale, ricordo che quando


andavamo a scuola eravamo tutte appassionate di filosofia
perché avevamo un professore che amava la filosofia, ce la
insegnava bene. Ora io a scuola mia, se devo un giorno
spiegare una cosa che può essere anche difficilissima, pero
se io amo questa cosa, i bambini capiscono tutti; se invece
io affronto le cose male per motivi miei (non mi interessa,
sto male o non sono preparata) la cosa non passa, anche se
è facile, e non si crea interesse. Quindi io volevo
chiederti: c’è anche una componente dell’insegnante in
questo?

Baba – C’è, però tutti gli studenti hanno interesse quando


tu insegni. Allora perché a qualcuno daresti 10, ad altri
8, ad altri 7? E’ lì la chiave. Il risultato che danno è
proporzionale all’interesse.

D. – Non alla capacità per quella materia?

Baba – La capacità crea l’interesse, la capacità per quella


materia particolare crea l’interesse. Certo che
l’insegnante può essere un fatto stimolante ma non può
creare la base, la base è nella capacità del bambino e
sfortunatamente fino ad oggi la maggior parte degli
insegnanti reprimono le capacità del bambino.

D. – E poi dopo scrivono nelle schede: - dimostra un certo


interesse per la tal materia- come se fosse bravo il
bambino che dimostra interesse. Ed è grottesco, quando
dovrebbe essere: - poiché dimostra interesse per la tal
materia, ho scoperto che ha una certa predisposizione per
la tal cosa-. Invece lo si complimenta come se fosse un
fattore di buona volontà l’interesse.

Baba – Perché non conoscono la sorgente dell’interesse.

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D. – Eh già, perché dicono: - ma tu non stai attento, tu
non hai interesse-. Ne fanno un problema di buona volontà.
E quando dicono: - non ha nessuna fantasia!- è il dramma
più terribile, non vi è mai capitato di leggere queste
agghiaccianti sentenze degli insegnanti?– non ha fantasia –
e te lo porti finchè campi.
D. – Non ha nessun interesse in nessun campo.
D. – E queste poi sono delle pecche che si portano dietro.

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Uno dei terapisti legge la parte già dattilografata.

Domande del nuovo corso.


D. – Io personalmente faccio molta fatica a seguire quello
che leggono gli altri, sento come un blocco.

Baba – Devi leggere a casa molto attentamente, la prossima


volta leggi tu.

D. – Ma questa paura che sentono certi ragazzini.

Baba – La sentono tutti non solo certi.

D. – Io la paura l’ho provata, infatti, mentre lui leggeva


io sentivo la paura però non era una cosa; forse per me era
direttamente proporzionale all’impegno che io avevo messo.
Cioè se io mi ero impegnata per capire quella cosa anche se
poi non era nel mio interesse la paura andava giù. Se
invece io oltre al fatto di avere paura per la persona che
ti giudica sentivo dentro di non aver fatto niente per
essere preparata allora c’era una paura doppia.

Baba – Qui c’è il problema della paura di lanciarsi da due


piani o solo dal piano terra; qui non si guarda
all’intensità della paura ma al fatto che c’è.

D. – Io trovo, che quando avevo quella paura perché sapevo


che non avevo fatto nessuno sforzo, quella era molto più
brutta dell’altra.

Baba – Ovvio, perché sentivi non solo la paura


dell’insegnante ma avvertivi anche il senso di colpa.

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D. – Ma quel senso di colpa lì è un senso di colpa giusto?

Baba – Giusto o non giusto giudichiamo noi, perché, se per


esempio sei andata al cinema per tuo proprio piacere, senti
un senso di colpa se non hai fatto niente perché qualcuno
della famiglia era malato non senti il senso di colpa.

D. – Anche il Paolo ha quel meccanismo lì……

Baba – Ovvio, vale per tutti.

D. – Non ho fatto niente quindi ho paura.

Baba – Resistenza ad andare a scuola.

D. – Un ragazzo accusa dei sintomi di forte dolore alla


gola, quindi acuta disperazione, un aumento di temperatura
incredibile. Subito dopo l’interrogazione tutti i sintomi
spariscono. Qual è il meccanismo?

Baba – Perché questa disperazione come reazione a catena


creava forte tensione e questa tensione entrando nella
corrente del sangue faceva aumentare la sua temperatura.

D. – I medici non riescono ad individuare la ragione di


questo fenomeno.
D. – Ma in questo caso non c’è già una debolezza
dell’organo?

Baba – Non necessariamente, perché dipende da quanta


tensione accumula.

D. – Il meccanismo di tirarsi indietro è rispetto a quello


che c’è da apprendere?

Baba – Non solo riguardo all’apprendimento ma anche


riguardo ciò che deve affrontare.

D. – Meno interessa una cosa e più ci si tira indietro?

Baba – Ovvio.

D – Quando ti prepari a studiare, succede anche che se non


hai interesse per la materia che stai studiando, leggi le
righe che hai davanti e la Mente va da tutt’altra parte e

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non riesci veramente a capire. Quindi quando hai finito hai
la sensazione di non aver letto nulla.

Baba – Certo, perché lo studio è forzato.

D. – Qual è il meccanismo della nascita dell’interesse?

Baba – Come si dice che inizia l’interesse lo vedremo la


prossima volta. Oggi abbiamo visto come quando c’è la paura
l’individuo è bloccato.

D. – L’alone d’oscurità non fa apprendere………

Baba – Tutto il corpo trema.

D. – Sono andata dalla direttrice della scuola dove


dovrebbe andare mia figlia, a parlare e fare delle domande.
Io le ho chiesto: ma i bambini sono contenti di venire a
scuola? E lei mi ha risposto molto stupita CONTENTI?!! Come
se questa fosse una cosa che non li riguarda. La scuola
deve solo insegnare. E allora io ho chiesto: ma perché la
scuola deve insegnare? La risposta è stata questa: perché
la scuola deve salvaguardare i più deboli in modo che
imparino a destreggiarsi nella vita. Dopo, quando le ho
chiesto: ma come escono i bambini dalla scuola? Se hanno
una situazione famigliare buona escono bene, ma allora………
Allora io volevo chiedere: la scuola che peso ha sulla vita
di una persona?

Baba – Bernard Show disse una cosa molto giusta: Lui che sa
fa, Lui che non sa insegna. Questa è la qualità degli
insegnanti.
Einstein dice: una cosa mi ha sempre meravigliato, è che
dopo questo tipo di insegnamento rimane qualsiasi tipo di
curiosità o capacità di capire nel bambino. E’ cosa di
grande meraviglia come i bambini non vengono completamente
schiacciati e rovinati dal tipo di insegnamento odierno.
Una persona che esce dalla scuola n’esce distrutta. Vedi
per esempio quante materie insegnano al bambino? Poveri
bambini di 10 anni, sei o sette materie!

D. – Ma non è il problema di quante, ma di come ……

Baba – Sopra viene il problema del come. E’ come il cibo


forzato.

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D. – E soprattutto come non sia possibile nessun intervento
dall’esterno per modificare qualche cosa dentro la scuola.
Non si cambia assolutamente niente.
D. – Appunto, la direttrice dice che il bambino nella
scuola deve fare quelle cose che sono nel programma; guarda
non venire qua con illusioni, però questa è la realtà, dopo
mi ha fatto vedere una prova nel caso la mia bimba non vada
a scuola e alla fine dell’anno deve fare l’esame. Mi ha
dato da leggere una tavoletta e dietro c’erano delle
domande alle quali bisogna rispondere. Io l’ho letta e
sapendo che mi dovevano fare delle domande io non ho capito
niente. Ad esempio una domanda: che tempo era? Era una
giornata bella o brutta?- Io non sapevo rispondere.
Alla fine io non sarei riuscita a superare l’esame di 1^
elementare.

Baba – Perché eri sotto tensione.

D. – Ho un rifiuto totale per la scuola.

Baba – E ci credo!

D. – E la scuola Steineriana? Invece come la vedi?

Baba – E’ meglio delle altre, ma non viene avanti come


voleva Steiner, lo spirito è cambiato.

D – Io vi avevo pensato, quando Paolo doveva iniziare la


scuola, ma al primo approccio mi è sembrato che ci fosse
disorganizzazione e mi sono fatta un’idea negativa. Loro
pretendevano che il bambino si portasse dal mattino il cibo
in un cestino, ma cavoli una bambina che deve lavorare
sette ore come fa a mangiare una cosa riscaldata? Secondo
me il bambino deve mangiare tranquillamente.

Baba – Comodamente.

Baba – Per grazia di Dio io non sono mai andato a scuola.


Quando avevo cinque anni, mio nonno mi dice andiamo a
scuola. Bene giunti a scuola mio nonno si siede sulla sedia
vicino all’insegnante e io sul tappeto. Dopo qualche minuto
ho pensato: questa scuola è di mio nonno quindi è logico
che questo insegnante è un nostro servitore; come è
possibile che un servitore si siede sulla sedia e io che
sono il padrone devo sedermi sul tappeto? Dopo quindici
minuti volevo andare via e lui è uscito da questa porta e
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io dall’altra. Ci siamo seduti sulla carrozzella e mi dice:
ma tu non vuoi stare qua? No! Allora andiamo a casa.
Giunti a casa dopo quattro o cinque giorni dopo la prima
esperienza, il nonno ha pensato di prendere un insegnante
che viene a casa. Bene è arrivato l’insegnante che era un
prete bramino e ha cominciato a parlare di insegnare
qualcosa. Io dopo poco ho pensato: io sono un discendente
di Guru Baba Nanak e questo è un prete indù, come può
insegnarmi? Allora lui parlava ed io saltavo, così dopo tre
giorni l’insegnante è andato da mio nonno e dice: signore
io non posso insegnare a suo nipote.
Ma come non può insegnare? E già, io parlo e lui salta.
Bene allora vai.
Allora mio nonno ha capito che cosa volevo e lui ha scritto
ai suoi amici in Inghilterra e ha invitato gli insegnanti
con la sua famiglia, così io imparavo e giocavo insieme con
loro. E infine ho fatto solo un esame per entrare
all’università.

D. – Vivi l’insegnamento attraverso il gioco e lo vivi


serenamente.

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