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MEDICINA CLINICA

Il 57% della popolazione italiana è totalmente inattiva o insufficientemente attiva, quindi non raggiunge il
minimo dell'attività fisica richiesta per il benessere.

La Prevenzione Primaria ha il suo campo d’azione sul soggetto sano e si propone di mantenere le
condizioni di benessere e di evitare la comparsa di malattie. In particolare è un insieme di attività,
azioni ed interventi che attraverso il potenziamento dei fattori utili alla salute e l’allontanamento o la
correzione dei fattori causali delle malattie, tendono al conseguimento di uno stato di completo benessere
fisico, psichico e sociale dei singoli e della collettività o quanto meno ad evitare l’insorgenza di condizioni
morbose.

L’insieme di questi interventi è pertanto finalizzato a ridurre la probabilità che si verifichi un evento
avverso non desiderato (riduzione del rischio).

Le Malformazioni Congenite sono il principale gruppo tra le malattie rare, per il quale esistono opzioni di
prevenzione primaria.

La Prevenzione Secondaria, attiene a un grado successivo rispetto alla prevenzione primaria,


intervenendo su soggetti già ammalati, anche se in uno stadio iniziale. Rappresenta un intervento di
secondo livello che mediante la diagnosi precoce di malattie, in fase asintomatica (programmi di
screening) mira ad ottenere la guarigione o comunque limitarne la progressione. Consente
l’identificazione di una malattia o di una condizione di particolare rischio seguita da un immediato
intervento terapeutico efficace, atto a interromperne o rallentarne il decorso.
Le malattie metaboliche congenite sono un gruppo di malattie rare per le quali è possibile attuare
interventi di prevenzione secondaria attraverso programmi di screening alla nascita.

La Prevenzione Terziaria, fa riferimento a tutte le azioni volte al controllo e contenimento dei esiti
più complessi di una patologia. Consiste nell’accurato controllo clinico-terapeutico di malattie ad
andamento cronico o irreversibili, ed ha come obiettivo quello di evitare o comunque limitare la comparsa
sia di complicazioni tardive che di esiti invalidanti. Con prevenzione terziaria si intende anche la gestione
dei deficit e delle disabilità funzionali consequenziali ad uno stato patologico o disfunzionale. Si realizza
attraverso misure riabilitative e assistenziali, volte al reinserimento familiare, sociale e lavorativo del
malato, e all'aumento della qualità della vita. (Es. misure di riabilitazione motoria; supporto psicologico;
ecc.)

La prevenzione quaternaria è la prevenzione dell'interazione tra le varie comorbidità, ovvero patologie


dovute all'invecchiamento.

Bisogna poi fare una distinzione tra segni e sintomi:

- I segni sono quelli che si vedono dall'esterno


- I sintomi sono quelli che lamenta il paziente.

Esempio: se un soggetto si porta la mano al petto quello è identificabile come segno.

Per quanto riguarda l'ipoglicemia i segni non sono percepiti dal paziente stesso. Si manifestano in tremori
dovuti al cervello che è il primo organo colpito dall' ipoglicemia. Se il soggetto va in coma si utilizzano fiale
di glucagone che vanno subito iniettate per sottocutanea.

Gli esami strumentali sono ad esempio l'elettrocardiogramma, che misura le aritmie, che possono essere
causa della morte improvvisa.
Il polso

POLSO ARTERIOSO: variazione pressoria corrispondente all’ onda sfigmica


generata dalla sistole cardiaca , trasmessa nel sistema vascolare e percepibile sui vasi
periferici sotto forma di pulsazione.

Il primo approccio al paziente soggetto ad un disturbo si ha con la valutazione del polso, che costituisce il
più semplice e immediato approccio alla persona malata. In particolare la palpazione dell'arteria radiale è
una manovra di importanza anche simbolica perché serve a far capire al paziente che ci si sta occupando di
lui. Serve per misurare:

- La frequenza (numero di battiti o onde sfigmiche al minuto ). NORMOSFIGMIA (60-80BPM),


TACHISFIGMIA ( >80 BPM), BRADISFIGMIA (<60BPM), POLSO RARO ( <40 BPM).
- Il ritmo (ovvero la cadenza tra un battito e l'altro, che deve essere più o meno regolare).
- L'ampiezza (indica quanto si distende la parete arteriosa in base all elasticità ), varia perche dipende
dalla frequenza (gc e volemia del sangue).
- La forza, dipende dalla pressione arteriosa. Infatti la variazione pressoria corrisponde all'onda
sfigmica generata dalla sistole cardiaca trasmessa nel sistema vascolare.

Per palpare un’ arteria bisogna schiacciarla contro qualcosa di solido, come, ad esempio, delle strutture
ossee. L'unica arteria/polso palpabile senza osso è quella carotidea perché viene schiacciata contro il muscolo
sternocleidomastoideo, che è un muscolo molto forte.

Onda sfigmica
Gli eventi di immagazzinamento del sangue nelle arterie durante la sistole e di successivo svuotamento e
propulsione del sangue durante la diastole, si ripetono in modo continuo lungo tutte le arterie, dando origine
all’ onda sfigmica, che si trasmette lungo le pareti elastiche delle arterie a velocità a volte maggiore della
velocità del sangue e può essere percepita come pulsazione a livello di arterie periferiche.

L’ onda sfigmica si trasmette lungo le pareti elastiche delle arterie a velocità 10 volte > della velocità del
sangue e può essere percepita, come pulsazione a livello di arterie periferiche.

In ogni punto percorso dall' onda sfigmica si possono osservare due fenomeni:

1) Il polso pressorio ( differenza tra p diastolica e sistolica deve essere di 40 mmhg se è maggiore
indica che c’è un indurimento dell’ arteria ) PS=120 PD=80 PS-PD=40
2) Il polso di flusso.

La pressione sanguigna è la forza con cui il sangue viene spinto dalla pompa cardiaca nei
vasi; prende il nome di pressione arteriosa (PA) se si tratta di arterie, o di pressione venosa
se si tratta di vene. Più è alta la pressione e maggiore è il lavoro (e la fatica) che deve
compiere il cuore.
Durante lo svolgimento di attività fisica, per far circolare il sangue, la pressione sistolica aumenta perché le
cellule hanno bisogno di più sangue. Anche durante uno sforzo mentale come, ad esempio, un calcolo
matematico o emotivo si necessita di maggior apporto di sangue. (La crisi ipertensiva di cui spesso si sente
parlare al pronto soccorso non è una crisi esistente).

Il volume di sangue nelle arterie determina il valore di P. ARTERIOSA. Esso dipende dal volume immesso
nel sistema dal cuore (GC), e dal volume di sangue che riesce ad andare in periferia, dipendentemente dal
valore delle RPT ( resistenze periferiche).

La pressione del ventricolo, associata a maggiori resistenze esterne, intervengono per tenere sotto
controllo la pressione arteriosa. Nel caso di aterosclerosi non c'è più l'elasticità delle arterie, quindi la
pressione sistolica aumenta mentre la pressione diastolica diminuisce ma non c'è la risposta elastica da parte
delle arterie.

Aumenta l'onda di marea quando diminuisce l'elasticità del vaso. Ogni volta che un'arteria si divide in due
vasi avrò un'onda di vaso, ovvero una parte del sangue va avanti e procede, mentre un'altra torna indietro.

La pressione arteriosa sistolica normalmente è di 120 mm hg

 La pressione diastolica normale e di 80 mm hg

Quindi la pressione arteriosa differenziale, ovvero il polso pressorio è la differenza fra la pressione
sistolica e la pressione diastolica e corrisponde normalmente a 40 mm hg. Se risulta essere più di 50 mm hg
si ha il rischio di un infarto.

La pressione arteriosa dipende dalla gittata sistolica e dalla compliance arteriosa (capacità che hanno i vasi
sanguigni di dilatarsi elasticamente sotto una pressione sanguigna crescente, per poi restringersi restituendo
il volume di sangue accumulato sotto l’effetto di una pressione sanguigna decrescente).

EFFETTO WINDKESSEL

Definizione:

è un termine usato in medicina per indicare il fenomeno fisiologico che permette , a livello delle grosse
arterie elastiche , di modificare il flusso discontinuo della gittata cardiaca in un flusso più continuo ,
trasformando l’ energia cinetica del sangue proveniente dal ventricolo sinistro in energia potenziale elastica.

Durante la sistole si assiste alla dilatazione elastica delle pareti dell’aorta e dei grossi vasi grazie alla
compliance vascolare.

Viene cosi immagazzinata una parte della gittata sistolica o stroke volume , normalmente pari a 30-65
ml/battito/m^2 si superficie corporea. Tale quota di sangue sarà poi utilizzata, nella fase di diastole, per
garantire continuità di flusso anche in assenza di pompaggio ventricolare.
Sedi elettive per la palpazione dei polsi
1) Carotideo
2) Brachiale
3) Radiale
4) Femorale
5) Popliteo
6) Dorsale del piede
7) Tibiale posteriore

E’ importante anche sapere che non si deve mai palpare i polsi con il pollice, (indice e medio).

IL POLSO FORNISCE INFORMAZIONI SU:

a) Energia contrattile del miocardio.


b) Gittata sistolica.
c) Frequenza e ritmicità del cuore.
d) Volemia.
e) Pervietà dell’arteria.
f) Stato anatomico del vaso.

RIFLESSO DI BAINBRIDGE

è l’aumento della frequenza cardiaca dovuto all’aumento della pressione venosa centrale( pressione
rilevata nella vena cava superiore e corrispondente al altrio dx). L'aumento del volume del sangue viene
rilevato dai recettori cardiaci di stiramento situati in entrambi gli atri presso le giunzioni venoatriali.

ARITIMIA SINUSALE RESPIRATORIA

Il riflesso di Bainbridge è coinvolto nell'aritmia sinusale respiratoria. Durante l'inspirazione la pressione


intratoracica viene a diminuire. Questa situazione comporta un aumento del ritorno venoso che viene
registrato dai recettori di stiramento, e tramite il riflesso di Bainbridge aumenta temporaneamente la
frequenza cardiaca durante l'inspirazione.

La frequenza cardiaca cambia per un fattore interno importantissimo che è il fenomeno della aritmia
sinusale respiratoria di cui bisogna essere a conoscenza nel caso in cui si cerchi di misurare la frequenza
cardiaca manualmente e non tramite altre strumentazioni. Infatti durante l'inspirazione aumenta la frequenza
cardiaca mentre durante l'espirazione diminuisce. Questo fenomeno si chiama riflesso di Bainbridge. Nel
soggetto giovane e sportivo la variazione è molto visibile. Quindi per trovare la frequenza giusta bisogna far
smettere di respirare facendo terminare il respiro con una espirazione, in apnea respiratoria. Si parla di
aritmia respiratoria proprio perché la distanza tra un battito e l'altro non è regolare ma è aritmica.
Premesso che il fenomeno è presente in quasi tutti i bambini siccome regolato dal sistema nervoso autonomo
simpatico, più Io alleno il vago ad esempio come avviene negli sport di resistenza più avrò frequente questo
fenomeno negli sport invece svolti contro resistenza come ad esempio i sollevamento dei pesi il fenomeno si
riduce, meno presente.
Il ritmo è l'uguaglianza dell'intervallo fra i singoli polsi, cioè tra le singole onde sfigmiche che io vado a
palpare. Il riflesso è regolato dai barocettori che danno una modulazione della frequenza cardiaca. Lungo
l'arco aortico, in particolare in corrispondenza della dislocazione carotidea, esistono dei sensori; (come ad
esempio i chemocettori(Recettore sensibile a variazioni della composizione chimica del sangue e di altri
liquidi biologici), i più importanti di questi recettori sono i barocettori (sensori della pressione). A livello
della frequenza cardiaca lo stimolo dei volocettori provoca il riflesso di Bainbridge. Quando entra la
quantità di sangue, che torna a livello degli altri del cuore, la parete dell'atrio si distende e questo provoca
un'inibizione del vago, quindi aumenta la stimolazione simpatica e, di seguito, la frequenza cardiaca.

Gli atri si dilatano quando siamo in fase inspiratoria, perché durante l'ispirazione aumenta la pressione
atriale ma si riduce la pressione polmonare. Per cui torna più sangue, gli atri si dilatano e inibiscono il
vago. Questo tipo di riflesso (bainbridge) è correlato all'aumento di volume sanguigno: questo provoca
accelerazione cardiaca a seguito di distensione dell'atrio destro, per azione sui recettori di stiramento
( volocettori) , localizzati in entrambi gli atri (alla giunzione fra le cave e alla giunzione fra le vene
polmonari). Per cui, durante l’inspirazione aumenta il ritorno venoso ed aumenta anche la frequenza
cardiaca.

Durante l'espirazione, invece, il meccanismo non esiste, per cui la frequenza cardiaca è normale. E’ proprio
per questo motivo che la frequenza cardiaca corretta va valutata in apnea espiratoria.

I polsi
 Carotideo: La carotide è un’arteria del diametro di 3/4mm, al massimo 5mm. Si fa ruotare il capo
dalla parte opposta, si prende come elemento di repere la cartilagine cricoidea, si scende di 2/3cm e
con il secondo, terzo e quarto dito si preme sulla carotide. C’è però da porre l’attenzione su di una
sindrome detta sindrome del seno carotideo, dove facendo questa manovra, avendo i barocettori
molto sensibili, si può incorrere nel rischio di arresto cardiaco.
 Radiale: Per la palpazione di questo polso si preme l’arteria radiale contro il capitello radiale. E’
un polso che si sente sempre.
 Femorale: Si ritrova a livello dell’inguine, schiacciando l’arteria femorale contro il legamento
inguinale. E’ uno dei polsi più forti che si possono palpare.
 Popliteo: dietro al ginocchio.
 Tibiale anteriore ma soprattutto posteriore: Per quanto riguarda il tibiale anteriore è un polso
molto difficile da palpare perché si tratta di un’arteriola del diametro di 1mm circa, che spesso
rimane incastrata a livello dell’articolazione. A volte si riscontrano delle difficoltà nella palpazione
dell’arteria tibiale quando si hanno delle carenze di flusso. Le arterie degli arti superiori, a differenza
di quelle degli arti inferiori, sono interamente esenti dal processo aterosclerotico. Le placche nelle
arterie degli arti superiori non esistono ma non si sa il perché. Sugli arti inferiori, invece, posso avere
quella che si chiama ipossiemia, cioè sentire il polso molto fievole o addirittura assente. Quindi
potrei anche non riuscire a palpare il polso tibiale, come avviene nei casi di soggetti aterosclerotici.
Con la mano ad uncino l’arteria si porta in avanti e lateralmente e si schiaccia contro il malleolo
mediale.
FIBRILLAZIONE ATRIALE: battito cardiaco irregolare.

FIBRILLAZIONE VENTRICOLARE: è un’aritmia caratterizzata da un’attivazione rapidissima


ed irregolare delle camere inferiori del cuore (ventricoli) che diventa quindi incapace di
generare una contrazione valida (arresto cardiaco).

Si parla di :

 Polso ampio: quando è di circa 180 mmhg


 Polso normale: quando è di circa 120 mmhg
 Polso piccolo: quando è di circa 75 mmhg
 Polso filiforme
 Assente

Elementi del polso

L’ampiezza del polso corrisponde all’espansione dell’arteria in relazione alla gittata cardiaca, volemia ed
elasticità del vaso.

La forza del polso: intensità impressa dall’ onda sfigmica sul dito che palpa> gittata sistolica e pervietà
aortica. PUO ESSERE FORTE O DEBOLE.

Frequenza : data dal numero di battiti o onde sfigmiche al minuto.

Ritmo : è l’intervallo che si realizza tra due pulsazioni che hanno uguale forza, ampiezza e durata;
viene difatti definito come la cadenza dei battiti.

Durata : tempo di incremento e decremento dell’ onda sfigmica.

Uguaglianza : uguale ampiezza tra i diversi polsi.

SINCRONIA: contemporaneità dell‘onda sfigmica in polsi simmetrici in ambo i lati e latenza del polso
rispetto alla sistole cardiaca, tutti i polsi possono essere misurati simultaneamente apparte il polso carotideo.
, a) ostruzione arteriosa intrinseca o estrinseca, b) coartazione aorta, c) aneurismi aortici.

Quando il battito aumenta, l’ampiezza diminuisce (questo avviene perché di minuisce il tempo di diastole).

Quando il battito diminuisce, l’ampiezza aumenta.

In caso di aritmie come le tachicardie o la fibrillazione atriale abbiamo quel fenomeno chiamato de citricò
cioè la frequenza cardiaca che io posso calcolare al polso periferico è sempre più bassa di quella effettiva
perché se aumenta la frequenza avrò delle diastoli molto brevi e quindi una sistole inefficaci, quindi
contraendosi non avrò una espulsione di sangue sufficiente.
Si parla di normosfigmia o polso normale quando la frequenza cardiaca è compresa fra i 60 e gli 80 bpm.

Quando la frequenza è maggiore di 80 bpm si parla di tachisfigmia.

Quando la frequenza è minore di 60 si parla di bradisfigmia.

Quando la frequenza è minore di 40 bpm si parla di polso raro.

La fibrillazione atriale corrisponde ad un’aritmia complessa, mentre quando si ha una fibrillazione


ventricolare si ha un blocco/arresto cardiaco perché c’è attività elettrica aortica ma non c’è attività meccanica
(non riesce a contrarsi): quindi c’è una condizione di dissociazione elettro-meccanica. In questo ultimo caso
si usa il defibrillatore. La fibrillazione ventricolare è la causa maggiore di morti cardiache, circa nell’ 80%
dei casi. Solo nel 10-15% dei casi, la morte, è dovuta ad asistolia.

La durata è un altro elemento del polso.

Si parla di polso alternante quando cambia l’ampiezza a seconda della ritmia cardiaca.

Si parla di polso bisferiens o paradosso quando percepisco il doppio dei battiti al polso perché la chiusura
delle valvole semilunari, in questi casi, è talmente marcata da dare questa impressione.

Quando vado a palpare il polso, ho una fase iniziale in cui sale l’onda, quindi sale la pressione fino ad
arrivare alla cosiddetta onda di percussione (il “colpetto” che si sente palpando l’arteria) e successivamente
si ha una fase di discesa, in cui si ha un’incisura (incisura di Cotà), dovuta alla chiusura delle valvole
semilunari (aortica e polmonare). Quando abbiamo il polso paradosso questa incisura può essere così
marcata che il rimbalzo viene percepito come secondo battito. Se la frequenza è alta io avrò la sensazione di
una frequenza cardiaca doppia rispetto a quella effettiva (paradosso).

Semeiotica fisica del polso


 ISPEZIONE: Arterie tortuose aterosclerotiche.
Arteria temporale di Horton.
Pulsatilità anormale.

 PALPAZIONE: Frequenza e ritmo.


Ampiezza.
Uguaglianza.
Durata
Forza
Sincronia
Tensione e consistenza e simmetria

 AUSCULTAZIONE: Soffi carotidei


Soffi arterie renali
Fistole artero-venose
Arterite temporale di Horton. L’arteria temporale si inspessisce e si ingrossa, diventando visibile e
causando in molti casi un arrossamento della cute, dovuto all’infiammazione ed è una patologia su base
autoimmunitaria (non si curano) non considerata dannosa, che determina un indurimento di questa arteria,
che in alcuni casi può essere associato alla presenza di placche. Questa arterite si ritrova più spesso in
persone anziane. Nel giovane, invece, l’arterite di Horton si chiama arterite di Takejaga.

Diagnostica strumentale:

- doppler arterioso
- Eco-color Doppler arterioso

-Arteriografia selettiva

- AngioTC (TAC)
- Angio RMN (risonanza magnetica )

L’effetto Doppler non è applicabile solo ai vasi ma è estensibile anche a tutti i fluidi più in generale, ed è un
effetto che consiste nella variazione della percezione del suono a seconda della distanza dal soggetto.

Eco-color doppler è una combinazione dell’effetto Doppler e del color flow per individuare la direzione del
flusso di sangue.

L’arteriografia selettiva, a differenza della coronarografia, è un esame meno selettivo (poiché il secondo è
specifico per le coronarie) ed è applicabile a tutti i distretti arteriosi, comprese le arteriole. Si inserisce un
catetere all’interno dell’arteria e si utilizza il metodo del contrasto.

L’Angio TC è una TAC con metodo di contrasto.

L’Angio RMN è una risonanza magnetica.

Nell’esame Doppler si utilizza uno strumento che consiste in una pennina (penna doppler) che emette
un'onda sonora che va ad interagire con la massa di sangue che circola in un’arteria. Una parte di quest'onda
sonora viene riflessa e, a seconda della riflessione dell’onda, valuto la velocità del flusso all’interno dell’
arteria.

Generalmente, però, è preferibile fare un Eco-Doppler perché oltre che valutare la direzione del flusso e
quindi la velocità del flusso. Tramite questo esame si ha la valutazione di un arteriopatia periferica, cioè
viene anche valutata la pressione sistolica a livello dell' arteria tibiale. Posso fare anche questo esame tramite
la palpazione ma è meno preciso come metodo. Attraverso l’Eco doppler e il manicotto per la pressione sulla
caviglia e l’avambraccio viene valutata la pressione sistolica ed è possibile, grazie a questa, calcolare
l’indice caviglia-braccio, elemento importante soprattutto per soggetti arteriosclerotici, che a differenza dei
soggetti normali, non hanno le arterie degli arti inferiori libere dalle placche arteriosclerotiche.

Indice caviglia braccio = ABI (ankle brachial index).

Consiste nel rapporto tra pressione della caviglia/pressione dell'avambraccio = 1 in un soggetto normale.

Se ho un arteropatia periferica avrò un flusso ridotto alle caviglie, al numeratore avrò un numero minore di
120 mm hg, per cui un rapporto inferiore a 1. Quando l’ABI è inferiore a 0,9 è patologico e più è basso
più risulta essere grave l’arteriopatia. È spesso correlato alla morte per infarto dei soggetti portatori di
malattie arteriosclerotiche. Posso utilizzare anche il tibiale anteriore.
In un soggetto a rischio, a 70 anni, anche se asintomatico, fare l’ ABI significa valutare il rischio, perché se
io riscontro una pressione inferiore a 120, quindi un ABI inferiore a 1, avendo le placche sull’arteria tibiale,
significa che probabilmente le ho anche nelle coronarie. Se l’ABI è positivo, invece, tipo per valori
corrispondenti a 1,2 si tratta di una condizione tipica delle “arterie di porcellana” quando la
calcificazione della parete arteriosa determina questa inelasticità del vaso e la pressione dell’onda
sfigmica risulta, di conseguenza, più alta. Per questo motivo si percepisce una pressione alla caviglia più alta
e, di conseguenza, l’ABI è più alto. L’ ABI maggiore di 1 si verifica anche quando un soggetto è diabetico.
Più l’ABI è basso, più è alto il rischio di mortalità.

Nei casi di arteriopatia si può riscontrare anche la Claudicatio intermittens, così chiamato perché i
soggetti che ne sono affetti non riescono a compiere più di un determinato numero di passi.

Claudicatio intermittens = zoppia intermittente.

Generalmente si può avere Claudicatio di:

- Polpaccio
- Gluteo
- Coscia

Quando si parla di riserva di marcia si parla di qualcosa che si può valutare in laboratorio. Aumenta con
l'esercizio fisico e migliora l’arteriopatia.

Come si interviene, con l’esercizio, sulla arteriopatia?

Si interviene sul dolore, ovvero bisogna portare il soggetto sempre alla massima riserva di marcia perché la
condizione di ipossia è la condizione migliore per l'neo-angiogenesi, ovvero la creazione di nuovi vasi.
L’arteriopatia, infatti, si tratta meglio con l'esercizio fisico.

Tipi di onda sfigmica che posso vedere con il Doppler


Ha la stessa forma dell’onda rilevabile al polso. Quindi abbiamo un ascesa dell’onda, poi abbiamo il plateau
dell’onda a livello dell’apice dell’onda, poi una discesa con un’incisura. Più o meno la forma è sempre la
stessa anche se posso avere delle variazioni di ampiezza, della velocità di contrazione, ecc… A seconda della
distanza dal cuore, infatti, io avrò una diversa ampiezza dell’onda. Più andiamo lontano più l’ampiezza è
grande perché più il vaso è piccolo e meno elastico, più aumenta l’ampiezza dell’onda. Se io ho una stenosi,
cioè una riduzione del diametro del vaso, il picco è molto più alto nella parte stenotica rispetto a quella non
Questo perché il sangue accelera ed ho una riduzione dell’ampiezza dell’onda prima della stenosi (riduzione
del flusso pre-stenotico) poi c’è la stenosi ed aumenta l’ampiezza dell’onda e, successivamente, si riduce
nuovamente per tornare normale dopo la stenosi.
Eco-color-Doppler arterioso. Mi da un immagine ecografica che mi permette di evidenziare le
caratteristiche anatomiche del vaso. Ad esempio io posso sapere se si tratta di una carotide interna od esterna
a seconda del colore del flusso di sangue che ritrovo nell’arteria tiroidea, che è un’appendice tipica solo
dell’arteria carotide interna, che me ne identifica la direzione. Infatti nell’eco-color Doppler il colore è
determinato dal flusso del sangue, ovvero dalla sua direzione. Il sangue, quando va verso la sonda, risulta
rosso mentre, quando si allontana dalla sonda, risulta essere blu. In questo esame ciò che si ritrova più in
superficie viene visto più in alto (più vicino alla sonda), ciò che è più profondo viene visto più in basso.
Questo mi permette di distinguere ad esempio l'arteria carotide esterna dall' interna anche se non sempre la
loro conformazione si ripete allo stesso modo in tutti i soggetti. Per cui, alla fine, l’unica cosa che mi
permette di distinguerle è la direzione del flusso.