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MATTIA ROVERI

New York University


mattia.roveri@nyu.edu

La scrittrice e il militare: prospettive femminili da Matilde Serao a Elena Ferrante

L’esperienza militare e l’impatto delle forze armate sono parte integrante della complessa
formazione dell’identità culturale e nazionale italiana. Ciononostante, il militare è analizzato in
maniera sistematica unicamente in riferimento alla storia ed agli studi sulla guerra. Questo
assioma guerra-storia ha delle specifiche ripercussioni accademico-culturali che si riverberano
nella disattenzione dello studio del continuo impatto culturale del militare (sia in tempo di guerra
che di pace) nella letteratura e nelle produzioni artistico-culturali più in generale. A pagarne
maggiormente le conseguenze sono le donne. Quest’ultime, essendo state escluse dai processi
ufficiali di militarizzazione dai tempi dell’unificazione (sino all’anno 2000), non fanno parte della
discussione storico-culturale associata agli uomini che hanno combattuto nelle fila dell’esercito
italiano. Lungi dal romanticizzare la complessa militarizzazione dell’uomo italiano, né tantomeno
sminuire la tragica complessità dell’esperienza bellica, questa presentazione rivendica invece il
ruolo della donna (e in particolare della scrittrice italiana), come co-protagonista e testimone
fondamentale, sia in termini critici che propagandistici, del continuo impatto culturale del militare
nella formazione dell’identità nazionale e del canone letterario italiano.

Nello specifico, attraverso Matilde Serao si esplorerà la figura del semplice soldato ‘buono e
valoroso’ che emerge sia nei suoi scritti letterari (e.g. All’erta, sentinella!, 1889), che negli articoli
di giornale (‘Il ritorno degli sconfitti’, 1896). Con Grazia Deledda, si guarderà invece ai coscritti
sardi che, così come i soldati siciliani di Giovanni Verga, sono esposti ad esperienze socio-
culturali e tecnologiche, tanto revoluzionarie quanto destabilizzanti, durante il servizio militare. Il
soldato siciliano (1937) di Elsa Morante servirà ad osservare come il tema della violenza di
genere in tempo di pace si interlaccia al rapporto fatale con il nemico in tempo di guerra. Infine,
con Storia del nuovo cognome (2012) si sottolinerà come la coscrizione obbligatoria è utilizzata
da Elena Ferrante per contestualizzare profondi cambiamenti sociali nell’Italia degli anni ’60
attraverso la prospettiva di giovani donne i cui fidanzati sono arruolati nelle fila dell’esercito. In
sintesi, questa presentazione guarda alla scrittura femminile come punto di vista privilegiato per
comprendere il continuo e profondo impatto culturale del militare nella complessa formazione
dell’identità nazionale e del canone letterario italiano.