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LA PIAZZA NELLA STORIA

Basato sul materiale raccolto per la pubblicazione di Anastasia Gilardi, Cosa si sa di Piazza del Ponte a Mendrisio, in “Il nostro paese”, n. 289,
luglio – settembre 2006, pp. 33-40.

Probabilmente dal Medioevo e fino a metà Ottocento, Mendrisio si sviluppava sugli assi delle attuali via Stella e – più tardi –
Corso Bello, che si incontravano ad angolo sul ponte del Moree (o Morina), da dove si diramava la strada per Castel San Pietro.
Già nel 1341 è citata una casa “dove si dice al Ponte”, e nei secoli successivi si registrano numerosi interventi di rinforzo e
allargamento della piazza e delle sottostrutture del ponte. Fino al diffondersi dei mezzi di trasporto nel XIX secolo non
esistevano tra le vie strettissime e i vicoli del borgo altre piazze, né slarghi pubblici oltre ai ridotti sagrati davanti alle chiese;
solo giardini e corti private. Demolita nel 1870 la vecchia chiesa barocca che occupava l’attuale “piazza del Ponte” si ottenne
uno slargo che fu “venduto” al Cantone per consentire il passaggio delle diligenze federali. Non un buon affare: 3500 franchi di
allora per pochi anni d’uso, dato che nel 1874 le carrozze a cavalli furono sostituite dalla ferrovia del Gottardo; l’ultima transitò
nel 1882.
Allo scadere del secolo si colloca il monumento a Lavizzari su un piedestallo più alto dell’attuale, che – forse – era adatto al
primo progetto di Luigi Fontana per la scalinata, solo parzialmente eseguita in quegli anni. Entro il 1911 l’antica torre venne
decurtata dalle successive aggiunte posteriori atte trasformarla in campanile, e ancora fino al 1938 qualcuno cercava di
demolirla, nonostante fosse stata inclusa nei monumenti storici fin dal 1925. Peggior fine spetta alla bella casa rinascimentale
che le stava a fianco, donata dai Torriani ai parroci e “sostituita” nel 1937 dall’attuale. Nel 1959 il fiume venne “incanalato”,
cioè occultato sotto la strada che cancella quasi ogni traccia identificabile della piazza. Ipocritamente il nome viene sovrapposto
allo slargo dedicato a Lavizzari, il cui nome viene trasferito alla nuova strada. Nel 1957 viene demolito anche il caseggiato
Pasta (poi Soldini), quasi sicuramente medievale, al cui posto viene edificato l’edificio che ospiterà prima il centro commerciale
“Al Castello” e poi “Jelmoli”. Seguiranno velocemente le costruzioni degli edifici lungo la via Lavizzari, lasciando parzialmente
vuota la zona che ancora ricordava la Valle, occupata interamente a partire dal 1991 dal “piazzale”.
Negli anni Ottanta la situazione del nuovo comparto incuneatosi nel nucleo storico doveva già apparire a tutti disorganica, così
che nel 1986 il comune fece un concorso pubblico per la sua sistemazione. Vinse il primo premio tra 17 il progetto di Luigia
Carloni-Cairoli che prevedeva l'interramento della cantonale per estendere logicamente l'isola pedonale dalle due vie del borgo
alla rinnovata piazza. La giuria proponeva di «adottare il progetto vincente come base per l'aggiornamento del piano di
protezione del nucleo storico»; era composta, tra gli altri, dall'avvocato Pierluigi Rossi, Edy Radaelli, Massimo Sannitz, Ivano
Gianola, Flora Ruchat-Roncati.
Avviato in Svizzera già da parecchi decenni finalmente anche in Canton Ticino l’ufficio federale della cultura pubblica
l’inventario degli insediamenti da proteggere “ISOS”; quello di Mendrisio è del 2002 e chiunque può leggere la scheda nel sito
dell’amministrazione: https://dav0.bgdi.admin.ch/isos/Mendrisio%20(3999)%20rilevamento%20150dpi%202002.pdf.
In esso vediamo che il nucleo è valutato al massimo livello previsto per le sue: «Eccezionali qualità storico architettoniche nella
leggibilità dell’evoluzione del borgo dall’epoca medievale in poi», pertanto si raccomandano la promozione di restauri
conservativi. In piazza del Ponte il “nostro” stabile è definito «centro commerciale e residenziale irrispettoso del contesto; forte
iato stilistico nell’ambiente della piazza», e classificato tra gli elementi “perturbanti” in un comparto teoricamente protetto.
Questo inventario dovrebbe essere lo strumento di base su cui comuni e privati impostano le scelte pianificatorie sul territorio,
verrebbe da dire almeno quando manca una qualsiasi cultura in merito (o anche solo la sensibilità del buon senso).
Nel 2005 Mario Botta su incarico del Municipio allestisce un progetto di demolizione della scalinata storica della chiesa
(definito “riqualifica della piazza”) in previsione della costruzione di un nuovo edificio per ospitare il museo dell’architettura sul
sedime dell’ex Jelmoli. Al posto della scalinata avrebbero dovuto esservi una serie di rampe, abbassando il piano della strada
pur sempre di transito, spostando il monumento a Lavizzari di lato e costruendo un grande posteggio sotterraneo con 60 posti,
di cui al massimo venti pubblici. L’assemblea parrocchiale coinvolta in quanto proprietaria di gran parte del terreno approvò
con 75 favorevoli, 25 contrari e 2 astenuti il progetto. Un paio di mesi dopo l’inutilità di tutta l’operazione venne confermata
dall’ufficio dei Beni culturali, che dovette ancora una volta notificare lo stato di bene protetto della scalinata in quanto parte
della chiesa, iscritta fin dal 1941.
Poco dopo una petizione promossa da un gruppo di cittadini su iniziativa di Ada Binaghi raccoglie in poche settimane circa
3200 firme per una piazza «degna di questo nome» chiedendo al Municipio di demolire lo stabile Jelmoli al fine di abbatterlo e
destinare lo spazio ricavato ad una nuova piazza (ma vedi i fotomontaggi nel n. 3 della rivista Memore del 2008, reperibili anche
in rete: http://mendrisio.ch/documenti/altri/memore/memore-2008/).
Ne consegue l’incarico di elaborare uno studio per occupare invece, non solo questo spazio ma anche tutto il comparto, senza
peraltro togliere il traffico e anzi allestire uno o più autosili nelle immediate vicinanze, con la strana conversione del termine
“piazza” in “brutto spazio vuoto inutile” tuttora perdurante. I progetti dei cinque gruppi interdisciplinari sono in parte
reperibili nel n. 3 della rivista Memore del 2010. L’unico che non proponga edifici più o meno invasivi che occupano tutta la
superficie disponibile (e anche oltre) è quello di Luigia Carloni-Cairoli la cui premessa concentra con lucidità i problemi del
contesto, sovraccarico di costruzioni e di traffico. Il progetto scelto dal Municipio, di Jonathan Sergison, propone una torre
parallelepipeda sviluppata alla massima altezza consentita dal nuovo piano regolatore, ben oltre la quota degli edifici
circostanti.
Nel 2014 il gruppo spontaneo di cittadini torna nuovamente a chiedere la demolizione dell’ex Jelmoli e la formazione di una
piazza protetta dal traffico di via Lavizzari, raccogliendo questa volta ca. 1600 firme, pur trovandosi nel difficile periodo
natalizio; un progetto di Edy Radaelli illustrato da Nicola Castoldi esemplifica un modello di proposta.
Infine di questi mesi è l’approvazione di una variante del piano regolatore comunale che, nel consentire l’abbattimento
dell’ormai stranoto edificio peraltro ne conserva la soletta, la possibilità di costruire fino a 26 metri (adottando l’ipotesi della
torre Sergison), e proponendo l’allestimento di un piazza provvisoria. Non rimase altro che formare un comitato per la raccolta
di firme per un referendum che – in sostanza – ribadisca quanto da almeno 30 una buona parte dei cittadini chiede al proprio
comune: un nucleo storico con una piazza, visto che non è possibile riavere il fiume e il ponte.
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Forse qualche immagine può aiutarci a capire questa progressione negativa nonostante l'approvazione - teorica - di progetti di
salvaguardia, in cui sembra che ogni intervento sia un accanimento verso la storia e l’identità del borgo.
1. Che io sappia la più antica immagine è un disegno su un documento del 1692 che identifica alcune case acquistate del pittore
Francesco Innocenzo Torriani, la cui famiglia possedeva un’osteria “sotto il ponte della piazza” forse già prima del 1636.
Nel disegno sommario della piazza appare solo l’angolo superiore sinistro, dove confluisce la “strada della piazza” e la
perpendicolare “strada dietro alla chiesa”. Solo un mendrisiense può capire che il fiume che l’attraversa in diagonale in
effetti è sotto di essa, essendo in effetti già allora un largo ponte (Archivio privato).
2. La seconda immagine è la planimetria della vecchia chiesa barocca demolita nel 1870, eseguita da Simone Cantoni nel 1810;
della piazza si intravvede solo un angolo in basso (Martinola, Inventario del Mendrisiotto, 1975, II, p. 166).
3. Di essa c’è una fotografia della facciata poco prima della sua demolizione, presa da qualche tetto di via San Damiano. Il
campanile che l’affianca poggiava sulla torre medievale che è fortunatamente ancora al suo posto (Martinola, 1975, II, p.
167).
4. Più chiara la planimetria fatta da Luigi Fontana circa quarant’anni dopo, che comprende la piazza e tutto il grande spazio
occupato dai giardini che davano nome alla contrada (si vede ancora oggi la targa dipinta sullo spigolo di Palazzo Torriani),
che sarebbe poi stato occupato dalla nuova chiesa (Medici, Chiesa parrocchiale di Mendrisio, 1975, p. 98).
5. Infine la prima pianta “ufficiale” del comune, fatta dall’ing. Prada nel 1844, con la nuova chiesa. Forse è meglio chiarire che
tutto ciò che appare in giallo era verde, prati, giardini, cespugli e piante (Archivio storico di Mendrisio, in Manto di Giubilo,
2000, p. 22).
6. Si conoscono almeno cinque tra dipinti e incisioni che riproducono Mendrisio nell’Ottocento, ma in realtà non permettono
di identificare con certezza la situazione. A dimostrare la loro scarsa affidabilità c’è il fatto che la vecchia chiesa parrocchiale
sembra emergere al di sopra delle case del borgo, cosa che sappiamo non era. Le accomuna la riproduzione di una serie di
alte arcate che sostenevano i giardini (e presumibilmente il ponte della piazza) lungo il profondo corso del Moree. Il
disegno più chiaro è del 1830, eseguito da Augusto Catenazzi, inciso da Felice Ferri, pubblicato per primo da A. Martin nel
1836.
7. Sono utili anche le immagini della vecchia casa parrocchiale (7 a), nella sua sobria eleganza rinascimentale (Martinola,
Inventario, II, p. 172), e un paio di altre per comprendere la strana forma poligonale del “caseggiato Pasta” poi Soldini (7 b e
c), al cui posto sorge oggi l’ex Jelmoli (7 b: Medici, Storia di Mendrisio, p. 816; 7 c: Gino Pedroli in
http://www.marioluzimendrisio.com/media/foto/citta-di-mendrisio/).
8. Credo che la prima fotografia della Valle sia quella di Gino Pedroli datata 1930 e pubblicata praticamente da tutti coloro
che se ne sono interessati, per la meravigliosa bellezza del luogo che è riuscita a riprodurre.
9. Il Moree poco prima del tunnel sotto il ponte della piazza; l’edificio alto è la Filanda (Foto Pedroli; id.).
10. Il borgo visto dall’alto di una casa su corso Bello. Si identifica appena l’affacciarsi della piazza sulla valle, affiancata da
terrazzi e giardini (Foto in Mario Luzi).
11. Visione dal centro della piazza verso l’affaccio sulla valle, con al centro la fontana. A sinistra la scala coperta di casa
Lavizzari che dava accesso ai livelli sottostanti; a destra l’imbocco ai giardini lungo la valle. Cartolina data 1900 (Martinola,
Mendrisio di una volta, 1978, p. 17).
12. Due vedute riprese presumibilmente dal campanile della chiesa, ritraggono come in successione il lato sud verso Corso
Bello, con al centro la casa Lavizzari (11 a), e quello verso Nord (11 b) con la sequenza del ristorante del Ponte del Caffè
Flora, con il bellissimo pergolato. In entrambe al centro la fontana della piazza, oggi relegata sulla strada delle cantine
(Foto Pedroli; id.).
13. Il bel cancello in ferro battuto che dava accesso ai giardini del retrostante palazzo Rusca è ora tra i simboli turistici del
Parco Ciani a Lugano.
14. L’unica “vera” e ormai scomparsa piazza del Ponte, vista da sud, cioè dall’imbocco di Corso Bello (14 a); tranne la chiesa
sullo sfondo ciascun edifico di questa fotografia è scomparso o radicalmente trasformato (Foto in Mario Luzi). 14 b: vista da
nord, dal ristorante, con la fontana di profilo in primo piano; il “nuovo” edificio dell’albergo Commercio colloca la fotografia
negli anni Cinquanta (Foto Pedroli; id.). Resta almeno nelle facciata e nel portico l’edificio di casa Franchini (Interfida),
modificato da Luigi Fontana nell’Ottocento, ma di origine antichissima, come la seguente casa Soldati, e dirimpetto gli
storici edifici della farmacia Lavizzari e una delle case dei Baroffio (con la lapide del musicista Angelo) anch’esse fuori dalla
protezione del nucleo.
15. La demolizione del caseggiato Pasta Soldini nel 1957 (dal sito parcodivillaargentina.over-blog.it/2016/04/piazza-del-
ponte-referendum-per-salvare-il-centro-storico.html)
16. Disegno delle rampe (a) e modellino (b) del progetto Botta per il pendio al posto delle scalinate della chiesa; fotografie
pubblicate su L’Informatore del 4 aprile e del 21 marzo 2006.
17. L’edificio per la biblioteca nel progetto di Luigia Carloni del 2010 (Memore, n. 3, 2010).
18. La torre Sergison scelta dal Municipio; fotomontaggio e modellino
19. (http://www.sergisonbates.co.uk/Pages/3.121%20Mendrisio.htm)
20. Due varianti del progetto di Edy Radaelli, con (a) e senza (b) costruzione dell’edifico posteriore all’Jelmoli (già della Posta);
19 a: fotografia pubblicate da Daniela Carugati su La Regione del 6.10.2015; 19 b: fotografia pubblicata nel comunicato
stampa del gruppo apartitico “Pro Piazza del Ponte” del gennaio 2016 (http://mendrisio.ch/wp-
content/uploads/2016/01/Comunicato-stampa-serata-3-febbraio.pdf).

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CRONOLOGIA DEGLI INTERVENTI IN PIAZZA DEL PONTE

«Sull’area dove fu costruita la parrocchiale, trovatasi un castello e un fortino a punta di diamante demoliti nel secolo XVIII»
(da Baroffio, Memore storiche, in Medici, Storia, p. 56).
«Sulla piazza centrale a circa 100 metri dal quel campanile ... trovasi un’abitazione, ora uso d’Albergo (dell’Angelo, oggi
scomparso) le cui pareti, dello spessore di oltre 1 metro, ci persuadono che servisse ad un vasto fabbricato o meglio ad una
rocca e altrove, la parte settentrionale di casa Buzzi [farmacia Ferregutti] e quella del caffé Bellasi sulla piazza centrale
sono di tale spessore da ritenerle appartenenti a fortilizi» (Baroffio in Medici, Storia, p. 541)
«alla profondità di parecchi metri si trovarono sproni di ferro finemente lavorati, frammenti di armi, altri arnesi da guerra e
ferri di cavallo coi chiodi che li tenevano avvinti alle unghie dei destrieri ...». (Baroffio in Medici, Storia, p. 136).
«Si ha motivo di credere che, prima di questa chiesa e nell’area della medesima esistesse anticamente un tempio pagano, giacché
negli scavi recentemente operati per costruire la nuova Piazza, furono rinvenuti due grandi avelli di pietra. (...) fra i
materiali rinvenuti in quella località si trovò una pietra di forma circolare in cui all’ingiro era scolpito un tralcio di vite» (da
Baroffio, Memorie storiche, 1879, in Medici, Storia, pp. 56, 541).
Durante i lavori di demolizione si rinvenne «un grosso capitello di pietra d’ordine bizantino (proveniente certamente dalla
chiesa medievale) del quale, però, non si ha più traccia (BSSI, 1879, 1.9. XVIII, pag. 208)» (Medici, Storia, p. 144)
Altra torre al Pretorio vecchio, demolita del tutto nel 1860; e nel giardino Pfister di fronte rilevate dall’UMS fondamenta di
muraglie (Medici, Storia, p. 541)

1275 prima menzione indiretta della chiesa romanica (Martinola, Inventario, p. 221).
1341 casa a Mendrisio «ubi dicitur al Pontem» Brentani, CDT, p. 143 segg. (Medici, Storia, p. 616)
1537 bottega di Giovan Maria della Torre e di Giovanni Carlazio di Como, “posta vicino al ponte” (Medici, Storia, p. 628)
1546 - 1560 ca. Il prevosto Guido Marco Torriani cita una «nuova canonica» dalla parte della cappella delle Orsoline, cinque
altari, la scala per il solaio con quello di Santo Stefano e un campanile (Medici, Storia, p. 78)
1551 si rifà il tetto della chiesa e si nomina il portico (Libro antico)
1568 il patriziato concede ai fratelli Bosia uno streccione vicino al ponte di Mendrisio dove vogliono costruire una fabbrica, da
adoperarsi al riparo del ponte stesso che minacciava rovina (BSSI 1902, p. 199) (Medici, Storia, p. 628)
1578 visita pastorale Bonomi: prima descrizione della piccola chiesa, con cinque altari, più quello di Santo Stefano nel «solaro»,
di cui: due «fuori dal coro», uno nella cappella delle Orsoline.
1584 multa ai Lavizzari che, ingrandendo una casa acquistata dai Torriani, avevano ostruito il passo che conduceva dalla piazza
al fiume, e veniva loro intimato di non aprire una porta “versum plateam dicti burgi Mendrisio existentem et noviter
constructam super pontem Mendrisio” (Martinola, 1969, BSSI, p. 112) (Medici, Storia, p. 616)
1594 si demolisce e rifà il campanile sovrapposto alla torre.
1599 visita Archinti: chiesa orientata, una navata stretta verso la facciata (allargato il coro?), 2 porte la minore a sud con 8
(alcuni?) gradini. Fonte battesimale in nicchia a nord. Altare maggiore in cappella con 2 finestre laterali. A sud 1) cappella
del Rosario, con piccola nicchia finestra a sinistra. In vecchia piccola e scura nicchia dipinta 2) altare dei SS. Rocco e
Stefano, finestrella per oli. A nord in 3) cappella voltata recente altare di Santa Croce. A sinistra dell’altare maggiore una
porta dà verso la casa prepositurale, con orto, stalle, ecc. A sinistra del gradino dell’altare maggiore una porta dà accesso
alla sagrestia voltata e finestra. Campanile con 3 campane e orologio, congiunto alla casa parrocchiale. Cimitero presso lato
sud, in parte coperto da tetto.
1600 i fratelli Guido e Francesco Torriani hanno un’osteria con sala e cantina sotto il ponte (Medici, Storia, p. 820)
1628 contratto per costruzione della chiesa, con muri già elevati (Inv. Mart.; Medici, Chiesa, pp. 84-85, da Liehnard-Riva, p. 397
e BSSI, 1891, p. 209)
1632 visita Carafino «il nuovo tempio stava sorgendo vicino alla primitiva chiesa (prope hanc ecclesiam), ma dove esattamente,
coi mutamenti avvenuti, nessuno saprebbe in grado di dire oggi» (Medici, Storia, p. 87)
1633 dopo arresto lavori, abbattimento dei muri della nuova chiesa, alti 10 braccia (Inv. Mart.) Misure delle parti demolite (?)
in nota 4, Medici, Storia, p. 98.
1633 ricostruzione della nuova chiesa in altro sito (Inv. Mart.); dai rilievi del 1863 risultava occupare mq 329,48 e ospitare fino
a 988 persone (Medici, Storia, p. 137)
1633 citato portico della casa prepositurale (assemblea per nuovo sito chiesa) (Inv. Mart.)
1671 visita Torriani: chiesa recente, voltata, pavimentata, orientata (verso “l’oriente iemale”), isolata, si sale per qualche
semigradino [accanto all’Ossario], unica nave, 7 cappelle: maggiore, sufficientemente ampia, alta, pavimentata a circa 7 (m
3.5 ca) cubiti dalla parete del coro. Battistero sotto piccolo emiciclo. Cappelle a Nord: 1° S. Francesco Saverio col Crocifisso;
2° non dedicata, da finire; 3° delle Anime purganti. A Sud: 1° del Rosario; 2° simile di S. Orsola; 3° di Sant’Antonio da
Padova. Campanile a Nord con “duplice culmine”, dista 5 cubiti dalla chiesa (m. 2.50 ca); sagrestia a Sud. Non ha cimitero.
Porta incomoda a Nord, che conduce per sotterraneo alla casa prepositurale [porticata].
1675 il pittore Francesco Torriani stipula contratto per la costruzione di un ponte in sassi sopra il fiume della Val Molina per
la roggia dell’acqua per il suo mulino (Medici, Storia, p. 628); distrutto da una piena nel 1758, ricostruito, poi nuovo disegno
del 1772, ma solo restaurato.
1677 l’assemblea del patriziato concedeva a Giuseppe Rusca e Giovanni Battista Franchinetti di costruire un portico alla loro
casa [Interfida, ex Raiffesen], a patto che lo spazio sotto il portico fosse aperto sempre al pubblico (Medici, Storia, p. 1134)
1698 il consiglio generale del borgo “ad obviandum periculum pontis substinendis plateam” (cioè per ovviare al pericolo del
ponte che sostiene la piazza), procedeva a “far riparare li fondamenta della volta” (Medici, Storia, p. 625)
1709 si aiuta a pagare le spese dell’ossario sotto la sagrestia (Medici, Storia, p. 113)
1774 si traslano le ossa dei defunti a San Martino (Medici, Chiesa, p. 67)
1777 «la municipalità concede ai sigg. Lavizzari la licenza di gettare un arco dall’angolo della loro casa sin al volto della Piazza
3
ed appoggiarlo allo stesso pilone con che levino la scala che va dalla loro cantina alla pizza e riempiano il sito di detta scala
levandone il muretto e dilatino la piazza sino al muro della loro casa» (Medici, Storia, p. 617)
1807 progetto di Simone Cantoni (Medici, Storia, p. 125)
1810 planimetria e progetti di Simone Cantoni per la parrocchiale (Inv. Martinola)
1818 in seguito a perizia dell’ingegner Rusca si consolida il ponte della piazza (Medici, Storia, p. 625)
1820 progetti di Luigi Rusca per la parrocchiale
1824 risoluzione per riattare «la stradella che dall’ossario metteva al coro della chiesa parrocchiale per ridurla comoda»
(Medici, Storia, p. 113)
1835 si adatta l’Ossario a uso stanza per riporre le masserizie; si inaugura il cimitero (Medici, Storia, pp. 113; id., Chiesa, p. 67)
1837 furto della «bussola dell’Ossario dei defunti sotto la sacrestia» (Medici, Storia, p. 113)
1841 la deputazione per la nuova chiesa propone di comprare il fondo già designato di 5 pertiche, 4 tavole, ecc. dagli eredi di
Carlo fq Giovan Battista Torriani e incarica Luigi Fontana e Francesco Scalini (che declina) di fare gli studi preliminari sui
disegni già esistenti (Medici, Storia, p. 127)
1842 appalto per la manutenzione della strada dal ponte verso Castel San Pietro, rappezzata con piccoli sassi e sabbia regolare
e crossi la “piccola parte di parapetto del ponte del Moree tuttora mancante. Dovrà ricostruire il muro di sostegno della
strada verso il fiume nelle tre parti stato coll’ultima alluvione caduto, ciò in grandezza di braccia ½ milanesi e non meno ed
altezza fino al piano della strada con fondamento di braccia 1 al di sotto del piano del fiume” (Medici, Storia, p. 629)
1843 sulla piazza si colloca la fontana per ricordare la costruzione del nuovo acquedotto, su progetto di Fontana, più tardi
completata con un elegante mascherone. «Per compromesso tra il Municipio e gli eredi di Feliciano Pasta fu stabilito di
traslocare la fontana annessa alle loro case nella parte inferiore del borgo, nella quale scorre acqua consueta e quella nuova
del Paolaccio. Gli eredi, per compensazione diminuiranno l’area del loro Orto per allargare la strada pubblica» (Medici,
Storia, p. 799)
1846 don Antonio Torriani lascia la sua casa che servirà «quando l’antica casa prepositurale fosse distrutta al suolo per l’area
della nuova chiesa» (Medici, Storia, p. 130); vista Romanò, che ordina demolizione chiesa vecchia, troppo piccola (Medici,
Storia, p. 123)
1847 progetto di Luigi Fontana (Medici, Storia, p. 134)
1848, giornale: già acquistato il locale a lato dell’attuale chiesa, che sarà demolita per formare il piazzale a gradinate per l’adito
alla nuova esistente (Medici, Storia, p. 130)
1855 il muratore Giuseppe Andreoni fu Carlo lavorò all’ossario per adattarlo ad uso di stanza per riporre le masserizie (Medici,
Storia, p. 113)
1859 don Antonio Torriani dona casa sua, affinché diventi casa parrocchiale e si possa demolire la vecchia, per far posto alla
nuova chiesa (Medici, Chiesa, p. 95; id., Storia, p. 130
1861 concorso per nuova chiesa; tra gli altri partecipa anche Ignazio Cremonini, ben giudicato «(...) la gradinata d’ascesa,
interrotta da opporti riposi si presenta comoda nelle sue rampe»; diventa collaboratore del Fontana (Medici, Storia, pp. 135,
136)
1862 si compra cava di sassi a Salorino e Antonio Croci progetta strada che la colleghi alla contrada dei Giardini; «il mugnaio
Canova, proprietario del Mulino alla Valle, si lamentò che “il continuo getto del materiale della strada sotto il ponte della
Piazza veniva ad inghiaiare continuamente la roggia che adduceva l’acqua del Moree ai suoi palmenti”» (Medici, Storia, p.
131)
1862 previa lettura dei capitoli d’appalto, ecc. si è fatta delibera delle opere di restauro del ponte della piazza, da parte di
Damiano Ferrazzini, come progetto di Luigi Fontana (Medici, Storia, pp. 625-27)
1863 iniziano i lavori di scavo; il Baroffio dice che «alla profondità di parecchi metri si trovarono sproni di ferro finemente
lavorati, frammenti di armi, altri arnesi da guerra e ferri di cavallo coi chiodi che li tenevano avvinti alle unghie dei destrieri
...». I lavori preliminari di sgombero del terreno e del suo adattamento (si dovettero abbattere insieme alla decrepita casa
prepositurale, altri edifici minori ...) (Medici, Storia, p. 136).
1869 riprendono i lavori sospesi con riduzione del progetto;
1870, aprile 25; ultima celebrazione nella vecchia chiesa, di cui si comincia la demolizione; durante i lavori di demolizione si
rinvenne «un grosso capitello di pietra d’ordine bizantino (proveniente certamente dalla chiesa medievale) del quale, però,
non si ha più traccia (BSSI 1.9. XVIII, pag. 208)» (Medici, Storia, p. 144); aprile 1870: traslazione dell’urna di San Feliciano
nella nuova chiesa (Medici, Storia, p. 120)
1870 Parte dell’area libera (dalla vecchia chiesa) venne poi ceduta al Cantone dietro versamento di un contributo di fr. 3500
“per correggere la strada cantonale, stretta per il passaggio delle diligenze federali (...)” (Medici, Storia, p. 146)
1875 la chiesa è aperta al culto (nel frattempo si celebrava a San Giovanni)
1877 muore Luigi Fontana; subentra nella direzione dei lavori Ignazio Cremonini (Medici, Storia, p. 152)
1879 il nuovo direttore dei lavori, arch. Ignazio Cremonini, «consegna il disegno delle rampe esterne di accesso al tempio dalla
parte della piazza, modificato totalmente quello del Fontana che prevedeva invece un’ampia scalinata centrale ...» (Medici,
Storia, p. 152)
1886 sistemazione esterna, con lasciti di don Giuseppe Nava e don Filippo Catenazzi «tra cui la sua casa attigua alla chiesa e
poi, in parte demolita “per allargare il sagrato di metri 13 e per darle una migliore visuale”» (Medici, Storia, p. 154)
1887 consacrazione
1889 si demolisce il pinnacolo sul campanile sopra la torre (Medici, Storia, p. 168)
1899 si demolisce la parte “moderna” del campanile (Martinola, Inv., p. 235)
1900 inaugurazione del monumento a Luigi Lavizzari, su alto piedestallo
1907 iniziano i lavori per il campanile in facciata; nel frattempo si fanno le stanze a fianco e le decorazioni scultoree. Durante i
lavori vengono chiusi al transito gli accessi alla chiesa da Morina e dalla piazza. Nel 1910 si lavorava ancora. (Medici,
Storia, p. 170-171)
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1908 si abbatte il vecchio campanile (Medici, Storia, p. 171)
1911 terminano i lavori per il campanile in facciata (Martinola, Inv., p. 228)
1921-1923 si riveste la facciata (Medici, Storia, p. 158)
1925 si posano le balaustre negli intercolunni esterni dell’atrio, rimosse nel 1976 (Medici, Storia, p. 159-160)
1925 si vuole demolire la torre; due anni dopo è monumento storico (Medici, Storia, p. 166)
1937 si demolisce la casa parrocchiale, già antica abitazione dei Torriani, per far posto all’attuale, costruita da Giuseppe
Roncati (Medici, Storia, p. 130)
1938 tentano di nuovo di demolire la torre, il consiglio di stato lo impedisce (Medici, Storia, p. 166)
1959 Moree incanalato (Medici, Storia, p. 11)

BIBLIOGRAFIA
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