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PREMIO

ARCHIMEDE 2018 - “MATEMATICA E’ CULTURA”


LICEO SCIENTIFICO BENEDETTO CROCE - PALERMO

HARMONICES MUNDI
GIOVANNI KEPLERO



Sommario

PREMESSA ALLA TRADUZIONE (a cura di A. Fiorentino) ....................................................................... 2

PROEMIUM (trad. a cura di A. Fiorentino, S. Muratore, G. Romeo) .......................................................... 2


I. DEFINITIO. (trad. a cura di R. Taormina) ................................................................................................ 3
II. DEFINITIO (trad. a cura di G. Imburgia) ................................................................................................ 3
III. DEFINITIO (trad. a cura di G. Imburgia) ............................................................................................... 4
IV. DEFINITIO (trad. a cura di G. Capra) .................................................................................................... 4
V. DEFINITIO (trad. a cura di G. Imburgia)................................................................................................. 4
VI. DEFINITIO (trad. a cura di G. Imburgia) ............................................................................................... 5
VII. DEFINITIO (trad. a cura di G. Imburgia) .............................................................................................. 5
VIII. DEFINITIO (trad. a cura di G. Imburgia) ............................................................................................ 5
IX. DEFINITIO (trad. a cura di G. Imburgia) ............................................................................................... 6
X. DEFINITIO (trad. a cura di G. Imburgia) ................................................................................................. 6
XI. DEFINITIO (trad. a cura di R. Taormina) .............................................................................................. 6
XII. DEFINITIO (trad. a cura di R. Taormina) ............................................................................................. 7
XIII. DEFINITIO (trad. a cura di R. Taormina) ........................................................................................... 7
XIV. PROPOSITIO (trad. a cura di R. Taormina) ........................................................................................ 7
XV. PROPOSITIO (trad. a cura di R. Taormina) .......................................................................................... 8
XVI. PROPOSITIO (trad. a cura di R. Taormina) ......................................................................................... 8
XVII. PROPOSITIO (trad. a cura di G. Capra) ............................................................................................. 8
XVIII. PROPOSITO (trad. a cura di G. Capra, G. Romeo) ........................................................................... 9
XIX. PROPOSITIO (trad. a cura di S. Muratore) ........................................................................................ 10
XX. PROPOSITIO (trad. a cura di A. Fiorentino) ........................................................................................ 13
XXI. PROPOSITIO (trad. a cura di G. Romeo) ............................................................................................ 15

FIGURE (a cura di G. Acquavia, A. Alauddin, V. Catalano, L. Fernandez, S. Mangiapane,


G. Scarpaci) .................................................................................................................................... 16

PREMESSA ALLA TRADUZIONE



Nel testo latino si fa uso di termini geometrici quali trigonus, tetragonus, pentagonus, e così via
dicendo. È importante specificare, però, che la generica traduzione “triangolo”, “quadrilatero”
e “pentagono” non è appropriata. Infatti le figure a cui si fa riferimento nel testo, con le
relative misure degli angoli, sono esclusivamente poligoni regolari. Dunque la traduzione di
trigonus è triangolo regolare (triangolo equilatero), la traduzione di tetragonus è quadrilatero
regolare (quadrato), la traduzione di pentagonus è pentagono regolare. Per questo si è
preferito tradurre termini quali “angolus trigonicus” con l’italianizzazione del termine latino
in "angolo trigonico", poiché con questa sintetica espressione si indica in realtà il concetto più
esteso di “angolo di un triangolo equilatero”.

PROEMIUM
[lat] Essentiam singularum Figurarum Regularium Mentalem seu νοερεν hactenus explicavi:
sequitur earum junctarum Propietas, & veluti Effectus intra Geometriam, qui est. Congruentia
vel Insociabilitas. Non sunt enim eiusdem latitudinis, Demonstrabilitas & Congruentia, cum
illa singularum sit, & cum ipsa duplicatione continua laterum unius figurae in infinitum
excurrat; ista certis coartata legibus, quibus plures figurae in unam societatem, vocantur, ob
angulorum incrementa se ipsam praepediens, citō desinat. Et quamvis delectus sit graduum
scientiae demonstrationisque, & plurimūm differant nobilitate, illae quas nos explicavimus, ab
iis quas dimisimus fine nomine: non tamen ne cum hac quidem demonstrationis nobilitate,
Congruentia planē pari passu ambulat: adeoque unum alterius causa non est, sed utrumque ex
eadem communi causa (quae est angulorum figurae aptitudo), quodque tamen suis legibus,
dependet. Quantoperē verō necessaria sit nobis haec quoque speculationis pars, ex ipso totius
operis instituto videre est. Cūm enim originem Harmonices, eiusque Effectus in toto Mundo
praestantissimos, explicandos sumpserimus; quomodo de congruentia figurarum; quae sunt
proportionum Harmonicarum scaturigines, verba nulla faciamus: cūm idem sonet Latinis
Congruere & Congruentia; quod Graecis άρμόττειν & άρμόνία ? cūm hic figurarum effectus
intra Geometriam, intraque Architectonices partem illam, quae circa Archetypos versatur, fit
quaedam velut imago & praeludium Effectuum extra Geometriam, extraque mentis conceptus;
in ipsis rebus naturalibus & coelestibus? cūm proprietas haec congruētiae, quae in structuram
& corporationem aliquam exit, talis sit, ut vel ipsa Mentem speculatricem in vitet ad aliquid
etiam foris faciendum, creandum, corporandum: utque latens inde ab aeterno in
superbenedicta mente divina; per Idearum ordines, tanquam bonum summum, sui
communicativum, contineri in sua abstractione non potuerit quin in Creationis opus
prorumperet, Deumque Creatorem efficeret corporum sub iisdem figuris conclusorum. De hac
igitur figurarum Congruentia paucis agam; cūm demonstrationes difficiles nequaquam sint,
nec alio penē apparatu, quām ipsa figurarum pictura indigeant.

[ita] Fin qui ho spiegato la natura essenziale delle singole figure regolari così come sono
concepite mentalmente ovvero in greco νοερεν: segue la proprietà di queste unite e il suo
effetto nella geometria, che può essere o la Congruenza o l’Insociabilità. Infatti non sono dello
stesso ambito, Dimostrabilità e Congruenza, riguardando la prima figure singole e, tramite la
continua duplicazione dei lati di una sola figura, questa stessa proprietà si estende ad un
infinito numero di figure. La seconda, costretta da leggi certe, che sono chiamate associazioni
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di più figure ad una sola, cessa velocemente ostacolata dall’aumento degli angoli. E qualunque
sia la scelta dei gradi di conoscenza e della dimostrazione, di molto differiscono in nobiltà le
figure che abbiamo spiegato da quelle che abbiamo abbandonato senza nome: tuttavia la
congruenza non va completamente di pari passo con questa nobiltà della dimostrazione: tanto
più che una non è causa dell’altra, ma entrambi hanno una causa comune (l’adattabilità degli
angoli della figura) da cui ciascuno dipende con le sue leggi. Quanto ci sia necessaria questa
parte di speculazione si può ben vedere dallo stesso disegno di tutta l’opera. Avendo
intrapreso infatti la spiegazione dell’origine dell’Armonia, della quale l’effetto si presenta
fortemente in tutto il mondo, in quale modo potremmo non parlare della congruenza delle
figure, che sono le sorgenti delle proporzioni armoniche, dal momento che in latino i termini
congruere e congruentia hanno lo stesso significato di αρμόττειν e αρμoνία in greco? E dal
momento che l’effetto nell’ambito della Geometria e di quella parte dell’architettura che
riguarda gli Archetipi si manifesta nelle stesse realtà naturali e celesti come una certa
immagine e preludio degli effetti esterni alla geometria, fuori dalle concezioni mentali?
Essendo la proprietà di questa congruenza, che nella struttura e nella natura si divulga, tale
che essa stessa invita la mente speculatrice a fare qualcosa al di fuori, a creare, a prendere
corpo, e che essa, come nascosta dall’eternità attraverso l’ordine delle idee nella mente divina
sommamente benedetta, così come il sommo bene, comunicativo di sé, non può essere
contenuta nella sua astrazione e anzi prorompe nell’opera della Creazione e ha fatto sì che il
Dio Creatore chiudesse i corpi dentro le stesse figure. Di questa congruenza delle figure
parlerò allora poco, dal momento che le dimostrazioni non sono affatto difficili, e non hanno
quasi bisogno di altro come strumento se non di una rappresentazione delle figure.

I. DEFINITIO.
[lat] Congruentia alia planitiei est, alia in solido. In Plano Congruentia est, cum anguli
figurarum plurium plurium singuli sic ad punctum unum concurrunt, ut nullus relinquatur
hiatus.

[ita] Una è la congruenza sul piano, altra è quella nello spazio1. Nel piano vi è congruenza
quando i singoli angoli di più figure concorrono in un solo punto così da non lasciare alcuno
spazio.

II. DEFINITIO
[lat] Haec perfecta dicitur, cum figurae cujusque concurrentis anguli omnes eadem specie
concurrunt, ut ita omnes concursus inter se similes sint, & concursuum ordo in infinitum
continuari possit.

[ita] La congruenza è detta perfetta quando gli angoli della figura che si uniscono fanno ciò
allo stesso modo in ogni punto di incontro, così che questi siano simili l’uno all’altro e il
modello dei punti d’incontro può essere continuato all’infinito.


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Nel testo latino, l’espressione utilizzata dall’autore è “Solidum”. Tuttavia, essendo questo termine contrapposto
a “planus” (piano), si è ritenuto più appropriato non italianizzare il termine attraverso la parola “solido”, ma
usare invece la parola “spazio”, che geometricamente viene utilizzata per indicare la tridimensionalità.
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III. DEFINITIO
[lat] Perfectissima, cūm etiam figurae concurrentes in plano sunt ejusdem speciei.

[ita] La congruenza è detta perfettissima quando anche le figure che si uniscono nel piano
sono tutte dello stesso tipo.

IV. DEFINITIO
[lat] Imperfecta, cum maior quidem figura undique similibus concursibus sepitur, neque
tamen datum continuatio in infinitum, aut datum quidem, sed non sine admixtione
diversarum concursus specierum.
Imperfecta deterioris gradus, cūm maior figura non omnibus angulis simili specie concurrere
apta est.

[ita] Si dice che la congruenza è imperfetta quando una figura maggiore è sì circondata da ogni
parte da simili punti di incontro, ma la congruenza non può essere continuata all'infinito o per
lo meno può essere data non senza la mescolanza e l'unione di punti di diverso tipo.
La congruenza è imperfetta e di grado inferiore, quando la figura maggiore non è adatta a
combaciare con tutti gli angoli dello stesso tipo.

V. DEFINITIO
[lat] Solida congruentia est, et figura solida, cūm anguli singuli plurium planarum figurarum,
angulum constituunt solidum aptatisque; figuris regularibus vel semiregularibus, nullus restat
hiatus inter latera figurarum, obviantia sibi in opposita solidae figurae parte, qui non claudi
possit figura speciei unius ex adibiti, vel saltem Regularibus.
Nota, quōd sit alia congruentia, non planarum figurarum ad figuram solida formandam,
fed ipsarum folidarum figurarum inter se, ad locum solidum circa unum punctum
explendum:bujusmodi figura corporea sunt tantūm dua, Cubus et Rhombus Dodecahedricus.
Nam octo anguli Cubi concurrunt ad unum punctum, et unum undique locum explent.
Rhombus verō habet duo genera angulorum, trilineares obtusos octo, et quadrilineares acutos
sex:* quale struunt adificum Apes, cellis contiguis, ut unam circumstent a fundo tres adversis
fundis, a lateribus sex; et possent etiam anterius tres alia circumftare ad figuram abfolvendam,
nisi fores oportuisset esse patentes. De hac vero solidarum figurarium congruentia nos hic
non agimus.

[ita] Si ha una congruenza nello spazio, e una figura solida, quando angoli singoli di più figure
piane creano un angolo solido e, connesse insieme figure regolari e semiregolari, non resta
alcuno spazio tra i lati delle figure, che si uniscono nella parte opposta della figura solida, o, se
è rimasto uno spazio, non può essere riempito con una figura di uno dei tipi già utilizzati, o,
almeno, da una figura regolare.
Nota che c’è un’altra forma di congruenza, non di figure piane che formano una figura solida
ma di queste figure solide tra loro stesse, per riempire lo spazio solido attorno ad un punto. Ci
sono solo due figure concrete che formeranno tali congruenze: il cubo e il dodecaedro
rombico. Otto angoli del cubo si incontrano in un punto e riempiono lo spazio tutto intorno. La
figura romboidale ha due tipi di angoli: otto angoli ottusi trilineari e sei angoli acuti
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quadrilineari. Quattro angoli ottusi aderiranno per riempire lo spazio, e così faranno i sei
angoli acuti: esattamente nel modo in cui le api costruiscono i nidi, con le celle contigue così
che ciascuna di loro è attorniata da tre estremità opposte mentre i suoi lati sono circondati dai
lati di altre sei celle. Altre tre celle potrebbero essere collocate intorno agli altri termini per
completare la figura, eccetto che gli ingressi alle celle devono rimanere aperte. Qui non
trattiamo in verità la congruenza delle figure solide.

VI. DEFINITIO
[lat] Perfectissima solida Congruentia, solidaque; figura est, cūm etiam Plana congruentia sunt
eiusdem figurae omnia.

[ita] La congruenza nello spazio è perfettissima e la figura è solida quando le figure piane che
formano la congruenza sono della stessa forma.

VII. DEFINITIO
[lat] Haec vel est regularis tota, cum Plana sunt regularia; habetque; omnes angulos in eadem
sphaerica superficie et inter se similes.

[ita] Il solido formato è completamente regolare quando le figure piane sono regolari e ha
tutti i vertici che giacciono nella stessa superficie sferica e [gli angoli] sono tutti simili l’uno
all’altro.

VIII. DEFINITIO
[lat] Vel est semiregularis; cūm Plana sunt semiregularia (vide libr. I. def. III.) habetque
angulos solidos numero linearum distinctos et dissimiles; non tamen plurium, quam duorum
generum; nec in pluribusque duabus sphericus superficies, uno centro descriptis, ordinatos:
et singulorum generum angulos tot numero, quot habet una Regularium.
Non obstat, Congruentiam hanc solidam, perfectissimam dici:nam qua planis eius inest
imperfectio solidationi non debet adsoribi, sed ei accidit. Dicitur tamen aequivocē
perfectissima, hac semiregularis.

[ita] Oppure il solido formato è semiregolare quando le figure piane sono semiregolari (Libro
I, Definizione III) e ha angoli solidi distinti nel numero di linee e diversi, anche se gli angoli
non sono più di due tipi, e nemmeno sono distribuiti in più di due superfici sferiche, che sono
concentriche. Il numero dei vertici di ogni tipo deve essere lo stesso del numero dei vertici di
una delle figure solide regolari.
Non c’è nessun ostacolo nel chiamare questa congruenza perfettissima, perché la sua
imperfezione è nelle parti piane e non è una conseguenza del suo essere solido, ma anzi una
caratteristica accidentale. Quindi questa congruenza semiregolare verrà comunque chiamata
perfettissima.

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IX. DEFINITIO
[lat] Perfecta inferioris gradus est, cūm Plana regularia, et anguli omnes in eadem superficie
spherica, et inter se similes sunt: sed Plana tamen diversarum specierum, singularum quidem
tot numero, quot sunt in una perfectissimarum figurarum, scilicet non minūs quām 4, quot ad
minimum Planitiebus solida figura terminatur.

[ita] Una congruenza è perfetta, ma di grado inferiore, quando le figure piane sono regolari e
tutti i vertici giacciono nella stessa superficie sferica e [gli angoli] sono simili l’uno all’altro,
ma le facce sono di vari tipi, anche se il numero di ogni tipo dovrebbe essere lo stesso del
numero delle facce di una delle figure perfettissime, che è non meno di quattro, che è il
numero minimo di piani per costruire una figura solida.

X. DEFINITIO
[lat] Imperfecta congruentia seu figura est, cūm caeteris manentibus; major figura non
saepius quām semel aut bis invenitur.
Fit enim figura illic parti quam toti, hic plana quām folida familior; cūm omnis folida ad
minimum 4. superficiebus terminetur. Ut in typis ex aere frequentibus ad literas A. B. ubi
major figura est Heptagonus. Classes istae duae, cum impsorum majoris figurae laterum
numero excurrunt in infinitum; initio facto ā Trigono utrinque, quod in classe A, est ex
perfectissimis regularibus congruentium: transitu verō facto per tetragonum; et tunc in classe
B, incidimus iterum in unam perfectissimam regularem congruentiam:ceterae omnes
imperfectae sunt.


[ita] Si ha una congruenza o figura imperfetta quando, mentre alcune condizioni rimangono, la
figura più grande non si trova più di una o due volte. La figura solida formata o sarà più simile
ad una parte di una figura che ad una intera o sarà più come una figura piana che solida, dal
momento che ogni figura solida è delimitata da minimo quattro superfici. Tali figure sono
mostrate nel piano, marcate A e B, dove la figura più grande è un ettagono. Queste due
categorie si espandono indefinitamente quando il numero dei lati della figura più grande
aumenta.
Ognuna inizia con il trigono, che nella categoria A ci fornisce congruenze regolari
perfettissime. Procedendo con il tetragono ci imbattiamo di nuovo in congruenze
perfettissime nella categoria B. Tutte le altre sono imperfette.

XI. DEFINITIO.
[lat] Semisolida est, quae non sustinet omnes definictionis quintae particulas; ut cūm aptatis
figuris planis congruentia non plane in seipsam redit, sed relinquit hiatus; de cetero tueans
praescripta Def. VI et VII.

[ita] E’ un semisolido ciò che non ottempera a tutte le parti della V definizione; cosi che, una
volta connesse tra loro le figure piane, la congruenza non si realizza pienamente, ma rimane
uno spazio; per il resto mantenendo i modelli delle definizioni VI e VII.

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XII. DEFINITIO
[lat] Figurae planae congruae sunt, quae vel solidam figuram concludunt, vel planitiem sine
hiatu explent, existentes ipsae figurae Regulares vel semiregulares.

[ita] Sono congrue le figure piane che o includono una figura solida, o occupano la superficie
piana senza [lasciare] uno spazio, mostrandosi esse stesse come figure regolari o semiregolari.

XIII. DEFINITIO
[lat] Incongruae dicantur illae figurae planae Regulares circuloque inscriptae (siquidem sunt
inscriptiles), quae neque solidam figuram sphaerico inscriptilem secum ipsae, aut cum aliis
suae vel alterius classis, efformant, nisi imperfectam tantum: neque planum sternunt, vel
ipsae inter se singulae, vel cum stellis suae classis, vel cum figuris et stellis classis alterius
circumcircā.
Ubi nota excludi septangulum et talia, non obstante, quod bina parallela septangula vel
septem quadratis, vel quatuordecim triangulis adjuta regularibus, solidus omninō claudunt;
quia tantum bina septangula concurrunt, sitque figura disciformis et planae similis,
nequaquam verō globiformis, sphaeroides. Vide in figura ex aere fol. 53. Sequuntur Literas A,
B. Sic etiam excluditur quindecangulum, non obstante, quōd aliquibus angulis cum figuris
cognatis locum in plano explet, quia hoc non facit circumcirca omnibus angulis.

[ita] Si dicono incongrue, quelle figure piane regolari ed inscritte in un cerchio (se sono
inscrivibili), le quali non formano una figura solida che può essere inscritta in una sfera esse
stesse da sole o con altre della propria classe o di altra classe, se non solo imperfettamente: né
coprono tutt’intorno un piano, sia esse stesse, singole tra sè, sia con stelle della propria classe,
sia con figure e stelle di altra classe.
Qui le cose evidenziate [sono] tali da escludere il settangolo, nonostante che i due settangoli
paralleli, aggiunti o a sette quadrati, o a 14 trigoni regolari chiudono del tutto il solido; poiché
vi concorrono soltanto due settangoli e si forma una figura difforme e simile al piano, in
nessun modo però [una forma] sferoide, rotonda. Vedi nella figura incisa foglio 53, lettere
seguenti A, B. Così anche si esclude un quindecangolo, nonostante che colmi, per alcuni angoli,
simili alle figure, lo spazio nel piano; poiché esso non gira intorno a tutti gli angoli.

XIV. PROPOSITIO
[lat] Angulorum planorū non pauciores quām terni in plano congruūnt.
Nam circa quodlibet concursus punctum est summa quatuor Rectorum angulorum: at
nullius figurae angulus aequat summam duorum Rectorum; igitur duo quanticumque anguli,
sunt adhuc minores quatuor rectis: duo igitur non explent planitiem, per Def. I.

[ita] Sono congrui nel piano non meno di tre degli angoli piani. Infatti intorno a qualsiasi
punto di incontro la somma è di 4 angoli retti: ma l’angolo di nessuna figura eguaglia la
somma di due retti; quindi due angoli di qualsiasi grandezza, sono ancora minori di quattro

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retti: dunque due non ricoprono il piano, per la prima definizione.

XV. PROPOSITIO
[lat] Angulorum planorum non pauciores, quām terni, ad solidum angulum formandum
congruunt vel assurgunt.
Bini enim non lateribus tantūm, sed totis planitiebus congruerent, nihiloque de corpore
solido complecterentur: quod est contrā def. anguli solidi apud Euclidem.

[ita] Per formare un angolo solido sono congrui non meno di tre degli angoli piani. Gli angoli
(piani) infatti si incontrerebbero non solo nei [loro] lati a due a due, ma anche nelle superfici
piane per intero e non racchiuderebbero un corpo solido: ma questo è contrario alla
definizione di angolo completo presso Euclide.

XVI. PROPOSITIO
[lat] Angulorum, in plano congruentium, summa semper est 4 rectorum, nunquam maior;
congruentium in solido est minor hac summa.
In plano n. non plures 4 rectis unum punctum circumstant: ergō cum aequatur summa 4
rectorum tunc hiatus nullus relinquitur et per def. I congruentia tunc est in plano. Si planum
sternunt anguli ad soliditatem non assurgunt. Et vicissim; si anguli aptati in plano relinquunt
hiatum, quando scilicet sunt minores 4 rectis tunc adductis duobus lateribus circa hiatum, et
excluso hiatu, necesse est assurgere angulum et solidari. In figura H typi aenei Folii Sequitur 53
sunt picti tres Pentagoni in planitiem strati et hiantes.

[ita] La somma di angoli congruenti nel piano, è sempre di 4 angoli retti e mai maggiore; la
somma degli angoli congruenti nello spazio è sempre minore di questa somma.
Nel piano non più di 4 angoli retti circondano un solo punto: dunque, quando si eguaglia la
somma di 4 angoli retti non è lasciato alcuno spazio e, per la definizione I, la congruenza allora
è nel piano. Se gli angoli coprono lo spazio, non si elevano alla solidità. D’altra parte, se gli
angoli connessi nel piano lasciano uno spazio, quando cioè sono meno di 4 angoli retti, allora
avvicinati i due lati che delimitano lo spazio e, così eliminato lo spazio stesso, di necessità un
angolo si solleva e diventa solido. Nella figura H dell’incisione che segue a p. 53 vi sono
disegnati pentagoni stesi sulla superficie o che si aprono.

XVII. PROPOSITIO
[lat] Figura imparilatera, cuius aptantur lateribus, figurae duarum specierum, non potest
aequaliforma omnibus angulis concurrere vel in plano vel in solido.
Nam sit in uno ipsius angulorum, ut eiusdem speciei figurae utrinque stent, quod in
caeteris in angulis non fit. Huius rei causa vide figuram C, typi aenei sequitur.

[ita] Una figura con un numero dispari di lati, ai cui lati sono aggiunte figure di due diverse
specie, non può formare una congruenza che sia eguale in tutti i vertici o nel piano o nello

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spazio. Infatti accade che in uno dei vertici dello stesso si trovino figure uguali [cioè della
stessa specie], cosa che non accade in altri vertici. La ragione di questa cosa si vede nella
figura C nell’immagine stampata che segue.

XVIII. PROPOSITO
[lat] Planum locum perfectissimē explent, Plana eiusdem figurae tantūm Tria, Trigoni seni,
Tetragoni quaterni, Hexagoni terni.
Nam per XXXIII primi Huius, Trigoni angulus est 2 tertia unius recti, sex ergo anguli senum
Trigonorum, sunto 12 tertia, id est 4 integri. Vide D
Sic Tetragoni angulus est unus rectus, quatuor ergō quaternorum Tetragonorum anguli,
faciunt quatuor rectos. Vide E. Sic Hexagoni angolus est octo sexta unius rectis; tres ergō trium
figurarum, faciunt 24 sextas, id est, 4 rectos, vide F. At Pentagoni angulus est minor Hexagonico,
tres ergō sunt minores 4 rectis, tres ergō hiant. Idem est maior Tetragonico: quattuor ergō
Pentagonici sunt maiores 4 rectis, ergō non capiuntur in uno loco plano, per XVI huius. Hac de
causa vide H, cum quarto Pentagono punctis signato. Sic Heptagoni, et omnibus maiorum
figuram, angulus maior est Hexagonico; tres ergō Heptagonici superant 4 rectos. Vide I, ubi
duorum Heptagonorum partes in plano tegunt locum eundemque.
Hucrefer Rhombos, constantes ex binis Trigonis Regularibus singulos. Congruunt enim
perfectissimē, ut Regulares Hexagoni, et si ipsi sunt figurae semiregularis. Vide hanc
congruentiam in schemate sequitur ex aere, Litera G.
Huc etiam refer stellas ex Dodecagono sexangulus, exsectis senis radiis: apud lireram K;
enim in locum exsecti radij, cavus angulus, recto aequalis. Igitur tres Tetragonici et tres talium
stellarum radij, implent locum. Nam Hexagonus divitur in talem stellam et sex dimidios
Tetragonos.

[ita] Riempiono in modo perfettissimo il piano soltanto tre figure dello stesso genere, sei
trigoni, quattro tetragoni, tre esagoni.
Infatti per il XXXIII [capitolo] del primo libro di questo lavoro, vi è l'angolo di un trigono che è
due terzi di un solo angolo retto, sei angoli di un trigono sono dodici terzi ovvero quattro
angoli retti. Osserva la lettera D.
Ora quattro angoli di quattro tetragoni formano quattro angoli retti. Vedi la lettera E. Così
l'angolo di un esagono misura otto sesti di un angolo retto; pertanto tre angoli di tre figure
[riferito agli esagoni] fanno ventiquattro sesti, cioè quattro angoli retti; guarda la figura F. Ma
l'angolo del pentagono è minore di quello dell'esagono, tre pertanto sono minori di quattro
angoli retti; tre angoli quindi lasciano uno spazio vuoto. Lo stesso è più grande di quello di un
tetragono. Dunque quattro angoli di un pentagono sono più grandi di quattro angoli retti,
quindi non sono contenuti in una figura piana per il XVI [capitolo] di questo libro. Riguardo
questa composizione osserva la figura H, dove il quarto pentagono è tratteggiato. Così l'angolo
di un ettagono, e di tutte le figure più grandi, è un angolo maggiore rispetto a quello
dell'esagono. Dunque tre angoli di un ettagono sono più di quattro angoli retti. Osserva la
figura I, dove le parti di due ettagoni si sovrappongono.
Considera i rombi, formati da due triangoli regolari. Formano una congruenza perfettissima,
come gli esagoni regolari, sebbene siano figure semiregolari. Vedi la congruenza nel rilievo
della figura G.
Considera le stelle a sei punte ottenute da un dodecagono, eliminate sei punte per volta.
Guarda la figura K: nella figura, tolte via le punte, otteniamo un angolo cavo, uguale ad un
angolo retto. Pertanto tre angoli del tetragono, tre delle punte di queste stelle, riempiono la
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figura. Infatti l'esagono può essere diviso in queste stelle e in sei mezzi tetragoni.

XIX. PROPOSITIO
[lat] Ex planis duarum figurarum impletur locus planus sexies; bis ex quinque, semel ex
quatuor, ter ex tribus angulis.
Sena enim plana coire non possunt, ut eorum unius angulus sit major Trigonico: quia primi
Trigonici quantitas est duae tertiae unius recti; ita hoc sexies sumptu facit 12 tertias, seu 4
rectos, Uno igitur horum 6 maiori existente, ut scilicet sit figura plurilatera, superantur 4 recti:
et tunc planities non sternitur, per XVI huius.
1) Quina vero plana tunc coeunt, si quatuor Trigonicis iungatur unus; aequans duos
Trigonicos, talis verō est Hexagonicus; forma qualis litera L.
2) Vel si tribus trigonicis duo tetragonici iungatur; quia aequant tres alios trigonicos.
Forma qualis in M, vel qualis in N, sc. Continuē uniformis; vel denigo, qualis in O, difformis
continuationis.
At si Trigonicos duos, Tetragonicos tres sumpseris, ii iam quatuor rectos superabant:
multō magis si maiores duo accersantur anguli ad duos trigonicos.
3) Quaterna verō duorum specierum coeunt, si Trigonicis binis, iungantur bini Hexagonici.
Forma qualis in P, vel qualis in R.
Aliter utcumque copulaveris quaterna: semper vel plus efficies, vel minus quam quatuor
rectos; eog locum planum non sternes.
Ternos igitur si iungamus, caventes, ne sint plures quām duae species; primum non
poterunt esse duo Trigonici, nec duo Tetragonici, non superarent enim duos rectos, et
relinqueretur pro tertio, quod nullus unus et solus implet.
4) Uno verō inter ternos Trigonico posito, congruunt duo Decagonici: estque continuatio
possibilis; nec admiscentur alii concursus. Forma huius planiciei videatur litera S.
Huc refer stellam Dodecangulam, ex eo fundamento, quōd eius angulus cavus aequat
Trigonicum: itaque dividuus est Dodecagonum in stellam et 12 Trigonos; Ergō quinque Trigonici
et duo Radii duarum stellarum coeunt: forma continuabilis, spectetur litera T.
5) Et uno Tetragonico inter ternos assumpto, congruunt duo Octogonici, estg contimuabilis
et haec forma: videatur literà V.
Huc refer stellam Octogonicam, ex eo fundamento, quōd eius angulus cavus aequat
Tetragonicum: itaque dividuus est Octogonus in stellam e octo triangula Tetragonica, quorum
duo efficiunt Tetragonum. Et sic Tetragonici tres et duarum stellarum radii duo, implent locum:
forma mixta, ut literà X: vel aliter atiam mixta, ut literà T.
6) Dimissis iam internis coaptandis, Trigonico et Tetragonico, si ad pentagonicum veniamus,
eorum possunt sumi duo, quia superant iuncti 2 rectos: et congruit in locum reliquum
Decagonigus unus: coronatur enim Decagonus pentagonis decem: sed non continuatur purē hac
forma. Vide schema literà Z interiūs.
Huc ergō refer stellam Pentagonicam, cūm sunt Pentagonici tres, et unius stellae radius;
quia cavus stellae angulus capit etiam unum angulum pentagonicum, non minus, quam
Pentagonicorum trium hiatus, capit radium stellae. Vide eadem litera Z exteriυs.
Quamquam ne sic quidem continuatio succedit in infinitum; est enim insociabile huius
sectae regnum, quae paucis suorum adscitis, statim se munit. Ecce formas has duas etiam aliter,
literà Aa.
Quōd si continuare omninō velis, monstra quaedam sunt adsciscenda, duo Decagoni inter
se commissi, extritus in utroque binis Lateribus; fit series structurae quinqungula etiam in
infinità continuatione, sic ut in prima et angustissima quinquangulari serie sint Decagoni
quinque, nullum monstrum intermedium. In seconda laxiori, series lineares Decangolorum
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mediant singulae copula ex binis Decagonus inter se commissi. In tertià singulorum angolorum
loca occupant singulae copulae ex binis Decagonis inter se commissis, quas mediat Decagonus
unus. In quartà stant rursum integri Decagoni in angulis, mediant, binos angulos bini Decagoni,
dispositi aequalibus intervallis. In quinta stant stellae cum singulis extremis radiis in singulis
angulis, implent verō lineas bini Decagoni integri, et in medio, binae commissurae Decagonorum.
Et sic consequenter, unaquaelibet forma quinquangula fert novi aliquid. Structura est
laboriosissima et artificiossima, visenda ad eandem literam Aa.
Huc etiam refer stellam Decangulam, in cuius cavum angulum congruit angulus
Pentagoni; et vicissim radii bini Trideciles, cum binis Pentagonicis congruunt et implent locum
solidum. Haec forma recipit inaequales Pentagonos: et licet sit continuabilis, recipit tamen in
medium vacuos Decagonos hiulcos. Forma est visenda litera Bb.
Pentagonus unus in ternorum planorum in copulam assumi non potest, nam ei angulus
habet sex quintas unius recti, per XXXIII. LIB I, ergō angulis duobus reliquis relinquerentur 14
quintae, cuilibet 7 quintae; qualem nulla figura habet. Nec sumi possunt Hexagoni duo: nam
residuum est etiam Hexagoni angulus et fit forma superiūs relata, cūm nos hic quaeramus
structuras ex duabus speciebus, non ex unicae speciei figuris. Per sequentes plurilateras figuras,
quarum angulus maior est Hexagonicus: uno vero subtracto, minus relinquitur pro duobus
reliquus, quām habent duo Hexagonici. Atqui de iis figuris, quae pauciores et minores habent
angulos, quām Hexagonus, iam anteā transactum nobis est, quae et quot esse possint, quando
terni sternunt planitiem.

[ita] Il piano è riempito in sei modi dagli [angoli] piani da figure di due tipi; in due modi con 5
angoli, in un modo con 4 e in tre modi con 3.
Le figure infatti non possono unirsi sei alla volta, perché l’angolo di una di queste sarebbe
maggiore di quello trigonico: essendo la grandezza di tale angolo due terzi di uno retto, se lo si
prende sei volte si formano dodici terzi di un angolo retto, o quattro retti.
Se fosse maggiore uno di questi sei, perché una figura abbia più [di tre] lati, quattro angoli
retti sarebbero superati e il piano non sarebbe ricoperto, per il XVI [capitolo] di questo libro.
1) Invero cinque figure si associano, se a quattro angoli trigonici si congiunge un angolo che
eguaglia due angoli trigonici, di tale genere è l’angolo esagonico; tale forma è alla lettera L.
2) O con tre angoli trigonici si congiungono due angoli tetragonici; poiché questi equivalgono
ad altri tre angoli trigonici. La forma è come in M o come in N, se continua uniformemente, o
come in O se di continuazione difforme.
E se si aggiungono due angoli trigonici a tre tetragonici, questi già superano quattro angoli
retti; e di molto se due angoli maggiori sono uniti a due trigonici.
3) Invero quattro angoli di due specie si associano se a due trigonici sono uniti due esagonici.
Come in P o come in R.
In qualsiasi altro modo verrà unita una quaterna si formerà sempre di più o di meno di
quattro angoli retti, non riuscendo a coprire il piano.
Se allora congiungiamo tre angoli, disponendoli affinché non ci siano più di due specie, per
primo non potranno essere due trigonici, né due tetragonici, questi infatti non supereranno
due angoli retti, lasciando un terzo angolo che nessuna figura riempie.
4) Posto allora tra i tre angoli uno trigonico, si associano due dodecagonici.
È possibile la continuazione di tale forma senza l’aggiunzione di altri angoli. Tale forma è
visibile alla lettera S.
Qui consideriamo la stella a dodici punte secondo quel principio che il suo angolo cavo è
uguale all’[angolo] trigonico: così si scompone il dodecagono nella stella e dodici triangoli;
quindi cinque angoli trigonici e due raggi di due stelle completano il piano. La forma,
continuabile, si vede alla lettera T.
5) Preso tra i tre un angolo tetragonico, si possono associare due ottagoni; tale forma è
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continuabile e si osserva alla lettera V.
Adesso consideriamo la stella a otto punte, secondo quel principio che il suo angolo cavo
equivale a uno tetragonico: così si divide l’ottagono in stella e otto triangoli rettangoli, dei
quali due formano un quadrato.
E così tre tetragonici e due raggi di due stelle completano il piano. Con una forma mista, come
alla lettera X, o con un’altra forma mista, come alla lettera T.
6) Abbandonati il quadrato e il triangolo nella trattazione delle terne, se perveniamo al
pentagono, di questo ne possono essere presi due, poiché uniti superano due angoli retti e
nello spazio rimanente si inserisce un decagono: il decagono infatti è circondato da dieci
pentagoni; però non può essere continuato in questa forma così com’è. Vedi schema alla
lettera Z più a fondo.
Adesso consideriamo la stella pentagonica; siccome vi sono tre angoli pentagonici e una punta
della stella, poiché l’angolo cavo della stella è pari a un angolo pentagonico, nondimeno lo
spazio [lasciato] da tre angoli pentagonici uniti è pari alla punta della stella. Vedi la parte più
esterna della lettera Z.
Tuttavia questa sequenza non continua all’infinito; infatti è insociabile il dominio di questa
categoria che, aggiunti pochi elementi dei propri, immediatamente si fortifica. Ecco le due
diverse forme alla lettera Aa.
Se si vuole continuare veramente questa sequenza, si deve ammettere qualche errore. Si
uniscono due decagoni tra loro, togliendo ad entrambi due lati; ne viene fuori una serie di
strutture a cinque angoli in ripetizione infinita: così come nella prima e più stretta tra le serie
di cinque angoli ci sono cinque decagoni, nessuna irregolarità intermedia. Nella seconda più
ampia le serie lineari di decagoni s’interpongono a una singola coppia di due decagoni uniti
tra loro. Nella terza i luoghi dei singoli angoli sono occupati da una singola coppia di due
decagoni uniti tra loro, completata da un singolo decagono. Nella quarta decagoni integri
stanno nuovamente agli angoli e due decagoni completano due angoli, disponendosi a
intervalli regolari. Nella quinta le stelle con le singole estremità stanno agli angoli e due
decagoni integri completano le linee, stando nel mezzo altri due decagoni uniti. E così di
conseguenza, tale struttura porta qualcosa di nuovo. Questa struttura è complicatissima e
molto artistica. Si veda alla lettera Aa.
Adesso consideriamo la stella Decagonale, nell’angolo cavo della quale si inserisce un angolo
pentagonico; a loro volta due punte della stella, tre decimi di un angolo retto, si associano con
due angoli pentagonici e ricoprono il piano. Questa forma accoglie pentagoni di diversa
grandezza e si può continuare, prendendo nel mezzo decagoni aperti e spezzati. La forma è
osservabile alla lettera Bb.
Un solo pentagono non può essere preso in considerazione nella composizione delle terne del
piano, infatti il suo angolo è sei quinti di uno retto, (per il XXXIII, libro I), lasciando ai due
angoli restanti quattordici quinti di uno retto, sette quinti ciascuno, dimensioni di un angolo
che nessuna figura possiede.
Neanche possono essere presi in considerazione due esagoni: infatti l’angolo restante è
sempre uno esagonico e si creerebbe la forma già descritta, mentre noi adesso cerchiamo le
strutture composte da due specie diverse di figure, non da una specie unica.
Per le seguenti figure con più lati, l’angolo delle quali è maggiore di uno esagonico, se si
sottraggono due angoli da quattro retti, si lascia meno di uno esagonico al restante; sottratto
un angolo viene lasciato al restante meno della grandezza di due esagonici. Pertanto di queste
figure, che hanno gli angoli minori di quelli dell’esagono abbiamo trattato precedentemente,
quali e quante possano essere, quando tre per volta completano il piano.

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XX. PROPOSITIO
[lat] Ex planis angulis trium specierum, locus planus congruē impletur quater.
Hic non tolerantur tres pluresvē trigonici; faciunt enim tres anguli Trigonici duos rectos;
relinquitur minus, quam facit summa minimorum postillos, Tetragonici sc. Et Pentagonici. Ob id
neque duobus Trigonicis sociandi duo Tetragonici, aut majores, quia non relinqueretur satis
spacij pro angulo figurae tertiae speciei.
Ergō si Trigonici sint duo, et Tetragonicus unus; sociabitur illis Dodecagonicus; non
tamen continuatur Forma: vide literis Cc. Dd. Ee, tres formas, omnes ad primum casum pertines.
Huc etiam stella Dodecagonica referatur, ut suprā. Nam quatuor Trigonici, unus
Tetragonicus et unus stellae radius implebunt locum. Ecce formas Ff. Gg. Hh.
Trigonicis duobus si Pentagonicus unus jugantur, residuum erit incongruum, 32 decimae
quintae, nullus enim angulus habet 16 decimas quintas. Sin unus addatur Hexagonicus trigonicis
duobus, residuus etiam Hexagonicus erit, et forma erit una ex superioribus. Non poterunt igitur
porrō esse bini Trigoni.
Ergō si sit Trigonicus unus, ei tres Tetragoni non addentur, nimium enim conflatur: nec
spacij satis angulo tertiae speciei relinquitur.
Addantur uni Trigenico duo Tetragonici, in residuum ad quatuor rectis congruos
Hexagonicus; forma duplex, Literis Ii continuabilis, Kk non continuabilis fine mixtura. Estque hic
casus secundus.
Trigonicus unus cum Pentagonicis duobus non jungitur, restat enim hiatus 14
quindecimarum unius recti, alienus ā Regularibus figuris: nec cūm Pentagonico uno, rursum
enim restant 32 quindecimae, cum nulla regularis figura habeat 16 quindecimas: nec cum
Hexagonico uno; faciunt enim 2 rectos, cum nullus solus angulus fiat tantus; dimidium vero hujus
sit quantitas Tetragonici, de quo jam est actum: nec cum Heptagonico vel Octagonico, vel
Enneagonico, singulis; restarent enim pro angulo tertiae speciei figurarum, vel 40 unesvicesimus,
vel 11 sextae, vel 16 nonae, quales nulla Regularis figura habes.
Ergō Trigonicus unus cum Decagonico uno compositus, relinquit hiatum 26 quindecimas,
quantus est Pentekaedecagonicus. Hic est quidem congruentia sed inchoata saltem. Nam
Pentekaedecagonus est imparilatera; quare per XVII. miscentur diversae concursuum species, in
eiusdem figurae angulis Decagonus quidem pari numero laterum, praecingi posses alternis
Trigono et Pentekaedecagono, sed statim duo tale Petekaedecagoni in se mutuo incurrunt, seque
impediunt.
Ulterium Trigonicus cum Hendecagonico non potest jungi, relinquuntur enim 56
Tresettricesimae, qualem angulum nullua figura Regularis habet.
Denique Trigonicus cum Dodecagonico relinquit hiatum Dodecagonicum, de qua forma
jam est dictum.
Si trigonicus majoribus jungeretur, minor fieres hiatus, cum de minoribus jam sit actum.
Et sic transactum est cum Trigonico, inter tres species admittendo.
Tetragonici anguli plures uno, ablati ā 4 rectis, non reliquunt satis spatij pro duarum
specierum duobus angulis, quippe qui juncti majores fierent duobus rectis.
3. Tetragonicus unus, junctus uni Pentagonico, relinquit hiatum pro Icosigonico. Sociatur
igitur Icosigonicus omnibus angulis, congruitque legitimē: at non continuatur hic ordo versus
exteriora. Est ergō congruentia imperfecta. En figuram litera Ll. Hic tertius casus est.
4. Tetragonicus Hexagonico junctus, hiatum relinquit pro Dodecagonico. Ecce figuram
litera Mm: Hic quartus et ultimus est casus.
Huc refer stellam Dodecagonicam, quam implent duodecim Trigoni: ut sic quatuor ad
implendam soliditatem, duo Trigonici, Tetragonicus, Hexagonicus, et radius stellae. Ecce figuram
litera Nn
Tetragonicus Heptagonico additus, relinquit hiatum 11 septimas, qualem angulum nulla
habet figura Regularis. Additus Octogonico, relinquit hiatum Octogonicum: de qua forma suprā.
13

Transactum igitur est cum Tetragonico.
Pentagonicus cum Hexagonico, relinquit hiatum 22 quindecimas: cum Heptagonico, 48
tricesimas quintas: cum Octagonico, 13 decimas, cum nullius regularis figurae tantus sit angulus:
et jam hiatus incipit esse minor angulo Octagonico qui est 15 decimae. Atqui nos jam illas
absolvimus, que sunt minorum angulorum. Transactum igitur est cum Pentagonico.
Hexagonicus triplex implei locum planum, ergō non potest misceri cum duobus se
majoribus. Et sic transactum est cum mistione trium figurarum.

[ita] Il piano è riempito dalla congruenza di angoli di tre specie in quattro modi.
Non sono consentiti tre o più angoli trigonici: 3 angoli trigonici formerebbero due angoli retti,
rimarrebbe meno di quanto non faccia la somma dei più piccoli tra gli angoli successivi: gli
angoli tetragonici e pentagonici. Perciò non si devono unire due angoli tetragonici o maggiori
a due angoli trigonici, poiché non rimarrebbe sufficiente spazio per l’angolo della figura di
terza specie.
Allora se gli angoli trigonici sono 2 e l’angolo tetragonico è uno, ad essi si assocerà l’angolo
dodecagonico: tuttavia la forma non si continua, vedi lettere Cc. Dd. Ee., tre forme tutte
inerenti al primo caso.
Qua è riportata, dunque, la stella dodecagonica, come sopra. Infatti 4 angoli trigonici, 1 angolo
dodecagonico e un raggio di stella riempiono lo spazio. Ecco le figure Ff. Gg. Hh.
Se un angolo pentagonico è unito a due angoli trigonici, il restante spazio sarà incongruo: 32
quindicesimi [di un angolo retto]; infatti nessun angolo ha sedici quindicesimi2. Se un angolo
esagonico è aggiunto a due angoli trigonici, il residuo sarà anch’esso un angolo esagonico, e la
figura sarà una di quelle di sopra. D’ora in poi non potranno più esserci due trigoni.
Allora se vi è un angolo trigonico, non si aggiungeranno a lui 3 tetragoni, infatti aumenterebbe
in modo eccessivo: non rimarrebbe sufficiente spazio per l’angolo di terza specie.
Si aggiungano 2 angoli tetragonici ad un angolo trigonico, e li si sottragga da 4 angoli retti, il
congruente è un angolo esagonico; duplice forma, lettera Ii continuabile, lettera Kk non
continuabile senza aggiunte. Questo è il secondo caso.
Un angolo trigonico non si unisce né con due angoli pentagonici, resterebbe infatti uno spazio
vuoto di 14 quindicesimi di un angolo retto, non appartenente alle figure regolari, né con un
angolo pentagonico, altrimenti resterebbero 32 quindicesimi dal momento che nessuna figura
regolare possiede 16 quindicesimi; né con un angolo esagonico: formerebbero infatti 2 angoli
retti, e nessun angolo da solo vale così tanto; in realtà la metà di questi è l’ampiezza di un
angolo tetragonico, di cui si è già trattato; né con l’angolo ettagonico o ottagonico o
ennagonico da soli: resterebbe infatti per l’angolo di figure di terza specie o 40 ventunesimi, o
11 sesti, o 16 noni che nessuna figura regolare possiede.
Allora un angolo trigonico accostato ad un angolo decagonico, lascia uno spazio vacante di 26
quindicesimi, quanto è l’angolo pentadecagonico. Questa è certamente una congruenza, ma
quanto meno imperfetta. Infatti il pentadecagono ha un numero dispari di lati, per cui per la
propositio XVII si mischiano specie diverse nello stesso angolo della figura.
Il decagono, che ha un numero pari di lati, potrebbe essere circondato alternando trigoni e
pentadecagoni, ma due pentadecagoni immediatamente si urterebbero reciprocamente e si
ostacolerebbero.
In più, un angolo trigonico non può essere unito ad un angolo endecagonico, infatti
rimarrebbero 56 trentatreesimi, e nessuna figura possiede questo angolo.
Infine un angolo trigonico con un angolo dodecagonico lascia uno spazio vuoto di un angolo
dodecagonico, della cui figura si è già trattato.

2 Nel testo di Keplero la cifra indicata (32/15) risulta errata, perché il valore esatto è in realtà 22/15; di

conseguenza il successivo valore numerico sarà 11/15 anzichè 16/15 come erroneamente indicato.
14

Dal momento che è stato già trattato degli angoli minori, se un angolo trigonico si aggiunge a
maggiori, minore sarà lo spazio vuoto. E così, si è concluso con l’angolo trigonico, con la
combinazione tra tre specie.
Più angoli tetragonici di uno, sottratti a 4 angoli retti, non lasciano abbastanza spazio per due
angoli di due specie, dal momento che gli uniti sarebbero maggiori di due angoli retti.
Un angolo tetragonico, unito ad un angolo pentagonico, lascia uno spazio per un icosagono. Si
unisce allora un angolo icosagonico in tutti gli angoli e si incontreranno in accordo con le
regole: questa serie non viene continuata verso l’esterno. È dunque una congruenza
imperfetta. In figura la lettera Ll. Questo è il terzo caso.
Un angolo tetragonico, unito ad un angolo esagonico, lascia uno spazio vuoto per un angolo
dodecagonico. Ecco la figura alla lettera Mm: questo è il quarto ed ultimo caso.
Qui si consideri la stella dodecagonica, che 12 trigoni riempiono, così quattro angoli si
incontrano per riempire la totalità: 2 angoli trigonici, 1 angolo tetragonico, 1 angolo esagonico
e un raggio di stella. Ecco la figura Nn.
Un angolo tetragonico, unito ad un angolo ettagonico, lascia uno spazio vuoto di 11 settimi,
angolo che nessuna figura regolare possiede. Unito ad un angolo ottagonico lascia uno spazio
vuoto di un angolo ottagonico: di questa forma si è discusso sopra.
Insomma, si è concluso con l’angolo tetragonico.
L’angolo pentagonico con l’angolo esagonico lascia uno spazio vacante di 22 quindicesimi, con
l’angolo ettagonico di 48 trentacinquesimi, con l’angolo ottagonico di 13 decimi: con nessuna
figura vi è un tale angolo, e già lo spazio vuoto comincia ad essere minore dell’angolo
ottagonico, che è 15 decimi. Ebbene, abbiamo già condotto a termine quelli che sono di angolo
minore. Si è dunque terminato con l’angolo pentagonico.
L’angolo esagonico, moltiplicato tre volte, riempie un piano, allora non si può unire a due
figure maggiori di sé. Si è così terminato con l’accoppiamento delle tre figure.

XXI. PROPOSITIO
[lat] Quattuor vel plurium specierum figurae planae, non congruunt angulis singulis ad
implendum locum solidum.
Minimi enim anguli quattuor sunt hi, Trigonicus, Tetragonicus, Pentagonicus,
Hexagonicus. At horum primus et ultimus aequant duos rectos, secundus est rectus, tertius verō
superat rectum una parte quinta unius recti. Sunt igitur juncti majores quatuor rectis: quare per
XVI, non congruunt. Multo magis igitur superabuntur quatuor recti ā majoribus angulis.

[ita] Figure piane di quattro o più specie non formano una congruenza nei singoli angoli per
riempire lo spazio. Infatti i quattro angoli più piccoli sono quelli del trigono, del tetragono, del
pentagono, dell'esagono. Il primo e l'ultimo di questi eguagliano due angoli retti, il secondo di
questi è retto, il terzo invece supera un angolo retto di un quinto [dell'angolo retto]. Dunque
insieme [questi angoli] sono più grandi di quattro angoli retti: perciò per la XVI propositio non
formano una congruenza. Quattro angoli retti vengono superati molto di più da angoli
maggiori [più grandi di quelli delle figure analizzate].

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FIGURE


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