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Italia ed Europa, storia e cifre.

Volendo indagare i limiti oggettivi delle società contemporanee non si può non prendere come
presupposto che ogni bambino dato alla luce deve muoversi entro determinati rapporti sociali,
necessari e indipendenti dalla sua volontà. Ammesso che la produzione (di beni e servizi) è
fondamentale per il perpetuarsi della società, dei rapporti sopra citati hanno un ruolo
particolarmente chiave quelli di produzione poiché sono loro che caratterizzano una determinata
fase di sviluppo storico. Fatta questa premessa è facile comprendere perché Marx identifichi nella
struttura economica la base reale sulla quale si sviluppano le varie sovrastrutture politiche,
giuridiche e religiose.
Uno dei punti su cui bisogna necessariamente riflettere, prima di definire se la classe al potere sia
dirigente o dominante, sono i fini macroeconomici perseguiti da questa oligarchie e sono
fondamentalmente due: il denaro o l’uguaglianza. Esaminando la situazione attuale non è difficile
notare quanto lo Stato non sia il garante del benessere sociale e quanto l’egualitarismo sia ormai
lontano dall’ essere un obbligo morale.
Oggi l’ Italia e gli altri membri dell’ Unione Europea si trovano immersi in una fase di
mondializzazione della produzione, una vera e propria competizione globale fatta passare come
liberalizzazione dei mercati. La verità tuttavia è che la competitività e la produttività sono due
caratteristiche strutturali di questa forma di organizzazione della società che è il capitalismo e la
mondializzazione ne rappresenta solo sia la causa che l’effetto.
Prendendo in considerazione la situazione europea dagli albori dell’ età moderna, quando
tramontate le vecchie strutture feudali sorgevano le grandi monarchie nazionali, con un processo
di accentramento del potere, si cominciavano a configurare i primi Stati-nazione e entravano in
concorrenza tra loro con guerre sanguinose, nello Stivale si giungeva gradualmente a un equilibrio
che si reggeva su un elaborato contrappeso di egoismi di piccoli staterelli. L’ analogia con il mondo
di oggi sta nel fatto che il potere reale ed effettivo era concentrato in ristrette oligarchie di
mercanti e banchieri, lo dimostra il fatto che qualora avessero smesso, per qualsiasi ragione, di
finanziare il governo, lo avrebbero reso insolvente e ciò avrebbe permesso ad un’ altra famiglia o
fazione o partito di comandare. Pertanto nella penisola italica, gli interessi economici dall’inizio
dell’età moderna, passando per l’ unificazione dei Savoia e fino alla attuale campagna elettorale
hanno sempre guidato le scelte politiche anche se il chiuso egoismo nei confronti dei ceti popolari
ha trovato un nome (Austerity) e giustificazioni “scientifiche” solo negli ultimi anni.
Proprio per questi motivi bisogna chiedersi se in una società ,dove denaro è potere e tutto viene
subordinato al mercato, è possibile parlare di democrazia (politica) in un mondo nel quale la
democrazia economica è ben lontana dall’esistere se si considera che solo otto paperoni hanno
più denaro di quello posseduto da 3 miliardi di persone.
Se si ha la coscienza di accettare il fatto che non vi sono piu le condizioni per ripristinare un nuovo