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LA mAturità
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Domande e risposte di letteratura italiana
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“ Fresca rosa novella,
piacente primavera,
per prata e per rivera
gaiamente cantando,
vostro fin presio mando – a la verdura.„
Guido Cavalcanti, Rime (XIII secolo)

Così si apre una ballata di Guido Cavalcanti, uno dei fondatori della tradizione letteraria italiana.
Sulla scorta di Rosa fresca aulentissima, precedente opera degli stessi autori, il titolo conferma la visione della storia
della letteratura come passaggio di mano in mano di una stessa, incantevole, rosa, come il farsi di una tradizione in cui i
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LA mAturità
in 50 domAnde
Domande e risposte di letteratura italiana
Preparazione all’Esame di Stato con Fresca rosa novella
© Loescher Editore - Torino 2015
http://www.loescher.it

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Ristampe
6 5 4 3 2 1 N
2020 2019 2018 2017 2016 2015

ISBN 9788858313039

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Coordinamento editoriale: Paola Sanini, Aldo Simeone


Redazione: Giorgia Terruli
Realizzazione tecnica: Giorcelli & C. snc - Torino
Copertina: Leftloft – Milano/New York
Stampa: Grafica Veneta Spa - Via Malcanton 2 - 35010 Trebaseleghe (PD)
INDICE 3

Leopardi .............................................................................................................................................................................................................................................. 7
Domanda n. 1 Illustra le caratteristiche della fase del cosiddetto “pessimismo storico” e
la poetica leopardiana di questo periodo ................................................................................................... 7
Domanda n. 2 Spiega in che cosa consiste il cosiddetto “pessimismo cosmico”, mettendo
in evidenza le riflessioni e le teorie filosofiche che ne determinano il pas-
saggio dal “pessimismo storico”.............................................................................................................................. 8
Domanda n. 3 Spiega in che cosa consiste la “teoria del piacere” indicando i presupposti
filosofici e i suoi legami con la “poetica del vago e dell’indefinito” .......................... 9
Domanda n. 4 Spiega il titolo e definisci i temi trattati nella Ginestra ............................................................ 10

Il Naturalismo ............................................................................................................................................................................................................................ 11
Domanda n. 5 Illustra le caratteristiche del Naturalismo ................................................................................................ 11

La Scapigliatura ....................................................................................................................................................................................................................... 12
Domanda n. 6 Definisci le caratteristiche della Scapigliatura .................................................................................... 12

Verga ........................................................................................................................................................................................................................................................ 14
Domanda n. 7 Illustra le tecniche narrative innovative di Verga ............................................................................ 14
Domanda n. 8 Illustra in quale spazio e tempo si svolgono le vicende dei Malavoglia e
quali sono i principali significati del testo ................................................................................................ 16
Domanda n. 9 Analizza il romanzo Mastro-don Gesualdo dal punto di vista strutturale,
tematico, stilistico ................................................................................................................................................................... 17

Il Verismo .......................................................................................................................................................................................................................................... 18
Domanda n. 10 Illustra le principali caratteristiche del Verismo italiano ...................................................... 18

Il Decadentismo ...................................................................................................................................................................................................................... 19
Domanda n. 11 Spiega quali sono le caratteristiche essenziali del Decadentismo ............................ 19
Domanda n. 12 Individua gli atteggiamenti tipici degli artisti decadenti ...................................................... 20

Baudelaire ....................................................................................................................................................................................................................................... 21
Domanda n. 13 Spiega in che cosa consiste la modernità della raccolta poetica di Charles
Baudelaire Les fleurs du mal e le sue caratteristiche ..................................................................... 21
4 Il Simbolismo .............................................................................................................................................................................................................................. 22
Domanda n. 14 Definisci le caratteristiche del movimento poetico del Simbolismo ...................... 22
Domanda n. 15 Spiega che cosa si intende per “poeta veggente” ........................................................................... 23

D’Annunzio ..................................................................................................................................................................................................................................... 24
Domanda n. 16 Ricostruisci in sintesi le fasi principali della biografia di d’Annunzio .................... 24
Domanda n. 17 Fai una breve analisi del romanzo Il piacere e definisci il profilo del suo
protagonista ..................................................................................................................................................................................... 25
Domanda n. 18 Illustra il progetto delle Laudi, analizzando la centralità di Alcyone sotto il
profilo tematico, strutturale e linguistico ................................................................................................. 26
Domanda n. 19 Indica quali sono le caratteristiche principali della “fase notturna” della
prosa dannunziana ................................................................................................................................................................... 27

Pascoli ................................................................................................................................................................................................................................................... 28
Domanda n. 20 Illustra in sintesi le principali opere e i temi di Giovanni Pascoli ............................... 28
Domanda n. 21 Quali sono le principali idee poetiche contenute ne Il Fanciullino di Giovanni
Pascoli? E quali le radici culturali alla base della sua composizione? .................... 29
Domanda n. 22 Perché si parla di poetica delle cose per Pascoli? ............................................................................ 30
Domanda n. 23 Fai il punto sulla lingua di Pascoli, cogliendo gli aspetti di novità introdotti
dal poeta all’interno della tradizione poetica italiana ............................................................... 31
Domanda n. 24 Confronta le due maggiori raccolte poetiche di Pascoli, Myricae e I canti di
Castelvecchio, evidenziandone gli elementi comuni e le principali differenze
a livello tematico e stilistico ....................................................................................................................................... 32

Il Futurismo ................................................................................................................................................................................................................................... 33
Domanda n. 25 Commenta i principali punti programmatici del Futurismo teorizzati da
Marinetti sul Manifesto del 1909 ............................................................................................................................. 33

Le avanguardie storiche ............................................................................................................................................................................................. 34


Domanda n. 26 Cosa si intende per avanguardia e quali furono le principali avanguardie
storiche in Europa e in Italia? .................................................................................................................................... 34

Svevo ........................................................................................................................................................................................................................................................ 35
Domanda n. 27 La figura dell’inetto è una costante nella produzione letteraria di Svevo.
Illustrane le caratteristiche .......................................................................................................................................... 35
Domanda n. 28 La coscienza di Zeno è un romanzo innovativo. Approfondisci gli aspetti che
costituiscono la novità del romanzo ................................................................................................................. 36

Pirandello ......................................................................................................................................................................................................................................... 37
Domanda n. 29 Nel saggio del 1908 L’umorismo Pirandello getta le basi della sua poetica.
Illustra il saggio e le idee trattate in esso ................................................................................................. 37
Domanda n. 30 Quali costanti si ritrovano nei romanzi pirandelliani, che ne costituiscono 5
la modernità? .................................................................................................................................................................................. 38
Domanda n. 31 Fai il punto sul teatro di Pirandello illustrando le caratteristiche delle varie
fasi e soffermandoti sul metateatro pirandelliano: significato, principali in-
novazioni, testi chiave ........................................................................................................................................................ 39

Gadda ..................................................................................................................................................................................................................................................... 41
Domanda n. 32 Illustra il pensiero e la poetica di Gadda ..................................................................................................... 41
Domanda n. 33 La lingua di Gadda è una miscela originale e complessa, espressione diretta
del suo sguardo sul mondo. Analizzala, individuando le sue diverse compo-
nenti ........................................................................................................................................................................................................... 42

I Crepuscolari .............................................................................................................................................................................................................................. 43
Domanda n. 34 Quali sono i tratti comuni della poesia crepuscolare in Italia? ........................................... 43

Gozzano ............................................................................................................................................................................................................................................... 44
Domanda n. 35 La vita, le opere e la poetica di Guido Gozzano .................................................................................. 44
Domanda n. 36 Di Gozzano è stato detto che per primo è riuscito ad “attraversare d’An-
nunzio” per giungere a un territorio suo. Quale è stata l’influenza di d’An-
nunzio su questo autore? ................................................................................................................................................ 46

Campana ............................................................................................................................................................................................................................................ 47
Domanda n. 37 I Canti orfici di Dino Campana si segnalano per l’originalità, a cominciare
dal titolo. Illustrane struttura, temi e stile, soffermandoti anche sulla con-
cezione della poesia di questo autore ............................................................................................................ 47

Ungaretti ........................................................................................................................................................................................................................................... 48
Domanda n. 38 Delinea sinteticamente le tre fasi della poesia ungarettiana ......................................... 48
Domanda n. 39 Illustra l’importanza delle raccolte di Ungaretti Il Porto Sepolto e Allegria
di Naufragi per la poesia italiana del Novecento, soprattutto a livello for-
male ............................................................................................................................................................................................................ 49
Domanda n. 40 Quale importanza riveste la dimensione autobiografica nella poesia di
Ungaretti? ............................................................................................................................................................................................ 50

Montale ............................................................................................................................................................................................................................................... 51
Domanda n. 41 Qual è il significato del titolo della raccolta poetica di Montale Ossi di sep-
pia? Perché è emblematico di tutta la poetica di Montale? .............................................. 51
Domanda n. 42 Fai il punto sulle raccolte poetiche di Montale dopo Ossi di seppia e sui temi
in esse trattati ............................................................................................................................................................................... 52
6 Saba ........................................................................................................................................................................................................................................................... 53
Domanda n. 43 Quali sono i modelli e gli influssi culturali che hanno agito in maniera pre-
ponderante sulla poesia di Saba? .......................................................................................................................... 53
Domanda n. 44 Fai il punto sul Canzoniere di Saba, analizzando in particolare la struttura,
i temi, i modelli letterari e culturali, lo stile .......................................................................................... 54

Fenoglio .............................................................................................................................................................................................................................................. 56
Domanda n. 45 Nella narrativa di Fenoglio sono importanti due filoni tematici: la guer-
ra partigiana e il mondo contadino delle Langhe. Analizza la produzione
dell’autore sulla scorta di questa indicazione critica .................................................................. 56

Pavese ................................................................................................................................................................................................................................................... 57
Domanda n. 46 Pavese ha elaborato una poetica originale nel panorama della narrativa
post-bellica. Esponi i tratti salienti di tale poetica ....................................................................... 57

Pasolini ................................................................................................................................................................................................................................................ 58
Domanda n. 47 In che cosa consiste la contaminazione linguistica fra materia bassa e cul-
tura alta che si riscontra in tutti i generi (poesia, prosa, saggistica e lin-
guaggio cinematografico) praticati da Pasolini? ................................................................................ 58
Domanda n. 48 Indica come nel romanzo Ragazzi di vita si ritrovino molti degli interessi
di Pasolini, legati tanto ad aspetti tematici e contenutistici che formali:
l’interesse verso gli umili e i diseredati, la coralità, lo sperimentalismo lin-
guistico .................................................................................................................................................................................................... 59

Calvino .................................................................................................................................................................................................................................................. 60
Domanda n. 49 Dalla fase realistica dei libri d’esordio a Palomar: metti in evidenza i pas-
saggi che scandiscono l’evoluzione narrativa e delle poetiche dell’autore 60
Domanda n. 50 Analizza le caratteristiche principali del linguaggio di Calvino ...................................... 61
LEOPARDI 7

dOmaNda 1
Illustra le caratteristiche della fase del cosiddetto “pessimismo storico”
e la poetica leopardiana di questo periodo.

Nella prima fase del suo pensiero, che coincide con gli anni 1816-19, Leo-
pardi attribuisce alla natura una funzione benigna e consolatoria: essa
ha voluto infatti donare all’uomo le illusioni (l’amore, l’amicizia e la gloria)
per alleviare la sua pena di stare al mondo. Leopardi si rende però conto
che il progresso dell’epoca moderna e l’attitudine alla conoscenza razionale
della realtà hanno distrutto le illusioni, rivelandone l’aspetto ingannevole, e
hanno collocato l’uomo moderno in una condizione di maggiore in-
felicità rispetto all’antico, che viveva una vita intensa e ricca di passioni in
armonia con la Natura. Questa fase del pensiero leopardiano è definita “pes-
simismo storico” nel senso che la condizione di infelicità viene vista come
tipica dell’età sua contemporanea, esito di un processo di corruzione,
che ha portato l’uomo ad allontanarsi dalla Natura nel corso della storia.
8 LEOPARDI

dOmaNda 2
Spiega in che cosa consiste il cosiddetto “pessimismo cosmico”, met-
tendo in evidenza le riflessioni e le teorie filosofiche che ne determina-
no il passaggio dal “pessimismo storico”.

L’allontanamento dalla religione cattolica e il progressivo avvicinamento di


Leopardi a teorie materialistiche e meccanicistiche, già a partire dagli anni
Venti, fanno entrare in crisi l’idea della Natura vista come benigna. La Natu-
ra, retta da leggi proprie, si rivela del tutto indifferente nei confronti dei
mali e delle sofferenze umane. È una forza maligna, avversa al genere
umano, ed è individuata come principale responsabile dell’infelicità dell’uo-
mo. Il pessimismo nel pensiero di Leopardi diventa “cosmico” quando l’in-
felicità è scoperta come dato costante, oggettivo, universale, riscontrabile in
ogni epoca e in ogni luogo, perché strutturale della condizione umana e non
di una singola epoca storica. I meccanismi della Natura sono finalizzati alla
conservazione del sistema, non delle sue singole parti.
LEOPARDI 9

dOmaNda 3
Spiega in che cosa consiste la “teoria del piacere” indicando i presup-
posti filosofici e i suoi legami con la “poetica del vago e dell’indefinito”.

L’uomo, secondo la concezione leopardiana, desidera un piacere infinito


per estensione e per durata, ma poiché i sensi di cui è dotato sono limitati
e insufficienti, nessuno dei piaceri umani può soddisfare tale esigenza. L’i-
nappagamento quindi è una delle principali cause dell’infelicità umana:
l’uomo vive un senso di vuoto, un’insoddisfazione costante nello scarto fra
la sua aspirazione al piacere e la sua impossibilità di coglierlo. Questa è la
cosiddetta teoria del piacere alla cui base risultano evidenti le tracce del
sensismo, la corrente settecentesca che considera la conoscenza come rie-
laborazione dei dati raccolti dai sensi.
Poiché il piacere è irraggiungibile, come abbiamo visto, l’uomo se lo con-
figura nell’immaginazione: la realtà immaginata compensa in parte una
vita che è caratterizzata da infelicità e noia. Ciò che stimola l’immagina-
zione è tutto ciò che è vago e indefinito, lontano e ignoto. Leopardi quin-
di nello Zibaldone elenca una serie di aspetti di grande forza evocativa,
che stimolano l’immaginazione: la vista impedita da un ostacolo come una
siepe, un albero, una torre, un filare d’alberi che si perde all’orizzonte, un
declivio di cui non si riesce a vedere la fine… Contemporaneamente esistono
suoni “poetici”: un canto che vada a poco a poco allontanandosi, un canto
che giunge all’esterno dal chiuso di una stanza, il muggito degli armenti che
echeggia per le valli, lo stormire del vento tra le fronde…
Il bello poetico consiste quindi nel vago e nell’indefinito, e si manifesta
in immagini, suoni e parole suggestivi, capaci di evocare sensazioni che ci
hanno affascinato da fanciulli (“teoria della rimembranza”).
10 LEOPARDI

dOmaNda 4
Spiega il titolo e definisci i temi trattati nella Ginestra.

La ginestra, composta nel 1836 a Villa Ferrigni, sulle falde del Vesuvio, co-
stituisce l’epilogo ideale dei Canti, il punto più complesso dell’esperienza
poetica e meditativa di Leopardi. L’unicità del canto si avverte già dalla sua
estensione (317 versi), anomala rispetto alle altre liriche della raccolta.
La ginestra attecchisce in luoghi deserti e impervi, come le falde laviche del
Vesuvio, abbellisce con la sua forza cromatica (giallo), profuma e si oppone
alla potenza distruttrice della Natura. Il suo atteggiamento coraggioso
e mai rassegnato è un modello di comportamento per l’uomo. Di fronte
all’ostilità della Natura l’uomo è chiamato infatti a non arrendersi, a non ce-
dere alle illusioni, ma ad accettare e vivere con dignità e coraggio la propria
condizione.
Nella lirica Leopardi riconosce la possibilità di un progresso non nel
senso tradizionale, ma come evoluzione verso una società più giusta, che
garantisca rapporti umani fra gli uomini. Gli uomini inoltre devono acqui-
sire consapevolezza della malignità della Natura e coalizzarsi contro la loro
comune nemica, unendo le loro forze in una social catena, un’alleanza che
porti a una società più giusta. Anche se la condizione umana resta infelice,
l’uomo viene confortato dai suoi simili. L’intellettuale ha il compito di dif-
fondere questo messaggio. Nell’ultima strofa viene richiamata l’immagine
iniziale della ginestra, che abbellisce i luoghi desertici con i suoi cespugli
profumati. Sopraffatta dalla lava piegherà il capo senza opporre resistenza,
accettando con dignità il proprio destino, consapevole di non essere im-
mortale.
IL NATURALISMO 11

dOmaNda 5
Illustra le caratteristiche del Naturalismo.

La tendenza del Positivismo a fondare le conoscenze e le indagini su basi


scientifiche e su dati certi coinvolge anche la letteratura. Il Naturalismo
è infatti il modo in cui la letteratura si propone di condurre un’indagine
scientifica sull’uomo, partendo dal presupposto dell’esistenza di leggi che
regolano l’andamento della società e del comportamento individuale: le leg-
gi e i fattori, derivati dalla filosofia di Hyppolite Taine, sono race, milieu e
moment (ereditarietà dei caratteri, ambiente, momento storico).
I naturalisti francesi identificano nel romanzo la strada per tentare
questa singolare ricerca sulla psicologia e sulle relazioni umane. Il roman-
zo dovrà acquisire una connotazione “realistica” per indagare le dinamiche
della società e per incrementare le conoscenze dell’uomo; il narratore dovrà
quanto più possibile “scomparire” e rinunciare all’onniscienza, mostrandosi
estraneo alla vicenda e astenendosi da commenti e giudizi per “fotografare”
la realtà in maniera obiettiva e rigorosa.
Nel saggio Il romanzo sperimentale (1880) Èmile Zola dà la sistemazione
più compiuta ai presupposti teorici del Naturalismo. Le caratteristiche del
romanzo naturalista sono:
● la descrizione oggettiva della realtà;
● il metodo dell’impersonalità, che consiste in una narrazione scevra
dal punto di vista soggettivo dell’autore;
● l’impostazione scientifica della narrazione, che si basa su osserva-
zione e sperimentazione;
● il rifiuto della funzione estetica dell’arte, in quanto è la Verità che
interessa anche nei suoi aspetti più crudi e riprovevoli;
● il riconoscimento della funzione sociale dell’arte che deve denunciare
i mali della società.
12 LA SCAPIGLIATURA

dOmaNda 6
Definisci le caratteristiche della Scapigliatura.

Il termine definisce un gruppo di scrittori e artisti uniti da spirito d’in-


dipendenza e irrequietezza, che amano vivere in maniera eccentrica e disor-
dinata. Li accomuna un generico ribellismo contro l’ipocrisia della società
borghese e la condanna della logica materialistica dell’utile, a cui contrap-
pongono la superiorità dei valori dell’arte e dello spirito. L’artista avverte la
propria estraneità rispetto al mondo contemporaneo, vive una profonda
crisi d’identità che compromette il suo tradizionale ruolo di guida morale,
si sente inutile ed emarginato. Egli rivendica tuttavia una superiorità spiri-
tuale che lo innalza al di sopra dell’uomo comune. Per designarli si utilizza
talvolta anche l’espressione francese Bohème (da bohèmiens, zingari prove-
nienti dalla Boemia).
La Scapigliatura si diffonde soprattutto a milano e torino intorno al
1860-70 circa. I principali esponenti – Emilio Praga, Iginio Ugo Tarchetti,
Camillo e Arrigo Boito, Carlo Dossi – non costituirono una “scuola” perché
non furono accomunati da scelte stilistiche, teorie estetiche e posizioni po-
litiche, ma da legami d’amicizia e da un generico spirito di ribellione nei
confronti delle convenzioni sociali e letterarie.
Il loro comportamento ribellistico e provocatoriamente anticon-
formista corrisponde a una produzione letteraria denigratoria nei con-
fronti dei modelli canonici (Manzoni) e tesa alla ricerca di effetti provoca-
tori, irriverenti e sorprendenti nei confronti della tradizione sia sul piano
contenutistico-tematico (argomenti morbosi e casi patologici) sia sul piano
stilistico (tendenza espressionistica della scrittura, accostamenti lessicali
violenti e contrastanti ecc.). Significativi gli sperimentalismi linguistici sul
piano sintattico, lessicale e ortografico, che in parte anticipano la prosa no-
vecentesca.
Il tema privilegiato è l’amore, svuotato delle valenze romantiche e
deformato umoristicamente o paradossalmente in amore-malattia, in pos-
sessività nevrotica e ossessiva della donna. Altri temi sono la morte, il sogno 13
e il demoniaco, la dimensione del doppio, la ricerca del “brutto”.
Tra le opere, ci si può soffermare in maniera esemplificativa sulla Fosca
di Iginio Ugo Tarchetti, incentrata su una vicenda di amore e morte. Giorgio,
il protagonista che parla in prima persona, ha una relazione con la bellis-
sima e radiosa Clara, ma vive un’ambivalente situazione di attrazione e re-
pulsione nei confronti di Fosca, una donna brutta, malata e dalla sensibilità
morbosa.
14 VERGA

dOmaNda 7
Illustra le tecniche narrative innovative di Verga.

La rottura con la tradizione della narrativa di Verga avviene principalmente


sul piano delle tecniche narrative.

● tecnica dell’impersonalità: l’obiettivo è di dare al lettore l’illusione


completa della realtà. I fatti non sono presentati da un narratore on-
nisciente, ma dal punto di vista dei personaggi che vivono nell’ambiente
rappresentato: questa scelta implica non solo l’adozione di un linguaggio
il più vicino possibile alla lingua parlata, ma anche l’assunzione dei modi
di pensare e di giudicare propri del mondo raffigurato (cfr. Prefazione ai
Malavoglia).

● Artificio della regressione: l’autore arretra dalla propria visione del


mondo, per assumere l’ottica e il sistema di valori dei personaggi. Verga
rinuncia a interpretare i fatti con i suoi parametri di uomo colto e assu-
me la prospettiva del “coro” del paese; partecipe dell’ambiente sociale
rappresentato, ne condivide mentalità e cultura.

● Straniamento: i fatti normali vengono raccontati come se fossero stra-


ni, oppure viceversa. Il ristabilimento della verità non viene attuato con
un intervento dell’autore (questo violerebbe la legge dell’impersonalità),
ma ricavato dal testo stesso, dall’evidenza dei fatti. Casi esemplari della
tecnica dello straniamento sono: la reazione di Rosso Malpelo alla morte
del padre (chiusura in se stesso, rifiuto del cibo), che è presentata come
“strana” per confermare la natura malvagia del ragazzo; la visione legata
alla logica dell’utile del “coro” di Aci Trezza, che giudica come “strano”
l’agire dei Malavoglia, le cui azioni sono guidate dagli affetti e dai valori
familiari.

● discorso indiretto libero: è caratterizzato dall’assenza di segni gra-


fici (due punti e virgolette) e di verbi introduttivi del discorso diretto
(dire e pensare); dall’essere riferito in terza persona; da un linguaggio 15
spiccatamente popolare con espressioni tipiche della lingua parlata. Ad
esempio, nel capitolo III dei Malavoglia, la morte di Bastianazzo, avvenu-
ta in seguito al naufragio della Provvidenza, non viene descritta diretta-
mente da Verga, ma attraverso i discorsi e i gesti di tutti i membri della
comunità.
16 VERGA

dOmaNda 8
Illustra in quale spazio e tempo si svolgono le vicende dei Malavoglia e
quali sono i principali significati del testo.

La vicenda dei Malavoglia ha inizio nel 1863 ad Aci trezza, un villaggio di


pescatori vicino a Catania. I Malavoglia sono una famiglia di pescatori pro-
prietari di una barca, la Provvidenza, e di una casa, «la casa del nespolo». Per
iniziativa di padron ’Ntoni, il capofamiglia, i Malavoglia si avventurano in
un’impresa commerciale, il trasporto per mare di un carico di lupini. Ma Ba-
stianazzo, uno dei figli di padron ’Ntoni, muore nel naufragio della barca. Re-
sta inoltre un grosso debito da saldare, dato che i lupini sono stati comprati
a credito dallo zio Crocifisso, l’usuraio del paese. Il fallimento dell’operazione
commerciale avvia una sequenza impressionante di disgrazie e il parziale lie-
to fine non è sufficiente a mascherare la disgregazione del nucleo familiare. In
questo consiste proprio il pessimismo di Verga, ossia una visione anti-idillica
della realtà, in cui ogni volontà di cambiamento si risolve con una disgrazia e
solo se si rimane chiusi nel proprio guscio si può sperare di salvarsi (“ideale
dell’ostrica”). Attorno alla famiglia è sempre presente il chiacchiericcio
del “coro”, l’altro protagonista del romanzo, che attraverso i suoi commenti
conferisce alla narrazione una straordinaria ricchezza espressiva e tematica.
L’azione si dipana in un tempo storico che va dal 1863 al 1877-78. Sul
tempo della storia prevale quello ciclico del passare delle stagioni e delle fe-
ste religiose. Lo spazio in cui si svolgono le vicende è quello del paese sici-
liano con i suoi punti di riferimento, rappresentati dai luoghi familiari ai
personaggi (la piazza, la farmacia, l’osteria) all’interno dei quali rimane an-
corato il punto di vista della narrazione.
Il romanzo si basa su una logica bipolare, che esemplifica le due etiche
contrapposte presenti nel paese: da una parte i Malavoglia con la loro visio-
ne del mondo basata su valori antichi (laboriosità e altruismo); dall’altra il
resto del villaggio mosso al contrario da una logica di interesse personale
(egoismo, crudeltà, ricatti ecc.).
VERGA 17

dOmaNda 9
Analizza il romanzo Mastro-don Gesualdo dal punto di vista strutturale,
tematico, stilistico.

Mastro-don Gesualdo è il romanzo dell’eroe moderno, del quale vengono esal-


tate l’intelligenza e la tenacia. L’ascesa di Gesualdo si svolge in un ambiente
più ricco e vario rispetto a quello di Aci Trezza: spazia dal mondo di operai,
contadini e artigiani poveri ai ricchi possidenti borghesi o aristocratici.
Ambientato a Vizzini, una cittadina tra Ragusa e Catania, negli anni
fra il 1820 e il 1848, il romanzo racconta le vicende di Gesualdo Motta, un
“uomo nuovo”, venuto dal nulla, che diviene ricchissimo e potente. L’ingen-
te fortuna accumulata gli consente di trattare con i nobili e di sposare un’a-
ristocratica decaduta, Bianca Trao. Il matrimonio, che sembrerebbe sancire
la consacrazione sociale definitiva di Gesualdo, segna in realtà l’inizio del-
la sua parabola discendente. Gli sforzi per stabilire un’intesa con la moglie
sono vani e nessuna gioia gli viene dalla figlia Isabella, che forse non è sua. ll
romanzo si chiude con la morte in solitudine di Gesualdo a Palermo, dove
è ospite della figlia nel ricco palazzo nobiliare in cui vive, dopo aver sposato,
con un matrimonio di convenienza, il Duca di Leyra. Nella lunga agonia che
precede la fine Gesualdo prende coscienza della vanità della fatica volta
all’accumulo della roba.
Il Mastro-don Gesualdo racconta quindi il fallimento dell’“ideologia della
roba”: Gesualdo è un “vinto” perché non si riconosce più in nessuna classe
sociale, né quella contadina a cui apparteneva, né quella borghese che ha
raggiunto. Il narratore abbandona lo stile corale dei Malavoglia e guida il
racconto: alterna il giudizio critico diretto a momenti di ellissi narrati-
va. I periodi sono brevi, frequentemente spezzati, con cadenze rapide e in-
calzanti. Il linguaggio differisce da quello dei Malavoglia: è il parlato dei
piccolo-borghesi e dei ricchi, ben inseriti nelle attività produttive.
18 IL VERISMO

dOmaNda 10
Illustra le principali caratteristiche del Verismo italiano.

La cultura italiana degli anni Settanta dell’Ottocento sviluppa una grande


attenzione per il naturalismo francese e in particolare per Èmile Zola, le
cui teorie della narrativa vengono rielaborate dal nostro Verismo.
Nel marzo 1877 la recensione di Luigi Capuana sul «Corriere della Sera»
del romanzo di Zola L’Assomoir ne determina un grande successo di pubblico.
Capuana rivolge la sua attenzione soprattutto sulla tecnica dell’impersona-
lità di Zola, che consente di descrivere perfettamente le vicende senza par-
tecipazioni emotive da parte del narratore. La principale preoccupazione del
romanziere deve essere infatti quella di rappresentare la realtà del mondo
contemporaneo con precisione oggettiva, aderendo il più possibile al vero.
Il problema dei romanzieri veristi è quindi in primo luogo la rappresenta-
zione del vero: viene elaborata una tecnica narrativa assolutamente
impersonale, simile al metodo dell’osservazione scientifica. Mentre però
per il Naturalismo francese l’autore è uno scienziato che si allontana dall’og-
getto narrato per osservarlo dall’esterno e dall’alto, lo scrittore verista è
consapevole del fatto che il romanzo resta pur sempre un genere ibrido, in
cui convivono poesia e riflessione conoscitiva. Per mettere a fuoco la realtà
lo scrittore non può comportarsi in tutto e per tutto come uno scienziato,
dimenticando la propria specificità: egli al contrario dovrebbe calarsi nella
pelle dei personaggi, vedere le cose con i loro occhi ed esprimerle con le loro
parole.
Federico de roberto, uno dei più importanti autori veristi, mostra nel-
le sue opere una particolare attenzione per la psicologia dei personag-
gi, mosso dal forte desiderio di scavare nell’animo umano per spiegarne i
comportamenti più strani e deviati. La tendenza alla rappresentazione dei
caratteri psicologici si traduce in una totale perdita di fiducia nella storia
e in una progressiva diminuzione dell’impegno sociale e politico dello
scrittore.
IL DECADENTISMO 19

dOmaNda 11
Spiega quali sono le caratteristiche essenziali del Decadentismo.

Il movimento culturale, che si afferma in Europa negli anni Settanta e Ottanta


dell’Ottocento e che è noto con il nome di Decadentismo, prende le mosse dal-
la crisi del Positivismo filosofico, che aveva determinato una sopravvalutazio-
ne del potere delle scienze. Ad esso gli intellettuali decadenti contrappongono
una tendenza a rinnegare la possibilità di rappresentare il reale in maniera
razionale, coerente e completa. Essi al contrario sottolineano gli aspetti irra-
zionali della mente e della percezione, sotto l’influenza delle considerazioni fi-
losofiche espresse da Nietzsche, Bergson e Freud (fondatore della psicoanalisi
e scopritore dell’inconscio).
Per comprendere al meglio le caratteristiche di questo movimento è signi-
ficativo anche il confronto con il Romanticismo, di cui vengono ripresi mol-
ti aspetti: sfiducia nella ragione, rifiuto della realtà e fuga verso un “altrove”,
esasperazione di esperienze di segno irrazionalistico, spiritualistico, soggetti-
vistico. Gli intellettuali decadenti si muovono dunque esclusivamente in una
dimensione irrazionale, alla ricerca dell’Assoluto a cui è possibile accedere tra-
mite la letteratura. L’attenzione si sposta dall’oggetto al soggetto e ciò implica
una più profonda percezione di sé; la conoscenza si raggiunge esclusivamente
attraverso gli attributi fisici, mentali e spirituali.
Se però l’età romantica si segnalava per il suo slancio entusiastico e per le
forme di ribellione titanica, il Decadentismo è contrassegnato da un senso di
sfacelo e di fine che inibisce ogni slancio. Rispetto al Romanticismo inoltre il
Decadentismo abbandona l’idea del poeta-vate, che sostituisce con quella del
veggente, sacerdote di un vero e proprio culto, capace di vedere dove l’uomo co-
mune (il borghese, il sano, il normale) non vede nulla. Egli perde il ruolo di guida
e diventa un individuo “maledetto”, che ricerca l’isolamento e la trasgressione.
L’artista decadente attribuisce una devozione religiosa all’arte, la supre-
ma fra le attività umane: l’obiettivo dell’artista diventa fare della propria vita
un’opera d’arte, vivere nel culto esasperato della bellezza, circondarsi degli og-
getti più preziosi (estetismo).
20 IL DECADENTISMO

dOmaNda 12
Individua gli atteggiamenti tipici degli artisti decadenti.

Emarginato e isolato, l’artista decadente si pone in contrasto con la società,


di cui condanna e respinge in maniera polemica e provocatoria la moderni-
tà. Egli si rivolge con scherno e disprezzo anche al pubblico, accusato di con-
cepire la creazione artistica sempre più come un prodotto di e per la massa.
Da questo aristocratico dissenso derivano le pose convenzionali del dandy
e dell’esteta, che si riconoscono nel culto della bellezza e dell’arte, nel
disprezzo per l’utilitarismo borghese e nell’esaltazione della finezza
dei sensi in netta opposizione alla mediocrità e alla volgarità del gusto di
massa.
Esiste poi una terza figura tipica: il flâneur, ovvero l’individuo ozioso e
indolente che passeggia svagato, esprimendo il contrasto con la legge della
produttività. La perdita del tempo, la creazione di spazi privati di libertà,
il tentativo di differenziarsi dalla logica borghese della produttività indu-
striale diventano valori da perseguire nella vita come nell’arte e nella let-
teratura.
Contraddistingue questi artisti l’irrequietezza, la ricerca di ciò che rap-
presenta la fuga dalla realtà (viaggi, alcool, droga, esotismo), il vitalismo
esasperato, la ricerca del gesto memorabile. Alla base di tutto c’è sia la vo-
lontà di costruire la propria vita come un’opera d’arte sia la presunzione di
onnipotenza (superomismo dannunziano).
Il fondatore dell’indirizzo estetizzante è Karl-Joris Huysmans (1848-1907)
con il romanzo Controcorrente. Scrittore e romanziere tra i più rappresenta-
tivi dell’Estetismo decadente, nonchè massimo esponente del dandismo è
Oscar Wilde (1854-1900) sia per la vita mondana e scandalosa sia per l’opera
letteraria, che tratta i temi principali del Decadentismo con una personale
vena umoristica.
BAUDELAIRE 21

dOmaNda 13
Spiega in che cosa consiste la modernità della raccolta poetica di Char-
les Baudelaire Les fleurs du mal e le sue caratteristiche.

Les fleurs du mal (“I fiori del male”), pubblicati nel 1857, segnano un’auten-
tica rivoluzione nella storia della poesia. Il titolo del libro è giocato su un
ossimoro: i fiori, immagine ideale di gentilezza e bellezza, sono accostati al
“male”, al vizio, alla corruzione.
L’originalità del poeta sta nell’aver saputo cogliere e rappresentare in ter-
mini nuovi la dialettica fra ideale e reale: la sua poesia aspira alla con-
ciliazione fra questi due opposti, a quella sintesi di spirito e corpo in cui si
realizza lo stato di beatitudine. Ma si tratta di un’utopia destinata a fallire, in
quanto la storia umana è costantemente costretta a fare i conti con il male,
con il degrado, con la perversione. Questo spiega la tendenza al disgusto,
alla noia (ennui e spleen sono parole-chiave della sua poetica), il malessere
dell’uomo contemporaneo.
La poesia di Baudelaire predilige come ambientazione il mondo artifi-
ciale della città in opposizione a quello della natura che, da generatore del
bene e del bello, si trasforma in oscuro e segreto. Per meglio comprendere la
visione che il poeta ha della città moderna sono esempi significativi l’opera
Lo Spleen di Parigi e la lirica Il cigno, contenuta nella raccolta I fiori del male.
Egli guida il lettore in una Parigi sventrata dai cantieri che ne stanno ridise-
gnando il volto per adeguarlo alla modernità. L’ammasso di rovine gli appare
come l’allegoria della morte di una civiltà colta nel momento in cui si
attua la sua metamorfosi verso il nuovo.
Nella famosa lirica Corrispondenze, che riassume la poetica di Baudelaire,
la natura viene rappresentata come un “tempio” in cui le forme mate-
riali sono simboli di una realtà profonda e autentica. Una serie di legami mi-
steriosi uniscono in una relazione di somiglianza i profumi, i colori, i suoni.
Per decifrarli occorre rinunciare alla visione razionale e abbandonarsi alle
sensazioni, che consentono la comunicazione con il profondo. Il poeta ha la
facoltà di decifrare questi simboli oscuri espressi dalla natura e di tradurli in
poesia attraverso il ricorso a metafore, analogie e sinestesie.
22 IL SIMBOLISMO

dOmaNda 14
Definisci le caratteristiche del movimento poetico del Simbolismo.

Il precursore di questa corrente poetica della cultura decadente è Charles


Baudelaire (1821-67). Il manifesto del movimento, pubblicato nel 1886 sul
quotidiano «Le Figaro» a firma del poeta Jean Moréas, ne definisce i caratteri
essenziali: la ricerca della musicalità, l’aura di trascendenza e di mistero,
l’intreccio della poesia con le altre arti, in particolare la musica.
Come è evidente già dal nome è essenziale il concetto di simbolo, che
non identifica un’entità astratta, ma un elemento della natura in cui coglie-
re per via allusiva il mistero indefinibile a cui la poesia ha il compito di dare
espressione. La realtà è una “foresta di simboli”, che “si corrispondono”: il
poeta è in grado di riconoscere le corrispondenze e di trasferire nella poesia
immagini e visioni tramite libere associazioni analogiche, in una dimensio-
ne di sogno. La sequenzialità causa-effetto e le concatenazioni logiche ven-
gono dunque a mancare: i collegamenti risultano spezzati; lo spazio perde
la sua consistenza; vengono aboliti i legami di tempo. In questa dimensione
irrazionale e onirica la componente fonica e grafica della scrittura prevale
su quella semantica e il linguaggio diventa ambiguo a tal punto da richiede-
re la partecipazione attiva di un lettore privilegiato, che sappia ricercare e
comprendere le possibili chiavi di lettura del testo.
I principali interpreti del movimento simbolista furono Paul Verlaine
(1844-96), nelle cui composizioni predomina la dimensione musicale del
verso che incide sull’organizzazione logico-sintattica del discorso, sostituita
da una rete di analogie; Arthur Rimbaud (1854-91), che porta la sua opera
a estremi di visionarietà lirica e sperimentazione metrico-linguistica e che
sostiene la necessità di un «ragionato disordine di tutti i sensi», attra-
verso cui il poeta-veggente può cogliere il segreto di tutte le cose; Stéphane
Mallarmé (1842-98), poeta e animatore dei celebri “martedì letterari”, er-
metico nello stile e classicista nei temi. In una fase di transizione tra Simbo-
lismo e avanguardie si colloca invece Paul Valéry, che può essere considerato
l’unico vero erede della poetica di Baudelaire e Mallarmé, in particolare per
quanto riguarda la riflessione sul linguaggio e sulla scrittura.
IL SIMBOLISMO 23

dOmaNda 15
Spiega che cosa si intende per “poeta veggente”.

Ne La lettera del veggente, scritta al professore di retorica Paul Demeny nel


1871, Arthur Rimbaud sostiene la necessità di un “lungo, immenso e ragio-
nato disordine di tutti i sensi” quale condizione indispensabile nel processo
creativo della poesia, che deve farsi strumento di analisi dello spazio profon-
do della soggettività alla ricerca dell’altro che è in lui.
Il poeta diviene dunque un veggente, un intermediario tra la dimen-
sione dell’ignoto e la realtà esterna. Pur non essendo riconosciuto e stimato
dalla società, egli è l’unico in grado di coglierse il segreto che sta dietro a
tutte le cose in virtù della forza oscura che lo anima e che nemmeno lui
conosce del tutto.
Per comunicare la verità nascosta il poeta deve inventare un linguaggio
nuovo che esprima l’ineffabile, che afferri l’essenza della realtà e sappia
comunicarla attraverso la poesia.
L’immagine si pone come strumento pressoché assoluto di una cono-
scenza diversa, percepita attraverso l’intuizione, l’illuminazione, la fol-
gorazione.
24 D’ANNUNZIO

dOmaNda 16
Ricostruisci in sintesi le fasi principali della biografia di d’Annunzio.

Gabriele d’Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863. Nel 1879 esordisce


con Primo vere, una raccolta di versi e traduzioni influenzata dai classici e
dalle Odi Barbare di Giosue Carducci.
Nel 1881 si trasferisce a Roma per laurearsi, ma abbandona gli studi per
dedicarsi all’attività giornalistica e nel 1882 pubblica la raccolta poetica Can-
to novo che suscita l’ammirazione di Carducci.
Nel 1883 sposa la duchessina Maria Hardouin di Gallese, che gli darà tre
figli - Mario, Gabriellino e Veniero – mentre la quarta, Renata, nascerà da una
relazione extraconiugale.
Nel 1889 pubblica Il piacere. Per sfuggire ai creditori nel 1891 si trasferisce
a Napoli, dove collabora con il «Mattino». Nel 1893 esce il Poema paradisiaco,
l’anno seguente il romanzo Il trionfo della morte. L’incontro con Eleonora
Duse, che diverrà sua amante, lo spinge verso il teatro. Nel 1895 firma il ro-
manzo Le vergini delle rocce, in cui porta alle estreme conseguenze l’ideolo-
gia del superuomo-tribuno, e nel 1900 pubblica il romanzo Il fuoco, anch’es-
so incentrato sul mito del superuomo.
Si trasferisce in Toscana, dove tra il 1903 e il 1904 scrive i tre libri delle
Laudi. Nel 1910 pubblica Forse che sì forse che no e, perseguitato nuovamen-
te dai creditori, inizia il “volontario esilio” in Francia. Nel 1915 rientra in Ita-
lia per promuovere l’intervento in guerra. Arruolatosi volontario nel 1916 è
ferito a un occhio; durante la convalescenza inizia la composizione del Not-
turno. Le clamorose imprese, di cui è protagonista tra il 1918 e il 1919 (“Beffa
di Buccari”, volo su Vienna e occupazione di Fiume), contribuiscono a creare
il mito del «poeta-soldato». Nel 1921 si ritira sul lago di Garda, in una villa
che chiamerà il “Vittoriale degli Italiani”. Il regime fascista lo colma di onori.
Muore il 1° marzo 1938.
D’ANNUNZIO 25

dOmaNda 17
Fai una breve analisi del romanzo Il piacere e definisci il profilo del suo
protagonista.

Il piacere viene composto in soli sei mesi nel 1888 sulla base dell’esperienza
giornalistica romana ed è pubblicato nel 1889. Con L’Innocente e Trionfo del-
la morte costituisce il ciclo dei Romanzi della Rosa, dove la rosa è il simbo-
lo dell’amore ardente e sensuale. Il titolo pone in luce la centralità dell’eros
nella vita del giovane e aristocratico protagonista, Andrea Sperelli, raffina-
to cultore delle arti, in contrasto con il cattivo gusto e l’utile borghesi. In
quest’ottica i dettagli estetici diventano centrali nella narrazione, che si fa
lenta e introspettiva. La descrizione dei luoghi, così come dei tratti fisici dei
personaggi, avviene mediante il confronto con oggetti e opere d’arte, che si
pongono come filtro della realtà.
Nel romanzo si narrano le vicende sentimentali di Andrea, che è dibattu-
to tra la passione per la sensuale Elena Muti e l’affetto per la spirituale Maria
Ferres. Le due donne, i cui nomi alludono al mito greco (Elena di Troia) e alla
tradizione evangelica (Maria, madre di Gesù), rappresentano la contrappo-
sizione di sensualità e spiritualità (“tema del doppio”). Il rapporto con le
due donne è generatore di sensazioni nuove e piacevoli, ma anche di conflit-
ti inquietanti, che condurranno il protagonista verso un penoso isolamento.
Andrea Sperelli incarna la sintesi tipicamente decadente dell’esteta e del
dandy, cultore di gusti raffinati, collezionista per vocazione, ricercatore del
bello. Egli non riconosce leggi morali, ma solo estetiche, teso all’affermazio-
ne di sé in senso elitario, con il risultato di essere vittima della sua incostan-
za: la sua è una ricerca senza centro, attratta da quanto di volta in volta gli
appare desiderabile. Andrea ha i germi di quella malattia della volontà, che
caratterizza tutti gli eroi dannunziani e che sarà possibile ritrovare in molti
anti-eroi novecenteschi.
26 D’ANNUNZIO

dOmaNda 18
Illustra il progetto delle Laudi, analizzando la centralità di Alcyone sotto
il profilo tematico, strutturale e linguistico.

Le Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi dovevano comprendere sette
libri, ma d’Annunzio pubblica solo i primi quattro: Maia, Elettra, Alcyone, Me-
rope. Maia, che reca il sottotitolo Laus vitae, è un vasto poema d’argomento
superomistico e vitalistico.
Il libro canta l’ebbrezza dei sensi, l’istinto, la comunione con la natura.
Alcyone, il terzo libro uscito nel 1903, conta 88 liriche ordinate in cinque se-
zioni secondo un criterio narrativo rigorosamente unitario, che illustra la
storia di un’estate trascorsa in Maremma. Il tema di Alcyone non si riduce
comunque alla vacanza estiva, ma si concentra soprattutto sulla vicenda in-
teriore del poeta che, desideroso di concedersi un periodo di tregua dagli
impegni della politica e della scrittura, cerca il contatto con la natura nell’il-
lusione di potersi fondere con essa. Sono accentuati di conseguenza tutti
gli elementi riconducibili alla vita fisica e a quella dei sensi: attraverso una
trasfigurazione mitica l’umano e il naturale si fondono l’uno nell’altro,
in una forma di identificazione totale che prende il nome di panismo, con
allusione a Pan, la divinità che incarna la vitalità istintiva, l’impulso a fon-
dersi con la natura.
È ricorrente nelle liriche il tema della metamorfosi, che permea tutti
gli aspetti del cosmo: tempo atmosferico, elementi vegetali, forme animali.
Il linguaggio è caratterizzato da un tono aulico, dal gusto prezioso per
gli accostamenti, dalla musicalità. Il lascito più significativo delle poesie di
Alcyone consiste nel lessico e nella metrica, dominati da sperimentazioni
ritmiche e metriche come onomatopee, fonosimbolismi e soprattutto dalla
strofa lunga.
D’ANNUNZIO 27

dOmaNda 19
Indica quali sono le caratteristiche principali della “fase notturna” della
prosa dannunziana.

Con la denominazione di “prosa notturna” si fa riferimento a una serie di


scritti composti lungo un arco di tempo che va dal soggiorno francese alla
morte (1910-38). Si tratta di opere eterogenee, accomunate da una forte at-
tenuazione della retorica e dal parziale venir meno dell’ideologia superomi-
stica. Cambiano anche le tematiche: sono trattate la malattia, la morte,
i ricordi dell’infanzia. La finzione autobiografica e diaristica contraddi-
stingue tutte le “prose notturne”, nelle quali la narrazione avviene in prima
persona e il discorso si svolge sempre sul filo della memoria nel tentativo di
ricostruire e riattraversare il proprio passato. La scrittura si sostituisce alla
vista, divenendo strumento di scandaglio della realtà (“tema della visione
interiore”). A livello stilistico è presente una frammentazione della pro-
sa, caratterizzata da periodi brevi e privi di enfasi.
Il culmine di questo periodo artistico è costituito dal Notturno, una sorta
di diario della malattia: nel febbraio del 1916 un incidente di volo aveva co-
stretto d’Annunzio a una temporanea cecità, durata parecchi mesi. È proprio
questa cecità a diventare una condizione mentale nuova, conoscitiva e
creativa, in grado di tradurre in immagini quell’angoscia che la sofferenza
fisica procurava. Formalmente la maggior novità del Notturno è data dalla
sovrapposizione di piani temporali (presente-passato) e dalla tendenza
a procedere per libere associazioni mentali (frammentismo), in cui la ma-
teria narrata non è organizzata nei modi tradizionali dell’intreccio lineare.
Questo nuovo tipo di prosa risulta spesso interrotto dalla punteggiatura, al-
linea frasi coordinate e tende al lirismo poetico.
28 PASCOLI

dOmaNda 20
Illustra in sintesi le principali opere e i temi di Giovanni Pascoli.

Il primo volumetto di poesie, Myricae, appare nel 1891. Ne usciranno in se-


guito edizioni ampliate nel 1892, nel 1894 e nel 1897. Nel 1897 pubblica Il fan-
ciullino, testo programmatico in cui Pascoli espone i fondamenti della sua
poetica e la prima edizione dei Poemetti. Nel 1903 esce la prima edizione dei
Canti di Castelvecchio e la versione definitiva de Il fanciullino; l’anno succes-
sivo compare la versione definitiva dei Poemetti, intitolati ora Primi poemet-
ti e Poemi conviviali.
I temi principali, che permeano l’universo pascoliano, sono quelli dell’in-
fanzia e della morte.
Il tema dell’infanzia costituisce l’essenza stessa della sua poesia: il poeta,
come un fanciullo, riesce a vedere ciò che gli adulti non sono più in grado
di scorgere attraverso l’intuizione e capacità percettive particolari. L’età
della fanciullezza rivive così nel suo sguardo innocente e grazie allo stupore
e alla fantasia egli può andare oltre gli oggetti, metterli in relazione tra loro,
decifrare i misteriosi simboli che celano la verità.
Il tema della morte è ricorrente nella produzione letteraria di Pascoli. I nu-
merosi lutti che turbarono in maniera drammatica la sua infanzia tornano
nella sua lirica, sia in forma esplicita che implicita. Una sottile inquietudine
pervade ogni descrizione naturale, anche la più idillica, e il peso opprimente
dell’ingiustizia umana che ha privato i figli innocenti del loro padre turba
continuamente il poeta. L’ossessivo pensiero della morte si manifesta negli
oggetti, nei rumori della natura, nei suoni resi con onomatopee. Il poeta ten-
ta di superare questa condizione di dolore trovando rifugio nell’intimità fami-
liare, tentando di ricostruire il “nido”, precocemente infranto, con le sorelle
Maria e Ida e, in seguito al matrimonio di quest’ultima, con la sola Maria, con
cui si stabilisce a Castelvecchio di Barga in Garfagnana.
Quasi totalmente assente nella poesia pascoliana è invece il tema dell’eros,
considerato improprio rispetto alla poetica del fanciullo, e dunque nascosto
e negato. Esso traspare tuttavia furtivamente in alcune liriche, in un gioco
di alternanza tra attrazione e repulsione verso la sensualità che segna pro-
fondamente tutta l’opera del poeta.
PASCOLI 29

dOmaNda 21
Quali sono le principali idee poetiche contenute ne Il Fanciullino di Gio-
vanni Pascoli? E quali le radici culturali alla base della sua composizione?

Lo scritto Il Fanciullino precisa i fondamenti della poetica pascoliana: si trat-


ta infatti di un discorso programmatico sul poeta e sulla poesia, suddiviso
in venti brevi capitoli pubblicati nel 1897 sul «Marzocco». Ogni uomo dentro
di sé, osserva Pascoli, conserva anche da adulto un fanciullo eterno, che
guarda il mondo con lo stesso candore e la medesima innocenza di un bam-
bino e che pronuncia le parole con il sacrale stupore proprio delle origini
dell’umanità. La poesia allora è una sorta di infanzia psichica, che dà voce
alla meraviglia con cui il mondo si presenta al fanciullo, cioè al poeta.
L’opera si distingue per un tono apparentemente semplice; in realtà
le radici culturali del pensiero espresso da Pascoli risultano ben più com-
plesse. L’influenza di Platone è dichiarata dallo stesso autore all’inizio del
Fanciullino. Altro importante influsso è quello di Leopardi con le sue teorie
sull’immaginazione creatrice di miti, naturalmente attiva negli antichi e
nei fanciulli. La facoltà dello stupore poetico è dunque innata in ciascun
uomo, non è prerogativa del poeta, piuttosto è poeta colui che è in grado di
darle voce. La poesia, quindi, è tale solo quando riesce a parlare con la voce
del fanciullo ed è vista come la perenne capacità di stupirsi tipica del mon-
do infantile, in una disposizione irrazionale che permane nell’uomo anche
quando questi si è ormai allontanato, almeno cronologicamente, dall’infan-
zia propriamente intesa. Pascoli dice chiaramente che la poesia non crea,
ma si limita a scoprire il lato poetico delle cose, anche quelle più piccole e
semplici, con conseguente allargamento dei confini del “poetabile” rispetto
a quelli solitamente riconosciuti e ammessi dalla tradizione.
30 PASCOLI

dOmaNda 22
Perché si parla di poetica delle cose per Pascoli?

Si può affermare che ciascuna cosa diventa significativa nel discorso


poetico di Pascoli. Questa in sintesi la sua poetica delle cose.
Gli oggetti diventano poetici indipendentemente dal loro essere umili
o alti, quotidiani o preziosi: essi assumono significato a partire da un’e-
sigenza interiore che è tesa ad attribuire a loro un senso. In quest’ottica il
mondo degli oggetti si riempie di particolari dal nome esatto, che sono
spesso definiti o accompagnati da un suono: la dimensione uditiva e fo-
nosimbolica (che esprime cioè un significato per mezzo dei suoni) della
realtà diviene quindi centrale nella lingua di Pascoli.
In questo contesto anche la visione assume un ruolo fondamentale: essa
esprime la sua ambiguità fra l’oggettività della natura e la distorsione indivi-
duale, per cui ciò che è piccolo può diventare grande e viceversa.
PASCOLI 31

dOmaNda 23
Fai il punto sulla lingua di Pascoli, cogliendo gli aspetti di novità intro-
dotti dal poeta all’interno della tradizione poetica italiana.

Gli aspetti più evidenti della lingua poetica di Pascoli sono l’esattezza
linguistica, con cui il poeta descrive il mondo delle piccole cose che lo
circonda, lo sperimentalismo lessicale e la valorizzazione della di-
mensione sonora. Sono di uso frequente i tecnicismi e una vera e pro-
pria nomenclatura, ad esempio ornitologica e botanica; tale esattezza è
immersa in una musicalità di effetti retorici: onomatopee, anafore, ite-
razioni, allitterazioni. Ai termini tecnici si affiancano poi termini preziosi,
quotidiani e dialettali.
Anche la sintassi costituisce un elemento d’innovazione rispetto alla tra-
dizione: essa appare spesso frammentata dalle cesure e dagli enjambement
e si articola in segmenti discontinui; frequente è il ricorso all’asindeto per
collegare le frasi e ai parallelismi, in un gioco di parole che si ripetono a di-
stanza. La sua è una poesia del silenzio che procede per “sottrazione”: esem-
plificativo è il ricorso ai tre puntini di sospensione per eliminare il superfluo
dalla composizione poetica.
Nella poesia pascoliana inoltre penetrano figure retoriche largamente
utilizzate dai poeti simbolisti, quali la sinestesia e l’analogia. L’effetto fi-
nale è quello di un plurilinguismo che influenzerà sensibilmente i poeti
del Novecento, tra cui Umberto Saba ed Eugenio Montale.
32 PASCOLI

dOmaNda 24
Confronta le due maggiori raccolte poetiche di Pascoli, Myricae e I canti
di Castelvecchio, evidenziandone gli elementi comuni e le principali diffe-
renze a livello tematico e stilistico.

La raccolta poetica Myricae, uscita per la prima edizione nel 1891, condensa
in sé i caratteri più originali di tutta la poesia pascoliana. Il titolo si riferisce
a un verso del poeta latino Virgilio e indica la predilezione di Pascoli per le
cose umili. Caratterizzano questa raccolta uno stile basato sul frammento
lirico, una notevole varietà di metri e un linguaggio ricco di termini
precisi, che segnano per la prima volta l’ingresso nella poesia italiana di
nomi di oggetti quotidiani, piante, uccelli. La sensibilità per tutti i suoni,
compresi i versi degli animali, pervade costantemente l’opera, in cui preval-
gono le dimensioni uditiva e fonosimbolica della realtà. Il tema della morte
è centrale e si lega al ricordo dei familiari defunti, in particolare a quello
della madre.
I Canti di Castelvecchio, editi per la prima volta nel 1903, si richiamano ai
Canti leopardiani: essi introducono un esplicito rapporto e dialogo con la
tradizione, cambiando in tal senso l’impostazione delle liriche di Myricae.
Il passo delle poesie infatti è più ampio, come strutturata è anche la
raccolta, scandita dal succedersi delle stagioni dell’anno, da autunno ad au-
tunno. La scansione temporale dei Canti si pone in netta contrapposizione
con la dimensione onirica di Myricae, in cui sembrano fluttuare i paesaggi e i
ritratti umani, resi sfuggenti e inafferrabili per la totale assenza di connota-
zioni realistiche. A dominare però sono le sensazioni del poeta e un esteso
simbolismo, che riporta ai temi della tragedia familiare e della morte,
come accadeva in Myricae. Si propone a livello di stile il consueto plurilin-
guismo pascoliano, ricco di termini appartenenti al dialetto garfagnino, di
latinismi, aulicismi, voci romagnole, tecnicismi.
IL FUTURISMO 33

dOmaNda 25
Commenta i principali punti programmatici del Futurismo teorizzati da
Marinetti sul Manifesto del 1909.

Nel febbraio del 1909 esce in francese, sul quotidiano «Le Figaro», il pri-
mo manifesto del Futurismo redatto dai futuristi italiani sotto la guida
di Filippo Tommaso Marinetti. Il movimento, che si diffonde soprattutto a
Milano, realtà metropolitana dove prendono corpo i miti della velocità e del
dinamismo, presenta già dal nome il lancio verso il futuro all’insegna del
desiderio di novità e di superamento dei modelli del Decadentismo.
Il Futurismo è nemico del passato, della tradizione e garantisce il suo ap-
poggio alle altre avanguardie europee in nome della modernità. Particolar-
mente violenta è la polemica contro la borghesia, di cui si contestano i modi
di vita e i riti sociali e politici e a cui si contrappongono atteggiamenti di
anarchismo, ribellismo e antiparlamentarismo.
Il Futurismo esalta il mito della guerra, del patriottismo e della
violenza. La guerra in particolare rappresenta un atto di evoluzione, viene
vista come momento di vitalità e di energia. Negli anni che precedono la
Prima guerra mondiale i contributi che escono nelle riviste futuriste hanno
un ruolo fondamentale nella propaganda interventista. L’ideologia futurista
esalta anche il mito della velocità e della macchina di pari passo con il
rifiuto del sentimento. L’uomo deve essere asensibile, deve mirare alla per-
fezione e all’efficienza del mezzo meccanico.
Il Futurismo propaganda una rifondazione totale in ambiti diversi: pit-
tura, letteratura, musica, architettura, cinema, danza, moda. In particolare,
in ambito teatrale esso propone la rottura della cosiddetta “quarta parete”,
ossia il venir meno della separazione netta tra attori e spettatori, e la mesco-
lanza di generi diversi.
34 LE AVANGUARDIE STORICHE

dOmaNda 26
Cosa si intende per avanguardia e quali furono le principali avanguardie
storiche in Europa e in Italia?

Il termine avanguardia, che originariamente indicava “il reparto militare che


precedeva il grosso della truppa”, viene a definire dall’inizio del Novecento
quei movimenti artistici e letterari che si propongono di rompere
con la tradizione e di contestarne la validità con un atteggiamento
provocatorio, nell’intento di “scuotere” il pubblico.
Al termine avanguardie si accostò in seguito l’aggettivo storiche per distin-
guerle da un’ondata di nuovi movimenti artistici e culturali che fiorirono in
Europa fra il 1947 e il 1965.
I principali movimenti, che nascono e si diffondono in Europa negli anni
che precedono la Prima guerra mondiale, sono: Cubismo, Futurismo, Dadai-
smo, Surrealismo, Espressionismo e Astrattismo.
A favorire l’insorgere delle avanguardie storiche è soprattutto il clima di
fermento e di inquietudine diffuso in tutti gli ambienti artistici, che porta
gradualmente gli artisti a ricercare una nuova espressività e dei nuovi
codici e a porsi in netto contrasto con la tradizione.
Anche l’Italia partecipa a questo fermento culturale soprattutto con il
Futurismo, il cui fondatore è Filippo Tommaso Marinetti, che sarà accer-
chiato da un gruppo di intellettuali, pittori, scultori e poeti.
SVEVO 35

dOmaNda 27
La figura dell’inetto è una costante nella produzione letteraria di Svevo.
Illustrane le caratteristiche.

Il personaggio dell’inetto, individuo inadatto alla vita e alla società, è al


centro dei romanzi sveviani: è Alfonso Nitti in Una vita, è Emilio Brentani in
Senilità, è Zeno Cosini ne La coscienza di Zeno.
Al vitalismo esasperato dei protagonisti dei romanzi dannunziani si con-
trappone quindi l’atteggiamento opposto: l’introversione totale. Il perso-
naggio dei romanzi sveviani è ripiegato su se stesso, perché “inetto”, e lega-
to a una concezione dell’esistenza opposta a quella dei contemporanei. Egli
vive in una costante condizione d’insicurezza e affronta la propria esistenza
senza mai averne il pieno controllo.
Nei suoi romanzi all’inetto si contrappone sempre un antagonista
(Macario in Una vita, Stefano Balli in Senilità, Guido Speier ne La coscienza
di Zeno), personaggio al contrario forte e vincente; ricorrente è anche una
figura femminile superficiale e affascinante (Annetta, Angiolina, Ada), che
rappresenta l’oggetto del desiderio del protagonista, a cui se ne contrappone
un’altra pacata e un po’ stinta (Lucia, Amalia, Augusta). Pur in questo quadro
ricorrente, Svevo riesce a rendere ogni personaggio credibile e vivo.
36 SVEVO

dOmaNda 28
La coscienza di Zeno è un romanzo innovativo. Approfondisci gli aspetti
che costituiscono la novità del romanzo.

Il romanzo di Svevo introduce molti elementi di novità rispetto alla tradi-


zione ottocentesca. Il primo è sicuramente la scansione temporale non
cronologica, ma per nuclei tematici in cui domina il “tempo misto”,
ovvero il tempo interiore della coscienza: non un ordinato susseguirsi di av-
venimenti, ma un loro continuo intersecarsi, in cui il passato si insinua nel
presente, il presente nel passato.
Il piano narrativo diventa doppio: da una parte il racconto che Zeno
Cosini fa della sua vita; dall’altra la cornice, ossia il rapporto conflittuale tra
Zeno e il suo psicoanalista, il dottor S., che decide di pubblicare per ripicca il
diario del suo paziente.
Il titolo, sfuggente e ambiguo, fa riferimento al cuore della vicenda, che
è costituito dall’analisi dell’inconscio di Zeno: le lacerazioni, le contrad-
dizioni, le indagini nei meccanismi profondi dell’animo umano. Zeno è sog-
getto e oggetto di critica, è allo stesso tempo io narrante e io narrato. Il per-
sonaggio psicologicamente unitario del romanzo ottocentesco si dissolve e
si assiste a uno sdoppiamento della figura del narratore, che tuttavia si rive-
la inattendibile a causa della perenne incertezza. Anche il dottor S. si rivela
inattendibile per la sua scarsa ortodossia freudiana, per il suo carattere
vendicativo, per il suo dichiarato interesse economico, per il ricatto al pa-
ziente. Nella Prefazione egli dichiara infatti di aver pubblicato per vendetta
il “memoriale” di Zeno dopo averlo prescritto al paziente. Al deliberato rove-
sciamento ironico della figura dello psicoanalista si affianca anche quella del
narratore: si propongono due punti di vista inaffidabili, perché screditati.
Mancando quindi un autore che proponga una versione verosimile dei fatti,
al lettore sono affidate delle ipotesi interpretative: è un’opera aperta, il cui
significato è plurivoco e in cui il lettore è invitato alla costruzione del senso.
PIRANDELLO 37

dOmaNda 29
Nel saggio del 1908 L’umorismo Pirandello getta le basi della sua poetica.
Illustra il saggio e le idee trattate in esso.

Ne L’umorismo Pirandello definisce la novità della sua poetica, sofferman-


dosi sulla distinzione fra comicità e umorismo. Ricorre al celebre esempio
della “vecchia signora […] goffamente imbellettata e parata di abiti giovani-
li”, che suscita in chi la osserva il riso. Questa reazione è secondo Pirandello
“l’avvertimento del contrario”: una vecchia che si atteggia come una ra-
gazza viene “avvertita” da chi la vede come il contrario di ciò che dovrebbe
essere, ovvero una signora in abiti dimessi, adatti alla sua età. Fermandosi
però a riflettere, si potrebbe supporre che la vecchia non ama truccarsi e
vestirsi così, ma lo fa per tenere legato a sé un marito giovane, che non la
ama… Subentrando quindi la riflessione circa il fatto che ha suscitato il riso,
il comico è superato dal “sentimento del contrario”, attraverso il quale si
svela dunque l’oltre che nasconde la reale condizione dell’uomo.
La posizione dell’artista non è quella di chi si limita a osservare e ad ana-
lizzare, ma quella di chi è chiamato a una sorta di solidarietà (l’umorismo è
un sentimento) che scaturisce dal momento riflessivo stesso.
A differenza dello scrittore tradizionale, che attraverso l’arte epica era
in grado di estrarre dalla realtà, cangiante e mutevole, una verità assoluta
e universale, l’umorista prende coscienza del fatto che non è più possibile
giungere a un’unica verità, poiché questa è caotica, instabile e incerta. L’u-
morista non può che limitarsi pertanto a svelare la disgregazione dell’in-
dividuo e la frammentarietà del reale.
38 PIRANDELLO

dOmaNda 30
Quali costanti si ritrovano nei romanzi pirandelliani, che ne costituisco-
no la modernità?

La produzione pirandelliana consta di sette romanzi, che sono composti in


un arco di tempo piuttosto ampio (al 1901 risale la pubblicazione de L’esclusa,
mentre Uno, nessuno, centomila esce nel 1926).
Un tratto che accomuna i romanzi è la tendenza alla dissoluzione
dell’unitarietà della trama, che si disperde in continue deviazioni perché
il tempo non ha più un cammino lineare e progressivo, ma segue gli sbalzi,
le pause e i precipizi della coscienza. Slittano quindi anche i piani temporali,
passato e presente si intrecciano e si contaminano.
La narrazione è assunta dalla voce del protagonista, che filtra attra-
verso il suo punto di vista l’intera vicenda alterandone spesso i contorni,
deformandola in rapporto ai percorsi della sua coscienza. L’io narrante quin-
di non domina la storia, non è in grado di interpretarla e non fornisce un
significato al lettore: crolla l’illusione di una verità oggettiva.
Si verifica la dissoluzione del personaggio tradizionale, quello della
tradizione romanzesca dell’Ottocento: i personaggi pirandelliani, quando
si rendono conto dell’impossibilità di raggiungere la verità così come una
dimensione autentica dell’esistenza, diventano “forestieri della vita”, acqui-
stando quindi, sospesi in un “vuoto strano”, una vista diversa e disincan-
tata.
Il romanzo di Pirandello inoltre arriva anche a riflettere su se stesso, sulle
sue strutture, diventando metanarrativo.
PIRANDELLO 39

dOmaNda 31
Fai il punto sul teatro di Pirandello illustrando le caratteristiche delle
varie fasi e soffermandoti sul metateatro pirandelliano: significato, prin-
cipali innovazioni, testi chiave.

La produzione teatrale pirandelliana si sviluppa dagli ultimi anni dell’Otto-


cento fino alla morte dello scrittore e conta più di quaranta commedie,
che fanno parte della raccolta Maschere nude.
È tradizione distinguere quattro fasi nel percorso teatrale di Pirandello.
La prima comprende opere di ambientazione siciliana: sono testi di
impronta naturalista, scritti in dialetto. Segue la fase del “grottesco” o
“teatro umoristico” che, attraverso l’irrigidimento dei ruoli e delle situa-
zioni, mette in scena il rovesciamento paradossale del dramma borghese.
Tra il 1921 e gli anni Trenta si colloca poi la fase del metateatro, che si apre
con la prima rappresentazione di Sei personaggi in cerca di autore e si comple-
ta con A suo modo e Questa sera si recita a soggetto. All’ultima fase del teatro
pirandelliano, quella dei cosiddetti “miti”, appartiene l’opera incompleta
I giganti della montagna, che racchiude il testamento poetico di Pirandello.
Durante la fase del metateatro, che si apre con la rappresentazione di
Sei personaggi in cerca di autore (1921), Pirandello svolge una riflessione sul
teatro attraverso il teatro (da qui l’espressione metateatro). Al centro del
dramma dei Sei personaggi c’è il “disagio del teatro”, ovvero la difficoltà
di dare corpo alla fantasia dell’autore nella forma della rappresentazione te-
atrale, che risulta sempre un tradimento dell’opera originaria. I sei perso-
naggi, prodotti dall’immaginazione, ma divenuti autonomi rispetto ad essa,
reclamano di essere definiti in una forma, chiedono di vivere in teatro, dopo
essere stati rifiutati dal loro autore.
Tra le innovazioni più significative di questo nuovo linguaggio teatrale
figurano:
● la scomparsa della quarta parete: salta la barriera ideale fra palco e
40 pubblico, che perde la sua tradizionale funzione di spettatore e, privo di
protezione, viene coinvolto nella dimensione inquietante del dietro le
quinte;
● la messa a nudo dell’illusione teatrale e dei suoi strumenti tradizio-
nali, da cui deriva una radicale trasformazione dello spazio scenico: il
palco non è più il luogo dell’illusione scenica, al contrario esso svela tutte
le sue finzioni e i tradizionali oggetti di scena vengono utilizzati in modo
straniato;
● la rottura della linearità del tempo e la frammentazione dell’azione
scenica a causa di frequenti interruzioni, che irrompono sotto forma di
casualità, incidente o imprevisto;
● la struttura aperta e l’impossibilità del dramma moderno a fornire
una soluzione ai travagli dell’uomo, che hanno come conseguenza diret-
ta il fatto che lo spettatore, turbato dai dubbi che non è riuscito a scioglie-
re, si trova privato della catarsi, ossia di quell’opportunità di purificarsi e
liberarsi dalle passioni, in cui consisteva la funzione educativa del teatro
di tradizione.
GADDA 41

dOmaNda 32
Illustra il pensiero e la poetica di Gadda.

Nelle opere gaddiane si intrecciano scienza, tecnica e letteratura ed


è questo incrocio di saperi che conferisce forza e originalità al suo sguardo
sul mondo. Fin dalla giovinezza Gadda divide infatti il proprio interesse fra i
classici della letteratura e l’ambito logico-matematico (gli studi all’universi-
tà si concludono con la laurea in Ingegneria nel 1920).
La realtà è per Gadda un groviglio di dati che dipendono gli uni dagli
altri; il mondo è pieno di cause concatenate che definiscono una rete di si-
gnificati interdipendenti. L’elemento unificante è il dolore, raccontato con
pudore, ironia o toni grotteschi.
L’idea di un’esistenza labirintica assimila Gadda alla ricerca narrativa
di altri grandi scrittori del Novecento: Robert Musil, Marcel Proust, James
Joyce. Gadda affida alla scrittura il compito di dare espressione e ordine al
caos, riconoscendone una funzione etica.
Le narrazioni trovano il loro centro non nella trama, ma nella digres-
sione e nella divagazione, che servono a mostrare la complessità dei lega-
mi fra le cose. La struttura della narrazione non è più unitaria come quella
ottocentesca, ma si spezzetta fino a trovare nel frammento e nel quadro
narrativo la propria misura più espressiva.
42 GADDA

dOmaNda 33
La lingua di Gadda è una miscela originale e complessa, espressione di-
retta del suo sguardo sul mondo. Analizzala, individuando le sue diverse
componenti.

Fin dagli anni Trenta Gadda è stato definito come scrittore macaronico.
Questa definizione deriva dal fatto che il linguaggio utilizzato nelle sue ope-
re, anche detto lingua del pastiche, è molto complesso e si presenta come
un miscuglio di registri (dal basso al prezioso) e lessici (termini rari, latini-
smi, grecismi, vocaboli quotidiani, tecnicismi e neoformazioni) molto dif-
ferenti e lontani tra loro. Egli ricorre spesso anche all’uso del dialetto (dal
toscano al romanesco, dal veneziano al napoletano) e alle lingue straniere
(spagnolo, tedesco e francese). La molteplicità linguistica e lessicale che si
riscontra nei suoi testi non costituisce un artificio barocco, bensì svolge la
funzione di specchio della complessità del reale.
Anche le strutture sintattiche risultano particolarmente complesse e
lo stile abbonda di diverse figure retoriche (enumerazione/accumulazione,
iperbole, metonimia, allusione, sostituzione/mascheramento, reticenza),
che confermano la diffidenza dello scrittore verso la lingua d’uso comune.
I CREPUSCOLARI 43

dOmaNda 34
Quali sono i tratti comuni della poesia crepuscolare in Italia?

Nei primi decenni del Novecento un gruppo di poeti si distacca in maniera


marcata dal modello dannunziano e da quello futurista, distinguendosi per
la diversità dei toni, che si fanno sempre più languidi e malinconici. Già
dal 1910 essi furono definiti Crepuscolari dal critico e scrittore Giuseppe
Antonio Borghese; il riferimento al “crepuscolo” vuole proprio sottolineare
questa predilezione per le atmosfere sommesse e sfumate tipiche del calare
della sera (la penombra, il lento svanire della luce, il presentimento delle
tenebre ecc.).
I principali esponenti furono Guido Gozzano, marino moretti, Sergio
Corazzini, Camillo Sbarbaro e Vincenzo Cardarelli, poeti che non si ri-
conobbero in un programma o in un movimento comune, ma che, seppur
con stili individuali, modi sobri e spesso autoironici, temi provincia-
li, quotidiani e a volte persino banali, dialogarono con la tradizione liri-
ca italiana prendendo le distanze dalla figura del “poeta vate” che Gabriele
d’Annunzio e Giosue Carducci avevano incarnato nel secondo Ottocento e
attuando, dall’interno e senza clamori, una vera rivoluzione poetica.
44 GOZZANO

dOmaNda 35
La vita, le opere e la poetica di Guido Gozzano.

Guido Gozzano nacque a Torino nel 1883. Fin dagli anni dell’adolescenza ebbe
una vita immersa negli studi e votata alla poesia. Partecipò attivamente alla
vita della società intellettuale torinese, ma, colpito dalla tubercolosi quando
era ancora uno studente, dovette prenderne le distanze per via dei frequenti
soggiorni nella riviera ligure e nel Nord Italia.
La sua prima raccolta poetica, intitolata La via del rifugio, risale al 1907.
Nel 1911 pubblicò I colloqui. Postuma è invece Verso la cuna del mondo, una
raccolte di prose ispirate da un viaggio in India, che compì tra la fine del 1912
e i primi mesi del 1913. Morì a Torino nel 1916.
La poesia di Gozzano è dominata da un estetismo che comprende tre
elementi: la cura della forma metrica; un’attentissima scelta lessica-
le; la modulazione sapiente di uno stile ricercato e di uno quotidiano.
Le diverse componenti della poesia trovano inoltre un’ulteriore armonizza-
zione nello sguardo ironico e autoironico, che rende leggeri e raffinati i
suoi versi.
I suoi modelli furono dapprima l’estetismo di d’Annunzio, con i suoi toni
alti e raffinati, e successivamente Pascoli per la dimensione di sublime “ab-
bassato”, di quotidianità, di attenzione per le piccole cose della sua poesia.
Gozzano interpreta in maniera molto personale il ruolo dell’artista e del suo
rapporto con il pubblico borghese contemporaneo. Egli vive una profonda
crisi d’identità ed è imbarazzato dal proprio ruolo di scrittore di cui vorrebbe
liberarsi per aderire alla semplicità delle cose. La sua vita è dunque molto
appartata, lontana dai privilegi e dalle celebrazioni riservate al “poeta vate”.
Un ruolo fondamentale nei suoi esiti poetici ha senza dubbio la malat-
tia, che assume due significati contrastanti: è allo stesso tempo metafora
fisica di un disagio costitutivo a integrarsi nella realtà borghese, indifferente
all’arte e votata ai valori dell’utile, e condizione elitaria ed esclusiva, una sor-
ta di schermo dal conformismo che lo circonda.
Le liriche di Gozzano offrono un campionario di oggetti che raramen- 45
te prima sono stati citati in poesia: cartoline, specchiere, orologi, tappeti,
stoviglie, lampadari, stoffe lise, scatole da confetti, frutti di marmo… Sono
le “buone cose di pessimo gusto”, che distanti dalle umili cose pascolia-
ne non immettono in alcun mistero e non hanno significati simbolici, ma
restituiscono un campionario nostalgico da cui si leva “odore d’ombra,
odore di passato”.
46 GOZZANO

dOmaNda 36
Di Gozzano è stato detto che per primo è riuscito ad “attraversare d’An-
nunzio” per giungere a un territorio suo. Quale è stata l’influenza di
d’Annunzio su questo autore?

Il rapporto che Guido Gozzano intrattiene con Gabriele d’Annunzio è sicu-


ramente, fra tutti, il più complesso: inizialmente il giovane Gozzano fu affa-
scinato dai toni raffinati e alti dell’estetismo dannunziano, per poi, a partire
dal 1905 circa, passare alla lettura dei poeti simbolisti belgi e francesi e delle
liriche pascoliane, che lo introdussero in una nuova dimensione poetica dai
toni prosaico-narrativi.
Il critico e poeta Edoardo Sanguineti, attento studioso del poeta torine-
se, ha parlato a questo proposito di “dannunzianesimo rientrato, prima
ancora che rovesciato”. In questa citazione si condensa l’ambiguità del
rapporto di Gozzano con il modello dannunziano: un modello che non vie-
ne semplicemente ribaltato, ma accolto, assorbito e solo successivamente
sottoposto a rovesciamento parodico, senza per questo cessare di esiste-
re come punto di riferimento. Da queste opposte istanze, da questi opposti
sguardi poetici, si è originato lo stile poetico di Gozzano: sorprendente e ori-
ginale unione di eleganza formale e toni dimessi.
CAMPANA 47

dOmaNda 37
I Canti orfici di Dino Campana si segnalano per l’originalità, a cominciare
dal titolo. Illustrane struttura, temi e stile, soffermandoti anche sulla
concezione della poesia di questo autore.

I Canti orfici di Dino Campana escono nel 1914 e già nel titolo, con l’allusione
all’orfismo, è presente il riferimento alla sacralità misteriosa del fare poeti-
co, richiamando la presenza di una dimensione mitica e la fede nella poesia.
L’orfismo, orientamento poetico del primo Novecento, attribuisce a quest’ulti-
ma una valenza profonda, per certi aspetti irrazionale e magica, sottolineando-
ne la componente musicale e armonica. I poeti che lo adottano accentuano l’ac-
cezione evocativa della parola, che ritengono possieda un potere “incantatore”.
L’opera si compone di testi in versi e in prosa e non presenta una struttura
regolarmente ripartita. Essa è suddivisa in quattro sezioni: La notte, Notturni,
Varie e frammenti e La Verna (che raggruppa il maggior numero di poesie della
raccolta e che prende il titolo dal viaggio intrapreso dall’autore verso l’omoni-
ma località dell’Appennino toscano).
Le immagini che compongono la poesia di Campana sono intense: gli og-
getti e le situazioni reali sono un punto di partenza che viene trasfigurato dal
poeta, che impregna le sue visioni di mito, colori, metafore. Centrale nell’o-
pera è il tema del viaggio, inteso come spostamento, come ricerca e come
contatto con l’altrove. I luoghi assumono un’importanza fondamentale nel
suo sistema di osservazione del mondo, ma solo in quanto punto di partenza
di un percorso di fantasie e visioni. Molti componimenti sono dedicati a città
o cittadine descritte in modo visionario. Domina inoltre un interesse per la
notte, il crepuscolo.
Il linguaggio di Campana, spesso aulico e ricercato, mostra l’influsso del-
la tradizione poetica italiana classica: ai caratteri poetici del passato (da Dante
ai Simbolisti) si accostano gli echi della poesia contemporanea dal Futurismo
ai Crepuscolari. Lo stile complesso presenta una sintassi molto elaborata;
è frequente anche l’uso dell’iterazione e dell’ellissi del verbo. Il ricorso al
gerundio, in quanto modo indefinito, vuole essere un espediente per prolun-
gare atemporalmente azioni e immagini.
48 UNGARETTI

dOmaNda 38
Delinea sinteticamente le tre fasi della poesia ungarettiana.

L’intera biografia poetica di Ungaretti è solitamente scandita in tre periodi,


che corrispondono a tre fasi fondamentali della sua vita.
Il primo periodo coincide con l’esperienza della guerra (1915-1919), che
provocò nel poeta un trauma esistenziale duro e sconvolgente, portando alla
composizione de Il Porto Sepolto (1916) e Allegria di Naufragi (1919).
Il secondo periodo ha inizio nel 1921 con il trasferimento a roma, che
offre al poeta l’opportunità di entrare a contatto con la sensibilità e la cultu-
ra dell’arte barocca, dalle suggestioni delle quali prendono forma le liriche
contenute nella raccolta Sentimento del Tempo (1933).
Il terzo periodo coincide con gli anni della maturità, della fama, dei viaggi
e delle morti, che segnano profondamente la vita del poeta. Viene nominato
professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università
di Roma e la sua poesia è ormai riconosciuta e onorata in Italia e fuori dai
confini nazionali. Sono anche gli anni in cui muoiono la moglie Jeanne, il
figlio e il fratello, e del suo viaggio in America. Questo periodo si apre con la
raccolta Il Dolore (1947) per poi proseguire con La Terra Promessa (1950) e Il
Taccuino del Vecchio (1960).
UNGARETTI 49

dOmaNda 39
Illustra l’importanza delle raccolte di Ungaretti Il Porto Sepolto e Allegria
di Naufragi per la poesia italiana del Novecento, soprattutto a livello
formale.

Le 32 liriche de Il Porto Sepolto vennero composte al fronte, durante la guerra


di trincea, tra il 1915 e il 1916. Costituiscono un documento straordinario del
trauma della Grande guerra e furono pubblicate in un’edizione semiclan-
destina di 80 esemplari nel 1916. Si propongono quasi come una successione
di “fogli di diario”, corredate di precise indicazioni cronologiche e di luogo. Il
titolo proviene dall’adolescenza egiziana del poeta, trascorsa ad Alessandria
d’Egitto, città in cui si favoleggiava di un antichissimo porto sepolto, ante-
riore all’epoca alessandrina e mai trovato.
Nel 1919 esce a Firenze Allegria di Naufragi. Queste due prime raccolte
confluiranno nell’opera che prenderà il nome di L’Allegria, edita nel 1931.
Fin dalle prime raccolte Ungaretti inizia quel rimaneggiamento in-
stancabile e quasi ossessivo dei testi che costituisce un tratto caratteristico
della sua poesia, alla ricerca di una parola sempre più precisa.
Ne L’Allegria la metrica e la sintassi tradizionali vengono demolite in
frammenti. I versi nascono dalla spezzatura del metro italiano tradizio-
nale, in particolare dell’endecasillabo, che viene scomposto in più righe a
costruire strofe compiute. La distruzione del sintagma minimo determina
la verticalizzazione della sintassi, che si fa scarna; la punteggiatura è
minima e quasi assente. Altro tratto caratteristico della poesia di Ungaretti
è la nuova parola poetica, che non deve essere arcaica o tradizionale, ma
totalmente vergine, pura, essenziale.
50 UNGARETTI

dOmaNda 40
Quale importanza riveste la dimensione autobiografica nella poesia di
Ungaretti?

Nella produzione poetica di Ungaretti è essenziale il legame fra la vita e la


poesia. I suoi oggetti poetici sono quasi sempre in rapporto a eventi, luo-
ghi, situazioni, strettamente legati alla sua esperienza personale: centrale è
dunque la nozione di memoria, intesa tuttavia in senso negativo, in quanto
custode di un passato doloroso. A questa il poeta oppone la nozione di in-
nocenza, uno stato ideale teso a una felicità priva di consapevolezza e di
dolore, che si identifica a volte con l’infanzia.
Da questo rapporto si sviluppa il progetto di un’unitaria autobiografia
poetica, come mostra il volume complessivo del 1969, che reca il titolo em-
blematico di Vita di un uomo, in cui la dimensione biografica rappresenta la
radice di quella poetica. La produzione poetica diventa, nel suo insieme, una
sorta di biografia allegorica, nella quale è presente il modello di un illustre
poeta italiano, Francesco Petrarca.
MONTALE 51

dOmaNda 41
Qual è il significato del titolo della raccolta poetica di Montale Ossi di
seppia? Perché è emblematico di tutta la poetica di Montale?

La prima raccolta di poesie di Eugenio Montale, Ossi di seppia, viene pub-


blicata nel 1925 e risente della difficile condizione storica dell’Italia (il con-
solidamento del fascismo al potere e lo smantellamento delle istituzioni li-
berali), di cui offre un’espressione intensa e sintetica, che trova corpo nelle
immagini legate alla metafora del “male di vivere” e della prigionia in cui
si sente costretto l’io del poeta. Raramente sono presenti squarci di vitalità
positiva e l’individuo, che non riesce a cogliere il senso della vita, può solo
vedere singoli aspetti del dolore del mondo e catalogare la realtà nei suoi
aspetti fenomenici: cose, fatti, oggetti. Nasce da qui la poesia oggettuale
di Montale, composta di oggetti, il cui valore allegorico relega in un ruolo
defilato l’io poetico, che non è più in primo piano.
I limoni, la lirica posta subito dopo il prologo, contiene una prima di-
chiarazione di poetica: con tono ironico Montale prende le distanze dai
poeti laureati e rifiuta il sublime, dichiarando di prediligere gli ambienti
dimessi e quotidiani, come i giardini di limoni. La poesia degli Ossi nasce
tutta nel segno del mare della Liguria, regione natia del poeta: l’io poetico
anela a fondersi con il mare e insieme ne è rifiutato, confinato a terra come
gli ossi di seppia, che sono prodotti dal mare e da questo vengono espulsi.
Rigettati sulle spiagge gli ossi oggettivano l’idea di un’esistenza ridotta ad
umile resto, detrito, frammento scisso dal tutto, rappresentato dal mare
che è l’assoluto, la pienezza impossibile della vita stessa, negata all’uomo. Il
paesaggio ligure è emblema dei sentimenti di aridità, di esilio e di solitu-
dine.
52 MONTALE

dOmaNda 42
Fai il punto sulle raccolte poetiche di Montale dopo Ossi di seppia e sui
temi in esse trattati.

La seconda raccolta di Montale, pubblicata nel 1939, si intitola Le occasioni e


fa riferimento a una serie di occasioni biografiche (eventi, incontri, momen-
ti) che poi si converte in una poesia fatta di immagini e relazioni ogget-
tive. Nelle liriche le occasioni si tramutano in semplici oggetti, in ricordi, che
acquistano il potere di riscattare il mondo, conferendo all’effimero la “sem-
bianza d’eterno”. Con Le occasioni alla dimensione marina si sostituisce quella
cittadina. Altre costanti sono il tema fondante del viaggio e il rapporto con
la figura femminile (l’enigmatica Clizia) sullo sfondo di un “infernale” sce-
nario cittadino. La figura della donna tracciata nella raccolta assume la con-
notazione di una nuova Beatrice, a cui è affidato il ruolo di difendere i valori
della civiltà, minacciati dalla violenza e dalla nuova barbarie.
La bufera e altro esce dopo un lungo e tortuoso iter compositivo nel 1956.
È caratterizzata dall’atmosfera travagliata che preannuncia la guerra, vista
come allegoria del male assoluto. Il tema della donna-angelo, che è chia-
mata a riscattare l’umanità offesa, si ricollega alla raccolta Le occasioni. Ella si
trasforma tuttavia in Cristofora, ossia “portatrice di Cristo”, di cui è incar-
nazione sulla terra, e si sacrifica per dare all’umanità una speranza di reden-
zione. Verso la fine della raccolta viene meno anche la fiducia nella salvezza
e la figura femminile di Clizia appare sempre più remota, in quanto incon-
ciliabile con il mondo distrutto dalla guerra. Nelle ultime poesie compare la
Volpe, che si pone come un’anti-Beatrice, cioè una donna che ha perso la
connotazione angelica a vantaggio di una concretezza sensuale e di un’evi-
dente fisicità.
Del 1971 è la raccolta Satura, il cui titolo è sinonimo di saturazione, ma fa
riferimento anche al termine latino Satura lanx, che significa “piatto unico”
o “miscuglio eterogeneo di cose”. L’opera si compone di diversi livelli sti-
listici e di differenti toni, in cui prevalgono l’ironia e il sarcasmo, la satira
politica, la parodia dei testi e persino l’autocitazione.
SABA 53

dOmaNda 43
Quali sono i modelli e gli influssi culturali che hanno agito in maniera
preponderante sulla poesia di Saba?

L’elemento biografico che maggiormente influisce sulla poesia di Umberto


Saba è la nascita a trieste, periferia geografica dello Stato italiano. La sua
marginalità consente al poeta di accogliere aspetti ed esperienze della nuo-
va cultura europea e, in particolare, mitteleuropea (dell’Europa centrale).
Le opere del filosofo tedesco Friedrich nietzsche e la teoria della psicoana-
lisi di Sigmund Freud offrono al poeta strumenti necessari per conoscere e
penetrare l’animo umano. Paradossalmente la città, resa estranea o quasi ai
fenomeni letterari italiani che contraddistinguono il primo Novecento, è in-
fluenzata dalle suggestioni letterarie che le derivano da Robert Musil, James
Joyce, Franz Kafka. Egli matura pertanto un’esperienza letteraria autonoma
e originale (“linea sabiana”) rispetto al quadro della poesia italiana del No-
vecento, consapevole della sua diversità storica e geografica.
Oltre che dalla cultura del suo tempo, la poesia di Saba è influenzata dalla
tradizione lirica italiana, da Petrarca a Leopardi al d’Annunzio del Poema
paradisiaco. Originale è anche l’influenza esercitata dal recitativo poetico
dei libretti d’opera italiani dell’Ottocento, soprattutto quelli musicati da
Giuseppe Verdi.
54 SABA

dOmaNda 44
Fai il punto sul Canzoniere di Saba, analizzando in particolare la struttura,
i temi, i modelli letterari e culturali, lo stile.

La prima delle varie edizioni del Canzoniere di Umberto Saba esce nel 1921
e si presenta come il capitolo iniziale di un più vasto progetto: un testo con-
cepito come una sorta di “romanzo”, di libro totale. Il Canzoniere, infatti,
non si limita a riproporre le poesie che il poeta triestino pubblica negli anni
su riviste o in raccolte, ma si sforza di integrare tutte queste parti in una
nuova costruzione. Nella sua forma definitiva (quella del 1961) le caratteri-
stiche peculiari del Canzoniere sono:

1) la divisione in tre parti o volumi, che suggeriscono una scansione


cronologica ed esistenziale (la giovinezza nel primo volume, la matu-
rità nel volume secondo, la vecchiaia nel terzo);

2) la scansione delle raccolte: tutte le poesie sono riunite in raccolte, che


raccontano fasi o momenti di vita del poeta;

3) impiego delle strutture chiuse: nella costruzione dell’opera si riscon-


tra una cura particolare per gli equilibri numerici, le simmetrie e le cor-
rispondenze interne (“corone” di sonetti, cicli di canzonette, strofe legate
tra loro da parole rima o refrain);

4) le affinità e le costanti tematiche: la coesione interna si fonda anche


sulle numerose riprese di temi e figure, come quella della nutrice o del-
le fanciulle. La memoria testuale si arricchisce di sempre nuove varia-
zioni. I temi ricorrono in maniera funzionale nel discorso complessivo
perché rappresentano una vicenda allo stesso tempo autobiografica e
simbolica.

Tutta la poesia di Saba si caratterizza dunque per un forte autobiografi-


smo e rappresenta per il poeta uno strumento di scavo interiore. I principali
temi riscontrabili nel romanzo sono: il conflitto perenne tra eros e dolore; 55
una tormentosa divaricazione tra un senso di isolamento, di solitudine e di
estraneità nei confronti del mondo e il desiderio di identificarsi con gli
altri uomini, a cui egli si sente legato da un profondo sentimento di soli-
darietà; la presenza di una figura femminile fondamentale, che è la moglie
del poeta; la città (Trieste) come centro ideale, come occasione di poesia.
La metrica del Canzoniere si caratterizza per omogeneità e coerenza. Il
verso, in prevalenza endecasillabo e settenario, è regolare (“conserva-
torismo metrico”) e si basa sull’uso consapevole e sul valore della rima. Il
poeta ricorre spesso a particolari artifici sintattico-prosodici come l’enjam-
bement.
56 FENOGLIO

dOmaNda 45
Nella narrativa di Fenoglio sono importanti due filoni tematici: la guerra
partigiana e il mondo contadino delle Langhe. Analizza la produzione
dell’autore sulla scorta di questa indicazione critica.

L’opera di Beppe Fenoglio è caratterizzata dalla ripresa costante di due gran-


di temi: l’ambiente contadino delle Langhe e la guerra partigiana, en-
trambi presenti nei 12 racconti d’esordio I ventitrè giorni della città di Alba.
Questi due temi si innestano sullo sfondo della rappresentazione della vio-
lenza che condiziona la vita degli uomini: violenza dell’ambiente natura-
le e sociale; violenza dell’uomo contro l’uomo nelle drammatiche espe-
rienze della guerra fratricida.
Nei testi “langaroli” come La malora o Un giorno di fuoco la campagna,
lungi dall’essere vagheggiata, è descritta nella sua immutabile condizione di
miseria, violenza e disperazione. La vita del contadino è soggetta alla ma-
lora, ossia al cumulo di sventure che si accanisce sugli uomini. I personaggi
fenogliani affrontano le durezze della vita sorretti da una sorta di “stoici-
smo”, ma sono passionali e violenti tanto da spingersi persino all’assassinio
e al suicidio.
Al filone resistenziale appartengono invece il romanzo Primavera di bel-
lezza e i due incompiuti Una questione privata e Il partigiano Johnny. I prota-
gonisti sono tutti proiezioni dell’autore: portano lo stesso nome, Johnny
o Milton – con riferimento al grande poeta inglese John Milton (1608-74)
amato da Fenoglio –, avversano per istinto il fascismo, amano la cultura in-
glese e sono arruolati nelle formazioni partigiane. Ad accomunare questi
personaggi è anche un forte individualismo che li porta a vivere l’esperienza
della resistenza come avventura umana: il partigiano di Fenoglio non
appartiene solo a un preciso momento storico, ma diviene l’emblema di
un’umanità “resistente” di fronte alle violenze della vita, di cui la guerra
è terribile metafora.
PAVESE 57

dOmaNda 46
Pavese ha elaborato una poetica originale nel panorama della narrativa
post-bellica. Esponi i tratti salienti di tale poetica.

Per gli interessi culturali e per le caratteristiche della sua produzione lette-
raria, Pavese incarna una figura di intellettuale unica nella prima metà del
Novecento italiano. Egli fu un grande promotore della letteratura norda-
mericana e di un inedito interesse per l’antropologia culturale e l’etnologia.
Con la raccolta poetica Lavorare stanca (1936-41) Pavese sperimenta, in anni
di ermetismo imperante, forme di poesia-racconto e l’impiego di versi
lunghi, ricalcati sulle cadenze della poesia classica. La produzione narrati-
va di Pavese mostra un’ambientazione (campagne, periferie cittadine), un
lessico e uno stile (aderenza sintattica e lessicale al parlato, calchi dialettali
o regionalmente connotati) che lo fecero considerare un neorealista, ma che
nasce da presupposti differenti, influenzati dalle sue riflessioni sul mito,
sul simbolo e sulla poesia. Nei suoi scritti il realismo deve dunque essere
considerato una scelta puramente formale e non poetica.
Uno dei temi centrali della narrativa pavesiana è quello del destino, in-
teso come un ordine prefissato di cui l’uomo può essere o meno consapevole,
ma della cui natura non si sa nulla, salvo il fatto che si conclude con la mor-
te. Strettamente connesso a questo è l’altro tema tipicamente pavesiano del-
la maturità, che consiste nell’accettazione virile del destino a cui non si può
sfuggire. Molti personaggi di Pavese si sottraggono a questa maturità per
mezzo della fuga verso spazi di irrazionalità e inconsapevolezza, per lo più
riducendosi in una condizione di profondo isolamento e di solitudine. Tra
questi spazi si possono considerare l’infanzia e il suo corrispettivo etno-an-
tropologico della vita naturale e del selvaggio. La campagna assume un
ruolo fondamentale nelle opere di Pavese e si caratterizza per un complesso
sistema di connotazioni simboliche. Essa rappresenta il luogo dell’origi-
ne, del tempo mitico dell’infanzia e della salvezza, in contrapposizione
con la città che simboleggia invece il luogo della maturità.
58 PASOLINI

dOmaNda 47
In che cosa consiste la contaminazione linguistica fra materia bassa e
cultura alta che si riscontra in tutti i generi (poesia, prosa, saggistica e
linguaggio cinematografico) praticati da Pasolini?

Innanzitutto Pasolini è stato l’intellettuale europeo che più di ogni altro ha


utilizzato un’amplissima varietà di linguaggi: poesia, narrativa, pittura
e cinema, indagine critica e riflessione saggistica, sceneggiature e scrittu-
ra per il teatro, prosa giornalistica, reportage, opere radiofoniche, interviste
e documentari per la televisione. La sua volontà di contaminazione fra
codici diversi non si attua solo al livello della lingua, ma investe l’intero
sistema della comunicazione, nella rivendicazione di una straordinaria li-
bertà dell’artista. La relazione di elementi linguistici e culturali pro-
venienti da mondi diversi si ottiene, in Pasolini, grazie a un attento uso
del montaggio finalizzato alla rappresentazione del reale e alla costruzione
della storia. La lingua povera di una terra contadina viene adottata per espri-
mere temi e contenuti della poesia colta; nei romanzi la degradazione in cui
vivono i protagonisti viene espressa attraverso la fusione del gergo della ma-
lavita con la lingua letteraria dell’autore; nei film romani lo stesso universo
di miseria viene raccontato attraverso sequenze e inquadrature ispirate ai
pittori italiani di Medioevo e Rinascimento, in cui la musica sacra di Bach
accompagna le scene più violente. L’autore pertanto compie una contami-
nazione sistematica fra materia “bassa” e cultura “alta”, tra strumenti
umili (dialetto, gergo ecc.) e altissimi modelli culturali (la poesia pro-
venzale, l’opera di Dante, le arti figurative, la musica colta ecc.), affidando
all’arte il compito di realizzare tale unione di elementi opposti.
PASOLINI 59

dOmaNda 48
Indica come nel romanzo Ragazzi di vita si ritrovino molti degli interessi
di Pasolini, legati tanto ad aspetti tematici e contenutistici che formali:
l’interesse verso gli umili e i diseredati, la coralità, lo sperimentalismo
linguistico.

Pasolini fa il suo esordio nella scena letteraria italiana nel 1955 con Ragazzi
di vita. Fin dall’arrivo nella capitale egli è folgorato dall’universo proletario
delle borgate romane e comincia a elaborare un vasto numero di racconti,
nei quali compie esperimenti di una prosa narrativa mista di italiano e
dialetto. L’idea del romanzo si costruisce poco alla volta: la trama di Ragazzi
di vita si compone di questo gran numero di racconti autonomi, intrecciati
fra loro. L’effetto che ne deriva è di una narrazione corale. Risulta difficile,
pertanto, individuare un protagonista della vicenda; al contrario al perso-
naggio del riccetto, che è quello che ritorna con maggior frequenza, l’auto-
re assegna la funzione di filo conduttore, trasformandolo nello strumento
della rappresentazione di un intero universo.
Il racconto si svolge in un’eterna estate: la dimensione del tempo nel ro-
manzo assume un carattere non-realistico in quanto la narrazione non
segue un filo cronologico, ma procede per salti, lacune e omissioni. I sotto-
proletari di Pasolini sono portatori di una differenza assoluta e scanda-
losa rispetto alle norme sociali della borghesia e vivono in una condizione
precosciente, in un mondo dominato da bisogni elementari, nella dimen-
sione carnale e istintiva di un presente assoluto, cioè il tempo di un’esi-
stenza selvaggia.
Dal punto di vista linguistico il romanzo presenta una contaminazione
di vari registri. Le componenti linguistiche, che ne caratterizzano la prosa
all’insegna dello sperimentalismo, sono tre: la lingua italiana anche di re-
gistro alto, di cui Pasolini si serve per le descrizioni; il dialetto romanesco
che caratterizza la parlata popolo; il gergo utilizzato dai ragazzi della ma-
lavita. Pasolini seleziona accuratamente il lessico popolare, rivelando una
grande attenzione per il suono delle parole e per la musicalità della prosa.
60 CALVINO

dOmaNda 49
Dalla fase realistica dei libri d’esordio a Palomar: metti in evidenza i pas-
saggi che scandiscono l’evoluzione narrativa e delle poetiche dell’autore.

Si possono individuare quattro fasi successive nella produzione di Calvino,


che in molti casi si sovrappongono e convivono.

1) Una fase realistico-fiabesca, contraddistinta prima dall’impegno poli-


tico e poi dalla ricerca di un ruolo nel mondo per la letteratura.
2) Una fase caratterizzata dalla ricerca di una risposta ai grandi mutamenti
economici e scientifici degli anni Sessanta, che approda all’invenzione
cosmicomica.
3) Una fase che abbraccia gli anni Settanta, in cui il tentativo di conferire
un ordine razionale alla molteplicità del reale si realizza nelle forme della
letteratura combinatoria.
4) Una fase finale, interrotta dalla morte dell’autore (1985), caratterizzata
dalla riflessione sulla propria esperienza di uomo e di intellettuale.

Tutte le opere di Calvino nascono dal tentativo di imporre un’organizzazio-


ne alla materia informe della realtà: la letteratura può porsi come un argine
al dilagare dell’informe, senza però immobilizzare il reale di cui essa è in
grado di accogliere tutte le contraddizioni. Si può rilevare dunque una stret-
ta correlazione tra la morale e lo stile. La letteratura, per lo scrittore, deve
essere considerata principalmente come un’operazione “formale”; i discor-
si approssimativi e generici, che possono generare confusione in chi legge,
sono etichettati come “immorali”.
Calvino è un autore che “cambia molto da libro a libro”, eppure il suo
percorso artistico possiede un’intima coerenza, determinata dal perdura-
re sullo sfondo di alcuni fondamentali orientamenti insieme intellettuali e
morali.
CALVINO 61

dOmaNda 50
Analizza le caratteristiche principali del linguaggio di Calvino.

Nella produzione letteraria di Calvino sono rintracciabili alcune costanti di


tipo formale, relative anche alle scelte linguistiche. Tra le più importanti
ambizioni formali di Calvino vi è quella di far aderire la scrittura con la mas-
sima fedeltà ed efficacia possibili all’immagine, portandola a un livello tale
di chiarezza e complessità da renderla visibile anche al lettore. L’ideale è al-
lora quello dell’esattezza che richiede una ricerca attenta dell’espressione
più calzante, della parola giusta. Nella sua ricerca creativa Calvino passa
dal linguaggio talora triviale del romanzo giovanile Il sentiero dei nidi di ragno
(1947) a quello rarefatto e quasi matematico dell’ultimo Ti con zero (1967). Si
mostra pertanto un autore molto incline alle sperimentazioni.
Dagli autori degli anni Trenta e Quaranta, in particolare da Cesare Pave-
se, egli riprende l’economicità dell’espressione, la parsimonia, la sobrie-
tà. La lingua di Calvino è una lingua prevalentemente “mediana”, ma con
un ampio spettro di possibilità di sconfinamento verso l’alto e verso il basso,
e sempre orientata a una volontà di chiarezza ed efficacia. Quest’ultima è
riscontrabile, tra l’altro, nell’uso della paratassi, ossia una sintassi lineare e
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