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Da Planck a Schroedinger:

la nascita della meccanica quantistica


Prof. Roberto Ginnetti – Liceo Scientifico Copernico di Bologna
Se le leggi fisiche di questo mondo sono indipendenti da noi, noi non
siamo liberi; se siamo liberi ne segue che le leggi fisiche non sono
indipendenti.
KARL POPPER
Una volta un filosofo ha detto:
“È necessario per l’esistenza stessa della scienza che le
stesse condizioni producano sempre gli stessi risultati”.
Bèh, non è vero.”
Richard Feynman
La radiazione di corpo nero
Planck - 1900
L'ipotesi di Planck
E =h ν
Lo scambio di energia tra il campo elettromagnetico nella cavità, rappresentato da
onde stazionarie di diversa frequenza, e le pareti, viste come una collezione di
oscillatori armonici (atomi), avviene solo per multipli discreti di una quantità
fondamentale, detta quanto elementare, che dipende dalla frequenza di
oscillazione.
Il campo cede o acquista da un atomo un energia E n=nh ν
nh ν

kT
Questo avviene con una probabilità P (E n )=e
Più grande è la frequenza, minore è la probabilità che si scambino un numero n di
quanti elevato.

L'ipotesi di Planck è sufficiente per ricavare la corretta funzione di distribuzione


spettrale della densità di energia, ma è totalmente incomprensibile in base alle
leggi classiche della dinamica e dell'elettromagnetismo.
L'effetto fotoelettrico

L'effetto fotoelettrico avviene solo se la frequenza della luce incidente sul catodo M
è maggiore di un certo valore caratteristico del metallo di cui M è composto.

L'energia cinetica degli elettroni emessi non dipende dall' intensità della luce
incidente ma dipende dalla frequenza.

La corrente massima di saturazione è proporzionale alla intensità della luce.


Interpretazione dell'effetto fotoelettrico
Einstein 1905

La radiazione è composta da quanti elementari (fotoni) che trasportano energia

E =h ν
L'ampiezza dell'onda è legata al numero di fotoni di cui essa è composta.

In un urto con un atomo l'energia viene trasmessa solo interamente (ipotesi di


Planck) e mai per frazioni di quanto elementare.
Per estrarre l'elettrone dal metallo occorre una certa quantità minima di energia per
superare la barriera di potenziale.

U =e Δ V 0
L'energia cinetica dell'elettrone estratto sarà pari all'energia assorbita dal fotone
meno quella utilizzata per superare la barriera di potenziale

K e =h ν−e Δ V 0
L'effetto Compton
Una radiazione elettromagnetica incide su una particella carica

La radiazione diffusa classicamente deve avere la stessa fre-


quenza di quella incidente

Arthur Compton dimostrò che, trattando l'urto secondo la teoria


quantistica dei fotoni, la frequenza del fotone diffuso sarà leg-
germente inferiore a quella del fotone incidente.
La lunghezza d'onda sarà invece superiore a quella del fotone
incidente.

La differenza dipende dall'angolo di diffusione. Per θ=π si ha la


massima variazione della lunghezza d'onda del fotone.
h
 = 1−cos 
mo c
Effetto Compton: i calcoli!
hc h
Per un fotone E =h ν= quindi p=
λ λ
hc hc
+ mo c 2 = +m c 2
λ λd
2 2 3
2 2
2 2
h c 2 2 2h c 2hm o c 2 2
(m c ) = 2 2 (λ +λ d )− 2 2 + 2 2 (λ d −λ)+(mo c )
λ λd λ λd λ λd
h2
p̄e = ̄p − p̄d allora p̄e⋅ p̄e = pe = p d + p −2 ̄p⋅p̄d = 2 2 (λ 2d +λ 2 −2 λ λ d cos θ)
2 2 2

λ λd
2 2 2 2 2
sostituendo nell ' espressione (mc ) =( pe c) +(mo c )
h
con un po' di calcoli si ottiene λ d −λ=Δ λ= (1−cos θ)
mo c
Spettri atomici

1 1 1
=R H ( 2 − 2 )
λ n n
2
La costante di Rydberg

7 −1
R H =1.0972⋅10 m
Il modello classico: l'atomo di Thompson

3 2
x Q1 ke
Applicanto la legge di Gauss F =−e⋅E=−k⋅e 3 2
=− 3
x
R x R
2

( )
2 2 2 2
ke d x d x ke oscillatore armonico d x 2
− 3 x=m 2 2
+ 3
x=0 2
+ ω 0 x=0
R dt dt R m dt

( ) √
2
ke 1 ke 2
La soluzione è x (t )= A sin(ω0 t) ω 20= 3 ν= ( 3 )
R m 2π R m
Sostituendo viene ν=2⋅105 H λ=1500⋅10−10 m
L'atomo di Bohr
1913
Ipotesi di Bohr
● L'elettrone nell'atomo percorre orbite stazionarie che soddisfano le

condizioni di equilibrio dinamico imposte dalla meccanica classica


● Il passaggio dell'elettrone fra due stati stazionari non è descrivibile con

la meccanica classica
● Nel processo di passaggio tra stati stazionari viene emessa o

assorbita radiazione la cui frequenza e quantità di energia è quella


prevista dalla teoria di Planck

e2 v2 1 e2 1 v2
F =k 2 =m k 2= m
r r 2 r 2 r
2
hc e 1 1
( )
2 2
1 2 e e E fotone= =E i −E f = −
E= m v − K =− λ 2 r f ri
2 r 2r
Il confronto con le misure sperimentali

e2 1 1
Teoria di Bohr
hc
E fotone= =E i −E f =k
λ

( )
2 r f ri

Serie Balmer
1
λn ( )
1 1
=R H − 2
4 n
RH costante di Rydberg, determinata sperimentalmente, pari a circa 10972000 m -1
I due risultati corrispondono se ammettiamo che la serie Balmer descrive le
transizioni verso l'orbita n=2 dalle orbite più esterne con n=3,4 ...
e2
1
( )
1 1
2
1
λ
=k
e
( )
1 1

2 h c r f ri
se r n=n 2 a 0 n=1,2,3... λn
=k 2
− 2
2 h c a 0 n f ni
I raggi delle orbite stazionarie permesse nell'atomo di idrogeno sono quindi dati da:

r n=n2 a 0 n=1,2,3...
a0 corrisponde alla più piccola orbita permessa ed è chiamato raggio di Bohr
Ponendo n f =2 nella formula di Bohr, possiamo fare direttamente il
confronto con quella della serie Balmer

1
λn ( )
1 1
=R H − 2
4 n
2
1
λn
=k
e2
( )
1 1
2
− 2
2hca 0 2 ni
2
ke ke
Risulta a 0= RH =
2hcR H 2hca 0
e2
E n =−k
2a 0 n 2

1
λn (
1 1
=R H 2 − 2
n f ni ) n f =1,2,3,4 n i > n f

n f =1 serie Lyman ultravioletto


n f =2 serie Balmer visibile
n f =3 serie Paschen infrarosso
Il principio di corrispondenza
Per grandi numeri quantici (n grande) le previsioni della nuova meccanica e
della teoria classica devono coincidere.

e2 1 1
hc
E n = =k
λn 2
− 2
2a0 n f n i
2
( ) 2
prendiamo n f =n ni =n+ 1

e2 1
hc e 1
( 1
) e
(2n+ 1
)
2
E n= =k − =k k
e 2
⋅ E n =h ν=k ⋅ 3
λn 2a 0 n 2 (n+ 1)2 2a 0 n 2⋅(n+ 1)2 n →∞ 2a 0 n3 a0 n

Previsione al limite per grandi n Previsione della teoria classica


della teoria di Bohr (modello Thompson)
ke 2
√ ke 2

2
e 1 1 1
ν=k ⋅ 3 ν= =
h a0 n 2 π R m 2 π a 30 n6 m
3

I due valori devono coincidere, quindi, eguagliando le due espressioni, possiamo


ricavare il raggio di Bohr e da questo la costante di Rydberg, tutto in funzione delle
costanti fondamentali,.
2
h2 e
−10
a 0= 2 2 =0.529⋅10 m RH = =109.500 cm−1
4π me 2 h c a0
L'esperimento di Franck - Hertz
L'idea alla base dell'esperimento, è che, nell'urto tra gli elettroni accelerati e gli
atomi del gas, l'energia cinetica viene assorbita dagli atomi solo se essa è pari
alla differenza di energia tra due livelli energetici che, secondo il modello di
Bohr, ha un valore finito e discreto.
Il dualismo onda – corpuscolo
Louis De Broglie - 1923
Per un fotone

Teoria elettromagnetica Ipotesi di Planck/Einstein


E= p⋅c E=h ν

λ⋅ν=c
E c 1 h
p= =h ν =h ⋅ =
c c λ c λ

Ipotesi di De Broglie: ad ogni particella è associata un'onda in cui frenquenza e


lunghezza d'onda sono legate alle grandezza corpuscolari, energia e impulso,
dalle relazioni
h
E=h ν p=
λ
Variabile dinamica corpuscolare
Variabile dinamica ondulatoria
Variabile dinamica corpuscolare
Variabile dinamica ondulatoria
La diffrazione degli elettroni
Per un elettrone che si muove a velocità non relativistica

h h
p=m v= λ=
λ
mv

Con una velocità intorno ai 107 m/s, la lunghezza d'onda di De Broglie è dell'ordine di quella dei
raggi X nelle onde elettromagnetiche e quindi, se questa teoria è corretta, un elettrone dovrebbe
avere comportamenti ondulatori simili a questa radiazione.

Nel 1927 i fisici Clinton Joseph Davisson e Lester Halbert Germer confermarono le previsioni
della formula di De Broglie dirigendo un fascio di elettroni (che erano stati fino ad allora
assimilati a particelle) contro un reticolo cristallino e osservandone figure di diffrazione.
Esperimenti con risultati analoghi furono eseguiti diversi anni dopo, come quello della variante
dell'esperimento di Young condotta con elettroni, protoni e particelle più pesanti.

Qual è la lunghezza d'onda di un corpo di dimensioni macroscopiche?


Se calcoliamo la lunghezza d'onda di De Broglie per un corpo di 1 kg che si muove a 1 m/s si ottiene λ = 6 10 -34 m .Un
valore dell'ordine dei 10-34 m è di molti ordini inferiore alla lunghezza più piccola osservabile (le dimensioni nucleari
sono dell'ordine di 10-15 m).
Il principio d'indeterminazione
Werner Heisenberg - 1925
Ogni processo di misura richiede un interazione: per misurare la posizione di un elettrone
dobbiamo inviare un fotone che interagisca con esso. Quindi, in linea di principio, il
processo di misura modifica lo stato del sistema. In fisica classica possiamo rendere questo
'disturbo' piccolo a piacere, diminuendo l'energia con continuità. In fisica quantistica questo
non è più vero: un fotone trasporta un'unità di energia E=h ν, non ulteriormente suddivisibile.
Possiamo diminuire la frequenza dei fotoni usati nel processo di misura, in modo da
diminuire l'energia trasferita nell'urto con l'elettrone, ma questo comporta una perdita di
risoluzione. Il potere risolutivo è proporzionale alla lunghezza d'onda: se diminuiamo la
frequenza abbassiamo il potere risolutivo. Quindi se 'disturbiamo' poco l'elettrone, non
sappiamo dire con precisione dove si trovi.
Questa situazione è del tutto generale, tanto da essere stata formalizzata in un principio: il
principio d'indeterminazione di Heisenberg:

Δ x⋅Δ p≥ℏ / 2

Non è possibile misurare simultaneamente , con precisione arbitraria, la posizione e il


momento di una particella.
Alcuni esempi ...

Consideriamo un camion con una massa m = 10.000 Kg ed una velocità v ~ 10 m/s.


Supponiamo inoltre che l'indeterminazione sulla velocità sia del 10% della velocità, Δv =1 m/s.
Calcoliamo l'indeterminazione nella posizione del camion. Si ha:

ℏ 6.6⋅10−34 −38
Δ x⋅Δ p≥ℏ Δ x≥ Δ x≥ 4
≈10 metri
2πmΔ v 2⋅π⋅10 ⋅1

Si tratta di un errore sicuramente trascurabile: le dimensione atomiche sono dell'ordine di


10 -10 metri!
Consideriamo un elettrone di massa m = 9,1 10-31 Kg che si muove con una velocità
v ~ 2 106 m/s. Supponiamo che l'indeterminazione nella velocità sia del 10% di Δv, cioè v
= 0,2 106 m/s. Per l'indeterminazione nella posizione (Δx) si trova:

Δ x≥
ℏ 6.6⋅10−34 −10
Δ x≥ ≈5⋅10 metri
2πmΔ v −31
2⋅π⋅9.1⋅10 ⋅0.2⋅10 6

In questo caso l'indeterminazione nella posizione è dell'ordine di grandezza delle dimensioni


atomiche e non può quindi venire trascurata.
Come il momento dalla disintegrazione radioattiva non può essere previsto con
precisione, così le direzioni in cui si muoveranno le particelle prodotte dal
decadimento del nucleo sono totalmente imprevedibili.
Supponiamo che il nucleo del Pu 239 sia in quiete e che decada in due frammenti
dotati di carica elettrica, uno molto maggiore dell’altra, in movimento di direzioni
opposte.

Tutte le direzioni sono allora ugualmente probabili per il moto di uno dei due
frammenti, diciamo quello più piccolo.

È impossibile dire in quale direzione esso si muoverà.


La meccanica ondulatoria
Erwin Schrodinger - 1926
Abbiamo visto che ad ogni particella occorre associare un'onda, legata ai parametri
corpuscolari dalle relazioni di De Broglie. Qual è la legge che regola la dinamica di
quest'onda? In sostanza cerchiamo l'equazione del moto dell'onda di De Broglie, lo
faremo per il caso di basse velocità (non relativistico).
L'equazione deve rispettare alcuni vincoli:
Relazioni di De Broglie Principio di conservazione dell'energia
non relativistico
p=ℏ k p2
E= +U
2m
E=ℏ ω
Considerazioni di tipo tecnico induco a considerare funzioni d'onda complesse anziché reali,
seguendo questa strada Schrodinger nel 1926 propone la seguente equazione, per un
elettrone libero (in assenza di potenziali elettrici)

2

i ℏ ∂ t ψ=− ∂ xx ψ
2m
Per i dettagli si rimanda agli appunti delle lezioni
L'interpretazione probabilistica della funzione d'onda
Max Born - 1930
La funzione d'onda ψ(x) (complessa) rappresenta l'ampiezza di probabilità (complessa) di trovare la
particella in una certa punto.

L'espressione ψ( x)⋅dx
rappresenta l'ampiezza di probabilità (complessa) di trovare la particella in una regione centrata in
x e di ampiezza infinitesima dx

Dagli esperimenti di interferenza e diffrazione si evince che la probabilità relativa di trovare la


particella in una data posizione è data dal quadrato dell'ampiezza di probabilità in quel punto.
Essendo, in generale, le soluzioni dell'equazione di Schroedinger funzioni complesse, si passerà
alle probabilità facendo il modulo quadro della funzione.

2
P ( x)=∣ψ∣ dx
fornisce allora la probabilità relativa di trovare la particella descritta dalla funzione d'onda ψ(x)
in una regione dx centrata in x. Essa però da informazioni sul comportamento medio di un
gran numero di sistemi identici. L'osservazione su di un singolo sistema fornisce una risposta
vero falso alla domanda: “ La particella si trova nella regione dx centrata in x?”.
Più semplicemente la particella verrà rilevata o non verrà rilevata in una certa regione.
La previsione statistica riguarda sempre un numero elevato di osservazioni su sistemi identici.
La funzione d'onda
Gli orbitali atomi altro non sono che la rappresentazione della funzione d'onda
dell'elettrone in un dato livello energetico.
Essi hanno il carattere di stazionarietà: la funzione d'onda che descrive
l'ampiezza di probabilità di trovare l'elettrone in una certa zona della spazio è
indipendente dal tempo, ossia la configurazione di probabilità non cambia nel
tempo
In generale però la distribuzione di probabilità può variare nel tempo, quindi la
funzione d'onda, nel caso più generale, dipende dal tempo. Il modo in cui cambia
nel tempo è dettato proprio dall'equazione di Schrodinger.
“L’universo è «quanto-meccanico»; ciò significa che, quand’anche
conoscessimo il suo stato iniziale e le leggi fondamentali della materia,
potremmo calcolare solo una serie di probabilità per le sue possibili storie..”

Murray Gell-Mann
L'elettrone quantistico relativistico
Paul Dirac - 1928
L'equazione di Schroedinger descrive l'evoluzione temporale della funzione
d'onda di un elettrone non relativistico (che si muove a basse velocità)

Dirac ricavò nel 1928 la versione relativistica dell'equazione d'onda dell'elettrone.

Le soluzioni dell'equazione di Dirac portano a due risultati di rilievo.

Il primo è l'inclusione automaticamente della proprietà di spin dell'elettrone.


Tale proprietà, in approssimazione non relativistica, doveva essere aggiunta e
postulata separatamente, ora invece deriva direttamente dal formalismo
matematico di Dirac.

Il secondo è la previsione dell'esistenza di particelle di massa uguale a quella


dell'elettrone, ma carica di segno opposto. E' la prima comparsa del concetto di
antiparticella nella fisica moderna, anche se inizialmente Dirac non propose
questa interpretazione delle soluzioni della sua equazione.
Il positrone fu scoperto sperimentalmente solo nel 1932 da Anderson.
Tuttavia, e' diventato sempre piu' evidente che la natura opera su un piano
differente. Le sue leggi fondamentali non governano in nessun modo diretto il
mondo cosi' come ce lo raffiguriamo, ma controllano invece un substrato del quale
non possiamo crearci un'immagine mentale senza introdurvi elementi estranei.

PAUL DIRAC
La ricerca in fisica ha mostrato, al di la' di ogni dubbio, che l'elemento
comune soggiacente alla coerenza che si osserva nella stragrande
maggioranza dei fenomeni, la cui regolarità e invariabilità hanno
consentito la formulazione del postulato di causalità, è il caso.
ERWIN SCHRODINGER
In genere, per cercare una nuova legge usiamo il seguente procedimento.
Anzitutto tiriamo a indovinare la forma della legge e poi calcoliamo le conseguenze
della nostra supposizione per vedere quello che ne deriverebbe se la legge che
abbiamo cercato di indovinare fosse giusta.
Poi confrontiamo il risultato del calcolo con la natura per mezzo di esperimenti,
paragonandolo direttamente con l’osservazione e vediamo se funziona.
Se non concorda con l’esperimento, allora la nostra legge è sbagliata, e in questa
semplice affermazione sta la chiave della scienza.
Vi ho raccontato che ho seguito un corso di fisica nella scuola superiore, che è
stato il corso più noiso nel curriculum, e che è stato il solo soggetto, in cui sono
andato male. Abbiamo dovuto memorizzare una tale quantità di cose come i
sette tipi di macchina semplice: la leva, la vite, il piano inclinato, e così via.
Inoltre, abbiamo studiato meccanica, calore, suono, luce, elettricità e
magnetismo, ma con nessun accenno alla connessione tra tutti questi temi…..
Mio padre mi promise che i corsi di fisica avanzata sarebbero stati più eccitante
e soddisfacenti che quello di fisica delle scuole superiori e che avrei amato la
relatività speciale e generale e la meccanica quantistica. Ho deciso di
accontentare il vecchio, sapendo che avrei sempre potuto cambiare il mio
argomento principale di studio se e quando fossi andato a New Haven. Una
volta arrivato li, tuttavia, sono stato troppo pigro per farlo subito. Poi, molto
presto, rimasci affascinato.
Da “Il Quark e il Giaguaro” - Murray Gell-Mann- premio Nobel per la Fisica