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Saggi. Arti e lettere


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ECOCRITICA

La letteratura e la crisi del pianeta

a cura di Caterina Salabè

Saggi di
Lawrence Buell, Maria Letizia Costantini, Roberto Della Seta,
Emilia Di Rocco, Lorenzo Franchini, Amitav Ghosh,
Daniele Guastini, Robert Pogue Harrison, Serenella Iovino,
Giorgio Mariani, Piero Marietti, Francesca Orestano,
Andreas Puff-Trojan, Anna Re, Loreto Rossi, Caterina Salabè,
Niccolò Scaffai, Scott Slovic

DONZELLI EDITORE
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© 2009 Lawrence Buell


Harvard University

La poesia Roman Script di Derek Mahon è stata pubblicata


per gentile concessione dell’autore
e di The Gallery Press, Loughcrew, Oldcastle, County Meath, Irlanda,
tratta da New Collected Poems (2011).

© 2013 Donzelli editore, Roma


via Mentana 2b
INTERNET www.donzelli.it
E-MAIL editore@donzelli.it

ISBN 978-88-6036-969-7
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ECOCRITICA

Indice

p. XI Il letterato ecologico come nuovo intellettuale


della corresponsabilità
Introduzione di Caterina Salabè

Parte prima. Il pensiero ecocrititico

3 I. La critica letteraria diventa eco


di Lawrence Buell

17 II. Ecocritica: teoria e pratica


di Serenella Iovino

27 III. Translocalità: la nozione di luogo


nell’ecocritica contemporanea
di Scott Slovic

Parte seconda. L’ecologia e le sue interpretazioni

43 IV. Modelli mentali e modelli matematici


di Piero Marietti

53 V. L’ecologia nelle scienze naturali


di Loreto Rossi e Maria Letizia Costantini

69 VI. Filosofia ed ecologia


di Daniele Guastini

79 VII. L’ecologia politica come dialettica della modernità


di Roberto Della Seta

89 VIII. La causa ecologica tra cultura laica e cristiana


di Lorenzo Franchini

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Ecocritica

Parte terza. Letteratura e ambiente

101 IX. Baciare la Madre terra: un «topos» letterario


di Emilia Di Rocco

113 X. La foresta e le origini mitiche di Roma


di Robert Pogue Harrison

123 XI. «Hony Soyt Qui Mal Pence»:


per un’ecologia della mente
di Caterina Salabè

133 XII. Poesia romantica e tutela del paesaggio


di Francesca Orestano

143 XIII. Thoreau e Goethe: scrivere la natura


di Anna Re

155 XIV. La Natura. Un tempio perduto?


Baudelaire e il secondo Novecento
di Andreas Puff-Trojan

167 XV. Mito e realtà dell’indiano ecologico


di Giorgio Mariani

179 XVI. Entropia dei rifiuti: contenere l’incontenibile


di Niccolò Scaffai

187 XVII. Narrativa e politica ambientale:


una visione extra-occidentale
di Amitav Ghosh

203 Bibliografia

225 Indice dei nomi e dei luoghi

235 Gli autori

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Ecocritica

A Giovanni, Paolo ed Enea


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And the poet of poverty, ash on the night wind,


starlight and tower blocks on waste ground,
peripheral rubbish dumps behind the noise
of a circus, where sedated girls and boys
put out for a few bob on some building site
in the cloudy imperium of ancient night
and in the ruins, amid disconsolate lives
on the edge of artful city, a myth survives.
His is the true direction we have lost
since his corpse showed up on the beach at Ostia
and life as we know it evolved into imagery,
production values, packaged history,
the genocidal corporate imperative
and the bright garbage on the incoming wave
best seen at morning rush-hour in driving rain:
«In the refuse of the world a new world is born».

Derek Mahon, Roman Script,


The Gallery Press, Oldcastle 1999, X-XI
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E il poeta della povertà, cenere sul vento notturno,


luce di stelle e blocchi di torri sul suolo incolto,
discariche di periferia dietro al rumore
di un circo, dove ragazze e ragazzi sedati,
si danno per due soldi in qualche cantiere
dentro all’impero annuvolato della notte antica
e tra le rovine, in mezzo a vite sconsolate
al margine della città ricca d’ingegno, un mito sopravvive.
La sua è la giusta direzione che abbiamo smarrito
da quando il suo cadavere apparve sulla spiaggia di Ostia
e la vita che conosciamo si è evoluta in immagine,
valori di produzione, storia preconfezionata,
l’imperativo genocida d’impresa
e la luminosa immondizia sulla marea montante,
visibile al meglio nel traffico mattutino sotto una pioggia sferzante:
«Nei rifiuti del mondo nasce un nuovo mondo».

traduzione di Caterina Salabè


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La traduzione italiana delle citazioni, là dove non specificata l’edizione, è


degli autori o dei traduttori dei saggi.
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ECOCRITICA

Il letterato ecologico come nuovo intellettuale


della corresponsabilità
Introduzione di Caterina Salabè

È significativo che fino a pochi anni fa, prima della creazione del-
l’oasi protetta della Lipu e del Parco letterario di Ostia, nel luogo do-
ve fu ritrovato il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini, insieme al mo-
desto monumento che doveva ricordarlo, si trovasse anche una sorta
di discarica abusiva poco distante dalla foce del Tevere, all’interno di
un terreno incolto e abbandonato. L’intellettuale italiano, che nei de-
cenni del secondo dopoguerra aveva più di ogni altro manifestato un
nuovo e profetico atteggiamento critico nei confronti della società in-
dustrializzata e della cultura di massa, con una particolare sensibilità ai
problemi ambientali emergenti, aveva trovato la sua fine proprio tra i
«rifiuti del mondo». Mentre altrove, nei media e nelle aule delle uni-
versità, egli veniva ricordato, studiato e perfino celebrato, il luogo di
quella fine rivelava una realtà diversa, una realtà che ancora oggi desta
meraviglia e invita alla riflessione. Un senso speciale per i luoghi è for-
se il segno di distinzione dell’ecocritica: termine nuovo di una discipli-
na antica che ci giunge rinnovata da oltreoceano come una marea di ri-
torno. Per questo motivo, in occasione della prima raccolta di saggi in
lingua italiana che va sotto questo nome, mi è caro partire da quel luo-
go vicino alla foce del Tevere, luogo già cantato dai poeti latini, ma an-
che stazione di raccolta delle anime dei defunti destinati al Purgatorio
nella tradizione medievale, luogo in cui in epoca moderna si è spenta
la voce di un uomo che avrebbe sperato che proprio da lì, da quell’i-
neludibile waste land del litorale romano e del paesaggio italiano, sa-
rebbe potuto nascere «un nuovo mondo».
In Italia Pasolini distinse con mirabile preveggenza il concetto di
sviluppo economico dall’idea di progresso. Mentre il concetto di «svi-
luppo» appartiene infatti a una logica fondata sulla crescita economica
qualificata trainata dal profitto ricavabile dalla produzione, dalla ven-
dita e dall’acquisto possibilmente ad infinitum di merci anche virtuali
o speculative, l’idea di «progresso» è figlia di mater philosophiae e rac-
chiude in sé la finalità di realizzare procedimenti storici fondati su cri-

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Caterina Salabè

teri di sapienza. Oggi lo sviluppo economico ha avuto la meglio sui de-


stini del mondo e ha portato circa un quinto degli esseri umani a vive-
re dentro una spettacolare campana di vetro (cfr. Sloterdijk 2005), nel-
la quale il capitale, concentrato nelle mani di un numero sempre più
piccolo di persone, circola «liberamente», ovvero senza o con pochis-
sime regole condivise, e a una velocità e su distanze tali da annullare
quasi ogni spazio per una dimensione umana e politica della vita. Pos-
siamo, anzi, dire che quella dimensione è già finita. Non solo per chi,
come noi italiani ed europei, si trova inevitabilmente all’interno del
gioco, ma anche per gli esclusi, che si trovano o arrivano fin nelle no-
stre stesse campagne e città, e con i quali conviviamo, a volte inconsa-
pevolmente, nel medesimo ambiente inteso come oikos. Dove non esi-
ste una relazione reale e concreta tra gli uomini, anche tra antagonisti,
non esistono neanche l’umanità e la politica. Noi siamo (o faremmo
meglio a immaginarci di essere) «dopo la fine», come fa notare da qual-
che tempo e giustamente Giulio Ferroni. Siamo sopratutto lontani dal-
la fiducia con cui a partire dall’età dei Lumi si è guardato al futuro co-
me a una realtà plasmabile – anche rivoluzionariamente – secondo
ideali razionali. Nel punto in cui ci troviamo è stata già «fatta luce» (e
a volte troppa luce può accecare) sul fatto che anche la questione del
progresso nasconda in realtà innumerevoli lati oscuri, inaspettate com-
plessità, irriducibili dubbi, e che l’uomo europeo, ma anche mondiale,
se vuole ripensare i valori dell’umanesimo tradizionale, intesi essen-
zialmente come un ideale di educazione alla virtù (o alle virtù), all’es-
sere uomini e donne secondo verità, giustizia, bellezza, e tramandarli
in qualche modo al futuro, debba percorrere strade nuove.
Tra i metodi più accreditati per l’individuazione di un nuovo orien-
tamento antropologico spicca quello ecologico. L’ecologia nasce come
scienza autonoma verso la metà dell’Ottocento. A coniarne il nome e
darne una prima definizione generale è il biologo tedesco Ernst
Haeckel nel libro intitolato Generelle Morphologie der Organismen
del 1866: «Per ecologia intendiamo la scienza complessiva delle rela-
zioni dell’organismo con l’ambiente circostante». A quasi un secolo e
mezzo di distanza l’ecologia ha assunto un ruolo paradigmatico per la
comprensione della realtà, nella misura in cui si è venuta a caratteriz-
zare come scienza sistemica atta a studiare il rapporto di interazione e
di interconnessione, di influenza e di scambio reciproco che esiste tra
gli esseri viventi, comprensivi della dimensione mentale e immaginati-
va, e il loro habitat naturale e/o costruito, ma anche sociale, rispon-
dendo così a un sempre più diffuso bisogno di considerare i fenomeni

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Introduzione

a partire dalla loro interdipendenza nella concreta dimensione locale


oltre che astratta e «globale». Questo ha fatto sì che l’ecologia sia di-
venuta la chiave di lettura del nostro tempo, capace di rimetterci in un
contatto vivo con la Terra e di ricercare una visione del tutto nella – per
quanto complessa – interrelazione tra le cose.
Applicato allo sviluppo economico, il metodo ecologico ha dato vi-
ta al concetto di sviluppo sostenibile come progetto di un nuovo corso
per i diritti delle generazioni future, formulato per la prima volta nel
1987 da Gro Harlem Brundtland nel Rapporto della Commissione
mondiale per l’ambiente delle Nazioni Unite intitolato Our Common
Future, e già anticipato nel 1972 dal Rapporto I limiti dello sviluppo
preparato al Mit su commissione del Club di Roma fondato da Aure-
lio Peccei. Esso rappresenta un punto di svolta nella concezione della
sfera economica, del tutto sottovalutato, se non ignorato da Karl Marx
(che pure aveva messo a fuoco il problema centrale dell’alienazione co-
me conseguenza specificamente ambientale)1, poiché, nonostante il
nostro mondo sia davvero caratterizzato da realtà parallele quanto a
standard di vita, la casa – seppure immensa – che chiamiamo globo e
nella quale si depositano indifferenziatamente, giorno dopo giorno, i
by-products del sistema, è comune. Questo significa che è avvenuto
uno spostamento negli assi della prospettiva: se gli ultimi due secoli
hanno visto lotte politiche e ideologiche volte e difendere istanze di
giustizia civile e sociale, oggi l’impegno politico e culturale di fronte a
uno sviluppo economico distruttivo dell’ambiente e dei suoi abitanti
deve difendere una giustizia ambientale che non riguardi soltanto gli
esseri umani, ma anche l’ambiente stesso con tutta la diversificazione
di esseri viventi, di elementi naturali e di beni culturali che lo com-
pongono. In tal senso, nonostante il passare degli anni e il sostanziale
fallimento del progetto originario, la causa dello sviluppo sostenibile è
sostenuta e difesa dall’attuale segretario generale delle Nazioni Unite,
Ban Ki-moon, sotto la cui egida è stata indetta la Conferenza mondia-
le sullo Sviluppo sostenibile del giugno 2012 a Rio de Janeiro, come la
«priorità cardine» degli sforzi comuni dell’umanità, poiché in essa
confluiscono e si intrecciano necessariamente anche la difesa dei dirit-
ti umani, la diffusione di sanità e igiene, la lotta alla povertà e l’eman-
cipazione delle donne (Nespor 2009).
Gli studi umanistici non sono stati immuni a questi mutamenti pa-
radigmatici, e hanno dato luogo in ambito letterario alla nascita del-
l’ecocritica. Termine sintesi di ecologia e critica letteraria, l’ecocritica,
1
Cfr. K. Marx, L’alienazione, a cura di M. Musto, Donzelli, Roma 2010.

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Caterina Salabè

mutuata dall’inglese ecocriticism, rappresenta difatti l’applicazione del


paradigma scientifico dell’ecologia contemporanea alla critica lettera-
ria. In essa assume particolare rilevanza la nozione sistemica di luogo
o di ambiente materiale, come fulcro del pensiero ecologico, in quan-
to capace di indirizzare la ricerca letteraria verso un ripensamento del-
l’umanesimo tradizionale che accolga la nuova consapevolezza di una
interdipendenza tra la vita umana e tutta la diversificazione di esseri
viventi, di elementi naturali, e di beni culturali che compongono la sua
dimora terrestre. L’ecocritica pone dunque al centro della crisi del no-
stro tempo il paradigma dell’ecologia applicandolo all’immaginazione
letteraria e agli studi a essa correlati come fenomeno prettamente uma-
no: «Gli esseri umani sono le uniche creature letterarie della Terra»
(Meeker 1972). Partendo da questo assunto di base, l’ecologia lettera-
ria studia la letteratura in termini evoluzionistici come «una strategia
di sopravvivenza» della specie umana, secondo l’incisiva definizione di
Serenella Iovino (2006). Ne consegue che l’interesse di questa nuova
ermeneutica non è solo quello di analizzare la presenza di una dimen-
sione ecologica nella letteratura, o di applicare un metodo d’interpre-
tazione ecologico alla letteratura, ma anche quello di cercare di indivi-
duare gli effetti della letteratura sull’ecosfera. In tal modo si riappro-
pria del diritto di svolgere una riflessione unitaria sulla condizione
umana a partire appunto dalla letteratura, ponendo fine al suo esilio
nel regno del superfluo, dell’elitario, del puramente estetico-linguisti-
co. Forte è in particolar modo la volontà di superare il «distanziamen-
to del lettore dal testo e del testo dal mondo, introdotti dalla rivolu-
zione strutturalista nella teoria critica» da un lato, e di incentivare
l’«alfabetizzazione ecologica», e dunque scientifica, degli umanisti dal-
l’altro, come «correttivo al soggettivismo critico e al relativismo cultu-
rale» che l’«arroganza antropocentrica» ha condotto a un punto di non
ritorno (Buell 2005).
All’origine del nome di questo nuovo orientamento critico vi è il
saggio di William Rueckert del 1978 intitolato Literature and Ecology:
An Experiment in Ecocriticism, ma la sua canonizzazione è avvenuta
nel 1996 con il titolo della raccolta curata da Cheryll Glotfelty e
Harold Fromm, The Ecocriticism Reader: Landmarks in Literary Eco-
logy. Si deve infatti all’accademia e all’associazionismo americani, a fi-
gure in particolare come appunto Cheryll Glotfelty, Scott Slovic, Law-
rence Buell, Robert Pogue Harrison, e a organizzazioni come la Asle
(The Association for the Study of Literature & Environment) se l’eco-
criticism ha assunto un’identità forte, sebbene sempre molto dibattuta

XIV
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Introduzione

al suo interno sul piano teorico. Inoltre, negli ultimi due decenni il nu-
mero di studiosi, professori, studenti, scrittori, artisti e ambientalisti
che si riconosce nelle istanze dell’ecologia applicata alla letteratura è
aumentato visibilmente e a livello globale, tanto da aver dato luogo a
corsi universitari mirati e a una diffusa e coesa rete di organizzazioni
associative affiliate alla Asle, tra cui l’europea Easlce (European Asso-
ciation for the Study of Literature, Culture and the Environment), a
proposito della quale non si possono non nominare per l’Italia due fi-
gure storiche come Serenella Iovino e Anna Re.
Ma come si caratterizza il letterato ecologico? È davvero possibile,
ci si chiede, una figura del genere nell’epoca ormai davvero post-intel-
lettuale (pensiamo, tra i tanti, agli interventi di Eugenio Garin, Franco
Fortini, Alberto Asor Rosa) quale è la nostra? Evidentemente sì. A
patto che si riconosca la sua condizione in fieri, e la si accolga come ca-
pace, oltre che di dubitare o di indignarsi, anche di scegliere. Un po’ di
pensiero forte, nei limiti di un’umiltà data da un senso di responsabi-
lità che nasce dalla passione e dal rispetto per la letteratura, e dall’a-
more verso la vita, ma anche e soprattutto da un senso di corresponsa-
bilità per la situazione nella quale siamo venuti a trovarci, potrebbe
aiutare oggi, in Italia e nel mondo, a concepire nuove idee. Senza di-
menticare l’insegnamento di Pasolini, vero letterato ecologico ante lit-
teram, quando sul «Dramma» del marzo 1974 (nell’articolo Gli intel-
lettuali nel ’68: manicheismo e ortodossia della rivoluzione dell’«in-
domani», poi ripubblicato negli Scritti corsari del 1975) scrive che «[il]
primo dovere di un intellettuale [è] quello di esercitare prima di tutto
e senza cedimenti di nessun genere un esame critico dei fatti», ma so-
pratutto quando aggiunge: «dimenticando le rabbie manichee contro
tutto il Male, rabbie che oppon[gono] ortodossia a ortodossia». Poiché
si sente, soprattutto tra le giovani generazioni che cercano e attendo-
no risposte per il loro futuro, l’urgente necessità di una critica che pos-
sa attraversare tutte le culture della modernità, non solo quella laica e
di sinistra, come illustrato con coraggio da Roberto Della Seta e da Lo-
renzo Franchini nei limpidi saggi presentati in questa raccolta.
È vero infatti che l’intellettuale, a qualunque categoria o cultura ap-
partenga, si deve confrontare oggi con l’ecologia, nella misura in cui
l’interesse che essa suscita rappresenta il continuo emergere di un nuo-
vo tipo di sensibilità, di un «inconscio ambientale» (Buell 2005), che in
quanto tale non può non invadere anche l’immaginazione di qualsiasi
uomo o donna di cultura. In tutto ciò che ci concerne l’aspetto am-
bientale non può più essere ignorato. Ecco dunque che il letterato eco-

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Caterina Salabè

logico si caratterizza come un intellettuale attento alle emergenze del


presente e critico della posizione egemonica dell’etica del mercato e dei
consumi, contrapponendovi i valori della lentezza, del silenzio, della
riflessione, e anche della solitudine, oltre che della condivisione, come
precondizioni di un autentico progresso culturale, capace di soddisfa-
re i desideri più profondi dell’uomo. La sua vocazione non è quella di
assumere per mezzo della letteratura il ruolo di profeta di disastri am-
bientali, ma al contrario di farsi interprete, come suggerì Ernst Bloch,
di una pedagogia della speranza.

Ho pensato a questa raccolta di saggi sul modello di quella americana del


1996 curata da Cheryll Glotfelty e Harold Fromm, sebbene il nostro conte-
sto sia naturalmente molto diverso e l’operazione assai più modesta. È mia in-
tenzione presentare al lettore di lingua italiana in maniera introduttiva un cor-
po differenziato di scritti di alcuni degli autori più rappresentativi dell’ecocri-
tica a livello nazionale e internazionale, insieme a esperti di altri settori disci-
plinari a confronto con il pensiero ecologico. Vorrei, a questo proposito, rin-
graziare in modo particolare Tom Clayton e Rosy Colombo per avermi a lun-
go sostenuta nel progetto. Mi auguro possa essere colto con interesse, e dare
soprattutto luogo a ulteriori riflessioni capaci di far nascere nuovi orizzonti.
La raccolta si apre con alcuni memorabili versi di Derek Mahon, dedicati
proprio a Pasolini, versi che ripagano della violenza e dello squallore della sua
fine, e dell’ambiguità della sua memoria, grazie a un sublime affresco notturno
che sconfina nel senza tempo: «Nei rifiuti del mondo nasce un nuovo mondo».

Roma, marzo 2013 C. S.

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