ModBus e la linea RS-485
Supervisore Device 1 Device 2 Device "n"
Rt Rt
Comune
Rg Rg Rg Rg
G/R G/R G/R G/R
Consigli e schemi pratici di
connessione.
Note generali
• La IME spa utilizza per la maggior parte delle
comunicazioni con i propri strumenti, il
protocollo ModBus RTU o ModBus TCP
trasportato dalla linea seriale RS-485 con
collegamento a 2 fili + s.g. (Signal Ground)
• In tutta la presentazione la simbologia
utilizzata sarà quella definita dagli standard.
Il Protocollo ModBus
La famiglia di protocolli Modbus fu rilasciata nel 1979 dalla Schneider Automation Inc.
per la creazione di reti industriali che utilizzassero i PLC Modicon, diventando in breve
tempo uno standard de facto nei protocolli industriali di comunicazione. Oggi giorno
questa famiglia di protocolli viene ampiamente utilizzata per connettere dispositivi
elettronici industriali poiché:
• è open source e libera da royalty da parte della casa produttrice;
• le reti che sfruttano tale famiglia di protocolli sono facili da implementare;
• è possibile manipolare bit e parole senza porre particolari vincoli ai costruttori dei
dispositivi.
Modbus è un protocollo di comunicazione a livello applicativo, posizionato al livello 7
del modello ISO/OSI che definendo la formattazione dei messaggi (framing), e la
modalità di trasmissione dei dati e delle funzioni di controllo tra i dispositivi che
comunicano secondo il paradigma client – server attraverso differenti tipi di bus o su
reti eterogenee.
Generalità sul ModBus
Il protocollo Modbus definisce un Protocol Data Unit (PDU) indipendente dal
sottostante strato di comunicazione, introducendo su specifici bus e sulle reti alcuni
campi addizionali definiti nella Application Data Unit (ADU). Dispositivi come PLC
(Programmable Logic Controller), HMI (Human Machine Interface), pannelli di
controllo, driver, controllori di movimento, dispositivi di I/O, etc. possono utilizzare
Modbus per avviare una operazione remota e spesso il protocollo viene usato per
connettere un computer supervisore con un terminale remoto (Remote Terminal Unit)
in un sistema di supervisione, controllo ed acquisizione dei dati (SCADA).
Dialetti ModBus
Le versioni ASCII ed RTU di Modbus operano su reti implementate tramite tecnologia
RS 232, RS 422 e RS 485, mentre la versione del protocollo Modbus TCP/IP opera in
particolare su tutte quelle reti che supportano la suite di protocolli TCP/IP. Utilizzando
un normale gateway è possibile mettere in comunicazione diversi tipi di bus o reti,
esistono numerosi modem e gateway che supportano il protocollo Modbus poiché
molto semplice da implementare e per questo spesso copiato. La versione RTU del
protocollo viene inoltre utilizzata anche nella comunicazione che sfrutta la tecnologia
wireless: per questa ragione trova largo utilizzo in applicazioni coinvolte in scenari
dove sono presenti sostanze tossiche o pericolose.
Oltre alla tecnologia wireless e cablata, Modbus può sfruttare anche le comunicazioni
di tipo SMS e GPRS.
Infine Modbus viene adottato anche nei trasporti e nelle applicazioni per la
produzione di energia e automazione di processo in genere.
Schema di impiego
I dispositivi Master e Slave
Il protocollo Modbus definisce la struttura dei messaggi spediti che i dispositivi distinti
in master (il client) e slave (il server), interpretano indipendentemente dalla tipologia
di rete. I dispositivi tipici master includono un processore host e dei pannelli di
programmazione, mentre uno slave include dei controllori programmabili. Ogni
controllore inserito nella comunicazione conosce il proprio indirizzo numerico univoco
che cade nell'intervallo di valori numerici decimali 1 – 247, interpreta i messaggi
ricevuti, sa distinguere il tipo di operazione da intraprendere ed estrarre le
informazioni contenute nei messaggi.
Alcune funzioni di Modbus supportano la trasmissione broadcast, consentendo al
master di spedire un messaggio a tutti i dispositivi slave attraverso un nodo fittizio
identificato tramite l'indirizzo 0. Essendoci la possibilità di perdita di un messaggio
durante il percorso, tale modalità viene sfruttata per operazioni non critiche come ad
esempio la sincronizzazione temporale dei dispositivi in una rete.
Le tipiche operazioni che un master attraverso le funzioni specificate per mezzo di
opportuni codici funzione, può comandare ad uno slave (o più slave nella
comunicazione broadcast) riguardano la modifica di un valore presente in un registro,
il controllo o la lettura di una porta I/O o l'invio di uno o più valori memorizzati in un
registro.
RS-485 cavi, lunghezze e cablaggio
• La RS-485 è una linea di comunicazione detta multi-drop, cioè linea in cui
coesistono più ricevitori e trasmettitori sulla stessa coppia di fili.
• Al fine di evitare conflitti è ovviamente necessario che un solo
trasmettitore alla volta sia attivo.
• La topologia più usata per questo tipo di trasmissione dati è quella a due
fili (oltre alla massa) rappresentata nello schema seguente.
Supervisore Device 1 Device 2 Device "n"
Rt Rt
Comune
Rg Rg Rg Rg
G/R G/R G/R G/R
Cavi, lunghezze e cablaggio
• Il cavo richiesto per le connessioni RS485 è costituito da un
doppino cioè di una coppia di cavi attorcigliati su se stessi
(Twisted) e posti all'interno di una guaina isolante meglio se
schermata.
• La lunghezza massima prevista per questo tipo di linea seriale
è di 1200 mt a 9600 baud a patto di utilizzare un ottimo cavo
twistato a bassa capacita specifico per comunicazione come
ad esempio i cavi della società Belden:
• A) Codice Belden 9729 Z = 100W pF/m = 41
• B) Codice Belden 9502 Z = 150W pF/m = 98
• C) Codice Belden 9842 Z = 120W pF/m = 72
Raccomandazioni per il cablaggio
• Al fine di minimizzare eventuali interferenze dell'ambiente
esterno nei riguardi della comunicazione seriale ottenendo
così il massimo di efficienza tra supervisore e regolatori, è
necessario adottare alcuni piccoli ma essenziali accorgimenti
tecnici.
• Il più importante e il meno oneroso tra tutti è quello di
separare fisicamente i cavi di alimentazione o di potenza da
quelli di comunicazione e farli passare il più lontano possibile
da teleruttori, elettromagneti, motori di grossa potenza.
Anche all'interno del quadro elettrico va rispettata questa
condizione.
Raccomandazioni per il cablaggio
– NON utilizzare diversi tipi di cavo per realizzare la stessa rete, ma utilizzare
sempre e solo lo stesso tipo di cavo.
– Il cavo di rete è percorso da segnali a tensione di sicurezza SELV (Safety Extra
Low Voltage) e non deve essere cablato in canale destinate a cavi con tensione
pericolosa (ad esempio 230Vac) o portatori di elevate correnti, soprattutto se
in corrente alternata. Evitare altresì percorsi paralleli a tali cavi di potenza.
– Cablare il cavo il più possibile disteso, evitando pieghe con stretti raggi di
curvatura e tantomeno avvolgendolo in inutili matasse.
– Non attorcigliare il cavo attorno a conduttori di potenza e, qualora li si debba
attraversare, prevedere un incrocio a 90° tra il cavo e tali conduttori.
– Mantenersi distanti da sorgenti di campo elettromagnetico in particolare da
grossi motori, quadri di commutazione, reattori per neon, antenne di tutti i
tipi.
– Non invertire le polarità “+” e “–“ ai morsetti di connessione.
– Evitare una eccessiva tensione di tiro dei cavi per prevenirne la stiratura e la
successiva “rottura”.
Raccomandazioni per il cablaggio
– Non è necessario inserire il cavo in canale ma è bene evitare tutte le sorgenti
di usura o danneggiamento meccanico. Tali sorgenti di usura possono essere
anche pericolose fonti di calore, zone soggette ad alta umidità e al
rovesciamento di solventi.
– Valutare preventivamente il percorso in modo da accorciarlo il più possibile e
prendere nota degli indirizzi degli strumenti collegati con particolare
riferimento alla loro locazione in sequenza ordinata. Ciò può risultare molto
utile in caso di manutenzione.
– Evitare spezzoni corti di cavo nelle terminazioni di connessione agli strumenti,
onde consentire una eventuale manutenzione senza strappi o tiraggi del cavo
stesso.
– Identificare le terminazioni di inizio e fine ed evitare spezzoni di linea“aperta”.
– Le resistenze di terminazione da 220-250 Ω, devono essere posizionate solo
agli estremi della rete e non su ogni dispositivo; l’utilizzo delle resistenza a
inizio rete è vivamente suggerito (Master).
– Le resistenze di terminazione non devono essere di tipo induttivo cioè a filo
avvolto ma di tipo a carbone, resistenza pura.
Schemi tipici di connessione
RS-232 IF2E002
10 mt max
eth 1200 mt max -31 strumenti max
100 mt max
IF4E011
1200 mt max -31 strumenti max
A prescindere dalla velocità di comunicazione e per distanze superiori ai 200 mt , inserire i terminatori di linea da entrambi i lati da 220 W
Schemi tipici di connessione
IF4E011
eth
Terminatore
220W
220W
Terminatore 31 strumenti max
1200 mt max dal primo
all’ultimo strumento
La configurazione si può ripetere “n” volte sino ad arrivare ad un massino di 255 strumenti
e 8 Booster totali. Booster
IF2E003
Booster
Terminatore IF2E003
220W
220W
Terminatore
220W Terminatore 220W Terminatore
31 strumenti max 31 strumenti max
Schemi tipici di connessione
NO ! 220W
Terminatore
Evitare la creazione di
“nodi” e “rami paralleli”
220W
eth Terminatore
220W
Terminatore
220W
Terminatore
Schemi tipici di connessione
NO !
Evitare la creazione di
“anelli”
Terminatore
eth
220W
Schemi tipici di connessione
NO ! 220W
Terminatore
Evitare la creazione di
“rami aperti”
eth
220W
Terminatore 220W
Terminatore
Simbologia impiegata
• Nelle rappresentazioni schematiche di connessione per
semplificazione grafica, si è utilizzata una rappresentazione di
tipo “unifilare”. In realtà ogni linea RS-485 è composta da 3 fili
+ lo schermo e le connessioni pratiche vengono esemplificate
di seguito:
IME RS-485 Terminatore Cavo
33 A (+) A (+)
220W B (-)
34 B (-) C
35 SG C A B