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La deriva dei continenti

L'ipotesi che i continenti si siano spostati, e in particolare che si siano allontanati


l'uno dall'altro, è piuttosto antica. Già nel 1590, il cartografo olandese Abraham
Ortelius notava che il profilo delle coste dei continenti dimostrava chiaramente che
essi si erano staccati l'uno dall'altro "per via di terremoti e inondazioni". L'idea di
Ortelius fu ripresa da diversi autori nei secoli successivi.
L'idea divenne ancora più attraente nel XIX secolo, quando lo studio dei fossili portò
la prova del fatto che, per esempio, il Nordamerica e l'Europa avevano avuto in
passato una flora comune.
Sulla base di queste osservazioni, Eduard Suess giunse nel primo Novecento a
ipotizzare l'origine dei continenti moderni dalla frammentazione di un antico
supercontinente, Gondwana.
Tutti questi autori, pur avendo intuito il fenomeno della deriva dei continenti in sé,
avevano però difficoltà a fornire una spiegazione coerente delle cause.

Nel 1910, il geologo statunitense Frank Taylor giunse a formulare l'idea dello
scorrimento della crosta terrestre dalle alte latitudini a quelle basse dell'emisfero
settentrionale.
Egli si riferiva in modo particolare alla Groenlandia, da cui si erano staccati il Canada
e l'Europa settentrionale. Anche alla tesi di Taylor mancava un punto importante: il
meccanismo che produceva lo spostamento delle masse continentali. La sua
spiegazione, che faceva riferimento alle forze di marea verificatesi quando la Luna
venne catturata dalla Terra, furono considerate fantasiose dalla maggior parte dei
suoi contemporanei, ma servirono come importante ispirazione per Wegener.
Osservando su un planisfero i profili della costa occidentale africana e di quella
orientale del Sud America, si può notare come esista tra loro una perfetta
corrispondenza. Questa constatazione, supportata da una serie di prove, consentì
al meteorologo tedesco A. Wegener (1880-1930) di formulare, nel 1915, la teoria
della deriva dei continenti: secondo questa teoria, circa 240 milioni di anni fa tutte
le terre emerse si sarebbero trovate riunite in un unico grande blocco, un
supercontinente chiamato Pangea, circondato da un unico oceano
detto Panthalassa. In seguito, circa 180 milioni di anni fa, la Pangea si sarebbe divisa
in due grandi parti: a nord, la Laurasia, costituita dalle attuali porzioni del Nord
America, della Groenlandia, dell'Europa e dell'Asia; a sud, il Gondwana, formato
dalle attuali porzioni del Sud America, dell'Africa, dell'India, dell'Australia e
dell'Antartide; questi due grossi blocchi, separati da un oceano chiamato Tetide (da
Teti, nome della divinità greca del mare), si sarebbero poi successivamente divisi e
progressivamente allontanati l'uno dall'altro, "andando alla deriva" e originando gli
attuali continenti.
Wegener riteneva che i continenti, formati di materiale relativamente poco denso,
galleggiassero come zattere su un involucro fluido sottostante di materiale più
denso.
Oltre alla già citata corrispondenza fra le coste dei continenti, la teoria formulata da
Wegener era avvalorata anche da prove geologiche, paleoclimatiche e
paleontologiche.
Esiste una continuità fra le rocce che si trovano lungo le coste dei continenti
sudamericano e africano, attualmente separati dall'oceano Atlantico, e ciò ne
testimonierebbe un'origine comune, a cui avrebbe fatto seguito la loro separazione.
L'analisi di rocce sedimentarie rinvenute in alcune aree del pianeta indica che esse si
sono originate in zone con climi diversi da quelli propri delle latitudini a cui ora si
trovano; quest'apparente contraddizione si può spiegare ammettendo che i
continenti non siano sempre stati alle latitudini attuali, ma che si siano spostati.
Esistono notevoli affinità tra i fossili di organismi terrestri ritrovati sulle due coste
dell'oceano Atlantico. In un primo tempo, si ipotizzò l'esistenza di "ponti
continentali", cioè sottili strisce di terra che attraversavano l'oceano e che
avrebbero permesso agli organismi di spostarsi; tuttavia, questa possibilità fu poi
esclusa e la presenza di questi fossili fu spiegata ammettendo che, in alcuni periodi
della storia della Terra, continenti oggi distanti tra loro fossero uniti e popolati da
organismi della stessa specie.
La "rivoluzionaria" teoria della deriva dei continenti fu fortemente osteggiata dai
geologi contemporanei di Wegener, anche perché non venivano chiarite le cause
degli spostamenti e, d'altra parte, non si conoscevano forze tanto potenti da
provocare il movimento dei continenti.
Soltanto tra il 1950 e il 1970 nuovi studi, compiuti sui fondali oceanici, spiegarono le
cause della deriva e convinsero tutto il mondo scientifico dell’ esattezza dell’ ipotesi
di Wegener.
Oggi si ritiene che, nel lungo periodo di tempo che ha preceduto la formazione della
Pangea, i continenti si siano più volte uniti e separati e che anche la configurazione
attuale sia in continua evoluzione.