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Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI

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CONDUZIONE ELETTRICA
Leggi di Ohm e Joule
 Come visto in precedenza la corrente
 elettrica di conduzione è
descritta dal campo vettoriale J (densità di corrente) che si
manifesta
 nei materiali sottoposti all’azione di un campo elettrico
E (ad es. le cariche libere possono muoversi nei conduttori).
 In condizioni stazionarie il campo di corrente è solenoidale
(non ci sono pozzi e sorgenti) ed il campo elettrico è
conservativo (legato al potenziale scalare elettrico).
 L’esperimento detto di Ohm prevede la realizzazione di una
esperienza, rappresentata in figura, costituita da un cilindro
conduttore omogeneo di sezione S e da una batteria elettrica (pila
ovvero accumulatore) e da due strumenti di misura.

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Capitolo III 1
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 Per effetto del campo elettrico prodotto dal generatore si ha che
nel cilindro conduttore si instaura un campo di corrente J .
 L’amperometro misura una corrente I (costante nel tempo perché
il campo elettrico che la origina è a sua volta costante nel tempo)
correlata al campo di corrente dalle relazioni precedentemente
 
viste ( I   J  ds JS ).
S

 Il voltmetro misurerà una tensione elettrica corrispondente alla


ddp (U) tra i due punti A e B, anch’essa costante nel tempo.
 L’esperimento mostra che al variare della tensione elettrica del
generatore (forza elettromotrice – fem) il rapporto tra la ddp U e
la corrente I risulta essere costante. Tale parametro è detto
resistenza elettrica:

U   I  U
  R (3.1)
U   I  I

 La dimensione fisica della resistenza elettrica è l’Ohm [] che


corrisponde ovviamente a [V/A]. Dalla (3.1) si ricava la legge di
Ohm:
1
U  RI  I  U  GU (3.2)
R
 La grandezza G è detta conduttanza elettrica (inverso della
resistenza) ed ha come dimensione fisica il Siemens [S] ([]-1;
[mho] in USA; [A/V]).
 I parametri R e G così definiti sono caratteristici del tratto di
cilindro conduttore compreso tra i punti A e B. Se si invertono le
connessioni del generatore al cilindro cambiano i segni della
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Capitolo III 2
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corrente e della ddp: pertanto R e G mantengono il segno del


rapporto tra corrente e tensione (>0).
 L’esperimento di Joule è analogo al precedente (stessa
disposizione sperimentale) e mostra che il cilindro percorso da
corrente elettrica si riscalda (effetto Joule), cioè il passaggio di
corrente dissipa nel cilindro una certa quantità di energia.
 Si verifica (ad es. con una misura calorimetrica) che l’energia
dissipata in un intervallo di tempo t è pari a:
L  RI 2 t (3.3)
 Da cui si può ricavare la potenza dissipata (watt) [W]:
L
PJ  lim  RI 2 (3.4)
t 0 t

 Tale potenza dissipata deve essere pari alla potenza, fornita dal
generatore, assorbita dal cilindro (Pa), dalle 3.2 e 3.4 si ha che:
PJ  RI 2  RI
  I  UI  Pa (3.5)
U

 La proprietà appena introdotta: potenza assorbita dall’utilizzatore


pari al prodotto tra ddp e corrente, ha un significato generale, che
sarà meglio evidenziato nel seguito, di potenza scambiata (e
quindi non necessariamente sempre dissipata).
UI  Pg  Pa  PJ  RI 2

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Capitolo III 3
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Resistività e Conducibilità
 Si può dimostrare che per il provino cilindrico dell’esperimento
di Ohm/Joule i parametri R e G sono dipendenti dalle
caratteristiche dimensionali del provino (sezione trasversale e
lunghezza assiale), e dal materiale utilizzato per realizzare il
provino (nell’ipotesi di linearità nel comportamento del
materiale):
l S
R G  (3.6)
S l
 i parametri caratteristici del materiale ( e ) sono detti,
rispettivamente, resistività elettrica (ohmmetro [m]) e
conducibilità elettrica ( siemens/metro [S/m]).
 Molti materiali presentano un legame di tipo lineare tra ddp e
corrente (al variare dei due parametri): la resistività è costante al
variare della tensione ovvero della corrente (a parità di altre
condizioni fisiche). Altri mezzi, non lineari, presentano
resistività variabile al variare della corrente elettrica.
 La resistività (e la conducibilità) risultano essere tipicamente
influenzate dalla temperatura. Per variazioni di temperatura
relativamente limitate (nell’ambito delle decine di gradi) la
dipendenza può essere rappresentata dalla relazione:
  0 1  T  (3.7)

 Dove T è la variazione di temperatura rispetto a quella di


riferimento in cui è misurata 0 (tipicamente 20 C) ed  un
coefficiente di temperatura dipendente dal materiale in oggetto.

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Capitolo III 4
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 La resistività è una proprietà molto variabile da materiale a


materiale. I materiali vengono classificati in funzione di classi tra
cui si hanno variazioni relativamente ampie della resistività:
 Superconduttori: leghe di tipo molto particolare che
presentano resistività prossima a zero per temperature di
pochi gradi Kelvin;
 Metalli: sono i tipici materiali utilizzati per realizzare
conduttori. Nei metalli la corrente elettrica è dovuta agli
elettroni liberi (elettroni periferici) che sono poco
vincolati dai legami atomici e possono muoversi
nell’ambito del reticolo atomico del metallo. Il campo
elettrico (forza che agisce sulle cariche) ne modifica lo
stato cinetico provocando un moto ordinato di elettroni
liberi (la corrente elettrica). I metalli più interessanti per
realizzare conduttori (bassa resistività) sono il rame e
l’alluminio. Nei metalli  è positivo.
 Soluzioni elettrolitiche: soluzioni chimiche in cui una
parte delle molecole è scissa in ioni dotati di carica
elettrica positiva ovvero negativa (portatori di carica).
In questo caso il campo elettrico provoca un moto
ordinato dei due tipi di ioni: da cui la corrente elettrica.
Tipica applicazione i generatori elettrochimici
(accumulatori). L’acqua di mare e l’acqua dolce si
comportano come tali (con resistività relativamente
elevate).

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Capitolo III 5
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 Semiconduttori: conducono o meno in funzione della


polarizzazione (direzione del campo elettrico). Tipici
materiali semiconduttori sono il germanio ed il silicio che
vengono drogati con fosforo, arsenico, antimonio, ovvero
alluminio, boro, iridio per ridurre la resistività del
composto. Importanti nelle applicazioni elettroniche (diodi,
transistor, chip…).
 Isolanti: sono materiali con resistività molto elevata
(ordine di grandezza 108 m, 1020 ordini di grandezza
maggiore dei conduttori). Quindi possono essere assunti
come materiali privi di conducibilità ( 0, cioè    ).
 Nella tabella che segue sono riportati i valori tipici di
resistività di alcuni materiali di uso frequente in
elettrotecnica.

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Capitolo III 6
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Capitolo III 7
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Conduttori di forma generica


 Il caso considerato nell’esperienza di Ohm/Joule, conduttore
cilindrico costituente un tubo di flusso per il campo elettrico e
per la densità di corrente, può essere generalizzato ad un
conduttore di forma generica quale quello in figura che si
considera circondato da un materiale isolante (0).

 Il campo di corrente di conduzione che in condizioni stazionarie


si sviluppa, nel conduttore di forma generica, presenta linee di
flusso del campo vettoriale J che costituiscono un tubo di flusso
(analogo idraulico)
 che viene caratterizzato dalla sua portata: il
flusso di J attraverso una qualsiasi sezione che tagli
completamente il tubo di flusso.

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Capitolo III 8
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 Tale portata costituisce la corrente elettrica che fluisce attraverso


il conduttore:
 
I
S
J  ndS (3.8)

 Se consideriamo le due superfici estreme SA ed SB ortogonali alle


linee di flusso e che delimitano l’oggetto, si ha che il campo
elettrostatico che ha creato il campo di corrente (ad es. un
generatore esterno come nell’esperienza di Ohm) risulta essere
parallelo al campo di corrente (se  è uno scalare, vedi 1.7) e
pertanto risulterà essere anch’esso ortogonale alle superfici
estreme.
 Le superfici estreme SA ed SB sono pertanto delle superfici
equipotenziali per il potenziale scalare elettrico V associato al
campo elettrico (superfici equipotenziali: ortogonali alle linee di
flusso). Quindi l’oggetto considerato è caratterizzato anche dalla
ddp tra le sue due superfici estreme che è naturalmente pari alla
tensione calcolata su una qualunque linea che congiunga due
punti tra le superfici estreme:
B  
U AB   E  t dl  VA  VB (3.9)
A

 Pertanto si possono allora definire, come nell’esperienza di Ohm,


la resistenza, ovvero la conduttanza, dell’oggetto considerato
come:
B  

 E  t dl U
R     AB
A
(3.10)
 J  ndS I
S

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Capitolo III 9
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 
 J  ndS I 1
G S
    (3.11)

B
E  t dl U AB R
A

 Quindi la legge di Ohm risulta generalizzabile ad un oggetto


conduttore di forma generica (nel caso stazionario), ovviamente
non è più calcolabile utilizzando la semplice relazione (3.6). R
può essere però rilevata sperimentalmente (esperimento di Ohm)
misurando la tensione U (voltmetro) e la corrente I
(amperometro) applicando quindi la (3.10).
 Analogamente l’espressione della potenza dissipata per effetto
Joule può essere estesa ad un conduttore di forma generica:
U2 I2
PJ  RI   GU   UI
2 2
(3.12)
R G
 Anche nel caso di conduttore di forma generica, in mezzi lineari,
la resistenza ovvero la conduttanza dipende solo dalla geometria
e dal materiale (e non dai campi applicati).

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Capitolo III 10
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Resistore
 Il resistore è un componente elettrico appositamente realizzato
allo scopo di introdurre in un circuito elettrico una resistenza
nota (conforme alla legge di Ohm). Esempio classico di resistore
la stufa elettrica.
 Il resistore ideale verifica la legge di Ohm anche in condizioni
tempo-varianti (tensione e corrente elettrica funzioni del tempo).
ut   Ri t   i t   Gut  (3.13)
 Il resistore è caratterizzato da due morsetti o terminali (bipolo)
che corrispondo alle due superfici estreme SA ed SB
precedentemente identificate. Tali terminali sono utilizzati per
connettere il resistore ad altri componenti elettrici (ad esempio
una batteria). Il simbolo con cui si rappresenta un resistore è il
seguente:

 I valori della corrente e della tensione (legge di Ohm) sono riferiti


ai due morsetti (bipolo) del resistore.
 I resistori reali sono caratterizzati da una resistenza che può
essere costante o meno in funzione della corrente e della tensione.
Tale caratterizzazione è dipendente dai materiali utilizzati per
realizzare il resistore (la resistività può dipendere dai campi).

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Capitolo III 11
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 Tipici resistori lineari sono i resistori metallici (tipicamente a


filo) fig. (a), lineari per valori di corrente che non facciano variare
troppo la resistività per effetti termici, tra cui:
 resistori impiegati nelle stufe e nei forni elettrici che
dissipano potenze elevate (anche parecchi kW);
 resistori impiegati nei circuiti di segnale
(potenze tra frazioni di W e qualche W);
 lampade ad incandescenza.
 Tipici resistori non lineari sono:
 Varistori (ossido di zinco): che presentano una
caratteristica come quella riportata nella figura
(b) e sono utilizzati come elementi di
protezione nei circuiti elettrici (limitano la tensione
elettrica).
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Capitolo III 12
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 Diodi raddrizzatori (giunzioni di semiconduttori): vedi


figura (c), utilizzati per raddrizzamento di correnti
alternate (alimentatori dc).
 Tubi a scarica nei gas (gas ionizzati a bassa pressione):
vedi figura (d), lampade fluorescenti e lampade a vapore
(vapore di mercurio).
 Diodi ad effetto tunnel (giunzioni di semiconduttori):
vedi figura (e), utilizzati nei dispositivi elettronici (curva
a più valori  dipende dalla “storia”).
 Gli effetti termici dovuti alla dissipazione per effetto Joule
possono produrre nei resistori effetti indesiderati se il calore
dissipato non viene efficacemente smaltito (innalzamento di
temperatura).
 Tali effetti sono spesso indesiderati (ad esempio nei conduttori
di potenza) e quindi si cerca di ridurli al minimo utilizzando
materiali con bassa resistività e sezioni adeguate (linee elettriche,
macchine elettriche).
 Se la resistenza non può essere ridotta (ad esempio nei circuiti di
segnale) debbono allora essere utilizzati dispositivi per lo
smaltimento del calore prodotto (controllare la temperatura del
resistore).
 L’effetto Joule è in alcuni casi utilizzato per produrre calore
(forni, stufe, scaldabagno) ovvero per produrre illuminazione
(lampade ad incandescenza). Le temperature dei resistori
(tipicamente filamentari) raggiungono in questi casi valori molto
elevati con possibili variazioni significative della resistività (R
aumenta).

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Capitolo III 13
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Caratterizzazione di un bipolo
 Un bipolo (dispositivo elettrico a “due morsetti”), come è ad
esempio un resistore, può essere caratterizzato (in regime
stazionario) attraverso la sua caratteristica tensione-corrente
rilevata ai morsetti, detta “caratteristica esterna”.
 Tale caratteristica può essere identificata in modo sperimentale
con l’esperimento riportato in figura (equivalente
all’esperimento di Ohm/Joule):

 La tensione fornita dalle batterie viene incrementata spostando la


connessione sulla batteria e per ogni valore di tensione viene
effettuata la corrispondente misura della corrente elettrica che
fluisce nel bipolo.
 La stessa rilevazione può essere effettuata invertendo le
connessioni al bipolo (inversione di polarità): se la caratteristica
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Capitolo III 14
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rilevata non coincide con quella ottenuta con polarità invertite


significa che il componente ha un comportamento non
simmetrico rispetto all’alimentazione (ad esempio il “diodo”).
 In questo caso si deve identificare un morsetto come quello di
riferimento per la definizione della caratteristica associata al
componente (tipicamente si utilizza un pallino per
contrassegnare il morsetto).

 Alcuni bipoli (ovvero componenti elettrici) presentano inoltre un


comportamento V/I simmetrico ma un comportamento globale
non simmetrico:
 Un motore elettrico può essere visto come un bipolo che
presenta una caratteristica V/I simmetrica: se viene
invertita la tensione il senso di rotazione può invertirsi.
 Alcuni voltmetri ed amperometri presentano
caratteristiche V/I simmetriche: se si inverte il
collegamento lo strumento indica valori di segno
opposto.
 Anche in questi casi deve essere indicato un riferimento per il
collegamento. Per convenzione viene contrassegnato il morsetto
(+) che deve essere, nell’amperometro, quello in cui entra la
corrente (verso positivo dal polo positivo del generatore a quello
negativo, inverso rispetto al moto degli elettroni), ovvero nel
voltmetro quello a cui connettere il polo positivo
dell’accumulatore.

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Capitolo III 15