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Breve trattato sulle differenze tra le razze umane

Introduzione
Ultimamente nella cittadina di Helville fatti incresciosi hanno visto per protagonisti individui che, pur appartenenti a
razze differenti non hanno esitato a manifestare comportamenti promiscui che denotano, al di là della mancanza di morale,
una evidente ignoranza sulla natura dell’uomo anche a livello scientifico. Segue una disamina il più possibile oggettiva
sulla diversità tra le razze umane, sulle caratteristiche peculiari, differenti attitudini, comportamenti e capacità.
Ci si limiterà ad alcune linee guida.
Il lettore attento non potrà non rintracciare un preciso disegno divino in questo; solo una Intelligenza sconfinata,
Divina e irraggiungibile per l’intelletto umano può aver creato un meccanismo tanto ampio quanto preciso che assegna
con meticolosa perfezione ad ogni essere senziente il suo posto nel mondo.
Confidiamo quindi che questa lettura sia interessante dal punto di vista scientifico ma anche ispirante da quello
spirituale.

Dottor Timothy Bartholomew Charter, con la preziosa collaborazione e gli appunti del dottor Ethan Ward

Razza bianca
Quella bianca è certamente la più sfaccettata e diversificata delle razze. Prova ne è la grandissima adattabilità, la
stratificazione sociale e la varietà di climi in cui essa risiede naturalmente.
E’ quella che Dio, visibilmente, ha messo a guida del mondo.
Alcuni studiosi, come il Robert Knox, sostengono che quella bianca non sia una unica razza, bensì una sovra-razza in cui
vadano poi distinte altre categorie con tratti ben precisi: quelle più barbariche celtiche e sassoni, quelle più nobili normanne,
quelle forti e adatte al lavoro manuale del bacino germanico, le artistiche e brillanti latine, le oziose e decadenti arabe e via
discorrendo. E’ tuttavia possibile notare come queste possiedano una intelligenza superiore, probabilmente la vera base del
successo e della grande facilità di adattamento in ogni luogo del mondo. La diretta conseguenza di queste migliori facoltà
mentali è quella di portare ad una complessa stratificazione sociale, cosa che ha portato sia alla creazione di imperi di
lunghissima durata, sia ad una gerarchia precisa e puntuale, in cui il lavoro è bene organizzato. L’adattamento a climi rigidi
inoltre sembra favorire una operosità proporzionale al rigore dell’ambiente: più una popolazione vive al freddo o in zone poco
rigogliose e fertili, più essa sviluppa e mantiene la capacità di lavorare duramente e per più tempo. Spesso operosità ed
intelligenza si sommano, risultando in un più spiccato ingegno e nella capacità, quasi del tutto assente nella razza pellerossa
o negra e limitatamente presente in quella asiatica, di creare invenzioni e fare scoperte. Prova ne è che la totalità conosciuta
delle menti brillanti in tutti i campi del sapere umano era ed è di razza bianca.
Bisogna anche aggiungere che, l’intelligenza di un bianco retto di pensiero e di cuore può essere toccata, ad esempio nelle
vette del misticismo, della creazione artistica e del pensiero, dall’ intuizione di origine Divina e questo fa la differenza con
ogni altra razza, seppure il battesimo di un individuo non bianco conferisca opportuna protezione onde non ricadere in una
condizione simile alle bestie.
Per finire, tutti gli studiosi concordano che la variabilità dei tratti somatici dei bianchi comporti, una estetica più gradevole e
forme più armoniose, spesso ritratte anche dai grandi artisti e usate come paradigma di bellezza.

Razza negra
Quella negra è l’esatto opposto di quella bianca, probabilmente a causa di una maggior prossimità ad un antenato primitivo,
condizione dalla quale i negri non si sono mai voluti affrancare, complice anche un ambiente che li ha spinti ad una maggiore
inattività. Fisicamente molto sviluppata, tanto che alcuni degli individui che la compongono sono dei veri colossi, ha tuttavia
delle capacità mentali molto più ridotte. La inferiore intelligenza e capacità cognitiva è ben evidente, ma questa differenza è
oltretutto acuita dalla scarsa capacità di aggregazione e stratificazione sociale dell’uomo negro. Alcuni studiosi sostengono
in effetti che nelle popolazioni provenienti dall’Africa sia atrofizzata o molto ridotta la parte del cervello deputata
all’inventiva e all’iniziativa personale, a favore invece di quella della sottomissione. E’ innegabile che queste caratteristiche ne
facciano dei braccianti ideali: resistenti, forti ma mansueti e portati all’obbedienza. Purtroppo, va anche detto che la mancanza
di iniziativa impedisce al negroide di svolgere lavori che richiedano una autonomia poco più che basilare e per non regredire
alla società di stampo tribale che è nella loro natura ricercare hanno costantemente bisogno della guida di esseri umani più
portati ad organizzare e indirizzare il lavoro. Di contro, la tendenza a farsi guidare consente più facilmente di avvicinare i
negri alla lettura delle Scritture, pur con le ovvie difficoltà pratiche dovute alla scarsa comprensione.
Razza asiatica
La razza asiatica è, in effetti, dotata di una certa intelligenza.
Non essendo però tale intelligenza illuminata da Dio come nel bianco battezzato, questa si presenta perlopiù come
intelligenza luciferina, ovvero legata alla vita materiale e impossibilitata a sfiorare certe vette dello Spirito. Queste capacità
intellettive hanno permesso uno sviluppo discreto sia delle arti che delle scienze, tanto che il lontano Oriente è stato nella
storia guardato come fonte di pregevoli opere d’arte e di interessanti meccanismi e composti chimici ed alchemici. Inoltre, è
anche evidente a tutti che siano l’unica razza che abbia mai elevato una società non limitata ai soli villaggi tribali e che anzi
in alcuni casi abbia fondato imperi di dimensioni ragguardevoli e società complesse. Questa caratteristica intelligenza è
tuttavia una benedizione ma anche una maledizione perché gli asiatici in generale sono piccoli di statura e molto gracili,
inadatti perlopiù a lavori pesanti e grossi sforzi che la razza nera tollera invece benissimo. Per compensare queste carenze
fisiche, essi hanno quindi indirizzato la loro intelligenza, che in certi casi potrebbe rivaleggiare con quella di un bianco medio,
in una forma di furbizia truffaldina (luciferina, appunto). Non ci si stupisce che siano scaltri mercanti, da cui è sempre bene
guardarsi, e che siano altrettanto portati al sotterfugio. Ciò si rispecchia anche nella struttura sociale, che è rigidamente
organizzata.

Razza pellerossa
Di tutte le razze umane quella pellerossa, ma sarebbe meglio dire indigena americana, è ad oggi la più misteriosa. Per molti
secoli non se ne conosceva nemmeno l’esistenza e la mancanza di libri di storia causata dalla incapacità di scrivere ne
ammantano le origini nell’ombra e nel mito. Soprattutto tra le popolazioni che vivono più a settentrione il semplice concetto di
una casa fissa è un miraggio, e si ostinano a quel nomadismo che civiltà più evolute hanno abbandonato da millenni. Questo
atteggiamento testardo, unito allo sparpagliamento della popolazione e la fiera ostilità con cui si oppongono all’avanzata
dell’uomo bianco rendono lo studio ancora più difficoltoso. Ad una prima analisi sembra combinare gli aspetti più primitivi
della razza africana con una astuzia ferina del tutto unica, e ad una capacità di sopravvivenza animalesca che ha tratti quasi
sovrannaturali
Infatti è cosa nota che i pellerossa siano preda dei più bassi e selvaggi istinti dell’uomo, quelli che più lo avvicinano alle
bestie.
Alcuni studiosi sostengono che la mancanza della protezione offerta dal battesimo consenta a spiriti naturali, demoni e
diavoletti di usare gli indiani come ospiti, conferendo capacità fisiche superiori (quindi sataniche). Il fatto che indiani
civilizzati, e soprattutto battezzati, perdano il rispetto dei propri simili e una parte delle loro selvagge ma efficaci capacità ne
sarebbe una prova. Quel che è certo è che serviranno molto studio per comprenderli appieno e molti sforzi nel tentativo, forse
minato alle fondamenta, di portarli alla civiltà

I rapporti tra le razze


Le caratteristiche di ogni razza sono evidentemente un modo in cui il Signore ha voluto creare i presupposti di una società
ben organizzata e disciplinata.
In essa, ognuno ha una nicchia specifica, basata sulle naturali inclinazioni della razza di appartenenza. Una posizione
sicura, dove ogni individuo è al suo posto nel Creato, e non dovrebbe volersi spostare senza offendere lo stesso Creatore che
gli ha dato vita.
Solo per citare alcuni esempi: è naturale che un negro, resistente agli sforzi, forte e mansueto, sia più indicato per lavori di
fatica. E’ naturale che un pellerossa battezzato trovi impiego in quegli incarichi che comportano un contatto con il mondo
selvatico. Molti autorevoli uomini d’intelletto, tra cui citiamo massimamente Arthur de Gobineau, notano che quanto più
una razza diluisce la sua purezza, si espande e si mescola con altri ceppi, tanto più facilmente l’impero che essa ha costruito
sarà portato a sgretolarsi per l’indebolimento degli individui che lo compongono, i quali saranno facile preda di nuclei più
piccoli ma di ceppo puro. In effetti, è sotto gli occhi di tutti il fatto che gli incroci tra razze diverse siano più deboli dei
genitori.
Il Signore stesso manifesta il suo sdegno alle unioni tra individui che non siano stati creati per unirsi, maledicendo con la
sterilità loro o la loro prole. E’ nostra opinione che, come ogni uomo e donna debba rispettare il ruolo nella famiglia e nella
società che il Signore ha creato per essi, ogni persona debba rispettare il ruolo che il Signore ha creato per esso nella società
civile, indicandolo chiaramente col colore della pelle. E che ogni persona che voglia discostarsi da questo ruolo stia
offendendo e, infine, mettendo in pericolo i suoi concittadini e che debba in ultima analisi essere trattato come un ribelle che
cerca di demolire i fondamenti della società stessa in cui vive.