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Gibilterra. 1815: il porto è un'immensa distesa deserta, nessun segno della vita di un Paese in tempo di guerra. Tutti gli occhi sono puntati all'orizzonte, sulla media distanza, dove una nave ammiraglia inglese ha appena virato, mettendosi con mure a dritta. Un'insegna familiare sventola sull'albero maestro: quella del comandante Jack Aubrey. In città lo attende un nuovo incarico, qualcosa che metterà a dura prova lui e il suo equipaggio. Napoleone è da poco fuggito dall'Elba e sta raccogliendo consensi, uole tornare al potere. Si parla di trecentosessantamila uomini, cinque corpi d'armata lungo la frontiera settentrionale, trentamila soldati su quella meridionale. E non solo Anche nelle remote terre arabe qualcosa sembra covare ell'ombra: forse un'alleanza musulmana che pare spalleggiare Bonaparte. e che coinvolge gli Stati della Barberia, Algeri, Tunisi, persino il Marocco e il piccolo regno di Azgar. Non c'è che dire, il quadro è a dir poco disastroso: l'Inghilterra deve correre ai ripari, se non vuole essere travolta. Ma come? A Aubrey non resta che partire per una nuova missione sull'amata Surprise, con l'aiuto dell'amico di sempre, il chirurgo di bordo Stephen Maturin, e del nuovo arrivato, il dottor Jacob, un giovane che vanta una perfetta conoscenza del turco e dell'arabo, oltre ad amicizie altolocate. Cosa gli riserverà, questa volta, il destino? patrick o'brian, nato nel 1914 a Chalfont St Peter, nel Buckinghamshire, e morto a Dublino nel 2000, era già uno scrittore celebre quando, nel 1968, un editore americano lo invitò a scrivere romanzi storici di ambiente marinaro, dando così origine alla serie delle avventure di Jack Aubrey e Stephen Maturin, venti romanzi che hanno avuto uno straordinario successo internazionale di pubblico e di critica. In Italia, presso Longanesi. sono apparsi: Primo comando. Costa sottovento, Buon vento dell'ovest. Verso Mauritius, L'isola della Desolazione, Bottino di guerra. Missione sul Baltico, Duello nel mar Ionio. Il porto del tradimento, Ai confini del mare, Il rovescio della medaglia. La nave corsara, Rotta a Oriente. Caccia notturna, Clandestina a bordo. Fuoco sotto il mare, Doppia missione (tutti disponibili anche in edizione tea) e Burrasca nella Manica. I personaggi della serie sono stati portati sullo schermo da Peter Weir nel film Master and Commander. Sfida ai confini del mare, con Russell Crowe. € 16,60 (2.2.) www.longanesi.it In copertina: illustrazione di Geoff Hunt In quarta di copertina: foto © Olycom/Rex Features GRAFICA STUDIO BARONI PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA Longanesi è- C. © 2008 - Milano pò editoriale Mauri Spagnol www. longanesi. it ISBN 978-88-304-2213-1 Titolo originale The Hundred Days Consulenza di Pier Maria Giustescbi Conti Visita www.InfiniteStorie.it il grande portale del romanzo Copyright © Patrick O'Brian 1998 I CENTO GIORNI

A Mary, con amore

CAPITOLO I

All'inizio della primavera del 1815, l'improvviso riarmo seguito alla fuga di Napoleone dall'Elba non aveva assottigliato gran che i ranghi degli ufficiali di marina disoccupati. Un vascello di linea spogliato, smantellato e messo in disarmo non poteva essere allestito, equipaggiato e riportato in condizioni di navigare in poche settimane; e a Gi-bilterra i punti dai quali si godeva la vista migliore erano ormai affollati di gentiluomini a mezza paga, che aspettavano insieme ad altri l'arrivo tanto atteso della squadra del commodoro Aubrey da Madera. Quella squadra avrebbe in qualche modo riempito il porto, un'immensa distesa deserta dove spiccavano solo poche navi: la Royal Sovereign, su cui sventolava la bandiera del comandante in capo, e un paio di solitari vascelli da settantaquattro cannoni. Nessun segno della vita di un porto in tempo di guerra. Era una giornata bellissima, con una

brezza variabile, ma finalmente abbastanza favorevole; il sole brillava sulle ginestre in fìore, sulla Rocca, sui cisti e sull'erica gigante, mentre un flusso ininterrotto di uccelli migratori, falchi pecchiaioli, nibbi bruni, avvoltoi europei di tutte le specie, cicogne bianche e nere, gruccioni, upupe

e parecchie rondini attraversava il cielo nell'indifferenza generale: tutti gli occhi erano puntati sulla media distanza, dove la squadra navale aveva virato mettendosi con mure a dritta. Tra gli spettatori

arrivati per primi, due anziani uffi-ciali equipaggiati di vecchi cannocchiali: i due non riuscivano più

a sopportare il clima inglese e avevano scoperto che a Gibil-tcrra centoventisette sterline e quindici

scellini duravano molto più a lungo. « IL vento sta girando di nuovo », notò uno di loro, « tra poco

dopo quello

che hanno passato, poveretti. La liriseis li ha costretti a fermarsi a Funchal, è mancato poco che si incagliassero sulle ossa di manzo gettate fuoribordo. Ha sempre avuto un'alberatura eccessiva, e anche ora non posso certo congratularmi per quel bompresso. Marsham ha sempre dato un'inclinazione esagerata al bompresso delle sue navi. » « Non c'è da congratularsi nemmeno per il nuovo albero di parrocchetto: deve essergli morto il nostromo. » «Eccole! Un allineamento perfetto.

Briséis

Aubrey, una cosa che non deve essere andata giù al povero Wrangle. Dover

Ganimede. La Dover era stata attrezzata per il trasporto truppe e ora sta ritornando a essere una fregata di gran carriera. Che confusione! » IL vento girò, portandosi in poppa, e tutta la squadra

spiegò i coltellacci, grandi ali inferite con perizia marinaresca, uno spettacolo magnifico. Tuttavia la corrente era contraria e a dispetto della grande forza di vele le navi avanzarono ben poco. Navigavano tutte al gran lasco, cercando di approfittare della brezza morente con un'abilità che era frutto di più di venti anni di guerra; un nobile spettacolo, ma dopo un po' non suscitò più commenti, tanto che John Arrowsmith, ufficiale con due mesi di anzianità di servizio in più rispetto all'amico, Thomas Edwards, osservò: « Quando ero giovane la prima cosa che cercavo sul Times, dopo le promozioni e i dispacci, erano le nascite e i matrimoni; ora leggo solo l'elenco dei morti ». «Anch'io

», disse Edwards. «

e sull'ultimo arrivato col postale ho trovato parecchi nomi conosciuti. Il primo

era quello dell'ammiraglio Stranraer, Lord Stranraer. Sarebbe a dire il capitano Koop. » « Oh,

davvero? Ho navigato con lui sulla vecchia Defender, in missione nelle Indie Occidentali. Ah, sì che

ci aveva insegnato gli usi e i costumi di quella base! Guanti, sempre e con qual-siasi tempo, stivali

con le nappe sul cassero, pennoni bassi alzati e pennoni di velaccio incrociati in meno di cinque

minuti, se non si voleva incappare in un sermone, mai rispondere a un'osservazione. Se non fosse che

è morto, potrei raccontarcene su di lui, quando era a Kingston! » « Già, non si può dire che fosse

popolare, anzi

Corre voce che sia stato ucciso dal chirurgo e da un altro medico con un intruglio,

Surprise- hanno dovuto rimetterla in servizio - Pomone, con l'insegna del commodoro

l'avranno al lasco. » « Credo proprio che entreranno con questo bordo. » « Finalmente

Ganimede. Dover

una pozione nera o qualcosa del genere, una morte lenta, mi spiego? Come uno dei mariti di quelle avvelenatrici che vogliono tanto diventare vedove, ma che non intendono finire sulla forca. » « Da quel che so di prima mano di Sua Signoria, non mi sorprende, John. Pensandoci bene, credo che alla

prima occasione offrirò ai due medici un bicchiere di brandy. Avete visto come la Surprise ha filato

la scotta di coltellaccio per restare in posizione? » «Aye. E sempre stata una nave eccellente e ora

l'hanno riarmata di tutto punto: ha un assetto magnifico, da yacht reale. Webster l'ha vista nel cantiere del giovane Seppings, dove l'hanno attrezzata senza badare a spese, braccioli e quant'altro: la stavano preparando per una spedizione idrografica. Una piccola e bella nave. » Discussero dello splendore della Surprise, tenendola ben inquadrata nella lente del cannocchiale, ma dopo un po', quando le navi furono di nuovo perfettamente allineate, ognuna a una gomena di distanza dall'altra, Arrowsmith

il governatore della

chiuse di scatto lo strumento e disse: « C'era un altro annuncio mortuario

Sierra Leone, Wood. Un altro genere di uomo, di grandi qualità, che godeva di molta popolarità in

marina; e un ottimo anfitrione: ospitava sempre gli ufficiali delle navi di Sua Maestà entrate in porto, perfino gli allievi ». «Me lo ricordo. John Keller e io, nonché quasi tutti i nostri compagni di mensa, abbiamo pranzato con lui dopo una tempesta al largo di Mar del Plata che ci aveva tenuti a stecchetto. Una serratura rotta aveva fatto inondare il deposito del pane. Signore, con che appetito

e che risate! E così è morto. Be', che riposi in pace, dico io. Prima o

poi, toccherà anche a noi, il che potrebbe essere di qualche conforto per quelli che se ne vanno prima. Una bellissima moglie, se ben ricordo, ma troppo intellettuale, di quelle che mettono a

disagio, quando le si ha accanto. » « Là fuori il vento sta rinfrescando. La Dover ha mollato le scotte dei velacci. » Una raffica di vento o, meglio, una serie di raffiche disturbò la precisione della scena per qualche minuto, ma senza conse10 guenze (tutti gli equipaggi sapevano di essere osservati non soltanto da un commodoro esigente e da un comandante in capo che lo era ancor di più, Lord Keith, ma da una folla crescente sulla terraferma, gente esperta e pronta alle critiche) e ben presto la conversazione tra i due ufficiali poté riprendere. « Si parlava anche di un altro decesso », riprese Arrowsmith, « in qualche modo collegato alla marina: risale a tempo fa, ma se ne è avuta notizia solo ora. Conoscete il dottor Maturin? » « Non mi pare, ma ho sentito spesso parlare di lui. Un medico eccellente, dicono, chiamato al capezzale del principe William: naviga sempre con Jack Aubrey. »

«Proprio lui. Be', aveva una moglie, vivevano con gli Aubrey nella loro grande casa nel Dorset ovviamente lo sapete, visto che siete del Dorset. » « Sì. Woolcombe; o Woolhampton, come dice

ma

abbiamo mangiato! E cantato

qualcuno. È piuttosto lontano da casa mia e non ci frequentiamo, ma sono stato là a un paio di raduni

di Blackstone e ogni tanto abbiamo visto la signora Aubrey e la signora Maturin al ricevimento a

Dorchester. La signora Maturin alleva cavalli arabi: un'eccellente amazzone e un magnifico

addestratore. » « Be', sì

«Anche troppo, con quel suo maledetto ponte. » «L'articolo non dice molto, ma sembra che sia caduta

nel fiume con tiro a quattro e tutto il resto, solo il groom è vivo. » « Santo cielo! » esclamò Edwards, e dopo una pausa: « Mia moglie la detestava, ma era una donna bellissima. Qualcuno diceva che

fosse di dubbia fama

sembra che non fosse un matrimonio felice. Ma è morta, che Dio accolga la sua anima, e non dirò di

più. Dubito che rivedrò mai una creatura di tale bellezza». Rimasero entrambi in silenzio, assorti, gli occhi semi chiusi contro il sole mentre guardavano la squadra navale avvicinarsi sul mare scintillante, insieme a una folla crescente; poi, Edwards disse: « Pensandoci bene, tra i nostri colleghi e amici sposati, c'è qualcuno che sia ancora felice? Spezzo una lancia a fa11 vore della vita

da scapolo: andare a dormire quando ti pare, leggere a letto

nessuno. Prendiamo il povero Wood, in Sierra Leone: i due ospitavano gente in continuazione, pur di

non dover sedere a tavola da soli. Dicono che Wood

matrimoni senza qualche discordia o litigio; ma, a meno che non sia evidente, come si fa a dire da

quale parte penda la bilancia? Dopotutto, come sosteneva un filosofo, 'il matrimonio può conoscere

le sue pene, ma il celibato può non conoscere il piacere'. » «Non sono un filosofo, ma ne ho

»

Si interruppe quando vide le figlie dell'amico avanzare tra la folla - la maggiore graziosa, anche se

trascurata —, e continuò in tono di disapprovazione: «

accanito, perfino nella cabina della Britannia ». « Oh, papa », gridò la figlia maggiore, « qual è la Surprise} » « La seconda, mia cara. » Sulle navi in testa all'allineamento, ormai vicine, si vedevano giacche blu e rosse sul cassero, marinai in brache bianche che imbrogliavano gabbie e trevi, nonché fiocchi e vele di straglio; ma non si distinguevano ancora perfettamente. La damigella tolse con gentilezza il cannocchiale al padre e lo puntò sulla Surprise. « È quello, il famoso comandante

se voi siete sempre stato un lettore

frequentati: andavamo spesso a Cambridge a trovare mio fratello, è professore. E personaggi più

non mi viene in mente

così dicevano. Ma conoscete un posto che si chiama Maiden Oscott? »

aveva gioielli costosi

si parlava di un certo colonnello Cholmondeley

e

» « Già

ma è morto, pace all'anima sua. No, non so di

anche

Aubrey? » domandò. « Ma è basso, grasso e rosso in faccia! Sono molto delusa. » « No, sciocchina.

Il commodoro è dove deve essere un commodoro, e cioè sulla nave ammiraglia: la Pomone. Non vedi

l'insegna? » « Oh, sì, la vedo », replicò la fanciulla, spostando il cannocchiale sul cassero della

Pomone. « Chi è l'uomo alto, con i capelli biondi, che indossa l'uniforme di contrammiraglio e tiene

la

feluca sotto il braccio? » « Lizzie, quello è il tuo famoso Jack Aubrey. Un commodoro veste come

un

contrammiraglio e riceve il saluto dovuto a un ammiraglio, in risposta al suo. Ma lo sentirai tra

circa dieci secondi. » 12 « Oh, non è bellissimo? Molly Butler aveva un'incisione a colori di lui in un combattimento contro i turchi: aveva la spada sguainata mentre abbordava la Torgude a scuola tutte

le grandi

Pomone, diciassette colpi di cannone distanziati con esattezza; l'eco dell'ultima cannonata e la nube

di fumo non si erano ancora dissolte quando la torreggiante nave ammiraglia rispose con quindici

colpi di cannone. Tornato il silenzio, il signor Arrowsmith disse: « Ora, vedrai sventolare il segnale Commodoro presentarsi a bordo della Royal Sovereign. Stanno mettendo in mare la lancia». « Chi è

deve essere il

chirurgo, il dottor Maturin: navigano sempre insieme. E capace di farti sparire un braccio o una

gamba più in fretta di tutti gli altri a servizio; è un vero piacere vederlo tagliare una sella di montone. » « Oh, vergogna, papa! » esclamò la ragazza, mentre la sorella sbottava in una risata un po' sguaiata.

A bordo della Pomone tutto era pronto per la cerimonia e quando Jack ebbe lasciato la cabina di

poppa, infilandosi in tasca un fazzoletto pulito, seguito da Killick che faceva volar via granelli di

polvere dall'uniforme dai fregi dorati, gli ufficiali erano già sul cassero insieme alla maggior parte degli allievi, che avevano i guanti o tenevano le mani dietro la schiena. I mozzi gli offrirono i sontuosi guardamano e, seguendo il gabbiere di turno, Aubrey scese rapidamente nella lancia. Gli uomini del suo armo lo conoscevano bene: lo avevano accompagnato in molte missioni, due di loro, Joe Plaice e Davies, fin dal suo primo incarico sulla Sophie, ma tutti, compreso Bon-den, il timoniere, rimasero impassibili mentre il commodoro si sistemava sul sedile di poppa, spostando la spada per lasciare più spazio all'allievo che lo accompagnava. Tutti rimasero immobili nella tenuta

da cerimonia: cappelli di treccia bianca dalla tesa larga e con i nastri, camicia bianca, fazzoletti di

seta neri al collo, pantaloni di tela candida, tutti con aria solenne, consa13 pevoli che leggerezza, ammiccamenti, bisbigli e sorrisetti sarebbero stati fuoriluogo. Bonden dette l'ordine di scostare e con sincronia perfetta e vogate lunghe e misurate che non sollevavano spruzzi gli uomini portarono la lancia al barcarizzo di dritta della Royal Sovereign, dove iniziò la cerimonia vera e propria. Jack, dopo essere stato accolto a bordo dal trillo dei fischietti, salutò gli ufficiali, strinse la mano al

comandante della nave e a quello della flotta mentre i fanti di marina, perfettamente allineati sotto un sole splendente, presentavano le armi. Un aiuto nocchiere condusse via l'allievo della Pomone e il capitano Buchan, che comandava la Royal Sovereign, accompagnò Aubrey sottocoperta, nello splendido alloggio dell'ammiraglio; ma in luogo del grosso, austero e canuto comandante in capo, dallo stipo addossato alla paratia si staccò una nuvola diafana di tulle azzurro, che avvolgeva una donna alta ed elegante, molto bella, ancor più per il portamento e l'espressione cortese. «Mio carissimo Jack», disse dopo averlo baciato, «come sono felice di vedere la vostra insegna! È mancato poco che foste irraggiungibile, diretto verso la Terra del Fuoco su una semplice bagnarola idrografica, addirittura un veliero noleggiato dalla marina. Non mi do pace! Come abbiamo potuto non vedervi sul molo! No, non lo capirò mai, anche se ci ho ripensato non so quante volte. Sì, è vero, Keith era preoccupato per il bilancio della marina e io stavo rimuginando su alcuni versi di Ennio

senza riuscire a cavarne un ragno dal buco, ma

» « E io non capirò mai come ho potuto essere tanto

goffo da entrare qui, salutarvi e sedermi accanto a voi senza congratularmi del titolo di viscontessa:

quel tipo smilzo accanto a lui, vestito di nero e con le brache malconce? » «Oh

» Che cosa avessero detto o pensato le « grandi » si perse nella salva di saluto della

eppure non ho fatto che pensarci, durante il trasbordo. Congratulazione, cara Queenie», disse Aubrey, baciandola di nuovo; poi, sedettero sui cuscini dell'ampio stipo, conversando a bassa voce. Jack era più alto di Queenie, grosso più del doppio e dopo le lunghe campagne di guerra e le ferite riportate sembrava più vecchio, mentre in realtà aveva diciassette anni meno di lei; un tempo, quando era molto piccolo, lei l'aveva ripreso per la sua impertinenza, la sua mancanza di pulizia, la sua ingordigia, e lo aveva tranquillizzato dopo i suoi frequenti incubi notturni facendolo dormire nel suo letto. «A proposito», disse Jack, «l'ammiraglio preferisce essere chiamato visconte Keith come Nelson o semplicemente Lord Keith? » « Oh, semplicemente Lord, credo. L'altro titolo è per un uso formale di corte, e so che al caro Nelson piaceva, ma non si usa più. E poi, come sapete, se ne infischia di cose simili. E fierissi-mo della sua insegna, e apprezzerebbe l'ordine della Giarrettiera,

ma la stirpe dei Keith di Elphinstone si perde nella notte dei tempi: sono conti marescalchi di Scozia, più vecchi di Mosè. » Rimasero seduti per un po', sorridendosi; formavano una coppia bizzarra, entrambi di bella presenza, ma avrebbero potuto essere dello stesso sesso o di nessuno. Il loro non era nemmeno un rapporto fraterno, con la gelosia e la competitivita che avrebbe comportato, ma un'amicizia solida e senza complicazioni, con il piacere della compagnia reciproca. Quando Jack era ancora molto piccolo, dopo la morte della madre era stato affidato alle sue cure, e Queenie era stata severa, con lui, riguardo al contegno e alle buone maniere a tavola, ma era trascorso molto tempo da allora e i due si trovavano perfettamente a loro agio insieme. Queenie, un velo di tristezza sul viso, posò la mano sul ginocchio di Jack. « Sono stata così felice di vedervi, di avervi salvato da Capo Horn proprio all'ultimo momento, che ho trascurato le cose più importanti. Ditemi, come sta il povero dot-tor Maturin? » « Sembra invecchiato e più curvo, ma sopporta tutto con grande coraggio. E non ha rinunciato alla musica. Ma non mangia quasi nulla: quando è tornato a Funchal, dopo aver provveduto a tutto a Woolcombe, l'ho tirato su dalla scialuppa con una mano sola. » « Era una donna bellissima e di una classe straordinaria: l'ammiravo. Ma non era adatta a lui, e nemmeno una madre per quella cara bambina. Come sta? Non era nella carrozza, vero? » «No. Cholmondeley era seduto a cassetta con lei, mia suocera e la sua amica erano all'interno e Harry Willet, il groom, I 15 dietro. Per fortuna quel giorno Padeen non li aveva accompagnati. E non sembra che Brigid ne sia rimasta turbata, da quanto ho capito. È attaccatissima a Sophia e alla signora Oakes. » « Non conosco la signora Oakes. » « E la vedova di un ufficiale di marina e vive con noi; una donna colta, non quanto voi, Queenie, ma insegna ai bambini latino e francese. Nessuno di loro è pronto per il greco. » Una pausa. « Se non mangia, sicuramente deperirà e il dolore finirà per consumarlo », osservò Lady Keith. « Sulla Royal Sovereign abbiamo un cuoco famoso, tornato in Inghilterra con i Borboni. Credete che Maturin accetterebbe un invito? Soltanto noi, il medico della flotta e qualche vecchio amico. C'è un brano di Ennio che non riesco a capire e vorrei sottoporglielo. E naturalmente dovrà

incontrarsi con il segretario di Keith e con il consigliere politico

Oh, e, Jack, c'è qualcosa che devo

dirvi, qualcosa che deve restare tra noi. Un altro comando nel Mediterraneo sarebbe troppo, per Keith, perciò resteremo qui solo fino all'arrivo di Pellew, anche se ci tratteremo nel villino del

governatore ancora un po', per goderci la primavera. Vi piace Pellew, Jackie? » « L'ammiraglio Sir

Edward Pellew è stato un capitano di fregata straordinariamente audace e di successo

ma non lo

stimo quanto Lord Keith. » « Mio caro Aubrey! » esclamò l'ammiraglio entrando dalla cabina poppiera anteriore. « Eccovi qua! Come sono contento di vedervi! » « E io di vedere voi, visconte, se posso dire così. Le mie felicitazioni più cordiali. » « Grazie, Aubrey», rispose l'ammiraglio, mostrando un compiacimento per il titolo che sua moglie trovò eccessivo. « Ma devo dire che merito

di essere degradato per aver inserito nei vostri ordini quella condizione per la Briséis. Avrei dovuto

ma lasciamo stare quel che avrei dovuto dire. Il fatto è che volevo che la vostra squadra

dire

sorvegliasse il passaggio dello stretto, ma ora le cose sono cambiate. A Parigi Napoleone è stato acclamato da seicentomila persone, Ney lo ha raggiunto con centocin-quantamila uomini, truppe reali ben equipaggiate, addestrate e 16 comandate; può contare su parecchi veterani che sono stati prigionieri di guerra in Inghilterra, in Russia e in tutta l'Europa, uomini devoti, devoti ai colori dell'imperatore. Un diavolo di problema. Il dottor Maturili è con voi? » « Sì, signore. » « Sta

discutendo di tutto questo con il mio segretario e i politici? » « Credo di sì, Lord. Anche se per lo più evita la compagnia, è totalmente preso dalla guerra e non perde occasione per informarsi:

so che ha parlato per tre ore con un ufficiale francese, un realista: il suo

brigantino ci ha raggiunto durante una calma al largo di Bugio. » « Immagino che prenderebbe male un invito a pranzo sulla Royal Sovereign, vero? » « Sì, signore. Ma discuterà volentieri sulla situazione internazionale e su come sbarazzarsi di Napoleone. E questo a tenerlo in vita. » « Mi fa piacere che abbia una tale risorsa in un momento così terribile, poveretto. Lo stimo molto: come ricorderete, lo avevo proposto per la nomina a medico della flotta. Sì, proprio così. Be', non gli farò un invito che troverebbe difficile rifiutare, ma se alla prima occasione gli diceste di presentarsi a bordo subito dopo il colpo di cannone della sera, quando spero che mi giunga la corrispondenza via terra, potrò informarlo sulla situazione internazionale. Una situazione maledettamente complicata, parola mia. Come dicevo, in un primo momento avevo pensato che la vostra squadra sarebbe stata sufficiente a sorvegliare lo stretto, sebbene a fatica, badate: avete visto anche voi le nostre misere

condizioni. Ma ora, ora, dovrete farvi in quattro per riuscire nella metà delle cose vi chiederò. Eh sì, una situazione complessa: Maturin stenterà a crederci. Per il momento vi farò solo un quadro

» Lady Keith raccolse le sue cose e disse: « Mio caro, vi lascio al vostro compito. Ma

non stancatevi: questa sera avete un incontro con Gonzales. Vi mando subito Geordie con il té ». Il quadro generale, spogliato della grande autorevolezza dell'ammiraglio e del suo marcato accento settentrionale, gradevo17 le a un orecchio inglese anche se a volte incomprensibile, grosso modo era questo: Wellington, con novantatremila uomini, inglesi e olandesi, e Bliicher, con centosedicimila prussiani si trovavano nei Paesi Bassi in attesa che Schwarzenberg, con duecentodiecimila austriaci, e Barclay de Tolly, che avanzava lentamente con centocinquantamila russi, raggiungessero il Reno: a quel punto gli alleati avrebbero invaso la Francia. Dal canto suo, Napoleone aveva trecentosessantamila uomini, suddivisi in cinque corpi d'armata lungo la frontiera settentrionale, la guardia imperiale a Parigi e circa trentamila uomini schierati sulla frontiera meridionale e in Vandea. I due tirarono le somme, tenendo conto del vantaggio di un unico comando e della lingua comune e dell'effetto positivo del battersi in patria agli ordini di un uomo che aveva sconfitto prussiani, austriaci e russi più volte, in modo ineccepibile e in condizioni assai più svantaggiose. Jack non poteva fare domande sulla buona fede degli austriaci e dei prussiani, sull'efficienza della loro mobilitazione e armamento, ma l'espressione ansiosa, preoccupata dell'ammiraglio era eloquente. « Comunque sia, sono questioni che riguardano i militari, noi dobbiamo occuparci di altre cose. Come vorrei che Geordie arrivasse con il té! Ah, Geordie, dannato vagabondo, posate qui il vassoio. » Una pausa. « Niente è come una tazza di té. Ne volete ancora? » « Grazie, signore », rispose Jack, scuotendo il capo, « sono a posto. » L'ammiraglio riflette, mentre aggiungeva con cura acqua bollente nella teiera, poi riprese: « In primo luogo esiste il problema della marina francese, che ha un atteggiamento diverso da un porto all'altro, perfino da una nave all'altra. E molto suscettibile e qualsiasi incidente — può benissimo capitare - potrebbe avere conseguenze disastrose. Ma la cosa peggiore è la fabbricazione di navi da guerra francesi in sperduti porti dell'Adriatico: sperduti, ma ricchi di ottimo legname e di carpentieri eccellenti. Voi li conoscete bene. Queste navi, che vengono costruite più o meno alla luce del sole, sono un grosso problema, 18 ancor più perché ufficiali e

generale

giornali, corrispondenza

marinai bonapartisti si trovano sul posto, pronti a prenderne il comando ». « Ma dove trovano il

denaro? Perfino una corvetta costa parecchio e qui si parla di fregate, di cui due o tre pesanti. » « C'è sotto qualcosa. Secondo il nostro servizio informazioni si tratta di un'ingerenza musulmana, forse turca, forse degli Stati della Barbería o forse di tutti quanti insieme. In questo momento i porti di Algeri, Tunisi e la costa del Marocco fervono di attività, fomentate da rinnegati bonapartisti al comando di naviglio locale e di velieri grandi quanto una nostra corvetta. È impossibile fermarli, la

Il commercio delle nazioni alleate è già

compromesso, soprattutto il nostro, e le cose non possono che peggiorare. » L'ammiraglio mescolò il té con aria meditabonda, poi disse: « Se Napoleone Bonaparte, con i suoi uomini ben addestrati e la cavalleria e l'artiglieria in forma, riuscirà, diciamo, a mettere fuori combattimento i russi o parte degli austriaci, la marina francese potrebbe spazzarci via dal Mediterraneo un'altra volta; soprattutto visto che maltesi e marocchini sono così poco riconoscenti, per non dire che ci detestano, e che

esiste la possibilità di un'alleanza francese con Tunisi, Algeri e altri Stati corsari, per non parlare del re del Marocco o del sultano in persona. Bonaparte si è fatto turco. Credo sia successo durante la campagna d'Egitto; in ogni caso, ora è turco ». « Ne ho sentito parlare, ma dicono che non abbia rinunciato alla carne di maiale o a una bottiglia di vino. Credo sia una di quelle sciocchezze che si tirano fuori quando si vuole essere eletti in parlamento, del genere 'datemi il vostro voto e io ridurrò il debito pubblico in diciotto mesi'. No, Napoleone è musulmano quanto me. Bisogna essere circoncisi, per diventare turchi. » « Non so nulla della sua anima o del suo cuore, per non parlare delle sue parti intime, ma di sicuro si è dichiarato turco e in casi come questo non è cosa da poco.

Ah, stiamo spettegolando come donnicciole

il corriere è salito a bordo con il plico

tornare più tardi, signore, quando sarete meno occupato? » « C'è qualcosa di urgente, signor

Campbell? » si informò Lord Keith, invitando con un gesto della mano il segretario a soprassedere. «

Di tedioso e laborioso, più che urgente, a parte un allegato che ho già provveduto a inoltrare. »

«Molto bene. Grazie, signor Campbell. Sedete, Aubrey, darò un'occhiata a queste, poi passeremo al vostro rapporto sulle condizioni della squadra e infine vi dirò ciò che voglio da voi. » Una pausa,

durante cui la mano esperta dell'ammiraglio sfogliò i sommari degli incartamenti, già contrassegnati

da Campbell con il codice che ne indicava l'importanza - nessuno superiore a C3 - poi i documenti

furono messi da parte e Lord Keith disse: « Dunque, Aubrey, in primo luogo dovreste distaccare una forza sufficiente a proteggere il traffico con Costanti-nopoli. Sono stati reintrodotti i convogli, uno dovrebbe essere qui entro la fine della settimana, e gli algerini sono diventati te-merari, anche se si prevedono incursioni di bastimenti da Tripoli, Tunisi e via dicendo, mentre altri corsari si fanno avanti da Salé e attraversano lo stretto con la luna nuova. Poi dovrete impedire ogni ingresso o uscita non autorizzati, ma cosa più importante dovrete perlustrare quei porti dell'Adriatico che conoscete così bene. Anche i più piccoli sono in grado di costruire una fregata e abbiamo segnalazioni di vascelli da guerra in cantiere in quattro località, Campbell vi dirà quali. Se uno o più vascelli a due ponti dichiareranno apertamente di appoggiare Napoleone, non dovrete impegnarli in combattimento, ma avvertirmi immediatamente. In caso di fregate e corvette in costruzione, dovrete cercare di impedire che vengano terminate e ottenere il loro disarmo, il che richiederà un tatto straordinario. Come sono contento che Maturin sia con voi! Un incidente, come dicevo, potrebbe compromettere l'esito finale. Ovviamente, nel caso di una dichiarazione esplicita a favore di Bonaparte, dovrete incendiare, affondare o distruggere come sapete fare». « Aye-aye, Sir », disse Jack. « Mi sembra che abbiate parlato di un corriere. Se non è ancora partito, posso chiedervi di far venire immediatamente la mia goletta, la Ringleì William Reade, aiuto nocchiere, la governa perfettamente: è una goletta

.i 19 Jack si era già alzato e a quel punto domandò: « Posso

nostra marina è ridotta all'osso e impegnata altrove

» IL segretario lo interruppe: « Chiedo scusa, signore,

».

americana di Cheasapeake molto veloce e buona boliniera. Ne avrò bisogno. » «William Reade, il giovane gentiluomo che perse un braccio con voi nelle Indie Orientali? » domandò l'ammiraglio scribacchiando qualcosa. « D'accordo. Volete fargli avere un messaggio? Che gli porti qualcosa? O

forse a Maturin? Bene, credo di aver detto tutto: ovviamente riceverete ordini dettagliati a Mahón e qualche previsione di ciò che potete aspettarvi da Malta. » L'ammiraglio si alzò. « Spero che domani

pranzerete con noi

ma se riusciste in qualche modo a riferire a Maturin il nostro cordoglio - la nostra simpatia

caso, voglio conoscere il suo punto di vista sulla situazione questa sera, dopo che si sarà incontrato con Campbell e con i due gentiluomini venuti da Whitehall. Non chiedetegli di presentarsi qui, verranno da lui sulla Pomone». Poco prima del colpo di cannone della sera Preservato Killick, il famiglio di Aubrey, un uomo dalla faccia arcigna, di pessimo carattere, ruvido, ipocondriaco, brontolone, si avvicinò alla cabina di Stephen. Teneva l'uniforme del comandante, le sue cose e la sua argenteria in un ordine quasi maniacale, zitellesco, con qualsiasi tempo e qualsiasi mare, e faceva lo stesso per l'amico e compagno di navigazione di Aubrey, il dottor Stephen Maturin, aggiungendo al servizio il tocco della bambinaia petulante, come se Maturin non fosse « proprio precisamente » un essere dotato di raziocinio. Tra marinai quel « non proprio precisamente » era molto diffuso: Stephen impiegava ancora qualche istante a decidere quale fosse la dritta e quale la sinistra e questo stabiliva i limiti delle sue capacità marinaresche. Ma non influenzava il profondo rispetto che avevano per lui come uomo di medicina: l'abilità con cui maneggiava il trapano o la 21 sega - a volte le operazioni erano fatte in coperta, per avere più luce - li lasciava a bocca aperta e si diceva che, se avesse voluto e se la marea fosse stata favorevole, avrebbe salvato anche un uomo morto per tre quarti e ammuffito. E bastava una goccia delle sue pozioni per far saltare il deretano a un toro. L'effetto pia-cebo della sua reputazione aveva in verità salvato più di un marinaio e a bordo il dottore era assai coccolato. Poco prima del cannone della sera, dunque, Preservato Killick entrò nella cabina di Stephen e lo trovò seduto in mutande, incurante di una brocca d'acqua ormai fredda e un rasoio nuovo, nonché di una camicia pulita, una cravatta, una giacca nera spazzolata di fresco, una parrucca appena arricciata, brache in perfetto ordine, calze di seta e un fazzoletto dignitoso: era intento a leggere il messaggio cifrato nella scrittura minuta di Sir Joseph Blaine, capo del servizio informazioni della marina, appena arrivato con il corriere. « Oh, signore! » esclamò Killick, soffocando però subito la naturale asprezza, tanto che il « signore » fu solo un gentile rimprovero. « Un momento, Killick», lo zittì Stephen, impegnato a sciogliere un aggrovigliato gruppo di sillabe; scrisse la traduzione a margine, coprì il foglio con cura e disse: « Sono pronto ». Fatta eccezione per « I signori aspettano da dieci minuti, hanno chiesto due volte il vino » e « Vi sentite bene? », Killick lo vestì in silenzio, con destrezza, e lo condusse nella cabina del comandante, dove il segretario dell'ammiraglio e due gentiluomini di Whitehall si alzarono per salutarlo. Uno di loro, il signor William Kent, gli era noto, un personaggio che per l'alto incarico che ricopriva doveva a volte risolvere i diverbi tra i ministeri e i servizi in modo che il lavoro confidenziale potesse svolgersi nella più totale riservatezza; il signor Dee, invece, lo aveva visto in qualche riunione ristretta nella quale l'anziano gentiluomo aveva parlato poco o niente, sebbene tutti lo avessero trattato come un'autorità in materia di questioni orientali, in particolare quelle che riguardavano la finanza: aveva a che fare con alcune delle grandi banche della City. Di lui il messaggio 22 in codice di Sir Joseph aveva detto soltanto: «Naturalmente ricorderete il suo libro sulla letteratura persiana». Sì, Stephen lo ricordava: aveva fatto rilegare la sua copia di seconda mano - una prima edizione - e il rilegatore aveva messo la data di pubblicazione in basso, sul dorso: 1764. Quando tutti furono seduti, Stephen, la luce alle spalle, osservò il signor Dee con discrezione,

In ogni

»

Jack si inchinò. «Volentieri.» Keith continuò: « Non voglio essere invadente,

incuriosito dall'autore del libro che aveva arricchito la sua gioventù, ma il volto dell'uomo mostrava solo stanchezza e frustrazione. L'anziano signore non volle dare inizio alla conversazione, così, dopo qualche occhiata esitante, William Kent si rivolse a Stephen: « Dunque, dal momento che siete stato

trattenuto a lungo dai venti contrari, del tutto irraggiungibile, forse è meglio che vi aggiorni sulla

situazione attuale

Keith aveva riferito ad Aubrey, ma Maturin, non essendo vincolato da considerazioni di grado, tatto, ignoranza o rispetto, non esitò a fare domande e apprese quindi che gli olandesi non erano affatto contenti della presenza degli eserciti di Lord Wellington e di Bliicher, che i vari governanti, comandanti e ministeri della guerra erano in disaccordo, mentre la segretezza su piani, ordini e

incontri non esisteva quasi nell'esercito austriaco, con le sue diverse nazionalità, lingue e rivalità; e se i francesi erano infiammati dalla rinascente gloria della loro patria, il che li avvantaggiava, molti reggimenti alleati non erano affatto entusiasti; peggio ancora, i russi erano vicini all'ammutinamento, soprattutto le unità formate dai resti della Polonia divisa. Barclay de Tolly si dava da fare, ma aveva forze male equipaggiate e scontente, e non poteva avanzare rapidamente: rispetto alla data concordata era in ritardo di sedici giorni. Dovevano superare un'immensa distanza e la retroguardia non aveva ancora lasciato le lontane caserme. La diffidenza regnava sovrana, si temeva un tradimento di un membro della coalizione o di qualcuna delle nazioni soggette che facevano parte delle potenze orientali. Il signor Dee tossì, si sporse in avanti e parlò per la prima volta: ricordò a Kent un'antica guerra persiana in cui un eserci23 to numericamente superiore, ma composto da uomini di diverse nazioni, si era comportato più o meno allo stesso modo ed era stato travolto dalle forze persiane sulle sponde del Tigri; il racconto si prolungò e Stephen, che da dove si trovava non riusciva a sentire bene la debole voce del signor Dee, a poco a poco si immerse nei suoi pensieri, tutti necessariamente dolorosi, come non era difficile immaginare. Di tanto in tanto si rendeva conto che il signor Campbell stava cercando di ritornare in argomento citando Carebago, Spalato, Ragusa e altri porti dei lidi adriatici e osservando come i francesi, se fossero riusciti a uscirne, sarebbero stati

molto pericolosi, e come gli ufficiali di marina affidabili fossero pochi, se mai ce n'erano

Il

tentativo andò a buon fine e dopo un po' Stephen si accorse che tutti e tre erano tornati alle questioni navali; tuttavia era ancora sprofondato nel passato recente quando la voce di Kent penetrò nella sua

testa in modo chiaro: «

alla fine una di quelle navi potrebbe difendere o perfino trasportare il

tesoro ». « IL tesoro, signore? » Le tre facce si voltarono verso di lui e quasi nello stesso istante

Stephen accennò un inchino e ascoltò. Kent non disse di più di quello che Lord

»

Stephen vide la loro sorpresa, addirittura scontentezza, trasformarsi in comprensione, grave, discreta, quella che tutti assumevano con lui, che sentivano l'obbligo di assumere, come una specie di drappo funebre, da quando era circolata la notizia del suo lutto. Un atteggiamento diverso non sarebbe stato possibile, la sua presenza metteva a disagio: leggerezza, perfino amabilità, certamente allegria erano fuori luogo quanto rimproveri e scortesia. Kent si schiarì la voce e il segretario dell'ammiraglio, scusandosi, si ritirò: « Sì, signore, il tesoro », disse Kent e dopo una breve pausa: « IL signor Dee e io stavamo discutendo di un piano ideato da Dumanoir e dai suoi, per inserire un cuneo musulmano tra le forze austriache, lente e sospettose, e i russi in ritardo: ciò impedirebbe che si uniscano e manderebbe in fumo il ricongiungimento degli alleati sul Reno ». Un'altra pausa. « Ricordate che Bonaparte si è dichiarato pubblicamente musulmano al tempo della campagna d'Egitto? » « Sì, certamente. Ma la cosa non ha avuto un seguito, a parte

Non ho mai conosciuto né sentito parlare di un seguace di

Maometto che abbia esultato alla notizia. Il Gran Muftì non l'ha tenuta in nessun conto. » « Verissimo », confermò Dee, la voce tremula più ferma ora, « ma il mondo islamico è vario quanto la nostra infausta congerie di sette ostili e alcune di queste sette musulmane, tra le più remote, in realtà hanno

24 il danno alla sua immagine

accolto con giubilo la conversione. Si tratta di genti lontane tra loro come gli Azgar, al limite del

deserto, e di alcune comunità sciite della Turchia europea, in particolare dell'Albania, di Monastir e

di una regione in prossimità della frontiera settentrionale la cui interpretazione della Sunna, letta

senza le consuete glosse, indica Napoleone come l'imam segreto, il Mahdï. I più estremisti sono i discendenti e i seguaci dello sceicco al-Jabal. » « IL Vecchio della montagna in persona? Quindi i veri, autentici assassini? Non vedo l'ora di incontrarne uno », esclamò Stephen con fervore. «Proprio così e, sebbene non siano affatto così importanti come al tempo dei crociati, sono ancora una compagine pericolosa, anche se ìfedayn, i veri assassini, sono soltanto poche decine. Gli altri mercenari, i potenziali mercenari, pur animati dal desiderio di massacrare gli infedeli, non sono spinti da un fervore religioso così forte da rischiare la pelle gratis. Nella Turchia europea le tre fratellanze sono d'accordo: gli uomini ci sono e, quando avranno davanti la paga di due mesi, si muoveranno. Diversamente, no. » « Di quanti soldi parliamo? » « Molti, allo stato attuale; l'oro ha

raggiunto livelli altissimi, inimmaginabili, e il credito è praticamente estinto. Insomma, molti più di quelli che i francesi possono mettere insieme: perché, capite, questa incursione improvvisa deve essere equipaggiata in modo eccellente, con ex ausiliari turchi, bashi-bazouk, guerrieri tribali, predoni e via dicendo, tutti membri delle fratellanze islamiche o forniti di un esercito formidabile. Deve esserlo, se vuole riuscire nel suo scopo e cioè far naufragare i piani degli alleati e dare a Napoleone la possibilità di impegnare se25 paratamente il più debole degli eserciti nemici e sbaragliarlo, come ha già fatto in passato. » « Certamente », convenne Stephen, « ma il ruolo degli

» « Sì. E una banda di

devoti fedayn renderebbe alla causa di Napoleone un enorme servizio sopprimendo Schwarzenberg o Barclay de Tolly o un principe imperiale o una qualsiasi testa pensante, se per questo. Tuttavia anche in questo caso sarebbe necessario un attacco massiccio, preferibilmente di notte, per indurre panico, sfiducia reciproca e ritardare le operazioni. » « Da dove dovrebbe venire il denaro? » « IL sultano

scuote la testa, è riluttante », spiegò il signor Dee, « gli Stati della Barbería offriranno volontari e un decimo del totale quando avranno visto il resto. Il Marocco esita. Sperano nel signore sciita di Azgar, si fidano di lui. Secondo fonte autorevole l'oro è stato promesso e saranno inviati messaggeri, anzi, sono già stati inviati, per organizzarne il trasporto, probabilmente da Algeri. » « Non ne so molto di denaro », disse Stephen, « ma credevo che Stati moderatamente floridi come Turchia, Tunisi, Tripoli o i banchieri del Cairo e una dozzina di altre città avrebbero potuto trovare in qualsiasi momento un milione o giù di lì. Sono in errore? » « Sì, se posso dirlo, mio caro signore, almeno per come stanno le cose. Dovete sapere che ho parecchi cugini banchieri nella City, uno associato con Nathan Rothschild, per i quali faccio da consulente negli affari orientali, e vi dico che

in questo momento nessuna banca di quelle regioni sarebbe in grado di mettere insieme una tale

somma senza un lungo preavviso, non parliamo poi di anticipare anche solo un maravedí con simili

garanzie. Per il resto

» Sporgendosi in avanti e parlando con voce più chiara, giovanile, gli occhi

pieni di vita, si lanciò in una dissertazione sull'economia dei Paesi musulmani dal golfo Persico

all'Atlantico, sulle loro entrate e le loro uscite, sulle loro pratiche bancarie e le forme di credito:

parlò con competenza e autorità, senza la prolissità tremolante del vecchio quale era 26 sembrato poco prima e terminò dicendo: « La loro unica speranza è Ibn Hazm di Azgar ». Stephen esclamò: « Ne sono certo. Vorreste essere così gentile da descrivermi brevemente il luogo e il suo signore? Me

ne vergogno, ma non ne so nulla». « E un piccolo regno quasi senza storia, ma si trova in un'ottima

posizione, all'incrocio di tre carovaniere, nel punto in cui una delle poche sorgenti dell'area sgorga pura e fresca dalla roccia e bagna un'oasi di palme da dattero di medie dimensioni. Sì, un'ottima posizione, difesa dai santuari di tre santi musulmani universalmente riconosciuti, dall'aridità della

assassini è diverso dell'assalto impetuoso e selvaggio dei bashi-ba-zouk

regione circostante e dalla sagacità di una lunga serie di governanti. Da moltissimo tempo il piccolo Stato è retto allo stesso modo di una nave da guerra: ogni uomo ha il suo posto e il suo compito, la giornata è divisa dal suono del corno di un ariete che chiama all'assemblea, alla preghiera, ai pasti, ai divertimenti e al resto, mentre si fanno esercitazioni ai cannoni e con le armi leggere, tranne nel periodo del Ramadan. Dovete inoltre sapere che i diritti e i pedaggi imposti a tutte le carovane sono pagati, e sono sempre stati pagati, sotto forma di piccolissimi lingotti d'oro zecchino che vengono pesati e suddivisi pubblicamente secondo le quote stabilite, spesso tagliati e ridotti in polvere per essere pesati di nuovo con una precisione straordinaria fino all'ammontare richiesto. Ovviamente la parte spettante al sovrano è maggiore e la quantità d'oro accumulata nel corso degli anni è ingente, a dispetto della proverbiale generosità nelle elemosine della famiglia. Non c'è modo di sapere dove sia conservata, l'indiscrezione ad Azgar sarebbe fuoriluogo, ma dal momento che lo sceicco passa la maggior parte del tempo nel deserto con le mandrie dei famosi cammelli di Azgar, potrebbe avere banche inespugnabili in una delle innumerevoli caverne, dove la roccia s'innalza dalla sabbia. In ogni caso possiede i mezzi e lo zelo per portare a termine l'impresa. » « Nelle economie di questo tipo, signore, esistono lettere di credito, tratte su una banca o cose simili? » « I mercanti affermati che commerciano fra loro da tempo le conoscono bene, ma nel caso in questione bisognerebbe

trasportare l'oro fino alla costa e caricarlo su una nave, e non è fat27 tibile senza truppe ben armate

su cammelli di Azgar, i veloci sciabecchi e le galere algerine. Ma considerando l'andatura dei russi

non c'è fretta, sebbene, secondo gli informatori, i messaggeri delle fratellanze islamiche potrebbero essere già in viaggio per Azgar; prima che Barclay de Tolly e Schwarzenberg possano incontrarsi, auguriamoci che la marina reale abbia impedito alle navi da guerra francesi ribelli di attraversare il

mare con quell'oro o a qualsiasi bastimento della costa africana di entrare in un porto dell'Adriatico. » IL signor Dee aveva finito; il colore che gli aveva animato il viso mentre parlava svanì ed egli ridiventò vecchio e distante; vedendo che Kent lo stava osservando preoccupato, disse: « Prego, continuate voi, signor Kent ». « Molto bene, signore. Dottor Maturin, parlando di questo con Sir Joseph e con i suoi colleghi, è emerso che potreste avere un ruolo fondamentale nella faccenda dopotutto conoscete quei luoghi e i funzionari turchi che almeno nominalmente li governano,

in una parola, potreste far sì che la

conoscete personaggi importanti e importanti uomini di Chiesa

cospirazione vada in fumo. Il ministero ci tiene molto e voi avreste la possibilità di ottenere dal Tesoro ingenti somme se, per esempio, si rendessero necessari arresti e via dicendo. » Kent scrutò

Stephen ansioso, tossì, e riprese: « Uno dei presenti ha detto che forse avreste rifiutato per ragioni personali e per il fatto che ritenete di non conoscere così bene il turco e l'arabo, stando ai vostri

criteri elevati

o in uno degli altri porti, forse nella stessa Azgar. Altri hanno fatto notare che siete già stato capace

di trattare magnificamente con turchi, albanesi e montenegrini, ma Sir Joseph, pur dichiarandosi

assolutamente d'accordo, ha detto che un ufficiale in grado di scrivere in entrambe le lingue potrebbe

togliervi un gran peso. Lui e il signor Dee

quale annuì «

» un inchino in direzione del vecchio gentiluomo, il

conoscono la persona giusta, ne garantiscono la discrezione, il carattere e la 28

conversazione gradevoli; la sua presenza potrebbe indurvi ad accettare: si tratta di un gentiluomo di medicina. » « La conoscenza letteraria oltre che colloquiale di entrambe le lingue e dell'ebraico non è da sottovalutare», convenne Stephen. « lì possibile conoscerlo? » « In questo momento è a Gibilterra», disse Kent. «Credo di aver capito da Sir Joseph che potreste averlo già incontrato. » « Posso chiedervi », intervenne Dee, riprendendo vita, « se avete qualcosa contro gli ebrei? » « No, signore. » «Bene», disse Dee, «perché il gentiluomo in questione, il medico in questione, è ebreo, un ebreo spagnolo. È stato educato come sefardita ortodosso, il che significa che parla non soltanto il

» « L'arabo? » « Sì, signore: probabilmente dovremo intervenire in Africa, ad Algeri

bizzarro spagnolo dei sefarditi in Africa e nell'impero ottomano, ma anche l'ebraico e l'arabo, oltre al turco corrente. Ma con l'età e sotto l'influenza dell'Illuminismo - ha studiato a Parigi prima della

Rivoluzione - le sue idee si sono fatte più

avuto problemi con la sinagoga, cosa che ha influito negativamente sulla sua professione, dato che i suoi pazienti vi appartenevano. Un vero guaio. Tuttavia, anni addietro e per pura gentilezza, aveva usato le sue conoscenze linguistiche per aiutare uno dei nostri amici e qualche tempo fa hanno deciso di formalizzare la cosa con un contratto. Lavora per noi, in genere come commerciante in pietre

preziose, data la sua notevole conoscenza in materia; e grazie alle sue molte relazioni e alle sue doti

in campo medico ci è stato di grande aiuto. Naturalmente, abbiamo verifìcato la sua

« Ditemi, signore, è sposato? » « Non credo », rispose Kent. « Ma se è lo sfortunato affare di domani

a suggerirvi questa domanda, vi assicuro che è perfettamente normale da quel punto di vista. Per un

certo tempo ha vissuto ad Algeri per conto nostro e l'agente incaricato di tenerlo d'occhio ha fatto menzione di due amanti, una bianca e una di colore; a parte questo, aveva molte relazioni ad Algeri, grazie alle sue doti musicali era particolarmente accetto nella buona 29 società europea e la cosa

potrebbe rivelarsi utile se Algeri fosse il porto prescelto

« Ma i porti e i cantieri dell'Adriatico hanno la precedenza: una dimostrazione di forza, l'eliminazione di potenziali nemici e la presenza della marina reale influenzeranno le fratellanze, tanto da sgonfiare la cospirazione. Dobbiamo concentrarci su questo. Sono troppo vecchio e infermo per partecipare attivamente alla manovra, ma i miei cugini hanno una banca ad Ancona, proprio sull'altra sponda dell'Adriatico, e da li potrò tenermi in contatto con gli amici turchi nelle province ottomane e coordinare le operazioni. E comunicare con Londra tramite i corrieri della banca. » Nel frattempo Jack era stato occupato con il resto della squadra. Durante la traversata da Madera aveva

invitato i comandanti a pranzo, era stato più volte a bordo delle loro navi e si era fatto un'idea chiara delle loro capacità; ma non sapeva ancora come avrebbe dovuto distribuire i compiti tra le navi della squadra. Avrebbe trasferito l'insegna sulla Surprise, con le sue meravigliose qualità veliche, il suo equipaggio esperto e assolutamente affidabile, magnificamente addestrato ai cannoni, ma riguardo alla nave d'appoggio non sapeva decidersi tra la Po-mone e la Dover. C'era una grande differenza quanto a potenza di fuoco, non meno di centoquarantaquattro libbre; ma la Po-mone, da trenta cannoni, era una nave infelice, il cui comandante era bloccato a Funchal con una gamba fratturata e difficilmente sarebbe guarito, e il suo secondo ufficiale era confinato nella cabina in attesa del processo per un reato che rientrava nel ventinovesimo articolo di guerra, « una colpa contro natura e detestabile »; Lord Keith aveva nominato comandante un giovane ufficiale, promosso capitano di vascello solo di recente, l'unico uomo qualificato a disposizione. Qualunque fosse l'esito del processo, per gli uomini della Pomone sarebbe stato un duro colpo: nuovi ufficiali, nuovi metodi,

sbeffeggiamenti

« Sinistra, signore? » domandò Bonden a mezza voce. 30 Jack annuì. La iole

»

liberali, per così dire. Molto più liberali, in effetti: ha

discrezione

» « Verissimo », confermò il signor Dee.

accostò e Jack salì rapidamente lungo la murata, assorto nei suoi pensieri. Aveva visto la lancia dell'ammiraglia trasportare a terra i civili e si aspettava di trovare Stephen nella cabina di poppa. « Dov'è il dottore? » esclamò. « Sarebbe che è nella cabina dell'altro dottore », rispose Kil-lick, comparso come per magia, « discorrono di cose di medicina e si bevono il prezioso sherry delle Indie Orientali. Un quarto d'ora fa il dottor Glover ha chiesto un'altra bottiglia. » In realtà in quel momento i due uomini stavano discutendo di impotenza. La conversazione era cominciata quando Glover, dopo aver chiuso l'argomento Ufficio malattie e infortuni, definendolo un covo di ascodrogiti ignoranti, buoni soltanto per danzare intorno a un otre di vino gonfiato, aveva domandato a Stephen se avesse saputo della morte del governatore della Sierra Leone, Wood. «Ahimè, sì. Un nobile anfitrione. Il governatore e sua moglie sono stati molto ospitali, ci hanno invitato a pranzo quando

siamo stati là con la Bellona. Volevo scrivere alla signora Wood

sia grande il nostro legame e la partecipazione al suo dolore. Sono così dispiaciuto, per lei. » Per qualche momento il dottor Glover non parlò, poi, vuotato il bicchiere, lanciò un'occhiata al suo vecchio amico e disse: « Ho vissuto a Freetown per quasi un anno e li ho avuti entrambi come pazienti e posso dirvi, parlando da collega, che in questo caso sono perfettamente adeguate condoglianze formali: se andaste oltre potreste essere offensivo. Non era un gran bel matrimonio, sapete. In realtà credo che legalmente non lo fosse affatto. Il governatore era impotente. Ho preso

tutte le misure consuete e anche qualcuna meno consueta, ma senza esito. Non so come siano riusciti a restare insieme, ma dormivano in camere separate e ho avuto la netta impressione che avessero una vita infelice: rimorso e risentimento appena sotto la superficie. Ovviamente il marito era molto impegnato e per sua grande fortuna la moglie aveva i suoi studi anatomici: una signora

Inoltre, in questo caso manca

quella che di 31 solito è una reale fonte di dispiacere: la signora è benestante di suo. Conosco la famiglia nel Lancashire ». « Tanto meglio. Tornando alla questione dell'impotenza, dipendeva da problemi fisici? » « Credo di no. » « IL paziente era oppiomane? » « Certo che no. Una volta gli ho somministrato una piccola dose di oppiacei e l'effetto lo ha sbalordito. No, no: era tutto nella sua

mente; e quali strane e stupefacenti fantasie possa contenere la testa di un uomo físicamente normale,

che c'è?» « Gli omaggi

del commodoro, signore », annunciò un allievo, « e quando il dottor Maturin avrà modo di farlo, sarà

lieto di vederlo. Ma ho il dovere di aggiungere che non c'è fretta. » «Un altro bicchiere prima che ve

o, meglio, lasciate che faccia venire un'altra bottiglia, visto che non c'è fretta. » « Siete

davvero gentile », si scusò Stephen, facendo segno di no; poi si rivolse al ragazzo: « Prego, riferite al commodoro che sarò da lui immediatamente ». « Stephen! Eccoti qua! » esclamò Jack. « Ti chiedo scusa per l'interruzione, ma dal momento che sicuramente avrai saputo della morte del povero governatore Wood, ho pensato ti avrebbe fatto piacere sapere che un mercantile diretto in Guinea

E l'ammiraglio ha un corriere in partenza

per l'Inghilterra entro un'ora: ho chiesto che William Reade porti qui la Ringle; occorreranno un paio di giorni perché sia pronta, Reade potrebbe fare un salto a Woolhampton a portare i nostri messaggi e

a prendere qualcosa per noi. » « Sì, ho saputo della morte del capitano Wood, che Dio accolga la sua

forse questa sera riuscirò a mettere insieme

qualcosa di 32 sensato, anche se sono lento, arido e spoglio con la penna. In quanto a Reade, se a Portsmouth riuscisse a comprare un bel cerchio robusto e a darlo a Brigid con il mio amore, insieme con questa moneta da una corona, gliene sarei grato. Ancor più se mi portasse il corno o, meglio, il

dente di narvalo che mi regalasti tempo fa. Questa notte meditavo su quel dente, perché mi dicono che

a Mahón potremmo conoscere l'eminente ingegnere metallurgico e filosofo naturale, James Wright;

spero sia in grado di dirmi

dicesse se quei torciglioni o piuttosto dovrei dire quelle volute, quelle ondulazioni e quelle spirali che lo percorrono per tutta la sua lunghezza aggiungono forza ed elasticità a quella bizzarra struttura. » « Con rispetto parlando, signore », interruppe Killick, « la vostra feluca numero uno non si può portare sull'ammiraglia. » Mostrò una feluca bordata d'oro, molto bella ma stranamente ammaccata. «Sarebbe che ci avete camminato sopra giovedì scorso e l'avete rimessa nella scatola senza dirmelo. Ma posso farla sistemare da Broad. » «Molto bene, Killick», gli disse Jack, aggiungendo: «Chiedete una scialuppa al signor Willie ». E a Stephen: « Aggiungerò le tue richieste nella lettera a Reade:

cerchio e moneta da una corona per Brigid, con il tuo affetto, e il dente del narvalo ». « ILmio affetto anche alla cara Sophia, e i saluti più sentiti a Clarissa Oakes. Il dente è in una custodia, appesa in

anima, e ho cominciato a pensare a una lettera ma

salperà questa sera, nel caso tu voglia mandare una lettera

ne andiate

attivo e intelligente, indipendentemente dall'ansia, che nella maggior parte

straordinariamente dotata. No. Condoglianze, sì; ma con moderazione

ma è difficile farlo, per quanto

ti ricordi del dente di narvalo? » « Sì, più o meno. » « Vorrei che mi

uno degli armadi dell'armeria. Fratello, mi sembri abbattuto. » « Odio le corti marziali, soprattutto questa. Tu assisterai? » «No. In ogni caso ho un appuntamento a terra. » Contemplarono entrambi dall'ampia vetrata di poppa la svettante Rocca rossastra, improbabile e imponente come sempre. «Jack», continuò Stephen, guardando l'amico con un'espressione familiare e chiara a entrambi, « credo che porterò con me un assistente chirurgo. Può darsi che mi sbagli, ma non penso sia opportuno fare alloggiare quel gentiluomo tra gli allievi; perciò, nel caso non lo si possa accogliere nel quadrato, potrei considerarlo come un ospite? » 33 « Certo », assicurò Jack. « Però, se il gentiluomo in questione ha una certa età e posizione, come suppongo, sono sicuro che verrà accolto nel quadrato, soprattutto perché tu non ci sei quasi mai: potrebbe prendere il tuo posto. » « In quanto alla posizione, è pari alla mia: è un dottore in medicina. Abbiamo studiato insieme a Parigi, era qualche anno indietro rispetto a me, ma già conosciuto come anatomista. Senza dubbio sarebbe la

sistemazione migliore, perché, anche se è un discreto musicista e ogni tanto potresti invitarlo

sarebbe la sistemazione migliore. » Avvertendo l'imbarazzo di Stephen, Jack cambiò argomento:

«Ah, non ti ho detto: domani sarà una giornata infernale. Trasferisco l'insegna sulla Surprise e ci sarà qualche cambiamento; hanno promesso alla squadra due nuovi contingenti, per portare gli effettivi più o meno nella norma ». # La giornata infernale cominciò prima degli otto colpi della seconda comandata: era ancora buio, quando gli uomini che dovevano trasferirsi su altre navi cominciarono a

preparare le loro casse e a trasportarle lungo gli stretti corridoi affollati e su per le scalette ripide, ripidissime, fino ai punti strategici da cui avrebbero potuto essere portate in coperta non appena le scialuppe si fossero affiancate. Spesso, i punti prescelti erano già occupati, il che causava discussioni, anche molto chiassose, e urti e tonfi quando la cassa sconfitta veniva cacciata malamente. Agli otto colpi, le quattro del mattino, gli uomini della guardia di dritta che nonostante tutto erano riusciti a dormire, furono svegliati con il consueto fracasso e chiamati in coperta; poco dopo gli esentati dai turni di notte salirono sul ponte e nelle due ore successive, con gli uomini della guardia in coperta, lavarono i ponti con acqua, sabbia, pietre grandi e piccole e redazze. I ponti immacolati non erano ancora asciutti quando le brande furono chiamate all'impavesata e nel bel mezzo del trambusto si avvicinarono le lance della Dover, della Rainbow, della Ganimede e della Briséis: sfortunatamente l'ufficiale di guardia, il signor 34 Clegg, era sceso sottocoperta per sedare una lite a proposito delle casse dei marinai, una lite pericolosamente vicina alla « cabina sacra », e l'aiuto nocchiere, fraintendendone le grida, lasciò accostare le scialuppe. I marinai salirono a bordo in massa, con i loro bagagli, e fu necessaria l'autorità di un commodoro Aubrey imponente, furibondo

e in camicia da notte, per ristabilire l'ordine. «Mi dispiace molto del pandemonio, Stephen», disse

Jack mentre facevano colazione, serviti da un Killick silenzioso e intimidito. « Tutto quel correre su

» La colazione era all'altezza, una grande quantità di uova

e giù, strillando come porci di Gadara

fresche, salsicce, bacon e un nobile pasticcio di maiale, panini, fette di pane abbrustolito e crema di latte per il caffè, ma i commensali non poterono dirsi soddisfatti, dal momento che quasi ogni

sì,

boccone fu interrotto da un messaggio, spesso riferito da allievi lavati e spazzolati e agitatissimi che presentavano gli omaggi dei rispettivi comandanti: sarebbe stato possibile avere un solo marinaio capace? E carrónate pesanti, poche, al posto dei cannoni da nove libbre, o uno qualsiasi dei tanti materiali per cui sarebbe bastata una buona parola ai funzionari dell'arsenale? Ancor più irritante era il continuo mugugnare di Killick, preoccupato per la splendida uniforme che Jack avrebbe dovuto indossare alla corte marziale, il suo insopportabile controllare il tovagliolo che proteggeva le brache

e la parte inferiore del panciotto, il suo borbottare a proposito di tuorli d'uovo, di burro, di pasta d'acciughe, di marmellata. Infine si presentò l'aiuto nocchiere di guardia, porgendo gli omaggi del comandante in seconda, per annunciare che la Royal Sovereign aveva alzato il segnale della corte

marziale. Un'ultima tazza di caffè, poi tutti e due uscirono in coperta: sull'acqua calma della baia le lance dei comandanti stavano già convergendo sulla nave ammiraglia. Quella del commodoro era pronta, in attesa, e dopo un attimo di esitazione Jack fece un cenno di saluto a Stephen e si avvicinò

ai candelieri del barcarizzo mentre i fischietti del nostromo e dei suoi aiutanti lo accompagnavano

fuori bordo, salutato da tutti gli ufficiali. 35 « Signore! Prego, signore », disse per la seconda volta la voce di un ragazzo, cori una traccia di impazienza; voltandosi dall'impavesata, Stephen vide una faccia familiare, quella del giovane Witherby, un tempo della Bellona. Non riusciva a capire gli spostamenti di ufficiali e sottufficiali che avvenivano da quando Jack era stato nominato commodoro sulla Pomone. Sapeva che il timoniere e l'armo della Surprise avevano seguito il loro comandante, ma che cosa faceva, lì, quel ragazzo? In verità erano molte le cose che non riusciva a capire, a meno che non si sforzasse di concentrarsi sul presente. « Signor Witherby, che cosa posso fare per voi? » « Ma, signore, credevo che voleste scendere a terra e il battel-lino è già pronto sotto la poppa. Di qua, prego. » Witherby lo lasciò ai gradini del Ragged Staffe una volta attraversata la porta di Southport Stephen trovò conforto nella familiarità del luogo: il trasferimento sulla sconosciuta Pomone, per quanto di nessuna importanza, lo aveva stranamente turbato. Si diresse con sicurezza all'albergo Thompson, confortevole e senza pretese, guardando a destra e a sinistra le botteghe e gli edifici che conosceva bene. Molte giubbe rosse, molti ufficiali di marina, ma nulla di paragonabile al brulicare della folla a Gi-bilterra in tempo di guerra. Entrò nell'albergo. « IL dottor Jacob, per favore. Mi sta aspettando. » « Sì, signore. Volete che lo preghi di scendere? » « Oh, no. Ditemi il numero della camera e salirò da lui. » «Molto bene, signore. Pablito, conduci il signore al terzo piano, sul retro. » Pablito bussò, la porta si aprì e una voce ben nota disse: « IL dottor Maturin, presumo? » La porta si richiuse, il rumore dei passi di Pablito riecheggiò per la scala e il dottor Jacob afferrò Stephen per le spalle, lo baciò sulle guance e lo condusse all'interno di una stanza fresca e ombrosa dove una brocca di horchata era posata su un tavolino 36 basso e il fumo di un narghilè era sospeso nell'aria all'altezza degli occhi. « Sono così contento che siate voi! » affermò Jacob, guidandolo verso un sofa. « Ne ero certo, viste le volute indiscrezioni di Sir Joseph; vi ho portato un esempio di aponeurosi e

di contrazioni palmari, quelle che interessavano così tanto voi e Du-puytren. » Scivolò in camera da

letto e tornò con in mano un vaso di vetro; ma rendendosi conto che sarebbe stato difficile apprezzare il dono in quella mezza luce, spalancò la porta finestra che dava sul balcone e condusse Stephen nel sole abbagliante. « Siete davvero gentile, caro Amos », esclamò Stephen osservando la mano

amputata, chiarissima nello spirito di vino, indice, medio e anulare così contratti contro il palmo che

le unghie erano cresciute dentro la carne. « Troppo gentile, davvero. Non ne ho mai visto uno così

ben conservato: non vedo l'ora di sezionarlo. » Ma Jacob, senza ascoltarlo, lo fece girare con delicatezza verso la luce e lo osservò attentamente in viso. « Stephen, non avete per caso fatto una

diagnosi crudele su di voi, spero? » « No », rispose Stephen, e con poche parole spiegò la situazione,

la sua situazione personale. Amos non lo angustiò con frasi di circostanza, limitandosi a posargli una

mano sulla spalla affettuosamente, ma propose una passeggiata fin sulla cima della Rocca, dove

avrebbero potuto parlare della loro imminente impresa al sicuro. «

vale a dire, se siete ancora

impegnato totalmente. » « Lo sono, assolutamente », affermò Stephen. « Se non fosse un sentimento perverso, sarei quasi grato a quell'uomo malvagio e al suo odioso regime. » Lasciarono la città, salirono fin sulla cresta, dove la scogliera scendeva a picco sulla spiaggia e dove Stephen constatò, soddisfatto, che il nido del falco pellegrino era di nuovo occupato, sul bordo il grosso volatile che batteva le ali e lanciava il suo richiamo. Percorsero la cima, con gli uccelli migratori che passavano sopra le loro teste, talvolta molto bassi, e ai due lati della Rocca, mentre Stephen annotava meccanicamente i più rari 37 (sei albanelle pallide, più numerose di quante ne avesse mai viste);

arrivarono fino all'estremità sulla punta d'Europa e ritornarono; durante il tragitto, con un'attenzione più consapevole, concentrata, Stephen ascoltò le notizie che Jacob, grazie alle sue importanti fonti di informazione, aveva raccolto sui porti dell'Adriatico, sulle fratellanze islamiche e sui progressi fatti per ottenere la somma necessaria a pagare i mercenari. Jacob parlò con pari autorità anche del probabile donatore e dell'influenza che sarebbe stato possibile esercitare sul dey di Algeri. « Ma per quanto riguarda l'Africa », concluse, « dovremmo aspettare, almeno fino a quando non avremo ottenuto un parziale successo nell'Adriatico. » Stephen era d'accordo e, seguendo con gli occhi uno stormo di cicogne nere che stava sorvolando la nave ammiraglia, si accorse che non vi sventolava più il segnale della corte marziale: le lance dei comandanti si stavano già disperdendo. Ridiscesero quasi senza parlare. Avevano detto il necessario, e altre informazioni li stavano aspettando a Mahón:

Stephen guardava spesso la varea del pennone di maestra. In quelle acque il comandante in capo era onnipotente, avrebbe potuto confermare una condanna a morte della corte senza dover renderne conto al sovrano o all'ammiragliato. Nelle corti marziali della marina la sentenza era immediata, definitiva, senza appello; e Lord Keith non era uomo che amasse tergiversare. Quando entrarono in città non c'era nessuno appeso al pennone; ma sui bastioni da quel lato della porta di Southport parecchi ufficiali, tra i quali Jack Aubrey e qualcuno della Po-mone, stavano fissando ansiosamente la spiaggia a sud. Stephen si unì a loro: « Posso presentare il dottor Jacob, l'assistente chirurgo del quale ho parlato? » «Molto lieto», salutò Jack, stringendo la mano a Jacob. Avrebbe detto di più, ma in quell'istante un mormorio si levò dai bastioni, sempre più forte, raggiungendo il colmo quando due lance si staccarono dalla nave ammiraglia, dirigendosi verso terra e rimorchiando un semplice carabottino sul quale stavano i condannati, inzuppati e infelici. Qualche minuto dopo il carabottino venne lasciato andare, un'onda gentile lo portò

38 verso la spiaggia e gli uomini avanzarono a piedi nell'acqua bassa. Dalla folla si levò qualche raro grido di scherno: cinque o sei persone aiutarono i due uomini a raggiungere la spiaggia, trascinando i loro bagagli. « Dottor Jacob », disse Jack, « spero che possiate salire a bordo al più presto. Non vedo l'ora di andarmene da qui. » E in privato a Stephen: « Ho ripetuto il tuo 'niente penetrazione, niente sodomia', e li ho messi a terra; anche se devo dire che la maggior parte di loro è stata ben felice di essere messa a terra. Ho persuaso gli altri a giudicarlo soltanto un caso di flagrante impudicizia». « E la pena prevista è essere rimorchiati a terra su un carabottino? » « No. È solo un'usanza del mare: si è sempre fatto così. »

CAPITOLO II

Da parecchi anni, ormai, Stephen Maturin sapeva che la vita sul mare, soprattutto su una nave da guerra, non era la scampagnata sull'acqua che talvolta immaginavano coloro che vivevano sulla terraferma, ma non avrebbe mai creduto che potesse essere così dura come quell'esistenza incerta, né del tutto sul mare né del tutto sulla terraferma, con le comodità che quest'ultima poteva offrire. La squadra, messa insieme in fretta e a corto di uomini, doveva essere riorganizzata, soprattutto per quanto riguardava la sciagurata Pomone: un processo per sodomia non era certo una passeggiata e sebbene l'equipaggio non si trovasse sulla nave da molto tempo, almeno se paragonato a quello di una normale missione, era sufficiente a metterlo in difficoltà, a far sì che gli uomini si offendessero per le battute con cui venivano accolti a terra, per i sorrisi e i silenzi carichi di significato quando entravano in una taverna. Dopotutto uno degli ufficiali era stato cacciato dal servizio nel modo più ignominioso, rimorchiato a terra su un carabottino davanti a molti spettatori; e parte di quell'ignominia si era riversata su tutto l'equipaggio. Tale vergogna collettiva aveva condizionato la disciplina, che non era mai stata il punto forte della Pomone; e un nuovo comandante, con un primo ufficiale che non conosceva nessuno a bordo, difficilmente avrebbe potuto porvi rimedio in così poco tempo. Ma la nave aveva un bravo nostromo, e il capo cannoniere, pur demoralizzato, era volonteroso e conosceva il suo mestiere. Il cannoniere e il capitano Pomfret furono messi in agitazione dall'invito del commodoro ad accompagnare la Surprise fuori dallo stretto, al largo di Algeciras, così che le due navi potessero esercitarsi ai cannoni facendo fuoco contro bersagli a rimorchio. Gli uomini della Pomone fecero onore alla loro nave nelle manovre di uscita dal porto e si dimostrarono abbastanza rapidi nel portare in batteria e ritirare i cannoni da diciotto libbre, ma qualcuno esitò nel fare fuoco. Soltanto tre o quattro della batteria di dritta dimostrarono una certa capacità in tiri che non fos 40 sero a distanza ravvicinata o nel valutare il rollio. Il primo e il secondo capo pezzo sapevano il fatto loro, ma gli allievi che comandavano le squadre lasciavano a desiderare ed era probabile che alcuni degli uomini non avessero mai visto in azione un pezzo da diciotto libbre. La furia del rinculo li colse alla sprovvista e dopo le prime bordate, esitanti e scoordinate, dovettero essere accompagnati o trasportati nell'infermeria per le lesioni provocate da paranchi e brache d'affusto rigide o perfino dagli spigoli degli affusti. I fanti di marina che presero il loro posto per lo meno sapevano allontanarsi in tempo, ma nell'insieme l'esibizione fu miserevole e gli uomini della Surprise non ebbero alcun riguardo: distrussero il bersaglio fino a quel momento intatto, con tre bordate in cinque minuti e dieci secondi. « Capitano Pomfret », disse Jack prima che questi lasciasse la nave, « dovrete esercitarvi parecchio ai cannoni, mattina e pomeriggio, così come ai posti di combattimento: le squadre devono conoscere i pezzi a fondo, i movimenti devono diventare naturali; sono certo che voi capite perfettamente. » « Sì, signore », rispose Pomfret, cercando di nascondere il suo sconforto. « Mi permetto di far presente che siamo a corto di uomini e

che l'equipaggio non ha avuto il tempo di affiatarsi. » « Avete bravi marinai sufficienti a

equipaggiare la pinaccia e la lancia? » « Sì, signore. » « Allora date istruzioni al vostro comandante

in seconda e al vostro secondo ufficiale - so che l'ammiraglio vi assegnerà un giovane eccellente - di

portarle fuori durante la seconda comandata e di tenersi al largo di capo Spartel fino all'alba. Mi stupirei se non riuscissero nel reclutamento forzato di una ventina di uomini dei mercantili di passaggio, ancora all'oscuro di ciò che è accaduto. Ma soprattutto fate lavorare sodo i vostri, specialmente gli allievi, cuccioli oziosi che girano con le mani in tasca. Fateli sgobbare, ma non li

maltrattate. Lodateli, appena potete, avrete ottimi risultati. La settimana prossima potrete esercitarvi

ai cannoni con tiri veri: non c'è niente che piaccia di più agli uomini, una volta abituati al baccano. »

Tornando in porto, Jack visitò altre navi e bastimenti della 41 squadra, e ordinò a tutti di esercitarsi nella chiamata ai posti di combattimento o per lo meno nel portare i cannoni in batteria. La

sistemazione precisa delle trinche di volata assicurate al golfare al di sopra del portello, la legatura della braca al pomo di culatta, la disposizione ordinata di spugna, palanchino, corno della polvere, miccia, borra, cuneo, paranco di richiamo, munizioni e tutto il resto potevano rivelare molte cose sulle squadre ai cannoni e ancor più sugli allievi al comando delle squadre. La Dover, che si stava riconvertendo, aveva un'aria malandata, ma non in modo disdicevole; alle altre sarebbe bastata una spintarella e la piccola Briséis, che apparteneva alla classe chiamata delle « bare », per la loro tendenza a rovesciarsi e ad affondare, addirittura brillava. Jack lo disse al suo capitano e gli uomini a portata di voce si gonfiarono, visibilmente compiaciuti. Di nuovo sulla Surprise e nella sua bella cabina di poppa, familiare, elegante, ma non sufficientemente spaziosa per tutto il lavoro amministrativo che lo aspettava. Le navi della squadra non erano più di sei, ma i loro registri e incartamenti erano già ammucchiati sulla scrivania del commodoro: gli uomini sotto di lui superavano di poco il migliaio, ma i nomi di tutti coloro che avevano un ruolo nella conduzione della squadra navale dovevano essere scritti su fogli separati, unitamente alle valuta-zioni del commodoro sulle loro capacità; per sistemare quei fogli Jack aveva chiesto al suo ebanista di aggiungere temporaneamente alla scrivania due ali a forma di vassoio così da poterli suddividere a seconda dei compiti. In simili circostanze, quando nessuna nave, tranne la Surprise e fino a un certo punto la Briséis, aveva un equipaggio ben organizzato, il commodoro aveva pieni poteri. Ma Jack Aubrey era una persona ordinata per carattere e rigidamente addestrata a esserlo, e non aveva ancora messo piede nella cabina che già si era accorto che qualcosa non andava, che una mano criminale aveva confuso almeno tre incartamenti ammucchiandoli a casaccio e aveva sparso sulla scrivania parecchi spartiti, compreso quello di una pavana in do minore. « Oh, ti chiedo scusa, Jack! » esclamò Stephen, entrando ra 42 pidamente dal giardinetto. «Mi è venuta un'idea improvvisa che ho dovuto annotare

» « No, no », lo rassicurò Jack. « Stephen, credo di

spero di non averti messo in disordine nulla

aver risolto il tuo problema: ti ho trovato un ragazzo di corsia, come diciamo noi, un infermiere che non potrà non piacerti. » Stephen, per quanto concentrato sulla musica - mancavano solo due note, ma il suono magico stava svanendo dal suo orecchio interiore - e pur essendo profondamente convinto che il mite « No, no » di Jack nascondesse un'intensa irritazione, non disse nulla, e si limitò a un'occhiata interrogativa. Doveva la sua sopravvivenza come agente del servizio informazioni a un

orecchio finissimo: riusciva a cogliere la falsità nel tono di voce e le ultime parole di Jack non erano sincere. « Sì », continuò Jack, « nel contingente ceduto alla squadra dalla Leviathan, che è in raddobbo, ci sono Maggie Cheal e Poli Skeeping; e Poli è stata addestrata allo Haslar. Può sopportare tutto, in fatto di sangue e di orrore. » « Ma tu stai parlando di donnei Tu, che hai sempre provato orrore all'idea di una gonnella su una nave! Femmine, causa immancabile di guai, di baruffe,

a bordo? Assolutamente fuori posto su una nave, soprattutto da guerra! Io credo di non

di sfortuna

averne mai vista una su una nave da guerra. » « Davvero, mio povero Stephen? Davvero non le hai mai viste dare una mano ai cannoni e passare le munizioni a bordo della Bellona?. » « Mai. Non sono forse confinato nella stiva durante un'azione?» « Verissimo. Ma se Jill Travers, per esempio, la moglie del mastro velaio che aiutava a servire il cannone numero otto, fosse rimasta ferita, l'avresti vista di sicuro. » «Jack, sul serio, sei obbligato a prenderle a bordo? Tu che hai sempre inveito contro quelle creature? » « Queste non sono creature, cioè, non sono le prostitute o le sgualdrine di Portsmouth. In genere sono donne di mezz'età o anche più anziane, spesso mogli o vedove di qualche capo o sottufficiale. Sì, qualcuna può essersi imbarcata come clande43 stina, come la ragazza della ballata, indossando un paio di brache per stare vicino al suo uomo, ma per la maggior parte hanno navigato per dieci o vent'anni e sembrano marinai fatti e finiti, se non fosse per la gonna e forse lo scialle. » « Eppure non ne ho mai vista una, solo la moglie del capo cannoniere che badava ai ragazzi più piccoli; e, naturalmente, l'infelice signora Horner a Juan Fernandez. » « Certo, si tengono in disparte. Non sono incluse nella guardia, ovviamente, e non si presentano ai posti di combattimento né altrove, fatta eccezione per la funzione religiosa. » In altre circostanze avrebbe osservato che Stephen, nonostante tutto il suo studiare piante e impagliare uccelli strani, era un tipo che notava ben poche cose: per esempio, non si era accorto degli otturatori luccicanti che, grazie alla benevolenza di Lord Keith, equipaggiavano i cannoni della Surprise, eliminando quei potenziali difetti di accensione quando la miccia esitava sopra il focone o veniva spenta da spruzzi improvvisi: mancate accensioni che potevano decidere l'esito di una battaglia. Non li aveva notati, eppure splendevano come oro zecchino, erano l'orgoglio degli addetti ai cannoni, che vi alitavano sopra di nascosto, lustrandoli poi con un fazzoletto di seta. « Un ragazzo di corsia femmina?. Mi meraviglio di te, Jack. » « Suvvia, Stephen: si dice 'ragazzo di corsia' anche per un vecchio di sessant'anni; è solo un modo di dire, una figura retorica navale. E, a proposito, físicamente Poll ricorda molto una palla da cannone; è gentile, allegra, coscienziosa, ma non suscita le propensioni amorose dell'infermeria. E poi è abituata ai marinai e sa come tenerli a bada. Non vuoi almeno parlarle? Le ho detto che ti avrei fatto il suo nome. Siamo stati compagni di navigazione e posso rispondere di lei per quanto riguarda le maniere. Niente volgarità, niente grida sguaiate, niente atteggiamenti da capo ciurma: gentile, onesta, sobria e molto materna con i feriti. » « Ma certo che le parlerò: un infermiere gentile, onesto e sobrio è una creatura rara e preziosa, Dio lo sa. » Jack suonò la campanella e disse a Killick, che si era presentato all'istante: « Poli Skeeping dal dottore, subito ». 44 Poll Skeeping era stata in mare, in modo discontinuo, per vent'anni, talvolta sotto ufficiali duri e tirannici, ma per lei « subito » continuava a lasciare un margine per indossare un grembiule pulito,

cambiarsi la cuffia e trovare il suo benservito: così equipaggiata, si affrettò verso la cabina di poppa, bussò alla porta ed entrò, leggermente ansante e agitata. Fece la riverenza, stringendosi al petto la busta. « Sedete, Poli », la invitò il comandante Aubrey, indicandole una sedia. « Questo è il dottor Maturin, vorrebbe parlare con voi. » La donna lo ringraziò e sedette, impettita, la busta a mo' di scudo. « Signora Skeeping », esordì Stephen, « sono senza un infermiere, un ragazzo di corsia, e il

comandante mi dice che la cosa potrebbe interessarvi. » « Ecco

è molto gentile da parte vostra,

vostro onore », disse la donna con una riverenza a Jack. « Sì, sarei contenta di aiutare il dottore in infermeria. » « Posso domandarvi qualcosa sulla vostra esperienza e le vostre qualifiche professionali? Il comandante mi ha già detto che siete una persona gentile, coscienziosa e premurosa con i feriti; e in verità non si può chiedere di più. Ma che mi dite di amputazioni, litotomie e dell'uso del trapano? » « Che Dio vi benedica, signore; mio padre, pace all'anima sua » - e qui si fece il segno della croce - « era nella macellazione all'ingrosso: bovini e anche cavalli inabili, dalle parti di Dept-ford, e mio fratello e io giocavamo ai chirurghi nella macelleria; poi, quando sono andata allo

Haslar, mi hanno messo quasi subito in sala operatoria, perciò, capite, non sono certo schizzinosa,

per così dire. Ma posso farvi vedere le mie referenze, signore? Il chirurgo della mia ultima nave, un gentiluomo istruito, spiega quello che so fare molto meglio di come posso fare io. » Porse a Stephen

la busta sciupata e, domandando scusa a Jack, Maturin ruppe il sigillo. L'elegante presentazione in

latino delle qualità della signora Skeeping, della sua bravura e della sua eccezionale serietà era

scritta in una grafia che gli era decisamente familiare, ma alla quale non riuscì a dare un nome fino a quan45 do non ebbe girato il foglio e letto la firma di Kevin Teevan, un cattolico dell'Ulster, di Cavan, un amico dei giorni da studente e un irlandese che come lui vedeva nella tirannia di Napoleone un male più grande del governo inglese in Irlanda: andava combattuto all'istante. « Bene

», disse, battendo affettuosamente la mano sulla lettera, « chiunque sia lodato dal signor Teevan non

può che incontrare il mio appoggio, e dal momento che non ho un aiuto chirurgo - salirà a bordo questo pomeriggio - vi mostrerò io stesso l'infermeria, se il comandante vorrà scusarci. » « Ecco »,

concluse, dopo aver illustrato gli efficienti sistemi in uso a bordo della Surprise, « questo per quanto riguarda la ventilazione: non ne esiste una migliore in tutta la flotta. Ora, per cortesia, ditemi come stava il signor Teevan l'ultima volta che lo avete visto. » « Al colmo della felicità, signore. Un cugino che esercitava in un bel quartiere di Londra e con troppi pazienti gli aveva offerto di diventare socio e il signor Teevan stava per lasciare Mahón proprio quella sera sulla Northumberland, che tornava in patria per congedarsi e mettersi in disarmo, per così dire. È successo

quando pensavamo che fosse tutto finito

calamità, sì », convenne Stephen. « Ma, a Dio piacendo, presto sistemeremo quel conto. » Fece scorrere lo sguardo sulle mensole ordinate del deposito prodiero dei medicinali, poi aggiunse: « Siamo a corto di unguento blu. Sapete come si prepara, signora Skeeping? » « Oh, povera me, ne ho

preparato parecchio nella mia vita! » « Allora allungatemi il barattolo di strutto, il vasetto di grasso

di montone e l'argento vivo. Troverete due mortai con i pestelli proprio sotto il colcotar, il perossido

di ferro puro. » Dopo aver pestato amichevolmente nei mortai per una mezza clessidra, Stephen disse: « Signora Skeeping, nella mia vita sul mare ho sempre visto poche, pochissime donne a bordo, anche se mi dicono che in realtà non sono così rare. Vorreste spiegarmi come mai accade che si imbarchino e rimangano in un luogo così umido e privo di comodità? » 46 « Be', signore, per

cominciare molti sottufficiali, come il cannoniere, per esempio, si portano le mogli in mare e qualche comandante lo permette anche ai migliori secondi capi. E qualche moglie si porta una parente a bordo: la mia cara amica Maggie Cheal, per nominarne una, è la sorella della moglie del nostromo. E qualcuna si imbarca solo per avere un passaggio, con il permesso del capitano o del comandante in seconda. Poi ci sono quelle che a casa loro se la passano male e si imbarcano travestite da uomini; spesso è troppo tardi, quando le scoprono, e nessuno ci fa più caso. Parlano come gli uomini, sono bravi marinai e dopo i quaranta hanno poche possibilità di accasarsi. In quanto alla vita a bordo senza dubbio non è facile, se non si è su una nave di prima o di seconda classe senza insegna; ma si sta in compagnia e il cibo non manca; e gli uomini, nell'insieme, sono più buoni delle donne. Insomma, ci si abitua, e l'ordine e la regolarità aiutano. In quanto a me, è stato facile come bere un bicchier d'acqua. Allo Haslar mi avevano affidato un ufficiale, un capitano di vascello che aveva perso un piede, c'era stata una resezione secondaria e le medicazioni erano molto delicate. Sua moglie, la signora Wilson, e i figli venivano a trovarlo tutti i giorni e quando la ferita guarì e il capitano ebbe il comando di un vascello da settantaquattro cannoni in Giamaica la signora mi chiese

la sciagura e la calamità

quel Boney. » « Sciagura e

di

andare con loro, per badare ai piccoli. Una traversata lunga, lenta, ma il tempo fu clemente: tutti se

la

godettero, specie i bambini. La febbre gialla se li portò via che non avevano trascorso nemmeno un

mese, laggiù. Per mia fortuna l'ufficiale che aveva avuto il comando della nave aveva portato a bordo

un mucchio di giovani allievi, troppi per la moglie del cannoniere; dato che avevamo fatto amicizia

durante la traversata, mi chiese di darle una mano; e così ho continuato a stare sulle navi, grazie a qualche parentela — una mia sorella era sposata con il secondo mastro velaio della Ajax — e a qualche amicizia a bordo; il resto del tempo l'ho passato negli ospedali della marina. E ora eccomi qui, ragazzo di corsia sulla Surprise. Almeno spero, signore, se sarete soddisfatto. » « Certamente, soprattutto perché il signor Teevan dice che 47 non recitate la parte del medico, non assillate i

pazienti con le chiacchiere e non criticate le disposizioni del dottore. » La signora Skeeping ringraziò educatamente, ma dopo essersi accomiatata, sulla soglia, arrossì e disse: « Signore, posso pregarvi

di chiamarmi solo Poli, come fanno il comandante e Killick e come hanno sempre fatto tutti?

Altrimenti penserebbero che voglio darmi delle arie e questo non mi gioverebbe, no davvero ». « Ma certo, mia cara Poli », assicurò Stephen. Dopo aver letto un paio di pagine su Transactions a proposito delle sanguisughe e della loro straordinaria varietà, chiamò il famiglio che condivideva con Jack. «Preservato Killick», gli disse, « vado a prendere il dottor Jacob, il mio assistente chirurgo, che, come sapete, farà parte del quadrato. » « Sarebbe che il comandante me l'ha già detto », affermò Killick con un sorriso soddisfatto. « E anche il signor Harding. » « Vorrei trovargli un

ragazzo robusto che gli faccia da servitore e trasporti qui la sua cassa usando il carretto a due ruote dei Thompson. Dimenticavo: mettete sull'avviso il cuoco del quadrato. » # Stephen non avrebbe potuto desiderare di meglio: Harding, Somers e Whewell erano persone ospitali e beneducate e il dottor Jacob, uomo tranquillo e senza pretese, desideroso di farsi accettare e pronto ad accettare gli altri, riuscì in entrambe le cose. Il fatto di avere qualche anno in più degli ufficiali presenti gli assicurava un certo rispetto, come la sua amicizia con il loro stimatissimo dottore; quando entrò nel quadrato, Woodbine, il nocchiere, li trovò impegnati in un'amabile conversazione. Si scusò del ritardo con l'ufficiale che presiedeva alla mensa: « Quel colpo di vento ha scaraventato fuoribordo Elpenor il greco, abbiamo dovuto ripescarlo. Una raffica impetuosa, da nord-est. Molto lieto, signore

», disse a Jacob, « siete il benvenuto. Un brindisi? » IL pasto fu piacevole, ricco, come la

conversazione, per lo più sul mare e le sue meraviglie, sulle enormi razze delle Indie Oc48 cidentali,

sugli albatri che nidificavano sull'isola della Desolazione (una delle molte isole della Desolazione) e sulla facilità con cui si lasciavano avvicinare, sul fuoco di Sant'Elmo, sulle aurore boreali. Woodbine era più anziano degli ufficiali presenti, aveva navigato di più e, incoraggiato dall'attenzione di Jacob, parlò di alcune pozze o affioramenti naturali di pece nel Messico. « In quanto a grandezza, niente di paragonabile al lago Pece di Trinidad, ma molto più interessante: la pece ribolle in una pozza al centro, così liquida che la si può raccogliere con un mestolo; e ogni tanto, in quel gran ribollire, affiorano delle ossa. E che ossa! Si blatera tanto di mammut russi, ma alcune di quelle avrebbero fatto sembrare un mammut un cagnolino. Il gentiluomo che mi accompagnò a vedere quel fenomeno, un filosofo naturalista che raccoglie le cose più strane, mi ha mostrato

» Dalla Rocca si abbattè sulla baia

enormi zanne ricurve

un'altra di quelle strane raffiche che sconvolgevano la superficie del mare: fece sbandare la Surprise tanto che tutte le mani afferrarono il bicchiere e i famigli della mensa si aggrapparono alle spalliere delle sedie. Il nocchiere, uomo insolitamente sincero e scrupoloso, membro anziano della congregazione degli adoratori di Set di Shelmerston, si riprese e continuò: « Be', diciamo dieci piedi, per non sbagliare. E vi dico una cosa, signori: sono stato qui altre volte, e ho già visto quattro, forse cinque, di queste raffiche preannunciare una burrasca di una settimana da nord-est ». « In questo caso, che Dio aiuti quei poveretti sulle scialuppe della Pomone», disse Somers in tono scherzoso; ma il nocchiere scosse il capo e domandò: «Avete mai saputo di un cattivo presagio che non si avverasse, signor Somers? » In effetti, venti forti e costanti soffiarono da nord-est, un giorno dopo l'altro, quasi

oh, saranno state lunghe tre braccia e

senza variare direzione e forza, venti da gabbie piene a gabbie terzarolate; e durante tutto quel tempo Jack, assistito da David Adams, suo scrivano da molti anni, ora nominato suo segretario (e pagato come tale) - poiché in quelle 49 circostanze era stato deciso che Jack, dato che aveva una piccola squadra che presto si sarebbe divisa, mentre egli avrebbe avuto una missione particolare, non avrebbe avuto un comandante sotto di sé, ma certamente avrebbe avuto un segretario - riorganizzò le forze a disposizione e i contingenti appena imbarcati, fece esercitare gli uomini ai cannoni e pranzò regolarmente con i suoi capitani. Due di questi gli piacevano molto: il giovane Pomfret, facente funzione di comandante della Pomone, e Harris della Briséis, entrambi marinai eccellenti, che la pensavano come lui riguardo all'importanza capitale di un fuoco di cannoni rapido e preciso. Brawley e Cartwright, delle corvette Rainbow e Ganimede, pur carenti in certo modo di autorità,

erano giovani simpatici ma sfortunati quanto a ufficiali e le loro navi non erano in un assetto perfetto, il che era un peccato dato che si trattava di navi costruite alle Bermuda, asciutte, veloci e buone boliniere. Al contrario Ward, della Dover, era il tipo d'uomo che Jack non riusciva a digerire: di corporatura pesante, sgraziato, l'espressione cupa, rozzo, autoritario e inefficiente. Si diceva che fosse ricco e certamente era avaro, una combinazione molto rara in un marinaio, sebbene Jack ne conoscesse altri. Era improbabile che un comandante antipatico fosse prodigo di buoni cibi e vini con coloro che lo disprezzavano e i pranzi di Ward erano esecrabili. Nonostante il vento, che talvolta faceva volare della ghiaia minuscola in alto sulla Rocca, Stephen continuò ad andare all'ospedale ogni mattina, in genere in compagnia di Jacob; e in due occasioni poté eseguire una cistectomla sovrapubica alla presenza del medico della flotta e di Poli, la quale confortava i pazienti e passava

le suture e che disse in privato a Jacob di non aver mai visto un lavoro così pulito e rapido: « Non

credevo che si potesse fare così velocemente e senza quasi un lamento. Accenderò una candela per tutti e due, contro l'infezione ». Tuttavia, sebbene il vento non interferisse con il suo lavoro, che incluse uno studio accuratissimo della mano anomala con 50 Jacob, gli vietò quasi completamente il piacere delle escursioni. Gli uccelli migratori, sempre restii ad attraversare vaste distese di mare e del tutto incapaci di avanzare contro raffiche di tal genere, erano confinati in Marocco; e nelle cale riparate dietro capo Spartel si potevano vedere venti aquile minori su un solo cespuglio. Stephen si dedicò quindi a un'occupazione che non rientrava in nessuna di queste due categorie: avendola composta mentalmente per qualche tempo, in particolare di notte, finì rapidamente la seconda parte della suite. Un pomeriggio la mise in bella copia e la sera la mostrò a Jack. Seduto, con lo spartito rivolto verso la fioca luce della lampada, la pioggia sottile che percuoteva a tratti la superficie del mare, atteggiando le labbra ora a un fischio (silenzioso) ora a un canto in un basso profondo a bocca chiusa quando subentrava il violoncello, Jack giunse alla fine della sarabanda, con la sua melodia

curiosamente reiterata. Radunò i fogli e quasi parlando a se stesso disse: « È terribilmente triste », un commento che si pentì di aver fatto. « Conosci una musica che in fondo non lo sia? » domandò Stephen. « Io no. » L'imbarazzo rimase sospeso nell'aria della cabina di poppa per un istante, prima

di essere dissipato da una serie di piccole esplosioni misurate e poi da Salmon, aiuto nocchiere,

proiettato nella cabina da uno sbandamento improvviso della nave sotto un nuovo colpo di vento. « Chiedo scusa, signore », esclamò. « La Ringle è entrata in porto. Quello era il suo saluto alla bandiera. » Diviso tra la collera al pensiero che la goletta fosse potuta arrivare senza essere avvistata e salutata e la gioia per il suo arrivo, Jack guardò Salmon con freddezza. Vedendo che il giovane era bagnato fino al midollo, si fece portare la mantella cerata. Non appena fu in coperta, capì perché nessuna vedetta avesse segnalato una vela in vista: perfino con quel poco di mare libero da sopravvento, le raffiche incessanti avevano innalzato un muro di frangenti contro l'alto molo, un muro reso ancor più impenetrabile all'altezza del ponte dal velo di pioggia e dalla scomparsa del disco

spettrale del sole dietro la Rocca. Inoltre, per 51 avanzare tra i moli, la Ringle non aveva usato che

la sola tor-mentina, e ora i suoi uomini stavano serrando il piccolo fiocco. Pur con un braccio solo, il

comandante stava già salendo lungo la murata della fregata con straordinaria agilità, un pacchetto di

lettere sotto la giubba. «A bordo, signore», disse, facendo il saluto mentre raggiungeva il cassero. «

In nome di Dio, come avete fatto ad arrivare qui così presto, William? » esclamò Jack, stringendogli

l'unica mano. « Non vi aspettavo fino alla prossima settimana. Venite, ci vuole un sorso di brandy, dovete essere distrutto. » « Be', signore, non immaginereste mai come abbiamo corso, sempre con questo splendido vento in poppa o al giardinetto. Ma lasciate che vi dica soltanto che a casa stanno tutti bene e mandano i loro saluti », e a quel punto posò il pacchetto di lettere, « prima di informarvi che abbiamo avvistato le scialuppe della Pomone attaccate da imbarcazioni a ridosso di capo Spartel, dove erano in panna dopo una vogata faticosissima. Abbiamo sistemato i mori rapidamente e abbiamo offerto alle scialuppe di prenderle a rimorchio, ma il comandante in seconda della Po-

moneha. rifiutato: ci ha ordinato di riprendere la rotta e avvertire l'ammiraglia che cinque o sei pirati

di Salé erano a Laraish e aspettavano i mercantili provenienti dalle Indie Orientali, in panna più giù,

lungo la costa. Ha detto che se fossero tornati si sarebbero difesi dai mori locali con le armi leggere che avevo dato loro e ci ha ordinato di fare vela immediatamente: non c'era un minuto da perdere. » « Giustissimo », confermò Jack. « Signor Harding, ammainare gli alberetti di velaccio, stendere un tonneggio sul molo, issare il segnale Squadra prepararsi a salpare. Vado sull'ammiraglia con la scialuppa del signor Reade. » Fu un trasbordo breve, quello fino alla Royal Sovereign, ma nonostante

le mantelle con il cappuccio quando misero piede a bordo della nave ammiraglia Jack e William

Reade erano bagnati come pulcini. Ufficiali inzuppati non erano cosa rara nella marina britannica, e il loro aspetto non suscitò nessun commento. Quando Jack ebbe illustrato brevemente la situazione, 52 il comandante della flotta si lasciò sfuggire un fischio e disse: « Santo cielo, credo che dobbiate parlare con l'ammiraglio ». Jack ripetè quanto aveva detto a Lord Keith, il quale si fece scuro in viso e domandò: « Quali misure proponete? » « Propongo di far uscire subito la squadra e di fare rotta per Laraish. Se i corsari saranno ancora là, mi limiterò a una dimostrazione di forza e cercherò i mercantili, che suppongo siano ancora al riparo di una modesta altura detta Pan di Zucchero. Se li troverò impegnati in combattimento, li libererò: altrimenti li scorterò verso occidente puntando a nord e lasciando alla Dover il compito di scortarli in patria. » « Provvedete, comandante Aubrey. » « Sì, signore. Portate i miei migliori omaggi a Lady Keith. » Tornando alla nave, la lancia passò

accanto alla Dover e alla Po-mone, a cui ordinò di fare vela, con rotta su Tangeri, e di stare attenti ai suoi segnali. Non era ancora notte quando raggiunse la Surprise, ma il tempo era così brutto che decise di far pervenire alla voce gli ordini al resto della squadra, spiegando che i segnali sarebbero stati fatti con le luci e i cannoni. Constatò con vivissimo piacere con quanta naturalezza la fregata prendesse vita: fanali di combattimento a prua e a poppa, l'allievo addetto ai segnali e il suo secondo segnalatore che revisionavano i razzi blu e il loro materiale, la facilità con cui il tonneggio faceva muovere le seicento tonnellate della nave e tutta la sua gente lungo il molo, la capacità, perfino la noncuranza con cui, doppiata l'estremità del molo con abbrivo appena sufficiente a governare, furono spiegate le vele di prua e la nave fu portata attraverso il varco in mare aperto, dove si mise in panna

in attesa che le navi della squadra la raggiungessero. La raggiunsero, infatti, in modo abbastanza

soddisfacente, nonostante gli ancoraggi non adatti a quel vento impetuoso, mentre le estremità del molo e di quello vicino in costruzione erano difficili da doppiare. Alla fine, però, uscirono in mare

aperto, anche se la Dover, avendo inferito un po' troppe vele in quel 53 difficoltoso passaggio, sfiorò

la costruzione danneggiandone il parasartie di dritta. La voce del suo comandante, rotta dalla furia, si

udiva a grande distanza sottovento; ma la nave aveva a bordo marinai, ufficiali e sottufficiali in grado

di

fare vela e di seguire la rotta indicata dal segnale del commodoro, e il bravissimo nostromo e i

suoi aiutanti riuscirono a rimediare rapidamente al danno subito. La fregata, pur sfregiata, fece dunque la sua figura quando la squadra si allineò, dirigendo la prua verso un punto a ovest di Tangeri e procedendo a non più di otto nodi per dare alla Dover il tempo di rinforzare le sartie di maestra prima di virare a sud verso Laraish. Avevano appena superato lo stretto, lasciando le luci di Tangeri all'anca sinistra, quando la pioggia cessò e il vento scemò di forza, pur essendo ancora capace di possenti raffiche. « Signor Woodbine », disse Jack al nocchiere, « credo che possiamo alzare gli

alberetti di velaccio e aumentare un po' la velatura. » Fu presto fatto, con l'aiuto di un cielo che si andava schiarendo sopra l'oceano, di una luna splendida e di un moto ondoso più regolare; e la squadra, perfettamente allineata, ogni nave alla distanza di una gomena dall'altra, procedette lungo la costa del Marocco con i trevi e le gabbie piene, con un bel mare di poppa e il vento al giardinetto di sinistra, ancora nell'ordine in cui aveva preso il largo, con la Ringle affiancata sottovento alla Surprise, come si conveniva a un battello di servizio. Una navigazione a vela perfetta, con un bel movimento regolare della nave, lo scorrere rapido dell'acqua lungo le murate, il suono del vento tra

le scotte tesate e le sartie sopravvento, con la luna e le stelle che seguivano il loro agevole corso dal

masco-ne all'anca attraverso un cielo sempre più limpido, sostavano un istante, poi tornavano indietro. Agli otto colpi della prima comandata fu gettato il solcometro e un allievo piccolissimo e

assonnato riferì: « Dodici nodi e un braccio, signore ». « Grazie, signor Wells, ora potete ritirarvi », disse Jack. « Vi ringrazio moltissimo, signore. Buonanotte. » IL fanciullo si allontanò barcollando, verso le sue quattro ore di sonno. Andò tutto liscio e fu con una certa riluttanza che Jack, do54 pò aver riallineato la squadra per mezzo dei segnali, così da avere in successione Surprise, Pomone, Dover, Ganimede, Rainbow, Briséis, lasciò il ponte, sopraffatto dal desiderio di rileggere le sue lettere, per assorbirne ogni dettaglio. La cabina non era ancora stata del tutto sgombrata e Stephen, seduto sotto una lampada Argand, la luce concentrata per mezzo di uno specchio concavo sul viola scuro di quella terribile mano ora distesa su una tavola con l'aiuto di pinze, stava disegnando un tendine, un disegno straordinariamente preciso nonostante il movimento della nave. « Sei diventato

un vero lupo di mare », osservò Jack. « Mi piace pensare che un intero branco di lupi di mare non

avrebbe potuto fare di meglio con l'aspetto prodiero di dritta di questa aponeurosi », affermò Stephen. « Premo le ginocchia contro il bordo inferiore del tavolo e i gomiti sulla superficie così che carta, oggetto, tavolo e disegnatore si muovano per lo più insieme: come una sola sostanza, per così dire. Certamente, è necessario un movimento regolare e in quanto a regolarità questo dondolio lento non potrebbe essere migliorato; la sua ampiezza, però, richiede una tensione tale dei muscoli che a questo punto credo di dover fare una pausa. » Tornarono entrambi alla loro pila di lettere, piccola, dal momento che William Reade aveva continuato ad assillare il mittente con l'importanza capitale della marea e che il preavviso era stato così breve da confondere le idee e da far dimenticare le cose importanti. La lettera di Clarissa Oakes era di gran lunga la migliore, un resoconto dettagliato della vita nella casa e del suo ritorno a un'esistenza quasi normale aiutato dagli immutabili riti della campagna - delle terre e in particolare delle piantagioni di Jack - e dai progressi nell'istruzione dei bambini. I due fogli frettolosi, macchiati di lacrime, di Sophia facevano onore più al suo cuore che alla sua testa, ma appariva evidente che la compagnia della signora Oakes le era di conforto anche se, naturalmente, i vicini, più o meno prossimi, erano molto premurosi: chiedeva a Jack un consiglio sul testo dell'epitaffio per sua madre - la lastra era pronta e lo scalpellino ansioso di cominciare - e faceva riferimento a una tassa sulle finestre. 55 « Sophia e i bambini ti mandano i loro saluti affettuosi », disse, quando Stephen ebbe posato la lettera che stava leggendo. « George dice che l'intendente gli ha mostrato una trappola con dentro piccoli di tasso. » « Sono molto gentili »,

ringraziò Stephen. « E Brigid ti manda il suo, insieme a un lungo pezzo dettato da Padeen che non riesco a capire del tutto. È in irlandese, capisci: tra loro parlano in gaelico, ma Brigid, pur parlandolo perfettamente, non ne conosce l'ortografia e così lo scrive come si pronuncia o meglio come lo pronuncia un inglese. Ma riuscirò a decifrarlo, ne sono sicuro, bisbigliando le parole. » Si mise a bisbigliare e Jack tornò a uno studio più attento delle parole affrettate e sconnesse di Sophia:

furono interrotti entrambi dai sette colpi della seconda comandata. Jack riordinò le sue carte e si alzò. « Sta succedendo qualcosa? » domandò Stephen. « Devo osservare la costa, fare il punto e scambiare una parola con William: ormai dovremmo essere all'altezza di Laraish. » In coperta trovò un cielo ancora più limpido, il profilo della costa netto all'orizzonte. Vento e moto ondoso erano andati scemando e, se non fosse stato per i dubbi che aveva sull'albero maestro della Dover, avrebbe già aumentato la velatura: lanciò un'occhiata alla squadra - tutte le navi presenti e in allineamento corretto - poi guardò sottovento, dove la goletta stava correndo con le vele a farfalla su una rotta parallela alla sua, a portata di voce. Jack aveva una voce potente, rafforzata da anni di esercizio, ma per il momento si accontentò di studiare il mo-strarombi, con i dati riguardanti la rotta e la velocità, fece mentalmente qualche calcolo e prese l'altezza esatta, due volte, di Mizar, una stella alla quale era particolarmente affezionato. « Signor Whewell », domandò all'ufficiale di guardia, « qual è la nostra posizione secondo i vostri calcoli? » « Ho potuto calcolarla proprio ai sette colpi, signore, 35° 17' e forse 12".» « Molto bene », disse Jack soddisfatto. « Segnaliamo Squadra diminuire luci, ridurre velatura. » Poi, sporgendosi dall'impavesata: «Ringle?» 56 « Signore? » « Avvicinatevi. » « William », si informò Jack in tono informale qualche minuto dopo, guardando il giovane che gli

sorrideva, l'uncino di acciaio scintillante tra le griselle dell'albero di trinchetto. «William, voi siete entrato e uscito da Laraish piuttosto spesso, mi pare. » « Oh, almeno una ventina di volte, signore.

cioè, sì, molto spesso, signore. » « Siamo abbastanza vicini perché possiate

C'era una giovane

riconoscere la costa? » « Sì, signore. » « Allora siate così gentile da dare un'occhiata nella rada e se vedete più di due o tre navi corsare, grossi sciabecchi e galee, portatevi a mezzo miglio dalla costa e segnalate con tre luci blu. Se sono di meno, luci rosse e raggiungete immediatamente la squadra. » « Sì, signore. Più di tre, portarsi a mezzo miglio: tre luci blu. Meno di tre, luci rosse e raggiungere immediatamente la squadra. » « Bene, signor Reade. Signor Whewell: Ridurre la velatura in conformità con l'ammiraglia. » E dirigendo la voce a riva: « All'erta, lassù! » Otto colpi: per tutta la Surprised sentinelle gridarono « Tutto bene a bordo » preparandosi a scendere sottocoperta, ma senza grande convinzione, conoscendo la situazione e il tono di voce del comandante. E avevano ragione! Non appena finì il baccano della guardia che si affrettava a salire in coperta, Jack disse, forte e chiaro, a Somers, l'ufficiale venuto a dare il cambio al collega: « Signor Somers, possiamo chiamare gli uomini alle mense ai due colpi o anche prima e poi sgombrare i ponti. Non vale la pena di scendere sottocoperta. Fate attenzione, laggiù! » Saltò sull'impavesata per salire rapidamente sulle griselle fino alla coffa di maestra. « Buongiorno, Wilson », augurò alla vedetta, scrutando l'orizzonte

a oriente. Scrutò, ripetutamente. Due colpi e quasi contemporaneamente tre luci rosse comparvero nel

cielo, aprendosi come fiori l'una dopo l'altra prima 57 di affievolirsi e svanire sottovento. Il secondo razzo non si era ancora acceso del tutto, quando Jack ordinò al ponte: « Chiamare gli uomini alle mense ». Sul cassero disse di aumentare la velatura, di fare rotta a sud sud-ovest e di prepararsi a combattere: segnali chiari, ma al cuoco mandò a dire di usare un secchio di grasso per far scaldare in fretta la stufa della cucina. «Stephen», disse entrando nella cabina, «temo di doverti disturbare. William ci ha appena fatto sapere che a Laraish non ci sono navi corsare e dal momento che il vento

è andato calando da una guardia e più, è probabile che i mercantili lascino molto presto il Pan di

Zucchero e facciano vela verso l'Inghilterra, e che i corsari provino a intercettarli. Perciò noi

corriamo a fermarli — tra poco procederemo con i velacci terzarolati -, dovremo mandarti via di qui per sgombrare la coperta. Ma abbiamo una consolazione: caffè non previsto. È sempre meglio che gli uomini abbiano qualcosa nello stomaco prima di un combattimento, anche se si tratta soltanto di burgoo caldo; e dal momento che i fuochi sono accesi, possiamo approfittare della situazione. » « È nostro chiaro dovere », disse Stephen abbozzando un sorriso. Nei momenti di crisi si era servito spesso, quasi sempre in verità, del laudano o, più di recente, delle foglie di coca, ma dopo quanto era successo aveva rinunciato a tutto, compreso il tabacco, concedendosi soltanto un goccio di vino per evitare di mettersi in mostra: aveva sempre disprezzato l'ascetismo degli stiliti e dei portatori di cilicio. Stava gustando gli ultimi sorsi di caffè con qualcosa di molto simile al godimento - Jack lo aveva lasciato dieci minuti prima - quando il rullo del tamburo chiamò ai posti di combattimento. Vuotò rapidamente la caffettiera e si affrettò a scendere nella stiva, dove trovò Poli e Harris, il macellaio della nave: avevano già provveduto a legare insieme le casse da marinaio per farne due tavoli operatori e, con mano esperta, Poli stava fermandone la tela da vele numero otto che li copriva; aveva già scelto e sistemato degli strumenti: seghe, bisturi, pinze, lacci emostatici, catene ricoperte di cuoio, fasce, stecche, mentre Harris ave58 va allineato buglioli, redazze e le cassette dove solitamente venivano gettati gli arti amputati. Parecchio tempo dopo furono raggiunti dal dottor Jacob, guidato da un ragazzino petulante, non un mozzo, ma un futuro famiglio, iscritto come volontario di prima classe e seguito dal capo cannoniere fino a quando fosse stato possibile

classificarlo tra gli allievi e trasferirlo nel loro alloggio, una di quelle creaturine inutili che Jack Aubrey aveva dovuto prendere a bordo a Gibilterra per far piacere a vecchi compagni di navigazione, uomini ai quali non aveva potuto dire di no, sebbene la Surprise, nella sua veste originaria di nave idrografica, non avesse avuto allievi veri e propri, ma solo tagaû capaci e in grado

di superare l'esame da ufficiale entro un anno o due. « Ecco, signore », disse il volontario di prima

classe, « è stato facile come vi avevo detto la prima volta. Prima a sinistra, seconda a sinistra, giù dalla scala e seconda a destra. Alla vostra destra. » « Grazie », gli disse Jacob; e a Stephen: « Oh, signore, vi prego di perdonarmi, non sono un esperto uomo di mare, come sapete, e questo immenso

labirinto oscuro mi ha confuso: tenebre visibili. Una volta sono finito nella latrina di prua, inondato dagli spruzzi dell'onda battente ». «Vi diverrà familiare col tempo», lo rassicurò Stephen. « Che ne dite di affilare perbene i nostri strumenti? Poli, mia cara, troverete due pietre di Candia a grana grossa e due a grana fine sullo scaffale del deposito dei medicinali. » La bravura di un chirurgo si misurava dalla capacità di affilare lame di ogni sorta, bisturi, sgorbie, tranne le seghe che venivano lasciate all'armaiolo; ed entrambi affilarono senza sosta alla luce della potente lampada. Una competizione silenziosa la loro, rivelata dal modo ostentato con cui si passavano la lama sull'avambraccio quando avevano finito, osservando compiaciuti la pelle glabra. Stephen primeggiò con i bisturi, ma fu costretto a passare e a ripassare sulla pietra a grana grossa la lama del più grande, uno strumento pesante, a doppio taglio e appuntito. « No, signore », esclamò Harris, incapace

di restare a guardare. « Lasciate che vi mostri come si fa. » Stephen non aveva un 59 carattere

particolarmente mite, soprattutto in un momento come quello, quando Jacob non aveva quasi un solo pelo rimasto sul braccio, ma l'autorità professionale di Harris era tale che gli permise di prendere il pesante strumento, di sputare sulla pietra, stendere la saliva con un movimento rapido da un'estremità all'altra e trasferirla sulla pietra fine per terminare con un'emulsione di saliva e di olio. «Ecco,

signore», annunciò il macellaio, « con tutto il rispetto, noi facciamo così al mercato di Leadenhall. » « Be', che siate dannato, Harris », esclamò Stephen dopo aver saggiato l'affilatura perfetta, « se mai

dovessi operarvi, lo farò con uno strumento preparato da voi e

quando tutti i presenti alzarono la testa, l'orecchio teso verso un suono diverso da quelli dello scafo

» Stava per aggiungere qualcosa,

in un mare grosso, in mezzo alle voci della nave; e pochi secondi dopo eccolo di nuovo, non un tuono, ma un rombo di cannoni! In coperta Jack non aveva soltanto il vantaggio di udire chiaramente, ma anche di vedere. La squadra si era avvicinata alla costa, dirigendo su una punta oltre cui si innalzava il Pan di Zucchero: al primo rombo remoto aveva fatto alzare il segnale Aumentare la velatura e quando doppiarono la punta a una velocità di dodici o tredici nodi le navi della squadra si trovarono nel pieno della battaglia, la piccola baia sottovento illuminata dalla luce rossastra di una nave incendiata e da altri bagliori. Il convoglio dei mercantili della Compagnia delle Indie, in navigazione, era attaccato da almeno una ventina di sciabecchi e galee, mentre imbarcazioni sovraccariche di mori aspettavano di abbordare le navi non più in grado di governare. Il gruppo, scortato soltanto da un brigantino-corvetta da sedici cannoni, si era disposto in formazione e si stava difendendo abbastanza bene dagli sciabecchi, per quanto ben armati. Ma era quasi impotente contro

le galee, che potevano filare veloci con il vento in poppa, virare, mettere in forza i remi e rimontare

il vento per prendere d'infilata le navi più arretrate a poppa o all'anca, dove i loro cannoni, anche se

relativamente piccoli e pochi, potevano fare una strage. Facendo fuoco da co 60 sì in basso e vicino,

spazzavano i ponti, e non potevano essere colpite dai cannoni nemici. Era il mercantile più arretrato

a illuminare la baia, senza dubbio un tiro del nemico aveva attraversato la santabarbara, ma anche

senza la luce dell'incendio, il chiaro di luna, il cielo sereno e i bagliori dei cannoni rendevano la scena perfettamente visibile. Jack dette il segnale di impegnarsi in combattimento in modo autonomo, enfatizzando l'ordine con due colpi di cannone, poi lanciò la Surprise verso lo sciabecco che sembrava al comando del naviglio corsaro: i mori non avevano un allineamento di battaglia distinguibile, ma su quello sciabecco sventolavano vessilli rossi e color bronzo. Si incontrarono, navigando con il vento al traverso, la Surprise con mure a dritta, lo sciabecco con mure a sinistra. Quando ognuna fu a cinque quarte dal mascone dell'altra, Jack mise a collo il parrocchetto e gridò: « Quando il rollio comincia a farci abbassare, fuoco da prua non appena a tiro! » Lungo il ponte i serventi ai pezzi, curvi e immobili, il capo pezzo con l'asta porta miccia in mano, scrutavano lungo la canna, ufficiali e allievi a distanza regolare l'uno dall'altro. Fuoco discontinuo di moschetteria, due o tre volate ben dirette da parte dello sciabecco; lo schianto metallico di un cannone centrato sulla canna e immediatamente dopo che l'onda ebbe raggiunto l'altezza massima, la Surprise fece fuoco con una lunga bordata da una distanza di quaranta iarde. Il vento spinse il fumo contro di loro, accecandoli, ma quando si dissipò, tutti videro il disastro provocato, la metà dei portelli dello sciabecco sfondati e il timone spazzato via. Udirono anche il ruggito di Jack: « Muoversi, muoversi, laggiù! In batteria! » Poi il comando di far portare la gabbia e il grido « Barra a sinistra! » Jack portò la Surprise esattamente a poppa dello sciabecco, la fregata virò magnificamente, risalì lungo la fiancata del nemico e la bordata seguente, più lenta, ancor più deliberata, distrusse completamente l'avversario. Come tutti gli sciabecchi, bei velieri veloci e agili, non era però molto solido e cominciò ad affondare lentamente, mentre il suo equipaggio si affollava sul ponte, gettando in mare tutto ciò che potesse stare a galla. 61 Jack vide che il resto della squadra era impegnato in combattimento, con la Ringle che si divertiva a tirare contro una galeazza che stava cercando di portarsi in posizione per prendere d'infilata un mercantile: perfino la Dover stava combattendo, nonostante avesse perso l'albero di gabbia; e la baia risuonava del ruggito dei cannoni. Ma l'esito era già deciso. Il convoglio e la sua scorta avevano danneggiato seriamente i corsari nella prima fase del combattimento e il sopraggiungere di sei irruenti navi da guerra rendeva tutto inutile: gli sciabecchi in grado di farlo spiegarono le enormi vele latine a farfalla e si allontanarono verso sud a una velocità non inferiore ai quindici nodi, dirigendo su Salé dove grazie al loro basso pescaggio potevano portarsi al riparo al di là della barra costiera, mentre le galee che non avevano riportato

danni misero la prua direttamente nel letto del vento, dove nessun veliero avrebbe potuto seguirle. Rimanevano alcuni sciabecchi danneggiati e altri navigli, ma non valeva la pena dar loro la caccia, erano inutili come prede e in ogni caso restavano cose più importanti da fare, come soccorrere la nave in fiamme. All'alba l'incendio era domato e nostromi e carpentieri del convoglio si dedicarono

a riparare i danni, mentre il commodoro e gli ufficiali superiori dei mercantili della Compagnia delle

Indie fecero visita a Jack per ringraziarlo e assicurarsi che la sua squadra non avesse subito gravi perdite. « Sono desolato di dover dire che abbiamo perso due uomini al primo scambio di colpi, quando un cannone è stato preso in pieno. Per il resto, soltanto ferite da armi leggere e da schegge, forse una ventina di ricoverati nell'infermeria. Le altre navi della squadra sono più o meno nella stessa situazione. Ma temo che voi abbiate avuto maggiori perdite, non è così? » « Nulla da paragonare alle loro, signore, ve lo assicuro: si sarebbe potuta equipaggiare una fregata pesante con le tre galee che la Pomone ha distrutto o spezzato in due. » Killick si produsse in colpi di tosse ostentati e quando Jack si voltò disse: « Con rispetto parlando, signore, ci sono il caffè e un piccolo

rinfresco ». Il piccolo rinfresco consisteva di crostacei di Gibilterra, ara62 goste, astici, gamberoni e gamberetti che i capitani gustarono con l'appetito di chi aveva avuto una traversata lunga, faticosa e molto pericolosa, con scarse provviste da Città del Capo in poi. I commensali rivolgevano al loro anfitrione sguardi pieni di una benevolenza quasi eccessiva; uno di loro, volendo essere gentile, si disse contento che il commodoro Aubrey avesse perso così pochi uomini in combattimento: avrebbe potuto andargli peggio. « È vero, ho perso pochi uomini », replicò Jack, « ma l'equipaggio era ridotto all'osso. La squadra è a corto di uomini, soprattutto la Pomone; francamente prima di sapere della vostra situazione avevo intenzione di farvi avvicinare dalle sue scialuppe nella speranza di ottenere qualche bravo marinaio. Vi sarei grato se mi cedeste due o tre gabbieri e un secondo nocchiere capace e affidabile. Quando avete preso il largo nessuno di voi poteva sapere che la guerra sarebbe scoppiata di nuovo, perciò è probabile che una cinquantina di uomini del convoglio siano disposti ad arruolarsi e a prendere il premio d'ingaggio. » Nel breve silenzio che seguì i capitani cercarono di guardare il capo del convoglio con fare inespressivo, ma questi li conosceva bene, sapeva cosa stavano pensando: Jack avrebbe potuto procedere a un arruolamento forzato, se avesse voluto, e dopotutto gli erano debitori; perciò, rispose: «Avete ragione, signore, ne sono certo e sono certo che nessuno di noi verrebbe meno al proprio dovere mettendovi in difficoltà. Tutte le navi appartenenti al convoglio verranno informate, qualsiasi uomo voglia unirsi a voi avrà il suo libro paga fino a oggi. Sarò io stesso a contrassegnarlo. In quanto ai vostri due o tre bravi gabbieri, ve ne cederò quattro, ma per quanto riguarda i secondi nocchieri, sono a corto di uomini. D'altro canto potrei offrirvi un commissario di bordo, un gentiluomo intelligente e qualificato. Come volontario », soggiunse vedendo il commodoro dubbioso, non soltanto per la stranezza dell'offerta (in se stessa non era affatto sgradita, anche se Jack non riusciva a capirne il motivo), ma per le formalità burocratiche richieste nel caso della nomina di un commissario di bordo su una nave della marina britannica, le garanzie di ogni tipo, i colloqui, le scartoffie. «Unica63 mente come volontario, solo per qualche mese, se preferite; o per lo meno finché i suoi affari personali non verranno sistemati. C'è una questione di bambini nati mentre era in viaggio, un viaggio di tre anni in Cina. Lo ha saputo al Capo,

e non gli piace l'idea di tornare in patria finché gli avvocati non avranno sistemato la faccenda: non

riesce a pensare di rientrare a casa con dei piccoli bastardi che sgambettano qua e là, se così posso esprimermi. È abituato alla marina da guerra, signore, è stato segretario del comandante sulla Hebe, poi commissario di bordo sulla Dryade sulY Hermione prima di entrare nella Compagnia, dove suo fratello ha un mercantile per il commercio con la Cina. » Per la spedizione idrografica Jack voleva svolgere personalmente la funzione di commissario, ma già a Funchal aveva cominciato a trovarlo un

compito tedioso e ora che aveva avuto quel comando era essenziale avere qualcuno che lo sollevasse da simili incombenze. Aveva cercato di parlarne a bordo della Royal Sovereign tre volte, ma si era lasciato sfuggire l'occasione. « Garantite per lui? » domandò. « Senza riserve, signore. » «Allora sarò felice di vederlo; e anche i suoi compagni, naturalmente. Ora, non credo che quei pirati se ne stiano a Salé a torcersi le mani e a lamentarsi delle loro perdite. Perciò, nel caso dovessero farsi vedere di nuovo quando la squadra se ne sarà andata, manderò la Dovere rinforzo della scorta. Non affronteranno un'altra volta la vostra artiglieria, sostenuta da quella di una fregata da trentadue cannoni. E c'è sempre la possibilità di incontrare qualche corsara francese o una loro nave da guerra nella Manica. » « Bene! Udite, udite! » gridarono i capitani, battendo le mani sulla tavola. Una volta seppelliti i morti, una faccenda rapida date le circostanze, e aver riparato i danni più seri, convoglio e squadra si separarono nei migliori termini, le navi della Compagnia e la 64 loro scorta verso nord- ovest e la squadra verso Gibilterra, navigando sui bordi. Stephen e Jacob avevano qualche uomo

gravemente ferito oltre alle consuete distorsioni, fratture, contusioni e ustioni; e in quelle circostanze il dottor Maturin imparò ad apprezzare il valore di una donna nell'infermeria, di una brava infermiera. Poli Skeeping e la signora Cheal avevano quella dedizione peculiare al loro sesso e una leggerezza di mano, una destrezza quando si trattava di medicazioni che Stephen non aveva mai visto al di fuori di un ordine religioso. Era impegnato, ma non come lo era stato dopo combattimenti con spargimento di sangue maggiore e poté quindi accettare l'invito di Jack a pranzare con comandanti e ufficiali della squadra. Era seduto tra Hugh Pomfret e il signor Woodbine, il nocchiere, una vecchia conoscenza tutta presa da una discussione con il capitano Cartwright della Ganimede a proposito di osservazioni lunari, una discussione iniziata prima di pranzo e alla quale Stephen non era minimamente interessato. Il capitano Pomfret, anche se stanco e abbattuto, era una persona educata e seppe conversare come si conveniva; il loro lato della tavola, però, non avrebbe potuto essere definito allegro o brillante e Stephen non rimase sorpreso quando Pomfret, dopo che la compagnia si sciolse, gli chiese un consulto, un consulto medico o quasi, appena avesse potuto. « Sarò felice di aiutarvi », rispose Stephen, che da quanto aveva potuto vedere stimava molto il giovane ufficiale e conosceva i limiti del chirurgo della Pomone. « Ma solo con il consenso del signor Glover. » « Senza dubbio il signor Glover è un ottimo medico », obiettò Pomfret, « sfortunatamente non siamo in

buoni rapporti e questo è un problema personale

cielo, con la nave che correva di bolina stretta con mure a sinistra, Stephen spiegò i rudimenti

dell'etichetta medica. « Capisco perfettamente », disse Pomfret alla fine, « ma si tratta di una

questione che potrebbe essere definita morale o spirituale, più che medica

» « Facciamo un giro in coperta. » Là, sotto il

qualcosa di simile alla

distinzione tra bene e male. » 65 « Siate più preciso, così potrò dirvi se sarò in grado di aiutarvi. » « IL mio problema è questo: la Pomone, sotto il mio comando, ha distrutto a cannonate una galea dei mori e ne ha deliberatamente investite altre due nella mischia, fendendole a metà, così che dopo un minuto sono affondate. Ho sempre davanti agli occhi quelle decine di uomini, schiavi cristiani incatenati ai remi, che guardavano in su inorriditi, forse chiedendo pietà; ma io ne ho distrutta

un'altra. È stato giusto? Può essere giusto? Non riesco a dormire

sbagliato quando ho scelto questa professione? » « Direi di no », rispose Stephen. « Capisco

No. Dovrei fare appello a maggiori poteri di quanti io

perfettamente il vostro stato d'animo, ma

Ho

quegli occhi che mi fissano

possa trovare in me in questo momento per giustificare una guerra, perfino una guerra contro un sistema tirannico, una palese negazione della libertà; dirò soltanto che sento che deve essere combattuta. E, dal momento che deve essere combattuta, meglio che lo sia, almeno da una parte, con tutta l'umanità che una guerra consente e da ufficiali come voi. Sono un dottore, vi manderò una scatoletta di pillole che vi daranno due notti di sonno pesante. Se, dopo aver dormito, vorrete sentire

le mie ragioni, spero di averle più chiare nella testa; dopo di che dovrete essere medico di voi stesso. »

CAPITOLO III

Quella notte il vento continuò a girare in senso antiorario finché ai due colpi della seconda comandata fu leg-germente a sud di ponente, dove si stabilizzò, rinfrescando e portandoli dritti attraverso lo stretto: niente più fischietto del nostromo che chiamava gli uomini in coperta a ogni clessidra o due, ma una facile traversata fino alla Rocca e agli ormeggi. Stephen e Jack ne furono sollevati, perché tre dei feriti più gravi stavano peggiorando: in un caso avrebbero dovuto amputare una gamba, in un altro si era resa necessaria una resezione e nel terzo una trapanazione su un solido tavolo operatorio era di certo meglio di un intervento sul ponte in movimento. Tutti i feriti gravi furono trasportati all'ospedale, dove furono necessari altri chirurghi: su una squadra di operai era crollata una delle immense gru del molo in costruzione, carica. I chirurghi avevano terminato il loro lavoro, si erano tolti i grembiuli insanguinati e si stavano lavando le mani, quando si presentò un allievo della Surprise con un biglietto del commodoro che li pregava di tornare subito a bordo. Fu una lancia silenziosa, seria e frettolosa a portarli alla nave; l'allievo, il giovane Adams, era stranamente taciturno: anche i due chirurghi parlavano poco, stanchi com'erano, ma Stephen notò il segnale di partenza in testa all'albero della Surprise, così come notò l'aspetto curioso, disordinato della Pomone, in genere in un assetto più che perfetto, ma ora con i pennoni disposti irregolarmente, le vele mal serrate, cime che pendevano qua e là. Non aveva mai visto una nave da guerra in uno stato così miserando. Mentre si avvicinavano all'ammiraglia, videro la lancia di un comandante all'altezza del barcarizzo di dritta, perciò continuarono, portandosi sull'altro lato. Quando Stephen raggiunse il ponte, faccenda lunga senza guardamano, l'ufficiale si era congedato dal commodoro e la sua lancia si era già scostata. « Ecco il nostro dottore », lo salutò Jack. « Beviamo qualcosa. Come stanno gli uomini? » 67 « Purtroppo devo darti la solita risposta, amico mio: come è normale che stiano dopo essere stati tormentati dal mare grosso. Il povero Thomas ha perso una gamba. Abbiamo amputato in fretta, quasi senza un lamento. » « Ben fatto. Avrà un posto di cuoco di bordo, se io e i miei amici abbiamo ancora qualche influenza. Vorrei che le mie notizie fossero altrettanto buone. Mentre eri all'ospedale, sulla Pomone c'è stato un grave incidente. Il povero Hugh Pomfret stava pulendo le sue pistole - abbiamo l'ordine di salpare immediatamente — e per qualche strano motivo una era carica. Gli ha fatto saltare le cervella. Poi l'ammiraglio mi ha fatto chiamare. Ha lodato la squadra e ci renderà pienamente giustizia nel suo dispaccio, lo manderà con lo stesso corriere che gli ha portato l'ordine di farci salpare all'istante: il governo è molto preoccupato per l'atteggiamento dei musulmani dei Balcani. L'ammiraglio è rimasto duramente colpito dalla morte di Pomfret; ma ha sottomano un giovane, John Vaux, che si è distinto nella presa e soprattutto nell'armamento di Diamond Rock nel 1804 e che avrebbe dovuto essere promosso capitano di vascello da molto tempo:

era l'ufficiale che hai visto lasciare il cassero quando sei salito a bordo. La sua lancia trasporterà il corpo di Pomfret al cimitero, ma i nostri ordini sono così urgenti che saranno l'ammiraglio e i suoi uomini a occuparsi del funerale. Non appena la lancia sarà rientrata, salperemo e procederemo per Mahón, dove imbarcheremo la fanteria di marina. Nel frattempo il periodo di lutto sulla Pomone sarà passato e il capitano Vaux l'avrà rimessa in ordine: sono sicuro che hai notato i pennoni e la sua

Non poteva essere altrimenti, ma è orribile a vedersi. » I danni della squadra

mezzana imbrancata

furono riparati da nostromi e carpentieri in un giorno, con qualche aiuto dall'arsenale; e prima di sera, sostituito il cannone distrutto, la Surprise approfittò del vento favorevole da nord-ovest per fare

vela per Mahón, dove si sarebbe provveduto a un raddobbo migliore, a caricare le prowi68 ste e soprattutto a raccogliere informazioni sulla situazione nell'Adriatico, nel Mediterraneo orientale e sui convogli da proteggere. Quando avvistarono terra il vento da ovest nord-ovest teso da gabbie piene era così forte che la fregata correva a più di dieci nodi, senza mai toccare una scotta o un braccio; e dopo la ritirata il circolo dei fumatori si riunì nella cucina, l'unico ambiente della nave dove fosse permesso fumare. La maggior parte degli uomini della Surprise navigava insieme da molto tempo, ma tra loro c'era chi preferiva masticare tabacco o pescare dall'impavesata, mentre alcuni erano troppo timidi per partecipare a quelle riunioni, che non erano certamente accessibili a qualsiasi mozzo, terrazzano o marinaio semplice — non che ve ne fossero molti a bordo — e nemmeno a chi non sapeva partecipare a una conversazione, in particolare una conversazione vivace, ricca di aneddoti. Eppure quella serata cominciò con il piede sbagliato. Poli Skeeping, per niente maldestra sul lavoro, riuscì a inciampare sul cuscino di stoppa che le serviva da sedile e a rovesciare la teiera piena di acqua bollente sul grembo e sul petto di Joshua Simmons. Si scusò, lo asciugò come meglio poté,

appese il suo panciotto alle griselle e disse, con una risata, che ora si poteva dire che in certi punti Joshua Simmons era pulito; il panciotto, poi, era tornato come nuovo; ma Simmons, soprannominato Vecchio Mugugno e tollerato soltanto perché aveva prestato servizio con Jack Aubrey ad Abukir, con Nelson a Copenaghen e a Trafalgar, non parve divertito né confortato dalle sue parole; e nemmeno

rabbonito. Dopo un po' sbottò: « Be', si comincia bene davvero, una squadra iellata

stradannati mercantili non hanno cacciato un soldo bucato, anche se noi gli abbiamo salvato la pelle e i quattrini; e ora sulla Pomone c'è quello che si ammazza. Come fa questa spedizione a finire bene? Condannata dal fottuto principio ». « Coglionerie », commentò Killick. « Andiamo, Preservato Killick! » esclamò Maggie Cheal, la cognata del nostromo, togliendosi di bocca la piccola pipa di gesso così che le parole uscirono mescolate al fumo. «Niente parolacce, se non vi dispiace, ci sono delle signore. » 69 « E tu come sai che si è ammazzato? » domandò il cuoco, indicando Simmons con un cenno del capo. « Non c'eri. » « No, per esserci non c'ero. Ma è logico. » « Fanfaluche! » sbottò Killick. « Se si fosse ammazzato, lo avrebbero seppellito a un incrocio con un piolo piantato nel cuore. E l'hanno seppellito a un incrocio con un piolo piantato nel cuore? No, cari miei, non l'hanno seppellito così. L'hanno messo sottoterra in un camposanto con il pastore che recitava le preghiere e l'ammiraglio, la bandiera sulla bara e la salva dei moschetti. Perciò andate all'inferno, Vecchio Mugugno, voi e la vostra iella. » Simmons sbuffò con sarcasmo, prese il panciotto e se ne andò, tastandosi deliberatamente le tasche e girandosi per lanciare un'occhiata ai compagni. « In ogni caso », continuò Killick, « anche se si fosse ammazzato una dozzina di volte, noi abbiamo a bordo uno che la fortuna la porta a carrettate. Fortuna? Mai visto niente del genere. Ha un corno di unicorno nella sua cabina, tutto quanto intero, un corno di unicorno che serve contro tutti i veleni del mondo, come qualcuno sa bene » - e qui lanciò un'occhiata a Poli, che annuì con enfasi, da persona che ne capiva - « e che vale dieci volte il suo peso in oro zecchino. Dieci volte! Ve lo immaginate? E non solo, cari miei. Ha pure una mano di gloria! Eccove-la, la fortuna. » Silenzio sbalordito, interrotto solo dal canto regolare della nave. « Che cos'è una mano di gloria? » domandò una voce incerta. « Bestia che

non sei altro, non sai nemmeno che cos'è una mano di gloria? Be', te lo dico io, te lo dico. Sarebbe il

più importante conquibus del boia. » « Conquibus? » « Non sai che cos'è un

ignorante fatto e finito. » Una voce: « Sarebbe come un beneficio ». Un'altra: « Tipo una mancia ». «

Sei un ignorante, un

Quegli

?

C'è la corda, naturalmente. Ci si può ricavare mezza coro70 na a pollice da una corda che è servita a impiccare un vero delinquente. E ci sono i vestiti, li comprano quelli che pensano che un paio di

» « Suvvia, Killick! » lo interruppe Poli, « non siamo in un'osteria di

Wapping o in un bordello, perciò tappatevi il boccaporto. 'Biancheria sporca', volete dire. » «

brache pisciose e immerdate

valga una ghinea, per via della fortuna che porta. Al boia piace tanto il suo lavoro per via della mano

di gloria. E come perché? Perché anche quella vale tanto oro quanto pesa

cos'è una mano di gloria? » domandò di nuovo la voce incerta. « Sarebbe che è la mano che ha fatto l'opera, che ha squartato la ragazza o tagliato la gola al vecchio signore, è la mano che il boia taglia e fa vedere alla gente. E il nostro dottore ne ha una in un barattolo che tiene nascosto nella cabina e di notte lui e il suo aiutante se la guardano e parlano a voce bassa. » IL silenzio carico di disagio fu

rotto dal grido della vedetta sul castello: « Terra in vista! Terra al mascone di dritta ». Era l'isola di Alborán, quasi esattamente dove avrebbe dovuto essere, ma avvistata un attimo prima di quanto Jack

si aspettasse. Modificò appena la rotta e puntò dritto su Mahón. La squadra di Jack Aubrey era

formata da velieri piuttosto lenti e soltanto il martedì pomeriggio doppiò l'isola di Aire; la squadra si diresse su capo Mola e lo stretto imbocco, con un vento appena a proravia del traverso e le mure di sinistra tesate. Il commodoro conosceva bene Port Mahón e prese l'iniziativa, dando il via al saluto alla giusta distanza dalle possenti batterie costiere e continuando ad avanzare finché dall'imbarcazione del comandante del porto non lo ebbero salutato, dicendogli di ormeggiarsi al suo vecchio posto, con le altre navi sulla poppa. « Non è affatto cambiata! » osservò Jack, guardandosi intorno con vivo piacere mentre scivolavano sull'acqua della lunga insenatura e alzando la voce per farsi udire al di sopra del rimbombo fragoroso della risposta dal forte, un rimbombo che riecheggiò

di cala in cala. « E più bella di quanto la ricordassi », convenne Stephen. 71 Oltrepassarono l'isola

del Lazzaretto, l'isola dell'ospedale: a quel punto, però, la brezza tiepida, incontrando il fianco di La Mola, girò a poppa, soffiando così debolmente che perfino con i velacci spiegati occorse più di un'ora per raggiungere gli ormeggi in fondo al porto, proprio sotto la città inerpicata sulla collina e a una gomena di distanza dalla banchina, dove i gradini Pigtail scendevano dalla piazza principale. Un'ora abbondante di navigazione sotto un cielo limpidissimo, di un azzurro intenso allo zenith che passava attraverso gradazioni impercettibili fino a un morbido blu lapislazzuli a contatto con la terra. Una facile corsa o piuttosto la più bella scivolata che si potesse immaginare. In genere l'aspetto del lato settentrionale della grande rada era aspro, perfino ostile, ma ora, al culmine della primavera mediterranea, era rigoglioso, una varietà infinita di verdi, tutti freschi e deliziosi: perfino le austere querce che crescevano sul terreno arido e roccioso parevano felici. E, voltandosi a contemplare i terreni a sinistra, assai più vicini e coltivati, si vedevano gli aranceti, con gli alberelli dalla chioma arrotondata, a uguale distanza l'uno dall'altro a formare il ricamo più grazioso che si potesse immaginare; il profumo dei fiori giungeva a tratti: fiori e frutti insieme. Nessuno dei due parlò, se non per indicare di tanto in tanto una casa o una locanda o un falco della regina (fu Stephen ad avvistarlo); quando furono vicini all'estremità dell'imponente banchina riservata alle navi da guerra, Jack, scambiando un sorriso con Stephen, disse: «Attracchiamo, signor Woodbine». «Aye-aye, Sir», rispose Woodbine, ruggendo al nostromo, per altro vicinissimo: « Tutti gli uomini a ormeggiare la nave! » IL nostromo e i suoi secondi ripeterono l'ordine a voce a più alta, sottolineandolo con trilli dei fischietti particolarmente acuti, come se l'intero equipaggio non fosse già pronto per eseguire la manovra da quando erano state avvistate le boe d'ormeggio; ruggiti e trilli di fischietto vennero ripetuti lungo tutta la linea della squadra e perfino sulla piccola Ringle a un tiro di galletta sottovento. « Vele ben imbrogliate, signor Woodbine: e pennoni brac-ciati con bracci e mantigli. » 72 Incrociando lo sguardo interrogativo di Bonden, Jack annuì e disse a Stephen: « Mi accompagnerai, spero? Devo porgere i miei omaggi al comandante spagnolo ». Era cosa risaputa sulla Surprise che il dottore parlava correntemente le lingue straniere e che veniva spesso chiamato a scambiare le cortesie d'uso in caso di bisogno: quel giorno avrebbe dovuto presentare i complimenti di rito del commodoro all'ufficiale più alto in grado, rappresentante del sovrano della nazione, una sovranità

be', argento. » « Che

puramente nominale, visto che la marina reale della Gran Bretagna con il pieno accordo del suo alleato spagnolo continuava a usare senza restrizioni la magnifica base navale. Mentre la lancia

veniva calata in mare, Jack, sul cassero, osservava le altre navi che serravano elegantemente le vele

e brac-ciavano i pennoni. Un'operazione complessa, ma ben eseguita, che, sperava, avrebbe riscattato

in qualche modo la lentezza dell'entrata in porto. «Sarebbe che è tutto pronto, signore», disse Killick al suo fianco, « anche la spada da cerimonia. Ma, signore, il dottore non può scendere a terra in quel modo. Un disonore per la nostra barchetta. » In effetti, Stephen indossava una vecchia redingote nera che usava senza grembiule per operare o dissezionare e, sebbene la sera precedente Killick gli avesse sottratto di nascosto camicia e cravatta accanto alla branda, evidentemente il dottore le aveva trovate. Qualche anno prima l'Ufficio malattie e infortuni aveva stabilito che i chirurghi di bordo dovessero indossare un'uniforme speciale: giacca di panno blu con risvolti, polsini e colletto ricamati, tre bottoni sui polsi e sulle tasche, fodera bianca come il panciotto e le brache; tali indumenti erano a bordo, erano stati confezionati dal sarto navale che si era sempre occupato di Jack, ma Stephen aveva rifiutato ostinatamente di indossarli, perfino quando il quadrato aveva offerto un pranzo di benvenuto per il nuovo commissario, il signor Candish. A quel punto, intervenne Jack. Sostenne che, per amore della missione nell'Adriatico e di tutto ciò che comportava, i due chirurghi dovevano presentarsi all'ammiraglio Fanshawe, al suo segretario e al suo consigliere politico, dopo la visita allo spa73 gnolo, con l'aspetto di persone serie e responsabili: era importantissimo mantenere buoni rapporti, affermò Jack con grande calore. Così riuscì a superare la riluttanza di Stephen ed entrambi i chirurghi scesero nella lancia in sobria magnificenza. « Signore Iddio », esclamò Jack fermandosi a riprendere fiato in cima ai gradini, «devo ricominciare a salire in testa

d'albero tutte le mattine: sto diventando vecchio, sbuffo e fatico. » « Stai diventando obeso: o meglio, sei diventato obeso. Mangi troppo. Ho notato in particolare il modo spudorato in cui ti sei buttato sulla testina di maiale in salamoia al banchetto in onore del signor Candish. » « L'ho fatto deliberatamente, per incoraggiarlo. E un po' timido, ma un eccellente acquisto. Sono felice di averlo

a bordo. Ma non so spiegarmi come mai al signor Smith sia venuto in mente di proporlo. » « Se ben

ricordi, quando i capitani del convoglio sono saliti a bordo le candele scarseggiavano. » « Be', e con questo? » « Forse il signor Smith può aver sentito un marinaio dire: 'Con un vero commissario non ci sarebbe tutto questo manicomio di correre su e giù e di gridare ogni volta che c'è bisogno di una candela'. E un ufficiale del mercantile domandare: 'Ma come, non avete un vero commissario?' » « Be', comunque sia, sono molto contento di averlo a bordo. E se solo avessi un secondo nocchiere altrettanto competente sarei ancora più contento. Povero Wantage. Uno dei giovani più promettenti che abbia avuto, un navigatore nato, sapeva a memoria le tavole orarie, poteva darti la posizione senza guardarle. E conosceva perfettamente la Surprise e quel che le piaceva e non le piaceva. Come lo rimpiango! E tutto per colpa di quella vile femmina. » Durante la pace del 1814 la Surprise, diretta apparentemente a esplorare le coste del Cile, aveva preso il largo con un equipaggio molto ridotto, senza nessun allievo o mozzo. Nel primo trat74 to aveva ospitato a bordo Sophia Aubrey e i suoi bambini, Diana Maturin e la figlia diretti a Madera per una vacanza, finita la quale le signore e i bambini avrebbero fatto ritorno in Inghilterra su un postale, mentre la Surprise avrebbe proseguito la navigazione verso l'America del Sud. Ma il giovane Wantage, nel corso della sosta a Madera, esplorando le montagne aveva incontrato una pastorella; quando era giunta la notizia della fuga di Napoleone dall'Elba e la fregata aveva ricevuto l'ordine di salpare immediatamente per Gibilterra, alcune squadre erano state inviate a rintracciare i dispersi, erano stati sparati colpi di cannone e il segnale di partenza aveva sventolato in testa d'albero fino all'ultimo minuto. Tutti erano tornati a bordo in tempo tranne Wantage: l'opinione generale era che il pastore fosse rientrato inaspettatamente

nella sua casetta di montagna e lo avesse ucciso. « Sì, era un giovane gradevole », convenne Stephen.

«

Credo che la grande casa con le sentinelle davanti sia la residenza di Don José», soggiunse. Lo era,

e

Don José era là. Li ricevette con grande gentilezza, scambiando con Stephen garbati convenevoli

alla spagnola mentre Jack si inchinava di tanto in tanto, e accompagnandoli personalmente alla porta. Furono ricevuti con pari cortesia dall'ammiraglio Fanshawe e dal suo segretario. Jack presentò Stephen. « Come state, signore? » disse l'ammiraglio. « Vi ricordo bene dai tempi di quell'orribile faccenda di Algeciras, siete stato così buono con mio fratello William. » Stephen chiese come stava

il suo paziente. « Molto bene, grazie, dottore », gli rispose l'ammiraglio. « Ormai si muove agilmente

anche senza grucce e si è fatto fare una sella che gli permette di saltare in un modo che vi stupirebbe. » Quasi immediatamente intervenne il segretario: « Credo, signore, che dovrei accompagnare il dottor Maturin dal signor Colvin». « Ma certamente, il commodoro e io parleremo di convogli. » «Vogliate scusarmi, signore», disse Jack all'ammiraglio e, abbassando la voce rivolto a Stephen: « Nel caso la vostra conversazione duri a lungo, vediamoci al Crown ». 75 # Mentre seguiva il segretario dell'ammiraglio lungo i corridoi, Stephen si domandò come mai Colvin si trovasse lì anziché a Malta. Aveva avuto a che fare spesso con quell'uomo, quasi sempre a Londra o a Gibilterra e, per quanto non fossero amici, i due si conoscevano bene. Probabilmente Colvin avrebbe voluto limitare la conversazione al servizio informazioni, alla questione dell'Adriatico, ma non poté evitare una certa ansietà nella domanda - « State bene, spero? » - e una stretta di mano calorosa. Dopo che il segretario dell'ammiraglio li ebbe lasciati soli, si sedettero e Colvin esordì in un ostentato tono allegro: «Anche se al ministero sono sempre più preoccupati della lentezza dei russi, del tempo che passa e della possibilità di questo imprevisto intervento, sono contento di poter dire che siamo per lo meno partiti con i cantieri dell'Adriatico. Da Ancona a Bari il nostro amico banchiere, uomo di un'energia straordinaria per la sua età, non ha solo provveduto a esigere il rimborso dei prestiti dai cantieri piccoli e fuori mano che hanno a che fare con la costruzione di navi per i francesi, ma ha

anche avvertito i fornitori di insistere per essere pagati in contanti: niente tratte, niente promesse di pagamento. Come i suoi associati lungo la costa ha rapporti strettissimi con le poche banche locali sulla sponda turca e queste non faranno storie a riguardo, così come i vari bey o pascià. Il signor Dee sa perfettamente che quei piccoli arsenali non hanno capitale proprio, lavorano con denaro preso in prestito; e sa che quando arriva il giorno di paga e non ci sono soldi, gli operai diventano cattivi. Quei cantieri si servono per lo più di manodopera specializzata itinerante, soprattutto italiana. Non

o con i frammassoni;

so, signore, se avete qualche scrupolo morale a trattare con i carbonari

insomma, nell'allearvi con certa gente. O forse dovrei dire nel servirvi di loro ». Colvin e Stephen erano cattolici e, come la maggior parte dei cattolici, erano cresciuti con qualche idea bizzarra:

durante l'infanzia, coloro che amavano e rispettavano li avevano convinti che ogni volta che i frammassoni si riunivano formalmente tra loro c'era il diavolo in persona, più o meno travestito; do76 pò una breve pausa Stephen rispose: « In quanto ai carbonari, Lord William non ha nessuna

esitazione nel trattare con loro in Sicilia

» « Da queste parti si dice che siano stranamente legati ai

frammassoni: alcuni loro riti si assomigliano. » Stephen scosse il capo. « Ho conosciuto soltanto un massone dichiarato », disse, « un membro del mio club; e dopo aver votato per l'esecuzione del re, suo fratello, gli era stato chiesto di dare le dimissioni. Certe cose portano a pregiudizi del tutto

irrazionali. Ciò nonostante, dovrei avere davvero dei grossi scrupoli morali per rifiutare un qualsiasi mezzo che ponga fine a questa guerra sciagurata. Deduco da quanto avete detto che, secondo voi,

questa gente potrebbe esserci utile

» « Certamente. Molti artigiani italiani che lavorano nei cantieri

e perfino alcuni del posto fanno parte della Carboneria. E i nostri amici ad Ancona e Bari hanno un

grande ascendente sui loro confratelli massoni nei porti dell'Adriatico, i banchieri e i finanzieri,

intendo dire; e faranno in modo che gli armatori non vengano aiutati. Ora, il legno è per sua natura infiammabile e quando saranno trascorsi due giorni senza che la paga sia stata corrisposta, non dovremmo sorprenderci di qualche incendio nei cantieri navali. I carbonari si vendicano spesso in questo modo - credo che abbia a che fare con le loro credenze mistiche - e basterebbe una

L'esito è praticamente

assicurato. » L'antipatia di Stephen per Colvin andava crescendo, tuttavia continuò senza darlo a

vedere: « Da quanto mi risulta, in alcuni cantieri gli ufficiali francesi che sovrintendono i lavori sono ardenti bonapartisti, in altri esitanti o decisamente realisti. Soltanto i primi sono potenzialmente pericolosi per i nostri commerci, come corsari in proprio o come rinnegati in appoggio ai pirati della Barbería. E comunque un conflitto sarebbe contro il nostro interesse: dovete tener conto del fatto che alcuni bastimenti potrebbero unirsi a noi spontaneamente in appoggio al re di Francia e a questo punto perfino poche navi da guerra francesi nostre alleate sarebbero utili qui, nel Mediterraneo. E poi, se 17 ci fosse un incendio nei cantieri non avremmo la possibilità di impadronirci di navi equipaggiate o raddobbate al comando di bonapartisti risoluti. E difficile per un terrazzano capire l'entusiasmo del marinaio per la cattura di una preda, il valore e l'intraprendenza di cui danno prova

Ma, a proposito di alleanze, avete qualche informazione? » « No, mi dispiace. A

causa di una grossolana indiscrezione commessa da un agente dell'altra organizzazione subito prima del mio arrivo, non si è ritenuto opportuno farmi passare sulla sponda turca. D'altro canto conosciamo bene la posizione geografica e finanziaria dei cantieri e dei doni che i bey, i pascià e i

funzionari locali si aspettano di ricevere per la collaborazione e per chiudere un occhio o tutti e due. » M altra organizzazione era una sorta di servizio informazioni o meglio un raggruppamento di servizi che dipendeva dall'esercito; e spesso i suoi agenti cacciavano di frodo nelle riserve navali, talvolta causando gravi danni e sempre un alto grado di risentimento. « Se poteste farmi avere questa

» Colvin

esitò, poi riprese: «

»

« Niente affatto », assicurò Stephen. « La situazione è precipitata in seguito all'indiscrezione cui ho accennato e io sto andando a Gibilterra o forse addirittura a Londra per chiarire ogni cosa; e, sapendo che la squadra del commodoro Aubrey avrebbe fatto scalo qui, ho pensato di aspettarvi, per mettervi al corrente del quadro generale nell'Adriatico. Naturalmente quei particolari saranno a vostra disposizione quando sarete approdati a Malta. » Stephen ringraziò come di dovere e per un po' la conversazione si spostò sui colleghi di Whitehall fino a quando non si congedò, dicendo che doveva raggiungere il commodoro: mai fare aspettare il commodoro. 78 « Bene, signore », disse Jack Aubrey, alzando gli occhi dai suoi appunti e contando i tagliandi che avrebbero permesso ai responsabili della base di rifornire la squadra di viveri e attrezzature, di ogni genere di oggetti di cui poteva avere bisogno, dalle pietre focaie alle bigotte cieche. « Credo che con questo siamo veramente a posto, molte grazie. E ora, signore, se possibile, vorrei chiedere il permesso di congedarmi. Ho un appuntamento con il mio chirurgo di bordo al Crown e non sia mai che si debba irritare chi si potrebbe dover rivedere nell'infermeria, distesi sulla schiena mentre quell'uomo se ne sta in piedi davanti a noi con un coltello in mano. In genere non è una persona irascibile, ma so che oggi non vede l'ora di far visita al vostro ingegnere. » «James Wright, quel prodigio di scienza? Darei cinque sterline per vederli insieme! » In realtà sarebbe stata una somma eccessiva, almeno all'inizio: il dottor Maturin, con in mano il suo biglietto da visita, stava per bussare alla porta del signor Wright, quando fu spalancata dall'interno e una voce incollerita gridò: « Che cosa volete? Eh? Che cosa volete da me? » « IL signor Wright? » domandò Stephen con un

informazione, ve ne sarei grato », disse Stephen. « Certamente. L'avrete questa sera stessa

se, ripensandoci, non sono affatto sicuro di avere con me le carte». Fece

una pausa, poi disse: «Immagino che vi abbia sorpreso trovarmi qui anziché a Malta o a Brindisi

in questi casi

piccolissima spinta o un incoraggiamento tangibile alle teste calde

anche

sorriso amichevole appena accennato. « Mi chiamo Maturin. » « Potete chiamarvi anche Belzebù, ma non mi scucirete un soldo bucato prima della fine del mese, come ho già detto a quel bastardo impiccione del vostro superiore! » « Mio caro signore! » esclamò Stephen. « Mi sono permesso di farvi visita in quanto membro di una società erudita, non sono certamente un esattore, parola d'onore. » « Siete membro della Royal Society? » domandò Wright, sporgendosi verso Stephen e scrutandolo con sospetto. « Sicuro », disse Stephen, con calore. « E stato il signor Watt a presentarmi a voi, un

vero onore. Gli ero seduto accanto e dall'altro lato c'era il vecchio signor Bolton. Era la sera in cui avete letto la vostra relazione sulle forme elicoidali. » « Oh. » Wright pareva alquanto sconcertato. «

non trovo più gli occhiali e mi era parso, da quel poco che ho

visto, che la vostra uniforme fosse simile a quella di un ufficiale giudiziario. Domando scusa. Prego, accomodatevi. » Condusse Stephen in una stanza grande e ben illuminata, alle pareti e su tavoli alti mappe eseguite con precisione; e rotoli di disegni che raffiguravano ogni angolo del porto o dell'arsenale. Trovò gli occhiali tra i molti che giacevano su sedie e scrivanie e dopo averli inforcati osservò attentamente Stephen. « Signore », disse in tono più civile, « posso chiedervi di che uniforme si tratta? Non credo di averne mai vista una. » « Signore », rispose Stephen, « è l'uniforme creata per i chirurghi della marina reale qualche tempo fa: viene usata di rado. » Dopo aver considerato la cosa, piegando la testa di lato come un cane intelligente, il signor Wright domandò in che cosa potesse essere utile al visitatore, che ora ricordava di aver conosciuto al Club dei Filosofi Reali prima della seduta formale. « Mi sono permesso di disturbarvi, signore », spiegò Stephen, « perché qualcuno dei nostri colleghi più eminenti, in particolare i più eminenti nelle scienze matematiche e meccaniche, mi ha assicurato che siete il maggiore esperto di proprietà fisiche delle sostanze, della loro forza intrinseca e dei mezzi per accrescerla, della loro resistenza agli elementi; e, se possibile, vorrei domandarvi se nel corso delle vostre ricerche abbiate mai avuto l'occasione di studiare il dente del narvalo. » Mentre pronunciava quelle ultime parole Stephen notò una totale assenza di attenzione sulla faccia dell'anziano signore e non fu sorpreso nell'udirlo esclamare: « II dottor Maturin! Ma certo, il dottor Maturiti. Ogni giorno che passa divento più smemorato, ma ora ricordo perfettamente il nostro incontro. E quel che più conta, ricordo di aver ricevuto una lettera dalla mia giovane cugina Christine, Christine Heatherleigh, ora vedova del governatore della Sierra Leone, Wood. Era la solita lettera di auguri per il mio compleanno e tra le altre cose mi diceva di aver preparato le ossa delle articolazioni di una creatura che vi interessava - ha sempre avuto la passione dell'anatomia fin da bambina — e mi domandava se dovesse inviare i campioni a Somerset House ». « Com'è gentile! Ho un carissimo ricordo della signora 80 Wood. Senza dubbio si tratta del mio potto senza coda, uno dei primati più interessanti, ma di vita breve, ahimè. » «Le ho risposto di sì: Robertshaw e i suoi collaboratori si prendono cura dei campioni dei soci. Ma voi avete nominato un narvalo, mi pare. Prego, che cos'è un narvalo? » « Un cetáceo dei mari settentrionali, artici, una balena di dimensioni modeste, lunga all'inarca cinque iarde. Il maschio ha un dente, un corno, che può arrivare a due iarde. Lo chiamo 'corno' perché è il termine che si usa comunemente, ma in realtà è avorio. » « E solo il maschio lo l'ha? » «Così mi hanno detto i balenieri e quei pochi che hanno avuto la fortuna di dissezionarne uno. » « Allora condividono la nostra stessa sorte: anche nel genere umano sono soltanto i maschi ad avere le corna! » Dopo un istante il signor Wright cominciò a ridere, un suono basso e aspro senza fine. « Perdonatemi », disse, togliendosi le lenti e pulendole, « a volte esagero. Dicevate che è avorio? » « Sì, signore, un avorio duro e compatto. Il piccolo del narvalo ha soltanto due denti, entrambi nella mascella superiore. Quello sulla destra in genere rimane allo stadio rudimentale, mentre l'altro si sviluppa diventando una colonna affilata che può allungarsi fino a sei o sette piedi e pesa anche più di quattordici libbre. » « Qual è la sua funzione? » « Non si sa. Sembra

Prego, entra79 te

chiedo venia

non serva come arma - nessuna imbarcazione è mai stata attaccata - e sebbene siano stati avvistati narvali che incrociavano i corni al di sopra della superficie del mare, non c'è mai stato alcun combattimento; forse è una forma di gioco. Qualcuno sostiene lo usino come fiocina, ma un animale senza mani non potrebbe portare alla bocca una preda che ha infilzato: inoltre le femmine, che non hanno quel dente, non muoiono certo di fame. Sono tante le supposizioni, tutte fondate su poche

conoscenze; ma esiste un indiscutibile dato di fatto che è sotto gli occhi di tutti: la curiosissima forma del dente. Non soltanto ha un gran numero di spirali parallele ascendenti in cinque o sei curve sinistrorse dalla base fin quasi alla punta 81 nuda e liscia, ma anche parecchie escrescenze più grandi e ondulate che crescono nella stessa direzione. Sono alquanto perplesso, sebbene io sia un fisiologo di una certa capacità, appassionato di osteologia comparata; mi piacerebbe sapere da voi se queste caratteristiche servano a rafforzarlo senza aumentarne le dimensioni, già considerevoli, per aiutare l'animale, un nuotatore veloce, a diminuire la turbolenza che incontra a ogni spinta. So che la turbolenza è uno dei più importanti fenomeni fluidodinamici studiati dai gentiluomini della vostra professione. » « Turbolenza. Già », disse il signor Wright scuotendo la testa. « Chiunque voglia costruire un faro o un ponte o un molo deve riflettere attentamente sulla turbolenza e la forza esercitata dall'acqua in un moto violento. Ma, oh, quanti calcoli laboriosi, quanta incertezza! A prima vista, sembra abbiate ragione: una superficie corrugata accresce la resistenza a certe forme di tensione; ed è possibile che quelle protuberanze aiutino a dirigere un flusso a spirale lungo il corpo

che avanza e nel contrastare la forza di rotazione

la coda, non è così? » « Certamente. Una coda orizzontale, come negli altri esemplari della specie. »

« Un problema interessante: ma qualsiasi mia ipotesi, fondata unicamente su una descrizione verbale,

per quanto precisa, non varrebbe nulla. Se potessi vedere il dente, misurarne lo spessore e l'angolo delle spirali e delle circonvoluzioni maggiori, forse avrebbe qualche modesto valore. » « Se voleste farmi l'onore di pranzare con me, diciamo, domani sera », disse Maturin, « sarei felice di mostrarvi il dente, un esemplare piccolo, ma perfetto. » # Jack e Stephen si incontrarono quasi sulla porta del Crown. « Ben trovato! » lo salutò Jack da lontano. Stephen studiò la faccia del commodoro e la sua andatura: era sobrio? « Sembri stranamente allegro, amico mio », gli disse, guidandolo verso i gradini Pigtail. « Spero tu non abbia conosciuto qualche giovane r 82 compiacente, attratta dall'abbondanza di ricami dorati che ti ricopre. » « Mai sia », disse Jack. « Sono noto in tutta la marina come Aubrey il Casto. In effetti ho incontrato qualcuno, ma qualcuno che si fa la barba, quando può permetterselo. Stephen, ricordi che ti ho parlato del fatto che ci mancavano gli aiuti nocchiere e di come io agognassi a trovare un sostituto del povero Wantage? » « Non mi pare che tu abbia menzionato la cosa più di dieci volte al giorno. » « Non si tratta di quegli allievi che sono promossi aiuto nocchiere per poter diventare ufficiali alla fine del periodo di servizio, ovviamente sai che devono presentare un certificato per dimostrare di avere servito come aiuto nocchiere per due anni; no, no, io parlo del vero aiuto nocchiere, il secondo nocchiere della nave, la cui unica ambizione è di diventare nocchiere a sua volta, esperto nella navigazione e nelle manovre, ma con un brevetto dell'Ufficio della marina più che con una nomina regia. Sì, abbiamo Salmon, ma io volevo un altro aiuto nocchiere per dare una mano al povero Woodbine, vecchio e stanco com'è. I nostri allievi sono bravi giovani, ma non sanno nulla di matematica e come navigatori sono delle vere bestie. » Un occhio vigile a bordo della Surprise aveva colto l'ampio gesto del commodoro inteso a illustrare la vastità dell'ignoranza degli allievi quanto a navigazione, e la lancia si diresse immediatamente nella sua direzione sulle acque del porto affollate di imbarcazioni: la squadra si

stava riallestendo a ritmo accelerato, così la lancia impiegò un po' tempo per arrivare. Jack continuò:

« Ebbene, ho incontrato John Daniel ». Scrutò il volto di Stephen per cercarvi una traccia, un lampo

perché il vostro animale avanza spingendosi con

di comprensione: nessun lampo di nessun genere. «John Daniel», ripete Jack, «è stato con noi sulla Worcester. E ha navigato sull’Agamemnon: Woodbine lo conosce bene, come molti altri ufficiali.

Era stato congedato durante la pace e si era imbarcato su una nave armata per la guerra di corsa

Signore, signore, oh, signore, prego! » strillò un ragazzo arrivato di corsa, rosso in faccia per lo sforzo. « Gli omaggi delL 83 l'ammiraglio; per cortesia, potete dare questo al dottor Ma-turin? » « I miei rispetti all'ammiraglio », disse Jack, prendendo la missiva e consegnandola a Stephen, « potete

riferirgli che i suoi ordini sono stati eseguiti. » Scendendo i gradini fino alla lancia in attesa Stephen rigirò la lettera tra le mani con aria dubbiosa. « Non badare a me, ti prego », continuò Jack, ma il vogatore di poppa, un vecchio marinaio che conosceva bene Stephen, era già pronto ad aiutare il dottore a scavalcare la falchetta. Bonden scostò non appena il commodoro si fu seduto, e gridò: «Via così! » La lancia si mosse tra le imbarcazioni senza urtarne nemmeno una finché non si affiancò sottobordo con la solita perfezione. Nella cabina di poppa Stephen si rivolse al commodoro: « Jack, temo di essere stato così indiscreto da invitare a pranzo sulla Surprise il signor Wright senza nemmeno consultarti. Voglio sapere che cosa ne pensa dell'azione dell'acqua sul dente di narvalo che

mi hai regalato tempo fa, della natura della turbolenza originata dalle spire o circonvoluzioni e

dell'effetto delle spirali ascendenti, più delicate ». « Niente affatto », lo rassicurò Jack. « Mi piacerebbe ascoltarlo, mi piacerebbe moltissimo. Per quanto io abbia vissuto sull'acqua la maggior parte del tempo, non so nulla di idraulica, se non in un modo elementare, pragmatico. Potremmo invitare anche Jacob e fare un po' di musica. Sono certo che il signor Wright, come altri matematici membri della Royal Society, apprezzerà una fuga. Oh, Stephen, lascia che ti finisca di parlare di John

Daniel, il sostituto di Wantage: ha un aspetto talmente trasandato che sarebbe crudele introdurlo così

nell'alloggio degli allievi. E un tipetto basso, curvo, magro, bruttino, che assomiglia molto a

tu sei l'unico adulto a bordo che potrebbe prestargli un abito. Te lo ridarà non appena si sarà procurato qualcosa di adatto. » « Killick», chiamò Stephen quasi senza alzare la voce; sapeva che il famiglio stava origliando alla porta (Killick aveva il raffreddore e il suo respiro pesante si sarebbe sentito da lontano), 84 « una camicia bianca decente, per cortesia, la giacca blu alla quale stavate

attaccando i bottoni, una cravatta, un paio di pantaloni di tela, calze, scarpe — scarpe con la fibbia - e un fazzoletto. » Killick aprì la bocca per replicare, ma la richiuse e, dopo una pausa, disse: « Aye- aye, Sir: camicia bianca decente, giacca blu, cravatta, pantaloni di tela, calze, scarpe con la fibbia, fazzoletto », e corse via. Stephen non ne fu affatto sorpreso: non era che un esempio della singolare deferenza riservata alla sua situazione, come anche ai condannati a morte. « Per favore, Jack, dimmi

del tuo aiuto nocchiere. » « Si chiama John Daniel e viene da Leominster; il padre aveva una piccola

libreria. Si è fatto un'istruzione nella bottega del genitore oltre che nella scuola pubblica della città,

ma il signor Woodbine - la sua famiglia era di lì — mi ha detto che nella cittadina si leggeva poco e,

con il declino dei commerci, i clienti non pagavano i conti; così la libreria aveva cominciato ad andare male e il giovane Daniel, per salvare il padre dalla prigione per debiti aveva incassato il premio d'ingaggio e si era imbarcato su una nave caserma a Pompey. Poi è stato inviato sull’Arethwa con un così misero contingente che Daniel era l'unico a saper scrivere il suo nome. Nicholls, Edward Nicholls, comandante in seconda dell'Arethwa, non lo vedeva di buon occhio: non era un marinaio, era troppo esile per alare, non sapeva fare nessun mestiere manuale e stava per classificarlo terrazzano e destinarlo ai lavori di pulizia in coperta, quando per caso gli chiese se pensasse di poter essere utile a bordo di una nave. Daniel aveva risposto di aver studiato matematica e di saper fare i conti. Nicholls gli aveva fatto qualche domanda e si era convinto che stesse dicendo la verità. Ammesso che sapesse scrivere in una bella grafia, Daniel avrebbe potuto dare una mano al commissario o al segretario del comandante e forse anche al nocchiere. E così fece, ma una volta

cioè,

» «

fuori della Manica non ci fu più nulla da fare per lui e Daniel passò la maggior parte del tempo con il nocchiere, Oakhurst. Tu ricordi Oakhurst, non è vero, Stephen? Era sull’Euryalus al largo di Brest, un grande sostenitore delle distanze lunari per determinare la longitudine. Una volta aveva pranzato con noi e aveva 85 inveito contro gli ignoranti fannulloni che si affidano ai cronometri. » « Era un tipo istintivo, perfino collerico. » « Sì. Però è stato gentile con Daniel, che era affascinato dalla navigazione, dall'orologio celeste, dal moto circolare delle stelle, dai pianeti, dalla luna e che si dedicava di continuo, con un vecchio quadrante che gli era stato prestato, a rilevare altezze e

misurare distanze tra la luna e le diverse stelle. Un giovane attratto dalla bellezza della matematica,

dei numeri in quanto tali

classificato marinaio semplice, essendo mingherlino e leggero venne assegnato alla coffa di maestra. » « Deve essere stato molto duro, per lui. » « Sono sicuro di sì. Non riesco a immaginare che cosa

avesse in mente il primo ufficiale: certamente erano a corto di uomini, ma anche così

sia, sopravvisse. Aveva vissuto sul mare a lungo, prendendo il suo posto quando tutti gli uomini venivano chiamati in coperta e si era abituato agli usi della marina: non era più un estraneo, a bordo, ma un uomo simpatico a tutti e i compagni non mancavano di aiutarlo. Imparava in fretta, e dopo un anno o giù di lì si era fatto un'idea chiara delle manovre di una nave e della navigazione e fu molto felice quando l’Inflexible venne portata nell'arsenale per il raddobbo e Oakhurst pregò il suo comandante di prendere Daniel come aiuto nocchiere sulla vecchia Behemoth. Poi, come la maggior parte delle navi da guerra, durante la pace la Behemoth fu messa in disarmo e dopo un po' di tempo sulla terraferma - tutto pur di avere un imbarco - si fece ingaggiare da una nave corsara che avrebbe dovuto fare guerra ai pirati della Barbería, ma che non era adatta a questo scopo. Una delle prime navi di pirati che incontrarono, una nave di Tangeri, la ridusse così male che riuscì a malapena a raggiungere Orano dove si incagliò e imbarcò acqua. Una tartana genovese gli permise di guadagnarsi il passaggio fino a Mahón, dove sperava di trovare qualche conoscente, ma fu derubato di tutto ciò che possedeva. Quando l'ho incontrato era seduto sotto un portico in maniche di camicia. Per tornare al nostro pranzo, parlerò con il cuoco; e, se il signor 86 Wright vorrà, potremmo suonargli la fuga di Zelenka che abbiamo ripassato domenica: un pezzo insolito. »

Comunque

Poi l'equipaggio deiïArethusa fu trasferito sulY Inflexible e Daniel,

IL pranzo fu un successo: il cuoco del comandante, con tutte le delizie di Minorca a portata di

mano, si fece onore con nobili vivande e tutti bevvero una gran quantità di rosso locale di For-nells e

di vecchio Madeira; Stephen fu particolarmente contento: il grande ingegnere, solitamente un ospite

difficile e incline al malumore, simpatizzò con Jack e ancor più con Jacob. I due discussero animatamente sulle varietà del greco moderno e sulle curiose versioni di turco che si erano sviluppate tra le nazione soggette dell'immenso impero ottomano. «A scuola, me la cavavo abbastanza bene con Omero », disse Wright alzando il bicchiere, « athésphatos oinos, a proposito, ma quando mi è stato chiesto di costruire moli e frangiflutti a Hyla, ho scoperto che il mio greco non

serviva a niente, assolutamente a niente! Sono stato costretto a prendere un interprete. Senza dubbio,

» « Be', non si è trattato di preveggenza

o di virtù, ma della buona sorte che mi ha fatto trascorrere l'infanzia, gli anni nei quali si apprende

voi eravate meglio preparato per il Mediterraneo orientale

più facilmente una lingua, fra turchi, greci e genti che parlavano molte varietà di arabo e di berbero, così come l'ebraico arcaico degli ebrei Beni Mzab. I miei erano mercanti di gioielli: vivevano per lo più in Libano, ma viaggiavano molto, persino fino a Mogador sulla costa atlantica da una parte e fino

a

Baghdad dall'altra. » «Deve essere un'attività rischiosa», intervenne Jack, «viaggiare tra montagne

e

deserti con un sacchetto di pietre preziose in tasca o nella borsa della sella. Intendo dire, oltre alle

bestie feroci, ai leoni in cerca di prede, ci sono i banditi, no? Si sentono raccontare brutte storie sugli arabi: ricordo che in Terra Santa, dove la gente senza dubbio stava meglio di oggi, il Buon Samaritano aveva incontrato sulla strada un poveretto malmenato, ferito e derubato. E nel corso di questo turno di guardia io farò partire due convogli armati per far arrivare sani e salvi 87 sul Tamigi alcuni mercantili che trasportano fichi di Smirne: non una perla o un diamante. Non oserei mai avventurarmi senza scorta in un deserto con un carico di gemme. » « E io, a meno di avere una tripla corazza di bronzo sul cuore, non mi sognerei mai di prendere il largo su un fragile guscio di legno sbattuto di qua e di là dal vento; ma, come sapete meglio di me, signore, l'abitudine fa sembrare certe cose quasi sicure, perfino normali. È vero che montagne e deserti possono essere fatali per chi non vi

è abituato, ma dopo un po' non sembrano più pericolosi di un viaggio a Brighton. » Un allievo si

avvicinò al commodoro Aubrey, presentò a bassa voce i rispetti del signor Harding e riferì che l'ufficiale al comando del convoglio chiedeva licenza di fare vela. « Vogliate scusarmi, signori », disse Jack alzandosi. « Non mi assenterò a lungo. » Così fu, ma la conversazione non si era nel

frattempo interrotta; Jacob stava ripetendo con una certa enfasi la parola « mzab » al signor Wright, il quale si era sporto in avanti, la mano a coppa dietro l'orecchio. « Mi perdoni, signore », si scusò Jacob, « stavo solo spiegando come generazioni di commercio nomade di pietre preziose insegnino a sopravvivere: la rete di associati di fiducia, spesso imparentati, l'abitudine di spostarsi in piccoli gruppi familiari con donne di mezz'età e bambini, poche guardie a una certa distanza, una piccola quantità di mediocri cavalli e cammelli come unica proprietà visibile. Stavo dicendo che la presenza

di bambini, soprattutto se sporchi e semi nudi, cancella ogni idea di ricchezza. Volevo spiegare al

dottor Maturin come ho potuto imparare il dialetto zeneta dei berberi e l'ebraico arcaico di Mzab. » « Una conoscenza che vi invidio », disse Jack. Jacob accennò un inchino e continuò: «Alcuni miei cugini di Alessandria mi avevano portato con loro e facevo la parte del bambino sudicio alla perfezione; ma una volta arrivati alla solita tappa di riposo tra i Beni Mzab un cammello mi dette un morso, un brutto morso che non voleva guarire, e così dovettero lasciarmi con una prozia e proseguire. Fu allora che imparai la doppia gutturale dell'ebraico Beni Mzab e che finii per trovarmi

a mio agio con le radici triconsonantiche della lingua berbera». Fece molti esempi dell'ebraico in

questione e delle regole grammaticali della lingua berbera, illustrandole con citazioni da Ibn Khaldun. « Con il vostro permesso, signore! » chiamò Killick, con sollievo di Jack: non soltanto non

vedeva l'ora di divorare il budino di ribes, ma temeva che l'interesse del signor Wright per l'ebraico arcaico, mai molto vivo, si stesse spegnendo rapidamente. Anche il signor Wright, a dispetto dell'età, sembrava interessato al budino, e dopo un po' disse, in tono autorevole: « I francesi possono dire quello che vogliono e Apicio, con le sue murene nutrite di schiavi, sapeva certamente il fatto suo, ma

io credo che la civiltà raggiunga il punto più alto con la forma luccicante e delicatamente maculata di

un budino come questo, colorata dal suo sugo oleoso ». « Sono d'accordo! » esclamò Jack. «

Permettetemi di tagliarvi una fetta dall'estremità di dritta, così traslucida. » « Se proprio devo

disse Wright, allungando il piatto con avidità. Piano piano il budino finì, le bottiglie di cristallo fecero il loro giro maestoso e Jack Aubrey portò la conversazione sulla musica. « Fino a poco tempo

fa », osservò, « non avevo mai sentito parlare di un compositore boemo, un certo Zelenka. » «

Dismas, mi pare. » Jack si inchinò e proseguì: « Poi mi hanno dato una copia del suo Ricercare per Tre Voci, che ormai abbiamo suonato parecchie volte e che pensavo di offrirvi con il caffè; a meno che preferiate il trio in do maggiore di Locatelli ». « A dire il vero, caro commodoro, preferirei il

Locatelli. Quel trio è così distaccato, per così dire geometrico, che mi fa impressione, un po' come la vostra relazione sulla nutazione e sulla precessione degli equinozi dal punto di vista del navigatore pubblicata su Transactions. Ma prima vorrei vedere il dente di narvalo del dottor Maturin. Mentre ascolto, con in mano quell'improbabile dente, forse l'intuito mi aiuterà a trovare la soluzione, come

mi è già successo in due o tre felicissime occasioni. » Jack Aubrey aveva parlato di caffè, certo come

il tramonto 89 del sole, ma per il momento gli stornaci più robusti intorno alla tavola erano ancora impegnati con i resti del budino, mentre tutti bevevano Madeira: assolutamente tutti, dal momento che Killick, il suo aiutante e il mozzo di terza classe che lo assistevano amavano quel vino antico e generoso e avevano imparato a sostituire rapidamente la bottiglia non del tutto vuota con una piena alla fine di ogni giro: il minuscolo mozzo aveva già prelevato la prima bottiglia, per vuotarla in bicchierini che i tre si erano scolati frettolosamente. Stephen se ne era accorto, e d'altronde conosceva bene la tendenza di Killick a finire tutto ciò che veniva lasciato o a incoraggiare a lasciarlo, sebbene non si fosse mai spinto così oltre. Non aveva gran che da obiettare dal punto di vista morale, ma gli sembrava che il mozzo di terza classe, un soldo di cacio alto non più di cinque piedi, fosse ormai al limite, avendo più occasioni di bere dei suoi compagni e meno resistenza all'alcol. Si sentì dunque sollevato quando l'ultima bottiglia di cristallo, con cui avevano brindato al re, venne portata via mentre Jack, il signor Wright e Jacob lo guardavano in attesa. «Killick», chiamò, « per cortesia, fate un salto nella mia cabina a prendere la custodia per archetto appesa dietro la porta. » «Aye-aye, Sir!» disse Killick, più bianco in faccia di quanto Stephen avrebbe voluto e con gli occhi sgranati. « Custodia per archetto. » Ma la custodia per archetto non arrivò. Killick aveva deciso di tirar fuori il dente di narvalo e ora, alla luce della porta spalancata, lo si vedeva fare gesti bizzarri puntandolo contro il mozzo, che stava trangugiando i resti del Madeira. « Oh, oh! » farfugliò il mozzo, quasi strozzandosi, prima di lanciarsi in avanti in un parossismo di ubriachezza adolescenziale, spruzzando Madeira da tutte la parti e afferrandosi alle ginocchia di Killick che trascinò giù con sé sul pagliolo. Il famiglio cadde disteso, stringendo al petto il dente di narvalo che si spezzò in due con uno schianto secco; una lunga scheggia finì nella cabina. Si trovavano nella parte antistante la cabina di poppa, quei piccoli ambienti a proravia e a sinistra che in genere venivano usati in tali occasioni. Jack scavalcò i due corpi, chiamando a 90 gran voce il nostromo, i marinai addetti alla pulizia e il capitano d'armi. Bonden prese in mano la situazione e con furia fredda e silenziosa condusse l'ammutolito Killick a prua, mentre il capitano d'armi trascinava lo sciagurato e inerte ragazzo fino alla pompa più vicina. Gli addetti alla pulizia, gente esperta, si misero al lavoro senza dire una parola, e con una rapidità straordinaria lavarono, pulirono e ancor

»

prima che il pagliolo fosse completamente asciutto riordinarono la cabina, riportandola all'onor del

mondo. Il signor Wright era seduto sul comodo stipo che correva sotto la grande vetrata della cabina

di poppa, quando Stephen rientrò portando il violoncello e gli spartiti. Il vecchio gentiluomo aveva

sistemato con cura i pezzi del dente di narvalo, le parti rotte l'una accanto all'altra e la scheggia lunga diciotto pollici sistemata al suo posto con tale precisione che a prima vista il dente sembrava intatto. «Caro dottor Maturin, siete rimasto male?» « No, signore », assicurò Stephen, « non m'importa. » Dopo un po' di esitazione, Wright continuò: « Credetemi, questa è una delle poche cose che so fare bene. La scheggia provvidenziale mi ha mostrato la natura della sostanza interna; le rotture sono nette e io ho un cemento che le salderà perfettamente: sarà come nuovo. Si tratta di un mastice che farebbe

la fortuna dei dentisti, se non fosse così nocivo. Volete affidarmi il dente e permettermi di portarlo a

casa mia? » «Ve ne sarei grato, ma

Christine. E mentre voi suonate penserò alla parte inferiore del dente, alle sue circonvoluzioni e spirali. Un vero enigma. » « Te la senti di suonare? » bisbigliò Jack all'orecchio di Stephen. « Ma certo! » « Bonden! » chiamò Jack. « I leggii e il mio violino, avete sentito? » « Aye-aye, Sir: leggii e violino, sissignore. »

» «L'ho già fatto molti anni fa con gli scheletri della cugina

CAPITOLO IV

Le batterie salutarono di nuovo la squadra del commodoro Aubrey impegnata nella pericolosa

manovra per uscire dal porto di Mahón: brevi bordi lungo la stretta Cala San Esteban contro raffiche

di vento da sud e la corrente di marea del Mediterraneo in quel momento fortissi-ma. Una piccola

squadra, dal momento che la Briséis, la Rainbow, e la Ganimede erano state mandate a proteggere il traffico orientale e la Dover stava ancora scortando i mercantili della Compagnia delle Indie in patria. La Ringle era in testa, più agile e rapida a virare come era normale per una goletta della sua classe, a suo agio in quelle acque proprio come la Surprise, governata da un uomo che l'aveva comandata nei migliori anni della sua vita e che l'amava teneramente: una nave con la fortuna di avere a bordo una percentuale elevata di marinai eccellenti che la conoscevano bene, come conoscevano bene il suo comandante. Non che l'equipaggio avesse un'aria felice mentre il canale si

faceva più stretto e le grida di « Tutti gli uomini in coperta! » più frequenti: i fanti di marina appena imbarcati (almeno uno per ogni squadra ai cannoni) erano maldestri, e la regola voleva che si rispondesse al saluto delle batterie costiere alla nave ammiraglia con precisione, il che richiedeva una grande attività a bordo. Tuttavia il disagio degli uomini della Surprise, benché si facesse sentire, non poteva essere paragonato a quello dell'equipaggio della Pomone, un equipaggio raccogliticcio, con un comandante che non aveva mai governato una fregata, un primo ufficiale scontento e un secondo fresco di nomina - in quel momento di guardia — che non conosceva nemmeno un marinaio a bordo e dava ordini confusi, che venivano spesso fraintesi e talvolta ripetuti da aiutanti del nostromo esasperati e spaventati, troppo impegnati a usare la verga; e tutto ciò su una fregata poco maneggevole che beccheggiava pesantemente, con troppe vele a prua che la rendevano poggiera. Il commodoro e i suoi ufficiali, che la osservavano dal casse92 ro, sembravano sul punto di fischiare con disapprovazione e scuotevano la testa tutti con lo stesso movimento grave e di cattivo augurio. Se non fosse stato per lo zelo furibondo del vecchio cannoniere e dei suoi aiutanti, la Pomone non avrebbe contribuito a un decimo delle salve di saluto, una ben misera cosa. « Riuscirò mai a usarne come si deve i cannoni sull'Adriatico? » mormorò Jack. « O in qualunque altro luogo, se è per

questo? Terrazzani malfatti e buoni a nulla

virata, sfiorando la roccia impietosa con l'asta di fiocco. Per quanto potesse sembrare impossibile,

tutti e trecento!» La Pomone per poco non mancò la

perfino la Cala San Esteban aveva una fine: la Ringle doppiò la punta per prima, virò mettendosi al lasco, seguita dalle altre. Il giovane capitano Vaux, ufficiale coscienzioso, sebbene con ogni probabilità fosse sfuggito a un naufragio, non si lasciò andare a manifestazioni di sollievo e di soddisfazione come alcuni dei suoi uomini, ma gridò con voce degna della marina: « Silenzio a prua

e a poppa! » soggiungendo nella quiete improvvisa: « Signor Bates, finché i cannoni sono caldi e i

paravampe in funzione approfittiamone. Segnalate Permesso di sparare qualche volata ». Per fortuna

il signor Bates, le cui scarse capacità non lo avrebbero raccomandato a nessuno, aveva un secondo e

un addetto ai segnali molto efficienti che fecero uscire rapidamente dallo stipo le bandiere,

composero il segnale e lo inviarono a riva. Pochi minuti dopo, un brillante aiuto nocchiere, il recente acquisto della Surprise ]oh.n Daniel, mormorò al terzo ufficiale Whewell: « Domando scusa, signore, la Pomone chiede il permesso di sparare alcune volate ». Il signor Whewell scrutò nel cannocchiale, corse da Jack e, togliendosi il cappello, disse: « Signore, prego, la Pomone chiede il permesso di sparare alcune volate ». « Rispondete: Quante potete permettervene ma con cariche ridotte e a poppavia del traverso. » IL capitano Vaux, che proveniva da una famiglia ricca e di manica larga, odiava si pensasse che era stato promosso prima di altri grazie alle sue conoscenze: voleva fare della sua nave una macchina da guerra efficiente come la Surprise ed era disposto a 93 pagare qualche centinaio di libbre di polvere di tasca propria, se fosse servito allo scopo; avrebbe potuto rinnovare le scorte a Malta. Qualche minuto dopo il segnale del commodoro, i tiri ricominciarono, a partire dai cannoni prodieri, uno alla volta, e da qualche carronata per continuare poi con i cannoni della parte centrale delle batterie in bordate via via più coordinate che avvolsero la fregata in una bella nube di fumo. Il fuoco e il frastuono di un'esercitazione ai cannoni quasi sempre mettevano gli uomini di buonumore: bastava il fragore a esaltarli e l'esaltazione portava allegria. Eppure, nonostante i cannoni della Pomone ruggissero e tuonassero magnificamente, a bordo della vicina Surprise c'era ben poca allegria. Perfino dopo pranzo (due libbre di carne di manzo fresca di Minorca a testa) e l'eccellente grog, nonché dopo cena l'atmosfera a bordo rimase cupa. Tutti sapevano del guaio capitato a Killick, non si raccontava altro che le prodezze dell'infelice mozzo: la

Nei due giorni seguenti le cose non cambiarono,

caduta terribile, la rottura del prezioso corno

anche quando Mahón fu lontana a poppa, invisibile all'orizzonte occidentale dalla testa dell'alberetto di controvelaccio mentre la squadra procedeva verso Malta con un vento costante e moderato al giardinetto di dritta. Nessuna allegria a bordo della Surprise, la fortuna aveva abbandonato la nave insieme al corno rotto: che cosa ci si poteva aspettare da un corno rotto, per quanto aggiustato alla perfezione? Più di una volta i marinai anziani borbottarono qualcosa a proposito di verginità, di illibatezza; e quelle parole, accompagnate da un malinconico movimento del capo, dicevano tutto ciò che c'era da dire. Nessuna allegria nemmeno tra gli uomini della Pomone: non soltanto il nuovo comandante era un vero tiranno che li teneva ai cannoni mattina, pomeriggio e sera, togliendo il grog

a un'intera squadra per errori da nulla, ma alcuni, feriti dal rinculo o ustionati dalla polvere da sparo

o con escoriazioni causate dalle cime, erano stati trasbordati sulla Surprise, perché il chirurgo della Pomone era malato e non voleva arrischiarsi a trattare i casi delicati, e là avevano appreso l'in94 tera faccenda. L'umore a bordo della Ringle non era diverso, dato che il loro comandante aveva pranzato con il commodoro e gli uomini del suo armo avevano trascorso il pomeriggio sull'ammiraglia con amici e cugini. Nessuna allegria. Ora si dava il caso che l'ufficiale al comando dei fanti di marina della Surprise, il capitano Hobden, avesse un cane dal pelo gialliccio, dalle zampe lunghe e semi zoppo di nome Naseby, la cui madre era appartenuta all'artiglieria a cavallo e che andava pazzo per l'odore della polvere da sparo, perfino quello debole e vago che proveniva dalla Pomone, l'affaticata Pomone. Era una creatura amichevole, abituata alla vita a bordo di una

nave e pulitissima anche se in certo modo dedita al furto; ma allegra, per davvero. Naturalmente amava i fanti di marina e la loro uniforme così familiare, ma anche i marinai; e dal momento che il capitano Hobden suonava spesso il flauto tedesco (un'abominazione per i cani), mentre i suoi sottoposti trascorrevano il tempo libero a pulire le armi e a lustrare, spazzolare e a imbiancare col gesso il loro equipaggiamento, Naseby aveva individuato rapidamente il circolo dei fumatori nella cucina. Un circolo non molto gioviale, in quei giorni, ma gentile: le donne arrivavano ad allungargli una galletta o perfino uno zuccherino, e in ogni caso erano di compagnia. «Bravo, Naseby, eccoti qua», disse Poli, quando erano ormai lontani dalla terraferma e le stelle cominciavano a occhieggiare. « Per lo meno non sei tu il colpevole. » Gli dette un pez-zettino di torta e riprese: « erano là, il dottore e il suo assistente, anzi dovrei dire i due dottori, erano là che andavano su e giù agitatissimi e pronunciavano parole che non ripeterò davanti a gente, sembravano due leoni in gabbia». Killick entrò con un'inverosimile pila di camicie sulle braccia, tenuta ferma dal mento puntuto, da stendere nella cucina quando i fuochi fossero stati spenti. Aveva lavato, stirato, pieghettato dove necessario tutte le camicie di Jack e di Stephen, le cravatte, i fazzoletti, i panciotti,

le mutande e i pantaloni di tela e lucidato l'argenteria della cabina di poppa fino a farla brillare nella speranza di essere perdonato: ma dall'alloggio del comandante fino alla cucina e addirittura fino alle latrine veniva anco95 ra guardato dall'alto in basso con antipatia e delusione: nessuna delle donne e nemmeno i mozzi di bordo lo chiamavano più signor Killick. Ma pur essendo così abbattuto da aver perso l'appetito, il piacere del tabacco e del sonno, la sua naturale curiosità non lo aveva abbandonato, e domandò il motivo per cui i due dottori imprecassero così. « Killick», disse Poli Skeeping, « come mai non lo sapete, visto che si tratta della vostra cosiddetta 'mano di gloria' che doveva farci diventare tutti ricchi? » « Oh, no », bisbigliò Killick. « Oh, sì! » esclamò Poli scuotendo la testa, « come sapete i dottori la tenevano in un vaso pieno di spirito di vino raffinato due volte in modo da conservarla fresca e pulita: e che cosa è successo? Ve lo dico io che cosa è successo, se proprio avete bisogno che qualcuno ve lo dica. Qualche maledettissimo farabutto — o farabutti — ha cominciato a sostituire lo spirito di vino con l'acqua e così ora è tutt'acqua, dannatissima acqua, e al

la mano sembra frolla. I tessuti superficiali sono andati. L'hanno messa all'aria

ad asciugare e domani sera sperano di salvare i tendini e di riattaccare insieme le ossa. » Speranza delusa. Quando in uno dei pochi momenti liberi (le esercitazioni sulla Pomone si erano rivelate straordinariamente cruente e una incredibile quantità di foruncoli, affini in modo inquietante al bottone di Aleppo era comparsa a bordo della Surprise) i due uomini di medicina si avvicinarono all'asse accanto a un portellino di murata dove la povera mano era stata messa ad asciugare — a essiccarsi, in verità — non trovarono nulla se non una debolissima traccia di sangue, la tavola per dissezionare e l'impronta della zampa anteriore destra di un grosso cane sullo sgabello imbottito. « IL vostro bel regalo assolutamente dissacrato, sprofondato nelle fauci di quel miserabile cane bastardo! » « Tutto il nostro lavoro andato in fumo! » esclamarono i due dottori, ingiuriando l'animale con estrema violenza in lingua berbera e gaelica. Stephen trovò Hobden nel quadrato con il suo infelice flauto mentre i due ufficiali di riposo giocavano a tavola reale. « Si96 gnore », disse pallido per la collera, « devo avere il vostro cane. Ha rubato la mia mano e io devo operarlo oppure somministrargli un potente emetico prima che sia troppo tardi. » « Come sapete che è stato il mio cane? La nave è piena di gatti, ladri dal primo all'ultimo. » « Venite con me nella cucina e ve lo mostrerò. » Naseby era in effetti in cucina, comodamente installato tra le donne, che si alzarono di scatto. Stephen afferrò il cane, gli sollevò la zampa destra segnata da profonde cicatrici, la mostrò a Hobden e affermò: « Ecco la prova! » « Non hai mai rubato niente, non è così, Naseby? » domandò Hobden. Naseby era un cane intelligente, sapeva stanare una lepre e fare ogni sorta di cose, come

diavolo tutto quanto

contare fino a otto colpi della campana e aprire una porta chiusa con il paletto, ma non sapeva

mentire. Perfettamente consapevole dell'accusa, lasciò cadere le orecchie e la coda, si leccò il naso e confessò tutto. « Bisogna che lo apra per recuperare la mano oppure che gli somministri un potente emetico; nel caso l'emetico non dovesse funzionare, dovrò intervenire con il bisturi. » « La colpa è vostra, perché lasciare quella roba in giro?! » esclamò Hobden. «Voi non toccherete il mio cane, bastardo dogmatico che non siete altro! » « Intendete ritirare queste parole? » disse Stephen dopo una breve pausa, la testa reclinata sulla spalla. « Mai, fino alla morte! » affermò Hobden a voce un po' troppo alta. Stephen lasciò la cucina sorridendo. Sul castello trovò Somers, il secondo ufficiale, che contemplava il bianco abbagliante delle vele di prua nel sole, appena smorzato nelle zone d'ombra. « Signor Somers, mi dispiace disturbarvi - uno spettacolo glorioso, davvero - ma ho avuto un diverbio con il capitano Hobden: mi ha insultato in pubblico e non ha voluto scusarsi: addirittura in cucina, per amor del cielo! Volete essere il mio padrino? » « Certamente, mio caro Maturin. Come mi dispiace! Andrò subito da lui. » 97 « Avanti! » gridò Aubrey alzando lo sguardo dalla scrivania. « Scusate il disturbo, signore », disse Harding, il comandante in seconda della fregata, « ma è urgente. » Parlava a bassa voce e Jack lo condusse a poppa, allo stipo sotto la vetrata dove l'ufficiale avrebbe potuto parlare tranquillamente: in una nave lunga centoventi piedi dove si accalcavano duecento uomini la riservatezza era un privilegio, come Jack sapeva bene. « Signore », esordì Harding, evidentemente a disagio nel ruolo dell'informatore. « IL dottor Maturin ha sfidato Hobden, perché il cane di Hobden ha mangiato la mano sotto spirito e Hobden, quando si è sentito dire che la mano doveva essere recuperata con il bisturi o con il purgante, lo ha insultato. Ve lo riferisco perché gli uomini sono preoccupati. Non ho bisogno di dire a voi, signore, che i marinai, per lo meno i nostri marinai, sono più superstiziosi di un mucchio di donnicciole. Pensavano che il dente di narvalo

portasse fortuna e dopo il dente, forse persino prima, quella mano di gloria

« Certo. Grazie, Harding, è stato corretto da parte vostra. Per favore, dite a Hobden che voglio vederlo. Immediatamente. Non perda tempo con l'uniforme. » Un minuto più tardi invitò a entrare un Hobden in maniche di camicia e pantaloni di tela. « Capitano Hobden », gli disse Jack in tono grave, « mi risulta che il vostro cane abbia mangiato la mano sotto spirito del dottor Maturin e che messo di fronte al fatto abbiate dato del bugiardo o peggio al dottore. Dovete ritirare l'insulto e permettergli di recuperare la mano o lasciare la nave a Malta. Vi concedo cinque minuti per riflettere, non di più, la capacità digestiva dei cani è quella che è. Mentre riflettete, però, ricordate questo: nell'impeto della collera chiunque può lasciarsi andare, ma dopo un po' chiunque valga qualcosa come essere umano deve chiedere scusa. Basterà un biglietto, se pensate che le parole non vogliano uscire. » Hobden cambiò colore un paio di volte, una gamma di emozioni si susseguì sul suo volto, tutte di grande infelicità. « Se preferite scrivere ora, ho carta e penna », concluse Jack, indicando con un gesto la scrivania e la sedia. 98 # Mentre affilavano i loro strumenti su coti e pietre di Candia alla luce di una lampada Argand, Jacob e Stephen Maturin parlarono della piacevole serata con il signor Wright. Dopo aver finito di conversare sull'esecuzione distaccata e geometrica del pezzo di Locatelli, Jacob disse: « Temo, però, di avere annoiato, con i miei esempi del dialetto zeneta e delle doppie gutturali dell'ebraico locale; ma per lo meno non l'ho fatto con la storia dei Beni Mzab, curiosa, ma difficile da esporre in modo succinto. Intendo dire il fatto che non soltanto i musulmani ibaditi sono eretici, ma che molti ebrei sono cainiti, entrambi in errore secondo l'ortodossia». Stephen continuò ad affilare il suo strumento, poi disse: « Credo di non sapere nulla dei cainiti ». « Sostengono di discendere dai keniti, che hanno Caino, il fratello di Abele, come antenato; gli iniziati portano ancora il suo marchio, anche se lo nascondono per via dei pregiudizi, così diffusi. Il marchio di Caino è il legame più forte che si possa immaginare, superiore a quello tra i massoni e più antico. » « Me lo

lo sapete, non è vero? »

immagino. » « Quando si diffuse il cristianesimo alcuni di loro fondarono una setta gnostica, ma poi i Beni Mzab tornarono all'antica via, sostenendo che l'esistenza di Caino fosse dovuta a un potere superiore e quella di Abele a uno inferiore; e che Caino fosse l'antenato di Esaù, di Korah e dei sodomiti. » « Avanti! » disse Stephen. Il capitano Hobden entrò chinandosi per non battere la testa. « Non volevo interrompervi, dottor Maturin. Ecco qui le mie scuse », disse porgendogli la lettera, « ed ecco il mio cane. » « Siete davvero buono », esclamò Stephen alzandosi e stringendogli la mano. « Non abbiate paura per Naseby, sono interventi facili da eseguire, e io non gli farei mai del male. » 99 IL dottor Maturin sapeva bene che i marinai, più della gente comune, amavano i rimedi con effetto immediato e la cassa dei medicinali della Surprise era ben fornita di potenti emetici. « Ormai, ci sono poche speranze », disse Stephen facendo scivolare la pozione nella gola remissiva di Naseby. « Se mai esistono. » « E anche vero che l'animale è stato trovato presto e sembrava sapere di essere nei guai e questo potrebbe aver compromesso, perfino arrestato la digestione. » « Reggete il bugliolo, così. State indietro. » IL cane vomitò, stando male come un cane, appunto, ma era troppo tardi. « Per lo meno abbiamo le ossa », disse Stephen, rimovendole con un paio di divaricatori. « E sono quasi intatte. Il resto è inutilizzabile, ma quando avremo fatto bollire le ossa per ripulirle, potremo riattaccarle insieme: la mano avrà l'aspetto di una mano, forse più di prima, il che sarà di

conforto per l'equipaggio. Poll, Poll, laggiù! Siate così gentile da far venire un paio di uomini con le redazze; intanto io riporterò questo poveretto dal suo padrone. » L'aver rimesso insieme le ossa in modo convincente, con l'aiuto dei trapani più piccoli del carpentiere, e prima che finisse il secondo gaettone, fu realmente di conforto per l'equipaggio. Gli uomini fecero la fila per vedere le dita di un bianco cadaverico innalzarsi dritte dalle filiere carpali disposte con precisione e bloccate dalla pece nera e luccicante, il tutto dietro il vetro di una lanterna di poppa. Ogni gruppo, dopo aver contemplato per il minuto regolamentare, ritornava di corsa in fila per vedere la mano di nuovo: tutti riconobbero che non esisteva una mano di gloria più gloriosa di quella. Nessuno fu tanto stolto da nominare la fortuna, ma sulla Surprise le facce contente rivelavano molto più di qualsiasi gesto di esultanza. Il giorno seguente, durante la chiamata ai posti di combattimento, gli uomini erano insolitamente allegri e pieni di energia nonostante il vento stesse scemando e girasse verso est, al punto che avrebbe potuto divenire contrario prima della fine dell'esercitazione, con banchi di nebbia

e scrosci di pioggia. Ma nep100 pure una nevicata avrebbe raffreddato il loro spirito: le squadre facevano rientrare e portavano in batteria i cannoni con vigore. Poi, poco prima che il tamburo

battesse la ritirata e il bran-dabbasso, una voce acuta e penetrante dall'albero di parrocchet-to gridò:

« Ponte! Ponte, ehilà! Due vele di navi, quattro quarte al traverso di dritta. Rotta a sud-est. Scafi

appena visibili! » « Signor Daniel », disse Jack al secondo nocchiere, « prendete nella mia cabina il cannocchiale notturno e seguitemi a riva, per favore. » Era seduto sulle crocette di velaccio quando Daniel lo raggiunse, ma mentre il commodoro ansimava, Daniel non ansimava affatto. « Eccole, signore! » gridò la vedetta, più avanti sul pennone. « Proprio a poppavia del controstrallo. » Solo per un istante, si vide una chiazza bianca, forse due. Poi una nuvola bassa le nascose completamente. «Joe», disse il commodoro che conosceva la vedetta dall'infanzia, « che cosa ne pensate? » « Quando ho chiamato, signore, erano piuttosto chiare. Avrei detto una nave da guerra, una fregata media, un bell'assetto, per quanto straniera. E forse un mercantile sulla sua scia. Velatura ordinaria. Ma quando le ho riviste avevano cambiato rotta per portarsi sopravvento e sono abbastanza sicuro di una bandiera bianca sulla fregata, come per parlamentare, direi. » Jack annuì, sorridendo: la bandiera bianca, che faceva mostra di sottomissione e di assenza di ostilità o voleva segnalare il desiderio di parlamentare, veniva usata spesso come ruse de guerre per ottenere informazioni o vantaggi tattici, ma Jack non aveva nessuna intenzione di lasciare la squadra sottovento a un potenziale nemico. Stava

per dare gli ordini che li avrebbero tolti dall'impiccio, quando uno squarcio nella nube bassa e un chiaro di luna diffuso gli mostrarono le due navi sconosciute. Non stavano certamente forzando le vele, ma ne avevano a riva più della Surprise o della Pomone ed erano senza alcun dubbio su una rotta che avrebbe dato loro molto presto il vantaggio del vento con tutte le conseguenze che ciò

comportava: la facoltà di attaccare o di rifiutare il combattimento e un generale senso di sicurezza. Vide anche, seppure in modo vago, la bandiera 101 bianca di cui aveva parlato Joe Willett, ma non

vi prestò attenzione: la sua niente era impegnata a fare in modo che con quelle brezze variabili,

quelle correnti e le carenze della Pomone, le prime luci dell'alba trovassero la squadra molto

sopravvento a quelle navi straniere. Sotto di lui, il tamburo dei fanti di marina batteva la ritirata, le brande venivano portate sottocoperta e agli otto colpi la guardia salì sul ponte; tutte le operazioni eseguite in modo corretto, ma a cuor leggero: battute scherzose, risate, gesti burleschi con le brande. Il turno di guardia toccò al nocchiere, il signor Woodbine. Jack gli disse che la squadra avrebbe dovuto aumentare la velatura gradualmente, senza mostrare ansia o fretta, e continuare a portarsi sopravvento in modo che all'alba avessero il vantaggio del vento. Poi chiamò la Ringle e disse al suo comandante: « William, non voglio chiedere alla Pomone di avvicinarsi a portata di voce con questo mare in prora, perciò portatevi alla sua anca sinistra e dite al capitano Vaux, con i miei complimenti,

che a est nord-est sono state avvistate due vele sconosciute

abbiamo intraviste un paio di volte, con questa bruma. » « Che ne pensate? » « Credo siano fregate. Su una sventolava la bandiera bianca per parlamentare. » « Parlamentare un corno, William, quei perfidi bruti stanno cercando di prendere il sopravvento. Ovviamente noi dobbiamo fare lo stesso e che il diavolo si porti chi resta indietro. » « Amen, signore. Così sia. » « Perciò correte a riferire gli ordini alla Pomone, volete? È una discreta boliniera nonostante quei masconi a natiche di macellaio. Poi filate verso il sopravvento e cercate di sapere di più su quelle navi. » La Ringle mise a segno le

vele e ruotò su se stessa; Jack entrò nella cabina e, chino sulle carte nautiche, studiò le correnti locali con quel tempo e in quel periodo dell'anno. Le osservazioni di mezzogiorno erano state buone ed entrambi i suoi crono102 metri andavano magnificamente d'accordo; con il buio e la pioggia non poteva sperare in una conferma dall'esterno, ma era abbastanza sicuro della posizione della nave e in ogni caso in quelle acque non c'erano coste pericolose né bassi fondali. Con un vento così o perfino due volte più forte avrebbe potuto manovrare contro il potenziale nemico fino al mezzogiorno seguente: la sua unica preoccupazione era la Pomone, e il suo equipaggio inesperto. Non voleva usare le lanterne di coffa o di poppa, avrebbero potuto rivelare la posizione della nave, ma per far sì che il povero Vaux, con la sua banda di terrazzani, non perdesse del tutto la nave ammiraglia aveva fatto calare a poppa una scialuppa robusta e ben rifornita, con Bonden e cinque o sei uomini che avrebbe guidato la fregata con una luce da pescatore, se si fosse smarrita. Fatto questo, dette un'ultima occhiata al mostrarombi e al giornale di chiesuola, tracciò con la matita la posizione stimata a quell'ora e ritornò in coperta al compito familiare e gradito di portare la nave sopravvento, approfittando di ogni mutamento favorevole del mare e della brezza. Grazie ai suoi uomini, attenti a ogni suo comando e bravi nell'eseguirlo con intelligenza e rapidità, avanzò così velocemente che due colpi della campana più tardi Harding, titubante, domandò scusa e osservò che la Pomone stava rimanendo molto indietro, mentre la barcaccia a rimorchio a poppa correva il rischio di essere sommersa. Quell'interruzione non fu gradita a quanti si trovavano a portata di voce, ma girandosi

indietro Jack esclamò: « Santo cielo, Harding, avete ragione

la voce per ordinare di rallentare la corsa, un comando eseguito con lentezza e facce cupe, ma in

pochi minuti la voce dell'acqua sul tagliamare, lungo le murate e sotto il timone mutò passando da un suono fremente di eccitazione a uno sciabordio assolutamente normale. « Con rispetto parlando,

le avete viste? » « Sì, signore, le

la sto facendo correre troppo ». Alzò

signore », annunciò Killick, « la cena è in tavola a vostro comando. » Stephen, già nella cabina di poppa, stava cercando di suonare un motivo, pizzicando il violino meno pregiato dei due che Jack portava con sé sul mare. « L'avevo sentito molto tempo fa a 103 una riunione campestre, da qualche

parte a nord di Deny o forse sul confine della contea di Donegal, il genere di riunioni dove si suona,

si canta e soprattutto si balla e che noi chiamiamo un ceilidh; ma non ricordo la melodia finale. » « Ti

tornerà in mente nel cuore della notte », disse Jack. « Per favore, avvicina la tua sedia e mettiamoci a tavola: sto morendo di fame. » Consumarono una grande quantità di brodo di coda di bue che Jack ingurgitò con l'ingordigia di un ragazzo, poi un mezzo tonnetto pescato alla traina e infine il quasi invariabile piatto di formaggio alla griglia, un formatge duro molto simile al Cheddar. « Com'è bello soddisfare le voglie », osservò Jack alla fine. Vuotò il bicchiere, posò il tovagliolo e disse: « Non vuoi ritirarti ora, Stephen? E molto tardi. Io non farò altro che portarmi sopravvento, non ci sarà nessuna emozione fino a molto dopo la diana, quando spero di trovare quei mascalzoni sottovento ». Parole confortanti, ma le brande erano appena state portate all'impavesata (ai sei colpi, essendo domenica) e il fracasso della loro sistemazione nei bastingaggi si era appena aggiunto a quello del lavaggio dei ponti, quando non lontano si sentì qualcosa che assomigliava a una battaglia, un rombo

di cannoni inizialmente lontano, poi più cupo e profondo. Tuttavia le operazioni di pulizia in coperta

continuarono, il ponte già immacolato venne portato a uno stato di asciutto candore, non vi fu nessun grido eccitato, nessun comando e soprattutto nessuna chiamata ai posti di combattimento; e quando i cannoni della Surprise fecero sentire la loro voce Stephen si svegliò, non senza difficoltà, ancora in certo modo immerso in un vivido sogno, un sogno a colori in cui legava insieme lo scheletro di un piccolo primate, con Christine Wood che dirigeva o eseguiva i movimenti più delicati; e Stephen si rese conto che non si trattava affatto di un combattimento, ma della risposta tranquilla, regolare e perfettamente distaccata a una salva di saluto. Un giovane gentiluomo entrò come una furia nella

cabina e accanto alla branda di Stephen strillò con voce acuta: « Signore, "I prego, se siete sveglio il comandante vi invita a salire in coperta, in uniforme». Evidentemente gli era stato raccomandato di sottolineare quelle ultime parole, perché lo fece con tale forza che la voce si elevò di un'ottava al di sopra del tono abituale. Raccomandazioni in tal senso erano arrivate anche a Killick, che spalancò la porta gridando: « Col vostro permesso, signor Spooner, devo occuparmi del dottore. Ordini del comandante. Non c'è un momento da perdere, demonio e niente pece ». Che cosa intendesse dire con ciò non era affatto chiaro, ma Killick spinse fuori il ragazzo e con uno zelo pari soltanto al suo desiderio di essere perdonato, sfilò a Stephen la camicia da notte e gli passò la spugna sulla faccia,

la insaponò con il pennello e gli fece la barba con una precisione da giorno di nozze; poi lo vestì con

mutande pulite, camicia di percalle e l'uniforme regolamentare. Fischiettando come per calmare un

cavallo nervoso, gli aggiustò la cravatta, gli sistemò sulla testa la parrucca migliore lisciata, il tutto senza rispondere alle domande di Stephen, stizzito, ma con un'espressione intensa che imponeva rispetto; solo allora lo condusse sul cassero consegnandolo con una spintarella finale a Harding, in piedi accanto al cabestano. «Ah, dottore!» lo salutò Jack, girandosi dall'impavesata di dritta, « buona giornata! Che spettacolo superbo! » Strizzando gli occhi abbagliati dal sole del mattino Stephen seguì con lo sguardo il dito puntato e vide una bella fregata seguita da una nave più piccola e d'aspetto modesto, probabilmente una corvetta da ventidue cannoni: tutte e due inalberavano i colori dei Borboni, una bandiera bianca con una croce bianca e, ormai a più di metà distanza dalla Surprise, avanzava, con regolarità la lancia del comandante. Stephen era riemerso da un sogno così profondo che perfino dopo essere stato strigliato con tanta energia, e nonostante la luce viva dell'alba, non

riuscì a concentrarsi sulla spiegazione di Jack: «

fare colazione con noi. Non l'hai riconosciuto, Stephen? Non puoi non riconoscerlo, prendi il

ecco che trasborda con la sua lancia, per

perciò

cannocchiale ». Stephen prese lo strumento, mise a fuoco e là, disegnata nettamente nella luce

mattutina, vide la faccia contenta e familiare 105 del capitano Christy-Pallière, il comandante che li aveva catturati poco prima della battaglia di Algeciras nel 1801, poi loro anfitrione a Tolone durante la breve pace che era seguita. « Come sono felice di rivederlo! » esclamò. « Sì. Si è schierato con il

re, come tutti i suoi ufficiali. Aveva quasi terminato il raddobbo in un piccolo cantiere a sud di Ca-

stelnuovo, mancava qualche asta e una certa quantità di cordame; ma numerosi altri ufficiali di

marina lungo la costa si sono dichiarati a favore di Napoleone o sono propensi a mettersi per proprio conto e qualcuno di loro si sta preparando a salpare. Voleva dirigere su Malta, dove aveva amici, ma il vento non lo ha favorito, così come non favorisce noi, perciò è passato da Messina e nello stretto

ha raccolto quella corvetta, al comando di un suo cugino. » I fanti di marina stavano cominciando a

schierarsi sul cassero; il nostromo aveva pronto il fischietto da cerimonia, i mozzi alla banda si stavano infilando i guanti. Stephen si strappò al suo intontimento, ma non rapidamente come avrebbe voluto, ancora disturbato dal suo sogno. Lanciò uno sguardo a poppa, dove la Pomone in panna si sollevava e si abbassava sull'onda morta e quella vista, sebbene la nave non gli piacesse particolarmente, contribuì a riportarlo nel presente. La Ringle, con la modestia di un battello di

servizio, era sottovento all'ammiraglia. La lancia francese si agganciò, i mozzi alla banda scesero di corsa con i loro guardamano imbottiti e quando il capitano Christy-Pallière mise piede sullo scalino il trillo del fischietto si levò acuto e il comandante venne accolto a bordo. « Comandante Christy- Pallière! » lo salutò Jack, tendendogli la mano. « Come sono felice di vedervi e così in forma! Non

c'è

bisogno che vi presenti il dottor Maturin, non è vero? « Certo che no! » rispose Christy-Pallière

in

perfetto inglese. « Caro dottore, come state? » I due si strinsero la mano e Jack continuò:

«Permettetemi, però, di presentarvi il mio comandante in seconda, il signor Harding. Signor Harding, il comandante Christy-Pallière della fregata Caroline di Sua Maestà cristianissima». 106 « Molto lieto, signore », dissero entrambi, inchinandosi; Jack condusse l'ospite sottocoperta. « In primo luogo, commodoro », disse Christy-Pallière, prendendo posto alla tavola della prima colazione, « lasciate che mi congratuli con voi per la vostra insegna. Non ne ho mai salutata una con altrettanto piacere in tutta la mia vita. » « Siete gentile: e posso dire quanto sia piacevole avervi qui come amico e alleato? So che il povero ammiraglio Fanshawe, a Mahón, è a corto di uomini, anzi di navi.

Vi accoglierà a braccia aperte, non fosse che per scortare qualche mercantile fino all'imboccatura

occidentale della Manica. » « Mi darete una lettera di presentazione? » « Certo. Posso servirvi

un'altra salsiccia? » « Oh, grazie. Non ho più avuto sotto il naso pane abbrustolito, bacon, salsiccia e caffè dal tempo in cui ero ospite dei miei cugini a Laura Piace. Una combinazione divina. » Parlarono di cugini e di Bath per qualche momento prima di fare colazione. Grimble, l'aiutante di Killick, sulla terrafer-ma era stato salumiere e quando aveva sottomano un bel maiale sapeva produrre salsicce di Leadenhall di primissima qualità. Alla fine, dopo il pane tostato, la marmellata

di arance e la terza caffettiera, Jack Aubrey disse: « I miei ordini mi portano nell'Adriatico. Con il

vento favorevole farò un breve scalo a Malta per possibili, ma improbabili, rinforzi e aggiornamenti, poi procederò per Durazzo e oltre per dare man forte ai realisti e catturare o distruggere le navi bonapartiste o corsare. Quai è la situazione lungo la costa? Intendo dire: quali sono i cantieri che possono interessarmi? » « Mio caro Aubrey », rispose Christy-Pallière, « vi dirò tutto ciò che so, ma

la situazione è complessa: schieramenti incerti, motivazioni nascoste, errori grossolani a Parigi

Stephen capì che

Dovrei riordinare le idee, concentrarmi

Christy-Pallière non voleva trattare questioni del genere in una conversazione conviviale e due tazze

di caffè più tardi si scusò: non soltanto aveva le visite del mattino, ma lo aspettava anche un piccolo

intervento chirurgico. 107 «Ci vediamo nell'infermeria verso la fine della rivista», gli disse Jack; e

se potessi guardare le vostre carte

»

al suo ospite: « Sono contento che siate qui di domenica, perché potrò mostrarvi una cerimonia

particolare della nostra marina: noi la chiamiamo rivista generale ». « Davvero? » esclamò Christy- Pallière. « In questo caso, il segretario della Caroline potrà assistere? Ama queste cose e sta scrivendo uno studio comparato sulle diverse economie navali, metodi di disciplina, cerimonie e simili. » « Parla inglese? » «Nemmeno una parola», rispose ridendo Christy-Pallière, esilarato all'idea. « Richard parlare inglese? Oh, povero me, no! Conosce perfettamente il latino, ma

l'inglese

rivolto a Stephen. « Volentieri », assicurò il dottor Maturin, assolutamente tranquillo, dal momento

che Jacob sarebbe stato nell'infermeria, e tutto quanto in perfetto ordine al momento dell'ispezione del commodoro e del suo ospite. E così, quando risuonarono i cinque colpi della guardia del mattino

il dottor Maturin si presentò immacolato a tal punto da far quasi onore alla fregata. Il fischietto del

nostromo dette il via alla rivista generale e il commodoro, con il suo ospite e il signor Harding si avviarono lungo il cassero, seguiti da Stephen e Richard. I fanti di marina della Surprise, allineati con la stessa precisione di pezzi su una scacchiera nonostante il movimento della nave sull'onda morta, erano disposti per madiere all'estremità della poppa, con il loro ufficiale, il sergente, il

caporale e il tamburino, tutti nelle loro belle giubbe rosse, i gilet bianchi, le brache candide attillate

e le ghette. Le cravatte nere, perfette e strette intorno al collo, permettevano loro a malapena di

respirare, moschetti, armi bianche e bottoni scintillavano. Di norma, quando davano una mano nelle manovre o facevano parte di una squadra ai cannoni, indossavano pantaloni da marinaio, talvolta una vecchia giubba o il berretto dell'uniforme: quello splendore era riservato al turno di guardia o a quella cerimonia domenicale; mosso da carità cristiana Jack li ispezionò per pri108 mi, in modo che

potessero rompere i ranghi e non soffrire più a lungo sotto il sole. Fatto questo, tra un bel battere di tacchi, rumore di armi e rullo di tamburo, il commodoro si dedicò al lato puramente nautico. « Come vedete », bisbigliò Stephen, « le varie squadre, ognuna agli ordini di un ufficiale particolare, con le sotto squadre comandate da allievi o da aiuti nocchieri, sono disposte lungo determinate linee sul ponte. Indossano i loro abiti migliori, si sono appena fatti la barba e hanno legato con precisione il codino, operazioni che hanno richiesto due ore e mezzo: e sono stati ispezionati con cura da ufficiali

guardate, sta rimproverando un

le occasioni di biasimo sono molto

poche con un equipaggio esperto e competente come questo. » « Nessuno sarà frustato? » « No, signore, non durante una rivista generale. » « Meno male. È uno spettacolo penoso. » Jack aveva finito l'ispezione della prima squadra: disse qualche parola gentile all'ufficiale e all'allievo più anziano e proseguì. Il gruppo che aveva appena passato in rivista era composto di poppieri e di uomini destinati ai lavaggi, ma in una nave come la Surprise erano veri marinai, anche se non agili come un tempo. Stephen li conosceva bene, tranne quelli che avevano sostituito i caduti di recente; ma anche tra questi, uno era stato suo compagno di navigazione sulla Worcester. Scambiò qualche

parola quasi con tutti, specialmente con quelli che aveva curato, chiamandoli per nome, fino a circa metà dell'allineamento, quando si trovò davanti alla tipica faccia del marinaio di mezz'età, pelle scura, rugosa, cerchietto d'oro all'orecchio, alla quale tuttavia non riuscì a dare un nome. Ma il marinaio lo sapeva bene, ci era abituato, e lo aiutò: « Walker, signore, e in forma dopo la vostra pozione ». Risero entrambi; Stephen disse: « Devo prenderne un po' anch'io, per rinfrescarmi la memoria ». « E normale questa familiarità in marina? » domandò il segretario della Caroline. 109 « Solo tra gli uomini che hanno prestato servizio insieme a lungo. » «Su una nave russa una simile

osservazione

cominciò il segretario, il quale però si trattenne avvicinandosi al gruppo successivo,

al comando di Whewell, il terzo ufficiale e a tre allievi o aiuti nocchiere con esperienza. Quei

e allievi. E ora, vedete, il commodoro li passa in rivista di nuovo

allievo che non ha i guanti. Ma nell'insieme capita raramente

» « Forse il dottor Maturin potrebbe unirsi a noi all'inizio della rivista», propose Jack,

»

marinai, tutti eccellenti, servivano ai pezzi di mezza nave con una perizia e una rapidità di cui Jack era orgoglioso: molti di loro provenivano dal curioso porticciolo di Shelmerston, erano stati imbarcati quando la Surprise era una nave armata per la guerra di corsa. Stephen conosceva loro e le loro famiglie, li aveva curati spesso, per ferite gravi, scorbuto, emorroidi e le solite malattie dei marinai. Chiamava molti, se non la maggior parte, con il nome di battesimo. «Allora, Tom, come ve la passate? » IL commodoro, il comandante francese e il signor Harding erano già molto avanti e alcuni tra i compagni più svegli di Tom risposero per lui in rauchi bisbigli - Tom aveva messo incinta l'ennesima ragazza - e non mancarono le risatine soffocate. La cerimonia continuò, il piccolo corteo superò il castello e i suoi marinai, i più vecchi ed esperti della nave, passando poi ai mozzi, i pochi a bordo, sotto il capitano d'armi, e così di seguito fino alla cucina con i suoi calderoni e le sue pentole di rame scintillanti sui quali Jack passò come di rito il fazzoletto che rimase immacolato; e fino all'infermeria, che Poli Skeeping e i suoi amici avevano portato a un tale stato ultraterreno di pulizia che i due ricoverati (emorragia), schiacciati alle brande dalle lenzuola tirate fino allo spasimo e senza una piega, non osavano parlare, né muoversi, ma giacevano immobili come se il rigor mortis li avesse già raggiunti. La visita nell'infermeria, per quanto gratificante, era soltanto un preliminare della rivista generale e quando Jack, Stephen e Christy-Pallière ritornarono sul cassero trovarono tutto già predisposto, con le sedie per gli ufficiali e, per il comandante, una specie di leggio fatto con una rastrelliera per le armi ricoperta da una bandiera. «Marinai», disse Jack con un'espressione significativa, «questa domenica non leggerò un sermone, ma canteremo 110 L’Old Hundredth, il Vecchio Centesimo. Signor Adams», disse rivolto al segretario, « prego, date la nota. » IL segretario tirò fuori da sotto la giacca il diapason a fiato, la nota si levò alta e chiara e tutto l'equipaggio si unì senza esitazioni al suo comandante nel Salmo 100 in un bel coro profondo. La fregata aveva un vento moderato al giardinetto di sinistra, con la Pomone non molto distante a poppa; e quando dalla Surprise sì levò l'amen sonoro, l'inno li raggiunse al di sopra del tratto di mare, mirabilmente chiaro. Jack rimase in ascolto per un momento, poi raddrizzò il leggio, aprì il volume che il segretario gli aveva portato e lesse con voce profonda e forte gli Articoli di guerra, tutti fino al XXXV: « 'Chiunque, in servizio effettivo e a paga intera sulle navi e bastimenti di Sua Maestà, commetta sulla terraferma in qualsiasi luogo e località al di fuori dei domini di Sua Maestà un qualsivoglia crimine punibile secondo i summenzionati articoli e ordini, sarà passibile di processo e condanna come se il crimine fosse stato commesso in mare a bordo di una qualsiasi nave da guerra della marina reale britannica'». E fino all'articolo XXXVI, quello per tutte le stagioni: « 'Tutti gli altri crimini commessi da persona o persone appartenenti alla flotta e dei quali non si fa menzione nel presente atto o per Í quali non è stabilita una punizione saranno puniti secondo le leggi e i costumi seguiti in casi simili sul mare ». Durante la lettura della ben nota serie di articoli (ventuno dei quali prevedevano la pena di morte) Stephen riflette su quella mattina felice e sul palese benvolere che lo aveva circondato mentre percorreva i ponti. Raramente gli capitava di vedere tanti suoi compagni di navigazione tutti insieme e da molto tempo ormai coloro con i quali veniva in contatto nell'inferme- ria o nei momenti di ozio erano sempre stati molto seri con lui e, se non proprio riservati, almeno contegnosi, preoccupati soltanto di parlare della questione del momento, riluttanti a fermarsi a lungo, perfino imbarazzati, nessuna aperta manifestazione di simpatia e ancor meno parole di condoglianza e tutto ciò fino al giorno in cui era stato rotto il dente di narvalo, quando Bonden, Joe Plaice e qualche altro marinaio che Stephen conosceva da tempo gli avevano detto che la morte di sua Ill moglie era stata « una cosa crudele, una cosa dura — erano molto dispiaciuti per lui ». Quel giorno Stephen pranzò nel quadrato, con Richard come suo ospite. La sensazione di benessere continuò. Al di sotto rimaneva una nera desolazione, come egli sapeva bene, ma le due emozioni potevano coesistere. In

parte la cordialità del quadrato poteva essere dovuta alla presenza dell'ospite, ma forse la sua contentezza era dovuta al fatto che parlava per lo più francese (una lingua nella quale era stato follemente felice, innamorato e perfino politicamente entusiasta quando era studente a Parigi), e al

pranzo squisito; ma restava qualcosa che poteva attribuire soltanto al ritorno a quello che dopo tutti quegli anni era ormai il suo Paese, la sua nave, quell'entità complessa più facile da avvertire che da descrivere: il suo habitat naturale. Nella lunga pausa che seguì il pranzo Jack e Christy-Pallière continuarono la loro conversazione nella cabina, mentre Stephen e Richard discussero di questioni mediche. « Non intendo in alcun modo criticare il vitto della marina britannica», disse Richard quando furono soli, « un pasto eccellente, parola mia, e un ottimo vino. Ma che cos'era quell'ammasso servito come dessert? Sembrava colla eppure era croccante in superficie, e ricoperto

di salsa dolce

lo sia per chi vi è abituato, ma temo che un cibo così pesante non sia adatto al mio apparato

digerente, delicato fin dall'infanzia. Francamente, credo che potrei morire. » Dopo le solite domande, palpazioni e altre manipolazioni, Stephen suggerì un emetico che fu rifiutato con un brivido, ma un bicchierino di brandy migliorò le cose e il resto del tempo venne trascorso giocando a picchetto, tenendosi svegli con il caffè. Alla fine, però, si udì il trillo del fischietto e gli uomini vennero disposti alla banda, poi un allievo scese sottocoperta recando i complimenti del capitano: la lancia della Caroline era sottobordo. 112 Tra i due comandanti i saluti furono cordiali, ma entrambi erano rauchi per il gran parlare e quando Jack Aubrey si allontanò dall'impavesata dopo aver stretto la mano a Christy-Pal-lière aveva l'aria stanca. « Hai un minuto? » chiese a Stephen. « Come vorrei che

» «Era il budino di prugne, un piatto prelibato per la marina. » « Be', sono certo che

tu fossi stato con noi! » disse quando furono davanti alla vetrata di poppa con la nave francese che

stringeva il vento diretta su Mahón, seguita dalla sua misera nave di conserva. «Non era il caso. » «

No, suppongo di no

e un marinaio eccellente, ma tende a divagare quando parla e a seguire false piste; come ha detto e

ripetuto, la situazione nell'Adriatico è complicata, fedeltà incerte, uomini perbene dalle due parti, e molti che stanno a vedere come si mettono le cose o, come dice Christy, cercano di 'cascare in piedi'. Alcuni, ovviamente, vogliono cogliere l'occasione di fare la guerra di corsa per proprio conto o con i

Christy era rimasto

impressionato dal caos che regnava a Parigi. Era là, lo scorso anno, e dopo aver reso le dichiarazioni appropriate e prestato più volte giuramento all'ammiragliato, dopo aver protestato con chi di dovere per i continui ritardi nel pagamento per il raddobbo della Caroline a Ragusa, aveva assistito a

un'udienza mattutina presso il sovrano. C'era molta gente, e parecchi sconosciuti con l'uniforme della

marina - anche di grado elevato - lo fissavano

farsi avanti. Sapevano che Christy era appena rientrato dall'Adriatico e gli è sembrato che qualche

ufficiale di marina volesse evitarlo. Ma il re gli ha parlato con gentilezza e ha detto a un servitore di pregare il signor Lesueur di ricevere Christquel giorno stesso, dopo di che le cose sono cambiate:

conoscerlo non era più potenzialmente pericoloso. Ma non al ministero: là ha trovato nuovi fun- zionari che non sapevano nulla di lui o della sua nave — Come si chiamava? Che tipo di nave era? -,

e che lo fissavano con insistenza: gli hanno fatto ripetere le formalità. Il signor Lesueur non era

disponibile, hanno detto, ma forse Christy lo avrebbe 113 incontrato il pomeriggio seguente. Così è

stato: Lesueur si è scusato di averlo fatto aspettare per un'ora e tre quarti; Christy doveva capire che

in tempi come quelli non si era liberi, che il ministero avrebbe apprezzato un rapporto dettagliato

sulla situazione nell'Adriatico, dove si temeva che le cose fossero sfuggite di mano. E avrebbe fatto bene a fare visita all'ammiraglio Lafarge. « Christy-Pallière ha prestato servizio sotto Lafarge in gioventù: allora non si sono piaciuti e non si piacciono nemmeno adesso. Lafarge era ancora rosso di

un'atmosfera strana, fatta di cautela e di manovre per

rinnegati algerini. I più pensano che vincerà Boney; ha raccolto molti seguaci

ma se solo avessi avuto con me qualcuno per prendere appunti! E un caro uomo

collera per il colloquio precedente e ha domandato a Christy, nello stesso tono arrabbiato, chi

diavolo gli avesse dato il permesso di venire a Parigi. Senza tener conto delle sue spiegazioni gli ha detto che Sua Maestà non lo pagava per sollazzarsi nella capitale e per fare i suoi interessi: il suo preciso dovere era tornare immediatamente alla sua nave per occuparsi del raddobbo e aspettare nuovi ordini. L'ammiraglio non ha voluto starlo a sentire né rivederlo. « Christy mi ha detto che l'ammiraglio Lafarge ha un fratellastro e un cugino nell'Adriatico: si diceva che fossero stati in contatto con Bonaparte all'Elba e questa potrebbe essere una spiegazione. Ma non so di che cosa! Oh,

Ho le idee confuse: non soltanto ho paura di dimenticarmi buona parte di quanto mi ha

detto Christy, ma come lui non sono capace di tirare le fila; più di lui, anzi. Ricorderai che ha detto di poter spiegare meglio la situazione nell'Adriatico, ammesso che lo si possa fare, davanti a una

carta nautica. Vogliamo provarci anche noi? » « Volentieri. » «Allora

punta settentrionale delle Bocche di Cattaro: la Caroline è stata in raddobbo in un ottimo cantiere subito dietro il promontorio. All'interno della baia dovrebbero trovarsi due brigantini da guerra praticamente finiti. Ora passiamo a Ragusa, dove abbiamo una fregata da trentadue cannoni pronta o quasi a prendere il largo dopo un lungo raddobbo in due diversi cantieri, a parte le carenze che ho avuto anch'io e una mancanza quasi totale di cime e di gomene: è comandata da un bonapartista convinto, un certo 114 Charles de La Tour, un tipo bizzarro. Christy dice che è simpatico, in un certo senso. Un bravo marinaio e niente affatto timoroso, si è distinto in parecchie azioni: è quasi riuscito a catturare la Phoebe in porto. Ma è un uomo estremamente romantico e un grande ammiratore di Byron: ha imparato l'inglese apposta. La sola cosa di lui che Christy non sopporta è la sua passione per Bonaparte: La Tour sa tutto delle sue campagne e si dice che porti un guanto dell'imperatore sul petto. Ma proviene da una famiglia altolocata e ha ricevuto un'ottima educazione. Tra parentesi, gli ufficiali dislocati lungo la costa sono per la maggior parte a favore di Napoleone, ma pochi si sono dichiarati apertamente. Questa nave che si trova a Ragusa, stando alle voci, è stata pagata da un gruppo di algerini. È ormeggiata sotto le rovine del castello. Se ora ci spostiamo verso le isole a nord, troviamo almeno cinque o sei piccoli cantieri che costruiscono cutter, sciabecchi e brigantini destinati alla guerra di corsa, anche se i lavori vanno a rilento per mancanza di fondi e di materiali. Ma a Spalato c'è la Cerbère, pronta a prendere il largo, e il suo comandante, che non ha mai apprezzato l'impero o l'imperatore fino in fondo, sarebbe disposto ad arrendersi agli alleati di Luigi XVIII, se comparissero in forze tali da salvargli la faccia e facendo un gran baccano. Christy è preoccupato: c'è troppa gente in attesa di vedere da che parte tiri il vento; potrebbero essere d'intralcio se le cose si mettessero un po' meglio per Napoleone, distruggerebbero i rifornimenti per gli arsenali di La Valletta: legname, cordame e tutto quanto arriva dalla costa dalmata. » Fece una pausa. « E non so di quale piano ha sentito parlare, di seconda o terza mano, ma né lui, né il suo informatore hanno capito gran che: il suo informatore conosceva ben poco l'inglese, e il greco e la lingua franca di Christy sono ancora peggio. Per quanto incompleta, l'informazione lo ha colpito. Sembra che i musulmani della regione si stiano preparando a inviare a nord mercenari agguerriti per impedire l'unione degli eserciti russo e austriaco — possibilmente facendo credere a un tradimento reciproco — e in ogni caso ritardarne la marcia verso ovest, così che Napoleone abbia il tempo di far arrivare gli aiuti 115 da sud-est e dare battaglia con forze superiori. Christy ha la sensazione che la questione sia urgente, per questo ha preso il largo lasciando a terra quasi tutta l'acqua e metà cordame. » «Credo abbia ragione», confermò Stephen. «Anche l'ammiragliato è d'accordo. Perciò siamo qui. Sai che Jacob, nominalmente mio assistente, mi è stato assegnato da Sir Joseph? Lavora nel nostro dipartimento da anni, parla correntemente le lingue di queste regioni: vorrei che lo trasferissi sulla Ringle e chiedessi a William di portarlo il più velocemente possibile a Kutali -

Stephen

qui c'è Castelnuovo, sulla

abbiamo amici sinceri in quella bella città - per informarsi sulla situazione presso Sciahan Bey e il suo visir, il vescovo ortodosso e quello cattolico e quanti conosce personalmente, e poi di tornare con la stessa rapidità da noi a Malta o, se posso suggerirlo, sulla rotta per la costa dalmata. » Jack Aubrey fissò l'amico per un minuto, poi annuì. « Molto bene », disse. « Chiama Jacob e dagli le presentazioni che ritieni opportune; io penserò alla Ringle. » Toccò il campanello e disse a Killick: « I miei omaggi al dottor Jacob; vorrei vederlo appena possibile». « Dottor Jacob », disse qualche minuto più tardi, « prego, sedete. Il dottor Maturin vi spiegherà il perché di questa convocazione piuttosto brusca; nel frattempo io salirò in coperta. » Sul ponte si rivolse all'allievo addetto ai segnali: «Alla Ringle. Comandante a rapporto a bordo ». William Reade salì a bordo, l'uncino scintillante, sulla faccia un'espressione da cane da caccia intelligente che avesse sentito qualcuno estrarre un fucile. Jack lo condusse sottocoperta. « Dunque, William », gli disse guidandolo al tavolo delle carte nautiche, « qui c'è Kutali, una bella città che si arrampica sulla collina come la scala all'interno del Monument a Londra; almeno era così l'ultima volta che l'ho vista. L'accesso è facile e il fondo è buono, quindici, venti braccia da qui a qui. Però, se soffia la bora, bisogna afforcarsi con una gomena molto lunga. Dovete sbarcare qui il dottor Jacob. Con ogni probabilità ci supererete in velocità, perciò, a meno di ordini contrari, procederete per Spalato non appena il dottor Jacob sarà

tornato a bordo, sempre a tutta velocità. » 116 «Kutali, signore, e poi Spalato a tutta velocità», ripete Reade. « IL gentiluomo è pronto? » Pronto o meno, Jacob fu scaraventato sulla Ringle con le lettere

di presentazione che Stephen aveva scritto agli amici di Kutali, una camicia pulita che Killick gli

aveva infilato nella borsa, il suo abito migliore e le parole di Stephen: « Dobbiamo sapere se i messaggeri della fratellanza sono partiti e, in tal caso, se possono essere intercettati. Non abbiamo problemi di denaro ». La Ringle superò effettivamente la Surprise e la Pomone, ma non quanto avrebbe potuto se il capitano Vaux non si fosse ormai abituato ai modi della sua nave e non ne avesse

regolato l'assetto, appoppandola un po', tanto da farle guadagnare velocità in quell'andatura al lasco con vento moderato. All'alba, doppiato il capo di Santa Maria, la goletta era appena visibile dalla testa d'albero, ma scomparve con il sorgere del sole, che si alzò dalle alture del Montenegro lasciando nell'ombra la costa lontana, sebbene allo zenit il cielo fosse già di un azzurro chiaro e luminoso. Jack e Stephen conoscevano bene quella costa, avevano risalito lo Ionio e parte dell'Adriatico con quella stessa nave. Si avvicinarono alla terraferma con un bel vento da velacci al giardinetto sinistro e ben presto il mare si popolò di feluche, di trabaccoli, di mercantili di varie attrezzature e dimensioni diretti alle Bocche di Cattaro o provenienti da quella splendida baia, nonché di pescatori, alcuni su veloci sciabecchi attrezzati per la pesca al palangaro, le lunghe canne sporgenti ai lati come antenne di insetti giganteschi. Uno di quei pescatori salutò la Surprise e, accostandosi, mostrò il pescato, un unico tonno, ma così grande da occupare il fondo dell'imbarcazione, un pesce sufficiente a nutrire duecento uomini. Il padrone della barca, un tipo gioviale, gridò a Jack: « Buon mercato, oh, molto buon mercato! » e fece il gesto di mangiare con gran gusto. « Passa parola al cuoco », disse Jack e al cuoco che si puliva le 117 mani sul grembiule,

in piedi davanti a lui: « Franklin, fate un salto su quella barca, accertatevi che il tonno sia fresco e

concordate un buon prezzo ». Franklin era ritenuto un intenditore di pesce e conosceva la lingua

franca. « Freschissimo, signore! » gridò Franklin dalla barca. « E ancora caldo! » « Parlate in modo figurato? » domandò Stephen. « Sarebbe a dire, signore? » « Caldo nel senso di appena ucciso, come

si direbbe di un coniglio? » IL cuoco parve confuso e non rispose, così Stephen discese con fatica

lungo la murata, incespicò nella falchetta dello sciabecco e cadde in ginocchio nel sangue del tonno. « Signore! » esclamò il cuoco, rimettendolo in piedi, « ora vi siete rovinato i pantaloni, non verranno mai più puliti, tanto vale che mettiate la mano nel posto dove l'hanno fiocinato e da dove esce tutto

questo sangue. » « Perdio! Avete ragione, è caldo! » riconobbe Stephen, rialzandosi e stringendo la

mano esitante di Franklin. « Una cosa contro natura, sono stupefatto, stupefatto e deliziato. » ILcuoco fissò il prezzo in una discussione animata di cinque minuti, riferì al commissario, il quale fece segno

di sì, poi si rivolse a Stephen: « Con il vostro permesso, signore! » Una ghia doppia scendeva dal

pennone di maestra per issare a bordo l'enorme creatura. Stephen salì a bordo lasciando ovunque tracce di sangue e, liberandosi dalle mani zelanti di Killick, si precipitò sottocoperta: «È meraviglioso, meraviglioso! Devo assolutamente prendere un termometro! » L'equipaggio pranzò con quel tonno gigantesco ed essendo giovedì, giorno di cucito e di rammendo, gli uomini indugiarono in coperta, alcuni russando sonoramente, godendosi beati la brezza tenue che temperava il calore del

sole. « Non ricordo una giornata più piacevole », disse Stephen alzando lo sguardo dai suoi appunti,

« e vedo là, proprio al di sopra dell'altura alle spalle di Castelnuovo, una coppia di aquile anatraie maggiori, quasi dove ho avvistato le mie prime. Mi di118 spiace soltanto che Jacob non sia qui per

constatare la temperatura del sangue di quel tonno. Ma ne riferirò alla Royal Society, ah, ah

Intinse la penna, bevve un sorso di caffè e riprese a scrivere. « I complimenti del signor Harding, signore », annunciò un allievo, « il cutter è sottobordo. » Jack lo seguì e guardando in basso si congratulò per l'aspetto squallido dell'imbarcazione. « Bel lavoro, signor Whewell, non credo che qualcuno potrebbe mai collegarla alla marina britannica. » « Spero di no, signore », disse Whewell,

a bordo del cutter, guardando il grasso, il sudiciume, il disordine a prua e a poppa, il sartiame pieno

di nodi e gli uomini semi nudi dall'aspetto poco raccomandabile. « Non ho voluto salire a bordo così

conciato. » « ILquadrato sarebbe arrossito di vergogna», convenne Jack. « Bene, ora scostate, signor Whewell, per cortesia. Fortunatamente il vento sta girando e non credo che avrete bisogno di vogare tornando alla nave. » E così fu. All'alba il cutter fu avvistato mentre doppiava la punta di bolina stretta e a una velocità di almeno cinque nodi. L'equipaggio aveva trascorso gran parte del tempo a

lavarsi e a ripulire la barca; le vele e l'attrezzatura non avrebbero potuto rendere onore alla fregata fino a quando il nostromo e il mastro velaio non le avessero prese in mano, ma Whewell non esitò a salire a bordo e nemmeno a fare colazione con il commodoro e il suo chirurgo. « Sì, signore », riferì, « era proprio là davanti al vecchio castello, come avevate detto, ma era accompagnata da due polacche armate o, meglio, da una polacca e da una saettia; direi entrambe algerine. » « Quanti cannoni avevano? » « È difficile dirlo, signore, perché i portelli erano chiusi e vele e cordame pendevano ai due lati: probabilmente dodici su una e otto sull'altra. Da nove libbre, anche se non ne

Jack non sapeva

sono sicuro. C'era moltissima gente a bordo. » «Batterie costiere, immagino

fingere. 119 Stephen capì che non voleva preoccuparli, e continuò a fissare il caffè nella tazza. « Sì, signore: una a ogni estremità del molo. Non volevo darmi troppo da fare con il cannocchiale, ma mi è parso di vedere sei piazzole in ciascuna. Non so dire nulla sul tipo di cannoni. » « No, naturalmente.

» Una pausa. « Signor Whewell, prego, prendete del bacon. Alla vostra destra, il piatto coperto. »

»

»

CAPITOLO V

Quando il capitano Vaux rispose al segnale e si presentò a bordo dell'ammiraglia, nella cabina

aleggiava ancora l'aroma del caffè, del bacon e del pane abbrustolito. «Buongiorno, Vaux», lo salutò il commodoro offrendogli una sedia. « IL signor Whewell mi ha appena aggiornato su Ra-gusa, dove

è all'ancora la fregata bonapartista. Come sapete è ormeggiata al molo di fronte al vecchio castello. Era a corto di scorte e di cordame, ma ora sembra che sia stata rifornita dagli amici algerini: in questo momento è affiancata da una polacca e da una saettia, entrambe armate con una ventina di cannoni, da nove, al massimo dodici libbre. Ci sono anche due batterie costiere da sei cannoni, non

sappiamo di quale potenza. Ora, se, come sembra probabile, ha cime e gomene sufficienti, salperà con le due compagne algerine. Vista la situazione attuale si mormora che Napoleone tornerà presto al potere, perciò credo che dovremmo occuparci di questa fregata senza indugio, saliamo la costa, pronti per l'azione, e intimiamo la resa alfrance-se: se non lo farà, tanto peggio per lui. O per noi, visto che ha cannoni da diciotto libbre. Oggi sarebbe giorno di magro, ma ho ordinato di servire

carne di manzo anziché piselli secchi: dobbiamo essere in forze per la battaglia. Potreste prendere in

considerazione la cosa

una velocità costante dovremmo raggiungere Ragusa ai quattro o cinque colpi della guardia del pomeriggio. Ma c'è la faccenda delle batterie costiere. Il signor Whewell riferisce di una batteria alle due estremità del molo. Venite a vedere sulla carta. Ecco qui. Non sa che tipo di cannoni fossero, ma perfino pezzi da nove libbre, ben usati - in generale l'artiglieria francese è eccellente - potrebbero disturbarci mentre ci avviciniamo, portandoci via aste e addirittura alberi. La vostra fanteria di marina è al completo, non è vero? » « Sì, signore. Al comando di un bravo ufficiale, il luogotenente Turnbull. » 121 « Bene, in tutto abbiamo sessantacinque uomini. Ho pensato che, sbarcandoli qui », disse Aubrey indicando una piccola baia a sud molto vicina a Ragusa, «potrebbero passare facilmente nella spiaggia adiacente al di là di questa cresta e attaccare alle spalle le batterie. Il molo li proteggerebbe dai cannoni della fregata, una volta che lo avranno raggiunto. Parliamone agli ufficiali della fanteria di marina e sentiamo che cosa ne pensano. Il vostro signor Turnbull è il più anziano, mi pare. » « Sì, signore: e ha comandato azioni brillanti sulla terrafer-ma. » « Molto bene. Mentre noi ci occuperemo delle munizioni e predisporremo le attrezzature da battaglia, esamineranno il piano. Credo che dovremo levare l'ancora ai quattro colpi, così potremo pranzare e sgombrare i ponti senza fretta. » Nessuna fretta, tanto che Stephen, quando un po' prima dell'ora stabilita giunse a poppa dopo aver osservato dai masco-ni il volo di pellicani della Dalmazia, forse provenienti dal lago di Scutari, trovò Jack Aubrey che suonava il violino: la cabina era piuttosto spoglia, ma non era ancora stata sgombrata per la battaglia. Jack ascoltò il resoconto sui pellicani, centinaia di pellicani, e sulle loro curiose evoluzioni, tipiche della stagione degli accoppiamenti, poi disse: « Non so nulla di volatili, come sai, ma permettimi di darti un esempio di umanità: gli ufficiali della fanteria di marina sono venuti da me per dirmi cosa ne pensano del piano di attacco. Lo hanno definito eccellente: l'idea di avanzare sotto la protezione del molo è piaciuta, ma hanno chiesto che, visto il gran caldo, i loro uomini potessero indossare pantaloni invece delle brache attillate e delle ghette, e togliersi la cravatta ». Quattro colpi della campana, forti e chiari; e la voce del signor Harding, ancora più forte e più chiara, dette il comando di mettere in forza le barre del cabestano. Da quel momento in poi non fu più il caso di suonare il violino o di conversare, poiché le barre in forza, anche se il cabestano non si trovava direttamente sopra le loro teste, si spingevano all'indietro fin quasi alla ruota; una volta assicurato il viradore alla gomena, quando 122 questa fu in tensione e il nostromo ebbe gridato « Vira! » mentre un vecchio marinaio prodiero dall'aspetto rinsecchito, in piedi sulla testa del cabestano con il suo piffero, suonava il motivo di « Vira e vira e vira ancora, forza ragazzi, l'ancora affiora», lo spazio sottocoperta fu riempito da un frastuono dominato dallo scalpiccio ritmico degli uomini al cabestano, punteggiato da innumerevoli grida e dal rumore indescrivibile dell'enorme gomena che rientrava a bordo impregnata d'acqua, attaccata al viradore con salmastre, e una volta liberata sprofondava pesantemente nella stiva dove uomini robusti l'addugliavano ordinatamente. La fregata scivolò rapidamente sull'acqua, poi più lentamente fino a quando il nostromo non gridò: «Ancora a picco, signore! » e l'ufficiale di guardia non rispose: « Pronti a salpare! » La voce straordinariamente penetrante di Eddie Soames, l'eunuco della nave, sempre pronto a una battuta, fece riecheggiare il grido nelle profondità della fregata. Gli uomini della

» « Ordinerò il manzo, signore », convenne Vaux. « Con questo vento e a

Surprise, che avevano compiuto quei gesti centinaia di volte, agganciarono l'ancora al capone e la rizzarono, poi si affrettarono a raggiungere i posti di manovra. Ma da poppa non arrivò alcun comando. Jack e Somers si erano accorti che gli uomini della Pomone, meno esperti, non riuscivano a caponare l'ancora; alcuni erano addirittura caduti in mare. « Pronti a salpare e ripescare! » gridò Eddie Soames, « ah, ah, ah!» Furono ripescati in fretta, e poco dopo la Pomone spiegò le vele, assumendo la posizione corretta a una gomena di distanza dalla poppa dell'ammiraglia. Le due navi risalirono la costa con facilità, entrambe completamente sgombrate per l'azione, ogni cosa ben

sistemata nella stiva, le rastrelliere delle munizioni riempite, gli schermi piazzati sopra i depositi, la coperta cosparsa di sabbia bagnata, le sciabole corte affilate e a portata di mano con le asce da abbordaggio e le pistole, mentre nel ventre della nave il tavolo operatorio di Stephen (casse degli allievi legate insieme e coperte di tela da vele numero otto ben tesa) era pronto, la lanterna appesa, garze, tamponi di ovatta e rotoli di bende che coprivano le catene rivestite di cuoio necessarie per 123 alcune operazioni. Da un lato si trovavano lugubri seghe, divaricatori, pinze, bisturi (affilati e dalla punta smussata), forcipi, trapani e coltelli per amputazioni a taglio singolo e doppio che Poli e l'amica, la cognata del nostromo, avevano messo in ordine, tutte e due in grembiuli inamidati, pettorine e maniche, e con le cuffie candide. Infine buglioli e la consueta abbondanza di redazze. Navigavano con il vento in poppa, non l'andatura migliore per la Surprise, ma un'andatura che eliminava quasi la sensazione del movimento e questo, in aggiunta alla perfetta regolarità del moto ondoso, contribuiva all'impressione di irrealtà. Il tempo sembrava non esistere, se non per la successione dei colpi della campana e, a dispetto dell'aspetto marziale, gli uomini ben rimpinzati contemplavano la costa piana e deserta che scorreva a poca distanza o sonnecchiavano. A quella velocità la nave era silenziosa e si udiva distintamente Naseby, rinchiuso nella stiva, ululare di noia. Jack, Stephen e il nocchiere erano a prua, quest'ultimo con una bussola azimutale in mano. «Mi sembra che una volta doppiata la punta, ci troveremo in una piccola baia poco profonda e si dovrebbe vedere Ragusa», disse Jack. « IL nostro dottore è stato qui due volte. Che cosa ne pensa? » « Se nella baia c'è una bassa isola, piena di sterne in questo periodo dell'anno, allora sì », confermò Stephen. « Si può vedere la cima della torre del castello in rovina, a metà del pendio laggiù. » « IL mio strumento non è così preciso », disse il signor Woodbine, « ma sono d'accordo con voi. » Le due navi doppiarono la punta e davanti a loro, a dritta, si aprì una baia poco profonda, con un'isoletta bassa al centro; perfino a quella distanza videro innumerevoli uccelli andare e venire, mentre Stephen, impossessatosi del cannocchiale del commodoro con un semplice « col tuo permesso » e

appoggiatolo al capone ne elencava i nomi: « Sterna zampenere

credo, sì, credo

Un'altra

che sia un mignattino alibianche. Stupefacente». Si voltò 124 per condividere con gli altri il suo stupore, e scoprì di essere solo. Entrambe le navi calavano già in mare le scialuppe e i fanti di marina, con i moschetti scintillanti e le giubbe rosse che brillavano nel sole, stavano per imbarcarsi. Le scialuppe si allontanarono, cariche fino alle falchette, la pinaccia della Pomone aveva addirittura smorzato il cigolio dei remi, e si diressero verso la costa sotto la punta, dove la torre del castello in rovina spezzava il profilo regolare dell'orizzonte. Gli uomini sbarcarono, smovendo appena la sabbia del fondo; poi, mentre le scialuppe facevano rotta verso l'estremità settentrionale della baia, Jack fece vela per recuperarle. Cinque minuti più tardi comparve Ragusa, un antico agglomerato a nord del castello; e in fondo alla baia, la fregata e le sue due compagne algerine. Sull'acqua calma scivolavano alcune imbarcazioni, e il buon vento da velacci spirava ancora da sud sud-ovest. La Surprise e la Pomone chiamarono gli uomini ai posti di combattimento, Jack ordinò di alzare la bandiera e disse al nocchiere: « Signor Woodbine, portatemi a venticinque iarde dal suo mascone di

sterna maggiore, che bellezza!

mignattino

Beccapesci

molte sterne comuni, care creature

fraticello

sinistra, poi mettete a collo le gabbie. Il dottore mi farà da interprete ». La fregata francese ferveva di attività: sembrava che volesse levare gli ormeggi. La polacca aveva già salpato l'ancora e la compagna lo stava facendo. La Surprise si portò tra le due e la fregata, mise a collo le gabbie e rimase là a dondolare dolcemente. Jack chiamò il francese, il grido consueto sul mare: « Che nave? » Stephen tradusse. Sul cassero un giovane particolarmente avvenente — uniforme di capitano di vascello e tricorno, che sì tolse - rispose: «Ardent, della marina imperiale ». A quelle parole sulla nave francese si levò un'acclamazione generale e impressionante: « Vive l'Empereur!» « Mio caro signore », continuò Jack ricambiando il saluto, « la Francia è attualmente governata da Sua Maestà cristianissima Luigi XVIII, alleato del mio sovrano. Devo chiedervi di issare i colori appropriati e di accompagnarmi a Malta. » 125 « Mi dispiace deludervi », ribatte il capitano delY Ardent, pallido per la collera, « ma sarebbe contrario al mio dovere. » « Mi addolora dover insistere, ma se non acconsentirete saremo obbligati a usare la forza. » Durante lo scambio, reso più lungo dalla necessità di tradurre, con bordi corti gli algerini si erano portati al fianco sinistro della Surprise e sulle polacche si gridavano ordini. « Cannoni in batteria su entrambi i lati », gridò Jack. Le squadre ai cannoni erano pronte e i portelli pitturati di rosso si alzarono, mentre due secondi dopo le bocche da fuoco venivano portate in batteria con un rombo cupo. La nave francese fece lo stesso. «Messieurs les Anglais, tirez les premiers!» ordinò il capitano dell’Ardent. Non fu mai accertato chi avesse sparato il primo colpo: quando sulla saettia vi fu un'esplosione casuale, entrambe le fregate fecero fuoco il più rapidamente possibile, un fragore enorme, assordante che riecheggiò dal castello e dal molo, un fuoco che ricoprì la spiaggia limitrofa con una densa nube di fumo bianco lacerato da lampi rossastri. All'inizio il fuoco della Surprise fu piuttosto lento, la fregata non aveva uomini sufficienti a servire i cannoni dei due bordi contemporaneamente, ma ben presto i leggeri velieri algerini scoprirono di non poter reggere il peso dei suoi colpi e si portarono fuori tiro. Il ruggito dei cannoni dell1Ardent era stato potenziato all'inizio dalle batterie costiere che sparavano con pezzi da diciotto libbre, ma nonostante il tumulto della battaglia la Surprise notò che il fuoco di queste andava scemando: gli uomini si scambiarono cenni e sorrisi, dicendo: « Fanti di marina! » I fanti di marina avevano appena fatto tacere l'ultimo cannone delle batterie costiere che tre tiri ben diretti dai cannoni poppieri della Surprise, mentre la nave si abbassava nel rollio, sfondarono la murata deiYArdent, raggiungendo la santabarbara. Una piccola esplosione, un principio di incendio e poi, a qualche secondo di distanza una seconda esplosione più grande. Nel cielo s'innalzò un'enorme colonna di fumo e fiamme, che oscurò il sole. 126 Un terzo della fregata, a poppa, era saltato in aria: i relitti si inabissarono lentamente, seguiti dal resto della nave, e ciò che restava della fregata giacque sul fondo, solo l'albero di parroc-chetto visibile, il mare sconvolto e sferzato dalla caduta dei rottami, l'intera coffa di maestra con parecchi piedi dell'albero, grandi aste quasi intatte, innumerevoli bozzelli ed enormi pezzi di legno in fiamme, quasi irriconoscibili: per la maggior parte ricaddero vicino alla costa, ma i detriti più piccoli continuarono a piovere dal cielo per qualche minuto, alcuni ancora fumanti. « Cessate il fuoco! » gridò Jack nel silenzio ovattato che seguì. « Ritirate i cannoni. Signor Harding, mettete in mare le scialuppe che ci sono rimaste» - la lancia sulle taccate era stata completamente sfondata - « e chiamate la Pomone a portata di voce. » Scese rapidamente sottocoperta, dove Stephen si stava raddrizzando dopo aver steccato un braccio rotto e ferito che Poli bendava con rapidità ed efficienza. « IL dottore vi rimetterà in sesto in un baleno, Edwardes », disse al paziente e, prendendo Stephen da parte, gli chiese quanto fosse urgente la loro missione a Spalato. « Oh, è urgentissima », rispose Stephen e Jack annuì. « D'accordo. Quali sono i danni? » « Harris ucciso da una pallottola di moschetto, sei ferite da schegge, una grave e due da bozzelli caduti. » Un modesto conto del macellaio. Jack disse una parola a ognuno degli uomini in attesa di essere

medicati e ritornò in coperta. La Pomone si era già affiancata. « Capitano Vaux, avete avuto molti danni? » « No, signore, per un combattimento così accanito, anche se breve. Quattro ustionati, un

cannone ribaltato, quattro paia di sartie tranciate e danni alle manovre correnti. Qualche contuso per

la caduta di bozzelli e legni. Ma le scialuppe sono intatte. » « Allora calatele in mare, per favore.

Raccogliete quanti naufraghi potete e recuperate i nostri fanti di marina. Sbarcate i prigionieri a Ragusa, Ragusa Nuova, più a nord lungo la costa, e poi seguitemi a Spalato senza perdere un momento. » 127 Durante l'ultima parte della navigazione verso Spalato (ostacolata da un vento capriccioso, a tratti una bora furiosa, così forte da strappare il gratile della vela di straglio di trinchetto, seguita da una brezza tenue in poppa, spesso spenta in una calma piatta; anche la natura difficile della costa dalmata, con le sue molte isole, aveva fatto la sua parte, per non parlare delle perfide scogliere), Stephen trascorse la maggior parte del tempo a riva, sulle crocette dell'albero di gabbia. Grazie ad anni di pratica era riuscito a salire fino alla coffa di maestra, sebbene a nessuno

piacesse vederlo lassù, per quanto il mare fosse piatto; e asseriva di poter salire ancor più in alto, fino alle crocette, in tutta sicurezza, ma Jack aveva ordinato a John Daniel di accompagnarlo ogni volta che avesse voluto contemplare qualcosa da un'altezza superiore a quella dell'affusto di un cannone in caccia. Daniel aveva navigato in quelle acque su una nave della squadra di Hoste e una volta vinta la timidezza non soltanto ne aveva indicato a Stephen promontori, capi e isole, ma gli aveva descritto alcune azioni navali alle quali aveva partecipato, spesso con il numero dei colpi sparati e il peso della polvere consumata. A Stephen il giovane piaceva, così aperto, cordiale e sincero e un giorno, mentre erano appollaiati lassù, gli disse: « Signor Daniel, credo che per voi i numeri contino molto, non è così? » « Sì, signore, è vero. Il numero è al centro di tutto. » « L'ho sentito dire da altri: e un gentiluomo che ho conosciuto in India mi diceva che i numeri primi possiedono una qualità particolare. » « Sì », convenne Daniel annuendo. « Danno un vero piacere. »

« Quale genere di piacere? » « Non saprei spiegarlo, signore

ma, secondo voi, quanti piedi ci sono da qui al

ponte? » « Be', signore », rispose Daniel guardando in basso, « direi centododici. O è meglio centotredici, che è un numero pri128 mo? » Guardó Stephen, aspettandosi di vedere in lui lo stesso piacere per i numeri, ma Stephen si limitò a scuotere il capo. « Ad alcuni la musica non da alcun

piacere: io temo di non provare nulla della gioia che danno i numeri primi e le quantità irrazionali, o la matematica nel suo complesso. Vorrei che non fosse così. Mi piacerebbe far parte della schiera di

matematici come Pascal, Cardano

me piace semplicemente giocare con i numeri: stabilire la posizione della nave con una serie di

osservazioni per quanto possibile precise, calcolare la velocità, l'interesse di dieci sterline investite mille anni fa al due e tre quarti per cento, giochi così. » « Una volta un antiquario », disse Stephen dopo una lunga pausa, « mi ha mostrato l'illustrazione di un amphisbaena, un serpente con una testa a ogni estremità. Ho dimenticato il significato morale della creatura, ma ne ricordo la forma, la sua invidiabile capacità di guardare contemporaneamente a prua e a poppa », disse sottolineando leggermente l'espressione nautica. « È dall'ultimo colpo della campana che mi contorco come un'anima dannata per vedere la Pomone e la Ringle, che Dio la benedica, nonché la favolosa città di Spalato. Ho le natiche doloranti. » «Be', signore», suggerì Daniel, «credo di potervi aiutare; quale volete vedere per prima? » « Oh, la Ringle, senza alcun dubbio. » « Allora mi girerò per guardare a poppa e se la Pomone comparirà all'orizzonte prima del tramonto, o nel caso vogliate ridiscendere sul ponte, vi avvertirò. Ma prima che mi giri, vorrei che osservaste ancora Brazza, la grossa isola al

» « Oh », esclamò Daniel, « io non sono un matematico così, a

percezione della quantità è come limitarne la natura

» « Vedere il numero solo come

di là della punta di Lesina; alla sinistra di Brazza, c'è una terra bassa e quando saremo un po' più

vicini potrete vedere uno stretto passaggio tra le due. Lo si vede già, con il cannocchiale. » « E vero:

molto scuro e molto stretto. » « Be', dal modo in cui sta regolando l'assetto delle vele, credo che il signor Woodbine voglia portarci là, nonostante il vento al traverso. Conosce benissimo queste acque. Non è un passag129 gio molto lungo, grazie a Dio, e noi abbiamo una nave bolinie-ra. Una volta usciti, avrete davanti a voi Spalato. » Spalato era in effetti davanti a loro, gli orrori del passaggio strettissimo e scurissimo dimenticati e con il sole al tramonto che avvolgeva di una gloria indistinta, ma meravigliosamente emozionante, l'enorme rettangolo del palazzo di Diocleziano. E prima che la

Surprise fosse del tutto uscita dal canale la voce della vedetta in testa all'albero di trinchetto gridò: « Ponte! Ponte! La Ringle al mascone di dritta! » Immediatamente Jack impartì gli ordini e non appena entrata in acque libere la fregata, a secco di vele, si mise alla fonda con un ancorotto nella lieve corrente verso il largo. Era già buio e si vedevano le lucciole sullo stretto quando la Ringle si affiancò e Reade salì a bordo della Surprise seguito dal dottor Jacob. Jack condusse entrambi sottocoperta, ma Jacob sanguinava così abbondantemente da una ferita che si era procurato salendo lungo la murata, probabilmente su un tratto di frisata scheggiato, che Stephen dovette portarlo via:

mise le sue brache in acqua fredda, ricucì lo squarcio e pregò Poli di fasciarlo e di trovare un paio di pantaloni che gli andassero bene. Nel frattempo Jacob domandò: « Non avete ricevuto i miei dispacci, non è vero? » « Nemmeno uno. I messaggeri della fratellanza si sono mossi?» « Tre giorni fa. I vostri amici di Kutali mi hanno accolto magnificamente e mi sono stati d'aiuto: lasciate che vi riassuma. In primo luogo, lo sceicco di Azgar ha promesso la somma richiesta per i mercenari, la notizia è di almeno una settimana. I russi e gli austriaci stanno ancora tergiversando, sospettano l'uno dell'altro, mentre cresce l'ardore dei bonapartisti musulmani: un pellegrino di ritorno da un santuario sciita dell'Atlante ha riferito di aver visto, attraversando Azgar, pesare l'oro alla presenza di Ibn Hazm. I capi della fratellanza si sono incontrati in 130 un villaggio musulmano, hanno risolto le antipatie personali e le rivalità e hanno inviato a Durazzo cinque dei loro membri più autorevoli, due dei quali molto influenti a Costantinopoli; cambiano i cavalli nei luoghi di sosta dei pascià. Là prenderanno uno dei veloci battelli di Selim per Algeri. Una volta ad Algeri dovranno pregare il dey

di trasportare il denaro, il tesoro, promesso dallo sceicco. Possiamo intercettarli tra Pantelleria e

Kelibia. » Jack si affacciò alla porta dell'infermeria. « Chiedo scusa per l'interruzione, volevo solo sapere dal dottor Jacob dove si trova la fregata francese. » « Sul lato della Marsa, signore,

all'estremità settentrionale. Alcuni mercantili provenienti dalla costa della Barberia sono lì vicino. » « Quanti cannoni ha? » «Mi dispiace, non lo so, signore; secondo il segretario, un numero tale che non avrebbe potuto arrendersi salvando la faccia a una piccola fregata con cannoni da nove libbre. » « Capisco », disse Jack. « Grazie. » « Temo di averlo offeso », si rammaricò Jacob quando la porta si chiuse. « Mai sia, collega », lo rassicurò Stephen. « Prego, continuate. » Ma Jacob era rimasto così male per quell'occhiata gelida, che impiegò del tempo a riordinare le idee. « Sì », disse alla fine, « be', mi sono permesso di avvertire il nostro amico di Ancona e di organizzare un incontro con i capi carbonari non appena foste stato qui. Spero non vi dispiaccia. » « Niente affatto. A che ora? » « Subito dopo il sorgere della luna. » « Ovvero? » « Penso sia di notte, ma non so essere più preciso di così. » « Ho visto la luna anche di giorno, è così strano con il sole. Tuttavia domanderò al commodoro. » « Mio caro commodoro », disse poco dopo, « sapresti dirmi a che ora sorge la luna stanotte? » « Trentatré minuti dopo la mezzanotte; è esattamente a cinque gradi sotto il pianeta Marte.

E, Stephen, lascia che ti dica 131 una cosa: la Pomone è nel canale, a non molta distanza a poppa. Se

potessi decidere da solo, manderei a bordo della fregata un ufficiale che parlasse francese per riferire al suo comandante che la Pomone, una fregata da trenta cannoni da diciotto libbre e la Surprise, con cannoni da dodici libbre, entreranno nella rada domani alle prima luci dell'alba, spareranno una mezza dozzina di bordate a salve a distanza ravvicinata, alle quali la fregata francese

risponderà allo stesso modo e poi, salvata la decenza, faremo tutti vela uscendo attraverso il passaggio più ampio a nord-ovest, se questo vento tiene, e procederemo per Malta. Ma questo

interferisce con i tuoi piani? » « Niente affatto: se vuoi, andrò io a bordo della Cerbère. » « Sarebbe bello, Stephen. Vuoi che metta la proposta per iscritto? » « Grazie. » Jack scribacchiò qualcosa, gli porse il foglio e disse: « Noterai che ho sottolineato a salve: ma nella confusione il poveretto potrebbe dimenticarsi di scaricare i cannoni prima di sparare la sua bordata. Ricordaglielo, per

Ma con tatto, con molto tatto, d'accordo? » « Quando è meglio che vada? » domandò

Stephen quasi non avesse ascoltato, ma riflettendo sulla grafia grande, chiara, in certo modo rotonda e femminile dell'amico, sulla sua capacità di reagire tempestivamente nei momenti di crisi e sulle sue non poche manchevolezze. « Non appena avrai indossato l'uniforme, e Killick ti avrà portato la parrucca migliore. Scialuppa e bansigo saranno pronti. » IL comandante e gli ufficiali della Cerbère erano persone intelligenti e, dal momento che un comandante sceglie in genere uomini che la pensano come lui, erano tutti d'accordo. Volevano uscire da quella situazione e quando videro la luce di un'imbarcazione che vogava con stile navale provenendo dalla stretta imboccatura del porto di Spalato tirarono un sospiro di sollievo. 132 La osservarono attentamente con i cannocchiali notturni e, quando fu chiara la sua intenzione di accostarsi alla fregata, l'ufficiale di guardia ordinò di predisporre un bansigo: avevano già assistito al tragico tentativo del dottor Jacob di salire a bordo. Salutarono la scialuppa per amore della forma e furono alquanto sorpresi quando la risposta « Un messaggio da parte del commodoro inglese » non fu data nel francese di Jacob. Tuttavia, calarono il bansigo e Stephen salì a bordo con la dignità concessa da un tale mezzo, ma per lo meno asciutto, pulito e in ordine. Ricambiò il saluto del comandante in seconda, disse che avrebbe voluto parlare con il comandante e venne introdotto nella cabina di poppa. Il capitano Delalande lo ricevette con un inchino grave, ascoltò in silenzio ciò che aveva da dire e quando Stephen ebbe finito disse: « Siate così gentile da riferire al commodoro, con i miei omaggi, che accetto tutte le sue proposte e risponderò alle sue bordate a salve e a quelle della nave di conserva con un ugual numero di tiri parimenti a salve, lo seguirò attraverso il canale di Spalato e poi faremo rotta verso Malta». Dette un colpo di tosse, si rilassò e gli offrì un caffè. Dopo che ebbero bevute due tazze e gustato biscotti dalmati alle mandorle, ogni tensione tra loro sparì, e Stephen domandò se avesse mai saputo di tiri a

favore

salve per un saluto o simili nei quali fosse partito per errore un proiettile perché si era dimenticato di scaricare i cannoni. « No, signore. In caso di saluto o cose del genere ci piace che i cannoni facciano rumore, per questo ritiriamo il proietto, in se stesso abbastanza prezioso, ve lo assicuro, il ministero ne fa un gran conto; lo sostituiamo con altra borra e talvolta con un disco di legno o due. » Dopo averlo ringraziato Stephen si congedò e uscì, scortato da un ufficiale; notò sguardi di approvazione, perfino amichevoli, non soltanto sul cassero, ma anche tra gli uomini a mezza nave: non solo nella marina britannica, concluse, la segretezza era un bene raro a bordo di una nave. 133 « Mio caro William », disse, al sicuro sul ponte della Ringle, « possiamo dire che la luna sorgerà presto? » « Tra mezz'ora, signore », disse Reade. « In questo caso, siate così gentile da prestarmi la vostra piccola scialuppa e un marinaio serio, affidabile, sobrio per portare me e il dottor Jacob a terra

tra venti minuti. » « Certamente, signore, con piacere. » «Jack», disse entrando nella

cabina dove il commodoro e il suo segretario erano impegnati con i registri dei conti, « chiedo

diciamo

venia

aspetta domani alle prime luci dell'alba. » « Oh, sono davvero

fratellanza sono già in viaggio per Algeri. Ora devo scrivere una minuta per Malta e poi scendere a terra per un incontro. A domani, fratello. » « I dottori vanno a terra », disse Joe Plaice al suo vecchio amico Barrett Bonden. « Non gli do torto », commentò Bonden. « Non dispiacerebbe neanche a me

» « D'altro canto i messaggeri della

» «A domani, signor Adams. » «

volevo riferirti che il capitano Delalande ha accettato: vi

dare un'occhiata a Spalato. Probabilmente accenderanno una candela a qualche santo. » « Un modo fine di mettere la cosa », osservò Plaice. Ai sei colpi della seconda comandata, quando tutti i cannoni di sinistra e la maggior parte di quelli di dritta erano stati scaricati e ricaricati con la polvere che Jack usava per il saluto, i dottori rientrarono, aiutati a risalire a bordo da possenti marinai, e sgattaiolarono stanchi e curvi verso le rispettive brande. « Tutti e due a pezzi », commentò l'aiuto cannoniere. « Santo cielo, non stanno neanche in piedi. » 134 « Be', sono anche loro esseri umani », disse il quartiermastro alle scotte. « Eccovi qua, signori », li salutò il commodoro. « Di nuovo a bordo, a quanto vedo. Vi suggerisco di dormire, finché potete, tra poco ci sarà un gran chiasso. » « Ancorotto a picco! » gridò Whewell dai masconi. « Sbrigarsi a salpare, signor Whewell », disse Jack; e dirigendo la voce a poppa: « Siete pronto, cannoniere? » « Pronto, signore », rispose il capo cannoniere, biblico toro di Bashan. « Signor Woodbine », disse Jack al nocchiere, « avviciniamoci:

solo le gabbie. Riuscite a vedere le luci del francese, non è vero? » « Oh, sì, signore. » « Allora dirigete su un punto a una gomena di distanza dalla sua poppa, poi risalite a cinquanta iarde dalla sua murata sinistra. Per allora sarò di nuovo in coperta. » Andò a poppa e chiamò al di sopra dell'acqua nera: «Pomone!» « Signore? » rispose il capitano Vaux. « Sto per muovermi. » « Molto bene,

signore. » « Uomini a fare vela», disse il nocchiere al nostromo; e subito si udì il trillo del fischietto.

« Gabbie », disse il nostromo. In un silenzio quasi assoluto gli uomini ai matafioni, alle scotte, ai

caricascotte e agli imbrogli, ai manti, alle drizze e ai bracci si diedero da fare quasi senza una parola

e con rapidità: un bell'esempio di tempismo, coordinazione ed esperienza, se mai qualcuno non lo

avesse dato per scontato. Le gabbie furono spiegate e bordate a segno: la nave cominciò a muoversi,

con un vento tiepido e costante al giardinetto di sinistra. Pochi minuti dopo aveva acquistato abbrivo

e l'acqua mormorava lungo le murate, tenue come la brezza fra le sartie. Uscita dal ridosso di Brazza, cominciò a beccheggiare e rollare leggermente: la vita riprendeva dopo la lunga sosta in panna. Era buio, solo un confuso chiarore di luna dietro una nuvola molto alta, nemmeno una stella, e qua e là

lanterne lontane in 135 testa agli alberi del naviglio in distanza al mascone di dritta, grappoli di luci sulla banchina. Buio e silenzio: così buio che perfino le gabbie, verso le crocette, erano invisibili. Lungo tutto il bordo di dritta gli uomini ai cannoni aspettarono in silenzio, qualche volto appena visibile al di sopra delle lanterne cieche, allievi o aiuti nocchiere alle loro spalle, ufficiali dietro ogni squadra. Il signor Woodbine aveva gli occhi fissi sulla poppa illuminata della Cerbère da quando erano usciti dal canale, illuminata e sempre più vicina, le luci sempre più vive. Lanciò un'occhiata al commodoro, il quale fece segno di sì. « Prua al vento », disse Woodbine al marinaio alla ruota; poi, dopo che la Surprise fu parallela alla Cerbère, «Alla via così », e la stabilizzò sulla rotta. Quando il mascone fu all'altezza dell'anca della nave francese il nocchiere mise a collo la gabbia, togliendo abbrivo alla fregata e Jack gridò: « Fuoco! » All'istante la fiancata della nave eruttò un enorme rombo di tuono e un immenso banco di fumo illuminato da lampi che raggiunse ben presto la Cerbère; la nave francese rispose con un ruggito ancor più grandioso ma, notò Jack con soddisfazione, non altrettanto uniforme. Stephen Maturin, afflosciato come un paio di calze vecchie e sudice dopo interminabili ore di trattative, per lo più in lingue slave che non conosceva più del turco

e che dovevano essere tradotte, in un'atmosfera soffocante, con gente che suonava all'esterno, per

impedire che qualcuno potesse origliare, una musica in nessuna chiave o intervallo a lui noti, si era buttato sulla branda, ed era sprofondato all'istante in uno stato di torpore più che in un sonno da cristiani. Il suo corpo saltò su al primo fragore e quando mente e corpo si furono riuniti, scoprì di essere seduto accanto alla porta, le membra tese come quelle di un gatto spaventato. Comprensione e memoria ritornarono al ruggito della successiva bordata, e Stephen riconobbe l'ambiente male illuminato che lo circondava e trovò a tentoni la via per salire in coperta. Vi arrivò nel momento

della risposta della nave francese. Al di sopra del fumo l'intero arco basso del cielo era illuminato a 136 giorno, si vedevano i mercantili algerini fare vela freneticamente, sulla terraferma innumerevoli

Ìucì correvano di qua e di là, l'intera città visibile in un bagliore accecante. La Surprise si portò fuori tiro e fu la volta della Pomone, i suoi cannoni da diciotto libbre ancora più assordanti, un rombo di incredibile potenza: più volte, da entrambi i lati, i lampi quasi simultanei rischiararono il cielo e Stephen vide il volo incerto, folle, di numerosi uccelli marini. « Allora », disse il commodoro

accanto a lui, « mi dispiace che tu abbia dormito così poco, ma ci sbrigheremo presto

Woodbine, credo che possiamo virare. » E a Stephen, a bassa voce, mentre il fischietto del nostromo chiamava Tutti gli uomini ai posti di manovra: « Guarda quel grosso sciabecco di Kutali che fugge all'impazzata, come se fosse la fine del mondo! » « Già, sembra proprio la fine del mondo a

giudicare dal baccano e dai lampi », convenne Stephen, borbottando poi tra sé: «

favilla ». Sull'altro bordo scivolarono lungo la murata della Cerbère; fu la volta dei cannoni di sinistra ed erano così vicini che qualche borra incandescente volò sul ponte dalla nave francese, subito spenta tra grandi risate e le grida indignate, spesso furiose, degli allievi: « Silenzio a prua e a poppa! » Un altro bordo, un'altra apocalittica serie di bordate - di nuovo lo strepito, il rombo cupo, l'agitazione frenetica sulla terraferma, con tamburi e trombe lontani, suono di campane a stormo, e dopo aver dato il comando di ricaricare i cannoni con munizioni e proiettili veri e di ritirarli, Jack procedette verso il canale di Spalato, seguito dalla Cerbère e dalla Pomone, con la Ringle sottovento. Fece accendere le lanterne di poppa e le luci sulle coffe, chiese a Harding di congedare la guardia di dritta non appena spiegati i trevi e scese sottocoperta, in punta di piedi. Trovò Stephen intento a scrivere nella cabina condivisa per tanti anni. « Spero di non disturbarti », si scusò. « Per carità, sto solo stendendo un resoconto succinto della mia conversazione con certe organizzazioni a Spalato, a beneficio del funzionario del servizio informazioni dell'ammiragliato 137 a Malta; e, quando avrò finito, il mio dovere, per come la vedo io, è di volare ad Algeri, ammesso che una nave possa volare. » « Che cosa pensi che dovremmo fare? » « Non posso dare ordini a un commodoro ma, dato che il nostro scopo è sventare l'intervento di mercenari bonapartisti, 'estremamente pericoloso', così lo ha definito il segretario di Stato, credo che dovremmo scendere lungo la costa guardando attentamente nei cantieri che ospitano bastimenti in costruzione, e poi, non appena perlustrata Durazzo, procedere per Algeri, sorvegliando le acque tra Pantelleria e Kelibia alla ricerca di un lugro. Dopo di che, supponendo che il lugro ci sia sfuggito, io mi dirigerei ad Algeri sulla Ringle per dissuadere il dey dal trasporto del tesoro, mentre tu rimarrai in vista, potente e famosa fregata, visibile da tutto il naviglio in entrata e in uscita. » « Niente Pomone} » « I suoi pezzi da diciotto sono un'ottima cosa, ma non si tratta più di forza fisica. Noi abbiamo già sistemato due temibili fregate pesanti e io, con una spesa enorme, posso ben dire, ho messo in moto una serie di misure che ci libereranno da parecchi bastimenti più piccoli ma pur sempre pericolosi, in riparazione o in fase di costruzione: brigantini, corvette, tre barche cannoniere. Lasciar tornare a Malta la Pomone con la sua compagna mi sembra un colpo da maestro. » Jack riflette. « D'accordo », disse alla fine, « faremo come dici tu. Non appena avrai finito, manderò il resoconto alla Pomone che lo porterà a La Valletta. » Un acquazzone violento di dieci minuti aveva ripulito il cielo senza far scemare il vento da velacci, a oriente il giorno si annunciava chiaro e limpido e guardando le due navi di conserva a sud Jack vide che la Cerbère aveva issato la bandiera reale francese. « Signor Rodger », disse all'allievo addetto ai segnali, « alla Ringle: Inviare scialuppa all'ammiraglia. » IL ragazzo si era esercitato spesso ai cannoni, ma non si era mai trovato in niente di simile a una battaglia ed era ancora sordo per tre quarti, nonché istupidito dalla mancanza di sonno. Jack ripetè l'ordine a voce più alta, ma l'anziano quartiermastro 138 aveva sentito perfettamente e le bandiere di

Solvet saeclum in

Signor

segnalazione erano, se non pronte, in bella mostra. « Stephen », disse Jack, « non voglio metterti fretta, ma non appena avrai finito, una scialuppa porterà il resoconto alla Po-mone. Devo inviare anche un messaggio per informare Vaux dei nostri piani? » «Perché no? Potrebbe essere solo 'è stato '

concordato che

il resoconto, poi, con noncuranza, lo avvolse in seta oleata, infilò il tutto in un sacchetto di tela da vele, sigillò anche questo e lo diede a Jack. Mi chiedo come faccia una creatura così maldestra a

essere precisa come una ricamatrice quando si tratta di plichi: o di aprire una pancia, se è per questo, pensò Jack osservandolo. « L'esercizio fa il maestro », osservò Stephen. «Mai detta una parola», protestò Jack, «muto come un cigno! » La scialuppa della Ringle si affiancò, il giovane ufficiale ricevette il pacchetto con reverenza e Jack dette il comando di virare, mettendo la prua in direzione della costa e procedendo di buon braccio. Mentre passavano accanto alle fregate dirette a Malta, vi

fu uno scambio di saluti, alcuni formali, altri, dai portelli aperti, ironici o addirittura osceni. Il

commodoro avrebbe voluto osservare un'antica tradizione navale e issare un segnale con la citazione

del libro, del capitolo e del versetto: « Oh, se le mie parole fossero ora scritte, oh, se fossero scritte

in un libro », gli aveva segnalato una volta nel Baltico l'ammiraglio Gambier quando Jack era stato

lento nel restituire alcune scorte; ma prima che potesse ricordare le parole con esattezza, si diffuse sul cassero un aroma paradisiaco di caffè e di aringhe affumicate. « Signor Rodger », disse

all'allievo addetto ai segnali, « volete fare colazione nella cabina? » « Oh, sì, signore, grazie! » « I miei omaggi al signor Harding, vorrei che ci facesse compagnia. » Fu una colazione allegra e abbondante, come lo erano sempre quelle di Jack Aubrey quando si trovava nei pressi di una 139 costa civilizzata; e il suo attuale cuoco, Franklin, era un vecchio lupo del Mediterraneo, un vero esperto nel fare acquisti in lingua franca, gesticolando e ripetendo ogni cosa a voce sempre più alta finché il povero forestiero, in quel caso della Dalmazia, riusciva a capire. Le aringhe erano state portate da casa, ma le uova erano fresche, il burro, la panna e le cotolette di vitello venivano dall'isola di Brazza, mentre un'amichevole nave turca al largo delle Bocche di Cattaro aveva fornito un nuovo sacco di vero caffè Moka. Harding era stato nell'Adriatico con Hoste nel 1811, aveva prestato servizio come secondo ufficiale suìì'Active, da trentotto cannoni, e dal momento che l'isola

di Lissa era visibile dalla vetrata di poppa, al giardinetto di sinistra, non fu necessario insistere per

fargli descrivere con trasporto la famosa battaglia navale, una delle poche tra fregate della guerra, dieci fregate impegnate in combattimento insieme a navi più piccole: illustrò persino i movimenti della squadra con pezzetti di pane. La prima colazione durò a lungo quel giorno e il resoconto dettagliato di un'azione con tante navi in movimento la fece durare ancora di più. La Favorite si era appena incagliata quando un allievo entrò e, scusandosi con il commodoro, domandò il permesso di

dire al dottor Maturin che il dottor Jacob voleva parlargli. « Spero di sbrigarmi in un minuto », disse Stephen, « non vorrei perdere nemmeno una manovra. » « Non dovevo chiamarvi? » domandò Jacob. « Pensavo voleste constatare i primi risultati delle nostre conversazioni di Spalato. » In quel sole brillante le fiamme non potevano essere distinte con chiarezza, ma la grandiosa scia di fumo che si disperdeva a ovest nord-ovest la diceva lunga. « IL cantiere di Berto-lucci, naturalmente», disse

che c'è di più piccolo di una fregata? » « Una

Jacob. «Avevano quasi terminato la Néréide, una

corvetta. » « Proprio così, una corvetta. Gli operai non venivano pagati da più di tre settimane Credo di aver visto marinai francesi che cercavano di spegnere l'incendio. » 140 «Volete salire su quella piattaforma lassù con un cannocchiale? » « No, no, per carità. E poi abbiamo le visite del mattino ed è già tardi. Non avete dimenticato il signor Daniel, il vostro angelo custode, vero? » Uomini tanto esperti come quelli della Surprise potevano sparare una rapida serie di bordate senza problemi, ma quella volta, per colpa dell'allegria e della spensieratezza che regnavano a bordo,

Il tuo in un plico separato. » Avvicinò la candela, fece sciogliere la cera e sigillò

nell'infermeria erano stati ricoverati tre o quattro uomini, che si erano ustionati mentre cercavano di controllare il rinculo del pezzo o contusi per non essersi ritirati in tempo. John Daniel era l'unico vero infortunato: il capitano Delalan-de, così come l'avversario, aveva voluto fare un gran baccano e anch'egli aveva fatto usare dischi di legno per calcare le cariche. Uno di questi, sospinto dalla borra, aveva colpito il povero Daniel al petto, spezzandogli la clavlcola e procurandogli un enorme livido. Stephen non lo aveva dimenticato; ma più tardi nel corso della mattinata, con tutti i pazienti medicati, fasciati e curati (nel caso di Daniel con una confortevole dose di laudano), fu contento di potersi inerpicare fino alla coffa di maestra senza scorta mentre la fregata correva (o meglio avanzava lentamente, dato che il vento era scemato) tra Sabbioncello e Meleda. Il cantiere di Papadopoulos e

quello di Pavelic erano già stati distrutti: dalle velerie, dalle corderie e dagli scafi anneriti si levava solo una spirale di fumo. Scrutò nella lente la punta meridionale di Sabbioncello dove, stando al suo elenco, si trovava un piccolo cantiere appartenente a un certo Boccanegra, ma dato che questi, un siciliano, aveva un suocero di una certa importanza tra i carbonari e i loro alleati, talvolta molto strani, Stephen non era sicuro che quel cantiere facesse parte dell'accordo. Continuò a fissare la costa mentre la fregata procedeva placida sulle acque calme dell'Adriatico, mettendo ripetuta-mente a fuoco il cannocchiale di Jack, una parte remota della sua coscienza consapevole dei rintocchi della campana, otto colpi, del gruppetto di ufficiali riunito per le osservazioni di mezzogiorno, dell'allegria degli uomini chiamati alle mense; 141 poi, a un colpo della campana, il piffero segnalò che il grog, sempre molto gradito, era pronto. Le acclamazioni e il rumore dei piatti di legno battuti sulle mense per accogliere l'arrivo del rum erano ancora udibili laggiù, in basso, quando un mozzo in preda all'agitazione, in giacchetta azzurro vivo, nominalmente al servizio del dottor Ma-turin, si affacciò

il signor Killick mi ha ordinato di

alla coffa e disse: « Oh, signore, prego

dirvi che il commodoro, Sua Eccellenza, deve pranzare nel quadrato e voi siete tutto sporco. Ha incipriato la vostra parrucca migliore ». « Grazie, Peter, digli che hai riferito il messaggio », lo ringraziò Stephen. Si guardò le mani. « Non direi sporco », mormorò. « Ma è vero, lo avevo dimenticato. » Sebbene rendesse la vita dura a Peter, Killick non aveva ancora riconquistato la sua

autorità, la stima e l'importanza di un tempo, quando non aveva ancora rotto il corno, né nella cabina

di poppa né sul ponte di batteria; tuttavia poteva ancora far notare con voce abbastanza petulante che

i gentiluomini erano già riuniti, che si stava aspettando solo il commodoro e che le brache pulite del dottor Maturin, la sua giacca buona spazzolata e la parrucca appena incipriata erano su quella sedia:

c'era solo il tempo di lavarsi la faccia con l'acqua calda in quel catino lì e come aveva fatto a ridursi

in quello stato? «Non arriveremo mai in tempo, oh, povero me, povero me

cinque o sei secondi prima che il commodoro entrasse nel quadrato, Stephen era già al suo posto tra Whewell e il nocchiere, il suo servitore dietro la sedia e il dottor Jacob di fronte a lui. Senza intenzione, si scambiarono uno sguardo calmo quando la porta si aprì ed entrò il commodoro. Tutti si alzarono. « Seduti, prego, signori! » esclamò Jack. « Ho rischiato di arrivare in ritardo e non merito

una tale cortesia. Per chi sostiene a spada tratta che la puntualità conta più della fede, della speranza e della carità, è davvero imperdonabile. È assurdo, ma stavo cercando il mio cannocchiale: ho

» disse bevendo d'un

guardato dappertutto, ma niente cannocchiale. Ho una consolazione, però

sorso l'eccellente sherry. 142 Stephen sentì il gelo nelle vene: senza chiedere il permesso aveva preso il cannocchiale di Jack e, mettendoselo a tracolla in modo marinaresco o quasi, se l'era portato sulla coffa di maestra. E là, impressionato dall'annuncio di Peter, lo aveva lasciato, posato su un mucchio ordinato di coltellacci. Per nascondere la sua colpa, disse: « Spesso sentiamo di genitori che hanno chiamato le fàglie Fede, Speranza o Prudenza; mai Giustizia, Fortezza o Temperanza; e nemmeno Puntualità, per quanto io lo trovi un nome affascinante». Si servì la minestra mentre la

oh, signore, per favore

» Arrivarono in tempo:

conversazione continuava. Nessuno disse niente di spiritoso o profondo o realmente memorabile in quanto a idiozia, ma fu una conversazione gradevole, amichevole, accompagnata da cibo discreto e da vini più che discreti. Dopo il brindisi al re, Stephen si scusò: aveva «dimenticato una cosa », disse all'ufficiale che presiedeva alla mensa, evitando lo sguardo di Jack. Aveva detto la verità: ma non aveva affatto pensato alla difficoltà, per chi non era imparentato con la specie più agile di

scimmia, di salire a riva in brache attillate, scarpe con la fibbia e giacca elegante con le code. Nella fretta continuava a scivolare, perché la nave, quasi abbonacciata a ridosso di un promontorio, stava rollando, dondolando in modo insolito. Talvolta rimaneva appeso con entrambe le mani, cercando freneticamente di ritrovare l'appoggio per i piedi sulle griselle, talvolta con una mano sola. Era in quella ridicola posizione, molto turbato nell'animo, quando Bonden salì di corsa a riva e lo afferrò con decisione, facendolo ruotare verso il mare e, alle sue richieste pigolanti, lo sospinse fin sulla coffa, dove gli mise in mano la scarpa con la fibbia che aveva lasciato cadere sul ponte. Non fece domande, non dette consigli, ma osservò pensieroso il cannocchiale del commodoro: dopotutto era il timoniere di Jack Aubrey. « Barrett Bonden », disse Stephen, quando ebbe ripreso fiato. « Vi sono obbligato, davvero. Parola mia. Ma non c'è biso143 gno di raccontare del cannocchiale al

» « Ma è il mio cannocchiale! » esclamò il

commodoro, sollevando la sua possente struttura al di sopra del bordo della coffa. « L'ho cercato

Grazie, Bonden,

commodoro. Glielo porterò io stesso e spiegherò

dappertutto. » « Mi dispiace, non avrei dovuto farti preoccupare, assolutamente no

per l'aiuto: per cortesia, dite al dottor Jacob che forse ritarderò di qualche minuto. » Quando Bonden

se ne andò, Stephen continuò: «Quel caro uomo mi ha dato una mano, molto gradita: ho trovato le

» Esitò un istante. « La verità», riprese

con più convinzione, « è che volevo osservare la costa: non ero sicuro di trovare quello che mi

aspettavo, perciò, quando ho visto il tuo cannocchiale appeso al solito gancio mentre tu non c'eri, mi sono permesso, cosa inammissibile, di prenderlo e di salire rapidamente a riva; e, parola mia, ne è

valsa la pena. Anche se non è corretto dirlo

disagio aveva ridotto il piccolo galoppo dell'eloquio di Maturin a un passo lento ed esitante, con pause frequenti, Jack aveva esaminato con occhio geloso il prezioso cannocchiale, un capolavoro

acromatico di Dollond, e trovandolo intatto, disse: « Bene, sono contento che tu abbia visto ciò che volevi. Un'aquila reale a due teste, immagino ». « Vedi quel filo di fumo sopra il promontorio, un poco a sinistra? » « Sì. Sembra stiano bruciando delle stoppie: anche se la primavera non mi sembra

il momento più adatto. Capo San Giorgio, credo. Hai notato come gli stranieri non riescano a

pronunciare correttamente i nomi inglesi? » « Poveretti; spero che questo nome, anche se distorto, possa essere di buon augurio. Sul lato opposto del promontorio c'è Sopopeia, il villaggio con le sorgenti ferruginose; e in un'insenatura profonda e riparata, diciamo un furlong a sud del paese, il cantiere navale di Simone Maccabeo, un vero furfante: stava costruendo una barca cannoniera, ma non pagava gli operai, così loro hanno incrociato le braccia. Credo che abbiano incen144 diato il

cantiere qualche ora fa e quel fumo residuo, diminuito da quando l'ho avvistato la prima volta, viene

da lì. » Stephen non sapeva che cosa pensasse Jack di quella forma di guerra. Quando la nave doppiò

il capo, scoprendo il cantiere, Jack osservò con attenzione le rovine annerite attraverso la lente del cannocchiale, poi, richiuso lo strumento, disse: «Whewell ha visto un cantiere incendiato sulla costa

di Curzola. Non era sulla nostra lista, ma questo sì, e io avrei dovuto dare un'occhiata, mandarci la

brache attillate e le scarpe molto fastidiose. La verità è che

» Durante tutto quel tempo, parecchio, dato che il

Ringle ole. scialuppe, se necessario ». «Avresti dato alle fiamme la barca cannoniera in costruzione. Anche se ne avessimo avuto il tempo, e no, non ce l'abbiamo, non ne sarebbe valsa la pena per una preda così meschina. Jack, devo dirti in gran segreto che a terra abbiamo degli alleati che possono occuparsene, piuttosto curiosi, lo ammetto. Spero vedrai altri cantieri in fiamme, prima di arrivare a

Durazzo. So che questo non è il tuo genere di guerra, fratello, non ha nulla di glorioso. Ma, come vedi, è efficace. » « Stephen, non prendermi per un uomo assetato di sangue, per un gradasso tutto gloria-o-morte. Credimi, preferirei veder bruciare fino alla linea di galleggiamento un vascello di prima classe piuttosto che un mozzo ucciso o mutilato. » Sporgendosi dal bordo della coffa impartì gli ordini e la fregata si allontanò dalla costa. Poi disse: « Scendiamo e confrontiamo l'elenco di

Christy-Pallière con le tue aggiunte. E posso pregarti di slacciarti la fibbia al ginocchio, di lasciare

la giacca su quei coltellacci per farla portare giù dal mozzo e di scendere dalla buca del gatto? Ti

guiderò io ». L'elenco era stato arricchito grazie alle informazioni private di Stephen e di Jacob, e con il vento da ovest sud-ovest che diventava da velacci, la nave discese lungo la costa a una buona

andatura. Non passò notte senza un incendio, grosso o piccolo, a sinistra; e Stephen notò che Jack e il nocchiere calcolavano con più precisione del solito la distanza percorsa e che Jack Aubrey, ogni volta che la nave si trovava al largo di una località dove un cantiere era stato dato alle fiamme, saliva sulla coffa di trinchetto, mentre Reade se ne stava appollaiato sulle sartie della goletta a guardare le rovine con cupa soddisfazione. Notò 145 inoltre che nel quadrato regnava un certo disagio, un certo riserbo: tutti sapevano che era all'opera qualcosa che riguardava il servizio informazioni, qualcosa di cui non si doveva parlare; anche se Somers, appassionato pescatore, disse,

a proposito della carcassa in fiamme di una corvetta quasi ultimata, che era un po' come comprare un salmone dal pescivendolo invece di pescarlo. Tuttavia, l'equipaggio era soddisfatto, una

soddisfazione che raggiunse il culmine a Durazzo, con i suoi sette cantieri navali (compresi quelli dei sobborghi) illuminati a giorno dal fuoco, gli alberi e i pennoni di una piccola fregata e di due corvette che ardevano come gigantesche torce. « Be' », disse Jack, « non sarà un modo molto glorioso

di fare la guerra, ma, perdio, Stephen, i tuoi alleati hanno ripulito la costa! E anche se abbiamo perso

una piccola fortuna in quanto a denaro delle prede, abbiamo risparmiato un mucchio di tempo. Forse dobbiamo ringraziare il tuo san Giorgio e i suoi auspici, dopotutto. »

CAPITOLO VI

Da Durazzo si diressero verso il largo, lasciando il bagliore degli incendi all'anca sinistra e

correndo su un mare calmo sospinti da un buon vento da velacci. Ma dopo due giorni, appena suonati

i sette colpi del secondo gaettone, il mite vento settentrionale che li aveva portati fin lì esalò l'ultimo respiro; quanti conoscevano bene quelle acque dissero: « Colpo di vento di levante, marinai ». Jack osservò il cielo, a loro volta gli ufficiali, il nostromo e i marinai più anziani osservarono Jack e nessuno si stupì quando il commodoro, un attimo prima che il fischietto del nostromo chiamasse gli uomini alle brande, prese il comando in coperta e fece mettere in forza i controstralli, i paranchi di rollio, ammainare i velacci, inferire i fiocchi da tempesta, e rizzare i cannoni così saldamente contro

le murate che gli affusti cigolarono, tutti tranne quello prodiero di bronzo per il colpo della sera. Gli

uomini approvarono, per quanto quegli ordini fossero poco graditi alla guardia di riposo, e si dettero da fare, eseguendoli senza bisogno di istruzioni: i vecchi marinai della Surprise erano perfettamente addestrati. Finirono alla svelta, un po' perché la guardia di sinistra voleva scendere sottocoperta dopo una lunga giornata, un po' perché tutti sapevano quanto i venti del Mediterraneo potessero essere insidiosi, violenti, improvvisi. Quando finalmente il cannone della sera tuonò e il fischietto del nostromo chiamò gli uomini alle brande, la prima raffica del vento di levante investì la superficie del mare, sollevando una bassa nube di spruzzi e, colpendo violentemente la poppa della Surprise, inondò la coffa di trinchetto. La fregata reagì in modo brusco, come un cavallo che stesse saltando una siepe e scoprisse che il terreno dall'altra parte era molto più in basso di quanto si fosse

aspettato: Stephen e Jacob furono scaraventati sul pagliolo in fondo al quadrato, insieme alla tavola reale, ai dadi e ai pezzi. « E stata la temutissima folgore », disse Stephen. « Non sono in una

posizione che mi permetta di contraddir147 vi, collega, sono un vostro subordinato », ribatte Jacob, « ma penso che si tratti del colpo di vento di levante. E credo che Shakespeare ne parlasse. » « Non sono un'autorità su Shakespeare », convenne Stephen. « Nemmeno io. Tutto ciò che so è che aveva un secondo letto. » « Perdere due volte di seguito vi ha irritato così tanto? Chissà perché i giochi

competitivi hanno resistito sino a oggi, considerato il risentimento che creano

piace essere battuto a scacchi. » Jacob, dopo aver raccolto l'ultimo dado, stava per rispondere in modo tagliente, quando comparve Somers. « Bene, signori, vi consiglio di non salire in coperta senza cerate e berretti. Sono inzuppato come un'aringa, devo cambiarmi subito. » Si diresse alla sua cabina mentre Jacob gli domandava: « Sta piovendo? » « No, no. È solo una gigantesca massa di spuma, sollevata da questo colpo di vento di levante. Arriva a secchiate! » « Chiedo scusa, signore », disse Killick a Stephen (di rado degnava l'assistente chirurgo della sua attenzione), «Daniel ha fatto un ruzzolone. Di nuovo la clavicola, secondo Poli. » Si trattava proprio della clavicola, e il giovane era intontito per una caduta dalle taccate: aveva battuto la testa e una spalla sull'affusto di un cannone.

Stephen lo fasciò stretto, gli diede qualcosa per il dolore e lo fece trasportare da due uomini robusti della sua squadra (era benvoluto, nonostante fosse un nuovo arrivato) fino a una branda dove avrebbe potuto riposare in pace, per quanto lo permetteva la nave. Non era poco. La fregata, infatti, correva

di buon braccio e, a parte lo scroscio dell'acqua lungo le murate, era silenziosa; e dal momento che

l'equipaggio era poco numeroso e sano, Daniel ebbe tutto per sé un angolo dell'infermeria. Ma Stephen era preoccupato per la clavicola, per il suo stato di confusione e il suo aspetto generale. Perciò rimase con lui fino a quando il giovane non si tranquillizzò, perfino sonnecchiò; allora disse a Poli di dargli da bere quanto voleva, un uovo sbattuto dentro il brodo al cambio della guardia e 148 che nessuno lo disturbasse con i consigli su ciò che avrebbe dovuto fare. Stephen tornò nel quadrato, e trovò Jacob che guardava So-mers e Harding giocare a scacchi su una scacchiera da cattivo tempo, con i fori per bloccare i pezzi. Lo prese da parte: «Voi conoscevate Laennec meglio di me, vero? » « Credo di sì. Discutevamo a lungo dell'auscultazione, ho letto il suo primo trattato e ho proposto alcuni suggerimenti che è stato tanto gentile da adottare nella versione definitiva. » « Allora, per

favore, venite a visitare uno dei nostri pazienti. » « IL cuoco ustionato? » « No. Il signor Daniel, un aiuto nocchiere. Il commodoro lo ha preso a bordo a Mahón. Non mi piace il suono del suo torace e vorrei un altro parere. » Batterono con i polpastrelli e auscultarono, batterono e auscultarono, cercando di distinguere tra gli echi prodotti e i rumori della nave. Correva ancor più veloce, ora, con

il rinfrescare del vento, e la vibrazione delle sartie tesate che arrivava allo scafo riempiva

l'infermeria di un insieme di suoni, tra lo stridere e lo sbattere di innumerevoli bozzelli. Anche Jacob non aveva un parere certo in merito, ma era più pessimista. « Quel vostro amabile giovanotto è in una brutta condizione, come sapete: malnutrito, troppo magro. Non posso dire con certezza che si tratti di tisi incipiente, ma se si manifestasse una polmonite domani o il giorno dopo, non mi sorprenderebbe.

E quella contusione potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto brutto. Non abbiamo sanguisughe,

vero? » « Gli allievi le hanno rubate per usarle come esca. » Ai quattro colpi del primo gaettone Stephen si ricordò del suo solito appuntamento con il commodoro e il formaggio alla griglia e si affrettò su per le scale, aiutandosi con tutte e due le mani: mentre saliva, si rese conto di come ormai gli venisse naturale. Ma che cosa avrebbe fatto il giovane Daniel con il cattivo tempo, con una sola mano per aggrapparsi? Si disse che sarebbe rimasto seduto nella sala nautica a fare i calcoli necessari per una buona navigazione. Il signor Woodbine aveva detto

Anche a me non

149 che era una manna dal cielo avere un secondo nocchiere bravo con i numeri come Newton o Assuero. Una volta tanto arrivò presto, anche se non prima dell'odorino appetitoso del formaggio

negli eleganti piatti d'argento. Killick lo scrutò attraverso una fessura della porta: Stephen ebbe modo

di riflettere sull'intervallo infinitesimale di tempo che intercorre tra la percezione di un aroma

gradevole e l'inizio della salivazione, controllandolo con il suo preciso Breguet, orologio dalla bellezza austera, prima che la porta si spalancasse e il commodoro avanzasse con piede sicuro sul pagliolo in movimento, spruzzando acqua di mare in ogni direzione o quasi. « Eccoti qua, Stephen! »

esclamò, la faccia rossa e i brillanti occhi celesti colmi di gioia - pareva ringiovanito di dieci anni -«

Mi dispiace averti fatto aspettare: ma non ho mai goduto tanto di un vento di levante. Si è stabilizzato

magnificamente ora, per essere un vento così, siamo con le gabbie e i trevi terzarolati eppure facciamo quattordici nodi! Quattordici nodi! Non ti piacerebbe salire in coperta a vedere l'onda prodiera? » « Con permesso, signore », annunciò Killick in un tono ferito o offeso, « è in tavola. » Entrò, sobrio come una roccia e altrettanto fermo sui piedi, portando l'elaborato vassoio per il

formaggio alla griglia, con le sue lampade a spirito dalla fiam-mella azzurra, e seguito da Grimble, il suo aiutante parimenti sobrio e grave, con una bottiglia di cristallo di Romanée-Conti. Posò il vassoio con fare cerimonioso e disse: « Sarebbe che bisogna mangiarlo subito immediatamente», lasciando intendere che il commodoro era in ritardo. In effetti si trattava di uno splendido oggetto, cinque o sei piccoli piatti rettangolari coperti disposti su un supporto sotto il quale bruciavano le lampade a spirito, il tutto realizzato da un argentiere di Dublino, non lontano da St Stephen's Green. Ma entrambi erano troppo affamati per farci caso prima di aver vuotato due piatti ciascuno, puliti a dovere con ciò che restava del pane fresco della Dalmazia; solo allora contemplarono l'argento con

un certo compiacimento, tenendo il bicchiere in modo che la luce delle candele vi brillasse

attraverso. « Non mi piace decantare le qualità della nave », disse Jack, 150 « ma, toccando legno ed escludendo incidenti, errori e omissioni, dovremmo coprire più di duecento miglia in ventiquattro

ore, come abbiamo fatto qualche volta con gli alisei; e, se non ci viene portato via niente e se questo caro colpo di vento di levante non si esaurisce in un solo giorno, come può succedere, venerdì dovremmo avvistare Pantelleria e capo Bon, che ricordi così spesso. Per questo vento vale la regola

del tre: tre, sei, nove giorni

orrori di una costa sottovento? » « Signore, Stephen, che tipo che sei! Ci troviamo già nello Ionio, con il capo Santa Maria lontano a poppa e nessuna costa sottovento per un centinaio di miglia

marine! » « Che differenza c'è tra le miglia marine e quelle terresti? » « Oh, non molta, a parte il fatto che il miglio marino è più lungo e molto, molto più umido. Ah, ah, ah! Santo cielo, questa è buona! » disse, asciugandosi gli occhi dopo aver smesso di ridere. « Molto più umido, sì. A parte gli scherzi, altri tre giorni e, se non perderemo tempo facendo scalo a Malta, saremo a ovest di Pantelleria. » Giunsero al largo di Pantelleria prima che il vento di levante si spegnesse in una manciata di sordi muggiti: i due chirurghi contemplarono dal coronamento la costa occidentale dell'isola e il porticciolo. «Ci ho riflettuto», disse Stephen Maturin, « non importa sapere se i messaggeri siano passati o no, la nostra missione rimane la stessa: dissuadere il dey dal trasportare ciò che ancora non possiede. Il signor Aubrey dice che con questo vento nessuna imbarcazione può essere uscita dal porto di Algeri, nemmeno se il dey avesse avuto già in mano il tesoro. E poi è alquanto improbabile,

ha detto, che un piccolo veliero sia sopravvissuto a una tempesta simile: un lugro non è uno

sciabecco. Ma potrebbe aver cercato riparo in quel porto laggiù », sentenziò indicando Pantelleria,

«e siccome credo sia meglio sapere che ignorare, vi pregherei di scendere a terra con il com151

« È lo stesso per la tramontana di casa mia. Ma, Jack, non temi gli

»

missario, con la scusa di comprare cuoio, sego, corregge e cose del genere, e chiedere notizie di un lugro da Durazzo: parlate italiano meglio di me. Solo allora potremo proseguire, passando da capo

Bon: sono curioso di vederlo in questa stagione dell'anno. Non avete problemi a scendere nella scialuppa, vero? » «Assolutamente no, caro collega. Chi potrebbe affermare che il mio spirito sia turbato da onde alte sei piedi? E, a proposito, che differenza c'è tra un lugro e uno sciabecco? » « Oh! Le varietà regionali sono tante, è impossibile spiegarlo chiaramente senza ricorrere a interminabili dettagli tecnici, ma detto in parole povere lo sciabecco è più lungo, più robusto e molto più piatto. Ecco la scialuppa. Per favore, insistete perché non perdano nemmeno un momento. » Non persero nemmeno un momento: il signor Candish e il dottor Jacob, dopo aver comprato del cuoio e due barilotti del famoso vino locale, fecero ritorno alla nave, senza avere nulla tra le mani riguardo al lugro da Durazzo. Il comandante del porto, che aveva venduto loro il cuoio e il vino, non sapeva nulla dello scalo o del passaggio di un simile bastimento, e dubitava che un mezzo così leggero avesse potuto sopravvivere a una burrasca del genere. Ma, aveva detto, non dovevano preoccuparsi:

non ci sarebbe stato un vento come quello per almeno tre giorni, solo leggere brezze occidentali che avrebbero portato pioggerelle gradite. Se i signori avessero voluto compagnia mentre erano in panna al largo, avrebbe mandato a bordo qualche giovane donna. Le sue previsioni risultarono esatte:

rimasero un giorno dopo l'altro al largo dell'isola, talvolta visibile attraverso la cortina di pioggia fine, e l'equipaggio trascorse il tempo cucendo e rammendando, facendo la coda di ratto alle cime, rinnovando il rivestimento di cuoio delle trozze del boma e del picco e pescando dall'impavesata.

L'acquerugiola impedì di ballare sul castello, ma ci furono molte visite e Jack, con tutti gli ufficiali che potevano trovare posto alla mensa della Ringle, pranzò con William Reade. Al contrario, le previsioni di Jacob si rivelarono infondate. Fu il primo a riconoscere che nel torace di Daniel non si sentivano più i sinistri rumori che avevano allarmato en152 trambi i medici, ma continuò a sostenere che la clavlcola avrebbe impiegato molto tempo ad aggiustarsi e che doveva evitare qualsiasi sforzo fisico, come l'arrampicarsi in testa d'albero. « Non che abbia bisogno di insegnare a voi qualcosa su una cla-vicola ribelle », disse a Stephen. « Chiedo scusa. » « Sono d'accordo », lo rassicurò Stephen.

« Quando un giovane è convalescente occorre tenerlo sotto controllo e quando Poli o le altre donne a

bordo, per non parlare dei suoi compagni di mensa, non potranno stare con lui, lo farò io. È facile

annoiarsi in un'infermeria vuota, e questo può diventare un problema serio. » In effetti il commodoro,

il nocchiere, gli altri ufficiali e gli allievi si affacciavano spesso nell'infermeria per impedire che la

noia diventasse insopportabile; ma la spalla continuava a dolere e, una volta spente le lanterne, il che significava non poter leggere, il giovane era contento di aver vicino Stephen. Quando la tremenda bonaccia al largo di Pantelleria cessò, sostituita da brezze leggere e variabili, spesso foriere di pioggia, e la Surprise fece rotta verso Algeri approfittando di ogni cambiamento favorevole del vento, Daniel non provava più soggezione davanti al dottore. Capo Bon fu un'amara delusione: lo superarono prima del sorgere del sole e quando il giorno comparve, riluttante, si vide soltanto la lontana costa dell'Africa per una ventina di piedi d'altezza sotto una cortina sottile di nubi grigie; e pur udendo le voci degli uccelli migratori che volavano in stormi, lo strepito delle gru, il chiacchiericcio incessante dei fringillidi, non ne videro nessuno, sebbene capo Bon fosse un noto punto di partenza per qualche raro esempio di tardi migratori di quel periodo dell'anno. « Spero che abbiate potuto avvistare le vostre gru, signore », disse Daniel quella sera, quando Stephen si fu seduto accanto alla sua branda. « Be', per lo meno le ho sentite: un grido aspro e sonoro tra le nuvole. Avete presente il verso della gru, John Daniel? » « No, signore, ma credo di aver sentito o visto quasi tutte le specie di uccelli delle nostre parti, tanti aironi e qualche tarabu153 so. Il signor Somerville, nostro curato e maestro, ce li indicava: a qualcuno di noi, per lo più figli di contadini,

voglio dire, nidi di uccelli particolari, non di colombacci

o di corvi. E non dovevamo mai toccare le uova. Era molto buono. » « Volete parlarmi della vostra

dava un penny per ogni nido che portava

scuola? » « Oh, signore, era una costruzione vecchissima, uno stanzo-ne lungo e dal soffitto così alto che quasi non si vedevano le travi. La dirigeva il pastore con il figlio e la figlia, e il signor Somerville, il curato. Non è che si imparasse molto. La bella signorina Constance insegnava ai piccoli a leggere e scrivere in una stanzetta privata: come le volevamo bene! Poi passavamo nell'aula grande dove si svolgevano tre lezioni diverse contemporaneamente. I ragazzi erano quasi tutti figli di agricoltori e di bottegai; e, nonostante la confusione, a chi frequentava abbastanza a lungo insegnavano un bel po' di latino e anche la storia e le Scritture; e anche la matematica. In latino non ero gran che, ma ero portato per la matematica e per quelle che chiamavamo le misurazioni: anche allora mi piacevano i numeri e non dimenticherò mai quando il signor Somerville mi insegnò l'uso dei logaritmi! » « È l'ora della farinata, signor Daniel », annunciò Poli Skee-ping. « Su, prendete. » Lo sollevò sulla branda con mano esperta — il giovane pesava poco - e lo imboccò con abilità e rapidità, fermandosi solo quando la scodella di farinata d'avena fu vuota e il cucchiaio l'ebbe pulita perbene. « Grazie, Poli », le gridò dietro Daniel, lasciandosi ricadere sul guanciale senza fiato. «I logaritmi», riprese dopo un po'. « Già, ma questo fu dopo, quando mio padre dovette togliermi dalla

scuola per lasciarmi in bottega mentre lui catalogava i libri nelle biblioteche di alcuni gentiluomini o girava per i mercati. Il signor Somerville mi dava lezioni private e, come per una specie di scambio, io gli copiavo in bella i suoi saggi di matematica; aveva una calligrafia incomprensibile e faceva moltissime correzioni, mentre la mia era abbastanza chiara. Abitava da noi, al primo piano, come credo di aver già detto; eravamo arrivati alle sezioni coniche quando morì. » 154 « Vi deve aver causato molto dolore. » « Sì, signore, molto, molto dolore. » Dopo una pausa continuò: « E anche se può sembrare crudele dirlo, non poteva capitare in un momento peggiore. Il commercio non andava bene e senza i suoi pochi scellini eravamo diventati davvero poveri. Io me ne stavo seduto tutto il

giorno nella libreria e non entrava mai nessuno. Leggevo, leggevo

periodo infelice! » « Che cosa leggevate? » « Oh, per quanto potevo i libri di matematica del signor So-merville, ma per la maggior parte erano al di sopra delle mie possibilità. Quasi sempre leggevo libri di viaggi, come avevo fatto sin dall'infanzia. Mio padre ne aveva rilevato una collezione:

Harris, Churchill, Hakluyt

meraviglie; eppure non li comprava nessuno. La gente non acquistava più libri e se mai entrava un cliente era per vendere e non per comprare. Nel periodo in cui le cose andavano un po' meglio, mio padre aveva venduto libri a credito, crediti lunghi, eppure non venivamo pagati lo stesso. E poi un vecchio signore al quale mio padre aveva catalogato la biblioteca, un lavoro impegnativo durato molto tempo, e che doveva una grossa somma sulla quale mio padre contava, morì. Gli eredi litigarono tra loro e nessuno volle saldare il conto del mio povero genitore: avrebbe deciso il tribunale, avevano detto. In città si parlava del processo, sarebbe durato anni, e si diceva che mio padre fosse rimasto senza un soldo. Alcuni commercianti minacciarono di farci causa, perché dovevamo grosse somme, e nessuno ci faceva più credito. Così vivevamo miseramente, vendendo qualcosa qua e là, tirando avanti come potevamo. Un giorno un libraio di Londra che aveva dato a mio padre parecchi libri di architettura costosi e volumi del genere per clienti che non ci avevano ancora pagato, venne da noi, si rese conto di come andavano le cose e disse che doveva avere i suoi soldi. Proprio quando dovevamo pagare l'affitto e le tasse. Era vero che un signore irlandese nostro debitore aveva scritto che avrebbe saldato il conto alla fine del trimestre, ma non ci credeva nessuno e nessuno volle più prestarci 155 un centesimo. Mio padre sarebbe finito presto in prigione per debiti, non mi restava che andare a piedi fino a Hereford, all'appuntamento, come lo chiamano, e arruolarmi volontario in marina: non erano molto convinti, ma era difficile trovare uomini, così mi presero e mi dettero il premio d'ingaggio, tutto in oro. Permise ai miei di tirare avanti per più di un

Cielo, quante letture in quel

Avevo imparato a leggere su quei volumi pesanti, bei libri, pieni di

anno, vivendo modestamente, e saldare i debiti; lo mandai a casa tramite un corriere che conoscevo

bene. Poi la piccola squadra di arruolati di forza e

dice che il capitano Hobden ha avuto un colpo, per favore venite a vederlo!» Era evidente che Jacob,

un medico eccellente sulla terrafer-ma, non aveva prestato servizio sul mare abbastanza a lungo da

poter diagnosticare all'istante un coma etilico, non raro sulle navi di Sua Maestà, dato che gli ufficiali, contrariamente ai marinai, potevano portarsi a bordo le quantità di vino e di liquori che volevano, secondo i gusti e le tasche. E in ogni caso aveva esercitato principalmente tra ebrei che bevevano poco e musulmani che, in teoria, non bevevano affatto. Hobden fu trasportato fino alla branda da due marinai ammirati e invidiosi e rimase lì, immobile, respirando (ma flebilmente), il volto senza espressione a parte quella abituale di scontentezza. « Possiamo lasciare qui il nostro

sofferente », disse Stephen. « O, meglio, il futuro sofferente: non ricordo come si chiami lo stato in

» «Crapula», suggerì Jacob. «Una condizione detestabile che ho constatato

di rado nei miei pazienti. » Stephen ritornò nella cabina di poppa, dove Jack stava dettando una

lettera al segretario; il signor Candish, il commissario, gli era seduto accanto con una pila di registri

da controllare e controfirmare. Era quasi l'ora del giro di visite serali, un paio di ostinate gonorree e

un tenesmo, e quando ebbe finito disse a Jacob: « Mi aiuterà Poli, con Daniel; voi rimanete al capezzale del vostro paziente comatoso a prendere nota del polso, della frequenza del respiro e della sensibilità alla luce ». 156 Non era un'operazione complicata, ma quando Poli passò la mano sulla spalla di Daniel, esclamò: « Ci siamo, signore! » « Brava, Poli », si congratulò Stephen, « ci siamo davvero. Portatemi un bisturi e le pinze sottili e l'estrarremo in un istante. » Poli corse al deposito dei medicinali e tornò in un lampo. « Ecco », disse Stephen a Daniel, mostrandogli una scheggia d'osso, « questo farà sì che guariate rapidamente, e senza dolore. Congratulazioni. Anche a voi, Poli. Allora », continuò mentre Poli arrossiva, chinava la testa e portava via la vecchia fasciatura e gli strumenti, « poco fa mi parlavate della bellezza e del fascino dei numeri: è come il piacere della musica? » « Forse, signore, ma ne ho ascoltata così poca che non posso dirlo per certo. Riguardo alla scheggia, signore », disse Daniel tenendola alta, « può darsi che le mie ossa siano come legni traballanti, facili da spezzare, perché mi è già capitato qualche anno fa. Ero sulla Rattler, sedici cannoni, e stavamo correndo dietro una corsara francese uscita da La Rochelle che aveva catturato due mercantili delle Indie Occidentali, nel Golfo: si stava dirigendo in porto, a pieno carico, con tutte le vele che poteva portare e il nostro capitano forzava la nave e l'equipaggio e, per quanto avessimo la carena sporca dopo esserci trascinati per settimane nel golfo del Benin, stavamo per raggiungere la preda quando abbiamo perso l'alberetto di velaccio. Io ero a riva e sono piombato giù. Sono rimasto a lungo privo di conoscenza e quando sono rinvenuto ho trovato i miei compagni abbattu-tissimi. La preda ci era sfuggita, ma la Dolphin l'aveva catturata la mattina seguente e l'aveva portata a Dartmouth. Era stata giudicata buona preda e il suo valore, scafo, merci, premio a uomo e tutto quanto era di centoventimila sterline e non so quanti pence. Centoventimila, signore! Riuscite a immaginare una somma simile? » « Solo con grande difficoltà. » « E dal momento che eravamo a corto di uomini per via delle febbri nel golfo del Benin, la mia parte sarebbe stata di set- tecentosessantotto sterline. Settecentosessantotto. Per fortuna non me lo dissero fino a quando non mi fui ripreso dalla ferita - fu mentre mi stavano radendo la testa che uscì la scheggia at157 traverso il cuoio capelluto -, altrimenti credo che sarei impazzito. Ma anche così, quella somma fu una specie di ossessione. Settecentosessantotto sterline. Non era un premio straordinario e nemmeno quella che si dice una fortuna, ma per me significava o, meglio, avrebbe potuto significare, la libertà dal duro lavoro manuale e soprattutto dall'ansietà continua che tormenta la vita della gente comune: la perdita dell'impiego, la perdita dei clienti, perfino la perdita della libertà fisica. Al cinque per cento avrebbe

cui si troverà domattina

» « Oh, signore! » chiamò Poli. « Il dottor Jacob

reso trentotto sterline e otto scellini l'anno o due sterline, diciotto scellini e undici pence al mese, mese lunare, alla maniera della marina: laddove un marinaio scelto non guadagna più di una sterlina, tredici scellini e sei pence. No, non era quello che si dice una fortuna, ma avrebbe voluto dire una vita tranquilla a casa, poter leggere e approfondire la matematica, pescare qualche volta: mi piaceva pescare. Buon Dio, quando quel paradiso fu perduto non riuscii a pensare ad altro che alle settecentosessantotto sterline e a quanti pence conteneva quella somma: rischiai di impazzire, anche se, certamente, ero un po' disorientato dalla febbre, che mi assaliva un giorno sì e uno no. Ma, signore, ho abusato della vostra pazienza, non ho fatto che compatirmi e chiacchierare inutilmente. »

« Niente affatto, John Daniel: spiegatemi in poche parole la questione del denaro delle prede prima

Ne ho sempre sentito parlare, ma non ho mai afferrato i principi sui quali si fonda.

» « Be', al comandante vanno due ottavi del valore della preda; ma se sopra di lui c'è un ufficiale

superiore deve cedere all'ammiraglio un terzo di quanto riceve. Gli ufficiali, il nocchiere e il capitano dei fanti di marina si dividono un ottavo in parti uguali, poi gli ufficiali della fanteria di

marina, il chirurgo, il commissario, il nostromo, il capo cannoniere, il carpentiere, gli aiuti nocchiere

e il cappellano, parti uguali di un altro ottavo, mentre tutti gli altri si dividono la metà rimanente, ma non in parti uguali, perché i gabbieri ricevono quattro quote e mezzo ognuno, i sottufficiali di grado

inferiore, come il cuoco e gli altri, tre quote; i marinai comuni e scelti una quota e mezzo, i terrazzani

e i famigli una e i mozzi mezza quota ciascuno. » 158 « Grazie, signor Daniel, cercherò di

ricordarmelo. Ora vi mando Poli: buonanotte. » Capo Bon era stato una delusione. Algeri e la baia di Algeri non lo furono. Il commodoro Aubrey mandò uno dei ragazzi che aveva dovuto prendere a bordo a Gibilterra per fare un favore a qualche vecchio compagno di navigazione, una creatura dalle gambe corte e le braccia lunghe, molto simile a un primate, a svegliare Stephen Maturin alle prime luci dell'alba: doveva salire subito in coperta, in camicia da notte, in vestaglia o in qualsiasi altro abbigliamento. « Santo cielo, come abbaglia! » esclamò Stephen salendo in modo maldestro la scaletta del cassero, gli occhi semi chiusi per difendersi dalla luce sfolgorante. Jack gli porse la mano per aiutarlo sull'ultimo scalino, e disse: « Guarda! Guarda! » « Dove? » « All'anca di dritta, a circa una gomena dall'anca di dritta. » Mani poderose lo fecero ruotare gentilmente su se stesso, i lembi della camicia da notte svolazzante nel vento, e davanti a sé Stephen vide uno splendido, grandioso stormo di garzette bianche come la neve, così vicine che si distinguevano i piedi gialli; e al di là di quello uno stormo ancora più numeroso, una miriade di uccelli in volo diretti a nord, presumibilmente verso qualche stagno delle Baleari. In mezzo al primo, volava un rilucente ibis assurdamente nero in quella luce e in quella compagnia, che emetteva un verso irritato, allo stesso

tempo schiamazzante e gracidante: ogni tanto si lanciava in avanti attraversando la rotta degli uccelli

in testa allo stormo con uno strillo ancora più sonoro. Stephen aveva l'impressione che l'ibis fosse

che me ne vada

indignato per la condotta delle garzette; e in effetti una migrazione così tardiva, a maggio inoltrato, era insolita, poco saggia, contraria a ogni solida tradizione. Ma i magnifici uccelli bianchi non se ne curarono e poco dopo l'ibis li lasciò con un'ultima protesta gracidante, per affrettarsi verso lo stormo più lontano: forse avrebbe dato retta ai suoi consigli. Stephen non seppe mai come fosse andata a finire, perché Jack lo condusse al mascone di dritta — la nave scivolava dolce159 mente sull'acqua con i trevi e una trinchetta — dove si dominava una vasta distesa di un azzurro splendido sul quale navigava un grandioso convoglio di mercantili, forse un centinaio di vele, inglesi, olandesi, scandinave, americane, adunate da Tripoli, da Tunisi e da più lontano a oriente; sopravvento videro le corvette che Jack aveva inviato loro come scorta, e ancora più lontano, dove solo un occhio esperto poteva arrivare, lunghe corsare basse sull'acqua in attesa di una buona occasione. « Da un'idea di che cosa sia il commercio, non credi? » osservò Jack. « Prodigioso. Ma vieni da questa

parte, c'è dell'altro. » Passò dietro alla trinchetta e guidò Stephen al capone di sinistra, dove tutti e due rimasero a contemplare l'acqua ancora più blu che si stendeva fino alla costa africana. La baia si apriva davanti alla Surprise e i raggi del sole stavano sfiorando le montagne che circondavano la città su entrambi i lati, di un verde brillante dopo le piogge primaverili, per illuminare pochi istanti dopo gli splendidi edifici più alti in cima alla collina arrotondata sulla quale era costruita la città. « Quella è la Casbah, è là che risiede il dey », disse Jack. Con il passare dei minuti la luce brillante si muoveva sempre più verso il basso, rivelando numerose casette bianche dal tetto a terrazza, l'una attaccata all'altra, minareti svettanti, vicoli, nessuna vera strada, alcuni spazi vuoti che, visti dall'alto, si sarebbero rivelati grandi piazze. File di case digradanti, fino alle superbe mura di pietra, al mare, all'enorme molo e al porto interno. «Impressionante, di una bellezza misteriosa», osservò Stephen. « Non vedo l'ora di conoscerla meglio. » « Sì », convenne Jack. « E quando saremo più vicini, chiederò al dottor Jacob di scendere a terra, per presentarsi al console inglese e accertarsi che si risponda al saluto di una nave della marina britannica. In tal caso, chiederà se sia possibile organizzare un tuo incontro con il dey il prima possibile. » «Se non ti dispiace, fratello, preferirei andare io stesso; il dottor Jacob mi mostrerà la strada. Ho un biglietto che deve essere consegnato nelle mani del console. Mi lascerai la Ringle, per pavoneggiarmi un po'? » 160 « È possibile che tu debba aspettare la brezza di terra della sera per tornare a bordo. Nella baia di Algeri c'è quasi sempre bonaccia sottocosta. » A dispetto delle obiezioni di Jack, fu la maestosa Ringle a condurli in porto, con l'accordo che la sua scialuppa avrebbe riportato alla nave la risposta del console a proposito del saluto, mentre la Ringle avrebbe aspettato al molo Stephen e il vento favorevole. Entrarono in porto come si conveniva a una nave di Sua Maestà, la bella goletta che si accostava dolcemente al molo e si ormeggiava, ammirata dagli astanti; ma la magnificenza finì lì. Il dottor Maturin aveva eluso la vigilanza di Killick, il quale aveva supposto che i due medici fossero andati a terra solo per incontrare degli amici e non aveva badato alla giacca nera vecchia e malandata di Stephen, alle brache sbottonate al ginocchio, alla cravatta sgualcita macchiata di sangue dopo un uso maldestro del rasoio. Inoltre, Killick aveva avuto una mattina veramente sgradevole. Forte del suo stato di famiglio del comandante, aveva dato una spinta a Billy Green, aiutante del-l'armaiolo, mentre si dirigeva a poppa lungo il passavanti, una spinta che gli venne restituita con tale forza da farlo scivolare tra le taccate fino al ponte sottostante, farlo cadere su due marinai al lavoro e sui loro strumenti che erano volati qua e là; quando Killick aveva rimproverato Green - che aveva replicato:

« Tu e il tuo maledettissimo corno di unicorno » —, quei marinai lo avevano strapazzato, arrivando a minacciarlo, dandogli del « rettile schifoso » e invitandolo a starsene zitto, da quello iettature, iettature di un figlio di vecchia troia che era. E sebbene l'ufficiale di guardia avesse messo fine al battibecco, Killick si era reso conto che tutti a bordo gli erano ancora ostili. Era dunque afflitto e arrabbiato e lo sarebbe stato assai di più se avesse visto il dottor Maturin camminare sul molo con Jacob e un mozzo della Ringle, ai piedi le scarpe comode, mal-conce e dalle suole consumate che Killick aveva nascosto, ma non abbastanza bene, la parrucca storta e gli occhiali dalle lenti blu sul naso; e il suo compagno non era da meno. L'abbigliamento del dottor Jacob avrebbe potuto appartenere alla sponda 161 occidentale od orientale del Mediterraneo: consisteva di un vecchio caffettano grigio con molti bottoni di stoffa, di uno zucchetto grigio e ciabatte grigie senza tacchi. «Magnifiche mura», affermò Stephen. «Alte quaranta piedi », disse Jacob. « Le ho misurate due volte, molto tempo fa, con uno spago. » Entrarono in città attraverso la porta fortificata e con sorpresa di Stephen senza nessuna formalità: le guardie turche lo guardarono curiose, ma si accontentarono della breve dichiarazione di Jacob sulla loro provenienza dalla nave inglese e si fecero da parte annuendo. Qualche stretta stradina, una piccola piazza con un mandorlo al centro e il

mozzo della Ringle gridò: « Oh, signore! Signore! C'è un cammello! » « Sì », confermò Jacob. « Un

cammello femmina. » Li fece girare intorno all'animale e li guidò attraverso un labirinto di vicoli fino a una piazza più grande: era il mercato degli schiavi, disse con noncuranza, ma non si sarebbero visti né schiavi né mercanti se non più tardi. E il ragazzo doveva fare attenzione alla strada, dal momento che sarebbe dovuto ritornare al porto da solo. « Sì, signore », assicurò il mozzo. Nonostante l'affermazione di Jacob, un vecchio stanco che trascinava lentamente le sue catene attraversò la piazza del mercato, fino alla fontana. Lo spettacolo colpì moltissimo il mozzo, che continuò a fissare

il vecchio, camminando perfino all'indietro per vedere meglio, così Stephen decise che avrebbe

chiesto al console che un servitore lo riaccompagnasse al molo. Un altro ampio rettangolo e Jacob indicò la casa dove aveva vissuto. «Abitavo con un'amica, la figlia dell'ultimo discendente di un'antica famiglia di unni grigi, ma sfortunatamente nessuno dei due corrispondeva alle aspettative

dell'altro. All'angolo, a sinistra, c'è un caffè tranquillo, dove sarebbe meglio bere qualcosa, perché ci aspetta una salita di circa cinquecento gradini, quasi fino alla Casbah. Entriamo? » Entrarono e dopo uno scambio di saluti cortesi, Jacob e Stephen si accomodarono su cuscini di pelle accanto a un tavolo alto nove pollici, vicino all'ingresso del locale affollato, che vendeva anche hashish e tabacco, mentre il ragazzo fu felicissi162 mo di sedere per terra. « Forse il nostro giovanotto preferisce un sorbetto? » domandò Jacob. « Oh, sì, signore, grazie! » esclamò il mozzo; lo gustò estasiato, mentre osservava una lunga fila di cammelli passare lentamente, con panieri colmi di datteri e coperti con foglie di palma. C'era molta più gente in giro, soprattutto arabi, ma anche africani neri e altri che Jacob segnalò come ebrei di varie etnie, greci e libanesi. Ma quando cominciarono la salita, dopo una seconda tazza di cafre e un altro sorbetto e dopo aver declinato l'offerta di un narghilè, non trovarono quasi nessuno. « È per caso un giorno di festa per i musulmani,

o di digiuno? » domandò Stephen. « Pensavo che Algeri fosse una città piena di gente. » «

Normalmente lo è », rispose Jacob. « Credo che quanti hanno potuto farlo siano andati in campagna o

nei paesi vicini. Gli uomini seduti dietro di noi parlavano di un probabile bombardamento inglese; e non ho mai visto mercati così deserti, nemmeno durante una pestilenza. » Respirava affannosamente

e, fatto qualche altro passo, indicò un recesso e disse: « Qui, in genere, mi riposo quando salgo alla

Casbah ». Riposarono tutti e tre seduti sulla panchina di pietra, resa liscia da innumerevoli natiche stanche, e a un tratto il ragazzo gridò: « Oh, signore! Avete visto quegli enormi uccelli? Quegli

uccelli colossali? » « Certo », gli rispose Stephen. « Sono avvoltoi, comuni grifoni

bruscamente, non volendo deluderlo e soggiunse: « Ma le ali sono davvero splendide. Guarda come volteggiano! » « Ho visto un avvoltoio! » disse il ragazzo, parlando più o meno a se stesso, con infinita soddisfazione. Altri duecento gradini e Jacob svoltò a destra. « Ecco il consolato », annunciò, indicando una casa di dimensioni notevoli con un giardino pieno di palme da dattero. «Volete riprendere fiato prima di entrare? » Stephen si tastò la tasca, sentì il rassicurante scricchiolio della lettera ministeriale e disse: « Mai sia. Non dobbiamo perdere 163 nemmeno un momento. Ragazzo, vuoi aspettarci qui, seduto all'ombra di una palma? » Entrarono da una porta laterale riservata a visite di affari, e nell'ufficio trovarono un giovanotto seduto, i piedi sulla scrivania. « Chi diavolo siete? » domandò. « E che cosa volete? Cittadini inglesi in difficoltà, suppongo. » « Mi chiamo Maturin, dottor Stephen Maturin, chirurgo a bordo della fregata Surprise, della marina britannica: ho una lettera e un messaggio per il console. » « Non potete vedere il console. È malato. Datemi la lettera e riferitemi il messaggio », disse il giovanotto, senza togliere i piedi dalla scrivania. « La lettera è del ministero e può essere consegnata soltanto nelle mani del console. Il messaggio è parimenti riservato. Potete mostrargli il mio biglietto da visita, se credete, deciderà il console se ricevermi o no. » Tirò fuori il biglietto, vi scrisse qualcosa sul retro e lo posò sulla scrivania. Il

» Si interruppe

giovane cambiò colore. « Lo dirò alla signora. » « Dottor Maturin! » lo salutò la moglie del console entrando di corsa, una donna di notevole bellezza sui trentacinque anni. «Voi non vi ricorderete di me, ma ci siamo conosciuti nella Sierra Leone, quando Peter era con il povero governatore Wood;

eravamo seduti di fronte a tavola

» Le si riempirono gli occhi

di lacrime. « Cara Lady Clifford, vi ricordo bene. Indossavate un vestito grigio perla e la signora Wood aveva osservato che vi stava splendidamente. Posso presentarvi il mio collega, il dottor

Jacob? Ha più esperienza di me di sciatica e di malattie affini. » « Molto lieta», disse Lady Clifford,

e li precedette in una camera da letto molto disordinata. « Caro dottor Maturin, mi dispiace ricevervi così », disse il console, « ma non oso alzarmi: il dolore si è appena attenuato e ho il terrore che

possa aumentare

presenza del collega e come il ministero avesse piena fiducia in lui, poi gli porse 164 la lettera. Sir Peter sorrise cordialmente a Jacob, disse: « Scusatemi », e ruppe il sigillo. « Sì, è tutto chiaro. Ma credo che qui la situazione sia cambiata. Avete avuto notizie da Algeri dopo l'inizio di aprile? » Stephen riflette un momento, cercando di ricordare. «No. Tra qui e Durazzo abbiamo fatto scalo soltanto a Pantelleria. Non avevano niente da dirci, se non che nessun lugro era passato di lì, e nessuno avrebbe potuto sopravvivere alla burrasca che ci ha investiti. Non abbiamo avuto contatti con altre navi, anche se forse il commodoro potrebbe aver parlato con qualcuno dei comandanti che

signore, prima di proseguire, posso

rivolgervi alcune domande? Il commodoro chiede se, dovendo entrare in porto con una parte della sua squadra e salutare il castello, il saluto verrebbe ricambiato. » « Santo cielo, sì, senza dubbio dopo quello che ha combinato nell'Adriatico. » « Allora posso pregarvi di prestarmi un servitore che accompagni il mozzo al molo? Deve riferire la vostra risposta al commodoro, ma è la prima volta che esce da Stow-on-the-Wold, vede meraviglie a ogni angolo, e potrebbe perdersi. » « Certamente. Manderò una guardia, un turco discreto dalla barba grigia», rispose il console. Suonò e quando la guardia gli ebbe risposto, gli ordinò di accompagnare il ragazzo al molo con il biglietto sul quale Stephen aveva scritto Il saluto sarà ricambiato. « Ah », disse il console adagiandosi con cautela sui guanciali, « abbiamo sentito dire tali cose! Navi francesi che si sono unite a voi, altre affondate, bastimenti algerini semi distrutti, cantieri in fiamme: gli unici corsari in mare provengono dall'estremo oriente e i nostri sono tutti al sicuro nel porto interno. Ma torniamo a noi: se non siete stato aggiornato, non potete sapere che la situazione è cambiata e che non ho più alcuna influenza sull'attuale dey. Il precedente è stato strangolato dai giannizzeri, che qualche giorno dopo hanno eletto come nuovo dey il loro agha, Omar Pascià. Lo conosco appena. Sua madre era turca e il dey parla turco e arabo correntemente, oltre a un po' di gre165 co: un uomo ignorante in tutte e tre le lingue, ma intelligente e dal carattere forte: d'altronde non lo avrebbero eletto, se non fosse così. » « La cosa mi preoccupa. Avete qualche notizia sull'avanzata degli alleati? » « Da quel che so, russi e austriaci procedono a rilento, ancora divisi da vasti tratti montagnosi, da fiumi e da terreni paludosi; e da una forte diffidenza reciproca. » « Credete, signore, di poter organizzare al più presto un incontro col dey? Domani? » « No. Nemmeno in un prossimo futuro. Il dey è partito per la caccia al

leone dell'Atlante, la sua preferita; e il vizir, se non è con lui — la caccia al leone non è di suo gusto

ha inviato a proteggere i mercantili provenienti da oriente

» Rivolse a Jacob un'occhiata cortese, ma interrogativa. Stephen spiegò la

Ma certo che potete vedere il console, non v'importa che sia a

letto, non è vero? Un tremendo attacco di sciatica, soffre terribilmente

- sarà certamente nell'oasi più vicina. » « Console », disse Stephen dopo una pausa, «vi sembra

prudente per un usurpature andare a rincorrere leoni a poche settimane dalla presa al potere, lasciando la capitale ai nemici e rivali che sicuramente si sarà fatto? » « Sembra poco sensato, quasi assurdo; ma Omar è un caso a sé. E cresciuto tra i giannizzeri, li conosce perfettamente, e anche se illetterato è stato un bravissimo capo di ciò che si potrebbe definire il servizio informazioni del

precedente agha. Credo sia andato nell'Atlante per sapere chi tra i giannizzeri possa mettersi a capo

di qualche fazione in sua assenza. Ha informatori dappertutto e sono convinto che quando lo riterrà

opportuno farà ritorno silenziosamente, raccoglierà intorno a sé quanti gli sono fedeli e taglierà una ventina di teste ambiziose. » Jacob non aveva aperto bocca, solo cenni di approvazione e sorrisi dicevano che stava ascoltando, ma a quelle ultime parole esclamò con enfasi: « Proprio così! » « Quanta influenza ha il vizir? » riprese Stephen. « La mia impressione è che sia molto grande. Era l'equivalente del capo di stato maggiore dell'attuale dey e suo principale sostenitore, un uomo intelligentissimo e colto con relazioni importanti a Costantinopoli. E vero che i dey, come sapete, sono fedeli alla Sublime porta solo formalmente, ma i titoli concessi dal sultano, gli ordini e le decorazioni hanno un reale va166 lore qui, in particolare per gli uomini come Omar; e a parte questo, Hashin conosce benissimo i personaggi più importanti degli Stati musulmani dell'Africa e del Levante. E parla correntemente francese. » « In questo caso », concluse Stephen, « mi sembra che il dot-tor Jacob e io dovremmo dirigerci verso l'Atlante il prima possibile per parlare, se non con lo

stesso dey

contrario all'etichetta locale: posso suggerirvi di tentare con il vizir? » « Con il vizir, allora:

dobbiamo impedire la spedizione che per noi potrebbe risultare fatale. È incorruttibile? » «

Sinceramente non lo so. Ma da queste parti, come sapete, una regalia raramente giunge sgradita. L'ho

visto con un'acquamarina sul turbante. Oh, oh

Il console si piegò in avanti, una smorfia di dolore

sulla faccia. Lo voltarono su un fianco, lo spogliarono, cercarono e trovarono l'origine dello spasmo. Jacob stava per aprire la porta quando comparve Lady Clifford, con un'espressione ansiosa sul viso. Le chiese dove avrebbe potuto trovare la cucina e preparò un cataplasma bollente, lo applicò e si affrettò a uscire, tornando poco dopo con una fiala. «Tintura tebaica», mormorò a Stephen, il quale annuì e chiese un cucchiaio, poi, sollevando la testa del povero console, gli somministrò il farmaco e

lo adagiò di nuovo con delicatezza sul guanciale. Pochi minuti dopo il console disse: « Grazie,

grazie, signori! Sento che sta già diminuendo

oh, Dio, che sollievo! Mia cara Isabel, non ho mai

avuto un attacco che durasse così poco: credi che potremmo avere tutti quanti una tazza di té? Ó di caffè, se questi gentiluomini preferiscono ». Stavano sorseggiando il té quando dalla baia giunse il rombo di una serie ben scandita di colpi di cannone, ventuno: il commodoro Aubrey salutava il castello. L'eco del ventunesimo colpo non si era ancora spento sulle mura, le torri e le batterie di Algeri che da tutte le fortificazioni sul mare eruppe in risposta un tuono colossale, volate che si fondevano nelle successive mentre un prodigioso banco di fumo si allargava sull'acqua. 167 « Santo cielo! » esclamò Lady Clifford, staccando le mani dalle orecchie. « Non ho mai sentito niente di

simile. » « IL nuovo agha dimostra il suo zelo: se avesse dimenticato di sparare un solo colpo, il dey

lo avrebbe fatto impalare. » « Quanti cannoni saranno stati? » domandò Stephen. « Dagli ottocento ai

mille », rispose il console. « Li stavo facendo contare, ma il mio uomo è stato fermato prima di arrivare alla batteria della Mezzaluna, il che è stata una fortuna per lui, dal momento che là ci sono leoni e leopardi e solo i cannonieri sanno domarli. Per quanto ricordo, era arrivato a contare ottocentoquaranta bocche da fuoco. Posso farvi avere una copia del suo elenco, se vi interessa. » « Grazie, siete molto gentile, ma preferisco non correre il rischio che mi trovino con quella carta:

rischierei di essere impalato e dato in pasto ai leoni e ai leopardi. Visto poi che stiamo andando proprio dai leoni, per di più nel loro habitat naturale. Se non siete troppo stanco, signore, dopo quel crudele attacco di sciatica, anche se forse potrebbe essere qualcosa di più transitorio e meno maligno, possiamo parlare di mezzi, destinazioni, muli, perfino - che Dio ce ne scampi - di cammelli, guardie, equipaggiamento e di qualsiasi altra cosa la vostra esperienza possa suggerire? » « Non sono affatto stanco, dopo il vostro medicinale e il formidabile cataplasma, ancora piacevolmente

» «Avvicinare il dey senza una presentazione ufficiale o senza averlo conosciuta prima è

»

caldo, e soprattutto dopo le vostre parole rassicuranti. Ma non credo che abbiate nominato un

» « No. Il dottor Jacob parla arabo e turco fin dall'infanzia. » « Oh, molto bene », disse il

console con un inchino. « Meglio così. In quanto ai mezzi, potrete attingere ai fondi del consolato per

un migliaio di sterline, se pensate che sia prudente viaggiare con tanto denaro. Per quanto riguarda la

destinazione, e la guida, dobbiamo vedere sulla carta. Cavalli, muli e per qualche tratto anche cammelli possono essere noleggiati: ne parlerò con il mio capo stalliere. Potreste fare a meno delle guardie, dato che il dey e la sua scorta sono passati di lì di recente, ma non vorrei vedervi partire senza. » « Posso suggerire guardie turche? » disse Jacob, parlando 168 quasi per la prima volta. « Forse non brillano come governanti, ma il turco medio è affidabile. Ho viaggiato spesso con loro in Oriente. » « Sono d'accordo con voi, signore », convenne il console. « IL turco è un uomo di parola. La maggior parte delle mie guardie sono turche. E ora che ci penso uno dei nostri impiegati conosce a fondo la regione dell'Atlante: quando non era occupato qui con rapporti, registri e corrispondenza, dava la caccia ai grossi cinghiali e ad altri animali. E conosce bene la regione intorno allo Shatt el Khadna, credo che il dey voglia andare lì. » « Parlate del giovane che ci ha ricevuto oggi? » «Mio Dio, no. Il gentiluomo in questione era il segretario del consolato. Mi dispiace che abbiate dovuto avere a che fare con il giovane che avete visto: molti degli impiegati algerini hanno accompagnato le famiglie fuori città e io ho dovuto mettere lui a ricevere i visitatori. E il figlio di un amico intimo, un amico defunto, mi dispiace dirlo. Non assomiglia neanche lontanamente al padre: è stato espulso dalla scuola perché poco intelligente, ubriacone e presuntuoso; lo hanno cacciato anche se l'avevano frequentata il padre e il nonno. La famiglia voleva fargli seguire la carriera diplomatica - suo padre era stato ambasciatore a Berlino e a San Pietroburgo — perciò mi hanno pregato di tenerlo qui per un po', perché imparasse almeno i rudimenti della diplomazia: sua madre, che Dio la benedica, era convinta che nei Paesi maomettani non fossero permessi né vino né liquori e nemmeno la birra. No, no: l'ex segretario di cui parlavo era uno studioso oltre che un cacciatore e un botanico. » « Credete che vorrà accompagnarci almeno per un tratto? » « Di sicuro vorrebbe farlo, ma un enorme cinghiale che aveva ferito gli ha maciullato una gamba al punto che è andata in cancrena, e hanno dovuto amputargliela. Vi indicherà una brava guida. »

interprete

CAPITOLO VII

Che aria di casa, quanto mi è familiare! » osservò Stephen Maturin. Erano seduti su un ripido pendio di erba alta affacciato sulla regione che avevano appena attraversato, Stephen a sinistra,

Jacob al centro accanto alla guida, un uomo del tutto affidabile. « Le stesse specie di cisto, di timo,

di rosmarino, di ginestre, le stesse peonie dal profumo dolce e là, sulla falda detrítica tra i cespugli,

gli stessi codirossoni, culbianchi, gli stessi fringuelli. » «IL signore ha detto di casa?.» domandò la guida in tono scontento. Frequentava da tempo il consolato e parlava un ottimo inglese, ma era così

abituato a stupire gli stranieri con le meraviglie della sua terra che l'assenza di meraviglia lo irritava. « Credo di sì », gli rispose Jacob. «A casa sua ci sono questi uccelli enormi? » domandò la guida, indicando un gruppo di grifoni che roteavano su una corrente ascensionale. « Oh, sì », confermò

Stephen, « abbiamo molti avvoltoi, avvoltoio degli agnelli, capovaccaio

parecchie specie. » « Orsi? » « Naturalmente. » « Cinghiali? » « Anche troppi, ahimè. » « Scimmie? » « Di sicuro. » « Scorpioni? » « Sotto ogni pietra piatta. » « Dove vivete? » domandò la guida indignata. « Spagna. » «Ah, la Spagna! Il mio quarto bisnonno veniva dalla Spagna, da un piccolo paese vicino a Cordova. Aveva quasi sedici acri di terra irrigata e parecchie palme da dattero: un secondo paradiso. » 170 « Già, proprio così », confermò Stephen, « e nella stessa Cordova c'è

» « Aquile? » « Sì,

ancora la moschea di Abd ar-Rahman, gloria del mondo occidentale. » « Domani, signore », disse la guida, sporgendosi in avanti e parlando a Stephen, « spero di mostrarvi un leone o un leopardo, forse tutti e due, se Dio vorrà: o quanto meno le loro tracce lungo il torrente Arpad che sfocia nello Shatt, dove di sicuro si trova il dey. » « Dobbiamo muoverci », intervenne Jacob, « il sole ha quasi raggiunto la cima delle montagne. » Raggiunsero la scorta e quando fu superata la riluttanza dei cammelli ad alzarsi, proseguirono lungo la pista ormai battuta, superarono un passo molto freddo e ridiscesero verso Khadna e i suoi campi, ultimo villaggio prima dell'oasi, dello Shatt e del deserto. Arrivarono poco prima che calasse l'oscurità e quasi non videro la figura di una bambina ferma all'esterno del recinto di piante spinose; ma non poteva dirsi lo stesso della piccola, che quando uscirono allo scoperto chiamò: « Sara! » A quel richiamo un cammello alto e ossuto, una creatura particolarmente goffa e di pessimo carattere che aveva portato Stephen per un ampio tratto di terreno argilloso e di sabbia, si mise a galoppare sobbalzando e arrivata davanti alla bambina abbassò il grosso muso per farsi abbracciare. I cammelli appartenevano al villaggio e si diressero al loro posto ancor prima che il loro carico leggero fosse smontato, mentre le guardie e i servitori predisponevano l'accampamento. Stephen e Jacob furono accompagnati nella casa del capo villaggio, dove vennero

offerti loro caffè e biscotti così inzuppati di miele che era difficile non farlo colare sui bei tappeti sui quali erano seduti. Jacob, perfettamente a suo agio, parlò il dovuto, bevve il numero appropriato di minuscole tazze e distribuì i piccoli regali d'uso, benedicendo la casa mentre usciva, seguito da Stephen. Stavano attraversando il buio recinto diretti alla tenda, quando si udì il verso di una iena. « Da ragazzo le imitavo e qualche volta mi rispondevano », disse Jacob con soddisfazione. Il giorno seguente il percorso fu duro, con parecchie salite e qualche discesa, il terreno pietroso e spoglio:

spesso furono co171 stretti a guidare i cavalli per la briglia. Lì la natura era meno familiare: Stephen vide un uccello simile a un culbianco che non riuscì a identificare, qualche tartaruga e un numero sorprendente di rapaci, averle e piccoli falchi, quasi uno per ogni cespuglio o alberello in una regione straordinariamente desolata. In cima al pendio deserto, mentre i turchi accendevano il fuoco per preparare il caffè, Stephen osservò un corvo africano dal collo rossastro volare dritto nella vasta, pura distesa celeste, gridando per tutto il tempo con la sua voce profonda e aspra alla compagna che lo precedeva di almeno un miglio. « Ecco un uccello che ho sempre voluto vedere », disse alla guida, « in Spagna non c'è. » La guida ne fu compiaciuta più di quanto Stephen si aspettasse

e volle condurre i due uomini affidati alle sue cure fino a un punto a una cinquantina di iarde di

distanza, dove la parete rocciosa scendeva a picco e il sentiero serpeggiava a fondo valle, un terreno arido con una sola macchia verde: un'oasi, bagnata da una sorgente solitaria. Il terreno a fondo valle

riprendeva a salire, ma più lontano a sinistra brillava un'immensa distesa d'acqua, lo Shatt el Khadna, alimentato sulla destra da un piccolo torrente appena visibile prima che la montagna lo nascondesse.

« Guardate laggiù, in fondo, prima della piana, non c'è un uomo a cavallo? » domandò Stephen,

prendendo il suo piccolo cannocchiale. « Non rischia di rompersi l'osso del collo? » « È Hafiz sulla sua ottima puledra. L'ho mandato avanti per avvertire il vizir del nostro arrivo mentre voi stavate contemplando il corvo. Una cortesia che si usa da queste parti. » « Bene. Che Dio lo assista. Non mi avventurerei mai giù per quella discesa a un'andatura del genere, a meno di non avere Pegaso come cavalcatura. » « Stavo pensando », disse Jacob un furlong dopo, quando la discesa era meno paurosa

che ora siamo su un terreno calcareo, con un'altra vegetazione, il timo, il cisto

e l'oasi più vicina. «

così diversi? » « Sì. Ma ho anche pensato che forse sarebbe meglio se mi facessi passare per un semplice interprete. Dato che il vizir parla perfettamente francese la mia presenza non sarà necessaria; e 172 raggiungerete più rapidamente un'intesa trovandovi da soli. Un uomo che ha di fronte due interlocutori si sente in certo modo in svantaggio, ha la sensazione di doversi far valere.

Sono sicuro che lo abbiate notato. Così vestito potrei essere chiunque. Vi troverete meglio,

soprattutto se vi concilierete la sua benevolenza con la spilla di lapislazzulì da turbante, un cabochon con granelli d'oro che non passa inosservato, e che mi ha fatto avere un mio cugino cainita, mercante

in Algeri: ha la bottega accanto alla farmacia. Mi ha parlato di un altro cainita, uno dei Beni Mzab,

calligrafo al seguito del vizir; e questa è un'altra delle ragioni per cui in quest'occasione voglio impersonare la parte di un semplice interprete. » « Posso vedere la spilla? » « Ve la mostrerò prima che il vizir ci riceva, quando vi darò la lettera di presentazione del console: avrete modo di guardarla con discrezione, perché è in una scatoletta europea che si apre e si chiude a scatto. » «

Avete scritto voi la lettera, non è vero? » « Sì: è in turco e vi si dichiara che la vostra missione è di natura riservata e confidenziale, intrapresa su richiesta del governo. I soliti convenevoli al principio e alla fine: occupano quasi tutto il foglio. » « D'accordo. Mi devo esporre pubblicamente, non l'ho mai fatto nei miei anni nel servizio informazioni: la cosa mi precluderà azioni future, ma la posta in gioco è alta. » « Altissima. » Avevano raggiunto la piana e cavalcarono in silenzio fino a quando una pernice non si levò in volo rumorosamente quasi sotto il loro naso, facendo recalcitrare i cavalli, ma non troppo dopo una giornata così faticosa. « Quella è una tortora dal collare africana? » chiese Stephen, indicando un altro uccello. Il dottor Jacob non seppe che cosa rispondere, a parte: « Di sicuro avete ragione». Ma, girandosi sulla sella, soggiunse: « Forse dovremmo aspettare che gli altri

ci raggiungano, così faremo il nostro ingresso con un certo stile ». Un certo stile, sì, dato che le

guardie turche e le loro cavalcature erano consce del ruolo: cavalcarono attraverso i campi col173 tivati dell'oasi, di un verde brillante sotto le torreggianti palme da dattero, girarono intorno allo specchio d'acqua al centro con le inevitabili gallinelle d'acqua, fino a una costruzione bassa che si estendeva tra granai e stalle. « IL padiglione di caccia del dey», annunciò Jacob. « Sono stato qui da ragazzo. » Un funzionario e alcuni stallieri uscirono dal portone; il funzionario gridò qualcosa che Stephen prese per un saluto. Notò anche l'occhiata che si scambiarono Jacob e l'uomo, un'occhiata rapida e fuggevole di cui si sarebbe accorto soltanto chi conosceva molto bene il dottore e stava guardando in quella direzione; poi gli stallieri condussero via i cavalli e i muli mentre Stephen e Jacob entravano nella corte esterna. «Vi presento Ahmed ben Hanbal, sottosegretario del vizir »,

disse Jacob. Stephen si inchinò, e il sottosegretario fece lo stesso, portandosi la mano alla fronte e al cuore. « IL primo segretario è con il dey. Vogliamo entrare? » Quando furono nel curioso patio circondato da un portico e chiuso da elaborate griglie in ferro battuto, Jacob disse qualcosa ad Ahmed, il quale annuì e si allontanò in fretta. « Ecco la lettera», disse Jacob porgendola a Stephen, «

ed ecco la scatolina. » Stephen l'aprì, contemplò ammirato lo splendido blu della pietra, che aveva la

forma di un uovo tagliato a metà per il lungo e le stesse dimensioni: sorrise a Jacob, il quale disse: « Ora vi lascio solo. Il - come posso dire? - servo preposto ad annunciarvi al vizir entrerà da quella porta», e gliela indicò, « tra un minuto o due». I minuti tendevano ad allungarsi e Stephen ne approfittò per guardare di nuovo la pietra con discrezione: raramente aveva visto un colore così puro, e l'oro della montatura riprendeva in modo mirabile quello delle pagliuzze all'interno della pietra. Senza volerlo, fece un paragone doloroso. Diana aveva avuto un diamante di un blu straordinario, era stata sepolta con quello addosso; era un blu di natura diversa, ma Stephen avvertì il gelo che lo aveva accompagnato per tanto tempo, quella sorta di terribile indifferenza a tutto, e provò sollievo quando la porta si aprì. Si affacciò la barba grigia di un uomo molto alto dall'aria corrucciata, l'altezza accresciuta da un imponente turban174 te bianco, il quale gli fece imperiosamente segno di seguirlo e lo precedette in una stanza dove su un basso divano fumava il narghilè un uomo di mezz'età, seduto a gambe incrociate. « IL cristiano », disse Barbagrigia a voce alta e ufficiale: si inchinò profondamente e si ritirò camminando all'indietro. « Buongiorno a voi,

signore », disse Stephen in francese. « Ho una lettera di presentazione per Sua Altezza il dey da parte del console di Sua Maestà britannica ad Algeri, ma prima di consegnarla e portare a termine il mio compito, ho ritenuto doveroso porgere a voi i miei rispetti e forse, se l'uso lo consente, mostrarvi la

lettera. Mi è stato detto che parlate correntemente francese, per questo il mio interprete non è con me.

» IL vizir si alzò, si inchinò e disse: « Siete il benvenuto. Prego, accomodatevi », soggiunse battendo la mano sul divano. « Come voi, anch'io parlo correntemente il francese: è la mia lingua materna, dato che una moglie di mio padre era di Marsiglia. E in verità l'uso vuole che qualsiasi documento indirizzato al dey sia mostrato al suo primo ministro. Vi prego, fumate, se lo desiderate, mentre io leggo. » Raramente la sua buona educazione era stata messa a così dura prova, ma dopo aver scelto il bocchino meno consumato Stephen fumò in modo composto. Non a lungo, tuttavia, poiché il vizir

saltò l'elaborata formula iniziale e quella finale e disse: « La lettera parla di una missione riservata e confidenziale: dal momento che il dey discute tali questioni con me, se voleste spiegarmene la natura risparmieremmo tempo e molti viaggi faticosi, poiché temo che la vostra cavalcata di oggi lo sia stata». « Certamente. Prima, però, vi prego di accettare questo piccolissimo segno della mia stima. » Posò la scatolina a portata di mano; il vizir l'aprì e la sua espressione cambiò: prese la spilla con cautela e la portò sotto una lama di luce. « Che pietra! » esclamò. « Non ne ho mai vista una così perfetta. Vi ringrazio. La porterò sul turbante venerdì. » Stephen negò il valore del dono con gesti e mormorii appropriati, e tornando alla giornata trascorsa a cavallo disse che per 175 quanto stancante, quale naturalista dilettante era stato ampiamente ricompensato dalle piante, dagli uccelli e, se non dai mammiferi stessi, dalle tracce di grossi animali che aveva visto. « Vi piace la caccia? » « Sì, per quanto me lo consentono le mie deboli capacità. » « Anch'io amo la caccia, sebbene non come Sua Altezza: forse sapete che in questo momento è sulle tracce del leone nella valle del Khadna. Quando avremo discusso e vi sarete riposato, potremmo andare a caccia insieme. Ora, però », disse il vizir, dando un'ultima occhiata alla pietra, « possiamo tornare alla ragione della vostra graditissima presenza in queste lande deserte? » « Ebbene, signore, in primo luogo devo dirvi che il governo britannico è venuto a conoscenza del fatto che parecchie confederazioni e fratellanze sciite lungo le coste dell'Adriatico e dello Ionio, nonché nell'interno della Serbia, tutte quante favorevoli a Bonaparte, hanno deciso di allearsi e intervenire in suo aiuto, facendo tutto ciò che possono per impedire o quanto meno ritardare il congiungimento degli eserciti russo e austriaco, in marcia per raggiungere gli alleati. Ma hanno bisogno di uomini e di armi: i mercenari sono ben armati, formidabili e decisi a battersi, ma non lo faranno senza un compenso. Hanno cercato la somma necessaria in queste terre e l'hanno trovata. Un sovrano marocchino è disposto a donare due mesi di paga in oro e sono stati inviati messaggeri da Durazzo ad Algeri per pregare il dey di far trasportare

il tesoro così che i mercenari possano procedere. Visto il brutto tempo è probabile che non siano

ancora arrivati, in ogni caso il governo di Sua Maestà britannica non vuole che quelle persone vengano aiutate. » IL vizir lo fissò con benevolenza, perplesso. « Certamente, mio caro signore », disse alla fine, « un uomo della vostra ammirevole perspicacia non crederà a simili sciocchezze! Sua

Altezza è un sunnita ortodosso, mentre in Erzegovina e in quelle regioni, delle quali spesso ho sentito parlare, sono sciiti fanatici: e si sono rivolti a un famigerato sceicco sciita del Marocco. Non riesco

a immaginare che possano chiedere al dey ortodosso di aiutarli: sarebbe come se una banda di

calvinisti chiedesse aiuto al Vaticano. Come è possibile che il nostro dey voglia appog176 giare la loro causa? Anche se non odiasse Napoleone fin dal tempo della sua vile condotta a Jaffa, ad Acri e

ad Abukir, anche se non stimasse e fosse amico di re Giorgio, la cui marina reale di recente ha avuto

tanto successo nell'Adriatico, un re che nessun dey di Algeri offenderebbe mai volontariamente

lo confermerà il dey stesso quando lo vedrete: e credo che la sua schiettezza burbera e soldatesca

Ve

sarà molto più convincente di qualsiasi cosa possa dirvi io. Suvvia, ora lasciate che ordini per voi un bagno ristoratore e faccia venire il mio massaggiatore personale; poi, quando avrete riposato, sarete mio ospite a tavola, dopo di che spareremo un po'. Ho due fucili inglesi bellissimi, e qui abbiamo una grande quantità di pernici quasi addomesticate. E domattina darò a voi e al vostro dragomanno cavalli decenti e vi affiderò a uno dei guardacaccia del dey che vi guiderà sulla strada privata di Sua Altezza attraverso le montagne e la foresta sull'altro versante fino all'Arpad, il fiume che alimenta lo Shatt el Khadna. Vi mostrerà ogni sorta di fiori, uccelli, animali, quanto meno le loro tracce. È una vastissima riserva di caccia, le gente comune non può entrarvi senza un permesso: chi vi si avventura ugualmente viene impalato. L'ultimo dey ha fatto impalare in una sola volta cinque giovani e un ermafrodita, come deterrente. » # La mattina di buonora Stephen e Jacob cavalcarono verso sud

attraverso l'oasi, seguendo gli strettissimi sentieri fra i campi coltivati (orzo, per lo più, con qualche cece). Le pernici non mancavano, ma la notte era stata umida e all'alba la foschia era ancora spessa, così preferivano restare sui rami, gonfiando le piume. Il vizir non sparava agli uccelli in volo e Stephen, quando lo aveva capito, aveva aspettato che uno dei numerosissimi volatili si posasse su un ramo, forse per tenere d'occhio i due tiratori. Gli addii erano stati cordiali, nonostante fosse mattino presto e il vizir sembrasse sfinito (aveva tre mogli e un postulante per un posto importante gli aveva inviato di recente una concubina circassa). Aveva dato istruzioni alla loro guida perché mo177 strasse a Stephen tutto ciò che poteva interessare un filosofo naturale, compreso le club des lions, e aveva inviato al dey i suoi omaggi. Cavalcarono nell'alba umida, addirittura nebbiosa, Stephen e Jacob su robusti castroni di taglia normale non più giovani, e la guida su un solido e servizievole pony. Quando arrivarono nella zona arida, non appena usciti dal verde dell'oasi, un passero si levò in volo da un cespuglio spinoso. « Uccello, uccello! » « Dice che è un uccello », tradusse Jacob. « Non posso pretendere che sappia distinguere le specie di Arklow da quelle di Algeri. Potete pregarlo di segnalarci soltanto i rettili, i quadrupedi e le loro tracce? » Jacob lo fece, ma con molta gentilezza, e non erano trascorsi dieci minuti da quando avevano lasciato l'oasi che il giovane aveva mostrato loro

le impronte di parecchi sciacalli, di una iena e la traccia di un grosso serpente lungo da cinque a sei

piedi. « Sono quasi certo che sia un malpolon monspessulanus. Ne ho addomesticato uno, da ragazzo.

» « Vi piaceva come animale domestico? » « In un certo senso mi riconosceva e mi tollerava, niente

di più. » La strada si fece più ripida, serpeggiando in tornanti faticosi scavati nella roccia: con il

sole ormai alto uomini e bestie si stancavano facilmente e quando Ibrahim indicò una curva a sinistra furono felici di lasciare la carreggiata e fermarsi su una piccola piattaforma dove un'improbabile sorgente, come capitava di trovare in terreni calcarei, sgorgava da una fessura e l'acqua creava una striscia verde lungo il pendio per oltre un centinaio di iarde. Mentre riposavano videro un uomo su

un magnifico destriero che avanzava a fatica, là dove avevano faticato anche loro; lo osservarono

mentre mangiavano datteri e a un tratto udirono un rumore di zoccoli più in alto, sulla strada: un altro cavaliere. I due uomini giunsero alla svolta insieme e si scambiarono un saluto, senza tuttavia tirare

le redini. Evidentemente erano corrieri del dey. Salirono ancora, fino alla sommità vera e propria

della catena montuosa, e poi attraverso una rigogliosa foresta e, nono178 stante le cime degli alberi fossero piegate dal vento, dopo soli cinque minuti di discesa la strada si snodò tra nobili querce, intervallate da betulle, castagni e ogni tanto un incongruo tasso comune; dove il sentiero si restringeva per insinuarsi tra alti dirupi, videro un cancello con garitte per i soldati a destra e a sinistra, e al di là una piccola piana. Ibrahim li precedette e mostrò il lasciapassare del vizir; le guardie aprirono il cancello e salutarono in quel modo elegante tipico dei musulmani. Sulla piccola piana, più o meno dieci acri d'erba, i cavalieri si fermarono per contemplare la vasta distesa dello Shatt el Khadna, al di sopra delle cime degli alberi. Una catena montuosa irregolare nascondeva alla

vista la valle in cui scorreva l'affluente; ma il lago era una vista superba, ancor di più per gli uccelli che erano ovunque e che esaltavano il senso di altezza., distanza e immobilità. Si trattava per la maggior parte di avvoltoi con due aquile in lontananza e qualche piccolo nibbio bruno; volteggiavano

alti e lontani, liberi in un cielo senza confini, e il gruppo più vicino (tutti grifoni) saliva in spirali sulle correnti ascensionali scaturite dalla roccia calda della montagna, in un costante e lento moto. « Ibrahim dice che questi sono i pali usati per le esecuzioni », disse Jacob. «Già. E dal momento che gli avvoltoi sono abitudinari, quando si tratta della loro sopravvivenza, mi stavo chiedendo se qualcuno di quelli lassù non sarebbe sceso in picchiata alla ricerca di cibo. I grifoni sono troppo cauti, ma c'è un avvoltoio degli agnelli, un amico della mia infanzia, che sono davvero felice di

vedere, insieme con ì nibbi bruni, quegli audaci predatori

creature nere che roteano sopra di noi. » « L'avvoltoio degli agnelli è quello all'estrema destra. Guardate, si sta grattando la testa. In spagnolo lo chiamiamo 'rompi ossa'. » « Voi avete il

cannocchiale, siete avvantaggiato. » « Sta riflettendo

uccello si posò tra le ossa sparse sotto i pali, i m 179 scartò qualche costóla spoglia, afferrò un osso sacro semi spolpato con i possenti artigli e si alzò in volo battendo con forza le ali, con il chiaro

intento di lasciarlo cadere dall'alto su una roccia. Ma non era ancora perfettamente sostenuto dall'aria che due nibbi bruni gli piombarono addosso, l'uno attaccandolo alle spalle e l'altro sfiorandogli la testa. L'osso sacro cadde in una macchia impenetrabile, perduto per sempre, senza speranza. «Assolutamente tipico del nibbio bruno: avido, precipitoso, ingordo! » esclamò Stephen. « E stupido. Perfino un volatile che avesse il cervello piccolo come quello di un pavone avrebbe attaccato quando l'avvoltoio era a cinquanta piedi da terra: la sua compagna avrebbe potuto afferrare l'osso a mezz'aria. » Ibrahim non aveva capito una sola parola, ma aveva intuito la frustrazione e la delusione di Stephen, e puntando il dito verso un punto molto lontano a nord-est indicò altri uccelli che roteavano. Jacob tradusse: « Dice che laggiù un'altra cinquantina di mangiatori di carogne sta aspettando che gli uomini del dey finiscano di spellare la cacciagione di ieri sera: ma prima vi mostrerà lo Shatt, ha centinaia di uccelli rossi. Dobbiamo scendere per quella via, costeggiando il lago e risalendo lungo la sponda del fiume, un po' perché il pendio sarebbe troppo ripido e un po' per non disturbare i cervi, i cinghiali, i leoni e i leopardi che il dey vuole esclusivamente per sé ». « Un musulmano devoto può mangiare carne di cinghiale? » domandò Stephen mentre cavalcavano. « Oh, povero me, sì. I Beni Mzab la mangiano senza problemi, tra loro ho gustato ben più di uno squisito civet de sanglier. Ma il cinghiale deve essere selvatico, capite, selvatico e coperto di setole,

altrimenti sarebbe impuro. Se è per questo non osservano nemmeno il Ramadan o

» « Un falcone di

» «Mi sembrano tutti uguali, solo enormi

Sì, perde quota! Piomba giù! » IL maestoso

Barberia! » gridò Stephen. « Già », fu il commento di Jacob, irritato perché il suo resoconto sui Beni Mzab passava in secondo piano per amore di un volatile e perché la sella gli pizzicava l'interno delle cosce. Cavalcarono in silenzio per un po', sempre scendendo, cosa che aggravava il disagio di Jacob. Ma improvvisamente Ibrahim si fermò e, mettendosi un dito sulle labbra, indicò in silen180 zio due impronte rotonde, recenti, sul margine fangoso del sentiero. Bisbigliò qualcosa all'orecchio di Jacob, il quale, chinandosi verso Stephen, mormorò: « Leopardo ». Il leopardo era là, una splendida creatura maculata allungata insolentemente su un ramo orizzontale coperto di muschio: li guardò per alcuni minuti con signorile indifferenza, ma quando Stephen fece un movimento circospetto in direzione del suo cannocchiale, il leopardo scivolò giù dal ramo senza rumore e svanì. Proseguirono. Ora che la discesa era più facile, la sella tormentava meno Jacob che tornò di buonumore, almeno in parte. Tuttavia, disse: « Mio caro collega, penserete che io sia rozzo, ma quando si tratta di uccelli, quadrupedi e fiori m'importa soltanto sapere se sono pericolosi, utili e buoni da mangiare». « Mio caro collega! » esclamò Stephen. « Vi chiedo scusa, temo di essere stato di una noia mortale. » «

Niente affatto », disse Jacob, vergognandosi di se stesso. E là a sinistra, a una distanza che non riuscirono a determinare, un leone emise quello che poteva essere definito un ruggito: un profondissimo ringhio gutturale ripetuto quattro, forse cinque volte, che non incuteva timore, ma soggezione. « Questo intendo dire », osservò Jacob dopo un momento di silenzio, « vorrei sapere tutto di quell'animale, non di un curioso piccione sconosciuto alla scienza. » IL terreno si andava facendo pianeggiante e poco dopo si inoltrarono in un boschetto di tamerici alte e ben sviluppate che finiva sulla sponda del lago. Superatolo, si trovarono din-nanzi, vicinissimi, migliaia di fenicotteri, la maggior parte con le zampe per metà nell'acqua, le teste dal lungo collo ritorto immerse, mentre altri si guardavano intorno e ciarlavano con i vicini emettendo un verso simile a quello delle oche. Tutti gli uccelli in un raggio di venti iarde si levarono in volo, uno spettacolo magnifico, glorioso, di nero e di rosso, e volarono, teste e zampe allungate, fino al centro del lago. I fenicotteri rimasti, la maggioranza, continuarono a cercare cibo nello Shatt. Stephen era rapito. Con íl cannocchiale, individuò innumerevoli nidi, dei monticelli di fango, alcuni con gli uccelli che covavano, e 181 una folla di piccoli, goffi, chiari e dalle zampe lunghe. Vide anche qualche folaga crestata e un falco di palude in volo, una femmina, nonché qualche garzetta, ma era imbarazzato per aver parlato a non finire e non aprì bocca. Jacob, però, girandosi verso di lui con il volto raggiante, esclamò: «Se questo glorioso, indicibile spettacolo è ornitologia, allora sono un ornitologo. Non avevo idea che esistesse un simile splendore. Dovete dirmi di più, molto di più». Ibrahim domandò a Jacob se il suo compagno avesse visto gli uccelli rossi e quando ebbe ascoltato la traduzione, Maturin sorrise al giovane, confermando con gesti appropriati; dopo essersi frugato per un po' addosso, riuscì a trovare una delle poche ghinee che teneva in un taschino. Quando Stephen ebbe finito la sua disquisizione sull'anatomia del becco del fenicottero, sugli intricati processi che permettevano al volatile di procurarsi il cibo, sulle sue esigenze riguardo alla salinità e alla temperatura, sull'apparente disinteresse per la prole allevata in gruppi nutriti e accuditi dall'intera comunità, sulla necessità di saperne di più, di acquisire ulteriori informazioni, Ibrahim si avvicinò e parlò con Jacob, indicando il lago con grande enfasi. « Se non v'importa di fare una deviazione alquanto fangosa, per altro, dice che vi mostrerà uno spettacolo che apprezzerete: vi considera una creatura superiore, e ha ragione. » « Possa egli vivere a lungo. Dobbiamo certamente vedere questo spettacolo. » Capirono a cosa si riferisse quando furono vicini a una zona del lago che riceveva le acque del fiume, un piccolo delta di fango e di sabbia che conservava un numero straordinario di impronte con mirabile chiarezza:

quello era un luogo eccellente dove abbeverarsi per sciacalli, cervi di varie dimensioni, iene, leopardi, un unico orso, ma soprattutto per i leoni. Videro grosse e perfino grossissime impronte da varie direzioni che convergevano tutte verso la pozza profonda dove il corso d'acqua scorreva veloce tra le rocce nude per tuffarsi nello Shatt. Lì erano quasi esclusivamente di leoni, si incrociavano e si confondevano. 182 « Ibrahim dice che a volte, la sera, i leoni che vivono su questa sponda del fiume scendono a bere e a incontrare i leoni dell'altra sponda, quelli che vivono nella zona pianeggiante a sud. E quando sono tutti riuniti, i due gruppi ruggiscono a turno verso l'altro gruppo. Li ha osservati stando su quell'albero. Dice che è emozionante. » « Lo credo bene », disse Stephen. « Quanti leoni su ogni sponda, all'incirca? » « Qualche volta fino a otto. » «Anche leonesse lo fanno? » « No, no, povero me, no », asserì Jacob. Anche Ibrahim scosse la testa con disapprovazione, ma si mise a parlare per qualche minuto. « Ma dice che qualche volta una strana leonessa, una leonessa che viene da lontano, si avvicina a quelle di qui che però l'attaccano ruggendo come veri leoni maschi. E dice che dovremmo sbrigarci: siamo già in ritardo e il dey non tollera ritardi. » Riguadagnarono il sentiero e mentre cavalcavano Stephen osservò: «Allora è questo che il vizir chiamava 'le club des lions . Presumo che i leoni non si arrampichino sugli alberi, ma vorrei

averne la conferma dal nostro amabile giovane, per favore ». « Sì. I leopardi, sì. I leoni, no. » «Allora credo che dovrò vedere questo club, se ne avremo il tempo. » # Pareva che il tempo non mancasse nell'accampamento di caccia del dey, una quantità di piccole tende nascoste in una Valletta quasi invisibile, a qualche distanza dal fiume e dalla pista naturale lungo il corso d'acqua, strada

maestra per tutte le creature della regione. Da lì si dipartivano vari sentieri diretti all'accampamento, uno per ogni giorno della settimana, affinchè il luogo non divenisse troppo accessibile, e quel giorno, essendo martedì, Ibrahim prese quello che attraversava un piccolo bosco di querce, dove, nonostante

ci fossero uomini nelle vicinanze, i cinghiali avevano rivoltato il terreno alla ricerca di tuberi e di

183 ghiande in un tratto di circa quindici, venti acri, tanto da farlo sembrare un campo arato. All'ingresso della Valletta, Ibrahim mostrò di nuovo alle guardie il lasciapassare e Stephen e Jacob furono condotti in una tenda dove erano ammucchiati alcuni tappeti, quello più in alto con un incantevole motivo i cui colori brillavano come pietre preziose quando il sole li sfiorava. Nell'attesa Jacob e Stephen passarono il tempo a discutere di malattie croniche, delle misure che avevano

adottato per alleviarle, del successo ottenuto, in genere così raro, ma in un paio di casi straordinario

e gratificante. Erano presi da due casi eccezionali, inesplicabili di remissione dalla tisi e dalla

tetraplegia, remissione duratura, quando il capo caccia del dey venne ad avvertirli che Omar Pascià

li stava spettando. Trovarono il dey sporco di grasso e piuttosto allegro. Stephen si inchinò. « Posso

porgere i saluti e gli auguri del governo di Sua Maestà britannica a Sua Altezza Omar Pascià? » Jacob tradusse, ma non proprio letteralmente, secondo Stephen, dato che il nome di Dio fu ripetuto più volte. Omar si alzò, si inchinò — si inchinarono tutti - e disse di essere compiaciuto dell'amichevole messaggio del cugino inglese, il primo che avesse ricevuto da un sovrano europeo: li invitò a sedersi e ordinò caffè e narghilè. « Sono appena riuscito a rimontarli», disse vedendo che Stephen era attirato da un bel paio di fucili da caccia a canna doppia. « Avevo tolto le guance per vedere il dente d'arresto del cane e non riuscivo più a rimontarle con la molla del cane. Ma con

l'aiuto di Dio, ce l'ho fatta, ah, ah! Benedetto sia il nome di Dio. » Jacob pronunciò la formula di rito

e Stephen si unì in un bisbiglio: il pascià pareva così soddisfatto del suo successo che Stephen

domandò se potesse dare un'occhiata al fucile più da vicino. «Ma certo», assicurò il dey, mettendogli l'arma in mano, molto più leggera di quanto il dottore avesse immaginato; riuscì a imbracciarlo con facilità, come un comune, solido fucile da caccia alle oche o alle anatre. « Siete abituato, a quanto vedo », osservò il dey sorridendo. 184 « Lo sono, sì, signore. Ho sparato a molte creature, in parte per sport e in parte per studio. » Caffè e narghilè arrivarono e dopo una pausa durante la quale bevvero e fumarono, Maturin disse: « Non credo di aver mai bevuto un caffè migliore e più gradito:

ma ora, col vostro permesso, vi riferirò il messaggio che mi ha affidato il ministro di Sua Maestà. Si

è a conoscenza del fatto che parecchie fratellanze e confederazioni sciite lungo la costa

» «Napoleone,

dell'Adriatico e dello Ionio, e nell'interno della Serbia, sostenitrici di Napoleone

quel figlio di un cane», lo interruppe il dey, fattosi scuro per la collera e con un'espressione torva.

» Stephen

« si sono accordate per intervenire in suo favore, facendo tutto ciò che è in loro potere

continuò, pur sapendo che il dey non lo stava ascoltando: lo aveva irritato. « IL vostro re deve avere

consiglieri inetti », disse il dey quando Stephen ebbe finito, « se possono credere questo dopo che la marina britannica ha strapazzato gli amici di Bonaparte nell'Adriatico. Io amo la marina britannica,

ho conosciuto Sir Smith ad Acri

quanto mi riguarda, mi occupo dei soldati e del loro destino. Che vi sia del vero in questo presunto complotto, che abbia successo o no non ha alcuna importanza: Napoleone cadrà. È scritto. Ha superato i limiti del lecito e perciò deve cadere. È scritto. » Gettò indietro il capo borbottando, con un'espressione sgradevole sulla faccia; ma subito il suo sguardo si posò sui fucili e con aria più

ma certe cose le lascio al mio vizir, un esperto di politica. Per

amabile disse: « E così vi piacciono gli animali? La caccia e lo studio degli animali? » « Precisamente. » « Vi piacerebbe venire con me a caccia di leoni? Ho intenzione di abbatterne uno in particolare domani sera. » « Mi piacerebbe più di qualsiasi altra cosa, ma non ho con me nemmeno uno schioppo. » « Se è per questo, potete scegliere uno dei miei due fucili, quello che preferite. Vi eserciterete a usarlo nel pomeriggio, non mancano certo munizioni e polvere da sparo nell'accampamento, ve lo assicuro, e poi, verso sera, con il fucile ancora 185 caldo, scenderemo lungo la sponda del fiume con le scarpe impregnate di sangue. » « Scarpe impregnate di sangue, Pascià? » « Ma certo, non lo sapete che il sangue di cinghiali, di cervi, elimina l'odore dell'uomo? Seguiremo la riva fino alla gola di Ibn Haukal; a qualche piede d'altezza, nella parete della gola, si apre una caverna, la grotta di Ibn Haukal: era il luogo dove Ibn Haukal si fermava a meditare durante

i suoi viaggi; c'è spazio sufficiente per due uomini e rimane nascosta dall'erba alta e dalle piante che

ricadono dall'alto. Più a monte, nella stessa roccia, c'è un'altra caverna molto più grande dove il leone Mahmud e la sua compagna tengono i loro piccoli. Anche se i cuccioli sono ormai cresciuti il leone li nutre ancora e, naturalmente, lo fa anche la leonessa. Il maschio scende lungo il corso d'acqua fino ai cespugli radi che crescono dove gli animali vengono ad abbeverarsi e là attende un cinghiale o un cervo o qual-siasi altro cibo gli si offra: l'anno scorso ha divorato uno dei miei uomini che stava mettendo trappole per i porcospini. Intendo aspettare che torni alla caverna, perché trascina

la preda tenendola a sinistra, il che permette di sparargli dietro l'orecchio destro e forse di ucciderlo al primo colpo. A Dio piacendo, avremo una luna magnifica all'andata e al ritorno. » « L'avremo, sì,

a Dio piacendo. » « Se sarete soddisfatto del fucile e se ve la sentirete di aspettare in silenzio, senza

quasi respirare, per mezz'ora, forse per altrettanto tempo al ritorno del leone, tireremo a sorte per decidere chi sparerà per primo. » Furono portate le paglie e Ornar, che celava a fatica la soddisfazione, prese la più lunga. Immediatamente cominciò a spiegare a Stephen il funzionamento del fucile, un'arma americana che Maturin non conosceva, e quando uscirono all'aperto, dapprima per sparare qualche colpo in aria, poi mirando a una candela, un leone lontano, forse sulla sponda del lago, ruggì con vigore e quel suono si propagò nell'aria immobile della sera. 186 La mattina seguente Stephen e Jacob si portarono dietro un po' di pane e di carne di agnello e trascorsero la giornata sulla riva dello Shatt: Jacob cercava di migliorare la rudimentale conoscenza di Stephen dell'arabo, del berbero e del turco e Stephen spiegava a Jacob i primi elementi di ornitologia con l'aiuto di qualche volatile a portata di mano. Naturalmente gli splendidi fenicotteri erano presenti a miriadi; rari al contrario gli altri uccelli di palude, e il falco o il passero che passavano di lì non si fermavano abbastanza da permettere un'osservazione ravvicinata. I fenicotteri, però, erano una vera festa per gli

occhi e si lasciarono osservare in tutte le loro attività, mentre mangiavano, si lisciavano le piume, si alzavano improvvisamente in volo in stormi grandiosi, roteando in tutto il loro splendore, scendendo di nuovo, fendendo la superficie dell'acqua o nuotando placidamente. E nel corso della giornata Jacob familiarizzò con il grifone, con il nibbio bruno e il capovaccaio e forse avvistò un avvoltoio orecchiuto. Ma il motivo per cui avevano raggiunto la riva dello Shatt era sperimentare la natura, il temperamento e la potenza del fucile. Stephen sparò a bersagli fissi e alla fine dichiarò che era il fucile più « sicuro e piacevole » che avesse mai provato. « Non posso dire altrettanto », disse Jacob,

« data la mia scarsissima esperienza, ma parecchie volte ho colpito quello che volevo colpire e in

un'occasione da lunga distanza. » Dopo una pausa continuò: « Non so se lo domanderei ad altri, ma sono sicuro che voi non vi prenderete gioco di me: a che cosa servono le spirali all'interno delle

canne del fucile? » « A imprimere un movimento rotatorio al proiettile, che esce girando sul suo asse

a una velocità impressionante; questo cancella gli inevitabili difetti di calibratura nel peso e sulla superficie del proiettile, dandogli una precisione straordinaria. Gli americani sparavano da lunga

distanza agli scoiattoli, prede piccole e diffidenti, con i fucili leggeri che maneggiavano sin dall'infanzia; e nella guerra d'indipendenza erano tiratori eccezionali. Credo che i fucili di Omar Pascià siano fucili da scoiattoli un po' più grandi. » Al crepuscolo, sulla via del ritorno, incontrarono Ibrahim: li 187 stava cercando. « Omar Pascià aveva paura che vi foste persi e che l'agnello scuocesse », disse. « Per favore, camminate in fretta. Posso portare il fucile? » « Eccovi qua! » esclamò il dey mentre scendevano nella vai-letta e nel suo aroma di fumo di legna e di agnello arrosto. « Nell'ultima mezz'ora non vi ho sentito sparare. » « No, signore », rispose Stephen attraverso Jacob, « stavamo contemplando un gruppo di scimmie, di macachi, che stavano tormentando un giovane e sciocco leopardo; saltavano di ramo in ramo e gli lanciavano sassi, e strillavano, e il povero animale è scappato via fuggendo in terreno scoperto. » « Bene, avete avuto modo di studiare gli animali », disse Ornar. « Ne sono contento. Ma ora venite a lavarvi le mani, poi mangeremo subito per poter digerire prima che sia tempo di muoversi. Ditemi, come avete trovato il fucile? » « IL migliore tra quelli con cui sino a ora ho sparato », affermò Stephen. « Con una buona luce e in un giorno senza vento, credo che potrei colpire un uovo a duecentocinquanta passi. È un bel fucile. » IL dey rise compiaciuto. « È quanto disse Sir Smith della mia spada », osservò. Tre servitori portarono tre bacinelle; si lavarono le mani e il dey continuò: « Ora sediamoci e mentre mangiamo vi racconterò di Sir Smith. Ricordate l'assedio di Acri? Be', il cinquantaduesimo giorno di assedio, quando i rinforzi al comando di Hassan Bey erano in vista, l'artiglieria di Bonaparte aumentò il fuoco e prima dell'alba la sua fanteria attaccò, lanciandosi nella breccia attraverso il fossato asciutto, riempito a metà di pietre per il crollo dei bastioni e cominciò un furioso corpo a corpo da una parte all'altra delle rovine. Sir Smith era con noi, nel pieno della battaglia, con quasi mille marinai e fanti di marina delle sue navi. Mio zio Djezzar Pascià era seduto su un masso un po' arretrato, passava le munizioni e ricompensava gli uomini che gli portavano la testa di un nemico, quando all'improvviso pensò che se Sir Smith fosse stato ucciso, i suoi uomini sarebbero fuggiti e non ci sarebbe più stato niente da fare. Mentre gli mostravo la testa di un nemico mi disse di chiedere all'ufficiale inglese di ritirarsi e mi accompa188 gnò per costringerlo a farlo, prendendo Sir Smith per un braccio. In quel momento un francese, facendosi largo tra la calca, si lanciò contro di lui. Io parai il colpo e con un rovescio della mia lama gli tagliai di netto il capo. Riuscimmo a condurre Sir Smith fino alla postazione di mio zio; mentre si sedeva mi prese una mano e indicando la mia scimitarra disse: 'È una bella spada', ma ora mangiamo: l'agnello tiepido è peggio di una donna tiepida». « Non avevo idea che Sir Sidney parlasse turco », disse Stephen a Jacob a bassa voce mentre Omar faceva a pezzi l'agnello. « Viveva a Costantinopoli con il fratello, Sir Spencer, il ministro; in effetti, credo che fossero entrambi ministri. » Quando l'agnello si ridusse a un mucchio di ossa ripulite e Ornar, il suo capo caccia e i due ospiti ebbero gustato dolci di fichi e datteri, ammorbiditi con miele e seguiti dal caffè, quando il chiarore della luna illuminò il cielo dietro la montagna, il dey si alzò, pronunciò una preghiera rituale e ordinò che fossero portate le bacinelle piene di sangue. « Di capra, non di porco », disse con enfasi, battendo la mano sulla spalla di Stephen per incoraggiarlo: e così, armati e con le scarpe rosse, si misero in cammino, risalendo il pendio per uscire dalla Valletta, poi lungo il sentiero del mercoledì fino al corso d'acqua e alla sponda quasi priva di vegetazione e ben battuta. Ormai gli occhi di Stephen si erano abituati all'oscurità, quasi stesse camminando in una strada maestra dietro a Omar Pascià. Per essere così grosso il dey si muoveva con passo agile e sciolto, quasi senza rumore: si fermò due volte, si mise in ascolto e per così dire fiutò l'aria come avrebbe fatto un cane. Non parlava, ma ogni tanto si voltava e si vedevano i denti brillare tra la barba. Avrebbe potuto essere un cacciatore di professione, pensò Stephen, con quel passo silenzioso e l'abbigliamento scuro, se non fosse stato per il fatto che la luna,

ora alta tra gli alberi, faceva scintillare a tratti la canna del fucile che il dey teneva in spalla. Quello

di Stephen era nascosto sotto il mantello leggero, il calcio più 189 basso del ginocchio: il chirurgo

aveva trascorso tanti anni in Paesi freddi e umidi e il dovere di mantenere asciutta la polvere era diventato una sorta di rito sacro. Stava ricordando passate spedizioni notturne e pensando con soddisfazione che riusciva a tenere il passo senza troppa fatica, nonostante il dey, alto sei piedi, avesse una falcata più lunga, quando Omar si fermò, si guardò intorno e, indicando una parete di roccia nuda che emergeva dagli alberi, bisbigliò: «Ibn Haukal». Stephen annuì e si inerpicò con infinita cautela fino alla piccola grotta dal soffitto basso. Ornar, che lo precedeva, smosse una piccola quantità di terriccio che franò sul sentiero, producendo l'effetto di un'enorme valanga. Erano ancora immobili, quando una civetta, che Stephen conosceva sin dall'infanzia come civetta di Ate-na, produsse un sonoro Tyu tyu, seguito da un altro, a un quarto di miglio di distanza: Tyu tyu. Omar, dopo essere stato in ascolto e non avendo udito altri suoni, entrò, piegato in due, nella grotta. Non potevano stare in piedi, ma l'apertura sul fiume era ampia a sufficienza per due persone e si sedettero comodamente, i fucili sulle ginocchia, tenendo d'occhio il sentiero sempre più visibile sotto una luna grandiosa che saliva alta nel cielo, spegnendo le stelle. L'aria era tiepida e immobile, e Stephen udì una coppia di succiacapre ripetere il loro verso invariabile, volteggiando a caccia di falene più in

basso, forse addirittura sullo Shatt. In alto la luna brillava e il sentiero, in certo modo ristretto nella gola di Ibn Haukal, era ben visibile ora che Omar aveva scostato con molta delicatezza parte delle fronde che ricadevano dall'alto; e su quel sentiero videro una iena, il mantello a strisce, intenta a seguire una pista come un cane da caccia, la loro traccia, in effetti, o meglio l'odore delle loro scarpe insanguinate. Si fermò dove loro avevano svoltato, emise un verso stridulo (Stephen notò che la criniera si rizzava) e corse dritta verso la caverna. Per un attimo rimase pietrificata sull'ingresso, poi si voltò e fuggì, la sua risata folle che riecheggiava nella valle. Omar non si mosse, né parlò, Stephen non fece commenti. Seguì una lunga pausa, interrotta soltanto dal passaggio di un porcospino, e nell'attesa silenziosa che cominciava a stan190 carlo, Stephen ebbe il conforto del suo orologio, un elegante Breguet, che aveva viaggiato con lui e lo aveva confortato per un numero di anni maggiore

di quanti potesse ricordare. Ogni quarto d'ora, più o meno, premeva un pulsantino e una lieve voce

argentina diceva l'ora al suo orecchio attento. Omar non aveva dato segno di aver udito quel debole suono; dopo venti minuti esatti si irrigidì, cambiò la posizione del fucile e Stephen vide la forma grande e incolore di un leone attraversare rapidamente il suo campo visivo da destra a sinistra. La curva della pista lungo il corso d'acqua, unita ai radi cespugli bassi, lo nascose dopo pochi secondi, ma Stephen rimase con l'immagine vivissima di una maestosa creatura che si muoveva silenziosa e incolore, con la criniera e le scapole che sporgevano alternativamente su una massa di muscoli. Un animale perfettamente sicuro di sé, autonomo, lungo tra nove e dieci piedi, alto forse tre piedi e mezzo (sebbene la testa si allungasse verso l'alto) e di almeno quattrocento libbre di peso, con un petto enorme. « Mahmud », bisbigliò Omar sorridendo; Stephen annuì e ritornarono tutti e due al loro

silenzio. Ma non a lungo: molto prima di quanto Stephen si aspettasse, sulla sinistra si udì un rumore

di rami spezzati, un'agitazione frenetica, qualche urlo disperato e stridente, poi un ringhio cupo e

prolungato. I minuti passarono lentamente: entrambi gli uomini erano tesissimi e quando Stephen apriva la bocca per trarre un respiro profondo udiva il battito del suo cuore. Poi, finalmente, giunse il verso degli sciacalli, quasi sempre presenti dove il leone uccideva la preda, e il ringhio profondo e furioso quando osavano avvicinarsi troppo; dopo un'attesa estenuante carica di emozioni, si udì un movimento tra i cespugli a valle. Mahmud giunse in vista, trascinando la carcassa di un grosso cinghiale, tenendola ben alta sul suo fianco sinistro per avere libertà di movimento. Sempre più vicino; e quando il leone ebbe superato la metà del tratto davanti alla caverna e cominciò ad

allontanarsi da loro, Omar si alzò e gli sparò mirando alla testa, dietro l'orecchio destro. Il leone cadde ma si rialzò subito, 191 ruggendo infuriato. Omar fece fuoco di nuovo e questa volta la belva crollò in avanti, immobile. Ma la leonessa stava arrivando. Abbassò la testa e leccò la ferita mortale del maschio con un verso lamentoso. Poi guardò dritto verso l'imboccatura della grotta e si lanciò contro i cacciatori in cinque balzi prodigiosi. Stephen vide chiaramente i suoi occhi alla luce della luna: era un semplice colpo da tiro a segno e con dolore fece fuoco contro la leonessa, abbattendola mentre spiccava l'ultimo balzo. I cacciatori del dey sapevano bene che la preda designata era Mahmud e quando nella notte immobile udirono tre fucilate anziché una, capirono che qualcosa doveva essere andato storto. Cinque di loro si precipitarono giù per il sentiero più vicino all'accampamento con le torce accese e trovarono il dey e il suo ospite che difendevano le prede

dagli sciacalli e dalle iene, accorsi al primo odore di morte. Alla luce di un grande falò i cinque, con l'aiuto del secondo capo caccia e della sua squadra, scuoiarono Mahmud e la femmina, mentre il capo caccia scortava il dey e il compagno all'accampamento, con Omar che porgeva premurosamente la mano a Stephen ogni volta che il terreno si faceva leggermente ripido. Non appena arrivati, Omar mandò a chiamare Jacob nella sua tenda affinchè traducesse a Stephen le espressioni di gratitudine e le congratulazioni. Stephen, a sua volta, pregò Jacob di dire quanto si conveniva al caso, sorrise e si inchinò, cercando di fare capire a gesti che non aveva nessun merito; ma la potenza di un'emozione così forte e recente, avvertita pienamente solo ora, cominciava a pesare su di lui tanto da fargli desiderare soltanto il silenzio e il suo letto. «E il dey dice», continuò Jacob, «che domani mattina sarà mandato un mulo per trasportare le pelli; in quanto ai piccoli di Mahmud, sono perfettamente in grado di badare a se stessi -hanno già ucciso parecchi piccoli cinghiali - nondimeno il dey 192 promette che saranno nutriti per qualche mese con una pecora o due ogni settimana. In quanto alla sciocca fola dell'oro destinato agli eretici sciiti, vi assicura che nemmeno mezza oncia passerà da Algeri finché lui ne sarà il dey; e manderà subito ordini al vizir in tal senso, nel caso vi fossero mai stati equivoci o incomprensioni. » Stephen annuì, sorrise e si inchinò di nuovo. Omar lo guardò con benevolenza e disse a Jacob: « IL mio salvatore ha bisogno di essere salvato a sua volta: prego, conducetelo via in silenzio, lontano dalla confusione». Abbracciò Stephen, gli impresse un bacio brusco sulle guance e si ritirò con un inchino. Per quasi tutto il giorno seguente Stephen e Jacob cavalcarono in testa, distanziando i loro compagni, perché non soltanto volevano scambiarsi le impressioni sul dey, cosa che avrebbero potuto fare meglio senza il continuo vociare degli altri e il rumore dei molti zoccoli, ma perché speravano di accelerare l'andatura del gruppo e di arrivare all'oasi del vizir prima che facesse notte: il dey aveva ordinato un banchetto di addio, così erano partiti molto più tardi di quanto avrebbero voluto. Credevano di poterci riuscire, avevano già percorso quella strada (il fatto di essere nota la rendeva più corta, e non avrebbero perso tempo a osservare nuove meraviglie) ed erano presi dalla conversazione. In qualche momento discussero la possibile origine della malformazione della mano che Jacob aveva portato all'amico. « So che qualche collega di Dupuytren l'attribuisce all'uso delle redini, e forse c'è del vero in questo », osservò Jacob. « È possibile », convenne Stephen. « Tuttavia non è mai stata descritta prima di Smectymnus e nemmeno Senofonte ne parla; e pochi uomini hanno maneggiato le redini più di

» cominciò Jacob, e dopo una pausa durante la quale i suoi pensieri si

Senofonte. » « Be'

spostarono su un argomento di interesse più 193 immediato continuò: « Non mi avete detto quale opinione vi siete fatto del dey». « Di primo acchito credevo fosse un bruto, un semplice soldato; un bruto allegro in quel momento, perché era appena riuscito in un compito di meccanica, ma perfettamente capace di diventare un tiranno. Poi, quando siamo rimasti in attesa del leone, il suo silenzio e la sua capacità di sopportazione mi hanno costretto ad ammirarlo. Così come i suoi elogi

schietti quando ho sparato alla leonessa, e la sua fermezza prima che l'animale caricasse. Come ben sai, conosco qualche parola di arabo e di turco e non posso dimenticare ciò che ha detto mentre mi aiutava durante la salita. E mi è piaciuto anche il discorsetto preparato che mi avete tradotto: un animo volgare non avrebbe potuto esprimersi così bene. Perciò, sono dell'idea che sia un compagno ideale per andare a caccia, molto equilibrato, esperto, coraggioso e gioviale quando la giovialità è opportuna; ma, a parte questo, un uomo poco intelligente. Non voglio dire stupido, come altri uomini d'arme di alto grado, probabilmente acuto per quanto riguarda la politica militare, ma non particolarmente interessante, seppur simpatico. » « E che mi dite del supplizio degli uomini impalati? » « L'ho odiato, anche se in alcune parti del mondo è comune come l'impiccagione pubblica in Inghilterra. Ma non è stato questo a farmi cambiare idea: dopotutto, da noi la sodomia è punita con l'impiccagione e in altri Paesi con il rogo, mentre qui è materia di ironia come lo era nell'antica Grecia. No: dopo un po' ho cominciato a domandarmi se la semplicità del dey fosse autentica e la

divisione di compiti tra il dey e il vizir davvero totale in materia di affari esteri. Ma sapete quanto me che nella nostra professione è molto comune essere diffidenti e sospettosi: e talvolta, l'eccesso raggiunge livelli grotteschi. » « E vero. Due nostri colleghi di Marsiglia sono stati rinchiusi in un manicomio vicino ad Aubagne, erano convinti che le loro amanti li stessero avvelenando per conto di una potenza straniera. » « Nel mio caso non è stato necessario ricorrere a catene, pagliericcio e frustate, ma ci è mancato poco: quando abbiamo 194 fatto una sosta alla sorgente per mangiare, sono andato a cercare qualcosa nel mio bagaglio sul mulo e ho trovato il bellissimo regalo del dey, offerto con meravigliosa discrezione, e cioè il fucile americano col quale avevo ucciso la leonessa. Ma quando mi sono ripreso dallo stupore, prima di ringraziarlo di tutto cuore, qualcosa dentro di me mi

ha costretto a controllare con molta attenzione il cane, il calcio e la canna, le due canne. Un uomo che

conoscevamo tutti e due fu ucciso dall'esplosione di un fucile da caccia, scoppiato non appena premuto il grilletto: un regalo, naturalmente. » «William Duran. Fu incauto, avendo a che fare con una donna come quella, ma esistono dei limiti. Non si può vivere dentro una sfera di cristallo, come quel meraviglioso personaggio di Bruegel. Io credo sia più sottile e intelligente di quanto pensate, perché mentre con voi è stato taciturno, limitato al ruolo del cacciatore, con me ha parlato molto, usando parole scelte, in particolare in turco, e con espressioni così felici per un uomo d'armi! Ma non so se

sia tanto intelligente da saper manovrare i giannizzeri, i corsari e il suo bizzarro vizir. Che opinione

vi siete fatto del vizir? Siete stato in sua compagnia più a lungo di me. » « Un politico, naturalmente,

con un lato simpatico. Non mi fiderei di lui per questioni importanti. » Udirono dei richiami alle loro spalle e un suono di corno: si voltarono e videro le guardie turche in sella alle migliori cavalcature affrettarsi verso di loro, mentre il grosso della compagnia era rimasto indietro. Jacob tradusse le parole ansimanti: « Dice che gli altri non riescono a tenere il passo e teme, tutti quanti temono, che prima di due ore arrivi lo scirocco ». Guardando a sud, soggiunse: « Se non avessimo spettegolato così tanto sul carattere di altre persone, me ne sarei accorto da un bel pezzo. Vedete quella striscia scura sopra la terza catena di montagne alle nostre spalle? È l'avvisaglia. Ben presto comincerà a soffiare il vento da sud-est e poi arriverà lo scirocco, molto più forte, aria calda piena di sabbia finissima. Dovrete tenervi un panno di stoffa dalla trama fitta sulla bocca e sul naso ». 195 « Voi conoscete queste regioni: dite che cosa dobbiamo fare. » « Non credo che sarà uno scirocco violento, probabilmente non raggiungeremo l'oasi e il nostro alloggio prima di notte, ma credo che dovremmo proseguire. Spesso il vento cessa dopo il tramonto e il chiaro di luna ci aiuterà a orientarci. In ogni caso, penso sia meglio che accamparci nel deserto senza il necessario, con poca acqua e con i cavalli preda degli animali selvatici. » « Credo abbiate ragione », disse Stephen: fece girare la sua cavalcatura e con gli altri due tornò senza fretta dal gruppo, che li accolse con un'acclamazione. «

Chiedete a Ibrahim se può guidarci di notte, se è in grado di riconoscere la pista anche in queste condizioni. » Ibrahim ascoltò la domanda incredulo, poi con divertimento appena dissimulato. « Dice che è bravo come sette cani », riferì Jacob. « Allora, per favore, ditegli che se riuscirà avrà sette monete d'oro, in caso contrario dovrà essere impalato. » Verso la fine del viaggio, più arduo ogni cento iarde percorse, con la nube densa di sabbia finissima che nascondeva la luna e penetrava sotto i panni che avrebbero dovuto proteggerli e con il vento caldo che cresceva di forza, perfino i sette cani esitavano. Ibrahim dovette pregarli di fermarsi e di rannicchiarsi l'uno accanto all'altro, mentre cercava di orientarsi; ma riuscire a farli rialzare e ad abbandonare la poca protezione offerta dagli animali era un'altra questione. Stephen fu ripetutamente preso a calci, a pizzicotti, rimbrottato ed era ormai in lacrime quando uno squarcio nel velo di sabbia rivelò l'oasi e le rare lanterne. Rare, perché quasi tutti erano andati a dormire e a parte le due all'ingresso principale dell'alloggio, l'unica luce accesa era nella stanza di Ahmed, dove il sottosegretario stava finendo di scrivere una lettera. I guardiani erano riluttanti ad aprire la porta, ma Ahmed, udendo la discussione e avendo riconosciuto la voce di Jacob, li indusse ad aprire. Chiese a Jacob se dovesse svegliare il vizir. « No », gli rispose Jacob, « ma vi saremmo grati se voleste rifocillare questi uomini e permettere a me e al dottor Maturin di fare un bagno. » «Sarà fatto. Sveglierò qualche servo. Ma dopo il bagno, temo che dovrete dormire nella mia stanza. » Sprofondare, sprofondare sempre di più in un sonno beato:

Stephen, lavato, senza più traccia di sabbia nemmeno nei capelli, nutrito, abbeverato, con indosso della biancheria pulita, piombò nell'abisso perfetto dove nemmeno l'ululato discontinuo dello scirocco poteva disturbarlo. Nulla, tranne mani forti e decise, avrebbero potuto trascinarlo di nuovo in superficie, ma così fu e sul fare del giorno l'insopportabile Jacob era lì, a domandargli se ricordasse ciò che gli aveva detto sui cainiti, insistendo sulla parola « cainiti », e perfino scuotendolo con vigore finché non si svegliò del tutto. « Che possiate marcire all'inferno, Amos:

datemi un sorso d'acqua, per amor di Dio. » Dopo aver bevuto e ritrovato il respiro, disse: « Certo che ricordo quanto mi avete detto dei cainiti, dei Beni Mzab e altro, di come siano stati creati da una potenza superiore e portino il segno di Caino ». « Sì. Be', ora ascoltatemi: anche Ahmed è cainita. Ci siamo riconosciuti subito. Sa perché siamo qui, sa che non viaggiamo per ragioni mediche o per conoscere il mondo. Vuole esserci d'aiuto, è dalla nostra parte e ci offre i suoi servigi. » «Amos, amico mio, siete stato un agente del servizio informazioni per molto tempo: ditemi, è attendibile? Che informazioni può darci e a che prezzo? » « È una fonte sicura: in quanto alle informazioni, mi ha mostrato una copia del messaggio del vizir allo sceicco di Azgar, Ibn Hazm, in cui gli dice di richiamare immediatamente la carovana e di caricare il tesoro su uno sciabecco veloce diretto ad Arzila, un piccolo porto di pescatori dal fondale basso in territorio sciita, a nord di Laraish: Yahya ben Khaled, il capitano dello sciabecco e il corsaro più capace e fortunato di Algeri aspetterà con una scorta numerosa che il vento giri a ovest e poi farà vela attraversando lo stretto di Gibilterra di notte, aiutato dal vento e dalla corrente che lo sospingerà a gran velocità verso 197 oriente. Verso Durazzo seguendo le rotte che conosce meglio, le più veloci. » Stephen rimase seduto a riflettere, poi annuì e disse: « Non ha menzionato una ricompensa? » « No. Credo che la sua offerta sia disinteressata, ma forse alla fine, non certo come diretta conseguenza di questa faccenda, gli sarebbe gradita una buona parola al governatore di Malta che gli permettesse di trasferirsi a La Valletta, dove vivono i suoi cugini. Non è in nessun modo una condizione, né potrebbe esserlo. » « Molto bene. Ditemi, quando pensate che potremmo partire da qui? A proposito, non sento più il vento. » « È cessato alle quattro e mezzo. Ovviamente non possiamo muoverci prima della preghiera del mattino:

non solo sarebbe scortese, ma potrebbe insospettirli. Però, non appena sarà giorno, dirò alle guardie turche di prepararsi alla partenza. » « Speriamo davvero che questo sciagurato vento non abbia

strappato la Ringle dai suoi ormeggi o fatto fuggire la Surprise verso qualche lido riparato oltre la Sardegna. » Dopo che si fu alzato, lavato e fatto la barba, Stephen dovette attendere che il vizir

sbrigasse le formalità degli addii; per fortuna, nella parte verde dell'oasi, aveva avvistato ancora una volta il suo anomalo picchio muratore: non era un uccello particolarmente timido e poté seguirlo discretamente, prendendo appunti, finché Jacob non sopraggiunse in tutta fretta per informarlo che il vizir era pronto, ma che il regalo del dey sembrava essersi dissolto nel nulla; le guardie turche erano fuori di sé e volevano sapere che cosa fare. « Non credo che qualcuno della nostra scorta lo abbia rubato; ma so quanto Omar Pascià tenesse a quei fucili, e potrebbe essersi pentito di avermelo

regalato», disse Stephen. «Mi dispiace, quell'arma mi piaceva, era un bel ricordo

le cose siano andate diversamente. Non dirò a nessuno della perdita. » 198 Non la nominó nemmeno; ma perfino un uomo meno accorto del vizir si sarebbe reso conto dalla brevità delle risposte di Stephen, pur cortesi, che qualcosa non andava. Le prime parole che disse senza essere stato sollecitato furono: « Temo che dovremo lasciarvi, una volta bevuto questo eccellente caffè ». «Mi dispiace non essere stato avvertito del vostro arrivo, avrei potuto godere della vostra compagnia per molte ore ancora », disse il vizir. « Ma confido che siate soddisfatto del vostro incontro con il dey » « Sì, signore, grazie. » Stephen vuotò la tazza e si alzò. « Ma ora, se volete scusarci, ci attende un tragitto molto lungo. Prima, però, lasciate che vi ringrazi della vostra magnifica ospitalità e permettetemi di pregarvi di trasmettere a Sua Altezza i miei rispetti e la mia riconoscenza per la sua gentilezza. »

Ma può darsi che

CAPITOLO VIII

Fu una cavalcata lunga e faticosa, con uno spesso strato di sabbia fine che li copriva ogni volta che fa- cevano una sosta; gli orti alla periferia di Algeri, quando finalmente l'ebbero raggiunta, erano l'immagine della desolazione, la vegetazione afflosciata, sparpagliata sul terreno e inaridita, quando non giaceva in mucchi avvizziti. E a una svolta che offrì una vista chiara del porto e delle due rade, il cannocchiale di Stephen rivelò senza ombra di dubbio che la Ringle non era ormeggiata a ridosso del molo e non era nemmeno nella rada. Gli mancò quasi il coraggio di scrutare l'orizzonte in cerca delle vele più grandi della Surprise t dopo che l'ebbe fatto, per più di un minuto abbondante, chiuse lo strumento con uno scatto deluso. «Mio caro Amos», disse poco dopo, «vorrei pregarvi di regolare i conti con questi bravi turchi, di omaggiarli e offrire loro un banchetto di addio in un luogo adatto e poi di raggiungermi al consolato. Vedo il tetto e l'asta della bandiera. » Jacob parve dubbioso sulla capacità di Stephen di arrivare a destinazione, ma non fece obiezioni, e al bivio successivo i due si separarono. Era difficile che Stephen potesse perdersi, nonostante l'ansia crescente, che ne avesse o no le ragioni: la cavalla conosceva bene la via di casa e si mise a un piacevole ambio, passando con facilità tra asini, cammelli, buoi e cavalli, e si fermò soltanto davanti al cancello dell'ambasciata, dando a Stephen il tempo di smontare prima di dirigersi da sola alla sua scuderia. A dispetto dei pensieri che gli occupavano la mente, Stephen aveva avuto modo di notare l'aria di eccitazione che regnava in città mentre cavalcava tra gruppi di uomini che parlavano a voce alta, guardandosi intorno, facendo gesti dei quali non capiva il significato, gruppi così numerosi che gli bloccavano quasi la strada, tanto che la placida cavalla procedeva a fatica; non c'era astio nei suoi confronti, ma era vero che l'eccitazione superava ogni altra emozione: dopotutto Stephen, ancora in tenuta da scirocco, non sembrava diverso dagli altri. 200 Lo sciagurato giovane nell'atrio dell'ambasciata lo riconobbe, però, e lo invitò ad accomodarsi: avrebbe avvertito subito Lady Clifford. « Caro dottor Maturin, come sono contenta di rivedervi! È stata una cavalcata orribile? Temo proprio di sì. Uno

scirocco spaventoso come questo vi fa sentire la nostalgia dello Yorkshire e delle sue brughiere. » «Avete ragione. Come sta Sir Peter? » « Oh, molto bene, vi ringrazio; non ho mai visto un cambiamento simile in lui, e nemmeno una pillola cosi prodigiosa. Ne prendo due anch'io, una la mattina e una prima di andare a dormire. Ma non volete venire a vederlo? Rimane in camera sua, perché ha tanto da fare e la gente lo disturba troppo. Per giunta il suo segretario si è ammalato. » IL console saltò su dalla sedia, non proprio con un balzo da leone, ma molto più agilmente di quanto

Stephen si sarebbe aspettato da un uomo che aveva sofferto di recente di sciatica, se di sciatica si era trattato. « Dottor Maturin! » esclamò il console stringendo entrambe le mani di Stephen, « come vi sono obbligato, a voi e al vostro collega, per i preziosi rimedi! Da tre giorni non penso quasi più al dolore e - perdonami, mia cara -che purgante benefico e salutare! Sedete, prego! Avete affrontato un duro viaggio. Avete incontrato due o tre squadroni a cavallo sulla via del ritorno? » « No, signore. »

« Devono aver preso la strada inferiore. Ditemi, come è andata? Mia cara », disse rivolto a Lady

Clifford, « vuoi scusarci? » « Certamente; se qualcuno vuole una tazza di té, non deve fare altro che suonare il campanello. » « Prima di tutto », cominciò Stephen dopo aver aperto la porta a Lady Clifford, « posso chiedervi che ne è della Ringle? Ho informazioni della massima importanza da riferire al commodoro. » « Purtroppo, durante quella tremenda burrasca, il commodoro ha richiamato la goletta da un'immensa distanza. Chi ha parlato con i corsari rientrati in porto dice che una nave della nostra marina era stata disalberata e aveva subito gravi danni, e 201 Aubrey aveva bisogno della goletta per poter salvare la nave e rimorchiarla, a Mahón, credo. Mi dispiace di avervi dato una brutta notizia. » « Bruttissima, sì. Sarà ancora peggio dopo che vi avrò riferito della mia missione, vedrete. Con il dottor Jacob abbiamo raggiunto la residenza di caccia nell'oasi: come mi avevate detto, il dey era andato più a nord sui monti dell'Atlante per cacciare i leoni, ma c'era il vizir. Gli ho mostrato la vostra lettera e gli ho spiegato la ragione della mia visita: parla francese perfettamente, a proposito. Ha detto che le voci erano assolutamente infondate, ha sottolineato le

differenze religiose e l'odio del dey per Bonaparte; alla fine ha suggerito che io parlassi direttamente con Omar Pascià perché me ne convincessi, cosa che ho fatto tramite Jacob. Anche il dey ha detto che era tutta una grossa sciocchezza, ha insultato Bonaparte e ha parlato della sua inevitabile caduta. Ammira Sir Sidney Smith e la marina britannica; e mi ha invitato ad accompagnarlo la sera seguente

a caccia di un leone, usando un paio di fucili molto belli che aveva acquistato di recente. Non è

accaduto niente di interessante dal punto di vista politico fino al giorno successivo, quando il dey ha effettivamente ucciso il leone, ma solo con il suo secondo tiro, così, quando la leonessa ci ha caricato inaspettatamente era disarmato: io l'ho abbattuta da distanza ravvicinata. Il dey è stato gentile, mi ha fatto i suoi complimenti e ha detto che avrebbe inviato subito al vizir un ordine diretto affinchè da Algeri non passasse dell'oro. Mentre stavamo tornando all'oasi, guardando per caso nel mio bagaglio, ho trovato il fucile che avevo usato nascosto sotto una camicia di ricambio. Poco dopo ha cominciato a soffiare lo scirocco ed è diventato così forte che siamo arrivati alla residenza di caccia solo molto tardi: il vizir dormiva già. Il dottor Jacob era alloggiato presso un suo vecchio

conoscente, un cainita come lui, il quale gli ha mostrato la copia di una lettera del vizir allo sceicco

» « Lo sceicco che doveva provvedere alla paga dei mercenarIl » « Proprio lui. Nella

lettera gli chiedeva di richiamare la carovana e di caricare l'oro a bordo di uno degli sciabecchi del

dey ad Arzila, a sud-ovest di Tangeri; lo sciabecco era già in mare e

Ibn Hazm

202 gli ordini del capitano

erano di caricare il tesoro e attraversare 10 stretto di Gibilterra di notte, approfittando della forte corrente orientale e di un vento favorevole, facendo poi rotta per Durazzo con tutta la forza di vele: è lo sciabecco più veloce della Barbería. Volevo riferirlo al commodoro, in modo che potesse intercettare lo sciabecco: conosce benissimo queste acque. » « Mi dispiace che il commodoro non

sia raggiungibile. E di dovervi dire che questa sera o al più tardi domani sarà proclamato un nuovo dey: a quell'ora Omar Pascià sarà stato strangolato dai giustizieri inviati nella valle del Khadna con gli squadroni che ho nominato prima, strangolato come lo è stato il suo predecessore. Ha fatto impalare un giovane di troppo, un errore di cui io non avevo tenuto conto. » Sir Peter toccò il campanello: il té comparve e quando ne ebbe bevuto un sorso, Stephen domandò: « Supponete che il vizir sia coinvolto? » « È possibile. I due non andavano d'accordo: il vizir disprezzava Omar Pascià ritenendolo un bruto illetterato e il dey disprezzava il vizir in quanto cotquean a dispetto del suo

harem ben fornito, la sua collezione di fucili e la sua posizione di importante azionista nelle maggiori associazioni di corsari. Inoltre il vizir, di nascosto, ammira Bonaparte e di nascosto dovrebbe ricevere una grossissima commissione sull'oro di Ibn Hazm. Ma perfino in una corte piccola come quella di Algeri, la riservatezza non esiste. Ogni tanto riesco a fare qualche favore e ho un certo numero di informatori. » « Che cosa significa cotqueanì » chiese Stephen. « Forse non si usa più, ma noi vivevamo in una parte remota dello Yorkshire e mio nonno la usava spesso: diceva che la maggior parte dei suoi vicini erano cotquean, in particolare quelli che non volevano cacciare la volpe o la lepre. Intendeva dire che erano effeminati, dediti al ricamo e probabilmente alla sodomia:

poco meglio di Whigs. » Stephen riflette per qualche momento. «Mi dispiace per Omar Pascià », disse alla fine. « Aveva delle qualità, era generoso; e io sono stato vergognosamente ingiusto con lui.

» « Avanti! » chiamò il console. 203 « Signore », disse il messaggero, « mi avete detto di avvertirvi

non appena la goletta fosse stata in vista. Moussa crede di aver visto lo scafo a nord. » «Vogliamo andare a vedere?» propose Sir Peter. «Ho un cannocchiale sul tetto. » « La vostra povera gamba vi

sosterrà? » « Lo ha sempre fatto da quando la Ringle è svanita. » IL tetto a terrazza, come quasi tutti gli altri in città, era bianco contro il calore del sole, e l'insieme dei tetti candidi, a calce o di piastrelle, dava l'impressione di una massa sovrumana di biancheria stesa ad asciugare; ma l'attenzione di Stephen era totalmente concentrata su un bel telescopio solido fissato su un treppiede di bronzo, reso più pesante e stabile da lingotti di piombo. Accanto al telescopio un ragazzo nero con un fez rosso in testa sorrideva trionfante. Sir Peter si affrettò, piegato in due contro il vento, ma addirittura più agilmente di quando aveva salito la scala e dentro di sé Stephen giurò di non fidarsi più di una diagnosi ovvia per tutto il resto della sua vita. « Ha vele auriche, non c'è dubbio », disse Sir Peter, « ma questo dannato vento offusca la vista. Venite a vedere: si mette a fuoco con questa manopola. » Stephen scrutò nella lente, a testa bassa, facendosi schermo con entrambe le mani: il vento disturbava molto. Comparve una macchia bianca, si fece quasi nitida, poi si dissolse completamente nel tremolare dell'aria. « Vorrei avere uno strumento più piccolo », si rammaricò Sir

Peter, « il vento non ci consente di mettere a fuoco

ma purtroppo non è la Ringle. Ha una vela latina e non riesce ad avvicinarsi. » « Come mi

» « Eccola!