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La storia d'Italia � legata alla cultura occidentale, alla storia d'Europa e alle

civilt� del bacino del Mediterraneo, ha vissuto i principali eventi storici del
mondo occidentale.

L'Italia ha ereditato culture antiche come quelle dei Nuragici, degli Etruschi o
dei Latini, � stata luogo di colonie di origine greca e cartaginese, di
insediamenti Celti e culla di alcuni fenomeni che hanno segnato la cultura
occidentale quali l'Impero romano e il papato dopo essere stata in parte sotto la
dominazione di Goti, Longobardi, Arabi, Bizantini e Normanni.

Durante il Medioevo l'Italia rest� frammentata in un mosaico di citt�-stato che


combatterono tra loro per l'egemonia sul bacino del Mediterraneo, con frequenti
interventi di potenze circostanti e della Chiesa cattolica. La sua posizione
geografica fece s� che diventasse la chiave per il commercio europeo e ci� favor�
le repubbliche marinare come Amalfi, Pisa, Genova e Venezia. Il potere spirituale
del papa, la cui sede � a Roma, ha prodotto ripercussioni particolari in Italia.

Questo patrimonio di importanza politica ha attirato lotte di potere tra i regnanti


di tutta Europa. Inoltre, l'eredit� culturale classica ed ecclesiastica � stato il
terreno di cultura di nuove tendenze. Dopo l'esperienza dei comuni e delle
signorie, nei XV e XVI, l'Italia � diventata il centro culturale d'Europa, dando
vita all'Umanesimo e al Rinascimento. Allo stesso tempo, divenne uno dei campi di
battaglia del continente, subendo l'egemonia di diverse potenze straniere tra le
quali la Francia di Carlo VIII e l'Impero spagnolo.

Dopo il declino spagnolo la monarchia austriaca cominci� a controllare l'area, cos�


come gran parte dell'Europa centrale. Durante le guerre rivoluzionarie francesi e
il Primo Impero di Napoleone Bonaparte, gli Italiani lottarono per la loro
indipendenza. Tra il 1859 e il 1866, dopo una serie di guerre contro l'Austria, la
penisola italiana fu unificata sotto la guida del Regno di Sardegna, anche se non
nella sua interezza. Nel 1870 il Regno d'Italia annesse lo Stato Pontificio,
inimicandosi la Francia, mentre gi� nel 1860 annesse il Regno borbonico delle due
Sicilie.

Successivamente l'Italia segu� le altre potenze europee nelle dinamiche


imperialiste volte a ottenere un proprio spazio coloniale in Africa. Le ambizioni
territoriali nel Vecchio Continente e la volont� di trovare un suo posto nel
concerto di blocchi politici e alleanze sicure port� l'Italia a partecipare alla
prima guerra mondiale a fianco della Triplice Intesa. La societ� italiana, delusa
dalla "vittoria mutilata", fu ben presto vinta dal fascismo di Benito Mussolini e
dei suoi seguaci, saliti al potere nell'ottobre del 1922 e che istituirono un
regime totalitario a cominciare dal 1924-25. L'avvicinamento alla Germania nazista
e la formazione dell'asse Roma-Berlino del 1936 saranno determinanti nella scelta
italiana di entrare nella seconda guerra mondiale, nel 1940. Dopo il suo fallimento
militare, la monarchia italiana (risalente al Ducato di Savoia) fu abolita. La
repubblica attuale fu istituita nel giugno 1946, al seguito del quale dopo la
ricostruzione vi fu un periodo storico di ripresa economica, militare, sportiva e
politica, cos� come la riaffermazione di Italia come grande potenza industriale,
essendo tra le nazioni fondanti del G6 (poi G7) nel 1975.

L'Italia � inoltre tra i 6 Paesi fondatori dell'Unione europea, la quale opera


tramite meccanismi e politiche sovranazionali (come l'euro).

Indice
1 Preistoria e Protostoria
1.1 Ondate migratorie
1.2 Genti italiche
2 Storia antica
2.1 Fenici e Cartaginesi
2.2 Civilt� greca
2.3 Roma (753 a.C.-476 d.C.)
2.3.1 Et� regia (753-509 a.C.)
2.3.2 Et� repubblicana (509-27 a.C.)
2.3.2.1 La conquista dell'Italia peninsulare
2.3.2.2 Le guerre puniche e i conflitti in Oriente
2.3.2.3 Conseguenze delle conquiste
2.3.2.4 Le rivendicazioni di italici e schiavi: la guerra sociale e le guerre
servili
2.3.2.5 La crisi della Repubblica: da Mario ad Augusto
2.3.3 Et� imperiale (27 a.C.-476 d.C.)
2.3.3.1 L'Italia sotto Augusto: le undici regioni augustee
2.3.3.2 Dinastia Giulio-Claudia (14-68)
2.3.3.3 Dinastia dei Flavi (69-96)
2.3.3.4 Dinastia degli Antonini: gli imperatori adottivi (96-192)
2.3.3.5 Dinastia dei Severi (193-235)
2.3.3.6 L'anarchia militare (235-284)
2.3.3.7 Tardo impero (284-395)
2.3.3.8 L'Impero romano d'Occidente (395-476)
3 L'Alto Medioevo
3.1 Odoacre, Goti e Bizantini (476-568)
3.2 I Longobardi, il Ducato romano e i Bizantini (568-774)
3.3 L'Italia divisa tra Carolingi, Bizantini e Arabi (774-1002)
3.4 Nascita delle Repubbliche Marinare
4 Il Basso Medioevo (1000-1492)
4.1 La Chiesa riformata, la lotta per le investiture, la prima crociata (1000-
1100)
4.2 I Normanni e il Regno di Sicilia
4.3 I comuni (1100-1250)
4.3.1 L'economia dei comuni italiani
4.3.2 La rinascita culturale nei Comuni
4.4 L'affermazione delle signorie nel nord Italia (1259-1328)
4.5 Il declino del Papato e dell'Impero (1302-1414)
4.6 Il meridione tra Angioini e Aragonesi (1250-1442)
4.7 Le lotte tra gli Stati italiani (1412-1454)
4.8 La pace di Lodi e la politica dell'equilibrio (1454-1492)
4.9 Il Rinascimento italiano
5 La sottomissione degli Stati italiani fra XVI e XIX secolo
5.1 La discesa di Carlo VIII in Italia
5.2 Carlo V e Francesco I
5.3 La dominazione spagnola
5.3.1 Condizioni dell'Italia nel Seicento
5.3.2 La rivolta di Masaniello
5.3.3 La guerra di successione spagnola
5.4 La dominazione austriaca degli Asburgo
5.4.1 La guerra della Quadruplice Alleanza
5.4.2 La guerra di successione polacca
5.4.3 La guerra di successione austriaca
5.4.4 Condizioni dell'Italia nel Settecento
5.5 L'Italia sotto il dominio napoleonico
5.6 La Restaurazione (1815-1848)
5.7 Il Regno borbonico delle due Sicilie
5.8 Il Regno di Sardegna
5.9 I Savoia
5.10 I moti carbonari
5.11 Risorgimento
5.11.1 Prima guerra d'indipendenza
5.11.2 Seconda guerra d'indipendenza
5.11.3 Spedizione dei Mille e nascita del regno d'Italia
5.11.4 Terza guerra di indipendenza
6 Storia d'Italia dall'unit� a oggi
6.1 L'Italia liberale (1861-1914)
6.1.1 La Destra storica
6.1.2 La Sinistra storica
6.1.3 L'epoca giolittiana
6.2 L'avventura coloniale
6.2.1 Il Corno d'Africa
6.2.2 Altre colonie acquisite nel primo ventennio del novecento
6.2.3 Dalla Sirte al Ciad
6.3 La questione meridionale e l'emigrazione italiana
6.4 L'Italia nella prima guerra mondiale (1915-1918)
6.4.1 L'iniziale neutralit�
6.4.2 1915-1918
6.4.3 Esito
6.5 Il ventennio fascista
6.5.1 Nascita del fascismo e marcia su Roma
6.5.2 Il fascismo diventa dittatura
6.5.3 Politica interna
6.5.4 La politica estera e l'Impero
6.6 L'Italia nella seconda guerra mondiale
6.6.1 Alleata con la Germania (1940-1943)
6.6.2 La caduta del fascismo, la Repubblica di Sal� e la resistenza (1943-1945)
6.6.3 Epilogo del conflitto e costo della guerra
6.7 L'Italia repubblicana (1946-presente)
6.7.1 Gli anni costituenti (1946-1948)
6.7.2 La prima repubblica (1948-1994)
6.7.3 La seconda repubblica (1994-presente)
7 Note
8 Bibliografia
8.1 In italiano
8.2 In francese
8.3 In tedesco
8.4 In spagnolo
9 Voci correlate
10 Altri progetti
11 Collegamenti esterni
Preistoria e Protostoria
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Italia
preistorica e protostorica, Neolitico in Italia e siti archeologici dell'Italia
preistorica e protostorica.

Regione Liguria: la sepoltura estremamente ricca di un adolescente del Gravettiano


(risalente a 29 000 anni fa) ha portato gli archeologi a soprannominarlo il
"giovane principe". Morto all'et� di circa quindici anni, giaceva sulla schiena,
rivolto a sud, su uno strato di ocra rossa a sette metri dalla superficie;
indossava un copricapo di perline e di conchiglie con di denti forati di cervo e
code di scoiattoli sul petto

Venere di Savignano, risalente a 29 000 anni fa, ritrovata in provincia di Modena


Durante l'ultimo periodo glaciale, causa l'abbassamento del livello del mare la
penisola italiana aveva una morfologia diversa da quella attuale: l'isola d'Elba e
la Sicilia erano collegate alla penisola e la Corsica e la Sardegna formavano una
sola isola. Il mare Adriatico era meno esteso verso nord per cui la Laguna di
Venezia era una pianura fertile con un clima umido.

L'Italia � stata abitata dall'uomo almeno a partire dal Paleolitico inferiore; la


scoperta di strumenti di selce a Pirro Nord in Puglia dimostra che gli uomini erano
presenti in Italia da 1,5 milioni di anni. La presenza dell'Uomo di Neanderthal �
indicata da reperti archeologici vecchi di 50.000 anni (Pleistocene). L'Homo
Sapiens � apparso durante il Paleolitico superiore, con resti in diversi e
importanti siti archeologici, tra i pi� interessanti siti archeologici italiani
risalenti al Paleolitico si ricordano quello di Arene Candide presso Albenga
(Liguria), quello di Monte Poggiolo, presso Forl� (Emilia-Romagna), di Isernia La
Pineta presso Isernia (Molise), uno dei pi� antichi siti dove siano stati trovati
segni del possesso e utilizzo del fuoco, e la Grotta dell'Addaura, presso Palermo
(Sicilia), nella quale si trova un vasto e ricco complesso d'incisioni, databili
fra l'Epigravettiano finale e il Mesolitico, raffiguranti uomini ed animali. Nel
sito archeologico di Valcamonica in Lombardia si ritrovano tracce databili in un
arco di tempo di 8000 anni, con quasi 140.000 opere e incisioni rupestri.

Uno studio condotto nel novembre 2011 su quelli che si pensa fossero denti da latte
di Homo Neanderthalensis, ritrovati nel 1964 nel sito della Grotta del Cavallo
(Puglia), indica che sono i pi� antichi resti umani mai scoperti in Europa,
risalenti a 45 000 anni fa.

Basilicata: Matera � una delle pi� antiche citt� del mondo ancora abitate, con sue
case primitive e le sue grotte scavate nella roccia risalenti al Paleolitico, X
millennio a.C.

Lombardia: le Incisioni rupestri della Val Camonica, la pi� grande serie di


petroglifi preistorici del mondo, risalente al X millennio a.C.
L'Italia, per la sua posizione al centro del Mediterraneo, � un passaggio tra
l'Europa, l'Africa e il Medio Oriente. In questo periodo le popolazioni migrano e
commerciano, il che consentir� uno sviluppo sociale, culturale e artigianale molto
veloci. Durante il periodo della Cultura della ceramica cardiale (VII millennio
a.C.) verranno create le prime societ� in Italia, con conoscenze nel settore
dell'agricoltura e della navigazione molto avanzate. Sappiamo relativamente poco
circa questi antichi popoli italici ad eccezione del fatto che essi probabilmente
non sono di origine indoeuropea, e che essi sono stati assimilati molto presto
dalle culture successive. Durante il periodo dell'et� del bronzo, i popoli indo-
europei sono migrati in Italia, modificando le civilt� gi� presenti in una societ�
pi� complessa, pi� gerarchica. L'uso del metallo si diffonde e vengono scoperte
anche delle nuove tecniche di navigazione e l'agricoltura.

Ondate migratorie
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Ci sono state circa quattro ondate migratorie che interessarono la penisola
italiana durante questo periodo storico.

La prima migrazione indo-europea � di circa la met� del III millennio a.C. e forma
la cultura di Remedello che si diffonde nella pianura Padana, come dimostrano
diversi cimeli e tombe dell'et� del rame scoperte alla fine del XIX secolo a
Remedello in Lombardia.

Una seconda ondata di immigrazione � della fine del III millennio a.C., e dar� vita
alla Cultura del vaso campaniforme, nota per la sua produzione di bronzo, nella
pianura del Po, in Toscana e sui lati della Sardegna e della Sicilia.
Trentino-Alto Adige: �tzi � la mummia la pi� antica del mondo, ritrovata nel sud
delle Alpi insieme a strumenti molto sofisticati per quel tempo (IV millennio a.C.)
A circa met� del II millennio a.C., una terza ondata migratoria arriva, associata
alla civilt� appenninica e alla cultura Terramare che prende il nome dal nero del
suolo (terremare) che formano tumuli, risultato della costruzione di antichi
villaggi scomparsi. Sono stati operai molto abili che lavoravano il bronzo in
stampi di pietra e argilla. Sviluppano rapidamente una metallurgia originale
(pugnali, spade, rasoi, fibule bronzee) e costruiscono dighe per proteggersi dalle
inondazioni. Sono stati anche agronomi, coltivando fagioli, vite, ulivo, grano e
lino. Di stanza nella pianura padana ma con un'estensione eccezionale grazie ai
traffici commerciali del bronzo con il sud. Un'altra civilt� si sviluppa
congiuntamente nell'appennino, producendo ceramiche notevoli per le loro
decorazioni.

citt� megalitiche di Luni sul Mignone nella regione del Lazio risalente all'et� del
Bronzo (III millennio a.C.) e abitato fino al Medioevo
La civilt� appenninica � una societ� di guerrieri e pastori semi-nomadi che
praticano delle scorrerie ad agricoltori e allevatori di citt� pi� a nord della
pianura Padana. Vivono in capanne o grotte, inumano i loro morti in tombe in forma
di dolmen, lavorano il bronzo e fabbricano a mano la ceramica in fondo nero
decorato con motivi a denti di sega. Si trovano vestigia di questa civilt�
dall'Emilia alla Puglia. I popoli della civilt� appenninica diventeranno Liguri.

Alla fine del II millennio a.C., una quarta ondata forma la cultura proto-
Villanova, legata alla cultura dei campi di urne, nonch� al lavoro del ferro.
Praticavano la cremazione e seppellivano le ceneri dei loro morti in urne di
ceramica a forma di cono. Questa civilt� si trovava nel centro-nord della penisola.
Pi� a sud, in Campania, questa sepoltura era prassi generale: le sepolture con il
metodo dell'incenerimento proto-villanoviano sono stati identificati a Capua,
"princely tombe" di Pontecagnano Faiano vicino Salerno (scoperte conservato nel
Museo dell'Agro Picentino) e Sala Consilina. I Proto-Villanova diventeranno gli
Etruschi. Queste societ� molto avanzate daranno vita alle citt�-stato che diventano
i primi regni della penisola.

Genti italiche
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: popoli
dell'Italia antica.

Cartina con i maggiori centri etruschi ed "espansione" della civilt� etrusca nel
corso dei secoli
Le informazioni sulle genti abitanti la Penisola in epoca preromana sono, in taluni
casi, incomplete e soggette a revisione continua. Popolazioni di ceppo indoeuropeo,
trasferitesi in Italia dall'Europa Orientale e Centrale in varie ondate migratorie
(Veneti, Osco-umbri, Latini ), si sovrapposero ad etnie pre-indoeuropee gi�
presenti nell'attuale territorio italiano, o assorbendole, oppure stabilendo una
forma di convivenza pacifica con esse. Presumibilmente, queste migrazioni ebbero
inizio in et� del bronzo medio (e cio� attorno alla met� del II millennio a.C.) e
si protrassero fino al IV secolo a.C. con la discesa dei Celti nella pianura
padana.

In Italia settentrionale, accanto ai Celti (comunemente chiamati Galli) e ai


Leponzi, anch'essi Celti, vi erano i Liguri (originariamente non indoeuropei poi
fusisi con i Celti[1]) stanziati in Liguria e parte del Piemonte mentre nell'Italia
nord-orientale vivevano i Veneti (paleoveneti) di probabile origine illirica[2] o
provenienti dall'Asia Minore ma molto pi� probabilmente, secondo la moderna
ricerca[3], centro-europei[4].

Nell'Italia pi� propriamente peninsulare meritano una particolare menzione gli


Etruschi che, a partire dall'VIII secolo a.C., iniziarono a sviluppare una civilt�
raffinata ed evoluta che influenz� notevolmente Roma e il mondo latino. Le origini
di questo popolo non indoeuropeo, stabilitosi sul versante tirrenico dell'Italia
centrale, sono incerte. Secondo alcune fonti, la loro provenienza andrebbe
ricercata in Asia Minore, secondo altre, avrebbero costituito un'etnia autoctona.
Certo � che, gi� attorno alla met� del VI secolo a.C., riuscirono a creare una
forte ed evoluta federazione di citt�-stato che andava dalla Pianura Padana alla
Campania e che comprendeva anche Roma ed il suo territorio. Oltre agli Etruschi vi
era tutta una serie di popoli, in massima parte di origine indoeuropea, definiti
Italici fra cui: Umbri in Umbria; Latini, Sabini, Falisci, Volsci ed Equi nel
Lazio; Piceni nelle Marche ed in Abruzzo Settentrionale; Sanniti nell'Abruzzo
Meridionale, Molise e Campania; Apuli, Messapi e Iapigi in Puglia; Lucani e Bruttii
nell'estremo Sud; Siculi, Elimi e Sicani (non indoeuropei, probabilmente autoctoni)
in Sicilia.

La Sardegna era abitata, fin dal II millennio a.C., dai nuragici, forse
identificabili con il popolo del mare dei Shardana. Alcune di queste popolazioni,
stanziate nell'Italia meridionale e nelle isole, si troveranno a convivere,
dall'VIII fino al III secolo a.C., con le colonie greche e fenicie (puniche)
successivamente assorbite dallo Stato romano.

In epoca preromana e romana ebbero un ruolo fondamentale anche i Sanniti, che


riuscirono a costituire un'importante federazione in una vasta area dell'Italia
appenninica e che contrastarono a lungo l'espansione romana verso l'Italia
meridionale. Nell'area laziale, invece, un posto a s� stante meritano i Latini
protagonisti, insieme ai Sabini, della primitiva espansione dell'Urbe e forgiatori,
insieme agli Etruschi ed ai popoli italici pi� progrediti (Umbri, Falisci, ecc.),
della futura civilt� romana.

Storia antica
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: siti
archeologici dell'Italia antica.
Fenici e Cartaginesi
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: espansione
cartaginese in Italia, storia della Sardegna fenicio-punica, storia della Sicilia
fenicia e trattati Roma-Cartagine.

Dislocazione di alcuni insediamenti Cartaginesi e Greci nel 580 a.C.


I primi stanziamenti fenici in Italia sono datati attorno all'VIII secolo a.C.
quando, dopo un'iniziale fase di precolonizzazione del Mediterraneo occidentale e
di fondazione di citt� come Utica e Cartagine, si insediarono sulle coste della
Sardegna e nella Sicilia occidentale. Nacquero Mozia (da cui pi� tardi Lilibeo),
Palermo, Solunto in Sicilia e Sulci, Nora, Tharros, Bithia, Kalaris in Sardegna[5].

Mentre in Sicilia lo stanziamento fenicio non incontr� grandi reazioni da parte


degli autoctoni (a Monte Erice, per esempio, un tempio fu dedicato ad Astarte, dea-
madre dell'area cananea, che veniva frequentato dai Fenici e dagli Elimi[6]), in
Sardegna, per la strenua resistenza opposta dai Sardo nuragici, non riuscirono a
controllare territori molto ampi lontano dalle loro citt�. La visione dei Fenici
colonizzatori � stata ridimensionata dalle scoperte archeologiche di fine XX secolo
che evidenziano come in realt� i mercanti levantini frequentassero approdi gi�
abitati dagli autoctoni con i quali avevano un pacifico rapporto di reciproci
scambi commerciali. Il notevole flusso di merci favor� l'ampliarsi di questi
approdi che vennero dotati di migliori strutture portuali e di un'edilizia mutuata
proprio dai Fenici i quali, tramite matrimoni misti, si integrarono perfettamente
con gli autoctoni apportando nuove conoscenze e nuovi stili di vita[7].

Solo con l'arrivo dei Punici, a met� del VI secolo a.C., con la spedizione del
semileggendario Malco, inizi� il tentativo di conquista vera e propria delle isole
maggiori. Cartagine, a tre secoli dalla fondazione, era diventata potenza egemone
dell'Africa settentrionale fermando in Libia la colonizzazione greca vincendo
Cirene. In Sicilia invece la colonizzazione greca aveva relegato la presenza punica
nell'estrema punta occidentale dell'isola. I Cartaginesi allora, spinti da
interessi di carattere demografico e economico, tentarono di conquistare l'intera
Sicilia, cacciando da essa i Greci. Ci� avrebbe consentito il totale controllo dei
due passaggi dal Mediterraneo Orientale a quello Occidentale. Le guerre greco-
puniche (550 a.C.-275 a.C.) non portarono a grandi risultati, allargando a fasi
alterne la sfera di influenza cartaginese o greca in Sicilia senza che nessuno dei
due popoli riuscisse a prevalere nettamente sull'altro.

Lo scontro tra le due civilt� si concluse con lo scoppio della prima guerra punica
che tolse ai Cartaginesi le aree siciliane e pose una pesante ipoteca su Siracusa,
unico regno siceliota importante. Cartagine riusc� comunque a bloccare quasi
completamente l'espansione greca nel Mediterraneo occidentale. In Sardegna invece i
Cartaginesi conquistarono la parte meridionale dell'isola, pur incontrando maggiori
difficolt� a causa della resistenza opposta dalle popolazioni autoctone. Nel corso
del tempo i Cartaginesi chiusero le coste dell'isola in un vero e proprio cerchio
di fortezze e colonie[8]. La conquista della Sardegna permise il controllo della
produzione mineraria e agricola in relazione alle necessit� puniche e non solo
autoctone. L'agricoltura sarda si basava principalmente sulla produzione di grano
tanto che gi� nel 480 a.C. Amilcare, impegnato nella battaglia di Imera, fece
venire dalla Sardegna i rifornimenti di grano per le sue truppe, che si trovavano
in Sicilia. Lo pseudo-aristotelico De mirabilibus auscultationibus riporta che
Cartagine proibiva la coltivazione di piante da frutto per incentivare la
monocultura del grano[9]. Anche l'artigianato sardo sub� profonde influenze
puniche.

Cartagine entr� anche nella storia d'Italia peninsulare alleandosi con gli Etruschi
per combattere i pirati greci di Alalia, in Corsica. Le Lamine di Pyrgi
testimoniano quanto fosse sentito l'influsso cartaginese sulle coste toscane e
laziali. Nel 509 a.C., infine, la neonata Repubblica romana e i cartaginesi
siglarono il primo dei Trattati Roma-Cartagine, che segn� l'inizio di relazioni
diplomatiche stabili fra le due citt�. Successivamente vennero conclusi altri
trattati, in cui vennero concesse ulteriori concessioni all'Urbe fino alla caduta
definitiva di Cartagine.

Tetradracma di Siracusa
SNGANS 259.jpg
Testa di Aretusa Auriga alla guida di una quadriga
Argento ca. 415-405 a.C.
Civilt� greca
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Magna Grecia
e Sicilia greca.

Colonie greche (in rosso) e fenicie (in giallo) in Italia nel IV secolo a.C.
Tra l'VIII ed il VII secolo a.C., coloni provenienti dalla Grecia iniziarono a
stabilirsi sulle coste dell'Italia meridionale e in Sicilia. Le prime colonie ad
essere costituite furono quelle ioniche e peloponnesiache: gli Eubei fondarono
Cuma, Reggio Calabria, Napoli, Naxos e Messina, i Corinzi Siracusa (i cui abitanti
a loro volta fonderanno Ank�n, l'odierna Ancona, e Adr�a, l'odierna Adria), i
Megaresi Leontinoi, gli Spartani Taranto, mentre coloni provenienti dall'Acaia
furono all'origine della nascita di Sibari e di Crotone. Altre importanti colonie
furono Metaponto, fondata anch'essa da coloni Achei, Heraclea e Locri Epizefiri.

Con la colonizzazione greca i popoli italici entrarono in contatto con una civilt�
raffinata, caratterizzata da espressioni artistiche e culturali elevate che diedero
origine nel Sud Italia e in Sicilia alla fioritura di filosofi, letterati, artisti
e scienziati sia di origine greca (Pitagora) che autoctona (Teocrito, Parmenide,
Archimede, ecc.). I Greci furono anche portatori di istituzioni politiche
sconosciute all'epoca che prefiguravano forme di democrazia diretta. Tra le
principali citt� greche in Italia vi fu Siracusa che, fra il V ed il IV secolo
a.C., conobbe un notevole sviluppo demografico ed economico.

Anche citt� come Reggio Calabria o Napoli raggiunsero una notevole importanza
politica ed economica[10]: la prima sotto il governo di Anassila e la seconda
grazie al rapporto privilegiato con l'Atene di Pericle[11]. I contrasti fra le
colonie greche e le popolazioni autoctone furono frequenti, nonostante i Greci
cercassero di instaurare rapporti pacifici favorendo, in molti casi, un loro lento
assorbimento. La ricchezza e lo splendore delle colonie furono tali da far
identificare l'Italia meridionale peninsulare dagli storici romani con
l'appellativo di Magna Grecia. Nel III secolo a.C. tutte le colonie italiote della
Magna Grecia e quelle siciliane furono assorbite nello Stato romano. Per molte di
esse inizi� un fatale declino.

La scultura rappresenta la Lupa capitolina che allatta i gemelli Romolo e Remo che
furono aggiunti, probabilmente da Antonio del Pollaiolo, nel tardo XV secolo
Roma (753 a.C.-476 d.C.)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: storia romana
e Italia (epoca romana).
Secondo la tradizione, la citt� di Roma fu fondata il 21 aprile del 753 a.C. da
Romolo sul colle palatino. In realt�, gi� in precedenza erano sorti villaggi in
quella posizione, fondamentale per la via di commercio del sale, ma solo alla met�
dell'VIII secolo a.C. questi si unirono in una sola citt�. La zona era dotata,
inoltre, di un buon potenziale agricolo, e la presenza dell'isola Tiberina rendeva
facile l'attraversamento del vicino fiume Tevere.

Et� regia (753-509 a.C.)


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: fondazione di
Roma ed et� regia di Roma.
Romolo instaur� nella citt� il regime monarchico: fino al 509 a.C., Roma fu retta,
secondo la tradizione, da sette re,[12] che apportarono notevoli contributi allo
sviluppo della societ�. Ognuno dei primi quattro, infatti, oper� in un diverso
ambito dell'amministrazione statale: il fondatore eponimo Romolo diede il via alla
prima guerra di espansione contro i Sabini, originatasi dall'episodio del ratto
delle Sabine, e associ� al trono il re nemico Tito Tazio, allargando per primo le
basi del neonato Stato romano. Suddivise poi la popolazione in tre trib� e pose le
basi per la ripartizione tra patrizi e plebei. Il suo successore Numa Pompilio
istitu� i primi collegi sacerdotali, come quello delle Vestali, e riform� il
calendario. Il terzo re, Tullo Ostilio, riprese le ostilit� contro i popoli vicini
e sconfisse la citt� di Alba Longa, mentre il successore Anco Marzio costru� il
primo ponte di legno sul Tevere, fortific� il Gianicolo e fond� il porto di Ostia.

Ai primi quattro re, di origine latina, fecero seguito altri tre di origine
etrusca: verso la fine del VII secolo a.C., infatti, gli Etruschi, all'apogeo della
loro potenza, estesero la loro influenza anche su Roma, che stava divenendo sempre
pi� grande e la cui importanza a livello economico iniziava a farsi considerevole.
Era dunque fondamentale per gli Etruschi assicurarsi il controllo su una zona che
assicurava il passaggio delle rotte commerciali; comunque non si ebbe mai un reale
controllo militare etrusco su Roma. Il primo re etrusco, Tarquinio Prisco, combatt�
contro i popoli confinanti, ordin� la realizzazione di numerose opere pubbliche,
tra cui il Circo Massimo, la Cloaca Massima e il tempio di Giove Capitolino sul
Campidoglio e apport�, infine, anche alcuni cambiamenti in campo culturale. Il suo
successore, Servio Tullio, fu, secondo la leggenda, l'ideatore dell'ordinamento
centuriato, sostituendolo alla precedente ripartizione della popolazione e combatt�
anch'egli contro alcune delle principali citt� etrusche e latine limitrofe a Roma.
Ultimo monarca a governare Roma fu Tarquinio il Superbo, espulso dall'Urbe nel 510
a.C., secondo la leggenda con l'accusa di aver violentato la giovane Lucrezia; il
patriziato romano, comunque, non era pi� disposto a sottostare al potere
centralizzato del re, ma desiderava acquisire un'influenza, in campo politico, pari
a quella che gi� rivestiva negli altri ambiti della vita civile.

Et� repubblicana (509-27 a.C.)


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica
Romana.
La conquista dell'Italia peninsulare

Crescita geografica dell'area denominata Italia nel periodo romano


Dopo la cacciata di Tarquinio il Superbo ed il fallimento (determinato, secondo la
leggenda, dalle eroiche azioni di Muzio Scevola, Orazio Coclite e Clelia) del suo
tentativo di recuperare il trono con l'aiuto degli Etruschi condotti dal lucumone
di Chiusi, Porsenna, fu instaurata, ad opera di Lucio Giunio Bruto, organizzatore
della rivolta antimonarchica, la Repubblica. Essa prevedeva la spartizione tra pi�
cariche dei poteri precedentemente appartenuti a un uomo solo, il re: il potere
legislativo fu assegnato alle assemblee dei comizi centuriati e del senato, e
furono create numerose magistrature, consolato, censura, pretura, questura,
edilit�, che gestissero i vari ambiti dell'amministrazione. Tutte le cariche, tra
le quali il consolato e il pretorato erano cum imperio, erano collegiali, in modo
tale che si evitasse l'affermazione di singoli uomini che potessero accentrare il
potere nelle loro mani.

Roma si trov� subito a lottare contro le popolazioni latine delle zone limitrofe,
sconfiggendole nel 499 a.C. (o, secondo altre fonti, nel 496 a.C.) nella battaglia
del Lago Regillo, e federandole a s� nella Lega Latina mediante la firma del foedus
Cassianum, nel 493 a.C.[13] Combatt� poi contro gli Equi e i Volsci, e, una volta
sconfitti, si scontr� con la citt� etrusca di Veio, espugnata da Marco Furio
Camillo nel 396 a.C.

I primi anni di vita della Repubblica romana furono notevolmente travagliati anche
nell'ambito della politica interna, in quanto le gravi disuguaglianze sociali che
avevano portato alla caduta del regno non erano state cancellate. I plebei
avviarono cos� una serie di proteste contro la classe dominante dei patrizi: nel
494 a.C., infine, si ritirarono in secessione sul Monte Sacro (Secessio plebis). La
situazione si risolse con l'istituzione della magistratura del tribunato della
plebe e con il riconoscimento del valore legale delle assemblee popolari.
Importanti acquisizioni furono anche la redazione, nel 450 a.C. da parte dei
decemviri, delle leggi delle XII tavole, che garantivano una maggiore equit� in
ambito giudiziario, e l'approvazione della lex Canuleia, nel 445 a.C. Nel 386 a.C.
l'esercito romano fu sconfitto dai Galli guidati da Brenno, che sottoposero l'Urbe
ad un rovinoso saccheggio. Vent'anni dopo, nel 367 a.C., furono promulgate le leges
Liciniae Sextiae, che ampliarono ulteriormente i diritti della plebe.

Consolidata la propria egemonia nell'Italia centrale, Roma volse le proprie mire


espansionistiche verso sud attaccando i Sanniti, contro i quali combatt� tre
difficili guerre (nel 343-341 a.C., nel 327-304 a.C. e nel 298-290 a.C.), che,
nonostante alcune umilianti disfatte inflitte dai Sanniti a Roma (celebre quella
delle Forche Caudine nel corso della seconda guerra sannitica), si conclusero dopo
alterne vicende con la vittoria romana e la sottomissione totale dei Sanniti.

Consolidata la propria egemonia sull'Italia centro-meridionale, Roma arriv� a


scontrarsi con le citt� della Magna Grecia e con la potente Taranto, che invocarono
allora l'aiuto del re d'Epiro Pirro, che sbarc� in Italia con un potente esercito
comprendente anche elefanti da guerra; nonostante alcune sofferte vittorie (con
grandissime perdite) contro i Romani a Heraclea e ad Ascoli, Pirro fu duramente
sconfitto a Maleventum nel 275 a.C. e costretto a tornare oltre l'Adriatico.
Taranto, dunque, fu nuovamente assediata e costretta alla resa nel 272 a.C.: Roma
era cos� potenza egemone nell'Italia peninsulare, a sud dell'Appennino Ligure e
Tosco-Emiliano.

Le guerre puniche e i conflitti in Oriente


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: guerre
puniche, guerre macedoniche e guerra contro Antioco III e lega etolica.
La conquista dell'Italia port� Roma a scontrarsi con l'altra grande potenza del
Mediterraneo Occidentale: Cartagine. Le guerre che si scatenarono furono di
inaudita ferocia e di notevole durata, ma videro infine il trionfo totale di Roma.
La prima guerra punica scoppi� nel 264 a.C. allorch� Roma invi� un piccolo
contingente in soccorso di Messina, con l'intento di assicurarsi il controllo dello
stretto di Messina, ambito per� anche dai Cartaginesi, che decisero di reagire con
la guerra. Dopo alcune vittorie negli scontri terrestri, Roma potenzi� la flotta,
dotandola di corvi, e riusc� ad ottenere alcune importanti vittorie navali, anche
se il tentativo di Marco Attilio Regolo di portare la guerra sul suolo africano e
imporre la resa a Cartagine fall� e il console, catturato, venne giustiziato
facendolo rotolare dentro una botte. La guerra fin�, dopo alterne vicende, con la
vittoria di Roma (241 a.C.),[14] che pot� cos� estendere il suo dominio annettendo
Sicilia, Sardegna e Corsica; sconfisse inoltre i pirati illirici che, tacitamente
supportati dalla regina Teuta, infestavano le coste adriatiche e, qualche anno pi�
tardi, inizi� ad espandersi nella pianura padana a scapito dei Celti (battaglia di
Clastidium, 222 a.C.).

Nel frattempo, preoccupato dalle mire espansionistiche puniche in Spagna, il Senato


stipul� un nuovo patto con Cartagine; quando tuttavia nel 218 a.C. il generale
punico Annibale Barca attacc� la citt� di Sagunto, alleata di Roma, si decise di
dichiarare nuovamente guerra a Cartagine. Annibale valic� le Alpi con un potente
esercito comprendente anche elefanti e inflisse varie sconfitte alle legioni
romane. Dopo una fase di stallo, durante la quale Roma pot� riorganizzarsi, grazie
alla politica attuata dal dictator Quinto Fabio Massimo, detto il temporeggiatore,
le legioni romane subirono una pesante sconfitta contro Annibale nella battaglia di
Canne (216 a.C.). Mentre numerose citt� si alleavano con i Cartaginesi e anche la
Macedonia di Filippo V scendeva in guerra contro Roma, Annibale si attard� nel Sud
Italia (ozi di Capua), mentre i Romani, seppure provati, poterono lentamente
ricostituire le proprie forze: il console Publio Cornelio Scipione ottenne diverse
vittorie sui Cartaginesi in Spagna, mentre in Italia Roma riusc� ben presto a
recuperare le citt� italiche che l'avevano tradita per allearsi con Annibale e
sconfisse anche il fratello di Annibale, Asdrubale Barca, mentre tentava di portare
rinforzi ad Annibale. Nel 203 a.C. Scipione, conquistata la Penisola iberica e
ristabilita la situazione in Italia, sbarc� in Africa per tentare di ottenere una
vittoria definitiva e sconfisse Annibale, nel frattempo tornato a Cartagine, nella
battaglia di Zama, costringendo Cartagine a capitolare e ad accettare le dure
condizioni di pace imposte da Roma.

Dopo la conclusione della guerra con Cartagine, Roma complet� la sottomissione


della Gallia Cisalpina, sconfiggendo sia i Celti o Galli, sollevatisi contro Roma
durante la seconda guerra punica, che le popolazioni locali: attorno al 191 a.C. la
Gallia Cisalpina fu ridotta a provincia, mentre nel 177 a.C. venne sottomessa anche
l'Istria e, due anni dopo, i Liguri Cisalpini.
Ormai potenza egemone del Mediterraneo occidentale, Roma volse le sue mire
espansionistiche a danno degli stati ellenistici dell'Oriente, sottomettendo
nell'arco di un cinquantennio (200 a.C.-146 a.C.) la Grecia (per maggiori
approfondimenti su queste campagne non riguardanti la storia d'Italia e che qui non
vengono trattate per motivi di spazio, cfr. guerre macedoniche) e completando la
sottomissione di Cartagine (terza guerra punica, 149-146 a.C.). Con la sconfitta
dei nemici contro cui combatteva da anni su entrambi i fronti, Roma era diventata
padrona del Mediterraneo.

Conseguenze delle conquiste


Le nuove conquiste, tuttavia, portarono anche notevoli cambiamenti nella societ�
romana: i contatti con la cultura ellenistica, temuta e osteggiata da Marco Porcio
Catone detto il Censore, modificarono profondamente gli usi che fino ad allora si
rifacevano al mos maiorum, trasformando radicalmente la societ� dell'Urbe.
L'introduzione di usanze e conoscenze provenienti dall'Oriente (filosofia,
retorica, letteratura, scienza greca) fece s� effettivamente che il livello
culturale dei Romani, almeno dei patrizi, crescesse significativamente, ma gener�
altres� una decadenza dei valori morali, testimoniata dalla diffusione di costumi e
abitudini moralmente discutibili, che non pot� non provocare l'opposizione da parte
degli ambienti pi� conservatori, capeggiati da Catone il Censore, i quali si
scagliarono contro le culture extra-romane, tacciate di corruzione dei costumi, e
lottarono contro l'ellenizzazione dei costumi a favore del ripristino del mos
maiorum, i valori che, secondo Catone, avevano reso grande Roma.

I problemi connessi ad un'espansione cos� grande e repentina che la Repubblica


dovette affrontare furono enormi e di vario genere: le istituzioni romane, fino ad
allora concepite per amministrare un piccolo Stato, non erano adatte per
amministrare uno Stato che si estendeva dall'Hispania, all'Africa, alla Grecia,
all'Asia. Le continue guerre in patria e all'estero, inoltre, immettendo sul
mercato una quantit� enorme di schiavi, usualmente impiegati nelle aziende agricole
dei patrizi romani, portarono a ripercussioni tremende nel tessuto sociale romano:
infatti la crisi della piccola propriet� terriera, provocata dalla maggior
competitivit� dei latifondi schiavistici (che ovviamente producevano praticamente a
costo zero), determin� da una parte la concentrazione dei terreni coltivabili in
poche mani e una grande quantit� di merci a buon mercato, dall'altra gener� la
nascita del cosiddetto sottoproletariato urbano. Parecchie famiglie costrette a
lasciare le campagne si rifugiarono nell'urbe, dove non avevano un lavoro, una casa
e di che sfamarsi dando origine a pericolose tensioni sociali abilmente sfruttate
dai politici pi� scaltri.

A tentare una riforma che ponesse un rimedio alla crisi furono per primi i fratelli
Gracchi, ovvero Tiberio e Gaio Sempronio Gracco, il cui progetto di riforma
prevedeva la limitazione dell'occupazione delle terre dello Stato a 125 ettari e la
riassegnazione delle terre eccedenti ai contadini in rovina, oltre alla limitazione
delle terre che le famiglie nobili potevano possedere a non pi� di 1000 ettari; i
terreni confiscati furono distribuiti in modo che ogni famiglia della plebe
contadina avesse 30 iugeri (7,5 ettari). Un tale piano di riforma trov� per�
l'opposizione dei ceti aristocratici, i cui interessi furono duramente colpiti, che
impedirono l'attuazione della riforma assassinando i due fratelli.

Le rivendicazioni di italici e schiavi: la guerra sociale e le guerre servili


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: guerra
sociale.
Gi� dal tempo dei Gracchi a Roma si avanzavano proposte d'estensione dei diritti di
cittadinanza anche ad altri popoli italici fino ad allora federati ma senza
successo. La speranza degli alleati italici era che a Roma prevalesse il partito di
coloro che volevano concedere agli alleati italici la cittadinanza romana. Ma
quando nel 91 a.C. il tribuno Marco Livio Druso, che stava preparando una proposta
per concedere la cittadinanza agli alleati fu ucciso, ai pi� apparve chiaro che
Roma non avrebbe concesso spontaneamente la cittadinanza. Fu l'inizio della guerra
che dal 91 a.C. all'88 a.C. vide combattersi gli eserciti Romani e quelli italici.
Gli ultimi a cedere le armi ai Romani, capeggiati tra gli altri da Silla e Gneo
Pompeo Strabone, padre del futuro Pompeo Magno, furono i Sanniti. Gli italici si
videro comunque riconosciuta la cittadinanza romana. All'epoca, comunque, l'Italia
comprendeva solo la parte peninsulare; la parte transpadana formava la provincia
della Gallia Cisalpina i cui abitanti non erano ancora cittadini romani. Nel
dicembre del 49 a.C. Cesare concesse la cittadinanza romana agli abitanti della
provincia e nel 42 a.C. venne abolita la provincia, facendo della Gallia Cisalpina
parte integrante dell'Italia romana.
Moneta raffigurante Augusto e Marco Vipsanio Agrippa, vincitori della battaglia di
Azio
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: schiavit�
nell'antica Roma e terza guerra servile.
Il trattamento disumano degli schiavi, i quali, secondo la legge, non erano
persone, ma strumenti dei quali il padrone poteva abusare, danneggiare o uccidere
senza conseguenze legali[15][16], port� essi a rivoltarsi pi� volte a Roma nel
tentativo di ottenere la libert� o un miglioramento delle loro condizioni. Le prime
due ribellioni, o guerre servili (scoppiate rispettivamente nel 135 a.C. e nel 104
a.C.), pur necessitando di anni di interventi militari diretti per essere sedate,
non minacciarono mai la penisola italiana n� tanto meno la citt� di Roma
direttamente.

La terza guerra servile, condotta dallo schiavo e gladiatore Spartaco e scoppiata a


Capua nel 73 a.C., al contrario mise in forti difficolt� Roma, che sottovalut� la
minaccia: nei primi tempi numerose legioni subirono non pronosticate sconfitte
contro gli schiavi ribelli, il cui numero era rapidamente cresciuto fino a 70.000,
ma, una volta che venne stabilito un comando unificato sotto Marco Licinio Crasso,
al comando di sei legioni, la ribellione venne schiacciata nel 71 a.C. Circa 10.000
schiavi fuggirono dal campo di battaglia, mentre 6.000 di essi vennero crocifissi
lungo la Via Appia, da Capua a Roma. La rivolta scosse il popolo romano, che �a
causa della grande paura sembr� iniziare a trattare i propri schiavi meno duramente
di prima�.[17]

Anche la condizione legale e i diritti degli schiavi romani iniziarono a mutare:


durante il principato di Claudio (41-54), fu promulgata una costituzione che puniva
l'assassinio di uno schiavo anziano o ammalato, e che dava la libert� agli schiavi
abbandonati dai loro padroni,[18] mentre, durante il regno di Antonino Pio (138-
161), i diritti degli schiavi furono ulteriormente ampliati e tutelati, con la
limitazione degli abusi che i padroni potevano commettere e l'istituzione di
un'autorit� teoricamente indipendente cui gli schiavi si potevano appellare.[19]

La crisi della Repubblica: da Mario ad Augusto


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Caio Mario,
guerre contro Giugurta, guerra civile tra Mario e Silla, guerra civile romana (49
a.C.) e guerra civile tra Ottaviano e Marco Antonio.

Mario, un generale romano che riform� drasticamente l'esercito romano

regioni italiane al tempo dell'Italia romana


Negli anni successivi la politica romana fu caratterizzata sempre pi� dal
radicalizzarsi della lotta tra il partito degli ottimati e quello dei popolari, che
avevano visioni politiche completamente opposte: i primi avevano come principale
esponente Lucio Cornelio Silla, valente generale, mentre i secondi erano capeggiati
da Gaio Mario. Quest'ultimo si era distinto in varie imprese militari: pi� volte
console, condusse la vittoriosa guerra contro Giugurta (108 a.C.-105 a.C.) e riusc�
a respingere la minaccia germanica dei Cimbri e dei Teutoni, che avevano inflitto
fino ad allora pesanti sconfitte a Roma incutendo profondo timore ai Romani, con
due vittorie a Aquae Sextiae e a Vercelli. Sia contro Giugurta che contro i
Germani, Mario ebbe come legato un giovane nobile, di cui apprezzava le capacit�
militari: Silla.

Presunto ritratto di Lucio Cornelio Silla


Lo scontro tra Ottimati e Popolari, fino a che Gaio Mario rimase in vita, si
risolse sempre nella lotta per l'ottenimento del consolato per i candidati della
propria parte politica. Morto Mario, Silla, al ritorno dalla vittoriosa guerra in
oriente contro Mitridate VI re del Ponto, ritenne che il momento fosse propizio per
un colpo di stato e con l'esercito in armi marci� contro Roma, dove a Porta Collina
ottenne la vittoria decisiva nella guerra civile contro i mariani (82 a.C.). Per
consolidare la vittoria, Silla si fece eleggere dittatore a vita e inizi� una vasta
e sistematica persecuzione nei confronti dell'opposizione (le liste di proscrizione
sillane) da cui il giovane Cesare, nipote di Mario, riusc� a stento a sottrarsi.
Fino a che mor�, nel 78 a.C., l'unica seria opposizione contro Silla, fu quella
condotta da Sertorio dalla Spagna. Nel 70 a.C. la costituzione sillana venne
abolita da Pompeo e Crasso, della quale erano stati dieci anni prima fautori
convinti.

Il mondo romano si avviava a divenire troppo vasto e complesso per le istituzioni


della Repubblica; la debolezza di queste ultime, ed in particolare del senato
divenne gi� evidente nelle circostanze del primo triumvirato, un accordo informale
con cui i tre pi� potenti uomini di Roma, Cesare, Crasso e Pompeo, si spartivano le
sfere d'influenza e si garantivano reciproco appoggio. Dei tre, la figura di Cesare
era la pi� emblematica dei nuovi rapporti di potere che stavano emergendo: nipote
di Mario, egli aveva anche per questo aderito sin da giovane alla fazione dei
populares e costru� il suo potere con le conquiste militari ed il rapporto di
fedelt� personale che lo legava al suo esercito. Fu per questo che quando, dopo la
morte di Crasso (53 a.C.), le ambizioni personali di Cesare e Pompeo si
scontrarono, il senato prefer� schierarsi con quest'ultimo, in quanto pi� vicino
agli Optimates e pi� rispettoso verso i privilegi senatoriali (per quanto non
sfuggisse ai pi� attenti, come Cicerone, che qualunque dei due contendenti avesse
prevalso il potere del senato sarebbe stato irrimediabilmente compromesso).

Lo scontro, sempre latente, si mantenne sempre entro i limiti delle tradizionali


forme di governo romane, fino al 49 a.C., quando il senato intim� a Cesare di
rimettere il suo comando delle legioni che aveva condotto alla conquista delle
Gallie, e di tornare a Roma da privato cittadino. Il 10 gennaio, abbandonando gli
ultimi dubbi (Alea iacta est), Cesare attravers� con le sue truppe il Rubicone
dando inizio alla guerra civile contro la fazione opposta. La guerra civile fu
combattuta vittoriosamente da Cesare su tre fronti: il fronte greco, dove Cesare
sconfisse Pompeo nella battaglia di Farsalo, il fronte africano, dove Cesare riusc�
ad avere la meglio sugli Optimates guidati da Catone Uticense con la decisiva
battaglia di Utica (49 a.C.), ed il fronte spagnolo, dove la battaglia decisiva
avvenne a Munda sull'esercito nemico guidato dai figli di Pompeo, Gneo e Sesto.
Cesare, avuta la meglio sulla fazione avversa, assunse il titolo di dictator,
assommando a s� molti poteri e prerogative, quasi un preludio della figura
dell'imperatore, che per� non assunse mai, ucciso alle idi di marzo nel 44 a.C.

La morte del dittatore, contrariamente alle dichiarate intenzioni dei congiurati,


non port� alla restaurazione della Repubblica, ma ad nuovo periodo di guerre
civili. Questa volta per� i due contendenti, Augusto e Marco Antonio, non erano i
campioni di due fazioni rivali, ma rappresentanti di due gruppi che combattevano
per il predominio sulla parte avversa, senza avere alcuna velleit� di restaurare la
Repubblica, ormai superata come istituzione storica. La guerra civile tra Ottaviano
e Marco Antonio termin� con la Battaglia di Azio nel 31 a.C., che decret� il
trionfo di Ottaviano e diede inizio de facto al periodo imperiale della storia
romana. Augusto mantenne in vita (formalmente) la Repubblica, di fatto
trasformandola in una monarchia, pur nell'apparenza del Principato. Ufficialmente
ebbe fine dopo il 235 d.C. In particolare, nel 284, l'imperatore Diocleziano,
inizi� una nuova fase, il Dominato, cambiando radicalmente le antiche istituzioni
romane.

Et� imperiale (27 a.C.-476 d.C.)


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Impero
romano.
Augusto, fondatore dell'impero romano
L'Italia sotto Augusto: le undici regioni augustee
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Augusto e
regioni dell'Italia augustea.
Ottaviano Augusto mantenne le antiche istituzioni repubblicane, seppur svuotandole
di ogni potere effettivo. Sebbene la repubblica continuasse formalmente a esistere,
in realt� era diventata un principato retta dal princeps o imperatore, che era
l'assoluto padrone dell'Impero. Con i nuovi poteri che gli erano stati conferiti,
Augusto organizz� l'amministrazione dell'Impero con molta padronanza. Stabil�
moneta e tassazione standardizzata; cre� una struttura di servizio civile formata
da cavalieri e da uomini liberi (mentre in precedenza erano prevalentemente
schiavi) e previde benefici per i soldati al momento del congedo. Suddivise le
province in senatorie (controllate da proconsoli di nomina senatoria) ed in
imperiali (governate da legati imperiali). Fu un maestro nell'arte della
propaganda, favorendo il consenso dei cittadini alle sue riforme. La pacificazione
delle guerre civili fu celebrata come una nuova et� dell'oro dagli scrittori e
poeti contemporanei, come Orazio, Livio e soprattutto Virgilio.

L'impero romano raggiunse la sua massima estensione nel 116


La celebrazione di giochi ed eventi speciali rafforzavano la sua popolarit�.
Augusto inoltre per primo cre� un corpo di vigili, ed una forza di polizia per la
citt� di Roma, che fu suddivisa amministrativamente in 14 regioni. Ottaviano
complet� la conquista dell'Italia, sottomettendo in un arco di tempo compreso tra
il 25 a.C. e il 6 a.C. le popolazioni alpine tra cui Salassi, Reti e Vindelici. Per
aver completato la sottomissione di tutte le 46 popolazioni della penisola
italiana, i Romani eressero in onore dell'Augusto un monumento sulle falde
meridionali delle Alpi, presso Monaco. Nel 7 d.C. divise l'Italia in undici
regioni. L'Italia fu privilegiata da Augusto e i suoi successori che costruirono
una fitta rete stradale e abbellirono le citt� dotandole di numerose strutture
pubbliche (foro, templi, anfiteatro, teatro, terme..), fenomeno noto come
evergetismo augusteo.

L'economia italiana era florida: agricoltura, artigianato e industria ebbero una


notevole crescita che permise l'esportazione dei beni verso le province.
L'incremento demografico fu rilevato da Augusto tramite tre censimenti: i cittadini
maschi furono 4.063.000 nel 28 a.C., 4.233.000 nell'8 a.C. e 4.937.000 nel 14 d.C.
Se si considerano anche le donne e i bambini la popolazione totale nell'Italia del
I secolo d.C. pu� essere stimata sui 10 milioni di abitanti circa, di cui almeno 3
milioni erano schiavi[20]. In politica estera tent� di espandere l'impero. Oltre ad
aver conquistato le regioni alpine dell'Italia (vedi sopra), fece anche alcune
campagne in Etiopia[21], in Arabia Felix[21] e in Germania[21] ma ebbero poco
successo, per la strenua resistenza dei barbari e per il clima avverso. Alla morte
di Augusto il suo testamento venne fatto leggere in senato: l'Augusto raccomandava
ai suoi successori di non intraprendere nessuna conquista, in quanto un ulteriore
espansione avrebbe provocato solo problemi logistici ad un impero gi� troppo vasto.
[21] I successori di Augusto rispettarono questa sua massima, e nei due secoli
d'oro dell'impero furono solo due le conquiste durature di rilievo per l'Impero: la
Britannia, conquista iniziata nel 43 dall'Imperatore Claudio e portata avanti dal
generale Agricola sotto Domiziano, e la Dacia, conquistata da Traiano.

L'anfiteatro Flavio, simbolo di Roma e del potere imperiale ancora ai nostri giorni
Dinastia Giulio-Claudia (14-68)
La prima dinastia fu quella Giulio-Claudia, che fu al potere dal 14 al 68; nel
corso di mezzo secolo si succedettero Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone. I primi
anni del regno di Tiberio furono pacifici e relativamente tranquilli. Egli
consolid� il potere di Roma e assicur� la ricchezza e la prosperit� dello Stato
romano. Dopo la morte di Germanico e di Druso, i suoi eredi, l'imperatore, convinto
di aver perso i favori del popolo e di essere circondato da cospiratori, si ritir�
nella propria villa di Capri (26), lasciando il potere nelle mani del comandante
della guardia pretoriana, Seiano, che avvi� le persecuzioni contro coloro accusati
di tradimento. Alla sua morte (37) il trono venne affidato a Gaio (soprannominato
Caligola, per la sua abitudine di portare particolari sandali chiamati caligae), il
figlio di Germanico. Caligola inizi� il regno ponendo fine alle persecuzioni e
bruciando gli archivi dello zio.

Tuttavia cadde presto malato: gli storici successivi riportano una serie di suoi
atti insensati che avrebbero avuto luogo a partire dalla fine del 37. Nel 41,
Caligola cadde vittima di una congiura ordita dal comandante dei pretoriani Cassio
Cherea. L'unico membro rimasto della famiglia imperiale era un altro nipote di
Tiberio, Claudio. Questi, pur essendo considerato dalla famiglia stupido, fu invece
capace di amministrare con responsabile capacit�: riorganizz� la burocrazia e
conquist� la Britannia. Sul fronte familiare, Claudio ebbe meno successo: la moglie
Messalina fu messa a morte per adulterio; successivamente spos� la nipote
Agrippina, che probabilmente lo uccise nel 54. La morte di Claudio spian� la strada
al figlio di Agrippina, Nerone. Questi inizialmente affid� il governo alla madre e
ai suoi tutori, in particolare a Seneca. Tuttavia, maturando, il suo desiderio di
potere aument�: fece giustiziare la madre ed i tutori e regn� da despota.
L'incapacit� di Nerone di gestire le numerose ribellioni scoppiate nell'Impero
durante il suo principato e la sua sostanziale incompetenza divennero rapidamente
evidenti e nel 68 Nerone si suicid�.

Dinastia dei Flavi (69-96)


Alla morte di Nerone l'ingerenza dell'esercito nella nomina dell'imperatore fu la
causa di una guerra per la successione: nel 68, noto come anno dei quattro
imperatori, il trono fu conteso da quattro candidati, ognuno eletto imperatore
dalla rispettiva legione: Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano. La guerra civile si
concluse con la vittoria di Vespasiano, che fond� la dinastia Flavia. Questo
imperatore riusc� a liberare Roma dai problemi finanziari creati dagli eccessi di
Nerone e dalle guerre civili. Aumentando le tasse in modo drammatico, egli riusc� a
raggiungere un'eccedenza di bilancio ed a realizzare numerose opere pubbliche, come
il Colosseo e un Foro il cui centro era il Tempio della Pace. Il regno del suo
successore, il figlio Tito, dur� soli due anni e fu segnato da due tragedie: nel 79
l'eruzione del Vesuvio distrusse Pompei ed Ercolano, e nell'80 un incendio
distrusse gran parte di Roma. Tito mor� nell'81 a 41 anni, forse assassinato dal
fratello Domiziano impaziente di succedergli. Fu con Domiziano che i rapporti gi�
tesi tra la dinastia flavia e il senato si deteriorarono a causa della
divinizzazione dell'imperatore secondo modalit� tipicamente ellenistiche e del
divorzio dalla moglie Domizia, di estrazione senatoria. Nella parte finale del suo
regno perseguit� filosofi e, nel 95, i Cristiani. Mor� l'anno seguente, vittima di
una congiura.

Dinastia degli Antonini: gli imperatori adottivi (96-192)


Con Nerva (96-98), successore di Domiziano, venne cambiato il sistema di
successione degli imperatori con l'introduzione del cosiddetto principato adottivo:
questa riforma prevedeva che l'imperatore in carica in quel momento dovesse
decidere, prima della sua morte, il suo successore all'interno del senato, in modo
da responsabilizzare i senatori. Con questo criterio vennero scelti Traiano,
Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio e Commodo (quest'ultimo era anche figlio di
Marco Aurelio). Tramite la politica di pace instaurata e la prosperit� derivatane
il governo imperiale attir� consensi unanimi, tanto che Nerva ed i suoi successori
sono anche noti come i cinque buoni imperatori. In questo periodo, grazie alle
conquiste ad opera di Traiano di Dacia, Armenia, Mesopotamia e Assiria, l'Impero
raggiunse la sua massima estensione (117). Le conquiste orientali di Traiano
furono, per�, in gran parte abbandonate dal successore Adriano (118), anche se i
territori perduti vennero successivamente riconquistati nelle guerre romano-
partiche. Lo sviluppo economico e la coesione politica e ideale, raggiunta anche
per l'adesione delle classi colte ellenistiche, che contraddistinsero il secondo
secolo, non devono, comunque, trarre in inganno, in quanto da l� a poco l'impero
cominci� a mostrare i primi sintomi della decadenza.

Quanto all'Italia, il suo posto nell'impero, nel secondo secolo, cominci� a perdere
la sua preponderanza, a causa della romanizzazione delle province, e in parte
dell'integrazione delle loro �lite in seno agli ordini equestri e senatoriali. Il
secondo secolo vide l'impero governato da imperatori provenienti dalle province e
discendenti da antichi coloni italici: Traiano, Adriano e Marco Aurelio originari
della Spagna, Antonino Pio della Gallia Narbonense. Fin dai primi anni del secolo,
Traiano cerc� di regolamentare la presenza dei senatori in Italia, obbligandoli a
possedere un terzo delle loro terre in Italia; secondo Plinio il Giovane (VI, 19)
certi senatori provinciali abitavano in Italia difatti come se fossero in vacanza,
senza curarsi della penisola. La misura ebbe solamente un effetto limitato, di
rialzare momentaneamente i prezzi delle propriet�, che stavano decadendo, e fu
reiterata da Marco Aurelio ma in un'inferiore misura, un quarto delle terre.

Altri fattori che assicuravano la sua preminenza sull'impero subirono una


flessione, cominciata nel I secolo, che dur� tutto il secolo. Le legioni oramai
stanziate stabilmente sul limes romano, nelle province lontane, regionalizzarono
poco a poco il loro reclutamento, soprattutto a partire da Adriano. Per molto tempo
queste osservazioni hanno fatto ritenere vari studiosi che l'Italia romana nel II
secolo fosse in declino e in forte crisi economica, demografica e infine incapace
di reggere la concorrenza delle province. Altri, invece, hanno interpretato le
numerose importazioni di materie prime provenienti dalle province non come il segno
di un declino dell'Italia ma piuttosto come la conseguenza della misura
sproporzionata del mercato romano-italico, foraggiato dalle imposte e dalle
retribuzioni ai funzionari, o del fatto che certi trasporti marittimi a lunga
distanza fossero pi� economici dei trasporti terrestri a media distanza. L'Italia
da sola non poteva produrre abbastanza da nutrire Roma col suo milione di abitanti,
tanto pi� che la coltivazione del grano era poco remunerativa rispetto all'olivo e
alla vite; le importazioni massicce non bilanciate dalle esportazioni rendono conto
di un declino.

Un passo in avanti verso la parificazione dell'Italia con le province venne


compiuto da Adriano, quando assegn� l'Italia a quattro consolari portanti il titolo
di legati propretori, titolo utilizzato per i governatori di provincia. Il moto di
protesta sollevato nel senato, rappresentante dei vari municipi d'Italia, lesi
nella loro autonomia fino ad allora garantita, fece s� che la misura fosse
annullata dal suo successore. La soluzione di Adriano rispondeva tuttavia ad una
reale esigenza: le regioni dell'Italia avevano bisogno di un'amministrazione pi�
gerarchizzata, in particolare nel campo della giustizia civile. Tanto che Marco
Aurelio cre� egli stesso nel 165 i giuridici ( iuridici ) che esercitavano nei
distretti. Il secondo secolo fu per l'Italia un secolo di transizione, di
indietreggiamento della sua preminenza, ma non il declino che la storiografia ha
letto fino agli anni settanta, appoggiandosi tra altri sulle tesi di M.
Rostovtseff. Il vero declino avvenne in seguito. I prodromi della crisi che invest�
l'impero romano nel III secolo iniziarono a farsi sentire soprattutto con Commodo
(180-192), che min� l'equilibrio istituzionale raggiunto e il cui atteggiamento
dispotico favor� il malcontento delle province e dell'aristocrazia, portando al suo
assassinio nel 192. Era l'ultimo degli Antonini.

Dinastia dei Severi (193-235)


Tra la fine del II e l'inizio del III secolo l'Italia romana, in coincidenza con
l'inizio del declino dell'impero, perse man mano i suoi privilegi di territorio non
provinciale fino a venire parificata alle province. L'assassinio di Commodo diede
il via a una breve guerra civile fra tre pretendenti al trono (tutti nominati
dall'esercito), che vide la vittoria di Settimio Severo, che diede inizio alla
dinastia dei Severi.[22] Nel corso del suo regno, Settimio Severo (193-211) aument�
i poteri all'esercito e per questo viene visto da alcuni storici come uno degli
artefici della rovina dell'impero.[22]
Alla sua morte (211) gli succedettero i figli Caracalla e Geta; l'ultimo dei due
venne per� fatto uccidere dal primo.[23] Nel 212 Caracalla concesse la
cittadinanza, finora concessa salvo alcune eccezioni solo agli italici, a tutti gli
abitanti dell'Impero, segnando un ulteriore passo in avanti verso la parificazione
con le province. Il suo regno e quello dei suoi successori (Eliogabalo e Alessandro
Severo) fu caratterizzato da lotte intestine[23], che nel 235 portarono, con
l'uccisione di Alessandro Severo a opera del suo esercito, all'estinzione della
dinastia dei Severi e all'inizio dell'anarchia militare.

L'anarchia militare (235-284)


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: anarchia
militare.
Il periodo cosiddetto dell'anarchia militare dur� dal 235 al 284 e fu
caratterizzato dagli assalti dei barbari che premevano sul limes, che costrinsero i
Romani a evacuare la Dacia e gli Agri Decumati (in Germania), e dalla crescente
importanza dell'esercito, che spesso era fonte di disordini interni, con numerose
rivolte e nomine di usurpatori: molti imperatori nel corso del III secolo morirono
di morte violenta, per mano dell'esercito.

Tardo impero (284-395)

I quattro tetrarchi

Prima tetrarchia del imperio romano


La crisi del III secolo venne frenata dall'imperatore Diocleziano istituendo la
Tetrarchia, un regime collegiale di due Augusti e due Cesari che amministravano
raggruppamenti distinti di province dell'Impero, accresciute in numero e riunite in
diocesi; i Cesari alla morte o all'abdicazione degli Augusti sarebbero divenuti a
loro volta Augusti, designando altri due Cesari. In questa circostanza l'Italia
venne parificata alle altre province divenendo una diocesi a sua volta suddivisa in
province, corrispondenti grossomodo alle regioni augustee. Diocleziano, inoltre,
per contrastare meglio le invasioni, tolse a Roma il ruolo di sede imperiale
preferendole citt� pi� vicine ai confini minacciati (Milano, Nicomedia, Treviri e
Sirmio), ma le lasci� il titolo di capitale dell'Impero.

La riforma tetrarchica di Diocleziano non risolse per� nei fatti il problema della
successione, dato che alla sua abdicazione (305) scoppi� una guerra civile tra i
vari Cesari e Augusti, che termin� solo nel 324 con la vittoria di Costantino I.
Quest'ultimo (imperatore dal 306 al 337) continu� la politica di Diocleziano,
fondando una seconda capitale nell'antico sito di Bisanzio, da lui ridenominata
Costantinopoli (330). Sempre Costantino pose fine con l'Editto di Milano (313) alle
persecuzioni contro i cristiani; il cristianesimo da qui in poi assunse sempre
maggiore importanza per l'impero e, dopo un tentativo da parte dell'imperatore
Giuliano (360-363) di restaurare il paganesimo, sotto il regno di Teodosio I (379-
395) il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell'Impero (380). L'Italia,
pur perdendo sempre pi� importanza, rimaneva comunque una delle regioni pi�
importanti dell'Occidente romano, perlomeno dal punto di vista religioso (il Papa
risiedeva a Roma). Nel 395, alla morte di Teodosio, l'Impero si trov�
definitivamente suddiviso in un Impero d'Occidente (capitale Milano, poi Ravenna) e
in un Impero d'Oriente (capitale Costantinopoli).

Deposizione di Romolo Augusto


L'Impero romano d'Occidente (395-476)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: caduta
dell'Impero romano d'Occidente e caduta dell'Impero romano d'Occidente
(storiografia).
Mentre l'Impero romano d'Oriente riusc� a sopravvivere per un altro millennio, la
parte occidentale croll� in poco meno di un secolo. Sono state proposte numerose
teorie per spiegare come Roma cadde, non tutte concordi (vedi caduta dell'Impero
romano d'Occidente (storiografia)): si ritiene che furono le invasioni barbariche a
cagionarne la rovina, anche se il successo dei barbari fu almeno in parte agevolato
dai limiti interni dell'Impero (perdita del mos maiorum, separatismo provinciale,
l'influsso del cristianesimo sulla combattivit� dei soldati e sulle discordie
interne causate dalla lotta alle eresie, danni provocati dalle riforme di
Costantino I ecc.).[24]

Nel corso del V secolo, a partire dal 406, Vandali, Alani, Svevi, Burgundi e
Visigoti (spinti dalla migrazione verso occidente degli Unni) sfondarono il limes
dell'Impero e dilagarono nelle province galliche e ispaniche, costringendo i Romani
a riconoscerli come foederati (cio� alleati dell'Impero che, in cambio del loro
sostegno bellico, ottenevano il permesso di stanziarsi in alcune province), che,
tuttavia, si svincolarono man mano dall'autorit� centrale, andando a costituire dei
veri e propri regni romano-barbarici, solo nominalmente facenti parte dell'Impero.
Neanche l'Italia era al sicuro dai Barbari: il sacco di Roma del 410 ad opera dei
Visigoti di Alarico I venne vista dai contemporanei come il segno imminente della
fine del mondo. Discordie interne peggiorarono la situazione: il comes d'Africa
Bonifacio, nominato nemico pubblico da Galla Placidia, per difendersi invit� i
Vandali in Africa, che nel giro di un decennio la strapparono all'Impero (429-439),
con il sostegno dei Mauri e della setta eretica dei Donatisti. I Vandali
costruirono una flotta e in breve tempo occuparono la Sicilia, la Sardegna, la
Corsica e le Isole Baleari, riuscendo anche nell'impresa di saccheggiare Roma
(455).

In breve, a parte una parte della Gallia e la Dalmazia, l'Impero si era ridotto
alla penisola italica. Tuttavia anche l� l'influenza dei barbari si fece sentire e
min� la gi� traballante autorit� degli Imperatori: nell'ultimo ventennio di vita
dell'Impero esso era governato da imperatori fantoccio manovrati da dietro le
quinte da generali di origini germaniche (Ricimero (461-472), Gundobaldo (472-474),
Flavio Oreste (475-476)), ormai i veri padroni di Roma. L'ultimo di questi
generali, Oreste, dopo aver costretto alla fuga l'imperatore Giulio Nepote, che si
rifugi� in Dalmazia, dove continu� a regnare fino al 480, pose sul trono il figlio
Romolo Augusto. Un anno dopo tuttavia il rifiuto da parte di Oreste di cedere alle
truppe mercenarie barbariche un terzo dell'Italia caus� la rivolta di queste
ultime, che, capeggiate da Odoacre, deposero l'ultimo imperatore Romolo Augusto,
causando la caduta formale dell'Impero. Infatti Odoacre decise di non nominarsi
Imperatore romano, ma semplicemente Re d'Italia.

L'Alto Medioevo
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Italia
medievale.
Odoacre, Goti e Bizantini (476-568)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Regno
ostrogoto e guerra gotica (535-553).

Giustiniano riusc� a riannettere l'Italia all'Impero romano grazie alle gesta


militari di Belisario e Narsete

Impero bizantino
Deposto Romolo Augusto, Odoacre govern� l'Italia per 17 anni come rex gentium � una
formula del tutto nuova � teoricamente alle dipendenze di Zenone, imperatore
d'Oriente. Si serv� del personale amministrativo romano, lasciando libert� di culto
ai cristiani e combatt� con successo i Vandali strappando loro la Sicilia. Ma nel
489 Zenone allontan� gli Ostrogoti dal basso Danubio inviandoli in Italia affinch�
rovesciassero Odoacre e conquistassero l'Italia. Dopo cinque anni di guerra, il re
goto Teodorico riusc� ad uccidere Odoacre e a impadronirsi del trono. Teodorico,
che aveva vissuto a lungo a Bisanzio, garant� pace e prosperit� all'Italia,
affidando le magistrature civili ai Romani e l'esercito ai Goti; l'autorit� dei
magistrati romani era per� limitata da funzionari goti detti comites. Nonostante
fosse ariano, si mostr� tollerante con i Cattolici, anche se negli ultimi anni di
regno reag� alla decisione dell'Imperatore Giustino di bandire dall'Impero
l'arianesimo lanciando una serie di persecuzioni che ebbero tra le sue vittime il
filosofo Severino Boezio, condannato a morte. Gli succedette Atalarico (526-534).

Nel 535 il nuovo e ambizioso imperatore d'Oriente Giustiniano (527-565) prese di


mira la penisola nel suo tentativo di ricomporre l'unit� dell'impero romano. Da l�
inizi� la lunga guerra gotica, che si protrasse per oltre vent'anni, portando
ulteriori devastazioni dopo le invasioni barbariche. Durante questa guerra i
Bizantini, alla testa dei generali Belisario e Narsete, conquistarono la Dalmazia e
l'Italia, nonostante la strenua resistenza del re goto Totila (541-552). L'Italia
dopo la guerra era devastata: Roma dopo quattro assedi consecutivi era ridotta a
non pi� di 30.000 abitanti e la situazione gi� grave fu peggiorata da una
pestilenza. La Prammatica Sanzione promulgata da Giustiniano nel 554 (che tra le
altre cose prometteva fondi per la ricostruzione) non riusc� a far tornare l'Italia
una terra prospera e soli quattordici anni dopo una nuova invasione di un popolo
germanico tocc� l'Italia intera: i Longobardi.

I Longobardi, il Ducato romano e i Bizantini (568-774)


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Esarcato
d'Italia, Regno longobardo e Ducato romano.

L'Italia tra il 568 e il 774

Regno d'Italia (781-1084)


Nel 568 l'Italia settentrionale venne invasa dai Longobardi, una trib� germanica
stanziata in Pannonia, ma che abbandon� la terra sotto la pressione degli Avari. In
pochi anni i Longobardi sottomisero tutto il nord Italia (tranne le zone costiere
del Veneto e della Liguria), la Toscana e buona parte del centro-sud (che costitu�
i ducati semi-indipendenti di Spoleto e Benevento). I Longobardi erano ariani e nei
primi tempi esercitarono un brutale diritto di conquista sui Romanici sottomessi,
apportando devastazioni non inferiori a quelle della guerra gotica.[25] La penisola
era frazionata in due zone di influenza: longobarda (regno longobardo suddiviso in
Langobardia Maior e Langobardia Minor) e bizantina (esarcato d'Italia, costituito
intorno al 584), con il Ducato romano formalmente in mano bizantina ma governato
con una certa autonomia (comunque non totale) dal Papa. Le tre capitali dell'Italia
longobarda erano Milano, Pavia e Lucca.

I primi due re, Alboino (?-572) e Clefi (572-574) morirono assassinati. Seguirono
dieci anni di anarchia, con il regno longobardo senza un re e frammentato in 35
ducati indipendenti fra loro.[26] Tent� di approfittarne l'Imperatore bizantino
Maurizio, alleato con i Franchi.[27] I Longobardi tuttavia, vista la minaccia dei
Franchi, decisero di porre fine all'anarchia eleggendo re Autari (584-590), che
riusc� a respingere le incursioni franche. I successori di Autari, Agilulfo (590-
616) e Rotari (636-652), espansero ulteriormente il regno strappando ai Bizantini
l'Emilia, la Liguria e il Veneto interno. In breve dovettero cercare anch'essi una
forma di dominio pi� organizzata: arrivarono le leggi scritte (Editto di Rotari,
643), dei funzionari regi con compiti di giustizia e supervisione (gastaldi), e,
nel 603, l'inizio della conversione al cattolicesimo per opera della regina
Teodolinda dopo che un primo tentativo di conversione per opera del papa Gregorio
Magno non aveva avuto successo.

Nel frattempo i papi entrarono in contrasto con Bisanzio per la questione del
monotelismo, una formula teologica compromissoria ideata dagli Imperatori per
accontentare sia i cattolici che i monofisiti. Con un editto del 648 (Typos)
Costante II impose il monotelismo e fece deportare il papa Martino I in quanto
questi non l'accettava.[28] Nel 680, per opera dell'Imperatore Costantino IV, il
monotelismo venne condannato come eresia e i rapporti tra pontefici e imperatori
migliorarono. Nel 726, tuttavia, inizi� l'iconoclastia, la lotta alle immagini, da
parte dell'imperatore Leone III[29]. Di fronte all'opposizione del papa, Leone
ordin� il suo assassinio ma il crimine fall� per l'opposizione delle truppe fedeli
al Papa che si rivoltarono. Intanto il re longobardo Liutprando (713-744),
approfittando dei dissensi tra Bisanzio e la Chiesa Romana, fece nuove conquiste
che furono aumentate dal suo successore Astolfo (749-756) che allontan� i Bizantini
da Ravenna (751) e si accinse ad unificare l'Italia conquistando il Lazio.[30] Ma
papa Stefano II (752-757) chiam� in suo soccorso il re dei Franchi Pipino il Breve,
che sconfisse Astolfo e don� le terre di Ravenna (l'esarcato) al papa. Nacque cos�
lo Stato della Chiesa[31] e il potere temporale dei Papi, che venne legittimato
tramite la falsa Donazione di Costantino. Nel 771 papa Stefano III invoc�
l'intervento del nuovo re dei Franchi, Carlo Magno, contro Desiderio. La guerra tra
Franchi e Longobardi si concluse nel 774 con la vittoria di Carlo, che assunse il
titolo di Rex Francorum et Langobardorum ("Re dei Franchi e dei Longobardi") e
unific� la Langobardia Maior al suo Regno dei Franchi.

L'Italia divisa tra Carolingi, Bizantini e Arabi (774-1002)


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Impero
carolingio, Regno d'Italia (781-1014) e Catapanato d'Italia.

Carlo Magno in un dipinto di Albrecht D�rer


Dopo la definitiva sconfitta dei Longobardi, il papa riacquist� una piena
autonomia, garantita da Carlo stesso, mentre a sud, nella Langobardia Minor,
sopravvisse in piena indipendenza il longobardo Ducato di Benevento, presto elevato
al rango di principato. Nel 781 Carlo affid� l'Italia, sotto la sua tutela, al
figlio Pipino. Il giovane sovrano avvi� varie campagne di espansione verso nord, ma
mor� nell'810. Il Papato, ormai distaccato dall'Impero d'Oriente, decise di
incoronare Carlo Magno, suo benefattore, �Imperatore dei Romani� (800),
considerando vacante il trono di Costantinopoli perch� retto da una donna, Irene.
Nacque cos� l'Impero carolingio.

Nello stesso periodo vari domini dell'Impero bizantino iniziarono ad acquisire


sempre maggiore autonomia: Venezia,[32] la Sardegna e i ducati campani si
emanciparono man mano da Bisanzio, eleggendo governatori locali e senza svolte
violente.[33] Nel IX secolo gli Arabi iniziarono a sferrare varie incursioni nel
Mediterraneo occidentale, conquistando gradualmente (tra 827 e 902) la Sicilia e
attaccando pi� volte i territori bizantini nell'Italia meridionale.[34] Tuttavia,
sotto la dinastia macedone (867-1056), il catapanato bizantino riusc� a recuperare
terreno in Puglia, Basilicata e Calabria, raggiungendo il massimo della sua potenza
sotto il governo di Basilio Boianne. Per quanto riguarda il regno d'Italia
all'interno dell'Impero carolingio, il titolo di re d'Italia venne detenuto
inizialmente dai sacri romani imperatori (Lotario I, Ludovico II, Carlo il Calvo,
Carlo il Grosso), ma con la dissoluzione dell'Impero (887) i territori del Regnum
Italiae finirono in una sorta di anarchia feudale: tra l'888 e il 924 il titolo di
re, al quale tuttavia non corrispondevano reali poteri, fu conteso fra numerosi
feudatari locali, sia di origine italiana sia provenienti da regioni limitrofe:
Berengario del Friuli, Guido II di Spoleto, Lamberto II di Spoleto, Arnolfo di
Carinzia, Ludovico il Cieco e Rodolfo II di Borgogna. Anche il papato fu coinvolto
in queste lotte, mostrando spesso un atteggiamento poco coerente.

Un momento di maggior solidit� del Regnum si ebbe con il governo di Ugo di Provenza
(926-946), il quale, per risolvere il problema della successione, associ� subito al
trono suo figlio Lotario II. Questi per� scomparve gi� nel 950, per cui gli
successe il marchese d'Ivrea Berengario II, che, temendo intrighi, fece perseguire
la vedova di Lotario II, Adelaide. Ella allora si rivolse all'imperatore tedesco
Ottone I, chiedendogli di intervenire contro l'"usurpatore" Berengario. Ottone
colse il pretesto e scese in Italia, dove sconfisse Berengario, entr� nella
capitale Pavia, spos� Adelaide e si cinse della corona italiana nel 951, legandola
a quella di Germania. Ottone I ristabil� la supremazia sul Papa, la cui elezione
per essere valida doveva ricevere la ratifica imperiale, e tent� di strappare
l'Italia meridionale ai Bizantini, riuscendo solo ad ottenere un matrimonio tra suo
figlio e la principessa bizantina Teofano. Il successore Ottone II non riusc� a
controllare l'elezione papale e per� di malaria dopo aver subito una sconfitta
contro gli Arabi in Calabria. Gli succedette Ottone III che, per restaurare
l'Impero, pose la sede imperiale a Roma ma, a causa dell'opposizione della nobilt�
romana, fu da essa scacciato. Per� nel 1002.

Nascita delle Repubbliche Marinare


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Repubbliche
marinare.
La definizione di Repubbliche marinare, nata poi nell'Ottocento, si riferisce ad
alcune citt� portuali italiane che a partire dall'Alto e Basso Medioevo godettero,
grazie alle proprie attivit� marittime, di autonomia politica e di prosperit�
economica.

La definizione � in genere riferita in particolare alle quattro citt� italiane i


cui stemmi sono riportati dal 1947 nelle bandiere della Marina Militare e della
Marina Mercantile: Amalfi, Genova, Pisa e Venezia. Oltre alle quattro pi� note, tra
le repubbliche marinare si annoverano per� anche Ancona, Gaeta, Noli e la
repubblica dalmata di Ragusa; in certi momenti storici esse ebbero un'importanza
non secondaria rispetto ad alcune di quelle pi� conosciute.

Il Basso Medioevo (1000-1492)


La Chiesa riformata, la lotta per le investiture, la prima crociata (1000-1100)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: riforma
gregoriana, lotta per le investiture e prima crociata.

L'Italia nell'anno 1000


Nell'XI secolo l'ufficio del papa era in piena decadenza, conteso fra le
sanguinarie famiglie romane e i tentativi moderati dell'imperatore Enrico III, il
quale tra il 1046 al 1057 pose sotto il suo controllo il papato nominando quattro
papi, tutti tedeschi. Ma si rivel� altrettanto difficile governare le citt�
italiane: Pavia si ribell� per ben due volte (1004 e 1024) a Enrico II (1002-1024),
l'ultimo esponente della casa dei sassoni. Il suo successore, Corrado II di
Franconia (1027-1039), ricevette la richiesta di aiuto dell'arcivescovo di Milano
Ariberto da Intimiano, contro cui si erano rivoltati i valvassori della Lombardia
(che dipendevano da Ariberto). Corrado per�, per contrastare la grande feudalit�,
concesse anche ai feudatari minori quello che il Capitolare di Quierzy aveva
concesso ai maggiori: l'ereditariet� (Constitutio de feudis, 1037).

In questo periodo si lev� alta la protesta contro la corruzione e l'abiezione del


papato. Se da una parte ci furono movimenti religiosi di stampo pauperistico ed
eremita - come quello di San Romualdo - dall'altra ebbe molta fortuna il nuovo
monachesimo cluniacense, che si nutriva solo delle donazioni dei feudatari, ma che
proponeva uomini di grande autorit� morale, di spessa cultura e abili capacit�
politiche e amministrative. Pi� tardi nacquero l'ordine dei monaci certosini e
quello dei cistercensi, che puntavano l'attenzione alla vita solitaria e
contemplativa, e che si diffusero a macchia d'olio. I riformatori (tra cui il
movimento popolare dei Patari) desideravano una Chiesa non corrotta e pi� simile a
quella delle origini e biasimavano in particolare la simonia (compravendita delle
cariche) e il nicolaismo (concubinato), che erano molto diffuse tra il clero. Nel
1058 divenne papa Niccol� II, che condann� con un concilio del 1059 nicolaisti e
simoniaci, riuscendo anche a sottrarre il papato dal controllo dell'Imperatore. La
lotta contro la corruzione continu� sotto i pontefici Alessandro II, Gregorio VII e
Innocenzo III.
La posizione ambigua dei vescovi-conti, vassalli dell'imperatore che avevano anche
cariche religiose, port� il papato e l'impero a scontrarsi su chi li avrebbe dovuti
nominare (lotta per le investiture). Il Papato reclamava per s� il diritto di
nominarli, in quanto vescovi, mentre l'impero reclamava lo stesso diritto, in
quanto vassalli. Nel 1122 si arriv� al compromesso di Worms, fra il papa Callisto
II ed Enrico V, in cui ognuna delle due parti rinunciava ad un pezzo del suo
potere. Nel frattempo papa Urbano II (1088-1099), di fronte anche alle richieste di
aiuto dell'Imperatore bizantino Alessio I Comneno (il cui Impero era minacciato dai
turchi, che avevano conquistato tutta l'Anatolia bizantina), stimol� i cavalieri
occidentali affinch� liberassero la Terra Santa dagli Infedeli islamici. I
cavalieri crociati, dopo aver conquistato e consegnato all'Imperatore di Bisanzio
parte dell'Anatolia, crearono vari regni crociati in Siria e in Palestina e infine
conquistarono Gerusalemme (1099).

I Normanni e il Regno di Sicilia


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Guerre
bizantino-normanne, Conquista normanna dell'Italia Meridionale e Regno di Sicilia.
Contemporaneamente al sud si andava formando il Regno di Sicilia. I Normanni,
popolo di avventurieri provenienti dalla Normandia, arrivarono nell'XI secolo nel
sud Italia. Nel 1059 papa Niccol� II riconobbe i territori normanni e nomin�
Roberto il Guiscardo duca di Puglia e di Sicilia, nonostante l'isola fosse allora
ancora sotto il controllo degli Arabi. Tra il 1061 e il 1091 Ruggero d'Altavilla,
fratello di Roberto, strapp� la Sicilia agli Arabi. Nel 1071, infine, gli ultimi
baluardi bizantini, Brindisi e Bari, caddero in mano normanna. Nel 1113 Ruggero II
riusc� a riunire nelle sue mani tutti i possedimenti normanni creando uno Stato
fortemente accentrato simile per molti versi ai moderni stati nazionali. Nel 1130
nacque il Regno di Sicilia, per volont� dell'antipapa Anacleto II espressa al
concilio di Melfi.

Il potere dei Normanni nell'Italia meridionale ebbe termine tra il 1194 (morte di
Tancredi di Lecce) e il 1198, quando Enrico VI di Svevia, Imperatore del Sacro
Romano Impero (morto nel 1197), in virt� del suo matrimonio con Costanza
d'Altavilla (morta nel 1198), un� alla corona imperiale quella di re di Sicilia. Il
regno sub� una svolta accentratrice sotto la direzione di Federico II (1211-1250),
il quale fu scomunicato tre volte, partecip� alla sesta crociata (da lui stessa
indetta e a lungo rimandata), conquist� Gerusalemme senza spargimenti di sangue ma
attraverso trattative con il sultano d'Egitto al-Malik al-Kamil, e infine tent�
nuovamente di estendere la sua egemonia sui comuni dell'Italia del nord, in una
lunga guerra senza successo. In questo periodo si affacciano nel panorama religioso
varie eresie, che infine vengono controllate dall'istituzione del tribunale
dell'Inquisizione.
Nello stesso tempo in Sardegna nascono e muoiono regni, comuni e signorie, ciascuno
con una differente storia e cultura, ma tutti ben inseriti nel contesto
internazionale del Medioevo, con regnanti che parteciparono alle crociate, che
presero parte alla lotta tra impero e papato e che furono fautori del monachesimo.

I comuni (1100-1250)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: comune
medievale, battaglia di Legnano, Regno di Sicilia e storia della Sardegna
giudicale.
A causa dell'assenza del potere imperiale, gi� a met� dell'XI secolo le famiglie
pi� potenti delle citt� italiane del nord e del centro estromisero i conti e i
vescovi dall'esercizio del potere. Esse si riunivano in associazioni - communes -
che governavano su ogni aspetto della vita pubblica cittadina usurpando prerogative
dell'Imperatore. Il potere esecutivo era detenuto da magistrati detti consoli,
scelti tra l'aristocrazia, il ceto pi� preminente. Ad essi si affiancavano delle
assemblee ("consigli"). Per porre fine alle continue lotte interne, fu per�
necessario introdurre una nuova carica esecutiva, il podest�, scelto tra i
forestieri affinch� fosse un arbitro imparziale. Da ricordare fra queste citt� le
repubbliche marinare, dedite ai commerci: Amalfi, Genova, Pisa, Venezia (le pi�
note) e Ragusa, Gaeta, Ancona, Noli.

La Battaglia di Legnano di Amos Cassioli (1860), dipinto conservato presso la


Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze[35]
La crescente emancipazione dei comuni fu agevolata dalla debolezza dell'Impero,
provocata dalle lotte per il trono imperiale tra le dinastie dei Welfen e
Hohenstaufen, noti in Italia come Guelfi e Ghibellini. Questi ultimi erano fautori
della totale indipendenza del potere imperiale dal papa, mentre i guelfi erano pi�
possibilisti. Le lotte per il potere terminarono solo con l'ascesa dell'Imperatore
Federico I Barbarossa (1155-1190), il quale combatt� energicamente contro papato,
feudatari e comuni per ripristinare su di essi la propria autorit�: in ambito
ecclesiastico oppose a Papa Alessandro III (1159-1181) un antipapa (e il Pontefice
reag� scomunicandolo) mentre per contrastare l'autonomia dei comuni li attacc�,
distruggendo Milano nel 1162. I comuni reagirono formando la Lega Lombarda, e
grazie alla loro unione sconfissero l'Imperatore nella battaglia di Legnano (1176)
costringendolo con la pace di Costanza (1183) a riconoscere l'autonomia delle
municipalit� italiane. Grazie a questo storico scontro, Legnano � l'unica citt�,
oltre a Roma, a essere citata nell'inno nazionale italiano.

L'economia dei comuni italiani


Dopo la nascita, i comuni italiani del centro nord si contraddistinsero
sull'economia ferma dell'Europa medievale grazie alla loro vivacit� nella
produzione tessile e nei commerci; famose sono le sete prodotte nel comune di
Lucca. I principali rapporti commerciali si avevano con i comuni della regione
delle Fiandre, negli attuali Paesi Bassi.

La rinascita culturale nei Comuni


� Dall'XI secolo i comuni italici erano giunti al fiore del benessere economico e
civile [...] e quando, dopo la morte dell'imperatore Federico II e il tramonto
della casa di Svevia, ebbe termine la terribile lotta fra Impero e Papato per
l'egemonia politica universale, quando l'Italia si sent� libera dal dominio
tedesco, il suo sentimento nazionale divamp� in un grande incendio spirituale,
politico-sociale, artistico. Questa fu la fonte spirituale del Rinascimento.
L'antico pensiero di Roma, mai scomparso, vi fece affluire nuova e maggiore forza.
Cola di Rienzo, ispirato all'idea politica di Dante, ma oltrepassandola, proclam�,
profeta di un lontano avvenire, la grande esigenza nazionale della Rinascita di
Roma. E su questa base l'esigenza dell'unit� d'Italia. �

(Konrad Burdach, Dal Medioevo alla Riforma, tratto dalla Grande Antologia
Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, vol. VI, pp. 213-214.)
Sul piano culturale, sullo sfondo della rivalit� tra Guelfi e Ghibellini, si era
andato sempre pi� ridestando un sentimento nazionale di avversione alle ingerenze
tedesche, animato dal ricordo dell'antica grandezza di Roma, e sostenuto dal fatto
che i Comuni, la cui vita civile ruotava attorno all'edificio della Cattedrale,
trovavano nell'identit� spirituale rappresentata dalla Chiesa, idealmente erede
delle istituzioni romane, un senso di comune appartenenza.[36]

Durante il XIII e il XIV secolo questa rinascita culturale, sorta parallelamente a


una generale ripresa economica, port� alla formazione della lingua italiana
volgare. Tra coloro che contribuirono a una tale rinascita ricordiamo Jacopone da
Todi che scrisse delle famose Laude, e soprattutto Francesco Petrarca, che affianc�
a varie opere scritte in latino alcune importanti composizioni in volgare italiano
tra cui il Canzoniere. Petrarca in particolare fu promotore di una riscoperta del
classicismo che sar� proseguita dagli intellettuali rinascimentali.

In quegli anni si svilupp� a Firenze una nuova corrente culturale: il Dolce stil
novo, che rappresentava per certi versi la continuazione e l'evoluzione del vecchio
Amor cortese dei romanzi cavallereschi. I principali esponenti di tale corrente
furono Guido Cavalcanti, Guido Guinizzelli, e soprattutto Dante Alighieri che
rivoluzion� in modo profondo la letteratura italiana con opere come la Vita Nova e
la Divina Commedia, universalmente riconosciuta come uno dei capolavori letterari
di ogni tempo e ancora oggi studiata approfonditamente nelle scuole italiane. Da
ricordare anche il contributo del fiorentino Giovanni Boccaccio, autore del
Decameron, uno dei capolavori della letteratura italiana. In questa opera racconta
di alcuni giovani che per fuggire alla peste si rifugiano nelle campagne vicino
Firenze, e delle cento storie, molto spesso a carattere faceto, da raccontare per
passare il tempo. Anche il Decameron, al pari delle altre sopra indicate, contribu�
alla nascita di un volgare italiano, o pi� propriamente, di un dialetto fiorentino
che sarebbe poi diventato la base dell'attuale lingua italiana. Forte � anche la
fioritura dell'arte, con artisti come Giotto, Duccio di Buoninsegna, Simone
Martini, Arnolfo di Cambio e Jacopo della Quercia. Anche qui Firenze (affiancata
comunque dalle altre citt� toscane) si dimostra un centro culturale attivo oltre
che un centro politico importante.

L'affermazione delle signorie nel nord Italia (1259-1328)


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: signoria
cittadina.
Le Signorie furono l'evoluzione istituzionale di molti comuni urbani dell'Italia
centro-settentrionale attorno alla met� del XIII secolo. Esse si svilupparono a
partire dal conferimento della carica di podest� o di capitano del popolo ai capi
delle famiglie preminenti, con poteri eccezionali e durata spesso vitalizia. In tal
modo si rispondeva all'esigenza di un governo stabile e forte che ponesse termine
all'endemica instabilit� istituzionale ed ai violenti conflitti politici e sociali,
soprattutto tra magnati e popolari.[37] I signori pi� forti e ricchi riuscirono
quindi ad ottenere la facolt� di designare il proprio successore, dando cos� inizio
a dinastie signorili attraverso la legittimazione dell'imperatore, che concedeva il
titolo di Duca (spesso dietro forti compensi da parte dei Signori). Rimanevano
tuttavia funzionanti le istituzioni comunali, sebbene spesso si limitassero a
ratificare le decisioni del Signore.

Le pi� importanti furono quelle dei Medici, Gonzaga e Sforza. Ma anche quelle dei
Della Torre, Visconti, Montefeltro, Estensi, Della Scala e Malatesta ebbero, in
momenti diversi, notevole importanza.

Inizialmente le Signorie non erano istituzioni legittime ma si presentarono come


"cripto-Signorie", cio� delle "Signorie nascoste", in quanto si aggiunsero alle
istituzioni comunali senza mostrarsi apertamente e senza mostrare cambiata
l'istituzione vigente. Con questa Signoria ancora in ombra (ma gi� forte) salirono
al potere molti avventurieri, ma soprattutto famiglie di antica nobilt� feudale,
che, dopo aver governato per una o due generazioni, decisero di legittimare il loro
potere e di renderlo ereditario. Cos� ottennero nel XIV secolo il titolo di vicario
imperiale e tra il XIV e il XV secolo i titoli di duca e marchese. L'assegnazione
di questi titoli � indice della stabilizzazione dei poteri signorili e della
debolezza crescente degli Imperatori tedeschi, che gi� dalla seconda met� del XIV
secolo non riuscivano a controllare le regioni settentrionali, rendendo cos�
possibile l'affermazione delle Signorie, che successivamente si evolsero in
Principati con dinastie ereditarie; ci� avvenne quando i Signori, riconoscendo
l'imperatore e pagando una quantit� di denaro, vennero legittimati e riconosciuti
come autorit� da sudditi e principi.

Il declino del Papato e dell'Impero (1302-1414)


L'importanza dell'impero nel mondo politico medioevale, e in particolare in quello
italiano, era notevolmente calata dopo la sconfitta di Federico Barbarossa alla
battaglia di Legnano nel 1176 e quella di Manfredi nel 1266 a Benevento, che
avevano segnato la fine del potere politico dell'impero rispettivamente nel Nord e
nel Sud Italia.
Enrico VII di Lussemburgo tent� dopo la sua ascesa al soglio imperiale nel 1308 di
restaurare l'antico potere imperiale in Italia trovando per� la fiera opposizione
del libero comune di Firenze, di papa Clemente V e di Roberto d'Angi�. La sua
discesa in Italia con la conseguente incoronazione come Imperatore del Sacro Romano
Impero (titolo vacante dalla morte di Federico II, durante il cosiddetto grande
interregno) rimarr� quindi un gesto puramente simbolico. Nel 1313 muore mentre si
trova ancora in territorio italiano deludendo cos� coloro che avevano sperato in
una unificazione del suolo italiano sotto la sua bandiera. Anche il Papato, l'altra
grande istituzione medioevale, attraversa un periodo di crisi.

Entrambe queste istituzioni si vedono costrette ad accettare la crescente influenza


degli Stati nazionali, supportati dalla sempre pi� potente classe borghese, e la
crisi del sistema feudale. Bonifacio VIII asceso al soglio pontificio nel 1296,
cerc� di restaurare il potere papale scontrandosi per� con Filippo IV il Bello, re
di Francia. Filippo scese in Italia e, con un gesto impensabile qualche secolo
prima, imprigion� il papa ad Anagni (1303) dove sembra che abbia ricevuto
addirittura uno schiaffo (Schiaffo di Anagni). Nel 1305, Clemente V spost� la sede
papale ad Avignone dove rest� per i successivi settanta anni. I papi avignonesi
restarono succubi dei re di Francia e non mancarono di destare scandalo tra i loro
contemporanei. Nel 1377 avvenne lo Scisma d'Occidente in seguito al ritorno a Roma
di papa Gregorio XI: alla sua morte infatti i cardinali romani elessero al soglio
pontificio Urbano VI mentre i cardinali francesi Clemente VII. Lo scisma si
complic� ulteriormente dopo il Concilio di Pisa (1409) che, nel tentativo di
unificare di nuovo la cristianit�, elesse un altro papa. L'Europa rimase divisa tra
i seguaci dei due (poi tre) papi fino alla definitiva fine dello scisma avvenuta
col Concilio di Costanza (1414).

Lo scisma aveva mostrato la debolezza di un'istituzione che era stata un punto di


riferimento fondamentale nei secoli passati. Cos� mentre dal punto di vista
culturale il papa perdeva un'egemonia quasi millenaria dal punto di vista politico
la Cattivit� avignonese e lo Scisma favorirono il distacco definitivo del Ducato di
Urbino, gi� iniziato sotto Guido da Montefeltro, e la nascita per breve tempo di
una repubblica romana tra il 1347 e il 1354 guidata da Cola di Rienzo. Questi dopo
essersi impadronito del potere tent� di organizzare una repubblica simile a quella
romana ma alla fine della sua carriera sconfin� nel delirio e venne linciato dai
suoi stessi concittadini che lo avevano sostenuto.

Alfonso I di Napoli
Il meridione tra Angioini e Aragonesi (1250-1442)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Regno di
Napoli, Regno di Sicilia e Regno di Sardegna.
Il papa, approfittando della morte di Federico II, cerc� di insediare al trono del
Regno di Sicilia Carlo I d'Angi�, fratello del re di Francia. Carlo trov� per�
l'opposizione di Manfredi, figlio di Federico II, che inizialmente ottenne una
serie di successi, tanto che il partito ghibellino si afferm� in molti comuni
italiani, primo tra tutti Firenze: le milizie guelfe della citt� furono sconfitte a
Montaperti (1260) dai Senesi, Ghibellini, aiutati dalle truppe dello stesso
Manfredi. Costui fu tuttavia sconfitto pesantemente a Benevento da Carlo d'Angi�
provocando un improvviso crollo del partito ghibellino in tutta Italia.

A causa dell'esoso fiscalismo degli Angioini (che misero ai posti di comando


numerosi baroni francesi), nel 1282 la popolazione di Palermo insorse, chiamando in
loro aiuto Pietro III d'Aragona, genero di Manfredi, che dichiar� guerra agli
Angioini, dando cos� inizio alla Guerra del Vespro che si concluse soltanto nel
1302 con la Pace di Caltabellotta, in seguito alla quale la Sicilia sarebbe passata
agli Aragonesi. Il Regno di Napoli rest� invece sotto la dominazione angioina, con
capitale Napoli; sotto gli Angioini fu mantenuto l'assetto amministrativo di
origine sveva, con giustizierati e universitates, anche se le ultime regalie del
napoletano furono per� perse, quali il diritto del sovrano di nominare degli
amministratori regi nelle diocesi con sedi vacanti[38]. Con Roberto d'Angi� a
Napoli fiorirono le scienze umanistiche, con l'istituzione di una scuola di teologi
scolastici e la commissione di traduzioni dal greco, da Aristotele a Galeno, per la
Biblioteca Nazionale di Napoli, ma fior� anche la cultura greca di Calabria, grazie
alla quale il neoplatonismo e la cultura ellenistica entrarono nella tradizione
italiana, dal Petrarca a Pico della Mirandola.

Morto Roberto, seguirono anni di instabilit� politica a causa di una guerra di


successione fra Giovanna I di Napoli e Carlo di Durazzo, cui segu� il breve regno
di Luigi II d'Angi�, subito detronizzato da Ladislao I, figlio di Giovanna. Sotto
il regno di questi, il regno ritrov� stabilit� e anzi riusc� ad espandersi su buona
parte dell'Italia centrale ai danni dello Stato Pontificio e dei comuni toscani.
Nel 1414 per� Ladislao mor� e il regno torn� presto nei confini originari. Gli
succedette Giovanna II, l'ultima sovrana angioina nel napoletano, che non avendo
avuto eredi diretti, adott� un aragonese come figlio, Alfonso V d'Aragona,
diseredandolo poi del regno, in favore di Renato d'Angi�. Alla morte di costei
Alfonso rivendic� il diritto di successione dichiarando guerra a Napoli. Col
sostegno del ducato di Milano Alfonso si impadron� in breve tempo del trono di
Napoli, che govern� con il nome di Alfonso I di Napoli e col titolo di Rex
Utriusquae Siciliae. Costui, come poi suo figlio Ferrante, contribu� ampiamente
all'ammodernamento del territorio dominato sul modello economico aragonese, tramite
il sostegno giuridico della transumanza, i fori boari, il contrasto dei privilegi
feudali e l'adozione del napoletano come lingua di stato.

Le lotte tra gli Stati italiani (1412-1454)


Nella prima met� del XV secolo si ebbe un lungo periodo di guerre che interess�
l'intera penisola e fu segnato dai ripetuti tentativi degli Stati pi� forti di
estendere la propria egemonia, come la citt� di Firenze che mira ad estendere tutto
il proprio dominio su ogni stato Toscano, a parte la Repubblica di Lucca che riusc�
a mantenere l'autonomia fino al XIX secolo.
Il regno di Napoli fu scosso da una lunga crisi dinastica iniziata nel 1435 con la
morte dell'ultima regina angioina, Giovanna II, e conclusasi solo nel 1442 con la
vittoria di Alfonso V d'Aragona, che ebbe la meglio sul rivale Renato d'Angi�.
L'avvento della dinastia aragonese dei Trastamara segn� anche la riunificazione de
facto dei regni di Napoli e Sicilia e l'avvio di un periodo di stabilit� dinastica
destinato a durare fino alla fine del secolo.

Il dominio sui mari fu invece l'obiettivo che contrappose gli interessi delle
antiche repubbliche marinare: estromessa Amalfi gi� nel XII secolo, lo scontro
prosegu� tra Pisa, Genova e Venezia. Genovesi e Pisani combatterono ripetutamente
per il controllo del Tirreno, e nel 1406 Pisa fu conquistata da Firenze, perdendo
definitivamente la propria autonomia politica. Agli inizi del secolo la contesa era
dunque ridotta a un duello fra Genovesi e Veneziani. Per tutto il Quattrocento
perdur� uno Stato di conflittualit� tra le due repubbliche senza battaglie
decisive. La potenza di Genova and� affievolendosi nel corso del secolo e Venezia
si afferm� come padrona dei mari, raggiungendo il culmine della propria ascesa agli
inizi del XVI secolo. Con la caduta dell'Impero bizantino (avvenuta nel 1453),
l'altro grande rivale di Venezia, la Serenissima pot� interessarsi ad una politica
di espansione territoriale sulla terraferma che prese avvio proprio agli inizi del
XV secolo.
Le iniziative militari veneziane entrarono in conflitto con gli interessi del
ducato di Milano, impegnato a sua volta in una politica espansionistica guidata
della famiglia Visconti. Nello scontro si inser� anche la repubblica di Firenze,
minacciata dall'aggressivit� viscontea e alleatasi con i Veneziani. La Serenissima
riport� una vittoria decisiva nella battaglia di Maclodio del 1427, assumendo una
posizione egemone che allarm� i Fiorentini, i quali preferirono rompere l'alleanza
e schierarsi dalla parte di Milano. La guerra si protrasse con operazioni di minore
portata fino alla pace di Lodi del 1454.

La pace di Lodi e la politica dell'equilibrio (1454-1492)

Stati italiani in 1494


La Pace di Lodi, firmata nella citt� lombarda il 9 aprile 1454, mise fine allo
scontro fra Venezia e Milano che durava dall'inizio del XV secolo[39]. Il trattato
fu ratificato dai principali Stati regionali[40] (prima fra tutti Firenze, passata
da tempo dalla parte di Milano).

L'Italia settentrionale risultava in pratica spartita fra i due Stati nemici,


nonostante persistessero alcune potenze minori (i Savoia, la Repubblica di Genova,
i Gonzaga e gli Estensi). In particolare, stabil� la successione di Francesco
Sforza al Ducato di Milano, lo spostamento della frontiera tra i suddetti stati sul
fiume Adda, l'apposizione di segnali confinari lungo l'intera demarcazione (alcune
croci scolpite su roccia sono tuttora esistenti) e l'inizio di un'alleanza che
culmin� nell'adesione � in tempi diversi � alla Lega Italica. L'importanza della
Pace di Lodi consiste nell'aver dato alla penisola un nuovo assetto politico-
istituzionale che � limitando le ambizioni particolari dei vari Stati � assicur�
per quarant'anni un sostanziale equilibrio territoriale e favor� di conseguenza lo
sviluppo del Rinascimento italiano. A farsi garante di tale equilibrio politico
sar� poi � nella seconda parte del Quattrocento � Lorenzo il Magnifico, attuando la
sua famosa politica dell'equilibrio.

Il Rinascimento italiano
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Italia
rinascimentale.
Il Rinascimento italiano � la fioritura di quella civilt� culturale ed artistica
che, nata a Firenze e da l� diffondendosi in tutta Europa dalla met� del XIV secolo
a tutto il XVI secolo, mira a riscoprire la cultura classica antica, per un verso
depurandola da alcune forme della religiosit� medioevale, per un altro integrandola
nello stesso contesto cristiano del Medioevo, sulla scia della rinascita spirituale
che si era avuta nel Duecento con le figure di Gioacchino da Fiore e Francesco
d'Assisi.[41]
I principali centri dell'Umanesimo-Rinascimento sono Firenze, Ferrara con gli
Estensi, Napoli,[42] Roma, Milano, Padova, e Urbino: a Firenze sotto l'egida di
Lorenzo il Magnifico, nella citt� partenopea alla corte aragonese di Alfonso I, a
Roma con il colto Enea Silvio Piccolomini, Pio II il papa umanista, e Leone X, a
Padova con la prestigiosa Universit�, a Milano con Ludovico il Moro, a Mantova con
i Gonzaga e ad Urbino nella raffinata corte di Federico da Montefeltro.
Politicamente l'Umanesimo in Italia si accompagna alla trasformazione dei Comuni in
Signorie essendo l'espressione della borghesia che ha consolidato il suo patrimonio
e aspira al potere politico. Gli sviluppi dell'Umanesimo rientrano nella formazione
delle monarchie nazionali in Europa.

L'Italia nel 1499


La sottomissione degli Stati italiani fra XVI e XIX secolo
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: guerre
d'Italia del XVI secolo.
Il 1494 segna la fine della politica dell'equilibrio e l'inizio di quel lungo
periodo di conflitti che va sotto il nome di guerre d'Italia e che terminano nel
1559. Secondo una fortunata formula storiografica, questa data coincide con la fine
della libert� italiana: la Penisola cade sotto l'egemonia delle potenze straniere
(prima la Francia, poi la Spagna e infine l'Austria), una soggezione dalla quale si
liberer� solo nel XIX secolo con gli esiti delle guerre di indipendenza italiane.

La discesa di Carlo VIII in Italia


La riapertura delle ostilit� dopo il quarantennio di pace seguito agli accordi di
Lodi scatur� dall'iniziativa del re di Francia Carlo VIII, che discese in Italia
alla testa di un esercito di 25.000 uomini con l'obiettivo di riconquistare il
regno di Napoli, sul quale vantava diritti in virt� del legame dinastico con gli
Angioini. La conquista del reame napoletano rappresentava per Carlo la premessa
indispensabile per estendere il proprio controllo all'intera penisola e per
affrontare direttamente la minaccia turca. La spedizione del re francese incontr�
il favore di molti principi italiani, che intendevano approfittare della sua
potenza per conseguire obiettivi propri: il duca di Milano Ludovico il Moro ottenne
grazie all'appoggio di Carlo VIII la cacciata del nipote Gian Galeazzo Maria
Sforza, che insidiava il suo potere; a Firenze gli avversari dei Medici aprirono le
porte della citt� ai francesi costringendo alla fuga Piero il Fatuo e restaurando
la repubblica sotto la guida di Savonarola. Anche i cardinali romani ostili ad
Alessandro VI Borgia puntavano alla sua deposizione, ma il papa spagnolo scongiur�
colpi di mano garantendo al re il passaggio attraverso i territori pontifici e
offrendo suo figlio Cesare come guida in cambio del giuramento di fedelt�.

Il 22 febbraio 1495 Carlo VIII entr� a Napoli, sostenuto da buona parte dei baroni
del regno che si erano schierati dalla sua parte contro Ferdinando II d'Aragona. Ma
la conquista non pot� essere consolidata, vista l'avversione che la sua impresa
aveva suscitato anche da parte di coloro che inizialmente l'avevano favorita:
Milano, Venezia e il papa costituirono una lega antifrancese, alla quale diedero il
proprio appoggio anche l'imperatore Massimiliano e la Spagna dei Re Cattolici.
Anche se la lega non riusc� a ottenere una vittoria decisiva, con la Battaglia di
Fornovo (luglio 1495) riusc� a costringere il sovrano a riparare in Francia. Le
ostilit� ripresero nel 1499 con la discesa in Italia di Luigi XII, successore di
Carlo. Il nuovo sovrano conquist� il Ducato di Milano in forza dei diritti
ereditati dalla nonna Valentina Visconti e nel 1501 i francesi occuparono Napoli,
ma furono sconfitti dai rivali spagnoli nella Battaglia del Garigliano (1503). Fra
il 1499 e il 1503 Cesare Borgia, figlio del papa Alessandro VI, conquist� un
dominio a cavallo fra le Marche e la Romagna, grazie anche all'appoggio della
Francia e a una politica violenta e spregiudicata. La morte del pontefice
nell'agosto del 1503 travolse anche il fragile regno del figlio, che mor� sotto le
mura di Viana, in Navarra, nel 1507, combattendo a difesa del cognato Giovanni III
d'Albret. Nel marzo del 1508, con la battaglia di Rusecco, la Serenissima sottrasse
a Massimiliano I le citt� di Gorizia, Trieste e Fiume. Il nuovo Papa, Giulio II,
temendo l'espansione della Serenissima, nel dicembre dello stesso anno, a Cambrai,
stipul� un accordo segreto contro la Repubblica di Venezia, con la Francia, la
Spagna, il Sacro Romano Impero, il Ducato di Ferrara, il Ducato di Savoia e il
Marchesato di Mantova. Questo accordo prese il nome di Lega di Cambrai dalla citt�
stessa.

Carlo V in un ritratto di Tiziano


Carlo V e Francesco I
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: rapporti tra
Carlo V e Francesco I.
Con la formazione della Lega di Cambrai (1508), voluta dal papa Giulio II in
funzione antiveneziana, i francesi fecero ritorno in Italia, sconfiggendo nel 1509
con la battaglia di Agnadello i Veneziani, ma in seguito destando le preoccupazioni
dei principi della penisola. Il pontefice costitu� allora una Lega Santa che nel
1513 costrinse i francesi alla ritirata. Le mire francesi sull'Italia furono
ereditate nel 1515 da Francesco I di Valois, che fu protagonista insieme al rivale
Carlo V di una lunga lotta per l'egemonia continentale che ebbe in Italia il suo
principale teatro. Col trattato di Noyon del 1516 le due grandi contendenti
riconoscevano le rispettive conquiste: alla Francia veniva confermato il possesso
del Ducato di Milano, alla Spagna quello del Regno di Napoli. Ma l'accordo non
bast� a spegnere le rivalit�, che esplosero nuovamente nel 1519 con l'elezione a
Sacro Romano Imperatore di Carlo V, gi� re di Spagna, Napoli e Sicilia. Nel 1521 le
armate francesi scesero nuovamente in Italia con l'obiettivo di riconquistare il
reame napoletano, ma furono sconfitte nelle battaglie della Bicocca, di Romagnano e
di Pavia, durante la quale lo stesso Francesco I fu fatto prigioniero e condotto a
Madrid per poi essere liberato solo dopo la cessione di Milano agli spagnoli
(1525).

Francesco I di Valois
L'allarme per la crescente potenza degli Asburgo port� alla costituzione della Lega
di Cognac, promossa dal papa Clemente VII e siglata dal sovrano francese insieme
alle repubbliche di Venezia e Firenze. Un'alleanza fragile che non fu in grado di
evitare il terribile sacco di Roma del maggio 1527 ad opera dei Lanzichenecchi,
soldati imperiali di origine prevalentemente tedesca e fede luterana. Tale episodio
suscit� orrore e costernazione in tutto il mondo cattolico e costrinse il papa,
asserragliato in Castel Sant'Angelo, alla pace con l'imperatore, dal quale ottenne
la restaurazione dei Medici a Firenze, dove si era costituita una repubblica (1527-
1530). Il 5 agosto 1529 venne stipulata la pace di Cambrai, con la quale la Francia
rinunciava alle mire sull'Italia mentre la Spagna vedeva riconosciuto il possesso
di Napoli e Milano.

L'equilibrio fu nuovamente infranto nel 1542, con l'inizio di una nuova fase di
conflitti franco-spagnoli in territorio italiano. Gli scontri ebbero esiti alterni,
sanciti da deboli trattati di pace (come la pace di Cr�py del 1544) e continuarono
anche dopo la morte di Francesco I e l'ascesa al trono del suo successore Enrico II
nel 1547. Ma lo scenario internazionale mut� di colpo nel 1556, quando Carlo V
abdic� dopo aver diviso i suoi possedimenti fra il figlio Filippo II e il fratello
Ferdinando I. Furono proprio Enrico e Filippo a stipulare nel 1559 la pace di
Cateau-Cambr�sis, che mise fine definitivamente allo scontro tra Francia e Spagna
per l'egemonia europea e sanc�, dopo un sessantennio di guerre continue, quella
fine della libert� italiana avviata dalla spedizione di Carlo VIII nel 1494. La
Spagna consolid� la propria posizione di dominio in Italia, destinata a durare fino
al 1714, anno della conclusione della guerra di successione spagnola e dell'avvento
dell'Austria come potenza egemone sulla penisola.

Da questo momento si pu� considerare esaurita la parabola del Rinascimento:


l'Italia � quasi interamente soggetta alla corona spagnola ed � interessata da quel
processo di reazione della Chiesa cattolica al luteranesimo che va sotto il nome di
Controriforma. Il periodo che segu� la fine delle guerre d'Italia - dalla seconda
met� del XVI a tutto il XVII secolo - � stato a lungo etichettato come Et� della
decadenza, una formula per molti versi semplicistica che � stata fatta oggetto di
profonda revisione da molti storici del XX secolo[43].

La dominazione spagnola
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: predominio
spagnolo in Italia.

Italia e l'impero spagnolo


L'egemonia spagnola in Italia venne ratificata dalla pace di Cateau-Cambr�sis. La
Spagna esercit� da allora, e fino al 1714, il dominio diretto su tutta l'Italia
meridionale ed insulare, sul Ducato di Milano e sullo Stato dei Presidii nel sud
della Toscana. Lo Stato della Chiesa, il Granducato di Toscana, la Repubblica di
Genova ed altri stati minori furono costretti di fatto ad appoggiare la politica
imperiale spagnola. Il Ducato di Savoia, tendente a convertirsi in ago della
bilancia fra Francia e Spagna, divenne nella realt� dei fatti un campo di battaglia
fra queste due potenze. Solo la Repubblica di Venezia riusc� a conservare una
relativa indipendenza che per� non fu sufficiente a preservarla da una lenta ma
inesorabile decadenza.

Condizioni dell'Italia nel Seicento


In et� moderna, l'Italia, e, pi� in generale, tutta l'Europa meridionale, ebbe a
soffrire dello spostamento delle grandi rotte commerciali dal Mediterraneo
all'Atlantico, chiaramente percepibile a partire dagli ultimi decenni del
Cinquecento. Le devastazioni belliche a seguito della guerra dei trent'anni
colpirono soprattutto l'Italia settentrionale: il principale di questi scontri che
vide contrapposti gli interessi imperiali a quelli francesi fu la guerra di
successione di Mantova e del Monferrato. La forte pressione fiscale esercitata
dalla Spagna sui suoi domini, dovuta alle esorbitanti spese di guerra, invece si
fece sentire con gravissime conseguenze in tutto il meridione ed in Lombardia,
mentre i vuoti lasciati dalla grave pestilenza del 1630 ebbero effetti devastanti
sull'economia italiana del tempo. � un dato di fatto che fin dal quarto decennio
del XVII secolo quasi tutta l'Italia era passata ad essere un'area con gravi
problemi di sottosviluppo economico, politicamente amorfa, socialmente disgregata.
Fame e malnutrizione regnavano incontrastate in molte regioni peninsulari e nelle
due isole maggiori.

Il declino culturale dell'Italia non marci� di pari passo con quello politico,
economico e sociale. � questo un fenomeno riscontrabile in molti paesi, Spagna
compresa. Se nel Cinquecento il Rinascimento italiano produsse i suoi frutti pi�
maturi e si impose all'Europa del tempo, l'arte ed il pensiero barocchi, elaborati
a Roma a cavallo fra Cinquecento e Seicento avranno una forza di attrazione ed una
proiezione internazionale non certo inferiori. � comunque un dato di fatto che
ancora per tutta la prima met� del Seicento ed oltre, l'Italia continu� ad essere
un paese vivo, capace di elaborare un pensiero filosofico (Giordano Bruno, Tommaso
Campanella, Paolo Sarpi) e scientifico (Galileo Galilei, Evangelista Torricelli) di
altissimo profilo, una pittura sublime (Caravaggio), un'architettura unica in
Europa (Gianlorenzo Bernini, Borromini, Baldassare Longhena, Pietro da Cortona) ed
una musica, sia strumentale (Arcangelo Corelli, Girolamo Frescobaldi, Giacomo
Carissimi) che operistica (Claudio Monteverdi, Francesco Cavalli) che fece scuola.
A questo proposito ricordiamo che il melodramma � una tipica creazione dell'et�
barocca.

Masaniello ritratto da Aniello Falcone, 1647


La rivolta di Masaniello
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Masaniello.
Il rapace fiscalismo degli spagnoli suscit� varie rivolte, tra cui una delle pi�
note di questo periodo � quella del 1647 del pescatore Masaniello a Napoli. La
rivolta fu scatenata dall'esasperazione delle classi pi� umili verso le gabelle
imposte sugli alimenti di necessario consumo. Dopo dieci giorni di rivolta che
costrinsero gli spagnoli ad accettare le rivendicazioni popolari, a causa di un
comportamento sempre pi� dispotico e stravagante Masaniello fu assassinato all'et�
di ventisette anni dagli stessi rivoltosi che lo avevano appoggiato.

La fine di Masaniello non decret� per� la fine della rivolta: i napoletani,


condotti dal nuovo capopopolo Gennaro Annese, riuscirono dopo vari mesi a cacciare
gli spagnoli dalla citt� e il 17 dicembre fu infine proclamata la Real Repubblica
Napoletana sotto la guida del duca francese Enrico II di Guisa, che in quanto
discendente di Renato d'Angi� rivendicava diritti dinastici sul trono di Napoli.
Enrico era appoggiato dalla Francia che sperava in questo modo di far rientrare il
Regno di Napoli sotto l'influenza francese. L'esempio di Masaniello fu poi seguito
anche da popolani di altre citt�: da Giuseppe d'Alesi a Palermo, e da Ippolito di
Pastina a Salerno. La parentesi rivoluzionaria si concluse solo il 6 aprile 1648,
quando gli spagnoli ripresero il controllo della citt�.

Nel 1701 a Napoli avvenne una nuova insurrezione contro gli spagnoli: la congiura
di Macchia ad opera dei nobili. Anche a causa di una scarsa partecipazione dei ceti
umili, la rivolta fall�. Il dominio spagnolo su Napoli continu� fino al 1707, anno
in cui la guerra di successione spagnola pose fine al viceregno iberico
sostituendogli quello austriaco.
L'Europa nel 1713, dopo la pace di Utrecht
La guerra di successione spagnola
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: guerra di
successione spagnola.
Il 1� novembre 1700 mor� Carlo II di Spagna, da tempo malato. La maggior parte
delle dinastie regnanti al momento vantava parentele con il moribondo ed erano
interessate al trono di Spagna, che sarebbe rimasto vacante con la morte di Carlo
II. Cinque giorni dopo la morte, per disposizione testamentaria del defunto re,
veniva proclamato nuovo re di Spagna il duca Filippo d'Angi�, nipote del re di
Francia Luigi XIV, il quale assumeva il nome di Filippo V. Inghilterra, Austria e
Paesi Bassi, intenzionate a impedire che la Spagna passasse sotto l'influenza
francese (sarebbe stato infatti molto difficile fronteggiare un'unica sovranit�
borbonica da entrambe le parti dei Pirenei), strinsero la cosiddetta alleanza
dell'Aja (7 settembre 1701), con la quale si impegnavano ad impedire che le volont�
testamentarie del defunto re di Spagna trovassero definitiva attuazione. Diedero
cos� inizio alla guerra di successione spagnola, che si combatt� per ben dodici
anni e coinvolse anche i possedimenti spagnoli in Italia. La guerra si concluse con
la Pace di Utrecht (1713), che sanc� la fine della dominazione spagnola in Italia e
l'inizio di quella austriaca.

La dominazione austriaca degli Asburgo


Come conseguenza della Guerra di successione spagnola (1701 �1714) Filippo V fu
riconosciuto re di Spagna, ma il regno perse con il trattato di Utrecht i suoi
possedimenti in Italia. Il ducato di Milano, il regno di Napoli e quello di
Sardegna finirono alla casa degli Asburgo mentre il regno di Sicilia dovette essere
assegnato alla Casa Savoia, regnante il duca Vittorio Amedeo II, che nell'occasione
era divenuto re. In questo modo era iniziata la dominazione austriaca in Italia,
che si protrasse fino al 1866.

Elisabetta Farnese, regina di Spagna


La guerra della Quadruplice Alleanza
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: guerra della
Quadruplice Alleanza.
La Spagna, per mano del nuovo primo ministro Cardinal Alberoni, aveva adottato una
politica aggressiva verso gli altri paesi cofirmatari dei trattati per
l'insoddisfazione del nuovo Re per la perdita di tutti i possedimenti europei
seppur in cambio di un trono e per il desiderio della Regina Elisabetta Farnese di
ottenere ducati in Italia per i propri figli. Alberoni e Filippo V la sostennero in
questo sforzo, poich� entrambi ambivano a ricostruire la ex Grande Spagna, e,
decisi a recuperare i territori perduti in Italia, accamparono pretese del regno
spagnolo su Sardegna e Sicilia.

La battaglia navale di Capo Passero


La Spagna nel 1717-1718 prese l'iniziativa occupando prima la Sardegna, in mano
agli Asburgo, poi la Sicilia territorio sabaudo di recente acquisizione. Questa
iniziativa provoc� la formazione di una quadruplice alleanza (1717) tra Francia,
Inghilterra, Paesi Bassi e Austria, la quale, un anno dopo consegu� una
schiacciante vittoria a Capo Passero sulla flotta spagnola (1718).

La guerra si concluse con il trattato dell'Aia (1720) che decret� un cambio di


isole italiane tra Asburgo e Savoia: ai primi and� la Sicilia (allora pi� ricca
rispetto all'isola sarda) e il titolo regio di Vittorio Amedeo II cambi� da Re di
Sicilia (trattato di Utrecht) a Re di Sardegna; i Savoia porteranno questo titolo
fino all'unificazione del Regno d'Italia. Al figlio di Elisabetta Farnese, Carlo
(1716 � 1788), furono promessi il ducato di Parma e Piacenza e il granducato di
Toscana, che dopo la prossima estinzione della linea maschile dei Farnese e dei
Medici gli sarebbero stati attribuiti. La Spagna negli anni successivi usc� dal suo
isolamento e con la Guerra di successione polacca (1733 � 1738) riusc� persino a
portare sotto il suo controllo Napoli e la Sicilia.

La guerra di successione polacca


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: guerra di
successione polacca.
La guerra di successione polacca prese avvio nell'anno 1733 con la morte del Re di
Polonia Augusto II, appartenente alla dinastia Wettin, e fu causata dalla volont�
da parte della triplice alleanza costituitasi nell'anno precedente tra Russia,
Prussia e Austria di impedire che la Polonia finisse sotto l'influenza francese.
Infatti il primo ministro francese Andr�-Hercule de Fleury riusc� a porre sul trono
polacco il Leszczynski, ma l'intervento militare russo costrinse quest'ultimo alla
fuga consentendo all'altro candidato Augusto III di Sassonia di insediarsi a sua
volta sul trono polacco. Ci� mortific� la Francia che, per vendetta, scaten�
un'offensiva bellica contro l'Austria. La Francia era alleata con la Spagna,
anch'essa governata dai Borbone e legata con la Francia dal vecchio patto che aveva
gi� visto uniti i rispettivi troni nel corso della precedente guerra di successione
spagnola; ad essi si aggiunsero i Savoia. La guerra, combattutasi prevalentemente
nel sud Italia, vide la sconfitta dell'Austria, che, avendo necessit� di farsi
riconoscere la Prammatica Sanzione del 1713 da parte delle altre case regnanti
d'Europa (tra cui i Borbone di Francia e Spagna con i quali l'Austria si trovava in
guerra), pi� che controbattere, subiva la guerra con la Francia. Nel 1734 con la
battaglia di Bitonto, i Regni di Napoli e Sicilia ritornano formalmente
indipendenti, dopo oltre due secoli di dominazione politica prima spagnola e poi
austriaca. Sul trono di Napoli si insediarono i Borbone di Spagna.

Il preliminare di pace per il riassetto dell'Italia sottoscritto tra Francia e


l'Austria il 3 ottobre 1735, poi confermato dalla successiva Pace di Parigi del
1739, prevedeva l'assegnazione del Granducato di Toscana a Francesco III Stefano di
Lorena, una volta scomparso Gian Gastone de' Medici, l'ultimo rappresentante della
dinastia de' Medici, per compensare l'assegnazione della Lorena al Leszczynski.
All'Austria veniva riconosciuta la validit� della Prammatica Sanzione e veniva
restituito il Ducato di Parma e Piacenza, mantenendo inoltre il porto franco di
Livorno, ma cedeva a Carlo di Borbone lo Stato dei Presidii, il Regno di Napoli e
il Regno di Sicilia. I Savoia acquisirono le Langhe e i territori orientali del
milanese venendo autorizzati, inoltre, a costruire piazzeforti nei territori appena
conquistati. Tali accordi avrebbero dovuto costituire per gli Stati italiani una
sistemazione definitiva e stabile nel quadro della politica di equilibrio tra tutte
le maggiori potenze europee della prima met� del XVIII secolo, ma l'assetto
geopolitico dell'Italia sarebbe stato nuovamente turbato nello spazio di qualche
anno.

La guerra di successione austriaca


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: guerra di
successione austriaca.

Stati italiani in 1740


� L'Italia � un carciofo, bisogna mangiarne una foglia alla volta. �

(Carlo Emanuele III di Savoia, in seguito alla mancata acquisizione di Milano.[44])


Nel mese di ottobre del 1740, all'et� di soli 55 anni, moriva improvvisamente,
privo di figli maschi, Carlo VI d'Asburgo e saliva al trono d'Austria la figlia
primogenita Maria Teresa, di soli 23 anni, sposa di Francesco Stefano di Lorena.
L'ascesa al trono di Maria Teresa d'Asburgo provoc� l'insorgere di numerosi
dissensi tra le case regnanti in Europa che sfociarono in una sanguinosa guerra,
passata alla storia come guerra di successione austriaca. Nel corso di questa
guerra, che si combatt� anche in Italia, la citt� di Genova venne occupata per un
breve periodo dagli austriaci (1746). Il malcontento dei Genovesi nei confronti
degli occupatori austriaci gener� per� una rivolta, che inizi� grazie al gesto
patriottico di un ragazzino, Balilla, che lanci� un sasso contro un soldato
austriaco. I Genovesi riuscirono alla fine a cacciare gli austriaci.

Con il Trattato di Aquisgrana (1748), che decret� la fine del conflitto, l'Italia
sub� un riassetto tale da trasformarla in un insieme di stati dall'equilibrio
stabile per lungo tempo. L'Austria aveva ripreso il possesso del milanese e
ristabilito la propria influenza sul Ducato di Modena. Il Regno di Sardegna si era
espanso verso la valle padana e si era riappropriato di Nizza e della Savoia. La
Spagna era stata tacitata mediante la cessione del Ducato di Parma e Piacenza a
Felipe di Borbone, mentre il fratello di questi rimaneva nel pieno possesso dei
regni di Napoli e della Sicilia, per nulla rimessi in discussione. L'Italia si
avviava, quindi, ad un lungo periodo di stabilit� che sar� scosso soltanto sul
finire del secolo a seguito del coinvolgimento della penisola nei fatti legati alla
rivoluzione francese e all'epopea bonapartista.

Condizioni dell'Italia nel Settecento


Attorno agli anni trenta del XVIII secolo, si assiste ad una timida ripresa
dell'economia italiana che si consolid�, soprattutto nel meridione, nei decenni
successivi. L'Illuminismo, nato in Inghilterra, ma diffusosi in Italia attraverso
l'intermediazione dei philosophes francesi inizi� a far sentire i suoi benefici
influssi nel nord (Parma) come a Napoli e in Sicilia, dove regn� uno dei pi� grandi
sovrani europei del tempo: il futuro Carlo III di Spagna. L'Austria, che, come
abbiamo gi� visto, si era sostituita alla Spagna come potenza egemonica in Italia,
soprattutto nella sua parte centro-settentrionale, fu governata da alcuni monarchi
particolarmente capaci, Maria Teresa d'Austria e Giuseppe II in particolare, che
introdussero in Lombardia, nel Trentino e nella regione di Trieste (la futura
Venezia Giulia) delle riforme atte a favorire lo sviluppo economico e sociale di
quelle terre.

L'Italia sotto il dominio napoleonico


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Et�
napoleonica.

Stati italiani in 1796

L'Italia napoleonica nel 1812


Verso la fine Settecento sulla scena politica italiana si affacci� Napoleone
Bonaparte. Questi nel 1796, comand�, come generale, la campagna italiana, al fine
di far abbandonare al Regno di Sardegna la Prima coalizione, creata contro lo Stato
francese, e per far arretrare gli austriaci. Gli scontri iniziarono il 9 aprile,
contro i piemontesi e nel breve volgere di due settimane Vittorio Amedeo III di
Savoia fu costretto a firmare l'armistizio. Il 15 maggio poi il generale francese
entr� a Milano, venendo accolto come un liberatore. Successivamente respinse le
controffensive austriache e continu� ad avanzare, fino ad arrivare in Veneto nel
1797. Qui si verific� anche un episodio di ribellione a causa dell'oppressione
francese chiamato Pasque Veronesi, che tenne occupato Napoleone per circa una
settimana. Con il diretto intento di danneggiare il pontefice fu proclamata nel
1797 la Repubblica Anconitana con capitale Ancona che fu poi unita alla Repubblica
Romana: il tutto ebbe per� breve durata, poich� nel 1799 lo Stato Pontificio fu
ripristinato.

Napoleone
A ottobre del 1797 venne firmato il Trattato di Campoformio con il quale la
Repubblica di Venezia fu annessa allo Stato austriaco. Il trattato riconobbe anche
l'esistenza della Repubblica Cisalpina, la quale comprendeva Lombardia, Emilia-
Romagna oltre a piccole parti di Toscana e Veneto, mentre il Piemonte venne annesso
alla Francia provocando qualche moto di ribellione. Nel 1802 venne poi denominata
Repubblica Italiana, con Napoleone Bonaparte, gi� Primo Console della Francia, in
qualit� di Presidente.

Il 2 dicembre 1804 Napoleone fu incoronato Imperatore dei francesi. In conformit�


col nuovo assetto monarchico francese Napoleone divenne anche Re d'Italia,
tramutando la Repubblica italiana in Regno d'Italia. Questa decisione lo mise in
contrasto con l'Imperatore del neonato Impero austriaco Francesco I che, essendo
prima di tutto Imperatore dei Romani, risultava de iure pure Re d'Italia. La
situazione si risolse con la guerra contro la Terza coalizione: l'Austria venne
sconfitta (2 dicembre 1805) e il trattato di Presburgo (26 dicembre 1805) pose di
fatto fine al Sacro Romano Impero che verr� per� sciolto solo nel 1807. L'anno
successivo Bonaparte riusc� a conquistare il Regno di Napoli affidandolo al
fratello e consegnandolo nel 1808 a Gioacchino Murat. Inoltre Napoleone riserv�
alle sorelle Elisa il Principato di Lucca e Piombino e a Paolina il ducato di
Guastalla. Proprio nel 1808 il Regno d'Italia sub� un ampliamento con le annessioni
di Toscana e Marche.

Nel 1809, Bonaparte occup� Roma, in seguito a contrasti con il papa, che l'aveva
scomunicato, e per mantenere in efficienza il proprio Stato[45], relegandolo prima
a Savona e poi in Francia. Nella campagna di Russia, che Napoleone intraprese nel
1812, fu determinante l'appoggio degli abitanti della penisola italiana, ma questa
si risolse con una sconfitta e molti italiani trovarono la morte. Dopo la
fallimentare campagna di Russia gli altri stati europei si riorganizzarono,
coalizzandosi tra loro e sconfiggendo Bonaparte a Lipsia. I suoi stessi alleati,
primo tra tutti Murat, lo abbandonarono alleandosi con l'Austria.[46] Ormai
abbandonato dagli alleati e sconfitto a Parigi il 6 aprile 1814 Napoleone fu
costretto ad abdicare e venne mandato in esilio all'Isola d'Elba. Sfuggito alla
sorveglianza riusc� a ritornare in Francia e a riprendere il potere. Guadagn�
nuovamente l'appoggio di Murat, il quale tent� di esortare, senza successo, gli
italiani a combattere con il Proclama di Rimini. Sconfitto Bonaparte, anche Murat
venne vinto e ucciso. I regni creati in Italia scomparvero ed inizi� quindi il
periodo storico della Restaurazione.

La Restaurazione (1815-1848)
Con la Restaurazione ritorn� sul trono gran parte dei sovrani precedenti al periodo
napoleonico. Il Regno di Sardegna che durante l'invasione napoleonica era rientrato
nei confini insulari, riottenne tutti gli Stati di terraferma e in pi� si ingrand�
con l'annessione della Repubblica di Genova, mentre Lombardia, Veneto, Istria e
Dalmazia andarono all'Austria. Si ricostituirono i ducati di Parma e Modena, lo
Stato della Chiesa, mentre il Regno di Napoli torn� ai Borbone.

Il Regno borbonico delle due Sicilie


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Regno delle
due Sicilie.
Con la Restaurazione fu creato nel meridione d'Italia il Regno borbonico delle due
Sicilie dalla fusione del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia.

Prima della Rivoluzione Francese del 1789 e delle successive campagne napoleoniche,
la dinastia dei Borbone regnava negli stessi territori, ma questi risultavano
divisi nel Regno di Napoli e nel Regno di Sicilia (ad eccezione dell'isola di Malta
che era concessa in feudo al Sovrano Militare Ordine di Malta).

Un anno dopo il congresso di Vienna e con il Trattato di Casalanza, il sovrano


Borbone che prima d'allora assumeva in s� la corona napoletana (al di qua del Faro)
come Ferdinando IV, e quella siciliana (al di l� del Faro) come Ferdinando III,
riun� in un'unica entit� statuale il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia,
attraverso la Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie dell'8 dicembre 1816,
a quasi 400 anni dalla prima proclamazione del Regno Utriusque Siciliae da parte di
Alfonso il Magnanimo.

Al momento dell'istituzione del Regno delle Due Sicilie la capitale fu fissata in


Palermo[senza fonte], ma l'anno successivo fu spostata a Napoli; Palermo per�,
almeno formalmente, continu� a mantenere dignit� di capitale[in che senso
formalmente?], essendo considerata appunto "citt� capitale" dell'isola di Sicilia.
[47]

Il Regno di Sardegna
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Regno di
Sardegna e Regno di Arborea.

Stati italiani nel 1843


La storia d'Italia � indissolubilmente legata alla storia dello Stato che la
unific� sotto un'unica guida, il Regno di Sardegna. Fu creato sulla carta da Papa
Bonifacio VIII nel 1297, con la denominazione di Regno di Sardegna e Corsica[48]
per risolvere la crisi politica e diplomatica tra corona d'Aragona e ducato d'Angi�
sulla Sicilia (la guerra del vespro). La realizzazione concreta del Regno di
Sardegna vedr� dapprima la guerra dei catalano-aragonesi contro i pisani, poi
contro il Regno di Arborea. Per oltre cento anni l'Isola fu teatro di una
sanguinosa guerra prima di essere unificata definitivamente nel 1420.

Con il matrimonio tra Ferdinando II di Aragona con Isabella di Castiglia a


Valladolid il 17 ottobre 1469, il Regno di Sardegna fu aggregato alla corona di
Spagna e con il matrimonio della loro figlia Giovanna con Filippo d'Asburgo e la
nascita di Carlo V, pass� agli Asburgo, prima di Spagna, poi a quelli d'Austria
(1708). A seguito della guerra della Quadruplice Alleanza e del trattato dell'Aia
(20 febbraio 1720), il Regno fu ceduto a Vittorio Amedeo II di Savoia, che ne
divenne il diciassettesimo sovrano. Il 29 novembre 1847 gli Stati che componevano
la corona di Casa Savoia si fusero insieme (Fusione perfetta) mantenendo la
denominazione di Regno di Sardegna. Il 4 marzo 1848 Carlo Alberto promulg� lo
Statuto fondamentale del Regno che ha retto lo Stato italiano fino al 1� gennaio
1948, quando entr� in vigore l'attuale Costituzione[49].

Vittorio Amedeo II, quindicesimo ed ultimo Duca di Savoia, poi incoronato re di


Sicilia, nel 1720 divenne il diciassettesimo re di Sardegna
I Savoia
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Casa Savoia.
Umberto Biancamano nel 1032 ottenne dall'imperatore Corrado II la signoria della
Savoia, della Moriana e d'Aosta. Attraverso varie successioni ereditarie, i Savoia
ingrandirono nel tempo i loro territori a cavallo tra le Alpi Occidentali. Prima
conti, poi duchi, nel 1416 ottennero pure il titolo nominale (senza territori) di
re di Gerusalemme lasciato in eredit� da Carlotta di Lusignano. Riuscirono
abilmente nel XVII e nel XVIII secolo a difendersi dalle mire espansionistiche
della Francia mantenendo tenacemente la loro autonomia. Da quando poi Emanuele
Filiberto I di Savoia spost� la capitale da Chamb�ry a Torino per meglio difendersi
dagli attacchi nemici, la dinastia prese le redini della storia italiana mantenendo
il dominio sul ducato prima e sul Regno di Sardegna poi, fino alla unit� d'Italia.

Nel 1713 Vittorio Amedeo II di Savoia assunse il titolo regio, divenendo re di


Sicilia e successivamente nel 1720 il diciassettesimo sovrano del Regno di
Sardegna. I Savoia vennero allora a pieno titolo annoverati fra le casate d'Europa,
fregiandosi dei titoli nominali di Re di Cipro, di Gerusalemme, d'Armenia, e dei
titoli effettivi di duchi di Savoia, di Monferrato, Chiablese, Aosta e Genova;
principi di Piemonte ed Oneglia; marchesi di Saluzzo, Susa, Ivrea, Ceva, Maro,
Oristano, Sezana; conti di Moriana, Genova, Nizza, Tenda, Asti, Alessandria,
Goceano; baroni di Vaud e di Faucigny; signori di Vercelli, Pinerolo, Tarantasia,
Lumellino, Val di Sesia; principi e vicari perpetui del Sacro Romano Impero in
Italia. Il 17 marzo 1861 ottennero la corona di Re d'Italia. Nel 1936 Vittorio
Emanuele III di Savoia fu proclamato Imperatore d'Etiopia, e nel 1939 Re d'Albania.

L'arresto di Pellico e Maroncelli da parte delle forze austriache


I moti carbonari
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Carboneria e
Massoneria in Italia.
Con la Restaurazione, che aveva portato al ritorno degli antichi sovrani e alla
cessione di regioni italiane all'Austria, si svilupparono forti ideali patriottici.
Nacque cos� la Carboneria e si diffuse proprio nelle regioni cedute agli austriaci
e in Romagna, grazie anche a Piero Maroncelli. I primi moti carbonari nella
penisola italiana vi furono nel 1820-21 e colpirono il Regno delle Due Sicilie nel
luglio 1820 e il Piemonte nel marzo 1821. A Napoli il sovrano fu costretto a cedere
la costituzione, obiettivo dei carbonari, ma l'intervento degli austriaci riport�
tutto come prima, e stessa cosa nel Regno di Sardegna. Contemporaneamente nel Regno
lombardo-veneto vi furono molti processi, i pi� famosi al conte Federico
Confalonieri, a Silvio Pellico e Piero Maroncelli.

Nonostante le sconfitte subite la carboneria non si sciolse e si ripresent� sulla


scena politica nel 1831, in particolare nel Ducato di Parma, nel Ducato di Modena e
nello Stato Pontificio, venendo per la seconda volta repressa. Il risultato fu il
decadimento della carboneria e la nascita della Giovine Italia, movimento anch'esso
segreto fondato da Giuseppe Mazzini nel 1831. Dopo aver trovato una discreta
adesione, Mazzini decise di organizzare i primi moti in terra sabauda, ma questi
vennero scoperti ancor prima di iniziare e fallirono. Nonostante ci� il Re Carlo
Alberto di Savoia cambi� la sua linea politica e alcuni anni dopo, nel 1848
concesse la costituzione, nota come Statuto Albertino, temendo reazioni pericolose
alla monarchia. Prima di questo si verificarono altri tentativi. Il pi� noto �
quello dei Fratelli Bandiera, italiani appartenenti alla marina austriaca che
tentarono di sollevare il sud, ma vennero catturati, anche grazie alla popolazione
che li riteneva briganti, e fucilati.

Risorgimento
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Risorgimento.

Monumento a Carlo Cattaneo, protagonista delle Cinque Giornate di Milano


Prima guerra d'indipendenza
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra
d'indipendenza italiana.
Dopo le guerre napoleoniche, spinte nazionali e nazionalistiche appoggiate dai
Savoia, che videro in queste l'opportunit� di allargare il proprio Regno di
Sardegna, portarono ad una serie di guerre di indipendenza contro l'Impero
austriaco. Nel 1848 si verificarono varie insurrezioni nei domini sottoposti agli
austriaci, in particolare a Venezia e Milano (famose appunto le cinque giornate di
Milano, che si conclusero il 22 marzo con la vittoria della popolazione locale e
l'abbandono da parte del maresciallo austriaco Josef Radetzky della citt�). Visti i
successi ottenuti dalle due citt� Carlo Alberto di Savoia decise, con l'appoggio
bellico di altri stati italiani (Stato della Chiesa, il Granducato di Toscana e il
Regno delle Due Sicilie), di entrare in azione il 23 marzo dando inizio alla prima
guerra di indipendenza italiana.

L'inizio del conflitto fu favorevole agli stati italici, con varie vittorie, a
Pastrengo, la Battaglia di Santa Lucia a Verona, poi Peschiera e Goito. Il ritiro
dalla guerra del papa, che temeva una reazione religiosa austriaca che avrebbe
potuto provocare uno scisma, e di Ferdinando II di Borbone decret� per�
l'insuccesso della guerra, che si risolse con un nulla di fatto: gli austriaci
recuperarono le citt� perse (l'ultima a cadere fu Venezia nell'agosto 1849) e il 4
agosto Carlo Alberto firm� l'armistizio; fu quindi costretto ad abdicare in favore
del figlio Vittorio Emanuele II.

Vittorio Emanuele II di Savoia, il primo Re d'Italia di casa Savoia


Seconda guerra d'indipendenza
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Seconda
guerra d'indipendenza italiana.

Giuseppe Garibaldi nel 1866


Nel 1852 divenne primo ministro del Regno Sabaudo Camillo Benso, conte di Cavour,
il quale attu� numerose riforme economiche al fine di rendere il regno di Sardegna
pi� moderno, aumentando le ferrovie, ampliando il porto di Genova e favorendo la
nascita dell'industria, fino ad allora inesistente nel Paese. Nel 1855 il Regno di
Sardegna, sotto indicazione di Cavour, partecip� alla guerra di Crimea, inviando
18.000 uomini. Questa partecipazione permise al regno sabaudo di essere presente al
congresso di Parigi l'anno seguente dove il primo ministro attacc� il comportamento
austriaco e si cre� simpatie tra inglesi, francesi e prussiani. Ricevuti pareri
favorevoli all'azione da Napoleone III, nel 1858 i due strinsero un accordo segreto
a Plombi�res, con il quale i francesi avrebbero sostenuto i Savoia in caso di
attacco austriaco a patto che fossero gli austriaci ad attaccare: se i Piemontesi
avessero conquistato Lombardia e Veneto, in cambio avrebbero ceduto alla Francia la
Savoia e Nizza.

Adottando un comportamento provocatorio nei confronti degli austriaci Cavour riusc�


nell'intento di farsi dichiarare guerra, dando inizio alla seconda guerra di
indipendenza italiana, che inizi� il 29 aprile 1859. Dopo alcuni iniziali successi
austriaci, la guerra volse in favore del Piemonte, che fu vittorioso, grazie al
sostegno di Napoleone III, a Montebello (20 maggio), Palestro (30 maggio), Turbigo,
Magenta e Milano (5 giugno), occupando cos� la Lombardia. Proprio quando il
Piemonte si stava accingendo a occupare il Veneto, tuttavia, Napoleone III cominci�
le trattative, a insaputa dei piemontesi, che terminarono con la cessione della
Lombardia. Gli accordi di Plombi�res prevedevano per� anche la conquista del Veneto
e Cavour deluso dovette comunque cedere, provocando varie proteste, Savoia e Nizza.
Terminata la seconda guerra di indipendenza il granducato di Toscana, i ducati di
Parma e Modena e la Romagna pontificia vollero unirsi allo Stato sabaudo. Il Regno
di Sardegna comprendeva a questo punto i territori delle attuali regioni Valle
d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna, mentre
rimanevano esclusi quelli di Marche, Umbria e Lazio, sottoposti al dominio
pontificio, oltre al sud borbonico e al Triveneto.

Spedizione dei Mille e nascita del regno d'Italia


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Spedizione
dei Mille e Proclamazione del Regno d'Italia.

Il Risorgimento nel 1860

L'Italia prima della terza guerra di indipendenza: in azzurro il Regno d'Italia, in


blu le regioni passate alla Francia nel 1860, in verde il Veneto austriaco, in
viola lo Stato Pontificio
Nel 1860 venne organizzata la spedizione dei Mille, guidata da Giuseppe Garibaldi.
Partiti da Quarto il 5 maggio, sbarcarono l'11 a Marsala. Mentre Garibaldi, insieme
ai picciotti siciliani conquistava l'isola, nella parte continentale del Regno
delle due Sicilie il Comitato per l'Unit� Nazionale di Napoli preparava la strada
alla conquista della capitale: il 18 agosto dello stesso anno, con l'insurrezione
di Potenza, la Basilicata, guidata dal governo prodittatoriale di Giacinto Albini,
dichiar� la sua annessione al Regno d'Italia. Il giorno seguente Garibaldi pass� lo
stretto di Messina. Il 7 settembre Garibaldi entr� trionfalmente a Napoli,
abbandonata dal re Francesco II di Borbone in favore di Gaeta. La sconfitta finale
dei borbonici avvenne sul Volturno il 1� ottobre 1860. Il 21 ottobre si tennero i
plebisciti che decretarono l'annessione dei territori del Regno delle Due Sicilie
al Regno Sabaudo.

Il parlamento sabaudo decise allora di proclamare il 17 marzo 1861 il Regno


d'Italia, estendendo lo statuto albertino a tutto il Regno e consegnando la corona
a Vittorio Emanuele II e ai suoi eredi. Nell'occasione Cavour scriveva:

� La legalit� costituzionale ha consacrato l'opera di giustizia e riparazione che


ha restituito l'Italia a se stessa. A partire da questo giorno, l'Italia afferma a
voce alta di fronte al mondo la propria esistenza. Il diritto che le apparteneva di
essere indipendente e libera [...] l'Italia lo proclama solennemente oggi. �

(Cavour, da una lettera a Vittorio Emanuele Taparelli d'Azeglio, 17 marzo 1861[50])


Per completare l'unit� tuttavia mancavano ancora Veneto, Friuli, Venezia Giulia,
Trentino e Lazio.

Terza guerra di indipendenza


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Terza guerra
d'indipendenza italiana.

La battaglia di Custoza
Per conquistare Veneto e Friuli nel 1866 il Regno d'Italia dichiar� guerra
all'Austria alleandosi con la Prussia e dando cos� inizio alla terza guerra di
indipendenza. Le sconfitte per� furono molte, le pi� famose a Custoza e Lissa. Gli
unici successi vennero ottenuti da Garibaldi in Trentino. La vittoria prussiana,
per�, fu d'aiuto all'Italia, che ricevette dalla Francia (che, a sua volta, aveva
ottenuto dalla Prussia grazie alla vittoria di quest'ultima sull'Austria a Sadowa)
il Veneto e il Friuli.

Mancava ancora Roma e per due volte Giuseppe Garibaldi ne tent� la conquista con i
suoi volontari: nel 1862 e nel 1867, venendo fermato nel primo caso dalle truppe
italiane, nel secondo dall'esercito francese, che anche nel 1862 aveva costretto
l'esercito regio a intervenire. La caduta del secondo impero francese, conseguenza
della vittoria prussiana nella guerra franco-prussiana, tolse al papato la
protezione di Napoleone III, detronizzato, e permise alle forze italiane di
espugnare Roma il 20 settembre 1870 in seguito alla Breccia di Porta Pia. Ci�
determin� tuttavia una profonda frattura tra Stato italiano e Chiesa, formalmente
sanatasi poi con i Patti Lateranensi del 1929.

Storia d'Italia dall'unit� a oggi


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia
d'Italia (1861-oggi).

Bandiera nazionale del Regno d'Italia


L'Italia liberale (1861-1914)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Regno
d'Italia (1861-1946).
Il Regno d'Italia (1861-1946) nacque nel 1861 dopo l'esito della seconda guerra di
indipendenza e dopo i plebisciti degli altri territori conquistati. Con la prima
convocazione del Parlamento italiano del 18 febbraio 1861 e la successiva
proclamazione del 17 marzo, Vittorio Emanuele II fu il primo re d'Italia (1861-
1878). La popolazione, rispetto all'originario Regno di Sardegna, quintuplic�.
Istituzionalmente e giuridicamente, il Regno d'Italia venne configurandosi come un
ingrandimento del Regno di Sardegna. Ci�, ed anche l'aver a modello la struttura
della Francia, comport� quella che viene chiamata la piemontesizzazione del Paese
ed un assetto fortemente accentrato, tanto che lo stesso presidente Giorgio
Napolitano ha dichiarato che oggi occorre �superare il vizio di origine del
centralismo statale di impronta piemontese�[51].
Il neonato Stato, una monarchia costituzionale, si ritrov�, fin dai primi tempi, a
tentare di risolvere problemi di standardizzazione delle leggi, di mancanza di
risorse a causa delle casse statali vuote per le spese belliche, di creazione di
una moneta unica per tutta la penisola e pi� in generale problemi di gestione per
tutte le terre improvvisamente acquisite. A questi problemi, se ne aggiungevano
altri, come ad esempio l'analfabetismo, affrontato con l'estensione della Legge
Casati, e la povert� diffusa, nonch� la mancanza di infrastrutture. La questione
che tenne banco nei primi anni della riunificazione d'Italia fu la questione
meridionale ed il brigantaggio delle regioni meridionali (soprattutto tra il 1861 e
il 1865). Ulteriore elemento di fragilit� era costituito dall'ostilit� della Chiesa
cattolica e del clero nei confronti del nuovo Stato, ostilit� che si sarebbe
rafforzata dopo il 1870 e la presa di Roma (questione romana).

La Destra storica

Ritratto di Marco Minghetti

Giovanni Giolitti
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Destra
storica.
La Destra storica, composta principalmente dall'alta borghesia e dai proprietari
terrieri, form� il nuovo governo, che ebbe come primi obiettivi il completamento
dell'unificazione nazionale, la costruzione del nuovo Stato e il risanamento
finanziario mediante nuove tasse che produssero scontento popolare e accentuarono
il brigantaggio, represso con la forza. In politica estera, la Destra storica
mantenne la tradizionale alleanza con la Francia, anche se le due nazioni si
scontrarono in diverse questioni, prime fra tutte: l'annessione del Veneto e la
presa di Roma. Nel 1876 il governo, guidato da Marco Minghetti venne esautorato per
la prima volta non per autorit� regia, bens� dal Parlamento (rivoluzione
parlamentare). Ebbe cos� inizio l'epoca della Sinistra storica, guidata da Agostino
Depretis. Finiva un'epoca: solo pochi anni dopo, Vittorio Emanuele II mor�, e sul
trono gli successe Umberto I.

La Sinistra storica
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Sinistra
storica.

Agostino Depretis
La Sinistra abbandon� l'obiettivo del pareggio di bilancio e avvi� delle politiche
di democratizzazione e ammodernamento del paese, investendo nell'istruzione
pubblica e allargando il suffragio, e avviando una politica protezionistica di
investimenti in infrastrutture e sviluppo dell'industria nazionale coll'intervento
diretto dello Stato nell'economia. Per ci� che concerne la politica estera Depretis
abbandon� l'alleanza con la Francia, a causa della conquista da parte dello Stato
d'oltralpe della Tunisia. L'Italia entr� quindi nella Triplice Alleanza, alleandosi
con la Germania e l'Impero Austro-Ungarico. Favor� lo sviluppo del colonialismo
italiano, innanzitutto con l'occupazione di Massaua in Eritrea.

Dal 1901 al 1914 la storia e la politica italiana fu fortemente influenzata dai


governi guidati da Giovanni Giolitti.

L'epoca giolittiana
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Et�
giolittiana.
Come neo-presidente del Consiglio si trov� a dover affrontare, prima di tutto,
l'ondata di diffuso malcontento che la politica Crispina aveva provocato con
l'aumento dei prezzi. Ed � con questo primo confronto con le parti sociali che si
evidenzi� la ventata di novit� che Giolitti port� nel panorama politico a cavallo
tra il XIX ed il XX secolo. Non pi� repressione autoritaria, bens� accettazione
delle proteste e quindi degli scioperi, purch� non violenti n� politici, con lo
scopo (riuscito) di portare i socialisti nell'arco parlamentare.

Gli interventi pi� importanti di Giolitti furono la legislazione sociale e sul


lavoro, il suffragio universale maschile, la nazionalizzazione delle ferrovie e
delle assicurazioni, la riduzione del debito statale, lo sviluppo delle
infrastrutture e dell'industria. In politica estera, ci fu il riavvicinamento
dell'Italia alla Triplice intesa di Francia, Regno Unito e Russia. Fu continuata la
politica coloniale nel Corno d'Africa, e dopo la guerra italo-turca, furono
occupate Libia e Dodecaneso. Giolitti fall� nel suo tentativo di arginare il
nazionalismo come aveva costituzionalizzato i socialisti, e non riusc� quindi a
impedire l'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale e quindi l'ascesa del
fascismo.

L'avventura coloniale
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: colonialismo
italiano.

Umberto I, Re d'Italia dal 1878 al 1900


Il Corno d'Africa
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: campagna
d'Africa orientale, Eritrea italiana e Somalia Italiana.
L'inizio del regno vide l'Italia impegnata anche in una serie di guerre di
espansione coloniale. L'occupazione cominci� nel novembre 1869 quando il padre
lazzarista Giuseppe Sapeto avvi� le trattative per l'acquisto della Baia di Assab,
negoziazione appoggiata dai governi di Sinistra di Depretis e da una compagnia
privata guidata da Raffaele Rubattino, ma che si concluse solo nel 1882 a causa
delle contestazioni del governo egiziano, che rivendicava anch'esso il possesso
della baia.

Quando gli egiziani si ritirarono dal Corno d'Africa nel 1884, i diplomatici
italiani strinsero un accordo con la Gran Bretagna per l'occupazione del porto di
Massaua che assieme ad Assab form� i cosiddetti possedimenti italiani nel mar
Rosso. Dal 1890 assunsero la denominazione ufficiale di Colonia Eritrea.
L'interesse per la fondazione di colonie italiane continu� anche durante i governi
di Francesco Crispi. La citt� di Massaua divent� il punto di partenza per un
progetto che sarebbe dovuto sfociare nel controllo del Corno d'Africa.

Attraverso i commercianti e gli studiosi italiani che frequentavano la zona, gi�


dagli anni sessanta, l'Italia cerc� di penetrare all'interno dell'Etiopia
(all'epoca retta dal Negus Neghesti (Re dei Re, cio� Imperatore) Giovanni IV, ma
con la presenza di uno Stato relativamente autonomo nei territori del sud, retto da
Menelik II), cercando di dividere i due Negus. Nel 1889 l'Italia ottenne, tramite
un accordo da parte del Console italiano di Aden con i Sultani che governavano la
zona, i protettorati su Obbia e su Migiurtinia. Nel 1892 il Sultano di Zanzibar
concesse in affitto i porti del Benadir (fra cui Mogadiscio e Brava) alla societ�
commerciale "Filonardi". Il Benadir, sebbene gestito da una societ� privata, fu
sfruttato dal Regno d'Italia come base di partenza per delle spedizioni esplorative
verso le foci del Giuba e dell'Omo, e per ottenere il protettorato sulla citt� di
Lugh.

A seguito della sconfitta e della morte dell'Imperatore Giovanni IV in una guerra


contro i dervisci sudanesi (1889), l'esercito italiano occup� parte dell'altopiano
etiopico, compresa la citt� di Asmara, sulla base di precedenti accordi fatti con
Menelik il quale, con la morte del rivale, era riuscito a farsi riconoscere Negus
Neghesti. Con il trattato che segu�, Menelik accett� la presenza degli italiani
sull'altopiano etiope e riconobbe nell'Italia l'interlocutore privilegiato con gli
altri paesi europei. Quest'ultimo riconoscimento fu interpretato dagli italiani
come l'accettazione di un protettorato e negli anni seguenti sar� fonte di
discordie fra i due paesi.

La politica di progressiva conquista dell'Etiopia si concretizz� con la campagna


d'Africa Orientale (1895-1896) e termin� con la sconfitta nella battaglia di Adua
(1� marzo 1896). Fu uno dei pochi successi della resistenza africana al
colonialismo europeo del XIX secolo. Anche dopo questa cocente sconfitta la
politica coloniale nel Corno d'Africa continu� con il protettorato sulla Somalia,
dichiarata colonia nel 1905.

Altre colonie acquisite nel primo ventennio del novecento


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: concessione
italiana di Tientsin, guerra italo-turca, Libia italiana e isole italiane
dell'Egeo.

Giovanni Battista Ameglio, governatore della Cirenaica italiana e della


Tripolitania italiana dal 1913 al 1918
Nel 1901, come a molte altre potenze straniere, fu garantito all'Italia una
concessione commerciale nell'area della citt� di Tientsin in Cina. La concessione
italiana, di 46 ettari, fu una delle minori concessioni concesse dall'Impero cinese
alle potenze europee e, alla fine della prima guerra mondiale, si espanse
inglobando la concessione austriaca nella stessa citt�. I termini di tale
concessione vennero ridiscussi, e infine la stessa concessione venne di fatto
sospesa, a seguito di un accordo tra la Repubblica Sociale Italiana e il governo
filo-giapponese della Repubblica di Nanchino (che inglob� la concessione) nel 1943.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, la guarnigione italiana a Tientsin


combatt� contro i giapponesi, ma dovette poi arrendersi e pagare con la prigionia
in Corea. La concessione di Tientsin, cos� come i quartieri commerciali italiani a
Shanghai, Hankou e Pechino, furono formalmente soppressi con il trattato di pace
del 1947. Dopo una breve guerra contro l'Impero Ottomano nel 1911, l'Italia acquis�
il controllo della Tripolitania e della Cirenaica, ottenendo il riconoscimento
internazionale a seguito al Trattato di Losanna (1912). Le mire italiane sulla
Libia, vennero appoggiate dalla Francia, che vedeva di buon occhio l'occupazione di
quel territorio in funzione anti-inglese. Con il fascismo, alla Libia venne
attribuito l'appellativo di quarta sponda, quando in realt� per gran parte degli
anni venti fu impegnata in una sanguinosa pacificazione della colonia.

Tra l'aprile e l'agosto del 1912, durante la fase conclusiva della guerra in Libia
contro l'Impero ottomano, l'Italia decise di occupare dodici isole dell'Egeo
sottoposte al dominio turco: il cosiddetto Dodecaneso. A seguito del Trattato di
Losanna (1912), l'Italia pot� mantenere l'occupazione militare del Dodecaneso fino
a quando l'esercito turco non avesse abbandonato completamente l'area libica.
Questo processo avvenne lentamente, anche perch� alcuni ufficiali ottomani decisero
di collaborare con la resistenza libica, per cui l'occupazione del Dodecaneso venne
mantenuta nei fatti fino al 21 agosto 1915, giorno in cui l'Italia, entrata nella
prima guerra mondiale assieme le forze dell'Intesa, riprese le ostilit� contro
l'Impero Ottomano.

Durante la guerra e l'occupazione italiana di Adalia l'isola di Rodi fu sede di


un'importante base navale per le forze marine britanniche e francesi. Dopo la
vittoria nella prima guerra mondiale, il Regno d'Italia intendeva consolidare
formalmente la propria presenza nell'area dell'Egeo e lungo le coste turche.
Tramite un accordo con il governo greco all'interno del Trattato di S�vres del
1919, si stabil� che Rodi diventasse italiana anche dal punto di vista formale,
mentre le altre undici isole sarebbero passate alla Grecia, come la totalit� delle
altre isole del mar Egeo. In cambio, l'Italia avrebbe ottenuto dallo Stato greco il
controllo della parte sud-ovest dell'Anatolia (Occupazione italiana di Adalia), che
si estendeva da Konya fino ad Alanya e che comprendeva il bacino carbonifero di
Adalia. La sconfitta dei Greci nella guerra contro la Repubblica di Turchia nel
1922, rese impossibile l'accordo e l'Italia mantenne l'occupazione di fatto delle
isole fino a quando, con il Tratt