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ordinari che vi si associano quasi inevitabil-

mente, si avrà nella fattispecie una spiega-


zione abbastanza completa del successo di
certi falsi istruttori.
Vi è tuttavia una caratteristica grazie
alla quale molti di costoro, se non tutti, pos-
sono essere riconosciuti abbastanza facil-
mente; e, benché si tratti in definitiva di una
conseguenza diretta e necessaria di tutto
quanto abbiamo costantemente spiegato a
proposito dell’iniziazione, non crediamo inu-
tile di fronte agli interrogativi che negli ultimi
tempi ci sono stati posti riguardo a diversi
personaggi più o meno sospetti, precisarla in
modo ancora più esplicito. Chiunque si presenti come istruttore spirituale senza essere ricol-
legato ad una forma tradizionale determinata, o senza conformarsi alle regole da questa sta-
bilite, non può avere veramente la qualità che si attribuisce; può essere, a seconda dei casi,
un volgare impostore o un “illuso” che ignora le reali condizioni dell’iniziazione; e in que-
st’ultimo caso, ancora più che nel primo, c’è da temere che sia troppo spesso, in definitiva,
niente più che uno strumento al servizio di qualcosa che egli stesso forse non sospetta nep-
pure. Altrettanto possiamo dire (e questa caratteristica si confonde del resto necessariamente
in una certa misura con la precedente) di chiunque abbia la pretesa di dispensare indiscrimi-
natamente un insegnamento di natura iniziatica ai primi venuti, ivi compresi dei semplici
profani, trascurando la necessità, come condizione prima della sua efficacia, del ricollegamento
ad un’organizzazione regolare, nonché di chiunque proceda secondo metodi non conformi a
quelli di qualsiasi iniziazione tradizionalmente riconosciuta. Se si sapessero applicare queste
poche indicazioni, e ad esse ci si attenesse sempre strettamente, i promotori di“pseudo-inizia-
zioni”, di qualsiasi forma rivestite, si troverebbero quasi immediatamente smascherati.“»

Proprio allo scopo di voler portare luce, ordine e verità dove regnano tenebre, confu-
sione e menzogna, e preso atto della REALE natura di molte c.d.“Strutture Martiniste”italiane
il giorno 5 novembre 2016 celebreremo, in compagnia di alcuni Gran Maestri che riteniamo
essere l’espressione delle più autentiche e genuine Forze del Martinismo Italiano, un Conve-
gno interamente dedicato a Gèrard Encausse (Papus) Fondatore del Martinismo contempo-
raneo. Recenti e poco felici esperienze ci suggeriscono di bandire nel modo più assoluto,
l’ipotesi di qualunque “sovrastruttura” del
resto aliena allo spirito dell’autentico Marti-
nismo, ma riteniamo che debbano essere de-
lineati alcuni punti fermi ed irrinunciabili allo
scopo di salvaguardare l’identità Martinista
impedendo che essa venga inquinata da dot-
trine, elementi, tecniche, personaggi, che con
il Martinismo, come codificato ed esposto da

che fare. n
Papus e dai Suoi Successori NULLA hanno a

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La Nigredo è un termine latino che significa colore nero o nerezza e denota, in alchimia,
la fase al Nero della Grande Opera, cioè il passo iniziale nel percorso di creazione della pietra fi-
losofale, quello della putrefazione e decomposizione. È il primo momento, il più cruciale (simbo-
leggiato da un corvo nero), in cui occorre "far morire" tutti gli ingredienti alchemici,
macerandoli e cuocendoli a lungo in una massa uniforme nera.
Il nero contiene inoltre un rimando all’etimologia stessa del termine Alchimia, in quanto
antica scienza sacerdotale egizia: uno dei significati di questa parola è, infatti, «terra nera» (al-
kimiya) come quella inondata dal Nilo.

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LA PUTREFAZIONE DELL’ANIMA:
LA NIGREDO
ADM

Io son metallo e non ho forma alcuna


Anzi ho tutte le forme e son miniera
Traggo dal Sole in ciel l’origin vera
Mi alimenta sotterra ognor la Luna
Qui al centro dell’acqua ho la mia cuna
Là nel centro del fuoco è la mia sfera
Esco lucido spirito in veste nera
Nudo corpo son preso all’aria pura
Pietra son, ma se m’apri io volo in vento
Vento son, ma se chiuso in Piombo ho male
Vapor se fervo, se m’agghiaccio argento
Oh miracol dell’arte, ella se vuole
Io di Fuoco che son, Acqua divento
D’Acqua mi cangio in Sal, di Sale in Sole
(Francesco Maria Santinelli, Sonetti alchemici)

La trasformazione del vile metallo in oro le fasi alchemiche del processo di cot-
tura che finivano nella trasformazione della materia grezza in pietra filosofale e mer-
curiale, erano le premesse di cui si servivano gli alchimisti per sublimare la materia, la
physis, e infondere il Nous Primigenio.
La realizzazione dell’opus era per l’alchimista un percorso pregno di motivi sim-
bolici: in tali si narrava del combattimento con un pericoloso drago, metaforicamente
la prima materia da cui l’alchimista esploratore veniva ingoiato oppure aveva la meglio