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CONCEZIONE STRUTTURALE DEGLI EDIFICI IN C.A.

La progettazione antisismica delle strutture richiede una notevole interazione fra i vari tecnici
coinvolti nella localizzazione, ideazione, progettazione, realizzazione e controllo dell’opera.
Tale interazione, necessaria in generale, diventa ancora più stringente nel caso della
progettazione degli edifici soggetti ad azione sismica. Le scelte architettoniche iniziali,
riguardanti la forma del manufatto, la distribuzione dei volumi e dei pesi, la configurazione
strutturale in termini di dimensioni e forma, la disposizione degli elementi strutturali e non
strutturali, l’organizzazione degli impianti ed i materiali utilizzati per la realizzazione
dell’edificio, sono determinanti per la distribuzione e l’entità delle azioni sismiche nella
struttura e per l’entità e la tipologia dei danni in caso di evento sismico. E’ importante però
ricordare che, per conseguire le prestazioni strutturali attese, un’ accurata progettazione non
è sufficiente se non è seguita da un attento controllo durante le fasi di realizzazione dell’opera
(verifica della corrispondenza tra elaborati di progetto e stato di fatto, controllo in corso
d’opera sulla qualità e/o sull’esecuzione dei materiali, ecc) e da una periodica manutenzione.

Riassumendo quanto visto finora nel corso, una buona concezione dell’edificio deve
comprendere:
 semplicità strutturale (esistenza di percorsi chiari e diretti nella trasmissione dei
carichi), Figura 1;

Figura 1 - Edificio con CATTIVA concezione del percorso dei carichi.

 uniformità e simmetria, Figura 2;

Figura 2 - Edificio non regolare in elevazione (Izmit, Turchia 1999).

 resistenza e rigidezza nelle due direzioni ortogonali, Figura 3;


Figura 3 - Buona rigidezza e resistenza nelle due direzioni (A. Ghersi “Validazione del progetto di
strutture antisismiche secondo le indicazioni del capitolo 10 delle NTC08” Spoleto 2011).

 resistenza e rigidezza torsionale, Figura 4;

Figura 4 - (a) Edificio deformabile torsionalmente e (b) esempio di edificio deformabile


torsionalmente (core) e non deformabile torsionalmente a parità di elementi resistenti in
funzione solo della loro disposizione in pianta.

 resistenza e rigidezza dell’impalcato;


 evitare elementi tozzi, Figura 5;
Figura 5 - Rottura di elementi tozzi.

 Evitare tamponamenti a metà altezza dei pilastri se possibile, altrimenti tenere in


debito conto di questa condizione, Figura 6;

Figura 6 - Rottura per presenza di discontinuità nei tamponamenti.

 Separare l’edificio da costruzioni adiacenti, Figura 7.

Figura 7 - Rottura per martellamento (Mexico, 1985).

 Favorire configurazioni compatte, Figura 8;


Figura 8 - Configurazioni in pianta.

 adeguatezza delle fondazioni, Figura 9.

Figura 9 - Fondazioni rigide, se possibile.

In fase di progettazione, una volta noto l’architettonico, Figura 10, dell’edificio il primo
passaggio è il predimensionamento degli elementi strutturali e la definizione della loro
posizione in pianta ed in elevazione.
Figura 10 - Pianta di un piano tipo.

A tal fine è fondamentale conoscere i pacchetti dei muri di tamponamento e dei solai per il
corretto posizionamento degli elementi in C.A..

Figura 11 - Gli elementi strutturali in C.A. vengono usualmente rivestiti.


Noti i dettagli costruttivi dei vari pacchetti è inoltre possibile effettuare l’analisi dei carichi.

IMPALCATO E SOLAI
Si sottolinea che gran parte della trattazione riguardante la verifica degli impalcati è stata
tratta dal libro A. Ghersi, P. Lenza – Edifici antisismici in cemento armato – Flaccovio editore, si
rimanda dunque a tale testo per una spiegazione esaustiva dell’argomento.

Si ricorda che l’impalcato ha innanzitutto la funzione di raccogliere il carico verticale e di


portarlo alle fondazioni tramite lo scarico solaio-travi e travi-pilastri. Quindi è di
fondamentale importanza verificarlo sia per carichi non sismici, sia per carichi sismici. Si noti
che, in una progettazione per soli carichi verticali, economicamente conviene minimizzare il
numero di travi principali, questa osservazione porta a mantenere il più possibile costante
l’orditura dei solai. Tale scelta rimane comunque preferibile anche in zona sismica sebbene in
tal caso sia necessario disporre una doppia orditura delle travi al fine di ottenere telai sismo-
resistenti in entrambe le direzioni, Figura 12.

Figura 12 - Doppia orditura di travi (A. Ghersi, P. Lenza – Edifici antisismici in cemento armato –
Flaccovio editore).

Il solaio che deve assolvere la sua funzione di diaframma orizzontale deve avere un’adeguata
resistenza e rigidezza. A tal fine, nel caso di solai nervati a travetti e pignatte, Figura 13
(laddove la nervatura è rappresentata dall’anima dei travetti e dunque è unidirezionale) è di
fondamentale importanza disporre di solette armate (in entrambe le direzioni) di adeguato
spessore (minimo 5 cm) possibilmente irrigidite trasversalmente con travetti di ripartizione,
Figura 14. I travetti di ripartizione infatti in genere vengono utilizzati sia per irrigidire parti di
solaio su cui gravano carichi linearmente distribuiti, quali muri di spessore rilevante, sia per
limitare la deformabilità trasversale del solaio stesso.
Figura 13 - Solaio a travetti prefabbricati e pignatte in laterizio.

Figura 14 - Travetti di ripartizione.

Molto importante è anche la forma dell’impalcato, si preferiscono forme compatte rispetto al


caso di presenza di rientranze o sporgenze, Figura 15.
Figura 15 - Forme degli impalcati (A. Ghersi, P. Lenza – Edifici antisismici in cemento armato
– Flaccovio editore).

Il comportamento a diaframma si esplica, inoltre, solo qualora tutti gli elementi orizzontali
(travi e solai) siano disposti alla stessa quota, ovvero solo qualora l’estradosso della soletta sia
per tutto il solaio riferito alla stessa quota altimetrica.
La presenza di pareti in C.A. all’interno della struttura solitamente impegna maggiormente
l’impalcato i cui sforzi saranno più concentrati in prossimità di queste zone. La normativa
comunque nonostante queste regole di predimensionamento per i solai obbliga alla verifica
degli impalcati, come avviene per tutte le altre parti strutturali dell’edificio. Le azioni da
applicare agli impalcati sono maggiorate del 30% rispetto a quelle di calcolo per soddisfare il
criterio della gerarchia delle resistenze.

Sebbene in genere si trascuri la presenza delle tamponatura per il calcolo degli elementi
strutturali, si ricorda che la presenza delle tamponature, modificando la distribuzione delle
azioni taglianti, può comportare maggiori azioni sull’impalcato. La modellazione rigorosa
degli effetti delle tamponature andrebbe eseguita inserendo elementi a lastra o elementi
pendolari senza resistenza a trazione, Figura 16, tale modellazione, che può risultare alquanto
complessa, può essere sostituita con una modellazione più grossolana che prevede che l’intera
azione orizzontale venga equilibrata dai soli telai tamponati, Errore. L'origine riferimento
non è stata trovata..
Figura 16 - Modellazione dei tamponamenti.

REGOLE DI DIMENSIONAMENTO PER TRAVI E PILASTRI


Come detto in precedenza è bene inserire due ordini di travi (una perpendicolare all’orditura
del solaio ed una parallela) in modo tale da potere sempre individuare, se possibile, nello
schema statico 3D dell’edificio serie di telai piani perpendicolari che lavorano a seconda della
direzione dell’azione sismica. Anche quando non si riesca ad inserire travi perpendicolari (a
meno di quelle di bordo, sempre presenti) è bene in fase di predimensionamento ricondursi a
semplici telai piani. La modellazione piana da risultati simili a quella 3D qualora l’edificio sia
non deformabile torsionalmente. E dunque caratterizzato da modi principali traslatori
disaccoppiati nelle due direzioni.

Una volta stabilita la maglia strutturale ed individuati i telai piani che caratterizzano lo
schema sismo-resistente della struttura e, compatibilmente con i dettagli architettonici,
stabilite le posizioni in pianta ed in elevazione degli assi di travi e pilastri, è importante fare
alcune osservazioni sulle dimensioni delle travi e dei pilastri. Innanzitutto è bene ricordare
che, a parità di dimensione dei pilastri, la rigidezza del telaio è maggiore nel caso di travi
emergenti rispetto al caso di travi in spessore.
In Figura 17 si mostra il caso di telaio con travi e pilastri di sezione 34x40, il diagramma del
momento nei pilastri è tipicamente a farfalla, con valori massimi alla base pari a 397kN, e lo
spostamento massimo è 5.6 cm.
q1=10 kN/m
175 kN
PIANO 1
35x40 35x40

35x40 35x40 35x40

q2=15 kN/m
179 kN
PIANO 2
35x40 35x40

35x40 35x40 35x40

q3=15 kN/m
95 kN
PIANO 3
35x40 35x40

35x40 35x40 35x40

900

Figura 17 - Primo telaio con travi emergenti.

In Figura 18 è invece illustrato il caso di travi in spessore, a parità di sezione dei pilastri, si
nota che il punto di nullo nel diagramma dei momenti dei pilastri non corrisponde più a metà
altezza dei pilastri, il momento massimo sui pilastri è 493kNm e che lo spostamento massimo
risulta molto maggiore, pari a 8.6 cm.
q1=10 kN/m
175 kN
PIANO 1
25x70 25x70

35x40 35x40 35x40

q2=15 kN/m
179 kN
PIANO 2
25x70 25x70

35x40 35x40 35x40

q3=15 kN/m
95 kN
PIANO 3
25x70 25x70

35x40 35x40 35x40

900

Figura 18 - Secondo telaio con travi in spessore.

La situazione limite sarebbe con travi aventi inerzia trascurabile rispetto ai pilastri o in
condizione di semplice appoggio in cui il diagramma del momento dei pilastri sarebbe non più
a farfalla ma triangolare con momento massimo pari a 1215 kNm. In tal caso si avrebbe di
conseguenza anche la massima deformazione, Figura 19, pari in questo esempio a 76cm!
q1=10 kN/m
175 kN
PIANO 1
25x70 25x70

35x40 35x40 35x40

350
q2=15 kN/m
179 kN
PIANO 2
25x70 25x70

35x40 35x40 35x40

350
q3=15 kN/m
95 kN
PIANO 3
25x70 25x70

400
35x40 35x40 35x40

900

Figura 19 - Terzo telaio con travi incernierate.

Dalle considerazioni evidenziate in Figura 17-Figura 19 emerge che la dimensione del pilastro
può variare al variare del tipo di trave e di vincolo della trave. Ovvero con travi emergenti si
potranno utilizzare pilastri più snelli.

ULTERIORI CONSIDERAZIONI
Come noto, inoltre si ricorda quanto segue:
- la massima rigidezza dei pilastri si ottiene se sono posizionati “di coltello” ovvero con la
dimensione maggiore della sezione trasversale nello stesso piano del telaio.
- oltre alle dimensioni geometriche è bene ricordare che, al fine di applicare la gerarchia delle
resistenze, è molto importante tenere in debito conto anche la disposizione delle armature. Al
fine di avere edifici regolari, infatti è bene mantenere criteri di simmetria anche per le
armature che condizionano la formazione delle cerniere plastiche e la duttilità degli elementi
strutturali.
- in un telaio sismo-resistente, in fase di predimensionamento per essere certi che i criteri
della gerarchia delle resistenze siano soddisfatti è opportuno utilizzare sezioni dei pilastri
maggiori o uguali a quelli delle travi.
- in fase di predimensionamento si può considerare la struttura soggetta alla combinazione
dei carichi statici verticali, ricordando che a causa dell’effetto del sisma è bene limitare le luci
delle travi e degli sbalzi a valori leggermente inferiori rispetto a quelli usuali per le zone non
sismiche.
- è importante evitare travi e pilastri tozzi, ove le sollecitazioni si concentrano, per tale motivo
è bene mantenere regolari le lunghezze delle travi ed evitare pilastri eccessivamente caricati
rispetto agli altri. Si ricorda infatti che le azioni del sisma sulle travi aumentano al diminuire
della loro lunghezza.
- per il predimensionamento dei pilastri soggetti a presso-flessione è importante ricordare
che il valore massimo del momento flettente che può essere sopportato da una sezione
corrisponde ad uno sforzo assiale N tale per cui N A c 0.5f cd , per tale ragione si consiglia di
non superare mai tale valore.
- è opportuno realizzare travi di collegamento trasversale dei pilastri, ovvero parallele
all’orditura del solaio che aumentano la rigidezza trasversale dell’edificio e aumentano le
caratteristiche di rigidezza e resistenza dell’impalcato;
- una volta fatto il predimensionamento degli elementi strutturali, prima di eseguire il calcolo
globale della struttura 3D è bene procedere con una verifica di massima, tramite l’analisi
statica lineare dei telai piani, ovvero si può anche immaginare che la nostra struttura in 3D
venga sostituita dal cosiddetto “treno di telai”, ovvero da uno schema costituito da tutti i telai
paralleli ad una direzione collegati da pendoli inestensibili e soggetti all’intera forza sismica.
Una tale analisi statica lineare condotta prima con sisma in una direzione e poi con sisma
nell’altra direzione, permette di visualizzare con facilità il comportamento dei telai piani. Gli
stessi risultati si possono ottenere dalla modellazione in 3D vincolando le rotazioni
dell’impalcato. Tale analisi, sebbene non definitiva, per le sue caratteristiche di semplicità
consente di cogliere bene i meccanismi resistenti dell’edificio a cui poi nell’analisi finale vera e
propria si sommeranno gli effetti dovuti alla rotazione dell’impalcato ed alla contemporanea
presenza del sisma nell’altra direzione.
- per eseguire l’analisi lineare statica (e per controllare i risultati dell’analisi frequency) è bene
calcolarsi il periodo proprio con la formula di Rayleigh; tale calcolo manuale è molto utile non
solo per il calcolo della forza statica equivalente da applicare ai telai piani, ma anche per un
controllo dei periodi derivanti dall’analisi modale dell’intero edificio che non dovranno
risultare troppo differenti, in caso di non eccessiva irregolarità dell’edificio.
- è bene che le opere di fondazione siano molto rigide, la normativa in fase di verifica delle
fondazioni inoltre prescrive.
- una volta eseguite le verifiche è bene ricordarsi di evitare forti richieste di armatura
localizzate, segno di un comportamento strutturale non ottimale. E’ quindi importante in tal
caso analizzare criticamente i risultati ottenuti e , se necessario, rivedere le dimensioni delle
sezioni in C.A..

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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bibliografici da cui questi appunti prendono spunto.

A. Ghersi, P. Lenza – Edifici antisismici in cemento armato – Flaccovio editore.


J. I. Restrepo “Foundamental of seismic design”, Rose School di Pavia – 2009.