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Adriano Paolella

SEPOLTI DALLA PLASTICA


OVVERO
LO SPRECO FUNZIONALE
Daniela Cricr e Laura Zampaglione hanno
curato le ricerche, collaborato alla stesura dei testi ed
elaborato tutte le immagini.
Si ringrazia Eva Alessi per aver fornito materiali
ed elaborazioni sul tema della salute, Vincenzo
Corigliano e Roberta Papalia per i contributi alla
ricerca.
INDICE

1
Lo strumento dello spreco 4

2
Lera della plastica 7

3
Una montagna di plastica 9

4
Un materiale ubiquo 13

5
Una risorsa sprecata 20

6
Larte dellinganno 22

7
Gli effetti dello spreco 26

Conclusioni 41

Bibliografia 42

Sitografia 43
LO STRUMENTO DELLO SPRECO

La plastica un materiale economico e duttile, risponde ai requisiti di


resistenza, igiene, leggerezza, economicit richiesti da tutti i settori
produttivi, pu essere quasi tutto, assumere qualunque forma e
caratteristica (trasparente e opaca, elastica e anelastica, dura e morbida) ha
processi produttivi industrializzati, economici, rapidi e quantitativamente
illimitati.
Senza di essa molti oggetti e funzioni oggi indispensabili non sarebbero
realizzabili e attuabili, molte attivit risulterebbero pi faticose e complesse.
La plastica sembrerebbe un materiale meraviglioso, e in parte lo , disposta
a fare di tutto per piacerci, ma sotto la sua affascinante immagine si celano
aspetti che meriterebbero una maggiore attenzione.
4
Il problema non nella sua natura, un materiale di sintesi che si
degrada con tempi lunghi lasciando indelebili tracce della sua presenza, n
nelle negativit ambientali generate dai processi produttivi e di recupero,
riciclo, smaltimento, non nellessere derivata dal petrolio (per il controllo del
quale non poche guerre si stanno combattendo) e nemmeno nei possibili
effetti sulla salute degli organismi viventi. Tutti impatti, i menzionati, che
con una attenta gestione della risorsa potrebbero essere evitati o comunque
fortemente ridotti.
Il problema che la plastica svolge un ruolo fondamentale nel
contemporaneo modello di sviluppo proprio supportando quegli sprechi di
energia e di risorse non sostenibili n ecologicamente n, tantomeno,
eticamente ma che sono propri della societ dei consumi.
Essa prodotta e consumata in enormi quantit perch agevola i
consumi inopinati divenendo il principale strumento per luso temporaneo,
per la frenetica mobilit e la non completa utilizzazione delle merci. I prodotti
in plastica appaiono meno impegnativi di altri, pi accessibili, economici e
quindi pi facilmente dismettibili.
In sintesi la plastica sostiene e concretizza lo spreco.
I caratteri della plastica rendono possibile una produzione
quantitativamente elevata con costi fortemente limitati, aumentando cos la
redditivit del prodotto, e permettendo una penetrazione capillare negli
ambiti propri di altri materiali, sostituendoli e sostanziando una simbiosi tra
funzione, forma e uso, tra contenuto e contenitore. Se le bottiglie di acqua
minerale fossero di vetro, forse, non ve ne sarebbe un cos elevato ed
evitabile consumo; le bottiglie di vetro, pi pesanti, renderebbero meno
conveniente il trasporto dellacqua e si ridurrebbero le distanze tra sorgenti e
consumatori o, come avvenuto per decenni, le modalit di consumo
sarebbero diverse: le bottiglie sarebbero usate pi volte, lavate e riutilizzate,
lattenzione al contenitore sarebbe maggiore e tutto ci renderebbe pi
complesso labbandono delle stesse. Se non ci fosse la plastica, forse, non ci
sarebbe lenorme e sconsiderato uso di acqua minerale. Se non ci fosse la 5

plastica, forse, non ci sarebbe una disciplina comunitaria cos pedissequa e


poco lungimirante sulla gestione delle confezioni alimentari che, utilizzando
strumentalmente le motivazioni igieniche e la garanzia di immutabilit del
prodotto, ha fatto impennare il consumo del packaging, riempendo al
contempo i paesi comunitari di rifiuti. Se non ci fosse la plastica, forse,
avremmo anche un altro tipo di alimentazione non sorretta da produzioni
energeticamente voraci e qualitativamente discutibili rese possibili dalle
serre.
Ma dove la plastica ha fatto la differenza nei prodotti monouso. Essa
lunico materiale che avrebbe potuto permettere lesponenziale incremento di
ogni tipo di oggetti, dalle stoviglie ai rasoi, con un ciclo di uso che pu essere
anche solo di pochi minuti, consentendo cos che divenissero rifiuti dei
prodotti che per gran parte conservano dopo luso le medesime
caratteristiche possedute prima.
Cos la plastica una parte significativa di quella enorme quantit di
materiali debolmente utilizzata la cui permanenza dopo luso
significativamente superiore al tempo di utilizzazione ed il materiale pi
presente tra i rifiuti e il rifiuto abbandonato pi visibile nel mare, sulle
spiagge, lungo gli argini di fiumi, nei terreni agricoli e nelle aree urbane.
Certo la responsabilit di tale situazione non addebitabile al materiale ma
ai comportamenti; ma se questi sono determinati dal modello di uso cos
strettamente connesso al materiale stesso (monouso), si pu ipotizzare che
limitando luso della plastica a casi specifici di dimostrata insostituibilit si
ridurrebbero gli inquinamenti, si limiterebbero i rifiuti, si stimolerebbe una
attenzione verso un corretto consumo delle merci e un ripensamento del
modello di produzione e della mobilit delle merci.
Per usare correttamente la plastica si deve partire dalla considerazione del
valore del materiale, di quanto sia importante non sprecarlo, di quanto abbia
una specifica identit che lo rende utile per la risoluzione di problemi
6 particolari, di quanto non debba essere lo strumento per incrementare la
quantit di merci ma possa contribuire, quando utilizzato nelle maniere e
nelle quantit ambientalmente e socialmente motivate, a rispondere a
effettive esigenze.
Per fare questo necessario attivare una profonda riflessione e spezzare la
sudditanza nei confronti di un materiale che penetrando tutti i settori
produttivi e tutti gli aspetti della quotidianit, sta configurando una societ
monomateriale con tutti i rischi connessi allimpoverimento tecnico e
culturale della stessa.
LERA DELLA PLASTICA

Il termine "plastica" deriva dal greco ''plastikos'' che significa adatto


per essere plasmato. Fa riferimento alla malleabilit del materiale, o alla sua
plasticit durante la produzione, che gli permette di essere fuso, pressato, o
estruso in una variet di forme. La prima materia plastica artificiale nacque
nel 1865. In realt non era completamente sintetica, poich veniva prodotta
modificando la cellulosa, il costituente principale del legno. Venne chiamata
Parkesina, dal nome del suo inventore, l'inglese Parkes, e divenne poi
famosa come celluloide, in una formulazione leggermente diversa messa a
punto negli Stati Uniti, che si afferm come supporto per pellicole
fotografiche.
Il primo polimero sintetico realizzato, la bachelite, stato sviluppato
dal chimico belga Leo Baekeland nel 1907, e molte altre materie plastiche 7

sono state successivamente sviluppate nel corso dei successivi decenni. Solo
nel 1940-1950, tuttavia, davvero iniziata la produzione di massa di oggetti
di plastica. Nella pagina di apertura del loro libro Plastics pubblicato nel
1945, Yarsley e Couzens (Yarsley-Couzens, 1945) ritengono che le possibili
applicazioni di materie plastiche [...] siano quasi inesauribili". A quel tempo,
la produzione mondiale era meno di un milione di tonnellate l'anno, ma il
materiale era gi ampiamente utilizzato in molti prodotti da tazze e piattini a
componenti per automobili e aeroplani.
Lo scenario prospettato una prefigurazione: l'uomo della plastica
(immaginario) entrer in un mondo di superfici lucenti colorate e luminose in
cui le mani dei bambini non trovano nulla da rompere, nessuno spigolo,
nessun angolo che possa tagliare o graffiare, nessuna fessura che possa
ospitare sporcizia o germi... . Le pareti della sua cameretta, il suo bagno ...
tutti i suoi giocattoli, la sua culla, la carrozzina con cui va a spasso, lanello
per la dentizione che morde, il biberon infrangibile con cui mangia [tutto in
plastica]. Mentre cresce, si pulisce i denti e si spazzola i capelli con le
spazzole di plastica, si veste con abiti di plastica, scrive la sua prima pagina
con una penna di plastica e studia su un libro rilegato in plastica. Le finestre
della sua scuola riparate da tendine interamente di plastica anti sporco ... e
le cornici, come quelle di casa sua, sono di plastica stampata, leggere e facili
da aprire non richiedono vernici. Il testo continua individuando l'uso
estensivo di materie plastiche per l'arredamento e interior design, per la
bellezza e il tempo libero, per l'industria e il settore dei trasporti su strada,
via mare e aria, fino a immaginare un anziano che indosser una protesi
con denti di plastica e occhiali con lenti in plastica ... finch alla fine dei suoi
giorni sar seppellito in una bara di plastica igienicamente sigillata.
La situazione della nostra contemporaneit, dopo 72 anni, non molto
diversa.

8
UNA MONTAGNA DI PLASTICA

Dal 1865, anno in cui per la prima volta fu sintetizzata, la produzione


e commercializzazione della plastica ha continuato a crescere costantemente
con un picco tra il 1940 e il 1945, per soddisfare al domanda bellica, e con
una crescita esponenziale, dal secondo dopoguerra.
Lincremento medio della produzione stata del 9% annuo. Nel 1950
ne furono prodotte 1,5 nel 2011 280 milioni di tonnellate. Per confronto nello
stesso 2011 i milioni di tonnellate prodotti di acciaio sono stati 1.527 (Word
Steal Association, 2011), di grano 676, di patate 330 Mt (FAO, 2010).
Considerando che i prodotti in plastica hanno un peso specifico molto pi
basso dellacciaio e anche delle patate, il volume delle merci in plastica
potrebbe essere molto superiore a quello di tutti gli altri prodotti esistenti.
9

Produzione Mondiale Plastica: 1950-2011

Produrre la plastica non particolarmente difficile e per questo sono


molti i paesi in cui si produce; la Cina con 23,5% del totale il maggiore
produttore mondiale seguita dallEuropa con il 21,5% (Germania 7,5%,
Francia 3%, Italia 2%) e dai Paesi aderenti al Nafta (Stati Uniti, Canada e
Messico).

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Produzione Mondiale Plastica 2011
(Plastic Europe Market Research Group 2012)

Raramente la produzione volta alla esclusiva soddisfazione del


mercato interno. Nel quadro dei dati precedenti la produzione ed il consumo
si differenziano a secondo delle tipologie di plastica e delle merci da esse
realizzate. Ad esempio, lItalia consuma il 19% del totale della plastica in
Europa e, in particolare, il secondo pi grande mercato di polimeri
termoplastici in Europa (6,2 milioni tonnellate). Inoltre lItalia il maggior
esportatore in Europa di prodotti finiti in plastica ma oltre la met dei suoi
fabbisogni vengono coperti da importazioni.
Fra i molteplici usi delle materie plastiche, quello che ne assorbe la
maggior quantit destinato alla produzione di imballaggi, 69.000 tonnellate
in Italia (ISPRA Ambiente, 2013), pi di un terzo della produzione di plastica
nel mondo (Plastic Europe Market Research Group, 2012), la maggior parte
dei quali sono scartati ad un anno dalla fabbricazione.
Dei 47 milioni tonnellate impiegate in Europa il 39% ha soddisfatto la
domanda di imballaggi, il 20,5% quella del settore edile, il 8,3% del settore
delle automobili e il 5% il settore elettrico ed elettronico. Le altre
applicazioni, con il 26,4%, includono settori vari quali sport, salute e
sicurezza, tempo libero, agricoltura, macchinari industriali, elettrodomestici
e mobili (Plastic Europe Market Research Group 2012).

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Domanda mondiale di materie plastiche per settori


(Plastic Europe Market Research Group)2012

Nonostante le quantit della produzione e dei consumi siano ingenti,


in Italia di circa 30 Kg pro capite (ARPA E. Romagna, 2012) gli studi
settoriali indicano unulteriore crescita anche nell'immediato futuro in
Europa occidentale e in America settentrionale (UNEP, 2011) con un
incremento massimo previsto in alcune zone dell'Asia (Giappone escluso),
dove attualmente il consumo pro capite si aggira intorno ai 20 kg, e nei
nuovi stati membri della UE, ove oggi mediamente si hanno consumi pari
alla met della media del resto dell'UE ed in cui si stima un incremento fino
a 36 kg pro-capite entro il 2015 (Eurostat-Plasti Europe Market Research
Group, 2009).
Le quantit continuano a crescere sostenute dalla economicit e dalla
facilit di produzione e di impiego delle merci.

Domanda di materie plastiche da parte dei trasformatori, pro capite per Regione
(Plastic Europe Market Research Group) 2009

12 Dal 1950 ad oggi sono state prodotte 5.760 milioni di tonnellate di


plastiche; sebbene sia molto difficile definire quanti siano stati gli oggetti
realizzati, non per difficile immaginare il livello di penetrazione di tale
quantit nella vita quotidiana.
UN MATERIALE UBIQUO

Se si dovessero elencare tutti gli oggetti realizzati con materiali plastici


la lista sarebbe interminabile.
In casa, le imbottiture dei divani sono in fibra sintetica come, almeno
parte, delle tende e di tutti i tessuti non-stiro o impermeabilizzati, i "vetri"
delle inquadrature dei poster, le coperte di pile, lampade, cestelli e scatole
per riporre gli indumenti, la tenda o la porta della doccia, il portasapone o lo
spazzolino da denti, i tubetti e i contenitori dei prodotti d'igiene, le scope e i
panni per le pulizie, e ancora conche e catinelle, la carrozzeria
dell'aspirapolvere e di altri elettrodomestici, il telefono, il televisore, le grucce
e molti, molti altri sono in materiali plastici. Nel guardaroba, per quanto si
cerchi di dare la preferenza a tessuti di origine naturale, nella maggioranza
dei capi d'abbigliamento sono presenti, almeno in parte, fibre sintetiche; se il 13

capo in pura lana o seta o cotone, sono sintetiche se non altro le fodere e le
finiture-bottoni, cerniere, fibbie, automatici; e poi biancheria in microfibra,
eco-pellicce, piumini sintetici, giacche in eco-pelle, tessuti elasticizzati, pile,
indumenti sportivi o techno come i giacconi e le scarpe in teflon. In cucina
sono in plastica gran parte dei contenitori utilizzati per tenere in frigo gli
alimenti, come gli stessi scomparti interni del frigorifero, ciotole e scodelle
per cucinare, gli involucri e gli accessori di tutti i piccoli elettrodomestici, i
piani e rivestimenti dei mobili o le loro vernici di finitura, i manici delle
casseruole e spesso gli scolapasta, gli imbuti, le spatole i contenitori da forno
in silicone, quelli per il microonde, oltre ai mille attrezzi da cucina e ai
flaconi dei prodotti da pulizia.
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Cos come le abitazioni anche gli ambienti di lavoro e le scuole sono
pieni di prodotti di plastica: gran parte dell'arredo, i computer, fax e
stampanti, i dischi ottici, i cestini per la carta, le cartelle e i faldoni
portadocumenti, gli occhiali o le lenti a contatto e cos via tutti i piccoli
oggetti di cancelleria, la gomma, la biro, le custodie dei CD, lo scotch o la
colla.
Allesterno degli edifici la situazione molto simile: arredi urbani,
insegne, segnali stradali, ombrelloni, sedie e tavolini dei bar, cassonetti dei
rifiuti, impianti di irrigazione e molti altri oggetti di plastica o rivestiti da
pellicole plastiche.
Interi settori produttivi hanno cambiato le loro modalit utilizzando
sempre pi prodotti plastici. In edilizia, ad esempio, di plastica sono le
tubazioni, i serramenti, i prodotti sigillanti, le resine che entrano come
componenti di pavimenti e intonaci, le vernici, gli isolanti, gli interruttori, le
canalette e le prese dell'impianto elettrico; il policarbonato per le coperture
trasparenti; porte e pannelli in legno tamburato hanno un"anima" in 15

alveolare sintetico; vasche e canalizzazioni per gli impianti sono realizzati in


vetroresina; isolanti e casseforme a perdere.
Ma quello che avvenuto in edilizia riscontrabile in agricoltura (botti,
coperture delle serre, sacchi, etc.), nella nautica (scafi, arredi, vele, etc.),
nella produzione delle autovetture (dalla plancia e cruscotto fino a tappetini,
rivestimento e imbottiture dei sedili, vernici, paraurti, tergicristalli, fanali,
maniglie, guarnizioni per finestrini e sportelli, pneumatici fino alle
componenti del motore) ed in quasi tutti gli altri settori della produzione.
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Box 3: Dalla A alla Z: le Moquette
Mouse
mille declinazioni Nastri adesivi
Nastri per regali
Accendini Negativi fotografici
Alberi di Natale Nylon da imballaggi
Asciugacapelli Occhiali
Aspirapolvere Ombrelli e ombrelloni
Assi Da Stiro Orologi da muro e da polso
Astucci Paralumi
Attaccapanni Pannolini
Attrezzature sanitarie PC
Bacinelle Pedane antiscivolo per doccia
Barattoli per creme di bellezza Peluche
Bicchieri Pellicole per alimenti
Bicchierini da caff Penne
Bidoni per tempere vernici Pennarelli
Bigiotteria Pettini
Blister Piatti e posate per pic-nic
Bobine per registratori Piscine per bambini
Borracce per campeggiatori Pneumatici
Bottiglie per le bibite Portafoto
Bottoni Porta posate da cassetto
Braccioli Posa ceneri
Buste per detersivi in polvere Posate
Cannucce Profumatori per ambienti
Caschi Protesi
Casse audio Quadri
Cassette frutta e verdura Rasoi
Cerotti Reti da pesca
Cialde caff Retine per frutta
Confezioni per pasta, riso, patatine Righelli
biscotti, brioche, surgelati Saccapoche
Contenitori per farmaci Sacchi per rifiuti domestici
Contenitori per polveri tipo Salvagente
borotalco e caff Salvagente 17
Copricerchi per automobili Scodelle
Cornici Scolapasta
Cucchiaini Scovolini
Cuffie Secchi
Custodie DVD e CD Secchielli, palette, formine da
Custodie cellulari spiaggia
Dispenser Shopper per spesa
Dosatori Sifoni per lavandini
Elettrodomestici da cucina Siringhe
Esche finte Sottovasi per piante
Etichette adesive Spazzole
Felpe in pile Spazzolini da denti
Fili da cucito e da pesca Spillatrici
Film per confezione multiple Spugne sintetiche
(bibite, carta igienica, tovaglioli) Squadrette
Flaconi di detersivi e prodotti per Stivali antipioggia
ligiene personale Sveglie
Forbici Taniche
Ganci Tappeti
Giocattoli Tastiere PC
Grucce appendiabiti Tappi
Guanti Telecomandi
Guarnizioni Telefoni
Imballi tipo tetrapak Teloni da imbianchino/muratore
Imbuti Tende
Impermeabili Tovaglie
Insalatiere Trousse per makeup
Infradito Tubetti per colle e dentifrici
Joystick Tubi passacavi
Lamette usa e getta Vaschette per carne, salumi e frutta
Lampade e lampadari Vasetti per yogurt
Lettori dvd Vasi per fiori
Mobili Zainetti e borse
Mollette per il bucato Zerbini
Quasi nessun materiale ha avuto uno sviluppo innovativo come quello
della plastica. La capacit tecnica di rispondere alle necessit emerse dalla
produzione industriale, unita alla consistenza della promozione del settore
(quello dei combustibili fossili) e lentit dei profitti ricavabili ha fatto si che
la ricerca dalla fine degli anni Quaranta del secolo scorso sia stata
caratterizzata da significativi investimenti che hanno permesso lavvio di
numerose nuove produzioni e commercializzazioni. Ad esempio gli indumenti
sportivi cosiddetti 'tecnici' come maglie e pantaloni leggeri e traspiranti,
giacche a vento che permettono di rimanere asciutti anche durante un
acquazzone, costumi e cuffie da piscina, scarpe, calze etc., gli scarponi da
sci, un tempo rigorosamente di cuoio, da decenni vengono realizzati con
materie plastiche che ne permettono una migliore rigidit e una migliore
protezione; gli stessi sci sono oggi realizzati con tecniche sofisticate che
usano materie plastiche innovative al fine di renderle pi leggeri, solidi e
poco soggetti a usura e, al tempo stesso, in grado rispondere sempre meglio
18 alle sollecitazioni.
Di materie plastiche sono le pellicole protettive sugli schermi dei PC o
anche di TV, in grado di migliorare la qualit dell'immagine rendendo i colori
pi luminosi e vivaci, ma anche le segnaletiche stradali risultano pi visibili
grazie all'uso di particolari pellicole dette microplasmatiche grandangolari
che risultano molto luminose ed evidenti al buio anticipando cos
l'acquisizione del segnale.
Nell'edilizia si diffuso l'utilizzo di particolari pellicole che permettono
di controllare della temperatura interna degli edifici, ridurre l'abbagliamento,
proteggono dagli effetti dannosi dei raggi solari e contribuiscono al risparmio
energetico.
Nellarte e nel design uno dei materiali pi usati.
Ovunque la plastica. Proprio ovunque perch dallo sviluppo di
plastiche avanzate dipende la produzione dei caschi e delle tute spaziali degli
astronauti e sono allo studio soluzioni che possano sostituire alcune leghe
metalliche utilizzate nella costruzione delle astronavi.

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http://www. nasa.gov
UNA RISORSA SPRECATA

Allenorme quantit di prodotti in plastica presenti in ogni tipo di


settore e attivit si debbono aggiungere quelli di uso temporaneo e monouso,
quali gli imballaggi, ad esempio alimentari (dai vassoi in polistirolo espanso
alle bottiglie di polietilene, dal film trasparente per mantenere freschi i cibi ai
contenitori delle spezie, fino alle cassette della frutta e verdura, passando dai
contenitori delle bevande), le stoviglie usa e getta (piatti, bicchieri, posate,
contenitori, ecc), i supporti monouso per lo svolgimento delle attivit
domestiche e produttive, le buste di plastica.
Dei quasi 300 milioni di tonnellate di plastica prodotte annualmente
circa la met viene usata per produrre articoli monouso e imballaggi (in
Europa oltre 50 milioni di tonnellate, in Italia 9 milioni) (Eurostat-Plastic
20 Europe Market Research Group 2009).
Le dimensioni del fenomeno sono impressionanti: si stima, ad esempio,
che ogni anno si buttino 58 miliardi di bicchieri di plastica, 200 miliardi di
bottiglie PET di acqua minerale (senza contare quindi le altre bibite)
(adnkronos, 2010).
Il tempo di uso di questi oggetti molto breve; si stima che circa
100.000.000 tonnellate di plastica vengono buttate entro 1 anno dalla loro
produzione, circa 8.300.000 T al mese ovvero 274.000 T al giorno
(www.Algalita.com).
il paradosso del monouso indistruttibile: si usa un materiale
duraturo per un uso temporalmente ridottissimo (minuti, ore, giorni). Si
buttano cos oggetti che ancora mantengono le proprie caratteristiche
funzionali e che potrebbero essere ancora efficientemente utilizzati; si sceglie
per produrre oggetti a basso livello di utilizzazione proprio un materiale di
lunga durata, lenta degradazione, capacit tecnico-prestazionali elevate.
In sintesi si pratica un inutile spreco.

21
LARTE DELLINGANNO

La plastica il materiale metamorfico per eccellenza. La sua duttilit


ed economicit, il suo straordinario polimorfismo, lenorme variet delle sue
applicazioni sono alla base della sua illimitata diffusione. Nel corso dei
decenni oltre generare nuovi prodotti andata sostituendo, nelluso e nelle
funzioni, altri materiali e per fare questo si mimetizzata.
Questo mimetismo consente di penetrare allinterno di ambiti
merceologici altrimenti inaccessibili e di sostituirsi ai materiali
tradizionalmente utilizzati. Il caso del linoleum tipico. Il linoleum il
capostipite dei pavimenti resilienti (ovvero di quei pavimenti morbidi e
flessibili). La sua composizione a base di olio di lino, farina di legno, farina
di sughero, pigmenti coloranti e altri composti naturali. Il linoleum un
22 prodotto naturale, ecologico, rinnovabile, inventato da oltre un secolo in
Inghilterra, ma subito dopo prodotto nei maggiori paesi del mondo.
Pavimento economico, facile e veloce da posare, facile da pulire, resistente
allusura e al calpestio, indicato per quelle realt soggette a grosso traffico,
per le quali ligiene assume un grande valore, come palestre, asili nido,
ospedali, ambulatori, camere operatorie. Il linoleum nel tempo ha subito
cambiamenti che lo hanno reso sempre meno salubre e sempre pi distante
dalla configurazione originale fino ad arrivare a quel prodotto che
popolarmente ed erroneamente viene chiamato linoleum ed in realt PVC
(polivinilcloruro).
Tale prodotto talmente diffuso che, prima della recente promozione
delloriginale e della rinnovata attenzione da parte di progettisti nei confronti
della salubrit dei materiali, qualunque rivenditore di pavimentazioni
nominava linoleum pavimenti vinilici o in gomma.
23
Il trasferimento del nome da un materiale naturale (a basso impatto e
nessun rischio per la salute umana) a un materiale di sintesi (il PVC per
quanto possa venire lavorato e trattato tende a sprigionare sostanze
tossiche, ad avere un comportamento al fuoco rischioso, a porre problemi
nello smaltimento e nel riciclaggio a causa degli additivi usati nel processo di
lavorazione per renderlo resistente e flessibile) implica una appropriazione
parassitaria che da un lato dequalifica un materiale nobile e dallaltro tende
ad acquisire una pariteticit di prestazioni (tra linoleum e PVC) che non
confortata dai caratteri tecnici degli stessi.
La denominazione un problema fondamentale per la promozione
delle merci e cos, ad esempio, la pelliccia sintetica diventata ecologica
perch non collegata alluccisione degli animali. In realt se la pelliccia
sintetica evita gli effetti negativi delluccisione, non si pu considerare
ecologica fin quando non si sia dimostrato che gli effetti della sua
produzione, uso e dismissione siano bassi e che non vi siano altre soluzioni
24 a minore impatto (compresa quella di non usare nessun tipo di pelliccia). In
caso contrario a fronte delleliminazione di una aberrazione (luccisione di un
animale e luso della sua pelle in un mondo che ha ben altri sistemi per
scaldarsi) si sopportano altre negativit che potrebbero essere eliminate se il
problema fosse affrontato in maniera effettivamente ecologica.
Alla stessa maniera gli alberi di Natale artificiali in apparenza
sembrano meno impegnativi di quelli naturali: non appassiscono negli
ambienti domestici, non sporcano, non richiedono cure, si possono riusare.
Ma ogni anno in Italia vengono importati 500.000 alberi sintetici (la quasi
totalit dalla Cina) per la produzione di ciascuno dei quali si immettono in
atmosfera oltre 20 kg di CO2 (LifeGate, 2010; Coldiretti, 2010). Al contrario
labete un deposito di CO2, pu essere ripantato a fine uso, coltivato in
vicinanza del luogo di consumo e in questo il suo peso ambientale
sicuramente minore.
Utilizzando la capacit di assomigliare, la plastica penetra nel mercato
sostituendo altri materiali ma mantenendone laspetto e presentandosi
capace di prestazioni tecniche e ambientali non proprie. Cos facendo cerca
di appropriarsi della nobilt di altri materiali, nobilt che anche la plastica
potrebbe avere se assumesse una propria identit e un proprio specifico
ambito di applicazione. Ma se cos facesse ridurrebbe il suo mercato, si
confinerebbe in un contesto definito e perderebbe quel carattere di
indefinitezza fondamentale per realizzare le premonizioni di Yarsley e
Cousens e per essere materiale caratterizzante del mercato globale.

25
GLI EFFETTI DELLO SPRECO

Il costo di produrre quello che non serve

Le condizioni dellambiente e della salute umana non sono indifferenti


ai processi produttivi della plastica. Nella trasformazione e lavorazione,
connesse al ciclo della raffinazione del petrolio (solo il 20% del petrolio
carburante, il restante rifiuto di distillazione che appunto viene utilizzato
per produrre la plastica) sono emesse una lista lunghissima e una notevole
quantit di inquinanti.
Il peso ambientale del settore evidente scorrendo il Registro europeo
delle emissioni dove una parte significativa dei 28.000 complessi industriali
e delle 65 attivit economiche inquinate o inquinanti censiti connessa con
26 la filiera di produzione della plastica (Registro E-PRTR, 2011).
La complessit propria del settore produttivo stata esponenzialmente
incrementata da una colpevole superficialit da parte di imprenditori ed
amministratori nel trattare la questione sottovalutando o minimizzando gli
effetti ambientali e sociali.
Il caso dellarea industriale di Porto Marghera in questo
esemplificativo. Il polo industriale di Marghera (33.000 addetti negli anni 60,
oggi 4500) continua a produrre il 40% delle materie prime per la produzione
di plastica nel nostro Paese (lo straniero, 2002). Negli anni 50 aprirono i
primi impianti per la produzione di CVM (cloruro di vinile monomero) e PVC;
in quel tempo, secondo le descrizioni dei lavoratori, si operava in mezzo a
nuvole di CVM, gas incolore e inodore, leggermente dolciastro e dagli effetti
apparentemente etilici. "In quegli anni nessuno si avvicinava ai ragazzi che
lavoravano in fabbrica" dicono in un intervista le donne del posto
"emettevano un odore strano, insopportabile, producevano un sudore
giallastro che non se ne andava dai tessuti neanche lavandoli..."
(www.agb.provincia.venezia.it/ atti sentenza) e che permaneva per
moltissimo tempo sugli operai.
Quasi nessuna informazione fu fornita agli addetti ed alla popolazione
sui rischi di una tale condizione e sulle misure per ridurne gli effetti, anche
dopo che questi furono noti al mondo scientifico e produttivo. Al
petrolchimico di Marghera tra gli addetti alle lavorazioni del PVC ci sono stati
157 lavoratori morti per tumore e 103 lavoratori ammalati, un numero
altissimo di lavoratori stato colpito da patologie sintomatiche da cause
connesse alle sostanze utilizzate, la probabilit di contrarre un tumore al
fegato era 7,5 volte in pi rispetto alla media e la possibilit di contrarre un
tumore epatico 600 volte superiore. Il rischio che la popolazioni a ridosso
dell'aria industriale potesse contrarre malattie respiratorie stato circa 2/3
volte superiore a quello di altre aree campione analizzate. A causa della
migrazione degli agenti inquinanti, nei soli fondali lagunari si rilevata una
forte presenza di diossine dovuta alla produzione di DCE (dicloroetano)
nell'area industriale, all'uscita dall'impianto vi stata una concentrazione 27

superiore da 30 a 300 volte ai limiti suggeriti dal Commissione Consultiva


Tossicologica Nazionale ed stato stimato che nelle Acque di Venezia, il
rilascio di DCE di oltre 2 t/anno (CCTN, 1994).
Al di l dellesito processuale nel caso di Porto Marghera rimane
evidente come la conduzione inappropriata del settore produttivo abbia
portato ad effetti negativi sulla popolazione e sullambiente. Non un caso
che oggi gran parte delle plastiche sia prodotto in Cina (anche riciclando
materiali recuperati a fine uso nei paesi europei): piuttosto che avviare una
azione di adeguamento degli impianti produttivi e di verifica degli effetti, si
preferisce importare prodotti semilavorati o finiti da paesi in cui il controllo
ambientale e sanitario pi basso. In tale maniera si riescono a mantenere i
costi molto bassi e a fare figurare la plastica, come materiale disponibile e
conveniente, scaricandone i costi ambientali e sociali su collettivit diverse
da quelle dei consumatori.
28
Sottovalutare, minimizzare non un comportamento intelligente. Di
fronte a lelevato peso ambientale e umano della plastica sarebbe
necessario gestire con attenzione i processi produttivi, ci sarebbe bisogno di
una diffusa consapevolezza della delicatezza del materiale e del rischio
connesso alla sua produzione.
Se si considerassero tutti gli aspetti connessi alla produzione vi
sarebbe una maggiore attenzione nei riguardi del materiale, una pi
adeguata utilizzazione dello stesso. Si abbandonerebbe cos una produzione
finalizzata a consumare, e consumare inutilmente, che aumenta
esponenzialmente i rischi sociali e ambientale senza portare alcun beneficio
comune.
Un materiale ignoto

Le plastiche sono realizzate dal polimero di base miscelato con una


serie di materiali noti come additivi senza i quali le materie plastiche non
avrebbero potuto rispondere allinfinita variet di funzioni che attualmente
svolgono. Esistono pochi tipi di plastica, ma sono moltissimi i prodotti che
possono essere resi rigidi o flessibili, opachi o trasparenti, isolanti o
conduttivi, resistenti al fuoco, colorati, etc., attraverso l'uso di additivi.
Lelevato numero delle funzioni che sono chiamati a svolgere e delle
sostanze che possono svolgere tali funzioni rendono molto difficile la
completa conoscenza dei caratteri e dei comportamenti nel tempo delle
diverse plastiche e quindi gli effetti sulla salute dellutilizzatore.
Questa condizione resa molto delicata dal fatto che gli organismi
interagiscono con le sostanze con cui entrano in contato e che ciascuno di
essi durante i processi di scambio pu arricchire i propri tessuti con sostane
nocive. Inoltre nel tempo si possono realizzare fenomeni di bioaccumulo e 29

bioconcentrazione di sostanze tossiche in particolare gli organismi al vertice


della rete alimentare (luomo e i grandi predatori).
Tale condizione dovrebbe chiamare i produttori piuttosto che a
giustificare o a difendere il proprio prodotto a svolgere dettagliate verifiche e
togliere dalla produzione ogni tipo di sostanza che, anche senza averne la
certezza, potrebbe mettere a repentaglio la salute degli utilizzatori.
Ma ci non sempre succede. E troppo frequente, come accade per i
processi produttivi, che si intervenga quando il potenziale rischio si
conclama in un danno specifico e troppo spesso si interviene sostituendo la
sostanza individuata come dannosa con un'altra di cui, alla stessa maniera
della precedente, si ignorano i caratteri.
30
Tanti sono gli studi scientifici che segnalano interazioni pericolose. Ad
esempio l'Universit di Gtenborg ha effettuato un recente studio da cui
emerge come un terzo dei prodotti plastici rilascino sostanze inquinanti
potenzialmente dannose per la salute umana (5 campioni su 13 riguardano
prodotti per bambini) (Lithner D., Univerit di Gteborg, 2011. Solo questi
dubbi, se fossero solo dubbi, dovrebbero modificare il comportamento
nelluso della plastica a contatto con gli alimenti. Ma non si opera sempre
cos e nella maggior parte dei casi si procede molto lentamente a togliere
dalluso materiali su cui vi sono ragionevoli motivi di perplessit. Di seguito
un elenco con una valutazione del rischio di Mackiewicz (Mackiewicz J., "The
Hazard of Plastic", 2012 ) che, come facile riscontrare, non ha generato
scelte conseguenziali.

BOTTIGLIE PER L' ACQUA MINERALE E PER


POLIETILEN- PERICOLOSO
BEVANDE IN GENERE, FIBRE TESSILI PER
TEREFTALATO
VESTITI
31
SACCHETTI PER CONGELARE, NASTRO APPARENTEMENTE
POLIETILENE AD
ADESIVO, BOTTIGLIE, SACCHI PER LA
ALTA DENSIT SICURO
SPAZZATURA, TUBI, GIOCATTOLI, COSMETICI

BOTTIGLIE, FLACONI DI DETERSIVE, PELLICOLE


POLIVINILCLORURO PER FILM, CORDE, GIOCATTOLI, PARTI PER DA EVITARE
AUTOMOBILI.

SACCHETTI, CASSETTE, NASTRI ADESIVI, APPARENTEMENTE


POLIETILENE AD
BOTTIGLIE, SACCHI PER LA SPAZZATURA, TUBI,
ALTA DENSIT SICURO
GIOCATTOLI.

BOTTIGLIE PER MEDICINALI, CONTENITORI, APPARENTEMENTE


POLIPROPILENE OGGETTI DI ARREDAMENTO, FLACONI PER I
SICURO
DETERSIVI, GIOCATTOLI

CONTENITORI USA E GETTA, BICCHIERI,


POLISTIROLO POSATE, PIATTI, COPPETTE PER LA FRUTTA E DA EVITARE
GELATO, TAPPI ED IMBALLAGGI.

BOTTIGLIE E BIBERON PER BAMBINI, NYLON,


ALTRO (DAL
PROTESI, IMBALLAGGI, APPARECCHI
POLICARBONATO PERICOLOSO
TELEVISIVI, ISOLAMENTO PER PARETI,
FINO ALLE
LAMPADE, GIUBBOTTI ANTIPROIETTILE,
BIOPLASTICHE)
ABBIGLIAMENTO, ETC.

Le norme tendono a recepire gli esiti della ricerca con grande lentezza
(data anche la velocit con cui si modificano gli additivi) e spesso senza
appropriatezza ponendo cos i cittadini nella frequente condizione di
utilizzare materiali sulla cui qualit e salubrit permane un livello di
incertezza.
Il caso delle bottiglie in PVC esemplificativo. Per decenni questa
plastica stata utilizzata per fare bottiglie nonostante fosse un polimero
termoplastico derivato dalla polimerizzazione del CVM costituito per il 57%
da cloro e per la restante percentuale di carbonio e idrogeno e che ci fossero
significative perplessit non solo sui processi produttivi ma sui rischi per la
salute derivanti dalla migrazione delle sue sostanze in particolare quando
esposto al caldo. Da qualche decennio si beve nel PET (polietilentereftalato)
ma allinizio del 2000 in Europa erano in PVC circa il 50% delle tubazioni in
materia plastica per acque di scarico dei fabbricati e il 20% delle tubazioni
per acqua potabile, il rivestimento di circa il 75% dei cavi elettrici e telefonici,
le sacche e i tubicini trasfusionali, le tende a ossigeno e i guanti monouso
delle strutture ospedaliere cos come gli imballaggi degli alimenti, molto
32 diffuso era il suo impiego anche in edilizia, per finestre e serramenti per
leccellente isolamento termico e per la sua lunga durata. La produzione del
PVC rappresenta oggi la maggiore applicazione di cloro, circa il 40% del
totale (Fabbri F., Greenpeace).
Del resto gi noto che le bottiglie di plastica in poliestere contengono
antimonio, un metallo pesante tossico che in determinate condizioni provoca
il cancro; oltre agli effetti sulla salute connesse con luso del contenitore
certo che nel momento in cui esse sono bruciate la combustione rende
respirabile lantimonio con danni sicuri alla salute umana (McDonough W.,
Braungart M., 2003).
La plastica un materiale che meglio di altri si presta a inglobare al
suo interno altre sostanze e proprio per questo dovrebbe essere impiegata
sulla base della massima conoscenza dei suoi contenuti e degli effetti che
essi comportano, operando per eliminare ogni possibile rischio sulla salute
delle persone.
Un mare di plastica

La plastica non facilita il riuso degli oggetti. E minima la percentuale


di oggetti di plastica riusati per la stessa funzione. Tendenzialmente la
plastica si butta in quanto economica e accessibile e non si ripara
facilmente.
Il riciclo della plastica non semplice. Il sistema pi diffuso di riciclo,
la rilavorazione termica o meccanica dei rifiuti, finalizzato a ottenere un
materiale il pi possibile simile al corrispondente polimero vergine, non
consente di ottenere materiali di pari qualit rispetto alloggetto originario.
Il recupero energetico della plastica non efficiente. Ad esempio,
ipotizzando un rendimento elettrico del 25%, considerato un potere calorifico
inferiore medio delle plastiche di circa 7.800 Kcal/kg, bruciando 1 kg di
plastica si recupereranno soltanto meno di 2.000 kcal delle 14.000
originariamente spese per produrlo. Tramite il riciclaggio, finalizzato al
recupero di materia, sarebbe invece possibile un vantaggio energetico oltre 5 33

volte superiore rispetto all'incenerimento (Varriale M., 2011).


Nel 2010, nellUE 27 dei circa 14,6 milioni di tonnellate di rifiuti in
plastica solo in sette paesi si riciclato o riutilizzato oltre l84% mentre negli
altri 20 meno del 25% (EuPC et al., 2009). Considerando che i paesi europei
sono tra i pi attenti nel trattamento dei rifiuti, si percepisce quanto possa
essere limitata la quantit di plastica raccolta e trattata nel mondo.
La plastica, anche per la scarsa convenienza al riuso/riciclo rispetto a
quella di altri materiali, viene pi facilmente abbandonata nellambiente e
ogni oggetto di plastica fabbricato negli ultimi cinquant'anni, tranne quella
piccola parte trattata cui si accennato precedentemente, da qualche parte
nell'ambiente e ivi rimane per centinaia fino a migliaia di anni.
Oggetti in plastica abbandonati, o parti di essi, sono ovunque: dalle
zone agricole ai boschi, dai fiumi ai bordi delle strade e poi in mare. Si stima
che tra il 5 e il 10% dei 260 milioni di tonnellate prodotte annualmente
finisca in mare (Barnes, 2005); considerando che questo fenomeno avviene
da almeno 50-60 anni e la lunghezza dei tempi di degradazione del
materiale, si pu immaginare lenorme quantit di plastica che pu essersi
accumulata nei mari. Solamente lo tsunami che ha colpito il Giappone si
stima abbia incrementato la plastica negli oceani di una quantit che oscilla
tra 5/20 milioni di tonnellate (Maximenko N., International Pacific Research
Center, 2011). Mediamente un rapporto elaborato dalle Nazione Unite ha
stimato in circa 20.000 unit i detriti pi o meno grandi presenti in 1 Km
quadrato di superficie marina (Unep, 2009).

34

http://sprinterlife.com

Anche i dati riguardanti il Mediterraneo non sono confortanti Stime


recenti indicano la presenza di 3 miliardi di rifiuti galleggianti o addensati
sui fondali marini di cui il 70-80% sarebbe costituito da plastica (Unep,
2009).
http://brickellreporter.com

35

http://www.plasticoceans.net

In ragione delle correnti i materiali si concentrano in alcune aree. La


pi nota il Pacific Trash Vortex, (gorgo di immondizia del Pacifico)
un'isola di spazzatura, soprattutto di plastica galleggiante, formatasi
nell'Oceano Pacifico a partire dagli anni 50, con un diametro di circa 2500
km, pari ad unarea di circa 15 milioni di kmq (come Spagna e Portogallo
messi assieme), e un peso di 3.500.000 tonnellate (C. Moore et al. 2005).
Composta da decine e decina di migliaia di pezzi di plastica galleggianti per
kmq. Tra il 1997 e il 2007 la massa di detriti si sarebbe triplicata, nel 2030
si stima che si raggiunger quota 30,5 milioni di chilometri quadrati (una
superficie undici volte superiore a quella dellUnione Europea). Di masse
galleggianti di questo tipo ne sono state identificate cinque.
Sono 267 le specie marine che scambiano i rifiuti (a causa della
dimensione, delle forme, del colore) per alimenti e li ingeriscono o che sono
vittime di entanglement (imbrigliamento in sacchetti, reti o altri rifiuti plastici
causa di morte per fame, soffocamento o annegamento). Tra queste l86%
delle tartarughe marine, il 44% di tutte le specie di uccelli marini e il 43%
delle specie di mammiferi marini (Laist, 1997). Uno studio delle Universit di
Valencia e Barcelona, ha rilevato la presenza di rifiuti nello stomaco di 43 dei
54 esemplari di Caretta caretta costituiti per il 75,9% da plastica (Tomas et
al. 2002). Una recente ricerca mostra come nel Mar Adriatico una tartaruga
della stessa specie su tre ospiti nel proprio stomaco sacchetti per la spesa,
imballaggi, cordini, polistirolo espanso, filo per la pesca (Lazar et al., 2010).

36

http://www.rrbar.net

Un rapporto del 2011 dimostrava che nelle profondit oceaniche


intermedie del Pacifico del Nord il 9% del pesce catturato conteneva rifiuti di
plastica nello stomaco e valutava che i pesci di quellarea ingerissero plastica
tra 12.000 e 24.000 tonnellate all'anno (Scripps, 2011). Nel 2008 nello
stomaco di uno dei due capodogli trovati sulle spiagge della California furono
rinvenuti 250 chili di plastica nello stomaco. Ma anche il 44% delle specie di
uccelli marini noto per ingerire plastica (Kellyn Betts, 2008).

37

http://www.expeditionmed.eu

Nel corso del tempo, le plastiche si scompongono, per linflusso della luce
solare e l'azione delle onde e labrasione meccanica, in frammenti molto
piccoli, noti come "micro-plastiche". Una sola bottiglia da un litro, ad
esempio, pu produrre frammenti abbastanza piccoli da potersi depositare
per un miglio di spiaggia e in tutto il mondo; le parti rimangono in
sospensione nel mare, ricoprono i fondali, sono piaggiati (Great Pacific,
2011, para. 5).
http://coastalcare.org

38

www.plasticgarbageproject.org

Il processo pu proseguire fino a livello molecolare, senza che i


polimeri vengano spezzati rendendoli, di fatto, non biodegradabili (la loro
durata di vita supera in media i 500 anni) che si mischiano al plancton.
Anche in questo caso non vi una quantificazione precisa ma le stime
valutano la loro presenza in alcune aree in quantit 6 volte superiori al
plancton (in zone pi compromesse il rapporto passa a 30 a 1) (C. J. Moore,
2008); comunque particelle, tra 20 e 50 micron di diametro, pi sottili di un
capello umano, sono state rilevate nelle acque oceaniche, nella sabbia e nei
sedimenti dei fondali marini di tutto il mondo (C. J. Moore, 2008). Si pu
immaginare quanta plastica possano ingerire ed accumulare le megattere
che filtrano fino a 3.600 chili di plancton al giorno.
La plastica attraendo inquinanti chimici galleggianti grazie alla
presenza di oli nella propria struttura (i piccoli frammenti porosi agiscono
come spugne), diviene uno strumento di raccolta e trasporto di pesticidi,
diossina, insetticidi, fungicidi, lubrificanti, concentra questi materiali tossici
in quantit fino ad un milione di volte superiori di quelli riscontrabili
normalmente nellacqua marina (Rios et al., 2007) e in tal maniera diviene
uno strumento di avvelenamento degli organismi. Questa poltiglia ingerita
dagli organismi acquatici (anche dagli anche gli organismi filtratori, come le
cozze, che possono mantenere singole microparticelle di plastica nella
propria conchiglia per oltre 48 ore) detta dagli esperti mimic food, avr
quindi effetti tossici sulla fauna marina e conseguente rischio di
contaminazione della catena alimentare (Browne et al., 2008).
I rifiuti di plastica si muovono nei mari e divengono il vettore di
diffusione di specie aliene (Hartwig et al., 2007) permettendo ad esse la 39

colonizzare di nuovi ambienti (Gregory, 2009) di interagire con specie pi


deboli creando problemi alla biodiversit. Ad esempio detriti di plastica alla
deriva, rappresentano lhabitat ideale per un insetto noto come sea-skater
(pattinatore del mare) che si nutre di plancton e uova di pesce;
originariamente raro, ora grazie ai supporti galleggianti forniti, divenuto
molto prolifico con danni intuibili sulla delicata catena alimentare oceanica.
http://www.flickr.com
40
Le condizioni dei mari sono un indicatore di come non funzioni il
modello economico produttivo e dei consumi che caratterizza la nostra
contemporaneit. Certo gran parte degli effetti negativi sono generati dai
comportamenti umani ma questi sono agevolati dalle modalit implicite
nelluso delle merci (ad esempio lusa e getta) e la plastica, nel suo uso
contemporaneo, interpreta pi di altri materiali quellindifferenza allo spreco
e agli effetti negativi generati che propria del consumismo globale.
CONCLUSIONI

Per poter recuperare un corretto rapporto con la plastica opportuno


utilizzarla nei casi in cui essa favorisce comportamenti ambientalmente e
socialmente corretti, contribuisce alla riduzione degli sprechi, aumenta
lefficienza ecologica delle azioni e delle trasformazioni.
Per fare questo necessario liberarsi dallubiquit della sua presenza,
selezionare i casi in cui il suo uso indispensabile, depurare la quotidianit
da un abuso recuperando il senso dei singoli oggetti e adoperando per
ciascuno di essi un materiale appropriato alla luce non solo della
reperibilit, economicit, capacit di generare profitti ma degli effetti prodotti
nella societ e nellambiente dalla produzione, distribuzione, uso e recupero.
Si tratta quindi di rinunciare a gran parte degli oggetti di plastica,
sostituendoli con altri materiali e altri comportamenti, di discernere in che
situazione effettivamente utile il suo uso, di non perseguire quella 41

apparente semplificazione delle azioni (ad esempio monouso) che riversa gli
effetti negativi su altri settori, altre persone, altri ambienti.
La plastica quando usata con discernimento e consapevolezza, e quindi in
quantit ridotte e distante dagli scenari da incubo di Yarsley e Couzens,
potr allora considerarsi un materiale meraviglioso.
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