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Verso la scuola estiva di UniNomade:

appunti per il workshop su inchiesta e conricerca

Salvatore Cominu e Gigi Roggero

Perch fare inchiesta militante?


Per rispondere a questa domanda, dobbiamo innanzitutto vincere scorciatoie o tentazioni
sociologiste anche dentro il movimento. Non si fa inchiesta quando le lotte latitano e non c
niente di meglio da fare; in queste fasi bisogna invece chiedersi, attraverso linchiesta, perch le
lotte latitano e chiedersi quindi che fare. E se possibile per anticiparle. Non necessariamente
lassenza di lotte dispiegate significa assenza di conflitto, soggettivit dormienti, dominio/egemonia
del campo avversario. Spesso i conflitti sono interiorizzati producendo malessere e patologie (per
questa ragione sarebbe opportuna una riflessione sul rapporto tra regimi di produzione del
capitalismo contemporaneo e patologie non solo sociali, ma anche personali, mentali, attinenti al
corpo), oppure sono molecolari, individualizzati, prendono forme alternative, sono praticati negli
interstizi dei rapporti di produzione e tra le pieghe delle relazioni di potere che non sono posti in
discussione in forma esplicita. O ancora si manifestano come uso proletario delle risorse che la
classe avversa nelle sue tante articolazioni, finanziaria, industriale, cognitiva, statale, ecc.
socializza e distribuisce ai fini dellaccumulazione. Lo abbiamo detto tante volte: creativit,
autonomia, utilit sociale, merito, sostenibilit ecc. non significano la stessa cosa per il CEO della
corporation e per il precario cognitivo, per il manager della sanit e per leducatrice sociale, per il
rettore della Bocconi e per lassegnista di ricerca, per la societ immobiliare e per la coppia di
migranti che acquista casa, per la banca dinvestimento e per il pensionato che investe i suoi pochi
risparmi in fondi e titoli di stato. Cogliere i conflitti quando ancora non ci sono, scommettere sulla
loro radicalizzazione, lobiettivo politico dellinchiesta a freddo. Anticipare le lotte significa
organizzarle, porsi nella condizione di orientarle, politicizzarle, farle assumere una direzione. Non
tanto nel senso organizzativo del termine, quanto nel senso pi profondo, di organizzazione del
discorso. Arrivare dopo, non serve a molto!
E quando le lotte ci sono, linchiesta ancora pi urgente. Non solo per farle conoscere, o
descriverle rintracciandone i fattori sottostanti, il background dei protagonisti, i passaggi che ne
hanno favorito linnesco e la deflagrazione (tutte cose importanti, beninteso). Linchiesta a caldo,
ci si passi lespressione roboante, serve nella misura in cui trasforma (per riprendere la terminologia
dei Quaderni Rossi) conflitto in antagonismo, rivendicazioni parziali in pratica e produzione del
comune, rende appropriabili pratiche situate e locali in lotte pi generali o perlomeno riproducibili.
Le lotte (per quanto disperse e talvolta velleitarie) delle lavoratrici e dei lavoratori del welfare, ad
esempio, possono essere utilizzate per innovare la governance dei servizi sociali e sanitari in un
quadro di ritirata delle prestazioni pubbliche piuttosto che per affermare pratiche di riappropriazione
e usi comuni degli stessi. Quelle di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo e della cultura, forse,
segnalano anche linaridimento delle fonti creative di imprese e istituzioni del settore, la tristezza e
la scarsa qualit del prodotto delle organizzazioni culturali (oltre a quella del non avere una
situazione lavorativa relativamente stabile o del non averne affatto). Potrebbero dunque essere
lette nel medesimo tempo come spazio dinnovazione delle pratiche e dei prodotti culturali e come
spazio di produzione di antagonismo che ricerca cooperazione con altri soggetti. Nel caso dellIlva,
ad esempio, siamo di fronte a un conflitto per un capitalismo green o per sperimentare il reddito
incondizionato? Sottolineare il distinguo non ha lo scopo di valutare i movimenti, fornendo
giudizi sul loro grado di anticapitalismo. Al contrario, serve per riaffermare un metodo; il
conflitto sempre, o quasi sempre, anche innovazione capitalistica; ma linnovazione capitalistica
pu sempre rovesciarsi in antagonismo volto alla trasformazione radicale dellesistente.
Ma linchiesta non va nemmeno confusa con la denuncia pubblica: cosa pu servire oggi, ad
esempio, limitarsi a dimostrare che i precari non arrivano alla fine del mese e sono attanagliati

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dallassenza di futuro? Per fare questo bastano gli istituti di ricerca e i quotidiani, che hanno ben
altri mezzi e lavorano per la controparte: possiamo certamente utilizzarli, non dobbiamo mai
imitarli. Linchiesta militante deve allora porsi lobiettivo di fare emergere e dunque organizzare i
processi di soggettivazione e controsogettivazione.

Metodo di discussione
Assumendo questa base comune, diciamo subito che il workshop della scuola estiva non sar un
seminario sullinchiesta e sulla conricerca: ne abbiamo fatti diversi negli ultimi anni, i materiali non
mancano (sono semmai utili delle bibliografie, in parte esistenti e in parte da aggiornare), inoltre
lultima lezione del percorso di autoformazione Commonware a questo scopo esauriente. Ci
proponiamo invece di costruire uno spazio di discussione, confronto e condivisione tra realt
militanti e compagni che stanno praticando o hanno in cantiere percorsi di inchiesta. Ci
proponiamo, al contempo, di sviluppare la conricerca non come specialismo o tecnica, da delegare a
esperti esterni o interni al movimento, ma come stile della militanza complessivo.
Il workshop sar introdotto da due brevi relazioni, che tenteranno di porre sul tappeto questioni,
problemi, nodi aperti e ipotesi da discutere e verificare collettivamente. Si far quindi un primo giro
di interventi, chiedendo alle realt e ai compagni presenti di ridurre al minimo la propria
presentazione. Spesso, infatti, partendo dalla presentazione dei propri percorsi, si finisce per
limitarsi a questo: sarebbe allora utile che questa fase venisse fatta utilizzando il sito, comunicando
la propria partecipazione, facendo circolare dei materiali sulle inchieste avviate o dei testi sulle
ipotesi di lavoro. Il primo giro di interventi deve dunque servire, a partire dalla griglia comune di
questioni sollevate nellintroduzione, ad analizzare problemi affrontati e ipotesi politiche elaborate
dentro la materialit dei propri percorsi di inchiesta militante.
Lobiettivo del workshop costruire un processo collettivo di coordinamento delle esperienze di
inchiesta esistenti o da fare. Ci non significa unomogeneizzazione dei luoghi e dei temi
dellinchiesta, per quanto ovviamente non tutti i luoghi e i temi siano uguali dal punto di vista delle
lotte e anche questo sar materia di discussione del workshop. Si tratta, invece, di creare
coordinamento sui problemi e sulle ipotesi politiche, componendo e permettendo il confronto
continuo delle differenti esperienze in un tessuto comune.

Stato dellarte e domande di ricerca


In questultimo anno o anno e mezzo sono state pensate o avviate (da nuclei sparuti o da collettivi di
compagne/i) sia inchieste a freddo sia inchieste a caldo (o perlomeno a tiepido, in situazioni
di conflitto latente o non pienamente dispiegato). Spazi e territori dellinchiesta sono differenti, con
finalit spesso situate e locali, ed esigenze talvolta nate allinterno della composizione sociale che si
mobilitata. Altre ancora muovono dalla volont di esplorare la produttivit di alcune categorie
dal punto di vista dei processi di soggettivazione (ad es., il genere non solo come forma di
assoggettamento capitalistico delle differenze, ma anche come leva per la contro-soggettivazione).
Questa eterogeneit va acquisita come una ricchezza, va rispettata e laddove possibile supportata.
Entro questi percorsi occorre ricavare lo spazio specifico di uninchiesta Uninomade, che ponga
domande, categorie e obiettivi politici comuni. Qui necessario chiarirsi. Tra le inchieste aperte ce
ne sono alcune in cui compagne e compagni interni o a ridosso del percorso di UniNomade
(usiamo questi termini convenzionalmente, per capirsi, non per delimitare uno spazio di
appartenenza che sarebbe quantomeno vago) sono promotori o comunque pienamente inseriti; ve
ne sono altre in cui siamo vicini o comunque coinvolti a vario titolo; altre ancora che hanno preso
forma e con le quali possiamo entrare in contatto e relazione politica. Facciamo un esempio. Gli
occupanti di Macao, a Milano, hanno promosso uninchiesta al loro interno, come peraltro altre
realt che hanno dato vita alle esperienze di autorganizzazione di lavoratrici e lavoratori dello
spettacolo, della cultura e della creativit. Altre inchieste nello stesso ambito sono in corso e
lobiettivo prossimo giungere ad uninchiesta nazionale. Ma anche in altre realt sociali ad
esempio gruppi di lavoratori e lavoratrici delle cooperative sociali in diverse citt hanno espresso

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una domanda dinchiesta che hanno perlomeno tentato di promuovere. Oggi, la capacit di fare
inchiesta incorporata nella composizione sociale; questa, se vogliamo la grande differenza
rispetto alle esperienze pionieristiche degli anni 50 e alle stesse inchieste dei Quaderni Rossi,
quando gruppi di ricercatori militanti interrogavano la classe dallesterno (schematizziamo, forse
non era proprio cos, ma certamente la capacit di fare ricerca cresciuta, si decentrata, si
diffusa)1.
Noi per abbiamo (ovviamente parliamo in termini di propositi) bisogno di distinguere, in un certo
senso, linchiesta di Macao e anche quella eventuale nazionale dei creativi, dallinchiesta
UniNomade. Cosa significa questo? Che UniNomade fa la sua inchiesta giustapposta a quella di
Macao, del Garibaldi, del Valle, della Balena e degli altri spazi? Assolutamente no! UniNomade pu
semmai stimolare e promuovere inchiesta militante laddove non c e servirebbe (anzi dovrebbe
proprio fare questo, discutiamone a Passignano). Laddove esistono, dovrebbe porsi nella condizione
di abitare i percorsi attivati, rispettandone obiettivi e domande di fondo. Cosa qualifica allora
linchiesta UniNomade? Questa la domanda da cui partire; abbiamo bisogno di una griglia
politica, uno schema banalmente alcune domande di ricerca, che non significa scrivere
questionari, tracce dintervista, griglie per la conduzione di focus group o simili non da imporre
alle inchieste esistenti, ma che fungano da guida orientativa e da possibile griglia per la
politicizzazione di questi percorsi. E che in questi mesi abbiamo gi in parte abbozzato, sia nei
diversi seminari realizzati (da Genova a Napoli, passando per Milano e Torino) sia nellambito di
alcuni percorsi dinchiesta gi avviati (sulluniversit, sul No Tav e le lotte territoriali, su cultura e
spettacolo, sulle cooperative sociali, sui call center, sui forconi e lagricoltura, sulle fabbriche,
sullindustria del divertimento).
Poich non si arriva mai ad una riunione con il foglio bianco, proviamo stenograficamente a
sistematizzare quali sono queste domande da cui le inchieste muovono.
a. Forme del comando e della cattura nella produzione contemporanea. Cos limpresa? Qual il
grado di consenso dellimpresa, intesa nelle sue tante accezioni (e quindi anche come new public
management, ma anche come forma del comando e dellaccumulazione sui territori e sulle vite)?
Quali i percorsi di de-impresizzazione (de-lavorizzazione)? Come si esprimono? Quali i conflitti
silenti e quali quelli espliciti? Dove (exit, esodo o lotta dentro le organizzazioni)? Come lottano le
diverse frazioni di lavoro (inchiesta a freddo)?
b. La vita messa al lavoro/la vita e i corpi come terreno di de-lavorizzazione.
c. Forme della cooperazione (le nuove informazioni operative) tra innovazione capitalistica e
comune.
d. Cosa gratifica? Cosa ha valore per la composizione sociale nel nuovo capitalismo in crisi? Cosa
significa valorizzarsi? Come per i no collar di Andrew Ross, il mercato il luogo dove valorizzare
se stessi, con tutte le ambivalenze del caso? Quali sono i valori distintivi?
e. Come ci si organizza sui bisogni (come si pratica lobiettivo)? Parliamo anche dei bisogni di
qualit delle esistenze, ma pure di quelli materiali (casa, reddito, salute, ecc.)? Tiene la famiglia?
Altre forme di welfare selettivo e clientelare? Ci si autorganizza?
f. Chi sono gli alleati (c orientamento alla ri/composizione, verso quali frazioni)? Chi i nemici
(contro chi si lotta, parliamo qui di inchiesta a caldo)?
g. La rappresentanza politica e sindacale: banalmente, c rottura, capacit di uso altro e contro
della rappresentanza in crisi, siamo oltre la rappresentanza? Se s, come si esprime
lirrappresentabilit e attraverso quali processi costituenti?
Queste e altre domande, va da s, sono declinate dal molteplice punto di vista della composizione
sociale: di genere, di generazione (sottolineiamo, non perch pi importante ma forse perch meno
sviluppato, almeno da noi), della razza. Questi sguardi, a nostro modo di vedere, pi che

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Questo tema era caro a Romano Alquati ad esempio, quando pensava ad un uso di parte del sapere universitario come
bacino di tecniche al servizio dei soggetti collettivi e del nuovo proletariato dei servizi, anche ad alto contenuto di
lavoro intellettuale. La metodologia era dei secondi, al limite le tecniche dovevano essere socializzate dalluniversit.

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definire campi dinchiesta specifici, vanno assunti come metodo da portare dentro tutte le inchieste
e come possibili variabili politiche, che per differenziano anche le risposte alle domande di cui
sopra.

Ipotesi esplorative e ulteriori domande


Ci sembra allora che si stia determinando un cambiamento di rotta rispetto agli ultimi quindici anni,
in cui dovevamo spesso registrare un rapporto inversamente proporzionale tra quanto si parlato di
inchiesta e conricerca e quanta ne stata concretamente fatta. I problemi di questa sproporzione
sono stati chiaramente molti, ci limitiamo ad accennarne uno: partendo dal corretto presupposto di
cui parlavamo prima, per cui non vi esternit possibile tra militanti e lotta di classe, ovvero i
compagni sono completamente interni alla composizione del precariato contemporaneo, si spesso
arrivati allerrata conclusione secondo cui il punto di vista dei militanti , senza scarto, il punto di
vista del precariato. Linchiesta quindi diventata, esclusivamente, auto-inchiesta: si parte da s e si
arriva a s. Si badi: lauto-inchiesta una prospettiva importante, ma va intesa dentro una
composizione di classe o un suo segmento allargato, soprattutto nelle sue espressioni di lotta e nei
suoi processi di controsoggettivazione. Non un punto di inizio quando non ci sono lotte, ma una
fase avanzata, cio di organizzazione dentro una mobilitazione. Lauto-inchiesta dentro un gruppo
militante rischia di scivolare nellautoreferenzialit, o almeno ci che lesperienza pi o meno
recente ci insegna.
Esistono molti fili comuni tra i percorsi di inchiesta cui si fatto sopra cenno: uno di questi , con
gradazioni e intensit diverse, quello della precariet. Qui vorremmo, per, discutere
collettivamente un problema. A partire dagli anni 90 si cominciato a considerare il precariato in
termini di unit, immaginando che fosse la progressiva identificazione in questa condizione comune
che avrebbe determinato processi di conflitto e ricomposizione. Questa impostazione politica stata
molto utile per imporre la centralit della questione precaria (questo non va dimenticato: sono stati i
movimenti e non una sedicente opinione pubblica a imporlo). Con il passare del tempo, tuttavia, ci
pare evidente la necessit di prendere atto dei limiti di tale discorso politico: a una percezione ormai
generalizzata dellidentit precaria non corrispondono processi di lotta ricompositivi attorno a
questa identificazione. Ci significa arretrare o addirittura buttare a mare la questione della
precariet e delle trasformazioni della composizione di classe? Niente affatto. Abbiamo invece
limpressione che dobbiamo rovesciare il problema per arrivare allobiettivo politico: si tratta, cio,
di spacchettare il precariato per rimontarlo in unaltra direzione.
Allinterno della composizione del precariato sono infatti visibili processi di stratificazione che
passano attraverso varie linee e dispositivi ovviamente quelli di mansioni, salario e status dentro
la divisione cognitiva del lavoro, cui corrispondono specifici processi di soggettivazione,
sicuramente quelli, di lungo corso, di razza e di genere, focalizzati con precisione da alcune delle
inchieste che prenderanno parte alla discussione. Esiste poi una stratificazione generazionale, che
sta assumendo sempre pi importanza con lo sviluppo storico della precarizzazione. Intendiamo la
generazione in termini politici e non anagrafici, legandola cio a esperienze di soggettivazione che
certamente sono condizionate dalle fasce di et, ma non sono da queste deterministicamente create.
Del resto, la precariet stessa ha prodotto un allargamento della categoria di giovane: oggi si pu
essere giovani anche a quaranta o cinquantanni, laddove questa giovinezza legata allinstabilit di
reddito e prospettive. una sorta di collasso del futuro in un presente senza fine, in cui alla
condizione materialmente data (la precariet) si sovrappongono ordini del discorso che
appartengono alle forme del lavoro considerato normale, cio quello fordista. Lessere
giovani/precari corrisponde dunque al tempo di unattesa indefinita, sospesa tra il non pi la
scuola tradizionalmente intesa e un non ancora che probabilmente non arriver. Riappropriarsi
della giovinezza dal punto di vista della potenza e non della carenza sarebbe gi un grande obiettivo
che le lotte del precariato possono costruire: un po' quello che stanno facendo i grandi movimenti
nella crisi globale, da Occupy alla Val Susa.

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Ipotizziamo, a grandi linee, tre livelli generazionali che stratificano il precariato. Un primo livello
quello di chi oggi ha tra i 35 e i 45 anni, cresciuto nelle retoriche dellauto-imprenditorialit e della
fase rampante della new economy. Un secondo livello, sottostante, quello su cui fa perno il
dispositivo meritocratico, inteso come soluzione allesplosione delle suddette illusioni del
capitalismo espansivo: crisi e precariet non sarebbero dati strutturali ma dipendenti da cattive
volont, lavorando duro e sbattendo in galera i corrotti sarebbe perci possibile rimettere in
funzione il sistema. Il terzo livello, infine, quello che sta emergendo ora, giovanissimi e giovani
che abbiamo chiamato precari di seconda generazione, cio figlie e figli di coloro che hanno
iniziato a vivere la precariet come dimensione permanente e non congiunturale.
Spacchettare il precariato significa allora non solo approfondire la conoscenza di questa
stratificazione, ma anche non immaginare la ricomposizione come processo lineare e omogeneo.
possibile e anzi probabile che essa passi per degli scontri tra i diversi livelli e al loro interno, come
del resto sempre avvenuto nella formazione della composizione politica. Il nostro compito ,
allora, individuare delle linee di forza che possano ricomporre attorno a loro una potenza comune.
Nello specifico, facciamo lipotesi (che vorremmo discutere collettivamente e mettere a verifica
dentro linchiesta, cio usarla politicamente) che quello dei precari di seconda generazione possa
diventare uno strato centrale nelle lotte dei prossimi anni. Sono coloro che come varie ricerche
sociologiche hanno messo in evidenza non hanno ansia per il futuro, a differenza dei due livelli
precedenti, proprio perch sono stati socializzati fin da subito in una condizione di precariet
permanente e di assenza di garanzie. Sono, spesso, anche di migranti di seconda generazione, la
cui combattivit ha cominciato a vedersi nei movimenti metropolitani gi da alcuni anni (si pensi a
Milano) e ora si sta visibilmente allargando. Sono, inoltre, le figure che faranno i conti con
lesaurimento dellunico welfare esistente in Italia, quello famigliare. Cosa significa ci dal punto di
vista dei processi di soggettivazione? Lo diciamo, ancora una volta, senza alcun determinismo:
questo processo pu significare laccentuazione dei tratti no future nelle forme della
frammentazione individuale, oppure lapertura di nuovi spazi di radicalit collettiva e produzione
del comune. E che fine fa unistituzione come la famiglia, che abbiamo ipotizzato essere una delle
strutture di mediazione sociale che in Italia trattiene lemergere di movimenti come quelli che si
sono visti dal Nord Africa, alla Spagna, agli Stati Uniti? A proposito dello stato dei movimenti in
Italia, quali sono i punti di blocco? Quali suoi campi di intervento e riproduzione vanno considerati
esauriti, quali vanno ripensati, quali vanno aperti in forma nuova o, del tutto, ex novo?
Aggiungiamo unaltra ipotesi, che ricaviamo dalle esperienze di conricerca degli anni 60 (non per
istituire fuorvianti continuit, ma semplicemente perch non veniamo dal nulla e le nostre cassette
degli attrezzi vanno usate fino in fondo). Gi allora, infatti, Romano Alquati (Sulla Fiat e altri
scritti) metteva in evidenza, a partire dalle inchieste alla Fiat e allOlivetti, la contraddizione tra la
socializzazione del processo produttivo e la funzione esclusivamente politica della gerarchia
capitalistica: era su questa contraddizione, divenuta elemento di immediata resistenza e rifiuto, che
si sarebbero sviluppate le forze nuove protagoniste del ciclo di lotte delloperaio massa.
Riferendosi in particolare allOlivetti, Alquati proponeva unulteriore distinzione discriminante tra
le informazioni di controllo della burocrazia padronale che traducono le informazioni operative
create dagli operai, in modo che possano circolare verticalmente dal basso allalto nellapparato
burocratico che le trasmette al vertice capitalistico per il reciproco adattamento del Piano alla
realt dei processi produttivi; e le informazioni operative cio le informazioni che costituiscono il
patrimonio collettivo della classe operaia, che le elabora e le trasmette: in sostanza queste ultime
sono le informazioni produttive tout court. lanticipazione di quel processo che oggi definiamo
cattura. La burocrazia di cui qui si parla non corrisponde allimmagine che ne stata data nella
sociologia, non riguarda lelefantiasi amministrativa o la moltiplicazione delle poltrone:
propriamente un apparato di cattura, che traduce appunto le informazioni operative del lavoro vivo
in informazioni di controllo atte a riprodurre i processi di accumulazione e segmentare
politicamente la cooperazione sociale. La burocrazia quindi un apparato improduttivo in un senso
immediatamente politico, come funzione cio di blocco e controllo della produttivit della

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cooperazione sociale che potenzialmente si autonomizza. Il piano non funziona quindi secondo i
dispositivi della razionalit capitalistica, ma nella gestione delle nevrosi operaie create dalla
follia dellaccumulazione capitalistica. Alquati descriveva poi le figure professionali di questo
specifico apparato (capi, cronometristi, allenatori, analisti, ruffiani vari) che ha come obiettivo il
furto del sapere operaio.
Nei processi di cognitivizzazione del lavoro, di tendenziale assorbimento del sapere morto nel
sapere vivo, nel divenire rendita del profitto, nel farsi comune della produzione, pensiamo che
queste ipotesi di straordinaria anticipazione della tendenza vadano aggiornate dentro nuove ipotesi
militanti, ovvero messe politicamente al lavoro. In particolare nel seminario di Torino su impresa e
soggettivazione abbiamo provato a farlo, si tratta di continuare su questa strada gi ben tracciata. Ci
pare che limpresa oggi, fondata interamente sulla cattura del lavoro vivo e delle sue informazioni
operative (sullarrangiarsi operaio, per usare ancora le parole di Alquati), sia innanzitutto luogo
di produzione e organizzazione delle patologie del lavoro produttivo, determinate dai dispositivi
attraverso cui viene gerarchizzata e segmentata la cooperazione comune. Per dirla in altri termini,
limpresa ha oggi una funzione parassitaria, ma questa funzione parassitaria deve essere organizzata
attraverso il lavoro (politicamente di controllo e in questo senso improduttivo) dei catturatori.
Alla produzione di queste figure corrispondono dei processi di formazione e soggettivazione, che
possono diventare terreno di inchiesta e campo di battaglia. Queste figure, al contempo, sono la
diretta incarnazione del potere dellimpresa, che altrimenti rischia di diventare sfuggente. Abbiamo
cio bisogno di identificare i luoghi e i tempi della lotta di classe contemporanea: evitare dunque
che la corretta individuazione della tendenza ormai pienamente dispiegata (la sovrapposizione tra
vita e lavoro) venga confusa con limpossibilit di territorializzazione del conflitto e dei rapporti
di forza, di dare dei volti al nemico e colpire gli apparati di cattura. Evitare, quindi, di
sociologizzare quello che un potente dispositivo politico di cui ci siamo dotati nella lettura della
tendenza. Ancora una volta, non tutti i luoghi e i tempi, cos come non tutte le lotte sono uguali: la
loro gerarchia non determinata dalla centralit nei meccanismi dellaccumulazione capitalistica,
ma al contrario nella potenza di rottura di questi meccanismi. La conricerca si muove su quel
medio raggio in cui lanticipazione della tendenza diventa dispositivo politico di resistenza e
organizzazione.
Possiamo quindi ipotizzare che i precari di seconda generazione siano, in tendenza, le figure su
cui si concentra e pu esplodere la contraddizione tra il divenire comune della produzione e la
creazione esclusivamente politica dei dispositivi di gerarchizzazione? Che fine fa, ad esempio, lo
strumento della meritocrazia quando fin dal primo ambiente di socializzazione svaniscono le figure
del successo individuale su cui la retorica del merito fa perno? Se decidiamo di praticare questa
ipotesi, mettendola a verifica nelle inchieste, trasversalmente ai differenti ambiti di intervento,
dobbiamo subito porci un ulteriore questione: come lemergenza di queste forze nuove pu
diventare elemento di ricomposizione politica di quel soggetto che prima abbiamo spacchettato?
ovvio, infatti, che individuare la possibile centralit di un campo generazionale significa, dal
punto di vista delle lotte, porre il problema di una ricomposizione in chiave transgenerazionale e di
classe, attraverso delle linee di forza tendenzialmente egemoni.
Ecco il metodo che tentiamo di proporre: identificare i punti di blocco per noi significa non limitarsi
alla loro descrizione (quelle che abbiamo chiamato tentazioni sociologiste), ma porsi il problema
politico del loro superamento. A questo scopo, siamo consapevoli che mancano o sono appena
abbozzate nelle nostre esperienze di inchiesta alcuni ambiti produttivi strategicamente decisivi: ci
limitiamo allunico esempio della logistica, per limportanza che riveste nel capitalismo cognitivo,
dimostrata dalle recenti lotte della forza lavoro migrante. Pensiamo infatti che la capacit di creare
coordinamento tra le inchieste esistenti possa essere anche un passaggio verso lindividuazione
collettiva di campi politici da aprire e praticare con quello stile militante che chiamiamo conricerca.