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PREFAZIONE abbiano tutti meno di quarant’ ‘quanti, contro ogni evidenza, questo compito non rappreseni all’estinzione. ia forse sperare che inano a prendere sul serio na specie gia condannata LB. Milano - Padova, giugno 1996 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Bianchi 987. La felicitd intellettuale come professione nella i del Duecento, «Rivista di Filosofia», 78: . De Rijk, L-M. 1985. La philosophie au moyen dge. Leiden: Brill. Fumagalli Beonio-Brocchieri, M.T. e Parodi, M. 1989. Storia della Filosofia medievale. Roma - Bari: Laterca. Imbach., R 1989. Laien in der Philosophie des Mitelaters. Himweise snd Anregungen 2x einem vernacblassigten Thema, Amster Kretzpann, N Kenny A ¢Pinbon, J. cura di 1982. The Cam bridge History of Later Medieval Philosophy. Cambridge: Cambridge University Press. Libera, A. de 1989. La philosophie médiévale, P Libera, A. de 1993. La philosophie médiévale, ] ee t LACCULTURAZIONE FILOSOFICA DELL OCCIDENTE 4i Luca Bianchi ae ee I 1. LATRANSLATIO STUDI «Si deve osservare che ogni umana potenza o scienza origina Oriente e termina in Occidente>: formulata intorno al 1150 da Ottone di Frisinga (Chronica, ed. Hofmeister, p. 8), questa “legge” traduceva in termini di “filosofia della storia” if tema della junto studi che, modelo sulanticadotina dela translatio imperi, i stava diffondendo in quel periodo a san- Gre Tatupicue cin parte realzasto.-traferinento di site. moscenze pratiche dal mondo greco 2 suelo latino, da Atens da Roma a Parigi (cfr. Jongkees x una consolidata tradizione st beet ila Plat! i “rinascita” culturale che non | —— il diri ¢ Virgilio. La “rinas. ripresa di un processo, concludersi solo con il Rinascimento del Quattro e Cinque: cento, la cui portata fu veramente rivoluzionaria: Paccultura- 1 caPrroLo1 zione filosofica dell’Occidente, determin: riscoperta del pensiero antico e dallincontro con le altre grandi culture rano presenti nel bacino del Mediterraneo, la raba ¢ Pebraica. acculturazione si realizzd vensialmente tramite ‘apaci di passare senza alcun problema dalla lingua maak (uskano, funcese, lglese ccc) al latino (lingua seconda, ma non “straniera”, perché fondatr ce della propria identita religiosa e culturale), gli “intellettua Ji” medievali crano in genere assai poco propensi ad appren= _defe altre lingue dotte; tanto pit che concepivano la pluralita delle lingue come un disor che una ricchezza, come ‘Wha punizione divina conseguente al peccato d’orgoglio rap- presentato dalla costruzione della torre di Babele (cft. Dahan, Rosier ¢ Valente 1995: 265-268). Di coriseguenza, non era loro accessible sinché non venisse messo in translatio studii, la trasmissione del sapere, poté avv zamente sort translatio linguarum, di una trasposi- zione linguistica, Fino al Mille l'esigenza di allargare e arricchire la pro- filosofica e scien Ito forte: in genere ci i di informazioni filosofiche e scientifiche assai fr tori classici (Cicerone, Seneca, Qui da Severino Boezio ¢ soprattu largamente attinto ai Padri gr amo e Gregorio Magno del re nae la filosofia neoplatonica, pres Imine dell’esperienza in- tellettuale “pagana”: una conoscenza indiretta della cultura an- tica sembrava quindi bastare, Oltre alla letteratura latina ¢ alla pattie, le principal fon del platonismo" akomedievale xrono ill De mundo di Apuleio, il commento di Macrobio al ciceroniano Somnium Scipions ic i tardi le opere dello pseudo-Dionigi ra disponibile era il Timeo, di ci nel IV secolo, aveva preparato una parziale traduzione, corre data da un monumentale commento (cfr. Garin 1958; 0, dele Pepicurcismo, dello scettcismo sl avevano vaghe notize di seconda o terza mano, mentre di Aristotele si potevano legge- 2 piccecomnerncvccamem | 4 re solo le Categorie (pet lungo tempo rimpiazzate dalle pseu- do-agostiniane Categorie decem) e il De interpretatione, ossia tuna modesta parte dell’ Organon latinizzato da Boezio. Se cid consentiva almeno un primo approccio alla logica del grande filosofo greco, della sua metafisica, della sua fisica, della sua psicologia, del suo pensiero etico-p pulla. Quanto ai testi fondatori della scienza antica le ¢ Archimede per la matematica e la meccanica, di Tolomeo per lastronomia, quelli di Ippocrate er la medicina ecc.), essi Festavano praticamente sconosciuti "A pattire dall’x1 secolo la consapevolezza di queste gra- vissime carenze emerse sempre pitt chiara, ¢ con essa la Volonta di recuperare il tempo perduto, offrendo alla cristia- nita occidentale le preziose conoscenze dei Greci. La sete di sapere si accompagnava qui a una volonta di riscatto, non priva di Fisvoltt politico-religiosi. IT senso di inferiorita cultu- tale era infattT tanto piu fort awvertito non solo nei confronti degli Antichi, quel contemporanei che dell'eredita degli Antichi si erano gia impadi Bizant Ebrei i, quali, al fapporti si andavano intensificando: «Nello studio delle arti, nelle discipline speculative [..] Roma & di gran lung iferore ia, ma persino all’ Arabia», li (cit. in D'Alverny 1982: 451 n. 131). Sisv di traduzioni che in poco pit di due Secoli, dalla Sneth del Xa tutto il XU, mise a disposizione dei dotti latini tiimpressionante quantita di testi di argomento losolico e sciemiico che rivoluzionarono complet ‘nei contenuti e nelle forme, il ss i i, diati, discussi nelle nasc introdussero nuove idee, nuovi termini, nuovi pr alimentarono a lungo il pensiero europeo. 2. AMBIENTI E PROTAGONISTI DEL CONFRONTO INTERCULTURALE «Perché vuoi tomnare in patria?», chiedeva nel 1156 a un ami: ‘co inglese larcidiacono di Catania Enrico Aristippo: in Sicilia 3 caprrotor eli continuava ~ puoi trovare sia uomini con cui discutere di filosofia, teologia, medicina, matematica, meteorologia, sia buone bibliotece ove studiare la Mechanica di Erone, I'Ottica di Euclide, gli Analitici secondi di Aristotele e le opere di alti filosofi, da Anassagora a Temistio Phaedo interprete H. Arist Lorgoglio di Aristippo pet ce nella sua regione era pid che giustficato, perché ln Siciggra allora uno dei prineipali centric a sapere verso Occidente. Limpero d’Oriente, che aveva sem- pre mantenuto alcune roccaforti nell'Italia meridionale, dal 1x secolo vi aveva consolidato la sua presenza, Ravvivata da varie ondate migratorie di popolazioni ellenizzate, del greco era abbastanza diffusa in Lazio, Campat Da tempo sede dita lia meridionale pot ‘avanguardia anche nel campo delle traduzionifilosoico scientifiche, grazie allopera di due pionieri, Costantino Africano ¢ Alfano Salerno. Originario di Cartagine, Costantino probabilmente si form® presso maestri arabi e, dopo un soggiorno a Salerno, entrd nell’abbazia di Montccassino. Egli tradusse dall'arabo ae ae medi i, fra cui spiccano alcuni trat- i Ippocrate (Liber smorum), di Galeno (la Megate- gn, di Ali ben Abbas e di Isaac Israel, Tdee galeniche venne- To contemporaneamente ifftrodotte dal lavoro di Alfano da Salerno, anch’egli monaco a Montecassi prima versione latina del De natura hom Emesa, un t convivevano con la psicol Aristotele e, appunto, Galeno. Un ruolo di primo piano assunse ben presto la Si ove la conquista araba (1X sec.) e normanna (XI se introdotto nuove usanze e nuove lingue, senza tt lare quelle preesistenti. | normanni, anzi, favoris [ mente il trilinguismo (lati yzionari-de 30 1 (1154-66) furono il sopracitato rico Aristippo, valente grecista, traduttore di Pl Eugenio TAmmiraglio, arabis it 4 LACCULTURAZIONE FILOSOFICA DELL'OOCIDENTE 4G : Tlomeo,Astrologo personal dllsperaere Federico fy 1217, Michele Scoto, autore le fondamentali versioni dell’ Aristotele arabo commentato da Averroé; accanto a lui lavoro Jacob Anatoli, ebreo di Marsiglia, che volse in ebraico opere di Averro® e viene da alcuni indicato come l'artefice della versione latina della Guida dei perplessi di Most Mai- monide. Anche il fighio di Federico, To sfortunato re Manfredi (1258-66), si distinse per mecenatismo, commissionando fra Paltro a Bartolomeo da Messina Ia traduzione di numerosi trattati pseudo-astotelic. Tnsieme all'Ttalia meridionale, la Penisola iberica fu intro dello scambio interculturale. Sotto gli Arabi wveva conosciuto un prodigioso sviluppo demogra fico, Eeonomico, intelletuale e artistico. Contatti con i cr ni sono documentati almeno dal x secolo, ma via via che reconguista progrediva, i dott latini poterono accedere mol pia facilmente alle favolose biblioteche dei sovrani (quella Hakan 1 si dice possedesse 400.000 volumi) e dei collezionisti arabi. Ermanno di Carinzia, gid allievo di Teodorico di Char- ‘il suo amico inglese Roberto di Ketton furono fra i ‘a comprendere quali tesori culturali si celassero oltre i itenei: dotati di forti interessi scientific trodussero in autori come Euclide, Tolomeo, Albumasar (Abu dietro richiesta di Pietro il Vene re la prima versione integrale del rabile prepararono in¢ Corano. Lesistenza di una vera e propria “scuola di traduzione” jo dei vescovi Raimondo tante resta vero che in questa citti , che per primo tradusse Iin- luentissimo manuale di ilmente identificabile troductorium maius breo Avendaut (pr che collabord con Domenico Gundissalino | De anima di Avicenna; lo stesso Gundis- aver fatto conoscere buo- a opere di al- ‘A Toledo fu a come gli quell anche alcu- Analitici secondi, la Fisica e il De generatione, ccarrroto ne opere allora ignote ai Latini: la parafrasi temisti Analitics second, i De caclo, i primi tre libri dei ine alcuni tratt geometria, algebra, Khwarizmi), di ottica (al: (Galeno, Razi e Avicenna), di alchimia e jone. Sempre a Toledo soggiornarono anche due tra- ichele Scoto, le cui versioni pit vant risalgono al successivo petiodo italiano, ma che qui tra- dusse il De motibus caelorum di Alpetragio (al-Bitrugi); Er- ‘manno il Tedesco, che si occupo di vari commenti averroistici. ‘Anche altre citta spagnole ebbero un ruolo nella trast della filosofia ¢ della scienza araba verso il mond: tivo Platone da Tivoli, che si spe atica e astronomia; in vari centri dell’Aragona ce Ugo di Santalla, divulgatore di opere di tazione, ¢ l'ebreo convertito Pietro Alfonsi, introdotto testi arabi nell'Inghilterra del x11 dinamica (Atchimede versione della parte dell'enciclopedia di Avicenna re filosofia della natura. cage Liinsegnamento che chiaro, e non privo di attu grazie all'apporto di individui di diversa razz gua che, entrs impararono a convivere ¢ collabo il di questa collaborazione fu ’'Occidente latino, che ha il dove te di ricordare il suo debito verso il mondo bizantino, ebraico € soprattutto arabo. Resta da aggiungere che se il forte plurali- smo etnico ¢ culturale caratteristico dell'Europa del xi1 © X11 Steolo pose le condiion! per lo svluppo del mov i traduzioni, esso fu alimentato anche dalle r che e dai “viaggi di studio”. Ambasci furono Enrico Aristippo, Burgundione da Pisa e Giacomo Del primo si @ gia fatto cenno, il secondo e il terzo ndo entrambi personagei note- ritradusse il De natura hominis ito a Gregorio di Nissa, mise in latino il De fide le prediche di Giovanni ricava da ques acquistd ortodoxa di Giovanni Damascen 6 ’ACCULTURATIONE FILOSOFICA DELL’OCCIDENTE i lat Giovanni, Cristostomo sul Genesi e sui Vangeli di Matteo € Cristo atusiasmpo, Giacomo, un chierico che amava chit: acco coetongreco”, fu invece il principale promotore della devono infatti ver- Metafisic ta pita lungo @ lelenco dei agetoriehe si spinsero jin Oriente a caccia di idee e libri. Intorno al 11 He an la Bath scese dalla Francia, ove si era formato, in Adeardeg paseo in Cilicia, in Siria e fees ree ne icavd eoseienza della superiorita della civilta araba, Ficavo una va intraprendere un vasto programma di tr a degli Elementi di Euclide. Po (Ugo Eterian: Leone Tusco, Costantinopoli, ove misero in ici, La capitale bizantina i quanti desideravano perfe- eco, cereare manoscritt, tt; i incontriamo, agli inizi del cui-Quaternuli, condannati al arigi del 1210 (cfr. cap. ), contene- ao amp estat dai libri naturales aristotic inclusi i trat- ti imalibus e gli sputi Problemata, non ancora dis tatl de animalibus e gli spuri Problemata, non ancor® teressato ai Problemata \bano, anch’ f i dal 1278 In ‘Nieea e a Corinto, di cui d fu arcivesnovo) soggiorn® ripetutamente anche Guglicine di il ide traduttore di tutto il 5 = Bt Pamel 1989). Nell'arco di una ventina d’anni ica Poetic i jotu animaliumn; Pre} ro rang) delle sestant part del De ania Bri cereqorie, del De interpretatione, dei Meteorologica, Retorica ¢ forse del De caelo; reviiond preces lati i recondi, encbi grecorlatine deli Anaitc second, dea Blene™ rr Fisica, del De anima, 0 0 “ i fe i per primo tradusse Paroa natalia, della Mo oa esc anche dell Etica libro Xi), dello spurio Di b bo 3), deli fa gh anes commentato es ome caprroLo 1 di pensatori estranci alla tradizi mS pesierel a tie Erone, Galeno, Tolomeo e P1 salo So oui ers roclo (Elementatio theologica, signilicativo che buona parte di quest’impresi propa dav a acpi seo ln cuia pont ficia, ove Guglielmo intrattenne rapporti con matematici vara, stabilendo inoltre una ica» con Tommaso d’ Aquino Juaranta del Duecento, del le i era entrato in una nu lla frenesad stabi un primo conttto con sistem ct ooo saben boar di ma seen ~approfondirne la conoscenza: di ‘attenzione a dis - - a greca da quella araba ed ebraica; di 2 ee verificare € revisionare, con notevole scrapolo ike versioni dei predecessori. Tutto cid pote —— circolare i libri pid che gli uomini: va un prezioso scrbatoio di mano zione dell’impero latino d’ ae nace ee degli ordini mendicanti garant poovdekeummena, Cod Moweleke non aoe che in Grecia, mentre tun contributo essenzaiale al recupero aie dall’Inghilterra. Divenuto nel 1235 vescovo di Grossatesta si fece inviare buoni-codicie raccolse i] movimento’ ‘vanni Basingstol zioni tanto in ambito religioso (Giovanni Damasceno, Ignaz «Antioch 6 pseudo Dion, Massimo i Confessore) quan: po deg li Nicomachea con il i pati s bustrazio, | oiad del nf frammento di quel al Fi), Viaggi nel tempo ala ceca He ope acc translatio studit ormai non tichiedeva pit affasci Shiosi viaggi verso e oltre i confini del continente ’ACCULTURAZIONE FILOSOFICA DELL’ OCCIDENTE 6 3, ILNUOVO SISTEMA DELLE FONT! 3.1. Scienza, astrologia, magia cenormi progressi compl Jlevatissimo numero delle loro continua rielal nee datazione che esse pongono non wre un elenco completo (il pid aggioma- esta sede, comunque, , rapida & inevitabilment ‘delle fonti” cui pote do. Malgrado gl id strettamente “scien- fico” 2 Cone inieiare dala matematica, disciplins la cu fat, tfc ntroduzione in Occidente segnd non solo un decisive Ctopresso teorico, ma una profonda trasformazone della Progr tS essa dell'uomo medievale (cf, Murray 1986: 151; rae aSerondo una testimonianza di Cassiodoro, gia Boerio < 229). pe occupato di Euclide, ma il suo lavoro, di cui sono sare ateacciatsalcuni frammenti,and® perduto. La “rinasc stat fi Buclide & dunque del x11 secolo quando, ancora wna a Salerno, venne prodotta un’eccellente versione sree. felt syP sone parte degli Element, che perd non crcol®. Fs dane cena del testo-base della geometria € quindi Gas! contemporanee ritraduzioni in latino delle integral tra- duzioni arabe. La migliore, piti vicina al testo greco, ma meno Guzion| gvpreparata da Gerardo da Cremona, che aggiunse dif Gun commenti di matematiciarabi, Grande successo cunt Guella di Adelardo di Bath, che personalmente eee fla met del Xi secolo, almeno tre differenti ‘degli Elementi: la “ts ‘monopolio e rapprese cui si riconnettono pit o meno direttamente anche le successi- we version, quell ‘sbuita a Ermanno di Carinzia ¢ quella ‘uecentesce di Campano da Novara. Se erece consideriamo T'astronomia, i ruoli curiosamen: tesi copovolgono, Certo Adeclardo ebbe anche gut gross! me: we etch introrusse il primo modello di trartatarione sie” Siti Doig esta dsciplina (un compendio di, Albumasat) ¢ mutica di Gosina traduzione dal greco dell’Almagesto dt Weiee che perd conobbe larga diffusione solo nella versio 9 a caPrroto ‘ne ultimata nel 1175 da Gerardo da Cremona. II sistema astro- nomico presentato in quest’opera era destinato a imporsi sino alla rivoluzione copernicana, ma non venne accettato senza contrasti, perché doverte confrontarsi con il sistem: alternative proposto da Alpetragio nel De motibus cecloru tradotto net 1217 da Michele Scoto. Allievo di Averroé, Al petragio aveva cercato di dar conto delle apparenze senza ricorrere alle \cipali innovazioni teoriche meo ~ gli eccentrici e — che erano incompatibili con i principi della fisica aristotelica. Analizzate con cura da Grossatesta, Alberto Magno, Ruggero Bacone, Ei no, le idee di Alpetragio contribuirono tito sui rapporti fra contentava di escogit: te i fenomeni” ~ ¢ a, in questo senso, fu la ctorium maius di Albumasar, tradotto da Giovanni nel 1133, e del Quatripartitum (0 Tetrabiblos) tinizzato cinque anni dopo da Platone da Tivoli. Da queste fonti (affiancate da opuscoli e compendi di al-Kindi, al Battani, Alfargani, Mashallah ecc.) i Latini ricavarono una concezione del mondo come struttura gerarchica le cui parti inferiori rispondono armonicamente ai movimenti delle parti superiori, Tale concezione, calando la cosmologia aristoteli entro un’ontologia emanatistica di ispirazione neoplatonica, attribuiva ai corpi celesti il ruolo di causa prima e univers del divenite (cfr cap. x, 1.1). Ai trattati di astrologia si -vano poi innumerevoli testi di alchimia, m: natotie, tradotti o compilati da fonti greche e arabe, spesso resentati come il frutto dell’insegnamento di personaggi mitici, E il caso di un'influentissima “antologia” di pratiche magiche, tradotta in latino, spagnolo, italiano, francese, se, tedesco ed ebraico, detta Picatr alia Tolomeo, la 10 taglio metafisico-cosmologico, vo, essi introdussero temi che z LIACCULTURAZIONE FILOSOFICA DELL'OCCIDENTE. i di taglio tecnico-operati- cultura europea avrebbe rie- ‘identificazione del a a semen nslieralls secolo, che fu fonte importante della teologia medals c modcrow Is sceonds debestone dk Bio come inita il cui centro & ovungue e la cui nessun luogo» (ed. Hudry, p. 93) fu usata fra g di Lilla ¢ Tommaso Bradwardine, prima di essere reinterpre- tata da Cusano, Bruno, Pascal e Leibniz. 3.2. La filosofia juanto alla filosofia in senso stretto, va anzitutto ricordato Se econ cal ne platonica fu allargata, pur se in modo molto meno si ivo di quanto un prometten- te inizio potesse far sperare. Esamineremo presto le pos li cause di questo fenomeno. Per ora basti ricordare che nel 1158 Enrico Aristippo, inviato dal re di Sicilia in missione diplomatica a Costantinopoli, si procurd importanti codici areca cui probabilmente quell sui quallconduse le prime traduzioni latine del Fedaye e del Menone. Esse per scarsissima diffusione, e nessun alfro dialogo platonico fu de pomo, opuscolo p: Gebced ealen e epee particolare or tesi del Fedone sulla separazione fra anima e corpo. Maggior fortuna ebbe Procl tardo Viterbo, questa traduzione fu importantissima sentl a pensatori come Tommaso Aquino e Sigie di Bra- bante di cogliere la matrice neoplatonica del Liber de caus, la lL By\ cAPrroLo 1 vuccarmnoerucsoncamroccoom 8 compilazione araba introdotta in Occidente da Gerardo da Cremona sotto il nome di Aristotele che era considerata una sorta di coronamento teologico della sua metafisica, Questa rilettura in chiave platonizzante del pensiero ari- stotelico non rappresentava affatto un'eccezione. Risalente al medioplatonismo, la tendenza_a “concosdare” i due massimi filosofi greci era stata introdotta in Occidente da Boezio: og- getto del feroce sarcasmo di Giovanni di Salisbury ~ che nel Metalogicaw del 1159 (u1, 17, Fo quanti vanamente cercavano «: frostante st diffuse per ome eno tre motivi. In primo luogo, 10 visto, i traduttori resero accessibili molti degli dello Stagirita di orientamento neoplatonico. Particolarmente important furono le versioni moerbekane dei a un’ampia rassegna dossos tendo tanto su autori aristoté ‘Teofrasto), quanto su 10 € 3 le critiche stoiche e neoplatoniche alla cosmologia ari- stotelica ¢ al suo concetto di spazio. Non meno rilevante fu la traduzione, ultimata da Grossatesta nel 1246-47, della raccol- W'Etica Nicomachea: quelli sul primo 0, opera del vescovo Eustrazio di Nicea, contenevano fra (70 un’appassionata difesa della teoria delle idee, che ebbe vasta risonanza, In secondo luogo il fatto che le opere dei “peripatetici” bi ed ebraici fossero giunte ai Latini prima della diffusione ri naturales di Atistotele provocd una Cruciale fu qui il le cui parafrasi tradotte da Gundissalino innestavano sulla metafisica e la cosmologia aristotclica il ‘motivo di ascendenza plotiniana della creazione come proces- comezione cristiana della lil e spesso scongiurata facendo ricorso ai pensa i imo fra tutti Mose te libero, Ignota rimase invece Identiti et ron, che offriva anch’egli un’alternativa all'av azie alla traduzione di Gundissalino della Fons vitae, la sua Elosofia livenne celebre nella prima meta del Duecento soprattutto per la teoria dell"“ilemorfismo universale” secon- do cui eccetto Dio tutte le sostanze — comprese quelle spiri- twali- sono composte di materia e forma (cfr. cap. 1%, 3). In terzo luogo alcune opere di schietta ispirazione plato- rica e neoplatonica, come i sopracitati De pomo e De causis, entrarono a far parte dell’immenso corpus aristotelicum, che si sovraccaricd di apocrifi © pseudoepigrafi. Esso, comunque, comprendeva anche tu i jamo ¢ con: sidetiamo autentiche, cui circold di Liber de Senza dare bona fortuna) e la Costitu: conto di one Je traduzioni, le i singola opera si venner Basti rieordare che la conoscenza dell’Organon fu essenzial mente legata alla “riscoperta” delle traduzioni boeziane: il numero dei manoscritti superstiti indica chiaramente che le nuove traduzioni di Moerbeke delle Categorie e del De inter- pretatione, quelle anonime degli Analitict primi e dei Topici, quella degli Elenchi sofistici di Giacomo Veneto, ebbero circo- lazione modesta. Diverso @ invece il caso degli Analitii secon iduzione boeziana, se davvero fu far realizzata, perduta: il merito di aver fatto conoscere il testo in cui ra che cosa intendesse per dimostrazione dunque a il cui lavoro, un non meglio precisato Giovanni, non subi mai la concorrenza delle nuove versioni curate dallo stes- so Giovanni, da Gerardo da Cremona e da Moerbeke. Anche di Giacomo Veneto fu decisivs scena per oltre un sccolo e fu soppiantata solo da quella di Moerbeke, mentre scarso sucesso ebbero la traduzione anonima e le due arabo-latine di Gerardo da Cre- mona ¢ Michele Scoto; le versioni arabo-latine di Gerardo & Michele assicurarono invece Ia conoscenza del De caelo fino alla greco-latina di Moerbeke. Senza soffermarsi sugli altri i filosofia della natura e sulle opere di argomento biolo- dispensabile ricordare che fra le prime versioni gre- 1 realizzate da Giacomo Veneto vi era quella del De 14, poi ritradotto da Moerbeke; ma importantissima per la an Aristotele defi B PAH AMocrbdcke spetta invece il merito di aver uradotio Ta Refer, ce poco let d versio’ [un anonimo ¢ di Fe he, x wd} ¥ caprroto tradizione della psicologia aristotelica fu anche la versione di 0 di Averrod, comprensivo del ima trasmissione della Mer ‘Averroé, i cui lem: guarantennio co: opera; infine la traduzione di Moerbek comprensiva del libro x1. Pid semplice Nicomachea, di cui citcolarono solo framm sione integrale ultimata nel 1246-47 da Grossat i r succes- sivamente revisionata, forse da Moerbeke. Sicuramente a ‘mranno i Tedesco, e per la prim: Scoperta di Moerbeke fu la Pol rato da Bizantini e Arabi So es 1¢ (insieme agli Oeconomica nizzati da un anonimo e da Durando d’Alvernia qualche decennio dopo) contribui a trasformare la concezione 0 dentale del potere, della societi delle relazioni fra gli uomini @ alquantg sommaris cogliere I'infondatezza D>. Paluello ne abbia da temp0 mostrata la totale infondatezza secondo cui i testi del grande filosofo greco sarebbero st immessi in Occidente grazie alla mediazior e solo itt tin secondo tempo sarebbero stati trad {greco. In realta se si esamina con un minimo di precisione Ia Sequenza cronologica della trasmissione delle singole opere risultachiaro che «il corpus arstotelicum (..] entro nel mondo di lingua latina dal greco, ad eccezione del De caelo, di parte dei Meteorologica ¢ della zoologia» ( Paluello 1972: 511). Cid, ovviamente, non significa cl |-Farabi, Avicenna e § ntatore” ~ fornirono infatti ai pens: indispensabili modelli e metodi di interpretazione della filosofa di Aristotle. LIACCULTURAZIONE FILOSOFICA DELL OCCIDENTE g 4. IDEALL, METODI E PROBLEM! DELLA TRADUZIONE Strumento della translatio studi, la traduzione fra Xil ¢ XIIT seein fa anche oggetto specifico di riflesione: pur senza for: ‘teorie coscienti e coerenti, sia i traduttori ‘quali spicca Ruggero Bacone — enun ‘enuncia- 5 aleuni principi-guida di ques ‘contempo i maggiori problemi. Del cao ree aturalmente vivo nel Medioevo latino, se non altro tarché il eristianesimo “romano”, diversamente dalle altre Pefigioni del libro”, non leggeva alcuno dei suoi testi sac in originale, ma tutti in traduzione, o peggi |’ Antico Testament ella traduzione Non stupira che punto di riferimento obbligato sulla traduzione sia stata l'epistola re: era Ticreare nella nuova Tgua i significato complessivo (sensus) di ogni frase; trad qeece parola pet parola (ad verbum) conduceva a risultas ‘Suvcsramente ineffcaci, senza peraltro mettre al riparo da fraintendimenti e forzature. Girol i i frutto della rivela- ‘Paradossalmente fu ricordata pid @ ben chiaro in che misura "eco completamente dalla tra- oraziano, riven- Siritto di proce: del suo insegnam regola (ma cfr. Chiesa 1987). Ne ispirandosi a lui, Boezio si dizione classica ¢, capovolto un celebre ddicd al etraduttore fedele (fidus interpres) Gere «parola per parola (verbum verbo) tditio, ed. Brandt, p. 1357. Questo" dava applicato in modo troppo Ti alle esigenze dello stile e della legaibilita modificé aleuni ‘storia o dalla poesia 5, si prese qualche liberta e, sneddoti che Aristotele aveva tratt freca con analoghilatini, per failtame la comprensione Foeeecorente da quanto spesso si dice, il “letteralismo” boe- Fra om nasceva quindi da una concezione sactale del testo, 15 fw: i be introdurre numer i= di un vocabolario filosofico assai pid! ampio e pid stabile ( carrroLo ma dalla volonta di rispettarlo, rendendo ogni espressione in modo coerente e costante. A questo scopo, egli n neologismi “tec ingua i quello di cui disponesse in precedenza. Lopera di Boezio divenne un modello e la sua predile- zione per la traduzione ad verbum contagid la maggior parte di traduttori del x1te xin secolo. Abbastanza avari di esplici- te indicazioni metodologiche, essi sembrano comunque con- che, per essere attendibile, una versione doves- x inale senza mai discostarsene, anche a sca- ze stilistiche, grammatical e sin In tal modo il greco spesso traspari rive di alcun corrispet colo francese (le, la, es ece.) per tendere aggetti aticipie verbi sos a . Per sorprendente che possa apparire alla tutto cid non era il frutto di incompetenza .comprensione delle differenze morfologiche ra le lingue ( listico di ogn era resa operante da una “flosoli ispirazione vari idiomi come sistemi di ist : i, capaci di veicolae gli stessi contenuti concettuali, I testi, in questa prospettiva, appariva- ‘no mezzi atti a comunicare informazioni ¢ idee indi mente dalla vesie Tinguistica che accident ie”: le traduzioni ‘FFec, non come sogg tituti dell originale. Euclide e il “vero” Avicenna (cfr. Bianchi 1995: 193-203) fu ripetutamente denunciata, nel Xi secolo, da Ruggero Bacone di cui percid si é spesso lodata la preveggenza, fino a farne un 16 a ( a a5 yuella secondo cui & «meglio trador ne pochi o nessun vocabolo di altre lingue» (Opus Maius V, 5, ‘metodo letterale, Bacone non propose un meto ‘né elabord (come Bruni) un’originale teoria del, re che quest’ ccontentandosi di ripet jderabile, ma praticamente imposs 7). Una delle poche regole critiche da lui suggerite - cioé ‘quel libro» che «conti ST pp-t0-117=€ peraliro indizio di un atteggia mento conservatore, che condusse Bacone a misconoscere J processo in erano f nuovo vocabolai Nemmeno lo sforzo"comy parve a Bacone degno di apprezzamento: egli inf iralita di versioni fosse non solo j2 che lesistenza stessa di una ‘orso: egli cio® non compre- ili laboratori di sperimen- , calchi, tava forgiando il "traduttori per mi correggendoli di continuo tun pericolo (potendo divenire fonte di contaminazioni, come attaccd sprezzantemente sbeffeggiando in particolare Michele Scoto ed Ermanno ‘Tedesco, ma riservando gli ap- inti pit velenosi a Moerbeke. A suo parere, «confrontando ra loro i tradutto ti delle diverse lingue» risultava chiaro che le opere citcolanti in Occidente sotto il nome dello Stagirita deformavano gravemente il suo pensiero, che andava quindi studiato «ne I, ed. cit, 1 p. 6 ed, Brewer, p. 496). 5, _ IL TRIONFO DI ARISTOTELE E “ENIGMA DI PLATONE” Fortunatamente Bacone non positi distruttivi: le vare versioni v7 mettere in atto i suoi pro- ine dell'opera di Aristo- | ico dell’Occidente. 2>«. Bore GAPITOLO T VIACEULTURAZIONE FILOSOFICA DELL'OCCIDENTE dd ia della recezione, dell'interpretazione e dell’ tele, fedelio infedeli che fossero, continuarono a circolare;e il eee teeie, Se Notecperesione © dead loro studio, lungi dal provocare un'ondata di ignoranza, fu una delle premesse del prodigioso sviluppo Europa conobbe dal Duecento. La riscoperta di Aristotele ~ dell'intero Aristotele ~ ¢ la sua affermazione come ‘ormai prepotenti, ma era anche di on tanti aspetti della fede cristiana, 79 un modelo «una sida: non si potev XI secolo erano disponibi ‘pon si poteva nemmeno accettarla cosi com’eraf Ju sua integriti, ma buona parte della filosofia naturale (psicolo- lates else pes supesasl ies fa otf gia inclusa), quasi t ca Pensiero europeo: gli detd nuovi standard intellett Nicomachea, la Retorica. Cid nonostante la diffusione mano- scritta di queste versioni era ancora insuff ‘iente a garant al di la di spordaiche citazioni, una solida conoscenza de “nuovo Aristotele” che, oltretutto, suscitava ‘spesso reazioni negative, sia per alcuni suoi contenuti ali sia per la dif. ficolra della sua prosa. Pur sapendo che lo Stagirita aveva dato contributi li nel 1159 Giovanni di ali diede al contempo nologica per affrontari 3 a pensiero curopeo ricavé anzit i sapere e ui triterio di scientficita; un insieme di principi filosofi Icune utilissime coppie concettuali re, materia/forma, sostanza/accidente, potenza/atto ecc.). Dalle traduzioni latine delle opere di Aristotele ¢ seguaci il pensiero curopco trasse inoltre gran parte del suo lessicofilosofico e scientifico: quel lessico che, grazie ai “volgarizaamenti” nel Medioevo, fu pian piano travasato nelle lingue romanze, e che in larga misura Jor Lialloerm coche dla wives siesiien sulle cultura tardomedievale @ dunque talmente vasta © profonda nomasia» (Metalogicon , ed. cit., p. 80) perché aveva posto le basi di questa disciplina. Mezzo secolo dopo la stessa espressione, senza cambiare referente, aveva assunto un signi- ficato diverso: “il Filosofo” restava si stotele visto non soltanto come eccellente ma: i , quanto come il portatore di una complessiva visione della realt, la pitt coerente elaborata dai “pagani che sarebbe impossible determiname con precisione natura e La spiegazione di questo mutato atteggiam limiti. Certo &, a ogni modo, che presentare laristotelismo plice: del Duecento ‘come una delle “correnti” delia scolastica € Ruorviante e ridut- era divenuta I pri Come sistematico ~ attingendo sia ai testi del maestro sia alle para frasi avicenniane — furono tutti inglesi: Giovanni entro il 1210 compose un Tractatus de anima: Sareshel, che in quegli stessi anni commento i Meteorologica ¢ lo spurio De plantis; Roberto Grossatesta, che fra il 1220 il 1230 stese i primi commenti noti agli Analitic: second: alla Fisica. A Parigi, malgrado le barriere innalzate dalle au rita ecclesiastiche, i libri naturales, accompagnati dai com- mentai cominciarono a circolare intorno al 1225 iImente adottati come testo” della delle Arti trent’anni dopo (cfr. cap. 1, 13). Da questa data, la storia del pensiero medievale fu in’primo luego la ispirata ad Aristotele, dal’: fondamente nelfintenderlo e nel fermare che esistettero moltep! di stotelismo al singolare fu solo lorizzon : guapgio” di esperienze tcoriche diverse © spesso conllittual, ‘comprendere, anche se non a ”- Lo formulerd tramite tre do- 18 19 cavrrovo rinato dal ”, i loro ra venerato come il filosofo pit grande, ctistiana, nell'arco di pochi decenni fu trionfo di Aristotele? parte, poiché «i diffcli « trovarsi el 1990: 315). Il secondo argomen. traduttori, ed @ ancora pi debole, delle prime generazioni erano pre amente) orientati verso proble- successori dimostrarono una potevole versatiliti: come eredere che fra le decine di persone che sp spesero anni della loro vita per “donare alla La {ati di matematica ¢ introduzioni all'astronomia, epistole dei trat- Badri grecie ricette di talismani, manual di logica ¢ compan al Simposio o alla trinseca difficolta, ‘ors0 alla forma dialogica, seti problemi a chi intendesse volgerla in di di metafisica, non ce ne fosse neanche uno disposte a Repubblica? Il terzo argomen- scrittura platonica che, questi problemi esistevano, ma erano diversi, non maggiori di wally affrontati da un Moerbeke nel tradurre la Poetic di Aris il commento di Proclo al Parmenide: pensare che i medievali siano stati bloccati mi pare comungue anacronistico, essendo essi ben sopra delle loro capacita ione” resta quindi incomprensibile allinterno di quel generale cambia- che si verificd intorno alla me avorare, in certo senso, al “Lenigma di Pl sinché non lo si collo. mento di men secolo. Abbiamo visto che la realizzazione di un progat spontaneo © Impreve quelli casuali (Ia facilita di accesso a certi testi) possano aver 20 dalla coscienza dei loro limiti ie la selezione dei materiali da Liccurmaonenooncaravoamem 49, radurre non sia il riflesso, abbastanza fedele, degli ori menti intellettuali diffusi, la risposta a domande precise, anche se non sempre chiaramente espresse. Se lo sforzo dei i concentra presto su Aristotele non fu quindi per , ma perché la sua filosofia sembrava in grado di rimato di Aristotele, lungi dall’essere (come amarono credere, per esorcizzar- del Cinque e Seicento), fu il risultato di in ultima analisi da tre ito sull'esigenza teologica di lo sviluppo del fica. In questa pro Aristorele sarebbe paradossalmente apparso preferibile a Platone pro yerché aveva separato pid nettamente verita razionale ¢ ta religiosa, perché aveva presentato un sistema di pen- iero pit) *neutrale” quindi pitt facilmente sintetizzabile ‘on il dato di fede (cfr. Wieland 1985). Non meno importan- sigenza filosofica di disporre finalmente di una “tcoria unificata della natura”, capace di spiegare, a par- tire da pochi principy, Ta rotazione dei pianeti ¢ il moto dei i ¢ i processi biologici — e qui le era evidente (cfr. cap. X, 1 jenza _didattica di possedere testi che presentasse modo organicoe chiaro, un determinato corpo di dot Diversamente dai dialoghi platonici, scuno dei quali era dedicato a una pat ipere (metafisica, fisiea, psicolo sedevano questa caratteristica come “manuali” scolasti itreccia cosi con la storia di un altro evento, altrettanto decisivo per la cultura europea: la nascita delle univers nsec dele walversitti RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ianchi, L. 1995. Una caduta senza declino? Consideration’ sulla crisi dell’aristotelismo fra Rinascimento ed Eta moderna, In F. Dominguez, R. Imbach, Th. Pindl e P. Walter (a cura Aristotelica et Lulliana magistro doctissimo Charles H. Lobr. dedicata. The Hague: Nijhoff: 181-222. au " LE UNIVERSITA E IL “DECOLLO SCIENTIFICO” DELLOCCIDENTE i Luca Bianchi 1. LE UNIVERSITA COME CENTRI DI INSEGNAMENTO. E RICERCA LL. Elogio dell wniversita La storiografia pid recente ha completamente ridisegnato la “geografia del sapere” tardomedievale. Essa ha infatti con- dotto ad abbandonare V’idea che la storia del pensiero del XIll e XIV secolo si sia svolta tutta fra Parigi, Oxford, Padova € Bologna, mettendo ne! dovuto risalto il contributo offerto da altci centri, spesso nient’affatto minori, come Salamanca, Palermo, Roma, Montpellier, Tolosa, Londra, Vienna, Mo- naco, le citta della valle del Reno, Cracovia e Praga. Cid costringe anche a riconoscere che in quei secoli la ricerca teologica, filosofica e scientifica non si sviluppd solo nelle universiti, ma in una pluralita di ambienti: presso la curia pontificia; nelle corti di imperatori come Federico te Lu dovico il Bavaro o di re come Carlo v di Francia; negli studia degli ordini religiosi; in circoli come quello di Riccardo di Bury, il potente vescovo di Durham che, frail 1334 e il 1345, riuni attorno a sé alcuni dei migliori cervelli inglesi, fra cui 25