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NUOVI ITINERARI 3

Prima Unit

Capitolo 1
Alfabeto e sistema fonetico

Come per ogni lingua non pi parlata (il greco moderno molto diver-
so da quello antico), anche per il greco classico possiamo avvalerci solo di
testimonianze scritte. inevitabile dunque partire dallalfabeto, per cer-
care poi di ricostruire il sistema fonetico di cui esso espressione.
La storia dellalfabeto greco lunga e complessa, dato che la diffusione
della scrittura stata lenta (per molti secoli la civilt greca si valsa di
forme di comunicazione prevalentemente orale) e la grande variet dialet-
tale insieme al fenomeno, speculare, della frammentazione politica ha
frenato ladozione di un sistema graco comune. Quello che si affermato
nel tempo (grazie al primato culturale ateniese, al processo di unicazione
messo in moto da Alessandro e inne allincorporazione della Grecia nel-
limpero romano, dove il greco godette del prestigio di lingua internazio-
nale) comprende ventiquattro lettere (v. Tabella nella pagina seguente).
Per descrivere e interpretare il sistema fonetico di una lingua occorre
aver chiaro un principio importante:
fra gli innumerevoli suoni possibili, in ogni lingua ne vengono impie-
gati alcuni e trascurati (cio considerati ininuenti) altri; dobbiamo
quindi mettere in conto la possibilit che manchino alcuni suoni a noi
familiari e che, allopposto, ve ne siano altri per noi inconsueti.
Ma nel caso del greco antico c un problema ulteriore. Trattandosi di
lingua non pi parlata, non facile capire in che misura il sistema graco
che ci stato tramandato rispecchi il sistema fonetico, cio quale fosse il
suono effettivo corrispondente a ciascun segno.
In questa ricostruzione possono aiutarci elementi di vario genere:
confronti con altre lingue della famiglia indoeuropea1, in particolare con il
latino e, attraverso il latino, con litaliano;

1
Com noto, si usa il termine indoeuropeo per un gruppo di lingue nelle quali sono
stati individuati tratti comuni, segno di originaria appartenenza a un unico ceppo linguistico.

Francesco Michelazzo, Nuovi itinerari alla scoperta del greco antico. Le strutture fondamentali della lingua
greca : fonetica, morfologia, sintassi, semantica, pragmatica,
ISBN: 978-88-8453-513-6 (print) ISBN: 978-88-8453-513-9 (online), Firenze University Press, 2006.
4 PRIMA UNIT

Alfabeto greco
nome (greco e italiano) pronuncia convenzionale
1. A a lfa alfa a
2. B b bta beta b
3. G g gmma gamma g duro (come gatto)
4. D d dlta delta d
5. E e ciln epslon (epsiln)2 e
6. Z z zta zeta z
7. H h ta eta e
8. Y y yta teta t(h)
9. I i ta iota i
10. K k kppa cappa c duro (come cane)
11. L l l(m)bda lambda l
12. M m m mi m
13. N n n ni n
14. J j je xi x
15. O o mikrn omcron (omicrn)* o
16. P p pe pi p
17. R r ] ro r(h)
18. S s w 3 sgma sigma s
19. T t ta tu t
20. U u { ciln pslon (psiln)* (come franc. tu)
21. F f fe fi f
22. X x xe chi k(h)
23. C c ce psi ps
24. V v mga mega (omga)* o

confronti interni al greco (tra varianti dialettali, tra fenomeni fonetici e mor-
fo-sintattici, ecc.);
infine (ma si tratta di casi piuttosto rari), occasionale presenza di forme ono-
matopeiche nei testi a noi pervenuti4.

In questo modo si riesce a delineare un quadro abbastanza attendi-


bile. Tuttavia evidente che, non essendo possibili riscontri diretti sulla

I principali gruppi linguistici cos identificati sono: a sud-est quello indo-iranico; a nord-est
quello slavo e quello baltico; a nord-ovest quello germanico e quello celtico; a sud-ovest
quello italico (di cui fa parte il latino) e quello greco.
2
La scelta fra le due pronunce (nei casi successivi segnalate dallasterisco) legata al
tipo di accentazione adottata: vedi 8.
3
La grafia antica, come del resto anche per diversi altri fonemi, oscillante. La forma
(il cosiddetto sigma lunato) ampiamente documentata nei papiri, che rispecchiano in
genere le edizioni curate dai grammatici di et ellenistica. Oggi si usano i segni S-s (che pure
hanno precedenti antichi), con la variante w per il sigma in fine di parola.
4
P.es. in un verso del poeta comico Cratino (V sec. a.C.) leggiamo lo sciocco cammina
facendo bee bee [b b] come una pecora (fr. 45), e in un verso giambico anonimo fa-

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NUOVI ITINERARI 5

base della viva pratica linguistica, la pronuncia moderna del greco anti-
co va considerata comunque convenzionale, frutto di approssimazione
a una realt che per tanti aspetti rimane sfuggente5.

1.1. Vocali

Lalfabeto greco comprende sette vocali (a e h i o u v).


Questa situazione, con la presenza di due varianti per /e/ (e~h) e
per /o/ (o~v), potrebbe sembrare analoga a quella dellitaliano, con
lopposizione fra pronuncia chiusa (psca, btte) e aperta (psca, bt-
te); in realt assai pi complessa, per lesistenza di fenomeni fonetici
di vario genere.

Quantit vocalica
Un primo aspetto di complessit sta nel fatto che in greco presente
e operante lopposizione breve/lunga ( ~ 6), cio la distinzione relativa
alla durata nellemissione del suono. Questa opposizione interessa non
solo i fonemi /e/ e /o/, nei quali si manifesta a livello grafico (e~h, o~v),
ma anche gli altri tre (a~
a, i~i, u~
u)7.

Dittonghi
Le vocali possono unirsi in dittonghi, con i o u come secondo elemento
(invece, diversamente dallitaliano, non c dittongo quando i o u figurano
come primo elemento: p.es. ai a meno che non sia scritto a con dieresi
dittongo, ia no).
Tenendo conto della variante breve/lunga, le combinazioni teorica-
mente possibili sono 12, alle quali ne va aggiunta una in cui il primo
elemento u- (fra parentesi la pronuncia convenzionale):
/a/ breve /a/ lungo /e/ breve /e/ lungo /o/ breve /o/ lungo /u/

/i/ ai [ai] ai [] ei [ei] hi [] oi [oi] vi [] ui [i]


/u/ au [au] au [au] eu [eu] hu [eu] ou [u] vu [ou]

cendo bau bau [ba ba] e il verso del cane (da cui anche il verbo bazein abbaiare);
nel teatro, specie tragico, risuonano spesso espressioni di dolore o meraviglia come aiai
[aa], oi [o]; ecc.
5
Il che non significa ovviamente che tutti i tipi di pronuncia siano indifferenti, e che sia
inutile una pronuncia il pi possibile accurata e coerente.
6
I simboli (breve) e (lunga) sono gli stessi che vengono impiegati negli schemi me-
trici, dove per sono riferiti alla quantit non delle vocali ma delle sillabe.
7
Il fenomeno della quantit molto importante, e vi torneremo pi volte nel corso di
questo capitolo. Nella lettura moderna tuttavia non se ne tiene conto (e~h = e, o~v = o).

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In realt, le combinazioni con prima vocale lunga sono piuttosto rare.


Gi i dittonghi in quanto tali, infatti, comportano un sovraccarico voca-
lico, ed quindi logico che si cerchi istintivamente di non appesantirli
ulteriormente con la quantit lunga di uno dei componenti. Cos in greco
le vocali lunghe con u tendono a semplificarsi nella rispettiva variante breve
(hu > eu ecc.);
nel caso di vocale lunga con i, invece lo i a indebolirsi: i papiri mostrano un
comportamento oscillante (certe volte lo i scritto regolarmente, altre volte
omesso), segno probabilmente che era pronunciato in forma attenuata; luso
moderno quello di scrivere questo iota muto sotto la vocale precedente (il
cosiddetto iota sottoscritto: + ~)8 e di non pronunciarlo.

Un dittongo pu essere originario oppure, pi spesso, essere il risul-


tato di uno o pi fenomeni fonetici:
1. esito vocalico di un fonema intermedio (v. al paragrafo seguente);
2. caduta di un fonema intervocalico (v. cap. 23 e 28): nel contatto fra le due
vocali originariamente separate pu accadere [2a] che esse si mantengano di-
stinte, oppure [2b] che si produca un dittongo per la somma meccanica delle
due componenti, oppure [2c] che le due vocali si fondano in un fonema nuovo
di quantit lunga (la cosiddetta contrazione);9
3. allungamento di una vocale per cause di vario genere e conseguente sviluppo,
anche qui, di un fonema nuovo di quantit lunga.
Esempi:
1. nella declinazione del nome bow (bue), alcune forme (lo stesso NOM bow, lACC
bon ecc.) derivano da un tema bo-10 con vocalizzazione di (bo-w, bo-n);

8
Ma la grafia dotta segna lo i nella posizione normale (iota ascritto); anche in questo
caso per eventuali altri segni (spiriti e accenti, v. 3-4) sono posti non, come di solito, sulla
seconda componente del dittongo ma sulla prima (p.es. dein, variante contratta del verbo
edein cantare, si pu scrivere anche idein). Lo iota ascritto poi la regola nel caso di
vocale iniziale maiuscola: p.es. %Aidhw Ade (il regno dei morti e la relativa divinit); ma
dhw (o idhw) quando usato come nome comune nel senso di morte.
9
Va detto comunque che vi sono anche casi in cui la sequenza vocalica a~e~h~o~v~u
+ i~u non d luogo a dittongo. La mancata fusione in dittongo dei due fonemi pu essere
dovuta a ragioni etimologiche: p.es. diow eterno; ssein slanciarsi; ut} grido (da
non confondere col pronome a[t}); saw e sai voci del verbo aein gridare; praw
(praw con baritonesi; v. 4) mite; prne e prau nai voci del verbo pranein amman-
sire; ecc. Oppure pu essere dovuta allaggiunta di prefissi o suffissi che si mantengono
foneticamente distinti: p.es. dion, con laggiunta del suffisso diminutivo -idion a uw fi-
glio (quindi > figlioletto) oppure a w maiale (quindi > maialino); pro-stnai,
pro-sxein ecc. (verbi composti col preverbo pro-); -idriw, -ulow ecc. (aggettivi composti
col prefisso negativo -); ecc. Come si vede dagli esempi, la separazione dei due fonemi
pu essere segnalata dalla dieresi (nelle varie combinazioni: > ? ) oppure, in inizio
di parola, anche dalla semplice collocazione dello spirito sulla prima vocale (anzich sulla
seconda, come nei dittonghi).
10
Il segno indica il digamma, un fonema /w/ scomparso nel greco classico (v. al pa-
ragrafo seguente)

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2a. sempre nella declinazione di bow, altre forme (il GEN bow, il DAT bo ecc.)
derivano dal tema bo- con caduta del intervocalico (bo-ow, bo-i);
2b. nella declinazione di row (monte), il DAT singolare rei deriva da un tema
ores- con caduta del s intervocalico (ores-i);
2c. sempre nella declinazione di row, il GEN singolare rouw deriva dal tema ores-
con caduta del s intervocalico (ores-ow) e successiva contrazione delle vocali
e-o cos venute a contatto11;
3. fra i tanti esempi possibili citiamo per ora solo alcune forme in cui c stata caduta
di fonemi consonantici e conseguente allungamento (cosiddetto di compenso):
tiyew, participio presente di tyhmi (da tiyentw > tiyew)
didow, participio presente di ddvmi (da didontw > didow)
bavw , participio aoristo di banv (da bantw > baw )
fhna, indicativo aoristo di fanv (da efansa > efan a)

Mentre nei casi 1 e 2b si ha un vero dittongo nato dallunione di due


suoni vocalici, nei casi 2c e 3 il dittongo si deve considerare un mezzo per
tradurre sul piano grafico il nuovo fonema lungo: un fonema che talvolta
prende forma di dittongo (tiyew, didow), talaltra di vocale semplice lunga
(bavw , fhna)12.
Sulla base di queste considerazioni, si pu dire che per ciascuno dei
tre fonemi /a/, /e/, /o/ il greco standard (senza tener conto cio delle
differenze dialettali) conosce pi varianti, che vengono riassunte nello
schema seguente:
breve [e dittongo] lunga [e dittongo] esito di allungamento
/a/ a [ai au] a [ au] ah
/e/ e [ei eu] h [+ hu (> eu)] ei h
/o/ o [oi ou] v [~ vu (> ou)] ou v

Vocali semiconsonantiche
Gi da quanto abbiamo detto fin qui si portati a pensare che /i/ e
/u/ abbiano un carattere particolare, in qualche modo diverso rispetto agli
altri fonemi vocalici. Ci confermato, in molte lingue, da una serie di
fenomeni che dimostrano che si tratta per cos dire di fonemi intermedi, i
quali a seconda delle circostanze possono manifestare una natura vocalica
(i, u) oppure consonantica (j, w), oppure anche scomparire del tutto13.

11
Che il processo si sia sviluppato in due tappe dimostrato dal fatto che la parola
attestata anche nella forma non contratta reow.
12
Che queste grafie siano almeno in parte convenzionali confermato dal fatto che sono
oscillanti e variano da dialetto a dialetto: p.es. il participio aoristo di banv citato qui sopra si
presenta come baw in eolico; il nome Musa (che deriva da Montja > Monsa > Mos a) si pre-
senta come Mosa in attico (e da qui nel greco standard), come Mosa in eolico, come Msa
in dorico; ecc.
13
P.es. dal latino maior maggiore si avuto un esito consonantico in italiano (mag-
giore) e vocalico in spagnolo (mayor); nel nome del vino (da una radice indoeuropea con

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Volendo fissare un principio generale (che torner utile anche nellesa-


me delle consonanti semivocaliche, 2) possiamo dire che
tendenzialmente un fonema intermedio si manifesta in forma di voca-
le nelle situazioni di penuria vocalica (e/o di abbondanza consonan-
tica), e allopposto in forma di consonante nelle situazioni di penuria
consonantica (e/o di abbondanza vocalica).
Nel caso del greco i fonemi /i/ e /u/, che prendono il nome rispettiva-
mente di jod (j) e di digamma (14), sono riconoscibili solo quando si ma-
nifestano in forma vocalica (i, u): per il resto sono scomparsi, in certi casi
senza lasciare traccia (per cui la loro originaria presenza si pu ricostruire
solo su base etimologica), in certi altri dando luogo a fenomeni fonetici di
vario genere, che saranno illustrati via via che se ne presenta loccasione.
Mentre per il jod la scomparsa della variante consonantica antica e
generalizzata, per il digamma si trattato di un processo pi graduale e
non uniforme che pu dirsi compiuto solo nel greco standard (quello con-
solidatosi sulla base del dialetto attico) di epoca storica; infatti
in alcuni dialetti il ha continuato ad essere presente e operante (tanto che lo
troviamo anche scritto);
nei poemi omerici si alternano (anche nello stesso brano o nello stesso verso)
situazioni che ne presuppongono lefficacia e altre che al contrario ne presup-
pongono la scomparsa o lirrilevanza.

1.2. Consonanti
A rigore consonante indica un fonema che, per la sua ridotta o nul-
la sonorit, non pu essere pronunciato da solo, senza il supporto di un
suono vocalico. Ma questo non vero allo stesso modo per tutte quelle
che correntemente classifichiamo come consonanti: anche qui, come gi
nel caso delle vocali, esistono fonemi intermedi, che svolgono un ruolo
importante nel sistema fonetico greco. Esamineremo anzitutto questi, per
poi passare alle consonanti vere e proprie.

Consonanti semivocaliche: liquide e nasali


Le liquide (l, r) e le nasali (m, n) vengono di solito trattate insieme perch,
in greco come in altre lingue, presentano caratteristiche comuni, per via di
una maggiore sonorit che ne fa fonemi intermedi fra consonanti e vocali15.

alternanza vocalica wein/win/woin) il fonema /u/ ha un esito consonantico in latino (vinus,


da cui le forme romanze vino, vin ecc.) e in tedesco (Wein [pron. vain]), vocalico in inglese
(wine [pron. uain]), mentre caduto in greco (onow da oinow).
14
Il nome si deve al fatto che la forma del simbolo ricorda quella di due gamma maiu-
scoli sovrapposti.
15
Di questa particolare natura non difficile fare esperienza attraverso espressioni ono-
matopeiche come brrr, hmmm ecc.

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Il fenomeno pi interessante in cui sono coinvolte in greco quello


della vocalizzazione: in situazioni di penuria vocalica (e/o di abbondan-
za consonantica), liquide e nasali possono sviluppare un suono vocalico,
che in attico e poi in greco standard a. Si dice allora che agiscono come
sonanti.

Questo fenomeno, che simboleggiato con un cerchietto sotto la lettera (l,


r, m, n), si manifesta in due forme diverse: nelle liquide, la vocale si aggiunge al
fonema consonantico, nelle nasali di solito lo sostituisce:
da pat}r (padre) il DAT plurale patrsi (patrsi) deriva da patrsi;
pyow (pat(h)os, esperienza, sofferenza) deriva da pnyow16.
Liquide e nasali presentano comportamenti simili anche in campo metri-
co-prosodico (dove le due classi di fonemi sono spesso indicate complessivamente
col nome di liquide), dando luogo fra laltro a fenomeni particolari, legati alla loro
natura pi che consonantica.

Sibilante
opportuno ricordare qui anche la sibilante sigma (s), non solo per
la sua particolare sonorit17 ma anche perch in greco presenta comporta-
menti che ricordano quelli di altri fonemi intermedi, in particolare j e :
in posizione intervocalica cade facendo entrare in contatto le due vocali che
originariamente separava (v. al precedente);
cade spesso anche in inizio di parola davanti a vocale, lasciando al suo posto
laspirazione (per alcuni esempi v. pi avanti).

Consonanti propriamente dette


Vengono definite mute e suddivise in sottoclassi:

Gutturali (o Velari) Labiali Dentali

tenui k p t

medie g b d

aspirate x f y

in unione con s j c z18

preced. da nasale gk gg gx gj mp mb mf mc nt nd ny nz

16
Invece la forma alternativa pnyow, pure attestata, deriva da un tema peny- in cui la
vocalizzazione di n non avvenuta in quanto non necessaria.
17
Anche di questo facile fare esperienza in espressioni onomatopeiche come ssst, psst ecc.
18
C da dire peraltro che il pi delle volte una dentale davanti a sigma cade senza pro-
durre effetti fonetici.

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Il sistema analogo a quello dellitaliano (e di molte altre lingue), ma


presenta anche alcune particolarit:

le gutturali hanno sempre un suono duro: cos p.es. genealoga (da cui il no-
stro genealogia) = ghenealogha; strakismw (da cui ostracismo) =
ostrachisms;
presente e operante laspirazione (che comunque pu essere trascurata nella pro-
nuncia moderna: p.es. yeologa teologia = t(h)eologha; Xmaira Chimera
= K(h)maira; Flippow Filippo = Flippos; v. anche pi avanti;
viene chiaramente percepita la natura particolare dei fonemi risultanti da
combinazione con s, che valgono a tutti gli effetti (anche metrico-prosodici)
come consonanti doppie19;
da notare infine come il sistema grafico registri la differenza fra nasale seguita
da gutturale (per cui si usa oggi il simbolo N ) o da labiale (m) o da dentale (n),
rappresentando la prima come g (il cosiddetto gamma nasale: \gkQmion =
encmion, ggelow = nghelos, legxow = lenk(h)os, Sfgj Sfinge = Sfnx),
la seconda come m e la terza come n20.

Fenomeno fonetico comune a tutte le mute il fatto di cadere, senza


lasciare traccia, quando si trovano in fine di parola: qui infatti possono stare
oltre ovviamente alle vocali solo -n, -r e -w (pi -j e -c, consonanti dop-
pie contenenti -w)21, a conferma della natura particolare di questi fonemi.
Da ricordare qui anche una particolarit del dialetto attico (rimasta con-
finata, questa, a livello dialettale): la sequenza -tt- (p.es. ylatta mare,
prttv faccio) al posto di -ss- del greco standard (ylassa, prssv).

1.3. Aspirazione

Si gi accennato in precedenza al fatto che in greco fatta eccezio-


ne per alcuni dialetti presente e operante laspirazione (un fenomeno
comune anche a molte lingue moderne ma assente nellitaliano standard).
Essa pu manifestarsi in vari modi:

19
interessante il confronto con litaliano, dove i fonemi /cs/ e /ps/~/bs/ tendono a
scomparire (o a conservarsi solo in parole di origine straniera) e sono anche rappresentati
graficamente in modo oscillante (solo per /cs/ si usa un segno apposito, x), e dove non
chiara la percezione di z come consonante doppia (anche qui con comportamenti grafici con-
traddittori: contraffazione con una z sola, ma raffazzonato con due).
20
Anche qui litaliano presenta un comportamento oscillante, che distinguendo solo la posi-
zione davanti a labiale (impostare, ambizione) e unificando gli altri due casi (tengono come ten-
dono) si colloca a met strada fra la precisa distinzione del greco e lipersemplificazione p.es. del
tedesco (dove non si distingue graficamente fra bringen, wunderbar, unbestritten ecc.). Va
detto comunque che anche il comportamento del greco frutto di un processo di normalizzazio-
ne, dato che non di rado in papiri e iscrizioni si incontrano grafie del tipo nb, ng e simili.
21
Fanno eccezione la preposizione \k e la negazione o[k~o[x, che per non hanno auto-
nomia fonica e si saldano alla parola che segue (v. 1.5).

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NUOVI ITINERARI 11

spesso il risultato della caduta di un fonema intermedio (principalmente s,


ma anche j o ) in inizio di parola, e viene indicata graficamente apponendo
su quella che diventa cos vocale iniziale il cosiddetto spirito aspro ^ (p.es.
lw sale deriva da salw; sperow sera deriva da esperow, cfr. latino ve-
sper; in caso di dittongo lo spirito collocato sul secondo elemento22, come in
amatikw ematico); u iniziale sempre aspirato (-);
nelle consonanti, come si visto, laspirazione indicata con tre lettere apposite x
f y; inoltre, doveva essere pronunciato con aspirazione (o comunque fortemente
arrotato) il r, che in posizione iniziale sempre scritto con spirito aspro (]-);
paradossalmente, la grafia tradizionale segnala anche... quello che non c,
ossia la mancanza di aspirazione: ogni vocale o dittongo iniziale senza aspira-
zione accompagnato da spirito dolce & (p.es. pologa, apologia, difesa;
er}nh pace; ecc.)23.
Come gi accennato a proposito delle consonanti, anche per le vocali non indi-
spensabile far sentire laspirazione nella lettura moderna del greco (p.es. pnow son-
no = (h)pnos; %Omhrow Omero = (h)meros; ]}tvr retore = r(h)tor; ecc.).

Fenomeni particolari legati allaspirazione


Tra i fenomeni fonetici del greco individuati dagli studiosi moderni uno
dei pi significativi la tendenza a evitare laspirazione in due sillabe con-
secutive (la cosiddetta legge di Grassmann, dal nome dello studioso che
lha formulata): p.es.
yrj capello (tema yrix-): laspirata iniziale y- si mantiene nei casi in cui lal-
tra (-x-) si fusa col -w della desinenza (NOM sing. yrj, DAT plurale yrij); negli
altri, il y- perde laspirazione trasformandosi in t- (GEN trixw, DAT trix ecc.);
analogamente xein avere (tema sex- > x-) e trfein nutrire, allevare
(tema yref-): laspirazione iniziale si conserva quando, nel corso della coniu-
gazione, scompare la seconda (jv avr, yrcv allever, yreca alle-
vai); si perde in tutti gli altri tempi;
xvren ritirarsi: il raddoppiamento della sillaba iniziale tipico del perfetto
si realizza nella forma ke-xQrh-ka mi sono ritirato; ecc.
Questo comportamento, che si pu spiegare con la fatica di mantenere a
lungo la pronuncia aspirata, solo apparentemente contraddetto dal fenome-
no opposto, quello per cui due consonanti contigue tendono a uniformarsi (e
quindi, se del caso, a prendere entrambe laspirazione): cos p.es. da lep-ein
lasciare si ha laoristo passivo \lef-yhn fui lasciato; se al verbo brzein
viene aggiunto il preverbo \p si ha, dopo lelisione, \f-ubrzein insultare;
ecc. (v. anche 1.6). Qui evidentemente doveva risultare foneticamente pi na-
turale mantenere laspirazione piuttosto che diversificare la pronuncia24.

22
Ma naturalmente sul primo nel caso di iota muto: v. sopra, p. 6.
23
Sullorigine e le possibili motivazioni di questa strana convenzione grafica v. p. 17.
24
Questo processo di assimilazione conosce peraltro molte deroghe: p.es. la preposizio-
ne \k impiegata come preverbo si mantiene inalterata davanti a iniziale aspirata: \k-xvren
andar via, ritirarsi, \k-frein portar fuori, \k-yrskein balzare, ecc.

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1.4. Il sistema di accentazione

Il sistema di accentazione del greco piuttosto complesso, soprattutto


perch laccento greco come quello di altre lingue antiche (e, invece,
diversamente dallitaliano e da altre lingue moderne) non era fonda-
mentalmente dinamico (di intensit) ma melodico (di tonalit). Esami-
niamone in sequenza le caratteristiche.

1. Lopposizione fondamentale tra sillabe pronunciate in tono alto e in


tono basso, e interessa le ultime tre sillabe di una parola (cio non si
risale comunque oltre la terzultima: ...|). Graficamente questa opposi-
zione poteva essere espressa in vario modo:
segnando un accento ascendente (il cosiddetto accento acuto: )25 sulla silla-
ba pronunciata in tono alto (p.es. ggelow = v; Asxlow = v; gayw =
v), oppure
segnando un accento discendente (il cosiddetto accento grave: `)26 sulle sil-
labe pronunciate in tono basso (gglw = ;; ecc.), oppure
combinando insieme le due grafie (gglw = v;; ecc.).
Queste varie grafie sono attestate nei papiri, ma la prima che si
affermata, anche nella pratica editoriale moderna.
2. Laccento acuto pu stare sia su sillabe lunghe che su sillabe brevi, e alme-
no apparentemente non ci sono ragioni per cui debba cadere su una sillaba
piuttosto che su unaltra (non ci sono cio ragioni per cui p.es. in gayw
laccento debba stare sullultima piuttosto che sulle altre due); unica limita-
zione che pu risalire fino alla terzultima sillaba solo se lultima breve.
Perci una parola in partenza proparossitona diventa parossitona se, cam-
biando la desinenza nel corso della flessione (declinazione o coniugazione),
alloriginaria sillaba breve finale ne subentra una lunga (...v > ...v )27.
3. Nel caso di parola ossitona non seguita da interpunzione si ha di solito
la trasformazione dellaccento da acuto in grave (la cosiddetta bariton-
si, che in questo caso equivale in sostanza ad atonia): p.es. facendo se-
guire immediatamente a gayw buono ggelow messaggero avremo
gayw ggelow28.

25
In greco tnow jw, da cui gli aggettivi che designano le tre possibili posizioni dellac-
cento: jtonow osstono (accento sullultima), parojtonow parosstono (sulla penulti-
ma), proparojtonow proparosstono (sulla terzultima).
26
In greco tnow barw, da cui laggettivo bartonow bartono (v. nel testo al punto 3).
27
Questa p.es. la declinazione di ggelow (messaggero, angelo): ggelow, gglou,
ggl~ , ggelon ecc.
28
Per comprendere questo fenomeno pu essere utile un richiamo alla quotidiana
esperienza linguistica. Nel parlare, non tutte le parole (quelle, per intendersi, che vengono
individualmente elencate dal vocabolario) vengono accentate allo stesso modo: in gene-

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NUOVI ITINERARI 13

4. Accanto alla coppia acuto~grave, il greco conosce anche unaltra forma di


accento, il cosiddetto accento circonflesso ( ' o ~). Si tratta in realt di un
accento doppio, risultante dalla combinazione di acuto e grave (+` = ^), che
in quanto accento protratto29 pu stare solo su vocale lunga (o dittongo).
Per comprendere la natura di questo accento utile mettere a confronto le
due varianti di una stessa parola che sia attestata sia in forma non contratta che
contratta, p.es. nella declinazione del nome eylon~ylon (gara, premio)30.

forme non contratte forme contratte


Nominativo sing. eylon v; > ylon
Genitivo sing. ylou v > ylou v
Dativo sing. yl~ v > yl~ v
Accusativo sing. eylon v ; > ylon
Nominativo plur. eyla v ; > yla
Genitivo plur. ylvn v > ylvn v
Dativo plur. yloiw v > yloiw v
Accusativo plur. eyla v ; > yla
Dalla tabella si ricava che laccento circonflesso, proprio in quanto accento
composto (e quindi tale da coprire unestensione equivalente a due sillabe), non
pu risalire oltre la penultima sillaba, e che in questo caso la sillaba finale de-
vessere breve. Una parola in partenza properispomena diventa parossitona se,
cambiando la desinenza nel corso della flessione (declinazione o coniugazione),
alloriginaria sillaba breve finale ne subentra una lunga (...' > ...v).

5. Dopo aver cercato di comprendere la natura dellaccento greco, riepilo-


ghiamo adesso le caratteristiche del suo uso:

esistono in greco tre tipi di accento: acuto (), grave (`), circonflesso ( ' o ~);
questa differenza non si avverte per nella lettura moderna;
laccento acuto pu stare sulla terzultima sillaba (solo per se lultima bre-
ve), oppure sulla penultima, oppure sullultima; ma in questultimo caso si
trasforma in accento grave, a meno che non segua interpunzione (o parola
enclitica: 5);

re la catena parlata si sviluppa non accostando meccanicamente parole singole ma rag-


gruppandole, e mettendo in rilievo in ciascun blocco un solo accento, normalmente quello
dellelemento finale (p.es. linizio della Divina commedia potrebbe essere rappresentato
in questi termini: nel-mezzo-del-cammin | di-nostra-vita || mi-ritrovai | per-una-sel-
va-oscura || che-la-diritta-via | era-smarrita). Perch si verifichi baritonesi occorre ap-
punto che la parola ossitona in questione sia allinterno di una catena parlata, non alla sua
estremit segnalata da interpunzione. Su altri aspetti relativi al trattamento dellaccento
finale v. il paragrafo seguente.
29
Questo probabilmente il senso del nome greco perispvmnh (sott. pros~da, accento
protratto in direzioni diverse), da cui gli aggettivi che designano le due possibili posizioni:
perispmeno (accento circonflesso sullultima) e properispmeno (sulla penultima).
30
La quantit indicata (come breve o lunga ) solo quando rilevante ai fini dellac-
cento; altrimenti si usa il segno generico .

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14 PRIMA UNIT

laccento circonflesso pu stare solo su sillabe contenenti vocale lunga o dit-


tongo: sulla penultima (solo per se lultima breve) oppure sullultima;
in caso di dittongo, laccento segnato sulla seconda delle due vocali (ma
nella lettura moderna viene pronunciato sulla prima, p.es. &Orfew =
Orfus, Aguptow Egitto = igptos ecc.; nel caso di ou: otow questo
= (h)tos).

1.5. Proclitiche ed enclitiche. Appositive e ortotoniche

Anche in greco, come in molte lingue (italiano compreso), esistono


parole prive di accento, che proprio per questa mancanza di autonomia
fonica si appoggiano alla parola vicina: a quella precedente (e si parla
allora di enclitiche) o a quella seguente (proclitiche).
Per comprendere questo importante fenomeno, utile fissare intanto
un principio generale:
nella misura in cui una parola acquista, al di l del suo significato spe-
cifico, un valore funzionale, tende a perdere almeno in parte la pro-
pria originaria identit semantica, e parallelamente vede spesso inde-
bolirsi anche la propria consistenza fonica; in tal caso tender a fare
corpo unico con una parola adiacente fonicamente piena (definita
perci ortotonica), indipendentemente dal fatto che questa perdita
di autonomia venga o meno rilevata graficamente31.
In linea tendenziale, si possono considerare funzionali gli articoli, le
preposizioni, le congiunzioni, i pronomi relativi, le forme deboli dei pro-
nomi personali (mi hai chiamato? rispetto a hai chiamato me?), i verbi
ausiliari (sono andato, ho mangiato ecc.)32, e insomma ogni espressione
che quale che sia la sua natura originaria finisce per essere impiegata
in funzione connettiva, articolatoria ecc.33.

31
Un esempio particolarmente chiaro di questa dinamica quello dellarticolo determi-
nativo che, assente in latino (agnus significa al tempo stesso lagnello e un agnello), si
sviluppato nelle lingue romanze dalloriginario pronome~aggettivo dimostrativo latino ille:
ille homo = quelluomo > = luomo. Qualcosa di molto simile, come vedremo, avvenu-
to in greco per larticolo (v. 7.1) e per le preposizioni (14.1).
32
Meno chiaro il discorso per i verbi servili (potere, dovere ecc.) e fraseologici (prendere
una decisione, fare fatica ecc.), che hanno un evidente valore funzionale ma spesso conser-
vano anche una loro autonomia fonica.
33
La quotidiana esperienza linguistica offre innumerevoli esempi in proposito. Per limi-
tarci allarticolo: in situazioni espressive normali o, detto in termini linguistici, non marca-
te larticolo viene pronunciato senza alcuna autonomia fonica, saldato in corpo unico con
la parola che segue; nessuno istintivamente dice ti ho chiesto di darmi il libro, a meno che
non ci siano ragioni di tipo contestuale o pragmatico che richiedano di evidenziare larticolo
(p.es. in funzione oppositiva: non ti ho chiesto di darmi un libro: ti ho chiesto di darmi il li-
bro), o di separarlo con una pausa dal nome (p.es. ti ho chiesto di darmi il se cos vogliamo
chiamare quellinsulso ammasso di fogli libro), o altro.

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NUOVI ITINERARI 15

Dato che in greco laccento rappresentato graficamente, ci dovreb-


be permettere di individuare con maggiore sicurezza le forme atone, docu-
mentando anche il processo che ha portato allo svuotamento semantico
e fonico di parole in origine autonome34. In realt, la situazione compli-
cata dal fatto che nella grafia tradizionale vengono accentate anche molte
parole sicuramente atone, come si vede p.es. scorrendo la declinazione
dellarticolo e lelenco delle preposizioni (le due classi di parole dove pi
evidente il carattere funzionale e conseguente atonia):

singolare Declinazione dellarticolo plurale


masch. femm. neutro masch. femm. neutro
` = t NOM o a t
to tw to GEN tn tn tn
t! t_ t! DAT tow taw tow
tn t}n t ACC tow tw t
Quadro delle preposizioni
mf n nt p di ew \k \n \p
kat met par per pr prw sn pr p

Si tratta di una convenzione grafica35 immotivata (nel 7 cercheremo


comunque di capirne lorigine), che non deve impedirci di considerare allo
stesso modo lintera classe di parole funzionali. Potremo definirle apposi-
tive36 e suddividerle come segue:
a) prepositive (che precedono lortotonica a cui sono aggregate);
alcune parole di questa classe sono convenzionalmente scritte senza accento e si
definiscono proclitiche: oltre alle forme dellarticolo e alle preposizioni ora citate,
sono la negazione o[ (non, con le varianti o[k e o[x)37, la congiunzione e (se),
lavverbio relativo e poi congiunzione qw (come, e poi che, perch ecc.);
b) postpositive (che seguono lortotonica a cui sono aggregate);
alcune parole di questa classe sono convenzionalmente scritte senza accento
e si definiscono enclitiche: forme deboli dei pronomi personali (v. 8.1), pro-

34
p.es. il caso dellavverbio nn ora, di cui esiste anche la variante nun (atona e con
abbreviamento della vocale) usata come intercalare nel senso di dunque (del resto anche in
italiano ora usato sia come avverbio di tempo, sia come semplice formula di transizione).
35
Come del resto ne esistono in tutte le lingue. Non facile, p.es., spiegare perch in italiano
si scriva me lo restituisci (indicativo) staccando le proclitiche, e invece restituiscimelo (impera-
tivo) saldando le enclitiche allortotonica restituisci; oppure perch non si possa scrivere alposto
di saldando la proclitica al con la sua ortotonica (mentre si considera corretto invece di).
36
Questo termine adeguato sia perch esprime bene lappoggiarsi di una parola debo-
le a unortotonica adiacente, sia perch impiegato anche nellanalisi metrica. Non va per
confuso con lanalogo termine usato in senso sintattico (v. 9.1).
37
La negazione per scritta con laccento (in quanto ortotonica) se seguita da in-
terpunzione, p.es. nelle interrogative disgiuntive (v. cap. 27): pteron sugxvrew o; ne
convieni oppure no?.

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16 PRIMA UNIT

nomi e avverbi indefiniti (v. 16.1), alcune forme dei verbi essere e dire
(em e fhm), la congiunzione coordinativa te (e) e infine un certo numero di
particelle (ge, per, toi, il gi citato nun ecc.) che il greco usa, insieme a molte
altre, come formule di transizione.

Accentazione in presenza di enclitiche


Mentre la proclisi (cio lappoggiarsi di una proclitica allortotonica
seguente) non segnalata graficamente, lortotonica che precede unencli-
tica muta il pi delle volte il suo accento:
parola ossitona: non si ha baritonesi (gevrgw tiw un contadino);
parola parossitona o perispomena38: laccento rimane invariato (ma dopo pa-
rossitona leventuale enclitica bisillabica si presenta accentata: polthn tin
un cittadino);
parola proparossitona o properispomena: si sviluppa un accento secondario
detto di enclisi sulla sillaba finale (Flippw te e Filippo; tarw te e
lamico; Flippw fhsi Filippo dice; tarw fhsi lamico dice);
parola proclitica o enclitica: nel caso che lenclitica si appoggi a una parola
atona (proclitica o enclitica), questultima prende un accento di enclisi (o te
&Ayhnaoi e gli Ateniesi; gevrgw tw pote un contadino una volta).

1.6. Fenomeni fonetici vari

Abbiamo gi accennato ad alcuni fenomeni che si verificano in occa-


sione dellincontro tra fonemi. Completiamo la trattazione ricordandone
altri, che interessano in particolare i casi di successione di vocali fra paro-
le diverse39: una sequenza denominata iato, che spesso si evita (in quanto
evidentemente percepita come sgradevole) ricorrendo
allelisione, segnalata graficamente dallapostrofo (o[d a[tw > o[d& a[tw;
ll =mew > ll& =mew; \p =mw > \f& =mw [v. 1.3]; ecc.)40;
alla crasi (da krsiw mescolanza), cio la fusione delle due parole, che
interessa soprattutto larticolo (` a[tw > atw; to a[to > ta[to; t te-

38
Sullapparentamento dei due tipi (come pure di proparossitone e properispomene) v.
al paragrafo precedente. Il fatto che solo in questo caso si mantenga laccento originario pu
essere spiegato nel senso che laccentazione sulla penultima sillaba tendenzialmente pi forte
e stabile non solo di quella sullultima (che esposta a baritonesi) ma, per altro verso, anche di
quella sulla terzultima (che nellenclisi necessita di integrazione).
39
Naturalmente si pu avere successione di vocali anche allinterno di una stessa paro-
la, ma in questo caso entra in gioco piuttosto la contrazione (v. 1.2, e poi a proposito delle
singole situazioni interessate dal fenomeno).
40
Mentre lelisione propriamente detta quella che interessa la vocale finale della paro-
la precedente, si ha elisione inversa (o prodelisione, o aferesi) quando la vocale che cade
quella iniziale della seconda parola: p.es. m| \ylein > m| &ylein; gay > &gay; \gQ
> &gQ; ecc.

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NUOVI ITINERARI 17

ron > yteron; ecc.), la congiunzione ka (ka \kenow > kkenow; kalw ka
gayw > kalw kgayw [da cui le forme kalokagayw, kalokagaya, kalo-
kagayen]; ka ` > x ecc.), il preverbo pro- (pro-legon > prolegon) e altre
parole funzionali; la crasi indicata apponendo lo spirito dolce (che in questo
caso prende il nome di coronide) sopra la vocale, bench non pi collocata in
inizio di parola;
allinterposizione di una consonante fra le due vocali: il caso del cosiddet-
to -n efelcistico (\felkustikn applicato in fondo) usato nella flessione
nominale e verbale (lgousi a[t! > lgousin a[t!; lege a[t! > legen
a[t!), della gutturale aggiunta alla negazione o[ (o[ atiow > o[k atiow; o[
`rv > o[x `rv), del -w (otv gayw > otvw gayw; xri~mxri o >
xriw~mxriw o).

1.7. Punteggiatura e altre convenzioni grafiche

I testi greci che leggiamo nelle edizioni moderne si presentano corre-


dati da segni di interpunzione e da altri elementi grafici:
la virgola (,) e il punto (.) sono usati come nelle lingue moderne;
ai segni (: e ;), che nel nostro sistema indicano una pausa intermedia tra vir-
gola e punto, corrisponde un segno unico, il cosiddetto punto in alto (:);
il punto e virgola (;) usato come punto di domanda (al posto del nostro punto
interrogativo);
da ricordare infine la tendenza a usare la maiuscola non allinizio di ciascun
periodo, ma solo allinizio di ununit maggiore (capitolo, brano o altro).

La reale pratica scrittoria dellantichit era per molto diversa e...


molto pi rudimentale, sia per la lenta diffusione della scrittura e del-
la stessa alfabetizzazione, sia per lassenza di tecnologie scrittorie in
grado di favorire laffermarsi di standard editoriali comuni. Laspet-
to pi vistoso costituito dalla cosiddetta scriptio continua (il fatto
cio di scrivere senza separare le parole) e dalla quasi totale assenza di
interpunzioni.
Questa situazione, che si protratta a lungo (persiste in parte anche
nei nostri manoscritti di et medievale e umanistica), aiuta a capire due
fenomeni ricordati in precedenza:
luso ingiustificato di segni grafici (spirito dolce per assenza di aspirazio-
ne, accento su parole funzionali verosimilmente atone): in una situazione
di scriptio continua, potevano facilitare la lettura, aiutando a individuare i
confini delle parole41;

41
In questo senso appare significativo il fatto che nella declinazione dellarticolo siano
accentate solo le forme che cominciano per consonante (to, tw ecc.): evidentemente nelle
altre (`, =, o, a) la presenza dello spirito costituiva gi un elemento grafico sufficiente, tale
da rendere superflua laggiunta dellaccento.

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18 PRIMA UNIT

la grande quantit di particelle usate in greco: in mancanza di una pratica gra-


fica consolidata e condivisa, si rivelavano utili per articolare il discorso, eviden-
ziandone lorganizzazione interna e larchitettura logico-argomentativa42.

1.8. Pronuncia di parole derivate dal greco

In questo capitolo sono state fornite diverse indicazioni sulla pronun-


cia convenzionale del greco. Vediamo ora come si pronunciano le parole
di origine greca una volta che siano state italianizzate (di solito attraverso
il filtro della traslitterazione latina).

Traslitterazione latina (e italiana)


Anzitutto, i principali fenomeni relativi al passaggio di fonemi greci in
latino (e poi in italiano):
vocali: lopposizione breve/lunga ha effetto sullaccentazione, ma non si ri-
produce nella traslitterazione (e~h > e; o~v > o); quanto a u, passa in latino
come y, e da qui in italiano come semplice i;
dittonghi: ai~oi passano in latino come ~, e da qui in italiano come
semplice e; ei passa a e o in latino (e conseguentemente in italiano);
au~eu si mantengono inalterati (> au~eu); ou passa a u gi in latino (e poi
in italiano); quanto alle combinazioni con i muto (sottoscritto), in genere
danno in latino (e poi in italiano) un esito analogo a quello dei dittonghi
con i pieno;
consonanti: la traslitterazione latina rispecchia piuttosto fedelmente il sistema
greco, fatta eccezione per lunificazione in n delle varianti dentale e gutturale
della nasale (n~g); analoga a quella del greco, in origine, anche la pronuncia
dura delle gutturali, che per si sono poi palatalizzate, fino al sistema misto
dellitaliano (suono duro davanti ad a~o~u, dolce davanti a e~i);
aspirazione: si mantenuta in latino, si persa in italiano.

Accentazione
Nel pronunciare in italiano parole di origine greca dobbiamo tener
conto che il nostro sistema di accentazione deriva da quello, radicalmente
diverso, del latino, che coinvolge solo due sillabe (la penultima e la ter-
zultima) ed basato sulla quantit della penultima. Ecco alcuni esempi di
pronuncia greca, latina e italiana:

42
La facilit con cui oggi, usando un semplice programma di videoscrittura, chiunque
pu produrre un testo non solo elegante, ma anche chiaramente strutturato nella sua orga-
nizzazione interna (p.es. grazie ai cosiddetti elenchi puntati e numerati di Word), aiuta a
capire, per contrasto, il disagio di chi non poteva contare su risorse di questo genere, e dun-
que la tendenza a compensarle inserendo elementi di articolazione direttamente nel testo. In
proposito v. anche n. 21 p. 139.

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NUOVI ITINERARI 19

pron. greca in latino in italiano

1. %Omhrow [] (h)meros Homerus Omro


2. &Odussew [] Odssus Odysseus Odsseo
3. &Odsseia [] Odusseia Odyssea Odissa
4. Odpouw [] Oidpus dpus dipo
5. SapfQ [] Sapf Sappho Sffo
6. Pndarow [] Pndaros Pindarus Pndaro
7. Asxlow [] Aisk(h)ulos schylus schilo
8. Sofoklw [] Sofocls Sophocles Sfocle
9. E[ripdhw [] Euripdes es
Eurip d Eurpide
10. &Aristofnhw [] Aristofnes Aristophanes Aristfane
11. ^Hrdotow [] (h)Erdotos Herodotus Erdoto
12. Youkuddhw [] T(h)ucddes es
Thucyd d Tucdide
13. Dhmosynhw [] Demost(h)nes Demosthenes Demstene
14. Svkrthw [] Socrtes Socrates Scrate
15. &Aristotlhw [] Aristotles Aristoteles Aristtele
16. &Epkourow [] Epcuros Epicurus Epicro
&Isvn (NOM) [] Ison Iaso(n)
17. Gisone
&Isona (ACC) [] Isona Iasonem
Pltvn (NOM) [] Plton Plato(n)
18. Platne
Pltvna (ACC) [] Pltona Platonem
19. Prjenow [] Prxenos Proxenus Prsseno
20. Kilika [] Chilicha
Cilic a Cilcia
21. Ehnow [] uenos Euenus Evno
22. gunaikeon [] gnaichion gynceum gineco
23. ciln [] epsiln epslon epslon
24. mikrn [] omicrn omcron omcron
25. { ciln [] psiln pslon pslon
26. mga [] omga omega mega
27. pankeia [] pancheia panacea panaca
28. farmkeia [] farmcheia pharmaca farmaca
29. skhsiw [] schesis ? ascsi
30. glakvma [] glucoma glaucoma glaucma
31. pyhma [] pt(h)ema ? patma

Se non ci sono motivi particolari per fare diversamente, conviene at-


tenersi senzaltro alla pronuncia alla latina. Questo principio vale soprat-
tutto per i nomi propri, mentre non mancano deroghe nel caso di nomi co-
muni (specie di ambito scientifico o dotto), come negli esempi seguenti:

32. rmona [] (h)armona


harmon a armona
33. filosofa [] filosofa
philosoph a filosofa
34. amorraga [] (h)aimorragha
hmorrhag a emorraga
35. skl}rvsiw [] sclrosis ? sclrosi [pop. sclersi]

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20 PRIMA UNIT

36. nmnhsiw [] anmnesis ? anmnesi


37. prgnvsiw [] prghnosis ? prgnosi
38. diokhsiw [] diichesis dicesis dicesi
39. metvra [] metora ? metora
40. xolra [] k(h)olra cholera colra [ma cllera]
41. odhma [] idema ? dema [pop. edma]
mvc (NOM) [] mops myops
42. mope
mvpa (ACC) [] mopa myopem
43. trag~da [] tragoda
tragd a tragdia
44. mel~da [] meloda melod a
meloda43

Capitolo 2
Avviamento allo studio della morfologia
Morfologia nominale (I): 1 e 2 declinazione
Morfologia verbale (I): presente indicativo dei
verbi in -v

2.1. Cos la morfologia

Il termine morfologia significa studio delle forme, e potrebbe quin-


di essere impiegato praticamente per tutte le componenti del linguaggio
(dato che, come altri sistemi di segni, anche il linguaggio un complesso
di forme che trasmettono significati). Di fatto per riferito a ci che ri-
guarda laspetto delle parole, la loro distribuzione in classi (nomi sostan-
tivi, nomi aggettivi, verbi, avverbi ecc.), i meccanismi che regolano il loro
modificarsi (declinazioni, coniugazioni ecc.).
Il problema di ogni lingua quello di riuscire a esprimere la realt
nelle sue molteplici manifestazioni: una quantit praticamente infinita di
eventi, situazioni, concetti ecc., di fronte alla quale esistono teoricamente
due possibilit:
moltiplicare praticamente allinfinito anche le forme, in modo che ogni cosa
abbia la sua etichetta, completamente diversa dalle altre (cio che, p.es., ca-
vallo si dica in modo completamente diverso da cavalli, da cavalla, da
cavallino, da cavallone, da cavalcare ecc.); oppure

43
Il confronto fra le due ultime parole interessante: la prima ha in italiano una forma
che tiene conto del dittongo (~ > ) e della quantit breve della penultima sillaba (-ia > -a
),
la seconda trascura entrambi questi elementi e impiega la pronuncia alla greca.

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NUOVI ITINERARI 21

mettere in atto una strategia modulare, facendo s che la ricchezza espres-


siva si raggiunga attraverso la combinazione di un numero limitato di forme
elementari (cio, per stare al nostro esempio, articolando la base comune ca-
vall- attraverso una serie di desinenze e/o di suffissi).

Lunica strada realisticamente percorribile la seconda: ed appunto


qui che entra in gioco la morfologia, che non avrebbe ragione di esistere se
ogni singola cosa si dicesse in modo del tutto diverso dalle altre.
La modularit si pu realizzare in forme molteplici. Per il greco le pi
importanti sono:
la capacit di costruire intere famiglie di parole (nominali44, verbi, av-
verbi ecc.) intorno a un nucleo semantico comune (la cosiddetta radice),
variato nei suoi tratti fonetici (il fenomeno dellapofonia o alternanza
vocalica: p.es. dalla radice leg~log deriva da un lato il verbo lgv dire,
dallaltro il nome lgow parola, discorso) e/o ampliato con laggiun-
ta di elementi esterni (il fenomeno dellaffissazione: p.es., sempre dalla
stessa radice, il nome ljiw espressione, stile mediante aggiunta del
suffisso -siw)45;
lesistenza di una ricca flessione nominale (declinazione) e verbale (co-
niugazione), che si realizza aggiungendo a una parte fissa (tema) un certo
numero di elementi mobili (desinenze);
vi sono peraltro anche fenomeni di moltiplicazione delle forme espressive
che vanno in controtendenza rispetto alla economicit dei due precedenti:
il caso, in particolare, dellesistenza di pi radici diverse per esprimere
nozioni simili (come nei cosiddetti verbi politematici: v. p. 176).

Mentre il sistema imperniato sulle radici esplica i suoi effetti prin-


cipalmente sul piano morfologico e su quello semantico, la flessione
interessa pi direttamente quello sintattico e quello pragmatico-con-
testuale: ed a questo aspetto che opportuno dedicare ora qualche
considerazione.

Funzionalit sintattica e pragmatica della flessione nominale


Centrale nello studio delle lingue classiche soprattutto la flessione
nominale, un fenomeno che a differenza della flessione verbale le
lingue moderne conoscono in misura ridotta46: in greco e in latino infat-

44
Con questo termine indichiamo quelli che sono definiti di solito nomi, opponendoli
alla classe dei verbi e suddividendoli in nomi sostantivi (che chiameremo semplicemente
nomi), nomi aggettivi (per noi semplicemente aggettivi) ecc.
45
Dei meccanismi morfologici che intervengono a trasformare la radice si parla pi vol-
te nel seguito: v. in particolare 17.2, 19.2 e 20.2.
46
Tendenzialmente le lingue moderne vanno infatti nella direzione della semplifi-
cazione dei sistemi espressivi. Questo processo ha raggiunto uno stadio particolarmente
avanzato nellinglese (che presenta una flessione nominale e verbale quasi nulla: motivo
questo, si direbbe, non secondario della sua diffusione come lingua internazionale), ma ha

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22 PRIMA UNIT

ti i nominali si presentano articolati non solo nelle varianti di numero


(come in cavallo~cavalli) e di genere (come in cavallo~cavalla), ma
anche in casi, cio in forme diverse a seconda del ruolo sintattico (sog-
getto, oggetto ecc.).
Per noi moderni questa straordinaria risorsa espressiva fonte di
non poche difficolt. Al di l dello sforzo mnemonico e dellattenzione
che si richiedono per riconoscere forme spesso non immediatamente
perspicue (pu accadere che una stessa desinenza corrisponda a casi
diversi), il problema principale costituito dal fatto che nelle lingue
classiche lesistenza dei casi ha prodotto una grande libert nellordi-
ne delle parole, di fronte alla quale la nostra sensibilit linguistica si
trova impreparata.
Le lingue moderne senza casi presentano un ordine delle parole ri-
gido (come linglese) oppure flessibile ma tale che ogni variazione pu
alterare il significato (come litaliano o il francese)47. Questa stretta rela-
zione fra ordine e senso interessa soprattutto due piani:
il piano delle relazioni sintattiche: dire Alessandro ha danneggiato Giovanni
non equivale a dire Giovanni ha danneggiato Alessandro, perch in situa-
zioni espressive non marcate48 la sequenza normale SVO (Soggetto~Ver-
bo~Oggetto);
il piano delle relazioni pragmatico-contestuali: dire lanno scorso sono stato
in Giappone non equivale a dire in Giappone sono stato lanno scorso (pur
designando lo stesso evento, la prima frase presuppone una domanda come
Coshai fatto lanno scorso?, la seconda una domanda come In che anno sei

interessato anche lingue che pure conservano un sistema di casi, come il tedesco). Lita-
liano stesso, com noto, si sviluppato con la perdita del sistema casuale latino. Nella
tabella che segue schematicamente riassunto il comportamento di alcune lingue riguardo
alla flessione nominale e verbale:
flessione nominale flessione verbale
Greco S (5 casi sing., pl. e duale) S (8 persone: 3 sing., 3 pl. e 2 duale)
Latino S (6 casi sing. e pl.) S (6 persone: 3 sing. e 3 pl.)
Italiano No (solo distinzione sing./pl.) S (6 persone: 3 sing. e 3 pl.)
Inglese No (solo distinzione sing./pl.) No (solo al pres. ind. si distingue la 3 sing.)
Francese No (solo distinzione sing./pl.) S (6 persone: 3 sing. e 3 pl.)
Tedesco ridotta (4 casi al sing. e 3 al pl.) ridotta (dist. sing./pl., e fra le 3 pers. del sing.)
47
Un po diversa la situazione nelle lingue moderne (come il tedesco e altre lingue
germaniche) che hanno un sistema casuale, per quanto ridotto: qui la libert nellordo ver-
borum ovviamente maggiore, e comunque non cos ampia e indiscriminata come nelle
lingue classiche.
48
Si definiscono marcate le situazioni che risentono dellintervento di fattori extralin-
guistici (intonazione, gestualit o altro) capaci di alterare quello che sarebbe altrimenti il
significato normale dellespressione. Per riprendere lesempio usato qui sopra: se si appena
detto qualcosa come Giovanni ha danneggiato Stefano, la frase ALESSANDRO ha danneg-
giato Giovanni (la maiuscola indica una forte intonazione enfatica su Alessandro, cio che
Alessandro marcato) pu essere interpretata come una rettifica, nel senso di Giovanni non
ha danneggiato Stefano, ma Alessandro.

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NUOVI ITINERARI 23

stato in Giappone?), perch sempre in contesti non marcati la sequenza


pi comune quella che colloca in posizione iniziale gli elementi gi noti, in
posizione finale quelli nuovi, oggetto dellatto comunicativo.

La quotidiana pratica espressiva (nella lingua materna o in una lin-


gua seconda di cui si possa fare comunque esperienza diretta) ci abitua
insomma a lasciarci guidare dallordine delle parole oltre che, ovvia-
mente, da criteri di altro genere nel definire i rapporti fra i costituenti
della frase. Ma ci non vale per le lingue classiche, dove lanalisi sintattica
e pragmatica non pu in genere valersi dellordine delle parole (reso libero
e spesso imprevedibile proprio dalla risorsa della flessione nominale)
ed frutto di laboriosa ricostruzione.

2.2. Caratteri generali della morfologia nominale e verbale


Passiamo brevemente in rassegna i principali caratteri della morfolo-
gia nominale e verbale del greco, che verranno poi approfonditi via via che
se ne presenta loccasione.

Aspetti comuni
Comuni alla morfologia nominale e a quella verbale sono la categoria
di numero e quella di persona.
Per quanto riguarda il numero, rispetto allopposizione tradizionale sin-
golare/plurale il greco presenta in pi anche forme specifiche per il duale,
usate peraltro con molte oscillazioni prevalentemente per indicare perso-
ne, cose, nozioni ecc. considerate in coppia (p.es. tW xere le [due] mani; tW
Dioskrv i due Dioscuri Castore e Polluce; t ye le due dee Demetra e
Persefone; ecc.), oltre che naturalmente in do due e mfv entrambi49.
Per quanto riguarda la persona, lunica cosa notevole la mancanza di
forme specifiche di pronome personale di 3 persona per il nominativo (e
la relativa rarit di quelle per gli altri casi: v. 8.1)50.

Flessione nominale
Tipiche esclusivamente della flessione nominale sono le categorie del
genere e del caso.
Come in altre lingue (ma diversamente dallitaliano), anche in greco
lopposizione di genere fra maschile, femminile e neutro, con tenden-

49
Il duale attestato in Omero e negli scrittori attici di V-IV sec., per poi essere ripreso
dagli autori di et imperiale che si proposero di riportare in vita il genuino dialetto attico
(detti perci atticisti ).
50
Questo fatto, che trova riscontro anche in latino, forse in qualche modo collegato alla
possibilit di omettere il soggetto, che fa del greco e del latino lingue cosiddette pro-drop
(simili in questo allitaliano).

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24 PRIMA UNIT

ziale distinzione fra esseri animati di sesso maschile~femminile e cose


(oggetti, entit fisiche, concetti ecc.), ma prevedibilmente con molte
situazioni che sfuggono a questa logica51.
In greco esistono cinque casi (Nominativo, Genitivo, Dativo, Accusa-
tivo e Vocativo), risultato di un processo di sincretismo, cio di accor-
pamento in una stessa forma di pi funzioni casuali dellindoeuropeo52. I
grammatici antichi li suddivisero in casi retti (NOM, ACC, VOC) e casi obli-
qui (GEN, DAT)53, intendendo cos un rapporto pi diretto (NOM = soggetto,
ACC = complemento oggetto) o meno diretto (GEN e DAT = complementi in-
diretti) col verbo reggente: una distinzione che trova riscontro in alcune
particolarit morfologiche54, ma non deve condizionare lanalisi sintattica,
impedendo di riconoscere le innumerevoli situazioni in cui anche un com-
plemento in caso obliquo strettamente legato alla reggenza del verbo (v.
9.1-4, in particolare 9.2). Per il valore semantico e sintattico dei singoli
casi greci v. cap. 3.
La flessione nominale si articola in tre diverse declinazioni, ma non
mancano parole (definite eteroclite, lett. dalla flessione diversa) che
presentano forme miste.

Flessione verbale
La grande variet di nozioni che entrano in gioco quando levento de-
scritto da un verbo55 spiega la maggior quantit di categorie tipiche della
flessione verbale: persona, ditesi, tempo, modo.

51
P.es. non si capisce perch, fra le parti del corpo, alcune (come fyalmw occhio,
dow dente, pow piede ecc.) siano maschili, altre (come ]w naso, xer mano, karda
cuore ecc.) femminili, altre ancora (come o{w orecchio, stma bocca, gnu ginocchio
ecc.) neutre. Talvolta lattribuzione del genere pu essere spiegata in termini metaforici (come
nel caso di g terra o ylassa mare, nomi femminili di elementi naturali atti a evocare
lidea della vita e quindi della maternit), ma in gran parte si tratta di processi arbitrari, o
comunque difficilmente spiegabili e prevedibili. Pu accadere che nel cambio di genere entri
in gioco la suffissazione: p.es. col suffisso -dion si forma una classe di diminutivi tutti neutri in-
dipendentemente dal genere della parola-base (da paw bambino, fanciullo, figlio paidon; da
grvn vecchio gerntion; da graw vecchia gradion; da yerpaina serva yerapaindion,
ma anche, nello stesso senso di servetta, il femm. yerapainw; ecc.).
52
Il GEN ha assorbito anche le funzioni dellantico Ablativo (che invece si conservato in
latino), il DAT anche le funzioni del Locativo e dello Strumentale.
53
Unaltra classificazione antica quella che attribuisce lo status di caso retto al solo
NOM, rispetto al quale sarebbero obliqui tutti gli altri (ACC e VOC compresi).
54
Si tratta in particolare di due fatti di accentazione: (1) quando un nominale ha laccen-
to sullultima sillaba lunga, questo di norma acuto nei casi retti, circonflesso in quelli obli-
qui; (2) quando un nominale della 3 ha il NOM monosillabico, nel seguito della declinazione
i casi retti conservano laccento sulla sillaba di partenza, i casi obliqui invece lo spostano di
solito sullultima. Una differenza, marginale, fra casi retti e obliqui si osserva anche nei
nominali della 1 decl. con alfa breve (v. al paragrafo seguente).
55
In alternativa pu essere descritto anche in forma nominalizzata, ma con diverse limi-
tazioni espressive: cfr. n. 32 p. 110 e n. 38 p. 179.

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NUOVI ITINERARI 25

Come in latino e in molte lingue moderne, anche in greco la distin-


zione fra 1~2~3 persona e si esprime solo nei modi finiti (ne sono
esclusi lInfinito e il Participio). Inoltre, la 1 pers. manca nellImperativo
e nel duale di tutti i modi verbali.
Pi problematica la categoria di diatesi, dato che in origine loppo-
sizione era fra attivo e medio, e il passivo si sviluppato (per cos dire
da una costola del medio) solo in un secondo momento. Largomento
trattato in 6.4, e poi ripreso in 24.3 e 25.5.
La difficolt maggiore rappresentata dalle categorie di tempo e di
modo. Infatti, diversamente dal latino e dalle lingue moderne pi note, il
greco organizza il sistema verbale fondamentalmente per tempi anzich
per modi (allinterno di ciascun tempo si distingue poi fra i vari modi ver-
bali, che sono uno in pi rispetto al latino per la presenza del modo Ot-
tativo) e ciascuno di essi esprime, accanto alla nozione temporale, anche
una nozione di aspetto: aspetto durativo nel Presente (evento rappresen-
tato nel suo svolgimento), puntuale nellAoristo (evento rappresentato in
forma atemporale, colto cio nel suo realizzarsi momento per momento56),
stativo-risultativo nel Perfetto (evento ormai concluso, rappresentato nel
suo stadio finale e nei risultati che ha prodotto). Complessa anche la na-
tura del Futuro, che modale (esprimeva in origine nozioni di volont,
intenzione, previsione ecc.) oltre e prima che puramente temporale57.
Tipica del verbo greco, e indizio di un carattere arcaico e asistema-
tico (che solo lentamente, e mai completamente, si assesta e organizza in
sistema organico58), insomma da un lato la centralit della nozione di
tempo, dallaltro lintreccio e il reciproco condizionamento fra dimensione
temporale (prevalente nellIndicativo) e aspettuale (prevalente negli altri
modi) e fra valore temporale e valore modale.
Molto complessi, infine, anche i meccanismi morfologici di sviluppo
della coniugazione verbale, dato che praticamente ogni tempo presenta
pi varianti, solo in piccola parte riconducibili a tipologie comuni. La stes-
sa distinzione fra prima coniugazione (verbi in -v) e seconda coniuga-

56
Da qui anche il nome di ristow (xrnow) (tempo) indefinito.
57
A questo proposito da ricordare anche luso dei tempi storici (Imperfetto e Aoristo;
Presente, Perfetto e Futuro sono invece definiti tempi principali) per esprimere nozioni di
possibilit, desiderio ecc. sentite proprio per questa proiezione nel passato come solo teo-
riche, irrealizzabili. Tutto ci, come vedremo a suo tempo (26.1), permette di delineare una
sorta di parallelismo fra tempo futuro (Futuro) e modo Congiuntivo (volont, intenzionalit,
previsione); fra tempo passato (Imperfetto~Aoristo) e modo Ottativo (possibilit, desiderio);
fra tempo presente (Presente~Perfetto) e modo Indicativo (dato di fatto, constatazione ogget-
tiva di un evento). Una dinamica espressiva per certi aspetti non lontana da quella delle lingue
moderne, specie nelle loro manifestazioni pi spontanee, nei registri pi colloquiali.
58
Significativo, da questo punto di vista, che non si sia sviluppato un sistema di tem-
pi relativi come quello a noi familiare (con le corrispondenze Presente~Passato prossimo,
Imperfetto~Trapassato prossimo, Futuro~Futuro anteriore ecc.): v. p. 171 e n. 13 p. 238.

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26 PRIMA UNIT

zione (verbi in -mi) riguarda solo il Presente~Imperfetto, e non pu essere


quindi utilizzata per mettere ordine in un sistema che conferma anche in
questo la sua... asistematicit.

Concordanza
Un aspetto significativo nella morfologia del greco (come, del resto, di
moltissime lingue) costituito dal fatto che le varie classi di parole non vi-
vono e operano in isolamento, ma sono collegate da rapporti di reciproca
solidariet morfologica. Da qui il meccanismo della concordanza:
fra la classe dei nominali e quella dei verbi: concordanza di numero (ed even-
tualmente di persona) fra soggetto e predicato; le deroghe pi comuni riguar-
dano i neutri plurali (che hanno di solito il verbo al singolare, p.es. t z!a
fegei lett. gli animali fugge59) e la possibilit di costruzione a senso al plu-
rale con nomi singolari indicanti pluralit (p.es. ` stratw naxvrosi lett.
lesercito si ritirano; t plyow tn &Ayhnavn t|n plin lepousi la gran
massa degli Ateniesi abbandonano la citt; ecc.)60;
allinterno della classe dei nominali: concordanza di numero, di genere e di caso
fra un nome o pronome e il nominale (nome e/o aggettivo) ad esso riferito con
valore sintattico di attributo, apposizione o predicato (v. in particolare cap. 7);
le deroghe sono limitate quanto al numero e al caso61, pi frequenti quanto al
genere: p.es.
si ha spesso concordanza al maschile per nomi femminili nel caso di aggettivi
a due sole uscite (con opposizione binaria maschile~femminile vs neutro)62;
nel caso di una pluralit di termini di genere diverso, il genere prevalente di
solito il maschile se si tratta di nomi di persona o comunque di esseri animati,
il neutro se vi sono compresi nomi di cosa o comunque di esseri inanimati;
il predicato di un soggetto maschile o femminile pu essere al neutro nel
caso di sentenze, massime, proverbi ecc. (spesso con ellissi della copula es-
sere): kaln (\stin) = dikaiosnh bella cosa () la giustizia; yaumastn
(\stin) ` nyrvpow cosa stupefacente () luomo; ecc.

2.3. La 1 e 2 declinazione

Per facilitare lapproccio al complesso sistema della morfologia nominale


utile valorizzare, ovunque possibile, le somiglianze fra classi di parole di-

59
Il fenomeno di solito spiegato nel senso che i neutri plurali costituivano, pi che nomi plu-
rali, nomi collettivi, per cui t z!a doveva significare qualcosa come la massa degli animali.
60
Una situazione particolare quella del duale, forma poco usata e obiettivamente mar-
ginale che, soprattutto in Omero, d luogo a frequenti casi di sconcordanza (soggetto duale e
verbo plurale, o viceversa).
61
Una situazione interessante a questo proposito luso dellACC come caso di default in
presenza di ellissi del soggetto di frase infinitiva (cfr. 18.3).
62
La categoria di gran lunga pi ricca quella di aggettivi composti con alfa privativo
(v. pi avanti n. 69): p.es. giusto a tre uscite (m. dkaiow, f. dikaa, n. dkaion), il suo
contrario ingiusto a due (m.~f. -dikow, n. -dikon).

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NUOVI ITINERARI 27

verse. Partiremo quindi esaminando in parallelo la 1 e 2 decl., che in greco


(come in latino) hanno molti aspetti comuni; e allinterno della 1 decl. tratte-
remo per prime le parole che escono al NOM in alfa breve (-a), presentando cos
unaccentazione quasi identica a quella delle corrispondenti parole della 2.
Procederemo affiancando di volta in volta nomi maschili della 2 decl.,
nomi femminili della 1 e nomi neutri della 2, in modo da riprodurre la
stessa sequenza che incontreremo in seguito nella presentazione degli ag-
gettivi di 1 classe.

Nomi con accentazione proparossitona del NOM [...v]


ggelow reia dspoina 63
eylon
messaggero sacerdotessa padrona gara, premio
NOM ggel-ow rei-a dspoin-a eyl-on [... v ]
GEN ggl-ou ere-aw despon-hw yl-ou [... v ]
DAT ggl-~ ere- despon-+ yl-~ [... v ]
ACC ggel-on rei-an dspoin-an eyl-on [... v ]
VOC ggel-e rei-a dspoin-a eyl-on [... v ]
NOM~ACC~VOC ggl-v ere-a despon-a yl-v v
[... ]
GEN~DAT ggl-oin ere-ain despon-ain yl-oin v
[... ]
NOM~VOC ggel-oi rei-ai dspoin-ai eyl-a [... v ] 64
GEN ggl-vn erei-n despoin-n yl-vn [... v ]65
DAT ggl-oiw ere-aiw despon-aiw yl-oiw [... v ]
ACC ggl-ouw ere-aw despon-aw eyl-a [... v ]

Nomi con accentazione properispomena del NOM [...' ]


dmow pera glssa ylon
popolo prova prova gara, premio
NOM dm-ow per-a glss-a yl-on [... ' ]
GEN d}m-ou per-aw glQss-hw yl-ou [... v ]
DAT d}m-~ per- glQss-+ yl-~ [... v ]
ACC dm-on per-an glss-an yl-on [... ' ]
VOC dm-e per-a glss-a yl-on [... ' ]
NOM~ACC~VOC d}m-v per-a glQss-a yl-v [... ]v
GEN~DAT d}m-oin per-ain glQss-ain yl-oin [... ]v
NOM~VOC dm-oi per-ai glss-ai yl-a [... ' ]
GEN d}m-vn peir-n glvss-n yl-vn [... v ]
DAT d}m-oiw per-aiw glQss-aiw yl-oiw [... v ]
ACC d}m-ouw per-aw glQss-aw yl-a [... v ]

63
Di questa classe fanno parte anche quasi tutte le varianti di participio femminile attivo
dei singoli tempi verbali.
64
Le desinenze del NOM~VOC plur. masch. e femm., pur trattandosi di dittonghi (-oi, -ai),
valgono come brevi ai fini dellaccentazione.
65
Qui e nelle tabelle seguenti lindicazione grafica della quantit non tiene conto del com-
portamento divergente del GEN plur. della 1 (sempre -n) e dellACC plur. neutro della 2 (-a) .

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28 PRIMA UNIT

Nomi con accentazione parossitona del NOM


lkow ]za jlon [...v] dika kQmh [...v]
lupo radice legno ingiustizia villaggio
lk-ow ]z-a jl-on [... v ] N dik-a kQm-h [...v]
lk-ou ]z-hw jl-ou [... v - ] G dik-aw kQm-hw [...v]
lk-~ ]z-+ jl-~ [... v - ] D dik- kQm-+ [...v]
lk-on ]z-an jl-on [... v ] A dik-an kQm-hn [...v]
lk-e ]z-a jl-on [... v ] V dik-a kQm-h [...v]
lk-v ]z-a jl-v v
[... - ] NAV dik-a kQm-a [...v]
lk-oin ]z-ain jl-oin v
[... - ] GD dik-ain kQm-ain [...v]
lk-oi ]z-ai jl-a [... v ] NV dik-ai km-ai [...v]
lk-vn ]iz-n jl-vn [... v - ] G diki-n kvm-n [...']
lk-oiw ]z-aiw jl-oiw [... v - ] D dik-aiw kQm-aiw [...v]
lk-ouw ]z-aw jl-a [... v - ] A dik-aw kQm-aw [...v]

Nomi con accentazione ossitona del NOM [...v]


delfw gorav =don} gayn
fratello piazza, mercato piacere bene
delf-w N gor- =don-} N gay-n [... v ]
delf-o G gor-w =don-w G gay-o [... ' ]
delf-! D gor- =don-_ D gay-! [... ' ]
delf-n A gor-n =don-}n A gay-n [... v ]
delf- V gor- =don-} V gay-n [... v ]
delf-Q NAV gor- =don- NAV gay-Q [... ]v
delf-on GD gor-an =don-an GD gay-on [... ] '
delf-o NV gor-a =don-a NV gay- [... v ]
delf-n G gor-n =don-n G gay-n [... ' ]
delf-ow D gor-aw =don-aw D gay-ow [... ' ]
delf-ow A gor-w =don-w A gay- [... v ]

Osservazioni
1. La 1 e la 2 sono declinazioni tematiche66, caratterizzate cio dalla presenza
ricorrente di una vocale che in qualche modo entra a far parte del tema e alla quale si
saldano le desinenze67. Come in latino, la 1 ha una vocale di timbro -a- (-a-) e com-
prende nomi femminili (e, in minor misura, maschili), la 2 una vocale di timbro
-o- (-o-) e comprende nomi maschili e neutri (e, in minor misura, femminili).
2. Nel singolare della 1 decl. i casi con desinenza lunga si presentano ora con il
vocalismo a (p.es. GEN per-aw ), ora con il vocalismo h (p.es. GEN glQss-hw). un fe-
nomeno tipico del dialetto attico (e dallattico passato poi nel greco standard), che nel
trattamento dellalfa lungo (-a- ) ha un comportamento intermedio fra dialetti che con-

66
La natura tematica sicura per la 2 decl., mentre oggetto di discussione per la 1. Qui
si preferito per metterle sullo stesso piano, in modo da sfruttare le molteplici analogie delle
due declinazioni.
67
A rigore, quindi, le tabelle delle declinazioni dovrebbero essere impostate in modo diverso,
p.es. scrivendo allACC sing. jn-o-n, dj-a-n ecc. (o al limite jno-n, dja-n ecc.) per rendere chiaro

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NUOVI ITINERARI 29

servano il timbro a (come il dorico e leolico) e lo ionico che ha invece generalizzato lh:
le parole il cui tema esce in -e- oppure -i- oppure -r- conservano la (il cosiddetto
alfa puro); in tutti gli altri casi la (definito allora alfa impuro) passa ad h.
3. La distinzione fra casi retti e casi obliqui (v. p. 24) si applica
nel comportamento del duale che come del resto anche nella 3 decl. pre-
senta una forma unica per NOM~ACC~VOC e unaltra per GEN~DAT;
nelle desinenze, che sono spesso brevi per i casi retti, sempre lunghe per i casi
obliqui;
nellaccentazione delle parole con NOM ossitono, che sempre ossitona nei casi
retti (anche con desinenza lunga), sempre perispomena nei casi obliqui.

Nomi femminili della 2 e nomi maschili della 1


La 2 decl. (in prevalenza nomi maschili e neutri) comprende anche nomi
femminili, la cui flessione non presenta differenze rispetto ai maschili.
Invece i nomi maschili della 1 decl. (che prevalentemente femmini-
le) presentano al sing. alcune particolarit:
hanno sempre lalfa lungo (realizzato in attico, e poi in greco standard, ora
come a, ora come h);
il NOM (con uscita in -w: -aw, -hw) e ancor pi chiaramente il GEN (-ou) sono
formati per analogia con la 2 decl.;
la desinenza del VOC pu essere in alfa breve (-a) o lungo (-a oppure -h)68.

Nomi maschili della 1 declinazione


neanaw polthw despthw &Atredhw poiht}w
giovinetto cittadino padrone Atride poeta
nean-aw N polt-hw despt-hw N &Atred-hw poiht-}w
nean-ou G polt-ou despt-ou G &Atred-ou poiht-o
nean- D polt-+ despt-+ D &Atred-+ poiht-_
nean-an A polt-hn despt-hn A &Atred-hn poiht-}n
nean-a V polt-a dspot-a V &Atred-h poiht-av
nean-a NAV polt-a despt-a NAV &Atred-a poiht-av
nean-ain GD polt-ain despt-ain GD &Atred-ain poiht-an
nean-ai NV polt-ai despt-ai NV &Atred-ai poiht-a
neani-n G polit-n despot-n G &Atreid-n poiht-n
nean-aiw D polt-aiw despt-aiw D &Atred-aiw poiht-aw
nean-aw A polt-aw despt-aw A &Atred-aw poiht-w

che la vera desinenza -n (come nella 3 decl., cfr. latino -m). C per una controindicazione:
in alcuni casi questo meccanismo stato oscurato da trasformazioni fonetiche di vario genere, e
si dovrebbe comunque tornare alla grafia tradizionale, comprendendo nella desinenza anche la
vocale tematica (p.es., il GEN plur. della 1 deriva da --svn > -vn > -n: si spiega cos anche il
fatto che sia sempre perispomeno, indipendentemente dalla struttura fonetica del NOM).
68
tendenzialmente breve nei nomina agentis (nomi cio che designano chi compie unazione)
composti con i suffissi -thw, -rxhw, -mtrhw, -pQlhw, -trbhw, e nei nomi di popolo in -hw. In alcuni casi
presenta poi la ritrazione dellaccento (fenomeno che si riscontra anche nel VOC della 3 decl.).

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30 PRIMA UNIT

Aggettivi della 1 classe


Vengono raggruppati in questa classe
aggettivi a tre uscite, che seguono la 1 decl. al femminile e la 2 al maschile
e al neutro;
aggettivi a due uscite, che presentano una forma unica (quella della 2 decl.)
per il maschile e il femminile69.

Unica particolarit il fatto che il GEN plur. femminile, diversamente


dallesito sempre perispomeno dei nomi (-n), presenta la stessa forma
del maschile e del neutro (p.es. d}lvn anzich *dhln).
Per completezza, in ciascun gruppo stata aggiunta anche la forma
dellavverbio, che si realizza aggiungendo al tema la desinenza -vw.

dkaiow giusto dlow manifesto


masch. femm. neutro masch. femm. neutro
dkai-ow dika-a dkai-on N dl-ow d}l-h dl-on
dika-ou dika-aw dika-ou G d}l-ou d}l-hw d}l-ou
dika-~ dika- dika-~ D d}l-~ d}l-+ d}l-~
dkai-on dika-an dkai-on A dl-on d}l-hn dl-on
dkai-e dika-a dkai-on V dl-e d}l-h dl-on
dika-v dika-a dika-v NAV d}l-v d}l-a d}l-v
dika-oin dika-ain dika-oin GD d}l-oin d}l-ain d}l-oin
dkai-oi dkai-ai dkai-a NV dl-oi dl-ai dl-a
dika-vn dika-vn dika-vn G d}l-vn d}l-vn d}l-vn
dika-oiw dika-aiw dika-oiw D d}l-oiw d}l-aiw d}l-oiw
dika-ouw dika-aw dkai-a A d}l-ouw d}l-aw dl-a
dika-vw giustamente Avverbio d}l-vw manifestamente

gayw buono dhlow invisibile


masch. femm. neutro masch.~femm. neutro
gay-w gay-} gay-n N dhl-ow dhl-on
gay-o gay-w gay-o G d}l-ou d}l-ou
gay-! gay-_ gay-! D d}l-~ d}l-~
gay-n gay-}n gay-n A dhl-on dhl-on
gay- gay-} gay-n V dhl-e dhl-on
gay-Q gay- gay-Q NAV d}l-v d}l-v
gay-on gay-an gay-on GD d}l-oin d}l-oin
gay-o gay-a gay- NV dhl-oi dhl-a
gay-n gay-n gay-n G d}l-vn d}l-vn
gay-ow gay-aw gay-ow D d}l-oiw d}l-oiw
gay-ow gay-w gay- A d}l-ouw dhl-a
gay-w bene Avverbio d}l-vw segretamente

69
Si tratta per lo pi di aggettivi con alfa privativo, risultanti cio dalla negazione di una
forma-base (p.es. -dhlow invisibile rispetto a dlow manifesto) mediante laggiunta ini-
ziale di a- o an- (esito con vocalizzazione di una sonante n, cfr. p.es. il lat. in-credibilis).

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NUOVI ITINERARI 31

Declinazione dellarticolo e dei pronomi


Seguono quasi per intero la declinazione degli aggettivi di 1 classe anche
larticolo e la maggior parte dei pronomi, di cui qui cominciamo a vedere al-
cuni esempi.

Articolo Pron. dim. de questo Pron. relativo


m. f. n. m. f. n. m. f. n.
` = t N de de tde N w
to tw to G tode tsde tode G o w o
t! t_ t! D t!de t_de t!de D > " >
tn t}n t A tnde t}nde tde A n n
tQ t tQ NA tQde tde tQde NA
ton tan ton GD tonde tande tonde GD o<n a<n o<n
o a t N ode ade tde N o a
tn tn tn G tnde tnde tnde G @n @n @n
tow taw tow D tosde tasde tosde D o<w a<w o<w
tow tw t A tosde tsde tde A ow w

Osservazioni
1. Le forme dellarticolo derivano da due temi diversi:
quelle in vocale (`, =, o, a) da un tema so-/sa- con caduta del s- iniziale e
conseguente aspirazione;
quelle in consonante da un tema to-/ta- con dentale iniziale come nei dimostrativi
di altre lingue (cfr. lat. talis, tantus; ingl. the, this, that; ted. der; ecc.): come ve-
dremo pi avanti (7.1), larticolo evoluzione di un antico dimostrativo, ancora do-
cumentato in Omero e conservatosi in espressioni isolate anche in epoca classica70.
2. Il pronome dimostrativo de deriva dalla combinazione dellarticolo con la
particella d. La strana accentazione di alcuni casi (come lACC plur. tosde: ci si aspet-
terebbe tosde) si spiega appunto con la natura di d che, bench tradizionalmente
scritta con laccento, era atona e quindi tale da dipendere fonicamente dalla parola
precedente (cfr. 1.5).
3. Il pronome relativo deriva da un tema jo-/ja- con caduta del j- iniziale e
conseguente aspirazione. Nonostante la grafia tradizionale accentata, si tratta an-
che qui di forme verosimilmente atone (1.5).
4. Caratteristica comune ai pronomi declinati secondo la 1 classe che i casi
retti del neutro sing. escono in -o anzich -on. Derivano infatti da forme che pre-
sentavano una dentale finale (come nel latino id, illud), poi caduta al pari di tutte le
mute finali (v. p. 10).

2.4. Presente indicativo dei verbi in -v


Dopo lesame delle due declinazioni tematiche, avviamo lo studio della
morfologia verbale con il presente indicativo della coniugazione in -v (la co-

70
Sulluso di accentare le forme dellarticolo (sicuramente atone) v. 1.5 e 1.7.

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siddetta 1 coniugazione), sia perch comprende la grande maggioranza dei


verbi greci, sia perch presenta anchessa un tipo di flessione tematica.
Lo accosteremo, per confronto, al presente indicativo dei verbi esse-
re e dire, che seguono invece il tipo di flessione atematica (la cosid-
detta 2 coniugazione).

Presente indicativo
persuadere essere dire
attivo medio-passivo71
pey-v pey-o-mai72 1 sing. e-m fh-m
pey-eiw pey-+ 2 sing. e f-w
pey-ei pey-e-tai72 3 sing. \s-t(n) fh-s(n)
pey-e-ton pey-e-syon 2 duale \s-tn fa-tn
pey-e-ton pey-e-syon 3 duale \s-tn fa-tn
pey-o-men peiy--meya 1 plur. \s-mn fa-mn
pey-e-te pey-e-sye 2 plur. \s-t fa-t
pey-ousi(n) pey-o-ntai72 3 plur. e-s(n) fa-s(n)

Osservazioni
1. Quella dei verbi in -v una forma di coniugazione tematica, caratterizzata
cio dalla presenza di una vocale (-o- quando seguita da m oppure n, -e- in tutti gli
altri casi) che in qualche modo entra a far parte del tema e alla quale si saldano le
desinenze73. Quella dei verbi in -mi invece una coniugazione atematica, nella quale
le desinenze (in parte diverse da quelle dei verbi in -v) seguono direttamente il tema,
senza vocale intermedia.
2. Fra i vari fenomeni fonetici, merita di essere rilevato almeno quello che in-
teressa la 2 sing. del passivo, dove con loriginaria desinenza -sai si sono create le
condizioni per la caduta del sigma intervocalico e conseguente contrazione (-e-sai
> -e-ai > -+)74.
3. Le forme del presente indicativo di em e fhm sono di solito enclitiche
(come prevedibile specie per em dato il loro valore funzionale: v. 1.5). Si pre-
sentano invece come ortotoniche (cio in forma foneticamente autonoma) quando
hanno un rilievo particolare (come nel caso in cui em sia predicativo = esisto),
quando si trovano in inizio di frase75 ecc.

71
Sul concetto di medio-passivo (e pi in generale sulla diatesi verbale) v. 6.4.
72
Come per il NOM plur. della 1 e 2 decl., anche qui il dittongo finale vale come breve
ai fini dellaccentazione.
73
Rispetto alle tabelle della 1 e 2 decl., qui pi agevole separare graficamente la vocale
tematica dalla desinenza, fatta eccezione per alcuni casi (come la 2 sing. del passivo) in cui si
sono fuse a seguito di processi fonetici che le hanno rese indistinguibili.
74
Che il processo si sia sviluppato in questo modo dimostrato dal fatto che sono atte-
state, specie in poesia, anche le forme non contratte -eai.
75
In questa posizione frequente luso impersonale della 3 sing. di em (sti) nel
senso di possibile (si noti laccentazione parossitona, pi forte e resistente di quella
ossitona: cfr. 1.5).

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