Sei sulla pagina 1di 4

GEOLOGIA

ERA ARCHEOZOICA E PRIMARIA

Bench la maggior parte del territorio italiano sia emersa dal mare in tempi geologici relativamente recenti
(terziario), non mancano affioramenti di rocce formatesi nelle prime ere geologiche. All'era archeozoica
vengono attribuite, oltre alle rocce cristalline, che costituiscono il basamento della catena alpina e che
sembrano essere state interessate da orogenesi anteriori all'era primaria, anche i graniti e gli gneiss della
Sila, dell'Aspromonte, dei Peloritani e di alcune zone della Sardegna.
Pi rappresentata l'era primaria. Il cambriano presente in Sardegna, nell'Iglesiente, con una potente
serie, spessa fino a 2.000 m, costituita da scisti, da calcari con trilobiti (Paradoxides), da calcari dolomitici e
dolomiti con rari fossili (archeociatidi) e contenenti giacimenti metalliferi di galena argentifera, blenda,
calamina, e infine da arenarie con intercalazione di calcari e contenenti trilobiti (Olenopsis).
I terreni cambriani furono sottoposti alla prima fase dell'orogenesi caledoniana e rimasero per un certo
periodo emersi, prima che su di essi si depositassero i sedimenti siluriani formati inferiormente da scisti
arenacei e argillosi con brachiopodi (Lingula), trilobiti (Trinucleus), graptoliti (Diplograptus) e superiormente
da calcari con cefalopodi (Orthoceras).
Anche i terreni siluriani, che affiorano in tutta la Sardegna orientale, costituendone il rilievo pi elevato
(Gennargentu), nell'Iglesiente e nella Nurra, contengono giacimenti metalliferi di galena argentifera e blenda
nell'Iglesiente, di ferro nel Sarrabus e nella Nurra. Durante il siluriano si verificarono in Sardegna intrusioni di
graniti e fenomeni vulcanici sottomarini che diedero origine a diabasi, porfiriti, porfidi che, insieme con i
terreni sedimentari, risentirono di una successiva fase dell'orogenesi caledoniana e furono metamorfosati.
Mentre il cambriano inizia la caratteristica serie di terreni paleozoici della Sardegna, il siluriano comincia
quella altrettanto caratteristica che si ritrova nelle Alpi Carniche con scisti, calcescisti, calcari e ancora scisti
che contengono fossili numerosi e vari, quali brachiopodi, cefalopodi (ortoceratidi), crinoidi, trilobiti,
tetracoralli e graptoliti. Il successivo periodo devoniano rappresentato solo in parte in Sardegna (Gerrei)
con calcari a cefalopodi (Clymenia, Goniatites) e completamente e in concordanza col siluriano in Carnia,
soprattutto con calcari di scogliera ricchi di fossili, soprattutto di coralli (Cyathophyllum).
Durante il successivo periodo carbonifero, in corrispondenza alle regioni mediterranee e quindi anche
all'Italia, esisteva un'ampia fascia di mare, detta Tetide, con le caratteristiche di una geosinclinale. In
quest'area si verificarono fenomeni eruttivi e corrugamenti ascrivibili all'orogenesi ercinica, che ebbe
d'altronde una pi vasta estensione. Nelle Alpi Occidentali si ebbe la formazione delle masse intrusive
dell'Argentera, del Gran Paradiso, del Monte Bianco, del Monte Rosa, del San Gottardo. Intorno a esse si
depositarono caratteristici sedimenti di geosinclinale, poi trasformati in rocce metamorfiche, e depositi
continentali con fossili di piante le quali, in alcuni luoghi, costituirono depositi di antracite.
Anche nelle Alpi Carniche scisti, arenarie e conglomerati del carbonifero contengono piante fossili
(Pecopteris, Calamites, Sigillaria) e strati di carbone. Al carbonifero, in questa zona, appartengono anche
calcari con foraminiferi. Diversi fossili vegetali sono stati trovati anche sul monte Pisano e sul colle di Jano, in
Toscana, mentre in Sardegna, mancando tali fossili, non ancora certa l'attribuzione al carbonifero di una
serie di arenarie e scisti metamorfosati dall'orogenesi ercinica, durante la quale si intruse la maggior parte
dei graniti sardi che occupano circa un terzo della superficie dell'isola.
Durante il periodo permiano, nelle zone corrispondenti alle Alpi Occidentali, Lombardia, Veneto, Trentino,
Toscana e Sardegna, si ebbe una trasgressione marina sulle montagne erciniche che, dopo l'emersione,
avevano subito una profonda erosione e peneplanazione. Il permiano vi perci rappresentato da depositi
trasgressivi (conglomerati, arenarie, scisti, ai quali stato dato il nome di verrucano, dal monte Verruca)
contenenti banchi di antracite in Sardegna, presso Seui. Nella zona del Bellunese e delle Alpi Carniche, nel
permiano si depositarono sedimenti marini calcarei: i caratteristici calcari a Bellerophon contenenti
brachiopodi, lamellibranchi, gasteropodi e cefalopodi. Anche in Sicilia le rocce permiane sono marine, sia di
mare poco profondo (calcari di scogliera con una fauna ricca e varia di foraminiferi, brachiopodi, briozoi,
crinoidi, molluschi, crostacei), sia di geosinclinale (arenarie e argilloscisti tipo flysch). Notevoli durante il
permiano furono i fenomeni eruttivi che portarono alla formazione di porfidi e porfiriti in tutte le zone sopra
nominate, ma in particolar modo nel Bolzanese, dove si form il vasto e potente tavolato porfirico atesino,
costituito da alternanze di colate laviche e ignimbritiche, che fuoriuscivano da fessure, e di depositi tufacei
dovuti a fasi esplosive.

ERA SECONDIARIA

All'inizio dell'era secondaria, nel triassico, l'Italia, a eccezione della Sardegna quasi completamente emersa,
era ricoperta per la maggior parte dal cosiddetto mare alpino, appartenente alla geosinclinale Tetide, nel
quale si depositavano sedimenti marini costituenti il cosiddetto triassico di facies alpina. Nel mare alpino
vivevano alghe calcaree che con spugne e coralli (esacoralli che sostituivano i tetracoralli del primario)
costruivano grandi scogliere; poi brachiopodi, echinodermi, molluschi (soprattutto ammoniti, importanti per la
stratigrafia). La profondit del mare alpino del triassico non solo era diversa da zona a zona ma sub
oscillazioni anche nel tempo; da ci dipende la grande variet dei sedimenti di questo periodo. Nelle Prealpi
centrali e orientali, dove si ritrovano i sedimenti tipici della facies alpina, si ebbero dapprima depositi litorali
ed anche lagunari costituiti da arenarie, marne, gessi, calcari marnosi dolomitici, poi si verific un notevole
sviluppo di calcari e dolomie di scogliera, che ebbero la massima estensione nel norico (dolomia principale
con Megalodon gmbeli e Worthenia contabulata) e che hanno importanza per i giacimenti minerari che vi
sono contenuti (dolomia metallifera del carnico con blenda e galena a cave del Predil, calcare metallifero del
carnico con blenda, galena, fluorite nel Bergamasco). Notevole in questa zona fu pure lo sviluppo di rocce
eruttive e tufacee. Condizioni e sedimenti simili si ritrovano anche nell'Appennino meridionale e in Sicilia,
mentre nelle Alpi Occidentali si hanno rocce triassiche per lo pi metamorfiche e rappresentate da quarziti,
scisti sericitici, cargnole, gessi, anidriti e superiormente da calcari e calcari dolomitici. Nelle Alpi Apuane, che
si trovavano ai margini del mare alpino, si hanno depositi lagunari e marini (calcari grigi dolomitici detti
grezzoni, anidriti e gessi, calcari di scogliera che diedero poi origine, con quelli del lias, ai famosi marmi
cristallini). L'Appennino centrale solo alla fine del triassico fu sommerso dal mare, in cui si formarono
scogliere coralline che finirono per collegare quelle delle Alpi Apuane con quelle della Campania, Basilicata e
Calabria.
Durante il successivo periodo giurassico si verificarono un ampliamento e un approfondimento generale del
mare, dove si depositarono sedimenti di calcari organogeni, quindi ricchi di fossili (brachiopodi, belemniti,
ammoniti), calcari selciferi, radiolariti, regolarmente stratificati e ben sviluppati soprattutto nelle Prealpi
Lombarde e Venete, nell'Italia centrale e in Sicilia, scarsamente in Sardegna. Tali calcari compatti del
giurassico presentano interesse pratico per lo sfruttamento che se ne fa come pietre da costruzioni (marmi
bianchi, gialli, rossi e neri del Veneto e della Sicilia). Nelle Alpi Occidentali e nell'Appennino il periodo
caratterizzato da fenomeni eruttivi che diedero origine alle cosiddette pietre verdi, comprese in sedimenti
giurassici argillosi o argilloso-calcarei, successivamente trasformati nelle Alpi Occidentali in scisti micacei e
in calcescisti. Verso la fine del periodo il sollevamento di alcune dorsali dal fondo del mare permise il
formarsi di scogliere calcaree compatte con coralli e nerinee. La loro costruzione prosegu per tutto il
successivo periodo cretaceo, con lo sviluppo di particolari lamellibranchi: le rudiste, nel Friuli e Venezia
Giulia, nell'Appennino centrale e meridionale, in Sardegna e soprattutto in Sicilia, dove in corrispondenza ai
monti di Palermo presentano la massima potenza (oltre 2.000 m), poich vi ebbero la massima estensione
nel tempo, dall'inizio del giurassico al terziario inferiore. Tali calcari, che costituiscono una facies tipica detta
urgoniana, sono interessanti dal punto di vista pratico non solo perch possono essere sfruttati come marmi
a lumachelle (Venezia Giulia, Cefal in Sicilia), ma anche perch, avendo subito fenomeni carsici di
dissoluzione, diedero origine a terre rosse residuali notevolmente fertili e a giacimenti di bauxite concentrati
nelle cavit di dissoluzione carsica (Istria, Abruzzo, Gargano, Puglia meridionale).
Nel cretaceo inferiore, nelle regioni in cui il mare troppo profondo non permetteva l'insediarsi di scogliere
coralline, continuarono a depositarsi calcari compatti, calcari selciferi, calcari marnosi simili a quelli giurassici
(Prealpi Lombarde e Venete, Appennino centrale e in alcune delle attuali zone costiere della Sicilia). Nel
cretaceo superiore, invece, col verificarsi dei primi corrugamenti dell'orogenesi alpina, che provocarono il
sollevamento di cordigliere sul fondo della geosinclinale alpina, si depositarono sedimenti detritici, arenacei
(pietraforte della Toscana), marnosi, con livelli bituminosi e ittiolitici contenenti resti di pesci e di rettili
(ittiosauridi). Verso la fine del periodo questi sedimenti assumono una facies caratteristica detta di scaglia.
Sono costituiti da calcari e scisti marnosi rosa o rossi che in alcune zone passano insensibilmente a
sedimenti terziari e che prendono il nome di scaglia, perch si sfaldano facilmente in frammenti a forma di
scaglie. Tali sedimenti sono ricchi di fossili di foraminiferi (Globotruncana), lamellibranchi (Inoceramus),
echinidi, belemniti, ammoniti e il loro colore indica che i materiali detritici che li formavano provenivano da
terre emerse sottoposte a erosione carsica. La facies di scaglia diffusa nelle Prealpi Lombarde e Venete e
nell'Appennino centrale dove, superiormente, passando al terziario, assume un colore cinereo.

ERA TERZIARIA

caratterizzata dall'orogenesi alpina che, gi iniziata alla fine del secondario, raggiunse il suo massimo
nell'era terziaria. Nell'Appennino avveniva la formazione di rughe tettoniche che, sollevandosi
successivamente a partire dall'area tirrenica, determinavano lo scivolamento, lungo orizzonti di materiali
plastici, dei sedimenti che si erano depositati dal giurassico al cretaceo nella zona tirrenica. Questi
sedimenti, che prendono complessivamente il nome di formazione delle argille scagliose per la loro
composizione e il loro aspetto, costituirono una copertura alloctona particolarmente estesa nell'Appennino
settentrionale. All'inizio dell'era terziaria, lungo le dorsali emerse nelle Alpi e nell'Appennino, nelle zone a
esse marginali, ricoperte da mare poco profondo, si depositarono calcari pi o meno marnosi, ricchi di
foraminiferi a forma di moneta (nummuliti) caratteristici del terziario inferiore, detto perci, oltre che
paleogene, anche nummulitico (Alpi Marittime, Trentino, Veronese, Vicentino, Istria, Gargano, Puglia).
Intercalati a essi si ritrovano anche depositi lignitici (Liguria, Calabria, Carbonia in Sardegna) e di ambiente
salmastro, o brecce, tufi, colate basaltiche che dimostrano gli uni l'esistenza di fasi alterne di regressione e
di trasgressione marine, gli altri il verificarsi di intensi e frequenti fenomeni eruttivi. Infine gli abbondanti fossili
di palme, di coccodrilli e di tartarughe, di specie di pesci e molluschi tipiche di acque calde (Bolca nel
Veronese) provano l'esistenza nel territorio italiano di un clima caldo dell'attuale tipo indo-pacifico. Anche
nell'Appennino Umbro, Marchigiano e Abruzzese si depositarono sedimenti di mare poco profondo, costituiti
per da calcari marnosi in facies di scaglia, privi di nummuliti.
Altrove, nelle fosse situate tra le cordigliere emerse e ricoperte da mare pi profondo, si accumularono
depositi terrigeni poveri di fossili, formati da sabbie e argille derivanti dal disfacimento delle dorsali che
rapidamente emergevano e altrettanto rapidamente venivano erose. Questi sedimenti con facies di flysch si
ritrovano nelle Alpi, sul versante occidentale dell'Appennino Ligure e Toscano, presso Civitavecchia, nel
Molise, in Basilicata, nella Sicilia. Nel terziario superiore o neogene, via via che le fosse venivano colmate
dai sedimenti, la facies di flysch era sostituita dalla facies di molassa, costituita da sedimenti arenacei,
argillosi e marnosi molto potenti che si ritrovano, oltre che sull'arco esterno delle Alpi, anche lungo quello
esterno dell'Appennino. Nel neogene le catene alpina e appenninica subirono la fase pi intensa del
corrugamento con fenomeni di accavallamento e di sovrascorrimento ed emersero quasi completamente.
Solo nelle parti marginali persistevano bacini interni che erano ricoperti, a seconda di fasi alterne di
regressione e trasgressione marine, da acque salmastre o marine. Cos nel miocene superiore una
regressione determin il depositarsi di gessi (Volterrano), di rocce saline e anidritiche e dell'orizzonte
gessoso- solfifero sul versante esterno degli Appennini dalla Romagna e dalle Marche, alla Calabria e alla
Sicilia. La successiva trasgressione del pliocene determin il sedimentarsi delle argille azzurre del
piacenziano e delle sabbie gialle dell'astiano, particolarmente sull'arco esterno dell'Appennino settentrionale,
ma anche nelle Marche, in Toscana, Lazio, Calabria, Sicilia.
Nel neogene continuarono le manifestazioni eruttive nella regione dei Berici e dei Lessini ma soprattutto
degli Euganei, negli Iblei in Sicilia e nella Sardegna occidentale.

ERA QUATERNARIA

Nel quaternario, mentre l'orogenesi alpina si veniva completando, tutta la penisola italiana finiva per
assumere, a parte modificazioni temporanee, dovute ancora a regressioni e trasgressioni marine, la
configurazione attuale. Cos la pianura padana, ricoperta nel terziario da un profondo golfo del mare
Adriatico, venne progressivamente colmata dagli abbondanti sedimenti detritici provenienti dalle Alpi e dagli
Appennini, che subivano una intensa erosione a causa del notevole sollevamento determinato dagli ultimi
fenomeni orogenetici.
Solo alcune attuali zone costiere erano ancora ricoperte dal mare, in cui si sedimentarono dapprima i calcari
del calabriano, a volte sabbiosi, ricchi di pettinidi e con le prime forme di provenienza nordica (Cyprina
islandica), che si ritrovano presso Reggio Calabria, Catanzaro, Messina, Trapani, Agrigento, Roma e nella
Puglia. Successivamente, nei mari ancora esistenti durante il siciliano, si depositarono calcari o argille,
ancora con fossili che indicano un ambiente freddo, in corrispondenza alla conca di Palermo, al Lazio
meridionale, alla zona di Livorno. Nel tirreniano dapprima si verific una regressione marina, per cui la
Sardegna si riun alla Corsica, l'arcipelago toscano alla Toscana, Malta alla Sicilia e la maggior parte del
fondo dell'Adriatico emerse. Successivamente una trasgressione ricopr alcune zone costiere in Sicilia,
Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Toscana e Sardegna, dove si depositarono calcari friabili in cui non si
ritrovano pi fossili di mare freddo, ma di mare caldo (Strombus bubonius).
L'attivit eruttiva nel quaternario fu molto diffusa e importante. In Toscana (Campiglia, Roccastrada, monte
Amiata) diede origine a rocce acide, nel Lazio (monti Volsini, monti Cimini, monti Sabatini, Colli Albani, monti
Ernici), in Campania (Roccamonfina, isole Ponziane, monte Epomeo, Campi Flegrei, Vesuvio), in Basilicata
(monte Vulture) diede origine a rocce basiche leucitiche, in Sicilia (Etna, isole Eolie) produsse lave basiche,
in Sardegna (valle del Cixerri, Campidano, Orosei, monte Ferru) lave sia basiche sia acide.
Tra i fenomeni pi caratteristici che si verificarono nel quaternario vi furono quelli glaciali. Anche l'Italia fu
ricoperta, in corrispondenza alle Alpi e agli Appennini, da una coltre di ghiacci la cui estensione ebbe
numerose fasi di aumento e di regresso.
I periodi glaciali, quelli cio di massima espansione, furono quattro: Gnz, Mindel, Riss, Wrm, secondo
alcuni preceduti da un altro, detto Donau. Essi furono separati da periodi interglaciali, di massimo regresso,
ma durante ciascun periodo si ebbero fasi con oscillazioni minori e queste alternanze di espansione e di ritiro
dei ghiacciai, che determinavano un accumulo e un successivo rapido scioglimento di grandi quantit di
acqua, influirono sull'abbassamento e l'innalzamento del livello del mare a cui stato accennato prima,
parlando dei depositi marini del quaternario. La loro influenza fu anche maggiore sui depositi continentali e
sul modellamento del rilievo. L'azione erosiva dei ghiacciai diede origine a forme di escavazione: circhi
glaciali, profonde valli a forma di U, alti gradini di confluenza tra lingue glaciali di diversa potenza erosiva,
terrazzamenti, conche di sovraescavazione, che furono poi occupate dai profondi laghi prealpini. In seguito
all'azione costruttiva dei ghiacciai le valli e il loro sbocco in pianura furono ricoperti da morene, da depositi
fluvioglaciali, che presero forma di cordoni, di conoidi, di anfiteatri morenici (tra i quali i meglio conservati
sono quello di Rivoli e quello del Garda).