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Massimo Saviane

Le indagini di
Johnny Chiatrato

LA PRIMATTRICE

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LA PRIMATTRICE

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STARRING

Johnny Chiatrato
detective

Mavis Langdon
attrice

Larry F lin k
croupier al Meltik

Moses Van Moses


albergatore

Morna Davies
infermiera

Liza Grady
amica di Morna

Dick Lucerto la, Pete il Manico


malviventi

Tony Gleeshy
agente cinematografico

il Giovane
sicario

Rodrigo Gomez
assistente di ripresa

Paco Scavonez
commissario della polizia metropolitana

Mic k McN ick


giornalista

SETTING

Stati Unit i, anni '80

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I

La prima cosa che vid i fu una cavig lia sott ile che si insinuava tra
lo st ipite e la porta del mio ufficio. Poi, mentre la porta si apriva
completamente, segu il resto. Ed era un resto che non passava
inosservato. Camicetta di seta bianca, non troppo abbottonata, e
gonna nera aderente: la confezione. Il contenuto era tutto ci che
un uomo adulto, eterosessuale, senza disturb i psich ici, avrebbe
potuto des iderare. Il bel vo lto, con un lievo accenno di trucco,
era incorn iciato da una cascata di capelli scuri leggermente
mossi. Il naso, gli occhi, le labbra avevano l'armon ia perfetta
de ll'opera d'arte.
Entr ne lla stanza lentamente, ancheggiando senza vo lgarit, e si
piazz d i fronte alla scrivan ia, dietro a cui mi trovavo da circa un
quarto d'ora, a tu per tu con la posta accumu lata.
Rock Macello?, chiese.
Annu ii. Avrei detto d i s anche se avesse ch iesto del presidente in
persona.
Rincuorata, si sistem sulla sedia che le avevo ind icato, tenendo
la borsa in grembo.
Voglio che ucc idiate un uomo, annunc i guardandomi dritto
negli occhi. Lo d isse cos, senza grand i preamboli. Dimostrava d i
non avere troppi pe li sulla lingua, oltre che sulle gambe.
Perch?
Fu la prima paro la che sp iccicai, e non brillava per originalit.
Perch lo odio, rispose lei asciutta.
Tacqui per alcuni second i.
Andiamo con ordine. Il vostro nome, prego.
Mavis Carran i, nata Langdon. Ventiquattro anni. Attrice..., fece
una pausa civettuola per permettermi di digerire
quell'in formazione. Conoscete Loving intention ?
Seguo poco la te levis ione, d ich iarai.
Da quando un confetto calib ro 38 l'ave va attraversata da parte a
parte, ricevevo solo un canale, e trasmetteva documentari.
una telenove la di successo. Io ne sono la protagon ista,
afferm.
Il dentista mi ha proibito cert i peccatucci...
Come d ite?
N iente. So ldi e fama non vi mancano, dunque.
Non mi lamento. Ma non sono qu i per questo.

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Gi. L'uomo che dovre i uccidere... Chi ? Un ammiratore troppo
focoso?
Gett indietro la testa, mettendos i a fissare il lampadario che
pende va sopra di le i, come fosse un'apparizione. Rest in quella
posa per qualche istante, po i, d i colpo, torn a guardarm i con i
suoi profondi occh i scuri.
Mio marito.
Fischiai.
Perch lo vo lete morto?
Perch lo odio, ve l'ho detto.
S... Ma, dic iamo, una motivazione p i... concreta?
Mio marito intende uccidere l'uomo che amo. Ne sono certa.
Mi spors i verso di le i, punte llandomi sulla scrivan ia.
Un asp irante suicida?
Noss ignore. Un mostro... Pascal Carran i un mostro,
nient'altro.
Di cosa si occupa vostro marito?
un produttore cinematografico. Uno dei p i famosi,
ne ll'amb iente.
Fischiai ancora.
Ma so lo una facciata, continu Mavis. In realt lui...
Le parole le si spensero in bocca e gli occh i si fecero luc idi. Da un
momento all'altro, scoppi in singh iozzi.
Io mi alzai e mi diress i nello stanzino ad iacente, uscendone poco
dopo con un b icch iere e una bottiglia. R iemp ii per met il
bicchiere e glielo pors i.
Cos'?, chiese Mavis, afferrandolo.
Vetro sat inato.
Lei trangug i il liqu ido trasparente come fosse acqua fresca. Lo
era, infatt i.
Stavate dicendo delle att ivit di vostro marito..., suggerii,
quando si fu calmata.
S... Lui... Mio Dio... Non riesco neppure a... Lui un
trafficante... Un trafficante d'organi.
Mettete a letto i bamb ini, signori. Non letteratura per poppant i.
Come lo sapete?
Me l'ha rivelato Tony.
Il vostro ganzo?
No... C io, insomma...
Il vostro ganzo. Tony e basta?

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Tony Gleeshy. Per qualche tempo stato anche il mio agente . Ci
siamo conosciuti circa tre anni fa e...
In que l momento, il telefono dec ise di man ifestare la propria
presenza. Afferrai la cornetta e dichiarai: Investigazioni Johnny
Ch iatrato.
A que l nome, il mio nome, Mavis si alz in piedi e usc
sveltamente dall'uffic io. Io tag liai corto con il tizio che all'altro
capo del filo cercava di rifilarmi un asp irapolvere tascabile,
schiantando la cornetta sul telefono proprio mentre Mavis face va
ritorno.
Dunque vi chiamate Johnny Chiatrato, com' scritto sulla
porta!, esc lam stizzita. Io credevo fosse solo... ecco... una
copertura...
Rock Mace llo, il killer, occupava l'ufficio di fianco al m io,
ammisi placidamente.
Occupava?, ripet Mavis. partito?
Gi. Biglietto d i sola andata.
Per dove?
Per l'inferno.
Mavis sgran gli occhion i.
Un gran bravo ragazzo, continuai. Non avrebbe fatto del male
ad una mosca. Fuori dal lavoro, s'intende. Pare che chi gli ha
commissionato l'ult imo ricamo d i co lte llo non sia rimasto molto
soddisfatto del suo operato, e abbia deciso di prenotarg li un
posto... al caldo .
Oh!
Cose che capitano, in questo mondo .
Lei era palesemente contrariata.
Ma forse posso aiutarvi io.
Volete uccidere mio marito?
Ora sembrava spaventata all'idea.
Probab ilmente non servir arrivare a tanto. Se Carrani finisse in
galera, voi e il vostro am ichetto potreste tubare all'aria aperta,
no?
Io... Non avre i problem i ad ottenere il divorzio.
Dunque servono de lle prove sui traffici d i Carrani.
Lei annu .
Le avete?
Ve l'ho detto... stato Tony a parlarm i de i traffici di m io marito.
Io non ne so nulla.

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Cap isco. Devo fare quattro ch iacch iere con il vostro Tony,
allora.
sparito, da un paio di settimane. Ha detto che doveva
assentarsi per un po' d i tempo. Credo che Pascal abbia
cominc iato a sospettare qualcosa e che Tony...
Voi non sapete proprio dove si trovi?, la incalzai.
Scosse il capo.
Ha preferito non rivelarmi il suo rifugio. Per una quest ione di
sicurezza, sapete.
La situazione non era delle p i rosee. L'indag ine sembrava essere
giunta ad un punto morto ancora prima d i com inciare.
Come posso..., in iziai, interrompendomi immediatamente.
Mavis si era battuta il palmo de lla mano su lla fronte, colta da
un'improvvisa illuminazione.
Larry Flink. Forse Larry Flink sa qualcosa...
Il magnate de l...? Ne doveva sapere di cose, quello.
Ma quale magnate. Flink, F-L-I-N-K. Tony ne parlava come de l
suo m iglior am ico. Magari con lu i si confidato. So che non
mo lto ma... tutto c i che mi viene in mente.
una poss ibilit , convenn i. Un uomo diffic ilmente scompare
da un g iorno all'altro, tag liando tutti i ponti con il proprio
passato. Dove abita... Flink?
Non ne ave va idea, ma immagin avo che non sarebbe stato
difficile scoprirlo. E comunque Mavis conosceva il posto dove
Flink si guadagnava da vivere. Lo conoscevo anch'io.
Quind i mi aiuterete, signor Chiatrato?
Be', se oltre all'eterna riconoscenza poteste mettere sul piatto
anche qualcosa d i p i tangib ile...
Mi fraintese, scoccandomi un'occh iata che avrebbe steso un toro.
Ed io lasc iai che fraintendesse. Si alz, circumnavig la scrivan ia
e si sistem su l braccio lo della mia sed ia, ch inandosi. Il suo alito
caldo e profumato m i inebri.
Certo, tesoro. Certo, mi sussurr all'orecch io, ed ogn i parola,
ogni sillaba ave va il suono de lla trasgress ione.
Tony non se ne avr a male?
Oh, Tony!, ripet divert ita. Lo amo, vero. Ma di un amore...
platanico . Si d ice cos, no?
Pressappoco.
Sapete, sono una ragazza... molto spirituale. Non si vede?
Abbassai inavvert itamente lo sguardo.

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Vedo, vedo, confermai con convinzione: due incantevoli rilievi
montuos i premevano voluttuosamente sul mio petto.
Pura sp iritualit.

Sent ii i tacchi di Mavis ticchettare sui gradini de lle scale, mentre


scendeva. Dopo averla congedata, attesi una dec ina d i minuti,
qu indi pres i il soprabito e lasc iai l'ufficio, puntando l'edicola
all'ango lo. Fec i incetta di riviste pat inate e, da ultimo, mi infilai
in uno de i tanti bar che puntegg iavano il bou levard.
Cosa prendete?, chiese la cameriera, una ragazzina
lentigginosa con due antenne paraboliche al posto delle orecchie.
Ordinai il pranzo e mi sistemai ad un tavo lino isolato. Com inciai
con People, tra gli sguardi ironic i di una copp ia d i ragazzi sedut i
qualche tavolo p i in l. Non sembravo il tipo per quel genere di
letture.
Un'ora dopo, avevo fatto il p ieno di hamburger alla cipo lla e di
informazion i pi o meno attendib ili. Loving intention era s una
telenove la di successo, e Mavis Langdon-Carrani ne era la
protagonista princ ipale. In una rivista meno prezzolata delle
altre, tuttavia, recuperai un'informazione interessante: Mavis,
qualche anno prima, ave va partec ipato ad un film , La coscienza
del peccato , annunciato come un possib ile capolavoro e rive latosi
invece un' incompiuta. Ci che emergeva, pi o meno
velatamente, era che la ragazza rec itasse con l'espressivit di un
sacco di farina e che fosse nel cast della celebre telenove la so lo
grazie al potente marito. Gi, Pascal Carran i era il produttore di
Loving intention .

II

La portineria della casa-albergo dove viveva Larry F lin k era


composta da un banco d i legno tarlato, da un pannello sul muro
con una ventina di chiavi, da un'ipotetica sedia sbilenca, una
canottiera sudat icc ia e una pera enorme. La pera emette va un
suono, molto simile alle fusa di un gatto. Mi avvic inai.
Una mano rossa e tozza comparve pigramente da dietro il banco e
si mise a grattare la striscia di lardo che la canottiera tentava,
invano, d i trattenere. La pera cont inuava a fare le fusa, poi, di
colpo, apr gli occhi, due occh i grigi e acquos i, e parl:

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Non c'.
Chi?
Il port iere.
Sospirai.
E vo i sareste...?
Indovinate.
Uh, facile... Un grosso id iota con il cervello p ieno di ragnatele.
Fu un buon modo per catturare defin itivamente la sua attenzione.
Ehi, calmatevi, amico fece Testa di pera, rizzandosi.
Cerch iamo d i ragionare. Si d il caso che il portiere sia
ammalato e che lo sostituisca io, il rispettab ile direttore di questo
rispettabile albergo.
Mi strinsi ne lle spalle, astenendom i dal fare osservazion i sulla sua
rispettabilit.
Larry Flink nel suo appartamento?
Non sono tenuto a fornire questo genere di informazion i,
rispose lu i, assumendo un tono profess ionale che g li si addiceva
come peluria sulla schiena di m iss universo. Specialmente ad
uno sconosc iuto.
Allungai il mio biglietto da vis ita sotto il suo naso mo llicc io. Ci
mise un'eternit a leggerlo.
No!, disse.
S!, d iss i.
Quel Johnny Ch iatrato?
L'eco de l repu list i che avevo fatto in citt non si era ancora
spenta.
Ne conoscete altri?
Pote vate dirlo sub ito, santidd io! Moses Van Moses, tanto
piacere. Se avete da fare qualche battuta brillante su l m io nome,
lasc iate perdere. Sono 54 anni che me lo porto dietro, e le ho g i
sent ite tutte.
Ringalluzzito, il direttore si m ise a sfog liare il consunto registro
su l banco, poi, vo ltandosi, d iede un'occh iata al panne llo delle
ch iavi.
C' solo una 18. Flink dovrebbe essere nel suo buco. Secondo
piano.
Mo lte grazie, rispettab ile direttore. Ah, com' questo F lin k?
Non ave vo chiesto a Mavis una descrizione dell'uomo, sempre che
l'avesse mai visto.
Mmm... Non saprei. Bisognerebbe chiedere al portiere, ma il

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portiere...
malato, certo.
Mi congedai con un cenno della mano e m i avviai verso le scale.
Sono allergico ag li ascensori, fin da picco lo.
La stanza 18 si trovava proprio in fondo al corrido io moquettato
de l secondo piano. Moquettato duecento ann i prima,
probab ilmente. Mentre lo attraversavo, incontrai un tizio che
usciva da una de lle altre camere. Era un tipo lungo: gambe
lunghe, braccia lunghe, collo lungo. Cape lli cortissim i, per. Mi
ded ic un gutturale buongiorno, mentre lo superavo.
Raggiunsi la 18 e bussai con forza. Erano le due de l pomerigg io e
forse Flin k si stava concedendo il meritato riposo dopo una notte
di lavo ro. Mavis mi ave va informato che face va il croup ier al
Meltik , la grossa bisca sul mare.
Dal momento che Flink, ammesso che fosse davvero
ne ll'appartamento, non s i degnava di aprire, sfilai dalla tasca un
certo accessorio d i cu i mi ero dotato di recente. La serratura s i
lasc i forzare con fac ilit, come una donna lasciva che si concede
al primo arrivato.
Mi ritrovai in un piccolo vestibolo, un metro per lato, che si
apriva su un'altra porta. Aprii anche questa ed entrai nella
camera vera e propria. Era piuttosto pulita, per quanto possa
essere pu lita la camera di un alberghetto d i quart'ord ine, e
sufficientemente ordinata. Oltre al letto, ad una piazza e mezza,
c'erano un armad io, una poltronc ina in pelle, una scrivania
addossata alla parete di destra e poco altro. L'uscio del minusco lo
bagno era aperto. Non si vedeva anima viva.
Dopo aver ch iuso accuratamente le due porte alle mie spalle, mi
mis i all'opera. Rovistai un po' dappertutto ma, qualunque cosa
stessi cercando, non la trovai. O almeno non ne ebb i coscienza.
Ispezionat i il bagno, il comodino e la valigia (vuota) che avevo
rinvenuto sotto il letto, mi ded icai alla scrivania. Sopra c'erano
alcuni giornali accuratamente imp ilat i, una rubrica telefonica, un
portapenne senza penne, un portacarte senza carte, un
portacenere senza cenere. Ne i cassetti, documenti privi di
importanza, qualche lettera ed un cent inaio di dollari. Larry Flink
non sembrava avere nu lla da nascondere.
Adocchiai l'armad io, abitato da una tarma solitaria e da una serie
non troppo nutrita di indumenti maschili. Ne lla tasca interna d i
un pesante cappotto trovai un foglietto scarabocchiato da una

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mano femmin ile, o effem inata: c'era un numero di te lefono. Presi
il fog lietto e lo cacc iai nel portafog li, quind i uscii dalla camera,
ragg iuns i le scale e scesi ne ll'atrio.
Il fringue llo non in gabbia, riferii a Van Moses, sempre
appo llaiato sulla sua sed ia sb ilenca.
No? Molto strano. Probab ilmente usc ito senza depos itare la
ch iave. Capita.
Sentite, quando Flink si far vivo, dategli il mio b iglietto da
vis ita e ditegli di ch iamarmi. Intes i?
Certo, ma... sapete, sono mo lto indaffarato e devo ricordarmi di
talmente tante cose che...
Gettai sul tavo lo una banconota d i p iccolo taglio e usc ii sul
marciap iede.
La casa-albergo Double M era situata all'incrocio tra due strade
che da un paio d'anni erano mo lto pi trafficate con il buio che
con la luce, da quando cio era stata realizzata una nuova,
moderna arteria ad un paio di isolat i di d istanza. Facile
immag inare quali tipi di traffici si svolgessero da que lle parti,
nottetempo. Di fronte al Double M stazionava, cupa e severa, una
vecch ia fabbrica siderurg ica che sputacchiava fumo dalla
cimin iera. Gli e lement i p i gradevo li d i quel panorama erano i due
solitari cassonetti de ll'immond izia, sul marciap iede di fronte.
Dopo che fui ritornato in ufficio ed ebbi inqu inato lo stomaco con
il caff dozzinale della mia dispensa, squill il telefono. Non era
Larry Flin k.
Avete trovato Tony?
Mavis. Bench in que i giorn i Pascal Carrani fosse a Parig i per
seguire le riprese di un film, era imprudente che foss i io a
telefonarle. Cos avevamo stabilito che, ad intervalli rego lari,
sarebbe stata Mavis a fars i viva per sapere come procedevano le
indagin i. Ad intervalli rego lari, appunto.
No. Sto aspettando una telefonata.
Avete almeno parlato con F link?
No.
Oh, ma insomma... Vo lete aiutarmi s o no? Avete forse
diment icato il compenso che vi spetta se...
Non l'ho d imenticato.
Allora datevi da fare, dannazione!
Ve l'ho detto, sto aspettando una telefonata. Di Flink. Ma se
cont inuate a tenere la linea occupata, probab ile che non la

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riceva mai, que lla telefonata. Lavoro per voi da ieri. Non fate la
bamb ina e lasc iatem i il tempo di ingranare.
Fu come se le avessi dato uno sch iaffo: non rispose e m i sbatt il
telefono in faccia. Mezzo minuto dopo, il telefono squill
nuovamente.
Johnny Chiatrato, dissi.
Siete un villano, ecco cosa siete! Vi licenzio!
E per quel giorno non sent ii pi parlare di Mavis Langdon-Carrani.

Poco prima delle venti, dec isi che ave vo fame. Una cenetta alla
trattoria di fronte, poi sarei potuto tornare al Double M e
verific are se Testa di pera si era davvero scordato di avvisare
Larry Flin k.
Stavo giusto chiudendo la porta dell'u ffic io, quando il telefono
riprese a lamentarsi rumorosamente. C'erano un paio di modi per
farlo smettere: filarmela oppure tornare dentro e rispondere.
Scels i la seconda opzione.
Pronto? Ch iatrato? Parla Larry Flink. So che mi avete cercato...
Que lla voce.
S, dissi, appoggiandomi al bordo della scrivania.
Un att imo di silenzio.
Oggi, mentre parlavate con Van Moses, ero sulle scale e ho
sent ito tutto, annunc i F link.
Soppesai que ll'informazione.
E avete dec iso di rec itare la commed ia.
Ecco, io... S.
Perch?
Perch... crede vo vi mandasse Tik'saraf. Ho temuto che
lavoraste per lu i...
Si blocc. Andrej Tik'saraf era il proprietario del Meltik, il locale
dove lavorava Flink.
Fino a prova contraria, quello che lavora per Tik'saraf siete voi,
risposi. In ogni caso, perch avete cambiato idea?
Intendete perch vi ho chiamato? Perch solo poco fa ho
rammentato chi siete. Ma vo i... Cosa vo lete?
Devo metterm i in contatto con Tony Gleeshy .
Non disse nu lla.
Sapete dove si nasconde?, domandai.
No.
Mentiva.

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Mavis preoccupata.
Mavis!, ripet.
Il suo respiro pesante mi fece sentire meno solo per qualche
secondo.
D'accordo. Vediamoci domani, da me. Alle undici .
Presi mentalmente un appunto.
Adesso devo proprio andare. E riattacc.
Rimasi seduto sul bordo de lla scrivania per un paio di minuti, con
la cornetta in mano e il cervello che lavorava come la caldaia di
un treno a vapore.
Furbo, Larry Flink. Quando, dalle scale, aveva sent ito che lo
stavo cercando (e credendo che mi mandasse il suo boss) era
tornato al corrido io del secondo piano, si era piazzato davanti ad
una porta qualsias i e, nel momento in cui ero comparso, aveva
finto di uscire in quell'istante da quella porta. Non sapevo perch
avesse paura d i Tik'saraf, ma non era affar mio. A meno che non
riguardasse la scomparsa di Tony Gleeshy, naturalmente.

III

Il giorno success ivo, a met mattina, fec i colazione in un picco lo


bar dalle part i d i Franklin Street. Mi sedett i al banco ed ordinai
caff, spremuta d'arancia e yogurt al limone. La cameriera che m i
serv, una b ionda slavata e anno iata, non era granch. Neppure il
caff lo era. Diedi una scorsa al Daily News, sul banco a
dispos izione degli avventori, poi segu ii distrattamente il notiziario
che la televis ione, in perico lante equ ilibrio su una pericolante
menso la, trasmetteva a mio esc lusivo uso e consumo. C'era stato
un incidente mortale, lungo la costa. Sonny Mitche ll era in
procinto di diventare il nuovo pres idente de lla Absolute
Enterprise. I Giants ave vano perso l'ult imo incontro.
La lancetta de i minut i segnava le e-quarantac inque, quando pagai
la consumazione, usc ii e mi avviai verso il Double M . Era una
be lla g iornata d i fine settembre, con l'aria frizzante e il sole
pieno.
Mentre lo ragg iungevo, l'alberghetto d i Flink mi fece la stessa
ident ica impressione de l giorno precedente: poco pi che una
topaia. Anche l'intonaco era del colore giusto: grig io topo. Mo llai
l'auto sull'altro lato della strada, in uno spiazzo a ridosso de i

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cassonetti, ed entrai, oltrepassando le porte girevo li, che
ave vano bisogno di una be lla oliata. In port ineria, la canottiera
era stata sostituita da una camic ia re lativamente pulita. La pera
era la stessa.
Van Moses mi vide arrivare e, chiudendo il quadernetto su cui
stava scrivendo qualcosa, si alz in p iedi.
Non c', d isse grattandos i solennemente la pancia, quando gli
fui davanti.
Ancora con questa storia?
Alz una mano, a palmo aperto.
Larry Flink, dico.
Devo ammettere che non me l'aspettavo.
Usc ito?
A quanto ne so, non mai rientrato. Da ieri sera. Se n' andato
poco dopo le venti, come al solito, ma non ha fatto ritorno.
Aggrottai la fronte.
Come al solito? Ieri avete detto che non sapevate nemmeno chi
fosse, Larry Flin k.
Ehi, si vede che siete un lince! Se non avessi la cosc ienza pulita
come que lla di un neonato, avre i parecchi mot ivi per
preoccuparmi.
I neonati non hanno la coscienza pu lita. Avete presente la storia
de l peccato originale?
Eh?
Lasc iate perdere. Stavate dicendo di Flink...
S. Ho chiesto al port iere di notte. Lui conosceva i suoi orari e lo
vedeva sempre rientrare, attorno alle cinque del mattino. Non
stavolta.
Mi massagg iai il mento, pensieroso.
Come mai questo improvviso interesse per Flink, da parte
vostra?
Van Moses mi guard di sottecchi.
Oh, al d iavolo! Cercavo solo d i dare una mano.
Sfregai pollice e ind ice de lla destra.
Certo, certo. Una mano dis interessata, dissi. Ad ogni modo,
salgo a contro llare. Ieri Flink avrebbe dovuto esserci, e non c'era.
Ogg i non dovrebbe esserci, e magari c'.
Era un ragionamento un po' troppo e levato per Van Moses, cos lo
lasc iai che si grattava pensosamente l'immacolata testa
piriforme. In fondo al corridoio del secondo piano, bussai alla

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camera 18: niente. Entrai, con il metodo gi collaudato: niente.
Decis i d i aspettare l. Forse F link era in ritardo.
A mezzogiorno, ebb i la rag ionevo le impress ione che non si
sarebbe presentato. Mi impadronii della rubrica telefonica di
Flink, tornai in corridoio, chiusi la porta e imboccai le scale.
All'altezza de l primo piano, incontrai una donna d i co lore che
saliva p igramente i gradin i. Gi, il d irettore non c'era.
Uscii dall'ed ifico e saltai in macchina, con l'umore dell'u ltimo
classificato ad un torneo di freccette.
Per una buona mezz'ora, vagai per la citt, senza una meta. Non
vole vo tornare in ufficio (Mavis pote va aspettarm i al varco) e non
ero neppure troppo affamato, dato che ave vo fatto co lazione
tard i. Pensavo a Larry F lin k. Con la sua scomparsa, il filo sottile
che poteva condurmi a Tony Gleeshy si era spezzato.
Alla fine, per una sorta di masoch ismo culinario, tornai al bar al
quale ave vo g i concesso mezz'ora de lla mia esistenza, mi
sistemai ad un tavolo e mi feci portare la specialit della casa,
che si rivel un'insip ida brodaglia verde scuro.
Mentre infilavo in bocca la prima cucchiaiata, sul vecch io
televisore apparve Mavis. Nonostante il volume fosse al min imo,
era facile capire che stava piangendo sconso latamente. Un
be lloccio dalla mascella quadrata e lo sguardo ebete, ci provava,
a consolarla. O forse ci provava e basta. A lla fine i due si
bac iavano. Loving intention .
Il conto, dissi, mentre mi veniva servito il caff.
La cameriera, che non era la stessa del mattino ma aveva la
stessa aria annoiata, trotterell dietro il banco, armegg i con la
cassa e fece ritorno. Aprendo il portafogli per pagare, notai il
fog lietto con il numero d i telefono che ave vo trovato ne ll'armad io
di Flink. Sfilai la rubrica telefonica dalla g iacca e confrontai il
numero del foglietto con que lli della rubrica. Lo trovai.
Corrispondeva ad una certa Morna. N iente cognome, niente
indirizzo. Valeva la pena di fare un tentat ivo, in ogn i caso.
Uscii in strada e m i in filai in una cabina telefonica.
Pronto?, disse una piacevo le voce di donna, al terzo squillo.
Morna?
Non in casa, in questo momento. Devo lasciarle un
messagg io?
Ecco... Chiamo per conto di Larry Flink.
Oh, certo! Come sta il buon Larry?

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N iente affatto male, dissi. fuori citt, ogg i. Mi ha
consegnato un pacco da recapitare con urgenza a Morna, ma
temo di esserm i appuntato male l'ind irizzo perch...
Morna sar qu i a momenti, m i interruppe. Ven ite pure. Park
Avenue 14.
14, non 41. Che sbadato... Vi ragg iungo tra poco, grazie.
Riattaccai e mi avviai verso la macchina. Park Avenue non era
distante.

La donna dalla voce simpat ica viagg iava sulla trentina, cape lli
scuri e lisci, un seno che era rimasto que llo dell'in fanzia e un
girovita abbastanza generoso. Nel complesso era una donna
piacevo le, comunque.
Ehi, eh i, ehi, cant ilen squadrandomi da capo a piedi, mentre
spalancava la porta. Mica male, gli am ici del buon Larry! Io sono
Liza, a propos ito. Entrate, prego.
Il numero 14 di Park Avenue era una minuscola casetta rosa ad
un piano. Su lla cassetta postale era scritto Morna Davies - Liza
Grady. Si capiva che la casa era ab itata da due donne, perch,
nonostante le d imensioni, o forse proprio per le dimensioni,
risu ltava molto accogliente. Come il nido d i un picco lo uccello.
Varcai la soglia de ll'ingresso e, dopo aver superato l'atrio, venni
fatto accomodare in un salottino ben arredato.
Bevete qualcosa?, chiese Liza.
Grazie, no, diss i. Ho appena finito di pranzare.
Avant i, fatemi compagn ia! Non mi lascerete bere da sola... Non
ve lo perdonere i!
Neanch'io, probab ilmente.
Cos mi p iacete. Gin?
Gin.
E gin fu, anche se ben diluito da una buona dose di ch iacch iere d i
Liza, che per un'abbondante mezz'ora mi edusse su quanto fosse
stancante, eppure gratificante, il lavoro de ll'infermiera. Potevo
quasi dire lo stesso del mio, d i lavoro. Gratificazion i a parte.
Finalmente, ud immo de i rumori provenire dall'ingresso.
Ecco Morna!, trill Liza, e usc per andarle incontro.
Per un paio di minuti, rimas i da solo nella stanza. Po i entrarono
insieme. Se Liza era una donna piacevo le, Morna era un'autent ica
sventola: rossa, s lanc iata, con un portamento e legante e le curve
al posto g iusto. Si trattava bene, il buon Larry.

17
Salve, disse Morna, abbandonandos i su una po ltrona e
accavallando le gambe. Liza mi ha detto che s iete un am ico d i
Larry. E che avete qualcosa per me.
Pi o meno.
Anch'io ho qualcosa per vo i.
Si mise a frugare con calma ne lla borsetta. Io la osservai
distrattamente. Troppo distrattamente.
C'era una rivo ltella, ne lla borsetta.
Chi siete?, sibil con asprezza.
Vidi che anche Liza, in pied i vicino alla porta, aveva fatto
comparire una p istola, da chiss dove.
Calma, ragazze, calma, d issi ostentando la mass ima
tranqu illit. Una tranquillit che non avevo. Credo che ci sia un
errore.
Pu dars i. Ma, per errore, potrebbe partirmi un colpo. E sarebbe
facile far credere che avevate tentato di aggredirm i, non vi
pare?
Forse s e forse no. Mi ch iamo Chiatrato, Johnny Chiatrato,
dissi, confidando che il m io nome facesse un certo effetto.
Lo fece.
Oh!, squitt Morna, e lasci cadere la rivolte lla sul divano.
Conosc i questo bel tipo?, chiese Liza.
Ma non li legg i i giornali? un investigatore privato. Un duro.
Liza m i guard estas iata. Corse verso di me e mi s i butt tra le
braccia, sempre con la p istola in mano.
Mettete via que l giocatto lo, Liza. Qualcuno potrebbe fars i male,
la avvisai.
Avete rag ione, Johnny! Posso chiamarvi Johnny, vero?
Solo se io posso ch iamarvi Liza.
Rise brevemente.
Vado a preparare dei cocktail!, annunc i uscendo dalla stanza.
sempre cos assetata, la vostra am ica?, domandai quando
restai so lo con Morna.
Sempre. E non solo di alco lic i.
Lasciai correre.
Ora vo lete dirmi perch siete qu i, s ignor Chiatrato?
Tony Gleeshy.
Se que l nome s ignificava qualcosa per le i, non lo diede a vedere.
Chi sarebbe?
Larry Flink lo conosce. Larry il vostro uomo, no?

18
Non rispose subito.
C i frequentavamo da qualche settimana.
Frequentavamo .
L'avete mo llato?, ch ies i, nella convinzione che il contrario fosse
de l tutto inverosim ile.
morto.
Favo losi progress i nell'indag ine!
Non avete l'aria troppo affranta, osservai, dopo aver digerito
quella notizia indigesta.
Morna frug ancora nella borsa. Ne ricav una sigaretta ed un
accend isigari di cristallo. Si mise a fumare.
Ho 32 ann i, non sono una ragazzina, disse poi. Alla mia et,
in una citt come la nostra, una donna non prova di quest i
sent imenti, mister Ch iatrato. Non pi. Certo, ho amato mo lti
uomin i, nella mia vita, e molt i uomin i hanno amato me. Ma ora
diverso.
Fece una pausa perch Liza era tornata con i cocktail.
Oh, non fraintendem i, cont inu dopo aver bevuto due dita dal
suo b icch iere. Vo levo bene a Larry. Mi piaceva. Mi riempiva di
attenzion i. Ma, in fondo, se l' cercata.
stato Tik'saraf ?, chiesi.
Mi guard negli occh i.
Siete ben in formato, a quanto pare.
Non al punto da sapere perch .
Larry stava cercando d i fare il furbo. Ecco perch. Aveva
cominc iato a fare la cresta sug li introit i del Meltik. Questa storia
andava avant i da un anno. Almeno questo quanto m i raccontava
Larry. Diceva che ormai ave va racco lto un be l gruzzo lo e che
avrebbe smesso. Che stava diventando troppo pericoloso. Viveva
ne ll'ossess ione che Tik'saraf lo scoprisse... Intendeva sposarmi.
Ha chiesto la mia mano tre sett imane fa, due giorn i dopo avermi
conosciuta.
Bevvi due d ita anch'io. Liza ci sapeva fare, con i cocktail.
Il notiziario ha parlato di un inc idente avvenuto questa matt ina
presto , dissi. Un uomo uscito di strada con la sua macchina
ed finito in mare.
Morna annu.
Larry.
Secondo il notiziario, l'uomo avrebbe perso il controllo de lla
vettura. Ubriaco marcio...

19
Morna pos il bicchiere sul tavo lino in ferro battuto accanto al
divano.
Larry non be veva. E non fumava. Non permette va neppure a me
di farlo, in sua presenza. Povero Larry. stato Tik'saraf, ne sono
sicura. Deve aver scoperto il tiro che gli stava giocando.
Morna si era alzata, e ora, a bracc ia conserte, stava fissando un
punto imprec isato, fuori dalla finestra.
Che fine ha fatto il gruzzolo messo da parte da Flink?, chiesi.
Morna torn a guardarm i.
Non lo so. Larry non me l'ha detto. Era innamorato di me, ma ci
conosce vamo da poco. So lo quando ci fossimo sposat i, avrebbe
estratto... il conig lio dal cappello.
La storia di Mavis stava in pied i, dannatamente in piedi, anche se
ave vo l'impress ione che m i sfugg isse qualcosa.
Dopo un altro cocktail, d issi che ave vo un appuntamento,
ringraziai le ragazze e me ne andai. Potevo vedere Morna che mi
osservava dalla finestra, mentre raggiunge vo la macchina e mi
allontanavo.
Ma non mi allontanai veramente. Al primo incrocio, svo ltai a
destra, poi di nuovo a destra, ancora a destra e infine... a destra.
In questo modo tornai al punto di partenza, Park Avenue.
Accostai ad un cent inaio di metri dalla casetta rosa. La macchina
di Morna era ancora l, sul vialetto. Attesi per circa mezz'ora, po i
vid i Morna uscire e salire sulla sua auto. La segu ii.
Per un tempo che m i parve interminab ile, fu i sballottato da una
bout ique all'altra. Borse, cappelli, scarpe, biancheria int ima e
non: sembrava che Morna intendesse rifare l'intero guardaroba.
Ma, a dispetto d i tutte quelle tappe, i suo i acquisti furono ben
poca cosa.

IV

Tornai in uffic io alle cinque, spossato da quelle due ore di


shopp ing compuls ivo. Fec i appena in tempo ad entrare che il
telefono attacc con il suo lamento. Allungai la mano sulla
cornetta, rimanendo in pied i dal lato de lla scrivan ia riservato ai
client i.
Chiatrato, finalmente vi trovo! la terza volta che provo a
ch iamare, questo pomeriggio. Moses Van Moses.

20
Ho sentito che Larry F lin k morto, disse.
Gi.
Be', ecco, credo d i avere un'informazione che vi potrebbe
interessare.
Sentiamo.
Per telefono?
Trass i un profondo respiro.
Avete detto di aver telefonato gi due volte, oggi. Adesso il
telefono non pi di vostro gradimento?
Non questo, il fatto che...
Non fin la frase, ma lo feci io per lui.
Il fatto che siccome avete scoperto qualcosa, da questo
qualcosa vorreste ricavare qualcosa, giusto?
Uh, uh, uh! V iviamo tutt i per campare, in fondo...
Alta filosofia.
Ma per dimostrarvi che vi sbag liate su l mio conto, ecco
l'informazione: circa un'ora fa stata qui una donna...
Me la descrisse. Era Liza. Avevo pedinato l'am ica sbagliata.
Si spacciata per una cugina di F lin k, anche se io non ci ho
creduto molto. Ha chiesto di salire nella sua stanza...
Fece una pausa teatrale.
Al che m i sono insospettito. Diavo lo, nel giro d i due giorni,
Flink, o il suo fantasma, sono diventati pi ricercati di Jack lo
Squartatore. Prima vo i, poi la po lizia e infine la sedicente
cugina.
Drizzai le antenne.
La polizia?
S, e questo era il mot ivo della mia prima telefonata. stato qu i
il commissario... fatemi pensare... Pablo Cabronez, o qualcosa del
genere. Un tipo con una parlata strana.
Paco Scavonez, lo corressi.
Lui. Insieme ad un altro sb irro. Si trattenuto ne lla stanza di
Flink una decina di m inuti, poi sceso e mi ha ordinato di non far
entrare nessuno nella 18. C' un'indag ine in corso, ha detto. Ed
quello che ho riferito alla donna. Quando ho nom inato la polizia
mi parsa spaventata. Comunque non ha insist ito e se n'
andata. Allora, che ne dite?
Le notizie erano d i prim'ord ine.
Dico che tutto sommato il vostro cervello non cos p ieno di
ragnate le come credevo.

21
Lo prendo per un complimento.
Lo , tag liai corto. Avete fatto il m io nome con Scavonez?
Be', io... Credevo non c i fosse niente d i male.
Grugn ii.
Scavonez ancora l?
Ebbi un sussulto. Una mano si era posata sulla mia spalla.
No. qui .
Era stato il proprietario della mano a parlare. Una voce fam iliare.
Mi vo ltai lentamente.
Il comm issario capo de lla polizia metropo litana m i stava fissando
con aria truce. Non lo ave vo sentito entrare. Ch iusi la
comun icazione con Van Moses.
Qual-buon-vento, dissi girando attorno alla scrivania e
sedendomi al mio posto. Un drink?
No tiegn' tembo da perdere, rispose Scavonez serafico.
Quando Scavonez attaccava con il suo idioma natale, non era un
buon segno. Anche se non cap ivo tutto il suo lessico, il tono era
un elemento ch iarificatore.
Cos' successo?, chies i, con una voce che pareva uscire dritta
dritta da un coro di cherub ini.
Scavonez rise. Una risata fredda, acida. Si sedette e si guard
intorno, come un bambino in un luna park.
Stamattina all'alba, un uomo muore in circostanze poco chiare,
cominc i. Ma non stava parlando con me, era come se si stesse
rivolgendo ad una platea immaginaria. Il caso viene affidato al
sottoscritto. Devo scoprire se si trattato d i un incidente, oppure
no. Cos , per prima cosa, m i metto ad indagare sug li ultim i
movimenti dell'uomo. Ieri sera si presentato normalmente a
lavoro. Tutto regolare.
Perfettamente rego lare, confermai.
Scavonez d igrign i denti.
Ma cosa scopro quando mi reco ne ll'alberghetto in cu i vive va?.
Ordinai alla mia facc ia d i esprimere tutta l'ignoranza di questo
mondo.
Cosa?, domandai. Stessa voce d i prima.
Che tu gli stavi con le orecch ie sul collo!, sbrait, rosso in
volto. Disse proprio cos, e io non feci osservazion i. Ora,
ponendo che la storia dell'inc idente non mi convinca... Di chi
dovrei sospettare, secondo te?
Incroc iai le mani, sopra la scrivania.

22
Di Andrej Tik'saraf, rispos i con la massima naturalezza.
Scavonez m i scocc un'occhiataccia.
Ma ti si bev lu cerveddu?
Vi sto fornendo una pista, commissario. Sta a vo i sceg liere se
seguirla o meno.
Scavonez scosse la testa.
Per quale motivo Tik'saraf avrebbe dovuto far fuori il croupier
de l suo locale?, ch iese alzandosi.
Perch il croupier gli aveva fatto uno sgarbo. Di quelli grossi.
Tu come le sai, queste cose?
Alzai le spalle.
Le ho sentite dire.
Il comm issario batt il pugno sul tavolo.
Se stai cercando di fregarm i, giuro che stavo lta si fottudu !
Mi lasciai andare a peso morto sullo sch ienale della sed ia.
Segu ite Loving intention , comm issario?
Checcazz' c'entra Loving intention , adesso?
N iente. Era per fare conversazione.
Fangulo!
E senza aggiungere altro, gir su i tacch i e si ecliss. Tanti saluti,
commissario Scavonez.

Per diverso tempo, restai pressoch immob ile, seduto alla


scrivania. Riflettevo sul caso. Riflettevo sull'importanza
de ll'istinto, durante un'indagine. Un invest igatore deve sempre
fidars i de l proprio istinto. E l'istinto mi diceva che que lla notte
sarebbe successo qualcosa. Soprattutto, c'erano un paio d i punti
di domanda che ave vo intenzione di trasformare in punti fermi.
Guardai l'ora. Quas i ora di cena. Preparai un drink con quel che
ave vo in uffic io, per ingannare l'attesa. Poi mi decis i ad uscire.
Come la sera precedente, ero gi con un piede e mezzo su lle
scale, quando il telefono si mise a suonare. Tornai dentro, presi
la cornetta e dissi:
Risponde la segreteria telefonica di Johnny Ch iatrato. Lasc iate
un messagg io dopo il segnale acust ico... Tranne se vi chiamate
Mavis Carran i, nel qual caso andate al diavo lo.
Ud ii una risat ina.
Siete un adorabile villano, Ch iatrato. E io ho bisogno di vo i. Il
caso vostro!
Non ne ave vo mai dub itato.

23
V

Quando ud ii uno scatto provenire dall'ingresso, sc ivo lai


rap idamente ne l bagno, lasciando socch iusa la porta. Era circa
mezzanotte, e m i trovavo nell'appartamento d i F lin k, al numero
18 de l Double M.
Da quasi tre ore, dopo una cena frugale, ero l ad aspettare che
succedesse quel che dove va succedere. Entrando
ne ll'appartamento, erano bastati pochi minut i perch i tasselli de l
mosaico si incastrassero tra loro. E la convinzione si era
trasformata in certezza.
Sent ii dei pass i leggeri nel vest ibolo, poi la porta della camera si
apr. Qualcuno entr ed accese la luce. Dalla mia posizione non
pote vo vedere chi fosse. Ma ave vo pochi dubbi.
Mezzo minuto dopo, sent ii un'imprecazione soffocata, molto poco
femm inile, per quanto proven isse da una voce dec isamente
femm inile. Uscii dal mio nascond iglio.
State cercando questa?, ch ies i solle vando il braccio destro e
agitando leggermente il polso. Tra due dita de lla mano, stringevo
una piccola chiave. Era la ch iave di una cassetta di sicurezza
presso la Wells Fargo . Il nome della banca era stampig liato su lla
lama.
Morna Davies em ise un gridolino, lasciando cadere ci che teneva
tra le mani, che piomb a terra con un co lpo secco.
Voi!, esclam. Avre i dovuto aspettarme lo.
Fece per avvic inarsi alla sua borsa, che ave va posato su l letto,
ma glielo impedii. La pres i e guardai dentro: la rivolte lla era al
suo posto.
Il piano non era affatto male, dissi. Vo i che mi fate girare a
vuoto per la citta, e la vostra amica che recupera la chiave.
Morna strinse i denti.
Ma non avete considerato un paio d i cose, cont inuai. Primo: la
po lizia. Liza non potuta salire in camera, questo pomeriggio. E
cos avete dec iso di tentare vo i stessa, con il buio. Anche un
bamb ino riuscirebbe a forzare le serrature di questa bicocca.
Fec i una pausa.
Secondo: Van Moses, il d irettore de lla bicocca, mi ha preso in
simpatia, per qualche mot ivo. E da lui ho saputo della vis ita di
Liza. Cos, eccom i qua.
Morna si sedette sul letto.

24
La chiave, disse. Come sapevate della chiave?
Non lo sapevo, in effett i. Non prima di entrare qui dentro.
Morna aggrott leggermente le sopraccig lia sottili.
Oggi avete detto una grossa bugia e una grossa verit, Morna.
Mi guard incuriosita.
La verit che Larry Flink non beve va e non fumava. Non c'era
motivo per cu i ment iste, su questo punto. Perci, quando ho visto
questo..., mi ch inai per raccog lie re il portacenere che ave va
fatto cadere. Mi sono ch iesto se non ci fosse sotto qualcosa.
Tramite un meccan ismo a scorrimento, il pesante portacenere si
apriva, celando al suo interno un minuscolo scompartimento
segreto.
Un nascondig lio re lativamente ingegnoso. Quando sono stato qu i
la prima volta, non ci ho fatto caso. E d'altronde non sapevo cosa
cercare.
Morna aveva appoggiato entrambe le mani sul letto, piegandos i
leggermente all'indietro. Sapeva di non avere poss ibilit, ma allo
stesso tempo sembrava divert ita. Che donna.
Datem i una sigaretta, disse.
Le consegnai la borsa, avendo cura di intascare la rivolte lla,
prima. Lei prese sigaretta e accend isigari e si mise a fumare.
La grossa bugia quale sarebbe?, chiese, emettendo una
nuvo letta di fumo dalla bocca umida, scarlatta.
Rispos i con una domanda.
Sapete dove ho trovato il vostro numero di telefono?
Nella rubrica telefonica di Larry, suppongo.
Oh, certo, Larry l'aveva trascritto anche l. Ma io ho trovato il
big lietto dove l'avevate scritto voi, probab ilmente al tempo in cui
vi siete conosciuti. E non si tratta di poche settimana fa, come
avete voluto farm i credere.
Scroll le spalle.
Perch no?
Mi diressi verso l'armadio e lo aprii. Indicai a Morna il pesante
cappotto dove ave vo trovato il fog lietto. Non dovett i agg iungere
altro. Eravamo a settembre, e quel cappotto non veniva utilizzato
da almeno otto mes i.
Morna si alz in pied i.
D'accordo, disse. Voi volete sapere dove si trova que l... Tony
Gleeshy, g iusto? Ed io ve lo dir. Ave vo promesso a Larry che non
l'avrei rive lato a nessuno, ma ora che Larry morto, non se ne

25
avr troppo a male se non mantengo la promessa. E comunque
non so chi sia Tony Gleeshy. So soltanto che c' di mezzo un
ricatto. Larry mi aveva detto che avrebbe dovuto nascondere il
suo amico per un po'. E questa tutta la verit.
Vi credo.
Morna era sincera, ora.
Ma in camb io... , continu. Vog lio la chiave.
Non mi sembrate in cond izion i d i dettare legge, osservai.
No? Io credo di s, invece. Voi non siete tipo da fare violenza ad
una donna, ed io non parler fino a quando non avr la chiave. La
minaccia d i sbattermi in galera non attaccherebbe. Non avete
nessuna prova che io fossi in combutta con Larry. Nessuna prova
che possa reggere in tribunale, almeno.
Cervello fino.
Me ne frego dei soldi, rispos i. Perc i vi dar la chiave. Ma
solo dopo che mi avrete condotto da Gleeshy. Su, and iamo.
Fec i per aprire la porta che dava sul vestibo lo, ma mi bloccai.
Su lla sog lia era comparso un uomo. Alto oltre due metri, con il
naso schiacc iato e le orecchie m inusco le. Occh i di un azzurro
ch iariss imo. Una zazzera biondo cenere spuntava da sotto il
cappello. Ave va diversi kg di muscoli, addosso. Ne lla mano
enorme, il pisto lone che impugnava sembrava poco pi che un
giocatto lo.
Vogliate seguirm i, prego, disse semplicemente.
Notai che aveva uno strano tic. La punta della lingua continuava
ad uscirg li dai dent i. Come ad un rett ile.
Valutai quante poss ibilit avevo di estrarre la rivoltella di Morna
dalla tasca, prima che que ll'energumeno m i imp iombasse: poche.
E ave vo anche la mezza idea che le pallotto le de lla rivo ltella gli
avrebbero fatto s e no il solletico. N io n Morna muovemmo un
dito.
Mi chiamo Dick Marshall. Lucerto la per g li amic i. Ma vo i potete
ch iamarmi signor Marshall, perch non siamo amic i. Pete il
Manico mio amico.
Un altro po' e ci avrebbe raccontato la storia de lla sua vita.
Guardai Morna. La scena si sarebbe potuta definire comica, non
fosse stato per il cannone del s ignor Marshall.
Fu Morna a parlare.
Cosa diavolo volete? Lo stesso tono sprezzante che ave va
usato con me, nel pomerigg io.

26
Ho l'ord ine di condurvi in una macchina che ci aspetta fuori, a
poca distanza, miss Davies. Con le buone o con le catt ive. Le
buone sono queste, e indic la pisto la. Ce ne andremo tutti
insieme.
Allargai le bracc ia.
Mi pare che non abbiamo molta sce lta, Morna, dissi
allegramente. Ma forse al termine di questa storia avremo anche
noi l'onore d i chiamare il nostro ospite 'Lucerto la'.
Lui non fiat, ma si fece consegnare la rivolte lla.
N iente scherzi, d isse rivo lgendosi a me. La prima ad andarci
di mezzo sarebbe la donna.
Ci avviammo verso il corrido io. Io e Morna davanti, Dick Lucerto la
a chiudere la fila. Aveva nascosto la pisto la nella tasca della
giacca. Scendemmo le scale e passammo davanti al portiere di
notte, che ci lanc i un'occh iata assonnata. Eravamo un trio
piuttosto strano, ma questo non bast a suscitare la sua
curios it. Era pagato (ben poco, d i sicuro) per fars i i fatti suoi.
In strada, camminammo sul marc iapiede per circa mezzo isolato.
Poi fummo fatt i salire in un'auto scura, posteggiata nei press i di
una casa abbandonata, con le finestre ch iuse da assi di legno.
Mi trovavo al centro del sedile posteriore. Alla m ia sin istra Dick
Lucertola, che ave va di nuovo fatto comparire la pisto la, alla mia
destra Morna. Al posto di guida c'era un tipo con la faccia g ialla e
il mento sporgente. Lo vidi bene quando si gir verso di noi.
Tutto a posto, Lucertola?, chiese.
A meraviglia, Pete. Ho beccato anche questo tipo.
Pete il Man ico annu , avvi il motore e imm ise il ve icolo in strada,
docilmente. Non ave va fretta, era tutto sotto contro llo.
Per un po', mentre c i allontanavamo, nessuno profer parola, e ne
approfittai per dare qualche occhiata furt iva al m io aguzzino. Il
suo tic era regolare come un orolog io svizzero. Ogni tre second i,
zac, la lingua gli partiva.
Come vanno g li affari di Tik'saraf ?, chies i ad un certo punto.
Pete alz gli occh i verso lo specch ietto retrovisore ed incroci il
mio sguardo.
Potrai chiederlo direttamente a lu i, tra poco, disse. Forse sar
una delle ultime cose che farai nella tua vita.
Suppongo sia per la storia di Larry F lin k.
Pete sch iocc la lingua.
Flin k si era messo a giocare col fuoco. E si scottato le dita.

27
Si era fregato parecchi sold i, eh?
Questo dovreste saperlo voi due .
Stavo per rispondere che io non sapevo asso lutamente nulla a
riguardo, ma non lo fec i. Mi sembrava una vigliaccata nei
confronti di Morna, e comunque dubito che mi avrebbe creduto.
Il capo nuota nei sold i, continu Pete. No, non questo il
punto. una quest ione di princ ipio.
Gi, immagino. Andrej Tik'saraf un uomo dai sani princ ipi.
Pete ridacch i raucamente.
Ne l frattempo, ci eravamo fermati ad un semaforo. Il potente
motore dell'auto ronfava sommessamente.
Diedi un'altra occhiata a Dick Lucerto la. Era l, impass ibile, con la
pisto la stretta nella mano d'acc iaio. No, non del tutto impassib ile.
Il tic cont inuava a tormentarlo, per quanto dovesse esserc i
perfettamente abituato. Decisi di tentare.
Toccai leggermente la gamba di Morna, sperando che cap isse d i
teners i pronta. Po i l'ennesima, furtiva, occhiata a Lucerto la.
Dovevo fare in fretta. Il semaforo avrebbe dato il via libera da un
momento all'altro, e sarebbe stato tutto pi d iffic ile. Non che non
lo fosse anche cos .
Serrai il pugno. Caricai il braccio. Contai. E colp ii, con tutta la
forza che avevo in corpo. Un vio lento uppercut sotto il mento d i
Dick Lucertola, proprio nel momento in cu i la sua lingua si
insinuava tra i denti.
Per un lungh issimo, interminab ile istante Lucertola mi osserv
con occhi di gh iaccio, po i il dolore, acuto, lanc inante,
insopportab ile , ebbe la meg lio. Lucertola emise un verso
animalesco, il suo corpo, un ammasso d i muscoli in tensione,
trem. Fu costretto a mo llare la presa dalla pisto la e s i port le
man i al volto. Mentre cercava affannosamente di riprendere il
controllo, gli puntai la p istola, la sua p istola, alla tempia. Prim a,
ave vo colp ito Pete il Manico sulla nuca, con il calcio. Non ave va
fatto neppure in tempo a capire cosa stesse succedendo, perch
tutto era avvenuto nell'arco d i poch i att imi.
Morna, frattanto, ave va spalancato la portiera e stava uscendo in
strada.
Non provare a seguirc i, diss i a D ick, mentre le andavo dietro.
Altriment i ti apro un buco in fronte.
In realt, sapevo bene che l'appuntamento con Andrej Tik'saraf
era solo rimandato.

28
Per buona misura, cacciai un paio di confetti nelle gomme
de ll'auto, dal lato de l marc iapiede dove ci trovavamo. Dietro di
noi, c'erano altre vetture, che attendevano il verde. I colpi d i
pisto la furono come un secch io d'acqua in un formicaio. Le auto
impazzirono e cercarono di uscire dalla fila, formando un ingorgo
con le macchine che proven ivano dalla d irezione opposta. I
clacson in iziarono il loro concerto.
Presi Morna per mano e la condussi in uno stretto passagg io tra
due palazzi. Correndo, ragg iungemmo un vico lo trasversale. Un
gatto c i attravers la strada sfrecciando, come fosse insegu ito da
una muta di cani, e Morna si spavent. Superammo un cance llo,
aperto, e un muro basso che de lim itava qualcosa che non
riconobbi. Finalmente, sbucammo in Connolly Street e fermammo
un taxi solitario che passava da quelle part i.
Park Avenue 14!, dissi, mentre salivamo.
Morna mi guard con aria interrogativa. Aveva il fiato grosso, i
capelli scompost i, le guance arrossate per la corsa. Era
be lliss ima.
La vostra graziosa casetta non pi molto sicura , sp iegai.
And iamo a prendere Liza.
Lei annu .
Dieci minut i dopo eravamo a destinazione. D iss i al tassista di
attendere, qu indi seguii Morna su per i tre grad ini di marmo che
portavano all'ingresso. Liza era sveglia. Stava attendendo l'esito
de lla missione dell'amica. Le demmo qualche rapida spiegazione,
po i ord inai che preparassero una valig ia con deg li indumenti di
ricamb io. Quando furono pronte, ragg iungemmo nuovamente il
taxi, che ci scort fino alla pensione di Flink, dove ave vo lasciato
la macchina. Ci trasferimmo nella m ia auto e puntammo verso la
costa.
la notte pi emozionante della mia vita, questa!, esclam
Morna, elettrica. Anche Liza lo era. E forse era anche un po'
invid iosa.
Raggiungemmo un motel, non proprio d i classe, ma che sarebbe
andato ben issimo per un paio di g iorni. Registrai le due donne
con nomi falsi. Il tizio de lla reception, un ragazzetto smilzo con
un gran bisogno di un apparecchio per i dent i, mi lanci
un'occh iata di ammirazione consegnandom i la chiave de lla stanza.
Stavo per salire in una matrimon iale con due bambole d i tutto
rispetto, dopotutto. In camera, aspettai che le ragazze si

29
sistemassero, qu indi mi mis i a cavalcion i d i un sedia, con i gomit i
appoggiat i sul bordo de llo schienale.
E ora parliamo d i Tony Gleeshy, dissi.
Dieci minut i dopo, transitavo nuovamente di fronte alla reception.
Stavolta il ragazzetto mi lanc i un'occh iata di disapprovazione.
Avevo chiuso il discorso in meno di venti minuti.

VI

Le strade rip ide e tortuose che si inerpicavano sui colli a nord


de lla citt erano contraddistinte da numeri romani progressivi.
Ognuna di esse era dedicata ad una qualche illustre personalit
che aveva fatto la storia del Paese. In realt, non tutte si
pote vano definire 'strade' nel senso moderno de l termine, dato
che in certi cas i non erano neppure asfaltate.
Arrancando con l'auto su per una pietraia sconnessa e piena di
buche, pensavo che la personalit a cui era stata dedicata non
dovesse essere po i cos illustre. Ai lat i, illum inati dalla luna alta
ne l cie lo, si susseguivano bosch i e campi colt ivati, prati fioriti e
vallate oscure.
Dopo circa un quarto d'ora di scosse e sobbalzi, in cui ave vo
solle vato dietro d i me pi polvere d i un esercito di massaie al
lavoro, ragg iuns i il punto che mi aveva descritto Morna. Sulla
sinistra, c'era una grande roccia che aveva vagamente l'aspetto
di una mano stretta a pugno, con il dito indice puntato verso il
cielo. Sulla destra, si intravedeva un sent iero. Sces i dalla
macchina e lo imboccai. Camm inai per dieci minut i, attraverso un
fitto boschetto d i conifere. I rumori d i un bosco di con ifere
possono essere molto inquietant i, d i notte. Ave vo l'impress ione
che, da un momento all'altro, una qualche creatura mitolog ica
avrebbe potuto sbucare dalla sua tana e attaccarm i: ero un
perfetto intruso, lass.
Finalmente, ragg iuns i la radura. Anche in questo caso Morna era
stata mo lto precisa. In mezzo alla radura c'era una casupo la d i
legno. Il padre d i Larry Flink, vent'ann i prima, la usava come
base per le proprie battute di caccia. La vista che si godeva da
quella posizione era spettacolare. Le luc i de lla citt, in basso,
sembravano le candeline d i un'enorme sachertorte. Il mare, su
cu i aleggiava una leggera nebb iolina, era calmo, seducente,

30
meravig lioso.
Mi avvic inai lentamente alla casetta di legno e mi affacc iai ad una
finestre lla. Ma il vetro era sporco e dentro era bu io: non vidi
nu lla. Cos m i portai sul davant i. Con la mano sulla fondina,
provai ad aprire la porta d'ingresso. Non era chiusa a chiave.
Entrai. Mi ci volle qualche secondo per abituare gli occhi
all'oscurit.
In mezzo alla stanza c'era un tavolacc io d i quercia con due sed ie
ai lat i e una bott iglia appogg iata sopra. Sulla destra alcune
menso le zeppe di cib i in scatola e bott iglie d'acqua. In un angolo,
un fornelletto a gas che era stato usato di recente. Una branda e
qualche coperta, in fondo. La branda era vuota. Avanzai di
qualche passo, con c ircospezione, ma quando sul pavimento vidi
stagliars i l'ombra d i un uomo, che la luna, alle mie spalle,
pro iettava sulle assi di legno, era ormai troppo tard i.
Alza le mani, amico! E girat i... Lentamente.
Obbedii. Ad un paio di metri dall'entrata, la canna di un fuc ile da
caccia mi osservava con aria m inacc iosa. Dietro, un tizio su i
quaranta, zigom i alt i, barba lunga e co llo ines istente, mi
guardava con aria altrettanto minacciosa.
Tony Gleeshy, suppongo .
Non rispose.
C' un equ ivoco, Tony. Vengo in pace.
Intanto, vieni fuori. E tog lit i la giacca.
Obbedii ancora, e la pistola nella fond ina sembr contraddire
palesemente ci che ave vo appena dich iarato.
Gleeshy si avvic in e requ is la pisto la.
Vien i in pace, eh? E questa?, chiese duramente.
Sono un detect ive. Lavoro per Mavis Carran i. Se solo potessi...
Non finii la frase. Un co lpo di pisto la me l'aveva imped ito.
Gleeshy, intanto, si era irrigid ito, emettendo un grido strozzato.
Un fiotto di sangue sgorg dalla testa. Gleeshy moll il fucile e
cadde pesantemente in avanti, ai mie i piedi.
Due uomini erano comparsi sulla destra, avanzando con le p istole
sp ianate. Uno d i loro ave va freddato Gleeshy, sparandog li alla
tempia.
Tranquillo, amico. Non ce l'abbiamo con te. Se farai il bravo,
potrai andartene da qui con le tue gambe.
Era stato il p i g iovane a parlare. Non era molto alto, ma dava
l'impressione di saper menare le mani e mirare dritto.

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Legalo, ord in al suo compagno, che portava una corda con s.
Un minuto dopo, m i trovavo in una pos izione piuttosto scomoda,
con man i e p iedi immobilizzati. Mi ave vano portato dentro.
Non sono nod i partico larmente res istent i. C i metterai un po', ma
alla fine riuscirai a liberarti.
Senza agg iungere altro, i due uomin i si m isero a frugare
dappertutto. Non c'era molto da frugare, a dire il vero, e infatti,
poco dopo, il Giovane esclam: C i siamo.
Nascosta all'interno de l cuscino della branda, aveva rinvenuto
una grande busta g ialla. La apr, d iede un'occhiata al contenuto e
la rich iuse.
Pascal Carrani sar piuttosto soddisfatto del nostro lavoro,
disse rivolto al silenzioso compare. Andiamo.
E andarono, rivo lgendomi un ironico cenno di saluto.
Quando sparirono dalla mia vista, mi m isi a lavorare di polso per
liberarmi. Il nodo non era imposs ibile da sc iogliere, d'accordo,
ma si annunciava comunque come un lavoro lungo e faticoso.
Avevo appena iniziato le operazion i, quando udii un rantolo
provenire dall'esterno. Tony Gleeshy dove va essere ancora vivo.
Saltellando rid icolmente come in una gara d i corsa nei sacchi,
uscii. Gleeshy era l per terra, in una pozza di sangue. Respirava
a fat ica, e non ne avrebbe avuto per mo lto. Non potevo fare
nu lla, per lu i. Nessuno avrebbe potuto fare nulla. Era spacciato.
Aprendo improvvisamente gli occhi, mi vide. Anche se non ero
sicuro che stesse guardando me. Gli occhi erano vacu i, il vo lto
terreo, non fosse stato per il sangue. Sembr raccog liere tutte le
forze per dire qualcosa. Mi inginocch iai. L'uomo scand un nome,
Rodrigo Gomez, e fu l'u ltima cosa che disse su questa terra.
Recitai una pregh iera.
Tre quarti d'ora dopo, finalmente, riuscii a liberarm i le mani.
Sc iols i anche la corda ai pied i e, dopo essermi accertato che il
cuore di Gleeshy avesse effettivamente smesso di battere, fec i il
percorso inverso a que llo di un'ora prima, attraverso il boschetto.
La mia auto era ancora al suo posto, ma si vede vano i segni di un
altro ve icolo che era giunto fin l. Quello che mi ave va segu ito
senza che me ne accorgess i. Quello dei due sicari.

Alle quattro e mezzo del mattino, in cond izion i pietose, misi piede
in ufficio e mi sistemai alla scrivania. Rodrigo Gomez non
compariva su ll'elenco telefonico. Ch iamai McN ick, nel suo

32
appartamento. Mick McNick era un cron ista del Daily News, uno
che conosce va p i o meno tutti in citt (qualcosa come un milione
di ab itanti). Non molto tempo prima, g li ave vo servito uno scoop
coi fiocchi su un piatto d'argento. Da allora, McN ick si sentiva in
deb ito con me. Ed era tempo che ricambiasse il favore.
Rispose pi o meno al dodicesimo squ illo.
Pronto?, disse, con la voce impastata e gli occhi arrossati.
Avrei giurato che avesse g li occhi arrossati.
Dormivi?
Imprec.
Chiatrato? Dannazione a te! Ero a letto da neanche due ore...
Ieri sera... Bah, lasc iamo stare... A cosa devo l'onore?
Ti dice niente il nome Rodrigo Gomez?
Silenzio. Potevo quas i udire il suo cervello che rimugin ava.
N iente, d isse in fine.
Devo scovarlo. importante.
Cazzo, lo spero proprio, visto che mi hai buttato gi dal letto!
D'accordo, dammi un'ora di tempo. Devo fare un paio di
ch iamate... Ma non garant isco niente.
Voglio sapere anche quanti peli ha Gomez su lle ch iappe, d iss i,
con eleganza.
Vaffanculo, e riattacc.
Mi feci un'ora d i sonno. Me lo meritavo, dopotutto. Ma fu un
sonno agitato. Il volto insanguinato di Gleeshy cont inuava a
fissarm i con occhi morti. Sapevo che ero stato io a condannarlo,
portandomi dietro i due assassin i fino al suo rifug io.
Quando il telefono prese a squ illare ins istentemente, fu come se
mi avessero infilato un cubetto d i ghiacc io ne l colletto de lla
cam icia. Per poco non caddi dalla sed ia.
Pronto?, dissi, con la voce impastata e g li occhi arrossati.
Nessuno, fece McN ick.
Come?
Gomez ha il culo glabro.
Rise. E ris i anch'io, per solidariet. Me l'ero vo luta.
So dove allogg ia il tuo uomo, cont inu McNick, e mi diede
l'ind irizzo.
Qualche informazione su di lu i?, chiesi.
Lavora per il p icco lo e il grande schermo. Bassa manovalanza.
Assistente di ripresa, o qualcosa de l genere. Al momento
impegnato su l set d i una telenove la...

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Loving intention ?, domandai, gi sapendo la risposta.
S.
B ingo.
Voglio l'esclusiva, eh.
L'avrai.
Ringraziai McN ick, pres i la p istola di riserva e usc ii. A noi, signor
Rodrigo Gomez.

VII

Il dorato mondo del cinema non benevolo al punto da regalare


ai mestierant i d i secondo piano il lusso e lo sfarzo riservato ag li
attori, ai registi, ag li sceneggiatori pi famosi. La pensione che,
ogni sera, accog lie va le stanche membra di Rodrigo Gomez dopo
una fat icosa giornata sul set, non ave va nulla da invidiare alla
stamberga di Van Moses: un basso edificio marrone, in un
quartiere malfamato alla periferia de lla citt.
Lasciai l'auto nel picco lo parcheggio antistante l'ingresso e
ragg iuns i l'atrio, dove un tizio sonnecch iante mi comunic la
stanza di Gomez senza fare troppe domande. Avrei potuto
presentarmi con una m itrag liatrice Thompson anni '30 e la sua
espress ione non sarebbe cambiata d i una virgola.
Rodrigo Gomez alloggiava all'u ltimo p iano, stando a quanto ave vo
appena appreso. L'u ltimo p iano era anche il primo.
Bussai alla porta de lla 12, p i o meno a met del corridoio.
Nessuno rispose e nessuno venne ad aprire. Stavo per sfilare
dalla tasca il mio efficace lasciapassare, quando mi parve di ud ire
de i lamenti proven ire dall'interno. Accostai l'o recchio alla porta.
Non erano propriamente dei lament i. Entrai, silenziosamente.
Mi ritrovai in un piccolo soggiorno, con due mob ili in croce, una
lampada etnica e un divano sgualcito, su cui spiccava una g iacca
femm inile. Non si vede va nessuno. C'erano per due porte: una
su lla destra, che dava sul bagno, una dall'altra parte de lla
stanza. I gem iti proven ivano da quella porta, ed ora erano mo lto
pi nitid i. Ave vo b isogno di sfogare la frustrazione per la morte di
Gleeshy. Cos, pres i una breve rincorsa e, con un calcio ben
assestato, sfondai la porta. Rodrigo Gomez e una donna su lla
trent ina, anche le i ispan ica, stavano dandosi da fare. Gomez era
di spalle. Spalle larghe e pelose. Altro che g labro. Il lenzuolo,

34
fortunatamente, lo copriva per la met inferiore.
La prima a d ire qualcosa fu la donna: un suono inarticolato,
acuto, molto sim ile ad un grido. Mo llando la presa, Gomez si
volt di scatto e mi fiss, in un misto di rabbia e di stupore.
Hijo de puta! Ch i cazzo sei?, ringhi. Io ti...
L'occhio nero de lla mia pistola lo fece desistere dal prosegu ire la
frase. Raccols i i vest iti della donna, spars i ai piedi del letto, e
glieli lanc iai.
Spiacente per il disturbo. Ma de vo fare quattro chiacch iere con
Rodrigo. Adesso.
Nessun disturbo, amigo, fece le i, sgusciando dal letto e
iniziando a vest irsi. Questa mezza calzetta tutto fumo e niente
arrosto. E non paga neppure troppo bene.
Puttana!, esc lam Gomez.
Vestit i anche tu, cocco , intervenn i. Lo spettacolo non de i
mig liori.
La ragazza rise e usc dalla camera, lanc iandom i un bac io con la
mano.
Adis!, disse.
Attravers il salott ino, prese la giacca che aveva lasc iato sul
divano e spar, chiudendosi la porta alle spalle.
Rodrigo Gomez, cran io pelato e ventre prom inente, fin d i
abbottonars i i pantaloni e ci trasferimmo ne ll'altra stanza. Avevo
riposto la p istola nella fondina.
Allora?, biascic, mentre recuperava una bottig lia da una
credenza e mi vers ava da bere. Era l'alba e ave vo giusto b isogno
di un po' d i carburante.
Hanno fatto secco Tony Gleeshy, dissi, bagnandom i la lingua.
Oh, cazzo!, esc lam Gomez.
que llo che ho pensato anch'io.
Voi ch i siete?
Johnny Chiatrato. Investigatore.
Gomez valut quell'informazione.
Aspettate un momento, disse poi, puntando la camera. Ho
qualcosa da mostrarvi...
Lo guardai dubbioso.
Non preoccupatevi. Non tengo una pisto la nascosta sotto il
cusc ino. Gi, non era il tipo.
Attesi qualche secondo, cincischiando con il bicch iere, poi ud ii
uno scatto. Come il rumore di una finestra che viene aperta.

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Gomez stava fuggendo? Impossib ile. Per quanto foss imo so ltanto
al primo p iano, era comunque un'altezza eccess iva da coprire con
un salto.
Fec i per alzarmi, ma le gambe si erano fatte pesanti. La
stanchezza per una notte insonne, forse. Guardai il bicchiere. No.
Gomez aveva tentato di drogarmi. Fortunatamente, avevo appena
toccato il liquido ambrato. L'adrenalina fu pi forte de l torpore.
Piombai in camera: Gomez era sparito e la finestra era aperta. Mi
affacciai. Proprio sotto la finestra era parcheggiato un furgonc ino.
Guardai lungo il vicolo e ind ividuai Gomez che si allontanava,
zoppicando vistosamente. Salii sul davanzale e saltai sopra il
furgoncino. Un altro balzo e fu i a terra. Mi misi all'insegu imento
di Gomez, che, per quanto furbo nel riservarsi que ll'usc ita di
scena, non ave va propriamente il fisico di un atleta. Gli fu i sotto
in breve. Avevo dalla m ia la ragazza con l'occhio nero.
Fermo, Gomez!, int imai.
Ancora pochi metri di corsa sciancata, poi si ferm e lo raggiunsi.
Respirava affannosamente, piegato in due, con le mani su lle
ginocchia.
Vuoter il sacco, ans im. Vuoter il sacco. Ma voglio uscire
pu lito da questa vicenda. Non posso perdere il lavoro.
Dipende da quanto sarai convincente, rispos i, mentre la
stanchezza tornava a farsi sent ire.
Lo trascinai in un caff che ave va appena aperto i battenti.

VIII

Voglio raccontarvi una storia, diss i.


Avevo convocato Mavis nel mio ufficio, quel pomerigg io. Lei era
venuta quasi subito, niente riprese. Indossava un abbinato
maglia-gonna d i cotone leggero ed era sp lend ida, come sempre.
Non le ave vo ancora detto nulla di Tony.
Una storia?, ripet.
S.
Che tipo di storia?
La storia di un sogno. La storia di due geme lle che, appena
magg iorenni, sbarcano in America per cercare fortuna.
Mavis si sistem meglio sulla sedia, e disse, sorridendo:
Sembra interessante. Raccontate pure.

36
Mi inum idii le labbra.
Due sorelle, d ice vo... Provengono dall'Europa. Sono ingles i e
hanno sempre vissuto con una vecchia zia. Nessuno le conosce,
qu i, non hanno amic i n parenti. Una delle due, per, ha talento
per il cinema. Infatti, dopo pochi mes i e alcun i provin i, viene
scritturata per un film che dovrebbe lanciarla nel firmamento di
Ho llywood.
Sembra un po' la mia storia... Peccato che io non abbia sore lle,
interloqu Mavis.
Il film, per, non ha il successo sperato, continuai,
ignorandola. La ragazza trad isce le aspettat ive, non si rive la
all'altezza. Da quel momento, costretta a tirare a campare con
pe llico le di basso rango. F ino a quando, circa due ann i dopo,
incontra un noto produttore c inematografico. Lo irretisce, lo
sposa e ottiene il ruolo di protagonista in una telenove la che si
rivela un successo p lanetario. Certo, la televis ione non il
cinema, ma alla ragazza non importa. Lei vuole il successo, le
luci della ribalta, le interviste sui giornali. E le ottiene. Posso
cominc iare a fare qualche nome, Mavis? O forse dovre i chiamarvi
Sarah?
Lei si era accesa una sigaretta e stava fumando. Sembrava
perfettamente a proprio ag io.
Fate pure. Ma non so di cosa stiate parlando, Ch iatrato. Io non
mi chiamo Sarah e non ho sore lle.
L'ave vate. Mavis Langdon era vostra sore lla , risposi fissandola.
E vo i l'avete uccisa.
Oh, al d iavolo! Che sciocchezze... Perch avre i dovuto ucciderla,
ammesso che avessi una sore lla?
Questo lo racconterete alla polizia. Anche se una mezza idea ce
l'ho. Invid ia, ge losia. Eravate pazzamente gelosa di Mavis , perch
ave va talento, perch il sacro fuoco de ll'arte ardeva in lei, non in
voi.
Parlavo come un libro stampato.
Siete pazzo.
Cos , poche settimane prima de ll'inizio de lle riprese della
Coscienza del peccato l'avete ucc isa, sbarazzandovi de l cadavere.
E avete preso il suo posto.
Le vostre fantas ie mi divertono. Andate avant i, vi prego.
Dopo il fiasco del film, conoscete un certo Tony Gleeshy, un
agente d i poco conto, a cui vi legate sentimentalmente e

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lavorativamente. Per un paio d'ann i recitate in film low budget
che vengono diment icat i il g iorno dopo la loro uscita. Pascal
Carran i a darvi la poss ibilit d i assurgere al successo. Non siete
innamorata di lu i, che ha quasi vent'anni pi d i voi, ma non
potete perdere quell'occasione. Mollate Gleeshy con tanti saluti e
sposate Carrani. La parte di protagonista in Loving intention
vostra.
Per un attimo, un lampo attravers g li occhi de lla donna.
A questo punto, iniziano i ricatt i. Qualcuno ha messo le mani su
certi document i che, indirettamente, provano l'om icid io. Per un
po' versate delle piccole somme al ricattatore, che ag isce
ne ll'ombra. Fate d i tutto per scoprire ch i sia e, circa tre
sett imane fa, ci riusc ite. Tony Gleeshy, il vostro ex. Lui mang ia
la foglia e decide di sparire.
Non avete una so la prova d i quanto state affermando, d isse la
donna, tra i dent i.
C i sto arrivando. A questo punto, dovete asso lutamente
rintracc iare Gleeshy e metterlo a tacere. Vi rivo lgete a me.
Sapevate beniss imo che non ero Rock Mace llo, il killer. E la storia
de i traffici di vostro marito era so lo una frottola. Fumo negli
occh i. Il vostro obiett ivo era esattamente quello che avete
ottenuto: trovare Tony. Forse sul set non siete granch, Sarah.
Ma nella vita... Nella vita rec itate da primattrice.
I suoi occh i fiammegg iavano.
Mi mettete alle costo le un paio di sicari e aspettate , ripresi.
Questa notte, finalmente, riesco a mettere le man i su Gleeshy,
ma i vostri uomin i me lo ammazzano sotto gli occh i. Recuperano i
document i e, su vostra imbeccata, scaricano l'omic idio sul gozzo
di Pascal Carran i (che comunque rimane intoccabile, data
l'infondatezza delle accuse contro di lui): un vero colpo d i gen io,
da parte vostra. Ma forse avreste dovuto far ucc idere anche me.
Sarah scro ll le spalle.
Non avete niente in mano, sibil.
La guardai duramente.
Gleeshy ave va un complice. E non si trattava di Larry F link.
Sarah trasal.
Non ci credo.
Avevo promesso a Rodrigo Gomez che non avre i fatto il suo
nome, e non lo feci. Aprii il primo cassetto de lla scrivan ia e ne
ric avai una larga e spessa busta marrone. La appogg iai sul piano

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de lla scrivan ia, dalla mia parte, a debita d istanza da Sarah.
Tony ave va fatto delle cop ie dei documenti. E le aveva
consegnate al suo comp lice.
Tamburellai con le dita sulla busta marrone. Fu il co lpo finale.
Sarah scatt in piedi. Era pallida e tremante. Le naric i le si
contraevano convu lsamente. Il suo sguardo, carico d'od io e di
do lore, m i fece rabbrividire. Poi, improvvisamente, scoppi a
ridere. Una risata primit iva, ferina, fo lle. Il suo be l volto si era
trasformato in una maschera grottesca.
Non andr in prig ione. Non ci andr mai. Mai!
Ne lla mano destra era comparsa una derringer. Un att imo prima,
dalla stanzetta att igua, era comparso anche il commissario
Scavonez.
Non aggravate la vostra pos izione, Sarah, disse, con un tono
pacato che non gli conoscevo.
Per tutta risposta, le i punt l'arma nella m ia d irezione e spar. Io
non mi mossi di un millimetro, avevo i musco li bloccat i. La
pallottola fischi accanto al mio orecch io e mand in frantum i la
finestra alle mie spalle. Sarah corse verso la porta, ma due
agenti di polizia le si pararono davanti. Torn a guardare verso di
noi, in preda al pan ico. Era un animale ferito, braccato, consc io
de l proprio dest ino.
Quando cap ii ci che stava per fare, era g i troppo tardi.
Scavalcai la scrivan ia e cercai di bloccarle il bracc io, inutilmente.
La picco la p istola aveva sparato ancora. E il colpo era andato a
segno.
Riusc ii ad afferrare Sarah prima che cadesse a terra.
Mi piacevate, Johnny disse, con voce flebile. Per questo... non
ho vo luto che...
Non concluse la frase. Mor tra le mie braccia.

Un'ora dopo, il corpo di Sarah era stato rimosso e la polizia se


n'era andata. Era rimasto soltanto il comm issario Scavonez. Ci
frontegg iavamo da una parte all'altra della scrivan ia, in silenzio.
Era un silenzio greve, dolente. Fu Scavonez ad interromperlo.
Mi servono que i document i, d isse. Aveva lo stesso tono, pacato
e irriconoscib ile di poco prima.
Io aprii il cassetto, sfilai la busta marrone e la sp insi dalla sua
parte. Il commissario la prese, la apr e guard dentro. Ne ricav
alcuni fog li intons i.

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Che significa?, chiese.
Inspirai a fondo.
Sign ifica che non esiste alcuna copia dei documenti d i cu i era in
possesso Tony Gleeshy.
Scavonez era sorpreso.
Il complice d i Gleeshy esiste?
S, stato lui a sve larm i i dettagli della storia.
Come sapevi che d ice va il vero?
Non lo sapevo con certezza, ma non ho fat icato a credergli.
Alcun i particolari non quadravano, in questa vicenda. Del resto,
Sarah ave va ragione... Non c'era alcuna prova contro di le i. Non
pi.
Quind i stato so lo un trucco...
Annu ii.
Ma la reazione de lla donna vals a pi di una confess ione
firmata, comment Scavonez. Chi era il comp lice di Gleeshy?
Non risposi.
Sai che dovre i trasc inart i alla centrale, vero?
Fec i cenno di s, con la testa.
Per un lungo m inuto, nessuno dei due agg iunse altro, poi Paco
Scavonez si alz, si mise il cappello e fece per uscire. Si ferm
su lla sog lia. Senza voltars i, d isse:
Non stata colpa tua, se la ragazza morta.
No, certo, m i sentii dire. Ma non era la mia voce, era un suono
che proveniva dall'esterno, da lontano.
Scavonez se ne and. Dopo poco, usc ii anch'io. L'aria del m io
uffic io era diventata soffocante. Mi p iazzai al banco del solito bar
e, per un paio d'ore, mi fece compagnia una bottig lia d i Apricot
Brandy. Non amo il sapore dolc iastro del brandy. Ma speravo che
riuscisse ad alleviare l'amaro che avevo in bocca. Non ci riusc.
Pagai una cifra esorb itante per quella mezza sbronza ed uscii in
strada. Ormai era buio. Nei press i de lla mia auto stazionavano
Dick Lucerto la e un tizio che non conoscevo. Ero convocato
uffic ialmente da Andrej Tik'saraf. Una d i quelle convocazioni che
non poss ibile declinare. Mi ind icarono la loro macchina.
Non opposi alcuna res istenza.

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LA PRIMATTRICE
Le indagin i di Johnny Chiatrato

CAPITOLO I 5

CAPITOLO II 9

CAPITOLO III 14

CAPITOLO IV 20

CAPITOLO V 24

CAPITOLO VI 30

CAPITOLO VII 34

CAPITOLO VIII 36

42
43
LA PRIMATTRICE
L e in d a g in i di Johnny Chiatr ato

Loving intention era s una telenove la di successo, e Mavis


Langdon-Carrani ne era la protagonista principale. In una rivista
meno prezzolata delle altre, tuttavia, recuperai un'informazione
interessante: Mavis , qualche anno prima, aveva partecipato ad un
film, La coscienza del peccato , annunciato come un possib ile
capolavoro e rive latosi invece un' incompiuta . Ci che emergeva,
pi o meno velatamente, era che la ragazza recitasse con
l'espressivit d i un sacco di farina e che fosse ne l cast della
ce lebre telenove la solo grazie al potente marito. Gi, Pascal
Carran i era il produttore di Loving intention .

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