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27/01/2010 Focus - Copertina La misura del valore nelle BCC Oltre gli standard.

Parla Jean-Paul
Fitoussi, coordinatore dei lavori della Commissione francese sulla misurazione delle performance
economiche e del progresso sociale (Commissione Stiligtz-Sen-Fitoussi)

Come misurare la crescita ed il valore? Le misure tradizionali sono oggetto di critica e di revisione.

Si prenda ad esempio il Pil. Che il Prodotto Interno Lordo non possa pi essere considerato la sola
misura del progresso, cosa ormai nota. Il suo limite quello di non tenere conto di alcune
questioni di importanza vitale per la qualit della nostra vita, quali un ambiente sano, la coesione
sociale o la misura della felicit individuale. Non pu essere considerato la sola misura del
progresso e non pi sufficiente per attuare politiche moderne.

Da qui lesigenza di trovare nuovi indicatori economici per misurare la crescita come benessere e
qualit della vita, che vadano ad affiancare, ma non a sostituire, il PIL.

Negli anni vi sono state varie iniziative per misurare il progresso e il benessere della comunit:
come lindice di Felicit Interna Lorda, proposto dal re del Bhutan negli anni 70; lIndice di
Sviluppo Umano (basato su reddito pro capite, salute, educazione), presentato dallUNDP allinizio
degli anni Novanta; limpronta ecologica, per indicare la porzione di territorio necessaria per
produrre le risorse consumate e per assorbire i rifiuti generati da un individuo, una famiglia, una
citt, una regione, un paese o dall'intera umanit. Nel 2006 lOcse ha lanciato il Global Project on
Measuring the Progress of Societies; lo scorso agosto la Commissione Europea ha emanato una
Comunicazione al Consiglio e al Parlamento dal titolo Non solo PIL. Misurare il progresso in un
mondo in cambiamento. Nel 2008 Sarkozy ha dato mandato ad una prestigiosissima Commissione,
composta da Joseph Stiglitz, Amartya Sen, e Jean-Paul Fitoussi del quale riportiamo unintervista
-, di redigere un rapporto proprio sulla misurazione delle prestazioni economiche e del progresso
sociale. Questo rapporto, presentato il 14 settembre scorso, ha prodotto una serie di
raccomandazioni per la determinazione del benessere pluridimensionale. Da esso si rileva che ad
essere importanti non sono solo le condizioni di vita materiali, la sicurezza economica e fisica, la
salute, ma anche le attivit personali, listruzione, i rapporti sociali, lambiente.

In questottica, un ruolo rilevante per la contribuzione al benessere economico e sociale assunto


anche dal mondo imprenditoriale, soprattutto da quelle imprese - come le Banche di Credito
Cooperativo - per le quali le responsabilit sociale e ed ambientale sono elementi integrati nello
statuto.

Se le BCC-CR, come scritto nellarticolo 2 dello statuto, non perseguono soltanto finalit
economiche, ma pi generali fini di miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche
dei soci e del territorio e di promozione della coesione sociale e dello sviluppo sostenibile, allora
trovare strumenti nuovi e diversi da quelli standard di misurazione di questo complessivo valore
creato , evidentemente, una necessit. Occorre una metrica nuova e dedicata.
Uno strumento molto diffuso per rendicontare e misurare limpegno socio-ambientale delle BCC-
CR il BSM, il Bilancio Sociale e di Missione del Credito Cooperativo, che raccoglie, oltre ai
principali dati economico-finanziari, informazioni circa limpegno nel migliorare la vita pubblica
nel territorio in cui le BCC-CR sono inserite. Attraverso il Bilancio Sociale si individuano e
quantificano sia gli sforzi che i benefici legati allattivit del mutualismo verso i soci e verso la
comunit.

In esso, sono gi evidenziati alcuni indicatori originali, propri delle BCC-CR, come il valore al
socio-cliente ed il cost income ratio rettificato, che tengono conto delle peculiarit delle finalit
dimpresa delle cooperative bancarie mutualistiche e che, pertanto, valorizzano i maggiori costi che
sostiene la BCC-CR o i ricavi cui essa rinuncia per il perseguimento della missione aziendale scritta
nellart. 2 dello Statuto. Una contabilit pi accurata del valore economico, sociale e culturale
generato dallattivit delle BCC-CR a beneficio dei soci e della comunit locale consentir di
identificare le migliori pratiche idonee a raggiungere una sempre maggiore capacit di coniugare
efficienza e creazione di valore economico con la creazione di valore sociale ed ambientale.

Il Pil del futuro


Coordinatore dei lavori della Commissione francese sulla misurazione delle performance
economiche e del progresso sociale (Commissione Stiligtz-Sen-Fitoussi), Jean-Paul Fitoussi
professore allInstitut dtudes politiques di Parigi e alla Luiss di Roma. E inoltre presidente
dellOfce (lOsservatorio francese delle congiunture economiche). Con lui abbiamo parlato dei
risultati del lavoro della Commissione, delle ragioni che ne sono alla base, delle implicazioni
profonde dello stesso.

di Marco Dari Mattiacci


Professor Fitoussi, negli anni si sono gi avute varie iniziative per superare il Pil. Sembra per
che finora nessuna di esse abbia avuto la giusta attenzione a livello accademico e politico.
Pensa che i tempi siano finalmente maturi per cambiare gli occhiali attraverso cui guardare il
mondo?
Credo di s. E non a caso, ma per una ragione semplice, perch la gente non si riconosce pi nelle
statistiche pubbliche e dunque il problema non mettere a punto un indice della felicit, della
qualit di vita o di qualsiasi cosa. Il problema che ci sono molti difetti nel sistema che usiamo
attualmente. Prima di tutto c un difetto di democrazia. Quando la gente non si risconosce nelle
statistiche pubbliche ha limpressione che queste statistiche siano false o manipolate. Ci genera
una frattura tra il popolo e le lite. Dunque la questione sapere perch c questa distanza tra la
percezione collettiva e le misurazioni statistiche. Sapendo che dietro non c una manipolazione, ma
ci sono ragioni legate ai criteri di calcolo adottati, noi membri della Commissione abbiamo provato
a spiegarle. Di particolare rilevanza il fatto che nel corso degli ultimi 25 anni la disuguaglianza
cresciuta e quando la disuguaglianza cresce non ci si riconosce pi nei valori medi. Le medie
diventano meno rappresentative e il problema sta nel fatto che le statistiche pubbliche riportano
valori medi.
Quando si parla di inflazione ci si riferisce allinflazione media, analogamente per il tasso di
crescita. [] Se, per esempio, le statistiche pubbliche dicono che il tasso dinflazione stato del
2%, pu darsi che ci nella percezione comune non sembri vero. E ci dipende dal fatto che quando
la disuguaglianza cresce c una diversit nel paniere di consumi delle persone [di ceti sociali
diversi] e si sa bene che negli ultimi anni certi beni hanno visto il loro prezzo crescere ed venuto a
diminuire il potere dacquisto di coloro che guadagnavano poco. C stato infatti un incremento dei
prezzi dei beni alimentari, del prezzo del petrolio e del prezzo delle case. Tutte spese che
rappresentano una porzione molto importante del reddito delle persone meno ricche, ma una
frazione minore del reddito delle persone pi benestanti. E se si calcolano un po pi seriamente i
diversi tassi di inflazione si vede bene che il tasso di inflazione per il 50% della popolazione meno
ricca stato di oltre il 50% e che il tasso di inflazione della popolazione pi ricca stato del -2%,
perch la popolazione pi ricca utilizza molti prodotti che beneficiano del progresso tecnico, che fa
diminuire il prezzo.
Per questo noi sosteniamo che non bisogna basarsi solamente sulle statistiche medie, ma anche sulle
mediane. [] E che bisogna andare ancora pi in profondit e per esempio dare levoluzione del
reddito per decili della popolazione.

Nel rapporto si legge: Ci che misuriamo determina gli obiettivi che collettivamente ci
sforziamo di raggiungere e gli obiettivi che ci sforziamo di raggiungere determinano ci che
misuriamo
Il nostro punto di vista che ogni governo debba avere le statistiche che permettano di condurre le
politiche giuste. Ci sono delle politiche che possono far crescere il PIL, ma decrescere il benessere.
Per esempio, una politica che risolva il problema delle pensioni e che faccia in modo che le pensioni
diventino pi precarie, pi difficili da calcolare, perch soggette a fluttuazioni; cio, una politica che
disponga il passaggio da un sistema a benefici fissi ad un sistema a contribuzione fissa []far
crescere linsicurezza economica, quindi far descrescere il benessere anche se probabilmente far
crescere il PIL. Dunque abbiamo due misure: una misura del PIL che cresce e una misura del
benessere che decresce perch linsicurezza economica aumenta. Ora, se un governo sa queste due
cose pu darsi che cambier strada nel fare la riforma.

Potrebbe riassumerci in due parole quali sono i principali risultati scientifici del rapporto?
Noi pensiamo che ci sia bisogno di una serie di indicatori. Non siamo alla ricerca di un indicatore
unico perch crediamo che non esista un indicatore unico in grado di riassumere lo stato della
popolazione. Per esempio lIndice di Sviluppo Umano d delle indicazioni importanti, ma non
consente di fare politiche economiche sulla base di esse. Offre una visione parziale delle cose. In
sostanza, noi pensiamo che ci sia bisogno del sistema com oggi, ma modificato secondo le nostre
raccomandazioni. Perch sappiamo bene che meglio dare alla gente delle statistiche sul reddito
piuttosto che delle statistiche sul PIL. E sappiamo anche che sia le statistiche sul PIL sia quelle sul
reddito presentano dei difetti di calcolo. Per esempio, sappiamo che quando il traffico nelle citt
aumenta, e dunque quando aumenta il tempo perso in macchina per andare dalla casa allufficio, il
PIL aumenta perch si consuma pi benzina e si usano di pi le macchine, ma la gente perde pi
tempo e quindi il benessere diminuisce.
Potrei fare altri esempi. Eccone uno: quando la violenza cresce nella societ c bisogno di pi
poliziotti, guardie private, difese contro i furti negli appartamenti. Anche in questo caso il PIL
aumenta [mentre il benessere diminuisce]. Tuttavia si tratta di costi non di produzione e [in quanto
tali] non dovrebbero essere contati come positivi, bens con segno meno.

Quali sono quindi gli step da compiere?


Dunque prima dobbiamo mettere a posto il sistema di contabilit nazionale e portare in primo piano
tutte le statistiche centrate sulle persone. La produzione lorda non centrata sulle persone, il reddito
netto invece s. Il reddito netto il reddito [calcolato] tenendo conto della disuguaglianza, dunque
considerando il reddito mediano e il reddito medio.
Secondo, bisogna avere unidea della qualit della vita e per dare delle misure giuste sulla qualit
della vita bisogna sapere da cosa dipende la qualit della vita. E la qualit della vita dipende da
fattori oggettivi, per esempio la salute, leducazione, la sicurezza fisica ed economica, le reti sociali.
Abbiamo tutta una lista di fattori che sono determinanti obiettivi della qualit di vita e abbiamo
anche delle valutazioni soggettive e con questi fattori e queste valutazioni possiamo mettere a punto
un indicatore della qualit della vita.
Terzo, se vogliamo avere una visione globale e precisa della situazione bisogna anche avere una
visione del futuro e dunque della sostenibilit della situazione attuale. [] Una situazione
sostenibile se il capitale totale della nazione [nel tempo] non decresce. Se almeno esso resta stabile
o aumenta. E quando parliamo di capitale totale non parliamo solamente del capitale economico, ma
parliamo anche del capitale umano e naturale, dellambiente. Dunque, se facciamo un grande
indicatore del capitale - e questo si pu fare - e misuriamo il livello di questo capitale se vediamo
che questo capitale aumenta allora possiamo dire che lasciamo alla generazione seguente un
capitale maggiore di quello che abbiamo avuto in eredit. In questo caso la situazione sostenibile.
Se il capitale invece diminuisce, allora vuol dire che la situazione non sostenibile.
Per esempio la crisi che abbiamo avuto una crisi dovuta ad una diminuzione del capitale. Prima
della crisi credevamo che il capitale fosse alto e invece la crisi ha rivelato che i prezzi dei mercati
erano gonfiati. Lindebitamento che la gente ha contratto sullipotesi che il capitale valeva quanto
stabilito dai mercati era troppo elevato perch di fatto il mercato si sbagliava sul prezzo degli asset.

Le singole nazioni devono dunque dotarsi di indicatori statistici. Pensa che riusciremo ad
arrivare ad unarmonizzazione, ad alcuni indicatori comuni, come per esempio il PIL
attualmente?
S, credo proprio di s, e lo credo perch il rapporto ha ricevuto riscontri molto favorevoli. Il
segretario generale dellOCSE ha detto che va messo in pratica e dunque si inizia ora a seguire le
raccomandazioni del rapporto. Il rapporto stato anche presentato al G20 e al Consiglio dEuropa
ed ha ricevuto unaccoglienza positiva. I singoli paesi hanno dato disposizione ai loro istituti di
statistica nazionali di provare ad applicare le raccomandazioni del rapporto. Dunque sono piuttosto
ottimista senza essere un visionario.

Sembra che ormai attorno al superamento del PIL si sia sviluppato un dibattito maturo.
Pensa che possa costituire una via per cambiare in una certa misura lanima del capitalismo?
Spero di s. Credo di s. Perch se cominciamo a contare tutto quello che viene distrutto e non
solamente ci che viene prodotto allora forse faremo delle scelte diverse e allora forse il capitalismo
cambier. Al momento, infatti, non contiamo tutto ci che viene distrutto. Quando si fa
lesportazione delle mine, per esempio, o quando si fanno i pozzi di petrolio, contiamo in positivo la
vendita di queste risorse, ma non contiamo in negativo il fatto che abbiamo distrutto delle risorse. E
se facciamo un calcolo pi giusto, forse si arriver alla conclusione che certe attivit dovrebbero
essere disincentivate e che altre attivit dovrebbero essere promosse. Dunque credo che sia possibile
che cambi la visione che abbiamo del mondo e la natura del capitalismo. Ma queste sono speranze.