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TULLIO CASTELLANI

LA RICERCA

CENTRO
.MILANO

- CORSO

DI

SPIRITUALE

CULTURA

DI PORTA

NUOVA,

16

SPIRITUALE
-

TELEF.

665.851

- 665.853

LA RICERCA

SPIRITUALE

PREMESSA

Significato di

Ricerca Spirituale

La prima esigenza che sorge quando si vuole trattare di un argomento determinato quella di definire
l'argomento stesso.

Per questa premessa contiene gi un orientamento particolare, entrando nel quale non potremmo pi
districarcene. Infatti ogni definizione tale in quanto
pone precisi limiti razionali al suo oggetto e per conseguenza il definire qualche cosa comporta la premessa che la sola validit della nostra conoscenza
quella che proviene dalla razionalit della mente. Ci
veniamo a trovare subito nella posizione razionalistica che Cartesio ha messo in evidenza colla sua famosa affermazione
penso quindi sono , poslzIOne
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che ha portato, coi suoi sviluppi, a ridurre l'uomo a


essere soltanto l'oggetto del proprio pensiero, cio ad
essere la propria definizione .
Invece la Ricerca Spirituale la via che deve condurre l'uomo alla scoperta e alla realizzazione di tutto"
s stesso, a scoprire che dietro la mente e i suoi processi esistono sfere pi vaste che la mente non pu
intendere se non riducendole a definizioni, che per
alterano la loro essenza intuitiva. Pensiamo alla bellezza, al senso morale, al senso religioso, alla verit
stessa e rileveremo subito come ogni definizione sia
inadeguata e possa servire solo come termine di riferimento ad una esperienza interiore.
Per conseguenza il termine di Ricerca Spirituale
non pu essere definito perch non pu essere incluso
e limitato dai soli processi razionali. Il parlarne solo
un mezzo per rivestire la propria esperienza interiore
con elementi intellettuali, che per non sono l'esperienza stessa, ma soltanto la rivestono perch diventi
comunicabile. Perci la Ricerca Spirituale potr prendere gli aspetti pi disparati, potr apparire scienza,
filosofia, morale, arte, religione, ma necessario tener
presente che questi non costituiscono che aspetti esteriori, visuali diverse di un unico svolgimento che
nella sua essenza originale per ogni uomo e costituisce la presa di coscienza del valore della propria
umanit, la scoperta di s e della via per realizzarsi
attraverso la propria vita che diventa perci veramente Esperienza Umana .
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Scopo e limiti del presente saggio


Da quanto premesso risulta che la presente esposizione non si propone n di definire, n d'insegnare,
ma soltanto di fissare alcuni aspetti pi elementari e
pi comuni della Ricerca Spirituale, intesa come processo di scoperta e realizzazione di s. Poich ogni
creatura umana un essere singolare, questa scoperta
e realizzazione non pu essere compiuta che in prima
persona, attraverso una laboriosa e talvolta penosa
elaborazione delle proprie esperienze.
Tuttavia l'esperienza altrui, pu servire come vitalizzazione della propria esperienza, pu chiarire il
significato delle proprie difficolt, pu precisare stati
d'animo e pensieri che da soli non sapremmo legare
nell'unit del processo che stiamo compiendo. E' questo appunto lo scopo del presente saggio che intende
di stabilire un contatto con tutti coloro che sentono
_~~~~ogno di d~~--~~--s-~;~o alia" propria vita, che la
razionalit ha, come vedremo, ridotto a un complesso
di fenomeni che portano all'annientamento
della
morte.
Naturalmente per stabilire questo rapporto necessario incontrarci prima sul piano pi comune, cio
esaminare la visione positivistica del mondo ed arrivare alle estreme conseguenze a cui ci porta la razionalit della mente. Se questo esame ci mostrer la
impossibilit di una soluzione potremo procedere oltre
la razionalit ed entrare in quel mondo che costi7

tuito dai valori della Coscienza ed in cui potr avvenire l'incontro con l'essenza di noi stessi. Infine potremo riguardare da questo punto la nostra vita, la
realt del mondo che ci circonda e il senso della nostra
esperienza umana.
Sar forse questo l'inizio di un viaggio che ci porter alla pi grande avventura che un uomo possa
compiere: la scoperta e la realizzazione di s.
PARTE

LA

VISIONE

POSITIVIST A

DEL

zione della propria esistenza il fatto di occupare un


certo spazio e di durare un certo tempo ed i fenomeni si svolgono in una successione temporale guidata dalla legge di causa ed effetto per cui non ci
pu. essere nessun fenomeno senza causa che a sua
volta l'effetto di una causa precedente.
Anche la scienza classica si basa su questi principi, anzi li ha sviluppati in forma 'sempre pi
nuta e precisa, tanto da fame l'interpretazione
del
mondo che attualmente sembra la pi evidente.

mI-

MONDO

Conseguenze delle; premesse positiviste


I punti fondamentali
Poich la visione positivistica la forma pi comune con cui gli uomini, specialmente moderni,
concepiscono il mondo ci sar sufficiente riassumerla
per sommi capi.
La prima impressione che noi riceviamo dal
mondo esterno quella dello spazio entro il quale
esistono infiniti oggetti che sono dotati di particolari
q ualit (forma, colore, sapore, suono). Tali oggetti
debbono essere considerati come esistenti in s, cio
indipendenti dalla nostra Coscienza; altrimenti non
sarebbero realt ma parvenze soggettive.
Il secondo elemento fondamentale
della nostra
percezione del mondo il tempo, lungo il quale si
svolgono quei mutamenti che vengono chiamati fenomeni. Di conseguenza un oggetto ha come cond8

Cerchiamo di trarre le conseguenze pi naturali


ed evidenti di questa concezione del mondo.
L'Universo non ha alcun senso e non pu tendere
verso nulla. L'uomo considerato uno degli oggetti
esistenti .nel tempo e nello spazio, anch'esso un
fenomeno senza giustificazione che potrebbe non
esistere senza che per questo l'Universo ne fosse
minimamente
turbato. Il Rostand nella sua opera
L'Uomo cos riassume la situazione: Che l'uomo
terres-tre sia oppur no nell'universo, unico del suo
tipo; che egli abbia oppure no dei fratelli lontani e
disseminati negli spazi, non per questo muta per lui
il modo di considerare il proprio destino. Atomo
derisorio perduto nell'inerte e smisurato cosmo, egli
sa che la sua febbrile attivit soltanto un piccolo
fenomeno locale, effimero, senza significato e senza

scopo. Non ha perci altra risorsa oltre quella di


cercar di dimenticare la bruta immensit che lo schiaccia e lo ignora . E nei Pensieri di un Biologo egli
precisa: La specie umana passer, come sono passati i dinosauri, a poco a poco la piccola stella che
gli serve da sole, perder la sua forza illuminante
e riscaldante e allora ogni forma di vita cesser sulla
terra che, astro scaduto continuer a girare senza
fine negli spazi infiniti. Nulla rester allora, di tutta
la civilt umana e sovrumana: scoperte, filosofie,
ideali, religioni. Di noi non rester neppure quello
che rimane dell'uomo di Neanderthal di cui pure
qualche avanzo ha trovato asilo nei musei del suo
successore. In questo minuscolo punto dell'universo
sar per sempre annullata la ridicola avventura del
protoplasma che gi, forse terminata su altri mondi.
Avventura dovunque sostenuta dalle stesse illusioni,
creatrice degli stessi tormenti, dovunque altrettanto
necessariamente destinata fin dall'inizio al fallimento
finale ed alla tenebra senza fine .
La crisi dell'uomo moderno
E' opportuno meditare su questa pagina per rendersi conto che: partendo dal punto di vista positivista si giunge necessariamente ad un pessimismo che
la ragione fondamentale della crisi dell'uomo moderno. Mai vi fu un epoca - scrive H. Bahr pi sconvolta dalla disperazione, dall'orrore della
morte. Mai pi sepolcrale silenzio ha regnato sul
lO

mondo, Mai l'uomo stato cos piccolo. Mai stato


pi inquieto. Mai la gioia stata pi assente, e la
libert pi morta. Ed ecco urlare la disperazione:
l'uomo chiede urlando la sua anima .
o

Per poterlo superare necessario vedere in faccia


questa situazione denunciata dalle Coscienze pi sensibili del nostro tempo. Comprendiamo allora il perch del bisogno di azione dell'Uomo moderno, azione
che diventa fine a s stessa soltanto perch d l'impressione di colmare il vuoto che l'uomo sente intorno
a s. Agire concentrandosi soltanto sullo scopo immediato, far presto perch il tempo ci porta verso
il nulla; riempire il sepolcrale silenzio del vuoto infinito con lo strepito, accumulare fatti, analisi, statistiche sperando di costruire una valida conoscenza
che invece ci porta sempre pi alla conoscenza della
nostra vanit. Pi si allontanano i limiti dell'infinitamente grande, pi si analizza l'infinitamente piccolo e pi l'uomo diventa un atomo sperduto nel
Caos. Anche l'acuirsi e l'inasprirsi della questione
sociale trova la sua origine in questa visione del
mondo, poich l'uomo, considerando la propria vita
come fine a s stessa, sente che il primo suo diritto
la conquista di un benessere che gli dia l'illusione
di ottenere le sole soddisfazioni possibili.
Naturalmente
poche persone hanno la forza di
andare in fondo alle premesse positiviste ed arrivare
cos al pessimismo totale. I pi preferiscono non pensarei, negando ogni valore alla riflessione filosofica
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e tanto pi rifiutando di addentrarsi in un esame


interiore in cui sentono il pericolo di arrivare a comprendere la vanit del loro agire. Si arriva in tal
modo ad uno stato di diffuso scetticismo verso il
quale non ci sono risposte possibili perch esso si
rifiuta di porre delle domande.
La fuga dalla realt
Per sfuggire comunque alle conclusioni positiviste, altri, pur accettandone le premesse, compiono
un salto per portarsi in un mondo ideale in cui ogni
costruzione possibile perch non si tiene pi conto
delle premesse prima accettate.
Si pensa ad un mondo nel quale tutti i mali siano
eliminati, non esista pi n dolore, n morte,n lotta,
dove non solo gli uomini si comportino fraternamente, ma anche il lupo conviva pacificamente con
l'agnello, dove l'amore, la giustizia, la verit, la bellezza siano finalmente realizzate.
Esamineremo pi dettagliatamente
queste forme
di fuga dalla realt, ma fin d'ora rileviamo il pericolo di dare a queste visioni ideali il nome di spirituale ottenendo cos di allontanare dalla Ricerca
Spirituale coloro che sentono come ideale la conquista della realt e non la fuga da essa.

biamo chiederei se la realt fenomenica del mondo,


che ci appare con tanta evidenza, vera.
Coloro che hanno anche una modesta preparazione filosfica sanno che questo problema sorto
nella mente di tutti i pensatori, di tutti i tempi e di
tutti i paesi e che la crisi del pensiero attuale appunto nata dal fatto che anche la scienza moderna;
volendo arrivare all'analisi completa degli elementi
del mondo che ci appare come esterno arrivata alla
stessa conclusione del pensiero filosofico: I dati che
la mente ricava attraverso i sensi (sensazioni) non
corrispondono affatto ad una realt obiettiva, essi
rappresentano soltanto la reazione della mente a certi
stimoli che noi supponiamo provengano dall'esterno l>.
Non possiamo in questa sede svolgere il processo
attraverso il quale filosofia e scienza moderna sono
giunti a tale conclusione (*). Ci limiteremo, per fissare le idee a richiamare qualche esempio.

(*) Per chi desiderasse approfondire il problema dal punto


di vista epistemologico (filosofia della scienza) citiamo alcune opere alla portata. di persone di media cultura:
Jeans: L'universo intorno' a noi. - Ed. Laterza.
Jeans: L'universo misterioso. - Ed. Hoepli. .
Jeans: Nuovi orizzonti della scienza - Ed. Sansoni.
Eddington: La natura del mondo fisico - Ed. Laterza.
Eddington: La filosofia della scienza fisica
Ed. Laterza.
Heisemberg:
Mutamenti nelle basi della scienza. Ed. Einaudi.
Infeld: Albert Einstein '-'- Ed. Einaudi.
c=

Il problema della realt


Per uscire dalle conclusioni
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del positivismo

dob-

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Quando noi percepiamo un suono, si tratta proprio di un suono esterno che giunge al nostro cervello
attraverso l'orecchio? Tutti sappiamo che ci non .
All'esterno c' solo un movimento di molecole d'aria
che vibrano con una certa intensit. Queste molecole
urtano il nostro timpano e questo fatto genera una
corrente nervosa che arriva al nostro cervello dove
sorge la sensazione che noi chiamiamo suono.
Cos quando vediamo un colore sappiamo che esso
non altro che la reazione subiettiva del nostro cervello, che trasforma in sensazione crornatica l'urto
che l'occhio riceve dal bombardamento dei fotoni.

esempio noi diciamo: fiore non pensiamo ad una


rosa o a un tulipano, ma formiamo una sintesi puramente mentale di tutti i fiori che conosciamo. I
concetti sono quindi dei mattoni coi quali la mente
costruisce l'edificio della realt, ma non bisogna dimenticare che essi sono frutto di un processo mentale, non di una realt esterna. Infatti noi non troveremo mai nella realt il fiore, la foglia, l'uomo, ma
senza tali concetti non sarebbe possibile costruire la
nostra realt.

Questo non tutto poich le sensazioni da sole


non avrebbero alcun senso se la mente non le legasse
in quella unit che noi chiamiamo un oggetto e che
sempre formata da un complesso di sensazioni.

E' necessario soffermarsi su questa analisi perch


gli automatismi della vita pratica e del linguaggio ci
fanno dimenticare che la realt non obiettiva, cio
indipendente dalla nostra Coscienza, ma invece,
una costruzione della nostra mente. Suona paradossale - ha scritto Kant - ma non per questo meno
certo. che l'intelletto non prende le sue leggi dalla
natura, ma le prescrive ad essa. Perci l'intelletto
l'origine dell'ordine universale della natura, in quanto
comprende tutti i fenomeni secondo le sue proprie
leggi e con ci pone in essere la natura stessa . Kant
era un filosofo del '700 e quindi si pu credere che
il suo pensiero sia superato dalla scienza moderna.

Per la mente onde poter disporre di un mezzo


adeguato per costituire la realt, non si limita a comporre gli oggetti, ma riunisce mediante una sintesi
successiva, tutti gli oggetti che possono essere legati
insieme e ne forma il cosidetto concetto. Quando ad

A conferma citiamo quanto scrive Einstein, insieme


al suo collaboratore Infeld nella recente opera L'Evoluzione della fisica (Ed. Einaudi). La scienza non
una raccolta di leggi, un catalogo di fatti senza
nesso. E' una creazione dell'intelletto umano, con le

Similmente si potrebbe fare l'analisi di tutte le


nostre sensazioni e, pur restando nei limiti della fisiologia, arrivare alla conclusione che tutte sono la maschera simbolica di quella realt che noi supponiamo esista fuori di noi.
La formazione dei concetti

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sue libere invenzioni di idee e di concetti.' Le teorie


fisiche tentano di costruire una rappresentazione della
realt e di determinare i legami con il vasto mondo
delle impressioni -sensibili.; con l'aiuto delle teorie
fisiche cerchiamo di aprirei un 'varco attraverso il gro"
viglio dei fatti osservati, di ordinare e di intendere
il mondo, delle nostre impressioni sensibili .
: Certe' persone si sentono turbate quando debbono'
concluder che l'universo stellato una proiezione
della nostra mente nello spazio, poich " {In corri"
plesso di sensazioni del nostro cervello che la mente
lega con, rapporti razionali, e che perci esso esiste
non come realt obiettiva, ma come processo della
nostra mente. Eppure .soltanto se ci rendiamo conto
della validit di queste semplici, riflessioni potremo
dissolvere quelle premesse positiviste che, come abbiamo visto, conducono, fatalmente ad un pessimismo
assoluto.
Tempo e Spazio
Non nostraiintenzione
trattare' il problema del
tempo e dello spazio dal' punto di vista filosofico
scientifico, rinviando alle opere gi indicate e a tutt'e
quelle che trattano del problema della conoscenza. Per
il nostro esame del pensiero positivista ci baster osservare che per il pensiero filosofico di tutti i tempi
e anche per la scienza moderna le idee di tempo e
spazio sono .soltanto un'intuizione della mente umana

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e che perci un tempo e uno spazio oggettivi (cio,


indipendenti dalla nostra Coscienza) non sono una
realt, ma solo una condizione perch la nostra mente:
possa costruire il proprio mondo. Perci, Kant le
chiama forme' della conoscenza.
Come vedremo meglio quando ricostruiremo la,
conoscenza come fatto della Coscienza, la nostra
mente non potrebbe cnoscere nessun oggetto se
questo non occupasse un certo spazio, e non durasse
un certo tempo. Nessunopu dire che cosa il tempose non richiamandosi
ad una evidenza intuitiva.
Che cosa il tempo? - si chiede S. Agostino nelle
sue Confessioni - se nessuno me lo chiede, lo so;
ma se voglio spiegarlo al richiedente non lo so pi .
Sezionare la realt in tempo e spazio, simile al bisogno della mente di distinguere l'altezza dalla larghezza, mentre in realt noi percepiamo solo l'esterisione di una superficie. La teoria della relativit; che
alla base di tutta la scienza moderna, ci porta a'
concepire un universo 'a quattro dimensioni' in cui
le separazioni' della nostra mente non esistono pi.
L'uomo co~une crede che il, tempo sia compostodi ore, minuti, ecc... e non riflette che queste sono'
misure, cio operazioni mentali, non il tempo stesso.
I limiti della mente
Analizzando

il processo della mente con cm essa


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crea la conoscenza umana noi possiamo rilevare altri


.suoi limiti che sono le condizioni che essa pone alla
realt per renderla intelliggibile. Abbiamo gi accennato come qualche cosa per entrare nel processo
mentale (razionalit) deve essere ridotta a concetto.
Questi concetti devono essere definiti in maniera da
'essere separati da ogni altro concetto (definizioni).
Per conseguenza il mondo della mente fatto di oggetti separati. Inoltre ogni oggetto deve essere misurabile cio riducibile a quantit. Pensiamo infatti alla
irrazionalit di certe domande come ad esempio:
quanta bellezza c' in un tramonto? Quanta virt
c' in un certo atto? Per conseguenza ci che non
riducibile a quantit viene estromesso dalla ricerca
razionale. Solo le cose materiali che occupano uno
:spazio, che durano del tempo; che sono rnisurabili,
possono entrare nel processo razionale. Per conseguenza il mondo materiale.
Inoltre caratteristico della mente il processo dell'analisi per cui ogni cosa deve essere divisa in elementi pi semplici, cos i corpi devono essere divisi
in molecole, queste in atomi, questi in corpuscoli
atomici, ma a questo punto ci accorgiamo che queste
divisioni sono processi mentali, non delle realt. In
proposito scrive il celebre fisico- Heisemberg (Mutamenti nelle basi della scienza): La particella elementare in scindi bile della fisica moderna... non per sua
natura una formazione materiale nello spazio e nel
tempo, ma in certo modo solo un simbolo, adottando
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il quale le leggi naturali acquistano una forma particolarmente semplice... Le esperienze della fisica pi
recente insegnano che non esistono atomi come semplici oggetti corporei, ma che soltanto l'adozione del
concetto di atomo permette di formulare con semplicit le leggi che determinano. tutti i processi fisici
e chimici .
Da queste premesse si arnva necessariamente a
concludere che la materia non l'elemento originario dalla cui trasformazione derivano tutti i corpi,
ma soltanto un concetto necessario per la mente e
che perci essa sorge solo quando la mente umana
ne ha formulato il concetto, in cui sono riunite le
sensazioni pi disparate.
Inoltre dobbiamo tener presente che il processo
dell'analisi deve procedere nella scomposizione fino
alla riduzione a un punto matematico che non pi
riduci bile perch appunto un concetto limite che,
evidentemente, esiste solo nella mente, cosicch il
cerchio si chiude.
Riflettiamo per che applicando il processo razionale all'uomo noi dobbiamo necessariamente ridurlo
a elementi materiali, misurabili e analizzabili e che
l'analisi razionale deve ridurlo a un punto matematico cio a un nulla. Come esemplificazione di questo
processo osserviamo che se noi concepiamo il tempo
come qualche cosa di oggettivo e inseriamo la vita
umana in questo tempo infinito essa si annulla. In,19

fatti alla nascita noi ci troviamo in un momento che


ha dietro a s l'infinito del passato e l'infinito del
futuro; alla morte ci troviamo nelle stesse condizioni,
cio di fronte a un tempo infinito; il periodo della
nostra vita non rappresenta un brevissimo tratto, ma
un nulla poich nell'infinito non possono esistere
momenti o punti di principio e di fine se non come
separazione e misurazioni mentali.
Noi ci rendiamo conto - scrive ancora l'Heisemberg - che non c' un sicuro punto di partenza.
delle vie che conducono a tutti i campi dello scibile,.
ma che ogni conoscenza' sospesa in certo modo sopra
un abisso senza fondo; che dobbiamo sempre cominciare da qualche punto di mezzo, parlare della realt
con termini che solo col loro uso acquistano a poco
a poco un senso pi preciso, e che anche i sistemi
concettuali pi precisi, rispondenti a tutte le esigenze
dell'esattezza logica e matematica, non sono che tentativi per orientarci a tastoni in campi limitati della.
realt .
Senza conclusioni

affrettate

E', necessario tener presente che da queste premesse non si pu e quindi non si deve trarre conclusioni semplicistiche come, ad esempio: che la realt.
non esiste e simili. Noi. abbiamo accennato alla critica
della conoscenza solo per far presente come il comune
pensieropositivista
deve essere superato se si vuol
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1111Z1areuna' Ricerca Spirituale, altrimenti noi veniamo a trovarci nella condizione di quell'astronomo
che diceva che l'uomo sulla terra come un atomo
su un granello di sabbia, dimenticando che l'uomo
anche l'astronomo che pensa che l'uomo sia un
atomo su un granello di sabbia.
Vedremo nella seconda parte come la Ricerca
Spirituale permette di costruire una realt in cui si
integrano il mondo esterno e la coscienza umana, ma
per ora abbiamo elementi sufficienti per valutare
quelle costruzioni cosidette spirituali che pensano che
l'uomo potrebbe conoscere la realt sviluppando nuovi
sensi, oppure che pretendono di dimostrare scientificamente la sopravvivenza, oppure di trovare o aver
trovato un maestro che possa rivelare la verit.
La vita, vissuta come esperienza umana, ci offre
tutte le possibilit se facciamo di essa un processo di
conoscenza di ci che siamo e di ci che la realt
dell'Universo.
Il pericolo sta nel non poter partire per questa
ricerca perch vincolati dalle premesse positiviste che
sono le pi evidenti per il pensiero comune, ma non
per questo sono vere.
.Non andar fuori di te - dice S. Agostino ritorna in te; nell'uomo interiore abita la verit .
Noi cercheremo di seguire il suo incitamento che
quello di tutte le grandi coscienze. E' un processo
21

che ci potr condurre lontano, ma che dovr durare


tutta la nostra vita perch essa, in ogni momento e
ad ogni et trovi il suo senso meraviglioso.
Hegel, il famoso filosofo, ha detto che la conoscenza di Dio ha inizio quando si comincia a dubitare della realt delle cose, e noi abbiamo cominciato.
Del resto tutti i grandi movimenti spirituali, che si
sono fissati nelle grandi religioni, vedono nell'immedesimarsi dell'uomo con la realt esterna il grande
pericolo, la grande tentazione, il grave peccato che
grava su di lui. Il pensiero religioso indiano ha per
fondamento che la realt presentataci dai sensi pura
illusione (Maja); che la conoscenza intellettuale. 'costituisce la Grande Eresia, la generarice degli opposti,
la responsabile della separazione dell'unica Realt in
cui si fondono il mondo obiettivo (Brahma) e il
mondo soggettivo (Atman), realt che sempre al
di l di ogni manifestazione. II Buddismo ha rivelato con una severa dialettica la fatale conseguenza
del processo della manifestazione: il Dolore, ed ha
indicato che !a via del superarnento nel raggiungimento del Nirvana che richiama il mondo tetra dimen~ionale della fisica moderna in cui tempo e
spazIO sono fusi in unit cosicch esso forma un
continuum senza possibilit di cambiamenti fenomenici.
La Cina, col Taoismo; il Giappone con lo Zen
ci ha dato analoghe risposte. Non dimentichiamo che
la Bibbia dice che il frutto proibito era quello della
22

conoscenza, prodotto dall'albero del Bene e del Male


(giudizio). Su ognuno di noi grava questo peccato
originale che ci fa pensare di vivere in un mondocos disgraziato finch non riconosciamo che esso
la proiezione della nostra mente .e che la via della
liberazione quella di ritrovare noi stessi.
La caverna di Platone
Un celebre ed antico apologo rappresenta la situazione dell'uomo comune di fronte alla realt. Platone,
nella sua Repubblica paragona gli uomini a dei
prigionieri incatenati fin, dalla nascita in una caverna
col volto rivolto al fondo di essa. Davanti all'imboccatura della caverna passa una strada sulla quale
camminano altri uomini che portano oggetti d'ogni
sorta. Al di l della strada c' una grande luce che
;iflette le immagini dei viandanti come ombre sul
fondo della caverna. I prigionieri incatenati non conoscono che quelle ombre che, per loro, costituiscono
la sola realt e su di queste essi costruiscono tutto
un sistema.
. Per conoscere la vera realt essi dovrebbero distogliere la loro attenzione dalle ombre e rivolgere i
loro sforzi a rigirarsi dalla parte opposta. E' appunto
questo l'incitamento di S. Agostino che abbiamo riportato. Fin che noi cerchiamo all'esterno non troveremo che ombre, soltanto invertendo la posizione e
cercando dentro di noi potremo scoprire quella verit

<che ci permetter di dar' senso e collocazione anche


al mondo esterno.
Proviamo, con animo sgombero, a invertire la
nostra direzione, entrando cos nella Ricerca Spi.rituale:
PARTE

LA

RICERCA

II
SPIRITUALE

Il pensiero mistico
L'Occidente, specialmente negli ultimi tre secoli,
ha orientato la propria mente verso la razionalit,
'tanto che in generale si pensa che solo questa forma
rappresenti la maniera valida del pensiero.
Con ci si specializzata la mente, trascurando
-quella forma che parte dalla totalit dell'esperienza
'interiore e che pu essere chiamata mistica in quanto
sempre legata a questa totalit interiore o parte-cipazionista in quanto non separa l'individuo dal
mondo esterno, ma lo fa partecipe di esso entro una
unit di ordine superiore. Prima di tutto - scrive
'il Lesang nell'opera sulle Forme del pensiero dobbiamo perdere l'abitudine di far risalire tutta la
mistica a un sentimento incontrollabile. Anche il mi.stico pensa, e anzi molto acutamente e intensamente,
.solo pensa in un'altra forma che il razionalista : E
Remo Cantoni nella sua bella opera sui Primitivi
..scnve: Noi potremo costruire una reale fenomeno:24

logia dello spinto solo se ci libereremo dai dogmi


intellettualistici che sono cos largamente penetrati
nella filosofia occidentale da annebbiare la vista dalle
altre forme dello spirito che hanno ugualmente diritto di asilo nell'D niversitas dello spirito quale' esso
realmente .
Potremmo moltiplicare le citazioni, ma a noi sufficiente richiamarci al fatto che la Ricerca Spirituale
non richiede una vasta preparazione culturale, n
legata alla filosofia e alla scienza, ma prima di tutto
una liberazione dagli schemi razionali di cui abbiamo
esaminato le conseguenze, per ripartire da una esperienza interiore che non solo alla portata di qualunque uomo, ma anzi ne costituisce l'elemento essenziale che lo fa appunto essere uomo.
Il Tempo e Spazio della nostra esperienza
Per il pensiero razionale un'ora una misura di
tempo omogenea, in differenziata, puramente quantitativa e quindi le ore sono tutte equivalenze che
si possono sommare, sottrarre, dividere in parti (minuti, secondi) che sono pure quantit indifferenziate.
Per questo il conto torna sempre finch la mente
opera con le misure che sono soltanto concetti.
Effettivamente per ognuno di noi, uomini reali,
non c' un'ora che sia identica ad un'altra. Quando
apriamo la finestra alle otto del mattino abbiamo un
senso ben diverso di quando la chiudiamo alle otto
25

di sera. Una fredda ora invernale ci d un sentimento


non comparabile con un'ora estiva piena di sole.
Un'ora di notte e un'ora di giorno, un'ora di gioia e
una di pena, ognuna d al nostro sentire una inconfondbile colorazione particolare. Una pausa musicale
rappresenta qualche cosa di profondamente diverso
dal momento di una fitta dolorosa. Ricordi e speranze danno un significato tutto soggettivo al prima
e al poi.
,Senza moltiplicare gli esempi ci sar facile ~oncludere che l'ora matematica esiste solo in una particolare sezione della nostra mente, ma non esiste per la
effettiva, concreta nostra esperienza che sente ogni
istante qualitativamente
diverso uno dall'altro.
Diremo di pi. Le misure del tempo non possono esistere se non riferendosi ad una nostra esperienza interiore che col Bergson chiameremo durata Infatti due momenti successivi (ad esempio due
note musicali), non sarebbero successivi, n avrebbero
un intervallo fra di loro se non vi fosse il senso della
durata della nostra coscienza. Cos se noi misuriamo
tutti gli intervalli di tempo effettivamente dobbiamo
riferir ci al senso di durata della nostra coscienza senza
della quale non potrebbero esistere degl~ intervalli.
Per fissare le idee pensiamo ad un'ora di musica.
La mente razionale stabilisce solo l'intervallo alla fine
del concerto e questo intervallo lo chiama ora. Come
misurazrone del tempo . quest'ora astratta che le
26

interessa, non ci che avvenuto in quest'ora. Nella


realt c' stato, invece, un continuo fluire di stati
d'animo diversi, provocati dalla musica. Ogni nota
non un momento della sonata, perch una sonata
x nella sua totalit e quindi ciascuna nota riceve il
suo senso da tutte quelle che la precedono e da quelle
che la seguono. In altre parole essa sta nel fluire di
stati d'animo sempre di qualit diversa, che si plasmano, si compenetrano, si distendono sulla durata
!ella coscienza dell'ascoltatore.
Nello stesso modo noi possiamo pensare a un chilometro quadrato di mare e in base ad esso fare tutti
i calcoli. Questa per un'astrazione perch un chilometro quadrato di mare non esiste nella realt. In
questa esiste un mare pi o meno mosso, non una
superficie piana, come viene pensata nel chilometro
quadrato. Ma anche in un mare perfettamente liscio,
la superficie non ha esistenza obiettiva, solo penata, perch nella realt esiste la totalit del mare con
le sue profondit e i suoi movimenti. La durata reale
sta al tempo matematico come una misura di superficie sta al. mare.
Ci che effettivamente noi viviamo la vita della
nostra coscienza, comprese tutte le astrazioni della
mente, ma non ridotta a quelle sole astrazioni. Cos
quando evochiamo il mare tutto un mondo di cognizioni, di sentimenti, di ricordi, speranze, miti che
la mente non pu distinguere in tanti aspetti defi27

niti, ma che per la nostra coscienza formano quella


totalit sulla quale la mente ricava le sue astrazioni
e definizioni.
Esemplificazioni mitiche
Per far intendere che effettivamente noi VIVIamo
la vita della nostra coscienza, in tutti i tempi e in
tutte le civilt si sono creati numerosissimi racconti
mitici su cui sar utile ritornare per dissolvere gli
automatismi razionali a cui siamo abituati.
Si racconta che una mattina di primavera frate
Eusebio si svegli nella sua cella e fu colto da un
pensiero suggeritogli dal Maligno: I beati - pens - dovranno pur annoiarsi a guardare per secoli
la faccia di Dio . Per cacciare questo pensiero usc
nell'orto e fu colpito dal canto di un uccellino. Lo
stette ad ascoltare brevi momenti e poi volle rientrare
nella sua cella, ma trov la porta chiusa. Buss sempre pi forte finch gli venne aperto da un altro
frate che non conosceva e che mostrava di essere
molto sorpreso della sua presenza. Egli stesso dovette
accorgersi di avere dei capelli e una barba lunghissimi e bianchi e; che i vestiti erano consunti. In breve
si cerc di chiarire la faccenda e si trov negli annali
del convento che un secolo prima un certo frate Eusebio era misteriosamente scomparso dalla sua cella. Era
rimasto un secolo ad ascoltare il canto di un uccellino per imparare che i beati possono restare tutta
l'eternit davanti a Dio senza annoiarsi.
-,
28

Un apologo indiano racconta che un principe che


faceva cattivo uso della sua ricchezza e della sua
potenza, volle essere illuminato da un saggio sul problema della reincarnazione. Il saggio fece portare un
grande bacile pieno di acqua e disse al principe di
guardar dentro. Improvvisamente il principe si sent
afferrare per la nuca e immergere la testa nell'acqua.
Pens di essere assassinato dal saggio, perdette i sensi
e mor. Si reincarn in un povero pescatore con numerosa famiglia che visse una lunga vita di lavoro
e di responsabilit familiari, finch, una sera, mentre
stava meditando in riva al mare sulla vanit della
vita, uno spruzzo d'acqua lo obblig a sollevare il
capo. Era il principe indiano che aveva appena toccato col viso l'acqua del bacile e che in quei brevi
istanti aveva vissuto una lunga vita nel tempo e aveva
imparato una bella lezione.
Sono favole, ma esse permettono almeno d'intuire
come non abbia senso parlare di tempo e di spazio
se non in rapporto all'esperienza della nostra coscienza. Anche il pensiero scientifico-filosofico moderno conclude che parlare di tempo e di spazio obiettivi
ed assoluti non ha senso.
L'esperienza fondamentale
Anche senza nessuna elaborazione scientifico-filosofica possiamo ritornare a quell'esperienza interiore
a cui abbiamo accennato e che fondamentale per la
29

Ricerca spirituale. Intendiamo l'esperienza dell' Essere . E' un'esperienza,


talmente fondamentale
che
l'uomo comune non l'avverte neppure. Cartesio, padre
del razionalismo, ha messo come base 'della conoscenza il suo famoso: Penso, quindi sono . Ma gi il
nostro Vico ha subito osservato che per pensare bisogna
essere . Generalmente
noi confondiamo l'essere col
vivere, mentre quest'ultimo un complesso di sensazioni fenomeniche che la mente riunisce in un concetto: la vita. Prima di questi processi esiste questa
esperienza che non possiamo trovare che dentro di
noi e che anche il punto di partenza del senso religioso di cui parleremo in seguito.,

ere . Quindi la realt in quanto io sono. A


questo punto si aprirebbero enormi problemi filosofici
che potremo esaminare in altra sede, ma nella Ricerca Spirituale non c' che ascoltare l'incitamento
che (Talete,:uno dei sette saggi della Grecia, ha espresso con l'imperativo Conosci te stesso e che stato
j nciso sul frontone del tempio di Delfo.

Che cosa poteva esistere prima di questa esperienza


di essere? Evidentemente
neppure il Nulla o il
Caos perch anche questi sono dei concetti che si
riducono a pensare l'opposto di essere. Se noi sottoponiamo questa esperienza al processo della ragione
ne facciamo una filosofia, mentre si deve realizzare
questa esperienza irrazionale, da nessun'altra derivata
rientrando in noi stessi per renderei conto di questo
miracolo dell'auto-coscienza che la sostanza di ogni
uomo e che precede e conclude tutte le possibili filosofie, scienze, aspirazioni, ideali, in una parola tutte
le visioni del mondo .

Per il pensiero comune conoscere un processo


della mente. Se fosse possibile conoscere s stesso cio
l' lo con la mente, esso diverrebbe una definizione
cio un oggetto della mente e torneremmo alla posizione cartesiana che inizialmente
abbiamo prospettato. Sempre riferendosi alla propria esperienza necessario rendersi conto che la razionalit un processo specializzato della conoscenza, ma che la realt
che noi conosciamo invece la sintesi di tutti quegli
aspetti che possiamo chiamare razionali, estetici, affettivi, morali, religiosi, ecc., come abbiamo rilevate
per il tempo e per lo spazio. Per questa classificazione una divisione compiuta dalla mente che analizza e quindi separa una unit-totalit che preesiste
ad ogni divisione in parti: Questa ;:;nlt~-totalit che

Occorrono talvolta lunghe meditazioni per comprendere che si pu dire che qualche cosa in quanto
si trasferisce su quella cosa il proprio senso di es30

La Coscienza
Questo

imperativo del conoscere se stesso che


per ogni processo di Ricerca Spirituale dev'essere per chiarito almeno quel tanto da non
farei ricadete nel gorgo del pensiero 'positivista.

fondamentale

31

preesiste ad ogni elaborazione della mente


che noi chiamiamo la Coscienza.

quella

Certamente nessuno di coloro che avr seguito con


qualche attenzione questa esposizione penser che sia
possibile definire che cosa s'intende per Coscienza,
cosa che abitualmente avviene nelle persone che non
hanno alcuna esperienza di Ricerca Spirituale e non
possono far altro che ridurla a psicologia e psico-analisi. A questo punto sarebbe esaurita ogni possibilit
di continuare la nostra esposizione se volessimo mantenerla entro i limiti di una logica formale. Conseguentemente dobbiamo procedere non per concatenazione di concetti, ma per analogie i.tlY!!egj.!!i,_ricbia!lli
che sollecitano una comprensione intuitivay jjna consonanza di esperienze interiori. A questo punto lo
scienziato ed il filosofo che, come tali, poggiano ogni
possibilit di conoscenza sulla razionalit, si rifiutano
di procedere sentendo che il terreno sul quale si avventurerebbero manca di quella consistenza necessaria
al loro processo.
Siamo partiti dall'esperienza
fondamentale,
cio
quella di essere. Se ci chiediamo che cosa sono?
non potremo rispondere che io sono la coscienza di
!lle stesso cio l'autocoscienza. An~he se un filosofo
dimostrasse logicamente il contrario, non per questo
saremmo meno certi di esistere. Che cosa ci garantisce
questa certezza? Nulla se non la Coscienza stessa che
fuori del tempo e dello spazio, poich se noi ci
32

rappresentiamo
il passato o il futuro componiamo;
sempre un atto attuale della Coscienza. Ad esempio.
quando noi pensiamo a quando eravamo ragazzi,
nulla ci pu dimostrare che quel ragazzino che ciappare in episodi staccati veramente noi stessi. Eppure in quel momento ne siamo certi, ma una:
certezza che esiste in quel momento, non nel passatoe tanto meno nel futuro. Da ci facilmente si ricava,
come vedremo ancor meglio parlando della Storia,
che l~osciellza
vive in un eterno presente. Potremo
dire che l'attimo presente il punto di tangenza della
realt con il -mondo del tempo creato dalla mente.
Questo momento presente in cui l'Essere ha la
sua realt resterebbe senza possibilit di conoscersi senon si ripiegasse su s stesso, se non si riflettesse, se
cio non entrasse in quella che possiamo chiamareesistenza o manifestazione.
Nello stesso modo per
conoscere il nostro aspetto fisico dobbiamo guardarci
in uno specchio. Il pericolo sta nel credere che l'im-magine dello specchio sia parte della nostra realt o
peggio contenga tutta la nostra realt. Il mito di
Narciso racconta appunto che egli si affogato per
voler raggiungere la sua immagine che vedeva rifles-sa nell'acqua. Il mito di Dioniso racconta che i giganti (figli della Terra) hanno attirato il figlio di
Giove per mezzo di uno specchio e poi lo hanno
sbranato. Sono miti che ci ricordano il pericolo che
sempre ci minaccia di volerei immedesimare con la.
nostra immagine riflessa dalle sensazioni che la mente

'coordina in concetti. Noi diventiamo allora quel.l'omo che, come ha detto Cicerone, si pu mostrare
.2. dito, ma quando analizziamo
questa apparenza di
.realt troviamo necessariamente che un'ombra, una
vanit, un maja, un'immagine virtuale per esprimerei
in linguaggi diversi. Da ci quel pessimismo dissolvitore e vanificatore a cui abbiamo accennato come
necessaria conseguenza del pensiero positivista che
vede il mondo e l'uomo stesso come a s stante nel
:tempo e nello spazio, indipendentemente
dalla CoSCIenza.
Cerchiamo di chiarire quanto detto sulla Coscienza con una analogia. Se ci troviamo in una stanza
.buia, gli oggetti in .essa contenuti non hanno colore.
E' ingenuo credere che abbiano un colore, ma che
:non lo vediamo per mancanza di luce, poich la
fisica elementare c'insegna che la luce bianca contiene tutti i colori chevngono in parte assorbiti dai
-corpi (e questi non li vediamo), in parte vengono
respinti verso il nostro occhio (e sono questi che noi
-vediamo). Perci il colore non che la propriet di
una certa sostanza' di assorbire o di riflettere i colori
-contenuti nella luce' bianca e quindi quando questa
luce non c' non esistono neppure i colori. Per anal~gia le propriet delle cose ~nno esi~ten_za qua-ndo
$1 accende la lampada della 'nostra. COSCIenzae le c.Q.~~_
.sono composte solo di propriet cio gi nostre sensazioni che sono aspetti della nostra coscienza come
-ogni colore un aspetto riflesso della luce bianca.
.34

Abbiamo detto che l'Essere non avrebbe la sua


realt se non avesse possibilit di conoscersi, se non
si riflettesse nello specchio dell'esistenza.
Questo processo di 'proiezione possiamo chiamarlo il dispiegamento delle dimensioni della Coscienza. Naturalmente
questa un'espressione intuitiva
poich non ha senso pensare concettualmente che
la coscienza possa avere delle dimensioni che ri-'
chiamano l'idea di spazio. La parola dimensioni
solo un'immagine che richiama s l'idea di spazio,
ma come analogia. Infatti per noi tutti gli oggetti
sono a tre dimensioni, ma in realt noi percepiamo
soltanto delle superfici da cui solo per astrazione
della mente ricaviamo la dimensione di lunghezza
o larghezza, ma sappiamo che in realt anche le
superfiei che percepiamo esistono solo astrattamente
in quanto non vi' pu essere superficie che non
sia sostenuta da un certo spessore sia pur minimo,
come abbiamo rilevato parlando della superficie del
mare. Ma pur sapendo che queste dimensioni sono
astrazioni della nostra mente, tuttavia senza di esse
non potremmo costituire la realt oggetti va del mondo. Nello stesso modo noi potremo parlare della
Bellezza, della Verit, del senso Morale, del senso
Mistico, Religioso ecc. come di dimensioni lungo le
quali la Coscienza si sviluppa, evitando per di
pensare che siano tante sezioni della Coscienza
come la mente tende a fare attraverso le disti~zioni
35

critiche secondo le quali, ad esempio, l'Arte non ha


niente a che fare con la Morale 0' con la Religione.

ma anche la Je~.!i.~zazione di nOI, della nostra


senziale sostanza.

Se noi accoglieremo tutto questo non come uno


schema esteriore, ma riportando lo all'effettiva no-stra esperienza ne ricaveremo che il processo della
esistenza non la conquista di una realt esterna
a noi, ma l'<:.sp~ndersidella Coscienza. in dimensioni sempre--pi vaste e qualificate in maniera da
costituire nuovi e pi ricchi rapporti che noi proiettiamo attorno a noi, cosicch il mondo ci appare
obiettivo (cio a s stante), ma in realt rappresenta
solo lo specchio sul quale la nostra Coscienza conti.
nuarnente proietta il suo sviluppo. Come vedremo
pi distesamente nella terza parte quando avremo gli
elementi per ricostruire quella realt che prima
sembrava che avessimo preteso di dissolvere, jl conoscere s stess0' una dinamica espansione della
Coscienza che non conosce, ;;;:~min:aJ~-Ie~rt.
E' stata questa la grande formulazione della religione indiana per la quale l'Io soggettivo (Atman)
e il mondo oggettivo (Brahma) si fondono nell'Assoluto (Brahman) senza tempo, n spazio, n mutamenti, cio una Unit-Totalit che preesiste a tutte
le separazioni create dalla mente.

Il mito di Adamo, quando visto alla luce di


questa grande esperienza di ogni Coscienza umana,
acquista un potere illuminante che ci permette di
comprendere come sia stato trasmesso fino a noi,
pur non potendo essere inteso da coloro che erano
capaci di vederlo come immagine riflessa della propria esperienza umana.

A mano a mano che riassorbiamo le distinzioni


per riconoscerei come Coscienze noi sentiamo un
senso di pienezza perch ci riportiamo verso quella
Unit-Totalit che non solo la conoscenza di noi,
36

es-

L'Eden, in cui viveva Adamo, era evidentemente


uno stato soggettivo in cui tutto si realizzava per il
solo . fatto - d( desiderarlo. Era perfetta ubbidienza
cio sintonia con l'unit senza separazioni. Ci era
neces~~-f~ori del tempo, senza possibilit
di sviluppo, di processo creativo. Era necessario che
l'Unit si scindesse in due aspetti, in due polarit
che si rispecchiassero a vicenda, tendendo sempre a
fondersi, ed ecco Eva vicino ad Adamo, tratta dal
suo stesso essere. Ma non potevamo essere consci
delle due polarit se non fosse sorta la mente che
appunto la creatrice degli opposti perch non pu
conoscere che per opposti, Il gustare il fru~~o__d~ll'albero della conoscenza, cio il sorgere dellal,Jyfente
ha creato subito le due anti~r
fondamentali di
Ben~- di Male (e si accorsero di essere ignudi).
La Mente sviluppandosi crea'ya sempre nuove antitesi, cio relativi contrastanti che -moltiplicavano al~
l'infinito le distinzioni e le definizioni concettuali
37

+-,

che appunto formano quella realt tutta umana che


abbiamo cercato di chiarire esaminando
la formazione dei concetti. Naturalmente
questo dava all'Adamo celeste un crescente senso di separazione
da quella Unit edenica che era la sua patria, ma
questo senso di separazione era nello stesso tempo'
volont, tensione di superare il distacco. Da ci la
doppia _polarit~ che costituisce il processo di sviluppo
della Coscienza attraverso l'esperienza umana o incarnazione. Da ci il senso di decadimento, di pec~
cato, che l'uomo porta in s e di bisogno di r iscattarlo attraverso uno sviluppo sempre pi alto che
assume quegli aspetti che abbiamo chiamato dimensioni della Coscienza.
Per esprimerei con un'immagine
possiamo dire
che guardando
verso il basso vediamo una immedesimazione
con gli oggetti del mondo, __co~
tarme, con la mat~ che finisce_per annientarci
come Coscienza. in quanto questa appare come un:
complesso di fenomeni.
Guardando
verso l'alto vediamo un mondo m
continua creazione secondo il dispiegarsi delle djmensioni della Coscienza, un mondo di valori che
si compongono in una U nit- Totalit che quella
patria da cui Adamo partito inconscio per ritornarvi nella pienezza
della sua Coscienza.
E' il
mito della terra promessa che noi portiamo nella:
nostra pi profonda interiorit ed equilibri a il senso
di peccato e ci d l'aspirazione continua verso una,
38

redenzione/ Bergson ha cercato di esprimere questavisione intuitiva dicendo che l'Universo una grande macchina per fabbricare degli Dei.
Naturalmente
queste sono immagini
che sonoun rivestimento di ci che non pu essere ridotto
a concatenazionL concettuali e-~he e;derebbeEo ogn.r
yal~;;-se
sottoposte all'anaiisi critica <!elli..Egione.
E' facile intendere come simili immagini
possono
essere concatenate
in miti, in parabole, elaborate
fino a formare una teologia che pu assumere anche un carattere dogmatico per soddisfare al bisogno
di sicurezza obiettiva che le Coscienze primitive non
possono eliminare sotto pena di sentir mancare ogni
sostegno alla loro esistenza. Vedremo meglio questo processo quando tratteremo dell'asp.etto r.e1igioso
della Ricerca Spirituale.c Per ora rendiamoci
conto
che non con la ragione)che
possiamo mai sperare
di sostenere-il processo della Coscienza. La ragione'
non potr darei che dei limiti oltre i quali .c' il
mistero, mistero che diventa un nulla se nOI pretendiamo
di ridurlo a schemi logici. Per la Coscienza tutto appare diverso. ~
non distacca null~"
da s, non vede s stessa o un ,- suo -aspetto come
problema, ma semplicemente
vive la sua dinamica
esistenza. E poich questo esistere uno sviluppo
creativo e perci originale, il mistero non qualche
cosa che essa debba scoprire, un ente esistente fuori
di lei ma il suo stesso sviluppo, il presentimento
di ci che d0err
secondo l'armonia propria... lo
39

spazio vitale del suo sviluppo.


Per avanzare in questo spazio, per sviluppare la
nostra Coscienza, per incarnare nella nostra vita
-quello che ci permette di diventare uomini, non
possiamo contare su una dottrina che pu rappre.sentare solo un punto di partenza in quanto ci rac-corda con la ragione. Dobbiamo affidarcla
quel
processo di scoperta e continua realizzazione di noi
.stessi che chiamiamo ,Bicerca Spirituale. Altre Co.scienze pi sperimentate e pi mature possono venirci in aiuto, anche elaborando processi particolari,
ma nessuno pu darei se non la propria esperienza
che a noi pu servire solo come ~tllce
della
nostra stessa ricerca. Come nello sviluppo artistico
il maestro non ci pu aiutare che sollecitando in
modo conveniente il discepolo affinch porti a maturazione i germi che potenzialmente sono in lui.
La Ricerca Spirituale si riduce quandi ad un'auto-educazione che non pu essere una scienza, ma ~;a'
c.ir"~)l'arte pi sublime in quanto il compimento
perenne della creazione e che stata chiamata perci Ars Regia. E' questo il nome che gli alchimisti
dav~no alla loro arte che sostanzialmente l'arte
della creazione in quanto mira a tramutare i metalli vili in oro. E' facile intendere che il metallo
vile siamo noi stessi concepiti nei limiti della nostra personalit Ienomenica. Attraverso processi di
decantazione, purificazione,
sublimazione, cio at'traverso la Ricerca Spirituale noi possiamo ricono40

scereejjtrovare
per irradiazione

la ,.n.Qstt:a_essenza,da cui si dipartono


le forme della nostra manifestazione.

Ma ogni arte ha una tecnica ed ogni tecnica ha


carattere strettamente pratico. Infatti per mezzo di
essa tendiamo a realizzare, coi mezzi pi idonei, un
determinato scopo. L'elaborazione della tecnica della
Ricerca spirituale stata iniziata dalla pi remota
~~~hit~,
e perci l~~
fonti si confondono col
mito. Essa ha attraversato tutte le culture ed ognuna "l'ha ~a
dei simboli propri per adattarla
alle sue particolari esigenze. Per se togliamo questi'
trasparenti veli, troviamo che s~ tratta sempre dei
simboli. pi antichi che, per il 'fatto stesso di esserci
tramandati, ~10 i pi ricchi di contenuto e i pi
idonei allo scopo, ricchezza ed idoneit dovute al
fatto che essi sono stati suggeriti da una acutezza
introspettiva talora veramente sconcertante.
Abbiamo visto che la Ricerca Spirituale ha per
condizione necessaria una esperienza interiore che
ci d il senso di essere divisi dal divino e il conseguente bii2gno di unificarci con esso. Il Bene ci appare c[me ci che ci permette di facilitare il nostro
cammino verso tale meta infinita, il Male tutto ci
che ci allontana. Questa esperienza interiore che
sta alla base della Ricerca Spirituale, nello stesso
tempo rivelata e adombrata, come abbiamo visto,
dal mito di Adamo da cui sono derivati e... purtroppo derivano, tutti i contrasti della vita. L'oppo41

srzione fra Bene e Male inIzialmente molto forte


perch deve sviluppare completamente
il momento
dell'antitesi. Giusto e ingiusto, ortodossia ed eresia,
mio e tuo sono alcune fra le infinite manifestazioni
di questo primo stadio che tende a chiudere la coscienza entro il cerchio di una separativit egoistica,
dogmatica, setta/ria.
Il secondo stadio. l'opposto del primo. Si tratta
di fungere -il cerchio dell'egoismo personale, rompendo gli automatismi
psicologici che avevamo costruito nel primo stadio. Fare una vera e propria
tabula rasa, come Cartesio consiglia. Non si tratta
di seguire i tradizionali precetti di carit, altruismo.
perdono, ecc., ma di applicare alla lettera la massima che Ges e il Budda predicavano con tanta in'i ~ sistenza: \))on giudicat~! E' necessario invece comprendere, prendere entro di noi, far entrare nella nostra Coscienza quanto pi possibile della vita
profonda
delle altre creature, stabilendo con esse,
nei diversi piani della Coscienza, i pi ricchi rapporti. La scienza e le diverse discipline ci aiutano
nel piano mentale e da ci deriva il bisogno culturale che accompagna la Ricerca Spirituale e la vitalizzazione che tutti gli studi da tale ricerca ricevono in quanto essi ci appaiono come la scoperta
di nuovi, pi ricchi rapporti fra le parti dell'Universo. Tuttavia specialmente nel iano emozionale
dove si sviluppa questo bisogno di comprensione che
meglio potremo chiamare. ~im atia, (sin-pthos in42

sieme-sentimento)
verso tutte le creature. Le piante,
gli animali, la natura in genere ci appaiono legati
al nostro intimo in modo ineffabile, quasi una va c e
d e Il a v i t a ci rivelasse una parentela comuneycorne"
nel Cantico delle Creature di S. Francesco. Tanto
forte si manifesta in noi questo stato emotivo che
anche il senso critico ne resta sopraffatto e ci sentiamo portati ad accogliere o costruire dottrine cosmologiche e psicologiche che rispondono anche al
nostro bisogno di stabilire comunque
dei rapporti
armonici tra noi e l'uni verso. Verso gli altri uomini
la .comprensione diveQta pi ricca di contenuto e
quindi pi complessa e pi ardua. In tale stadio
tendiamo a sueerare gli antagonismi mediante la conciliazione deg1i opposti (coincidentia opposirorum).
Cerchiamo quindi di scoprire funit fondamentale
delle religioni, l'unit delle forme dell'arte, tendiamo a conciliare scienza e filosofia. Persino il male
ci appare come l' om b r a d e l B e n e.
Si realizza cos un sincretismo che il senso critico non idoneo ad esaminare e tantomeno a giudicare, perch non pu coglierne la vera causa che
un'esperienza
interiore soggettiva.
N si deve vedere in questa uno stato di inferiorit mentale, Si pensi piuttosto che a questo sforzo
di armonizzazione
siamo debitori di molte filosofie
il cui valore sta pi nell'intuizione
che nella dimostrazione razionale e che pur costituiscono dei fari
43

nella faticosa ascensione del pensiero umano. Plotino, Bruno, SRnoza, Leibniz rappresentano alcuni
pi
pensatori -che hanno cercato di 2:~g~.Ziuggt;!e questa armonia, il!udendosi di poter dimostrare razionalmente ci che era soltanto un'aspirazione, una intuizione, una incomunicabile esperienza interiore.

t~;-i ~~ti

Il mezzo principe l'elaborazione interiore delle


esperienze e delle conoscenze mediante la provocazione di uno stato di raccoglimento particolare che
usualmente viene chiamato. m e d i t a z i o n e;' ma che
. ha ben poco in comune con il significato che abitualmente si d a questa parola. Si tratta di un'esperienza di carattere interiore che, come abbiamo gi
accennato, non pu essere intesa se non da coloro
che ne hanno fatto esperienza.
Con essa si tende, dopo aver messo in completa
calma il corpo e le emozioni, a concentrare sull'oggetto della meditazione tutte le nostre esperienze
s~nsQri~ .e relative elaborazioni concettuali, che inqualche "modo .si colleghino ad esso. Raggiunto il
punto di saturazione mentale, si sfocia in uno stato
che rappresenta la sintesi intuitiva .degli elementi
che hanno confluito sull'oggetto della meditazione. Esso pu essere chiamato stato di c o n t e m p l a z i o n e.
In esso i Ir~emi .non si risolvo_~_!p~,si
e,~n
guono. Non' avviene pi la conciliazione degli opposti perch gli opposti pi non esistono. L'espe44

rienza analoga a quella di un cieco che debba


costruire la percezione degli oggetti attraverso vsensazioni tattili e che, ad un certo momento, acquisti la
vista. Le ricerche, i problemi del cieco svaniscono
non avendo pi scopo, n senso: basta guardare!
Tutto appare come evidenza. Pure per analogia si
pensi alla differenza fra il giudizio su di un'opera
d'arte o di uno spettacolo naturale ottenuto mediante
l'analisi intellettuale e la folgorazione mentale, lo
stupore che coglie improvviso nello stesso caso colui
che ha gi sviluppato in s un vivo ed immediato
senso estetico. Durante tale stato di contemplazione
anche un solo accenno ad un'analisi mentale stronca
la comprensione immediata, che impregna totalmente di
la Coscienza del contemplatore.

s~

Il raggiungimento
di questo stadio, che pu essere lento' o improvviso, d fra l'altro la capacit di
una penetrazione cos sottile nelle Coscienze altrui
da raggiungere quella che si pu chiamare ch ia r oveggenza
psicologica
e che permette al discepolo
di iniziar e, la sua esperienz~~aestr2:.
Questo processo che stato ridotto da un abbozzo schematico, non pretende di includere tutti i metodi e tutte le scuole ma si voluto mettere in luce
i momenti caratteristici che si ritrovano in quegli
orientamenti che hanno per direttiva lo sviluppo autonomo dell'individuo, attraverso la conquista di un'autocoscienza sempre pi completa.
45

Le condizioni perch il processo accennato possa


svolgersi sono variamente denominate. I termini
pi appropriati per designarle possono essere: reverenza, semplicit, verit e pUrezza. Queste parole
non possono per dare una esatta idea del senso in
cui vengono qui usate. Infatti esse perdono il loro
carattere morale per assumerne invece uno tecnico.
Inoltre esse non corrispondono a concetti razionalmente definibili, ma ad esperienze interiori, a stati
di coscienza ben caratterizzati subiettivamente.
Tentiamo tuttavia di farci un'idea, per quanto
possibile approssimata di tali stati di coscienza.
Lo stato di reverenza'
una sintesi di quelle condizioni psicologiche che l'Otto designa come tremendum, majestas e mysterium. Esso rappresenta una
condizione fondamentale in ogni forma di cultura
spirituale e particolarmente
in quelle di carattere
esoterico. La solitudine notturna tra le nevi dell'alta
montagna, sperimentata da un individuo in cui la
mente ed il sentimento siano diretti o potenziati dal
senso intuitivo del divino, un'esperienza che pu,
in qualche modo, dare un'idea di questo stato la
cui genesi non per legata ad alcuna sollecitazione
esterna, ma che pu, partendo dalla coscienza, investire in ogni momento qualunque oggetto o situazione dell'universo e tramutarne il valore ed il
significato. E neppure, per compiere la sua funzione,
ha bisogno di un oggetto esterno. Infatti, prima di
46

tutto la, reverenza verso s stesso, verso quel s


che rimane sempre un inafferrabile mistero, ma che
pur costituisce la realt pi concreta. Lo stato di
s em p l ici t'<pu trovare qualche comparazione approssimata nel processo per il raggiungimerito della
tabula rasa cartesiana che ci permette di avvicinare
ogni esperienza s o liandoci di tutti i preconcetti
che l'abitudine, la morale com-;:;n~,la tradizione, 'la
scie~z~,-l~fl1osofi;~
le - r-eligoni possono aver cre:- \
to in ,.noi. Per il processo critico della mente pu
solo preparare questo stadio, non realizzarlo. Esso
si rivela come una rinascita, una vita nuova in cui
i sensi rinnovati ci permettono di percepire il creato
d ogni creatura con una immediatezza prima sconosciuta. Ges parlava di questo stato quando ha
detto Se non tornerete come questo pargolo non
entrerete nel Regno dei Cieli .
.'",-\
Lo stato di\.verit .I ben diverso da quello che
generalmente si pns: cio la soddisfazione mentale
di aver trovato una verit . Esso uno stato puramente soggettivo che generato, in modo affatto
naturale, dalla sintesi degli stati di reverenza e di
semplicit. Per esso sperimentiamo che la verit non
fuori di noi, oggettivamente. Essa ci appare come
una concordanza armonica fra i diversi piani della
nostra coscienza o fra due o pi coscienze.
La parola stato potrebbe far pensare a qualche cosa di statico, all'idea che il discepolo abbia
47

trovato, SIa pure in s, la Verit immutabile.


Di
immutabile
in questo stato non c' che il senso
dell'evidenza _che s00S!ituisce
alla problematicid
_del pensiero. Se potesse avere un senso si -potrebbe
dire che lo stato di verit la capacit di un costante riequilibramento
della coscienza nel dinamismo creatore col quale essa si sviluppa in piani o
meglio in sfere sempre pi comprensive.

tal uno il desiderio di incamminarsi


per questa norr
facile via egli trover nelle altre pubblicazioni e in
tutta l'attivit del Centro di Cultura Spirituale degli;
orientamenti
pi specifici. Poi proceda nella ricerca
con la fiducia che da piani a lui sconosciuti una
inesprimibile Saggezza vede e provvede: Quandoil discepolo
pronto
compare
il Maestro
..

Rivelazione

Nessun nobile sforzo, nessuna aspirazione verso:


l'alto vanno mai perduti. Tutte le difficolt che sem-
brano frapporsi fra noi e la mta ci appariranno
un giorno come il mezzo che ci ha permesso di:
avanzare verso di essa. Cerca attraverso la scienza,
la filosofia, la morale, l'arte, la religione e ~p.!a
tutto_ attraverso la tua esperienza .quotidiana. Quan-to pi esse ti riveleranno di conoscenza, tanto pi
ti faranno sentire che nel pi profondo esse celano
un mistero. Nessuno vuoI celarti la parola dell'enigma, tutte le creature te la gridano, te la dicono, tela sussurrano, te la bisbigliano secondo il loro mododi essere, ma tu non la puoi intendere. Ascolta con
tutto il tuo essere calmo, ma in vigilante attesa. Se
non intendi ancora stendi pi profondamente
nell'intimo
tuo e certamente
un giorno avverr il
grande evento, che ti prover che la via non stata.
cercata in vano.

Naturalmente
quanto stato detto costituisce un
quadro a confini assai limitati di questo immenso
lavoro che la Ricerca Spirituale. Se sar nato in

Chiama
questo evento col nome che vuoi:
una voce che parla dove non c' suono alcuno, un
messaggio che giunge a te senza forma n sostan--

Lo stato

di purezza
pure una sintesi dei tre
stati precedenti. In esso si sente che qualsiasi esperienza vissuta in reverenza, semplicit e verit,
sempre pura. Il discepolo sente che in tale stato egli
pu rivestire la bianca veste dei candidati
senza
che possa essere macchiata da qualsiasi esperienza,
pur completamente
ed intensamente
vissuta, sempre
che la sua coscienza permanga nello stato di purezza.
Soprattutto necessario intendere che la tecnica
della ricerca spirituale non richied fenomeni psichici, visioni, sdoppiamenti
o simile fenomenologia.
Si richiede invece una coscienza concentrata e vigile che rappresenta la lampada la cui luce ci permette d'inoltrarci
prudentemente,
ma coraggiosamente nel Grande Mistero.

48

49

z.a , Potrai anche dire che il fiore della tua anima


che si aperto ...
Cercalo inabissandoti nelle misteriose profondit
-del tuo essere interiore, cercalo provando ogni esperienza, utilizzando i sensi al fine di comprendere
lo sviluppo ed il significato dell'individualit
e la
bellezza ed oscurit degli altri divini frammenti
<che lottano al fianco tuo e formano la razza a cui
.appartieni,
Cercalo per mezzo dello studio delle leggi dell'essere, delle leggi della natura, delle leggi del soprannaturale;
e cercalo soprattutto facendo la profonda sottomissione dell'anima alla stella velata che
arde dentro di te. Costantemente, mentre tu vigili
e adori, la luce crescer sempre pi forte. Allora
saprai che avrai trovato il principio della via. Quando ne avrai raggiunto- il termine, la sua luce diverr
subitamente la luce infinita . (Da Light on the
Path ).
PARTE

LA

RICOSTRUZIONE

III
RELLA

REALTA'

La critica della visione positivistica del mondo


e il processo della Ricerca Spirituale che abbiamo
esaminato, possono dare l'impressione che si tenda
a dissolvere la realt e perci a ritrarsi dalla vita
vissuta nella sua piena e concreta manifestazione.
50

Questa impressione genera necessariamente una seria perplessit in coloro che pur sentendo l'aspirazione verso una pi alta conquista spirituale, sentono come grave pericolo rompere quelle posizioni
che hanno gi costituito nella vita e che sentono
permeate di valori positivi anche se sono riusciti
a realizzare solo in modo imperfetto.
Conseguentemente
noi vorremmo completare il
nostro esame considerando i vari aspetti che derivano dal processo della Ricerca Spirituale per poter
giungere alla conclusione che soltanto una vita vissuta in tale senso una vita che pu raggiungere
la sua concreta pienezza, in quanto diventa assunzione di un compito creativo che ad ogni vita d
il proprio senso e il proprio originale valore.
L'aspetto scientifico-tecnico
Scrive B. Russel: lo credo che l'universo non
ha n unit, n continuit, n coerenza, n ordine ...
L'ordine, l'unit, la continuit sono invenzioni umane come i cataloghi e le enciclopedie ed Einstein:
La scienza non una raccolta di leggi, un catalogo di fatti senza nesso. E' una creazione dell'intelletto umano, con le sue libere invenzioni di idee e
di concetti.
Abbiamo scelto queste due citazioni fra infinite
altre dei maggiori scienziati moderni per indicare
come attualmente il concetto di scienza molto lon51

timo da quello del secolo scorso che pensava che lascienza scoprisse delle verit esistenti in s stesse; ma soltanto una sistemazione che soddisfi:
l'aspetto razionale della n~tra
~~nte he ci permetta quell'orientamento
che possiamo chiamare conoscenza razionale di cui la matematica la forma
pi caratteristica. In altre parole il pensiero moderno
ci dice che l'universo non un universo materiale,.
retto da leggi matematiche, ma che la mente umana
deve disporre i fenomeni secondo le proprie - esigenzerazionali
perch altrimenti noi non potremo
conoscerlo con la mente stessa. In altre parole ancora la realt sempre il caos primitivo da cui la
mente trae con un perenne processo creativo quell'ordine, quell'armonia,
quelle leggi, che lo fanno
diventare un universo fatto ad immagine della mente
umana. Nuovamente veniamo a richiamare l'idea
che l'universo lo specchio sul quale l'uomo impara a conoscersi e che la scienza il modo con cui
noi acquistiamo tale conoscenza con la mente.
Oggi si generalmente d'accordo - scrive il Jeans
-' e nel campo dei fisici quest'accordo raggiunge la
unanimit; che la corrente della conoscenza ci conduca innanzi' a .una realt non meccanica; l'universo diventa molto pi simile il un- grall'de pen~i~~Q.che ad una grande macchina .
L'argomento ci porterebbe a doverci addentrare
negli sviluppi derivati da queste impostazioni scientifiche, ma per la Ricerca Spirituale sufficiente
52

aver messo in luce la natura del processo razionale


<che non sviluppo di una capacit di ordinare, ma
capacit di creare l'ordine, partendo da un punto
astratto che come il punto matematico, non ha al.cuna realt se non nella nostra mente .. Prendiamo
~o~;
le :;;;ole di uno dei pi grandi fisici moderni: Heiseft1berg. Noi ci rendiamo conto che
non c' punto di partenza delle vie che conducono
a tutti i campi dello scibile, ma che ogni conoscenza
sospesa in certo modo sopra un abisso senza forido; che dobbiamo sempre cominciare da qualche
punto di mezzo, parlare della realt con termini
che solo col loro uso acquistano a poco a poco un
senso pi preciso, e che anche i sistemi concettuali
pi precisi, rispondenti a tutte le esigenze dell'esattezza logica e matematica non sono che tentativi
per orientarci a tastoni in limitati campi della
realt . A questo punto dobbiamo nuovamente metterci in guardia contro la comune conclusione che
in tal modo la realt non esisterebbe. Rendiamoci
conto invece, che tale conclusione facilona presuppone che la realt per esistere deve essere a s stante,
fuori del soggetto che la pensa, idea a cui la mente
comune non sa rinunciare. Cos si costituisce il
dogma positivistico che, come abbiamo visto, porta
.al pi totale pessimismo. Invece noi dobbiamo intendere che ..l'f.," realt esiste, ma solo come dispiegamento della coscienza, che, nel caso della scienza, si
sviluppa sotto' l'aspetto razionale. Scrive ancora il
53

Jeans; La nuova conoscenza ci costringe ad una


revisione delle nostre prime rozze impressioni che
noi si fosse caduti in un universo che o non s'interessa della vita o attivamente ostile alla vita ... la
materia sostanziale si risolve nella creazione e nella
manifestazione della mente .
Da questa posizione la scienza riprende tutta
la sua importanza e tutta la sua validit e la ~onoscenza scientifica diventa il modo con cui la no'stra mente costruisce un universo che. ci appare
obiettivo.
La creazione diventa un atto sempre attuale che
si real~zza aitraverso la coscienza umana .ed perci che la mente riscopre sotto l'aspetto dell'ordine
razionale ci che la coscienza aveva proiettato.
Se la coscienza umana continuamente
creatrice di un mondo fatto .a sua immagine e somiglianza non pu limitarsi solo al processo di conoscenza, ma deve trovare il modo di realizzare concretamente questa creazione, ed ecco comparire la
tecnica che appunto il modo di plasmare in modo,
'~bittivo i propri concetti. Da questo processo
nato con l'uomo il mirabile processo della. tecnica
che ha foggiato lo strumento. Un animale incontrer una spina, uno spigolo di pietra, ma solo nell'uomo si forma la sintesi concettuale di punta
che il complesso astratto di tutte le punte irnmaginabili. Questo concetto lo ha plasmato obiettiva54

mente nelle punte di frecce, di lance, di ago, tutti


oggetti che traducono in strumenti materiali il concetto di punta.
Vedremo gli sviluppi di una tale impostazione
quando tratteremo degli altri aspetti della Ricerca
Spirituale. Per ora rendiamoci conto come sia grossolano pensare l'uomo come uno dei tanti oggetti
del mondo, ma che d'altra parte necessario che
egli conosca, attraverso la scienza, quell'ordine
e
quell'armonia che costituiscono la sua stessa essenza
e che per mezzo della tecnica impari sempre meglio>
a costruire un mondo fatto a immagine e somiglianza di s.
L'aspetto filosofico
Mentre la scienza positivista pone la realt in
modo obiettivo (a s stante), la filosofia, orientando
la sua ricerca in senso opposto, cerca di analizzare
quel processo intellettivo per mezzo dee quale la
variet delle sensazioni e delle immagini diventa
gradualmente un contesto ordinato e armonico di
esperienze. E' un'attivit riflessa in quanto per essa
il pensiero si ripiega su s stesso per ordinarsi secondo quelle coerenze della mente che chiamiamo
logica . Naturalmente
anche la filosofia deve partire come tutte le vie che conducono alla conoscenza da un punto di mezzo sospeso sopra un
abisso senza fondo . Questo punto di partenza la
e3perienza di essere che all'uomo comune sem55

bra cos evidente che la vive senza sospettare che da


-essa parte ogni possibile esperienza, compresa quella
del pensare. Ci riserviamo di ritornare su questa
.esperienza quando prospetteremo l'aspetto religioso
della Ricerca Spirituale. Non possiamo in questa
sede approfondire il problema della conoscenza fi.losofica, ma per inquadrarlo citeremo le parole del
'Carlini nel suo Avviamento alla filosofia: La filosofia non intende per Universo semplicemente
'l'insieme delle cose esistenti, delle cose che si pos'sono conoscere, ma jlloro
ordi!}..L~ssenziaJe. Se esse
:fossero caoticamente mescolate prive di significato
non formerebbero quello che noi chiamiamo Universo. Il quale dunque tale perch c' una mente
.che lo scruta e lo pensa ordinato e armonico, una
intelligenza che d preciso significato alle cose... Il
-compito della filosofia precisamente questo: _studiare quel pensiero che creatore di tutte le scienze.
'Essa nbn si propone di estendere le nostre cono.scenze dell'Universo, come fanno le scienze, moltiplicando e classificando gli oggetti del sapere, ma
-di dare un concetto di quella stessa intelligenza
-che ordina e produce gli oggetti del proprio sapere.
:L'oggetto della filosofia non fuori di noi, ma noi
-che lo pensiamo .
Questo inquadramento
potrebbe far pensare che
la filosofia assorba tutta la Ricerca Spirituale ed
infatti ci sono orientamenti filosofici che riducono
tutta l'attivit spirituale al processo razionale (ra56

zionalismo), mentre altri orientamenti come quello


del Bergson e l'esistenzialismo sostengono che la fiI sofia, per rispondere alle esigenze della coscienza
umana dovrebbe s,tperare il processo razionale e
I crfino rinnegarlo. Vorremmo chiarire che per seruire la Ricerca Spirituale non c' nessun bisogno
li adottare questo o quell'orientamento
filosofico,
poich ~oi consideriamo la filosofia come un aspetto
lclla Ricerca Spirituale,
cio il dispiegamento sul.
piano_ della mente dell~_t0S!lit della coscienza. N aluralmente questo comporta una limitazione come
quando disegnamo su un foglio un solido a tre
dimensioni, ma il modo tipico della coscienza
umana di dar obiettivit all'esperienza interiore che
altrimenti resterebbe puramente soggettiva .
Perci i ricercatori spirituali tendono a dar forma razionale alla loro esperienza rivestendola di
.spressioni e di elementi filosofici, ma bisogna tener presente che questi costituiscono dei rivestimenti, non la sostanza dell;-l~ro esperienza. Questa
.sperienza si diparte, si dispiega e ritorna sempre
nell'unit-totalit della coscienza, mentre la mente
1 .nde a rinchiuderla
nei limiti, per lei indispensahili, della definizione concettuale e quindi di scincl .rla in opposti e distinti.
I.'aspetto

estetico

Abbiamo rilevato come nell'aspetto scientifico e


Iilosofico la Ricerca Spirituale debba sottostare alle
57

coerenze logiche della mente che legano le sensazioni ed i concetti secondo quell'ordine che appunto
chiamiamo logica .Per
la Coscienza non esaurisce la sua attivit in questa dimensione, ma ne
sviluppa altre che, come quella estetica, non tessuta
entro l'ordine logico. L~~~perienza estetica che possiamo chiamare, per intenderei, anche senso della
bellezza, non affatto logi~a. Essa crea un rapporto
tra le cose o le immagini di un'evidenza tale che
chi la esperimenta pretende che debba esser universale anche se non logica. Se, ad esempio, sul mare
azzurro
vediamo comparire una vela triangolare
noi di~iamo: bello. Per se un'altra persona ci
dicesse che non ci vede nessuna bellezza noi saremmo indotti a dire che essa non capisce. Questa evidenza del valore estetico nei rapporti fra le forme
costituiscono l'architettura,
fra i colori la pittura,.
fra i suoni la musica. A mano a mano che noi estendiamo la dimensione estetica e quindi la possibilit
di nuovi rapporti, il mondo intorno a noi viene a
essere intessuto di un'armonia
particolare che ci
permette di conoscerlo ~otto un aspetto particolare
che n01)1 .n pi, n menoreale 'di .quello razionale,
.mentre il legame delle coerenze logiche lo chiamiamo verit, quello delle ,:oerenze estetiche lo chiamiamo bellezza e ci d modo di costituire un'armonia immediata, senza elaborazioni di calcoli o
deduzioni. Perci il senso estetico un mezzo per
costituire la nostra conoscenza del mondo che pos-

ma

58

siamo pensare non sia retto da una formula matematica, ma da ..1m pi complesso o.e ricco equilibrio
111 CUI gli elementi
sono' qualitativi e non quantitativi.
Nel pensiero comune, come conseguenza della
visione positivista, la bellezza concepita come qualche cosa che esiste in s stessa e che noi possiamo
solo scoprire. Dopo quanto abbiamo detto sulla funzione ordinatrice della dimensione' razionale, non
sar difficile intendere che dove non c' una coscienza non c' bellezza possibile, come non c'
verit possibile. Di conseguenza il mondo attorno a
noi non n bello, n brutto, ma il dispiegarsi delle
coerenze estetiche fa s che su questo schema neutro poi possiamo legare sensazioni, immagini, conc tti in un rapporto sui generis che chiamiamo belI zza.
Per lo stesso processo creatore della realt obiettiva che spinge l'uomo a dar obiettivit ai suoi contti creando degli strumenti, anche per il senso estetico sente il bisogno di questa obiettivazione che
prende il nome di opera d'arte. .Conseguentemente
l'opera d'arte la manifestazione esterna, l'obiettivnzione, del dispiegarsi della Coscienza dell'artista
nella dimensione estetica. E' quindi un messaggio
he ci induce ad' ampliare le nostre coerenze esteI iche perch
con esse arriviamo a comprendere
:i a prender dentro un'esperienza interiore alla
59

quale non saremmo mai arrivati. In questo modo


l'arte rientra nella Ricerca Spirituale perch contatto tra coscienza e coscienza (quella dell'artista
e la nostra). Il senso di gioia che ci d l'arte sta
appunto in questo senso di ampliamento,
di potenziamento che la nostra coscienza avverte, cosicch noi
ci sentiamo cresciuti.
Naturalmente
perch questo avvenga necessario un nostro atteggiamento
di contemplazione
e
di reverenza che condizione per intendere senza,
; l'interferenza
dell'esame critico che potr esser fatto
poi e che si svolger in un plano di coerenze diverse.
Il dispiegamento
della dimensione estetica della
coscienza non una scoperta di qualche cosa di
esterno, anche se ce ne d in un primo momento
\ l'impressione, ma la scoperta del nostro modo di.
costruire l'armonia
di quel mondo in cui la coscienza . pu contemplare il riflesso della sua espe--,
! rienza
creativa. Di conseguenza il mondo tanto
, bello per" quanto noi abbiamo sviluppato la dimensione estetica che un aspetto dello sviluppo creativo della nostra coscienza.
Soprattutto la musica /ci pu dare pi facilmente
l'esperienza
diretta di quanto abbiamo cercato di
esprimere, poich pi facilmente comprensibile che
essa non deriva da nessuna imitazione, ma solo la
manifestazione di una esperienza tutta interiore che il
musicista tende a comunicare rivestendola delle forme
60

pi adeguate. L'anima dell'uomo musicale e crea


l'armonia
scrive S. Ildegarda e aggiunge se dai
la pace, se infondi un santo gaudio, l'anima del tuo
servo sar piena
di musicalit . Cos il paradiso di
Dante tutta armonia di luci e di musica. E' questa
totale armonia che riveste la pi alta realt, ma
che cosa pu rivelarci qualunque paradiso se non
sappiamo intendere i messaggi che tutti i grandi
artisti hanno tentato di rivelarci attraverso le mille
forme dell'arte? La Ricerca Spirituale costruisce in
noi lo strumento rivelatore. Scrive il Gratry: Bisogna che la mente, l'anima e il corpo in armonia
siano divenuti insieme come 1112 .,solo strumento doile all'ispirazione
interiore: ispirazione che manca
di rado, ma che di rado trova lo-strumento pronto .
Molti grandi
filosofi fanno culminare
i loro
sistemi nell'estetica; invece altri ricercatori spirituali,
.hc hanno percorso la via mistica, arrivano a consi lerare l'estetica e il suo manifestarsi nelle forme
cl .ll'arte, come un elemento contrario all'ascesa dello
spirito, L'arte - dicono - gioia dei sensi, e peri sviluppa la sensualit dell'uomo, l'amore della
forma e per le forme, mentre la via dello spirito
un perenne
elevarsi oltre ogni forma, respingendo
da s l'apporto che i sensi danno alla coscienza,
.ipporto che puro inganno, pericolosa e dannosa
vanit.
r

D'altra parte un processo cos ricco come la Ricrca Spirituale, che utilizza tutte le possibilit del61

l'uomo, deve necessariamente


estetico.

presentare

un aspetto

E' facile osservare che le riferite affermazioni


di molti (mistici sono il risultato di un'esperienza
veramente,
ma unilateralmente
vissuta. L'ansia di
assoluto che ca;atterizza
certi orientamenti
mistici
fa s che l'individuo pensi di liberarsi da tutto ci
che sente come legame non superandolo, ma rinne-.
gandolo. Si arriva cos a quella brama di dissolu. zione di tutti gli elementi umani che sintetizzata
nell'anelito:
cupio dissolvi. (l)
La Ricerca Spirituale, nel suo complesso, _LassaL
pi completa e serena. Essa non concepisce astrattamente l'uomo come pura anima, ma lo segue nella
sua concretezza di uomo quale esso nell'attualit
di ogni momento del suo sviluppo. Ci che importa
che egli si metta coscientemente in cammino verso
la propria meta che la piena realizzazione di tutto
il suo essere. La via andr precisandosi e i mezzi
sono tutti buoni purch portino a un pi1 'alto-lic
vello ,della. coscienza.
Il problema dell'arte come elemento della spmtualit, un problema che va posto sul piano della
esperienza, non fuori di essa. (2) Noi constatiamo che
molti uomini ricercano veramente nell'arte un pi
(1) Brama di essere dissolto,
(2) Vedi in questa collezione: ~.rte.e

62

ricerc~"sp"iri~~1> ..

sottile godimento dei sensi, una fonte di piacere pm


raffinato, un modo di vita singolare e null'altro. In
questi esteti rileviamo una caratteristica c:!.eficenza di senso morale e 4.t aS2irazion~e religiosa che ci'
chiarisce subito come in essi non esista un vero ri- ,
sveglio spirituale.
Altri uomini cercano nell'arte un sollievo dalle
cure quotidiane,
o un passatempo
che designano
come attivit spirituale in contrapposto
alle preoccupazioni della Borsa o ai calcoli del bridge.
E' superfluo dire che tutto ci non ha nulla a
che fare con la Ricerca S'pirituale.Essa
invece considera l'arte come mezzo di sviluppo della coscienza,
c quindi di conoscenza trascendente. Arte parola
astratta. Di fatto c' un uomo la cui coscienza
salita nei piani vietati alla gente comune, dove
l'universo appare come Bellezza pura, come armonizzazione anche degli aspetti dissonanti. Egli tenta
allora, servendosi dei mezzi che gli appaiono pi
idonei e utilizzandoli
nel modo migliore (tecnica)
di portar~'" gli' altri uomini in contatto con la sua
visione. Cos crea l'opera d'arte, mediatrice fra il
mondo percepito da piccoli uomini e i piani pi alti
cl lla coscienza, rivelatrice di' un mondo in cui i
rapporti sono infinitamente
pi ricchi e quindi pi
reale, pi concreto; attivatrice dell'aspirazione
pi
profonda della coscienza: l'acquisto d~ potere creatore, E' questa potente cap~f-;imbolizzatrice
che
63

fa dell'arte una grande alleata della religione, un


mezzo principe per la Ricerca Spirituale. Non si pu
parlare per di arte spirituale che un'espressione
astratta senza reale contenuto, ma bens di ricercatori spirituali attraverso le vie dell'Arte. Cos intesa
la funzione dell'artista mediazione fra terra e
cielo, rivelazione di una realt pi alta, guida del'uomo alla sua meta gloriosa. Gli stessi attributi
della funzione sacerdotale convengono alla funzio'ne
dell'arte quando l'artista sia cosciente della sacralit del suo compito che diviene allora una forma
elevatissima di Ricerca Spirituale.
L'aspetto morale
Ci che particolarmente importante In questo
aspetto della Ricerca Spirituale sta nel fatto che,
come in ogni ricerca, deve essere ripresa in esame
tutta queIla struttura che abbiamo pi o meno consciamente ricevuto dall'ambiente esterno e che costituisce quella facile piattaforma conformista
delle
persone comuni. Abbiamo gi accennato che il processo dell'analisi intellettuale porta al dissolvimento
in tanti elementi di quella che per la coscienza
un'esperienza immediata e unitaria. Sottomessa la
esperienza morale a - questa analisi, pu diventare
assai difficile ricomporre l'unit sul piano intellettuale e corriamo il pericolo che non sappiamo riconquistare l'unit interiore. E' questo l'aspetto y-tricoloso della psicologia e particolarmente della psi64

co-analisi, quando la coscienza viene considerata come


fosse composta di tanti elementi, ognuno dei quali
avesse un'esistenza propria.
Per iniziare la ricerca morale necessario tenere
presente che !10n sono le forme che costituiscono la
morale stessa: ~a che esse sono la' manifestazionedi coerenze particolari le quali costituiscono il modo,
eli dispiegarsi della coscienza in una delle sue dimensioni. Allora le forme possono essere osservate
'"'o meno anche per il riflesso .che il nostro comportamento pu generare sugli altri, senza per questoessere vincolati a quell'ortodossia di principi formali che distingue con molta precisione le categorieeli bene e di male, ortodossia che Ges imputava
specialmente ai Farisei e che sempre si pu osservare nel cosidetto puritanesimo. Il punto di partenza
sempre Je~pe:ienza di essere, un essere che si
scopre e diventa sempre pi s stesso proprio attraverso lo sviluppo morale.
L'esistenza diventa allora possibile solo se sosten LI ta da una struttura di valori morali che l'indi viduo non contempla intellettualmente,
ma assume
come condizione della propria manifestazione che
determina non solo la realt dell'individuo, ma la
r .alt del mondo che lo circonda.
Scrive in proposito l'Abbagnano:
Il mondo nmarie per me un'apparenza, finch non ho deciso
di me stesso. Esso mi offre soltanto le mutevoli e
65

.Iabili prospettive di possibilit equivalenti tra le quali


sono senza guida. Esso privo di consistenza e di
seriet, un gioco futile nel quale si succedono vi-cende prive di significato, che non lasciano traccia.
Ma guando ho deciso .di essere ci che sono chiamato
.jld essere, "quando m'impegno a realizzare la so.stanza del mio essere, allora il mondo si pone e si
rivela davanti a me come una realt stabile e con.sistente, nella quale ci che accade non mi indifferente, perch incide su di me e sui miei compiti
e nella quale perci rulla accade d'in~tile.
E' quindi l'esperienza morale che fa s che l'uo'ma diventi uomo e che lo pone al centro del suo
universo di cui assume la responsabilit. E' proprio
l'esperienza morale, intesa come ~!?ntinua scoperta
-di ci che sono chiamato ad essere che permette
di far sentire all'uomo che la Jua essenza, la sua
realt, non un fenomeno, ma trascende continua~ente . il ~ondo degli automatis~i fenomenicir, Infatti l'universo fenomenico non pu essere che
-quello che , mentre il senso morale riconosce che
,)n ci che avviene c' qualche cosa di non giusto
(anche se matematicamente
esatto) e s'impegna a
utilizzare il determinismo della realt fenomenica
'come mezzo per attuare un mondo che sempre trascende tale realt.
E' quindi lo sviluppo della dimensione morale
della coscienza che crea la struttura di un mondo
ti6

metafisico (al di l delle cose fisiche) realizzando


11 quale l'uomo sente di realizzare s stesso nella sua
genuina natura, non pi commisurabile con le grandezze del mondo fenomenico, ma in cicli di sviluppo della coscienza, cio nel ~~lizzarsi come esi.sten~;. I val~ri che l'uomo riconos~e e attua in quanto validi per il suo farsi uomo rappresentano il
Bene, mentre che la negazione o la non assunzione
di tali valori gli fa sentire la sua decadenza verso
il non-essere, la non qualificazione, il buio fondo
del Caos, del Male da cui l'uomo continuamente
emerge. E' questa esperienza, tutta interiore, che
pu orientare il comportamento dell'individuo che
scopre con sempre maggior evidenza di essere
in quanto un essere morale.
L'aspetto sociale
Lo sviluppo del senso morale non pu essere
-qualche cosa di autonomo, ma intessuto da infiniti
rapporti con tutti gli altri aspetti dell Ricerca Spirituale che, come abbiamo detto, si dipartono e ritornano in quella unit-totalit che la Coscienza.
Perci abbiamo chiamato questi aspetti dimensioni
della Coscienza solo come analogia con 'quella ch'si presenta come realt empirica dello spazio. VoIcndone parlare noi dobbiamo sottoporre questa unit
al processo intellettuale che richiede distinzioni e
definizioni che noi possiamo fare purch teniamo
presente la loro relativit.
67

Vediamo quindi come l'aspetto morale della Ricerca Spirituale sia legato particolarmente
con lo.
aspetto religioso, di cui tratteremo in seguito, e C(lU
l'aspetto sociale. E' proprio lo sviluppo morale che
ci fa sentire che non possiamo diventare uomini se
non realizzando l~ ~nostra umanit, assumendone la
responsabilit.verso
gli '!l..!ri uomini ~entiti come Coscienze in sviluppo da cui continuamente
riceviamo,
verso cui irradiamo gli elementi per costituire l'esperienza umana. Se ci mancasse questo contatto e
questa assunzione di responsabilit
la nostra Coscienza non avrebbe possibilit di sviluppo e rimarrebbe come un punto luminoso isolato in un infinito
senza punti di riferimento.
Seri ve il Blondel (1) :
!:-'uomo non basta a se stesso; deve agire per
gli altri, con gli altri, per mezzo degli altri. Non
si possono accomodare per noi soli gli affari della
nostra vita. Le nostre esistenze sono talmente legate che impossibile concepire una sola azione
che non si stenda in ondulazioni infinite, molto al.
di l del fine cui pareva tendere. Le pi insignificanti possono andare a turbare, a grande distanza,
una vita oscura, far uscire uno sconosciuto dal suo
egoismo e provocare colpe o devozioni che nel loro,
complesso concorrono alla tragedia umana. I-dL co(l) Blondel - L'azione - Val. I, pago 181 - Vallecchi edit

68

.scienza individuale,
uni versale .

lo si sappia o no, ~ una coscienza

Ne deriva che l'uomo diventa tale in quanto pi


strettamente si sente legato dai rapporti sociali. Tali
rapporti, cos intesi, non costituiscono pi un limite
o un vincolo esterno, ma diventano gli elementi costitutivi dell'individuo
stesso in quanto li assume
come essenziali al suo sviluppo. In altre parole potremmo dire che la misura dello sviluppo del sin- _
gole il suo sen;:; di responsabilit verso gli altri
UOmInI.

Del resto anche nel linguaggio comune noi diciamo


che un uomo maturo quando si assume la responsabilit delle proprie idee e dei propri atti . Il
giovane maturo quando assume la piena responsabilit della propria vita e poi la responsabilit della
propria donna, della propria famiglia per arrivare
poi alla pienezza della propria maturazione
attraverso l'assunzione di sempre pi vaste responsabilit
entro la propria sfera sociale.
Ci troviamo cos di fronte al riconoscimento dell'aspetto sociale come elemento essenziale alla ricostruzione della realt umana. L'uomo non ci apparir pi come homo sapiens e meno ancora
come homo economicus , ma come homo hu-,
manus s in quanto il suo diventar uomo si compendia nella sua volont e capacit d'incarnare nella
propria vita i valori umani.
69

Scrive in proposito il Maritain (1): L'uomo,


avendo naturalmente bisogno dei suoi simili, non.
soltanto per assicurarsi la vita materiale, ma altres
per realizzare la sua opera specifica, che di progredire nella vita razionale, un animale naturalmente sociale e politico.
Il problema tanto pi importante perch ne]
periodo attuale esso diventato preminente. Il turbamento profondo che ora investe il mondo originato' dal fatto che un numero sempre pi vasto di
individui costretto a prenderne coscienza e quindi
ad assumere le proprie responsabilit.
Per meglio intendere la portata di tutto ci,
necessario rendersi conto che con la parola valore
s'intende qualche cosa che non frutto di ragionamento o di una serie di esperienze. E' qualche cosa.
(un quid) che sentiamo che deve essere e lo sentiamo con tanta sicurezza da assumere l'impegno di
attuarlo con tutte le nostre possibilit. Non solo,
ma sentiamo che tale valore deve venire inteso ed
attuato anche negli altri, cio deve diventare un elemento strutturale della umanit.
Abbiamo gi accennato alla esigenza di universalit dei valori parlando dell'aspetto estetico e qui
possiamo aggiungere che il filosofo Kant ha affer(1) Maritain - Religione e cultura - Ed. Guanda 1938.
70

mato la sua prima norma morale: Agisci soltantosecondo quel criterio che tu p~ssa volere che_diyen-
ga, nello stesso tem 0, una legge universale. Una
tale norma trascende l'individuo singolo e lo porta.
a realizzarsi in quanto esso si riconosce parte di una.
universalit entro la quale possibile la sua realiz-zazione. Come corollario della prima norma kantia-
na discende la seconda: Agisci in modo da far uso"
della umanit, sia nella tua stessa persona, sia in
quella d'un altro, ~12Ie_come
fine, mai come.
mezzo .
Tutto il turbamento morale che travaglia l'assestamento della nostra civilt pu trovare in questa
norma il suo continuo riequilibramento rinnegando,
ogni forma sociale entro la quale l'uomo diventi oggetto. Il pericolo che una simile posizione disumana
possa affermarsi sta nel fatto che seguendo senza.
critica il processo della scienza che pone come P>
stulato l'esistenza di un mondo obiettivo, anche
l'uomo stesso finisce per pensarsi come oggetto.
Inoltre, per fissare le idee, pensiamo alla giustizia, che non il diritto scntto, ma un valore chedobbiamo realizzare in noi come singoli e farlo as-
sumere anche dalla societ.
Esso al di l dell'uomo fenomenico perch non
rappresenta un utile, tanto che possiamo arrivareal sacrificio della vita perch questo valore possa
attuarsi.
71

La sintesi di tutti i valori e la garanzia dell'uni'versalit e permanenza di essi non costituisce un


.mondo fenomenico, ma un sopramondo
(in rapporto ai fenomeni fisici e biologici) entro il quale
.l'uomo, come tale si realizza. L'uomo come coscienza sente che il suo sviluppo tutto nell'incarnazione
.di tali valori che dipendono da lui solo per la forma
'particolare che possono assumere nella manifesta.zione indi vid uale.
Questa posizione fa s che l'uomo diventa tale
.realizzando entro l'umanit ci che continuamente
trascende lui e il mondo attuale. Il senso sociale
.stato visto da un certo idealismo come una maledizione dell'uomo (ricordarsi che nella Bibbia Caino
-ci viene presentato come il fondatore della prima
.citt) che lo ha trascinato con sempre nuovi limiti
ad incarnare una nuova umanit sempre pi demoniaca. Questo idealismo non vede che l'uomo non
un vero uomo se non lo si coglie nella realt del
.suo farsi e proietta una umanit edenica (cio
dell'Eden) senza sviluppo di sempre nuovi valori
.a cui corrispondono necessariamente i dis-valori. Noi
non siamo uomini, pensando all'uomo dei 100.000
anni prossimi, ma }tiamo di ven~ll.do~ assumendo
sempre di pi l'aspetto sociale -che un valore visto
da un aspetto positivo e un dis-valore dal lato dell'ombra.
-

La prova dell'indissolubilit
12

dell'uomo

dall'unit

sociale, la possiamo individuare nell'espressioni nostre pi normali. Per esempio noi pensiamo che
certi oggetti siano uguali o pressapoco per un'altro
e questo il concetto di realt poich se pensassimo di non vedere come vedono gli altri dubiteremmo
delle nostre facolt mentali. Perci la nostra mente
pensa come una cellula della mente (ipotetica) della
umanit. In altre parole bisogna pensare che la
totalit preesiste alle parti e che queste sono parti
perch noi le pensiamo come parti di un tutto. Il
concetto evoluzionistico crede ingenuamente che le
parti, aggiungendosi le une alle altre, cio sviluppandosi, finiscano per formare la totalit: invece il
contrario. Una ghianda si sviluppa in quel modo
perch condizionata e plasmata dallo schema della
quercia e tutti i momenti del suo sviluppo sono
momenti di sviluppo appunto perch in realt la
totalit preesistente l'organismo intero. Un monumento costruito aparentemente mediante la sovrapposizione di pietre e marmi; per questa sovrapposizione non potrebbe mai diventare altro che
un ammasso di materiali se non preesistesse l'idea
dell'artista che la totalit sintetica preesistente che
d senso e valore a ogni sovrapposizione di pietre.
L'evoluzionismo vede il movimento creativo dal
basso e quindi vede crescere il monumento giorno
per giorno obbedendo a leggi di statica e coesione
.ed ha concluso che nelle fondamenta (protozoi) ci
73

doveva essere in potenza tutto lo sviluppo successivo regolato da leggi evolutive. Ma cos come
per il monumento, ~oi uomini non possiamo esistere come tali senza l'uomo sociale sintesi totale
dei vari individui che compongono l'umanit.
L'aspetto religioso
Taluno mi chiede allora se la Ricerca Spirituale
non una religione o almeno una forma religiosa.
Devo rispondere s e no. Se per religione s'intende una credenza comune, un corpo di dottrine basate su proposizioni dogmatiche, allora la Ricerca
Spirituale non affatto una religione. Se invece ci
riferiamo al senso religioso, in quanto la nostra coscienza pi intima si sente attratta da un Bene che
presente infinitamente pi grande e pi alto di ogni
altro bene e tende a congiungersi fino ad unificarsi
con esso, allora questo veramente l'essenza della
Ricerca Spirituale. E poich la ricerca di questo Bene,
questo pre-sentimento del divino la sostanza attiva di tutte le religioni, rileviamo che la Ricerca
Spirituale costituisce il dinamismo interiore di tutte
le religioni.
Sotto questa spinta ogni religione si sviluppa secondo i tempi, i popoli, l'orientamento datole dal
suo fondatore. Finch essa anelito verso il Divino,
ricerca della via che conduce a questa mistica unione, essa rimane una Ricerca Spirituale, quando poi,
74

distendendosi nel tempo e allargandosi nello spa~lo,


viene accolta da grandi masse le quali non hanno
la possibilit di mantenere la tensione indispensabile
per tale ricerca, e trovano invece pi facile di credere nell'esperienza altrui e di accettare le conclusioni formulate da altri, allora ogni religione diviene
un sistema dogmatico e con ci cessa di essere una
Ricerca Spirituale.
A vviene allora un fatto che solo colui che esserva le cose in superficie pu giudicare strano. Le
forme di cui si rivestita una religione (dogmi,
riti, tradizioni) non hanno pi alcun significato per
gli spiriti pi svegli e perci la loro sete di ricerca
li porta ad allontanarsi e talvolta a rinnegare la loro
r ligione. Essi allora cercano per altre vie, in altre
r ligiani, nelle filosofie, nei fenomeni occulti e cos,
s nza rendersene conto subito, si riportano su quella
.orrente spirituale che un giorno ha generato l'abbandonata religione e risalgono alle sue fonti attraverso la negazione di tutto ci che si obiettivato
in una forma temporale.
Allora, talvolta improvvisamente, quasi come una
rivelazione, scoprono che quei formalismi religiosi
<1:\cui erano rifuggiti altro non sono se non la for111:1
apparente, la manifestazione esterna di una
l' rande esperienza spirituale che per essere proiet1:\1 a su piani inferiori di coscienza ha dovuto obietI ivarsi in miti, in simboli che ora diventano traspa75

renti per
ricercatori, in quanto sentono di vivere
l'esperienza originale che tali forme ha generato.
Da ci nasce una nuova comprensione che li riporta
all'antica religione che ora in parte intendono con
pi profondit, in parte intuiscono come un preannunzio di verit, e che in ogni modo riconoscono
come un mezzo, come una via, per l'ascesa delle coscienze verso pi alte esperienze.
Indubbiamente; posto il carattere religioso della
Ricerca Spirituale in questi termini, siamo di colpo
tacciati di eresia. Infatti ogni religione non pu costituirsi n svilupparsi se la eresia non viene a depurarla e farla ritornare alle proprie origini.
In fondo anche le lotte umane che sembrano
avere tutt'altro carattere, come quelle attuali, sono
essenzialmente religiose, perch si fondano su una
concezione universale della vita, su una responsabilit dell'individuo singolo verso l'umanit, su costruzioni ideali che trascendono la realt attualmente
sperimentata; tutti caratteri della ricerca :religiosa,
particolarmente messa in luce dal fatto che gli avversari o invocano Dio o lo rinnegano cio affermano o rinnegano una. determinata concezione
di Dio. Sempre gli eretici, che rappresentano gli
uomini pi impegnati in questa ricerca, poich per
essa osano sfidare le forme religiose gi fortemente
costituite, sono stati accusati di rinnegare Dio, mentre compivano un tentativo di porre le basi di una
76

pi soddisfacente' impostazione dall'assillante problema. Perci vediamo che tutti i fondatori delle
grandi e piccole' religioni sono eretici di quelle gi
costitui te.
Il Budda esce dalla grande costruzione religiosa
dell'Induismo, Ges attira su di s, come bestemmia,
le ire dei tutori della Legge ebraica, Maometto si
presenta come dichiarato rinnegatore del politeismo
del mondo arabo, e Giansenio e Lutero e mille altri spiriti, cos fortemente religiosi, si presentano
sotto l'aspetto ereticale e perci vengono accusati di
rinnegare il vero Dio.
. In fondo anche noi, appunto perch ricercatori,
siamo pi, o meno eretici; e se siamo stimati poco
pericolosi proprio perch non dimostriamo di ess~re veramente e decisamente impegnati in questa
ncerca.
Sentiamo per tutti, e con noi tutto il mondo, il
bisogno di una impostazione pi comprensiva, pi
nostra, pi coerente coi nuovi problemi umani.
. Il modo pi comune, vorrei dire pi volgare,
di porre il problema quello di chiedere se Dio
" D oman da ch e non puo' avere una
:" o non ce.
risposta perch trascura ogni impostazione sensata.
r 1.1 fatti se si pretende di raggiungere una impostazione razionale, si arriva a ridurre Dio ad un con. .Lto, cio un prodotto della mente umana. Se invece lo considero qualche cosa al di l di Oglll mia
77

possibile esperienza, anche intuiti va, io non posso


dire se esiste o no se non per quel tanto che lo esperimento e perci la sua esistenza viene chiusa entro
i limiti della mia possibile esperienza, limiti di tempo e spazio, causa ed effetto che non sono evidentemente applicabili a Dio. In tal modo quelli che
credono a un Dio cos fatto meritano l'appellativo
di idolatri perch adorano un idolo, sia pur mentale.
C' poi il problema: dove sia Dio, se in noi
o fuori di noi. Come abbiamo visto noi (per ragionare) dobbiamo fare di Dio un elementod~fa nostra razionalit; quanto pi Dio compreso in
questa razionalit tanto pi diventa a nostra immagine e somiglianza. Ci troviamo cos, dice l'ateismo
filosofico, in una situazione di primitivi, che costruivano gli idoli in forme antropomorfe.
Conseguentemente se ci poniamo il problema di
Dio dobbiamo concludere che egli non pu essere
in nessun luogo al di fuori della nostra coscienza.
improvvisamente ci accorgiamo che tutte le religioni ci avevano sempre ripetuta la stessa cosa. Dio non ovunque, cio nel tempo e spazio dei
fenomeni, ma in uno stato di coscienza che trascende la manifestazione.
L'induismo
infatti chiama la manifestazione
Maya, cio illusione (dei sensi) e il Budda c'insegna che la realt non sta in un Dio fuori di noi,
ma in uno sviluppo di coscienza che trascende ogm
78

percezione, il Nirvana senza tempo e senza spazio


che sembra identico al continuum
tetradimensionale della matematica moderna, cio in un mondo
a quattro dimensioni, senza fenomeni, perch senza
possibili mutamenti o distinzioni di parti. La Bagavad Gita afferma che Dio oltre ogni manifestazione e che la sua natura coscienza . E' per
questo che Mos non volle che Dio fosse raffigurato in nessuna forma, neppure concettualmente,
prescrivendo: Non nominare il nome di Dio .
Parimenti nella Cina, Lao-tsu avverte nel I versetto
del Tao-re-King : Il Tao che pu essere nominato
non l'eterno Tao . Ges insegna che solo dentro
di noi possiamo trovare quella Verit che ci far
liberi e S. Agostino avverte: Non voler andare ..
fuori di te, nell'uomo interiore alberga la verit .
Per noi la divint una continua conquista della
oscienza che, attraverso il suo sviluppo, riconosce
scmpre pi se stessa come creatrice delle forme fenomeniche ed qU!l1dTsempre al di l di esse. Com~
prendiamo cos che la Genesi contiene una rivelazione sempre nuova, che Dio ha fatto l'uomo a sua
immagine e somiglianza, cio una coscienza creatri.c, E' appunto questa scoperta che ci permette di
lare un senso concreto alle parole di S. Paolo: In
Lui siamo, in Lui ci muoviamo, in Lui abbiamo
il nostro essere . Questo presto detto ma non
l' alizzabile
che come tensione della nostra vita che
diventa un bisogno d'amore che tender ad urursi,
79

come sempre l'amore, con la pers0'na 0' la cosa


amata. Questa unione ci appare sempre incompleta
fino a che non arrivi addirittura alla fusione totale
nella quale il possedere e l'essere posseduto si fondono
come due aspetti dell'unione stessa.
La tensione per oltrepassare i limiti dell'esistenza
personale per raggiungere cos 'l'esistenza totale c,?stituisce quella dinamica del senso religioso che fa
acquistare il carattere dell'amore, che messo. in
tanta evidenza dalla ricerca mistica. Di0' perci non
pu venire pensato n sentito come un essere, perch
allora sarebbe separato dal non-io, ma rappresenta
i'esistenza assoluta che la sola esistenza di cui tutti
gli esseri sono ;;petti relative e nella quale tendono
a reintegrarsi cio a ritrovare se stessi come unit
- totalit.
Conseguentemente
Dio non pu essere che la
nostra continua tensione verso il compimento del
.~ostro essere, l'aspirazione a congiungerci con noi
stessi e per conseguenza Dio, non pu esistere se
non come esperienza d'amore. Se non siamo capaci
di questa tensione non solo si spegne ogni senso
religioso, ma ogni nostra attivit (vita compresa) non
ha pi n significato, n giustificazione e da ci
deriva un pessimismo assoluto. Si conosce Dio in
grazia e dentro il movimento d'amore che ci porta
verso di lui, in quanto gli si rassomiglia e si tende
a rassomigliargli sempre pi. Il che riconferrna che
80

Dio ci conosciuto per la sua vita stessa in noi;


nel travaglio della nostra stessa deificazione. In
questo senso si pu ben dire ancora che, per noi;
Dio non , ma diviene. Il suo divenire il nostroprogresso s~sso e, come ogni progresso, non po-
trebbe essere oggetto che d'intuizione vissuta, non.
di analisi concettuale . (1)
Data questa trascendenza e assoluta universalit
fuori del tempo ne deriva che Dio la garanzia
dell'esistenza,
permanenza
e arrnonizzazione
di
tutti i Valori. Per se noi pensiamo che esistono
valori logici, morali ed estetici ognuno dei quali
pretende d'assorbire tutta la realt, sorgono dei conflitti che sono insolubili. Il Miinsterberger ne deduce che: Deve esserci dunque una valutazione superiore che abbracci tutto il mondo dell'esperienza
c delle sue valutazioni; devono esistere dei valori
metafisici, posti al di sopra dei logici morali ed estetici ed inerenti ad una realt ultima concepita come
conciliatrice dei valori, ed assicuratrice dei medesimi
nell'eternit; a questa realt ultima si riferiscono religione e filosofia, la prima in modo immediato espontaneo la seconda in modo riflesso e consape
vole
(2) Dal punto di vista religioso Dio in
quanto oggetto di fede, si unifica col principio dellaconservazione del valore attraverso a tutte le oscillazioni e a tutte le lotte . (3)
(1) Le Roy - Come si pone il problema di Dio - Ed. Athena ..
(2) Ranzoli - Dizionario di scienze filosofiche.
(3) Hoffding - Filosofia della religione.
81.

Senza moltiplicare le citazioni diremo che que.sta concezione di Dio si affermata nella cultura
moderna specialmente attraverso quella vasta scuola
di pensa tori che va sotto il nome di storicismo te-desco (Dilthey, Simmel, Splenger, Eucken, ecc.).
Per conseguenza Dio non esiste come un EsseTe separato in quanto non pu venir concepito
come esistenza che sempre limitata nel tempo e
.nello spazio. Non pu aver nessun attributo (buono,
giusto, ecc.) perch questo impedirebbe
che fosse
anche il suo contrario;
infatti la volont di Dio
non pu essere ingiusta, perch allora esisterebbe
una Giustizia che lo trascende. E neppure Dio pu
essere ridotto a concetto razionale. Dio in una parola Mistero e noi ogni giorno lo conquistiamo.
L'aspetto

esoterico

Quando si parla di esoterismo, sarebbe sempre


meglio... tacere. Infatti si corre per lo meno il rischio di dire troppo e troppo poco. Troppo per coloro che hanno una scarsa pratica dell'argomento,
e se ne formano quindi un'idea stravagante; troppo
poco per coloro che se ne sono interessati con una
-certa profondit, perch subito rilevano che esso
ben altra cosa da quello che se ne pu dire in note
di carattere informativo.
Abbiamo
82

gi parlato

della costruzione

del Tern-

pio, ma ora
come simbolo

riprendiamo
iniziatico.

quest'idea

del

Tempio

Senza pretendere di voler scoprire, e neppure


indagare, quali occulti significati possa avere tale
simbolo, possiamo, coi nostri mezzi normali, comprendere facilmente come l'immagine
del Tempio
e della sua costruzione, contenga una grande ricchezza di analogie: ad esempio la nostra personalit
psicofisica pu essere considerata come sede di una
scintilla divina; pu quindi essere paragonata
ad
un Tempio ed allora la costruzione di questo significherebbe tutto lo sforzo di autoeducazione che noi
dobbiamo compiere per far s che la nostra personalit diventi sempre pi idonea alla sua funzione
di manifestare il divino sul piano umano.
Nella costruzione
di un Tempio
confluiscono
tutte 'le capacit dell'uomo. Per fissare le idee, pensate ad un tempio gotico. Esso non solo una
mole di pietre e marmi equilibrati staticamente. La
sua ragione di essere sta nella sua funzione di esprimere una viva aspirazione verso il Mistero. Ma tale
slancio non pu essere espresso da un caotico adergersi di pinnacoli, bens da un equilibratissimo movimento ascensionale che tanto pi diventa movimento ardito quando pi la statica solidamente stabilita. L'arco a sesto acuto sembra sintetizzi in s i
due movimenti dello slancio verso il Divino e del
ripiegarnento
verso l'umano, comprendendo in s
83

quanto pi cielo possibile. Tale aspirazione verso


il Mistero pu essere quindi sentita come la maggior quantit d'amore verso il Divino che pu essere espressa dall'equilibrio
architettnico
dell'insieme,
Tale equilibrio
architettonico non arriverebbe
mai ad adeguarsi alla finalit per cui il Tempio
costruito se i suoi rapporti non rispondessero ad
un'armonia
estetica che appare determinata
dalle
esigenze statiche della costruzione, ma che invece
nasce dall'armonia interiore ed originale dell'artista,
ed essa che sente come necessari quei determinati
rapporti che poi il calcolo provveder a rendere
praticamente
realizzabili.
Oltre all'estetica architettonica, tutte le arti collaborano armonicamente alla costruzione del Tempio. La poesia, nata dallo stato d'animo dell'artista,
aleggia intorno al Tempio; la Scultura riempie e
vivifica gli spazi, la pittura illumina le pareti; l'organo, il solo strumento architettonico, fa sentire che
la musica un elemento essenziale perch il Tempio compia la sua funzione; canti, luci, ombre, profumi, spazi e masse, legati in una unione cos intima da apparire necessaria, convergono verso la
apoteosi architettonica e spirituale del' Tempio, all'altare al cui centro si celebra il sacro Mistero del
Divino che diventa umano. A servizio di tutto questo sta la Ragione che tramuta in freddo calcolo le
84

esigenze dello Spirito, affinch esso trovi sulla terra


alle possibilit
una degna espressione, adeguata
umane.
Non occorre certo uno sforzo di fantasia per rilevare come tutto questo confermi l'analogia tra la
costruzione del Tempio e lo sviluppo dell'uomo
nella sua dinamica manifestazione. Pi approfondiremo, pi arricchiremo questa analogia e pi ci
renderemo conto che la costruzione del Tempio non
rappresenta una felice immagine, ma un vero e
proprio simbolo vivente. Ci significa che esso non
solo pu far sorgere nella mente delle analogie, ma
ha in s il magico potere di elevare il livello della
coscienza di colui che lo contempla, cosicch questi,
sia pure per un momento, entra in un particolare
stato di grazia nel quale intende chiaramente delle
cose che nello stato abituale di coscienza non poteva
neppur supporre. Questo stato svanir, e con esso
anche l'improvvisa illuminazione, ma lascer nell'animo la certezza che la contemplazione di quel
simbolo pu rinnovare il miracolo. Da questo nasce
ci che tecnicamente si chiama meditazione , che
un processo psicologico, elaborato attraverso una
millenaria esperienza, .ma che ognuno pu ritrovare
nella sua forma pi semplice per mezzo di uri'ascoltazione interiore. Col ripetersi del momento dell'illuminazione,
questa va fissandosi nella coscienza,
finch viene a far parte dello stato normale di essa.
Ma allora la meditazione porter a nuove illumina8i

zioni ed in tal modo lo sviluppo della Coscienza


verr enormemente accelerato.
I simboli che hanno il potere di cogliere tale
funzione sono i simboli iniziatici. Il simbolo della
costruzione del Tempio essenzialmente di carattere
iniziatico perch rappresenta l'iniziatica stessa.
Se io dovessi seguire i metodi iniziatici, a questo
punto non dovrei pi continuare per lasciare che voi,
da soli, cercaste di penetrare pi a fondo il significato
di quanto vi ho detto, ma dato il carattere puramente
espositivo di queste note, sar utile analizzare maggiormente l'idea di simbolo in generale, cio approfondire il rapporto che passa tra la realt e la sua
rappresentazione simbolica.
Come abbiamo gi brevemente accennato, i dati
che i nostri sensi ci portano, e che noi chiamiamo
realt, non sono che la reazione della nostra mente
agli stimoli che ci provengono dal mondo esterno.
Quindi tale presunta realt soggettiva e la sua
obiettivit sta solo nel fatto che la maggior parte
degli uomini reagisce agli stimoli in un modo, se
non identico, almeno molto simile. Ne consegue che
la mente non pu sapere quale realt esiste (e se
esiste) dietro queste sue reazioni e perci le nostre
percezioni sono la trascrizione, in forme a noi in"
telliggibili, _del Mistero dell'Universo. Esse hanno
quindi il carattere di veri simboli. La gente comune
prende per realt il simbolo e da ci risulta che non
86

possiamo dire
illusione, ma
gente comune
uno potrebbe
mondo perch

che quella che chiamiamo realt sia'


che illusoria la forma con cui la .
considera la realt. Nello stesso modoilludersi di conoscere e possedere il.
possiede., un mappamondo.

Osserviamo ancora che ci che noi chiamiamo'


realt non solo costituita dai dati dei sensi, ma
dalla elaborazione che la mente fa con questi dati
mettendoli in rapporto fra loro. Vi sar facile rilevare che tutti i sostantivi non sono che dei razb
gruppamenti di sensazioni diverse (quadratino, bianco, ruvido, dolce = uguale zolla di zucchero), che gli
aggettivi non sono che giudizi cio comparazioni
(rapporti) fra le diverse cose. Pi la mente capace
di simili operazioni, pi la consideriamo sviluppata
e ne prova un linguaggio pi ricco e pi preciso.
Ma la coscienza non ha solo a disposizione la
mente per stabilire i rapporti fra s e l'Universo ..
Morale, estetica, mistica sono alcune fra le molte
altre possibilit. Come abbiamo gi rilevato, la coscienza investe l'oggetto con tutte le sue possibilit
e quindi questo apparir tanto pi ricco, pi importante, pi rivelatore quanto pi la coscienza sar
sviluppata. Ad esempio un artistico vaso cinese apparir ad uno zotico solo una cosa curiosa, mentre ad un
intenditore riveler un mondo culturale ed estetico,
eppure ambedue vedono materialmente
lo stessovaso.
87

Cos
'quanto
.chezza
scienza

ogni opera d'arte costituisce un simbolo in


contiene in s il potere di rivelare una ricdi significati e di rapporti che la nostra conon era prima capace di cogliere.

Su qualunque aspetto della vita noi portiamo la


nostra attenzione esso diventa un simbolo .. Le paTole scritte sono simboli grafici delle parole suono,
<che pure sono simboli dei concetti, che a loro volta
'sono simboli del pensiero, che infine simbolo
.della coscienza totale.
Ricordiamo che un simbolo la realt percepita
'in un piano superiore che viene adeguata a coscienze
che si trovano in piani inferiori. C' quindi una
'intima corrispondenza
fra il simbolo (rappresentazione) e la realt da cui esso emana. Una carta to:pografica ad esempio, la proiezione in scala ridotta e
su di un piano, di una regione a tre dimensioni.
Attraverso lo studio di essa noi possiamo far ci una
idea della regione tanto pi precisa quanto pi dettagliata la carta e quanto pi ricche sono le nostre conoscenze delle proiezioni topografiche che,
per ragioni pratiche, assumono una forma simbo'lica. Analogamente, come abbiamo osservato parlando
.della ragione, l'immagine di un uomo la proiezione
-del suo corpo su uno specchio. Per quando pensiamo
.a noi stessi facciamo una immagine molto pi complessa di quella che lo specchio riflette, poich non solo
visiva, ma rappresentativa di tutto quel complesso
88

che chiamiamo noi stessi. Studiare noi stessi significa quindi approfondire la conoscenza dell'immagine di quello che veramente siamo. Questa pi
profonda conoscenza ci rivela che la nostra persona,
che credevamo fosse tutta la nostra realt, simile
alla maschera che nelle tragedie antiche (e ancora
in oriente) gli attori mettevano sul volto per simboleggiare un determinato carattere, facendo risuonare la voce attraverso di essa (persona, da per-sonare = risonare attraverso). Ci accorgiamo cio che
la nostra personalit il simbolo di noi stessi, mentre noi siamo... il Mistero (l'uomo, questo sconosciuto). l'J' basta. Se ricordiamo che possiamo conoscere l'universo per quel tanto di corrispondenza
che siamo capaci di stabilire fra esso e la nostra coscienza, concluderemo che noi conosciamo l'universo
per quel tanto che esso si riflette in noi. Perci
quello che noi chiamiamo universo semplicemente
la proiezione simbolica della realt dell'universo. Da
questa corrispondenza
deriva l'affermazione esotefica: Cos in alto come in basso , che significa
he l'immagine un microcosmo, in quanto riprocluce in s tutto il cosmo.
Nelle moderne torri solari si cerca di conoscere
il sole studiandone un raggi.o. Infatti ogni macchia
li sole non che la proiezione del sole stesso ed
.ssa pu rivelarci tutto il sole. Cos nell'atomo si
riflette l'universo stellare, cos tutto il cosmo si rifI .tte in ogni sua parte, e perci da ogni forma .(sia
89

pure una goccia d'acqua) noi potremmo


risalire
fino ... al Mistero. Ma questo pu avvenire solo per
mezzo dello sviluppo della nostra Coscienza, cosicch sviluppo di Coscienza e penetrazione
del Mistero sono termini inscindibili, tanto inscindibili che
possiamo pensare che nel momento in cui la nostra
Coscienza raggiungesse
il suo totale sviluppo, noi
saremmo giunti alla conoscenza assoluta cio saremmo identificati con l'Assoluto stesso. Ma allora il
Mistero cesserebbe di esistere e con esso la Coscienza
in quanto essa esiste come l'altro polo del Mistero.
Con la fusione dei due poli l'universo verrebbe dissolto; svanirebbe cio il simbolo perch noi conosceremmo la Realt. Soltanto perch la mente, che pur
bisogna sviluppare per rendere possibile l'esperienza
umana, non pu contenere la totalit della Coscienza,
noi siamo costretti a scindere la conoscenza in tempo
e spazio e quindi a dover percepire le forme in
quanto occupano uno spazio e i fenomeni in quanto
si svolgono nel tempo, costruendo cos quell'immagine mentale (simbolo) che noi chiamiamo la Realt.

Non qui la sede per trattare dell'esoterismo nel


suo valore, solo ho cercato di suggerire qualche analogia per far intendere
che la Ricerca Spirituale
deve, necessariamente,
ad un certo livello diventare
esoteri0!-, poich altrimenti essa non -porterebbe
ai pi alti sviluppi della Coscienza, Infatti, quando
per vie diverse, il discepolo ha portato il livello della
sua Coscienza ad un certo grado" necessariamente
comprende, per evidenza, delle cose che prima, pur
conoscendole intellettualmente,
gli sembravano anche inarrivabili od astruse e perfino contrastanti affermazioni. Egli !lOD-pU comunicarle se non a coloro che abbiano avuto la stessa esperienza, perchl
_non sarebbero intesi o lo sarebbero solo intellettualmente, cio in un piano nettamente inferiore. Pe;ci il discepolo deve riferire non la propria esperienza totale, ma solo quel tanto e in quel m;do
che pu essere capito da chi ascolta. Da ci derivano
espressioni che molte volte appaiono oscure o contrastanti colla logica; le frequenti analogie, le parabole, gli apologhi.

Ora possiamo comprendere


meglio l'importanza
della costruzione del Tempio che simboleggia (e rivela) la costruzione dell'uomo e nello stesso tempo
dell'universo, cio la Creazione, che assume significato dallo sviluppo della coscienza umana in quanto
questa sempre meglio riconosce s come proiezione
del Divino, cio come Tempio, simbolo e sede d
esso.

La gente comune ne conclude che gli iniziati


cercano di mantenere segrete le loro conoscenze o
le rivelano in modo da deviare la mente di chi
ascolta. Cos l'uomo comune si mette nella condizione ideale ... per non capire. Non ha senso il dire
he la conoscenza iniziatica non deve essere rivelata
ai profani. Essa non pu essere rivelata. Tutto l'univ rso squaderna -dinanZI ad ogni Coscienza tutta la

90

91

Realt e tutta la Verit possibili, ma essa non pu


far altro che ridurla al grado del proprio sviluppo
e quindi ogni Coscienza degrada al proprio livello
il valore di una realt-simbolo pi elevata. Perci
se un iniziato pretendesse rivelare la propria Verit
al profano direbbe una falsit, poich non terrebbe
conto della degradazione che essa subirebbe fatalmente in una Coscienza profana. Egli non potrebbe
esprimerla che scegliendo quei simboli (parabole,
apologhi, esempi, immagini, analogie) che permettono al profano di ricavarne un'idea che possa, in
qualche modo, essere inquadrata nella propria visione d'insieme del mondo, pur essendo obbligato
ad estenderla un poco, mediante un atto d'intuizione.
Quando invece la conoscenza esoterica sperimentata, essa si presenta non come una delle varie
vie di ricerca, ma come la sintesi, come il compimento di ogni forma di conoscenza.
Potremo allora ritornare
alla filosofia e alla
scienza, ma utilizzandole come mezzi per adattare
la nostra Vita assoluta a quella relativa. Prenderemo allora coscienza del vero valore di questa vita
terrena che, analizzata dalla mente, ci appariva una
fantasmagoria senza senso; riconosceremo che essa
una nostra esperienza creativa, poich, per mezzo
di essa, stiamo creando un mondo a nostra immagine e somiglianza, manifestando cos il potere divino della nostra Coscienza: la capacit di crea92

re. (1) In tal modo viene a realizzarsi come espe-rienza Immediata, quello che la filosofia moderna
si protende a "voler dimostrare": che l'universo non
che la fenomenologia dello spirito.-"
I discepoli "
Evidentemente,
ogni sviluppo della Coscienza,
che nello stesso tempo conoscenza e realizzazione
di s stesso, deve portare una maggior conoscenza
e conferire un maggior potere; conoscenza e potere
derivanti dall'essere un collaboratore sempre pi influente nell'opera della creazione, simboleggiata dalla costruzione del Tempio; di diventare cio un
muratore
come detto in linguaggio iniziatico,
di cui spesso si erroneamente abusato.
La differenza fra profani e discepoli nella via
esoterica non consiste in speciali poteri psichici, o
nella conoscenza di particolari verit, o nella accettazione di particolari discipline, ma semplicemente in
una attitudine spirituale. Mentre il profano considera
le cose, gli esseri, gli eventi, i sistemi, la vita, come
Realt, il Aiscepolo li considera dei simboli attraverso i quali egli pu sviluppare in totalit la propria Coscienza.
L'uomo d'azione che considera se stesso il tal dei
tali, lo scienziato convinto dell'obiettivit del mondo,
(1) Vedi

111

questa collezione

L'esperienza

umana .

93

il filosofo che pensa di aver trovato la Verit o che


altri possa chiuderla in un sistema, il religioso che
crede nella realt' dei simboli religiosi e con ci ne
fa degli idoli, il mistico o il veggente che nelle visioni e nelle voci convinto di aver trovato la rivelazione, l'artista che riduce l'arte al verismo o alla
rappresentazione
puramente fantastica, tutti questi,
per quanto abbiano raggiunto un alto grado nel loro
campo, non sono discepoli della via iniziatica. Invece anche una umile persona che utilizzi tutte le
proprie possibilit, sia pur modeste, per penetrare
nel Mistero attraverso i simboli che la Vita gli presenta; e va cos incontro alle esperienze con mente
aperta, cuore fervido, senso mistico, senso morale
ed estetico; che per ogni essere prova reverenza,
sentendolo un messaggero del Misteroj che in ogni
aspetto della vita vede un'esperienza "nuova, originale in cui pu cogliere un messaggio per la propria
Coscienza; che considera la verit come uno stato
di sintonia della propria coscienza con l'universo;
che nella sua vita quotidiana, anche modesta, cerca
di riflettere le sue conquiste interiori, cosicch anche
egli, in' tale stato di purezza, si sente messaggero
dell'ineffabile Mistero; questi, per quante deficenze
possa avere, pronto per la via iniziatica. Una massima esoterica dice che l'uomo non pu diventare
discepolo se non comprende il linguaggio dei simboli. Questa affermazione d spesso luogo alle pi
strane interpretazioni, ma credo che ormai anche.
94

per noi, che non SIamo nuziati, apparir chiara.


Come corollario potremo aggiungere che quando
l'uomo considera gli esseri e i fenomeni come. un
linguaggio simbolico pronto per diventare discepolo. Un'altra massima esoterica dice: Quando il
discepolo pronto compare il Maestro .
La Coscienza del discepolo della via iniziatica
non vive quindi fuori della Realt, ma anzi il suo
sviluppo consiste nell'immergersi sempre pi profondamente in essa, poich egli vede in ogni manifestazione della Vita un aspetto, un riflesso di tale
Realt che nello stesso tempo Verit e che tutta
gli sta sempre dinnanzi, che in lui, che lui
:stesso.
Mentre attraverso la via della Ragione, della
Fede e della Mistica (e potremmo aggiungere ben
altre vie) abbiamo lo sviluppo di particolari dimensioni della Coscienza, l'Iniziatica rappresenta lo sviluppo armonico ed originale della Coscienza stessa
nella sua pluridimensionalit,
rappresenta cio la
costruzione del Tempio.
Noi lavoriamo con mani tremanti a costruirti,
Dio, pietra su pietra. Ma chi potr condur ti a comIimento, o Cattedrale? . (1)

(l) R. M. Rilke - Il libro della vita claustrale in Liriche,


tradotte da V. Errante" Ed. Sansoni.

95

La gerarchia Spirituale
Ed infine possiamo immaginare
che per l'iniziato l'Universo apparir come la manifestazione di
un'infinita Gerarchia di Coscienze, dimensioni infinite di un'unica Cosci-enZa".--Non certo questa una concezione n nuova n
segreta. Basta pensare alle Gerarchie Celesti della
Chiesa Cristiana. Gli Angeli, gli Arcangeli e gli
altri cinque gradi superiori non possiamo imrnaginarli che come Coscienze rivestite da corpi sempre
meno materiali. Essi sono gli esecutori immediati
della Volont Divina e la loro azione impersonale, mentre l'evoluzione umana ha seguito un
altra linea di sviluppo, quella della personalit, quella degli Angeli caduti.
Tutto questo pu essere capito intellettualmente,
almeno in via d'ipotesi, ma che cosa significa sperimentare con tutta la Coscienza un mondo cos costrutto? Al profano non resta che la via dell'intuizione e questa potr rivelargli molte cose se sapr ascoltare in uno stato di reverenza interiore, che
gli permetter di salire pi su, pi su, fino a comprendere che una necessit vitale per ogni uomo
incamminarsi in quella stretta Via, per quel Sentiero che lo porter verso una sempre pi alta conoscenza e realizzazione di se stesso.
Invece che finire con una facile conclusione schematica, Vi prego di unirvi a me per arnvare ad
96

una pi profonda sintesi mtuitrva


di elevazione spirituale.

mediante

un atto'

ELEVAZIONE

Albero fiorito bianco e rosa, in cima al poggio,.


contro il cielo azzurro, nella gloria del sole, chi,
sei tu?

Le forme
a contrasto
Oltre non
solo nuove

Il mio pensiero ti dissolve in molecole, atomi,


elettroni, pura energia; ma energia che ha una.
Legge, quella del tuo crescere, ciliegio fiorito.

E' questa legge che serra l'energia negli atomi e'


ne fa molecole con cui compone i geni del tuo
embrione.

Ma _non Legge che da te provenga questa chein te si manifesta, e in tutti i ciliegi, in tutte lepiante, negli animali tutti, e in me, che-la mente'
dissolve in energia come te, e nei campi magne-tici che sono le stelle, gli universi di stelle.

Legge che dagli abissi dell'Immanifesto


fa di scorpo perch esso divenga Manifestazione.

E dal suo palpito nasce il ritmo del Tempo, nascono negli spazi i definiti confini di ogni forma,

tue si risolvono in superfici colorate,.


di altre superfici.
posso andare, e se ti fendessi vedrei;
superfici.

91

e diventa essa, cos, la Legge delle creature tutte


e di ognuna, la mia legge, la tua, che ci fa dissimili da ogni altro.
-

Legge che conosce


Coscienza.

sempre

i mai

fini,

Coscienza .che in te discende dal Mistero e in


me faticosamente risale verso il Mistero stesso.

Lungo la magica strada il nostro


contra in armonica consonanza.

Al mio corpo tu darai il frutto saporoso affinch


si dissolva per tornare nel ciclo della vita, ma lasci in me vigor di Sole, fervor di T erra, e le
vibrazioni tutte che dal cielo, con piogge e rugiade scendono, e che tu, ciliegio fiorito, convertirai nel sapore profumato del tuo frutto maturo.

andare

che

s'in-

E quest'aroma sar tutto quello che i miei sensi


sapranno di tanti scambi ~segreti.

Ai miei occhi tu dai i colori che sfarfallano nel


cielo di cobalto. Ma non vengono da te. Tu
soltanto li susciti, trasfigurando per me, il messaggio della Luce: perch l'uno si franga in
aspetti infiniti. .

La tua forma, il sapore del frutto, il profumo


tuo, i colori aureolanti non sono te.

Sono essi i limiti dei sensi miei, i limiti che la


mia mente raffigura come Legge, la nostra Legge, la Legge dell'Universo.

Essa solo la formula


mi del mio conoscere.

che segna

confini

ulti-

Pi su, anima mia terrena, dove la Legge non


limita, non divide, non distingue, ma fonde tutti
gli aspetti infiniti in consonante Bellezza, armonica Certezza, ineffabile Evidenza.

Pi su, ciliegio fiorito, dove il tuo fiorire


il pensiero di un Angelo, come la parola
il pensiero dell'uomo.

Pensiero che danza in mezzo a infiniti penslen


nel coro delle coorti angeliche, scandendo il rit-

rivela
rivela

mo pensato, o Angeli, dal Vostro Signore.


-

E Voi
mondo

cantate, danzate a quel ritmo


diventa vibrazione
dell'etere,

che nel
arm'onia

della Legge, e nel mio cuore, Amore.


-

Pi su, anima mia terrena, dove anch'io sono me


stesso, oltre ogni Limite, ogni Forma, ogni Legge,
ogni Ritmo, ogni Amore. Dove Tempo e Spazio
si dissolvono nell'esistenza pura, dove non c'
nulla se non la Sua Vita Sempiterna, che la
mia vita, la tua vita, ciliegio fiorito, la vita di
ogm essere.

Pi su, dove non c' pi nome, dove il Tutto


si estingue nel Nulla, e il Nulla nel Tutto,. dove
la pgrola silenzio e la pienezza nel ~o~;\
99

Pi su ancora, nel Mistero! da dove io sono disceso per costruir la Tua Casa, o Signore, con
la sostanza del mio agire, nel mondo d'ogni
gIOrno.
Anima

mia, adora!

INDICE
PREMESSA
Significato di Ricerca Spirituale ~ .
Scopo e limiti del presente saggio.

PARTE I - LA VISIONE POSITIVISTA DEL MONDO


I punti fondamentali
.
pago 8
Conseguenze delle premesse positiviste .

9
La crisi dell'uomo moderno
10
La fuga dalla realt
12
Il problema della realt.
12
La formazione dei concetti.
14
Tempo e Spazio
16
I limiti della mente
17
Senza conclusioni affrettate
20
La caverna di Platone .
23
PARTE II - LA RICERCA SPIRITUALE
Il pensiero mistico .
Il Tempo e Spazio della nostra esperienza .
Esemplificazioni
mitiche
L'esperienza fondamentale
La Coscienza
Rivelazione .
PARTE III - LA RICOSTRUZIONE
L'aspetto
scientifico-tecnico
L'aspetto filosofico
L'aspetto estetico
L'aspetto morale
L'aspetto sociale
L'aspetto religioso
L'aspetto esoterico
I discepoli .
La gerarchia spirituale
Elevazione

100

pago 5

DELLA

pago 24
25
28
29
31
48
REALTA'
pago 51
55
57
64
67
74
82

93
96
97

,-