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Marco Milioni

MANI D’ANGELO

Thiene, Vicenza. Profonda provincia


veneta. Una storia vera di violenze,
ipocrisie, silenzi e potere. All’ombra dei
campanili, nell’ombra dei palazzi

http://tracciante.blogspot.com
PREFAZIONE

Vicenza, martedì 17 Gennaio 2006

Qualsiasi giornalista, noto o misconosciuto che sia, prima o poi si trova


davanti al solito dilemma. Pubblicare o no una determinata notizia? Alle
volte si procede, alle volte no. Alle volte ci sono gli elementi per farlo, alle
volte no. Di tanto in tanto si prende qualche rischio, sempre nel rispetto
della verità. Molto spesso si tace qualche verità. Perché non si hanno
elementi a sufficienza, perché si preferisce il quieto vivere, perché non si
hanno le spalle abbastanza grosse. I motivi possono essere molteplici.
Quando però si assiste alla manipolazione costante dell'informazione da
parte delle autorità e, ancor più grave, da parte di qualche organo di
stampa, allora il giornalista serio non può tacere. Qualcosa del genere deve
averla pensata Angelo Di Natale, oggi uno dei cronisti di punta della Rai
siciliana. Di Natale, ha inviato recentemente un esposto dettagliato alla
procura della repubblica di Vicenza. Un documento nel quale fa il punto
rispetto ad una storia di «violenze fisiche e molestie sessuali avvenute in
una parrocchia di Thiene». Un caso sollevato dallo stesso Di Natale con una
serie di approfondimenti durante la primavera del 2004, quando il reporter
ragusano lavorava per Canale 68 Veneto, emittente vicentina con base a
Cornedo. L'inchiesta non ebbe sviluppi, «ma le ombre gettate dagli stessi
investigatori sulla vicenda furono così tante», che proprio Di Natale ha
sentito il bisogno di informare Ivano Nelson Salvarani, il nuovo capo della
procura di Vicenza. Una scelta, quella del reporter, dettata dal fatto che
«durante questi due anni le autorità non si sono attivate per capire
veramente che cosa succeda in quella parrocchia». In queste poche pagine
intendo ripercorrere sinteticamente gli spunti contenuti negli
approfondimenti di Di Natale. Al contempo però ne proporrò di nuovi,
scaturiti tutti, ma dovrebbe essere superfluo ricordarlo, da una rigorosa
analisi dei fatti. Fatti ai quali ho affiancato una nuova indagine giornalistica
sul campo.

Marco Milioni

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01 L'INIZIO

Sono le 19.20 del 30 Marzo 2004. Nelle case dei vicentini


irrompe una edizione shock del telegiornale di Canale 68
Veneto condotto da Giancarlo Brunori: «Buona sera dalla
redazione, apriamo con una vicenda di violenze fisiche e
sessuali... Bambini e ragazzi aggrediti e picchiati,
altri toccati e palpeggiati nelle parti intime. Succede
in una comunità parrocchiale ad opera di sacerdoti. Nel
nostro servizio i fatti, poi alcune testimonianze». La
linea va a Thiene.

Pochi secondi dopo l'inviato Angelo Di Natale,


giornalista d'assalto già conosciuto in Sicilia per aver
rivelato durante i primi anni Novanta l'esistenza di una
tangentopoli nel Ragusano, comincia una cronaca fiume che
durerà per alcuni giorni e che lo renderà noto in tutto
il Vicentino: «Thiene, 23.000 abitanti, origini romane,
una storia antica ed importante. Un'economia fiorente
fondata su attività industriali e commerciali. Una
comunità animata da fervido sentimento religioso... dove
la confessione cattolica imperversa. La diocesi è quella
di Padova che qui sette secoli fa istituì un vicariato.
In una delle dieci parrocchie di Thiene vengono compiute
violenze ed abusi. Anche sessuali. Le immagini che vedete
in video sono casuali. Quello che stiamo per dire ci
risulta per certo... Abbiamo raccolto numerose
testimonianze, ma poiché le indagini con tutte le
garanzie di legge non competono a noi, in attesa che
vengano esperite e producano i relativi accertamenti ci
asteniamo dal fornire elementi utili ad identificare
luoghi e responsabili dei fatti».

Vicenza è incredula. A Thiene cala il gelo e nella


cittadina la notizia è già sulla bocca di tutti nel
volgere di qualche istante. E Di Natale è un fiume in
piena: «Un parroco che pratica la violenza fisica su
bimbi e ragazzi per mero esercizio d'autorità, con
esplosioni persino su giovani preti, colpevoli di non
condividere i suoi metodi. Giovani preti che non ci sono
più; qualcuno ha lasciato del tutto l'abito talare. Ma
non c'è solo questo. Il parroco violento, se fece
indignare il giovane prete che vedeva e sentiva tutto, ha
la benevole e complice comprensione di un altro giovane
prete arrivato al suo posto del quale diverse persone ci
hanno riferito morbosità e palpeggiamenti sui bambini.
Accompagnati in bagno e toccati nelle parti intime.
Portati in stanze chiuse e trattenuti per dubbie lezioni
di catechismo. Molto dubbie a giudicare dagli imbarazzati
racconti resi da bambine e bambini in lacrime ai
genitori. Solo alcuni hanno denunciato. Molti si sono
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sentiti intimiditi e minacciati da un parroco che avrebbe
potere e solidi agganci. Una lettera al vescovo di Padova
Antonio Mattiazzo è rimasta senza esito. E le violenze
continuano».

Il tg prosegue con un altro servizio. Angelo Di Natale


intervista una signora girata di spalle che si confida al
cronista: «Sono dodici anni che sopporto tutte le
torture, gli affronti i dispetti, i torti, le umiliazioni
di quel prete...». Poi l'intervista sempre di spalle ad
un testimone chiave che per il momento chiamiamo Mike.
Mike è ancora più preciso: «Sono stato aggredito sia
verbalmente che fisicamente con calci e schiaffi dal
parroco». Poi qualche accenno ad episodi precisi: «...
Soprattutto un accanimento molto accentuato verso le
ragazze, questo avveniva d'estate, che per il caldo
venivano con delle piccole scollature... e venivano
offese... altri ragazzini più piccoli sono stati
scaraventati addosso alle reti dei campetti da calcio...
palpeggiamenti da parte del cappellano».

E Canale 68 Veneto non smette. Nel tg del giorno seguente


condotto da Alessandra Altomare la vicenda si delinea
maggiormente: «È stato forte lo scalpore sucitato dalla
nostra denuncia - dice la speaker - denuncia che nella
comunità thienese ha toccato un nervo scoperto». Pochi
istanti dopo la linea passa ad Angelo Di Natale il quale
racconta che i primi accertamenti da parte dei
carabinieri di Thiene sono già cominciati. L'inviato però
prosegue: «Per dovere di cronaca ci tocca fare un
rilievo. I nostri servizi hanno suscitato scalpore.
Numerose sono state le reazioni a vario titolo».

Il riferimento è a politici, notabili della zona, ma pure


giornalisti di altre televisioni locali e della carta
stampata: molti sembrano non aver gradito il pentolone
scoperchiato da Canale 68. «Ci hanno sorpreso -
sottolinea il reporter di Canale 68 - le critiche che
partivano da un assunto non vero. Quello che noi avessimo
rivelato i nomi dei sacerdoti presunti responsabili». Di
seguito un'altra stilettata che descrive lucidamente il
quadro di quei giorni: «Sia innocentisti che colpevolisti
ci hanno chiamato dando per scontato che noi quei nomi li
avessimo fatti. Ciò significa una sola cosa. La nostra
denuncia ha toccato un nervo scoperto. A Thiene c'era già
un disagio diffuso. Molti sanno qualcosa».

In ultimo un auspicio che sembra contenere un timore del


cronista: «A questo punto solo una rigorosa attività di
indagine potrà fare chiarezza. Ci auguriamo senza
soggezioni né deferenze».
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02 LA GUERRA DEI MEDIA

Frattanto però si scatena una sorta di guerra mediatica.


Tva Vicenza e soprattutto il Giornale di Vicenza assumono
un atteggiamento antitetico rispetto a quello di Canale
68 Veneto. Le due testate anzitutto identificano uno dei
destinatari della denuncia lanciata da Canale 68 e lo
identificano in monsignor Angelo Rigoni, parroco del
duomo nonché vicario foraneo della diocesi di Padova.
Soprattutto il Giornale di Vicenza assume una posizione
assai netta. In primis con i servizi di Ivano Tolettini,
punta di diamante della cronaca giudiziaria del
quotidiano controllato dagli industriali vicentini. Il
GdV (sigla con cui gli addetti ai lavori identificano Il
Giornale di Vicenza) non lascia spazio ad
interpretazioni: «"Veleno" sui sacerdoti del duomo...
Vendetta contro la parrocchia?... Pesantissime accuse
contro i sacerdoti del Duomo scuotono la città».

Questi sono solo alcuni dei titoli ai quali si aggiungono


quelli in cui don Angelo Rigoni si esprime con le sue
parole: «Sono solo calunnie di una mente malata», ma il
prelato non fa nomi e cognomi e a quanto ci risulta non
li fa in alcuna sede giudiziaria. Il Giornale di Vicenza
nei suoi servizi poi fa riferimento ad una non ben
precisata «polemica montata per altri fini» dietro la
quale si nascondono non precisati «interessi economici».
Però i nomi e cognomi dei presunti mandanti non vengono
mai fatti né viene delineato un identikit credibile di
chi possa aver tramato nell'ombra.

03 IL CONTRATTACCO
Canale 68, preso di mira dai media locali, in particolare
dal GdV replica in modo molto circostanziato nel tg del 2
aprile 2004. «I carabinieri continuano nella loro analisi
delle testimonianze - annuncia lo speaker Andrea Ederosi
- le attività investigative proseguiranno pure i prossimi
giorni, poi sarà trasmesso un rapporto alla procura della
repubblica di Vicenza. E intanto la vicenda, anziché
suscitare un bisogno di verità come ci si sarebbe
aspettato, ovviamente col rigore e la prudenza del caso,
ha provocato reazioni scomposte».

Il servizio mandato in onda è curato sempre da Angelo Di


Natale che in una ideale replica agli altri mezzi di
informazione, in pochi minuti, mette in crisi lo schema
sostenuto sui quotidiani. Il servizio va in onda mentre
in video vengono inquadrati i titoloni de il Giornale di
Vicenza del primo aprile. Subito dopo l'analisi di Di
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Natale: «Ciò che succede nella realtà non conta,
l'importante è che non si dica. Potremmo sintetizzare
così la reazione monocorde di chi ha accesso ai mezzi di
diffusione massiccia, alle veline pronto uso delle verità
di palazzo. Ma noi che siamo attenti ad ogni granello di
verità dovunque si annidi e chiunque ne sia custode,
teniamo conto anche di questa reazione. Ci è stato
riferito che il mondo ecclesiastico si ribella. Punto
primo non è vero e semmai per assurdo lo fosse non si
capirebbe il perché».

Di seguito Di Natale fa un esempio parlando, non a caso,


di un ipotetico giornalista: «Se qualcuno dice che un
giornalista, uno su dieci o su venti possibili, senza in
alcun modo indicarne il nome né renderlo in qualche modo
identificabile, dice che estorce danaro o commette
qualche altro reato, io che sono estraneo che faccio? Non
mi curo di niente. Semmai spero che chi di dovere accerti
i fatti e casomai punisca il colpevole. Ma certo la mia
reazione non è di fastidio, di disturbo o di intolleranza
per quella denuncia. Semmai di bisogno di verità. E
invece sulle violenze fisiche e sessuali in una
parrocchia di Thiene da noi denunciate su base di
testimonianze raccolte è successo proprio questo.
«Accertare o meno la verità di quei fatti? Niente».

Poi un'accusa durissima verso alcuni settori


dell'informazione locale, i quali vengono letteralmente
fatti a pezzi: «Dei bambini picchiati o palpeggiati
sembra non interessare niente, almeno a chi dispone di
quei mezzi di diffusione ai quali facevamo cenno. Così
gli unici mostri diventano i testimoni che hanno osato
denunciare. Ma se anche per assurdo fosse così, almeno
prima lo si accerti». Subito dopo un duro colpo ai
politici tienesi: «Invece nei palazzi di Thiene dopo i
nostri servizi è andata in scena una sorta di isterica
reazione. Con tanto di sentenza incorporata senza bisogno
di verificare, accertare e vagliare». Poi un'altra
inquadratura al vetriolo sulle pagine de Il Giornale di
Vicenza: «Così persino nel linguaggio del cronista
disincantato al vaglio dei carabinieri non sono i fatti,
ovvero non i possibili reati commessi, ma le
testimonianze. Insomma tutti si sono mossi con una
certezza: che il parroco fosse quello. Ma chi l'ha mai
detto? Che di violenze neanche l'ombra. Ma perché tanta
fretta e tanto nervosismo mentre nessuno si cura dei
bambini violati? Un parroco che si è riconosciuto o che
altri hanno riconosciuto nelle accuse (il riferimento è a
don Angelo, Ndr) parla di volgari calunnie e le affida ad
efficienti megafoni che sulla scia delle sue parole
trovano una spiegazione pronto uso. Interessi a buon
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mercato o qualcos'altro di inconfessato. Certo in queste
condizioni diventa grottesco identificare ed assolvere il
mai imputato sacerdote e nel frattempo inviare una
lettera di solidarietà a tutte le parrocchie».

Di seguito un nuovo j'accuse: «Insomma una reazione da


confusione mentale, con qualche errore grave; quello di
dare in pasto al pubblico, con tutti i rischi del caso il
nome di un testimone che accusa, quasi a liquidare in
questa rivelazione una pretesa inattendibilità del tutto.
Non è così perché sono molte le testimonianze che saranno
acquisite (Di Natale parlerà in futuro di una ventina di
persone, Ndr)».

04 I POLITICI SI SCHIERANO COL DUOMO

Lo stesso giorno anche i papabili della politica locale


thienese scendono in campo. Il sindaco Attilio Schneck,
il presidente del consiglio comunale nonché tutti i
capigruppo consiliari diramano un dispaccio durissimo.
Nella nota si parla di una «comunità cristiana e della
città offesa e vengono definiti i fatti poco verosimili».
Lo stesso Schneck (Lega Nord, con simpatie passate per
quel Psi in seguito devastato da tangentopoli) paventa la
necessità della convocazione di un consiglio comunale
straordinario.

Sempre Schneck nelle stesse ore viene intervistato anche


da Tva Vicenza. In perfetto burocratese, in evidente
imbarazzo nel lessico e nelle argomentazioni, il sindaco
non si domanda in primis se quanto riferito da Canale 68
sia vero o falso, ma si preoccupa del buon nome di
Thiene: «Danno un quadro della città nettamente non
rispondente al reale». Poi in un guazzabuglio tra
sintassi stentata e ripetizioni varie, il primo cittadino
aggiunge: «Il quadro della città che ne esce è un quadro
di una moralità degradata e quindi su questo intendo dare
il giusto segnale che questo non è Thiene quanto è stato
diffuso con queste notizie che sono notizie che
inquadrano un reato particolarmente grave (perché il
sindaco ce l'ha con i quadri? Ndr)».

Insomma quattro in Italiano al professor Schneck. Ma


perché tanto imbarazzo persino grammaticale? E come mai
nel comunicato dell'amministrazione comunale, alla faccia
dello stato laico, si parla prima di tutto di comunità
religiosa offesa? Perché un consiglio comunale
straordinario per un fatto del genere, con le indagini
entrate solo nella fase dei primi riscontri?

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La vicenda però è destinata ad assumere contorni sempre
meno chiari. Ai primi di aprile Angelo Di Natale realizza
una intervista a due ragazze minorenni. Queste accusano
di palpeggiamenti un sacerdote del duomo di Thiene, che
non è Don Angelo. L'inchiesta accelera. A Thiene, a mezza
bocca, sulla scorta della denuncia di Canale 68 Veneto,
si delinea una cornice precisa. Don Angelo sarebbe il
sacerdote dai modi maneschi, un suo stretto collaboratore
quello che tocca.

Gli eventi si susseguono. Da alcune testimonianze


dirette, compresa quella di Di Natale, si apprende che i
carabinieri di Thiene, sotto il comando del tenente
(tenete all’epoca dei fatti: manterremo questo grado per
comodità di esposizione, Ndr) Giovanni Scarpellini
vengono a conoscenza della intervista resa dalle due
giovani a Canale 68. Secondo tali testimonianze sono gli
stessi carabinieri a suggerire ai genitori delle ragazze
di diffidare formalmente l'emittente dal mandare in onda
il servizio, nel quale peraltro l'identità delle due non
era svelata.
Gli accertamenti passano in mano al pubblico ministero,
nella fattispecie il pm Giorgio Falcone presso la procura
della repubblica di Vicenza. Il magistrato, dopo aver
letto il rapporto relativo agli accertamenti preliminari
redatti dai militari, prende una posizione precisa e
decide che gli indizi raccolti non sono tali per aprire
un procedimento penale (almeno ciò è quanto risulta dalle
notizie pubblicate in quei giorni).
Il Giornale di Vicenza e Tva danno ampio risalto a questa
svolta. Nelle cronache locali si legge al limite «di
qualche scappellotto», ma percosse e molestie non vengono
nemmeno menzionate. Angelo Di Natale conclude il suo
periodo di collaborazione con la tv di Cornedo Vicentino
e torna in Sicilia, dove ora collabora con la Rai.

A questo punto occorre porsi alcuni interrogativi. Hanno


ragione coloro che sostengono la falsità delle accuse o
ha ragione il cronista che ha raccolto una ventina di
testimonianze? È vero che i carabinieri di Thiene hanno
caldamente consigliato ai genitori di due ragazze
intervistate a diffidare Canale 68 Veneto dal mandare in
onda l'intervista mai più trasmessa? Come mai la procura
si è limitata solo ai primi accertamenti? E se veramente
si trattasse di una montatura, come si spiega che un
giornalista serio come Di Natale (premio Nazionale
cronista nel 1992) si sia inventato tutto? E se si tratta
veramente di una invenzione colossale perché la procura
non ha indagato nessuno?
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05 I RETROSCENA

Il primo particolare che salta all'occhio riguarda il


comportamento dei media. Il Giornale di Vicenza, come
denunciato da Di Natale, decide «di dare in pasto al
pubblico il nome di uno dei testimoni, ovvero quello di
Loris Bertezzolo». Sullo stesso giornale Don Angelo
Rigoni parlò di accuse infondate di «una mente malata».
Lo schema che si può creare nella testa del lettore, cui
non viene data la possibilità di un confronto dialettico
è chiaro: l'accusatore è un pazzo, quindi le accuse sono
fasulle. Ma se effettivamente si tratta di calunnie
perché non è intervenuta la magistratura?

La questione è semplice. O i venti testimoni dicono tutti


il falso e allora vanno perseguiti oppure dicono il vero
e allora deve essere vagliato con attenzione il
comportamento del tenente Scarpellini e quello del pm
Giorgio Falcone. Queste ombre non sono mai state fugate
dai diretti interessati, anche perché con la dipartita di
Di Natale, nessun giornalista è più andato a sindacare
sulla conclusione di una vicenda, che in altre procure o
in altre province, sarebbe stata seguita probabilmente
con ben altro piglio.

Va peraltro rilevato un secondo punto da chiarire. Esso


riguarda il comportamento dei carabinieri. Come hanno
registrato le testimonianze delle venti persone? A quale
titolo il tenente Scarpellini avrebbe suggerito, se è
vero, ai genitori di diffidare Canale 68 dal mandare in
onda la famosa intervista di inizio aprile? È vero che la
diffida venne trasmessa via fax proprio dal comando di
Thiene? Il pm fu informato di questa circostanza?
L'allora capo della procura era a conoscenza dei fatti?

Ed un terzo punto sul quale fare luce riguarda i nomi dei


testimoni. Perché il Giornale di Vicenza ne rivela
soltanto uno? Perché non rivela invece il nome del
testimone Mike, ripreso dalle telecamere di Canale 68? A
telecamere spente Bertezzolo era stato definito da Di
Natale «una persona dal carattere fragile che sembrava
assolutamente sincera e che aveva riferito riscontri
precisi i quali andavano nella medesima direzione di
quelli forniti dagli altri testimoni». È possibile che
dare in pasto ai lettori il solo nome di Bertezzolo
servisse a depotenziare le indagini?

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06 GLI STRASCHICHI E IL MISTERO DEL TESTIMONE MIKE

Se la partita sembrava chiusa con il rapporto (avente


esito negativo) dei carabinieri alla procura, rimane
aperto il capitolo delle voci e degli straschichi attorno
ad una vicenda che non è ancora stata chiarita. A questo
punto però va svelato un mistero, quello della identità
del testimone Mike. Quest'ultimo sugli schermi televisivi
di Canale 68 aveva parlato in modo inequivocabile: «Sono
stato aggredito sia verbalmente che fisicamente con calci
e schiaffi dal parroco... Soprattutto un accanimento
molto accentuato verso le ragazze, questo avveniva
d'estate, che per il caldo venivano con delle piccole
scollature... e venivano offese... altri ragazzini più
piccoli sono stati scaraventati addosso alle reti dei
campetti da calcio... palpeggiamenti da parte del
cappellano». Queste affermazioni sono precise e
circostanziate. Identificano reati precisi (gli schiaffi
e i calci al testimone, i palpeggiamenti, i ragazzini
scaraventati sulle reti). Che cosa hanno riscontrato i
carabinieri e la magistratura? Mike dice la verità o
mente? E chi è il misterioso testimone? Tra i tanti a
Thiene, che hanno discettato attorno alla sua vera
identità, c'è Carlo Maino, consigliere comunale della
Margherita e leader dell'opposizione in aula (vedi
capitolo seguente). Maino parla della vera identità di
Mike riconoscendolo in Michele Bellossi, giovane sulla
ventina residente a Thiene e figlio di Flavio Bellossi,
sovrintendente presso la questura di Vicenza.

07 I BELLOSSI

E allora come la mettiamo? Mente pure il figlio di un


poliziotto? Che cosa ha detto Bellossi junior ai
carabinieri? I genitori sapevano delle percosse ricevute
dal figlio, delle quali lo stesso giovane parla proprio
sugli schermi televisivi? I carabinieri hanno accertato
la veridicità delle gravissime accuse lanciate dal
giovane testimone? Se queste sono vere, perché il pm
Falcone non ha proceduto con le indagini? Se sono
fasulle, come mai Bellossi junior, all'epoca della
testimonianza già maggiorenne, non è stato incriminato
per aver pronunziato il falso a mezzo stampa?

08 FLAVIO BELLOSSI ACCUSA IL TENENTE SCARPELLINI


Alcuni mesi dopo il sovrintendente Bellossi sembrerebbe
far capire ai suoi interlocutori durante alcuni colloqui
riservati, che non c'è da fidarsi dei carabinieri di
Thiene. Come mai il sovrintendente Bellossi, riferendosi
al tenete, sostiene: «... secondo me è colluso...»?
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Perché questa accusa gravissima e infamante? Perché il
sovrintendente Bellossi facendo riferimento al tenente
Scalpellini afferma che «è troppo tempo che è qua (a
Thiene, Ndr) e che «ha troppo le mani in pasta con le
varie associazioni locali?» Che cosa significa? Si fa
riferimento a categorie economiche o politiche? Ai
sindacati? Ad associazioni religiose o culturali? Se
tutto ciò è vero, la magistratura e le gerarchie
dell'Arma sono al corrente? Hanno preso provvedimenti?
Ricordiamo che Bellossi senior non è un disgraziato
qualunque, ma un poliziotto, con incarichi presso la
questura di Vicenza; il sovrintendente ha mai fatto
rapporto ai suoi superiori? E i presunti legami di
Scarpellini «con le varie associazioni locali» sono in
qualche maniera da mettere in collegamento con l'esito
delle indagini per il caso duomo? Il sovrintendente
Bellossi ha riferito questo quadro al pm Falcone?
L'allora capo della procura nonché l'attuale capo della
procura sono stati informati? C'è veramente qualcosa di
sospetto nella condotta del tenente Scarpellini o il
Bellossi è un mentitore? E c'è un'altra circostanza da
chiarire. La legge obbliga i pubblici ufficiali (e
Bellossi padre lo è) ad informare le autorità qualora si
venga in possesso di notizie di reato. Non riferire
questi fatti costituisce a suo volta un reato, denominato
omissione di rapporto. Le circostanze descritte da
Bellossi junior costituiscono notizia di reato. Ma il
padre ha mai informato la magistratura come era suo
dovere di ufficiale (e di padre)? Il comportamento del
sovrintendente configura il reato di omissione di
rapporto?

09 CARLO MAINO
Un altro protagonista della vicenda è il consigliere
della Margherita Carlo Maino che sembra essere molto
informato su quanto accade tra le mura del duomo. Proprio
Maino, dopo il caso sollevato da Canale 68 Veneto ha
avuto una serie di colloqui riservati. Come mai durante
uno di questi è proprio Maino a promettere di presentarsi
dal parroco del duomo per fargli presente: «Don Angelo,
sa anche lei, certi atteggiamenti, lei come parroco, io
come maestro, non possiamo averli anche se davanti
abbiamo ragazzi che meriterebbero di essere bastonati». A
quali comportamenti si riferisce uno dei leader della
minoranza ulivista a Thiene? E a quali metodi di
insegnamento pensa quando parla di bastonate? È vero che
Don Angelo Rigoni avrebbe contattato il consigliere della
Margherita perché facesse in qualche maniera pressioni su
Loris Bertezzolo affinché quest'ultimo ritirasse una
denuncia per diffamazione (fatta poi effettivamente
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decadere) redatta proprio nei confronti del sacerdote per
alcune dichiarazioni rilasciate al Giornale di Vicenza? È
vero che la sede thienese del partito di Maino è di
proprietà della parrocchia? Perché quando il sindaco
Attilio Schneck chiede ai capigruppo della opposizione di
sottoscrivere il famoso documento a sostegno delle
parrocchie thienesi, Maino ed il resto della minoranza,
accettano di buon grado?

Il capogruppo della Margherita però fa anche una


considerazione sugli aspetti etici della vicenda: «Don
Angelo passa. Resta un anno, due anni. Poi torna
sull'Altopiano dove ha la sua casa... Don Angelo non è
eterno». Una frase che a giudizio di chi ha vissuto sulla
propria pelle quei giorni «la dice lunga sulla morale
ipocrita e finto perbenista di una città come Thiene,
piccola provinciale e meschina fino al midollo. Come a
dire non importa se dentro le mura consacrate si consumi
ogni nefandezza. Basta che sia fatta salva l'istituzione
religiosa. Basta che sia fatto salvo il buon nome della
città... non importa ciò che succede fra quelle mura
benedette. Non importa ciò che accade in una comunità in
cui il senso civico è andato a farsi fottere da tempo».
Come giudica Maino questi rilievi che vengono mossi da
ragazzi che potrebbero avere l'età dei suoi alunni? Che
cosa ne pensa il sindaco, il leghista Schneck?

10 GIOVANNI TESSARI

Un altro consigliere comunale tienese abbastanza


informato sui fatti è Giovanni Tessari (Alternativa
Democratica). Questi, come Maino milita nella
opposizione. Qualche mese dopo i fatti denunciati da Di
Natale, è proprio Tessari che in riferimento ad una serie
di presunte violenze da parte di religiosi, sostiene che
il problema «è che quelle cose lì, tutti sappiamo che
esistono»; sostiene poi che «tutti lo sanno, ma nessuno
si fa avanti... si preferisce piuttosto prendere il
bambino e portarlo da un'altra parte... la gente ama
stare tranquilla, ama il quieto vivere». Perché Tessari
assume questa posizione quando pochi mesi prima aveva
firmato il famoso documento di sostegno alle parrocchie
thienesi? E che opposizione è quella che così
acriticamente ha sposato i proclami del primo cittadino,
il leghista Schneck?

11 APOLLONI, SCARPELLINI E FALCONE: UNA CENA PER TRE?

Ma una delle vicende più oscure riguarda le manovre di


corridoio seguite alla denuncia di Canale 68. Il quadro
di riferimento è quello relativo ad una serie di incontri
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riservati ai quali Daniele Apolloni ex deputato del
Carroccio e dell'Udeur sembra fare allusione. In più di
una occasione infatti, poco dopo la deflagrazione del
caso Thiene, Apolloni avrebbe fatto intendere ad alcuni
suoi interlocutori che egli stesso si sarebbe incontrato
a cena col tenente Scarpellini (comandante della
compagnia thienese dell'arma dei carabinieri) e col pm
Falcone, titolare dell'inchiesta. Motivo dell'incontro?
Mettere una pietra definitiva sopra l'inchiesta nata
dalle rivelazioni di Canale 68 («Bertezzolo è più che
affidabile»... «i genitori si sono ritirati»). Se il
tutto fosse vero, in base a quali prerogative un ex
parlamentare, un pm e un tenente dei carabinieri, nel
corso di una cena si sarebbero arrogati il diritto di
mettere il coperchio ad una inchiesta scottante? È vero
per di più che il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo
avrebbe chiesto ad Apolloni di intervenire su Bertezzolo
affinché quest'ultimo non attirasse su di sé i riflettori
mediatici accesi poco prima sul caso?

12 IL COMPORTAMENTO DEI CARABINIERI


E così dalle pieghe della vicenda emergono altri aspetti.
Aspetti riguardanti le modalità con cui sono state
effettuate le indagini. Prima di tutto non si è mai
capito se l'inchiesta sia effettivamente cominciata o se
la magistratura berica si sia limitata ad aprire un
fascicolo per fatti non contenenti notizia di reato. Il
dubbio è grande. Se i venti testimoni hanno calunniato
qualcuno, hanno riferito il falso e hanno inutilmente
allertato le autorità, il pm Falcone doveva formalizzare
le accuse nei confronti dei sospetti. Se le testimonianze
invece sono circostanziate allora occorreva formalizzare
le accuse nei confronti dei presunti responsabili. Sul
piano procedurale e formale invece, l'inchiesta non si
capisce che strada abbia seguito. Non si capisce se
addirittura sia mai iniziata.

Ovviamente un ruolo chiave nell'inchiesta è quello dei


carabinieri thienesi, comandati dal tenente Giovanni
Scarpellini. Proprio in base ai rapporti stilati dai
militari il pm ha preso le sue decisioni. E così c'è una
domanda che nasce spontanea. Se il procedimento è
concluso, che fine hanno fatto i verbali contenenti le
dichiarazioni dei testimoni? Perché non sono stati resi
pubblici, se la vicenda fu veramente una montatura? Che
timori avevano le autorità?

In quest'ottica diventano importantissime le rivelazioni


rese da una minorenne pochi giorni dopo gli scoop di
Canale 68: «Era la prima settimana dell'aprile 2004 -
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dice la giovane della quale per motivi di opportunità non
si può rivelare il nome - il tenente Scarpellini mi ha
chiamato in caserma. Mi ha fatto fare un verbale dove
raccontavo i fatti...». Nella fattispecie ai militari la
giovane riferisce del comportamento di don Cristiano
Marsotto, cappellano del duomo di Thiene; il racconto
della minorenne è preciso: «... Quando era davanti ad
altra gente insultava... Quando eravamo sole io e lei (il
riferimento è ad una amica della ragazza, Ndr) era menoso
nei comportamenti... mi dava fastidio quando toccava...
quando mi dava gli schiaffi sul culo... faceva finta di
niente come se non fosse successo... per il futuro spero
che vada via, non voglio più vederlo».

Così la giovane viene convocata dai carabinieri. «Loro


hanno chiamato me... mi dissero che dovevo recarmi in
caserma poiché dovevano farmi delle domande... mi sono
recata in caserma un sabato mattina. Il tenente
Scarpellini mi ha fatto fare un verbale dove raccontavo i
fatti... dopo tre quattro giorni ho rilasciato
un'intervista anonima (per Canale 68 Veneto, Ndr). Il
giorno dopo i carabinieri hanno chiamato i miei genitori
per dirmi che dovevo recarmi in caserma un'altra volta
per farmi altre domande. Una volta giunta in caserma
hanno consigliato ai miei genitori di fare una diffida
per fare in modo che l'intervista non fosse mandata in
onda perché poteva succedere che i preti potevano
denunciarmi per diffamazione... e per aver detto il
falso, quando il falso non era... i carabinieri dicevano
che per quell'intervista potevano essere messe in bocca
cose che non avevo detto... che l'intervista poteva
essere manomessa o che venissero fuori frasi che non
erano vere... la diffida è stata fatta dai carabinieri e
mia madre l'ha firmata... la diffida è stata
materialmente scritta al computer dai carabinieri (il
riferimento è al tenente Scarpellini, Ndr) e mia madre
l'ha firmata...». Poi una stilettata all'indirizzo della
benemerita: «Loro mi facevano delle domande su com'ero
vestita e su cosa avevo fatto io affinché i preti mi
insultassero... ma più di una volta don Cristiano mi ha
toccato il sedere... io mi piegavo, lui era lì che mi
stava parlando e mi toccava... ti dà fastidio che un
prete ti tocchi il culo...».

13 I NODI IRRISOLTI

Insomma con che criterio il comandante dei carabinieri di


Thiene si arroga, se quanto descritto dalla giovane è
vero, il diritto di scrivere una diffida per conto della
madre di un testimone (o vittima)? È per caso il suo
legale? Come mai si sospetta che i media manomettano le
13
informazioni e le interviste? Si vuole coprire qualcuno?
La magistratura è a conoscenza di tali episodi? Come mai
il pm non ha proceduto personalmente a sentire testimoni
e potenziali accusati? Perché i carabinieri avrebbero
fatto domande sul modo di vestire delle ragazze come se
la foggia di un abito giustificasse le pruderie di
qualche presule di provincia? E se quanto descritto dai
ragazzi è vero, il parroco era a conoscenza dei
comportamenti del suo cappellano? È vero che il
consigliere Carlo Maino, ebbe a dire che l'intervento di
Don Angelo sulla stampa fu anche concepito per attirare
sul parroco le accuse di molestie che invece erano
riferite ad un prete con le spalle meno forti? E
soprattutto che fine hanno fatto le testimonianze dei
ragazzi nelle quali invece si accusava Don Angelo di
comportamenti violenti, come riferito peraltro da
Bellossi junior, figlio di un sovrintendente della
questura? Proprio Di Natale infatti nei giorni a seguire
si era spesso domandato: «Come mai il Giornale di Vicenza
non parla mai di queste evidenze? Come mai aperture di
pagina del tipo "Contro il duomo solo falsità", titolando
in modo non virgolettato e quindi rendendo oggettiva una
realtà come minimo ancora da dimostrare?».

14 I MALTRATTAMENTI

Le informative avute dall'Arma riguardano anche un caso


grave di percosse. Un tredicenne residente nella zona
della stazione ferroviaria di Thiene (tredicenne
all'epoca dei presunti maltrattamenti patiti), riferì di
essere stato duramente picchiato il 25 aprile 2002 da un
sacerdote, proprio all'interno della sede delle opere
parrocchiali: «Ho avuto una contusione alla spina dorsale
quando mi ha buttato addosso al muro... Quando mi ha
preso e mi ha sbattuto addosso al muro sono andato a
sbattere addosso al pergolato di ferro». Questa scena è
stata descritta per filo e per segno ai carabinieri
thienesi da un testimone maggiorenne che ha pure
sottoscritto quanto riferito. Che fine ha fatto quel
rapporto? Le accuse erano vere o no? A quali conclusioni
sono arrivati gli inquirenti? Perché i media locali non
hanno puntato l'attenzione su questi fatti? È vero che
tali accuse erano state rivolte a monsignor Angelo
Rigoni?

15 ATTENZIONI MORBOSE

C'è un altro elemento però che getta un'ombra ulteriore.


Una anziana thienese ha lanciato una accusa pesantissima
nei confronti della parrocchia. Gli accadimenti sono
circostanziati; il riferimento è ad una conversazione
14
avuta con la madre di un bimbo che all'epoca dei fatti
frequentava la parrocchia. La madre (all'epoca dei fatti
abitava in zona Cappuccini a Thiene) parla di attenzioni
morbose avute nei confronti di suo figlio da parte di un
sacerdote del duomo. Il racconto dell'anziana signora
residente in zona Duomo è preciso. Quest'ultima lo
riferisce puntualmente. E viene pure fuori un nome:
«...Don Cristiano insegna catechismo... Questo bambino ha
chiesto di andare in bagno... Don Cristiano è andato ad
accompagnarlo... e quando è stato in bagno... gli ha
preso in mano il pene e gli ha detto... questo ti servirà
per quando sarai grande». Tale circostanza è stata
descritta anche ai carabinieri; il tutto in un paio di
testimonianze rese per iscritto al comandante della
compagnia thienese. Ma quale è stato il riscontro nelle
indagini? Il tenente Scarpellini che cosa ha evidenziato?
Si tratta di fatti veri o no? Se i fatti descritti sono
veri perché l'indagine si è sgonfiata? Se i fatti
descritti sono falsi o artefatti perché non si è
proceduto ad incriminare chi ha gettato fango sulla
parrocchia thienese del duomo? Le due cose non possono
essere insieme vere e false. Quindi c'è una lacuna
gravissima, persino paradossale, nella condotta dei
carabinieri e nella condotta di chi li ha coordinati,
ovvero il pm Falcone.

16 IL PARERE DI ANGELO DI NATALE: L'INTERVISTA

Angelo, che cosa ti ha spinto ad indirizzare un esposto


alla procura della repubblica?

«Nei miei servizi avevo segnalato fatti gravi, sempre in


modo circostanziato. Ciononostante, a mio avviso in
violazione della legge, qualcuno ha deciso che tutte
quelle testimonianze dovevano rimanere all'interno di una
semplice indagine esplorativa. Io non sono qui a dire che
tizio è colpevole e caio è innocente. Ma di fronte a
notizie di reato tanto gravi la procura aveva l'obbligo
di aprire un procedimento formale, eventualmente
iscrivendo qualche nome nel registro degli indagati; si
dovevano fare le valutazioni del caso in modo rigoroso e
libero da posizioni precostituite. Poi, sulla base di
quanto raccolto, si poteva benissimo chiedere
l'archiviazione, sulla quale però doveva decidere un
giudice terzo, ovvero il giudice per le indagini
preliminari (il Gip, Ndr)».
Invece che cosa è successo?

15
«Di fatto l'indagine non è mai cominciata visto che si è
fermata alla fase esplorativa».

Nel tuo documento indirizzato a palazzo Negri muovi una


accusa durissima. Specifichi che il tenente Scalpellini
si adoperò non già per accertare i fatti, bensì per
accreditare la tesi, falsa, che non fosse successo nulla.
Al punto da avere egli stesso scritto la diffida firmata
dai genitori affinché Canale 68 non trasmettesse alcuni
servizi compromettenti. Confermi?

«Assolutamente sì. Sono pronto a sfidare il tenente


Giovanni Scarpellini in un pubblico dibattito. Sono
pronto anche per un faccia a faccia davanti al
procuratore Salvarani».

E i media come si sono comportati?

«Male, se si esclude Canale 68 Veneto. Si è fatto credere


che l'inchiesta fosse conclusa sulla scorta di un
rapporto inviato dai carabinieri thienesi al pm Giorgio
Falcone. Ma in quale "provincia" della repubblica
italiana i carabinieri, così come qualunque altro organo
di polizia giudiziaria, giudicano se un procedimento deve
andare o meno avanti? Ribadisco per di più tutte le mie
riserve sul comportamento di alcuni colleghi della carta
stampata, in primis de Il Giornale di Vicenza, i quali
hanno preso per oro colato un rapporto dell'Arma sul
quale aleggiano ombre mai fugate».

Tu hai inviato un esposto al capo della procura Ivano


Nelson Salvarani. Quest'ultimo coordina la procura di
Vicenza dal 2005. Come mai non hai inoltrato tale
segnalazione prima?

«Diciamo che l'arrivo di Salvarani ha accresciuto il mio


tasso di fiducia nei magistrati di Santa Corona. Il nuovo
procuratore peraltro ha fama di persona integerrima, che
non perdona la minima distrazione ai servitori dello
stato, proprio in virtù del servizio che questi sono
chiamati ad espletare. Non a caso dopo il suo arrivo a
Vicenza si sono moltiplicati gli arresti ai danni di
esponenti dei carabinieri, della polizia e della polizia
provinciale. Sono finiti dentro anche politici. Nel
capoluogo poi è esploso il bubbone relativo alla gestione
dell'urbanistica e uno sul trasporto illegale di rifiuti:
quest'ultimo a sua volta, ha scatenato una bufera in
provincia come all'Arpav. Per quanto riguarda il caso
gravissimo delle violenze sessuali che sarebbero state
compiute negli uffici del comune di Vicenza, il capo

16
della procura ha deciso di impugnare la sentenza di
assoluzione».

Parli dell'accusa all'ex assessore Gilberto Baldinato, di


Forza Italia?

«Proprio così».

Tu fai il giornalista in Sicilia dove il crimine


organizzato ammanta il tessuto sociale da decenni. Che
differenze hai trovato con il Vicentino?

«Rispondo con le parole dell'ex capo della procura berica


Gianfranco Candiani: a Vicenza impéra una omertà di
stampo mafioso».

Che cosa vuoi dire?

«In Campania, Calabria e Sicilia c'è la mafia. Di sovente


il territorio non è sotto il controllo dello stato.
Spesso però per farsi rispettare i malavitosi debbono
sparare. A Vicenza non serve: i silenzi, le autocensure
della stampa, la ricerca ad ogni costo dell'interesse di
bottega, persino il più misero, le pressioni dei grandi
gruppi economici e i rapporti tra politica e affari
agiscono da soli, spesso nella quiete più completa. Non
c'è bisogno di sparare».

Vuoi dire che nel Vicentino impéra una sorta di armonia


mafiosa?
«Sì. L'espressione può sembrare forte, ma a mio avviso
può rispecchiare la realtà».
Che impressione ti sei fatto nei due anni durante i quali
hai lavorato a Vicenza? Chi comanda veramente da noi?
«In realtà sono stati solo quindici mesi. Mi sono bastati
però per capire molte cose. Il gruppo Valbruna, il gruppo
Ingui e il presidente della Popolare di Vicenza Gianni
Zonin sono i pesi massimi locali. Ci sarebbe anche il
gruppo Fitt di Rinaldo Mezzalira, ma mi pare un po' in
disparte ultimamente. I quattro hanno un peso economico
piccolo, considerata la polverizzazione dell'economia
vicentina, ma nel capoluogo spadroneggiano da quindici
anni. Che governi il centrodestra o il centrosinistra non
fa molta differenza. Spesso e volentieri esponenti dei
due schieramenti sono emanazione diretta di questo o di
quell'interesse particolare; piccolo o grande che sia. Ma
qui la storia è la stessa che caratterizza tutta
l'Italia».
17
Come si concretizza questo controllo sui media?

«Indirettamente, soprattutto tramite Assindustria, i


quattro menano le danze de Il Giornale di Vicenza, di
fatto l'unico quotidiano locale; lo stesso avviene anche
per il maggior network locale, Tva Vicenza. Quest'ultimo
stipula convenzioni con i maggiori enti locali, a partire
da provincia e comune di Vicenza, ottenendo fior di
quattrini. Ovviamente gli altri network non ricevono il
medesimo trattamento. Vi sono giornalisti che sono stati
contemporaneamente al soldo del comune e di Tva. Il
portavoce del sindaco di Vicenza viene da Tva; per
contratto si mette in saccoccia 80.000 euro all’anno.
Molti giornalisti che lavorano nelle testate locali fanno
gli addetti stampa negli enti controllati. Può questo
essere giornalismo indipendente? Non sono ancora riuscito
a capire se ai vicentini la cosa interessi poco o se
siano all'oscuro di tutto. Forse tutte e due le cose. Poi
mi domando dove sia stata in tutti questi anni la
magistratura».
E di Thiene che cosa pensi?

«Thiene si inserisce perfettamente in questo quadro. Una


maggiore ricchezza rispetto al passato, ricchezza ora in
ribasso vista la congiuntura, diverse auto di lusso, un
po' di patina e di scintillìo di vetrine: tutto ciò non
basta a cancellare il peso di una cultura contadina, dove
un certo tipo di cattolicesimo deteriore, anche se non
più praticato, è rimasto nella testa delle persone.
Insomma, a Thiene, i ragazzi possono pure sentirsi
meravigliosamente trendy, magari guardando il Grande
Fratello sul videofonino, ma dentro qualche parrocchia
però si sente ancora l'odore del periodo feudale. Si
sente ancora il tanfo dell'ipocrisia, che in silenzio
giustifica le angherie dei potenti e demonizza chi si
azzarda a cantare fuori dal coro».

Quale è il giudizio finale sulla vicenda?

«Vorrei sapere una cosa. La gente è rimasta turbata dai


fatti descritti o si è semplicemente infastidita per la
cattiva reputazione patita dalla città in cui vive?
Concludo con una battuta. Ironia della sorte, se parli di
Thiene con un siciliano, lui sa solo che è la città del
crac della compagnia aerea Volare».

In ultimo che interrogativi ti poni in merito alla


cornice giudiziaria e giornalistica?

18
«Mi pongo due domande semplici semplici. Don Angelo
Rigoni ha mai picchiato uno o più giovani di Thiene? Si o
no? A Thiene don Cristiano Marsotto ha mai molestato uno
o più ragazzi (maschi e femmine ovviamente)? Sì o no?
Questi erano i quesiti fondamentali che magistrati e
stampa, Canale 68 escluso, dovevano porsi. In che modo lo
hanno fatto? E lo hanno fatto veramente? Credo che chi
leggerà queste righe se ne accorgerà facilmente. Così
faccio una provocazione. Che cosa sarebbe successo se a
finire nell'occhio del ciclone non fossero stati due
sacerdoti, ma due extracomunitari? La stampa locale
avrebbe usato lo stesso dispiegamento di mezzi? Il
sindaco di Thiene sarebbe andato su tutte le furie? Si
sarebbe chiesto un consiglio comunale straordinario?
Quali soloni di campagna avrebbero parlato di
sciacallaggio dell'informazione etichettando il lavoro
svolto da Canale 68?».

19
POSTFAZIONE, A CURA DI ANGELO DI NATALE

Nei quindici mesi in cui ho avuto, per ragioni casuali e transitorie


nell'ambito del mio impegno professionale, il piacere e la fortuna di
lavorare nel Vicentino, ho scoperto una realtà interessante, ricca di tante
luci e qualche ombra. Una di queste ombre però ha "illuminato" il mio
lavoro perché aveva a che fare - e credo abbia ancora a che fare, in quanto
dubito che le cose siano cambiate - con l'essenza stessa del giornalismo:
raccontare i fatti di pubblico interesse così come accadono, con il solo
limite segnato dal rispetto della verità, dall'osservanza delle norme poste a
tutela dei diritti della persona e, particolarmente, dei soggetti deboli,
senza manipolazioni, omissioni, reticenze e deferenze verso alcuno, tanto
meno verso chi detiene quote di potere, sia esso politico, burocratico,
economico o di qualunque altro genere.

Se questo è il diritto-dovere di un giornalista, devo confessare che a


Vicenza - ecco l'ombra cui accennavo - ho potuto condividere il piacere di
esercitarlo con pochissimi altri colleghi, tra i tanti che pure lavorano e per
questo sono pagati dalle rispettive aziende editoriali e magari presi sul serio
da migliaia di cittadini ai quali propinano come genuine, notizie e
informazioni invece, regolarmente e dolosamente, contraffatte.
Ciò - evidentemente non per mio merito - ha forse reso più visibile del
giusto e di quanto io stesso avessi preferito, il mio impegno che, per quanto
profuso con passione e senza risparmio di energie, a me sembra elementare
e naturale, niente più che un atto dovuto da parte di chi, se ha scelto
questo lavoro, dovrebbe anche avere consapevolezza del valore etico e del
complesso di diritti-doveri-poteri-libertà che ne sono elementi costitutivi,
nonché piena ed effettiva disponibilità ad esercitarli e ad adempierli.

Tuttavia non voglio qui affrontare questo tema che pure è importante ed
investe anche, e forse in primo luogo, la natura delle aziende editoriali che
operano nel Vicentino, la commistione degli interessi, non sempre leciti,
dei loro proprietari e gestori, la strumentalità anche sistematica delle loro
imprese o di vasti aspetti della loro gestione rispetto ad un circuito d'affari
che alimenta, lega e tiene insieme il potere politico, compresi i vertici
delle aziende pubbliche che ne sono emanazione e ampi settori della
burocrazia della pubblica amministrazione, quello economico, finanziario,
mediatico e, nel periodo a me noto - fino a maggio 2004 - anche quello
giudiziario.

Vengo subito alla vicenda alla quale è dedicata questa pubblicazione.


Premetto che essa è solo una delle tante, tantissime di cui mi sia capitato
di potermi occupare. In quindici mesi infatti, grazie all'autonomia di cui ho

20
potuto fruire a Canale 68, ho realizzato e firmato circa 1700 servizi di cui
oltre 600 riguardanti fatti e temi estranei alla cronaca di routine e
contenenti inchieste, denunce e analisi scomode e controcorrente, quasi
sempre frutto della mia autonoma iniziativa di ricerca. I servizi sui fatti in
questione - le violenze fisiche e sessuali compiute su minori da parte di
sacerdoti in una parrocchia di Thiene - risalgono all'ultimo periodo del mio
lavoro a Canale 68. Avevo già maturato un'idea precisa della realtà
vicentina. Perciò, come avevo fatto tante altre volte su svariate vicende,
accertati i fatti, ho deciso di raccontarli in chiave giornalistica per fare in
modo che una semplice denuncia affidata, in silenzio, dalle vittime agli
organi competenti, non rimanesse senza esito.

Ribadisco quanto ho avuto modo di dire nel corso di quei reportage. I fatti
sono veri, un'inchiesta seria non può che accertarlo. Su questo, ora come
allora, sono sempre pronto a confrontarmi con chiunque.

Dopo i primi servizi fui interrogato dai carabinieri di Thiene ai quali


confermai tutto, fornendo anche gli elementi utili per i riscontri. In
pochissimi giorni chiusero l'indagine in modo singolare: nessun riscontro, ma
anche nessuna obiezione al sottoscritto! Mi sarei aspettato una denuncia
per calunnia, e magari una querela per diffamazione da parte di qualcuno
dei tanti soggetti che dopo il primo servizio trasmesso da Canale 68
reagirono con un'azione di isteria collettiva di cui mi apparvero subito chiari
gli obiettivi.
Basta rileggere le cronache di quei giorni del quotidiano locale più diffuso,
il Giornale di Vicenza.
Ecco qualche esempio.

Giovedì 1 aprile 2004:


Mons. Rigoni si dice incredulo e sgomento: sono calunnie di una mente
malata.

Da rilevare che nei servizi non solo non avevo fatto i nomi, ma non avevo
reso in alcun modo identificabile neanche la parrocchia (a Thiene ce ne
sono almeno dieci) proprio perchè ben sapevo che sarebbe scattata
un'inchiesta della magistratura alla quale, sola, sarebbe spettato
determinare, anche dinanzi all'opinione pubblica, le responsabilità
personali. Incredibile, ma vero. Una parrocchia ed una sola (ripeto una su
dieci, ciascuna - nel caso in cui i fatti fossero stati infondati - con le stesse
probabilità delle altre di risultare quella relativa alla vicenda denunciata),
ed un prete sono stati immediatamente individuati come le parti offese di
tanto "incauta" denuncia. E secondo quale criterio, quale elemento di
conoscenza, quale meccanismo logico?

21
Ancora il Giornale di Vicenza, che semplicemente non aveva pubblicato una
notizia, vera o falsa che fosse, e semmai fosse stata falsa non avrebbe
avuto alcun bisogno di smentirla semplicemente perché non l'aveva mai
pubblicata, già l'1 aprile scriveva (parole del cronista):
Una polemica montata per altri fini dietro la quale si nascondono interessi
economici.

E il giorno dopo, sempre il cronista:


Pesanti accuse propagate via etere con apparente leggerezza e senza
adeguato riscontro critico. All'origine della denuncia c'è quasi sicuramente
un contenzioso civile.

Sabato 3 aprile, ancora il cronista:


Un contenzioso tra privati e i sacerdoti del duomo per l'acquisto di una casa
e la successiva sistemazione di una pista mobile da skateboard... poi la
suggestione e qualche imprudenza di troppo ha fatto il resto .. Accuse
prive di fondamento che sono state propalate da chi dopo avere bussato
alla porta di tanti cronisti ha trovato megafono in un'emittente televisiva
locale che in buona fede, ma con eccessiva fretta, non avrebbe vagliato a
sufficienza i termini della questione.

Il 9 aprile, titolo:
Contro il duomo solo falsità.

Il cronista:
Alla fine non è rimasto nemmeno il fumo

Tutto ciò mentre i Carabinieri si affannavano a "chiudere" la pratica in tutta


fretta, una fretta che a me sembrò subito funzionale più alle risposte
pubbliche, ovviamente già scritte e decise prima di ogni riscontro, che ad
un'indagine appena degna di questo nome che ha i suoi tempi, il suo rigore,
le sue procedure.

E infatti pochi giorni dopo Il Giornale di Vicenza poteva annunciare:


...Le indagini dei carabinieri hanno decisamente sgonfiato del loro sordido
contenuto le accuse mosse ai sacerdoti del duomo...

E, tra virgolette, il presidente del consiglio comunale:


«Un modo di fare giornalismo irresponsabile che offende la voglia di verità
che i cittadini si aspettano dagli organi d'informazione. Al di là di tutte le
azioni legali che il sindaco sceglierà di avviare, ci attendiamo come minimo
delle scuse».

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Il sindaco:
«Notizie denigratorie nei confronti della città e delle istituzioni che creano
i presupposti per un reato di non poco conto. Noi chiederemo i danni
proprio per questa offesa arrecata alla città»

Il parroco del duomo:


«Non penso di querelare chi ha affermato quelle falsità, tanta la sua
povertà morale e spirituale .. semmai potrei denunciare chi ha divulgato e
dato voce a notizie infondate»

Ancora il cronista de Il Giornale di Vicenza:


Al di là delle azioni legali, il sindaco rientrato ieri sera dalla sua vacanza in
Sardegna, si aspetta una presa di posizione anche da parte dell'Ordine dei
giornalisti, un fermo atteggiamento di condanna per quello che ha definito
"sciacallaggio dell'informazione".

Non mi pare che l'ordine dei giornalisti sia mai intervenuto sulla vicenda.
Ringrazio poi i valorosi e generosi colleghi che hanno ipotizzato la mia
buona fede dopo che molti cronisti più svegli di me non c'erano cascati
(nella migliore delle ipotesi sarei un incapace e un cretino!) ed estendo la
mia gratitudine a quanti, tra gli interessati, si sono detti disponibili al
perdono anche nei miei confronti. Ringrazio, ma la mia fede è riposta
unicamente nei valori della libertà, dell'uguaglianza, dei diritti della
persona, della tutela dei soggetti deboli, nonché dei doveri e delle
responsabilità che possano effettivamente garantirli. La mia unica preghiera
è il loro esercizio, da cittadino e da giornalista.

Perciò ho provato un senso di pena - ma era già successo numerose volte in


relazione ad altre vicende che il sistema di potere vicentino avrebbe voluto
tenere segrete peraltro riuscendovi benissimo, a parte me e pochissimi altri
colleghi - nell'osservare la reazione collettiva che ha accomunato i
rappresentanti della parrocchia, l'amministrazione e il consiglio comunale, i
mezzi d'informazione (non solo stampa, ma anche altre tv) organi
inquirenti, tutti interessati a liquidare subito la vicenda come totalmente
falsa, nonostante fosse vera come ad almeno una parte di questi soggetti
certamente risultava già allora.

Sarò cattivo, a fronte della bontà di giornalisti e sacerdoti, ma a tutti quei


soggetti non riconosco alcuna buona fede. Diversamente non capirei perché
un organo di polizia giudiziaria, anziché avere fretta di esternare
pubblicamente "il nulla", non abbia impiegato tutto il tempo necessario per
lavorare seriamente e in silenzio, per poi consegnare i risultati all'autorità

23
giudiziaria. E perché, se tutto era falso, io non sia stato incriminato per
calunnia?

Allo stesso modo non capirei perché nessuno mi abbia querelato per
diffamazione, né promosso azioni civili per danni, né perché sia la stampa
che s'è fatta strumento di questo blocco di interessi, che tutti gli altri
attori-alleati in quest'opera di insabbiamento, non abbiamo avuto, pur nelle
condizioni immaginabili di sorpresa, stupore, shock provocate dai servizi,
l'unico atteggiamento credibile: bisogno di verità. La verità "vera" avrebbe
richiesto ricerca, rigore, compostezza, pazienza e silenzio. Perciò tutti
segnalo il comportamento di quei soggetti che hanno fatto tutt'altro. A
nessuno di loro importava minimamente accertare i fatti, fermare le
violenze, tutelare le possibili vittime. Ciò che stava loro a cuore era solo
assolvere se stessi per perpetuare un collaudato ed efficace sistema di
difesa dei loro interessi.

Angelo Di Natale

24
IPSE DIXIT: LE FRASI PIÙ SALIENTI
In grassetto le citazioni. In corsivo gli autori. Poi qualche considerazione a briglia sciolta
dell'autore del libro (con la collaborazione di Enrico Rosa).

«Una comunità cristiana e della città offesa...»


Attilio Schneck, sindaco di Thiene con simpatie passate per quel
Psi devastato in seguito da Tangentopoli. Un laico che antepone la
comunità cristiana a quella civica. Thiene è una teocrazia?

«Sono stato aggredito sia verbalmente che fisicamente con calci


e schiaffi dal parroco... altri ragazzini più piccoli sono stati
scaraventati addosso alle reti dei campetti da calcio...
palpeggiamenti da parte del cappellano»
Michele Bellossi, uno dei principali testimoni del caso Thiene

«Don Angelo, sa anche lei certi atteggiamenti, lei come


parroco, io come maestro, non possiamo averli anche se
davanti abbiamo ragazzi che meriterebbero di essere
bastonati»
Carlo Maino, capogruppo della Margherita in consiglio comunale a
Thiene. Un educatore moderno?

«... Tutti lo sanno, ma nessuno si fa avanti... si preferisce


piuttosto prendere il bambino e portarlo da un'altra parte»
Giovanni Tessari, consigliere comunale thienese di Alternativa
Democratica. Struzzo, Don Abbondio o entrambi?

«...Don Cristiano insegna catechismo... Questo bambino ha


chiesto di andare in bagno... Don Cristiano è andato ad
accompagnarlo... e quando è stato in bagno... gli ha preso in
mano il pene e gli ha detto... questo ti servirà per quando sarai
grande...»
Una testimonianza indiretta sconvolgente da parte di una anziana
thienese. Verità o menzogna? La magistratura ha accertato i fatti?
Se il tutto è vero, sono stati individuati i responsabili? Se si
tratta di calunnie, sono partite le denunzie del caso contro un
testimone che avrebbe detto il falso?

«Scarpellini è troppo tempo che è qua... ha troppo le mani in


pasta con le varie associazioni locali... secondo me è colluso»
Flavio Bellossi, sovrintendente di polizia in forza alla questura
berica e padre di Michele; ha mai pensato di riferire tutto ciò al
magistrato? E come mai fa queste affermazioni? Sono vere o no?

«Molti si sono sentiti intimiditi e minacciati da un parroco che


avrebbe potere e solidi agganci»
Angelo Di Natale. Di quali agganci si deve poter disporre per
suscitare un fuoco di fila così incessante da parte di alcuni
25
media locali? Quali nervi scoperti si sono toccati? Di Natale nei
suoi reportage non fece mai nomi. Perché qualcuno si identificò
nella parrocchia del duomo cominciando poi una controffensiva
mediatica? Un modo di dire tipico della lingua latina medievale è:
"excusatio non petita accusatio manifesta"... Già San Girolamo,
uno dei primi a tradurre la bibbia dal Greco al Latino tra il 300
e il 400 dopo Cristo, nelle sue lettere avvertiva: dum excusare
credis, accusas (mentre credi di scusarti, ti accusi). Al duomo di
Thiene leggono San Girolamo? In municipio? E nelle redazioni dei
principali media locali?

26
Indice
PREFAZIONE ...............................................1
01- L'INIZIO .............................................2
02- LA GUERRA DEI MEDIA ..................................4
03- IL CONTRATTACCO ......................................4
04- I POLITICI SI SCHIERANO COL DUOMO ....................6
05- I RETROSCENA .........................................8
06- GLI STRASCHICHI E IL MISTERO DEL TESTIMONE MIKE ......8
07- I BELLOSSI ...........................................9
08- FLAVIO BELLOSSI ACCUSA IL TENENTE SCARPELLINI ........9
09- CARLO MAINO .........................................10
10- GIOVANNI TESSARI ....................................11
11- APOLLONI, SCARPELLINI E FALCONE: UNA CENA PER TRE? ..11
12- IL COMPORTAMENTO DEI CARABINIERI ....................12
13- I NODI IRRISOLTI ....................................13
14- I MALTRATTAMENTI ....................................14
15- ATTENZIONI MORBOSE ..................................14
16- IL PARERE DI ANGELO DI NATALE: L'INTERVISTA .........15
POSTFAZIONE .............................................20
IPSE DIXIT: LE FRASI PIÙ SALIENTI .......................25

27
MANI D'ANGELO

È un piccolo libro, un pamphlet, dedicato ad uno degli


episodi di cronaca vicentina più controversi degli ultimi
anni. Si tratta del famoso caso Thiene del 2004, quando
nei servizi del reporter Angelo Di Natale per conto della
tv Canale 68 Veneto, si parlò apertamente di percosse e
molestie sessuali perpetrate da due sacerdoti in una
parrocchia di Thiene. Nel libro non solo vengono
ricostruiti i passaggi della vicenda, ma viene data una
chiave di lettura particolare per quanto riguarda il
comportamento degli inquirenti e della stampa. L’indagine
venne chiusa in fretta e furia ma gli interrogativi
restano. Tant'è che l'autore descrive le novità emerse da
una successiva indagine giornalistica condotta sul campo

MARCO MILIONI

Marco Milioni, è nato a Roma nel 1973. Giornalista


freelance segue per conto de Il Gazzettino la cronaca
politica ed amministrativa del comune di Vicenza e della
provincia. È stato corrispondente da Vicenza per Rtl
102.5 ed Rtl Venezia. Collabora con Canale 68. Ha
collaborato con il periodico telematico Internest-on line
e con il settimanale Vicenza ABC. Milioni ha sul web un
suo spazio di approfondimento, un blog. Si tratta de Il
Tracciante, reperibile su internet all'indirizzo
http://tracciante.blogspot.com

STAMPATO NEL GENNAIO 2006 DA:


Stamperia Di Esse; c. so Padova 13
36100 Vicenza
STAFF:
http://tracciante.blogspot.com
INFO:
tracciante@email.it
PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE:
Marco Milioni & Stamperia Di Esse

Prezzo EURO 4,00