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Domenica
29 Maggio 2016

anzitutto Biennale, Leoni dOro

CULTURA, RELIGIONI, TEMPO LIBERO, SPETTACOLI, SPORT

a Paraguay e Spagna

trutture innovative e architettura di qualit realizzabili


con un materiale povero come il mattone da una
manodopera non specializzata: il connubio che ha
convinto la giuria della 15 Biennale Architettura a
conferire il Leone dOro tra i progetti di Reporting from the
front al paraguaiano Gabinete de Arquitectura di Solano
Bentez. Leone dargento per un promettente giovane a NL
(Kunl Adeyemi), studio con base in Nigeria; tra i premi, anche
una menzione speciale a Maria Giuseppina Grasso Cannizzo.
Tra le partecipazioni nazionali, Leone dOro alla Spagna, con
una mostra sullarchitettura che lavora sullincompiuto.

L Z E V I R O

FEDELT
AL CAMBIAMENTO
RAUL GABRIEL
l cambiamento non condizione opinabile
cui si possa aderire o meno. Il
cambiamento probabilmente la piu
oggettiva delle categorie dellesistenza, in
ogni sua dimensione.Tutto in costante
cambiamento e tutto pervaso di irripetibile
magnifica diversit. Il vero e proprio terrore
che lidea del cambiamento quasi sempre
scatena esclusivamente frutto di una
sostanziale immaturit e non coscienza dello
stato di fatto del reale, interiore o esteriore che
sia. Perch lessere umano cerca la fissit?
Perch anela alla stabilit? Perch poi se ne
lamenta, guardandosi bene dal mettere in
discussione le false sicurezze che costruisce
per s e la propria discendenza? Sembra una
questione insanabile, ma voglio suggerire un
punto di vista diverso. Luomo tende alla meta
ma costituzionalmente costruito per il moto,
per il viaggio, che percorre anche se si ostina a
rifiutarlo. Viaggio che si verifica costantemente
nelle sue stesse cellule, che lo viene a cercare
nella sua casetta, nei suoi equilibri
aristocratici, borghesi o popolari che siano,
cos ben articolati e costruiti quanto
ridicolmente vulnerabili. La pratica educativa
nella quasi totalit dei casi dimostra una
confusione a tratti colpevole sulle false
sicurezze. Lo studio finalizzato a un lavoro
stabile, uno status sociale accettabile,
comportamenti mimetici e funzionali a una
vita tranquilla e integrata... Una specie di
lobotomia programmata che promette di
garantire lesenzione dai conflitti, dai drammi,
dalle gioie e dagli entusiasmi eccessivi. Con
quale fine? Quello di assicurare pasti sicuri a
teste addomesticate. Questo tendono a fare
anche le istituzioni morali, ridotte spesso a
intricati dedali di regole senza amore, questo
tendono a fare innumerevoli istanze sociali
costituite e santificate. Credo che nel vero
fondo della questione non ci sarebbe
contraddizione. I processi del cambiamento
non sono negazione della stabilit, cos come
la molteplicit non affermazione di
relativismo. Il fatto che bisogna rieducarsi
(operazione dolorosa e difficile) a capire che
lesercizio del viaggio costante e quotidiano
non contraddice in alcun modo la nostra
tensione alla sicurezza e alla unit. Solo che la
sicurezza che intendiamo noi quasi sempre
una rappresentazione grottesca e ridotta della
meta effettiva, che inconoscibile, certo, ma
puo essere a tratti intuita e quindi amata,
generando la fiducia, la fede che quella meta
arriva, anzi gia insita in queste montagne
russe dei cambiamenti che sono, nella
meravigliosa pedagogia esistenziale, la nostra
salvezza dallanestesia della coscienza. Anche
qui larte efficace metafora. Ne un esempio
eclatante la tendenza a vedere un artista
produrre una unica opera, nel medesimo
modo, nel medesimo stile, per motivi disparati
come interessi di mercato o necessit di
autorassicurazione, senza rendersi conto che
quella tensione alla cristallizzazione
prodromo di una morte interiore e artistica.
Quando si dice (senza conoscerne a fondo le
implicazioni) che un artista replica sempre una
unica opera, si dice il vero. Ma non nel senso
comunemente inteso. Se lartista autentico,
quellunica opera che la sua identit unica e
unitaria, inevitabilmente prender forme
diverse, continuer a essere sorpresa e in
qualche modo sospesa. Diversamente lartista
diventa un commerciante artigiano asservito al
padrone di turno piuttosto che rabdomante di
vibrazioni. Aprirsi al cambiamento non
significa mutevolezza fine a se stessa, significa
coscienza della idiozia di qualunque tentativo
di imbrigliare la vitale dinamicit
dellesistenza, che inequivocabilmente prende
il sopravvento, con i suoi innumerevoli
strumenti capaci in un momento di sparigliare
le nostre stupide sicurezze. Aprirsi al
cambiamento condizione necessaria per
lincontro. La stolida resistenza delle rendite di
posizione che moltissimi esercitano in tutti i
campi compresi quelli dello spirito,
nellillusione di mantenere lo status quo con i
suoi benefit personali, solo ottusa avidit che
tanto piu resiste tanto piu sar soggetta a un
doloroso risveglio. Forse troppo tardi.

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Dibattiti. Dal 2 al 4 giugno a Bose un convegno si occuper di architettura sacra


A 50 anni dal Concilio sempre pi chiaro che la misura dei buoni progetti la comunit

Nuove chiese
Lo
condivisione

LEONARDO SERVADIO

Larchitetto

Il liturgista

Zermani: Rivelare
la croce nelledificio

Boselli: Il requisito
la consapevolezza

oich col Concilio Vaticano II sono state tracciate le linee di una


pi aperta e diffusa evangelizzazione, nel progettare luoghi di
culto sono caduti i termini canonici propri
della tradizione occidentale ed sembrato
possibile abbandonare la logica consequenziale di una pratica gi scritta nella storia. Lo
sostiene Paolo Zermani, docente di Architettura a Firenze e Mendrisio e autore di diversi
progetti per la Chiesa. Come recuperare un orientamento capace di chiarire la specificit
del costruire una chiesa ai nostri giorni? Il
principio di fondo dei miei progetti rimane,
come sempre stato nella cristianit occidentale, di rivelare la croce nelledificio. La
manifestazione della croce, gradualmente acquisita come elemento tipologico, la via entro cui lo spazio sacro continua ad avverarsi.
La forma della liturgia il primo tema da iscrivere nel programma di un progetto di chiesa: deve tornare a coincidere con la forma dellarte. Pavel Florenskij cento anni fa ha sintetizzato il concetto parlando di liturgia come
sintesi delle arti. Di tale sitesi mi limito a citare tre elementi imprescindibili cui oggi pu
ancorarsi il progetto della chiesa: terra, luce,
silenzio.... E Architettura: luogo, tempo, terra,
luce, silenzio il titolo di un volume appena
pubblicato (Electa, pagine 96, euro 28,00) sulle opere di Zermani, in cui il tema del progetto del sacro si applica, ogni volta, a unidea di
spazio scabra e mai gratuita. (L.S.)

ra i tanti progetti architettonici riusciti in


ambito ecclesiastico, presentati ai Convegni
liturgici internazionali che ogni anno si svolgono nel suo monastero a Bose, il liturgista
Goffredo Boselli pensa anzitutto alleccellente adeguamento liturgico compiuto nella chiesa abbaziale di Pannonhalma in Ungheria, grazie alla
comunit benedettina, ben consapevole di cosa
significhi abitare uno spazio risalente al XIII secolo e trasformato nei secoli. Sin dallinizio i monaci
erano convinti che la disposizione degli oggetti liturgici e tutte le altre considerazioni artistiche e
tecnologiche, dovessero essere guidate dalla riflessione liturgica, teologica e monastica. Su questa base hanno scelto larchitetto britannico John
Pawson, noto per il monastero boemo di Novy Dvur, una delle icone dellarchitettura liturgica contemporanea. Il suo senso dellessenzialit e della
semplicit, che altri chiamano minimalismo, ben
si addice allethos della liturgia del Vaticano II. Cos, monaci e progettista hanno risposto assieme alle domande che sottendono a ogni adeguamento
liturgico: quali diritti pu avere una comunit monastica millenaria nella casa che la ospita ma che
anche monumento nazionale? Quanta fiducia
abbiamo nellarchitettura contemporanea? Dov
il confine fra un museo e una chiesa vivente? I benedettini di Pannonhalma hanno dimostrato come la loro chiesa pu continuare a essere ci per
cui stata costruita: una casa vivificata da una comunit vivente. Una committenza consapevole
condizione indispensabile perch rinasca uno spazio liturgico coerente. (L.S.)

era un tempo in cui si sapeva comerano


fatte le chiese: si riconoscevano a prima
vista. Ma oggi come si distinguono nellaffastellarsi delle molteplici suggestioni
architettoniche? Largomento, gi dibattutissimo, viene ripreso nel convegno Viste da fuori che si svolger al monastero
di Bose dal 2 al 4 giugno, organizzato in collaborazione con la
Conferenza Episcopale Italiana (Ufficio beni culturali), col Consiglio Nazionale Architetti e con la partecipazione di esperti da
diversi Paesi. Largomento interessa chiunque: credenti e non.
Perch se le chiese storiche erano espressioni pi evidenti dellepoca loro, lepoca nostra si diffonde nelle manifestazioni formali pi diverse. Se il barocco fu interprete puntuale del Concilio tridentino, col proteiforme moderno ci troviamo di fronte a linguaggi lontani dalla tradizione, a volte incerti nel trasmettere il messaggio del Concilio Vaticano II. Al riguardo Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, sostiene: Le chiese si costruiscono per due ragioni: per esprimere lode al Signore e adorarlo, e perch la comunit possa incontrarsi unita nella fede e nellesperienza dellamore del Padre. Se la
Controriforma enfatizzava larmonia della forma e le chiese la manifestavano raccogliendola
intorno alla centralit della presenza reale del
Santissimo Sacramento, il 900, col trauma delle grandi guerre, della Shoah, fa esperienza del
silenzio di Dio e delle lacerazioni delluomo. Per
conseguenza arte e architettura si esprimono in
forme a volte frammentate, che dicono di un
nuovo bisogno di Dio. Questo trova risposta nella divina misericordia, non a caso testimoniata
al cuore del XX secolo da santa Faustina Kowalska, canonizzata da Giovanni Paolo II.
E anche oggi ledificio della chiesa pu essere
rappresentativo sia di un messaggio teologico
sia della comunit che la costruisce. Per esempio la nuova chiesa di San Rocco che si sta ultimando vicino a Chieti culmina con un grande lucernario a croce, a rappresentare la ferita
e la sofferenza, ma del pari lapertura allamore divino e alla redenzione che ne deriva. E lo
stesso Mario Botta, larchitetto che scelsi per
progettarla, si trov daccordo che non si pu
fare architettura sacra senza ascoltare il popolo, in un dialogo mutuamente fruttuoso. Tanto
che, se in un primo tempo egli prevedeva tre absidi uguali, dopo aver chiarito la visione teologica che individua in quella centrale la figura del
Padre, aperto allabbraccio nelle due absidi laterali, vi fu da parte sua un opportuno ridimensionamento di queste.
Il dialogo compiuto a Chieti per la nuova chiesa esemplare di un nuovo stile emerso dopo
le esperienze seguite al Concilio: non architettonico, ma di metodo. Lo evidenzia don Valerio
Pennasso, responsabile per la Cei sia delle nuove edificazioni,
sia dei beni culturali: Dopo il Concilio la Chiesa ha evitato di
indicare specifiche forme. Non voleva edifici ripetitivi, basati su
un unico modello, ma espressioni che manifestino comunit
vive: ha scelto quindi di erigere chiese in funzione di unecclesiologia che riassume la piet popolare, la cultura, il senso di corresponsabilit che si attiva tra fedeli
e presbiteri. Unecclesiologia fortemente segnata dal magistero di papa Francesco. Siccome ogni comu- La questione
nit abita il proprio territorio, con che emerge
tutte le sue peculiarit storiche e at- non di linguaggio
tuali, ledificio chiesa in cui si ritro- ma di metodo:
va deve esprimere tale specificit.
fatto di dialogo
In cui la nobile semplicit conosca la via della bellezza e insieme e formazione
della povert: pu trovare espressione in tante soluzioni anche di carattere tecnologico, per esempio per modellare la luce in esperienza poetica ove elemento naturale e artificio si fondono. Alla chiesa si chiede che sia sentita come propria da ognuno, nellorganico disporsi dei poli liturgici ma anche nelloffrire occasioni di raccoglimento per il singolo; un tema su cui ho avuto occasione di dialogare con larchitetto Ugo Dellapiana, autore di rilevanti chiese contemporanee. E in questo rivolgersi
allo stesso tempo alla comunit e al singolo, la chiesa, sia di dimensioni grandi o piccole, trova la misura sua propria.
A oltre 50 anni dal Concilio, dopo il quale ci fu un ritrarsi del committente e un periodo di inconsueta libert per i progettisti, oggi la riflessione su quanto avvenuto porta a unevoluzione, e a
progettisti e committenti si richiede un dialogo intenso. Lo nota il liturgista Angelo Lameri. La Sacrosanctum Concilium insiste sullimportanza non solo della formazione di artisti, ma anche dei sacerdoti, cos che siano capaci di suggerire opportuni consigli nella realizzazione delle opere (SC 129). E la riflessione va indirizzata non solo a quanto compiuto dopo il Concilio, ma anche a come procedere oltre. Tra artisti, architetti e
presbiteri si richiede una reciproca formazione, alimentata da
momenti e luoghi di dialogo e di confronto. Da tale dialogo sorger un nuovo stile: la chiesa di domani sar chiesa partecipata. E il nuovo nome della creativit sar: collaborazione.

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STILE

SEGNO. La chiesa della Resurrezione di Ges di Cino Zucchi a Sesto San Giovanni