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Riflessioni dallAmerica Latina sullegemonia e lo Stato ampliato


Mabel Thwaites Rey 1 y Hernn Ouvia 2
Letture pioniere in Argentina
Se c un paese al mondo in cui Gramsci ha avuto tempestiva accoglienza, questo stato
senza dubbio lArgentina. ancora in corso una ricostruzione dettagliata e integrale delle
molteplici e persino contrapposte- ricezioni che di questo ineguagliabile militante e pensatore
italiano sono state fatte dal sud di Nuestra Amrica. A mo di breve riassunto, potremmo
menzionare la tempestiva e creativa diffusione che fecero, in queste terre, un gruppo di operai
anarcosindicalisti, che osarono tradurre e pubblicare alcuni degli scritti di Antonio Gramsci e
Palmiro Togliatti pubblicati nelle pagine de L'Ordine Nuovo, e diffusi in Argentina solo mesi dopo
la loro iniziale circolazione durante il convulso biennio rosso torinese 3. In quegli anni,
parallelamente a questa impresa libertaria, anche il periodico socialista La Vanguardia
divulgher certi testi ordinovisti con la medesima passione.
Ci nonostante, sar solo a partire dalla prima met degli anni cinquanta che i suoi testi
avranno una diffusione di maggior portata in queste terre. In primo luogo, a partire dal lavoro
precursore di ricreazione e applicazione -formulata nel 1951 dal filosofo e saggista marxista
Hctor Agosti nel suo libro Echeverra- di alcune delle principali categorie gramsciane, per
lanalisi della conformazione della cultura nazionale e la denuncia del carattere inconcludente
della fallita rivoluzione del maggio 1810 in Argentina, come parte del processo indipendentista
troncato nella regione 4. In secondo luogo, possiamo menzionare la rigorosa traduzione -questa
volta filologica, anche se pure filosofico-politica- che, tanto Agosti come Jos Aric e altri
militanti del Partito Comunista Argentino, fanno delledizione tematica dei Quaderni del
Carcere. Inoltre, essendo la prima in lingua non italiana, ha saputo attirare lattenzione non solo
di settori legati al marxismo classico, ma anche dellincipiente nuova sinistra rivoluzionaria che,
al calore della rivoluzione cubana e della convulsa realt latinoamericana, cercava di prendere
le distanze dalla dottrina irradiada dallURSS. stata prima di tutto una traduzione di carattere
politico legata a un necessario rinnovamento ideologico-culturale, che avvenuto al di fuori
degli ambiti accademici, a differenza di buona parte di quelle che le succederanno
cronologicamente nel resto del mondo. Cos, lArgentina sar il paese in cui precocemente
circoleranno tanto le Lettere dal Carcere come vari dei libri redatti da Palmiro Togliatti in
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Laureata in Diritto-Teoria delllo Stato allUniversidad de Buenos Aires. Professoressa Titolare di


Sociologia Politica e Amministrazione e Politiche Pubbliche. Corso di Scienze Politiche. Facolt di Scienze Sociali.
UBA. Direttrice e ricercatrice dellIstituto di Studi dellAmerica Latina e i Caraibi (IEALC) FCS UBA.
Coordinatrice del Gruppo di Lavoro di CLACSO Lo Stato in America Latina: risultati e sforzi dei processi politici
nel nuovo secolo.
2
Laureato in Scienze Sociali allUniversidad de Buenos Aires. Professore Titolare del Seminario Teora y
Praxis Poltica en Antonio Gramsci. Su pertinencia para el anlisis de la realidad latinoamericana contempornea.
Corso di Scienze Politiche. Facolt di Scienze Sociali. UBA. Ricercatore dellIstituto di Studi dellAmerica Latina e
i Caraibi (IEALC) FCS UBA.
3
Hacia una sociedad de productores, Editorial Argonauta, Buenos Aires, 1921.
4
Echeverra, Editorial Futuro, Buenos Aires, 1951. Paradossalmente, si dovuto aspettare sessantanni
perch questo libro avesse una riedizione. Recentemente, nel 2011, la casa editrice del Centro Cultural de la
Cooperacin tornata a pubblicare Echeverra. Come dir decenni pi tardi Jos Aric nel suo libro La cola del
diablo. Itinerario de Gramsci en Amrica Latina, come Gramsci ha fatto con la borghesia risorgimentale, Agosti
critica la borghesia argentina per non aver saputo ampliare il movimento emancipatore per trasformarlo in una
rivoluzione piena. Saggi come Echeverra (1951), El mito liberal y Nacin y Cultura (entrambi del 1959),
lasceranno trasparire lenorme influsso del Gramsci carcerato sulla prospettiva interpretativa di Agosti della realt
argentina. Aric riconoscer questo ruolo pioniero di colui che era stato suo maestro nei seguenti termini: Nei
critici anni cinquanta abbiamo potuto accedere precocemente a Gramsci direi nello stesso momento in cui ci siamo
accorti della sua esistenza- perch Agosti ci ha dissodato il terreno. Dallinizio ci ha introdotti a una lettura dei
quaderni che in lui ha cercato sempre di essere una traduzione, vale a dire, un modo particolare di volgere in un
linguaggio nazionale quegli strumenti dinterpretazione storico-politica che si presumeva fossero adatti a illuminare
zone del nostro passato che la profondit di una crisi faceva affiorare.

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territorio italiano 5.
Gi allinizio degli anni 60, un gruppo di giovani intellettuali del PC, tra i quali Juan Carlos
Portantiero, Oscar del Barco e lo stesso Aric, romperanno con il loro maestro e con
lorganizzazione alla quale appartenevano e decideranno di fondare a Cordova una rivista
trimestrale che gi dallo stesso nome evidenziava una chiara filiazione gramsciana. Passato e
Presente che uscir nellaprile del 1963 e, poco dopo la diffusione, determiner lespulsione del
gruppo dal PC 6. Il suo definitivo allontanamento da questa organizzazione sar il calcio dinizio
perch questo gruppo si costituisca come riferimento fondamentale dirradiazione delle idee di
Gramsci in Argentina e in America Latina, come pure di altri autori e correnti del marxismo
critico oscurate dallegemonia sovietica 7.
Insieme, si cercava di ricostruire una prassi rivoluzionaria che si nutrisse delle diverse tradizioni
e realt socioculturali specifiche dellArgentina, riuscendo ad articolarle tra loro in modo tale che
confluissero in uno stesso progetto etico-politico di taglio gramsciano. Era, quindi, prioritario
spogliarsi dei panni cosmopoliti che allora operavano come una camicia di forza al momento
di costruire una volont collettiva di radice nazional-popolare. Ipotesi questa, inoltre, suggestiva
e attuale, nella misura in cui fornisce indizi sul perch del tragico disaccordo storico, nel caso
specifico del nostro paese, tra il marxismo e la questione peronista, equivalente forse in
importanza alla questione meridionale che Gramsci descrisse immediatamente prima della sua
detenzione. Questa lettura era completata anche da unesauriente analisi dei rapporti di forza
in Argentina, che aveva come fonte primaria le disperse note carcerarie redatte da Gramsci tra
il 1929 e il 1935. Cos, a partire dallo studio della realt concreta nazionale 8, la nozione di
legame egemonico permetter di penetrare la complessa e instabile forma di dominio
predominante nel paese dopo la proscrizione del peronismo nel 1955. Secondo la loro lettura, a
causa dei rapporti di forza esistenti dopo questo momento chiave, le classi dominanti non
hanno potuto instaurare un modello daccumulazione capitalista in sintonia con i loro interessi, a
causa della capacit di veto che mantenevano le classi subalterne, cosa che si accoppiava a un
alto livello dinstabilit sul piano economico e a unassenza degemonia su quello politicoideologico.
Indubbiamente, la crescente repressione paramilitare sulle organizzazioni di sinistra, e in
particolare il colpo di Stato del 24 marzo del 1976 in Argentina, obbligher i referenti principali di
questo gruppo a lasciare tronco il loro progetto politico-culturale e ad andare in esilio in
Messico, dove, malgrado tutto, daranno vita ad una nuova avventura editoriale, la rivista
Controversia (1981-1983). Sar nel paese azteco il luogo in cui diversi di loro produrranno
alcune delle loro opere teoriche pi fondamentali, utilizzando il pensiero di Gramsci come una
delle loro fonti principali dispirazione. Cos, allinterno del crogiolo di materiali l generati, Juan
Carlos Portantiero (per il quale il Messico fu un balzo in avanti) scriver Los usos de Gramsci,
Oscar del Barco Esbozo de una crtica a la teora y la prctica leninista y El otro Marx, e Jos
Aric Maritegui y los orgenes del marxismo latinoamericano, Marx y Amrica Latina, e pure
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Tra il 1958 e il 1961, la casa editrice Lautaro di Buenos Aires pubblicher El materialismo histrico y la
filosofa de Benedetto Croce, Los intelectuales y la organizacin de la cultura, Literatura y vida nacional y Notas
sobre Maquiavelo, sobre la poltica y sobre el Estado moderno.
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Il suo editoriale, scritto e firmato da Aric, esplicitava lemergere di una nuova generazione che no
riconosceva maestri e concepiva il marxismo come coscienza critica dellazione trasformatrice, espressine di una
vera crisi del pensiero dogmatico. La direzione nazionale del PC denuncer come provocatori questi giovani
rinnegati, affermando che non era lecito un marxismo fuori dal marxismo-leninismo.
7
Durante gli anni sessanta e settanta, il gruppo politico-culturale Pasado y Presente (PyP) pubblicher, sotto
lindiscussa guida di Jos Aric, un totale di nove numeri della rivista (suddivisa in due momenti e congiunture
storiche diverse: 1963-1965 y 1973), e quasi un centinaio di Cuadernos de PyP (prima a Cordova, poi a Buenos
Aires ed infine in Messico), attraverso i quali si sarebbero diffusi autori e correnti filosofico-politiche poco
conosciute o rese invisibili in seno al marxismo, tenendo come asse portante la figura di Antonio Gramsci.
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Sullargomento si possono consultare i seguenti articoli di Juan Carlos Portantiero, pubblicati tutti nella
rivista Pasado y Presente: Poltica y clases en la Argentina actual, PyP Nmero 1, 1963; Un anlisis 'marxista' de
la Argentina, PyP Nmero 5/6, 1964; Clases dominantes y crisis poltica en la Argentina actual, PyP Nmero 1
(nueva era), 1973.

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una prima versione de La cola del diablo.
La caduta della dittatura civico-militare nel 1983 permette loro di tornare nel paese e dare
impulso, certo in un contesto di profonda sconfitta del campo popolare, ad altre iniziative
intellettuali, come la rivista La Ciudad Futura, che riuscir a raccogliere buona parte
dellintellettualit progressista durante i primi anni dopo la dittatura. In quella congiuntura, il
dibattito sulla transizione democratica sar centrale per il rinnovamento delle Scienze Sociali e
della societ argentina in generale. Aric interver argomentando che lideale socialista non
pu smettere di apparire sotto la forma della democrazia, e per questo in America Latina, tra
socialismo e democrazia non ci sono confini, anche se si premura di chiarire anche che
giusto fare il contropelo al modello statale del socialismo.
A quel tempo, sul piano pi generale dellAmerica Latina, si produsse un rinnovato interesse per
lopera di Gramsci, soprattutto a partire dalla cruenta sconfitta del progetto incarnato da Salvador
Allende in Cile, e della proliferazione di dittature militari nel cono sud e, pi tardivamente, in
centroamerica, e si tornata a porre sul tappeto la questione della costruzione della controegemonia popolare 9. Il contesto sfavorevole ha propiziato non solamente un sano dibattito sul
legame tra socialismo e democrazia, ma anche delle letture che hanno cercato di fare di
Gramsci un teorico delle sovrastrutture, propugnatore della presa del potere a pezzetti,
ideologo del compromesso storico con la borghesia e le sue espressioni politico-elettorali,
accreditando uninterpretazione che lo scindeva completamente dalla tradizione leninista e
persino marxista, per giustificare posizioni politiche socialriformiste.
Questo uso di Gramsci si scontrato in una disputa politica con quelli che volevano riscattare
la sua essenza rivoluzionaria e il carattere di continuazione/superamento della tradizione
marxista contenuto principalmente nei suoi scritti carcerari. Intensi dibattiti sono stati suscitati
sulla sua opera, fino a che i nuovi tempi neoconservatori prima, e il crollo dei cosiddetti
socialismi reali poi, hanno finito per eclissare linteresse per questo teorico convinto della
convenienza e della possibilit della trasformazione socialista della societ. Cos, durante la
seconda met degli anni ottanta, il carattere sovversivo e anticapitalista di Gramsci ha ceduto il
passo alla discussione sul consolidamento di un ordine democratico che poco simparentava
con lorizzonte strategico a cui aspirava il marxista italiano. Nello stesso senso, durante gli anni
novanta, sebbene ci siano state riflessioni e lucidi contributi centrati sul pensiero gramsciano,
legemonia neoliberista si abbattuta anche sul piano teorico-intellettuale, per cui sar solo
almeno nel caso dellArgentina- la profonda crisi aperta nel 2001 quella che render
nuovamente vitale lopera di Gramsci, per realizzare unanalisi dellinedita situazione vissuta nel
paese, da una prospettiva emancipatoria e legata al divenire politico delle classi subalterne.
Pertanto, lultimo decennio di governo (sia di Nstor Kirchner che di Cristina Fernndez) e gli
accalorati dibattiti sulle sue caratteristiche, hanno meritato il ricorso alle categorie gramsciane
per delucidare i loro nuclei fondamentali come pure i loro tratti di continuit e rottura rispetto
allegemonia di chiaro taglio neoliberista incarnata dal governo di Carlos Menem.
Si pu, pertanto, affermare che questo intricato percorso di Gramsci nel nostro paese e nella
regione non stato avulso dalle trasformazioni dei rapporti di forza tra le classi e i settori in
lotta, e neanche ha potuto sottrarsi alle mode e ai dibattiti accademici condizionati da quei
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Nel febbraio del 1980, per esempio, stato realizzato nellUniversidad Nacional Autnoma del Messico un
seminario su Egemonia e alternative politiche in America Latina, il cui proposito era quello di discutere la validit
del concetto di egemonia gramsciano nellanalisi delle caratteristiche distintive delle lotte sociali in America Latina.
Le relazioni di questo seminario sono state pubblicate nel 1985, in un volume collettivo titolato Hegemona y
alternativas politicas en America Latina, con il coordinamento di Julio Labastida Martn del Campo. Nel 1987,
cinquantesimo aniversario della scomparsa di Gramsci, ha dato origine a una serie dincuontri, lavori e dibattiti sulla
sua opera. A Buenos Aires, per esempio, sono state celebrate le Giornate Perch Gramsci Oggi?, con la
partecipazione di numerosi intellettuali che hanno presentato diverse relazioni, alcune delle quali constituiscono la
base degli articoli inclusi nel presente volume. E gi nel 1991, nel N 115 della Rivista Nueva Sociedad, per il
centenario della nascita di Gramsci erano inclusi, come tema centrale, una serie di articoli che, nella loro
maggioranza, fanno un bilancio critico sulla ricezione dellopera gramsciana in America Latina e la proiezione dei
loro contributi fondamentali negli anni novanta.

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rapporti cangianti. Non azzardato affermare che, nel caso dellArgentina, il 2001 abbia agito
da vero spartiacque rispetto alla produttivit del pensiero gramsciano. Crisi organica, Stato
ampio, egemonia, trasformismo, rivoluzione passiva e societ civile sono stati, tra i molti altri
concetti, non solo termini significativi utilizzati per linterpretazione di quel processo inedito di
decomposizione del regime politico e lesaurimento di un determinato modello di
accumulazione, ma nozioni chiave alle quali far ricorso per sviscerare quellalgida congiuntura
tanto difficile da afferrare in termini teorico-politici.

Produttivit del pensiero gramsciano


Sarebbe pertanto infruttuoso realizzare una genealogia delle variegate e successive ricezioni
degli scritti e categorie gramsciane in Argentina, da quei primi e convulsi anni sessanta fino ad
oggi. Vogliamo mettere in risalto la invariante produttivit del corpus teorico-politico di Gramsci
per lanalisi e la trasformazione della nostra complessa realt nazionale. Per questo, al di l di
queste diverse letture ed esercizi di traduzione -che sono risultati cruciali non solamente nel
nostro paese, ma anche per le prime diffusioni e ricostruzioni del pensiero di Gramsci in contesti
come quelli di Cuba, Cile, Uruguay e Messico- possiamo farci delle domande sulla sua attuale
produttivit in America Latina. Tornare ancora una volta sullopera di Gramsci implica un grande
sfida. Da una parte, si tratta di essere il pi fedele possibile allautore, tenendo conto tanto della
lettera come del contesto storico della sua produzione e la sua appartenenza teorico-politica alla
tradizione marxista, su un terreno sul quale molti altri prima si sono addentrati. Riscattare la
dimensione storica ci permetter, sicuramente, di non perdere di vista lorigine delle
preoccupazioni gramsciane, evitando forse le estensioni improprie dei suoi concetti e categorie
di analisi. Dallaltra, il senso di un lavoro come quello che oggi ci proponiamo si fonda sul
riscatto della fecondit esplicativa dei concetti pi sostanziali, quelli la cui ricchezza teorica
fornisce tracce interessanti per analizzare la realt presente di societ come la nostra, in un
tempo in cui cercare di pensare a cambiamenti della natura oppressiva dei capitalismi realmente
esistenti suona pi utopico che mai, pur essendo necessario e urgente.
In particolare, lampliamento del concetto di Stato e la conseguente riformulazione della
categoria di egemonia prodotta da Gramsci, uno dei contributi pi significativi alla teoria
marxista del potere. Al di l delle contraddizioni e delle ambiguit gi segnalate da diversi autori,
giusto notare come, indagando sullaspetto consensuale della relazione tra governanti e
governati, Gramsci d un inestimabile contributo a chiarire la complessit del dominio borghese
nelle societ a capitalismo relativamente sviluppato (che a dire di Portantiero, costituiscono un
Occidente periferico), che a sua volta fornisce interessanti strumenti per analizzare realt come
quella latinoamericana. La relazione tra coercizione e consenso, tra direzione intellettuale e
morale e dominio, tra egemonia e dominio, indissolubilmente legati alle basi materiali di
produzione e riproduzione della vita sociale, costituiscono i termini nodali della riflessione
gramsciana di maggior rilievo per capire la configurazione storica e il divenire recente delle
nostre societ 10.
10

Seguendo Antonio Gramsci, possiamo dire che nellarticolazione tra coercizione e consenso che
presuppongono gli Stati moderni, durante la tappa di formazione e di consolidamento degli Stati, cos come per una
gran parte del XX secolo, nel nostro continente tendeva a prevalere la prima dimensione, come conseguenza
delleterogeneit strutturale (giustapposizione di distinti rapporti di produzione), che supponeva unassenza
dintegrazione politica, sociale e culturale. Per dirlo con le parole di Norbert Lechner, in America Latina lo Stato era
primariamente dominio, poich mancava di quel quid che legemonia, non essendo n sovrano in forma piena (a
causa della sottomissione esterna) n, in molti casi, nazionale in senso stretto (a causa di una cittadinanza ristretta e
di diversi meccanismi di esclusione etnica e politica). Alla direzione egemone, che ha trovato la sua ragion dessere
sul piano internazionale, stato contrapposto il dominio interno, originato dallimpossibilit delle borghesie locali di
ottenere una direzione politico-culturale che unifichi i distinti gruppi sociali nella forma nazione. Con la parziale
eccezione di alcuni paesi del Cono Sud (tra i quali c lArgentina), non esistita in America Latina, fino
allavanzata seconda met del XX secolo, una societ civile come la intende Gramsci- omogenea e consolidata,
che comprenda tutto il territorio e metta in relazione linsieme della popolazione. La mancanza di questo elemento
agglutinante e di coesione ha avuto come diretta conseguenza un predominio dellapparato statale burocraticorepressivo come meccanismo unificatore. Questa distintiva precariet istituzionale ha implicato un dominio

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Infatti, come sosterr Juan Carlos Portantiero nel suo classico libro Los usos de Gramsci 11,
fondamentale valutare che possibilit ci sono di utilizzare e ricreare larsenale teorico e le
riflessioni politiche di Gramsci per lanalisi delle nostre societ latinoamericane. Secondo la sua
lucida lettura e traduzione, buona parte di quel corpus direttamente pertinente per
interpretare (e cercare di trasformare) la realt dellAmerica Latina. Da questa situazione si
creata invece una ricezione erronea dellopera gramsciana, poich la si considerata una teoria
della rivoluzione in Occidente, identificando questo con i paesi capitalisti pi avanzati o
maturi. Invece, la societ che Gramsci studia approfonditamente (Italia), costituisce una tipica
societ del cosiddetto capitalismo periferico. Se questo il terreno storico sul quale Gramsci
ha fatto le sue riflessioni -dir Portantiero-, quelle sarebbero pi vicine a un certo tipo di societ
latinoamericane attuali, che alle formazioni sociali del capitalismo contemporaneo pi avanzato
e maturo. Da questottica, certe societ latinoamericane sarebbero societ complesse ma
disarticolate, con una dinamica di configurazione socioeconomica tardivo-dipendente e una
societ politica tendente a generare un potere di riserva e unautonomia capace di generare
iniziative in una chiave molto maggiore di quella della stessa societ civile. Ora, questo implica
lesistenza di due grandi tipi di societ occidentali, un Occidente centrale (che fa riferimento a
un capitalismo maturo e avanzato) e un Occidente periferico (in cui rientrano realt come Italia,
Spagna, Polonia e Portogallo, affrontate esplicitamente da Gramsci, ma anche paesi come
Argentina, Messico e Brasile, o pi recentemente Bolivia e Venezuela). Riassumendo: Oriente e
Occidente non rimanderebbero, secondo Gramsci, a differenze di tipo geografico, e neanche di
ordine fondamentalmente economico. Piuttosto, lasse centrale che le distingueva era la diversa
forma di articolazione tra Stato e societ, cosa che il boliviano Ren Zavaleta ha denominato
equazione sociale 12.
Per, oltre che per questa enorme affinit teorico-interpretativa tra la realt analizzata da
Gramsci e lAmerica Latina, oggi Gramsci presente sia nei dibattiti intellettuali e accademici in
buona parte delle Universit e Centri di Ricerca del nostro continente, come pure nellambito
politico di organizzazioni popolari, movimenti sociali e leader di sinistra nella regione. Come
esempio si possono passare in rassegna due emblematici eventi accaduti in pieno XXI secolo:
da un lato il discorso pronunciato nel 2007 dallallora presidente del Venezuela Hugo Chvez
Fras, di fronte a decine di migliaia di compatrioti nelle strade di Caracas, nel quale alcune delle
principali categorie gramsciane sono emerse come matrice di comprensione per definire la crisi
della Quarta Repubblica (lo Stato costruito durante buona parte del XX secolo in quel paese) e
potenziare le prospettive della nuova egemonia incarnata nel progetto bolivariano 13. Dallaltro, il
discorso di Alvaro Garca Linera in occasione dellassunzione della vicepresidenza dello Stato
plurinazionale di Bolivia, in cui Gramsci diventa un pensatore fondamentale per comprendere il
processo di transizione in corso in quel paese, come pure per delineare lorizzonte strategico di
rifondazione dello Stato al quale aspira il governo guidato dal dirigente cocalero e attuale
presidente Evo Morales 14.
incompleto e instabile, per vari decenni, in dense zone geografiche della regione
11
Portantiero, Juan Carlos (1984) Los usos de Gramsci, Editorial Folios, Buenos Aires.
12
Linteressante dellipotesi di Portantiero che categorie come quelle della rivoluzione passiva (intensa
come un processo di rivoluzione-restaurazione, o modernizzazione conservatrice calata dallalto per superare una
crisi organica), Stato ampliato o guerra di posizione, sono potenti strumenti dinterpretazione e intervento nella
specifica realt latinoamericana. Gramsci permetterebbe, pertanto, di contribuire a una teoria critica pertinente per il
nostro continente da una triplice dimensione analitica: una teoria del dominio, una teoria della crisi o della
contraddizione, e una teoria del conflitto o della rivoluzione.
13
Discorso di Hugo Chvez in occasione della manifestazione Bolivariana Antiimperialista, riportato su
Aporrea, 03/06/2007. Tra i vari richiami a Gramsci, Chvez ha detto quanto segue: Qui in Venezuela non lo
dimentichiamo, da vari anni ci troviamo in una vera crisi organica, una vera crisi gramsciana, una crisi storica.
Quello che sta morendo non vuole morire ma non smette di morire e quello che sta nascendo non ha finito di
nascere () Siamo nell epicentro della crisi, buona parte degli anni a venire faranno parte di quella crisi storica
finch non muoia definitivamente la IV Repubblica e nasca pienamente la V, la Repubblica socialista e bolivariana
del Venezuela.
14
Discorso di Alvaro Garca Linera in occasione dellassunzione della Presidenza da parte di Evo Morales,
22/01/2010, riportato sulla pagina della Vicepresidenza dello Stato Plurinazionale di Bolivia. Egemonia non

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In funzione di questa eccezionale congiuntura gramsciana in America Latina, il dibattito sul
concetto di egemonia nella regione, e la sua relazione con le categorie di Stato ampliato, crisi
organica, trasformismo, rivoluzione passiva e blocco storico (per citare solo alcune delle
principali), diventato fondamentale per lanalisi e la messa in discussione del neoliberismo,
non solo sul piano teorico-interpretativo, ma anche a livello politico-pratico. Infatti, Gramsci
avvisava della complessit del dominio in unepoca in cui lespansione capitalista andava
generando nelle societ sviluppate ma anche in quelle che lucidamente Portantiero ha collocato
come facenti parte di un Occidente periferico- la socializzazione ad ampi settori popolari di
quello che era giusto integrare per assicurare la persistenza del sistema. In questo processo lo
Stato, lungi dal presentarsi come un mero comitato di gestione dei fatti comuni della classe
borghese, occupava un posto di primaria importanza tanto nella costituzione e preminenza della
classe dominante in quanto tale, come pure nel preservare e coinvolgere -attraverso
meccanismi dintegrazione intra-sistemici- le classi subalterne. Lo Stato come capitalista
collettivo ideale assumeva, perci, compiti integrativi per riprodurre la societ nel suo insieme.
Gli aspetti repressivi, avvisava Gramsci, comparivano come lultimo confine, mentre lamalgama
fondamentale era costituita da tutta una serie di istituzioni proprie della societ civile in cui la
socializzazione capitalista si realizzava effettivamente. I partiti politici e i sindacati di massa,
nellintegrarsi nel sistema rappresentativo, costituivano -salvo contate e parziali eccezioni- una
base solida di contenimento degli straripamenti popolari e contribuivano a garantire la
sopravvivenza del sistema capitalista, nella misura in cui riuscivano ad agire sullillusione dell
autogoverno.
Da l la preoccupazione di Gramsci di decostruire i supporti ideologico-culturali che queste
istituzioni rappresentavano per le classi dominanti, di disarticolare i nuclei su cui si basava la
preminenza della visione del mondo borghese. Lestensione del concetto di egemonia -che nella
tradizione marxista era originariamente legato alla classe operaia- allambito della borghesia,
mirava a comprendere lespressione moderna della dominazione borghese. La combinazione di
coercizione e consenso, che differenzia i poli di direzione intellettuale e morale dal mero
dominio, mentre coinvolge come parte dello Stato ampliato la trama di organismi che
costituiscono la societ civile e proteggono il nocciolo duro del potere politico, specifica
precisamente questa complessa nozione di egemonia come campo di forze in conflitto, dinamico
e instabile, in permanente metamorfosi e segnato dal divenire della lotta di classe.
In questo senso, anche legemonia borghese in quanto categoria analitica, presuppone
lesistenza di un polo a lei opposto, la contro-egemonia popolare, in un orizzonte unico nel quale
lobiettivo -desiderabile e possibile- la trasformazione radicale della societ capitalista.
Entrambi i termini, quindi, facevano parte di unantitesi indissolubile che implicava per Gramsci
lesistenza di un blocco storico e la possibilit di costruirne uno alternativo. Cos, lorizzonte di
trascendenza della societ borghese comportava, per lui, il mettere alla pari egemonia e controegemonia su un piano molto alto di astrazione, a partire dalla constatazione di una realt storica
nella quale lesistenza concreta di Stati socialisti comportava la possibilit materiale effettiva di
costruire societ antitetiche a quelle capitaliste, al di l delle critiche -di vario tenore- che si
sarebbero potute fare ai cosiddetti socialismi reali. Da l deriva che la costruzione di
unegemonia alternativa si ponga la messa in discussione totale dellordine esistente e della sua
classe dominante e la sostituzione con un altro radicalmente diverso. Mettere in discussione
legemonia borghese significava e significa, in particolare in America Latina, mettere in
dominio -dir- bens capacit di guidare altri settori che non sono uguali, di guidarli, di raccogliere e appoggiare le
loro richieste e aggiungerle alle proprie; la capacit di sedurre e convincere, di fare accordi pratici e materiali.
Questo ci che abbiamo visto nellultimo decennio: leadership morale e intellettuale, articolazione di alleanze per
unire il popolo intorno a un grande progetto () Che Stato vogliamo costruire? Permettetemi di raccogliere
nuovamente alcune idee-base di Antonio Gramsci, un vecchio combattente marxista che parlava del concetto di
Stato integrale () Stato integrale o pieno quello in cui c una leadership sociale, politica, morale e
intellettualmente attiva, che permette di creare il senso di appartenenza e di rappresentanza di tutti nella struttura
amministrativa dello Stato. Lo Stato integrale gramsciano tutto lopposto dello Stato apparente che abbiamo avuto
per 180 anni.

7
discussione lo stesso capitalismo come sistema globale, come pure limperialismo come
fenomeno che condiziona lo specifico vincolo centro-periferia a partire dal quale capire la
specificit della nostra regione nello scenario mondiale, mentre si combatte la battaglia per il
socialismo. Daltra parte, sul piano dellanalisi dei rapporti tra le classi antagoniste nello Stato,
legato al duo coercizione-consenso, il concetto di egemonia sviluppato da Gramsci si specifica
come direzione culturale e morale, acquisisce la sua dimensione materiale e si approssima alla
questione della legittimazione, successivamente incorporata alla tradizione marxista. Questa
dimensione rimanda alla possibilit della classe dominante di affermare il proprio potere
mediante il consenso o a la necessit di imporlo con la repressione.
Rispetto a entrambi i piani bisogna fare alcune precisazioni, alla luce dellesperienza storica e del
panorama aperto negli ultimi decenni. In primo luogo, non si pu smettere di accorgersi che la
dimensione pi astratta e globale dellegemonia e del blocco storico come predominio di un
sistema sociale -capitalista- e lalternativa di un ordine contro-egemonico socialista si trova in
una crisi la cui risoluzione non facile prevedere e che pone un problema teorico e politico di
grande portata e di ancora incerta definizione. Come immaginare e plasmare lotte anti-capitaliste
e come costruire unalternativa sociale validabile nelle -e interpretata dalle- masse popolari, un
compito di particolare portata per la sinistra mondiale, e per quella latinoamericana in particolare,
in un momento in cui si chiude un ciclo storico segnato dallesistenza di un ordine economico e
sociale non capitalista come contro-faccia di riferimento ineludibile. sul secondo piano
enunciato che il concetto di egemonia conserva, mediante necessarie riformulazioni, la sua
maggior ricchezza esplicativa circa le relazioni di dominio nelle societ capitaliste, soprattutto su
quelle che riportano -come lArgentina- alla regione periferica dellordine globale.
Anche la possibilit borghese di esercitare una supremazia egemonica e non mero dominio
dipende, in ultima istanza, dalle condizioni per incorporare gli strati popolari allo sviluppo
economico-sociale. Ed in questo punto dove non si pu evitare che la formula gramsciana
riporti necessariamente al momento strutturale nel suo senso pi profondo. Perch il
superamento delleconomicismo volgare cosa che implica rilevare limportanza e la
complessit della dimensione intellettuale e morale della supremazia borghese- non significa
cadere in una versione idealista o meramente discorsiva, che presupponga la possibilit di
costruzione di consenso, di produzione di egemonia, di direzione non coercitiva al di l di ogni
riferimento alle condizioni materiali in cui si esprimono le relazioni di potere sociale. Potr essere
veramente egemone (e non solo dominante), quindi, la classe che riesca a mostrare il proprio
predominio materiale e produttivo come favorevole per linsieme, che possa far coincidere i
propri interessi specifici di classe con linteresse generale, nella misura in cui non ci sia tra le due
cose un divorzio assoluto ed evidente. Diversamente, si pu aprire un profondo iato in cui
fermenta la crisi (organica). Che questo iato si produca e come vada a finire unaltra storia, che
dipende da altre molteplici variabili.

Egemonia-controegemonia: la dimensione relazionale


La questione dellegemonia sempre indissolubilmente legata alla sua contestazione. Non
esiste egemonia in astratto ma solo in termini concreti, di scontro e confronto. Se eludiamo
lassimilazione convenzionale dellegemonia alla mera supremazia (come quando si parla di
egemone nelle relazioni internazionali, o si assimila al concetto di potere o dominio su un
terreno specifico che impedisce lespressione dellopposto) e ci basiamo, invece, sulla
concezione gramsciana, la dimensione del consenso appare in un modo pi complesso e offre
una lettura pi sfumata. In questo senso, nelle nostre societ latinoamericane, fuor di dubbio
che quello che ancora persiste la supremazia materialmente radicata del capitalismo, come
sistema di organizzazione sociale, con i suoi ritmi di consumo e di accesso ai beni socialmente
prodotti, che diventa egemone in un senso generico. Perch nella maniera di costruire la
materialit della vita quotidiana che ha radici la forza dellordine vigente. per questo che i
governi del ciclo post-neoliberista nella regione hanno fatto sforzi, in maggior o minor misura, per
espandere le frontiere del consumo popolare, sulle quali hanno basato, a sua volta, la loro forza
politica. Sostenere laccesso a servizi sociali di base e al consumo di beni di produzione di

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massa sono chiavi per espletare egemonia, mentre, come conquiste delle lotte sociali,
possiedono una legittimit materiale basata sulle condizioni di produzione del presente difficile
da superare e piena di contraddizioni per la battaglia intellettuale e morale per il socialismo.
Per, forse, anche l, nelle contraddizioni, dove si annida la possibilit che questo sia
contestato. Detto in altro modo, le forme specifiche di produrre la vita sociale che il capitalismo
impone in ciascuna fase storica, operano come un catenaccio che ne assicura la riproduzione;
ma, allo stesso tempo, mettono a nudo i loro limiti e aprono alternative di confronto e
superamento reale. Da questa prospettiva, sebbene lo Stato non sia unistanza mediatrice
neutra, e al di l di questa incontestabile restrizione costitutiva - che toglie ogni illusione
strumentale che presupponga che si possa usare liberamente lapparato statale cos com,
come se fosse una cosa inanimata gestita dal suo padrone-, assumiamo che la sua materialit,
la sua forma di esistenza esprime la contraddittoria relazione che lo costituisce. Perci, al
momento di rivedere le nostre esperienze regionali, salta allocchio che i modelli neoliberisti
sembrano manifestarsi con maggior amplificazione l dove le condizioni di imposizione politicoistituzionale hanno unorigine repressiva pi intensa e definita e sono state il prodotto di scontri
profondi (Cile, Per, Colombia, Messico). Pertanto, ci resta aperta la domanda sui possibili assi
sui quali attualmente ancora si sostiene legemonia neoliberista e in quali c la possibilit che
sia impugnata e con che probabilit di successo.
Dopo queste domande, altro dilemma che sorge dallanalisi della realt contemporanea di certi
paesi latinoamericani -indipendentemente dalla maggiore o minore radicalit dei progetti politici
incarnati in governi come quelli di Venezuela, Bolivia e Ecuador- in che misura si pu andare pi
in l delle rotture con il neoliberismo, e cercare di costruire alternative anche anticapitaliste, vale
a dire, come possiamo dare un contributo alla rottura della condizione di subalternit delle classi
popolari senza nulla togliere agli avanzamenti relativi ed alle conquiste parziali ottenute durante
tutti questi anni di scontro anti-neoliberista, e pur problematizzando certi nuclei fondanti del
processo di ristrutturazione capitalista in corso nella regione, che sotto legida della divisione
internazionale del lavoro imposta dalle potenze mondiali, ci pongono davanti enormi sfide e
trappole teorico-politiche, com evidente nel caso dellestrattivismo e del neosviluppismo.
Capiamo che proprio qui la battaglia intellettuale e morale di cui ci parla Gramsci acquista
enorme rilievo, perch oggi confrontarsi con i punti di vista e i valori neoliberisti implica,
contemporaneamente, tener conto della crisi globale e di come si ripercuote nella nostra
regione.
Nello stesso senso consideriamo che sia giusto trascendere la rudimentale concezione dello
Stato concepito come blocco monolitico e strumento al servizio delle classi dominanti, e
avanzare verso una interpretazione che, pur partendo dal suo carattere di classe, implichi
unelaborazione pi complessa sia di quello che statale sia della stessa prassi politica. Da
questa prospettiva, contraddizione e asimmetria costituiscono due elementi costitutivi delle
configurazioni statali in America Latina, che evitano di cadere tanto in una definizione dello Stato
come fortezza nemica da assaltare, come in una matrice populista che lo paragona a
unistanza totalmente vergine e da colonizzare. Sul piano dellaccumulazione delle forze, la
strategia della guerra di posizione elaborata da Gramsci sembra anche come una suggestiva
metafora per denominare la gran parte delle nuove e/o rinnovate forme dintervento politico che
sono germogliate negli ultimi anni nella regione, riuscendo a prendere le distanze dalle forme
proprie dellavanguardismo elitario e della vecchia strategia di assalto brusco al potere. A
partire da quella, crediamo, la rivoluzione viene intesa come un prolungato processo di
costituzione di soggetti politici, che sebbene partano da uno scontro con molte facce in seno alla
societ civile, non sottovalutano le possibilit di incidere e partecipare in certe aree dello Stato anche se non sia pi da una prospettiva antagonista che introduca elementi della nuova
societ nellordinamento giuridico e istituzionale- con lo scopo di trasformare sostanzialmente le
sue strutture simbolico-materiali e avanzare cos verso una democratizzazione integrale e
sostanziale non solamente dello Stato, ma anche dellinsieme della vita sociale.
La chiave, dunque, risiede nel come costruire i rapporti di forza, gli appoggi sufficienti per
avanzare in trasformazioni pi profonde. E la differenza tra i governi sar fatta anche in

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funzione delle risorse che mobilitano per cambiare i rapporti di forza a favore delle
maggioranze popolari. Perch non si tratta semplicemente di accettare quanto dato come
limite, bens di spingere in avanti, a partire da quanto dato, quello che si cerca come orizzonte
demancipazione. Una proposta di transizione al socialismo centrata sullo sviluppo di una prassi
politica radicale di questo tipo, richiede di stabilire un nesso dialettico tra, da una parte, le
molteplici lotte quotidiane praticate nei propri rispettivi territori di lotta- dai differenti gruppi
subalterni e, dallaltra, lobiettivo finale del cambiamento integrale della civilt capitalista, pur
senza sottostimare i limiti che lo Stato impone per ottenere questo risultato, con la sua
impalcatura di istituzioni radicate nella sopravvivenza del sistema.
Bisogna che ciascuna di quelle resistenze divenga meccanismo di rottura e focolaio di
contropotere, che contribuisca al rafforzamento di una visione strategica globale e dia nuovo
impulso, contemporaneamente, a quelle esigenze e domande parziali, da una prospettiva
demancipazione e contro-egemonica. Questa dinamica di combinare le lotte con le riforme, in
vista dellorizzonte strategico della rivoluzione, si costituisce come asse direzionale per
modificare i rapporti di forza a favore delle classi subalterne. Larticolazione cosciente delle lotte
mira a che si vadano aprendo brecce che sfidino i meccanismi dintegrazione capitalista e
prefigurino spazi demancipazione, cambiando cos, sulla pista tracciata da Gramsci, il futuro in
presente. Perch, come ha saputo ben spiegare Andr Gorz, non necessariamente riformista
una riforma rivendicata non in funzione di quello che possibile nel contesto di un sistema e di
una gestione data, ma di quello che deve essere reso possibile in funzione delle necessit e
delle esigenze umane 15.
Piuttosto, questo tipo diniziative, nella misura in cui si stabilizzino nella mobilitazione e
pressione costante dei gruppi subalterni, pu servire da passaggio che, nel suo seno, alimenti e
estenda il futuro per il quale si lotta, accelerandone larrivo. Questa , in ultima istanza, la vera
differenza sostanziale tra una prospettiva socialista e una di tipo riformista: mentre la prima
considera sempre le rivendicazioni immediate e le conquiste parziali in relazione al processo
storico considerato in tutta la sua complessit e puntando al rafforzamento del potere di classe
antagonista, nella seconda si evidenzia lassenza totale di riferimento allinsieme delle relazioni
che costituiscono la societ capitalista, cosa che conduce a esaurirsi nella routine della piccola
lotta quotidiana per riforme che -non essendo connesse con lobiettivo finale del cambiamento
e del superamento dellordine dominante- finiscono per perpetuare la subordinazione delle
classi popolari.
Al di l delle sfumature e polemiche sulle potenzialit e i limiti delle esperienze politiche in corso
in America Latina (incarnate tanto in governi post-neoliberisti come in organizzazioni politiche e
movimenti sociali che aspirano a trascendere il capitalismo come sistema di dominio), una cosa
risulta chiara: non si pu pensare a risposte precostituite n a una lettura omogenea dei rapporti
di forza esistenti nella nostra regione. A questo punto, crediamo valida la tesi formulata da Jos
Aric, che ha saputo definire il nostro continente come una unit problematica 16: unit, nella
misura in cui c un fondo comune o un substrato condiviso, al di l delle specificit di ciascun
paese; problematica, perch quelle specificit hanno ostruito la possibilit di costituire,
definitivamente, una identit che riesca a trascendere le frontiere statali e che, sebbene si nutra
e si rafforzi a partire da quella diversit di storie, culture e saperi molteplici che ci costituiscono
dalla molteplicit, non rinneghi la necessit di costruire un progetto egemone co-costruito [n.d.t.:
costruito collettivamente] dai popoli latinoamericani, che ci permette di lasciarci indietro una volta
per tutte lo stigma di essere considerati un rompicapo o una Babele senza destino comune.
Per questo, concludendo, forse importante insistere sul fatto che la validit e la profonda
contemporaneit del pensiero di Gramsci non deve oscurare il necessario esercizio di
traduzione, attualizzazione e ricreazione del suo corpus teorico, in funzione dei compiti specifici
15

Gorz, Andr (2008) Reformas no reformistas, in Crtica de la razn productivista, Editorial Catarata,

Madrid.
16

Aric, Jos Mara (1999) La Hiptesis de Justo. Escritos sobre el socialismo en Amrica Latina, Editorial
Sudamericana, Buenos Aires.

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che ogni nuova situazione politica ci pone come latinoamericani. Perch, come ha saputo
accuratamente dire Carlos Nelson Coutinho, luniversalit di Gramsci, non esime i marxisti che a
lui si ispirano da due compiti fondamentali: 1) concretizzare le loro formulazioni teoriche generali,
applicandole al proprio periodo storico e alla propria realt nazionale; 2) continuare lo sviluppo
teorico dei concetti di Stato e di rivoluzione socialista, arricchendo le tesi gramsciane con le
nuove determinazioni apportate dallevoluzione della realt esistita dopo la sua morte 17.

17

Coutinho, Carlos Nelson (1999) Gramsci. Um estudio sobre seu pensamiento poltico, Civilizacao
Brasileira, Ro de Janeiro.