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CHE GUEVARA .

3
Quaderni della Fondazione
Ernesto Che Guevara

Roberto Massari Buenos Aires, ottobre 2000


Presid. della Fondazione
Che Guevara, Italia

Stimato Roberto,
come si discusso ampiamente a casa tua, vogliamo confermarti linteresse che abbiamo trovato
nei lavori editoriali e di ricerca che realizza la Fondazione che presiedi.
Lavorare intorno alla figura e al pensiero del Che Guevara non implica soltanto rigore intellettuale;
richiede anche unetica e un impegno concreto nelle lotte di emancipazione. E in questo che vive fonda-
mentalmente il lascito del Che Guevara: nelle lotte popolari che giorno dopo giorno si contrappongono al
capitalismo. Ed qui che urge la necessit di diffondere le tesi del rivoluzionario argentino-cubano.
Per tale ragione rivestono un interesse non solo le posizioni esplicitamente teorico-politiche di
Guevara, ma anche le pratiche: vicissitudini, storie, atteggiamenti concreti e determinati.
E questo il motivo per cui hanno uno speciale interesse per noi i lavori (i Quaderni) che pubblicate
come Fondazione Che Guevara italiana sullAmerica latina: perch preservate testimonianze di immenso
valore e stimolate idee per il presente, ispirate allattualit di Guevara. In questo senso, e in quanto argenti-
ni, apprezziamo in modo particolare questultimo Quaderno dedicato al nostro paese.
In Argentina, a partire dalla nascita delle Libere Cattedre Che Guevara, esiste unampia disponibilit
ad approfondire la conoscenza della biografia e dellopera del Che, soprattutto per la sua influenza nel pas-
sato e nel presente del nostro paese.
Felici di aver potuto collaborare a questa nuova iniziativa, speriamo di poter mantenere e approfondire
la collaborazione tre il Centro Argentino Che Guevara e la Fondazione Italiana.

Hasta siempre
Centro Argentino Che Guevara/El Mate
(Veronica Gago, Natalia Fontana, Mario Santucho, Diego Sztulwark)
In Argentina: linfanzia di Ernestito
Fumetto di Alberto ed Enrique Breccia e Hctor Germn Oesterheld

La vita del Che a fumetti fu realizzata in Argentina, nel 1968, da tre professionisti del gene-
re: i disegnatori Alberto Breccia, uruguiano di nascita ma naturalizzato argentino, e il figlio
Enrique Breccia, insieme allo sceneggiatore Hctor Germn Oesterheld.
Appena pubblicato, il libro fu dichiarato pericoloso e sovversivo dalla dittatura militare
argentina: gli originali furono sequestrati, leditore fu assassinato ed Oesterheld fu prima
imprigionato e poi desaparecido insieme alle sue quattro figlie. Grazie ad Alberto Breccia, che
seppell nel giardino della propria casa lultima copia rimasta, questo grande affresco a fumetti
della vita del Che ha potuto rivedere la luce in anni recenti, dopo un attento restauro, a partire
dalledizione basca della Ikusager, curata da Ernesto Santolaya (Bilbao 1987).
In un Dossier Argentina non poteva quindi mancare questa testimonianza grafica, cos
carica di storia e di un passato drammatico. Abbiamo scelto la pagina di apertura, con rapidi
scorci sullinfanzia di Ernestito e - pi avanti, a p. 44 - la tavola dedicata ad uno degli episodi
politici pi misteriosi della vita del ministro dellIndustria cubana, Ernesto Guevara: lincontro
in Argentina, ad agosto del 1961 con Arturo Frondizi (allepoca Presidente, ma verr rovescia-
to lanno dopo da un golpe militare, anche a causa di questo incontro col Che) [n.d.r.].
Che Guevara
QUADERNI DELLA FONDAZIONE
ERNESTO CHE GUEVARA

2000

SPECIALE SULLARGENTINA
a cura del Centro Che Guevara/El Mate (Argentina)

massari
editore
Chiuso in redazione il 12 dicembre 2000

Redazione
Roberto Massari [dir.], Aldo Garzia [dir. resp],
Antonio Moscato, Giulio Girardi, Enzo Santarelli (Italia),
Centro Che Guevara/El Mate (Argentina), Adys Cupull-Froiln Gonzlez (Cuba)
Mara del Carmen Garcs (Ecuador/Argentina), Michael Lwy (Francia),
Fernando Martnez Heredia (Cuba), Carlos Soria Galvarro (Bolivia),
Humberto Vzquez Viaa (Bolivia)
Gianfranco Ginestri [segr. di redazione]

Hanno collaborato a questo numero


Elizabeth Burgos, Ctedra Ernesto Che Guevara (Argentina), Valeria De Conti Maiolo,
Pasquale Favretto, Filippo Giordano, Mara Gitti, Emilio Lambiase, Antonella Marazzi,
Rosanna Canero Medici, Marco Papacci, Antonio Peredo Leigue, Maria Novella (Titti) Pierini,
Roberto Porfiri, Rocco Primavera, Mario Santucho, Peppe Sini, Diego Sztulwark, Saverio Tutino

Autorizz. Trib. di Viterbo n. 458 del 7/10/98

Gli articoli firmati esprimono esclusivamente


il punto di vista dei loro autori.
La Redazione si riserva di pubblicare
gli articoli, le lettere e i materiali
che le vengono inviati.
Non si restituiscono gli originali.

Corrispondenza
Casella postale 65
01021 Acquapendente (VT)

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tel/fax 0761 799831
e-mail: che.guevara@enjoy.it
(ma anche: erre.emme@enjoy.it)
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copyright 2000, Massari editore


Casella Postale 144 - 01023 Bolsena (VT)
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Http://www.enjoy.it/erre-emme/
Versamenti su c.c.p. n. 256 270 43
Stampa: Ceccarelli Grotte di Castro
Prima edizione: dicembre 2000
ISBN 88-457-0161-1
SOMMARIO

Lettera alla Redazione del Centro Argentino Che Guevara/El Mate 1

Interventi
Il Che e a religio di Roberto Massari 7
In dialogo con il Che di Diego Sztulwark 12
Un pensatore marxista e umanista di Michael Lwy 15
Le idee del Che di fronte alla globalizzazione (I) di Giulio Girardi 18
Decostruzione di un mito di Elizabeth Burgos 32
Tre tesi per una riflessione necessaria di Peppe Sini 37

Dossier Argentina
Lincontro con Frondizi [fumetto] di A. ed E. Breccia e H. Oesterheld 44
1. Lambiente e la famiglia
Il giovane Ernesto di Pepe Aguilar 46
Alluniversit di Crdoba di Alberto Granado Jimnez 52
La madre Celia de la Serna di Adys Cupull e Froiln Gonzlez 56
Lultima lettera a Ernesto di Celia de la Serna de Guevara 78
Ricordi di famiglia a cura di Adys Cupull e Froiln Gonzlez 80
Mio fratello Ernesto di Roberto Guevara de la Serna 93
2. Rapporti con il peronismo
Ernesto Guevara e il peronismo di Envar El Kadri 98
Il terzo uomo nellombra di Rogelio Garca Lupo 106
Appunti sul Che di John William Cooke 112
J.W. Cooke: un vecchio avversario di Eduardo Gurucharri 127
Da Pern al Che (1945-1967) di Roberto Baschetti 138
Per la morte del Che di Juan Domingo Pern 146
3. Guerriglie e guerriglieri
Lincontro con il Che, in quegli anni di Manuel Justo Gaggero 148
Ricordo di Jorge Ricardo Masetti di Gabriel Molina 156
LEsercito guerrigliero del popolo di Humberto Vzquez Viaa 158
J.R. Masetti: El Comandante Segundo di Gabriel Rot 167
Mario Roberto Santucho di Mara Seoane 182
4. NellArgentina doggi
La Cattedra argentina Ernesto Che Guevara di Aldo Garzia 195
Affrontare lo studio del Che della Ctedra Ernesto Che Guevara 198
La lezione di anatomia [acquaforte] di Carlos Alonso 200
Il socialismo e luomo di El Mate/Uniendo manos 202
Filosofia per la rivoluzione di Rubn Dri 204
A proposito di un libro su Santucho di Mario Santucho 216

Materiali per la storia


Lincontro di due argentini - conversazione con Osvaldo Bayer 219
Intervista a Orlando Borrego a cura di Marco Papacci e Roberto Porfiri 225
E il Che disse a Loyola... di Roberto Porfiri 233
Suor Carmela di Humberto Vzquez Viaa 235
Il corpo morto di Guevara di Franco Basaglia (nota di Peppe Sini) 236

Ricerche
Guevarismo e tradizioni culturali in Argentina di Nstor Kohan 239
Zaino in spalla, in Bolivia di Humberto Vzquez Viaa 249
Appunti sul Che e la burocrazia di Rocco Primavera 252

Inediti del Che


Sulla caduta di Pern [estratti da opere edite] a cura di R. Massari 259
Messaggio agli argentini di Ernesto Che Guevara 267
La pietra [in morte della madre] di Ernesto Che Guevara 272
Il dubbio [racconto] di Ernesto Che Guevara 275
Bozza di programma per la Bolivia di Ernesto Che Guevara 278

Polemiche
Chi trad Inti Peredo? - Carlos Soria Galvarro vs. Osvaldo Chato Peredo 281
Gianni Min e la Fondazione Guevara -un carteggio 293
Ernesto Guevara: o lincapacit di amare le donne di Antonio DAndrea 300
Risposta di una compagna guevarista e femminista di Maddalena 305

Canzoni
Cohiba di Daniele Silvestri 307
Stagioni di Francesco Guccini 308

Varie
Lo scialle azzurro [racconto] di Mara del Carmen Garcs 310
Immaginando Che [poesia] di Pierangelo Scatena 312
Cinque disegni di Rosanna Canero Medici 313
Luomo Che va a La Habana di Filippo Giordano 314
Alla rivoluzione in bicicletta di Flaviano De Luca 319
Servizio fotografico a colori a cura di Enrico Lambiase 321

Recensioni e schede
Ernesto Che Guevara, Otra vez (A. Garzia) 337
Humberto Vzquez Viaa, Una guerrilla para el Che (C. Soria G.) 339
Aa. Vv., El Che argentino (A. Garzia) 340
Eusebio Tapia A., Piedras y Espinas en las arenas de ancaguaz (H. Vzquez) 342
Fabio Giovannini, Le ultime ore del Che (R. Porfiri) 344
Marta Rojas-Mirta Rodrguez C., Tania la guerrigliera (G. Ginestri) 347
Adys Cupull-Froiln Gonzlez (a cura di), Recuerdos de familia (R. Massari) 348
Gabriel Rot, Los orgenes perdidos de la guerrilla en la Argentina (A. Moscato) 348
Antonio Peredo, Inti y Coco, combatientes (H. Borda L.) 350
Carlo Feltrinelli, Aldo Grandi, Due biografie di G.G. Feltrinelli (A. Garzia) 351

Sezione bibliografica
Bibliografia sul Che e lArgentina a cura di R. Porfiri e Diego Sztulwark 354
Archivio storico della Fondazione a cura di Roberto Massari 357

DallItalia e dal mondo


Notiziario a cura di Gianfranco Ginestri e altri 373

Lettere firmate
Pepe Aguilar, Jos Castillo (Paco), Eusebio Tapia (Eusebio),
Mara Garcs, Ivan Della Mea, Paolo Pecile, Katia Sassoni,
Monica Manca, Coll. Comun. Alto Canavese Che Guevara 380

Donazioni
Terzo elenco 390
Interventi
Il Che e a religio di Roberto Massari
In dialogo con il Che di Diego Sztulwark
Un pensatore marxista e umanista di Michael Lwy
Le idee del Che di fronte alla globalizzazione (I) di Giulio Girardi
Decostruzione di un mito di Elizabeth Burgos
Tre tesi per una riflessione necessaria di Peppe Sini

IL CHE E A RELIGIO
di Roberto Massari

Intervista immaginaria
a cura di Frei B.1
Frei B.: Comandante, questa non la prima volta che un dirigente guerrigliero, aperta-
mente ateo e marxista, concede unintervista sul tema della religione. Il grande precedente
stata la conversazione tra Fidel Castro e Frei Betto (a maggio del 1985) e prima cera
stato solo il documento sulla questione religiosa reso pubblico dal Fronte Sandinista del
Nicaragua nel 1980. Ci non toglie che lattesa verso quanto lei avr lamabilit di dirmi
molto grande in determinati ambienti. Cominciamo dalla parte storica. Lei proviene da
una famiglia cristiana?
Che: Scusi, ma lei chi ? Chi la manda? A quali ambienti si riferisce? E poi, via, non
vede che sto cercando di leggere tra una pausa e laltra del lavoro spirituale volontario?
Sono io, sa, che ho avuto lidea di fare i turni, e dovr pur dare lesempio... Comunque,
visto che ci si trova, mi tolga una curiosit: perch parla in francese?
Frei B.: Ha ragione. Che sbadato... lei arrivato qui nel Limbo degli eretici e/o sovver-
sivi poco pi di trentanni fa e ancora deve ambientarsi. Io ci sto invece da quattro secoli,
conosco tutti e mi sembra di starci da uneternit. Permette: Filippo Bruno da Nola,
meglio noto come Giordano Bruno, ex frate domenicano, eretico impenitente bruciato
sulla pubblica piazza di Roma il 17 febbraio dellanno giubilare 1600.
Che: Noooo! Non mi dica... quel Bruno l, il frate-filosofo che fece tanto imbestialire la
Chiesa e che noi atei celebravamo come pioniere del moderno libero pensiero?!
Frei B.: Beh, non esageriamo. Se ne son dette tante su di me! Ma allora lei mi conosce?
Che: Se la conosco?! Anzi, permettimi - visto che nonostante let siamo quasi fratelli
in eresia - se ti conosco?! Ma con tutta lattenzione che da sempre ti dedica il marxismo, a
partire dai padri fondatori, come avrei potuto ignorarti? Alla fine del liceo avevo addirittura
redatto un ambizioso Dizionario filosofico a mio uso e consumo2 e tra i grandi del libero
pensiero non poteva certo mancare il tuo nome. Bene. Sono contento di conoscerti e dimmi
cosa posso fare per te, anche se non mi chiaro il perch del francese...
Frei B.: Sai, avevo gi annunciato lintervista in portoghese: ai miei tempi era la lin-
gua del principale impero commerciale e sembrava destinata a diventare la lingua del
futuro. Per giunta la lingua madre di quel mio collega domenicano che sul tema della

1 Lintervista si svolta in francese nellanno del Giubileo e nel Limbo autogestito degli eretici e/o sovversivi che
hanno animato la vita culturale del 2o Millennio. Traduzione e note di R. Massari [n.d.r.].
2 Testimonianza dellamico dinfanzia Pepe Aguilar, in La niez del Che.

7
religione ha intervistato Fidel Castro. Ma tu il portoghese non lo parli e la storia ha cam-
biato le carte in tavola: la lingua dellimpero oggi linglese, mentre tu hai sempre amato
il francese. So che lhai appreso da tua madre e che lo hai sempre parlato fluentemente. E
comunque, ora che ci siamo presentati e visto che ho nominato Celia de la Serna, tornerei
alla domanda iniziale. Provieni da una famiglia cristiana?
Che: Me lo sono chiesto tante volte anchio. La risposta sarebbe formalmente s, di fatto
no, ma su certe questioni un po s e un po no. Prover a spiegarmi. I miei genitori erano di
estrazione cattolica e fecero battezzare tutti e cinque i figli. In chiesa, per, non andavamo
mai, a differenza dei nostri pi cari amici, gli Aguilar, esuli della Guerra civile spagnola.
In famiglia, poi, avevo unautentica pecora nera: la mia adorata nonnina Ana, quella
che da grande avrei voluto mantenere (come promettevo da piccolo tra i sorrisi degli adul-
ti), ma che assistetti veramente gli ultimi giorni prima della morte e per la quale decisi che
avrei fatto il medico, illuso di poter combattere sul terreno scientifico il dramma della soffe-
renza fisica che avevo visto in quelloccasione. Ebbene, la cara nonnina3 era stata educata
da un sacerdote che poi era diventato ateo e lei, per chiss quali vie dellanimo umano, era
diventata atea a sua volta. Te la immagini una ragazza di buona famiglia, nata nel 1860, che
diventa atea sotto linfluenza di un prete spretato? Uno scandalo per lepoca. Ebbene questo
coraggio altero di mia nonna paterna, lho ritrovato in mia madre che non solo non andava a
messa (altro scandalo), ma rifiut costantemente di sottostare ai riti e alle norme della mora-
le cattolica. Sui fondamenti culturali dellanticattolicesimo radicale di mia madre ci sareb-
be da parlare per ore, ma non credo che sia questo il tema...
Frei B.: E le tue sorelle?
Che: Ebbene s, loro fecero la prima comunione, a differenza di noi maschi. Capisci ora
la mia indecisione nel risponderti? Quando vivevamo ad Alta Gracia c stato un periodo in
cui alloggiavamo allHotel La Gruta, non lontano dal santuario della Virgen de la Gruta,
per lappunto, dove si diceva che accadessero dei miracoli. Ebbene, alla piccola Celia capi-
tava a volte di entrare nella chiesa del santuario, magari per curiosit. Vai a sapere cosa pu
passare nella testa di una bambina di quellet.
E certo che per un paesino ultracattolico come Alta Gracia, noi Guevara eravamo visti
come il diavolo. Non andavamo a messa (e soprattutto era grave che non ci andasse mia
madre), e a scuola noi ragazzi eravamo esonerati dallassistere alle lezioni di religione4.
Frei B.: E le zie?
Che: Ah no! Loro erano religiosissime e sono sicuro che devono aver pregato per le
nostre anime dannate oltre ogni possibile immaginazione. Io ero un po discolo e per farle
arrabbiare avevo insegnato una cantilena al mio fratellino pi piccolo, Juan Martn - ma gli
dicevamo Patatn - e lui la cantava con la faccia pi angelica di questo mondo, provocan-
do lorrore delle mie povere zie. Me la ricordo ancora:

Dos amigos se fueron corriendo


debajo de un rbol
huyendo de un trueno que los sorprendi.
Bum... el trueno cay.
Pero el que tena la estampa e imagen de San Crispinito
a se, a se lo mat5.

3 Ana Isabel Lynch Ortiz. Testimonianza della sorella maggiore Celia Guevara de la Serna, in Recuerdos de
familia, a cura di A. Cupull e F. Gonzlez, pp. 47-8.
4 Testimonianza di Fernando Crdova de la Serna, figlio di un comunista (Cayetano Crdova Iturburu) e di
Carmen de la Serna, cugino di Ernesto. Ibidem, p. 69.
5 Due amici se ne andarono correndo/ sotto un albero/ fuggendo da un fulmine che li aveva sorpresi./ Bum... il
fulmine cadde./ Ma quello che aveva il santino e la medaglietta di San Crispino/ quello, quello lammazz.// Cit.
da Fernando Crdova, ibid., pp. 70-1.

8
Frei B.: Inutile chiederti se vi furono dei ripensamenti, momenti di crisi o di parziale
avvicinamento alla religione.
Che: Ecco, appunto, inutile chiederlo. La mia scelta professionale, la medicina, nasceva
da esigenze umanitarie che mano a mano si fecero umanistiche: la sofferenza fisica era una
realt individuale che ai miei occhi ben presto divenne una realt sociale. Le sofferenze
degli indios che vedevo per la prima volta nel mio ormai troppo celebrato viaggio con
Granado erano indotte dallarretratezza, dallo sfruttamento, dal contesto della dipendenza
neocoloniale. Di divino non vedevo nulla - n a favore n contro - a parte le loro illusioni
nelle proprie divinit e nei propri riti - che per me, per, erano una mescolanza di archeolo-
gia e antropologia culturale. Alluniversit poi, chi non era gi comunista o marxista, poco
ci mancava che lo diventasse. Si lottava e si giocava alla guerra dei grandi, convinti come
ogni giovane di questo mondo di essere i primi a farlo.
Confesso che nel viaggio con Mial [Alberto Granado] vi sono stati anche momenti di
intensa spiritualit, forse addirittura misticismo. Basti pensare alla nostra conversazione
sulla pietra dei sacrifici a Machu Picchu. Ma faceva parte dello scenario e della nostra ricer-
ca individuale: niente a che vedere con il mondo della religione rivelata e istituzionalizzata.
Anzi, proprio nel lebbrosario di San Pablo sul Rio delle Amazzoni - dove scenario e soffe-
renza umana si davano la mano come in nessun altro posto dei tanti incontrati nel mio
lungo girovagare - la religione ufficiale era l a ricordarci la sua presa istituzionale: il leb-
brosario era tenuto da suore che non erano affatto contente che Mial ed io non andassimo a
messa e per punizione ci riducevano le razioni di cibo6. Roba da ridere, per carit...
Frei B.: S, qualcosa del genere capit anche a me, in certi periodi della prigionia in
mano allInquisizione, quando ancora si illudevano di piegarmi con i tormenti fisici. Io
per ancora non riesco a riderci sopra. Mi pare comunque che anche nellArgentina di
allora la Chiesa cattolica non scherzasse...
Che: Non scherzava affatto. Vedi, agli inizi del regime peronista, la Chiesa si riconosce-
va in tutto quel parlare di famiglia-patria-lavoro. E poi cera la manna caduta dal cielo,
quella politica di redistribuzione attraverso la sostituzione di importazioni...
Frei B.: Che cosa?!
Che: Niente, niente... Non cosa per un uomo del Cinquecento, nemmeno per un genio
dellastrofisica come te. Dicevo che nel dopoguerra lArgentina aveva potuto godere di un
relativo benessere per una situazione particolarmente favorevole nel mercato internaziona-
le, provocata dalla guerra e mai pi ripetuta. La Chiesa ebbe la sua parte di torta e finch ci
fu da spartire le and bene anche il peronismo: famiglia-patria-lavoro, per lappunto.
Poi fu presentato il conto. A tutti i commensali, ma in particolare a quelle masse lavora-
trici che avevano consentito lesplosione del benessere. Settori importanti del padronato tol-
sero il loro appoggio a Pern, i sindacati entrarono in crisi e la Chiesa divenne antiperoni-
sta. Ci che essa non si aspettava, forse, era che Pern a sua volta diventasse anticattolico, o
per lo meno che reagisse con tanta decisione - e questo merito al peronismo va riconosciu-
to. Io perlomeno glielo riconobbi, anche se a cose fatte.
E cos, mentre i vescovi cominciavano a cospirare con i settori militari e padronali ostili a
Pern, questi aboliva lobbligatoriet dellinsegnamento religioso nelle scuole, legalizzava i
bordelli e faceva approvare una legge favorevole al divorzio (novembre 1954). Il Vaticano
reag come una tigre ferita, con violenza e tempestivit imprevedibili in unistituzione ormai
quasi bimillenaria: lo scomunic e, guardacaso, la notizia delliniziativa vaticana arriv pro-
prio quel mattino del 16 giugno 1955 in cui settori dellAviazione navale tentarono il primo
putsch antiperonista. Lanima popolare dellArgentina reag e qualche chiesa and in fiam-
me, qualche prelato ci lasci la vita. Da che parte sarei dovuto stare, a tuo avviso? Forse
dalla parte di quelle merde dellaviazione che, dopo aver assassinato gente a man salva, se

6 Testimonianza di Alberto Granado.

9
ne andarono a Montevideo a dire che avevano agito daccordo con la loro fede in Dio?7. In
realt la Chiesa ebbe moltissimo a che vedere con il colpo di stato del 16 [settembre].
Io ero in Messico allepoca e ricordo che il vescovo di Citt del Messico si mostr sod-
disfatto della caduta di Pern, e tutti i cattolici e la gente di destra conosciuta in quel paese
si dimostr altrettanto contenta... era per loro una nuova vittoria del dollaro, della spada e
della croce, mentre il cardinale Copello [in Argentina] parlava al popolo, pieno di orgo-
glio e calcolando come sarebbero andate le sue attivit sotto la nuova giunta... gli interessi
degli yankees e del clero, oltre che dei militari8.
Frei B.: Esaminando la tua corrispondenza di quel periodo, mi saltata agli occhi una
frase curiosa in una lettera a tua madre: A volte Dio mette alla prova la virt delluomo
portandolo per i sentieri dellorrore9. Che intendevi dire?
Che: Niente: era in senso ironico. Basta leggere la lettera dallinizio, quando dico che la
Santissima trinit mi aveva indicato la strada dei nuovi libertadores, che mi ero convertito
ecc. In realt ero ormai un comunista convinto, ateo pi che mai. In quegli stessi mesi
nasceva mia figlia Hildita, che non feci ovviamente battezzare. (Salvo poi scoprire che lo
faranno in seguito mio padre e mia sorella Celia, a mia insaputa, e dovr arrabbiarmi fero-
cemente in occasione della loro visita nellAvana liberata10). Del resto scherzi del genere
appaiono in altre mie lettere dellepoca. C un riferimento al fatto che non mi considero un
Cristo, tuttaltro, o la firma come Buddha (ma anche Stalin II ecc.). Per tutti valga il
nomignolo di San Carlos affibbiato al grande Marx di cui ero ormai diventato un adepto
(ma l non ero molto originale: gli rifacevo il verso per i personaggi della Sacra famiglia).
Erano scherzi, prodotti per da unamarezza profonda. Vuoi che ti dica la verit: se fino
a quel momento avevo sostanzialmente ignorato la Chiesa, considerando la religione un
fatto tutto sommato di scelta individuale, riconducibile al limite a una sorta di concezione
filosofica della vita - per quanto elementare, distorta o falsa essa sia - dopo la caduta di
Pern, invece, imparai a odiarla. Mi tornavano i conti: lindio macilento e analfabeta che
aveva pagato per secoli laccordo tra la spada del Conquistador e la Chiesa, continuava a
pagare il proseguimento di quellaccordo: e la vicenda dellArgentina stava l a dimostrare
che la Chiesa non smetteva di combattere contro di lui, con le armi della fede e, dove queste
non si rivelavano sufficienti, con quelle del denaro e dei nuovi Conquistadores. Credo des-
sere diventato un autentico ateo militante, proprio in quei lontani mesi del 1955. Da allora
non ho pi avuto motivi per cambiare il mio atteggiamento verso la Chiesa. Quanto affer-
mai a luglio del 1955 potrei ripeterlo pari pari nel momento presente:
Il papato uno dei principali capitalisti europei che, nella politica internazionale marcia mano nella
mano con gli Usa7.

Frei B.: Che buffo! Gli Usa non cerano ai miei tempi, ma il papato marciava mano
nella mano con Spagna e Portogallo, le principali potenze commerciali di allora.
Comunque, del tuo ateismo e dei tuoi sentimenti anticlericali non si parla mai.
Esaminando le molte biografie che ti hanno dedicato e in generale la stampa su di te, trovo
lesatto contrario. Nessuno ha il coraggio di arrivare a dire che eri religioso, ma si tengo-
no sul vago, quasi a lasciar credere... Non parlano quasi mai del tuo ateismo o della tua
rabbia anticattolica, e invece ti accostano in continuazione a modelli religiosi. La cristia-
nizzazione del tuo martirio, del resto, cominci a la Higuera, con la celebre foto di
Alborta che tutti hanno assimilato a quella del Cristo di Mantegna (somiglianza veramente
sbalorditiva! complici le leggi della prospettiva...). Ma Eduardo Galeano ti aveva associa-
to a un cristiano delle catacambe ancor prima che morissi. Dopo, si sono scatenati: un

7 Lettera di Ernesto alla madre, 20 luglio 1955, in Scritti scelti, I, pp. 227, 228-9 e, pi avanti, 229.
8 Lettera di Ernesto alla madre, 24 settembre 1955, ibid., pp. 236 e 237.
9 Lettera di Ernesto alla madre, 9 novembre 1955, ibid., p. 245.
10 Testimonianza di Celia cit., p. 59.

10
eroe cristiano (padre H. Bentez), un cavaliere del Graal (I.F. Stone), un nuovo Camilo
Torres ecc., mentre il tuo amico Cooke11 per primo cominci a interrogarsi sulle ragioni
per cui si applicava il criterio della santit a un laico come te. In tempi relativamente
recenti, nellintervista a Frei Betto, Fidel Castro ha sorpassato tutti:
Per riassumere, direi che se il Che fosse stato cattolico e membro della Chiesa avrebbe avuto tutte le
virt per essere proclamato santo12.

Che: As habl el Caballo!? Fidel ha detto questo!? Sempre esagerato... ma tu sai come
sono questi gallegos...
Frei B.: Aspetta, che non ho finito. Un libro di testo usato nelle scuole italiane ti ha
paragonato a San Paolo (suscitando, vero, qualche obiezione da parte del giornale vati-
cano, lOsservatore romano). Mentre papa Giovanni Paolo II, in visita a Cuba, ti ha prati-
camente riabilitato. Alla domanda di un giornalista (a te riferita) - Non ha lottato per i
poveri anche lui? - il Papa ha risposto:
Ora lui si trova davanti al tribunale di Dio. Lasciamo a Lui il giudizio sui suoi meriti. Io sono convinto
che voleva servire i poveri13.

Timmagini una risposta del genere dedicata a me e detta direttamente dal Papa?
Che: No, non riesco a immaginarmela, ma ugualmente se fossi in te starei sul chi vive.
Ho visto il modo in cui il Vaticano ha gestito dentro e fuori Cuba la visita di gennaio del
1998 e comincio ad avere veramente paura. Del resto, alle loro promesse di una felicit spi-
rituale nel mondo di l da venire, noi che abbiamo da contrapporre?
Frei B.: Veramente le domande dovrei farle io. Anche perch secondo un tuo sincero
ammiratore, di provenienza salesiana e noto esponente della teologia della liberazione,
alcune risposte tu le hai gi date14. Te le riassumo, ma attento perch la definizione sotti-
le e il salesiano cojonudo - come diresti tu.
Lui fa una lista ben meditata delle differenze e riconosce che lhombre nuevo di cui tu
parli non luomo religioso: un umanista ateo (lo dice esplicitamente e gi solo per
questo si distacca dal gregge del confusionismo interessato). Ma aggiunge che tale ateismo
non si fonda sulla filosofia del materialismo storico, bens su unesigenza etica, che poi
quella del tuo messaggio di riscatto universale. Insomma, che alla prospettiva escatologica
della felicit ultraterrena, tu contrapponi la realizzazione pratica ed etica dellindividuo
impegnato nella lotta per la liberazione...
Che: Alt. Fermati. Siamo arrivati sul terreno della teologia e vedo il sorriso tornare sul
tuo volto, perch sai dessere un maestro in questo campo. Forse possibile una lettura
della mia idea di uomo nuovo come lhai rassunta, ma confesso sinceramente di non
averci pensato allepoca in cui scrissi la lettera al quotidiano Marcha. Temo che il ritmo
frenetico con cui vissi gli ultimi anni mi abbia impedito di vedere le implicazioni univer-
sali di mie estemporanee e abborracciate formulazioni. Poco male. Altri lo faranno per me.
Io, invece, una domanda te la voglio fare, perch non ce la faccio a tenermela dentro. E
proprio vero ci che ho letto in un recente articolo su di te, secondo cui a suo tempo prote-
stasti anche contro le malvagit fisiche e culturali cui venivano sottoposte le popolazioni
indigene del continente americano?15 Stento a crederci e se fosse vero dovrei affiancarti
nella mia ammirazione allaltro grande domenicano, il padre Bartolom de Las Casas. Vuol
dire questo che dal mondo del Cristianesimo potrebbe venire ancora qualcosa di buono?

11 J.W. Cooke, Apuntes sobre el Che (1968).


12 Dalloriginale Fidel e a Religio. Conversas com Frei Betto, So Paulo, 1985 [Nelled. it., (con titolo fanta-
sioso e ambiguo: Fidel Castro. La mia fede), Ed. Paoline, Milano 1986, p. 323].
13 Cit. da Marco Politi, Fidel applaude il Papa, in la Repubblica, 22 gennaio 1998.
14 Giulio Girardi, Le idee del Che di fronte alla globalizzazione, si veda avanti.
15 Si riferisce probabilmente a un articolo di Roberto Massari, Libero pensiero e libera sensualit.
Discorrendo di Giordano Bruno e..., apparso in Vis--vis, 8/2000, pp. 385-402, dove effettivamente si accenna a
questo tema, nel quadro di una presentazione pi generale delle posizioni di G. Bruno e il marxismo.

11
IN DIALOGO CON IL CHE1
di Diego Sztulwark

Vorrei dire, soprattutto, che ha senso dialogare con il Che. Anche se, ovviamente, dialo-
gare pu voler dire cose talmente diverse che non sarebbe male aggiungere qualche specifi-
cazione.
Come sar facile capire, considero il dialogo una forma di comunicazione, fondamen-
tale nel lavoro di riflessione e nella militanza, e non questo nuovo feticcio democraticistico e
liberaloide che si sciacqua la bocca con lidea dellAltro e della tolleranza (e che, come dice
Silvio Rodrguez, non altro che la passione degli inquisitori). Comunicazione e dialogo,
nel loro uso abituale, sono parole aggiudicate al consensualismo ipocrita e moralista. Nel
nostro incontro con il Che, invece, non c comunicazione n dialogo tollerante con laltro,
ma la necessit di un lavoro comune, uno sforzo per capire dove passi oggi la via del cambia-
mento: in sostanza, come potenziare e riorientare lattivit quotidiana verso piste migliori.
In effetti, dialogare con il Che ha senso se siamo capaci di parlare con lui come se si
trattasse di un compagno tra gli altri, con certe esperienze, avvolto nei dilemmi dellepoca e
collocato - come tutti noi - allinterno di determinate circostanze e specificit. Ma se esiste
un senso profondo e attuale in un incontro di questo genere, presumo, perch cogliamo in
lui - ancora - una straordinaria capacit di comprendere altre epoche diverse dalla sua, altri
tempi con il loro significato; ed solo in virt di questa capacit di trovare nelle nuove ipo-
tesi di lavoro gli stessi moventi di sempre - i vecchi contenuti nei nuovi progetti - che la
conversazione pu trovare alimento. Per dialogare con il Che, devi capirlo, ma esigere che
anche lui ci capisca.
E pur sempre possibile che qualche lettore, fiducioso nella temporalit dei vivi, e affi-
dandosi solo a questa, veda in queste linee pi unevocazione allegorica che una comunica-
zione reale con Guevara. Non ci servono simili lettori. Per quanto mi riguarda, una questio-
ne chiara: non c musica senza la presenza, senza la resurrezione dei grandi compositori
classici; non c rock senza il ritorno degli spiriti pionieri di uomini come Lennon e cos,
per la stessa via, non credo nella possibilit di costruire un pensiero e unazione politica
senza un dialogo previo con uomini come John William Cooke, Vladimir Ilic, Antonio
Gramsci, Niccol Machiavelli o Jos Carlos Maritegui. Tra questi nomi, che includono
tanti altri nomi, sta - chi potrebbe dubitarlo? - anche il Che.
E se dialogare non ascoltare lezioni, n pretendere di darle, bens scambiare pareri -
nellintento, per lo meno in questo caso, di trovare piste per lazione - parlare con il Che,
allora, pu essere uno degli esercizi pi stimolanti che ci offre lepoca attuale.
Ma parlare con Guevara presuppone com ovvio - almeno per me - un ambiente cospi-
rativo, clandestino. Questo tipo di discussione minaccia di sfiorare temi un po aguzzi, se
non propriamente pericolosi: niente dialoghi parlamentari, n scambio civilizzato di opinio-
ni - e meno che mai di opinioni logiche. Le opinioni razionali in genere non ci coinvolgo-
no: ognuno pensa ci che vuole e pu farlo in forma gratuita, vale a dire con una certa
esternit, senza farsi impegnare dalle proprie parole. Noi stiamo parlando, invece, di una
vera e propria cospirazione tra compagni e, quindi, non pu mancare il corpo, limpegno a
mettere il corpo in ci che l si sta affermando.

1 En dilogo con el Che, in De mano en mano (Buenos Aires), 16/2000, p. 9. Trad. di R. Massari.

12
Ovviamente, ogni parola scambiata con Guevara esiger una spiegazione per il pubblico
benpensante riguardo alla violenza e alle sue (in)giustificazioni, la necessaria condanna del
terrorismo, del fochismo e altre cose simili: ma per una volta questo pubblico rimarr un
po defraudato, perch non trover nulla del genere nel dialogo che a tu per tu possiamo
avere con il Che, senza che il senso comune dellepoca ci indaghi, totalitario com, terro-
rizzando - e colpevolizzando - con minacce velate.
Per dare avvio, quindi, alla storia: esiste realmente questa trama comune che ci unisce
nelle stesse lotte, nelle stesse ossessioni, nella stessa riflessione sul comunismo e la rivolu-
zione? O le sconfitte sono cos profonde che neppure i morti si salvano dalla revisione
che compie il nemico a proposito dei motivi profondi che uniscono le lotte degli uomini,
dei rivoluzionari?
Una cosa che mi risulta chiara che gran parte del valore di questo dialogo sta precisa-
mente nella costruzione di uno spazio dincontro in cui possiamo riconoscerci come parte di
un medesimo insieme di motivazioni profonde. S, formiamo parte - in qualche modo - del
medesimo insieme di problemi e, per questo, siamo ancora contemporanei. In quale altro
senso si pu parlare, come facciamo abitualmente, di memoria storica?
Possiamo parlare - perch no? - di generazioni e del peso del passato su di loro. Ma in
tal caso, per pensare la storia, il passato appare come un elemento del presente. Le lotte non
rimangono indietro come le foto negli album. Questa conservazione intatta tenta di tra-
sformare le lotte in sconfitte e la sconfitta in un meccanismo di naturalizzazione di un pre-
sente oppressivo.
Non si tratta solo di stabilire delle continuit, perch la memoria ridotta semplicemente
a ricordo pu diventare reazionaria. Non forse vero che si vedono in giro reazionari do-
gni genere che ricordano a loro modo il decennio degli anni 70?
Non questione di una storia intesa come ricordo, da attualizzare e ripetere, bens di
comprendere - proprio perch il passato prosegue nel presente - che le continuit pi
profonde derivano dalla nostra partecipazione a un medesimo impegno: poich limpegno
lo stesso, possiamo ricreare liberamente le forme di lotta nonch le teorie che le pensano e
le alimentano.
Ci appare chiarissimo di fronte al problema del potere: un elemento che si offre come
guida o referente di qualunque discussione sulla politica. In effetti, il Che (cos come la
Rivoluzione cubana e i rivoluzionari dellepoca sua) si propose una strategia che collocava
al proprio centro la lotta armata come mezzo principale per la conquista del potere. Si
discusso molto del potere da questottica, vale a dire delle vie pi efficaci, convenienti e
giuste per accedervi o arrivarvi. E vero, per, che questo tipo di discussione stata parzial-
mente spiazzata da un altro modo di porre il problema. Non si tratta pi, credo, di pensare
le vie - nessuna fondamentalmente buona o cattiva, tutte possibilmente (anche se non certa-
mente) articolabili - ma piuttosto di attualizzare il concetto stesso di rivoluzione,
prodotto/produttore di qualunque discussione sul potere politico.
Sicch, oggigiorno constatiamo che lelemento dinamico, il motore del cambiamento,
non lo si pu pi ricercare nellavanguardia, nel partito o nellapparato statale, e che le
societ - nonch lintero mondo - non si cambiano dallalto, ma dalla base.
Questo tipo di dibattito certamente molto attuale. Ma lattualit di un problema e non
di una teoria che viene a risolverlo. Non c pericolo maggiore, in questo tipo di questioni,
che confondere un nuovo modo di porre un problema con la sequela di mode grandi o pic-
cole che periodicamente inondano il mercato intellettuale e politico della sinistra. Il dilem-
ma non complesso, ma esiste: o si fedeli ai princpi di una teoria (che consente alla teo-
ria di autonomizzarsi dalla propria fonte produttiva, dal reale) o si fedeli alla necessit di
risolvere un/il problema (per cui si producono o si attualizzano teorie via via pi efficaci).
Il problema, quindi, consiste nel pensare e cominciare a sviluppare ipotesi concrete sulle
forme della militanza, sulle pratiche che possono affermare di nuovo, in maniera seria ed

13
efficace la questione del cambiamento. E forse proprio la prima ipotesi che sufficiente-
mente matura per essere formulata senza paura: il problema della rivoluzione non stretta-
mente - esclusivamente - una questione di presa del/arrivo al potere o alla gestione statale,
ma di creazione di reti di contropotere, vale a dire di esperienze di resistenza e creazione
di nuove forme di vita, di anticapitalismo teorico e pratico, legato a situazioni reali piutto-
sto che ad immaginarie resistenze globali.
Non si tratta di proporre linee di lavoro che si escludano a vicenda, ma di evitare che li-
potesi non venga riassorbita su un fondo totalmente immaginario: esistono dei gruppi che si
propongono di entrare nei governi locali e nazionali dei rispettivi paesi, per collaborare di
l, dalla gestione, con i movimenti popolari - e lo tentano seriamente. E questa, a mio pare-
re, una posizione molto seria che va esaminata attentamente. Mi sembra, tuttavia, essenziale
riaffermare lipotesi di partenza: fondamentale il lavoro alla base, mentre la gestione - che
non un fatto indifferente - pu in ogni caso accompagnare (e a suo modo collaborare con)
i cambiamenti.
Vi sono, ovviamente, degli insegnamenti profondi tratti dalla storia pi o meno recente
che dimostrano uno spirito comune tra Guevara e noi. Afferma la Seconda dichiarazione
dellAvana: Il rivoluzionario deve fare la rivoluzione. Viene in tal modo individuato il
problema e si circoscrive la discussione. Di qui passa ora il dialogo con Guevara.
Ebbene, la chiacchierata non pu andare avanti troppo a lungo senza veder comparire la
questione del marxismo - vero? E quanti sono i marxismi? Vari, per lo meno.
Sar il caso di scambiare opinioni? (Che pensa, Comandante, della Scuola di
Francoforte, di Althusser e della crisi del marxismo?)
Se il marxismo potuto essere, tra le molte altre cose, anche materia di opinionologia,
nel suo sostrato rimane comunque - e nonostante ci - una verit che lo accompagna e lo
supera: chiamo questa verit comunismo ontologico (aggregandomi cos a una tradizione
millenaria, quella appunto del comunismo ontologico). Se vero che vi sono tanti marxismi
quante le opinioni che fioriscono su un tavolino da caff, anche vero che, ciononostante,
esiste un solo comunismo che si attualizza nelle esperienze di resistenza: la lotta per la
giustizia e la libert.
E qui ci incontriamo nuovamente con il Che, su un terreno sicuro. Perch, al di l di
questa o altra lettura del marxismo (che ha lui, che ho io, che molti hanno), una sola lade-
sione pratica al comunismo ontologico, qualcosa di ben pi poderoso del comunismo con-
clamato e delle teorie dogmatiche staccate dal reale.
In effetti, nessuno che si dica comunista pu pretendere di stare al di sopra di questo
comunismo ontologico, e meno che mai nel nostro paese dove - in nome del comunismo
organizzato come partito - sono state fatte cose che nulla hanno a che vedere con la libert e
la giustizia.
Non mi si verr a dire che trattare da pari a pari con il Che sia troppo presuntuoso.
Tuttaltro: come potremmo voler bene a dei compagni con i quali non fosse possibile pole-
mizzare riguardo ai temi che ci affratellano?
E se ci che conta la partecipazione comune a una stessa lotta, unanaloga valorizzazio-
ne di ci che si fa al di sopra di ci che si dice, allora - a maggior ragione - possiamo deporre
i falsi accordi, le coincidenze verbali o puramente immaginarie, e marciare diritti verso los-
so duro rappresentato dallo spiegamento effettivo della prassi. Ed l - nella mischia in cui si
vedono solo i contendenti - che si differenziano i discorsi dai loro fondamenti, le pratiche
dalle loro giustificazioni e le lotte da coloro che pretendono di rappresentarle.
Non vi sono, infine, ragioni per continuare ad avere come compagno di strada il Che se
- come si verificato con i partiti e non solo con loro - abbandoniamo la ricerca di nuove
esperienze politiche. La nostra vocazione eretica si scontra anche con qualunque ortodossia
presuntamente guevarista, impegnata a custodire limmagine del Guevara degli anni 60
pi che il suo impulso rivoluzionario e la ricchezza realmente sovversiva del suo pensiero.

14
UN PENSATORE MARXISTA E UMANISTA1
di Michael Lwy

Il Che non stato soltanto un guerrigliero eroico e un dirigente rivoluzionario che - fatto
senza precedenti - ha abbandonato tutti i suoi incarichi per prendere nuovamente le armi
contro limperialismo. E stato anche un pensatore, un uomo di riflessione che non ha mai
smesso di leggere e di scrivere. Il suo pensiero fa di lui uno dei pi importanti rinnovatori
del marxismo in America latina.
La maggioranza delle biografie dedicate al Che, apparse recentemente, non colgono
questo aspetto della sua personalit. Anche gli autori che fanno mostra di simpatia nei suoi
riguardi, non comprendono o sottovalutano la sua opera come marxista. Il bel libro di Paco
Ignacio Taibo II relega in secondo piano gli scritti del Che riguardo alla legge del valore,
definendoli un labirinto di citazioni ispirato da un marxismo biblico. Il giornalista
francese Pierre Kalfon considera quel saggio appassionante che Il socialismo e luomo a
Cuba come unaccozzaglia di formule dogmatiche. Eppure, se si trascura il pensiero del
Che, il suo marxismo critico, come si potr comprendere la coerenza della sua vita, lispira-
zione politico-morale della sua pratica?
A differenza della maggior parte dei dirigenti della Rivoluzione cubana, Guevara aveva
gi una formazione marxista quando in Messico entr a far parte del Movimento 26 di
Luglio, nel 1955. Egli scopr il marxismo non solo leggendo, ma grazie anche allesperien-
za politica vissuta in Guatemala, al momento della caduta del governo di rbenz, vittima
della Cia, della United Fruit, del tradimento dellesercito. E stato il primo a cogliere piena-
mente il significato storico-sociale della Rivoluzione cubana, dichiarando a luglio del 1960
che essa aveva scoperto, con i propri metodi, le strade tracciate da Marx. Fin dallaprile
del 1959, aveva previsto la strada che doveva intraprendere il processo cubano dopo la
caduta della dittatura, in unintervista con un giornalista cinese: lo sviluppo ininterrotto
della rivoluzione, fino a labolizione del sistema sociale esistente e dei suoi fondamen-
tio economici.
Dal 1959 alla morte, il marxismo del Che ha avuto unevoluzione, allontanandosi sem-
pre pi dalle illusioni iniziali sul modello sovietico, vale a dire staliniano. Si percepisce,
soprattutto a partire dal 1963, la volont di formulare una via diversa per il socialismo. Il
suo assassinio ha interrotto un processo di maturazione politica e di sviluppo intellettuale
autonomo.
La sua opera non costituisce un sistema chiuso, portato a termine. Su molti temi - come
la democrazia nella pianificazione o la lotta contro la burocrazia - la sua riflessione rimane
incompleta. Ma il marxismo del Che si differenzia dalle varianti che dominavano nella sua
epoca.

ANTIDOGMATICO. Nelle sue Note per lo studio dellideologia della Rivoluzione cubana
(1960), il Che sottolinea che a Marx come pensatore, come studioso delle scienze sociali e

1 Un penseur marxiste et humaniste: intervento di commemorazione per i trentanni dalla morte del Che,
apparso in Rouge n. 1749, 9 ottobre 1997, p. 10. Traduzione di R. Massari.

15
del sistema capitalistico in cui visse, si possono evidentemente addebitare alcune inesattez-
ze, come la sua interpretazione di Bolvar o lanalisi del Messico fatta da Engels che d
per scontate certe teorie sulla razza o la nazionalit, oggi inammissibili.
Pi grave la dogmatizzazione burocratica del marxismo nel XX secolo. Guevara
denuncia lo scolasticismo che ha frenato lo sviluppo della filosofia marxista [Il sociali-
smo e luomo a Cuba] - chiaro riferimento allo stalinismo - e che ha impedito lo studio
della fase di costruzione del socialismo.

ETICO. Lazione rivoluzionaria inseparabile dai valori etici. Ne testimonianza il trat-


tamento dei prigionieri nella guerriglia: La pi assoluta clemenza per i soldati che vanno a
combattere compiendo, o credendo di compiere, il proprio dovere militare... I sopravvissuti
devono essere lasciati in libert. I feriti devono ricevere le migliori cure possibili.
Un incidente della battaglia di Santa Clara illustra il comportamento del Che. A un com-
pagno che propone di giustiziare un luogotenente dellesercito fatto prigioniero, il coman-
dante Guevara risponde: Pensi che noi siamo come loro?
La costruzione del socialismo esige anche dei valori etici, contrariamente a quanto
affermano le concezioni economicistiche che non si preoccupano altro che dello sviluppo
delle forze produttive. In unintervista con Jean Daniel (luglio 1963), il Che spiega che il
socialismo economico senza la morale comunista, non mi interessa. Lottiamo contro la
miseria, ma lottiamo, al tempo stesso, contro lalienazione... Se il comunismo si disinteres-
sa dei fatti di coscienza, potr essere un modo di ripartizione, ma non sar mai una morale
rivoluzionaria.

PLURALISTA. Il Che non ha mai formulato una concezione definita della democrazia
socialista, ma difendeva la libert di discussione in campo rivoluzionario, il rispetto della
pluralit di opinioni. Si veda, a chiara riprova, la sua risposta nel 1964 allaccusa di trot-
skismo proveniente dai sovietici: Io credo solo una cosa, ed che si deve avere la capa-
cit sufficiente per distruggere tutte le idee contrarie su un determinato argomento oppure
lasciare che le opinioni si esprimano... Non possibile distruggere le opinioni a bastonate e
questo proprio ci che uccide tutto lo sviluppo, lo sviluppo libero dellintelligenza. Ora,
vero che dal pensiero di Trotsky si possono ricavare una serie di cose. Io credo che nelle
questioni fondamentali su cui si fondava, Trotsky commetteva degli errori; credo che il suo
comportamento posteriore fu erroneo e negli ultimi tempi anche oscuro.

RIVOLUZIONARIO. Per alcune decine di anni, il marxismo servito in America latina di


giustificazione a politiche riformiste di subordinazione del movimento operaio alla cosid-
detta borghesia nazionale. Nel suo Messaggio alla Tricontinentale (1967), Guevara taglia
il nodo gordiano che tiene gli sfruttati legati mani e piedi: Le borghesie locali hanno perso
ogni capacit dopposizione allimperialismo, ammesso che mai lebbero... O rivoluzione
socialista o una caricatura di rivoluzione.
Gli scritti e i discorsi del Che, dal 1959 alla morte, hanno un obiettivo centrale, concreto
e urgente: la trasformazione rivoluzionaria della societ.
Si molto insistito sulla teoria del foco guerrigliero nel pensiero del Che. Ma egli era
consapevole che la rivoluzione sociale un compito che non spetta solo a unindispensabile
avanguardia, ma anche alle larghe masse: le masse fanno la storia in quanto insieme
cosciente di individui che lottano per una stessa causa... che lottano per uscire dal regno
della necessit ed entrare nel regno della libert.

UMANISTA. La lettura di Marx fornita dal Che completamente diversa dalla vulgata
strutturalista, antiumanista teorica, cos ampiamente diffusa in America latina negli anni
60 e 70. Riferendosi a Il Capitale, egli scrive [Sul sistema di finanziamento di bilancio

16
(1963)] che il peso di questo monumento dellintelligenza umana tale che ci ha fatto
dimenticare assai spesso il carattere umanistico (nel senso migliore del termine) delle sue
inquietudini. La critica del capitalismo - in cui luomo lupo delluomo - la riflessione
sulla transizione al socialismo, lutopia comunista delluomo nuovo: sono questi i temi del-
lopera marxista del Che che hanno come fondamento lumanismo rivoluzionario, quale
viene espresso in forma originale e personale nel suo saggio Il socialismo e luomo a Cuba
(1965): Mi permetta di dirle, a rischio di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario
guidato da grandi sentimenti damore. Senza questi sentimenti di generosit impossibi-
le concepire un rivoluzionario autentico.
Lespressione concreta, attiva di questo umanismo linternazionalismo. Nel suo incon-
tro del 1962 con i giovani comunisti, Guevara afferma che il rivoluzionario deve porsi in
continuazione i problemi dellumanit come problemi personali, sentirsi angosciato
quando viene assassinato un uomo non importa in quale angolo del mondo e sentirsi entu-
siasmato quando, non importa in quale angolo del mondo, viene sventolata una nuova ban-
diera liberatrice.
Al di l degli errori tattici, o strategici, limpegno personale del Che nella rivoluzione in
Congo e in Bolivia, a rischio della propria vita, la traduzione in atti di queste parole.
Il mondo e lAmerica latina sono mutati profondamente. Non si tratta di cercare negli
scritti del Che la risposta ai problemi attuali. Ma la verit che i popoli rimangono sotto il
dominio imperialista, mentre il capitalismo continua a produrre ingiustizia sociale, oppres-
sione, disoccupazione, miseria, mercificazione degli animi, sommergendo i sentimenti
umani nelle acque ghiacciate del calcolo egoistico.
E per questo che abbiamo ancora bisogno del marxismo del Che, antidogmatico, etico,
pluralista, rivoluzionario, umanista.

17
LE IDEE DEL CHE DI FRONTE ALLA GLOBALIZZAZIONE (I)1
di Giulio Girardi

Nel trentesimo anniversario della morte del Che, una delle parole dordine che si pro-
pagata ripetutamente a Cuba, in Bolivia, in Argentina e in tutte le parti del mondo stata Il
Che vive!. Con questa affermazione intendevamo opporci alla lettura dei fatti diffusa dalla
cultura dominante, che ha percepito nella morte del Che il simbolo della morte del marxi-
smo, del tramonto di un sogno, della fine della storia.
Nellaffermare che il Che vive eravamo comunque consapevoli del fatto che stavamo
facendo una constatazione, ma che allo stesso tempo ci assumevamo un compito e una
responsabilit storica. La constatazione si riferiva allenorme emozione e mobilitazione pro-
vocate a Cuba, in Bolivia, in Argentina, in tutto il continente e in tutto il mondo dal ritrova-
mento dei resti del Che. Emozione e mobilitazione che non assumevano il tono di una com-
memorazione del passato, bens del rinnovato incontro con una presenza viva e vivificante,
capace di aprire in tutte le parti del mondo una nuova stagione di sogni e di lotte.
Durante lincontro di Vallegrande, per me stata molto significativa la dichiarazione di
una donna boliviana di circa cinquantanni, che mi ha confidato: Sono venuta a
Vallegrande per riscoprire gli ideali della mia giovent. Ho percepito che esprimeva non
solo il suo sentimento pi profondo, ma anche quello di moltissimi tra quanti erano l a
Vallegrande. La nostra parola dordine il Che vive! non era dunque solo una dichiarazio-
ne retorica e ideologica, o la manifestazione di desideri ampiamente frustrati, ma la descri-
zione di unesperienza e di una speranza.
Proclamando il Che vive non ci limitavamo a riconoscere un fatto, ma, come abbiamo
appena detto, ci assumevamo anche un compito e una responsabilit storica: di dare a que-
sta intuizione dei contenuti precisi e delle solide basi, che impedissero alla cultura domi-
nante di ridurre lattualit del Che a una moda passeggera e la sua immagine a una merce.
Misurarsi con la responsabilit che ci siamo assunti significa mettere in atto la validit del
pensiero del Che nel cuore della globalizzazione neoliberale che, apparentemente, costitui-
sce la sua definitiva condanna. Dobbiamo raccogliere questa sfida rispetto a tutto il suo pen-
siero, che sebbene sia espresso in una miriade di scritti specifici, costituisce una visione
globale del mondo, con una sua profonda coerenza interna, legata alla vita e alla morte stes-
sa dellautore.
Senza dubbio, nel suo pensiero, lintuizione fondamentale generatrice di tutto il sistema
e il progetto storico, quella delluomo nuovo, vale a dire leventualit che possa nascere
oggi, nellepoca della globalizzazione neoliberale, questo nuovo modello di uomo e di
popolo, capace di forgiare una nuova societ e un nuovo mondo.
Ma che significa, pi concretamente, mettere in atto la validit di tale messaggio? Credo
che per farlo si dovranno affrontare almeno tre tipi di problemi diversi, che dovremo porre
al centro della nostra riflessione collettiva e di partecipazione. Il primo tipo di quesiti ha
come oggetto la validit teorica ed etico-politica delle scelte fondamentali del Che nel

1 E il testo di un seminario tenuto da Giulio Girardi a La Paz a luglio del 1998 e che stato pubblicato in
Bolivia con il titolo di El proyecto de hombre nuevo y pueblo nuevo frente a la globalizacin neoliberal,
Fundacin Ernesto Che Guevara, La Paz 1998. La traduzione di Antonella Marazzi. Per ragioni di spazio, la
seconda parte (pp. 45-68) verr pubblicata nel prossimo numero dei Quaderni Che Guevara (n.d.r.).

18
nuovo contesto mondiale unipolare. Per affrontare tale problematica, sar necessario defini-
re quali sono, nel suo pensiero, le scelte fondamentali e quali, al contrario, quelle che si
possono ritenere condizionate da un determinato momento storico.
Sar necessario verificare anche se lideale proposto dal Che utopistico, nel senso di
essere irraggiungibile; se il suo progetto di uomo e di popolo irrealizzabile. Dovremo
anche chiederci che senso ha proporre un progetto di dimensioni nazionali, continentali e
mondiali a persone totalmente assorbite dai problemi quotidiani della sopravvivenza, come
sono oggi le masse popolari.
Il secondo tipo di problemi riguarda la capacit di questo pensiero di farsi ispiratore
oggi di una critica e una rifondazione della sinistra; di indurre, in altre parole, una riflessio-
ne collettiva sulle ragioni delle nostre sconfitte storiche e sulla ricerca di nuove strade, di
nuove strategie, per riuscire a marciare fino alla vittoria.
Il terzo tipo di quesiti ha come oggetto lapertura di questo pensiero a nuovi sviluppi,
vale a dire la sua capacit di stimolare una ricerca che lo integri e corregga.
Per riuscire in tutto questo, dobbiamo a) richiamare le linee essenziali del progetto del-
luomo e del popolo nuovo, b) chiederci in quale misura tale progetto continua a essere
valido nellambito delle varie problematiche che abbiamo individuato e rispetto ai molti
interrogativi che abbiamo posto.

1. LINEE ESSENZIALI DELLUOMO NUOVO E DEL POPOLO NUOVO

Nella sua riflessione il Che parte da un presupposto: ogni sistema sociale necessita di un
modello di persona coerente con esso. Quindi definisce luomo nuovo del socialismo con-
trapponendolo al modello plasmato dal sistema capitalistico; e individua la novit del socia-
lismo essenzialmente nel suo stretto legame con il nuovo modello di uomo.
Per costruire il comunismo - egli scrive - contemporaneamente alla base materiale, bisogna creare luo-
mo nuovo2.

Il contributo fondamentale del Che alla tradizione marxista mi sembra che risieda nel-
laffermazione categorica che non c rivoluzione economica e politica senza rivoluzione
antropologica, e nella coerenza con cui trasse le conseguenze di tale premessa, aprendo
contemporaneamente alle nuove generazioni un enorme terreno di ricerca.
Nel suo tentativo di disegnare i lineamenti delluomo nuovo socialista, il Che per si
scontra con unamara esperienza: luomo del socialismo reale non veramente nuovo,
bens sembra plasmato sul modello capitalistico. Dunque, per interpretare nella sua novit il
progetto etico-politico del Che, bisogna contrapporlo non solo al modello capitalistico, ma
anche a quello del socialismo reale.

Il modello di persona della societ capitalistica

Scrive il Che:
La merce la cellula economica della societ capitalistica; finch esister, i suoi effetti si ripercuoteran-
no sullorganizzazione della produzione e conseguentemente sulla coscienza (ibid., p. 699).

2 Il socialismo e luomo a Cuba, in Scritti scelti, Erre Emme, Roma 1993, II, p. 700.

19
In questa societ
luomo guidato da un ordinamento impersonale che, in genere, sfugge alla sua comprensione. Lessere
umano, alienato, ha un cordone ombelicale invisibile che lo lega alla societ nel suo insieme: la legge del
valore. Essa agisce in tutti gli aspetti della sua vita, modellandogli la strada e il destino. Le leggi del capi-
talismo, cieche e invisibili per il senso comune della gente, agiscono sullindividuo senza che questi se ne
accorga (ibid., p. 698).

La descrizione del capitalismo e delle sue implicazioni ideologiche che il Che propone,
non si basa sul pensiero dei teorici del liberalismo, ma sulleffettivo funzionamento del
capitalismo. Ci che egli descrive non il liberalismo ideale, ma quello reale.
Il modello di persona plasmato da questo sistema si caratterizza fondamentalmente per
legoismo e lindividualismo, o lisolamento dellindividuo nei confronti della societ (p.
699); il materialismo, vale a dire, la valorizzazione esclusiva degli incentivi materiali o eco-
nomici, la redditivit e linteresse individuale; la competitivit o la disposizione a compete-
re con ogni mezzo; il fatalismo e il servilismo, intesi come riconoscimento della
ineluttabilit di un regime di classe, sia esso dorigine divina o imposto dalla natura come entit mecca-
nica. Ci placa le masse che si vedono oppresse da un male contro il quale non possibile lottare (p.
701).

Legoismo e la competitivit portano, al livello politico, allidentificazione con i gruppi


sociali e con i popoli dominanti, con le loro idee e valori, e con il riconoscimento dellege-
monia nordamericana. Questa scelta etico-politica ne induce una epistemologica caratteriz-
zata dalla dipendenza intellettuale o dal conformismo e da unelaborazione culturale orien-
tata secondo il punto di vista dei pi forti. In tale prospettiva, il principio fondamentale il
riconoscimento del valore assoluto delle leggi del mercato; leggi che giungono a considera-
re normali e inevitabili la povert, loppressione e lemarginazione di grandi masse, le disu-
guaglianze sociali tra individui, persone, classi, etnie, popoli e continenti.
Luomo capitalista, per il fatto di essere subordinato a interessi economici specifici,
incapace di ricercare dignitosamente la verit. Si ritrova nella necessit di nasconderla o
falsarla tutte le volte che entra in contraddizione con i suoi interessi; per esempio, rivelando
la violenza del sistema. Si stabilisce cos una stretta alleanza tra la menzogna e il Grande
Capitale, padrone dei mezzi di comunicazione di massa a livello mondiale.
Il sistema capitalistico presuppone inoltre unantropologia, una concezione della perso-
na umana che considera questa naturalmente egoista e servile, incapace di generosit e
autonomia. Una persona che viene stimolata solo da motivazioni economiche e materiali.
Le analisi del Che ricordano la formula incisiva con la quale il filosofo inglese Hobbes
caratterizzava lindividuo plasmato dalla societ capitalistica: homo homini lupus, ogni
uomo un lupo per laltro uomo. Vale a dire che lattivit umana nella societ viene orien-
tata da un sentimento di ostilit contro tutti gli altri, il che scatena una guerra di tutti contro
tutti.
Inoltre lantropologia del capitalismo sviluppa una concezione dualista e razzista, stabi-
lendo che alcuni individui e popoli detengono lesplicito destino di dirigere la societ e il
mondo, di essere i soggetti della storia, mentre le grandi masse sono nate per essere dipen-
denti e sottomesse.
La filosofia economica del capitalismo si fonda sullaffermazione del diritto inalienabile
della propriet privata e, come logica conseguenza, della libert di mercato e della centralit
della merce per la vita della societ. E lapplicazione sul terreno economico del diritto del
pi forte, regolata da leggi oggettive assolute, che agiscono ciecamente attraverso la legge
del valore.
Una delle conseguenze pi drammatiche della mercificazione della societ , per la sen-
sibilit del Che, la mercificazione del lavoro e del lavoratore. Questi cessa di essere fine e
agente delleconomia e si trasforma in mezzo per laccumulazione del capitale. Il suo rap-

20
porto con il capitalista di dipendenza, molto simile allantica schiavit. Le uniche motiva-
zioni valide per il suo impegno e sacrificio, sono le remunerazioni economiche.
La filosofia della storia, implicata nel capitalismo, ha come principio fondamentale il
determinismo economico, vale a dire laffermazione del ruolo fondamentale delleconomia
nella storia.
Le leggi del capitalismo, cieche e invisibili per il senso comune della gente, agiscono sullindividuo
senza che questi se ne accorga (p.698).

Questo determinismo trova un certo appoggio, secondo il Che, nella visione provviden-
zialista, che attribuisce lultima parola della storia al piano della provvidenza divina e, per-
tanto, fonda su motivazioni religiose la sottomissione dei credenti al disordine oggettivo.
In tale prospettiva il progresso storico coincide con quello delleconomia, vale a dire,
con la crescita dellaccumulazione del capitale e del potere dei capitalisti, e in definitiva,
con il potere dellimperialismo. Cos il progresso storico pu coincidere con limpoveri-
mento e lemarginazione delle grandi masse.
Tuttavia, secondo il Che, nella stessa societ capitalistica il determinismo delle leggi
economiche non assoluto. La prova che luomo nuovo, capace di costruire la nuova
societ, nasce allinterno del capitalismo, attraverso un processo conflittuale di liberazione
educativa e culturale, vissuto dal nuovo soggetto come il riscatto della propria identit.
Il sistema economico capitalistico anche un sistema educativo, che agisce sullindivi-
duo in tutti gli aspetti della sua vita, modellandogli la strada e il destino... senza che questi
se ne accorga. E un metodo autoritario, che modella le persone alla sottomissione pratica e
intellettuale, allidentificazione con i pi forti, e le orienta a valorizzare unicamente le moti-
vazioni egoistiche, economiche e materiali. La sua azione in gran misura inconscia. Questo
tipo di educazione espropria le persone del diritto e della capacit di pensare in modo auto-
nomo e di decidere liberamente. Lamore che mette in atto e inculca leducatore autoritario
un atteggiamento assistenziale e omologante, che pretende di proiettare nellaltro limmagi-
ne di se stesso. Un amore che , in fondo, una forma sottile e inconscia di egoismo.

Il modello di persona del socialismo reale

Per la sua pretesa di costruire il socialismo con le leve del capitalismo, vale a dire basan-
dosi essenzialmente su motivazioni materiali, il socialismo reale dellEst europeo ha biso-
gno, secondo il Che, di un modello di uomo che mantenga le caratteristiche fondamentali
delluomo capitalista, con il suo egoismo, il materialismo, la competitivit e il servilismo.
Invece di identificarsi con il punto di vista del Grande Capitale, luomo del socialismo
reale fa suo docilmente il punto di vista dei dirigenti del Partito, che considera interpreti
autentici del marxismo-leninismo. Questa teoria rappresenta, nella sua prospettiva, il
dogmatismo rivoluzionario, cui bisogna sottomettersi incondizionatamente, sforzandosi di
applicare la medesima dottrina universale alle situazioni specifiche. Letica rivoluzionaria
viene determinata proprio dalla sottomissione incondizionata al Partito.
Dunque lerrore fondamentale di questo tipo di socialismo, ci che doveva far prevedere
la sua sconfitta, consiste nel pretendere di attuare una rivoluzione economica e politica
senza una rivoluzione antropologica. Vale a dire di considerare la rivoluzione esclusiva-
mente come un cambiamento delle strutture economiche e politiche, e come una transizione
dalla propriet privata alla propriet statale dei mezzi di produzione. Di ritenere che la presa
del potere da parte della classe operaia consista nella presa del potere da parte del Partito
comunista.
Per questo, la sua antropologia, la sua concezione delleconomia e del lavoro, il suo
metodo educativo, il suo progetto di societ e la sua visione della storia, non erano vera-

21
mente alternativi al capitalismo. Il materialismo storico economicista che viene in genere
considerato come una delle dottrine tipiche del marxismo, in realt tipico del marxismo
dogmatico, quello stesso che verr strenuamente messo in discussione dal Che. Ci che
vogliamo sottolineare, insieme al Che, che in questa interpretazione economicista e deter-
minista del materialismo storico, il marxismo coincide con il liberalismo.
Tuttavia il determinismo marxista annunciava con sicurezza scientifica il crollo del
capitalismo provocato dalla contraddizione oggettiva tra lo stato delle forze produttive e i
rapporti di produzione. Gettava cos le basi dellottimismo storico del movimento rivoluzio-
nario, vale a dire, la certezza del suo trionfo finale.

Gestazione delluomo e del popolo nuovo nel processo rivoluzionario cubano

La descrizione delluomo nuovo socialista proposta dal Che non un progetto utopisti-
co, nel senso di ideale irrealizzabile, bens un tentativo per trasmettere lesperienza del pro-
prio percorso personale e della gestazione dellavanguardia cubana, che ha saputo portare il
popolo al trionfo rivoluzionario e alla presa del potere.
Il cammino esistenziale del Che rappresenta da un lato la sua evoluzione etica e politica
personale; dallaltro, un progressivo approfondimento della natura dellamore che aspira a
essere storicamente efficace. Quindi, da unapertura verso laltro e da un impegno umanita-
rio al servizio degli oppressi, il Che passa a una identificazione con il popolo e i popoli
oppressi, in quanto soggetti storici: scopre, dunque, che lamore per loppresso, se vuole
superare lassistenzialismo e la filantropia, non pu essere separato da un coinvolgimento
militante nella lotta di liberazione. La dichiarazione che al centro de Il socialismo e luo-
mo a Cuba la timida, ma ferma rivelazione del segreto di questo impegno e di questa vita:
Mi permetta di dirle, a rischio di sembrarle ridicolo, che il vero rivoluzionario guidato da grandi senti-
menti damore. E impossibile concepire un rivoluzionario autentico privo di tale qualit. E questo forse
uno dei grandi drammi del dirigente: egli deve unire a uno spirito appassionato una mente fredda, e pren-
dere decisioni dolorose senza contrarre un muscolo. I nostri rivoluzionari davanguardia devono idealiz-
zare questo amore per i popoli, per le cause pi sacre e renderlo unico, indivisibile. Non possono scendere
con la loro piccola dose di affetto quotidiano nei luoghi in cui lo esercita luomo comune. I dirigenti della
rivoluzione hanno figli che nei loro primi balbettii non imparano a nominare il padre; mogli che devono
partecipare al sacrificio della loro vita, al fine di condurre la rivoluzione verso il suo destino; la cerchia
dei loro amici coincide con quella dei compagni della rivoluzione. Non c vita al di fuori di questa. In
tali condizioni, bisogna avere una gran dose di umanit, un gran senso di giustizia e di verit per non
cadere in eccessi di dogmatismo, in freddo scolasticismo, nellisolamento dalle masse. Bisogna lottare
ogni giorno perch questo amore per lumanit vivente si trasformi in fatti concreti, in atti che servano di
esempio, di mobilitazione (pp. 711-12).

Non diremmo nulla di nuovo se ci basassimo su questo testo ben noto, solo per afferma-
re che luomo nuovo si caratterizza per lamore. Ci non costituirebbe alcun contributo, e i
cristiani ci ricorderebbero subito che duemila anni fa un certo Ges di Nazaret lanci il
nuovo comandamento dellamore e con esso un progetto di nuovo individuo. Il contributo
del Cristo sta nelloriginalit con cui rivela, col suo pensiero e la sua vita, la fecondit del-
lamore costitutivo delluomo nuovo.
Lamore costitutivo delluomo nuovo , in primo luogo, un amore per se stessi, che si
manifesta nel Che nel suo desiderio di libert, intesa come esigenza di costruire la propria
identit dal suo interno, di essere se stesso, di affermare la propria autonomia nei confronti
dei suoi padri, delle convenzioni sociali, delle mode nel vestire, dei maestri e delle maestre,
della disciplina scolastica, delle idee e dei valori dominanti, del denaro, della concezione
corrente del successo professionale ecc. Egli sceglie la libert con i suoi rischi e sfide, come
alternativa alla sicurezza offerta dalla dipendenza e dalla protezione familiare, e dallassi-
milazione ai valori dominanti. Lautonomia che vuole conquistare , allo stesso tempo,

22
intellettuale e pratica. Lamore dunque si caratterizza, sin dalle sue prime espressioni, per
questo legame con la ricerca di libert. Ricerca di libert che spinge luomo nuovo in gesta-
zione a praticare lo sport per conseguire il dominio sul proprio corpo, per poterlo porre al
servizio dei valori che va scoprendo.
Questo per un amore per se stessi che si differenzia nettamente dallegoismo; tanto
vero che si ribella con particolare indignazione contro lingiustizia e legoismo. Pertanto, se
lamore per se stessi risveglia il desiderio di libert, lo stesso desiderio di libert impone a
sua volta il progressivo approfondimento dellamore verso gli altri, che si manifesta come
alternativa alla cultura dominante ispirata dallegoismo.
Nella pratica e nel pensiero del Che il legame con la libert caratterizza anche lamore
per gli altri. Ci si rivela immediatamente nellidentificazione con i poveri, gli oppressi, gli
emarginati, coloro che incontra dapprima nel suo stesso ambiente di vita, e poi nel corso dei
suoi viaggi attraverso il continente. Lamore, che il seme e lannuncio dellimpegno rivo-
luzionario, non un amore assistenziale, bens liberatore e creativo. Non consiste nel pre-
tendere di proiettare sullaltro limmagine di se stesso, ma di considerare laltro come altro,
riconoscendo il suo diritto allautonomia e alla diversit, impegnandosi a farlo maturare
come soggetto.
Lamore impone, quindi, un coinvolgimento nelle lotte sociali e politiche a fianco degli
oppressi; vale a dire, ha una dimensione conflittuale determinante. Approfondendo le sue
implicazioni, lamore liberatore per gli oppressi scopre la sua dimensione politica e si defi-
nisce come scelta a fianco dei popoli oppressi, in quanto soggetti.
Se il modello di uomo capitalista era descritto come il prodotto delle strutture economi-
che e politiche, luomo nuovo socialista invece concepito come il forgiatore e animatore
delle nuove strutture che, a loro volta, svolgono un ruolo educativo nei confronti degli indi-
vidui e del popolo. Di qui limportanza che assume lanalisi della lotta rivoluzionaria per
definire luomo nuovo.
Durante questa fase, nella quale esistevano soltanto dei germi di socialismo, luomo era il fattore fonda-
mentale. Si faceva affidamento su di lui, come individuo, dotato di una sua specificit, con tanto di nome
e cognome; e dalla sua capacit dagire dipendenva il trionfo o il fallimento dellazione intrapresa... Fu
questo il primo periodo eroico, in cui ci si batteva per ottenere incarichi di maggiore responsabilit e di
maggior pericolo, senza altra soddisfazione che ladempimento del proprio dovere. Nel nostro lavoro di
educazione rivoluzionaria, torniamo spesso su questo tema formativo. Nellatteggiamento dei nostri com-
battenti gi si delineava luomo del futuro (p. 695).

In questa fase di costruzione del socialismo possiamo vedere luomo nuovo che sta nascendo... gli uomi-
ni vanno acquistando ogni giorno di pi coscienza della necessit della propria integrazione nella societ
e, allo stesso tempo, della propria importanza come motori di essa (p. 702).

Descrivere luomo nuovo significa allora,


definire lindividuo, attore di questo straordinario e appassionante dramma che la costruzione del
socialismo, nella sua duplice entit di singolo e membro della comunit (p. 699).

Daltra parte, il popolo nuovo, protagonista della nuova societ linsieme cosciente di
individui che lottano per una causa comune (p. 704) o, in altre parole,
una solida struttura di personalit che avanzano verso un fine comune; individui che hanno preso
coscienza di ci che necessario fare; uomini che lottano per uscire dal regno della necessit ed entrare in
quello della libert (p. 713).

Nella definizione di questa causa, rimane centrale la figura dellindividuo come fine per-
ch la pi importante e decisiva ambizione rivoluzionaria quella di vedere luomo libera-
to dalla sua alienazione (p. 704).

23
Luomo e il popolo nuovi: caratterizzazione etico-politica

La riflessione sui protagonisti della lotta rivoluzionaria permette al Che di individuare


alcune delle linee fondamentali delluomo nuovo. Il punto di partenza della caratterizzazio-
ne limpegno totale nella causa della rivoluzione, a costo di qualsiasi sacrificio, a costo
della vita; e pertanto la capacit di perpetuare nella vita quotidiana questo atteggiamento
eroico (p. 696).
Ci implica un atteggiamento interno che riconosca la priorit degli stimoli morali e
che si coinvolga senza altra soddisfazione che lassolvimento del dovere. Dunque, il
dovere fondamentale nella prospettiva del Che - e quindi lessenza delluomo nuovo - la-
more liberatore.
Una prima definizione delluomo nuovo quella che il Che d come testamento nella
lettera di addio ai suoi figli:
Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel pi profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiun-
que, in qualsiasi parte del mondo. E la qualit pi bella di un rivoluzionario (Scritti scelti, II, p. 720).

Formula ispirata da Mart, che afferma ogni vero uomo deve sentire sulla propria guan-
cia lo schiaffo dato alla guancia di qualsiasi altro uomo (I, p. 442).
A Maria Rosario Guevara che si chiedeva se lei e Guevara fossero parenti, risponde:
Non credo che siamo parenti molto stretti, ma se Lei capace di tremare dindignazione ogni volta che
nel mondo viene commessa uningiustizia, allora siamo compagni, che molto pi importante (II, p.
716).

Queste espressioni definiscono lamore come unidentificazione (sentir come propria)


con gli oppressi di tutto il mondo; lo definiscono come un atteggiamento che non solo una
decisione della volont, ma che impregna tutto lindividuo, facendogli percepire le ingiusti-
zie nel profondo e facendolo tremare dindignazione di fronte a queste; lo definiscono
come una discesa in campo nelle lotte sociali e politiche, a fianco degli oppressi. Le sue
implicazioni etico-politiche si manifestano nella lotta rivoluzionaria come scelta a favore
dei popoli oppressi in quanto soggetti.
Questa scelta rappresenta il legame tra luomo nuovo e il popolo nuovo. Non solo il
riconoscimento del diritto delluomo oppresso allautodeterminazione, a trasformarsi in un
soggetto storico, ma anche un coinvolgimento belligerante per creare le condizioni di attua-
zione effettiva di tale diritto, lottando contro coloro che lo ostacolano; non solo un ricono-
scimento del diritto del popolo, ma anche della capacit morale, intellettuale e politica a
esercitarlo; non solo lidentificazione con un popolo oppresso particolare, per esempio il
popolo cubano, ma con tutti i popoli oppressi del continente e del mondo.
Tutto ci senza scordarci che la nostra capacit emotiva di fronte agli abusi degli aggressori e alle soffe-
renze dei popoli non pu limitarsi ai confini della sola America, e neppure allAmerica e ai paesi socialisti
messi insieme; dobbiamo praticare il vero internazionalismo proletario, sentire come unoffesa personale
qualsiasi aggressione, qualsiasi offesa, qualsiasi azione che vada contro la dignit delluomo, contro la
sua felicit in qualsiasi parte del mondo3.

Amore liberatore significa anche per il Che


partecipazione cosciente, individuale e collettiva, in tutti i meccanismi direttivi e produttivi...Luomo
acquister cos la piena coscienza del proprio essere sociale, il che equivale alla sua completa realizzazione
come creatura umana, una volta spezzate le catene dellalienazione (Il socialismo e luomo a Cuba, p. 704).

3 Da Il partito marxista-leninista (prefazione al libro El partido marxista-leninista, La Habana 1963), in E.


Guevara, Scritti, discorsi e diari di guerriglia 1959-1967, a cura di Laura Gonsalez, Einaudi, Torino 1969, p. 586.

24
La descrizione delluomo nuovo per il Che coincide con quella del militante marxista:
Il marxista deve essere il migliore, il pi retto, il pi completo degli esseri umani, ma sempre, al di sopra
di tutto, un essere umano; un militante di un partito che vive e vibra a contatto con le masse; una guida
che plasma in direttive concrete i desideri a volte oscuri delle masse; un lavoratore instancabile, che d
tutto al suo popolo; un lavoratore che con abnegazione pone al servizio della rivoluzione le sue ore di
riposo, la sua tranquillit personale, la sua famiglia o la sua vita, ma che non si estrania mai dal calore del
contatto umano (ibid., p. 585).

Inoltre, luomo nuovo passa da un lavoro schiavizzato, ridotto a merce, a un lavoro libe-
ro e liberatore. Un lavoro assunto liberamente, con motivazioni etiche, e non per necessit
di sopravvivenza; realizzato come padrone della macchina e non come suo schiavo; vissuto
come arricchimento della persona e non come sua alienazione.
Stiamo facendo il possibile per dare al lavoro questa nuova categoria di dovere sociale e per collegarlo
allo sviluppo tecnologico da un lato, il che determiner nuove condizioni per una maggiore libert, e al
lavoro volontario dallaltro, fondandoci sulla concezione marxista secondo cui luomo realizza pienamen-
te la propria condizione umana quando produce senza la costrizione della necessit fisica di vendersi
come merce (Il socialismo e luomo a Cuba, p. 705).

Il lavoro [dei nostri studenti] un premio in certi casi, uno strumento educativo in altri, mai un castigo.
Una nuova generazione sta nascendo (p. 710).

Una generazione per la quale il lavoro e la professione saranno un dovere sociale,


vale a dire la pratica dellamore per il popolo.
Il Che, valorizzando la propria esperienza, spiega soprattutto ai medici in che cosa
debba consistere la trasformazione del lavoro, che parte essenziale della trasformazione
delluomo:
La rivoluzione oggi esige che si impari, che si capisca bene che assai pi importante di una buona retri-
buzione lorgoglio di servire il prossimo; che molto pi definitivo, molto pi duraturo delloro che si
pu accumulare la gratitudine di un popolo. E ogni medico, nellambito della sua azione, pu e deve
accumulare questo prezioso tesoro: la gratitudine del popolo4.

Tuttavia, per il Che, lamore costitutivo delluomo nuovo non sarebbe autentico, anche
se si proiettasse completamente verso il popolo e lumanit, se non ruotasse intorno agli
uomini in carne e ossa, ai padri e i parenti, i figli e le figlie, la coppia, gli amici e le amiche.
Se un uomo pensa che per dedicare tutta la propria vita alla rivoluzione non pu permettere che la pro-
pria mente sia distratta dalla preoccupazione che a un figlio manchi un determinato prodotto, che le scarpe
dei bambini siano rotte, che la sua famiglia sia priva di certi beni indispensabili, allora egli con questo
ragionamento lascia filtrare i germi della futura corruzione (Il socialismo e luomo a Cuba, p. 713).

Vale a dire che la capacit di amore interpersonale, di tenerezza e amicizia, per il Che
il criterio di autenticit dellamore rivoluzionario verso il popolo e lumanit.

Uomo nuovo e popolo nuovo, fondamenti dellottimismo storico

Una delle caratteristiche pi importanti, pi problematiche delluomo nuovo lottimi-


smo storico, vale a dire, la fiducia nellinvincibilit del popolo e pertanto nella possibilit di
unalternativa al capitalismo.

4 Dal discorso pronunciato il 19 agosto 1960, allinaugurazione di un corso di formazione, organizzato dal
Ministero della Sanit. In Scritti, discorsi..., cit., p. 835. [Lultima frase, assente nella traduzione di Laura
Gonsalez, stata da noi tradotta e reinserita (n.d.t.).]

25
...la verit irrefutabile - scrive il Che - che, in definitiva, contro il popolo non si pu vincere. Chi non
comprende che questa verit non pu essere messa in dubio, non pu essere un guerrigliero5.

Lottimismo storico loggetto centrale della fede del rivoluzionario. Io mi spingo ad


affermare che questa la tesi centrale del pensiero del Che. Limportanza etica e politica
che il Che gli attribuisce tale che egli considera un disastro morale (pi grave del disastro
fisico) la perdita di fede nelle possibilit della lotta. Vogliamo analizzare pi a fondo
questo aspetto delluomo nuovo, non solo per la sua importanza nella prospettiva del Che,
ma anche per le difficolt che rappresenta la sua attuazione.
La possibilit di costruire la societ socialista si impone, per il Che, nel momento stesso in
cui si coglie la possibilit di plasmare luomo nuovo e il popolo nuovo, che pu essere il suo
costruttore. Lottimismo storico si basa, in fondo, sullottimismo antropologico, vale a dire
sulla fiducia nel popolo oppresso. Questo non per lottimismo ingenuo di chi considera
luomo come naturalmente buono, ma un ottimismo dialettico, cosciente delle contraddizioni
etiche e politiche tra egoismo e generosit, tra servilismo e passione per la libert, che segna-
no la psicologia di ogni uomo, di ogni donna e di ogni popolo; che per confida nella possibi-
lit che in questa lotta decisiva trionfino la libert e lamore; anzi, convinto che, alla fine, la
libert e lamore trionferanno. In realt, il socialismo impossibile se luomo naturalmente
e definitivamente egoista, competitivo e servile; ma lalternativa politica ed economica pos-
sibile se lo lalternativa antropologica, vale a dire la nascita delluomo e del popolo nuovi.
Allora, il compito di vivere e dare fondamento allottimismo storico parte essenziale
dellidentit delluomo nuovo e del popolo nuovo. Luomo nuovo non solo lindividuo
disposto a impegnare la propria vita per la liberazione del popolo e dei popoli; anche lin-
dividuo convinto che questa liberazione possibile, perch il popolo nuovo capace di rea-
lizzarla; in grado di prendere le redini delleconomia e della societ e di porle al servizio
delle grandi masse.
Nella prospettiva del Che, luomo nuovo incontra la sua realizzazione pi completa
nella minoranza rappresentata dallavanguardia rivoluzionaria. Avanguardia che assume la
sua autorit non dal controllo della teoria rivoluzionaria, ma dalla sua capacit incessante-
mente verificata e rinnovata di interpretare le aspirazioni delle grandi masse e di precedere
le grandi masse con il suo esempio di lotta, di impegno e sacrificio. Lavanguardia, il cui
compito fondamentale di infondere nel popolo la fiducia in se stesso e nel trionfo finale
della causa; e di alimentare questa fiducia nelle ore oscure della sconfitta, della stanchezza,
della disillusione.
La riflessione del Che sullottimismo storico non procede a un livello astratto, ma viene
elaborata a partire dalla prassi, rappresentata soprattutto dalla rivoluzione cubana.
La vittoria armata del popolo cubano sulla dittatura batistiana, oltre che lepico trionfo di cui hanno par-
lato i giornali di tutto il mondo, stata un avvenimento che ha modificato i vecchi dogmi sul comporta-
mento delle masse popolari dellAmerica latina e dimostrato in maniera tangibile la capacit del popolo di
liberarsi di un governo oppressore per mezzo della guerra di guerriglia (La guerra di guerriglia, p. 284).

Il trionfo cubano la confutazione pi evidente de


latteggiamento quietista di quei rivoluzionari o pseudorivoluzionari che si giustifica-
no, e giustificano la loro inattivit col pretesto che contro lesercito professionale non c
niente da fare, e contro latteggiamento di alcuni altri che si siedono ad aspettare che tutte le
condizioni oggettive e soggettive necessarie si verifichino meccanicamente, senza preoccu-
parsi di affrettarle (ibid.).

5 Da La guerra di guerriglia, in Scritti, discorsi, diari..., cit., p. 293.

26
Oggi diremmo che il pretesto dellinattivit rappresentato dal fatto che contro la glo-
balizzazione neoliberale non si pu far niente.
A Cuba si realizzata unimpresa che sembrava impossibile, per lenorme sproporzione
di forze economiche e militari tra il movimento guerrigliero e la dittatura appoggiata dal-
limperialismo nordamericano. Il trionfo fu possibile grazie al formarsi di un gruppo di
militanti fortemente motivati sul piano etico-politico, disposti a dare la vita per la liberazio-
ne del loro popolo; un gruppo intelligentemente diretto e tecnicamente preparato; un gruppo
minoritario che, tuttavia, per la sua capacit di interpretare le aspirazioni delle grandi
masse, si trasform in avanguardia politica ed etica del popolo; un gruppo di uomini nuovi,
avanguardia del popolo nuovo. Il trionfo militare fu possibile solo perch rappresentava allo
stesso tempo un trionfo etico-politico, fondato sulla mobilitazione del popolo.
Oggi ci che stato possibile per Cuba, argomenta implicitamente il Che, possibile
per tutti i popoli oppressi del continente e del mondo: perch in tutti i popoli oppressi esiste
il potenziale capace di generare il popolo nuovo, protagonista della lotta e futuro protagoni-
sta della nuova societ.

La scelta a fianco degli oppressi come soggetti, svolta intellettuale del Che

Come abbiamo gi detto, per il Che lamore non solo il principio ispiratore della sua
vita e del suo impegno, ma diventa sempre pi una componente essenziale della sua intelli-
genza, degli individui e della realt. Egli prende coscienza della funzione conoscitiva del-
lamore soprattutto nei suoi viaggi attraverso lArgentina e tutta lAmerica. Nel suo diario
descrive il punto di vista che lo orienta nella sua scoperta dellAmerica:
Giungo a Salta alle due del pomeriggio e passo a fare una visita ai miei amici dellospedale. Questi si
meravigliano quando vengono a sapere che avevo fatto tutto il viaggio in un giorno e poi uno di loro mi
chiede il che hai visto. Una domanda che rimane senza risposta, giacch per questo era stata formulata e
perch non c nulla da rispondere. La verit quel che vedo io; ed io, per lo meno, non mi nutro delle
stesse forme dei turisti; per cui mi d fastidio vedere nelle cartine di propaganda, in quelle di Jujuy per
esempio, lAltare della Patria, la Cattedrale in cui fu benedetto il patrio stendardo, il gioiello del pulpito e
la verginella miracolosa di Ro Blanco o di Pompei, la casa in cui mor Lavalle, il Cabildo della rivoluzio-
ne, il Museo della provincia ecc. No, non cos che si conosce un popolo, una forma o uninterpretazione
della vita; quella solo la copertina di lusso, ma la sua anima riflessa nei malati degli ospedali, nei dete-
nuti della prigione o nel viandante ansioso con cui nasce unintimit, mentre il Ro Grande in basso scorre
impetuoso nel suo letto rigonfio. Ma tutto ci troppo lungo da spiegare e chi vuole lo capisce da solo6.

Lapprofondimento dellamore, come scelta a fianco dei popoli oppressi, rappresenta


anche unulteriore definizione della sua presa di posizione nella lotta ideologica: la tappa
guatemalteca , allo stesso tempo, quella della scelta etico-politica a fianco del popolo
oppresso e della scelta teorica per il marxismo. Ci aiuta a capire il senso di questo incontro
tra la teoria e la prassi, linterpretazione che anni dopo, partecipando al dibattito internazio-
nale sullevoluzione di Marx, il Che offrir del punto di vista del maestro:
Il giovane Marx... era nel pieno della sua vita, aveva gi abbracciato la causa degli umili e la spiegava
filosoficamente, bench senza il rigore scientifico del Capitale... Durante la stesura del Capitale, Marx
non abbandon il proprio atteggiamento militante; quando nel 1875 si tenne il Congresso di Gotha, per
lunificazione delle organizzazioni operaie esistenti in Germania... e fu redatto il programma che porta
quel nome, la sua risposta fu la Critica del Programma di Gotha7.

Il Che conosce, per averla vissuta, la profonda trasformazione che implicava lassunzio-
ne conseguente del punto di vista degli umili, vale a dire, la scelta a fianco del popolo

6 Ernesto Che Guevara, Diario del primo viaggio nel Nord argentino, in Scritti scelti, I, pp. 51-2.
7 Ernesto Che Guevara, Sul sistema di finanziamento di bilancio, in Scritti scelti, II, pp. 482-3.

27
oppresso. Egli stesso, parlando a Cuba a un gruppo di medici, paragonava ci che pensava
prima a ci che aveva cominciato a pensare dopo la sua presa di posizione.
Quasi tutti sanno che iniziai la mia carriera come medico, alcuni anni fa. E quando intrapresi quella stra-
da, quando cominciai a studiare medicina, non cera nel bagaglio dei miei ideali la maggior parte dei con-
cetti che oggi come rivoluzionario posseggo. Ambivo al successo, come vi ambiscono tutti; sognavo di
diventare un ricercatore famoso, sognavo di lavorare instancabilmente per raggiungere qualcosa che
potesse essere in definitiva messo a disposizione dellumanit, ma che in quel momento rappresentava un
successo personale8.

Comunque, lincontro con loppressione umana che speriment nel corso dei suoi viag-
gi attraverso lAmerica Latina, convinse Ernesto che la sua attivit professionale avrebbe
avuto un valore pi ampio se lavesse messa al servizio della gente; se, in altri termini, essa
fosse stata ispirata dallamore:
Per le condizioni in cui viaggiai - ricorda - prima come studente, poi come medico, cominciai a entrare
in stretto contatto con la miseria, con la fame, con le malattie, con limpossibilit di curare un figlio per
mancanza di mezzi, con labbrutimento provocato dalla fame e dalle continue sofferenze, per cui perdere
un figlio diventa per un padre un incidente senza importanza, come succede molte volte nelle classi dise-
redate della nostra patria americana. E incominciai a capire che cerano cose che, in quel momento, mi
sembravano quasi altrettanto importanti che diventare un ricercatore famoso o dare un contributo decisivo
alla scienza medica, e cio aiutare quella gente (ibid., pp. 829-30).

Senza dubbio lamore che lo ispirava in quel momento aveva un carattere pesonale, e
non implicava amcora unanalisi e un impegno politico:
Ma continuavo ad essere ancora - prosegue il Che - come sempre continuiamo ad esserlo tutti, prodotto
dellambiente, e volevo aiutare quella gente con il mio sforzo personale (ibid.).

Lesperienza del Guatemala, del Guatemala di rbenz aggredito e umiliato dallim-


perialismo, rappresenta nella sua evoluzione - come abbiamo appena ricordato - una
svolta politica e teorica. Svolta che, indubbiamente, si compie quando, nellincontro con
Fidel e Ral Castro e i compagni del loro movimento, il Che si assume un aperto impe-
gno rivoluzionario. Capisce allora che per essere storicamente efficace, il suo dovere
professionale deve legarsi allimpegno rivoluzionario di un popolo; la sua scelta filan-
tropica deve integrarsi con una scelta etico-politica a fianco del popolo oppresso come
soggetto.
Mi resi conto, allora, di una cosa fondamentale: per essere un medico rivoluzionario, o per essere un
rivoluzionario, la prima cosa che occorre la rivoluzione, perch un medico rivoluzionario un uomo
che utilizza le conoscenze tecniche della sua professione al servizio della rivoluzione e del popolo
(ibid.).

Ci di cui si parla, spiega il Che, di una svolta antropologica e allo stesso tempo intel-
lettuale, molto profonda. Si arriva alla conclusione
che quasi tutto ci che pensavamo e sentivamo in quellepoca ormai passata, devessere archiviato e si
deve creare un nuovo tipo duomo. E se ciascuno per s medesimo diventa lartefice di quel nuovo tipo
duomo, sar molto pi facile per tutti crearlo e fare in modo che sia il rappresentante della nuova Cuba.
Senza dubbio, per cambiare modo di pensare bisogna subire profondi cambiamenti interiori e assistere a
profondi cambiamenti esterni, soprattutto sociali (ibid., pp. 831 e 833).

8 Discorso al corso del Ministero della sanit, del 19 agosto 1960, cit., p. 829.

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Luomo e il popolo nuovo, caratterizzazione intellettuale e culturale

Lintima articolazione tra teoria e prassi rivoluzionaria si traduce per il Che in unintera-
zione e integrazione tra gestazione di un nuovo tipo umano, con un nuovo modo di pensare,
e partecipazione a una trasformazione sociale.
Integrazione tra teoria e prassi significa che la scelta etico-politica una componente
essenziale della scelta intellettuale a favore del popolo oppresso in quanto soggetto. Non
solo la collocazione oggettiva a fianco degli sfruttati che garantisce lautenticit del punto
di vista degli sfruttati, ma anche lorientamento soggettivo, etico-politico che rende pos-
sibile lidentificazione intellettuale con essi.
Parlando di un nuovo modo di pensare il Che non si riferisce solo ai nuovi contenuti
della visione del mondo, ma anche e soprattutto al nuovo metodo per cominciarla a scopri-
re, che consiste nel saper apprendere dal popolo e con il popolo, riconoscendolo concreta-
mente come protagonista della nuova cultura, manifestando la nostra fiducia nella sua intel-
ligenza e saggezza, che lespressione pi autentica di un amore non caritatevole, ma
solidaristico e liberatore.
Dobbiamo allora cominciare a cancellare le nostre vecchie concezioni e iniziare ad
accostarci sempre pi al popolo in modo critico. Non come facevamo prima, perch tutti
voi direte: No. Io sono amico del popolo. Mi piace molto parlare con gli operai e i contadi-
ni, e la domenica vado in quel tal posto a vedere la tal cosa. Tutti lo hanno fatto. Ma lo
hanno fatto praticando la carit, e invece ci che dobbiamo praticare oggi la solidariet.
Non dobbiamo accostarci al popolo per dire: Siamo qui. Veniamo a offrirti la carit della
nostra presenza, a insegnarti con il nostro sapere, a farti vedere i tuoi errori, la tua incultura,
la tua mancanza delle conoscenze elementari. Dobbiamo andare con ansia di ricerca e spi-
rito umile, ad apprendere a quella grande fonte di saggezza che il popolo.
Molte volte ci renderemo conto di quanto fossero sbagliati certi concetti che, per essere cos noti, face-
vano automaticamente parte delle nostre convinzioni. Spesso vorremmo cambiare tutte le nostre conezio-
ni, non solo le concezioni generali, i concetti sociali e filosofici, ma anche, a volte, la concezione della
medicina... La prima cosa che dovremo fare, non andare a far mostra del nostro sapere, ma dimostrare
che andiamo a imparare col popolo, che andiamo a realizzare questa grande e bella esperienza comune
che costruire una nuova Cuba (ibid., p. 836).

Con questa caratterizzazione intellettuale e culturale della scelta a fianco del popolo, il
Che chiarisce ulteriormente la differenza tra un atteggiamento caritatevole ed uno solidari-
stico o partecipativo. Chiarisce, in una parola, ci che vuol dire stare dalla parte del popolo
oppresso in quanto soggetto.
Questo incontro incessante con il popolo il Che non lo concepisce in modo romantico: il
pensiero rivoluzionario collettivo non esclude il dibattito n la polemica, ma li esige. Non li
esclude neppure nei momenti pi duri della guerra contro limperialismo. Lunit politica e
intellettuale del popolo rivoluzionario che il Che promuove, non monolitica, ma rispettosa
della libert e della diversit.
La Rivoluzione bisogna farla a ritmo violento; chi si stanca ha il diritto di farlo, per non ha il diritto di
essere un uomo di avanguardia. Per questo dobbiamo andare davanti alle fabbriche. E l conversare con
tutti, scoprire i mali che ci sono, promuovere le discussioni aperte, libere, senza nessun tipo di coercizio-
ne: assolutamente critiche. Raccogliere con dignit tutte le critiche9.

Questa concezione dellunit rivoluzionaria permetter al Che di prendere parte a


discussioni fondamentali, dove la sua posizione si contrappone apertamente a quelli di altri

9 Dalla raccolta di scritti di Guevara El Che en la Revolucin cubana, Ed. Ministerio del Azucar, La Habana
1966, VI, p. 176 (cit. da Fernando Martnez Heredia, Che, el socialismo y el comunismo, Casa de las Amricas,
La Habana 1989, p. 165).

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dirigenti rivoluzionari; di pi, anzi, dove la sua posizione si contrappone alle idee dominan-
ti nel campo marxista e socialista, come la concezione delleconomia, del socialismo, del
marxismo.
Si pu dire che anche al livello teorico ci fu una ripartizione dei compiti tra Fidel, che
difendeva le ragioni dellunit, e il Che che valorizzava loriginalit del progetto cubano. Il
recupero del pensiero del Che e soprattutto della sua critica delleconomicismo e del dogma-
tismo, nella fase della rettifica, si lega al recupero delloriginalit del marxismo e del sociali-
smo cubani. Nellambito di queste polemiche decisive, le prese di posizione del Che trovano
il loro criterio fondamentale nella scelta a fianco dei popoli oppressi in quanto soggetti.
Un altro aspetto fondamentale delluomo nuovo la libert intellettuale e la nuova crea-
tivit artistica di cui gode.
Le probabilit che compaiano artisti eccezionali saranno tanto maggiori quanto pi si saranno ampliati il
campo della cultura e le possibilit di espressione... Non dobbiamo creare docili salariati del pensiero uffi-
ciale, n borsisti che vivano al riparo dei finanziamenti statali, beneficiando di una libert tra virgolette.
E tempo ormai che siano i rivoluzionari a intonare il canto del popolo (Il socialismo e luomo a Cuba,
II, p. 710).

Libert intellettuale e creativit artistica sono espressione di un amore maturo delluomo:


dapprima per se stesso, per la sua piena realizzazione, poi per il popolo, che sar molto pi
arricchito dal contributo di cittadini liberi e creativi che non da cittadini docili e conformisti.

Uomo nuovo, popolo nuovo e umanismo ateo

Il Che non affronta esplicitamente questo tema. Ma le sue allusioni alla religione abboz-
zano uninterpretazione di questa, che fa pensare a una contraddizione tra luomo nuovo e
luomo religioso.
Luomo nuovo si definisce per la sua fiducia nella capacit dei popoli oppressi di
costruire la nuova societ e il nuovo mondo. Al contrario, luomo religioso considera ine-
luttabile lorganizzazione classista e imperialista del mondo che attribuisce al piano della
provvidenza divina. In altre parole, luomo nuovo pretende promuovere nella storia il prota-
gonismo del popolo e, pertanto, si aspetta dalle lotte popolari i mutamenti sociali; luomo
religioso difende il protagonismo di Dio e aspetta i cambiamenti sociali dalla sua provvi-
denza. Riconoscere lesistenza di un Dio Signore del mondo, significa accettare lineluttabi-
lit di un regime di classe imposto dalla sua volont e, pertanto, limpossibilit di spezzarlo
con lazione cosciente dellindividuo e del popolo; significa riconoscere che lorganizzazio-
ne del mondo basata sullingiustizia fatale e senza alternativa.
Luomo nuovo non ricerca nel suo impegno altra ricompensa se non il sentimento del
dovere compiuto, vale a dire, della sua fedelt allamore; luomo religioso agisce in vista
della ricompensa che Dio gli offrir nella vita futura. Ci lo priva - ritiene il Che - dellim-
pegno del militante alla causa e della sua disponibilit a morire per essa, del suo carattere
disinteressato che essenziale per lamore.
Lamore delluomo nuovo tende a riconoscere e a promuovere il popolo come soggetto;
la carit delluomo religioso offre allaltro e al popolo un aiuto assistenziale. Luomo nuovo
ha, come elemento costitutivo della sua identit e del suo principio etico, la dipendenza
dalla Chiesa come istituzione, che si storicamente alleata con i nemici del popolo.
Da questa interpretazione del fenomeno religioso si giunge a una coseguenza coerente,
che il Che non trae al livello teorico, ma sul piano della sua stessa prassi: luomo nuovo
un umanista ateo. Tuttavia, la negazione di Dio e della religione non si basa sul materiali-
smo dialettico e storico, ma su unesigenza etica, quella di affermare il protagonismo del
popolo oppresso nella storia.

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Tale descrizione delluomo nuovo non impedisce al Che di lanciare un appello ai cristia-
ni dellAmerica latina, perch si impegnino a fianco dei marxisti nella lotta rivoluzionaria,
senza nascondere la propria fede. Ci significa che nella sua prospettiva possibile una con-
cezione del cristianesimo diverso da quello ufficiale, che motivi il credente a impegnarsi
nella lotta a fianco degli oppressi. Con questo appello il Che ci stimolava, inconsapevolmen-
te, a elaborare una teologia della liberazione; ma abbozzava anche una descrizione delluo-
mo nuovo coerente con la fede in Dio, in quel Dio che noi riconosciamo come liberatore.

Uomo nuovo, popolo nuovo e societ socialista

I concetti delluomo nuovo e del popolo nuovo hanno per il Che un ruolo determinante
nella definizione della societ socialista. Definizione che intende contrapporsi non solo alla
societ capitalistica, ma anche al socialismo economicista e burocratico dellEst europeo. In
che consiste dunque per il Che loriginalit del socialismo?
Vogliamo ricordare qui alcuni aspetti della sua risposta:
1. Il socialismo non nasce solo dalle contraddizioni oggettive tra lo stato delle forze pro-
duttive e i rapporti di produzione, ma anche e principalmente dalliniziativa etico-politica
delluomo e del popolo nuovi; nasce da una rivoluzione politica indissociabile da una rivo-
luzione antropologica. In questo senso una transizione dal regno della necessit a quello
della libert. La critica del Che al determinismo economico non esclude il fatto che le con-
traddizioni oggettive possano provocare mutamenti profondi nelleconomia e nella societ;
esclude che esse producano automaticamente una societ di livello umano superiore, come
vuole essere la societ socialista.
La rivoluzione antropologica che accompagna la lotta politica un processo di educa-
zione e autoeducazione liberatrice, realizzata attraverso uninterazione tra i militanti rivolu-
zionari e il popolo oppresso; interazione orientata proprio a produrre luomo e il popolo
nuovi. Vogliamo dire che la rivoluzione politica indissociabile dalla rivoluzione antropo-
logica. La rivoluzione antropologica autenticamente socialista per il Che, se non si limita
a una trasformazione delle persone, ma implica un impegno etico-politico per la presa del
potere e la trasformazione delle strutture economiche e politiche.
2. Il socialismo non viene definito tale solo dalle nuove strutture economiche, politiche
e sociali, orientate al servizio di tutto il popolo, ma anche e principalmente per il ruolo di
protagonista che nella loro conduzione assume il popolo nuovo come soggetto cosciente ed
eticamente motivato.
3. Il socialismo anche un processo perenne di formazione delluomo e del popolo
nuovi, attraverso uninterazione costante tra il popolo e lavanguardia da questo riconosciu-
ta. E, in altre parole, un processo di educazione popolare liberatrice. A differenza delledu-
cazione autoritaria e in gran parte inconscia praticata dal sistema capitalistico, leducazione
socialista tende ad essere un processo cosciente e liberatore.
4. Nel socialismo, la lotta che ha prodotto luomo e il popolo nuovi continua contro i
residui delluomo vecchio nellintimo di ogni individuo e di tutto il popolo; continua anche
tra le tendenze libertarie e quelle autoritarie.
5. Il partito rivoluzionario, come avanguardia del popolo, si mantiene coerente con que-
sti presupposti, nella misura in cui il suo ruolo dirigente non si dissocia mai da un ruolo di
educazione o di intereducazione libertaria. Nella misura in cui la sua autorit continua a
basarsi sul riconoscimento del popolo e sullesemplarit etica dei suoi membri. Nella misu-
ra in cui, soprattutto, le sue iniziative e decisioni non si sostituiscono al protagonismo del
popolo, ma lo promuovono costantemente; affinch il protagonista della rivoluzione e della
nuova societ sia sempre meno il partito e sempre pi il popolo.

[La seconda parte sar pubblicata nel prossimo Quaderno, il numero 4 del 2001 (n.d.r.).]

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DECOSTRUZIONE DI UN MITO1
di Elizabeth Burgos1

A pi di trentanni dalla sua morte, la figura di Ernesto Guevara continua a essere una
fonte inesauribile di proiezione di fantasmi che, per il suo anacronismo, ha anticipato leste-
tica postmoderna trasformandosi in una delle sue figure emblematiche. Il maggior parados-
so che riveste lattualit di un entusiasmo tanto persistente che si tratta di una figura che
nella sua breve vita pubblica - appena dieci anni - raccolse pi sconfitte che successi.
Laltro aspetto del paradosso che, se si fosse concretizzato il suo progetto, avrebbe pro-
dotto, data la vastit del continente latinoamericano, nientemeno che uno dei regimi totali-
tari pi estesi del pianeta.
Paradosso a due facce che ci porta a constatare che, nonostante lideologia del successo
oggi imperante, ci che sembra suscitare lammirazione verso di lui proprio la sua condi-
zione di vittima e di perdente. Perse davanti agli economisti, nellintento di imporre un
sistema di produzione che si proponeva di creare luomo nuovo, provocando - con la sua
breve gestione - linizio del disastro economico cubano.
In campo politico la sua lotta, nella ricerca di una societ ideale, si scontra con la realt
imposta dalle norme culturali, frutto di secoli di storia: per cui luomo nuovo mai vide la
luce a Cuba. Si sa che le norme che reggono una societ non si cambiano con un semplice
decreto, n ascoltando impulsi volontaristici. Infine, nel campo militare, quello dove si
impegn maggiormente, si ha la pi netta delle sue sconfitte. Lo prova il drammatico epilo-
go in Congo e il non meno drammatico in Bolivia, che gli cost la vita.
La seconda constatazione, ancora pi sorprendente, la sproporzione esistente tra lam-
mirazione che nasce in ambienti anticonformisti e libertari e il dogmatismo della sua posi-
zione ideologica. Tal ambienti, contrari a ogni autorit, sembrano ignorare che la sua azione
politica poggiava su un dogmatismo inflessibile che, se fosse andato al potere, avrebbe tra-
volto loro per primi. Non si dimentichi che il primo campo di lavoro per la rieducazione
politica nato dopo la rivoluzione cubana fu opera del Che.
La sua personalit intransigente di difensore indistruttibile della sua fede lo avvicinava
pi allo stile di un Savonarola che del leader libertario con cui viene identificato. Non sono
n i trionfi n la sua idea di societ ci che mantengono lattualit di questa figura. E piut-
tosto la carenza ideologica in cui si dibatte il mondo doggi, retto dalla menzogna e dalla
corruzione, quella che porta al culto verso luomo che segn unepoca per essere stato coe-
rente sino alla fine con i princpi che predicava. Oggi, di fronte alla mancanza di figure in
cui radicare la necessit arcaica delluomo di contare su una guida o un redentore, la figura
del Che Guevara appare come un incentivo, una sorta di riserva affettiva, un rifugio protet-

1 Deconstruccin de un mito apparso sul supplemento quindicinale femminile de La Razn, a La Paz, il 21


ottobre 1999. Ci stato segnalato da Carlos Soria Galvarro ed stato tradotto da Pasquale Favretto e Valeria de
Conti Maiolo.
Per il suo carattere polemico, larticolo ha suscitato delle vivaci discussioni negli ambienti culturali e giornali-
stici della sinistra boliviana. Della venezuelana Elizabeth Burgos - che, insieme a Rgis Debray, partecip alla
fase preparatoria della guerriglia in Bolivia - abbiamo pubblicato una Testimonianza nel precedente numero dei
Quaderni Che Guevara. Si rinvia il lettore alla nota redazionale ivi contenuta, a p. 218 [n.d.r.].

32
tore in attesa di tempi migliori. Dallannuncio della fine della storia e della morte delle
ideologie, mai il desiderio di simboli e di spiritualit si manifestato in modo cos forte.
Per questo oggi il mercato delle immagini il gran favorito di questa situazione, poich
cerca di coniugare la vita politica, il mondo degli affari, lo spazio religioso.
La consacrazione e la perennit dellimmagine del Che, la sua trasformazione in simbo-
lo e la sua proiezione nellimmaginario collettivo - ammesso pure che il Che come prodotto
mediatico precedette la sua epoca - fu opera di due fotografi che si trovarono al posto giusto
nel momento giusto per fissare limmagine che avrebbe dato corpo al mito, creando cos un
modo di esistere eterno agli occhi del mondo. In primo luogo lo stereotipo che mostra il
volto circondato da un alone drammatico, premonitore di morte, realizzato dal cubano
Korda, quando il Che entr inaspettatamente nellobiettivo, durante una commemorazione ,
da una tribuna pubblica allAvana, trasformato poi nel celebre poster da trentanni diffuso
nel mondo. E poi quello della morte a Vallegrande, del boliviano Freddy Alborta che, asse-
gnandogli la singolarit di un Cristo, realizz la consacrazione definitiva di un destino. Il
paradosso sta nel fatto che limmagine di un cadavere suole rappresentare la fine di una
traiettoria. In questo caso segn linizio dellimmortalit: non sempre la morte uccide e il
Che lo sapeva. Il martirio che sub da parte di chi lo cattur, con lappoggio sollecito della
Cia, fece dimenticare le sue sconfitte e le sue idee dogmatiche. Ci che si venera oggi non
sono i suoi trionfi e le sue idee, ma la sacralit di un itinerario personale. Sacrific la dimen-
sione dellessere rispetto al fare. In ci sta il paradosso: in unepoca in cui lessere tende
a scomparire a vantaggio del fare, si impose la sua maniera di esistere. Questo stato ed
il suo pi grande trionfo.
La sua popolarit si sostenne allinizio con la fantastica scena mediatica rappresentata
dalla Rivoluzione cubana, da dove predic al mondo la sua fede incrollabile nella rivoluzio-
ne e nella lotta armata: espressione che poi sostitu con quella di violenza rivoluzionaria.
Ernesto Guevara credeva solo nella guerra, la viveva intensamente e la considerava un
mezzo di realizzazione personale; quanto alla politica, come arte di governo, semplicemen-
te la disdegnava.
Per la sua struttura mentale, il Che si propone come un personaggio con scarsa comples-
sit psicologica; il suo discorso semplice, le sue idee pure. Nessuna sinuosit rompe la
dirittura del tracciato da quando, dopo lo sbarco del Granma, sceglier il fucile al posto
della valigetta medica. La sua personalit non ha aspetti segreti, quel lato oscuro che in
genere hanno i grandi personaggi della storia. Contrariamente a Fidel, dalle molte luci ed
ombre, il Che come la luce meridiana che attutisce i volumi e toglie ogni rilievo al mondo
circostante. Molto preso dal senso che cercava di dare alla propria vita, in lui non si perce-
piva una grande preoccupazione metafisica; il suo stesso corpo fu il mezzo diretto di questa
ricerca.
Sin dallinfanzia, a causa della sua malattia, mantenne con il corpo e la morte un rappor-
to di stretta complicit. Quel corpo, centro privilegiato delle preoccupazioni materne,
divenne la sede del suo scenario privato, generando quella inclinazione precoce a fare della
propria vita unautorappresentazione, terreno fertile che preparava la nascita del mito.
Viveva cos dipendente da se stesso, che pieg la realt al suo sistema immaginario, sotto-
mise il mondo al poprio scenario per raggiungere il piano preordinato e, come Cristo, con la
morte conquistare limmortalit. Immedesimato nel proprio corpo, sede di tutti i suoi fanta-
smi, affidava ogni sintomo, ogni manifestazione psicologica ai suoi diari che, secondo un
costume precoce, scrisse lungo tutta la vita. Alle manifestazioni del proprio corpo attribuiva
la stessa importaza dei fatti storici; questa una delle singolarit del Diario di Bolivia.
Allinizio, fu incerto se diventare un medico famoso, un attore, uno scrittore o un uomo
dazione: scelse questultima trasformazione. Si aggiudic il ruolo di eroe, investito di una
dimensione salvifica, mettendo la propria vita al servizio degli altri e, com compito speci-
fico delleroe, arrogandosi il diritto di uccidere per la salvezza di altri uomini. Per il Che

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partecipare al combattimento significava godere, e non aveva dubbi nel praticare lassassi-
nio rituale; proprio un aspetto della sua personalit che fanno risaltare con chiarezza le
varie biografie da poco pubblicate: Quando tenevo sotto la mira un soldato, sparavo senza
rimorso perch sapevo che cos contribuivo a lottare contro la repressione e a salvare dalla
fame i bambini che stavano per nascere. Cos spiegava questa tendenza che mai dissimul
perch semplicemente era incapace di farlo. Cos pure affermava che il rivoluzionario dove-
va convertirsi in un efficace mezzo di morte.
Il suo bisogno di sperimentare il combattimento corpo a corpo lo distingue da un vero
capo militare, per il quale la cosa principale vincere le battaglie e non parteciparvi diretta-
mente. Quando ci accade perch le circostanze lo richiedono e quando occorre fucilare
ordina che lo faccia un plotone apposito. Il Che non esitava a giustiziare personalmente tra-
ditori e sospetti. Sulla Sierra Maestra si accorse subito che, essendo straniero, per ottenere
la legittimit nel gruppo e stabilire lautorit cui aspirava, doveva affermarsi davanti ai suoi
compagni. Il rito di passaggio, nelle circostanze imposte dalla guerra, linfrazione colletti-
va della legge, commettendo latto proibito per eccellenza: il versamento di sangue, il liqui-
do umano sacro per antonomasia. Si tende a dimenticare, e per questo si idealizza, che la
guerra si fa uccidendo e questo gesto il rituale che sigilla fra gli uomini la fratellanza pi
intensa; patto comune che d coesione al gruppo. Questa sfida costante della morte gli fa
raggiungere la sua opera maestra. In questo affrontare e dare la morte era pure implicita la
missione salvifica di cui si sentiva investito e che lo autorizzava a violare il tab pi grande:
uccidere colle proprie mani, prerogativa delleroe secondo le norme che regolano la sua
azione.
Non che egli ignori il peso della colpa che ci comporta; al contrario, lazione delleroe
si giustifica in quanto si offre come ricettacolo o portatore volontario della colpa per un atto
proibito che i comuni mortali gli affidano. Secondo Roger Callois, quando nella societ si
fa sentire il bisogno di vendicare uno stato di umiliazione, si tende a ricorre alla mediazione
delleroe, primo passo verso la nascita del mito. Alleroe si assegna il diritto superiore non
tanto al crimine, quanto alla colpa per delega: peso che il comune mortale rifiuta.
Leroe, assumendo la colpa collettiva, diventa mito: creazione che risponde a una neces-
sit psicologica e strumento di riconoscimento collettivo. Questo ruolo di mediatore gli d
anche la qualit di simbolo. I meccanismi di creazione e funzionamento dei miti, non solo
delle loro componenti affettive, sono la chiave per spiegare il paradosso che rappresenta
Ernesto Guevara e la sua trasformazione nel Che. Occorre anzitutto segnalare, tornando a
Roger Callois che, il mito non attributo esclusivo delleroe e che si deve distinguere la
mitologia delle situazioni e quella degli eroi. Nellambito latinoamericano e internazionale
,la mitologia della situazione che ha favorito la nascita del mito del Che si gener nel conte-
sto storico di allora; perci necessario tornare al passato per comprendere ci che egli fu:
un uomo del suo tempo. In America Latina, dopo labbattimento di rbenz in Guatemala
nel 1954, il corso della storia sembrava essersi fermato. Tuttavia due fatti quasi concomi-
tanti imprimono alla storia del continente un nuovo ritmo. Nel 1958 un movimento civile-
militare abbatte la dittatura di Marcos Prez Jimnez in Venezuela e instaura un regime
democratico. Un anno dopo, a Cuba, un movimento capitanato da Fidel Castro abbatte la
dittatura di Fulgencio Batista e instaura una rivoluzione radicale.
Questi due eventi, pur prendendo sentieri diversi ed entrambi in crisi oggi, hanno proce-
duto parallelamente, proponendo due modelli dellazione politica e sociale nel continente.
Ad essi si aggiunge pi tardi lesperienza cilena di Unidad Popular che cerc di realizzare
la sintesi di entrambe le cose: giustizia sociale e democrazia.
Entrambi gli eventi dimostrarono rapidamente la volont di proiettarsi sulla scena inter-
nazionale. In Venezuela, il presidente eletto, diede impulso alla dottrina che porta il suo
nome, la dottrina Betancourt, il cui obiettivo era favorire linstaurazione di regimi demo-
cratici nel continente, negando il riconoscimento diplomatico ai governi di fatto. La

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Rivoluzione cubana, invece, senza prendere in considerazione alternative o circostanze sto-
riche, indicava ununica via, la linea della lotta armata. Il suo immenso prestigio tra le
nuove generazioni spinse molti giovani ad associarsi al progetto dellAvana. Il risultato fu
una generazione immolata; una generazione che, destinata normalmente a dare il cambio ai
politici di vecchio tipo, per nellintento. Quelli che non morirono vivono oggi lamarezza
della sconfitta. Altri continuano a ripetere gli stessi errori, senza accorgersi che la conoscen-
za si elabora non nella ripetizione delle stesse cose, bens nella ricerca di altre vie: per cui
inevitabilmente si commetteranno errori, per saranno inediti, e di qui nascer una nuova
visione in armonia con le sfide attuali. Altrimenti, si continueranno le azioni mediatico-sui-
cide cos comuni nel nostro continente, ingrossando la lista gi lunga dei martiri della rivo-
luzione.

Agli albori della via armata

Il 27 gennaio 1959 - la data ha unimportanza particolare - ebbe luogo unassemblea


organizzata dal Psp (vecchio nome del Partito comunista cubano) allAvana. In quellocca-
sione, nel discorso pi importante pronunciato da un leader della rivoluzione, in cui si
annunciavano le grandi linee della politica interna ed estera di Cuba - secondo quanto anno-
ta il suo biografo americano Anderson - il Che traccia gli obiettivi nazionali e internazionali
della recente rivoluzione: democrazia armata, riforma agraria, confisca e controllo dei beni
del mercato in mani straniere e un appello ai paesi dellAmerica latina perch adottino il
modello cubano: abbiamo dimostrato che un piccolo gruppo di uomini che non ha paura di
morire pu vincere un esercito regolare... la rivoluzione non limitata alla nazione cubana
perch ha colpito la coscienza dellAmerica.
Pochi giorni prima, il 23 gennaio, in occasione del primo viaggio fatto in un paese lati-
noamericano, in un discorso pronunciato nella piazza de El Silencio di Caracas, Fidel
Castro aveva proclamato la guerra di guerriglia continentale, pronosticando che, sullesem-
pio di Cuba, la Cordigliera delle Ande si sarebbe trasformata nella Sierra Maestra del conti-
nente. Il Che, da parte sua, avverte i governi che i popoli latinoamericani seguiranno le-
sempio di Cuba e nel Primo congresso delle organizzazioni giovanili fa un appello ai giova-
ni latinoamericani incitandoli a contemplare la bellezza della morte quando si ottiene
attraverso un sacrificio collettivo per la liberazione.
Non sempre sono necessarie le condizioni per fare la rivoluzione, queste possono esse-
re create dal foco guerrigliero, afferm gi in quelloccasione. Al volontarismo dei procla-
mi di lotta, Che Guevara un lidealizzazione del mondo contadino come motore di questa
lotta, ponendo cos le basi dellazione guerrigliera nel continente. Il foco guerrigliero, com-
posto da unlite ristretta, doveva creare le condizioni per formare lesercito di liberazione
integrato dai contadini. Poco importava che si trattasse di un paese petrolifero dove i conta-
dini erano immigrati nelle citt, comera il caso del Venezuela; o che i sindacati contadini -
nati dopo una rivoluzione che nel 1952 aveva realizzato una riforma agraria - avessero fir-
mato un patto militare-contadino, come nel caso della Bolivia dove forse quelli che avreb-
bero risposto al suo appello sarebbero stati gli operai. Ma il Che non si fidava dei sindacati
operai, considerati dei piccolo-borghesi preoccupati di rivendicazioni salariali.
Sul piano internazionale, la carica di ribellione del cosiddetto Terzo mondo era arrivata
al massimo: guerre anticolniali in Africa, guerra del Vietnam, massacri di comunisti in
Indonesia, intervento nordamericano a Santo Domingo... contesto poco favorevole al
discorso moderato, ma adatto invece alle aspettative del Che che preconizzava lo scontro
violento dei deboli contro i paesi pi forti. Contro la supremazia degli Stati Uniti, ma anche
contro lUrss, perch mancava al suo dovere di internazionalismo verso i paesi oppressi.
Per questo la guerra che si cercava di sviluppare aveva per lui un duplice obiettivo: vincere

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la potenza nordamericana e obbligare i paesi socialisti a recuperare la loro vocazione origi-
naria, riabilitandosi dal tradimento dei propri princpi.
Se si fosse scatenata una situazione bellica sufficientemente ampia, allUrss sarebbe
rimasta solo lalternativa di tornare allovile della rivoluzione. Che i paesi socialisti avesse-
ro interessi di Stato era qualcosa di inammissibile per il Che: il loro obbligo era di dare un
aiuto incondizionato e a fondo perduto.
Tra i paesi assistiti questa idea stata molto sentita, soprattutto nel pensiero della sini-
stra latinoamericana. Lopinione che i paesi potenti siano obbligati ad aiutarci per aver
sfruttato le nostre ricchezze naturali senza la mediazione della rendita e meno ancora del
lavoro, stata messa in rilievo dal celebre libro di Eduardo Galeano, Le vene aperte
dellAmerica Latina. Efficacia, competitivit, sono nozioni estranee a questa posizione.
Oggi la forma di questa rivendicazione dei popoli assistiti si fatta realt. Le potenze si
sono accorte del vantaggio di trasformare i popoli in ricettori di carit indefinitamente pove-
ri, incaricando i membri delle lite nazionali di amministrarli. Cos i poveri restano nella
posizione di subalterni, privati della connotazione di cittadini con diritti e doveri, mentre le
lite conservano il proprio status. Le Ong sono i vettori del commercio della carit che sod-
disfa tutti, perpetuando cos la dinamica del padrone e dello schiavo, modello di funziona-
mento di questa societ che si instaur fin dallindipendenza, per non risalire ancora pi
indietro nella storia.
La sfida del Che nellimpugnare le armi - questo simbolo fallico per eccellenza - e di
scontrarsi con i paesi pi potenti del pianeta, provoc in America latina un sentimento di
riabilitazione nazionale su scala continentale e gener una rivalutazione dellimmagine viri-
le delluomo latinoamericano, cos malconcia per il ruolo subalterno che doveva giocare di
fronte al Nord potente, efficiente, pragmatico e protestante.
Nel contesto occidentale, invece, il mito del Che acquista attualit di fronte allazione
che questo tipo di rappresentazioni collettive esercita sugli individui: queste, trasformandosi
in miti, provocano una specie di convergenza affettiva indipendentemente dagli spazi geo-
grafici e dai parametri culturali, fino a convertirsi nella storia di tutti, la storia che forma la
memoria di tutti i popoli. E in questordine di idee utile ricordare che i princpi che sor-
reggono il mito del Che sintetizzano i valori del patriarcato. E di fronte ai sintomi di fragi-
lit che manifesta oggi il modello di comportamento maschile e alla debolezza di punti di
riferimento di identit maschile, il mito del Che - per il suo potere in quanto fattore di iden-
tificazione - appare come un modello di riferimento che rafforza valori patriarcali che si
sono andati pian piano indebolendo.
Dallapparato simbolico guevariano stato escluso del tutto quello femminile. Senza
una madre che accogliesse il suo corpo al momento della morte, senza Veronica che asciu-
gasse il suo viso con amore. Nella scena finale, quale trofeo di guerra esibito dai suoi vinci-
tori, appare il figlio nella sua terribile solitudine di fronte al fotografo, il quale semplice-
mente fa il proprio lavoro, dando luogo cos a unimmagine cristica del giacente di
Vallegrande. La fotografia, assegnandogli uno status vicino a quello sacro, diluisce il senti-
mento di sconfitta che provoc la sua morte, proiettandolo in uno spazio infinito, al termine
di unillusione.
Dopo la morte del Che, i numerosi tentativi di lotta armata che si sono susseguiti nel
continente e le varie dimostrazioni nostalgiche sono lespressione di un lutto che ancora
deve svolgersi. Per questo si deve constatare la scarsa fedelt agli insegnamenti di Ernesto
Guevara da parte di coloro che rifiutano di collocare in una prospettiva storica lepisodio
guerrigliero accaduto in Bolivia: non era nello stile di Ernesto Guevara lasciar passare gli
avvenimenti senza sottoporli a una spietata analisi.

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TRE TESI PER UNA RIFLESSIONE NECESSARIA
di Peppe Sini1

Cos stata consumata -nel giro di un gior-


no - la seconda, vera morte di Che Guevara ed
questa morte che noi rifiutiamo.
Che il corpo morto che ci stato mostrato
sia quello di Che Guevara o no, ha unimpor-
tanza solo affettiva. Resta il fatto che di questo
corpo, morto nella rivoluzione, si vuole fare
una merce di consumo, facendolo diventare il
corpo morto della rivoluzione, che non fa pi
paura e pu essere riassoribito nella produzio-
ne. Si tenta di integrare il suo corpo morto nel
sistema che Che Guevara - morto o vivo - con-
tinua a negare, e noi non vogliamo essere i
muti testimoni di questo secondo assassinio.

Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia,


Il corpo di Che Guevara, 1967

Per illustrare e argomentare le tre tesi che in questo intervento vorrei proporre alla
discussione avrei bisogno di troppo pi tempo di quanto sia disponibile oggi, pertanto mi
limiter qui ad enunciarle e chieder a chi ascolta la benevolenza di volerle ragionare e
discutere mettendoci per cos dire del proprio, nella propria memoria recuperando e nella
propria riflessione svolgendo sia quellarticolazione di ragionamento, sia quellapparato di
riferimenti di cui le avrei munite e su cui le avrei verificate se, invece di parlare per pochi
minuti, avessi dovuto farlo per delle ore, ma che qui giocoforza tralascio, ovviamente
avvertendo che la secchezza di taluni enunciati (che certo non rende giustizia alla comples-
sit delle questioni proposte al dibattito) dipende dal fatto che si procede di scorcio e per
sommi capi.

Una prima tesi: inutilizzabilit della teoria-prassi di Guevara per un impegno di pace

E poich mi stato chiesto di intervenire anche per portare a questo incontro di rifles-
sione il saluto del Centro di ricerca per la pace di Viterbo, la prima tesi che vorrei propor-
vi la seguente:

dal punto di vista dellimpegno per la pace la pratica e la riflessione peculiari e carat-
terizzanti di Guevara come proposta di metodo e di azione non costituiscono un contributo
utilizzabile.

Ma insieme va detto anche: che dal punto di vista della riflessione di chi impegnato
per la pace lesperienza e la testimonianza, la proposta teorica e lappello di Guevara costi-
tuiscono una sfida ineludibile (ed ovvio che molte sue specifiche analisi, denunce, intui-

1 Intervento di saluto di Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo, allincontro
nazionale della Fondazione Ernesto Che Guevara, Bolsena, 17 giugno 2000.

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zioni, rotture, rappresentano strumenti e materiali cui non si pu rinunciare).
Sostengo con decisione questa tesi, della inutilizzabilit della teoria-prassi guevariana (e
dico guevariana e non guevarista perch penso che si debba tener distinto Guevara da
quei guevarismi che di quellesperienza di azione e pensiero sono lirrigidimento dogmatico
e travisante talvolta fino alla caricatura e alla nefandezza) dal punto di vista dellimpegno e
della cultura della pace, essenzialmente per i seguenti motivi.

- Primo: perch Guevara stato eminentemente un capo militare, e il teorico di una via
militare: di un certo tipo di attivit militare, la guerriglia rivoluzionaria, ma sempre di atti-
vit militare si tratta; e lattivit militare sempre e totalmente incompatibile con limpegno
di pace.
Del resto lo stesso Guevara ne era pienamente consapevole e lo enunciava con chiarez-
za: laddove evidenziava essere la guerriglia una sorta di terribile extrema ratio dinanzi a
una catastrofica violenza scatenata o cristallizzata e nella certificata impossibilit di adire
altre e pi umane vie di azione.
E daltro canto anche Gandhi, della violenza oppositore il pi nitido e intransigente,
stato costantemente esplicito nellesortare a resistere comunque allingiustizia, anche con la
violenza se non si ha la forza di farlo con la nonviolenza, poich dinanzi al sopruso pur
sempre essendo la violenza un male, cosa ancora peggiore la vilt: Credo che nel caso in
cui lunica scelta possibile fosse quella tra la codardia e la violenza, io consiglierei la vio-
lenza (11 agosto 1920); Sebbene la violenza non sia lecita, quando viene usata per auto-
difesa o protezione degli indifesi essa un atto di coraggio, di gran lunga migliore della
codarda sottomissione (27 ottobre 1946). Gandhi, come noto, aveva una concezione arti-
colata e dialettica del rapporto tra violenza e nonviolenza.

- Secondo: perch il progetto rivoluzionario di liberazione fondato sulla pratica della


guerriglia, come tutti quelli fondati sulluso della violenza, da se stesso si condanna ad esiti
inaccettabili, come ha argomentato ad esempio Giuliano Pontara in una sua analisi che altre
volte ho ripreso.
Cito da Giuliano Pontara, voce Nonviolenza, in Aa.Vv., Dizionario di politica, Tea,
Torino 1992:
1. il primo argomento mette in risalto il processo di escalation storica della violenza.
Secondo questo argomento, luso della violenza ha sempre portato a nuove e pi vaste
forme di violenza, in una spirale che ha condotto alle due ultime guerre mondiali e che
rischia oggi di finire nella distruzione dellintero genere umano;
2. il secondo argomento mette in risalto le tendenze disumanizzanti e brutalizzanti con-
nesse con la violenza per cui chi ne fa uso diventa progressivamente sempre pi insensibi-
le alle sofferenze e al sacrificio di vite che provoca;
3. il terzo argomento concerne il depauperamento del fine cui limpiego di essa pu
condurre I mezzi violenti corrompono il fine, anche quello pi buono;
4. il quarto argomento sottolinea come la violenza organizzata favorisca lemergere e
linsediamento in posti sempre pi importanti della societ, di individui e gruppi autorita-
ri Limpiego della violenza organizzata conduce prima o poi sempre al militarismo;
5. il quinto argomento mette in evidenza il processo per cui le istituzioni necessaria-
mente chiuse, gerarchiche, autoritarie, connesse con luso organizzato della violenza, ten-
dono a diventare componenti stabili e integrali del movimento o della societ che ricorre ad
essa "La scienza della guerra porta alla dittatura" (Gandhi).

A questi argomenti da parte nostra ne vorremmo aggiungere altri due:


6. un argomento, per cos dire, di tipo epistemologico: siamo contro la violenza perch
siamo fallibili, possiamo sbagliarci nei nostri giudizi e nelle nostre decisioni, e quindi pre-

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feribile non esercitare violenza per imporre fini che potremmo successivamente scoprire
essere sbagliati;
7. soprattutto siamo contro la violenza perch il male fatto irreversibile (al riguardo
Primo Levi ha scritto pagine indimenticabili soprattutto nel suo ultimo libro I sommersi e i
salvati).

Agli argomenti contro la violenza Pontara aggiunge opportunamente un ultimo decisivo


ragionamento:
I fautori della dottrina nonviolenta sono coscienti che ogni condanna della violenza come strumento di
lotta politica rischia di diventare un esercizio di sterile moralismo se non accompagnata da una seria
proposta di istituzioni e mezzi di lotta alternativi. Di qui la loro proposta dellalternativa satyagraha o
della lotta nonviolenta positiva, in base alla duplice tesi a) della sua praticabilit anche a livello di massa
e in situazioni conflittuali acute, e b) della sua efficacia come strumento di lotta per la realizzazione di una
societ fondata sulla dignit della persona, il benessere di tutti, la salvaguardia dellambiente.

- Terzo: infine, e per dirla tutta e senza infingimenti, perch al fondo di quella che si
denomina ipocritamentela questione della violenza c la tragica scelta morale di uccide-
re, di troncare vite umane. E la mia personale opinione che chi lotta affinch gli uomini
possano essere, se non liberi e felici, almeno un po meno oppressi e un po meno infelici, e
che questa lotta conduce da una prospettiva egualitaria - ovvero che riconosce dignit e
diritto a vivere a tutti gli esseri umani - ebbene, deve precludersi la scelta di uccidere, deve
ripudiare il dare la morte.
Poich chi condivide il punto di vista e limpegno di lottare per la liberazione delluma-
nit o almeno per contrastare i poteri (politici, economici, tecnologici, militari, ideologici e
mediali) che la dignit umana denegano (e che oggi la stessa civilt umana e la stessa bio-
sfera minacciano di distruzione), ebbene, deve sapere che in ogni sua azione e quindi nella
stessa scelta della metodologia di lotta e dei rapporti che nella lotta si instaurano deve
affermare la dignit di tutti; sempre deve considerare gli altri esseri umani come fini e non
come meri mezzi, e non come semplici strumenti (per dirla kantianamente: si tratta di
costantemente considerare lumanit, e quindi tutti gli uomini, come regno dei fini); deve
agire in modo che la sua azione sia, nel suo stesso farsi e nei suoi esiti immediati, per cos
dire concrezione e vettore di una norma valida come fondatrice di socialit, di una socialit
che realizzi le tre parole dordine della grande rivoluzione del 1789: libert, uguaglianza,
fraternit. Uccidere non fonda una societ, cancella vite umane; uccidere non libera, soppri-
me e basta.

Eppure anche io che sono una persona che da oltre ventanni ho cercato e cerco, nel mio
personale impegno di lotta contro lingiustizia e la menzogna, di coniugare una metodolo-
gia di analisi della storia e della societ che sbrigativamente definir marxista, una weltan-
schauung materialista (che altrettanto sbrigativamente definir leopardiana), e la scelta
morale, assiologica e strategica della nonviolenza di tipo satyagraha (connessa al princi-
pio responsabilit: Hans Jonas, per intenderci, ma anche un richiamo ad Emmanuel
Lvinas), e solo cos mi pare, almeno per quel che mi riguarda, che si possa essere un rivo-
luzionario egualitario coerente per quanto possibile - ebbene, io non posso cessare di
misurarmi e riflettere sulle scelte e le aporie di Guevara, sulle sue intuizioni e contraddizio-
ni, su ci che di lui, della sua esperienza e della sua riflessione mi turba e ci che mi persua-
de, ci che mi commuove e ci che mi addolora e fin ripugna, poich di ogni uomo, per
quanto lucido e generoso egli sia, vi sono aspetti che suscitano la nostra adesione e aspetti
che ci muovono alla critica o finanche alla delusione e allopposizione.
Questuomo dallanimo grande, intransigente fino al sacrificio di s (e con s dei suoi
compagni pi cari: e quale ferita questo dovette recare nellanimo suo), e insieme tenero e
sensibile come una ballerina (e guascone perch anche lui pensava - idea che tanta sciagura

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ha recato al movimento degli oppressi - che un capo rivoluzionario deve mascherare lango-
scia e lo smarrimento e il pianto);
questuomo che da medico si fece guerrigliero (e quindi in ultima analisi anche uccisore
- non dobbiamo aver paura di usare le parole che designano precisamente latto di uccidere:
latto che deve farci orrore -) non essendo riuscito a trovare (ma Gandhi disse: c sempre
unaltra strada), nelle concrete condizioni e costrizioni storiche ed esistenziali in cui si
trov e secondo la percezione e la coscienza che di esse ebbe, un pi efficace modo di affer-
mare la dignit umana, di cercar di lenire lumano dolore provocato dalla violenza storica-
mente prodotta dalloppressione delluomo sulluomo, di contrastare chi calpesta altrui, di
tentare la costruzione di una societ meno barbara, di riscattare le vittime delloffesa in un
percorso comune di conquista per tutti della dignit;
questuomo ci interroga, ci convoca, ci costringe a vedere, a prendere posizione, ad agire.

Una seconda tesi: in Guevara, che ne ebbe acuta coscienza, si incarnano contraddizioni,
dicotomie ed esiti aporetici delle esperienze storiche e della tradizione teorico-pratica dei
movimenti di resistenza e di liberazione, e particolarmente del marxismo rivoluzionario

E questo introduce la seconda tesi che intendo proporvi:

nella figura, nella prassi, nella riflessione, nella testimonianza e nello scacco di
Guevara si condensano e per cos dire si incarnano con straordinaria potenza ermeneutica
le contraddizioni e le aporie pi incandescenti e pi tragiche non solo della tradizione sto-
rica e teorica della sinistra rivoluzionaria, della corrente calda del marxismo, ma di tutti i
movimenti e fin delle persone di volont buona che si ribellano alla feroce barbarie del tut-
tora presente tragico e assurdo momento dellumanit.

Guevara ne ebbe acuta coscienza: e mi sembra colga nel vero chi interpreta il suo per-
corso e le sue scelte nella fase finale della vita anche sotto il segno della consapevolezza
che occorreva affrontare questi grovigli immani.
Mi limito a una mera elencazione:
- la contraddizione tra la morale eroica, letica del sacrificio, da un lato, e la leva (e lo-
biettivo, e la promessa) del benessere materiale, dallaltro;
- il rischio di una progressiva dicotomia e fin schizofrenia tra militante e popolazione;
- la contraddizione tra la denuncia della violenza degli sfruttatori e degli oppressori, e la
sua riproduzione nella lotta e nellorganizzazione di chi ad essa si oppone;
- il patologico coniugarsi di attivismo (fin irrazionalista) e positivismo (opportunista,
giustificazionista);
- il patologico coniugarsi di pretesa scientifica (dogmatica) e atteggiamento profetico
(sacrale e sacrificale);
- il confliggente sovrapporsi ad un progetto politico di liberazione fondato su una visio-
ne del mondo razionale, su una ipotesi antropologica qualificata dalla consapevolezza, dalla
moderazione e dalla benevolenza, ed orientato alla proposta di una condivisa sobria felicit,
di motivazioni fortemente condizionate da mozioni, di matrice tra religiosa e misterica, al
sacrificio catartico, alla sofferenza come espiazione, a prospettive escatologiche e soteriolo-
giche;
- la prevalenza del modello gerarchico su quello consiliare;
- la sottovalutazione della sfera (e dellautonomia, e della rilevanza) del diritto, e finan-
che di quella dellamministrazione, rispetto alla pretesa sussunzione alla politica ed alleco-
nomia (che diventano cos una sorta di categorie onnivore e quindi radici di ideologie e pra-
tiche totalitarie);

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- il dramma dei rivoluzionari che giunti al potere non sanno essere legislatori e ammini-
stratori, e non riescono ad aprirsi a una pi ampia pratica democratica ed egualitaria, e la
conseguente involuzione burocratica e autoritaria;
- la riproduzione di rapporti di potere, di oppressione, di sfruttamento, di esclusione, di
denegazione.

Aver indicato, sia pure per mera elencazione, queste contraddizioni, e queste aporie,
beninteso non implica un atteggiamento di resa, ma di ricerca e di impegno, di maggior
profondit nel riflettere, nellassumere responsabilit, nel continuare la lotta contro i carne-
fici; e continuarla anche contro quella parte di noi stessi che potrebbe anchessa divenire
carnefice, o specchio o complice dei carnefici: se ubriacata dalla falsa coscienza dellideolo-
gia e dalla vilt, dalla logica dellobbedienza che edifica lager o dalla pretesa di purezza
che erige roghi; se cio la coscienza non fosse costantemente vigile.
A me sembra che Guevara visse ed avvert acutamente queste contraddizioni, queste
aporie, ed almeno ad alcuni livelli e sulla base delle sue esperienze e riflessioni, e degli
strumenti conoscitivi di cui disponeva e delle circostanze in cui la sua azione poteva collo-
carsi, tent in qualche modo di agire per fronteggiarle.
Non vi dubbio che Guevara colse non la mera involuzione burocratica, ma quel che di
pi e di peggio era accaduto nel campo socialista; colse non solo il portato, ma le radici e
il senso della frattura tra Urss e Cina; colse la solitudine del Vietnam; colse la necessit di
far riferimento alle potenzialit dellAfrica e che quello era un momento decisivo; colse la
dimensione internazionale e globale dello scontro, non per meccanica applicazione della
teoria dei due campi e dei catechismi marxisti-leninisti, bens per nitida percezione e con-
creta coscienza delle forme specifiche in cui la dominazione imperialista nella fase coesi-
stenziale riorganizzava il suo potere e la sua egemonia attraverso i meccanismi strutturali e
ideologici del neocolonialismo, dellomologazione, dellinclusione subalterna, del primato
produttivistico.
Colse la catastrofe morale e fin antropologica prodotta cos dalleconomicismo come
dalla ragion di stato (e di partito), e si sforz di contrapporvi il primato della persona, del-
luomo concreto e dei suoi concreti bisogni e diritti nelle dimensioni del corpo, dellintellet-
to, dei sentimenti, dellincontro con laltro, del riconoscimento.
Colse la pervasivit dellalienazione nelle sue dimensioni sociologiche e psicologiche,
nella sfera della produzione e della riproduzione sociale, della cultura, della vita quotidiana,
dellinteriorit; ed alla colonizzazione mentale, allintroiezione da parte degli oppressi dei
valori dellideologia dominante che doppiamente li dimidia e assoggetta, cerc di contrap-
porre lo sforzo di una dolorosa (perch cosciente) ed inquieta (perch incerta) ricerca di
autenticit: nella condivisione della fatica e della sofferenza, nellazione rivoluzionaria, nel-
lattivit di fabbrica, considerate sempre anche come pratiche educative: nella scelta teorica
e pratica, epistemologica e terapeutica, della solidariet con gli oppressi, dellassunzione
del punto di vista degli oppressi, della condivisione della condizione degli oppressi (cos
simile in questo ad alcune delle cogitazioni e delle scelte, a un tempo sublimi e sconcertan-
ti, di Simone Weil).
Colse anche la gravit e il pericolo che lautoritarismo, il dogmatismo, la menzogna rap-
presentavano per la rivoluzione. Colse il riprodursi di rapporti di potere, di sfruttamento e
di mistificazione anche nel campo degli oppressi.
Non seppe o non pot individuare soluzioni adeguate; ed alcuni suoi estremi tentativi
possono anche apparirci enigmatici, opachi, fagocitanti e autolesionisti, ingiusti e spavento-
si: ma non vi dubbio che questuomo avvert acutamente i problemi, non eluse i conflitti,
sent e sostenne con strazio e con fierezza le contraddizioni che lo laceravano.
Mi pare che delle dicotomie ed aporie - di cui sopra si fatta una frettolosa, caotica e
certo carente elencazione - sia assai consapevole ad esempio lesperienza neozapatista in

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Chiapas, che nella sua elaborazione, con i suoi enormi meriti ed espliciti limiti, unisce ad
una acuta e fin suggestiva pars destruens, una enorme difficolt a proporre una pars con-
struens: quando dallanalisi critica, dalla fondazione logica e ontologica della resistenza, si
passa alla proposta, l Marcos si ferma e si rifugia in formule generiche e quasi meramente
moralistiche.

Una terza ed ultima tesi: Guevara senza guevarismi

Una terza ed ultima tesi per concludere: cos come Marx affermava infastidito di non
essere marxista, e non meno infastidito affermava di non voler scrivere i menu per i risto-
ranti dellavvenire, sottraendosi cos sia ad un ruolo pontificale e dogmatico, sia ad un ruolo
profetico e quasi taumaturgico (se ne fossero ricordati i suoi eredi, e non solo gli abusivi e
usurpatori con la vocazione al sacerdozio e alle fucilazioni, quante catastrofi si sarebbero
evitate), e cos come giustamente uno studioso scrisse che occorreva leggere Kafka senza
kafkismi, credo che anche per Guevara dovremmo essere espliciti e solleciti (lo accennavo
anche sopra) nel considerarne la figura e lopera teorica e pratica liberandolo dal gueva-
rismo, contrastando i consumi che ne vengono fatti volta a volta come di unicona liturgi-
ca o pop, di una eterna tentazione militarista, di una paradossale cristologia, ed anche, se
posso permettermi, di una sorta di figura da hegeliana Fenomenologia dello spirito.

Guevara non luomo del XXI secolo che una macchina del tempo ha portato nel XX;
non luomo nuovo, fantasma cui egli stesso sovente allude (e che tra le tante sue formu-
le e intuizioni di grande efficacia, suggestione e fecondit, mi sembra anche una delle pi
ambigue e potenzialmente anche pericolose, a cavallo tra lultrauomo di Nietzsche, il supe-
romismo socialista di Jack London, un persistente residuo di misticismo e millenarismo cri-
stiano e lingegneria delle anime di stalinista memoria).
La sua riflessione politica, economica, sociologica ed etica non particolarmente rile-
vante se confrontata a quella di vari altri pensatori e testimoni, ed in molti dei suoi aspetti
centrali (ma non tutti, beninteso) inadeguata ai problemi nuovi e terribili delloggi e del-
limmediato futuro; la sua fin leggendaria franchezza e coerenza non solo una virt, ma
talvolta anche un alibi (e in taluni suoi pretesi epigoni degenera talvolta da strumento euri-
stico quasi a cinico corto circuito logico preventivamente autoassolutorio).
E se posso soffermarmi anche su questo: anchio ritengo importante la coerenza tra ci
che si pensa, ci che si dice e ci che si fa: ma non basta: occorre altres valutare i motivi, il
senso e gli effetti di questi pensieri, queste parole, queste azioni. E tra quanti ammirano il
Che per la sua coerenza molti vi sono che in verit per la sua e la nostra lotta sono nemici i
pi radicali.
Guevara, come chiunque, da Marx a Gandhi, da Socrate a Diderot, da Dante a Rosa
Luxemburg, va contestualizzato storicamente e culturalmente, e va letto nel suo stesso dive-
nire, nella storia dei suoi esperimenti con la verit (per parafrasare il titolo che Gandhi diede
alla sua autobiografia). E un uomo e non un oracolo. Un pensatore, un militante, un testimo-
ne, il cui valore pienamente si apprezza appunto quanto pi si capaci di coglierlo precisa-
mente nel gorgo storico, culturale, esistenziale in cui concretamente visse, oper, pens.
Ma detto tutto questo, e ricondotto Guevara fuori dallalone del mito, fuori dalla leggen-
da e dallideologia, fuori dalla sfera del sacro (sfera che sappiamo bene essere cos terribil-
mente ed intrinsecamente connessa alla violenza), resta un uomo grande: la cui vicenda, le
cui scelte e riflessioni, il cui appello ancora ci chiamano e ci feriscono come un pungolo,
uno sperone conficcato nelle nostre stesse carni, nel nostro stesso animo.
E luomo che ha scritto nella lettera di congedo ai figli:

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Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel pi profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiun-
que, in qualsiasi parte del mondo.

E luomo che ha scritto:


La solidariet del mondo progressista verso il popolo del Vietnam assomiglia allamara ironia che linci-
tamento della plebe rappresentava per i gladiatori del circo romano. Non si tratta di augurare vittoria a chi
stato aggredito, ma di condividere la sua sorte, di accompagnarlo nella morte o nella vittoria. Quando
analizziamo la solitudine vietnamita, ci assale langoscia per questo momento irrazionale dellumanit.

E luomo su cui Franco Basaglia scrisse, allindomani della sua morte, alcune delle
parole pi nitide e persuasive (e non ho voluto concludere questo intervento senza almeno
ricordare quel grande umanista, terapeuta e rivoluzionario che stato Basaglia, e quel suo
scritto su Guevara di cui sono tra i pochi a serbare memoria e che propongo allattenzione
degli studiosi).

Luomo Guevara ancora ci convoca a un impegno di umanizzazione, a non eludere le


contraddizioni, a dire la verit, ad agire affinch cessi lorrore e luomo finalmente un aiuto
sia alluomo, anzich un lupo, a costruire la giustizia e la solidariet, cominciando da noi,
adesso.
E lo sentono fratello e compagno gli oppressi tutti e soprattutto i popoli del Sud del
mondo in lotta contro limperialismo che li stermina con le armi e con la fame, con il prez-
zo del rame e con il turismo sessuale, con la gestione sussunta al profitto delle risorse, della
biosfera, della stessa vita umana ridotta a merce di scarso prezzo, che i vampiri dei mercati
finanziari e i lupi delle reti televisive sbranano incessantemente.

Anche chi come me ritiene del tutto peculiari le sue scelte, anche chi come me non con-
divide ed anzi si oppone a elementi sostanziali e decisivi della sua azione e della sua medi-
tazione, pure molto ne ha appreso: di parti non meno fondamentali della sua elaborazione e
testimonianza si nutrito e si nutre, e reca grata memoria di Guevara, della sua tragica e
nobile figura di combattente per la buona causa, la causa dellumanit.

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Lincontro con Frondizi
Fumetto di Alberto ed Enrique Breccia e Hctor Germn Oesterheld

Kennedy vuole cancellare la Baia dei Porci. Potrebbe trovare unintesa con Cuba? Perch no? Frondizi, il presi-
dente argentino, lintermediario adatto. Frondizi e il Che si incontrano in segreto: non devono saperlo i militari
A le 10 del mattino del 18 agosto 1961, il Che atterra nellaeroporto civile di Don Torcuato. Un breve tratto di
strada. La residenza presidenziale di Olivos.
Parlano da dottore a dottore; si cominciano a intendere. Divergenze profonde. S, laccordo con Kennedy possi-
bile. Il tempo finito. Bisogna andarsene. Ma prima una bella bistecca argentina e una rapida visita a una zia
malata, a San Isidro.
Dossier Argentina
1. Lambiente e la famiglia
Il giovane Ernesto di Pepe Aguilar
Alluniversit di Crdoba di Alberto Granado
La madre Celia de la Serna di A. Cupull e F. Gonzlez
Lultima lettera a Ernesto di Celia de la Serna de Guevara
Ricordi di famiglia a cura di A. Cupull e F. Gonzlez
Mio fratello Ernesto di Roberto Guevara de la Serna

2. Rapporti con il peronismo


Ernesto Guevara e il peronismo di Envar El Kadri
Il terzo uomo nellombra di Rogelio Garca Lupo
Appunti sul Che di John William Cooke
J.W. Cooke: un vecchio avversario di Eduardo Gurucharri
Da Pern al Che (1945-1967) di Roberto Baschetti
Per la morte del Che di Juan Domingo Pern

3. Guerriglie e guerriglieri
Lincontro con il Che, in quegli anni di Manuel Justo Gaggero
Ricordo di Jorge Ricardo Masetti di Gabriel Molina
LEsercito guerrigliero del popolo di Humberto Vzquez Viaa
J.R. Masetti: El Comandante Segundo di Gabriel Rot
Mario Roberto Santucho di Mara Seoane

4. Nell Argentina doggi


La Cattedra argentina Ernesto Che Guevara di Aldo Garzia
Affrontare lo studio del Che della Ctedra E. Che Guevara
La lezione di anatomia[acquaforte] di Carlos Alonso
Il socialismo e luomo di El Mate/Uniendo manos
Filosofia per la rivoluzione di Rubn Dri
A proposito di un libro su Santucho di Mario Santucho

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1. Lambiente e la famiglia
Il giovane Ernesto di Pepe Aguilar
Alluniversit di Crdoba di Alberto Granado
La madre Celia de la Serna di A. Cupull e F. Gonzlez
Lultima lettera a Ernesto di Celia de la Serna de Guevara
Ricordi di famiglia a cura di A. Cupull e F. Gonzlez
Mio fratello Ernesto di Roberto Guevara de la Serna

IL GIOVANE ERNESTO
di Pepe Aguilar1

Mio padre era destinato a Cartagena, finch, nellaprile del 1937, lo trasferirono a
Valencia, dove andammo anche noi. Ma la situazione era critica. I bombardamenti cresceva-
no dintensit e i fascisti stavano tentando di arrivare al Mediterraneo per isolare i due centri
della resistenza repubblicana: Barcellona e Madrid. Decise quindi di chiedere aiuto ai suoi
fratelli - un tempo il celebre Quartetto Aguilar - per mettere al sicuro mia madre e noi.
Il Quartetto laveva sciolto la guerra, a partire da Buenos Aires, e l gi si era trasferita
mia nonna. Laiuto arriv rapidamente e ci imbarcammo nel Masilia, un vapore francese
che part da Burdeos l8 ottobre 1937. Il governo repubblicano si era installato a Valencia e
l restava mio padre, ad occupare il suo fiammante incarico di Jefe de Sanidad de la Armada
e di professore di Clinica Chirurgica allUniversit. Santander era caduta in mano ai fran-
chisti.
I miei ricordi sfumano fino alla notte del 24 ottobre, quando giungemmo al porto di
Buenos Aires [...].

1 Jos Gonzlez Aguilar Precioso, comunemente chiamato Pepe, stato il principale amico dinfanzia di Ernesto,
a partire dagli anni di Alta Gracia, provincia di Crdoba, ma poi soprattutto nel periodo di Buenos Aires. Figlio di
rifugiati spagnoli e fonte inesauribile di informazioni per alcuni biografi del Che, Pepe Aguilar tornato a vivere in
Spagna, a Madrid, dove morto in anni recenti. Sul numero del Granma dedicato alla morte di Guevara, il 16 otto-
bre 1967, era apparsa una sua importante testimonianza, La niez del Che, tradotta nellantologia curata da
Roberto Massari, Conoscere il Che, Datanews, Roma 1988, pp. 30-5. Studioso attento di tutto ci che avesse a che
vedere con Guevara, Pepe Aguilar stava lavorando da anni a un libro sul Che che avrebbe dovuto avere il titolo
Agona del Che Guevara. Diviso in due blocchi principali - De Ernestito al Che Guevara e Del Che Guevara a
Ramn - quel lavoro avrebbe dovuto associare il Che al suo tempo e alla sua America, sbarrando il passo, nelle
intenzioni di Pepe, alla montagna di menzogne scritte non solo per ingiuriarlo, ma anzi, spesso per idolizzarlo.
A partire dal 1993 - si vedano le lettere nella sezione corrispondente di questa rivista - si stabil un contatto
epistolare tra Pepe e il sottoscritto. Nel quadro di questa amicizia intellettuale, mi venne inviata dallautore la ste-
sura ancora incompleta del libro di cui sopra. Tale lavoro - dattiloscritto e ricco di foto inedite (anche se purtroppo
solo in fotocopia) - entrato a far parte fin dal primo momento dellArchivio storico della Fondazione. Di l
abbiamo estratto e tradotto alcune pagine, che oltre ad essere testimonianze di primissima mano, ci sembrano utili
per meglio conoscere linfanzia/adolescenza argentina del giovane Ernesto [r.m.].

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Vivevamo al numero 1823 della calle Rivadavia, di fronte al Congresso, e sotto i nostri
balconi passavano spesso manifestazioni di appoggio alla Spagna repubblicana, cantando
lInternazionale e sventolando bandiere tricolori.
Restammo a Buenos Aires poco pi di un anno, con mia nonna e con gli zii, finch i
conflitti - inevitabili tra parenti schierati politicamente - convinsero mia madre a trasferirsi
in un piccolo villaggio della provincia di Crdoba, dove viveva una vecchia amica dellepo-
ca di Santander: Angelita Huidoboro de Navarro. Giungemmo cos ad Altra Gracia, in un
caldo giorno destate, nellultima settimana dellanno 1938.
Poco dopo il nostro arrivo, mi pare il giorno dopo, apparve nella locanda in cui viveva-
mo - chiamata pomposamente Hotel Esmeralda - un signore con occhiali dalle grosse
stanghette di tartaruga che, avendo saputo che era giunta una signora rifugiata spagnola con
quattro figli, era venuto ad offrire aiuto e la compagnia dei propri figli, pi o meno della
nostra stessa et. Era Ernesto Guevara Lynch.
Conscemmo in tal modo sua moglie, Celia de la Serna, e i suoi figli: Ernestito, Celia
(che chiamavano la Gorda [cicciona]), Roberto e Ana Mara. Per let, a me tocc lami-
cizia di Ana Mara, la pi piccola; perch entrambi avevamo quattro anni. Ernestito, che
aveva dieci anni, per me era una persona adulta. Sarebbe passato del tempo prima che le
distanze si accorciassero e arrivassimo ad essere amici sul piano personale. E comunque,
fino allultimo avr con me un atteggiamento quasi paterno, che io accettai con piacere, per
laffetto e lammirazione che nutrivo nei suoi confronti.
Quegli anni sono descritti molto bene dal padre nel libro Mio figlio il Che. La casa dei
Guevara, Villa Nydia, era il paradiso dei bambini, dove tutti i giochi erano permessi
senza paura del disordine. I genitori erano tolleranti e comprensivi nei confronti del nostro
chiasso e delle nostre baruffe. E come bambini eravamo di ogni specie: ricchi e poveri,
discoli e obbedienti, buoni e cattivi. Era quella una casa occupata dalla marmaglia di
ragazzini, senza potermi immaginare dove si andassero a rifugiare gli adulti.
Ricordo anche, tuttavia, e con angoscia, come si trasformasse la casa nel momento in cui
restava immobile e silenziosa, senza bisogno di avvisi o minacce, quando tutti interrompeva-
mo le nostre grida, corse e giochi rumorosi per non disturbare il riposo di Ernestito durante i
suoi frequenti attacchi dasma. Questi erano di tale intensit, a volte, da mettere in pericolo
la sua vita. In questo modo crebbe Ernestito, scontrandosi con la morte quotidianamente.
Ma c qualcosa che don Ernesto non ricorda nel suo libro, forse perch lo ha veramente
dimenticato o lo considera un fatto naturale. Parla delle ristrettezze economiche in cui si
trovavano, eppure noi lasciammo quellalberghetto per andare a vivere in una casetta molto
vicina alla loro, grazie al loro aiuto. L dentro tutto - mobili e piatti, lenzuoli e coperte -
veniva dai Guevara, mentre Celia socializzava i suoi acquisti al negozio o al mercato con
la massima naturalezza. E raro incontrare gente cos generosa, ma ancor pi raro che tale
aiuto sia dato senza ostentazione e con una sensibilit cos abile da non farla percepire a chi
la riceve. Dico questo, non solo come doveroso riconoscimento personale, ma anche perch
si conosca il contesto famigliare in cui si form Ernestito.
Molto stato scritto sulle influenze politiche e ideologiche dellambiente, che indubbia-
smente ci furono. Ma credo che anche per altre centinaia di migliaia di famiglie argentine
furono argomento di conversazione quotidiana la guerra in Spagna e il suo proseguimento
europeo e mondiale. Era invece realmente eccezionale che in una famiglia borghese si
vivesse in termini di uguaglianza e fraternit. Questa era la forma naturale di vita che Celia
e don Ernesto avevano imposto in casa.
Io ero molto magro e un po difficile con il cibo. Celia madre, come la chiamavamo per
distinguerla dalla figlia, si era assunta il duro incarico di alimentarmi. Riusc a farmi man-
giare gli gnocchi - che io rifiutavo perch erano una piatto italiano (quindi fascista) - con-
vincendomi che si chiamavano patate russe. In unaltra occasione pass varie ore accanto
a me per farmi mangiare delle crpes di spinaci. Ma a un certo puntoErnesto si alz dalla

47
siesta e vide che eravamo ancora seduti a tavola. Disse allora a Celia: Ma dai, mamma,
non insistere. Capisci ora perch i franchisti non riescono ad entrare a Madrid? [...].
Indubbiamente il nostro arrivo e la vicinanza diedero ai Guevara un contatto vivo e quo-
tidiano con il dramma spagnolo, ma il tema era comunque familiare per loro, non solo per
affinit e inquietudini politiche proprie, ma anche perch Cayetano Crdova Iturburu - che
chiamavano Policho - si era sposato con la sorella maggiore di Celia, Carmen de la
Serna, ed era stato in Spagna come corrispondente del giornale Crtica, inviando i suoi
reportages per motivi di sicurezza ad Alta Gracia, dove vivevano la moglie e i figli: Carmen
(o la Negrita) e Fernando. A quellepoca Policho era comunista e sia lui che Carmen
esercitavano una certa influenza sui Guevara [...].
Quellestate del 39 la passammo ad Alta Gracia, condividendo le preoccupazioni (gli
adulti) e i divertimenti (i ragazzi). Alcuni giorni andavamo a piedi fino alla piscina del
Sierras Hotel, pieno di turisti e centro della vita sociale altagrasiense. L ci insegnarono a
nuotare don Ernesto e Celia. Ma quando era disponibile la vecchia automobile dei Guevara
- la catramina, come la chiamavamo - ci pigiavamo dentro e andavamo a goderci il pi
agreste e avventuroso bagno nel fiume: La Hoya, El Paredn, La Serranita, La Paisanita,
erano i luoghi che frequentavamo maggiormente.
La catramina era una coup decappottabile Maxwell-Chrysler dellanno 26 o 27,
con un sedile unico davanti e un altro dietro, esposto alle intemperie visto che lo si utilizza-
va alzando il tetto di quello che doveva essere il portabagagli. Lo chiamavamo lo ahtepu-
dras [il ltifradici] e litigavamo per occupare quel posto. I pi grandi montavano sui pre-
dellini e non mi spiego come potessimo andarci in tanti. Solo tra i Guevara e noi eravamo
otto ragazzi e cerano sempre vari altri aggiunti, soprattutto al ritorno quando salivano
anche gli amici occasionali che potevamo aver incontrato al fiume.
Di quella banda facevano parte frequentemente i Ferrer, figli del medico Carlos Ferrer
Moratel e Dolly Zorrilla. Erano tre fratelli: Carlos (Calica), Jorge (el Gordo) e Horacio
(Chacho), di et simili alle nostre e con i quali continueremo lamicizia anche da grandi.
Calica sar il compagno di Ernesto, quando partir per il secondo viaggio in America latina.
Ma i pi assidui compagni di Ernestito erano i bambini di Alta Gracia, quelli che ci vive-
vano in forma stabile, figli di umili lavoratori o lavoratori essi stessi. A questi non piacevano i
villeggianti estivi che, con i loro abiti ben messi, non sapevano inerpicarsi su un monte, cam-
minare tra i rovi e le spine, infangarsi sino al collo o difendere una posizione in quelle batta-
glie tra bande rivali che cominciavano con lanci di zolle di fango e finivano a sassate.
Trasferivamo nei nostri giochi infantili le preoccupazioni dei nostri genitori e ci faceva-
mo la guerra tra noi, usando come trincee i fossi che erano stati scavati per costruire la rete
fognaria. No pasarn era il nostro grido di battaglia.
Tra quelli che ricordo come amici inseparabili di Ernestito, vi sono i fratelli Ticky e
Ariel Vidosa. Di famiglia molto povera, ancora bambini come noi, gi facevano qualunque
lavoro venisse loro offerto. Tra le poche opportunit che potevano loro capitare, cera quel-
la di guadagnarsi qualche soldo come portamazze nei campi da golf. Col passare degli anni,
Ariel divent un giocatore di golf professionista e si mise a lavorare in un club di Buenos
Aires. Ticky, invece, entr nella gendarmeria2 e il caso volle che nel 1953, quando Ernesto
e Calica attraversarono la frontiera per entrare in Bolivia, lo incontrassero in quel posto di
dogana al quale era stato assegnato. Anni dopo, una tale differenza di strade avrebbe assun-
to un carattere pi drammatico [...].

In quegli anni i Guevara rimasero ad Alta Gracia, anche se cambiarono casa e se ne


andarono a vivere allo Chalet de Fuentes, vicino al campo di golf [...]. Non andai alla stessa

2 Corpo militare creato originariamente per la vigilanza e la protezione delle frontiere, ma utilizzato in seguito
come ulteriore corpo repressivo, specialmente nella lotta contro la guerriglia rurale [n.d.a.].

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scuola di Ernestito, tranne che per un corso, nella Manuel Solares alla quale eravamo
iscritti noi. Fino ad allora era andato alla San Martn, che era a sua volta statale e gratuita.
Non mi ricordo di aver condiviso con lui i nostri giochi e solo occasionalmente ci per-
metteva di partecipare ai suoi quando, nelle partite di calcio, lasciava che entrassimo anche
noi piccoli per fare numero.
Aveva fama dessere indisciplinato e ribelle, ma non ricordo episodi in cui la sua ribel-
lione si potesse ricondurre a capricci. E certo che non accettava linfallibilit dellauto-
rit paterna e vi si scontrava con la caparbiet di una mula, ma con argomenti ed esigendo
che gli fossero motivate le imposizioni. Quando siamo adulti tendiamo ad essere arbitrari
nel rapporto con i piccoli, ai quali raramente riconosciamo capacit proprie di ragionamen-
to. Di fronte a queste arbitrariet egli si ribellava, scappandosene nei boschi, come ricorda
suo padre, oppure salendo in cima a un albero, come lo ricordo io, una volta che stette alcu-
ni giorni da noi e mio padre non pot convincerlo a scendere.
In unoccasione in cui Celia e don Ernesto dovettero recarsi a Buenos Aires, noi ci trasfe-
rimmo a casa loro, con mia madre incaricata di occuparsi di tutti noi. Lei ha sempre ricorda-
to che il pi obbediente e che maggiormente laiut a mantenere lordine, era stato Ernestito,
che forse ebbe pena per quella donna che doveva combattere con tutti quei ragazzi [...]
A marzo del 1943 i Guevara si trasferirono nella citt di Crdoba, nella calle Chile n.
288, ed Ernestito entr nel Colegio Nacional Den Funes. Non era n esclusivo n aristo-
cratico - come stato scritto in alcune delle molte false biografie che sono state pubblicate -
ma, al contrario, insieme al Montserrat era lunico collegio pubblico e gratuito che ci
fosse a Crdoba. Per quellepoca, in Argentina in generale e a Crdoba in particolare, i
migliori collegi erano statali e in quelli privati andavano solo i cattivi studenti che erano
stati bocciati e avevano le possibilit economiche per farlo.
La casa della calle Chile presentava tutte le caratteristiche che avevano avuto in genere
le case dei Guevara. Bench inaugurata da loro, la costruzione era di pessima qualit, al
punto che dopo poco tempo cominciarono a creparsi i tetti e le pareti. Don Ernesto ricorda
che dal suo letto vedeva passare le stelle attraverso una di quelle crepe [...].
Uno dei nostri passatempi favoriti erano i giocatori. Tagliavamo le foto dalle riviste
sportive e cercavamo di comporre la formazione completa di tutte le squadre del campiona-
to di calcio. Con una palla fatta di carta, ci industriavamo per giocare partite con passaggi,
cross e gol, creando e disputando dei nostri campionati di serie A. Tutti invidiavamo la col-
lezione di Ernestito, che era la pi completa. Una volta, come regalo di compleanno - sen-
tendosi gi grande per questo tipo di giochi - mi port un pacchetto immenso, con tutti i
giocatori che aveva riunito nella sua paziente raccolta.
Per le vacanze del 1943-44, ci ritrovammo con i Guevara a trascorrere la villeggiatura
estiva ad Alta Gracia, in case vicine [...]. Quellestate [del 1944].i Guevara avevano com-
prato una Fiat del 1934 - per sostituire la malridotta catramina - e una piccola moto
Peugeot per uso dei ragazzi. Don Ernesto insegn loro a guidarla ma, come in tutte le cose,
li costrinse a socializzarla: pertanto, tutti i ragazzi che capitavano l e fossero stati capaci
di tenerla diritta, avevano diritto a fare lo stesso numero di giri dei suoi figli.
Io avevo passato qualche giorno con mia nonna a Buenos Aires ed ero tornato con una
fortuna di dieci pesos, messa insieme grazie ai frequenti regali dei miei zii. Ad Alta
Gracia, Carlitos Figueroa, amico di Ernestito, mi vendette per quel prezzo un completo di
attrezzi da carpentiere, che era sato il sogno di tutta la mia corta vita. Ma come accadeva
spesso con Carlitos, gli attrezzi non erano suoi e il giorno dopo venne a riprenderli: senza i
dieci pesos, per, che aveva gi speso. Non cera altra soluzione e Carlitos era desolato,
perch le zie gli avevano detto che non poteva tornare a casa senza. Ernestito tir fuori i
dieci pesos e Carlitos se ne and con gli attrezzi. Io ci rimasi molto male, per aver preso i
soldi da Ernestito, una cosa che mi dispiaceva, e anche per essere rimasto senza gli attrezzi
dei miei sogni. Molti pesos sarebbe costata a Ernestito quella fedele e strana amicizia

49
(sarebbe difficile immaginare due personalit pi diverse delle loro). Don Ernesto ricorda
un episodio simile con alcune mazze da golf.
In quei giorni stette a casa nostra Manuel de Falla3, ad ascoltare musica insieme a mio
padre. Io ed Ernestito, che a volte si trasformava in un bambino, da dietro la porta spiavamo
ridendo quel piccolo, strano e celebre personaggio, avvolto in piena estate nel suo nero
mantello monacale [...]
Nel Den Funes Ernesto divenne intimo amico di un suo compagno di scuola,
Tomasito Granado, e dei suoi fratelli Gregorio e Alberto. Questi lo conquistarono al gioco
del rugby, uno sport che lo appassionava - non so se per il gioco in s o per ci che signifi-
cava come sfida per superare la sua infermit asmatica.
Ci iscrivemmo allo stesso club, il Lawn Tennis, dove passavamo le ore libere. Stava nel
mezzo del Parque Sarmiento, vale a dire che non solo giocavamo a tennis o facevamo il
bagno nella piscina durante lestate, ma di l partivamo per altre escursioni e avventure nel
parco: il lago e le sue barche a remi o le partite di calcio nel cortile della leonessa, un
Giardino zoologico molto gaudiano4. Conoscevamo il parco palmo a palmo perch, tra
laltro, tempo prima Fernando Barral vi aveva vissuto dentro, in una casetta che il
Municipio aveva prestato a suo zio, il ceramista Alberto Arranz, nascosta accanto alla pisci-
na olimpica municipale, vicino al Coniferal [...].

Ernestito cominciava ad abbandonare il suo diminutivo: i genitori lo chiamavano


Ernesto e i suoi compagni del collegio el Pelao per il suo taglio di capelli rapati quasi a
zero. Continuava gli studi al Den Funes, ma trov anche un lavoro alla Vialidad
Provincial, che gli permise di guadagnare i suoi primi pesos.
Allo stesso tempo leggeva con ansiet, divorando i libri dei genitori, senza alcun ordine
che non fosse lo spazio che quei libri occupavano sugli scaffali. Da Freud a Jack London,
da Jules Verne a Neruda, da Horacio Quiroga ad Anatole France - che Ernesto leggeva in
francese grazie alle lezioni che aveva ricevuto da sua madre. Un compendio de Il Capitale,
in quattro volumetti tascabili, contiene sue annotazioni, con scrittura minuscola, ma credo
che corrispondano ad anni successivi, quando vivevano a Buenos Aires [...].
Che faceva nel frattempo [mentre finiva la guerra e cominciava lascesa di Pern
(n.d.t.)] Ernesto Guevara de la Serna? Continuava regolarmente i suoi studi, senza inganno
e senza lode. Lettore infaticabile, amante della poesia che gli piaceva recitare con voce
profonda. Forse Neruda era il suo preferito o, per lo meno, quello che recitava pi spesso,
per quanto ricordo. C una poesia di Rivas Paneda, sulla caduta di Madrid, che il primo a
venirmi alla mente perch lo ripeteva in continuazione e, pi o meno, diceva cos:
Era mentira y mentira,/ convertida en verdad triste./
Que sus pisadas se oyeron/ en Madrid, que ya no existe.
Adolescente peculiare, senza preoccupazioni per i vestiti n per laspetto personale, non
aveva fidanzatine borghesi, ma risolveva i propri problemi sessuali senza scrupoli estetici
n igienici, con i personaggi femminili pi insoliti. Sportivo entusiasta, giocava al calcio e
al rugby, nuotava destate ed era sempre disposto a superare qualsiasi prova che aumentasse
il suo controllo dellasma, senza separarsi mai dal suo vaporizzatore di asmopul. Per
quanto posso ricordare, i suoi attacchi erano diminuiti dintensit, ma nella sua stanza della
calle Chile non mancava mai lozonizzatore e il tubo dellossigeno, con cui gonfiavamo il
pallone per il calcio [...].

3 Manuel Mara de Falla y Matheu, uno dei pi celebri compositori spagnoli e grande personalit nella storia
musicale della prima met del Novecento, era nato a Cadice nel 1876. Morir ad Alta Gracia il 14 novembre 1946.
Una foto scattata ad Alta Gracia nel 1945 ritrae i genitori di Pepe, accanto a Manuel de Falla, sua sorella Mara del
Carmen, il celebre poeta Rafael Alberti, Paco Aguilar e il dottor Carlos Ferrer, padre di Calica [n.d.t.].
4 Da Antoni Gaud (1852-1926), il grande architetto spagnolo, esponente del modernismo catalano. La citt di
Barcellona ancora oggi adorna dei suoi pi significativi capolavori [n.d.t.].

50
[I brani inediti di Pepe Aguilar qui presentati, vanno integrati con le sue due lettere incluse
nella sezione della corrispondenza in questa rivista. Concludiamo con il messaggio di addio che
il Che scrisse a Pepe - cos come allaltro grande amico di giovent, Alberto Granado - prima di
partire per il Congo e per la successiva Bolivia. Redatto sul frontespizio delledizione cubana
dei Pasajes de la guerra revolucionaria, lautografo del testo ci stato fornito nel 1993 dallo stesso

Pepe,
lora di partire. Forse
ci ti spiega le mie reticenze sul
viaggio di Roberto5.
Ti lascio questo che spero
non sia il ricordo postumo; non
vanit intellettualoide: un
gesto di amicizia, nulla pi.
Ad altra occasione, se ci
consentita.
Un abbraccio fraterno
che
Avana/65

Miguel de Unamuno ha ristabilito il significato vero del termine agonia: Agonizza


colui che vive lottando, lottando contro la vita stessa. E contro la morte. Grazie a ci,
non si confonder un agonizzante con un morente o un moribondo. Si pu morire senza
agonia e si pu vivere dentro di lei, anche molti anni. Un vero agonizzante un agonista,
protagonista a volte, antagonista altre.
Ernesto Guevara de la Serna visse in agonia fin dalla nascita. In agonia contro la
sua infermit, in agonia contro lambiente sociale, in agonia contro lingiustizia, in ago-
nia contro la sua donchisciottesca agonia, in agonia contro il Che Guevara che portava
dentro se stesso.
In pi modesta agonia viviamo quanti di noi facciamo riferimento a lui senza nostal-
gie di poster n di maggi parisini, senza idolizzarlo n santificarlo, convinti che noi o i
nostri figli incontreremo il Che dietro langolo di una strada qualunque nel secolo XXI.
Pepe Aguilar

5 Cognato di Aguilar. La nostra traduzione e la foto dellautografo sono da Scritti scelti, II, p. 719 [n.d.t.].
6 Tra i materiali inclusi nel libro di Pepe Aguilar vi sono riferimenti e a fatti storici e a persone che hanno
avuto rapporti con il Che, a volte di notevole interesse per lo studioso. Si vedano per es. gli appunti redatti dopo
una visita alla casa di Aleida March - intorno al 12 ottobre 1967 - nelle ore in cui anche a Cuba cominciava a
diventare reale la notizia della morte del Che [n.d.t.].
Era una stanza relativamente piccola, in cui cerano solo due sedie, una piccola scrivania e un grande letto
coperto di fogli, comunicati dagenzia e riviste straniere recenti. Sul letto cera anche una logora valigia di cuoio,
aperta, strapiena di taccuini, lettere, quaderni, libri: tutto molto usato e in disordine. [Aleida] mi spieg che era una
valigia che il Che aveva lasciato a Fidel, per consegnarla a lei in caso di morte. Cerano l, insieme ad altri manoscrit-
ti, i suoi ultimi diari personali. Fin da bambino aveva avuto labitudine di scriverli. Aleida ne stava leggendo uno,
dellepoca del Messico, in cui raccontava il matrimonio con Hilda. E fu allora che lessi, per la prima volta, le ormai
celebri lettere ai figli e ai genitori. Mi sono sempre chiesto se ne avesse lasciata qualcuna per lei. Presumo di s.
Mi mostr anche le foto che erano arrivate del Che morto in Bolivia. Erano impressionanti perch sembrava
vivo persino nellespressione mordace del viso. Ho una foto del 1959, in cui appare sdraiato e senza camicia,
identica ad una di quelle che erano arrivate da Vallegrande.

51
ALLUNIVERSIT DI CRDOBA1
di Alberto Granado Jimnez2

LUniversit di Crdoba divenne famosa nel 1918, quando decret la Riforma universi-
taria. Il movimento per la Riforma oltrepass frontiere geografiche e temporali, soprattutto
in America latina. Si trasform nellesempio da seguire per giovani progressisti e rivoluzio-
nari,, permettendo, in una certa misura, che i figli delle classi umili potessero giungere alle
aule universitarie, accrescendo in tal modo il proprio patrimonio formativo in campo tecni-
co e scientifico.
Io non avevo consapevolezza di quel passato glorioso, quando attraversai per la prima
volta la soglia del vetusto edificio dove aveva sede la Scuola di farmacia e biochimica della
Facolt di medicina. Ma avevo chiaro nella mia testa che in quelle stesse aule e in quegli
stessi cortili altre generazioni di giovani avevano lottato per quanti sarebbero venuti dopo di
loro. Sapevo che alcuni di quei giovani del passato avevano conservato una posizione coe-
rente nel corso della loro vita, mentre molti altri sedotti dalla vita facile e privilegiata del
loro ambiente - si erano adagiati nella rincorsa del denaro o si erano venduti al padrone di
turno. Mentre facevo il mio ingresso nellUniversit, giurai a me stesso di restar fedele
allidea di cercare il cammino della scienza senza dimenticare il mondo che mi circondava:
volevo stare dalla parte della gente umile.
La vita mi mise subito alla prova. Durante gli anni 1941 e 1942 partecipai alle riunioni
della Federazione universitaria di Crdoba (Fuc) come portavoce del Centro di farmacia e
biochimica. La lotta politica allinterno della Facolt non era molto acuta in quel periodo.
La Facolt di medicina, e allinterno di essa la Scuola di farmacia e biochimica, aveva tra i
suoi alunni molti figli di piccoli commercianti e piccoli contadini, oltre che di impiegati.
Era un insieme di giovani dalle idee democratiche. Alcuni avevano posizioni pi avanzate e
dichiaratamente di sinistra: niente a che fare con la massa reazionaria degli studenti che fre-
quentava le Facolt di diritto e ingegneria, quasi tutti figli di pap che cercavano un titolo
di studio per continuare la tradizione famigliare. Tra questi studenti si celavano le forze rea-

1 Il brano inedito ed tratto dal lavoro autobiografico di Alberto Granado, Vivencias existenciales
[Peripezie esistenziali]. Il dattiloscritto dellopera intera conservato presso lArchivio della Fondazione Ernesto
Che Guevara. Nella traduzione, di Aldo Garzia, si tenuto conto del carattere ancora provvisorio delle annota-
zioni di Granado, apportando alcune modifiche formali al fine di facilitarne la lettura (per es. luso della prima
persona, nel racconto, invece che la terza) [n.d.r.].
2 Alberto Granado nato a Crdoba, in Argentina, nel 1922. Qui compie i suoi studi e nel 1946 si laurea in
Farmacia e si dedica alla ricerca biochimica, entrando a lavorare nel lebbrosario di San Francisco del Chaar. Nel
1952 si trasferisce stabilmente in Venezuela. Se ne allontaner per un periodo grazie a una borsa di studio del Cnr
in Italia (nel 1955). Nel 1959, con la vittoria della Rivoluzione cubana, raggiunge lamico Ernesto Guevara
allAvana, dove ottiene una seconda laurea in Scienze naturali. Da molti anni risiede nella capitale cubana e, ben-
ch in pensione, collabora con il Ministero della sanit, dopo aver dato un impulso significativo alla ricerca scien-
tifica cubana in campo medico e aver formato centinaia di ricercatori nel corso degli anni Sessanta e Settanta.
Granado fu compagno di Guevara nel viaggio in motocicletta de1951-52 in Argentina, Cile, Per, Colombia e
Venezuela. Nel 1986 ha pubblicato il resoconto di quellavventura: Con el Che por Sudamrica (tradotto in vari
paesi del mondo). I diari dei due protagonisti di quel viaggio di educazione sentimentale alla vita e alla realt
sociale del Continente sono raccolti nel volume Latinoamericana, Feltrinelli, Milano 1993, tradotto e curato da P.
Cacucci, G. Corica e R. Massari. [n.d.t.].

52
zionarie, che sotto la definizione di riformisti, cercavano invece di bloccare tutte le ini-
ziative progressiste che si manifestavano allinterno dellUniversit. Chi non era daccordo
con loro, veniva bollato con lappellativo di bolches (bolscevichi), perch considerato un
docile agente venduto alloro di Mosca.
In quel clima particolare si svilupparono i miei primi due anni di studio, mentre latti-
vit della Fuc era pi sindacale che politica: ci adoperavamo per avere materiale di studio,
migliorare ligiene delle aule e il vitto della mensa dellUniversit. Avevo trovato anche un
lavoro presso lUfficio di assistenza pubblica di Crdoba. Per 80 pesos al mese, lavoravo
otto ore al giorno, comprese le fughe che dovevo compiere per partecipare ad alcuni corsi
dalla frequenza obbligatoria.
Ma il 4 giugno 1943, a Buenos Aires, si produsse un golpe militare che sarebbe stato il
preambolo di grandi e violenti sconvolgimenti nellintera Argentina. A guidarlo era il gene-
rale Ramrez, rimpiazzato successivamente dal generale Edelmiro Farrell. La giunta milita-
re occup militarmente luniversit e gli insegnanti pi progressisti vennero allontanati
temporaneamente dai loro incarichi.
La reazione degli studenti fu immediata. La Fuc convoc un meeting di fronte
allUniversit e, per acclamazione, si decise di promuovere uno sciopero generale che
sarebbe dovuto durare fino a quando le autorit non avessero risposto alle nostre richieste.
Comera prevedibile, si formarono immediatamente tre gruppi: uno maggioritario, costitui-
to dalla giovent pi progressista e rivoluzionaria, che capiva come in quella fase si stesse-
ro difendendo le conquiste del 1918 ed era daccordo con la scelta dello sciopero generale;
un altro, pi piccolo del precedente, formato da giovani apertamente reazionari che, o per
ragioni economiche o per fanatismo religioso o per tendenze dichiaratamente fasciste, vede-
vano nella Riforma universitaria del 1918 un pericolo per i propri privilegi; un terzo, infine,
che era formato dalla massa amorfa di coloro che o avevano paura o erano apolitici, ai quali
bisognava finanche spiegare che difendendo lUniversit si difendeva se stessi.
La lotta tra i primi due gruppi divenne sempre pi violenta. I reazionari, che si erano
mantenuti inattivi nei mesi di agosto settembre e ottobre, alla vigilia di novembre data
nella quale si effettuavano gli esami cercarono di sospendere lo sciopero generale e
chiesero, con laiuto dei professori reazionari e opportunisti, la formazione di tribunali
desame. La nostra risposta fu fulminea. La Fuc conferm lo sciopero e organizz loc-
cupazione dellUniversit per impedire che coloro che boicottavano lo sciopero andasse-
ro a sostenere gli esami e dividessero cos il fronte degli studenti. Io feci parte dei pic-
chetti di difesa delloccupazione dellUniversit con la convinzione di difendere il diritto
e la democrazia.
Un rappresentante dei militari golpisti fu invitato ad abbandonare il suo ufficio e a tor-
nare in caserma, cosa che fecero anche i professori reazionari. Poche ore dopo arriv
nellUniversit uno squadrone di cavalleria della polizia che cerc di entrare nellAteneo.
Una pioggia di pietre, proveniente dai tetti, lo mise in fuga. Quello stesso pomeriggio, la
polizia federale un ramo del potere esecutivo nazionale formato da sbirri provenienti da
tutte le provincie, meno quella in cui doveva agire in modo che non avesse relazioni con la
popolazione locale si fece carico della situazione. Allimbrunire, circondarono
lUniversit in stato dassedio e iniziarono ad arrestare tutti coloro che vi si avvicinavano.
Poi, tagliarono lacqua e la luce. Pensavano di prenderci per fame e per sete.
Io avevo partecipato ad altre agitazioni studentesche, ma in quelloccasione oltre agli
studenti di Crdoba erano presenti anche studenti provenienti dalle altre provincie, in
special modo dal nord dellArgentina, anche da provincie dove non esistevano istituzioni
universitarie: gli studenti che erano giunti nella nostra Universit erano convinti di lottare in
difesa della riforma del 1918, oltre che per la libert e la democrazia. Per sfuggire allo stato
dassedio, fummo costretti a scappare attraverso la chiesa che era collegata al rettorato: da
l, saltellando da un cortile allaltro, riuscimmo a burlarci dellassedio della polizia [...].

53
In quei giorni del 1943 inizi una nuova tappa della mia vita: quella dellattivit clande-
stina. La prima missione che mi fu assegnata prevedeva che mi facessi carico della materia
prima che sarebbe servita per stampare bollettini e volantini che invitavano allo sciopero
generale. Limpresa fu facile, perch come lavoratore della Farmacia di assistenza pubblica
avevo accesso alla glicerina, allalcol e altri ingredienti chimici che potevano formare lin-
chiostro da ciclostile. Il luogo dove veniva stampato il materiale di propaganda mi fu comu-
nicato successivamente. Si trattava del portabagagli di unautomobile, che aveva a bordo
due coppie che in apparenza erano in cerca di un luogo appartato dove fare lamore. In
realt, invece, mentre uno dei ragazzi vigilava, gli altri tre tiravano a mano migliaia di
volantini che poi erano depositati in luoghi specifici, dove venivano raccolti da altri studenti
che li distribuivano nelle strade centrali, nelle scuole e nelle fabbriche. La maggior parte
degli arrestati faceva parte proprio del nucleo di distributori di volantini, dal momento che
venivano fermati da spioni vestiti in borghese che avevano il compito di vigilare sugli stu-
denti in sciopero.
Una mattina, dopo vari giorni di manifestazioni, mi si avvicin il Pesce Isaly, del
gruppo di ingegneria e fratello di un mio compagno di biochimica, che mi disse: Petizo3,
non resta nessuno di farmacia e biochimica per distribuire volantini. Vuoi farlo tu?. Io, che
in quella fase mi sentivo sottoutilizzato, accettai lincarico con entusiasmo. Infilai bollettini
e volantini in un sacco di iuta e andai a distribuirli in un parco. Poi ancora mi avviai verso il
centro della citt mettendomi un centinaio di volantini sotto la camicia. Arrivai in Calle San
Martn e attesi le 17, che era lora di maggiore affluenza di passanti, per iniziare la diffusio-
ne del materiale di propaganda. Pochi minuti prima avevo incontrato e salutato un venditore
di dolciumi che conoscevo da tempo. Quando iniziai a diffondere il materiale di propagan-
da, tornai a incontrare e salutare lo stesso venditore. Ma lui, con mia grande sorpresa, mi
afferr per il braccio e fece un fischio. Dal nulla comparvero due poliziotti in abiti civili, e i
tre mi ridussero allimpotenza. Dopo pochi secondi, arriv pure unauto della polizia.
Nonostante il timore per la mia prima detenzione, non feci a meno di pensare: Caspita
che mobilitazione per un pigmeo come me!.
Mi ritrovai nel cortile del Commissariato centrale, a poca distanza da dove ero stato
arrestato e dove erano stati fermati altri compagni sorpresi nellatto di distribuire i volanti-
ni. Io avevo ancora sotto la camicia alcuni manifestini, per questo chiesi di andare in bagno.
Ottenuto il permesso, mi liberai del materiale di propaganda gettandolo nel wc. Ma un pre-
sunto prigioniero doveva aver recuperato qualche volantino, perch arriv nella sala dove
venivo interrogato e pose dei fogli maleodoranti sul tavolo di un ufficiale dicendo: Ecco il
materiale di cui questo Petizo ha tentato di liberarsi. Quel giorno, effettivamente, imparai
qualcosa sul rapporto tra apparenza e realt.
In carcere presi contatto con alcuni compagni che avevano avuto altre esperienze di
detenzione. Il primo obiettivo che dovevamo darci, secondo la loro opinione, era quello di
restare uniti e di organizzare alcune attivit che permettessero di rendere meno insopporta-
bile la mancanza di libert. Dovevamo anche sollecitare laiuto dei famigliari dei prigionieri
che abitavano in citt: ci servivano coperte, alimenti, indumenti. Ci dedicavamo soprattutto
allorganizzazione della vita carceraria: un gruppo puliva i bagni e gli spazi collettivi, un
altro suddivideva il vitto. Io, insieme a Elorza, un giocatore di football di Mendoza, mi
incaricai di riempire di carta una calza in modo che assomigliasse ad un pallone da usare
nelle ore del giorno che erano dedicate allo sport.
Quelle attivit ci avevano fatto perdere la sensazione dessere detenuti. Ma la realt
riprese il sopravvento, quando sentii la voce stentorea del capo delle guardie che diceva:
Dalmastro, Mndez Vaca, Gonzlez a testimoniare. Quei tre nomi corrispondevano ai

3 Piccolo, nomignolo con cui era conosciuto Granado per la sua statura. Un altro suo soprannome tipico (lo
chiamava cos anche il Che) era Mial (contrazione di Mi[o] Al[berto]) [n.d.r.].

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pi noti dirigenti comunisti della Facolt di medicina. Ci stava ad indicare che la polizia
non si stava muovendo alla cieca: aveva informazioni molto precise sulla situazione politi-
ca allinterno dellUniversit. Intanto, con il passare dei giorni, aumentava il numero dei
detenuti e peggioravano le condizioni di vita allinterno della prigione.
Gregorio e Toms, i miei fratelli, si alternavano nel compito quotidiano di portarmi da
mangiare. Toms, il pi delle volte, veniva in carcere accompagnato dal suo amico Ernesto
Guevara de la Serna: proprio colui che, alcuni anni dopo, si sarebbe trasformato nel guer-
rigliero eroico Che Guevara. In uno dei colloqui, comunicai a mio fratello e a Ernesto che
noi detenuti avevamo intenzione di sollecitare agli studenti delle scuole medie superiori una
manifestazione a favore degli universitari che avevano indetto lo sciopero generale. In quel
modo, volevamo che la cittadinanza prendesse consapevolezza della situazione e che le
autorit iniziassero a processare i detenuti (che fino a quel momento non figuravano uffi-
cialmente come tali).
Quellepisodio registrato in modo indelebile nella mia memoria, perch si pu dire
che fu la prima occasione in cui Ernesto il futuro Che espresse in modo chiaro quella
che sarebbe stata la sua norma di condotta nella lotta per un mondo migliore. Muovendo la
testa quasi completamente rasata da l che sarebbe nato il suo nomignolo di Pelado nel
gesto di un no, piegando le sopracciglia e socchiudendo gli occhi, Guevara esclam:
Scendere in piazza, in modo che la polizia ci massacri di botte? Io, se non mi danno un
revolver, non mi muovo.
Senza aggiungere altro, si allontan lentamente nel lungo corridoio. Io lo osservai tra lo
stupito e lammirato per linaspettata risposta che aveva dato alla mia richiesta. Nel corso
della sua vita quellatteggiamento si sarebbe ripetuto molte altre volte, di fronte alla deci-
sione di adottare determinate forme di lotta.
Poche settimane dopo, si produsse un cambiamento al vertice del governo: fu sospeso
lintervento della polizia allinterno dellUniversit e gli studenti arrestati vennero amni-
stiati. Cominci da quel momento un periodo di relativa calma. Nasceva una nuova forza
politica capeggiata dal Ministro del lavoro, il colonnello Juan Domingo Pern, che avrebbe
cambiato completamente la topografia dei partiti politici formatisi dopo il golpe militare del
1930.

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LA MADRE CELIA DE LA SERNA
di Adys Cupull e Froiln Gonzlez1

I primi anni

Chi la conobbe la descrive come una donna appassionata, impetuosa, affascinante, dalla
mente agile, con uno spiccato temperamento femminile, temeraria, audace, colta, politiciz-
zata, sensibile, ingenua, che affrontava qualsiasi difficolt senza indugi, che esprimeva le
sue idee ovunque, polemica e aggressiva quando lo riteneva necessario, carismatica, attenta
agli studi dei suoi figli, intelligente e dal forte carattere.
Celia de la Serna era nata il 23 giugno del 1906. Suo nonno paterno, Juan Martn de la
Serna, era proprietario di grandi haciendas, aveva partecipato alla Campagna del deserto,
sostenuta per decenni dagli eserciti di soldati gauchos che avevano sterminato la popolazio-
ne indigena per appropriarsi delle loro terre. In questo modo acquist nuove propriet nella
provincia di Crdoba, dove una stazione ferroviaria e la localit vicina portavano il suo
nome. Come era costume dellepoca, compr il titolo di Senatore della Repubblica per
30.000 pesos, il che gli permise di aumentare le sue ricchezze. Juan Martn de la Serna
discendeva dal Virrey [Vicer] de la Serna, che aveva governato il Per nel XVIII secolo.
Aveva fondato la citt di Avellaneda e faceva parte delloligarchia proprietaria terriera e
conservatrice di Buenos Aires.
Si era sposato con Carmen Ugalde, che mor durante unepidemia di febbre gialla, che
aveva imperversato a Buenos Aires nel 1871. Da questa unione era nato un figlio, Juan
Martn de la Serna Ugalde, padre di Celia, che sin dalla giovent entr nelle file dei radicali
e mantenne una ferma posizione contro la corruzione, fu un uomo dal comportamento one-
sto e molto rispettato. Si laure in Diritto e Scienze sociali e divenne un uomo di vasta cul-
tura, il che gli permise di partecipare attivamente alla vita politica e sociale del paese. Fece
parte del gruppo di giovani radicali che nel 1890 mise in atto un processo rivoluzionario
contro loligarchia al potere, diretta allora dal presidente argentino Migul Jurez Celman,
rappresentante del conservatorismo e degli interessi inglesi. Juan Martn de la Serna fu diri-
gente della Giovent radicale del Partito liberale popolare fondato da Leandro Alen, e
amico di Hyplito Yrigoyen,
Per la sua preparazione e capacit politica svolse importanti funzioni: fu professore
della facolt di Diritto dellUniversit di Buenos Aires, deputato nazionale ed erede di
unimponente fortuna. Spos Edelmira Llosa, donna molto cattolica e di educazione conser-
vatrice, fondando la casata dei Serna Llosa.
Alla fine del secolo scorso, si rec in Germania per studiare Economia politica. Lo
accompagnarono la moglie e i figli Carmen, Jorge, Edelmira e Arturo. A Berlino ebbe
responsabilit diplomatiche e giunse ad essere ambasciatore argentino in questo paese, dove
nacque sua figlia Sara. La sua permanenza e le sue funzioni in Germania fecero s che i suoi
figli imparassero a parlare in tedesco, francese e spagnolo. Al ritorno definitivo a Buenos
Aires, nacque Celia.
Juan Martn de la Serna mor poco prima dellinizio della Prima guerra mondiale, colpi-
to da una grave malattia. Durante il suo ultimo viaggio in Europa si suicid, e il suo cadave-

1 Tratto da Adys Cupull e Froiln Gonzlez, Canto inconcluso. Una vida dedicada al Che, Editora Poltica, La
Habana 1998, pp. 7-31, 151 sgg, 171, 184-7. Traduzione di Antonella Marazzi.

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re fu gettato in mare, come era costume dellepoca, perch le traversate duravano mesi e
sulle navi non vi erano frigoriferi.
La pi piccola dei suoi figli pot godere poco del calore paterno; tuttavia la vita politica
e sociale che pratic, le fece comprendere quanto suo padre fosse stato un disincantato
uomo del suo tempo. Celia crebbe ascoltando i racconti della famiglia e apprezz limpor-
tanza dellimponente collezione di libri, documenti, diplomi e riconoscimenti di suo padre.
Nel 1913 mor donna Edelmira e Celia, a sette anni, rimase sotto la protezione dei suoi fra-
telli, quasi tutti giovani. Carmen era la maggiore, essendo nata il 3 settembre 1894, e a
diciannove anni assunse la responsabilit della casa. Nonostante lassenza dei genitori, la
famiglia godeva delle ampie risorse economiche ereditate, il che le permetteva un alto livel-
lo di vita.
Sin dalla pi tenera et, cominciarono a delinearsi in Celia quella ribellione, caparbiet
e audacia che avrebbe poi manifestato successivamente.
Per la tradizione familiare religiosa, tutti i de la Serna Llosa ricevettero uneducazione
consona a questi princpi. Celia venne educata in un istituto cattolico per signorine: la
Scuola del Sacro Cuore della citt di Buenos Aires. L comp i suoi studi elementari e parte
delle scuole secondarie.
Allinizio del 1920, quando comp i quattordici anni, la situazione argentina si radica-
lizz a causa di alcuni tragici avvenimenti verificatisi nel decennio precedente: tra questi, le
lotte operaie violentemente represse nelle strade di Buenos Aires. Si protestava per le mas-
sicce fucilazioni di peones avvenute nelle fattorie della Patagonia. Tutto ci, unito allacce-
sa reazione avutasi nel paese per la proclamazione dellautonomia universitaria, erano temi
apertamente analizzati e dibattuti in famiglia.
I Serna avevano ereditato varie fattorie nella provincia di Crdoba, tra Ros e La Plata.
Nella scuola per signorine, oltre ad assistere alla messa, Celia impar a cucinare, rica-
mare, tessere e cucire. Con molto interesse studi la lingua francese e successivamente lin-
glese e un po di tedesco.
Acquis tutta la preparazione richiesta affinch una donna della classe sociale cui appar-
teneva potesse formarsi una famiglia e presentarsi in societ.
Celia era una lettrice insaziabile, il che la forn di una vasta cultura: scriveva poesie,
conosceva le opere di molti autori, leggeva Amado Nervo, che conobbe personalmente, poi-
ch frequentava la sua casa, essendo innamorato di sua sorella Carmen, cui dedic alcune
poesie ancora inedite. Le conversazioni con Nervo le lasciarono un gradito ricordo. Si par-
lava de La amada inmovil, El arquero divino e dei suoi racconti come El bachiller, Pascual
Aguilera e altri. Si interessava anche allopera di Charles Baudelaire, Paul Verlaine e
Stphane Mallarm, che leggeva in perfetto francese. Serate di intimit, di conversazioni
fresche e giovanili, in cui insieme ai fratelli e agli amici si godeva la primavera della vita.
Nella grande casa di calle Junn dove vivevano, si parlava e discuteva di arti e di scienze.
Carmen traduceva in tedesco i versi di Amado Nervo. Tra i loro amici vi erano: Pedro
Miguel Obligado, Roberto Arit, Maria Rosa Oliver, Cayetano Crdova Iturburu, Gabriela
Mistral e Victoria Ocampo.
Celia, insieme ai suoi fratelli, visitava spesso le haciendas che avevano ereditato dai
loro genitori. Giocava a tennis, montava a cavallo e correva per i campi. Le piaceva anche
fare il bagno nei fiumi; arriv a essere una grande nuotatrice. Vestiva allultima moda, ma
con semplicit; guidava lauto di famiglia con disinvoltura, il che provocava lammirazione
dei passanti. Gareggiava nel nuoto con suo fratello Jorge, considerato un esperto. Fu una
delle prime donne di Buenos Aires a tagliarsi i capelli la garonne, fumava e accavallava
elegantemente le gambe in pubblico, il che era considerato il massimo del femminismo.
Andava a teatro e le piaceva giocare a carte. Fu anche una delle prime donne argentine a
salire su un aereo, molto risoluta, senza paura, insieme a suo fratello Jorge che stava impa-
rando a pilotare. I suoi atteggiamenti e decisioni inducevano in molti ammirazione e in altri

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spavento o biasimi e critiche. Fu una ragazza portabandiera della modernit. Nonostante la
formazione religiosa della famiglia, Celia cercava di godersi la vita, e per questo si scontr
con il conformismo della societ e visse in pieno accordo con le proprie idee.
Nel decennio tra il 1920 e il 1930, la penetrazione del capitale nordamericano in
Argentina era aumentata e cercava di soppiantare il predominio assoluto del capitale britanni-
co. I de la Serna discutevano questi avvenimenti politici ed economici; e Celia, che aveva uno
spirito polemico e amante della discussione, criticava con forza le ingiustizie e le disegua-
glianze esistenti. Odiava lipocrisia e la menzogna, e per questo smascherava i commedianti.
Nel 1926, la giovane, senza terminare il livello di istruzione liceale e di fronte allinsi-
stenza delle suore affinch si facesse monaca, abbandon la scuola per signorine. La fami-
glia si oppose tenacemente a questa decisione, ma non riusc a convincerla.

Il suo amore appassionato

Nel 1927, alcuni avvenimenti politici fecero nascere dei dubbi nella sua coscienza: gli
Stati Uniti occuparono militarmente il Nicaragua, evento che venne criticato dai settori
intellettuali, progressisti e democratici dellAmerica latina.
Allinizio dellanno Celia si fidanz con Ernesto Guevara Lynch. Il giovane aveva sette
anni pi di lei e apparteneva a unimportante famiglia argentina, era figlio di Roberto
Guevara Castro e Ana Lynch Ortiz, che possedevano haciendas e denaro. Nella sua singola-
re famiglia si incontravano fondatori della citt di Mendoza e cercatori doro nella conca
aurifera delle sabbie del fiume Sacramento, in California, cos come in altri territori messi-
cani durante il XVIII secolo.
Celia fu impressionata da questo giovane e, a sua volta, egli rimase colpito dalla sua
delicata e svelta figura, i suoi occhi neri dallo sguardo intelligente, la sua semplicit ed
eccezionale eleganza.
Per entrambi, quellincontro rappresent il punto culminante della loro giovinezza. A
partire da quel momento le loro vite furono unite dallamore, nonostante lopposizione di
alcuni famigliari tra i de la Serna, che accusarono Ernesto di essere la causa dellabbandono
degli studi da parte di Celia. La decisione, laudacia e la volont della coppia, resero possi-
bile la nascita di quellamore e il fatto che la famiglia Guevara de la Serna germogliasse e
perdurasse nel tempo e nella storia.
I due giovani si erano conosciuti nella fattoria dei Los Echage. Don Ernesto ricord
lincontro nella casa di calle Junn e scrisse dei buoni rapporti strettisi con tutta la famiglia,
fino al momento in cui non si resero conto che tra loro vi era qualcosa di pi di una sempli-
ce amicizia, e da parte di alcuni dei suoi fratelli, soprattutto di Carmen, Arturo e Sara,
cominci una guerra contro di lui. Anni dopo, don Ernesto spieg, nel suo libro Mio figlio il
Che, che nel 1927, per le leggi argentine, Celia era minorenne nonostante avesse gi ven-
tunanni, e comunque non accett limposizione della famiglia e prese la decisione di anda-
re a vivere con la sua protettrice, Mercedes Lacroze Llosa, zia di sua madre. Arturo e Sara
cercarono di parlarle, e tra le altre cose criticavano don Ernesto per labbandono degli studi
universitari, ma Celia decise di continuare il suo fidanzamento, il che provoc una forte rea-
zione nei fratelli. Essi incolpavano don Ernesto della rottura famigliare e dellabbandono
degli studi da parte di Celia.
Le nozze avvennero il 9 novembre 1927 nella casa di Edelmira, sorella di Celia, che era
sposata con largentino di origine irlandese Ernesto Moore. I suoi fratelli Jaun Martn e
Jorge parteciparono alla cerimonia.
Gli sposini prepararono un piano per la loro vita futura e decisero di insediarsi nel porto
di Caraguatay, sul fiume Paran, nella provincia di Misiones, dove Ernesto e Celia avevano
investito del denaro nellacquisto di duecento ettari di terra con piantagioni di yerba mate.

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Secondo quanto riportato sul documento di compravendita, nel Registro di propriet di
Posadas, capitale di Misiones, Tomo 75, foglio 135, la fattoria venne venduta da Nicols
Abraham Avellaneda e don Alfredo Echage, che furono rappresentati da don Pedro Len
Echage, al prezzo di 14.400 pesos, moneta nazionale, i quali furono versati nella seguente
forma: 7.200 pesos subito e il resto in due quote di 3.600 pesos ciascuna, con linteresse del
sei per cento e con lipoteca del medesimo immobile.
La regione, con una popolazione in maggioranza guaran, era una zona selvaggia e con
abbondanza di animali selvatici. La decisione venne aspramente criticata dai fratelli di
Celia. I cattivi rapporti peggiorarono.
Ernesto and a Caraguatay e costru una casa disegnata da lui stesso, tutta di legno, con
grondaie e ballatoi; montata su tronchi di alberi per proteggere sua moglie e i suoi futuri
figli. Venne costruita su unansa del Paran, su un pendio di una collina da dove si poteva-
no individuare le barche molto prima che transitassero nel luogo dove era situata la casa.
Il fiume aveva una larghezza di seicento metri e sullaltra sponda cominciava lintricata
e disabitata selva paraguayana. Per arrivare fin l, lunica via era attraverso il fiume Paran.
Celia coraggiosamente non trem nel prendere il battello verso il suo nuovo destino. Suo
figlio stava crescendo nel suo ventre. Ed era felice.
Nella selva di Misiones conobbe una realt sociale sconosciuta: lo stato di abbandono in
cui vivevano i guaran, le condizioni materiali di vita dei peones e il modo inumano in cui
venivano trattati. Vide come la yerba mate fosse coltivata in alcune haciendas da veri e pro-
pri schiavi, che saldavano il loro debito con i padroni solo con la morte. Larretratezza e il
degrado delluomo costituirono un oltraggio permanente e intollerabile per lei, e sebbene
gi conoscesse altre forme di ingiustizia nella citt, verific quanto tutto ci fosse in con-
traddizione con i precetti cristiani che le avevano insegnato.
A contatto con questi abitanti, Ernesto scrisse che l avevano conosciuto il mens,
discendente dellindio completamente dipendente dalla protezione delle missioni gesuite
spagnole, che non aveva potuto liberarsi della propria schiavit dal padrone, che portava la
vecchia eredit della colonizzazione spagnola nel sangue, come una stimmata, e continuava
a essere il servo dei grandi signori.
Celia vedeva come giorno dopo giorno i peones sempre con lascia in spalla o con il
machete, andavano a lavorare aprendosi il cammino nella selva.
E intu come queste tremende disuguaglianze e lo sfruttamento di cui erano vittime, ori-
ginavano odio e tensione nella regione. Criticava il trattamento riservato a questi esseri
umani, ma non temette la vita ostile e dura, n il procedere della sua prima gravidanza in
quel luogo.
Con allegria e forza di volont divise quei giorni con il marito. Don Ernesto apprezz
questo atteggiamento mettendo in risalto il fatto che per una donna come lei, nata a Buenos
Aires, allevata nellabbondanza e abituata a ogni tipo di attenzioni, il trasferimento al centro
di quella terra piena di mistero, dove la protezione della sua vita era affidata al machete o
alla pistola, era ammirevole ed ebbe una forte influenza su di lei.
Nel mese di giugno del 1928, la coppia part da Caraguatay alla volta di Buenos
Aires, navigando lungo il Paran: aspettavano la nascita del primogenito della famiglia.
Si fermarono nella citt di Rosario, dove don Ernesto doveva risolvere alcune questioni
riguardanti linstallazione di un mulino per la lavorazione del mate. In questa citt inizia-
rono le doglie e Celia fu portata immediatamente in una clinica e alle tre e cinque della
mattina del 14 giugno 1928 diede alla luce un neonato al quale diedero il nome di
Ernesto.
Testimoni alla registrazione del nuovo nato furono un cugino di don Ernesto, di nome
Ral Lynch e un autista di taxi che, secondo i dati registrati sul documento di nascita, era
un brasiliano chiamato Jos Beltrn. Celia venne successivamente trasferita in un apparta-
mento situato in calle Entre Ros n. 480. Pochi giorni dopo, suo figlio si ammal di bronco-

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polmonite e per aiutare Celia arriv sua suocera, Ana Lynch, accompagnata dalle figlie
Ercilia e Beatriz; soprattutto questultima prest cure speciali al nuovo nato. Quando
miglior, tornarono a Buenos Aires.
La prima foto di Celia con suo figlio fu scattata in un parco della citt di Rosario e
venne inviata a sua sorella Edelmira con la dedica seguente:
Perch tu possa conoscere in anticipo il nipote; ti manda un abbraccio lui ed io. Tua Celia. Arriveremo
l11. Lunica cosa che conosce il nipotino il parco di Rosario e lo ha conosciuto oggi 5. Guarda che
gambette a patata ho fatto.

Circa due mesi dopo la coppia Guevara de la Serna and a Buenos Aires e si insedi
nella casa di Ana Lynch Ortiz. Don Ernesto cominci a lavorare nel cantiere navale Ro de
La Plata e si costru una lancia con la quale navigavano lungo il delta del Paran e del Ro
de La Plata.
Celia portava il piccolo nei giardini di Palermo a passeggiare, a volte sola, altre accom-
pagnata da Mara Esther Otamendi, moglie di Marcelo Guevara, suo cognato. La coppia
visit famigliari e amici insieme al loro beb. Celia amava portare una collana di perle,
certe volte indossava scarpe alte e cappello. Insieme visitarono Ascochinga, lhacienda
Galarza nella provincia di Entre Ros, dove viveva sua sorella Edelmira e l Celia trascorse
piacevoli momenti di intimit.
In quello stesso 1928, sua sorella Carmen si spos con il poeta marxista Cayetano
Crdova Iturburu, evento che contribu a rafforzare i loro legami. Celia fu contenta quando
ricominciarono i rapporti con Carmen. Con Jorge e sua moglie Margarita Ezcurra i rapporti
erano stati sempre buoni. Ernestito venne battezzato da Pedro Len Echage, particolar-
mente stimato da Celia ed Ernesto. Celia non dimentic neppure le monache della scuola
del Sacro Cuore che apprezzava e per questo motivo mantenne con loro affettuosi rapporti.
La coppia e il loro beb visitarono la casa della famiglia Gamas, a Morn; la fattoria El
Socorro, della famiglia Snchez Echage; lhacienda Santa Ana de Ireneo de la Portela,
propriet di doa Ana Lynch, tutte nella provincia di Buenos Aires.
La casa di sua suocera aveva ampie sale, undici camere da letto, vari bagni, portici, giar-
dini con panche di legno e molti alberi. Aveva campi estesi con bestiame bovino, equino e
ovino, vari pollai e colombaie. Si organizzavano grandi riunioni famigliari, dato che Ana
Linch aveva 12 figli.
Celia strinse ottimi rapporti con la famiglia di don Ernesto. Sua cognata Beatriz si pren-
deva cura con amore di Ernestito, che chiamava affettuosamente Tete, e allaltra cognata,
Susana, piaceva portarlo a passeggio. In quello stesso 1928 venne rieletto presidente argen-
tino Hiplito Yrigoyen, che in giovent era stato amico del padre di Celia.

Le selve di Misiones

Qualche mese dopo tornarono a Caraguatay. Si imbarcarono nel porto di Rosario per
navigare il Paran alla volta di Misiones. Sul battello viaggiavano molti menses. Celia por-
tava Ernestito avvolto in una coperta felpata, per proteggerlo dal vento gelido che si infiltra-
va tra le fessure dellimbarcazione, e la sua presenza destava la curiosit di tutti.
Dopo due giorni di navigazione, arrivarono a destinazione e si insediarono nuovamente
a Caraguatay insieme al loro piccolo. In quel luogo il divertimento preferito della coppia
era passeggiare nei dintorni o addentrarsi nei boschi.
Don Ernesto raccont che Celia amava la natura, il paesaggio selvaggio, le numerose
farfalle dai pi svariati colori, gli uccelli che fuggivano e si perdevano tra il fogliame, i
ruscelli o le sorgenti che tagliavano il cammino e i pappagalli che, nei giorni sereni, passa-
vano volando a gruppi di migliaia, emettendo costantemente forti richiami.

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Sulle sponde del Paran crescevano molti alberi: la ceiba, il pino, il lauro nero e la
guayaba. Soprattutto i pappagalli attiravano lattenzione di Celia, e in quei luoghi vivevano
le palome, il tucano, le gazze e le cesene. Dato che vi erano molti insetti, proteggeva suo
figlio con dei calzoni a campana che cuciva lei stessa. Le piaceva accompagnare suo marito
a pesca, si inoltravano con una barca lungo il fiume, fino ai ruscelli che sfociavano nel
Paran e in tal modo attraversavano la selva e potevano osservare gli animali selvatici.
Nellestate del 1929, ricevette la visita della sorella Edelmira che arriv col marito, il
signor Moore, e i suoi bambini, Juan Martn ed Ernesto. Celia venne fotograta accanto ai
nipoti e al figlioletto; per essi dimostrava una particolare tenerezza.
Le sorelle uscivano a passeggiare nei dintorni su un carro trainato da cavalli. In quelle-
poca viveva in casa Carmen Arias, una ragazza che la aiutava nelle faccende domestiche e
nella cura del figlio. Nei suoi momenti liberi Celia leggeva o cuciva, a volte tesseva o gio-
cava col figlio. Con Ernesto amavano prendere il mate allaria aperta o passeggiare; a Celia,
soprattutto, piaceva fare il bagno nel Paran. Era intrepida, alcuni pensavano che fosse
imprudente, ma le piaceva superare le difficolt.
Celia incoraggiava il marito nel fare nuovi progetti per la produzione del mate e nellu-
manit con cui faceva lavorare la manodopera: utilizzava pochi coltivatori ed essi erano ben
retribuiti.
Per avere una resa migliore, don Ernesto doveva completare il ciclo di trasformazione,
installando un mulino per manifatturare, impacchettare e vendere il prodotto finito; per que-
sto motivo inizi le pratiche per impiantarlo, ma si richiedeva molto denaro, e abbandon il
progetto.
Nel 1929 la coppia fece unescursione da Caraguatay fino alle cataratte del fiume
Iguaz, circa duecento chilometri a nord. Viaggiarono su un vecchio barcone, lo Itazaing,
che faceva settimanalmente il percorso da Posadas, capitale di Misiones, fino a Puerto
Aguirre, alla frontiera col Brasile. Celia rimase colpita di fronte alle enormi cascate di
acqua. L conobbe i genitori di quella che sarebbe poi diventata una delle pi grandi registe
cinematografiche argentine: Mara Luisa Bemberg.
In quello stesso anno, e ormai prossima a partorire per la seconda volta, ritorn con il
marito a Buenos Aires. Celia si accomiat da Caraguatay non immaginando che non sareb-
be pi tornata a viverci. Percorse agilmente la discesa franosa verso il fiume con la sua pan-
cia voluminosa, mentre Carmen Arias portava Ernestito tra le braccia. Dopo quattro ore di
barca incrociarono il battello Iber che li avrebbe condotti a Buenos Aires, distante circa
2.700 chilometri lungo il fiume.

La dimora di Buenos Aires

Nella capitale argentina alloggiarono in casa della suocera, in calle Santa Fe n. 3258, e
successivamente andarono a vivere nel sobborgo di San Isidro, in calle Alen, sulle sponde
del Ro de La Plata. L vicino viveva sua cognata Mara Luisa Guevara con il marito Martn
Martnez Castro.
Era il 1929, gli argentini subivano una crisi economica profonda e loligarchia agroe-
sportatrice promosse un colpo di Stato, nel mese di settembre, contro il presidente Hiplito
Yrigoyen, che port alla presidenza il generale Jos Flix Uriburu. Il nuovo capo di Stato
manifestava pubblicamente le sue simpatie per il fascista italiano Benito Mussolini. In que-
sto modo, cominciava la fase conosciuta come il decennio infame, un periodo di intro-
missione straniera e intensa penetrazione del capitale nordamericano, i cui rappresentanti
volevano impadronirsi del petrolio argentino.
Celia figlia ricorda che la mamma le raccont che il 30 dicembre 1929 si incontr con
sua sorella Sara, in un negozio di Buenos Aires, e la colse una grande emozione, poich non

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si vedevano dal matrimonio con suo padre, e si abbracciarono a lungo. In quel momento
cominciarono le doglie, e il giorno seguente nacque Celia.
Un giorno in cui Celia, don Ernesto ed Ernestito erano andati nella piscina del club a San
Isidro, il piccolo si sent molto male, gli mancava laria. Allarmati, consultarono il medico
che diagnostic la terribile patologia asmatica di cui da allora avrebbe sempre sofferto.
Durante il decennio infame, la crisi economica argentina si acutizz, aumentarono la
disoccupazione e lesodo della popolazione contadina verso le citt, soprattutto Buenos
Aires; i mendicanti pullulavano per le strade, i furti e gli assalti erano continui, gli operai
discriminati, e si contavano a centinaia di migliaia le famiglie che vivevano in condizioni
subumane. Fu un periodo di ristrettezze economiche per la famiglia Guevara. La pressione
sociale costrinse il governo a convocare le elezioni per il 5 aprile 1931, e si succedette una
serie di cospirazioni militari.
La coppia si trasfer in un appartamento in calle Bustamante, angolo con Pea, a Buenos
Aires. Il 18 maggio di quellanno, nacque il terzo figlio, che chiamarono Roberto.
Celia e don Ernesto videro aumentare le spese per la crescita della famiglia e la compar-
sa della malattia di Ernestito. I loro risparmi erano molto diminuiti. Con i tre figli continua-
rono a vivere nella capitale dove gli attacchi di asma del piccolo si ripetevano con grande
frequenza. Da allora non vi fu riposo per la coppia: molte notti rimanevano svegli accanto
al figlio controllandone la respirazione. A Celia piaceva giocare con i figli, portarli in spalla
e inseguirli nei cespugli, dar loro personalmente da mangiare, visitare la famiglia nella
hacienda di Santa Ana de Ireneo de la Portela. Per non era completamente felice, lasma di
Ernestito continuava e non migliorava nonostante le medicine. Il dottor Mario ODonnell li
consigli di cercare un clima pi favorevole per la malattia, ed essi decisero di partire per la
provincia di Crdoba.
Durante questi primi anni 30, la situazione di crisi economica politica e sociale
dellArgentina continu a peggiorare. Il 20 febbraio 1932 assunse la presidenza il generale
Augustn P. Justo.
Colpiti anche dalla situazione del paese, Celia ed Ernesto decisero di continuare la colti-
vazione del mate nella fattoria di Caraguatay; il 31 marzo 1932 completarono le formalit
relative alla propriet della fattoria, di fronte al notaio Ramn E. Espeche, sancite definiti-
vamente il 9 aprile di quello stesso anno; per la famiglia non poteva ritornarvi, la malattia
del figlio maggiore segnava il futuro cammino delle loro vite.

Alta Gracia

Ernestito era al centro delle loro preoccupazioni. Curarlo fu sempre la cosa pi impor-
tante per tutti. Era necessario mettersi alla ricerca del clima che consigliava il medico. Fu
per questo che nellaprile del 1932 la coppia con la sua prole part da Buenos Aires verso le
montagne. La famiglia Guevara arriv nella citt di Crdoba e prima di trasferirsi nella
localit di Argello scese allhotel Plaza e affitt un appartamento con le finestre sulla piaz-
za San Martn. Il piccolo non resisteva al clima della capitale, rivel anni dopo Celia alla
stampa, dicendo che il padre si abitu a dormire seduto nella cameretta del primogenito,
perch Ernestito, appoggiato al suo petto, sopportava meglio lasma.
Di questo periodo, don Ernesto ha raccontato come lasma del figlioletto cominciasse a
influire sulle loro decisioni e ogni giorno imponesse nuove restrizioni ai loro movimenti.
Ricordava con orgoglio la tenacia di Celia nel difendere il figlio contro questa malattia.
Speravano di trovare un medico o qualche medicina che interrompesse gli attacchi, per
non riuscendoci, cercarono un cambiamento radicale di clima.
Ad Argello rimasero poco tempo, il clima non era indicato e, su consiglio del medico
Jorge Ferrer, andarono ad Alta Gracia, una piccola cittadina della provincia di Crdoba, una

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delle pi importanti sedi gesuite dellepoca coloniale. Nel 1933 era una localit estiva per
malati delle vie resporatorie, per il suo clima eccellente, con montagne poco elevate e molti
alberi, con i suoi quartieri alti residenziali e la sua parte bassa, dove vivevano le persone
meno abbienti: i peones, i lavoratori delle miniere o i ferrovieri e altri impiegati.
La famiglia Guevara visse ad Alta Gracia dieci anni, dal 1933 al 1943. In questa citt
Celia svolse unimportante attivit sociale di collaborazione con le scuole dove studiavano i
suoi figli.
Clara Pea, amica dei Guevara, ha raccontato che la prima volta che vide la giovane
coppia, questa aveva con s i piccoli, che attrassero la sua attenzione; la bambina era paffu-
ta, molto ordinata, vestita come le figlie bene di Buenos Aires, con cappello e cappottino
inglese, e il figlio maggiore, ordinato e distinto; il giovane sposo era molto loquace e Celia
unacuta osservatrice.
Alloggiavano allhotel Sierras e subito Celia cominci a esplorare i dintorni con i suoi
tre figli per le colline circostanti. Un pomeriggio Celia usc a passeggiare con loro e arriva-
rono fino alla casa di un contadino dove si trattennero a chiacchierare a lungo, mentre don
Ernesto li cercava, molto preoccupato, temendo che avessero avuto un incidente. A Celia
piaceva conoscere le condizioni di vita delle persone; don Ernesto ha raccontato che non
abbandon mai labitudine di esplorare le colline, montare a cavallo e portare i suoi figli a
spasso in campagna o alla piscina dellhotel Sierra.
Durante questo periodo una notizia provoc inquietitudine e commenti in tutta
lAmerica: la guerra del Chaco. Ancora una volta lintervento dei grandi monopoli capitali-
sti, saccheggiatori del petrolio e dei minerali dei poveri paesi latinoamericani, semin la
discordia e provoc lo spargimento di sangue: questa volta, tra il Paraguay e la Bolivia.
Tutto ci faceva soffrire Celia e don Ernesto, perch in qualche modo provavano affetto per
le terre del Paraguay e i suoi abitanti. In questo periodo don Ernesto si dedic al lavoro di
architettura, partecipando a varie attivit edilizie.
La coppia seguiva da vicino anche gli avvenimenti europei. Nel 1933 veniva designato
cancelliere tedesco Adolf Hitler, che stabil buone relazioni con Benito Mussolini, fondato-
re del Partito fascista italiano: questa corrente ideologica aveva simpatizzanti in Argentina.
Il 28 settembre di quellanno, la citt di Crdoba fu scossa per un assassinio politico che
commosse la cittadinanza; si trattava di Jos Guevara, deputato provinciale del Partito
socialista, che fu ucciso a colpi di fucile dal fascista Rodolfo Odonetto; questi, durante un
comizio in cui parlava Guevara, si avvicin alle spalle, grid Abbasso il fascismo provo-
cando disorientamento e, nella confusione, spar contro il deputato. Questo assassinio
venne commentato da tutta la citt di Alta Gracia e per la somiglianza del cognome, molte
persone credettero che si trattasse di un loro parente.
Il 28 gennaio 1934 nacque il quarto figlio: Ana Mara. Quello stesso anno a Marsiglia,
in Francia, assassinarono il re Alessandro di Jugoslavia e il Ministro degli esteri francese, e
Hitler si trasform nel Frher del Terzo Reich. Questi eventi vennero commentati nei circo-
li di amici frequentati da Celia e Ernesto. In quello stesso anno mor il fratello Juan Martn,
e Celia condivise il dolore di sua cognata, Leonor Espeche e delle nipoti Mercedes e
Leonor.
Nel 1935 una notizia sconvolse Alta Gracia, Crdoba, Buenos Aires, tutta lArgentina e
il mondo intero: laereo sul quale viaggiava Carlos Gardel si scontr con un altro a
Medelln, in Colombia, e si incendi. Il rimpatrio dei resti dellidolo del tango e la sepoltura
furono seguiti da una moltitudine di persone.
Nella casa dei Guevara si comment la morte e Celia ne soffr: anche lei ammirava il pi
famoso interprete della canzone argentina. Tra gli amici si discutevano i dettagli dellinci-
dente, del forte colpo di vento verificatosi nel momento in cui laereo si stava alzando in
volo e che lo aveva lanciato contro laltro che si preparava a partire per Bogot, delle grida
di orrore e della violenta esplosione che aveva aumentato il fuoco in quel tremendo scenario.

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Il quotidiano El Mundo, in data 27 giugno, riportava la notizia secondo la quale la
scomparsa di Gardel aveva provocato in tutte le latitudini della terra unondata di commo-
zione, perch tutti i popoli lo vedevano come linterprete dei suoi sentimenti pi veri. Celia,
che era unammiratrice del cantante, aveva ascoltato dalla voce del cantante Mis Buenos
Aires querido, Milonguita, Galleguita, Mi noche triste, El da que me quieras e Cuesta
abajo. Tanghi famosi a Buenos Aires, lAvana, Parigi e altre importanti citt del pianeta.
La vita continu nella tranquilla Alta Gracia: Celia insegnava a leggere e a scrivere con
pazienza a suo figlio malato, trasmettendogli le sue conoscenze della matematica e nozioni
di francese. Don Ernesto ricorda che guidava la piccola mano per scrivere le prime lettere
alla zia Beatriz e alla nonna Ana per le quali Celia mostr sempre un affetto particolare.
Beatriz, da parte sua, svilupp una materna protezione verso Ernestito; e Celia non fu mai
gelosa, al contrario stimol molto laffetto prodigato dalle zie e dalla nonna, e soprattutto
da Beatriz.
Colta e politicizzata, Celia era abituata a esprimere liberamente le proprie idee, parlava
con il marito degli avvenimenti nazionali e internazionali e ci provocava accanite discus-
sioni.
LAmerica Latina continuava a essere sconvolta dalla guerra del Chaco, a partire dalla
quale si stava sviluppando molto il sentimento nazionale paraguaiano. Discutevano sulle-
sercito di uomini cenciosi e scalzi che difendevano il territorio. Don Ernesto racconta che
allepoca il mondo democratico era commosso da questa guerra.

Solidariet con i repubblicani spagnoli

Nel 1936 un altro avvenimento di portata mondiale commosse la famiglia: quellanno si


ebbe la sollevazione del generale Francisco Franco contro la Repubblica spagnola, appog-
giato dagli eserciti fascisti di Hitler e Mussolini.
La coppia aveva unintensa vita sociale ad Alta Gracia: si riunivano con gli amici, leg-
gevano e andavano allhotel Sierra. Parlando di questa citt, suo fratello Roberto Guevara la
descrive con una popolazione che aveva due tipi di vita: quella dei turisti che vi venivano in
vacanza e la propria, che si sviluppava quando questi se ne andavano.
Essi avevano la caratteristica di vivere a contatto con entrambi i tipi, perch manteneva-
no rapporti di amicizia con le famiglie ricche e agiate, ma anche con i poveri che vivevano
permanentemente in citt. Pertanto, tra i loro amici vi erano i figli dei contadini e delle per-
sone che si occupavano delle case e delle propriet.
Vissero circa sei mesi allhotel La Gruta e poi si trasferirono a Villa Chichita.
Lepicentro della vita famigliare ad Alta Gracia fu una casa conosciuta come Villa Nydia,
luogo dove rimasero pi tempo, ma vissero anche allo Chalet de Fuentes, allo Chalet de
Forte e allhotel Cecil, finch non si trasferirono a Crdoba dove don Ernesto apr uno stu-
dio di architettura per svolgere la sua attivit.
In quegli anni Celia moltiplicava i suoi sforzi come madre, occupandosi della famiglia
ormai cresciuta; quando i figli erano in casa leggeva loro dei libri, inculcava loro lamore
per la lettura. La biblioteca occupava in casa un posto speciale, e cos pure nelle camere dei
figli; li portava a scuola, in piscina e permetteva loro di scorrazzare per la campagna o di
giocare in casa con gli amichetti: questa vita costituiva la sua felicit. Anni dopo, in unin-
tervista dichiar che quando si era sposata, aveva pensato di avere dodici figli.
Molte volte organizzava con i figli i compleanni dei loro amichetti e don Ernesto, che
era un appassionato di fotografia, riprese con la sua macchina i momenti felici che passaro-
no uniti.
Nelle case dove vissero si percepiva il calore di una grande famiglia, dove non manc
mai la presenza degli animali domestici.

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Prima che Ernestito compisse otto anni, Celia ricevette una circolare del Ministero del-
leducazione con la quale la avvisavano che il suo figlio maggiore aveva compiuto sette
anni e doveva essere iscritto a scuola. In una intervista data alla stampa ventanni dopo,
dichiar: Protestai immediatamente, dato che ero orgogliosa della mia preoccupazione che
i piccoli imparassero a leggere e a scrivere. Ho insegnato io a mio figlio le prime lettere,
dato che Ernestito non poteva andare a scuola.... Ernesto Guevara, riferendosi a questo
problema, spieg che Celia tutti i giorni dava a Ernestito le lezioni che gli avrebbero impar-
tito a scuola, e in questo modo crebbe lamore e il cameratismo tra madre e figlio; che tanto
a Ernestito che agli altri essa trasmise i valori umani e morali che avrebbero fatto prevalere
in essi i criteri della giustizia, dellonore, della sincerit; disse che era molto affettuosa con i
figli e specialmente con Ernesto, cui permetteva qualche birichinata e verso il quale era
meno esigente; che era solita circondarsi dei propri figli per farli studiare o per leggere loro
alcuni libri della letteratura universale.
Celia aveva una predilezione speciale per il libro Martn Fierro, di Jos Hernndez, scrit-
to nel 1872 e considerato come la massima rappresentazione dellepica gauchesca e opera
somma nel suo genere; lo leggeva ai suoi figli, che se ne stavano tranquilli ad ascoltare i rac-
conti che Celia commentava del cantastorie, che percorreva le localit contadine improvvi-
sando versi con un linguaggio chiaro e comunicativo e vicino alla realt, cantando la lotta
per la libert, contro le avversit e le ingiustizie, accompagnato sempre dalla chitarra.
Un altro libro commentato era Don Segundo Sombra, un racconto pubblicato nel 1926
,sulla vita del gaucho nella Pampa, scritto da Ricardo Guiraldes.
Celia permetteva che gli amici dei figli stessero nella sua casa come se fosse la loro.
Rosendo Zacaras, un bambino povero, orfano, che viveva con sua nonna Ana Petrona, e ven-
deva giornali e dolci per le strade di Alta Gracia, racconta che Celia gli permetteva di entrare
in casa e lo faceva giocare a calcio e, quando arrivava lora del t, lo chiamava insieme ad
altri amici poveri perch dividesse la merenda con i suoi figli, come se fosse uno di loro.
Da parte sua, Calica Ferrer Zorrilla ricorda che Celia divideva sempre ci che aveva,
aumentava le uova fritte o in camicia e chiedeva: Quanti sono?.
In questo senso Celia e don Ernesto condividevano il criterio che la casa dovesse essere
aperta a tutti i bambini, senza dare importanza alla loro classe sociale o alle condizioni econo-
miche. Nellestate del 1935 andarono a Mar del Plata e Celia era compiaciuta al vedere i suoi
figli nuotare; insegnava loro a non temere il mare e li stringeva a s perch le onde non li tra-
scinassero via. Nel 1937, suo cognato, il poeta e giornalista Cayetano Crdova Iturburu, and
a Madrid come corrispondente di guerra del quotidiano Crtica di Buenos Aires. Fu questa la
prima volta che Celia speriment la partecipazione diretta di una persona cara e vicina in un
conflitto bellico. Sua sorella Carmen venne a stare in casa sua con i suoi due figli: Fernando e
Carmen. Le due sorelle condivisero le angoscie provocate dalla guerra. Celia seguiva passo
passo gli avvenimenti e leggeva con avidit i servizi che scriveva Cayetano, il quale inviava
anche le sue impressioni personali e alcuni esemplari di giornali a bassa tiratura che venivano
pubblicati tra le file repubblicane, tra gli altri El Mono Azul, al quale collaboravano alcuni di
coloro che poi sarebbero diventati grandi scrittori e poeti spagnoli.
In quello stesso periodo, perlustrava le colline con sua sorella Carmen e i figli di
entrambe: era un modo per esercitare i piccoli e porli a contatto con la natura. In questo
modo parlavano di temi diversi distraendosi dalla terribile situazione vissuta dalla Spagna,
dove la permanenza di Cayetano costituiva una preoccupazione per tutta la famiglia.
Visitarono la Pampa di Achala e si divertirono con la neve.
La casa di Alta Gracia si trasform in un rifugio per le famiglie degli esiliati politici che
arrivavano dalla Spagna. Celia soffr per i racconti orrendi della guerra: bombardamenti, morti
di vecchi, donne e bambini, combattimenti cruenti, feriti senza cure mediche, fame, distruzioni
di ospedali e campi di concentramento. Tra le altre, arriv la famiglia del dottor Juan Gonzlez
Aguilar, capo della Sanit della Repubblica; sua moglie e i suoi quattro figli, furono soccorsi

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dai Guevara. Celia apr la sua casa e divise ci che aveva con tutti gli spagnoli republicani che
ne avevano bisogno. Insieme a don Ernesto e ad alcuni amici di Alta Gracia, partecip alla
fondazione di un Comitato di aiuti al governo repubblicano chiamato Accin argentina, al
quale si unirono liberali di sinistra e stabilirono rapporti con altri comitati di Crdoba e Buenos
Aires. Suo figlio Roberto ha raccontato come questa fase segnasse la famiglia. Raccont che
suo padre compr una radio per ascoltare le notizie della guerra e suo fratello Ernesto ebbe li-
dea di costruire delle trincee in fondo alla casa, mentre nella sua stanza aveva una grande carta
geografica della Spagna sulla quale seguiva giorno per giorno i combattimenti.
La scrittrice argentina Tununa Mercado, in uno dei suoi articoli pubblicati sulla rivista
Casa de las Americas (gennaio-marzo 1997), riferendosi a questa citt della provincia di
Crdoba, oggi universalmente conosciuta per la permanenza dei Guevara, ha scritto:
Alta Gracia, mitica citt che aveva laura di esilio spagnolo con cui lavevano privilegiata i leggendari
Falla e Aguilar. Riforma universitaria, guerra di Spagna, guerra mondiale, lotta contro il fascismo, erano
la base della vita di questa gente, della sua vocazione socialista, del suo permanente e naturale rapporto
con la politica.

Secondo quanto narrato da Ana Mara Guevara, per lattivit in favore della Repubblica
spagnola, un galiziano franchista chiamato Glvez arriv a casa in un momento in cui cera-
no solo i bambini, con levidente proposito di aggredire Celia e don Ernesto. In quellepoca
vivevano alla Chalet de Fuentes. Il fascista era ubriaco e dato che non li aveva trovati in
casa, colp i mobili, distrusse i lampadari, minacci i bambini e alla fine li picchi. Levento
scosse la popolazione di Alta Gracia. Poi qualcuno diede una bella lezione al fascista
Glvez, che fin in ospedale. Ci furono delle voci: alcuni dissero che erano state delle perso-
ne amiche di don Ernesto e altri che i repubblicani gli avevano dato un meritato castigo.
Celia de la Serna partecipava allorganizzazione delle attivit pubbliche, manifestazioni
e azioni che venivano realizzate con lobiettivo di raccogliere fondi per aiutare i combatten-
ti spagnoli: fu una portabandiera in queste attivit. Unaltra sua occupazione sociale fu la
difesa delleducazione laica e dato che la religione era allora obbligatoria, si batt perch
almeno diventasse facoltativa. Ad Alta Gracia era molto nota e provocava ammirazione per
la sua audacia; guidava la vecchia automobile con la quale portava i propri figli e i compa-
gni a scuola. Si guadagnava la simpatia dei residenti umili del luogo. Ci che pi richiama-
va lattenzione dei vicini, era il fatto che Celia non andasse in chiesa.
La gente commentava: Celia non va a messa!, e ci induceva varie reazioni e critiche
in qualche credente. Sua figlia Ana Mara ha spiegato che sua madre proveniva da una
famiglia molto religiosa, chiusa, ma che sia Celia, sia sua zia Carmen vivevano in modo
molto indipendente.
Celia conduceva una vita speciale; in quellepoca si disinteressava dei gusti, delle mode
e delle cose superflue, era molto pratica, le piaceva avere limprescindibile. Non usava
gioielli, a volte una collana di perle antiche che tanto le piaceva, accompagnata da orecchini
a cerchio dondolanti: era lunico ornamento che la distingueva in certe occasioni.
Raramente sfoggiava anche un semplice cappello.
Nelle riunioni abituali e nei circoli dellhotel Sierras, i Guevara erano criticati diretta-
mente o indirettamente da molte persone di destra, cui dava fastidio il loro modo di fare e di
pensare. Celia diede lezioni di francese a Clara Pea e, allo stesso tempo, studiava con
molto entusiasmo. Non soddisfatta del suo livello di educatrice, e nonostante avesse quattro
figli, si iscrisse ad una scuola di Crdoba per prendere il diploma.
Fu unattiva collaboratrice dei maestri e direttori delle scuole del luogo e su sua iniziati-
va veniva distribuita la colazione gratis a tutti gli alunni. Elba Rossi de Oviedo Zelaya,
maestra dei figli di Celia nella scuola San Martn di Alta Gracia, ha dichiarato che colla-
bor molto con loro e che a sue spese introdusse la distribuzione gratuita di latte, di cui
beneficiavano i bambini delle famiglie pi povere.

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Partecipava alle feste scolastiche e la si vedeva allegra, attiva, energica, confezionare le
maschere che i bambini utilizzavano nel corso delle recite. Sua figlia Celia ha ricordato gli
spettacoli teatrali nella scuola e la sua allegria nel vederli travestiti: da indio, da Luigi XV,
da Martn Fierro, da pugili, da fata meravigliosa, da ballerina, da contadinella, da farfalla.
Ana Mara ha raccontato che tutti gli anni le facevano rappresentare dei personaggi nelle
opere teatrali e che sua madre vi partecipava in modo speciale, perch le piaceva molto il
teatro o anche perch amava cucire. Faceva anche dei vestiti per i nipoti e gli amici dei figli.
Assisteva alle attivit che organizzava la scuola e aiutava le maestre.
Celia e don Ernesto avevano labitudine di chiacchierare con i figli e raccontar loro sto-
rie delle esperienze vissute a Misiones, specialmente gli aneddoti sulla selva e la natura.
Nel settembre del 1937 si svolsero le elezioni presidenziali e risult vincitore il candida-
to del Partido oficialista, Roberto M. Ortiz, che era molto malato e si poteva a malapena
occupare delle proprie funzioni, che venivano svolte dal vicepresidente Ramn S. Castillo,
il quale era il vero presidente del paese. Questi eventi erano oggetto di commenti in fami-
glia e tra gli amici che frequentavano la casa.
Nel 1937, accadde un altro avvenimento commovente: il suicidio della poetessa
Alfonsina Storni, le cui poesie erano state lette da Celia, che fu addolorata per la triste fine
di una donna che aveva reso felice gli altri con i suoi versi: malata di cancro e povera,
Alfonsina, sentendosi abbandonata, si anneg nel mare.
Si commentava il fatto che Alfonsina non fosse riuscita a sopportare tanta sofferenza.
Alcuni dicevano che la causa della sua morte fosse la crudelt della citt di Buenos Aires
dove essa aveva riposto la speranza di migliorare la propria vita, e scrisse e lavor dura-
mente senza poter uscire dalla miseria.
Nel frattempo, gli eventi della Seconda guerra mondiale colpivano le persone sensibili.
L11 e il 12 marzo Hitler occup lAustria e il 29 settembre i territori sudoccidentali della
Cecoslovacchia, seminando morte e distruzione ovunque.
Nel 1939, Franco si impadron dellintera Spagna e la Repubblica cess di esistere.
Adolfo Hitler e Benito Mussolini preparavano linvasione in altri paesi europei. Dal 14 al
16 marzo, la Germania occup la Bohemia e la Moravia, e il 21 Mamel, in Lituania. Da
parte sua, in aprile Mussolini attacc lAlbania. In quello stesso anno la Germania inizi la
guerra contro la Francia e cominci linvasione della Polonia. La Gran Bretagna invi un
ultimatum affinch le truppe tedesche rientrassero nelle proprie frontiere, ma la risposta fu
linizio della Seconda guerra mondiale.
Celia ed Ernesto discutevano e analizzavano la difficile situazione mondiale. I problemi
internazionali interessavano madre e figlio che formavano una coppia la cui cultura permet-
teva loro di polemizzare appassionatamente con gli amici e la propria famiglia, e ognuno
esponeva i suoi punti di vista, a volte con esaltazione, ma sempre in modo ampio, franco,
aperto, il che si ripercuoteva sulla formazione dei figli.
Dopo la sconfitta della resistenza repubblicana spagnola, il dottor Gonzlez Aguilar si
riun alla sua famiglia ad Alta Gracia; veniva dalla guerra ed era passato anche per un
campo di concentramento in Francia. Tutte le notizie vennero ascoltate da Celia che mani-
festava la propria condanna del fascismo e la solidariet con il popolo spagnolo.
In quello stesso anno venne celebrato a Buenos Aires il primo torneo internazionale di
scacchi. Celia amava questo gioco di abilit e lo giocava con i figli e il marito. In quelloc-
casione si verific un evento legato a Cuba, dato che al torneo partecip il grande maestro
cubano Jos Ral Capablanca, che era ormai diventato una stella latinoamericana.
Successivamente conobbe il noto pianista e compositore spagnolo Manuel de Falla, con
cui conversava amichevolmente della Spagna, la Francia e soprattutto Parigi, dove de Falla
aveva vissuto sette anni, e anche delle sue opere El amor brujo, El sombrero de tre picos,
El retablo de Maese Pedro e Noche en los jardines de Espaa, unopera per pianoforte e
orchestra.

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A Celia piaceva parlare francese con suo figlio Ernesto, lingua molto usata dalle classi
colte di Buenos Aires, e lo parlava molto bene. Madre e figlio conversavano con il proposi-
to di perfezionare la pronuncia.
Di fronte alla difficile situazione economica, la coppia Guevara decise di vendere le
terre di Caraguatay; furono necessarie alcune transazioni legali, che vennero effettuate il 12
gennaio 1940 di fronte al notaio Emilio C. Torterola; i documenti vennero stilati il 15 dello
stesso mese. Di nuovo la famiglia de la Serna critic don Ernesto, perch riteneva che la
propriet non si dovesse vendere.
Durante questo periodo, dovettero affrontare le prime ristrettezze economiche e difen-
dersi dalle critiche della classe sociale cui appartenevano e dallodio di alcuni reazionari
che li definivano, in modo offensivo, i diavoli comunisti di Alta Gracia.
Nel 1940, i progressisti seguivano preoccupati gli avvenimenti che si verificavano in
Europa. La Germania invadeva anche la Norvegia, il Belgio, la Romania e la Francia.
Aveva luogo loffensiva italiana in Grecia e lattacco a Somalia e Libia. Veniva firmato
larmistizio franco-tedesco e Charles De Gaulle, dallInghilterra, chiam alla resistenza per
lindipendenza della sua patria. Profondamente colpita per i nuovi avvenimenti, Celia si
sent scossa dallaggressione ai popoli europei, specialmente ai francesi, ai quali si sentiva
legata, giacch aveva imparato ad amarne la lingua sin da giovane attraverso i suoi poeti e
scrittori, per le moltissime opere di letteratura che aveva letto; ammirava la Francia e si
gett in difesa della sua storia e contro il fascismo.
Nellestate del 1941 si recarono allhacienda di Santa Ana de Ireneo de la Portela: tutta
la famiglia si divertiva in queste escursioni, sin dai preparativi. Il viaggio lo facevano su
una vecchia automobile, con i parafanghi ammaccati, la vernice scrostata, i sedili sganghe-
rati e con una cappotta che si sollevava a ogni buca. La pittoresca vettura si muoveva stra-
carica di valige, arnesi, pale per superare gli ostacoli del viaggio; i bambini litigavano per
occupare i posti e partivano per il viaggio impolverati o infangati. Quando si impantanava,
bisognava mettere le catene alle ruote o cercare degli animali per trainarla e proseguire il
cammino.
Nel frattempo la situazione mondiale era sempre pi critica: in Europa le truppe tede-
sche invadevano lUnione Sovietica arrivando fin sotto Mosca.
Durante la terribile invasione nazista venivano commesse azioni spietate; si parlava del-
linvasione della Grecia e della Jugoslavia e dellattacco del Giappone a Pearl Harbor e del-
lentrata in guerra degli Stati Uniti.
Celia e don Ernesto erano preoccupati anche per la crisi politica che stava vivendo
lArgentina, sin dal dicembre del 1941; le proteste contro il governo, iniziate a Buenos
Aires, cominciarono a estendersi a tutto il paese. Fu decretato lo stato dassedio.
Senza perdere linteresse per gli avvenimenti interni ed internazionali Celia continuava a
leggere ai suoi figli importanti pagine di storia, soprattutto su personalit come Jos di San
Martn: e cos seppero della sua nascita a Yapey nella provincia di Misiones e degli studi a
Madrid, della partecipazione nella guerra contro Napoleone Bonaparte e del famoso Esercito
delle Ande. Attraverso i libri, i bambini ammirarono come egli sconfisse le truppe spagnole a
Chacabuco ed entr triofalmente a Santiago del Cile, vinse limportante battaglia di Maip
ottenendo cos lindipendenza del Cile, e partecip anche a quella del Per e dellEquador.

Solidariet con il popolo francese e trasferimento a Crdoba

Nel 1941 don Ernesto apr uno studio a Crdoba per praticare la sua attivit. Il 25 giu-
gno di quellanno, dato il grave stato di salute del Presidente argentino, il vicepresidente
Ramn S. Castillo ne assunse la carica. Il nuovo dirigente era un simpatizzante dichiarato
del fascismo e aveva permesso linsediamento di un centro di propaganda e di spionaggio

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tedesco nel paese, mentre le forze popolari esigevano che si schierasse con le forze alleate.
In questa fase contraddittoria, emerse un gruppo di militari chiamato Grupo de oficiales
unidos che voleva farla finita con il regime oligarchico, assicurare lunit della nazione, eli-
minare le minacce contro la neutralit ed evitare il pericolo rappresentato dalla nascita di un
fronte popolare.
Nel 1943, dato che i figli pi grandi per andare a scuola dovevano recarsi giornalmente
fino a Crdoba, la coppia Guevara decise di trasferirsi definitivamente in questa citt. Prima
di partire vissero sei mesi allhotel Cecil di Alta Gracia, finch non affittarono un apparta-
mento a Villa Allende e poi in calle Chile n. 288. Celia instaur nuovi rapporti di amicizia e
circond di affetto gli amici dei figli. Nella piena maturit ebbe un nuovo figlio. Il 18 mag-
gio di quello stesso anno nacque Juan Martn, che rapidamente divent la mascotte della
famiglia. Il bambino rappresent un elemento armonizzatore tra Celia ed Ernesto, le cui dif-
ferenze di carattere si erano acutizzate negli ultimi tempi.
A Celia piaceva vedere Ernestito, che era gi studente liceale, con il piccolo, come se
fosse suo figlio. Celia e Roberto facevano le medie e Ana Mara continuava le elementari.
La notte del 3 giugno 1943, in Argentina, il colonnello Juan Domingo Pern, redasse il
suo Proclama al popolo, col quale annunci la caduta del presidente Castillo.
Il 4 giugno, il Gruppo di ufficiali uniti impose come presidente il generale Arturo
Rawson. Questi per ripudi i cospiratori e per tale motivo il suo governo dur solo venti-
quattro ore. I colonnelli designarono come presidente il generale Pedro Pablo Ramrez, che
adott una politica clericale e repressiva e decret la dissoluzione del Congresso, la chiusu-
ra di vari giornali, la persecuzione e detenzione dei comunisti e dei sindacalisti, lintervento
nelle universit e introdusse di nuovo linsegnamento religioso nelle scuole pubbliche.
Le contraddizioni allinterno della cupola militare continuarono e sempre pi forti si
fecero le pressioni degli Stati Uniti affinch lArgentina rompesse le sue relazioni con
Germania, Italia e Giappone, e abbandonasse la sua politica di neutralit nel conflitto della
Seconda guerra mondiale.
Fu un anno in cui la tristezza tocc Celia per la morte del fratello Arturo, sposato con
Emilia Fras Ayerza, con cui aveva avuto un figlio chiamato Juan Martn. Nonostante che
Arturo non si fosse mai riconciliato con lei n lavesse perdonata per essersi sposata con
don Ernesto, Celia prov molta pena per la sua morte.
Il nucleo dei Guevara attraversava una difficile situazione economica e il 20 novembre
1943 la fattoria di Caraguatay venne venduta a Camilo Aguilar, per 105.000 pesos, di fronte
al notaio P. Luis Boffi, secondo i dati del Tomo 95, n. 397, foglio 800, del Registro delle
propriet di Posadas, provincia di Misiones. La situazione economica miglior.
Nel gennaio 1944, il governo degli Stati Uniti, come forma di pressione per favorire
lentrata in guerra dellArgentina contro la Germania, invi varie navi da guerra al Ro de la
Plata. Di fronte alla minaccia, il 26 gennaio Buenos Aires ruppe le relazioni con le potenze
dallAsse, per si rifiut di dichiarare la guerra. In questa fase contraddittoria, si verific un
forte terremoto che devast la citt e la provincia di San Juan, provocando oltre cinquemila
morti. Celia partecip alla raccolta di aiuti per i terremotati.
In quel periodo sent anche il bisogno di aiutare i francesi di fronte allimminente aggres-
sione fascista e insieme a don Ernesto e ad altri amici, fond il Comit De Gaulle, di cui fu
presidente. Organizz azioni di appoggio alla Resistenza francese e fu oratrice in numerosi
incontri e mobilitazioni. Senza aver paura dei fascisti che minacciavano e agivano con com-
pleta impunit, appese un quadro di De Gaulle su una parete della sua casa. I suoi figli cre-
scevano in questo clima di solidariet, tra discussioni e posizioni politiche ben chiare.
Celia prese parte al Comit franco-argentino di aiuto ai combattenti spagnoli che si
erano uniti nella difesa del popolo francese, e seguiva con attenzione la situazione politica
argentina che in quel momento era molto complessa. Gli oligarchi volevano continuare a
beneficiare delle esportazioni nei paesi dellAsse ed esigevano neutralit, mentre i settori

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popolari e progressisti appoggiavano i paesi alleati, e gli Stati Uniti continuavano a fare
pressioni affinch fosse dichiarata guerra alla Germania.
Il 24 febbraio il Gruppo di ufficiali uniti decise la destituzione del presidente Pedro P.
Ramrez, che venne sostituito da Edelmero J. Farrel, che assunse la carica il 26 febbraio.
Juan Domingo Pern fu nominato Ministro della guerra, incarico che condivise con quello di
Ministro del lavoro e assistenza. La sua carriera politica continuava in ascesa: il 7 luglio era
vicepresidente della Repubblica e il 25 agosto assunse la direzione del Consiglio postbellico.
Svolse unintensa attivit, visitando popolazioni e citt, si trasform in un eccellente media-
tore tra i lavoratori e gli imprenditori, portando avanti il suo programma di indipendenza
economica e giustizia sociale. Celia non credeva alle sue parole: come gran parte della classe
media e della borghesia pensava che fosse un demagogo e un aspirante dittatore.
Il 25 agosto 1944 Parigi venne liberata. Nelle strade di Crdoba si festeggi levento
con comizi e manifestazioni di gioia. Non deve meravigliare lesorbitante allegria in casa
Guevara, soprattutto quella di Celia, che fu molto felice per la sconfitta delle forze fasciste
in Francia.
Il 23 settembre si fece la Marcia della costituzione e della libert, organizzata dalloppo-
sizione al governo. I manifestanti andavano dai rappresentanti dellestrema destra fino a
quelli del Partito comunista, settori della piccola borghesia, lavoratori, membri e simpatiz-
zanti dei vari partiti contrari al governo.
Le pressioni degli Stati Uniti si intensificarono e il 27 marzo 1945 lArgentina dichiar
guerra alle potenze dellAsse e sequestr cospicue propriet tedesche e giapponesi. Ma que-
ste misure non soddisfacevano i nordamericani. Nel maggio del 1945, arriv a Buenos
Aires il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti, Spruille Braden, con il compito di imporre la
posizione del proprio paese. Braden non solo si intromise negli affari interni, ma pronunci
anche discorsi antigovernativi.
Incoraggiati dagli appelli dellambasciatore, alcuni settori, il 15 giugno, diffusero un
manifesto delle Forze vive col quale protestavano contro la politica sociale ed economica
intrapresa da Pern; Celia condivideva le posizioni del manifesto e lo difendeva. Gli operai
risposero in forme diverse e il 12 luglio fecero unenorme manifestazione contro loligarchia.
Quellanno la famiglia trascorse lestate a Mar de la Plata. Vi venivano organizzate escur-
sioni studentesche del Partito di Unione democratica. Si dice che questi giovani si riunissero
per gridare: Fuba, qui (era la sigla sigla della Federazione universitaria di Buenos Aires), e
aggiungevano: Libert! Libert!, finch non comparivano gli agenti della polizia a cavallo
cui urlavano. Gestapo! Gestapo! e Celia, antiperonista ribelle, simpatizzava con loro.
Le forze pi reazionarie tra i militari costrinsero Pern a ritirarsi il 5 ottobre 1945, il che
provoc una grande sfilata di appoggio popolare di fronte alla sua abitazione, che dur vari
giorni. Successivamente venne arrestato e confinato nellisola Martn Garca. Il 16 la
Confederazione generale dei lavoratori (Cgt) pretese la sua libert, le masse erano in agita-
zione. I collaboratori pi vicini, guidati da Eva Duarte, che pochi giorni dopo sarebbe
diventata sua moglie, mobilitarono in poco tempo migliaia di operai della capitale e i suoi
sostenitori scesero per le vie della citt e minacciarono di incendiarla se il loro capo non
fosse stato immediatamente liberato.
Di questa donna chiamata Eva Duarte, che marciava alla testa dei manifestanti e incita-
va alla ribellione, Eduardo Galeano, nella sua opera Memoria del fuego, ha dato il seguente
ritratto: debole, palliduccia, incolore, vestita con abiti di seconda mano, che tutte le sere
vedeva passare il treno per Buenos Aires, e a quindici anni marci verso la citt. Questa
ragazza, figlia di madre nubile condannata al disonore, convoc i manifestanti noti come i
descamisados e questi occuparono la piazza di fronte alla sede del governo e pretesero la
liberazione di Pern.
I reazionari si impaurirono e lo posero in libert. Da quel momento i seguaci di Pern
passarono alloffensiva. Il 17 ottobre Pern lasci la vicepresidenza per dedicarsi completa-

70
mente alla campagna elettorale per la presidenza del paese. Il 22 spos Eva Duarte e il 24
fond il Partido laborista dove si raggrupparono i suoi seguaci. Contro la sua candidatura
venne organizzato un fronte politico chiamato Unin democrtica. La casa di Celia si tra-
sform in un centro organizzativo e di propaganda delle idee del suo partito, lUnione
democratica, nel quale si ritrovavano radicali, socialisti, comunisti e democratici progressi-
sti. Chi la vide impegnata in questa attivit racconta che era molto attiva, disponibile e dina-
mica.
Celia considerava Pern come il rappresentante del franchismo e del fascismo creolo
appoggiato dalla Chiesa. Lo scrittore argentino Hugo Gambini spiega nel suo libro El Che
Guevara, che per la prima volta tutti i parenti Guevara erano daccordo, dai conservatori
fino ai comunisti, tutti confidavano nel trionfo dellUnione democratica. Scrisse che la casa
in quei giorni era in effervescenza: volantini dellUnione democratica, schede elettorali e
ogni tipo di materiale propagandistico ingombrava le stanze.
Il governo degli Stati Uniti partecip attivamente alla campagna elettorale, agendo come
se si trattasse del proprio paese.
Lambasciatore Spruille Braden riun tutti i partiti di opposizione e svilupp unintensa
campagna nella quale si diceva che Pern era il capo di una banda di nazisti, un pervertito
che guardava foto di donne indigene nude della Patagonia, e lo si metteva accanto alle
immagini di Hitler e Mussolini; ma il 24 febbraio 1946 egli venne eletto Presidente, appog-
giato dal crescente proletariato assetato di riforme sociali, e rapidamente domin il paese.
Ebbe lappoggio delle masse, degli operai, gli umili e gli sfruttati.
Celia apparteneva a una classe spodestata dal potere e condivideva le idee di coloro che
non erano convinti della giustezza della politica peronista. Riteneva che non rappresentasse
il popolo poich faceva parte di una casta militare legata al fascismo tedesco, e decise di
lottare risolutamente contro di lui; entr a far parte del gruppo Monteagudo de resistencia
cvica con cui erano in rapporto gli antiperonisti.
Nel corso di quellanno la sua salute, indebolita ormai da qualche tempo, peggior e fu
necessario operarla di un tumore maligno al seno. Continu a criticare i peronisti. Hugo
Gambini racconta che durante un comizio organizzato dai peronisti a piazza San Martn
nella citt di Crdoba, Celia non riusc a contenere la sua indignazione e grid ai manife-
stanti: Viva la libert! Abbasso Pern!. Gli agenti la tennero in stato di fermo al
Dipartimento di polizia.
Il 4 giugno Juan Domingo Pern assunse il potere e due giorni dopo stabil relazioni
diplomatiche con lUnione Sovietica; era linizio della politica che successivamente defin
come la Terza posizione in politica estera.
Tuttavia non elimin il potere economico delloligarchia e difese il capitale nordameri-
cano che acceler il processo di emarginazione del capitale inglese. Sebbene le masse pro-
letarie fossero favorite, una parte della popolazione, nella quale Celia si riconosceva, non
riposero fiducia nelle riforme iniziate.
Nellestate del 1947, Celia affitt una casa nella zona conosciuta sotto il nome di
Pantanillo; era costituita di due parti, fabbricata con mattoni e tegole, con alberi e terreni
intorno; per arrivarvi bisognava prendere un sentiero che attraversava i campi coltivati.
Anche scrittori, poeti e artisti affittavano residenze estive e in quellambiente si frequen-
tavano. Fu in tale occasione che diventarono amici dello scrittore argentino Ernesto Sbato.
Le riunioni tra amici servivano per discutere i principali temi dellattualit nazionale e
internazionale. A Celia piaceva molto inoltrarsi per i dintorni e chiacchierare con i contadi-
ni per conoscere la loro situazione e le forme di vita.
Carmen Crdova de la Serna, nipote di Celia, ha raccontato che affittarono un camion
per trasferire a Pantanillo tutto il necessario e che durante il viaggio sua zia giocava a carte
con gli adulti, mentre i bambini si raccontavano favole. Sua sorella Carmen de la Serna
Llosa spieg che sul camion cerano tutti i mobili e le masserizie, e che talmente tante

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erano le salite, le discese e le curve lungo la strada, che il camionista non volle proseguire
e, a pochi chilometri dallarrivo, scaric tutto il materiale.
Celia organizz i bambini, ad ognuno diede qualcosa da portare e arrivarono in fila
indiana alla casa. Ernestito con i suoi amici portavano a turno Juan Martn e se lo passavano
come se fosse un pallone da calcio e lo prendevano affettuosamente in giro dicendogli
Patatn, perch quando gli chiedevano il nome, il piccolo pronunciava qualcosa di simile a
Patatn, invece di Juan Martn. La famiglia era molto felice.
Sua figlia Celia ha raccontato che a Pantanillo Roberto si ammal e sua madre decise di
partire allalba, da sola, per portarlo dal medico. Non aveva paura del buio, n delle strade
difficili fino alla citt.

Buenos Aires

Dopo lestate del 1947, la famiglia Guevara si trasfer a Buenos Aires, e vissero nella
casa di Ana Lynch e Beatriz, in calle Arenales n. 2208, mentre don Ernesto apriva uno stu-
dio in calle Paraguay per la sua attivit di architettura, con la quale manteneva la famiglia.
Ernestito rimase a lavorare a Villa Mara, un paese situato tra le citt di Crdoba e
Rosario.
Poco dopo, la nonna Ana si ammal gravemente. Celia e i suoi figli la assistettero in
permanenza. Informarono Ernesto, prima con una lettera, poi con un telegramma, al quale
egli rispose immediatamente:
Villa Mara, 18 marzo

Cara vecchia2,
oggi ho ricevuto un altro telegramma da parte vostra. La posta va come una lumaca e il telegram-
ma arrivato prima dellespresso, dimodoch non capivo che cosa stesse accadendo. Per fortuna al matti-
no ho trovato il telegramma che mi diceva che la nonnina stava un po meglio. Se continua a star male,
avvisami che vado.
Ho chiesto il trasferimento, ma non mi si filano, per cui dovr rinunciare e basta se non si risolve la questione.
Qui sono installato abbastanza bene; ma me se ne vanno 70 pesos per la pensione.
Raccontami come avete risolto il problema della casa e se i piccoli hanno una scuola dove poter andare.
Avvisatemi di qualunque cosa che riguardi la salute della nonnina.
Molti baci e abbracci da
Ernesto

La nonnina Ana si aggrav ed Ernesto torn a Buenon Aires e la assistette fino alla
morte.
In quegli anni la situazione era difficile e le entrate molto basse. Con i risparmi che
aveva gelosamente custodito, Celia compr una casa a Buenos Aires. Aveva anche un terre-
no in un posto chiamato Las Flores; aveva bisogno di lavorare e cominci a fare la com-
messa in un negozio nel quale si vendevano regali, fiori e libri in inglese. Leggeva molto e
faceva traduzioni dallinglese e dal francese, il che le permise di aumentare le entrate.
Il 9 aprile 1948 in Colombia venne assassinato Eliecer Gaitn e ci fu la rivolta nota
come El Bogotazo. In casa Guevara si leggeva e discuteva di questi avvenimenti.
Celia cercava di mantenere buoni rapporti con i suoi fratelli e cognati. Condivideva
gusti e simpatie soprattutto con Jorge, che continuava a praticare vari sport, tra i quali la-
viazione. Sara, Edelmira e Carmen volevano molto bene a suo figlio Juan Martn. A volte
esprimevano critiche sul modo libero in cui educava i figli.

2 Vieja, viejo, erano i termini affettuosi con i quali Ernesto si rivolgeva nelle lettere ai suoi genitori. Continuer
a farlo per tutta la vita [n.d.r.].

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Juan Martn aveva imparato alcune poesie atee che Ernestito gli aveva insegnato. Celia
ne rideva, ma le sorelle e le amiche inorridivano nellascoltarlo.
Dopo la morte della nonna Ana, la famiglia si trasfer in una casa in calle Araoz n. 2180.
Ernestito si iscrisse a Medicina allUniversit di Buenos Aires; Celia e Roberto continuava-
no i loro studi liceali e Ana Mara le medie.
La casa era molto frequentata, soprattutto i fine settimana. I ragazzi si riunivano per
discutere di sport, libri, musica, cinema e politica. Parlavano della situazione nazionale e
analizzavano la sincerit o demagogia delle posizioni fondamentali del peronismo: il diritto
al lavoro, a una retribuzione equa, alla salute, alla protezione della famiglia, al benessere
sociale, al miglioramento economico, alle condizioni dignitose di lavoro, alla difesa degli
interessi professionali; limmediata rielezione presidenziale e il ruolo di Eva Pern nella
politica argentina.
I giovani si divertivano, raccontavano barzellette, ridevano e mangiavano cucinando
ottimamente. Celia faceva anche lei parte del gruppo, esprimeva i suoi punti di vista e avve-
nivano accalorate discussioni. Alle riunioni assisteva Luis Rodrguez Argaaz, compagno
di studi di sua figlia Celia.
In quellestate visit con i figli la fattoria di Leonor Espeche, vedova di suo fratello Juan
Martn, situata nelle vicinanze della citt di Concepcin in Uruguay e chiamata Bella Vista.
Molto vicina era anche la residenza di Jorge de la Serna e Margarita Ezcurra. A Celia piace-
va chiacchierare con i loro figli: Pedro, Margarita, Marta, Josefina, Sara, Rodolfo e Jorge; si
divertiva per il fatto che Jorge e Margarita avevano delle pistole per difendersi dai ladri e li
prendeva in giro.
Celia accettava che i figli avessero una vita piena, senza per trascurare gli studi. Celia e
Ana Mara diventarono esperte nuotatrici. Inculc loro lonest, la libert di pensiero, lo
spirito polemico e il rispetto per i punti di vista altrui. Esigeva che gli uomini della casa
accompagnassero le ragazze quando tornavano dalle feste.
In quel periodo i contrasti e le differenze di carattere con don Ernesto si acuirono.
Nel 1950 Celia segu con attenzione il viaggio che Ernesto fece attraverso le provincie
del nord argentino in bicicletta, e quello di Ana Mara che and a trovare la famiglia
Gonzlez Aguilar a Crdoba. Al ritorno, le raccontarono gli aneddoti del viaggio, e lei si
rallegrava dellesperienza vissuta dai figli. La foto di Ernesto3 venne pubblicata nella rivista
El Grfico e tutti ridevano quando Juan Martn la faceva vedere in giro dicendo che suo fra-
tello era un artista.
Quellanno, Celia fu sottoposta a un nuovo intervento chirurgico per asportare tutta la
parte malata del seno, dato che il cancro era progredito. Durante la convalescenza tutti i
suoi figli e don Ernesto le stettero accanto.
Dopo il recupero della salute, visit la citt di Crdoba insieme alla famiglia, per assiste-
re al matrimonio di Carmen Gonzlez Aguilar. Lincontro con gli amici la riemp di felicit.
In quei giorni seppe del fidanzamento di Ernestito con Mara del Carmen Ferreira, Chichina.
La ragazza le sembr molto simpatica e intelligente: per lei, innamorarsi di Ernestito era una
sfida alla sua famiglia e allambiente sociale ed economico cui apparteneva.
Alcuni scrittori hanno descritto Chichina come una giovane bellissima, colta e aristocra-
tica. Suo padre era uno degli oligarchi di Crdoba. La sua famiglia aveva costruito un
palazzo in stile inglese, con ampi giardini, cancellate e strade interne. Cera un atrio centra-
le di trenta metri di lato. Il signor Ferreira aveva anche una hacienda chiamata Malagueo,
descritta come principesca, con campi da golf, polo, campi da tennis e stalle per cavalli di
razza.

3 E la prima foto pubblicitaria del futuro Che. In una locandina della Micrn, Ernesto vi appare in divisa da
ciclista, con la bicicletta e con la lettera da lui scritta alla ditta per esprimere apprezzamenti positivi riguardo al
funzionamento del motorino (Garelli di Milano). La lettera autografa firmata Ernesto Guevara Serna [n.d.r.].

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In quei giorni il Ministero degli affari esteri argentino cominci a lavorare alacremente
per inviare un contingente di truppe sul fronte di guerra che gli Stati Uniti avevano scatena-
to in Corea. La notizia si propag per Buenos Aires e gli intellettuali progressisti e altri set-
tori popolari e di sinistra diedero vita a un movimento contrario a una tale politica; Celia
manifest il suo appoggio a questo movimento antistatunitense.
Nel mese di luglio la cancelleria argentina aveva preparato un comunicato per la stampa
e una nota al Segretario generale delle Nazioni Unite, per esprimere il suo accordo allinvio
di truppe in Corea, ma allultimo momento Pern aveva deciso di non renderli noti e dalla
citt di Rosario dichiar che avrebbe fatto ci che il popolo voleva e che quindi nemmeno
una goccia di sangue argentino sarebbe stata versata in quel conflitto.
Questa posizione corrispondeva alla posizione assunta dalla grande maggioranza dei
governi dellAmerica latina. Celia, che politicamente era unavversaria di Pern, fu dac-
cordo e difese questa posizione.
Nel 1951 suo figlio Roberto si preparava a entrare alla Facolt di Diritto dellUniversit
di Buenos Aires, mentre Ernestito cominciava a lavorare come infermiere su navi mercanti-
li argentine.
Il Primo maggio Pern annunci la nazionalizzazione del giornale oligarchico La
Prensa e i settori pi reazionari cominciarono unintensa attivit cospirativa che port a un
sollevamento militare, rapidamente soffocato il 28 settembre dello stesso anno. La campa-
gna elettorale si riscald, la candidatura dellopposizione fu rappresentata da Ricardo
Balbn e Arturo Frondizi e l11 novembre si tennero le elezioni presidenziali. Pern fu rie-
letto da una schiacciante maggioranza.

Alla fine del 1951, Celia venne a sapere del viaggio per il Sudamerica che Ernesto
aveva programmato con lamico Alberto Granado. Non era daccordo per via dellinterru-
zione degli studi e incolp Granado per avergli messo in testa simili idee. Il resto della
famiglia invece si rallegr alla notizia e fece del suo meglio per aiutare a preparare i riforni-
menti necessari per unavventura del genere. Celia procur medicine e un po di denaro e
diede moltio consigli.
Il 31 dicembre del 1951 si riunirono come ogni fine danno. Ernesto e Alberto si intrat-
tennero con lei e parlarono dellitinerario. Dopo la partenza, Celia segu da vicino le peripe-
zie del viaggio e a gennaio del 1952 ricevette la prima lettera4.
[...]

[Il bel libro di Adys Cupull e Froiln prosegue con il racconto della vita di Celia, rico-
struita soprattutto per quanto riguarda i suoi rapporti con il primogenito: scorrono cos
davanti al lettore le lettere scambiate negli anni trascorsi da Ernesto viaggiando in
America latina, le ansie comprensibili di una madre dopo le prime notizie sullo sbarco del
Granma e linizio della guerriglia sulla Sierra Maestra, lentusiasmo del suo primo viaggio
nella Cuba rivoluzionaria (9 gennaio 1959), i successivi viaggi a Cuba, la militanza nel
Malena (Movimiento de liberacin nacional) e le prime peripezie politiche dovute al fatto
di essere ormai la madre del Che. Nella campagna internazionale scatenata dai media
contro il radicalismo rivoluzionario del ministro e comandante Guevara, viene coinvolta
anche la sua persona, giungendo fino allarresto e a un processo (n.d.r.)]

4 Il viaggio in motocicletta raccontato nei diari di Ernesto e di Granado, pubblicati in Latinoamericana, a


cura di P. Cacucci, G. Corica e R. Massari, Feltrinelli, Milano 1993; mentre lintensa corrispondenza epistolare
tra Celia ed Ernesto, pubblicata originariamente da Ernesto Guevara Lynch in Mio figlio il Che e Aqu va un sol-
dado de Amrica (ora entrambi Sperling & Kupfer, Milano 1997), stata raccolta integralmente nellantologia
degli Scritti scelti, curata da R. Massari, Erre emme, Roma 1993 (terza ed. 1996), I, pp.128-279.

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Processo e detenzione

Il 19 marzo 1963 Celia part dallAvana per lEuropa... Rimase a Praga fino al 23
marzo, giorno in cui si rec a Parigi dove rest quindici giorni: il vecchio sogno di visitare
la Francia era diventato realt. Ne approfitt per visitare musei e istituzioni culturali che
aveva ammirato sin dalla giovent. Conobbe il popolo francese, con il quale aveva solida-
rizzato durante la lotta contro loccupazione nazista e che aveva imparato ad amare attra-
verso gli scrittori, i poeti, i pittori e i personaggi storici.
Il 28 marzo il consolato italiano gli concesse il visto di entrata in questo paese, dove
arriv il 6 aprile: visit Roma, Firenze e altre citt. DallItalia prosegu per Ro de Janeiro
dove arriv il 16 aprile. Viaggi in autobus fino in Uruguay e il 23 aprile arriv alla citt di
frontiera di Salto, preparandosi a passare in Argentina con unimbarcazione che unisce le
due sponde del fiume Uruguay, per proseguire alla volta della sua amata Buenos Aires. Ma
era stata segnalata come pericolosa nei registri di polizia, su indicazione degli agenti spe-
ciali. Mentre attraversava il fiume per arrivare a Concordia, fu fermata alle 11,20 del matti-
no. I suoi bagagli vennero minuziosamente perquisiti. Tra le sue cose aveva una bandierina
cubana, vari libri e foto di famiglia.
In quello stesso giorno il prefetto di Concordia, maggiore Miguel ngel Arturo Massey
avvi listruttoria, facendo arrestare Celia per presunta infrazione al decreto n. 8161/962
[introduzione nel paese di materiale sovversivo (n.d.r.)] [...]
Oltre a Roberto Guevara, si recarono a Concepcin, la figlia Celia e suo marito Luis,
insieme a don Ernesto, la sorella Carmen e il Gaucho Castro. Celia ricevette anche la soli-
dariet di numerose pesone che, conoscendo la sua identit e il fatto che fosse madre del
comandante Guevara, e simpatizzando con lui e con la Rivoluzione cubana, vennero a
offrirle aiuto.
Racconta Mara Luisa Granti:
Roberto Guevara venne a trovare mio padre, Luis Alfonso Granti, per contattare persone che potessero
aiutare sua madre. Mio padre lo port da Roberto Uncal del Partito radicale; riteneva che il collegio di
difesa dovesse essere il pi ampio possibile e gli sugger vari altri avvocati... Visit Celia in carcere,
insieme a mia madre e a un gruppo di giovani.
Era seduta a una scrivania, nella stanza del giudice: lavevano messa l, visto che i visitatori erano molti,
circa una ventina. In quel momento con lei cera sua figlia Celia, e le raccontava che aveva portato molti
regali per i suoi nipoti dallItalia... Erano oggetti tipici di Firenze e Venezia...A quellepoca avevo dicias-
sette anni e Celia mi pareva una donna molto importante... Mi sembrava contraddittorio il fatto che una
persona cos distinta fosse detenuta. Ascoltai con attenzione ci che diceva Celia; ribadiva che portava
libri, una piccola bandiera e foto di suo figlio. Aveva con s anche un manoscitto del Che che la polizia non
aveva segnato sul suo registro e che lei diede a Roberto Uncal, che cos lo port fuori dal carcere [...]

[Alla fine di maggio, Celia viene assolta dal tribunale uruguaiano per infondatezza
delle accuse, ma non viene rimessa in libert perch il presidente argentino, Jos Mara
Guido respinge la sentenza e la fa trasferire nel carcere correzionale femminile della calle
Humberto Primera di Buenos Aires (n.d.r.).]

Lintervento del giudice Kent fu decisivo per ottenerle la libert. Dopo due mesi di
detenzione, Kent costitu un tribunale nello stesso carcere, il giorno 24 giugno. Terminata
ludienza, allalba, dichiar che era libera e ordin di farla uscire immediatamente. Fuori
laspettavano i figli e un alto ufficiale dellesercito argentino - il cui nome non mai stato
rivelato - che la condusse con la propria auto privata nellhacienda che aveva nei pressi
della frontiera con il Brasile. L rimase alcuni giorni.
Successivamente, fingendo dessere sua moglie, attravers la frontiera e si trasfer a
Montevideo.
[...]

75
La morte

Mara Elena Duarte le fu vicina nellultima fase della sua vita. Parlando della malattia e
della morte, racconta che prima di andare alla sfilata del Primo maggio la chiamarono al
telefono, perch quel giorno non potevano andarla a trovare. Era molto presto e Celia disse
loro: Godetevi la giornata, non venite e divertitevi. Dalla sua voce capirono che non
stava bene e si recarono da lei molto preoccupati.
Juan Martn e Mara Elena osservarono Celia e credettero che si trattasse di una grave
crisi asmatica. Chiamarono don Ernesto e, tra lui e Juan Martn, la sollevarono a braccia e
la portarono a casa di sua sorella Carmen de la Serna. La figlia Celia non era in citt e Ana
Mara era a Tucumn. La nuora Mara Elena pass la notte con lei finch non arriv Celia.
Dalla casa di Carmen fu portata in un ospedale della calle Santa Fe, nel quartiere di
Palermo. Juan Martn ricorda che sua madre ripeteva di non voler morire senza andare a
Cuba e vedere Ernesto.
Nel periodo trascorso in carcere, la malattia aveva ripreso forza e i problemi provocati
dallestirpazione del tumore si erano nuovamente acutizzati. Ora continuava a vivere nella
calle Virrey Pacheco de Melo, a Buenos Aires. Era molto magra, minuta. Juan Martn la
prese in braccio, come una bambina, e la port alla clinica Stapler, dove fu ricoverata defi-
nitivamente.
In continuazione chiedeva di parlare con Cuba, voleva sapere di Ernesto. Non capiva
perch non le rispondevano e non esaudivano la sua richiesta. Nel suo letto di inferma,
Celia insisteva per farsi portare i giornali. Voleva sapere della situazione nella Repubblica
Dominicana e a Cuba. Le agenzie di stampa riportavano lassenza del comandante Ernesto
Che Guevara nella sfilata del Primo maggio a Cuba e questo fatto fu utilizzato come un
nuovo elemento per la campagna diffamatoria che stavano conducendo. Celia seppe degli
avvenimenti a Santo Domingo, che il popolo dominicano resisteva eroicamente e che le
truppe dellinvasore avevano scatenata una repressione selvaggia e sanguinosa [...].
Delle ultime campagne di calunnie contro il Che non pot leggere nulla, perch la fami-
glia fece in modo di impedirglielo. In quei giorni i giornali continuavano a scrivere che il
Che era stato eliminato a Cuba, anche se altri dicevano che stesse combattendo con
Caamao (nella Repubblica Dominicana).
Altre voci lo davano in Colombia o in Per, impegnato ad addestrare gruppi di guerri-
glieri rossi, o in Venezuela ad organizzare una nuova campagna terroristica. La disinfor-
mazione non cessava. Si diceva anche che lo avevano catturato nel profondo della selva
peruviana.
Celia insisteva con Mara Elena perch telefonasse allAvana e cercasse di parlargli.
Tutti i tentativi furono inutili. Le veniva detto che Ernesto stava bene e che da un momento
allaltro si sarebbe messo in contatto con lei. I dubbi e le incertezze continuavano a colpirla.
Aspettava la sua telefonata, ma il ritardo la riempiva di angoscia, inquietudine e dolore.
Ripeteva che Ernesto non era cos, che era certo che le veniva nascosto qualcosa.
Negli ultimi giorni, un presentimento affior nella sua sensibilit di madre. Mara Elena
racconta che ogni nuovo giorno chiedeva ai figli di aprirle la finestra, voleva vedere il sole,
sentiva il desiderio di vivere, voleva trattenere la vita che le sfuggiva.
Don Ernesto veniva a trovarla e parlavano molto; era veramente triste e soffriva di fron-
te alla fine della donna con cui aveva condiviso una parte della propria vita. Negli ultimi
anni avevano avuto molti litigi, non avevano pi potuto vivere insieme, ma non potevano
nemmeno restare separati: erano come il fuoco e la polvere, racconta Mara Elena.
Don Ernesto le portava la gelatina di pollo, perch sapeva che le piaceva ed era lunica
cosa che accettava di mangiare. Veniva a trovarla quotidianamente, fino a tre volte in un
giorno. La notte facevano i turni per assisterla e la figlia Celia non voleva allontanarsi da
lei, cos come la nuora Mara Elena.

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La famiglia era disperata perch non migliorava, i dolori erano intensi, al bagno doveva-
no portarla con una sedia o sulle braccia, non poteva pi camminare. Il 16 maggio decisero
di trasferirla alla clinica Gemer, situata nella calle Crdoba n. 3900, dove lavorava un
medico amico di famiglia, nel caso potesse fare un ultimo tentativo. Ma ormai era tutto inu-
tile: la vita la stava abbandonando. Di fronte allimminenza della morte avvisarono Ana
Mara, che viveva a Tucumn. Il 18 maggio 1965, Celia chiam i figli Juan Martn e
Roberto e fece gli auguri ad entrambi perch era il loro compleanno.
Quel giorno il quotidiano Crnica titol:
VERR IL CHE GUEVARA. SUA MADRE MOLTO GRAVE...

Alle 14,30 di quel 18 maggio, Celia de la Serna spir.


Racconta Mara Elena: Ricordo nitidamente che quando Celia mor, restammo tutti
immobili, forse aspettando il miracolo di udire nuovamente il suo respiro. Poi ci abbrac-
ciammo piangendo e Roberto disse che indubbiamente per la vecchia il 18 maggio era
stato un giorno importante. Il 18 maggio aveva dato alla luce due figli: Juan Martn e
Roberto.
La veglia funebre si svolse nella casa della calle Melo n. 1976 e il feretro fu coperto con
le bandiere dellArgentina, di Cuba e del Movimento di liberazione nazionale. Molti stu-
denti di Buenos Aires e di altre province argentine si commossero quando giunse la notizia;
i membri del Melena si mobilitarono per rendere omaggio a una delle loro dirigenti pi
amate e fecero il picchetto donore accanto al feretro. Dagli occhi degli uomini e delle
donne l raccolti sgorgarono lacrime.
I giornali di Buenos Aires parlarono di Celia, della donna solidale e combattente che si
era conquistata il rispetto per le sue idee, il carattere, lintegra e coerente vita rivoluziona-
ria. Varie poesie scritte per lei stavano sul suo letto di inferma [...].
Il giorno 19, dopo il corteo funebre, passate da poco le 12, i suoi famigliari e amici si
ritrovarono allingresso del cimitero. Parlarono Ricardo Rojo, John William Cooke, il
Dottor de la Pea, Alberto Scopalitti, Esteban Lescano e Susana Fioritto.
Erano presenti dirigenti del Movimento nazionale di difesa del petrolio; del Melena,
cos come Ismael Vias, Alicia Eguren, Mara Rosa Oliver, Octavio Rivas Rooney, Juan
Carlos Portantiero, Abel Alexis Lotendorf e un gruppo di giovani studenti della facolt di
Filosofia e Lettere [...].
AllAvana, le stazioni radio di Cuba diedero linformazione nei loro notiziari, e lo stes-
so fece il Notiziario nazionale della Televisione. Il giorno 19 i giornali cubani e argentini
riportarono la notizia dellinumazione. I secondi aggiunsero anche che era imminente larri-
vo del comandante Ernesto che Guevara ai funerali della madre. Ci cre grandi aspettative
e la sua assenza, la mancanza di comunicazioni con il padre, i fratelli e gli altri famigliari fu
utilizzata per continuare la campagna di calunnie sul fatto che lo avessero assassinato a
Cuba.

E invece, nella foresta congolese, il 22 maggio il Che ricevette la visita di Osmany


Cienfuegos, latore di una lettera inviata dal comandante Fidel Castro, in cui gli veniva
comunicata la dolorosa notizia sullo stato di salute molto grave di Celia. Ha raccontato il
comandante Vctor Dreke che lo osserv mentre la leggeva, che si allontan dal gruppo, si
sedette su una pietra e rimase a lungo pensieroso, chiaramente emozionato. Lui gli si avvi-
cin, per vedere se avesse bisogno di qualcosa, ma non si azzard a chiedergli nulla. Pi
tardi il Che gli disse che sicuramente sua madre ormai era morta e che la lettera lo prepara-
va alla verit [...].

77
ULTIMA LETTERA A ERNESTO
di Celia de la Serna de Guevara

E lultima lettera della madre. Scritta il 14 aprile 1965 e mai recapitata, la lettera ha
avuto un drammatico destino. Guevara era scomparso da poche settimane - a fine marzo
- per iniziare il periodo di preparazione-addestramento che lavrebbe portato di l a breve
in Congo e un anno dopo in Bolivia. Fedele alle norme della clandestinit, aveva scritto
alla madre mentendo sulle ragioni della propria assenza: un mese di lavoro volontario
avrebbe dovuto renderlo temporaneamente irraggiungibile e cinque anni di lavoro in una
fabbrica dellinterno lo avrebbero allontanato dalla capitale.
Ma il Che era un pessimo mentitore. La madre non credette a queste storie e si inso-
spett riguardo al destino del figlio. Scrisse la lettera che pubblichiamo, laffid allamico
Ricardo Rojo e questi a un sindacalista argentino, ma per una serie di circostanze la lette-
ra non giunse mai allAvana. Il 18 maggio Celia si spense definitivamente a Buenos Aires,
per il tumore che laveva colpita anni prima. Il Che prosegu per il suo destino verso an-
cahuazu e Ricardo Rojo rese pubblica la lettera solo nel 1968, in un libro edito a Buenos
Aires (Mi amigo el Che), contemporaneamente tradotto in varie lingue [tra le quali litalia-
no (Mondadori, Milano 1968)].
Rojo si attir critiche molto dure per gli intenti scandalistici che da pi parti si vollero
vedere nella sua pubblicazione e ci fece s che anche di questa drammatica lettera, col pas-
sare del tempo, si perdesse la memoria. Ma ora - chiariti i malintesi organizzativi tra
madre e figlio, e ormai lontane le drammatiche circostanze in cui fu scritta - essa merita des-
sere riletta: ci offre infatti una testimonianza preziosa sullatto conclusivo di questa grande
vicenda affettiva e intellettuale tra madre e figlio, una delle pi affascinanti che ci sia dato
conoscere per la nostra epoca e certamente decisiva nellitinerario umano del Che [r.m.].

Buenos Aires, 14 aprile 1965


Mio caro,
le mie lettere ti sembrano strane? Non so se abbiamo perduto il tono naturale con
cui ci parlavamo o se non abbiamo sempre parlato altro che con il tono leggermente ironico
di chi vive da un lato e laltro del Plata, reso ancora pi ermetico dal nostro stesso codice
famigliare.
Il fatto che una grande inquietudine mi ha fatto sempre abbandonare il tono ironico
per unespressione pi diretta. Sembra che sia allora che le mie lettere diventino incom-
prensibili e che tu le trovi strane, enigmatiche.
Questo tono diplomatico adottato per la nostra corrispondenza mi costringe a leggere tra
le righe il loro significato nascosto e a interpretarlo. Ho letto la tua ultima lettera come
leggo le notizie pubblicate su La Prensa o La Nacin di Buenos Aires, ricavando, o cercan-
do di farlo, il vero significato e limportanza di ogni frase.
Eccomi quindi immersa in un oceano dincertezze, in preda a unangoscia ancor mag-
giore. Non user un linguaggio diplomatico. Sar molto sincera. Trovo che sia pura follia
che i rari individui capaci di occuparsi dellorganizzazione a Cuba passino un intero mese a
tagliare la canna da zucchero, con tutti i buoni macheteros che vi sono in mezzo al popolo.
Farlo come lavoro volontario, nelle ore che normalmente si dedicano al riposo o a distrarsi,
il sabato o la domenica, altra cosa. Ci acquista anche un senso valido se lo si fa a tempo
pieno per dimostrare, in maniera efficace, i vantaggi e la necessit di utilizzare le macchine
per tagliare la canna, poich dal raccolto e dalla quantit di zucchero prodotto verr la valu-
ta pregiata di cui ha bisogno Cuba.

78
Un mese abbastanza lungo. Devono esserci delle ragioni che ignoro. Veniamo ora al
tuo caso personale. Se pensi veramente, dopo questo mese, di dedicarti alla gestione di una
fabbrica - compito svolto con un certo successo da Castellanos e Villegas - mi sembra che
la follia arrivi allassurdo, soprattutto se conti di consacrarti a questo lavoro per cinque
anni, con lo scopo di diventare un vero quadro. Dal momento che conoscevo laccani-
mento con cui non volevi perdere nemmeno un giorno al Ministero e quando ho visto che il
tuo viaggio allestero si prolungava cos tanto, mi sono chiesta: continuer Ernesto ad esse-
re Ministro dellindustria al suo ritorno a Cuba? A chi stata data ragione, chi ha avuto la
meglio nella discussione sui motivi che devono aver portato a questa decisione?
Indovino solo a met le risposte. Se tu devi dirigere unimpresa, vuol dire che hai smesso
dessere ministro. Baster sapere chi stato nominato al tuo posto per capire se la divergenza
stata risolta alla maniera di Salomone. In tutti i modi, il fatto che passi cinque anni a dirigere
una fabbrica, una perdita di tempo troppo grande per uno come te. E non tua madre che ti
parla. E una vecchia donna che aspira a vedere il mondo intero convertito al socialismo.
Credo che se ti ostini nei tuoi propositi, non sarai un buon servitore del socialismo mondiale.
Se, per una ragione o unaltra, la strada chiusa a Cuba, c in Algeria un certo Ben Bella
che sarebbe ben contento che tu gli andassi a organizzare leconomia nel suo paese o che gli
fornissi i tuoi consigli in tale compito; lo stesso vale per quanto riguarda NKrumah in
Ghana. Certo, saresti sempre uno straniero. Ma pare che questo debba essere il tuo destino.
Che lettera! Una vera predica! Avrei voglia di strapparla, ma partir ugualmente. Sono
stata felice di ricevere le foto della tua famiglia. Tutti i tuoi figli sono adorabili, anche se nes-
suno mi ricorda i tuoi lineamenti o la tua espressione. Sono contenta che abbiate posto termi-
ne alla produzione, perch sono stata molto preoccupata per lultima gravidanza di Aleida.
G. e J. non fanno che parlare della bellezza del tuo amore segreto. Avrei voluto vederla
anchio in fotografia. E un tipo cos esotico, ha una grazia e una dolcezza cos orientali che
la sua bellezza si potrebbe paragonare a quella di Florencia, la figlia maggiore di Roberto, e
questo quanto dire.
J. mi ha raccontato che volevi dargli una notizia che mi riguardava e che ci sei rimasto
con un palmo di naso, perch lui laveva gi appresa da me: 15 a 0. Sia J. che G. sono rima-
sti molto ben impressionati dal cammino compiuto da Cuba sul terreno dellorganizzazione.
Per cambiare argomento, credo di averti gi detto che Luis e Celia si erano separati.
Luis voleva andare a lavorare a Cuba. E una persona con grandi doti. Ma ora non sa che
decisioni prendere perch si chiede come andranno le cose. Appena un mese fa Juan Martn
ha avuto un altro figlio.
S, mi rattrista di non poter venire a Cuba per ora. Mi piacerebbe tanto trovarmi vicino a te,
non fossaltro che per dirti tutte le mattine buongiorno caro e arrivederci caro. Ripetute
un giorno dopo laltro, queste parole acquistano un certo valore. Avrei voluto anche conoscere
Celia e il piccolo Ernesto e ascoltare il chiacchiericcio di Aliucha. Sar per unaltra volta.
Non credo nel pagliaccio cosmico. Anche se con ci che fanno le bestie degli americani,
non ho spazio per una spilla nel posto che sai. Ma credo che i pagliacci che restano siano
vari e che in qualche modo torneranno a costruire una societ pi giusta, anche se dovesse-
ro partire dal bastone nodoso e dai raggruppamenti tribali.
Ti abbraccio, abbraccio forte te e i tuoi
Celia

Non dimenticare di abbracciare Eliseo da parte mia.


La Geologa cubana [con prefazione del Che, La Habana 1964] che mi hai mandato tramite il dot-
tor Catalano mi ha posto un problema di coscienza. In effetti, il dottor Catalano occupa un posto
importante al Ministero delle miniere nel governo di Illia e si fa prendere per il naso da una nipote
democristiana. Forse bisognerebbe fargli la stessa dedica che Beethoven scrisse per Napoleone, dedi-
candogli la sua Quinta sinfonia: Al grande uomo che siete stato.

79
RICORDI DI FAMIGLIA
di Adys Cupull e Froiln Gonzlez1

Ercilia Guevara Lynch2

Mi chiamo Ercilia Guevara Lynch de Ortega, sono la zia paterna di Ernestito. Era molto
tenero, aveva due grandi affetti nella mia famiglia: mia madre e la zia Beatriz, mia sorella,
che lo aveva vezzeggiato moltissimo, soprattutto quando aveva i suoi attacchi di asma.
Nacque in una clinica di Rosario e poi la sua famiglia si trasfer in un appartamento in calle
Entre Ros e l si ammal cos gravemente da trovarsi in pericolo di vita, ebbe una bronco-
polmonite subito dopo la nascita. Io andai a Rosario con mia madre per curarlo, dormivamo
in unabitazione accanto al loro appartamento. Una notte vidi che usciva molto fumo e
dissi: Che cos? Qualcosa sta bruciando?, mi alzai e vidi che cera una stufa a cherosene
che stava prendendo fuoco nella stanza da bagno. Riuscii ad afferrarla e a metterla nella
vasca e a spegnerla, dato che altrimenti si sarebbe incendiata tutta la casa; allora, senza pen-
sarci, aprii le finestre, era giugno, pieno inverno in Argentina; poi mi dissi: Questo bambi-
no, se apriamo le finestre, morir; ma morir ugualmente asfissiato dal fumo se non le
apriamo. Lappartamento prese aria, tutto pass, e il giorno seguente arriv il medico il
quale constat che il bambino - che stava l accanto - era migliorato, cosicch invece di far-
gli male, gli fece bene.
Rimanemmo a Rosario finch non guar completamente e poi tornai a Buenos Aires con
mia madre, mentre loro continuarono a vivere l per un po di tempo, finch non vennero a
Buenos Aires, dove si stabilirono. A Rosario vissero in un appartamento. La clinica dove
nacque non so come si chiamasse. Lappartamento era molto bello, ma la clinica non ricor-
do. E passato tanto tempo!
Quando Celia stava per avere il bambino, lei e don Ernesto navigarono sul Ro Paran,
fecero il viaggio porto dopo porto con il proposito di scendere a Buenos Aires, ma quando
arrivarono a Rosario cominciarono le doglie e allora si fermarono in quella citt dove nac-
que il piccolo. Mio fratello Ernesto aveva interessi economici nella provincia di Misiones,
piantagioni di erba mate, e aveva costruito la casa in legno a Puerto Caraguatay sul Ro
Paran, perch voleva farsi strada nel commercio e nellindustrializzazione del mate. In
seguito tornarono a Buenos Aires e alloggiarono in casa di mia madre, Ana Isabel Lynch
Ortiz. Poi traslocarono in un appartamento sito in Santa Fe y Guise.
Quando stava per arrivare la piccola Celia, si stabilirono a Buenos Aires, nella calle
Alen, a San Isidro. L abitarono insieme a mia sorella Mara Luisa, alla quale pure volle
molto bene. Ernestito quasi tutti lo chiamavamo Tete, specialmente Beatriz, della quale
era il favorito,che le aveva posto quel soprannome.
Fu a San Isidro che ebbe il suo primo attacco dasma; stava per compiere due anni.
Dopo la nascita di Celita non tornarono a Caraguatay. Venivano spesso a casa di mia madre
a Santa Ana de Ireneo Portela, che esiste ancora; in stato di abbandono, cade a pezzi, ma

1 Scelta di testi dalla raccolta di interviste curata da Adys Cupull e Froiln Gonzlez, Recuerdos de familia,
Editorial Oriente, Santiago de Cuba 1997. Trad. di Antonella Marazzi [n.d.r.].
2 Sorella di don Ernesto Guevara Lynch e zia del futuro Che. Lintervista stata realizzata a Buenos Aires, a
dicembre del 1984 [a.c. - f.g.].

80
c ancora, una casa splendida, con molti alberi, molto bella. Andavamo tutti l a passare
le vacanze.
Egli comunicava benissimo con i pi grandi. Ricordo le sue conversazioni con mia
madre e con mia sorella Beatriz, che erano donne colte ed Ernestito, fin da piccolo era
istruito, perch leggeva moltissimo. Amava molto mia madre, cera una grande confidenza
tra i due; lei gli raccontava la sua vita e quella dei suoi genitori quando vivevano in
California, ed Ernestito lascoltava incantato. Mia madre mor nel 1947 per unemorragia
cerebrale e lui lassistette. Le dava da mangiare con il contagocce, goccia dopo goccia, per-
ch mia madre non poteva inghiottire; la cur per diciassette giorni e disse che si sarebbe
iscritto a Medicina proprio per aiutare la gente malata. E cos fu, tutto il suo corso di studi
lo dimostra; il suo lavoro nel lebbrosario una dimostrazione del suo umanismo.
Quando Ernestito aveva circa quattro anni, mio fratello si trasfer in un appartamento in
calle Bustamante, che aveva un terrazzo dove andavano a giocare. I genitori gli comprarono
una piccola bicicletta perch gi ci sapeva andare.
Ernestito non migliorava, aveva continue crisi dasma e fu necessario cercare un clima
che favorisse la guarigione del piccolo o almeno un miglioramento della sua salute. E anda-
rono in un piccolo paese situato sui contrafforti della sierra cordobese, Alta Gracia, dove
credo che egli abbia vissuto i giorni pi felici della sua infanzia. L trascorse un periodo
molto buono e questo fece nascere in tutti la speranza che il clima di montagna potesse gua-
rirlo dallasma. Ad Alta Gracia avevano una casa che era molto bella; quando ci andai, mi
ricordo che Ernestito giocava a golf, allinizio aveva imparato a giocarlo in strada ed era
diventato bravissimo. Era un bambino amico di tutti, non faceva distinzioni sociali; era
amico di tutti i bambini di strada, di quelli poveri. Ricordo che una delle cose che mi colp
di pi nel periodo in cui stetti con loro, era il fatto che lui non volesse mangiare capretto n
pollo perch diceva che non voleva nulla che si dovesse uccidere per mangiarlo. Allora io
gli chiesi: E come mai mangi le bistecche?. Mi rispose: Ah, ma diverso, quello un
animale grande. Non voleva che venissero uccisi animali piccoli. Nelle lettere si firmava
Tete, perch quando era piccolo a mia sorella Beatriz venne in mente di chiamarlo cos,
dopodich tutti gli dicevamo Tete. Chiamava mia figlia e me las Ercilias [le Ercilie], per-
ch avevamo lo stesso nome.
A quellepoca i rimedi per lasma erano terribili. Un medico gli aveva prescritto di dormi-
re con dei sacchetti di sabbia e lui lo faceva diligentemente. Mia madre e Beatriz andarono a
trovarli ad Alta Gracia; fecero una passeggiata e lui promise alla sua nonnina che quando
fosse diventato grande lavrebbe mantenuta e che il suo primo stipendio sarebbe stato per lei.
Ernestito lavor insieme a suo fratello Roberto nei vigneti, guadagn la sua prima paga e
decise di inviarla a mia madre come le aveva promesso. Conservo una sua bella foto, allusci-
ta dallUniversit, ve la voglio mostrare. Era un giovane aitante, molto bello e simpatico.
In Bolivia non sono mai voluta andare, fui invitata, ma mi faceva impressione, personal-
mente non avrei resistito. Il fatto stesso che gli tagliarono le mani... aveva delle dita fini e
mani bellissime. Quando lo uccisero, sentimmo la notizia alla radio, vivevamo in una casa
in calle Uriburu e Arenales, eravamo tutti insieme quando ascoltammo la notizia, ci trova-
vamo in sala da pranzo, non lo dimenticher mai. Beatriz, mia sorella, era molto malata,
tanto che non le dicemmo nulla; le nascondemmo tutto per dieci giorni; aveva una bronco-
polmonite; solo quand miglior glielo dicemmo; avreste dovuto vedere il suo profondo
dolore; fu terribile per tutti, ma specialmente per lei.
Quando andai allAvana, fui di unallegria esplosiva, allegria per il fatto di stare in un
bel paese, conoscere Fidel: egli era venuto in casa mia quando era stato in Argentina.
Vivevo in avenida del Libertador e Rodrguez Pea, avevo un grande appartamento e fu l
che la mia famiglia diede un ricevimento in onore di Fidel. AllAvana, ci che mi impres-
sion di pi fu la foto di Ernesto in Plaza de la revolucin, mi venne da piangere quando lo
vidi, perch era il mio nipotino prediletto.

81
Celia Guevara de la Serna3

Sono la seconda della famiglia, il primo mio fratello Ernestito, che era pi grande di
un anno e mezzo; seguono Roberto e Ana Mara e, per ultimo, Juan Martn. Non sono mai
vissuta a Misiones, allepoca in cui ero piccola stavamo a San Isidro, una piccola localit
molto vicina a Buenos Aires, a unora di treno, pi o meno; un paese di case antiche ed
quasi unito a Buenos Aires dalla linea Nord, era una zona di case e fattorie, molto bella...
Sin da piccola ricordo la mia nonnina, si chiamava Ana ed Ernestito le aveva promesso
che quando fosse diventato grande lavrebbe mantenuta. Lamava molto e aveva una gran
cura di lei. Mia nonna aveva un livello di coscienza politica superiore a quello di mio
nonno; ella nacque nel 1860 e venne educata da un prete che successivamente, conoscendo
la religione dallinterno, divenne ateo e ci influ molto su mia nonna, che era atea: per una
donna di quellepoca, essere atea, era fuori del comune.
Mia nonna ebbe dodici figli, e aveva un grande affetto per mio padre, era il suo preferi-
to, e ugualmente per suo nipote Ernesto.
Una sera, mia nonna disse che ci avrebbe fatto una magnifica sorpresa allora di cena.
Stavamo nella casa di campagna che possedeva a La Portela: la sorpresa consisteva in alcuni
piccioni. Quando li mise in tavola, ci vennero le lacrime agli occhi, perch erano gli stessi
piccioni della colombaia che conoscevamo, che accudivamo e di cui vedevamo lamore per i
loro piccoli, ed esclamammo: Poveri colombi! e ci rifiutammo di mangiare, e mia nonna ci
voleva costringere a farlo. I piccioni erano immersi in unorribile salsa verde. Mia nonna
insisteva, ma noi quel giorno non mangiammo. Ernestito non voleva mangiare neppure i
polli, perch diceva che erano piccolini e non si sapevano difendere. Avevamo un pollaio e
riconoscevamo i polli e le galline e quando uno di loro veniva portato in tavola, non mangia-
vamo. Avevamo delle incubatrici nel giardino e anche una capra, due asini e un montone.
Andammo ad Alta Gracia a causa dellasma di Ernestito. Avevo tre anni e lui quasi cin-
que. Vivemmo prima allHotel de La Gruta, che sta sulla sierra, non molto lontano dal
paese; era un posto dove dicevano che avvenivano miracoli, cera una chiesa e una vergine,
la vergine de La Gruta; alcune volte andammo in chiesa, non per un sentimento religioso,
ma solo per curiosit.
Restammo vari giorni l e poi affittammo una casa che si chiamava Villa Chichita, che
chiamavano la casa dei fantasmi. L nacque mia sorella Ana Mara e non ricordo perch la
chiamassero la casa dei fantasmi dato che avevo quattro anni, ma poi mi raccontarono - e
devessere la verit - che quella casa non laffittava nessuno perch vi era morto un uomo
con una malattia cerebrale che gridava molto prima di morire, e la gente di Alta Gracia
diceva che l era rimasto il suo fantasma. Dicevano anche che durante la notte si sentivano
delle grida e nessuno voleva affittarla; ci rendeva molto economico viverci e i miei genito-
ri approfittarono di questa circostanza. Era una casa molto bella, ricordo che aveva una
scala altissima, da cui caddi e ho ancora una cicatrice sul mento.
Ad Alta Gracia giocavamo molto, dietro la casa cera un canneto e noi giocavamo alle
casette. Possedevo una cucina-giocattolo che era uguale a una vera e aveva il cherosene:
una volta per si vers poco a poco e non ci accorgemmo che si stava facendo strada verso
il canneto. Ci mettemmo a cucinare, Ernestito, Roberto, Ana Mara - che ancora non cam-
minava - ed io. E quando la cucina prese fuoco, si incendi anche il canneto e per poco
non bruciammo tutti. Roberto torn indietro rapidamente e trascin via Ana Mara, e cos
la salvammo.

3 Secondogenita, sorella di Ernesto Che Guevara, nata nel 1930, di professione architetta. Lintervista stata
realizzata a Buenos Aires, nellestate del 1984, ma vi sono stati altri incontri allAvana; a Crdoba e Alta Gracia,
nel 1988 e in Argentina nel 1995 [a.c. - f.g.].

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Quando mio padre arriv, si arrabbi moltissimo e tagli tutto il canneto, ma lasci
alcune canne con le punte molto affilate; e allora un altro giorno, mentre mio fratello
Roberto ed io, cui piaceva montare sugli alberi per giocare, stavamo su un albero, io gli
diedi una spinta, lui cadde proprio su uno di quei tronchi di canna e si fece una ferita molto
profonda. Giocavamo anche a scavare trincee e di l sostenevamo combattimenti con i
nostri nemici, che erano i fratelli Vidosas, tra gli altri. I proiettili erano una specie di arance
amare che ci sporcavano il viso e i vestiti. Con il tempo, questi amici passarono nel nostro
gruppo e divennero amici, ma io non vovevo fidarmi perch non capivo come potessero
essere amici, dato che erano nostri nemici. Alla fine non li accettammo, perch se non ave-
vamo dei nemici, non potevamo giocare. Su questo gioco influ molto la guerra di Spagna,
che Ernestito segu in tutte le sue fasi; in questo tipo di giochi mio fratello Ernesto era sem-
pre il capo.
Facevamo spettacoli di teatro a scuola, recitavamo e ricordo che mia madre ci confezio-
nava abiti di scena, le piaceva molto farci questi travestimenti. Ne aveva fatto uno da indio
a Ernesto, che era molto bello. Unaltra volta ne fece uno da Luigi XV, con il cappello, le
scarpe alte e a punta, i bottoni dorati. Tutti i genitori e i bambini della scuola stavano nel
teatro. Tutto era pronto e cominci lo spettacolo; ma un bambino molto vivace diede una
spinta a Ernestito che non reag, ma laltro continu a spingerlo e cominciarono a litigare in
mezzo alla scena e fu terribile. A Ernestito, sin da piccolo non piaceva che si commettesse-
ro ingiustizie contro di lui o gli altri. La maestra si mise a piangere, ricordo che era la
signora Girling, diceva che tutto era andato male, ma mia madre la tranquillizz. Era la
maestra di seconda e quarta elementare.
Giocavamo anche a correre, nel modo seguente: in un punto dove aspettava un bambi-
no, un altro doveva togliersi le scarpe, e quello che aspettava scalzo, mettersi le sue per
continuare la corsa, e il primo che arrivava era il vincitore. Nei nostri giochi crano anche
corse di asini. Allepoca in cui studiavamo nei dintorni di Alta Gracia, alcuni bambini con-
tadini venivano a scuola montando degli asini, con i loro poveri vestiti, nonostante il freddo
intenso che cera. Un giorno organizzammo una corsa di asini; Ernestito stava su uno e un
ragazzo pi grande di lui, chiamato Uranga, stava su un altro. Ernestito era molto amato dai
suoi amici e compagni di scuola e la maggioranza voleva che vincesse, ma lasino che mon-
tava, al momento di cominciare la gara, si rifiut di correre ed Ernestito perse la corsa.
Giocavamo a correre con un cucchiaio dove cera un uovo che non doveva cadere altri-
menti avremmo perso, era una specie di corsa a staffetta: un bambino correva con il cuc-
chiaio e luovo e doveva darlo a un altro che continuava a correre, questo gioco ci piaceva
molto. Mio padre e mia madre non fecero mai differenze nelleducazione di maschi e fem-
mine, per cui potevamo giocare insieme e ci divertivamo molto.
Ernesto impar a giocare a scacchi con un amichetto e con i nostri genitori che lo face-
vano abbastanza bene. Era un buon giocatore. Nella nostra casa cera un libro sul grande
scacchista cubano Capablanca.
Quando Ernestito aveva circa tredici anni venne a sapere che cera un posto dove impie-
gavano bambini per raccogliere uva e pagavano un peso al giorno, pi tutta luva che uno
voleva o riusciva a mangiare. Egli e Roberto decisero di andare a lavorare alla vendemmia,
alla raccolta delluva; anchio volevo andare con loro, ma non me lo permisero, nonostante
piangessi molto. Ernestito e Roberto andarono, ma pochi giorni dopo tornarono malati per
la gran quantit duva che avevano mangiato.
Avevamo una cagnolina di razza che mia madre non voleva si innamorasse, ma un gior-
no fugg con un cane randagio; mio padre la insult come se stesse offendendo la morale
pubblica e le parl come se fosse una dama o una signora. La cagna partor e accudimmo
lei e i suoi cuccioli. Ernestito e tutti noi salimmo sul tetto della casa e mettemmo un gatto in
un ombrello come se fosse un paracadute e lo lanciammo nello spazio; il gatto atterr a
quattro zampe, ma poich in genere i gatti cadono a quattro zampe, lesperimento non fu un

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gran successo. Ernestito decise che doveva provare di nuovo e prendemmo uno dei cuccioli
della cagnetta e lo mettemmo nellombrello e ancora una volta il viaggio fu un successo;
allora decidemmo che potevamo fare lo stesso con la nostra sorellina Ana Mara che era
molto contenta, e quando ormai stavamo per lanciarla, arrivarono i nostri genitori molto
allarmati, questa volta avvisati dai vicini, e ci spiegarono il rischio di questo gioco. Ana
Mara non voleva intendere ragioni e lanciava urla terribili perch voleva assolutamente
viaggiare nellombrello come aveva fatto il gatto, ma Ernestito cap perfettamente.
In collegio, piangevo sempre per qualsiasi cosa e ci infastidiva Ernestito che non vole-
va si piangesse di fronte alle difficolt e ne era disgustato. Diceva ai suoi amici: Non fate
caso a mia sorella, che piange per qualsiasi cosa, e io, allora, piangevo pi forte.
Unaltra volta, ancora piccoli - Ernestito aveva undici anni e io nove - mia madre che
era molto audace, ci mand da soli in treno da Alta Gracia a Buenos Aires: erano diciotto
ore di viaggio.
Aveva detto che ci avrebbe dato del denaro per mangiare in treno: ma per la fretta e la
preoccupazione se ne dimentic e partimmo senza. Quando il treno part ci rendemmo
conto che non avevamo preso i soldi e io cominciai a piangere, ma non potevamo fare nien-
te. Ernestito disse che avremmo fatto il viaggio senza mangiare, ma avevamo fame e allora
ci ricordammo che una volta avevamo sentito pap dire che la Costituzione argentina stabi-
liva che nessun cittadino poteva rimanere senza mangiare, che qualsiasi persona che avesse
fame e non avesse soldi poteva entrare nei bar o nei ristoranti e chiedere da mangiare, ma
non vino e caff, perch allora avrebbe dovuto pagare. Questo articolo in realt non era mai
stato messo in pratica, perch quando qualcuno aveva tentato di utilizzarlo, i padroni dei
ristoranti e dei bar gliene davano tante da costringerlo a pagare; per noi eravamo daccor-
do con questo articolo e cos decidemmo di andare a mangiare. Il ristorante del treno era
tutto rivestito in legno, con i vetri dei finestrini forniti di una scritta che diceva: Ferrovia
Centrale Argentina, con tendine di pizzo, fiori, lampade di opalina ondulata, piatti dar-
gento, con i monogrammi; ci servirono una minestra molto buona, di vegetali, che venne
presentata come minestra del treno e che ci piacque molto; il men era assai vario e ci pia-
ceva anche il fatto di mangiare in treno, perch a Buenos Aires, non accade spesso - come
succede a Cuba - che i bambini vadano al ristorante a mangiare; perlomeno, allepoca, era
cos. Perci ci piaceva tanto viaggiare in treno per mangiare al ristorante. Mangiammo tutto
ci che ci andava. Al momento di pagare, Ernesto diede una mancia al cameriere che ci
aveva servito e gli disse che non avevamo i soldi, ma che cera un articolo della
Costituzione, aggiungendo tutto ci che ricordavamo dai racconti di nostro padre.
Luomo si spavent. Guardava Ernesto con gli occhi spalancati e chiam gli ispettori;
quando li vidi, mi prese la paura, pensai che ci poteva accadere qualcosa di brutto e comin-
ciai a piangere: le tazze e i piatti del tavolo al quale sedevamo, tremavano con me. Attirate
dal mio pianto, arrivarono varie persone e io piansi pi forte, poich immaginavo che sareb-
be successo qualcosa di grave. I controllori mi si avvicinarono e ricordo ancora Ernestito,
proprio come un uomo, affrontarli e dir loro: Non se la prendano con la mia sorellina, per-
ch non lo permetter. Cos mi difese e questo lo ricordo benissimo. Allora ci requisirono
una valigia con dei vestiti per pagare ci che avevamo mangiato. Successivamente, quando
arrivammo a Buenos Aires, mio padre, che ci stava aspettando, pag tutto e recuper la
valigia.
Mia madre era molto bella e colta, sin da quando aveva tre anni aveva cominciato a stu-
diare il francese e lo conosceva alla perfezione, pensava in francese, parlava meglio il fran-
cese che lo spagnolo e lo insegn a tutti noi. Ernesto imparava con grande facilit. A mio
padre non piaceva che parlassimo in francese, perch non capiva ci che dicevamo.
Ernesto non voleva che i miei genitori discutessero e un giorno per protestare contro una
discussione, usc di casa e si and a nascondere da qualche parte. Ricordo che ci mettemmo
tutti a cercarlo con lampade e lanterne, ma Ernesto non appariva.

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Ad Alta Gracia, Ernesto si era innamorato di una ragazza di Rosario, che era quattro o
cinque anni pi grande di lui: una cosa che non ha importanza, ma a quellepoca, il fatto
che Ernesto avesse sedici anni e lei ventuno, faceva una notevole differenza. La ragazza era
molto intelligente, colta, fine, che era poi quello che sempre lo attraeva, la bellezza spiritua-
le pi delle altre cose.
Quando la nonna si ammal, ebbe unemorragia cerebrale, Erensto abbandon tutto ci
che stava facendo a quellepoca, una serie di cose per lui molto importanti, e stette tutto il
tempo accanto a lei, curandola, dandole da mangiare. Capiva che non poteva far nulla per
lei, perch stava morendo. Pens quindi che avrebbe dovuto studiare Medicina per conosce-
re le cause delle malattie, fare delle ricerche ed evitare che la gente soffrisse; per questo
pass da Ingegneria a Medicina. Quando la nonna si ammal, andammo tutti a Buenos
Aires e lui rimase accanto a lei tutto il tempo. Fu un nipote che vegli sulla vita di sua
nonna fino allultimo momento: provava tenerezza per lei.
Ernesto aveva un allevamento di conigli per fare esperimenti e ricerche, ma poi gli
dispiaceva utilizzarli e i conigli non finivano mai di partorire. Vivevano in una terrazzetta
che cera in casa. Poi circol la voce tra i civini che Ernesto tenesse i conigli per fare espe-
rimenti sul cancro e tutti cominciarono ad aver paura di farsi contagiare dai conigli cancero-
si. Dicevano: Se cade gi uno dei conigli di Ernesto, che ci pu succedere?. Era un bene
che circolasse questa paura, cos nessuno avrebbe avuto il coraggio di mangiarseli o di
rubarli, perch erano tutti spaventati dallidea del contagio.
Quando andammo a Crdoba, per le nozze di Carmen Gonzlez Aguilar, Ernestito si
innamor di Chichina Ferreyra, una ragazza molto bella, con un bel viso, anche lei colta,
ma di una famiglia molto ricca. Chichina aveva molti corteggiatori e il fidanzamento con
Ernesto fu una sorpresa per tutti, provocando gelosie nel gruppo dei pretendenti, perch
Ernesto non si preoccupava molto della moda e del vestiario di quella classe sociale; non si
preoccupava delle formalit. Era molto innamorato, perch Chichina era anche molto intel-
ligente. Ricordo che quando stavamo a Buenos Aires, Ernesto cominci a lavorare come
infermiere su una nave mercantile, in una della compagnia di petrolio nazionale - che viag-
giava nella regione dei Caraibi, Curaao, Trinidad-Tobago e in molti porti del Brasile - e
quella di Comodoro Rivadavia.
Si ricordava sempre di ognuno di noi. Era molto tenero e affettuoso e a ognuno di noi
portava un regaletto in ricordo. A me port una piccolissima macchinetta fotografica, come
se fosse per fare le foto, e invece era un portacenere: ricordo sempre questo piccolo regalo
con affetto. Quando arrivava al porto, mi chiamava al telefono per sapere se erano arrivate
lettere di Chichina, e mi chiedeva di correre al molo. E io correvo, correvo come mi aveva
chiesto lui e gli portavo le lettere. Una volta mi chiese di correre molto, perch la nave
stava per salpare e io corsi a perdifiato con la lettera in mano;, ma quando arrivai il battello
si stava allontanando dalla riva, e lui stava guardando per vedere se arrivassi, finch mi vide
che lo salutavo con la lettera in mano. Allora mi venne una gran tristezza e mi misi a pian-
gere. Si avvicin un poliziotto il quale credeva che fosse il mio fidanzato che partiva e si
mise a farmi la corte, cercando di approfittare della situazione, ma io cominciai a piangere
pi forte, mi misi a correre e mi allontanai dal molo.
Egli aveva unamica cui volle molto bene, Tita Infante: era una ragazza dolce, molto
bella ed esile, ricordo, che gli telefonava spesso. Ormai conoscevo la sua voce. Quand
part da Buenos Aires dalla stazione ferroviaria Retiro, General Belgrano, lei venne a salu-
tarlo e vidi che era in lacrime. Ernesto aveva un grande affetto per lei, le scrisse sempre rac-
contandole di s e lei era molto innamorata.
Quando Ernesto and in Guatemala e poco dopo Roberto si spos, io chiesi che mi
fosse data la loro camera. E quando cominciai a metterla in ordine scoprii i diari di Ernesto
e le lettere damore delle sue fidanzate. Ernesto aveva labitudine sin da piccolo di scrivere
tutto, e faceva riassunti dei libri perch gli piaceva molto leggere. Mia madre e mia sorella

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Ana Mara volevano leggere il diario e le lettere damore, ma mi opposi, mi sembrava che
non fosse corretto leggere cose tanto private; ma loro lo fecero e poich leggevano alcuni
brani a voce alta, venivo anchio a sapere alcune cose, ma protestavo con mia madre per
questo fatto.
Mio fratello Ernesto era pi un Guevara che un de la Serna, sebbene i cugini pi vicini
fossero i Crdova, Fernando e La Negrita, e i figli di mia zia Edelmira; finch lei visse ci
incontravamo, ma dopo non pi. I rapporti erano stretti anche con Mario Roberto Saravia
Guevara e i suoi fratelli Jos Luis ed Eduardo, figli della zia Sara, sorella di mio padre; stu-
diavano a Buenos Aires e durante i fine settimana stavano da noi e quando poi Mario
Roberto cominci a studiare Medicina, rimase a vivere con noi. Ci si chiesto quale delle
due famiglie - i Guevara o i de la Serna - fossero pi importanti dal punto di vista economi-
co e avessero pi soldi o propriet. Entrambe le famiglie, alla fine del secolo scorso, posse-
devano molto denaro, haciendas, terreni e propriet in generale, ma bisogna tener conto del
fatto che mia nonna ebbe diciannove fratelli, vale a dire che alla morte dei suoi genitori, le-
redit venne divisa in venti parti; daltro canto, tra i de la Serna, si d il caso che mio nonno
fosse figlio unico e lui solo eredit tutto, di qui la differenza tra gli uni e gli altri. Anche i
miei nonni Guevara Lynch ebbero dodici figli, uno mor da giovane e ne rimasero undici, e
i de la Serna furono sette: anche questo fatto determin le differenze al momento della
ripartizione dei beni.
Dopo il trionfo della Rivoluzione cubana, mi recai con i miei genitori allAvana, ricordo
i saluti e larrivo; ma poi mio fratello Ernesto mi rimprover perch, insieme a mio padre,
avevo fatto battezzare sua figlia Hildita, senza il suo permesso.
Stemmo con lui, visitammo lEscambray e fu un viaggio indimenticabile, poi con la
nave tornammo in Cile e di l, con il treno, in Argentina. Lo rividi a Punta del Este, quando,
in occasione della conferenza del 1961, and l tutta la famiglia. Fu lultima volta che ci
ritrovammo tutti insieme.

Ana Mara Guevara de la Serna4

I miei primi ricordi sono di Alta Gracia, dove sono nata il 28 gennaio 1934. I miei geni-
tori vivevano a Villa Chichita, nota come la casa dei fantasmi, perch dicevano che era abi-
tata dai fantasmi e per questo laffitto era basso. Io servivo da bastone a mio fratello Ernesto
quando uscivamo a camminare. Egli appoggiava il suo braccio sulla mia spalla e percorre-
vamo vari tratti di strada in questo modo: ci accadeva quando era affaticato dallasma. In
quelle passeggiate parlavamo molto e mi raccontava belle storie.
Ricordo anche gli spettacoli teatrali. Tutti gli anni a scuola ci facevano rappresentare
personaggi di opere, forse perch a mamma e a pap piaceva il teatro o perch lei amava
farci i costumi o perch piaceva a noi. Alla fine dellanno si faceva una grande festa nel tea-
tro con tutti gli alunni della scuola, cui partecipavano i genitori, tutti elegantemente vestiti.
In quegli spettacoli ho fatto la ballerina e la farfalla, mio fratello Roberto il grillo, Ernesto
lindio, il greco, il Martn Fierro, il marchese. Mi ricordo che facemmo uno spettacolo
ambientato in un negozio di giocattoli, dove arrivava una fata incantata con una bacchetta
magica e toccava le scatole dei giocattoli, e noi bambini, che eravamo immobili, automati-
camente ci mettevamo in movimento. Roberto ed Ernesto erano vestiti da pugili e la fata
domand loro: Voi, pupazzetti, che sapete fare?. E loro rispondevano: Aspetta un

4 Sorella minore di Ernesto, era nata il giorno 28 gennaio del 1934, come Jos Mart: ed era fiera di una tale
coincidenza. Architetta, visse a Cuba gli ultimi anni della sua vita [a.c. - f.g.].

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momento e lo saprai, e cominciavano meccanicamente a fare a pugni, muovendo le brac-
cia. Ernestito colp pi forte del solito Roberto e questi cominci ad arrabbiarsi sul serio. Il
teatro moriva dal ridere, pensando che recitassero molto bene e la fata non poteva fermarli
con la sua bacchetta magica, visto che aveva fatto loro lincantesimo.
Con mamma era di una tenerezza incredibile, pensava sempre a lei, la proteggeva, la
prendeva in giro, era molto affettuoso con lei: magari non lo dimostrava sempre apertamen-
te, ma lo sentiva. Era di una squisita sensibilit, cercava continuamente di aiutare gli altri.
Ernestito era estremamente tenero anche con la zia Beatriz.
Era eccezionalmente affettuoso. Lei non si spos mai, non ebbe figli; mio padre era il
figlio prediletto di mia nonna e dato che Beatriz rimase sempre con lei, Ernestito fin con
lessere il preferito di entrambe; inoltre, dato che era un bambino malato e molto comunica-
tivo, esse lo amarono e lo coccolarono molto. Egli si preoccupava per tutti, per ognuno in
forma diversa, dato che aveva la capacit di dare amore e appoggio a ciascuno. Aveva que-
sta bella qualit. Per Beatriz aveva una vera passione, pensava a lei continuamente e faceva
tutto ci che poteva renderla felice. Egli visse per un certo periodo con la nonna e la zia
Beatriz e ci spiega abbastanza questa tenerezza reciproca sin dai primi tempi, poich i miei
genitori vissero un anno con loro poco dopo la sua nascita.
La zia Beatriz aveva un amore materno verso di lui. Ernesto amava trascorrere il tempo
con lei, perch gli raccontava molte belle storie, gli parlava di una principessa che veniva in
cerca di Ernesto; era molto romantica, leggeva molto, per lepoca sua era certamente una
donna colta. Lo prendeva in braccio, lo faceva addormentare, lo cullava quando era piccolo
e quando era ormai studente di Medicina continuava a coccolarlo. A Ernesto piaceva che
Beatriz gli accarezzasse i capelli, e amava dormire mentre lei gli accarezzava la testa. Tutti
conoscevano la tenerezza che Beatriz provava per Ernesto e lui per lei.
Mi raccontava moltissime storie, mi parlava molto dei libri che aveva letto. Sin da pic-
colo leggeva molto e io ero incantata da tutte le cose che mi diceva; era come vivere in un
mondo fantastico, perch lo ascoltavo e sognavo tutto ci che mi andava raccontando. Tra i
libri che leggeva, ricordo che cerano quelli di Alessandro Dumas, Giulio Verne,
Stevenson, Salgari, Anatole France, Jack London e molti altri. Non solo leggeva molto, ma
gli piaceva che lo facessero anche gli altri; mi consigliava i libri che dovevo leggere, me li
comprava o sceglieva nella biblioteca dei miei genitori. Era sempre preoccupato che tutti
noi leggessimo.
Mio fratello Ernesto era per me una specie di padre. Era un fratello maggiore molto
attento, mi protesse sempre, ricordo che lo faceva sin da quando ero piccola, sin dai primi
anni, da sempre. Aveva molti amici del golf e andava a giocare con loro; a me piaceva
seguirlo, ma Ernesto non voleva perch i suoi amici ne facevano di tutti i colori; erano della
sua et, e anche pi grandi, e per questo Ernesto non voleva che andassi con lui; ma io ero
un po come una sua piccola coda: mi nascondevo e di nascosto lo seguivo, e quando arri-
vavamo al campo da golf non gli restava che accettarmi.
Un giorno cerano i suoi amici riuniti che dicevano: Vediamo, chi se la sente? Chi se la
sente di mettere la mano in cima a questo? Chi cos coraggioso da mattere la mano?. Io
stavo l e loro continavano a dire: Chi il coraggioso che mette la mano qui? E io, per
farmi vedere coraggiosa, misi la mano, ed era una pianta di ortica. Subito cominciai a strilla-
re e quand Ernesto cap ci che era accaduto, se la prese con tutti quei ragazzi: era terribil-
mente indignato. I suoi amici gli dissero che nessuno mi aveva spinto a farlo, che lo avevo
fatto perch volevo, dato che nessuno mi aveva chiamato; ma lui rispose che, visto che ero l,
avrebbero dovuto tenerne conto. Ricordo lindignazione di Ernestito verso tutti loro.
Ernestito si prendeva molta cura degli animali, erano molto ben assistiti. Avevamo polli,
cani, cavalli, asini, uccelli. Lui si occupava dei canarini. Il cane era di tutti, ma i canarini
erano solo suoi. Aveva molto affetto per gli animali, li curava molto e si inquietava se qual-
cuno faceva loro del male.

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Quando vivevamo a Buenos Aires, mi piaceva passare le vacanze in casa delle amiche
o della famiglia, andare in campagna o al mare, purch uscissi da Buenos Aires. Quando
mio fratello Ernesto fece il viaggio in bicicletta attraverso le provincie dellArgentina set-
tentrionale, io stavo a Crdoba in casa dei miei amici Gonzlez Aguilar, e un giorno
Ernesto arriv con la testa pelata che faceva orrore, tanto che eravamo atterriti dalle cose
che raccontava. Aveva incontrato un linyera, una specie di vagabondo, sotto un ponte e si
erano messi a chiacchierare e a bere mate; il vagabondo aveva utilizzato il suo termos per
preparare il mate. Ci sembrava incredibile che qualcuno potesse bere il mate con un linye-
ra. Poi, ci raccont che quelluomo tir fuori le forbici e lo rap, lasciandogli la testa come
una scalinata.
Quando andai in vacanza a casa di mia zia Susana, questa decise che ero molto debole e
fiacca e che dovevo mangiare molto, e mimpose una dieta per ingrassare che mi trasform
in una grassona. Al ritorno a casa, tutti si allarmarono. Ernesto scrisse una lettera a Susana
dicendole che quella che aveva rimandato indietro era era una palla. Era preoccupato: pen-
sava che fossi obesa e che non sarei pi riuscita a recuperare il mio peso. Mi diceva che non
dovevo mangiare tanto, ma io continuavo a farlo, senza preoccuparmi di ingrassare. La sua
preoccupazione era tanta che mi prescrisse un regime alimentare molto rigido e mi pag
una professoressa di ginnastica.
Ricordo i suoi amici ed amiche, ma ce n una, Tita Infante, che signific molto nella
vita di Ernesto. Era una donna molto intelligente, di una grande ricchezza spirituale, con
molta cultura, unintellettuale; studiava Medicina, come lui, e cera tra loro una forte cor-
rente di simpatia. Era il tipo di donna che lo interessava. Io non so a quale livello di intimit
arrivasse la loro relazione, ma posso dire con certezza che Tita era innamorata di Ernesto ed
essi mantennero tra loro una corrispondenza regolare; dovunque egli fosse, le scriveva sem-
pre. Le scrisse quando viaggi con Alberto Granado attraverso il Cile e il Per, e anche
quando navig lungo il Rio delle Amazzoni ci dava sue notizie attraverso le lettere; scrive-
va sempre a mia zia Beatriz, ai miei genitori e inviava messaggi per noi.
Ricordo un aneddoto: gli cadde un pollo o una gallina nel fiume perch si erano addor-
mentati, e raccont che non se la sent di buttarsi in acqua di notte perch aveva paura.
Disse che se ci fossimo state mia madre ed io, ci saremmo buttate, ed era vero, perch noi
eravamo buone nuotatrici e non avevamo paura n dellacqua n del buio. Nel suo secondo
viaggio, con Calica Ferrer, scriveva spesso; a Roberto e a Juan Martn scriveva in genere il
18 maggio, che era il giorno del loro compleanno. Anche a me faceva gli auguri. Aveva la-
bitudine di dare soprannomi: Juan Martn lo chiamava Tudito o Patatn, Roberto,
Pavotn; me, Petisa, e in certe occasioni ci dava appellativi, per esempio mi diceva
Petisa di m... Vi potete immaginare!.
Dal Guatemala mi raccont che stava vendendo per le strade un cristo nero al quale
aveva fatto un impianto elettrico, e ci era una novit per loro, che gli attribuivano virt
miracolose. Dal Guatemala ricevetti unaltra lettera in cui mi faceva gli auguri di buon
compleanno: sapeva che avevo terminato bene il mio anno di Architettura e mi diceva che
era contento e che dovevo continuare a studiare e che sicuramente avrei avuto di fronte un
luminoso avvenire e usava le parole di un tango argentino che dice: quando sar un vec-
chio mobile tarlato, potr dire desser stata larchitetta della mia vita. Era pi o meno que-
sto, che mi diceva nella lettera. Anche a mia sorella Celia scrisse congratulandosi per i suoi
esami e perch stava per sposarsi con il suo fidanzato Luis Rodrguez Argaaraz. Ernesto si
preoccupava per me in ogni senso, con lui mi sentivo molto protetta. Capiva quando avevo
un problema, senza che glielo dicessi, allora mi interrogava, ne parlava e cercava la soluzio-
ne pi adatta. Faceva cos con tutti i miei fratelli.
Quando se ne and, lasci un grande vuoto, che cerc tuttavia di riempire con le sue let-
tere, piene di allegria e di profonde analisi di ci che andava vedendo e vivendo.

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Juan Martn Guevara de la Serna5

Mio fratello Ernesto aveva quindici anni pi di me, per questo i miei ricordi sono
mescolati ai fatti che mi hanno raccontato i miei genitori o i miei fratelli. Nel 1943 la mia
famiglia si trasfer a Crdoba ed Ernesto smise di fare i suoi quotidiani viaggi in treno.
Abitavamo al numero 288 della calle Chile. La casa aveva un secondo piano e una terrazza
interna dove la famiglia si riuniva. Il 18 maggio di quellanno nacqui io. I miei vecchi non
ebbero molta fantasia al momento di scegliere i nostri nomi; ai miei fratelli Ernesto e Celia
misero i loro stessi nomi, a Roberto quello del nonno paterno, ad Ana quello della nonna
paterna e a me quello del mio nonno materno. I primi ricordi sono di Buenos Aires, di me
piccolo, dellarrivo nella capitale. Prima abitammo in un appartamento di propriet di mia
nonna e vivemmo con lei e con mia zia Beatriz. Quando Ernesto se ne and da Buenos
Aires aveva quasi venticinque anni e io dieci. Dato che nacqui a Crdoba, del periodo di
Alta Gracia e di Crdoba non ho suoi ricordi.
Ernesto studiava di notte e io dormivo, ma lui continuava a studiare. Ero una specie di
fratello-figlio, per cui Ernesto era mio pap e mio fratello, e Celia la mia mamma-sorella.
Dato che lui era il mio fratello maggiore, io lo consideravo il mio fratello maggiore-padre,
perch mi portava a passeggio, mi prendeva tra le sue braccia, giocava con me ed io lo con-
sideravo mio padre. Il compito di occuparsi di me non ricadeva solo sui miei genitori, ma
anche sui miei fratelli e per questo ero una specie di figlio per loro.
Quando Ernesto tornava da un viaggio portava sempre dei regali a me e ai miei fratelli.
Aveva una camicia di nailon che chiamava la settimanale perch la doveva solo lavare, il
che era una novit per quellepoca. Ricordo che scriveva su una rivista che si chiamava
Tackle e firmava con uno pseudonimo, Chang Cho6, perch un amico lo chiamava cos
per il suo modo trasandato di vestire; non si era offeso, ma lo utilizzava per scrivere.
Certamente avr dato un soprannome feroce al suo amico, quando questo gli aveva dato il
suo, ma non si era irritato.
Sarebbe bello trovare quelle riviste perch l ci sono i primi articoli che Ernesto scrisse;
ne vennero pubblicati undici numeri. Un giorno, Ernesto mi fece vedere una rivista dove
stava una sua foto, perch aveva utilizzato una moto con un motorino di fabbricazione ita-
liana e dato che aveva fatto il suo viaggio con successo, la rivista lo utilizz per fare pubbli-
cit e la fabbrica gli regal un motorino nuovo o gli rimise a posto quello vecchio. Me la
mostrava e io ero stupito e non riuscivo a crederci. Era una grande soddisfazione avere un
fratello su quel giornale e a me piaceva mostrarla ai miei amici perch vedessero che io
avevo un fratello molto importante. Per me era come se lui fosse un attore di cinema, e tutti
i bambini erano meravigliati che mio fratello stesse sul giornale. Quando poi pubblicarono
quegli articoli, per me fu altrettanto straordinario, perch io ascoltavo quando li leggeva ai
suoi amici e li discuteva con loro, e dopo averlo visto sul giornale, mi pareva qualcosa di
veramente straordinario.
Quando Ernesto andava al bagno, gli piaceva portarsi dei libri e si metteva a recitare in
francese e a leggere poesie. Mi piaceva molto sentirlo recitare poesie mentre stava in
bagno; ci attirava la mia attenzione. Non cantava, ma recitava e declamava poesie.
Quando andava al bagno ci stava mezzora, per questo dovevamo stare attenti ed entrare
prima di lui, perch altrimenti avremmo aspettato molto.

5 E il pi giovane dei fratelli Guevara de la Serna, meglio noto come Patatn. E nato nel 1943. Lintervista
stata realizzata nel 1984, ma vi sono stati altri incontri in Argentina, nel 1988; varie volte allAvana, e a Buenos
Aires a settembre del 1995 [a.c. - f.g.].
6 Apparentemente un nome cinese, ma in realt soprannome scherzoso, omofono di chancho, termine corrente
per maiale [n.d.r.].

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La prima volta che andai a una partita di calcio, fu con Ernesto, fu il primo che mi ci
port; gli piaceva molto lo sport, specialmente il rugby, che sconosciuto a Cuba. Si gioca
con un pallone ovale, uno sport rude, ma non violento. A volte laggressivit poteva esse-
re molto pesante. Io non giocavo, ma andavo a vedere. Dato che Ernesto era nato a Rosario,
sebbene non vivesse l, era un tifoso della squadra di calcio del Rosario Central, e quando
giocava a Buenos Aires, andava a fare il tifo. A rugby giocava in una squadra che si chia-
mava Atalaya, e che era dei dintorni di Buenos Aires.
Lo ricordo giocare a calcio e ogni tanto usare il suo apparecchio per lasma; il fatto che
un asmatico giocasse a calcio attirava molto lattenzione di tutti, poich uno sport dove si
deve correre molto e fare un grande sforzo fisico; giocava anche a golf, per non ho ricordi
perch non lo vidi mai, me lo raccontavano. Gli piaceva molto il tifo popolare, il sostegno
alle squadre, le discussioni con la gente che appoggiava questa o quellaltra squadra, mentre
gridava per il suo Rosario Central. Non capivo niente di calcio, ma per avere un antagonista
mi fece diventare tifoso di unaltra squadra e cos discutevamo. I tifosi del Rosario Central
erano molto pochi, dato che la citt distante oltre quattrocento chilometri da Buenos Aires
e cos i suoi sostenitori non potevano fare quel lungo viaggio; per cui, ogni volta che gioca-
va il Rosario Central, Ernesto andava a fare il tifo. Era uno dei pochi che parteggiava per
questa squadra, il resto degli spettatori erano del Buenos Aires.
Ernesto aveva un rapporto speciale con Sabina Portugal, una boliviana che lavorava
come domestica in casa. Sabina era una persona che stava passando un brutto periodo per-
ch aveva una bambina e non riusciva a trovare lavoro: oggi avr circa centanni se ancora
vive. La ricordo quando avevo cinque anni, era unindia aymara con tutte le caratteristiche
tipiche degli indios. Mi ricordo quando faceva le patate fritte, che piacevano molto a
Ernesto. Non so perch mangiasse tanto, forse perch doveva andare allUniversit, e lei gli
faceva appositamente le patate fritte, sebbene la maggior parte di noi restasse senza man-
giare; Sabina lo preferiva sempre a tutti e gli dava le cose migliori. Era quasi analfabeta,
non impar mai a leggere e a scrivere, faceva solo la sua firma. Ho avuto sue notizie fino al
1986, poi non ho pi saputo nulla di lei.
Il fatto che Sabina fosse boliviana e raccontasse a Ernesto la vita del suo popolo, della
miseria in cui viveva, deve aver influito su di lui. Appprezzava il fatto che le persone si
confidassero e gli raccontassero le cose, e Sabina parlava molto. Si stabil tra loro un lega-
me molto stretto; dato che la ascoltava con attenzione, lei sentiva molto affetto per lui.
Quando Ernesto se ne and, Sabina rivers tutto il suo affetto su di me. Sabina visse come
una lacerazione la partenza di Ernesto. Fu un persona importante per la nostra famiglia.
Ernesto, con un amico, compr un prodotto per ammazzare gli scarafaggi; erano delle
scatolette che si mettevano una dentro laltra e crearono questo insetticida cui misero il
nome di Vendaval; lo fabbricavano nel garage di casa e aveva un odore pestilenziale; sulla
scala per andare dalla casa al garage cera un odore insopportabile che usciva da questo
Vendaval. Di questo mi ricordo molto bene e anche dellodore tanto disgustoso.
Poi, per cercare il modo di aiutarsi economicamnte negli studi e di guadagnare qualche
peso, comprarono un carico di scarpe a buon mercato che nessuno acquistava e li vendeva-
no per strada; erano di vari numeri e colori, orribili, ma dato che erano a buon mercato, la
gente che passava le comprava.
Poi, ne restarono alcune spaiate e loro cominciarono a cercare le persone cui mancava
una scarpa, per vendergliele. Ricordo che vicino a casa incontrarono un carpentiere cui
mancava una scarpa e usava una gruccia; gli fecero uno studio del piede per vedere quale
scarpa gli servisse e gliela proposero. Il carpentiere la compr e da allora rimanemmo in
contatto con lui perch lo aveva colpito in modo in cui gli avevano proposto lacquisto della
scarpa e come lo avevano convinto.
Ernesto aveva ottimi rapporti con mio zio Jorge de la Serna, fratello di mia madre. Egli
aveva una personalit abbastanza particolare, gli piaceva lo sport perch era stato uno spor-

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tivo, nuotatore, lottatore, pilota, aveva volato in aereo e gli piaceva molto la meccanica e le
moto, per cui cerc di conquistare Ernesto alle sue idee. Essi avevano buoni rapporti e
discutevano molto tra loro; fu Jorge a introdurlo allaeromodellismo.
I rapporti di Ernesto con mia madre erano molto buoni, molto speciali, franchi; essi ave-
vano affinit di pensiero, il che li differenziava dal vecchio. Ricordo, e mi hanno racconta-
to, che Ernesto discuteva molto con mio padre di politica. Erano discussioni accese, con
punti di vista contrari. Discutevano della storia della Rivoluzione russa, su cui Ernesto leg-
geva molto, e di cui aveva informazioni abbastanza dettagliate, la Guerra civile, le conse-
guenze della guerra, Stalin. Mio padre vedeva le cose da un punto di vista filoccidentale. A
casa nostra si discutevano i personaggi storici e anche la situazione dellArgentina e del
peronismo, della guerra di Corea e dellintervento degli Stati Uniti. In queste discussioni,
mia madre ed Ernesto avevano posizioni simili. Mamma influenz molto mio fratello e,
sebbene non se ne parli mai, la sua influenza fu grande, per le posizioni che assumeva nelle
discussioni politiche che si facevano in casa nostra e per le sue letture sistematiche: la mia
vecchia leggeva in francese ed Ernesto recitava poesie in francese, ella influ sulla sua forza
di volont e sulla sua fermezza di carattere. Quando riceveva lettere di Ernesto era molto
contenta e ce le leggeva; era sempre molto felice quando riceveva sue lettere. Mia zia
Beatriz aveva molta predilezione per mio fratello, per non aveva niente in comune con lui
dal punto di vista ideologico, ma solo da quello affettivo.
Anche nostra nonna paterna fu molto presente nellinfanzia di mio fratello, quando ella
mor, per lui fu un duro colpo.
Ernesto amava gli scacchi. Lo ricordo giocare in casa molto concentrato. Io allora non
intervenivo, n parlavo per non interromperlo, osservavo solo ci che faceva.
Nella nostra famiglia si diceva sempre ci che si pensava. Non so se fosse una questione
di educazione, ma cerano comunque delle norme che si seguivano. Lonest era una
norma, e anche indicare le cose che erano state mal fatte lo era. Ernesto rispettava tutte que-
ste norme. Inoltre era chiaro che bisognava studiare, non fare prepotenze ai pi piccoli, non
permettere le ingiustizie n che venissero picchiati i pi deboli.
Ricordo i conigli che egli teneva, perch un giorno uno cadde e si sventr; i vicini si
spaventarono, dicendo che erano contaminati dal cancro e che erano conigli di laboratorio.
La nostra casa aveva due piani; di sopra abitavamo noi, in basso varie famiglie che avevano
creato una specie di conventucolo, quasi un loro caseggiato. Ricordo tre signore che erano
maestre e che abitavano l in basso insieme ad altre famiglie. Le maestre ormai erano anzia-
ne e furono loro a protestare quando cadde il coniglio e si fer, perdendo sangue che si spar-
se nel cortile ampio e aperto. Oltre alle maestre, tutte le famiglie protestarono perch aveva-
no saputo che Ernesto studiava Medicina e che stava facendo degli esperimenti sul cancro
con i conigli. Si verific un tremendo parapiglia per questo motivo.
Ernesto mi parlava degli esperimenti che faceva con una cagna e per questo, quando la-
nimale partor, mi port in regalo un cucciolo che chiamammo Jack; era il figlio di questa
cagna che utilizzava per gli esperimenti nella clinica del dottor Salvador Pisani; mi fece
questo regalo che mi piacque molto; avrei voluto che mi portasse anche la cagna, perch mi
sembrava orribile che facesse quegli esperimenti sul povero animale. Credevo che gli faces-
se del male, che gli aprisse il ventre e cos via, ma egli mi spieg che gli esperimenti consi-
stevano nel fargli delle iniezioni.
Le riunioni di famiglia del fine settimana erano molto belle: ci riunivamo tutti. La sera
arrivavano gli amici dei miei fratelli e si giocava a carte. Queste serate erano piene di ragaz-
zi e ragazze. Si facevano anche discussioni politiche su temi di attualit.
Le serate in cui si faceva lasado7 mi piacevano molto perch potevo stare con i pi
grandi e ascoltare le loro conversazioni e discussioni; non capivo ci che discutevano, ma

7 Carne alla brace, cotta e socializzata alla maniera degli argentini [n.d.r.].

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mi piaceva ascoltare. Venivano amici di Ernesto anche da Crdoba e questo mi piaceva
molto. Ricordo quella volta che egli si perse nellhacienda di mia nonna: lo cercammo
ovunque. Vicino alla casa passava la ferrovia e lungo i binari camminavano i linyeras o
crotos, che sono pesone che vanno in giro a cercare lavoro o qualcosa da mangiare. Ernesto
lo trovarono sotto un ponte, che conversava e beveva mate con uno di questi linyeras, ascol-
tando le storie che gli raccontava.
Ernesto mi mise un soprannome, mi chiamava Tudito, che stava per pelotudito, vale a
dire stronzo, e dato che io me la prendevo, mi chiamava cos. Nelle lettere che ci manda-
va, per chiedere di me o per inviarmi i saluti diceva. caro Tudito. Un altro soprannome
che mi mise fu Patatn, perch quando mi chiedevano come mi chiamavo e rispondevo
Juan Martn, dato che non sapevo parlare bene, dicevo pi o meno Patatn. Le sue lettere
erano divertenti e interessanti, riportavano sempre aneddoti od opinioni sulle cose che vede-
va o sentiva. Quando stava sulla Sierra Maestra, a casa mia venne Nicols Guilln a portare
una lettera di mio fratello: avevo tredici anni e lo ricordo bene.
I primi contatti che ebbi con la letteratura furono i suoi libri, perch per un certo periodo
dormii nella sua stanza, quando Roberto non cera, perch io stavo in unaltra, ma poi pas-
sai nella sua. Ero piccolo e stavo sempre nelluna o nellaltra perch volevano che dormissi
nella camera di mia sorella Ana Mara, ma questo non volevo assolutamente accettarlo.
Nella sua camera egli teneva molti libri, una gran quantit, soprattutto di Medicina, una col-
lana di Storia universale, libri di avventure, di Alessandro Dumas e Giulio Verne e io rime-
stavo e rimestavo tra quei libri. A lui piaceva studiare di notte fino allalba, che erano le ore
pi tranquille.
In quel periodo lo ricordo come una persona molto allegra, attiva, di ottimo umore,
anche quando aveva le crisi di asma, che non erano momenti di felicit, ma lo ricordo sem-
pre come un giovane felice. Mi piaceva venire alle mani con lui, lo cercavo sempre perch
mi raccontasse delle storie, di argomento storico, e perch conversasse con me di qualsiasi
cosa. Loro, i miei fratelli, mi chiedevano come andassi a scuola, ma nessuno mi aiutava nei
compiti. Passato quel periodo, ricordo un aneddoto, che accadde quando trionf la
Rivoluzione cubana e noi andammo a Cuba; ricordo lincontro con mia madre, le luci del-
laeroporto, i giornalisti, i ribelli in uniforme verde ulivo, le armi, i fotografi. Quando la mia
vecchia entr nelledificio e lo vide, usc correndo, si tolse gli occhiali da sole e si abbrac-
ciarono, poi si avvicin a ciascuno di noi: eravamo il mio vecchio, mia sorella Celia e il suo
fidanzato Luis Rodrguez Argaaraz; notai che aveva un modo diverso di parlare, non era
cubano, per tendeva a non essere pi argentino. Un giorno cominciai a giocare con lui,
come se stessimo facendo a pugni: io lo colpii al braccio e lui si pieg per il dolore. Allora
cessai di colpirlo e non appena abbassai le braccia egli cominci ad attaccarmi nuovamente
e mi disse che dovevo imparare che non ci si poteva fidare mai del nemico, che non si dove-
va mai abbassare la guardia.
Poi, lo rividi quando venne a Punta del Este: fu lultima volta che tutta la famiglia si
riun, inclusa la zia Beatriz. Fu tutto molto bello, in quelloccasione diede a nostra madre il
suo libro, Guerra di guerriglia, con una dedica:
Vecchia, perch il tuo spirito guerrigliero, sempre preso tra figli, convenzioni sociali, ristrettezze econo-
miche, si rivolgai alle strade dellepopea passata e di quella futura, quella dellultima grande guerra di
liberazione che vedr il mondo, con affetto da tuo figlio.
Che

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MIO FRATELLO ERNESTO
di Roberto Guevara de la Serna1

Ernesto nacque a Rosario. Mio padre aveva interessi economici nella provincia di
Misiones, a Puerto Caraguatay, dove aveva comprato una fattoria col denaro di mia madre;
e lui e mia madre poi viaggiarono da qui fino a Rosario lungo tutto il Ro Paran, porto
dopo porto, per risolvere alcuni problemi riguardanti gli affari. Il mio vecchio voleva
impiantare un mulino per lerba mate e scendevano per realizzare questa impresa; durante il
viaggio cominciarono le doglie del parto e in quella circostanza nacque mio fratello Ernesto.
Ci che ricordo, dai racconti di mia madre, era che Ernesto nacque in una clinica di
Rosario, il 14 giugno del 1928. La residenza che compare nella registrazione dellatto di
nascita quella della casa dove visse i primi giorni, e non quella dove nacque.
Probabilmente fu il domicilio di un amico o dellautista del taxi che fu il testimone della
nascita. Laltro testimone fu il cugino di mio padre, Ral Lynch. Voglio aggiungere che
questo cugino di mio padre era sicuramente lambasciatore argentino allAvana allepoca
della lotta sulla Sierra Maestra e del trionfo della Rivoluzione.
Da Rosario vennero a Buenos Aires e poi tornarono di nuovo a porto Caraguatay. Da l
si mossero alla fine del 1929 dato che mia sorella Celia stava per nascere. Secondo la regi-
strazione dellatto di nascita, i miei vecchi si stabilirono in un appartamento al numero 3258
della calle Santa Fe ed ella nacque il 30 dicembre 1929. Io sono nato al numero 1286 della
calle Bustamante, il 18 maggio 1931. Secondo mia madre io compii un anno a Crdoba,
allhotel Plaza, e stavamo l a causa dellasma di Ernesto. A Crdoba affittavamo un appar-
tamento in localit Arg&ello e da l andammo ad Alta Gracia.
Qui allarrivo abbiamo vissuto circa sei mesi allhotel de La Gruta; poi traslocammo a
Villa Chichita dove nacque mia sorella Ana Mara, il 28 gennaio 1934. Ogni uno o due anni
traslocavamo perch il contratto di affitto prevedeva cos. Per la residenza pi stabile ad
Alta Gracia fu una casa nota come Villa Nydia che ora si chiama Villa Beatriz, l vivemmo
di pi. Quella casa rappresent lepicentro della nostra permanenza in quella localit, si
deve distinguere dal resto, fu la dimora pi importante, poich da Villa Nydia noi traslo-
cammo nello Chalet de Fuentes e poi tornammo a Villa Nydia e poi ancora traslocammo
allo Chalet de Fortes e di nuovo a Villa Nydia.
Ricordo che nel 1937 stavamo allo Chalet de Fuentes, perch l vennero a trovarci i
nostri cugini, i Crdova Iturburu, i figli di mia zia Carmen; forse rimanemmo in quella casa
dal 1936 al 1938. Nel 1941 passammo allo Chalet de Fortes che era in calle Avellaneda e
tornammo a Villa Nydia nel 1942. Lultima cosa che fece il mio vecchio, fu di aprire uno
studio di architettura a Crdoba e mentre preparavano il nostro viaggio, vivemmo nellhotel
Cecil, nel 1943, dallinizio dellanno fino al mese di maggio, quando andammo a Crdoba
per tornare poi ad Alta Gracia durante lestate.
Nel 1944 affittammo nuovamente Villa Nydia, per quando arrivammo il padrone si era
pentito o aveva cambiato idea e ce ne andammo a vivere per un mese allhotel Sierras e poi
affittammo unaltra casa che si chiama Chalet de Achaval nel gennaio del 1944, perch in

1 Da Recuerdos de Familia, di Adys Cupull e Froiln Gonzlez, Ed. Oriente, Santiago de Cuba 1997, pp. 20-
33. Trad. di Antonella Marazzi. Secondo figlio maschio della famiglia Guevara de la Serna (nato nel 1931),
Roberto avvocato e vive a Buenos Aires [n.d.r.].

93
quellanno ci fu il terremoto di San Juan e noi vivevamo l. Vi restammo fino a marzo.
Tornammo a Crdoba e nellestate del 1945 di nuovo ad Alta Gracia, dove vivemmo in una
casa nota come Ripamonti. Se ci fossero differenze di date, meglio credere a mia sorella
Celia, che ha una memoria migliore della mia.
I miei primi ricordi sono di Alta Gracia e mi considero nativo di quel paese. Non ho
ricordi precedenti. Era una localit turistica con due modi di vita: quella dei turisti e la
nostra, che praticavamo quando i turisti se ne andavano. Noi avevamo la peculiarit di
viverle entrambe.
I rapporti sociali dei miei genitori erano quelli tipici dei ricchi e i nostri quelli della
gente povera, che viveva l in permanenza. I nostri amici furono i figli dei contadini e dei
custodi delle ville. Ricordo i Vidosa, Ariel e Dante, che chiamavamo Tiqui. Anni dopo
Ernesto incontr Tiqui alla frontiera dellArgentina con la Bolivia, poich era poliziotto.
Cerano anche Ricardo e Luis Albornoz, che probabilmente vivono ancora ad Alta Gracia.
In estate frequentavamo la gente che veniva in vacanza. Eravamo soci della piscina del
SierrasHotel. Tra quelli che frequentava Ernesto, cerano i Figueroa: nacque una grande
amicizia con Carlo e suo fratello Alberto, che poi mor. Alberto era un bravo giocatore di
scacchi, lo chiamavano il Negro Figueroa e giocava molto. Lui ed Ernesto passavano
intere giornate a giocare. Ernesto aveva imparato col mio vecchio. Sin da quando aveva
luso della ragione sapeva giocare e gli piaceva molto. Si perfezion praticandolo.
Allinizio perdeva sempre, per col passare degli anni, quando ne aveva ormai undici o
dodici, vinceva, anche Figueroa. Ernesto studi gli scacchi, ma poi li abbandon perch
perdeva troppo tempo. Gareggi nellInterfacolt di scacchi, rappresentando la Facolt di
Medicina. Ernesto nuotava anche molto bene.
Giocavamo soprattutto a calcio. Avevamo un campetto fatto da noi bambini. Ernesto era
un bravo portiere. Destate si facevano squadre: una era di quelli che credevano in Dio,
contro quella di chi non ci credeva, in cui stavamo noi. Se i credenti ci riempivano di gol,
ivincitori erano contenti per la sconfitta degli infedeli. La formazione che avevamo avuto
era anticlericale, non andavano mai a messa. Nelle ore di religione si poteva chiedere di
uscire e noi lo facevamo.
Gli scontri di Ernesto erano famosi, nonostante non stesse bene fisicamente per i suoi
attacchi di asma; i rapporti con me erano ottimi, sebbene in certi periodi fossimo in lite per-
ch egli voleva esercitare la sua autorit di fratello maggiore e io mi ribellavo. Ernesto era
molto ribelle nei suoi rapporti con i nostri vecchi: scappava, scompariva, fuggiva sulla col-
lina e bisognava andarlo a cercare. Il suo atteggiamento era di grande ribellione.
I rapporti con nostra madre erano molto stretti, direi che i rapporti con tutti noi erano
molto stretti, molto forti, specialmente con me perch eravamo i due maschi pi grandi; con
mio padre cerano divergenze e contrasti, ma lo rispettava sempre e diceva: Il vecchio sar
quel che sar, ma buono.
La sua caratteristica pi notevole era la forza di volont, una volont indomabile, sin da
piccolo, che era andato affinando poco a poco con dedizione di artista, come egli stesso
scriver in una lettera ai vecchi. Questo suo carattere ribelle si rifletteva anche nei nostri
rapporti, perch era lui e non io, che pure ero il minore, a determinarli.
Un evento che influ sulla nostra famiglia fu la Guerra civile spagnola, lo ricordo bene,
perch il vecchio fond Azione argentina e noi seguivamo con attenzione i repubblicani.
Poi arrivarono i Gonzlez Aguilar, una famiglia spagnola che aveva dovuto abbandonare il
paese a causa del fascismo e che venne a vivere da noi, come se fossero fratelli. La guerra
di Spagna segn tutti noi. Ernesto sapeva i nomi dei generali che stavano combattendo per
la Repubblica. Il mio vecchio compr una radio per ascoltare le notizie di guerra e a
Ernesto venne lidea di costruire trincee in fondo al giardino, poich vivevamo a Villa
Nydia e cera un grande patio e del terreno intorno. Nella sua camera aveva una carta geo-
grafica della Spagna dove seguiva giorno per giorno i combattimenti.

94
Quando vivevamo allo Chalet de Fuentes venne un galiziano chiamato Glvez, un fran-
chista, ubriaco fradicio. Entr a cercare il mio vecchio, si tolse il cappello e cominci a col-
pire le lampade e ci scaten un odio terribile, contro quel cane, nel vecchio, che and a
prendere una pistola. Questo episodio scosse tutto il paese di Alta Gracia. Qualcuno ruppe
la testa a Glvez, ma il vecchio giura di non aver incaricato nessuno, anche se la gente pen-
sava che fosse stato lui; anche noi cercavamo il galiziano franchista, con un certo timore,
per, giacch era pericoloso e aveva dimostrato di essere audace. Questo tipo era venuto ad
aggredirci per il nostro atteggiamento a favore della Spagna, e ci fu drammatico per noi.
Ernesto studi alla scuola San Martn fino alla quarta e poi alla Manuel Solares. Le due
scuole esistono ancora. Il direttore si chiamava Ruarte e i suoi due figli erano nostri amici;
dovrebbero vivere ancora ad Alta Gracia.
Ernesto amava la natura, le passeggiate in campagna; la domenica andavamo sulle colli-
ne, portavamo mate, zucchero e salsicce perch erano molto facili da preparare e restavamo
l tutto il giorno a giocare. Era una vita agreste, molto bella.
Era un ragazzino molto malato, lasma una malattia molto difficile da sopportare, ma
grazie al suo carattere e alla forza di volont, egli riusc a sopportarla e a vincerla. E in que-
sto mia madre ebbe una grande inflenza. Egli faceva le stesse scorribande dei suoi amici
sani, nonostante avesse lasma. Sin da bambino ebbe una formazione superiore alla nostra,
molte inquietudini, era analitico, aveva unindipendenza di pensiero che lo rendeva diverso.
Era un bambino eccezionale, molto intelligente e con una forza di volont molto forte e
indomabile.
Aveva un modo speciale di comunicare con gli altri, senza nessun tipo di paternalismo o
autoritarismo. Si immergeva nei problemi, partecipava, ascoltava e giudicava; evidente-
mente possedeva un carattere molto forte, notevole. Non era introverso, in questo senso era
normale, molto aperto ma senza alcuna presunzione.
Gli piaceva parlare con la gente, ascoltare i suoi problemi, osservare i problemi sociali,
non da unottica intellettuale, ma stando allinterno dei problemi stessi, dalla parte di chi
soffre. Aveva una gran capacit di tenerezza, intendo nel provarla, ma non a manifestarla,
tuttal pi qualche gesto, una stretta di mano; aveva una gran capacit di lavoro, un gran
ritmo. Era tutto forza di volont e disciplina.
A met del 1943 traslocammo a Crdoba, in calle Chile n. 288; in quellabitazione nac-
que mio fratello Juan Martn, lo stesso giorno del mio compleanno, il 18 maggio di quel-
lanno. Ernesto visse anche a Villa Mara, vicino Crdoba, in calle Vliz Sanfield, a circa
un chilometro dal centro. Andammo in una localit di villeggiatura che si chiama Pantanillo
ed Ernesto stette l con il suo amico Toms Granado; ricordo che facemmo una scampagna-
ta fino a un ruscello, portavamo Juan Martn che era piccolo e ce lo passavamo dalluno
allaltro come se fosse un pallone da calcio.
Quando Ernesto se ne and a lavorare a Villa Mara, per noi non aveva senso restare a
Crdoba, poich ci eravamo trasferiti l per lui e la sua malattia: perci tornammo nella capi-
tale. A Buenos Aires vivemmo in calle Arenales n. 2208 al quinto piano, dove abitava la zia
Beatriz, e lei se ne and dalla zia Ercilia per lasciarci lappartamento. Ernesto torn a Buenos
Aires quando la nonna Ana si ammal e la assistette fino alla morte, restando con noi.
Successivamente andammo in calle Araoz n. 2180, nel settembre o ottobre 1948, e vi
rimanemmo fino al 1953, lanno in cui fece il suo viaggio con Calica Ferrer. Un posto che
Ernesto frequentava molto era lo studio del mio vecchio in calle Paraguay n. 2034 al primo
piano.
Ernesto era molto studioso e disciplinato nella lettura, e nella biblioteca di mio padre
divorava tutti i libri; li aveva messi in ordine e li ingurgitava come un tritatutto. Ricordo che
lesse la Historia contempornea de Europa in 25 volumi. A nessuno di noi sarebbe venuto
in mente, per lui li lesse uno per uno rapidamente. Cerano libri di carattere filosofici, stu-
di Marx e altri classici e scrisse un dizionario filosofico per facilitarsi lo studio.

95
Ernesto batt un recod alla Facolt di medicina dellUniverist di Buenos Aires. Si
iscrisse nel dicembre del 1947 e, nel mese di marzo di quel corso, diede tutte le materie del
primo anno; nel mese di giugno quelle del secondo e a dicembre quelle del terzo, vale a dire
che in un anno aveva dato tutti gli esami dei primi tre anni. Questo record non era mai stato
raggiunto. Egli aveva unito la capacit intellettuale, lintelligenza, la disciplina. Era cos in
tutte le imprese che affrontava. Poi fece il viaggio con Alberto Granado, torn e termin gli
studi di medicina anchessi in tempo record.
Quando poi fece con Calica Ferrer il suo secondo viaggio per lAmerica latina, ne
seguimmo tutto litinerario attraverso le lettere. Io mi laureai nel maggio del 1955 e nel giu-
gno di quello stesso anno mi sposai ed Ernesto mi invi come regalo un servizio di cucchiai-
ni dargento.
Tutta la famiglia segu le notizie della guerra a Cuba, tutto ci che stava accadendo,
dato che i giornali davano molte informazioni sugli avvenimenti. Quando la Rivoluzione
trionf, io non potei accompagnare i vecchi a Cuba e non lo rividi fino al 1961, cio quando
venne a Punta del Este; l riunimmo tutta la famiglia e parlammo di tante cose, e anche di
vari lotti di terreno che avevamo comprato a La Paloma, che una localit balneare vicino a
Punta del Este: Ernesto voleva sempre che comprassimo qualche lotto di terreno, ma sicco-
me nessuno gli dava retta li compr lui. Ne compr uno a Carlos Paz, vicino Crdoba, che
la citt turistica pi importante di quella zona, un posto molto bello dove avevano costrui-
to molte abitazioni, sul lago di San Roque; il vecchio lo fece contento e compr un lotto
sulle rive del lago. Successivamente, per, insistette ancora per comprare altri lotti e il vec-
chio ne acquist uno a ciascuno di noi in una zona che si chiama La Paloma situato in
Uruguay, tra Punta del Este e la frontiera con il Brasile. Nessuno pag, tranne Ernesto che
era molto preciso. Quando ci vedemmo a Punta del Este parlammo anche di questo e lui mi
disse di fare le pratiche legali e di intestarli a nome dei miei figli. Io cominciai le pratiche,
ma con i problemi che ha conosciuto lArgentina, un vero e proprio sconvolgimento, i
documenti sono andati perduti.
Dopo il 1961, avevamo notizie di mio fratello attraverso mia madre, che gli telefonava o
aveva informazioni per altre vie. Furono anni difficili, quelli in cui di lui non si sapeva
nulla, e alla fine avemmo la notizia che era morto in Bolivia. Quando vennero pubblicate
quelle notizie, non sapevo se fossero vere o false, allora decisi di partire e andare a verifica-
re di persona. Partirono anche dei giornalisti della rivista Gente e del Canale 13 della televi-
sione argentina e con loro arrivai in Bolivia. Chi mi aiut come intermediario fu un giorna-
lista chiamato Eduardo Maxtwitz. Prendemmo un aereo a arrivammo a Santa Cruz; i milita-
ri ci chiesero di dove fossimo, io mi feci riconoscere e chiesi di parlare con il capo della
guarnigione e lo incontrai. I giornalisti erano al mio fianco e questo rappresentava un ele-
mento di pressione che contribu a farmi ricevere. Con un atteggiamento molto intimorito e
sorpreso, mi ricevette il colonnello Joaqun Zenteno Anaya, che mi disse di non sapere
nulla del cadavere e che gli ordini venivano dati dallo Stato maggiore delle Forze armate e
che lunico in grado di autorizzarmi a vedere il cadavere era il generale Alfredo Ovando,
che era il comandante delle Forze armate boliviane. Ricordo che piovve tutta la notte ed era
brutto tempo. Curiosamente quella notte mi cercarono due persone, una delle quali era
Ricardo Rojo: mi colp molto il suo comportamento, perch voleva sapere cosa facessi in
Bolivia e mi fece varie domande che non mi piacquero.
Il giorno seguente andai a La Paz per vedere Ovando che non volle ricevermi; ma con
me cera la stampa e, di fronte al suo rifiuto, informai lufficiale responsabile che se non mi
avesse ricevuto sarei stato libero di parlare con la stampa e lo avrei fatto.
Alla fine mi ricevette e mi disse che il Che era un uomo straordinario, enciclopedico,
completo e che interveniva in ogni campo con una levatura e una grandezza formidabili,
che aveva letto le sue poesie sequestrate e che aveva anche altri suoi effetti personali che mi
sarebbero stati consegnati quando si fosse concluso il lavoro dei servizi segreti. Mi ricevette

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con affabilit, e ci tenne ad apparire molto pi raffinato di tutti gli altri militari, anche
dellAlto comando; mi disse che rispetto a ci che chiedevo, egli stesso avrebbe ordinato al
colonnello Zenteno Anaya di mostrarmi il cadavere se non era stato ancora cremato, dato
che questo era stato l ordine.
Andai a Vallegrande dove cera Juan Jos Torres2; era evidente che era stato tutto pre-
parato, che avevano pianificato ogni cosa e fatto concentrare la folla per far credere che
essa si opponesse alla mia visita e che rifiutasse la mia presenza.
Scesi dal piccolo aereo col quale ero arrivato e mi incamminai con un atteggiamento che
loro non si aspettavano. Gli abitanti e i contadini della zona mi lasciarono passare e non
successe nulla di particolare, non ci furono n insulti n aggressioni, come sicuramente spe-
ravano i militari; la gente, invece di aggredirmi, mi tratt con molto rispetto.
Mi aspettavano degli alti ufficiali che mi dissero: Bene, dobbiamo portarla fino alla
caserma e andai in auto con loro. Quando arrivammo, cerano capitani, generali, colonnel-
li, e sei militari; tra loro riconobbbi Juan Jos Torres e Andr Selich3, che assunsero un
atteggiamento antipatico e con loro ebbi una discussione del tutto inutile.
Dissero che il cadavere era stato cremato, risposi loro che mi sembrava impossibile.
Ribatterono che pensavano che i familiari non lo avrebbero reclamato, comera accaduto
con altri guerriglieri di cui avevano conservato i corpi a lungo, per poi seppellirli a causa
della decomposizione, visto che i familiari non si erano presentati. Era chiaro che stavano
mentendo. Controbattei ed avemmo una discussione al riguardo.
Me ne andai convinto che non lo avessero cremato, ma seppellito; ritornai verso la folla
e rimasi tutta la sera a parlare con la gente, mi dissero che A Vallegrande il cadavere non
poteva essere stato cremato, perch, se lo avessero fatto, i contadini e gli abitanti lo avreb-
bero saputo. Tornai a Buenos Aires e feci scalo a Tucumn dove viveva mia sorella Ana
Mara; ci incontrammo e gli raccontati tutto ci che avevo visto. Partii convinto che lo
avessero seppellito a Vallegrande.

2 Membro dellAlto comando militare boliviano durante la lotta contro la guerriglia, diventer Presidente. In
tale veste sar liniziatore di un movimento popolare progressista. Assassinato in Argentina per le sue posizioni di
sinistra [a.c. - f.g.].
3 Colonnello dellesercito boliviano, comandante del Battaglione dei genieri n. 3. Cerc di far parlare il Che con
la violenza. Fu ministro degli Interni in Bolivia, dove venne torturato e assassinato dai suoi colleghi [a.c. - f.g.].

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2. Rapporti con il peronismo
Ernesto Guevara e il peronismo di Envar El Kadri
Il terzo uomo nellombra di Rogelio Garca Lupo
Appunti sul Che di John William Cooke
J.W. Cooke: un vecchio avversario di Eduardo Gurucharri
Da Pern al Che (1945-1967) di Roberto Baschetti
Per la morte del Che di Juan Domingo Pern

ERNESTO GUEVARA E IL PERONISMO1


di Envar El Kadri

Il compagno Cacho El Kadri


Il 20 luglio 1998 scomparso Envar El Kadri, noto semplicemente come Cacho.
Compagno di gran cuore, partecip alla mitica resistenza peronista e fu uno dei fondatori della
gloriosa Jp [Juventud peronista].
Tutta la vita di Cacho El Kadri stata quella di un militante per la liberazione. Da sempre
ader al peronismo come movimento popolare, nazionale, veicolo di gran parte delle migliori
lotte popolari del decennio dal 50 in avanti. Cacho appartenne, come Gustavo Rearte, come
Jorge Di Pasquale, e come tanti altri compagni, al peronismo di quelli de abajo, sempre in
lotta contro la dominazione, espressa molte volte dalla stessa burocrazia peronista.
Nel decennio dei 60, con altri compagni, fonda le Fuerzas armadas peronistas [Fap], con
cui si inizia la lotta armata che segner tutto un decennio delle lotte popolari. Cacho fu un com-
battente per tutta la sua vita. Conobbe la persecuzione, il carcere, la tortura, lesilio. Non
accett mai nessuna delle offerte del sistema.
La Cattedra Che Guevara lo ha avuto fin dallinizio tra i suoi collaboratori. Cacho El Kadri
ha messo a disposizione non solo la sua esperienza, le sue conoscenze e la profondit delle sue
riflessioni, ma anche, e fondamentalmente, la coerenza guevariana del rapporto tra la sua prati-
ca e la sua teoria, tra ci che diceva e cio che faceva. Nulla pi importante, in questa epoca
di tanti tradimenti e discorsi schizofrenici, che esempi come quello di Cacho, che riproducono
in qualche modo lesempio maggiore del Che.
Quando ci incontrammo in esilio a Parigi, nel 1977, mi don il libro su Gramsci della
Macciocchi, con questa dedica: Per lanalisi delle nostre esperienze per lincontro di un nuovo
cammino per la nostra liberazione. Questa ricerca ci port ad unirci nella Cattedra Che Guevara.
Il peronismo ufficiale non ha alcun diritto di appropriarsi di figure come quella di Cacho El
Kadri. Essa appartiene ai settori popolari, ai combattenti popolari. Ci appartiene. Dalla
Cattedra Che Guevara lo rivendichiamo pienamente come uno dei nostri, come uno di quelli
che divengono simboli fondamentali nelle lotte popolari per la liberazione.
Larticolo Ernesto Guevara e il peronismo che qui pubblichiamo mostra una delle preoc-
cupazioni che furono sempre presenti nella vita militante di Cacho El Kadri, quella di unire il
filone rivoluzionario con il movimento popolare espresso maggioritariamente dal peronismo. E
un contributo alla discussione e al dibattito.
Rubn Dri

1 E. El Kadri, Ernesto Guevara y el peronismo, in De mano en mano, 1998, pp. 19-21. Trad. di Peppe Sini [n.d.r.].

98
Introduzione

In America latina la definizione di cosa sia un movimento rivoluzionario devessere


legata alla pratica conseguente della lotta popolare, antioligarchica e antimperialista, prima
che allassunzione teorica di una determinata ideologia. E cos perch nei paesi sottomessi
dallimperialismo, oppressi, colonizzati o semicolonizzati, il compito essenziale la rivolu-
zione nazionale che, come insegnava John W. Cooke, sempre, in parte, socialista, sem-
pre un passo verso il socialismo, pi o meno a seconda delle circostanze oggettive, concre-
te, che esistono nel paese, ma mai potrebbe essere un mantenimento dello status quo, un
congelamento del capitalismo2. In questo momento storico, di messa in discussione, tra-
sformazione e sviluppo, che si prodotto in vari paesi della nostra America, sotto la leader-
ship di veri caudillos popolari, sostenuti da movimenti con caratteri di massa della classe
operaia e di altri settori sociali, che hanno condotto nei fatti questa lotta rivoluzionaria, non
dovrebbe esser mancata mai la sinistra tradizionale, che sebbene proclama la sua fede rivo-
luzionaria solamente nel socialismo, non avrebbe dovuto esitare nellunirsi a queste lotte
antimperialiste, cosa che generalmente non accaduta.
Partendo da questa premessa, affermiamo il carattere rivoluzionario di coloro che lotta-
rono contro il colonialismo spagnolo e portoghese, da Bolvar, San Martn e Artigas, fino a
coloro che affrontarono la dominazione imperialista e le oligarchie locali, come Morazn,
Sandino, Mart, il peronismo in Argentina, il Mnr in Bolivia, lApra in Per, il Partito di
Azione rivoluzionaria in Guatemala, il Pri in Messico, e anche lo stesso Movimento 26 di
Luglio di Fidel Castro nella Sierra Maestra a Cuba.
Resta da realizzare un compito di chiarificazione, senza preconcetti n pregiudizi, sulla
giusta importanza storica di queste rivoluzioni nazionali, silenziate o denigrate perch non
si confromano ai modelli tracciati con la riga e la squadra delle interpretazioni dogmatiche
del marxismo-leninismo.
Al termine della seconda guerra mondiale rest fissata legemonia degli Stati Uniti del
Nordamerica, contrapposta allUrss. Il mondo si divise in due grandi blocchi, che funziona-
rono come zone riservate delle superpotenze (o in via di esserlo). La nostra America rest
indiscutibilmente sotto larea di influenza e dominazione degli Stati Uniti. Nulla si poteva
fare senza il beneplacito del Fratello Maggiore, che trovava nei settori interni di ciascun
paese, i fedeli fratellini disposti ad applicare, mantenere, difendere, questa egemonia
yankee, anche contro gli interessi dei loro stessi popoli.
In queste circostanze, era rivoluzionario lottare contro questa pretesa egemonica, affer-
mare la sovranit della patria, risvegliare la coscienza nazionale, organizzare il popolo e la
classe operaia, stabilire la giustizia sociale, assicurare lindipendenza economica, promuo-
vere lo sviluppo nazionale e la piena occupazione, contrastare i rappresentanti locali delle
politiche imperiali, approfondire la solidariet e lunione panamericana di fronte alla prepo-
tenza degli Stati Uniti del Nordamerica, continuatori della dominazione britannica.
Deprecabilmente lazione dei partiti comunisti e della sinistra tradizionale, seguendo le
direttive delle loro rispettive internazionali, privilegiarono la formazione di fronti democratico-
borghesi che li port a perdere di vista il carattere rivoluzionario e popolare della lotta antimpe-
rialista che diversi governi, considerati riformisti o demagogici, stavano conducendo.
In Argentina, la definizione di nazifascista del generale Pern li port a presentarsi
uniti con i democratici partiti conservatori, radicali, socialisti, liberali, sotto il padrinag-
gio dellambasciatore degli Stati Uniti Spruille Braden, e ad essere sconfitti, nelle elezioni
libere del 24 febbraio 1946, dal peronismo.
Questo errore storico comport come prima conseguenza la negazione della realt
nazionale e sociale, provocando conflitti, divisioni e scontri tra le stesse file di coloro che lo

2 John W. Cooke, Correspondencia, II, 15 giugno 1962, p. 223.

99
commisero. In secondo luogo, lasci un risultato di confusione sulla natura rivoluzionaria
dei movimenti nazionali di liberazione, non soltanto in quelli che, dopo la caduta del blocco
sovietico, cominciarono una revisione autocritica di quelle posizioni, ma anche nel resto
dellAmerica Latina dove tuttora sopravvivono i vecchi preconcetti diffusi per tanto tempo
dai partiti fratelli.
Per cominciare a rivendicare limportanza che ebbero queste rivoluzioni nazionali nella
trasformazione del dottor Ernesto Guevara nel comandante Che Guevara, analizziamo il
suo rapporto con il peronismo.

Linfluenza del peronismo su Ernesto Guevara

Nato il 14 giugno del 1928, Ernesto Guevara ha diciotto anni quando il peronismo vince
le elezioni contro l unione democratica e innalza le sue bandiere di sovranit politica,
indipendenza economica e giustizia sociale [...]. Nella formazione del giovane Guevara
influiranno molto di pi i suoi contatti diretti con la gente, i legami e le esperienze che
andr accumulando nel suo rapporto con i lavoratori, nei suoi viaggi e lavori, in quellaltro
modo di acquisire saggezza che d la vita quando si sta a contatto con il popolo.
In questo senso, la sua prima moglie Hilda Gadea afferma:
Mi raccont che aveva partecipato ad alcune manifestazioni antiperoniste con suo padre; che alluniver-
sit aveva lavorato a fianco della Giovent comunista per quache tempo, ma che se ne era allontanato per-
ch erano troppo separati dal popolo. Che era partito dallArgentina non per motivi politici, ma per cono-
scere a fondo i problemi dellAmerica latina; una volta fuori dellArgentina si era comunque reso conto
che Pern aveva intrapreso una lotta contro loligarchia e limperialismo, e che nel campo sociale aveva
promulgato leggi a tutela degli operai3.

Nel 1946 lavora per alcuni mesi come analizzatore dei suoli nella costruzione di strade a
Bell Ville e Villa Mara (Crdoba), condividendo con i lavoratori edili un ambiente di
cameratismo che lo porta a fare sciroppi di frutta con i materiali per lanalisi dei suoli, che
distribuisce fra tutti loro. Che altro se non peronisti potevano essere quei lavoratori?
E durante la sua partecipazione alle Olimpiadi Universitarie tenutesi a Tucumn nel
1949, non poteva ignorare i festeggiamenti con cui Peron celebrava in questa stessa citt la
Dichiarazione dellIndipendenza Economica, con cui si annunciava la nazionalizzazione
delle ferrovie, i porti, il gas, i telefoni, il commercio estero ecc., e si sanciva la nuova
Costituzione Nazionale, il cui articola 40 proclamava la propriet inalienabile e imprescrit-
tibile delle ricchezze del suolo e del sottoscuolo della Nazione, secondo una formula che
gi si trovava nella Costituzione approvata dalla rivoluzione messicana del 1917, e che anni
pi tardi sarebbe stata applicata in Bolivia e in Guatemala.
E lanno 1950, Anno del Liberatore generale San Martn, quando si lancia a percorrere con
una bicicletta Northon con un motorino Cucchiolo [sic], 4500 chilometri di strade che toccano le
province di Crdoba, Santiago del Estero, Tucumn, Salta, Jujuy, Chaco, Formosa, Catamarca,
La Rioja, San Juan, Mendoza, San Luis, Santa Fe e Buenos Aires, quale altra cosa che puro
popolo andr impregnando la sua coscienza, se egli stesso rileva in una lettera che
non si conosce cos un popolo (visitando i suoi monumenti) perch la sua anima riflessa negli infermi
degli ospedali, i detenuti nel commissariato o il viandante ansioso con cui si identifica. Ma tutto questo
molto lungo da spiegare e chiss se sarebbe compreso.

E che altro se non peronista quella gente del popolo che lo riceve e accoglie, che lo

3 Hilda Gadea, Che Guevara, aos decisivos, Aguilar, Mxico 1972, p. 36 [I miei anni con il Che, Massari
Editore, Roma 1995, p. 30.]

100
aiuta e accompagna, che risveglia la sua meraviglia con aneddoti di un prima di sfrutta-
mento e miseria e un presente di dignit e lavoro grazie a Evita e Pern?
Che altra cosa vedr, toccher, sentir quando lanno seguente si imbarca sulle navi
della flotta mercantile di Stato, strumento di sovranit e indipendenza con cui il peronismo
affronta il monopolio inglese e nordamericano del trasporto marittimo? I gauchos al timo-
ne del Florentino Ameghino, del San Jos, del General San Martn, non possono aver tra-
lasciato di raccontare allinfermiere Guevara, tra un mate e laltro, che nel 1947 il presidente
Pern aveva ordinato alle navi argentine di rompere il blocco dei porti del Guatemala, effet-
tuato da Stati Uniti ed Europa in rappresaglia per il Codice di Lavoro sancito da Arvalo.
Forse gli avranno raccontato anche delle armi delle Fabricaciones Militares che, in segreto
queste imbarcazioni avevano trasportato verso il Guatemala sottoposto a blocco
Nel 1952 non si trover in Argentina quando sopraggiunge la morte di Evita, bens star
percorrendo la nostra Maiuscola America che mi ha cambiato pi di quanto credessi.
Cile, Per, Colombia, Venezuela, il lebbrosario di San Pablo, di cui festeggiando il suo
compleanno dice:
Crediamo, e dopo questo viaggio pi fermamente di prima, che la divisione dellAmerica in nazionalit
incerte e illusorie completamente fittizia. Costituiamo una sola razza meticcia che dal Messico fino allo
stretto di Magellano presenta notevoli somiglianze etnografiche. Per questo brindo al Per e
allAmerica Unita.

Tuttavia, al suo ritorno il 31 agosto, deve aver sentito quellatmosfera di pesantezza e


tristezza che colpiva la grande maggioranza degli argentini per la perdita della Abanderada
de los Humildes; ed avr ripudiato sicuramente coloro che scrissero Viva il cancro e
festeggiarono la morte della loro nemica di classe. E tutto questo nonostante lisolamento
volontario in cui si chiude per studiare e dare tra ottobre e novembre una decina di esami
nella Facolt di Medicina.
Nel 1953 termina il suo corso di studi e riceve la sua laurea di medico, firmata dal dottor
Jorge Taiana, e si prepara subito a partire per il lebbrosario di San Pablo, nella foresta
amazzonica, dove aveva promesso di tornare per lavorare con il suo amico Granado. Dal 7
luglio, quando parte dalla stazione Retiro verso la Bolivia, fino al 25 novembre del 1956,
quando si imbarca con Fidel Castro, a Tuxpn, Veracruz, Messico, nel Granma diretto a
Cuba, mantiene unabbondante corrispondenza con la sua famiglia. In essa troviamo alcuni
suoi riferimenti sul governo di Pern e i movimenti ad esso avversi, composti dalla oligar-
chia degli allevatori, la chiesa cattolica, i partiti autodenominatisi democratici a cui si
aggiungevano anche quelli della sinistra istituzionale, alcuni settori delle forze armate, par-
ticolarmente della marina, e tutto ci terminer con labbattimento di Pern.
Informato del bombardamento della Plaza de Mayo -realizzato il 16 giugno del 1955
dallaviazione navale e i politici democratici che la sostennero, bombardamento che pro-
voc centinaia di vittime tra i lavoratori che accorsero a difendere Pern, simile a quello
che un anno prima il dottor Guevara aveva vissuto in Guatemala, quando aerei nordameri-
cani bombardarono la citt per imporre labbattimento del presidente costituzionale Jacobo
rbenz - scrisse a sua madre:
Altri, per i quali non ci sono scusanti possibili davanti alla storia, sono quelle merde dellaviazione che
dopo aver assassinato gente a man salva (nella Plaza de Mayo bombardata il 16 giugno 1955) se ne vanno
a Montevideo a dire che hanno agito daccordo con la loro fede in Dio: impressionante che la gente
pianga perch le hanno bruciato la sua chiesa della domenica, ma le sembri la cosa pi naturale del
mondo che massacrino tutti i negri che hanno massacrato. Non ti dimenticare che molti di loro sono
andati a morire per un ideale - perch, in ogni caso, questa storia della costrizione non pu essere vera se
non in parte - e che ogni negro aveva la propria famiglia da mantenere, e che i tipi che hanno lasciato in
mezzo alla strada la famiglia del negro sono gli stessi che vanno in Uruguay a battersi il petto per la
bravata compiuta. Unaltra cosa importante il numero delle persone perbene morte al di fuori dei casi
fortuiti, che sta a indicare il tipo di gente che avrebbe voluto rovesciare Pern e il futuro che attenderebbe
unArgentina governata da un Olivieri o da un Pastor, che agli effetti sono uguali; lesercito rimane nelle

101
proprie caserme solo quando il governo che esso serve, serve i suoi interessi di classe, e lunica cosa che
cambierebbe una certa esteriorit democratica, come si vede in Messico, dove il marcio pi grande
coperto da forme pseudodemocratiche di convivenza. Olivieri o Pastor, o chiunque fosse, sparerebbero - o
spareranno, perch ancora non tutto chiarito - contro il popolo, al primo sciopero serio, e allora non ci
saranno ragazzi di Inchauspi che moriranno, ma saranno ammazzati centinaia di negri per il crimine di
voler difendere le proprie conquiste sociali, e La Prensa dir molto degnamente che di certo assai peri-
coloso il fatto che i lavoratori di un settore vitale del paese si dichiarino in sciopero e, ancor pi, che fac-
ciano ricorso alla violenza per vincere, come accaduto in un caso di qualche tempo fa, in cui si spar
contro la polizia. Bene o male questo non accaduto, se non molto sporadicamente, con Pern e, a quanto
mi risulta, non pi dei casi noti di gente4

Tempo dopo, quando si diede il movimento noto come Rivoluzione Liberatrice, che far
cadere il governo costituzionale di Pern e proscriver il peronismo, interverr contro i sinda-
cati e incarcerer migliaia di dirigenti operai, aderir subito al Fondo Monetario Internazionale,
annuller le conquiste sociali ottenute, eccetera eccetera, il dottor Guevara scrive:
Ti confesso con tutta sincerit che la caduta di Pern mi ha profondamente amareggiato, non per lui, ma
per ci che significa per tutta lAmerica, perch tuo malgrado e nonostante il forzoso tentennamento degli
ultimi tempi, lArgentina era il paladino per tutti noi che pensiamo che il nemico stia al nord. Per me, che
ho vissuto le ore amare del Guatemala, si trattato di un calcio a distanza, e quando ho visto che accanto
alle notizie leali ( strano chiamarle cos) si sentivano voci che Crdoba era teoricamente occupata, ho
cominciato a vederla brutta la situazione; poi successo tutto allo stesso modo []. Il Partito comunista,
con il passare del tempo, sar messo fuori dalla circolazione e arriver probabilmente il giorno in cui
anche pap capir di essersi sbagliato5.

E il mese dopo, quando ormai la reazione a caldo aveva lasciato il passo alla riflessione,
il dottor Guevara scrive a sua zia:
Non so bene cosa accadr, ma mi dispiaciuto un po della caduta di Pern. LArgentina era una pecorel-
la grigio pallido, ma si distingueva dal montone; adesso avr lo stesso colorino bianco delle sue venti
delicate sorelle. Si dir messa davanti a un folto pubblico di fedeli grati, la gente bene potr tenere la ciur-
ma al suo posto, i nordamericani investiranno grandi e benefici capitali nel paese; insomma, un paradiso.
Io francamente non so perch abbia nostalgia del colore grigio della pecorella6.

A sua volta, sua moglie Hlda Gadea ci offre una testimonianza di prima mano del senti-
mento che turbava il dottor Guevara quando giunsero le notizie dellabbattimento di Pern:
Torn presto dallospedale; quella sera non and da nessuna parte. Era affranto: Avevi ragione, ha rinun-
ciato; non ha voluto lottare, mentre il popolo voleva battersi; si radunato nella Plaza de Mayo e lo hanno
mitragliato. Anchio ero addolorata dalla notizia. Ernesto riteneva che la situazione dovesse essere molto
difficile, per la connivenza di tante forze contro il regime, ma fino allultimo confidava che il generale
Pern ricorresse al popolo, lo armasse e lottasse contro i nemici. Stavamo discutendo di questi avveni-
menti, quando bussarono alla porta. And lui ad aprire; erano i peruviani Raygada e il poeta Gonzalo
Rose, insieme al portoricano Juan Juarbe y Juarbe. Qui stiamo piangendo su quanto accaduto disse
loro Ernesto a mo di saluto; anche loro erano venuti a parlare della caduta di Pern. Provavamo tutti lo
stesso sentimento: amarezza perch non si era ricorsi al popolo per difendere un regime che aveva soddi-
sfatto molte rivendicazioni dei lavoratori. La caduta di Pern fu per Ernesto un colpo molto duro, che lo
convinse una volta di pi che limperialismo nordamericano interveniva spudoratamente nel nostro conti-
nente e che bisognava battersi contro di esso, con lappoggio del popolo7.

Nel 1960, dopo il trionfo della rivoluzione cubana, lo scrittore argentino Ernesto Sbato
scrive al suo ammirato Guevara una lettera in cui lo informa su un equivoco storico per cui
la Rivoluzione Cubana fu salutata con gioia da tutta loligarchia argentina perch vedeva in essa la conti-

4 Lettera alla madre, Mxico 20 luglio 1955, in Aqu va un soldado de Amrica, Ed Sudamericana-Planeta, p.
103 [in Scritti scelti, I, Massari Editore, Roma 1993, pp. 227-8].
5 Lettera alla madre, Mxico 19 settembre 1955, ibid., p. 110 [Scritti scelti, I, pp. 237 - qui la lettera datata 24
settembre (n.d.t.)].
6 Lettera alla zia Beatriz, Mxico, 7 ott. 1955, ibid., p. 111 [Scritti scelti, I, p. 242].
7 Hilda Gadea, op. cit., p. 138 [I miei anni con il Che, cit., p. 146.

102
nuazione o lequivalente della rivoluzione del 1955 contro il peronismo Come conseguenza, limmensa
maggioranza del popolo lavoratore prese posizione contro di voi. Si possono leggere nei quartiere operai
di Buenos Aires enormi cartelli che dicono Viva Pern, morte a Fidel Castro Come si pot arrivare ad
una situazione tanto equivoca e fin paradossale? Lanalisi ci porterebbe molto lontano Quando nelle-
poca della nostra famosa Unione Democratica tanti intellettuali di sinistra marciavamo al fianco di con-
servatori come Santamarina e le signore dellalta societ, dovevamo avere il sentore che qualcosa non
andasse per il verso giusto.
Quando nei momenti in cui si realizzava la rivoluzione del 1955 vidi modeste servette piangere in silen-
zio, pensai infine che gli alberi ci avevano impedito di vedere la foresta, e che i famosi testi in cui aveva-
mo letto delle rivoluzione chimicamente pure ci avevano impedito di vedere con i nostri propri occhi una
rivoluzione sporca (come sono sempre quelle dei movimenti storici reali) che si svolgeva tumultuosamen-
te davanti a noi... Voi, come me, siete stato uno degli studenti e degli intellettuali di sinistra che rifiutaro-
no la personalit equivoca e demagogica di Pern, con la differenza che voi poi vi siete mantenuto lonta-
no dalla nostra realt, e noi, invece, vivemmo tutto il processo, fino allo svolgimento rivelatore della
Rivoluzione Liberatrice (in questo paese tutto comincia con delle maiuscole, passa poi alle mnuscole e
finalmente termina tra virgolette).

Sbato terminava la sua lettera chiedendo a Guevara:


E facile cogliere lenorme rilevanza che avrebbe un riesame del movimento cubano in relazione al movi-
mento popolare in Argentina. Chi sarebbe capace di affrontare un compito di tale importanza? Voi,
Guevara, per la vostra decisone, per il vostro valore, per la chiarezza di idee che tutti apprezzano, potete
essere uno dei fattori decisivi per questo nuovo incontro8.

Guevara, ormai Comandante e Ministro dellIndustria, gli risponde in modo tale che
conferma la sua giusta visione del peronismo, fin dallepoca in cui tanti preclari intelelttuali
si confondevano, e gli ricorda che
appartengo, nonostante tutto, alla terra in cui nacqui, e sono ancora in grado davvertire profondamente
tutte le sue gioie, le sue speranze e anche le sue disillusioni.
Sarebbe difficile spiegarle perch questo (la rivoluzione cubana) non la Rivoluzione Liberatrice;
forse dovrei dirle che avevo visto le virgolette nelle parole che lei denuncia, fin dal momento in cui appar-
vero, e che identificai quella formula con quanto era accaduto in un Guatemala che avevo appena abban-
donato, vinto e quasi disilluso... Non potevamo essere per la Liberatrice perch non facevamo parte di
un esercito plutocratico, ma rappresentavamo invece un nuovo esercito popolare, levatosi in armi per
distruggere il vecchio; e non potevamo essere per la Liberatrice perch la nostra bandiera di lotta non
era una vacca, ma un filo di ferro di recinzione latifondiaria spezzato da un trattore, come appare oggi nel-
linsegna del nostro Istituto nazionale per la Riforma agraria. Non potevamo essere per la Liberatrice
perch le nostre servette piansero di gioia il giorno in cui fugg Batista e noi entrammo allAvana; e oggi
si continuano a fornire i dati su tutte le manifestazioni e le ingenue cospirazioni della gente del nostro
Country Club, che la stessa gente del tipo Country Club che lei ha l conosciuto e che a volte sono
stati suoi compagni di odio contro il peronismo9.

Guevara continuer a restare in contatto con la realt argentina e valorizzer la lotta


della Resistenza Peronista, con la sua storica carica di eroi e martiri, dei fucilati ed assassi-
nati nella discarica di Jos Len Surez, nel giugno del 1956, dei quali sa Rodolfo Walsh a
raccontare la storia; dellevasione dal carcere di Ro Gallegos, lattentato contro Pern a
Caracas, gli scioperi dei telefonici, dei bancari, degli operai dei macelli, delle assicurazioni,
dei portuali, e il patto Pern-Frondizi, che racconter John William Cooke, dal suo primo
viaggio a Cuba nellaprile del 1960; o delloccupazione dei magazzini frigoriferi Lisandro
de la Torre, i 1.566 attentati compiuti da questa resistenza peronista tra il primo maggio
1958 e il 30 giugno 1961 (Rapporto dellesercito del 19 ottobre 1961); del Plan Conintes,
o del trionfo di Framini nelle elezioni del 18 marzo 62, che racconteranno Sebastin Borro,

8 Ernesto Sbato, lettera da Santos Lugares, primo febbraio 1960, in 20 aos de historia argentina, RR
Ediciones, Buenos Aires 1995.
9 Ernesto Guevara, Lettera a Ernesto Sbato, LAvana 12 aprile 1960, Anno della Riforma agraria, in 20 anni
di storia argentina, RR Ediciones, Buenos Aires 1995 [Scritti scelti, cit., II, pp. 393-4].

103
Jorge Di Pascuale e il Gordo Jonch, inviati speciali di Juan Pern, con credenziali e tutto;
della formazione dei quadri per la lotta rivoluzionaria, che ordiner Gustavo Rearte, leader
del Movimiento Revolucionario Peronista
E lo stesso Comandante Guevara, secondo molteplici testimonianze di argentini e di
cubani, che per la sua formazione e comprensione della realt argentina, insister affinch
le porte di Cuba restino sempre aperte a tutti i militanti peronisti, e ci nonostante i pregiu-
dizi e settarismi spesso imperanti, originati dalla deformazione della realt politica argenti-
na che diffondevano sia alcuni dirigenti del Partito comunista argentino di allora, come altri
rappresentanti della sinistra tradizionale, per giustificare le loro proprie linee politiche. Quei
dirigenti pretendevano anche di monopolizzare il contatto con Cuba come un modo per
mantenere il controllo o la supremazia sulle altre organizzazioni. Bastino due prove di que-
sta campagna di disinformazione: quando Cooke arriv per la prima volta a Cuba, i servizi
di sicurezza lo arrestarono perch era stato segnalato come pericoloso terrorista (il che
era vero, ma non era un delitto, bens un onore per i peronisti che lottavano contro il gover-
no venduto di Frondizi) e dovette intervenire il Che in persona per tirarlo fuori da quella
situazione. E unaltra volta, quando un compagno peronista partecipava ad un Festival
Mondiale della Giovent a Mosca e parl un 26 luglio sullanniversario dellassalto di Fidel
Castro al Moncada e lo un al ricordo della morte di Evita, fu attaccato come fascista.
Lo stesso Cooke ricordava che quando Alicia (Eguren, la sua compagna, detenuta
desaparecida dalla dittatura militare) ed io giungemmo a Cuba, sul peronismo cera la
leggenda nera diffusa dai nostri nemici10. Ma in unaltra lettera precedente manifestava
la sua soddisfazione perch in soli due anni di lavoro a Cuba il peronismo rispettato e
non ci sono campagne contro di esso. I discorsi di Fidel ci menzionano elogiativamente. La
televisione e la stampa diffondono i nostri messaggi ed i nostri successi. Gli equivoci inizai-
li sono completamente scomparsi e ci si valorizza come referenti. La mia azione personale
ha contribuito a questi risultati11.
In un banchetto per celebrare la Rivoluzione del 25 maggio 1810, a cui partecipano diri-
genti comunisti e socialisti in rottura con il loro partito, ed anche Cooke, il Comandante
Guevara si rivolge ad essi e dice loro:
Apprestiamoci a celebrare un altro 25 maggio, non in questa generosa terra, ma nella propria terra, e sotto
insegne distinte, sotto simboli nuovi, sotto il simbolo del futuro, il simbolo della costruzione del sociali-
smo, il simbolo della vittoria... La stessa Cuba, come gli eroi del 25 maggio 1810, non ha alcun altro
merito particolare: non nulla di pi n di meno della dimostrazione di come un popolo sia riuscito ad
ottenere la propria vittoria12.

Con questa idea che sempre ebbe, di tornare a lottare in Argentina, Guevara promosse e
prepar la formazione dellEsercito Guerrigliero del Popolo, che diriger il giornalista
Jorge Ricardo Masetti, il Comandante Segundo, e che cominci la sua tappa di preparazio-
ne e avvio nel nord dellArgentina. I pochi giovani comunisti di Crdoba e della capitale
che si unirono a questo movimento, furono espulsi dalla Federazione Giovanile Comunista
e squalificati come avventurieri, volontaristi e piccolo-borghesi simili definizioni
ricevettero da alcuni dirigenti trotskisti, quando ci di cui i compagni dellEgp (tra cui si
trovavano alcuni cubani molto vicini al Che) avevano bisogno, in quel preciso momento
storico, era lappoggio di coloro che dovevano essere i loro compagni della sinistra, i quali
con sorpresa dello stesso Che, li colmavano di aggettivi qualificativi ma non di solidariet,
salvo onorevoli eccezioni.

11 J.W. Cooke, Correspondencia, cit., II, 18 ottobre 1962, p. 283.


12 Ernesto Che Guevara, Noticias Grficas, Buenos Aires, 27 maggio 1962, cit. da N. Galasso, Cooke: da
Pern al Che, Homo Sapiens Ediciones, Rosario, Argentina 1997, p. 151 [Si veda avanti, sez. Inediti del Che, il
Messaggio agli argentini (n.d.r.)].

104
Per questo risalt ancor pi latteggiamento degli uomini del peronismo, di Cooke,
Armando Jaime, Rearte, Rulli, di Valotta e del suo giornale Compaero, o del Movimento
della Giovent Peronista e del suo giornale Trinchera, che nel mezzo del Piano di Lotta della
Cgt e dellOperazione Ritorno del generale Pern, salutavano come compagni di lotta, e
preparavano piani per sostenerli, coloro che veramente seguivano gli insegnamenti del Che.
Naturalmente queste definizioni di avventurieri piccolo-borghesi volontaristi veniva-
no debitamente basate su abbondanti citazioni di classici del marxismo, e quando la repres-
sione colpiva coloro che avevano osato seguire questo cammino rivoluzionario, i grigi
burocrati delle rivoluzioni fatte con la riga e la squadra, proclamavano senza vergogna alcu-
na che essi lo avevano gi previsto e che quel colpo ai compagni era la dimostrazione della
giustezza delle loro linee politiche e la conferma della precisione della loro giusta valuta-
zione delle condizioni oggettive, soggettive e dello stato attuale della lotta di classe. Non lo
facevano perch fossero malvagi, ma perch si erano trasformati in burocrati, recitatori di
formule e salariati di apparati che pi che partiti parevano societ anonime. Daltra parte
quella squalificazione portava allulteriore aggravio di attribuire al Che ed ai suoi seguaci la
sopravvalutazione del foco guerrigliero e il disprezzo per altre forme di organizzazione e
di lotta come se fare la rivoluzione per il Che fosse questione di minoranze armate e non di
maggioranze lavoratrici, di balistica e non di ideologia.
Dal peronismo, senza tanta schizzinoseria dogmatica, con molto senso comune e una
volont di lotta nata dalla nostra stessa storia e rafforzata al fuoco delle proscrizioni, delle
persecuzioni, del carcere e dellesilio, ma anche con lesperienza che nasceva dalla pratica
sociale della violenza, degli scioperi insurrezionali e dei progetti di golpe o rivoluzioni
militari, nacquero le Forze armate peroniste (Fap) che, con sorpresa di molti, avviarono a
Taco Ralo, Tucumn, nel settembre del 1968, la prima guerriglia sorta in America latina
dopo la morte di Che Guevara.
Questo merito del peronismo di essere stato tra i primi a seguire lesempio del Che, di
aver raccolto il fucile del compagno caduto, niente e nessuno potr mai negarlo. Siamo
stati, e questo il nostro orgoglio, fratelli del Che nella lotta concreta, in cui si d anche se
si perde. E quel gesto rivoluzionario illumin la volont di lotta di migliaia di giovani che si
unirono alla battaglia, dallo stesso peronismo e dal marxismo, dal cristianesimo, dal trotski-
smo, da tutti coloro che hanno saputo sentire come propria qualunque ingiustizia commessa
contro qualunque essere umano.
E la giustezza di questa decisione di lotta non stata offuscata dalla sconfitta personale
di quanti siamo stati impegnati in questa guerriglia, al contrario si vede reduplicata nella
serie di insurrezioni popolari che culminarono, appena nove mesi dopo, nel cordobazo, e
nel sorgere di altre organizzazioni come Montoneros, Forze Armate Rivoluzionarie,
Esercito Rivoluzionario del Popolo, Forze Argentine di Liberazione, e molte altre ancora
che dimostrano che lesempio del Comandante Guevara ha attecchito in una giovent che
ha imparato a vivere, lottare e morire per trasformare il mondo e costruire lUomo Nuovo.
Per terminare questo accostamento alla natura delle relazioni tra il peronismo e il Che,
concludiamo riportando alcuni capoversi dellomaggio che il generale Pern rese pubblica-
mente, nellottobre del 1967, al nostro compagno e fratello maggiore, il Comandante
Ernesto Che Guevara [per il testo integrale si veda avanti (n.d.t.)]:
Il peronismo, coerente con la propria tradizione e le proprie lotte, come Movimento nazionale, popolare e
rivoluzionario, rende un omaggio commosso all'idealista, al rivoluzionario, al Comandante Ernesto Che
Guevara, guerrigliero argentino, morto in combattimento, impugnando le armi per il trionfo delle rivolu-
zioni nazionali in America latina...
La sua morte mi strazia l'anima perch egli era uno dei nostri, forse il migliore: un esempio di condotta, di
abnegazione, di spirito di sacrificio e di rinuncia... La sua vita, la sua epopea sono gli esempi pi puri che
devono seguire i nostri giovani e i giovani di tutta l'America latina.
Envar El Kadri
(14 giugno 1997)

105
IL TERZO UOMO NELLOMBRA1
di Rogelio Garca Lupo

Si sono mai visti, faccia a faccia, hanno mai avuto bisogno di farlo, i due argentini pi
famosi di questo secolo? Una ricerca sul rapporto tra Pern e il Che, che avevano in mente un
paese diverso e che vissero a lungo fuori dalla propria patria, come gli eroi dellIndipendenza,
ha permesso di infrangere il muro di silenzio che per quasi quarantanni ha protetto uno dei
segreti meglio custoditi dai rari cubani e argentini che ne hanno avuto conoscenza.
Il rapporto tra Pern e il Che ha rappresentato unossessione per i servizi segreti statuni-
tensi fin dalla vittoria dei rivoluzionari cubani nel 1959. Nel 1964, la Cia stata molto vici-
na a fornire una prova del fatto che si fossero incontrati almeno una volta, ma per un erro-
re umano si persa la traccia pi consistente su cui ci si era basati per i quasi otto anni
durante i quali i due esuli avevano intessuto i loro rischiosi progetti.
La Cia sospettava che Pern mantenesse un canale di comunicazione con LAvana
diverso dallex parlamentare e leader della sinistra peronista John William Cooke, che con-
divideva ostentatamente finalit e metodi della rivoluzione cubana.
Cooke ha vissuto a Cuba insieme alla moglie, Alicia Eguren, ed entrambi hanno indos-
sato luniforme verde olivo dei castristi, radunando decine di argentini per addestrarli alla
guerriglia. Ma gli statunitensi avevano notato un episodio significativo che non coinvolgeva
i Cooke. Agli inizi del 1960, quando ormai la rivoluzione mostrava il proprio indirizzo di
sinistra, Pern aveva inviato uno dei suoi pi stretti collaboratori, Jernimo Remorino, allo
scopo di stabilire una linea diretta con LAvana.
Remorino si rec a Cuba da New York, dove era presidente della Petrocolor
Corporation, e impiant immediatamente una nuova societ anonima cubana,
lOroncaribe, anche questa presieduta da lui. Remorino non era ignoto agli americani,
essendo stato ambasciatore a Washington tra il 1948 e il 1951, ambasciatore allOnu e
ministro dei Rapporti con lEstero di Pern dal 1951 al 1955. Colp la Cia il fato che
Remorino espandesse la propria attivit commerciale dagli Stati Uniti a Cuba proprio nel
momento in cui il mondo del commercio abbandonava Cuba perch il governo dellIsola si
orientava in direzione del socialismo.
Pu darsi, naturalmente, che questi passi ostentati di Remorino abbiano anche costituito
una manovra diversiva, per coprire un altro agente di fiducia di Pern. Il Generale era abi-
lissimo nel mascherare i propri intenti e un professionista in fatto di controspionaggio.
Negli anni 30 Pern aveva studiato a fondo il modo di operare dello spionaggio militare e
speriment queste sue conoscenze come addetto presso lAmbasciata del Cile, che dovette
lasciare precipitosamente a causa di suoi contatti con agenti cileni.
La ricerca del terzo uomo, che con la copertura di Remorino e di Cooke realizz la deli-
cata missione di mantenere con scioltezza il contatto tra Pern e il Che, costitu lapice

1 Rogelio Garca Lupo, El tercer hombre en las sombras, in Zona (Clarn) di Buenos Aires, 11 ottobre 1998,
pp. 4-9. Trad. di Titti Pierini.
Le fonti di questo articolo non sono molto attendibili. Ci non toglie che nella sinistra argentina si a lungo
fantasticato - e sperato - su un possibile incontro tra lesiliato Pern e il rivoluzionario Guevara. Lincontro proba-
bilmente non avvenne mai, ma ci sembra ugualmente interessante ascoltare al riguardo le ipotesi del giornalista
Rogelio Garca Lupo, apparse su uno dei pi prestigiosi quotidiani argentini e latinoamericani [n.d.r.].

106
della prima fase dellindagine e la soglia della seconda: il misterioso personaggio era stato
testimone dellincontro diretto fra Pern e il Che, a Madrid, nella residenza di Puerta de
Hierro, nel 1964; lincontro era avvenuto tra il 17 marzo e il 17 aprile di quellanno, ed esi-
steva una testimonianza raccolta da un amico del terzo uomo, nella quale erano registrati i
principali dettagli storici.
Lidentificazione definitiva stata frutto di un lavoro paziente, accompagnato da due
eventi negativi: lagente di Pern un desaparecido dal 7 luglio 1977 e il suo amico ed ese-
cutore testamentario morto il 12 novembre del 1996.

Il giro in Europa

Julio Gallego Soto stato agente di Pern nelle operazioni ufficiose pi rischiose.
Conosceva i numeri pi riservati dei conti correnti delle banche di New York, Barcellona,
Montevideo e Paigi ed era anche in grado di ricostruire a memoria la storia dei controdocu-
menti e dei trasferimenti di fondi che stavano sotto ai patteggiamenti politici del capo del
giustizialismo. Gallego Soto stato un eccellente cospiratore che ha costruito come unope-
ra darte il proprio basso profilo, nonostante abbia vissuto momenti storici accanto a Pern
o per conto di questi. Ha portato con s nella sua anonima sepoltura tanti segreti, quando un
commando militare lo fece sparire per sempre, nel 1977; ma in alcuni momenti tra il 1965 e
gli ultimi giorni della sua vita ha sentito il bisogno di riferire a un amico, il contabile uffi-
ciale ed esperto di questioni fiscali Alberto T: Lpez, come fossero andate le cose la notte
in cui Pern lo mand a cercare e nella dimora di questi a Madrid gli propose, in presenza
del Che, di assumersi la responsabilit dei fondi della liberazione.
Nel 1964 Pern era impegnato nella preparazione del proprio rientro in Argentina e il
Che nutriva una certa speranza che il suo uomo dazione, il giornalista Jorge R. Masetti,
fosse ancora vivo. Riandando ora a quellanno, esso stato sfortunato per entrambi, visto
che Pern fall quando lo costrinsero a rientrare a Madrid da Rio de Janeiro e di Masetti non
si sono avute pi notizie fino ad oggi, dopo la sconfitta del suo nucleo guerrigliero a Salta.
Tuttavia, nei trenta giorni entro i quali pu essersi svolto lincontro con relativa stretta di
mano fra Pern e il Che, successi e insuccessi erano parimenti possibili. A Pern servivano
soldi per sostenere le spese del rientro; il Che lo avrebbe aiutato se Pern si fosse finalmen-
te deciso a pronunciare le parole che avrebbero potuto mettere al servizio della guerriglia
guevarista alcune centinaia di peronisti.
E questo il momento in cui Guevara si rec dallAvana a Ginevra, il 17 marzo del
1964, in rappresentanza di Cuba alla Conferenza dellOnu sul Commercio e lo Sviluppo. Al
Che non piacevano questi incontri ufficiali, ma lasciare Cuba gli dava ossigeno ogni volta
che i nemici lo ricercavano; e gli permetteva altres di incontrare personalit ed anonimi
informatori, messi vaganti della Rivoluzione. Questa volta, salendo sullaereo, il Che incon-
tr seduto accanto a s il figlio del cancelliere cubano Ral Roa, che recava un messaggio
dellultimo minuto da parte di Fidel Castro, il quale lo avvertiva che il dirigente politico
brasiliano Leonel Brizola chiedeva aiuto per lanciare una guerriglia alla cubana in Brasile,
dove i militari avevano appena dato lassalto al potere, rovesciando il presidente Joo
Goulart, cognato di Brizola. Il Che si limit a rispondere che poteva fornire a Brizola un
buon guerrigliero, visto che lui era disposto ad unirsi ai brasiliani.
In quegli anni, il quadro dellAmerica Latina sembrava favorevole perch si intrapren-
dessero ovunque azioni guerrigliere, e per questo il Che accett immediatamente lofferta di
Brizola, che fu per il primo a dimenticarla, e che solo pochi giorni fa si candidato alla
vicepresidenza del Brasile insieme a Lula de Silva.
Pern e Guevara, ciascuno inseguendo la propria chimera, si cercarono reciprocamente
e, in quel brodo di coltura, appare logico il loro incontro, una sera, a Madrid.

107
Il Che giunse a Ginevra dallAvana, facendo scalo a Praga. E Gallego Soto si trovava a
Praga in quei giorni, durante un giro che aveva iniziato con la sua famiglia, da cui ogni
tanto per si distaccava, perch il viaggio di piacere prevedeva anche certi affari, secondo
quanto disse al figlio la moglie.
A Ginevra, Guevara pronunci un discorso, concesse una conferenza stampa a ottanta
giornalisti di tutto il mondo e unintervista di venticinque minuti alla televisione svizzera.
La riunione per il Che si protrasse per una settimana, ed egli cominci a peregrinare in
treno verso Parigi, senza una precisa destinazione, riapparendo il 14 aprile in Algeria, come
ospite del presidente Ben Bella. Dopo essersi intrattenuto due giorni con lui, il Che rientr a
Praga per proseguire il suo viaggio allAvana, dove arriv un mese dopo la partenza.
Nellintervallo, mentre Guevara viaggiava senza meta per lEuropa, ebbe luogo lincon-
tro con Pern, che Gallego Soto rifer allamico Alberto T. Lpez, il quale ne fece il citato
resoconto scritto.
Giungendo in treno a Parigi, Guevara ebbe dallamico e avvocato argentino Gustavo
Roca la conferma che la guerriglia di Masetti era virtualmente sconfitta e che sicuramente
Masetti stesso doveva aver perso la vita. Guevara e Roca tornarono a discutere se fosse pos-
sibile intraprendere la lotta armata in Argentina senza lappoggio di Pern.
Da vario tempo Pern e Guevara si scambiavano messaggi tramite lambasciatore cuba-
no in Algeria, il comandante Jorge Serguera, un veterano della Rivoluzione da tutti chiama-
to Papito, il quale dalla capitale algerina gestiva tre questioni di importanza vitale per il
Che: i rapporti con Pern a Madrid, la preparazione militare degli uomini di Masetti e la
propagazione della guerriglia nel cuore dellAfrica. Serguera attravers pi di una volta il
Mediterraneo per fare visita a Pern.
Il comportamento del Che in quei giorni del 1964 risult quanto meno sorprendente. Non
solo si mostrava spesso in pubblico, ma ostentava addirittura provocatoriamente la sua presen-
za a Parigi. Lo si vide passeggiare senza scorta con un impermeabile caki e il basco nero nei
paraggi della Sorbona. Lo videro nelle pizzerie del Boulevard Saint-Michel, nelle librerie del
Quartiere Latino e al Thatre des Nations, a Place Chtelet, dove si esibiva il balletto di Cuba.
Per tre settimane comparve e scomparve; era in Europa anche se non si sapeva bene dove
fosse, e qualcuno addirittura lo scambi per uno che si mascherava da Guevara. I suoi tratti si
confondevano, come quando and e venne via dal Congo, o quando raggiunse il suolo boli-
viano con uno scalo a Madrid e un altro a Montevideo, cose che rientrano tra gli enigmi che i
biografi del Che non sono ancora riusciti a decifrare. La Cia giunse ad immaginare che ci fos-
sero pi Che, dei sosia che si esponessero pubblicamente per nascondere il Che vero.

La sera del Che

Alberto T. Lpez scrisse a mano poco meno di duemila parole per registrare il resoconto
fattogli da Gallego Soto il giorno in cui un evento inaspettato aveva risvegliato la sua
memoria, riportandolo a un passato di cui sentiva il bisogno di liberarsi. Di seguito ne rias-
sumiamo i dati essenziali.
Gallego Soto si trovava allHotel Plaza di Madrid quando una sera, poco prima di anda-
re a dormire, ricevette la visita di un frate che, senza preannuncio, buss alla sua porta con
un messaggio di Pern. Il generale gli chiedeva di recarsi immediatamente presso la sua
residenza di Puerta de Hierro, nonostante lora tarda, accompagnato dal frate, con lautomo-
bile con cui questi era arrivato. Giunti a destinazione e prima di passare dal posto di guardia
del palazzo, Gallego Soto si stese sul fondo dellauto per non essere visto. Quando la mac-
china si ferm e il sacerdote gli disse che poteva scendere, Pern era l, pronto a riceverlo.
Attirarono la sua attenzione voci che riconobbe come cubane, che stavano commentan-
do alcune foto illuminate su un tavolo: Qui solo, qui con la moglie e il figlio, qui mentre

108
cammina in via Florida. Si trattava di fotografie sue, scattate senza che se ne fosse accorto.
A quel punto Pern gli disse che lo aveva convocato per una missione che richiede grande
riservatezza e una buona capacit amministrativa. Il Generale pensava che fosse luomo
adatto per quel compito, conoscendolo molto e bene. Gallego Soto tergivers quando
Pern gli disse che si trattava di amministrare i fondi della liberazione, diversi milioni di
dollari destinati a unazione che il Che intendeva intraprendere. E fu allora che Pern si
rivolse a qualcuno che fino ad allora era rimasto nelloscurit: con mio stupore vidi com-
parire un frate cappuccino che era stato presente alla scena precedente e che, quando si alz
il raggio di luce, risult essere proprio il Che.

Il racconto riferito da Lpez contiene varie considerazioni sulla missione che, di comu-
ne accordo, Pern e il Che avevano proposto a Gallego Soto e sullaffermazione di questi di
non avere accettato, malgrado linsistenza e la certezza che le richieste del Vecchio non
fossero da non prendere sul serio.
Il 17 aprile Guevara faceva ritorno allAvana. Il 29 aprile il console del Paraguay a
Madrid rilasciava il passaporto n. 000940, intestato a Juan P. Sosa, professore di sessantatr
anni, nato ad Asuncin, e alla moglie, Delmira Remo de Sosa. Le foto erano quelle di Pern
e di Delia Parodi: il rientro del leader giustizialista era iniziato, anche se non sarebbe riusci-
to a concretizzarsi il 2 dicembre di quellanno.
Pern aveva cambiato il tono del suo discorso politico. Ora diceva che O torno pacifica-
mente o lo faccio con una rivoluzione. Lambasciatore statunitense a Buenos Aires, Robert
McClintock, sped in quei giorni un messaggio cifrato al Dipartimento di Stato, molto preoc-
cupato: I peronisti hanno compiuto una svolta definitiva a sinistra dietro direttive di Pern.
E la base Cia di Montevideo riferiva ai Servizi centrali sulla preoccupante alleanza stretta in
quello stesso anno fra Pern e i cubani. Philip Agee, la spia che tenne un diario della propria
attivit in Paraguay, scrisse il 21 marzo del 1964: La base (della Cia) a Montevideo ha
organizzato varie operazioni fruttuose contro obiettivi peronisti in Uruguay, grazie alle quali
si riusciti a scoprire lappoggio prestato dai cubani ai peronisti. Unoperazione di ascolto
presso il dipartimento del giornalista Gallego Soto ci ha permesso di scoprire il rapporto
clandestino tra questi e lex capo del servizio segreto cubano in Uruguay.
Callego Soto non ha potuto conoscere la testimonianza dellagente della Cia, il cui libro
(Cia Diary) stato pubblicato di recente, nel 1977. Vi si racconta la vigilanza dellagenzia
sui suoi movimenti e del controllo che era stato instaurato sulla colonia peronista di
Montevideo. Lagente Agee si dilungato in particolari ameni su quanto accadeva nellal-
cova dei peronisti, smarrendo la pista principale.
Il 26 ottobre del 1964, laddetto commerciale incaricato di Affari di Cuba a Madrid,
Ramn Aja Castro, consegn a Julio Callego Soto un visto di cortesia per entrare in territo-
rio cubano.
Il giorno dopo, il passeggero dellIberia nonch uomo daffari argentino Gallego Soto
avviava una trattativa presso il Ministero del Commercio Estero di Cuba per piazzare una
partita di mais argentino. Il contatto aveva cominciato a funzionare.

LAvana toglie il segreto

Il Che mi ordin di passare per Madrid e di incontrarmi con Jun Domingo Pern,
ricorda nelle sue memorie il comandante cubano Jorge Serguera, noto come Papito.
Il Che espose chiaramente le sue intenzioni: Papito, sonda Pern. Cerca di vedere che
cosa puoi ricavare da un dialogo con lui. Digli che siamo disposti ad aiutarlo, continua il
racconto del veterano della Rivoluzione, che merit la massima fiducia da parte del Che e
che ha dedicato un capitolo delle memorie a Pern e agli argentini.

109
Serguera era stato nominato ambasciatore di Cuba in Algeria nel 1963 e aveva ricevuto
la visita di due delegati personali di Pern, che conoscevano gi il Che. Gli proposero di
instaurare un canale di informazioni tra Algeri e Madrid, che sarebbe servito per i contatti
tra Pern e il Che. Serguera ricevette istruzioni dal Che e prima di allontanarsi da Cuba
inform Castro che andava a trovare Pern a Madrid per questo incarico. Fidel non disse
quasi nulla al riguardo, scrive.
A Madrid, il comandante cubano trov dimora presso lHotel Plaza lo stesso in cui
alloggiava Gallego Soto quando Pern lo mand a chiamare quella sera a mezzanotte e si
predispose allincontro per il quale era giunto fin l.
A un tratto mi resi conto che Pern mi stava per chiedere del Che; pur non chiedendo-
glielo, ero sicuro che mai il Che aveva parlato personalmente con Pern, eppure la circo-
stanza metteva in luce una conoscenza, soggiunge Papito.
Che cosa ha voluto suggerire il comandante Serguera con queste frasi enigmatiche?
Stupisce che Fidel Castro accogliesse con indifferenza la notizia che il suo ambasciatore
si proponesse di andare a trovare Pern. Ed contraddittoria la certezza che Pern e il Che
non si conoscessero di persona, ancorch qualcosa stesse ad indicare che cera una qualche
conoscenza.
Il fatto che Papito Serguera il primo cubano che lascia trapelare qualcosa sul rappor-
to tra Pern e il Che senza essersene prima scappato da Cuba n aver perso la fiducia di
Castro. Si tratta, inoltre, della persona che meglio conobbe i momenti pi discussi della vita
del Che, poich fin dal trionfo della rivoluzione stato magistrato delle Forze armate, pro-
curatore del Tribunale dellAvana e capo dei tribunali rivoluzionari, responsabili di centi-
naia di fucilazioni, di processi politici dellepoca, che investirono in pieno la figura di
Ernesto Guevara.
Stando al racconto dellallora ambasciatore Serguera, il suo incontro con Pern a
Madrid per ordine del Che si svolse come segue:
Mi alzai presto. Era il giorno di Pern. Alle 10 del mattino arriv (Valentn) Luco.
Venti minuti dopo lasciammo lHotel Plaza, sulla Gran Via, e cominciammo a cercare i
dintorni di Madrid. Mezzora dopo ci fermammo davanti alla casa del generale Juan
Domingo Pern.
Pern ci aspettava.
Dopo aver chiarito che venivo dallAvana, gli consegnai la valigetta sottolineando che
era il Che a mandargliela. La prese, la mise da parte senza aprirla e senza darle importanza
mi incalz: Continui.
Il cubano propose a Pern di trasferirsi ad Algeri per poi stabilirsi allAvana, ma rice-
vette solo sorrisi e la promessa che ci avrebbe pensato.
Che cosa voleva Pern?, chiede Serguera. Unalleanza, che cominciava con linvio
della valigetta. A che cosa gli serviva? Per rafforzare la sua organizzazione politica interna.
Lunione del prestigio di Pern con lautorevolezza del Che e lapplicazione di un metodo
potevano essere determinanti per la presa del potere per entrambi. Fino a che punto Pern
era stato informato sugli ultimi passi del Che in Argentina? Non posso rispondere a questa
domanda, il solo che possa saperlo Fidel.
Papito conclude le proprie memorie su Pern ricordando che nel 1964 mi incontrai
altre due volte con lui, sempre nella sua casa di Madrid. Pur non dicendolo, lascia nellaria
lidea che siano pervenute al generale in esilio altre valigette provenienti dallAvana. Per il
suo rientro, Pern dovette pagare per i passaporti paraguaiani rilasciati a Madrid. Il pro-
gramma dei fondi per la liberazione che bruciavano in mano a Gallego Soto prosegu
almeno finch visse il Che; ma, come ben sostiene Serguera, il solo che possa saperlo
Fidel.

110
Il terzo uomo scompare per sempre

S, mio padre mi ha parlato del suo incontro con il Che nella casa di Pern a Madrd,
ma lo ha fatto una sola volta e, visto che avevo meno di diciotto anni, limpressione che mi
fece allora stata sicuramente inferiore a quella di adesso, racconta Vctor Julio Gallego
Soto, mentre cerca di ricostruire quel giorno, tra il 1972 e il 1973, in cui avvenne la rivela-
zione dellepisodio accaduto diversi anni prima, nel 1964.
Gallego Soto (figlio) certo della data, perch la confidenza avvenne durante un viaggio
in auto a Crdoba e il padre aveva guidato sia allandata sia al ritorno, visto che lui non
aveva ancora la patente, che ottenne poco dopo.
Andammo a recuperare la propriet del terreno Posta de Mayo in Taninga, Los
Gigantes, e parlammo per tutto il tempo, perch viaggiare era sempre stata una grande
occasione per entrare in confidenza, soggiunge. Tuttavia, indipendentemente dallamicizia
del padre con il contabile Alberto T. Lpez e dal fatto di averlo incontrato pi volte a causa
dellistanza al tribunale sulla scomparsa del padre stesso, non avrebbe mai immaginato che
esistesse una testimonianza scritta dellincontro tra Pern e il Che a Madrid: non abbiamo
mai parlato di questo, ha detto.
Il figlio aveva ventidue anni nel 1977, quando Gallego Soto venne sequestrato due volte
a distanza di giorni. La prima volta, il 16 giugno di quellanno, il pretesto era la verifica per
larresto dellimprenditore Federico Gutheim, un esportatore di commodities che scomparve
per un po e che accus il ministro Jos Martnez de Hoz di averlo messo in carcere perch
rinunciasse a un affare di esportazione di cotone in Cina. Si tratt di una breve detenzione e
senza altre spiegazioni, sicuramente per unidentificazione. La seconda volta fu il 7 luglio, a
tre settimane dalla prima, e questa volta fu quella definitiva.
Gallego Soto fu indagato per i servizi di spionaggio militare, allinterno di una causa pi
importante, il cosiddetto caso Redondo. Nellambito dello stesso procedimento furono
sequestrati e scomparvero leditore del quotidiano El Cronista Commercial, Rafael Perrota,
e un alto funzionario del ministero dellEconomia, Juan Carlos Casariego del Bel, che si
occupava di investimenti esteri. I tre furono interrogati sotto tortura a proposito dei loro
rapporti con capi dellErp (Ejrcito revolucionario del pueblo), che al momento di questi
arresti in pratica era gi stato sgominato.
Evidentemente, chi aveva sequestrato Gallego Soto intendeva provare i suoi contatti con
personaggi della finanza, della politica e della diplomazia, nonch con gli alti comandi milita-
ri. La fonte dei rapporti di Gallego Soto erano quadri dellErp morti in combattimento, o fug-
giaschi, o che avevano rivelato i loro collegamenti in sedute di tortura culminate con la morte.
Un nastro registrato degli interrogatori a Gallego Soto (nei locali del Battaglione 601
dei Servizi) rivela che questi ammise di aver conosciuto: Juan Santiago Mangini, ex capo
dei Servizi del Prt, detto Capitn Pepe nellorganizzazione, morto sul campo; Carlos
Emilio All, Capitn Alejandro, che aveva lasciato il paese; e Hctor Hugo Fernndez
Baos, il laureato Hugo per i compagni.
I militari sapevano che Gallego Soto era entrato in contatto con un fratello di Mario
Roberto Santucho, il capo dellErp, nel 1974, quando glielo present Alicia Eguren, la
moglie di John William Cooke, in una pasticceria situata tra Santa Fe e Anchorena. Lo
scopo dellincontro era stato il reciproco scambio di informazioni, soprattutto finanziarie.
Aveva gi conosciuto Fernndez Baos tramite lo scrittore Arturo Jauretche nella pasticce-
ria Saint-James dellAvenida Crdoba. Alicia Eguren era gi nelle mani dei militari dal 26
gennaio 1977 e figura come scomparsa; Arturo Jauretche era morto nel 1974.
Non vi traccia del fatto che chi ha interrogato Gallego Soto conoscesse il ruolo che aveva
svolto nel decennio precedente tra Pern e il Che. Non va tuttavia dimenticato neppure che nel
1964 la Cia aveva controllato il suo telefono di Montevideo, dove visse per alcuni periodi, cer-
cando di ottenere i particolari sul collegamento, allepoca temibile, di Pern con Che Guevara.

111
APPUNTI SUL CHE
di John William Cooke1

Piano
Rivoluzionari
I Reazione davanti alla morte Altri
Fraintendimenti

II Omaggio dai contorni sfumati Esempio ammirevole astratto?


Unito a una prassi

III Omaggio = prassi. Avanguardie: Niente Che = riflusso temporaneo

IV Che = guerriglia?

V Che: avvicinamento popolo argentino

VI Santo
Eroe

VII Valeva la pena?


Scommise sulla vita

VIII Cadavere

IX Archetipo astratto

X Gioc con la morte?


- Psicoanalisi
- Romantico
- Poeta maledetto
- Amore. Compassione

XI STORIA
Un futuro e presente
Parole e azione
La Rivoluzione non va nominata invano

Archetipo morale
Guerriglia
FINALE CHE Santo
Eroe
Tanatos
Romantico. Poeta maledetto

1 Apuntes sobre el Che, apparso nel n. 3 de La Escena Contemporanea di Buenos Aires, ottobre 1999 [trad.
di R. Massari]. Il testo fu scritto da John William Cooke nei mesi che vanno dalla morte del Che, nel 67, fino alla
propria morte, per cancro, a settembre del 1968. Questi appunti non furono mai terminati e non ne era prevista la
pubblicazione. Cominciano, infatti, con uno schema da sviluppare e poi si svolgono in maniera diseguale.
Dopo la morte di Cooke, la sua compagna - Alicia Eguren - riun il materiale e lo fece pubblicare dalla rivista
Hombre Nuevo (della quale essa stessa era unattiva collaboratrice) per un numero speciale dedicato allex delega-
to di Pern e massimo ideologo della Resistencia peronista degli anni 60. Il testo fu pubblicato in tre numeri suc-
cessivi. Nellottobre del 1973, la rivista Compromiso ripubblic i materiali, accompagnandoli con una poesia di
Alicia, Sei anni senza il Che. La pubblicazione de La Escena Contemporanea non ha apportato variazioni alle
edizioni precedenti [nota di Diego Sztulwark].
.....Alicia Eguren, fu unesponente del peronismo rivoluzionario. Desaparecida durante la dittatura militare, fu
vista per lultima volta nel campo di concentramento de la Escuela Superior de Mecnica de la Armada [n.d.t.].

112
I - II

Cercando il proprio destino americano, in un recondito angolo agreste, il Che Guevara


simbatt nella morte, per fucile mitragliatore, che da molto tempo formava parte della sua
quotidiana contingenza guerrigliera. Bench le difficili circostanze in cui si stava venendo a
trovare il gruppo di patrioti al suo comando moltiplicassero il coefficiente di una tale proba-
bilit, il fatto ci produsse limpressione di assurdo e gratuitit con cui si accolgono le morti
premature e a noi vicine.
Improvvisamente ci rendemmo conto che si era svalutato il potere semantico delle paro-
le che, solo in forma povera e stinta riuscivano ad alludere alle dimensioni dellolocausto,
al grado della nostra desolazione. In questo atroce vuoto di ottobre, la nostra rabbia gridava
contro lingiustizia del fatto che il Comandante fosse caduto quando non era ancora tempo
di morire. Indubbiamente, in tutto il mondo le voci rivoluzionarie coincidevano nellaffer-
mare una sola verit essenziale, che riscattava il senso di lutto collettivo: pi vivido e incal-
zante che mai, vibrava nelle coscienze lappello del Che per limpegno totale nella lotta di
liberazione. Lo esprimeva il grido di guerra che ripeteva simultaneamente, in tutte le lingue,
Il Che vive. Da allora ad oggi, gli insorti del terzo mondo, gli attivisti del potere nero,
gli operai ribelli e gli studenti europei dimostrano che laltero sfidante della morte continua
a trionfare su di lei come calorosa presenza che ispira chi si ribella alle strutture dellop-
pressione.
La memoria del Che non ammette altro tributo oltre a questa volont di militanza che
guida i nuclei che nel nostro paese cercano il modo migliore, le forme e i metodi per avvia-
re il processo di scontro violento con le forze della dipendenza e dello sfruttamento. E in
relazione a queste attivit che ci sembra opportuno accennare ad alcuni elementi che com-
pongono lattuale quadro nazionale come conseguenza diretta dellepisodio della Bolivia.
(Interpolazione) E la marcia combattiva dei nuclei combattivi che nel nostro paese cer-
cano pi che delle varianti. Di nuclei che nel nostro paese si identificano con questa...
In primo, luogo le prospettive che si aprono per le ripercussioni emotive suscitate tra il
popolo da questa tragedia di coraggio e solitudine; e che anche negli ambienti borghesi ha
destato unammirazione testimoniata esplicitamente o tramite atteggiamenti di rispettosa
circospezione. Questa lodevole ampiezza degli omaggi contrasta daltra parte con la com-
prensione del significato e delle proiezioni autentiche di quanto accaduto, e consente al
giornalismo di coprire le proprie mistificazioni con il facile riconoscimento di alcuni meriti
personali al nemico ormai annientato. Un proposito che viene assolto anche con certe lacri-
me da coccodrillo sinistroidi, da parte di chi cerca dei guadagni postumi nelleroe che in
vita ha combattuto con perfidia, diffondendo tra laltro equivoci e malintesi sulle sue azioni
e idee. Non cinteressa di confutarli con indignazione, ma di indicare le loro principali tatti-
che e varianti, visto che tendono a sottrarsi ai compiti di chiarificazione che potrebbero con-
tribuire decisamente alla nascita di una politica rivoluzionaria in quanto sintesi efficace di
esperiense disperse.
(Interpolazione) Che: ci che rappresenta, ci che esemplifica: la costruzione delluomo
nuovo sulle rovine del vecchio ordine e delle sue alienazioni gi cominciata e il tempo
gi maturo per la lotta e il sacrificio con cui si iniziano le battaglie definitive. Non ci sono
epopee gloriose ma lontane oltre a queste, quelle di oggi stesso...
La figura del Comandante guerrigliero non consente settarismi che la identifichino con
aspetti parziali del suo pensiero che per noi risulta particolarmente importante. N le sue
idee sono idee intangibili di fronte alle quali resti solo da prostrarsi in acritica accettazione,
un fatto che sarebbe doppiamente ridicolo per coloro che hanno cos eloquentemente espres-
so il loro rifiuto della Rivoluzione cubana per via dei suoi dogmatismi paralizzanti e la sac-
centeria immanente di cui sono imbevuti alcuni testi canonici. Ma nemmeno possiamo per-

113
mettere che la sua persona si dissolva in un rito di onori, convertito in un fine in se stesso,
nel quale gli si esprime riverenza nonostante le sue idee o indipendentemente da queste.
La coerenza con i princpi portata fino al sacrificio della propria vita uno spettacolo
umano ammirevole. Rivendicare il nostro compatriota come uno degli esempi illustri che la
Storia registra, potr sembrare ad alcuni il massimo tributo alla sua memoria.
Per quanto ci riguarda, disinteressarsi di quali siano i princpi che lo ispirarono significa
sostituire latto reale e concreto con la sua rappresentazione; eliminare la sua pregnanza sto-
rica per rendergli omaggio in quanto simbolo estetico. In sintesi, come tagliare i legami
diretti, immediati, vivi, intimi che mantiene con noi e con la nostra epoca. Archiviarlo come
biografia celebre che il trascorrere del tempo far mano a mano impallidire, un modo stri-
sciante di ignorarlo, di volgere allastratto un ideale che uello della nostra America e del
nostro mondo attuale e che implica una prassi che abbia come fine ultimo la libert degli
uomini che potranno ottenerla solo con la lotta. La sua vita, passione e morte non si esauri-
sce in quanto esperienza individuale, ma si giustifica e perpetua come parte di questa impre-
sa collettiva. Il Che continuer a far parte del nostro contesto finch ci sar ancora qualcuno
che condivida un tale progetto di trasformazione del mondo che egli arricch teoricamente e
serv fino alle ultime conseguenze.
Una cosa che sapeva con certezza era che la sua vita e la sua passione non si sarebbero
esaurite come processo individuale, ma che si sarebbero giustificate come parte di questa
impresa collettiva che lo avrebbe perpetuato. Lo disse in mille modi e mai cos eloquente-
mente come nel suo ultimo messaggio:
Se a noi... ci tocca uno di questi giorni di esalare lultimo respiro in una terra qualsiasi, ormai nostra,
bagnata col nostro sangue, si sappia che abbiamo valutato la portata delle nostre azioni e che non ci consi-
deriamo nulla di pi che elementi nel grande esercito del proletariato.

Questo grande esercito dellindipendenza latinoamericana per ora esiste solo nella spe-
ranza e nei progetti dei distaccamenti davanguardia che tentano di portare a termine con
abnegazione compiti difficili e precursori. Per loro, le conseguenze immediate della tragedia
boliviana sono ben gravi. Abbiamo perso il nostro Comandante delle Ande che ormai non
potr pi offrire le sue doti eccezionali alla conduzione della difficile guerra che comincia a
schiudersi, n servir da punto di confluenza per nuclei privi tra loro di coordinamento, ma
daccordo sulla sua direzione cementata nei suoi antecedenti personali e nei legami che man-
teneva con Cuba, fisicamente isolata per il suo carattere insulare e il blocco imperialista.
La sua scomparsa, inoltre, aumenta il complesso di fattori avversi che gi affrontiamo:
evidente il riflusso dellentusiasmo e della combattivit in ambienti in cui il discorso rivolu-
zionario incontrava echi favorevoli fin quasi a un anno fa, e la perdita di fiducia nella percor-
ribilit di una via insurrezionale in settori che in via di principio accettano lidea che non vi
sia transizione pacifica per arrivare ad un regime di autodeterminazione interna e internazio-
nale e che sia in grado di soddisfare le rivendicazioni dei diseredati. Questi ambienti sono
attratti da teorici che vivono razionalizzando la passivit e predicando un realismo pruden-
te, vale a dire una versione ridotta del riformismo.
Bench pretendano di utilizzare un sistema scientifico di ricerca, non hanno soddisfatto
nemmeno la pi elementare esigenza del buonsenso: partire dallanalisi dellesperienza boli-
viana, i cui dati effettivi solo da poco si sono cominciati a conoscere. Prescindendo da questi,
hanno affermato che il disastro dovuto al fatto che il metodo guerrigliero impraticabile.
Unimpraticabilit che, a sua volta, dimostrata dal disastro avvenuto. In tal modo, mediante
un ragionamento circolare - in cui le premesse non sono dimostrate in un confronto con la
realt, ma si appoggiano mutuamente - i punti di vista che si difendevano riappaiono poi
come conclusioni di analisi presuntamente critiche. E dopo aver giurato e spergiurato che
la soluzione finale verr solo con la violenza, finiscono con il contestare, insieme alla guerri-
glia, qualunque politica che abbia come base una strategia di lotta armata per il potere.

114
Tutto ci che tende alla violenza provocazione o delirio. Lepopea finale, rimandata a
un futuro indefinito in cui vi sar un insieme di condizioni che non hanno nulla a che vedere
con quelle attuali, sar ineluttabile e per il momento esige solo che siamo coerenti nelle pra-
tiche riformiste.
Chiariamo che il problema del foco guerrigliero estraneo a ci che qui stiamo esami-
nando. Non vi sono dubbi che qualunque posizione seria sui metodi della lotta rivoluzionaria
non pu fare a meno di prendere in considerazione un evento cos importante come quello
boliviano, che deve essere esaminato a fondo per capire in che misura il rovescio sia stato
prodotto da cause specifiche del tentativo stesso o vi si debbano cogliere delle manchevolez-
ze della concezione militare alla quale rispondeva. Ci che respingiamo il fatto che si sosti-
tuisca il confronto tra teoria e realt, imprescindibile per qualunque dirigente responsabile,
con lutilizzo dellepisodio da parte dei filosofii della rivoluzione a poco prezzo.
Poich molta gente personificava nel Che lefficacia della guerriglia, niente di pi facile
che presentare la sua morte come prova del contrario - n pi disonesto. Il fatto che il Che
non sia riuscito a dimostarare, con il risultato, la bont delle sue tesi militari, non permette
di concludere che il fallimento le invalidi.
Coerente con se stesso, egli andato verso la selva e il sacrificio, ma non trasform in
metro di giudizio per la validit delle proprie concezioni un tentativo di cui conosceva fin
troppo bene tutti gli enormi svantaggi.
Respingeremo anche la posizione di chi riduce Guevara al propugnatore del foco guerri-
gliero e su questo basa la valutazione del teorico rivoluzionario. Ci che insegn con la paro-
la e lazione fu molto pi ampio e trascendente: lurgenza della lotta armata per conquistare la
libert; la possibilit che si apre oggi per i nostri continenti sottosviluppati di porre fine alle
strutture del dominio coloniale e dellingiustizia sociale; la concezione di una strategia comu-
ne contro un nemico che universalizza la sua oppressione e che devessere combattuto tramite
i fronti di lotta che si stanno aprendo un po ovunque (Creare due, tre, molti Vietnam: la
parola dordine); il ruolo delle avanguardie, definite in funzione della loro prassi, impegnate
a risvegliare le energie dei popoli: per opporre la loro violenza a quella delle classi dominanti;
lerrore di affidare a processi estranei alla nostra volont lavvento di un nuovo ordine politi-
co-sociale; la formazione delluomo nuovo, favorendo lo sviluppo dei valori morali alienati
nella disumanizzazione della societ classista; la solidariet come base della convivenza nella
costruzione del socialismo e dei rapporti tra movimenti e paesi rivoluzionari. Infine, lo sche-
matismo di una enumerazione non rende giustizia alla ricchezza delle sue idee, n delle artico-
lazioni con cui le applicava ai problemi concreti che si trovava ad affrontare.
E puerile anche valutare le sue capacit come teorico in base alla ricerca di princpi
inediti o teorie originali: egli non cre un sistema di idee come pensatore solitario, ma
fu partecipe di quella creazione collettiva che la Rivoluzione cubana. Ogni rivoluzione
incontrer forme nuove o rinnovate, determinate soluzioni per determinati problemi alle
quali non si attribuisce alcuna paternit.
Nel quadro di questa valutazione reale del tema che stiamo esaminando, i grandi rivolu-
zionari hanno bisogno di meno parole e analisi, e a volte arrivano per sentieri propri a scopri-
re la strada gi percorsa da altri. E nel contesto di questo umanismo senza retorica n con-
cessioni che va collocata limpresa boliviana e il ruolo da protagonista che vi ebbe il Che.
La discussione sulla guerriglia come via per lemancipazione latinoamericana continuer
per molto tempo. Ma rifacendoci a quanto esposto, vorremmo distinguere tra le differenze di
punti di vista che derivano da una valutazione onestamente rivoluzionaria dei fatti e gli argo-
menti mistificatori che si avvalgono del dramma boliviano per: a) utilizzarlo come argomento
per squalificare le tesi militari del Che, senza fondarsi su un esame rigoroso dei fatti; b) ridur-
lo a unordalia in cui si dimostrerebbe che tali tesi erano corrette se avvesse vinto e false in
caso contrario; c) presentare Guevara come un semplice difensore della concezione guerri-
glierista, tralasciando il fatto che ci era parte di unampia e ricca concezione rivoluzionaria.

115
Essi credono che viviamo in un tempo grigio in cui i progressi della rivoluzione sono
necessariamente lenti, perch solo al termine di unevoluzione dello Stato borghese si offri-
rebbero le condizioni perch diventi possibile la presa del potere da parte dei lavoratori.
Noi, invece, siamo convinti di stare vivendo unepoca in cui la rivoluzione matura e in cui
la prassi pu accelerare le condizioni oggettive. Lastensione dei riformisti non imposta
da una lettura plausibile della realt, ma lastensione stessa che proroga lesistenza della
borghesia. Noi crediamo che dalla prassi dipendano la rottura e il cambiamento delle condi-
zioni che attualmente impediscono di arrivarvi. Essi, invece, sostengono che sono le condi-
zioni oggettive che costringono a non prendere il largo. E la concezione di chi vede la
Storia come qualcosa di estraneo e alieno alluomo. Il Che, al contrario - tempo presente e
tempo futuro, messaggero della morte e del futuro - ci pone davanti alla morte come possi-
bilit immediata, perch il destino smette dessere unimmagine vaga del futuro, per diven-
tare un compito la cui ora gi suonata.

III

Accanto alle ripercussioni negative nellimmediato per i raggruppamenti rivoluzionari,


emerge un fatto nuovo che sembra offrire loro delle ampie prospettive favorevoli e che va
analizzato nella sua portata e possibilit reali. Intendiamo riferirci al contatto delle masse
argentine con il compatriota assassinato, un processo che ha avuto due fasi, parlando in
senso cronologico e qualitativo.
La prima consistita nella scomparsa della muraglia innalzata dalla propaganda borghe-
se, che aveva fatto dellimmagine popolare del Che un personaggio esotico, sul quale cam-
biavano le interpretazioni, ma sempre allinterno di questo quadro di individuo peculiare,
appartenente al lontano e pittoresco mondo dei Caraibi.
La truculenza giornalistica - determinata dalla sua scomparsa da Cuba - lo aveva posto
al centro delle cronache, ma alla fine del 1966 era ormai diventato un fantasma che si aggi-
rava per le nostre frontiere. Poi, con la spettacolare riapparizione pubblica del Messaggio
alla Tricontinentale, avvenuto che la stampa, compresa quella sensazionalista che giunge
agli strati pi popolari, ha cominciato a divulgare tratti biografici che davano corpo a questo
essere romanzesco e transumante. A continuazione, le notizie spettacolari furono accaparra-
te dal processo a Rgis Debray e dalla guerriglia boliviana, mentre prendeva forma lipotesi
che Guevara svolgesse allinterno di questa un ruolo centrale.
La Bolivia parte di un ambito geografico che largentino medio considera come una
realt immediata; per gli abitanti del Nordest essa fa parte del loro habitat. E se fosse man-
cato ancora qualcosa per far risaltare il Che nellinteresse diretto della nostra vita nazionale,
la dittatura vi provvide correndo in aiuto dei suoi colleghi boliviani, inondando di truppe le
province limitrofe e mostrando oggettivamente lartificiosit di una separazione che nitida
solo nei colori della cartografia, ma che la geografia reale ignora, cos come lo fanno i rivo-
luzionari e gli organi repressivi.
Il Che Guevara gi parte integrante della nostra vita sociale: si parla di lui facendo la
coda alla fiera, al caff, in fabbrica. Nessuno dimentica nemmeno per un istante che egli
nato in Argentina e rivendica con forza la propriet di questo straordinario connazionale.
Per ostacolare questo pericoloso avvicinamento di un popolo oppresso e impotente ad
una prassi insurrezionale, si ricorre a un trucco tipico: un dispaccio di agenzia trascrive le
presunte dichiarazioni del generale Pern in cui viene attaccato il Che; ma leffetto con-
troproducente perch immediatamente Pern emette unenergica smentita, denunciando la
manovra come tentativo mirante a dividere quelli che lottano per la liberazione nazionale e
latinoamericana.

116
La seconda parte del processo si verifica con la sua morte: limpatto emotivo di una
tale intensit da oltrepassare limpulso affettivo che sempre destano gli eroi abbattuti dalla
fatalit. Il fenomeno non dovuto semplicemente a un effetto cumulativo dellavvicina-
mento previo e del finale tragico del suo protagonista. Mi sembra che si sia operato un
profondo mutamento qualitativo nellatteggiamento spirituale nei suoi confronti. Da un
lato, il suo caso rientra in alcune costanti culturali del nostro popolo: il culto del coraggio; il
disprezzo della legge come qualcosa di estraneo imposta agli umili dallalto; lidentifica-
zione con i ribelli che si battono solidariamente contro le forze enormi dellordine costitui-
to. Questi eroi della tradizione plebea permangono nella memoria delle generazioni. In
qualsiasi angolo del paese e a tutti i livelli culturali, Martn Fierro continua a combattere
con i suoi, coprendo dinfamia i potenti. Cruz rivendica con il suo gesto solidale i valori
delluomo della terra. La guerriglia antispagnola [montonera] dirige le sue lance contro la-
vidit dei gringos e dei ricchi di Buenos Aires.
Sia per un atto di riflesso o per una spontanea associazione didee, tutto ad un tratto que-
sto patrimonio caratteristico, non deteriorato da un secolo di acculturazione alienante, si
incarna in un uomo reale, vicino, contemporaneo. Con unaggiunta: nessuno ignora che non
vi era stata alcuna disgrazia personale, nessuna obbligazione esterna che aveva spinto il Che
in quella situazione limite, in un contesto volontario dettato unicamente dalla sua coscienza.
La gente di base molto sensibile a questo esempio di coerenza tra le parole e gli atti,
anche se per spiegarlo ricorre ai modelli che formano parte del proprio bagaglio concettua-
le. Non strano, quindi, che molti di coloro che ci chiedono una spiegazione di come era
il Che invochino il criterio della santit applicata a questo laico. E in tale ordine di idee
che un sacerdote lo ha definito, con maggiore precisione patristica, come un eroe cristia-
no (rev. padre Hernn Bentez). Un intellettuale uruguaiano, Eduardo Galeano, afferma
che per la sua capacit di sacrificio era il dirigente pi simile al cristiano delle catacombe. Il
Nunzio Apostolico di Cuba, monsignor Zacchi, a una domanda su Fidel Castro ha risposto
di recente: Dal punto di vista etico, io lo considero un cristiano.
Ed lo stesso Fidel che, facendo lelogio del suo compagno caduto, dice:
Il Che riuniva in s virt che si possono definire la perfetta espressione delle virt di un rivoluzionario:
uomo integro nella sua totalit, uomo di lealt suprema, di sincerit assoluta, uomo di vita stoica e sparta-
na, uomo nella cui condotta non si pu praticamente trovare macchia...Costitu un vero esempio di virt
rivoluzionarie, un vero modello di rivoluzionario2.

Dopo aver eliminato la lontananza, il finale brutalmente eloquente del Che fu come un
fulmine che illumin improvvisamente tutta la sua ammirevole traiettoria, delineando lim-
magine ancora diffusa con i tratti propri del santo o delleroe e stabilendo il vincolo di
amore viscerale che lega questo o quellarchetipo con la massa. Questa vede in tali archetipi
dei propri simili, dotati della volont di portare fino agli estremi dellassoluto le virt che
siamo capaci in genere di concepire solo allinterno di limiti umani, fino a compiere -
senza esitazioni e come parte del lavoro compiuto nella vita di tutti i giorni - quellimmola-
zione definitiva della quale tutti si sentono destinatari e che raggiunger i suoi scopi nella
misura in cui tale riconoscimento si trasforma in riconoscimento della filosofia che ha soste-
nuto una tale condotta di illimitata generosit.
(Interpolazione). Egli non cercava il proprio autosacrificio. Cercava la vittoria...
...Perch le acque torrenziali non si portino via...
...La sua morte fisica: un coefficiente alto di calcolo delle probabilit. Ma laltra sua
morte... solo noi possiamo.
Per questo non esatto dire che per lui non era ancora giunto il momento di morire.

2 Orazione funebre per Ernesto Che Guevara, in Roberto Massari (a cura di), Ernesto Che Guevara. Uomo,
compagno, amico..., Erre emme, Roma 1994 (19962), pp. 217-18 [n.d.t.].

117
...Gli uomini sincontreranno nuovamente con lui nei pascoli del cielo... avvicin le
parole alla verit. Punto di riflessione...

(Ci sono varie parole e persino dei paragrafi incomprensibili)

IV

Al di l dellavvenimento e delle sue glorie funebri, lintuizione popolare colse la sua


pregnanza storica, la sua affiliazione alla lotta di liberazione del continente. Questa pene-
trante approssimazione carica di promesse, a condizione che riusciamo a far s che si
comprenda, tra laltro, il suo inserimento in un processo inconcluso i cui obbiettivi fanno
appello a noi. Sappiamo che la storia del Latinoamerica fatta di epopee e catastrofi, di
brevi apoteosi e di lunghi orrori. Se crediamo che sta terminando il tempo morto dellimpo-
tenza e della frustrazione, pi ardente si fa lo sguardo di chi cerca in quel passato le chiavi
che aiutino a orientarsi in questo presente confuso, ambiguo e disarticolato in cui noi auspi-
chiamo lavvento delle battaglie definitive che distruggano questa vocazione allautodestino
alimentata dal semicolonialismo.
E ancor pi veemente il rifiuto della favola senza senso che gli ingranaggi culturali
della dipendenza diffondono come storia ufficiale da circa un secolo; avvertiamo, invece,
lintima prossimit di ci che era perduto nelle brume del tempo o disperso in un catalogo
di aneddoti sconnessi e falsi. Tornano ad essere vive e reali le gesta di Tupac Amaru, le
speranze di tante insurrezioni di indios, neri, mulatti e straccioni che oligarchie crudeli e
rapaci hanno affogato nel sangue. Fuori dalliconografia patriottarda, che mescola eroi e
canaglie, le grandi figure delle lotte dindipendenza ripetono le loro pericolose verit, da
tempo sepolte sotto la polvere retorica della cultura vassalla.
Inserire il Che in questo elenco di grandi personalit latinoamericane un atto di giusti-
zia storica, ma insufficiente in se stesso poich occulta la cosa pi importante per noi. Ed
che se vero che esistono verit della nostra America latina che sono permanenti, anche
vero che ogni epoca ha le sue verit caratteristiche che rinnovano la validit delle altre: una
versione per esprimere la necessit esistenziale della patria boliviana; un pugno di ipotesi
strategiche per affrontare gli oppressori di turno; uno schema di comunit libera che dovr
realizzare i valori che oggi sono negati alluomo latinoamericano.
La figura del Che ha le stesse radici di quelle dei grandi predecessori e dei martiri
nella ricerca di questo sogno incompiuto, ma esprime la verit del nostro tempo. Le storie
accademiche, lo sappiamo, lo destinano a far parte della legione di martiri abbandonati
alloblio o calunniati per essersi ribellati contro la civilizzazione dello statu quo.
Tuttavia, non un riconoscimento nemmeno il fatto di inserirlo nel calore della tradizio-
ne che vive nella memoria piena di gratitudine dei popoli, anche se egli forma parte della
nostra realt presente e la sua leggenda parte delle nostre lotte per le rivendicazioni
rimaste inappagate.
Vi saranno molti sinistrorsi che cercheranno di affrettare questo transito verso il pan-
teon dei precursori illustri, dove non ci saranno inconvenienti a rendergli omaggio con fiori
esangui di lirismo rivoluzionario astratto. E invece nostro compito che lammirazione e il
rispetto dei settori popolari si convertano in conoscenza e identificazione, e non si isterili-
scano in nessuna forma di cristallizzazione leggendaria o storica che tolga al Che la sua
validit attuale per dargli unimmortalit da museo delle cere.

118
VI - VII - VIII - IX

Questa inestirpabile presenza del Che nella dinamica del crescente scontro globale tra le
forze che tutelano privilegi minoritari e i movimenti che insorgono contro queste prerogati-
ve intollerabili confermata dal modo di procedere dei suoi vittimari. Ferito e catturato,
continuava ad essere pericoloso. A quel punto gli agenti della Cia e i piccoli despoti militari
della Bolivia assassinarono con infame premeditazione il prigioniero e i suoi compagni. E
poich intuivano che anche in questo modo egli non veniva eliminato in quanto fattore di
perturbazione, fecero scomparire il suo cadavere.
Il primitivismo di credere che la minaccia proveniva da quei resti di materia senza vita
simmetrico al metodo sofisticato di chi cerca di creare un idolo vuoto per sostituire il perso-
naggio reale, carico della potenza esplosiva di un esempio e una predica rivoluzionaria
innestate nel cuore di questa America gravida di conflitti rinviati. Questa formula volta ad
esorcizzare lo spettro del leader giustiziato non la dobbiamo sottovalutare. Al confronto,
latto perpetrato dai sicari dellimperialismo manca di efficacia ed servito solo a mostrare
fino a che punto arrivi labiezione dei crociati occidentali-cristiani.
Noi abbiamo un esempio ben noto di questo imbecille feticismo della dittatura: gli omi-
cidi del bombardamento nella Plaza de Mayo, i massacratori del popolo indifeso, gli strate-
ghi della proscrizione e del Conintes3 raccolsero parte dei loro allori in una battaglia che da
tre anni conducono contro il cadavere di una compagna che consacr la propria vita al ser-
vizio dei lavoratori e dei diseredati. Questo attentato alla decenza stato controproducente
rispetto ai fini perseguiti. Dal punto di vista politico ci hanno fatto un grande favore. Mentre
alla base esiste ben chiara la consapevolezza del significato rivoluzionario di Evita, hanno
fatto s che questo significato non degenerasse nella sterilit dei riti volti ad adorare i suoi
resti: riti per i quali i burocrati peronisti avrebbero dato un contributo inestimabile.
Resta il fatto che la diffamazione o la cancellazione della memoria costituiscono il ten-
tativo di sacralizzare il Che, sotto il profilo storico o morale. Il culto dei morti, privato di
ci che ci responsabilizza, adattato alla morbidezza di soluzioni senza rischio (come nel
caso del Che), ridotto a formalismo liturgico, un modo di servirsi di lui, di cosificarlo,
attribuendogli una sopravvivenza che non altro che la forma ipocrita delloblio o la nega-
zione del significato che ha avuto la sua vita. Una vita che egli offr nella certezza che
sarebbe continuata nellunica forma che mantiene intatti i suoi legami con gli esseri umani,
vale a dire nel ricordo che lo riconosce nella realt della sua esistenza, che trova accoglien-
za e continuit nellincompiutezza di vite consacrate a proseguire il progetto per la realizza-
zione dellessere umano. Solo questo tipo di vincoli ammette la figura del Che, nel momen-
to in cui fa appello alla solidariet attiva che risulta negata nel formalismo liturgico.
(Interpolazione). Peggiore dellodio e della cancellazione della memoria conferire
questa sopravvivenza da museo delle cere al nostro compatriota. Questi mor [nella certezza
che sarebbe continuata nellunica forma che mantiene intatti i suoi legami con gli esseri
umani, vale a dire nel ricordo che lo riconosce nella realt della sua esistenza, che trova
accoglienza e continuit nellincompiutezza di vite consacrate4] al progetto che egli aveva
servito con la sua.
Inoltre, come archetipo astratto canonizzato in qualcuna delle immortalit transitorie e
formali, perde il peso dimostrativo che avrebbe come uomo a noi vicino, che condivide la

3 Il Plan Conintes (Conmocin interna del Estado) era stato adottato a marzo del 1960 dal governo Frondizi,
per far fronte allondata di scioperi e sabotaggi lanciata dalla resistenza peronista. Provoc larresto e la condanna
al carcere di pi di tremila oppositori. Per proscrizione sintende in primo luogo quella di Pern, cui fu proibito
fino allinizio degli anni 70 di tornare in Argentina dallesilio. Il cadavere della compagna cui si fa riferimento
ovviamente quello di Evita Pern [n.d.t.].
4 Indichiamo in parentesi quadre i brani ripetuti, a volte identici, a volte con piccole variazioni [n.d.t.].

119
nostra stessa condizione. Era un uomo comune uscito dal nostro ambiente: di Rosario, stu-
dente, asmatico, giocatore di rugby, ciclista, lettore de El Grfico, con una visione della realt
argentina in cui si mescolavano analisi corrette e deformazioni alienanti. Nessun fato lo pre-
destin per la gloria. Il suo spirito di giustizia, la sua generosit - virt con radici tra la nostra
gente - e la sua acuta intelligenza, al contatto con le miserie della nostra America gli diedero
una consapevolezza, via via pi lucida, che vi saranno delle soluzioni solo se verranno spez-
zate violentemente le strutture del colonialismo. Una serie di casualit lo portarono a incon-
trarsi con Fidel e a partecipare nella sua avventura, apparentemente votata alla catastrofe.
Il resto noto: dal suo doloroso battesimo del fuoco al momento dello sbarco a Cuba,
ferito e soffocato dallincendio della piantagione di mais in cui si trovavano, circondati
dalle truppe del governo, fino alla sua morte per mano dei rangers boliviani. Diretti dagli
esperti yankee, questi riuscirono ad eliminarlo fisicamente. Seppellitori frettolosi vorrebbe-
ro ora completare lopera disarmando il suo ricordo. Ma questo profeta armato sapeva che
non avrebbe smesso di esserlo solo perch cadeva insieme al suo fucile. Benvenuta...
La gente di buona volont ci chiede: valeva la pena che una figura cos importante per
lintero processo rivoluzionario corresse simili rischi sproporzionati e finisse col morire in
una lotta isolata e solitaria?
Ricordiamo la frase del Messaggio che sintetizza nitidamente il suo pensiero: Se ci tocca
uno di questi giorni... Egli credeva nellinvincibilit della guerriglia, ma non nella propria
invincibilit. La sua morte non era la fine dellavventura, ma parte di essa, e forse anche una
formidabile carta di trionfo. Rischi perch perdendo la vita vinceva ugualmente. Per questo
Fidel Castro conferm la sua morte, la cui gravit fu il primo a intendere. Se abbia avuto
ragione o no rispetto alla guerriglia, solo il futuro potr dare la risposta definitiva.
Per il momento, lesperienza boliviana funziona - visto che non la si pu escludere dal-
lanalisi - solo se la si assume come verifica dellapplicabilit del metodo. Sarebbe come
non voler ammettere che le rivoluzioni trionfanti sono contrassegnate da disastri che la vit-
toria finale convalida come momenti di avanzata verso lobiettivo finalmente raggiunto. Ma
la discussione non va fatta in astratto, facendo il conto dei fallimenti di un determinato tipo
di lotta, senza opporgliene in realt uno pi efficace. Solo il risultato convalider la validit
della tesi guerrigliera o di qualunque altra strategia che venga a sostituirla. Nessuna storia
piena di disastri pi di quella dei metodi dei riformisti - del rinvio della strategia violenta in
attesa delle condizioni oggettive che non sono mai quelle attuali - che hanno suscitato
infinite speranze e che hanno fatto perire pi combattenti della guerriglia, senza poter pre-
sentare nemmeno una vittoria.
Ma soprattutto, il Che scommise la propria vita sugli uomini, sulla loro capacit di assu-
mere come guida qualunque esempio individuale, di impegnare tutte le loro energie e accet-
tare tutti i sacrifici in vista della libert comune. Fu un eroe che non si considerava indi-
spensabile perch era sicuro che gli uomini e le donne di ordinaria estrazione sono capaci di
qualunque atto deroismo.
(Variazione) [Il resto noto: dal suo doloroso battesimo del fuoco al momento dello
sbarco a Cuba, ferito e soffocato dallincendio della piantagione di mais in cui si trovavano,
circondati dalle truppe del governo] fino alla sua rivelazione come guerrigliero geniale e
temerario; dalla maturazione della sua visione rivoluzionaria fino ai successi come teorico e
sistematizzatore di una concezione della rivoluzione; dallabbandono della sua investitura
ufficiale per impugnare le armi contro limperialismo, fino alle gesta del suo minuscolo
gruppo guerrigliero e il finale in cui con mani perfide chiudono coscientemente questa
traiettoria che mostra la pienezza dellessere morale. Alla guida di un minuscolo drappello
di eroi riusc a muoversi tra le maglie di un apparato repressivo formidabile, finch una
serie di fatalit culminarono con il combattimento in cui lo ferirono e lo fecero prigioniero.
Ma continuarono ad averne paura e lo assassinarono, e il terrore li port a far scomparire il
suo cadavere. Continuer a combattere, tuttavia, finch ci saranno rivoluzionari disposti a

120
impugnare le sue armi. Solo quando il suo appello rester senza eco, lo avranno veramente
disarmato: vale a dire, quando non vi saranno pi rivoluzionari.
Il Che sembrava un uomo comune e lo rimase fino al momento in cui si trov immerso
in una determinata congiuntura storica e diede prova di cosa fosse capace. E in ogni nuova
esperienza continu ad arricchire le proprie conoscenze e la propria persona, cominciando a
liberarsi di tutti quelli che non fossero valori essenziali. Nei confronti di se stesso mantenne
un atteggiamento critico, come corrispondeva ai suoi tratti caratteriali - da tipico argentino
delle regioni di Crdoba e Buenos Aires - che rifiutavano i toni ampollosi e solenni.
La Rivoluzione cubana leroismo, ma anche lallegria e lirriverenza, perch per costrui-
re il nuovo bisogna perdere il rispetto nei confronti degli idoli del vecchio regime e demolire
le facciate che mascheravano la loro natura umana e avida. Il Che aggiungeva il suo mordace
accento del bacino del Ro de la Plata in questa denuncia dei pregiudizi e delle convenzioni.
Come presidente del Banco Central, dovendo firmare i nuovi biglietti che venivano a
sostituire quelli delle precedenti emissioni, fece stampare la sua sigla Che. Nella
Conferenza di Punta del Este, in mezzo alla pompsit della diplomazia panamericana, non
solo espresse eresie che dimostravano quanto innocua fosse l Alleanza per il Progresso, ma
prese anche le distanze dallaridit tecnicistica della burocrazia degli organismi finanziari,
ribattendo loro con affilate ironie. Complet lo scandalo battezzando i progetti
dellAlleanza come latrinocrazia.
(Variazione) Il Che sapeva che nella prospettiva trascendentale in cui collocava la pro-
pria azione, anche il probabile martirio sarebbe stato un atto efficace: In qualunque luogo
ci sorprenda la morte. In questa vigilia della rivoluzione, i sacrifici daranno i loro frutti e,
nellarco di breve tempo migliaia di braccia risponderanno al suo appello.
Invece di considerarsi parte di unlite di esseri eccezionali che hanno conquistato fama
storica presso i posteri, vette solitarie che si ergono al di sopra delluniformit delle persone
comuni, si sentiva parte di un universo in cui gli uomini sono organicamente legati dalla
solidariet, possibile solo per una comunit di azione combattente. Se non ci si lascia mura-
re nella specificit delleroe, lazione collettiva che permette questa comunit organica in
cui i valori umani diventano possibili. Coerente con questa visione rivoluzionaria, il Che
rifiutava leroismo in quanto tratto aristocratico, cos comera stato considerato per vari
secoli. La tragedia greca ha come protagonisti un gruppo di eletti che comandano sulle per-
sone comuni e sono in una o altra maniera legati agli dei.
Gli spartani dovevano essere pi valorosi degli iloti. I cavalieri del Medioevo pi dei
plebei. I soldati imperiali pi delle truppe native della colonia. Nel corso di questo secolo;
la destra ha adottato unetica delleroismo, con Spengler come ideologo, che affermava che
solo leroe, luomo del destino, sta nel mondo reale e fa la storia. Mano a mano che il
mondo del capitalismo in ascesa avverte le scosse delle grandi crisi, si abbandona il razio-
nalismo democratico a favore dellidea che le relazioni tra le culture, i paesi e gli uomini
non tendano per natura alla spada. I suoi intellettuali chiedono bagni di sangue che pongano
termine alla minaccia delle masse: forze oscure che minacciano di irrompere nei recinti
purificati degli eletti. Contro la massificazione e la moltitudine, le classi alte giustificano il
proprio dominio come attributo dello spirito, al riparo della violenza repressiva che eserci-
tano attraverso la casta militare.
Il Che invece si scontrava con questo ordine ingiusto e la sua concezione delleroismo
era democratica, vedendovi una virt che i popoli dispiegano con generosit dopo che si
siano mobilitati rivoluzionariamente.
(Interpolazione) (Eccezione: lindipendenza, i caudillos eccetera).
I militari vivono tessendo i propri elogi, parlando in nome della Patria ecc.: una casta che si
considera al di sopra delluomo comune e che riflette tale presunzione in ogni suo membro.
Egli riteneva, pertanto, che i titoli conquistati cos limpidamente come dirigente rendesse-
ro ancor pi imperativo limpegno. Considerava i propri titoli di guida rivoluzionaria come

121
una fonte di obblighi di fronte ai diseredati, suoi simili. Era uno straordinario capo militare
che non credeva che con lui si sarebbe perso un fattore indispensabile, ma che la sua efficacia
fosse direttamente proporzionale allimpegno che metteva nello spronare lazione del popolo.
SCOMMISE SUGLI ESSERE UMANI E QUESTA SCOMMESSA ANCORA IN PIEDI

(Da sviluppare) Fu tutto il contrario della controfigura di uomo corrente. Respinse la


teoria dellessere eccezionalmente dotato che costituirebbe un fenomeno impari nel mondo
amorfo degli uomini anonimi. La personalit delluomo della societ classista non il
riflesso accresciuto delle sue doti, perch queste non possono svilupparsi in questo sistema
di rapporti alienanti. Conseguenze:
1) Il rivoluzionario colui che prende coscienza e si muove seguendo i dettati dalla pro-
pria volont, che esiste potenzialmente negli esseri umani e che sono assopiti a causa della
coercizione che esiste in una societ la cui scala di valori si basa sullegoismo.
2) La condizione di rivoluzionario discende da questa prassi, prodotto della coscienza,
dalla volont di lotta, dal nucleo davanguardia e non da un caso fortuito a lui esteriore. La
lotta non dipende dal circolo fortuito di esseri superdotati per la guerra e il comando, ma
questi saranno il risultato della prassi.
[Il Che sembrava un uomo comune e lo rimase fino al momento in cui si trov immerso
in una determinata congiuntura storica e diede prova di cosa fosse capace. E in ogni nuova
esperienza continu ad arricchire il proprio pensiero e la propria persona, perch mantenne
nei confronti di se stesso un atteggiamento critico], un po sfrontata e ironica, tipica della
gente di Crdoba e di Buenos Aires, che rifiuta la solennit e le esagerazioni.
Credeva che i tempi fossero maturi perch le persone pi lucide e capaci promuovessero
con la propria azione delle situazioni-limite che mettessero in gioco il coraggio, labnega-
zione e i grandi valori che esistono tra la gente del popolo e affiorano con il fragore delle
grandi lotte rivendicative.
Al momento della morte era arrivato alla maturazione completa. Era luomo compiuto e
ridotto ai suoi valori. Questa fede, confermata da esempi talmente chiari come Cuba, Corea,
Cina o Vietnam, sta alla radice degli insegnamenti che il Che ha voluto lasciare e che si
perdono se ci presentano il grande precursore mettendo da parte luomo.
C un altro modo di falsificare i fatti che procede in senso inverso, presentandoci
unimmagine delluomo e sfumando invece i suoi profili storici. Mi riferisco a quelle carat-
terizzazioni che lo presentano come una persona allucinata dalla morte, in permanente flirt
con il pericolo mortale, alla ricerca del rischio in quanto tale, presa dalla vertigine del pro-
prio annichilamento. E questa uninterpretazione cara ai borghesi, alla pari di tutte quelle
che spiegano fenomeni sociali inquietanti come problemi puramente psicologici: il risenti-
mento sarebbe il motore della lotta di classe, mentre le ribellioni avrebbero come cause
frustrazioni individuali, disadattamenti famigliari o sociali; le proteste sarebbero delle
aggressivit non canalizzate normalmente.
E il Che sarebbe un caso tipico di personalit scissa, incapace di adattarsi alla convivenza
per cause da ricercare nella sua adolescenza e sublimata in forme eroiche che sarebbero poi i
suoi impulsi allautoannichilamento. E il modo - con questa o quella variazione - in cui il
fatto perturbatore del guerrigliero caduto viene reintrodotto negli schemi del pensiero conven-
zionale, come caso clinico senza ulteriori conseguenze, a parte lincitamento per altri nevroti-
ci che, eccitati dallesempio, andrebbero a loro volta a farsi ammazzare bellamente.
Le ipotesi che molti propagano da semplici imbecilli - per voler fare gli analisti intelligen-
ti, capaci di penetrare nella profondit dellaccaduto o perch trovano tali fantasie pi attraen-
ti della spiegazione reale - contribuiscono a creare confusione in settori con i quali a noi inte-
ressa invece arrivare a un chiarimento.
Di ci che opinano i borghesi, non ce ne importa molto. Ma non possiamo considerare
umano o normale il condizionamento spirituale che consente la nascita del conformismo

122
in seno ad una struttura sociale ingiusta e deformante; a noi sembra logico che si reagisca, sia
pure in forma nevrotica o patologica, sia pure giungendo alla nevrosi o alla pazzia, perch ci
sembra che anormale e ripugnante sia laccettazione dellordine vigente, la neutralit dei
modelli psichiatrici, presi come punto di riferimento per misurare i disadattamenti. Il riget-
to dellordine imperante pu tradursi in reazioni psicopatologiche, in atteggiamenti anti-
conformistici che, quanto pi si fanno coscienti, tanto pi diventano radicali.
Il Che Guevara , per lappunto, uno degli esponenti pi rilevanti di tale ribellione, guida-
ta dalla lucidit, vale a dire, tradotta in prassi rivoluzionaria. Il Che era una personalit rifles-
siva e complessa, che non rientra in un ritratto psicologico che lo riduca al semplicismo di
uno spirito lineare, insensibile agli interrogativi e ai problemi posti dalla condizione umana e
che si pongono a qualunque essere intelligente. Nessuno ha il diritto di interpretarlo valen-
dosi di queste analisi da falso psicoanalismo.
Perch il Che fu molto esplicito riguardo alle ragioni dei suoi atti, che rispondevano a una
concezione morale matura e coerente. E chi non capace di comprendere il modo di agire di
un tale rivoluzionario non ha i titoli per negare la logica ferrea di questa armonia tra pensiero
e azione, scindendola arbitrariamente per invertirne i termini costitutivi e presentare il suo
pensiero come unastuta razionalizzazione di azioni indotte da un qualche daimon installato
nella zona oscura della psiche.
Solo come espediente per rendere torbido ci che appare chiarissimo si pu alludere al
fascino di Tanatos, in questa traiettoria senza contraddizioni che fu unimmensa passione
ragionata. Nella sua biografia abbondano le dimostrazioni di audacia, mentre non vi trac-
cia di atti impulsivi ispirati da una fugace esaltazione.
Per lui la morte era ovviamente una presenza vicina, familiare, che sfior varie volte
durante la guerra di Cuba. E poich era uno di quelli - come scrive nella lettera daddio ai
genitori - che rischiano la pelle per dimostrare le proprie verit, una fine violenta gli aleg-
ger costantemente intorno: Non la cerco, ma rientra nel calcolo logico delle probabilit.
Era la tranquilla accettazione del rischio implicito in unimpresa molto pi importante della
sua sorte personale. Tutto il contrario del fascino delloscura bellezza del suicidio che appa-
re nelle diagnosi di morbosit.
E la morte diventa importante come alternativa a una vita perduta. Il rivoluzionario non
cerca la morte, cerca la vittoria. Se non gli importa della morte, perch questa contingenza
personale perde importanza di fronte allobbiettivo che egli contribuisce a raggiungere: in
altre parole, perch questa morte consentir ad altri uomini di godere della vita autentica
che nella societ attuale loro negata.
(Variazione) [Perch il Che fu molto esplicito riguardo alle ragioni dei suoi atti]; questi
erano la pratica di una concezione razionale e non era tale concezione, allinverso, [unastuta
razionalizzazione di azioni indotte da una qualche daimon installato nella zona oscura della
sua psiche]. Non era un essere sottoposto allattrazione di Tanatos, ma il soggetto di un amore
offerto [senza contraddizioni, unimmensa passione ragionata]. Tutta la sua vita un atto
damore e di dedizione, con lo sguardo rivolto non verso labisso del nulla, ma verso il
destino degli uomini.
Questa [tranquilla accettazione del rischio implicito in unimpresa], di fronte alla cui
ampiezza disprezza la morte, [tutto il contrario del fascino delloscura bellezza del suici-
dio] che inventa chi interessato a sostituire con [diagnosi di morbosit] una parabola in
cui non vi nulla che sia privo di senso.
Le diagnosi della morbosit perdono la freddezza dei dettami presuntamente scientifici
quando vi fanno ricorso i sinistrorsi impegnati a presentare il Che come un predicatore di
deliri, i cui insegnamenti si possono seguire solo con lostinato e furioso volontarismo che
va a sfracellarsi contro le condizioni oggettive del continente. A quel punto viene offerta,
con sdolcinata simpatia e comprensione, limmagine di uno spirito che cercava lassoluto in
un patto con la morte che si consumato come atto storico di alto valore estetico. Vale a

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dire, unaltra tattica per rimuovere il Che da quanto egli volle affermare e tributargli rispet-
to sul piano metafisico.
(Interpolazione) Depurato di qualunque elemento negativo... depurato di tutto ci che
non siano stati i suoi valori essenziali. Analizziamo i tratti della sua personalit rivoluziona-
ria depurata di tutto ci che non siano stati i suoi valori essenziali. Come qualunque altro
uomo egli non fu altro che un processo.
Lirrazionalit che gli si vorrebbe attribuire, come spiegazione delle sue motivazioni,
uninvenzione stupida e malevola o entrambe le cose allo stesso tempo. Solo chi incapace
di comprendere gli atti di un rivoluzionario - che non rientrano nei sistemi di equivalenza
del pensiero borghese - pu trascurare di prendere in considerazione dei dati oggettivi che
rendono queste spiegazioni psicologiche uninvenzione stupida e malevola o entrambe le
cose allo stesso tempo. C una correlazione assoluta tra il pensiero del Che e i suoi atti,
una visione ragionata del mondo dei suoi doveri di rivoluzionario, una determinazione
cosciente in questo altruismo che non ammette concessioni per se stessi, non per rifiuto
della propria personalit, ma perch non concepisce una forma pi completa di realizzazio-
ne del dedicarsi totalmente alla grande causa collettiva dellumanit oppressa. Cercare lir-
razionalit di tendenze inconsce un modo assurdo di inserire nei modelli di...
(Variazione) [I sinistrorsi impegnati a presentare il Che come un predicatore di deli-
ri], si servono a loro volta di questa diagnosi, sia pur circoscritta al caso individuale; per
estensione, il voler seguire gli insegnamenti del Che costituisce un atto di [ostinato e furio-
so volontarismo], prodotto di una visione distorta delle condizioni oggettive del conti-
nente o di impulsi psichici tendenzialmente suicidi.
...Valeva la pena? Perch lha fatto?
Ci rendiamo conto che per il modo di pensare borghese non esiste altra spiegazione oltre
a quella psicoanalitica. Non esiste per tutta la sua vita pubblica, n per ciascuno degli episo-
di pi o meno noti della sua vita privata.
...Guerriglia. Cuba.
Asma.
Nonostante tutto ci, lo straniero, creando, non aveva ovviamente solo una motivazione
strategica per fare la guerra in Argentina, ma ne sentiva anche la profonda attrazione cultu-
rale ed emotiva.
... Lasma.
...Abbandona incarichi di governo per tentativi ancor pi difficili.
Calcolo: proporzione tra il valore del Che per la causa rivoluzionaria e i rischi ai quali si
espone in Bolivia.
Per comprendere questo e tutto ci che lo precede, necessario sapere cosa sia la
coscienza rivoluzionaria, la morale rivoluzionaria, la dedizione, questo disinteresse per la
propria vita. La rinuncia a qualunque egoismo un fatto patologico o sublime (come la san-
tit); per il pensiero rivoluzionario un caso di piena vocazione rivoluzionaria, da parte di
un uomo nato in questa societ, che preannuncia luomo nuovo della societ cui aspiriamo.

Senza questa visione risulta incomprensibile quanto accaduto a Cuba e sta accadendo
in Vietnam. In Vietnam si diceva che fosse una guerra guidata indirettamente dai cinesi.
Ora solo i pi ottusi reazionari rifiutano di riconoscere che il miracolo apparente un risul-
tato delleroismo e dellabnegazione collettiva di tutto un popolo: vale a dire, della coscien-
za rivoluzionaria, del disinteresse e dello spirito di sacrificio di milioni di anonimi eroi. Che
il Che possa simbolizzare questi eroi, che in lui si riconoscano, un fatto sufficientemente
dimostrativo del suo valore rivoluzionario. E la migliore spiegazione dei suoi atti.
(Da sviluppare) Non ci facciamo prendere dallindignazione verso coloro che, mancan-
do di unelementare minima decenza, negano al Che il ben guadagnato diritto ad essere trat-
tato con seriet; vale a dire che le sue argomentazioni siano esaminate sul piano logico in

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cui furono espresse e non messe ignobilmente a confronto con le formule congelate di un
marxismo da museo. Il Che non ha bisogno che lo difendiamo da questo genere di attacchi,
n c ragione per mettersi a denunciare attacchi di questo tipo.
Scriviamo per coloro che rivoluzionariamente condividono le sue idee fondamentali, per
coloro che condividono le idee con le quali si amalgama la coscienza rivoluzionaria di un
determinato processo. Il nostro scopo eminentemente pratico: analizziamo quali siano i
meccanismi e le cause che rendono difficile la diffusione di idee che noi rivoluzionari cono-
sciamo, sia in seno al popolo sia nei settori presuntamente rivoluzionari.

Il poeta maledetto
[Nota di Alicia Eguren] Il tema rientra in uno degli ultimi punti (mi pare lultimo) del piano ini-
ziale di lavoro. Cooke riceve a Londra le prime notizie sulla morte del Che, di ritorno dalla
Conferenza dellOlas, dove aveva presieduto la delegazione argentina. Il colpo fu pi duro per lui
che per altri che solo in quel momento si rendevano conto di aver perso il loro capo per la guerra
vera. Per John quella morte implicava anche la fine o perlomeno il tragico rinvio di piani di lavoro
per i quali in precedenza aveva gi rinunciato a molte cose, comprese, a livello umano, cose che
amava moltissimo.
Da Londra pass a Parigi. L rimase un po pi di una quindicina di giorni, aspettando dei con-
tatti che non si realizzarono. Il disastro era stato troppo grande perch si potessero ricostruire imme-
diatamente i circuiti spezzati. Non esisteva, a dir poco, unorganizzazione, piani dazione e demer-
genza con i quali il progetto originale, infranto dal disastro, potesse riavviarsi nellimmediato. A
Parigi, John conobbe e visse da vicino la rivolta studentesca e la contemporanea mobilitazione ope-
raia scatenata dalla prima.
Avido lettore della letteratura francese dedicata alla Comune, simbatte in un tema pi o
meno sconosciuto: la maggioranza degli intellettuali considerati poeti maledetti, quella pleia-
de di forti e appassionati amanti dellautodistruzione e della morte, erano stati combattenti
sconfitti nella battaglia per la Comune. Senza una militanza rivoluzionaria organica legata alla
classe operaia, soffocati nelle loro reali potenzialit per il fatto di non poter tentare il salto da
intellettuali a militanti rivoluzionari, vanno a parare - con il loro raffinato talento - in una tragi-
ca protesta individuale contro la societ sfruttatrice e indistruttibile, almeno per quella genera-
zione successiva al massacro dei comunardi.
Il confronto con la vita del Che o, per meglio dire, laccostamento a fini di analisi tra la persona-
lit degli intellettuali postcomunardi e il rivoluzionario che era appena morto, ispira un tema che, se
fosse stato sviluppato, avrebbe certamente rappresentato una sorsata dacqua purificatrice e dene-
vrotizzante per settori intellettuali, vitali per quella creazione artistica, per quellarte rivoluzionaria
socialista ancora in fasce nel mondo, nonostante i quasi sessantanni di rivoluzione sovietica istitu-
zionalizzata. Purtroppo le note sono brevissime, ma il tema molto ricco.

...Il Che sarebbe, nel campo dellazione, un equivalente dei poeti maledetti. Questi can-
tarono la morte... Egli non la cant n le fece appello liricamente. Le and incontro: cerc
in forma razionale e attiva la morte che gli altri avevano cantato e conosciuto in termini liri-
ci. Oltre che malevolo, il paragone falso. Sulla base dei dati, latteggiamento del Che
antitetico a quello dei grandi ossessionati dallAngelo della Morte.
I casi pi celebri formano parte di una tendenza generale che coinvolse tutti i grandi
artisti del secolo XIX quando videro che le grandi trasformazioni, per le quali avevano lot-
tato e che erano parse imminenti, diventavano impossibili. La borghesia aveva schiacciato
le forze popolari con le quali si era alleata per combattere il regime monarchico e consoli-
dare il proprio dominio. Il fallimento delle insurrezioni del 48 e della Comune di Parigi
produsse negli artisti una lacerazione nei confronti della societ che aveva incoraggiato le
speranze rivoluzionarie; fece cadere in loro tutto ad un tratto il mondo di valori in cui ave-
vano creduto, ponendoli di fronte alla realt di una societ in cui erano marginalizzati.
La reazione disperata di fronte a questa lacerazione ha come esempio pi patetico quello
di Van Gogh (altro caso clinico), che lo riflesse nei suoi quadri e alla fine con lo sparo

125
con cui pose termine alla propria vita.
Se il Che cadde perch credeva nella rivoluzione, invece la fine delle speranze rivolu-
zionarie che spinge questi poeti e artisti maledetti alla morte o ad una vita satanica,
secondo la terminologia tradizionale: una vita borghese e priva di espressioni, ma pur sem-
pre tradizionale fino a quel momento. Il Che cadde cercando la rivoluzione. Quelli rinnega-
vano la vita perch la rivoluzione aveva smesso dessere possibile.
[Se il Che cadde perch credeva nella rivoluzione, invece la fine delle speranze rivolu-
zionarie che] spiega perch i poeti rifiutavano la vita.
Baudelaire, con il fucile in spalla, marci con gli insorti del 1848, fu dirigente per un
periodo rivoluzionario e per anni neg che larte potesse disinteressarsi del problema socia-
le. Quando cap dessere condannato a vivere nellinsostenibile mondo della borghesia, fece
appello alla Morte, la Vecchia Capitana, perch lo portasse in Cielo o allInferno. Rimbaud,
dopo aver cantato la futura rivoluzione e aver partecipato alla Comune, rinuncia alla poesia
e cerca lannichilamento della propria condizione umana nellabbandono di qualunque prin-
cipio morale. Verlaine, anchegli communard, cambia i toni speranzosi della sua poesia.
(Da sviluppare) Il ripudio della vita, il fascino della morte, fu una delle forme in cui si
espresse la reazione di qualunque movimento artistico di fronte alle conseguenze della
sconfitta. I poeti cercarono la fuga, perch ormai non si poteva pi ottenere la vittoria.
Se esiste un punto di confronto tra tutto ci e il Che, questo non pu essere la morte, ma la
Rivoluzione. Come il Che non era nel suo inconscio un esteta della morte, cos la morte
divenne un tema dei grandi artisti non per motivi intrinseci allEstetica o per le tendenze psi-
cologiche degli artisti, ma come ripercussione del processo politico in cui erano impegnati.

(Interpolazione) Ci sembra opportuno fare riferimento ad alcuni dei nuovi fattori che
emersero nel quadro della situazione del nostro paese, come conseguenza diretta degli
avvenimenti boliviani, in relazione alle attivit che svolgono i nuclei rivoluzionari che,
come meglio possono, cercano di avviare il processo di scontro violento con le forze della
dipendenza e dello sfruttamento. [In primo luogo, le prospettive che si aprono in seguito
alle ripercussioni emotive suscitate tra il popolo di questa tragedia di coraggio e solitudine,
che ha sollevato persino lammirazione di molti settori borghesi, testimoniata esplicitamen-
te o tramite atteggiamenti di rispettosa circospezione. La lodevole ampiezza degli omaggi
contrasta allo stesso tempo con il chiarimento del significato autentico e delle proiezioni di
quanto accaduto.] La mistificazione ha immediatamente coperto con unondata di simpa-
tia il pericoloso nemico ormai annichilato. E lacrime di coccodrillo cercano di trarre profitto
dalleroe che in vita tentarono di isolare dalle masse. Non basta confutarli con indignazione,
non basta confutarli. Bisogna denunciare le loro tattiche e varianti principali. Perch oggi si
aggregano al coro dei lamenti, ma col tempo moltiplicheranno le loro attivit mistificatorie.
La sua morte: il finale coerente di una vita vissuta al grado estremo dintensit; corolla-
rio inevitabile, privato di qualsiasi segno funebre.
Idee senza pratica. Pratica senza idee. Il Che una continua sintesi creativa.

La Storia: volont umana


Tempi di splendore
Contingenze, non rischio inutile deliberato
Tempi grigi e di splendore
Ognuno impegnato con la propria generazione, questa la nostra verit.
Tratt con il presente e con lavvenire.
Luomo nuovo e il Che. Questo sar alla fine laspetto fondamentale.
Le parole e le azioni.
Non nominare il nome della rivoluzione invano.
Manca da sviluppare: Amore, vita, Amore, compassione.

126
J.W. COOKE: UN VECCHIO AVVERSARIO
di Eduardo Gurucharri1

[] Nellaprile del 1961 fallisce a Playa Girn linvasione telediretta dalla Cia e dal
governo Kennedy. Fidel Castro spinge lacceleratore e dichiara la propria adesione al
marxismo-leninismo. Cooke ne sostiene la decisione nella sua corrispondenza con Pern e
nellottobre del 1962 si reca in Europa per trasmettergli linvito del Primo ministro a recarsi
in visita o a trasferirsi direttamente nellisola. Gli scrive da Parigi, poich il generale deve
avere accampato una scusa del tipo che era assediato, per non riceverlo. Il Bebe lo disarma
definendolo il prigioniero della Puerta de Hierro. Non ho altro modo di definire la sua
attuale situazione2.
Il latore della lettera, che Pern considera proprio rappresentante, Hctor Villaln, un
commerciante argentino che aveva avuto dal Governo rivoluzionario argentino la licenza
per il commercio di tabacco cubano con lEuropa. Licenza annullata per mancanza di etica
commerciale.
Nella sua lettera il Bebe non pu non ammettere divergenze tattiche fra lui e Pern.
Sostiene che sono divergenze di ritmo: I nostri ciarlatani pigmei approfittano e dicono
che la causa sta nel fatto che penso da castro-comunista e non da peronista e arriveranno
addirittura a immaginare che sia dilaniato da un conflitto di fedelt3.
Vuole forse Cooke convincere Pern a diventare marxista? No, vuole solo che abbando-
ni il sequestro franchista; che si rechi almeno in Egitto per parlare con Nasser, che si rechi a
Cuba e incontri Fidel, che attualizzi la propria dottrina e si trasformi nel Sun Yat-sen della
rivoluzione argentina.
E un intento analogo a quello del Che, che cerca di convincere i dirigenti comunisti tra-
dizionali ad abbandonare la loro passivit.
Ho mandato a dire a Fidel Castro che quando sono andato sulla Sierra Maestra avevo
uno scapolare al collo Ma ci vorr parecchio tempo prima di togliermelo4. In realt,
Pern non ha bisogno di avere il permesso di rimetterselo, e lo avrebbe ottenuto nel 1967,
quando dopo laboriosi traffici ottenne dal Vaticano che gli venisse tolta la scomunica. Un
motivo in pi per non recarsi nellIsola dove lo stesso futuro dellumanit sarebbe stato
appeso a un filo in quei giorni luminosi e tristi dellottobre del 1962.
Qualche giorno prima del viaggio di Cooke, una sera di settembre, un gruppo di argenti-
ni si riunisce nella casa senza figli di John e Alicia, nellHotel Habana Riviera di fronte al
Malecn (il lungomare dellAvana).

1 Nato a Buenos Aires nel 1944. Negli anni 60 stato attivo nella Juventud Peronista e negli anni 70 stato
dirigente del Movimiento revolucionario 17 de Octubre e direttore del giornale En lucha. Dal 1977 al 1984 vis-
suto in esilio in Spagna. Come giornalista ha collaborato a vari organi di informazione e tra i suoi lavori di ricerca
pi noti vi sono Apuntes para la historia de la resistencia y el peronismo revolucionario (1973) e Historia de la
Juventud Peronista (1989) [n.d.r.].
Un viejo adversario apparso nella raccolta Che el argentino, cit., pp. 55-93. Trad. di Titti Pierini [n.d.r.].
2 J.W. Cooke, lettera a Pern del 18 ottobre 1962, in Correspondencia, II, pp. 261 sgg. [Bebe, appellativo
famigliare di John William Cooke (n.d.r.)].
3 Ibidem.
4 J.D. Pern, colloquio con Reinaldo Frigerio.

127
Per il suo lavoro, Alicia vede di pi il Che. Ha sempre fretta e spesso compare ad ore
insolite. Quel giorno ha promesso di venire, ma non ne ha la sicurezza. Sta arrivando la
crisi dei missili.
Uno dei presenti Manuel Gaggero, allora un giovane avvocato peronista, al quale si
deve questo resoconto5.
Arriva il Che. I dirigenti cubani ritengono che Mosca non ceder sui missili atomici
installati nellisola a garanzia della sovranit cubana rispetto alle reiterate aggressioni degli
yankees. Il Bebe si permette di dubitare e produce esempi storici del comportamento dei
dirigenti sovietici.
Il Comandante risponde che il modo di vedere di John un po maccartista. La nostra
amicizia ha avuto momenti aspri, ricorder anni dopo Cooke.
I nordamericani hanno attuato un blocco navale e non lasciano assolutamente passare le
petroliere russe. Quindi Kennedy lancia il famoso ultimatum a Mosca: ritira gli armamenti
nucleari. Il governo dellAvana non stato consultato, ma lUrss lo assicura che dora in
poi gli americani non cercheranno pi di invadere lisola. Il sostegno economico, ritenuto
indispensabile per la sopravvivenza della rivoluzione, sarebbe continuato come prima,
come pure il blocco economico americano. Washington spera che lUrss eserciti uninfluen-
za moderatrice rispetto alla decisione cubana di appoggiare movimenti guerriglieri in
America latina.
Mondo cane! avr pensato il Che, ricordandosi delle parole di Cooke, che nella riunione
di quel giorno aveva anche espresso il pensiero che Cuba avrebbe dovuto stringere ancora
di pi i legami con il Terzo Mondo e i movimenti di liberazione, realizzando un incontro
tricontinentale. Con Pern, e senza tradire il proprio pensiero, il Bebe porr laccento sul-
laltro aspetto della contraddizione. La terza via non pi latteggiamento di un paese iso-
lato e che non intende venire reclutato dalla guerra fredda, ma la politica di un nucleo di
paesi implica indipendenza ma non equidistanza, perch la libert di decisione si tra-
duce in posizione conseguentemente antimperialiste6. E in una lettera precedente, recapi-
tata a mano da Borlenghi, gli lancia una stoccata a fondo: Ci sono minuscoli gruppetti di
aspiranti superuomini di quarta categoria che, in nome del peronismo, perseguitano cittadini
ebrei e denunciano coloro che presumono essere marxisti. Perch questa categoria di perso-
ne ci piace? Se un giorno vincessimo, dovremmo fucilarli tutti, come superstiti del nazismo,
che sopravvivono come supporti dellimperialismo. E soggiunge: Se lUnione Sovietica
meriter critiche, le faremo con la stessa libert con cui ci pronunciamo nei confronti delle
potenze imperialiste; ma se limperialismo ad aggredire, minacciare, asservire, le dichia-
razioni di anticomunismo, le precisazioni perch non ci confondano finiscono invece per
confonderci non con i comunisti, ma con i mercenari7.
Sempre senza tradire il suo pensiero e dalla sua posizione di comunista, il Che si com-
porter in questo modo pubblicamente nel 1965, criticando lUnione Sovietica nel suo
discorso di Algeri e poi nel suo messaggio alla Conferenza Tricontinentale.
Rifiutando linvito di recarsi a Cuba, Pern chiede in compenso aiuto economico al
governo di Castro. Lincaricato per questo Hctor Villaln. Di passata, il Generale evita
di attribuire a Cooke un ruolo di suo rappresentante ufficiale presso i cubani. Per giunta,
Cooke ha una pessima opinione dellinviato; racconter poi al Generale che dovette interce-
dere perch venisse accolto nellisola, dove aveva lasciato una cattiva impressione.
Forse Pern ha paura del duo Cooke-Guevara, di cui il Bebe gli parla cos poco nella
corrispondenza, quasi si tratti solo di un dirigente, pur trattandosi anche di un compatriota?
Eh, ragazzo mio! Il tuo generale, il tuo generale..., lo avr apostrofato il Che. Vorrei

5 M. Gaggero, La crisis de los cohetes, in De Mano en Mano, n. 1, Buenos Aires, maggio 1997.
6 J.W. Cooke, lettera cit.
7 J.W. Cooke, lettera a Pern del 26 luglio 1971, in Correspondencia, II, pp. 202-3.

128
ora spiegare il ruolo che svolge la personalit umana, luomo come individuo dirigente
delle masse che fanno la storia. Ci che difficile spiegare, per chi non sta vivendo le-
sperienza della rivoluzione, questa stretta unit dialettica tra lindividuo e la massa Nel
capitalismo si possono osservare fenomeni di questo tipo, quando appaiono uomini politici
capaci di spingere alle mobilitazioni popolari; ma se non si tratta di un autentico movimen-
to sociale esso durer quanto la vita di chi lo ha messo in moto o fino al termine delle
illusioni popolari, imposto dalla rigidit della societ capitalista8.
Il Comandante scrive questo mentre sta andando in Africa. E Nasser, il leader egiziano,
lesempio di politici capaci? Il socialismo e luomo esce su Marcha di Montevideo e viene
letto avidamente a Buenos Aires, dove il primo caso che verr in mente al lettore sar pi
vicino. Il testo, dischiudendo la possibilit di tre conclusioni diverse, coincide con gli sforzi
di Cooke, che non si stanca di incalzare il Generale, alla ricerca di una decisione.
Ernesto ha cercato di facilitargli le cose. Allinizio di febbraio del 1963 riceve nel suo
ufficio al Ministero dellIndustria tra le dieci di sera e le quattro del mattino, come al soli-
to Sebastin Borro e altri due sindacalisti della linea dura, Jorge Di Pascuale e Juan
Jos Jonch, che arrivano in missione ufficiale con credenziali firmate da Pern. Borro e Di
Pascuale sono inoltre deputati nazionali eletti, che per non possono esercitare la propria
funzione, essendo state annullate le elezioni del 18 marzo 1962 ed essendo stato chiuso il
Parlamento. A restare aperto invece il carcere argentino, dove Jorge stato rinchiuso per
vari mesi, senza processo, per cui il cambiamento daria gli fa particolarmente bene.
I delegati trasmettono un messaggio del Generale: non ha ricevuto i soldi del commer-
cio di tabacco cubano e non centra con i traffici intrapresi da Villaln per continuare tale
commercio.
Guevara stimola la discussione e Borro fa una accalorata difesa del governo di Pern.
Gli animi sembrano tesi, finch il Che riconosce che sta provocando Offre quindi corsi di
addestramento, denaro e armi per il Movimento che rappresentano, ma i delegati gli dicono
che la cosa migliore sarebbe consultare direttamente Pern. Il Che confida loro di non avere
mai smesso di pensare di suscitare la rivoluzione in Argentina, magari attraverso il Per e la
Bolivia. Poi parla delle grandi gesta della lotta contro Batista. Nella seconda parte della riu-
nione presente anche il giovane ambasciatore cubano in Algeria.
In marzo, al termine del soggiorno, la delegazione riparte per Madrid. Il Generale riferi-
sce di avere nel frattempo ricevuto la visita del diplomatico evidentemente laggancio
cubano con Pern che gli ha portato dei regali. Da un ex oppositore evoluto, con tutto
laffetto e la simpatia, a Juan Domingo Pern, si legge sulla copia della Guerra di guerri-
glia con dedica dellautore, che il destinatario mostra soddisfatto insieme alla scatola di
sigari, in legno lavorato, con biglietto di Fidel Castro9.
Governer senza stato dassedio, afferma Arturo Illia nellatto di assumere la
Presidenza argentina, il 12 ottobre 1963. Prima che lanno finisca, Cooke fa le valige. Parte
come nazionalista, democratico-radicale e sostenitore della classe operaia. Torna marxista,
ma come dice il Che la teoria non ha proprietari. La filiazione politica del Bebe continua ad
essere la stessa: E un gigante invertebrato e miope. Vengo pronto a insufflare uninquie-
tante aria sovversiva nei polmoni del peronismo, i cui quadri dirigenti si sono
imborghesiti10. Arriver subito anche Alicia.
Il cauto discorso del Comandante durante la commemorazione del 25 maggio appena
unombra dellattenzione crescente che va dedicando alla sua patria dorigine. Nellottobre
del 1961 riceve una delegazione della Central Obrera argentina, di cui fa parte anche

8 E. Che Guevara, Il socialismo e luomo a Cuba, in E. Che Guevara, Scritti scelti, Massari Ed., Roma 1993, I,
pp. 694 sgg., passim.
9 Testimonianza resa allautore da Sebastin Borro.
10 J.W. Cooke, dichiarazione al quotidiano El Mundo, Buenos Aires, 20 dicembre 1963.

129
Amado Olmos. Con Vandor, il pi illustre degli invitati, ha un incontro da solo a solo, in
cui si affrontano problemi interni del Movimento peronista, stando lo si creda o meno
a un telegramma proveniente dallAvana, come ci conferma la testimonianza del sindacali-
sta Antono Mucci11.
Qualcosa circola nellambiente e, forse incoraggiato da questo tipo di notizie, un ignoto
iscritto peronista si reca a Madrid dopo la caduta di Frondizi e propone pubblicamente la
formula presidenziale Pern-Guevara come soluzione per i problemi argentini. E un incre-
dibile rivelatore dei sogni collettivi.
Il Che, chiaramente, non pensa ad elezioni. In Messico, prima di imbarcarsi sul Granma,
aveva fatto promettere a Fidel Castro che, dopo la vittoria pensavano infatti di vincere
lo avrebbe lasciato andare a combattere in Argentina, quando glielo avesse chiesto. E nella
lettera a Ernesto Sbato, accompagnata da una copia della Guerra di guerriglia, gli confes-
sa: dopo avere scritto nei pochi stralci di tempo a mia disposizione questo manuale che le
invio, mi sono reso conto che per Cuba quasi non serve; pu invece servire per il nostro
paese (lArgentina); solo che bisogna usarlo con intelligenza, senza passi affrettati n travi-
samenti12.
Ernesto molto cauto nelle sue dichiarazioni ufficiali, parla poco dellArgentina, ma sa
bene che fin da prima dellascesa al governo di Illia un gruppo guerrigliero si insediato
clandestinamente nella selva di Orn, nella zona di Salta.
Jorge Ricardo Masetti un ex corrispondente di Radio El Mundo di Buenos Aires, noto
per le sue ardite interviste a Fidel Castro registrate sulla Sierra Maestra. Dopo la vittoria
della rivoluzione ritorna nellisola e vi fonda lagenzia dinformazione Prensa Latina. E il
capo dellEgp (Ejrcito guerrillero del pueblo).
Una volta nota la cosa, si sapr che si fa chiamare Comandante Segundo. Per casuale
che sia stata la scelta del nome, la gente comune pensa ovviamente che, per un periodo
imprecisabile o per ragioni perlomeno propagandistiche, ci sia un posto vacante di
Comandante Primo. E tutte le proteste successive dei biografi del Che su questa casualit
non riescono a dissipare lintuizione di qualcosa che non si sa, ma si immagina.
Cooke non solo conosce i piani di Masetti, ma lo aiuta a costruire la rete di sostegno. N
il Bebe n Alberto Granado, il migliore amico di Ernesto che collabora nella scelta dei
combattenti, sono convinti della fattibilit del progetto, ma il Che riesce sempre a far s che
gli amici collaborino indipendentemente dalle loro personali opinioni.
Corrisponde al vero che i progetti cominciano a venire messi in pratica dopo la sconfitta
di Frondizi, durante linterregno di Guido, che ha molti titoli per rivestire la funzione di
presidente come Capo del Corpo dei pompieri o Segretario delle Finanze di River Plate,
come dice scherzosamente il Bebe: Lufficialit si scompone, le caste militari rivaleggia-
no, le discussioni interne alloligarchia e ai suoi lacch si acuiscono perch c il peroni-
smo Ma allanarchia oligarchica noi abbiamo contrapposto qualcosa di pi della nostra
anarchia13, rimprovera Cooke a Pern nel settembre del 1962.
Cooke protesta perch i politici locali avevano minacciato terribili rappresaglie se le ele-
zioni vinte dal peronismo il 18 marzo fossero state annullate, ma poi non se nera fatto
niente. La stessa cosa gli rimproverano Borro e Di Pasquale passando per Madrid, in una
riunione molto tesa in cui linviato del Comitato di Coordinamento, lingegnere Ernesto
Iturbe, ha la peggio. In questo contesto, i messaggi dallAvana a Madrid e i progetti di
Masetti sembrano rientrare in ununica intenzione.
Ma se Pern non intende trasferirsi a Cuba il progetto subisce la sua prima sconfitta
politica. Per colmo di cose, i militari escono dal pantano combinando il bastone con la caro-

11 A. Mucci, testimonianza, in Viviana Gorbato, Vandor o Pern, Tiempo de ideas, Buenos Aires 1992, p. 68.
12 Lettera a Ernesto Sbato del 12 aprile 1960, in E. Che Guevara, Scritti scelti, cit., II, p. 398.
13 J.W. Cooke, lettera a Pern del 30 settembre 1962, in Correspondencia, II, p. 257.

130
ta. Mettono fuori legge il peronismo e il Partito comunista, ma concedono lamnistia ai pri-
gionieri politici e convocano le elezioni nelle quali viene eletto Illia. Incomincia una fase di
neutralizzazione, le cui conseguenze non possono sfuggire a un analista politico della finez-
za di Cooke. Sono le caratteristiche specifiche della politica argentina che aprirebbero al
Che se potesse occuparsi di queste svolte inattese. La compartimentazione delle iniziative,
imposta dalla regola militare del segreto, rende difficile il dibattito politico e Masetti tira
avanti.
Dal punto di vista tecnico, potrei segnalare varie discrepanze per quanto riguarda la
concezione guerrigliera: opportunit, impostazione generale, ecc. Ma secondario, rispetto
al fattore strettamente operativo, e viene meno di fronte al rispetto che ho per un gruppo di
patrioti che impugnano le armi per affrontare un sistema intollerabile per il paese14. Il
Bebe fa questa dichiarazione quando il tentativo ormai fallito, nel giungo 1964, alla rivi-
sta Alianza del suo vecchio amico Kelly, che ormai sostiene ardentemente lo Stato di
Israele.
Il 2 dicembre 1964 Pern intraprende da Madrid lannunciato rientro pacifico. Laereo
con cui viaggia viene fermato allaeroporto di Rio de Janeiro. La dittatura militare brasilia-
na gli impedisce di proseguire e lo costringe a tornarsene in Spagna. Il contesto degli assas-
sinii di Kennedy, Luther King e Malcom X impone ai sociologi di rivedere le loro congettu-
re. Niente pi dirigenti moderati, n presunte riforme come quelle criticate dal Che a Punta
del Este. Guerra in Vietnam e Dottrina della Sicurezza Nazionale in America Latina.
Un solo governo latinoamericano protesta per loltraggio di Ro. Perch lunico
governo che stato sempre molto generoso con il peronismo e con lei e che, nel pieno del
dramma del 2 dicembre ha levato la propria voce per offrirle asilo e ospitalit, contro la
canea aizzata dallimperialismo yankee Senza il minimo tentennamento, le diciamo che
sia noi sia la massa dei peronisti riteniamo che il suo luogo di residenza deve essere
Cuba15.
Si tratta di un passo di una lettera destinata a Pern, sottoposta da Amado Olmos alla
votazione di unassemblea plenaria delle 62 Organizzazioni nel gennaio del 1965, chiaren-
do che lidea era nata da una conversazione con lamico Cooke, estensore materiale del
testo.
Nel corso dellassemblea, il dibattito sulla proposta si va diluendo: La residenza in
Spagna di Pern la tomba della rivoluzione nazionale, sostiene Olmos, quando si rende
conto che la sua proposta non sarebbe stata votata. Quindi la divulga.
Ci sono dirigenti operai che mi raccontano cose spaventose. Sono gli stessi che sono
intervenuti nello sciopero del 1959. Erano ragazzi bravissimi, che con una linea corretta
non avrebbero ceduto alle tentazioni, ha rimproverato Cooke a Pern. Sembrano le parole
di un tango, ma Cooke chiarisce: Perch ci sono dirigenti sindacali che trattano con i
governi per non perdere i sindacati? Visto che non ci sono una linea del partito e organismi
con autorit morale, allora bisogna conservare i sindacati, perch nessuno bader al gesto e
ci butteranno fuori da qualsiasi carica politica16. Un principio sempre valido, che confuta
quanti pretendono di cambiare la societ e lasciano predominare, nelle forze che costruisco-
no, i valori che dicono di volere modificare.
Qui si scontrano due concezioni. Una di esse deriva da un certo pessimismo filosofico
nei confronti dellumanit, e in essa letica politica risiede sempre nei fini e mai nei mezzi.
Lunica verit la realt, dir Pern, nella pi rigorosa tradizione del Principe fiorentino.
Cooke gli fornisce un esempio pratico in cui letica dei mezzi coerente con i fini nella
ricerca di un obiettivo. Si tratta di una delle chiavi del pensiero del Che: politica di princi-

14 Dichiarazione di J.W. Cooke alla rivista Alianza, Buenos Aires, giugno 1964.
15 Amado Olmos, Lettera aperta a Pern del gennaio 1965, in Militancia, n. 34, Buenos Aires, febbraio 1974.
16 J.W. Cooke, Lettera a Pern del 18 ottobre 1962, cit.

131
pio, la migliore politica. Vero o sbagliato che sia, avrebbe rivoluzionato la concezione tra-
dizionale.
La Rivoluzione cubana contempla quellimpegno umanista che il Che ha esplicitamen-
te formulato: Il socialismo economico senza la morale comunista non mi interessa.
Lottiamo contro la miseria, ma lottiamo, al tempo stesso contro lalienazione... Marx si
preoccupava sia dei fattori economici che della loro ripercussione sullo spirito. Chiamava
ci fatto di coscienza17.
Basi per una politica culturale rivoluzionaria appunto il titolo dellarticolo di Cooke
pubblicato nellottobre del 1965 dalla rivista La Rosa Blindada. Si tratta dellanalisi marxi-
sta di un problema teorico e manca di riferimenti nazionali e popolari, nonch di citazioni
di autori locali. Tuttavia, pur non nominandoli, si differenzia molto chiaramente da alcuni
teorici della sinistra nazionalista che restano fermi al dibattito contro la sinistra mercena-
ria e luniversit coloniale. Di fronte alla colonizzazione assoluta che si ricerca tramite
le universit private e nei limiti di ununiversit statale che fa parte di una comunit
oppressa, liniziativa studentesca e di parte del corpo docente pu salvaguardarne e accen-
tuarne le tendenze positive.
Quel che fa il Bebe sviluppare a fondo la tesi abbozzata nella citazione di Guevara. Si
tratta di un contributo in linea con idee di Luckcs, Gramsci, Sartre e Lefebvre, per
aggiornare concezioni molto arretrate, congelate nella preistoria del dogmatismo. Sostiene
che errata la contrapposizione operata dalla socialdemocrazia tra il giovane Marx umani-
stico dei Manoscritti del 44 e il vecchio Marx economicista del Capitale, ma sostiene
anche che lo stalinismo ha significato una mutilazione di segno inverso.
Erano gli anni della scienza proletaria, cui corrispondeva un Marx scientista, con un
sistema filosofico completo e inamovibile, in cui luomo con una coscienza in evoluzione,
grazie alla teoria del riflesso, apparteneva a una storia dal finale felice garantito dalla mec-
canica automaticamente sospinta dai rapporti di produzione. E prima di concludere la sua
critica a un simile determinismo che ha ingabbiato la dialettica avverte: Sappiamo come
questo ha offerto il fianco alla propaganda capitalista, ma ci interessa relativamente; solo i
rivoluzionari hanno il diritto di chiedere la resa dei conti, a partire da valori rivoluziona-
ri18.
Qualcuno lo considera ai margini del peronismo. Sicuramente si colloca quasi al di fuori
delle sue strutture, evita di farsi coinvolgere nelle dispute tra dirigenti e si dedica preferibil-
mente a un compito di formazione e di divulgazione. Ritiene che i dirigenti operino con
gli stessi valori del nemico e siano incapaci di condurre la base alla presa del potere,
senza di che non c via di uscita per le classi lavoratrici n per il paese. Postula unaltra
via, intraprendere unaltra strada per spezzare lequilibrio: il peronismo rivoluzionario
unavanguardia che cerca di conciliare la politica del Movimento con il ruolo reale che que-
sto ha nel conflitto delle forze sociali. Spera che Pern comprenda che il nazionalismo
borghese finito; ormai rivoluzione sociale e liberazione nazionale sono due aspetti
di uno stesso processo inscindibile19.
La stessa cosa pensa il suo amico, il Che, che ha dimostrato in pratica come si pu fare
quel che Cooke sostiene. Anche il Comandante crede che sia arrivato il momento di sce-
gliere unaltra strada. Massimo teorico della guerriglia, ritiene suo dovere impegnarsi in
prima persona; morti come quella dellamico Masetti gli devono pesare nellanimo, anche
se da buon creolo non lascia trasparire i propri sentimenti. Non sappiamo, e forse non si
sapr mai, che cosa abbia detto per tante lunghe ore a tu per tu con Fidel al ritorno da

17 Ernesto Guevara, intervista di Jean Daniel, in LExpress, cit. da J.W. Cooke, Bases para una poltica cultural
revolucionaria, in La Rosa Blindada,, n. 6, Buenos Aires, settembre 1965 [in Scritti scelti, cit., II, pp. 639-40].
18 J.W. Cooke, Bases., cit.
19 J.W. Cooke, Definiciones, in Cristianismo y Revolucin, nn. 2-3, Buenos Aires, novembre 1966.

132
Algeri. Ma il suo non solo un imperativo morale. Lo preoccupa loffensiva dellimperiali-
smo, lisolamento in cui lottano i vietnamiti, lo scontro cino-sovietico, le difficolt di Cuba
che costringono Castro a un difficile equilibrio, respingendo pressioni di vario segno. Il Che
cerca una via duscita per i popoli diseredati del mondo ed anche un aiuto per Cuba, al di
fuori di Cuba. Sta per andarsene quasi di fretta, nellanno in cui non siamo stati da nessuna
parte. Poi vedr se sar possibile realizzare il suo sogno prediletto.
Nel marzo, o agli inizi dellaprile 1965, durante un viaggio a Cuba di Cooke, si vedono
per lultima volta. Il Che affida al Bebe e a un loro comune amico, Gustavo Roca, avvocato
di Crdoba, una lettera per la madre. Sar la penultima che potr leggere, con grande
inquietudine, visto che Ernesto racconta poco e omette molto sui suoi progetti futuri. La
madre del Che ormai gravemente malata e, quando nella clinica Stapler di Buenos Aires
presso la quale Celia ricoverata, si rendono conto di chi essa sia, le chiedono di andarsene.
Morir poco dopo.
Agli inizi di ottobre, Fidel Castro rende nota la famosa lettera di commiato del Che e il
peronismo argentino cerca Cooke, pensando che sia il politico locale meglio informato al
riguardo. E una sciocchezza pensare che sia stato defenestrato Significa non conoscere
il carattere di Fidel, che non accetterebbe pressioni dallUrss o da chicchessia, pensare che
abbia voluto tagliare la testa a un ministro Avremo notizie di lui quando meno ce lo
aspettiamo, magari dalla stessa Argentina20.
In quel mese stracolmo di notizie, le copie di Marcha si esauriscono a Buenos Aires.
Se nel 1954 la Russia fosse stata forte come ora, sarei stato il primo Fidel Castro
dAmerica. A pochi giorni di distanza Pern smentisce lintervista al prestigioso giornali-
sta uruguaiano Carlos Mara Gutirrez. Qualche mese prima il Generale aveva scritto a
Cooke: Un grande abbraccio al dottor (Gustavo) Roca, con il quale mi scuso per non aver-
lo potuto ricevere, ma non era il momento opportuno21.
Il Bebe torna allAvana nel gennaio del 1966, per la Conferenza Tricontinentale.
Malgrado le perplessit dei rappresentanti del Partito comunista, alla fine si raggiunge lac-
cordo e Cooke viene eletto presidente della delegazione argentina. Le sue basi pi salde stan-
no nella Giovent universitaria comunista, nel Partito peronista, in quello di Avanguardia
popolare socialista il cui delegato Alexis Latendorf e nel Movimento di liberazione
nazionale, il Malena di Ismael Vias e Jos Vazeilles, nelle cui file militer la madre del Che.
Cooke deve percepire il taglio emotivo del Messaggio del Che, in crescendo fino alla
chiusa drammatica. Ora il Comandante si esprime solennemente, quasi un profeta che si
rivolge al mondo. Su questo aspetto della solennit non concorda con il Bebe, il cui pubbli-
co di lettori molto inferiore e nei cui scritti non manca n mancher mai lumorismo. Se
non resta altro, resterebbe pur sempre lumor nero.
Guevara ancora in Africa, ma lavventura del Congo ormai finita. Il suo progetto
creare un esercito guerrigliero nel cuore del Sudamerica e infrangere i confini, come
Bolvar e San Martn. Se agli inizi pu rafforzarsi in Per o in Bolivia, il Comandante ha di
mira lArgentina. I militari che si apprestano a farla finita con il periodo di neutralizzazio-
ne destituendo Illia potrebbero paradossalmente favorire i piani del Che.
Messa fuori legge la screditata attivit dei partiti politici, compromesso con Ongana lo
stato maggiore sindacale, i golpisti rischiano di lasciare il campo aperto a una convergenza
peronista-guevarista, poich la dittatura, dichiarando che non ha scadenze ma obiettivi, sta
sospingendo lo stesso Pern verso una maggiore decisione, prima che il passare del tempo
lo condanni a concludere i propri giorni a Madrid.
In un contesto di mancanza di una seria opposizione, aumenta linfluenza intellettuale di
Cooke, che va molto al di l dello sviluppo raggiunto con Azione rivoluzionaria peronista,

20 J.W. Cooke, intervista alla rivista Confirmado, Buenos Aires, ottobre 1965.
21 J.D. Pern, lettera a Cooke dell8 febbraio 1965, in Correspondencia, II, p. 338.

133
lorganizzazione da lui guidata. Nel settembre del 1966 pubblica Il peronismo e il colpo di
Stato: Ormai c ununica alternativa, la sottomissione o la sovversione. Ci piacerebbero
soluzioni pacifiche e senza vittime. Ma non siamo stati noi a precludere tale possibilit;
sono stati loligarchia, limperialismo, i gendarmi dello sfruttamento. Non obbediremo in
silenzio di fronte al sacrificio del nostro popolo agli idoli tragici dei cacciatori di streghe
Non faremo appello ad alcuna avventura disperata. Facciamo appello alla lotta, che comin-
cia con lilluminare le coscienze, proclamare le verit e parlare al posto di chi tace mentre
dovrebbe orientare le masse22.
Molti ormai sanno che il Che in Bolivia, ma pochi che si trova in difficolt, nel
momento in cui Cooke, nellagosto del 1967, presiede la delegazione argentina alla confe-
renza dellOrganizzazione latinoamericana di solidariet [Olas], di nuovo allAvana. Questa
volta, la sua presidenza indiscussa. Il Partito argentino manda una delegazione inesperta e
il Bebe ha rinforzi: i cristiani rivoluzionari rappresentati da Juan Garca Elorrio e la
Giovent rivoluzionaria peronista con alla testa Gustavo Rearte. Questi, Cooke ed altri
compatrioti hanno appena assunto un impegno: se il Che e le sue forze sono in grado di
oltrepassare i confini boliviani verso sud, le organizzazioni del peronismo rivoluzionario gli
daranno appoggio. Nel frattempo, la tattica dei gruppi argentini affare loro.
Il libro in voga sul fochismo appena uscito in Francia, Revolucin en la Revolucin?,
dellintellettuale francese Rgis Debray, suscita riserve in molti argentini, compresi quelli
sui quali Guevara conta come volontari per la Bolivia. Uno di questi Eduardo Jozami:
Unesperienza cos ricca come era stata quella cubana sembrerebbe in quel testo asso-
lutamente semplificata. Infatti, i complessi problemi politici posti dalla rivoluzione appa-
rivano del tutto caricaturali Adesso, a distanza di un mese, tutti noi che avevamo parteci-
pato a quella riunione stavamo militando a favore delle cose che si dicevano in quellopu-
scolo perch ci rendemmo conto che corrispondeva a quel che stava facendo Che
Guevara in Bolivia. Questo essenziale per capire che cosa successo quanto ha contato
limperativo etico23.
Il Comadante confida nel proprio esempio, nel proprio prestigio e nel proprio metodo.
Egli (Mario Monje) si occuperebbe dei rapporti con gli altri partiti sudamericani, cercando
di portarli a una posizione di appoggio ai movimenti di liberazione Gli ho risposto che
non avevo obiezioni, che cercasse di realizzarlo, pur sapendo che era condannato al falli-
mento. Chiedere a Codovilla di appoggiare Douglas Bravo era come chiedergli di perdona-
re uninsurrezione dentro il suo partito. Il tempo mi avrebbe dato ragione24.
Codovilla il Presidente del Pc argentino, Bravo il capo della guerriglia del Venezuela.
La citazione fa parte di quel che il Che ha appuntato nel suo Diario il 31 dicembre del
1966. Linterlocutore cui Guevara si riferisce Mario Monje, il Segretario del Pc boliviano,
con il quale subito dopo sarebbe avvenuta la rottura.
Ma i rivoluzionari non devono turbarsi per la presenza del Che Guevara, che incarna la
coscienza morale degli uomini dAmerica e si confronta da solo con ognuno di noi
LAmerica fin troppo piena di uomini prudenti, di prolissi amministratori di buon senso e
di verit rivoluzionari sullo stesso piano E che sono morti come le idee che espongono
con la sicurezza di chi non si accorge mai di niente25, ribadisce Cooke alla Conferenza.
Si tratta di un tema che sconvolge lassemblea dellAvana. La diserzione della direzione
del PC boliviano un duro colpo per la strategia di Guevara.

22 J.W. Cooke, El Peronismo y el golpe de Estado, ed. Arp, Buenos Aires, sett. 1966, pp. 74, 115, 118 e 121.
23 Eduardo Jozami, corso di Scienze Sociali (Uba), del 10 maggio 1997, Registrazioni Cattedra Che Guevara,
Buenos Aires 1997.
24 Ernesto Guevara, Diario di Bolivia, Massari Ed., Roma, 1966, p. 59.
25 J.W. Cooke, Discorso del Presidente della delegazione argentina, in Boletn de la Conferencia de la OLAS,
La Habana, agosto 1967.

134
In quel momento, un pronunciamento ufficiale dellArp [Accin revolucionaria peroni-
sta] critica con ironica virulenza la direzione del partito argentino, in modo simmetrico ai
fortissimi attacchi di questa al fochismo E sbagliato attribuire per forza al Bebe la stesura
dei documenti della sua organizzazione. Per fare qualche nome, Alicia Eguren e Rodolfo
Sinigaglia sono in grado di scriverli rispettando lo stile Cooke che li contraddistingue let-
terariamente. LArp ha fiducia che il lancio della guerriglia possa costituire un catalizzatore
che consenta lunit dei vari gruppi rivoluzionari presenti nel paese, sottovalutando forse la
considerazione di altri problemi di importanza strategica.
Daltra parte, nessuno si aspetta che Cooke si vesta da guerrigliero, con i suoi 47 anni e
il corpo ormai appesantito, ma innegabile che egli promuove la tattica della lotta armata.
Osserva che il colpo di Stato di Ongana forse un riassetto prematuro; tuttavia, la crisi
permanente non correva il rischio di sfociare in catastrofe. Il colpo di Stato brucia le tappe
e, se scatena la lotta insurrezionale, pu crearsi una situazione in cui ci sono soltanto due
scelte: la dittatura militare o il governo rivoluzionario delle masse.
Bisogna saper cogliere il momento in cui le forze popolari, consapevoli della propria
relativa debolezza, ma al tempo stesso della propria forza strategica, possono costringere il
nemico a compiere quei passi necessari affinch la situazione non si detriori, ha scritto il
Che in Guerra di guerriglia: un metodo26.
Ci di cui Cooke non parla dopo il colpo di Stato il rientro di Pern, ma avverte che
una corrente affine alle posizioni e agli interessi del peronismo non c n pu esservi
nellEsercito. Solo al termine di sconvolgimenti che colpiscano lintera vita della nazione
il che implica intensi conflitti ad opera delle masse popolari potrebbe intaccarsi questa
sostanziale omogeneit: Se in tale ipotesi si aprir o meno una terza opzione qualche
cosa su cui il Bebe non si esprime. Per il momento ritiene che il regime non faciliter, con
autentiche elezioni, il recupero del potere da parte del popolo27.
Avere sottoscritto il documento finale dellOlas costa ai delegati argentini una causa
penale promossa da un procuratore della dittatura che li accusa di tradimento della patria.
Tra gli accusati ci sono Carlos Laforgue della Jup, il presidente della Federazione universi-
taria argentina, Ariel Seoane, e lo stesso Bebe.
Il logico collegamento aereo di Cuba con il continente il Messico, ma gli argentini evi-
tano questa rotta e tornano attraverso lEuropa. Cooke si trattiene a Londra, quando giunge
la notizia: in questo atroce vuoto dottobre, la nostra rabbia gridava contro lingiustizia del
fatto che il Comandante Guevara fosse caduto quando non era ancora ora che morisse.
Attraverso il mondo, certamente, le voci dei rivoluzionari convergevano nello stabilire unu-
nica essenziale verit, che riscattava la sensazione collettiva di lutto: nelle coscienze vibrava
lappello del Che allimpegno incondizionato nei confronti della lotta di liberazione28.
Qualcosa si sta preparando in Argentina, dove il peronismo sembra si avvii verso quello
che Cooke ormai stanco di chiedere al Generale. Questultimo ne ha approvato la parteci-
pazione alla Tricontinentale e alla Conferenza dellOlas, naturalmente evitando di affidargli
mandati ufficiali. Incaricato dei rapporti con altri partiti Jernimo Remorino, molto mode-
rato, ma una brava persona, amico del Bebe, che almeno lo tiene bene informato. Delegato
il maggiore Bernardo Alberte, compagno di carcere del 1955, che ha posto il Movimento
sul piede di guerra contro la dittatura. Insieme ad Amado Olmos lavora alla riorganizzazio-
ne del sindacalismo, che presto dar frutti, con la creazione della Cgt degli Argentini.
Cooke ricorda che Per arginare il pericoloso avvicinamento di un popolo oppresso e
impotente ad una prassi insurrezionale ricorre a una trappola tipica: un telegramma pieno di

26 In E. Che Guevara, Scritti scelti, cit., p.605.


27 J.W. Cooke, El Peronismo. cit.
28 J.W. Cooke, Apuntes sobra el Che, 1968, a cura di Alicia Eguren, in Nuevo hombre, n. 12, Buenos Aires,
11 ottobre 1967 [trad. it. in questo numero dei Quaderni Che Guevara (n.d.r.)].

135
informazioni riporta presunte dichiarazioni del Generale Pern che attaccano il Che, ma
leffetto controproducente, dal momento che Pern smentisce con forza29.
Chi pu far partire telegrammi da Madrid con dichiarazioni apocrife di Pern? Facile
rispondere: la Cia, i servizi segreti della dittatura di Franco o magari quelli argentini.
Queste ipotesi tuttavia si collegano certamente a individui in carne ed ossa che si muovono
nellambiente di Puerta de Hierro. Il Generale ha gi fatto di non vedere in qualche occasio-
ne precedente?
Questa volta sembra si preoccupi di chiarire quanto accaduto. Un mese e mezzo prima
della morte del Comandante, mentre questultimo sta ancora combattendo in Bolivia, Pern
scrive a Jos T. Grebe Viglioni, a Montevideo: Ho ricevuto una lettera e vorrei rispon-
dere concretamente come lei mi chiede: da rivoluzionario, non solo accolgo ma sostengo la
tesi di John William Cooke, che essendo un dirigente peronista non si muove al di fuori del
nostro modo di intendere, ed accetto la linea del governo rivoluzionario di Cuba e di Che
Guevara, perch noi giustizialisti, quando si tratta della liberazione dei nostri popoli, non
facciamo questioni di ideologie30.
In questo gioco di alterne pressioni si distingue il quotidiano La Nacin di Buenos
Aires, quando, tre giorni dopo lassassinio del Comandante, scrive che adolescente, men-
tre viveva nella Capitale federale, riusc ad entrare in un gruppo che, diretto dal padre, lotta-
va contro la dittatura peronista. In quellorganizzazione gli tocc operare come forza dur-
to31.
In una nota molto ampia questo tutto ci che ci trasmette quel giornale centenario
circa i rapporti tra Guevara e il peronismo. Non dice, per esempio, che Pern in persona,
nel 1954, diede ordine al suo Ministro degli Esteri di occuparsi della protezione di Ernesto
in Guatemala, un episodio che Remorino era solito raccontare agli amici.
In quel caldo ottobr, la rivista argentina Confirmado comunica che il governo spagnolo
ha proibito a Pern di pronunciare dichiarazioni ufficiali. Tuttavia, a Buenos Aires comin-
cia subito a circolare una Lettera al Movimento (datata Madrid, 24 ottobre) in cui, nel-
linconfondibile stile del Generale, si pu leggere un ardente elogio della figura del Che. Il
testo evita qualsiasi riferimento a Cuba, presenta Guevara come un guerrigliero argentino
caduto per la liberazione dellAmerica Latina e ne giustifica lantiperonismo giovanile para-
gonandolo alla partecipazione dello stesso Pern al colpo di Stato militare che aveva fatto
cadere Hiplito Yrigoyen nel 1930.
Tuttavia, il minimo che si possa dire quanto allautenticit della lettera che non stata
dimostrata. In compenso, fuori dubbio che il Generale non ha mai smentito di averla scrit-
ta, nonostante la notevole diffusione che ne fecero i simpatizzanti peronisti del Che.
Il 2 agosto del 1968 Pern ringrazia per lettera Ricardo Rojo per linvio e la dedica del
suo libro Mi amigo el Che. In quelloccasione esegue un delicato gioco di equilibrio tra le
critiche che come professionista gli suggerisce laspetto militare della guerriglia bolivia-
na e laffermazione che nonostante tutto il sacrificio del Comandante non stato vano
Guevara stato luomo di una causa, e questo sufficiente a collocarlo nella storia con
meriti che non si possono cancellare. Daltro canto, combattere con successo o meno lim-
perialismo ha costituito in ogni epoca un segno donore per gli uomini liberi e questo nes-
suno potr cancellarlo dallepitaffio inciso sulla tomba di Guevara, incerta nello spazio, ma
tremendamente vera nel tempo32.
Sono queste le cose di Pern che arrivano al cuore della giovent

29 Ivi.
30 J.D. Pern, lettera a J.T. Grebe Viglioni del 26 agosto 1967, inedita.
31 La Nacin, Datos para una Biografa, Buenos Aires, 11 ottobre 1967.
32 J.D. Pern, lettera a Ricardo Rojo del 2 agosto 1968, in Roberto Baschetti, Documentos de la resistencia
peronista (1955-1970), Ed. Puntosur, Buenos Aires 1988, p. 273.

136
Anche questo tipo di dichiarazioni alimentano lodio che provano verso di lui i generali
della dittatura che, ligi alla dottrina del fronte interno e del confine ideologico hanno
fornito segretamente alla Cia tramite lambasciatore negli Stati Uniti, Alvaro Alsogaray
i dati del Che a disposizione della polizia, per facilitarne lidentificazione prima e non dopo
la morte di Guevara, come riuscir a dimostrare molti anni dopo Miguel Bonasso.
Quando Pern scrive a Rojo, ha gi accettato la rinuncia presentatagli da Alberte e ha
iniziato un altro dei suoi giri, che il Bebe conosce molto bene. E preoccupato, perch crede
di percepire uno scoraggiamento, un riflusso dellentusiasmo e della combattivit, di
fronte a ci che successo. In realt, se in Argentina c stato, durato poco. Sta per esplo-
dere una grande combattivit popolare, che spaventer talmente i dittatori di Buenos Aires
da farli decidere a tentare una trattativa con il loro nemico di Madrid.
Perci c bisogno di tempo, e la preoccupazione di Cooke ora unaltra: linsucces-
so boliviano va esaminato a fondo, per chiarire se le cause stiano in errori di esecuzio-
ne: non lecito dedurne che si tratta di errori nella concezione militare alla quale rispon-
deva; e preannuncia che il dibattito sulla guerriglia come strada per lemancipazione lati-
noamericana proseguir a lungo Intendiamo distinguere tra punti di vista diversi derivanti
da un apprezzamento onestamente rivoluzionario dei fatti e i ripiegamenti confusionari che
approfittano del dramma boliviano Un accenno che implica lamarezza per certe lacri-
me di coccodrillo di sinistra, che ricercano vantaggi postumi dalleroe che hanno combattu-
to con perfidia quando era vivo33.
Questo non vale per Rodolfo Ghioldi, che pubblica alla fine di ottobre del 1967 un arti-
colo sulla stampa moscovita in cui critica lazione della guerriglia, dicendo esplicitamente
che lestremismo avventurista che ha la pretesa di esportare la rivoluzione da un paese a un
altro in modo artificiale porta alla sconfitta della rivoluzione. Il decano del Partito comuni-
sta argentino sostiene la necessit di tenere presenti le condizioni oggettive e soggettive di
ciascun paese sudamericano e fustiga il bolivarismo di Guevara34.
Al tempo stesso, decine di intellettuali, scrittori ed artisti argentini tra cui Leopoldo
Marechal, Rodolfo Puiggrs, Ricardo Carpani, Roberto Cossa, Bernardo Kordon e
Lenidas Lamborghini sottoscrivono insieme al Bebe ed Alicia Eguren una dichiarazione
senza pretese teoriche, ma che coglie lessenziale del momento che si sta vivendo e delle
sue implicazioni storiche: condividiamo appieno la causa del Che.

A Montevideo gli trovano un cancro al polmone. Alicia lo conduce a Buenos Aires,


discretamente, in un aereotaxi. Dispone la donazione dei propri organi e, da materialista
coerente, proibisce qualsiasi tentativo di cerimonia religiosa. Muore il 19 settembre 1968,
lo stesso giorno in cui un gruppo guerrigliero delle Fuerzas armadas peronistas viene sor-
preso dalla repressione mentre si addestra a Taco Ralo, provincia di Tucumn. Buona parte
del gruppo originario delle Fap aveva mantenuto uno rapporto stretto con Cooke.
I resti di Bebe vengono cremati e versati nel Ro de la Plata, qualche tempo dopo, dalla
sua compagna. Vincitrice in giovent di un premio letterario nazionale, nel 1971 essa appa-
re piena di progetti, anche se tradisce unindefinita malinconia. Fa conoscere gli Appunti
sul Che, che abbiamo qui citato, presentandoli come una testimonianza pervasa su vari
piani da un dolore profondo e complesso, che nella persona di Cooke si somm, come molti
avvertirono allepoca, ad altre dimensioni che n il tempo n le circostanze mi consentono
ancora di spiegare.

33 J.W. Cooke, Apuntes sobra el Che, cit.


34 Comentan en Pars la condena comunista de la acin guerrillera, in La Razn, Buenos Aires, 31 ott. 1967.

137
DA PERN AL CHE (1945-1967)
di Roberto Baschetti1

[] Nel settembre del 1961 una rivista di Buenos Aires pubblica unintervista a Cooke,
da Cuba, dal titolo El Peronismo y la Revolucin cubana, in cui il Bebe spiega il cre-
scente sostegno popolare che sta ottenendo questa rivoluzione in Argentina.
Allosservazione del cronista secondo cui Vi sono alcuni ristretti settori peronisti influen-
zati dal nazionalismo attivamente avversi alla Rivoluzione cubana, Cooke si dilunga
sullargomento:
Penso che, essendo alcuni milioni di persone, ci sia da noi di tutto un po; anche gente
che si fa travolgere da uno strano nazionalismo che, di fronte a una cosa cos concreta
come limperialismo che ci soffoca, pretenderebbe di farci lottare contro i nemici di questo
stesso imperialismo. Lunico autentico nazionalismo quello che cerca di liberarci dallas-
servimento reale: si tratta del nazionalismo della classe operaia e degli altri strati popolari, e
per esso la liberazione della patria e la rivoluzione sociale sono ununica cosa, cos come
sono la stessa cosa semicolonialismo ed oligarchia. In altri tempi, alcuni settori reazionari
hanno potuto dirsi nazionalisti perch si identificavano con il popolo, di fronte agli attac-
chi alla nostra sovranit; ma ora no, perch ormai lantimperialismo diventato retorica per
loro, che tornano alle proprie origini oligarchiche e si smascherano di fronte alle vicende di
Cuba, com gi avvenuto quando hanno contribuito alla caduta del governo popolare nel
1955. Bisogna avere una testa ben vuota per credersi peronista ed accettare quei teorici del-
lassurdo che combinano le nostalgie per la dominazione dellimpero ispanico medievale
con il sostegno pratico al barbaro imperio nordamericano, e il culto di gauchos imbalsamati
con il paternalismo aristocratico nei confronti della testolina nera per opporsi, nienteme-
no, a Fidel Castro. Si d il caso che Castro, alla testa degli uomini della sua terra, abbia
sconfitto con il solo ardimento lesercito armato e addestrato dagli yankees a salvaguardia
del governo del satrapo Batista; e quando i gringos volevano eliminarlo, li ha cacciati da
Cuba senza lasciare loro neanche un dollaro degli oltre mille milioni che avevano investito
in zuccherifici, fabbriche, imprese, banche ecc. Sembra comunque che Fidel non sia nazio-
nalista, perch non si mai dedicato a predicare lassassinio di studenti semiti n a denun-
ciare eretici incorsi nel crimine del marxismo.
Tornano a chiedergli: Non crede dunque che questi sostenitori dellOccidente abbia-
no influenza nel suo Movimento?.
Ed egli risponde: Solo in certi strati burocratici che, del resto, non sono mai serviti a
niente, n nel governo n fuori. Ora accampano titoli per poter prendere parte al festino
politico e amministrativo da cui vengono esclusi i rivoluzionari coerenti (). Ma il popolo
sa che da quando Fidel Castro ha cominciato a togliere ai ricchi per dare ai poveri, diven-

1 Sociologo e ricercatore, stato assessore nella Commissione nazionale per le Biblioteche popolari. Lavora
attualmente alla Biblioteca nazionale. Ha pubblicato: Documentos de la Resistencia Peronista (1955-1970);
Documentos (1970-1973): de la guerrilla peronista al gobierno popular; Documentos 1973-1976 (I): de
Cmpora a la ruptura; Documentos 1973-19763 (II): de la ruptura al golpe; Rodolfo Walsh, vivo [n.d.r.].
De Pern al Che. Encuentros y desencuentros entre el peronismo y la izquierda: 1945-1967 incluso nella
raccolta Che el argentino, cit., pp. 241-81. Trad. di Titti Pierini [n.d.r.].

138
tato la bestia nera (o rossa) del continente. Naturalmente, i gonzi che credono che il peroni-
smo rientri nel dispositivo della civilt e della democrazia occidentali si identificano,
rispetto a Cuba, con i soci di Ariel e della Borsa commerciale, con i socialisti conservatori e
i conservatori dellinfamia, con llite del Jockey Club, del Circolo dellEsercito, con
Ascua, Sur e tutti gli altri raggruppamenti di anime morte, con le tante istituzioni, i tanti
fronti e gruppi di gorilas che chiedono il nostro sangue, con Gainza Paz, lammiraglio
Rojas, il dottor Vicchi, il brioso Toranzo Montero. Sono tutte forze violentemente avverse
alla Rivoluzione cubana, che odiano quanto il regime deposto: non si tratta di eventi
casuali, e le nostre masse non vivono sulla luna.
Infine gli chiedono: C un qualche pronunciamento di Pern rispetto alla Rivoluzione
cubana?.
Ed egli: Come pu pensare che Pern possa ignorare un problema tanto fondamentale?
Quando ha affermato che la Rivoluzione cubana reca il nostro medesimo segno ha enun-
ciato una formulazione precisa, che sta ad indicare la comune radice antimperialista e ispi-
rata alla giustizia sociale. Se Cuba ha scelto forme pi radicali, un diritto che nessun
antimperialista pu negarle; daltro canto, neppure a noi oggi servono i modi di procedere
del 1945, e il nostro programma, secondo quanto ha pi volte affermato lo stesso Pern,
un programma di rivoluzione sociale, che, a meno che non si viva nel limbo, pu realiz-
zarsi soltanto socializzando ampi settori delleconomia e ricercando modi di trasfromazione
profonda e totale, corrispondenti alla nostra realt nazionale.
Il 1962 un anno complesso per la politica argentina. Si esaurisce il progetto di
Frondizi e delle Forze armate, e subentra Jos Mara Guido. Ancora una volta, il popolo
rimane escluso da qualsiasi partecipazione politica.
Con il pretesto di un altro anniversario del 25 Maggio 1810, Ernesto Guevara,
dallAvana, rende noto un messaggio agli argentini, introdotto da un Cari compatrioti del-
lintera America, in cui, dopo aver spiegato che cosa avesse significato quella data per i
rivoluzionari dellepoca, ed essersi dilungato sullimportanza che rivestono oggi le masse,
sulla coscienza rivoluzionaria, sulle condizioni oggettive e lunit americana, sottolinea con
enfasi:
Per conquistare la liberazione rivoluzionaria bisogna impugnare le armi, quelle poche che ci sono, e con
queste procurarsi nuove armi e trasformare il piccolo esercito in un grande esercito di popolo.
Perdonatemi compagni, linsistenza militarista sulle armi. Fatto sta che stiamo ricordando un giorno in cui
il popolo argentino ha manifestato la decisione di proclamare la propria indipendenza dal potere spagnolo
(). Tutti noi che lottiamo per la liberazione dei nostri popoli lottiamo al tempo stesso, anche se a volte
lo ignoriamo, per lannientamento dellimperialismo; e siamo tutti alleati, anche se a volte non lo sappia-
mo, anche se a volte scindiamo le nostre forze per beghe interne, anche se a volte per polemiche sterili
trascuriamo di costruire lindispensabile fronte di lotta contro limperialismo; ma tutti, tutti noi che lottia-
mo onestamente per la liberazione delle nostre rispettive patrie, siamo nemici diretti dellimperialismo. In
questo momento non c spazio per altra posizione che non sia la lotta o la collaborazione. E io so che
nessuno di voi un collaboratore del nemico, che nessuno di voi neanche lontanamente favorevole
allimperialismo e che siete tutti decisamente per la liberazione dellArgentina (). Pensiamo allindi-
struttibile unit di tutto il nostro continente, pensiamo a tutto ci che ci alimenta e ci unisce, e non a ci
che ci divide, pensiamo a tutte le nostre stesse qualit, pensiamo alla nostra economia parimenti distorta,
ai nostri popoli ugualmente oppressi dallo stesso imperialismo, pensiamo che siamo parte di un esercito
che si batte per la sua liberazione, in ogni pezzo di mondo in cui non la si ancora conquistata, e prepa-
riamoci a celebrare un altro 25 maggio, non pi in questa terra generosa ma nella nostra propria terra e
sotto distinte insegne, sotto nuovi simboli, allinsegna del futuro, sotto il simbolo della costruzione del
socialismo, allinsegna della vittoria.

Per quanto riguarda il 1964, lArgentina aveva ospitato nei propri territori due guerriglie
rurali, rivoluzionarie, ma di diverso segno: una peronista, laltra socialista - entrambe impe-
gnate a cambiare il sistema.
Gli Uturuncos (peronisti), che in quechua vuol dire uomini-tigri, si lanciano nella
lotta armata la vigilia di Natale del 1959, assaltando con successo il commissariato del vil-

139
laggio di Fras, nella provincia di Tucumn. Sar questa lunica sua azione. I suoi obiettivi
sono spiegati dal comandante Uturunco (il gallego Enrique Manuel Mena, che nel 1963
incontrer il Che allAvana) nellunica intervista che si conosca: Sospinti dal nostro orgo-
glio di argentini consapevoli che la patria, dalle mani legate, sta trasformandosi in una colo-
nia dellimperialismo, abbiamo deciso di impugnare le armi in sua difesa I nostri vessilli
sono la Sovranit politica, lIndipendenza economica, la Giustizia sociale. Considerano
come principale obiettivo della lotta armata il ritorno in patria del generale Juan Pern e la
restituzione della salma della patrona degli umili, Evita Pern. In un passaggio dellinter-
vista gli chiedono se ammettono nelle proprie fila combattenti di qualsiasi ideologia, ed egli
risponde: Non operiamo discriminazioni nei confronti di chi voglia battersi per la libera-
zione della patria. La nostra bandiera raggiunge l80% della popolazione che, a seconda
delle condizioni sociali, pu e deve partecipare alla lotta.
LEjrcito guerrillero del pueblo (Egp) potrebbe essere presentato come il primo tenta-
tivo fochista, serio ed organizzato, direttto dal Comadante Segundo, il giornalista
argentino Jorge Ricardo Masetti, che muore in questo tentativo. Si organizzano nella selva
di Salta nel 1963, ma lanno succesivo vengono infiltrati dai servizi segreti, per cui il pro-
getto si disintegra; un progetto singolarmente ambizioso, che prevedeva di inserire nel per-
corso come capo della guerriglia lo stesso Che Guevara.
In una lettera aperta diretta al presidente Arturo Illia dalla montagna - dallaccampa-
mento Augusto Csar Sandino - datata 9 luglio 1963, gli chiedono di non piegarsi al ricatto
dei potenti
eterni ricattatori, banditi con cannoni, guardaspalle a disposizione dellimperialismo e delloligarchia
Dov il suo spirito ribelle? Dov il suo ardimento?, se nel momento pi importante della sua vita civile
lei cede e riconosce pubblicamente di essere stato costretto a pagare il prezzo di sconfiggere avversari
proscritti, di parlare di rivali costretti al silenzio, di agitare le sue parole dordine contro chi sar condan-
nato al carcere se solo avr menzionato il suo nome, di fare libero uso del meccanismo elettorale del suo
partito, contro organizzazioni fatte a pezzi dallapparato repressivoIl suo fatalismo ci contagerebbe
tutti, perch noi che non accettiamo linganno, che respingiamo il ricatto, che vogliamo vedere la nostra
patria libera per sempre dal giogo imperialista, ci rifiutiamo di pagare altro prezzo che non sia quello della
nostra vita, dedicata alla lotta, armi in pugno contro coloro che, precludendoci ogni via pacifica, vogliono
costringerci a vivere nelloppressione, sotto la loro censura e la loro frusta, sotto i loro cannoni e carri
armati, i loro aerei e le loro bombe. Alla forza delle armi al servizio delloligarchia e dellimperialismo
opporremo la forza delle armi impugnate dal popolo e sorrette dalla sua causa. Siamo saliti in montagna
armati e organizzati e scenderemo solo per dare battaglia. Siamo i soli uomini liberi in questa Repubblica
oppressa e ormai non smetteremo pi di esserlo. Questo nostro lesercito dei ribelli, lesercito di chi non
si piegher, quello di chi respinge i negoziati fraudolenti di politici fraudolenti in collegi elettorali fraudo-
lenti. Quello di coloro che non pagano spaventati dai ricattori e che invece li combattono con tenacia e
fermezza. E lasceremo le nostre armi per ritornare ai nostri attrezzi del mestiere solo quando vi saranno
nel paese un governo che non sia frutto della frode e della coercizione ed un esercito composto da militari
degni, che si sentano parte del popolo e si considerino al servizio di questo.

Dal settore pi combattivo del peronismo proviene una risposta analoga. Nellagosto del
1964 viene redatto il programma del Movimiento revolucionario peronista, redatto dalla
penna ispirata di Gustavo Rearte: un programma di lotta ed impegno che diverr con il
tempo paradigmatico. Ecco la parte che indica limpegno che si assumer ufficialmente:
Assumiamo di fronte al popolo e alla storia limpegno di dare la vita per la realizzazione del programma
rivoluzionario Assumiamo di fronte al popolo e alla storia limpegno di forgiare lesercito del popolo
che incanali la capacit rivoluzionaria popolare nella lotta contro lesercito occupante, consentendo, insie-
me alle milizie operaie, di avviare la lotta armata contro i settori privilegiati nazionali e imperialisti, come
forma di azione politica Per il rientro senza condizioni del generale Pern. Per la liberazione nazionale
e sociale della nostra patria e del nostro popolo. Per la rivoluzione antimperialista dellAmerica latina e
del mondo. Viva Pern. Viva la rivoluzione. Liberazione o morte.

Evidentemente, le idee stanno cominciando a confluire in un unico filone di battaglia per


lemancipazione. Sempre nel 1964, a Buenos Aires viene reso noto il Manifesto prelimi-

140
nare al Paese del Grupo Condor, il cui comitato fondatore ed esecutivo formato da Juan
Jos Hernndez Arregui, Rodolfo Ortega Pea, Eduardo Lus Duhalde, Oscar Balestieri,
Ricardo Carpani, Alberto Belloni, Rubn Bortnik e Rubn Borello. E gente che appartiene
al Movimento nazionale peronista e alla sinistra nazionale e che, senza paura delle parole,
adotta pubblicamente, e per decisione unanime dei suoi membri, il metodo marxista nelle
sue analisi storiche, economiche e culturali. Mette quindi in guardia sul panico che regna
fra gli intellettuali piccolo borghesi: non c niente di strano che si sentano timorosi di
fronte alle lotte decisive tra il mondo capitalistico e quello proletario. Come le Sabine, rapi-
te ai genitori, gli intellettuali cercano di infilarsi tra i combattenti per provare a persuaderli
ad usare armi che non facciano troppi danni. Condor accusa questi intellettuali di scissioni-
smo ed opportunismo codardo nei confronti della classe operaia.
Il 1964, comunque, conclude una prolungata frustrazione popolare. A dicembre, il
governo Ucr [Unin cvica radical] di Illia insediatosi grazie alla messa fuori legge del
peronismo ed eletto da meno del 25% dei voti espressi in connivenza con la dittatura mili-
tare brasiliana e con limperialismo nordamericano, vieta il rientro in patria di Pern. Lo
stesso Pern, in una lettera da Rio de Janeiro, del 2 dicembre, spiega:
Ai compagni peronisti. Il governo mercenario di questo paese ha stroncato il mio primo tentativo di rien-
trare nel paese. Una vera e propria cospirazione internazionale, diretta e orchestrata dallimperialismo
dominante con il concorso di paesi in mano ad usurpatori sottomessi e asservitori dei loro popoli, ha potu-
to in questa circostanza pi di quanto non abbia potuto la ragione che ci anima In queste condizioni, la
risposta dei nostri nemici allofferta di pace e al mio tentativo di rientrare nel paese per realizzarla, la
guerra. La responsabilit di ci che dovr succedere in futuro ricadr su di loro, come pure le conseguen-
ze Quanto allazione, bisogna smettere di stare a guardare. Occorre avviare la guerra integrale con ogni
mezzo, in ogni luogo e in ogni momento.

Linasprimento della posizione di Pern d modo al settore peronista (con contatti fluidi
con la Rivoluzione cubana) di elaborare una strategia che, se avesse avuto buon esito,
avrebbe mutato definitivamente il quadro politico argentino e latinoamericano.
Che io sappia, Pern non ha mai risposto a una lettera che verso la met di gennaio del
1965 gli mandarono insieme Cooke e Amado Olmos (un onesto sindacalista del settore
della sanit), perch andasse a vivere a Cuba. Naturalmente non so neanche se labbia rice-
vuta, perch essa avrebbe dovuto essere prima approvata nellassemblea plenaria della Cgt,
e non lo fu, ma non venne neppure formalmente respinta: una situazione chiaramente ambi-
gua, comunque la si consideri. Ma, conoscendo Pern, sicuramente qualcuno deve averglie-
ne consegnata una copia.
Nella lettera, dopo una puntuale analisi della situazione argentina e di quella interna al
movimento peronista dopo il fallito rientro, si passa ad enunciare e ad elencare gli otto
motivi per cui Pern dovrebbe trasferire la propria residenza dalla Spagna a Cuba.

Senza la minima esitazione le diciamo che, sia noi sia la massa dei peronisti, riteniamo
che il luogo della sua residenza deve essere Cuba. Per molte ragioni, le cui principali rite-
niamo siano:
1. il paese che pi d fastidio allimperialismo;
2. rappresenta un elemento di chiarezza, che non d luogo ad ambiguit o a dubbi e non
autorizza trattative e manovre che potrebbero solamente danneggiarci;
3. mentre ad esempio in Egitto lei si allontanerebbe, andando a Cuba si avvicina, sta in
America;
4. data la specificit del regime castrista, non significa che il peronismo abbandoni la pro-
pria, mentre il comune destino rivoluzionario il nesso che lintero popolo capisce;
5. l avrebbe una sicurezza totale, garantita da un regime difeso da un popolo in armi,
senza parlare dei fattori internazionali che costringono gli Stati Uniti a non prendere
misure dirette contro Cuba;

141
6. da l, lei pu parlare direttamente da Radio Habana ai peronisti, visto che la si riceve
perfettamente in Argentina;
7. quello cubano lunico governo che sempre stato fraternamente generoso con il
peronismo e con lei e, nel pieno del drammatico 2 dicembre, ha levato la sua voce per
offrirle asilo e ospitalit, contro la canea aizzata dallimperialismo nordamericano;
8. infine, se subiamo tutti i danni che derivano dallessere un movimento rivoluzionario,
dobbiamo anche avvantaggiarci grazie agli aiuti solidali dei paesi e delle forze rivolu-
zionarie di ogni parte del mondo.

Otto mesi dopo, nellottobre dello stesso anno, Pern invia una lettera concisa e taglien-
te alla Giovent peronista, che stava gi sul piede di guerra in Argentina, pronta a passare
allazione. La lettera si divideva in tre parti: Che cosa ricerca il peronismo. Come lottare. Il
nostro dovere di fronte alle masse. Seguivano Raccomandazioni finali.
Della prima parte segnalo:
Non cerchiamo assolutamente di sostituire un individuo ad un altro, ma un sistema ad un altro sistema.
Non ricerchiamo il trionfo di questo o quellaltro individuo, ma quello di una classe maggioritaria e che
costituisce la struttura del popolo argentino: la classe lavoratrice Per il proletariato lintera classe
lavoratrice del paese la presa del potere costituisce lavvio di questa rivoluzione cui aneliamo, attraver-
so il cambiamento radicale delle vecchie e caduche strutture demoliberali.

Dalla seconda:
Sviluppare un atteggiamento chiaro: antimperialista, anticapitalista e avverso alloligarchia e al latifon-
dismo feudale non dimenticare mai che i combattenti provengono dalla massa e che senza lappoggio
della massa impossibile il lavoro rivoluzionario.

Dalla terza:
Fondamentale per i nostri giovani capire che devono sempre avere presente nella lotta e nella prepara-
zione dellorganizzazione che impossibile la coesistenza pacifica tra le classi oppresse e gli oppressori.
Noi abbiamo proposto il compito fondamentale di battere gli sfruttatori, anche se sono infiltrati nel nostro
stesso movimento politico. La Patria si aspetta da tutti voi una posizione seria, decisa e senza cedimenti.
Un grande abbraccio, Pern.

Questi eventi, e quelli degli anni successivi (1966 e 1967) saranno di forte dinamismo e
di crescita per il peronismo e la sinistra rivoluzionaria nel suo complesso, e segnano sicura-
mente il punto pi alto di convergenze contro il nemico comune.

Guevara ormai si muoveva lungo lo stesso cammino. In una lettera inviata a Carlos
Quijano, direttore del settimanale di Montevideo Marcha, nel marzo del 1965, dichiara:
Largilla fondamentale della nostra impresa la giovent: ad essa noi affidiamo le nostre
speranze e la prepariamo perch prenda la bandiera dalle nostre mani. E in una decisione
che lo onora come persona e lo eleva come rivoluzionario, facendo coincidere discorso ed
azione per dimostrare la coerenza tra quel che dice e quel che fa, passa alla clandestinit per
tornare immediatamente a raggiungere la lotta armata.
Le agenzie di informazione nordamericane e i loro satelliti in tutto il mondo, e tutta una
campagna di voci, insinuano che la scomparsa del Che si deve a screzi interni con Fidel, o
al fatto che la sua pratica avventurista dellinsurrezione non si accorda pi con la tran-
quillit che si vive a Cuba, o che si schierato con la linea del comunismo cinese mentre
Castro ha scelto quella sovietica. Tutte queste ipotesi si gonfiano, si diffondono, si dilatano
o si restringono in seno ai partiti di sinistra tradizionali del nostro paese.
Cooke difende la purezza della Rivoluzione cubana; capisce che debba esserci una
ragione di fondo, per ora segreta, per lassenza del Che, e, da pragmatico e realista quale ,
sottolinea: Quelli che sanno tutto ci rimprovereranno la nostra ingenuit, ma i loro giudizi

142
non ci interessano a meno che prima non si levino contro il regime, sconfiggano
lEsercito e instaurino il socialismo in Argentina.
Il Che si congeda da genitori e compagni:
Cari vecchi Sono passati quasi dieci anni da quando vi scrissi unaltra lettera di commiato. Per quanto
ricordo, mi lamentavo di non essere miglior soldato e miglior medico; la seconda cosa ormai non mi inte-
ressa, come soldato non sono tanto male. Nulla cambiato in sostanza, salvo il fatto che sono molto pi
cosciente, che il mio marxismo si radicato e depurato. Credo nella lotta armata come unica soluzione
per i popoli che lottano per liberarsi e sono coerente con le mie idee. Molti mi definiranno avventuriero, e
lo sono; ma di un genere diverso, di quelli che rischiano la pelle per dimostrare le proprie verit. pu darsi
che questa sia la volta definitiva. Non lo cerco, ma rientra nel calcolo logico delle probabilit. Se cos,
eccovi un ultimo abbraccio2.

Ai compagni scrive attraverso la lettera che fa pervenire allamico Fidel Castro:


Un giorno passarono a chiedere chi si doveva avvisare in caso di morte e la possibilit reale del fatto ci
colp tutti. Poi scoprimmo che era vero, che in una rivoluzione si vince o si muore (se vera). Molti com-
pagni sono caduti lungo il cammino verso la vittoria Sento di aver compiuto la parte del mio dovere
che mi legava alla rivoluzione cubana nel suo territorio e mi congedo da te, dai compagni, dal tuo popolo,
che ormai il mio Altre terre del mondo reclamano il contributo dei miei modesti sforzi. Io posso fare
ci che a te negato per le tue responsabilit alla direzione di Cuba, ed giunta lora di lasciarci Sui
nuovi campi di battaglia porter la fede che mi hai inculcato, lo spirito rivoluzionario del mio popolo, la
sensazione di compiere il pi sacro dei doveri:: lottare contro limperialismo ovunque esso sia Fino alla
vittoria sempre. Patria o morte! Ti abbraccia con tutto il fervore rivoluzionario Che3.

Quasi parallelamente a questa decisione di tornare in prima fila sul campo di battaglia,
Guevara fa pervenire alla Tricontinentale (Organizzazione di Solidariet dei popoli
dellAfrica, Asia e America Latina) un ampio articolo, in cui denuncia energicamente la
politica nordamericana di inviare propri soldati per reprimere i movimenti rivoluzionari di
liberazione in qualsiasi parte del mondo ed esorta i popoli aggrediti a rispondere adeguata-
mente. Chiude il suo scritto con una lunga frase che costituir una sorta di carta di identit
per unintera generazione di latinoamericani che si unisce alla lotta rivoluzionaria:
Ogni nostra azione un grido di guerra contro limperialismo e un appello vibrante per lunit dei popo-
li contro il grande nemico del genere umano: gli Stati Uniti dAmerica. In qualunque luogo ci sorprenda
la morte, sia la benvenuta, purch questo nostro grido di guerra sia arrivato a un orecchio ricettivo. e
unaltra mano si tenda per impugnare le nostre armi, e altri compagni si apprestino a intonare i canti lut-
tuosi col crepitio delle mitragliatrici e nuovi gridi di guerra e di vittoria3.

E, a quanto pare, gli orecchi ricettivi stavano dappertutto.


In un testo, che si verr a conoscere tempo dopo e rivolto alle Forze armate rivoluziona-
rie (Far) che nel 1973 si fonderanno con i Montoneros uno dei pi brillanti intellettuali
di questa formazione, Carlos Olmedo, fissa le origini di questa organizzazione:
Nacque contemporaneamente al colpo di Stato di Ongana, anche se dal punto di vista concettuale o del
progetto teorico lidea di costituirsi come gruppo per praticare la lotta armata sorge pi o meno allepoca
in cui Guevara scompare da Cuba, (e) quelli di noi che si identificavano con il suo progetto rivoluzionario
intuirono che in qualche modo cera qualcosa da fare insieme a lui
Fu cos che ci raggruppammo in attesa degli ordini del Che e ci proponemmo innanzitutto una politica
di addestramento militare. Com noto, allepoca laddestramento era offerto con grandissima generosit e
al tempo stesso senza discriminazioni dalla Rivoluzione cubana. Quando il Fronte di liberazione nazionale
(Fln) si vede costretto ad avviare le operazioni e il mondo assiste alla riapparizione del Che, abbiamo visto
mettersi in moto il tragico treno della guerriglia boliviana senza che riuscissimo a prenderne lultimo vago-
ne. Nei mesi di sviluppo della lotta del Fronte noi ci proponevamo comunque di essere lappendice argenti-
na di quella colonna e di rientrare in Argentina agli ordini del Che e dei comandanti temprati nella guerra.

2 Lettera ai genitori, del primo aprile 1965, in E. Che Guevara, Scritti scelti, cit., p. 721.
3 Ibid., pp. 723-5.

143
E quanto al Che, malgrado la sua sconfitta militare, ritengono se ne possa ricavare un
potenziale trionfo, in quanto il Che ottiene una grande vittoria: quella di imporre un model-
lo di rivoluzionario, un esempio di coerenza, di abnegazione e, fondamentalmente, di una
fede indistruttibile nella possibilit della vittoria rivoluzionaria. Quel che sta facendo, con la
sua morte, di farci riassumere le responsabilit che avevamo scaricato sulle sue spalle.

Infine, mi sembra importante segnalare - allinterno di questo stesso testo - la rivendica-


zione storica del peronismo fatta attraverso una dichiarazione di appartenenza.
Mi ha detto, a un certo punto della conversazione, dellinserimento nel peronismo delle
Far. Vuol dire che fino ad allora lorganizzazione non era peronista?
Pu sembrare una domanda ambigua, ma laccetto cos com, perch pu anche esse-
re al tempo stesso chiarificatrice.
Noi non ci siamo inseriti nel peronismo, perch questo non un club o un partito al
quale ci si iscriva. Il peronismo essenzialmente unesperienza del nostro popolo e quello
che stiamo facendo ora scoprire che noi siamo sempre stati inseriti in questa esperienza o,
per dirla diversamente, stiamo ripercorrendo il percorso di equivoci e malintesi per cui in
certe fasi della nostra vita non siamo stati capaci di capire che eravamo sempre inseriti in
quellesperienza, nel senso che essa fa parte del nostro popolo, di chiunque si identifichi
con linteresse dei pi, non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche di coloro che, per
la propria condizione, per la collocazione nel processo produttivo, sono i soli che possano
dar vita a una societ senza sfruttamento.
Diceva che alcuni di noi non sono stati peronisti. In effetti, molti di noi non provengo-
no da famiglie operaie ma del ceto medio, e per uninsieme di ragioni che perfettamente
possibile ricostruire, abbiamo frainteso lesperienza peronista, e per giunta in qualche modo
ci siamo visti collocati sul fronte delloligarchia. Uno dei tratti pi significativi delle ultime
tappe del nostro processo, fondamentalmente dal 1955 ad oggi, la graduale rivalutazione
dellesperienza peronista fatta da vasti settori di ceti medi, specie dal movimento studente-
sco. Molti di noi, figli di queste classi, membri di quel movimento, abbiamo anche compiu-
to questo percorso ed oggi non ci inseriamo nel peronismo come in qualcosa di nuovo o di
diverso, ma assumiamo appieno e profondamente la nostra condizione di membri del nostro
popolo. In questo senso la sua domanda ambigua e chiarificatrice al tempo stesso.
Accin revolucionaria peronista, tramite Cooke, abbozza una traccia di Risposta
allinchiesta preliminare su due punti del progetto di agenda per la Prima Conferenza
dellOlas, che tratta nientemeno che dellinsurrezione armata e della necessit di raggiun-
gere una comune strategia con il resto dei movimenti rivoluzionari latinoamericani. Come
logico, affronta la situazione nazionale dopo il colpo di Stato militare del 1966.
Occorre distinguere tra politica rivoluzionaria, che si propone la presa violenta del potere, e il momento
insurrezionale, che pu tardare a presentarsi, per vari motivi.. Bisogna tuttavia tenere conto che il momen-
to dipende, in larga misura se non completamente, dallavanguardia rivoluzionaria. Nel caso argentino le
condizioni esistevano gi prima del colpo di Stato militare del giugno 1966, che non ha mutato la sostan-
za classista e filoimperialista del regime. Il colpo di Stato, tuttavia, ha mutato le condizioni operative e
tattiche della guerra rivoluzionaria in quanto: a) acuisce i conflitti che nella semilegalit e nel gioco politi-
co-partitico si trovavano davanti forme e mediazioni politiche che li protraevano, li diluivano negli aspetti
violenti ecc.; b) ha lasciato fronte a fronte le due forze antagoniste: lesercito e gli interessi suscitati dal
suo potere repressivo, da un lato, e le masse lavoratrici, dallaltro; c) con la scomparsa dei margini di
semilegalit, si restringono i margini della zona intermedia in cui i conflitti venivano ritardati e rinviati; le
forme di opposizione prima pacifiche diventano ora illegali e c posto soltanto o per la sottomissione
alla dittatura che impossibile o per la sovversione.

Sostiene inoltre che:


Nelle attuali condizioni argentine, il regime si trova nellultima fase; questo non vuol dire che facciamo
previsioni sulla sua durata ma che, qualitativamente, passato alla fase di dittatura militare aperta. Poich
per il regime borghese pu continuare ad alternare periodi di diretto potere militare con altri di falsa

144
legalit attraverso la frode e la proscrizione, riteniamo che la politica dei fronti di lotta per le libert
democratiche diventi ora pi nefasta che mai, giacch offrirebbe al regime la via duscita che auspicano i
suoi settori pi svegli (incluso limperialismo nordamericano) per evitare lusura che comporta per
lEsercito lesercizio del governo, vero puntello dellordine dello sfruttamento interno e internazionale.
Occorre sbarrare la strada allalternativa dittatura militare o semilegalit fraudolenta (unalternativa
interna al regime) e proporre lalternativa inconciliabile dittatura violenta padronale e imperialista o
rivoluzione liberatrice attraverso la sconfitta armata del regime.

A distanza di centottanta giorni, nella Prima Conferenza dellOlas allAvana, Cooke, in


qualit di capo della delegazione argentina, insister sullesigenza di prendere il potere,
liberare la nazione e instaurare il socialismo.
Non abbiamo formule infallibili e lunit che propugniamo come la sola possibile non implica il fatto di
disperderci e correre sui monti, ricorrere a trincee o barricate, ma condividere la volont di lavorare con
chiari obiettivi a una comune strategia. I realisti vivono tranquilli e pacifici in attesa di condizioni che
ritengono, con misteriosi sistemi di commisurazione teorica, essere condizioni che hanno la propriet di
stare sempre al di l delle condizioni predominanti in una dato momento concreto Pensiamo che
lAmerica sia fin troppo piena di giovanotti prudenti, amministratori prolissi del buon senso posto sullo stes-
so piano della verit rivoluzionaria. E piena di gente sensata, rispettosa della rispettabilit, di razionalizzato-
ri della nazione, di solenni pagliacci. Gente che morta non meno delle idee che espone con la magistrale
sicumera di chi non vede mai nulla Noi rivoluzionari non amiamo la morte, ma la rivoluzione4.

Una rivoluzione che conserva princpi etici inviolabili a garanzia del suo trionfo futuro.

Nella selva boliviana, dove il gruppo guerrigliero accerchiato, in una notte stellata e
intorno a un focherello, il Che conversa con il francese Rgis Debray, che si nasconde sotto
lo pseudonimo di Danton:
Vedi questo pan di zucchero, Danton? Supponiamo che pesi 20 grammi; se ne potreb-
bero fare due buoni bocconi, di duecento calorie ciascuno, e basta. Andiamo avanti e sup-
poniamo che ti girino intorno dieci affamati e che dipendano tutti da te. Che cosa faresti?.
Estrarrei a sorte i due beneficiari.
Perch?
E preferibile che due compagni abbiano la possibilit di sopravvivere mangiando
qualcosa, che non dieci persone senza alcuna possibilit, se mangiano niente dieci volte.
Sbagli, Danton. Ognuno deve avere la sua briciola e accada quel che Dio vuole. La
rivoluzione ha i suoi princpi. E avr sempre due burocrati in meno
Credi sia meglio che crepino con sicurezza dieci rivoluzionari in assoluta parit di con-
dizioni?.
Se il morale sar salvo, lo sar anche la rivoluzione. Altrimenti, che senso ha?.

Il Che viene ferito e catturato, per essere poi ucciso senza misericordia. E l8 ottobre
1967. Il mondo si commuove. Lo piangono i popoli, si rinfrancano i potenti.
Molti intelletuali dellarea del Ro de la Plata scriveranno su di lui. Una lista sicuramen-
te incompleta dovrebbe includere i nomi seguenti: Eduardo Galeano, Idea Vilario, Alberto
Szpunberg, Carlos Mara Gutirrez, Angel Rama, Julio Huasi, Julio Cortzar, Mario
Benedetti, Isidoro Blaistein, Carlos Penelas, Horacio Staricow, Ezequiel Martnez Estrada,
Leopoldo Marechal, Mariano Grondona, Sal Ibargoyen Islas, Humberto Costantini,
Abelardo Castillo, Rubn Caccamo, Rodolfo Walsh, Francisco Urondo, Juan Carlos
Martini, Gustavo Roca, Juan Gelman, Luis Alberto Murray, Mara Rosa Oliver, David
Vias, Arturo Ferr Gadea, Orlando Toms, Rafael Squirru, Luis Luchi, Mario Roberto
Santucho, Amanda Berenguer, Haroldo Conti, Athos Fava, Rodolfo Puiggrs, Ernesto
Sbato e Juan Domingo Pern.
[Segue il testo del messaggio scritto da Pern per la morte del Che ().]

4 Creare due, tre molti Vietnam la parola dordine, in E. Che Guevara, Scritti scelti, cit., II, p. 677.

145
PER LA MORTE DEL CHE
di Juan Domingo Pern

Lettera di Pern al movimento peronista


sulla morte di Ernesto Che Guevara1

Compaeros,

con grande dolore che ho ricevuto la notizia di una perdita irreparabile per la
causa dei popoli che lottano per la loro liberazione. Noi, che abbiamo abbracciato questo
ideale, ci sentiamo legati fraternamente a tutti coloro che, in qualsiasi parte del mondo e
sotto qualsiasi bandiera, lottano contro l'ingiustizia, la miseria e lo sfruttamento. Ci sentia-
mo fratelli di tutti coloro che con coraggio e decisione, affrontano la voracit insaziabile
dell'imperialismo che, con la complicit delle oligarchie senza patria, appoggiate da milita-
ri, marionette del Pentagono, mantengono i popoli nell'oppressione.
Oggi caduto in battaglia, come un eroe, la giovane figura pi straordinaria che abbia
prodotto la rivoluzione in America latina: il comandante Ernesto Che Guevara morto.
La sua morte mi strazia l'anima perch egli era uno dei nostri, forse il migliore: un
esempio di condotta, di abnegazione, di spirito di sacrificio e di rinuncia. La profonda con-
vinzione che la causa da lui abbracciata era giusta gli dava la forza, il coraggio e il valore
che oggi lo elevano al rango di eroe e di martire.
Ho letto molti dispacci che vorrebbero presentarlo come un nemico del peronismo.
Nulla pi assurdo. E ammettiamo pure che sia vero che nel 1951 fu coinvolto in un tenta-
tivo di colpo di stato: che et aveva allora? Io stesso, quando ero un giovane ufficiale, ho
partecipato a un colpo di stato che rovesci il governo popolare di Hiplito Irigoyen. Io
pure allepoca sono stato utilizzato dall'oligarchia. L'importante rendersi conto dei propri
errori e di rimediarvi.
E come vi ha rimediato il Che!
Nel 1954, quando in Guatemala egli lottava in difesa del governo popolare di Jacobo
rbenz, contro il protervo intervento militare degli yankees, diedi personalmente delle
istruzioni alla Cancelleria perch trovasse una soluzione alla difficile situazione di questo
govane e coraggioso argentino; stato cos che egli potuto partire per il Messico.
La sua vita, la sua epopea sono gli esempi pi puri che devono seguire i nostri giovani e
i giovani di tutta l'America latina.
Non mancher chi cercher di adombrare la sua figura. L'imperialismo, terrorizzato dal-
l'enorme prestigio che egli aveva gi conquistato presso le masse popolari; altri ancora, che
non vivono la realt dei nostri popoli oppressi. Mi gi arrivata la notizia che il Partito

1 E uno dei testi pi celebri, tra quelli attribuiti a Pern e che maggiormente hanno contribuito a creare il suo
mito. Voci dellepoca concordano nel negare che egli abbia scritto personalmente la lettera. E pi probabile che
labbia fatto J.W. Cooke, ponendo il capo del Movimiento davanti al fatto compiuto. E anche vero, per, che
Pern non ha mai smentito lautenticit del testo, attribuendosene in tal modo la responsabilit politica e ideologica.
In italiano la lettera stata pubblicata da R. Massari, nella nuova edizione del suo lavoro su Il peronismo, Erre
emme, Roma 1997 (1975), pp. 165-7. E la traduzione che qui riportiamo [n.d.r.].

146
comunista argentino si messo perfidamente in campagna per disonorarlo. Ci non deve
sorprenderci, poich esso si sempre caratterizzato per il fatto di andare controcorrente
rispetto al processo storico nazionale. Esso si sempre opposto ai movimenti nazionali e
popolari. Di questo possiamo essere testimoni noi peronisti.
L'ora dei popoli arrivata e le rivoluzioni nazionali in America latina sono un fatto irre-
versibile. L'equilibrio attuale sar spezzato, poich sarebbe infantile credere che si possano
superare senza rivoluzione le resistenze delle oligarchie e dei monopoli finanziari dell'impe-
rialismo.
Devono avvenire delle rivoluzioni socialiste; che ognuno faccia la sua, poco importa il
marchio che essa porter. E' per questo e a causa di questo che debbono collegarsi tra loro
tutti i movimenti nazionali, allo stesso modo in cui sono solidali tra loro i profittatori dei
privilegi.
La maggior parte dei governi latinoamericani non vuole risolvere i problemi nazionali,
semplicemente perch essi non rispondono agli interessi nazionali.
Davanti a questo fatto, io credo che le parole non siano sufficienti. E' necessario entrare
nell'azione rivoluzionaria, con una base organizzativa, con un programma strategico e delle
tattiche che rendano possibile la realizzazione della rivoluzione. Questo compito deve esse-
re affrontato da coloro che se ne sentono all'altezza. La lotta sar dura, ma il trionfo definiti-
vo apparterr ai popoli.
Per tutto un periodo essi avranno la forza materiale, superiore alla nostra, ma noi contia-
mo sulla straordinaria forza morale che ci d la convinzione della giustezza della causa che
difendiamo e la ragione storica che ci asseconda.
Il peronismo, coerente con la propria tradizione e le proprie lotte, come Movimento
nazionale, popolare e rivoluzionario, rende un omaggio commosso all'idealista, al rivolu-
zionario, al Comandante Ernesto Che Guevara, guerrigliero argentino, morto in combatti-
mento, impugnando le armi per il trionfo delle rivoluzioni nazionali in America latina.

Madrid, 24 ottobre 1967


Juan Domingo Pern

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3. Guerriglie e guerriglieri
Lincontro con il Che, in quegli anni di Manuel Justo Gaggero
Ricordo di Jorge Ricardo Masetti di Gabriel Molina
LEsercito guerrigliero del popolo di Humberto Vzquez Viaa
Jorge Ricardo Masetti: El Comandante Segundo di Gabriel Rot
Mario Roberto Santucho di Mara Seoane

LINCONTRO CON IL CHE, IN QUEGLI ANNI


di Manuel Justo Gaggero1

Nel 1959 non ci sentivamo coinvolti dal processo cubano, anzi lo vedevamo, ci appariv,
o veniva presentato dalla stampa di allora, come una riedizione della cosiddetta rivoluzio-
ne liberatrice, che nel 1955 aveva messo fine al governo di Pern. Essendo peronisti, era
una cosa grave, e ci allontanava da quellevento politico rivoluzionario. Daltro canto, tutta-
via, provavamo una certa ammirazione per quei giovani Fidel, il Che, Camilo che ave-
vano offerto lesempio di uno scontro cos frontale con la dittatura di Batista e avevano
fatto lesperienza della guerriglia in montagna, un metodo da noi ignorato, ma che ci sem-
brava interessante. In realt ignoravamo come portare avanti una lotta rivoluzionaria.
Quelli di noi che avevano militato in clandestinit nella Giovent Peronista avevano una
qualche esperienza degli anni 1955-57, in piccole operazioni di scarso rilievo, come piazza-
re qualche bomba rumorosa, che in qualche modo stava a indicare che uno dei metodi di
scontrarsi con i settori dominanti era la lotta armata rivoluzionaria. Seguivamo con molto
interesse la Rivoluzione algerina, leggevamo il libro di Aguirre, Argelia, ao ocho, e prova-
vamo ammirazione per chi si batteva per la libert e ci sentivamo rappresentati da questi;
perci, indipendentemente dalle accentuazioni della stampa di allora rispetto alla
Rivoluzione cubana, provavamo una certa simpatia per i suoi principali dirigenti.
Ma questo dur ben poco, perch a un certo punto latteggiamento della stampa verso la
Rivoluzione cubana mut. Questa stessa, fustigata dalla borghesia interna e dallimperiali-
smo, si and definendo sempre meglio e, ormai verso la fine del 1959-inizi del 1960, noi ci
identificavamo completamente con il popolo cubano.

1 Avvocato, giornalista, docente universitario. Ex direttore del quotidiano El Mundo e della rivista Nuevo
Hombre. Membro del Comitato esecutivo del Fronte Antimperialista e per il Socialismo tra il 1973 e il 1974. Fa
parte attualmente del Direttivo dellAssociazione degli Avvocati di Buenos Aires, collabora al giornale Madres de
Plaza de Mayo. Difende organizzazioni sindacali, civili e mutualistiche. El encuentro con el Che: aquellos aos
tratto della raccolta Che el argentino, cit., pp. 23-37 Trad. di Titti Pierini [n.d.r.].

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In quella fase comincia ad avviarsi nelle file del movimento popolare, nelle organizza-
zioni in cui militavamo, un dibattito sul metodo, cio su come procedere per porre fine al
sistema di oppressione, per lottare contro limperialismo. Si dischiude cos la polemica
sulla lotta armata, che investe tutti i settori militanti dellepoca.
In quel periodo andai a vivere a Santa F, dove mi collegai con membri del Partito
socialista, che si era scisso e stava pubblicando una rivista, Situacin, nella quale si affron-
tava la polemica sulla via, pacifica o armata, per la conquista del potere, oltre a riprendere
la posizione tenuta dal Partito socialista nei riguardi del peronismo negli anni della rivolu-
zione liberatrice. Per altro verso, nel movimento studentesco comparve una tendenza,
distaccatasi dalla vecchia Ucri (Unin cvica radical intransigente), capeggiata da David
Vias, Ismael Vias, Ramn Alcalde, Len Rozitchner, il Movimento di Liberazione
Nazionale (Malena), anchesso inpegnato nella polemica sulla via o la forma dello scontro
con limperialismo e con la grande borghesia per la conquista della liberazione nazionale.
Laltro tema in discussione era la questione della natura della rivoluzione, ed era in rap-
porto con la caratterizzazione assunta da ognuno dei settori schierati in questo dibattito
rispetto al peronismo, rispetto al modello di sviluppo produttivo del paese. Quanti di noi
militavano nel peronismo rivoluzionario dellepoca soprattutto nel mio settore riteneva-
no che il paese non presentasse alcun residuo feudale, che fosse un tipico paese capitalista
dipendente, che il suo modello di sviluppo dipendesse dalla subordinazione allimperiali-
smo, ma che avesse comunque superato ogni forma di sviluppo feudale, od ogni forma di
produzione feudale, e che la borghesia nazionale (la borghesia argentina) avesse esaurito il
proprio ruolo, avendo dato il massimo che potesse dare come artefice della trasformazione
tra il 1946 e il 1955. Sostenevamo che la borghesia non era pi in grado n di guidare n di
esercitare una partecipazione egemone in un processo di liberazione, per cui erano la classe
operaia e i ceti popolari a dover assumere la guida della liberazione nazionale, che tra lal-
tro non doveva pi conoscere tappe, ma doveva passare immediatamente ad essere una
rivoluzione socialista.
In contrasto con questa impostazione cerano settori tra cui ricordo i militanti del
Partito comunista che sostenevano che la rivoluzione ammetteva tappe, che dati i residui
feudali presenti in Argentina cera una prima tappa democratica, agraria e antimperialista,
che si sarebbe poi in una seconda fase trasformata in socialista. In questo quadro concepito
dai compagni, la borghesia svolgeva un ruolo importante e, tra laltro, essi non definivano
con chiarezza la questione della via. Insomma, discutevamo sulla natura della rivoluzione e
sul fatto se la via per la presa del potere dovesse essere parlamentare o armata.
Rispetto a questi due problemi, noi sostenevamo la natura antimperialista e socialista
della rivoluzione e che ormai la borghesia aveva svolto la propria funzione, e che la via per
la presa del potere dovesse essere la lotta armata; su queste basi, ritenevamo che, vista le-
sperienza storica, la borghesia e limperialismo (in nessun caso i ceti dominanti avrebbero
consegnato il potere per via pacifica) avrebbero difeso il potere con ogni possibile mezzo,
scontrandosi con qualsiasi contestazione provenisse dai settori popolari.
Nel bel mezzo di questo dibattito, nel 1961, facemmo unesperienza elettorale combina-
ta con la lotta sociale, visto che in quellanno Frondizi decise di anticipare le elezioni della
provincia di Santa F, dove cera un governo sorretto da una discreta base popolare.
Come Giovent Peronista ci mettemmo al lavoro insieme a dirigenti di primo piano,
sviluppando quello che si chiam poi il Fronte giustizialista, che aveva come candidato in
quella tornata elettorale Tarrico Abrahan. Contemporaneamente, mantenevamo rapporti con
elementi del Malena e del Partito socialista (del dipartimento di Santa F, che pubblicavano
la rivista Situacin ed erano in rapporto con la rivista Che). Insieme ad alcuni peronisti di
Rosario, questo gruppo decise di presentarsi alle elezioni con un fronte di marcato accento
antimperialista, unalleanza che in alcune delle proprie iniziative si avvalse, come parte
della campagna elettorale, della presenza della madre del Che.

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Da parte sua il Partito comunista, con qualche altra frangia del radicalismo, inclusi alcu-
ni peronisti, mise in piedi il cosiddetto Partito del lavoro e del progresso, scontrandosi con
lUnione civica radicale intransigente, il partito di governo. Il Partito giustizialista venne
sconfitto.
Contemporaneamente a questa esperienza elettorale, che fu per noi interessante in quan-
to ci forn loccasione per un grosso dibattito sul Programma, ottenemmo anche qualche
importante successo in questo senso, avanzando rivendicazioni quali la riforma agraria,
considerate quasi di sinistra dai settori di destra del Movimento. Oltre a servirci del pero-
nismo e a collegarci con esso nella citt di Santa F, a Rosario e in centri dellinterno della
provincia, si verific in concomitanza anche un grande sciopero delle ferrovie, che raggiun-
se punte molto alte, come al momento dellincendio di alcuni vagoni di un treno merci nella
citt di Laguna Paiva, molto vicina a Santa F.
Tra le iniziative di sostegno allo sciopero facemmo alcune nuove esperienze e alcune
altre non tanto nuove di tipo seminsurrezionale, come piazzare qualche congegno esplosi-
vo per impedire il trasporto, e cose del genere. E questo ci rafforz nella convinzione che
era questa la strada (la lotta rivoluzionaria) che avrebbe portato il popolo al potere.

Il viaggio

Alla fine del 1961 ci pervenne, a Santa F, la notizia che sarebbe arrivata a Montevideo
verso il febbraio-marzo del 1962, Alicia Eguren, la compagna di William Cooke. Non li
conoscevamo, ma avevamo contatti e una grande ammirazione per Cooke. Egli rappresenta-
va in certo senso per noi un punto di riferimento ideologico e politico: un individuo che si
era distinto per aver assunto in Parlamento (nel 1946 e nel 1952) una posizione di aperto
scontro con limperialismo. Si era opposto alla firma dellAtto di Chapultepec, del Patto di
Rio de Janeiro. Aveva assunto nel 1955 una posizione coraggiosa, quando il generale Pern
lo aveva designato come portavoce del Partito peronista, proponendo lorganizzazione della
milizia operaia, ed ora aveva concluso la propria vicenda con lesilio a Cuba. Tutto ci
accreditava la convinzione che dovessimo collegarci con lui e con Alicia Eguren, nellin-
tento di costruire un Fronte di Liberazione Nazionale.
Mi recai con un altro compagno a Montevideo per incontrarci con Alicia e l la conobbi.
Mi fece una grande impressione, una donna giovane, molto bella, estremamente intelligente
e interessante, dagli occhi vivacissimi. Ci impression veramente a tutti i livelli, oltre a
infonderci grande fiducia nella giustezza del percorso intrapreso della costruzione del
Fronte di Liberazione, per il quale in quel momento cerano condizioni eccezionali, visto il
sostegno del governo della Rivoluzione cubana a un progetto di liberazione nel nostro
paese. Ci parl del Che, sul quale avevamo letto parecchio. Era una figura esemplare, un
punto di riferimento. Avendo letto il suo intervento a Punta del Este, lo avevamo particolar-
mente presente, come anche il suo viaggio a Buenos Aires e quel misterioso e strano accor-
do con Frondizi. Tutta la sua storia ci induceva a pensare che fosse realmente il compagno,
che lui e Cooke fossero i compagni che dovevano giuidare un processo rivoluzionario di
liberazione in Argentina.
Discutiamo con Alicia e, in quella sede, si decide il viaggio allAvana, giacch l ci
avrebbero fornito non solo un addestramento, ma anche il sostegno logistico per poter orga-
nizzare il Fronte di Liberazione e avviare la lotta rivoluzionaria in Argentina. Ricordiamo
che in quel momento cera stato un colpo di Stato civil-militare e cera Guido Frondizi al
governo. Siamo tra marzo e aprile del 1962. Frondizi non aveva riconosciuto lesito delle
elezioni in cui era stato consacrato governatore della Provincia di Buenos Aires Andrs
Framini e in cui anche il peronismo si era affermato in altre otto province. Si viveva in un
clima conflittuale, di confronto e di scontro. Il governo civil-militare aveva preso alcune

150
misure di carattere repressivo nei confronti di eminenti dirigenti politico-sociali dellepoca.
Cera il contesto giusto: non esisteva una democrazia formale accettabile, perch anche
quando il Parlamento funzionava, esso e i suoi membri erano privi di legittimit, giacch la
messa al bando del peronismo faceva mancare le maggioranze popolari, per lassenza dei
suoi esponenti.
In questa situazione, decidemmo di andare a Cuba. Il gruppo di cui facevo parte era for-
mato da militanti universitari di provata esperienza di Santa F e da compagni provenienti
dal Movimento operaio comunista (la frazione del Partito comunista uscita nel 1947 con
Rodolfo Puiggrs), con i quali cera concordanza politica e metodologica e che ci aiutavano
con la loro esperienza e la loro preparazione ideologica a formarci davvero come peronisti
rivoluzionari, a conoscere il marxismo.
Andammo a Buenos Aires in tre compagni, uno dei quali disert allultimo momento
perch aveva una serie di problemi famigliari. Accettare di recarsi a Cuba implicava il fatto
di rispettare alcune condizioni, la prima delle quali era che non si dovesse comunicare con i
famigliari per tutto il periodo; la seconda era non avremmo dovuto cercare di riprendere la
routine nel mio caso, continuare gli studi di diritto a Santa F ma avremmo dovuto
seguito il destino assegnatoci dalla Rivoluzione o dalla Lotta rivoluzionaria o
dallOrganizzazione rivoluzionaria che stavamo forgiando. Infine, bisognava essere disposti
a dare tutto, vita inclusa, per il movimento rivoluzionario.
Partii iniseme al compagno Guido Agnellini, un anziano sarto ed ex comunista.
Viaggiammo separatamente, perch questa era una delle regole, date le tante complicazioni
che cerano allepoca per recarsi a Cuba: praticamente, lunico modo era via Praga e
Messico, dove cerano solo due voli settimanali. Alla fine, dopo moltissimi inconvenienti
verificatisi durante il tragitto, giunsi allAvana.

Il giorno in cui conobbi il Che

La prima impressione che mi resta che la citt non fosse come pensavo. Mi aspettavo
una citt fatta di casa basse, piccola, mentre ci ritrovammo in una capitale di un milione di
abitanti, con edifici alti e grandi alberghi. Il primo impatto fu questo, e il secondo me lo
suscit il fatto di mettere piede in terra di rivoluzione, di imbattermi in un cartellone allae-
roporto che diceva: Benvenuti nel primo territorio libero dAmerica, con ritratti di Marx,
Engels, Lenin e, lungo la strada che porta dallaeroporto alla citt, cartelli che segnalavano
(era il 1962, cera gi stata Playa Girn) la necessit di rafforzare la vigilanza e la resistenza
di fronte allimperialismo e al tentativo di invadere lisola compiuto nellaprile del 1961.
Quando arrivai in albergo, la prima cosa che dovetti fare viste le indicazioni ricevute fu
chiamare Cooke (abitava allHabana Riviera). Scese immediatamente e mi disse che da
quel momento avrei preso il nome di Luis Vlez (Vlez Sarsfield), e che avrei dovuto atten-
dere istruzioni in una stanza che mi avrebbero assegnato nellalbergo. Potevo scendere a
cenare la sera, ma dovevo essere molto cauto nelle conversazioni, perch nellalbergo cera
gente che non doveva venire a conoscere il motivo del mio viaggio allAvana. Mi sarei poi
trasferito in un campo di addestramento militare rivoluzionario dove erano gi arrivati altri
compagni. In genere la composizione era variegata: alcuni provenivano dal peronismo, altri
appartenevano a organizzazioni non-peroniste. Lidea era quella di provare a prepararci
allazione rivoluzionaria e, al tempo stesso, di andare forgiando insieme la base di un fronte
di liberazione nazionale e sociale.
Il giorno seguente vennero a cercarmi molto presto e arrivai allaccampamento, dove
incontrai compagni provenienti da varie tendenze. Cera un gruppo di compagni guidato da
Elas Semn, che provenivano dal Partito socialista e avevano una salda formazione marxi-
sta, come mi resi conto dal contatto e dal rapporto con loro, molto cordiale. Un altro gruppo

151
di cinque o sei persone era una frazione di Palabra obrera, guidata dal Vasco Bengochea,
in polemica con Nahuel Moreno sulla necessit della via armata, dellorganizzazione rivo-
luzionaria, del fronte di liberazione, e di intraprendere lazione armata sulla base dellespe-
rienza cubana e di quella di altri popoli latinoamericani. Cera un gruppo dellEln (Ejrcito
de liberacin nacional), una piccola organizzazione, che riconosceva come padrino ideo-
logico Abraham Gilln. Cerano anche peronisti di varia provenienza, molti dei quali ex
militanti della resistenza, che in quel periodo avevano avuto vari contatti con Cooke.
Appena arrivato al campo cominciarono a verificarsi una serie di problemi.
Il primo inconveniente fu che trascorremmo alcuni giorni senza fare nulla, perch non
arrivavano gli istruttori che ci avevano promesso. In realt, stavamo facendo conoscenza tra
noi, discutendo, ma senza che ci fosse sul posto Cooke o qualche altro istruttore o compa-
gno cubano che ci dicesse quanto sarebbe durato questo periodo preparatorio e che ci spie-
gasse la nostra presenza in quel luogo.
Una sera, quando ormai lambiente era diventato piuttosto teso, ed erano trascorse varie
settimane in cui non avevamo notizie di quale futuro ci aspettasse, comparve il Che. Arriv
insieme ad Alicia Eguren, la compagna di Cooke, ed altri compagni cubani. Io avevo 21
anni e rimasi ovviamente molto colpito; mi parve addirittura pi alto di quanto non fosse, a
pensarci ora.
Arriv e disse: Bene compagni, sediamoci e discutiamo come vedete la rivoluzione in
Argentina; io vi dir come la vedo io. E qui parte la prima polemica con il Vasco
Bengochea sullo scenario della lotta.
Il Vasco sosteneva che la conformazione prevalentemente urbana dellArgentina, con
grandi concentrazioni urbane, la presenza del proletariato industriale con un forte peso
allepoca (si parla degli anni Sessanta, terza fase ddella sostituzione delle importazioni e
con 7 milioni di lavoratori) e tenuto conto del ruolo svolto dal Movimento peronista, cera
da ritenere che lo scenario principale o uno dei principali della lotta in Argentina, a diffe-
renza degli altri paesi dellAmerica Latina, dovesse essere la citt e non la montagna, come
nellesperienza cubana che aveva vinto o come in quella avviata dai compagni venezuelani
e in forte espansione, le famose Far (Fuerzas armadas revolucionarias) e il Partito comuni-
sta venezuelano, o nelle altre che stavano facendo in America centrale vari gruppi guerri-
glieri.
Il Vasco sosteneva la sua tesi segnalando alcune interessanti esperienze verificatesi
durante la resistenza alloccupazione nazista in alcuni paesi europei, dove la lotta urbana
aveva assunto caratteristiche molto importanti, pur riconoscendo che laccumulazione
avrebbe preso le mosse da ununit guerrigliera insediata in montagna, che occorreva cio
disporre ovviamente di unit guerrigliere in montagna, ma bisognava poi pensare che sce-
nario delle lotte in Argentina non potevano che essere Buenos Aires, Rosario, la riva del
Paran, Crdoba, Tucumn: le grandi citt.
Il Che era in totale disaccordo con quanto diceva il Vasco: fece presente che riteneva
che per prima cosa bisognasse costruire il fronte di liberazione da qualche parte in monta-
gna, iniziare le operazioni a partire da ununit di montagna, per poi cominciare nelle citt,
ma a partire da ununit da installare preliminarmente. Pensava alla province di Salta e
Tucumn, lungo la catena montuosa che unisce il nord dellArgentina.
Guevara ammetteva che la rivoluzione dovesse riconoscere le specificit nazionali,
senza perdere tuttavia il suo carattere continentale. La rivoluzione non poteva sopravvivere
in un paese solo, e a Cuba serviva che si sviluppasse il processo rivoluzionario in altri paesi
dellAmerica Latina, perch altrimenti sarebbe stato molto difficile, a novanta miglia dal
mostro, sviluppare unesperienza socialista e rivoluzionaria come quella che stava affron-
tando il popolo cubano. La discussione fu abbastanza accalorata, ci furono altri interventi
(un po pi deboli), che sostenevano luna o laltra delle due posizioni, e non vi fu accordo
in quel primo incontro, anzi si manifest un certo dissenso. Alicia insistette sulla necessit

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di tenere conto del ruolo del peronismo e che era importante ricordare che il peronismo
costituiva la maledizione del paese borghese, come laveva definito John, e in qualche
modo al suo interno cerano tutte le componenti del movimento di liberazione, cosa che non
implicava lo disse chiaramente trascurare altre formazioni rivoluzionarie di sinistra,
tenendo conto per che il peronismo costituiva lidentit politica della classe operaia, la
classe politicamente rivoluzionaria.
Alcuni compagni che non erano intervenuti nel dibattito manifestarono in seguito la pro-
pria preoccupazione nei confronti di quella che ritenevano fosse una decisione della dire-
zione cubana di avviare la lotta in montagna indipendentemente dallelemento cittadino, e
che quindi, una volta finito laddestramento, ci avrebbero trasferiti direttamente a Salta o
nel luogo prescelto per linizio della guerra rivoluzionaria. Questa situazione suscit una
crisi in seno al gruppo convocato a Cuba. Ulteriori discussioni, aggiunte al fatto che sareb-
bero trascorse ancora diverse settimane prima di avere notizie e senza incontrarci con i
cubani o con Cooke, aggravarono il contrasto tra i vari gruppi presenti nellaccampamento.
Dopo diverse settimane ricomparve il Che e dichiar che avrebbe cominciato laddestra-
mento. Ci disse che per loro fornirci questo aiuto rappresentava uno sforzo serio, visto che
oltre ai numerosi gruppi rivoluzionari latinoamericani che ricevevano un sostegno analogo,
ce nerano anche di altri paesi del Terzo Mondo, dal momento che Cuba in quel momento
sosteneva il Che riteneva fondamentale lestensione della rivoluzione non solo in
America Latina, ma anche in Asia ed Africa, e pensava tra laltro di promuovere quella che
sarebbe poi stata la Tricontinentale, e cio unorganizzazione che avrebbe coordinato e pre-
stato appoggio ai vari progetti rivoluzionari nel Terzo Mondo.
Parlammo dellesperienza vietnamita e il Che osserv che effettivamente in quellespe-
rienza si combinavano iniziative di lotta urbana con azioni di guerriglia, ma insisteva sul
fatto che lavvio della lotta rivoluzionaria nei nostri paesi, pur tenendo presenti le specifi-
cit dellArgentina, sarebbe avvenuto a partire dalla montagna verso la citt, con ununit
che in un primo momento si sarebbe costituita appunto in montagna. Ne deriv una nuova
discussione: intervennero in pratica gli stessi che erano gi intervenuti nel dibattito prece-
dente, soprattutto il Vasco.
Il Che si dimostr molto rispettoso nei confronti di Bengochea, per la sua impostazione
molto solida, perch aveva preso parte alla Resistenza peronista, oltre al fatto che Palabra
obrera era unorganizzazione che, in sviluppo in seno al peronismo, aveva subto molti pro-
cessi e il Vasco era stato in carcere per un lungo periodo. Tutto questo gli conferiv lauto-
rit di confrontarsi con Guevara e il Che gliela riconosceva apertamente.
Alla fine, si decise che subito dopo quella discussione sarebbe cominciato laddestra-
mento. E qui emersero chiaramente, nel corso del dibattito, le differenziazioni presenti tra
le componenti del gruppo radunato da John William Cooke. Da un lato, il Vasco e altri
compagni che, pur con divergenze con quanto sosteneva il Che, riconoscevano la necessit
del Fronte di Liberazione e quella di avviare immediatamente iniziative rivoluzionarie
armate in Argentina. Inoltre, essi affidavano a John William Cooke la guida del progetto.
Nel gruppo rientravano il Vasco, alcune persone dellEln e alcuni di noi che facevamo parte
di quello che sarebbe stato il nucleo peronista del gruppo. Altri, invece, sostenevano che in
ogni singolo luogo la Rivoluzione doveva rispettare regole molto specifiche e che non erano
disposti a partecipare a un progetto del genere. Alcuni si spingevano anche pi in l, soste-
nendo addirittura di sentirsi imbrogliati da Cooke e dalla direzione cubana perch non erano
assolutamente venuti per ricevere una formazione militare, ma erano stati convocati per
discutere in che modo dare vita a un progetto di liberazione in Argentina. Avanzavano inol-
tre differenziazioni rispetto allimpostazione marxista rivoluzionaria e sostenevano che
tutto sarebbe dovuto ruotare intorno al peronismo, sostanzialmente con il sostegno di Juan
Domingo Pern. Insomma, senza lappoggio di Pern qualsiasi tentativo rivoluzionario in
Argentina sarebbe abortito.

153
Era questo lasse dei dibattiti, che proseguirono, si approfondirono, dimostrando nelle
successive settimane che era impossibile che da quel gruppo nascesse un Fronte di
Liberazione con possibilit di diventare immediatamente operativo. Il massimo che si
potesse ottenere era di coordinare qualche contatto che si sarebbe poi ripreso in Argentina e
che ciascuno, nella rispettiva collocazione, riesaminasse la possibilit di intese sul piano
dellazione e della politica rivoluzionaria.
Alla fine comparve sulla scena Fidel, mentre fino a quel momento ogni nostro rapporto con
i cubani era avvenuto tramite il Che e Cooke. Egli propose: i cubani avrebbero rispettato lim-
pegno, avrebbero fornito laddestramento necessario ai compagni presenti, ma si doveva rico-
noscere che non cerano le condizioni per dar vita a partire da quel gruppo a un Movimento di
Liberazione, perch questo presupponeva ununit ideologica ed organizzativa, nonch il rico-
noscimento di una direzione. Quindi, quel che restava da fare, da parte della Rivoluzione
cubana, era rispettare limpegno di fornire laddestramento a tutti coloro che partecipavano a
quellesperienza e, da parte di chi riceveva laddestramento, proseguire la lotta rivoluzionaria
in Argentina, nel modo in cui ciascuno la intendeva. Cos si concluse questa esperienza.
Cinque o sei compagni, anzich ricevere laddestramento in comune, venimmo separati
dal gruppo perch avevamo manifestato la nostra adesione a Cooke e la nostra intenzione di
costituire unorganizzazione rivoluzionaria con lui e la sua compagna. Ci trasferimmo
allAvana, dove cominciammo ad avere un rapporto pi stretto con Cooke ed Alicia, riflet-
tendo su come andare articolando un movimento che avrebbe avuto come obiettivo la rivo-
luzione in Argentina.
In quel momento si concep e coordin con il Che e la direzione cubana lidea che
Cooke avesse un incontro con Pern a Madrid per proporre al Vecchio di trasferirsi even-
tualmente a Cuba (si era alla fine del 1962) ed appoggiare da Cuba la costruzione di una
tendenza rivoluzionaria in seno al peronismo, riconoscendo che nel progetto di trasforma-
zione il fattore soggettivo pesava, rappresentando il peronismo lidentit politica della clas-
se operaia e dei settori popolari. E lelemento soggettivo erano indubbiamente il popolo e la
classe operaia, che erano peronisti. Il ruolo dellorganizzazione rivoluzionaria era quello di
porsi alla testa di quel movimento popolare.
Ci si mise daccordo su questo viaggio nel momento in cui Cuba era minacciata di inva-
sione se non fossero stati ritirati i missili sovietici che, secondo i servizi segreti statunitensi,
erano puntati verso le principali citt del sud del paese.
Durante questa crisi si verific un forte scontro tra la direzione cubana e il governo
sovietico, perch questo allora capeggiato dal Primo ministro Nikita Chruscv decise di
ritirare i missili a quanto pare senza neppure consultare il governo cubano. Fidel rese pub-
blico il contrasto - o disputa, o discussione, o divergenza - e si acutizz lo scontro gi esi-
stente su altri terreni tra la direzione cubana e quella sovietica.
Questo sospese lesecuzione del piano elaborato da Cooke e dal Che, con lannuncio e il
sostegno di Fidel e dellintera dirigenza cubana.
Verso la fine dellanno, Cooke si rec a Madrid. Naturalmente lincontro con Pern
indipendentemente dalla nostra volont ebbe il risultato che era logico che avesse, analiz-
zandolo ora. Il Generale sostenne che era del tutto assurdo installarsi a Cuba, perch sareb-
be rimasto completamente isolato, mentre la sua intenzione era di avere un contatto agile
con la direzione peronista in Argentina, che sarebbe stato difficilissimo mantenere da un
luogo isolato. Espresse il proprio appoggio ai cubani e la simpatia per i giovani dirigenti
che erano alla testa della trasformazione rivoluzionaria a Cuba. Si dimostr daccordo con
la necessit di combinare iniziativa politica con azioni di tipo insurrezionale armato, ma
sostenne che, vista la crisi e la decomposizione che si poteva osservare nel governo di
Guido Frondizi, era chiaro che ci sarebbero state elezioni nel prossimo anno e probabilmen-
te il peronismo sarebbe rimasto fuori legge, ma si sarebbe comunque aperto un processo di
tipo democratico, per quanto limitato.

154
Cooke rientr a Cuba con la sensazione di avere subto una sconfitta. Le sue speranze e i
suoi obiettivi non si erano concretizzati e, purtroppo, Pern non aveva capito limportanza
che avrebbe avuto e il segnale che avrebbe rappresentato per il Movimento peronista e per
linsieme del Movimento rivoluzionario del Terzo Mondo la sua presenza a Cuba. E non
aveva capito che Cuba non era solo il centro dove confluiva lintero movimento rivoluzio-
nario dellepoca, ma era il luogo dal quale si sviluppavano i pi importanti processi di
discussione e di dibattito tra i vari movimenti rivoluzionari di allora, non della sola America
Latina, ma anche dellAsia e dellAfrica. Questo significava che vivere a Cuba voleva dire
avere un contatto permanente con i rivoluzionari provenienti dal Vietnam, dallAlgeria,
dallAngola, dal Mozambico, o con venezuelani, cileni, peruviani, dominicani, nicarague-
gni. Era questa la ricchezza che Cooke pensava che Pern si sarebbe perso non accettando
la possibilita di trasferirsi a Cuba.
Si chiudeva in tal modo una fase ricca molto ricca per quanto mi riguarda e si con-
cludeva con la mia convinzione personale che ci fosse chiaramente un forte rapporto e si
fosse raggiunto un grande interscambio comunicativo tra il Che e Cooke in tutti quegli
anni; e che il Che, come si dimostrer in seguito con lesperienza di Masetti, non solo stesse
appoggiando il tentativo di Cooke, ma stesse pensando ad altri progetti rivoluzionari con
altre componenti che avrebbero avuto per scenario il nostro paese.
Quellesperienza fu decisiva per la mia vita.

155
RICORDO DI JORGE RICARDO MASETTI
di Gabriel Molina1

Sbrigati, che. Perch dobbiamo arrivare prima della non-concorrenza.


Quellargentino che parlava cos, dalla pelle olivastra, di trentanni, di mezza statura e dal
volto simpatico era uno degli uomini di Ernesto Che Guevara. Si chiamava Jorge Ricardo
Masetti. Conversando con lui, si capiva perch i cubani avessero battezzato Guevara con il
nomignolo Che: anche lui usava quellintercalare a ritmo continuo.
Masetti risultava simpatico. A volte riusciva a scoprire subito qualcuno che la pensasse
come noi. Era sicuro che lAgenzia Prensa Latina si sarebbe rivelata unimpresa politica e
giornalistica di successo. Ecco spiegato quel suo modo abituale di definire le altre agenzie,
quelle gi affermate, con lepiteto irriverente di non-concorrenza. Ci non era di ostacolo
per apprendere da lui, dalla sua filosofia di vita, quella che per Masetti era una legge: arri-
vare prima degli altri con la notizia e, meglio ancora, arrivare con la verit. Questa era la
lezione per un giovane giornalista, quale ero io allepoca, che lavorava a Prensa Latina.
Jorge Ricardo Masetti nacque nella citt di Avellaneda il 31 maggio del 1929. Da ragaz-
zino si era fatto notare per la sua immaginazione. Un giorno la maestra gli diede, come
compito a casa, di scrivere qualcosa. Il giorno dopo la stessa maestra gli chiese di leggere a
voce alta quello che aveva scritto. Il ragazzino, che era particolarmente sveglio, inizi a
farlo, dopo aver aperto il quaderno. Lei sospettava qualcosa e gli si avvicin: scopr che i
fogli del quaderno erano bianchi. Masetti stava improvvisando e per questo si guadagn
una punizione. Eppure, quella sarebbe stata la sua vocazione: scrivere. Quando aveva 15
anni, inizi a farlo in un quotidiano di Buenos Aires.
Anche se Masetti apparve a Guevara, nel loro primo incontro sulla Sierra Maestra di
Cuba, come una specie di Cantinflas ringiovanito (era il nome di un comico spagnolo),
immediatamente linviato speciale di Radio El Mundo si trasform in un fervente ammira-
tore del suo compatriota: in quel momento non poteva neppure sospettare quale sarebbe
stato il suo destino. Entrambi, con Fidel Castro, realizzarono successivamente lidea di fon-
dare lAgenzia di notizie Prensa Latina e di continuare sulla via della lotta armata.
Ben presto Masetti si guadagn anche il rispetto politico, dopo quello giornalistico. Uno
dei primi episodi che lo videro come protagonista nella veste di direttore di Prensa Latina,
meno di un anno dopo che lAgenzia era stata fondata, avvenne a San Jos di Costarica,
alluscita dalla sala stampa della Sesta conferenza dei Ministri degli esteri latinoamericani.
Un gruppo di nemici della Rivoluzione cubana cerc di sequestrare Masetti e il piccolo
gruppo di giornalisti cubani che lo accompagnava. La rapida risposta che venne proprio da
quei giornalisti fece fallire il tentativo di sequestro. Masetti fu restituito ai suoi compagni
senza una spiegazione, come solita fare la Cia.
Curiosamente, qualche giorno prima del tentativo di sequestro, Masetti aveva fatto cor-
rere a gambe levate per le strade di San Jos un noto ufficiale dei servizi segreti nordameri-
cani che svolgeva il lavoro di spionaggio nella Societ giornalistica interamericana.
Quellufficiale si chiamava Jules Dubois. Masetti lo aveva cacciato fuori della sala, nel
corso di un cocktail offerto dalla delegazione dei giornalisti venezuelani. Con il passare del

1 Direttore editoriale del Granma Internacional, dove larticolo apparso con il titolo El camino de los que
luchan. Trad. di Aldo Garzia.

156
tempo, e ripensando allesempio del sequestro di El Mahdi Ben Barka, ho compreso che a
San Jos di Costa Rica proprio nei giorni del tentato sequestro di Masetti si stava inau-
gurando un nuovo stile del terrorismo di Stato e internazionale: proprio quello che avreb-
be raggiunto il suo culmine nel corso degli anni Settanta e Ottanta in Argentina e in Cile.
Masetti si occup molto della lotta di liberazione dellAlgeria, come gli stessi Guevara e
Castro. Gli fu pure assegnato il compito di trasportare il primo carico di armi un dono
della Rivoluzione cubana agli insorti algerini in piena guerra di liberazione. Masetti rima-
se del tempo in Algeria, prima di viaggiare alla volta dellArgentina.
Con il nome di Comandante Segundo, nella comune terra dArgentina, avrebbe dovu-
to aprire la strada al Che, al quale gi altre terre del mondo reclamavano il concorso dei
suoi modesti sforzi. Nel 1963, con il fucile in spalla, dalla Selva di Salta, si accomiatava
cos dalla moglie Conchita Dumois: Ho appreso molto da Cuba e credo di aver assimilato
abbastanza. Ho visto un popolo vincere la guerra e lo stesso popolo iniziare una rivoluzio-
ne, svilupparla nel mezzo di grandi sacrifici e di grandi difficolt. Quella rivoluzione sta
facendo nascere in noi la vocazione rivoluzionaria e un appassionato desiderio di giustizia
sociale, oltre che una ribellione superiore a quella che avevamo avuto fino a quel momento
nella nostra vita passata.
Una notte Masetti and a letto con la morte e scomparve nel bosco guerrigliero. Perch,
coerentemente con il libro che aveva scritto nel 1958, dopo il ritorno dalla Sierra Maestra
dove aveva incontrato Guevara, si era incamminato sul sentiero di quelli che lottano e non
di quelli che piangono.

157
LESERCITO GUERRIGLIERO DEL POPOLO
di Humberto Vzquez Viaa1

Mentre nel nord della Bolivia avveniva la sfortunata incursione dellEln peruviano a
Puerto Maldonado, allestremit opposta, nel sud, si verificava non una semplice avventura,
ma una tragedia: lOperacin Sombra [Operazione Ombra], la guerriglia dellEgp [Ejrcito
guerrillero del Pueblo] del Che e Jorge Ricardo Masetti.
Il modo in cui era stata preparata la guerriglia di Ricardo Masetti non era chiaro. I rac-
conti di Ciro Bustos2 e le interviste fatte ultimamente ai sopravvissuti (per le loro biogra-
fie), da John Anderson e Jorge Castaeda hanno contribuito a chiarirci le idee.
Anche loperazione Sombra fu preparata allimprovviso dalla Rivoluzione cubana e, a
differenza delloperazione Matraca, non aveva nulla a che vedere con la realt argentina.
Non ci risulta, sul piano della documentazione, che il governo del Mnr e la stessa poli-
zia boliviana fossero a conoscenza di questi preparativi, come nel caso dellEln peruviano;
ma date le circostanze e la necessit che avevano i cubani di garantire tale spedizione,
almeno nellambito del territorio boliviano, molto probabile che fossero arrivati a un
accordo, con il presidente Paz Estenssoro, con le stesse caratteristiche di quello del Per.
Ricordiamo che il Mnr e lo stesso Paz Estenssoro erano stati protetti da Pern in
Argentina prima del 1952. Pern aveva aiutato Paz Estenssoro e il Mnr nella preparazione
della Guerra civile del 1949. La nuova Giunta militare argentina, nel 1963, si caratterizzava
per il suo antiperonismo e, per analogia, era diventata anti-Mnr. Perci non sarebbe sbaglia-
to ritenere che Paz Estenssoro avesse simpatia per questa operazione guerrigliera e che
fosse a conoscenza e approvasse i preparativi dellEgp in territorio boliviano.
Comunque, un fatto certo: dal punto di vista tecnico-militare, la cooperazione con i
guerriglieri boliviani fu impeccabile e in pratica priva di errori. Mentre si trovavano in terri-
torio boliviano nessuno fu arrestato, attraversarono la frontiera e penetrarono nella zona
prevista senza essere intercettati dai servizi segreti argentini.
E come dire, per quanto riguarda la parte boliviana, che loperazione fu un successo.
Laspetto politico-militare in territorio argentino, e le sue possibilit di riuscita erano
sotto la responsabilit dei cubani e degli argentini.

1 El Ejrcito guerrillero del pueblo (Egp) de la Argentina il quinto capitolo (pp. 86-100) del libro di
Humberto Vzquez Viaa, Una guerrilla para el Che. Antecedentes, pubblicato di recente (2000) dalla Editorial
R.B. a Santa Cruz, in Bolivia. La trad. di Antonella Marazzi stata compiuta su una copia delle bozze (poi riviste)
che lautore ci ha consegnato a ottobre del 1999 per la Fondazione Che Guevara italiana.
Humberto Vzquez Viaa stato uno degli organizzatori della guerriglia del Che in Bolivia ( lui
lHumberto di cui parla Guevara alla giornata del primo gennaio 1967 nel suo Diario e non, come si a lungo
creduto erroneamente, Humberto Rhea Clavijo, nominato in altre pagine del Diario, ma con funzioni diverse).
Fratello di Jorge Vzquez Viaa (el Loro), Humberto ha contributo con ricerche storiografiche molto importanti
alla ricostruzione degli eventi che precedettero, accompagnarono e seguirono la spedizione del Che in Bolivia.
Autonomo e lucido nella formulazione delle proprie analisi, non evita lo scontro polemico con chiunque e dovun-
que sia necessario. Ne una prova il testo sulla guerriglia di Masetti che qui pubblichiamo [r. m.].
2 Ciro Bustos, militante dellEgp argentino, venne fatto prigioniero a Muyupampa, in Bolivia, insieme a Rgis
Debray, nellaprile del 1967, mentre usciva dalla zona guerrigliera [Si veda larticolo di Bustos nel precedente
numero di Che Guevara (Quaderni della Fondazione), pp. 201-17 (n.d.r.)].

158
I preparativi

Ricardo Masetti, giornalista argentino, peronista, aveva intervistato il Che sulla Sierra
Maestra prima della Rivoluzione e scritto un bellarticolo sullargentino che lotta in un altro
paese3. Dopo il trionfo della Rivoluzione cubana fu il fondatore dellagenzia di stampa
cubana Prensa Latina, denominazione di ispirazione peronista4, dove lavorarono, tra gli
altri, Gabriel Garca Mrquez e, in Bolivia, Mario Roln Anaya5. Poco dopo, Masetti fu
costretto a dimettersi per divergenze con i vecchi comunisti cubani, perch era peronista6.
Fu allora che Masetti cominci a collaborare con la Rivoluzione algerina7. Poco dopo,
su suggerimento del Che, prese la decisione di intraprendere la vita guerrigliera.
Prima della crisi dei Caraibi (ottobre 1962) il Che aveva parlato con Alberto Granado,
suo vecchio amico di avventure giovanili che si era trasferito a Cuba, per proporgli di anda-
re in Argentina e valutare le possibilit di reclutare qualcuno disposto a iniziare la lotta
armata guerrigliera. Tra le persone reclutate da Granado cerano anche dei militanti trotski-
sti che erano andati a Cuba per un addestramento militare, come il gruppo del Vasco
Bengochea che, poco tempo dopo, mor accidentalmente per unesplosione in un apparta-
mento di Buenos Aires, mentre preparava una bomba.
Cuba reclut anche alcuni peronisti, come William Cooke, dirigente di secondo piano e
privo di basi proprie. Cooke visse a Cuba per molti anni inneggiando alla guerra di guerri-
glia e mor senza averla mai fatta.
Il Partito comunista argentino si opponeva tenacemente alla lotta armata e non accettava
assolutamente che si reclutasse al suo interno, perci il reclutamento si sarebbe dovuto fare
tra i dissidenti del partito. Il Pca aveva inviato a Cuba circa 400 argentini, tra tecnici e
cooperatori per collaborare con la rivoluzione cubana e molti di loro ebbero seri scontri
con gli altri argentini che Cuba stava reclutando: peronisti e trotskisti. Una lettera da Cuba
diretta a un membro dellUfficio politico del Pca a Mosca testimonia:
I miei rapporti con il nostro famoso compatriota - Ernesto Guevara - vanno di male in peggio e tutto
questo per il fatto che ha avuto e continua ad aver a che vedere con il nostro amato partito. Ho litigato con
i suoi amici Cooke e Eguren e il gruppo che si stava addestrando. Il loro difensore era Guevara; attraverso
di lui veniva finanziata tale attivit. Tra i membri di questo comando vi era il gruppo dei trotskisti, i
quali affermavano che quando metteremo in pratica ci che stiamo studiando, non faremo alcuna diffe-
renza tra gorilas (militari di destra) e comunisti stalinani...8

Kiva Maidanek, esperto sovietico sullAmerica Latina obietta:


Le accuse del Partito comunista argentino contro il Che erano che fosse un avventuriero, filocinese e
trotskista. Ci offendeva il Che, ma i suoi punti di vista (del Pca) vennero presi in considerazione qui,
specialmente nel settore latinoamericano del Comitato centrale del Pcus9.

Per riuscire a reclutare, in contrasto con i comunisti argentini, Granado spieg - tra gli altri
a Ciro Bustos che viveva a Cuba - che era un progetto del Che e che una volta stabilita una
piccola base solida in Argentina, il Che stesso si sarebbe posto al comando della campagna.

3 Entre lgrimas y risas. Pi tardi, nel 1959, scrisse un libro sulla Rivoluzione cubana, Los che luchan y los
che lloran [Quelli che lottano e quelli che piangono].
4 Il nome, Prensa Latina, di ispirazione peronista: lAgenzia di stampa argentina dellepoca di Pern si chia-
mava Agencia Latina e per essa lavor il Che durante un certo periodo, in Messico, facendo delle foto sportive.
5 Mario Roln Anaya stato ministro e stretto collaboratore di molti governi boliviani, tra gli altri quello di
Luis Garca Meza, arrestato in Bolivia per i suoi legami con il narcotraffico.
6 Ricardo Rojo, Mi amigo el Che, p. 14.
7 Carlos Franqui, Retrato de familia con Fidel, p. 15.
8 Lettera ad Alcira de la Pea. Archivio di Stato russo, cit. da Jorge Castaeda, La vida en Rojo. Una biografa
del Che Guevara, Alfaguara, Mxico 1997, p. 299.
9 Jon Lee Anderson, Che Guevara. A revolutionary life, Grove Press, New York 1997, p. 581.

159
Per tale operazione, il Che concord la partecipazione di Hermes Pea, che era stato suo
autista e compagno sulla Sierra, Alberto Castellanos della sua guardia personale, Abelardo
Colom (Furry) capo della Polizia dellAvana e pi tardi Ministro dellinterno di Cuba,
oggi generale a riposo, Olo Pantoja e Jos Mara Martnez Tamayo, Papi, compagni della
Sierra e membri del Ministero dellinterno cubano e successivamente anche combattenti
nella guerriglia del Che in Bolivia.
In tale occasione anche Harry Villegas (anni dopo chiamato Pombo) capo della guar-
dia del Che chiese di far parte di questo progetto e il Che rifiut dicendo a Castellanos:
D a Villegas che non pu venire con te perch negro e dove (tu) noi10 andiamo non ci sono negri11.

Bustos afferma che dopo la crisi dellottobre 1962, quando non si aveva assolutamente
sentore di una prossima invasione, il Che decise di accelerare i piani e fece in modo che par-
tissero per Praga per poi andare in Bolivia passando attraverso la frontiera del Nord argenti-
no. Il piccolo esercito era formato da 7 persone, inclusi Masetti e i cubani Pea e Colom.
A Praga lattesa si fece esasperante. Arriv dicembre e non accadeva nulla. Masetti allo-
ra decise di agire per conto proprio e cerc laiuto degli algerini, che recentemente avevano
ottenuto la propria indipendenza e con i quali aveva precedentemente collaborato, portando
un carico di armi cubane.
Masetti credeva che lapparato di sicurezza cubano stesse boicottando i piani del Che e
per questo motivo non faceva niente; per cui si rec in Algeria dove ottenne lappoggio del
presidente Ben Bella. Nel gennaio del 1963 erano gi l.
In Algeria ricevettero tutto laiuto richiesto, un ottimo addestramento e facilitazioni di
ogni tipo; ma in Bolivia non si concretizzava niente. Masetti, impaziente, mand Furry a
Cuba per appurare cosa stesse accadendo e questi ritorn con la notizia che in Bolivia non
avevano ancora trovato la fattoria vicino alla frontiera argentina. Erano ormai trascorsi
sette mesi senza aver realizzato niente di concreto.
Nel 1987 Ben Bella12 rivel che il Che nel 1963, a nome di Fidel Castro e della
Rivoluzione cubana, gli aveva chiesto che lAlgeria aiutasse i preparativi guerriglieri cuba-
ni, accogliendo armi e uomini addestrati a Cuba e diretti verso lAmerica Latina.
Nel 1963, oltre allaiuto dato a Masetti, sembra che gli algerini abbiano sbarcato armi
lungo le coste venezuelane13.

La prima condanna a morte

Rapidamente sorsero i primi problemi, provocati da questa attesa. Un guerrigliero,


Miguel - della zona del Chaco, di origine ebrea - si metteva continuamente in competi-
zione con Masetti, soprattutto negli esercizi fisici che, per i guerriglieri, erano lelemento
pi importante. Di conseguenza, per mantenersi al ritmo di Miguel, Masetti si fece una
lesione alla spalla.
In maggio ricevettero la notizia che il Partito comunista boliviano finalmente aveva tro-
vato una fattoria vicino alla frontiera argentina. Quando si preparavano a lasciare lAlgeria,

10 Ibidem. Nella versione inglese noi, p. 309 e in quella spagnola - Emec Ed., p. 483, tradotta dallinglese
- dice tu. Pu essere un errore del traduttore. Bisognerebbe chiedere ad Anderson com nella registrazione ori-
ginale dellintervista a Castellanos, dato che noi include il Che, tu no. Laa differenza molto importante.
11 Intervista ad Alberto Castellanos allAvana, Anderson, op. cit., p. 549. E intervista di Jorge Castaeda ad
Alberto Castellanos, lAvana, 23 gennaio 1996, op. cit., p.309.
12 Intervista sul quotidiano francese trotskista Rouge, ottobre 1987. Cit. da Castaeda, op. cit., p. 306
[Pubblicata in R. Massari (a cura di), Conoscere il Che, Datanews, Roma 1988, pp. 131-40].
13 Ibidem.

160
Miguel afferm che, allo stato delle cose, egli non sarebbe partito se Masetti continuava
ad essere il capo. La situazione si aggrav, arrivando a un processo interno.
Ritennero che egli volesse disertare e che perci cercasse un pretesto, e fu condannato a
morte. Papito Serguera, ambasciatore cubano in Algeria, e Furry Colom parlarono con
gli algerini e una pattuglia militare lo prelev dallaccampamento per fucilarlo e da allora si
riferirono a lui come Il fucilato. Gli algerini, senza dirlo a Masetti, non lo fucilarono, ma
lo tennero prigioniero finch non ebbe termine lesperienza della guerriglia argentina.
Bustos ricorda quei momenti:
Uno degli aspetti che pi ci colp, nonostante pensassimo di aver preso la decisione giusta, fu che luo-
mo si comport bene, non fu offensivo o qualcosa di simile. Prepar le sue cose e se ne and... come un
uomo, correttamente, senza lamentele, senza implorare clemenza14.

Larrivo in Bolivia

Accompagnati dai membri dei servizi segreti algerini, con passaporti diplomatici e un
enorme equipaggiamento, Masetti e i 4 guerriglieri arrivarono a La Paz, come se facessero
parte di una missione commerciale. Lequipaggiamento si componeva di armi, uniformi e
tutto il necessario per una campagna militare.
Precedentemente, in relazione alloperazione Matraca nel Per, avevamo gi visto
che Juan Carretero - che, nel 1967, con il nome di Ariel sarebbe stato il capo della base
dei servizi segreti cubani in Bolivia - era accreditato come diplomatico allambasciata di
Cuba a La Paz ed era incaricato di coordinare i collegamenti tra La Paz e lAvana.
Un altro agente cubano, Martnez Tamayo, aveva tenuto i contatti con il Partito comunista
boliviano. Il contatto a La Paz era Rodolfo Saldaa, uomo di fiducia di Mario Monje, che, pi
tardi, troveremo nuovamente impegnato a collaborare con la guerriglia del Che del 1967.
I comunisti designati dal loro Partito per questa missione avevano comprato una fattoria
sul fiume Emboraz15 vicino alla confluenza con il fiume Bermejo, nel dipartimento di
Tarija, sulla punta pi meridionale della Bolivia, accanto alla frontiera argentina.
Jorge Vzquez Viaa, El Loro, che incontreremo ancora durante la sua collaborazio-
ne con la guerriglia del Che a acahuaz, faceva finta di esserne il padrone. Si era trasferito
l con la sua moglie tedesca, Rosa, e i suoi due figli Tupac e Yana. L cerano anche alcuni
militanti del Pcb, come peones della fattoria.
Lequipaggiamanento comprato dai boliviani e i cubani non era il pi adatto per quel
tipo di spedizione, era roba da boyscout.
Per fortuna gli algerini ci avevano dato uniformi iugoslave che erano resistenti, rac-
conta Bustos. Allepoca della guerriglia del Che si commetteranno gli stessi errori logistici.
Cuba, tramite valigia diplomatica, aveva mandato in Bolivia radiotrasmissioni del gene-
re di quelle che la Cia lanciava sulisola per appoggiare la controrivoluzione. Arrivarono
anche armi come un bazooka cinese, e fucili mitragliatori Thompson.
Una volta installatosi il piccolo gruppo nella fattoria, sul versante boliviano vicino al
fiume Bermejo, iniziarono delle brevi perlustrazioni per vedere dove attraversare il fiume e
penetrare cos in territorio argentino.
Nel 1963, la Giunta militare argentina si preparava a indire le elezioni del 7 luglio (un
mese dopo il Per). Pern, in esilio, non si poteva candidare e neppure partecipare con un
proprio cadidato.
E bene sottolineare che i preparativi guerriglieri avevano luogo proprio nel momento in
cui si tenevano le elezioni presidenziali in Argentina.

14 Anderson, intervista a Bustos, op. cit., p. 554.


15 Ricardo Rojo, op. cit., p. 151.

161
Si pu supporre che Masetti e i cubani ritenessero che il vincitore delle elezioni sarebbe
stato il generale Aramburu, il candidato ufficiale; in tal modo si sarebbero create le condizio-
ni per uno scontento popolare che la guerriglia avrebbe potuto convogliare a proprio favore.

LEgp inizia le attivit guerrigliere ed entra nel territorio argentino

Dopo molte incertezze, decisero di entrare in territorio argentino e iniziare la campagna


militare guerrigliera.
Nella notte del 21 giugno16, dopo aver giurato come membri dellEsercito guerrigliero
del popolo (Egp) al comando di Ricardo Jorge Masetti - da quel momento Comandante
Segundo - attraversarono la frontiera argentino-boliviana, vicino a Bermejo.
La colonna guerrigliera era composta da cinque guerriglieri solitari: il cubano Hermes
Pea, lavanguardia; Ricardo Masetti, Ciro Bustos e il medico radiologo Leonardo
Werstein, il centro; Federico Mndez (El Flaco), la retroguardia.
Abelardo Colom Furry li aiut ad attraversare la frontiera. Fece montare tutti sulla
sua jeep e si addentr nel guado del Bermejo pi che pot: l scaricarono gli zaini, finirono
di attraversare il fiume e si addentrarono nella selva argentina.
Jorge Vzquez sarebbe andato in citt a cercare appoggi per la guerriglia.

Dopo vari giorni di marcia attraverso la fitta selva, senza trovare il modo per proseguire
verso sud, gli intrepidi guerriglieri si ritrovarono senza cibo. Venne mandato indietro
Bustos, verso la frontiera con la Bolivia, per approvvigionarsi ed egli trov cibo in uno
spaccio di campagna. Compr tutto ci che poteva trasportare e ritorn con il carico sul
versante argentino.
Dopo vari giorni di giri nella selva, dato che i guerriglieri non riuscivano a proseguire
verso sud, Segundo decise di tornare alla fattoria sul versante boliviano per iniziare
nuove esplorazioni e poter passare senza problemi.
Mentre si trovavano sul versante boliviano, il giorno 7 luglio si tennero le preannunciate
elezioni presidenziali e con sorpresa dei guerriglieri non venne eletto il candidato ufficiale,
come essi avevano pensato, e magari nel profondo sperato, ma loppositore Arturo Illia. Le
Forze armate argentine dichiararono che avrebbero rispettato il risultato elettorale.
Le elezioni di un civile produssero incertezza tra i guerriglieri, i quali ritennero corretta-
mente che in quelle condizioni una guerriglia fosse inutile. Il comandante Segundo deci-
se di sospendere tutta loperazione Sombra.
Mand Federico nella citt di Resistencia per avvertire Jorge Vzquez, il Loro, cui
era stata affidata la missione di organizzare una serie di contatti a favore del gruppo guerri-
gliero, e il cubano Colom, Furry, a La Paz per mettersi in contatto con Carretero allam-
basciata e avvertire il Che della sua decisione.
Erano appena partiti i messaggeri, quando Segundo cambi nuovamente idea...
Siamo degli stronzi, le elezioni sono una farsa, una trappola del sistema. Non cambiato niente.
Continuiamo...19.

16 Diario del capitano Hermes Pea, in Luis Mercier Vega, Las Guerrillas en Amrica Latina, Paidos, 1969, p. 153.
17 Il nome di battaglia Segundo in onore del leggendario eroe gaucho Segundo Sombra. Per questo,
negli annali del Ministero dellinterno cubano, loperazione si chiama Operacin Sombra. Alcuni giornalisti
tenderebbero a dare, non senza ragione, uninterpretazione secondo la quale egli era il secondo dopo il Che, che
per questa operazione usava lo pseudonimo di Martn Fierro, laltro gaucho leggendario.
18 Intervista a Ciro Bustos fatta dal giornalista boliviano Jaime Padilla, Malm, Svezia 1997 [pubblicata nel
precedente numero dei Quaderni (2/1999), pp. 201-17].
19 Ibidem.

162
Ci detto, mand Bustos a cercare Federico perch insieme prendessero contatto con
Vzquez Viaa e continuassero a cercare nuove possibili reclute secondo il progetto origi-
nario. Jorge Vzquez viaggi fino a Buenos Aires e avvi una serie di contatti, in cerca di
appoggio.
Il gruppo guerrigliero, frattanto, si era ridotto di un quinto. Uno di loro, il medico, aveva
deciso di non continuare lesperienza e di andare a Cuba20. Rimanevano solo quattro guer-
riglieri. Tre argentini e un cubano.
Il 9 luglio, nel suo accampamento chiamato Augusto Csar Sandino, il comandante
Segundo scrisse un messaggio al neoeletto presidente argentino Arturo Illia, da diffonde-
re in tutto il paese21. Il messaggio lo port Bustos, Laureano, e venne pubblicato sulla
rivista peronista Compaero, che aveva una scarsa diffusione, ma sufficiente ad allarmare i
servizi segreti militari argentini, che si posero immediatamente in stato di allerta.
Bustos, giocandosi la carta il Che in questa storia, contatt a Buenos Aires Pancho
Aric della rivista Pasado y Presente. Si misero subito in contatto con i dissidenti del
Partito comunista argentino e riuscirono a portare oltre la dozzina il numero delle reclute,
che furono trasportate alla fattoria boliviana. Con questa nuova iniezione di ottimismo gio-
vanile, poco a poco si reclutarono altri giovani, quasi tutti dissidenti del Pca.
A settembre, lEgp entr di nuovo in territorio argentino. Questa volta lo accompagnava
anche il cubano Alberto Castellanos arrivato da poco per preparare leventuale integrazione
del Che, una volta consolidata la guerriglia. Erano quasi 30 combattenti in un paese di 20
milioni di abitanti.
Era arrivato anche il cubano Martnez Tamayo, con un nuovo carico di armi, che li aiut
a farle arrivare fino allaccampamento guerrigliero in territorio argentino, vicino al fiume
Pescado. I boliviani avevano compiuto la loro missione e insieme ai cubani ripiegarono,
continuando solo unattivit di mantenimento dei contatti. A gennaio si ritirarono definiti-
vamente quando il Che decise di non partecipare.

La seconda condanna a morte

Una volta arrivati in Argentina, proseguirono facendo le necessarie esplorazioni nella


zona, mentre Bustos, Laureano, partiva per Buenos Aires per organizzare lappoggio
logistico e la rete urbana.
Il tempo passava e la guerriglia vagava nella selva senza sapere che fare, in una zona
priva di abitanti, non conoscendo il terreno, come avvenne poi al Che a acahuaz.
Circondati dalla selva, senza un nemico visibile contro cui combattere, Segundo e
Hermes avevano una predisposizione speciale per individuare il nemico interno.
Come gi nella lunga attesa in Algeria, questa volta si imbatterono in unaltra vittima:
Adolfo Rotblat, Pupi, un altro ebreo, che soffriva di asma e rimaneva indietro durante le
marce. I continui castighi lo indebolivano psicologicamente e in breve fu stremato.
Il 5 novembre gli diedero dei tranquillanti e lo legarono alla sua amaca. Come metodo
per indurire il carattere di uno dei nuovi guerriglieri, Segundo ordin a Pirincho di
giustiziare Pupi con un colpo alla testa, e cos fu fatto. Poich non mor immediatamente,
Bustos dovette dargli il colpo di grazia22. Questa traumatica esperienza di Pirincho pre-
sto si sarebbe ripercossa nella pratica oganizzativa della guerriglia.

20 Ibidem.
21 Richard Gott, Guerrillas in Latin America, Penguin Books, 1973, p. 469, racconta che nel settembre del
1968, allAvana, venne mostrata una copia di questo messaggio, con la data del 9 luglio. Il diario di Hermes Pea
dice: 13 luglio. Lauriano stato a Resistencia con il documento dei ribelli per farlo pubblicare in tutto il paese:
Mercier Vega, op. cit., p.155.
22 Bustos, intervista con Anderson, op. cit., p.578.

163
Non erano neppure cominciati i combattimenti e gi il comandante Segundo aveva
ordinato due condanne a morte.
La frustrazione e la mancanza di prospettive rivoluzionarie facevano s che lodio si
ritorcesse allinterno del gruppo, come accaduto in molte altre esperienze guerrigliere suc-
cessive: lEln colombiano e lEln boliviano (durante i preparativi e la campagna di
Teoponte, nel 1970, dove ci sono stati pi morti al loro interno che tra il nemico).
Mentre la guerriglia, come Saturno, divorava i propri figli, il Partito comunista argenti-
no si era messo in allarme. Come in seguito sarebbe accaduto al Che nella sua esperienza
boliviana, il Partito comunista boliviano aveva avvisato dei preparativi Arismendi, del Pc
uruguaiano, e questi aveva avvertito Codovilla, del Partito argentino23. I comunisti argenti-
ni cominciarono a serrare le file, a intercettare i possibili contatti dei guerriglieri e a eserci-
tare pressioni al livello internazionale.
Anche i servizi segreti e la gendarmeria argentina avevano individuato degli strani
movimenti nella zona e avevano cominciato le loro operazioni.

Il Che decide di non partecipare

Nel mese di novembre arriv alla fattoria boliviana Miguel ngel Duque de Estrada,
uomo di fiducia del Che sin dalla Sierra, per aspettarlo ed entrare insieme in Argentina.
Intanto, il cubano Alberto Castellanos si era ammalato e con il nome di Ral Dvila,
peruviano, lo si era dovuto trasportare a Crdoba per unoperazione.
Arriv lanno nuovo e la guerriglia continuava a non far niente. La sua attivit erano le
perlustrazioni nella selva e il mantenimento dei contatti in varie citt come Buenos Aires,
Crdoba, Tucumn, Salta, La Plata, Mendoza, per assicurarsi una base logistica.
A gennaio, improvvisamente, il Che decise di non partecipare al progetto e richiam
Duque de Estrada.
Continuate le perlustrazioni... non reclutate contadini finch non saremo pronti a combattere.... conti-
nuate le perlustrazioni...24,

furono le istruzioni del Che.


Alberto Castellanos dice qualcosa di pi:
Allora Papi (Martnez Tamayo) mi raccont che il Che non sarebbe andato per il momento, che mandas-
si un messaggio a Masetti, che il Che non andava per il momento perch aveva dei problemi, che sarebbe
andato successivamente. Non diceva perch. Perlomeno a me non lo disse. No, per il momento non pote-
va andare, che lo aspettassimo, che dovevamo continuare ad esplorare e che... non dovevamo reclutare
contadini finch non cominciavamo a combattere25.

Nella situazione politica dellArgentina quelle istruzioni del Che condannavano la guer-
riglia allinattivit. Esplorare ed esplorare... in una selva, senza abitanti... fino a quando?
Il Partito comunista argentino era riuscito a fare pressioni su Cuba affinch il Che non
proseguisse con i suoi progetti, che avrebbero messo in serio pericolo non tanto lesercito
argentino, quanto il Partito comunista, che avrebbe dovuto affrontare una crisi interna se si
fosse saputo che il Che era a capo di una guerriglia in territorio argentino.

23 Ciro Bustos, intervista di Jaime Padilla, cit.


24 Intervista a Castellanos, Anderson, op. cit., p.579.
25 Intervista di Jorge Castaeda ad Alberto Castellanos, op. cit., p.309.

164
La terza condanna a morte

Come i due casi precedenti di condanne a morte, la lunga attesa e la mancanza di pro-
spettive fecero s che i guerriglieri rivolgessero la violenza contro se stessi. Le nuove istru-
zioni del Che provocarono una nuova crisi interna.
Anche Bernardo Groswald, Nardo, un altro ebreo, era caduto in uno stato di depres-
sione per le continue punizioni e la mancanza di prospettive di lotta.
Bustos doveva recarsi a Buenos Aires a cercare Pirincho e Masetti prima della sua
partenza gli aveva promesso che non avrebbe fatto niente contro Nardo, nel tentativo di
individuare un luogo sicuro da cui farlo andar via.
Non appena Bustos part per Buenos Aires, Masetti infranse la sua promessa. Il 18 feb-
braio ebbe inizio il processo. Hermes Pea fu il Presidente del tribunale e Nardo fu fucilato
il giorno dopo.
In piedi, sul bordo della tomba appena scavata, allultimo momento, prima del crepitio
dei fucili, Groswald
lev in alto il capo e guard di fronte a s. Non tremava, non cadde in ginocchio, non chiese nulla,

racconta il testimone oculare Henry Lerner, molti anni dopo, rievocando quei tragici
avvenimenti26.
Masetti aveva fatto parte in giovent dellAlianza libertadora nacionalista, un gruppo
peronista antisemita e anticomunista. Sembra che, nel suo delirio, Masetti fosse tornato alle
sue primitive concezioni politiche e vedesse in ogni ebreo un nemico, in un paese dove
molti dei militanti comunisti sono di origine ebrea (anche Karl Marx e Leon Trotsky lo
erano).

Lepilogo

Masetti aveva inviato Pirincho a Buenos Aires a prendere un carico di armi che i
cubani dovevano far arrivare clandestinamente attraverso lUruguay. Pirincho lo avrebbe
portato fino a Buenos Aires con lo yacht della sua famiglia. Bustos si era recato nella capi-
tale per vedere come si sarebbe potuto trasportarlo fino alla zona guerrigliera.
Grande fu la sua sorpresa nel non riuscire ad avere il contatto. Dopo molti tentativi,
Pirincho gli diede appuntamento in un luogo molto affollato, alla stazione ferroviaria
Belgrano, e per lincontro aveva preso le sue precauzioni: con laiuto di suoi amici,
Pirincho teneva sotto controllo le uscite.
Disse che per riguardo a Bustos era venuto, per dargli delle spiegazioni:
Non continuava. Dopo lassassino di Pupi e la personalit di Segundo aveva perso fede nella causa.
Se ne andava in Europa e prometteva che non avrenne detto niente a nessuno27.

Con queste cattive notizie Bustos torn allaccampamento nella selva, dove si trov di
fronte alla spiacevole realt della rottura della promessa fatta da Masetti di non uccidere
Groswald. Non cera ormai pi niente da fare, era gi sottoterra.
Masetti non voleva credere che Pirincho, il suo preferito, avesse disertato. Pens che
qualche ordine fosse stato mal dato o ci fosse stata uninterpretazione sbagliata. Invi unal-
tra volta Bustos a Buenos Aires a cercare Pirincho per riportarlo allaccampamento.
Ma era ormai troppo tardi, i servizi segreti della polizia argentina avevano intercettato i

26 Intervista a Henry Lerner in Spagna, Anderson, op. cit., p. 590.


27 Ibidem.

165
loro movimenti e infiltrato degli agenti tra le ultime reclute; allo stesso tempo la gendarme-
ria argentina28 aveva iniziato a rastrellare la zona.
Il 4 marzo29 scoprirono un accampamento dove si trovava Alberto Castellanos ormai
ristabilitosi dalla malattia, e un gruppo di nuove reclute appena arrivate. Poi cominciarono a
inseguire il gruppo di Segundo.
Il 26 febbraio, il capitano Hermes Pea scrisse lultima pagina del suo diario di guerra:
il 18 aprile mor in combattimento, vicino a un altro giovane guerrigliero e a un contadino
che li aveva ospitati nella sua casa.
Il resto si rifugi nella selva, dove alcuni morirono di inedia, altri disperati, nel tentativo
di fuggire. Il comandante Segundo fu ingoiato dalla selva o lo fucil la gendarmeria:
aveva con s oltre ventimila dollari, e non si saputo pi nulla di lui.
I 18 sopravvissuti, fatti prigionieri, torturati, furono processati e condannati al carcere
(tra loro cera Gerardo Stamponi che, nel 1967 il Che aveva fatto chiamare, senza successo,
da acahuaz)30.
Al processo parteciparono, come avvocati difensori, Ricardo Rojo e Gustavo Roca
amici di giovent del Che. Alla fine del 1964, a Parigi, Gustavo Roca mise il Che a cono-
scenza dei dettagli delle dichiarazioni degli accusati e del risultato del processo31.
Altri, come Bustos e Furry, riuscirono a scappare, uscire clandestinamente dal paese e
tornare a Cuba. Alberto Castellanos, protetto dai suoi compagni di prigione sotto il nome di
Ral Dvila di nazionalit peruviana, fu condannato a 5 anni di prigione senza che la sua
vera identit venisse scoperta, fino a dopo la morte del Che in Bolivia, quando venne pub-
blicata la sua foto alle nozze del Che con Aleida March, in casa sua.
Cos ebbe termine il primo tentativo del Che di iniziare la lotta armata in Argentina.
Nel suo Diario di Bolivia, in occasione della morte di Jos Mara Martnez Tamayo
(Papi, Ricardo), fece riferimento a questo evento come al suo primo fallimento:
... vecchio compagno di avventure nel primo fallimento di Segundo, nel Congo e ora qui32.

Il Congo era stato il suo secondo fallimento, come egli stesso conferma in questa cita-
zione e nel libro Passaggi della guerra rivoluzionaria: Congo.
Presentiva un terzo fallimento?

28 La gendarmeria non devessere confusa con lesercito argentino. E la polizia rurale.


29 Castaeda, op. cit., p. 311
30 Humberto Vzquez Viaa - Ramiro Aliaga Saravia, Bolivia. Ensayo de Revolucion Continental, Paris 1970,
p. 16. Quando il Che lo convoc (Diario del Che, 21 marzo) Stamponi non si trovava in Argentina, ma a Cuba e
non seppe nulla di questa chiamata fino al primo luglio del 1968, allAvana, dove ancora risiedeva. Quando lesse
il suo nome si mise a piangere. Questo avvenimento dimostra lo scarso coordinamento esistente tra i progetti del
Che e Cuba. Gerardo Stamponi entr quellanno nellEln boliviano. Conosciuto con il soprannome di Miseria,
venne fatto successivamente prigioniero e consegnato dal governo del generale Banzer, nel 1973, ai militari
argentini che lo assassinarono e ne fecero sparire il corpo.
31 Ricardo Rojo, op. cit., p.157.
32 Diario del Che in Bolivia, 31 luglio.

166
JORGE RICARDO MASETTI: EL COMANDANTE SEGUNDO
di Gabriel Rot1

Poco si conosce della storia personale di Jorge Ricardo Masetti. Sappiamo che nacque il
31 maggio 1929 ad Avellaneda, nella provincia di Buenos Aires, in una famiglia della clas-
se media che godeva di una certa stabilit economica. Nipote di un immigrato italiano che
era riuscito a entrare in contatto con i principali esponenti del conservatorismo popolare
della provincia, e figlio di un funzionario municipale e di una madre di famiglia ultracattoli-
ca, Coco - come lo avevano soprannominato i due fratelli - crebbe in un ambiente conser-
vatore e fortemente religioso. In questa cornice, e forse per compiacere la madre, manifest
per un periodo una certa vocazione sacerdotale, entrando nel Collegio Don Bosco, che non
tarder ad abbandonare. Continuer i suoi studi alla Escuela de Artes Grficas y Publicidad
del quartiere di Barracas, dove inizier un idillio con il mondo della stampa che non finir
mai. Non deve meravigliare il fatto che a quindici anni, ladolescente Masetti gi cercha tra
varie redazioni giornalistiche dove impiegarsi da apprendista. Come tale, comincer a lavo-
rare a El Laborista, uno dei primi quotidiani ad appoggiare apertamente lascesa del peroni-
smo. Cos, rapidamente, Masetti si trover immerso nelle due passioni che influenzeranno
in modo determinante la sua vita: il giornalismo e la politica.
La vocazione giornalistica non gli imped di coltivare altri interessi. A diciassette anni
cantava tanghi al Club El Alba, di Avellaneda, con il pretenzioso pseudonimo di Jorge
Amor. Limpegno gli ottenne la consacrazione di un disco: il fratello Edgardo lo ricorda
incidere Cuando t no ests, di Gardel, Lepera e Batistella, un disco che non tard a rompere
quando le prese in giro superarono la misura. In campo sportivo non arriv cos lontano:
prov senza successo a fare larciere nel Racing Club di Avellaneda, il club delle sue passioni.
Lascesa del peronismo dovette impressionare questo giovane di quindici anni. Edgardo
Masetti lo ricorda sul balcone della casa paterna mentre improvvisa una torcia con un vec-
chio giornale, per salutare le colonne operaie che marciavano lungo lAvenida Mitre verso
la capitale. Fu forse linizio incendiario di un rapporto con il peronismo che conoscer non
pochi scontri. Poi, per, il suo legame con la politica percorrer altre strade: quelle del
nazionalismo.
Ladesione di Masetti al nazionalismo costituisce un elemento di relativa importanza
nella sua vita, ma di grande disturbo per coloro che tentano di ricostruire la linea della sua
traiettoria politica. La mancanza di testimonianze su questa fase, limprecisione di date e
contesti politici al cui interno tale fase si svilupp, hanno portato a una lettura prevenuta e
affrettata di tale esperienza.
Certo che Masetti, a sedici anni, entra nellAlianza libertadora nacionalista (Aln),
unorganizzazione di destra che, per quellepoca, aveva posizioni marcatamente antimperia-
liste, nel contesto della Seconda guerra mondiale. Neutrale prima della contesa, sosteneva
che lappoggio agli Alleati rappresentava la perdita della sovranit nei confronti dellimpe-
rialismo nordamericano e inglese. Quando il governo presieduto dal generale Ramrez,

1 Jorge Ricardo Masetti: El Comandante Segundo, originale inviatoci dallautore. Trad. di Antonella
Marazzi.
Si veda, in questo Quaderno, la recensione a Gabriel Rot, Los orgenes perdidos de la guerrilla en la
Argentina. La historia de Jorge Ricardo Masetti y el Ejrcito Guerrillero del Pueblo, Ed. El Cielo por Asalto,
Buenos Aires 2000 [n.d.r.].

167
prima, e dal generale Farrell poco dopo, rompe con la preziosa neutralit nella guerra,
Masetti abbandoner le file dellAlianza, visto che lorganizzazione continuer a sostenere
il governo militare.
Nonostante la presa di distanza di Masetti dallAln, nellimmaginario della sinistra
argentina egli rimase stigmatizzato come un nazionalista di destra, antisemita e anticomuni-
sta. La sinistra argentina, settaria e ipocrita, non fu mai interessata ad approfondire la que-
stione. La distanza di Masetti dal suo modello di rivoluzionario internazionalista europeo
era tale che le fu sufficiente per eliminarlo dalla propria storia. Da parte sua, la destra, pre-
fer occultare, ovviamente, una simile evoluzione politica.
Il crescente antimperialismo delladolescente Masetti lo allontaner poco a poco anche
dal peronismo, specialmente nel momento in cui il suo dirigente comincer a manifestare la
disponibilit a un voltafaccia filoamericano (ratifica dellAtto di Chapultepec, nellagosto
1946). Non sfuggiranno alla sua critica puntuale neppure i rinnovati rapporti di Pern con
Eisenhower, che si traducono nellelargizione di nuovi prestiti da parte degli Stati Uniti
allArgentina, e la consegna dello sviluppo petrolifero nazionale nelle mani della Standard
Oil californiana.
Frattanto, il suo rapporto con il giornalismo non si interrompe e cresce senza posa.
Lavora per quanto pu, come reporter, cronista o redattore free-lance. Collaborer a giorna-
li come La Epoca, Tribuna, Noticias Grficas, Democracia ed El Mundo. Pubblicher arti-
coli su Cabildo e Pregn. Arriver a occuparsi del settore di politica internazionale del noti-
ziario radio El Mundo e a lavorare come redattore nel vecchio Canal 7. Entrer
nellOrganizacin latina de Noticias e pochi mesi prima del golpe militare del 1955 diri-
ger la rivista periodica Cara y Ceca.
Parallelamente alla sua attivit giornalistica, pubblicher alcuni racconti nel supplemen-
to letterario de La Nacin, il celebre retograbado, e scrive unopera teatrale dal titolo La
noche se prolonga, che verr messa in scena agli inizi del 1959.
Verso il 1958, alla vigilia della Rivoluzione cubana, Masetti un professionista del
giornalismo, pur senza aver sfondato nel proprio campo. Rodolfo Walsh, nel suo articolo
Masetti, un Guerrillero, riconosceva i suoi limiti nel campo della stampa, ma ne enfatizz
loriginalit:
Dire che Masetti era un grande giornalista esige delle spiegazioni. Aveva difficolt con la sintassi, nella
migliore delle ipotesi non sapeva cosa fosse la testata di un articolo, forse gli mancava la sottigliezza let-
teraria, ma senza dubbio si pu dire che Masetti fu uno dei maggiori giornalisti che abbiamo avuto, per-
ch a fronte dei suoi difetti, aveva il grande merito di impegnarsi, di arrivare prima e tornare con quello
che ci voleva (Walsh, 1965).

In quegli anni la sua vita privata non era molto agitata. Vari testimoni lo descrivono
come un professionista affermato, che viveva nella sua casa di Adrogu con sua moglie,
Dora Jury - conosciuta alla redazione di Tribuna - e i suoi due figli, Jorge e Graciela.
Torniamo al 1958. Venti di rivoluzione agitano lisola di Cuba. La rivoluzione avanza e
Masetti comincia a cadere sotto il suo influsso. Nasce lidea di andare nei luoghi degli
avvenimenti. Che cosa porta Masetti sulla Sierra Maestra? Forse ha ragione Ricardo Rojo
quando suggerisce che lo spinge la ricerca di uno scoop giornalistico? Gi nel febbraio del
1957 un giornalista nordamericano - Herbert Matthews - aveva colpito lopinione pubblica
con una lunga intervista a Fidel Castro. Il New York Times la pubblic in tre puntate e
affascin tutti i giornalisti. Specialmente i latinoamericani. Masetti - conclude Rojo - fu
uno di questi (Rojo, p. 166). Il giornalista Garca Lupo, da parte sua, tesse una azzardata
trama psicologica con la quale trasforma Masetti in un suicida potenziale: ci che induce
Masetti a incunearsi nel cuore stesso della rivoluzione cubana qualcosa di simile a un
impulso di morte che risolva la sua burrascosa esistenza:
Quando giunse a unirsi con i guerriglieri cubani nel 1958, fece quasi tutte le cose indispensabili per
morire, e non mor (Garca Lupo, 1965).

168
Lo stesso Masetti, retrospettivamente, dichiarer che il movente del suo viaggio a Cuba
non era altro che linteresse politico, la carica ideologica che cominciava a impadronirsi di lui.
In effetti, nel suo unico libro, Los que luchan y los que lloran: el Fidel Castro que yo vi, dove
riassume la sua esperienza cubana, ricostruisce il suo stato danimo prima della partenza:
Confesso che partii da Buenos Aires pieno di dubbi. La mia opinione su Batista era chiara, naturalmente.
Per dovevo verificare chi fossero coloro che cercavano di rovesciarlo e quali i loro interessi. Lunica
maniera di saperlo - continua Masetti - di chiarire gli interrogativi che venivano continuamente aperti
dalle notizie delle agenzie di stampa, di conoscere realmente se la causa del Movimento 26 di luglio meri-
tasse lappoggio di chi voleva la libert dellAmerica latina, era di andare da Fidel Castro e porgli aperta-
mente le domande che ci facevamo.

Non erano dubbi esclusivamente giornalistici. Si era di fronte allalternativa seguente:


se si trattava di unautentica rivoluzione, portata avanti e finanziata dal popolo, o se al con-
trario era unoperazione politica sostenuta da dollari, rubli o sterline. Masetti viagger
sperando di trovarsi di fronte alla prima ipotesi.
Alla fine di innumerevoli tentativi, ottiene 60.000 dollari per il viaggio da Radio El
Mundo, per fare un servizio completo sulla marcia della rivoluzione. Una volta arrivato
allAvana, la sua odissea per raggiungere lobiettivo fu lunga. Dovette combattere con la
rete urbana del Movimento 26 di Luglio e le sue prevenzioni contro il visitatore. Eluse con
successo gli interrogatori e i sospetti della polizia batistiana. Dorm in una casa di sicurezza
del Movimento 26 di Luglio e trasal al fragore delle bombe e dei sabotaggi. Cercher,
insieme ai suoi occasionali anfitrioni, di non cadere nelle brutali rappresaglie che si scatena-
vano dopo gli attentati antigovernativi. Assumer varie identit, occupazioni e professioni,
utilizzando diversi passaporti e documenti. Sar turista, e addirittura marito di una corpu-
lenta cubana. E nonostante tutto - osserva Walsh - in mezzo al pericolo non perde il suo
acuto senso ironico (1969, p.13).
Sulla Sierra si trover sotto il tiro degli aerei che il regime di Fulgencio Batista inviava
per esplorare laltopiano cubano e ripulirlo dai barbudos. Finalmente, dopo faticose giorna-
te di marcia, prender contatto con il Che che, a una prima impressione, gli ispirer un
ritratto pittoresco:
Il famoso Che Guevara - scrive - mi sembrava un tipico ragazzo argentino della classe media. E mi sem-
brava anche una caricatura ringiovanita di Cantinflas.

In seguito, per, si sarebbe instaurato un legame fluido e solido insieme, tra i due argen-
tini. Via via che parlavamo - confessa Masetti - ci rendemmo conto che eravamo molto
simili.
Fu allora che Masetti inizi una rapida conversione.
Poco a poco - scrive ricordando la sua esperienza sulla Sierra - scoprii che ladesione dei contadini nei
confronti di Fidel Castro non era stata indotta unicamente dalla politica criminalmente assurda delle guar-
die di Batista, ma in gran misura dalla crescita simultanea degli ideali rivoluzionari con la marcia della
rivoluzione, senza aspettare la sua conclusione.

In effetti, nel suo lungo peregrinare fino ai capi ribelli, Masetti si sent intensamente
attratto da quelli che erano gi i risultati della rivoluzione in corso. Ci che vedeva lo colpi-
va profondamente: contadini padroni della terra che lavoravano, campagne di alfabetizza-
zione e scuole in luoghi dove non vi erano mai state, carne nella dieta dei bambini affamati,
ambulatori per la popolazione dimenticata... E a ogni passo, la solidariet contadina verso il
Movimento 26 di Luglio.
La sua simpatia nei confronti della lotta rivoluzionaria aumentava via via che penetrava
nella Sierra. La sua originaria sfiducia cedeva il passo allimpegno. Gradualmente cessava
di essere il giornalista che intervistava i dirigenti rivoluzionari per trasformarsi in un rivolu-
zionario che propagava la voce dei suoi compagni attraverso la radio. Il reportage sar non

169
solo unimpresa giornalistica, come la definir Walsh, ma anche un impegno militante:
diffondere la voce dei ribelli.
La memorabile intervista a Che Guevara passer in rivista le sue origini politiche, lin-
contro con Fidel in Messico, lesperienza dello sbarco nellisola con il Granma, gli inizi
della guerriglia sulla Sierra...
E a proposito del comunismo di Fidel?, domander Masetti. Fidel non comunista, risponde il Che.
Si potrebbe definire politicamente Fidel e il suo movimento, come nazionalista rivoluzionario....

Sulla Sierra trascorrono i giorni. Si succedono pressioni politiche e aneddoti, interrotti


solo dal volo minaccioso dellaviazione batistiana. Masetti proseguir la sua marcia verso
laccampamento centrale. Ora va in cerca di Fidel Castro. Nuovamente, durante il tragitto,
Masetti condivide interminabili chiacchierate con i guajiros e i guerriglieri che incontra
lungo il cammino. Gli giunger leco delle atrocit commesse dai soldati di Batista e si
emozioner alla vista dei bambini di 14 o 15 anni che cercano di fare imboscate ai soldati
per catturare fucili e munizioni.
E infine, Fidel. Conviver con lui abbastanza per ritrarlo nella vita quotidiana: il suo
senso dello humor, lappetito interminabile, la curiosit per le notizie della rivoluzione e le
sue ripercussioni in Argentina.
Quando parlava - scrive Masetti - si muoveva continuamente, spianando la terra con i suoi stivali e agi-
tando continuamente le braccia. Niente avrebbe fatto pensare che avesse solo 32 anni.

Il suo soggiorno sulla Sierra Maestra coincider con il fallimento dello sciopero genera-
le dellaprile 1958. Masetti indagher sulle cause della sconfitta, non con distacco giornali-
stico, ma con dolore. Si informa sugli avvenimenti come uno qualsiasi del gruppo dei guer-
riglieri. E in questa cornice che realizzer il reportage su Fidel. Comincer con la storia del
Movimento 26 di Luglio. Il Moncada, il processo, la difesa di Castro, il carcere e lesilio. Il
ritorno. Continuer il servizio sulle azioni militari e le decisioni politiche. E lo concluder
con parole che ormai fa sue:
Non abbiamo armi... ma ne avevamo ancor meno prima, quando eravamo dodici barbudos affamati con
sette fucili e perlustravamo le montagne. Possedevamo, in cambio, ci che i soldati di Batista non hanno
mai avuto: un ideale per il quale lottare.

La trasmissione sar ascoltata con grande nitidezza in tutta lisola. Masetti se ne ralle-
gra: Tutta Cuba udiva per la prima volta la voce del Comandante in capo dellEsercito
ribelle. Il giorno seguente, Masetti intervista nuovamente il Che. Nel corso dellintervista
si verificha un fatto che mette bene in luce entrambi i personaggi: durante il dialogo, quattro
aerei di Batista cominciano a mitragliare il campo. Scrive Masetti:
Che peccato perdere questo rumore di fondo!, gli disse il Che realmente addolorato.
Il tuo registratore non portatile?.
S
Allora non necessario mantenere questa posizione....
Ed entrambi si posizionarono in un punto esposto ai colpi per avere leffetto desiderato.
Lodissea di Masetti con i suoi servizi giornalistici si arricchir di un altro capitolo.
Ritorna dalla Sierra allAvana, dove constata che la trasmissione ha raggiunto la Colombia
e il Venezuela, ma non stata udita nel suo paese. Prepara allora una nuova ascesa alla
Sierra. Ricomincia da capo a evitare controlli, verifiche, spie, aerei... Alla fine far un
nuovo servizio e si incaricher personalmente che questa volta i nastri delle registrazioni
arrivino effettivamente a Buenos Aires. Mentre laereo che lo riporta indietro si solleva in
aria, agita la mano in alto in segno di vittoria.
Ma il Masetti che parte non lo stesso che era arrivato. Ci sono due foto assolutamente
chiare in proposito. In una vediamo Masetti mentre intervista il Che; laltra simile, ma

170
Fidel lintervistato. In entrambe si scorge un Masetti con la barba, disteso, vivace, che porta
un berretto uguale a quello dei capi ribelli. Si vede anche la fascia del Movimento 26 di
Luglio. La conversione una realt. Masetti felice e orgoglioso. Seglier queste foto per
illustrare il suo libro. Rodolfo Walsh lo presenta come un uomo che ha visto lazione, ha
impugnato il fucile e ha il grado di tenente dellesercito rivoluzionario.
Prima di tornare in Argentina passa per il Venezuela, dove scrive il suo celebre reporta-
ge. Questo viene poi pubblicato a Buenos Aires nellottobre del 58, agli albori del trionfo
castrista, il che contribuir al grande successo della sua opera che da allora diventer un
testo di riferimento obbligato.

Lavorando per la rivoluzione

Gennaio 1959. La rivoluzione ha vinto. Masetti torna a Cuba per difendere il trionfo
rivoluzionario insieme al giornalista Carlos Mara Gutirrez. Viaggeranno sullo stesso
aereo che porta a Cuba i genitori del Che. Il viaggio serve, secondo lo scrittore messicano
Paco Ignacio Taibo II, per assistere alla prima riunione di quello che stato chiamato per
burla Il Club di Prensa Libre, fondato in una capanna della Sierra Maestra. Allepoca i
capi del movimento stanno lavorando a due grandi progetti legati alla diffusione dellopera
e del pensiero della Rivoluzione. Da un lato, il Che lancia la rivista Verde Olivo. Dallaltro,
Castro organizza la cosiddetta Operacin Verdad, che riunisce allAvana quattrocento gior-
nalisti in nome dellindipendenza dellinformazione dai monopoli americani. In questo qua-
dro, Guevara convoca Masetti perch organizzi unagenzia di stampa propria della rivolu-
zione. E cos che, allinizio del 59, Masetti crea Prensa Latina.
Si tratta di una nuova impresa. Senza mezzi e privo delle competenze per la gestione di
unagenzia, Masetti crea unorganizzazione che rapidamente arriva a contare su oltre cento-
cinquanta collaboratori, tra giornalisti, scrittori e intellettuali, tra cui spiccano nomi impor-
tanti. Walsh ricorder Plinio Mendoza dalla Colombia, Mario Gil dal Messico, Daz Rangel
dal Venezuela, Teddy Crdoba dalla Bolivia, Aroldo Wall dal Brasile, Rogelio Garca Lupo
dallEcuador e dal Cile, Juan Carlos Onetti dallUruguay, Trveri negli Stati Uniti e
Augusto Boan. Presto si aggiungeranno figure della statura di Gabriel Garca Mrquez,
Waldo Frank, Jean-Paul Sartre e Charles Wrigh Mills. Secondo la tstimonianza diretta di
Walsh, che entra a far parte del progetto, Prensa Latina unopera straordinaria e unica:
fatta di colpi di intuizione quasi geniali.
La crescita di Prensa Latina sar vertiginosa. Nonostante limmediato boicottaggio fat-
togli dalle agenzie di stampa nordamericane, Masetti riesce ad aprire sedi in quasi tutto il
mondo. In questo periodo, egli approfondisce anche i suoi rapporti con il Che. Questi lo
visita con assiduit e hanno lunghe conversazioni. Taibo II sottolinea: un rapporto di inti-
mit con il Che che, si sa, ha pochi amici. Il Che e Masetti passavano lunghe ore conver-
sando da soli. Solevano farlo sotto la delicata luce di ununica lampada che Masetti aveva
sulla sua scrivania. Cos, nella penombra, uno si sdraiava sul divano, mentre laltro si acco-
modava sul pavimento. Bevevano il mate che Aleida o Conchita - compagna cubana di
Masetti - si preoccupavano di non far mancare. La creazione di un foco guerrigliero in
Argentina faceva parte della conversazione? E probabile, se si considera che per il Che
rappresentava una meta sognata, sebbene allora Guevara si occupasse di alcuni tentativi
guerriglieri nel Centroamerica. Comunque, certo che nelle loro conversazioni la lotta
armata, ovunque fosse, aveva un ruolo privilegiato.
Il successo di Prensa Latina ben presto sar messo in pericolo. Da una parte, si fa sentire
la pressione dei monopoli nordamericani: delle ventisei agenzie aperte da Prensa Latina nel
continente durante il 1960, un anno dopo ne restano solo dieci. I vari governi le perseguita-
no, ritirano i permessi per lavorare e, in pratica, chiudono le sedi.

171
Dallaltra, nel corso del 1960, inizia una profonda crisi interna di Prensa Latina che si
rafforzer allinizio dellanno seguente, culminando con le dimissioni del suo direttore e dei
suoi pi stretti collaboratori.
I cubani daranno due versioni delle dimissioni di Masetti dallagenzia. Da un lato,
negando qualsiasi ipotesi di conflitto interno, c chi afferma che la sua uscita ha a che
vedere con il desiderio di occupare un posto di maggior rischio nellimpegno rivoluziona-
rio: militare, per esempio, nella guerriglia in Algeria o in Argentina. Dallaltro, il giornali-
sta cubano Juan Marrero rifiuter queste interpretazioni ufficiali, sostenendo una nuova ver-
sione, ora altrettanto ufficiale quanto la precedente:
Erroneamente si detto che la sua rinuncia fu motivata dalla decisione di marciare verso la sua terra
natale... certo che in quei momenti il suo abbandono del giornalismo - e dellagenzia in particolare -
venne determinato da un fenomeno nocivo col quale la Rivoluzione cubana dovette misurarsi nella sua
prima fase, e che Fidel denunci con forza il 26 maggio 1962: il settarismo. Prensa Latina - conclude -
sub i contraccolpi di quel fenomeno, questa la verit storica (Marrero, 1989).

Anche Walsh collega la crisi di Prensa Latina allapice momentaneo del settarismo e
conferma lesistenza di una campagna anti-Masetti mascherata da lotta ideologica, nella
quale lo stesso Guevara dovette intervenire per evitare che finisse a revolverate.
Dunque, ci che Walsh e Marrero definiscono lapice del settarismo non altro che il
processo di conquista che la vecchia struttura del comunismo cubano (Psp), approfittando
dellappoggio sovietico a Cuba, attua allepoca nei confronti di tutte le istituzioni statali.
Prensa Latina non poteva sfuggire a questa strategia. Spodestare Masetti dallagenzia e met-
tere al suo posto uomini del Psp era un passaggio chiave per legemonizzazione del potere
da parte di questi ultimi.
Gli scontri tra la cellula del Psp interna a Prensa Latina e Masetti furono molti, come
molte le differenze politiche, soprattutto su due questioni. Da una parte, i comunisti cubani,
allineati con Mosca, erano daccordo con la posizione internazionale di costruire un rappor-
to di connivenza con le borghesie nazionali, classe cui attribuivano caratteristiche progres-
siste e perfino rivoluzionarie. Masetti era agli antipodi di questa posizione, e respingeva
senza mezzi termini il pressuposto progressismo delle borghesie nazionali, dato che le stes-
se possono fare molto bene il gioco del colonialismo economico. Daltra parte, Masetti
sottoscrisse molto rapidamente le tesi guevariste sulla lotta armata, posizione che irritava
gli alti dirigenti sovietici.
Non da sottovalutare il fatto che sostenendo tali posizioni, Masetti chiami a collabora-
re con Prensa Latina intellettuali apertamente distanti da Mosca, come il nordamericano
Waldo Frank, intellettuale espulso dalle file del Pc statunitense alla fine degli anni 30, o
Sartre e Simone de Beauvoir, vicini allora alle posizioni politiche sostenute da Pechino.
Queste collaborazioni fecero infuriare i comunisti cubani e in qualche misura segnarono la
sorte di Masetti.
Ma la lotta per la direzione di Prensa Latina non aveva il suo apice in Masetti. Sul cam-
mino cera il suo sostenitore e mentore: il Che, che come noto, non vedeva di buon occhio
lallineamento cubano al blocco sovietico.
Lo scontro per Prensa Latina culmin con la rinuncia di Masetti, senza che il Che potes-
se evitarla. Masetti poi, lascer lagenzia nel maggio del 1961. E eloquente latteggiamento
asssunto immediatamente da entrambi i settori in lotta. Masetti avr un ruolo importante
durante gli avvenimenti di Playa Girn, un mese dopo aver sbattuto la porta. I nuovi diri-
genti di Prensa Latina, a loro volta, fecero sparire gli archivi dellagenzia, probabilmente
per dare alla stessa un nuovo atto di nascita, slegato dalleterodossia di uomini come
Masetti e Walsh (Garca Mrquez, 1993).

172
In cammino per la guerriglia: Salta

I capi ribelli non avevano tardato a scoprire in Masetti un collaboratore incondizionato.


Dapprima il Che, e poi Fidel, lo scelsero per sovrintendere e realizzare operazioni di diver-
sa importanza. Nel luglio del 58 Guevara lo aveva incaricato di portare un disco a sua
madre a Buenos Aires, come prova che era sopravvissuto alle operazioni militari nella
Sierra Maestra. Nel 59 gli aveva commissionato la creazione di Prensa Latina. Nellottobre
del 61 Masetti passer per Tunisi, questa volta per una missione decisa direttamente da
Castro, destinata a offrire laiuto cubano al Fronte di liberazione nazionale algerino. Nel
gennaio dellanno successivo, supervisioner lentrata di armi in Algeria. Durante linvasio-
ne dellaprile del 62 a Playa Girn, sar chiamato nuovamente a dirigere Prensa Latina,
fino al termine della crisi. Diriger lapparato informativo senza un attimo di respiro, parte-
cipando anche agli interrogatori dei prigionieri, tra i quali si trovava un prete, che Masetti,
antico alunno dei padri salesiani, interrogher con particolare durezza.
Ma il suo compito principale sar un altro, legato strettamente ai piani rivoluzionari che
il Che aveva in mente per lAmerica Latina. E noto, infatti, che il Che cominci subito a
pensare allinstaurazione di fochi guerriglieri in America Latina, cercando di legarsi a grup-
pi rivoluzionari disposti a prendere le armi. Secondo Taibo II, le conversazioni tra il Che e
Masetti, circa le possibilit di aprire un fronte in Argentina, cominciarono nel 1961. Gi
allepoca, il Che aveva offerto al suo segretario dellInra (Istituto nazionale della Riforma
agraria), secondo la sua stessa testimonianza, un posto in quello che sarebbe diventato il
futuro Egp (Ejrcito guerrillero del pueblo), dato che ormai si stava preparando qualcosa
(testimonianza di Nstor Lavergne, 1998).
Per quellepoca Masetti aveva gi cominciato una preparazione specifica in tattiche di
guerriglia urbana. Si era recato in Algeria per collaborare con i rivoluzionari africani e torna
a Cuba per conoscere la figlia Laura, nata da poco. Subito dopo abbandona Cuba, questa
volta per sempre, accompagnato da quattro dei suoi uomini: il cubano Hermes Pea e gli
argentini Ciro Bustos, Federico Mndez, Leonardo Whertein e Miguel.
A luglio arriva in Bolivia il capitano Jos Mara Martnez Tamayo. Si tratta di Papi,
uno degli uomini di maggior fiducia del Che. La sua missione: costituire una rete di appog-
gio alla frontiera argentino-boliviana per il foco che Masetti stava per insediare in
Argentina. Come nelloperazione fallita dei peruviani, e anni dopo, nella sconfitta dello
stesso Che in Bolivia, sar fondamentale laiuto di alcuni quadri dirigenti della Federazione
giovanile comunista boliviana: cos che i fratelli Coco e Inti Peredo, Rodolfo Saldaa e
Rodolfo Vivar presteranno la propria collaborazione.
Papi viaggia tra lAvana e lArgentina in modo intermittente, tessendo reti di appog-
gio e di logistica. Loperazione entra in poco tempo nella fase propriamente guerrigliera. E
stata preparata meticolosamente e, come garanzia, vi ha partecipato la guardia del corpo pi
cara e vicina al Che. Non c alcun dubbio, si tratta della sua impresa. Anni dopo, lo ricono-
scer lo stesso Fidel Castro, quando racconter, a proposito di Masetti: Il Che lo aveva
reclutato per le sue idee di lotta in Argentina, nellarea di Salta (Castro, 1994).
Nella primavera del 63, Masetti e il suo gruppo vanno in Brasile con passaporti diplo-
matici algerini e come presunti membri di una delegazione commerciale. Di l passano in
Bolivia per stabilirsi nella fattoria Emborozu, vicina alla frontiera argentina, come punto di
partenza verso Salta. La fattoria era stata comprata da un altro cubano giunto da poco per
stabilire uno stretto legame tra la guerriglia di Masetti e lAvana. Si tratta dellattuale
Ministro dellinterno cubano, generale Abelardo Colom Ibarra, meglio noto come El
Furry.
Tra il 20 e il 25 settembre, Masetti e i suoi uomini attraversano la frontiera. E
lOperacin Dorado che si conclude con linsediamento del primo accampamento sulle rive
del fiume Pescado. A dicembre si svolge la seconda operazione, Trampoln, che consiste

173
nel ritornare in territorio boliviano per prendere cibo e armi nascoste. Allinizio del 64, le
colonne guerrigliere cominciano a operare in territorio argentino.

Lesercito guerrigliero del popolo

a) Conformazione e reclutamento

La direzione dellEgp chiaramente unappendice del Che. Masetti, con il suo pseudo-
nimo di Comandante Segundo, fa pensare a un Comandante Primero, che non sarebbe
altro che Guevara (Walsh, 1965). Da parte loro, alcuni dei sopravvissuti di questa esperien-
za hanno spiegato lo pseudonimo come una contropartita di quello usato dal Che: Martn
Fierro. Masetti sarebbe Segundo, per via di Don Segundo Sombra, un altro personaggio
celebre della letteratura argentina (Frontini, 1968, p. 61).
Accompagnano Masetti alcuni quadri formati dal Che, della sua cerchia pi stretta. I
suoi assistenti personali, autista e guardiaspalle e, soprattutto, uomini che Guevara aveva
incorporato nella sua colonna sullEscabray. Secondo alcuni, Hermes Pea e Alberto
Castellano, inserito nel contingente poco dopo, sono i rappresentanti del Che nella guerri-
glia di Masetti. Ma il suo obiettivo non era solo di inviare i suoi uomini migliori: aveva
intenzione di aggregarsi egli stesso. Quando andiamo?, gli chiede Castellano, intuendo la
volont del suo capo. Senti, gli risponde Guevara, sono ventanni che lottiamo. Andrai
in un certo posto e incontrerai gente che conosci, e alla fine aggiunge: Presto arrivo
anchio, aspettami (testimonianza di Castellano, 1998).
Chi erano i membri dellEgp? Erano forse giovani ribelli, attratti da romanticismo liber-
tario? O costituivano, al contrario, unorganizzazione politicizzata che vedeva nella guerri-
glia lunico metodo rivoluzionario? In altre parole: erano ingenui avventurieri ben intenzio-
nati o militanti rivoluzionari, quadri politici delusi dalle proprie organizzazioni e dai loro
dirigenti tradizionali?
Due saranno i versanti principali che forniranno membri alla guerriglia di Masetti, sia
come guerriglieri che come quadri della rete urbana di appoggio. Da un lato, le scissioni del
Partito comunista argentino, principalmente della sua ala giovanile: la Federazione giovani-
le comunista (Fgc). Dallaltro, i militanti universitari, soprattutto quelli della facolt di
Lettere e Filosofia delluniversit di Buenos Aires, profondamente attratta dallesperienza
cubana. Per il reclutamento degli uomini, Masetti e il suo gruppo non faranno altro che
seguire rigidamente le raccomandazioni del Che. Egli accettava la presenza di valorosi
dirigenti del peronismo - ricorda Ciro Bustos - come el gordo Cooke, ma ci chiedeva di
lavorare con i resti dello sgretolamento del Pc e con gruppi indipendenti (testimonianza di
Ciro Bustos, 1998).
La crisi che agitava il Partito comunista argentino si manifestava con la nascita di ampie
frazioni che simpatizzavano, con varia intensit, con le posizioni propagandate dalla rivolu-
zione cubana. Nasce cos a Buenos Aires il gruppo che pubblica la rivista La Rosa
Blindada, diretto da J.L. Mangieri; quello di Juan Carlos Portantiero; a Crdoba, quello di
Jos Pancho Aric e a Rosario quello di Luis Ortolani e Liliana Delfino. Aric e Portantiero
pubblicheranno la rivista Pasado y Presente, e quasi tutti i gruppi dissidenti confluiranno,
verso il 1963, nellorganizzazione Vanguardia comunista. Il denominatore comune di que-
sti gruppi la sfiducia e il rifiuto nei confronti della direzione codovillista del Pc e la certez-
za che questo partito non far altro che eludere lazione rivoluzionaria con la sua politica
riformista di conciliazione di classe. Nelle parole di Pancho Aric:
La Rivoluzione cubana, questa rivoluzione anomala, questo evento insperato, sconcertante, che venuto
a sconvolgere i perfetti e aborriti schemi trasformisti di coloro che avevano deciso di rimandare le rivolu-
zioni alle calende greche, ci ha profondamente emozionato. Di fronte allopinione ufficiosa del grup-

174
po dirigente del Partito, sfiduciato come sempre nei confronti del nuovo, Cuba ci appariva molto pi di
uneccezione o un evento fortunato.... lapertura di un nuovo corso rivoluzionario (Pasado y Presente,
4/1964, p. 248).

Secondo la testimonianza di uno degli uomini di Ortolani, il legame con lEgp fu stretto:
Agli inizi del 63 abbandonammo insieme il Partito comunista. Noi che avevamo rotto a Rosario, for-
mammo un gruppo che si autodenomin Vanguardia rivolucionaria. Poco dopo scoprimmo che lunica
cosa che avevamo in comune tra noi era una critica molto dura nei confronti della burocrazia del Pc a
livello nazionale e internazionale... In generale avevamo simpatia per la Rivoluzione cubana, Fidel
Castro, Che Guevara, ed eravamo fochisti. Rimanemmo legati - come una specie di gruppo di appoggio
nelle citt - a quella che fu la guerriglia dellEgp (Diana, 1996, p.361).

Una testimonianza del clima che si viveva tra le file del comunismo e la ricerca di altri
orizzonti politici, ce la offre uno di coloro che poco dopo aderiranno alla guerriglia di Salta:
Marcos Szlachter. Quando il suo amico Nstor Lavergne gli chiede ladesione alla Fgc di
cui era membro, Szlachter gli risponde: Perch, se questo Partito non fa la rivoluzione? E
conclude: Bisogna cercare qualcosaltro (Lavergne, 1998).
Da Crdoba arriveranno, per incontrarsi con Masetti, Juan Hctor Jouv, studente di
medicina, e suo fratello Emilio Jouv; Nardo Groswald, ex militante comunista; Lzaro
Henry Lerner, studente di medicina e iscritto alla Fgc; Alberto Korn, delegato bancario;
Delfor Rey, studente di ingegneria legato al Pc; Jorge Guille; Oscar Altamirano; i fratelli
Antonio e Wenceslao Paul, e Miguel Colina, anchegli legato al Pc.
Leffervescente universit di Buenos Aires presentava uno scenario simile allarroventa-
ta provincia mediterranea. Gli echi della Rivoluzione cubana e la crisi delle direzioni tradi-
zionali si facevano sentire con tutte le loro forze. Il gruppo che pubblicava la rivista El
Obrero, e che era animato da Juan Carlos Portantiero, era solo una delle sue espressioni.
Non quindi strano che da questa universit - poligono di tiro, secondo lespressione di
una rivista politica, Primera Plana - si uniranno alla colonna di Masetti vari studenti e
altrettanti andranno a confluire nelle sue reti di appoggio. Dalluniversit saliranno alla
selva: Eduardo Masulo, Csar Augusto Carnavallo e Diego Miguel Magliano, studenti della
facolt di Lettere e Filosofia; Marcos Szlachter, studente di ingegneria molto legato per al
gruppo precedente; Jorge Bellomo, militante del Partito socialista e studente di medicina; e
Federico Frontini, un giovane di formazione marxista e legato aglli ambienti intellettuali.
In totale, il numero dei guerriglieri insediatisi a Salta arrivava a poco oltre la ventina. In
termini generali, molti di loro avevano una certa formazione teorica per la loro esperienza
militante, specialmente H. Jouv, H. Lerner, F. Frontini, M. Szlachter e J. Bellomo. Altri,
come Miguel Colina e Antonio Paul - entrambi con unesperienza settoriale tra i lavoratori
petroliferi - e Alberto Korn, delegato bancario - erano fortemente convinti che la guerriglia
fosse lunica via giusta. Sebbene, salvo poche eccezioni, tutti i membri della guerriglia non
ritenessero di essere giovani avventurosi in cerca di esperienze utopistiche, praticamente
nessuno di loro sapeva come si sviluppasse la prassi guerrigliera, ad eccezione del nucleo
originario che, con Masetti alla testa, si era insediato inizialmente in Bolivia. Il resto si
aggreg, fondamentalmente, per la sua aperta adesione allesperienza cubana. La vita
nomade del guerrigliero tra monti e selve, era per loro assolutamente sconosciuta.

b) Preparazione e attivit nella selva

Una volta stabilita la base delle operazioni a nord di Salta - pi precisamente nella
regione di Orn - il gruppo dedica gran parte del tempo alla conoscenza del territorio e
allelaborazione di mappe. Un sopravvissuto della guerriglia confermer che si era lavorato
in base a una cartografia antiquata e si dovevano rilevare dati per un suo aggiornamento.
Per cui uscivano dallaccampamento base per due o tre giorni, per poi tornare con le nuove

175
informazioni. Diverse testimonianze sono concordi nella valutazione dellostilit dellam-
biente e del clima. Il terreno e la vegetazione rovinavano uniformi e calzature provocando
non pochi incidenti: il guerrigliero Antonio Paul mor per una caduta dallalto e lo stesso
Masetti cadde in un burrone restando gravemente ferito. Le piogge erano permanenti e il
caldo soffocante. Gli zaini triplicavano il loro peso per il terreno scivoloso e le temperature
superiori ai 45 allombra.
La fauna della selva si trasform in un duplice problema per i guerriglieri. Da un lato
aggravava la marcia. Frontini racconta che una puntura gli provoc una tale infezione che
dovette andare nella retroguardia e che gli insetti e le scimmie lo molestavano in permanen-
za durante i lunghi spostamenti. Lo stesso Masetti, che era allergico alle punture degli inset-
ti, in certi momenti aveva le mani talmente infiammate da non poter neppure scrivere una
lettera. Intollerabili erano soprattutto le nubi di zanzare, jejenes, moscerini, niguas e tafani.
Non mancavano vipere, scorpioni e giganteschi ratti. Fernando lvarez, un giovane aspi-
rante spagnolo entrato nella colonna di Masetti, sar catturato dalla gendarmeria nascosto
sulla cima di un albero, inseguito da due tigri della selva, e un altro combattente venne
attaccato da maiali selvatici.
Ma bench la fauna della selva fosse continuamente presente per render loro ostile il
cammino, quando i guerriglieri la cercavano per cibarsene, non riuscivano a catturarla. Le
scimmie sparivano ed erano scarse le prede che potevano cacciare.
Un altro inconveniente che dovettero affrontare i guerriglieri fu la carenza di frutti com-
mestibili che potevano raccogliere nel corso delle marce. Al contrario, vari combattenti si
intossicarono per lingestione di frutti tossici che avevano trovato lungo il cammino, aggra-
vando la debolezza fisica del gruppo. Questa situazione caus gravissimi problemi, soprat-
tutto nel momento in cui laccerchiamento imposto dallesercito imped alla guerriglia di
potersi rifornire ai depositi di viveri disseminati nella zona. Almeno tre guerriglieri moriro-
no di fame: Marcos Szlachter, Diego Magliano e Csar Carnovallo, e quasi tutti quelli fatti
prigionieri presentavano un avanzato stato di denutrizione.
La vita negli accampamenti non appariva molto animata. Non cerano, per esempio, riu-
nioni di dibattito e analisi politica, a differenza delle ben note caratteristiche delle guerriglie
degli anni 60. Daltra parte, i capi erano molto chiusi. Pea quasi non parlava e Masetti
leggeva e passava il tempo a scrivere. Un sopravvissuto, citato da Walsh, parlando del
Comandante Segundo ha detto: Non parlava mai della sua vita personale. Sapevamo che
aveva moglie e figli perch una volta li menzion. (Walsh, 1969, p. 19). Il tempo passava
soprattutto camminando ed esplorando.
A differenza dellesperienza sulla Sierra Maestra, i guerriglieri di Masetti non avevano
contatti con i contadini, salvo rare eccezioni. Non difficile immaginare una spirale in cui
lisolamento politico e linclemenza dellambiente naturale spingevano il gruppo allincer-
tezza e al dubbio, che i capi cercavano di allontanare con lappello alla fede militante, a una
rigida disciplina e a tutti i mezzi di cui si disponeva per rafforzare la volont collettiva.
E sicuramente questo bisogno di alimentare negli altri e in se stesso la fede militante
che spinge Masetti a scrivere a sua moglie:
Abbiamo percorso oltre un centinaio di chilometri secondo la mappa, sebbene in realt siano molti di
pi. Il nostro rapporto con il popolo positivo da tutti i punti di vista. Dai coyas [contadini poveri di ori-
gine india] apprendiamo molte cose e li aiutiamo il pi possibile. Ma il fatto pi importante - conclude -
che chiedono di combattere (Walsh, 1969).

E certo che diverse testimonianze sottolineano lassenza totale o leccezionalit dei con-
tatti con i contadini e che quando effettivamente ci furono, sollevarono sospetti e produssero
delazioni. Ci sarebbe confermato dai fatti. La gendarmeria, da una parte, allertata dagli abi-
tanti, va in cerca dei guerriglieri pensando che si tratti di una banda di contrabbandieri di
frontiera, proprio come succeder al Che nella sua campagna boliviana. Dallaltra, secondo il

176
recente racconto del colonnello cubano Colom Ibarra, lunico scontro tra la gendarmeria e i
guerriglieri si verifica per la delazione di un contadino (Clarn, 13 marzo 1997).
La disciplina era del resto rigorosa: pi che in un esercito regolare confessa Frontini;
rigorosit che si manifesta nella lettura delle sue regole interne, dove una presunta discipli-
na e giustizia rivoluzionaria si confondono con la disciplina e la giustizia dellesercito bor-
ghese, essenzialmente discriminatoria e autoritaria. Richiama lattenzione il ricorrente
appello alla pena di morte per quasi tutti i delitti, dal tradimento e lassassinio alla
codardia di fronte al nemico e al delitto contro natura, essendo tale pena estesa alla
negligenza nei confronti delle armi o del materiale politico e a tutti quegli atteggiamenti
che feriscono lunit o le finalit dellEgp.
Comunque, la ridigit disciplinare conviveva con un certo lassismo nel trattamento di
alcune questioni. Masetti lascer andar via, per esempio, vari membri della colonna che
avevano difficolt di adattamento fisico, come pure due combattenti con dubbi sintomi di
malattia. Ma nella misura in cui loperazione guerrrigliera procedeva nel tempo, e si molti-
plicavano i problemi sia tecnici che politici, il codice di disciplina cominci ad assolvere
una nuova funzione: ormai non si trattava di correggere errori a forza di severit; ora si pre-
tendeva di bloccare la crescente demoralizzazione dei guerriglieri.
Lapplicazione rigorosa delle regole raggiunse i suoi livelli pi drammatici quando in
virt di queste, due uomini della guerriglia saranno processati e condannati a morte dai loro
stessi compagni.
Il primo guerrigliero fucilato sar Adolfo Rotblat, conosciuto come Pupi. Questi sof-
friva di continui attacchi di asma che non solo minavano la sua salute, ma anche la sua
volont di restare nella selva. Laltro guerrigliero fucilato fu Csar Bernardo Groswald, di
diciannove anni, noto come Nardo. Ambedue i guerriglieri furono vittime di unanaloga
trasformazione. La rude vita nella selva, le privazioni, le inclemenze del clima e gli insetti,
il crescente isolamento sociale di una colonna guerrigliera che non riusciva a concretizzare
n delle azioni militari, n una diffusione politica, determinarono una crisi complessiva che
li pervase rapidamente entrambi. Pupi e Nardo smisero di rappresentare il ruolo del guerri-
gliero eroico, coraggioso, volenteroso, che tutto pu di fronte alle avversit. Erano diventati
simili ad animali, si trascinavano, non parlavano, si nascondevano temendo qualsiasi cosa.
Piangevano, brontolavano e le loro lamentele cominciavano a innervosire linsieme dei
combattenti.
Come se si trattasse di evitare la propagazione di una pestilenza, la morte del deviante, o
meglio ancora, del contagiato, liberava lui dal suo stesso deterioramento, e tutto il gruppo
da un possibile contagio. La fucilazione opera contemporaneamente secondo due direttive:
da un lato, elimina il soggetto indesiderato; dallaltro, scongiura - o pretende di farlo - qual-
siasi possibilit di ripetizione negli altri, di condotte o atteggiamenti che attentino alla disci-
plina imperante. La pretenziosa giustizia rivoluzionaria si riduce a un autoritario esercizio
della minaccia e del castigo.

Linfluenza della Rivoluzione cubana: Ideologia e politica dellEgp

Guevara fu forse il pi lucido tra i dirigenti cubani nel comprendere i rischi che correva
la Rivoluzione cubana di trasformarsi in un ulteriore ingranaggio della guerra fredda, cos
come fu chiaro ed esaustivo nellenunciare i costi di ci che ai pi realisti appariva come
inevitabile (e ai pi ingenui come desiderabile): lintegrazione cubana nel blocco sovietico.
Il Che incarnava la coscienza critica della rivoluzione, la convinzione che il processo
rivoluzionario cubano avrebbe proseguito il suo corso solo se la rivoluzione si fosse estesa in
tutta lAmerica Latina. La sua esperienza sulla Sierra Maestra gli indicava, del resto, il meto-
do corretto. Bastava, per porlo in pratica, un pugno di uomini valorosi, allenati e armati.

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E chiaro che lEgp, nella sua veste organizzativa, un prodotto del Che.
Ideologicamente non poteva rappresentarlo se non nelle sue linee fondamentali. In primo
luogo, la concezione secondo la quale possibile affrontare con successo un esercito rego-
lare. In secondo luogo, la convinzione che le condizioni soggettive per il trionfo rivoluzio-
nario non devono, necessariamente, essere presenti a priori; la lotta stessa le produrr.
Questa concezione, che il risultato della generalizzazione della sua esperienza nel
Movimento 26 di Luglio, il Che stesso la espose pi di una volta con chiarezza. Nel suo
scritto Cuba eccezione storica o avanguardia della lotta anticolonialista? (1961) la sottoli-
nea come linsegnamento pi importante della rivoluzione cubana:
La prima la possibilit stessa della vittoria. Ora infatti si conosce perfettamente la possibilit di corona-
re col successo unimpresa come quella compiuta dal gruppo di illusi partecipanti alla spedizione del
Granma... Ci mostra concretamente che si pu dar vita a un movimento rivoluzionario che agisca nelle
campagne, si leghi alle lotte contadine, vada via via crescendo, distrugga lesercito in una lotta frontale,
conquisti le citt a partire dalle campagne, estenda - con la propria lotta - le condizioni soggettive neces-
sarie per la presa del potere2.

Lentusiasmo della vittoria del 1959 e la necessit imperiosa di estendere la rivoluzione,


spinsero Guevara e il suo gruppo sul sentiero del volontarismo. Il feticcio dellOggettivit
proprio dei comunisti (le condizioni oggettive, le tappe della storia) fu sostituito dal feticcio
della Soggettivit (le condizioni possono essere create: allinizio sufficiente la volont rivo-
luzionaria). In poco tempo si venne configurando il nuovo mito rivoluzionario, con la sua con-
cezione avanguardista, il suo culto della disciplina, delle armi e delleroe esemplare. Il Che fu
colui che abbozz la dottrina e che la legittim con la sua lotta e la sua vita; Rgis Debray gli
diede un impianto teorico nel suo famoso opuscolo Rivoluzione nella rivoluzione?.
Daltra parte, la solidariet e lentusiasmo di operai, contadini e studenti latinoamericani
nei confronti della Rivoluzione cubana alimentano i sogni di Guevara di costruire un movi-
mento guerrigliero di dimensioni continentali con epicentro allAvana. Nel corso degli anni
60 si assister a una grande crisi e ricomposizione delle sinistre tradizionali, e allemergere
di una nuova sinistra ispirata al modello cubano, allinterno della quale spiccheranno, per
la loro importanza, i Tupamaros in Uruguay, le milizie di Hugo Blanco in Per, la guerri-
glia di Douglas Bravo in Venezuela, il sandinismo in Nicaragua, il Movimento 13 novem-
bre in Guatemala e le Leghe contadine del Brasile (Pereyra, 1994).
LEgp di Masetti, nel nostro paese, debitore di questa concezione fochista della rivolu-
zione. Con le parole di Gramsci, si potrebbe dire che egli si lancia nella guerra di movi-
mento saltando la fase della guerra di posizione. Non cerc di collocarsi allinterno di
una tradizione conosciuta, di un lavoro politico preliminare, ma tent di conquistare lade-
sione del popolo attraverso quella che allora veniva chiamata la propaganda dei fatti.
I testi politici dellEgp furono scarsi, senza dubbio per la rapida eliminazione del fuoco
di Salta. E per chiaro che, in accordo con la prospettiva rivoluzionaria guevarista, lele-
mento prioritario in quella fase non risiedeva nellelaborazione teorica dei suoi fondamenti.
Peraltro, Guevara, sapendo che Masetti non era un teorico capace di produrre riferimenti
ideologici che rappresentassero il progetto, invi, per aiutarlo, esclusivamente uomini di
provata capacit militare. Il predominio dellapparato militare sulla conduzione politica,
restava, poi, ben fissata fin dagli inizi. Per lEgp, come per il Faust di Goethe, in principio
fu lazione.
LEgp produsse due documenti. In primo luogo, la sua ben nota Lettera al Presidente
Illia, importante anche perch in essa Masetti tent di ricusare la leggittimit del suo man-
dato democratico per giustificare cos il percorso della lotta armata. Masetti comincia rico-
noscendo in Illia - nuovo presidente degli argentini in elezioni dove il peronismo era stato

2 Ernesto Che Guevara, Scritti scelti, a cura di R. Massari, II, Roma, 1996, p. 428.

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interdetto - un uomo ribelle, legato a princpi nei quali ha sempre creduto e dai quali non
si mai separato. Tuttavia, a partire dallaccettazione del suo mandato il popolo argenti-
no pu affermare senza equivoci: il prodotto della frode pi scandalosa in tutta la storia
del paese. Preannunciando ci che costituir uno dei pilastri della Nuova sinistra argentina
della seconda met degli anni 60, lEgp di Masetti presenta il terreno costituzionale come
puro inganno e frode. La lettera identifica nella societ due forze antagoniste: da un lato lo-
ligarchia e limperialismo; dallaltro il popolo e la patria libera e giusta. I guerriglieri
si autodefiniscono, nella lettera, come uomini degni che hanno imparato che loligarchia
non consegna i propri privilegi senza una lotta cruenta, n cede una particella di polvere
senza provare prima, per trattenerla, tutte le forze degli apparati repressivi di cui essa vive.
Infine, definisce la sua scelta attraverso la forza delle armi usate dal popolo e alimentate
dalla sua causa. Terminer esigendo che Illia denunci la frode e convochi libere elezioni.
Prima della firma, la sigla, Rivoluzione o Morte. Masetti la firma come Segundo
Comandante (sic!) e la data 9 luglio 1963, dallaccampamento Augusto Csar Sandino.
La nota raccomandazione del Che di non iniziare alcun movimento guerrigliero l dove
vi sia un regime salito al potere attraverso delle elezioni, viene chiaramente ignorata.
Masetti, interpretando la fretta del Che di estendere a livello continentale la rivoluzione,
redige la lettera come una piattaforma per i suoi movimenti operaitivi. Guevara avrebbe
agito diversamente? Non serve a nulla fare congetture. E certo che non tolse autorit al
progetto di Masetti, n intervenne per cambiare la rotta che Segundo stava seguendo nel
Nord del paese.
Il testo rappresentativo essenzialmente di un nazionalismo antimperialistico che si
accorda con la formazione di Masetti. Non ci sono appelli al socialismo, forse per sollecita-
re lappoggio dei settori combattivi del peronismo, ma anche come fedele espressione di
una concezione che d maggior importanza allazione esemplare del gruppo che non al suo
supporto ideologico.
Il suo secondo documento Messaggio ai contadini, datato Salta, gennaio 1964.
Secondo il ricordo di Hctor Jouv, Masetti lo scrisse immediatamente dopo aver conosciu-
to un contadino della selva che viveva nella miseria pi nera e la cui figlia, ammalata e
priva di assistenza, venne curata dai guerriglieri. Si tratta di una lunga lettera aperta ai lavo-
ratori della terra nella zona. Scritta con un chiaro intento pedagogico, inizia enfatizzando i
contrasti sociali: Noi lavoriamo per morire poveri. Essi ci sfruttano per vivere da ricchi
Poi avanza la sua proposta: Dobbiamo toglier loro i fucili dalle mani e impugnarli noi.
Unirci e organizzarci. E saremo rapidamente migliaia. Noi lottando tra monti e selve. Gli
operai nelle piantagioni e nelle fabbriche.... Unallusione allesperienza della Rivoluzione
cubana cerca di garantire questo cammino: in altri paesi si sono gi sollevati i contadini
insieme agli operai, e uniti hanno sconfitto i padroni delle fabbriche e le hanno consegnate
ai lavoratori. La novit della proposta ricalca certi spunti messianici: Per questo siamo
arrivati noi....
C un terzo testo il cui autore non Masetti, ma la rete urbana che lo appoggiava. E
interessante notare in questo caso, allinterno del teono discorsivo tipico di un nazionalpo-
pulismo radicale, certi passaggi politici rivelatori dellorigine ultrasinistra dei suoi estenso-
ri. Si tratta del Comunicato n. 1 dellaprile del 1964 e firmato dalla Rete urbana di appog-
gio allEgp (Compaero, n. 48, maggio 1964). Questo documento successivo alla scon-
fitta della guerriglia di Salta, quando la quasi totalit dei suoi componenti era ormai morta o
in piena fuga. Dopo aver denunciato lassassinio di due guerriglieri (Hermes Pea e Jorge
Guille) e le torture cui sono sottoposti i prigionieri, danno notizia delle persecuzioni di cui
sono oggetto membri della Giovent comunista e peronista da parte della gendarmeria.
Sottolineano lantagonismo esistente tra loligarchia e limperialismo, da un lato, e il popo-
lo, dallaltro. Definiscono i membri dellEgp come un gruppo di giovani, un pugno di
argentini valorosi, con una coscienza nazionale e un amor di patria che hanno cominciato

179
la lotta, hanno aperto un sentiero verso la liberazione. Per la prima e unica volta si usa la
parola dordine della Riforma agraria e dellunione tra i contadini e i compagni operai e
studenteschi che portano avanti la lotta politica e sociale nelle citt. Infine fanno appello ai
raggruppamenti sindacali, politici e studenteschi per impedire il protrarsi delle torture ai
detenuti e per far s che questi siano messi a disposizione della giustizia ordinaria.
Chiudono il loro comunicato con un Viva la Patria. Liberazione o Morte.
Le dichiarazioni di due dei pi stretti collaboratori di Masetti nella selva testimoniano
dellimpronta volontaristica del progetto e del suo ampio carattere ideologico. Infatti, dalla
prigione di Salta, Federico Mndez e Hctor Jouv dichiarano: Siamo rivoluzionari in
quanto consideriamo la rivoluzione come un processo in cui il progressivo ingresso delle
masse al suo interno, attraverso gli obiettivi minimi che stabilisce la liberazione nazionale,
le porta alla vittoria. Sottolineano che la storia non determina la rivoluzione, ma che il fat-
tore decisivo la volont di farla e rifiutano qualsiasi forma politica istituzionalizzata:
La sigla, il partito, il gruppo, le interminabili discussioni a priori, la lotta per legemonia ideologica, non
sono altro che il bizantinismo tradizionale in cui perdono tempo e opportunit coloro i quali non desidera-
no o non si attivano per farla3.

Lapertura ideologica del progetto dellEgp fa s che vari settori si uniscano alla sua
esperienza. Inzialmente, il Movimiento nacionalista revolucionario Tacuara, organizza-
zione nazionalista che rivendica le azioni dellEgp. Successivamente la volta del Partido
revolucionario de los trabajadores (Prt). Non strano, quindi, che alcuni membri della
guerriglia di Salta e della rete urbana che laveva sostenuta, vadano ad accrescere, negli
anni 70, sia le file dellErp, sia quelle dei Montoneros, organizzazioni tributarie del Prt e
dei Tacuaras, le prime a rivendicare lesperienza di Masetti.

Gli avvenimenti di marzo e aprile 1964. La sconfitta dellEgp

Siamo agli inizi del 1964. Pochi mesi prima (ottobre 1963) Illia aveva assunto la presi-
denza, dopo aver ottenuto una modesta vittoria alle elezioni. La Cgt, che definisce il gover-
no illeggittimo, a gennaio annuncia un nuovo piano di lotta. Contemporaneamente, cresce
la mobilitazione per il ritorno del generale Pern nel paese.
In solitudine, nella selva di Salta, le colonne di Masetti avevano cominciato la loro mar-
cia. Ma due eventi fanno precipitare il tentativo guerrigliero. Da un lato, la stessa Lettera al
Presidente Illia del 1963 aveva messo in stato dallerta i servizi segreti. Nel febbraio del
1964, due agenti dei servizi riescono a infiltrarsi nellEgp: Vctor Eduardo Fernndez e
Alfredo Campos. Una delle loro tattiche di fomentare conflitti interni: cos che provoca-
no, rapidamente, un incidente con uno dei guerriglieri, Diego Magliano, che alla fine verr
ferito da un proiettile. Parallelamente, la gendarmeria cerca contrabbandieri di frontiera,
allertati dalla strana presenza di alcuni uomini nella zona di Orn: la sua sorpresa sar gran-
de quando scoprir un primo accampamento con armi e uniformi invece di mercanzie.
Il governo di Illia risponde immediatamente, affidando alla gendarmeria nazionale, alla
cui testa il generale Julio Alzogaray, il compito di reprimere il foco guerrigliero. La scelta
non casuale: questa forza stata sottoposta a un addestramento antiguerriglia sin dallini-
zio degli anni 60. Alcuni dei suoi capi sono stati formati a Panama e negli Stati Uniti da
parte di ufficiali americani, e nel nostro paese da specialisti francesi sperimentati nella guer-
ra dAlgeria. Avallano questo intervento militare, le facolt ricevute dal governo dal decre-
to legge n. 788, chiamato di Sicurezza dello Stato, del gennnaio 1963.

3 Articolo in Cristianismo y Revolucin, n. 13, aprile 1969.

180
Lazione dei gendarmi si sviluppa dai primi giorni di marzo fino alla met di aprile, e
sar responsabile della repressione della guerriglia di Masetti e delle brutali torture inflitte
ai guerriglieri detenuti.
Il 26 marzo, il generale Alzogaray dichiara allarmato:
Il movimento importante e serio. Ha legami dentro e fuori il paese. Eventi che credevamo prematuri,
stanno gi avvenendo. Se questa la guerra rivoluzionaria, in Argentina gi cominciata.

Laccerchiamento della gendarmeria implacabile e conta su una numerosa truppa


numerosa e ben equipaggiata, incluso il settore aereo. Verso la fine di marzo, ha catturato la
quasi totalit dei guerriglieri e individuato i suoi accampamenti di approvvigionamento. Il
Comandante Segundo fugge insieme a un solo compagno - Altamirano - addentrandosi
nella selva. A met di aprile, cade un altro gruppo di guerriglieri tra i quali vi sono Hctor
Jouv e Carlos Bandoni. Sono gli ultimi. A partire da quel momento non si faranno pi pri-
gionieri nella selva. Masetti e Altamirano non ricompariranno mai pi.
La guerriglia stata sconfitta. Inizia un nuovo capitolo. Le detenzioni, le terribili torure
inflitte dalla gendarmeria e un processo viziato completamente dalle irregolarit. I guerri-
glieri prigionieri vengono colpiti selvaggiamente e costretti a confessare la loro attivit.
Uno dei metodi di tortura consiste nellintrodurre le loro teste nel corpo sventrato di
Hermes Pea - morto, insieme a Jorge Guille, nellunico scontro con i gendarmi - anticipan-
do i metodi terroristi degli anni della dittatura militare. Vengono estorte dichiarazioni sotto
tortura e fame, e non si consentono successive ritrattazioni, nonostante le pubbliche denun-
ce contro i metodi utilizzati. Alla fine, i guerriglieri sono condannati a varie pene, che
vanno da 1 a 4 anni di prigione. Mndez e Jouv sono condannati a 25 anni di prigione per
la loro partecipazione, secondo la sentenza, alla fucilazione dei due guerriglieri. Dopo un
appello e una sentenza pressoch unica, i due processati vengono condannati allergastolo,
riconquistando la libert con lamnistia concessa dal presidente Hctor J. Campora il 25
maggio 1973.
Fuori ormai dal cacere, alcuni ex membri dellEgp hanno cercato di recuperare il corpo
di Masetti, senza riuscire ad accedere di nuovo alla selva. Da parte sua, il Che aveva tentato
di inviare emissari con lo stesso compito, impresa che ugualmente fall. Secondo le ipotesi
di Castellano, probabile che se pure i gendarmi lo catturarono, abbiano preferito appro-
priarsi in segreto dei ventimila dollari che egli aveva con s. Se fosse stato rinvenuto il
cadavere, sarebbero ricomparsi anche i soldi (Castellano, 1998). Ma probabilmente il
destino di Masetti e del suo compagno fu un altro. Infatti, le pessime condizioni fisiche dei
due guerriglieri, inseguiti da una truppa ben alimentata, equipaggiata e guidata da esplora-
tori esperti della zona, ne rendevano virtualmente impossibile la fuga. Gli ultimi che videro
in vita Masetti assicurano che non riusciva quasi ad alzarsi. Difficilmente avrebbe potuto
sfuggire a un accerchiamento militare. Ci equivale forse a dire che la sparizione del cada-
vere del capo sia stata concepita dalle forze repressive come unarma efficace per cancellare
definitivamente la sua memoria? A giudicare dal comportamento che tenuto dalle forze di
sicurezza successivamente, non vi possono essere dubbi. Non deve meravigliare il fatto che
la scomparsa di Masetti, uomo del Che in Argentina, costituisca un antecedente del maca-
bro compito che le stesse forze repressive svolgeranno sistematicamente anni dopo.

181
MARIO ROBERTO SANTUCHO
di Mara Seoane1

Mentre una parte della famiglia Santucho - i cattolici, i radicali e il comunista - benedis-
se il rovesciamento del generale Pern, il giovane Santucho e i suoi fratelli, che erano stati
peronisti, lo definirono un golpe gorilla2 e oligarchico, bench ritenessero che Pern
aveva tradito e abbandonato il popolo e che la rivoluzione nazionale democratica resta-
va tronca. Allepoca non potevano immaginare, ovviamente, quanto avrebbe influito su di
loro, nei metodi e nelle idee, linizio disorganizzato e violento della resistenza peronista al
golpe gorilla del 55.
Scarse sono le fonti per conoscere le opinioni di Santucho in quei giorni di novembre
1955, quando la Revolucin Libertadora precett la Cgt e sciolse il Partito peronista.
Alcuni testimoni di allora dicono che, dopo il suo ingresso come impiegato nel Gymnasium
Universitario di Tucumn, segu con attenzione la crescita dellopposizione peronista al
governo di Aramburu, e anche la profonda crisi che sconvolse lUcr [Unin cvica radical]
quando il settore intransigente, guidato da Arturo Frondizi, propose unalleanza con la resi-
stenza peronista capeggiata dalla Central de operaciones de la resistencia (Cor), chiedendo
maggiore giustizia sociale, la liberazione dei sindacalisti arrestati e denunciando lo spirito
revanscista della Revolucin Libertadora.
La fucilazione di Jos Len Surez nel 1956, dopo linsurrezione del generale Juan Jos
Valle, avvicinarono ancora di pi Santucho agli storici nazionalisti, come Jos Mara Rosa,
e in modo particolare a Jos Hernndez Arregui con il suo libro Imperialismo y cultura. A
partire da allora, Santucho cominci a definirsi un nazionalista di sinistra e non tard a
stabilire rapporti, tramite le attivit che organizz alluniversit, con una corrente marxista
che si proponeva di analizzare la questione nazionale e della quale facevano parte intellet-
tuali come Silvio Frondizi e Jorge Abelardo Ramos. Di origine trotskista, entrambi erano
critici dello stalinismo e della sinistra tradizionale, rappresentata sia dal Partito comunista,
sia dalle diverse varianti del socialismo di Juan B. Justo, che avevano commesso il delitto
storico di appoggiare il golpe del 1955, come conseguenza, nella sostanza; del loro codi-
smo acritico verso determinati centri politici internazionali.
Santucho riteneva che queste correnti della sinistra fossero riformiste e dogmatiche.
Pensava che avessero dato prova, di fronte ai governi di Yrigoyen e di Pern - da loro defi-
niti come fascistoidi - di non aver capito il processo complesso di trasformazione nazio-
nale del movimento operaio argentino, n lo sviluppo industriale basato sulla sostituzione
delle importazioni, a fronte della crisi del capitalismo mondiale nel periodo tra le due guer-
re, e che ci le avesse spinte a simpatizzare con la restaurazione liberale del 1955.
Quando si definiva di sinistra, Santucho era gi arrivato alle riflessioni che il sociolo-
go nordamericano Charles Wright Mills faceva in quel periodo, anche se ne conoscer i

1 Dal libro di Mara Seoane, Todo o Nada. La historia secreta y la historia pblica del jefe guerrillero Mario
Roberto Santucho, Planeta, Buenos Aires 1991 (19934). I brani della selezione sono stati scelti da Mario Santucho
(figlio di Mario Roberto e membro del Centro argentino Che Guevara/Mate) e la traduzione di Roberto Massari.
Si veda avanti larticolo di Mario Santucho dedicato al libro della Seoane [n.d.t.].
2 Nella terminologia politica peronista, gorilla sinonimo di servo dellimperialismo inglese o nordameri-
cano, per estensione straniero [n.d.t.].

182
testi solo tre anni dopo. Per lui, la societ non era unimpresa in marcia, bens il campo di
battaglia in cui trasformare lassetto delle maggioranze, ed essere di sinistra significava
unire la critica culturale alla politica. In seguito capir che questa pratica collettiva degli
intellettuali doveva dotarsi di un programma, di obiettivi e organizzazione. La sua incursio-
ne nella corrente nazionalista e un incipiente apprendistato della teoria marxista, oltre al
rigetto del mondo bipolare, sono espressi nei testi che scrisse insieme al fratello Francisco
Ren3 (per esempio in un editoriale della rivista Dimensin del 1956) [...].
A febbraio del 1957, Santucho inizi il servizio militare nella Escuela de Aviacin
Militar di Crdoba, in un momento in cui il radicalismo si divideva tra Intransigentes
(Ucri), guidati da Arturo Frondizi, e del Pueblo (Ucrp), con la direzione di Ricardo Balbn.
Una caratteristica del futuro? Santucho si fece notare nella milizia come buon paracadutista
e il miglior tiratore del suo corso. La sua buona mira lo fece diventare il rappresentante
della scuola nei campionati di tiro al bersaglio di quellanno [...].
Nelle elezioni del 23 febbraio del 1958, Santucho vot per la prima volta, ma la sua fu una
delle ottocentomila schede bianche di quella tornata elettorale. Voter sempre scheda bianca o
annuller il proprio voto, tanta era la sua sfiducia nelle alternative politiche dellestablish-
ment; il disagio dei suoi princpi. A gennaio Pern aveva firmato un accordo a Caracas con
linviato di Frondizi, Rogelio Frigerio, per appoggiare la candidatura di Frondizi-Gmez che
finir col vincere su quella di Balbn-Del Castillo. Il frondizismo, che inaugura il proprio
governo con unamnistia generale, verr presto ai ferri corti con il peronismo. Nonostante
lapprovazione della Legge delle Associazioni professionali, che favoriva i sindacati, la politi-
ca di privatizzazione del petrolio e la polemica sullinsegnamento libero e laico, incrinarono
seriamente il fronte elettorale che aveva portato allelezione di Frondizi.
La sinistra della Ucri, il Pc e il peronismo si opposero alla legge di libero accesso degli
investimenti stranieri e al piano economico, mentre il frondizismo deludeva molti suoi gio-
vani seguaci, precipitava una crisi di rappresentativit politica che avrebbe colto Santucho
impegnato a costruire le proprie alternative nellUniversit di Tucumn. Nel frattempo, suo
fratello Francisco Ren espandeva linfluenza del Ceisepse, dove conoscer, tra gli altri, lo
scrittore guatemalteco Miguel ngel Asturias e il polacco Witold Gombrowicz [...].
Portano la data dellinverno 1958 i primi documenti che Santucho, ancora il giovane
Robi, elabor come fondatore del Movimiento independiente de estudiantes de Ciencias
econmicas (Miece), un raggruppamento che sorse come alternativa al Movimiento univer-
sitario reformista (Mur), allepoca formato da correnti radicali, comuniste e socialiste - in
un evidente processo di pubblica disgregazione - e allHumanismo, costituito da cattolici,
liberali e conservatori.
Agli inizi, Santucho difese lidea che di fronte alla crisi della sinistra si sarebbe dovuto
dotare il corpo studentesco di uno strumento rivendicativo efficace, allo stesso tempo in
cui si tentava un avvicinamento al movimento operaio di Tucumn e alle idee antimperiali-
stiche che giravano per lAmerica latina. Promosse, quindi, la prima commissione di rela-
zioni operaio-studentesche dellUniversit di Tucumn e, come presidente del Miece, con-
divise alcuni incarichi con Pedro Paz - che nel 1989 sar assessore del presidente Carlos
Menem - e con Jos Manuel Carrizo e Jorge Sbdico, suoi intimi amici che in seguito lo
accompagneranno nella formazione dellErp [Ejrcito revolucionario del pueblo].
La voracit di Santucho per riuscire a trovare le armi della ragione lo conduceva,
quasi tutti i fine settimana, insieme ad uno dei suoi amici, a rinchiudersi nella biblioteca
Sarmiento. La lettura di straforo era disordinata, ma rispondeva alle sue aspirazioni. E alle

3 Francisco Ren Santucho scrisse vari libri in cui formulava una propria visione del mondo anticapitalistica,
antimperialistica e nazionalista: El indio en la provincia de Santiago del Estero (1954), Maestros escritores, su
produccin y su realidad (1959), Integracin de Amrica Latina (1959), Datos sobre la propriedad colonial
(1959) e Lucha de los pueblos indoamericanos (1963), con notevole influenza del pensiero di Hegel.

183
letture nazionali e latinoamericane - che includevano Carlos Maritegui e Jos Mart,
Bolvar, San Martn e Mitre - aggiunse i classici: Platone, Aristotele, SantAgostino,
Tommaso dAquino, Machiavelli, Hegel, Feuerbach, Marx, Engels, Lenin, Trotsky, Freud e
Einstein. La teoria della relativit lo appassionava tanto quanto leconomia marxista o la
dialettica hegeliana. Allintero di queste influenze teoriche, gli manc probabilmente un
approfondimento delle concezioni di Antonio Gramsci e Rosa Luxemburg [...].
Se il peronsimo aveva posto allordine del giorno la questione nazionale, lantimperiali-
smo delle borghesie autoctone e la loro alleanza con settori operai e militari nazionalisti, a
partire dal gennaio 1959 - quando Fidel Castro entra allAvana con i gruppi dellEjrcito
Rebelde, per rovesciare la dittatura di Fulgencio Batista - la sinistra argentina subir un pro-
cesso di irreversibile mutazione. Gi si era diviso il Partito socialista, nel 1952, con la
nascita del Partido socialista de la Revolucin nacional (Psrn), in cui confluirono alcuni
degli uomini ai quali si ispir Santucho: Abelardo Ramos3 - che nel 1989 sar ambasciatore
di Carlos Menem in Messico - e Hugo Bressano, meglio noto come Nahuel Moreno4, che
divideranno le proprie strade nel 1956.
I primi frazionamenti dei socialisti erano stati il prodotto delle posizioni assunte di fron-
te alla Guerra mondiale e al peronismo; i secondi furono indotti dalla Rivoluzione cubana:
era possibile conquistare il potere con una serie di fasi politiche successive - elezioni,
entrata al governo, riforme economiche e politiche - oppure era la violenza organizzata a
fornire la garanzia dellesito finale?
Verso la fine del 1958, entra in scena il Partido socialista democrtico (Psd), da cui si
staccher il Partido socialista argentino (Psa), apertamente simpatizzante della nuova, e unica
per il momento, rivoluzione centroamericana. E molto probabile che Santucho abbia nutrito
simpatie, successivamemente - nel pieno di unostinata ricerca di alternative politiche che non
sembravano venire dalla sinistra tradizionale - per il Grupo Praxis, di Silvio Frondizi5 e con il
Psrn. Gli anni 60 ce lo mostrano impegnato a dare conferenze nelle sedi del Psa, mentre i
comunisti - chiusi nella propria valutazione dellatteggiamento da loro avuto nei confronti del
peronismo ed estremamente prudenti con la Rivoluzione cubana, che non appoggeranno con
chiarezza fino a vari anni dopo - subiscono le prime scissioni tra il 1964 e il 1967.
Santucho non poteva sottrarsi a questo sconvolgimento dei grandi partiti della sinistra, nel
quadro di una situazione nazionale incandescente, attraversata da scioperi di lunga durata (ban-

3 Jorge Abelardo Ramos entr nel Psrn con lo pseudonimo di Savigne e nel 1960 fond il Psin, che diede un
appoggio critico a Frondizi, come fece in quellepoca anche il peronismo. Il Psin divenne poi il Frente de izquier-
da popular (Fip), apertamente schierato con il peronismo, finch negli anni 80 si orient verso un discorso nazio-
nalista di destra, strettamente vincolato alla difesa delle Forze Armate, cos come accadr per [Arturo] Frondizi.
4 Gli esordi di Nahuel Moreno risalgono al Partido obrero de la Revolucin socialista (Pors), fondato nel 1941
- lanno in cui giunge sulle coste dellArgentina, con furore, la polemica Trotsky-Stalin. Era nato ad Alberdi, un
villaggio di allevatori della provincia di Buenos Aires, nel 1924. Nel 1944 form il Grupo obrero marxista
(Gom). Nel 1948 fu delegato al congresso della Quarta internazionale. Nel 1952 prese parte alla fondazione del
Psrn, insieme al Grupo Octubre di Ramos, e a militanti del Psa. Nel 1958 fond Palabra Obrera che, a maggio
del 1965 conflu nel Frip [vedi avanti] per dar vita al Partido revolucionario de los trabajadores (Prt). Nel 1968,
ormai separato da Santucho, rimase alla testa del Prt-La Verdad, che si opponeva alla lotta armata come via per la
conquista del potere. Verso il 1972 si un a una frazione del Psa, diretta da Juan Carlos Coral, dando vita al
Partido socialista del los trabajadores (Pst). Dopo il golpe militare del 1976, part per lesilio, installandosi a
Bogot. Visse a Parigi dal 1980 al 1982, quando torn a Buenos Aires per partecipare alla creazione del
Movimiento al Socialismo (Mas). Mor di un attacco cardiaco a gennaio del 1987.
[Si veda anche Piero Neri, Nahuel Moreno, Prospettiva Edizioni, Roma 1994 (n.d.t.)].
5 Litinerario di Silvio Frondizi (fratello del presidente della Nazione Arturo Frondizi), fondatore del Grupo
Praxis, diverso. Era un intellettuale con solide basi che, a partire dagli anni 40, aveva prodotto varie e impor-
tanti opere di sociologia marxista. Fu candidato indipendente a senatore per il Fip, nel 1973, ma fondamentalmen-
te fu un erede della Reforma Universitaria e difensore dei prigionieri politici durante gli anni 70. Tra il 1972 e il
1973 fu direttore della rivista Nuevo Hombre, una delle pubblicazioni del Prt-Erp, e membro del Frente antiimpe-
rialista por el Socialismo (Fas), anchesso animato dal Prt-Erp. Il 27 settembre 1974 fu crivellato di colpi insieme
a suo genero - lingegnere Luis Mendiburu - mentre opponeva resistenza al tentativo di sequestro da parte di un
commando terrorista dellultradestra, appartenente alla Triple A..

184
cari, ferrovieri, metallurgici, operai della refrigerazione), oltre alle proposte continue che
lEsercito rivolgeva a Frondizi perch rompesse la sua alleanza con il peronismo, che a sua volta
era sottoposto a unaspra polemica sindacale, mentre non riusciva a costituire un fronte politico.
La violenza della resistenza peronista (campagne di sabotaggio) diretta da John William
Cooke6, unita alla sistematica repressione dei movimenti politici e di sciopero, oltre alla
crisi della sinistra, esigeva dai giovani una nuova teoria e una nuova pratica. Santucho con-
siderava indispensabile la mutazione, la nascita di una nuova sinistra, che coniugasse lo
spirito nazionale con quello latinoamericano. Le definizioni che apprende al Miece indicano
che la sua evoluzione va in questo senso, tracciando una linea di divisione tra le vecchie
sinistre e le nuove: appoggio alle rivoluzioni antimperialistiche dellAmerica latina, appog-
gio alle lotte anticoloniali, attenzione alle questioni nazionali e, soprattutto, ferrea indipen-
denza da Mosca e dalle Internazionali socialista e comunista con sede in Europa. Il semina-
rio che organizz nellinverno di quellanno [1958] al Gymnasium Universitario, su El ser
nacional en Amrica latina, con tre oratori della portata di Silvio Frondizi, Ramos ed
Hernndez Arregui, mostra i segni di quella ricerca.
A luglio del 1959 Santucho conquist la direzione del Centro de Estudiantes de
Ciencias Econmicas e fu inviato come delegato al Congreso Tripartito de la Federacin
universitaria argentina (Fua). Lesperienza del Miece si estese ad altre facolt e una delled
prime posizioni assunte fu di dare appoggio alla Rivoluzione cubana e intensificare i rap-
porti con il movimento operaio, rappresentato dalla Federacin obrera tucumana de la
Industria azucarera (Fotia). La primavera di quellanno fu decisiva: si innamor di Ana
Mara Villareal in una festa famigliare a Tucumn e conobbe luomo che gli avrebbe per-
messo di entrare in contatto con i rivoluzionari cubani del Movimiento 26 de Julio [...].
I mesi finali del 1959 - mentre lo agitavano lamore e la possibilit di viaggiare a Cuba -
la polemica sulla nascita del foco guerrigliero peronista di Uturuncos (un pugno di uomini
armati, isolati dai centri politici, il cui ruolo sarebbe consistito nel destare la coscienza
popolare, dimostrando che era possibile aprire la breccia dellillegalit politica con le armi
in mano) lo vide schierato con le posizioni di ngel Bengochea, allepoca direttore di
Palabra Obrera, che aveva dato il nome allorganizzazione diretta da Nahuel Moreno a par-
tire dal 1957. Il giornale aveva come sottotitolo: Organo del peronismo operaio e rivolu-
zionario, e pi avanti, Sotto la disciplina del generale Pern e del Consiglio nazionale
giustizialista. Chiaramente era quella una fase di entrismo nel peronismo, praticato da
una parte della sinistra trotskista dellepoca. Bengochea condivideva con Cooke la prospetti-
va della resistenza peronista e in seguito, sotto linfluenza della Rivoluzione cubana, intra-
prese la via delle armi, formando le Fuerzas armadas de la revolucin nacional (Farn)7 [...].

6 Fino alla morte, nel 1968, Cooke fu il principale esponente del peronismo rivoluzionario, animatore della
Resistencia contro la restaurazione liberale del 1955 e che tent di far coincidere il peronismo con il fidelismo.
Nato nel 1920, membro della Forja in giovent e deputato al Congresso del primo governo peronista, Cooke si
distinse per il suo ardore nazionalista che, in seguito, lo porter sino alla fusione con la sinistra marxista. Nel 1955
fu nominato da Pern - ormai in esilio - come suo delegato personale e capo della Resistencia: incarichi che svolse
pienamente, dopo essere scappato dal carcere di Ro Gallegos con Hctor Campora, che anni dopo sar presidente
dellArgentina. Come capo della Resistencia, Cooke mise in moto due tipi di lotte fondamentali: le campagne nel-
lindustria, che inclusero limportante sciopero petrolifero del 1958 contro Frondizi, e lazione diretta di sabotag-
gio (caos), con azioni propagandistiche di piccoli nuclei di commando, a volte in forma indipendente e a volte in
sostegno di lotte operaie. Questa forma di lotta sar rivendicata, negli anni 70, dalle Far, le Fap e i Montoneros.
7 El Vasco ngel Bengochea aveva aderito nel 1947 al Gom (Grupo obrero marxista, fondato nel 1944).
Dieci anni dopo entr a far parte, insieme a Cooke, del comando tattico del peronismo, in una fase acuta della
resistenza contro il regime nato dal golpe militare del 1955. Ebbe un rapporto di stretta collaborazione con il sin-
dacalismo peronista. Direttore del giornale di orientamento trotskista, Palabra Obrera, sub vari processi. Nel
1962 si rec a Cuba, dove ricevette un addestramento militare. Poich nel frattempo - per iniziativa di Nahuel
Moreno - il gruppo di Palabra Obrera aveva abbandonato lorientamento guerrigliero che aveva avuto in una
prima fase, al ritorno da Cuba Bengochea rompe con Moreno e crea le Farn (Fuerzas armadas de la revolucin

185
Si sa che Santucho e suo fratello Francisco Ren diedero rifugio a vari guerriglieri sban-
dati, e che non incontr mai Bengochea, anche se incontr il medico della Fotia, Hugo
Santilli, che mor con Bengochea. Ma a differenza di Moreno, o dei comunisti e socialisti
che definirono il fallito tentativo guerrigliero come avventurismo, Santucho diede di
Uturuncos lo stesso giudizio [essenzialmente positivo].del direttore di Palabra Obrera.
Anni dopo avrebbe avuto una polemica uguale con Moreno.
E certo, tuttavia, che con la guerriglia di Uturuncos, diretta da Enrique Manuel Mena e
ispirata da Cooke, la guerriglia rurale, come metodo di lotta, fece la sua apparizione pubbli-
ca nellArgentina del sec. XX, rivendicando la fine della proscrizione antiperonista, della
frode frondizista e della svendita del patrimonio nazionale. Lesperienza di Uturuncos entr
cos a far parte dellondata di movimenti rivoluzionari latinoamericani che, tra il 1960 e il
1968, tentarono la via della guerriglia rurale. Fu il caso questo del Movimiento de izquierda
revolucionaria (Mir) e delle Fuerzas armadas de liberacin nacional (Faln) del Venezuela;
del Movimiento revolucionario 13 de noviembre (Mr-13) e delle Fuerzas revolucionarias
(Far) del Guatemala; del Movimiento de izquierda revolucionaria (Mir) e dellEjrcito de
liberacin nacionale (Eln) in Per; dellEln in Colombia; del Frente sandinista de libera-
cin nacional (Fsln) del Nicaragua; del Movimiento de liberacin nacional Tupamaros
(Mln-T) dellUruguay e, infine, dellEln del Che Guevara in Bolivia.
Il 13 marzo 1960 prese il via il Plan Conintes (Conmocin interna del Estado) in rispo-
sta allondata di scioperi e sabotaggi lanciata dalla resistenza peronista che porter in pri-
gione pi di tremila attivisti sindacali e politici oppositori di Frondizi. Alcuni giorni dopo,
Santucho si rec a Buenos Aires per incontrarsi con Cooke in casa di Hernndez Arregui.
Da quella discussione nacque lamicizia, ma nacquero anche le divergenze che Santucho
manterr con le varie correnti del peronismo rivoluzionario. Li univa lantimperialismo, la
necessit di vigilare a favore del protagonismo dei lavoratori nelle varie svolte della politi-
ca, la denuncia della burocrazia sindacale e la critica nei confronti della sinistra tradiziona-
le. Li separava la fiducia in Pern e la prospettiva della lotta armata. Santucho non condivi-
deva, almeno in teoria, la tesi del foco rurale, e insisteva sulla necessit dellindipendenza
politica dei lavoratori da quella che egli definiva una conduzione borghese.
Ad aprile, due mesi prima dellapprovazione della legge di repressione del terrorismo,
Santucho si rec in Paraguay e in Brasile [...].
A ottobre, Santucho trov gli ultimi collegamenti che gli mancavano per organizzare il
periplo verso Cuba. Nella Seconda conferenza latinoamericana delle facolt di Scienze eco-
nomiche organizzata a Rosario, entr in contatto con studenti di Bolivia, Venezuela,
Panama, Costa Rica, Per e Cuba, disposti ad ospitarlo. Prima di partire, collabor con
Francisco Ren nella redazione dellopuscolo Lucha de pueblos indoamericanos, in cui
entrambi delineavano le basi del futuro Frente revolucionario indoamericano popular (Frip).
Definivano il presunto universalismo del capitalismo come uno strumento di repres-
sione e sterminio nelle mani di minoranze monopolizzatrici del potere storico-sociale.
Aggiungevano che gli indoamericani sapevano per esperienza ci che questo presupponeva:
Giacch, fin dai tempi della conquista spagnola, fino ad oggi, non mancato il credo presuntamente uni-
versale per coprire e giustificare gli spostamenti di forza nelle nostre realt.

Non mancavano le critiche alla sinistra tradizionale, come processo di costruzione di


unidentit diversa e polemica:

nacional): un gruppo guerrigliero urbano che aveva per lobiettivo di iniziare un foco di guerriglia rurale.
Bengochea riscuote le simpatie di alcuni militanti del Frip, ma non ha loccasione di conoscere Santucho. Il 21
luglio del 1964 muore, insieme ad altri quattro compagni, per lesplosione di una bomba che stava preparando per
un attentato a Buenos Aires [n.d.t.].

186
Gli stalinisti aderiscono alla posizione universalista dellOccidente. Eludono la soggettivit indoamerica-
na, non vedono nella massa degli indios una forza rivoluzionaria e finiscono in una logica imperialistica...
Ci si vede con chiarezza, per esempio, in Argentina, dove i teorici e gli intellettuali comunisti della linea
sovietica hanno fatto proprie per decenni le pi reazionarie interpretazioni storiche e culturali, negatrici di
unautonomia e di uno specifico ruolo indoamericano.

La democrazia?

Un sofisma costituito con tutti i suoi ingredienti: propriet privata, liberalismo economico, libert di
stampa ecc. E la panacea delle potenze imperialistiche e lo strumento ideologico pi efficace per conser-
vare il dominio e mantenere le minoranze dirigenti dei rispettivi paesi colonizzati come autentici alleati e
agenti dei loro interessi.

Ancora non si pronunciavano sulla violenza politica - lazione dei settori rivoluzionari e
del movimento operaio si presenta estremamente limitata allinterno del quadro legale e sot-
toposta alle peggiori condizioni - ma indicavano la necessit della lotta clandestina8 [...].
Santucho arriv allAvana [aprile 1961].in un periodo in cui il frondizismo cominciava
a traballare per le pressioni militari, alle quali non era estranea la situazione cubana:
lArgentina aveva appoggiato lAlleanza per il Progresso di Kennedy - una sorta di impulso
allo sviluppo economico per disattivare le proteste antimperialistiche in America latina - ma
rifiutava di condannare Cuba. Alcuni mesi dopo, Frondizi avrebbe avuto un incontro con il
Che nella residenza presidenziale di Olivos. A gennaio, Guevara era stato nominato mini-
stro dellIndustria a Cuba e questa nomina era apparsa come un preannuncio del cambio di
rotta della rivoluzione.
Il pomeriggio del 26 aprile, insieme a milioni di cubani e sotto un sole rovente,
Santucho ascolt in Plaza de la Revolucin le parole di Fidel che proclamavano il sociali-
smo come prospettiva, e annunciavano una battaglia frontale contro gli Usa, insieme a un
maggiore avvicinamento allUrss in campo internazionale. Era unepoca segnata anche dal
convincimento dei dirigenti cubani che la loro esperienza potesse estendersi come esempio
al resto del continente. Essi pensavano che questa sarebbe stata una garanzia per porre ter-
mine alle condizioni di arretratezza del resto dei popoli oppressi e anche la migliore dife-
sa di Cuba perch in tal modo non tutti i cannoni sarebbero stati puntati contro di lei.
Alcuni giorni dopo questo discorso di Fidel Castro, ormai in contatto con numerosi lati-
noamericani che vivevano lemozione di essere protagonisti della prima rivoluzione sociali-
sta dAmerica e della sfida al colosso del Nord - benedetta dallenciclica Mater et Magistra
di papa Giovanni XXIII che ammetteva simpatie per il socialismo - Santucho si integr nel
lavoro volontario per la zafra [raccolta della canna da zucchero] e inizi il suo primo adde-
stramento guerrigliero, a fianco di altri rivoluzionari - tra questi alcuni dirigenti dei
Tupamaros [...].
Nel frattempo, a Santiago del Estero, il 9 luglio 1961 una trentina di militanti della stes-
sa Santiago e di Tucumn - diretti dai fratelli Asdrbal e Francisco Ren Santucho - aveva-
no realizzato il congresso di fondazione del Frente revolucionario indoamericano popular
(Frip). Nella dichiarazione di princpi affermavano che 1) linferiorit dei latinoamericani
era conseguenza delloppressione economica che subivano dallepoca della colonizzazione
spagnola; 2) larretratezza dellAmerica latina era conseguenza della deformazione struttu-
rale causata dalla dominazione imperialistica; 3) in Argentina, come nel resto del continen-
te, le caste sfruttatrici risultavano complici coscienti o incoscienti del giogo imperialistico;
4) laccettazione della libert politica, senza tener conto delloppressione economica, signi-
ficava legalizzare il sistema di sfruttamento; 5) i partiti politici, prestandosi alla truffa
descritta al punto 4, si trasformavano in favoreggiatori delle caste sfruttatrici; 6) la lotta per

8 Il lavoro fu pubblicato in forma di opuscolo dalla Editorial Norte Argentino, di propriet dei fratelli Santucho,
verso il 1963. Ma i testi erano stati gi redatti, nei mesi precedenti la fondazione del Frip, nel 1961.

187
le trasformazioni rivoluzionarie, sia in Argentina che in America latina, era un dovere stori-
co delle nuove generazioni, e 7) la Rivoluzione cubana meritava la pi assoluta solidariet
dei patrioti latinoamericani e doveva essere difesa dalletichetta di comunista che le attri-
buiva limperialismo9 [...].
A Santiago del Estero, dove [al ritorno da Cuba].Santucho rimase parte dellanno 1962,
nacque la sua seconda figlia, Marcela. Ma fu a Tucumn, ai piedi dei monti, che si convinse
che di l sarebbe scoccata la scintilla della rivoluzione argentina. Esisteva l una geografia
umana e naturale che gli ricordava la sierra cubana, insieme a una situazione politica esplo-
siva. E certo che rafforz la sua sfiducia nel parlamentarismo, per il corso degli avveni-
menti di quellanno: Frondizi venne rovesciato il 29 marzo 1962 dopo laccoglimento di 34
richieste dei militari, tra le quali figuravano la proibizione del ritorno di Pern, la rottura
delle relazioni con Cuba (8 febbraio del 1962) e lannullamento delle elezioni nella provin-
cia di Buenos Aires, nelle quali aveva vinto il peronista Andrs Framini (19 marzo del
1962). Il presidente della Ucri aveva revocato uno ad uno i punto programmatici che lo ave-
vano portato al governo: laccordo con il peronismo, la politica di non-allineamento con gli
Usa, il rispetto per gli intellettuali che lo avevano appoggiato, la difesa della scuola pubbli-
ca e una politica industriale osteggiata dai latifondisti. La cupola militare impieg solo ven-
tiquattro ore per nominare il dottor Jos Mara Guido come presidente provvisorio.
Appena un mese dopo il rovesciamento di Frondizi - ad aprile - si verific il primo scon-
tro aperto tra due frazioni dellEsercito, conosciute come azules e colorados [azzurri e colo-
rati]. I colorados erano guidati dal generale Guillermo Toranzo Montero. La vittoria a set-
tembre degli azules - che si opponevano nellimmediato allassunzione del governo da parte
dellEsercito - port al centro della politica nazionale e a capo dellEsercito, il loro leader:
il generale di cavalleria Juan Carlos Ongana, un ufficiale integralista cattolico e anticomu-
nista il cui turno presidenziale arriver nel 1966.
Il rovesciamento di Frondizi e il trionfo degli azules, cos come il definitivo inserimento
delle Forze armate nella dottrina della contrainsurgencia [antinsurrezione],.accentu la pro-
scrizione del peronismo ed estese la persecuzione politica della sinistra. Fu un punto di
svolta nella storia politica nazionale. I proscritti cominciarono a radicalizzare i loro metodi
e, tra loro, gli ultranazionalisti di Tacuara, unorganizzazione da cui verranno parte dei
futuri militanti Montoneros. Jos Luis Baxter, che successivamente entrer nellErp, pro-
voc una scissione favorevole alla lotta armata con la fondazione del Movimiento nacional
revolucionario tacuara (Mnrt), dandone un anticipo con la formazione dei primi nuclei
guerriglieri urbani.
Il Frip aveva rifiutato di appoggiare la candidatura di Framini e aveva invitato al boicot-
taggio delle elezioni perch le considerava una nuova trappola per le maggioranze sfrutta-
te. Anche Santucho, sotto limpatto degli avvenimenti, cominciava ad esigere dai propri
compagni delle posizioni pi chiare rispetto alle vie e metodi rivoluzionari diversi dagli
attuali. Se dalluniversit promuoveva la difesa di Cuba, contro il blocco economico, e la
difesa della nuova fiammante indipendenza algerina, dalla Fotia [Federacin obrera de tra-
bajadores de la industria del azcar].predicava invece la legge del machete. La proscrizio-
ne politica, la disoccupazione e la povert cominciavano ad essere endemiche nella provin-
cia di Tucumn, attizzando lo spirito ribelle dei lavoratori rurali [...].
A maggio del 1963, insieme al fratello Francisco Ren, Santucho visita una serie di
manifatture di legname di Santiago del Estero. Impara il quechua e, a Tucumn, alfabetizza
vari dirigenti della Fotia, tra i quali il segretario generale dello zuccherificio San Jos,
Antonio del Carmen Fernndez. Lo stesso mese vengono sorpresi durante una riunione
clandestina e Santucho arrestato per la prima volta per qualche ora, a Quimili, un villag-
gio poverissimo di taglialegna al nord di Santiagio del Estero [...].

9 Revista del Frip, n. 1, pubblicata ad ottobre del 1961. L si trova anche una sintesi del congresso in questione.

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Nonostante il recente diploma di contabile pubblico, Santucho non aveva abbandonato li-
dea di creare una Sierra Maestra tucumana o di lanciare una guerra popolare i cui echi giunge-
vano dalla Cina con la rivoluzione culturale in corso. Di questa, agli inizi, ci che pi lo
sedurr sar lostilit - e la rottura, nel 1964 - nei confronti dellUrss, considerata un paradigma
di nuovo imperialismo e di alleanza spuria con gli Usa, a causa della dottrina della coesi-
stenza pacifica, duramente criticata come riformista dalla nuova sinistra latinoamericana.
Ma fu lincontro con Nahuel Moreno - un veterano del trotskismo, lucido e preparato, che
aveva gi preso le distanze da Bengochea - che fece apparire al suo orizzonte le fabbriche della
regione del Gran Buenos Aires e gli fece accarezzare lidea di poter soddisfare, tramite un patto
fra loro, il suo sogno di dar vita a uno Stato maggiore rivoluzionario dellArgentina.
Lincontro fra i due si svolse nellinverno del 63 nella capitale tucumana. Era il punto
di arrivo di una serie di contatti preliminari realizzati da alcuni studenti universitari del
Frip, affascinati dalle teorie di Nahuel Moreno. Questi, a sua volta, sembrava molto interes-
sato a quellesotica organizzazione indigenista e nazionalista, il cui responsabile principale
si definiva come un marxista rivoluzionario. In comune avevano lopposizione frontale
agli ortodossi comunisti nativi, la sfiducia nel parlamentarismo borghese e lidea di crea-
re un partito politico nazionale, unendo linfluenza del Frip tra i contadini e i lavoratori
rurali a quella di Palabra Obrera tra gli operai delle industrie del Gran Buenos Aires.
Li separava il filoperonismo di questtultima e la sua adesione alla Quarta internaziona-
le, il principale centro politico del trotskismo con sede a Parigi.
Questa alleanza provoc una crisi nel Frip e uno scontro famigliare. Per la prima volta
Santucho si lanci in unaspra polemica col fratello Francisco Ren, contrario alla trasfor-
mazione del gruppo del Nord in unorganizzazione di cellule e quadri, e ad abbracciare il
trotskismo. La conseguenza fu che i settori nazionalisti di sinistra, filoperonisti, si separaro-
no dal Frip. Santucho accett il trotskismo - che avrebbe rinnegato formalmente anni dopo -
purch Moreno abbandonasse il suo temporaneo atteggiamento filoperonista. Poco dopo
questo incontro, in cui vengono firmati gli accordi Frip-Palabra Obrera, scrive a suo fratello
Julio che era ossessionato dallo studio e dalla ricerca di una politica che portasse sulla stra-
da della rivoluzione sociale. In realt, Santucho gi si chiedeva quale organizzazione e
quale politica avrebbero potuto condurre alla conquista del potere [...].
A marzo, nella regione di Orn, a Salta, le truppe della Polizia federale sbaragliarono
lEjrcito guerrillero del pueblo (Egp) - un nuovo foco come Uturuncos - guidato dal gior-
nalista Ricardo Masetti e appoggiato direttamente da alcuni combattenti cubani.
Il 24 giugno 1964, Bengochea e il medico della Fotia Hugo Santilli morirono nellesplo-
sione di una bomba che stavano preparando come parte dei preparativi delle Farn, in una
zona del quartiere Nord di Buenos Aires. Questo avvenimento sconvolse le file di Palabra
Obrera. Mentre Moreno si affrettava a inviare una lettera al ministero degli Interni, chiaren-
do la natura dei rapporti intercorsi con Bengochea10, il Frip aiut a nascondere alcuni
sopravvissuti dispersi dellEgp e Santucho espresse profondo rammarico per la morte di
due continuatori delle tradizioni del popolo argentino e della sua liberazione11. A suo
avviso, entrambi avevano assimilato meglio di chiunque altro la tradizione di lotta delle
montoneras12 del secolo XIX, dellanarchismo e della resistenza peronista. Questa discus-
sione fu il primo disaccordo serio tra Santucho e Moreno, e il nucleo di una grande polemi-
ca che cominciava a prender forza nella sinistra argentina, tra coloro che credevano che la
lotta armata avrebbe facilitato il cammino della rivoluzione e chi non lo credeva [...].
Linsieme della sinistra tradizionale non era aliena al problema. Appena iniziato il 1965,
e nel corso di un progressivo isolamento del governo di Illia - che, nonostante la sua gestio-

10 Osvaldo Coggiola, Historia del trotskismo en la Argentina, I, Ceal, Buenos Aires 1986.
11 Luis Mattini, Hombres y Mujeres del Prt-Erp, Editorial Contrapunto, Buenos Aires 1990.
12 Bande di insorti a cavallo, impegnate nella guerriglia contro loccupazione spagnola [n.d.t.].

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ne rispettosa delle libert pubbliche, non riusciva a controllare la radicalizzazione del movi-
mento operaio e la pressione militare - il Pc sub la prima scissione di un gruppo denominato
Vanguardia revolucionaria (Vr), composto tra gli altri da Juan Carlos Portantiero, Jos Aric,
Roberto Quieto e Marcos Osatinsky. Questi ultimi due fonderanno lEjrcito de liberacin
nacional (Eln), gruppo destinato ad appoggiare il Che in Bolivia: una spedizione destinata a
fallire, che culminer con la creazione delle Fuerzas armadas revolucionarias (Far).
Anche i socialisti non erano estranei a questo processo di cariocinesi: dal loro seno nacque
un piccolo nucleo maoista, conosciuto come Vanguardia comunista (Vc), che si allineava alla
Cina con le sue critiche dellUrss e che nel 1968 progett di installare un campo guerrigliero -
che non si realizz mai - nel Nord argentino. Lescalation nordamericana in Vietnam e lo
sbarco dei marines a Santo Domingo rafforzavano nella nuova sinistra il suo odio giurato nei
confronti dellimperialismo e la necessit che questo fosse affrontato a livello continentale.
Lesperienza tragica di Bengochea aveva allontanato momentaneamente la discussione
sulla violenza nel fronte Frip-Palabra Obrera. Anzi, Santucho sembrava convinto che il
fochismo fosse una strada sicura per la sconfitta ed era disposto a portare la battaglia politi-
ca al di fuori dellintransigenza - ma non della marginalit, dal momento che questa sem-
brava la condizione della vita politica nazionale a causa della proscrizione del peronismo -
in cui era stata coinvolta. Cosa lo porter, anni dopo, a violare questa convinzione? [...].
Era stato tale il successo degli accordi Frip-Palabra Obrera che si acceler il congresso
di fusione di entrambe le organizzazioni. Il 23 maggio del 1965, Santucho arriv a Buenos
Aires, deciso ad accettare a tutti i costi la nuova alleanza. Sapeva che il trotskismo, come
ideologia del nuovo raggruppamento, non era ben visto dai suoi compagni del Frip, ma
faceva il seguente ragionamento politico: i vantaggi erano superiori ai fastidi nel dipendere
da un centro esterno come la Quarta internazionale - diretta dalla Ligue communiste
franaise (Lcf) - a capo della quale stava il teorico marxista Ernest Mandel, e da quel
momento si sarebbero potuti estendere verso il settore industriale pi dinamico del paese.
La mattina del 25 maggio, un centinaio di membri di entrambe le organizzazioni si riuni-
rono nella sede del sindacato dei parrucchieri del quartiere Once, per fondare il Partido
revolucionario de los trabajadores (Prt). Fu il primo congresso che approv come suoi
documenti storici le Cuatro tesis sobre el Norte argentino, di Santucho, e un testo di
Moreno, pieno di elogi per Cuba, in seguito incorporato nel suo libro La revolucin latinoa-
mericana, in cui giustificava la tattica guerrigliera. A partire da quel momento, il Prt avrebbe
avuto unorganizzazione per cellule, clandestina, e un giornale di partito, ciclostilato, intito-
lato La Verdad. Moreno fu eletto segretario generale e Santucho membro del Comitato cen-
trale, assegnato ovviamente alla direzione politica di tutto il Nordovest, con sede a Tucumn.
Per Palabra Obrera non era stato difficile dimenticare le sue simpatie per il populismo. Il
peronismo era frammentato in vari gruppi e Augusto Timoteo Vandor, soprannominato El lobo
[il lupo] - il dirigente metallurgico che definivano burocrata e filopadronale - aspirava a
togliere la direzione a Pern, che in ottobre aveva inviato Isabel Martnez a ricomporre lunit
e a riaffermare la sua leadership. La situazione di Illia era sempre pi compromessa. Verso la
fine dellanno, il tenente generale Juan Carlos Ongana fu messo a riposo come comandante in
capo dellEsercito per le pressioni sul governo. Il golpe militare del 1966 era in marcia e
Santucho tornava a Tucumn convinto che bisognasse prepararsi per il peggio [...].
Sino alla fine del 1966 Santucho non aveva parlato della violenza in termini di strategia
politica - accettata come autodifesa di fronte alla repressione poliziesca e padronale - ma
subito dopo gli scioperi dellindustria zuccheriera cominci a cambiare opinione. Nei mesi
seguenti partecip ad azioni di sabotaggio: incendio di piantagioni di canna, devastazione di
campi seminati dello zuccherificio San Jos; nonch nelladdestramento militare (prepara-
zione di esplosivi, uso delle armi, stampa clandestina della propaganda antidittatoriale e
istruzioni per la clandestinit) di gruppi di operai e di studenti delle province di Tucumn e
di Santiago del Estero [...].

190
Per i vecchi dirigenti politici, abituati alla legalit e alla trattativa, il cambio di qualit
nello scontro politico che si stava avvicinando, non passava inosservato. Cerano rapporti
della polizia riguardo alla costituzione dellEln, integrato da dissidenti del Partido sociali-
sta argentino de vanguardia (Psav) e del Pc che preparavano i loro zaini e le loro armi per
raggiungere il Che in Bolivia. Non arriveranno a concretizzare il loro proposito perch luc-
cisione di Guevara da parte delle pattuglie dei Rangers delle Forze armate boliviane, il 9
ottobre, li coglier ancora nella fase dei preparativi per la partenza. Volevano realizzare
lultima direttiva del Che, diffusa tra i giovani ribelli: Creare due, tre molti Vietnam con-
tro limperialismo, dovunque questi fosse.
In ambienti molto ristretti del peronismo, si sapeva della creazione delle Fuerzas arma-
das peronistas (Fap), composte fondamentalmente da membri della Juventud peronista
(Jp). A loro volta, i comunisti subivano la scissione pi importante dei loro cinquantanni di
storia: la Federacin juvenil comunista (Fjc) e alcuni responsabili regionali avevano costi-
tuito il Comit nacional de recuperacin revolucionaria (Cnrr), poi chiamato Partido
comunista revolucionario (Pcr), la cui ossessione era la lotta contro il pacifismo e il riformi-
smo del vecchio tronco comunista diretto da Victorio Codovilla, e laccettazione della via
armata per la conquista del potere.
Il radicalismo non era indenne a tanto furore. Dopo il rovesciamento vergognoso di
Illia, alcuni giovani radicali si dimostravano propensi a imporre la legalit con le armi. Non
erano solo i marxisti tradizionali o i peronisti a sentirsi oltraggiati dal golpe militare. I radi-
cali avevano dovuto provare nuovamente, come nel 1930, la vergogna di essere cacciati via
sulla punta delle baionette, dai corridoi della Casa Rosada. Alla fine del 1968, a Setbal,
provincia di Santa Fe, i giovani radicali - tra i quali Luis Cceres, Leopoldo Moreau e
Federico Storani, che successivamente formeranno la Junta coordinadora nacional (Jcn)
del radicalismo, base politica del Movimiento de renovacin y cambio (Mrc) che porter
Ral Alfonsn al governo, nel 1983 - dichiararono il proposito di rinnovare il radicalismo e
dotarlo di una dinamica rivoluzionaria che renda possibile la strutturazione di una partito
di massa. Inoltre esprimevano solidariet con la Cgt de los Argentinos, denunciavano la
dittatura come fascista e limperialismo come aggressore dellAmerica latina e del
Vietnam. In realt, bisognava combattere anche contro i burocrati e gli elettoralisti,
come Ricardo Balbn, capo indiscusso dellUnin cvica radical (Ucr) [...].
Luccisione del Che in Bolivia tramort la sinistra e Santucho in modo particolare. La
sera del 9 ottobre, quando si diffuse la notizia della morte, riun alcuni compagni di strada
dello zuccherificio San Jos e disse:
Era il nostro comandante, era il migliore... Ora tocca a noi seguire il suo esempio, raccogliere il suo fuci-
le fino a vincere o morire per la rivoluzione socialista in Argentina.

Alcuni sostengono che dopo questo giuramento Santucho si rinchiuse in un mutismo


cos ostinato, che dovettero sciogliere quella riunione di lutto. Altri dicono che parl fino
allalba, spiegando che il principale insegnamento di Guevara era riaffermare limpegno
fino alla morte che i veri rivoluzionari hanno con le proprie idee e il proprio popolo [...].
I membri della sinistra, come Santucho, non riuscirono a ragionare sulla morte del Che
in termini politici. La forza immensa di Guevara, la sua fama di eroe romantico, coerente
con le proprie idee, annebbiavano qualunque analisi sul fallimento della sua impresa. Dal
punto di vista teorico, Santucho non era daccordo con il fochismo rurale, ma il Che aveva
fatto ci che lui avrebbe voluto fare: una rivoluzione socialista come a Cuba, promuovendo
la lotta unitaria di tutta lAmerica latina contro limperialismo, nemico comune dei nostri
popoli, anche se in questa impresa si fosse perduta la vita. Santucho attribu la morte del
Che - cos come si sosteneva in quellepoca - al fochismo o al tradimento del Pc boliviano
che lo abbandon. Non cambier mai pubblicamente questa posizione che non spiegava
certamente perch i contadini della Quebrada del Yuro non vollero aderire a unimpresa che

191
li avrebbe liberati dal giogo della dittatura di Ren Barrientos. E neppure se il fucile fosse
effettivamente la chiave per conquistare le coscienze.
Conseguenza immediata della rivolta operaia a Tucumn e delluccisione del Che a
ancahuaz fu la polemica che Santucho inizi con Moreno, contestandogli la direzione
del Prt, per la necessit di cominciare la resistenza armata.
Ad agosto del 1966 si svolse il secondo congresso del partito, clandestino, diviso in pic-
coli gruppi. Santucho partecip con disagio alle riunioni sociali che dovevano coprire latti-
vit politica nella pasticceria El Greco del quartiere Caballito - al suo lato sedeva di soli-
to il poeta Luis Franco, cui lo unir una lunga amicizia - ma, come prevedeva, il congresso
serv solo a scambiare idee sul golpe militare e ad adeguare lorganizzazione ai nuovi
tempi.
Dalla fine del 1967, i militanti tucumani facevano pressioni su Moreno e i suoi seguaci -
battezzati come morenisti - perch il Prt prendesse posizione sulla questione militare. Tra
gli altri argomenti, dicevano che non potevano scontrarsi con lesercito armati solo di pie-
tre, machetes e coltelli per sfoltire le canne. In una riunione del Comitato centrale - la mas-
sima istanza politica - convocata a La Plata, a gennaio del 1968, Moreno si oppose nuova-
mente allinizio dellattivit guerrigliera. Il dirigente trotskista afferm che il Che era stato
sconfitto perch il suo movimento si basava
sulla classe media disperata e i sottoproletari. Il miglior contributo che si pu dare alla rivoluzione lati-
noamericana, qui in Argentina, rivolgersi massicciamente alla lotta sindacale. E che date le condizioni
di paralisi politica, il Prt doveva proteggersi nuotando in detta attivit sindacale. La classe decider. N
noi n gli attivisti siamo quelli che possono imporre una forma di organizzazione13.

Riferendosi ai tucumani, Santucho difese la tesi secondo cui, data lesplosivit della
situazione politica e sociale, nonch la profondit della crisi economica,
sono date pi che mai le condizioni per iniziare la resistenza armata, dimostrare al popolo che possibile
combattere e rovesciare la dittatura, mentre costruiamo nelle fabbriche, nei quartieri e nelle universit un
ampio fronte politico antidittatoriale e antimperialista. Si richiede decisione, coraggio e convinzione per
uscire dal riflusso politico. Il partito non pu muoversi dietro le masse, non pu aspettare che le masse si
mobilitino per cominciare ad agire; deve invece essere un fattore che incida nello sviluppo della lotta,
stando davanti alle masse, dinamizzando la lotta delle masse14.

Era, senza dubbio, la sua interpretazione del ruolo dellavanguardia politica, del partito
politico. Il tempo dir a quanta distanza dalla gente era disposto a marciare Santucho.
Agli inizi si separ da vecchi militanti, come Ernesto Gonzlez, che anni dopo ricorder
questa polemica e le sue conseguenze:
Con il fallimento del movimento di resistenza contro la chiusura degli zuccherifici, accompagnato dalla
sconfitta della Fotia nel 1967, noi dicevamo che era necessario lavorare per una ripresa del movimento
operaio. Ma Santucho insistette per trovare una soluzione di tipo elitario, vale a dire di guerriglia rurale o
urbana: e questo approfond la crisi e alla fine provoc la spaccatura del Prt nel 1968. Noi proseguimmo
per la nostra strada, fondando il Partido socialista de los trabajadores (Pst) e, nel 1982, il Movimiento al
socialismo (Mas), mentre loro restavano chiusi in una logica di guerra popolare prolungata, in unavan-
guardia delle classi medie, che sognava di ripetere le gesta del Che Guevara: Santucho aveva questa vena
romantica coraggiosa, ma senza la pazienza per vedere il movimento reale dei lavoratori. Comunque, al di
l degli aspetti morali, la sua linea politica era completamente sbagliata15.

13 Nahuel Moreno, La lucha recin comienza, opuscolo pubblicato a Buenos Aires nel 1966.
14 La formacin del Partido revolucionario de los trabajadores de Argentina. Articolo di Zbigniew Marcin
Kowalewski - intellettuale trotskista polacco, simpatizzante del sindacato Solidarnosc di Lech Walesa - nella rivi-
sta Estudios Latinoamericanos, 8/1981, pubblicata in spagnolo dallIstituto di Storia dellAccademia delle
Scienze polacca. Consegnato da Kowalewski allautrice a gennaio del 1988, a Parigi.
15 Intervista con Ernesto Gonzlez, Buenos Aires 1990. Questi era stato uino dei primi membri della direzione
di Palabra Obrera, che era andato a Tucumn a vivere con Santucho e a preparare il terreno per lalleanza politica
con il Frip. Anni dopo ne divenne uno dei principali critici. Nel 1973 entr nella direzione del Pst e, a paritre dal
1982, in quella del Mas.

192
Santucho usc vittorioso dalla riunione di gennaio 1968. Era riuscito a far votare per le
sue posizioni due vecchi seguaci di Moreno - Elas Prieto, il cui pseudonimo era Juan
Candela, e scar Prada, conosciuto come Sergio Domecq - e aveva scoperto che molti
compagni di altre parti del paese condividevano le sue idee. Si ripromise, quindi, di com-
piere un giro delle varie citt per raggrpparli. Uno dei suoi migliori alleati era Luis Pujals,
che chiamavano El Flaco per il suo corpo esile.come un giunco. Oriundo di Pergamino,
ex studente di Diritto e figlio del candidato a governatore della Democracia progresista per
la provincia di Buenos Aires, Pujals era apparso come un dirigente politico di valore sin
dalla fine degli anni 50, quando aveva appena 18 anni e militava nel peronismo rivoluzio-
nario accanto a Cooke, prima di aderire a Palabra Obrera. A Rosario, Santucho arruol per
il Prt Jos Benito Urteaga, di 23 anni, soprannominato Mariano, ed Enrique Haroldo
Gorriarn Merlo (Ricardo), entrambi ex studenti di Economia, provenienti da famiglie
radicali di classe medio-alta, e oriundi di San Nicols. Gorriarn Merlo stava per compiere
26 anni, ma sembrava pi anziano per via della sua precoce calvizie. Era modesto, cauto nei
gesti, un temperamento opposto a quello di Pujals e Urteaga.
Santucho aveva costituito la sua prima linea a Tucumn, dove ad Antonio del Carmen
Fernndez si aggiunsero i contabili Jos Manuel Carrizo e Jorge Sbdico. Il maggior peso,
certamente non desiderato, di professionisti e studenti in rapporto ai lavoratori, cominciava
a insinuarsi come un sintomo da correggere. Santucho propose, quindi, che la maggioranza
degli studenti andasse a lavorare in fabbrica per condividere la vita del popolo e trasmetter-
gli, a loro volta, le idee rivoluzionarie. Il governo e gli imprenditori definirono questo feno-
meno come infiltrazione ideologica.
Moreno e Santucho si videro per lultima volta a gennaio del 1968. Deciso a far assume-
re al Prt una strategia rivoluzionaria, Santucho favor la convocazione del Quarto congres-
so per febbraio, durante le feste di Carnevale. Era impaziente che si arrivasse a una posizione
soprattutto sulla questione della lotta armata, come via principale per la conquista del pote-
re. Sapeva che si stavano gi formando altre organizzazioni guerrigliere, come le Fuerzas
armadas de liberacin (Fal), composte da militanti di provenienza socialista e comunista, e
che i peronisti tentavano di riprodurre a Taco Ralo lesperienza del foco rurale.
Le polemiche con Moreno avevano ritardato la sua decisione e non voleva, in alcun
modo, arrivare tardi sul campo di battaglia [...].
In quel caldo fine settimana di febbraio del 1968, mancavano due questioni importanti
da decidere a poche ore dal termine del congresso16: la nomina di scar Prada come segre-
tario generale del Prt e quella di Santucho come capo supremo del comitato militare - orga-
nismo creato nel congresso - ed anche della propaganda politica. Di l in avanti si sarebbe
pubblicato il giornale ciclostilato El Combatiente. In tal modo Santucho sommava nella
propria persona due incarichi fondamentali.
Senza perdere tempo, un paio di settimane dopo il congresso, andava a Cuba per adde-
strarsi alla guerra di guerriglia. Lo accompagnarono Pujals, lex studente di economia
Rubn Bonet, soprannominato el Indio e Antonio del Carmen Fernndez.
La permanenza del nuovo fiammante capo militare del Prt allAvana, circondata da gran
segreto, non dur pi di due mesi. Poi si rec in Spagna per fare una visita, a Santiago de
Compostela, a suo fratello Julio, che ancora studiava teologia nel Monasterio de Pollo. Nei
primi giorni di maggio 1968, Santucho arriv a Parigi, accompagnato da Bonet, mentre
ardevano le barricate nelle strade [...].
Santucho deve essere rimasto impressionato da quel grande sconvolgimento. In seguito,
nel 1975, affermer che le vie della liberazione sul pianeta passano non solo attraverso i

16 Tenutosi nel quartiere La Boca, dopo la rottura con i morenisti. I dettagli sullo svolgimento del Quarto con-
gresso sono stati riferiti da uno dei delegati, Ral Moiragui, in Sergio Domecq-Juan Candela, Hacia el poder
obrero y el socialismo, Ediciones El Combatiente, Buenos Aires 1968.

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movimenti rivoluzionari dei paesi del Terzo mondo e il movimento comunista internaziona-
le, ma anche attraverso la lotta dei lavoratori dei paesi capitalistici avanzati. A maggio
del 68, tuttavia, le sue riflessioni marciavano su altri binari. In realt, era venuto a Parigi
per prendere contatto con la Quarta internazionale e la sua espressione pi significativa - la
Ligue communiste franaise - e per discutere molti dei documenti che a dicembre di quel-
lanno saranno parte del celebre Nono congresso dellInternazionale trotskista, dichiarando-
la seguace dellOlas e della lotta armata per il socialismo in America latina. Un congresso,
inoltre, che si dichiarer favorevole a riconoscere il Prt-El Combatiente - nome che gli
veniva dato pubblicamente per distinguerlo dal Prt-La Verdad, con cui continuavano a
identificarsi i morenisti - come rappresentante ufficiale della Quarta internazionale in
Argentina, aprendo in tal modo la strada ad una separazione definitiva tra la Lcf e Nahuel
Moreno.
Hubert Krivine, Ernest Mandel, Daniel Bensad e Jean-Pierre Beauvais furono i membri
della Lcf che maggiormente discussero con Santucho nel corso di quel soggiorno. Anni
dopo, in un caf parigino vicino alla sede della Lcf, Bensad ricorder alcuni dettagli di
quellincontro:
Arriv a Parigi mentre eravamo nel pieno di un processo insurrezionale. Alloggi, come far nuovamen-
te nel 1972 dopo la partenza da Cuba, nella casa di Janette Habel. Jean-Pierre Beauvais - che chiamavamo
Riel - fu il suo principale accompagnatore nella citt. Lo port alle barricate del Quartiere Latino, nei
cortei operai, nelle manifestazioni pi violente agli Champs Elyses. Santucho non parlava bene il france-
se, ma Beauvais, come la maggioranza dei mililtanti della Quarta internazionale, sapeva lo spagnolo.
Santucho fece pochi commenti politici, stava zitto in genere, quando non capiva. Ma alla fine di una di
queste giornate di maggio, lunica riflessione che ci trasmise fu: Voi avete un bassissimo livello di vio-
lenza nelle azioni di massa. Ci sorprese, perch per noi stava andando a fuoco il mondo. Credo che in
quel commento ci fosse una sintesi precisa di ci che egli intendesse per violenza. Esiste forse una tensio-
ne pi violenta del momento in cui milioni di persone hanno deciso di rompere il dialogo politico e passa-
re allazione diretta per mobilitarsi?
Ma Santucho pensava alla violenza della guerra di guerriglia, quella strategica, delle lites. In un certo
senso, una forza durto che superasse la volont immediata di milioni di persone per prendere dassalto il
potere. Questo ci differenziava perch, come trotskisti - bench allepoca guardassimo con simpatia alle
guerriglie - avevamo una diversa tradizione politica. Per molteplici ragioni, nellAmerica latina di quegli
anni, la politica era stata screditata ai limiti della menzogna, della frode, mentre si accentuava sempre pi
lo sfruttamento capitalistico, lemarginazione dei lavoratori e la dipendenza dal centro imperialistico.
Santucho incarnava questa tragedia argentina17.

Sappiamo che Santucho torn a Tucumn agli inizi di giugno di quello stesso anno, con
un completo trionfo, giacch di tutte le organizzazioni che componevano la Quarta interna-
zionale, il Prt era stato il partito latinoamericano che aveva fatto le maggiori pressioni per
ottenere il riconoscimento dellinevitabilit della lotta armata come via per la vittoria del
socialismo. Portava con s, inoltre, la promessa che la Lcf lo avrebbe considerato come il
principale punto di riferimento politico in Argentina [...].
La distruzione delle Fap a Taco Ralo - il primo settembre del 68, giorno della morte di
Cooke, suo vecchio amico.... - non lo trattenne dallorganizzare, in quello stesso mese di
settembre, i primi nuclei di guerriglia rurale a Tucumn. Santucho cre un campo di adde-
stramento a Caspichango, vicino al fiume Las Calaveras, sulla strada per Taff del Valle, e
diede vita alla prima esperienza dil foco rurale, con una rete minima di appoggio logistico
nella citt di San Miguel. Limprovvisazione che caratterizz quellimpresa era destinata ad
avere, mesi dopo delle gravi conseguenze [...].

17 Interviste con Hubert Krivine, Daniel Bensad e Jean-Pierre Beauvais a Parigi, nel 1988.

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4. Nell Argentina doggi
La Cattedra argentina Ernesto Che Guevara di Aldo Garzia
Affrontare lo studio del Che della Ctedra E. Che Guevara
La lezione di anatomia di Carlos Alonso
Il socialismo e luomo di El Mate/Uniendo manos
Filosofia per la rivoluzione di Rubn Dri
A proposito di un libro su Santucho di Mario Santucho

LA CATTEDRA ARGENTINA ERNESTO CHE GUEVARA


di Aldo Garzia

Dal 1997, trentesimo anniversario della morte di Ernesto Guevara, in Argentina si


avviata lesperienza della Cattedra Ernesto Che Guevara. Si tratta di corsi universitari,
iniziati nella facolt di Scienze sociali dellUniversit di Buenos Aires, ma successivamente
decentrati in altre citt dellArgentina.
I titolari della Cattedra sono Rubn Dri (teologo), Manuel Gaggero (avvocato), David
Vias (scrittore) e Alberto J. Pl (storico). Il coordinatore Gabriel Fernndez. Per frequen-
tare i corsi teorici dedicati al pensiero di Guevara si legge nei documenti che hanno avvia-
to questa esperienza basta essere interessati al tema, quindi non era (e non ) necessario
risultare iscritti allUniversit, anche se i corsisti ricevevano (e ricevono) un attestato di fre-
quenza ai corsi utilizzabile anche ai fini degli studi universitari.
A promuovere lesperienza ci ha pensato il gruppo El Mate, collocato a sinistra della
sinistra tradizionale, ma senza rapporti organici con le forze politiche, e insediato nella
facolt di Scienze sociali della capitale argentina, insieme ad alcuni studenti dellUniversit
di Buenos Aires (allAvana, dal 1995, esiste unesperienza analoga: la Cattedra Guevara
ormai unistituzione in alcune sedi universitarie cubane). Il riconoscimento istituzionale
alliniziativa argentina venuto dal Consiglio direttivo della facolt di Scienze sociali, che
ha dato valore desame a quanti hanno voluto sostenere una prova finale sulla conoscenza
dellopera di Guevara.
Quali le motivazioni della Cattedra? LArgentina un paese in cui il tessuto della sini-
stra resta diviso e ferito (golpisti impuniti, il liberismo delle presidenze di Carlos Menem,
gli ambigui lasciti del peronismo nelle sue varianti di sinistra). Anche se pure in quella
realt sono cresciute negli ultimi anni forme nuove di riaggregazione, il cammino per una
ricomposizione della sinistra resta lungo e irto di difficolt. Di qui lidea di ripartire da un
punto fermo: lesperienza politica e lelaborazione teorica di Guevara.

195
La Cattedra scrivevano i promotori, quando hanno lanciato la proposta ha carattere
aperto, vale a dire che vi possono partecipare tutti gli interessati. Non partiamo da un orien-
tamento dogmatico e unidirezionale, ma concepiamo la Cattedra come uno spazio dove
possibile riflettere e discutere, rispettando le differenti pratiche politiche e le differenti
interpretazioni. Riteniamo, inoltre, che ci siano le condizioni propizie per discutere e, quel-
lo che pi importante, per andare plasmando nella pratica concreta una politica di articola-
zione e di lavoro unitario che vada edificando un progetto popolare e rivoluzionario.
Quindi non un tentativo di monopolizzare Guevara e le interpretazioni relative al suo
pensiero, bens lobiettivo di socializzare la conoscenza riaprendo una discussione di massa
sul Che, il marxismo e lAmerica Latina, guardando al passato per ritrovare i fili di conti-
nuit/discontinuit e le sollecitazioni per il presente.
La scelta del Che come punto di riferimento presto spiegata. Guevara il personaggio
politico intorno a cui hanno ruotato intere generazioni di militanti della sinistra latinoameri-
cana e argentina. Ripartire da Guevara scrivono i promotori significa riscattare i suoi
valori, il ruolo della volont. E mettere al centro lazione militante, la costruzione di una
nuova attitudine solidale e di una nuova sensibilit politica. Poter abbordare una discussio-
ne sulla sua opera teorica e pratica o riflettere sulla proiezione attuale di quel patrimonio,
sono questioni di dibattito concreto prima che di apologia o di omaggio acritico.
C poi un aspetto specifico argentino: Il cammino che ci propone il Che quello
della solidariet e dellimpegno, dello studio e della riflessione, della lotta e della creativit.
E un cammino nel quale importante lo sguardo proprio, la nostra singola opinione assie-
me ad una nuova forma di relazionarsi con il mondo e la politica. Nel nostro paese la scon-
fitta del movimento popolare, lavanzata del capitalismo e lassenza di progetti alternativi
pongono la necessit di ricomporre le nostre forze, di pensare su nuove basi e di costruire
nuove forme di partecipazione politica. Di fronte al disorientamento della sinistra argenti-
na e latinoamericana, tornare a riflettere su Guevara significa infatti ritrovare il nocciolo
duro: fare i conti con il passato, la storia e il presente. Largentino Guevara utile alla sini-
stra argentina, oltre che alla sinistra mondiale.
I temi che hanno ispirato le attivit della Cattedra sono i seguenti: il pensiero politico ed
economico di Guevara, lesperienza della rivoluzione cubana, il decennio Sessanta in
America Latina, la relazione tra etica e umanesimo in una politica rivoluzionaria, la teoria e
la lotta contro limperialismo, il rapporto tra rivoluzione e democrazia. Tutte questioni sulle
quali possibile la ricostruzione del background del contesto storico dellesperienza gueva-
riana assieme ad una conoscenza diretta degli scritti del Che.
I promotori, fin dal 1997, si sono subito dichiarati disposti ad articolare questiniziativa
nei quartieri, nei centri culturali popolari, nelle diverse citt per dare vita a dibattiti specifi-
ci sui diversi temi collegati alla storia rivoluzionaria dellAmerica Latina e di Guevara.
Leco delle attivit ha cos favorito il decentramento dei corsi di studio da Buenos Aires in
decine di realt periferiche dellArgentina. Dovunque sono stati chiamati, i promotori della
Cattedra hanno risposto positivamente collaborando allorganizzazione di specifici incontri
di studio sul Che. Attualmente, distribuite nellintera Argentina, esistono tredici Cattedre
Guevara che riuniscono periodicamente i propri patrocinatori e si scambiano le reciproche
esperienze, oltre che i papers dove sono depositati relazioni, testi analitici, riassunti delle
discussioni collettive (domande molto puntuali del pubblico e risposte dei relatori)1.
Liniziativa della Cattedra ha avuto un significativo successo, soprattutto tra le nuove
generazioni che si sono trovate per la prima volta a discutere di Guevara e a leggere i suoi
scritti. A tre anni di distanza dallavvio delle lezioni, stato raggiunto lobietti