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LA CONVERSIONE - TRE SFIDE BIBLICHE

I.

Introduzione - Alcune parole sulla Conversione

La parola conversione, metanoa, la prima parola che esce dalla bocca di Ges nei
vangeli sinottici. una parola viva, multidimensionale con molti aspetti che potrebbero
essere approfonditi. Per esempio:
1.
2.

3.

II.

La parola ha una ricca etimologia. Unisce due parole greche: meta (sopra) e nous
(mente). Quindi, evoca letteralmente una mente e un cuore grandi, nel senso
contrario ad una mente e un cuore meschini.
Attraverso un gioco di parole linguistico che loppone alla parola paranoa, possiamo
dire che ci invita alla fiducia. Metanoa lopposto di paranoa. Convertirsi arrivare
ad essere non paranoico. Le parole dinizio di Ges nel Vangelo: Pentitevi e
credete nella Buona Notizia potrebbero anche dirsi: Abbiate fiducia e credete che
una buona notizia.
una parola e un concetto che invita alla gioia. In tutte le parti della scrittura dove la
parola usata legata alla gioia. Questo vero anche per noi, come sappiamo per
esperienza. I momenti pi felici della nostra vita sono infatti, quei momenti nei quali ci
pentiamo sinceramente. Niente porta tanta gioia e freschezza alla nostra vita come la
conversione.
!

Il mio particolare obbiettivo

Avendo detto questo, laspetto della conversione sul quale mi piacerebbe insistere la
sfida che il padre Bernard Dullier, omi, ci ha lanciato allultimo Capitolo Generale nel 2004,
quando ci sfid a superare le frontiere, attraversarle. Questa espressione, infatti,
divenuta parte del nostro vocabolario oblato. Convertirsi sperare e attraversare le
frontiere, nel modo che ha fatto Ges (ovviamente non nel senso che si superano i limiti
morali).
Per approfondire questo tema, amerei offrire tre immagini bibliche, ognuna della quali
aiuta a spiegare ci che significa attraversare e ci che serve da parte nostra per trovare
i valori e la forza per superare le frontiere.
Quali sono queste tre immagini bibliche?
1.
2.
3.

Limmagine dove Ges si ritrova alla frontiera della Samaria - una scena che ci aiuta
a scoprire dove noi siamo oggi.
La scena della moltiplicazione dei pani che possono nutrire le moltitudini - una scena
che ci aiuta ad afferrare quali sono le nostre vere risorse.
Limmagine dove Ges si toglie il suo mantello per lavare i piedi degli altri - una
scena che ci invita a scoprire nel profondo di noi stessi chi siamo noi, la nostra
identit.

III.

"

Qualche dettaglio a proposito di queste immagini bibliche

1. Limmagine dove Ges si ritrova alla frontiera della Samaria - una scena che ci
aiuta a scoprire dove noi siamo oggi.
I Vangeli di Matte e Marco riportano un inciso nel quale linizio recita cos: Un giorno, Ges
camminava lungo la frontiera di Samaria, quando egli ha incontrato una donna che era
una Siro-fenicia (vedi Mc 7,24-30; Mt 15,21-28).
Questa breve descrizione non un preludio ad una storia, la storia essa stessa. In che
senso? Ogni parola di questa frase carica di significato:
- Qui, come in molti altre parti nel Vangelo, la descrizione geografica non indica anzitutto
un luogo da indicare in una cartina. Si tratta di un posto nel cuore. Ges in procinto di
camminare lungo una frontiera, vale a dire che Egli si tiene al bordo di qualcosa,
qualcosa al di l di ci che gli familiare e casalingo.
- Qual questa frontiera? Quali sono questi bordi? La Samaria era un gruppo etnico
differente, una religione differente, ed egli sta parlando con una persona di un altro
sesso. Di fatto Ges si mette sulle frontiere etniche, religiosi e sessuali tali quali erano
fissate nel suo tempo. La sua conversazione con la donna lo condurr a passare
dallaltra parte della frontiera.
Questa semplice frase ispirata dal Vangelo riassume in una linea, la situazione dove noi ci
troviamo, come Congregazione e come Chiesa; noi ci troviamo oggi nelle nuove
frontiere etniche, religiose e sessuali. Se gli avvenimenti dell11 settembre 2001 non ci
hanno risvegliato, pu essere che niente potr farlo! Se le tensioni razziali e religiose di cui
noi siamo testimoni tutti i giorni attraverso i giornali del mondo non ci hanno svegliato, pu
essere che niente potr farlo! Se la tensione che noi vediamo nel mondo e nella Chiesa
concernente la sessualit umana non un appello a svegliarsi, pu darsi che niente potr
risvegliarci! Qualcuno pu domandare, per esempio, quale sar la questione pi
importante di cui tutte le Chiese cristiane nel mondo dovranno occuparsi nei prossimi
cinquanta anni. La risposta chiara: lIslam. Che lo si voglia o no, la nostra sopravvivenza
dipende anche dal modo in cui noi tratteremo con lIslam nei prossimi anni. Oggi, cos
come Ges si teneva sulla frontiera della Samaria e si confrontava con la donna siro fenicia, anche noi siamo su nuove frontiere etniche, religiose e sessuali.
2. La scena della moltiplicazione dei pani che possono nutrire le moltitudini - una
scena che ci aiuta ad afferrare quali sono le nostre vere risorse.
I Vangeli testimoniano un avvenimento riportato pi volte, dove Ges domanda ai discepoli
di nutrire delle folle immense (5.000 persone in un caso e 7.000 in un altro) con delle
risorse che sono irrimediabilmente inadeguate, vale a dire cinque piccoli pani dorzo e due
piccoli pesci (vedi Mt 14,15-21; Mc 6,34-44; 8,1-21; Gv 6,5-13).
Il preambolo di questo avvenimento, cos come ci che segue, ne rivelano il senso
profondo:
a) Il preambolo: Una grande folla ha ascoltato Ges durante pi giorni e si trova adesso
senza nutrimento e, apparentemente, senza la forza di ritornare a casa propria se non

dopo essere stata nutrita. I discepoli si avvicinano a Ges e gli domandano se devono
andare nei villaggi vicini a comprare del cibo per tutta questa gente. Ges dice loro:
Date voi stessi da mangiare. Essi protestano dicendo che tutto ci che hanno cinque
pani dorzo e due pesci, aggiungendo: Cos questo per tanta gente? Ges dice loro di
fa sedere la gente, prende i pani e i pesci, rende grazie, e li fa distribuire dai discepoli;
ognuno mangia a saziet e restano dodici panieri pieni di cibo.
b) Il seguito: Tutti, compreso i discepoli, si rallegrano di ci che successo e la folla segue
Ges attorno al lago, sperando che ripeta questo miracolo. Ma Ges scoraggiato
perch, come dive il Vangelo: Essi non avevano capito il fatto dei pani!.
Che cosa non avevano capito? Quale sfida questo testo nasconde? Che cosa dobbiamo
capire qui
Due cose:
a) La incongruenza e linettitudine della domanda originale dei discepoli: Bisogna andare
nei villaggi a comprare del pane?. Perch una cattiva domanda? Essi sono con il
Pane di vita e tuttavia domandano di andare altrove a comprare del nutrimento!
Cosa dovrebbero capire, e non sono riusciti, che tutto ci di cui hanno bisogno, tutte
le risorse necessarie, che loro pensano di non avere, sono gi l per loro. Loro sono con
il Pane di vita! Egli nutre il mondo intero. Non hanno bisogno dandare altrove a
comprare nutrimento!
b) La futilit apparente dellequazione: Come possono servire cinque pani dorzo e due
pesci per una folla di 7.000 persone? Ci senza speranza, non ha senso! Ci sfida
tutti i calcoli umani e tutta la prudenza! Ma il Vangelo che corrisponde a Davide e
Golia, un giovane ragazzo con una fionda inviato ad affrontare un gigante vestito duna
armatura. La situazione disperata... ma proprio questo il punto! Le nostre risorse
avranno sempre laria dellinadeguatezza di fronte al potere del mondo, la fame dei
poveri e la stupidaggine del mondo (rappresentate da Golia, un gigante vestito di ferro).
La nostra sfida capire il fatto del pane... vale a dire di comprendere che stiamo con il
Pane di vita; tutto ci di cui abbiamo bisogno per nutrire il mondo (e compiere la nostra
missione) noi labbiamo gi, anche se, apparentemente, questo avr sempre laria
dessere senza speranza, insensato, utopico.
La sfida della conversione, secondo questa immagine evangelica, di scommettere sulla
realt del Vangelo. Noi siamo con il Pane di vita. Noi abbiamo le risorse necessarie per
nutrire il mondo e vincere il gigante. Ma noi dobbiamo rischiare, osare, scommettere al di
l della prudenza umana normale.
Comprendere la storia dei pani, non lasciare niente di intentato! Siamo con il Pane di
vita, possiamo contare su risorse illimitate.
3.!
Limmagine dove Ges si toglie il suo mantello per lavare i piedi degli altri una scena che ci invita a scoprire la nostra identit nel pi profondo di noi stessi.
Nel suo Vangelo, dove descrive Ges che lava i piedi dei suoi discepoli durante lultima
cena (in un passaggio dove le parole son ben pesate), Giovanni scrive: Sapendo che il
Padre aveva tutto rimesso nelle sue mani e che egli era venuto da Dio e ritornava a Dio,

egli si lev da tavola, si tolse il mantello, e prendendo una tovaglia se la cinse; poi vers
dellacqua in un catino e si mise a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con la tovaglia
di cui si era cinto (Gv 13,2-5).
Quando Giovanni descrive Ges che si toglie il mantello vuole dire qualcosa di pi del
semplice spogliarsi di un abito, di qualcosa che avrebbe potuto intralciare il suo gesto di
inginocchiarsi e lavare i piedi di qualcuno. Era un atto di umilt. Il maestro lava i piedi dei
discepoli come ha detto un poeta: Ges ha preso il mantello del privilegio e lha fatto
diventare un grembiule di servizio.
Ma era anche un atto dumilt che andava pi in l del semplice gesto della persona ricca
raffinata che aiuta a servire il pasto in una mensa dei poveri. Era un atto, come sottolinea
Raymond Brown, tra altri studiosi, con il quale Ges oltrepassa una frontiera. Egli prende il
suo mantello, come dire il suo status sociale di maestro, di rabbi e la sua purezza
religiosa per abbassarsi e lavare i piedi, tra gli altri, delluomo che stava per tradirlo. Per
fare questo, Ges ha dovuto spogliarsi di molti mantelli (orgoglio, giudizio morale,
superiorit, ideologia, condizione sociale e dignit personale) alfine di non portare che il
suo vestito interiore.
Qual era il suo vestito interiore? Come Giovanni lo descrive poeticamente, il suo vestito
interiore era precisamente la sua conoscenza che Egli veniva da Dio, che ritornava a
Dio e che di conseguenza tutto gli era possibile, compreso anche di lavare i piedi di
qualcuno di cui lui conosceva gi il tradimento.
C anche il nostro vestito interiore, la realt che si trova nel pi profondo di noi stessi,
sotto la nostra razza, il nostro genere, la nostra religione, il nostro linguaggio, idea politica,
ideologia e storia personale (con tutte le ferite e i falsi orgogli). Ci che c di pi vero si
trova in fondo, sotto le altre cose esteriori che curiamo, la memoria oscura, limpronta, la
marca dellamore e della verit, la conoscenza incompleta che, come Ges, noi anche
veniamo da Dio, che noi ritorniamo a Dio e che, di conseguenza, noi siamo capaci di fare
tutto, compreso damare e di lavare i piedi a qualcuno molto differente da noi. Il nostro
vestito interiore limmagine e la somiglianza di Dio dentro di noi.
Se solamente noi ci rendessimo conto che possiamo servire come Ges, vale a dire,
andando al di l delle polarit normali e delle gelosie umane che ci dividono dal mondo:
liberali contro conservatori, a favore della vita contro chi a favore della scelta, cattolici
contro protestanti, Giudei contro Arabi, Arabi contro Cristiani, bianchi contro neri, uomini
contro donne, e gente di tutti i tipi, feriti in diverse forme, che demonizzano gli altri e sono
incapaci di provare una vera empatia gli uni per gli altri. Normalmente, il nostro mantello ci
impedisce di attraversare per raggiungere veramente gli uni gli altri.
Noi portiamo pi che dei vestiti materiali per coprire la nostra nudit personale; noi
copriamo anche la nostra nudit con un carattere etnico, un linguaggio, una identit
religiosa, una cultura, unaffiliazione politica, una ideologia, un insieme di giudizi morali
che ci sono propri, e tutta una gamma di ferite e di rabbie personali. questo che
costituisce essenzialmente linsieme dei nostri mantelli.
Quali sono, per esempio, i miei mantelli? Io sono un maschio, bianco, anglofono,
canadese, cristiano, cattolico romano, oblato, prete, religioso, del primo mondo, un figlio
secolarizzato della democrazia, figlio di immigrati tedeschi, che ha una sua ideologia

politica, una teologia e una ecclesiologia particolari. Al di l di tutto questo, io ho anche la


mia storia con le sua ferite e idiosincrasie particolari. Tutto questo costituisce linsieme dei
miei mantelli e quando sono incapace di togliermeli, io sono anche incapace di
attraversare certe frontiere, di superare le differenze e di lavare i piedi di tutti coloro che
non sono del mio stesso genere. E il carburante (la forza) di cui ho bisogno per convertirmi
si trover sotto i miei mantelli. Come Ges, io devo risvegliarmi al fatto che io sono
venuto da Dio, io ritorno a Dio e che, di conseguenza, tutto mi possibile.
Attraversare, passare alla conversione, suppone che noi togliamo continuamente i nostri
mantelli.
IV.

Terminando, qualche parola sulla nostra conversione.

Noi ci convertiremo mai, veramente? Arriveremo mai a dire: Si, sono arrivato a
convertirmi?
In questa vita, la risposta no. La conversione non mai un fatto compiuto. Perch? Per
due ragioni:
1. Perch noi siamo tutti peccatori e restiamo peccatori.
il Vangelo di Luca che il pi chiaro a riguardo. Per esempio, in Luca al capitolo 15,
troviamo questa famosa parola di Ges sul Buon Pastore. Il Buon Pastore, dice Ges,
abbandona novantanove pecore del suo gregge nel deserto per andare a cercare quella
che si smarrita. Fate attenzione al fatto che egli non lascia le novantanove in un
pascolo verde, ma nel deserto, vale a dire, in un luogo dove esse stesse sono perdute!
Non strano?
C un contesto in questo insegnamento. Al tempo di Ges, si poneva una questione
religiosa spinosa: Dio ama i peccatore pi dei giusti? O ancora, Dio ama pi i giusti che i
peccatori? Ci che Ges insegna, suggerendo che Dio lascia novantanove nel deserto per
andarsene dietro un peccatore, che la questione di sapere se Dio ama i peccatori pi
che i giusti una falsa questione. Si tratta di un falso problema. Questa una falsa
dicotomia; non ci sono persone giuste! Noi siamo tutti nel deserto. Non ci sono che
peccatori e benpensanti. Tutti sono perduti. Lo smarrito o la pecora perduta il peccatore
che ammette il suo peccato. Tutti hanno bisogno di conversione. Come il teologo
americano John Shea diceva scherzando: solo Ges fa veramente bene Dio.
La conversione non una condizione previa per il discepolato e la vita cristiana. La
conversione il cammino del discepolato. La vita cristiana un cammino
permanente di conversione.
2. Perch cos che funziona la fede.
Il poeta persiano del XIII secolo, Rumi, un mistico sufi, ha scritto un giorno: Noi portiamo
in noi un profondo secreto che talvolta conosciamo e altre volte no. La fede e la
conversione non sono delle cose che raggiungiamo e che ci permettono di passare ad
altre cose. Esse funzionano piuttosto in questo modo: certi giorni, noi possiamo

camminare sullacqua e altri giorni, non riusciamo a credere a niente! Certi giorni, abbiamo
un cuore che vuole abbracciare il mondo e altri giorni vogliamo uccidere la persona che
a tavola accanto a noi. Certi giorni, siamo come Madre Teresa e altri siamo egoisti
meschini. E certi giorni abbiamo il cuore di Eugenio de Mazenod, altri giorni vogliamo
partire per Las Vegas o Montecarlo per tuffarci nei piaceri e lasciare che il mondo se la
sbrighi da solo!
Viviamo con una conversione di cui noi siamo a volte perfettamente coscienti, e altre volte
no. La conversione, la vita cristiana. anche la vita oblata.

Vorrei terminare con un poema di un celebre romanziere e poeta inglese, David Herbert
Lawrence, intitolato: Guarigione
Io non sono un meccanismo, un assemblaggio di parti diverse
E non perch il meccanismo funziona male che sono malato.
Io soffro di ferite profonde dellanima,
E le ferite profonde prendono tempo, molto tempo,
Solo il tempo le pu guarire,
E un certo pentimento difficile.
Un lungo e difficile pentimento dellerrore della vita.
Un errore che lumanit nel suo insieme ha da molto tempo scelto di santificare.

Ron Rolheiser, omi


Roma, Italia
Capitolo generale OMI
il 27 settembre 2010