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Basciu D Paolo Savona ha torto, ma ha ragione

Paolo Savona ha torto, ma ha ragione


di Daniele Basciu

Italia Oggi pubblica un articolo di Paolo Savona, ex Ministro dellIndustria (e delle


privatizzazioni) con Carlo Azeglio Ciampi. Larticolo un bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto.
Il bicchiere mezzo pieno
Nella prima met (quella piena), Savona
1) fotografa la compagnia di giro dei pretoriani delleuro: una patetica minoranza di mitomani
che governa purtroppo lItalia terrorizzando chi ipotizza unuscita dalleuro;
2) divide i critici delleuro tra:
- chi sostiene luscita dalleurozona, motivata dal fatto che leuro pezzo integrante di un
regime antidemocratico; tra questi c chi ha un programma di come gestire il dopo (tra i quali
idealmente lui si auto-colloca)
- chi sostiene che si possa migliorare leurosistema, appoggiandosi per a mitomani delleuro
come Monti, Letta o Draghi, con leffetto di rafforzare cos leuroregime, anzich modificarlo.
Elettoralmente, il confronto tra le posizioni pro-contro euro oscurato mentre, sostiene Savona,
dovrebbe essere il tema principale, affrontato in modo semplice e accessibile. E fin qui, quanto
scrive Savona ha molto di condivisibile. Fin qui.
Savonomics, euroexit e la MMT
Prima di passare alla seconda parte dellarticolo, vediamo i punti principali della posizione di
Savona su Italia, euro, debito. Da anni sostiene la necessit della riduzione del debito pubblico
(Es: abbattere il debito pubblico di 200 mld di euro). Gi dal 2007 proponeva, come misura per
rispettare i parametri di Maastricht un piano di privatizzazioni immobiliari del valore indicativo
di 450 mld di euro, con gestione da affidare a JPMorgan, Goldman Sachs, e Mediobanca.
Savona scrive che c un problema, ma la soluzione che propone sbagliata. Questo
fondamentale, perch mette in evidenza che luscita dalleurozona di per s non una soluzione
valida e unificante tra tutti gli oppositori ai mitomani proeuro esistenti in Italia. Fuoridalleuro
non sinonimo di MMT, e a volte questo punto non sufficientemente chiaro.
2012-2014. Crisi finanziaria, titoli di Stato e BCE. Chi aveva capito, e chi no.
Luscita dallEurozona gestita con lapplicazione di politiche proposte per anni da Savona
ripropone il replay (in piccolo) delle svendite dei primi anni 90. La motivazione che nel 2012
proponeva per giustificare questa ipotetica tornata di svendite era impedire che lo spread
elevato si incorpori nel nuovo indebitamento restando fuori dal mercato delle nuove emissioni
per un lungo periodo, anche per dare tempo al Governo di riorganizzare le fila del discorso della
crescita e coglierne i primi frutti.
Ma in Eurozona i rendimenti dei titoli di Stato non sono stati calmierati da vendite in massa
di immobili pubblici (la cui effettiva quotazione di mercato sarebbe stata poi tutta da verificare,
nel pieno di una crisi da domanda come quella UE) da parte dellItalia o di altri paesi. Sono stati
calmierati dal fatto che la BCE ha staccato lassegno ed intervenuta direttamente sui
mercati dei bond sovrani, la soluzione annunciata con il whatever it takes di Draghi
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nellestate 2012 e che gi dallanno precedente era stata evidenziata da Warren Mosler e dal
MECPOC (Mosler Economic Policy Center) come lunica possibile per risolvere la crisi
finanziaria. Infine, come noto, la soluzione della crisi finanziaria stata pagata dagli Stati
con misure di politica fiscale recessive e disastrose, che stanno devastando leconomia di tutto il
continente.
La sensazione ora che in qualsiasi situazione Savona proponga sempre e comunque come
toccasana la vendita del patrimonio pubblico per rilanciare leconomia. E le soluzioni di uscita
dallEurozona che propongono come necessarie le privatizzazioni per poter supportare la
transizione sono pericolose perch:
1. fondate su unanalisi scorretta del problema da risolvere, e della conseguente soluzione
necessaria;
2. conseguentemente se applicate non risolverebbero alcun problema;
3. se applicate avrebbero lunico effetto di permettere un grosso trasferimento di
patrimonio di ricchezze reali dal settore pubblico a pochi fondi privati;
La crisi delleconomia reale indotta dallausterit che parte integrante e progettuale (V.
Parguez) del sistema eurozona e della struttura di vincoli di bilancio a cui sono sottoposti gli
Stati membri, che non possono realizzare i deficit necessari; la BCE (monopolista dellemissione
euro) per progetto non supporta la spesa in deficit degli Stati, istituzionalizzando cos la
disoccupazione di massa e la distruzione delleconomia reale.
Luscita dallEurozona per essere efficace e non disastrosa non deve essere orientata a principi
di riduzione di deficit e debito pubblico, ma deve anzi necessariamente prevedere da parte dello
Stato neo-monopolista della valuta deficit adeguati per il raggiungimento della piena
occupazione, senza alcuna svendita massiva del patrimonio immobiliare pubblico.
Le domande di Savona. Le risposte MMT.
E cos ecco delle possibili risposte alle domande che pone Paolo Savona nella seconda parte del
suo articolo:
1) Vuoi stare nell'euro con le conseguenze sotto i tuoi occhi o affrontare il costo dell'uscita?
Partendo dalla situazione attuale lItalia pu ottenere enormi vantaggi da unuscita
dalleurozona (sia economici che democratici) gestita adeguatamente, mantenendo il controllo
sui propri (residui) asset strategici e beni pubblici, con la ristrutturazione del sistema bancario
per linteresse pubblico e politiche fiscali orientate allottenimento di deficit che permettano la
piena occupazione.
2) Vuoi continuare ad aumentare il debito pubblico per stare meglio o tagliare la spesa pubblica
accettando le conseguenze?
Il debito pubblico il corrispettivo della ricchezza privata denominata nella valuta di
riferimento. LItalia che riacquisisce il controllo della propria valuta spende i propri crediti
fiscali (la valuta) come monopolista. I crediti fiscali spesi in eccesso rispetto al prelievo
applicato costituiscono i deficit, e il loro stock nel tempo costituisce il debito di Stato, che
detenuto come risparmio finanziario dal settore privato. Quando aumenta il debito pubblico,
aumenta lo stock del risparmio privato. Non proponibile quindi alcun taglio della spesa
pubblica per ridurre il debito. Lo Stato, non avendo vincoli di spesa imposti dai mercati
finanziari potr operare in senso inverso rispetto a quanto accade oggi, e sarebbe bene lo
facesse: potr prima stabilire, con scelta politica, la dimensione e composizione ottimale del
proprio settore pubblico; dando seguito a questa scelta potr quindi spendere, nella propria
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valuta, quanto necessario per lo svolgimento efficace delle proprie attivit.


3) Vuoi rimborsare il debito pubblico cedendo il patrimonio statale o pagando pi tasse per
rimborsarlo?
Il debito esistente denominato in euro. LItalia che uscir dallEurozona introdurr luso della
propria valuta (nuovalira) imponendo una tassazione pagabile solo con la nuova valuta di cui
lItalia sar monopolista, per cui evidente come pagare le tasse nella nuovalira non
potrebbe avere la funzione di ripagare debiti denominati in euro, che una valuta differente
(le tasse non avrebbero comunque la funzione di finanziare la spesa pubblica). Le passivit
esistenti saranno rimborsabili quindi in euro che non arriveranno dalle tasse (mentre potranno
arrivare dalle conversioni euro-nuovalira effettuate su richiesta dei titolari di conti corrente
bancari che dovranno restare in euro, nel caso di uscita dalleurozona). Il nuovo debito
pubblico, denominato in nuovalira, sar costituito dalla valuta (crediti fiscali) spesa dallo Stato
in eccedenza rispetto al prelievo fiscale aggregato, per cui non dovr essere rimborsato a
nessuno. Nella sua nuova situazione lo Stato potr non emettere pi bonds, applicando una
politica tassi dinteresse a zero. Il livello e gli obiettivi della tassazione dovranno essere
adeguati:
qualitativamente alle scelte di incentivare/disincentivare certi settori piuttosto che altri
quantitativamente, allobiettivo di consentire deficit tali da raggiungere il pieno impiego dei
fattori produttivi e la piena occupazione.
Paolo Savona ha torto, ma ha ragione
Concludendo, Paolo Savona ha torto. Per lo Stato che ridiventa monopolista della propria valuta
non necessaria nessuna liquidazione degli immobili pubblici, nessuna riduzione del debito
pubblico, nessun incremento delle tasse.
Ma Paolo Savona ha ragione: se si volesse veramente rilanciare crescita e occupazione, il
potere di governare dovrebbe gi passare in mano di chi ha visto giusto e ha un programma di
come gestire il dopo con euro o senza euro.
Il potere di governare la nuova economia in Italia dovrebbe passare in mano di uno staff di
policy maker MMT, che comprendono il funzionamento dei sistemi monetari moderni, hanno
previsto la crisi finanziaria dellEurozona e hanno capito cosa la avrebbe fermata, ed hanno
capito che la soluzione finanziaria non avrebbe risolto i problemi delleconomia reale.
Questo staff avrebbe chiaro verso quali principi orientare le nuove scelte di politica
economica dellItalia, per il benessere collettivo.
E tutto questo senza che si dia il via ad uningiustificata svendita di beni immobili pubblici, che
non avrebbe senso.

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