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LAB 2.

0 MAGAZINE- ISSN 2385-0884


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Indice Index
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Presentazione Introduciton - di Andrea Filippo Certom

DOSSIER: STONE ARCHITECTURE


Quando luomo moderno ripensa la pietra - di Andrea Filippo Certom
When modern man looks back the stone
Pietra: monumento di se stessa - di Riccardo Franchellucci
Stone: monument to itself
Stone house, costruire a km 0 - di Antonio Amendola, Elvira Cerratti
Stone house, zero kilometer building
Il muro che piange langolo nascosto di battery park city - di Dario Feliciangeli
The crying wall an hidden place in battery park city
Lavorare la pietra scolpendo se stessi. Intervista a Jacopo Cardillo - di Tommaso Zijno
Working stone sculpting oneself, interview with Jacopo Cardillo
Marmomacc: architettura, design e didattica incontrano la pietra - di Veronica Carlutti
Marmomacc: architecture, design and academia meet the stone

RIFLESSI IN TRASPARENZA - di Francesca De Dominicis

REFLEXES ON TRANSPARENCY

PILASTRI PILLARS
Cella e multitudine, alchimia metabolista - di Martina Pacifici
Cell and multitiude, metabolist alchemy

ARCHITETTURA E SPAZIO URBANO


Singapore, il giardino nella metropoli - di Gilda Messini
Singapore, the garden of the metropolis

SCATTI SNAP-SHOT
Gabriele Basilico, pitture fotografiche di periferie - di Riccardo Franchellucci
Gabriele Basilico, photographs of paintings suburbs

APPUNTI DI ARCHITETTURA NOTES OF ARCHITECTURE


Gli spazi di passaggio e transizione: pause nella scrittura architettonica - di Simone Censi
Spaces of passage and transition: pauses in architectural writing

LIBRI & MATTONI BOOKS & BRICKS


Architettura Terza di E. Forzese, forme e visioni del paesaggio tecnologico - di Luca Bonci
Architettura Terza by E. Forzese, Shapes and visions of the technological landscape

CONTENUTO SPECIALE SPECIAL CONTENT


Dispense di supporto alla rappresentazione architettonica - di Vinicio Bonometto
Handhouts to support architectural representation

DESIGN
Piu diversita meno uguaglianza.Viaggio nelluniverso creativo di gaetano pesce - di Maria Teresa della Fera
More diversity less equality. A travel in the gaetano pesces creative universe.

Editoriale
di Andrea Filippo Certom

Jane: Tu alla gente hai sempre preferito le pietre


Jim: Dalle pietre c da imparare
Jane: Cosa?
Jim: Ci che i popoli hanno dimenticato nel tempo
(dal film Vittoria amara, di Nicholas Ray, 1957)
Il ricco mosaico di metafore sulla pietra, affastella una volta intera.
Interpretazioni pregne di rigore scientifico o mera superstizione. Ci si sempre
divertiti a conferire qualche significato essoterico alla pietra, capace di rendere
attraente la forma pi antica della natura. Stonehenge e Nuraghe: medesima
materia per mondi difficilmente compatibili. Pietra che materia e scenario,
realt attiva e passiva della storia umana. Diversa da tutto ci che varia in
natura, la pietra icona di immutabilit; eppure, basta osservare una roccia per
discostarsi dalla sua immagine astratta. La forma irregolare, la colorazione
variegata, la friabilit, la porosit, la durezza che le dita dipingono come in un
intricato compromesso di rugosit, e mille altre sensazioni tattili. La osservate
ancora per qualche minuto e quando siete certi di conoscerla, la voltate. Una
nuova faccia diversa dallaltra, irregolare anchessa, con una striatura anomala,
una lesione cicatrizzata. Cos immobile ed estatica, eppure estremamente
cangiante se interpretata nel dinamismo dellosservatore. Progettare con la
pietra significa anche questo: saprete di dover affrontare larduo cimento della
valorizzazione di un materiale dalle mille singolarit, mattone, lastra, zoccolo,
scultura che sia.
Qual , allora, linterpretazione della pietra? Lopera litica ha una storia variegata
segnata in parte dalla fisicit che ne descrive la memoria immanente, in parte
dalluso prefisso. Lo studio delle tecniche di costruzione per le opere in pietra,
trova origini tra i primi passi delluomo, ed evolve con lui. Compiendo balzi,
seguendo lambizione delle grandi menti, divincolandosi dai ruoli assimilati
negli studi precedenti, le costruzioni in pietra si impongono nella storia come
stereotipo di durevole realizzazione. Solo da un paio di secoli preferiamo altri
generi di realizzazioni alla pietra, e non ancora un assunto categorico che
si tratti di un materiale sorpassato. Certamente inalienabile e irriproducibile
il carattere di identit locale della pietra, che incarna larea geografica nelle
realizzazioni locali, conferendo allopera umana peculiarit specifiche che non
vedremo mi nel cemento e nellacciaio. Pur volendone vituperare lidentit
strutturale, la pietra conserva ancora intatta (anzi avvalorata dalle lavorazioni
moderne) la sua valenza di bellezza, specchio del segno della natura nel tempo.
La pietra non muore mai. Guardando al moderno, siamo attorniati da opere
che portano questa testimonianza. Possiamo estrarre a sorte molti esempi dal
copioso insieme di artefatti contemporanei in pietra; molti si fanno portatori
di un linguaggio antico, tradotto senza troppi filtri in uno pi contemporaneo.
Uno per tutti, la chiesa di Padre Pio di Renzo Piano a San Giovanni Rotondo: si
materializza al meglio il concetto di retaggio litico, l dove larchitetto ripropone
la forma del costolone della volta nel materiale tradizionale. La pietra portante
diventa simbolica, per i due linguaggi spirituale e architettonico. Daltro canto,
la bellezza di alcune pietre non pu che affermarsi come (bisticcio verbale
necessario) pietra miliare dellarchitettura. Oggi come mille anni fa il marmo
licona di lusso ed eleganza.
Come viene vissuto oggi questo materiale, evidente osservando cosa accade
al Marmomacc, la fiera internazionale del marmo e delle tecnologie per la
lavorazione della pietra; una celebrazione commerciale che annualmente
trasforma la fiera di Verona in una grande esposizione di settore, e testimonia
il vivo movimento produttivo e intellettuale attorno alla pietra.
Un lungo giro per tornare al passato, dal quale forse non ci siamo mai mossi del
tutto. Un viaggio peregrino per scoprire che il primo elemento dellarchitettura,
ancora la nostra roccia pi salda.
Pietra su pietra si alza un muro, muro su muro si arriva al castello
(Proverbio albanese)

Jane: You always seemed to prefer stones to people


Jim: Ive learned things from stones
Jane: What?
Jim: All that people have forgotten in the centuries

Editorial

(from Bitter Victory, by Nicholas Ray, 1957)


The amazingly rich mosaic of metaphors about the Stone bundles up a whole
vault. Rigorously scientific interpretations or mere superstitions. Giving some
esoteric meaning to the stone has always been a droll way to make the most
ancient form of nature fascinating. Stonehenge and Nuraghe: same material for
incompatible worlds. The Stone is matter and scenery, both active and passive
reality in human history. Contrary to the every variable thing in nature, it is an
icon of un-changeability; though, we only need to observe a stone to distance
our self from its abstract image. The irregular form, the multi-coloured nuances,
the friability, the porosity, the hardness painted by the fingers in an intricate
compromise of roughness, and millions of other tactile sensations. Just look at
it for a couple of minutes more, and then, when you are sure of knowing whats
in your hands, turn it around. A new face completely different from the other one,
and still irregular , and an unexpected striping, a healed wound. So motionless and
ecstatic, but also incredibly changeable if the observer can see its dynamicity.
Planning with stones means this: being aware you have the demanding task to
valorise a matter which has many singularities, with no regard for its form: brick,
sheet, base, or sculpture, whatever.
Which is, then, the interpretation of the stone? The work of stone has a story
marked both by the physicality describing its immanent memory, and by its
predetermined use. The study of construction techniques for stone works finds
its roots in the humankinds first steps and evolves with us. Jumping, following the
ambition of great minds, wiggling out of the roles given by previous researches,
the stone constructions impose themselves in history as a stereotype of longlasting fulfilment. It is only a couple of centuries that we prefer other types of
realization to the stone, and there is no categorical assumption yet suggesting
that it is an out-dated material. For sure, the stone nature of being a sign of local
identity is inalienable and un-reproducible. It incarnates the geographic area in
local realizations, giving to the human work specific peculiarities, impossible
to see in cement or steel. Even if someone wanted to offend it, the stone keeps
its vision of beauty untouched (in fact, enhanced by modern production), as a
mirror reflection natures presence in the course of time.
The Stone never dies. Looking at the modern, we are surrounded by works bringing
this testimony. We might casually draw from the copious whole of contemporary
stone artefacts; many of them are bearers of an ancient language, translated
without filters in the modern code. One for all, the Padre Pio church by Renzo
Piano, in San Giovanni Rotondo: the concept of stone legacy is materialized at
its best where the architect re-proposes the form of the rib of the vault in the
traditional material. The bearing stone becomes symbolic for both the spiritual
and architectural languages. On the other hand, the beauty of some stones can
only be a corner stone (the pun is necessary) of architecture. Today, like one
thousand years ago, the marble is the image of luxury and elegance.
The way in which this material is seen nowadays is pretty evident if we
examine what happens at the Marmomacc, the international fair of marble and
technologies for stone production; a commercial celebration transforming
annually the Verona fair in a huge sectorial exposition, proving the lively
productive and intellectual movement risen around the Stone.
A long ride to come back to the past, where maybe we have never moved from.
A wandering journey to discover that the first element of architecture is still our
most stable rock.
Stone by stone, makes a wall, wall by wall makes a castle
(Albanian proverb)
5

Dossier: Stone Architecture

Quando luomo
moderno ripensa
la pietra
lelemento costruttivo pi antico
della storia delluomo, il pi difficile da
reinterpretare, il pi restio ad abbandonare
i modelli del passato. Larchitettura
contemporanea lancia la sfida alla
reinvenzione della pietra
Testo di Andrea Filippo Certom
Traduzione di Lucrezia Parboni Arquati

La storia delluomo-architetto e della


pietra-materia talmente variegata e
complessa, che sarebbe presuntuoso
sperare
di
poterla
conoscere
nella sua interezza. Possiamo
tuttavia osservare come, nelle
chiavi interpretative delle moderne
architetture lapidee, si riscoprono
linguaggi vecchi, persino antichi.
Un breve percorso di analisi, pu
permetterci di chiarificare il modo in
cui delle opere chiaramente moderne,
risentano della fascinazione delle
antiche tecniche di costruzione
in pietra. Se volgiamo lo sguardo
al contemporaneo, la difficolt di
lavorazione ed estrazione diventata
spesso motivo di segregazione della
pietra al puro termine estetico. Acciaio
e cemento dettano i tempi e i modi
del costruire contemporaneo, ma
non si pu ancora negare alla pietra
uno dei caratteri pi affascinanti

dellarchitettura
moderna.
Una
lavorazione accurata permette di
creare delle trame sublimi, in virt
dellunicit del disegno che solo
millenni di sapiente lavorazione della
natura possono realizzare.
Ne sono un chiaro esempio le celebri
Terme di Vals (Peter Zumthor, 1991).
In questo sistema tutto volto a
celebrare lestetica dello gneis di Vals:
volumi semplicissimi, minimizzazione
dellingombrante figura degli infissi,
spigoli vivi e un motivo lapideo che
vede la geometria di listoni di altezze
diverse. Non si tratta solo di un
rivestimento lapideo: la struttura
quella di un muro a sacco, in cui due
strati sono legati da una colata di
cemento. Rimane comunque evidente
il ruolo di pregio estetico della
pietra, che riempie gli orizzonti visivi
dellospite e si staglia sul contesto
bucolico e ordinato dei monti svizzeri.

When modern man looks


back the stone
It is the oldest building element
in human history, the most
difficult to reinterpret, the most
reluctant to abandon the models
of the past. Contemporary
architecture launches challenge
to reinvent the stone
The history of man-architect and stonematter is so varied and complex that it
would be presumptuous hope of learning
it entirety. However, we can observe how,
in the interpretative keys of modern stone
architecture, languages old, even ancient
are rediscovered. A short path analysis,
can allow us to clarify the way in which
the works clearly modern, affected the
fascination of the ancient construction
techniques in stone. If we look to the
contemporary, the difficulty of processing
and extraction has become often a
cause of segregation of the stone in pure
aesthetic term. Steel and cement dictate
the time and manner of the contemporary
building, but you can not deny to the stone
one of the most fascinating characters in
modern architecture. A careful processing
allows you to create sublime plots, in
virtue of the uniqueness of the design that
only thousands of years of skilful work
of nature can accomplish. Are a clear
example of the famous Thermes of Vals
(Peter Zumthor 1991). In this system, all
aimed at celebrating the aesthetics of Vals
gneiss: simple volumes, minimization of
fixtures bulky figure, sharp edges and a
pattern that sees the geometry of the stone
flooring of different heights. It is not just a
stone cladding: the structure is the one of
a faced concrete, in which two layers are
linked by a layer of cement. It remains clear,
however, the role of the stones aesthetic
value, which fills the visual horizons of
the host and stands on the bucolic and
ordered view of the Swiss mountains.
Similarly, we can interpret the poetry of the
Stone Museum in Nasu in Japan (Kengo
Kuma 2000) . To the existing complex,
built with local volcanic stone (the region
of Ashino), are added new buildings of the
same material but different character. If
the oldest part is made of massive stones
and crudely carved, in the modern one is
more an aesthetic end in order to decrease
the sensory perception. Kuma works on
visual sensitivity creating thin soft walls,
in which openings and surface processes
contribute, in concert, to achieve geometric
7

Dossier: Stone Architecture

Nella pagina
precedente:
Stone museum
(Shinkenchiku-sha)
In basso: Terme di
Vals
In the prevous page:
Stone museum
(Shinkenchiku-sha).
below: Therme Vals

Allo stesso modo


possiamo
interpretare la poetica dello Stone
Museum di Nasu in Giappone
(Kengo Kuma, 2000). Al complesso
preesistente , costruito con la pietra
vulcanica locale, si
aggiungono
nuovi edifici dello stesso materiale
ma di carattere differente. Se la
parte pi antica realizzata con
pietre massicce e grezzamente
intagliate, nella parte moderna c
una ricerca estetica pi fine volta ad
alleggerire la percezione sensoriale.
Kuma opera sulla sensibilit visiva
realizzando soft walls sottili, in cui
aperture e lavorazioni superficiali
contribuiscono, di concerto, a
realizzare pattern geometrici che
movimentano la geometria degli
involucri.
Lapproccio contemporaneo della
pietra estetica ad oggi largamente
diffuso, ed solo lultimo figlio di una
tradizione di lavorazioni, che trova
una regola gi da tempi antichi.
per questo interessante notare come
alle volte ci si discosti dallo standard
della cesellatura raffinata del singolo
elemento, e si cerchi piuttosto di

richiamare una trama caotica ma


godibile. Una sorta di finto opus
incertum.
Nella Chiesa Madre a Gibellina (19852005), Ludovico Quaroni progetta
blocchi di arenaria che vengono
elegantemente irreggimentati nella
struttura perimetrale, a creare un
muro dai toni caldi. illuminate
vedere un approccio cos lineare
alla composizione dellimmagine
di facciata, che si risolve in una
barriera solida e piacevole. Attraverso
una trama di rettangoli dal bordo
di cemento i quadri di pietre,
caoticamente disposte, sembrano
lasciati a loro stessi, ma possiamo
riconoscere una regola compositiva
nella quale i rettangoli pi alti
ospitano pietre pi grandi e viceversa,
in una scala di dimensioni che
procedendo dal basso verso lalto.
Alle dimensioni aggiungiamo anche
lo studio del colore che si intensifica
gradualmente, e potremo renderci
conto di come questa falsa idea di
casualit sia perfettamente studiata.
Da ponte tra lopus e il muro a
secco, troviamo un altro esempio

contemporaneo
di
reinvenzione
della parete lapidea nelle Dominus
Winery nella Napa Valley (Herzog
e De Meuron, 1997). La parvenza
monolitica di un volume cos
compatto e chiuso una complessa
illusione di pietre di basalto grigio,
versate in parallelepipedi gabbioni
metallici. Se lidea delle pietre
disposte a secco tra loro riaffiora
quindi nella percezione visiva,
chiaro che si tratta di un inganno
della trama metallica, che relega la
pietra al ruolo di semplice ornamento
senza neppure dover rifinire la sua
forma naturale. In questo progetto,
la disposizione delle pietre nelle
gabbie studiata in modo da avere
volumi pi densi in basso e porosi
in alto per favorire la ventilazione
e altre peculiarit volte allottima
conservazione del vino. Come spesso
accade con i rivestimenti parietali di
Herzog e De Meuron, anche qui si
percepisce nettamente lalienazione
del muro dal suo carattere di struttura
portante.
Se a questo punto la nostra analisi
sembra volgere alla conclusione che

il connotato contemporaneo della


pietra sia prettamente estetico, non
dobbiamo lasciarci trarre in inganno.
Nelle realizzazioni dei nostri giorni
si ha loccasione di confrontarsi,
con un rapporto ancora pi antico,
persino preistorico. In Controstoria
dellarchitettura in Italia: Paesaggi e
citt Bruno Zevi scriveva:
Secondo McLuhan, optare per un
recesso roccioso presuppone la
capacit di trasformare un involucro
passivo in un processo attivo.
I cavernicoli alterano il contesto
naturale utilizzandolo, sfruttandone le
asperit e gli avvallamenti, incidendo e
dipingendo la pietra. Progettano luso
di interni vuoti e prevalentemente bui,
un dentro arcano, privo di razionalit
e di un fuori
Concepire la caverna, lo sperone
sporgente o un incavo roccioso come
casa quindi unattivit primordiale
e naturale. In tal senso, non possiamo
stupirci affatto della possibilit che si
recuperi la roccia nella sua valenzapi
verace.

patterns that move the geometry of the


shell. The contemporary approach of
aesthetic stone is currently widely used,
and it is only the last child of a tradition
of working, a rule since ancient times. It
is interesting to note that we sometimes
deviates from the standard of the fine
chiselling of the single element, and we
try to recall a rather chaotic but enjoyable
plot. A sort of fake opus incertum. In the
Mother Church in Gibellina (1985-2005),
Ludovico Quaroni designs sandstone
blocks that are elegantly regimented in
the structure perimeter, to create a wall
with warm tones. It is illuminating to see a
such linear approach to the composition
of the facade, which results in a solid and
enjoyable barrier. Through a network of
rectangles from the edge of the concrete,
the paintings of chaotically arranged
stones seem left to their own, but if we can
recognize a rule of composition, in which
the rectangles are home to the highest
bigger stones and vice versa, in a scale of
size that proceeding from below upwards
varies several times. To the variation of size
we should also add the study of the colour
that intensifies gradually, and we shall
see how this false idea of randomness
is perfectly designed. As bridge between
the opus and the drywall, we find another
example of a contemporary reinvention
of the stone wall in the Dominus Winery
in Napa Valley (Herzog and De Meuron
1997) . The monolithic appearance of
a volume so compact and closed is a
complex illusion of gray basalt stones,
pour in rectangular metal gabions. If the
idea of stones drily arranged between each
other re-emerges in the visual perception, it
is clear that it is a deception of the metallic
texture, which relegates the stone to the
role of mere ornament without even having
to finish his natural form. In this project, the
arrangement of the stones in the cages
is designed to have denser volumes in
the low layers and porous at the top to
allow ventilation and other peculiarities
necessary for an excellent preservation
of wine. As often happens with the wall
coverings Herzog and De Meuron, even
here we perceive clearly the alienation of
the wall from his character of supporting
structure. If at this point, our analysis
seems to be coming to the conclusion
that the contemporary connotation of the
stone is purely aesthetic, we must not be
mislead. In the our days realization we are
offered the opportunity to confront yet, with
a ratio even more ancient, even prehistoric.
In Counterstory of architecture in Italy:
Landscapes and Cities Bruno Zevi wrote:
According to McLuhan, opt for a
withdrawal rocky requires the ability to
9

Dossier: Stone Architecture

10

LAuditorium Casa Cava di Matera


ci racconta una storia di riuso che
trascende il contesto dei famosi
Sassi, e diventa una sfida per la
riaffermazione di unidentit umana
nello spazio ipogeo. Durante i lavori di
manutenzione di una casa sul Sasso
Barisano, ci si imbatte in una vecchia
cava a pozzo medievale. La grotta
frutto dellattivit estrattiva manuale
del tufo diventata un auditorium
grazie allintervento di restauro
archeologico. Alla pulitura delle pareti
seguita la realizzazione in una
struttura in acciaio che si plasma sulle
forme della cava, rendendo gli spazi
fruibili ma non nascondendo nulla. I
vari accorgimenti tecnici per acustica
e il benessere termo-igrometrico
fanno da corredo allambientazione
surreale e candida della roccia, sulla
quale i segni degli scavi diventano
arredo per pareti dalle geometrie
dolci.
Non sarebbe il primo esperimento
di architettura ipogea che sfida il
ventre roccioso di un monte per
creare uno spazio pubblico: la Gjvik
Olympic Cavern Hall, aperta nel
1993 per ospitare le partite di hokey
nelle olimpiadi invernali dellanno
successivo, certamente unopera
imponente e non priva di dilemmi
di tipo etico e ambientale con i suoi
141000 metri cubi di roccia scavati.
Si tratta della pi grande caverna
aperta al pubblico del mondo: 5500
posti per 91 metri di profondit , 61
di larghezza e 25 di altezza. Il costo
di 20 milioni di dollari potrebbe
sembrare esorbitante, ma alla luce
del considerevole risparmio sui
costi di manutenzione, pulizia delle
finestre e pittura di muri e soffitto, il
costo sarebbe circa la met di quello
per un edificio dello stesso volume.
Nei paesi scandinavi non si tratta
di un approccio cos inconsueto.
Basta guardare le stazioni della
metropolitana di Stoccolma per
capire che il paesaggio ipogeo non
viene solo scavato e adattato, ma
piuttosto valorizzato, mantenendo la
pietra a vista e decorandola.
Pietra come natura, non lavorata,
disposta a secco, appena sbozzata
o finemente lavorata, strutturale o
anche solo ornamentale. Oggi, come
molti anni fa, continuiamo a pensare
la pietra in tutte le sue accezioni,
fiduciosi di poter sempre contare
sulle sue capacit.

transform a passive envelope in an


active process . The cavemen alter the
natural environment by using it, exploiting
the bumps and troughs, carving and
painting stone. They plan to use dark and
empty interiors, an inside arcane, lacking
in rationality and an outside

A sinistra, in alto:
Casa-Cava a
Matera
( Casacava.it);
in basso:
Gjvik Olympic
Cavern Hall,
rappresentazione
artistica dello
spazio interno
alla montagna
(Norwegian
Tunnelling Society)
On the left, above:
Casa-cava a
Matera
( Casacava.it);
below: Gjvik
Olympic Cavern
Hall, artistic
representation of
the space inside
the mountain
( Norwegian
Tunnelling Society)

Conceiving the cavern, the rocky protruding


outcrop or a recess as home is a primal
and natural activity. In this sense, we can
not be surprised at all of the possibility of
recovery the rock in its truest value. The
auditorium quarry house of Matera tells a
story that transcends the context of reuse
of the famous Sassi, and it becomes a
challenge for the reaffirmation of human
identity in the underground space.
During the maintenance of a house on
Sasso Barisano, you come across an
old medieval quarry. The cave result of
the manual tuff mining has become an
auditorium thanks to the intervention of
archaeological restoration. The cleaning
of the walls was followed by the realization
of a steel structure that forms plasma on
the quarry, making the space available but
not hiding anything. The various technical
devices for sound and hygrometric wellbeing are the set with the surreal and
candid rock ambience, on which the signs
of the excavations become fit men for the
sweets geometries of the walls. It would
not be the first experiment of underground
architecture that challenges the belly of a
rocky mountain to create a public space:
the Gjvik Olympic Cavern Hall , opened
in 1993 to host the matches of hockey
in the Winter Olympics the following
year, is certainly an impressive work and
not without ethical and environmental
dilemmas with its 141,000 cubic meters
of rock excavated. It is the largest cave in
the world open to the public: 5500 places
to 91 meters deep, 61 wide and 25 high.
The cost of $ 20 million dollars might seem
exorbitant, but in light of the considerable
savings in maintenance cost, window
cleaning and painting of the walls and
ceiling, the cost would be about half of that
for a building of the same volume. In the
Scandinavian countries it is not so unusual
approach. You just look at the subway
stations of Stockholm to understand that
the landscape is not only dug underground
and adapted, but rather enhanced,
maintaining the stone and decorating it.
Stone-like nature, unprocessed, drily willing,
rough-hewn or finely crafted, structural or
just ornamental. Today, as many years
ago, we continue to think the stone in all its
meanings, confident that they can always
rely on his abilities.
11

Dossier: Stone Architecture

Pietra:
monumento di
se stessa
La lunga evoluzione del rapporto tra pietra
ed architettura, memoria e natura
Testo di Riccardo Franchellucci
Traduzione di Daria Verde

12

Stone:
monument to itself
The long evolution of the
relationship between stone and
architecture,
memory and nature

All along stone has been the


building material par excellence;
from
the
first
prehistoric
architectures,
dolmens
and
menhirs, to the pyramid complex at
Giza, through the Greek acropolis,
the Mausoleum of Theodoric and
Gothic churches, the use of stone
was constant.

Da sempre la pietra ha rappresentato


il materiale costruttivo per eccellenza,
dalle prime architetture preistoriche,
Dolmen e Menhir, al complesso
delle Piramidi di Giza, passando per
le Acropoli greche, il Mausoleo di
Teodorico e le chiese gotiche, lutilizzo
della pietra stato una costante.
Sopratutto nelle prime architetture
tale uso non era dettato da velleit
estetiche o artistiche ma da esigenze
concrete di stabilit e durevolezza
nel tempo, caratteristiche che solo i
materiali lapidei potevano offrire.
Con il passare dei secoli
ed il
miglioramento
delle
tecniche
costruttive luso e limpiego della
pietra mut notevolmente, i massi
monolitici iniziarono a diventare
blocchi, poi basamenti, rocchi di
colonne, rosoni e cos via. Luomo
aveva affinato la sua abilit nel
lavorarla ed il suo utilizzo diventava
anche ornamentale.
Quando alla fine del XIX secolo
Monier brevett il metodo che da lui

prende il nome ed introdusse lutilizzo


del cemento armato, la pietra perse il
suo ruolo dominante. Il calcestruzzo
era pi economico, pi facile da
trasportare e permetteva di realizzare
strutture impensabili con blocchi di
pietra.
Levoluzione delle tecniche costruttive
e lutilizzo di nuovi materiali portarono
un progressivo mutamento nel
rapporto tra pietra ed architettura,
rapporto che oggi vede quasi
scomparire limpiego della pietra
come materiale strutturale. Un fattore
per ha superato indenne le epoche
storiche e le evoluzione tecniche: la
monumentalit; nulla in architettura
richiama quel senso di massa, volume,
solidit e durabilit come il materiale
lapideo. La permanenza nel tempo
della pietra fa s che luomo compia
valutazioni che non siano unicamente
legate alla sfera del funzionale, ma
sopratutto a quella della memoria.
Questa
memoria
nasce
dalla
montagna, dallo scavo, dallidea di

Especially in the early architectures,


such use was not dictated by
aesthetic or artistic ambitions
but by practical needs for stability
and durability, characteristics that
only stone materials could offer.
With the passage of years and
the improvement of architectural
techniques, the use and the
employment of stone considerably
changed; monolithic rocks began
to become blocks, then bases,
columns, rose windows and so
on. Man improved his skills in
kneading it and its use became
ornamental too.
When, at the end of the nineteenth
century, Monier patented the
method that bears his name,
introducing the use of reinforced
concrete, stone lost its dominant
role. Concrete was cheaper, easier
to transport and allowed to build
structures impossible to realize
with blocks of stone.
The
evolution
of
building
techniques and the use of new
materials led to a gradual change
in the relationship between stone
and architecture; in fact today
the use of stone as a structural
material has almost perished. A
factor has however overcome the
historical eras and the evolving
techniques:
monumentality;
nothing in architecture recalls that
sense of mass, volume, strength
and durability as the stone
13

Dossier: Stone Architecture

14

natura che la pietra trascina dentro


larchitettura.
Limponenza
della
montagna privata di una sua parte
posta a servizio delluomo, la memoria
ancestrale di ci che la montagna ha
sempre rappresentato per lumanit si
trasferisce cos al blocco di pietra ed
allarchitettura stessa.
Ma cosa rappresentano le montagne
se non un monumento eretto
dalla natura a se stessa?
Cos
anche la pietra, ricca della sua
millenaria memoria, diventa per
luomo monumento, simbolo e
ricordo. Un opera realizzata in
pietra rappresenta un idea di realt
passata e vissuta, quel blocco che
ora parte di un edificio viveva ed
era prima delledificio stesso, ma
vivr e sar anche dopo che ledifico
sar demolito. La pietra, monumento
della natura usata dalluomo, diviene
simbolo e monumento delluomo e
per luomo.Non pi un semplice
materiale da costruzione ma elemento
caratterizzante che determina e
classifica un architettura. Avrebbe
forse la stessa forza simbolica

il Colosseo se fosse di cemento


armato, o la casa di Wright se fosse
di legno? No, la loro lettura ed il loro
significato sarebbero fortemente
compromessi. Ci per non significa
che i materiali abbiano sempre la
stessa importanza. Prendiamo ad
esempio la facciata di una cattedrale
gotica, il materiale diventa secondario
rispetto
ai
temi
iconografici;
liconografia imprigionata nella pietra
pi importante che non la pietra
stessa. Ma, mentre per gli architetti
medievali la scelta della pietra era
lunica alternativa possibile, oggi
nostro dovere dare agli edifici una
consistenza che derivi dalla loro
materialit, ed proprio nel momento
di questa scelta che si realizza il
passaggio che porta gli edifici dal
disegno alla realt.
La pietra non quindi un mero
elemento decorativo ma parte
integrante
ed
indissolubile
dellarchitettura, ricordo e memoria
della natura e delluomo: monumento
di se stessa.

material does. The permanence


of stone trough time causes the
man to make evaluations that are
not only related to the sphere of
functional, but also to that of the
memory.
This memory comes from the
mountains, from the excavation,
from the idea of nature that stone
drags in architecture. The bulk of
a mountain deprived of one of its
parts is placed in service of man;
the ancestral memory of what the
mountain has always symbolized
for humanity moves from stone
blocks to architecture itself.
But what are the mountains if not
a monument built by nature to
itself? So is stone that, full of its
ancient remembrance, becomes
a monument, a symbol and a
memory. A work made of stone
represents the idea of a reality
that has gone by: a block which is
now part of a building had existed
and lived before the building itself,
and it will exist and live even after
the building is demolished. Stone,
monument of nature used by man,
becomes a symbol of man and for
man.
It is no longer a simple building
material but a characterizing
element that determines and
classifies architecture. Would
the Coliseum have the same
symbolic power if it were built
in concrete or Wrights house if
it were made of wood? No, their
interpretation and their meaning
would be seriously compromised.
This does not mean that materials
always have the same relevance.
Take the facade of a Gothic
cathedral as an example: the
material becomes secondary
to the iconographic themes; the
iconography imprisoned in stone
is more important than stone
itself. However, while for medieval
architects choosing stone was
the only possible alternative, it is
now our duty to give the buildings
a texture resulting from their
consistency, and it is precisely in
this moment of choice that the
transition that brings the buildings
from design to reality comes true.
Stone is therefore not only a
decorative element but also
integral part of architecture,
memory and remembrance of
nature and man: monument to
itself.
15

Dossier: Stone Architecture

Stone House,
costruire a km 0
Nella provincia vietnamita di Quang
Ninh, lopera architettonica che
ridefinisce i principi dellecosostenibilit
nelle costruzioni. Un piccolo gioiello
architettonico che sembra prender forma
dai caratteri de La Rovina di G. Simmel
Testo di Antonio Amendola e Elvira Cerratti
Traduzione di Martina Mancini
16

Stone House, zero


kilometer building
The architectural work, in
the Vietnamese district of
Quang Ninh, that redefines the
principles of sustainability,
starting from local resources.
A small architectural jewel
which seems like taking shape
from the character of La
Rovina of Georg Simmel

Balzato agli onori delle cronache


per luso del bamb in molti dei suoi
progetti in sostituzione delle pi
diffuse tecnologie strutturali, il giovane
e talentuoso architetto vietnamita
Vo Trong Nghia attualmente una
delle figure pi affermate del sud est
asiatico in tema di green architecture.
Stimolato
probabilmente
dalla
situazione ambientale del suo
paese dorigine, dove linquinamento
atmosferico spaventa pi di ogni altra
calamit, Vo Trong Nghia ha fatto
della sostenibilit lelemento centrale
del suo metodo progettuale.
Il bamb lacciaio verde del XXI
secolo ha spesso asserito, esortando
i suoi colleghi a considerare questa
nuova tecnica costruttiva come
unalternativa possibile. Ma con tale
affermazione, oltre ad apprezzare le
qualit estetiche e meccaniche del

materiale, larchitetto palesa la sua


filosofia architettonica, concepita
con estrema sensibilit ambientale,
e concretizzata attraverso luso di
materiali naturali autoctoni, di scarsa
o nulla lavorazione industriale.
Ne una prova tangibile la Stone
House, realizzata in un quartiere
residenziale di Dong Trieu, nella
provincia vietnamita di Quang Ninh,
per cui stato messo da parte il
bamb, marchio di fabbrica del
progettista, per lasciar spazio alluso
della pietra e del legno locale, in
un tessuto urbano costituito quasi
totalmente da edifici in cemento
armato, rifiniti ad intonaco.
Questo
piccolo
capolavoro
darchitettura la sintesi del modus
operandi di Vo Throng Nghia:
forme, materiali ed uso del verde,
manifestano la volont di riaffermare

Burst on the scene for the bamboo


use in a lot of his projects, in
place of more diffuse structural
technologies, the young and
talented Vietnamese architect Vo
Trong Nghia is now one of the
most successful figure of Asian
Southeast in the matter of green
architecture.
Probably encouraged by his home
town environmental situation,
where air pollution scares more
than all others calamities, Vo Trong
Nghia has made sustainability the
central element of its planning
method.
Bamboo is the green steel of 21st
century has frequently asserted,
encouraging his colleagues to
consider this new architectural
technique
like
a
possible
alternative. With this statement,
besides appraising aesthetic
and mechanical qualities of the
material, the architect reveals
his
architectural
philosophy,
conceived
with
extreme
environmental sensitivity and
materialized through the use of
natural and local materials, of low
or no industrial manufacturing.
Its a tangible proof the Stone
House, realized in a residential
district of Dong Trieu, in the
Vietnamese region of Quang Ninh,
where bamboo, trade-mark of the
architect, was dumped to leave
space for stone and local timber,
in an urban fabric almost totally
composed by reinforced concrete
buildings, finished with plaster.
This
small
architectural
masterpiece is the summary
of Vo Throng Nghia operating
17

Dossier: Stone Architecture

18

il ruolo imprescindibile della natura,


in territori sempre pi consumati
dallurbanizzazione e dallo sprawl,
attraverso la creazione di uno spazio
in grado di registrare i cambiamenti
e le tracce del tempo nel corso degli
anni, attraverso linvecchiamento di
materiali naturali.
Piccoli blocchi di pietra blu vietnamita
da 10x10x 20 cm, originano un
volume dalle forme sinuose ma
compatte, dalla cui sottrazione di
materia si genera lo spazio interno,
trattato interamente con palissandro
locale, procurato e lavorato sul posto,
dai serramenti agli arredi.
La Stone House emerge dalla terra
cementificata, in un movimento
vorticoso attraverso il quale il verde,
elemento preponderante del progetto,
recupera il suo spazio: alberi, arbusti
ed erba sovrastano tutti gli elementi
costruiti, dalle mura di recinzione alle
coperture, quasi a voler rivendicare la
primordialit dellelemento naturale
rispetto a quello artificiale.
Limpianto
planimetrico

caratterizzato dalla forma ovoidale,


generata dal volume in pietra, che si
avvolge intorno ad una corte ellittica,
fulcro del sistema, determinando il
carattere fortemente introspettivo
dellorganismo, nel tentativo di
ristabilire un rapporto intimo e diretto
tra uomo e natura.
Ricca di vegetazione a basso fusto,
ed occupata per buona parte da
un piccolo bacino dacqua e da un
unico albero, deputato a scandire
lalternarsi delle stagioni, la corte
definisce lelemento pi importante di

sostenibilit delledificio.
Oltre il senso poetico dellalbero
solitario e dellelemento acqua, infatti,
la soluzione della corte studiata in
modo tale da fornire naturalmente
la climatizzazione degli ambienti,
attraverso la forma, le propriet
schermanti dellalbero ed il bilancio
termico della vasca, riducendo
sensibilmente il consumo di energia,
in particolare nel periodo estivo.
Inoltre, per garantire un ulteriore
controllo sul microclima domestico,
la distribuzione interna impostata
sul modello dellengawa giapponese,
sviluppando il connettivo intorno
alla corte e disponendo gli ambienti
sulle pareti affacciate sul giardino
circostante labitazione. Tale sistema
permette di trasformare i corridoi in
un portico, attraverso ampie vetrate
removibili, innescando un gioco di
compenetrazione tra spazio interno
ed esterno, che si concretizza con
estrema efficacia nellarea living,
open space e a tutta altezza, che si
fonde alla corte divenendo lunico
vero luogo della vita collettiva nella
casa.
Per lo sviluppo di tutti gli altri
ambienti il criterio adottato
differente: volendo conferire un
senso pi intimo ed introspettivo
agli spazi individuali, quali le camere,
questi sono stati disposti tutti sul
perimetro esterno, e quasi tutti al
piano superiore, senza trascurare
i criteri dorientamento. Il carattere
introspettivo e limpostazione green
dellorganismo, viene avvalorato
ulteriormente dalladozione di un

way: forms, materials and


green, show the will to reaffirm
nature unavoidable role, in areas
more and more consumed by
urbanization and sprawl, through
the creation of a space able to
register changes and tracks of
time in the course of years, by the
ageing of natural materials.
Small blocks of Vietnamese
blue stone of 10 x 10 x 20 cm,
produce a volume of curvy and
compact forms, in which the
abstraction of matter generates
inner space, treated entirely with
local rosewood, obtained and
carved on site, from windows to
furnitures.
The Stone House arises from
cement ground, with a swirling
movement
through
which
greenery, leading element of
project, recovers its space: trees,
shrubs and grass dominate all
the built elements, from external
walls to shingles, as claiming the
primeval value of natural element
compared to artificial one.
Planimetry is characterized by
oval form, generated by the stone
volume, that envelops around
elliptical courtyard, fulcrum of
system, establishing organism
marked introspective character, in
the attempt to restore a deep and
direct relationship between man
and nature.
Rich in short vegetation, and
largely occupied by a small pond
and one sole tree, designed to
dictate seasons sequence, the
courtyard consists in the most
sustainable element of building.
Besides water and solitary
tree poetic sense, indeed, the
courtyard solution is studied in
order to naturally supply rooms
air-conditioning, through the
form, the tree shadow properties
and the pond thermal balance,
reducing substantially energy
consumption, in particular during
summer period.
Moreover, to guarantee an
additional control of domestic
microclimate,
the
internal
arrangement is set on Japanese
engawa
model,
developing
circulation around the courtyard
and organizing spaces next to
the walls which look to the garden
that surrounds the building.
This system lets to transform
hallways in a cloister, through a
19

Dossier: Stone Architecture


sistema di brise soleil in legno,
applicato limitatamente alle aperture
interessate da forte soleggiamento e
dalla vista libera. Le camere, dunque,
si affacciano sul rigoglioso giardino
perimetrale, generando un contatto
diretto tra il singolo individuo ed il
verde dominante. In linea con tutte
le altre scelte, anche per questo
dettaglio larchitetto ha operato senza
trascurare n il concept progettuale,
n la tecnologia.
Grazie ad un percorso progettuale
coerente, sviluppato senza alcuna
contraddizione, il risultato ottenuto
rimanda al senso di una caverna
artificiale, il cui involucro lapideo
massiccio ed austero, sembra essere
stato scavato per trovarvi riparo,
rivelando il nucleo ligneo caldo ed
accogliente.
Luso di materiali a km 0, studi
morfologici e distributivi volti

20

allottimizzazione microclimatica e
linserimento di grandi quantit di
verde, opportunamente progettato,
riducono al minimo la necessit
di sfruttare tecnologie che, seppur
avanzate e ad impatto minimo dalla
messa in opera in poi, necessitano di
tutta una serie di processi produttivi
di tipo industriale che vanificano in
parte i risultati in termini di emissioni
e risparmio energetico.
Una lettura attenta dellopera di Vo
Throng Nghia, dunque, ci conduce
inevitabilmente a ripensare il concetto
di sostenibilit in architettura,
spesso travisato negli ultimi anni:
una sostenibilit basilare, fatta di
principi a tratti arcaici, fondati sul
rispetto di soluzioni progettuali gi
tentate in passato, ma affinate da una
consapevolezza scientifica propria
del nostro tempo.

Planimetria piano terra


Main floor plan

Planimetria piano primo


First floor plan

system of ample and removable


glass walls, activating a game
of
interpenetration
between
internal and external space, that
materializes efficaciously in the
living area, a full-height open
space, that merges with the
courtyard becoming the only real
place of home common life.
The criterion adopted to develop
all other rooms is different:
to bestow an intimate and
introspective sense to individual
spaces, like bedrooms, these have
been organized next to external
perimeter, and nearly all in the
upper level, without leaving aside
the orientation aspects.
The
introspective
character
and the green planning of the
system is also supported by the
introduction of a timber brise
soleil system, only used for
overexposed openings.
Rooms, therefore, turn towards
perimetral
thriving
garden,
generating a direct contact
between single person and
dominant green. In line with all the
other choices, the architect also in
this detail has disregarded neither
planning concept nor technology.
Thanks to a coherent planning
course, developed without any
contradiction, the achieved result
remind to artificial cave, whose
strong and austere stone shell
seems to have been dug to find
refuge, revealing
warm and
comfortable wooden nucleus.
The use of zero kilometre
materials, the morphological and
distributive studies for a climatic
streamlining and the integration
of large amount of vegetation,
conveniently designed, reduce
to the minimum the need
of technologies that, even if
innovative and with a minimal
impact installation, require a
series of productive industrial
processes that frustrate in part
the results in terms of emissions
and energy saving.
A careful lecture of Vo Throng
Nghia work, therefore, leads us
inevitably to rethink sustainability
concept in architecture, frequently
confused in the last years: a basic
sustainability, made sometimes
of primitive principles, founded on
planning solutions already tested,
but improved by a scientific
awareness typical of our period.
21

Dossier: Stone Architecture

Il muro che
piange, angolo
nascosto di
Battery Parkcity
Teardrop Park di Michael Van Valkenburgh
levoluzione naturale della corte
Testo, traduzione e foto di Dario Feliciangeli

22

The crying wall an


hidden place in park
city
Michael Van Valkenburghs
Teardrop Park, the natural
evolution of the court

Siamo a Battery Park City, punta South


West di Manhattan, zona popolata
fino agli anni 50 da greci e libanesi,
abilissimi nel commercio e padroni
indiscussi del porto che animava
il quartiere in quegli anni. Dal lato
opposto della punta, per, si faceva un
altro tipo di commercio, si vendeva e
si comprava ma nessuno sapeva cosa,
non cera merce fisica ma solo foglietti
di carta e gente impazzita al grido del
vendo-compro; New York ormai aveva
scelto quello che sarebbe dovuto
essere il suo commercio principe, e
il porto sapeva troppo di vecchio al
cospetto del fascinoso turbinio di Wall
Street.
E cosi che lallora Governatore di New
York, Nelson Rockfeller, dedicatosi alla
politica dopo essersi stufato di aver
guadagnato tutti i soldi che il mondo
poteva offrirgli, decise che New York
avrebbe dovuto avere un simbolo del
suo impero finanziario.
Il World Trade Center (WTC) nasce
cos, e con lui ldea di rubare un po di
spazio all Hudson River per depositare
il materiale avanzato dalla costruzione
delle Torri Gemelle e ampliare il piccolo

quartiere che le ospitava. Intorno al


parco di Battery sarebbero nate le
nuove residenze dei protagonisti del
commercio immaginario.
Il parco sarebbe rimasto dove era ma
si sarebbe esteso linearmente lungo
tutta la costa West impreziosendo
il futuro luogo con la pi bella
passeggiata della citta (ante High
Line).
Via il porto, insieme a greci e libanesi,
e inizio al pi grande progetto di
cambiamento morfologico e sociale
di Downtown Manhattan. Nel 1985
viene inaugurato il WTC ma il quartiere
e gi cambiato. Non ci sono pi
persone filiformi che sanno di mare,
ma businessmen suit and tie che
profumano di new dollars. Niente
case in legno arroccate una sopra
laltra ma nuovissimi edifici dove
persone con il cappello ti chiamano
sir e ti aprono la porta. Nessuna
memoria del vecchio porto se non una
breve insenatura dallanima arrogante,
che funge da parcheggio a lunghi
e lucenti yatch (anima che stata
magistralemente descritta da Martin
Scorserse quando il suo lupo caccia

Here we are in Battery Park City,


extreme South West end of
Manhattan. Until 50s, this area
was lived by Greeks and Lebanese,
master traders and lords of the
harbor which at that time was the
real soul of the neighbourhood. But
on the other side, people did another
type of trade, buying and selling and
none knew what they were trading,
there were no goods just little piece of
paper e crazy people screaming sell
or buy. New York had already decided
which of the two would have been
its master trade and the old harbour
had no appeal in comparison with
the trendy whirl of Wall Street. So the
then Governor of New York Nelson
Rockfeller, politician after got tired
after having earned all the money
of the world, decided that New York
would have had a monument of its
financial empire. The World Trade
Center (WTC) was born in this way,
and together with its construction,
the idea of stealing a little piece from
the Hudson River to store the debris
from the construction to enlarge
the little neighbourhood. Around
Battery Park would be born the brand
new houses of the masters of the
imaginary trading. The park would
have stayed exactly where it was but
it would have linearly extended along
the entire West cost of Downtown
Manhattan resulting in the best
walk of the city (before the coming
of the High Line).So bye bye harbor
together with Greeks and Lebanese,
to begin the most ambitious project
of morphologic change of Downtown
Manhattan. In the 1985 the WTC was
inaugurated but the neighbourhood
was already changed. There were no
skinny people anymore, who taste
like fish of the sea but just suit and
tie businessman who scent of new
dollars instead. No wood houses
put one on top of the other but just
new buildings where people with
the hat call you sir and open the
door for you. No memory about the
old harbour, just one short creek
23

Dossier: Stone Architecture

24

dalla barca un agente FBI tirandogli un


aragosta).
Oggi Battery Park City un quartiere
residenziale molto curato e tranquillo
caratterizzo dalla totale separazione
rispetto al resto della citt. Immersa
su tre lati nel fiume Hudson, viene
costeggiata sul quarto da West Street,
strada multicorsia che ne determiana
la totale separazone morfologica. Una
sola fermata della metro e un ponte
pedonale che passa sopra West Street,
queste le sue uniche connessioni con
la citt. Pochi negozi poche attivit, non
e questo un luogo che ama il turismo
o le drunk nights. Gli alti edifici si
dispongono intorno a corti interne
che enfatizzano il carattere introverso
e segreto del quartiere. Battery Park
ha il suo tempo, asincrono rispetto a
quello della citt. Una volta entrati in
questo piccolo quartiere, non senti pi
il rumore dei clacson di taxi impazziti
nel traffico, poche le grida e molto il
silenzio, un profumo particolare senza
la puzza dei banchetti che invadono
la citt con i loro deliziosi hot dog.
Tutto sereno e ordinato, miracolo
di pace nella capitale della frenesia.
Battery Park City affascina in quanto
accoglie in se lessenza di questa citt,
ospitando il WTC, complesso di edifici
piu iconico e sfrontato della citta,
ma allo stesso tempo la nega ad ogni
suo angolo con le sue caratteristiche
corti chiuse e introverse. L emozione
della scoperta spinge verso le cose
introverse. Pi volte sono andato in
cerca di che cosa il quartiere celasse
al suo interno e un giorno ho trovato
qualcosa. Ho sentito delle grida di
bambini, cosa che a NY comparabile
a trovare un roseto nel deserto di
Atacama, e mi sono diretto verso di
loro; all interno degli alti edifici cera un
parco. Ne sono rimasto meravigliato.
Non era il classico giardino da corte
interna con geometrie nette e disegni
artificiali da godere dall alto, era una
corte concepita e realizzata come
un parco vero e proprio con la sua
singolare morfologia fatta di salite
e discese e la vegetazione fitta che
si scontrava con gli edifici come a
chiedergli spazio. Grandi massi di
pietra naturale a confinare lo spazio e
il suono dellacqua che si alternava alla
grida dei bambini mi portava a credere
che fosse un parco naturale tranne
gli alti edifici che esaltavano leffetto
di straniamento. Una sensazione
simile anche se in altra scala a quella
di Central Park, quando immerso nel
contesto naturale hai lo sfondo dei

characterized by its arrogant soul,


which is used as a park for long and
bright yachts (soul which is brilliantly
described by Martin Scorsese when
his wolf sends an FBI agent down,
throwing a lobster toward him).
Today, Battery Park City is a pretty
and quiet residential neighbourhood;
characterized by the total separation
from the rest of the city, it is
surrounded on three sides by the
Hudson River, and on the fourth side,
by West Street. This multilane road
determines the total separation of
Battery Park area with the rest of
the city. One subway station and one
pedestrian bridge passing over West
Street are the only two connections
with the surroundings. There are
few shops and few commercial
activities in this area, which does not
love tourists and drunk nights for
sure. The tall buildings are arranged
around courtyards that emphasize
the introverted and secretive
character of the neighbourhood.
Battery Park has its own time; it is
asynchronously with respect to the
one the city has. Once you are in this
small neighbourhood, you do not
hear the horns noise of crazy taxi
anymore, no shouts, just silence, a
peculiar scent without the stink of
banquets that invade the city with
their delicious hot dogs. Everything
is peaceful and orderly, miracle of
peace in the capital of the frenzy.
Battery Park City fascinates me
because it accommodates the
essence of this city, hosting the
WTC, the most iconic and bold
buildings complex of the city, but
it denies New York at each corner
with its characteristic closed and
introverted courtyards at the same
time. The emotion of discovery
pushes me toward the introvert
things. So many times I searched
what the neighbourhood hides inside
it and one day I found something. I
heard the screams of children, which
is comparable in NY to find a rose
garden in the desert of Atacama,
and I decided to follow them; inside
of the tall buildings there was a park.
I was mesmerized. It was not the
classic courtyard garden with its
rigid geometry and artificial patterns
that you can enjoy from the top; it
was a court planned and designed
like a real park with its unique
morphology made of ups and downs
and dense vegetation that clashed
with buildings as to ask him more
25

Dossier: Stone Architecture

grattacieli di midtown. Entrambe bugie


suggestivamente denunciate. Alla
sommit della collina ho visto dei getti
di acqua e i bambini che giocavano
intorno, cercavo delle persone adulte
ma non c erano. Mi chiedevo come
fosse possibile. Controllavano dallalto
dei loro balconi e sapevano che il parco
non era per loro. Nel Teardrop Park di
Michael Van Valkenburgh, i bambini
non hanno bisogno dei loro genitori,
sono indipendenti e fin da piccoli
possono cominciare il loro processo di
crescita. Il parco fatto a loro misura
e lo si capisce da come ci giocano.
La diversit degli spazi accoglie ogni
loro richiesta, dal prato dove possono
correre liberamente, alla collina da
dove spiano il mondo. Sulla sommit
della collina ci sono blocchi di roccia
come fosse una vetta da scalare e uno
scivolo che si immerge in una vasca
di sabbia. Al di l della collina, lungo
il percorso che taglia trasversalmente
il parco, un muro di pietra naturale.
Grandi blocchi tagliati a liste lunghe e
strette sono montati uno sopra allaltro
con diverse angolazioni fino a curvare
26

verso il basso quasi a tuffarsi nel


fiume Hudson, un gioco geometrico
che ricorda il curvarsi delle spighe di
grano colpite dal vento. Davanti al
muro mi sono fermato, lo guardavo e
ne sono rimasto affascinato dal suo
rigore geometrico e dal suo senso
materico. Lho toccato e con la mano
ho cercato di seguirne la geometria
lungo tutta la sua lunghezza. A un
tratto, proprio sotto la collina dei
bambini, ho sentito la mano bagnata.
Non capivo da dove venisse lacqua,
cos, mi sono allontanato e ho visto
che da una parte del muro filtravano
delle lacrime di acqua, la stessa
acqua che divertiva i bambini in cima
alla collina. Ho capito in quel momento
che il muro non era solo bello ma che
aveva anche unanima. Mi chiedevo il
perch delleffetto del pianto connesso
con la gioia dei bambini, ma poi ho
capito che le lacrime comunicano
anche divertimento, emozione. E bello
sentire le risate spensierate di bambini
che giocano, e per questo, il muro che
li guardava, piangeva emozionato
insieme a loro lacrime di gioia.

room. Large boulders of natural


stone to confine the space and the
sound of water alternated with cries
of children led me to believe that it
was a natural park except the tall
buildings emphasize the effect of
alienation. A similar feeling, even
if in a different scale, to that of
Central Park, when immersed in the
natural environment you appreciate
the background made of the
skyscrapers of midtown. Both lies
but both suggestively reported. At
the top of the hill I see jets of water
and children playing around, I looked
for the parents but they are not there.
I wondered how it was possible.
They controlled from the height of
their balconies and they knew that
the park is not for them. In Teardrop
Park by Michael Van Valkenburgh,
children do not need their parents,
and they are independent since a
young age so that they can begin the
process of their growth very early.
The park is made to suit them and you
can tell by how we play. The diversity
of spaces welcomes every request,
from the lawn where they can run
freely to the hill from where the can
spy the world. On top of the hill there
are blocks of rock like a mountain to
climb and a slide that plunges into
a tub of sand. Beyond the hill, along
the path that cuts across the park,
a wall made of natural stone. Large
lists are long and narrow mounted
one above the other at different
angles to bend down almost to dive
into the Hudson River, a geometric
pattern that resembles the curve of
the ears of corn affected by the wind.
I stopped in front of the wall, I looked
at him and I was fascinated by its
geometric rigor and its material
sense. I touched it try to follow the
geometry along its entire length. All
of a sudden, just down the hill where
the children were playing, I felt my
hand wet. I did not understand where
the water came from, so I walk away
and I see that on one he wall filtered
tears of water, the same water that
entertains the kids at the top of the
hill. I understand then that the wall
is not only beautiful but also is a
living thing. I wonder why the effect
of crying so connected to the joy of
children, but then I realized that tears
also represent fun and happiness.
It was nice to hear the laughter of
children playing freely, and for this,
the wall excited was crying with
them tears of joy.
27

Dossier: Stone Architecture

28

Lavorare la pietra
scolpendo se
stessi. Intervista
a Jacopo
Cardillo
Jacopo Cardillo, in arte Jago, un giovane
artista che con assoluta e magistrale
naturalezza spazia tra musica, video
arte e scultura, con lessenziale bisogno
di creare. Cresciuto in una famiglia
culturalmente stimolante, ha intrapreso con
successo varie strade, fino ad arrivare alla
Biennale di Venezia a soli 23 anni. Nella
nostra intervista ci parla del suo rapporto
con la pietra e di come lItalia potrebbe
riprendersi dalla crisi, investendo nei giovani
e nella cultura
Testo di Tommaso Zijno
Traduzione di Daria Verde
Foto di Jacopo Cardillo

Vista la variet dei tuoi interessi


culturali (dalla musica alla video
arte), difficile inquadrarti. Chi
Jago e come nasce la sua passione
per larte?
Pi che di passione, oggi parlerei di
bisogno esistenziale legato al fare
arte. Fin da piccolo ho ricevuto
lincoraggiamento della mia famiglia,
che mi ha sempre lasciato libero di
dedicarmi alle mie passioni, siano
state esse sportive, artistiche o di
altra natura.

Working stone
sculpting oneself,
interview with
Jacopo Cardillo
Jacopo Cardillo, also known
as Jago, is a young artist
who ranges from music,
to video art and sculpture
with absolute and excellent
simplicity, having the essential
need to create. Raised
in a culturally stimulating
family, he had successfully
undertaken various paths, up
to the Venice Biennale when
he was only 23 years old. In
our interview he talks about
his relationship with stone and
how Italy could recover from
the recession, investing in
young people and culture

Given the variety of your


cultural interests (from music
to video art), you are difficult to
understand. Who is Jago and how
was his passion for art born?
Rather than passion, nowadays I
would talk of an existential need
related to making art. When I was
only a child, my family supported
me, turning me loose to commit
myself to my passions, whether
athletic, artistic or of other sort.
Ive always drawn and I remember
I loved building my own toys,
which I often abandoned, since my
delight was only in their creation.
Now as then, my joy lies in
creating artworks, from which I
subsequently separate myself,
letting them go, as you do with a
child that comes into the world.
Whether it is music, video or
sculpture, my purpose has always
been the same: to examine reality
and myself.
How did you approach sculpture
and why have you chosen stone?
Somehow I always knew what I
29

Dossier: Stone Architecture

30

Ho sempre disegnato e ricordo


che amavo costruire i miei stessi
giocattoli, che poi molto spesso non
utilizzavo perch il piacere stava
unicamente nel costruirli.
Oggi, come da bambino il piacere sta
nel produrre lopera, dalla quale poi
mi distacco, lascio andare, come si
fa con un figlio che viene messo al
mondo, restituito.
Che si tratti di musica, di video, di
scultura, lintenzione sempre stata
la stessa, indagare la realt che mi
circonda e me stesso.
Come ti sei avvicinato alla scultura e
perch hai scelto la pietra?
In qualche modo ho sempre saputo
ci che dovevo fare, ci di cui mi sarei
dovuto occupare nella vita.
Ho guardato ai grandi della tradizione
con ammirazione e profondo rispetto,
trovando entusiasmante quel modo
di lavorare, di Scolpire se stessi, di
dominare la materia, penetrarla.
Appena ho potuto ho iniziato a
frequentare quei luoghi della Toscana
che ora considero casa, dove
recupero gli scarti della cavatura
levigati dal fiume, dove osservo le
cose belle e medito.
Il marmo come ogni altro materiale ha
una sua poetica ben precisa e a volte,
come nel caso di un sasso di fiume,
anche una storia da raccontare. Tutte
cose che io non posso ignorare e che
condizionano enormemente il mio
intervento di scultore, di manipolatore,
di artigiano, di artista.
Nonostante tu sia molto giovane,
hai gi avuto modo di partecipare
a importanti esposizioni collettive,
tra le quali, nel 2011, la 54esima
Esposizione Internazionale Darte
della Biennale di Venezia. Come hai
vissuto quellesperienza?
E stata unesperienza bellissima, del
tutto inaspettata. Soltanto un mese
prima compivo 23 anni e a tutto
pensavo fuorch essere invitato dal
prof. Sgarbi ad esporre a Palazzo
Venezia con ben due lavori, uno dei
quali (il ritratto di Benedetto XVI) in
seguito premiato presso il Vaticano
con la medaglia del Pontificato.
Ricordo con particolare piacere il
giorno dellallestimento, quando dal
cortile interno di Palazzo Venezia,
con un enorme gru facevamo entrare

had to do, what I would deal with


in my life.
I looked at the great tradition with
deep respect and admiration,
finding exciting that way of
working, of Sculpting oneself,
of dominating the substance,
penetrating it.
As soon as I could, I started
frequenting those places in
Tuscany that I now consider
home, where I recycle wastes of
quarry polished by the river, where
I look at beauty and wonder.
Marble, like any other material,
has its precise poetics and
sometimes, as in the case of a
river stone, even a story to tell.
These are all things that I cannot
ignore and which greatly affect
my intervention as a sculptor,
a manipulator, a craftsman, an
artist.
Though youre very young, youve
already had the opportunity to
participate in important group
exhibitions, including, in 2011, the
54th International Art Exhibition
of the City of Venice. How was
your experience?
It has been a wonderful experience,
and completely unexpected. Only
a month before I turned 23. Who
would have thought of being
invited by prof. Sgarbi to exhibit at
Palazzo Venezia with two works,
one of which (the portrait of Pope
Benedict XVI) won the Papacy
medal at the Vatican?
I remember with great pleasure
the preparation, I was in the inner
courtyard of Palazzo Venezia
and a huge crane brought my
sculptures on the balcony next
to the exhibition halls. In those
moments I thought that even if the
sculptures had fallen, I would have
exposed the fragments together
with a video of the crash.
Generally speaking, there were
things I liked and others I didnt
understand, but I carry those
moments of great excitement
in my heart, since they have
contributed to my education.
Therefore I can say that the
Biennale was a great school.
In a time when Italian culture is in
crisis, which way should we take
to full recovery?

31

Dossier: Stone Architecture

le mie sculture sullimponente


balconata
adiacente
le
sale
espositive. In quei momenti pensavo
che se le sculture fossero cadute
avrei comunque esposto i frammenti
assieme ad un video dello schianto.
In generale nellesposizione ci sono
state cose che mi sono piaciute
ed altre che non ho capito, per
porto nel cuore quei momenti di
grande fermento organizzativo che
comunque hanno contribuito alla mia
formazione. Posso quindi dire che la
Biennale stata unottima scuola.
In un momento in cui la cultura in
Italia in piena crisi, qual , secondo
te, la via da intraprendere per
risollevarne le sorti?
Prima di tutto dovremmo capire cosa
fa cultura in Italia.
E cultura il Mc Donald? Ci educa
forse al gusto? E cultura il Colosseo?
Per me lo nei pochi momenti della
giornata in cui non interpreta il ruolo
della rotatoria.
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Prima di tutto dovremmo capire cosa


fa cultura in Italia. E cultura il Mc
Donald? Ci educa forse al gusto? E
cultura il Colosseo? Per me lo nei
pochi momenti della giornata in cui
non interpreta il ruolo della rotatoria.
LItalia potrebbe vivere egregiamente
di turismo, e dovrebbe dedicarsi al
bello, che vuol dire recuperare un

LItalia potrebbe vivere egregiamente


di turismo, e dovrebbe dedicarsi
al bello, che vuol dire recuperare
un senso di contemplazione delle
cose, stare fermi mentre il mondo
corre. Avremmo bisogno di pause
esattamente come nella musica.
Dovremmo valorizzare il patrimonio,
quello umano, fatto di giovani menti,
che sempre pi spesso fuggono, alle
quali andrebbe restituita almeno la
speranza e la gioia di sentirsi a casa.
Io ho 27 anni e sono orgoglioso di
essere italiano e per questo non
andr altrove in cerca di fortuna. C
un motivo naturale se sono nato in
questo paese, ed qui che lascer
la mia modesta eredit, che non sar
materiale in quanto un giorno anche
le mie sculture moriranno.
Lunica cosa che possiamo fare
aspettare la fine e ricominciare. Questo
non significa mollare, ma continuare a
lavorare consapevolmente cercando
di condividere le cose belle e genuine,
facendo la nostra parte, esportando
sorrisi. Prima o poi tutti i cerchi si
chiudono.

Come pensi che si evolver il tuo


percorso e quali sono i tuoi prossimi
progetti?
Non so dire quali strade prender
il mio lavoro o tanto meno dove mi
porter. Quello che mi interessa ci
che faccio oggi, senza preoccuparmi
del dopo, senza desiderio e il pi
lontano possibile delle ambizioni
della mente.
Certo progetto le mie esposizioni
cos come ognuno dei lavori che
le compongono, ma sempre con
una buona dose di distacco, senza
coinvolgimento
emotivo,
senza
aspettative, perch quello dellarte
un terreno impervio dove non ci
sono certezze e dove contano le
conoscenze pi che il lavoro in studio.
E importante non essere identificati
con ci che si fa, io sono artista
soltanto quando faccio arte, nel
tempo che mi resta sono un uomo la
cui unica preoccupazione essere.

First of all we should understand


what makes Italian culture.
Is Mc Donalds culture? Does
it educate our taste? Is the
Coliseum culture? For me it is
culture in those rare moments it
isnt a traffic circle.
Italy could very well live on
tourism, and it should commit
itself to beauty, which means
regain a sense of contemplation
of things, how to stand still while
the world is in a rush. We need
pauses just as music does.
We should promote human
patrimony, made of young minds,
who are increasingly escaping, to
whom hope and joy of being home
should be returned.
Im 27 and Im proud of being
Italian and this is the reason why
I wont go elsewhere in search of
fortune. There is a natural reason
if I was born in this country, and
here is where I will leave my
modest inheritance, which will
not be physical since one day my
sculptures will perish.
The only thing we can do is
waiting until the end and restart.
This does not mean giving up, but
continuing working consciously,
trying to share beautiful and
genuine things, doing our part,
exporting smiles. Sooner or later
all the circles close.
Where do you think your path
will lead you and which are your
future plans?
I dont know which direction my
job will take, or where it will take
me. What interests me is what I do
today, without worrying about the
future, without desire and far as I
can be to mental ambitions.
Of course I plan my exhibitions
as well as each of the works that
compose them, but always with
a certain detachment, without
emotional involvement, without
expectations, because art is a
difficult path where there arent
certainties and where your
connections count way more than
your work in the studio.
It is important not to be identified
with what you do. I am an artist
only when I make art. For the rest
of my time, I am a man whose
only concern is to be.

33

Dossier: Stone Architecture

34

Marmomacc:
architettura,
design e didattica
incontrano
la pietra
La manifestazione di primo piano a livello
mondiale nel settore della pietra un
evento dinamico, in grado non solo di
accogliere ed esporre i trend del momento
ma anche di creare un punto di incontro di
idee e di stimoli per proiettare questa
esperienza verso il futuro
Testo, traduzione e foto di Veronica Carlutti

Marmomacc,
lappuntamento
pi
atteso dal settore lapideo, un percorso
attraverso quelle tendenze del design
e dellarchitettura che vedono come
protagonista la pietra ed una piattaforma
internazionale per la promozione e
lesportazione delleccellenza nella
tecnologia e nel design made in Italy.
Il format fieristico della 49a edizione,
svoltasi dal 24 al 27 settembre presso
Veronafiere, stato articolato in pi
di 1500 spazi espositivi allestiti da
produttori e operatori del settore,
provenienti da 59 paesi, dove poter

esplorare le lavorazioni dei prodotti


litici, dai blocchi di pietra agli oggetti
di design, ai sistemi costruttivi per
larchitettura.
Particolarmente
interessante
il
padiglione della fiera offerto per
lallestimento dello spazio denominato
Inside e dedicato interamente alla
produzione italiana che si conferma
da tempo un modello di riferimento nel
settore, primeggiando a livello mondiale
per qualit e innovazione. Inside stato
pensato come un laboratorio culturale
dove allesposizione stato affiancato

Marmomacc:
architecture, design
and academia meet
the stone
The worlds leading
international exhibition for the
stone industry is a dynamic
event meant not only to
showcase the latest trends
in design and architecture
but also to provide an ideal
meeting point to share ideas
and experiences and to
stimulate potential creativity
and innovation

Marmomacc is the most awaited


fair for the stone sector, a journey
through design and architectural
artefacts revolving around stone
elements, and an international
platform for the promotion and
exportation of the made in
Italy excellence in design and
technology.
The 49th edition of the fair took
place at Veronafiere on 24-27
September and housed more than
1500 stands set up by producers
and operators from 59 countries,
displaying complex processing
techniques from marble blocks to
design objects, and architectural
building systems.
Particularly noteworthy was the
stand entitled Inside, entirely
dedicated to the Italian production,
which has proven to be a longstanding reference model for
this sector and which stands
out worldwide for its quality and
innovation. Inside was conceived
as a cultural laboratory where an
intense program of educational
events was organized alongside the
exhibit. In this framework, meetings,
dialogues and round tables involving
architects and university professors
took place, as well as award
ceremonies and presentations
of outstanding artworks. Among
these, it is worth mentioning the
conference of the Stone Academy
entitled Fundamental Stone - Stone
territories and their characterization
and the presentation of Renzo
35

Dossier: Stone Architecture

36

un intenso programma di eventi


formativi. In questo contesto hanno
avuto luogo dialoghi, confronti e tavole
rotonde con interventi di esponenti
del settore, architetti e professori
universitari e si sono tenute premiazioni
e presentazioni di opere esemplari.
Tra questi si sono svolti il convegno
della Stone Academy dal titolo
Fundamental Stone - Territori di Pietra e
loro caratterizzazione e la presentazione
del progetto di Renzo Piano per le
Facciate del Parlamento di Malta.
La presenza di diverse universit italiane
ha fatto in modo che anche i futuri
architetti, ingegneri e designer abbiano
potuto offrire il loro contributo sotto
forma di interpretazioni, idee e progetti.
Gli studenti del Dipartimento di
Architettura dellUniversit di Ferrara,
con il loro progetto Lithic Verticality, si
sono applicati nel design di elementi
litici da assemblare per costruire
strutture verticali modulari.
Lo stand allestito dagli studenti del Prof.
Giuseppe Fallacara del Politecnico di
Bari stato dedicato allo Stereotomic
Design, larte della stereotomia, e
allevoluzione degli strumenti e delle
tecnologie per il taglio della pietra dalla
mano al robot.
Ricca di spunti anche lesposizione
delle esercitazioni progettuali del
corso di Ingegneria Edile-Architettura
dellUniversit La Sapienza di Roma,

tenuto dal Prof. Marco Ferrero. La sfida


progettuale consisteva nellideazione
di
installazioni
architettoniche
caratterizzate dallutilizzo di elementi
costruttivi in pietra, la luce il tema di
cui ogni studente ha dato una propria
interpretazione.
Il layout di progetto dello spazio
espositivo si articola in una decina
di ardite sculture architettoniche
dove la solidit della pietra sfida
linconsistenza della luce.
Un blocco di granito nero viene
scavato ed eroso da flussi di acqua
illuminati da led; una copertura
ondulata di pietre colorate, sospesa su
uno specchio dacqua, crea un gioco
di riflessi in movimento. In uno stone
garden di ispirazione giapponese,
concepito come unevocazione di
forme naturali, ogni elemento di pietra
richiama simbolicamente un elemento
della natura. Unintersezione di lastre
di pietra colorata e traslucida sorrette
da una struttura reticolare di acciaio
riflettono la luce con la bellezza di una
pietra preziosa.
Fondamentale, dunque, stata
la
partecipazione
del
mondo
accademico che fa del Marmomacc un
evento in grado di suscitare interesse
per linnovazione e ispirazione per la
ricerca di nuove idee lanciando sfide
da affrontare negli incontri futuri.

Pianos project for the stone facade


of the new Malta Parliament.
The participation of several Italian
universities has allowed future
architects, engineers and designers
to contribute to the event with their
interpretations, ideas and projects.
The students of the Ferrara
University Architecture Department
designed and assembled stone
elements to build modular vertical
structures for their project entitled
Lithic Verticality.
Prof. Giuseppe Fallacaras students,
from the Bari Polytechnic, set up
a stand dedicated to Stereotomic
Design, the art of stereotomy, and
to the evolution of stone cutting
tools and technologies from hands
to robots.
The exhibition of the artworks
crafted by Prof. Marco Ferreros
students, from La Sapienza
Rome University Civil EngineeringArchitecture course, was also
quite inspirational, as their
challenge consisted in the creation
of
architectural
installations
characterized by the use of stone
elements. Light was the theme
that each student had to interpret
personally. The result was a
stand displaying a dozen daring
architectural sculptures where
the solidity of stone defied the
inconsistency of light: a black
granite block carved and eroded
by led-lit water flows; an undulating
roof made of coloured stones,
suspended over a pool of water,
creating a dancing play of light
and reflections. A stone garden,
modelled on a Japanese pattern,
evoking natural shapes where
every stone symbolically recalls an
element of nature; an intersection
of coloured and translucent stone
sheets, resting on a steel grid
pattern structure, which reflect light
just like a precious stone.
Thanks to the participation of
academia, Marmomacc can be
considered a key event in the stone
sector, able to stimulate innovation,
inspire research and set new
challenges to be tackled in future
encounters.

37

C. Maiello, M. Russo, K. Zeneli - Universit La Sapienza di Roma

D. Celardo, S. Franzoso - Universit La Sapienza di Roma

38

38 Scatti

R. Caputo, M. DOnorio De Meo, M. G. Gargiulo, G. Giubilei - Universit La Sapienza di Roma

REFLEXES
ON

TRANS PA RENCY
RIFL E SS I
IN
T RAN S PA RE NZA
FRANCESCA DE DOMINICIS

PHOTOGRAPHY
F RANCESCA DE DO M IN IC IS
TEXT
F RANCESCA DE DO M IN IC IS
TRANSLATION
LUCR EZ IA PARBO N I A RQUATI
GRAPHIC

R OSAL B A PO RPO RA
Reflexes on transparenc y
una produzione lab2.0 distribuita in allegato a lab2.0
Magazine

Questo progetto stato il mio primo


lavoro di fotografia di architettura, non
ero mai stata attratta da questo tema.
Ho sempre prediletto una fotografia pi
introspettiva che avesse come soggetto
predominante la fisicit umana con le
sue forme, i suoi difetti, le sue peculiarit.
Ogni corpo differente, ogni corpo
racconta una storia; con uno scatto ne
immortalo la dinamicit conservandolo
immobile, congelandolo nel tempo.
Non troppo diversa stata questa
esperienza. Sono stata pi volte alla teca
di Richard Meier, ho imparato a scoprirla,
a indagarla un pezzetto alla volta. Ho
iniziato a conoscerla e a trattarla come se
fosse una modella in posa, ho dimenticato
che fosse unopera di architettura e ho
esplorato le sue superfici come quando
studio il volto e il corpo di un soggetto
che posa per me.
Le facciate bianche, le pietre appena
sbozzate, le ampie vetrate, i giochi di luci
e trasparenze; mi sono subito resa conto
che ad ogni sguardo era possibile scoprire
un particolare nuovo, come le ombre che
si stagliano creando geometrie infinite.
Ho scoperto il bello della staticit
delle strutture che si presentavano ai
miei occhi. Ho capito come creare una
fotografia che non risulti asettica ed
impersonale ma che esprima il mio modo
di essere e la mia passione nel guardala.
Mi sono trovata ad osservare la struttura
architettonica con la stessa curiosit con
la quale disegno con la luce un corpo
vivo.

This project was my first work of architectural photography, I had never been
attracted to this theme. I have always
preferred a more introspective photography that had as its predominant
subject the human physicality with its
forms, its flaws, its peculiarities. Every
body is different, every body tells a different story; with a jerk I eternalize the
dynamic property, freezing it in time.
Not too different was this experience.
Ive been several times to the shrine of
Richard Meier, I learned how to discover
it, to investigate it a little bit at a time. I
started to know and treat it as if it was a
model, I forgot that it was a work of architecture and I explored its surfaces as
when I study the face and body of a person who poses for me.
The white walls, the newly hewn stones,
the large windows, the play of lights and
transparencies; I immediately realized
that it was possible at each look to discover a new part, like the shadows that
stand out creating infinite geometries.
I discovered the beauty of the static
structures in front of my eyes. I understand how to create a photograph that is
not sterile and impersonal but one which
expresses my way of being and my passion to look at it.
I found myself watching the architectural
structure with the same curiosity with
which drawing with light a living body.

LA
LUCE
TI
SORPRENDE
SEMPRE

La luce molto importante per me,


qualcosa di cui mi preoccupo costantemente. Quello che interessante della
luce che, per quanto tu la conosca, ti
sorprende sempre, assume aspetti che
non sono mai prevedibili o anticipabili.
Penso che parte dellemozione del fare
architettura sta proprio nelle sorprese
che scuotono questo nostro credere di
sapere quello che si sta facendo. E penso
che la pi grande sorpresa sia vedere i
giochi che la luce crea dentro le forme in

modi che neanche immaginavi possibili


e che sono determinati dal periodo del
giorno, dellanno, dalla diversa qualit
della luce che cambia durante il giorno.
E qualcosa che mi d sempre un grande
piacere e che a volte si pu anche tentare di cogliere su una pellicola, ma non ci
si riesce mai veramente, perch la luce
ti mostra sempre un unico aspetto, che
cambia cos repentinamente che solo in
quel preciso istante puoi esclamare Ma
guarda che cosa incredibile!

The light is very important to me, is


something that I worry constantly. What
is interesting of the light is that, as you
knew it, always surprises you, takes
aspects that you can never predict nor
anticipate. I think part of the emotion
of architecture lies in the surprises that
shake our belief of knowing what we are
doing. And I think the biggest surprise is
to see the plays of light created within
the forms in ways you never even imagined possible and which are determined

by time of day, year, different quality of


light that changes throughout the day. It
s something that always gives me a great pleasure and sometimes you can even
try to capture on film, but no one can
really do it, because the light will always
show a unique appearance, which changes so quickly that only in that precise
moment you say Look what incredible

Richard Meier

LA LUCE CHE PENETRA CON UN


RAGGIO VISIBILE
DA UNA FINESTRA
O DA UN LUCERNAIO, SEPARANDO CI CHE
RESO VISIBILE DA
CI CHE RIMANE
IN PENOMBRA,
HA QUALCOSA DI
MASCHILE CHE
FECONDA LINTORNO CON DECISIONE, ATTRAVERSO UNENERGIA
CONCENTRATA
CHE ACCENDE PAVIMENTI E PARETI
DI VIVI BAGLIORI
The light that penetrates with a visible beam from a window or a skylight,
separating what is made visible from what remains in the shadows, has
something male that fertilizes decisively what is around, through a concentrated energy that ignites living flashes on floors and walls [...]

Comporre lArchitettura Franco Purini

AL CONTRARIO
FEMMINILE LA LUCE
CHE SI VERSA COME
UN LIQUIDO NELLO
SPAZIO COLMANDOLO
FIN NEI PI RIPOSTI
INTERSTIZI. LO SPAZIO
INTERNO, CHE GI
UN SIMBOLICO GREMBO, IL LUOGO DI UN
CALMO RIPOSO, UNA
CAVIT AVVOLGENTE,
SI RIVESTE [] DI UNA
DIFFUSA OPALESCENZA, CHE FA SFUMARE
I PROFILI DELLE MEMBRATURE IN UN CALDO TREMOLIO ATMOSFERICO
Otherwise is feminine the light that
pours like a liquid in the space, filling it
down to the most hidden crevices. The interior space, which is already a symbolic
womb, the place of calm repose, an enveloping cavity, becomes covered with
[...] a diffuse opalescence, which blends
the profiles of the members in a hot air
flicker

Comporre lArchitettura
Franco Purini

Pilastri Pillars

Cella e
multitudine,
alchimia
metabolista
Il maestro Kenzo Tange: capsule,
megastrutture e geometrie
naturali in questo nostro
secondo approfondimento
Testo di Martina Pacifici
Traduzione di Elisabetta Fiorucci

Come la volta precedente, entriamo


nel capitolo metabolista usando la
porta delle scienze che definiscono
questo processo organico come la
produzione, il consumo e laccumulo
di energia necessaria alla nostra vita.
Alla scala urbana, questa energia
attraversa la citt contemporanea a
tutti i livelli; il cibo che viene assimilato,
sminuzzato, digerito e distribuito a
servizi, ministeri, scuole, strutture
sanitarie, abitazioni, fino al singolo
individuo pensante. Un sistema di
distribuzione ramificato e complesso,
che cresce
proporzionalmente
allespansione economica mondiale
e alla sovrappopolazione. Cos
mentre le stime demografiche
metropolitane si gonfiano di zeri,
architetti e pianificatori sono chiamati
a fronteggiare una esplosione urbana
senza precedenti, alla ricerca di
forme dinamiche di adattamento.
La problematica sempre viva,
ora come allora. Kenzo Tange,
membro del gruppo metabolista,
gi se ne occupava negli anni 60,
54

quando la realt urbana giapponese


preannunciava
impennate
demografiche. Rifiutando la fissit del
masterplan tradizionale ,Tange ricerca
una forma di organizzazione capace
di rispondere alle modalit dinamiche
di flusso urbano. Prendendo spunto
dalle proposte precedenti di citt
lineare, Tange accantona i modelli
obsoleti, per concepire la citt come
un complesso aperto reso coeso
da una rete di comunicazione che
agisce come centro intellettivo
capace di innumerevoli mansioni
invisibili. In un sistema cos concepito
non esistono input o output, n la
differenza tra produttore e prodotto.
Lessere coincide con lagire e non c
discriminazione tra cause interne e
esterne.
In questa complessit di dinamiche
anche la produzione dellarchitetto
metabolista pu essere vista come
uno stato di transizione continua,
in piena sintonia con il tempo che
percorre e lo spazio che attraversa.
Nel piano urbanistico per la citt di

Cell and multitiude,


metabolist alchemy
Maestro Kenzo Tange:
capsules, megastructures
and natural geometries in our
second in-depth analysis

Tokyo,1960-1961, Tange riorganizza


la struttura della citt in direzione
della baia, tramite la creazione di
un imponente asse attrezzato al
quale si annettono uffici e residenze
contrariamente
allo
sviluppo
concentrico delle citt tradizionali.
La suddivisione delle funzioni e del
traffico avviene in senso verticale
mentre ponti sospesi organizzano i
collegamenti sul piano orizzontale,
diventando elemento cardine del
progetto. Una tale interconnessione
viene riproposta anche nel Centro di
radiodiffusione e stampa Yamanashi,
1967, in cui la distinzione tra
progettazione
architettonica
e
pianificazione urbana annullata,
creando una struttura ipoteticamente
ampliabile allinfinito, direzionando lo
sviluppo dellintera area circostante.
Ledificio concepito per moduli, in
maniera da poter essere modificato,
ampliato o ridimensionato a seconda
dellesigenza dei committenti;
strutturato su sedici enormi colonne
in calcestruzzo, del diametro di cinque

metri, in cui sono collocate scale,


tubature ,impianti, ascensori o vuoti
per eventuali cambiamenti. E facile
immaginare il grado di problematicit
che linnesto urbano di cos grandi
strutture poteva comportare; cos,
nuove
configurazioni
spaziali
invadono
le
citt
giapponesi,
scuotendo alle fondamenta il tessuto
esistente. Come le autostrade
irrompono violente e ad alta velocit
nelle cittadine che incontrano,
cos tali strutture super-umane,
proposte dal codice metabolista, si
inseriscono nella gerarchia urbana.
La loro aspettativa di vita lunga,
poco flessibile, ingombrante rispetto
ai flussi che la circondano, incurante
di tutti quei microcosmi di vita
quotidiana che compongono la citt.
Una tale proposta da un lato diventa
portatrice di un nuovo e efficiente
ordine spaziale, dallaltro pecca nella
pericolosa riduzione del dettaglio
frattale. Si assiste a una divergenza
dei due emisferi; la piccola e la grande
scala non possono vivere disgiunte,

As last time, we enter this metabolist chapter


using the door of Sciences that define this
organic process as the production, the
consumption, and the accumulation of
energy necessary for our life. On an urban
scale, the energy runs through the city on
all levels; it is the food that is assimilated,
digested, and distributed to Services,
Ministers, Schools, Sanitary Structures,
Homes, to the single thinking individual. A
distribution system pronged and complex,
that grows proportionately to the worlds
economic expansion and overpopulation.
So, while the metropolitan demographic
valuations swell with zeroes, architects
and planners are called to face an urban
explosion never seen before, on a quest
for dynamic forms of adaptation. These
problems are still alive, as they have
always been . Kenzo Tange, member of the
metabolist group, was already working on it
in the 60s, when the urban reality of Japan
forewarned a demographic hike. Refusing
the fixity of the traditional masterplan,
Tange searches for a form of organization
able to answer the dynamic modalities
of the urban flux. Taking the cue from
previous suggestions of linear cities, Tange
puts aside obsolete models, to perceive the
city as an open complex made cohesive
by a net of communication that acts as an
intellectual centre capable of many invisible
tasks. In a system such as this, there are
no inputs or outputs, no difference between
producer and product. Being is acting and
there is no discriminations between internal
and external causes.
In this complexity of dynamics, even the
production of the metabolist architect can
be seen as a state of continuous transition,
perfectly in harmony with time and space.
In the urban planning for the city of Tokyo,
1960-61, Tange reorganizes the structure
of the city towards the bay, through the
creation of an imposing equipped route
in which offices and homes are added, in
opposition to the concentric development
of traditional cities. The partition of function
and traffic takes place in a vertical sense,
while suspended bridges organize the
links on the horizontal plane, becoming
cardinal elements of the project. This kind
of interconnection is proposed again in the
The Yamanashi Press and Broadcaster
Centre, 1967, in which the distinction
55

Pilastri Pillars

Nella pagina precedente, Produzione del miele


Sotto: Yamanahshi, Kenzo Tange
In the previous
page: honey production
below: Yamanahshi, Kenzo Tange

56

un legame organico deve essere


ricercato, pena il collasso del sistema
metabolico che le sostiene.
E per nellesposizione internazionale
di Osaka, 1970, che Tange sigilla il
suo contributo alla diffusione degli
ideali metabolisti, sviscerandone
le tematiche pi rappresentative:
il telaio e la cellula. Lelaborazione
del masterplan interessa larea a
nord di Osaka, la zona di Suita; la
progettazione di un frammento
urbano e dellarea espositiva offrono
loccasione per la realizzazione di
un prototipo di una citt del futuro,
in accordo con il carattere fieristico
dellevento. Il lungo asse attrezzato
che lattraversa, chiamato symbol
zone, il vero cuore dellesposizione.
Una struttura monumentale a
tronco, larga 150 metri e lunga un
chilometro, attraversa il sito da
nord a sud diramandosi nei rami
dei percorsi pedonali e delle strade
sino ai frutti di questa macchina
organizzativa: i visionari padiglioni
realizzati dal gruppo metabolista.
Queste
capsule
architecture,
collocate in corrispondenza dei
gradi di libert del sistema portante,
colpiscono per la loro leggerezza,
introducendo una nuova immagine
di intercambiabilit e individualit.
Sono cellule minimali, compatte,
frutto dellestrema parcellizzazione
dello spazio, facilmente raggiungibili
dallinformazione,
democratiche,
adattabili alle pi svariate esigenze,
attrezzate, sempre pi vicine alle
necessit delluomo contemporaneo
e sempre pi lontane dall ideale
di casa familiare. La forza di
queste nuove tipologie abitative
elementari risiede nella possibilit di
riproducibilit in strutture cristalline
tridimensionali che, alleconomia
dello spazio interno, aggiungono
il guadagno dei pi efficienti
incastri spaziali dellinsieme. Una
risposta intelligente alla pressione

demografica e alla ricerca di libert


individuale che contraddistingue il
cittadino metropolitano.
Ma non tutto! Nel tentativo di cogliere
a pieno lintento organizzativo spaziale
di queste Architetture, ripensiamo
a quel principio di vita che Kenzo
Kurokawa aveva sin dal principio
teorizzato. Il Metabolismo rafforza il
legame con la Natura nel tentativo di
coglierne le leggi matematiche che la
regolano e diventare poi parte di essa.
La geometria del favo ad esempio,
sar una delle forme pi studiate
dagli esponenti metabolisti, attratti
soprattutto dai processi costruttivi
che ne determinano la struttura.
Questo raggruppamento di celle in
cera difatti, nascondono nella loro
forma esagonale le due principali
ragioni della loro efficienza.
La prima ragione ci dice che la forma
esagonale suddivide il piano con
il minimo perimetro per porzione
di superficie; dunque dato un
volume richiede la minor quantit
di materiale. Il matematico arabo
Kalid Ibn-Yazid osserv che per
quanto riguarda la sezione della cella
perpendicolare allasse del prisma,
necessario che langolo interno del
poligono regolare che la rappresenta
sia un divisore esatto di 360; tale
quoziente indica il numero di poligoni
raggruppabili attorno il vertice, che
pu essere uguale a tre esagoni,
quattro quadrati o sei triangoli. In
altre parole, il perimetro di una cella
a sezione quadrata sarebbe maggiore
del 7, 39% rispetto a quella a sezione
esagonale, dunque pi conveniente.
Laltra ragione riguarda il procedimento
attuato da ogni singola ape per unire
tra di loro le varie celle; queste infatti
si incastrano luna nellaltra, con ogni
faccia condivisa da celle opposte.
Economizzare spazio e materiali,
risulta vantaggioso per il controllo
del microclima interno ( uno spazio
pi piccolo) ma soprattutto perch il

between architectural and urban


planning in nullified, creating a structure
hypothetically endlessly extendable,
directing the development of the whole
area. The building is conceived in modules,
so that it can be modified according
the needs of the client; it is structured
on sixteen huge concrete columns, of
five meters of diameter, in which stairs,
pipes, systems, lifts or space for eventual
changes are placed.
Its easy to imagine how many problematic
situations the urban insert of grand
structures could create; so, new spatial
configurations invade Japanese cities,
shaking the foundations of the existing
fabric. As highways burst in, violent and
fast, in the towns they reach, so this
super-human structures, proposed by the
metabolist code, insert themselves in the
urban hierarchy. Their life expectancy is
long, not flexible, hulking, compared with
the fluxes that surround them, uncaring
of all the microcosms of ordinary life that
compose the city.
A suggestion such as this on the one hand
brings a new and efficient spatial order,
on the other it indulges in the dangerous
reduction of the fractal detail. We witness a
split in the two hemispheres; the small and
big scales cant be separated, an organic
bond has to be found, or the metabolic
system that sustains it collapses.
Its in the International exposition of Osaka,
1970, that Tange seals his contributions
to the diffusion of the metabolist ideals,
examining fully its more representative
themes: the frame and the cell. The
elaboration of the masterplan concerns the
northern area of Osaka, Suita; the planning
of an urban fragment and of the exposition
area offers the chance to realize a prototype
of a futuristic city, in accordance with the
exposition characteristics of the event.
The long equipped route that goes through
it, called symbol zone, is the real heart of
the exposition. A monumental trunk-like
structure, 150 meters wide and 1 kilometre
long, runs through the site from north to
south branching in pedestrian paths and
streets that culminate in the product of
the organizational structure: the visionary
stands realized by the metabolistic group.
These capsule architecture, situated
in correspondence to the degrees of
liberty of the bearing system, catch our
eyes for their lightness, introducing a new
image of individuality. They are minimal
cells, compact, products of the extreme
fragmentation of space, easily accessible
to information, democratic, adaptable
to all needs, equipped, closer to human
necessity and farther away from the idea of
a traditional home. The strength of these
57

Pilastri Pillars

materiale da costruzione utilizzato


dalle api la cera, sostanza secreta
dalle ghiandole addominali delle api
operaie solo per un ristretto periodo
di vita.
Nella foto accanto:
Yamanashi, Kenzo
Tange
On the right:
Yamanashi, Kenzo
Tange
58

Nei processi costruttivi che luomo


mette in atto, i materiali costruttivi
non sono biologicamente prodotti
dallindividuo stesso; se cos fosse
la nostra capacit di costruire spazi
sarebbe
meravigliosamente
in
continuit con il mondo circostante

nonch
sostenibile
perch
continuamente riproducibile.
Ad
ogni modo di cera in verit non
ne possediamo; nonostante ci
continuiamo a credere nella assoluta
egemonia della nostra specie. Nel
frattempo, in un nido di Apis Mellifica
vivono diverse decine di migliaia di
individui, quanti gli abitanti di una
piccola citt, in uno spazio che, in
proporzione, sarebbe quello di un
condominio medio!

new elementary types of housing resides


in the possibility of being reproduced in
tridimensional crystalline structures that
add to additional value of the most efficient
spatial joints of the whole. An intelligent
answer to the demographic pressure and
to the search of individual freedom that
sets apart the metropolitan citizen.
But this is not all! While trying to fully
understand the organizational spatial
intent of these Architectures, we keep
in mind the principle of life that Kenzo
Kurokawa had theorized. Metabolism
strengthens the bond with Nature while
trying to understand its mathematical laws
and become part of it. The geometry of the
Honeycomb, for example, will become
one of the most studied shapes for
metabolists, who are especially drawn by
the constructive processes that determine
the structure. This grouping of wax cells
hide in their hexagonal shape the two main
reasons for their efficiency.
The first reason is that the hexagonal
shape splits the plane with the minimum
perimeter per proportion of surface; so,
given a volume, it requires the least quantity
of material. Arab mathematician Kalid IbnYazid observed that, for what concerns
the section of the cell perpendicular to
the prisms axis, its necessary that the
internal angle of the regular polygon that
represents it is a divisor of 360; this
quotient indicates the number of polygons
that can be grouped around the vertex,
that can be equal to three hexagons, four
squares or six triangles. In other words,
the perimeter of a cell of square section
is greater than the 7,39% compared to
the hexagonal section, and so more
convenient.
The other reason concerns the procedure
used by every single bee to unite the cells;
these slot in each other, with every side
shared with the opposite cell. To save
space and materials results convenient
for the control of the internal microclimate,
but especially the material used by the
bees is wax, a substance secreted by the
abdominal glands of working bees for a
short time of their lives.
In the production processes that are used,
the materials are not biologically produced
by the individual; if they were, our ability to
create spaces would be in continuity with
the world around us and also sustainable
because it would be continuously
reproducible.. We dont have wax, but we
can still believe in the absolute hegemony
of our species . In the meantime, in a
hive of Apis Mellifica live thousands of
individuals, as many as the inhabitants of
a small town, in a space that, in proportion,
is the same as an average block of flats.
59

Architettura & Paesaggio Architecture & Landscape

60

Singapore, il
giardino nella
metropoli
Quando natura e costruito convivono nella
citt: Singapore, la green city del futuro
Testo di Gilda Messini
Traduzione di Agnese Oddi

La
storia
del
giardino

profondamente legata alla storia


delluomo e allevoluzione delle
modalit abitative legate alle vicende
storiche e alle relative forme urbane e
architettoniche.
Il concetto di giardino pubblico, come
inteso oggi, nato abbastanza
recentemente, quando la citt del XVIII
secolo ha iniziato a sentire lesigenza
di avere spazi verdi accessibili agli
abitanti. Fu Roma la prima ad aprire
i propri giardini privati al pubblico,
iniziando nei primi anni del 700 con
Villa Borghese (rinomato esempio di
giardino allinglese).

Solo negli ultimi anni le grandi


metropoli sembrano necessitare di
spazi sempre pi verdi ben connessi
tra loro e in alcune citt i giardini hanno
conquistato un ruolo preponderante
dominando lo spazio costruito.

Di fatto nei secoli precedenti non


si era mai sentita lesigenza di
realizzare aree verdi, i centri urbani
erano di piccole dimensioni e spesso
circondati dalla cinta muraria che
costituiva un elemento di separazione
tra il costruito e la natura al di fuori.

Il Gardens by the Bay, realizzato dallo


studio di architetti Wilkinson Eyre,
il simbolo del cambiamento che ha
subito negli ultimi anni questa citt;
unopera di bio-architettura di 100
ettari in pieno centro che si affaccia
sullOceano Indiano.

Un esempio concreto Singapore,


citt cosmopolita situata nel sud est
asiatico, che si ormai affermata
come metropoli del futuro grazie alle
trasformazioni urbane messe in atto
negli ultimi anni. Sfruttando le grandi
superfici forestali presenti (circa il
23% della citt) Singapore si infatti
trasformata in un immenso giardino.

Singapore, the
garden of the
metropolis
When nature and built living in
the city: Singapore, the green
city of the future
The history of the garden is deeply
rooted in the history of man and
the evolution of how housing
related to historical events and
their urban and architectural
forms.
The concept of the garden, as it
is understood today, was born
fairly recently, when the city of the
eighteenth century began to feel
the need to have green spaces
accessible to the residents. Rome
was the first to open their private
gardens to the public, beginning in
the early 700 with Villa Borghese
(famous example of English
garden).
In fact, in previous centuries had
never felt the need to create green
areas, urban centres were small
and often surrounded by walls
that constituted an element of
separation between the building
and the nature outside. Only in
recent years the big cities seem to
need more and more green spaces
well connected to each other and
in some cities the gardens have
won a major role dominating the
built space.
A concrete example is Singapore,
a cosmopolitan city located
in Southeast Asia, which has
established itself as a metropolis
of the future due to the urban
transformations implemented in
recent years. Taking advantage
of the large forest areas present
(about 23% of the city) Singapore
has in fact turned into a huge
garden.
The Gardens by the Bay, designed
by the firm of architects Wilkinson
Eyre, is the symbol of the change
that has suffered in recent years,
this city; work of bio-architecture in
the heart of 100 acres overlooking
the Indian Ocean.
The park consists of three gardens
that stretch along the seafront:
Garden Bay South, Bay East and
Bay Central Garden Garden.
61

Architettura & Paesaggio Architecture & Landscape

62

Within the reserve (in a partially


recovered from the sea), there
are the botanical gardens, which
incorporate two greenhouses (one
of the largest glass structures
in the world). In one, the Flower
Done, are reproduced the climatic
conditions of the Mediterranean
and tropical regions; in the other,
the Cloud Forest, the tropical
regions of the jungle.

Il parco costituito da tre giardini


che si estendono sul lungomare: Bay
South Garden, Bay East Garden e Bay
Central Garden.
Allinterno della riserva (in una parte
recuperata dal mare) vi sono i giardini
botanici, che incorporano due serre
(tra le pi grandi strutture in vetro
del mondo). In una, la Flower Done,
vengono riprodotte le condizioni
climatiche mediterranee e delle
regioni tropicali; nellaltra, la Cloud
Forest, le regioni equatoriali della
giungla.

The Gardens by the Bay is an


integral part of governments
strategy to transform Singapore
from a Garden City to a City in a
Garden .

Il Gardens by the Bay parte integrante


di una strategia del governo per
trasformare Singapore da una Citt
Giardino a una Citt in un giardino.
Ci che colpisce di pi locchio sono
i Supertrees, degli alberi dacciaio dal
cuore green alti dai 25 ai 50 metri.
Rivestiti di piante rampicanti, felci,
orchidee, supportano una tecnologia
che riproduce il processo biochimico
degli alberi. Le cellule fotovoltaiche
svolgono le funzioni di fotosintesi
mentre gli impianti di raccolta
dellacqua piovana ricordano le radici
che rincanalano lacqua nel sistema
di irrigazione.
Durante le ore diurne rinfrescano ed
ombreggiano, di notte si rendono
protagonisti di uno spettacolo
multimediale.
Degno di nota anche il giardino
pensile del Park Royal, situato tra il
distretto finanziario e Chiantown. Il
progetto consiste in una torre di 12
piani, che comprende 15.000 mq di
foresta, progettato dal team WOHA
Architects. Il Park Royal si configura
come il proseguo verticale delle
zone verdi di Singapore, poich si
trova nelle vicinanze del parco Hom
Ling park, il pi grande della citt.
Ogni facciata della torre ospita delle
terrazze colme di vegetazione locale
che su alcuni livelli occupa lintero
piano delledificio.
Questo tipo di opere, nella loro
complessit
architettonica,
rispecchiano lanima di Singapore
e uniscono in modo abile il suo
spirito artificiale con quello naturale
riuscendo a crearne un legame
perfetto.
Ne nasce cos una metropoli in cui
il giardino urbano diventa parte
dominante della citt.

What strikes the eye most are the


Supertrees, trees, steel hearted
tall green from 25 to 50 meters.
Covered with creepers, ferns,
orchids, support a technology
that mimics the biochemical
process of the trees. Photovoltaic
cells carry out the functions
of photosynthesis and plant
rainwater collection reminiscent
of the roots that put the water in
the irrigation system.
During daylight hours and cool
shade, at night becomes the
protagonist of a multimedia show.

Nella pagina
precedente:
Parkroyal-Hotel
Nella pagina
accanto,
in alto: Gardens by
the Bay;
in basso:
Supertree Grove
Gardens by the
Bay
In the prevous
page: ParkroyalHotel
On the left,
above: Gardens by
the Bay;
below: Supertree
Grove Gardens by
the Bay

Worthy of note is the roof


garden of the Royal Park, located
between the financial district and
Chiantown. The project consists
of a tower of 12 floors, which
includes 15,000 square meters
of forest, designed by the team
WOHA Architects. The Park Royal
is set up as the continuation of the
vertical green areas of Singapore,
as it is located near the park Hom
Ling park, the largest in the city.
Each facade of the tower houses
of the terraces full of native
vegetation that on some level
occupies the entire floor of the
building.
This kind of works, in their
architectural complexity, reflect
the soul of Singapore and join in a
skilful way his spirit artificial with
the natural being able to create a
perfect bond.
It was founded as a city in which
the urban garden becomes the
dominant part of the city.

63

Scatti Snap-shot

Gabriele Basilico,
pitture
fotografiche
di periferie
Il riscatto fotografico di capannoni,
fabbriche, comignoli:
luoghi architettonici dove la bellezza non
n ricercata n necessaria
Testo di Riccardo Franchellucci
Traduzione di Lucrezia Parboni Arquati

Il rapporto tra architettura e


fotografia qualcosa che mi riguarda
molto da vicino, il rapporto che
io estendo, vorrei estendere, come
dizione alla citt, ovvero a quel
insieme di architetture che dialogando
tra di loro formano e danno forma
allo spazio urbano che lo spazio
poi dove noi viviamo. Il rapporto
un tentativo di capirci qualcosa, un
modo di guardare, di guardare con pi
profondit, con un tempo pi lungo,
di fare unesperienza di permanenza
nello spazio, e quindi capire come
funziona lo spazio. Come funziona
lo spazio una definizione un po
arida, un po tecnica, come dire,
con una definizione un po retorica
ed esasperata, come funziona la
vita, cosa ci faccio l, ed questo un
po alla fine il senso profondo della
cosa: misurare lo spazio per dare
una ricostruzione del senso di questo
64

spazio, secondo il mio punto di vista


Gabriele Basilico nato a Milano nel
1944 si laurea in architettura nel 1973
ma nella vita non far mai larchitetto;
subito dopo il suo percorso
universitario inizia infatti lesperienza
della fotografia. Diventer uno dei
pi importanti fotografi urbani sul
panorama internazionale.
Il suo primo progetto Milano ritratti di
fabbriche (1978-1980) lo porta subito
alla ribalta sia nel mondo fotografico
che in quello architettonico. Le sue
immagini sono la celebrazione di
unestetica di dispersione e ricche di
quella genericit tanto cara a Rem
Koolhaas.
Limmobilit dei suoi scatti restituisce
dignit a capannoni, fabbriche,
comignoli che fino a quel momento
erano stati ignorati dal mondo
dellarchitettura.

Basilico incontra quella bellezza


inedita l in quei luoghi e in quegli
edifici dove la bellezza non era in
realt n necessaria n ricercata.
Questa sua ricerca sposta linteresse
del mondo dellarchitettura, che fino
a quel momento si era concentrato
sulla sola citt storica, sulla periferia
industriale.
Improvvisamente
i
grandi capannoni assumono valore
architettonico, gli alti camini delle
fabbriche diventano fari nelloceano
urbano e le bucature, tutte uguali, il
volto di una citt nuova. Le sue non
sono mai immagini senza vita
Io non fotografo mai paesaggi
disabitati. Io vado in cerca dei luoghi
dove luomo ha creato se stesso,
e ogni volta che li trovo, mi fermo e
mi chiedo: cosa successo qui? Chi
ha voluto questo, chi ha cambiato
questo luogo che prima era diverso, e
perch lo ha fatto?

Gabriele Basilico,
photographs of
paintings suburbs
The photographic ransom
of warehouses, factories,
chimneys, architectural places
where beauty is neither sought
nor necessary

In alto:
Milano - Gabriele
Basilico
Above:
Milano - Gabriele
Basilico

The
relationship
between
architecture and photography is
something that concerns me very
closely, is the relationship that I
extend, and I would like to extend,
as a condition to the city namely the
set of architectures that dialogue
between them form and shape
the urban space, the space where
we live. The relationship is an
attempt to understand something,
a way to look, to look more deeply,
65

Scatti Snap-shot

Sotto: Fabbriche
a Milano (197880). Nella pagina
accanto, sopra:
Milano (1996),
sotto: Mosca
(2008)
Below: Fabbriche a
Milano (1978-80).
At the right page,
above: Milano
(1996), below:
Mosca (2008)

66

La sua una visione, pi classica


che moderna dellarchitettura, volta
quasi a una sorta di sacralit che
lo porta a realizzare foto che non
sono oggettive ma che sempre di pi
sono il risultato di unanalisi e di una
rielaborazione di qualcosa che fa
suo, e pi che fotografarlo come se
lo dipingesse su pellicola.
Queste assonanze con la pittura
hanno fatto si che spesso venisse
considerato il Piranesi della civilt
industriale. Basilico e Piranesi,
entrambi architetti, non hanno mai
prodotto architettura ma in entrambi
si pu scovare quel desiderio di
dominare lo spazio con lo sguardo,
indagandolo come un insieme
costituito da piccoli dettagli.
Piranesi e Basilico sono in fondo
due grandi visionari che si pongono
uno allinizio e uno alla fine della
modernit. Luno nei suoi disegni
fondeva i ruderi dellantichit con la
citt del XVIII secolo e laltro i residui
dellet industriale con il paesaggio
post-moderno.
Basilico era differente da tutti gli altri
fotografi urbani, nelle sue foto si

legge quella che molti definiscono la


solitudine degli edifici; ledifico come
centro e colonna portante della citt,
ledifico come emblema della cultura
e della civilt, specchio della societ.
Questa formazione lo portava a
vedere e rappresentare la citt in
modo responsabile, lontano dalla
visione ironica e spensierata di Guido
Guidi o da quella incantata di Ghirri.
I suoi scatti, quasi esclusivamente in
bianco e nero, rafforzano la visione di
un luogo urbano e di unidentit che
non apertamente contestualizzata;
possono essere ricollegati ad una
data citt, ma, allo stesso tempo,
rappresentano tutte le citt.
Le sue citt sono sempre lontane
da quelle dipinte nel rinascimento,
utopiche e liberatrici, la sua una
visone reale e viva , a volte anche cupa
e sola, popolata da auto parcheggiate
e file di lampioni.
Senza ombra di dubbio Basilico
rappresenta uno dei maggiori fotografi
urbani a livello internazionale, le sue
opere sono un atlante di citt e luoghi

with a longer time, to have an


experience of living in space and
then figure out how it works. How
space works is a definition a
bit dry, a bit technique, it means,
with a definition a bit rhetoric and
exasperated, how life works, what
am I doing here, and this is at the
end the deep meaning: measure
the space to reconstruct the sense
of the space, according to my point
of view
Gabriele Basilico was born in
Milan in 1944 and graduated in
architecture in 1973, but in his
life will never work as architect;
immediately
after
university
he starts making photography
experience that will make one
of the most important urban
photographers of the world. His first
project Milan portraits of factories
(1978-1980) immediately brings to
the fore both in the photographic
and in the architecture world.
His images are a celebration of
an aesthetics of dispersion and
full of vagueness that is so dear
to Rem Koolhaas. The stillness
of his shots restores dignity to
warehouses, factories, chimneys
up to that point had been ignored
by the world of architecture.
Basilico meets the unusual beauty
there in those places and in those
buildings where beauty was not in
fact neither necessary nor sought.
His research shifts the interest
of
the
architectural
world,
which until then had focused
only on the historic city on the
industrial suburbs. Suddenly the
large industrial buildings take
on architectural value, the tall
chimneys of the factories become
headlights in the urban ocean and
the openings, all the same, the
face of a new city. His images have
never lifeless
I do ever not photograph
uninhabited landscapes. search
the places where man has created
himself, and every time I find
them, I stop and ask myself, what
happened here? Who wanted this,
who has changed this place that
was different before, and why did
he do? His is a vision, more classic
than modern of architecture, that
tends tot a kind of sacredness
that leads him to take pictures
that are not objective but more
on are the result of an analysis
and a reworking of something
67

Scatti Snap-shot
minuziosamente descritti.
La vera forza del suo lavoro risiede
nella capacit di entrare nel cuore
della citt, nel cuore degli edifici,
delle case, della gente che li popola.
E come se con i suoi scatti aprisse
una grande scatola e ne mostrasse
gli ingranaggi spiegando a tutti quelli
che guardano come girano.
La fotografia pu servire come uno
sguardo scientifico, ma impegnato,
artistico, quasi a rivelare una realt
che magari protetta e giace nascosta
nel mondo che sta davanti a noi

68

In alto: Valencia
Sotto, da sinistra,
Milano, Ritratti di
Fabbriche (197880) e Le Toquet,
Gabriele Basilcio
Above: Valencia,
below: Milano, Ritratti di Fabbriche
(1978-80) and Le
Toquet, Gabriele
Basilcio

that makes its, and more than


photographing something is as if
he was painting it on a film.
These similarities with painting
have made that was often
considered the Piranesi of
industrial civilization. Basilico and
Piranesi, both architects, have
never produced architecture but
in both you can find the desire to
dominate the space with the look,
studying it as a unit composed of
small details. Piranesi and Basilico
are, at he end, two great visionaries
that stand at the beginning and
at the end of modernity. One in
his designs merged the ruins
of antiquity with the city of the
eighteenth century and the other
the residues of the industrial
landscape with the post-modern.
Basilico was different from all
the other urban photographers,
in his photo you can read what
many call the solitude of buildings;
the building as the centre and
backbone of the city, the building as
a symbol of culture and civilization,
mirror of society. This training led
him to see and represent the city
in a responsible, away from the
light-hearted and ironic vision of
Guido Guidi or the one enchanted of
Ghirri. His shots, almost exclusively
black and white, strengthened
the vision of an urban place and
of an identity that was not overtly
contextualized but that could be
attributed to a particular city, but at
the same time, representing all the
cities. Its cities are still far from
those painted in the Renaissance,
utopian and liberating, his are
real and alive, sometimes dark
and lonely , populated by rows of
parked cars and street lamps.
Without any doubt Basilico is one
of the biggest urban landscape
photographer in the world, his
works are an atlas of cities and
places minutely described. The
real strength of his images is to
enter into the heart of the city, of
the buildings, of the houses, of the
people who populate them, it is like
if he opens a big box and he shows
the gears explaining to all those
who look how they run.
Photography can serve as a
scientific look, but busy,
artistic , almost revealing a reality
that hidden and protected lies in
the world ahead of us
69

Appunti di Architettura Notes of Architecture

Gli spazi di passaggio e transizione:


pause nella scrittura architettonica
Unanalisi del significato degli spazi di transizione, del loro valore
architettonico e della loro valenza simbolica
Testo e traduzione di Simone Censi
I fenomeni naturali si sviluppano e si succedono secondo ritmi
differenti: se per compiere un giro intorno al Sole la Terra impiega un
anno, la manifestazione di un fulmine improvvisa. Tuttavia la vita
delluomo si basa su ritmi che egli percepisce come relativamente lenti
ovvero prevedibili a seconda del modo in cui essi si manifestano.
Tale lentezza per non permette di stabilire con esattezza un momento
di inizio o fine di un fenomeno. Per questo l uomo, per propria necessit,
stabilisce degli insiemi e mette quindi dei confini per definirli: i ritmi
naturali vengono quindi misurati e circoscritti, gli vengono assegnati
un inizio ed una fine, insomma vengono formalizzati. Ci che avviene
nella dimensione temporale, avviene anche in quella spaziale nella
quale luomo assegna nomi a determinati luoghi e li circoscrive dentro
un limite, un confine. Dunque una soglia un elemento insignificante in
s ma ad essa viene assegnato un significato convenzionale enorme.
Varcare una soglia un gesto che ha un altissimo valore simbolico e
non importa che la soglia sia spaziale o temporale. Tutti hanno in mente
la frase di Armstrong un piccolo passo per una persona ma un grande
passo per lumanit cos come tutti hanno in mente che i riti sacri si
identificano sempre con un passaggio; lingresso nella comunit della
Chiesa, attraverso il Battesimo, rappresentato da un passaggio fisico
nellacqua. La transizione dallet puerile allet matura viene sancita da
riti sacri in molte civilt africane o indiane dAmerica, a volte attraverso
prove dure o sacrifici. Non bisogna dimenticare inoltre il valore che
ricopre, per le civilt nomadi, lattraversamento di luoghi; per esse il
valore di una persona dato dalla strada che ha calpestato i suoi piedi.
Quello che bisogna chiedersi a questo punto come larchitettura
abbia affrontato da sempre un tema cos importante per luomo.
A tal proposito bisogna individuare quegli elementi che uniscono
due spazi differenti come la Porta o il Ponte. Su questa riflessione
ad Oslo stata realizzata linstallazione del Canopy for Nobel Peace
Center che fonde i due elementi in un portale particolare. A seconda
delle proprie caratteristiche per tali elementi possono generare
percezioni differenti: il rapporto tra larghezza e lunghezza di un ponte
deve quindi essere rigorosamente calibrato perch quanto pi tale
rapporto sar grande tanto pi sar accentuata la monodirezionalit
del percorso. Inoltre esso deve essere proporzionato con luomo per
consentirgli di percepire al meglio il vuoto sui due lati. Analogamente
lo spessore e lampiezza della porta sono relazionate tra di esse e con
luomo, naturalmente pi la porta piccola e pi viene evidenziato
latto simbolico di ingresso. Se tale porta attraversa un muro spesso,
si crea uno spazio autonomo, il cui valore non determinato solo
da quello che c prima e quello che c dopo ma dal mentre. Allo
stesso modo allungando ulteriormente lo spessore della porta si
otterrebbe un corridoio. Dunque gestire latto simbolico del passaggio
unoperazione architettonica molto delicata perch modificando
un elemento si ottengono risultati tra loro differenti. Paragonando
contesti fondamentalmente diversi, si pu trovare una importante
corrispondenza tra gli spazi di passaggio in ambito architettonico
e le giunzioni del corpo umano, ovvero punti eccezionali in cui si
congiungono elementi diversi. Tali congiunzioni hanno caratteristiche
e valore proprio, si pensi a gomiti, ginocchia o alla mano stessa che

70

consente alle braccia di articolarsi in dita. Sono punti sempre evidenti,


spesso pi evidenti di ci che uniscono. Addirittura nella giunzione pi
importante per il corpo umano ovvero linguine si raccolgono gli organi
riproduttivi; ci esalta il valore proprio che assume il punto di raccordo
rispetto alle parti che in esso si uniscono. La transizione ha dunque
unimportanza simbolica insita nella natura umana e la sua realt
spirituale coincide con quella materiale.Gli elementi di passaggio,
pur nella propria autonomia, sono sempre inscindibili da quello che
hanno intorno: per questo bisogna puntare lattenzione sulle sequenze
di spazi ovvero capire che le proporzioni di uno spazio di transizione
devono necessariamente essere correlate a quelle degli ambienti
contigui. possibile inoltre costruire delle sequenze di compressione
e dilatazione. I centri storici italiani sono la dimostrazione di quanto
sia efficace ed importante lavorare su tali sequenze (come sosteneva
Bruno Zevi le dinamiche spaziali delle citt sono totalmente
confrontabili con quelle di spazialit architettoniche).
Tali sequenze di compressione e dilatazione, che nelle citt sono
costituite da piazze, vie o vicoli, possono essere ritmate e se ne
possono definire con esattezza i rapporti: una buona architettura
deve tenere conto di tali possibilit considerando la percezione del
fruitore. Prima dellapertura di Via della Conciliazione, la grandezza
e la grandiosit di Piazza San Pietro venivano esaltate dal fatto che
il visitatore dovesse necessariamente attraversare spazi stretti e
compressi per raggiungerla. Allo stesso modo i grandi saloni a doppia
altezza delle case di Alberto Campo Baeza vengono esaltati dal
passaggio obbligato attraverso porte, corridoi o scale di dimensioni
ridotte. Dunque il problema delle sequenze spaziali molto simile
al problema del ritmo nella musica. Le pause, ovvero i momenti di
silenzio in una composizione musicale, in architettura corrispondono
spesso agli spazi filtro. Essi hanno lo scopo di rimarcare la conclusione
della spazialit attraversata in precedenza e preparare il visitatore alla
spazialit in cui sta per fare ingresso. Gli spazi filtro sono dunque spazi
in cui avviene una sospensione percettiva in funzione di un prima e
dopo, esattamente come per la musica. Gli spazi naturali di conflitto
come le spiagge su cui si scontrano terra e mare ma anche gli spazi
residuali urbani, i nodi non risolti, non sono altro che fasi di transizione
tra due sistemi di spazialit, come avviene quando si scontrano ad
esempio un tessuto urbano moderno con uno antico. Tali situazioni
urbane svelano sempre un ambiguit ed un contrasto tra due sistemi
diversi generando risultati sorprendentemente ricchi ed inaspettati.
Anche questi spazi hanno un corrispettivo nel ritmo umano, si pensi
al tempo che intercorre tra la fine di unattivit e linizio di unaltra.
Tale tempo segnato dalla riflessione sul gesto appena svolto e la
preparazione al seguente: ibrido e confuso ma necessario e ricco
di stimoli.L e attivit umane sono interpretabili in una dimensione
narrativa; larchitettura a sua volta si alimenta di tale dimensione
interpretandola con mezzi propri. Gli spazi di passaggio, di transizione,
di filtro sono dunque elementi della composizione architettonica
delicatissimi e potentissimi che non rappresentano solo lintroduzione
o la conclusione di una scrittura architettonica ma sono luogo di
contrasto e conflitto da cui possono originarsi nuovi e ricchi significati.

Spaces of passage and


transition: pauses in
architectural writing
Analysis of the significance of transitional
spaces, their architectural value and their
symbolic significance
Natural phenomena develop and succeed with different rhythms: if
the Earth takes one year to make a trip around the Sun, the event
of a lightning strike is sudden. However, the life of a man is based
on rhythms that he perceives as relatively slow and predictable,
depending on the manner in which they manifest themselves.
This slowness does not allow to determine the exact moment of the
beginning or the end of a phenomenon. For this reason the man, for
his own needs, builds sets and then puts boundaries to define them:
natural rhythms are then measured and limited, a beginning and an
end are assigned, and in short, they are formalized.
What happens in the time dimension, also takes place in the space,
in which man gives names to specific places and restricts them
within a limit, a boundary. Therefore, a threshold is insignificant in
itself but a huge conventional meaning is assigned to it. Crossing a
threshold is a gesture that has a high symbolic value and it does not
matter that the threshold is spatial or temporal. All people have in
mind the words of Armstrong one small step for a man one giant
leap for mankind and all people have in mind that holy rites are
identifying themselves with a pass; the entry into the community of
the Church, through Baptism, is represented by a physical passage in
the water. The transition from puerile age to maturity is sanctioned by
sacred rites in many African or American Indian cultures, sometimes
through ordeals or sacrifices. We must not forget also the value that
crossing places holds for the nomad civilization; for them the value
of a person is given by the path he has walked on his feet.
How the architecture addresses such an important issue for the
man?
In this context, we must identify those elements that join two different
spaces: the Door and the Bridge. Starting from this reflection the
installation of Canopy for Nobel Peace Center has been made in
Oslo. This installation combines the two elements in a particular
portal. Depending on their characteristics, however, these elements
can generate different perceptions: the ratio between the width and
the length of a bridge must be rigorously calibrated because if the
ratio will be great, the monodirectionality of the path will be more
pronounced. Moreover it must be proportionate with the man to
enable him to better perceive the vacuum on the two sides. Similarly,
the thickness and the width of the door are related with each other and
with humans, of course; if the door is small, the symbolic act of entry
is more highlighted. If the door crosses a thick wall, an autonomous
space is created, and its value is determinated by the while, and not
by what is before or after. In the same way, by stretching the width of
the door, a corridor would be obtained. Managing the symbolic act
of the passage is a very delicate operation because by modifying an
architectural element you will get different results with each other.
By comparing different contexts, it can be important to find a
correspondence between the spaces of transition in the field of
architecture and the joints within the anatomical one, exceptional
points that connect different elements. This conjunction has its
own characteristics and value, think of the elbows, knees, or the
same hand that allows the arms to be articulated in the fingers.

This points are always obvious, often more noticeable than what
unite. In the more important junction of the human body, the groin,
the reproductive organs are harvested; this enhanced the value that
assumes the connection point with respect to the parts that are
joined in it.
The transition has a symbolic importance inherent in human nature
and its spiritual reality coincides with the material one. The transition
elements, even in its own autonomy, are always inseparable from
what we have around: for this reason, we need to focus the attention
on the sequences of spaces and understand that the proportions
of an area of transition must necessarily be related to those of
the adjacent spaces. It is also possible to build the sequences of
compression and expansion. The Italian historic centres are proof
of how working on these sequences is effective and important
(as claimed by Bruno Zevi spatial dynamics of the city are fully
comparable with those of space architecture). These sequences
of compression and expansion, which in the cities are made up
of squares, streets or alleys, can be rhythmic and we can pinpoint
their relationships: good architecture must take account of these
possibilities considering the perception of the viewer. Before the
opening of Via della Conciliazione, the greatness of Piazza San Pietro
was enhanced by the fact that the visitor must necessarily pass
through narrow and compressed spaces to achieve it. In the same
way, the large double-height living rooms of the houses of Alberto
Campo Baeza are enhanced by forced passage through doorways,
corridors or small staircases.
So the problem of spatial sequences is very similar to the problem of
rhythm in music. The pauses, the moments of silence in a musical
composition, often correspond to the filter spaces in architecture.
Their aim was to emphasize the conclusion of crossed spatiality
and to prepare the visitor to the spatiality in which he is going. The
filter spaces are therefore spaces in which a perceptual suspension
occurs in function of a moment before and after, exactly as for the
music. The natural areas of conflict, such as the beaches on which
land and sea collide, but also the residual urban spaces, nodes not
resolved, are nothing more than periods of transition between two
systems of spatiality, as happens when an urban modern fabric
and an ancient one clash. These urban situations always reveal
an ambiguity and a contrast between two different systems by
generating results surprisingly rich and unexpected. These spaces
have also a counterpart in human rhythm, think of the time that
elapses between the end of one activity and the beginning of
another. This time is marked by the reflection on the work performed
immediately before and the preparation of the following: it is hybrid
and confused but necessary and highly stimulating. Human activities
are interpreted in a narrative dimension; architecture, in turn, feeds on
this dimension by interpreting with its own resources. The spaces
of transition and filter are therefore delicate and powerful elements
of architectural composition that not only represent the introduction
or the conclusion of an architectural writing, but they are a place of
contrast and conflict from which may arise new and richer meanings.

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Libri & Mattoni Books & Bricks

Architettura Terza
di E. Forzese
Forme e visioni del paesaggio tecnologico
Testo di Luca Bonci
Traduzione di Tania Lepore

Ecco dei silos e delle fabbriche americane, magnifiche


primizie del nuovo tempo Le Corbusier, 1921.
Non esiste citazione migliore per introdurre il concetto
attorno a cui si sviluppa il trattato di Emanuele Forzese:
classe 1979, Ingegnere Edile, scrittore e ricercatore presso
lUniversit degli Studi di Catania.
Volendo dare una definizione di Architettura Terza,
essa comprende quanto pu esser assimilabile alle
infrastrutture tecnologiche (energetiche, idriche, residuali,
agro-zootecniche e per telecomunicazioni), quindi elementi
fissi nel territorio che concorrono alla qualit della vita e
della percezione estetica della scena abitativa; proprio in
questo concetto risiede la chiave di lettura del testo.
Da subito emerge limportanza del tema su cui viene
affrontata unanalisi storico-critica per capire come nel
tempo sia stata concepita larchitettura terza. Partendo
dal rapporto tra tecnica, uomo e natura, si indaga su
come questo si sia ribaltato nel corso della storia delle
civilt: il passaggio dallantropocentrismo alla tecnocrazia
ha portato ad un drastico cambiamento nel modo di
considerare larchitettura terza allinterno della pratica
progettuale.Basta pensare al De Architectura di Vitruvio, in
cui per la prima volta si presta attenzione alla relazione tra
tecnica e architettura: le infrastrutture tecnologiche (granai,
magazzini, acquedotti, fontane, etc) vengono ritenute
degne di riflessione intellettuale, in quanto fondamentali
alla vita quotidiana. Ma questo solo il punto di partenza,
poich si arriva alla celebrazione estetica della loro
efficienza razionale nel Novecento, passando per le prime
prefigurazioni di citt tecnologiche con lintroduzione
del metodo scientifico (Utopia di Thomas More, La citt
del Sole di Tommaso Campanella e La nuova Atlantide di
Francis Bacon), attraversando i prodigi tecnologici del XIX
secolo (come la Tour Eiffel ed il Crystal Palace di Londra).
Dopo aver acquisito consapevolezza dellimportanza che,
da sempre, questo tipo di architettura ha avuto, si giunge
a riflettere sui due modi estremi di percepire le tecnologie
abitative oggi, tecnofilia e tecnofobia, che generano
modelli mentali e percettivi del paesaggio abitativo
nettamente differenti. Lobiettivo lanalisi della condizione
attuale e le possibilit di miglioramento.
Forzese dimostra la capacit di intersecare i diversi capitoli
del libro, fino a formare un percorso lineare e chiaro,
attraverso il coinvolgimento pieno nelle digressioni con
cui approfondisce e contestualizza le sue affermazioni,
con un gran numero di citazioni e note, che rimandano
ad una ampia variet di testi e che diventano generatore
72

continuo di stimoli e spunti per il lettore.


Con lentezza e precisione, giunge ad affermare che
necessario un nuovo modus operandi, capace di
superare limpronta tecnicista [] ma soprattutto di
modificare latteggiamento culturale verso larchitettura
terza elevandola da macchina per fornire servizi abitativi a
macchina per costruire e vedere il paesaggio. Il suo voler
costruire la visione del paesaggio scaturisce dallinsieme
di concetti sul modo di intendere la progettualit, che
vengono distillati in poche ma fondamentali gocce,
arricchite da esempi mirati ad esaltarne il significato.
Cos fa per tutti i paragrafi che compongono lopera: i suoi
ragionamenti logici, a volte complicati e non di immediata
comprensione, producono sempre considerazioni
semplici (mai banali) ed immediate, rendendo la lettura
quasi gratificante. Molte le parti da sottolineare, leggere
e fissare bene in mente, poich riassumerle non avrebbe
significato: diventerebbero semplici citazioni che
prevaricano dalle idee alla base e che rendono il breve
libro un bagaglio di conoscenza che apre gli occhi al
lettore. Questo permette di comprendere lottica con cui
lautore guarda larchitettura terza, ossia come qualcosa
che forma il paesaggio e concorre alla qualit di vita
delluomo, e sar proprio questa la prossima frontiera della
produzione architettonica, poich consente di riflettere
sulla valorizzazione dei luoghi, sulla comunicazione di
valori sociali e culturali, sul sistema tecnologico come
opera architettonica dotata di qualit spaziale, formale e
materica, nonch capace di incidere positivamente sulla
produttivit economica del territorio e sul benessere delle
comunit che vi abitano.
Questo lobiettivo. Come raggiungerlo? Umilmente.
Non vengono dettate conclusioni definitive o risposte
descrittive, bens soltanto riflessioni che aprono nuovi
orizzonti verso la questione architettonica presente e
futura. Egli ci fornisce soltanto la sua idea sulle diverse
pratiche adottate, e magari da adottare, a seconda della
relazione che viene instaurata tra la societ, il contesto
tecnologico ed il valore estetico nelle varie scale.
Pensandoci bene, proprio sul dialogo tra questi elementi
che dovrebbe svilupparsi ogni progetto.
La forma architettonica delle tecnologie abitative []
ha sempre contribuito alla visibilit del paesaggio, dagli
acquedotti romani fino alle centrali eoliche, e il loro valore
risiede nella capacit di rappresentare di volta in volta
lepoca in cui vengono realizzare e di descrivere la societ
che le utilizza.

Architettura Terza by E.
Forzese
Shapes and visions of the
technological landscape

This are silos and american factories, magnificent


anticipatories of a new era. Le Corbusier, 1921.
There isnt a better quote for introducing the concept
of the Emanuele Forzese essay: he was born in the 1979,
Building engineer, writer and researcher at Catanias Study
University.
The
third
architecture
includes
technological
infrastructures (energy, waste heat, agriculture-livestock
and telecommunications) so territorys fixed elements
that contribute to the lifes quality and to the aestetics
perception of the residential scene this concept is the key
to interpretation of this book.
Frist of all emerges the importance of the theme: a
historical-critical analysis for understanding how in the
time the third architecture was thought. Starting from
the rapport among technology, humans and nature, he
examines how during the history this rapport is overturned:
the transition from anthropocentrism to technocracy
brings a drastic changement in the way of considerer the
third architecture in the projectual practice. Its enough to
think at De Architectura by Vitruvio, where for the first time
he pays attention at the relation between technique and
architecture: the technological infrastructures (granaries,
fountains, etc...) became worthy of an intellectual
consideration because they are fundamental for the
everyday life. But this is only the starting point since the
aesthetic celebration of their efficiency arrives in the
Twentieth Century, without forget the first prefigurations of
technological cities with the introduction of the scientific
method (Utopia by Thomas More, The city of sun by
Tommaso Campanella and The new Atlantide by Francis
Bacon) passing through the technological wonder of the
XIX Century (as the Tour Eiffel and the Crystal Palace of
London).
After that we totally understand the importance that,
from ever, this kind of architecture had, we reflect on two
very different way to feel the housing technologies today,
technophilia and technophobia, that produce mental and
perceptual models very diverse of the residential scene.
The aim is the analysis of the current condition and of the
improvement possibilities.
Farzese proves the ability of interlacing the different books
chapters, up to form a linear and clear path, with the total
engagement of the digressions with which examines and
contextualizes his affirmations, with a lot of quotes and
notes, that refer to an huge texts variety and that became
food for thought for the reader.

With precision and slowness, he affirms that it is necessary


a new modus operandi, able to overtake the technicist
track [...] but most of all to modify the cultural attitude
to the third architecture raising it from a machine that
supplies housing services to a machine for building and
seeing the landscape. His wish of build a vision of the
landscape borns from the combination of concepts on the
way to interpret the projectuality, that are distilled in few
but essential spots, elevated with examples with the goal
of exalt his meaning.
He uses this method for every paragraph that forms his
work: his logical reasoning, sometimes difficult and not
very immediate to understand, always creates simple
considerations (but never banal) that offer a satisfying
reading. Are a lot the parts to underline, read and fix very
well in the mind, since if we summarize them, they will
lose any meaning: they risk to became simple quotes that
cross the line of the basical ideas and loosing what makes
of the short book a source of knowledge and that broaden
the readers horizons. This permits to understand how the
writer thinks the third architecture: something that forms
the landscape and contributes to the quality of the mens
life and this will be the next frontier of the architectonical
production, seeing as allows to reflect on the places
appreciation, on the social and cultural communication,
on the technological system as architectonical work
equipped with spatial, stylish and materials quality, as well
as able to positively influences the economical territorys
productivity and the inhabitants communitys wellness.
This is the purpose. How reaches it? Passively. Any
definitive conclusions and descriptive answers are
imposed, but only reflections that open new horizons in
relation of the present and future architectonical matters.
Forzese gives only his idea on the various used methods,
and maybe to use, depending on the relation among society,
technological contest and aesthetic value in different
scales. And carefully thinking, is on the dialogue among
this elements that each project could be developed.
The architectonical shape of the residential technologies
[...] always has contributed to the landscapes visibility,
from the roman water mains to aeolian stations, and their
value lie in the capacity of representing, each time, the era
where they are realized and of describing the society that
use it.
73

Contenuto Speciale Special Content

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Contenuto Speciale Special Content

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Design

Pi diversit
meno
uguaglianza.
Viaggio
nelluniverso
creativo di
gaetano pesce

Designer eclettico che ha fatto della


diversit, dellimperfezione e della
sperimentazione punti cardini del suo
modus operandi. La sua progettazione, al
centro della mostra tenutasi al Maxxi di
Roma fino al 5 ottobre, travalica i confini
dellarchitettura per diventare pura poesia
Testo di Maria Teresa Della Fera
Traduzione di Tania Lepore
Odio

la standardizzazione che
distrugge qualsiasi emozione, questa
tendenza attuale al minimalismo che
rende tutto insipido. La globalizzazione
il mio peggior nemico. In queste
parole, pronunciate in occasione di
unintervista rilasciata alla stampa
francese, c tutta lessenza dellopera
di Gaetano Pesce architetto e designer,
opera che travalica i confini suoi propri
per giungere sulle sponde della pura
poesia e diventare narrazione di storie
sempre diverse, cangianti e multiformi
come cangiante e multiforme la vita
che egli racconta nei suoi progetti.
Attraverso lespressione della sua
creativit, che, come una carezza,
riempie lo sguardo e lanima, descrive
la smisurata libert delluomo ad
essere unico e irripetibile, esorta a

78

MORE DIVERSITY
LESS EQUALITY.
A travel in the
Gaetano Pesces
creative universe
Eclectic designer that
uses as pivotal points
of his modus operandi
diversity, imperfection and
experimentation. His planning,
the cornerstone of the exhibit
Maxxi that took place in
Rome until the 5th of October,
oversteps the architectures
borderlines for beginning pure
poetry

superare i confini del conformismo,


delle discipline, della morale, della
prevedibilit. Con le sue creazioni,
simili ma mai uguali, teorizza la
diversit e la casualit. La sua somma
arte, trasfusa in creature dai contorni
indefiniti e frastagliati, un elogio del
difetto e dellerrore, dellimperfezione
che diventa sublime espressione di
vita. Le sue realizzazioni sono stimoli
sensoriali, esperienze intorno e dentro
gli oggetti. Anche il colore, elemento
essenziale e irrinunciabile, diventa
simbolo e metafora del reale e delle
sue dinamiche, comunica gioia, energia
e sensualit.
La sua carriera di genio poliedrico
spazia dai progetti di architettura e
design allallestimento di interni e spazi

pubblici fino ad arrivare alla creazione


di gioielli e oggetti darte, in ossequio
a quel principio di contaminazione
e multidisciplinarit che ha sempre
perseguito e che, per sua stessa
ammissione, ha mutuato ispirandosi a
grandi figure del nostro Rinascimento:
Raffaello che, oltre alle Stanze Vaticane,
aveva disegnato anche le divise delle
Guardie Svizzere e Michelangelo
scrittore, poeta e architetto.
Nel suo studio-atelier newyorkese
conduce una strenua attivit di
sperimentazione sulle forme e sui
materiali, prediligendo lutilizzo di
quelli molli, malleabili e variamente
plasmabili. E noto per labilit nelluso
di materiali plastici schiumati e delle
resine, grazie ai quali riesce a conferire

I hate the standardisation that destroys


any emotion, this actual inclination to the
minimal that makes everything dull. The
globalization is my worst enemy. In this
words, said in a interview issued for the
French press, there is all the Gaetano Pesce
architect and designers work essence,
work that oversteps its own borderlines
for reaching the pure poetry and beginning
tale of different, iridescent and multiform
stories, as iridescent and multiform is the
life that he instils in his projects. Through
his creativitys expression, that, like a
caress, fills the view and the soul, describes
the immense humans liberty to be unique
and unparalleled, encourages to pass the
conformism, etiquette, predictability and
morals borderlines. With his creations,
similar but never the same, theorises the
diversity and the randomness. His highest
art, instilled in works with undefinited and
ragged edges, is a mistake and blemishs
praise, of the flaw that becames sublime
lifes expression. His works encourage
sensations, are experiences around and
in the objects. Also colour, essential
and undeniable element, becames
icon and metaphor of the real and of its
dynamic, transmits happiness, energy and
sensuality.
His multifaceted geniouss career includes
architectures projects and design, interior
and public decorating and creation of
jewels and artworks too, in respect with
his contamination and multidisciplinarys
values that, as himself acknowledges,
he borrows from our Renaissances big
personalities: Raffaello that, in addition
to Stanze Vaticane, drawn the uniform
the guardie svizzere and Michelangelo
writer, poet and architect. In his new yorker
studio-atelier he leads a tireless activity on

79

Design

80

caratteri di unicit e irripetibilit ai suoi


oggetti, organismi dalle qualit tattili e
sensoriali.
A celebrare il genio di questo indiscusso
protagonista dellarchitettura e del
design contemporaneo sono i pi
grandi musei del mondo, come il
Museum of Modern Art, il Metropolitan
Museum di New York, il Centre National
dArt et de Culture Georges Pompidou,
che ospitano suoi pezzi in collezioni
permanenti. Altrettanto numerose
sono le esposizioni organizzate da
importanti istituzioni museali intorno
alla sua multiforme figura.
Ultima, solo in ordine di tempo, la
grande mostra Il tempo della diversit,
che si tenuta al Maxxi di Roma, a cura
di Gianni Mercurio e Domitilla Dardi, dal
26 giugno al 5 ottobre 2014.
A costituire il fulcro tematico attorno al
quale si svolta la mostra il concetto
di diversit come cambiamento e
trasformazione, concetto che ispira
da sempre tutta la produzione di
Gaetano Pesce. Il grande maestro ha
pensato e progettato tutti gli scenari
che hanno animato le sale del Maxxi,
orgoglioso di esporre in unistituzione
culturale del nostro Paese, al quale,
nonostante il suo spirito cosmopolita,
sempre rimasto legato e del quale ha
sempre inteso celebrare le bellezze e
le eccellenze. La mostra ha ripercorso
i 50 anni del suo cammino creativo,
dalle origini fino alle ultime ricerche,
analizzandone il pensiero attraverso
disegni, bozzetti, schizzi, modelli
originali e oggetti in scala al vero.
Tanti gli esemplari della sua produzione
presenti. Tramonto a New York uno
degli imbottiti che egli ha realizzato
per Cassina, fra gli anni 70 e 80 e che
costituiscono, ancora una volta, un
paradigma sullautodeterminazione del
gusto. Nello specifico, con Tramonto a
New York, Gaetano Pesce ribadisce il
ruolo di mezzo espressivo che il design
ha per lui: attraverso la formalizzazione
di questo arredo, ha voluto comunicare
la sensazione di decadenza che sentiva
attraversare New York negli anni della
sua progettazione. Il divano costituito
dallinsieme di vari elementi che,
assemblati fra loro, fungono da sedili,
braccioli e schienale e che disegnano,
cos, il tipico skyline newyorchese. Il
tavolo Sansone, in plastica colorata,
sar, poi, alla base della rivisitazione
della linea di tavoli Sessantuna, opera
concepita, in collaborazione con
Cassina, per celebrare i 150 anni

shape and materialss experimentation,


preferring the soft, malleable and variously
pliable ones. He is well known for his ability
in the use of plastic foamed materials and
resins, thanks to he is able to create unique
objects, with tactile and sensorial qualities.
To celebrate the genious of this
uncontested protagonist of architecture
and contemporary design also contribute
the most famous world museum, like
the Modern Art Museum, the New Yorks
Metropolitan Museum, the Centre National
dArt et de Culture George Pompidou, that
houses his works in permanent collection.
As numerous are the exposition organized
by important museal institutions about
his multiform figure.
The last, only chronologically, the big show
the diversitys time, that took place at
Romas Maxxi, by Gianni Mercurio and
Domitilla Dardi, from the 26th July to the
5ft October 2014.
To constitute the thematic cornerstone
around witch the exhibit developed is
the diversitys idea as changement and
transformation, concept that inspires all
along all the Gaetano Pesces production.
The great master thought and projected
all the Maxxis sets, proud of show his
works in a cultural institution of his country,
whom, although his cosmopolitan spirit,
he ever has been loving and which
always has been wanting to celebrate
its excellences and beauties. The show
remember the 50 years of his career, from
the origins to the last research, analysing
his ideas by drawings, sketches, projects,
original models and real scale object.
There are a lot of his example. Sunset
on New York is one of the soft forniture
that he relized for Cassina, between 70s
and 80s and that form, once again, a
paradigm for the taste self-determination.
In particular, with Sunset on New York,
Gaetano Pesce reiterates the expressive
means role that the design has for him:
through this furniture formalization, he
wants to communicate the decadence
sensation that he feels in New York
during the years of his planning. The sofa
is composed by different elements that,
put together, work as seats, arms and
seatback and that drawing the typical New
Yorks skyline. The table Sansone, made
of coloured plastic, will be at the base of the
range of table Sessantuna revival, work
conceived in collaboration with Cassina
for celebrating the 150 years anniversary
of Italian Unity. The Green Street Chair,
characterized by the presence of eight

81

Design

dellUnit dItalia. La Green Street Chair,


caratterizzata dalla presenza di otto
gambe, realizzata in resina, gomma
e acciaio ed stata prodotta da Vitra
in edizione limitata. Ogni sedia vede la
presenza di una spessa striscia rossa,
posizionata, per, diversamente su
ciascun pezzo della collezione. Con
la lampada da terra Moloch, prodotta
nel 1971 da Bracciodiferro, societ del
gruppo Cassina, il designer affronta il
tema del fuoriscala: ingrandisce, infatti,
di ben quattro volte una lampada da
tavolo esistente, la L1 disegnata da
Jac Jacobsen nel 1937, in questo
modo, decontestualizza un oggetto
convenzionale trasformandolo in
qualcosa in grado di colpire per
linsolita presenza scenica.
Ma il pezzo che costituisce il simbolo
della sua arte ha trovato collocazione
allesterno, istallata nella piazza del
museo e, per questa occasione,
riprodotta come un monolite alto ben
sette metri: si tratta della seduta Up
5&6, che Gaetano Pesce ha progettato
82

nel
1969, col duplice intento di
celebrare la figura femminile, portatrice
di novit, con le sue forme morbide,
sensuali, profumate e mutevoli e,
allo stesso tempo, di denunciare la
violenza sulle donne, metaforicamente
rappresentata dalla palla-poggiapiedi
alla quale la sagoma femminile si trova
inestricabilmente legata. In questo
inedito contesto e in questa nuova
dimensione, la poltrona, con le sue
forme carezzevoli, si trasformata in
unarcaica dea della fertilit e la grande
palla al suo fianco sembra trasmettere,
ancora di pi, tutto il peso della
condizione nella quale molte donne si
trovano a vivere ancora oggi e non solo
nei Paesi meno evoluti. La grande
scultura, attraversabile dai visitatori,
ha visto, al suo interno, affrontate una
serie di questioni sulla condizione della
donna nel mondo e uno speciale tributo
a Malala Yousafzai, la coraggiosa
studentessa pakistana che lotta per
laffermazione dei diritti civili e per il
diritto alla studio e vittima, per questo,

legs, is made of resine, rubber and steel


and it is produced by Vitra in limited
edition. In each chair there is a thick red
stripe, that is positioned in a different
place in each collections piece. With the
floor lamp Moloch, produced in 1971 by
Bracciodiferro, society of Cassinas group,
the designer tackles the theme of out of
scale: in fact he enlarges an existing table
lamp, the L1 drawn by Jac Jacobsen in
1937, as much as four time, in this way
he decontextualizes a conventional object
transforming it in something able to hit for
the unusual scenic presence.

della violenta reazione del terrorismo


integralista.
La mostra stata articolata in 40
pannelli mobili e semoventi , attraverso
i quali ognuno, solo protagonista, era
libero di muoversi, in un itinerario
sempre diverso, seguendo sette
percorsi tematici: NON STANDARD,
PERSONA,
LUOGO,
DIFETTO,
PAESAGGIO, CORPO, POLITICA.
In uno spazio di pi ampio respiro
stata, invece, ospitata una singola
opera: una istallazione pensata e
realizzata appositamente da Gaetano
Pesce per la mostra e che aveva come
protagonista il Tempo. Ancora una volta,
egli ha voluto sovvertire la percezione
comune che interpreta questa entit
come un elemento sempre uguale ed
immutabile, per farne un aggregato di
forze che scorrono, invece, in modo
sempre diverso ed imprevedibile, cos
come sempre diverse ed imprevedibili
sono le forme della sua arte.

But the piece that is the symbol of his


art is setted at the outside, settled in the
museum square and, for this occasion,
reproduced like a monolith seven metres
tall: is the seat Up 5&6, that Gaetano
Pesce designed in 1969, with the dual
aim to celebrate the feminine figure,
innovation bearer, with her sensual,
variable, perfumed and pleasant figure
and at the same time, to denounce the
violence against women, metaphorically
represented by the footrest-ball which
the feminine silhouette is inextricably tie.
In this innovative context and in this new
dimension, the armchair, with its sweet
shapes, becames an archaic fertility
goodness and the big ball near it seems to
instil, even more, all the condition load that
a lot of women are forced to suffer even
today and not only in the less developed
countries. The big sculpture, crossable
by the tourists, saw right inside, face few
matters on the world women condition
and a special tribute to Malala Yousafzai,
the brave Pakistan student that fights
for the affirmation of civil rights and right
to study and victim for this reason of the
integralist terrorisms violent reaction.
The show was composed by 40 mobile
and self-propelled panels, through whom
anyone, who was the only protagonist,
was free to move, in a always different
itinerary, following seven theme routes:
NO STANDARD, PERSON, PLACE, FLAW,
LANDSCAPE, BODY, POLITIC.
Instead in a bigger place, was housed a
single work: an installation thought and
realized by Gaetano Pesce expressly for
the exhibit and that had as protagonist the
Temple. Once again, he would undermine
the common idea that interpret this entity
as an always the same and unchanging
element, for making it an aggregate of
force that flow in a always different and
unpredictable way, as always different and
unpredictable are his arts shapes.

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