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Diritto naturale e costituzione del corpo politico in

Spinoza. Il mito di Mos legislatore.


B.Spinoza nasce il 24 novembre del 1632 ad Amsterdam, da una famiglia di
commercianti. Fin da giovane, avviato alla Suola Ebraica e allet di ventanni trova
casa e larga ospitalit presso Frans Van den Enden, medico, scienziato e insigne latinista.
Il 27 luglio 1656 Spinoza, per le sue posizioni considerate troppo estremiste, viene
espulso dalla Comunit nella sede della Sinagoga e dopo un lungo peregrinare, prende
dimora a Rijnsburg, presso una comunit locale, sorta in ribellione allortodossia
calvinista. A partire dal 1661 Spinoza scrive la sua prima opera, conosciuta come Breve
trattato e il Tractatus de intellectus emendatione. Furono questi gli anni in cui il filosofo
conobbe Jan de Witt, capo del partito repubblicano qualche anno pi tardi, a partire dal
1670, scrive una delle sue opere pi importanti, ovvero il Trattato teologico-politico. Nel
frattempo Spinoza inizia sempre pi ad approfondire i suoi studi fino al 1676 quando
riceve il filosofo Liebniz e gli fa leggere il manoscritto di unaltra sua fondamentale opera
lEthica. Nel 1677 inizia la stesura del Tractatus politicus, ma lopera resta incompiuta.
Infatti, mor nello stesso anno in seguito ad una grave tubercolosi.1
Il pensiero politico di Spinoza, partendo dalla definizione di diritto naturale, si propone
di raggiungere due scopi che possono essere considerati sia teorici sia pratici: dimostrare
che la Suprema Autorit ha il diritto di legiferare sia per quanto concerne la materia
politica, sia quella religiosa, contro i pregiudizi del clero e dei teologi. Di conseguenza
fondare una libera Repubblica, sulla base di due condizioni fondamentali, vale a dire la
libert di pensiero e quella di espressione. Infatti, sono queste due condizioni sulla quale
deve basarsi una libera Repubblica, essenziali per far s che si possano salvare la piet e la
sicurezza dello Stato.2
Prendendo in considerazione lopera politica di Spinoza, nel Trattato teologico politico,
il filosofo volendo porre le basi per la costruzione dei fondamenti dello Stato, parte dalla
definizione di diritto naturale, intendendo nientaltro che le regole della natura di
ciascun individuo, secondo le quali concepiamo ciascun individuo come naturalmente
determinato ad esistere ed operare in un certo modo. 3 Volendo ampliare tale definizione,
il filosofo, focalizza lattenzione sul fatto che, quando si parla di decreto di natura, si
allude a quel potere dellindividuo di cui gode naturalmente. Per questo motivo, allora,
ogni individuo vive secondo le regole che determinano la sua natura e di conseguenza il
diritto naturale si estende fin dove arriva la sua potenza; in effetti la potenza della natura a
1 F.Mignini, Introduzione a Spinoza, editori Laterza, Bari, pp. 2-4.
2 Ivi, pp. 102-106.
3 B.Spinoza, Trattato teologico-politico, i Classici del pensiero, Fabbri editori, Milano, p. 269.

cui Spinoza fa riferimento, la stessa potenza di Dio che ha un diritto supremo su tutte le
cose.4 Sotto limperio della Natura, luomo esiste ed opera in virt di ci che egli
considera utile; infatti, qualunque cosa, perci, luomo, considerato sotto limperio della
Natura soltanto, giudica essergli utile, sia egli guidato della sana ragione, o dallimpeto
delle passioni, gli sar lecito5 ed proprio per questo motivo, allora, che cercher di
raggiungere il proprio utile con qualsiasi mezzo egli ritenga essere pi adatto e di
conseguenza, inimicarsi a tutti coloro che si oppongono al raggiungimento del suo fine. 6
Per tutti questi motivi, si capisce perch gli uomini, per vivere in pace e in sicurezza,
dovettero unire tutte le loro forze e la propria volont. Di conseguenza, ad avviso di
Spinoza, soltanto nel momento in cui, gli uomini ricercando il loro vero utile, rinunciando
a tutto il proprio diritto sulle cose, quindi a parte del proprio diritto naturale, stipulano
quel patto, che di per s corrisponde alla genesi dello Stato. 7 Sebbene, inoltre, luomo
scelga, di due beni, quello che egli giudica il maggiore, e di due mali quello chegli
giudica il minore,8 ne deriva che egli potr rinunciare a parte del suo diritto naturale,
soltanto nella speranza di un maggior bene e nel timore di un male maggiore. Di
conseguenza, per lautore, gli uomini rinunceranno a parte del loro diritto naturale e
quindi al diritto che hanno su tutte le cose, sottoscrivendo un accordo e soltanto se si
presuppone che dalla natura del patto stipulato, venga al violatore di esso pi danno che
vantaggio9. questultima la regola universale che si pone alla base del patto stipulato
tra gli uomini e che fa s che questi possano essere fedeli allaccordo sottoscritto, poich
venire meno alla parola data, significherebbe solo incorrere in un bene minore e in un
male maggiore. sulla base di tale criterio e quindi ricorrendo allespediente dal patto
sociale, (superato invece nel Trattato politico dove si parla di consenso della moltitudine
come la base della teoria del diritto e dello Stato) 10 che Spinoza pone le basi per il
riconoscimento di un soggetto politico, corrispondente ad una Somma Potest, alla quale
gli uomini, trasferendo parte del proprio diritto naturale, le riconoscono una funzione
fondamentale e cio quella di porsi a tutela dellaccordo sottoscritto. Si badi per che,
luomo per quanto possa trasferire il proprio diritto naturale ad una societ di cui egli
4 Ibidem.
5 Ivi, p. 270.
6 Ivi, p. 271.
7 Ivi, pp. 271-272.
8 Ivi, p. 273.
9 Ivi, p.274.
10 A. Negri, Spinoza sovversivo, Il trattato politico, ovvero la fondazione della democrazia
moderna, Derive Approdi editore, Roma, pp. 296-311.

stesso fa parte, non potr mai farlo fino al punto di cessare di essere uomo. Inoltre, la
Somma Potest, ponendosi a tutela del diritto della moltitudine, ha unautorit tale da
dover garantire la pace e la sicurezza tra gli uomini e alla quale bisogna obbedire. Infatti,
colui che cosi investito del diritto dei singoli ha, su di essi, un sovrano diritto e la
somma potest necessaria per costringere con la forza o vincolarli con la minaccia. 11
Tale Somma Potest, nella quale gli uomini, dopo aver stipulato il patto, si riconoscono,
corrisponde alla maggior parte degli uomini di una societ di cui ogni singolo individuo
ne fa parte. questa la forma di governo democratica a cui Spinoza fa riferimento e di cui
tratta nel Trattato teologico-politico, poich lordinamento democratico mi sembra
essere il pi naturale e il pi adatto a rispettare quella libert che la Natura a ciascuno
concede; in reggimento democratico, infatti, nessuno trasferisce il proprio diritto naturale
a tal punto da precludersi per lavvenire il diritto di essere consultato, ma egli affida
questo suo diritto alla maggioranza dei membri di una Societ politica di cui egli stesso
parte.12 Va da s che il filosofo arriva ad esaltare un tipo di Repubblica democratica,
proprio perch quella pi vicina al diritto naturale di ogni singolo individuo e il cui fine
corrisponde alla libert. Questultima intesa sia in termini politici, ma anche e soprattutto
in quelli religiosi, contro pregiudizi del clero e dei teologi che invece miravano a crearne
dei contingentamenti, in un periodo in cui nacquero sempre pi sette e gruppi radicali
religiosi in lotta fra di loro.
su queste basi politiche, che Spinoza, nel Trattato teologico-politico, arreca un
contributo fondamentale a quella cultura europea dellet dei Lumi, che aveva cominciato
a proporre figure di legislatori repubblicani, non necessariamente tratti dalla storia greca;
una di queste era Mos, descritto come regolatore-mediatore fra Dio e il suo popolo e che
viene ripreso da Spinoza nel suo Trattato. Non solo Spinoza, ma anche la dottrina
costituzionale dellet dei Lumi, in questo senso d un contributo fondamentale,
riprendendo Mos e presentandolo come un legislatore sapientissimus che aveva
ricevuto le leggi da Dio, ponendosi cos come mediatore dinanzi al suo popolo. Partendo
dal presupposto che nessuno potr mai trasferire in altri la sua potenza, e,
conseguentemente, il suo diritto, fino a rinunciare ad essere uomo; n potr mai darsi che
esista alcuna somma potest che possa realizzare tutto cos come vuole13, Spinoza
dimostra che lo stesso pu esser detto, prendendo in considerazione la storia antica degli
Ebrei a partire dalla loro liberazione dagli Egizi. Infatti, attraverso una brillante
esposizione che tocca i punti cruciali della storia ebraica e prendendo in considerazione la
sua teoria del diritto e dello Stato (che si cercato di esporre sopra), il filosofo, nel
capitolo XVII del Trattato teologico-politico, dimostra che gli Ebrei una volta liberati
dagli Egizi, non erano pi tenuti allosservanza di nessuna legge e quindi come fosse
lecito loro listituire leggi a proprio talento, e di occupare quelle terre che fossero state di
11 B. Spinoza, Trattato teologico-politico, cit., p. 275.
12 Ivi, p. 279.
13 B. Spinoza, Trattato teologico-politico, cit., p.289.

loro gradimento.14 in questa fase della storia degli Ebrei, che nacquero due partiti
differenti: il primo si proponeva di non alienare a nessuno il proprio diritto naturale e
quindi vivere con la massima propria potenza; il secondo invece pensava che fosse utile
affidarli ed alienarli ad altri. Tuttavia, fu per consiglio di Mos che si decise di non
trasmettere i propri diritti a nessun mortale, ma a Dio soltanto e di conseguenza, gli Ebrei,
unanimemente e solennemente, ad una voce, promisero a Dio di obbedirgli in tutti i suoi
comandi, n di conoscere altro diritto se non quello chegli, per rivelazione profetica,
avesse stabilito come tale.15 Fu allora, che con libero patto espresso sulla base di un
giuramento, che gli Ebrei rinunciarono e trasferirono il proprio diritto naturale in Dio
(Esodo, XXIV, 7). Da questo momento in poi, allora, secondo Spinoza, sarebbe stato Dio
a dover garantire, come Somma Potest, la conservazione e la sicurezza del popolo
ebraico. Per tutti questi motivi la Nazione ebraica era chiamata, a buon diritto, il Regno
di Dio, e Dio era il Re degli Ebrei. 16 Secondo Spinoza, prendendo sempre come fonte la
Bibbia, in virt del patto stipulato con Dio, gli Ebrei potevano consultare Dio, riceverne
ed interpretarne le leggi e di consultarlo. Accadde, per, che in forza di questo eguale
diritto, gli Ebrei si recarono tutti in massa per consultare Dio e udire i suoi comandi, ma
rimasero, in questo primo incontro, tanto atterriti e fu tale il loro stordimento nel sentir
parlare Dio, che credettero giunta lultima ora di lor vita. 17 Proprio per questo motivo,
allora, gli Ebrei, atterriti da ci che avevano udito, avendo sentito parlare Dio in mezzo ad
un fuoco, abolirono il primo patto e il trasferirono in Mos il diritto di consultare Dio e di
interpretarne i comandi (Deuteronomio, V, 27 e 28, e XVIII, 15 e 16). Fu allora in questo
modo che prima che legislatore, presso gli Ebrei, Mos pu essere considerato un vero e
proprio uomo politico e rimase promulgatore e linterprete delle leggi divine e, di
conseguenza, il supremo giudice, non giudicabile da alcuno[], cio lunico investito
della suprema maest.18 Sulla base di quanto detto, facile ricavare, tramite lanalisi
della storia della nazione ebraica, che Spinoza mirasse a dimostrare come il diritto civile
del popolo ebraico corrispondesse alla Religione e come Mos potesse essere considerato
il loro legislatore. Questo lo dimostra prendendo in considerazione due fasi della storia
della nazione ebraica. La prima fase emerge dallanalisi dellEsodo, dove si ricava che in
un primo momento, gli Ebrei riconobbero come Somma Autorit, Dio. Di conseguenza, le
leggi divine, essendo considerate come leggi di Stato, contenevano prescrizioni, obblighi
e doveri da adempiere ed proprio per questo motivo che presso gli Ebrei, il diritto civile
era uguale alla religione, la giustizia era collegata alla piet e lingiustizia allempiet.
14 Ivi, p. 295.
15 Ibidem.
16 Ivi, p. 296.
17 Ivi, p. 297.
18 Ibidem.

Proprio perch Dio venne riconosciuto come Suprema Potest, allora la nazione ebraica
non fu n una Monarchia, n unAristocrazia, n una Democrazia, ma una Teocrazia e
questo perch gli Ebrei non rispettavano nessunaltra legge se non quella dettata dal
governo di Dio. La seconda fase, invece, emerge nel momento in cui Spinoza,
continuando lanalisi delle Sacre Scritture, approfondendo il libro del Deuteronomio,
apprendendo che le leggi di Dio vennero apprese da Mos sul monte Sinai, vollero recarsi
in massa tutti per rapportarsi con il Supremo Legislatore. Tuttavia, avendolo udito in
mezzo ad un fuoco e temendo che questo potesse completamente divorarli, affidarono tale
compito a Mos, considerandolo di fatto come Supremo Legislatore e Somma Potest.
Queste sono le premesse, che a partire dallopera spinoziana, danno avvio a quel
dibattito che caratterizza la storia costituzionale dellet dei Lumi. Infatti, queste
premesse sono da prendere in considerazione in virt di un dibattito che inizia a partire
dal 500, ma che raggiunge il suo apice a partire dallaffermazione della cultura dei Lumi.
La domanda alla quale i maggiori esponenti del dibattito costituzionale settecentesco
volevano rispondere era la seguente: se si potesse considerare la religione come strumento
di governo. Di per s la risposta era negativa e questo lo dimostra anche Spinoza
allinterno della premessa al Trattato teologico-politico. In effetti, la ragione per cui la
religione non poteva essere considerata come strumento di governo, doveva essere
ricercata nel fatto che, i governanti, in questo modo, sfruttando fattori psicologici degli
individui e cio la paura e il timore di una pena eterna, quindi la loro superstizione, li
avrebbero costretti a subordinarsi alla legge non tanto per convinzione quanto pi per
costrizione. Su queste basi deve essere preso in considerazione, nel dibattito
costituzionale settecentesco, da un lato il mito di Cristo legislatore, dallaltro quello di
Mos a cui allude Spinoza allinterno della sua opera. Cristo e Mos legislatori sono
figure che se da un lato vengono riprese dalla cultura dei lumi in chiave costituzionale,
dallaltro vennero anche molto presto secolarizzate e denunciate di impostura, proprio
perch accusati di aver utilizzato la Religione come strumento di governo. A questo si
aggiunga che, la tensione, tipicamente settecentesca, fra il Dio legislatore e il Cristo
legislatore si riflette nella maggior parte della letteratura religiosa, dove la figura di Cristo
si appannava gradualmente fino a ridursi a semplice maestro di prescrizioni morali. Al
suo posto Dio era il vero costituente e Cristo, quindi, veniva presentato come un semplice
incaricato di rendere operative le norme divine e insegnare la legge di Dio che altro non
significa che amore verso il prossimo e sommo bene. Il solo legislatore, in questo modo,
rimaneva Dio che non poteva avere alcun concorrente. Lindebolimento del Cristo-Re
coincise anche con il grande successo del tema dellimpostura e questo spiega perch
durante il triennio repubblicano (1798) si fece poi circolare, sempre pi con maggiore
insistenza, una traduzione ridotta di unopera che si inserisce in questo contesto: Trait
des Trois Imposteurs. Tale opera, come Spinoza gi aveva fatto nel Trattato teologicopolitico, avrebbe denunciato lorigine politica, quindi limpostura, delle grandi religioni
monoteiste, accusando i loro rappresentanti (Mos, Cristo e Maometto), di aver utilizzato
meccanismi psicologici come lignoranza per far nascere superstizione. In questo modo,
allora, paura ed ignoranza avrebbe formato il concetto di divinit e limpostura dei
profeti-legislatori, avrebbe trasformato le leggi divine in leggi umane, legittimando, cos,

legislatori e politici a servirsi della religione quale strumento per condizionare e


governare il popolo.19

Daniele Palomba

M98000071

19 S. Berti, Trattato dei tre impostori, Donzelli Editore, Torino, pp. 199-213.