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Claudio Saita / Vincenzo Grienti

Linkati alla storia


La narrazione biograca
e il ruolo delle
comunicazioni sociali

Euno Edizioni

Sommario

Presentazione
di Claudio Saita e Vincenzo Grienti

La narrazione biografica
nellera della contemporaneit
di Claudio Saita

Rosario Livatino
Un uomo affamato di giustizia

Giacomo Alberione
Testimone del Vangelo attraverso i media
2015
Euno Edizioni
Via Mercede 25
94013 Leonforte (En)
Tel. e fax 0935 905877
info@ eunoedizioni.it - www.eunoedizioni.it

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Don Lorenzo Milani


Prima leggere, poi fare cultura partendo dalla scuola

Nino Baglieri
Latleta della fede

Paul Claudel
Quando il corpo esprime la poesia di Dio

Emmanuel Lvinas
La filosofia del limite

7
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63
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73
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Agostino Gemelli
La sfida culturale del primo dopoguerra
Ryszard Kapuscinski
Il cronista che ascoltava le persone

Giovanni Paolo II
Il Papa pellegrino

Gianna Beretta Molla


Una vita per la famiglia

Enrico Mattei
Protagonista del miracolo economico
Alcide De Gasperi e Giorgio La Pira
Quando la politica vocazione

Padre Mariano da Torino


Pioniere della televisione italiana

Igor Man
Il vecchio cronista che incontr i grandi della Terra

Luigi Sturzo
Lazione politica come alta forma di carit cristiana

Annibale Maria di Francia


Incisore di vocazioni

Giovanni Palatucci
Un eroe normale nella tragedia della guerra

Edith Stein
Il coraggio e la fede al servizio dellumanit

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di Claudio Saita e Vincenzo Grienti

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Adriano Olivetti
Quando limpresa al servizio delluomo

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Bibliografia

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Conclusioni

Presentazione

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In tempi di politica e antipolitica, di V-day e Grillo Boys


potrebbe sembrare anacronistico un saggio che raccoglie
alcune biografie del Novecento facilmente rintracciabili
su Internet. Eppure, nonostante i social network, i post
dei blogger, i dibattiti televisivi, i reality show, la vita di
alcuni protagonisti della politica, della scuola, del mondo
sociale e culturale, italiano ed estero, da rileggere e ripercorrere non solo per fare memoria e rendere onore alla
loro testimonianza, che in taluni casi sfociata nel martirio, ma anche per sottolineare come nella ciclicit della
Storia ci siano stati uomini e donne che, pur non essendo
eroi paragonabili a quelli della mitologia greca, hanno
creduto nella possibilit di vivere e impegnarsi per il bene comune, per gli altri, per la comunit.
Da qui la scelta del titolo Linkati alla storia. La narrazione biografica e il ruolo delle comunicazioni sociali.
Solo linkandosi alla Storia si possono riscoprire esempi virtuosi a cui ispirarsi anche oggi. Infatti, ogni singola biografia contenuta in questo saggio, induce a riflettere in quali condizioni sociali e culturali si trovarono uomi7

ni e donne come Giovanni Palatucci, Edith Stein, Adriano Olivetti, Ryszard Kapuscinski, Karol Wojtyla, Gianna Beretta Molla, don Lorenzo Milani, Alcide De Gasperi, Giorgio La Pira, Emmanuel Lvinas, Paul Claudel e tanti altri quando decisero con le loro idee e le loro azioni di
cambiare il corso degli eventi.
Basta percorrere le citt, sia grandi che piccole, per
comprendere che c desiderio di cambiamento e di speranza per una svolta pacifica e seria a favore delle categorie sociali pi povere ed emarginate. In fondo il compito
di ogni cittadino e di ogni persona impegnata nella politica, nella magistratura, nella scuola, nel mondo dello sport,
nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali, nella societ
civile e nelle organizzazioni di volontariato, dovrebbe essere proprio quello di impegnarsi per il bene comune.
Le diverse culture e religioni, i diversi regimi politici
possono essere misurati rispetto al loro servizio al bene
comune se rispondono e si confrontano con quelle leggi
non scritte che caratterizzano il cuore delluomo e si concretizzano nellesplicitazione di quei diritti inalienabili
della persona alla vita, alla libert, alleducazione, al lavoro, alla sussidiariet come libert di iniziativa sociale,
alla democrazia come ricerca del bene comune.
Scriveva don Luigi Giussani:
Democrazia non solo rispetto di procedure formali, ma dialogo
che nasce da un rispetto attivo verso laltro [...] che giunge a una comunione tra le diverse identit ideologicamente impegnate (Il cammino al vero una esperienza, BUR, Milano 2006, p. 190).

Linkati alla storia un titolo-paradosso che vuole richiamare il termine su cui si basa la rete internet, link appunto, con la parola storia.
Scriveva Giovanni Paolo II di cui in questo saggio
viene riproposta la grande figura che nella societ
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servono operai che, con il genio della fede, sappiano farsi interpreti
delle odierne istanze culturali, impegnandosi a vivere questa epoca
della comunicazione non come tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verit e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli (Discorso ai partecipanti al Convegno per gli operatori della comunicazione e della cultura
promosso dalla Conferenza episcopale italiana, 9 novembre 2002).

Un esplicito richiamo a quegli operai come Rosario


Livatino convinto che la giustizia necessaria, ma pu e
deve essere superata dalla legge della carit; don Giacomo Alberione che ha dato alla Chiesa nuovi strumenti
per esprimersi e dare vigore e ampiezza allannuncio
evangelico; don Lorenzo Milani, la cui missione fu di insegnare a leggere; Nino Baglieri, la cui conversione e
sofferenza restano una grande testimonianza di fede;
Paul Claudel, la cui arte e letteratura, dopo la conversione, sono state protese a quellarmonia delluomo e del
suo corpo che espressione di Colui che ci ha creati; padre Agostino Gemelli, che dedic la sua vita alla trasmissione dei nuovi saperi e delle conoscenze.
Da queste e altre biografie che hanno caratterizzato la
vita culturale del secolo scorso possibile individuare
una chiave di lettura, forse non pienamente originale, ma
da riproporre alle nuove generazioni e da far riscoprire alle generazioni precedenti. La chiave di lettura da tener bene in mente nello scorrere questo saggio il bene comune, la prossimit verso laltro, la solidariet intesa come
accoglienza dellaltro, la carit, il coraggio, la dignit. Tutti fattori che sono scritti nel Dna di ogni singola storia
umana contenuta in quelle che si possono definire schede
biografiche a impatto immediato. Il denominatore comune per di questa carrellata di biografie stilata nella consapevolezza che non esaustiva il concetto di identit legato proprio a quello del bene comune. Senza una ve9

ra conoscenza della propria identit, per tutti questi eroi


del quotidiano del Novecento non sarebbe stato possibile adoperarsi per il bene comune e per la collettivit.
Questo saggio vuole essere pure una pillola di speranza per quanti sono pervasi da sintomi di sofferenza sociale e culturale che possono sfociare nella perdita di fiducia
e in tutti quei comportamenti sintomatici che rappresentano il tentativo disperato di trovare la soluzione allenigma,
oggi della crescita e domani della presa di responsabilit
quando da adulti si affronteranno le sfide della vita.
Le biografie qui proposte hanno dato un esempio di
grande speranza. Ognuna di esse ha dato un contributo
notevole alla societ umana incidendo non poco sulla
cultura del tempo. Scorrendo le vite e le opere di questi
personaggi sorge spontanea una domanda: quante volte
nella societ attuale i casi di cronaca descrivono comportamenti di uomini e donne, anche con ruoli rilevanti a livello politico, manageriale, imprenditoriale e culturale,
che rifiutano di assumersi le proprie responsabilit davanti alle piccole o grandi comunit che guidano? Nella societ dellimmagine in cui tutto perfezione, design essenziale, stile minimal, e in cui tutto deve essere sempre
e comunque efficiente, ottimizzato, razionalizzato, le
biografie qui raccolte sembrano quasi dare uno stop a
quella corsa allorganizzazione dei comportamenti tutta
proiettata, da parte di giovani e adulti, a far credere di
avercela fatta, di aver superato lostacolo, di aver
fatto carriera di aver gi conquistato subito il potere,
la visibilit sociale e, perch no, il dominio.
Ebbene, rileggendo le sedici biografie di questo saggio non si scorger nessuna smania di potere, nessuna
azione diretta a ottenere visibilit e lapice del successo
per sopraffare laltro. Ci che ha fatto entrare questi personaggi nella Storia non retorica sono stati il corag10

gio e lumilt di voler dare il proprio contributo alla comunit in nome di quei grandi valori di giustizia, solidariet, carit e bene comune che restano intramontabili.

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La narrazione biografica
nellera della contemporaneit
di Claudio Saita

Se vuoi costruire unimbarcazione non preoccuparti


tanto di distribuire il lavoro tra gli uomini, [...] vedi
piuttosto di risvegliare in loro la voglia del mare.
A. De Saint-Exupry

1.La domanda iniziale

Il motivo per il quale nasce questo nostro lavoro va cercato nel fatto che nellepoca definita dellaccesso (J. Rifkin, 2000) da tanti studiosi di aree diverse del sapere, ma
soprattutto della contemporaneit, secondo molti altri
autori (Bauman, Magatti, Barcellona ecc.) ci siamo posti la domanda della pratica della narrazione. La questione, a nostro avviso densa di importanti conseguenze teoriche e pratiche, la solleviamo mediante la presentazione
di brevi profili biografici relativi a personaggi noti e meno
noti vissuti nel secolo breve. Uomini e donne di diversa
provenienza per cultura e ruolo sociale, umili servitori
dello Stato, preti, statisti e operatori della comunicazione,
papi e giudici, filosofi, insegnanti, imprenditori, intellettuali o semplicemente persone animate da fede e da passione per il bene comune. La prima questione da affrontare, quando si leggono storie di vita come queste, : quali domande suscitano queste biografie e quale significato
possono alimentare le loro azioni nellepoca attuale?
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2.Lo scenario del


Soggetto Intimistico e la fine del racconto

Il nostro un tempo definito dalla letteratura antropologica un paesaggio globalizzato, apparentemente uniforme ma in realt drammaticamente frammentato e attraversato da movimenti di protesta e flussi umani decisamente
eterogenei. Queste culture e uomini in movimento sono
uno dei frutti dellodierno fenomeno dinterconnessione
globale (J.E. Stiglitz, 2002) che ha creato indubbi vantaggi ma anche altrettanto legittime opposizioni. Il paesaggio ora descritto stato efficacemente definito un
pianeta abitato da globalizzati e scontenti (S. Sassen,
2002), espressione dalla quale si evince che si rotto lequilibrio fra il centro e la periferia, fra lo stanziale e litinerante, e che lesplorazione dei luoghi dove si concentrano ricchezza o povert consente di decifrare i nuovi regimi di connessione fra le nuove forme del potere postnazionale e gli apparati scientifico-tecnologici.
Uno scenario caratterizzato da una forte disintegrazione dei legami primari e secondari che rende tendenzialmente poco leggibile la grammatica dei segni del tessuto connettivo della polis. Una delle ragioni di questa
difficolt interpretativa risiede nellimpossibilit epistemologica di definire nella globalizzazione un legame
sensato fra la dimensione individuale dellazione (oikos)
e la dimensione pubblica (ekklesa), diaframma che determina quelleffetto di singolarizzazione (P. Barcellona,
2003) che produce leclissi del Soggetto (A. Touraine,
1993) nella societ dellopinione pubblica (J. Habermas). Limpossibilit di definire epistemologicamente le
modalit di connessione fra le due dimensioni, privata e
pubblica, ha provocato nellOccidente il declino delluomo pubblico (R. Sennett, 2006), il fallimento della capa14

cit despressione teatrale, quella che Sennett definisce la


recitazione. Il Soggetto, rinchiuso dentro se stesso, coltiva prevalentemente forme espressive emozionali non significanti nella scena pubblica (societ intimista, Sennett) perch se la recitazione esige un pubblico di sconosciuti, essa diviene deleteria quando la si esprime solo
con gli intimi. La recitazione unarte pubblica perch si
avvale di gesti rituali e convenzioni che intendono produrre effetti riflessivi nella platea dei destinatari. La narrazione diventa recitazione perch nasce dalla necessit di
vivere e di dare un significato allesistenza anche attraverso la comunicazione pubblica. Con la recitazione non si
salva appena il vocabolario ma si cerca di ridare contenuto a parole svuotate di contenuto reale. Quanto pi i soggetti sono privati della loro dimensione pubblica, e il privato (la coscienza), ci che suscita lazione, ridotto a
intimismo o psicologismo, tanto pi viene loro sottratta
la possibilit dellesercizio quotidiano delle loro capacit
teatrali. Per questa ragione i membri di una societ intimista sono definiti da Sennett artisti privi darte. Lartista, homo laborans, che intende mettere in scena elementi appartenenti a una storia singolare ma interessanti
per tutta la polis, non potr cogliere il senso n forgiare
principi che implichino una permanenza indipendente di
quello che si realizza nel mondo, per lappunto il racconto che diventa la storia di ununicit umana. Anche lartista diventa un homo faber nella cui opera il discorso svolge una funzione residuale, quasi strumentale, perch tutto
in lui si riduce in mezzo per portare avanti il progetto che
ha concepito. Il nostro tempo perci considerato da un
grande antropologo una modernit in polvere (A. Appadurai, 2012), un movimento simile alla diaspora, perch senza ritorno di senso. Una situazione, quella attuale, in cui si diffondono le forme diasporiche della no15

stalgia, della memoria, e della (dis)identificazione (Clifford, 1997), una grande contrazione (M. Magatti,
2012) nella quale avviene un processo di de-territorializzazione (A. Appadurai, 2012) delle azioni degli individui, una loro decontestualizzazione, la disintegrazione dellecologia dellazione (E. Morin).
La fine della geografia (M. Aug, 2009) sgancia il
soggetto dai propri ancoraggi fisici e dal proprio contesto
relazionale un soggetto sconfitto nel proprio bisogno di
libert, in quanto vincolis solutus, e dunque impossibilitato a dare esito plausibile ai propri desideri (M. Recalcati, 2012) , mentre il tempo presente vissuto dal Soggetto contratto, ridotto a mera fascinazione estetica,
in definitiva a impulsi per la maggior parte di carattere
istintivo-emozionale. Lenfatizzazione di tale istintivit
caratterizza lobiettivo di tutte le forme della comunicazione dello spazio globale (spazio planetario estetico
mediatizzato, M. Magatti, 2013). Questo sistema mediatico globalizzato rappresenta uno dei principali danni collaterali (Z. Bauman, 2013) prodotti dalla societ
dei consumatori, ossia un sistema sociale che tende a relativizzare ogni valore che struttura in modo sistematico
unazione e a decostruire ogni obiettivo dellagire che
non mosso dal principio di efficacia. Lo statuto epistemologico che qualifica in direzione di questo riduzionismo di carattere psicologico tutto ci che attrae il Soggetto verso la realt e lo mette in azione precisamente ispirato dal paradigma del principio di utilit. Linsieme degli elementi coinvolti nellazione di un individuo che, infatti, non sono misurabili secondo il principio dellequivalenza nello scambio relazionale fra lEgo e lAlter appaiono come uninsignificante espressione di intimismo
dellindividuo medesimo, una dimensione estetica deterritorializzata (M. Magatti, 2012). Queste azioni priva16

te della loro razionalit strumentale (M. Weber) possono essere per i teorici del sistema unico globalizzato solo
oggetto di narrazione biografica. In altri termini, il racconto biografico dellumano, nellera del pensiero uniforme, perde la sua natura di linguaggio comunicativo
per divenire un semplice strumento, una tecnica, per
semplificare e rendere leggibile la storia di una vita mossa da motivazioni non chiare, non razionali, scopi non facilmente identificabili secondo un criterio etico-utilitaristico. Il racconto biografico appare cos come la grande
simulazione (P. Barcellona, 2003) di fatti accaduti da
godere nellimmaginario privato che proietta i propri
desideri in un mondo virtuale. Questa narrazione perde
pertanto linterpretazione, il valore, il tono, il senso del
linguaggio che comunica una storia. Si trasforma in piatta e inspiegabile descrizione di sequenze di fatti che riguardano il mondo intimo del soggetto protagonista della
storia. La narrazione biografica rimane solo lespressione
di un fatto del tutto privato a cui una societ confessionale (Z. Bauman, 2013) assicura una certa audience per
ragioni che risiedono nellequilibrio democratico del sistema. Questo racconto del protagonista, come si evince
anche da alcuni dei profili presentati, pu giungere fino al
sacrificio, latto supremo del dare. Nella chiave interpretativa offerta dalla teoria utilitaristica, lesito finale del
sacrificio nella dialettica con la realt viene definito il
sogno, la sublimazione della privacy intimistica destinata, suo malgrado, a non incidere sullo sviluppo lineare
della realt. Con questo profilo storico fortemente psicologizzato, il protagonista di una storia perde il suo Nome (P. Barcellona, 2003), le sue radici identitarie, la sua
collocazione geografica, le sue origini sociali, il suo habitat, in quanto il Soggetto stato trasformato in un singolo facente parte di una folla indifferenziata. Se noi ne
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conserviamo il ricordo negli scaffali della storia, ci dipende in parte da alcune caratteristiche della personalit
del soggetto, dalleroicit del suo operato, dalla sua sovraesposizione mediatica, e per unaltra parte da una serie di fortuite o fortunate contingenze storiche. La testimonianza di questa vita agganciata alla storia di un contesto che lha generata, viene cos in qualche modo spettacolarizzata in quanto sganciata da una ragione comune
di riflessivit e quindi destinata a perdere interesse per la
polis. Lo stesso coraggio spinto fino al dono, parola
difficilmente comprensibile dalletica utilitaristica, interpretato come esito di credenze molto rispettabili ma
non plausibili dal punto di vista razionale. Questa forma
di illuminismo radicale tende a relegare pertanto fuori
dalla sfera del logos e della non-conoscenza tutto ci
che produce come esito un non-scambio di beni negoziabili. Tra i risultati prodotti da questa posizione teorica
ci sono la riduzione delle emozioni a istintivit irrazionale e la rimozione del dramma del dolore e della sofferenza dallo scenario pubblico. Ci che sfugge ai teorici del
pensiero globalizzato che il dolore, come la nostalgia, la
melanconia, lattesa e la speranza, non solo configura dimensioni psicologiche del soggetto ma connota anche una
sua concezione del rapporto con il reale. Una weltaschaung, quella che si consolida in chi ha conosciuto o ha
fatto lesperienza del dolore proprio o altrui senza rimuoverlo, che si pone antropologicamente in modo radicale
contro la societ del desiderio di consumo alimentato in
modo ossessivo e compulsivo.
Questo modello culturale e sociale fondato sullaspirazione alla soddisfazione simultanea del bisogno promuove e sostiene pratiche sociali che propugnano lindifferenza e la noncuranza rispetto ad azioni che non siano
mosse dallobiettivo del raggiungimento del proprio inte18

resse e dal fascino verso i beni materiali. Le passioni dellanima e le strategie che da esse scaturiscono sono cos
ricondotte dal pensiero dominante a impulsi non razionali, forme del desiderio tendenzialmente psicotiche, destinate comunque a subire modalit plurime di apartheid
culturale e sociale da parte della leadership espressione
del pensiero dominante tecnico-scientifico.
Riconoscere il senso cognitivo delle emozioni non significa andare contro il pensiero e la ragione. Le emozioni anzi, come ha fortemente sostenuto la filosofa americana Marta Nussbaum (2004), sono dotate dintelligenza, della capacit di esplorare e conoscere la realt nei
suoi profili dicibili e soprattutto in quelli indicibili.
Scrive acutamente Eugenio Brogna (2011): la ragione astratta radicalmente de-emozionalizzata non coglie
se non alcuni aspetti del reale, del reale divorato oggi dalla tecnica. Lo stesso Brogna, citando Giacomo Leopardi, ci ricorda che nello Zibaldone il grande poeta sottolineava che, non solo non bisogna estinguere le passioni
con la ragione, ma convertire la ragione in passione, e
poi evidenzia Brogna concludeva con unaffermazione sferzante: [...] la ragione pura e senza mescolanza
fonte immediata e per sua natura di assoluta e necessaria pazzia. Questo punto di vista di Brogna, attraverso
una rilettura dellorigine della melanconia di Leopardi
verso la realt, spiega le cause dellorigine di una nuova
forma di alienazione del Soggetto dellera post- moderna
rispetto a quella postulata da Herbert Marcuse circa mezzo secolo fa. Nel pensiero del sociologo della Scuola di
Francoforte era indubbiamente prevalente lesame della
pervasivit della tecnica come causa del consolidamento
di un dominio del capitalismo tecnologico, un dominio
del sistema produttivo il cui apparato culturale influenzava fortemente il formarsi di unantropologia unidimensio19

nale progressivamente impaurita di questa totalit reale ed immaginaria al tempo stesso. Il timore cosmico odierno, la paura ufficiale delluomo (Z. Bauman,
2013), sono caratterizzati invero da vulnerabilit e incertezza che determinano e modellano la paura delluomo
verso altri uomini e verso il potere detenuto da essi. Trattiamo di un individuo le cui relazioni affettive e lempatia
verso laltro sono devitalizzate e alienate in una umanit
de-socializzata. Il rapporto di relazione e sociale con tutto ci che altro da s muta da legame affettivo in legame utile (A. Bonomi, 2011). Si afferma un modello di
messa al lavoro di un individuo cognitivo che un insieme di corpo, anima e macchina, la cui fragilit misurata dal diaframma relazionale con una realt spesso mediata da un video terminale. Manuel Castells nella sua riflessione sulla societ della rete (2008) chiama la nuova
struttura sociale informazionalismo (2001). Secondo Castells, infatti, la societ digitale si nutre e si concretizza
proprio attraverso lo scambio di informazioni e la costruzione di relazioni; mentre laltro elemento per nulla trascurabile sottolinea che si tratta di dinamiche a-dimensionali che prescindono cio dalle dimensioni dei
soggetti che interagiscono con il web. La dimensione storica di una vita, in tal modo, dis-fatta come racconto aspaziale e a-temporale, priva di comprensibilit e dincidenza pratica rispetto alla dinamica di un presente che, in
quanto contemporaneit, tende a rigettare tutte le azioni che possono produrre retroazioni nella realt e il cui
discernimento richieda un processo di lettura complesso, multidimensionale, nel quale la dimensione diacronica abbia un significato ontologicamente superiore rispetto a quella sincronica. Il Logos, il pensiero sulla realt che nasce da una vita in essa in-corporata (embedded, K. Weick) e diviene comunicazione di senso in quan20

to esito di una storia, non pi un discorso, una recitazione pubblica, ma si affievolisce in un processo di riduzione imposto dal pensiero dominante a un melting pot
di sentimenti parziali e precari.
Il riduzionismo psicologico-emotivo tale da far perdere di vista la ragione che ha generato lazione, la rilevanza pubblica della forma della vita del Soggetto e la
struttura delle sue azioni. Il racconto biografico perde la
sua teatralit. Il teatro la metafora che ci consente di
focalizzare lattenzione del pubblico su un insieme corposo di elementi che sono caratterizzati da rappresentazione, azione, ruoli, personaggi, scenografia, regia, materiali
di scena, costumi ed altro ancora (C. Piccardo, F. Pellicoro, 2008). La narrazione cos non descrive pi un processo di costruzione essenziale che riguarda un uomo, la
storia di un affetto verso la realt, la ragione che determina il legame del Soggetto con essa. Il racconto biografico, perdendo la sua trama di segni legata a fatti accaduti,
viene destrutturato e assume pertanto, esclusivamente,
una forma illogicamente ordinata di una sequenza di parole fra loro collegate in modo semanticamente incomprensibile o sconnesse tout court. La narrazione biografica si
caratterizza cos attraverso una catena di eventi dai quali
si riverberano prevalentemente reazioni istintive, cio
espressioni verbali non-sensate rispetto al reale, parole che non entrano nel corpo della relazione fra il Soggetto e la realt, suoni in-significanti nel contesto ecologico
del tempo presente. Il racconto, come la recitazione, si
connota di conseguenza solo come afasia o dislessia, come parole perdute (P. Barcellona, 2007) o parole piegate (C. Peguy, 1996), perch esse sono destinate a creare solo sentimenti fragili e vulnerabili rispetto al reale. Parole dunque non-utili per la comprensione del nesso
con la contemporaneit, intesa come un presente com21

presso di accadimenti, compresso in quanto non interessato a comprendere ci che lo ha preceduto (la memoria)
e indifferente verso la prospettiva (il futuro).
Marco Dotti molto efficacemente ha definito questo
processo di dissipazione della parola come un effetto di
sradicamento delluomo dal mondo (2013). Lo stesso Dotti, per spiegare questa affermazione, richiama nel
suo saggio un intervento di Papa Francesco nella sua residenza romana di Santa Marta, discorso nel quale il
Sommo Pontefice, citando G. Chesterton, ricorda che per
lo scrittore inglese le eresie sono parole che sono diventate pazze e queste parole sono impazzite perch
non generano azione, cio non producono una pratica.

3.Lesperienza come
pratica di restituzione di senso

Il concetto di pratica non si schiera per uno dei poli delle tradizionali dicotomie che distinguono lagire dal conoscere e lattivit mentale dallattivit manuale. Il processo di coinvolgimento nella pratica coinvolge la persona nella sua totalit, in quanto soggetto che conosce e
agisce nello stesso tempo. Il Soggetto con le sue azioni
quotidiane produce un significato che estende, ri-orienta, modifica o re-interpreta, ovvero conferma le storie di
significato di cui egli stesso fa parte nel contesto storicamente determinato. Questo processo pu essere definito di negoziazione del significato (K. Weick, 1997),
ovvero di caratterizzazione del nostro essere nel mondo (M. Heidegger). Il concreto e lastratto acquistano i
loro significati entro attivit specifiche: la distinzione fra
teorico e pratico si riferisce a distinzioni fra attivit e non
a differenze sulla qualit dellesperienza umana. Il con22

cetto di pratica connota il fare in un contesto storico e


sociale che d struttura e significato allattivit di un
Soggetto. La pratica cos intesa include due dimensioni:
a) lesplicito: i documenti, i simboli, le immagini, i
ruoli definiti, le procedure codificate, le normative;
b) il tacito: le regole inespresse, le allusioni sottili, le
convenzioni tacite, gli assunti sottostanti, le visioni condivise del mondo.
necessario sottolineare ulteriormente che la pratica
lattitudine alla riflessione in azione che genera una riflessivit, esperienze vissute soggettivamente che generano un nuovo pensiero su ci che accaduto (erlebnisse) e dunque una comprensione e comunicazione di senso del nesso delle azioni compiute con la realt.
essenziale che si parli di esperienza al singolare e
non al plurale per specificare che si creato nella realt
ad opera del Soggetto qualcosa di ex novo che non misurabile secondo il principio di una ponderazione equivalente nello scambio e che non si sono accumulate semplicemente azioni o attivit da riprodurre con modalit seriale. Karl Weick per spiegare questo punto (1997) sostiene che fra le propriet per generare il sense making si richiede necessario che il Soggetto decodifichi il significato della situazione che deve affrontare sulla base della
propria identit e pertanto questo significato va progressivamente rischiarandosi sulla base della consapevolezza di chi sono io mentre affronto la situazione o che cosa rappresento. Secondo Weick il sense making un nuovo apprendimento del o sul contesto che lo stesso Weick
definisce possibile soltanto se viene generato allinterno
di una cornice che consenta una interpretazione e selezione delle informazioni scaturenti dal rapporto dellazione con il contesto medesimo. Parlare di sense making
significa parlare della realt come una costruzione con23

tinua che prende una forma (enactment, Weick) quando le persone danno un senso retrospettivo a ci che hanno creato e alle situazioni nelle quali si trovano. Il processo retrospettivo si configura, attraverso la forma della
narrazione biografica, come il racconto di una connessione al contesto che viene rischiarato da una luce che si definisce al contempo come invenzione e scoperta di
profili e dimensioni prima ignoti. La riflessione come un
cono di luce sul passato partendo dal presente, essa illuminer porzioni del passato ma per rischiarare il presente. Questo nuovo apprendimento della struttura del
contesto si configura come una nuova expertise, cio un
nuovo sapere pratico sulla realt o su quella porzione di
essa sulla quale il Soggetto intervenuto o che stato
loggetto del suo interesse. Ci che creato dal Soggetto rappresenta un flusso di eventi che focalizzano una serie di punti significativi nellorganizzazione storico-sociale. Questi eventi rappresentano punti di ri-partenza:
momenti di consuntivo delle azioni compiute, tessitura di
nuove storie, messa in moto di azioni future, pietre miliari o conclusioni, riaffermazione delle identit individuali
e comunitarie. La storia del Soggetto diviene cos nel contesto storico la recitazione, cio linterpretazione di ci
che ha creato, un nuovo sapere sulla realt che viene traslato, trasmesso per essere rielaborato nella e dalla agor.
La traslazione nellambito della polis pu dar vita alla
genesi di una comunit di nuove pratiche. Per comunit di pratica intendiamo un gruppo di attori che, nel contesto storicamente considerato, si costituiscono spontaneamente a pratiche di lavoro comuni nel cui ambito sviluppano solidariet organizzativa sui problemi, condividono scopi, saperi pratici e linguaggi, generando cos nuove conoscenze. Le nuove conoscenze circolano tra i membri della polis grazie alla comunicazione e agli scambi in24

formali di esperienze, dando luogo a fenomeni di apprendimento che dalla pratica hanno origine e alla pratica ritornano. Questa nuova conoscenza si pu definire come
lesercizio anche di quellintelligenza che i greci chiamavano mtis, cio linsieme di attitudini mentali che combinano lintuizione, la sagacia, la previsione, lelasticit
mentale, la capacit di cavarsela, lattenzione vigile, il
senso dellopportunit. Profili della personalit e dellazione del Soggetto, dunque, tuttaltro che irrazionali, anche se la motivazione dellazione spinta fino alle estreme
conseguenze pu provocare la morte violenta del testimone per mano altrui. Alcune delle biografie del presente volume riportano questo esito drammatico della vita
dei protagonisti. Lexpertise, cos definita come la nuova
intelligenza del reale dei testimoni, non stata solo determinata dallesperienza vissuta ma essa a sua volta in
grado di generare nuova riflessivit e quindi nuove pratiche. Queste nuove pratiche connotano tra laltro lassunzione di un nuovo punto di vista sul reale che potremmo
definire complesso (E. Morin, 2001), cio una nuova
comprensione della realt che parte dalla consapevolezza
che il reale, oltre che essere ricco di fenomeni la cui genesi multi causale, comprende un possibile ancora invisibile (E. Morin). Lazione del Soggetto si misura dunque
con lincertezza del reale e laffronta in un gioco complesso fra ordine, disordine e organizzazione che genera una
nuova conoscenza del reale. Il processo conoscitivo porta con s il dramma del viaggio attraverso il proprio e laltrui dolore, la sofferenza dellincontro con lAltro ma anche la gioia del rischiaramento di nuovi orizzonti e significati nel presente. Quel presente di cui il regime della simultaneit ha dilatato i confini in modo ipertrofico, riducendo lesperienza di vita e la sua narrazione ad un incoerente e frammentato succedersi di eventi, spostamen25

ti (A. Bonomi, 2011). La nuova conoscenza che emerge


dalla lettura dei profili biografici riportati in queste pagine
pu altres essere definita unintelligenza diffusa, un
nuovo ordito rispetto al reale. Per ordito intendiamo la
risultante di tre fattori: conoscenza, competenza e apprendimento sistematico (far tesoro delle esperienze, non ripetere gli stessi errori). Erroneamente spesso il termine conoscenza considerato inclusivo anche del termine competenza, mentre la distinzione fra i due sostanziale. La condivisione della conoscenza un processo comunitario.
Lo sviluppo delle competenze anche e soprattutto una
sfida individuale. La conoscenza, il petrolio del cervello, necessaria ma non sufficiente. Analogamente, non
sufficiente agire perch non si devono confondere gli
sforzi con i risultati. La conoscenza infatti una risorsa,
lintelligenza una capacit, cio la dimensione del talento o il merito di far funzionare le cose. Lintelligenza
sintreccia con la cultura, con linsieme cio dei comportamenti strutturati individuali e di gruppo che creano
processi di costruzione di modalit dotate di senso (individuale e comune) per affrontare e risolvere dimensioni
problematiche che un certo contesto societario pone agli
attori (capacit di contestualizzazione). La contestualizzazione un sapere teorico-pratico complesso capace di
dare un ordine alla relazione fra dimensione privata e pubblica del soggetto che si formalizza, come gi detto, in
una riflessivit che genera una nuova expertise.

4.Esplorazione e rigenerazione
della conoscenza della realt

Il nuovo sapere di cui stiamo parlando si configura come lesito di una nuova esplorazione (non mera specu26

lazione) del reale. Esplorare significa avventurarsi nella strada della conoscenza senza unassicurazione preventiva sullesito. Esplorare avventurarsi alla ricerca di
luoghi ignoti o di difficile accesso con uno sguardo giovane e ingenuo. Lesplorazione da parte del Soggetto ha
dunque il passo del cammino aperto alla sorpresa, allincontro e allimprevisto. Lesplorazione si fa raccoglimento e riconciliazione con tutto ci che la vita offre: un
pensiero non nomade ma pellegrino (G.P. Quaglino,
2011). Un viaggio che si muove da unidea, una possibilit, una speranza sul futuro anche talvolta molto fragile.
Le dimensioni esistenziali connesse alla fragilit,
come sottolinea Brogna (2011), sebbene ormai scomparse dalla coscienza occidentale, contrassegnano una dimensione dellesistenza che va valutata e rivalutata poich la fragilit la condizione esistenziale che consente
allEgo di creare la relazione con lAlter come terreno di
una comune possibilit da cui nasce la dimensione del
Noi. Questo pensiero esplorativo si configura come un
ascolto pensante nei confronti della realt che isola dai
rumori normali; una solitudine costruttiva che aiuta a
vedere altrimenti, dispone a un altro ascolto delle stesse
voci e delle parole che abbiamo avuto e abbiamo sotto
mano. In realt la riflessione non ci porta al passato ma
allesperienza del pensiero del passato e getta una luce
sul futuro. La riflessione volta al passato si manifesta pi
come ri-pensamento che come pensamento e quella
volta al futuro pi come rivolgimento che come svolgimento. Per tali ragioni il Soggetto che mette in gioco le
proprie convinzioni in un rapporto complesso anche conflittuale con la realt egli un protagonista che spesso
appare solo (talvolta isolato) e melanconico (inquieto perch avverte la vicinanza dellinfinito, R. Guardini, 2006) produce in essa un nuovo effetto generativo in
27

termini di cultura e di azione. Potremmo definire la qualificazione della tipologia di questo pellegrinaggio costruttivo nella realt non di semplice miglioramento
dellesistente ma di discontinuit rispetto a esso, e la cifra di questo valore aggiunto creato fornita dal suo tasso di generativit culturale e sociale. Come ha messo giustamente in evidenza Chiara Giaccardi, la cornice epistemica della parola chiave generativit implica la fine della
contrapposizione, a cui la post-modernit si dichiara ostile, fra mythos e logos. Il logos senza il mythos, senza il
luogo delle dipendenze originarie, senza il discorso sulle
cose ultime (R. Panikkar), diventa parola afasica, ridontante, strumentale alla dittatura del dato, della fattualit. La parola, separata dalla catena mitica delle risonanze, diventa prima di tutto una parola pronunciata piuttosto
che ascoltata. Lascolto relazionale e riconosce uninterdipendenza; il soggetto che diventa emittente invece autoreferenziale (C. Giaccardi). Come ricorda la stessa Giaccardi, Raimon Panikkar scrive che la modernit fondamentalmente una cultura del logos, convertito
in ragione (ratio), e ha voluto relegare il mythos a una
tappa gi abbandonata, o a mero intrattenimento.
Questo il dramma della modernit: il mito, screditato
come tappa immatura dellinfanzia della ragione, non solo non scompare ma, separato dal logos, si ripresenta in
forma ancora pi inconfutabile e potente, perch totalmente arbitraria. Separati dal senso, i significati fluttuano
liberamente in uno spazio estetico deculturalizzato, con
pura funzione di intrattenimento. Uno spazio in cui, come
scrive Franois Varillon, tutto Dio tranne Dio stesso.
La rilevazione fenomenologica dellassenza di generativit di una certa serie di pratiche interessante per spiegare
quale sia lo statuto epistemologico di quellorizzonte del
pensiero e dellazione che definiamo contemporaneit.
28

5.Lo statuto della contemporaneit e i suoi effetti

La contemporaneit si configura come una dimensione prospettica che non riesce a discernere il nesso che
esiste fra le ragioni dellazione individuale e i suoi effetti
di rilevanza nello scenario pubblico. Questa impossibilit di discernimento della relazione fra dimensione privata e pubblica promana dalla pervasivit del pensiero
dellepoca del post-umano (P. Barcellona, 2007), un sistema normativo e simbolico che opera per regolare nella
contingenza uninfinita gamma di bisogni secondo un ordine (codice) simbolico la cui normativit dettata dai
principi dello sviluppo della tecnica. Lapparato tecnico incrementa in modo pervasivo quelle gi accennate dimensioni di vulnerabilit e fragilit che vengono sintetizzate
nella letteratura socio-psicologica contemporanea con la
parola-chiave disagio. Le principali dimensioni del disagio dellepoca del post-umano, per citare Pietro Barcellona, sono costituite dallo sbriciolamento progressivo della tenuta dei legami sociali: perdita di radici, volatilit delle sensazioni, perdita dellesperienza, tramonto
degli ideali, isolamento, assenza di avvenire, consumo
compulsivo, svuotamento del valore simbolico della parola, impero delloggetto, annichilimento del senso, spinta imperativa al godimento immediato, fatica di desiderare, pratiche pulsionali perverse (2007). Questo orizzonte ermeneutico delle propriet che definiscono alcune dimensioni costitutive del nomadismo culturale contemporaneo contribuisce a definire i diversi profili di una visione antropologica che tende a ridurre il principio di libert delluomo alla necessit di consumare in modo compulsivo e ossessivo tutti i prodotti della sua mente e del
suo corpo. Un bisogno illimitato di possedere feticci il cui
soddisfacimento impossibile da ottenere. Questa erme29

neutica della antropologia dellepoca del post-umano si


configura, pertanto, come il prolungamento dellideologia moderna dellonnipotenza dellautocostituzione della
prassi e dellimmutabilit dellessere. Unideologia dellimmortalit mascherata da conquista scientifica, che,
intanto, ha leffetto di prolungare allinfinito lantropologia delluomo soggetto di bisogni e del modo di produrre
che a essa corrisponde (P. Barcellona, 2007).
Si consumano (reificano, G. Lukacs, 1967) cos nella contemporaneit i beni ma anche le storie di vita esemplari di una modalit di stare al mondo non consumistica
delle relazioni con gli uomini e con gli artefatti da essi
prodotti. Il processo di reificazione consegna al passato,
alle generazioni future, la narrazione delle gesta di qualcuno. Lapparizione di questa unicit dura solo il tempo
della prestazione viva dinanzi ad altri. Lazione non produce nulla. Larchitettura (P. Ricur, 1998), la capacit
di fabbricazione, al contrario, consente di far rivivere le
azioni dei protagonisti perch le loro storie non solo siano ricordate ma siano ripetute e recitate. La post-modernit, riducendo lunicit a singolarit lorizzonte dello scopo viene riassorbito nella sfera dei mezzi cancella
cos ogni possibilit di costituzione di legame sia affettivo che pratico, frustrando la possibilit della riproducibilit delle azioni nella dimensione pubblica e trasformando di fatto tutte le relazioni in relazioni di carattere funzionale. Losservazione di questo processo lavorativo
sulla mente delluomo reso possibile dal fatto che la societ dei consumatori lavora sullo spirito, lasciando la
cura del corpo al fai da te dei singoli soggetti, ossia interpella i suoi membri e si attende da essi ascolto, attenzione e obbedienza (Z. Bauman, 2008).
La dipendenza da negozio favorisce nella polis la
conformit alle regole routinarie ma soprattutto la con30

vinzione che tutto sia negoziabile, cio scambiabile, misurabile e vendibile, anche il singolo individuo che entra
in competizione nel mercato. Nella societ dei consumatori, pertanto, difficilmente comprensibile il gesto
non misurabile che non attende restituzione. Questa azione non pu che rispondere, nel codice formalizzato della
contemporaneit, a una caratteristica di eccezionalit
(eroicit) che non appartiene alla sfera dellordinariet
del tempo presente. Sono storie di un passato anche prossimo, magari molto vicino a noi, che vanno conservate
(rimosse) come in un museo per sterilizzarle e renderle
indolori. Sono storie magari generate da forti passioni
che per sono destinate a estinguersi quasi rapidamente
perch disincantate rispetto a un mondo che non coltiva
la promessa del futuro e custodisce solo il senso del tramonto (U. Galimberti, 2005). Gli eroi del nostro tempo, dunque, secondo il paradigma tecnico-scientifico dominante, sono solo ospiti di unepoca che ha abolito i fini
perch ha rinunciato a porre domande sul senso del vivere e dellagire. Le passioni esistono e sono anche virulente ma non possono che essere tristi perch eventi umani
in-significanti che la terra ospita a sua insaputa (U. Galimberti, 2007). Il pensiero unico dellera della globalizzazione, coincidendo sul versante epistemologico con il
dominio del paradigma tecnico-scientifico, nella sua
grammatica dei segni non pu che sconnettere da qualsiasi senso la storia di una vita, perch la tecnica entrata
in conflitto irreversibile con il primato che luomo aveva assegnato a se stesso nella storia dellessere (U. Galimberti, 2007). Lestinzione della vita come racconto di
una storia legata alla storia di tutti, determinata da questa implosione di senso che il trionfo del nichilismo dellepoca attuale. Una concezione estetizzante e immanente del mondo, pervasa di relativismo e scetticismo, che
31

annulla lesistenza di qualsiasi valore e lo rende razionalmente incomprensibile, cio incapace di discernimento.
Il nichilismo lenisce ogni dolore fino a rimuoverlo e vanifica tutte le norme su cui sono state scolpite le morali
dellOccidente. Con il nichilismo lOccidente si trasforma in occidentalismo, per il quale tanto la dimensione
religiosa quanto lateismo divengono termini desueti,
fuori luogo, superati dalla storia (M. Borghesi, 2013).
Ma di quale storia si parla? Una storia che, nellinterpretazione post-storica e post-ideologica fornita da Francis
Fukuyama nel suo La fine della storia e lultimo uomo
(2003), reinterpreta, nellepoca della globalizzazione,
leconomia come scienza totalizzante e forma di guerra
al tempo stesso. Fukuyama legittima questo ruolo della
scienza economica con una copertura di matrice idealistica (lAsse del Male) per provare a fornire una convincente cornice filosofica alla politica estera americana divenuta particolarmente aggressiva dopo lattentato alle
Twin Towers dell11 Settembre 2001. La fine della storia, nellinterpretazione di Fukuyama, si coniuga con il
capitalismo finanziario trionfante che, nella sua dimensione sovrastrutturale, adotta un paradigma ludico-edonistico che svuota di qualsiasi spessore di senso storico ogni
forma di agire umano che promuova valori non negoziabili. Lhomo oeconomicus e lhomo ludens in questa cornice epistemica sono i due volti di un Giano bifronte dellt contemporanea. Come osserva acutamente Borghesi (2013), contrariamente a ci che pensava Herbert Marcuse nel suo Eros e Civilt (1964), leros laltro volto
del capitalismo trionfante, non la sua negazione, il mondo estetico, erotico, il volto radioso che copre gli spiriti animali del mondo reale, quello dominato dalle leggi
bronzee delleconomia (M. Borghesi, 2013). Si consolida cos un codice vivente che punta ad annullare ogni tra32

scendenza e fondamento nella realt, determinando una coincidenza fra norma e fatto (P. Barcellona, 2007). Questa reificazione della Legge si configura come una castrazione nei confronti della libert del Soggetto. La libert,
infatti, significa non privarsi delle possibilit che il futuro pu riservare, possibilit che ancora non si conoscono
ma che possono procurare il nostro benessere. La castrazione di questa libert allora lasfissia che caratterizza
un vivere che non aperto a riconoscere questa possibilit. Ci pare che molte delle storie dei nostri protagonisti
offrano unattitudine della loro mens dedita a coltivare
questo dinamismo della libert aperto alla dimensione
della scoperta della possibilit. A differenza del paradigma tecno-nichilista che propugna lidea della libert a
iosa: noi siamo tanto pi liberi quante pi opportunit
e quante pi esperienze riusciamo a vivere (M. Magatti, 2012). Lesperienza, come gi sottolineato, non configura un processo di reificazione/rimozione di fatti/eventi
ma formalizza e riallinea fino a un livello epistemologicamente pi complesso ci che accaduto affinch esso, nel
processo narrativo, possa divenire traslabile per lAlter,
cio comprensibile e dunque rielaborabile.
Ci ricolleghiamo a questo punto alla questione iniziale
da cui si mossa la riflessione su quale possa essere il
senso, nellepoca del post-umano, della proposta di alcune brevi narrazioni biografiche, storie di protagonisti di
un passato anche molto vicino al nostro presente.

6.I temi della relazione: il Desiderio, il Nome


il Volto, il Padre e il ritorno nello spazio pubblico

La prima generalizzazione tematica riguardante questi


protagonisti di eterogenea provenienza il tratto comune
33

della loro azione. Gli eventi che li hanno visti protagonisti segnano a mio giudizio un movimento del loro fare indotto dal desiderio di dare un senso alla propria esistenza nel mondo, tentare cio di fornire una risposta sensata (plausibile) alla domanda sul proprio nome. Il racconto biografico questo link che prova a costruire il
nesso fra la parola e la forma di vita storicamente assunta dal Soggetto protagonista di una storia, della sua storia che divenuta, in tutto o in parte, la nostra storia.
Nel corso della rivisitazione del quadro epistemico attuale con il quale la narrazione biografica dei nostri protagonisti deve fare i conti, ci siamo pi volte soffermati sulla
parola bisogno, concetto che indica soprattutto la consapevolezza di una mancanza, di unassenza che in modo
feticistico la societ del consumatore, come gi detto,
cerca di colmare in modo illusorio e parossistico. Il Desiderio, al contrario, si configura come il tentativo di dare
una risposta a questa coscienza della mancanza mettendo
il soggetto in azione, in movimento. Il desiderio, a differenza del bisogno, turba il soggetto, lo inquieta, lo strazia
perch una forza che eccede lio e lo costringe ad andar
fuori dai suoi confini irrigiditi. Lesperienza del desiderio, per questa ragione, lotta contro il narcisismo e lautoreferenzialit dellio che andando verso lAltro perde una
parte della propria padronanza, cio della propria smania
di dominio e di possesso nei confronti dellAlter, il cui
bisogno a sua volta rappresenta la realt a cui il protagonista va incontro perch il bisogno dellAlter si trasformi
a sua volta in desiderio.
Questo incontro pu essere storicamente drammatico
perch deve lottare con la tentazione della violenza della
sopraffazione nei confronti dellAltro da parte di ciascuno dei protagonisti affinch il Nome dellEgo possa assimilare il Nome dellAlter e viceversa. Recalcati ci ricor34

da quello che a questo proposito pensava Freud per il quale la violenza genera persistenza, attaccamento alloggetto colpito. [...] Lodio ci vincola eternamente alloggetto. Non una modalit di separazione, ma un modo per
non separarsi mai (2011). Sotto questo profilo la narrazione dellesperienza del desiderio dei nostri protagonisti quella della perdita di una quota della loro identit
originaria limmagine alterata del proprio volto perch lesperienza del desiderio sempre esperienza di una
alterit e, dunque, porta con s sempre una quota di perdita dellidentit, una dis-indentit, una non coincidenza (M. Recalcati, 2012). Il racconto cos considerato descrive un dis-fare per ri-fare un volto, il proprio volto nellincontro con lAlter, condizione essenziale perch ci avvenga, infatti, solo sconfinando che si capisce (L. Althusser). Il riconoscimento della diversit dellAltro, come altrove ho avuto modo di sottolineare in
una riflessione sullIntercultura (2012), si configura come rispetto poich, secondo la radice etimologica della
parola, lEgo e LAlter, pur non simili, sono in grado di
stare luno di fronte allaltro, guardandosi reciprocamente in volto e conversando fra loro. Nel racconto biografico emerge pertanto il tema del guardare il volto dellaltro
come condizione per riconoscere il proprio. Questa manifestazione di tipicit o di propriet culturali esclusive (H. Simon) viene descritta nel racconto del reciproco
riconoscimento. Roger Scruton per trattare il tema del
disvelamento del Volto di Dio (2012) sostiene che il
punto di partenza pi naturale il volto umano e, riprendendo sullargomento il nucleo del pensiero di Emmanuel Lvinas, ne cita unespressione significativa allorquando il filosofo lituano scrive sul volto che in s e
per s visitazione e trascendenza (1985). Questa scoperta del volto dellAlter include la scoperta della comuni35

t, perch laltro spesso abbandonato e senza riparo in


luoghi sociali. In questi luoghi il Soggetto incontra anche altri che lo riguardano che li riguardano (M. Illiceto, 2008). Il riconoscimento di questo volto si traduce pertanto in ricerca della giustizia senza che questa giustizia dimentichi lamore, cio la presa in carico da parte
del s del destino dellaltro. Dal riconoscimento del volto
dellAlter si passa cos alla comunit dei volti (E. Lvinas), alla cura della polis, il passaggio dalletica alla
politica. Nel rapporto dialogico fra lEgo e lAlter si manifesta lunicit di ciascuno come perpetuo movimento
di differenziazione, come lessenza vivente della persona cos come si mostra nel flusso dellazione e del discorso (H. Arendt, 1988). Al tempo stesso questo riconoscimento dellunicit, della singolarit conduce, come gi
detto, al riconoscimento della polis, il luogo della comunit che non nasce dal di fuori ma che sia lEgo che lAlter si portano dentro. Il racconto dellio feticista, al contrario, si connota con la descrizione di un movimento verso un godimento illimitato che lo porta istericamente a
consumare lAltro come se fosse il nulla.
Lio feticista un corpo senza volto, senza memoria,
senza identit e senza appartenenza. Egli non abita il proprio corpo ed perennemente in fuga oltre che da se stesso anche dagli altri corpi, cio dalla comunit. Lesito di
questo incontro disperato quello della fine del discorso del Soggetto ma anche della relazione dialogica fra
lEgo e lAlter. La natura di questa relazione, infatti, non
intima, chiusa, o come la definisce Lvinas clandestina (1954), bens pubblica, in quanto la sua evidenza
pubblica implica lesistenza di luoghi dove si svolgono
delle pratiche esperienziali di reciproco riconoscimento. La fine del discorso coincide per questa ragione con
leclisse della dimensione del noi, cio della comuni36

t. In questo orizzonte ermeneutico, lesperienza del desiderio di molti dei nostri protagonisti agganciati alla storia si potrebbe interpretare, nel loro rapporto con la realt
che li ha visti attori e non comparse sulla scena della storia, come lesplicitazione della ricerca dellaggancio con
il Padre. Queste storie fanno emergere dunque il tema
del Padre, colui che ha dato il Nome a un figlio e la cui
presenza non evapora (J. Lacan, 2001) sul palcoscenico dellazione, di guisa che il padre genera la Legge del
rapporto dellEgo con lAlter, cio con la realt. Il nome, la definizione della dimensione dellunicit del soggetto, connota da un lato la sua originalit, dallaltro definisce un explanans del Soggetto verso un explanandum, un punto di partenza che lo porter a una comprensione della realt come possibilit ontologica di costruzione della relazione con lAlter diverso da s.
Il tema del padre, qui introdotto come chiave ermeneutica della genesi e orizzonte al tempo stesso dellazione dei nostri protagonisti, molto complesso e ha coinvolto nella sfera della modernit varie aree di pensiero filosofico, psicanalitico di matrice freudiana e junghiana e
naturalmente sociologico, riferite prevalentemente, queste ultime, alla dimensione del rapporto del singolo individuo e della comunit con lAutorit, il Potere e il loro
apparato simbolico. In questo contesto di riflessivit noi
privilegiamo uninterpretazione della figura del padre
come ambito di riferimento della ragione dellazione ma
anche dellorizzonte di essa da parte del Soggetto. Il Padre, quindi, deve essere sfilato dal ruolo di creatore del
Diritto, come larga parte della cultura occidentale fino a
una certa epoca lo ha catalogato, attribuendogli responsabilit non proprie. Daltro canto a lui sono stati attribuiti
ruoli di nume tutelare dal punto di vista biologico, ignorandone volutamente il ruolo genealogico per le sue evi37

denti implicazioni sul piano pedagogico. La figura del Padre, infatti, larchetipo con una forte valenza simbolica che contribuisce a strutturare la prossemica del soggetto nella realt, ne stimola il desiderio di libert e ne suscita il desiderio di muoversi verso lAltrove, cio verso
il luogo del non conosciuto e del non pensato (C. Castoriadis). Il padre nella sua funzione trasformativa svolge una funzione fondamentale, complementare a quella
della madre. Entrambi con modalit e cronologia diversa consentono al figlio di iniziare lavventura della ricerca del significato del proprio nome nel mondo. La madre indispensabile per nascere ed entrare nella vita; il
padre per crescere ed entrare nel tempo e nella storia. Entrambi per vivere ed imparare ad amare ed essere amati (C. Ris, 2013). Il rapporto con la madre ha consentito al bambino, dopo la nascita fisica, la crescita psicologica. Il rapporto con il padre, colui che laltro, laltrove (C. Ris, 2013), lo spinge al movimento e alla esplorazione nel tempo e nello spazio, riconducendolo verso la
scoperta del rapporto con lAlter, cio della propria e altrui umanit. La presenza del padre, rendendo dunque
possibile lo sviluppo della dinamica della relazione fra
lEgo e lAlter, costruisce la dimora, il tmenos dellincontro, il tpos della relazione che pu portare al loro reciproco riconoscimento. Questo riconoscimento lesito dellattraversamento dellintervallo sulle labbra della
ferita che segna il confine della separazione fra il padre e
il figlio, fra lEgo e lAlter, ma indica anche il punto di
passaggio per il ricongiungimento. In questo luogo dove
prevale la mitezza e la sagacia, lEgo e lAlter, per riprendere uno dei temi della riflessione di Hannah Arendt,
conversano insieme in uno spazio pubblico di apparizione. Il discorso che accompagna lazione dialogica non
ha mai fra loro la forma dellintesa pacifica, al contrario
38

agonistica ma, come sottolinea sempre la Arendt, non


ha mai la caratteristica della lotta, non si ispira al combattimento militare ma a un approccio di tipo investigativo. Nel movimento esplorativo, la scoperta avviene sempre sulla base di indizi che consentono di seguire una o
pi piste che portano il Soggetto alla scoperta della verit,
cio allincontro e al discernimento del proprio desiderio
corrispondente a quello dellAlter, in un contesto relazionale non intimistico ma pubblico. Questo spazio pubblico costituito da innumerevoli volont e frequenti intenzioni fra loro in contrasto ed esso emerge quando si con
gli altri; non per, n contro (H. Arendt, 1988). La narrazione, cercando cos di dipanare linestricabile insito in
ogni relazione complessa, attesta questo percorso comune che diviene uno spazio abitato e un tempo condiviso.
Una dimensione spazio-temporale infra fra lEgo e lAlter mai visibile, mai calcolabile, impossibile da fabbricare, un intreccio, un tessuto che si crea fra gli uomini
dacch si rivelano in atti e parole (M. Leibovici, 2002).
Il racconto degli atti, pur nella loro strutturale fragilit,
si configura cos come la dinamica del riconoscimento di
queste unicit dellEgo e dellAlter che consente la costruzione di una dimora comune nella quale non vi sono
solo parole metaforicamente scambiate ma si edifica anche un terreno materiale. Nascono di conseguenza anche
pratiche e talvolta comunit di pratiche. Le azioni segnano spazi di avvenimenti che ineriscono alla disposizione spaziale delle cose ed esse qualificano ogni storia di
vita come processo di costruzione di un habitat in uno
spazio di vita (P. Ricur, 1998). Lhabitat si configura a
sua volta come il riconoscimento da parte di ciascuno del
proprio essere figlio nei confronti del padre che gli testimonia che la vita non solo appagamento ma fatica e
perdita. Il figlio riconosce la ferita che gli procura il pa39

dre che non uningiuria ma un dolore da cui nasce la


consapevolezza della sua fisionomia che lo condurr alla
libert e alla capacit di acquisizione del principio di coscienza della natura e del significato della realt. La libert che il figlio impara dal Padre non la libert chiusa
dellio autoreferenziale ma la libert concreta dellaccettazione degli altri, del realizzarsi appieno nel rapporto
con gli altri. Il Padre dunque non impone la Legge della
realt al figlio ma lo accompagna, spesso nel dramma e
nel dolore, alla comprensione della legge che la regola,
legge nella quale il figlio scoprir lesistenza delAlter
nella stessa agor di cui entrambi fanno parte in modo non
casuale. Il padre, dunque, innanzitutto, in prima persona un portatore della ferita; per questo ne pu trasmettere
al figlio la sensibilit, il sentire (C. Ris, 2003). Il riconoscimento si manifesta come la sola connessione che
conta, la sola che inonda la vita, quella dellincontro
con il desiderio dellAltro (M. Recalcati, 2013). Questi nostri protagonisti, attraverso la narrazione di questi
profili delle loro storie di vita, sviluppano inoltre il tema
del viaggio e non del vagabondaggio nella realt.

7.La storia come racconto del viaggio

Il viaggio ha sempre affascinato luomo perch la


metafora pi semplice e adeguata per descrivere il cammino umano: lhomo viator. Il viaggio costituisce, altres una dimensione antropologica per gestire da parte del
Soggetto il risanamento delle proprie ferite. Colui che
viaggia in qualche modo, come gi detto, per ritrovare la
meta cercata deve fare anche per qualche momento lesperienza della tragicit della solitudine e dellabbandono da parte della stessa propria comunit. A tale proposi40

to, interessante riprendere, come ha fatto Rossella Prezzo nella sua Introduzione alledizione italiana del testo
della Zambrano Verso un sapere dellanima (1996), il
racconto che la grande filosofa e letterata spagnola ha fatto sul proprio esilio durante la guerra civile del suo paese. Ella ha cos scritto (in ABC, 28 Agosto 1989): Vi sono
viaggi di cui solo al ritorno si comincia a sapere. Per me,
da questo sguardo del ritorno, lesilio che mi toccato vivere essenziale. Non concepisco la mia vita senza lesilio che ho vissuto. Lesilio stato la mia patria, come la
dimensione di una patria sconosciuta ma che, una volta
conosciuta, diventa irrinunciabile. In questa erranza, anche molto prolungata, il Soggetto mette in gioco le proprie paure e fragilit osservando quei luoghi relazionali
dove la vertigine del non-conosciuto e del non-sperimentato si manifesta come possibilit di riscatto della
paura del vivere, in quanto lattraversamento delle proprie
mappe cognitive (S. Covey) precedenti ha messo in
moto la ragione esplorativa del Soggetto. Egli, in virt di
questo potenziamento del desiderio di avventurarsi in luoghi lAltrove dove il gi sperimentato mai lavrebbe
portato, alla ricerca dei punti di fuga. Il punto di fuga
un aspetto dellesperienza che luomo compie, per cui
lorizzonte, verso il quale si muovono il suo desiderio e le
sue pratiche esperienziali, non mai vagliato totalmente.
La realt infatti sempre segno che rimanda ad altro, a un
punto di fuga che suscita interrogativi e di cui la ragione
deve tener conto. Quel punto di fuga si connota come
quel punto in cui la realt diventa segno di altro e per cui
la conoscenza di qualsiasi cosa segnala linsopprimibile
esigenza di qualcosa daltro oltre i fattori razionalmente
dimostrabili. La ratio, la capacit cognitiva non decifra il
Mistero, il non conosciuto, il non gi sperimentato, ma rivela il segno della Sua presenza in ogni esperienza umana.
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Il bottaio deve intendersi di botti. Ma io conoscevo anche la vita,


e voi che gironzolate fra queste tombe credete di conoscere la vita. Credete che il vostro occhio abbracci un vasto orizzonte, forse,
in realt vedete solo linterno della botte. Non riuscite a innalzarvi fino allorlo e vedere il mondo di cose al di l, e a un tempo vedere voi stessi. Siete sommersi nella botte di voi stessi tab e regole e apparenze sono le doghe della botte. Spezzatele e rompete la
magia di credere che la botte sia la vita, e che voi conosciate la vita!
(E.L. Masters, Griffy il bottaio, in Antologia di Spoon River).

Il viaggio come nellUlisse dantesco il movente


che suscita il desiderio ardente di conoscere, il bisogno
profondamente umano di vedere ci che oltre, lignoto, ci che al di l del limite non valicato e che non pu
essere posseduto con certezza come il Mare Nostrum.
Il buon senso comune si fermerebbe di fronte alle colonne dErcole, ma a prezzo di una rinuncia incalcolabile:
perch il cuore, la ragione, proiettati per loro stessa natura verso linfinito, esigono di andare e di affrontare il rischio. Il viaggio si connota come unumana avventura
nella quale tutto si deve conquistare, per tutto si deve lottare, tutto deve essere scelto. Questo pellegrinaggio, come gi detto, segna una netta discontinuit di natura antropologica rispetto al vagabondare dei luoghi caratteristici dei nostri paesaggi globalizzati. Il pellegrino colui, infatti, come nel teatro delle marionette di Heinrich
von Kleist, che si muove leggero, pi leggero di un ballerino che, pur volteggiando, sempre riportato dal suo
stesso peso al suolo. Le marionette invece, poich il loro principio viene dallalto, hanno un movimento che quasi non fa loro toccare il suolo. Esse, infatti, della pigrizia della materia, di questa fra tutte le propriet la pi avversa alla danza, le marionette proprio non sanno nulla (H. Von Kleist, 2005). Nello scenario della globalizzazione, al contrario, molti soggetti stralunati si muovono appesantiti e goffi senza intenzioni e direzioni precise: la vi42

ta metropolitana si svolge prevalentemente in luoghi di


transito, in non-luoghi dove si svolgono ancora racconto e dialogo, ma dove ogni cosa evapora nellatto stesso di
presentarsi (P. Barcellona, 2007). La narrazione biografica che origina dallerranza recupera invece il linguaggio dotato di senso perch esso nasce da luoghi e vive di
luoghi. In questi luoghi ci si incontra, talvolta ci si combatte, altre volte ancora si perde la vita per lAltro. Chi
questo Altro per il quale si pu anche morire? Vengono in
mente le parole del grande Pr Lagerkvist:
Uno sconosciuto il mio amico, uno che io non conosco. Uno sconosciuto lontano lontano. Per lui il mio cuore colmo di nostalgia. Perch egli non presso di me. Perch egli forse non esiste affatto? Chi
sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza? Che colmi tutta la terra
della tua assenza? (P. Lagerkvist, Uno sconosciuto il mio amico).

8.La pratica della narrazione


e la rinascita della parola nella relazione

La pratica della narrazione consente il transito nel territorio delle storie che divengono racconti. Il racconto si
svolge in un luogo che non appena della memoria individuale ma della memoria di tutti: il luogo in cui la memoria di tutti accoglie le storie, accomuna i racconti, che
divengono le storie dellAlter, della comunit. La narrazione unopera di componimento che mette insieme,
annoda e ricongiunge, combina e rilega. unopera di
trama nella quale si riordineranno tempi e avvenimenti,
soste e passaggi, intenzioni ed azioni (G.P. Quaglino,
2011). La parola che si fa narrazione serve a dare ordine
alla vita e rappresenta un mezzo di ricerca della propria
dignit e di riorganizzazione dellesperienza. La parola
che si fa racconto aiuta a leggere la realt, lascia trac43

cia, talvolta cura, altre volte guarisce, riconcilia


con il mondo. Il racconto del pellegrino, attraverso la dinamica del viaggio, descrive la traiettoria dellincontro
con lAlter, con la comunit. Questo viaggio verso lAlter
non tuttavia un percorso lineare da parte del pellegrino
errante, il quale perch possa incontrare deve perdersi, anche fallire. Come sostiene con acume Recalcati (2011),
chi non si mai perduto non sa cosa sia ritrovarsi [...] Sono necessari una casa, un legame, unappartenenza perch
lerranza dia i suoi frutti. Il viaggio di questo pellegrino
lerranza di colui che coltiva il desiderio della scoperta
del legame con il Padre, cio con colui che con la sua parola gli ha dato il Nome, per incontrare altri Nomi, cio altri figli come lui. Durante il viaggio il Soggetto trasforma
le informazioni in conoscenza e questultima in sapienza, capacit di comprensione (intelligere) unitaria della
propria soggettivit e di quella del contesto. La narrazione biografica racconta il tragitto di questa Legge della
Parola che richiede ai protagonisti la forza di parlare degli e con gli altri per poter parlare di se stessi giacch
noi siamo la nostra parola, ma la nostra parola non esisterebbe se non si fosse costituita attraverso la parola degli altri che ci hanno parlato (M. Recalcati, 2013). Il racconto questo viaggio verso lAlter per la scoperta del
proprio Nome ereditato dal Padre, tragitto durante il quale
il soggetto impara la conversazione con lAlter: Una
vita non che questo apprendere a parlare la propria parola attraverso la parola degli altri. Lereditare non pu essere la cancellazione di questa parola e di questa memoria
dellaltro [...]. Ereditare non clonazione, non mai riproduzione passiva di un modello ideale attinto dal passato. la nevrosi che tende ad interpretare leredit come ripetizione, fedelt assoluta al proprio passato, infantilizzazione perpetua del soggetto, dipendenza senza differen44

ziazione, obbedienza senza critica, conservazione monumentale e archeologica del passato. Lo sguardo dellerede
non mai uno sguardo rivolto allindietro. Per riconquistare e, dunque, per possedere davvero la propria eredit,
non si pu sostare troppo vicino a ci che il morto ci ha lasciato (M. Recalcati, 2013). Il legame con il Padre lamore per la scoperta di questo proprio Nome, il discernimento della natura delleredit ricevuta, eredit che non
annichilisce il Soggetto nella simultaneit, nellorrore del
presente e delle sue razionalizzazioni (M. Foucault)
ma, facendogli intravedere una nuova modalit di possesso della realt, gli offre la visione del futuro come possibilit. Il soggetto sceglie di vivere, sceglie il padre e scegliendo il padre sceglie il fuoco, e la scelta del fuoco
la scelta della legge della parola, la Legge del desiderio.
Stare assieme attorno al fuoco inscrive la possibilit di un
legame (M. Recalcati, 2011). Intorno al fuoco nasce la
parola come conversazione, nuova narrazione fra soggetti che stabiliscono fra loro nuove dinamiche relazionali.
La conversazione si esprime con ladozione di due metodi
di scambio, quello dialettico e quello dialogico. La societ
moderna, come sostiene Richard Sennett (2012) pi brava a organizzare gli scambi del primo tipo che non del secondo. Il metodo dialettico si sviluppa sulla pratica della
conversazione mediante il gioco dei contrari che porta
allaccordo; laltro lancia nel campo della relazione opinioni ed esperienze in modo interlocutorio. Il metodo dialettico sviluppa toni fortemente assertivi, talvolta quasi
imperativi; laltro fa un uso sapiente del condizionale attenuativo per creare uno spazio sociale aperto. La prospettiva dialogica stimola la curiosit verso gli altri come persone e pertanto richiede una capacit dascolto affinch
possa nascere una relazione dotata di senso. Una perizia
per imparare a proporsi e a non imporsi nella vita altrui.
45

9.Larte nel prendersi cura


di s e dellaltro intorno al fuoco

interessante osservare che, come dice Sennett, questa capacit di ascolto si configura come una disciplina
che [...] crea lo spazio per esplorare la vita altrui, e consente che laltro, alla pari di noi, possa esplorare la nostra (2012). Occorre riflettere sul fatto che quando Richard Sennett configura larte del dialogo come frutto di
una disciplina dei soggetti implicati nella relazione, tale
parola chiave da un punto di vista ermeneutico non dovrebbe essere ascritta a un regime codificato di comportamenti organizzativi o sociali bens dovrebbe essere necessario risalire alle cause che li hanno prodotti e resi
socialmente rilevanti. In altri termini dovrebbe essere
pi producente da parte della ragione esplorativa indagare sulle cause che hanno messo in moto determinati eventi che hanno marcato la presenza storica di alcuni soggetti, definendoli come protagonisti.
Sotto questo profilo necessario ricordare che il termine disciplina deriva da due parole bibliche. NellAntico Testamento si riferisce alla coltivazione diligente della
giustizia nella propria vita ed tradotto come: istruzione,
educazione, cultura mentale, castigo. Nel Nuovo Testamento si trova il termine tradotto come mente composta e autocontrollo. La parola quindi connota il presidio dei comportamenti positivi e ordinati che garantiscono la coincidenza con il modello della comunit (educazione e sviluppo morale). Il Risultato delle proprie azioni
secondo le scritture antiche e sacre lesito dellobbedienza alle regole divine. La differenza fra obiettivo e risultato sostanziale. LObiettivo un dichiarato, una meta, qualcosa che non esiste a cui si tende, verso cui si procede. Il Risultato una realt concreta inserita al livello
46

del terreno su cui poggiano i passi delle persone. LObiettivo un preventivo. Il Risultato un consuntivo. La differenza fra preventivo e consuntivo definisce la capacit
di aver rispettato le regole operative corrispondenti, linsieme degli elementi prescrittivi assunti consapevolmente
dal soggetto, e la messa in atto di tutte le competenze necessarie allo scopo. Non c responsabilit se non ci sono
regole; non c regola che non determini delle responsabilit. Gli eventi storici che hanno segnato la presenza dei
protagonisti, pertanto, potrebbero essere pi compiutamente decifrati, nella rilettura delle loro ragioni (logos e
mythos) che hanno generato azioni (pratiche) improntate
alla responsabilit e regolarit, pratiche che hanno prodotto risultati storicamente documentabili, fra i quali i discorsi, nel senso gi detto di conversazione, che ne hanno garantito non solo la trasmissibilit ma anche la traslazione.
Il discorso genera una possibilit di nuova comprensione sociale, una rilettura della mappa delle relazioni dei
luoghi di un contesto umano e civile. Il fuoco intorno al
quale si sviluppa la conversazione rappresenta simbolicamente la Legge della convivenza, cio la possibilit che si
costituisca il legame, il nesso, la relazione fra lEgo e
lAlter, fra il Soggetto e la realt della comunit. Il Padre, nel momento in cui d il Nome al figlio, gli d il fuoco, porta con lui la Legge del fuoco, cio la Cultura e il
Desiderio. Il Padre portando il fuoco colui che d la Parola al figlio e dunque per questultimo parlare con il padre significa non perdere il fuoco, la possibilit che la vita non sia solo espressione di un parossistico desiderio di
dominio della realt. Il figlio, alimentando il desiderio
che nasce dalla ricerca del nome proprio e altrui, non resta altres vittima di un Rancore che nasce dallimpossibilit di soddisfare il proprio bisogno di godimento illimitato. Il Rancore si connota come odio indifferenziato del47

la folla ma anche spesso delluomo nella sua irriducibile individualit, nei segni interni dellanima, nei tratti
esterni della fisionomia e del corpo. Si cerca un nemico, perch in assenza di un nemico fuori di s, il soggetto
portatore di rancore sa che si ritrover inesorabilmente a
cercarne uno davanti allo specchio. interessante riflettere sul fatto che quando lAltrove diventa il luogo del
racconto, la fragilit, la paura dellignoto, la fatica non
vengono trasformate in indifferenza, intolleranza o rancore, bens in ascolto e scoperta della realt di soggetti
anche vinti ma non piegati dal dolore e dalle difficolt.

10.Il racconto come scoperta


dellAltrove e la rigenerazione della memoria

Il racconto dei luoghi della scoperta e dellincontro con


lAlter (la realt della diversit, E. Morin) costituisce una
nuova Antropologia del Presente (A. Bonomi). Una prima conclusione che possiamo tirare rispetto alla valenza
del racconto biografico nellera della contemporaneit
dunque quella che esso mostra un soggetto protagonista della narrazione, non eroe o dotato di qualit eccezionali, ma un individuo con una personalit umana stabile.
La stabilit non coincide con il mantenimento ossessivo
della stessa idea ma anche con il cambiamento di essa
senza che ci debba provocare una negazione dei propri
legami costitutivi. In altri termini, il salto del paradigma
non coincide necessariamente con la negazione del padre.
Trattiamo racconti di storie di soggetti agganciati alla storia che sono persone aperte, nella drammaticit della propria fragilit e della propria condizione storica, alla dimensione della positivit perch coltivano e assecondano,
non per mera posizione di status, delle ragioni e delle pas48

sioni in grado di elaborare una relazione rispetto al passato, al presente e al futuro. Il presente per il Soggetto si
colloca fra uno spazio desperienza in cui giocano un
ruolo fondamentale la coscienza e la memoria della cultura
dappartenenza e un orizzonte dattesa che ingloba progettualit personali e percorsi di vita possibili. Per quanto riguarda laspetto legato alla memoria della cultura
dappartenenza, il passato sembra comportare, al livello
del vissuto personale, il prevalere della memoria sulla storia. In ogni caso la memoria costituisce un repertorio da
cui attingere le risorse per la costruzione delle traiettorie
di azione (anche rivolte verso il futuro): un repertorio che
viene continuamente rivisitato e sottoposto a valutazione
critica sulla base delle esigenze presenti. Si pu ricorrere
a una memoria reiterativa e compulsiva (che resiste alla
critica) e una memoria-ricordo, lavoro di rimemorazione, rivisitata dal Soggetto, memoria di ricostruzione
che anche memoria critica, capace di non cancellare o
ipostatizzare il passato, ma di affermarne la rilevanza rispetto al presente e al futuro. Lintreccio fra le tre dimensioni temporali si potrebbe definire, secondo la letteratura
sociologica sulla teoria dellazione, come ricerca di originalit culturale dei singoli soggetti. Alludiamo con questa definizione alla capacit da parte del Soggetto di saper collegare ci che sa con ci che fa e con ci che . Questo elogio della cultura dei nostri protagonisti evidenzia
tra laltro sia la velocit di trasferimento del loro pensiero
in azioni e risultati, sia la intensit e diffusione del pensiero a valore aggiunto in campi e settori anche differenti.
Per ci che concerne lorizzonte dellattesa dei nostri
protagonisti, tale dimensione appare del tutto dissimile
da quella tragicamente illusoria descritta nellAspettando
Godot di Samuel Beckett o da quella disperatamente
scettica espressa dai versi della poesia di Cesare Pavese:
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Non c cosa pi amara che lalba di un giorno in cui nulla accadr. Non c cosa pi amara che linutilit. La lentezza dellora
spietata per chi non attende pi nulla (C. Pavese, Lo steddazzu).

Lattesa alimenta, al contrario, la nostra memoria che


costituita da tutto ci che non muore perch aiuta a vivere in quanto d un senso a una storia personale e comune. Il discorso, la forma di una conversazione fra un Ego
e un Alter, pu prendere vita ed emergere socialmente
soltanto intorno a una percezione che diviene progressivamente convinzione che la nostra libert si gioca nella
costruzione di un cammino comune. Un percorso scandito da fatti condivisi e che, pur con le inevitabili dispersioni, creano una narrazione, un legame che si alimenta della reciprocit di un desiderio di ricerca di senso del vivere e dellagire. La parola diviene cos il riverbero di una
vita che nasce da un rapporto e cresce in esso. Una relazione nella quale viva e presente la memoria di un passato e lesperienza di un presente e che diviene il luogo
in cui si crea un nuovo sapere sulla realt. Noi conosciamo veramente solo ci che ci crea un legame con la realt, ci che ci attrae (affectus); la conversazione la forma
che consente al rapporto fra lEgo e lAlter di poter funzionare in modo biunivoco e non come monologo di singoli vincolis soluti. Per questa ragione c un nesso stretto fra le parole, il loro significato e il contesto nel quale
esse prendono vita. Il Perch, il Dove, il Come e il Quando dei nostri dialoghi sono segni visibili dellimpronta e
della cura delle nostre relazioni. Le parole testimoniano
non solo la direzione dei nostri pensieri ma anche dei nostri desideri e dei nostri affetti. Un sistema di relazioni che,
come sostiene Michel Foucault, ci dice se ci a cui tendiamo sia una semplice storia generale o una storia globale,
un approccio questultimo che mette in connessione fenomeni e avvenimenti, cercando di ricostituire nel suo insie50

me una forma di civilt, il volto di unepoca, una rete di


causalit, un unico e identico nucleo centrale. Per concludere, le nostre conversazioni svelano la direzione e lintensit dei nostri legami e testimoniano le nostre intenzioni
intorno a un reale desiderio di costruire una vita comune.

11.Lo sguardo esplorativo


e il prendersi cura della polis

La natura e i contenuti del desiderio specificano non


solo le caratteristiche dellorizzonte del mio sguardo ma
anche la direzione che assume il pensiero esplorativo.
Il pensiero esplorativo rifugge dalla camicia di forza
della sistematicit, del rigore logico e analitico, dellessere categorico. Esplorare significa avventurarsi nella strada della conoscenza senza unassicurazione preventiva
sullesito. Lesplorazione ha dunque il passo dellincedere aperto alla sorpresa, allincontro e allimprevisto.
Lesplorazione si fa raccoglimento e riconciliazione
con tutto ci che la vita offre; un pensiero non nomade
ma pellegrino. La narrazione dei percorsi di questi viandanti d respiro e ordine alla loro ma anche conseguentemente alla nostra storia che, senza questi coni di luce, sarebbe inevitabilmente connotata da una serie di eventi
racchiusi (G.P. Quaglino, 2011). Attraverso la narrazione ormeggiamo nella nostra vita tutto ci che imprevisto e inatteso; essa ci porta nella casa dellidentit: ci fa
tornare i conti e imparare il nome proprio e altrui. La narrazione riconduce a mitezza lio dispotico e favorisce
linsediamento del S, cio la condizione essenziale per
la messa a dimora della dimensione del noi.
La seconda considerazione che emerge quindi dalla lettura delle storie dei protagonisti che il loro pensiero sul51

la realt stato positivo non solo perch non stato permeato dal rancore ma in quanto stato un pensiero costruttivo mosso dal desiderio di edificazione di questa dimora comune. La solidit e la durata nel tempo della costruzione dipendono in larga misura dagli interventi specifici di coltivazione. Lidea di coltivazione si differenzia da quella di progettazione organizzativa perch la
qualificazione della sua azione si basa su relazioni con
soggetti autonomi, liberi anche se in situazioni di deprivazione culturale, sociale, forte limitazione o sofferenza fisica. Ecco perch il concetto di coltivazione evita ogni
soluzione standardizzata dintervento e si concentra su
pratiche di sostegno della comunit, di individuare e analizzare i problemi che emergono dalle pratiche, dalle relazioni e che, se non affrontati, alla lunga determinano il
deperimento della medesima comunit.
Sotto questo profilo, per riaffermare il senso di appartenenza alla comunit, le pratiche dei nostri protagonisti,
anche quando le loro azioni hanno determinato forti cambiamenti collettivi, sono sempre partite da una concezione di sfida alla libert dei singoli ai quali sono stati offerti gesti di matrice non strettamente utilitaristica. Potremmo definire questa sfida lanciata dai nostri protagonisti
anche un forte contrasto culturale al trionfo dellidea di
moltitudine (A. Bonomi, 1996), intendendo con tale concetto tutte quelle voci prive di quei riferimenti forti dellepoca precedente. La moltitudine costituisce quel nuovo asset comunitario, quel nuovo bacino sociale privo di
attori forti ma popolato da una molteplicit di soggetti
tra loro molto diversi e dotati di propri linguaggi. A questa eterogeneit culturale, sociale e politica degli interlocutori i nostri protagonisti hanno risposto, quasi sempre
con un linguaggio e con corrispondenti pratiche che superavano gli schemi precedenti, in quanto la loro azione
52

non era mossa da uno schema precostituito, sebbene quasi sempre si collocasse allinterno di una tradizione culturale o religiosa. Queste azioni, mosse da desiderio della
scoperta del volto proprio e altrui, hanno assunto quale
domanda il tema della comunit come assenza, la comunit cio come entit in continuo dissolvimento e al
contempo in continua riproduzione in forme nuove.
Che cosa emerge dalla narrazione della vita dei protagonisti come risposta che si cimenta oltre gli schemi consolidati nellambito delle rispettive tradizioni?

12.La rottura del paradigma


precedente: il processo di donazione

Riprenderei a questo punto il tema dello scambio non


negoziale come chiave ermeneutica per leggere molte di
queste traiettorie di vita. Lo scambio di siffatta natura, attraverso il loro percorso di vita, si rivelato in molti casi
un motore per la ripresa di possesso da parte della comunit del proprio destino. Il primato della comunit ha trovato lo spazio necessario nelle pratiche sociali anche istituzionalizzate di molti dei protagonisti. Si nota infatti in
molti casi un continuum fra le azioni dei protagonisti e la
specificazione degli elementi della restituzione ad essi da
parte degli interlocutori o dei destinatari. Lazione di coltivazione, naturalmente, rigetta lidea della retroazione
simultanea perch le azioni complesse non possono essere interpretate secondo una chiave di rapporto causa-effetto. I tempi della risposta sono correlati alla multidimensionalit degli elementi immessi nel contesto. Cos come la qualit dellazione ecologica (E. Morin) dei protagonisti pu essere decifrata dallinterpretazione con lo
scandaglio della profondit e durata dei cambiamenti pro53

vocati da queste azioni strategiche. La persistenza di tali mutamenti altres fortemente influenzata dalla percezione popolare delle cause che hanno determinato le
scelte dei protagonisti nonch ovviamente dai risultati
materiali e immateriali delle loro azioni.
La chiave di lettura ermeneutica di queste storie di vita
ci riconduce al tema del dono. La forza del dono fatto alla comunit non sta nelle cosa donata o nel quantum donato come accade nella graduatoria delle organizzazioni filantropiche ma nella speciale cifra che il dono rappresenta per il fatto di costituire o ricreare una relazione
fra persone, nella quale il destinatario dellazione possa
mettere in essere un contro-dono. Se chi riceve gratuitamente non viene posto nelle condizioni di reciprocare altrettanto gratuitamente, finir per sentirsi umiliato e alla
lunga odier il suo benefattore. solo dunque con la reciprocit che si attuano il principio e la dinamica del riconoscimento fra lEgo e lAlter, il principio generatore
della socialit umana. La permanenza del legame, come emersione della intensit e della densit della relazione, lesito di una lotta vittoriosa contro i pensieri killer,
atteggiamenti mentali che paralizzano il Soggetto quando il rapporto fra lEgo e lAlter segnato dallimprevedibilit o dalla rassegnazione per un esito favorevole ritenuto impossibile. Per questa ragione lOrdine e la Disciplina della Relazione del Dono richiedono il superamento
di comportamenti di consumo della e nella simultaneit
nonch la coltivazione del Pensiero Strategico. Con questa definizione intendiamo leducazione della mens a cogliere i segnali deboli (deboli perch percepiti ancora
da pochi), i nuovi trend, e raccogliere informazioni a largo raggio nella sfera della complessit. Entrano cos nella mente del Soggetto elementi che ne ristrutturano la visione e lo portano a immaginare qualcosa a cui non avreb54

be mai pensato senza lattivazione del pensiero strategico! Guy Kawasaki, uno dei pi stretti collaboratori di
Steve Jobs, lo scomparso fondatore della Apple, era solito affermare che [...] le grandi vittorie arrivano quando riesci a liberarti dallidea di fare meglio la solita cosa. Questa lapidaria affermazione esemplifica la configurazione dellunione di ragione e passione, mythos e logos, che produce la discontinuit e la dissimiglianza nella
sfera dellazione, come le storie dei nostri protagonisti ci
testimoniano, e precostituisce le condizioni di una persistenza dei risultati, cio di una modifica non estemporanea del contesto di riferimento dellazione.
Riesce ovviamente quasi impossibile immaginare per i
teorici della contemporaneit come un sacrificio singolare possa determinare dei cambiamenti plurali anche di
lunga deriva. Sta proprio in questo giudizio la rottura del
paradigma vigente legato al consumo istantaneo anche di
ci che bonum et iustum e linstaurazione di una nuova
cornice epistemologica che consenta di vedere ci che altri, pur osservando con pignoleria, non sono in grado di discernere. In ci la pratica della narrazione, per parafrasare
Montaigne, lesercizio di una testa ben fatta e non di una
testa ben piena di oggetti feticisti, di idola destinati a portare il Soggetto sulle sabbie mobili dellignoranza, sul terreno descritto da Daumal di coloro che sanno tutto ma non
comprendono nulla della realt intorno a se stessi. I nostri protagonisti hanno avviato, ognuno con la propria storia, un principio di nuova conoscenza della realt. Sporcandosi le mani con essa, hanno deciso di abitare i luoghi,
di fare i conti con la realt concreta delluomo vittima di
se stesso o delle ingiustizie e dei pregiudizi degli altri. Essere vivi significa abitare una dimora, non essere sempre
con la testa e con il corpo da unaltra parte quando c bisogno di assumersi una responsabilit, rispetto a una situa55

zione concreta che richiede un impegno. Come ci ricorda il filosofo Jean-Luc Nancy, dimorare una condotta,
lessere-il-ci. Lesserci lunica possibilit di comprendere la realt senza esserne vinti dalla sua apparente ostilit.

13.Conclusioni

Possiamo provare a individuare alcune generalizzazioni che diano la forma di qualche risposta alla domanda
iniziale sul senso oggi del racconto biografico di alcune
storie di vita di protagonisti del 900.
Questi personaggi con le loro storie hanno ridato vita
a ci che nellepoca della contemporaneit considerato
irrilevante, incidentale, non ha precedente, fa parte del
gi pensato, non appartiene alle nostre esperienze e conoscenze acquisite e quindi invisibile nello scenario pubblico. Essi hanno costruito con un metodo di scavo nel
profondo del disagio, nella fragilit che la difficolt da
parte delluomo di uscire da una percezione di sconfitta
che non solo materiale ma imprime uno stigma nellanima (M. Foucault). Hanno generato una nuova conoscenza come chiave per comprendere (cum-prehendere),
cio cogliere la differenza insieme, ci che accade dentro
e fuori di noi, i nostri confini mobili, per avventurarsi nella societ del rischio (U. Beck), donando anche la vita.
Lavorando sulle terre di mezzo, luoghi in cui si mescolano certezze e incertezze, essi hanno generato una nuova cultura dellincontro con lAltro, non come dimensione intimistica ma nellAgor. Hanno generato la storia,
come viaggio e racconto di una vita, lasciando la parola
alla vita stessa; un nuovo regime di connessione alla realt che la rigenera, cio la fa nuova e nella quale la narrazione si fa racconto di questo cambiamento sia del
56

Soggetto che dellAltro. Questo racconto pu essere condiviso dalla polis perch assume una connotazione pubblicistica. Emerge in queste storie che la vita dei protagonisti viene ripensata con parole diverse, ad esempio la responsabilit, che, secondo il significato etimologico del
termine, aiutano a intraprendere unaltra direzione, un
nuovo viaggio, offrire nuove risposte a nuove domande,
pur permanendo i nostri protagonisti nel solco della propria tradizione culturale.
In conclusione la parola che si fa narrazione un mezzo di ricerca della dignit propria e altrui che genera un
nuovo legame. Questa parola, riorganizzando lesperienza,
serve a dare ordine alla vita non solo nella sfera soggettiva
ma anche nella polis. La parola che si fa racconto lascia
traccia e genera una nuova conoscenza della realt che riconcilia con il mondo anche perch definisce nuove pratiche di cura nella polis. Con la narrazione e le pratiche che
da essa derivano, pertanto, pu rinascere il senso di appartenenza alla comunit. Credo che il senso, nella nostra era
della contemporaneit, della narrazione di storie di vita di
protagonisti connessi alla realt del loro tempo possa essere riposto in particolare in questultima affermazione.

57

Rosario Livatino
Un uomo affamato di giustizia

La giustizia necessaria, ma non sufficiente, e pu e deve essere superata dalla legge della carit che la legge
dellamore verso Dio e il prossimo in quanto immagine
di Dio, quindi non riducibile alla mera solidariet umana.
Da giovani crediamo che il minimo che il mondo
ci debba sia la giustizia; da vecchi ci accorgiamo, invece,
che il massimo dice Marie von Ebner-Eschenbach.
Un insegnamento che Rosario Livatino ha scoperto da
giovane, e non da vecchio, e lo ha fatto proprio fino alla morte. Nellagenda di Livatino del 1978 c uninvocazione sulla sua professione di magistrato, datata 18 luglio, che suona come consacrazione di una vita: Oggi
ho prestato giuramento: da oggi sono in magistratura.
Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che leducazione, che i
miei genitori mi hanno impartito, esige.
Fede e diritto, come Livatino spieg in una conferenza
tenuta a Canicatt nellaprile del 1986 a un gruppo culturale cristiano, sono due realt continuamente interdipendenti fra loro, sono continuamente in reciproco con59

tatto, quotidianamente sottoposte ad un confronto a volte armonioso, a volte lacerante, ma sempre vitale, sempre indispensabile. Forse per questo che il giudice ragazzino, per citare il film tratto dallomonimo libro di
Nando Dalla Chiesa, attrae cos tanto i giovani.
Tutta la vita di Livatino un inno ai valori, primo tra
tutti alla giustizia. Rifacendosi ad alcuni passi evangelici,
egli osservava come Ges affermi che la giustizia necessaria, ma non sufficiente, e pu e deve essere superata
dalla legge della carit che la legge dellamore, amore
verso il prossimo e verso Dio, ma verso il prossimo in
quanto immagine di Dio, quindi in modo non riducibile
alla mera solidariet umana; e forse pu in esso rinvenirsi
un possibile ulteriore significato: la legge, pur nella sua
oggettiva identit e nella sua autonoma finalizzazione,
fatta per luomo e non luomo per la legge, per cui la stessa interpretazione e la stessa applicazione della legge vanno operate col suo spirito e non in quei termini formali.
Ancora su questo aspetto, egli dichiarava: Cristo non ha
mai detto che soprattutto bisogna essere giusti, anche se
in molteplici occasioni ha esaltato la virt della giustizia.
Egli ha invece elevato il comandamento della carit a norma obbligatoria di condotta perch proprio questo salto
di qualit che connota il cristiano. Rispetto al ruolo del
magistrato, nella stessa conferenza, Livatino affermava:
Il compito del magistrato quello di decidere. Orbene,
decidere scegliere e, a volte, tra numerose cose o strade
o soluzioni. E scegliere una delle cose pi difficili che
luomo sia chiamato a fare. Ed proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato
credente pu trovare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto, perch il rendere giustizia realizzazione di s,
preghiera, dedizione di s a Dio. Un rapporto indiretto
per il tramite dellamore verso la persona giudicata.
60

Rosario Livatino cercava di guardare tutti, mafiosi e


criminali compresi, con gli occhi di Dio. Fede e diritto
nella storia di questo giovane magistrato agrigentino ucciso dalla mafia nel 1990 sono due realt interdipendenti
e indispensabili. E anche per il suo modo cristiano di interpretare il ruolo del giudice, Papa Giovanni Paolo II,
dopo avere incontrato i suoi genitori, disse dei morti per
mano della mafia: Sono martiri della giustizia e indirettamente della fede. E, infatti, Livatino stato scelto come testimone della Chiesa siciliana al Convegno Ecclesiale nazionale di Verona.
Basta guardare la sua biografia e consultare gli archivi
dei tribunali dove prest servizio per comprendere quanto intensa e difficile fu la sua attivit professionale.
Livatino Nasce a Canicatt, in provincia di Agrigento,
il 3 ottobre 1952. Si laurea in Giurisprudenza allUniversit di Palermo il 9 luglio 1975, a 22 anni, col massimo
dei voti e la lode. Nel 1978 vince il concorso in magistratura e lavora a Caltanissetta come uditore giudiziario passando poi al Tribunale di Agrigento, dove per oltre un decennio, dal 29 settembre 1979 al 20 agosto 1989, come
sostituto procuratore della Repubblica si occupa delle pi
delicate indagini antimafia, di criminalit comune ma anche di quella che poi negli anni Novanta sarebbe scoppiata come la Tangentopoli siciliana.
Molto rari sono i suoi interventi pubblici, come anche
le immagini che lo ritraggono, e mai volle far parte di
club o associazioni di qualsiasi genere.
ucciso in un agguato mafioso la mattina del 21 settembre 1990 sul viadotto Gasena lungo la Statale 640
Agrigento-Caltanissetta, mentre con la sua Ford Fiesta
amaranto, senza scorta, si sta recando in Tribunale.
Per la sua morte sono stati individuati, grazie al supertestimone Pietro Ivano Nava, i componenti del comman61

do omicida e i mandanti, tutti condannati allergastolo in


tre diversi processi nei vari gradi di giudizio, con riduzione della pena per i collaboratori di giustizia. Rimane ancora oscuro, invece, il contesto in cui maturata la decisione di eliminare un giudice ininfluenzabile e corretto.
Secondo i collaboratori di giustizia Livatino fu ucciso
dagli stiddari, mafiosi delle province interne siciliane,
per lanciare un segnale di potenza militare verso Cosa
nostra e per punire un magistrato severo e imparziale.

62

Giacomo Alberione
Testimone del Vangelo attraverso i media

Ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore e ampiezza al suo apostolato,
nuova capacit e nuova coscienza della validit e possibilit della sua missione nel mondo moderno e con i mezzi
moderni. Don Alberione, tra i pi creativi apostoli del XX
secolo, fondatore della Famiglia Paolina, il modello di
un sacerdote tutto proiettato con passione a comunicare il
Vangelo attraverso i mezzi di comunicazione sociale.
Nato a San Lorenzo di Fossano (Cuneo) il 4 aprile
1884, il piccolo Giacomo, quartogenito di una famiglia di
umili origini contadine, avverte presto la chiamata di
Dio. in prima elementare quando, interrogato dalla
maestra su cosa far da grande, risponde: Mi far prete!. Quando adolescente si trasferisce con la famiglia
nel comune di Cherasco, diocesi di Alba, ed qui che incontra don Montersino, parroco di San Martino che lo
aiuta a prendere coscienza e a rispondere alla chiamata.
A 16 anni Giacomo viene accolto nel Seminario di Alba dove conosce il canonico Francesco Chiesa che gli sar padre, guida, amico e consigliere per 46 anni. Al ter63

mine dellAnno Santo 1900, gi interpellato dallenciclica Tametsi Futura di Papa Leone XIII, vive lesperienza
che gli segner la vita: nella notte del 31 dicembre, verso
lalba del nuovo secolo, prega per quattro ore davanti al
Santissimo Sacramento. Una particolare luce gli viene
dallOstia, e da quel momento si sente profondamente
obbligato a far qualcosa per il Signore e per gli uomini
del XX secolo, obbligato a servire la Chiesa con i mezzi nuovi offerti dallingegno umano.
La formazione del giovane Giacomo prosegue intensamente con lo studio della filosofia e della teologia. Il
29 giugno 1907 viene ordinato sacerdote e inviato a Narzole (Cuneo) in qualit di vice parroco. Qui in particolare
matura la comprensione di ci che pu fare la donna coinvolta nellapostolato, tematica poi approfondita nel libro La donna associata allo zelo sacerdotale (19111915), mentre del 1912 Appunti di teologia pastorale.
Nel Seminario di Alba svolge invece il compito di insegnante e di padre spirituale dei seminaristi maggiori e
minori. Si presta per predicazione, catechesi e conferenze nelle parrocchie della diocesi; dedica molto tempo allo studio sulla situazione della societ civile ed ecclesiale del suo tempo e sulle nuove necessit che si prospettano. Comprende che il Signore lo guida ad una missione nuova: predicare il Vangelo a tutti i popoli, nello spirito dellApostolo Paolo, utilizzando i moderni mezzi di
comunicazione. Tale missione, per, per avere efficacia e
continuit deve essere assunta da persone consacrate poich le opere di Dio si fanno con gli uomini di Dio. Cos il 20 agosto del 1914, mentre a Roma muore il Sommo Pontefice Pio X, ad Alba don Alberione d inizio alla
Famiglia Paolina con la fondazione della Pia Societ San
Paolo. Linizio poverissimo, secondo la pedagogia divina: iniziare sempre da un presepio. La famiglia uma64

na a cui don Giacomo si ispira composta di fratelli e sorelle. La prima donna che egli segue una ragazza ventenne di Castagnito: Tecla Merlo. Con il suo contributo,
Alberione d inizio alla Congregazione delle Figlie di
San Paolo (1915). Lentamente la famiglia si sviluppa,
le vocazioni maschili e femminili aumentano, lapostolato si delinea e prende forma. Nel dicembre 1918 avviene
una prima partenza di Figlie verso Susa: inizia una coraggiosa storia di fede e di intraprendenza che genera anche uno stile caratteristico, denominato alla paolina.
Il cammino pare interrompersi nel 1923 quando don
Alberione si ammala gravemente e il responso dei medici
non lascia speranze. Ma il fondatore riprende miracolosamente il cammino: San Paolo mi ha guarito commenter in seguito. Da quel periodo appare nelle cappelle Paoline la scritta che in sogno o in rivelazione il Divin Maestro rivolge al fondatore: Non temete. Io sono con voi.
Di qui voglio illuminare. Abbiate il dolore dei peccati.
Nel 1924 prende vita la seconda congregazione femminile delle Pie Discepole del Divin Maestro, per lapostolato eucaristico, sacerdotale, liturgico. A guidarle don Alberione chiama la giovane Suor Maria Scolastica Rivata che
morir novantenne in concetto di santit.
Sul piano apostolico, don Alberione promuove la stampa di edizioni popolari dei Libri Sacri e punta sulle forme
pi rapide per far giungere il messaggio di Cristo ai lontani: i periodici. Nel 1912 era gi nata la rivista Vita Pastorale destinata ai parroci; nel 1921 nasce il foglio liturgico-catechetico La Domenica; nel 1931 nasce Famiglia
Cristiana, rivista settimanale con lo scopo di alimentare la
vita cristiana delle famiglie. Seguiranno: La Madre di Dio
(1933); Pastor bonus (1937), rivista mensile in lingua latina; Via, Verit e Vita (1952), rivista mensile per la conoscenza e linsegnamento della dottrina cristiana; La Vi65

ta in Cristo e nella Chiesa (1952), con lo scopo di far conoscere i tesori della Liturgia, diffondere tutto quello che
serve alla Liturgia, vivere la Liturgia secondo la Chiesa.
Don Alberione pensa anche ai ragazzi e per loro fa
pubblicare Il Giornalino. Si pone pure mano alla costruzione del grande tempio a San Paolo in Alba. Seguiranno i due templi a Ges Maestro (Alba e Roma) e il santuario alla Regina degli Apostoli (Roma). Soprattutto si
mira a uscire dai confini locali e nazionali. Nel 1926 nasce
la prima Casa filiale a Roma, seguita negli anni successivi
da molte fondazioni in Italia e allestero. Intanto cresce
ledificio spirituale, insieme con la particolare dedizione a
San Paolo Apostolo, a Ges Maestro e Pastore, a Maria
Madre Maestra e Regina degli Apostoli. Ed proprio il riferimento allApostolo che qualifica nella Chiesa le nuove istituzioni come Famiglia Paolina, il cui obiettivo primario la conformazione piena a Cristo, ben descritta nel
volumetto Donec formetur Christus in vobis (1932).
Nellottobre 1938 don Alberione fonda la terza Congregazione femminile delle Suore di Ges Buon Pastore
o Pastorelle, destinate allapostolato pastorale diretto in
ausilio ai pastori. Durante la sosta forzata della seconda
guerra mondiale (1940-1945), il fondatore non si arresta
nel suo itinerario spirituale. Egli va accogliendo in misura crescente la luce di Dio in un clima di adorazione e
contemplazione. Ne sono testimonianza i Taccuini spirituali, nei quali don Alberione annota le ispirazioni e i
mezzi da adottare per rispondere al progetto di Dio.
In questa atmosfera spirituale nascono le meditazioni
che ogni giorno detta ai figli e alle figlie, le direttive per
lapostolato, la predicazione di innumerevoli ritiri e corsi
di esercizi (raccolti in altrettanti volumetti).
La premura del fondatore sempre la stessa: far comprendere a tutti che la prima cura nella Famiglia Paoli66

na sar la santit della vita, la seconda la santit della dottrina. In questa luce va inteso il suo progetto di una enciclopedia su Ges Maestro (1959).
Nel 1954, ricordando il 40esimo di fondazione, don
Alberione accetta per la prima volta che si scriva di lui
nel volume Mi protendo in avanti, ed esaudisce la richiesta di dare alcuni suoi appunti sulle origini della fondazione. Nasce cos il volumetto Abundantes diviti grati su, il quale considerato come la storia carismatica della Famiglia Paolina che and completandosi tra il
1957 e il 1960, con la fondazione della quarta congregazione femminile dellIstituto Regina Apostolorum per le
vocazioni (Suore Apostoline) e degli Istituti di vita secolare consacrata San Gabriele Arcangelo, Maria Santissima Annunziata, Ges Sacerdote e Santa Famiglia.
In tutto sono dieci istituzioni (inclusi i cooperatori
paolini), unite tra loro dallo stesso ideale di santit e apostolato: lavvento di Cristo Via, Verit e Vita nel mondo, mediante gli strumenti della comunicazione sociale.
Negli anni 1962-1965 don Alberione protagonista silenzioso ma attento del Concilio Vaticano II, alle cui sessioni partecipa quotidianamente. Nel frattempo non mancano tribolazioni e sofferenze: la morte prematura dei
suoi primi collaboratori, Timoteo Giaccardo e Tecla Merlo; lassillo per le comunit estere in difficolt e, personalmente, una crocifiggente scoliosi che lo tormenta giorno e notte. Compiuta lopera che Dio gli aveva affidato, il
26 novembre 1971, allet di 87 anni, torna alla Casa del
Padre. Le sue ultime ore sono confortate dalla visita e dalla benedizione di Papa Paolo VI che mai nascose la sua
ammirazione e venerazione per don Alberione. Al riguardo, rimane commovente la testimonianza del Papa in occasione dellUdienza concessa alla Famiglia Paolina il 28
giugno 1969, quando don Alberione aveva 85 anni: Ec67

colo: umile, silenzioso, instancabile, sempre vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri, che corrono dalla preghiera
allopera, sempre intento a scrutare i segni dei tempi, cio
le pi geniali forme di arrivare alle anime, don Alberione
ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi
mezzi per dare vigore e ampiezza al suo apostolato, nuova
capacit e nuova coscienza della validit e della possibilit della sua missione nel mondo moderno e con i mezzi
moderni. Lasci, caro don Alberione, che il Papa goda di
codesta lunga, fedele e indefessa fatica e dei frutti da essa
prodotti a gloria di Dio ed a bene della Chiesa.
Il 25 giugno 1996 Giovanni Paolo II firm il decreto
con cui sono riconosciute le virt eroiche del futuro Beato.

68

Don Lorenzo Milani


Prima leggere, poi fare
cultura partendo dalla scuola

Insegnare a leggere fu la missione che don Lorenzo Milani prete coerente, amante della Chiesa, desideroso di
dare e ricevere il perdono si propose di portare a termine quando mise piede a Barbiana.
Chiunque in quella situazione si sarebbe disperato, lui
ricominci la sua vita organizzando una scuola per i primi sei ragazzi che finirono le elementari: una scuola unica al mondo, unica per tutti i bambini figli di contadini.
Oggi la lettura per molte persone una passione. Sessantanni fa, invece, in Italia il livello di alfabetizzazione
era pari quasi allo zero. Eppure, il modello scolastico
tracciato dallautore di Lettera a una professoressa rimane ancora di grande attualit. Nel dopoguerra aiutare il
Paese a liberarsi dalla miseria e dalla fame non era certo
impresa semplice. Erano anni in cui lItalia e gli italiani
mancavano di tutto. Servivano strutture per ogni esigenza della popolazione, e soprattutto servivano scuole. Soltanto listruzione scolastica e la formazione potevano infatti liberare la gente dalla morsa dellignoranza, prima
forma di povert che impedisce lo sviluppo. In tutta Ita69

lia, nascono cos molti pionieri della scuola e tra loro c


don Lorenzo Milani, la cui pedagogia e testimonianza di
vita continuano a suscitare attenzione.
Lorenzo nasce il 27 maggio 1923 a Firenze da una famiglia benestante di livello culturale molto alto, inserita
in una ricca e ampia rete di relazioni sia da parte del padre, sia da parte della madre che di origine ebraica. Dallinverno 1930 allautunno 1942 la famiglia si trasferisce
a Milano, senza tuttavia mai perdere i contatti con Firenze e la Toscana. Dai sei ai diciannove anni Lorenzo frequenta le scuole a Milano e poi lAccademia di Brera.
Una mattina destate del 1943 entra nella sacrestia di
Santa Maria Visdomini nel cuore di Firenze. Per salvare lanima venne da me dir monsignor Raffaello Bensi, padre spirituale di Lorenzo seminarista in una delle poche testimonianze da lui lasciate . Da quel giorno dagosto fino allautunno, si ingozz letteralmente di Vangelo e di Cristo. Quel ragazzo part subito per lassoluto,
senza vie di mezzo. Voleva salvarsi e salvare, ad ogni costo. Trasparente e duro come un diamante, doveva subito
ferirsi e ferire. E cos fu. Il 9 novembre entra in Seminario e vi rimane fino al 1947, salvo alcuni periodi, a causa
della guerra nel 1944 e poi in occasione di malattie.
Racconta ancora Bensi: [...] mi chiamava il su babbo
e il su nonno, e anche quando pareva che fosse venuto
senza scopo, bastava quel certo modo di guardarmi perch capissi che dovevo far qualcosa per aiutarlo. Ho sempre fatto tutto quello che ho potuto, anche se lui, benedetto testone, si cacciava subito in guai peggiori [...].
Il 14 luglio del 1947 celebra la prima Messa, presso la
chiesa dove parroco don Bensi. Dallagosto allottobre
coadiutore provvisorio del parroco a Montespertoli e,
come risulta da testimonianze documentali, avvia una
scuola dove aiuta, anche organizzando lezioni, giovani che
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devono studiare. Il 9 ottobre, nominato cappellano arriva a San Donato di Calenzano dove rimane per sette anni. Ci che conosciamo di questa esperienza frutto di
una serie di testimonianze raccolte, ma anche di un epistolario e di testi editi, tra cui articoli pubblicati su Adesso di don Primo Mazzolari e sul Giornale del Mattino.
Dal dicembre 1954 al marzo 1967, cio dai trentuno ai
quarantaquattro anni, don Lorenzo sviluppa lesperienza
di santAndrea di Barbiana da cui prende le mosse lormai famosa Lettera a una professoressa.
Vivere in un periodo storico come quello tra le due
grandi guerre, segnato dalle complicit di classe e dagli
orrori del nazifascismo, ha consentito a Milani di analizzare con lucidit e sensibilit particolari i meccanismi che
sostengono il potere egemone della classe dominante.
Non tutti gli esseri umani nascono eguali. Se poi crescendo non lo sono, tocca a noi rimediare, scrive in Lettera a una professoressa, testo ancora oggi pi che mai
significativo e sempre attuale che aiuta a ragionare su
quello che deve essere la scuola.
Quella di don Milani unoperazione culturale importante e rivoluzionaria. Educare alla lettura significa infatti
istruire i ragazzi, e a quel tempo lalfabetizzazione non era
certo alla portata di tutti. La Lettera fu un appello per una
nuova generazione di educatori-maestri, pi aperti e impegnati a servire i poveri e gli emarginati. Anche in questo
aspetto il testo si pu considerare di grande attualit.
La vita di don Lorenzo Milani stata breve ma intensa
e ha lasciato profondamente il segno nella storia religiosa
educativa e sociale della seconda met del novecento.
Il suo modo di essere sacerdote, a Barbiana si definisce completamente. Quella frazione nellAppennino toscano non era niente, non era un paese, non era un villaggio. Cerano solamente una chiesa con la canonica e po71

che povere case sparse nel bosco. Senza scuola, strade,


luce e acqua potabile. Senza popolo (solo quaranta anime), senza futuro e senza speranza: un vero esilio ecclesiastico per un sacerdote di 31 anni. Chiunque in quella
situazione si sarebbe disperato. Lui invece ricominci la
sua vita organizzando una scuola per i primi sei ragazzi
che finirono le elementari: una scuola unica al mondo;
unica per ragazzi tutti figli di contadini; unica per orari,
otto ore al giorno per tutti i giorni comprese le domeniche
e le feste; unica per metodo; unica per insegnanti. Una
scuola severa e impegnativa che poneva ai ragazzi obiettivi alti mai legati allinteresse individuale, ma sempre
con lo sguardo rivolto alla umanit sofferente.

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Nino Baglieri
Latleta della fede

Nino Baglieri era un diciassettenne con tanta voglia di vivere e tanti sogni per il futuro, il culto del fisico asciutto, tanta forza e spensieratezza. Tutto per precipita insieme a lui un luned tiepido di primavera.
il 6 maggio del 1968 quando Nino cade da una impalcatura al quarto piano mentre intonaca la parete esterna di un palazzo, e da quel giorno la sua vita non pi la
stessa. Un volo di diciassette metri, lo schianto a terra e
una diagnosi tremenda: frattura dalla quinta alla settima
vertebra cervicale e unaltra esposta al femore destro. Allospedale Maggiore di Modica delineano un quadro clinico gravissimo, tanto che si consiglia il trasferimento
del paziente presso il pi attrezzato nosocomio di Siracusa. Allepoca Nino era un diciassettenne con tanta voglia
di vivere e tanti sogni per il futuro, il culto del fisico
asciutto, tanta forza e spensieratezza. Tutto per precipita
insieme a lui quel luned tiepido di primavera.
Le sue condizioni sono talmente gravi che anche a Siracusa il personale sanitario pu fare ben poco. Aspettandosi il decesso, subito gli consigliano la somministrazio73

ne del sacramento dellestrema unzione. Poi uno dei medici, il professor Carnera, fa uninsolita proposta ai genitori: Se vostro figlio riuscisse a superare questi momenti,
il che sarebbe solo frutto di un miracolo, dovrebbe passare
la sua vita in un letto; se voi credete, con una puntura letale potete risparmiare sia a voi che a lui tante sofferenze.
Una proposta che la madre di Nino immediatamente
rifiuta: Se Dio lo vuole con s lo prenda, ma se lo lascia
vivere sar felice di accudirlo ogni giorno.
Nonostante le cure e numerose consultazioni, la prognosi definitiva non lascia speranza: Nino dovr trascorrere la vita sdraiato su un letto o in carrozzina, con il corpo completamente paralizzato e la possibilit di muovere
solo la testa. Allinizio nel suo cuore c tanta rabbia e disperazione. Poi, dopo dieci anni trascorsi in solitudine,
tra pianti e sogni ad occhi aperti, imprecazioni e altrettante preghiere della madre, sente qualcosa che gli scuote
profondamente lanima. Come scrive lui stesso, il venerd santo del 1978, verso le 17, venne a trovarmi il sacerdote coordinatore del movimento di Rinnovamento
nello Spirito, don Aldo Modica, insieme al gruppo di preghiera della mia citt. Ero felice di quella visita perch
credevo che grazie ad essa il Signore potesse operare in
me la guarigione fisica. Chiesi perfino a mia madre di
mettermi il pigiama perch fossi vestito nel caso in cui
Dio mi facesse la grazia di alzarmi dal letto. Invece, dopo che il sacerdote impose le mani sulla sua testa e tutti si
unirono in preghiera, Nino si sent un uomo nuovo nel
cuore. Dieci anni di disperazione furono cancellati in pochi istanti e una guarigione pi grande di quella del corpo: la guarigione spirituale. Nino continuava a non poter
camminare, mangiare, lavarsi e vestirsi da solo, ma la sua
vita da quel momento cambi: non sentiva pi il letto come una catena, la camera come una prigione. Da allora la
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croce che il Signore gli aveva affidato divenne una compagna, una testimonianza e un messaggio per tutti coloro
che nella sua casa accanto alloratorio dei salesiani di
Modica Alta lo andavano a trovare. Chi usciva da quella
casa non poteva nascondere la gioia di aver incontrato
Nino, che a tutti consegnava parole di conforto e bigliettini che lodavano Dio scritti con la penna sulle labbra.
Nel 1982 entra nella famiglia salesiana. Gli succedono
cose straordinarie: impara a scrivere con la bocca, a comporre numeri di telefono grazie a unasticella e a usare il
computer, spinto dal desiderio e dalla volont di testimoniare il Vangelo della gioia e della speranza a quanti volessero mettersi in contatto con lui e ascoltarlo.
Dopo trentanove anni di infermit totale e di sofferenza vissuta con coraggio nella fede morto allet di 56
anni nel letto della sua casa circondato dallaffetto di tanti amici tra i quali lallora vescovo Angelo Comastri,
oggi cardinale e dalla sua famiglia.
La sua esperienza, gi raccontata da lui stesso in un libro che scrisse con la penna in bocca, una storia di sofferenza vissuta nella fede senza polemiche, in forte alternativa al sistema di oggi che propone lidea della vita come di un bene disponibile da valutare solo in base alle
condizioni o alle sensazioni che lo caratterizzano nelle
sue varie fasi. Sul letto di morte i familiari hanno realizzato il suo ultimo desiderio: vestirlo con tuta e scarpe da
ginnastica per affrontare la sua ultima corsa, quella dellincontro con il Signore che gli aveva dato la vita, quella
stessa esistenza che stata una testimonianza di fede vissuta e alimentata nei sacramenti, lucida e profonda, basata anche sulla partecipazione alla vita comunitaria.
Nino Baglieri resta lesempio di un grande atleta della
fede. Un uomo che sulle capacit fisiche fondava il suo lavoro, ma che qualcuno pi in alto di lui ha messo alla pro75

va. Un grande testimone di umanit, di esemplarit cristiana nella sofferenza, di amore verso quelli che pur
avendo un fisico in forma e integro non comprendono
che il significato profondo dellesistenza umana annunciare il Vangelo attraverso la propria vita.

76

Paul Claudel
Quando il corpo esprime la poesia di Dio

Agisci in modo che le tue azioni e i tuoi pensieri segreti non solo non impediscano larmonia di cui sei un elemento, ma la creino attorno ad essi. La frase di Paul
Claudel, poeta e drammaturgo, nonch diplomatico francese, tutto orientato, dopo gli anni della sua conversione,
a comunicare attraverso larte e la letteratura la Parola di
Dio, proteso verso quellarmonia delluomo e del suo
corpo che espressione di Colui che ci ha creati.
Chiediamoci che cosa pi del corpo umano sia immagine armoniosa di Colui che ci ha creati. Nella societ francese di fine 800 e inizio 900, sconvolta da una crisi profonda che aveva rimesso in discussione tutto distruggendo gli stessi valori ideali che permettono alluomo di
conservare la sua dignit umana, Claudel tuona forte e rivendica la riappropriazione della coscienza umana contro tutti i tentativi di seppellirla sotto la grande fede materialista nel progresso scientifico, capace di dare la spiegazione delluniverso, delluomo pensante e addirittura
di Dio. Non era uomo dal carattere facile, non si piegava
ai compromessi e non ammetteva incertezze e sfumatu77

re. L dove, ad esempio, lortodossia dei cattolici gli appariva imperfetta, troncava ogni rapporto, come fu per
Maritain, allontanando coloro che si mettevano in contrasto con le sue posizioni e convinzioni. Non fece mai nulla
per creare attorno a s un clima di amicizia e di affetto e
questo non contribu a creare attorno a lui commenti positivi. Cos, se Rivire, Jammes e Milhaud lo seguirono
anche nella conversione a Dio perch colpiti dal grande
valore che la sua vita e la sua opera esprimevano, altri come Gide, e in fondo molti dei grandi artisti del 900, ebbero nei suoi confronti un atteggiamento apertamente
ostile, rifiutando in blocco la sua produzione letteraria.
Paul Claudel nasce a Villeneuve-sur-Fre-en-Tardenois, il 6 agosto del 1868, ultimo di quattro figli. Qui viene battezzato l8 settembre e consacrato alla Vergine Maria, come egli stesso amer ripetere pi volte. A Villeneuve, Claudel resta solo due anni poich il padre costretto
dalla sua professione (era conservatore delle ipoteche) a
vari trasferimenti, finch nel 1882 si stabilisce a Parigi
dove tuttavia la famiglia continua a vivere disunita, ritrovandosi insieme soltanto la domenica.
Durante le vacanze Claudel ritorna al paese natale dove vive ancora il nonno materno. Il piccolo molto legato al nonno e lagonia lunga e dolorosa delluomo lo segner in modo quasi traumatico. La lontananza, gli interessi diversi, le amicizie non gli faranno mai dimenticare questo piccolo paese in cui ha avuto il primo contatto con il mondo e con luniverso intero. Ma se Villenueve lo ha visto nascere, Parigi che lo vede crescere in tutti i sensi. Claudel un solitario introverso e nessuno, n
della sua famiglia n tra i suoi amici, ha sospetti sulla crisi profonda che lo attraversa. Le sue letture sono scelte a
caso, seguendo listinto personale: i romanzi di Hugo, di
Zola, La vie de Jsus di Renan. Questi ultimi in modo
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particolare gli infondono una visione del mondo e della


vita angosciosa e disperata che egli non comunica ad alcuno. Frequenta il liceo Louis Le-Grand dove imperversa
la moda del positivismo materialista di Taine e di Renan
che in nulla placa la sua inquietudine interiore. Un ambiente, quello liceale, che lo sconvolge.
Nella sua lotta per la vita, mossa dal desiderio di cercare il senso e lo scopo di unesistenza terrena, finalmente trova un primo punto fermo cui ancorarsi: nel giugno
1886 legge linizio del poema Les Illuminations di Arthur Rimbaud. Claudel si riconosce simile a lui: ambedue
solitari, assetati di verit, profondamente attaccati alla
stessa dura terra che il mondo ma come attratti da qualcosa di sconosciuto, superiore e ben pi importante delluomo in s. Claudel impara in questo modo a respirare,
a dar voce e spessore alle sue domande interiori nella
consapevolezza della vacuit dellanimo umano che fa di
ogni persona un essere condannato allinsoddisfazione
perpetua. Una simile intuizione ha come esigenza primaria il bisogno di colmare il vuoto che esiste tra luomo e
il soprannaturale, cio lincarnazione del soprannaturale,
come dice egli stesso. questo il punto di partenza fondamentale del suo cammino verso la fede che arriver alla conversione nel Natale del 1886: colpito dal canto del
Magnificat mentre assiste alla funzione dei Vespri di
Natale a Notre-Dame, avverte il sentimento vivo della
presenza di Dio: In un istante il mio cuore fu toccato e
io credetti ebbe modo di dire successivamente.
Solo ventisette anni dopo (nel 1913) Claudel si sente in
grado di parlare e di raccontare questo momento capitale
della sua vita, ma il tempo intercorso non ha tolto o aggiunto alcunch alla realt di quellavvenimento. In quellistante luminoso Claudel ha percepito la sua vocazione,
ci a cui era chiamato, ci che doveva dare alla sua vita il
79

senso che le mancava. Cos tutta larte, la letteratura e la


poesia di Claudel protesa a quellarmonia che espressione delluomo immagine e somiglianza di Dio.
Dice Armogathe che Claudel in quellistante si sentito chiamato alla scrittura: egli infatti comincia solo allora la sua attivit letteraria che, proprio perch nata dalla
certezza della presenza divina, non si disgiunge mai dal
suo cammino di fede ma di questo diventa strumento di
conoscenza e di espressione. Il primo abbozzo del dramma La giovane Violaine nasce proprio dallantitesi tra terra e cielo, tra lattaccamento profondo alla terra e a quanto
essa dispensa e il desiderio insaziabile di far posto a Dio
nella sua vita, teso a far s che in ogni momento umano
penetri e si dilati il soffio vitale di Colui che si rivelato.
Dopo aver svolto studi nel campo del diritto, Claudel lavor per il Ministero degli Esteri e intraprese la carriera diplomatica. Contemporaneamente si interess alla letteratura privilegiando, fra gli altri, Shakespeare, Dante, Dostoevskij. Conobbe Mallarm e partecip ai suoi marted. Nel
1893 fu console negli Stati Uniti, suo primo incarico allestero. Da allora soggiorn in moltissimi paesi: Cina, Giappone, Germania, Italia, Brasile. Ritorn negli Stati Uniti
nel 1927 come ambasciatore. Lultimo suo incarico fu a
Bruxelles fino al 1935, anno del suo congedo dal lavoro.
La sua movimentata carriera non gli imped di avere
una famiglia: nel 1906 si spos con Regina Perrin ed ebbe molti figli. Nel 1946 fu eletto accademico di Francia. Scrisse varie opere poetiche e teatrali, ma il lavoro
che lo prese tutta la vita fu LAnnuncio a Maria di cui
present innumerevoli stesure, la prima nel 1892, lultima nel 1948: si tratta di un dramma in cui, tramite il racconto delle vicende di Violaine (il personaggio principale) e della sua famiglia, si esplora il ruolo delle vicende
umane in rapporto alla totalit di ci che esiste.
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Emmanuel Lvinas
La filosofia del limite

Il nostro rapporto col mondo, prima ancora di essere un


rapporto con le cose, un rapporto con lAltro. un rapporto prioritario che la tradizione metafisica occidentale
ha occultato, cercando di assorbire e identificare laltro a
s, spogliandolo della sua alterit. Sono parole del filosofo Emmanuel Lvinas, nato a Kaunas, in Lituania, nel
1905 da una famiglia ebrea e vissuto durante la rivoluzione russa in Ucraina. Per Lvinas lAltro un viatico che
pu ricondurre alla fede poich lAltro, con la sua irriducibilit e alterit, la rivelazione dellinfinito, dellinfinita alterit, che pure presente e ci ispira, anche se non si
svela compiutamente a noi. Lvinas contrappone Rivelazione biblica a Ossessione dellessere: la prima a consentirci di riconoscere lAltro come tale, con una sua totale autonomia, un suo compiuto orizzonte di senso. Essa ci impone di non ridurlo a noi stessi con un uso totalizzante delle nostre categorie interpretative. Ma la relazione allAltro, oltre che fondata sulla fede, ha anche una
connotazione etica: lirriducibile alterit dellAltro quella, ad esempio, che ci impone di non uccidere o che ali81

menta, quando lo facciamo, un perenne rimorso della coscienza. Ecco perch la relazione e la responsabilit che
abbiamo nei confronti dellAltro sono una dimensione costitutiva di noi stessi. Da qui le basi dellorigine del limite umano. Per dirla come pi volte maestri e docenti sottolineano ai propri alunni e allievi, la libert di fare le
cose finisce dove inizia la libert dellaltro. Ecco il limite umano nelle relazioni quotidiane. Per diversi studiosi, la riflessione di Lvinas sullAltro costituisce uno dei
fondamenti teorici del multiculturalismo contemporaneo, suggerisce, cio, una visione nuova e diversa dei rapporti fra gli individui e fra le culture: come rapporti fra diversi, che come tali vanno riconosciuti e valorizzati. Solo attraverso questo riconoscimento possibile attivare
una comunicazione autentica fra le culture, senza affermazioni egemoniche di una sullaltra. Questa una prospettiva feconda, attraverso cui, ad esempio, possibile
guardare in modo nuovo ai problemi di rapporti fra le culture che vengono a determinarsi con i processi migratori in
atto su scala planetaria. Il pensiero di Lvinas si sviluppato, quindi, su due versanti privilegiati: lesercizio fenomenologico di cui stato tra i primi rappresentanti in
Francia e le letture talmudiche, ispirate a temi biblici ed
ebraici. Partendo da Heidegger, Lvinas rimette in questione il primato del problema dellessere, dominato dal
principio di totalit, per cercare nellappello dellalterit il
fondamento di una soggettivit autentica. In questa preminenza delletica, nella parte pi interna della quale si incontra il principio dostoevskiano della responsabilit universale, lessere responsabili di tutto verso tutti, Lvinas
ritrova il tema della Legge, centrale nel pensiero ebraico.
qui che si potrebbe inserire il concetto di regola, intesa anche e non solo come regola di condotta. Nella vita di ogni persona non esistono solamente le regole det82

tate da un ordinamento giuridico, ma ci sono regole e codici di comportamento che danno lidea di quanto sia importante agire con responsabilit, discernimento, equilibrio. Tutto ci fa capire che ogni persona umana non pu
avere comportamenti illimitati e che c un limite a tutto. Il pensiero di Emmanuel Lvinas nasce, cresce e si
consolida nel tempo durante tutta la sua vita. Nel 1923 si
trasferisce in Francia a Strasburgo, dove inizia gli studi
universitari, seguendo i corsi di Blondel e di Halbwachs.
Nel 1928-1929 si reca a Friburgo, dove assiste alle ultime
lezioni di Husserl e conosce Heidegger di cui rimane affascinato. Lapprendistato della fenomenologia, come
egli lo ha definito, orienter poi la sua ricerca personale.
Dal 1930 fino alla guerra occupa diverse funzioni nella
cole Normale Isralite di Auteuil, che forma gli insegnanti dellAlliance Isralite Universelle, e stringe amicizia con Henri Nerson, cui dedicher il suo primo libro
di scritti giudaici Difficile Libert. Lvinas rievoca spesso gli anni dei suoi studi universitari a Friburgo, dove si
rec prima che Hitler diventasse Hitler. Fa poi ritorno
in Francia prima che Hitler salisse al potere, nel 1932.
Molto interessante per prendere spunti sul concetto di
limite il testo Dallesistenza allesistente, scritto nel
1947. Di questopera non si comprender nulla se non la
si illumina con il sole nero che ha coperto lEuropa tra
il 1939 e il 1945, dove la semplice positivit autoevidente dellesistere stata scossa per sempre, ha visto svanire il suo diritto. Tutta lopera di Lvinas assillata da
ci che non pu essere detto (anche questo un limite,
nda). E non per dirlo, finalmente, piegandolo alle condizioni del linguaggio, ma per ricomprendere lintero compito del linguaggio e della parola a partire da ci che inevitabilmente vi si sottrae. Una comunicazione con laltro
che lo lasci essere altro, senza ridurlo alla comune misu83

ra. Un cammino che, obbediente allintenzione ebraica del


dabar, che assieme significa parola ed evento, ci
conduca verso una patria nella quale non siamo mai nati.
Nessun ritorno allorigine, dunque, nessuna ricomposizione, ma esodo, partenza, destituzione della sovranit
di un soggetto che conosce e dispone e che, nella sua originaria libert, dice e pensa ogni cosa a partire da s, come se avesse assistito alla creazione del mondo e alla
propria stessa nascita. Generalmente si affronta il pensiero di un filosofo attraverso lenucleazione dei suoi temi,
ma proprio questo che in Lvinas risulta impossibile.
Lunico suo interesse nella costruzione di un pensiero e
di una scrittura che si lascino sollecitare da ci che resiste
alla coscienza e al suo movimento appropriante.

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Agostino Gemelli
La sfida culturale del primo dopoguerra

Il fondatore dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore dedic la sua vita alla trasmissione dei nuovi saperi e delle conoscenze. Nel 1909 fond la Rivista di filosofia neoscolastica e nel 1914 la rivista di cultura Vita e Pensiero in risposta alle derive del tempo. Un impegno per leducazione, una sensibilit verso la conoscenza e i nuovi
saperi, oltre che una vita spesa per la Chiesa.
Padre Agostino, al secolo Edoardo Gemelli, nacque a
Milano il 18 gennaio 1878 da unagiata famiglia borghese. Il padre, iscritto alla massoneria, e la madre gli diedero uneducazione fondata esclusivamente sullonest naturale. Nella Facolt di Medicina a Pavia, allievo del Collegio Ghislieri, assorb lo spirito positivista e anticlericale che vi dominava. Portato, oltre che allo studio, allazione, si gett ben presto nella mischia delle lotte sociali,
come esponente socialista. Un inizio turbolento, influenzato dalla cultura del tempo, che per ebbe una battuta
darresto quando ritorn a Milano. Infatti, dopo la laurea,
discussa con il premio Nobel Camillo Golgi, Edoardo fece il servizio militare presso lospedale di SantAmbro85

gio con un vecchio amico e compagno di scuola, Ludovico Necchi, e con un padre francescano, Arcangelo Mazzotti. Partendo dallesempio e dalle discussioni avute con
i due, Gemelli cerc momenti di studio diversi da quelli
seguiti fino a quel momento. Cos arriv ben presto alla
conversione, che gi stava maturando da tempo attraverso
la critica al positivismo e alla delusione provocata in lui
dal marxismo. Una convinzione, questa, che nel novembre del 1903 lo port alla decisione di entrare nel convento francescano di Rezzato a Brescia, dove assunse il nome
di fra Agostino. Fu ordinato sacerdote il 14 marzo 1908.
Deciso a mettere la sua cultura a servizio della verit
cristiana, insieme a Ludovico Necchi, monsignor Francesco Olgiati, Armida Barelli, Ernesto Lombardo e tanti altri tutti amici che gli saranno sempre fedeli collaboratori nel 1909 fond la Rivista di filosofia neoscolastica e
nel 1914 Vita e Pensiero. Lamore per la trasmissione della conoscenza attraverso la cultura derivante da un retroterra culturale cristiano fu la mission di Gemelli. I saperi non potevano essere lasciati alle correnti filosofiche
e di pensiero che andavano maggiormente di moda, a seconda del vento che soffiava allinterno della societ del
tempo. Era pi che mai necessario partire dal Vangelo per
fare cultura. Sin dal primo numero della Rivista di filosofia neoscolastica, limpostazione vigorosa e battagliera emerse con un articolo, Medioevalismo, nel quale si
proclamava che lunica risposta ai gravi problemi posti
dalla civilt moderna poteva essere trovata in un intelligente ritorno alla concezione organica e teocentrica del
Medio Evo cristiano. Sono gli anni in cui Gemelli combatt pure la cosiddetta lotta per Lourdes, difendendo i
miracoli ivi avvenuti contro alcuni circoli medici legati
alla massoneria che tentavano di diffondere nel popolo e
nelle classi colte le loro negazioni e il loro agnosticismo.
86

Il profilo di padre Gemelli resta attuale. Basta confrontare la societ di oggi per capire che i nuovi saperi, le conoscenze, le competenze e tutto ci che rientra nel grande fiume delleducazione e della formazione spesso un
concentrato di superficialit e disinformazione culturale.
Le ricerche scientifiche di padre Gemelli continuarono in laboratori italiani ed esteri, a Bonn, Francoforte,
Monaco di Baviera, Vienna, Amsterdam, Colonia, Parigi,
Lovanio, Mannheim. Poi, nel 1911, conseguita la specializzazione in istologia allUniversit di Lovanio, si diede
alle ricerche di psicologia sperimentale prima col Kiesow
nel laboratorio dellUniversit di Torino, poi col Klpe allUniversit di Monaco e nella clinica psichiatrica del
Kraepelin a Monaco fino al 1914, anno in cui consegu la
libera docenza in psicologia sperimentale, ricusando quasi contemporaneamente linvito che gli veniva dal lontano
Giappone di coprire la cattedra di psicologia nellUniversit di Tokyo. Durante la prima guerra mondiale prest la
sua opera al fronte, come medico e sacerdote. A lui si deve
lOpera di consacrazione dei soldati dellesercito e della
marina dItalia, che port quasi due milioni di soldati alla
sacra comunione nel primo venerd del gennaio 1917.
A guerra conclusa padre Gemelli ritorn alle ricerche
scientifiche toccando i vari settori della psicologia sperimentale e applicata. In particolare sono da segnalare gli
studi di antropologia criminale e di psicologia professionale, ma anche quelli sulla fonetica sperimentale e sui
rapporti tra biologia soprattutto la neurologia e psicologia. Padre Gemelli, grazie allopera prestata durante la
guerra nel laboratorio psicofisiologico da lui fondato e
diretto presso il comando supremo dellesercito, comp
pure importanti studi sulla psicologia dei soldati, specialmente degli aviatori. Una vita, quella di padre Agostino, che si arricchisce di elementi ancora pi interessan87

ti dopo che il 16 aprile 1919 costitu, con la collaborazione dellon. Filippo Meda, lIstituto di studi superiori Giuseppe Toniolo eretto in ente morale con Regio Decreto
del 20 giugno 1920 a firma di Benedetto Croce, ministro
della Pubblica Istruzione nellappena costituito governo
Giolitti. Listituto diverr lente promotore dellattuale
Universit Cattolica del Sacro Cuore. Il 2 aprile 1919 padre Gemelli aveva iniziato le pratiche per ottenere intanto
il riconoscimento pontificio. Il suo progetto doveva superare il veto di alcuni consultori vaticani al piano di studi
e al modello di universit proposto. Inoltre doveva reperire finanziamenti, sede e attrezzature. Padre Gemelli ci
riusc grazie allindustriale tessile Ernesto Lombardo e ai
suoi storici collaboratori, fra cui Armida Barelli, presidente della Giovent femminile cattolica, organizzazione
che costituir per almeno tre decenni la principale struttura di propaganda e di sostegno materiale dellateneo.
Il 9 febbraio 1921 ci fu lapprovazione di Benedetto
XV e lUniversit Cattolica fu inaugurata il 7 dicembre
successivo con due facolt: filosofia e scienze sociali.

88

Ryszard Kapuscinski
Il cronista che ascoltava le persone

Al viaggio connaturale lincontro con il diverso da te


che ti apre a prospettive nuove e ti fa scoprire quello che
sei, dice un antico proverbio swahili di una terra, lAfrica, tanto affascinante quanto martoriata e raccontata veramente da pochi reporter al mondo.
Ryszard Kapuscinski stato un giornalista che, per dirla con le parole di un altro grande inviato di guerra, Egisto Corradi, ha consumato le suole delle scarpe per le
vie polverose del continente nero anche a rischio della
propria vita, come quella volta in cui, trovandosi in una
strada sperduta dellAfrica, si trov davanti a un gruppetto di bambini che gli puntavano i loro mitra addosso e ne
usc fuori grazie alla provvidenza o forse per fortuna.
Per capire il profilo e il carattere di Kapuscinski basta
leggere il suo libro Autoritratto di un reporter. Egli stato un uomo cresciuto nella povert che a un certo punto
della propria esistenza decide di intraprendere un viaggio per descrivere mondi e lanciare un messaggio attraverso i suoi reportage: limportanza della comprensione e del
rispetto per le sofferenze degli altri. Autoritratto di un re89

porter ripercorre la vita del grande cronista, partendo dalle sue origini e proseguendo nella descrizione delle ragioni che lo hanno condotto a scegliere la professione di
reporter. Un libro che si aggiunge a tutta la ricca produzione pubblicistica di Kapuscinski da Imperium, Lapidarium, Il Negus e Shah-in-shah fino a Ebano, La prima guerra del football e In viaggio con Erodoto.
In ogni pagina di Autoritratto di un reporter traspare
lamore per il diverso e il nuovo che ha portato lo stesso Kapuscinski a coltivare linteresse verso lantropologia e gli studi di Margaret Mead e di Bronislaw Malinowski. Questultimo ai primi del 900 disse che non esistono razze, ma diversit umane. Kapuscinski lo ha scoperto viaggiando: Si viaggia per vedere chi sono gli altri.
Ma nellistante in cui lo si scopre, si capisce anche chi siamo noi. Io ho scoperto di essere un uomo bianco grazie al
mio primo viaggio in Africa. Ero in Ghana, nel 1957, per
vedere il primo paese dellAfrica subsahariana che ha ottenuto lindipendenza. Allimprovviso, per la strada ho
notato che tutti mi guardavano. Ero diverso, avevo la pelle bianca. Non ci avevo mai pensato prima.
Kapuscinski pi volte cita nei suoi saggi Malinowski sottolineando che la professione dellantropologo
una presenza partecipativa come quella del reporter. Ma
c di pi: il mestiere del reporter affine a quello dellinterprete. C bisogno di costruttori di ponti tra le culture: gli interpreti e i reporter lo sono. Quella di Kapuscinski sembra essere quasi una risposta a quanti, come
Huntington, teorizzavano lo scontro di civilt.
Scrive Kapuscinski: Pi della rivoluzione in s, mi
interessa ci che avvenuto prima; pi del fronte, quello
che vi accade dietro; pi della guerra, quello che verr
dopo la guerra. Si continuano a descrivere sempre nuovi
attentati, colpi di Stato e rivolte senza mai spiegare nul90

la: bisogna cercare in profondit e risalire alle cause, che


poi stanno nella cultura. Con quali motivazioni, se non
con quelle di tipo culturale, spiegare il fatto che oggi certi
Paesi dellAfrica si trovano a un livello superiore di altri,
pur essendo partiti alla pari? La cultura si manifesta pi
nella vita quotidiana che nei rivolgimenti, per cui proprio a essa che bisogna guardare.
Questo sforzo umano e professionale resta una costante in Kapuscinski ed emerge da Autoritratto di un reporter e da tutte le sue opere. Certo, nella vita dellinviato di
guerra non sono mancati momenti di scoraggiamento come nel 1956, anno in cui Ryszard si trovava in India mentre imperversava la crisi di Suez, e nel 1957 nella Cina comunista. Qui il giornalista cerc di raccontare nei limiti del possibile e della censura di regime due difficili
realt, ma non rimase immune dal senso di impotenza,
quasi di sconfitta, davanti allimpenetrabile situazione
politica, sociale e culturale indiana e cinese.
Tuttavia sar lAfrica a conquistare il cuore del reporter originario di Pinsk. La sua attivit professionale si intreccia con la Pap, lAgenzia polacca di stampa, in cui rivestir un incarico senza precedenti: unico corrispondente estero dallAfrica tra il 1962 e il 1966. Nel cosiddetto
Terzo Mondo Ryszard Kapuscinski ritrover se stesso e
perfezioner uno stile di scrittura asciutto, descrittivo e
privo delle enfasi ideologiche del tempo, caratteristico
della metodologia di lavoro in uso nelle agenzie di informazioni moderne complice il fatto che durante il periodo della guerra fredda, nel sistema politico socialista il
giornalista doveva inviare i pezzi senza alcun commento
(i lanci o take venivano pubblicati sul bollettino dellagenzia riservato ai quadri dirigenti del partito, poi un redattore confezionava la versione tagliata e politicamente
corretta per i giornali polacchi, nda). In Africa, in Ameri91

ca Latina e in Asia il Kapuscinski di Autoritratto di un report diventer testimone e modello di un giornalismo che
va alla ricerca della verit per il semplice gusto di raccontare fatti, luoghi e persone.

92

Giovanni Paolo II
Il papa pellegrino

Il pontefice che diede vita alle Giornate mondiali della


giovent una figura di santit senza precedenti. I viaggi, il feeling con i giovani, la vicinanza ai poveri e agli ultimi, il no alla guerra e i s alla pace. Promotore dellincontro ecumenico e del dialogo interreligioso tra i popoli
della Terra, Karol Wojtyla oltre che guida spirituale e religiosa della Chiesa cattolica universale sar ricordato
come uno dei protagonisti assoluto della scena mondiale
tra gli anni Ottanta e i primi anni del Terzo millennio.
Un pontificato ricco di pellegrinaggi quello di Giovanni Paolo II, un Papa che pu essere considerato doppiamente pellegrino: da una parte viaggiatore instancabile nel mondo, predicatore del Vangelo nei luoghi pi lontani dalla parola di Dio e testimone di Cristo Risorto, dallaltra vicario di Cristo sempre in cammino verso le mete
della tradizione cristiana, dal soglio di Pietro a Santiago
di Compostela, da Manila a Denver e Parigi, da Czestochowa a Toronto fino a Gerusalemme, nel 2000.
Giovanni Paolo II ha sottolineato: risuonato nel
mio intimo con particolare intensit ed urgenza il coman93

do di Ges: Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Mi sono sentito quindi in dovere
di imitare lapostolo Pietro che andava a far visita a tutti
per confermare e consolidare la vitalit della Chiesa nella fedelt alla Parola e nel servizio della verit; per dire a
tutti che Dio li ama, che la Chiesa li ama, che il Papa li
ama; e per ricevere da essi lincoraggiamento e lesempio della loro bont, della loro fede.
Dalla Basilica che custodisce le spoglie di Pietro, cuore occidentale della cristianit, e per questo gi meta di
pellegrinaggio, il vescovo di Roma ha raggiunto i cuori
di innumerevoli fedeli, soprattutto giovani. Proprio a questi ultimi Karol Wojtyla si rivolto, invitandoli ad aprire anzi a spalancare le porte a Cristo, e poi li ha guidati lungo le vie della fede. Un esempio per tutti sono le
Giornate mondiali della Giovent, nate dal desiderio di
offrire ai giovani significativi momenti di sosta nel costante pellegrinaggio della fede. stato lui stesso pellegrino tra i giovani pellegrini. Ma solo nel 2000, al termine dellAnno Santo che ha affidato ai suoi giovani il
segno stesso di quel Giubileo: la Croce di Cristo.
Portatela nel mondo disse loro come segno dellamore del Signore Ges per lumanit ed annunciate a
tutti che solo in Cristo morto e risorto c salvezza e redenzione. Da allora la Croce ha viaggiato attraverso i
continenti e i giovani di tutto il mondo continuano ad essere periodicamente chiamati a farsi pellegrini per le strade del nostro pianeta, in sintonia con la lezione del pellegrinaggio cristiano, costruttori di ponti di fraternit e di
speranza tra i continenti, i popoli e le culture.
C un altro storico pellegrinaggio compiuto dal Papa
pellegrino: quello in Terra Santa (il novantunesimo fuori
dai confini dItalia), iniziato dal Monte Nebo in Giordania dove, secondo la tradizione, si trova la tomba di Mo94

s, il profeta che ha guidato il popolo di Israele fuori dallEgitto. Giovanni Paolo II ha sostato in preghiera nel
punto esatto da cui Mos contempl la terra promessa,
che per non raggiunse. Sul Monte Nebo il Papa ha guardato in direzione di Gerusalemme, la citt santa delle tre
religioni monoteiste. Ha pregato per tutti i popoli che abitano la Terra promessa ebrei, musulmani e cristiani
invocando il dono della vera pace, della giustizia e della
fraternit. Nella sua visita sul Nebo, Wojtyla stato guidato da un frate francescano. Cos egli ha lanciato la sfida
della pace e ha voluto inviare un messaggio di riconciliazione fra cristiani, ebrei e musulmani: questo era il significato del suo viaggio in terra di Ges, Giordania, Israele
e Palestina. Uno dei momenti pi suggestivi del pellegrinaggio del pontefice stata la visita a Betlemme dove secondo la tradizione nato il Salvatore. Davanti alla Basilica della Nativit, nel punto esatto dove il verbo si fece
carne (Giovanni 1,14), si inginocchiato in preghiera.
Durante tutto il viaggio in Terra Santa il Papa ha confermato pi volte la sua vicinanza agli amici ebrei iniziata con la sua visita alla Sinagoga di Roma il 13 aprile del
1986, sottolineando la loro sofferenza e le responsabilit
di tutti per il dolore provocato al popolo eletto.
Wojtyla ha visitato il memoriale allolocausto pregando davanti alla pietra dove sono incisi i nomi di tutti i lager nazisti. Insomma, un pellegrino, Giovanni Paolo II,
che ha portato il vento della pace in Medio Oriente e il
messaggio evangelico in tutto il mondo; un pellegrino
speciale dal quale si dovrebbe prendere esempio.
Il cammino di Giovanni Paolo II nel corso dei suoi
viaggi stato sempre compiuto per seminare speranza,
pace e riconciliazione tra i popoli.
95

Gianna Beretta Molla


Una vita per la famiglia

Una vita per la vita. Quella di Gianna Beretta Molla per


il suo bimbo. il 25 aprile del 1962. Tre giorni dopo, il
28 aprile, si compie il sacrificio estremo di Gianna, una
madre come tante e, come tutte le madri, speciale per il
proprio marito e i propri figli.
Gianna Beretta Molla ha offerto consapevolmente la
sua esistenza in cambio di quella della piccola Gianna
Emanuela, nata pochi giorni prima, il 21 aprile, al termine di una gravidanza difficilissima. Questa mamma resta
per i giovani una grande testimone di santit. Il 16 maggio 2004 stata proclamata santa da Giovanni Paolo II.
Dellamore divino Gianna Beretta Molla fu semplice, ma quanto mai significativa messaggera disse il Papa nellomelia della canonizzazione . Pochi giorni prima del matrimonio, in una lettera al futuro marito, ebbe a
scrivere: Lamore il sentimento pi bello che il Signore
ha posto nellanimo degli uomini. Sullesempio di Cristo, che avendo amato i suoi [...] li am sino alla fine
(Gv 13,1), questa santa madre di famiglia si mantenne
eroicamente fedele allimpegno assunto il giorno del ma97

trimonio. Il sacrificio estremo che suggell la sua vita testimonia come solo chi ha il coraggio di donarsi totalmente
a Dio e ai fratelli realizzi se stesso. Possa la nostra epoca riscoprire, attraverso lesempio di Gianna Beretta Molla, la
bellezza pura, casta e feconda dellamore coniugale, vissuto come risposta alla chiamata divina!.
Gianna Beretta nacque a Magenta, nella diocesi e provincia di Milano, il 4 ottobre 1922, decima di tredici figli
dei coniugi Alberto Beretta e Maria De Micheli. Fin dalla fanciullezza accoglie con piena adesione il dono della
fede e leducazione limpidamente cristiana, che riceve dai
genitori e che la portano a considerare la vita un dono meraviglioso di Dio, ad avere fiducia nella Provvidenza, a essere certa della necessit e dellefficacia della preghiera.
La Prima Comunione, allet di cinque anni e mezzo,
segna in Gianna un momento importante, dando inizio a
unassidua frequenza allEucaristia, che diviene sostegno e luce della sua fanciullezza, adolescenza e giovinezza. In quegli anni non mancano certo difficolt e sofferenze: cambiamento di scuole, salute cagionevole, trasferimenti della famiglia, malattia e morte dei genitori. Tutto questo per non produce traumi in Gianna, data la ricchezza e profondit della sua vita spirituale, anzi ne affina la sensibilit e ne potenzia la virt. Negli anni del liceo
e delluniversit giovane dolce, volitiva, riservata e,
mentre si dedica con diligenza agli studi, traduce la sua
fede in un impegno generoso di apostolato tra le giovani
di Azione Cattolica e di carit verso gli anziani e i bisognosi nelle Conferenze di San Vincenzo.
Laureata in Medicina e Chirurgia nel 1949 allUniversit di Pavia, apre nel 1950 un ambulatorio medico a Mesero, un comune del Magentino; si specializza in Pediatria
allUniversit di Milano nel 1952 e predilige, tra i suoi assistiti, mamme, bambini, anziani e poveri. Mentre com98

pie la sua opera di medico, che sente e pratica come una


missione, accresce il suo impegno generoso nellAzione
Cattolica, prodigandosi per le giovanissime e, al tempo
stesso, esprime con gli sci e lalpinismo la sua grande
gioia di vivere e di godersi lincanto del creato. Si interroga, pregando e facendo pregare, sulla sua vocazione
che considera anchessa un dono di Dio.
Scelta la strada del matrimonio, la abbraccia con entusiasmo e si impegna a donarsi totalmente per formare
una famiglia veramente cristiana. Si fidanza con lingegnere Pietro Molla e vive il periodo di fidanzamento nella gioia e nellamore. Ringrazia e prega il Signore.
Si sposa il 24 settembre 1955 nella basilica di San Martino in Magenta ed moglie felice. Nel novembre del
1956 mamma pi che felice di Pierluigi; nel dicembre 1957 di Mariolina; nel luglio 1959 di Laura. Sa armonizzare, con semplicit ed equilibrio, i doveri di madre,
di moglie, di medico, e la gran gioia di vivere.
Nel settembre del 1961, verso la fine del secondo mese di gravidanza, raggiunta dalla sofferenza e dal mistero del dolore. Insorge un fibroma allutero. Prima del necessario intervento operatorio, pur sapendo il rischio che
avrebbe comportato il continuare la gravidanza, supplica il chirurgo di salvare la vita che porta in grembo e si affida alla preghiera e alla Provvidenza.
La vita salva, ringrazia il Signore e trascorre i sette
mesi che la separano dal parto con impareggiabile forza
danimo e con immutato impegno di madre e di medico.
Trepida, teme che la creatura in seno possa nascere sofferente e chiede a Dio che ci non avvenga. Alcuni giorni prima del parto, pur confidando sempre nella Provvidenza, pronta a donare la sua vita per salvare quella della sua creatura: Se dovete decidere fra me e il bimbo,
nessuna esitazione: scegliete e lo esigo il bimbo. Sal99

vate lui. Il mattino del 21 aprile 1962 d alla luce Gianna Emanuela e il mattino del 28 aprile, nonostante tutti
gli sforzi e le cure per salvare entrambe le vite, tra indicibili dolori, dopo aver ripetuto la preghiera Ges ti amo,
Ges ti amo, muore santamente. Aveva 39 anni.
I suoi funerali furono una grande manifestazione unanime di commozione profonda, fede e preghiera. Fu sepolta nel cimitero di Mesero, mentre rapidamente si diffondeva la fama di santit per la sua vita e per il gesto di
amore e di martirio che laveva coronata.
Meditata immolazione, cos Paolo VI ha definito il
gesto della beata Gianna, ricordando allAngelus del 23
settembre 1973 una giovane madre della diocesi di Milano che, per dare la vita alla sua bambina, sacrificava,
con meditata immolazione, la propria.

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Enrico Mattei
Protagonista del miracolo economico

Un protagonista del miracolo economico, un uomo che


negli anni seguenti il secondo conflitto mondiale intraprese una sfida senza precedenti seguendo il suo sogno: modernizzare e sviluppare lItalia nonostante gli attacchi della stampa e i numerosi avversari. Questo era Enrico Mattei, nato il 29 aprile 1906 ad Acqualagna, nel pesarese.
Nel 1919 la famiglia Mattei si trasfer a Matelica. Enrico fu verniciatore a 14 anni e mezzo, fattorino a quindici, impiegato a sedici e tecnico a diciassette. Poi consegu il diploma di ragioniere e a 19 anni era gi direttore
di una fabbrica con 150 dipendenti. Dieci anni dopo divent titolare dellIndustria Chimica Lombarda. Una carriera fulminante che per fu interrotta dalla guerra.
Enrico divenne partigiano tra i capi di maggior prestigio. Per due volte fu fatto prigioniero e per due volte evase. Dopo la guerra, a 39 anni, fu nominato commissario
dellAgip per lAlta Italia per provvedere allorganizzazione e direzione delle attivit aziendali. Un preludio alla
liquidazione dellazienda. Nonostante il compito affidatogli, si fece consegnare da Vincenzo Cazzaniga, in pre101

cedenza membro della commissione incaricata dei rifornimenti petroliferi, il piano completo degli impianti petroliferi contenenti depositi, raffinerie, punti di distribuzione dellItalia del nord. Mattei di fatto disobbed allordine del Governo Bonomi, inviato tramite apposita direttiva del 15 maggio 1945, di sospendere ogni iniziativa tendente allattuazione di nuovi programmi. Cos iniziarono le ricerche di metano in tutta Italia, una intuizione che si rivel vincente perch poco pi di un anno dopo a Caviaga e a Ripalta avvenne la scoperta dei giacimenti. Mattei aveva quarantanni. Sette anni dopo il Parlamento vota la legge istitutiva dellEni, lente nazionale idrocarburi. Per Mattei inizia la sfida, ma anche la
battaglia a quanti lo osteggeranno dentro e fuori lItalia.
I suoi amici furono molto pochi, la maggior parte ex partigiani o compagni di partito nella Dc. Tra questi Giorgio La Pira, con il quale si impegner per la questione della Pignone, una fabbrica fiorentina con 1200 operai che
rischiavano il posto di lavoro. Grazie a Mattei la fabbrica non chiuse. Di lui William R. Scott, vicepresidente
esecutivo della maggiore societ petrolifera del mondo,
la Standard Oil Company del New Jersey, disse: aveva a
cuore soprattutto gli interessi del suo Paese.
Mattei, cattolico credente e praticante, era una persona avveduta, dotata di una capacit di immaginazione e di
previsione a volte sovrumana. In Italia non cera una forte tradizione petrolifera e molti lavori connessi allindotto petrolifero erano sconosciuti da maestranze e dirigenti. Mattei intu tutto questo e invent le scuole per saldatori e trivellatori; apr i bandi per assumere giovani ingegneri da mandare a scuola negli Stati Uniti dAmerica a
turno per circa sei mesi; infine forn lazienda di tutti i
pi avanzati mezzi operativi, da quelli meccanici, come
sonde anche off shore, fino agli aerei aziendali per gli
102

spostamenti rapidi. Per primo in Italia colleg tutti i centri operativi con ponti-radio che permettevano a tutti i reparti e uffici di essere collegati in tempo reale in tutta Italia, il Nord Africa fino allAmerica Latina.
Su di lui sono stati scritti numerosi libri, tra i quali
Mattei. Storia dellitaliano che sfid i signori del petrolio
(Le Scie), del giornalista Carlo Maria Lomartire, ed Enrico Mattei. Un protagonista della modernizzazione italiana (Il Mulino 2004), dello storico Nico Perrone membro dello staff centrale dellEni di Mattei , testo che si
aggiunge a unampia bibliografia dedicata anche alla sua
misteriosa morte avvenuta il 27 ottobre 1962 quando il
suo aereo a reazione precipit nelle campagne di Bascap,
a dieci chilometri da Linate, dopo essere decollato dallaeroporto Fontanarossa di Catania.

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Alcide De Gasperi e Giorgio La Pira


Quando la politica vocazione

Due protagonisti della politica italiana a partire dallAssemblea Costituente. Entrambi esponenti della Democrazia Cristiana, ma di correnti diverse, li accomun la passione per la politica, limpegno per il bene comune, lafflato per la crescita democratica del Paese.
Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori della nostra Repubblica, guid con abilit ed equilibrio i primi anni di vita del Paese. La libert politica legata alla libert
economica disse e la democrazia senza la giustizia sociale sarebbe una chimera o una truffa. Accanto a quella
che fu detta la democrazia formale bisogna costruire la democrazia sostanziale, riformare cio la struttura sociale.
Nato il 3 aprile 1881 a Pieve Tesino (Trento), nel 1905
entra nella redazione del giornale Il Nuovo Trentino, ne
diventa direttore e appoggia il movimento che auspicava
la riannessione del Sud Tirolo allItalia. Dopo il passaggio del Trentino e dellAlto Adige allItalia continua lattivit politica nel Partito Popolare di don Luigi Sturzo.
Deciso avversario del fascismo, De Gasperi viene imprigionato nel 1926 per la sua attivit politica. Dopo lo105

micidio Matteotti, la sua opposizione al regime e al Duce fu ferma e risoluta anche se coincise col ritiro dalla vita politica. Lavor nelle biblioteche vaticane per sfuggire alle persecuzioni fasciste e durante la seconda guerra
mondiale contribu alla fondazione della Democrazia Cristiana, che ereditava le idee e lesperienza del Partito Popolare di don Sturzo. Ricopr la carica di ministro degli
Esteri dal dicembre 1944 al dicembre 1945, quando form un nuovo gabinetto. In qualit di presidente del consiglio, carica che mantenne fino al luglio del 1953, De Gasperi favor e guid una serie di coalizioni di governo,
composte dal suo partito e da altre forze moderate del
centro. Contribu alluscita dellItalia dallisolamento internazionale, favorendo ladesione al Patto Atlantico Nato e partecipando alle prime consultazioni che avrebbero
condotto allunificazione economica dellEuropa.
Lazione di De Gasperi negli anni cruciali del dopoguerra ha segnato il cammino e ha determinato il futuro
dellItalia. fuor di dubbio, infatti, che gran parte della
vita italiana di questo ultimo mezzo secolo stata determinata dalle decisive scelte compiute in quegli anni che
portano impresso il segno degasperiano e che hanno assicurato al Paese un futuro di libert, democrazia e prosperit. Luomo dellequilibrio, come pi volte stato definito da cronisti e commentatori politici, era un cattolico
serio e convinto, deciso nel portare avanti la politica in
cui credeva, ma al tempo stesso costantemente rispettoso
degli altri e attento alla verit contenuta nelle ragioni degli altri. De Gasperi credeva nella libert e nella democrazia e seppe costruire un equilibrio dando spazio a tutti
quelli che, pur di differente orientamento, accettarono di
dare vita a una forza politica che ebbe tra laltro il compito
di salvare la libert anche per chi seguiva vie diverse da
quelle del suo partito. La sua vita spirituale e la sua coeren106

za sul piano religioso non furono di ostacolo a questa collaborazione, n diminuirono il suo impegno per la cosa
pubblica. Negli anni in cui, dopo la tragedia della guerra,
fu alla guida del governo, cio dal 1945 al 1953, dedic
tutte le sue forze alla ricostruzione, al rilancio delleconomia e al recupero di credibilit per il nostro Paese.
Giorgio La Pira nasce a Pozzallo, in provincia di Ragusa, il 9 gennaio 1904, primogenito di una famiglia di
modeste possibilit economiche. Per questo motivo nel
1921 si trasferisce a Messina, dove stringe amicizia con
Giuseppe Pugliatti e Salvatore Quasimodo.
La Pira un modello di santit laicale, un appassionato di Cristo e delluomo, specialmente di quello pi bisognoso. Un profeta di pace che parla in modo semplice ai
grandi della Terra. Un uomo del dialogo che vede nelle
tre grandi religioni monoteiste una possibilit di incontro. Giorgio La Pira stato un uomo, un cristiano e poi un
politico. Da Pozzallo, nella Sicilia sud orientale, terrazza
sul Mediterraneo a poche miglia marine dallAfrica e dal
Medio Oriente, part portando con s una mediterraneit
che gli torn utile in tante occasioni. Nella Pasqua del
1924 si converte e supera gli atteggiamenti anticristiani.
Segue una vita di fede e devozione a Cristo e alluomo.
Il grande genio di Giorgio La Pira, il suo entusiasmo,
la sua positivit, il suo parlar chiaro a tutti, escono fuori
fin dalla pubblicazione di Princpi nel 1939, rivista antifascista e antirazziale che difende il valore della persona
e la libert. Nel 1940 il fascismo chiude la rivista.
Tre anni dopo la polizia segreta lo ricerca, sfugge allarresto e ripara in Vaticano. Passano altri tre anni. Siamo al 1946: La Pira viene eletto deputato alla Costituente. Con Moro, Dossetti, Togliatti, Basso e Calamandrei
formula i principi fondamentali della Costituzione repubblicana. Nel 1948, da sottosegretario al lavoro, al fian107

co dei lavoratori nelle gravi vertenze sindacali che agitano il nostro Paese. Nel 1951 interviene presso Stalin a favore della pace in Corea. Lanno successivo sindaco di
Firenze. Non case, ma citt! disse nel 1953 prima di iniziare la costruzione dellIsolotto. Poi lotta per la difesa dei
duemila operai della Pignone e con Enrico Mattei, presidente dellEni, potenzia lindustria aprendola ai mercati
internazionali. Sono anni difficili quelli di La Pira: quel
secolo breve caratterizzato da due guerre mondiali, dalla
paura di un conflitto nucleare, da tanti contrasti, ma anche
dal Concilio Vaticano II e dalle prese di posizione di pontefici come Pio XI, Pio XII e Giovanni XXIII. Nonostante tutto il Professore va avanti. Di fronte alla minaccia della distruzione atomica indice il Convegno dei Sindaci delle Capitali del Mondo e i Colloqui Mediterranei in cui sostiene la libert per lAlgeria e la pace per il Medio Oriente. questo il sindaco santo: un uomo di fede. Una Fede che riversa nel suo impegno per la giustizia sociale.
Stato democratico: s, proprio perch rispettoso del
pluralismo degli organismi che lo costituiscono disse in
un intervento allAssemblea Costituente . Quindi democratico nel senso non solo roussoiano tutti i cittadini partecipano ordinatamente alla formazione della legge ed alla direzione politica dello stato , ma anche nel senso che
i cittadini sono membri attivi di tutto quel tessuto di comunit che fa del corpo sociale un corpo ampiamente articolato e differenziato, una democrazia organica, diversa
da quella individualistica. Democrazia nello stato, democrazia nella comunit professionale, nella comunit di lavoro, nella comunit territoriale e cos via.
La politica di La Pira aveva il fulcro in una spiritualit aperta riconducibile a una triplice dimensione: la famiglia, il lavoro e la fede. la teologia della citt che si lega allicona della casa di Nazareth, alla bottega di Naza108

reth e alla sinagoga di Nazareth. Il sindaco santo era uomo attento al passato che guardava al presente e pensava
al futuro. Da Firenze guardava al mondo, ma anche alla
condizione umana della povera gente.
I ruoli di De Gasperi e La Pira erano diversi, ma il loro
obiettivo era comune. De Gasperi era uno statista: guardava a tutta lItalia, allEuropa e al mondo. Egli cap subito la collocazione occidentale dellItalia, lalleanza, non
la sudditanza, con gli Stati Uniti, ladesione alla Nato per
sancire questa collocazione, la necessit di uno stretto legame con lEuropa per superare gli antagonismi che avevano provocato le due guerre suicide, la Comunit del
carbone e dellacciaio, il tentativo della Comunit europea di difesa, la libert dei commerci per rilanciare la
produzione, lurgenza di ridurre linflazione e mantenere
una lira salda per dare sicurezza ai mercati, e quindi limprescindibile, anche se dolorosa, manovra finanziaria del
1947. Ma quando volle fare riforme in Italia, penso alla
riforma agraria, al Nuovo Iri, allEni, ebbe bisogno della
sinistra democristiana di cui La Pira era licona riconosciuta. La Pira era un politico che rappresentava gli interessi delle classi deboli: poveri, disoccupati, privi di casa.

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Padre Mariano da Torino


Pioniere della televisione italiana

Il 22 maggio 1906 nasceva un uomo, un frate e un comunicatore: padre Mariano da Torino, alias Paolo Roasenda,
professore di latino e greco, che a 34 anni decise di indossare il saio dei cappuccini. Il suo carisma era quello di annunciare il Vangelo attraverso i mezzi di comunicazione
sociale in un periodo complesso e completamente differente dal punto di vista culturale ed ecclesiale rispetto a
quello in cui siamo abituati a vivere cento anni dopo con
Internet, la Televisione on demand, il digitale terrestre,
liPod e i video-telefonini, ma soprattutto dopo il pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.
Nel gennaio 1955 la direzione generale della Rai affid a padre Mariano il compito di condurre un programma
religioso che fece emergere il carisma del frate torinese:
lapostolato televisivo. Padre Mariano inizi la sua avventura mediatica con la rubrica quindicinale La Posta di
Padre Mariano, alla quale si aggiunse unaltra dal titolo In Famiglia e poi una terza Chi Ges?. Quello di
Padre Mariano era un incarico non facile: dietro il lavoro
di ogni operatore delle comunicazioni sociali, in partico111

lar modo per quelli televisivi e radiofonici, c tantissima responsabilit morale di fronte al pubblico.
Egli iniziava le sue rubriche con la frase Pace e bene
a tutti! e concludeva allo stesso modo salutando un pubblico che negli anni Cinquanta e Sessanta, tra una Televisione a dir poco pionieristica e una Chiesa nel pieno subbuglio post-conciliare, cresceva sempre di pi proprio
per il modo o, meglio, le modalit con cui padre Mariano
si faceva ascoltare. Anzi, capire o, megli,o comprendere.
Farsi sentire dallorecchio, dalla mente, dal cuore
diceva Padre Mariano, dato che la prima carit da usarsi
mettersi nei panni degli ascoltatori e rendere facile ci
che per sua natura difficile a comprendersi.
Una volta gli scrisse un ascoltatore e gli chiese: Perch alcuni sacerdoti, quando parlano, sono tanto oscuri?. Il frate rispose: vero. Il parlare ermetico non solo
una consuetudine tra i politici, ma lo anche tra i teologi. Per questo ripeteva spesso che la prima carit, da
usare con chi ci ascolta, faticare noi per essere chiari,
perch non fatichi lui nellascoltarci.
Proviamo a riportare le sue parole ai giorni nostri, nellattuale contesto sociale e mediatico, chiedendoci se sono ancora valide. Padre Mariano era un semplice. Attenzione: questo non vuol dire che era un sempliciotto.
Barba lunga, occhialini neri e aspetto energico. Insomma, era un frate come ciascuno di noi se lo immagina,
con il barbone e il cordone. Oggi magari mass mediologi di fama, giornalisti ed esperti potrebbero sostenere che
uno come padre Mariano non televisivo, non telegenico. Al contrario, invece, possiamo dire, come ha sottolineato il sociologo della comunicazione Aldo Grasso nel
suo libro Storia della televisione italiana, che Padre Mariano con la sua voce robusta e la sua serenit ha portato
in Tv valori morali e verit consolatoria.
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Il 5 maggio 1955 Padre Mariano scriveva: Lo sviluppo della Tv mi allarga il cuore, ma anche accresce il peso
della mia responsabilit. Sento che dovr rispondere al
Signore di tante e tante anime!. E poi ancora, nel 1957,
ebbe a ribadire: Mi dicono che la mia una delle trasmissioni pi attese, anche la Direzione entusiasta e si
spera di avere 6-7 milioni di ascoltatori! Sento la mia miseria, la responsabilit terribile e penso quanto dovrei essere pi unito a Dio per il nuovo tremendo compito!.
Sono parole che oggi appaiono anacronistiche e che
potrebbero suscitare ilarit in quanti, invece, tra giornalisti e conduttori televisivi vorrebbero stare al centro dellattenzione o, per dirla in termini tecnici, in campo
e incrementare laudience della rubrica che conducono
per mostrare se stessi, anzich mettere in risalto i contenuti. Padre Mariano, pur essendo un conduttore da milioni di telespettatori, non si poneva problemi di questo tipo. Al contrario, quando il suo nome fu inserito tra i venti
candidati proposti alla direzione dellInformazione religiosa della Rai, la cosa lo lusing, ma non si adoper per
portare in porto la sua candidatura.
Padre Mariano lesempio tangibile di un comunicatore del Vangelo tutto portato verso un apostolato televisivo che punta a ridare dignit e autenticit alla stessa comunicazione perch sia a servizio dellumanit e delle
sue speranze. Un impegno profetico, quello del frate torinese, come dimostrano le sue teleconversazioni accuratamente preparate dal punto di vista di resa televisiva ma
soprattutto attente ai contenuti e allo spirito evangelico.
Chi ascoltava Padre Mariano, aveva la netta impressione che tutta la Bibbia, soprattutto il Vangelo, era il suo
libro di predicazione, la fonte principale delle sue istruzioni e riflessioni. Per questo motivo egli diventato un
personaggio popolarissimo, amato e cercato, che sapeva
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arrivare al cuore della gente con il microfono e con il video nonostante ne avesse intuito i pericoli e i rischi per la
famiglia, i giovani e i bambini.

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Igor Man
Il vecchio cronista che incontr i grandi della Terra

Lincontro con Madre Teresa di Calcutta, con Giovanni


Paolo II e luscita indenne dal plotone di esecuzione in Sudan nel 1975. La testimonianza del vecchio cronista che
intervist Kennedy, Kruscev, Che Guevara, Golda Meir,
Gheddafi, Padre Pio, Khomeini, Arafat, Shimon Peres.
Igor Man, alias Igor Manlio Manzella, di padre siciliano e madre russa, da vecchio cronista qual stato tanto per riprendere il titolo della rubrica che per lungo tempo ha firmato sul quotidiano La Stampa , nel corso della
sua vita ha sempre offerto principalmente ai lettori una finestra e la sua personale testimonianza umana e giornalistica sul rapporto fede e notizia. Nel febbraio del 2009,
Igor Man offr ai giornalisti uno spaccato della sua vita in
occasione di una tavola rotonda dal titolo ... soprattutto
niente giornalisti. Se la fede diventa notizia. Il concetto della fede che si fa notizia e la notizia che approda alla
fede mi accende un flash: lincontro che ho avuto con
Madre Teresa di Calcutta. Ero molto curioso di sapere, di
capire come Giovanni Paolo II si fosse comportato con i
lebbrosi. Con aria divertita Madre Teresa mi disse: io ho
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baciato un lebbroso e ho detto al Papa: bacia. Ma Giovanni Paolo II ha fatto finta di non sentire. Madre Teresa si ripropone e davanti a un altro lebbroso suggerisce
di baciarlo, ma lui fa sempre finta di niente. La terza volta Madre Teresa lo invita ancora a baciare un lebbroso.
Alla fine il Papa cede. E qui raccont Igor Man Madre Teresa mi ha detto piangendo: stato un miracolo
della fede perch dopo il Papa li ha baciati tutti e tutti venivano da lui piangendo di gioia. Io sono solo un povero cronista prosegu Igor Man ma, se ci penso, quella
volta mi sono trovato davanti a un miracolo terreno. stata la fede che in quella occasione colp e intener un grande personaggio come Giovanni Paolo II. Un grande uomo che anni dopo si trov davanti: Pi che intervistarlo io, fu Giovanni Paolo II a intervistarmi. Questo grande pontefice annull tutta una serie di incontri per parlare
con me. Voleva parlare di Padre Pio. Voleva bene a Padre
Pio. Gli chiesi: potrebbe essere il tredicesimo apostolo?. Mi rispose: mi piace questa definizione.
C unaltra esperienza che Igor Man non dimenticher mai: nel 1975 durante il periodo di governo del generale Jafar al-Nimeiry che nel 1969 aveva conquistato il
potere in Sudan con un colpo di Stato , con altri giornalisti, tra i quali il grande Egisto Corradi, linviato di Le
Monde e linviato di Le Figaro, arriva a Karthoum e poi
si trasferisce nella citt gemella Omdurman. Prendemmo un taxi [...] mentre parlavamo con le donne del posto
che avevano il volto come se piangessero, tracciato con il
sughero riscaldato con il fuoco di una candela come segno di lutto, quasi fossero preda di un interminabile pianto. Linviato di Le Monde, ebreo e cittadino francese nato ad Alessandria DEgitto, ci stava aiutando a parlare
con le donne perch sapeva bene larabo. Improvvisamente arriv una camionetta con dei soldati nevrotici,
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giovanissimi, che a pedate ci costrinsero a salire [...]. Cercammo di spiegare che eravamo giornalisti, mostrammo
le tessere, ma niente. Ci intimarono di stare zitti. La camionetta inizi a girare sotto il sole cocente. Il giornalista di Le Monde ci disse di aver intuito che stavano cercando un posto dove fucilarci. Arrivammo in un terreno
abbandonato con dei ruderi. Scendemmo dalla camionetta a colpi di calcio di fucile e sotto la calura assistemmo
alla scena dei militari che imbracciavano i mitra. A quel
punto Egisto Corradi disse: Stanno aspettando un graduato (in Sudan vigeva il regolamento militare inglese e
lesecuzione doveva essere comandata da un graduato,
nda). Ero consapevole che mi stavano per fucilare. Iniziai a pregare e mentre pregavo pensai: impossibile che
mi uccidano, impossibile che devo morire. Penso che fino allultimo momento un uomo non crede mai che potr morire. Insomma: aspettavamo la fucilazione. Alternavo la preghiera allottimismo che sarebbe stato impossibile morire. Ad un certo punto arriv unaltra camionetta dalla quale scese un graduato che aveva al petto decine
di decorazioni. Corradi, che aveva fatto lalpino in Russia e che si intendeva di decorazioni militari, individu
tra le tante decorazioni anche quella della campagna militare in Congo. Fu in quel preciso e drammatico istante
che linviato di Le Monde esclamo Dio, quasi invocandolo per la situazione che da l a poco si sarebbe venuta a
creare. Corradi invece si rivolse al graduato e gli chiese:
stato in Congo?. Il sergente rispose di s. Inizi una
chiacchierata e il momento divenne liberatorio perch ci
fu un colloquio tra i due che poi ci port addirittura ad
aiutare il sergente, la cui camionetta si era insabbiata.
I giornalisti non diedero mai notizia di quellepisodio
per non fare allarmare i parenti, ma Igor Man non dimenticher mai lesclamazione Dio! dellinviato di Le Mon117

de: Penso che in quel momento la Provvidenza ci abbia


aiutato. Poi si lascia andare a una considerazione: Oggi posso dire che non siamo pi il quarto potere, ma abbiamo sempre il potere di fare del bene e di fare del male.
Per me il bene raccontare i fatti cos come sono, senza
deformarli. Il male torturando i fatti secondo una morale
voluta. Oggi il giornalismo italiano in crisi, quello americano pure, perch non riesce [...] ad avere fede nel proprio lavoro. diventato un impiego: si impiegati della
notizia. Pochi sono coloro che credono in questo mestiere. Che poi molto semplice: raccontare la vita, raccontare la morte, raccontare la realt. Una realt che ha condotto Igor Man a intervistare anche Ernesto Che Guevara, il quale alla domanda qual il suo rapporto con
Dio? rispose: Non mi sono mai posto il problema di
Dio. Per se veramente esiste mi auguro che nel suo cuore ci sia posto anche per il comandante Che.
Con Igor Man scomparso uno degli ultimi inviati di
guerra, una firma storica del giornalismo italiano. Subito dopo la Liberazione, giovanissimo, entra nel quotidiano Il Tempo. Nel 1963 Giulio de Benedetti lo chiama alla
Stampa dove lavora fino alla fine come editorialista e inviato. stato testimone degli accadimenti pi significativi degli ultimi cinquantanni: dalle guerre meridionali al
Vietnam, dallAfrica allAmerica Latina, sopravvivendo
allassedio di Camp Kannack in Vietnam e al plotone di
esecuzione in Sudan. stato uno studioso delle religioni,
tra i massimi esperti del Medio Oriente. Autore del longseller Diario arabo (Bompiani, 1992), ha vinto, fra gli altri, il Premio Hemingway, il Premio Colomba dOro per
la Pace (ex aequo con Amnesty International) e il Premio
Internazionale St. Vincent alla carriera. Nel 2000 lUniversit internazionale Giorgio la Pira lo ha nominato, insieme con lAbb Pierre, Artisan de la Paix.
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Luigi Sturzo
Lazione politica come alta forma di carit cristiana

Lesperienza del popolarismo sturziano rappresent il


tentativo di concepire un ordine sociale coerente con la
prospettiva della Dottrina sociale della Chiesa; un ordine politico ed economico ispirato al personalismo cristiano che si distingue per le risposte che in grado di dare ai concreti problemi degli uomini.
Luigi Sturzo nasce in Sicilia, a Caltagirone, il 26 novembre 1871. A ragione dei suoi studi e per motivi di salute frequenta i seminari di Acireale, di Noto e di Caltagirone, dove nel 1988 si diploma. Nel 1894 ordinato sacerdote e si trasferisce a Roma. Qui nel 1898 consegue la
laurea in filosofia allUniversit Gregoriana e matura la
sua vocazione politica. lo stesso Sturzo a narrarci che
il giorno del sabato santo del 1895, nel corso della benedizione delle case nel ghetto, si rende conto della miseria
in cui versano tante persone. In questa circostanza decide di dedicarsi alla questione sociale: di studiarla e viverla con carit cristiana e competenza scientifica.
Rientrato a Caltagirone, accanto allinsegnamento della filosofia, prende forma il suo impegno religioso e so119

ciale. Fonda perci un comitato diocesano e interparrocchiale, apre una sezione operaia e una degli agricoltori, d
vita a una cassa rurale per combattere lusura e a un giornale per diffondere le idee presenti nella Rerum novarum: La Croce di Costantino. Nel 1902 guida i cattolici di Caltagirone alle amministrative, nel 1905 vince le
elezioni e diventa prosindaco, carica che ricopre fino al
1920. Sempre nel 1905, alla vigilia di Natale, pronuncia
il discorso di Caltagirone, I problemi della vita nazionale
dei cattolici, piattaforma politica e organizzativa per la
costituzione di un partito di ispirazione cristiana che, superando il non expedit, faccia rientrare i cattolici sulla
scena della politica nazionale. Nel 1915 eletto vice presidente dellAssociazione Nazionale Comuni dItalia.
Il 18 gennaio 1919 si compie quello che molti considerano levento politico pi significativo dallUnit dItalia. Dallalbergo Santa Chiara di Roma, don Luigi Sturzo
lancia lAppello ai Liberi e Forti, carta istitutiva del
Partito Popolare Italiano: A tutti gli uomini liberi e forti,
che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi n preconcetti, facciamo appello perch uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libert.
Lesperienza del popolarismo sturziano rappresent il
tentativo di concepire un ordine sociale coerente con la
prospettiva della Dottrina sociale della Chiesa. Un ordine politico ed economico ispirato al personalismo cristiano che si distingue per le risposte che in grado di dare ai
concreti problemi degli uomini. Il tratto caratteristico dellAppello di Sturzo caratterizzato dalla convinzione che,
al processo dirigista, centralista, monopolista dello Stato,
sia preferibile un corretto sistema competitivo, che tenga conto della contingenza e della limitatezza che contraddistinguono la costituzione fisica e morale della per120

sona. Un nuovo ordine al centro del quale, in sintonia con


i principi di sussidiariet e di solidariet, si imponga lopera spontanea e creativa della societ civile (persone, famiglie, associazioni, imprese...), capace daccrescere le possibilit di scelta da parte dei singoli e delle associazioni, al
fine di ottenere una pi efficace risposta ai reali bisogni
dei cittadini e un maggior rispetto della libert, della dignit e della responsabilit della persona. Ecco come il sacerdote di Caltagirone ricorda la fondazione del Partito
Popolare: Era mezzanotte quando ci separammo e spontaneamente [...] passando davanti la Chiesa dei santi
Apostoli picchiammo alla porta: cera ladorazione notturna. [...] Durante questora di adorazione rievocai tutta la
tragedia della mia vita. Non avevo mai chiesto nulla, non
cercavo nulla, ero rimasto semplice prete [...]. Accettavo la
nuova carica di capo del partito popolare con la amarezza
nel cuore, ma come un apostolato, come un sacrificio.
Nellaprile del 1923, al Congresso Nazionale di Torino del Partito Popolare, Sturzo denuncia Benito Mussolini e il fascismo. Il duce da quel momento lo indicher come il nemico principale del fascismo e interverr sul
Cardinale Gasparri per costringere don Sturzo prima a dimettersi dal partito e poi ad abbandonare lItalia.
Lesilio di Sturzo durer 22 anni. Passando per Parigi, Sturzo vivr a Londra fino al settembre del 1940 e poi
negli Stati Uniti dAmerica fino al 5 settembre 1946,
quando torna in Italia sbarcando a Napoli.
I suoi lavori pi importanti di teoria politica e sociologica videro la luce durante lesilio. A Londra anima diversi gruppi politici di italiani fuoriusciti e di cattolici europei e nel 1936 fonda il People and Freedom Group. Scriveva Sturzo nella lettera di presentazione: Popolo e libert il motto di Savonarola; popolo significa non solo
la classe lavoratrice ma lintera cittadinanza, perch tutti
121

devono godere della libert e partecipare al governo. Popolo significa anche democrazia, ma la democrazia senza
libert significherebbe tirannia, proprio come la libert
senza democrazia diventerebbe libert soltanto per alcune classi privilegiate, mai dellintero popolo. Seguendo
questa strategia, negli Stati Uniti intreccia rapporti con
Carlo Sforza, Lionello Venturi, Mario Einaudi, Gaetano
Salvemini, lamico non credente che ebbe a definire lesule di Caltagirone Imalaia di certezza e di volont.
Al suo rientro in Italia, dopo il referendum sulla Repubblica e le elezioni per lAssemblea Costituente, non
si iscrive alla Democrazia Cristiana, ma si dichiara capo di un partito disciolto. Nonostante ci, con i suoi discorsi, gli articoli sui giornali, i libri e le pubblicazioni su
varie riviste, don Luigi Sturzo intraprende la sua ultima
battaglia, quella per una Costituzione maggiormente ispirata alla libert, laica ma rispettosa dellispirazione cristiana nei suoi elementi fondamentali; vale a dire, accogliendo dalla Dottrina sociale della Chiesa il principio di
sussidiariet e rielaborandolo sulla base della sua teoria
sociologica, la sociologia del concreto, e delleconomia sociale di mercato che lo avvicinava ai teorici e ai politici tedeschi del secondo dopoguerra quali, tra gli altri, Rpke, Erhard e Adenauer , contro ogni forma di olismo metodologico che finisce per esaltare lo Stato come
una realt a s stante, unipostasi vivente.
Sturzo difese e promosse unarticolazione socio-economica che riconosceva il primato della persona e il ruolo fondamentale della societ civile: la famiglia, i liberi
corpi associativi tra cui i partiti , i sindacati e la Chiesa. Si impegn nella promozione della libert dinsegnamento e della scelta educativa, per la difesa della propriet privata, del risparmio, della libera impresa, della partecipazione del lavoratore al capitale dimpresa. Con riferi122

mento alla libert della scelta educativa scriveva: Finch la scuola in Italia non sar libera, neppure gli italiani saranno liberi; essi saranno servi, servi dello Stato, del
partito, delle organizzazioni private o pubbliche di ogni
genere [...]. La scuola vera, libera, gioiosa, piena di entusiasmi giovanili, sviluppata in un ambiente adatto, con
insegnanti impegnati nella nobile funzione di educatori,
non pu germogliare nellatmosfera pesante creata dal
monopolio burocratico statale.
Tutto ci lo porter a scrivere pagine di grande spessore teorico e di notevole impatto politico contro le cosiddette tre male bestie. Sturzo denuncia lo statalismo come residuo tradizionale di marca laicista-risorgimentale e
fascista e, nella nuova versione, nellItalia del secondo dopoguerra, come via al socialismo di Stato; accusa la partitocrazia, come illegittima occupazione delle istituzioni
da parte dei sistemi clientelari e infine, a mo di corollario, denuncia il ricorrente abuso del denaro pubblico come strumento di gestione illecita del potere pubblico.
Nel dicembre del 1952 viene nominato senatore a vita
dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.
Con la sua opera, teorica e pratica, egli stato ed ancora oggi una solida guida morale allazione politica,
una guida morale allazione pubblica improntata alla carit cristiana e allamore per il prossimo al fine di portare Dio nella politica. Sturzo ha consacrato se stesso alla missione di portare un soffio di santit e di trascendenza nella vita politica e il suo impegno non fu altro che il
risultato di una serie di provvidenziali eventi che lo sollecitarono decisamente allazione sociale, intesa come sviluppo coerente di quella pastorale.
Don Sturzo muore l8 agosto 1959 a Roma (oggi sepolto nella Chiesa del SS. Salvatore a Caltagirone), lasciandoci una grande eredit sia per lo sviluppo della teo123

ria politica e della teologia pastorale, sia per lazione politica vissuta come alta forma di carit cristiana: La politica un dovere civico, un atto di carit verso il prossimo.

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Annibale Maria di Francia


Incisore di vocazioni

Era un siciliano di ingegno vivace, un giovanissimo maestro conteso dalle migliori famiglie di Messina che lo
consideravano una promessa di sicura e splendida carriera letteraria. Ma per lui, animo sensibile di poeta, dote di
scrittore e giornalista, il Signore aveva altri progetti.
Annibale Maria di Francia, nato a Messina il 5 luglio
1851 da una famiglia della nobilt cittadina e rimasto orfano di padre pochi mesi dopo la nascita, a 17 anni, mentre si trova in adorazione davanti al santissimo Sacramento, ha unilluminazione che gli segner la vita e che
gli studiosi hanno definito Intelligenza del Rogate (intuizione della preghiera). Annibale scopre che il Rogate pi
che una semplice raccomandazione un comando esplicito di Ges e quindi un rimedio infallibile per il bene
della Chiesa e della societ. Una scoperta, questa, che incide profondamente e in modo determinante nel suo cammino spirituale e che certamente alla base della sua
scelta di vita, visto che lanno dopo, con sorpresa di tutti,
a cominciare dalla madre, Annibale veste labito talare,
spiegando di aver sentito impellente la chiamata del Si125

gnore, con una vocazione che egli definisce improvvisa, irresistibile, sicurissima. Gi dallinfanzia, comunque, Annibale aveva sviluppato una grande devozione allEucaristia, tanto che a soli sette anni, quando ancora
studiava nel Collegio dei Cistercensi, ottenne il permesso, a quel tempo raro, di accostarsi quotidianamente alla
santa Comunione. Proprio dallEucaristia, da lui considerata centro amoroso, fecondo, doveroso di ogni pensiero e azione, attinse ispirazione durante tutta la vita.
Lamore teologale verso Dio e il prossimo gli faceva
sentire come sue la compassione e le pene intime del cuore di Ges. Uno spirito di carit da cui ebbero origine tutte
le sue attivit tese a cercare unicamente la gloria di Dio e
la salvezza delle anime. Eccolo allora, novello sacerdote,
dedicarsi alla redenzione morale e spirituale di una delle
zone pi povere e degradate della sua citt, il quartiere
Avignone, dove era stato introdotto da Francesco Zancone, un mendicante incontrato per caso e che aveva soccorso quando era ancora diacono. In questo quartiere, radicalmente trasformato dalla sua attivit apostolica, istitu
gli Orfanotrofi Antoniani (nel 1882 quello femminile, nel
1883 quello maschile) per accogliere, soccorrere e formare civilmente e religiosamente la giovent pi bisognosa.
Attratti dal suo carisma, ben presto si unirono a lui uomini e donne impegnati nello stesso apostolato: il 19 marzo 1887 fonda la Congregazione delle Figlie del Divino
Zelo e il 16 maggio 1897 la congregazione maschile, i
Rogazionisti del Cuore di Ges, entrambi con il compito
di vivere e diffondere linsegnamento di Ges sulla preghiera per le vocazioni mettendosi a servizio dei piccoli e
dei poveri. Un angelo in carne e ossa, come stato definito quando era in vita per le virt spiccate di castit, padre Annibale ha attratto alla sua speciale missione anche
numerosi laici, uomini e donne, che ancora oggi si impe126

gnano a vivere lo spirito del rogate nella Chiesa, in forma privata o associata. Le due famiglie religiose da lui
fondate, le suore Figlie del Divino Zelo e i Rogazionisti,
continuano a essere presenti in tutto il mondo con centri
di spiritualit vocazionale e diffusione della preghiera
per le vocazioni, scuole di ogni ordine e grado, collegi,
istituti per portatori di handicap, case-famiglia per minori, madri in difficolt e persone anziane, asili, centri sociali per laccoglienza e la cura di poveri, centri nutrizionali,
missioni, parrocchie e santuari. Riconosciuto come padre degli orfani e dei poveri, ed autentico anticipatore
e zelante maestro della moderna pastorale vocazionale, padre Annibale concluse la sua vita terrena l1 giugno 1927 in contrada Fiumara Guardia, a Messina. Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 7 ottobre 1990 e
santo il 16 maggio 2004. Uno dei suoi sogni si realizzato con listituzione nel 1964 della Giornata mondiale di
preghiera per le vocazioni da parte di Paolo VI.
Una delle sue frasi che pi vengono citate la seguente: Ges andava attorno per tutte le citt e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del
regno e curando ogni malattia e infermit. Vedendo le
folle ne sent compassione perch erano stanche e sfinite,
come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli:
la messe molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe perch mandi operai nella sua
messe (Mt 9, 35-38; cfr. Lc 10, 1-3).
Queste parole evangeliche costituiscono la sorgente e
il cuore della vita e della missione dei Rogazionisti oggi
presenti in tutto il mondo (Italia, Spagna, Polonia, Albania, Brasile, Argentina, Paraguay, Stati Uniti dAmerica,
Rwanda, Camerun, India, Filippine, Corea del Sud, Vietnam, Papua Nuova Guinea). Il miracolo della sua canonizzazione parte dal caso clinico di guarigione della neo127

nata Charisse Nicole Diaz affetta da grave meningoencefalite, complicata da stato settico, idrocefalo e atrofia corticale cerebrale. Il 28 gennaio 1993, a Iloilo City nelle Filippine, nasceva presso il St. Pauls Hospital Charisse Nicole Diaz, da una gravidanza a termine, tramite parto eutocico. Il liquido amniotico era tinto da meconio e per tale ragione fu praticata profilassi antibiotica per via endovenosa e la bambina fu trattenuta in ospedale oltre il dovuto. I genitori, ambedue medici, avevano gi predisposto il luogo della sepoltura. Sollecitati da un parente Rogazionista, alcuni familiari e amici iniziarono con rinnovata fiducia una novena di preghiere per lintercessione
del Beato Padre Annibale, mettendo contemporaneamente una sua reliquia sul corpicino della bambina.
Charisse fu dimessa, in 36a giornata di degenza, completamente guarita malgrado latrofia della corteccia cerebrale, senza esiti psico-motori, come chiaramente rilevano, non senza meraviglia degli esaminatori, le perizie
neuro-spichiatriche alle quali stata sottoposta anche recentemente. A confermare ci stanno le indagini strumentali, Eco e Tac, che dimostrano chiaramente la risoluzione
dellidrocefalo e dellatrofia. A conclusione del Processo
Diocesano sul presunto miracolo, la Consulta Medica della Congregazione delle Cause dei Santi il 15 ottobre 2003,
allunanimit, ha concordato sulla inspiegabilit della
guarigione e della totale assenza di esiti prevedibili.

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Giovanni Palatucci
Un eroe normale nella tragedia della guerra

Un cattolico di profonda fede che si oppose con determinazione e coraggio alle leggi razziali a danno degli ebrei
tanto da sacrificare la propria vita per difendere quella
degli altri. Ecco chi fu Giovanni Palatucci.
Un personaggio dal profilo affascinante in cui le ombre e la paura della morte si illuminano di speranza e
gioia quando rischiare la propria vita significa salvare
quella di tanti fratelli ingiustamente condannati.
Il suo processo di beatificazione si concluso ufficialmente il 16 febbraio 2004 presso il Tribunale diocesano
di Avellino. Le fasi di canonizzazione erano iniziate il 9
ottobre del 2002 su richiesta dellassociazione Giovanni Palatucci. Nel 1955 lUnione delle Comunit israelitiche italiane gli ha conferito la medaglia doro al valore.
Nel 1990 listituzione del Memoriale Ebraico dellOlocausto dello Yad Vashem lo ha riconosciuto Giusto tra le
Nazioni. Nel 1995, a cinquantanni dalla morte, il Presidente della Repubblica gli ha concesso la Medaglia doro
al merito civile alla memoria. Giovanni, il Questore di
Fiume, infatti, salv la vita a oltre cinquemila ebrei im129

pegnandosi, dopo lemanazione nel 1938 delle leggi razziali antisemitiche, ad aiutare gli ebrei e tutti coloro che,
a causa delloccupazione tedesca, si trovavano a transitare dal confine istriano verso luoghi pi sicuri.
La sua totale disponibilit si ispir senza dubbio a uno
spiccato senso civile del dovere e dello Stato e a un elevato spirito di religiosa fratellanza. Questa specifica valenza religiosa ed ecumenica della sua azione e del suo olocausto stata attentamente osservata dalla Chiesa cattolica che ha avviato listruttoria per la sua Beatificazione.
Nato in Irpinia, a Montella, in provincia di Avellino,
il 31 maggio del 1909 (da Felice e Angelina Molinari),
Palatucci si laure in Giurisprudenza e, dopo aver superato gli esami di procuratore legale, frequent a Roma,
presso la Scuola superiore di Polizia, un corso per vice
commissario di pubblica sicurezza. Assegnato inizialmente a Genova, il 15 novembre 1937 fu trasferito alla
Questura di Fiume, dove gli fu affidata la direzione dellUfficio stranieri con la qualifica di commissario.
Quando la situazione cominci a diventare pi complicata e pericolosa, malgrado i sospetti della polizia politica del Terzo Reich, rimase per continuare la sua preziosa opera, rifiutando di mettersi in salvo nonostante i
ripetuti inviti del Console svizzero a Trieste.
Arrestato dalla Gestapo il 13 settembre 1944, fu condotto nel carcere di Trieste e condannato a morte. Graziato, con la commutazione della pena fu deportato in Germania nel campo di sterminio di Dachau (matricola
117826) il 22 ottobre del 1944. Il 10 febbraio 1945, a poche settimane dalla liberazione e a soli 36 anni, mor ucciso dalle sevizie e dalle privazioni (o, come anche fu detto, a raffiche di mitra) e fu sepolto in una fossa comune.
Ho la possibilit di fare un po di bene, e i beneficiati
da me sono assai riconoscenti. Nel complesso riscontro
130

molte simpatie. Di me non ho altro di speciale da comunicare. quanto scriveva l8 dicembre 1941 in una lettera inviata ai genitori. Niente di speciale davvero, se non
fosse per il piccolo particolare che quel po di bene,
compiuto nel pi totale sprezzo del pericolo e in tempi
difficili, signific la salvezza per migliaia di persone altrimenti condannate a morte certa.
Ancora oggi di Giovanni Palatucci i membri dellassociazione omonima ricordano una frase detta nelle ore
buie, quando, sapendo che una donna ebrea era minacciata di imminente arresto, la affid a uno dei suoi colleghi. Questa la signora Schwartz gli disse . Trattala, ti prego, come se fosse mia sorella. Anzi, no: trattala come se fosse tua sorella, perch in Cristo tua sorella.
Tanti anni dopo quella signora partita da Israele alla
volta di Fiume per mettere un fiore davanti alla Questura in memoria di Giovanni Palatucci, luomo che le aveva salvato la vita. Daltronde, di quali nobili sentimenti
fosse capace il giovane fu subito chiaro: deludendo il padre che lo voleva avvocato in Irpinia, Giovanni entr nella
Polizia di Stato perch, disse, mi impossibile domandare soldi a chi ha bisogno del mio patrocinio per avere
giustizia. Ma fu soprattutto quando Mussolini pubblic
Il manifesto della razza che la personalit di Palatucci e la
sua forza tutta radicata nel Vangelo emersero senza equivoci. Vogliono farci credere che il cuore sia solo un muscolo e ci vogliono impedire di fare quello che il cuore e
la nostra religione ci dettano, furono le sue parole.
Migliaia furono i perseguitati che aiut con ogni stratagemma possibile, in particolare li istradava verso il
campo di raccolta di Campagna (Sa), dove era vescovo lo
zio, monsignor Giuseppe Maria Palatucci.
La sua opera si fece ancora pi intensa allindomani
dellarmistizio (8 settembre 1943) con loccupazione mili131

tare tedesca, quando Fiume fu annessa al Terzo Reich. Nominato Questore reggente, intensific laiuto, utilizzando la sua autorevolezza istituzionale.

132

Edith Stein
Il coraggio e la fede al servizio dellumanit

Edith Stein, la santa martire ed ebrea, uccisa presumibilmente il 9 agosto 1942 nel campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau, stata dichiarata compatrona dEuropa il 1 ottobre 1999 da Giovanni Paolo II, che
cos spieg la decisione: Dichiarare oggi Edith Stein
compatrona dEuropa significa porre sullorizzonte del
vecchio Continente un vessillo di rispetto, di tolleranza,
di accoglienza, che invita uomini e donne a comprendersi e ad accettarsi al di l delle diversit etniche, culturali
e religiose, per formare una societ veramente fraterna.
Edith Stein ha fatto delladorazione e della Croce gli
aspetti caratterizzanti della sua santit ed un punto di riferimento per i giovani. La sua figura ricordata da due
persone che la conobbero personalmente: Elisabeth Krmer, sua alunna quando insegnava allIstituto magistrale
di Speyer, nel convento delle suore domenicane intitolato
a St. Magdalena, e suor Teresia Margareta Drgemller,
novizia al tempo dellingresso nel Carmelo di Colonia di
Edith, la futura suor Teresa Benedetta della Croce, proclamata santa da Giovanni Paolo II l11 ottobre 1998.
133

Per suor Margareta Drgemller, Suor Benedetta era


consapevole, sebbene con la massima modestia, dellessere prescelta come figlia dIsraele. Rallegrava conoscerla cos perch era completamente di Dio e allo stesso
tempo figlia del popolo eletto di Dio. Era ebrea ma, sottolineava sempre, ebrea tedesca, cos come sua madre e i
suoi parenti si definivano costantemente ebrei tedeschi. Questa consapevolezza conferiva a suor Teresa Benedetta un grande carisma. [...]. Edith Stein, figlia del
popolo di Israele ed ebrea tedesca, era nata nel giorno dello Jom Kippur, dellespiazione e del perdono del popolo
di Dio. Questa grande donna spiega Margareta potrebbe essere il membro di riconciliazione tra Ebrei e Cristiani, affinch entrambi riconoscano congiuntamente di
essere figli e figlie di un unico Padre celeste, e di vivere
del Suo amore e della Sua benedizione. La Croce di Cristo faceva necessariamente parte della quotidianit della
nostra consorella Teresa Benedetta. Ella soffr profondamente, quando ebbe notizia del destino dei suoi parenti,
amici e conoscenti. In quegli anni del periodo nazista
[antecedenti il 1938], il disprezzo per gli Ebrei cresceva
di giorno in giorno. [...] Da anni [1941] sentiva tutto il
peso della Croce. Lideologia del nazionalsocialismo, la
miseria tremenda in tutte le sue manifestazioni subita dal
suo popolo ebraico, la guerra crudele e la povert estrema
del popolo affliggevano profondamente suor Teresa Benedetta. Aveva previsto gi anni prima la catastrofe, offrendo a Dio la sua vita per impedire tutto questo male.
Solo da Dio si attendeva un aiuto, poich aveva capito
che in questa situazione laiuto umano non bastava.
La dottoressa Stein pregava molto, ricorda la signora
Krmer: La mattina, in occasione della Santa Messa, aveva un posto tutto suo nel Coro della Chiesa. Cera un inginocchiatoio vicino alla porta della sagrestia: si inginoc134

chiava l. Ma non solo durante la Messa, anche in altri


momenti veniva spesso l per fare ladorazione. Persino
di notte si tratteneva spesso a fare ladorazione davanti al
Santissimo. Una chiave della Chiesa era a sua disposizione in un posto concordato. Le sue lezioni erano impegnative, ed ella pretendeva molto anche da noi. Non era una
semplice trasmissione di sapere: portava nellaula con s
anche la sua profonda fede in Cristo.
Edith Stein nasce il 12 ottobre 1891 a Breslavia. Dopo il liceo entra nellUniversit della sua citt natale nel
1911 dove frequenta la facolt di germanistica e segue i
corsi di filosofia e di psicologia sperimentale. A Breslavia venne a conoscenza delle ricerche che il filosofo Edmund Husserl (1859-1938) stava svolgendo a Gottinga e
decise di seguire le sue lezioni dopo aver letto nellestate
del 1913 il secondo volume delle Ricerche Logiche.
Husserl, la cui formazione legata agli studi di matematica e di psicologia, aveva attraversato una fase di riflessione durante la quale riteneva di poter comprendere
il significato dellaritmetica e in particolare quello del
numero per mezzo dellanalisi psicologica. Per, gi nel
1901, nel primo volume delle Ricerche Logiche, egli aveva dimostrato di essersi reso conto dellinsufficienza della psicologia e di essersi orientato verso la logica per poter afferrare il significato dei processi conoscitivi. In realt Husserl era alla ricerca di un metodo di indagine sulla
interiorit umana che si ponesse al di l tanto della logica quanto della psicologia, metodo che sar da lui elaborato e definito fenomenologico, ossia unanalisi dellattivit conoscitiva e in generale della vita riflessiva e affettiva umana, che la descriva nel suo darsi, cos come si presenta, senza sovrapporre a essa elementi estranei.
Questa descrizione che mette in evidenza ci che proprio dei fenomeni, intesi come atti conoscitivi o affettivi,
135

e che cerca di comprenderli in se stessi, definita appunto fenomenologia, riflessione su ci che si presenta, si d
nel fluire della nostra coscienza. Essa si scandisce, quindi,
in un doppio movimento: un messa in evidenza di ci che
essenziale (riduzione eidetica, da eidos = essenza),
dopo aver messo fra parentesi ogni altro aspetto, perfino
quello esistenziale (epoch), e degli atti che sono vissuti (Erlebnisse) dal soggetto, preso nella sua universalit
(riduzione trascendentale), secondo luso che gi Kant
aveva fatto del termine trascendentale, come ci che
relativo alla struttura della soggettivit.
Stein comprende a fondo il significato di questo metodo di indagine, tanto da non abbandonarlo mai sostanzialmente, anche quando la sua ricerca affronter temi che la
allontaneranno dal suo maestro Husserl. A Gottinga, infatti, Edith ha la possibilit di applicare il metodo fenomenologico alla sua prima ricerca importante, quella relativa allempatia, cio al modo in cui ogni io si mette in
contatto con gli altri e li riconosce come alter ego, da lei
elaborata nella sua dissertazione di laurea, Il problema dellempatia, pubblicata ad Halle nel 1917. Tale conoscenza ha una sua particolarit: laltro conosciuto o, meglio, sentito come altro io (alter ego), cio riconosciuto come un soggetto (io), ma diverso da me e perci
altro. Tuttavia, se da un lato ogni io rimane estraneo allaltro, in quanto una immedesimazione totale impossibile, anche vero che possibile comprendere attraverso la presentificazione ci che laltro pensa, vive e sente;
si stabilisce cos una comunicazione fra i due che si estende a tutti i soggetti, diventando appunto inter soggettiva.
Siamo nel 1916 e in quegli anni, accanto ad altre indagini, Husserl stava sviluppando (e continuer a farlo) lanalisi sullintersoggettivit. Edith Stein prende spunto
dalle indagini del maestro, le elabora in modo personale
136

e le utilizza contro i sostenitori di uninterpretazione puramente psicologica dei processi conoscitivi, dimostrando la validit del metodo fenomenologico nellambito
della descrizione dei rapporti fra i soggetti.
Nella Dissertazione di Stein c un punto particolarmente significativo: esso riguarda la possibilit dellessere umano di mettersi in contatto con Dio e la modalit del
legame che li unisce in quanto credente. Questa riflessione stupisce, se si pensa che Edith, proveniente da famiglia ebraica, era diventata fin dalladolescenza indifferente nei confronti dei problemi religiosi. per necessario tenere conto di ci che ella scrive nella sua autobiografia. A Gottinga in quel periodo risiedeva Max Scheler,
il quale contendeva ad Husserl il primato nella scoperta
del metodo fenomenologico, anche se in realt Scheler si
fermava alla sola riduzione allessenza, che applicava allanalisi dei sentimenti e in particolare alla dimensione
religiosa. A prescindere dalla questione del primato nella
scoperta del metodo fenomenologico (per Edith spetta ad
Husserl), Stein confessa di preferire latteggiamento di ricerca, pi rigoroso e onesto intellettualmente, proposto da
Husserl, ma di aver subito linfluenza di Scheler riguardo
ai problemi religiosi, per cui cadevano le barriere dei pregiudizi razionalistici tra i quali era cresciuta senza saperlo
e il mondo della fede le si apriva repentinamente dinanzi.
Nel 1917 Edmund Husserl fu nominato ordinario
allUniversit di Friburgo e scelse come sua assistente
Edith Stein, la quale venne chiamata a sistemare i numerosi manoscritti del maestro e a tenere corsi preparatori
alla fenomenologia per gli studenti pi giovani. Nel frattempo i rapporti con la moglie di Adolf Reinach (suo collega a Gottinga, morto durante la prima guerra mondiale)
e con Hedwig Conrad Martius, entrambe molto religiose,
portarono sempre di pi Edith ad approfondire la cono137

scenza dei testi sacri, anche se la spinta decisiva verso la


conversione al cattolicesimo fu data dalla lettura della vita di Santa Teresa dAvila. Nel Capodanno del 1922 ricevette il Battesimo e la Prima Comunione.
Non sentendosi pi a suo agio a Friburgo, prefer accettare nel 1923 il posto di docente di lingua e letteratura
tedesca presso lIstituto Magistrale delle Madri Domenicane di Santa Maddalena a Spira. Questo non fu un esilio,
anzi si intensific il suo contatto con gli altri e la sua popolarit aument, sia sotto il profilo culturale che spirituale. Edith Stein fu molto conosciuta e la sua partecipazione richiesta in numerose occasioni.
Lapprofondimento delle analisi fenomenologiche le
consent di completare la trilogia iniziata con la trattazione del tema dellempatia con due lunghi saggi, Psicologia e scienze dello spirito. Contributi per una fondazione
filosofica (1922) e Una ricerca sullo Stato (1925), pubblicati sullo Jahrbuch fuer Philosophie und phaenomenologische Froschung, diretto da Husserl, e dedicati alla descrizione fenomenologica dellessere umano come formato da corpo, psiche e spirito, e delle forme associative
umane, la comunit, la societ e lo Stato. Gi nel 1919 ella aveva iniziato una sottile analisi ricapitolativa e introduttiva delle tematiche che andava affrontando, analisi
che condurr fino al 1932 presso lIstituto tedesco di pedagogia scientifica di Mnster, dove insegn per un anno. Le sue indagini riprendono il tema della soggettivit,
dellintersoggettivit e delle scienze umane, e si allargano, sulla scia delle analisi della sua amica Hedwig Conrad Martius, a un argomento che sembrava a lei estraneo,
quello relativo al significato della natura. Tali analisi, sotto il titolo complessivo di Introduzione alla filosofia, sono state pubblicate come volume XIII delle sue opere.
138

Adriano Olivetti
Quando limpresa al servizio delluomo

Industriale, uomo di cultura, scrittore, politico e fautore di


tantissime iniziative, Adriano Olivetti, nato a Ivrea l11
aprile 1901, stato un personaggio poliedrico. Sempre attento al dibattito politico e sociale e frequentatore di ambienti e circoli liberali e riformisti. Di sicuro un eclettico
che ha fatto della cultura larma pi forte e utile per incidere sulla societ e sulla politica. Capisce subito che la chiave di volta per incidere sulla cultura la comunicazione.
Dalla biografia di Adriano Olivetti emerge tutta la sua
poliedricit di uomo, imprenditore, scrittore, giornalista,
politico. Dopo la laurea in Chimica industriale al Politecnico di Torino, nel 1924 inizia lapprendistato, come operaio, nella fabbrica di macchine per scrivere fondata dal
padre Camillo nel 1908 a Ivrea. Poi il viaggio negli Stati
Uniti dAmerica lo segner profondamente e lo aiuter negli anni a introdurre programmi tesi allinnovazione della
Olivetti. Si parte da una nuova organizzazione e da un aumento significativo della produttivit della fabbrica di
Ivrea. Nel 1931 Adriano Olivetti viaggia fino in Unione
Sovietica con una delegazione di industriali italiani. Pun139

ta molto sulla promozione e sulla pubblicit, naturalmente nelle restrizioni e nelle risorse del tempo. Nel 1932 Olivetti viene nominato direttore generale dellazienda e ricoprir nel 1938 la carica di presidente subentrando al
pap. Eccellenza tecnologica, innovazione, apertura verso i mercati internazionali, sono le linee guida della Olivetti di Adriano. In parallelo lindustriale sperimenta metodi e impostazioni di lavoro e nella rivista da lui fondata, Tecnica e Organizzazione, pubblica numerosi saggi di
tecnologia, economia e sociologia industriale.
Per Olivetti limpresa non doveva avere come scopo solo il profitto, ma essa rappresentava il momento di relazione, di costruzione comune e di sviluppo.
Nel 1948 negli stabilimenti di Ivrea nasce il Consiglio
di gestione, tra i primi in Italia ad avere competenze sulla
destinazione dei finanziamenti per i servizi sociali e lassistenza. Nel 1956 lOlivetti riduce lorario di lavoro da
48 a 45 ore settimanali a parit di salario, in anticipo di
diversi anni sui contratti nazionali di lavoro.
Quella di Olivetti era semplicemente leconomia italiana, cio lerede delleconomia dei Comuni, dellUmanesimo civile, degli artigiani artisti, dei cooperatori, ha
scritto leconomista Luigino Bruni sullAvvenire il 29 ottobre 2013. La terza via di Olivetti era troppo italiana
per poter essere riconosciuta dagli italiani, perch metteva a reddito, in piena post-modernit, i tratti tipici e migliori della nostra vocazione: creativit, intelligenza, comunit, relazioni e territori. Uno spirito del capitalismo italiano, ed europeo, sostiene Bruni diverso da
quello americano che stava gi dominando il mondo, dove il sociale inizia quando si esce dai cancelli dellimpresa e limprenditore crea la fondazione filantropica per i
poveri. Il capitalismo di Olivetti si occupava del sociale e
dei poveri durante lattivit dimpresa. E linclusione pro140

duttiva una delle parole-chiave dellumanesimo olivettiano, una parola ancora oggi tutta da esplorare. Al riguardo basti semplicemente pensare che, in modo del tutto controccorrente rispetto ad altri imprenditori del tempo, con rare eccezioni, Adriano Olivetti chiam a lavorare a Ivrea giovani collaboratori come Marcello Nizzoli e
Giovanni Pintori per dare quello che oggi verrebbe definito un restyling alla macchina aziendale. Allo stesso tempo egli aveva capacit decisionali non indifferenti che coniugavano anche lattenzione nei confronti di quanti lavoravano con lui. Il risultato di questa miscela di lavoro
umano e di attenzione ai mercati si tradusse nella bellezza del design di macchine per scrivere come la Lexikon
80 (1948), la Lettera 22 (1950) e la calcolatrice Divisumma 24 (1956). Nel 1959 la Lettera 22 fu indicata da una
giuria di designer a livello internazionale come il primo
tra i cento migliori prodotti degli ultimi cento anni.
Adriano Olivetti e la sua azienda ebbero cos unespansione sui mercati nazionali e internazionali, con stabilimenti a Pozzuoli, ad Agli (1955), a S. Bernardo di Ivrea
(1956), a Caluso (1957), ma anche in Brasile, nel 1959.
Sul sito della Fondazione Olivetti si legge: Gli ottimi risultati conseguiti sui mercati internazionali con i
prodotti per ufficio non distolgono lattenzione di Adriano Olivetti dallemergente tecnologia elettronica. Gi nel
1952 la Olivetti apre a New Canaan, negli USA, un laboratorio di ricerche sui calcolatori elettronici. Nel 1955 viene costituito il Laboratorio di ricerche elettroniche a Pisa; nel 1957 Olivetti fonda con Telettra la Societ Generale Semiconduttori (SGS) e nel 1959 introduce sul mercato lElea 9003, il primo calcolatore elettronico italiano
sviluppato e prodotto nel laboratorio di Borgolombardo. Il successo imprenditoriale di Adriano Olivetti ottiene il riconoscimento della National Management Associa141

tion di New York che nel 1957 gli assegna un premio per
lazione di avanguardia nel campo della direzione aziendale internazionale. Nel 1959 Adriano conclude un accordo per lacquisizione della Underwood, azienda americana leader nei prodotti per ufficio con quasi 11.000 dipendenti, a cui il padre Camillo si era ispirato quando, nel
1908, aveva avviato la sua iniziativa imprenditoriale.
Olivetti non fu solo un imprenditore. Con laiuto di alcuni giovani intellettuali fond la casa editrice NEI (Nuove Edizioni Ivrea), trasformata poi in Edizioni di Comunit. Conobbe anche la realt dellesilio (1944-1945), in
Svizzera, dove scrisse la sua opera pi importante, Lordine politico delle Comunit, pubblicata alla fine del
1945. Nel 1946 la rivista Comunit inizi le pubblicazioni diventando un punto di riferimento culturale indiscusso per il movimento omonimo. Alla fine del 1959 le Edizioni di Comunit pubblicano in raccolta i saggi e gli interventi pi significativi di Adriano Olivetti con il titolo
Citt dellUomo. Lanno seguente il Movimento Comunit si presenta alle elezioni amministrative e Adriano
Olivetti viene eletto sindaco di Ivrea. Il successo induce i
comunitari a presentare alcune liste nelle elezioni politiche generali del 1958. In Parlamento risulta per eletto,
come deputato, il solo Adriano Olivetti.
Adriano Olivetti muore improvvisamente il 27 febbraio
1960 mentre viaggiava in treno da Milano a Losanna.

142

Conclusioni

Al termine del nostro excursus sulle vite di alcuni grandi


personaggi del Novecento, e non solo, possibile tracciare linee di riflessione utili ad offrire spunti per il dibattito
e il confronto culturale soprattutto in un momento storico
come quello che stiamo vivendo, lacerato da crisi economiche, sociali e politiche non facili da risolvere. La carrellata di schede biografiche ha una funzione quasi terapeutica: la presunzione di incitare, stimolare e suggestionare il lettore a entrare nel circuito virtuoso della speranza cristiana, che cosa ben diversa dallingenuo ottimismo o dallillusione che qualcosa possa cambiare per mano di altri. La narrazione biografica delle vite e delle opere di queste persone normali, inconsapevolmente diventati eroi del quotidiano e figure di santit, vogliono richiamare tutti a un nuovo protagonismo nei diversi settori del
vivere sociale e civile. Nella modernit liquida (Z. Bauman, 2009), nella quale il tempo non ne ciclico n lineare come invece lo era nelle altre societ della storia moderna e premoderna viviamo unattualit trafelata, di
corsa, delle relazioni mordi e fuggi, delle amicizie su Fa143

cebook e di una perdita di senso del tempo che, a volte, si


accompagna a uno svuotamento valoriale.
Linkarsi alla storia attraverso le biografie qui raccontate un invito, almeno per il tempo della lettura di
questo saggio, a sospendere un attimo la nostra corsa,
spegnere se il caso il pc, il tablet, lo smartphone, per riflettere su questioni importanti e in particolar modo sulla
necessit di adoperarsi sul fronte del bene comune.
Per riflettere sul bene comune necessario addentrarsi
nellavventura del silenzio (J.F. Moratiel, 1994), il che
non significa solamente isolamento dal rumore, dal caos,
dalla confusione e dal traffico di cui le metropoli, le citt,
ma anche le autostrade telematiche e digitali, sono piene. Al contrario, nel contesto di cultura convergente in cui
viviamo (H. Jenkins, 2009), addentrarsi nellavventura
del silenzio vuol dire entrare in contatto o, meglio, linkarsi con una persona o con una situazione generata da
una comunit che tende al benessere sociale e al rispetto
della dignit della persona umana in tutti i meandri del vivere civile e politico. A scanso di equivoci bene precisare il significato di persona umana. Con questa espressione si indica ogni individuo umano persona est individua
substantia rationalis naturae (Boezio). Ma c una domanda che viene posta da uno dei personaggi descritti in
questo saggio: quanto o cosa vale luomo (ogni singolo
uomo) alla luce della rivelazione cristiana? Giorgio La Pira, il sindaco santo di Firenze, ne La nostra vocazione
sociale sottolinea che la risposta da ricavarsi dallinsegnamento vivo di Cristo e da quello dei Padri della Chiesa: luomo vale in ragione della preziosit del suo tesoro interiore; vale perch porta in s Dio.
Per questo il filo conduttore che collega tutti i testimoni della fede qui narrati rimanda a un unico denominatore comune, quello di essere persone di speranza, sale del144

la terra e luce del mondo, uomini e donne che hanno incontrato Cristo e, come tali, hanno messo al primo posto
delle loro vite tutte le virt cristiane senza le quali sarebbe stato impossibile per questi eroi vivere la carit, la
solidariet e farsi prossimi nel mondo della politica, del
volontariato, della vita religiosa, sacerdotale e civile.
Dalle vicende umane di questi generatori di speranza possibile trarre numerosi insegnamenti se ciascuno
di noi far memoria delle loro vite, delle loro azioni e delle loro opere. Per farlo occorre riflettere su un elemento
essenziale che spiega anche la scelta di un titolo a effetto,
forse pure paradossale, come Linkati alla storia.
Il messaggio di vita che porta in s ogni biografia non
pu non essere veicolato, diffuso, reso pubblico. Se da un
lato la comunicazione verbale e il racconto possono essere utili strumenti narrativi che portano alla riscoperta di
questi testimoni, dallaltro i mezzi di comunicazione sociale (da distinguere in modo sottile dai mezzi di comunicazione di massa o mass media) sono determinanti per
via della loro azione amplificativa dei contenuti trasmessi. I messaggi che, direttamente o indirettamente, ciascuna biografia porta con s possono essere oggetto di viralit (D.F. Jurvetson, 1998) nel momento in cui vengono condivisi nella modalit cross-platform, peraltro molto in uso nel mondo del web 2.0. In pratica, la narrazione biografica pu trovare luogo non solo in Televisione
attraverso le fiction, nelle pagine culturali dei quotidiani
in occasioni di anniversari storici o nelle rubriche radiofoniche dedicate ai personaggi del passato, ma anche e
soprattutto attraverso i social network, i blog e le community. Questo fenomeno di amplificazione multipiattaforma rende i mezzi di comunicazione sociale, grazie anche
alla Rete, strumenti essenziali per la divulgazione e diffusione di valori positivi che stanno al centro del vivere so145

ciale e civile. Gli sviluppi tecnologici rapidissimi e i cambiamenti nei modelli di consumo, negli stili di vita degli
adolescenti e dei giovani sono quanto mai in grado di rimodellare pensieri, azioni e comportamenti in misura direttamente proporzionale con la capacit delle tecnologie
a influenzare la produzione stessa dei mass media. Davanti a questo c lurgenza di ridefinire ruolo e significato dei media. Letimologia suggerisce qualcosa che sta in
mezzo, uno strumento, un veicolo di trasporto di messaggi e contenuti. Tuttavia, gi negli anni Sessanta, lo studioso cattolico Marshall McLuhan aveva individuato in
modo lungimirante e profetico alcune caratteristiche dei
media che oggi paiono ormai scontate, ma che faticano a
essere incorporate in una ridefinizione del termine: i media sono estensioni del nostro corpo, protesi tecnologiche
che rendono possibili nuove forme di rapporto con il mondo e le persone. Questo concetto stato ripreso varie volte da Derrick De Kerckhove, il pi vicino discepolo di
McLuhan. I media, pi che veicoli sono metafore, nel
senso etimologico del termine (che in greco significa trasportare, portare oltre), dove nello spostamento implicita la trasformazione, la rielaborazione; i media sono traduttori che ci consentono, come scrive McLuhan, di lasciare andare lesperienza e di riafferrarla in modo nuovo; i media, complessivamente, ridefiniscono il nostro
ambiente percettivo e relazionale. Si capisce bene che per
far diventare i mezzi di comunicazione sociale smarcandoli dal concetto di mezzi di comunicazione di massa
veri e propri generatori di valori occorre inserire in essi
contenuti che siano espressione di valori autentici quali
lamicizia, il rispetto per la persona, la sensibilit verso
gli ultimi, la memoria storica e la riscoperta del rapporto
con la famiglia e la scuola. Tutti valori riscontrabili in
ogni singolo gesto, parola e azione dei testimoni narrati.
146

I mezzi di comunicazione sociale, a partire da quelli


tradizionali come il giornale e la radio, soprattutto nei loro sviluppi interattivi come Tv digitale e Internet, costituiscono un sistema sempre pi articolato e integrato che
riconfigura lambiente dellesperienza umana, ridefinisce i concetti di prossimit e distanza, consente la disconnessione dallambiente immediato, dalla situazione specifica, dalla dimensione locale, e la connessione a mondi
lontani. La rete dei mezzi di comunicazione sociale ridefinisce lidea di mondo comune, la decostruisce frammentando gli orizzonti di riferimento. Ma essa comunque in grado di promuovere lidea di un bene comune o
di esasperare le spinte individualistiche; pu contribuire
alla ridefinizione dello spazio, accentuando laccessibilit e annullando le distanze, e del tempo, rendendone visibile lo spessore attraverso la valorizzazione della memoria e lanticipazione del futuro, oppure pu appiattire il
tempo sulla dimensione del presente assoluto, nel quale
non pu esserci continuit e responsabilit, ma solo un
trionfo di emozioni effimere o una coincidenza di interessi transitori, appartenenze momentanee, convergenze
occasionali (C. Giaccardi). Ci fa ben percepire come
prima ancora che per i loro contenuti, linfluenza dei
mass media e degli stessi mezzi di comunicazione sociale
si esercita nella loro capacit di ridefinire il mondo in cui
ci muoviamo e nel quale costruiamo le nostre relazioni.
Oggi i media ridefiniscono e diffondono i nuovi vocabolari per parlare della realt, interpretarla e argomentare criteri di normalit o di eccezionalit. Per tale ragione la narrazione biografica dei testimoni qui descritti mette in luce ogni singolo soggetto-testimone di fede e allo
stesso tempo il grande ruolo esercitato dai mezzi di comunicazione sociale nella trasmissione dei valori che ogni
storia umana e di santit porta con s. I mezzi di comuni147

cazione sociale, attraverso la pubblicazione di storie di riscatto, di conversione, di fede e di speranza, possono essi stessi diventare generatori di valori positivi e inculturatori di passione per il bene comune, oltre lindividualismo che caratterizza lesistenza umana nelle citt e nei
centri urbani, spesso anonimi, cos come le periferie e le
zone extraurbane. In entrambi questi luoghi, sia il centro
che la periferia, non mancano emergenze sociali, situazioni di degrado e abbandono non solo delle strutture ma
anche della persona umana che in questi luoghi si trova a
vivere. Ebbene, la dignit dei poveri, dei sofferenti e degli emarginati deve essere riconosciuta da chi governa e
da chi si dovrebbe adoperare per il bene comune. In questo i mezzi di comunicazione sociale possono essere in
grado di tradurre lintraducibile (P. Ricur), ovvero dare senso a un fatto, a una notizia, a una storia, a una situazione. Senso significa direzione (H.G. Gadamer).
Porre domande di senso vuol dire dare risposte di senso e
in questo i mezzi di comunicazione sociale, se utilizzati
in modo corretto per il bene comune e non come strumenti orientati a influenzare lopinione pubblica sotto il
profilo politico o, peggio ancora, consumistico , possono condurre alla comprensione del senso come direzione,
la Richtungssinn di Hans-Georg Gadamer, cio senso direzionale. Gadamer offre questa definizione allinterno
della sua analisi della logica della domanda e delle risposta, mostrando che il senso della domanda una direzione nella quale si deve muovere anche la risposta. I mezzi di comunicazione sociale, linformazione e il giornalismo professionale attuano quotidianamente questo esercizio di domanda-risposta in cui il linguaggio della narrazione biografica resta uno dei principali strumenti utilizzati per raggiungere tutte le fasce culturali dei lettori, telespettatori, radioascoltatori e navigatori del web.
148

In sostanza i mezzi di comunicazione sociale nel pi


ampio e complesso quadro dellinformazione globale
contribuiscono a delineare uno spirito narrativo-rappresentativo; a differenza dei mass media, o mezzi di comunicazione di massa, che guardano ai soggetti che popolano la societ non come persone, ma come individui e
destinatari di messaggi politici e pubblicitari.
Linkati alla storia ha fatto ricorso alla narrazione biografica per far conoscere personaggi che hanno dedicato
la loro vita a combattere per la giustizia sociale, il bene
comune, un futuro migliore. Dalle loro esperienze si pu
trarre lossigeno e lo spirito di iniziativa per intraprendere
con speranza nuove strade, ulteriori cammini, vie diverse
che possono ridare speranza a una societ apparentemente in stallo, in crisi di identit. Occorre una svolta, un giro
di boa, e lhumus fertile per seminare speranza stavolta
proviene dal passato. Spesso, infatti, la storia pu indicare la rotta da seguire e le biografie di questi testimoni di
fede lo dimostrano. Essi hanno dedicato lintera esistenza
terrena ai poveri, agli anziani, ai discriminati e ai diseredati, con limpegno di non abbandonarli nella solitudine,
nella povert, nel bisogno. Sono stati dei testimoni che
hanno dimostrato come la vita sempre sacra e che il coraggio e la dignit, lumilt e il mettersi in gioco per laltro, sono due elementi fondamentali e utili per superare i
limiti, le dipendenze, il dolore. In una sola parola, linkarsi alla storia vuol dire guardare al futuro con speranza nella consapevolezza che non tutto perduto e che ancora una volta ci si pu spendere per il bene comune.

149

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