Sei sulla pagina 1di 2

Gennaro Ascione, a cura di, 2014, America Latina e modernit.

L'opzione decoloniale: saggi scelti, Salerno,


Edizioni Arcoiris, pp. 261.
Nel 1991 Anbal Quijano pubblicava, sulla rivista Per Indgena, il suo Colonialidad y modernidadracionalidad. Pochi anni dopo, nel 1995, Walter Mignolo terminava la stesura di The Darker Side of the
Renaissance; Wallerstein, e lo stesso Quijano (1992), decostruivano il concetto di americanit, tema a cui
aveva lavorato anche Enrique Dussel (1992). Il contesto all'interno del quale comparivano queste
proposte teoriche era rappresentato tra le altre cose dai cinquecento anni dalla "scoperta"
dell'America e dall'inaugurazione e conseguente ingresso dell'Europa nella modernit. Da l in poi, le
analisi sulla colonialit nelle sue differenti forme del potere, dell'essere, del genere, del sapere , lo
studio di decostruzione del concetto paradigmatico, naturalizzato ed eurocentrico di modernit, la
rivendicazione di epistemologie altre rispetto all'universalismo autorizzato occidentale, entrano di
prepotenza nell'agenda intellettuale latinoamericana per divenire, negli anni seguenti, un punto fermo
degli studi critici e una chiave di lettura nell'analisi politica, socio-antropologica, filosofica, economica,
letteraria non solo in America Latina.
I saggi curati da Ascione in America Latina e modernit danno conto di questo insieme di proposte
teoriche periferiche e multidisciplinari, pressoch sconosciute in Italia, fatta eccezione per gli specialisti
di area latinoamericana. Per questa ragione, l'autore non ha scelto di ricompilare i contributi pi recenti,
ma quelli che "segnano delle transizioni concettuali significative, delle fratture" (p. 12). Fratture
riscontrabili nella revisione e critica radicale a definizioni e macroconcetti naturalizzati e resi essenza
intrinseca e ontologica, incorporati nel linguaggio delle scienze sociali, cos come in quello comune, a
partire da uno in particolare, la modernit. Una modernit che autori come Habermas (1988)
considerano incompleta, non finita, ma che nella critica degli intellettuali dell'opzione decoloniale appare
come una fallacia interpretativa, una grande narrazione costruita in e per l'Europa e, di conseguenza,
provinciale e regionale. Per Dussel, invece, necessario superare la modernit e la razionalit imposte e
poste come ideale da raggiungere dagli Altri, proprio in virt della sua costruzione storica dettata da un
contesto l'Europa che geostoricamente e geotemporalmente definito, ma definito in opposizione a
quell'alterit che , da un punto di vista cronologico, l'America.
Come bene argomenta Ascione, "l'America Latina [...] infatti protagonista del momento fondativo
sia dell'identit europea sia del sistema di produzione e di scambio globali propri del capitalismo come
spazio integrato e integrante", ma anche "delle forme d'ibridazione culturale che dalla scoperta del
Nuovo Mondo in avanti avrebbero costituito l'elemento centrale delle relazioni tra gruppi umani su
scala mondiale" (p. 18). Le identit sociali, dicotomiche e di ordine gerarchico, oggettivate e
naturalizzate, disegnano le relazioni diseguali fra colonizzato e colonizzatore, fra bianco e indio: quello
che Ascione definisce "modo eurocentrico di produzione delle gerarchie" (ibid.) che, non solo in
America, non scomparso all'indomani della cosiddetta decolonizzazione. Qui sta la prima grande
differenza con gli studi postcoloniali.
Come sottolinea Ascione, "la matrice coloniale del potere opera per mezzo dello stato-nazione" (p.
26). Questo significa che, nell'ottica degli autori e autrici dell'opzione decoloniale, il processo di
decolonizzazione degli stati latinoamericani nel XIX secolo e di quelli asiatici e africani nel corso del
XX stato solo formale, puramente di facciata; le relazioni di matrice coloniale, appunto, seguitano
vigenti anche nell'attualit. per tale ragione che Castro-Gmez e Grosfoguel (2007) parlano della
necessit di una seconda decolonizzazione che agisca su quei meccanismi di controllo del potere,
dell'essere, del sapere per una decolonizzazione che sia veramente effettiva.
Dunque, questi i temi che costruiscono l'architettura strutturale della raccolta di saggi pubblicata da
Gennaro Ascione, il quale introduce in maniera retoricamente interessantissima una serie di
contributi che bene rendono l'idea delle proposte teoriche dell'opzione decoloniale. Nell'introduzione,
l'autore emigra cronologicamente e spazialmente dalla Napoli del XVIII secolo ai quipu incaici, dallo
standard ASCII al concetto di umano di Jean Piaget. Un percorso che, pur nella sua eterogeneit,
possiede diversi punti in comune: si tratta di forme diverse di modernit, assemblaggi (dal titolo del primo
paragrafo) che uniscono mondi e tempi altrimenti pensati incomunicanti.
Il lavoro di Ascione un utile strumento per conoscere prospettive teoriche nuove che provengono
Intrecci. Quaderni di antropologia culturale, Anno III, n1

133

dalle periferie e questionano alcune delle colonne portanti dell'universalit epistemologica costruita in
occidente, prima fra tutte quella della modernit, cos come dei meccanismi di stampo coloniale tuttora
operanti nel mondo; prospettive che, come mostra l'autore, non rimangono confinate a un livello
esclusivamente retorico e discorsivo, ma che anzi possono essere applicate all'analisi di fenomeni socioeconomici e politici che interessano contesti altri. Ad esempio, partendo dalle considerazioni di Escobar
e dei suoi collaboratori, Ascione scrive: "rispetto alle problematiche legate al disastro ambientale in
Campania e alle relative mobilitazioni, gli strumenti analitici che le scienze storico-sociali hanno
elaborato a partire dal contesto europeo mi sono apparsi meno adeguati, per interpretare i fenomeni in
questione, rispetto all'insieme di teorie e concetti formulati da Escobar e dal suo gruppo di ricerca
[2008]" (p. 20).
I saggi raccolti possono, infine, essere raggruppati per macrotemi, a partire dalle discussioni su
modernit ed eurocentrismo e la loro costituzione e conseguente imposizione (Dussel e Coronil), ai
meccanismi di costruzione di identit sociali gerarchizzate e all'inferiorizzazione dell'altro (Quijano e
Castro-Gmez), alla riflessione sulla necessit di "aprire" ad epistemologie periferiche rese tali
dall'imposizione di quella razionale-occidentale (Walsh, Mignolo e Tlostanova), fino alle prospettive di
una "ecologia politica" differente (Escobar).
Con questo studio Gennaro Ascione riempie un vuoto nel panorama delle scienze sociali e umane
italiane che, sicuramente, trarranno beneficio da prospettive teoriche altre.
Bibliografia
Castro-Gmez S. Grosfoguel R. (a cura di)
2007 El giro decolonial. Reflexiones para una diversidad epistmica ms all del capitalismo global, Bogot, Siglo
del Hombre Editores, Universidad Central, Instituto de Estudios Sociales Contemporneos y
Pontificia Universidad Javeriana, Instituto Pensar.
Dussel E.
1992 1492, El encubrimiento del otro. Hacia el origen del mito de la modernidad, Bogot, Ediciones
Anthropos.
Habermas J.
1988 "La modernidad, un proyecto incompleto", in La postmodernidad, a cura di Foster H., Mxico, Editorial
Kairs.
Mignolo W.
1995 The Darker Side of Western Modernity: Literacy, Territoriality, and Colonization, Ann Arbor, University
of Michigan Press.
Quijano, A.
1991 "Colonialidad y Modernidad/Racionalidad", in Peru Indgena, Vol. 13 (29), pp. 11-20.
Quijano A., Wallerstein I.,
1992 "Americanity as a Concept or the Americas in the Modern World-System", in International Social Science
Journal, n. 134, pp.549-557.

Domenico Branca
Universitat Autnoma de Barcelona
domenico.branca@e-campus.uab.cat

134

Intrecci. Quaderni di antropologia culturale, Anno III, n1