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LA PROGETTAZIONE GEOTECNICA SECONDO LEC7: I POSSIBILI APPROCCI

ED IL CONFRONTO CON LATTUALE NORMATIVA GEOTECNICA ITALIANA:


IL PROGETTO DEL PALO SINGOLO
M. Manassero, C. Deangeli, A. Dominijanni
Politecnico di Torino

SOMMARIO
Dopo una breve descrizione dei principali argomenti trattati nel capitolo 7 (Pile Foundations) dellultima versione
dellEurocodice 7 (EN 1997-1 Geotechnical Design - Part 1: General Rules) datata Maggio 2002, sono stati presi in
considerazione gli aspetti fondamentali che caratterizzano la progettazione dei pali di fondazione con il metodo
semiprobabilistico agli stati limite. Nel caso delle verifiche agli stati limite ultimi per carichi assiali di compressione,
vengono presentati alcuni grafici che permettono di confrontare, in termini di probabilit di rottura, i risultati del
dimensionamento dei pali derivanti dai diversi approcci progettuali indicati nellEN 1997-1 (versione 2002) e dallattuale
norma nazionale (Decreto Ministeriale del 11 Marzo 1988). Infine, sono stati proposti due esempi di calcolo che prendono in
considerazione pali trivellati di medio e grande diametro in terreni prevalentemente coesivi al fine di concretizzare dal
punto di vista applicativo le osservazioni ed i commenti di carattere generale proposti nella presente nota ed in un articolo
precedente (Manassero, 1996) al quale si rimanda per eventuali approfondimenti e confronti con la prima versione dellEN 1997-1.

l u nghi confronti e trattative, ha comportato una certa


proliferazione degli approcci progettuali (DA1a, DA1b,
DA2 e DA3) ed un notevole aumento del numero delle
tabelle e dei coefficienti di sicurezza parziali in esse
contenuti (circa 60). Pur lasciando ai documenti applicativi
dei singoli paesi lonere della scelta di uno solo tra gli
approcci progettuali indicati, a parere degli scriventi,
lultima versione dellEurocodice 7 risulta comunque, per
molti versi, eccessivamente complessa e tortuosa avendo
perso per strada, almeno in parte, la limpidezza e lefficacia
derivanti dallapplicazione di uno dei principi base ispiratori
dei metodi di calcolo semiprobabilistici agli stati limite. Tale
principio prescrive infatti di applicare i coefficienti di
sicurezza parziale direttamente alle fonti di incertezza e
quindi, in linea di principio in ambito geotecnico, ai
parametri di resistenza e deformabilit dei terreni esprimendo
gli stessi attraverso opportune distribuzioni di frequenza. Solo
uno tra gli approcci di calcolo previsti nellultima versione
dellEurocodice (DA3) consente di seguire completamente
questo principio con riferimento sia alle sollecitazioni sia
alle resistenze.
Per contro, lapplicazione dei coefficienti di sicurezza
parziali agli effetti delle azioni ed alle resistenze, ottenute
dai modelli di calcolo utilizzati dal progettista, facilita
il confronto con lapproccio progettuale deterministico

1 INTRODUZIONE
LEurocodice 7 (EN 1997/1 - Geotechnical Design - Part
1: General Rules), che fornisce i principi e le
raccomandazioni generali per la progettazione geotecnica,
si basa, come gli altri Eurocodici, sul metodo
semiprobabilistico agli stati limite.
Il metodo semiprobabilistico agli stati limite, gi da tempo
proposto ed utilizzato per il dimensionamento e le verifiche
strutturali, rappresenta senza dubbio un passo in avanti
importante nellapproccio metodologico alla progettazione
nel campo dellingegneria civile.
Anche se non tutti gli aspetti discutibili e talvolta
contraddittori dei procedimenti di calcolo indicati nelle
varie edizioni del EN 1997-1 (Baecher, 1985; Franke, 1989;
Levi e Lancellotta, 1991; Fleming, 1992; Kulhawy, 1993;
Meyerhof, 1994; Ovesen, 1994; Jappelli, 1996) sono stati
completamente chiariti o corretti, la versione pi recente
dellEurocodice 7 stata modificata e messa a punto in modo
tale da soddisfare i criteri di sicurezza generali consentendo,
nello stesso tempo, lutilizzo di procedure, formule di calcolo
e coefficienti vari ai quali si fatto fino ad oggi riferimento
nellambito dei singoli paesi della Comunit Europea.
Laccordo raggiunto tra i principali paesi Europei
sullultima versione del EN 1997-1, a seguito di

non contemplato nelle precedenti versioni. La verifica di


questo stato limite vuole evitare che spostamenti del terreno
circostante i pali, per effetto di carichi superficiali sul terreno
stesso, deformazioni viscose, azioni sismiche o frane,
provochino perdite di funzionalit o rotture dei pali.
Le metodologie generali di progetto ammesse dalla nuova
versione del EN 1997/1 in analogia con le versioni
precedenti si possono elencare come segue: (a) i pali possono
essere dimensionati sulla base dei risultati di prove di carico
statiche previa valutazione dellattendibilit e della congruenza
dei risultati di queste ultime con le esperienze disponibili,
(b) i pali possono essere dimensionati sulla base di metodi
di calcolo teorici e/o empirici basati su correlazioni con
parametri geotecnici e/o prove in sito e validati, a loro volta,
da prove di carico eseguite in condizioni comparabili con
quelle in esame, (c) i pali possono essere dimensionati sulla
base di prove di carico dinamiche la validit delle quali sia
stata dimostrata sulla base di risultati di prove di carico
statiche in condizioni comparabili con quelle in esame.
Lultima versione del EN1997/1 propone infine un quarto
metodo di calcolo, (d), per i pali che possono essere
dimensionati sulla base dellosservazione del comportamento
di fondazioni simili nel caso in cui questi rilievi siano anche
supportati da risultati di indagini e prove sui terreni in esame.
Ai metodi di progetto richiamati in precedenza si possono
applicare gli approcci progettuali (Design Approach - DA)
indicati dallultima versione del EN 1997/1. Tali approcci si
possono raggruppare in linea di principio in due categorie
principali (Frank, 2003):
Le procedure progettuali che fattorizzano i valori
caratteristici delle propriet di base dei materiali (e.g.
resistenza al taglio non drenata, angolo dattrito) e delle
azioni (Material Factor Approach, MFA);
Le procedure progettuali che fattorizzano i valori
caratteristici delle resistenze (e.g. capacit portante alla
punta e di attrito laterale di un palo) e degli effetti delle
azioni (Resistance Factor Approach, RFA);
Dalla combinazione di queste due categorie principali
scaturiscono i tre approcci di progettazione esplicitamente
indicati da EN 1997/1 e di seguito richiamati brevemente
con particolare riferimento ai pali di fondazione:
Il primo approccio progettuale, che si suddivide ancora
in due sottocasi (DA1a e DA1b), di tipo MFA per le
azioni e di tipo RFA per le resistenze. Le verifiche
geotecniche dei pali di fondazione fanno riferimento alle
due serie di parametri riportati in tab.1;
Lapproccio DA2 di tipo RFA per azioni e resistenze e
per molti versi risulta simile allapproccio progettuale di
tipo deterministico. Le verifiche geotecniche dei pali di
fondazione fanno riferimento ad una sola serie di parametri
come riportato in tab.1;
Lapproccio DA3 di tipo MFA per azioni e resistenze e
nel caso dei pali di fondazione le verifiche fanno
riferimento ad ununica serie di parametri (vedere tab. 1).
I parametri di resistenza e deformabilit del terreno
assumeranno i loro valori caratteristici e di calcolo con
riferimento al limite inferiore o superiore a seconda del
contributo favorevole o sfavorevole al risultato delle
verifiche.
Tra le possibili azioni sui pali di fondazione vengono

generalmente prescritto dalle tradizionali normative ancora


in vigore o comunque utilizzabili in molti paesi Europei.
Superati, anche grazie ai suddetti confronti, gli inevitabili
problemi iniziali di calibrazione dei coefficienti di sicurezza
parziali delle nuove norme, grazie agli Eurocodici, sar
certamente possibile apprezzare la migliore definizione delle
problematiche legate alla progettazione geotecnica, al fine
di ottenere unadeguata percezione dellaffidabilit dellopera
nei confronti delle diverse funzioni che dovr svolgere (De
Mello, 1988; Frank, 1994; Kreuzer, 1994).
Il capitolo 7 dellEN 1997/1 dedicato ai pali di
fondazione. Gli argomenti principali trattati nei vari
paragrafi di questo capitolo riguardano: (a) la definizione
degli stati limite di riferimento (b) le azioni e le situazioni di
progetto, (c) le procedure di calcolo, (d) le prove di carico,
(e) i pali soggetti a carichi assiali, (f) i pali soggetti a carichi
trasversali, (g) la progettazione strutturale dei pali e, (h) la
supervisione in fase di realizzazione.
Nel seguito di questa nota verranno brevemente descritti
e commentati i vari punti sopra elencati, successivamente
verranno proposti alcuni grafici che esprimono la probabilit
di rottura di un sistema geotecnico-strutturale in funzione
dei coefficienti di sicurezza globali (FS) e parziali (gE, gR) e
dei coefficienti di variazione cE e cR che caratterizzano
rispettivamente le distribuzioni, ipotizzate di tipo normale
(Gaussiano), della domanda (sollecitazioni) e della capacit
(resistenze) del manufatto in esame. Queste correlazioni,
applicate specificamente al caso di fondazioni su pali,
consentono di comparare, in termini di probabilit di rottura,
i metodi di calcolo tradizionali basati su fattori di sicurezza
globali con i vari approcci progettuali proposti dallEN 1997/1
che utilizzano serie diverse di coefficienti di sicurezza
parziali.
Infine verranno proposti due esempi di dimensionamento
e verifica della capacit portante di pali trivellati di medio e
grande diametro sottoposti a carichi assiali di compressione
utilizzando gli approcci progettuali dellEN 1997/1 e le
indicazioni della attuale norma italiana (DM 11/03/1988) al
fine di confrontare e commentare i risultati finali ottenuti.
2 SINTESI DEI CONTENUTI DEL CAPITOLO 7
DELLEN 1997/1
Nel capitolo dedicato alle fondazioni profonde vengono
elencati i seguenti stati limite da prendere in considerazione
sia per il palo singolo che per la palificata: (a) instabilit
globale, (b) insufficiente capacit portante in compressione,
(c) sollevamento od insufficiente capacit portante a trazione,
(d) rottura del terreno per carichi trasversali sui pali, (e)
rottura strutturale del palo per compressione, trazione,
flessione, carico di punta e taglio, (f) rottura congiunta del
terreno e dei pali di fondazione, (g) rottura congiunta del
terreno e della struttura, (h) cedimenti eccessivi, (i)
sollevamenti eccessivi, (l) eccessivi spostamenti laterali del
terreno e (m) vibrazioni inaccettabili. Gli stati limite da (a) a
(g) appartengono alla categoria degli stati limite ultimi (ULS),
gli stati limite da (h) ad (m) appartengono normalmente alla
categoria degli stati limite di servizio (SLS). Nellultima
versione del EN 1997/1 stato inserito lo stato limite (l)

evidenziate quelle dovute agli spostamenti del terreno


nellintorno dei pali quali attrito negativo, sollevamenti e
spostamenti trasversali.
La modellazione di questi fenomeni di interazione pu
essere effettuata: (a) applicando al palo il limite superiore
delle forze dovute agli spostamenti del terreno come azioni
esterne oppure, (b) effettuando uno studio di interazione
elasto-plastica palo-terreno e valutando deformazioni e
spostamenti locali e globali del terreno.
Ad esempio, nel caso in cui lattrito negativo venga
considerato alla stregua di unazione esterna sul palo, la sua
valutazione dovr tenere conto del valore caratteristico
riferito al limite superiore dei parametri di resistenza del
terreno. Questi ultimi andranno poi moltiplicati per i
coefficienti di sicurezza parziali relativi agli approcci
progettuali DA1 e DA3 per ottenere il valore di calcolo delle
azioni sul palo dovute allattrito negativo. Nel caso
dellapproccio progettuale DA2 il valore caratteristico del
carico dovuto allattrito negativo dovr poi essere
moltiplicato per i coefficienti parziali relativi alle azioni
(vedere ancora tab. 1).
Tutte le verifiche agli stati limite di esercizio (cedimenti e
spostamenti) devono essere effettuate con riferimento ai valori
caratteristici delle azioni e dei parametri di resistenza
e deformabilit dei terreni, tenendo opportunamente conto
di volta in volta dei limiti inferiore o superiore.
Nella tab. 2 sono infine riportati i coefficienti x per ricavare
la resistenza caratteristica Rck dai risultati delle prove di carico
sui pali in compressione, dai risultati delle verticali di
indagine e da prove di carico dinamiche.
I valori dei coefficienti x diminuiscono allaumentare del
numero di pali di prova o di verticali dindagine consentendo
in questo modo di valorizzare concretamente unindagine
geotecnica e/o un campo prove pi estesi e completi. I
coefficienti x1;3;5 da applicare ai valori medi delle resistenze
sono stati valutati assumendo che il coefficiente di variazione
delle stesse (cR) non superi il 10% circa (Bauduin, 2002).
Nel caso di fondazione flessibile, quindi non in grado di
ridistribuire i carichi tra i pali, lapplicazione dei coefficienti
x 1;3;5 relativi al valore medio delle resistenze consente
di esprimerne il frattile 5% o valore caratteristico.
Per coefficienti di variazione c R>10%, il frattile 5%
delle resistenze, governato dal valore minimo
d e l l a resistenza al quale vanno applicati i relativi

coefficienti x2;4;6 riportati sempre in tab. 2.


Leffetto favorevole di una platea di fondazione rigida,
quindi in grado di ridistribuire i carichi dai pali pi deboli ai
pali pi resistenti, pu essere tenuto in conto secondo lEN
1997/1 riducendo del 10% i valori di x riportati in tab. 2.
Questa riduzione di x consente di individuare il valore
medio della resistenza dei pali della palificata con un livello
di affidabilit pari al 95%. Infatti, in presenza di una
platea rigida, il valore caratteristico significativo della
resistenza individuato dal valore medio delle resistenze di
tutti i pali della palificata.
E necessario infine porre attenzione nellusare i
coefficienti x ridotti in caso di platea rigida quando si in
presenza di pali in trazione, di terreni caratterizzati da un
comportamento rammollente e nel caso in cui si sia gi tenuto
conto della ridistribuzione dei carichi tra i pali con modelli
di interazione non lineari.
E importante sottolineare che, al fine di permettere una
graduale introduzione dei metodi di calcolo proposti nei vari
paesi Europei, stata prevista la possibilit di adottare, a
livello di regolamento locale, coefficienti di sicurezza parziali
aggiuntivi gS;d e gR;d per tenere conto formalmente dei possibili
errori dei modelli teorici di valutazione degli effetti delle
azioni e delle resistenze.
LEN 1997/1 evidenzia chiaramente che si deve analizzare,

valutazioni che vanno al di l dei metodi di verifica dei pali


e delle palificate di tipo corrente.
Nella parte finale del capitolo sui pali di fondazione
vengono fornite raccomandazioni per la supervisione in
corso dopera. In particolare viene suggerito lutilizzo
di prove non distruttive a bassa energia per la valutazione
dellintegrit dei pali che possono avere subito
danneggiamenti significativi in fase costruttiva.

a livello di verifica degli stati limite ultimi, sia la capacit


portante dei pali sia leccessiva deformazione che pu
provocare il collasso della sovrastruttura anche se non
ancora stata mobilitata completamente la capacit portante
limite del palo in esame. Questo tipo di calcolo risulta critico
in particolar modo per i pali trivellati in terreni incoerenti.
In ogni caso al fine di evitare ogni tipo di incertezza lEN
1997/1 stabilisce che si deve comunque considerare come
carico di rottura il carico che produce un cedimento della
testa del palo pari al 10% del diametro di base del palo stesso.
Le procedure di verifica agli stati limite per i carichi
di trazione consigliate da EN 1997/1 ricalcano
fondamentalmente quelle relative ai carichi di compressione.
Le norme riportano alcuni schemi al fine di chiarire
le procedure di calcolo ed i simboli utilizzati. Viene
evidenziato inoltre, in questo caso, il ruolo della sottospinta
idraulica e dellinterazione dei pali in gruppo sulle
verifiche da effettuare.
LEN 1997/1 evidenzia chiaramente, allinizio del capitolo
sui pali di fondazione, che le indicazioni riportate non si
possono applicare al progetto dei pali utilizzati come riduttori
dei cedimenti (Burland, 1995; Viggiani, 2001; Randolph,
2003). E, infatti, evidente che questo tipo di approccio
progettuale, piuttosto sofisticato, richiede modellazioni e

3 LA PROGETTAZIONE DEI PALI DI FONDAZIONE


CON IL METODO SEMIPROBABILISTICO AGLI
STATI LIMITE
La fig.1 schematizza i concetti fondamentali delle verifiche
di sicurezza su base statistica indicate nel EN 1997/1: si
possono individuare la distribuzione statistica della
capacit del sistema da verificare (R) come la capacit
portante o resistenza del palo di fondazione in esame e la
distribuzione statistica della domanda (E) come lazione o
la sollecitazione sul palo stesso.
Definito il tipo di distribuzione statistica ed i relativi
parametri che la descrivono, i coefficienti (o fattori) di
sicurezza parziali o globali sono univocamente determinabili

in funzione dei suddetti parametri e della probabilit di rottura


alla quale fare riferimento.
Nel caso particolare di distribuzione Normale, adottata
per descrivere gli andamenti delle frequenze di capacit e
domanda negli esempi di seguito riportati, la media ( 5 o
( ) e la deviazione standard (s) sono gli unici parametri
necessari per definire completamente la distribuzione teorica
della frequenza della grandezza in esame.
Risulta inoltre conveniente nel caso di verifiche di
sicurezza su base statistica fare riferimento alla seguente
equazione:
60

(1)

5 ( ! 

dove SM il margine di sicurezza e, nel caso di


distribuzione Normale delle due variabili R ed F, anche SM
una variabile con distribuzione Normale la cui media e
deviazione standard sono esprimibili mediante le seguenti
equazioni (Benjamin e Cornell, 1970):
60

(2)

5 ( ! 

V 60 >V 5  V ( @




(3)

Una volta definita la variabile margine di sicurezza SM


ed utilizzando le equazioni proposte da Leporati (1979)
possibile esprimere la probabilit di rottura (Pf) in funzione
del fattore di sicurezza, FSk (vedere anche fig.1). Tale fattore
rappresenta il rapporto tra il valore medio stimato della
capacit portante limite del palo (Rcm o Qlim) ed il valore
caratteristico del carico applicabile al palo (Eck). In sintesi si
pu scrivere: )6 N 5 FP  ( FN .
In alternativa possibile esprimere la probabilit di
rottura in funzione dei coefficienti di sicurezza parziali, g
come definiti dallEN 1997/1.
Nel grafico delle figure 2,3 e 4 sono riportate le funzioni
descritte precedentemente e definite per diversi valori dei
coefficienti di variazione delle resistenze (cR) e delle azioni
(cE) ricavabili dalle seguenti espressioni:
F5

V 5  5

(4)

F(

V (  (

(5)

riferimento rispettivamente alle azioni permanenti e variabili


secondo quanto indicato dal EN 1997/1 con riferimento ai
vari approcci progettuali (vedere tab. 1).
I coefficienti di variazione delle sollecitazioni e delle
resistenze ai quali fanno riferimento le varie curve riportate
nelle figure da 2 a 4 sono stati individuati nellambito
dei campi di valori che caratterizzano normalmente le
distribuzioni di frequenza dei parametri di interesse per i
manufatti in esame.
Con riferimento al carico limite che provoca la rottura
del terreno sono stati evidenziati nelle figure da 2 a 4 i campi
di variazione indicati dalle norme a confronto, sia per FSk
sia per g R . In questo modo possibile confrontare
direttamente i vari gruppi di curve che si riferiscono ai diversi
coefficienti di variazione della distribuzione di frequenza
delle resistenze (cR).
Per valori dei coefficienti di variazione delle resistenze
cR0.2, si pu subito osservare una buona corrispondenza
tra le probabilit di rottura derivanti dai dimensionamenti
secondo AGI (1984) e EN(V) 1997/1 nel caso in cui vengano
utilizzati valori di gF=1.31.5 e quindi in presenza di soli
carichi variabili o comunque nettamente prevalenti su quelli
permanenti. Viceversa, se prevalgono i carichi permanenti
(gF=1.01.35), lEurocodice EN 1997/1 sembra essere meno
cautelativo dei correnti metodi di dimensionamento con
incrementi della probabilit di rottura teorica anche di un
ordine di grandezza.
Per valori di cR<0.2 le probabilit di rottura teorica
aumenta utilizzando le indicazioni del EN 1997/1 di due
ordini di grandezza ed oltre rispetto alle indicazioni della
attuale normativa Italiana e delle raccomandazioni AGI.

In particolare, i grafici di fig.2 riportano la probabilit di


rottura Pf in funzione del fattore di sicurezza FSk al quale
fanno normalmente riferimento i procedimenti di
dimensionamento fino ad oggi utilizzati nella pratica corrente
in Italia (D.M. 1988; AGI, 1984), mentre nelle figure 3 (a)-(b)
e 4 (a)-(b) Pf posto in funzione del coefficiente parziale di
sicurezza gR da applicare alle resistenze calcolate come
indicato da EN 1997/1 per i diversi approcci progettuali (DA).
In particolare, le figure 3 (a)-(b) fanno riferimento agli
approcci progettuali DA1a; DA2 e DA3, mentre le figure
4 (a)-(b) fanno riferimento allapproccio progettuale DA1b.
Infine i valori dei coefficienti di sicurezza parziali per le
azioni e gli effetti delle azioni gG=1.01.35 e gQ=1.31.5
sono stati assunti al fine di indagare gli estremi che possono
assumere i coefficienti moltiplicatori parziali dei carichi con

Fig. 3a - Probabilit di rottura Pf in funzione del coefficiente di


sicurezza parziale gR per approcci progettuali DA1a,
DA2 e DA3 (adattato da Leporati, 1979).

Fig. 4a - Probabilit di rottura Pf in funzione del coefficiente di


sicurezza parziale gR per lapproccio progettuale DA1b.
(adattato da Leporati, 1979)

Fig. 3b - Probabilit di rottura Pf in funzione del coefficiente di


sicurezza parziale gR per approcci progettuali DA1a,
DA2 e DA3 (adattato da Leporati, 1979).

Fig. 4b - Probabilit di rottura Pf in funzione del coefficiente di


sicurezza parziale gR per approcci progettuali DA1b.
(adattato da Leporati, 1979)

carico variabile Qk=200 kN.


La verifica agli stati limite ultimi (ULS) del tipo GEO
(Frank, 2003) in quanto considera la rottura del terreno che
governata dalla resistenza al taglio non drenata. La capacit
portante assiale del palo sar calcolata mediante la formula:

Le valutazioni riportate sulle figure 2, 3 e 4 assumono, in


prima battuta, relazioni lineari tra i parametri di resistenza
dei terreni e la capacit portante dei pali.
Inoltre, stato ipotizzato di conoscere esattamente le
distribuzioni di frequenza dellintera popolazione delle
resistenze e delle azioni. Una conoscenza cos di dettaglio
non ovviamente possibile nella pratica progettuale corrente
avendo a disposizione in generale un numero limitato di
misure sperimentali. I risultati dei grafici sopra menzionati
vanno pertanto valutati solamente a livello di tendenza,
anche alla luce delle notevoli approssimazioni insite nelle
modellazioni dei casi reali.
Inoltre le osservazioni di cui sopra presuppongono
ovviamente che si faccia sempre riferimento allo stesso livello
qualitativo dei pali con particolare riferimento alla loro
esecuzione. E importante a questo proposito segnalare che
lapplicazione dellEN 1997/1 presuppone esplicitamente un
maggiore controllo di qualit rispetto agli standard attuali
facendo tra laltro riferimento agli Eurocodici relativi
allesecuzione di opere geotecniche speciali attualmente in
preparazione a cura della Commissione Tecnica TC 288.
Infine i diversi approcci progettuali dellEurocodice EN
1997/1 individuano in generale valori di gR diversi per la
capacit portante dei pali infissi e trivellati. In particolare,
nel caso dei pali trivellati, alle incertezze legate alla
distribuzione di frequenza della caratteristiche di resistenza
e deformabilit dei terreni si sommano le incertezze legate
ai procedimenti costruttivi che possono modificare
profondamente i parametri geotecnici allinterfaccia
palo-terreno.
A livello puramente speculativo si pu osservare che le
maggiori incertezze costruttive proprie dei pali trivellati
rispetto a quelli infissi si possono quantificare, sulla base
dei grafici delle figg.3 e 4, in un incremento di circa il
10% - 20% del coefficiente di variazione cR, assumendo, in
prima approssimazione, che i valori di gR siano stati stimati
in modo tale da assicurare la stessa probabilit di rottura per
entrambe le tipologie di palo.

Rc=Rs+Rb

(6)

Dove: Rs=pDL(asu ) la resistenza dattrito laterale;


R s= ( p D 2/ 4 ) L ( 9 a bs u) l a r e s i s t e n z a a l l a b a s e ;
a : coefficiente riduttore assunto sulla base delle indicazioni
AGI (1984); ab=(D+1)/(2D+1) un coefficiente riduttore
assunto sulla base delle indicazioni di Meyerhof (1983);
In accordo con EN 1997/1 la resistenza caratteristica del
palo va valutata con riferimento al valore caratteristico (suk)
della resistenza al taglio non drenata (su) oppure ai valori
medio ( 5 F ) e minimo (Rcmin) della capacit portante valutati
in corrispondenza delle singole verticali di indagine
(Bauduin, 2002).
4.1 Valutazione del valore caratteristico della coesione non
drenata
Dalle prove sui 12 campioni di terreno si ricava il valore
medio e lo scarto quadratico medio della coesione non
drenata, nel caso specifico:
VX

N3D ; V  kPa

si ricava quindi, utilizzando un valore dello Students


factor (t5%) corrispondente al frattile 5% per un numero di
campioni n=12:
V XN

VX  W  V

V XN

 kPa



Q

   





4.2 Valutazione della capacit portante caratteristica Rck , delle


4 verticali di indagine

4 ESEMPI PRATICI DI DIMENSIONAMENTO DI PALI


TRIVELLATI DI MEDIO E GRANDE DIAMETRO
SECONDO LE INDICAZIONI DI EN 1997/1 E DI D.M.
(1988)

Avendo a disposizione 4 verticali di indagine verranno


utilizzati i seguenti coefficienti ricavati dalla tab. 2 per la
valutazione della capacit portante caratteristica Rck del palo
in esame:

Il primo palo preso in considerazione un palo trivellato


di diametro D=0.80 m. Larea di interesse caratterizzata
dalla presenza di un sottosuolo uniforme argilloso limoso
investigato mediante 4 sondaggi allinterno dei quali sono
stati prelevati 3x4=12 campioni indisturbati per la misura
della resistenza al taglio non drenata su.
Il palo in esame collegato alla sovrastruttura ed agli
altri pali circostanti da una platea flessibile che non in grado
di ridistribuire i carichi in funzione della rigidezza relativa
dei pali.
Si vuole valutare la lunghezza (L) del palo in esame per
una situazione di carico persistente mediante una verifica
della capacit portante a breve termine nei confronti dei
carichi assiali di compressione. Le azioni assiali
caratteristiche sul palo sono: carico permanente Gk=500 kN;

x3=1.31 e x4=1.2
Con riferimento alle singole verticali di indagine si ha:
Verticale 1
5 V

S'/D V X

5 E

5 F

5 V  5 E

'
D E V X N1


Verticale 2
5 V

S  /   /

S'/D V X 

 /  

S  /   /

'
D E VX 


5 E

5 F

5 V   5 E

( FG d 5 FG

 /  

 d  /  


/ P

Verticale 3
5 V

S'/D V X 

5 E

'
S
D E V X 


5 F

Verifica di ULS:

N1

5 V   5 E

Verticale 4
5 V

S'/D V X 

5 E

5 F

5 V  5 E

S  /  

/

DA 1b) Verifica progettuale (caso b)


Calcolo del valore di progetto delleffetto delle
azioni (carico verticale totale sul palo):

N1
 /  

( FG

     

S  /   /

5 F PLQ

 /  

5 FG

5 FN
5 FN
5 FN

5 VN

J V  5 EN J E  J 5G

 /      


 /  

 /  

Verifica di ULS:

 /  

( FG d 5 FG

 d  /  

da questi si ottiene il valore caratteristico di capacit


portante secondo EN 1997/1:
5 FN

N1

Valore di progetto delle resistenze (capacit portante del


palo):

'
D E V X  N1


Dai valori di capacit portante in corrispondenza delle


singole verticali di indagine si ricavano il valore medio
generale ed il valore minimo assoluto:
5F

J 6G J * * N  J 44 N

/ P

5 VN  5 EN

PLQ^5 F [   5 F PLQ [  `

Il caso DA1b prevale sul caso DA1a risulta pertanto


L=16.08 m la lunghezza del palo da questo primo approccio
progettuale.

 /  

DA 2) Verifica progettuale
Calcolo del valore di progetto delleffetto delle azioni
(carico verticale totale sul palo):

PLQ^  /     /   `

4.3 Valutazione della lunghezza del palo


Per le verifiche progettuali agli ULS si assumono i fattori
di modello (gSd; gRd) pari allunit per tutti i casi esaminati.

( FG

J 6G J * * N  J 4 4 N

     

N1

DA 1a) Verifica progettuale (caso a)


Calcolo del valore di progetto delleffetto delle azioni
(carico verticale totale sul palo):

Valore di progetto delle resistenze (capacit portante del


palo):

( FG

5 FG

J 6G J * * N  J 4 4 N

     

N1

5 VN

J V  5 EN J E  J 5G

 /      

/  

Valore di progetto delle resistenze (capacit portante del


palo):
5 FG

5 VN

Verifica di ULS:

J V  5 EN J E  J 5G

( FG d 5 FG

 /     

 d  /  


/ P

 /  

GFS) Verifica progettuale


Si adotta un fattore di sicurezza globale pari a FSk=2.5

DA 3) Verifica progettuale
Calcolo del valore di progetto delleffetto delle azioni
(carico verticale totale sul palo):

( FG

J 6G J * * N  J 4 4 N

     

( FN

V XG




5 FP

S'/ D V X  S '   D E V X

 /  

N3D

Verifica con il fattore di sicurezza globale (GFS):


5 FP

)6N

( FN

^  /   `

N1

/ P

5 V XN J VX  J 5G

5 VG  5 EG

N1

S  /    S      

Valore di progetto delle resistenze (capacit portante del


palo):
5 FG

  

Valore rappresentativo della capacit portante:

N1

Valore di progetto della resistenza al taglio non drenata


(vedere tab. 1):
V XN
J VX

* N  4N

S'/ DV XG  S '   D E V XG

Dai risultati dei calcoli si pu notare che le differenze


riscontrate tra i vari metodi di verifica sono minori del 10%.
Lapproccio progettuale meno cautelativo sembra essere in
questo caso il DA1 mentre il pi cautelativo risulta: il DA2
con riferimento agli approcci progettuali delEurocodice, ed il
metodo GSF, come da Norma Nazionale (1988), in assoluto.
Si fa notare che utilizzando i valori caratteristici della
resistenza al taglio del terreno, anzich il valore medio, la
verifica tipo GSF risulterebbe maggiormente prudenziale
definendo una lunghezza del palo mediamente superiore
di circa il 40% rispetto ai metodo indicati da EN 1997/1.
Il secondo palo preso in considerazione un palo
trivellato di grande diametro. sul quale stata anche eseguita

S    / 

S      

 /  

Verifica di ULS:
( FG d 5 FG

 d  /  


/ P

una prova di carico spinta fino al raggiungimento di un carico


assiale pari a 16500 kN.
Il sottosuolo in corrispondenza del palo in esame
costituito prevalentemente da terreni coesivi (limi argillosi
sovraconsolidati) salvo in corrispondenza dei primi 15-20
m, in prossimit del piano campagna, dove presente una
fitta alternanza di sabbie e sabbie limose. Landamento
stratigrafico di dettaglio riportato in fig.5. Nella stessa
figura sono inoltre sintetizzati i risultati delle principali
prove in sito ed in laboratorio disponibili.
I parametri geotecnici di interesse per il calcolo della
capacit portante del palo in esame sono riportati nella fig.6.
I valori di coesione non drenata (su) sono stati ricavati sia
dalle prove triassiali non consolidate non drenate (UU) e
consolidate non drenate (CIU) eseguite su alcuni campioni
indisturbati sia, per la maggior parte, dai risultati
dellinterpretazione di due prove penetrometriche statiche
(CPT) con lequazione riportata nella stessa fig.6 (a). I
valori del peso di volume g sono stati ricavati da prove di
laboratorio su campioni indisturbati delle formazioni coesive
(fig.6 (b)).
Nelle stesse figure sono stati inoltre riportati gli andamenti
con la profondit di suk, gk, su medio e g medio utilizzati per
le verifiche agli stati limite ultimi (ULS) e con il fattore di
sicurezza globale (GSF).
Anche in questo caso, tutte le formule utilizzate
per correlare i risultati delle prove in sito, i principali
parametri geotecnici e la capacit portante laterale e di base del
palo in esame sono relazioni di tipo lineare, pertanto
lapproccio alla gestione dei dati da un punto di vista
statistico risulta in generale molto semplificato e privo delle

singolarit che caratterizzano le problematiche governate da


relazioni marcatamente non lineari (Levi e Lancellotta, 1991).
Inoltre, nel caso di relazioni lineari, tutti i parametri e le
considerazioni relative alle distribuzioni di frequenza di una
variabile possono essere direttamente estese, con la regola
della proporzionalit, ad altre variabili linearmente correlabili
alla prima.
Il confronto tra i criteri di dimensionamento e verifica del
palo in esame, come indicati da EN 1997/1 (approcci
progettuali DA1a, DA1b, DA2, e DA3) e D.M. (1988),
riportato nelle figure 7, 8, 9, 10, 11 e 12. La lunghezza minima
del palo (dimensionamento) stata definita con riferimento
ai valori caratteristici dei carichi di seguito riportati:
permanenti Gk=3000 kN;
variabili Qk=2000 kN;
peso proprio del palo Wp.
Inoltre con la stessa procedura stata valutata la
massima portata ammissibile (verifica) secondo il D.M.
(1988) ed i corrispondenti valori del carico caratteristico
secondo EN 1997/1 facendo riferimento alla lunghezza del
palo di prova pari a 54 m a partire dal piano campagna.
Il palo di prova stato strumentato lungo il fusto con
barrette estensimetriche per potere apprezzare separatamente
il contributo alla portata totale della superficie laterale e della
base. I risultati della prova di carico spinta fino a 16500 kN
sono riportati nelle figure 13 e 14.
La fig.13 riporta il diagramma carico cedimenti alla
testa del palo in esame, inoltre, nello stesso grafico anche
stata tentata una estrapolazione della suddetta curva al fine

10

di stimare un valore del carico limite ultimo che sembra


posizionarsi nellintorno di 21000 kN.
Nella fig.14 sono riportate le curve di mobilitazione della
capacit portante unitaria sulla superficie laterale del palo
valutate sulla base dellinterpretazione delle misure dei
cedimenti in testa e della deformata assiale del palo. Esse
permettono di differenziare la portata di base e laterale e
quindi di confrontare come riportato in tab. 3 le portate totali
massime attribuibili al palo in esame sulla base del D.M.
(1988) e dellEN(V)1997/1 con riferimento ai coefficienti
parziali di sicurezza da applicare sia al carico totale sia,
separatamente, alle portate di base e laterale.
Dalla osservazione delle figure da 7 a 12 e della tab.3 si
possono commentare come segue i risultati dellesempio
illustrato:
facendo riferimento al metodo di valutazione della capacit
portante limite del palo che utilizza calcoli teorici e/o
empirici basati su correlazioni con parametri geotecnici
e/o prove in sito, i coefficienti di sicurezza parziali indicati
da EN 1997/1 consentono di limitare la lunghezza del
palo in esame da un minimo di circa il 10% ad un massimo
del 30%, a parit di sollecitazioni, rispetto allutilizzo del
fattore di sicurezza globale minimo prescritto dal D.M.

(1988). Viceversa EN 1997/1 ammette carichi maggiori a


parit di lunghezza del palo rispetto al D.M. (1988);
dallutilizzo dei risultati della prova di carico si ottiene,
al contrario, una sollecitazione ammissibile sul palo, con

Fig. 9 - Approccio progettuale DA1b. Valutazione della lunghezza


del palo e della capacit portante del palo di prova.

Fig. 7 - Progetto con fattore di sicurezza globale (GSF).Valutazione


della lunghezza del palo e della capacit portante del palo
di prova.

Fig. 10 - Approccio progettuale DA2. Valutazione della lunghezza


del palo e della capacit portante del palo di prova.

Fig. 8 - Approccio progettuale DA1a. Valutazione della lunghezza


del palo e della capacit portante del palo di prova.

Fig. 11 - Approccio progettuale DA3. Valutazione della lunghezza


del palo e della capacit portante del palo di prova.

11

riferimento al coefficiente di sicurezza minimo prescritto


dal D.M. (1988), superiore rispetto al valore caratteristico
netto del carico derivato dallapplicazione dei coefficienti
parziali indicati in particolare dallapproccio progettuale
DA 1b del EN 1997/1 . E necessario tenere presente
che in questo caso disponibile una sola prova di
carico. Lesecuzione di ulteriori prove di carico
consentirebbe probabilmente di ridurre il divario tra
i due risultati in virt della riduzione dei valori

di x consentita da EN 1997/1 (tab. 2);


Facendo riferimento alla procedura di calcolo basata sui
risultati della prova di carico [1] ed al metodo di calcolo che
utilizza le correlazioni con i parametri geotecnici e le prove
in sito [2], il rapporto tra i valori caratteristici del carico
sul palo secondo EN 1997/1 approccio DA1b, risulta pari a:
(Gk[1]+Qk[1]) / (Gk[2]+Qk[2]) =
8116 (kN) / 7313 (kN) = 1.11

12

(7)

Lo stesso rapporto con riferimento ai fattori di sicurezza


minimi prescritti dal D.M. (1988) si rivela molto pi
elevato e pari a:

illustrati, anche se focalizzati nellambito della casistica


progettuale relativa ai pali di fondazione, dovrebbero servire
a chiarire eventuali incertezze sui vari approcci di calcolo
indicati da EN 1997/1 ed a stimolare ulteriori confronti ed
osservazioni.

Qamm[1] / Qamm[2] =
10500 (kN) / 6660 (kN) = 1.58

(8)

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Il confronto tra i due rapporti, seppure limitato ad


un caso specifico, mette in evidenza i valori piuttosto
conservativi dei fattori di sicurezza, prescritti
dallattuale norma nazionale, da applicare alla
verifica dei pali di fondazione nel caso in cui non si
abbiano a disposizione i risultati di prove di carico.
Si evidenzia infine che i commenti sopra riportati si
riferiscono a due esempi specifici, anche se certamente
significativi. Pertanto, va tenuto presente che qualsiasi tipo
di generalizzazione non comprovata pu risultare
ingannevole e fuorviante.

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Research Studies Press.

5 OSSERVAZIONI CONCLUSIVE
La recente pubblicazione della versione definitiva
dellEurocodice 7 (EN 1997/1) ha fornito lo spunto per
approfondire, in alcune sue parti, il capitolo 7 che tratta i
pali di fondazione.
Dopo alcuni accenni ai principi statistici su cui si basa
lapproccio di calcolo semiprobabilistico agli stati limite sono
stati brevemente descritti i principali temi trattati in
questultima versione della nuova norma (maggio 2002) in
relazione ai pali di fondazione.
Sono inoltre stati forniti alcuni strumenti che permettono
di confrontare, nel caso dei pali di fondazione, i metodi ed i
risultati del dimensionamento derivanti dallEN 1997/1 e dal
D.M. (1988) in termini di probabilit di rottura in funzione
dei coefficienti di variazione delle distribuzioni di frequenza
delle azioni e delle resistenze.
Infine sono stati proposti due esempi di calcolo che
prendono in considerazione pali trivellati di medio e grande
diametro in terreni prevalentemente coesivi. Le verifiche ed
i dimensionamenti sono stati basati sui risultati di una serie di
prove in sito e laboratorio piuttosto consistente. Inoltre per il
palo trivellato di grande diametro si dispone anche dei risultati di una prova di carico assiale spinta a 16500 kN.
Facendo riferimento ai metodi di calcolo che utilizzano
le correlazioni con i parametri di resistenza del terreno e con
le prove in sito, stato possibile verificare che i carichi
nominali ammissibili secondo il D.M. (1988) ed i carichi
caratteristici secondo EN(V) 1997/1 possono differire di oltre
il 30%, con maggiore sfruttamento del palo da parte dellEN
1997/1, contrariamente a quanto accade per i calcoli basati
sui risultati della prova di carico disponibile.
Lapplicazione delle indicazioni di EN 1997/1 riduce il
divario tra le stime del carico assiale caratteristico del palo
in esame basate o meno sui risultati delle prove di carico
rispetto a quanto si verifica nel caso di applicazione del D.M.
(1988) in relazione alla portata ammissibile.
Gli esempi specifici di dimensionamento e verifica

13

Levi F., Lancellotta R. (1991). Semi-Probabilistic


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ABSTRACT
After a short description of the main subjects dealt with in
the chapter 7 (Pile foundation) of the last version of Eurocode
7 (EN 1997-1 Geotechnical Design Part 1: General Rules)
dated May 2002, the basic aspects of the partial factor
design method, referring to the limit states for pile
foundation, has been focused. Thereafter, under simplified
assumptions and in the case of ultimate limit state (ULS) for
axial compression loads, some diagrams have been presented
in order to compare, in terms of failure probability, the
results of the pile design by the different approaches
indicated in both the EN 1997-1 (version 2002) and the
present Italian regulation (DM 11th of March 1988). Moreover,
two calculation examples have been proposed considering
bored piles of medium and large diameter in fine-grained
soils. The purpose of these examples is to show in details
the basic steps of the applicative procedures suggested by
the last version of EN 1997-1 and to compare the results
with similar examples included in another paper on the same
subject by Manassero (1996), in which the indications of the
previous version of EN 1997-1 has been taken into account.
Referring to the design methods based on the theoretical and
empirical correlations with laboratory and in situ test results,
it is possible to point out that, for a given structure and
related axial pile loads, it is possible to save, in some cases,
more than 20% of the pile length referring to the EN 1997-1
rather than to the present Italian regulation (DM 11th of March
1988). The opposite can occur referring to the design methods
based on a limited number of pile load tests. Moreover, for a
given pile length, the ratio of the acceptable design loads
from correlations with laboratory and in situ tests and from
pile load tests is much more close to the unity using EN 19971 rather than the present Italian regulation (DM 11th of March
1988). Finally, it is important to stress that results and
related considerations and comparisons, proposed within this
paper, come out from a very limited number of cases and
therefore their reliability must be restricted within this
specific context. Other studies, analyses and discussions
should be carried out in the future in order to further extend
these preliminary indications.

14