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` DEGLI STUDI DI UDINE

UNIVERSITA
Facolt`a di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
Corso di Laurea Triennale in Matematica

Tesi di Laurea

SUL TEOREMA Z DI GLAUBERMAN

Relatore:
Prof. MARIO MAINARDIS

Laureando:
GIOVANNI STELLA

ANNO ACCADEMICO 2011-2012

A tutti coloro
che mi hanno sopportato

Indice
Introduzione

vii

Indice dei simboli

xi

1 Teoria delle rappresentazioni


1.1 Rappresentazioni di gruppi . . . . . . . . . . . .
1.2 Rappresentazioni di F -algebre . . . . . . . . . .
1.3 Funzioni di classe . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.4 Caratteri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.4.1 Sottogruppi normali e nuclei di caratteri
1.4.2 Restrizione e induzione di caratteri . . .
1.5 Interi algebrici . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.6 Teoria dei caratteri modulari . . . . . . . . . . .
1.6.1 Caratteri di Brauer e rappresentazioni .
1.6.2 p -blocchi . . . . . . . . . . . . . . . . .

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1
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3
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13
13
14
14
18

2 Il teorema di Brauer-Suzuki
2.1 TI-sottoinsiemi e caratteri generalizzati
2.2 Gruppi diedrali . . . . . . . . . . . . .
2.3 Dimostrazione del teorema . . . . . . .
2.3.1 Caso ciclico . . . . . . . . . . .
2.3.2 Caso quaternione generalizzato

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3 Il teorema Z

33

Bibliografia

39

Indice analitico

41

vi

INDICE

Introduzione
In un lavoro del 1955, [BF], R. Brauer e K. A. Fowler dimostrarono che
dato un gruppo finito C, c`e un numero finito (possibilmente zero) di classi di
isomorfismo di gruppi semplici finiti G aventi uninvoluzione t, cio`e un elemento
di ordine 2, il cui centralizzante CG (t) sia isomorfo al gruppo C (ricordiamo che
CG (t) `e linsieme {g G | tg = gt}). Questo lavoro ebbe una grande influenza
sulla ricerca per la classificazione dei gruppi semplici finiti perche metteva in
luce due importanti aspetti dei gruppi contenenti uninvoluzione: i sottogruppi
importanti in un gruppo semplice finito sono i centralizzanti delle involuzioni,
e ce un metodo per determinare la struttura di un gruppo semplice finito una
volta nota la struttura dei centralizzanti delle sue involuzioni.
Pochi anni dopo, W. Feit e J. Thompson, nellOdd Order Paper pubblicato
in [FT], eliminarono il caso in cui un gruppo semplice finito non contenesse
uninvoluzione, dimostrando che questo gruppo doveva essere abeliano.
Fissato ora un gruppo C candidato ad essere isomorfo a, oppure esso stesso,
il centralizzante di uninvoluzione di un gruppo semplice finito G, `e di fondamentale importanza la conoscenza della fusione delle involuzioni nel gruppo C,
cio`e quali coppie di involuzioni in C possono essere coniugate da un elemento
di G. Nel 1966, G. Glauberman dimostr`o in [G] un risultato centrale noto come il Teorema Z per lo studio della fusione delle involuzioni. Il Teorema Z
infatti, garantisce in un gruppo semplice finito lassenza di involuzioni isolate,
cio`e involuzioni t che non sono coniugate ad alcuna altra involuzione in un 2sottogruppo di Sylow che le contiene. Come esempio dellutilizzo del Teorema
Z , consideriamo la seguente tipica situazione: (osserviamo che, benche Sn+2
non sia semplice, `e molto vicino allesserlo, infatti il suo derivato An+2 lo `e
ed ha indice 2 in Sn+2 , e le argomentazioni funzionano ugualmente e sono pi`
u
evidenti in questo caso)
Teorema ([GLS, pp. 68-70]). Sia G un gruppo generato da due sottogruppi
M1 , M2 tali che:
1. per i {1, 2}, Mi `e isomorfo al prodotto diretto di un gruppo hti i, di
ordine 2, con un gruppo Ki isomorfo al gruppo simmetrico Sn ;
vii

viii

Introduzione

2. per {i, j} = {1, 2}, ti `e uninvoluzione in Mj ;


3. M1 M2 = ht1 , t2 i I dove I = K1 K2 e I `e isomorfo al gruppo
simmetrico Sn2 ;
4. I 0 `e un sottogruppo subnormale del centralizzante Gt1 t2 in G di t1 t2 tale
che I = [I, I] e I/Z(I) `e semplice (cio`e I `e una componente di Gt1 t2 );
5. identificando Ki con il gruppo simmetrico Sn , I `e lo stabilizzatore di due
punti in Sn .
Allora, se n > 9, G `e isomorfo a Sn+2 .
Supponiamo ora di partire da un gruppo B1 isomorfo al gruppo M1 citato
nel risultato appena visto, di sapere che B1 `e il centralizzante di uninvoluzione
in un gruppo semplice finito X e di voler identificare il gruppo X. Supponiamo
per semplicit`a di sapere anche che B1 contiene un 2-sottogruppo di Sylow di
X. Una strategia `e quella di cercare di ottenere una configurazione come
quella descritta sopra e, il primo passo, `e evidentemente quello di costruire
` a questo
un sottogruppo B2 di X con propriet`a analoghe a quelle di M2 . E
punto che interviene lo studio della fusione degli elementi di B1 . Sia infatti
z1 un generatore del centro di B1 . Per il Teorema Z , esiste uninvoluzione
z2 in B1 coniugata da un elemento g di X a z1 . Poniamo B2 := B1g . Se, per
{i, j} = {1, 2}, zi `e uninvoluzione del sottogruppo di Bj corrispondente a Kj ,
allora le ipotesi (1), (2), (3) e (4) del Teorema visto sopra sono soddisfatte.
La dimostrazione del Teorema Z si divide in due parti, a seconda che
esistano una o pi`
u involuzioni in un 2-sottogruppo di Sylow. Il primo caso `e
stato trattato in un lavoro del 1959, [BS], da Brauer e Suzuki. In questo caso
Brauer e Suzuki dimostrarono che se in un gruppo finito G un 2-sottogruppo
di Sylow contiene ununica involuzione, allora G possiede un 2-complemento
normale, cio`e un sottogruppo normale di ordine dispari che complementa un
2-sottogruppo di Sylow. In questo caso il centro di un 2-Sylow `e ciclico e
quindi lunica involuzione centrale `e isolata. Una conseguenza immediata del
Teorema di Brauer-Suzuki, `e che un gruppo semplice finito (di ordine pari)
deve avere almeno due involuzioni che commutano tra loro. Si segnala inoltre che, recentemente, R. Waldecker ha dato in [W], una nuova dimostrazione
del Teorema Z per gruppi finiti G, sotto lipotesi che ogni gruppo semplice
coinvolto come sezione del centralizzante in G di uninvoluzione isolata, sia
un gruppo semplice noto, cio`e un gruppo semplice finito che appare nella lista
del Teorema di Classificazione dei Gruppi Semplici Finiti [GLS, Classification
Theorem, pag. 6].

ix
In questa tesi daremo una dimostrazione del Teorema di Brauer-Suzuki e
del Teorema Z . La dimostrazione del Teorema di Brauer Suzuki fa uso della
teoria dei caratteri, introdotta da F. G. Frobenius in [F], ed in particolare
della teoria dei caratteri sui TI-sottoinsiemi. La dimostrazione del Teorema
Z invece, utilizza anche la teoria dei caratteri modulari e dei tre Teoremi
Principali di Brauer, sviluppati da R. Brauer stesso in [B].
Nel primo capitolo daremo le definizioni essenziali ed i risultati necessari
sulla teoria delle rappresentazioni. Per contenere questa tesi entro una lunghezza ragionevole, daremo solo una traccia di alcune dimostrazioni, rimandando
a testi specifici. Nel caso della teoria dei caratteri modulari, ci limiteremo solo
alle definizioni che servono per enunciare i tre Teoremi Principali di Brauer, le
cui dimostrazioni esulano dalle possibilit`a di una tesi triennale e sono omesse
in molti testi specializzati (ad esempio si confronti [I]).
Nel secondo capitolo, cominceremo dando un breve approfondimento sui
caratteri generalizzati e TI-sottoinsiemi; in particolare vedremo che linduzione
di caratteri `e unisometria tra particolari insiemi di caratteri generalizzati,
rispetto al prodotto interno di funzioni di classe definito nel primo capitolo.
Introdotti poi brevemente i gruppi diedrali, dimostreremo il teorema di BrauerSuzuki di cui distingueremo due casi: il caso in cui il 2-Sylow sia ciclico o il caso
in cui sia un quaternione generalizzato. Il caso ciclico non fa uso dei caratteri,
ed il passo fondamentale sar`a, come gi`a detto, provare che un gruppo che
soddisfa le ipotesi del teorema ammette un 2-complemento normale. Nel caso
quaternione generalizzato invece, cominceremo utilizzando qualche nozione di
teoria dellAnalisi Locale, per poi dare spazio completamente alla teoria dei
caratteri; osserveremo che un particolare sottoinsieme del centralizzante del
2-Sylow preso in considerazione `e un TI-sottoinsieme, e applicheremo quindi i
risultati visti allinizio del capitolo. La dimostrazione si svilupper`a nel caso in
cui il quaternione abbia ordine maggiore o uguale a 16, e in una seconda parte
nel caso sia proprio Q8 .
Infine, lultimo capitolo sar`a dedicato alla dimostrazione del teorema Z di
Glauberman. Osserveremo che questo `e una generalizzazione del teorema di
Brauer-Suzuki, ed escluderemo un caso della dimostrazione proprio utilizzando
il teorema gi`a dimostrato nel capitolo precedente. Procederemo supponendo G
un controesempio di ordine minimo, in seguito dimostreremo alcune propriet`a
soddisfatte dalle involuzioni del gruppo e infine utilizzeremo la teoria dei pblocchi, vista nel primo capitolo, per arrivare ad una contraddizione.
Utilizzeremo le notazioni di [I] per il primo capitolo e di [S2] per i capitoli
rimanenti.

Introduzione

Indice dei simboli


Simbolo

Descrizione

Aut(G)
GL(V )
F [G]
End(V )
char(F )
|G|
Z(A)
Cl(G, F )
h, iG
tr g
1G
Car(G)
Irr(G)
z
reg
I
ker
ker
N G
|X|
G/N
H
G
(m, n)
R/M
K
Gal(K/F )
F ()
Br(G)
IBr(G)

automorfismi del gruppo G


automorfismi dello spazio vettoriale V
algebra gruppale sul campo F , p. 4
endomorfismi dello spazio vettoriale V
caratteristica del campo F
ordine del gruppo G
centro della struttura A
funzioni di classe del gruppo G sul campo F , p. 8
prodotto interno di funzioni di classe di G, p. 8
traccia dellelemento g
carattere principale del gruppo G, p. 9
caratteri del gruppo G, p. 9
caratteri irriducibili del gruppo G, p. 9
coniugato complesso di z C
carattere regolare, p. 10
matrice identit`a
nucleo dellomomorfismo
nucleo del carattere (o carattere di Brauer) , p. 12
N `e un sottogruppo normale di G
cardinalit`a dellinsieme X
gruppo quoziente modulo il sottogruppo normale N
carattere ristretto al sottogruppo H, p. 13
funzione di classe indotta di , p. 13
massimo comun divisore di m, n N
anello quoziente lideale M
gruppo moltiplicativo del campo K
gruppo di Galois dellestensione di campi K/F
sottocampo di K generato dal sottocampo F e K
caratteri di Brauer del gruppo G, p. 15
caratteri di Brauer irriducibili del gruppo G, p. 16
xi

xii

Indice dei simboli

Simbolo
Descrizione
hgi
sottogruppo generato da g
RL
anello degli interi locali, p. 16
ML
unico ideale massimale in RL
O(G)
massimo sottogruppo normale di ordine dispari di G, p. 21
Sylp (G)
insieme dei p-sottogruppi di Sylow, o p-Sylow, di G
g
x
coniugato di x tramite g, cio`e lelemento g 1 xg
Kg
insieme dei k g al variare di k K
NG (H)
normalizzante di H in G
gc(G)
caratteri generalizzati del gruppo G, p. 22
gc(H; K)
caratteri generalizzati di H rispetto a K, p. 22
o(g)
ordine dellelemento g
H6G
H `e un sottogruppo di G
CG (g)
centralizzante di g in G
[g, h]
commutatore degli elementi g, h
x y mod n congruenza modulo n
Z (G)
sottogruppo di G con Z (G)/O(G) = Z(G/O(G)), p. 33

Capitolo 1
Teoria delle rappresentazioni
In questo capitolo richiameremo le principali definizioni ed i risultati sulle
rappresentazioni di gruppi, F -algebre e caratteri necessari per dimostrare il
Teorema di Brauer-Suzuki ed il Teorema Z di Glauberman. Per le definizioni e
i teoremi di algebra di base e in particolare della teoria dei gruppi, rimandiamo
a [DL]. Per i risultati pi`
u specifici sui p-gruppi, rimandiamo invece a [S1,
Chapter 2, 1] e [S2, Chapter 5, 4].
Notazione 1.1. Per indicare limmagine di un elemento tramite un omomorfismo, useremo la notazione esponenziale. Ad esempio, se abbiamo : G

Aut(H), indichiamo con g limmagine di g G tramite , e con hg limmagine di h H tramite g .

1.1

Rappresentazioni di gruppi

In questa sezione G `e un gruppo finito, F un campo e V uno spazio vettoriale di dimensione finita su F . Indichiamo con GL(V ) il Gruppo Generale
Lineare, cio`e il gruppo delle applicazioni lineari biiettive di V in se stesso.
Una rappresentazione lineare di G su V `e un omomorfismo di gruppi
: G GL(V ).
La dimensione di V `e il grado della rappresentazione.
Notazione 1.2. Dora in avanti, con rappresentazione intenderemo sempre
rappresentazione lineare.
Esempio 1.3. Sia B una base di V , e sia SB il gruppo delle permutazioni di B.
Poich`e ogni permutazione di B si estende in modo unico ad un automorfismo di
V , ogni omomorfismo : G SB induce ununica rappresentazione lineare

Teoria delle rappresentazioni

di G dove, per ogni g G, g `e lautomorfismo di V che si ottiene estendendo


per linearit`a g .
Sia : G GL(V ) una rappresentazione di G. Allora la coppia (V, ) si
dice F G-modulo e la rappresentazione si dice associata allF G-modulo (V, ).
Notazione 1.4. Com`e abitudine, quando non sar`a necessario specificare la
rappresentazione , diremo semplicemente che V `e un F G-modulo e, per ogni

v in V e g G, scriveremo v g invece che v g .


Se V `e un F G-modulo, un sottospazio vettoriale W di V si dice F Gsottomodulo di V se, per ogni w in W e g G, risulta W g W . Chiaramente,
se U `e un sottomodulo di (V, ), allora, per ogni g G, la restrizione di g a
U induce per restrizione su U unapplicazione lineare biiettiva g |U : U U e
la mappa |U : G GL(U ) che a ciascun g G associa la restrizione g |U di
g a U , `e una rappresentazione di G su U .
Se (U, ) e (W, ) sono due F G-moduli, unapplicazione lineare : V W
si dice omomorfismo di F G-moduli se, per ogni g G ed ogni u U ,

(ug ) = (u )g .
Sia V un F G-modulo e U e W due F G-sottomoduli di V . Si vede immediatamente che i sottospazi U + W e U W sono ancora F G-sottomoduli.
Siano (U, ) e (W, ) due F G-moduli, allora si pu`o definire in modo naturale
una rappresentazione di G sulla somma diretta esterna U W degli spazi
U e W ponendo, per ogni u U , w W e g G,
(u, v)g

:= (ug , wg ).

In tal caso diremo che lF G-modulo (U W, ) `e la somma diretta esterna


degli F G-moduli (U, ) e (W, ). Si vede facilmente che se U e V sono due
F G-sottomoduli di un F G modulo (V, ) tali che V = U + W e U W = {0},
allora (V, ), come F G-modulo `e isomorfo alla somma diretta esterna degli
F G-moduli (U, |U ) e (W, |W ). In tal caso diremo che V `e somma diretta
interna dei suoi sottomoduli U e W .
Un F G-modulo V si dice indecomponibile se non `e somma diretta interna
di suoi sottomoduli propri (cio`e diversi da {0} e da V ). Un F G-modulo si dice
irriducibile se non ha sottomoduli propri. Un F G-modulo si dice completamente riducibile se `e somma diretta di sottomoduli irriducibili. Una rappresentazione associata ad un F G-modulo V si dice rispettivamente indecomponibile,
irriducibile o completamente riducibile se tale `e lF G-modulo V .

1.2 Rappresentazioni di F -algebre

Esempio 1.5. Sia V uno spazio vettoriale di dimensione 2 su un campo con


p elementi (p un numero primo), G un p-Sylow di GL(V ) e limmersione di
G in GL(V ). Vediamo che (V, ) `e indecomponibile, ma non irriducibile. V
`e isomorfo allo spazio vettoriale Z2p e, senza perdita di generalit`a, possiamo
prendere questo come V . Gli elementi di un p-Sylow di GL(V ), cio`e di G,
possono essere visti come matrici della forma:


1 0
k 1
` facile verificare che lunico sottospazio
con k Zp . Sia allora g G. E
vettoriale W di V fissato dallautomorfismo g , `e quello generato da (1, 0) V .
Pertanto, (V, ) ha un sottomodulo proprio (W, |W ) e quindi non `e irriducibile.
Ma V `e indecomponibile, in quanto ha un unico sottomodulo proprio, e quindi
non pu`o decomporsi come somma diretta di sottomoduli irriducibili.

1.2

Rappresentazioni di F -algebre

Sia F un campo, A uno spazio vettoriale di dimensione finita su F e


sia unapplicazione bilineare da A A in A. Indichiamo con ab limmagine della coppia (a, b) tramite lapplicazione . La coppia (A, ) si dice F algebra associativa (o semplicemente F -algebra), se le seguenti condizioni sono
soddisfatte:
1. `e unoperazione associativa: per ogni a, b, c A, (ab)c = a(bc);
2. (A, ) `e unitaria: esiste cio`e un elemento 1 di A tale che, per ogni a A,
1a = a1 = a;
3. per ogni k F ed ogni a, b A , risulta k(ab) = a(kb) = (ka)b.
Un sottospazio I di A si dice ideale (destro) di A se I `e un ideale (destro)
di A come anello.
Osserviamo che, come si vede facilmente, se A `e una F -algebra, e + `e
laddizione nello spazio vettoriale V , allora la quadrupla (A, +, , 1) `e un anello
unitario. Come sempre, se non `e necessario specificare lapplicazione , diremo
semplicemente che A (al posto della coppia (A, )) `e unF -algebra.
Un sottospazio vettoriale B di A, tale che ab B per ogni a, b B, si dice
F -sottoalgebra. Se (A, ) e (B, ) sono due F -algebre, unapplicazione lineare
: A B si dice omomorfismo di F -algebre se, per ogni x, y A,
(x y) = x y .

Teoria delle rappresentazioni

Esempio 1.6. Se V `e uno spazio vettoriale su un campo F , (End(V ), ) `e


una F -algebra.
Esempio 1.7. Sia (G, ) un gruppo finito di ordine n, F un campo e V uno
spazio vettoriale di dimensione n. In particolare, se B `e una base di V , esiste una biiezione tra gli elementi di B e gli elementi di G. Possiamo quindi
identificare gli elementi di G con gli elementi di B. In particolare, ogni elemento di V si scrive in modo unico come combinazione lineare a coefficienti in
F degli elementi di G. Su V possiamo definire
P un prodotto (che
P indicheremo
ancora con il simbolo ) come segue: se a := gG ag g e B := gG bg g, sono
elementi di V , poniamo
!
!
X
X
X
ab=
ag g
bg g =
(ag bh ) gh.
gG

hG

g,hG

Si verifica facilmente che la coppia (V, ) `e una F -algebra che si indica con F [G]
e si chiama F -algebra gruppale (o semplicemente algebra gruppale, quando non
`e necessario specificare il campo F ) associata a G.
Sia A una F -algebra e B, C due F -sottoalgebre di A tali che B C = {0}.
Definisco la somma diretta interna di B e C linsieme B C = {b + c | b
B, c C}.
Siano A e B due F -algebre. Definisco somma diretta esterna di A e B
linsieme A B = {(a, b) | a A, b B}
Sia A una F -algebra e V uno spazio vettoriale di dimensione finita sul
campo F . Un omomorfismo di F -algebre
: A End(V )
si dice rappresentazione di A. La dimensione di V `e il grado della rappresentazione.
Sia : A End(V ) una rappresentazione di A. Allora la coppia (V, ) si
dice A-modulo e la rappresentazione si dice associata allA-modulo (V, ).
Se V `e un A-modulo, un sottospazio vettoriale W di V si dice A-sottomodulo
di V se, per ogni w in W e a A, risulta W a W . Chiaramente, se U `e un
sottomodulo di (V, ), allora, per ogni a A, la restrizione di a a U induce
per restrizione su U unapplicazione lineare |U : A End(U ) e la mappa che
a ciascun a A associa la restrizione a|U di a a U , `e una rappresentazione
di A su U .
Se (U, ) e (W, ) sono due A-moduli, unapplicazione lineare : U W
si dice omomorfismo di A-moduli se, per ogni a A ed ogni u U ,

(ua ) = (u )a .

1.2 Rappresentazioni di F -algebre

Un A-modulo V si dice indecomponibile se non `e somma diretta interna


di suoi sottomoduli propri (cio`e diversi da {0} e da V ). Un A-modulo si dice
irriducibile se non ha sottomoduli propri. Un A-modulo si dice completamente
riducibile se `e somma diretta di sottomoduli irriducibili. Una rappresentazione associata ad un A-modulo V si dice rispettivamente indecomponibile,
irriducibile o completamente riducibile se tale `e lA-modulo V .
Osservazione 1.8. Sia : G GL(V ) una rappresentazione del gruppo G, con
V spazio vettoriale su F . Sia F [G] lalgebra gruppale definita nellEsempio 1.7.
Definisco la seguente funzione:
: F [G] End(V )
X
X
ag g 7
ag g
gG

gG

` facile verificare che `e un omomorfismo di algebre, e quindi una rappresenE


tazione di F [G]. Viceversa, se : F [G] End(V ) `e una rappresentazione di
algebre, allora la sua restrizione a G:
: G GL(V )
g 7 g
`e una rappresentazione di G. Quindi, vedere V come F G-modulo o come
F [G]-modulo `e la stessa cosa. Segue da questo fatto che un F [G]-modulo `e
irriducibile, indecomponibile o completamente riducibile, se e solo se lo `e il
rispettivo F G-modulo.
Esempio 1.9. Sia A una F -algebra. Per ogni a A sia
a : A A
definita, per ogni x A da xa := xa. Si verifica immediatamente che a `e
unapplicazione F -lineare biiettiva dello spazio A e lapplicazione
: A GL(A)
a 7 a
`e una rappresentazione di A su A (come spazio vettoriale su F ). La rappresentazione cos` definita si dice rappresentazione regolare (destra) di A su se
stessa e lA modulo (A, ) si dice A-modulo regolare (destro). Chiaramente i
sottomoduli di (A, ) sono tutti e soli gli ideali destri di A. Denoteremo lAmodulo regolare con Ao , quindi Ao indicher`a sempre la F -algebra A, ma vista
come spazio vettoriale.

Teoria delle rappresentazioni

Nel caso in cui A = F [G] `e lalgebra gruppale associata ad un gruppo


G, possiamo definire la rappresentazione regolare a destra equivalentemente
anche in unaltro modo. Per il Teorema di Cayley, [DL, Teorema 6.27], il
gruppo G agisce su se stesso per moltiplicazione a destra e lapplicazione che
a ciascun elemento g di G associa la permutazione indotta da g su G per
moltiplicazione a destra, `e un omomorfismo iniettivo di gruppi da G al gruppo
SG delle permutazioni di G. Tenendo presente che G `e una base di F [G], come
nellEsempio 1.3 questa azione si estende ad una rappresentazione di G sullo
spazio F [G]. Dalle definizioni segue immediatamente che lestensione di a
tutta lalgebra gruppale F [G] coincide con la rappresentazione regolare destra
di F [G] su se stessa.
Una F -algebra si dice semisemplice se il suo A-modulo regolare `e completamente riducibile.
Lemma 1.10 (cfr. [I, p. 8]). Sia A una F -algebra. Le seguenti condizioni sono
equivalenti:
1. lA-modulo regolare `e completamente riducibile;
2. ogni A modulo `e completamente riducibile;
3. A `e somma diretta di algebre semplici.
La struttura delle algebre semisemplici su F `e data dal
Teorema 1.11 (Teorema di Wedderburn-Artin. cfr. [I, Corollary 1.17]). Sia F
un campo algebricamente chiuso e A una F -algebra semisemplice di dimensione
finita. Allora esistono V1 , . . . , Vk spazi vettoriali su F , tali che:
A
=

k
M

End(Vi )

i=1

come F -algebra.
Con le notazioni del Teorema 1.11, per ogni i {1, ..., k}, indichiamo con
ei lelemento di A corrispondente allapplicazione identica di End(Vi ), con Ai
lideale Aei , con Wi un ideale destro minimale di A contenuto in Ai , con ni
la dimensione di Wi su F e con i la rappresentazione indotta da A su Wi per
moltiplicazione a destra.
Corollario 1.12. Con le notazioni precedenti valgono le seguenti affermazioni:
1. ei ej = ij ei ;

1.2 Rappresentazioni di F -algebre

2. Se 1 `e lelemento identico di A, allora 1 = e1 + e2 + + ek ;


3. W1 , . . . , Wk sono tutti e soli i distinti rappresentanti delle classi di isomorfismo degli A-moduli irriducibili;
4. ciascun A1 `e un sottomodulo di (A, ) e si decompone come somma diretta di ni -moduli isomorfi a Wi , in particolare: = n1 1 + n2 2 + +
nk k .
Dimostrazione. Segue immediatamente dal Teorema di Wedderburn-Artin, tenendo presente che ciascun Ai `e somma diretta di ni copie del modulo Wi .
Corollario 1.13. Nelle stesse ipotesi del Teorema 1.11, abbiamo:
dim(A) =

k
X

dim(Vi )2

i=1

Il criterio fondamentale di semisemplicit`a per le algebre gruppali, `e dato


dal seguente
Teorema 1.14 (Teorema di Maschke. [I, Theorem 1.9]). Sia G un gruppo e F un campo. Se char(F ) non divide |G|, allora ogni F [G]-modulo `e
completamente riducibile.
Osservazione 1.15. Se F `e un campo e G `e un gruppo, il centro Z(F [G])
dellalgebra gruppale F [G], `e linsieme degli elementi a F [G] tali che ab = ba
per ogni b F [G]. Si vede immediatamente che Z(F [G]) `e una sottoalgebra
di F [G] ed inoltre, se
C1 , . . . , Ck
sono le classi di coniugio degli elementi di G, allora, posto, per ogni i
{1, . . . , k},
X
Zi :=
g,
gCi

gli elementi Z1 , . . . , Zk sono una base di Z(F [G]).


Daltra parte, se V `e uno spazio vettoriale di dimensione finita su un campo
F , allora il centro di End(V ) `e linsieme delle applicazioni scalari e quindi ha
dimensione 1 come spazio vettoriale su F .
Quindi, se F `e algebricamente chiuso e di caratteristica coprima con |G|,
per il Teorema 1.11 ed il Teorema 1.14, dim(Z(F [G])) coincide con il numero
delle classi di isomorfismo degli F [G]-sottomoduli irriducibili. Segue da ci`o
che:

Teoria delle rappresentazioni

Teorema 1.16 (Equazione delle classi). Sia G `e un gruppo ed F `e un campo


algebricamente chiuso di caratteristica coprima con lordine di G. Allora il
numero delle classi di isomorfismo degli F [G]-moduli irriducibili coincide con
il numero delle classi di coniugio di G.

1.3

Funzioni di classe

Sia G un gruppo finito e F un campo. Una funzione di classe di G su F


`e unapplicazione : G F che `e costante sulle classi di coniugio di G, cio`e
tale che per ogni a, b G, (a) = (b1 ab).
Notazione 1.17. Limmagine di g G tramite una funzione di classe , sar`a
denotata con (g).
Linsieme Cl(G, F ) delle funzioni di classe `e un sottospazio vettoriale dello
spazio delle funzioni da G a F e la dimensione di Cl(G, F ) coincide chiaramente
con il numero delle classi di coniugio di G. Per il Teorema 1.16, segue:
Proposizione 1.18. Sia G un gruppo finito e F un campo algebricamente
chiuso e di caratteristica coprima con lordine di G. Allora la dimensione di
Cl(G, F ) coincide con il numero delle classi di isomorfismo degli F [G]-moduli
irriducibili.
Supponiamo ora che F sia C e definiamo unapplicazione
h, i : Cl(G, C) Cl(G, C) C
ponendo, per ogni (, ) Cl(G, C) Cl(G, C),
h, i =

1 X
(g)(g).
|G| gG

(1.1)

Questa applicazione `e detta prodotto interno di funzioni di classe.


Notazione 1.19. In alcuni casi, per non creare ambiguit`a, se il prodotto `e tra
funzioni di classe del gruppo G, scriveremo h, iG .
Proposizione 1.20 (cfr. [I, p. 21]). Siano G e h, i come sopra. Allora h, i
`e una forma hermitiana su Cl(G, C).

1.4 Caratteri

1.4

Caratteri

Sia G un gruppo, V uno spazio vettoriale su C e : G GL(V ) una


rappresentazione di G. La funzione:
: G C
g 7 tr g
si dice carattere di G associato alla rappresentazione . Se la rappresentazione
`e irriducibile, allora anche il carattere associato si dice irriducibile. Inoltre, se
non `e necessario specificare la rappresentazione, scriveremo semplicemente .
Ricordando la corrispondenza tra rappresentazioni di algebre gruppali e
gruppi vista nel capitolo precedente, `e possibile definire il carattere anche su
tutta lalgebra gruppale C[G] (con sua rappresentazione):
: C[G] C
a 7 tr a
Notazione 1.21. Limmagine di g G tramite un carattere , sar`a denotata
con (g). Inoltre, Car(G) denoter`a linsieme dei caratteri di G e Irr(G) quello
dei caratteri irriducibili.
Osserviamo che (1) altro non `e che la dimensione di V come spazio vettoriale su C e quindi coincide con il grado della rappresentazione . Definiremo
qunidi (1) come il grado del carattere .
Il carattere che assume valore 1 su tutti gli elementi di G `e detto carattere
principale, e sar`a indicato con 1G .
In generale, se `e un carattere di un gruppo G, non `e vero che (ab) =
(a)(b), per ogni a, b G. Se per`o `e una rappresentazione di grado 1, allora
per ogni g G, (g) = (g). Quindi i caratteri associati a rappresentazioni di
grado 1 sono omomorfismi di gruppo da G al gruppo moltiplicativo dei numeri
complessi diversi da zero e sono detti caratteri lineari .
Esempio 1.22. Sia B una base di V , sia : G SB un omomorfismo di gruppi
e, come nellEsempio 1.3, sia
la rappresentazione lineare di G su V indotta
da . Le matrici associate agli elementi g rispetto alla base B sono matrici
di permutazioni. Poiche le entrate non nulle nella diagonale di una matrice di
permutazione sono uguali a 1 e corrispondono ai punti fissi della permutazione
associata, la traccia di queste matrici coincide con il numero dei punti fissi
della permutazione associata. Ne segue che, se `e il carattere associato a
,
allora, per ogni g G, (g) `e il numero dei punti fissi della permutazione g
dellinsieme B. Nel caso particolare in cui sia la permutazione indotta da G

10

Teoria delle rappresentazioni

su se stesso per moltiplicazione a destra, gli elementi di G diversi dallidentit`a


non hanno punti fissi, mentre lidentit`a lascia fissi tutti gli elementi di G. Da
ci`o segue il prossimo lemma.
Lemma 1.23 ([I, Lemma 2.10, Lemma 2.11]). Sia G un gruppo e reg il
carattere associato alla rappresentazione regolare a destra diP
C[G] su se stessa.
Allora reg (g) = 0 se g 6= 1 e reg (1) = |G|. Inoltre, reg = ki=1 i (1)i , dove
i i sono tutti i caratteri irriducibili di G.
Il carattere reg associato alla rappresentazione regolare si dice carattere
regolare.
Proposizione 1.24. Sia G un gruppo e un suo carattere di grado t. Allora:
1. Se g G ha ordine n, allora (g) `e somma di t radici n-esime dellunit`a.
2. (g 1 ) = (g), per ogni g G.
Dimostrazione. La prima affermazione segue calcolando la traccia della matrice in forma di Jordan associata a g, e la seconda dal fatto che linverso di una
radice n-esima dellunit`a `e la sua coniugata complessa.
Poich`e la traccia `e invariante sulle classi di coniugio di elementi di GL(V ),
segue che
Proposizione 1.25. I caratteri sono funzioni di classe.
Diciamo che due rappresentazioni di G sono simili se e solo se gli F [G]moduli associati sono isomorfi. Quindi, segue dal Teorema 1.16 la seguente
Proposizione 1.26. Sia G un gruppo finito. Allora il numero di caratteri
irriducibili di G `e uguale al numero delle classi di coniugio di G.
In particolare, poich`e in un gruppo abeliano ci sono tante classi di coniugio
quanti elementi, segue che:
Proposizione 1.27. Un gruppo `e abeliano se e solo se tutti i suoi caratteri
irriducibili sono lineari.
Proveremo ora che i caratteri irriducibili sono una base per le funzioni di
classe. Per fare ci`o, dimostriamo i seguenti risultati.
Lemma 1.28. Consideriamo la decomposizione di C[G] vista nel Teorema
1.11, e sia ei lelemento di C[G] corrispondente allapplicazione identica di
End(Vi ). Allora:
1 X
i (1)i (g 1 )g.
ei =
|G| gG

1.4 Caratteri

11

P
Dimostrazione. Essendo ei C[G], possiamo scriverlo come ei = gG ag g,
con ag C. Per il Lemma 1.23, abbiamo reg (ei g 1 ) = ag |G|. Sempre per lo
stesso lemma, otteniamo:
X
ag |G| =
j (1)j (ei g 1 ).
j

Sia ora la rappresentazione regolare di C[G] e 1 , . . . , k le rappresentazioni


irriducibili in cui si decompone. Allora:

(ei g 1 )j = ei j (g 1 )j = ij I(g 1 )j .
Quindi, j (ei g 1 ) = i (g 1 )ij . Abbiamo quindi:
ag |G| = i (1)i (g 1 ),
e sostituendo in ei =

gG

ag g, abbiamo la tesi.

Teorema 1.29. Con le notazioni del lemma precedente, per ogni h G, se 1


e 2 sono caratteri irriducibili distinti di G, allora per i, j {1, 2}, vale:
1 X
i (h)
.
i (gh)j (g 1 ) = ij
|G| gG
i (1)
Dimostrazione. Dal Corollario 1.12, abbiamo ei ej = ij ei . Sostituiamo ora in
questa formula, lequazione vista nel Lemma 1.28, e confrontiamo i termini:
per ogni h G, da un lato abbiamo
ij ei =

ij
i (1)i (h1 ),
|G|

mentre dallaltro
ei ej =

i (1)j (1) X
i (gh1 )j (g 1 ).
2
|G|
gG

Eguagliando queste espressioni e sostituendo h con h1 , abbiamo la tesi.


Ponendo ora h = 1 nella formula del Teorema 1.29, e ricordando che per
ogni carattere , (g 1 ) = (g), otteniamo la seguente relazione di ortogonalit`a:
Teorema 1.30 (Relazione di ortogonalit`a). Sia G un gruppo finito e h, i la
forma hermitiana su Cl(G, C) definita come in formula (1.1). Se 1 e 2 sono
caratteri irriducibili distinti di G, allora per i, j {1, 2}, vale
hi , j i = ij .

12

Teoria delle rappresentazioni


Questo teorema ha tre conseguenze immediate molto importanti:

Corollario 1.31. Con il prodotto interno di funzioni di classe h, i definito in


formula (1.1), valgono:
1. I caratteri irriducibili di un gruppo G sono una base ortonormale per lo
spazio di Hilbert (Cl(G, C), h, i);
2. Una funzione di classe di G su C `e un carattere se e solo se `e combinazione lineare a coefficienti naturali di caratteri irriducibili;
3. Un carattere `e irriducibile se e solo se h, i = 1.

Enunciamo infine anche il seguente risultato sul rapporto tra caratteri,


classi di coniugio e algebra gruppale, che ci sar`a utile nelle dimostrazioni dei
Teoremi 2.1, per dimostrare che una particolare funzione di classe si annulla su
un dato insieme, e 3.1 per ottenere una relazione adatta tra cardinalit`a delle
classi di coniugio di involuzioni di un gruppo G e caratteri calcolati in esse.
Teorema 1.32 (cfr. [S2,
P p. 271]). Con le notazioni introdotte nellOsservazione 1.15, se Zi Zj = nh=1 aijh Zh , allora aijh N e corrisponde al numero
delle coppie (xi , xj ) Ci Cj tali che xi xj Ch . Inoltre,
|Ci ||Cj | X (xi )(xj )(xh )
.
aijh =
|G|
(1)
Irr(G)

1.4.1

Sottogruppi normali e nuclei di caratteri

Sia un carattere di G. Allora definiamo:


ker := {g G | (g) = (1)},

il nucleo del carattere .

Lemma 1.33 ([I, Lemma 2.19]). Sia una rappresentazione di G e il


carattere associato. Allora g ker se e solo se g ker , e quindi ker  G.
Sia N  G e
e Car(G/N ). Allora il carattere di G tale che (g) =

e(N g) `e detto lift di


e a G.

Teorema 1.34 ([JL, Proposition 17.5]). Sia N G. Allora esistono 1 , . . . , t


caratteri irriduciblili di G tali che
t
\
N=
ker i .
i=1

Corollario 1.35. Sia N  G. Allora N =

T
{ker | ker N }.

Lemma 1.36 ([I, Lemma 2.2]). Un carattere di G/N `e irriducibile se e solo


se lo `e il suo lift a G.

1.5 Interi algebrici

1.4.2

13

Restrizione e induzione di caratteri

Sia G un gruppo, H un suo sottogruppo e una rappresentazione di G su


V . Allora |H : H GL(V ) `e una rappresentazione di H. Indichiamo con
VH = (V, |H ) il corrispondente modulo, con H il carattere associato a |H .
Osserviamo che H `e proprio la restrizione ad H di . Il carattere H si dice
restrizione del carattere ad H.
Procediamo ora cercando un modo di trovare i caratteri di G partendo da
un suo sottogruppo H: questa procedura si chiamer`a induzione. Sia G un
gruppo e H un suo sottogruppo. Sia una funzione di classe di H. Definiamo
o : G C, con o (g) = (g) se g H, o (g) = 0 altrimenti.
Con le notazioni appena introdotte, definiamo la funzione di classe indotta
di come:
1 X o
(xgx1 ).
(1.2)
G (g) =
|H| xG
Osserviamo che G `e una funzione di classe di G.
Teorema 1.37 (Teorema di Reciprocit`a di Frobenius). Sia G un gruppo, H
un suo sottogruppo, Cl(H) e Cl(G). Allora, h, H iH = hG , iG .
Dimostrazione. Abbiamo:
1 X G
1 1 XX o
hG , iG =
(g)(g) =
(xgx1 )(g).
|G| gG
|G| |H| gG xG
Ponendo y = xgx1 e osservando che (g) = (y), otteniamo:
hG , iG =

1 1 XX o
1 X
(y)(y) =
(y)(y) = h, H iH .
|G| |H| yG xG
|H| yH

Corollario 1.38 ([I, Corollary 5.3]). Sia un carattere di H. Allora G `e un


carattere di G, oppure G = 0.

1.5

Interi algebrici

Un elemento C si dice intero algebrico se `e radice di un polinomio


monico a coefficienti in Z.
Lemma 1.39 ([I, Lemma 3.2]). Se un elemento Q `e un intero algebrico,
allora Z.
Teorema 1.40 ([I, Corollary 3.5]). Somme e prodotti di interi algebrici sono
interi algebrici.

14

Teoria delle rappresentazioni

Osservazione 1.41. Dal teorema precedente, segue che gli interi algebrici formano un sottoanello di C.
Teorema 1.42. Sia un carattere di G. Allora, per ogni g G, (g) `e un
intero algebrico.
Dimostrazione. Dalla Proposizione 1.24, segue che (g) `e somma di radici nesime dellunit`a, dove n `e lordine di g. Ma quindi `e somma di radici del
polinomio f = xn 1 che `e monico a coefficienti in Z. Pertanto (g) `e somma
di interi algebrici ed `e quindi un intero algebrico.

1.6

Teoria dei caratteri modulari

Dato un gruppo finito G, nelle sezioni precedenti abbiamo visto come definire rappresentazioni e caratteri di G su un campo di caratteristica 0, o di
caratteristica coprima con |G|. Con la teoria dei caratteri modulari invece,
estendiamo le definizioni su campi di caratteristica p, dove p `e un numero
primo. In questa sezione ne daremo una breve introduzione.

1.6.1

Caratteri di Brauer e rappresentazioni

Fissiamo la notazione che useremo in questa sezione. Sia R il sottoanello di


C degli interi algebrici visto in sezione 1.5, p un numero primo e G un gruppo
finito. Sia M un ideale massimale di R tale che M contenga pR, ovvero lideale
di R generato da p. Definiamo il campo K come:
K := R/M
e sia : R R/M la proiezione canonica di R su K. Sia U := { C | m = 1
per qualche m Z con p coprimo con m}. Chiaramente, U `e un sottogruppo
di C .
Teorema 1.43. Siano R, K, U e come sopra. Allora:
1. char(K) = p;
2. U R;
3. |U `e un isomorfismo tra U e K ;
4. K `e algebricamente chiuso e algebrico sul suo sottocampo primo.

1.6 Teoria dei caratteri modulari

15

Dimostrazione. Dato che p1 = p = 0, segue che char(K) = p. Le radici


dellunit`a sono interi algebrici, quindi abbiamo chiaramente U R e quindi
`e definito su U .
Sia U \ {1}. Allora `e una radice primitiva n-esima dellunit`a per
qualche n coprimo con p, e quindi:
1 + x + + x

n1

n
Y
= (x 1)/(x 1) =
(x i ).
n

i=1

Ponendo x = 1, vediamo che 1 divide n in R. Per assurdo, = 1, da cui


(1 ) = 0 e quindi n = 0. Essendo p = 0 e (p, n) = 1, segue 1 = 0 che `e
una contraddizione. Abbiamo quindi la 3.
Se K, allora, essendo suriettiva, esiste a R tale che = a ed esiste
un polinomio monico f a coefficienti in Z con f () = 0. Sia F il sottocampo
primo di K. Allora, 0 6= f F [x] e f () = f () = 0. Quindi K `e algebrico
su F .
Infine, sia E/K unestensione algebrica di K. Allora, U = K E e
basta mostrare che E U per concludere. Sia E . Allora, `e algebrico
su K e quindi su F , per cui m = 1, dove m = |F () |. Ora, p `e coprimo con
m, quindi U contiene m radici di xm 1. Quindi, U .
Notazione 1.44. Dora in avanti, con rappresentazioni su K si intender`a rappresentazioni su spazio vettoriale su campo K, e con caratteri su K, caratteri
associati a tali rappresentazioni.
Sia G un gruppo di ordine pn t con p numero primo e (p, t) = 1. Un
elemento g G si dice p-regolare se p non divide lordine di g. Altrimenti si
dice p-irregolare.
Sia una rappresentazione irriducibile di G su K e x un elemento p-regolare

di
P G. Siano 1 , . . . , l K gli autovalori della matrice x . Osserviamo che
e il carattere (x) su K associato a . Per quanto visto, `e
i i = tr x cio`
una corrispondenza biunivoca tra U e K , quindi esistono 1 , . . . , l U tale
che i = i per ogni i {1, . . . , l}. Definisco:
(x) :=

i ,

che risulta essere un elemento di C. La funzione appena definita, che associa ad un elemento p-regolare di G un numero complesso, `e detta carattere
di Brauer associato alla rappresentazione . Indichiamo linsieme di tutti i
caratteri di Brauer di G, con Br(G).

16

Teoria delle rappresentazioni

Lemma 1.45 ([I, Lemma 15.2]). Con le notazioni appena introdotte, per ogni
g G, sia x G p-regolare tale che esista y G p-irregolare, x, y hgi e
g = xy (cio`e x sia la parte p-regolare di g). Allora, (x) = (g).
Ci`o giustifica il fatto di aver definito i caratteri di Brauer solamente sugli
elementi p-regolari: `e infatti sufficiente per ricostruire lintero carattere su K
di G. Osserviamo inoltre che a rappresentazioni simili su K `e associato lo
stesso carattere di Brauer.
Sia 1 , . . . , r un insieme di rappresentanti per le classi di equivalenza di
rappresentazioni irriducibili di G su K e siano 1 , . . . , r i caratteri associati
a tali rappresentazioni. Allora i i si dicono caratteri di Brauer irriducibili e
il loro insieme verr`a indicato con IBr(G).
Sia, dora in poi, Irr(G) su C. Vogliamo mostrare come sia possibile
esprimere il valore di sugli elementi p-regolari, come somma di caratteri
di Brauer. Denotiamo con la restrizione di agli elementi p-regolari di
G. Avremo bisogno di costruire un anello che contenga R. Come sopra, sia
M pR un ideale massimale di R. Definiamo:
RL := {/ | , R,
/ M} .
Osserviamo che RL `e un anello che contiene R e RL C. Sia inoltre:
ML := {/ | M, R \ M } .
Allora ML `e un ideale di RL e ogni elemento di RL \ ML ha un inverso in
RL . Segue che ML `e lunico ideale massimale di RL . Diremo che RL `e lanello
degli interi locali per il primo p. Estendiamo lomomorfismo : R K a RL ,
ponendo (/) = / . Osserviamo che ML `e il nucleo di questa estensione
e M = ML R.
Supponiamo ora che sia una rappresentazione di G su C con carattere
associato , tale che ogni elemento x G `e rappresentato da una matrice x
i cui coefficienti appartengono a RL C. Sostituendo ogni coefficiente di x
con la sua immagine tramite , otteniamo una matrice x a coefficienti in K,
e
: x 7 x

`e una rappresentazione di G su K.

Teorema 1.46 ([I, Theorem 15.8]). Sia una rappresentazione di G su C.


Allora esiste una rappresentazione di G su C equivalente a , tale che i
coefficienti di x appartengono a RL per ogni x G. Se `e una tale rappresentazione, allora il carattere `e di Brauer ed `e associato alla rappresentazione
su K vista sopra, dove `e il carattere associato a (o equivalentemente ).

1.6 Teoria dei caratteri modulari

17

Pertanto, se `e una rappresentazione irriducibile su K con carattere di


Brauer , il coefficiente di nella decomposizione di nelle sue componenti irriducibili, `e indipendente dalla scelta di , ed `e determinata solo da ,
in quanto a rappresentazioni equivalenti `e associato lo stesso carattere. Denotiamo questo coefficiente con d(). Quindi, per ogni elemento p-regolare
x G,
X
(x) = (x)

=
d()(x).
Br(G)

Trattiamo ora un altro tipo di decomposizione, utile nelle applicazioni che


vedremo pi`
u avanti. Sia y un elemento p-irregolare di G, C := CG (y) e consideriamo linsieme degli x G, le cui p-componenti sono uguali allelemento y.
Abbiamo quindi x = yz con z un elemento p-regolare di C.
Siano ora e come sopra. La restrizione di a C, si decompone come
somma di componenti irriducibili:
X
=
ri i ,
i

dove gli ri sono numeri naturali e ogni i `e una rappresentazione irriducibile


di C. Dato che y appartiene al centro di C, y `e rappresentato da una matrice
scalare, come spiegato nellOsservazione 1.15: y i = i I, con i una radice
dellunit`a. Otteniamo quindi:
i (x) = i (yz) = i i (z).
Sia i il carattere associato alla rappresentazione i . Allora:
X
i (x) = i i (z) e (x) =
ri i i (z).
i

Essendo z un elemento p-regolare di C, possiamo scrivere i (z) come somma


di caratteri di Brauer di C, e sostituendo nellespressione di :
X
(x) =
dg ()(z).
(1.3)
Br(C)

I numeri dg () sono detti numeri di decomposizione generalizzati e sono interi


algebrici appartenenti al sottocampo di C delle radici pn -esime dellunit`a.
Se y
/ Z(G), allora C `e un sottogruppo proprio di G. Quindi, (1.3) ci d`a
un espressione di in termini di caratteri di Brauer di un sottogruppo proprio
di G. Per questa ragione, questa decomposizione ha molte applicazioni nella
teoria.

18

1.6.2

Teoria delle rappresentazioni

p -blocchi

Sia p un numero primo, G un gruppo finito, K il campo di caratteristica p


definito in precedenza e K[G] lalgebra gruppale definita in 1.7. A differenza
di quanto visto nel primo capitolo, non `e possibile decomporre il K[G]-modulo
regolare K[G]o , e quindi nemmeno la K-algebra K[G] come somma di ideali
irriducibili, non valendo il Teorema 1.14. Possiamo per`o decomporla come
somma di ideali indecomponibili. Allora, con A1 , . . . , Ak ideali indecomponibili
di K[G], abbiamo:
K[G] = A1 Ak .
Segue che ogni rappresentazione irriducibile di K[G] `e anche una rappresentazione irriducibile di uno degli Ai , mentre `e banale sugli Aj con j 6= i. Diremo
che due rappresentazioni 1 , 2 appartengono allo stesso p-blocco, se sono anche
rappresentazioni non banali dello stesso addendo Ai . Inoltre, anche i caratteri
di Brauer associati a 1 , 2 si dicono di appartenere allo stesso p-blocco.
Teorema 1.47 ([I, Theorem 15.19]). Sia IBr(G). Allora appartiene
ad un unico p-blocco B.
Quindi, anche anche i caratteri di G sono distribuiti in p-blocchi. Infatti,
nella sezione precedente abbiamo visto che ogni Irr(G) pu`o essere scritto
come somma di caratteri di Brauer, che a loro volta sono somma di caratteri di
Brauer irriducibili, i quali appartengono allo stesso p-blocco B come abbiamo
appena visto. Possiamo quindi affermare che anche appartiene al p-blocco
B. Riassumendo, un p-blocco B consiste di una collezione sia di caratteri di
Brauer che di caratteri di G. Diremo dunque che B `e un p-blocco di G.
Enunciamo ora alcuni teoremi principali sulla teoria dei p-blocchi, pubblicati da Brauer. Per dimostrazioni e approfondimenti, rimandiamo a [B]
Teorema 1.48 (Secondo di Brauer). Sia G un gruppo finito, y G un suo
elemento p-irregolare e Car(G) decomposto come in formula (1.3). Per
ogni Br(CG (y)), sia b il p-blocco di CG (y) tale che b. Allora, b
determina un p-blocco B di G tale che, se dg () 6= 0 allora B.
Chiameremo corrispondenza di Brauer , la corrispondenza che associa b a
B e scriveremo B = bG .
Corollario 1.49 (Relazione di ortogonalit`a per i p-blocchi). Nelle notazioni
del teorema precedente, siano u, v G tali che la 2-componente di u non sia
coniugata alla 2-componente di v. Allora, per ogni p-blocco B di G, abbiamo:
X
(u)(v 1 ) = 0.
B

1.6 Teoria dei caratteri modulari

19

Un p-blocco B di G `e detto p-blocco principale di G se B contiene il carattere principale. Generalmente, la corrispondenza di Brauer non `e biunivoca.
Tuttavia, vale il seguento risultato.
Teorema 1.50 (Terzo di Brauer). Nelle notazione del Teorema 1.48, se B0 `e
il p-blocco principale di G, allora esiste un unico p-blocco b di CG (y), tale che
bG = B0 . In questo caso, b risulta essere il p-blocco principale di CG (y).

20

Teoria delle rappresentazioni

Capitolo 2
Il teorema di Brauer-Suzuki
In questo capitolo, se non diversamente specificato, G indicher`a sempre un
gruppo finito. Osserviamo, che se N ed M sono sottogruppi normali di G di
ordine dispari, allora anche M N `e un sottogruppo normale di ordine dispari.
Esiste quindi un massimo sottogruppo normale di G di ordine dispari: il sottogruppo generato da tutti i sottogruppi normali di ordine dispari. Indichiamo
tale sottogruppo con O(G).
Teorema 2.1 (Brauer-Suzuki). Sia G un gruppo finito e S Syl2 (G). Se S
contiene una sola involuzione, allora Z(G/O(G)) ha ordine pari e quindi G
non `e semplice.
La versione originale del teorema trattava solo il caso in cui S fosse un
quaternione generalizzato, mentre questa versione ci permetter`a di trattare
anche altri tipi di gruppi che saranno utili nella dimostrazione del teorema
finale di questa tesi.

2.1

TI-sottoinsiemi e caratteri generalizzati

Sia H un sottogruppo di G. Un sottoinsieme K di H si dice TI-sottoinsieme


rispetto a G e H, se per ogni x G \ H, K K x {1} e per ogni x H,
K x = K.
Proposizione 2.2. Sia H un sottogruppo di G. K H `e un TI-sottoinsieme
rispetto a G e H se e solo se:
1. H = NG (K);
2. per ogni x, y K tale che esiste g G con xg =y, esiste h H tale che
xh = y;
21

22

Il teorema di Brauer-Suzuki
3. per ogni x K \ {1}, CG (x) H.

Dimostrazione. Dimostriamo che se valgono queste 3 affermazioni, allora K `e


un TI-sottoinsieme. Sia y K K x , y 6= 1. Allora abbiamo y K e y = z x
con z K \ {1}. Per il punto 2, y e z sono coniugati in H, quindi esiste h H
tale che z x = z h : segue che xh1 CG (z). Per il punto 3, essendo z 6= 1,
CG (z) H. Otteniamo allora:
x = (xh1 )h H.
Quindi, vale per ogni x G \ H, K K x {1} e per ogni x H, K x = K.
Segue che K `e un TI-sottoinsieme. Per il viceversa, sia x K, x 6= 1, e sia
y NG (K). Allora xy K K y . Ora, se y non fosse in H, allora avremmo
per ipotesi che K K y {1}. Quindi, x sarebbe lidentit`a, ma avendo preso
x 6= 1, segue che y H e quindi H NG (K). Linclusione opposta segue dalla
definizione di TI-sottoinsieme. I punti 2 e 3 seguono facilmente da 1.
Una funzione di classe di G si dice carattere generalizzato di G se `e
differenza di due caratteri di G, oppure, equivalentemente, se `e combinazione
lineare a coefficienti in Z di caratteri irriducibili di G. Indichiamo con gc(G),
linsieme dei caratteri generalizzati di G.
Se K `e un TI-sottoinsieme rispetto a G e H, definiamo:
gc(H; K) = { | gc(H) e (x) = 0, per ogni x H \ K},
linsieme dei caratteri generalizzati rispetto ad un TI-sottoinsieme.
Lemma 2.3. Sia K un TI-sottoinsieme rispetto a G e H. Posto K G :=
{x | x G e x `e coniugato ad un elemento y K}, se gc(H; K), allora
G gc(G; K G ).
Dimostrazione. Segue dalla definizione di funzione di classe indotta vista in
formula (1.4.2).
Teorema 2.4. Sia K un TI-sottoinsieme rispetto a G e H. Allora per ogni
gc(H; K) valgono:
1. G (x) = (x), per ogni x K \ {1}.
2. hG , 1G iG = h, 1H iH .
Se inoltre vale (1) = 0, allora per ogni gc(H; K) abbiamo:
hG , G iG = h, iH .

2.2 Gruppi diedrali

23

Dimostrazione. Sia x K, x 6= 1. Dalla definizione di TI-sottoinsieme, segue


che se xy K allora y H. Dallequazione (1.2) otteniamo:


X
1 X
1
G
o 1
(g xg) +
(x) =
(g xg) .
|H| gH
gG\H

Dalla definizione di o , segue che o (g 1 xg) = 0 se g 1 xg G \ H. Se invece g 1 xg H, poiche g


/ H, abbiamo g 1 xg
/ K e quindi o (g 1 xg) =
(g 1 xg) = 0 dato che gc(H; K) per ipotesi. Otteniamo quindi:
G (x) =

1
1 X
|H|(x) = (x)
(h1 xh) =
|H| hH
|H|

cio`e la tesi. Per il secondo punto `e sufficiente notare che 1H `e la restrizione


di 1G ad H, ed applicare il teorema 1.37. Infine, sia (1) = 0. Scriviamo la
restrizione di G a H nel seguento modo:
(G )H := + 0 con 0 gc(H).
Per il primo punto, 0 si annulla su tutto K. Allora per ogni gc(H; K)
vale h0 , iH = 0, infatti:
X

X
1
0 (h)(h) +
0 (h)(h) = 0.
h0 , iH =
|H| hK
hH\K

Concludiamo applicando nuovamente il teorema 1.37:


hG , G iG = h(G )H , iH = h, iH + h0 , iH = h, iH .

2.2

Gruppi diedrali

Un gruppo G non necessariamente finito si dice diedrale, se `e generato da


2 involuzioni.
Proposizione 2.5. Sia G un gruppo diedrale generato dalle due involuzioni
e , e sia = . Allora:
1. hi `e normale in G ed ha indice 2. Inoltre = = 1 ;
2. se lordine di `e dispari, allora tutte le involuzioni di G sono coniugate;
3. se lordine di `e pari ed `e uguale a 2m, allora abbiamo che m `e uninvoluzione di G che commuta con e , cio`e m CG () CG ( ).

24

Il teorema di Brauer-Suzuki

Dimostrazione. Per dimostrare la 1, svolgiamo semplicemente:


= 1 = 1 = = 1 ,
= 1 = 1 = = 1 .
Ora, siano , due involuzioni di G. Nelle ipotesi di 2, hi e hi sono 2-Sylow
di G di ordine 2. Quindi, essendo coniugati, `e coniugato a . Infine, da 1,
segue la relazione 1 m = m . Pertanto abbiamo:
1 m = ( m )1 = m ,
poich`e m `e uninvoluzione. Analogamente, anche commuta con m .
Osservazione 2.6. Con le notazioni della proposizione, se lordine di `e finito
ed uguale ad n, allora il gruppo h, i `e isomorfo al gruppo delle simmetrie di
un n-agono regolare. In particolare, `e la rotazione di angolo 2/n e, se n `e
dispari, e sono riflessioni attorno a due assi che contengono due bisettrici di
angoli interni, mentre se n `e pari, `e la riflessione attorno ad un asse passante
per i punti medi di due lati opposti, e la riflessione attorno ad un diagonale.

2.3

Dimostrazione del teorema

Prima di procedere con la dimostrazione, facciamo alcune considerazioni


sulla struttura di S. Essendo S Syl2 (G), S `e un 2-gruppo. Consideriamo il
seguente risultato.
Proposizione 2.7 ([S2, 4.4, p. 59]). Sia G un p-gruppo, con p un numero
primo. Allora sono equivalenti:
1. Ogni sottogruppo abeliano di G `e ciclico;
2. c`e un solo sottogruppo di ordine p;
3. G `e ciclico, oppure `e un quaternione generalizzato.
Quindi, i 2-gruppi che contengono una sola involuzione sono ciclici o quaternioni generalizzati di ordine 2n . Pertanto, la dimostrazione si svolger`a in due
casi: il caso in cui S `e ciclico e il caso in cui S `e un quaternione generalizzato.

2.3 Dimostrazione del teorema

2.3.1

25

Caso ciclico

Lo scopo di questa sezione `e dimostrare che G ammette un 2-complemento


normale, da cui seguir`a facilmente la tesi. Abbiamo bisogno del seguente
Teorema 2.8. Sia G un gruppo finito e supponiamo che S Syl2 (G) sia
ciclico. Allora G possiede un sottogruppo di indice 2.
Dimostrazione. Con queste ipotesi abbiamo |G| = 2n t, con t dispari. Sia
: G SG lazione di G su s`e stesso per moltiplicazione a destra. Sia x un
generatore di S e consideriamo la permutazione x . Poich`e x non ha punti
fissi, ed essendo o(x) = 2n , lorbita di x, per ogni g G `e:

2 )

{g, g x , g (x

, . . . , g (x

2n 1 )

}.

Quindi, x si pu`o scrivere come prodotto di |G|/2n cicli disgiunti, ciascuno


di lunghezza 2n . Poich`e |S| = 2n e S Syl2 (G), segue che |G|/2n `e dispari. Quindi x `e prodotto di un numero dispari di cicli disgiunti, ciascuno di
lunghezza pari. Dunque,
sgnx = 1.
(2.1)
Consideriamo lomomorfismo = sgn da G in {1, 1}. Questo `e un omomorfismo suriettivo per (2.1), e quindi per il primo teorema di omomorfismo,
G/ ker ha ordine 2.

Corollario 2.9. Con le stesse ipotesi del teorema precedente, G ammette un


2-complemento normale.
Dimostrazione. Per induzione sullordine di G. Se |G| = 1 non c`e nulla da
dimostrare. Ora supponiamo vera la tesi per ogni sottogruppo di ordine strettamente inferiore a |G|. Per il teorema precedente, esiste G0  G di indice
2. Allora vale la fattorizzazione G = G0 S. Sia S0 Syl2 (G0 ) e osserviamo
che S0 `e ciclico. Per ipotesi induttiva, G0 ammette un 2-complemento normale che, per questioni di ordine, non pu`o essere altro che O(G0 ). Vale allora
G0 = S0 O(G0 ). Osserviamo che O(G0 ) `e caratteristico in G0 perch`e, in questo
caso, `e linsieme degli elementi di ordine dispari di G0 . Allora, per le propriet`a dei sottogruppi caratteristici, segue che O(G0 )  G. Ora, osservando
che S0 S, otteniamo
G = G0 S = O(G0 )S0 S = O(G0 )S.

Infine, essendo O(G0 ) S = {1}, otteniamo O(G0 ) = O(G) per questioni di


ordine, e quindi O(G) `e il 2-complemento normale cercato.
Ricordiamo che |G| = 2n t con t dispari. Abbiamo ottenuto che O(G) `e un
complemento di S in G, quindi |O(G)| = t e |G/O(G)| = 2n . Allora, essendo
un p-gruppo, il suo centro `e non banale e quindi |Z(G/O(G))| `e pari. Questo
conclude la dimostrazione del Teorema 2.1 nel caso in cui S `e ciclico.

26

2.3.2

Il teorema di Brauer-Suzuki

Caso quaternione generalizzato

La dimostrazione si svolger`a in vari passi. Prima di tutto, introduciamo la


notazione che utilizzeremo. Sia Q Syl2 (G) un quaternione generalizzato con
|Q| = 2n ; la sua presentazione `e:
n1

Q = hx, y | x2

= y 4 = 1, y 2 hxi, y 1 xy = x1 i.

Poniamo X := hxi. Chiaramente, X `e un sottogruppo massimale di Q. Sia


U 6 X il sottogruppo di ordine 4 di X: indichiamo con T il sottogruppo di
ordine 2 in U , e poniamo C := CG (U ) e H := NG (U ).
2.10. Con la notazione introdotta, X Syl2 (C), esiste un 2-complemento
normale N in C e abbiamo: N = O(H) e H/N
= Q.
Dimostrazione. Segue dalla definizione che X C e Q H. Dato che Z(Q) =
T 6= X, segue che X Syl2 (C). Dato che X `e ciclico, C ammette un 2complemento normale N , per il Corollario 2.9. Poiche Q non centralizza U ,
H/C `e isomorfo ad un sottogruppo non identico di Aut(U ), che ha ordine
2. Segue che |H : C| = 2 e C  H. Infine, essendo N caratteristico in C,
otteniamo N  H, H/N
= Q e N = O(H).
H
C

Q
X

TN

T
{1}

Figura 2.1: Sottogruppi di H

2.11. Sia K := C \ T N . Allora K `e un TI-sottoinsieme rispetto a G e H.


Dimostrazione. Dato che U  C e X Syl2 (C), U `e lunico sottogruppo
di ordine 4 in C. Poiche ogni elemento di ordine 4 di C `e contenuto in un
suo 2-sottogruppo di Sylow, segue che tutti gli elementi di ordine 4 di C sono
contenuti in U . Inoltre osserviamo che gli elementi di K hanno ordine divisibile
per 4. Ora, se k K, g G e k g K, i generati di k e k g hanno entrambi

2.3 Dimostrazione del teorema

27

ordine divisibile per 4 e quindi contengono U . Segue che U = U g , cio`e g


NG (U ) = H. Essendo T , N , C sottogruppi normali di H, abbiamo anche
H = NG (K). Osserviamo infine che CG (x) H, per ogni x K \ {1}.
Applicando la Proposizione 2.2, abbiamo la tesi.
2.12. Esiste un gc(H; K) tale che:
h, 1H iH = 1 e h, iH 6 4.
Inoltre, se |X| > 4 abbiamo h, iH = 3, mentre se |X| = 4, h, iH = 4.
Dimostrazione. Osserviamo che il gruppo C/N `e isomorfo a X, ed `e quindi un
gruppo ciclico. Quindi, esiste un carattere lineare di C tale che ker = T N ,
in quanto T N  C ed essendo C/N ciclico, i suoi caratteri sono lineari; segue
poi dalla relazione tra caratteri di un gruppo e il suo quoziente vista in sezione
H
1.4.1. Poniamo := 1H
= (1C )H . Poiche 6= 1C , per il Teorema
C
1.37 otteniamo:
h, 1H iH = 1.

Ora, C  H, quindi applicando lequazione (1.2), abbiamo che si annulla su


H \C. Daltra parte, la restrizione di a T N `e 1C , quindi si annulla anche su
T N . Segue che gc(H; K). Rimane da calcolare h, iH . Sia il carattere
irriducibile non principale di H/C; ne esiste uno solo, in quanto |H/C| = 2 e
quindi ci sono solo due caratteri di cui uno `e proprio quello principale. Allora
abbiamo 1H
C = 1H + . Chiaramente, sia 1H sia sono caratteri irriducibili
di H, e il grado di H `e 2. Quindi, se H `e irriducibile, abbiamo h, iH = 3,
perch`e `e somma di 3 caratteri irriducibili di H. Se invece H `e riducibile,
allora `e somma di due caratteri lineari, e quindi h, iH = 4.
Dimostriamo ora che H `e riducibile se e solo se |X| = 4. Se |X| = 4,
allora H/N `e il gruppo dei quaternioni di ordine 8. Quindi, ker = T N
corrisponde al suo sottogruppo derivato; di conseguenza, H si decompone
come somma di due caratteri lineari 1 , 2 di H, tali che (1 )C = . Viceversa,
supponiamo che H = 1 + 2 con 1 , 2 caratteri lineari di H. Allora, il valore
degli i su ogni commutatore `e 1. Dato che y 1 xy = x1 , ovvero [x, y] =
x2 , otteniamo H (x2 ) = 2. Daltra parte, semplicemente svolgendo i calcoli,
abbiamo H (x2 ) = (x2 ) + (x2 ). Essendo (x2 ) e (x2 ) radici dellunit`a,
per la diseguaglianza triangolare otteniamo (x2 ) = 1. Quindi, x2 ker , ma
per definizione ker = T N . Quindi abbiamo x2 T N . Questo implica che
x4 = 1 e quindi |X| = 4.

2.13. Poniamo := G . Allora abbiamo


X
= 1G +
i i ,
i

28

Il teorema di Brauer-Suzuki

dove i = 1 o i = 1, i Irr(G) \ {1G }, e la somma `e sui 2 caratteri se


|X| > 4, mentre su 3 caratteri se |X| = 4. Sia inoltre T = hti, di := i (1),
ei := i (t) e fi := di ei . Allora valgono:
X
X
1+
i d i = 0 e 1 +
i ei = 0.
i

Dimostrazione. Dato che gc(H; K), abbiamo gc(G; K G ) per il Lemma


2.3. Essendo K un TI-sottoinsieme, il Teorema 2.4 ci d`a h, iG = h, iH
e h, 1G iG = h, 1H iH . La prima parte segue quindi da 2.12. Dal fatto che
T K G = , e che quindi (t) = 0 per ogni t T , seguono anche le ultime
uguaglianze.
2.14. Con le stesse notazioni di 2.13, abbiamo:
X
X f2
i f i = 0 e
i i = 0.
di
i
i
Dimostrazione. La prima uguaglianza segue immediatamente, sottraendo una
allaltra le ultime due uguaglianze del punto precendente. Per provare la seconda, osserviamo che in G le involuzioni formano una classe di coniugio e per
la Proposizione 2.5, otteniamo che nessun elemento di K `e prodotto di due
involuzioni. Ora, applicando il Teorema 1.32 e ponendo
X (t)2
:=
,
(1)
Irr(G)

abbiamo che si annulla su K G . Dato che gc(G; K G ), abbiamo h, iG =


0, e usando la relazione di ortogonalit`a 1.30 otteniamo:
X e2
1+
i i = 0.
di
i
Applicando infine la relazione fi = di ei , abbiamo la tesi.

2.15. Con le stesse notazioni dei passi precedenti, se |Q| > 16, allora, per ogni
i, t ker i .

Dimostrazione. In questo caso, da 2.13 segue che `e somma di 3 caratteri,


quindi possiamo scrivere: = 1G + 1 2 . Le uguaglianze ottenute nel punto
precedente diventano:
f12
f22
f1 = f2 e
= .
d1
d2
Sempre da 2.13 otteniamo 1 + d1 = d2 , e quindi deve essere f1 = f2 = 0.
Questo implica che ei = di , ovvero i (t) = i (1). Per la definizione di nucleo
di un carattere, abbiamo la tesi.

2.3 Dimostrazione del teorema

29

2.16. Supponiamo che il teorema sia falso, e sia G un controesempio di ordine


minimo al teorema. Allora G `e un gruppo semplice.
Dimostrazione. Sia O(G) come nel teorema; allora O(G/O(G)) = {1}. Se
O(G) 6= {1}, allora il teorema sarebbe vero per G/O(G) essendo G un controesempio minimo. Questo implicherebbe che Z(G/O(G)) sarebbe di ordine
pari, e quindi G non sarebbe un controesempio. Dunque O(G) = {1}. Se
G non fosse semplice, allora esisterebbe un sottogruppo normale proprio di
ordine pari, sia questo M . Abbiamo chiaramente O(M ) O(G) = {1}. Un
2-Sylow di di M `e un sottogruppo di Q, ed `e quindi ciclico oppure quaternione
generalizzato. Per la minimalit`a di G, Z(M/O(M )) = Z(M ) ha ordine pari.
Dalla struttura di un 2-Sylow di M , segue che Z(M ) contiene esattamente una
involuzione. Questo elemento, deve appartenere anche a Z(G), e quindi G non
`e un controesempio. Segue che G `e semplice.
Le due precedenti proposizioni completano la dimostrazione nel caso in cui
|Q| > 16. Dora in avanti, supponiamo che G sia un controesempio di ordine
minimo al teorema, e assumiamo |Q| = 8.
Ricordiamo che da 2.13 abbiamo che = 1G + 1 1 + 2 2 + 3 3 , e da 2.16,
che ogni rappresentazione con carattere i ha nucleo identico. Questo implica
che, per i = 1, 2, 3, vale fi > 0.
2.17. I valori dei caratteri 1 , 2 e 3 sono numeri interi, e inoltre abbiamo
i (xu) = i (x1 u) = i (xu1 ), dove hxi = X e u N .
Dimostrazione. Ogni carattere irriducibile di G ha valori nel campo F generato
dalle radici n-esime dellunit`a, con n lordine di G, come visto nella Proposizione 1.24. Sia Gal(F/Q). Per ogni rappresentazione di G, possiamo
definirne unaltra, , ottenuta semplicemente sostituendo i valori complessi
che assumeva , con le loro immagini tramite . Se `e il carattere associato
a , il carattere associato a sar`a:
(v) = ((v)) .
Dato che |X| = 4, il carattere definito in 2.12, assume solo valori interi.
Abbiamo quindi:
X
= = 1G +
i i .
i

Quindi, per ogni i,


`e uguale a uno dei i . Supponiamo, ad esempio, che
2 = 3 . Allora abbiamo 2 = 3 , d2 = d3 e f2 = f3 , e quindi da 2.14 segue
che


f22
f12
= 2 2
.
1 f1 = 22 f2 e 1
d1
d2

30

Il teorema di Brauer-Suzuki

Questo implica 1 d1 + 22 d2 = 0, che `e una contraddizione con luguaglianza


in 2.13. Segue quindi che i = i , per i = 1, 2, 3. Essendo Gal(F/Q),
otteniamo che i i hanno valori in Q; ma dovendo essere interi algebrici, sono
numeri interi (cfr. 1.39 e 1.42). Infine, se `e lelemento del gruppo di Galois
che scambia le radici quarte primitive dellunit`a, e lascia invariate quelle di
ordine dispari, allora:
i (xu) = i (x1 u).
Se `e lelemento che manda le radici di ordine dispari nella loro inversa, e
lascia invariata la radice quarta primitiva dellunit`a, allora:
i (xu) = i (xu1 ).
Dato che i = i = i , abbiamo la tesi.
2.18. Con le stesse ipotesi, i (x) = i , per i = 1, 2, 3.
Dimostrazione. Proviamo innanzitutto che i valori di i (x) sono interi dispari.
Dal fatto che gc(H; K), abbiamo:
i = hi , iG = h(i )H , iH =

4 X
(i (xu) + i (x1 u)).
|H| uN

Da 2.17 e dato che |H| = 8|N |, otteniamo:


X
i |N | = i (x) +
i (xu).

(2.2)

uN \1

Dato che i (xu) = i (xu1 ), la somma `e pari ed essendo |N | dispari, lo `e anche


i (x).
Calcoliamo ora h2i , iG :
h2i , iG = h(2i )H , iH =

1 X 2
(xu).
|N | uN i

Sempre per i (xu) = i (xu1 ), abbiamo che h2i , iG `e un intero dispari positivo. Ora, abbiamo 2i (xu) > i i (xu) per ogni u N , e 2i (x) = i i (x), solo
se i (x) = i . Otteniamo quindi:
h2i , iG >

1 X
i i (xu).
|N | uN

Osserviamo, che il secondo membro di questa equazione `e uguale a 1 per la


formula (2.2). Quindi, se i (x) 6= i , abbiamo h2i , iG > 1, ma essendo dispari,

2.3 Dimostrazione del teorema

31

`e h2i , iG > 3. La prima relazione di ortogonalit`a ci d`a: |G| =


Definiamo ora:
X

S :=

2i (v) e S 0 :=

vG

2i (v).

2i (v).

vG\K G

vK G

Dato che, per definizione, ha valore 4 su K G e 0 su G \ K G , otteniamo:


4S = |G|h2i , iG . Se v G \ K G , allora i (v) `e un intero e abbiamo 2i (v) >
i i (v). Dato che G `e semplice, i (1) > 1 e quindi:
S0 =

2i (v) >

vG\K G

(i i (v)).

vG\K G

Sempre per la prima relazione di ortogonalit`a,


X

(i i (v)) =

vG\K G

X
vK G

i i (v) =

vG

i (v) = 0, per cui:

|G|
|G|
hi i , iG =
.
4
4

Concludiamo mettendo insieme queste formule:


h2 , iG |G|
|G| = S + S > |G| i
+
> |G|
4
4
0

3 1
+
4 4


= |G|.

Da questa contraddizione segue che i (x) = i .


2.19. Tutti gli elementi di ordine 4 sono coniugati in G.
Dimostrazione. Sia L := NG (Q)/CG (Q). L agisce sui sottogruppi massimali di
Q. Allora abbiamo due casi: L permuta ciclicamente i sottogruppi massimali
di Q, oppure li lascia fissi. Ora, per assurdo, esistano due elementi di ordine
4 che non siano coniugati, siano questi x e y ovvero i generatori di due dei
sottogruppi massimali di Q. Non essendo coniugati, i sottogruppi sono lasciati
fissi dallazione di L: esiste quindi Aut(Q) che fissa i sottogruppi massimali
di Q. Segue che ha ordine una potenza di 2 e quindi anche L. Osserviamo
che anche gli altri sottogruppi di Q hanno un gruppo di automorfismi di ordine
una potenza di 2, perci`o per ogni sottogruppo M di Q, NG (M )/CG (M ) `e un
2-gruppo. Per il teorema di Frobenius sui gruppi p-nilpotenti, G ammette
un 2-complemento normale. Ma questo `e contro lipotesi di controesempio di
ordine minimo.

32

Il teorema di Brauer-Suzuki

2.20. Con le stesse notazioni, abbiamo fi 0 mod 4. Se invece fi 0


mod 8, abbiamo di i mod 4.

Dimostrazione. Sia la rappresentazione associata a i e sia R la matrice


associata allapplicazione x . Allora i suoi autovalori sono le radici quarte
dellunit`a. Siano a, b, c, d le molteplicit`a degli autovalori 1, 1, i, i rispettiva
mente. Essendo le matrici associate a x e (x1 ) coniugate, c = d. Inoltre,
poich`e t = x2 , la matrice associata a t ha autovalori 1, 1 con molteplicit`a
a + b e 2c rispettivamente. Quindi, otteniamo:
di = i (1) = a + b + 2c,
Consideriamo ora:
X
vQ

ei = i (t) = a + b 2c,

i (v) = |Q|hi , 1Q iQ 0

e fi = di ei = 4c.

mod 8.

Ma i (v) = i se v `e un elemento di ordine 4, e ci sono 6 elementi di ordine 4


in Q. Quindi:
X
i (v) = 6i + ei + di 2di fi 2i mod 8.
vQ

Per cui, se fi 0 mod 8, allora di ei mod 4.

2.21. Esiste un i, per cui fi 0 mod 8 e di i mod 4.

Dimostrazione. Sia 2k la pi`


u grande potenza di 2 che divide tutti gli fi . Poniamo, per i = 1, 2, 3, fi = 2k wi . Dal passo precedente, segue che k > 2. Inoltre,
gli wi sono interi
P positivi e almeno uno di essi `e dispari, sia questo w3 . Segue
da 2.14 che i i wi = 0. Essendo w3 dispari, w1 e w2 hanno diversa parit`a:
sia w1 pari. Sempre da 2.14 segue:
X w2
i i = 0.
di
i
Dato che w12 0 mod 4 e w22 w32 1 mod 4 abbiamo:

0 1 d2 d3 w12 2 d1 d3 + 3 d1 d2 2 3 d1 (2 d2 + 3 d3 )

mod 4.

Essendo w1 pari, f1 0 mod 8, quindi, per 2.20, d1 `e dispari. Di conseguenza,


la precedente congruenza implica che
2 d2 + 3 d3 = 1 1 d1 0

mod 4.

Quindi, di i mod 4.

Gli ultimi due passi sono in contraddizione, per cui il Teorema 2.1 `e dimostrato anche nel caso quaternione generalizzato.

Capitolo 3
Il teorema Z
Teorema 3.1 (Z di Glauberman). Sia G un gruppo di ordine pari, t uninvoluzione di G e S Syl2 (G) che contiene t. Allora sono equivalenti:
1. t non `e fuso con nessun elemento di S \ {t}.
2. Per ogni g G, il commutatore [g, t] ha ordine dispari.
3. tO(G) Z(G/O(G)).
Sia Z (G) il sottogruppo di G tale che: Z (G)/O(G) = Z(G/O(G)).
Allora, la terza condizione del teorema pu`o essere riscritta come:
3. t Z (G),
da cui il nome del teorema. Osserviamo che Z (G)/O(G) `e un 2-gruppo. Inoltre, se vale il teorema, G non `e semplice.
Cominciamo con qualche considerazione. Il teorema si pu`o dividere in due
casi, a seconda che S contenga pi`
u involuzioni o una sola, e la dimostrazione
di questultimo si riconduce al teorema di Brauer-Suzuki, provato nel capitolo precedente. Quindi considereremo solo il caso in cui S abbia pi`
u di una
involuzione.
Anche la dimostrazione di questo risultato sar`a svolta in passi.
3.2. La terza condizione implica la seconda.
Dimostrazione. Sia t un involuzione che soddisfa 3. Allora per ogni g G, t
e g 1 tg sono contenuti nella stessa classe laterale di O(G). Pertanto abbiamo:
[g, t] = (g 1 t1 g)t che appartiene a O(G). Quindi [g, t] ha ordine dispari.

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Il teorema Z

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3.3. La prima e la seconda condizione sono equivalenti.

Dimostrazione. Supponiamo che t e il suo coniugato tramite g G, g 1 tg,


stiano nel 2-Sylow S, e dimostriamo che sono uguali. Da questo fatto, segue
che il commutatore [g, t] `e un elemento di S. Ma per 2, [g, t] `e di ordine dispari,
ed essendo contenuto in un 2-Sylow, deve essere [g, t] = 1 e g 1 tg = t.
Viceversa, supponiamo che 2 non valga. Allora, esiste g G tale che il
commutatore [g, t] abbia ordine pari. Sia 2m il suo ordine. Poniamo
s = g 1 tg,

(st)m = z.

Dato che [g, t] = st, lelemento z `e uninvoluzione che commuta con t. Mostreremo che lelemento zt `e coniugato a t. Se m = 2k `e pari, zt = (st)m t =
(st)k t(st)k . Quindi, zt `e coniugato a t. Daltra parte, se m = 2k + 1,
zt = (st)2k s = (st)k s(st)k e dato che s = g 1 tg, zt `e ancora coniugato a
t. Consideriamo ora il gruppo hz, ti che `e un sottogruppo di G di ordine 4.
Per i teoremi di Sylow (cfr. [DL]), esiste un g G tale che:
hz, tix 6 S.
Pertanto S contiene almeno due coniugati di t: t e zt. Essendo zt 6= t, la 1
non `e verificata.
Siano ora G e S come nel teorema e assumiamo che S contenga uninvoluzione isolata t e unaltra involuzione diversa da t. Per il passo precedente,
G soddisfa le condizioni 1, 2 del teorema. Supponiamo per assurdo che la
tesi sia falsa e sia G un controesempio di ordine minimo. Quindi, supporremo
vero il teorema per tutti i gruppi di ordine minore di G, insieme allassunzione che t non appartenga a Z (G). Con queste ipotesi, arriveremo ad una
contraddizione.
3.4. Abbiamo O(G)={1}. Se inoltre N `e un sottogruppo normale di G, allora
O(N ) = {1}.
:= G/O(G). Allora, O(G)
= {1} e Z (G)
=
Dimostrazione. Poniamo G

Z(G) = Z (G)/O(G). Se fosse O(G) 6= {1}, allora potremmo applicare li e concludere che t Z (G).
Ma questo implicherebbe
potesi induttiva a G

t Z (G), contrariamente allipotesi. Per cui, O(G) = {1}. Infine, se N  G,


allora O(N ) O(G) = {1}.

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3.5. Per ogni s involuzione di G, CG (s) `e un sottogruppo proprio di G.
Dimostrazione. Supponiamo che esista s involuzione di G tale che CG (s) = G,
= G/hsi. Per ipotesi induttiva, abbiamo t Z (G).
In generale,
e poniamo G
se G `e un gruppo con O(G) = {1}, allora per ogni H sottogruppo di Z(G),
= {1}. Pertanto, t Z(G).
Questo
abbiamo O(G/H) = {1}. Segue che O(G)
implica che per ogni g G,
[g, t] hsi.
Daltra parte, G soddisfa la condizione 2 del teorema, ovvero che [g, t] ha ordine
dispari. Per cui, [g, t] = 1 e quindi t Z(G), contrariamente allipotesi.
3.6. Lunico sottogruppo normale che contiene t `e G stesso.
Dimostrazione. Supponiamo che t sia contenuta in un sottogruppo normale
proprio N . Allora, t `e isolato anche in N . Per ipotesi induttiva, t Z (N ).
Essendo O(N ) = {1} per 3.3, t Z(N ). Quindi per ogni g G, tg Z(N ) e
abbiamo:
[g, t]2 = (tg t)2 = 1.
Come in 3.5, si arriva a contraddire lipotesi.
3.7. Se due elementi x e y di CG (t) sono coniugati in G, allora sono coniugati
in CG (t).
Dimostrazione. Sia g G tale che y = xg . Allora, y commuta sia con t,
sia con tg . Per la condizione 2, [g, t] = tg t `e di ordine dispari, quindi, per
la Proposizione 2.5, t e tg sono coniugate nel sottogruppo ht, tg i. Dato che
ht, tg i 6 CG (y), esiste h CG (y) tale che:
t = tgh

e y = y h = xgh .

Pertanto, x e y sono coniugati in CG (t).


3.8. Sia s uninvoluzione di G diversa da t. Se t0 `e coniugato a t e s0 a s,
allora per ogni carattere irriducibile appartenente al 2-blocco principale B0
di G, abbiamo:
(ts) = (t0 s0 ).
` sufficiente dimostrare il caso in cui t = t0 . Dato che t non
Dimostrazione. E
`e coniugato a s0 , lordine di ts0 `e pari, sia 2m. Allora, per la Proposizione
2.5, lelemento y = (ts0 )m `e uninvoluzione che commuta con entrambi t e s0 .
Poniamo H := CG (y) e K := O(H). Per 3.5, H `e un sottogruppo proprio di
G, quindi per ipotesi induttiva, t Z (H). Questo implica
(ts0 )2 K = t2 (s0 )2 K = K,

Il teorema Z

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ovvero (ts0 )2 K. Segue da come `e stato definito, che m `e un intero dispari,


e che abbiamo ts0 = (ts0 )2m+1 = yz, dove z = (ts0 )m+1 . Essendo m dispari,
z K. Applicando la formula (1.3), otteniamo:
X
(ts0 ) = (yz) =
dg ()(z).
Br(H)

Da B0 e applicando i Teoremi 1.48 e 1.50, segue che in questa formula


appaiono solo i caratteri di Brauer appartenenti al 2-blocco principale b0 di H.
Inoltre, dato che K `e contenuto nel nucleo di tutti i b0 , abbiamo:
(z) = (1).
Ci`o implica che (ts0 ) = (y). Poiche [t, y] = 1, se poniamo y = tu, allora u
`e uninvoluzione di CG (t) e s0 = tyz = uz. Essendo us0 = z un elemento di
ordine dispari, u `e coniugato a s0 . Quindi, u `e coniugato a s in G. Per 3.7,
esiste x CG (t) tale che tx = t e ux = s. Allora:
(ts0 ) = (y) = (tu) = ((tu)x ) = (ts).
3.9. Sia un carattere irriducibile che appartiene al 2-blocco principale B0 di
G. Se 6= 1G , allora per ogni involuzione s di S diversa da t, abbiamo:
(t)(s) = (1)(s).
Dimostrazione. Siano C1 , . . . , Ck le classi di coniugio di G e supponiamo, senza
perdita di generalit`a, che t C1 e s C2 . Dal Teorema 1.32, otteniamo:
X
|C1 |(t)|C2 |(s) =
ai |Ci |(xi )(1)2 ,
i

dove la somma `e sulle classi di coniugio che contengono elementi della forma
xi = t0 s0 con t0 C1 e s0 C2 , e i coefficienti
ai sono interi non negativi che
P
soddisfano la relazione: |C1 ||C2 | = i ai |Ci |. Da 3.8, abbiamo (xi ) = (ts)
per ogni i. Pertanto, lequazione sopra implica che (t)(s) = (ts)(1).
Essendo s CG (t), ts `e uninvoluzione, in modo analogo otteniamo anche
(t)(ts) = (s)(1). Segue che
(s)(t)(t) = (ts)(1)(t) = (s)(1)(1) = (s)(1)2 ,
e quindi (s)((t)2 (1)2 ) = 0. Se 6= 1G , allora per 3.6, t
/ ker . Pertanto,
(t) 6= (1), e quindi, dividendo per ((t) (1)), otteniamo:
((t) + (1))(s) = 0.

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Per la relazione di ortogonalit`a 1.49 applicata al 2-blocco principale B0 ,
otteniamo:
X
1G (1)1G (s) +
(1)(s) = 0,
B0 \{1G }

1G (t)1G (s) +

(t)(s) = 0.

B0 \{1G }

Da 3.9, abbiamo (t)(s) = (1)(s) per 6= 1G . Quindi, sommando le


due equazioni sopra, otteniamo 2 = 0. Questa contraddizione conclude la
dimostrazione del Teorema 3.1.

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Il teorema Z

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http://coxeter1.mathematik.uni-halle.de/waldecker/forschung.html.

Indice analitico
A-modulo, 4
completamente riducibile, 5
indecomponibile, 5
irriducibile, 5
A-sottomodulo, 4
Algebra gruppale, 4
Anello degli interi locali, 16

completamente riducibile, 2
indecomponibile, 2
irriducibile, 2
F G-sottomodulo, 2
Frobenius
Teorema di Reciprocit`a di, 13
Funzione di classe, 8
indotta, 13
Prodotto interno di, 8

Brauer
Teoremi di, 18
Brauer-Suzuki
Teorema di, 21
Carattere, 9
generalizzato, 22
rispetto ad un TI-sottoinsieme,
22
Grado del, 9
indotto, 13
irriducibile, 9
lineare, 9
Nucleo del, 12
principale, 9
Restrizione del, 13
sullalgebra gruppale, 9
Carattere di Brauer, 15
irriducibile, 16
Corrispondenza di Brauer, 18
F -algebra, 3
semisemplice, 6
F -sottoalgebra, 3
F G-modulo, 2

Glauberman
Teorema Z di, 33
Gruppo diedrale, 23
Intero algebrico, 13
Maschke
Teorema di, 7
Numeri di decomposizione generalizzati, 17
Omomorfismo
di A-moduli, 4
di F -algebre, 3
di F G-moduli, 2
p-blocco, 18, 19
p-irregolare
Elemento, 15
p-regolare
Elemento, 15
Quaternione generalizzato, 26

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42
Rappresentazione (lineare)
di F -algebre, 4
di gruppi, 1
simile, 10
Relazione di ortogonalit`a, 11
per i p-blocchi, 18
Somma diretta
esterna
di F -algebre, 4
di F G-moduli, 2
interna
di F -algebre, 4
di F G-moduli, 2
TI-sottoinsieme, 21
Wedderburn-Artin
Teorema di, 6

INDICE ANALITICO