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Meccanica quantistica

Il fisico tedesco Max Planck (1858-1947) fu il primo a introdurre il concetto di "quanto" nel suo lavoro del 1900 "Ueber die
Elementarquanta der Materie und der Eletricitt" (Sui quanti elementari della materia e dell'elettricit) [1]
La meccanica quantistica una teoria fisica che descrive il comportamento della radiazione, della materia e delle loro interazioni, con
particolare riguardo ai fenomeni tipici delle scale di lunghezze o di energie atomiche e subatomiche. [2] L'inconsistenza e l'impossibilit
della meccanica classicadi rappresentare la realt sperimentale, in particolare della luce e dell'elettrone, furono le motivazioni principali che
portarono lo sviluppo della meccanica quantistica nella prima met del XX secolo. Il nome "meccanica quantistica", introdotto da Max
Planck nella teoria agli inizi del Novecento,[1]si basa sul fatto che alcune quantit di certi sistemi fisici, come l'energia o il momento angolare,
possono variare soltanto di valori discreti, chiamati anche "quanti".
Come caratteristica fondamentale, la meccanica quantistica descrive la radiazione [3] e la materia[4] sia come un fenomeno ondulatorio che allo
stesso tempo come entit particellari, al contrario della meccanica classica dove per esempio la luce descritta solo come un'onda o
l'elettrone solo come una particella. Questa inaspettata e contro intuitiva propriet, chiamata dualismo onda-particella,[5] la principale
ragione del fallimento di tutte le teorie classiche sviluppate fino al XIX secolo. La relazione fra la natura ondulatoria e quella corpuscolare
delle particelle formulata nel principio di indeterminazione di Heisenberg.[6]

Necessit di una nuova teoria


L'atomo, nel modello formulato da Rutheford, composto da un nucleo positivo con gli elettroni negativi che gli orbitano attorno come i
pianeti fanno attorno al Sole.

Gli atomi furono scoperti da Dalton nel 1803 e riconosciuti come i costituenti fondamentali delle molecole e di tutta la
materia[7]. Nel 1869 la tavola periodica degli elementi permise di raggruppare gli atomi secondo le loro propriet
chimiche e questo permise di scoprire leggi di carattere periodico, come la regola dell'ottetto, la cui origine era
ignota.[8] Gli studi di Avogadro, Dumas e Gauden dimostrarono che gli atomi si compongono fra loro a formare le
molecole, strutturandosi e combinandosi secondo leggi di carattere geometrico. Tutte queste nuove scoperte
lasciavano non chiariti i motivi per cui gli elementi e le molecole si formassero secondo queste leggi regolari e
periodiche. La base della struttura interna dell'atomo venne invece posta con le scoperte dell'elettrone nel 1874 da
parte di George Stoney, e del nucleo da parte di Rutherford. In base al modello di Rutherford in un atomo un nucleo
centrale di carica positiva agisce sugli elettroni negativi in modo analogo a quello con cui il Sole agisce sui pianeti del
sistema solare. Tuttavia, le emissioni radiative previste dalla teoria elettromagnetica di Maxwell per cariche in moto
accelerato, avrebbero avuto una grande intensit portando l'atomo a collassare in pochi istanti, in opposizione alla
stabilit di tutta la materia osservata[9].
Un corpo nero, oggetto in grado di assorbire tutta la radiazione incidente, pu essere realizzato mediante una cavit nera con un
piccolo foro. Secondo la previsione classica, questo corpo avrebbe dovuto emettere una intensit infinita di radiazione
elettromagnetica ad alta frequenza.

La radiazione elettromagnetica era stata prevista teoricamente da James Clerk Maxwell nel 1850 e rilevata
sperimentalmente da Heinrich Hertz nel 1886.[10] Tuttavia, Wien scopr che secondo la teoria classica disponibile
all'epoca, un corpo nero, in grado di assorbire tutta la radiazione incidente, dovrebbe emettere onde
elettromagnetiche con intensit infinita a corta lunghezza d'onda. Questo devastante paradosso fu ritenuto di grande
importanza e fu chiamato nel 1911 "catastrofe ultravioletta".

Nel 1887 Heinrich Hertz scopr che le scariche elettriche fra due corpi conduttori carichi sono molto pi intense se
questi sono esposti a radiazione ultravioletta.[11] Questo fenomeno, dovuto all'interazione fra la radiazione
elettromagnetica e la materia, fu chiamato effetto fotoelettrico. Si scopr che questo fenomeno inspiegabilmente
scompariva del tutto per frequenze della radiazione incidente pi basse di un valore di soglia, indipendentemente
dall'intensit totale di questa. Inoltre, se si verificava l'effetto fotoelettrico, l'energia degli elettroni emessi dalle piastre
conduttrici risultava direttamente proporzionale alla frequenza della radiazione elettromagnetica. Tali evidenze
sperimentali non si potevano spiegare con la classica teoria ondulatoria di Maxwell. Per la spiegazione teorica di
queste propriet contro intuitive della luce, ad Einstein fu assegnato il premio nobel per la fisica nel 1921. [12]
La meccanica quantistica, sviluppandosi con i contributi di numerosi fisici nell'arco di oltre mezzo secolo fu in grado
di fornire una spiegazione soddisfacente a tutte queste regole empiriche e contraddizioni.

I fotoni e la quantizzazione del campo elettromagnetico [modifica]

Max Planck comprese nel 1900 che se i possibili valori dell'energia delle onde elettromagnetiche fossero discreti,
allora il problema del corpo nero potrebbe essere risolto in accordo con i risultati degli esperimenti. [1][13] Il fisico
tedesco introdusse una costante , chiamata poi in suo onore costante di Planck e con le dimensioni fisiche di
energia per tempo
attraverso la formula:

, che lega il valore dell'energia

dell'onda elettromagnetica con la sua frequenza

apparsa esplicitamente per la prima volta nel 1905 in uno scritto di Albert Einstein.[3][14] Questa formula fu
utilizzata per spiegare l'effetto fotoelettrico da Einstein stesso, che mostr come i campi elettromagnetici siano
costituiti da particelle o quanti elementari, chiamati nel 1926 fotoni. Quando un fotone viene assorbito da un
elettrone, questo acquista tutta la sua energia e se questa abbastanza grande pu anche sfuggire all'attrazione
dell'atomo a cui legato. Se l'energia del fotone dipende linearmente dalla sua frequenza e vale
, a frequenze
troppo basse l'energia insufficiente affinch questo processo sia possibile. L'effetto fotoelettrico quindi sparisce
del tutto, indipendentemente dal numero di fotoni incidenti (che determinano solo l'ampiezza dell'onda classica).
L'interazione fra radiazione e materia viene quindi spiegata in termini di processi puntuali che
coinvolgono particelle elementari, concetto fondamentale delle moderne teorie di campo.

Sviluppo della meccanica quantistica [modifica]

Nel modello di Bohr dell'atomo di idrogeno, un elettrone pu percorrere solamente alcune determinate traiettorie classiche.
Queste traiettorie sono stabili e discrete, indicate con un numero intero progressivo

. Ogni qual volta l'elettrone

scende ad una orbita inferiore emette radiazione elettromagnetica, sotto forma di un fotone, di energia corrispondente all'energia
persa.

Nel 1913 il fisico danese Niels Bohr propose un modello empirico per tentare di riunire le evidenze attorno alla
stabilit dell'atomo di idrogeno e al suo spettro di emissione, come l'equazione di Rydberg. Max Planck, Albert
Einstein, Peter Debye e Arnold Sommerfeld contribuirono allo sviluppo e alla generalizzazione dell'insieme delle
regole formali proposte da Bohr, indicato con l'espressione vecchia teoria dei quanti (in inglese old quantum
theory)[15]. In questo modello il moto dell'elettrone nell'atomo di idrogeno consentito solo lungo un insieme
discreto di orbite chiuse stazionarie che soddisfano la condizione di quantizzazione:

dove
un numero intero e la costante di Planck.[16] Le variabili , la quantit di moto, e , la
posizione, sono le coordinate dellospazio delle fasi. Si postula che la traiettoria che soddisfa la condizione
di quantizzazione stabile, la radiazione elettromagnetica viene emessa o assorbita solo quando un
elettrone passa da un'orbita con numero differente. In questo modo Bohr fu in grado di calcolare i livelli
energetici dell'atomo di idrogeno, dimostrando che in questo sistema un elettrone non pu assumere
qualsiasi valore di energia. L'elettrone al contrario pu avere solo alcuni precisi e discreti valori di energia
determinati solo dal numero intero :

in buono accordo con gli esperimenti e con una energia minima diversa da zero
eV raggiunta quando
. Restava tuttavia da chiarire come mai l'elettrone potesse percorrere solo
alcune specifiche traiettorie chiuse.

Il fisico francese Louis de Broglie vinse il premio nobel per la fisica nel 1929 per aver scoperto nel 1924 che l'elettrone ha
anche un comportamento ondulatorio.

Nel 1924 fisico francese Louis de Broglie scopr che l'elettrone, oltre ad essere un corpuscolo, ha anche
un comportamento ondulatorio che si pu manifestare ad esempio in fenomeni di interferenza. La
lunghezza d'onda dell'elettrone vale:

dove la costante di Planck e la quantit di moto. In questo modo la legge di quantizzazione


imposta da Bohr poteva essere interpretata semplicemente come la condizione di onde stazionarie,
equivalenti alle onde che si sviluppano su una corda vibrante di un violino. Sulla base di questi
risultati, nel 1925-1926, Werner Heisenberg e Erwin Schrdinger svilupparono rispettivamente
la meccanica delle matrici e la meccanica ondulatoria, due formulazioni differenti della meccanica

quantistica. L'equazione di Schrdinger in particolare simile a quella delle onde e le sue soluzioni
stazionarie rappresentano i possibili stati delle particelle e quindi anche degli elettroni nell'atomo di
idrogeno. La natura di queste onde fu immediato oggetto di grande dibattito, un dibattito che si
protrae in una certa misura fino ai giorni nostri. Nella seconda met degli anni venti, la teoria fu
formalizzata, con l'adozione di postulati fondamentali, da Paul Adrien Maurice Dirac, John Von
Neumann e Hermann Weyl.
Una rappresentazione ancora differente, ma compatibile con le precedenti, nota con il nome
di integrale sui cammini fu sviluppata nel 1948 da Richard Feynman. In questa formulazione una
particella quantistica percorre tutte le possibili traiettorie lungo il suo moto. I vari contributi forniti da
tutti i cammini, possono interferire fra di loro e generare quindi un comportamento analogo a quello
ondulatorio.

Meccanica classica e meccanica quantistica

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Agli inizi del 1900 si comprese che i nuovi fenomeni scoperti a scale atomiche rendevano necessaria
la nascita di una nuova fisica del tutto differente rispetto a quella classica sviluppata fino ad allora. [17]