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I DIFFERENZIALI

ECONOMICI BASATI SUI


COSTI DELLA
COMPETITIVIT DELLE
IMPRESE

A.A. 2009-2010
Dispensa didattica integrativa per
gli studenti del corso di Economia
e gestione delle imprese

Prof. Luca Ferrucci


Prof. Massimo Paoli

INDICE
1

INTRODUZIONE ............................................................................................................................................. 4

LE ECONOMIE DI SCALA ............................................................................................................................ 6

2.1
2.2
2.3
2.4
2.5

LA DEFINIZIONE DI ECONOMIE DI SCALA ...................................................................... 6


LA RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DELLE ECONOMIE DI SCALA ............................. 9
LE DETERMINANTI DELLE ECONOMIE DI SCALA ....................................................... 13
GLI EFFETTI DELLE ECONOMIE DI SCALA .................................................................... 16
ALCUNE OSSERVAZIONI CRITICHE SULLE ECONOMIE DI SCALA .......................... 17

LE ECONOMIE DI GAMMA ....................................................................................................................... 22

3.1
3.2
3.3
3.4

INTRODUZIONE ................................................................................................................... 22
LE ECONOMIE DI GAMMA (O ECONOMIES OF SCOPE) ............................................... 23
DEFINIZIONE DI ECONOMIES OF SCOPE ........................................................................ 24
RIFLESSIONI CONCLUSIVE ............................................................................................... 28

LE ECONOMIE DI APPRENDIMENTO .................................................................................................... 31

4.1
4.2
4.3
4.4

IL CONCETTO DI ECONOMIA DI APPRENDIMENTO/ESPERIENZA ............................ 31


FONTI E DETERMINANTI DELLECONOMIA DI ESPERIENZA .................................... 33
FORMULAZIONE MATEMATICA E GRAFICA DELLECONOMIA DI ESPERIENZA . 34
IMPLICAZIONI STRATEGICHE IN TERMINI DI IMPATTO SULLE SCELTE DI
INVESTIMENTO E LIMITI TEORICI DEL CONCETTO .................................................... 38

LE ECONOMIE DI ELASTICITA PRODUTTIVA................................................................................... 40

5.1
5.2
5.3
5.4

IL CONCETTO DI ECONOMIA DI ELASTICIT PRODUTTIVA ..................................... 40


FONTI E DETERMINANTI DELLELASTICIT PRODUTTIVA ...................................... 41
FORMULAZIONE MATEMATICA E RAPPRESENTAZIONE GRAFICA ........................ 41
IMPLICAZIONI STRATEGICHE IN TERMINI DI IMPATTO SULLE SCELTE DI
INVESTIMENTO E LIMITI TEORICI DEL CONCETTO .................................................... 44

LE ECONOMIE DI RETE ............................................................................................................................. 47

6.1
DEFINIZIONE E TIPOLOGIE ............................................................................................... 47
6.1.1
Definizione .......................................................................................................................... 47
6.1.2
Tipologie ............................................................................................................................. 48
6.1.3
Classificazione dei network ................................................................................................ 49
6.2
LE DETERMINANTI DELLE ECONOMIE DI RETE .......................................................... 53
6.2.1
Approccio macro ................................................................................................................ 55
Economie di rete e strutture di mercato ........................................................................................................ 55
Economie di rete e monopolio naturale ........................................................................................................ 57

6.2.2

Approccio micro ................................................................................................................. 57

Aspettative ................................................................................................................................................... 57
Feedback positivo......................................................................................................................................... 58
Compatibilit ................................................................................................................................................ 58
Switching costs............................................................................................................................................. 59

6.3
LE IMPLICAZIONI STRATEGICHE DELLE ECONOMIE DI RETE ................................. 60
6.3.1
Implicazioni per il produttore............................................................................................. 61
6.3.2
Implicazioni per i consumatori ........................................................................................... 65
6.4
IMPLICAZIONI DI POLICY ................................................................................................. 71

7.

ECONOMIE DI POTERE DI MERCATO ................................................................................................... 74

7.1
7.2
7.3
7.4

8.

DEFINIZIONE ........................................................................................................................ 74
POTERE E STRUTTURA DI MERCATO ............................................................................. 75
POTERE DI MERCATO E ASIMMETRIA INFORMATIVA ............................................... 82
POTERE DI MERCATO E UNICIT DELLE RISORSE E DELLE COMPETENZE .......... 86

LE ECONOMIE ESTERNE DI AGGLOMERAZIONE ............................................................................. 89

8.1
8.2
8.3

UNA PREMESSA ................................................................................................................... 89


LE ECONOMIE ESTERNE: DEFINIZIONE ......................................................................... 90
DALLE ECONOMIE ESTERNE ALLE ECONOMIE ESTERNE DI AGGLOMERAZIONE ..
................................................................................................................................................. 91
8.3.1
Il contributo di Alfred Marshall ......................................................................................... 91
8.3.2
Caratteristiche e determinanti delle economie esterne di agglomerazione ........................ 92
8.4
I DISTRETTI INDUSTRIALI ................................................................................................. 93

INTRODUZIONE

Alla base delle strategie competitive delle imprese e, in particolare, di quelle volte ad
assicurare ala stessa la leadership di costo, vi sono alcuni fattori che si configurano
come differenziali economici della competitivit aziendale. In altri termini, nel
momento in cui unimpresa decide di perseguire una strategia di leadership di costo si
pone la seguente domanda: sul quali fattori possibile agire in modo da ridurre i costi
medi totali? Quali sono, quindi, le diverse leve che limpresa pu attivare per ridurre i
propri costi medi totali?
La letteratura economico-manageriale ha fornito differenti risposte a simili interrogativi.
In particolare, il lessico economico-manageriale parla sinteticamente di economie di
() per indicare gli specifici vantaggi di costo. Infatti, economie di () indicano
letteralmente riduzioni di costo per effetto di (). A titolo di esempio, nel momento in
cui si parla di economie di scala, ci si riferisce a riduzioni di costo per effetto della
scala di produzione, cos come, nel caso un cui si parla di economie di
apprendimento, ci si riferisce a riduzioni di costo per effetto dellapprendimento o
dellesperienza maturata nella realizzazione di determinate attivit aziendali.
Con riferimento a tali economie, sono state identificate diverse fonti di riduzione del
costo medio totale, riconducibili, essenzialmente, alle seguenti:
1. economie di scala
2. economie di gamma
3. economie di apprendimento
4. economie di elasticit produttiva
5. economie di rete
6. economie di potere di mercato
7. economie esterne di agglomerazione
Nello specifico, volendo fornire una prima distinzione di tali economie, possibile
considerare quelle che vengono generate allinterno dellimpresa e quelle che, invece,
derivano dai rapporti che la stessa detiene con soggetti esterni. Alla prima categoria
appartengono le economie di scala, di gamma, di apprendimento e di elasticit
produttiva mentre alla seconda categoria sono riconducibili le economie di rete, di
potere di mercato e quelle esterne di agglomerazione.
possibile quindi descrivere, in modo preliminare ed introduttivo, questi due differenti
gruppi di economie, in modo da comprenderne le principali caratteristiche distintive.
In relazione al primo gruppo (economie derivanti dallattivit interna), si fornisce il
seguente quadro di sintesi:
Economie
Economie di scala
Economie di
gamma
Economie di
apprendimento
Economie di
elasticit produttiva

Tipologia di
decisione
Statica

Tipologia di
produzione
Mono-prodotto

Andamento della
domanda
Stabile

Statica

Pluri-prodotto

Stabile

Dinamica

Mono-prodotto

Stabile

Dinamica

Mono-prodotto

Variabile

Le economie di scala derivano dalla dimensione assunta dallimpresa o dallimpianto


produttivo e rappresentano, per tale ragione, una decisione di tipo statico (quale deve
essere la dimensione dellimpianto produttivo che rende minimi i costi medi totali di
produzione). Esse, inoltre, sono determinate in relazione ad ununica tipologia di
prodotto ed assumono lesistenza di un contesto di mercato statico, contraddistinto da
una stabilit della domanda.
Le economie di gamma costituiscono anchesse una decisione di tipo statico, relativa
alla possibilit di realizzare congiuntamente una pluralit di output. A differenza delle
economie di scala, essere emergono per nel momento in cui limpresa riesce a produrre
un mix di prodotti.
Le economie di apprendimento, invece, assumono il carattere della dinamicit in quanto
sono relative alla diminuzione del costo medio totale allaumentare della produzione
cumulata nel tempo.
Infine, le economie di elasticit produttiva, oltre a mantenere questo carattere di
dinamicit, presumono anche una variabilit quantitativa della domanda.
In relazione, invece, al secondo gruppo (economie derivanti dalle relazioni esterne),
necessario evidenziare che tali economie sono caratterizzate da due particolari aspetti:
- da un lato, esse non derivano esclusivamente da fattori interni allimpresa ma
sono generate dalle relazioni esterne che la stessa detiene con una pluralit di
soggetti (fornitori, clienti, concorrenti, ecc.);
- dallaltro lato, tali economie non generano, come quelle evidenziate in
precedenza, un impatto solo sui costi medi totali ma possono produrre effetti
positivi anche sui ricavi aziendali (aumento dei ricavi).
In particolare, considerando nel dettaglio tali economie, si evidenzia che le economie di
rete possono essere intenzionali o non intenzionali e generano una diminuzione del
costo medio totale per effetto della partecipazione delimpresa ad un network che
condivide ed utilizza la medesima tecnologia.
Le economie di potere di mercato derivano, invece, dal rapporto che limpresa detiene
sia con i propri clienti, sia con i propri fornitori e generano una riduzione del costo
medio totale per effetto della capacit dellimpresa di influenzare il comportamento di
tali soggetti.
Infine, le economie esterne di agglomerazione costituiscono un ventaglio pi ampio di
relazioni, legate ad una localizzazione specifica e ad un contesto territoriale ben
delimitato.

Le economie di scala

LE ECONOMIE DI SCALA 1

2.1

LA DEFINIZIONE DI ECONOMIE DI SCALA

Il tema delle economie di scala emerge nel momento in cui limpresa deve decidere la
dimensione della propria attivit e, in particolare, nel momento in cui essa deve stabilire
la dimensione della propria attivit manifatturiera.
Sotto questo aspetto, lobiettivo aziendale pu essere considerato quello di determinare
la capacit produttiva pi efficiente che corrisponde alla scelta dellimpianto in grado di
garantire i rendimenti pi elevati 2 o di minimizzare i costi medi totali di produzione 3.
In questo contesto decisionale, le economie di scala possono essere definite come la
riduzione del costo medio totale di produzione al crescere della dimensione
dellimpresa. Come stato affermato, siamo in presenza di economie di scala allorch
il rendimento della funzione di produzione cresce allaumentare della scala o
dimensione delle attivit di trasformazione. Lo stesso concetto pu essere espresso
dicendo che il manifestarsi di economie di scala comporta una riduzione dei costi medi
totali di produzione al crescere della potenzialit produttiva dellunit economica
considerata (impianto, impresa, ecc.) (Volpato 1995).
Tale definizione stabilisce, quindi, una relazione diretta tra due variabili: la dimensione
dellimpianto, che rappresenta loggetto di scelta da parte dellimpresa, e il costo medio
totale del prodotto realizzato, che varia in funzione della dimensione dellimpianto
stesso. Si manifestano quindi economie di scala solo nel momento in cui allaumento
del livello di produzione corrisponde una diminuzione dei costi medi totali: quando
unimpresa aumenta il proprio livello di produzione, i costi medi possono mantenersi
costanti, aumentare o diminuire. Se i costi medi diminuiscono allaumentare
delloutput, si dice che limpresa gode di economie di scala (rendimenti di scala
crescenti). Se invece i costi medi non variano al variare delloutput, limpresa ha
rendimenti di scala costanti. Se, infine, i costi medi aumentano allaumentare
delloutput, limpresa presenta diseconomie di scala (rendimenti di scala decrescenti)
(Carlton e Perloff 1997).
In altri termini, trattare di economie di scala significa definire il livello di produzione
che riesce, nel lungo periodo, a minimizzare i costi medi totali di produzione di
unimpresa. Ed proprio per la rilevanza concettuale ed empirica che tale aspetto
assume, che si ritiene necessario procedere, preliminarmente, allapprofondimento
analitico di alcuni concetti alla base della definizione di economie di scala.
a) Perch si manifestano le economie di scala.
Unimpresa, nella realizzazione della propria attivit di produzione, ha la possibilit di
scegliere tra una pluralit di processi produttivi che, dato un determinato livello di
1

Il presente capitolo stato scritto dal Dott. Antonio Picciotti.


Dato un determinato stato delle tecnologie disponibili, gli impianti possono avere un differente
rendimento. Possono essere considerati pi efficienti, e quindi caratterizzati da un rendimento maggiore,
quelli che a parit di input permettono la realizzazione di maggiori output o che a parit di output
impiegano una minore quantit di input.
3
Per costi medi totali si intende la somma dei costi fissi totali (CFT) e dei costi variabili totali (CVT)
ripartita per le quantit complessivamente prodotte (Q). In formule, CMT = (CFT+CVT)/Q
2

Le economie di scala

tecnologie disponibili, si differenziano tra loro per diversi aspetti. Unimpresa pu


utilizzare, infatti, impianti di differente dimensione oppure impianti che presentano un
diverso grado di automazione o, ancora, impianti che implicano un differente impiego
di fattori produttivi (capitale e lavoro). In definitiva, ogni processo di produzione che
limpresa potrebbe adottare caratterizzato da un diverso rapporto tra costi fissi e costi
variabili. Nel momento in cui si affronta il tema delle economie di scala, si assume che
gli impianti di maggiori dimensioni siano quelli pi efficienti, caratterizzati cio da
rendimenti pi elevati. Tali impianti, pur comportando un costo fisso pi elevato,
riescono ad assicurare costi medi variabili inferiori rispetto ad assetti produttivi di
dimensioni minori, generando, quindi, economie di scala. Si ritiene, infatti, che
passando dagli impianti pi piccoli agli impianti dotati di maggiore capacit
produttiva, vengono adottate in misura pi spinta le tecniche della produzione di massa
(naturalmente nelle produzioni in cui esse sono applicabili) e sono quindi ottenibili
gradi pi elevati di efficienza tecnico-economica (Silvestrelli 1989).
In definitiva, le economie di scala si manifestano perch gli impianti di maggiori
dimensioni determinano un aumento dei rendimenti della funzione di produzione.
b) Qual lorizzonte temporale di riferimento delle economie di scala.
Con riferimento alla relazione tra il costo di produzione e la quantit prodotta, in
economia vengono identificate due distinte ipotesi.
Da un lato, pu verificarsi la situazione in cui limpianto gi stato predisposto e
presenta una propria capacit produttiva. Tale situazione viene definita di breve periodo
in quanto limpresa non pu modificare la propria capacit produttiva e pu variare
soltanto la quantit di bene prodotta (agendo su altri fattori produttivi quali materie
prime, forza lavoro, ecc.).
Dallaltro lato, pu verificarsi, invece, che limpresa debba scegliere limpianto
produttivo e determinare, quindi, la propria capacit produttiva. Questa situazione viene
definita, invece, di lungo periodo. questo il caso specifico in cui possibile parlare di
economie di scala che implicano, appunto, la scelta della dimensione dellimpianto. In
relazione a tale aspetto, necessario sottolineare che definire la scala di produzione non
significa ipotizzare una crescita delle dimensioni dellimpianto in un determinato arco
temporale (in una logica di investimento incrementale) ma scegliere tra impianti
alternativi con dimensioni diverse in un dato momento, ognuno perfettamente adattato
e utilizzato a quella scala (Grillo e Silva 1998).
In definitiva, le economie di scala si riferiscono esclusivamente alle scelte di lungo
periodo dellimpresa.
c) Qual lunit economica di riferimento delle economie di scala.
In genere, il problema delle economie di scala pu essere affrontato con riferimento ad
una pluralit di unit di analisi: un singolo macchinario, un impianto o unimpresa con
uno (monoplant) o pi stabilimenti (multiplant). Nel presente lavoro, viene adottata una
configurazione particolare, corrispondente alla situazione concorrenziale in cui
ununica unit produttiva corrisponde alla struttura pi specializzata possibile. Ci
significa che () ci si riferisce ad unimpresa che produce un solo prodotto,
utilizzando un solo macchinario o un solo impianto (se le macchine che lo compongono
costituiscono un tutto integrato) (Volpato 1995).
In definitiva, per lidentificazione e la determinazione delle economie di scala, in
questa sede il riferimento allunit di analisi pi specifica e specializzata possibile,

Le economie di scala

ovvero limpresa che realizza un unico prodotto mediante lutilizzo di un unico


impianto.
d) Qual la natura delle economie di scala.
Finora, stato affermato che le economie di scala vengono conseguite nellattivit di
trasformazione manifatturiera dellimpresa (genericamente definita coma attivit di
produzione). Tuttavia, nella letteratura economica possibile rinvenire una pluralit di
classificazioni delle economie di scala che sono state elaborate sulla base di differenti
presupposti metodologici.
In particolare, stato evidenziato come le economie di scala possano essere classificate
in relazione alle scelte strategiche delle imprese, identificando i vantaggi che la grande
dimensione consente di ottenere mediante la standardizzazione, la divisione del lavoro,
lintegrazione dei processi, ecc. (Volpato 1995).
Una seconda classificazione stata realizzata considerando larea aziendale in cui le
economie di scala possono manifestarsi (Silvestrelli 1989; Volpato 1995; Grillo e Silva
1998). A tal fine, stata proposta sia la distinzione tra economie di scala tecnologiche,
riferite a fattori di natura tecnica, riconducibili esclusivamente allefficienza tecnica
dellimpianto, ed economie di scala organizzative o di gestione, generate dalla
variazione delle dimensioni organizzative aziendali e originate dalle imprese industriali
nelle funzioni del marketing, della finanza, della ricerca e sviluppo, degli
approvvigionamenti, ecc 4.
Infine, unultima classificazione propone una distinzione delle economie di scala sulla
base degli effetti che le stesse riescono a generare, distinguendo tra economie di scala
pecuniarie, dovute ai risparmi nei costi di acquisto di grandi quantit di fattori utilizzati
nella produzione e nella distribuzione dei prodotti 5 ed economie di scala reali che si
manifestano attraverso la riduzione degli input di capitale (fisso e circolante) per
unit di prodotto, vale a dire attraverso aumento di produttivit conseguibili
aumentando la scala (dimensione, size) del fattore (Panati e Golinelli 1991).
In conclusione, ai fini del presente lavoro, vengono considerate le economie di scala
tecnologiche, perch riferite alla funzione di trasformazione manifatturiera dellimpresa
e che generano effetti reali, ossia che determinano, come in precedenza affermato, una
riduzione degli input per unit di prodotto o un aumento di prodotti a parit di input
(rendimenti crescenti di produzione), generando, in questo modo, una riduzione del
costo medio totale di produzione.

A tal fine, le economie di gestione costituiscono la riduzione del costo medio di produzione
complessivo che unimpresa di grandi dimensioni pu conseguire, in aggiunta alle economie di scala
tecnologiche, quando pu ottenere vantaggi da una maggiore suddivisione dei compiti direttivi e dalla
meccanizzazione o automazione di certi processi amministrativi, quando utilizza pi intensamente le
risorse manageriali esistenti suddividendo maggiormente le spese generali, quando realizza economie
comprando o vendendo su pi vasta scala, utilizza le risorse in modo pi economico, acquista capitale a
pi buon mercato e svolge ricerche su vasta scala (Silvestrelli 1984).
5
Tali economie sono riconducibili a quelle di potere di mercato dellimpresa e vengono affrontate in una
successiva sezione del presente lavoro.

Le economie di scala

2.2

LA RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DELLE ECONOMIE DI SCALA

Al fine di comprendere la natura delle economie di scala, necessario procedere ad un


approfondimento analitico di tale concetto.
Limpresa deve determinare la propria capacit produttiva di lungo periodo, pu
scegliere di dotarsi di diversi impianti, ognuno dei quali presenta una propria curva di
costi medi totali di produzione di breve periodo 6 (Fig. 1).
Fig. 1 La struttura dei costi medi totali di produzione di breve periodo

Fonte: Silvestrelli, 1989

Le curve Ca, Cb, Cc, Cd e Ce rappresentano landamento del costo medio totale di
produzione di breve periodo riferito a cinque impianti aventi differenti capacit
produttive e contraddistinti dalle seguenti strutture di costo:
CFa<CFb<CFc<CFd<CFe
Cva>Cvb>Cvc>Cvd>Cve
in cui CF rappresenta il costo fisso e Cv il costo unitario variabile.
6

Le curve esposte rappresentano funzioni di costo medio di breve periodo in quanto il tempo considerato
no sufficiente per modificare la capacit produttiva dellimpianto. In tali situazioni, le variazioni della
quantit prodotta sono dovute a variazioni degli altri fattori produttivi (Panati e Golinelli 1991).

Le economie di scala

Ognuno di tal impianti assume un costo fisso pi elevato ma allo stesso tempo,
determina una riduzione del costo unitario variabile, configurandosi, in questo modo,
come maggiormente efficiente. Inoltre landamento decrescente in quanto prevede la
ripartizione del costo totale per un numero crescente di unit di prodotto.
Riportando sullasse delle ascisse i volumi di produzione e su quello delle ordinate il
costo medio unitario di produzione, possibile identificare le quantit di prodotto Xa,
Xb, Xc, Xd, Xe che, per ogni impianto, rendono minimo il costo medio totale di
produzione. Dal grafico risulta evidente che allaumentare della scala di produzione,
ossia della dimensione dellimpianto, il costo medio totale di produzione diminuisce. In
particolare, emerge la seguente relazione:
cemin<cdmin<ccmin<cbmin<camin.
In questo senso, passando () da un tipo di processo ad un altro che viene svolto con
un impianto di maggiore capacit produttiva, il costo medio minimo di produzione
diminuisce per effetto dellaumento del grado di efficienza tecnico-economica
(Silvestrelli, 1989).
La differenza che pu essere calcolata tra due differenti costi medi totali di produzione,
riferiti a due distinti impianti (ad esempio, camin cbmin), rappresenta uneconomia di
scala di tipo tecnologico, ossia una riduzione del costo medio totale per effetto della
scala di produzione.
Fig. 2 La struttura del costi medio unitario di produzione di lungo periodo

Fonte: Silvestrelli, 1989

10

Le economie di scala

Unendo i punti riferirti ai costi medi totali minimi dei differenti impianti, si ottiene una
curva discontinua che mostra landamento del costo medio totale di produzione di
lungo periodo (Fig. 2). Tale curva assume un carattere discontinuo in quanto si assume
come noto linsieme delle tecniche intese quale insieme delle conoscenze disponibili nel
sistema economico per la produzione e la vendita di un certo bene. Nella realt infatti
linsieme delle tecniche discreto, con discontinuit nelle alternative di produzione
(Panati e Golinelli 1991).
Dato un determinato stato delle tecniche, la curva esposta nel grafico 2 rappresenta,
quindi, le economie di scala tecnologiche conseguibili nel costo medio totale di
produzione in un dato settore industriale.
La quantit indicata dal punto Xe costituisce la capacit produttiva ottima in quanto
questa scala di produzione permette di produrre al minimo costo medio di lungo
periodo. Per tale motivo, tale quantit viene anche definita Dimensione Efficiente
Minima (DEM).
A questo punto, necessario evidenziare che il costo medio totale di lungo periodo,
dopo aver raggiunto il livello minimo (cemin), ossia la scala di produzione pi
efficiente, pu assumere differenti andamenti:
a. esso pu aumentare per scale di produzione superiori a quella efficiente. In questo
caso, si ha un unico punto di minimo del costo medio totale e la curva delle
economie di scala assume una forma ad U. In questa situazione, ogni incremento o
decremento di produzione determinerebbe un peggioramento dellefficienza
produttiva e, quindi, un innalzamento del costo medio unitario (Panati e Golinelli
1991). Tale andamento rappresentato nella fig. 3A. La quantit Xe costituisce
lunica efficiente ed quella che minimizza il costo medio totale di produzione
(cemin). Le scale di produzione inferiori (Xd) o superiori (Xf) mostrano, infatti, dei
costi medi totali pi elevati (rispettivamente, cdmin e cfmin). Ci dovuto al fatto
che nel caso di una dimensione o scala inferiore (Xd), limpresa non ha predisposto
limpianto pi efficiente, in grado cio di garantire rendimenti maggiori e, quindi,
costi medi totali di produzione inferiori. Nel caso, invece, di una dimensione
maggiore dellimpianto (Xf), limpresa sostiene costi aggiuntivi, dovuti al
manifestarsi di diseconomie di scala (cfr. par. 5), che la allontanano dal punto di
massima efficienza;
b. il costo medio totale pu rimanere costante a tale livello per le scale di produzione
superiori e multiple di Xe. In questo caso, si assume che limpianto di capacit
ottimale possa essere riprodotto; si suppone cio che a tale impianto possano
aggiungersi altri impianti uguali e che questi ultimi vengano completamente
sfruttati (Silvestrelli 1989). La curva delle economie di scala assume, per tale
motivo, una forma ad L in quanto, raggiunta la scala di produzione pi efficiente,
questa pu essere mantenuta anche per livelli di produzione pi elevati. Questo caso
riportato nella fig. 3B. Una volta raggiunta la DEM (corrispondente alla quantit
Xe), limpresa pu continuare ad operare in condizioni di efficienza anche per scale
di produzioni superiori. Grazie alla replicabilit dellimpianto, e quindi delle
condizioni di efficienza, limpresa pu realizzare le quantit di prodotto Xf ed Xg,
superiori ad Xe, registrando lo stesso costo medio totale di produzione (cemin);
c. infine, il costo medio totale di lungo periodo pu assumere un andamento
composito che evidenzia lesistenza di due distinte dimensioni efficienti. Questo
caso riportato nella figura 3C. Dapprima, la curva delle economie di scala
presenta un andamento decrescente, mostrando come limpresa possa raggiungere

11

Le economie di scala

la dimensione ottima optando per un impianto di dimensioni maggiori (alla quantit


Xe , maggiore di Xd, corrisponde, infatti, un costo medio totale inferiore). Nel
momento in cui limpresa raggiunge la scala efficiente Xe, essa riesce a
minimizzare il costo medio totale di produzione. Tale situazione pu permanere
anche per scale di produzione superiori. Nellesempio, il costo medio totale rimane
minimo anche per una dimensione della produzione pari a Xf, superiore ad Xe. per
tale motivo che il primo livello di quantit ottima (Xe) viene definito come
Dimensione Efficiente Minima (DEM) mentre il secondo livello di quantit ottima
(Xf) come Dimensione Ottima Massima (DOM). Oltre questa seconda dimensione o
scala, si manifestano le diseconomie di scala e il costo medio totale di produzione
tende di nuovo ad aumentare (come nella precedente curva ad U) 7.

Fig. 3A Landamento ad U della curva delle economie di scala


Costo medio totale

Cdmin
Cfmin
Cemin

Xd

Xe

Xf

Quantit

Fig. 3B Landamento ad L della curva delle economie di scala


Costo medio totale

Cemin

Xe

Xf

Xg

Quantit

immediato comprendere come nella curva delle economie di scala ad U la DEM corrisponde alla
DOM, proprio per lesistenza di un unico punto di minimo, ovvero per la presenza di ununica
dimensione produttiva efficiente dellimpresa.

12

Le economie di scala

Fig. 3C Landamento della curva delle economie di scala in presenza di DEM e DOM

Costo medio totale

Cdmin

Cgmin
Cemin

Xd

Xe

Xf

Xg

Quantit

In conclusione, la rappresentazione grafica delle economie di scala permette di


evidenziare che se limpresa industriale opera in una struttura di mercato
caratterizzata da unintensa concorrenza, che richiede di produrre con la massima
efficienza (cio al minimo costo possibile), e se altri fattori (livello della domanda,
risorse interne, elasticit produttiva, ecc.) non agiranno in senso contrario, essa sar
indotta a costituire uno stabilimento che corrisponda allimpianto di dimensione ottima
() al fine di conseguire tutte le economie di scala nel costo di produzione che la
tecnologia consente di ottenere (Silvestrelli 1989).

2.3

LE DETERMINANTI DELLE ECONOMIE DI SCALA

In generale, le principali determinanti delle economie di scala vengono identificate da


un lato, nellimperfetta o incompleta divisibilit di alcuni fattori della produzione e
dallaltro lato, nella mancata proporzionalit del processo di produzione (Volpato
1995).
Sotto il primo aspetto (non frazionabilit dei fattori produttivi), si ritiene, infatti, che
determinati fattori non possono essere utilizzati nel processo produttivo in quantit
inferiori ad una specifica dimensione minima. Per tale ragione, limpresa, al fine di
minimizzare il costo medio totale di produzione, deve necessariamente aumentare la
propria capacit produttiva, in modo da poter utilizzare in maniera efficiente lo
specifico input.
Sotto il secondo aspetto (non proporzionalit del processo produttivo), viene
evidenziato, invece, che il processo di trasformazione non segue, generalmente, una
legge di tipo lineare: modificando il processo produttivo, in termini di dimensioni
dellimpianto, ad ogni di fattore produttivo (X) non corrisponde una stessa quantit di
prodotto (Y). In altri termini, il rapporto tra input e output non si mantiene fisso con il
variare della scala di produzione. Pu accadere, invece, che allaumentare delle
dimensioni dellimpianto, gli input per unit di prodotto tendano a diminuire (minori

13

Le economie di scala

materie prime utilizzate per realizzare una stessa quantit di prodotto) o, viceversa, che
gli output aumentino a parit di input (una maggiore quantit di prodotto ottenuta
attraverso la stessa quantit di input).
Questi due aspetti, congiuntamente considerati (non frazionabilit dei fattori produttivi
e non proporzionalit del processo produttivo), si manifestano con evidenza in una serie
di situazioni in cui emerge il ruolo delle economie di scala (Silvestrelli 1989; Volpato
1995).
a) Lesistenza di una soglia minima di impiego di una risorsa
In alcuni casi, una determinata risorsa pu essere utilizzata in una quantit minima non
modificabile (assenza di frazionabilit verso il basso). In questo caso, un input
impiegato nel processo produttivo risulta essere suddivisibile fino ad una determinata
soglia che rappresenta, quindi, la quantit minima di quel determinato fattore che pu
essere impiegato nel processo produttivo. Per tale ragione, lutilizzo di una risorsa che
presenta questa caratteristica diventa conveniente solo nel caso in cui la produzione del
bene a cui essa associata avviene ad una scala di produzione elevata, in modo da
ripartire il suo costo su un adeguato volume di produzione.
questo il caso, ad esempio, dellutilizzo dei mezzi pubblicitari (una campagna
pubblicitaria su una rete televisiva nazionale) che presenta elevati costi di realizzazione
e di trasmissione, indipendentemente dalle unit di prodotto che vengono poi vendute
dallimpresa (il costo per realizzare lo spot e il costo di ogni singolo passaggio
giornaliero sulla rete televisiva possono essere considerati, infatti, come costi fissi,
ovvero indipendenti rispetto alle quantit di prodotto vendute). Per tale ragione, tali
mezzi vengono generalmente utilizzati da imprese di grandi dimensioni che producono
e commercializzano beni di largo consumo, contraddistinti da elevati volumi di
produzione e di vendita.
Un ulteriore esempio riconducibile al caso di unimpresa di piccole dimensioni che
non presenta un livello di produzione cos elevato da poter sfruttare la capacit
produttiva di un grande impianto con rendimenti tecnici pi efficienti e che non detiene
le risorse finanziarie per realizzare tale tipo di investimento. In queste condizioni (basso
livello di produzione e scarsa disponibilit di capitali), la piccola impresa costretta ad
utilizzare processi produttivi di minori dimensione, quindi, meno efficienti, sostenendo
un costo medio unitario pi elevato.
b) Luso ripetitivo di una risorsa senza oneri aggiuntivi
In questo caso, lutilizzo di una determinata risorsa, in genere di tipo immateriale, pu
avvenire in modo ripetitivo e senza limiti, con il sostenimento di costi aggiuntivi, da
parte dellimpresa, nulli o di scarsa entit. questo il caso di un brevetto, di un marchio
o di un progetto industriale che comportano elevati costi di sviluppo o di acquisizione
ma che non determinano, nel momento in cui vengono utilizzati, lemergere di ulteriori
costi di sfruttamento. Per tale ragione, limpiego efficiente di tali risorse avviene solo
per scale di produzioni elevate in quanto i costi relativi allo sviluppo o allacquisizione
della risorsa stessa vengono ripartiti su una quantit elevata di prodotti.
Per tale ragione, lutilizzo di tali risorse e lemergere delle relative economie di scala
sono frequenti nei settori in cui le imprese devono effettuare ingenti investimenti in
alcune specifiche funzioni aziendali, quali, ad esempio, la R&S. Cos, nel settore
automobilistico, lo sviluppo di un nuovo motore o, pi in generale, di un nuovo
modello di autovettura, comportano elevati costi di ricerca e di sviluppo. Nel momento

14

Le economie di scala

in cui limpresa assume una dimensione rilevante, in termini di elevate quantit di


autovetture prodotte e vendute, essa riesce ad ammortizzare i propri costi di R&S,
riducendo, in questo modo, il costo medio unitario dei prodotti e garantendo loro una
maggiore competitivit sui mercati.
c) Lo sfruttamento del livello di impiego ottimale di risorse combinate
Unulteriore situazione in cui si manifesta il ruolo delle economie di scala
riconducibile ad aspetti di natura esclusivamente tecnico-produttiva e riguarda due
distinti casi: da un lato, la combinazione di risorse il cui impiego non frazionabile e,
dallaltro lato la crescita non proporzionale dei costi rispetto alle quantit prodotte.
In relazione al primo aspetto (combinazione di risorse con impiego non frazionabile), si
fa riferimento al caso in cui un determinato processo produttivo viene realizzato
mediante lutilizzo di pi macchinari disposti in linea ed aventi una diversa capacit
produttiva. Lo sfruttamento completo dei singoli macchinari rappresenta la condizione
per produrre al costo medio unitario pi basso ed implica la necessit di adottare una
scala di produzione pari al minimo comune multiplo della capacit produttiva delle
singole macchine. A titolo di esempio, si consideri di avere tre macchinari A, B e C,
disposti in linea e con una capacit produttiva pari, rispettivamente a 10, 20 e 50
pezzi/ora. La quantit di prodotto che permette limpiego pi efficiente di tali macchine
pari a 100 pezzi/ora ed implica che la linea di produzione sia necessariamente
costituita da: 10 macchine del tipo A, 5 macchine del tipo B e 2 macchine del tipo C.
Questo problema, conosciuto anche come bilanciamento delle linee di produzione,
evidenzia il ruolo delle economie di scala. Infatti, le imprese di piccole dimensioni (con
un basso numero di macchinari), nel momento in cui non riescono a predisporre un
processo produttivo efficiente (bilanciato), sostengono costi medi totali di produzione
significativamente elevati (infatti, le macchine con minore capacit produttiva vengono
saturate mentre quelle con maggiore capacit produttiva vengono sotto-utilizzate, con
un aggravio dei costi medi totali di produzione). Le imprese di maggiori dimensioni
riescono, invece, a sfruttare appieno la loro capacit produttiva (saturazione di tutte le
macchine utilizzate nel processo manifatturiero, indipendentemente dalla loro capacit
produttiva) e a rendere minimi i costi medi totali di produzione.
In relazione al secondo aspetto (crescita non proporzionale dei costi rispetto alle
quantit prodotte), le economie di scala si manifestano nel momento in cui i costi di
realizzazione di macchine o di impianti di maggiori dimensioni crescono in modo meno
che proporzionale rispetto alla capacit produttiva delle macchine e degli impianti
stessi. per tale ragione che questa specifica situazione viene anche identificata con la
denominazione variazione area-volume. In questo caso, il costo per la realizzazione
di un determinato impianto proporzionale alla superficie del materiale utilizzato
mentre il rendimento dello stesso collegato al suo volume. Infatti, considerando, ad
esempio, la costruzione di una cisterna o di una caldaia, si pu notare che il costo di
fabbricazione di tali impianti dipende dalla quantit di materia prima utilizzata (ad
esempio, lamina di acciaio) che viene espressa in termini di euro al metro quadrato. Il
rendimento della cisterna o della caldaia, ovvero la loro capienza, dipende, invece, dal
loro volume che viene espresso in termini di euro al metro cubo. Cos, se si
raddoppiano le dimensioni lineari di un serbatoio, la superficie (e quindi il costo)
aumenta di 4 volte, mentre la capacit aumenta di 8 volte. per questo motivo che, ad
esempio, le grandi raffinerie di petrolio hanno un costo di costruzione per unit di

15

Le economie di scala

capacit di raffinazione, minore delle piccole raffinerie; la stessa cosa vale per gli
oleodotti le navi super-petroliere, ecc. (Silvestrelli 1989).
d) Le forme di autoassicurazione
Unultima determinante delle economie di scala rappresentata dalla capacit
dellimpresa di grande dimensione di generare una massa ragguardevole di eventi
statisticamente indipendenti, le cui variazioni di senso opposto si compensano,
realizzando una sorta di autoassicurazione (Volpato 1995). Questa specifica
determinante, denominata anche legge dei grandi numeri, configura una situazione in
cui limpresa, realizzando una pluralit di attivit in una specifica area funzionale,
riesce ad annullare il rischio derivante dallo svolgimento delle stesse.
Si consideri, ad esempio, unimpresa di piccole dimensioni che utilizza nel proprio
processo produttivo un unico macchinario. Al fine di garantire il funzionamento di tale
macchina, limpresa tenuta a mantenere, nel proprio magazzino, una serie di
componenti destinati, in caso di guasto, alla riparazione della stessa. Il numero di tali
componenti determinato, da un lato, dalla probabilit del verificarsi del guasto e
dallentit economica della perdita che deriverebbe dallinterruzione prolungata del
processo produttivo e, dallaltro lato, dagli oneri finanziari sostenuti per la gestione del
magazzino ricambi, che saranno tanto pi alti quanto maggiori sono i componenti tenuti
in giacenza.
Limpresa di grandi dimensioni, invece, che riesce ad attivare una pluralit di processi
produttivi in parallelo, utilizzando n unit dello stesso tipo di macchina, otterr delle
economie di scala. Per questa impresa, infatti, la probabilit che si verifichi, in un
determinato momento, lo stesso guasto per tutte le n macchine estremamente bassa ed
data dal prodotto delle probabilit dei singoli eventi. Per questo motivo, possibile
sostenere che, nel caso specifico, al crescere delle dimensioni dellimpresa, ovvero del
numero dello stesse macchine operanti in parallelo, il fabbisogno di componenti da
detenere in magazzino e, quindi, il costo di magazzino cresce in maniera meno che
proporzionale, generando, di fatto, una riduzione dei costi medi totali di produzione 8.

2.4

GLI EFFETTI DELLE ECONOMIE DI SCALA

Le economie di scala rappresentano, per definizione, la riduzione dei costi medi unitari
di produzione allaumentare della dimensione dellimpianto. Limpresa, quindi,
acquisendo tecnologie che le permettono di produrre ad un maggior livello di efficienza
tecnico-economica, riesce a conseguire delle economie, ovvero delle riduzioni di costo
per unit di prodotto che possono essere anche significative. In altri termini, le
economie di scala permettono la generazione di risorse economico-finanziare in quanto
si traducono, in modo immediato, in una riduzione della struttura dei costi di
produzione dellimpresa.

Sotto questo aspetto, stato evidenziato che leffetto autoassicurativo pu manifestarsi in un ventaglio
assai vasto di aree ed operazioni gestionali: dalla produzione alla concessione di credito alla clientela,
alla gestione della liquidit aziendale, alle operazioni di import/export in differenti valute (Volpato
1995), ossia in tutti quei casi in cui la dimensione dellimpresa permette di adottare strategie di
diversificazione del rischio.

16

Le economie di scala

Tuttavia, una volta raggiunta tale dimensione, necessario chiedersi quale potrebbe
essere la destinazione economica di tali risorse liberate per effetto delle economie di
scala. Esposta in termini pi semplici, la questione potrebbe essere la seguente: qual
limpiego che limpresa effettua delle risorse conseguite mediante le economie di
scala? Sotto questo aspetto, si comprende come le economie di scala potrebbero non
rappresentare un obiettivo strategico dellimpresa ma semplicemente uno strumento,
un mezzo da utilizzare per poter perseguire ulteriori e specifiche opzioni strategiche.
In particolare, a fronte di una riduzione dei costi medi unitari di produzione, limpresa,
che proprio a causa delle economie di scala assume la configurazione di grande
impresa, potrebbe adottare due distinti comportamenti competitivi.
Da un lato, essa potrebbe ridurre i prezzi di vendita e tale riduzione sar pari allentit
delle economie di scala conseguite. In questo modo, il beneficio finale derivante da tali
economie verrebbe di fatto trasferito ai consumatori finali che avrebbero la possibilit
di acquistare i medesimi prodotti ad un prezzo inferiore. Nellottica dellimpresa, tale
strategia potrebbe configurarsi come una penetrazione del mercato, ovvero come una
riduzione dei prezzi finalizzata allacquisizione di maggiori quote di mercato.
Dallaltro lato, limpresa potrebbe invece lasciare invariato il prezzo di vendita dei
propri prodotti e conseguire, in questo modo, degli extra-profitti. Le risorse finanziarie
aggiuntive ottenute da tale strategia potrebbero essere quindi reinvestite nellattivit
aziendale determinando, di fatto, un ulteriore crescita dimensionale dellimpresa ed un
suo rafforzamento competitivo (Ferrucci 2000).
In qualsiasi caso, le economie di scala possono condurre ad un aumento del livello di
concentrazione del settore industriale. Infatti, come stato evidenziato, le economie di
scala costituiscono lelemento pi importante nella determinazione del livello di
concentrazione di un settore (la quota di produzione del settore controllata dalle
imprese di maggiori dimensioni) (Grant 1991).
Tuttavia, nelleconomia attuale, contraddistinta da un elevato grado di innovazione
tecnologica, dalla possibilit di accesso a tecnologie avanzate anche da parte di piccole
e medie imprese, dalla capacit di internazionalizzazione produttiva di alcune fasi o
dellintero ciclo di lavorazione di alcune filiere manifatturiere, risulta sempre pi
difficile identificare i vantaggi delle grandi imprese derivanti dalla scala di produzione
nella sola attivit produttiva. Sono invece le economie di scala conseguite in altre
funzioni aziendali, a maggior valore aggiunto, a determinare il vantaggio competitivo
della grande impresa. Cos, per i beni di consumo, la tendenza dei mercati ad essere
dominati da poche imprese di enormi dimensioni deriva dalle economie di scala nel
marketing (). La concentrazione nel settore dellautomobile il risultato degli
enormi costi di sviluppo di un nuovo modello (). I costi di sviluppo del prodotto sono
la forza trainante della concentrazione della produzione di aeromobili di grandi
dimensioni per il trasporto dei passeggeri in sole due imprese: la Boeing e la Airbus
(Grant 1991).

2.5

ALCUNE OSSERVAZIONI CRITICHE SULLE ECONOMIE DI SCALA

Sulla base della trattazione finora svolta, necessario esporre, in conclusione, alcune
osservazioni critiche relative alle economie di scala. Infatti, anche se tali economie
vengono tuttora considerate quali fattori che possono significativamente determinare la

17

Le economie di scala

competitivit dellimpresa assumendo il ruolo di barriere allentrata in un determinato


settore, piuttosto che rappresentando il presupposto pi immediato e pi evidente delle
strategie di leadership di costo esse denotano limiti sia di natura teorica, sia di natura
empirica.
In modo preliminare, necessario osservare che la scelta dellimpianto efficiente, in
grado di rendere minimi i costi medi totali di produzione, pu essere effettuata solo in
determinate condizioni che rappresentano, appunto, le ipotesi teoriche alla base del
concetto di economie di scala. Inoltre, si rileva, da un lato, che il funzionamento dei
mercati pu rendere difficoltosa lidentificazione (e la misurazione) delle economie di
scala e, dallaltro lato, che le imprese, soprattutto di piccola dimensione, tendono ad
assumere comportamenti finalizzati allannullamento degli effetti negativi derivanti dal
loro gap dimensionale, facendo leva su altri fattori strategici, quali linnovazione e la
differenziazione di prodotto.
Di seguito, vengono quindi trattati nel dettaglio i possibili limiti delle economie di
scala.
a) Lemergere di possibili diseconomie di scala (Panati e Golinelli 1991).
Oltre al caso in cui unimpresa presenta una dimensione inferiore a quella efficiente
minima, e quindi dei costi medi totali superiori rispetto ad altre imprese di maggiori
dimensioni (diseconomia verso il basso), nella letteratura economica stato
evidenziato che possono manifestarsi situazioni di inefficienza tecnico-economica
anche al crescere della dimensione aziendale (diseconomie verso lalto). In quest
ultimo caso, si assume che la riduzione dei costi unitari allaumento delle
dimensioni aziendali non indefinita. Da un certo livello di produzione in poi, tali
costi tendono di nuovo ad aumentare e la curva delle economie di scala assume la
forma ad U o, come in precedenza osservato, una forma composita (cfr. par. 2).
Questo limite superiore, anche se di difficile identificazione empirica, pu essere
determinato da un duplice ordine di fattori:
a) da un lato, la scarsa disponibilit o la riduzione dellefficienza, allaumentare
delle dimensioni aziendali, nellutilizzo di uno o pi fattori produttivi. In
particolare, tali fattori sono quelli riguardanti direttamente gli stabilimenti e
motivate tanto dalla disponibilit limitata di uno o pi fattori produttivi, quanto
dalla riduzione dellefficienza nelluso di un fattore produttivo allaumentare
dellimpiego di tale fattore nellimpresa (Panati e Golinelli 1991);
b) dallaltro lato, la difficolt organizzative che si manifestano nel coordinare e
gestire unimpresa di elevate dimensioni e che non permettono di rispondere
adeguatamente e tempestivamente ai cambiamenti dellambiente esterno. Sotto
questo aspetto, tali fattori sono riconducibili a quelli riguardanti limpresa e
connesse alla crescente difficolt di controllo di un organismo complesso e alla
rigidit che spesso lo contraddistingue (Panati e Golinelli 1991).
In relazione a quest ultimo aspetto, tra le cause delle diseconomie di scala, possono
evidenziarsi alcune delle pi significative:
leccessiva burocratizzazione delle attivit aziendali che, prevedendo il rispetto
di procedure e di processi eccessivamente standardizzati e pre-determinati, pu
generare una perdita dellefficienza complessiva, ovvero un aumento dei costi,
in termini di risorse necessarie, per la realizzazione delle attivit medesime;
gli eccessivi livelli gerarchici per coordinare lattivit aziendale che si
manifestano in modo immediato in un aggravio dei costi totali e, quindi, del
costo medio totale del prodotto;

18

Le economie di scala

la scarsa motivazione al lavoro per effetto di una parcellizzazione eccessiva dei


processi di lavoro e decisionali che generano un minor rendimento e, per tale
ragione, un aumento dei costi medi totali di produzione;
b) Le difficolt nel mantenere il livello di produzione efficiente (Dimensione
Efficiente Minima) a fronte di uninstabilit della domanda.
In altri termini, nel momento in cui si affronta il tema delle economie di scala, si
adotta una visione puramente interna allimpresa in quanto lobiettivo quello di
determinare la capacit produttiva in grado di rendere minimi, nel lungo periodo, i
costi medi totali di produzione. Tuttavia, se si considera anche la domanda, ovvero
la capacit di assorbimento dei prodotti dellimpresa da parte del mercato, si nota
che tali economie possono essere conseguite solo nel caso in cui la quantit prodotta
corrisponde a quella venduta. Nel momento in cui si verifica una variabilit
quantitativa della domanda (maggiore o minore rispetto alla scala efficiente, ovvero
alla Dimensione ottima minima), per limpresa diventa importante implementare un
processo manifatturiero in grado di conseguire anche economie di elasticit
produttiva (Grillo e Silva 1998; Silvestrelli 1989) 9;
c) lo spostamento del focus di analisi dallaspetto tecnico-economico a quello
finanziario (Ferrucci 2000).
In questo caso, viene evidenziato un limite logico nellinterpretazione delle
economie di scala in quanto si ritiene che lutilizzo di impianti caratterizzati da una
scala efficiente non rappresenta soltanto un problema di natura tecnica ma,
soprattutto, di natura finanziaria. Infatti, qualsiasi soggetto che disponga delle
necessarie risorse finanziarie potrebbe realizzare, in ogni momento, uno
stabilimento produttivo caratterizzato da una Dimensione ottima minima. Espresso
in altri termini, qualsiasi soggetto pu entrare in un determinato settore
contraddistinto da elevate economie di scala ed operare in modo efficiente,
assumendo cio una dimensione in grado di rendere minimi, nel lungo periodo, i
costi medi totali di produzione. In questo caso, il problema non di natura tecnicoeconomica ma di natura finanziaria. la disponibilit di adeguate risorse finanziarie
che vincola, infatti, le scelte di ingresso di unimpresa, costituendo una barriera
allentrata. Ci equivale a dire che il problema delle economie di scala non pi (o
perlomeno, soltanto) di natura tecnica o tecnologica ma anche di natura finanziaria,
riconducibile al reperimento delle risorse necessarie per effettuare linvestimento
produttivo.
d) la difficolt nel confronto tra input e output (Volpato, 1995).
Partendo dal presupposto che le economie di scala corrispondono ad un risparmio di
risorse dovute ad un incremento della dimensione produttiva dellimpresa
(economie reali), viene evidenziato che tale condizione vera solo per i mercati
perfettamente concorrenziali, in cui il valore di un bene varia in modo
proporzionale alla quantit fisica delle risorse in esso contenute. Tuttavia,
nelleffettivo funzionamento dei mercati, si assiste a processi di determinazione dei
prezzi dei beni e dei fattori produttivi ad essi collegati che sono fortemente
condizionati dalla posizione assunta dai soggetti contraenti. In queste situazioni,
posizioni di potere di mercato possono alterare il rapporto tra il valore dellinput e

Per la trattazione approfondita di tali economie, si rinvia ad una successiva sezione del presente lavoro.

19

Le economie di scala

quello delloutput e, in questo modo, rendere difficoltosa la rilevazione empirica


delle economie di scala 10;
e) lintroduzione di innovazioni tecnologiche.
Lutilizzo di processi produttivi tecnologicamente avanzati pu permettere ad
unimpresa di piccole dimensioni il superamento delle proprie inefficienze tecnicoeconomiche. Sotto questo aspetto, linnovazione tecnologica potrebbe agire in una
duplice direzione:
a.
contribuire al miglioramento dei rendimenti dei processi manifatturieri (si
pensi, ad esempio, allacquisizione di un macchinario che consente la
realizzazione di una bassa quantit di output in condizioni tali di efficienza
che, precedentemente allintroduzione dellinnovazione, venivano raggiunti
soltanto da una grande impresa) e/o organizzativi (si pensi, in questo caso, alla
diffusione, su larga scala, dellinformatica a supporto delle decisioni e della
gestione aziendale);
b.
permettere una sostituzione parziale o totale degli input che venivano utilizzati
in precedenza nellattivit manifatturiera, annullando, di fatto, il vantaggio di
costo detenuto dalla grande impresa;
f) il perseguimento di strategie di differenziazione del prodotto.
In alcuni casi, unimpresa pu decidere di effettuare investimenti prevalentemente
nelle attivit di marketing, in modo da distinguere la propria offerta rispetto a quella
di imprese concorrenti e limitare la price competition allinterno del settore. In
particolare, la differenziazione pu basarsi su due differenti leve: una prima, di
natura intrinseca, relativa alla ricerca e allutilizzo di nuovi materiali, di un nuovo
design funzionale del prodotto o allimplementazione di una rete di assistenza
tecnica; una seconda, di natura estrinseca, riferita allutilizzo di un brand, di un
design simbolico e della pubblicit del prodotto. Limpresa, quindi, agendo su tali
fattori, cerca di spostare la competizione su altri campi, differenti da quello
incentrato sul costo di produzione, in modo da annullare leffetto delle economie di
scala. Cos facendo, essa potrebbe riuscire a conseguire un premium price e, nel
lungo periodo, la fedelt da parte dei consumatori, recuperando il gap competitivo
rispetto alle imprese di maggiori dimensioni.

10

Ci significa che se io intendo costruire una curva delle economie di scala presenti in un settore
attraverso una rilevazione empirica, o mi accerto preventivamente della vigenza di condizioni di
concorrenzialit nel mercato del bene considerato e in quelli delle risorse ad esso connesse
(praticamente in tutto il sistema economico dal momento che certe risorse come il lavoro, i finanziamenti,
ecc. interessano tutti i mercati), oppure dovrei escogitare un procedimento per depurare i prezzi rilevati
empiricamente da ogni influenza di tipo monopolistico da parte di acquirenti e produttori (Volpato
1995).

20

Le economie di scala

Bibliografia
Carlton D.W. e Perloff J.M., (1997), Organizzazione Industriale, Milano, McGrawHill.
Ferrucci L., (2000), Strategie competitive e processi di crescita dellimpresa, Milano,
Franco Angeli.
Grant R. M., (1999), Lanalisi strategica per le decisioni aziendali, Bologna, Il
Mulino.
Grillo M., Silva F., (1998), Impresa, concorrenza e organizzazione, Roma, Carocci.
Panati G. e Golinelli G.M., (1991), Tecnica economica industriale e commerciale,
Roma, NIS.
Silvestrelli S., (1989), Limpianto, in (a cura di) Rispoli M., Limpresa industriale.
Economia, tecnologia, management, Bologna, Il Mulino.
Volpato G., (1995), Concorrenza, impresa, strategie, Bologna, Il Mulino.

21

Le economie di gamma

LE ECONOMIE DI GAMMA11

3.1

INTRODUZIONE

La produzione unattivit di trasformazione di determinati beni, inputs, in altri beni


aventi utilit complessiva maggiore, outputs, attraverso luso di macchinari e di lavoro
combinati secondo certe prescrizioni tecnologiche 12. Ergo, in una ottica
prevalentemente tecnica, il processo di creazione di un prodotto presuppone
essenzialmente due differenti tipi di attivit:
a.
lorganizzazione dellattivit produttiva intesa come una attivit di coordinamento
e controllo che investe tutte le fasi del processo produttivo, dallacquisizione delle
materie prime alla vendita dei prodotti finiti 13
b.
la trasformazione fisica del bene, che investe direttamente lattivit di
fabbricazione che presuppone luso di inputs quali macchine, lavoro, materie
prime, energia ecc. per ottenere uno o pi outputs.
In questo contesto, competenza della teoria della produzione lo studio dei rapporti
quali-quantitativi che intercorrono tra gli inputs immessi nel processo produttivo e gli
outputs ottenuti allo scopo di evidenziare il processo di creazione di valore sotteso ai
fenomeni microeconomici.
Le relazioni tecniche di produzione possono essere rappresentate attraverso lequazione
matematica:
x = f(y)
in cui
y esprime il vettore dei fattori di produzione (y1, y2, yi, yj, yn)
x rappresenta il vettore dei prodotti finiti (x1, x2, xi, xj, xn) ossia linsieme delle
produzioni possibili data una certa quantit di materie prime.
Nunc, considerando che lutilizzo di diversi inputs consente la realizzazione di diverse
combinazioni di outputs, esiste un insieme comunque finito di produzioni possibili X =
(x, y) cui corrispondono altrettante relazioni di produzione; perci definire utilmente
la funzione di produzione implica scegliere, tra le possibili alternative, quella che
massimizza i beni realizzati, ovvero
x = f(y) = max x per y [tale che (x,y) sia in X]

11

Il presente capitolo stato scritto dalla Dott.ssa Francesca Ceccacci.


Grillo M. Silva F.Impresa concorrenza e organizzazione NIS Roma 1994 pag. 108.
13
La maniera in cui i fattori della produzione sono organizzati nellambito del processo produttivo e il
modo in cui le merci vengono ottenute dipendono solo in parte dai rapporti tecnici prevalenti in un dato
sistema economico. Le relazioni tecniche, vale a dire le relazioni tra uomo e ambiente naturale, formano
il sistema di vincoli al quale sottoposto lo svolgimento dellattivit produttiva, che necessita per di una
funzione di combinazione e coordinamento. In quanto tali, esse rivestono notevole importanza nella
realizzazione concreta dei patterns di produzione che in una data societ vengono ad instaurarsi. Zamagni
S.Economia Politica NIS Roma 1990 pag. 257.
12

22

Le economie di gamma

Chiaramente tale funzione pu essere monoprodotto se vi un unico output ovvero


multi prodotto se i beni realizzabili possono essere qualitativamente diversi, in
questultimo caso si parla anche di produzione congiunta14.
Applicando alle relazioni tecniche i valori monetari si giunge alla nozione di costo di
produzione che rappresenta lesborso che viene sostenuto per acquisire gli inputs
necessari per lesercizio dellattivit produttiva. (Cfr Zamagni 1987).
La funzione dei costi totali 15 quindi una relazione che lega la variazione dei costi di
produzione a quella della produzione, attraverso lelemento monetario rappresentato dal
prezzo degli inputs, espresso dal vettore w = (w1, w2, wk, wm)
E in questo caso, ottimizzare il processo produttivo implica minimizzare la funzione:
C(x)=wy(x)
in modo tale che
C(x) = wy(x) = min wy [tale che (x,y) sia in X]
Tuttavia le relazioni matematiche sopra richiamate, non esauriscono i fenomeni che si
manifestano nel processo produttivo. Nelle imprese multiprodotto, un altro importante
fenomeno che pu incidere sulle dinamiche economiche connesse ai processi di
fabbricazione quello delle economie di scope (o di ampiezza o di gamma, o di
produzione congiunta).

3.2

LE ECONOMIE DI GAMMA (O ECONOMIES OF SCOPE)

Le economies of scope trovano la loro principale giustificazione economica nella


possibilit di realizzare, nella medesima unit produttiva, beni diversi, ottenuti dalle
stesse materie prime e semilavorate ovvero con gli stessi processi intermedi. Laumento
del numero di articoli realizzati simultaneamente nel medesimo stabilimento, dati questi
presupposti, consente quindi di ridurre i costi unitari di ogni singolo prodotto
(Chandler nel suo scritto Dimensione e diversificazione 1994).
Le scope economies sono determinate da un insieme di fattori, tra i quali assume
molto peso limpiego di fattori di produzione comuni. In particolare esse vengono
realizzate dallimpresa, quando i sistemi flessibili di produzione consentono di
sfruttare la complementarit tra tempi dozio e tempi attivi di diversi processi elementari
relativi a diversi prodotti. Esse si verificano quando, con un unico sistema produttivo, si
possono ottenere diversi prodotti in combinazione tra loro, a costi inferiori rispetto a

14

Che cosa la produzione congiunta? Se si guarda la questione in termini puramente tecnologici e


statici, non ci sono problemi ad adottare la definizione di Alchian e Demsetz: si ha produzione congiunta
ogni qual volta una serie di processi disgiunti (o potenzialmente disgiungibili) confluiscono in un unico
processo che ha ovviamente rendimenti superiori ai processi disgiunti, ma le cose cambiano se ci si
domanda come si sono venuti a determinare quegli elementi di congiunzione che permettono di
accrescere la produttivit. Si pu scoprire allora che la congiunzione non un dato tecnologico che la
teoria possa prendere come esogeno, ma costituisce prima di tutto un fatto organizzativo. Di Bernardo B.
Le dimensioni dimpresa: Scala Scopo e Variet Franco Angeli Mi 1991 pag. 462.
15
Il costo totale per la produzione dei vari liveli di output semplicemente il costo di tutti i fattori
produttivi impiegati. Cfr Frank H Robert Microeconomia Mc Graw Hill Milano 1992 pag. 310.

23

Le economie di gamma

quelli che si sosterrebbero se ciascun prodotto fosse fabbricato autonomamente in un


impianto specializzato (Rispoli pag. 434, 1989).
Supponiamo che esista un insieme finito di prodotti fabbricabili, ovvero che esistono in
x un insieme di prodotti ottenibili xi con i che va da 1 a n.
In formula x = (x1,x2,..xi, ..xn) dove xi > 0 per almeno due valori di i = 1, 2.
La funzione di produzione multi prodotto o congiunta espressa dalla relazione:
x = (x1,x2) = f(y)
a questa funzione di produzione corrisponde quella di costo di produzione
C = C(x1, x2)

3.3

DEFINIZIONE DI ECONOMIES OF SCOPE

Vi sono economie di scope quando il costo totale della produzione ottenuta


congiuntamente di x1 e x2 minore della somma dei costi totali, sostenuti producendo
separatamente x1 e x2, ossia quando:
C(x1,x2) < C(x1,0) + C (0, x2)
Questa una funzione di costo sub additiva , nella quale x1 e x2 sono i due diversi
output 16.
Se denomino gli output con il termine y1 e y2 (invece che x1 e x2) si pu dire, con
Panzar e Willing, che:
Economies of Scope exists when for all outputs y1 and y2, the cost of joint production
is less than the cost of producing each output separately (Panzar and Willing, 1975).
That is the condition for all y1 and y2:
c (y1, y2)<c(y1, 0)+c( 0,y2)

16

Un uso del concetto di sub additivit dei costi si ha quando si interessati a vedere se la produzione a
costi minimi in unindustria compatibile con la presenza di un unico produttore oppure sono necessari
(1+n) produttori dove n numero da determinare. Se x = f(y) la funzione di produzione e y e y i due
diversi vettori di inputs, allora questa funzione rispettivamente, superadditiva, additiva e subadditiva a
seconda che x =f (y +y ) sia o f(y) + f(y). Tale relazione indica che utilizzando congiuntamente
gli inputs, si ottiene un livello di produzione maggiore, uguale, o minore rispetto a un loro impiego
disgiunto. Cfr Grillo Silva op. cit. pag 112 -113.

24

Le economie di gamma

Fig. 1 Illustrazione delle economies of Scope

Fonte: Teece D.J., Economies of Scope and the Scope of the Enterprise in Resources,
Firms, and Strategies Edith by Nicolai J. Foss Oxford University Press 1997 pag. 105.
In termini elementari, quando la produzione congiunta di due prodotti risulta pi
conveniente rispetto alla produzione separata di ciascuno dei due, si manifestano le
economie di scope 17. Per esempio, allevare bestiame per utilizzarne sia la carne che il
pellame, genera tali economie. Nonostante sia possibile, in teoria, distinguere
allevamenti destinati alla macellazione ed altri allutilizzo di pellame, una scelta
produttiva in tal senso sarebbe diseconomica e inefficiente 18:
Secondo Grant (2005) la presenza di scope economies presuppone lesistenza di
vantaggi di costo derivanti dallutilizzare una risorsa in molteplici attivit condotte
congiuntamente anzich indipendentemente, tuttavia per non confondere questo
fenomeno con quello delle economie di scala, va segnalato che le economie di scope
non solo presuppongono una riduzione del costo medio totale per un dato livello
delloutput produttivo globale, ma sono possibili solo in relazione ad un particolare
mix di prodotti diversi(Rispoli, pag. 433 1989). Quindi, sebbene queste economie
presentino analogie e motivazioni simili alle economie di scala, se ne differenziano in
quanto mentre le economie di scala si riferiscono ai risparmi di costo realizzati
dallincremento del volume di produzione del singolo output, le economie di scope sono
risparmi di costo ottenuti da un incremento della variet dei prodotti.
Secondo molti studiosi le economie di ampiezza costituiscono una evoluzione delle
economie di scala. Quindi, se in una concezione tecnologica caratterizzata
dallautomazione rigida, le sinergie produttive emergono dalla pi ampia ripartizione
dei costi fissi su elevati volumi di produzione, in un sistema contraddistinto da una
17

Economy of scope reflect that a company can produce several product lines-at given output levels- at
lower expense than a combination of firms, with each producing a single product at the same output level.
.Prince T. Revisiting Scope and Scale in The journal of commerce October 2 , 2006.
18
Carlton D.W. Perloff J.M. Organizzazione Industriale Mc Graw Hill 2005 Mi pag. 38

25

Le economie di gamma

automazione flessibile, le sinergie produttive possono derivare anche da una maggiore


ottimizzazione dei processi industriali. Daltra parte sono state principalmente le grandi
imprese a servirsi delle nuove tecnologie flessibili, sfruttando la possibilit di lavorare
simultaneamente, senza costi aggiuntivi, su un insieme di prodotti differenziati.
Tra laltro le economie di scala richiedono che limpresa modifichi la propria
organizzazione in modo da poter sfruttare la ripetitivit dei grandi volumi mentre il
conseguimento delle economy of scope richiede che limpresa modifichi la sua
tecnologia in modo tale da poter sfruttare i vantaggi di una progressiva internalizzazione
di attivit eterogenee allinterno dei suoi confini, in modo da poter sfruttare la
flessibilit dei suoi impianti e la sua capacit di governo della complessit. (Di
Bernardo pag 55). E chiaro che le economie di scope ottenute grazie alla condivisione
della stessa tecnologia per ottenere prodotti diversificati richiede sempre una certa
flessibilit dellimpresa, sia per quanto riguarda le tecniche manifatturiere che nella
tecnologia. In tale situazione, a livello organizzativo si pu parlare di una impresa che
sta realizzando uno sviluppo per cos dire interno che va a considerare la struttura
attuale della stessa rispetto alla nuova produzione. (Cfr Ferrucci 2000)
Sembra interessante, in questo contesto, la spiegazione delle economy of scope 19 data
dalla Di Bernardo definite come quelle economie conseguite attraverso lespansione
dei confini dellimpresa che riguardano prodotti e processi eterogenei che hanno tra loro
elementi di complementareit. La sostituzione della parola scope con la parola scala
tende ad estendere la teoria della dimensione tradizionale anche a aggregati eterogenei
di prodotto, passando per lartificio di sommare prodotti o capacit produttive
eterogenee, con la sola condizione che essi siano complementari. E chiaro che le
economie di scope sono godute da imprese multiprodotto, ma non automaticamente
vero il contrario, dal momento che unimpresa pu produrre beni diversi, ma non
simultaneamente, e non nello stesso impianto.
La rete di distribuzione 20, i sistemi informativi, la forza vendita e i laboratori di ricerca,
consentono di realizzare economie di scope attraverso la loro condivisione nellambito
di diverse unit di business . Quanto pi alti saranno i costi fissi connessi a tali risorse,
tanto pi grandi saranno le economie di scope realizzabili. Nel settore della
distribuzione commerciale, per fare un esempio le economie di scope scaturiscono dalla
commercializzazione di differenti linee di prodotti tra loro collegate che, utilizzando
strutture e abilit, competenze e capacit comuni, assicurano una ottimizzazione dei
19

Di Bernardo tra laltro distingue le economie di scopo dalle economie di variet. Questultime vengono
dallAutrice definite come quelle economie che si manifestano quando aumenta la variet potenziale
(delle risorse, delle tecnologie, degli sbocchi, delle relazioni ) a cui si ha accesso attraverso il possesso di
linguaggi che allarghino il processo di scelta e permettano la selezione della variante pi appropriata.
Tali economie indicano il grado di flessibilit di cui pu disporre unimpresa. Di Bernardo B. op cit. pag.
106.
20
Occorre per vedere se la distribuzione congiunta diviene meno costosa proprio perch si effettua un
trasporto di particolari tipi di beni, o se invece siamo di fronte a una particolare forma di economia di
saturazione o economia di scala. Se il risparmio dei costi di distribuzione connesso ad un particolare
combinazione di trasporto congiunto, come nel caso in cui si debbano trasportare beni di forma
complementare, in cui un tipo di bene viene stivato dentro laltro, che ovviamente deve avere una forma
cava, allora avrebbe senso parlare di economie di scopo, ma se invece ci si riferisce ad un risparmio
generico, derivante dal fatto che il trasporto di un singolo bene non consente di saturare la capacit di
carico del mezzo di trasporto, allora vengono meno le condizioni per parlare di ES in senso proprio e si
potr parlare di economie di saturazione se la somma dei carichi satura meglio il vettore, o di economie di
scala nel caso si cambi la dimensione del mezzo di trasporto. Volpato G. Impresa concorrenza e
strategie il Mulino 2008 pagg. 180-181.

26

Le economie di gamma

costi dellimpresa. Al contrario quanto pi i prodotti esigono competenze specifiche e


speciali strutture per il deposito e trasporto, tanto meno gli intermediari hanno
lopportunit di sfruttare le economie di diversificazione che nascono proprio
dallabilit nel commerciare una gran variet di prodotti correlati per un certo numero di
industriali. 21
E ancora nellambito del Marketing, anche intangible assets, come limmagine di
marca, e la reputazione dellimpresa sono soggette ad economie di scope quando
possono essere trasferiti da un area di affari ad unaltra con un exiguus costo marginale .
In particolare lutilizzo di un unico brand applicato al portafoglio prodotti, cos come
ununica rete di vendita, oppure una campagna pubblicitaria finalizzata alla
valorizzazione commerciale dellintera produzione, consente di sviluppare sinergie
molto forti tra i prodotti, nella percezione dei consumatori in termini qualitativi, nonch
di conseguire evidenti economie di scope, in termini di attivit pubblicitaria (Ferrucci
2000 pag.281). In genere, a livello organizzativo questo tipo di diversificazione viene
considerata una strategia di crescita conseguita per vie esterne, attraverso acquisizione
di imprese gi esistenti per esempio o concessione di licenze perch sembra piuttosto
difficile che internamente si sviluppino competenze tanto specialistiche in riferimento a
produzioni alquanto differenti tra loro.
Le economies of scope scaturiscono anche dallaccentramento di servizi amministrativi
e di supporto presso la sede centrale dellimpresa, che li fornisce alle altre unit di
business del gruppo (Grant 2005). Presso le imprese diversificate, la contabilit, i
servizi legali, lufficio relazioni con gli enti pubblici e i sistemi informativi sono
generalmente accentrati cos come sono normalmente unificate le attivit di ricerca e
sviluppo in quanto le conoscenze richieste per tale area riguardano la fisica, la chimica e
le altre scienze, discipline che vanno ben oltre le esigenze di una particolare linea di
prodotti.
Inoltre, lutilitas dellinformazione rappresenta sicuramente uno dei fattori pi
importanti per lo sviluppo di economie di scope nella produzione e la vendita di prodotti
correlati, in quanto le informazioni relative ad un prodotto interesseranno, con tutta
probabilit, anche ogni bene connesso al primo (Carlton 2005 pag 38).
Ad esempio, la conoscenza delle fonti di approvvigionamento o dei mercati di sbocco
riguardanti un certo prodotto costituisce un vantaggio anche per la produzione di beni
aventi natura analoga. In tali situazioni risulta efficiente produrre e commercializzare i
prodotti congiuntamente, in quanto ci consente di evitare una dispendiosa duplicazione
di informazioni, tanto che spesso proprio la difficolt di circolazione di queste che
determina la fabbricazione di prodotti correlati da parte di un unica impresa.
Infine le economie di scope possono scaturire dalla opportunit di ripartire risorse
manageriali e organizzative sottoutilizzate in altri settori di attivit. In un dato momento,
unimpresa pu possedere specifiche risorse che impossibile utilizzare pienamente sul
mercato attuale perch la crescita dimensionale sullo stesso mercato pu non essere
fattibile, a causa della concorrenza; tuttavia quelle risorse si possono applicare ad altri
mercati e cos facendo dare origine ad economie di scope. 22

21

Chandler A. Dimensione e Diversificazione Il Mulino 1994 pag. 54-55


Besanko D., Dranove D., Shanley M.,Economia dellIndustria e Strategie dimpresa Utet Libreria To
2001 pag. 228
22

27

Le economie di gamma

ECONOMIE DI SCOPO NELLA PRODUZIONE: IL CASO TEDESCO


I produttori tedeschi di coloranti fanno grandi investimenti per sfruttare pienamente le
economie di diversificazione. Gli stabilimenti, una volta ampliati, sono in grado di
produrre centinaia di coloranti, e anche molti prodotti farmaceutici, utilizzando le stesse
materie prime e i medesimi gruppi di composti chimici intermedi. Le prime tre imprese
che effettuano gli investimenti necessari per sfruttare i vantaggi di costo associati alle
economie di scala e diversificazione - la Bayer, la Hoechst, e la Basf - sono in grado di
ridurre i prezzi di un nuovo colorante sintetico, il rosso alizarina, da 270 marchi il Kg
nel 1869 a 9 marchi nel 1886 e di contrarre in modo significativo anche i prezzi degli
altri. Lintroduzione di un nuovo colorante o di un nuovo prodotto farmaceutico
aumenta di poco i costi di produzione di questi articoli, mentre permette una riduzione
nei costi unitari negli altri. Daltro canto non solo lo sviluppo di nuovi coloranti o
farmaci rappresenta un costo aggiuntivo seppur modico, ma ad ogni nuovo inserimento,
occorre potenziare lattivit di controllo sulla qualit e di coordinamento del flusso di
prodotti.
Interamente tratto da Dimensione e Diversificazione Chandler A. 1994

3.4

RIFLESSIONI CONCLUSIVE

Una delle determinanti della diversificazione correlata sono in gran parte le economies
of scope. Panzar e Willing fanno derivare dalla presenza delle economie di scope la
convenienza a sviluppare imprese multiprodotto attraverso la condivisione di intangibile
assets, di risorse tecnologiche, di produzione e commerciali ed anche la possibilit di
trasferire know how nelle attivit condivise. La diversificazione pu essere sollecitata da
un eccedenza di risorse, ma non sempre vero che la produzione di due beni da parte di
due imprese distinte sia pi costosa della produzione di due beni da parte di ununica
impresa e in particolare Teece afferma che the analysis to be engaged here.
indicates that the Panzar and Willing conclusions are too strong Teece 1991.
Richiamando i concetti della teoria transazionale, possibile ampliare i presupposti di
realizzazione delle economie di scope che non sono limitati alle sole relazioni
tecnologiche, ma anche alla incidenza dei costi di transazione, che inducono alla
comparazione tra la convenienza a ricorrere al mercato e la convenienza ad usare la
gerarchia 23 (cfr Di Bernardo pag.470 1991). Chiaramente, date queste premesse, si
pu affermare che lesistenza di elevati costi di transazione giustifica la produzione da
parte della singola impresa dei prodotti caratterizzati da elevate economie di scopo24
perch tali economie, non costituiscono un valido motivo per la diversificazione se non

23

Le economie dovute alla riduzione dei costi di transazione sono naturalmente collegate a quelle di scala
e di diversificazione. Le economie di scala e di diversificazione interne ad una singola unit di produzione
o di distribuzione, permettono a questultima di espandere la produzione di beni e servizi e fanno
aumentare in modo proporzionale il numero delle operazioni commerciali e delle relazioni contrattuali
che limpresa deve stabilire con le altre unit operative. Come i mutamenti nei processi di produzione e
distribuzione hanno un forte impatto dalla natura delle transazioni,definite mediante relazioni contrattuali
che avvengono tra le unit, cos le operazioni svolte al loro interno sono influenzate dai cambiamenti
nelle relazioni contrattuali. Chandler A. Dimensione e diversificazione,op.cit. pag. 37-38
24
Carlton D.W. Perloff J.M.,op.cit.pag.38

28

Le economie di gamma

in concomitanza di elevati costi di transazione. 25 Lo Scope dellimpresa non


rappresentato esaustivamente dalla sola tecnologia utilizzata, ma dall economia dei
costi di transazione, ossia dal confronto ad usare il mercato a o la gerarchia. Non detto
dunque che ad esempio, nelle condizioni in cui esistono economie tecnologiche di
scope vi sia sempre la convenienza a far svolgere e i processi congiunti allinterno della
stessa impresa. Le diverse risorse appartenenti ad unimpresa possono essere condivise
tra diverse attivit attraverso le transazioni del mercato e le economie di scope possono
essere sfruttate tramite la vendita e la cessione di licenze delle risorse e competenze ad
un'altra impresa. Quindi il quid che permette che le economie di scope vengano sfruttate
al meglio internamente, attraverso la diversificazione, o esternamente attraverso
contratti di mercato con imprese indipendenti lefficienza relativa cos come
afferma Grant ossia conoscere quanto ammontano i costi di gestione delle economie di
scope allinterno dellimpresa diversificata rispetto ai costi di transazione dei contratti
di mercato. Se i costi di transazione includono le spese per la stesura, negoziazione e
monitoraggio e lapplicazione dei contratti, i costi connessi allinternalizzazione
dellattivit riguardano la gestione, il coordinamento delle attivit diversificate, che
vengono definiti costi di organizzazione indicativi della convenienza o meno ad usare
la gerarchia e che derivano principalmente sia dalla complessit nel gestire un numero
rilevante di business unit allinterno del portafoglio dellimpresa che dallintensit del
coordinamento necessario tra differenti business al fine di creare valore mediante
trasferimento di conoscenze ed economie di scope. Per coordinare necessario valutare
con precisione quale sia il contributo dato da una singola business unit al complesso
della diversificazione 26
Sarebbe interessante sapere come mai la Walt Disney Company concede in licenza
limmagine di Paperino a un produttore di succhi di arancia piuttosto che costruire una
societ per limbottigliamento e la commercializzazione di succhi di frutta e invece
possiede e gestisce direttamente i suoi parchi tematici (Disneyland Disney world) 27.
Non semplice, avere una spiegazione razionale infatti la quaestio difficile e trae
origine fondamentalmente dalle risorse e competenze interne, perch nonostante sia
pensabile conseguire alti guadagni concedendo in licenza marchi e brevetti, non
possibile sfruttare similmente in modo cos efficace le complesse e articolate
competenze organizzative interne, attraverso le transazioni di mercato. Quanto pi le
competenze dellimpresa sono incorporate nel sistema manageriale e nella cultura
organizzativa, tanto pi sar difficile trasferirle e sfruttarle al di fuori dei confini
dellimpresa stessa. (Grant 2005)
Solo partendo dalle specifiche competenze sedimentate allinterno di un impresa,
possibile comprendere le ragioni differenziali del suo comportamento. Vi saranno in
altri termini, imprese capaci di realizzare lexplotation delle economie di scope, mentre
altre trarranno maggior profitto dalla loro cessione allesterno (cfr Ferrucci L. 2000
pag 289).

25

Le transazioni si effettuano sui mercati quando questa la modalit pi efficiente, ed esse sono
condotte allinterno delle imprese o di qualche altra forma organizzativa quando questo minimizza i costi
della loro effettuazione Milgrom P. Roberts J. Economia Organizzazione e Management Il Mulino
Bologna 1994 pag 59
26
Pellicelli G. Strategie di impresa UBE Milano seconda ed 2005. pag 290-291
27 Grant (2005)op.cit.

29

Le economie di gamma

Bibliografia
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the Scope of the Enterprise Edith by Nicolai, J. Foss Oxford University Press
Besanko D., Dranove D., Shanley M., 2001 Economia dellIndustria e Strategie
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Chandlers Scale and Scope in Journal of Economic Literature Vol XXXI
Volpato G.(2008) Impresa concorrenza e strategie Bologna,il Mulino
Zamagni S. (1990) Economia Politica Roma, NIS

30

Le economie di apprendimento

LE ECONOMIE DI APPRENDIMENTO28

4.1

IL CONCETTO DI ECONOMIA DI APPRENDIMENTO/ESPERIENZA

Il differenziale competitivo tra imprese dal lato dei costi pu essere spiegato ricorrendo
al concetto di economie di apprendimento o economie di esperienza. Tali concetti
(apprendimento ed esperienza) che come vedremo non sono sinonimi, sono comunque
utilizzati per indicare un differenziale competitivo che deriva dalla diminuzione dei
costi di un certo prodotto in virt della maggiore esperienza acquisita dallimpresa nella
sua produzione.
Si tratta di concetti che storicamente sono stati sviluppati ed osservati successivamente
a quello di economia di scala, dal quale come vedremo si differenziano per pi aspetti.
Per una migliore comprensione del concetto utile riportare le frasi che attribuite ad un
comandante di una base americana di aviazione militare, che nei primi anni venti dello
scorso secolo ed con riferimento alla diminuzione dei costi nella fase di assemblaggio
di un modello di aeromobile affermava il numero delle ore di lavoro diretto, richiesto
per assemblare un aeromobile, decresceva in funzione dellincremento del numero
totale di aeroplani assemblati (Valdani e Ancarani, 2009, pag. 162). Si tratta a bene
vedere di una diminuzione dei costi della manodopera diretta preposta allassemblaggio
in funzione della produzione di aeromobili cumulata nel corso del tempo. In termini pi
generali, la diminuzione dei costi di produzione legati alla manodopera diretta in virt
della ripetizione nel tempo della produzione di un determinato prodotto viene ad essere
identificato con il termine economia di apprendimento.
Come si pu notare da quanto esposto in prima battuta la diminuzione dei costo
prevalentemente connessa allapprendimento acquisito dal personale in merito al
processo di produzione e di attrezzaggio dei macchinari. A partire dagli anni sessanta
dello scorso secolo si fatto strada un approccio che ha cercato di ampliare limpatto
delleffetto apprendimento, studiando la dinamica dei costi non solo con riguardo alle
mastraenze operaie, ma delineando tale effetto con riferimento a pi ampie attivit
aziendali. In altri termini si cercato di capire se la diminuzione dei costi fosse
associabile allapprendimento che si sviluppa nello svolgimento di altre attivit
aziendali, non solo quindi con riferimento a quelle inerenti la sfera produttiva
dimpresa. Tale pi ampio effetto, che stato in particolare studiato dalla nota societ
di consulenza Boston Consulting Group ed ha preso il nome di economia di
esperienza. La curva di esperienza viene elaborata dalla BCG nel 1966 grazie alla
realizzazione di un progetto per un grande produttore di semiconduttori, che aveva
commissionato alla societ di consulenza una ricerca per comprendere il
comportamento dei prezzi nel suo mercato.
Il concetto di economia di esperienza quindi pi ampio e pi coerente con lattuale
scenario, dove la creazione del valore risiede non solo, ed in alcuni casi, non tanto,
nelle attivit manifatturiere dellimpresa. A tale concetto faremo quindi riferimento per
identificare la riduzione dei costi medi che deriva dallesperienza che si sviluppa sia
nelle attivit produttive che in altre attivit aziendali.

28

Il presente capitolo stato scritto dal Dott. Andrea Runfola.

31

Le economie di apprendimento

A questo punto utile proporre alcune definizioni per identificare al meglio le


caratteristiche del concetto di economia di esperienza:
il costo di realizzazione di ogni attivit che abbia natura ripetitiva, non
necessariamente produttiva, decresce con laccrescersi dellesperienza acquisita e
cumulata (Valdani ed Ancarani, 2009 p.163)
il costo unitario del valore aggiunto di un prodotto omogeneo, misurato in unit
monetarie costanti, diminuisce di una percentuale fissa e prevedibile ogni volta che la
produzione totale cumulata raddoppia (Lambin 2004, p.194).
La realizzazione ripetuta di uno stesso prodotto o servizio, specialmente se complesso,
consente un progressivo affinamento dei modi di produzioneper
cuilapprendimento di forme organizzative e tecniche pi efficienti , derivato
dallaccumulo di esperienze, consente economie spesso rilevanti (Volpato 2008, p.
174, corsivo nostro).
Al di l delle differenze riscontrabili nelle diverse definizioni, possibile identificare
alcuni elementi comuni che caratterizzano il concetto di economia di esperienza:
-

la competitivit dei costi riguarda non solo i costi legati alla produzione, ma pi
generalmente i costi sui quali limpresa ha un suo diretto controllo come quelli
di trasformazione, di assemblaggio, di distribuzione e di servizio.

la competitivit in termini di costo discende dalla natura ripetitiva e ripetuta nel


corso del tempo delle attivit, nel senso che la cumulazione delle attivit
consente una riduzione dei costi;

lapprendimento o esperienza non di per s automatico ma occorre che


limpresa si organizzi con lo scopo di apprendere, dato che, la maggiore
complessit delle attivit influisce sulla maggiore competitivit dal lato dei costi.

Risultano quindi evidenti le principali differenze tra il concetto di economia di


esperienza e di economia di scala. E necessario ribadire che in passato i due concetti
sono stati da alcuni teorici considerati come due casistiche dello stesso fenomeno,
ovvero, ed in altri termini, che le economie di esperienza potessero essere incluse come
una categoria delle economie di scala. Come gi anticipato, in effetti la successiva
elaborazione teorica del concetto di economia di esperienza rispetto al pi affermato
concetto di economia di scala ha dato spazio a simili interpretazioni. E tuttavia
necessario evidenziare che le economie di esperienza non possono essere incluse nelle
economie di scala da cui si differenziano almeno per i seguenti aspetti:
-

le economie di esperienza devono essere considerate come un effetto che ha


natura dinamica (Silberston 1972), dato che la ripetizione nel corso del tempo
delle attivit genera economia proprio perch si confrontano i costi di una stessa
attivit in momenti diversi della vita aziendale (ovvero in momenti diversi con
esperienze diverse), mentre nel caso delle economie di scala la competitiv sul
lato dei costi da ricercare nel confronto tra due impianti con una diversa
capacit produttiva (nella formulazione pi semplice) in un determinato tempo;

32

Le economie di apprendimento

le economie di esperienza devono essere ricercate dallimpresa, rispondono


quindi ad una legge volontaria, dato che la diminuzione dei costi non sempre e
necessariamente si realizza in virt dello scorrere del tempo e che di per s
lesperienza non diminuisce i costi. Le economie di scala rispondono ad una
legge automatica, dato che in una determinata unit temporale laumento della
scala produttiva genera sempre una riduzione dei costi;

Ci considerato, ed in ultima analisi, possiamo quindi esprimere il concetto di


economia di esperienza come la riduzione dei costi medi allaumentare della
produzione cumulata nel tempo. Si tratta di un fenomeno di rilievo in termini
competitivi. A tal proposito, Grillo e Silva (1989) mettono in luce ad esempio che nel
settore chimico la riduzione dei costi al raddoppiare della produzione del 23%. Una
diminuzione dei costi si assiste anche nel settore degli autoveicoli (dove la ripetizione
dello stesso modello di auto comporta livelli di costi variabili inferiori da anno ad anno)
o nel settore siderurgico, dove unimpresa scandinava ha ottenuto una riduzione
costante del 2% annuo per oltre quindici anni senza alcun investimento in tale
direzione.
Da questi tratti essenziali del concetto di economia di esperienza e dalle differenze con
le economie di scala, partiamo per comprendere e discutere le principali fonti e
determinanti.

4.2

FONTI E DETERMINANTI DELLECONOMIA DI ESPERIENZA

Per quanto il concetto di economia di esperienza abbia valenza generale, risulta


evidente che questa produce effetti significativi in quei settori che sono caratterizzati da
una forte intensit di manodopera (Abernathy e Wayne 1974).
Ci premesso, cerchiamo di delineare nelle pagine che seguono i principali fattori che
rappresentano le determinanti e le fonti delleconomia di esperienza.
In virt di quanto evidenziato fino ad adesso, leconomia di esperienza pu essere
riconnessa prevalentemente alle seguenti determinanti (Abell e Hammond 1986,
Valdani e Ancarani, 2009):

lefficienza in termini di maggiore produttivit che viene generata dai lavoratori,


dalla specializzazione del lavoro e dallintroduzione di nuovi metodi-tecniche;

la riduzione dei costi generata dallintroduzione in impresa di nuovi processi di


produzione (come processi di automazione);

la ricerca di standardizzazione o di cambiamenti/modifiche apportate al


prodotto;

Il primo fattore da analizzare riguarda lincremento di produttivit connesso alla forza


lavoro direttamente coinvolta nelle attivit di produzione di un prodotto. In questo senso

33

Le economie di apprendimento

con laumentare della quantit di produzione cumulata nel corso del tempo, lefficienza
del singolo addetto tende ad aumentare in virt dellesperienza acquisita. Si conoscono
meglio il prodotto ed i metodi di produzione. Ci pu portare ad un risparmio di costo
che pu essere pi o meno significativo in funzione del settore a cui appartiene il
prodotto dellimpresa, o alla pi facile introduzione in impresa di nuove tecniche (con
maggiore capacit di apprendimento e di impiego da parte delle maestranze). In pi,
come abbiamo sottolineato in precedenza, laumentata esperienza non limitata al solo
personale impiegato nel processo di produzione, dato che lapprendimento pu
riguardare anche coloro che sono impiegati in altre funzioni aziendali, marketing,
finanza, amministrazione le cui conoscenze ed esperienze analogamente potrebbero
crescere con il passare del tempo ed incidere sullefficienza generale dellimpresa.
Un secondo fattore rilevante riguarda la riduzione dei costi generata dallintroduzione
nel processo produttivo di nuovi processi di produzione. Si tratta di un differenziale di
competitivit che assume maggiore enfasi nel caso di settori capital intensive, rispetto a
quelli labour intensive. In questo caso la maggiore esperienza da riconnettersi alla
ricerca e sviluppo, che in virt dellesperienza cumulata nel tempo, consente di
introdurre in impresa processi di lavorazione che consentono di incrementare la
produttivit. Su questo aspetto Valdani ed Ancarani (2009), sottolineano come
lindustria dellelettronica abbia raggiunto tassi elevati di apprendimento proprio
destinando molte risorse finanziarie allattivit di ricerca e sviluppo. In questo senso
viene evidenziato come in tale settore si siano raggiunti tassi di apprendimento del 7080% che nei fatti comportano che ogni qualvolta la produzione totale raddoppia, i costi
unitari totali decrescono all70-80% del costo originale. Tali risultati, proseguono gli
autori, sono altres rinvenibili in settori come quelli nucleare, chimico, siderurgico.
Un terzo fattore riguarda le politiche di standardizzazione del prodotto e/o lapporto di
miglioramenti/cambiamenti al prodotto. Si tratta in entrambi i casi di interventi sul
prodotto. Con riferimento alla standardizzazione del prodotto, evidente che affinch la
natura ripetitiva e ripetuta nel corso del tempo possa generare esperienza e auspicabile
secondo taluni autori che il prodotto mantenga invariate le sue caratteristiche nel corso
del tempo. Solo in questo modo possibile ottenere vantaggi di costo dovuti alla
ripetizione delle stesse operazioni nel tempo. Al contempo, laccresciuta esperienza pu
per essere generata dallapporto di miglioramenti/cambiamenti nel prodotto. Ci a
voler significare che nel corso del tempo la maggiore conoscenza del prodotto pu
implicare anche una maggiore conoscenza dei suoi punti di forza e punti di debolezza,
aumentando nei fatti lesperienza in merito a quali cambiamenti poter apportare
riducendo in tale modo i costi e garantendo comunque lapprezzamento del prodotto sul
mercato.

4.3

FORMULAZIONE MATEMATICA E GRAFICA DELLECONOMIA DI


ESPERIENZA

Dopo aver delineato il concetto e le determinanti delle economia di esperienza,


procediamo con la sua formulazione matematica e la rappresentazione in veste grafica.
Dal punto di vista matematico la rappresentazione delle economie di esperienza pu
essere evidenziata come segue (Volpato, 2003):

34

Le economie di apprendimento

Cb=Ca (Qa/Qb)v
Cb= costo per unit al tempo b
Ca= costo per unit al tempo a
Qa= quantit cumulata prodotto al tempo a
Qb= quantit cumulata prodotta al tempo b
v= una costante che misura la velocit di apprendimento
Dal punto di vista grafico possibile rappresentare la curva di esperienza come nelle
figura che segue:
Costi per
unit

Ca

Cb

Qa

Qb

Quantit cumulata di produzione

La curva di esperienza viene poi anche rappresentata su scala logaritmica, mostrando in


questo senso un andamento lineare.

35

Le economie di apprendimento

Log
Costi per
unit

Ca

Cb

Qa

Qb Log
Quantit cumulata di produzione

Come si evince dalla figura nellasse delle ascisse rappresentata lesperienza


accumulata dallimpresa e che viene ad essere identificata con la quantit cumulata di
produzione nel corso del tempo. Sullasse delle ordinate invece, abbiamo il costo per
unit di prodotto, che come evidenziato fino ad adesso decresce con laumentare
dellesperienza. La differenza tra Cb e Ca il differenziale di competitivit che viene
generato dalleffetto esperienza. Il coefficiente v una costante che varia dalla
complessit delloperazione e dal tasso di apprendimento ed ha una dinamica compresa
tra 0 ed 1. Il coefficiente v incide sulla pendenza della curva.
Molti studi empirici hanno cercato di rappresentare la curva di esperienza nei diversi
settori.
La figura che segue mostra la dinamica dellesperienza osservata in alcuni settori
attraverso la rappresentazione della curva di esperienza cosi come interpretata dai
ricercatori della Boston Consulting Group. Si prenda la prima rappresentazione in alto a
sinistra. Essa rappresenta le evidenze empiriche osservate nel campo degli alimentatori
a vapore a turbina con la rappresentazione della curva di esperienza su scala
logaritmica, dove tale curva assume un andamento lineare. La figura mostra come vi sia
un andamento pressoch uniforme dei costi per unit effettivamente misurati con
landamento teorico della curva di esperienza e come allaumentare dei megawatts
cumulati per impresa il costo si modifica sostanzialmente.

36

Le economie di apprendimento

Fonte: Rappresentazioni BCG contenute in Giacomazzi (2002) e BCG (1974)

37

Le economie di apprendimento

4.4

IMPLICAZIONI STRATEGICHE IN TERMINI DI IMPATTO SULLE


SCELTE DI INVESTIMENTO E LIMITI TEORICI DEL CONCETTO

Dal punto di vista strategico il perseguimento di rilevanti economie di esperienze come


abbiamo pi volte sottolineato porta ad un maggiore livello di competitivit
dellimpresa.
Limpresa che in presenza di omogeneit di prodotto si trova su livelli pi elevati di
produzione cumulata nel tempo, pu godere di una diminuzione dei costi unitari che
pu tradurre in un prezzo al mercato pi basso rispetto a quello dei concorrenti che si
trovano su volumi cumulati pi ridotti o pu portare alla determinazione del prezzo in
linea con i concorrenti, nel confronto dei quali per gode di una maggiore marginalit.
In questo senso, il posizionamento su pi elevati livelli nella curva di esperienza pu
rappresentare un elemento in grado di mutare la struttura di un settore.
Si consideri lesempio che segue tratto dai materiali predisposti dalla Boston Consulting
Group (1974). Nella figura che segue vengono mostrati gli andamenti dei prezzi di una
industria e dei costi aziendali di tre imprese collocate sulla medesima curva di
esperienza: le imprese A, B, C. Nella figura si considera che limpresa con maggiore
quota di mercato e anche limpresa con un maggiore accumulo di esperienza,
assumendo in tal senso una correlazione positiva tra le due grandezze, peraltro non
necessariamente verificabile. Dallanalisi della figura emerge come quando il prezzo di
mercato si colloca su un livello pari a quello evidenziato in figura possibile
evidenziare tre situazioni diverse per le tre imprese. Limpresa A ottiene un margine di
profitto significativo, limpresa B un margine di profitto di lieve entit, mentre
limpresa C mostra una perdita. In una siffatta situazione limpresa A in grado di
attivare comportamenti aggressivi che possono portare ad una riduzione dei prezzi in
linea con le proprie potenzialit di efficienza, portando allesclusione dei concorrenti
pi deboli dal settore.

Fonte: BCG (1974)

Veniamo infine ad analizzare i limiti della teorizzazione connessa alle curve di


esperienza. In primo luogo occorre riflettere sul significato attribuito al concetto di
esperienza nelle rappresentazioni e nella tradizionale visione di tali economie.
In prima approssimazione si detto che tale concetto stato tradizionalmente
ricondotto alla quantit cumulata di produzione nel tempo assumendo che
lapprendimento si sviluppi con laumentare della produzione. Su questo aspetto
occorre riflettere dato che si tratta di una equivalenza foriera di errori.

38

Le economie di apprendimento

In effetti non necessariamente detto che lesperienza venga acquisita con la


meccanica ripetizione delle operazioni. Come abbiamo sottolineato pi volte,
leconomia di esperienza risponde ad una legge cosiddetta volontaria nel senso che
occorre una specifica volont di alimentare lapprendimento. Infatti, se vero che
allorquando si tratti di operazioni particolarmente semplici, laccumulo di esperienza
risulta pi facile e tale elemento pu trovare riscontro in un risparmio di costi, anche
vero che in siffatte situazioni il risparmio relativamente modesto visto la natura
delloperazione. In situazioni invece di complessit delle operazioni, laddove
lesperienza accumulata pu essere svincolata da un automatismo con il volume
prodotto, dato che non pu prescindere dalla volont dellorganizzazione di generare
apprendimento, leconomia pu essere pi marcata.
In pi si rifletta sul fatto che allorquando si considerano mansioni complesse la
produzione cumulata pu non misurare lesperienza acquisita. Si pensi ad un progettista
per il quale lesperienza non si misura sulla base del numero di pezzi prodotti
nellambito di un singolo progetto, quanto piuttosto nel numero di progetti simili tra di
loro che possono contribuire a generare esperienza (Volpato 2008). In questo caso il
volume prodotto perde di significato. Inoltre sempre con riferimento alle mansioni
complesse con competenze estremamente specializzate difficile in realt ottenere
ripetizione della mansione, dato che il contenuto innovativo in ciascuna attivit risulta
particolarmente elevato. In questo senso ancora una volta il concetto di volume di
produzione cumulato non risulta particolarmente significativo per misurare
lesperienza.
Inoltre opportuno segnalare che allinterno di uno stesso processo produttivo possono
operare pi individui, ognuno dei quali caratterizzato da differenti tempi e livelli di
apprendimento.
Infine, se poniamo lattenzione sul prodotto, leffetto esperienza pu essere misurato
nel confronto competitivo in condizioni di omogeneit tra prodotti. Questa condizione
pu non essere presente. Come abbiamo affermato leffetto esperienza pu
rappresentare una barriera allentrata allingresso di competitori nel settore. E tuttavia
da sottolineare che una strategia basata solo su tale aspetto pu portare a strategie miopi
dato che la valenza delleconomia di esperienza come differenziale competitivo trova
un limite nellinnovazione di prodotto. In altre parole, la curva di esperienza ha un
limite per quei prodotti che sono soggetti a cambiamenti/miglioramenti, per cui
limpresa potrebbe non essere in grado di rispondere a cambiamenti/miglioramenti
apportati da altri se unicamente concentrata nel perseguire un aumento della produzione
cumulata nel tempo.

39

Le economie di elasticit produttiva

LE ECONOMIE DI ELASTICITA PRODUTTIVA29

5.1

IL CONCETTO DI ECONOMIA DI ELASTICIT PRODUTTIVA

Il differenziale competitivo tra imprese pu essere ricondotto anche alle economie di


elasticit produttiva. Si tratta di una tipologia di economia che si riconnette alla struttura
tecnica degli impianti e che strettamente correlata al concetto delle economie di scala,
da cui non pu prescindere.
In prima istanza occorre ricordare una delle possibili criticit delle economie di scala e
che riguarda il raccordo tra dimensione della capacit produttiva e dinamica della
domanda.
Da questa criticit partiamo per approfondire il concetto di economia di elasticit
produttiva.
Occorre ribadire infatti che a partire dagli anni sessanta dello scorso secolo la domanda
di beni ha assunto caratteri di estrema variabilit e variet (Di Bernardo e Rullani, 1990,
Silvestrelli 2003). Variabilit nel senso di una dinamica estremamente articolata con un
aumentata difficolt di previsione del livello di domanda, anche in virt degli andamenti
congiunturali che hanno caratterizzato a partire dagli anni settanta la dinamica del
mercato. Le oscillazioni della domanda rappresentano in altri termini elementi di
difficolt allorquando occorre definire la scala produttiva cui collocare il
dimensionamento degli impianti. Variet nel senso invece di un cambiamento delle
preferenze dei consumatori verso prodotti con funzioni sempre pi differenziate rispetto
alle tradizionali funzioni di base. In altri termini la ricerca di differenziazione perseguita
dalle imprese e ricercata dai consumatori ha reso complessa la scelta del
dimensionamento produttivo, dato che ha reso meno conveniente il dimensionamento su
scale elevate di impianti con forte specializzazione produttiva.
A partire da ci nella scelta della struttura impiantistica di cui dotarsi ha assunto
rilevanza il tema dellelasticit produttiva. Tale concetto pu essere definito come segue
(Silvestrelli 2003, p.177): per elasticit si intende la possibilit di una
sottoutilizzazione dellimpianto, senza che il costo medio del prodotto aumenti in
misura tale, da non essere pi competitivo
In altri termini la scelta tra due impianti aventi capacit produttiva identica pu essere
riconducibile alla diversa elasticit, per cui in situazioni in cui la variabilit della
domanda elevata, pu essere preferibile dotarsi dellimpianto tra i due che possiede
una maggiore elasticit. In questo senso limpresa che si dota dellimpianto pi
elastico in grado di ottenere economie, che sono appunto identificate con il termine
economie di elasticit produttiva. Questo perch le oscillazioni della domanda sono
meglio assorbite e comportano minori costi nellimpianto connotato da pi elevati livelli
di elasticit. Infatti il pieno sfruttamento delle economie di scala implica la possibilit di
collocarsi su livelli produttivi elevati e relativamente stabili. Se limpresa ha definito
una struttura di impianti con una determinata dimensione ottima minima, ogni
mutamento nella domanda fa muovere limpresa sulla curva dei costi medi di breve
periodo. Due impianti aventi medesima capacit produttiva potrebbero avere curve dei
costi medi con differenti inclinazioni e questo potrebbe significare per limpresa una
29

Il presente capitolo stato scritto dal Dott. Andrea Runfola.

40

Le economie di elasticit produttiva

differenziale in termini di convenienza economica nella scelta tra luno o laltro


impianto proprio tenendo in considerazione il diverso livello di assorbimento delle
oscillazioni.
A partire da tale affermazione, cerchiamo di chiarire meglio il concetto di elasticit, ed
in particolare cercare di comprendere nelle pagine che seguono quali sono le
determinanti dellelasticit di un impianto rispetto ad un altro avente medesima capacit
produttiva ed in che termini questa rappresenti una economia.

5.2

FONTI E DETERMINANTI DELLELASTICIT PRODUTTIVA

Per comprendere e capire quali sono le fonti e le determinanti dellelasticit produttiva,


partiamo dal presupposto che limpresa debba scegliere tra due impianti aventi
medesima capacit produttiva e medesimo livello di specializzazione. Questo significa
che per entrambi c una dimensione massima che si colloca su stessi livelli (capacit
produttiva) e che gli impianti consentono di ottenere lo stesso prodotto o stessi mix di
prodotto (medesimo livello di specializzazione). In presenza infatti di impianti con
medesima capacit produttiva ma livelli di specializzazione differenti il confronto perde
di omogeneit e risulta pi complesso.
Ci premesso, pur avendo gli impianti medesima capacit produttiva, non detto per
che gli impianti abbiano medesima struttura tecnica, ci a dire che possono essere
connotati da differenti combinazioni capitale-lavoro, differenti gradi di automazione,
differenti concezioni tecniche ed organizzative (Silvestrelli, 2003).
In considerazione di quanto esposto risulta evidente che i due impianti hanno curve del
costo medio caratterizzate da differenti inclinazioni, per cui diviene essenziale
comprendere il ruolo giocato da eventuali oscillazioni della domanda. In altri termini le
determinanti dellelasticit produttiva dipendono dalla durata delle fasi di pieno
sfruttamento dellimpianto e di quelli di parziale sottoutilizzo, e, in questo secondo caso
su che livelli si colloca il sottoutilizzo.
Leconomia di elasticit produttiva risiede proprio nel fatto che avendo curve di costo
medio ad U con differenti inclinazioni, limpresa potrebbe preferire lutilizzo di un
impianto che pur avendo una dimensione ottima minima che si colloca su livelli di
costo pi elevati di un altro impianto, possiede per una curva dei costi medi di breve
periodo con un minor grado di inclinazione. E evidente che in presenza di oscillazioni
della domanda elevate, tali da creare situazioni di allontanamento dalla dimensione
ottima minima consistenti, limpianto che si connota per una inclinazione minore della
curva dei costi medi pu presentare livelli di costo mediamente pi bassi pur avendo
una dimensione minima maggiore.

5.3

FORMULAZIONE MATEMATICA E RAPPRESENTAZIONE GRAFICA

Cerchiamo di chiarire quanto detto con una esemplificazione grafica che ci consenta di
evidenziare limpatto dellelasticit produttiva.
Ipotizziamo la presenza di due impianti (impianto A ed impianto B) con medesima
capacit produttiva e livello di specializzazione, ma differente struttura degli impianti.

41

Le economie di elasticit produttiva

Nella figura che segue rappresentiamo il costo totale di due impianti siffatti, ricorrendo
alla nota formula:
Ct=Cf + Cv (q)

Costi

CT A

Ct B

Cf B

Cf A

Capacit produttiva
massima (Cmax)

Come si evince dal grafico per entrambi gli impianti la capacit produttiva massima
identica. Tuttavia limpianto A presenta una struttura tecnica differente dallimpianto
B. Limpianto B infatti possiede una maggiore quota di costi fissi (Cf B) rispetto
allimpianto A (Cf A).
Se passiamo ad analizzare la curva del costo medio unitario del prodotto emergono
interessanti evidenze. Nella figura rappresentiamo la curva dei costi medi di breve
periodo di B (CM B) e la curva dei costi medi di breve periodo di A (CM A) e la curva
dei costi di lungo periodo. Come si evince dal grafico la curva dei costi dellimpianto
B ha una maggiore connotazione in termini di andamento ad U. Limpianto B presenta
un costo minimo pi basso del costo minimo di A.

42

Le economie di elasticit produttiva

Costi
medi
unitari

CM B
CM
A

Qx-y

Qx

Qx+y

Quantit
prodotta

Fonte: nostra elaborazione da Grillo e Silva (1989)

Da un punto di vista statico, in assenza di oscillazioni della domanda, con un pieno


sfruttamento della capacit produttiva limpianto B sarebbe da preferire, come si evince
dal confronto tra le curve dei costi medi di B (CM B) e di A (CM A).
Tuttavia in presenza di oscillazioni della domanda (- o + y) intorno al punto di minimo
Qx, limpianto A sembra essere pi elastico, nel senso che pur avendo una diversa
curva dei costi medi, con costi medi minimi maggiori, presenta un minore incremento
degli stessi in seguito a variazioni della produzione intorno al livello ottimale, con
conseguenti costi medi mediamente inferiori a quelli di B. Nel caso proposto limpianto
A cos pi elastico dellimpianto B, per cui pu risultare pi efficiente in presenza di
variabilit della domanda. In altri termini quando lintervallo atteso della produzione
superiore di un valore (y) in pi o in meno rispetto al valore ottimale di produzione Qx
(Qx-y o Qx+ y), limpianto A pur avendo un costo medio minimo pi elevato di B,
presenta minori incrementi del costo medio a variazioni della domanda ed quindi da
preferire (Grillo e Silva, 1989).
Il concetto di elasticit produttiva non deve essere confuso con quello di adattabilit
produttiva che seppure simile nel senso che riguarda criticit legate alla variabilit
della domanda, si connette al confronto di due impianti che presentano dimensione
produttiva diversa, in altri termini uno di dimensioni maggiori rispetto ad un altro.
Anche in questo caso la variabilit della domanda pu far si che limpianto con una
dimensione produttiva inferiore sia da preferire rispetto ad un impianto con dimensione
produttiva superiore proprio in virt delle sue oscillazioni. Vediamo anche in questo
caso una esemplificazione grafica. Nel grafico che segue sono rappresentati due
impianti A e B con differenti dimensioni produttive come si evince dallandamento
delle curve dei costi medi CM B e CM A.

43

Le economie di elasticit produttiva

Costi
medi
unitari
CM B
CM A

Q*-y

Q*

Q*+y Qx-y

Qx

Qx+y

Quantit prodotta

Fonte: nostra elaborazione da Grillo e Silva (1989)

Anche in questo caso in senso statico, ovvero in assenza di fluttuazioni della domanda,
secondo la teoria delle economie di scala limpianto A sarebbe da preferire, dato che
presenta un costo minimo inferiore a B. Tuttavia, nel caso segnalato, in presenza di
fluttuazioni della domanda piuttosto elevate (- o + y) intorno alla dimensione ottima
minima (Qx), limpianto con dimensione produttiva inferiore (Q*) sarebbe da preferire.
Ci poich pur avendo un costo minimo superiore ad A, limpianto B possiede una
curva dei costi di breve periodo meno inclinata, tale da far si che i costi siano
mediamente inferiori rispetto a quelli dellimpianto A. In questo caso si dice che
limpianto B pur avendo una dimensione produttiva inferiore a quella di A con costi
medi minimi pi elevati da preferire ad A perch pi adattabile.

5.4

IMPLICAZIONI STRATEGICHE IN TERMINI DI IMPATTO SULLE


SCELTE DI INVESTIMENTO E LIMITI TEORICI DEL CONCETTO

Dal punto di vista strategico, la ricerca di economie di elasticit produttiva presuppone


la considerazione della variabilit della domanda e nei fatti consente allimpresa una
scelta maggiormente consapevole del dimensionamento produttivo. Questo perch una
impresa che risulta efficiente sul piano teorico sfruttando completamente una scala
molto ampia, pu rivelarsi inefficiente per output produttivi inferiori a quello
ottimale perch il costo del prodotto aumenta troppo a causa della rigidit della
struttura produttiva (Silvestrelli 2003, p. 180).

44

Le economie di elasticit produttiva

Ne consegue che le economie di elasticit produttiva rappresentano un concetto di


rilievo nel confronto competitivo dato che non sempre la dimensione pi grande, che
persegue la ricerca di economie di scala, rappresenta la pi corretta scelta di
investimento.
Ci chiarito cerchiamo di approfondire in ultima istanza quelli che sono i principali
limiti del concetto di economie di elasticit produttiva.
Oltre alla gi citata necessit di procedere al confronto di impianti con medesimo
livello di specializzazione, lelasticit produttiva pu trovare un limite di utilizzo in
altre possibili soluzioni che limpresa pu adottare con riguardo allassorbimento delle
oscillazioni e della variabilit della domanda.
In particolare lassorbimento delle fluttuazioni della domanda pu essere conseguito
attraverso altre due prevalenti modalit.
Una prima riguarda la possibilit di ricorrere allo strumento delle scorte. A questo
riguardo, se pur vero che la domanda ha delle fluttuazioni, limpresa pu reagire
collocandosi su livelli di scala elevata, utilizzando le scorte come modalit per assorbire
le variazioni e stabilizzare la produzione. Si tratta a ben vedere di una modalit
particolarmente onerosa per limpresa, dato che, come noto, le scorte rappresentano
un investimento che immobilizza risorse. Questo sia nel caso in cui limpresa produca
per il magazzino (dove le scorte sono rappresentate da unit fisicamente presenti in
magazzino) sia nel caso in cui limpresa produca su commessa (dove le scorte sono
rappresentate in ordini in aggiunta a quelli in lavorazione).
Una seconda modalit riguarda invece la possibilit di ricorrere alla flessibilit della
produzione. A ben vedere si tratta dellinserimento in impresa di sistemi di
automazione flessibile che possano consentire allimpresa di produrre con lo stesso
impianto mix di prodotti differenti. In questo modo limpresa riesce a reagire a
fluttuazioni della domanda diversamente dal caso delle elasticit produttiva o della
adattabilit produttiva, dato che limpianto in grado di produrre mix di prodotti in
assenza di costi di sostituzione nella produzione. Si tratta di un ambito dove il
progresso tecnologico nei campi della microelettronica, dellinformatica, della robotica
sta portando significative innovazioni. In questo senso, la portata teorica dellelasticit
produttiva pu venire meno in virt del progresso nelle tecnologie dellautomazione
flessibile.

45

Le economie di elasticit produttiva

Bibliografia
Abell D.F., Hammond J.S. (1986), Marketing Strategico, Ipsoa, Milano
Abernathy W.J., Wayne K. (1974), Limits of the learning curve, Harvard Business
Review. - 52 (5) p. 109-119
Ancarani F, Valdani E. (2009), Marketing Strategico 1, EGEA, Milano
Boston Consulting Group (1968), Perspectives on Experience, BCG, Boston
Boston Consulting Group (1974), The Experience curve Reviewed, BCG, Boston
Di Bernardo B., Rullani E. (1990), Il management e le macchine, Il Mulino, Bologna
Giacomazzi F. (2002), Marketing industriale, McGraw-hill, Milano
Grillo M., Silva F., (1989), Impresa, concorrenza e organizzazione, NIS, Roma
Silberston A. (1972), Economies of Scale in Theory and Practice, Economi Journal,
vol. 80, p. 511-582
Silvestrelli S. (2003), Il vantaggio competitivo nella produzione industriale,
Giappichelli, Torino
Volpato G. (2008), Concorrenza, impresa e strategie, Il Mulino, Bologna

46

Le economie di rete

LE ECONOMIE DI RETE 30

6.1

DEFINIZIONE E TIPOLOGIE

6.1.1 Definizione
Dallanalisi della letteratura di riferimento, possibile declinare la definizione di
economie di rete in economie di rete nel consumo e nella produzione 31.
Le economie di rete nel consumo si verificano quando il valore di una unit di bene
aumenta con il numero di unit vendute (Economides 1996). Questo incremento di
valore presuppone che il beneficio che un individuo trae dallutilizzo di un bene cresca
al crescere del numero di utilizzatori di quel bene. Linterdipendenza tra le utilit dei
consumatori infatti centrale per il verificarsi di una economia di rete nel consumo e la
base per la costituzione di un network (Lipparini 2007).
Le economie di rete nella produzione si verificano in seguito alla riduzione del costo
medio totale per effetto delladozione generalizzata di un determinato input da parte di
una molteplicit di interlocutori. Gli input sono beni che possono generare un valore
addizionale al consumatore grazie alla creazione di un network che permette ai
consumatori di essere in relazione /comunicazione /interazione con gli altri. Il
produttore di un network good realizza le economie di rete quando, dato laumento di
valore di una unit di bene con laumento di numero di unit vendute (in seguito al
realizzarsi di economie di rete nel consumo), il produttore di quel network good
raggiunge la massa critica di vendite necessarie per realizzare la riduzione del costo
medio totale (economie di scala dal lato dellofferta) 32.
Oggetto delle economie di rete sono i network good. Un network good un bene il cui
valore costituito da due elementi: il valore autarchico ed il valore di sincronizzazione.
Il primo elemento quello relativo al valore che ogni prodotto (anche non rientrante
nella categoria dei network good) tramite il semplice possesso genera ai consumatori.
Il valore di sincronizzazione quel valore addizionale che permette ai consumatori di
quel determinato prodotto di interagire, anche solo potenzialmente, con altri
consumatori e conferisce al bene la qualifica di network good. In letteratura vengono
distinte tre tipologie di network good 33:
communication good
hardware software good
durable good

30

Il presente capitolo stato scritto dalla Dott.ssa Ilaria Brocanello.


Sono numerosi e vasti i contributi internazionali relativi al concetto di economie di rete (network
externality). possibile suddividere il manifestarsi delle stesse dal punto di vista dei consumatori di un
network good e dei produttori. I lavori di riferimento principali in base ai quali stato elaborato questo
lavoro sono quelli di Economides N., Farrell J. e Saloner G., Katz M. e Shapiro C., Cabral L.
32
Per approfondimenti si rimanda al concetto di Economie di Scala.
33
Katz M., Shapiro C., Network externality, Competition and Compatibility, The American Economic
Review, 2001, Vol. 75 n. 3.
31

47

Le economie di rete

Nel caso di communication good, (telefono, fax, posta elettronica, google, e-bay, etc.),
le economie di rete che si verificano sono dirette. Per gli hardware software good
(Personal Computer, Video players e giochi, etc.) le economie di rete sono di tipo
indiretto. Per i durable good invece (automobile, elettrodomestici, etc.) il verificarsi di
economie di rete maggiormente complesso. Pensiamo ad esempio al caso di
unautomobile di un determinato brand. Le economie di rete che si possono generare
hanno ad oggetto: il network relativo ai servizi di assistenza; i componenti della vettura
in caso di guasto o incidente e la loro compatibilit con altri brand. Se ad esempio il
servizio di assistenza o i pezzi di ricambio della vettura sono esclusivamente quelli
forniti da quel brand e difficilmente ritrovabili nel mercato nazionale, un consumatore
sar poco attratto ad effettuare lacquisto dellautomobile. Maggiore lampiezza del
network che si pu realizzare per il consumatore, per mezzo della compatibilit,
maggiore sar la convenienza del consumatore ad acquistare tale vettura.

6.1.2 Tipologie
Le economie di rete possono essere positive e negative, dirette e indirette.
Si hanno economie positive se lutilit degli individui, utilizzatori e produttori di un
network good, aumenta quando qualcuno sceglie di utilizzare quel bene. In presenza di
due o pi network good concorrenti si generano economie negative. Quando un
individuo sceglie di utilizzare uno tra questi beni, la sua decisione genera effetti negativi
per gli utilizzatori ed i produttori degli altri beni.
Le economie di rete dirette e indirette sono relative al consumo e alla produzione.
Emergono economie di rete dirette (nel consumo) quando il valore di un prodotto o
servizio, per ogni altro consumatore diventa tanto pi grande quanto maggiore il
numero di consumatori che utilizzano quel prodotto o servizio. Dal lato della
produzione, la presenza di economie di rete dirette permette ai produttori di tali beni di
avere rendimenti di scala crescenti nella produzione. Questo potr essere realizzato solo
se la produzione superer la cosiddetta massa critica di cui si parler in seguito. Le
economie di rete dirette presuppongono lesistenza di una rete che permette di mettere
in relazione/comunicazione i consumatori. Lesempio classico quello delle tecnologie
delle reti di comunicazione: possedere un fax, una connessione ad internet o un
indirizzo di posta elettronica tanto pi utile quanto pi numerosi sono gli altri
possessori.
Lesistenza di economie di scala nella produzione e/o distribuzione di prodotti
compatibili permette la nascita di economie di rete indirette. Il beneficio che ciascun
consumatore ottiene dipende dal numero degli altri consumatori ma il valore di un bene
in questo caso aumenta al crescere del numero e della variet di beni e servizi
complementari. In letteratura si fa riferimento a questa tipologia di economie attraverso
lhardware/software paradigm (Katz e Shapiro, 1985). I possessori di hardware e
software compatibili costituiscono un network virtuale. La decisione di acquisto di un
tipo di hardware da parte di un consumatore conferisce un effetto positivo agli
utilizzatori dello stesso hardware e aumenta la base che stimola la domanda di software
compatibili. I produttori di software compatibili ampliano e aumentano la produzione,
beneficiando di economie di rete una volta superata la massa critica. Questo permette a
sua volta di aumentare lutilit degli utilizzatori di quel tipo di hardware.

48

Le economie di rete

6.1.3 Classificazione dei network


Nella definizione di economie di rete abbiamo fatto riferimento alla costituzione di un
network come base necessaria per leffettivo realizzarsi delle economie stesse, sia nel
consumo che nella produzione. Le reti possono essere reali o virtuali (Shapiro e Varian,
1999). Nelle reti reali i collegamenti fra i nodi sono costituiti da connessioni fisiche.
Esempi di reti reali sono la rete telefonica, autostradale o la rete dei trasporti aerei. Nelle
reti virtuali i collegamenti fra i nodi sono invisibili. Pensiamo ad esempio agli utenti di
PC, la possibilit di scambiare file utilizzando lo stesso software significa appartenere
alla stessa rete 34.
LA NASCITA DI UNA RETE: WINTEL VS MAC
La rete Mac e la rete Wintel sono due casi di creazione di una rete virtuale. Attraverso
lacquisto di un Personal Computer Macintosh, i consumatori scelgono di appartenere
alla rete Mac. Questo comporta la necessit di utilizzare interfacce e software
compatibili con quel determinato sistema. La Apple, creatrice delle rete Mac, controlla
tutte le vie di accesso alla rete, gestisce sviluppo e realizzazione di nuove versioni del
Mac ed influenza lofferta dei prodotti complementari al PC Mac (periferiche e
programmi). Le economie di rete per Apple sono alimentate dal numero complessivo di
utenti che decidono di aderire alla rete Mac attraverso lacquisto di un Pc Mac e dei
relativi software.
Anche Microsoft e Intel hanno creato una rete virtuale, seguendo una strategia diversa
da Apple, la rete Wintel. In questo caso, le due compagnie hanno stretto unalleanza
per il controllo e la diffusione della rete beneficiando delle relative economie di rete.

Un network dunque, costituito da nodi connessi tra loro mediante collegamenti. Questi
collegamenti possono trasmettere flussi di energia (pensiamo alla corrente elettrica), ma
anche informazioni (suoni, voci, immagini, dati) o materiali (acqua, merci, passeggeri).
In letteratura si distinguono due tipi di network: two-way e one-way network35
(Economides 1994, 1996).

34

Shapiro C. e Varian H.R., Information Rules, Etas, Milano 1999, pag. 211 e segg.
Economides N., The Econics of Networks, International Jurnal of Industrial Organization, 1996, n. 14,
pagg. 673 699. Economides N., White L.J., Network and Compatibility: Implication for Antitrust,
European Economics Review n. 38, 1994.
35

49

Le economie di rete

Figura 1.1- Two way network


A

S = unit
unit centrale di scambio

A, B, .. = nodi

AS, BS, ...= collegamento


degli utenti all
allunit
unit centrale

S
ASB, BSA, ASC, .. = beni composti

Fonte: Economides N., The Economics of Network, International Jurnal of


Industrial Organization n. 14, 1996, pag. 675.
La figura 1.1 mostra un esempio di two way network, un classico caso la rete
telefonica, ma sono esempi di t-w network le telecomunicazioni, le ferrovie, le strade, la
posta elettronica.
S rappresenta lunit centrale di scambio che mette in comunicazione tra loro i diversi
nodi, A, B, C, etc. Il collegamento del nodo con lunit centrale viene chiamato spokes,
AS; i beni composti, sono costituiti da ASB, ASD, ASC, etc. Nellesempio della rete
telefonica, i nodi possono essere pensati come le case dei consumatori che effettuano le
telefonate; i beni composti sono le telefonate; lunit di scambio la centrale che
permette di collegare le reti delle singole abitazioni con la linea urbana.
Le caratteristiche attribuibili ad un two way network sono numerose (Economides
1996):
1. ogni spokes complementare allaltro, questo permette ai collegamenti di formare i
diversi beni composti come ASB, BSC, etc.;
2. i beni composti sono differenti;
3. i consumatori sono identificati con i componenti (A un consumatore che ha un
telefono);
4. i beni composti che condividono un componente non sono necessariamente sostituti
stretti;
5. i componenti non sono necessariamente compatibili, sono i produttori che scelgono
intenzionalmente la compatibilit aderendo ad uno standard tecnico.
Le economie di rete che si formano in questo caso sono dirette. Lutilit che un utente
ha condizionata positivamente e direttamente dallutilizzo della rete da parte di un
nuovo utente. Se vi sono n telefoni nel network, ogni consumatore/utilizzatore ha n(n
1) potenziali interlocutori 36. Laggiunta di un telefono (di un nuovo spokes), permette
2n potenziali nuove comunicazioni allinterno del network. Il verificarsi di economie di
36

Questa regola pratica nota come legge di Metcalfe, linventore di Ethernet, presuppone che se ogni
individuo valuta 1 dollaro ogni altro utente in rete, allora una rete composta da dieci individui ha un
valore totale di circa 100 dollari. Per contro una rete di dimensione 100, ha un valore totale di circa
10.000 dollari. Una rete dieci volte pi grande, ha un valore complessivo mille volte superiore., in
Shapiro C. e Varian H.R., Information Rules, Etas, Milano 1999, pag. 211 e segg.

50

Le economie di rete

rete dirette, come gi specificato nel primo paragrafo, porta benefici reali ai consumatori
e potenziali ai produttori: nel caso dei consumatori ogni nuovo utilizzatore che acquista
un telefono aumenta in modo immediato il network e il valore del singolo telefono per il
possessore; nel caso dei produttori, questo permette loro di raggiungere la cosiddetta
massa critica oltre la quale si realizzano economie di rete e rendimenti di scala crescenti
nella produzione.
Figura 1.2 - One way network
B2

B1

A1

S A = nodo centrale
S B = nodo centrale
S A S B = gataway

A2

A 1 S A A 2 = composite good

SB

SA

B 1 S B B 2 = composite good

A3
A 1 S A S B B 1 = long distance composite good

A4

B3

B4

Fonte: Economides N., The Economics of Network, International Jurnal of


Industrial Organization n. 14, 1996, pag. 676.
La figura 2 illustra il caso dei one way network. SASB, il collegamento tra i due nodi
centrali SA e SB. Costituiscono composite good A1SAA2, cos come B1SBB2 etc.. Il
gateway permette di formare il bene complementare A1SASBB1 (long distance composite
good). Tornando allesempio della rete telefonica, SA e SB rappresentano due diverse
unit centrali di scambio di due localit urbane; A1SAA2, e B1SBB2 sono telefonate
urbane; SA e SB il collegamento che permette di realizzare telefonate extraurbane;
A1SASBB1 pu essere pensato come una telefonata interurbana o internazionale.
Le caratteristiche di un one way network sono:
1. i servizi A1SASBB1 e B1SBSAA1 sono uguali;
2. i consumatori non sono identificati con i componenti, loro acquistano i componenti;
3. i composite good che condividono un componente sono sostituti;
In questo caso si realizzano economie di rete indirette che vengono chiamate long
distance network externality. Indirette proprio perch necessario che esistano due tipi
di componenti e che vengano combinati tra loro per costituire un composite good. Un
classico esempio quello dei Personal Computer costituiti da hardware e software, ma
anche le carte di credito e i sistemi POS, lelettricit ed il gas sono esempi di one way
network. Quando ci sono m variet del componente X e n variet del componente Y e
tutti i beni del tipo X sono compatibili con quelli del tipo Y, ci sono m * n beni
composti potenziali. Un consumatore che realizza lacquisto del bene X produce
economie di rete indirette agli altri consumatori. Nello stesso tempo aumenta la
domanda dei beni del tipo X e anche dei beni del tipo Y. Questo permette il verificarsi
di economie di scala (se si superata la massa critica) e aumenta potenzialmente il
numero delle variet di ogni elemento disponibile sul mercato.

51

Le economie di rete

Elementi di distinzione dei due tipi di network sono tre: laccesso alla rete, la tipologia
di economie di rete; la dimensione del network rilevante.
1. Accesso alla rete. In un network ti tipo one way, generalmente, laccesso
controllato da unimpresa monopolistica, il bene e servizio a monte viene realizzato da
una serie di imprese produttrici. In questo caso la costituzione di una rete necessita di
elevati costi fissi e solitamente non possibile averne pi di una. Questo il caso delle
public utilities come lelettricit, lacqua ed il gas, settori dove necessario che vi sia un
intervento pubblico regolatore 37.
Nei two way network invece, possono coesistere pi imprese che gestistono una rete
che necessitano per di essere connesse tra loro. In questo caso infatti, si apre il
problema della compatibilit, di cui si parler nel seguito. Pensiamo infatti, tornando
allesempio delle reti telefoniche, ad un utente abbonato ad un gestore di telefonia che
vuole comunicare con un altro utente abbonato ad una rete differente. necessario che
gli operatori si accordino perch i vari utenti possano comunicare tra loro.
2. Economie di rete. Abbiamo gi specificato che nel caso di o-w network si verificano
economie di rete indirette. Le decisioni che i consumatori prendono sugli acquisti da
effettuare hanno impatti futuri in termini di prezzo e variet del bene. Nei t-w network
invece, poich lutilit di un utente positivamente condizionata dallutilizzo della rete
da parte di un altro utente in modo immediato, avremo economie di rete dirette 38.
3. Network rilevante. La dimensione del network che si forma nei due casi un
ulteriore elemento di interesse e distinzione. Nei o-w network, il network rilevante
costituito dallinsieme degli utenti dei due tipi di beni compatibili. Nel caso dei PC, ad
esempio, se due hardware diversi possono utilizzare lo stesso software, il network
costituito dagli utilizzatori dei due hardware compatibili. Nel caso di t-w network, la
dimensione rilevante costituita dal numero dei sottoscrittori di una singola rete. Se
per le due reti sono compatibili, pensiamo ai diversi gestori di rete telefoniche, allora la
dimensione del network rilevante comprende anche il numero totale sottoscrittori dei
network compatibili.
Per quanto riguarda il network rilevante, laspetto centrale se i prodotti di imprese
differenti possono essere utilizzati insieme 39. necessario, dunque, fare ulteriori
specificazioni. In base alla tipologia di network good considerati possiamo distinguere
tre tipologie di network rilevante per il consumatore:
communication market; in questo caso necessario sapere se i consumatori che
utilizzano il servizio di una impresa possono comunicare con gli utilizzatori di
unaltra impresa. Se i sistemi di due o pi imprese sono interconnessi o compatibili,
allora il network rilevante costituito dallinsieme dei consumatori delle due o pi
imprese. Se i due sistemi sono incompatibili allora lampiezza del network rilevante
data solo dai consumatori della singola azienda.
hardware software market; anche in questo caso la questione rilevante relativa
alla compatibilit di due hardware. Se due hardware possono utilizzare gli stessi
software, allora il network rilevante per i consumatori sar dato dallinsieme degli

37

In questo caso infatti, il gesture dominante indotto ad aumentare il prezzo di accesso alle imprese
rivali nei settori complementari spingendole ad uscire dal mercato.
38
Nel momento in cui un consumatore acquista quel network good, lutilit di chi ha gi acquistato il
network good aumenta.
39
Katz M., Shapiro C., Network externality, Competition and Compatibility, The American Economic
Review, 2001, Vol. 75 n. 3, pag. 424.

52

Le economie di rete

acquirenti dei due tipi di hardware. Nel caso di incompatibilit gli utilizzatori di un
solo tipo di hardware faranno parte del network rilevante.
durables good; in questo caso il network rilevante costituito dal numero di
componenti delle diverse aziende che possono essere utilizzati per il bene. Nel caso
di unautomobile, se necessario avere solo determinati componenti o servizi
specializzati per quel modello di auto, allora il network rilevante per il proprietario
sar molto ristretto e questo andr ad influire sul valore del bene e quindi sulla
decisione di acquisto di quel determinato modello.

Per i produttori la questione relativa alla dimensione del network rilevante si complica.
Se vero che la compatibilit, che permette ai consumatori di ampliare il network
rilevante ed interagire con utilizzatori di altre aziende auspicabile, anche vero che
per i produttori non sempre la compatibilit una scelta ottima. Questo aspetto verr
ripreso ed approfondito maggiormente nel paragrafo relativo alle implicazioni
strategiche delle economie di rete per il produttore. Il network rilevante per ottenere
economie di rete per i produttori, infatti, costituito unicamente dai consumatori che
decidono di acquistare il loro network good, X. Le vendite possono beneficiare degli
effetti relativi alla compatibilit con il bene Y prodotto da unaltra impresa, ma dal
punto di analisi del produttore i consumatori che acquistano il bene Y non vanno ad
aumentare la dimensione del network rilevante per raggiungere la massa critica
necessaria a realizzare le economie di rete per il produttore del bene X.

6.2

LE DETERMINANTI DELLE ECONOMIE DI RETE

Esistono due approcci in base ai quali possibile analizzare le determinanti delle


economie di rete: lapproccio macro e quello micro (Economides 1996).
Prima di analizzare i due approcci necessario fare alcune precisazioni sul concetto di
massa critica e sulla curva di domanda che caratterizza i network good. Nel primo
paragrafo di questo lavoro abbiamo fatto riferimento al concetto di massa critica
parlando delle economie di rete nella produzione. La massa critica (n) infatti
lampiezza minima del network (o il numero di consumatori) necessaria per poter
ottenere economie di rete nella produzione e nel consumo. Economides e Himmelberg
interpretano il concetto della massa critica attraverso il paradosso del chicken and
egg: se i consumatori si aspettano che il network sar di piccole dimensioni, essi non
vi aderiranno; per contro se nessun consumatore aderisce, lampiezza attesa del network
sar piccola (Economides e Himmelberg 1995).
Dalla definizione di economie di rete possibile dedurre che la domanda dei
consumatori non sia indipendente ma venga influenzata dalle singole domande degli
altri consumatori. La domanda dunque dipende dalle aspettative che ciascun
consumatore ha rispetto allacquisto da parte di altri consumatori dello stesso bene (che
equivale a dire rispetto alla dimensione del network rilevante).
Da questo deriva che la funzione di domanda presenta un andamento peculiare per i
network good. Nel caso di beni normali, la curva di domanda ha una pendenza
negativa; al decrescere del prezzo, la quantit domandata del bene aumenta. Inoltre il
mercato raggiunge nel lungo periodo un equilibrio astorico. Un equilibrio cio non
influenzato da eventi della storia ma determinato dalle caratteristiche di lungo periodo

53

Le economie di rete

dellofferta e della domanda. Queste relazioni decadono nel caso di network good: la
disponibilit a pagare per lacquisto del bene marginale aumenta se il numero atteso
delle unit da vendere aumenta (Economides e Himmelberg 1995); le economie di rete
possono implicare equilibri multipli che dipendono dalle scelte dei primi consumatori.
Si tratta dunque di economie che determinano processi dinamici, dipendenti dal sentiero
(dalla storia).
Grafico 2.1 Curva di domanda nel caso di economie di rete e feedback positivo

Prezzo
( per
unit)

D20

D40 D60 D80 D100

30
20.000 acquirenti

20

Domanda
Effetto
prezzo
puro

Effetto
di traino

20

60

80

Quantit
(migliaia al mese)

Fonte: nostro adattamento lezioni di Microeconomia


Il grafico mostra cosa accade alla funzione di domanda nel caso di network good.
Leffetto di traino indicato nel grafico rappresenta ci che accade nel caso in cui si
verifichi il feedback positivo 40: per un determinato prezzo (p = 20), questo effetto fa
ampliare ulteriormente la quantit di domanda del bene e comporta una maggiore
elasticit della curva di domanda rispetto al caso di beni normali.
Dopo aver chiarito questi due concetti ora possibile osservare la massa critica nelle
diverse strutture di mercato e analizzare dunque le determinanti delle economie di rete
attraverso lapproccio macro (Economides 1993, Economides e Himmelberg 1995,
Economides 1996, Katz e Shapiro 1985).

40

Per feedback positivo si intende laumento della dimensione del network in seguito alladesione allo
stesso da parte di un numero sempre elevato di consumatori. Questo feedback pu condurre il mercato al
dominio completo da parte di una sola impresa o da parte di una sola tecnologia. Per approfondimenti si
veda Shapiro C. e Varian H.R., Information Rules, Etas, Milano 1999, pag. 214 e segg.

54

Le economie di rete

6.2.1 Approccio macro

Economie di rete e strutture di mercato


Attraverso questo approccio si analizzano le strutture di mercato e le condizioni sotto le
quali esiste la massa critica e vengono realizzate di conseguenza le economie di rete. Il
confronto tra concorrenza perfetta, monopolio ed oligopolio con beni compatibili.
La generica curva di domanda (fulfilled expectations demand) di un network good
rappresentata nel grafico 2.1.1. Dal grafico si evince immediatamente che per ogni
livello di prezzo, purch questo sia inferiore a p, esistono due possibili equilibri.
Consideriamo le seguenti ipotesi:
p
prezzo del network good
N
numero dei consumatori potenziali
= A/N
frazione del mercato coperta dal network good
valore del network good per il consumatore i-esimo quando la frazione di
Vi
mercato coperta pari a
Grafico 2.1.1 Curva di domanda dei network good
P

P0

Pn

p nn 1

n1

p nn 2

n2

Fonte: Economides N., The Economics of Networks, International Jurnal of


Industrial Organization, vol. n. 14
Vi
valore del servizio per il consumatore i-esimo quando = 1
Vi
distribuite uniformemente fra 0 e 100
A questo punto possiamo dire che la domanda del network good per il consumatore iesimo pari a zero se il valore dato al network good dal consumatore inferiore al
prezzo; pari a 1 se invece superiore o uguale al prezzo del network good. Per
determinare la domanda totale del network good per ogni livello di prezzo p, occorre
trovare il consumatore marginale:
Vi* = p

Vi* = p/

55

Le economie di rete

Questo significa che tutti i consumatori con una valutazione inferiore a Vi* non
acquistano o entrano a far parte della rete relativa al network good. Dal momento che
abbiamo inserito fra le nostre ipotesi che Vi sia distribuito uniformemente tra 0 e 100,
possibile ottenere attraverso alcuni passaggi la funzione relativa alla curva di domanda
del network good:
La frazione di consumatori con valutazione inferiore a Vi* del network good pari a
Vi*/100. La frazione di consumatori con valutazione superiore a Vi*, che dunque
acquistano il servizio, data da:
= 1 (Vi*/100)
Sostituendo Vi* e risolvendo per p la curva di domanda inversa per il network good :
p = 100 (1 )
quindi per ottenere la frazione di consumatori per ogni livello di prezzo necessario
risolvere:
100 2 100 + p = 0
Per p = 22.2 ad esempio si ha:
l = 1/3

h = 2/3

Abbiamo visto analiticamente, che otteniamo due possibili equilibri, ma quale dei due
equilibri possiamo attenderci che si realizzi? Secondo i modelli che analizziamo questo
dipende dalle aspettative dei consumatori e dalla struttura del mercato.
Fra le varie teorie economiche proponiamo unanalisi della massa critica confrontando
concorrenza perfetta, monopolio ed oligopolio con beni compatibili (Economides e
Himmelberg 1995). Come abbiamo visto in apertura di questo paragrafo, per i network
good la curva di domanda non presenta sempre la consueta pendenza negativa proprio
per la presenza delle economie di rete. Infatti la disponibilit a pagare per lunit
marginale del bene aumenta se il numero atteso delle unit da vendere aumenta. Essi
dimostrano, sotto lassunto che per i network good la massa critica sia di entit notevole
oppure che tale mercato non esista, che la struttura del mercato non influenza
lampiezza e lesistenza della massa critica. In concorrenza perfetta deve emergere
almeno una di queste tre condizioni per realizzare lequilibrio con una massa critica
positiva (Economides e Himmelberg 1995): 1) lutilit di ogni consumatore in un
network di ampiezza zero pari a zero; 2) ladesione di un utente addizionale alla rete
accresce il beneficio degli altri utenti; 3) la densit dei consumatori con elevata
disponibilit a pagare che sono indifferenti nelladerire al network di ampiezza zero
elevata. Nel caso di monopolio, un monopolista in grado di influenzare le aspettative dei
consumatori fa partire il livello del network dallo stesso costo marginale e dalla stessa
massa critica della concorrenza perfetta (Economides e Himmelberg 1995). Ma per
livelli di costo pi bassi la scelta cade su un network di ampiezza inferiore e prezzi pi
alti rispetto alla concorrenza perfetta. Lipotesi che il monopolista controlli le
aspettative dovrebbe condurre ad un network pi ampio rispetto a quello della
concorrenza perfetta; gli economisti affermano per che questo effetto espansivo

56

Le economie di rete

controbilanciato dallincentivo del monopolista a restringere la produzione (Economides


e Himmelberg 1995). Infine nel caso di oligopolio con beni compatibili e influenza
della domanda da parte delloligopolista, in equilibrio lampiezza del network cade tra
quella perfettamente concorrenziale e quella del monopolista.
Economie di rete e monopolio naturale
Vi sono numerosi i modelli in letteratura che assumono la presenza di economie di rete
come fonte di monopolio naturale con prevalenza di un unico standard. Tralasciando le
critiche che possono essere fatte a questa impostazione analizziamo un ulteriore
approccio macro che dimostra come un monopolista pu avere incentivo ad offrire ai
concorrenti la propria tecnologia (Economides 1996). Lassunto alla base di questo
modello sempre quello che nei mercati caratterizzati da economie di rete la decisione
di un consumatore di acquistare un bene dipende dal numero dei consumatori che lo
hanno acquistato o che lo acquisteranno. Se sul mercato ci sono concorrenti con
standard incompatibili, i produttori che inizialmente godono di unampia base di utenti,
vedranno allargare sempre di pi la loro base in conseguenza dellabbandono da parte di
altri utenti di network pi piccoli. Questo processo porta infine allesclusione dal
mercato dei network pi piccoli e alleliminazione della competizione. Il modello di
Economides dimostra che un monopolista pu avere incentivo allingresso di nuovi
concorrenti nel mercato per varie ragioni. In presenza di economie di rete la
disponibilit a pagare degli utenti per il bene aumenta con il numero di utenti stessi. Per
alimentare le aspettative dei consumatori, una volta raggiunta la massa critica, il
modello dimostra la convenienza per un monopolista a cedere la propria tecnologia ai
concorrenti. La finalit quella di rendere credibile ai consumatori la propria decisione
di aumentare la base di utenti 41.
Il modello presuppone che solo se laumento del network rilevante per il monopolista
maggiore delleffetto competitivo dovuto allingresso di nuove entranti sul mercato il
monopolista ha incentivo a cedere la propria tecnologia. Ma questa garanzia del
dominio dellimpresa monopolista in realt non pu essere garantito n calcolato a
priori. Non possibile dire (o predire) infatti il comportamento dei consumatori prima
che questi abbiano effettuato lacquisto. Inoltre se gli effetti network sono maggiori
degli effetti competitivi, solo ununica impresa pu sopravvivere in quel mercato. Una
volta presenti altri network non detto che sia quello del vecchio monopolista a
prevalere sugli altri.

6.2.2 Approccio micro

Aspettative
In presenza di economie di rete la domanda di un network good dipende da due fattori:
dal prezzo del bene e dalle aspettative dei consumatori. Questo secondo elemento
caratterizza il mercato di questi beni e rappresenta una fonte delle economie di rete: la
41

Il modello non considera lipotesi di rendimenti decrescenti nel caso in cui si verifichi lingresso di
nuove entranti sul mercato.

57

Le economie di rete

domanda dipende dalle aspettative che ciascun consumatore ha relativamente alla


dimensione della rete. Le aspettative dei consumatori influenzano in modo rilevante il
valore del bene e di conseguenza la vendita dei prodotti e dei loro complementi. Si
alimenta quello che alcuni economisti definiscono circolo virtuoso che ha un effetto
trainante per i consumatori e conferma le aspettative stesse (Shapiro e Varian 1999,
Economides 1996). Se i consumatori potessero coordinarsi, eviterebbero inefficienze e
la possibilit di una scelta della tecnologia sub ottimale. Nella realt il coordinamento
molto difficile da realizzare, quindi non possibile dire a priori quale sar lesito
dellintroduzione di una nuova tecnologia. Efficaci strategie di marketing da parte delle
imprese produttrici in grado di influenzare le aspettative dei consumatori hanno
dimostrato nella storia che non sempre la tecnologia migliore riesce ad alimentare
network pi ampi rispetto ad una inferiore.
Feedback positivo
Il feedback positivo il ritorno in termini di quote di vendita per limpresa ed
funzione delle aspettative dei consumatori. Leffetto del feedback infatti legato al
desiderio di adottare la tecnologia che poi si rilever essere quella vincente, ovvero
selezionare la rete che ha (o che avr in futuro) il numero pi elevato di utenti (Shapiro
e Varian 1999). Questo pu comportare il dominio completo del mercato da parte di una
sola impresa o una sola tecnologia. Le adesioni ad un determinato standard tecnologico
ad esempio, crescono al crescere della rete virtuale costituita nel tempo dagli
utilizzatori.
Compatibilit
Per compatibilit intendiamo la possibilit di combinare due prodotti per ottenere un
bene composto (composite good) a costo zero. Due two-way network sono compatibili
se gli utilizzatori di un network possono entrare in contatto (comunicare) con gli
utilizzatori di un altro network. Due one-way network sono compatibili se i componenti
di un sistema possono essere combinati con i componenti di un altro sistema
(Economides 1996).
La compatibilit pu essere realizzata attraverso due modalit: 1) adozione di uno
standard tecnico comune; 2) costruzione di un adottatore (Katz e Shapiro 1985). Nel
primo caso, ladozione di uno standard significa progettare e realizzare sistemi costituiti
da componenti intercambiabili. Nel secondo caso la compatibilit tra due sistemi viene
realizzata attraverso la realizzazione di adattatori, che permettano ai componenti di un
sistema di essere utilizzati anche in un altro sistema.
Dal lato del consumatore la standardizzazione auspicabile e perfeziona le economie di
rete poich attraverso ladozione di uno standard comune, da parte dei produttori, viene
costituito un solo network avente le stesse dimensioni del mercato. Questo permette la
possibilit di formare e raggiungere con maggiore rapidit la massa critica per i
produttori e realizzare economie di scala nella produzione dei network good (Garella e
Lambertini 2002). Per le implicazioni strategiche si rinvia al paragrafo successivo.

58

Le economie di rete

Switching costs
Gli switching cost (SC) sono i costi necessari che un consumatore deve sostenere per
realizzare il passaggio da un network ad un altro. Per i consumatori, gli SC
costituiscono una situazione lock in poich cambiare una tecnologia con unaltra, ad
esempio, comporta costi elevati in termini di software applicativi, tempo e sforzo di
apprendimento legati allutilizzo della nuova tecnologia, costi di installazione. I
consumatori per adottare un nuovo standard devono infatti sostenere due tipi di costi: 1)
investimento nella nuova tecnologia (costo privato); 2) confronto dei benefici attesi
dalladesione al nuovo network e dei benefici del network che si lascia (costo sociale).
Per i produttori di un network good che gode di unampia base di utenti, gli switching
costs permettono il mantenimento dei consumatori al proprio network e ne impediscono
luscita (effetto lock in) per realizzare ladozione di una nuova tecnologia o di una
tecnologia superiore. Questo rappresenta dunque una fonte delle economie di rete di
produzione poich il controllo di unampia base di utenti rafforza la rete e quindi il
valore della stessa in termini di appartenenza per i consumatori. Per unimpresa che
intende immettere nel mercato una nuova tecnologia, incompatibile con quella presente
nel mercato, gli SC rappresentano una barriera allentrata. In questo caso infatti, la
strategia da adottare per far nascere la rete diventa critica per il successo dellimpresa e
il raggiungimento delle economie di rete. Si rimanda al paragrafo successivo per
approfondimenti nelle strategie dei produttori.
UN BREVE CASE STUDY: NETSCAPE VERSUS MICROSOFT
Il caso ha come oggetto la guerra tra Microsoft e Netscape per il controllo della
produzione e la vendita dei browser per la navigazione su Internet.
Innanzitutto, importante dire che entrambe le imprese disponevano di elevati vantaggi
competitivi: la Netscape, quando la battaglia ebbe inizio, disponeva di una tecnologia
qualitativamente superiore; la Microsoft, dal canto suo, poteva servirsi di un marchio
autorevole e di un sistema operativo integrato con diffusione mondiale. I costi di
transazione individuali da una tecnologia allaltra (switching costs) erano e sono
abbastanza limitati: Netscape Navigator si basa su un linguaggio aperto (HTML) e non
pone problemi di connessione. Nemmeno i costi di transizione collettivi (o di rete)
risultavano e risultano significativi: entrambi i browser possono infatti visualizzare la
quasi totalit delle pagine web. Indubbiamente Netscape fu la prima a introdursi nel
mercato (e forse la prima a capirne limportanza) gi nel 1995, ma fu ben presto seguita
dalla Microsoft che lanno successivo present il suo Internet Explorer 3.0. In assenza
di rilevanti effetti di lock-in il gioco competitivo tra Netscape e Microsoft si tradusse
ben presto in una gara verso la sempre pi frenetica innovazione di prodotto. La
Microsoft scelse la strada delle alleanze nel settore della distribuzione: strinse infatti
accordi con provider come America On Line, AT&T, WorldNet, Compuserve e
Netcom. Nella sostanza laccordo prevedeva che i provider di servizi consigliassero
Microsoft Explorer ai loro rispettivi clienti. Anche questi accordi furono per modificati
dopo lintervento del Dipartimento di Giustizia.
Un altro aspetto sintomatico riguarda lutilizzo, da parte dei due contendenti, dei
cosiddetti prezzi di penetrazione. Netscape decise di regalare il proprio browser e,
contemporaneamente, di metterlo in vendita nei negozi specializzati con manuali
cartacei al prezzo di 49 dollari. Poich per molti utenti meno attrezzati non era agevole
scaricare direttamente dalla rete il software gratuito, il prodotto cartaceo attir una larga

59

Le economie di rete

fetta della domanda. I bassi costi di distribuzione rendevano limpatto della cessione
gratuita poco rilevante. Accanto alla cessione gratuita del bene, Netscape utilizz una
seconda strategia: quella di mettere a disposizione, sul proprio sito web, dei link alle
pagine dei produttori di plug-in di Navigator, cio di tutti quei programmi che
consentivano agli utenti una personalizzazione dei browser. Cos facendo, Netscape
diede impulso allofferta dei software compatibili con la tecnologia (una sorta di
sviluppo indotto dei mercati successivi). Ben presto Microsoft imit Netscape, offrendo
anchessa gratuitamente il browser, ma si spinse ben oltre: pag i produttori di software
e i provider indipendenti perch utilizzassero Explorer come prodotto standard. Per
bloccare sul nascere ogni forma di aspettativa sul rialzo dei prezzi, Bill Gates dichiar
su tutti i giornali che Explorer sarebbe stato offerto gratuitamente per sempre.
Offrire al pubblico un prodotto gratuito costoso. Il fatto che i costi di riproduzione
dellinformazione siano bassi solo un aspetto della questione. Laspetto principale
che sia Microsoft che Netscape sono state in grado di percepire i vantaggi futuri legati
ad una diffusione capillare dei loro prodotti. Non stupisce che, nellambito di questa
strategia, entrambe le imprese non abbiano mai perso occasione di pubblicizzare gli
accordi commerciali o i dati statistici sulla diffusione del loro browser. Come sappiamo,
questi annunci hanno lobiettivo di innescare un circolo virtuoso delle aspettative nella
speranza che esso possa tradursi in robuste economie di rete.
Netscape is everywhere fu uno degli slogan pubblicitari utilizzati a questo scopo. In
entrambi i casi poi le alleanza hanno svolto un ruolo fondamentale: Microsoft, come
detto, strinse numerose alleanze sul piano dei canali distributivi. Netscape, da parte sua,
strinse accordi strategici sul piano del know how (come ad esempio quello con Sun
Microsystems per lutilizzo e la diffusione del linguaggio Java).

6.3

LE IMPLICAZIONI STRATEGICHE DELLE ECONOMIE DI RETE

Il concetto delle economie di rete rilevante in particolare nelle industrie


dellinformation technology. Con questo termine facciamo riferimento a quelle
industrie caratterizzate da un insieme di sistemi che si compongono di due elementi:
tecnologia, linfrastruttura che permette di vedere, immagazzinare, filtrare,
trasmettere, manipolare
informazione, ci che viene visto, immagazzinato, filtrato, trasmesso, manipolato.
Gli esempi sono numerosi, quello maggiormente utilizzato il caso dellindustria dei
Personal Computer che comprende le imprese produttrici delle interfacce hardware e
software, dei vari supporti, dei sistemi operativi, etc. Solitamente la singola impresa
non in grado di offrire tutte le componenti che compongono un sistema per cui nasce
lesigenza di valutare attentamente le strategie da porre in essere in termini di
introduzione di una nuova tecnologia e scelta di compatibilit (o incompatibilit) con le
altre imprese appartenenti a quel sistema.
CASO: MICROSOFT E INTEL
Microsoft e Intel rappresentano il caso in cui si realizzata una alleanza strategica tra
imprese che producono componenti diverse dello stesso sistema. Microsoft si

60

Le economie di rete

concentrata sulla produzione di software ed Intel sullhardware. Questa strategia ha


comportato la creazione di un network di consumatori molto ampio; lacquisto di un PC
Intel permette di stimolare la domanda del software prodotto da Microsoft e questo a
sua volta amplia il valore del componente prodotto da Intel e acquistato dal
consumatore.
Caso: Apple
La strategia di Apple Computer stata opposta. Limpresa altamente integrata e
controlla sia le interfacce hardware che software. Inoltre il prodotto fornito
oggettivamente superiore rispetto a Wintel in termini di prestazioni costituito da un
software appositamente disegnato.

6.3.1 Implicazioni per il produttore


Le economie di rete sono rilevanti nelle industrie dellinformation technology. Queste
industrie si caratterizzano, oltre che per la presenza di economie di rete, anche per
elevati sunk cost in R&S, e switch cost che comportano come gi detto
precedentemente leffetto lock in per i consumatori che fanno parte della rete. Questo
comporta anche una tendenza verso strutture di mercato concentrate dove il livello di
competizione dipende dalle strategie che le imprese adottano in termini di scelta tra due
trade off: performance e compatibilit; apertura e controllo di un sistema (Shapiro e
Varian, 1999).
Le quattro strategie che derivano dalla combinazione di questi trade off, rappresentate
nel grafico 3.2, sono: lofferta di un prodotto con performance superiore rispetto agli
altri (puntare sulla performance), la decisione di introdurre una nuova tecnologia o un
nuovo prodotto compatibile con versioni precedenti (migrazione controllata), aprire il
nuovo sistema a pi tecnologie (migrazione aperta), immettere nel mercato una versione
di una nuova tecnologia o un nuovo prodotto incompatibile con quelli esistenti con la
presenza di altre imprese concorrenti (discontinuit).
Grafico 3.2 Implicazioni strategiche per i produttori
Controllo

Apertura

Compatibilit
Compatibilit

Migrazione controllata

Migrazione aperta

Performance

Puntare sulla
performance

Discontinuit
Discontinuit

Fonte: Shapiro C. e Varian H.R., Information Rules, Etas, Milano 1999, pag. 249
Puntare sulla performance
Nel caso in cui il produttore abbia a disposizione una tecnologia oggettivamente
migliore rispetto a quella/e esistenti nel mercato, la strategia di puntare sulla
performance implica che limpresa punti sullofferta di un prodotto superiore. La

61

Le economie di rete

strategia presuppone anche la scelta di incompatibilit con le tecnologie esistenti


generando un rischio maggiore per limpresa che decide di perseguire tale strada. Il
controllo proprietario sul proprio sistema infatti, implica che non vi sia possibilit di
accesso alla propria tecnologia da parte di altre imprese. Questo pu derivare da una
superiorit tecnologica oggettiva (Apple, Nintendo, Sony) che permette alle imprese di
far nascere uno o pi standard e di avere il controllo dello standard e delle interfacce
(Shapiro e Varian, 1999).
Risulta essere fondamentale per il successo dellimpresa la capacit di offrire
considerevoli vantaggi ai consumatori in modo da alimentare il proprio network.
Nonostante la superiorit oggettiva che una tecnologia pu avere rispetto ad unaltra gi
presente nel mercato, il fatto che questultima abbia gi costituito unampia base di
utenti comporta lesistenza di barriere allentrata dovute fra gli altri fattori, anche da
switching cost elevati. I consumatori che intendono passare alla nuova tecnologia,
infatti, si trovano a dover sostenere due tipi di costi connessi con ladozione della
stessa: costi monetari (ad esempio la necessit di acquistare nuovo Pc e software
applicativi) e costi non monetari (il tempo e lo sforzo di apprendimento). Sono dunque
elevate le barriere allentrata non solo per limpresa ma anche per quei consumatori che
intendono passare alla nuova tecnologia. Limpresa deve in una prima fase attirare i
consumatori pionieri attenti alla qualit e alla performance, per poi alimentare
attraverso il feedback positivo la propria rete (Shapiro e Varian, Etas 1999).
Le implicazioni sono ulteriormente rischiose nel caso in cui la nuova tecnologia venga
offerta da unimpresa gi presente sul mercato con la versione vecchia. Puntare su
questa strategia per unimpresa nuova entrante nel mercato infatti, relativamente pi
facile rispetto ad unimpresa che gi opera nel mercato. in questo caso, limpresa deve
da un lato alimentare la costituzione del nuovo network, promuovendo efficacemente la
nuova tecnologia; dallaltro proteggere i propri consumatori che, a seguito della non
compatibilit tra vecchia e nuova tecnologia, potrebbero decidere di non passare alla
nuova.
Non possibile dire a priori quale sia lesito di questa strategia. A volte il fatto di avere
una tecnologia migliore non comporta il successo della stessa soprattutto in presenza di
elevati costi di transazione. Ci sono alcuni mercati, tuttavia, dove questo tipo di
strategia risulta essere vincente come il mercato dei videogiochi 42.
Questa strategia permette allimpresa di avere una posizione dominante nel mercato su
quel sistema e comporta la necessit di produrre ad un livello qualitativo sempre alto.
Per mantenere tale posizione beneficiando fra le altre delle economie di rete,
necessario infatti che limpresa mantenga i propri clienti e attiri nuovi utenti in modo
tale da aumentare le vendite, alimentare il proprio network e elevare gli switching cost.
Migrazione controllata
Questo tipo di strategia comporta un controllo proprietario esclusivo da parte
dellimpresa sul sistema che per risulta essere compatibile con la tecnologie gi
presente nel mercato e in possesso dellazienda. Un esempio di imprese che adottano
questo tipo di strategia sono Microsoft con le versioni aggiornate di Windows, Apple e
levoluzione del Mac.
42

Ogni stagione c sempre un certo numero di ragazzi abilissimi nel convincere i genitori della
necessit di avere il sistema con i giochi pi recenti e con la grafica migliore., in Shapiro C. e Varian
H.R., Information Rules, Etas, Milano 1999, pag. 253.

62

Le economie di rete

Le imprese che operano gi nel mercato con una tecnologia, di solito utilizzano questa
strategia per immette una nuova tecnologia o una versione aggiornata rispetto alla
precedente. Questo permette di: 1) evitare effetti di cannibalizzazione del prodotto gi
presente nel mercato; 2) mantenere il network gi costituito degli utilizzatori della
vecchia tecnologia; 3) dare vita ad unaltra rete che viene alimentata dal passaggio degli
utenti utilizzatori della vecchia tecnologia; 4) attirare consumatori pionieri che decidono
di abbandonare il sistema rivale e passare a questo che utilizza una nuova e
maggiormente performante tecnologia.
IL FALLIMENTO
VISTA

DI UNA STRATEGIA DI MIGRAZIONE CONTROLLATA:

MICROSOFT

The Inquirer Team 12-12-2006


Unindagine commissionata da Microsoft rivelerebbe che il suo sistema operativo,
Vista, porter l'economia statunitense ad una crescita significativa nel primo anno di
distribuzione. Dallo studio, condotto da IDC per conto di Microsoft, emerge che Vista
creer 100.000 nuovi posti di lavoro e 70 miliardi di dollari per i partner di Microsoft e
l'intero settore. Microsoft ha dichiarato che ogni dollaro guadagnato dall'azienda grazie
a Windows Vista nel 2007 generer pi di 18 dollari in entrate per l'intera industria
dell'IT.
Il sole 24 ORE 28-01-2007
Che il mondo del Pc marted prossimo cambier (almeno un po') si capisce nei primi tre
secondi. Tanto ci vuole, infatti, per accendere un personal computer con Windows
Vista, la nuova versione del sistema operativo di Microsoft che arriva dopodomani nei
negozi di tutto il pianeta. Ma la velocit non l'unica novit di questa piattaforma che
Il Sole-24 Ore ha provato in anteprima. Il punto di partenza la facilit con cui
possibile scovare all'interno del computer le informazioni. Merito di un sistema di
ricerca istantaneo che si attiva digitando le prime lettere dell'argomento che ci interessa.
E tanto basta per vedere apparire sullo schermo una lista dinamica con documenti,
programmi, funzioni, fotografie e canzoni.
Il Sole 24 ORE 30-01-2007
Con il nuovo Windows Vista, Microsoft manda in pensione Windows Xp. Dopo cinque
anni di ricerca e sviluppo, e con un investimento da 20 miliardi di dollari, pronto il
nuovo sistema operativo del colosso americano. Il prodotto, nei negozi da oggi, stato
presentato ieri in contemporanea mondiale. Per Windows Vista - dice l'amministratore
delegato di Microsoft Italia, Marco Comastri - hanno lavorato 10mila persone, che
hanno realizzato un prodotto rivoluzionario, pi sicuro e pi facile da usare. Un
prodotto con il quale il gruppo punta ad accelerare la propria crescita, superando il ritmo
del 7% di aumento annuo registrato dal mercato di settore, come spiega Comastri.
Obiettivo che dovrebbe essere raggiunto con un sistema che offre una nuova interfaccia,
ma soprattutto, insiste Comastri, la sicurezza con una serie di filtri contro le intrusioni di
virus e il sistema parental control per impedire l'accesso a determinati siti internet.

63

Le economie di rete

The Inquirer Team 04-04-2007


I fabbricanti di Pc non notano nessun particolare effetto Vista sulle vendite. L'India
Times dice che, nonostante le speranze che i requisiti hardware richiesti dal nuovo
sistema operativo di Microsoft potessero dare un impulso alle vendite di nuovi
computer, i costruttori di hardware non notano particolari cambiamenti nell'andamento
delle vendite. In effetti molti hanno i magazzini pieni di materiale prodotto per far
fronte alle vendite previste che non sono mai avvenute. Gianfranco Lanci, presidente di
Acer, ha dichiarato che Vista non stato di nessuna utilit e che i costruttori di PC non
possono fa conto su di esso per incrementare le loro vendite. Samsung ha aggiunto che
la domanda di chip di memoria DRAM indotta da Vista non si materializzata cos in
fretta come era stato previsto. Hwang Chang-Gyu, presidente di Samsung Electronics
per la sezione semiconduttori, si aspettava l'effetto Vista sulla memoria DRAM per
aprile. Adesso le previsioni sono slittate in avanti e probabilmente arriver nella
seconda met dell'anno.
Il Sole 24 ORE 17-05-2007
Lento addio di Vista. Lo hanno chiamato il lento addio di Windows Vista. In realt si
tratta di un bug, un difetto che ha colpito alcune macchine con installato il sistema
operativo di Microsoft. Secondo quanto scrive la rivista di tecnologia online The
Register (www.theregister.com), su un forum del sito TechNet, sono apparse molte
proteste legate ai tempi di gestione dei file. In pratica, capitato a pi di un utente di
aver sperimentato tempi lunghissimi per cancellare, spostare o muovere file.
LEconomist 01-02-2008
Un bilancio dell'ultima versione del sistema operativo di Microsoft: a 12 mesi dal
debutto, ci sono ancora chiaroscuri; intanto il "vecchio"sistema XP continua a essere
l'indiscusso re del mercato. Quanto al futuro, la casa di Redmond lavora gi al
successore di Vista, Windows 7, che dovrebbe vedere la luce nel 2010.
Il Sole 24 Ore 10-04-2008
Impossibile accedere, contattare l'amministratore di rete e controllare di avere i
permessi necessari per accedere alla cartella condivisa. Un criptico messaggio lanciato
da un computer sotto attacco di un hacker che vuole rubare importanti segreti
industriali? No. Niente di tutto questo. solo uno dei messaggi, tanti, che Windows
Vista lancia ai suoi utenti, principianti o smanettoni che siano che cos non riescono a
usare il proprio pc. Gi, perch con il sistema operativo Microsoft accade anche questo:
non riuscire in modo semplice a leggere con un computer portatile sotto Vista i file
(audio, testi, foto, video...) memorizzati su un'altra macchina, anche lei dotata di Vista.
Mentre l'operazione semplice come bere un bicchier d'acqua usando come client una
consolle come la Sony Ps3. Ed ecco che, una volta di pi, si rimpiange il vecchio e
affidabile Windows Xp.

64

Le economie di rete

Migrazione aperta
In questo caso pi imprese offrono il nuovo prodotto nel mercato, o versioni differenti
di una nuova tecnologia, aderendo ad uno stesso standard di mercato. La scelta orientata
ad una strategia di questo tipo imposta molto spesso dalle caratteristiche del sistema e
del mercato in cui si opera. La rete Wintel un esempio di sistema aperto, dove vi sono
pi tecnologie che devono poter operare insieme (Microsoft, Intel, i produttori
indipendenti di software). necessario per le imprese prendere unulteriore decisioni in
termini strategici. Scegliere una strategia di piena apertura o decidere di costruire
unalleanza per stabilire un nuovo standard (Shapiro e Varian, 1999). Nel primo caso la
produzione di prodotti compatibili con lo standard pu essere attuata da qualunque
impresa. Questo il caso della fissazione degli standard della telefonia di base decisi da
enti appositamente preposti a livello nazionale ed internazionale. In questo caso le forti
economie di rete presuppongono la necessit di adottare la strategia di completa
apertura. Costruire unalleanza strategica intorno ad uno standard, nel secondo caso,
permette alle imprese di impedire lingresso nel mercato ad altre imprese offrendo
prodotti compatibili con lo standard. Un esempio di imprese che hanno deciso di
adottare tale strategia listituzione del consorzio da parte di Compaq, Intel e Microsoft
alla fine degli anni Novanta per la definizione di uno standard per la tecnologia DSL
(Shapiro e Varian, 1999).
Discontinuit
La strategia implica per limpresa di introdurre nel mercato la versione di un nuovo
prodotto o una nuova tecnologia incompatibile rispetto ai prodotti o alle tecnologie
esistenti. Parliamo di versione proprio perch in questo caso sono presenti nel mercato
altre imprese che offrono versioni differenti relative alla nuova tecnologia. Pensiamo al
caso della versione VHS e Betamax dei videoregistratori, oppure al PC IBM e al PC
Apple. Limpresa, per far nascere ed alimentare il proprio network, deve puntare
sullefficienza produttiva e/o sullofferta di servizi ad alto valore aggiunto (nel caso di
software). Si rimanda al caso Betamax vs VHS nel paragrafo 3.2, per un esempio di
strategia di questo tipo.
6.3.2 Implicazioni per i consumatori
Caso 1: Introduzione di una nuova tecnologia
Ipotesi:
1. nuova tecnologia soggetta ad economie di rete;
2. presenza di un milione di consumatori potenziali;
3. n = numero dei consumatori che adottano il prodotto;
4. n = dimensione attesa della rete.
Domanda dei consumatori
Le economie di rete implicano che per uno stesso prezzo ci possono essere diversi livelli
della domanda. Quale valore della domanda effettivamente si realizzi, dipende dalle
aspettative dei consumatori relativamente alla dimensione della rete 43.
43

Shapiro C. e Varian H.R., Information Rules, Etas, Milano 1999, pag. 383.

65

Le economie di rete

Poich siamo in presenza di un bene caratterizzato da economie di rete (potenziali 44) n


rappresenta anche la valutazione data da ogni consumatore al prodotto. n il prezzo
massimo che ogni consumatore disposto a pagare per ottenere il bene. Questo implica
che maggiore n, maggiore il valore che ogni potenziale consumatore attribuisce al
network good.
Caso 1.
n = 0
In caso di dimensione della rete pari a zero consumatori potenziali, il valore attribuito al
network good negativo. Questo significa che le aspettative sul numero di consumatori
che adottano il prodotto pari a zero e il beneficio ottenibile dalla partecipazione alla
rete attraverso l acquisto del bene ha valore negativo. Per ogni possibile livello di
prezzo della nuova tecnologia, nessun consumatore effettuer lacquisto. Il bene che
potenzialmente pu essere soggetto ad economie di rete non costituisce un network
good per i consumatori.
Caso 2.
n = n - 1
In questo caso, ogni consumatore si aspetta che tutti gli altri (n - 1) decidano di
partecipare alla rete. Il prezzo che ogni consumatore disposto a pagare per la nuova
tecnologia positivo e pari a n - 1.
Se
p < n - 1
Allora ciascun potenziale consumatore realizza lacquisto e quindi effettivamente
partecipa alla rete.
importante a questo punto introdurre il concetto di massa critica. La massa critica
rappresenta lampiezza minima dei consumatori necessaria per raggiungere lequilibrio,
dati i costi e la struttura di mercato. Una volta che la soglia critica viene raggiunta e
superata, la domanda del network good continua a crescere fino a raggiungere
lequilibrio in cui tutti adottano la nuova tecnologia (Cabral 2000). Poich il processo di
adozione di una nuova tecnologia si verifica nel tempo, pi basso il prezzo nella fase
iniziale, maggiore la possibilit di raggiungere la massa critica.

Caso 2. Introduzione di una nuova tecnologia con presenza di due versioni


Dipendenza dal sentiero
Le economie di rete possono implicare equilibri multipli, per cui il mercato si pu
cristallizzare su una tecnologia oppure su unaltra. Quale tecnologia venga scelta,
dipende in larga misura dalle decisioni dei primi utenti. Il vincitore finale non
necessariamente la tecnologia superiore o quella che meglio risponde alle preferenze
dei consumatori 45.
Ipotesi
1. nuova tecnologia soggetta ad economie di rete
2. esistenza di due versioni (standard) A e B della nuova tecnologia
3. incompatibilit tra A e B
4. t1, t2, t3, periodi di acquisto
5. nA numero di consumatori che hanno scelto la tecnologia A
6. nB numero di consumatori che hanno scelto la tecnologia B
44

Le economie di rete sono dette potenziali in generale, sia per i produttori che per i consumatori, poich
solo nel momento in cui i produttori realizzeranno le vendite ed un numero elevato di consumatori
acquister il bene, allora diventeranno effettive.
45
Cabral L., Economia industriale, Carocci ed., 2000, capitolo 17.

66

Le economie di rete

7. u utilit
8. u t1 utilit base
Consideriamo il caso in cui vi siano due versioni di una nuova tecnologia e che queste
siano incompatibili tra loro (A e B). Le economie di rete per i consumatori si
manifestano solo acquistando la stessa versione. Poich il processo di acquisto dei
consumatori si verifica nel tempo consideriamo vari periodi e successivi t1, t2, t3, nei
quali un nuovo consumatore prende la decisione di comprare la versione A o B. i
consumatori del tipo A ottengono una utilit pari a u + nA dal consumo della tecnologia
A e nessuna utilit dalla tecnologia B. Il consumatore che effettua il primo acquisto di
una delle due versioni consegue una utilit pari a u t1, detta anche utilit base.

Grafico 3.3 Modello con adozione tecnologica sequenziale


nA - nB

Barriera di assorbimento per la tecnologia A


u

tm

-u
nB - nA

Barriera di assorbimento per la tecnologia B

Fonte: nostro adattamento Cabral L., Economia Industriale, Carocci ed., 2000 pag.
387
Il grafico 3.3 rappresenta il processo di adozione di una nuova tecnologia nel caso in cui
vi siano due versioni differenti e la presenza di economie di rete. Lasse orizzontale
rappresenta i periodi successivi, t1, t2, t3 , nei quali si realizza il processo di acquisto da
parte dei consumatori (un singolo processo di acquisto in ogni periodo successivo).
Sullasse verticale rappresentiamo la differenza tra il numero di consumatori che adotta
la versione A e quello che adotta la versione B. Allinterno dellintervallo [ u, u] il
processo di acquisto tra le due versioni determinato dalle preferenze dei consumatori
verso A o B; dal prezzo; dalle aspettative circa la dimensione del network rilevante.
Allinterno di questo intervallo le economie di rete per il produttore sono potenziali
poich la dimensione dei consumatori non ha raggiunto la massa critica (il punto M per
A), cio il livello oltre il quale possibile il verificarsi delle economie di rete e delle
economie di scala dal lato della domanda.

67

Le economie di rete

Nel momento in cui una delle due versioni supera la propria barriera di assorbimento,
ciascun consumatore sceglier la tecnologia pi diffusa con conseguente
cristallizzazione del mercato su una delle due versioni. Nel grafico 3.3 al tempo tm
viene raggiunta la massa critica (M) per la versione A, superata la sua barriera di
assorbimento e quindi realizzate le economie di rete. A diventa lo standard dominante
nel mercato.
Le conseguenze sono tre (Cabral 2000): i) il mercato si cristallizza sempre su uno
standard; ii) la tecnologia migliore non sempre necessariamente vince; iii) il risultato
finale dipende dalle scelte iniziali di un certo numero, magari piccolo, di consumatori.

LA BATTAGLIA TRA BETAMAX E VHS


il 1975: sul mercato arriva il primo sistema di videoregistrazione e riproduzione
casalinga, il Betamax, e insieme un nuovo concetto, il time shifting, ovvero la possibilit
di immagazzinare un programma televisivo su una cassetta per poterlo vedere in un
altro momento. Una rivoluzione dei costumi e un successo per lazienda nipponica che
si scontrano per con la determinazione della Jvc, la quale rifiuta di sostenere il formato
della Sony e nel 1976 esce con il suo, il Video home systems (Vhs). Ed subito guerra. I
consumatori pi hi-tech si dividono in appassionati betafili (betaphiles) e in
sostenitori del Vhs; gli utenti medi rimangono invece intrappolati tra due formati
differenti e incompatibili, che nel 1979 diventano tre, con laggiunta del Video 2000 di
Philips e Grundig.
Inizialmente il campo di battaglia fu la durata delle cassette. Quelle Betamax, pi
piccole e compatte, arrivavano solo a unora di registrazione quelle Vhs potevano
registrare fino a due ore. Se si prende come unit di misura la durata di un film si
capisce cosa avrebbero preferito gli spettatori.
Daltronde la logica del di pi sempre molto attraente per un consumatore. Secondo
molti osservatori, questa differenza iniziale sebbene poi colmata negli anni fu
decisiva per il sorpasso da parte del Vhs. In realt il dibattito sul perch vinse
questultimo formato invece che quello della Sony a sua volta terreno di conflitto. La
spiegazione classica ultimamente sempre pi contestata che il fattore decisivo
siano state le scelte di marketing: il Betamax sarebbe stato tecnicamente superiore (solo
in laboratorio, sostengono per alcuni, e non agli occhi dello spettatore), ma la Sony
gelosa del proprio standard avrebbe tardato nellallearsi con altre aziende. Al contrario
la Jvc inizi da subito ad aprire la propria tecnologia concedendo le licenze a diversi
produttori.
Non manca tuttavia chi tira in ballo cause pi strettamente commerciali: i
videoregistratori Vhs si potevano anche affittare dalle grandi catene come Radio
Rentals, una possibilit che, visto il costo consistente degli apparecchi e lincertezza sui
diversi formati, attrasse molte persone, che a loro volta richiesero cassette dello stesso
formato. Era linnesco di un circolo virtuoso. Diversamente, i prodotti della Sony
sembravano collocarsi in una fascia pi alta, che contemplava principalmente lacquisto.
Per chi infine vede nel porno il motore immobile delle nuove tecnologie ricordiamo
anche unaltra spiegazione: la Sony si dimostr riluttante a siglare accordi con le case
cinematografiche per riversare i loro film dai contenuti pi espliciti sul sistema
Betamax.
Lultimo colpo di reni del Betamax fu nel 1984, quando riusc a conquistare il 25 per

68

Le economie di rete

cento del mercato (ma il Vhs ne aveva almeno il 70 e veniva prodotto da quaranta
aziende contro le dodici pro-Sony): due anni dopo era gi precipitato al 7,5 per cento.
La guerra era agli sgoccioli. Larmistizio arriv nel 1988, quando la Sony, annunci che
avrebbe prodotto videoregistratori anche in formato Vhs. Sebbene formalmente ancora
sostenesse il proprio Beta, ormai suonavano le campane a morto. La produzione in
America termin nel 1993; lultimo apparecchio al mondo fu sfornato in Giappone nel
2002. Larrivo del Dvd alla fine dei novanta soffoc lultimo mercato di nicchia. E
anche la sopravvivenza del Vhs ormai questione di pochi anni. Ora che si delinea una
nuova guerra di formati sui dischi ottici del futuro il confronto col passato dobbligo.
In primo piano c ancora lei, la star dellelettronica di consumo, la Sony, che ha perso
sulle videocassette ma che non pu perdere sui Dvd di ultima generazione. La sua
riscossa il laser blu del Blue-Ray, sostenuto anche da pezzi grossi come Disney, Apple
e Hp. Il suo nemico il formato Hd-Dvd di Nec e Toshiba, che dalla sua ha, tra gli altri,
Microsoft. A pesare saranno soprattutto le alleanze con gli studios che detengono i
diritti sui contenuti: una buona parte di Hollywood per ora tiene il piede in due scarpe.
Ma giocher un ruolo anche la libert lasciata ai consumatori dai due diversi formati:
libert di copiare e gestire i propri Dvd. Libert dai sistemi Drm (Digital rights
management). Perch il consumatore, a volte, davvero il re.

Caso 3. Introduzione di una nuova tecnologia e passaggio dalla vecchia alla nuova
Inerzia o eccessiva mobilit
Le economie di rete possono comportare un eccesso di inerzia, il che significa che una
nuova tecnologia non viene adottata anche se la maggioranza ne trarrebbe beneficio.
Ma possono comportare anche un eccesso di mobilit, il che significa che una nuova
tecnologia viene adottata anche se la maggioranza preferirebbe che ci non
avvenisse 46.
Questo terzo caso, declinato tra inerzia (A) ed eccessiva mobilit (B), rappresenta la
scelta tra una versione aggiornata ed una versione pi vecchia di uno stesso tipo di
prodotto soggetto ad economie di rete. Nonostante gli esempi possano sembrare
stilizzati, la lettura dei due case study che proponiamo permette di riportare nella realt
quotidiana quanto letto.
Ipotesi
1. O = vecchia tecnologia
2. N = nuova tecnologia
3. esistenza di 2 soli consumatori
A. Inerzia
Abbiamo a che fare con lintroduzione di una nuova tecnologia in presenza della
vecchia. Supponiamo che vi siano solo due consumatori, utilizzatori della vecchia
tecnologia O, che devono scegliere in due periodi successivi se passare o meno alla
nuova, non essendo a conoscenza della scelta dellaltro. Poich siamo in presenza di
economie di rete, il beneficio relativo al passaggio alla nuova tecnologia per entrambi i
46

Cabral L., Economia industriale, Carocci ed., 2000, capitolo 17.

69

Le economie di rete

consumatori dipende esattamente da ci che far laltro. Ragioniamo in termini di


payoff attraverso un gioco di adozione.
Figura 3.1 Payoff attesi dei consumatori

12

10

-10

17

10

-20

-8

Payoff di un innovatore
Payoff di un conservatore
Fonte: Cabral L., Economia Industriale, Carocci ed., 2000, pag. 392
Il payoff di ciascun consumatore rappresentato sulle righe (figura 3.1) mentre sulle
colonne rappresentiamo il payoff in funzione della scelta dellaltro. Consideriamo che
uno dei due consumatori sia un innovatore e che quindi abbia la propensione a passare
alla nuova tecnologia; il secondo invece un conservatore. Supponiamo che la probabilit
che ciascun consumatore sia un innovatore sia 0,8.
Consideriamo il payoff atteso del primo consumatore (innovatore) considerando le
strategie possibili a sua disposizione.
Scegliendo N
payoff
0,2 * (-10) + 0,8 * 17 = 11,6
Il payoff composto dalle scelte del secondo consumatore. Il primo termine, 0,2 * (-10),
il payoff nel caso in cui il secondo consumatore scelga O, evento con probabilit del
20% che genera un payoff di -10; il secondo termine, 0,8 * 17, corrisponde al caso in
cui il secondo consumatore scelga N.
Non cambiare tecnologia genera un payoff atteso di 12, quindi maggiore rispetto alla
scelta della nuova tecnologia.
Linerzia si realizza proprio in questo momento: nonostante vi sia una elevata
probabilit che tutti e due i consumatori scelgano N, la possibilit, per quanto remota,
che uno dei due resti alla vecchia tecnologia un deterrente per ladozione.
B. Eccessiva mobilit
Figura 3.2 Payoff attesi dei consumatori

12

10

-10

13

100

-20

Payoff di un innovatore
Payoff di un conservatore
Fonte: Cabral L., Economia Industriale, Carocci ed., 2000, pag. 394

70

Le economie di rete

In questo caso, il mercato risulta essere troppo veloce nelladozione della nuova
tecnologia. Consideriamo un gioco di adozione di una nuova tecnologia con probabilit
che un consumatore sia un innovatore pari all1%. Gli innovatori preferiscono di poco
la situazione in cui entrambi adottano la nuova tecnologia; i conservatori preferiscono
fortemente la situazione in cui nessuno adotta la nuova tecnologia. Se il primo utente a
scegliere un innovatore, allora anche il secondo sceglier N anche se un
conservatore. La compatibilit, conseguente alladozione di una nuova tecnologia, in
questo caso gioca un ruolo importante. Anche se il guadagno piccolo in confronto alla
perdita che il secondo utente subisce se un conservatore, al primo utente non interessa
il payoff del secondo, ma solo quale sar la sua scelta (Cabral 2000). Questo dunque
causa una eccessiva mobilit che non sempre comporta la massimizzazione del
benessere sociale.

6.4

IMPLICAZIONI DI POLICY

Nelle industrie caratterizzate da economie di rete, frequente che il processo


competitivo conduca alla dominanza di unimpresa sulle altre e ad un mercato
concentrato. I settori soggetti ad economie di rete sono spesso oggetto di intervento
regolativo da parte dei vari governi nazionali.
Le motivazioni degli interventi sono molteplici:
necessit di regolamentazione della concorrenza in settori considerati di pubblica utilit;
garantire una diffusione ampia di un network good considerato di pubblica utilit;
evitare comportamenti volti a realizzare pratiche anticompetitive.
Molti network good infatti hanno ad oggetto servizi essenziali (come la telefonia o la
difesa) per i cittadini, per i quali si rende necessario un intervento da parte dei policy
maker al fine di garantire una diffusione quanto pi ampia possibile di quel bene o
servizio (senza che si realizzi una fornitura pubblica dello stesso). Per rendere efficaci
gli interventi necessario che lutilit dei cittadini sia al centro delle azioni di supporto
da parte del governo.
Questo intervento pu avvenire attraverso due modalit (Shapiro e Varian 1999):
1. intervento normativo;
2. intervento diretto nel mercato.
1. Intervento normativo
In questo caso il governo attraverso lapprovazione di norme di regolamentazione
persegue la finalit di promuovere la competizione e linnovazione in un determinato
settore. lattivit di regolamentazione pu avere ad oggetto i prezzi, il livello qualitativo
del servizio, lingresso di nuove imprese nel settore. Nel primo caso le politiche sono
rivolte al contenimento dei prezzi di monopolio in alcuni settori ritenuti di interesse
rilevante per i consumatori (per i cittadini). Nel secondo caso lazione del governo
guidata da varie motivazioni: dalla necessit di evitare che si verifichino effetti di lock
in su tecnologie inefficienti o di alimentare ricerche verso tecnologie alternative.
Nellultimo caso lattivit dei policy maker volta ad agevolare un processo di
trasformazione dei mercati monopolistici in mercati concorrenziali, qualora la
tecnologia in quel settore lo permetta (esempi di questo ultimo tipo di intervento nella
storia sono molteplici: la televisione via cavo, la telefonia, etc.).

71

Le economie di rete

2. Intervento diretto nel mercato


Questo secondo tipo di intervento ha ad oggetto lattivit del governo volta a finanziare,
sostenere e adottare tecnologie al fine di rendere pi veloce ladozione 47 (Shapiro e
Varian 1999). La difesa o le telecomunicazioni sono alcuni esempi di settori nei quali si
realizza questo intervento diretto. Questo supporto pu realizzarsi attraverso: i) sussidi,
ii) ruolo di utente. Nel primo caso il riferimento al sostegno finanziario realizzato
attraverso lerogazione di contributi statali in settori privati. Pensiamo ai fondi che
vengono stanziati per la ricerca di base nei settori delle telecomunicazioni o
nellaerospazio etc. Per quanto riguarda il ruolo di utente, invece, lo Stato pu
velocizzare la diffusione di una nuova tecnologia andando ad adottare la stessa e
contribuendo al raggiungimento della massa critica per il produttore.

47

necessario precisare che lintervento attivo del governo non rappresenta una condizione necessaria
per la diffusione di nuove tecnologie.

72

Le economie di rete

Bibliografia
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US FAX Market , Discussion Paper n. EC-95-11, Stern School of Business, 1995
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American economic Review 79, 1989
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and market structure, International Journal of Industrial Organization 14, 1996
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Katz M., Shapiro C., Network externality, Competition and Compatibility, American
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Lipparini A., Economie e gestione delle imprese, il Mulino, Bologna, 2007
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Shapiro C. e Varian H.R., Information Rules, Etas, Milano 1999
Yannelis D., On the simple welfare economics of network externalities, International
Journal of Social Economics 28, 2001

73

Le economie di potere di mercato

7.

ECONOMIE DI POTERE DI MERCATO 48

7.1

DEFINIZIONE

Le economie di potere di mercato consistono nella riduzione del costo medio totale per
effetto del potere economico che limpresa esercita sul mercato in cui opera.
Dalla definizione, quindi, si evince come, nel caso in cui le imprese godano di potere
economico sul mercato, tale situazione pu fornire la possibilit di ridurre il costo
medio totale e, quindi, di incrementare lefficienza dellimpresa stessa.
Sar necessario analizzare in che modo il potere di mercato pu condurre ad una
riduzione del costo medio totale, senza per tralasciare di comprendere, innanzitutto,
cosa si intende per potere di mercato e quali sono le fonti e le determinanti dello stesso.
Per quanto riguarda, in primo luogo, la definizione di potere di mercato, la letteratura
economico-manageriale ha fornito, nel corso del tempo, numerosi contributi che lo
individuano, tra gli altri, come la possibilit di praticare prezzi pi elevati rispetto ai
propri costi marginali o come la detenzione di quote di mercato superiori rispetto a
quelle dei concorrenti o come la possibilit di ostacolare lingresso di potenziali entranti
nel settore mediante la leva del prezzo, ecc, (per una rassegna pi dettagliata delle varie
definizioni di potere di mercato si veda Ferrucci, 2000). Pu essere, invece, considerata
una definizione pi generica di potere di mercato ma che sembra racchiudere tutte le
possibili situazioni in cui pu manifestarsi: market power is a firms ability to
influence the actions of others in a product-market. Tale definizione, presentata da
Shervani, Frazier e Challagalla (2007) secondo le impostazioni di Harrigan (1983),
Makhija (2003) e Porter (1976, 1980), risulta trasversale rispetto alle altre e comprende,
appunto, tutte le situazioni in cui unimpresa in grado di esercitare influenza e
controllo sugli altri soggetti economici a contatto con essa (fornitori, clienti,
concorrenti, istituzioni pubbliche, ecc). Tale definizione risulta anche maggiormente in
linea con quella che viene data di potere in generale. Secondo Stoppino (1990), infatti, il
potere la capacit delluomo di determinare la condotta delluomo, intendendo,
quindi, la possibilit di un individuo di modificare il comportamento di un altro
individuo.
Per quanto riguarda gli effetti positivi del potere di mercato per le imprese che lo
detengono questi possono essere di differente natura. In particolar modo il potere di
mercato di unimpresa pu essere esercitato sia a monte (nei confronti delle imprese
fornitrici) che a valle (nei confronti dei clienti siano essi altre imprese o consumatori
finali) (Volpato, 1995).
Nelle parti successive verranno analizzate tutte quelle situazioni che conducono a potere
di mercato e le modalit con cui esso pu comportare una riduzione del costo medio
totale.

48

Il presente capitolo stato scritto dalla Dott.ssa Marina Gigliotti.

Le economie di potere di mercato

7.2

POTERE E STRUTTURA DI MERCATO

Secondo la letteratura economico-manageriale una delle determinanti del potere di


mercato rappresentata dalla tipologia di struttura di mercato allinterno di uno
specifico settore.
Tale visione si fonda, essenzialmente, sugli studi degli economisti strutturalisti 49 in base
ai quali il numero e la dimensione delle imprese presenti in uno specifico settore,
causando un certo grado di concentrazione dello stesso, determinano il livello di potere
di mercato di cui le imprese stesse possono godere. Infatti, quando in un mercato
operano poche imprese (offerenti o acquirenti) o anche nel caso in cui il numero delle
imprese sia elevato ma alcune di queste soddisfano quote rilevanti del prodotto
scambiato, si ha un pi elevato potere di mercato.
Secondo tale visione il potere esercitato sui mercati di vendita misurato dalla quota di
mercato detenuta dallimpresa. In altre parole, allaumentare della quota di mercato,
limpresa gode di un crescente potere allinterno dello stesso.
Si ricorda, a tal proposito, che la quota di mercato di unimpresa, in riferimento ad un
determinato prodotto, rappresenta dallammontare delle vendite del prodotto da parte
dellimpresa stessa, espresso in percentuale sulle vendite complessive del mercato. La
quota di mercato pu essere espressa in valore o in quantit. In entrambi i casi sar:
QMi =

Qi
Q

dove:
Qi = vendite in valore (o in quantit) del prodotto i da parte dellimpresa
Q = vendite totali in valore (o in quantit) del prodotto nel mercato di riferimento
Quando si parla di quote di mercato e relativo potere di mercato lesempio principale
che viene citato quello di un monopolista. Il monopolista, essendo, per definizione,
lunico venditore in un determinato settore, detiene il 100% delle quote di mercato del
settore stesso. Si tratta, senzaltro, del caso un cui risulta pi palese il potere di
mercato di unimpresa, che pu godere dellassoluta assenza di concorrenti.
Una situazione speculare a quella del monopolista, pur non essendo riferita alla
detenzione di quote di mercato (ma qui compresa in quanto legata alla struttura del
mercato stessa), quella del monopsonista. Si tratta della situazione in cui, in un
determinato mercato, sia presente un solo acquirente a fronte della presenza di un
numero elevato di venditori. Appare evidente come un monopsonista sia in grado di
esercitare un elevato potere di mercato. In tal caso il potere di mercato viene esercitato
sui mercati di approvvigionamenti (nei confronti, quindi, delle imprese offerenti che
sono tutte totalmente dipendenti dallunico acquirente presente) e non sul mercato di
vendita come accade, essenzialmente, per il monopolista.
Seppure il monopolio e il monopsonio rappresentino i casi in cui lesercizio del potere
di mercato (verso i soggetti a monte o a valle della filiera) derivante dalla struttura dello
stesso appare pi evidente, sarebbe incompleto non analizzare altre situazione.
Riprendendo, infatti, il concetto di concentrazione settoriale, questa, anche nel caso in
cui non sia massima (come nel monopolio) pu essere, comunque, elevata e condurre,
quindi, ad un notevole potere di mercato. Si pensi ad esempio ai casi delloligopolio
49

Tra cui Mason, Bain, Scherer, ecc.

75

Le economie di potere di mercato

(poche imprese offerenti in un determinato mercato) o delloligopsonio (poche imprese


acquirenti in un determinato mercato). In tali casi, a differenza di quanto accade in
regime di concorrenza perfetta, vi unalta concentrazione del settore che, secondo
quanto affermato finora, pu condurre ad un elevato potere di mercato che si traduce,
essenzialmente, in un sostenuto potere contrattuale nei confronti dei soggetti che
realizzano scambi con essa.
Un elevato potere di mercato pu essere raggiunto non solo da una impresa
singolarmente ma, mediante la realizzazione di accordi e collaborazioni, anche da pi
imprese congiuntamente. evidente che gli accordi e le collaborazioni tra imprese,
approfonditamente analizzate dalla letteratura economico-manageriale, possono essere
realizzate dalle imprese per raggiungere differenti finalit: accesso a risorse (materiali e
immateriali) complementari, ripartizione del rischio legato ad una determinata attivit,
ripartizione dei costi relativi ad un particolare investimento, ecc. Nel presente lavoro
non si fa riferimento a tutta questa casistica ma a quelle collaborazioni che hanno la
particolare finalit di accrescere il potere di mercato, in termini soprattutto di potere
contrattuale delle imprese che non possono godere dei vantaggi dello scambio di
grandi volumi sui mercati di acquisto e di vendita. Si pensi, ad esempio, a quelle
imprese che, nei mercati di approvvigionamento, non realizzano transazioni
singolarmente ma mediante una centrale di acquisto (che raccoglie le esigenze di
fornitura di numerose imprese), esercitando cos sulle imprese fornitrici un maggiore
potere di mercato.
Ma quali sono le modalit con cui unimpresa che detiene potere economico derivante
da una struttura del mercato pu ottenere una riduzione del costo medio totale?
La prima modalit riferita alla riduzione del costo medio totale per effetto di economie
ottenute nellapprovvigionamento di beni e servizi da parte delle imprese.
Lelevata quota di mercato di cui unimpresa gode legata anche alla necessit di
approvvigionarsi di un pi elevato quantitativo di fattori produttivi rispetto ad imprese
con una quota di mercato inferiore. Lacquisto di un elevato volume di beni o servizi
presso i fornitori pu garantire allimpresa lottenimento di sconti e, quindi, di prezzi di
acquisto pi vantaggiosi.
Come Bain (1959) afferma: il potere derivante ad una impresa per effetto di un
grande volume di acquisti da utilizzare in processi produttivi, o da rivendere, pu
consentire di spuntare prezzi inferiori a quelli che possono essere ottenuti da una
piccola impresa.
evidente che questa una situazione in cui il potere di mercato dellimpresa, volto alla
riduzione dei costi medi totali dellimpresa, viene esercitato nei confronti degli attori
economici a monte della filiera: il caso maggiormente esemplificativo di tale situazione
rappresentato dal potere di unimpresa monopsonistica nei confronti dei propri
fornitori.
Alcuni autori definiscono tali economie dovute ai risparmi nei costi di acquisto di
grandi quantit (grande scala) di fattori utilizzati nella produzione e nella distribuzione
dei prodotti (Panati e Golinelli, 1991) come economie di scala pecuniarie 50, che, come
definisce Pratten (1971) derivano da vantaggi da monopolio o potere monopolistico
di negoziazione secondo Volpato (1995).

50

Le economie di scala pecuniarie si distinguono da quelle reali, riferite allaumento della produttivit
conseguibili aumentando la dimensione produttiva (analizzate, invece, in unaltra sezione del presente
lavoro)

76

Le economie di potere di mercato

BOX 1 - IL GIOCO DI SQUADRA BATTE I COSTI


Abbattere i costi con il gioco di squadra. Unire le forze, ma soprattutto i rispettivi pesi
sul mercato, per spuntare dalle aziende e dai grossisti sconti sulle materie prime, sulle
principali forniture, sulle bollette del gas, della corrente e del telefono. Un sistema
adottato da anni dalle insegne della grande distribuzione organizzata, gruppi che
aderiscono a diverse centrali di acquisto per ottenere ribassi sulla merce comprata in
base ai volumi acquistati da tutti gli affiliati. Un metodo che si pu applicare anche alle
lamiere che devono finire sotto una pressa, ai circuiti di silicio che servono per
assemblare un personal computer ed ai kilowatt di corrente che mettono in funzione una
linea di montaggio. Anzi, nei periodi di crisi e quando ormai il mercato maturo, l'
unica soluzione per aumentare gli utili e tagliare i costi. Taglio che si ottiene aderendo
ad un gruppo d' acquisto o creando una centrale, consorziandosi con altre imprese,
soprattutto medio-piccole. Il fenomeno [] sta crescendo. Prima sulla spinta della
liberalizzazione del mercato dell' energia e del gas, ora anche sul puro abbattimento dei
costi delle materie prime. L' ultimo esempio si chiama Trade Up, ha meno di un anno ed
una centrale nata per il settore Ict, la pi importante del comparto in Italia. La societ
di Casale Monferrato conta un centinaio di affiliati e un volume di merce intermediata
di circa 200 milioni. L' obiettivo di raddoppiare le cifre entro il 2008. Il concetto
semplice - spiega Pietro Favaro, socio fondatore insieme a Lorenzo Doria - se acquisto
come singolo delle mele le pago un euro al chilo, comprandone un quintale si spuntano
50 centesimi al chilo. Principio che si pu applicare a tutti i settori. Ma quanto si
risparmia? Circa il 4,5 per cento rispetto ai prezzi che i distributori farebbero alle
singole aziende. In un settore come quello dell' Ict dove si hanno margini del 2-3 per
cento vuol dire raddoppiare gli utili, aggiunge Favaro. L' associazione al gruppo ha un
costo, che per un' azienda da 1 milione a 3 milioni di fatturato di 2mila euro, contro un
risparmio di 40 mila euro. Entro la fine dell' anno allargheremo il business a tutti i
centri di costo che compongono il bilancio, come l' energia, spuntando uno sconto del 9
per cento, i carburanti, sconto del 5 per cento, e la telefonia. Ma il "principio della
mela" si pu applicare anche al settore bancario ed assicurativo. Altro esempio neonato
il torinese Orione, centrale formata da nove imprese del settore stampaggio che si
sono messe insieme per ottimizzare gli acquisti su trasporti, lamiera, telefonia e gas.
Societ che ha iniziato ad operare a settembre e che, a seconda del filone, riuscita a
portare a casa sconti intorno al 10 per cento. Il primo anno fondamentale, si ottiene il
ribasso maggiore rispetto ai costi precedenti - spiega l' amministratore Gianni Racca poi una questione di gestione. Il difficile mettersi insieme, superare le diffidenze.
Ma l' esperimento riuscito cos bene che le nove societ di Orione hanno deciso di
usare la centrale anche per operazioni commerciali: Bisogna uscire dalla logica di
essere concorrenti, entrando in quella di partner che possono fornire dalla vite al
cannone, aggiunge Racca. Il settore dove i gruppi di acquisto sono pi diffusi sono
quello del gas e quello dell'elettricit. In Piemonte se ne contano una quindicina, nati
sull' onda della liberalizzazione, che contrattano con societ come Enel, Aem, Edison,
Acea, Asm Settimo, Eni, Energia. Un esempio il Cet, consorzio collegato all' Api
Torino, a cui aderiscono 220 imprese. Gruppo che nel 2005 ha comprato 300 milioni di
kilowattora, con un risparmio sulla bolletta, tolte le imposte, del 7 per cento. Cifra che
nel 2006 dovrebbe arrivare al 10-14 per cento. Da parte dei produttori - dice Marco
Rubatto del Cet - c' una tendenza a demolire i consorzi, ora che ci dovrebbe essere
un'apertura ampia del mercato, perch rappresentiamo una forza antagonista. Ma non

77

Le economie di potere di mercato

sar facile far scomparire realt consolidate, come Unionenergia, consorzio dell'Unione
industriale di Torino che lo scorso anno ha contrattato 100 gigawattora di corrente con
un risparmio del 6,1 per cento. La maggior parte dei 45 associati - dice Massimo Settis
- non vuole lo scioglimento.
Fonte: La Repubblica sezione Torino, 30 marzo 2006

La seconda modalit mediante la quale unimpresa pu diminuire i propri costi medi


totali per effetto del potere di mercato derivante dalla struttura dello stesso legata al
concetto di costi di transazione. Alcuni autori, infatti, affermano e dimostrano nei propri
lavori che al crescere del proprio potere di mercato diminuiscano i propri costi di
transazione. Per comprendere tale affermazione e legame necessario realizzare un
approfondimento sui costi di transazione stessi. Si fa riferimento alla cosiddetta teoria
transazionale che si fonda sugli studi di Coase (1937) poi ripresi e ampliati da
Williamson (1975, 1985).
I costi di transazione possono essere definiti come quei costi derivanti dal governo
delle relazioni o dal ricorso al mercato, cio quei costi originati dallattivit di
scelta dei possibili fornitori, da quelli inerenti alla stipulazione del contratto, alla sua
attuazione e alla verifica delladeguatezza del bene fornito (tenendo anche conto dei
rischi economici connessi allo stato di incertezza che questo tipo di situazione
comporta) (Volpato, 1995). Si fa quindi riferimento a quei costi necessari per
approvvigionarsi sul mercato di tutte le materie prime, semilavorati e prodotti finiti di
cui lazienda necessita per realizzare la sua attivit, ad esclusione, per, del prezzo
dacquisto del bene o servizio stesso.
La presenza dei costi di transazione nel momento in cui si realizzano degli scambi sul
mercato si basa sulla presenza di due elementi: la razionalit limitata e il
comportamento opportunistico degli attori economici.
Per quanto riguarda la razionalit limitata tale concetto venne introdotto da Simon
(Simon e March, 1958) ed entr subito in contrapposizione con la visione della
precedente teoria economica tradizionale, in base al quale delluomo come un soggetto
caratterizzato da razionalit assoluta. Secondo Simon luomo, in quanto tale, ha delle
limitazioni cognitive che non gli permettono di conoscere, in modo dettagliato e
completo, tutti gli stati del mondo, tutte le alternative possibili o tutte le conseguenze
che una determinata azione pu provocare. Ci conduce allimpossibilit di definire
contratti tra le parti di tipo completo, cio in grado di prevedere e regolare qualsiasi
aspetto della relazione sia attuale che futura.
Per quanto riguarda il secondo fattore ogniqualvolta due parti acconsentono al
completamento di una transazione in periodi successivi, ciascuna delle due nella
condizione di adottare un comportamento opportunistico, traendone un vantaggio per
s a scapito dellaltra parte quando le circostanze lo consentano (Carlton e Perloff,
1997). Il comportamento opportunistico pu realizzarsi ex-ante rispetto al momento in
cui viene sottoscritto il contratto o ex-post. Nel primo caso prende il nome di adverse
selection (selezione avversa) e comprende, ad esempio, tutte quelle situazioni in cui,
volontariamente, una delle due parti omette allaltra informazioni fondamentali al fine
di avvantaggiarsi di tale condizione. Si pensi ad una societ assicuratrice che assicura la
vita di un soggetto senza sapere che esso affetto da una grave malattia. Nel secondo
caso, invece, si ha una situazione di moral hazard (azzardo morale) in cui una delle due

78

Le economie di potere di mercato

parti si avvantaggia, durante lesecuzione del contratto, di una situazione di asimmetria


informativa o dellincompletezza del contratto stesso. Un esempio pu essere dato da un
calciatore che si infortuna volutamente dopo aver firmato un contratto con una societ
sportiva calcistica.
Nella teoria formulata da Williamson lentit dei costi di transazione dipende da tre
variabili: la specificit degli investimenti, la frequenza e lincertezza.
La prima variabile riguarda il grado di specificit di un determinato bene o servizio (o di
un investimento) rispetto ad una determinata transazione o relazione. Pi la specificit
di un investimento alta rispetto ad una determinata transazione, pi esso ha carattere di
irrecuperabilit rispetto ad altre transazioni (si parla allora di sunk cost, cio di costi
affondati, non recuperabili al di fuori di quel particolare rapporto). Allaumento della
specificit dellinvestimento cresce lentit dei costi di transazione.
Il soggetto che, allinterno della relazione, sostiene maggiormente lonere
dellinvestimento specifico si trova in una situazione di potenziale svantaggio. A tal
proposito si consideri che lonere dellinvestimento specifico pu ricadere solo su una
delle due parti coinvolte nella transazione o su entrambe (in maniera eguale o meno).
Nel primo caso (specificit a carico di una sola parte), limpresa A che sostiene lonere
dellinvestimento specifico al tempo t=0, pu essere svantaggiata da un comportamento
non cooperativo, al tempo t=1, dellimpresa B con cui realizza la transazione (ad,
esempio, per un basso volume di prodotti scambiati che non permette di recuperare
linvestimento stesso). In tal caso leffetto sar che limpresa A non trover pi
conveniente realizzare la transazione con limpresa B, in quanto non riuscirebbe a
recuperare le risorse finanziarie impiegate per realizzare linvestimento.
Per frequenza si intende il numero delle volte che una determinata transazione viene
ripetuta in un determinato arco temporale. A tal proposito una transazione pu essere
pi o meno saltuaria o pi o meno ricorrente. Siccome per ciascuno scambio devono
essere sostenuti dei costi (a volte si tratta di costi fissi, cio non dipendenti dalla
quantit di beni o servizi acquistati) allaumentare della frequenza delle transazioni, i
relativi costi crescono.
Lultima variabile da cui dipende lentit dei costi di transazione, secondo la teoria di
Willliamson, il grado di incertezza della transazione stessa. Linconsapevolezza
dellesito di una transazione pu dipendere sia dalla complessit dellambiente sia da
possibili comportamenti opportunistici da parte dei soggetti coinvolti (Costa e Gubitta,
2004). Allaumentare dellincertezza, i costi per la realizzazione degli scambi saranno
crescenti, soprattutto per la definizione delle clausole contrattuali e il controllo del
comportamento della controparte.
Si consideri che nella letteratura si fa spesso ricorso alla teoria dei costi di transazione
nella definizione, per unimpresa, della scelta di make or buy, ovvero la scelta di
svolgere internamente tutti i processi manifatturieri e distributivi (integrazione verticale
o make) o, in alternativa, di rivolgersi al mercato per lapprovvigionamento dei beni e
servizi necessari per realizzare la propria attivit (decentramento o buy). Williamson,
infatti, affermava che la scelta tra gerarchia (make) e mercato (buy) dettata dalla
necessit di individuare lalternativa che permette di minimizzare la somma dei costi di
transazione (che si hanno quando si ricorre al mercato) e dei costi di produzione (cio i
costi di ricorso alla gerarchia).
Il grafico 1 evidenzia lentit di tali costi che sono alla base della scelta tra make o
buy al variare della specificit delle risorse.

79

Le economie di potere di mercato

Graf. 1 I costi di transazione e i costi di produzione per la scelta di make or buy

GERARCHIA

cp

Specificit
delle risorse

ct

ct + cp
MERCATO
Ct = costi della burocrazia costi di ricorso al mercato
Cp = costi di produzione in situazione di integrazione verticale costi di
approvvigionamento in situazione di ricorso al mercato
Fonte: Volpato, 1995

Nel grafico 1 sono riportate tre funzioni: ct, cp e la funzione somma delle due
precedenti.
Ct data dalla differenza tra i costi della burocrazia (nel caso dellopzione make) e i
costi di ricorso al mercato. Al crescere della specificit delle risorse tale funzione
decresce, fino ad assumere valori negativi. Questo perch quanto pi aumenta la
specificit delle risorse tanto pi sar conveniente lalternativa make piuttosto che
quella buy, in quanto i costi di ricorso al mercato assumono valori sempre maggiori
(come gi osservato nella parte precedente).
Cp, invece, la differenza tra i costi di produzione in caso di integrazione verticale e i
costi di approvvigionamento in situazione di ricorso al mercato. Anche in tal caso
allaumento della specificit diminuiscono i vantaggi del ricorso al mercato anche se
tale soluzione, secondo Willliamson, rimane sempre pi efficiente dellintegrazione
verticale. Per tale motivo la funzione non assume mai valori negativi.
La funzione ct+cp ha anchessa andamento decrescente allaumento della specificit.
Fino a quando assume valori positivi risulta pi conveniente rivolgersi al mercato,
mentre nel momento in cui i suoi valori divengono negativi la soluzione di integrazione
verticale (gerarchia) la pi efficiente.
Volendo analizzare ancora pi nel dettaglio la scelta di make or buy, possibile
prendere in considerazione due delle caratteristiche della transazione: specificit
dellinvestimento e frequenza (graf. 2).

80

Le economie di potere di mercato

Graf. 2 Il governo delle transazioni in relazione alla specificit e alla frequenza


Specificit
dellinvestimento

Bassa

Intermedia

Alta

Frequenza
Occasionale

Governo trilaterale
Mercato
concorrenziale

Ricorrente

Governo
bilaterale

Integrazione
verticale

Nel caso in cui la specificit dellinvestimento sia bassa, indipendentemente dal grado
di frequenza, il mercato concorrenziale risulta la forma pi efficiente di
regolamentazione. In tal caso ogni transazione viene effettuata mettendo in concorrenza
i diversi produttori sulla base del prezzo (che diviene lunico indicatore che condiziona
la scelta). evidente che tale tipo di regolazione degli scambi adatta a prodotti
standardizzati.
Quando si hanno investimenti di media specificit e delle transazioni frequenti la
regolazione pi adatta risulta essere il governo bilaterale, cio la realizzazione di
accordi di lungo periodo tra le parti coinvolte nello scambio.
Il governo trilaterale , invece, pi adatto nel caso di frequenza occasionale e specificit
degli investimenti intermedia o alta. Nonostante non sia conveniente lintegrazione
verticale (in quanto gli scambi sono occasionali) non per sufficiente ricorrere ad un
governo bilaterale n tantomeno al mercato concorrenziale (in quanto la specificit
maggiore). Si preferisce, quindi, la presenza di un terzo, chiamato arbitro, che
interviene nel caso di potenziali controversie, risolvendole.
Infine, nel caso in cui gli investimenti siano altamente specifici e le transazioni
ricorrenti la forma di governo pi efficiente risulta essere lintegrazione verticale, cio
la realizzazione, allinterno dellorganizzazione, delle fasi di produzione.
Ma in che modo il potere di mercato conduce, per limpresa che se ne avvantaggia, ad
una diminuzione dei costi di transazione?
Innanzitutto necessario precisare che unimpresa con potere di mercato pu essere in
grado di diminuire i costi di tutte le transazioni, vale a dire di tutti gli scambi che si
realizzano sia con i propri fornitori che con i propri clienti, a seconda, naturalmente che
limpresa abbia potere economico nei mercati di approvvigionamento (come nel caso
del monopsonio o oligopsonio) o in quelli di vendita (ad esempio nel caso di monopolio
o oligopolio). In questo ultimo caso generalmente, la concezione che il potere di
mercato nei confronti dei propri clienti si realizzi mediante la possibilit di applicare
prezzi di vendita superiori al proprio costo marginale (ottenendo, quindi, degli extraprofitti). Seppure questo il caso con cui il potere di mercato a valle si manifesta
maggiormente, non sar oggetto del presente lavoro che si focalizza, si ricorda, sulla
possibilit di sfruttare la propria posizione di potere di mercato per ridurre i costi medi
totali.

81

Le economie di potere di mercato

Secondo alcuni studiosi (Shervani, Frazier e Challagalla, 2007) lalto potere di mercato
di unimpresa pu ridurre i suoi costi di transazione in quanto essa riesce ad agire sulle
variabili che influenzano i costi di transazione stessi.
Per quanto riguarda la specificit, unimpresa con elevato potere di mercato sar pi
probabilmente in grado di far ricadere lonere dellinvestimento specifico sulla
controparte, per effetto dellinfluenza che esercita su di essa. Si pensi, a tal proposito,
alla relazione tra due imprese: una fornitrice e una acquirente con elevato potere di
mercato (che pu essere, ad esempio, un monopolista o un oligopolista nel suo mercato
di sbocco). Supponiamo che limpresa acquirente richieda al fornitore un bene (ad
esempio un semilavorato) per cui necessario che questo acquisti un macchinario
fortemente specifico (non utilizzabile in altre transazioni). Limpresa venditrice
assumer, in modo univoco, il rischio dellinvestimento specifico per effetto
dellelevato potere di mercato che limpresa acquirente esercita su di essa. Limpresa
acquirente, quindi, fa valere il suo potere di mercato su quella fornitrice sia in termini di
mancato sostenimento dellesborso finanziario e del rischio connesso allinvestimento
specifico sia in termini di mancato sostenimento di tutti quei costi (informativi, legali,
ecc) che le sarebbero necessari per realizzare un contratto quanto pi completo nel caso
avesse dovuto preservarsi da comportamenti opportunistici della controparte. In tal caso
tali costi verrebbero sostenuti dallimpresa fornitrice che risulta quella potenzialmente
pi svantaggiata da tale relazione. Limpresa con maggiore potere di mercato, quindi,
in grado di ridurre i suoi costi di transazione e, quindi, il suo costo medio totale.
In merito alle altre due variabili che influenzano i costi di transazione incertezza e
frequenza risulta pi difficoltoso individuare il nesso logico che collega il potere di
mercato con la variazione della loro entit.
La detenzione del potere di mercato, per, pu non essere legata esclusivamente ad una
struttura del mercato stesso ma anche ad altri fattori che verranno di seguito analizzati,
specificando anche le modalit con cui queste possano condurre ad una diminuzione del
costo medio totale.

7.3

POTERE DI MERCATO E ASIMMETRIA INFORMATIVA

In una relazione tra attori economici si dice che esiste asimmetria informativa nel
momento in cui una delle controparti possiede maggiori informazioni dellaltra, che si
trova in una situazione di informazione incompleta. La parte che possiede maggiori
informazioni pu sfruttare tale situazione per avvantaggiarsene economicamente.
infatti dimostrato che, in presenza di asimmetrie informative, ad esempio, imprese che
offrono prodotti di qualit inferiore vengono premiate dal mercato rispetto a quelle
con prodotti qualitativamente migliori pur applicando lo stesso prezzo, o che anche
imprese di modeste dimensioni e quote di mercato sono in grado di ottenere extraprofitti da monopolisti.
Si pu quindi affermare che limpresa che gode di maggiori informazioni rispetto alle
controparti in grado di esercitare su di esse potere di mercato.
necessario specificare che, generalmente si fa riferimento ad asimmetria informativa a
favore del venditore nei confronti dellacquirente. Si tratta, in tal caso, di informazioni
limitate sui prezzi (dando luogo al modello trappola per turisti, in cui anche in
presenza di numerose imprese il prezzo di equilibrio sar quello di monopolio) o

82

Le economie di potere di mercato

limitate sulla qualit (si pensi al paradosso del mercato dei bidoni, in cui i prodotti
con bassa qualit fanno uscire dal mercato quelli di alta qualit (si vedano i box 2 e 3).
BOX 2 LA TRAPPOLA PER TURISTI
Una turista, Elisa, giunge in una cittadina piena di bancarelle di souvenir. Ogni
bancarella vende tazze da t con limmagine del municipio. Prima che parta il suo
autobus, Elisa passa accanto ad una di queste bancarelle, vede le tazze da t e decide ci
acquistarne una. Ha poco tempo prima della partenza dellautobus e non pensa di
ritornare a visitare quella cittadina in futuro. Pertanto non ha tempo di controllare i
prezzi di ogni bancarella e non pu utilizzare in futuro le informazioni ottenute anche
solo mediante una ricerca limitata. Se la maggioranza dei turisti di questo tipo, quale
sar il prezzo delle tazze di t? necessario fare quattro ipotesi:
- tutte le imprese (le bancarelle di souvenir) hanno gli stessi costi e vendono un prodotto
omogeneo;
- i consumatori hanno tutti la stessa funzione di domanda;
- una guida turistica fornisce a ciascun consumatore informazione sulla distribuzione
generale dei prezzi ma non indica il prezzo particolare praticato da ciascun negozio;
- il costo che il turista deve sostenere per recarsi in una bancarella e controllare il prezzo
o effettuare lacquisto pari a c che riflette il tempo e le spese del turista.
Pertanto se Elisa visita due bancarelle di souvenir, i suoi costi di ricerca sono pari a 2c.
Se compra una tazza di t nella seconda bancarella al prezzo p, il suo costo totale p +
2c. Il prezzo pi basso che Laura dovr pagare per una tazza di t sar p + c in quanto si
dovr avvicinare almeno ad una bancarella per realizzare lacquisto della tazza da t.
Si supponga che inizialmente ci sia un numero fisso di bancarelle da souvenir, n. quanto
far pagare ciascuna di esse per la tazza da t? Cominciamo ad analizzare il caso in cui
ogni bancarella far pagare il prezzo concorrenziale con informazione completa, pc, che
uguale a costo marginale.
Per stabilire se il prezzo di equilibrio concorrenziale con informazione completa sia
valido anche quando i consumatori hanno uninformazione incompleta , dobbiamo
stabilire se una qualsiasi impresa ha incentivo a discostarsi da tale prezzo. Se le imprese
beneficiano dallallontanarsi dallequilibrio inizialmente proposto, violano lequilibrio;
in altre parole, lequilibrio proposto non pi un equilibrio.
Se tutte le altre bancarelle fanno pagare il prezzo concorrenziale con informazione
completa, pc, alla singola imprese conviene fissare un prezzo pi alto. Limpresa
deviante pu praticare in modo profittevole il prezzo p* = pc + e, in cui e un numero
piccolo positivo. Dato che i consumatori non conoscono il prezzo di ciascun negozio, se
e sufficientemente piccolo, questo negozio non perder tutti i suoi clienti.
Elisa, ad esempio, entra proprio dal negoziante che sta deviando e vede che la tazza
viene venduta al prezzo p*. La sua guida le dice che tutte le altre bancarelle di souvenir
fanno pagare pc. Penser: che sfortuna, ho trovato lunica bancarella costosa della
citt. Elisa prende in considerazione lopportunit di recarsi in unaltra bancarella
perch sa con certezza che pagher un prezzo pi basso. Ciononostante, non va in un
altro negozio se il prezzo del negozio che sta visitando, p*, inferiore al prezzo
praticato negli altri negozi compreso il costo aggiuntivo per raggiungerli, ossia p*< pc +
c. In altre parole, non si reca in un altro negozio se il costo della ricerca, c, maggiore
di e, il markup sui costi. Pertanto, al negoziante che devia conviene far salire il prezzo
di un importo appena inferiore al costo relativo ad unulteriore ricerca. Quindi,

83

Le economie di potere di mercato

lequilibrio proposto in cui tutti i negozi fanno pagare il prezzo concorrenziale con
informazione completa, pc, pu essere violato: non si ha pi equilibri nel caso di
informazione incompleta sul prezzo.
Ma quale sar il prezzo di equilibrio?
osservabile come p* non pu essere un prezzo di equilibrio, applicato da tutte le
imprese. Seguendo il meccanismo visto nel caso precedente, ci sar sempre unimpresa
che devier applicando un prezzo pari a p** = p* + e = pc + 2e.
Lultima possibilit da verificare la situazione in cui tutti i negozianti fanno pagare il
prezzo di monopolio pm. In tal caso nessuno di essi vorrebbe praticare un prezzo pi
alto. In caso di equilibrio in cui tutti i negozianti praticano un unico prezzo, esso pu
essere solo pari a pm. Con prezzi inferiori a pm, le imprese hanno incentivo ad aumentare
i prezzi.
Tratto da: Carlton e Perloff (1997)

BOX 3 - IL MERCATO DEI BIDONI


Secondo il modello teorizzato da Akerlof (1970), nel mercato delle auto usate, il
venditore (lattuale proprietario) ha imparato col tempo se la sua macchina necessita di
riparazioni raramente ( una buona auto) oppure spesso ( un bidone); mentre nella
migliore delle ipotesi, un acquirente conosce solo la probabilit di acquistare unauto in
buone condizioni. Se gli acquirenti non sanno distinguere tra auto usate buone e cattive,
le auto vengono vendute allo stesso prezzo. In tal caso, le auto di bassa qualit sono
sopravvalutate mentre quelle di pi elevata qualit sono sottovalutate dal mercato.
Si supponga, ad esempio, che i consumatori ritengano che met delle auto usate offerte
sul mercati siano bidoni cui i consumatori attribuiscono un valore pari a 100 e che
laltra met sia costituita da auto buone cui attribuiscono il valore di 200. I consumatori
sono neutrali rispetto al rischio. In questa situazione il valore di un consumatore tipo di
unauto scelta a caso 150 (= x 100 + x 200). In altre parole, lacquirente
disposto a pagare pi del suo valore una macchina di bassa qualit perch lauto
potrebbe essere invece di alta qualit, ma non disposto a pagare il valore pieno di
unauto di elevata qualit perch la macchina potrebbe essere un bidone.
In un mercato del genere le auto di bassa qualit spiazzano quelle di elevata qualit.
Infatti, il proprietario di un bidone certamente disposto a venderlo ad un prezzo
superiore al reale, mentre il proprietario di unauto di elevata qualit non disposto a
venderla a meno del suo valore e pertanto decide di tenerla. Di conseguenza, in un
mercato con due soli tipi di auto, vengono venduti solo i bidoni. In questa situazione
gli acquirenti sanno che solo questa qualit di auto verr venduta e saranno disposti a
pagare solo il corrispondente valore, ossia 100.
Non esiste pertanto un mercato per le auto usate di elevata qualit.
Tratto da: Carlton e Perloff (1997)

Unasimmetria informativa a favore del venditore permette a questo di migliorare la


propria profittabilit agendo sulla leva del prezzo.

84

Le economie di potere di mercato

Volendo analizzare, invece, la modalit con cui il potere di mercato derivante da


asimmetria informativa possa portare ad una riduzione del costo medio totale,
necessario far riferimento a tutte quelle situazioni (pi rare ma comunque veritiere) in
cui sia il venditore ad avere informazione incompleta rispetto allacquirente.
In tal caso limpresa acquirente in grado di sfruttare il potere di mercato che deriva
dalle maggiori informazioni in possesso per ottenere migliori condizioni contrattuali, in
primis una riduzione del prezzo di acquisto che condurr ad una riduzione dei costi
medi totali.
Si pensi, ad esempio, al rapporto tra unimpresa e un fornitore di personal computer.
Limpresa acquirente, che necessita di rinnovare lintera rete informatica interna,
richiede al fornitore un preventivo per lacquisto di 50 personal computer. Limpresa
fornitrice propone un prezzo di 320 ad unit (per un totale di 16.000 ). Limpresa
acquirente dichiara di aver ricevuto altre offerte pi vantaggiose da parte di altri
venditori di PC (una di 310 ed una di 300 ad unit). La prima impresa fornitrice non
sar in grado di verificare tale affermazione e, quindi, si trover in una situazione
svantaggiosa di asimmetria informativa. Nel caso in cui non vorr rinunciare alla
transazione dovr proporre un prezzo di almeno 299 al pezzo. In tal caso il valore
totale dello scambio sar pari a 14.950 , che condurranno limpresa acquirente ad un
risparmio di circa il 7% sui costi di approvvigionamento rispetto alla prima proposta.
Un esempio di estrema attualit, riguardante casi di asimmetria informativa,
rappresentato dallinsider trading. Si tratta della compravendita di titoli da parte di
soggetti che realizzano lo scambio in virt del loro accesso a informazioni
privilegiate, traendo, da questa situazione, un vantaggio rispetto a tutti gli altri
investitori che non ne sono in possesso. Si veda, a tal proposito, lesempio proposto nel
box 4.
BOX 4 - ALIERTA A PROCESSO PER INSIDER TRADING
Insieme al nipote Placer avrebbe comprato azioni disponendo di informazioni
privilegiate
Inizia oggi, una vera e propria "settimana di passione" per Cesar Alierta, presidente di
Telefonica. Oggi, infatti, il manager sieder sul banco degli imputati della Audienca
provincial di Madrid per rispondere, insieme al nipote Luis Javier Placer, dell'accusa di
"insider trading". Reato per il quale stata chiesta la sua condanna a 4 anni e mezzo di
carcere e al pagamento di una multa di oltre 216mila euro.
I fatti risalgono al 1997, vale a dire all'epoca in cui Alierta era presidente di Tabacalera.
Ebbene, secondo l'accusa, il nipote Luis Javier Placer avrebbe comperato circa 50mila
azioni della societ, rivendendole 8 mesi dopo con una plusvalenza di circa 1,86 milioni
di euro, approfittando delle informazioni privilegiate che gli avrebbe "soffiato" lo zio
Cesar. In particolare il fatto che Tabacalera stava comperando l'azienda statunitense
Havatampa e che il prezzo del tabacco, da l a poco, sarebbe aumentato a livelli record.
Due notizie riservate, a cui avrebbero avuto accesso solo pochissime persone e, tra
queste, Alierta. Si tratta, ovviamente, di una vicenda ancora tutta da accertare
concretamente. Tant' vero che la difesa prover a smantellare punto per punto il
castello delle accuse, basandosi sul fatto che non si pu parlare di informazioni
privilegiate, dato che le azioni Tabacalera sono state acquistate e rivendute in un arco di
tempo superiore ai 6 mesi. Periodo in cui ci sono state ovviamente delle oscillazioni del

85

Le economie di potere di mercato

titolo. Che la vicenda non sia del tutto chiara anche provata dal fatto che la procedura
giudiziaria, montata dall'accusa, stata gi archiviata per ben 5 volte: una prima da
parte della Cnmv (la Consob spagnola) nel 1998 e successivamente da vari tribunali di
giustizia, l'ultimo dei quali nel 2006.
Il clima che si respira alla vigilia del processo comunque di tranquillit e di fiducia.
Negli ambienti finanziari spagnoli si infatti convinti che Alierta verr assolto perch
estraneo ai fatti. Anche se l'essere riusciti a portare il presidente di Telefonica in un'aula
di Tribunale, dopo 5 archiviazioni, un fatto che non va sottovalutato. Come a dire che
qualche rischio non da escludersi.
La sensazione che questo processo potrebbe essere stato montato ad hoc da qualcuno
per indebolire la posizione di Alierta, da una decina di anni al vertice di Telefonica, e
puntare cos alla nomina di un nuovo presidente del gruppo di tlc. Anche se Alierta
sembra sufficientemente forte e con sufficienti appoggi per superare anche questo
esame, dato che si tratta di un manager "bipartisan", nominato durante il Governo Aznar
e confermato da quello Zapatero. Oltre al fatto (e questo il dato pi importante) che
Cesar Alierta ha impresso una importante accelerazione nello sviluppo di Telefonica,
portandola ad espandersi fortemente all'estero ( suo il 10% di Telecom Italia),
soprattutto nei Paesi latinoamericani.
Il Sole 24 Ore, 14 aprile 2009

7.4

POTERE DI MERCATO E UNICIT DELLE RISORSE E DELLE


COMPETENZE

Circa a met degli anni 80, con lintroduzione della resource-based view allinterno
delle teorie economiche e manageriali le risorse (e le relative competenze necessarie per
gestire le interazioni tra di esse) hanno assunto un ruolo rilevante per la definizione
delle fonti dei differenziali di competitivit delle imprese.
Nonostante la letteratura in materia abbia analizzato il concetto delle risorse
dellimpresa sotto vari aspetti, la nostra attenzione si focalizzer su come il possesso di
determinate risorse (o competenze) conduce alla detenzione di un potere di mercato in
grado di garantire la diminuzione del costo medio totale dellimpresa.
Si fa, a tal proposito riferimento, al concetto di unicit della risorsa o della competenza.
Lunicit riferita al grado di specificit rispetto ad una determinata impresa o reti di
imprese (firm o network specificity). Se unimpresa possiede una risorsa o una
competenza unica, ci significa che i suoi concorrenti si trovano, in riferimento a quella
particolare condizione, in una situazione di svantaggio competitivo (sotto il vincolo,
naturalmente, che limpresa che gode dellunicit sia in grado di sfruttare tale situazione
per accrescere la propria profittabilit).
Per comprendere leffetto che la detenzione di risorse e competenze uniche pu
generare, possono essere utili le parole di Cook (1977): Nella misura in cui sono
disponibili risorse alternative per una organizzazione allinterno di un network [], la
dipendenza inferiore e lorganizzazione dispone di pi potere contrattuale per
influenzare il rapporto di scambio. Dove non esistono alternative, unorganizzazione
pu essere dipendente da una sola fonte organizzativa per ottenere le risorse

86

Le economie di potere di mercato

necessarie, nella misura in cui tali risorse siano essenziali per il funzionamento
organizzativo e per la sopravvivenza (Cook, 1977).
Le risorse e le competenze uniche sono in grado di generare, quindi, dipendenza di
alcune imprese da quelle che le detengono, generando, per queste, un potere di mercato.
Tale posizione tanto pi rafforzata quanto pi le risorse e le competenze uniche
risultano difficilmente imitabili da parte dei concorrenti. Una situazione che pu
assicurare linimitabilit di una competenza, di una risorsa e degli eventuali output ad
esse collegate pu essere rappresentato dalla presenza di strumenti di protezione. Nel
caso di innovazioni, ad esempio, la presenza di un brevetto in grado di proteggere il
detentore dello stesso da possibili utilizzi del prodotto brevettato da parte di altri
soggetti.
Il potere di mercato derivante da questa situazione fornisce, innanzitutto, la possibilit
di applicare un premium price nei confronti delle imprese che maggiormente
dipendono dalla nostra risorsa o prodotto unico (limpresa detentrice funge, infatti, da
monopolista).
Dal lato dei costi si torna a quanto esposto nella parte relativa alla struttura del mercato,
in cui si osservato come unimpresa che goda di potere di mercato sia in grado di
ridurre i propri costi di transazione, diminuendo cos il proprio costo medio totale.

87

Le economie di potere di mercato

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Williamson O.E., (1985), Le istituzioni economiche del capitalismo, Milano, Franco
Angeli.

88

Le economie esterne di agglomerazione

8.

LE ECONOMIE ESTERNE DI AGGLOMERAZIONE 51

8.1

UNA PREMESSA

Le singole imprese non operano in modo isolato dal resto del sistema economico e
sociale in cui si trovano, ma collaborano in differenti modi con lambiente esterno di
riferimento: Firms are not islands but are linked together in patterns of co-operation
and affiliation. Planned co-ordination does not stop at the frontiers of the individual
firm but can be effected through co-operation between firms. The dichotomy between
firm and market, between directed and spontaneous coordination, is misleading; it
ignores the institutional fact of inter-firm cooperation and assumes away the distinct
method of co-ordination that this can provide (Richardson, 1972).
Per ambiente si intende linsieme degli attori, localizzati in uno spazio geografico,
che dal punto di vista economico e sociale influenzano, direttamente o indirettamente,
lagire delle imprese. Gli attori sono costituiti dalle imprese, dalle istituzioni, pubbliche
e private, e dai consumatori (Iraldo, 2002). Perci, lambiente, o territorio, linsieme
dello spazio fisico nel quale gli attori sono localizzati e delle relazioni che ciascuna
impresa ha con gli altri attori: Lambiente viene letto sempre meno come un
contenitore fisico (spazialmente determinato) e sempre pi come insieme di relazioni
economiche o socio economiche, in grado di supportare limpresa nellattuazione delle
proprie strategie competitive (Iraldo, 2002).
Nel corso del presente scritto il termine territorio sar utilizzato come sostitutivo
dei termini: ambiente, contesto locale e area geografica 52.
Il rapporto tra singola impresa e territorio pu essere interpretato in modo circolare:
da un lato le imprese influenzano il territorio e dallaltro sono influenzate da esso. Tale
meccanismo tende a creare un effetto moltiplicatore (Dicken & Lloyd, 1993), cio
lincremento dellefficienza produttiva di unarea geografica attira lingresso di nuove
imprese, le quali entrando nel territorio aumentano la produttivit del contesto locale
innescando un meccanismo dincentivo a catena per lingresso di altre imprese. I
successivi paragrafi rappresentano i vantaggi che le imprese possono ricevere dalla
scelta di localizzarsi in un dato territorio.

51

Il presente capitolo stato scritto dal Dott. Simone Poledrini.


Per approfondimenti teorici sulle possibili differenze concettuali di tali termini si rimanda a: (Camagni
& Capello, 2002; Dicken & Lloyd, 1993; Iraldo, 2002)
52

89

Le economie esterne di agglomerazione

8.2

LE ECONOMIE ESTERNE: DEFINIZIONE

Le economie esterne si differenziano da quelle interne perch queste ultime sono


generate da vantaggi provenienti direttamente dalle imprese, come nel caso delle
economie di scala, mentre le prime sono date da fattori al di fuori allazienda (Marshall,
1891).
I benefici o gli svantaggi economici che provengono dalla localizzazione dellattivit
produttiva in una certa area geografica prendono rispettivamente il nome di economie o
diseconomie esterne (Campanella, 1971; Langlois, 1992; tra gli altri si vedano, Meade,
1952; Scitovsky, 1954). Queste sono generate dalla presenza di interdipendenza e non
compensazione nel rapporto impresa-territorio. Per interdipendenza si intende che il
guadagno (o la perdita) di una impresa stato causato dal comportamento di altri
soggetti, cio da fattori esterni. La non compensazione significa che lazione effettuata
da un soggetto a favore o a sfavore di un altro non d luogo ad una equivalente
contropartita finanziaria. Ogni qualvolta una impresa ottiene qualcosa da unaltra, senza
per questo sostenere una uscita finanziaria, o riceverla nel caso si tratti di una esternalit
negativa, si verifica la non compensazione della transazione avvenuta (Capello, 1995).
In sintesi: si parla di economie o diseconomie esterne quando la funzione di
produzione di unimpresa contiene variabili che non sono fattori fisici e che esprimono
leffetto dellattrattivit di altre imprese. In altri termini, esistono imprese che arrecano
vantaggi ad altre senza essere in grado di far proprio lintero valore di questi, cos
come esistono imprese che provocano danni ad altre senza dover pagare un indennizzo
per il valore del danno stesso. Quindi le economie o diseconomie esterne comportano
sempre qualche forma dinterdipendenza che non rispecchiata dal mercato (Blaug,
1970). Lesempio per spiegare il concetto di esternalit utilizzato dagli economisti
neoclassici il caso dellapicoltore che per la produzione del miele beneficia dei fiori di
un vivaio nelle vicinanze senza retribuire il vivaista. Oppure una diseconomia esterna si
pu avere nel caso in cui unazienda, che emette scarichi inquinanti nellambiente, non
risarcisce leventuale danno economico causato alle imprese vicine.
possibile, a seconda dei fattori che le generano, individuare tre tipologie di
economie esterne (Ferrucci, 1996). Prima di tutto si possono avere delle economie
esterne generate dalla presenza di fattori fisici localizzati in un determinato territorio.
Questa tipologia di economie fa riferimento allinsieme delle risorse naturali che un
terittorio puo possedere e che risultano vantaggiose per le imprese che scelgono di
localizzarsi nellarea. Poi si hanno le economie esterne generate da fattori di natura
sociale o istituzionale. In queso caso, i vantaggi sono dati dallinsieme delle regole,
valori e cultura di un territorio. Per ultimo vi sono le economie esterne che sono
generate da un distretto industriale. In tale fattispece si parla di economie esterne di
agglomerazione, o semplicemente economie di agglomerazione: quando ci si riferisce
a un distretto industriale le economie esterne sono riferite a una delimitazione
territoriale particolarmente ristretta e assumono anche la denominazione di economie
(diseconomie) esterne di agglomerazione (Volpato, 2008).

90

Le economie esterne di agglomerazione

8.3
DALLE ECONOMIE ESTERNE ALLE ECONOMIE ESTERNE DI
AGGLOMERAZIONE

8.3.1 Il contributo di Alfred Marshall


Il primo autore che ha trattato il tema delle economie esterne di agglomerazione
stato Marshall nei capitoli IX e X del libro quarto dei Principi di economia (Marshall,
1891). Il contributo dellautore alla concettualizzazione delle economie di
agglomerazione stato talmente determinante da spingere molti autori ad utilizzare il
termine di economie esterne marshalliane (Ferrucci, 1996; Forte, 1971; Soler &
Hernndez, 2001). Secondo Marshall, possiamo dividere le economie derivanti da un
aumento della scala della produzione di una data specie di merci in due categorie: in
primo luogo, quelle dipendenti dallo sviluppo generale dellindustria; e in secondo
luogo, quelle dipendenti dalle risorse delle singole imprese, dalla loro organizzazione e
dallefficienza della loro amministrazione (1972). Nel primo caso lautore fa
riferimento alle economie di agglomerazione, mentre nel secondo si riferisce alle
economie esterne. Leconomista inglese sostiene che i benefici provenienti dalla
divisione del lavoro e dalla specializzazione analizzati da Smith (1776) si possono
realizzare in due differenti modi. Nel primo, le grandi imprese massimizzano tali
vantaggi nel raggiungere il livello ottimale delle economie di scala, dette economie
interne, mentre, nel secondo, i benefici sono ottenuti dalle piccole imprese attraverso lo
sviluppo generale dellindustria, cio nelle economie di agglomerazione. Queste sono
generate dal raggiungimento dei vantaggi derivanti dalla specializzazione e dalla
divisione del lavoro ottenuti non allinterno della singola impresa, ma a livello di
industria. Le economie marshalliane si realizzano al di fuori dellimpresa, ma
internamente ad uno specifico settore industriale.
Le caratteristiche principali di tali industrie localizzate, cos come sono chiamate da
Marshall sono le seguenti (Ferrucci, 1996):
i.
Saperi diffusi: I misteri del commercio non sono pi misteri; come se essi fossero
nellaria e i bambini ne apprendono parecchi inconsciamente.(Marshall, 1972);
ii. Elevate capacit imprenditoriali: Gli imprenditori sono disposti a recarsi in
iii.
iv.

v.

qualunque luogo, dove essi abbiano probabilit di trovare una buona scelta di lavoratori
dotati delle capacit tecniche che essi richiedono (Marshall, 1972);
Lavoro specializzato: Coloro che cercano impiego accorrono spontaneamente dove vi
sono molti imprenditori, che abbisognano delle loro capacit ed quindi probabile che
trovino un buon mercato (Marshall, 1972);
Capacit di generare invenzioni e miglioramenti: Negli impianti, nei processi
produttivi e nella organizzazione generale delle attivit [...] se qualcuno apporta una
nuova idea, questa viene recepita da altri che la combinano con i loro suggerimenti e
diviene quindi la fonte di nuove altre idee (Marshall, 1972);

Sviluppo di industrie sussidiarie specializzate e a forte intensit di capitale


Dedicandosi ognuna di esse ad un ramo limitato del processo di produzione e lavorando
per un gran numero di industrie vicine, sono in grado di adoperare continuamente
macchine specializzate al massimo grado e di ottenere che esse ripaghino la spesa per il
loro acquisto, per quanto il costo originale possa essere elevato e il loro deprezzamento
rapido (Marshall, 1972).

91

Le economie esterne di agglomerazione

8.3.2 Caratteristiche
agglomerazione

determinanti

delle

economie

esterne

di

Pu essere identificata come fonte delle economie di agglomerazione la


localizzazione in unarea geografica che concede vantaggi non completamente
remunerati che, invece, in un altro territorio avrebbero comportato un costo per le
imprese beneficiarie. Per esempio, da molti anni la citt di Prato ha unelevata
concentrazione di imprese appartenenti alla filiera del tessile e, pertanto, una nuova
impresa che si localizzasse in quella zona e che avesse bisogno di lavoro qualificato e
specializzato non dovrebbe sostenere i costi necessari alla formazione o alla ricerca di
tale personale, perch troverebbe facilmente nel territorio le risorse umane gi
adeguatamente specializzate. Diversamente, se la medesima impresa decidesse di
localizzare la propria produzione in unaltra area geografica, non specializzata nel
settore tessile, cio in un territorio privo di economie esterne, dovrebbe sostenere dei
costi per la ricerca di personale specializzato o per formarlo direttamente. Tali costi
sono risparmiati nel primo caso e rappresentano una misura del vantaggio proveniente
dalle economie esterne.
Le economie esterne di agglomerazione si suddividono in tecnologiche e pecuniarie
(Viner, 1971). Le prime si hanno ogni qualvolta il processo produttivo di una impresa
influenzato non solo dagli input di questa, ma anche dai fattori produttivi impiegati da
altre imprese: Si hanno effetti esterni tecnologici in tutti i casi in cui la produzione di
unimpresa determinata o modificata non soltanto dalle decisioni prese dalla stessa
impresa (evidentemente ai fattori produttivi posti sotto il suo controllo) ma anche dalla
presenza o dalla variazione di alcuni fattori produttivi esterni posti al di fuori del suo
controllo (Campanella, 1971). Si verificano dunque delle economie esterne
tecnologiche ogni qualvolta si hanno degli effetti sulla funzione di produzione provocati
da fattori esterni. In questo caso la funzione di produzione assume la formula seguente
(Campanella, 1971):

Pa = Pa (Xa, En)
dove Pa rappresenta la produzione di una certa impresa A, Xa costituisce i fattori interni
della produzione, come per esempio capitale e lavoro, En rappresenta i fattori produttivi
esterni, cio non controllati dallimpresa A, in altre parole le economie esterne.
Si parla di economie o diseconomie esterne pecuniarie quando i vantaggi o svantaggi
provenienti dallesterno influenzano il profitto di una impresa senza modificare
direttamente la funzione di produzione: I profitti dellazienda dipendono non solo dal
prodotto e dallinput di fattori dellazienda stessa, ma anche dal prodotto e dallinput
dei fattori delle altre aziende (Scitovsky, 1966).
In definitiva, le economie esterne tecnologiche influiscono fisicamente sul prodotto,
le pecuniarie incidono sul profitto.
Alcuni autori (Becattini, 1987; Iraldo, 2002) hanno sottolineato che le economie
esterne di agglomerazione possono generare degli svantaggi qualora le imprese che ne
beneficiano sono fortemente dipendenti da tali risorse. Lo stesso Marshall (1972)
afferma: Una regione che dipenda principalmente dallesercizio di una sola industria
92

Le economie esterne di agglomerazione

esposta ad una estrema depressione qualora venga meno la domanda del suo
prodotto, o lofferta della materia prima che adopera. Nellesempio della citt di
Prato, fatto in precedenza, si immagini il caso in cui il settore tessile entri in crisi: in
questa ipotesi per le imprese del territorio sar pi difficile riconvertirsi ad un nuovo
processo produttivo, a causa dellelevata specializzazione e concentrazione, mentre per
imprese appartenenti al medesimo settore, ma in aree geografiche meno specializzate,
sar meno difficoltoso. In altre parole, nel caso di una crisi di settore lelevata
specializzazione di un territorio pu costituire un limite per le imprese dellarea nel
fronteggiare la crisi.

8.4

I DISTRETTI INDUSTRIALI

I distretti industriali sono un modello produttivo caratterizzato dallessere collocato


in un ambito territoriale ristretto, da una forte specializzazione delle imprese che vi
operano su certi prodotti e sullinsieme delle attivit ad esse collegate, come la logistica
o la produzione di macchinari per la fabbricazione di detti prodotti, e da una elevata
divisione del lavoro fra le imprese del territorio. Questi aspetti sono legati tra di loro
dalla presenza di forti legami, sia formali che informali, di tipo sociale ed economico tra
i soggetti appartenenti al distretto (Becattini, Bellandi, Dei Ottati, & Sforzi, 2001;
Paniccia, 2002; tra gli altri si vedano, Varaldo & Ferrucci, 1997):
In particolare, possibile rintracciare nei distretti industriali i seguenti aspetti:
a.
Divisione del lavoro tra le imprese. Le varie fasi del processo produttivo vengono
effettuate da imprese specializzate che, sebbene siano di piccole dimensioni, sono
in grado di utilizzare strumenti altamente sofisticati e di ottenere i vantaggi
economici dati dalle economie di specializzazione con investimenti limitati. La
divisione del lavoro avviene anche in senso orizzontale: per esempio, la presenza
negli scambi di intermediari specializzati nella raccolta e nella distribuzione dei
materiali e dei prodotti, nonch di servizi di logistica dedicati allimport ed export
delle merci e al loro magazzinaggio, permette la diminuzione dei costi di
transazione.
b.
Condivisione delle informazioni. La condivisione delle conoscenze in modo
principalmente informale e il possesso di una cultura comune aumentano la
velocit dello scambio di informazioni e il contenimento di comportamenti
opportunistici allinterno dellarea del distretto. Ci permette, tra laltro, lo
snellimento delle pratiche formali tra le varie imprese, per il fatto che le regole di
comportamento non hanno bisogno di essere specificate in quanto sono parte di
una stessa cultura.
c.
Formazione e accumulazione di professionalit. La concentrazione in unarea
geografica di attivit produttive simili e collaterali permette laccumularsi di
capitale umano specializzato in grado di soddisfare le specifiche esigenze delle
imprese senza che queste debbano sostenere degli oneri per la ricerca e la
formazione del personale.
d.
Sviluppo di processi innovativi. Il concatenarsi degli aspetti descritti in precedenza
facilita lo sviluppo di nuovi processi innovativi che attraverso la rete dei rapporti
informali tendono a diffondersi velocemente allinterno del distretto andando a
riposizionare lintera area industriale nel nuovo prodotto o processo produttivo. La

93

Le economie esterne di agglomerazione

velocit con la quale il processo di imitazione e diffusione delle innovazioni


avviene allinterno del distretto facilita linstaurarsi di un meccanismo di continua
competizione-imitazione dinnovazioni che tende a tenere sempre alto il livello
della capacit innovativa delle imprese dellarea. In altre parole, la facilit con la
quale le innovazioni di una impresa possono essere copiate dalle imprese
concorrenti e appartenenti al medesimo distretto spinge le imprese stesse ad
innovare in continuazione e quindi a tenere elevato il livello qualitativo dei
prodotti dellarea.
In sintesi, il distretto industriale pu essere descritto come unarea territoriale
circoscritta allinterno della quale i misteri dellindustria non sono pi tali; come se
stessero nellaria, e i fanciulli ne apprendono molti inconsapevolmente. Il lavoro buono
viene giustamente apprezzato, i meriti delle invenzioni e dei perfezionamenti nelle
macchine, nei processi e nellorganizzazione generale dellimpresa sono prontamente
discussi; se un uomo formula unidea nuova, questa viene accolta da altri e coordinata
con i loro suggerimenti, dando cos origine ad altre idee nuove. E frattanto sorgono
nelle vicinanze industrie sussidiarie che provvedono a quella principale strumenti e
materiali, ne organizzano i traffici, e conducono in pi modi alleconomia dei materiali
che essa adopera (Marshall, 1972).
Ad oggi il documento ufficiale di riferimento per quanto riguarda il peso dei distretti
industriali in italia costituito dalla mappatura effettuata dallIstat nel 2001. Secondo
tale rapporto in Italia vi sono 199 distretti e sono distribuiti per il 32% nellItalia Nordorientale, per il 29,6% nellItalia Nord-occidentale, per il 30,2% nel Centro Italia e per il
restante 7,5% al Sud. Per quanto riguarda loccupazione la distribuzione diversa dato
che circa l80% collocata nelle regioni del Nord, mentre al Centro si concentra il
18,3% e al Sud solo il 2,7%.

BOX: IL TRIANGOLO DELLA SEDIA

L80% della produzione italiana di seggiole per i settori residenziale, ospitalit,


contract e ufficio, il 50% di quella europea e il 30% di quella mondiale proviene da
unarea geografica di appena 250 kmq tra i comuni di Corno di Rosazzo, Manzano e
San Giovanni al Natisone in Friuli-Venezia Giulia. Le unit prodotte annualmente
superano i 44 milioni e di queste l80% esportato allestero. Nellarea operano circa
1.200 aziende specializzate nelle varie fasi del processo produttivo: progettazione e
design, produzione della componentistica, assemblaggio e rifinitura. Circa 250 imprese,
con 4.000 addetti sul totale di 14.000 del distretto, producono prodotti finiti.
Le imprese del territorio pur essendo di piccole dimensioni, con una media di 12
addetti, attraverso unaccentuata divisione del lavoro e specializzazione riescono a
produrre prodotti altamente innovativi e di elevata qualit sfruttando i vantaggi
provenienti dalle economie esterne.
Di seguito sono riportati due interventi di imprenditori dellarea:
Luigi Crassevig: Io ho una ventina di dipendenti e mi va bene cos, ma se tornassi
indietro forse ne assumerei ancora di meno perch non vale la pena di ingrossare gli
organici, sul mercato qui in zona si trova tutto. Noi facciamo circa 20 mila sedie
lanno ma in realt ci occupiamo solo del design, del prototipo, dellassemblaggio e

94

Le economie esterne di agglomerazione

della rifinitura finale. Il resto lo diamo fuori a una miriade di aziendine delle quali ho
perso perfino il conto.
Alberto Tonon: Ormai nessuno ha pi laspirazione stupida di coprire tutto il
ciclo produttivo. Noi qualche anno fa eravamo i pi grossi della zona. Poi abbiamo
capito che era un errore, puntando come facciamo su un prodotto di livello medio-alto.
Cos oggi produciamo circa 150 mila sedie lanno, per il 90% vendute allestero, avendo
s e no una settantina di operai. Non c segreto industriale che tenga. Come facciamo
un modello, due mesi dopo arriva un terzo che fa la copia della copia. Seccante? Certo,
perch le leggi di tutela ci sarebbero. Ma va detto anche onestamente che dato che
tutti i concorrenti sono qui in zona questa flessibilit nello spostarsi sui prodotti migliori
diventa anche la forza dellintera area.
Fonte: Rielaborato da Stella (1996)

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Le economie esterne di agglomerazione

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