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Grammatica della parlata
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arbreshe
di Piana degli Albanesi
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2009

Gaetano Gerbino

Grammatica
della parlata arbreshe
di Piana degli Albanesi

Cesena 2009

Tutti i diritti sono riservati allautore

PREMESSA

La pubblicazione della grammatica della lingua arbreshe di Piana degli Albanesi il


coronamento del percorso di formazione linguistica che ho intrapreso nei primi anni 80. Ho
resistito negli anni scorsi alla tentazione di rabberciare unaccozzaglia di nozioni, regole e
tabelle senza avere la piena consapevolezza di ci che andavo scrivendo e che, soprattutto,
avrei voluto trasmettere ad altri. Ho aspettato di avere una conoscenza della lingua
arbreshe del mio paese tale da non essere costretto, dopo qualche tempo, a rileggere con
orrore i miei scritti. Quando mi sono accorto che avrei potuto fidarmi di quello che io stesso
avevo scritto, senza dover ricorrere alla matita blu, ho concluso che anche gli altri avrebbero
potuto fidarsi di me, mantenendo comunque la consapevolezza di non essere infallibile.
La divulgazione in rete del dizionario, della grammatica, dei racconti e di alcune
traduzioni non un atto di filantropia ma la naturale conseguenza di una passione talmente
forte che mi impone, innanzitutto, lesigenza di condividerla con gli altri e, se possibile, di
suscitarla in essi.
Non facile oggi appassionarsi alla lingua e alla cultura arbreshe: una cultura
minoritaria, considerata moribonda da molti, inutile dai pi, nostalgica da alcuni e,
purtroppo non da pochi, dannosa per un corretto apprendimento della lingua italiana.
quasi impossibile convincere gli arbresh che il bilinguismo un patrimonio
inestimabile che conferisce ad un bambino delle attitudini linguistiche - e non solo superiori ai coetanei monolingui. Purtroppo, nel caso degli Arbresh, diventa sempre pi
difficile parlare di un vero e proprio bilinguismo, essendo la nostra parlata devastata dal
punto di vista lessicale e ahim sintattico, non solo dallinfluenza dellitaliano e dei
dialetti (siciliano, calabrese, pugliese, lucano ecc.) ma dallincuria e dalla mancanza di
igiene linguistica.
Sono in disaccordo con coloro che ritengono che la condizione critica delle parlate
arbreshe sia linevitabile conseguenza di una evoluzione linguistica. Non cos. Lo stato di
salute di una lingua non dipende soltanto dalle condizioni storiche, geografiche, sociali e chi
pi ne ha pi ne metta. bens il frutto dellatteggiamento politico che un popolo e chi lo
governa hanno nei confronti della loro cultura, della loro identit e quindi della stessa
lingua. Si potr obiettare che questo, per cos dire, atteggiamento politico proprio frutto del
succitato contesto storico, sociale e geografico. Questa sicuramente unaffermazione
innegabile, ma se ci limitassimo, come quasi sempre si limitata lintellighentia arbreshe, a
questa analisi puramente diagnostica faremmo come il medico che, individuata la causa
della malattia, si congedi dal malato senza prescrivere alcuna terapia, pretendendo pure di
essere pagato. Di fini diagnosti lArbria abbastanza affollata; i terapeuti, invece,
scarseggiano. Lungi da me la pretesa di possedere poteri taumaturgici e di voler apparire
come colui che si accosta al letto dellagonizzante con lampolla del farmaco miracoloso. Non
un singolo gesto, una sola iniziativa, unopera per quanto meritoria, una legge scritta, che
potranno ridare vigore al moribondo. Sono convinto, per, che mettere a disposizione degli
Arbresh degli strumenti che possano quanto meno destare la loro curiosit nei confronti
della lingua sia un passo obbligato. Io ho scelto di pubblicare sia il dizionario che la
grammatica in rete con la speranza di innescare in quanti pi Arbresh possibile linteresse
per la lingua. Lutilizzo di internet mi parso il pi funzionale allintento divulgativo.
Consideriamo che oggi quasi tutti i ragazzi dei nostri paesi hanno con internet una grande
dimestichezza e che si sta verificando qualcosa che forse fino a pochi anni fa sembrava
improbabile: non per nulla raro che su Facebook o su alcuni siti arbresh si possano

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leggere dei dialoghi scritti in lingua arbreshe. certemente interessante vedere come i
giovani si inventino un loro alfabeto ed una loro grammatica. Ma la loro esigenza quella di
comunicare e, in ossequio a quella che la prima regola della comunicazione verbale,
limportante capirsi. Quindi, se da una parte internet ci mostra una resistenza attiva
della lingua arbreshe anche nei giovanissimi, dallaltra ci fa rendere conto di quanto poco
gli stessi internauti sentano la necessit di usare la loro lingua in maniera corretta. Ma come
incolparli di questo? Chi gli ha mai detto qual la forma corretta dellarbresh?
a questo punto che la cosidetta intellighentia arbreshe deve fare una scelta politica
e cio quella di divulgare il pi possibile, ed aggiungerei anche il pi in fretta possibile,
tramite il web, tutti gli strumenti idonei al corretto apprendimento della lingua. Non
milludo che tutto ci serva nellimmediato a convincere gli Arbresh a studiare la
grammatica della loro lingua, ma importante che tutti sappiano che esiste una lingua
codificata, corretta, ufficiale. Soltanto cos i pochi che avranno avuto la passione e limpegno
di apprendere lortografia, le regole grammaticali e la sintassi, si potranno permettere di dire
ad altri non si dice cos, ma cos si scrive cos e non cos. In poche parole bisogna
mettere in atto uninversione di tendenza e la parola dordine non pu che essere
divulgazione.
Se oggi un ragazzo arbresh pronunzia una parola in maniera strana, coniuga un
verbo in modo fantasioso o utilizza litaliano o il siciliano per esprimere un concetto o un
significato per i quali pure possiede i termini arbresh, nessuno ci fa caso. Quindi succede
che nellambito di una stessa famiglia, specie se sono presenti anche i nonni, si sentano
parlare tre lingue differenti. Limportante oggi per gli Arbresh avere unidea di quello
che si sente dire. Il nipote non capisce del tutto quello che dice il nonno; il nonno, ammesso
che ci senta bene, capisce male quello che dice il nipote; il padre crede di capire e di essere
capito da tutti. Ma non solo questo sta succedendo. Non si creda che limpoverimento
dellarbresh avvenga soltanto con il passaggio da una generazione allaltra. Gli stessi
individui con il passare degli anni vanno parlando sempre meno bene la lingua. Un
settantenne di oggi parla peggio larbresh di quando aveva cinquantanni e peggio ancora
di quando ne aveva trenta. Questo, se ci pensate, non avviene con la lingua italiana: anche
un analfabeta, nel corso della sua vita, riesce ad aggiungere qualche parola al suo scarno
vocabolario italiano.
Essendo la mia parlata arbreshe nel frigorifero dellemigrazione che tutto congela e
conserva, rimango allibito nel sentire (quasi sempre al telefono) persone pi in l con gli
anni di me che parlano come sentivo parlare una decina di anni fa quelli che allora per me
erano ragazzini, i quali a loro volta, diventati pi grandi, parlano peggio di allora. Quando
ritorno in paese e scongelo la lingua arbreshe per metterla nella graticola della
conversazione mi accorgo di quanto sia diverso il mio modo di parlare da quello del mio
interlocutore: da me viene avvertito il suo come degradato, ma da lui il mio come
anacrostico.
Quindi, per tornare al mio disaccordo con la teoria evoluzionistica o
involuzionistica, dico che vero che tutte le lingue cambiano, ma non con la rapidit con
la quale sta cambiando larbresh. Un italiano degli anni 30 probabilmente usava qualche
termine adesso obsoleto, ma pressappoco la lingua la stessa di quella di oggi. Ancora
adesso possibile leggere I promessi sposi senza alcuna difficolt. La Divina Commedia,
scritta duecento anni prima che arrivassero gli arbresh, per lunghi brani parla come si
parla oggi.
Invece un arbresh di Piana ha difficolt a capire le poesie di Carlo Dolce che fu
poeta popolare vissuto tra la fine Settecento e i primi dellOttocento.
Quindi il problema per noi che non esiste una lingua corretta, ufficiale e condivisa
che faccia da punto di riferimento e che costituisca il modello da seguire per non essere
considerati ignoranti. O meglio, dopo la pubblicazione di Udha e Mbar, esiste ma non

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conosciuta abbastanza. Nessun bambino viene corretto perch storpia una parola, perch
sinventa una coniugazione o perch si esprime in italiano. Anzi, gli Arbresh pi
grossolani, che hanno scarsa considerazione delle capacit intellettive dei loro figli, tendono
a parlar loro in italiano perch altrimenti il bambino va a scuola che non sa parlare. Il bambino di
cinquantanni fa a Piana e negli altri paesi arbresh, non era muto. Sapeva parlare. Sapeva
parlare in arbresh. Forse impiegava un po pi tempo rispetto ai bambini italianofoni ad
esprimersi in italiano ma, alla fine, nel volgere di alcuni mesi, colmava la distanza che lo
separava dai suoi coetanei palermitani. Io ho vissuto per tanti anni a Palermo e posso dire
che il palermitano medio parla in italiano peggio di un arbresh. Come conosco tanti
arbresh che si sono distinti anche in ambito accademico letterario (italiano e albanese) pur
appartenendo a generazioni che fino allet di sei anni non sapevano dire una parola in
italiano.
La lingua come una casa. Non si pu dire che una costruzione destinata col tempo
a diventare vecchia e poi a crollare. O meglio, lo si pu dire perch nulla eterno, ma
sappiamo bene che se una casa non viene manutenuta, accudita andr in rovina molto pi
rapidamente. Ognuno di noi sa che una casa abitata si mantiene meglio di una chiusa da
tempo. Bisogna riparare i piccoli guasti al loro primo apparire altrimenti tardi.
Uninfiltrazione dacqua, una tegola, una mattonella vanno messi a posto prima che il
danno si estenda.
Parlare soltanto di conservazione serve a poco. La casa non va conservata magari
tappando le finestre, chiudendo lacqua e il gas, e staccando il contatore. Dopo qualche
tempo la muffa divorer le pareti, i tarli si mangeranno i mobili, lumidit staccher mattoni
e piastrelle, e qualche nubifragio far anche danni pi grandi. La casa va arieggiata, abitata,
vissuta.
Gli intellettuali arbresh che scrivono e parlano solo in italiano, ma anche coloro che
scrivono in arbresh facendo circolare le loro opere nella stretta cerchia degli appassionati e
degli addetti ai lavori, non rendono un bel servizio alla causa della lingua arbreshe. Questi
hanno scelto di abbandonare la casa, chiuderla, sprangarla, staccare tutto e andare a svolgere
la loro opera in una casa nuova dalla quale continuano ad urlare che la vecchia sta andando
in rovina.
per questo che io ho scelto di esprimermi sempre in arbresh o, laddove uso
litaliano, con la traduzione arbreshe a fronte. Io cos mi sono appassionato e ho cominciato
ad imparare la lingua: grazie alla rivista Mondo Albanese che veniva pubblicata
rigorosamente arbrisht. Ho fatto uneccezione obbligata per la compilazione di questa
grammatica, usando litaliano, per far s che essa sia rivolta anche a quegli Arbresh che
non hanno pi confidenza con la lingua di Piana.
Mi auguro che la pubblicazione on-line di questa grammatica possa suscitare
interesse e che questo interesse risulti contagioso. Auspico anche che tutti coloro che abbiano
qualche osservazione, qualche appunto o suggerimento da dare, me lo segnalino al mio
indirizzo di posta elettronica e ne discuteremo. Nel nostro piccolo mondo arbresh per
fortuna le critiche non mancano. Non trovo la cosa disdicevole. Anzi, la tendenza dei miei
concittadini a criticare, minimizzare e sminuire il lavoro fatto da altri mette in atto una sorta
di selezione naturale. Se il lavoro resiste alle critiche vuol dire che vale; se ne viene
sommerso e inghiottito vuol dire che in fondo era meglio cos.
Per questo motivo ho deciso di pubblicare la grammatica a puntate. In maniera tale
che il testo sia aperto, che sia suscettibile di modifiche migliorative. Ad ogni puntata,
quindi, tutto il testo pu risultare modificato, per cui si consiglia il lettore on-line di
scaricarlo e riguardarlo tutto. Solo alla fine, lultimo file inserito nella sezione downloads,
conterr la versione definitiva, opportunamente segnalata con un titolo del tipo
Grammatica arbreshe della parlata di Piana degli Albanesi - testo definitivo. Fino ad
allora chiunque potr dire la sua e collaborare.

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Il lettore avr modo di notare i frequenti riferimenti alla grammatica italiana cui sono
ricorso per far capire meglio le regole della fonologia, della morfologia e della sintassi. In
questo senso questa pubblicazione potrebbe definirsi una grammatica comparata. Laddove
si rende necessario presento il raffronto con la lingua albanese dAlbania. Ritenendo
lapprendimento dello shqip un passo obbligato per un arbresh che voglia approfondire la
sua conoscenza della cultura albanese nella sua globalit, ho aggiunto unappendice nella
quale presento le declinazioni dei nomi, degli aggettivi e dei pronomi e le coniugazioni dei
verbi in lingua shqipe. Chi vorr, potr fare da s la comparazione tra la lingua arbreshe e
lalbanese.
Come ogni opera anche questa grammatica non nasce dal nulla e non ha la pretesa di
essere un fiore nel deserto. Fondamentale nella stesura del testo stata la consultazione delle
opere pubblicate dalla Biblioteca di Piana degli Albanesi grazie allimpulso, alla passione e
alla professionalit del mio amico Pietro Manali, in primo luogo Udha e mbar di
Giuseppe Schir Di Maggio. Inoltre mi stato utile confrontare alcune pubblicazioni
calabresi, prima fra tutte la Grammatica (comparata) della lingua di Pallagorio di
Carmine Gentile. Infine ha costituito una valida traccia Gjuha letrare shqipe pr t gjith di
A. Kostallari, E. Lafe, M. Totoni, N. Cikuli. Infine, questa grammatica stata loccasione di
riprendere in mano la mia grammatica della lingua italiana della scuola media che, un po
ingiallita e impolverata, a distanza di molti anni, ha ripreso a lavorare quando ormai aveva
gi perso la speranza di potermi essere ancora utile.
Un ringraziamento particolare va al prof. Matteo Mandal, per aver intrapreso da
alcuni anni unopera di divulgazione della nostra letteratura al di fuori dellambito
universitario. Per quanto mi riguarda devo allo studio delle sue opere
quellapprofondimento delle mie conoscenze che credo mi stia dando labilitazione alla
prescrizione di qualche presidio terapeutico per il nostro malato.
Voglio concludere questa lunga premessa ringraziando Luigi Boccia (www.jemi.it) e
Pino Cacozza (www.arbitalia.it) per le loro esagerate parole di stima nei miei confronti e
complimentandomi ancora una volta per i loro siti internet che sempre pi stanno
diventando un punto di riferimento per gli Arbresh nel mondo.

Gaetano Gerbino

I. FONOLOGIA

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Una lingua innanzitutto unespressione orale e, pertanto, costituita da suoni o
fonemi prodotti dagli organi che formano lapparato fonatorio. Nel corso dellevoluzione,
successivamente alla comparsa del linguaggio verbale, luomo ha imparato a
rappresentare i suoni della lingua con simboli grafici, detti lettere o grafemi, che
costituiscono lalfabeto.

APPARATO FONATORIO
I suoni di una lingua vengono prodotti durante il passaggio dellaria emessa dai
polmoni attraverso la laringe, la bocca e, in parte, il naso. A differenza di ci che avviene
durante un normale atto espiratorio, quando vogliamo emettere un suono dobbiamo far s
che laria, prima di essere emessa dalla bocca, venga modulata dagli ostacoli frapposti al
suo flusso grazie ai movimenti che provochiamo negli organi fonatori. Questi, procedendo
dallinterno del corpo verso lesterno sono: i polmoni (e quindi i bronchi e la trachea), la
laringe, le corde vocali, il velo palatino, lugola, il palato, la lingua, gli alveoli dentali, i
denti, le labbra e le cavit nasali.
A parte le corde vocali che hanno come unico compito lemissione di suoni, gli altri
organi assolvono anche ad altre funzioni dellorganismo (respirazione, masticazione,
deglutizione, ecc.) ed appartengono ad altri apparati (respiratorio e digerente).
La variet dei suoni di una lingua data dallintensit con cui laria espulsa dai
polmoni attraverso i bronchi e la trachea fa vibrare le corde vocali e poi dal modo in cui il
suono cos prodotto viene modificato, plasmato e modulato allinteno delle cavit orale e
nasale. Ad esempio, il velo palatino, abbassandosi, costringe laria a defluire dal naso
anzicch dalla bocca, dando luogo alla produzione di suoni nasali, mentre, quando laria
passa attraverso la bocca, le vibrazioni prodotte dalle corde vocali possono essere
modulate se viene modificata lapertura delle labbra o ristretta la cavit orale spingendo la
lingua pi o meno in alto o indietro verso il palato, o in avanti verso gli alveoli o i denti.

I FONEMI ARBRESH
Come in italiano, i fonemi si distinguono, secondo larticolazione dellapparato
fonatorio, in vocali e consonanti.

1. Le vocali.
Le vocali sono i fonemi pi semplici. Per emettere un suono vocalico basta far uscire
dalla bocca laria dei polmoni senza frapporre alcun ostacolo ma solo modificando la
posizione della mandibola, della lingua e delle labbra.
In base alla posizione della lingua, le vocali possono essere disposte nel cosidetto
triangolo vocalico e si distinguono in:

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Dimensione orizzontale:
1) anteriori o palatali: i, e.
2) posteriori o velari: u, o.
3) centrali: a, .

i (y)

Dimensione verticale:
a) basse: a.
b) medie: e, , o.
c) alte: i, u.

u
e

2. Le consonanti.
Le consonanti sono suoni che possono essere pronunciati solo insieme ad una vocale.
In albanese, infatti, b, c, , d ecc. si leggono b, c, , d ecc. Il suono consonantico viene
prodotto attraverso una parziale o totale chiusura della bocca e attraverso i movimenti
degli altri organi fonatori (lingua, labbra, velo palatino, ugola). In pratica la variet di
suoni delle consonanti si ottiene attraverso lazione combinata di tre fattori che modificano
larticolazione del suono:

il modo;
il luogo;
il grado.

Secondo il modo di articolazione le consonanti si distinguono in:


- occlusive o esplosive: k, g, q, gj, , xh, c, x, t, d, p, b sono dette cos perch, per
essere prodotte, laria che proviene dai polmoni deve incontrare, in un punto del canale
vocale, un ostacolo al suo flusso, di breve durata ma completo, per poi essere espulsa in
modo esplosivo.
- continue: sono definite cos le consonanti che possono essere pronunciate con un
suono di lunghezza variabile, poich non si ha interruzione del flusso daria n
unocclusione completa del canale vocale. Si distinguono in:
o
o
o

fricative: h, ll, hj, j, sh, zh, s, z, th, dh, f, v.


liquide: l, r, rr.
nasali: n, nj, m.

Secondo il luogo di articolazione ovvero la parte anatomica del canale vocale


maggiormente coinvolta nella pronuncia, le consonanti si dividono come evidenziato nella
tabella seguente.

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Velari

Occlusive
Fricative

sorde
sonore
sorde
sonore

Uvulari

Palatali

Palatoalveolari

Alveodentali

ll

q
gj
hj
j

xh
sh
zh

c
x
s
z
l
rr
r

k
g
h

laterali

Liquide

polivibranti
monovibranti

Nasali

nj

Apicodentali

Postdentali

Labiodentali

t
d
th
dh

Bilabiali

p
b
f
v

Secondo il grado di articolazione, cio la risonanza che hanno, le consonanti si


dividono in:
- sorde: c, , f, h, hj, k, p, q, s, sh, t, th che sono costituite da semplici rumori e che
quindi vengono pronunciate senza la vibrazione delle corde vocali.
- sonore: b, d, dh, g, gj, j, l, ll, m, n, nj, r, rr, v, x, xh, z, zh che sono pronunciate con la
vibrazione delle corde vocali.

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LALFABETO

I suoni che un essere umano pu riuscire a produrre attraverso il suo apparato


fonatorio sono circa un centinaio, ma in genere una lingua ne utilizza meno della met:
litaliano, ad esempio, una trentina, mantre lalbanese pi di trentacinque. I suoni articolati
che vengono utilizzati in una lingua e che contribuiscono a formare le unit superiori della
lingua stessa (morfemi, parole, frasi, periodi, ecc.) si chiamano fonemi. Suono e fonema in
realt esprimono due concetti diversi, intendendosi per fonema soltanto il suono inserito
nella struttura di una lingua. Comunemente, per, tali termini sono utilizzati come
sinonimi.
La lingua scritta ha bisogno di simboli grafici per rendere visibili i fonemi che sono
percepiti con ludito. Tali segni grafici sono le lettere o grafemi che costituiscono
lalfabeto.
La storia della scrittura inizia nella preistoria con i graffiti con i quali gli uomini
primitivi descrivevano le lore cacce o le guerre o momenti di vita. Tale scrittura viene
definita pittografica, poich fatta di disegni e di pitture che descrivono le cose viste, non
quelle udite come fanno le scritture sillabiche, consonantiche o alfabetiche.
Si pass poi allutilizzo di figure che non indicavano pi soltanto ci che
rappresentavano, ma, attraverso stilizzazioni e schematizzazioni assumevano la funzione
di segni simbolici ai quali potevano essere attribuiti vari significati: tali erano gli
ideogrammi, cosidetti perch ogni figura stilizzata non era pi la raffigurazione di un
oggetto, ma il simbolo delloggetto o unidea astratta che a quelloggetto era in qualche
modo legata. La scrittura ideografica pi conosciuta quella geroglifica degli antichi Egizi.
Si deve ai Fenici, nel II millennio a.C., linvenzione di una scrittura che attribuiva un
segno grafico ad ogni consonante che costituiva una parola e che, per, trascurava le
vocali. Tale sistema di scrittura fu poi perfezionato dai Greci che integrarono linsieme dei
segni consonantici dei Fenici con laggiunta di altri segni per le vocali. Finalmente, ogni
segno scritto (lettera o grafema) corrispondeva a un suono della lingua e ogni fonema, in
maniera pi o meno approssimativa, poteva essere trascritto. Era nato cos lalfabeto.
La storia dellalfabeto albanese abbastanza lunga e complessa e giunge alla sua
ultima e definitiva (almeno fino ad oggi) tappa solo nel 1908, quando a Monastir, in
Macedonia, dal 14 al 22 novembre, in un congresso tematico, si diede vita allattuale
alfabeto albanese composto da trentasei lettere. un alfabeto che utilizza le lettere latine,
ricorrendo ad alcuni digrammi per rappresentare i suoni che in latino non sono presenti.
Inoltre, rende alcuni suoni in maniera a volte imprevedibile per chi conosce soltanto
lalfabeto latino. il caso, ad esempio, della lettera x che rende il suono della z dolce
italiana; della xh che corrisponde alla g dolce italiana in giro, giardino; della zh che si
pronuncia come la j francese nella parola jour (giorno); della q che ha un suono occlusivo
palatale sordo simile al digramma italiano ch seguito dalla i come nelle parole chiesa,
chiodo, chiuso. A parte questi caratteristiche originali, lattuale alfabeto albanese
rappresenta, finalmente, il mezzo unitario con il quale gli albanesi nel mondo, siano essi
Schipetari, Kosovari, Macedoni, Arbresh o Arvanit, possono scrivere ognuno la propria
lingua e comunicare tra loro senza aggiungere alle difficolt dovute alle differenze delle
parlate locali anche linutile ostacolo di segni grafici eterogenei.

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Prima del 1908, tutti gli scritti che attestano lalbanese dei secc. XV-XVII non solo
presentano una grafia diversa da quella attuale, ma sono vergati in sistemi alfabetici tra
loro diversi, anche quando i rispettivi autori vissero nella medesima epoca o provenivano
dalla medesima area geografica1.
A Piana degli Albanesi, solo per citare alcuni illustri esempi, Demetrio Camarda, per
scrivere in arbresh nell800, utilizz per un certo periodo lalfabeto greco, mentre
Giuseppe Schir, attraverso vari passaggi, giunse allinizio del secolo scorso, a far uso di
un alfabeto su base latina che era ancora in uso negli scritti arbresh prodotti
dallEparchia di Piana degli Albanesi fino a qualche anno fa, fino a quando, cio, era in
vita Papas Gjergji Schir.

1. Lettere.
La presenza, nella lingua di Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela, del suono
fricativo palatale sordo che non presente nellalbanese standard ha imposto la creazione del
digramma hj cui si d la dignit di consonante al pari degli altri digrammi presenti
nellalfabeto di Monastir e del quale tratteremo pi avanti.
Lalfabeto arbresh, quindi, ha 37 lettere (30 consonanti e 7 vocali), una in pi di quello
albanese:
Minuscole:

a, b, c, , d, dh, e, , f, g, gj, h, hj, i, j, k, l, ll, m, n, nj, o, p, q, r, rr, s, sh, t,


th, u, v, x, xh, y, z, zh.
Maiuscole:

A, B, C, , D, Dh, E, , F, G, Gj, H, Hj, I, J, K, L, Ll, M, N, Nj, O, P, Q, R,


Rr, S, Sh, T, Th, U, V, X, Xh, Y, Z, Zh
Dei due segni grafici che compongono i digrammi, soltanto il primo diventa
maiuscolo.

2. Pronuncia delle lettere dellalfabeto.

VOCALI
Suono

Lettera

a
e

i
o
u
1

Articolazione

G.
Schir

come a in italiano

vocale bassa aperta

come e in italiano.
suono simile a i in inglese in girl, bird, first.
Es.: ngjll-angelo, vr-buco, mm-mamma.
come i in italiano.

vocale media anteriore alabiata, semiaperta

vocale centrale media alabiata

vocale anteriore alta non arrotondata

come o in italiano.

vocale media posteriore labiata semiaperta

come u in italiano.

vocale posteriore alta arrotondata

Cfr. M. Mandal, Giuseppe Schir Opere, Vol. I, 1998, p. XXXVIII.

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nella lingua arbreshe ha lo stesso suono della i.


Viene mantenuta per questioni etimologiche e per
esigenze di uniformit grafica con la lingua shqipe.

y, i

CONSONANTI
Lettera

b
c

d
dh
f
g
gj
h
hj
j
k
l
ll
m
n
nj
p
q
r
rr
s
sh
t
th
v
x
xh
z
zh

Suono

come b in italiano
come zz dellitaliano in pizza, o z in nazione.
Es.: cop-pezzo, cimb-pizzico, i citur-sazio.
come c dellitaliano in cera, ciliegia, cece.
Es.: mae-gatta, el-accendo, anj-rompo.
come d in italiano
come th in inglese in that, this, father.
Es.: dhe-terreno, dhi-capra, dhomat-fascio.
come f in italiano.
come g in italiano in gara, gusto o come gh in ghiro.
Es.: gur-pietra, grshr-forbici, geg-ghego
suono simile a ghi in italiano in ghianda.
Es.: gjegjem-sento, gjak-sangue, gjum-sonno.
suono aspirato come h dellinglese in hand, hall.
Es.: ha-mangio, hi-cenere, hon-dirupo.
suono aspirato come h dellinglese in humor, hew.
Es.: hje-ombra, hjivull-languore, hjedh-lanciare, hjim-discesa.
come i in italiano nelle parole ieri, aiuola.
Es.: jam-sono, jav-settimana, ju-voi, jo-no.
come c in italiano in casa, cuore o come ch in qualche, fuochi.
Es.: kam-ho, ke-hai, kil-chilo, koll-tosse, kudh-pentola
come l in italiano.
una consonante sonora prodotta ponendo la lingua
sull'ugola.
Es.: moll-mela, ulli-oliva, i rrall-raro, dielli-il sole
come m in italiano.
come n in italiano.
come gn in italiano in gnomo, ragno, degno.
Es.: nj-uno, njoh-conosco, njize-presto.
come p in italiano.
suono simile a chi in italiano in chiave, chiodo, chiedo.
Es.: qasem-mi avvicino, qen-cane, qime-pelo, qelq-bicchiere.
come r in italiano in mare, pero, mora.
Es.: i ri-nuovo, rr-sabbia, ros-anatra, er-vento.
come rr in italiano.
Es.: rri-sto, arr-noce, e rreme-bugia, rronj-vivo, rrush-uva, furrforno
come s iniziale in italiano in sole, sipario.
Es.: sa-quanto, lis-quercia, sumb-bottone.
come sc in italiano in scena o sci in sciocco, sciupare.
Es.: shes-vendo, shi-pioggia, vishem-mi vesto, shum-molto.
come t in italiano.
come th in inglese in three, thigh, think.
Es.: thes-sacco, thik-coltello, thom-dico.
come v in italiano.
come z in italiano in zero, zucca.
Es.: x-apprendo, nxier-tolgo, xathur-scalzo.
come g in italiano in gelo, giro o gi in giacca, giusto.
Es.: xhapi-ramarro, xhesh-svesto, xhllon-gonna
come la s intervocalica in italiano in rosa, base.
Es.: miz-mosca, i zi-nero, zonj-signora, zmr-cuore.
come j francese in jour, je.
Es.: gozhd-chiodo, grazhd-stalla.

AFI*

Articolazione

G.
Schir

[b]

occlusiva bilabiale sonora

[ts]

occlusiva alveodentale sorda

ts

[t]

occlusiva palatoalveolare sorda

[d]

occlusiva postdentale sonora

[]

fricativa apico-dentale sonora

dh

[f]

fricativa labiodentale sorda

[g]

occlusiva velare sonora

[j]

occlusiva palatale sonora

gj

[x]

fricativa velare sorda

[]

fricativa palatale sorda

hj

[j]

fricativa palatale sonora

i, j

[k]

occlusiva velare sorda

[l]

liquida alveodentale laterale

[]

fricativa uvulare sonora

ll

[m]
[n]

nasale bilabiale

nasale dentale

[]

nasale palatale

nj

[p]

occlusiva bilabiale sorda

[c]

occlusiva palatale sorda

kj

[r]

liquida alveodentale
monovibrante

[rr]

liquida alveodentale
polivibrante

rr

[s]

fricativa alveodentale sorda

[]

fricativa palatoalveolare sorda

sh

[t]

occlusiva postdentale sorda

[]

fricativa apico-dentale sorda

th

[v]

fricativa labiodentale sonora

[dz]

occlusiva alveodentale sonora

dz

[d]

occlusiva palatoalveolare
sonora

dx

[z]

fricativa alveodentale sonora

[]

fricativa palatoalveolare sonora

15
*Alfabeto Fonetico Internazionale.

Come si evince dalla tabella precedente alcuni suoni consonantici sono rappresentati
da digrammi: dh, gj, hj, ll, nj, rr, sh, th, xh, zh.
Le lettere dellalfabeto rappresentate da un solo segno si chiamano semplici, mentre
quelle rappresentate da due segni si chiamano composte.
In albanese non esistono consonanti doppie ad eccezione della rr che per si
considera una lettera a se stante poich la si pu trovare, oltre che nel corpo della parola,
anche allinizio ed alla fine: rronj (vivo), jarrura (arrivai), marr (prendo).
La ll non va considerata una consonante doppia in quanto, soprattutto nellarbresh,
ad essa corrisponde un suono completamente diverso da quello della l.
A differenza dellitaliano le consonanti nella lingua arbreshe si leggono sempre alla
stessa maniera davanti a qualsiasi vocale. Quindi si pu dire che non esistono suoni che si
rappresentano con lettere diverse e che non esistono lettere che rappresentano pi suoni.
Suono italiano
ca, che, chi, co, cu
cane, amiche, fichi, cosa, cuore
cia, ce, ci, cio, ciu
ciao, cera, circo, cioccolato, ciurma
ga, ghe, ghi, go, gu
gara, spighe, ghiro, gola, gufo
gia, ge, gi, gio, giu
giardino, gelo, giro, giostra, giusto
gn
lagna, lavagne, segni, ragno, ognuno
gl gutturale
giungla, negletto, glicine, globo, glutine
gl palatale
maglia, raglio, figli
s sorda
sala, seme, sito, sole, sugo
s sonora
pausa, mese, crisi, riso, presunto, smettere,
crisma
sca, sche, schi, sco, scu
scala, scheda, fischi, scossa, scudo
scia, sce, sci, scio, sciu
sciame, scelta, pesci, liscio, sciupare
z sorda
pinza, calze, sforzi, marzo, zuffa
ma anche
pizza, pezze, mazzi, mozzo, cazzuola
z sonora
zaino, zelo, zingaro, zona, zucca

AFI
k
t
g
d

gl

s
z
sk

ts

dz

Come si scriverebbe con lalfabeto arbresh


ka, ke, ki, ko, ku
kane, amike, fiki, kosa, kuore
a, e, i, o, u
ao, era, irko, okolato, urma
ga, ge, gi, go, gu
gara, spige, giro, gola, gufo
xha, xhe, xhi, xho, xhu
xhardino, xhelo, xhiro, xhostra, xhusto
nj
lanja, lavanje, senji, ranjo, onjuno
gl
xhungla, negleto, gliine, globo, glutine
lj (simile)
malja, raljo, filji
s
sala, seme, sito, sole, sugo
z
pauza, meze, crizi, rizo, prezunto,
zmettere, krizma
sk
skala, skeda, fiski, skosa, skudo
sh
shame, shelta, peshi, lisho, shupare
c
pinca, kalce, sforci, marco, cufa
pica, pece, maci, moco, kacuola
x
xajno, xelo, xingaro, xona, xuka

Lalfabeto arbresh ha quindi pi lettere rispetto allitaliano per due ragioni:

16
1) Possiede pi suoni: dh, hj, gj, ll, q, th, zh.
2) Ad ogni suono corrisponde una lettera.
Quindi, se da una parte pu sembrare pi difficile da imparare per labbondanza di
segni grafici, dallaltra non necessita di regole particolari da seguire nella pronuncia delle
consonanti, poich una volta imparato il suono cui corrisponde una lettera, esso rester
sempre lo stesso davanti ad ogni vocale e ad ogni consonante. Mentre, facendo riferimento
alla tabella precedente, ad esempio, la lettera g in italiano cambia di suono ben cinque
volte: 1) ga, go, gu; 2) ge, gi; 3) gna, gne, gni, gno, gnu; 4) gli (di aglio); 5) gli (di glicine,
glicogeno); e la lettera s tre volte: 1) sala; 2) sbaglio; 3) sciame.
Semplificando si pu dire che lalfabeto italiano un sistema di scrittura imperfetto
non riuscendo a realizzare, come fa lalfabeto arbresh/albanese, una perfetta
corrispondenza tra fonemi e grafemi, cio tra suoni e lettere. In altre lingue, come ad
esempio il francese e linglese, tali divergenze tra fonemi e grafemi sono ancora pi
marcate. Per ovviare a queste mancanze degli alfabeti tradizionali, i linguisti hanno creato
gli alfabeti fonetici che sono degli strumenti scientifici convenzionali nei quali ogni singolo
segno rappresenta sempre e soltanto un singolo suono o fonema. Tra gli alfabeti fonetici, il
pi diffuso quello elaborato dallAssociation Phontique Internationale.

3. Particolarit della pronuncia e dellortografia delle vocali.


1) Le vocali A, E ed O non presentano rilevanti peculiarit di pronuncia n problemi
ortografici, almeno per quanto riguarda i limiti didattici e gli obiettivi che la presente
grammatica si prefigge. Si rimanda a testi specialistici di linguistica e glottologia albanese
per ulteriori approfondimenti.
2) La vocale pone invece qualche problema soprattutto perch in talune posizioni
allinterno o alla fine della parola la sua pronuncia spesso pu risultare poco avvertibile.
Va ricordato che nella letteratura arbreshe, a seconda della pronuncia, la veniva resa
con grafemi diversi (, ae, a).
La vocale pu essere accentata o atona.
a) La non accentata.
Dai linguisti considerata una vocale mobile, instabile. Nella lingua parlata infatti
ci ha comportato alcune modificazioni del suo suono.
Quando si trova in fine di parola e due sillabe dopo laccento scompare del tutto sia
nella pronuncia che nella scrittura: uthull() (aceto), flutur() (farfalla), bukur() (bello).
Quando in fine di parola nella sillaba successiva a quella tonica si sente
debolmente: buk (pane), vajz (ragazza), jav (settimana), ver (vino), ecc.
La sua presenza ha per un ruolo sia grammaticale che fonetico.
Grammaticalmente la finale non accentata il marcatore grammaticale del genere
femminile, dit (giorno), an (lato), sumb (bottone), sheg (melograno) e del plurale, nj

17
arbresh (un arbresh) dy arbresh (due arbresh) - nj gur (una pietra) dy gur (due
pietre).
Dal punto di vista fonetico abbiamo accennato al fatto che le consonanti sonore in
fine di parola tendono ad essere pronunciate come le corrispondenti sorde. Ci non
avviene quando la consonante sonora seguita da una . Per cui i lig (cattivo) si
pronuncer i lik, ma il femminile e lig (cattiva) manterr il suono g, dal momento che in
questultimo caso la g non finale; bij (figli) si pronuncer bihj, mentre bij (figlia) rester
col suono palatale sonoro e si legger come si scrive. Cos al singolare dhmb (dente) si dir
dhmp, mentre al plurale dhmb (denti) manterr il suono b: nj dhmp dy dhmb.
Quando nellultima sillaba ma seguita da una consonante la si pronuncia
chiaramente: dimbr (inverno), i vogl (piccolo), zmr (cuore), i lodht (stanco), ecc.
Ma pur in questa posizione la non si pronuncia e non si scrive nei seguenti casi:
Nella declinazione dei nomi in -l, -r, -rr.
i vogl (piccolo) i t voglit (del piccolo)
mjeshtr (maestro) mjeshtri (il maestro)
mjekrr (barba) mjekrra (la barba).
Nella declinazione degli aggettivi con il suffisso -m o -shm.
i mesm (medio) t mesmit (al medio)
i vetm (solo, unico) i vetmi (il solo, lunico)
i prposhm (inferiore) e prposhme (la inferiore)
i djeshm (di ieri) i djeshmi (quello di ieri).
Mentre viene mantenuta nella declinazione dei nomi che escono in -z:
mnz (mora) mnza (la mora)
mjerz (poverina) mjerza (la poverina)
njerz (uomini, persone) njerzit (gli uomini, le persone)
Quando si trova prima dellaccento, nella lingua parlata pu subire delle
trasformazioni in altro suono vocalico: i; u; -.
Es.: lknka liknka (salsiccia) - lviz liviz (muovere) - brrul burrul (gomito) krrus kurrus (curvare) - shrbenj shurbenj (lavorare, servire) - trmbsar trmbsar
(pauroso, timoroso) - tats tats (pronuncia: tac) (a pap) ecc.
Ortograficamente queste parole mantengono la grafia con la .
b) La accentata.
Quando accentata la pronuncia della si avverte pi distintamente.
3) Non vi sono differenze con litaliano n per quanto riguarda la grafia n per la
pronuncia dei dittonghi, eccezion fatta per il suono I.
Semplificando si pu dire che quando il suono i, in combinazione con altre vocali,
atono, assume il valore di semivocale e si rende con la lettera j.
Di/
trittongo

ai
ei

Es. in italiano

laico, faida
eiezione

Traslitterazione
in arbresh

lajko, fajda
ejecione

Es. in arbresh

haja (mangiavo), gruaja (la donna)


dejti (il mare), i shtrejt (caro)

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oi
iu
ia
ie
io

coibentare
fiume, piuma
fiato, piano
ieri, miele
pioggia, ione

kojbentare
fjume, pjuma
fjato, pjano
jeri, mjele
pjoxha, jone

kujtojme (ricordamelo), shkoja (passavo)


ju (voi), juve (a voi)
fjal (parola), djal (ragazzo)
rrjedh (corro), t vjela (vendemmia)
jona (la nostra), jo (no), mbjodha (raccolsi)

N.B.: anche in combinazione con altre vocali il suono vocalico i mantiene il grafema i nei
seguenti casi:
1) Quando vi cade laccento tonico e quindi non forma un dittongo: shpa (la casa), delli (il
sole), dha (la capra), a (egli, quello), mu (il topo), nxier (tolgo) ecc.
2) Quando, pur seguendo una vocale tonica, si trova in finale di parola: moi (il mese), jatroi (il
medico), kroi (la fonte), lei! (lasciali!), zei! (prendili!), hai! (mangiali!).
3) Quando, pur non ricadendo nei casi precedenti, la grafia in j modificherebbe il suono della
consonante che la precede. Ci si verifica nel caso in cui il suono i atono segue la lettera n. Quindi
si scriver e hnia (lunedi), e shtunia (sabato) ecc. In passato si preferiva interporre tra la lettera n ed
il suono i la vocale : e hnja, e shtunja. Questo stratagemma va considerato oggi fuori dalle
regole ortografiche.
4) Nella forma indeterminata dei casi obliqui dei nomi femminili in -g: lug (cucchiaio)
lugie, sheg (melograno) shegie
5) Nelle parole di origine latina o straniera: version, nocion, italian, ecc.

4. Particolarit della pronuncia e dellortografia delle consonanti.


1) Pronunzia delle consonanti sonore: b, d, dh, g, gj, v, x, xh, z, zh.
Differentemente dalla lingua albanese, in arbresh le consonanti sonore si
pronunciano come la corrispondente sorda in due casi:
In finale di parola.
Grafia
b p dhmb (dente), humb (sprofondare), cimb
(pizzico), elb (orzo), glmb (spina), thelb
(spicchio)
dt
njmend (pocanzi), argjnd (argento),
fund (fondo, culo), mnd (v. potere),
vend (luogo)
dhth lidh (legare), i madh (grande), zgledh
(leggere), lodh (stancare) , rrjedh (correre)
g k lng (sugo), shteg (sentiero), zog
(pulcino), djeg (bruciare), lag (bagnare, i
lig (cattivo)
gj q gjegj! (senti!), qengj (agnello), rregj (re),
zogj (pulcini), u dogj (si bruci), t ligj
(cattivi)
j hj aj (morso), vaj (olio), muaj (mese), vej

Pronuncia
dhmp, hump, cimp,
elp, glmp, thelp

njment,
argjnt,
funt, mnt, vent
lith, i madh, zgleth,
loth, rrjeth
lnk, shtek, zok, djek,
lak, i lik,
gjeq, qenq, rreq, zoq,
u doq, t liq
ahj, vahj, muahj, vehj,

19

ll h

zs

(andava), rrij (stava), rroj (viveva), vuj


(metteva), meshkuj (maschi)
uthull (aceto), qell (portare), mbiell
(seminare), mbyll (chiudere), miell
(farina), petull (focaccia), fill (filo)
gaz (risata), brez (cintura), dhez
(accendere), kurriz (schiena), loz (giocare),
mbraz (svuotare)

rrihj, rrohj, vuhj,


meshkuhj
uthuh, qeh, mbieh,
mbyh, mieh, petuh,
fih
gas, bres, dhes, kurris,
los, mbras

Quando precedono unaltra consonante sorda. Fa eccezione la j che, assumendo la


funzione di semivocale, mantiene il suo suono.
Grafia
t humbtit (la profondit), t
kalbta (marcite)
i njqindt (centesimo), i
argjndt (argenteo)
t lodhtit (la stanchezza),
ardht (venga), t madht (la
superbia)
t ligt (il male), t lagta
(bagnate)
gjegjshim (che ci sentiamo), t
ligjt (i cattivi), zogjt (i
pulcini)
t rrallta (rare)
t mbraztit (il vuoto)

Pronuncia
t humptit, t kalpta

i njqinti, i argjnt
t lothtit, artht, t matht
t likt, t lakta
gjeqshim, t liqt, zoqt
t rrahta
t mbrastit

Dal momento che la pronuncia sonora non costituisce un errore e per non ingenerare
degli equivoci di natura semantica o etimologica si preferisce mantenere nella grafia la
consonante sonora. Nella letteratura arbreshe e negli scritti religiosi, tuttavia, viene quasi
sempre riportata la grafia che riproduce la pronuncia: i math, i lik, rreq, zoqt ecc..
2) La consonante g.
In alcune parole della parlata di Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela la g
assume le caratteristiche di una fricativa velare sonora simile alla ll che, per, una
fricativa uvulare. La maggior parte di queste parole sono di origine siciliana o italiana.
Graficamente alcuni autori esprimono questo suono creando il digramma gh. Nella
moderna letteratura arbreshe questo digramma non viene usato soprattutto per questioni
etimologiche e per la doverosa ricerca di una uniformit ortografica con le altre parlate
arbreshe e con la lingua albanese. Lo si ritrova soprattutto negli scritti che riportano il
linguaggio vernacolare (poesie popolari, testi teatrali), in particolare nei vocaboli di
origine siciliana.
Parole di orgine arbreshe:

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Grafia
gzim (gioia),
gajdhur (asino)
grish (invitare)
pagzim (battesimo)
pagzonj (battezzare)
rrug (strada), ecc.

Pronuncia
ghzim
ghajdhur
ghrish
paghzim
paghzonj
rrugh

Parole di origine siciliana, italiana o straniera:


Grafia
garazh, gurg, gum, gust,
guant, guaj, grnk, granfar
fugur, fugatjar
magare, ecc.

Pronuncia
gharazh, ghurgh, ghum, ghust,
ghuant, ghuaj, ghrnk, ghranfar
fughur, fughatjar
maghare

3) La lettera hj.
Questa lettera costituisce lunica differenza grafica tra lalfabeto arbresh e quello
albanese. C chi nega la legittimit di tale aggiunta portando come motivazione il fatto
che gi nellalfabeto di Monastir sono presenti le lettere h e j che costituiscono tale
digramma e che lunione di queste due lettere gi renderebbe il suono fricativo palatale
sordo. Non volendo entrare in disquisizioni linguistiche (sulla reale corrispondenza tra il
suono eventualmente derivante da h + j e quello, tipicamente arbresh, rappresentato dal
digramma hj) che andrebbero ben oltre le competenze di chi ha formulato la presente
grammatica, ci si limita in tale contesto a giustificare linserimento della hj nellalfabeto
proposto con tre motivazioni:
a) la volont di non cadere nella tentazione di riscrivere regole ormai accettate e
validate, se non altro, dalla consuetudine. La lettera hj gi stata inserita nellalfabeto
arbresh in altre pubblicazioni a finalit didattiche pubblicate a Piana degli Albanesi
(Udhtimi);
b) in albanese (shqip) la semivocale j non si trova mai in fine di parola dopo una
consonante. Il segno grafico j finale lo si trova solo nei digrammi gj e nj o dopo una vocale.
In arbresh, invece, seppur in rare parole, il suono corrispondente al digramma hj pu
essere finale, ad esempio, nelle parole amahj (battaglia), ehj (affilare), rahj (colle);
c) affermando che la hj in realt lunione di due lettere gi esistenti, si potrebbe dire
la stessa cosa per la gj (g + j) e per la q (k + j).
4) La pronuncia della j.
Abbiamo gi detto che la j in finale di parola assume il suono sordo della hj.
Ci si verifica in genere nei seguenti casi:
Nella terza persona singolare dellimperfetto indicativo attivo e riflessivo/mediopassivo:

21
Es.: mbaj/mbahej (teneva/si teneva), laj/lahej (lavava/si lavava), vej/vehej (andava/si
andava), lyej/lyhej (ungeva/si ungeva), lj/lhej (lasciava/si lasciava), zj/zhej (prendeva/si
prendeva), vij/vihej (veniva/si veniva), shkoj/shkonej (passava/si passava), shpoj/shponej
(pungeva/si pungeva), vuj/vuhej (metteva/si metteva) mbahj/mbahehj, lahj/lahehj,
vehj/vehehj, lyehj/lyhehj, lhj/lhehj, zhj/zhehj, vihj/vihehj, shkohj/shkonehj,
shpohj/shponehj, vuhj/vuhehj.
Nel plurale di alcuni nomi maschili:
Es.: bij (figli), fij (fili), kunguj (zucche), meshkuj (maschi) bihj, fihj, kunguhj,
meshkuhj.
Negli aggettivi e nei pronomi possessivi di terza persona singolare:
Es.: i tij (suo, di lui), i saj (suo, di lei), tij, atij, asaj ecc. i tihj, i sahj, tihj, atihj, asahj ecc.
5) La consonante Rr.
La rr lunico suono doppio dellalfabeto arbresh. Rappresenta sia un fonema che
una consonante dal momento che in albanese si pu trovare allinizio, nel corpo ed in fine
di parola.
Rr iniziale: rronj (vivo), rri (sto), rrfienj (racconto), rrenj (radice), rrot (ruota), ecc.
Rr nel corpo della parola: arr (noce), jarrnj (arrivo), brrul (gomito), harronj
(dimentico), ecc.
Rr in fine di parola: derr (maiale), korr (mieto), morr (pidocchio), vjehrr (suocero), zjarr
(fuoco), ecc.

22

LE SILLABE
La divisione in sillabe delle parole arbreshe abbastanza semplice ma differisce
dallitaliano per la presenza di alcuni gruppi consonantici, mb, nd, ng, ngj, nx, ft, fsh che
nella divisione sillabica non si scompongono. Per semplificare si pu dire che in albanese
tutti i gruppi consonantici che possono ritrovarsi anche ad inizio di parola non si separano
nella divisione in sillabe. Basta ricordare che:
- una consonante che si trova tra due vocali forma sillaba con la vocale che la segue.
Es.: v-ra (il buco), rro-dha (corsi), ku-dhi (la pentola), m-ma (la mamma), be-sa (la
fede), la-he-sha (mi lavavo).
- un gruppo di consonanti che si trova tra due vocali fa sillaba con la vocale che lo
segue a condizione che sia un gruppo consonantico che pu stare anche ad inizio di
parola.
Es.: kri-mbi ( il verme), ba-shk (insieme), hu-nd (naso), klo-ft (sia), ka-fsh (animale),
h-nx (luna), spr-nx (speranza), lla-psa-n (rapa selvatica) ecc.
- quando due consonanti consecutive non si ritrovano mai ad inizio di parola, la
prima fa parte della sillaba precedente, la seconda della seguente.
Es.: e prm-tja (venerdi), shej-t (santo), son-te (stasera), van-te-re (grembiule), i maj-m
(grasso), ab-si-d (abside).
- se in una parola sono presenti due vocali consecutive la prima fa parte della sillaba
precedente, la seconda della seguente. Bisogna ricordare che la j da considerare una
consonante.
Es.: hu-anj (prestare), gru-a (donna), ja-tro-i (il medico), du-ak (bisaccia).
- le parole composte si sillabano secondo i loro elementi costitutivi.
Es.: mos-gj (niente), mos-nje-ri (nessuno), pr-di-ta (quotidianamente), pr-ja-sht
(fuori, in campagna).

LACCENTO
Nella lingua arbreshe laccento tonico pu cadere su qualsiasi sillaba della parola.
Le parole plurisillabe sono per la maggior parte piane. Le sdrucciole o le bisdrucciole si
ritrovano nella flessione di alcuni nomi o nella coniugazione dei verbi. Quindi, come in
italiano, in base alla posizione dellaccento le parole si distingueranno in:
tronche, con laccento sullultima: fol (nido), kushr (cugino), kujt! (ricorda!), grdh
(granello), ecc.
piane, con laccento sulla penultima: lle (fiore), lp (mucca), brr (uomo), qndrva
(rimasi), ecc.

23

sdrucciole, con laccento sulla terzultima: thulla (laceto), kngulli (la zucca),
zgjnesha (mi svegliavo), brravet (agli uomini), ecc.
bisdrucciole, con laccento sulla quartultima: flturavet (alle farfalle), kmbullavet (alle
prugne), t bkuravet (alle belle), ecc.
Nella lingua scritta non si usa laccento grafico.

ELISIONE E TRONCAMENTO
Per elisione si intende la perdita della vocale finale di una parola davanti ad unaltra
parola che inizi per vocale. Nella lingua arbreshe lelisione poco frequente e si limita
alla caduta della in due casi:
1) nelle forme pronominali m e t quando si incontrano con le forme pronominali
brevi i ed e e con la particella u del medio-passivo: te thash (te lo dissi), me prure (me lhai
portato), ti drgova (te li ho mandati), mi dha (me li diede), mu duk i mir (mi sembr buono),
tu a makina (ti si guast la macchina).
2) nella particella t del congiuntivo, del condizionale e del futuro quando sincontra
con le forme pronominali brevi i, e, ia, ju, jue: ka te shohsh (lo vedrai), ki ti veja (sarei
dovuto andarci), dua tju flas (voglio parlarvi), deja tjue thshja (volevo dirvelo).
3) nelle persone del verbo jam (essere) che terminano in vocale e che costituiscono la
forma progressiva di un verbo (che in italiano si esprime con il verbo stare + il gerundio):
jane ven (stanno andando), jine shrbeni (state lavorando), jeme hyjm (stiamo entrando),
ishe haja (stavo mangiando), ishe dilje (stavi uscendo).
4) nelle persone dei verbi rri (stare), vete (andare), vinj (venire), ecc. che terminano per
vocale quando assumono il significato di svolgere unazione prolungandola nel tempo:
rrine bjn? (che stanno a fare?), rrine vrreni (state a guardare), rrime e presjm (stiamo
ad aspettarlo), vete ha (vado a mangiare), vate u shkrua (and ad iscriversi), jerdhe u fal
(venne a salutare), vine bni? (che venite a fare?).
Il troncamento indica la perdita di vocale o di unintera sillaba finale di parola. In
italiano il troncamento non si indica con alcun segno (es.: ben fatto, nobil uomo, fin quando
ecc.). Nella lingua arbreshe letteraria il troncamento raro. Si suole indicare, nei casi in
cui si verifica, con lapostrofo:
1) in alcune forme verbali servili o fraseologiche: vje m rar < vjen m rar (vuol
dire), ki t zgjoneshim < kishm t zgjoneshim (avremmo dovuto svegliarci), do bni? <
doni t bni?(cosa volete fare?), pat t jikjn < patn t jikjn (dovettero fuggire), dej veja <
deja t veja (volevo andare), dej hajn < dejn t hajn (volevano mangiare), ishe lajn < ishn
e lajn (stavano lavando).
2) in alcuni epiteti di riguardo che precedono il nome proprio di persona e che
corrispondono approssimativamente al siciliano ziu, zia, zi. La loro derivazione dai nomi
vova (sorella maggiore) e lala (fratello maggiore): vo Marieja, la Gjergji.

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I SEGNI DI INTERPUNZIONE E I SEGNI GRAFICI


Non differiscono dallitaliano.
I segni di interpunzione sono: il punto ( . ) il punto interrogativo ( ? ) il punto esclamativo (
! ) i puntini di sospensione ( ) la virgola ( , ) il punto e virgola ( ; ) i due punti ( : ).
I segni grafici sono: il trattino ( - ) le virgolette ( ) la parentesi tonda ( ) o quadra [ ]
lasterisco ( * ).
Vale la pena di ricordare le funzioni ed il corretto uso della punteggiatura:
I segni di interpunzione
La virgola segna brevissime pause tra gli elementi di una proposizione e tra le proposizioni di un periodo e d loro
rilievo espressivo. Rappresenta la pi lieve variazione tonale nellambito della proposizione e del periodo. Va posta:
1) nella proposizione:
- tra termine e termine di una enumerazione quando questi non sono uniti da una congiunzione.
Es.: Simjet te dheu jim kam mbjedhur krshi, dardha, moll e fiq (quastanno nel mio terreno ho raccolto ciliegie, pere,
mele e fichi).
- davanti alle congiunzioni por, megjithse, ndrsa (ma, sebbene, mentre).
Es.: Flipi ng isht i qosm, por ka zmrn dejt (Filippo non ricco, ma ha il cuore grande come il mare).
- dopo un vocativo, se esso allinizio di proposizione; prima e dopo, se si trova nel contesto.
Es.: Tata, dua vinj me tij! (Pap, voglio venire con te!).
- prima e dopo unapposizione composta da pi parole:
Es.: Papa Gjergji, burr i mir, shrbeu shum pr Horn (Papas Giorgio, uomo buono, lavor molto per Piana).
- prima e dopo gli incisi.
Es.: U ng ndlgonj, n ka thom t ftetjen, si mnd te durosh (Io non capisco, se devo dire il vero, come tu possa
sopportarlo).
- nelle date delle lettere, o di altri scritti, dopo il nome del luogo da cui si scrive.
Es.: Palerm, 17 gusht 2004.
- dopo avverbi o particelle con funzione assertiva o negativa.
Es.: j, the mir (S, dicesti bene). Jo, ng u ka par (No, non si visto). Mir, mir, i flasjm (Bene, bene, ne parliamo).
2) nel periodo:
- tra proposizioni che indicano azioni successive.
Es.: Hyri te shpia, ng pa njeri, thrriti, krkoi e pra vate (Entr in casa, non vide nessuno, chiam, cerc e poi se ne and.
- dopo una proposizione subordinata che precede la principale.
Es.: Sa t sosj njize, shrbeu edhe natn (per finire presto, lavor anche di notte).
Il punto e virgola indica una pausa di senso leggermente pi lunga rispetto alla virgola ed una pi spiccata
mutazione di voce.
- segna il distacco tra due elementi di uno stesso periodo, tra due pensieri che vertono sullo stesso argomento.
Es.: Ishn shum djem te festa; ca vijn ka Palerma (cerano molti ragazzi alla festa; alcuni venivano da Palermo).
- separa proposizioni con contenuto contrastante. Si pone prima della congiunzione avversativa.
Es.: Rrodhi sa t e ndihj; por ai kish jikur (corse per aiutarlo; ma lui era fuggito).
I due punti introducono parole o frasi che sono la spiegazione dei pensieri espressi nella proposizione precedente.
Si pongono quindi tra proposizioni di uno stesso periodo. Dopo i due punti la parola che segue inizia con la lettera
minuscola, a meno che non si tratti di parole riportate: in questo caso dopo i due punti vano poste le virgolette cui segue
la lettera maiuscola.
Es.: Vrreheshin te fixha: mosnjeri dij kish thshj (si guardavano in faccia: nessuno sapeva cosa dire).
Kjo gramatik ndahet te tri pjes: fonologji, morfologji e sintaks (questa grammatica si divide in tre parti: fonologia,
morfologia e sintassi.
I pyejti: Kush je ti? (gli chiese: Chi sei tu?).

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Il punto indica una pausa pi lunga della voce perch chiude un pensiero svolto nella proposizione precedente.
Dopo il punto la parola successiva inizia con la lettera maiuscola. Si va a capo quando si passa ad un altro concetto e, nel
dialogo, quando parla un interlocutore.
Il punto interrogativo indica unintonazione della voce modulata a domanda. Si pone alla fine delle proposizioni
interrogative dirette.
Il punto esclamativo indica unespressione pronunciata con tono di ammirazione, disappunto, meraviglia, sdegno,
dolore o comando.
I puntini di sospensione indicano una sospensione del pensiero. Sono tre e si pongono:
- quando si lascia una frase incompiuta ma con senso sottinteso;
- quando non si vuole esprimere un giudizio che si ritiene inopportuno o imbarazzante;
- quando si interrompe il discorso per esitazione, incertezza, confusione, imbarazzo.
I segni grafici.
Il trattino si usa:
- per delimitare un inciso. Es.: gjith na - si kemi thn te kto dit - kemi bes se ai ng i ftes (tutti noi - come abbiamo
detto in questi giorni - crediamo che egli non abbia colpa).
- nel discorso diretto, solo allinizio, per indicare le battute di un dialogo (si possono usare anche le virgolette).
- per collegare due parole esprimenti un unico concetto. Es.: riti bizantino-grek (il rito bizantino-greco).
Le virgolette si usano:
- allinizio ed alla fine di un discorso diretto, di citazioni, di pensieri di altri riportati nel nostro scritto. Se la
citazione lunga e richiede degli a-capo, le virgolette si ripetono ad ogni capoverso.
- allinizio ed alla fine di una o pi parole che si vogliano mettere in rilievo.
La parentesi tonda si usa per racchiudere parole o frasi che non hanno uno stretto rapporto grammaticale con il
resto del discorso: unosservazione, un chiarimento, una precisazione.
La parentesi quadra si usa per racchiudere parole che non fanno parte integrale del testo, ma che servono per
chiarirlo o per correggerlo.
Lasterisco ripetuto tre volte sostituisce un nome che non si vuole citare.

ABBREVIAZIONI E SIGLE
Labbreviazione pu essere costituita da una o pi lettere iniziali della parola ma
sempre in maniera tale che non coincida con la divisione sillabica. Si pu abbreviare, oltre
che una parola o un gruppo di parole di uso frequente, anche il nome di una persona nota
quando seguito dal cognome.
Anche le abbreviazioni seguono le stesse regole dellitaliano:
1) dopo labbreviazione si segna sempre un punto: p. sh. = pr shembull (per esempio),
etj. = e tjer (eccetera), shek. = shekulli (secolo), Gj. Fishta (Gjergji Fishta) ecc.
2) ma non richiedono il punto le abbreviazioni che indicano una misura: cm =
centimetr, km = kilometr, kg = kilogram, l = litr ecc.
Le sigle invece sono costituite da lettere maiuscole che indicano le sole iniziali delle
parole che compongono il nome di uno stato, di unazienda, di unassociazione, di un ente,
di un partito politico ecc. Tra le lettere di una sigla non si pone mai il punto nemmeno
quando le lettere si nominano separatamente. Quando una parola inizia con un digramma
(dh, sh, th ecc.) entrambi i segni verranno rappresentati nella sigla e tutti e due maiuscoli:

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RSH = Republika e Shqipris (Repubblica dAlbania), PD = Partia
democratico) ecc.

Demokratike (Partito

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II. MORFOLOGIA

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GLI ELEMENTI DEL DISCORSO


Abbiamo studiato quali sono i segni che costituiscono le parole della lingua
arbreshe, come pronunciarli e come scriverli correttamente. Adesso analizzeremo le varie
categorie di parole che unite tra loro permettono di esprimere i nostri pensieri e quali
trasformazioni esse subiscono durante il discorso.
Secondo la loro funzione, le parole si possono dividere in dieci categorie o parti del
discorso, alcune variabili ed altre invariabili.
- nome (o sostantivo)
- aggettivo
variabili

- numerale*
- pronome
- verbo
- avverbio
- preposizione

invariabili

- congiunzione
- particella
- interiezione

kpuc (scarpa), krshi (ciliegia), pel (cavalla),


barist (barista), gozhd (chiodo), Ana (Anna) ecc.
i bardh (bianco), i but (mite), i ditur (sapiente), i
glat (lungo), i urt (saggio), siilljan (siciliano) ecc.
nj (uno), pes (cinque), njmbdhjet (undici),
dyzet e nj (quarantuno) ecc.
u (io), ti (tu), ai (egli), ajo (ella), na (noi), mua (me),
e tyrja (la loro), ili? (quale?) ecc.
jam (essere), ha (mangiare), krkonj (cercare), nisem
(partire), gjegjem (sentire), zienj (bollire) ecc.
kurr (mai), dal (piano), mir (bene), sot (oggi),
shum (molto), aty (l) ecc.
me (con), nga/ka (da), te (in), n (in), mbi (su), pr
(per), prpara (davanti a), prapa (dietro a)
e (e), o (o), se (che), sa (appena), megjithse
(sebbene), edhe (anche) ecc.
tue/tuke (del gerundio), u (del pass. rem. e
dellimperativo dei verbi medio-pass.), t (del
congiuntivo, condizionale ed infinito)
mirmbrma (buona sera), ah!, majde (veramente),
rroft (viva) ecc.

*Si intende il numerale cardinale, poich il numerale ordinale va considerato appartenente alla categoria
grammaticale dellaggettivo.

Dalla tabella precedente si nota che rispetto allitaliano, che ne ha nove, le parti del
discorso sono una in pi. Ci perch in albanese il numerale considerato una parte del
discorso, mentre in italiano un aggettivo. C da dire che in albanese manca larticolo ma,
daltra parte, costituisce parte del discorso la particella.
La variazione che si produce nel nome, nellaggettivo, nel numerale e nel pronome si
chiama declinazione, in albanese lakim; quella che si produce nel verbo coniugazione, in
albanese zgjedhim.

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GLI ELEMENTI DELLA PAROLA


Ciascuna parola costituita da pi elementi: da una parte fondamentale detta radice,
alla quale sono unite una o pi lettere che, secondo la loro funzione, vengono definite:
desinenza, suffisso, prefisso.
La radice la parte base della parola, la parola originaria, invariabile, uguale in pi
parole della stessa famiglia, e che contiene il significato fondamentale ma generico,
comune a tutte le parole di quella famiglia.
La desinenza la parte finale della parola, variabile, che indica la forma, il genere, il
numero ed il caso (dei nomi, degli aggettivi e dei pronomi) e il modo, il tempo, la persona, il
numero, la coniugazione (dei verbi): mali (la montagna), djalit (al ragazzo), lidha (legai).
Il prefisso la particella che viene posta prima della radice di alcune parole e fa
corpo unico con essa, formando una parola nuova: papritur (inaspettatamente), mterrt (al
buio), prgjegjem (rispondo), analfabet (analfabeta), autoambulanc (autoambulanza), shqep
(scucio).
Il suffisso la particella composta da una o pi lettere che si aggiunge alla radice di
alcune parole e che fa corpo unico con essa, dormando una nuova parola. I suffissi in
genere modificano la classe grammaticale della parola formando dalla radice, aggettivi,
avverbi, nomi e verbi.
1) Suffissi che formano nomi:
mullinar (mugnaio), nxns (discepolo), fshies (scopa), dejtor (marinaio), urdhurat
(commissione), dridhm (brivido), portier (portiere), kujtim (ricordo), gorromim (dirupo),
asistent (assistente), ndjes (perdono), mnz (mora), miqsi (amicizia), qelbsir (fetore) ecc.
2) Suffissi che servono per formare il genere femminile dei nomi:
plak (vecchia), shrbtore (servitrice), bujuresh (nobildonna), ulkonj (lupa).
3) Suffissi che formano aggettivi:
katundar (paesano), hntar (lunatico), dmtar (dannoso), mjegullor (nebbioso),
mundsor (vittorioso), rregjror (regale), zmrak (coraggioso), i mesm (medio), i trushm
(intelligente), indian (indiano), i lagt (bagnato), i ftoht (freddo), ecc.
4) Suffissi che formano verbi:
kndonj (canto), shejtronj (santifico), dmtonj (danneggio), lehtsonj (alleggerisco),
varrzonj (seppellisco), pluhuros (polverizzo), diganis (friggere), kurorzonj (incorono),
konkretizonj (concretizzo).
5) Suffissi che formano avverbi:
barkza (bocconi), litisht (in italiano), menatnet (di mattina), pkrahu (accanto), llargu
(lontano).
Alcune parole si formano aggiungendo alla radice sia un prefisso che un suffisso:
zgjeronj (allargo), nglatem (mi allungo), prditshm (quotidiano) ecc.

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In base alla loro struttura le parole si possono divirere in: primitive, derivate e composte.
Le parole primitive sono quelle formate soltanto dalla radice, o dalla radice e dalla
desinenza: mal (monte), der (porta), ar (oro), kali (il cavallo).
Le parole derivate sono quelle che si formano da unaltra parola con laggiunta di
prefissi o suffissi: pr-ar-uam (indorato), lul-ar (fioraio), art-ist (artista), rom-an (romano).
Le parole composte sono quelle che derivani dallunione di due parole primitive o
derivate. Esistono vari tipi di composizione:
1) nome + nome:
mesdit (mezzogiorno), kryederr (testa di porco), faqedrras (faccia di legno).
2) nome + aggettivo:
barkmadh (panciuto), kryethat (cocciuto), tatlosh (nonno).
3) nome + verbo:
dhetundje (terremoto), dashamir (benevolente).

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IL NOME

Definizione e classificazione.
Il nome la parola che si usa per indicare una persona, un animale, una cosa,
unidea, un sentimento, un luogo o, pi in generale, qualsiasi entit animata,
inanimata o pensata.
Il nome pu essere:
1) concreto o astratto.
I nomi concreti indicano persone, animali, cose, fatti, che possono essere visti o
toccati o uditi; che possono essere quindi avvertiti da uno o pi organi di senso:
krshi (ciliegia), artist (artista), buk (pane), gozhd (chiodo), pat (oca), er (vento),
vap (caldo).
I nomi astratti designano invece sentimenti, idee, qualit, modi di essere: gzim
(gioia), pleqri (vecchiaia), t lodht (stanchezza), durim (pazienza), miqsi (amicizia).
2) comune o proprio.
Il nome comune indica una persona, una cosa, un animale senza distinguerli
individualmente dalla specie o dal gruppo a cui appartengono: lum (fiume), qen
(cane), tryes (tavola), kmb (piede), barist (barista).
Il nome proprio indica una sola persona o una sola cosa (citt, regione, stato,
monte, fiume, ente, istituzione, periodo storico ecc.) e la distingue da tutte le altre
della stessa specie o dello stesso gruppo, in quanto indica il nome che proprio di
quella data persona, di quella data citt o regione ecc.: Leka (Luca), Murtilat (S.
Giuseppe Jato), Madoniet (Le Madonie), Bashkia e Hors (Il Comune di Piana), Kumeta
(La Kumeta), Ansambli i Teatrit Arbresh (La Compagnia di Teatro Arbresh), Gazeta e
Sportit (La Gazzetta dello Sport), Kongresi i Kardiologjis (Il Congresso di Cardiologia).
3) numerabile o non numerabile.
Il nome numerabile quando indica persone, cose, animali ecc. che si possono
contare: nj pul (una gallina), dy dardha (due pere), pes burra (cinque uomini), dy
glishtra (due dita), katr libre (quattro libri).
non numerabile quando indica quantit indistinte di una certa sostanza o una
sostanza indivisibile o una qualit, un sentimento, una situazione: krip (sale), hekur
(ferro), miell (farina), miqsi (amicizia).
Alcuni nomi numerabili diventano non numerabili quando indicano sostanza
o materia: numerabile la parola pul (pollo, gallina) nella frase hngra nj pul

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(mangiai un pollo) poich si intende la quantit di polli mangiati; ma non
numerabile nella frase u ng ha pul (io non mangio pollo) poich si fa riferimento
alla sostanza carne di pollo. Oltre a divenire non numerabili, i nomi che indicano una
sostanza o una materia, passano al genere neutro: kta pul ng t mir (questo pollo
non buono); ata lng ngre p nesr (quel sugo mettilo da parte per domani); gjith kta
cukar i vu te kafeu? (tutto questo zucchero metti nel caff?).
In alcuni casi i nomi non numerabili divengono numerabili quando
esprimono la variet di tipi di quella determinata sostanza. In tali casi larbresh
utilizza il plurale collettivo in -ra: verrat (i vini), miellrat (le farine), barrat (le erbe).
4) individuale o collettivo.
Il nome individuale designa un'entit singola che pu essere una persona, un
animale, una cosa o un concetto, indicandola con il nome proprio o con il nome
comune della classe a cui questo appartiene. Questa categoria comprende la maggior
parte dei nomi: Franeska, dor (mano), dashuri (amore), hare (gioia), tirk (calza).
Il nome collettivo, invece, pur essendo al singolare designa gruppi o insiemi di
persone, cose o animali. Quando il nome collettivo in funzione di soggetto, il verbo
di solito va al singolare; si potrebbe considerare corretto l'uso del plurale nel solo
caso in cui il nome collettivo sia seguito da un complemento di specificazione: luzm
(folla), mndr (mandria), tuf (stormo), gjitoni (vicinato), ushtri (esercito).
5) articolato o non articolato.
Si definiscono articolati i nomi che sono preceduti dalla particella o articolo di
congiunzone i, e, t. Appartengono a questo gruppo:
1) i nomi che esprimono parentela nella forma determinata: i biri (il figlio), i
nipi (il nipote), e kunata (la cognata), e emtja (la zia) ecc.
2) gli aggettivi sostantivati: i urti (il saggio), i kuqi (il rosso), t bukurat (le belle),
i vapku (il povero), i riu (il nuovo) ecc.
3) i nomi che derivano dal participio passato dei verbi: e veshur (vestito), t
ngrnit (il cibo), t folurit (il discorso) ecc.
4) i giorni della settimana: e hnia (lunedi), e martja (martedi), e mrkurja
(mercoledi), e injtja (giovedi), e prmtja (venerdi), e shtunia (sabato), e diellja (domenica).
Tutti gli altri nomi privi della particella di congiunzione sono non articolati.
6) animato e inanimato.
I nomi animati si riferiscono a persone o animali ed appartengono al genere
della persona o dellanimale a cui si riferiscono: burr (uomo), vlla (fratello), qen
(cane), mae (gatta), milingon (formica) ecc.
Alcuni nomi di animale hanno una sola forma, o maschile o femminile, per
designare sia il maschio sia la femmina: dhelpr (volpe), papagal (pappagallo), mi
(topo), panter (pantera). In questo caso, per specificare il genere, bisogna aggiungere
mashkull (maschio) o femr (femmina): nj dhelpr mashkull (una volpe maschio), nj
papagal femr (un pappagallo femmina).

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I nomi inanimati si riferiscono a cose, idee ecc. Il genere dei nomi inanimati non
desumibile dalloggetto o dal concetto che essi esprimono e si impara solo con luso
della lingua. Frequentemente nomi che in italiano sono maschili, in arbresh sono
femminili e viceversa: hund (naso), kmb (piede), gur (pietra), bar (erba), lis (quercia),
er (vento).
7) derivato.
8) composto.
9) Infine i nomi si possono suddividere in base al genere, al numero, alla
forma e allappartenenza ad una declinazione.
Nella lingua arbreshe si hanno:
Tre generi: maschile, femminile e neutro.
Due numeri: singolare e plurale.
Due forme: determinata e indeterminata.
Quattro declinazioni.

Il genere
I generi nella lingua arbreshe sono tre: maschile, femminile e neutro.
Sono di genere maschile i nomi che si riferiscono a persona di sesso maschile e
gli animali maschi.
Sono di genere femminile i nomi che si riferiscono a persone di sesso
femminile e gli animali femmine.
Soltanto luso stabilisce a quale genere appartengono i nomi inanimati, poich
il genere del nome non ha alcun legame con la cosa cui si riferisce. Cos, per trattare
del solo ambito anatomico, solo in base alluso che syu (locchio), veshi (lorecchio),
barku (la pancia) sono maschili, mentre hunda (il naso), llora (lavambraccio), kmba (il
piede) sono femminili e ballt (fronte), kryet (capo) sono neutri. In questi casi si tratta
di un genere puramente grammaticale o formale, perch ha importanza solo ai fini
della grammatica, cio per leventuale concordanza con altre parti del discorso.
Nellambito di un discorso, il genere di un nome si pu dedurre dal contesto in cui
inserito: dalla presenza di un aggettivo concordato col nome, da un pronome ad esso
riferito. Quando un nome, invece, usato da solo, oltre alla pratica delluso e alla
consultazione del dizionario, due elementi possono aiutare ad individuarne il
genere: la desinenza e il significato.
Il genere dei nomi si pu ricavare quasi sempre dalla desinenza che essi
prendono nella forma determinata del caso nominativo singolare:
- i nomi maschili prendono la desinenza -i o -u: lis-i (la quercia), burr-i
(luomo), krah-u (il braccio), laps-i (la matita), dhe-u (il terreno);
- i nomi femminili prendono la desinenza -a o -ja: dor-a (la mano), vajz-a (la
ragazza), lul-ja (il fiore), trundafil-ja (la rosa), shpi-a (la casa);

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- i nomi neutri prendono la desinenza -t() o -it: uj-t (lacqua), t jecur-it (il
camminare), t zi-t (il nero).

Nota. Fanno eccezione alcuni nomi propri che sono maschili pur avendo la desinenza
-a al nominativo singolare determinato e si declinano al femminile: Lek-a (Luca), Kol-a
(Nicola) ma anche i nomi comuni tat-a (il pap), lal-a (il fratello maggiore), pap-a (il papa). Gli
aggettivi ed i sostantivi che si legano a tali nomi concordano con il genere maschile e non
con la declinazione. Per es.: Mas Leka i Orlandit (mastro Luca della famiglia Orlando), Koliqa
isht i trash (Nicolino grosso), tata jim (mio padre), papa i ri (il nuovo papa), lala i shpuam
(fraseol.: fratello permaloso).

1) Il genere maschile.
Sono di genere maschile:
- la maggior parte dei nomi che nella forma indeterminata singolare
terminano in consonante: rremb (grappolo), vend (luogo), krah (braccio), kopsht (orto),
avull (vapore), kallm (canna), plep (pioppo), dhndrr (fidanzato), thes (sacco), mz
(puledro) ecc.
Terminano in consonante nella forma indeterminata solo alcune parole femminili sdrucciole
nella forma determinata: uthull/uthulla (aceto), flutur/flutura (farfalla) ecc.

- la maggior parte dei nomi che al nominativo ed allaccusativo singolare


indeterminati finiscono in -ua: krua (fonte), ftua (melacotogna), thua (unghio), jatrua
(medico), prrua (torrente) ecc.
- alcuni nomi che terminano con le vocali accentate a, e, , i, u, y: vlla (fratello),
dhe (terra), z (voce), mi (topo), hu (palo), sy (occhio) ecc.
- pochi nomi che terminano con atona (non accentata): burr (uomo), djal
(ragazzo), gjum (sonno), kal (cavallo), lal (fratello maggiore), lm (aia), lum (fiume),
pap (papa), tat (pap).
2) Il genere femminile.
Sono di genere femminile:
- tutti i nomi che terminano con atona (non accentata), ad eccezione dei nomi
maschili su riportati: zbor (neve), rr (sabbia), dor (mano), gluh (lingua), klish
(chiesa) ecc.
- alcuni nomi che terminano in -l, -r: kristl (gramigna), stringl (monile),
motr (sorella), dhelpr (volpe).
- tutti i nomi che terminano in e atona (non accentata): brrore (basto), dele
(pecora), drudhe (briciola), faqe (faccia), lule (fiore), hardhje (lucertola), kalive (capanna),
qime (pelo), ecc.
- la maggior parte dei nomi che terminano con le vocali accentate i, e, a: shpi
(casa), lvdi (lode), dhrosi (ristoro), fulaqi (prigione), krshi (ciliegia), fole (nido), hare
(gioia), kallame (stoppia), rra (ascaride).
3) Il genere neutro.

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Sono di genere neutro molti nomi che indicano entit astratte, sostanze,
alimenti, parti del corpo. Essi possono essere:
- nomi primitivi: ball (fronte), brum (pasta), drith (grano), grosh (legume),
gjalp (burro), klmsht (latte), vaj (olio), uj (acqua), lesh (lana), mish (carne), plh
(immondizia), qurr (moccio), djers (sudore), ecc.
- derivati da aggettivi: t ftoht (freddo), t ngroht (caldo), t lodht
(stanchezza), t zi (nero), qosm (ricchezza), ecc.
- derivati da verbi: t jikur (fuga), t jecur (camminata), t fol o t folur (parlata,
discorso), t glar (somiglianza), t jardhur (venuta), t ngrn (cibo), t zn (inizio), ecc.
4) Cambiamento di genere nel plurale.
Nella lingua shqipe i nomi maschili che formano il plurale con la desinenza -e e
-ra, al plurale diventano femminili: mal i lart (montagna alta) male t larta
(montagne alte).
Nella parlata di Piana degli Albanesi questo fenomeno limitato alla sola
parola shrbes/shrbise (cosa/cose): nj shrbes i mir (una cosa buona) shrbise t
mira (cose buone).
Costante invece il cambio di genere dei nomi neutri che al plurale
diventano femminili: mish t mir (carne buona), pl. mishra t mira (carni buone).

Il numero
Il plurale dei nomi
I modi di formare il plurale dei nomi nella lingua arbreshe sono vari. In
generale, il plurale si forma con laggiunta di desinenze.
1) Tra queste le pi diffuse sono: -, -a, -e.
singolare

plurale

gur pietra
vesh orecchio
dhmb dente
artist artista
arbresh arbresh

gur pietre
vesh orecchi
dhmb denti
artist artisti
arbresh arbresh

singolare
dardh pera
burr uomo
kumbull prugna
glmb spina
derr maiale

plurale
dardha pere
burra uomini
kumbulla prugne
glmba spine
derra maiali

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singolare

plurale

aj morso
dm danno
gzim gioia
vend luogo
grusht pugno

aje morsi
dme danni
gzime gioie
vende luoghi
grushte pugni

2) Molti plurali si possono formare con le desinenze -nj e -ra.


singolare
kushri cugino
kalli spiga
glu ginocchio
ftua melacotogna
thua unghio

plurale
kushrinj cugini
kallinj spighe
glunj ginocchia
ftonj melecotogne
thonj o thonje unghia

singolare
prind genitore
glisht dito
shi pioggia
uj acqua
mish carne

plurale
prindra genitori
glishtra dita
shira piogge
ujra acque
mishra carni

3) Per alcuni nomi femminili il plurale non differisce dal singolare:


singolare
shpi casa
dit giorno
an lato
dele pecora
lule fiore

plurale
shpi case
dit giorni
an lati
dele pecore
lule fiori

4) Altri nomi formano il plurale subendo una modificazione di suono della


radice della parola, che pu riguardare la vocale tonica (in genere lultima), lultima
consonante o entrambe, ed in alcuni casi prendono anche una desinenza:
Modificazione del suono
Metafonia vocalica

Singolare
dash ariete
kunat cognato
Metafonia vocalica + palatalizzazione plak vecchio
della consonante finale
mashkull maschio
djall diavolo
Palatalizzazione
mik amico
della consonante finale
krushk parente

Plurale
desh arieti
kunet cognati
pleq vecchi
meshkuj maschi
djej diavoli
miq amici
krushq parenti

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Palatalizzazione
della consonante finale + suffisso -e

kungull zucca
dushk frasca
disk disco

kunguj zucche
dushqe frasche
disqe dischi

5) Plurali irregolari:
- Maschili:
Singolare
ka bue
kal cavallo
djal ragazzo
vlla fratello
njeri persona
vit anno
asht osso

Plurale
qe buoi
kuej cavalli
djem o djelm ragazzi
vllezr fratelli
njerz persone
vjet/vite anni
eshtra ossa

Il nome vit (anno) possiede due plurali: vjet, quandosi vuole indicare un numero di anni ben
preciso; vite, quando ci si riferisce ad un periodo di tempo non ben determinato. Es.: e njoha dy vjet
prapa lo conobbi due anni fa; vitet e skolls gli anni della scuola.

- Femminili:
Singolare
dor mano
der porta
grua donna
gj cosa
nat notte

Plurale
duar mani
dyer porte
gra donne
gjra cose
net notti

6) Hanno soltanto il plurale:


t fala saluto
t korra mietitura
t mbjella semina
t vjela vendemmia
7) Infine i nomi neutri formano il plurale con la desinenza -a o -ra.

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Singolare
mish carne
vaj olio
t ngrn cibo
brum pasta

Plurale
mishra carni
vajra oli
t ngrna cibi
brumra paste

Va ricordato che i nomi neutri al plurale diventano femminili: mishra t njoma


(carni tenere), ujra t ftohta (acque fredde).
Una menzione va fatta per il plurale collettivo in -ra molto diffuso nella parlata
arbreshe che indica genericamente un gruppo di cose o persone, a volte con un vago
senso dispreggiativo.
Es.: t ngrna - t ngrnra, student - studentra, mavri - mavrira

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La forma determinata e indeterminata.


Nella lingua arbreshe, come in quella shqipe, in nomi si possono presentare in
due forme: indeterminata e determinata. Ci vuol dire che lalbanese, per conferire ad
un nome un senso determinato, non usa larticolo determinativo come litaliano, ma
si serve di suffissi. Mentre la forma indeterminata, al singolare, pu accompagnarsi
allarticolo indeterminativo invariabile nj.
Come si gi detto, parlando della divisione dei nomi in quattro declinazioni,
le desinenze che determinano il nome, nel caso nominativo, sono le seguenti:
- Nomi maschili: -i, -u. Prendono la desinenza -u i nomi che terminano in g,
h, k: gajdhur-i (lasino), krah-u (il braccio), mik-u (lamico), i lig-u (il cattivo)
ecc.
- Nomi femminili: -a, -ja. La maggior parte dei nomi femminili terminano in
-. Nella forma determinata questi nomi perdono la - finale e prendono la
desinenza -a. Prendono la desinenza -ja i nomi femminili che finiscono in
-e. Nella forma determinata del nominativo singolare, nellarbresh, tali
nomi perdono la -e finale: lul/e lul-ja (il fiore), del/e del-ja (la pecora),
ecc. Nella lingua shqipe invece la -e finale viene mantenuta: lule-ja, dele-ja,
trundafile-ja ecc.
- Nomi neutri: -t() o it: ball-t (la fronte), lesh-t (la lana), t lyer-it (lunto).
Per esemplificazione, nelle tabelle, la forma indeterminata, al singolare,
preceduta dallarticolo indeterminativo nj (un, uno, una); al plurale, dallaggettivo
indefinito shum (molti) o ca (alcuni).
Le due forme hanno ciascuna la propria declinazione.

Singolare
forma indeterminata
forma determinata
dor mano
dora la mano
vajz ragazza
vajza la ragazza
n
kal cavallo
kali il cavallo
j
gur pietra
guri la pietra

dardh pera
dardha la pera
t folur discorso
t folurit il discorso
Plurale
forma indeterminata
forma determinata
duar mani
duart le mani
s
vajza ragazze
vajzat le ragazze
h
kuej cavalli
kuejt i cavalli
u
gur pietre
gurt le pietre
m
dardhat le pere
dardha pere
t folura discorsi
t folurat i discorsi
La forma determinata si adopera nei seguenti casi:

40

con i nomi propri di persona: Marku, Gjergji, Ana, Sallia, Pepi,


Dhimitri ecc.
con i nomi dei giorni della settima e dei mesi: e hnia (lunedi), e
prmtja (venerdi), jinari (gennaio), marsi (marzo), ecc.
con i nomi che esprimono parentela, quando precedono
laggettivo: tata jim (mio padre), motra jime (mia sorella), mma jime (mia
madre).
con i nomi che indicano persone o cose note sia a chi parla che a
chi ascolta: Ka thrressh jatroin! (devi chiamare il medico!).
con i nomi di persone o cose di cui si parlato in precedenza: Jim
kushri bleu nj shpi Palerm. Shpia isht e madhe e ndodhet te nj
vend i bukur (mio cugino ha comprato una casa a Palermo. La casa grande
ed situata in un bel posto).
con nomi di persone o cose non ancora note ma specificate nel
discorso tramite un complemento di specificazione o una proposizione
relativa: Zbora unazn e nuseris (ho perso lanello di fidanzamento);
Vituci ajti biikletn i kish dhuruar vovi (Vituccio ha rotto la
bicicletta che gli aveva regalato lo zio).
con i nomi che indicano materia: Ari shklqjen m shum se
hekuri (loro splende pi del ferro).
con i nomi che indicano un concetto astratto: T lodhurit e
shrbtirs e ndienj mbrmnet (la stanchezza del lavoro la avverto la sera).
con i nomi che indicano una categoria, una specie o un insieme:
Kopijvet i plqen t bjn sport (ai ragazzi piace fare sport).
in sostituzione di un aggettivo dimostrativo: Brnda javs (=ksaj
javje) sosjem t zbardhjm shpin (entro la settimana/questa settimana
finiamo di dipingere la casa).
in sostituzione di un pronome dimostrativo: Te dy motrat m e
bukura (= ajo m e bukur) isht m e vogla (= ajo m e vogl) (delle due
sorelle la pi bella/quella pi bella la minore/quella pi piccola).

La forma indeterminata si adopera nei seguenti casi:

quando indica unentit, unoggetto, unanimale ecc. sconosciuti fino al


momento in cui vengo citati in una frase: T krkoi nj djal (ti cerc
un ragazzo).
quando il nome ha la funzione predicativa del soggetto o delloggetto:
Nini isht infermier (Nino infermiere); Gjergji u b zot (Giorgio si
fatto prete); Mateu duket nj tenist i mir (Matteo sembra un buon
tennista); Mikun tnd e zglodhn pesident (hanno eletto il tuo amico
presidente).
in diversi complementi espressi allablativo: nat dimri (notte dinverno),
klmsht lopje (latte di mucca), lug druri (cucchiaio di legno), grua shpije
(donna di casa/casalinga), unaz ari (collana doro).

41

quando indica una quantit di materia non specificata: pi uj (bevo


acqua), ha buk (mangio pane).
quando il nome si accompagna ad un aggettivo dimostrativo o
interrogativo: kjo lule (questo fiore), ai mjeshtr (quel maestro), ila dit?
(quale giorno), sa vjet? (quanti anni?).
in molti casi in cui il nome introdotto dalle preposizioni n, mbi, nn:
e lash mbi tryes (lo lasciai sul tavolo), vuri ksuln mbi krye (si mise la
berretta sulla testa), u shtu mbi shtrat (si gett sul letto), n kriq/ngriq (in
croce), n krah/ngrah (addosso, sulle spalle), nn dhe (sotto terra), e vuri
nn kmb (lo mise sotto i piedi), ecc.
La forma indeterminata, a differenza di quella determinata, al singolare, pu
essere preceduta dallarticolo indeterminativo che in arbresh uno solo per tutti e
tre i generi: nj. Larticolo indeterminativo nj, che corrisponde al numerale
cardinale nj (uno), diversamente dalla lingua shqipe, in arbresh viene declinato
(vedi tabelle delle declinazioni): nj vajz (una ragazza), nji vajzje (ad una ragazza), nj
djal (un ragazzo), i nji djali (di un ragazzo).
Nj ha, quindi, il significato di un, uno, una.
Larticolo indeterminativo nj oltre ad esprimere il significato di uno fra ta
tanti, uno qualsiasi, ne assume altri ad esso connessi. Quindi si adoperer anche
nei seguenti casi:

per indicare una categoria, un gruppo o una specie: Nj arbresh


ki t njihj historin e Hors (un arbresh dovrebbe conoscere la storia di
Piana); Nj atlet ka ruanj t mos mahet (un atleta deve far attenzione a
non ingrassare).

nel linguaggio parlato conferisce al nome un significato


ammirativo o superlativo (talmente grande, cos bello, tanto brutto ecc.)
introducendo una proposizione consecutiva espressa o sottintesa:
Mora nj dre! (mi son preso una paura!); Kam nj et! (ho una sete!);
Bri nj fixh! (ha fatto una faccia; Kam nj gjum se flja shtuara!
(ho un sonno tale che dormirei in piedi).

Usi particolari della forma determinata e della forma indeterminata.


Abbiamo gi potuto notare che in alcuni casi luso della forma determinata in
arbresh non corrisponde alluso del gruppo nominale (articolo + nome) dellitaliano
e che in altri casi laddove litaliano vuole larticolo determinativo, in arbresh si usa
la forma indeterminata. Elenchiamo di seguito alcuni usi particolari delle due forme:

i nomi propri di persona sia maschili che femminili, a differenza


dellitaliano, sono sempre in forma determinata, tranne che siano
preceduti da un nome o da un aggettivo o che esprimano un
complemento di vocazione. In arbresh quindi di dir:
- Gjergji e Marieja t presjn (Giorgio e Maria ti aspettano).
- Gjergj! Marie! Ejani! (Giorgio! Maria! Venite).

42

- Zonja Kunet sot ngu ka par (la signora Concetta oggi non s vista).
- Je ti ajo Mar thrret nga dit? (sei tu quella Mara che chiama ogni
giorno?).
con i cognomi si usa sempre la forma determinata, tranne quando
sono preceduti dal nome proprio. Se il cognome si riferisce ad unintera
famiglia si usa la forma determinata con laggiunta, in genere, della
desinenza del plurale collettivo -ra. Quindi si dir:
- Skiroi mson tek e dyta (Schir insegna in seconda).
- Mandalau sot ng jerdhi te shrbtira (Mandal oggi non venuto al
lavoro).
- Gjergji Skiro isht nj mik (Giorgio Schir un amico).
- Mandalarat jan gjith t glet (I Mandal sono tutti alti).
come litaliano vuole larticolo, larbresh vuole la forma
determinata per i nomi dei monti, dei fiumi, dei laghi, delle regioni. Ma
a differenza dellitaliano la esige anche per i nomi di citt, tranne
quando questi ultimi non esprimano un complemento di stato in luogo
o di moto a luogo:
- Picuta na nxier nj or diell (la Pizzuta ci toglie unora di sole).
- Palerma isht nj qytet kaotik (Palermo una citt caotica).
- Roma isht kryeqyteti i Italis (Roma la capitale dItalia).
- Vjet vajta Rom (lo scorso anno andai a Roma).
- Te dimri rri Palerm (in inverno sto a Palermo).
differentemente dallitaliano vogliono la forma determinata i titoli
di libri, di capitoli di libri o di film:
- Gramatika arbreshe (Grammatica arbreshe).
- Kapitulli i par (Capitolo primo).
nelle iscrizioni, nelle tabelle e nelle indicazioni stradali si usa quasi
sempre la forma determinata:
- Udha F. Krispi (via F. crispi).
- Roja mjeksore (guardia medica).
- Bashkia (Comune).
- Ura Tocja (Viadotto Tozia).
- Sheshi Skanderbeg (Piazza Scanderbeg).

43

Le declinazioni
Si definisce declinazione la modificazione dei nomi secondo i casi. La lingua
arbreshe ha cinque casi: nominativo, genitivo, dativo, accusativo e ablativo, e quattro
declinazioni. Le declinazioni si distinguono in base alla desinenza che prendono i
nomi nella forma determinata del nominativo singolare.
Semplificando si pu dire che:
a) il nominativo il caso del soggetto;
b) il genitivo del complemento di specificazione;
c) il dativo del complemento di termine;
d) laccusativo del complemento oggetto;
e) lablativo del complemento di materia, origine, provenienza e di numerosi
complementi retti da preposizioni.
Alcune preposizioni, per, reggono il nominativo, altre laccusativo, come si
dir pi avanti.
Prima declinazione: ad essa appartengono i nomi che al nominativo singolare
determinato prendono la desinenza -i. Nella lingua arbreshe tali nomi sono sempre
maschili: glisht-i (il dito), qen-i (il cane), libr-i (il libro), ngjll-i (langelo), shat-i (la
zappa) ecc.;
Seconda declinazione: ad essa appartengono i nomi che prendono la desinenza u. Anche questi nomi nella lingua arbreshe sono maschili che al nominativo
indeterminato singolare terminano con le vocali a, e, i vocale oppure con g, h, k:
Es.: shi-u (la pioggia), qri-u (la candela), dhe-u (il terreno), lng-u (il sugo),
brethk-u (la rana), mushk-u (il mulo), ecc.
Terza declinazione: ad essa appartengono i nomi che prendono la desinenza -a o
-ja. Ad eccezione di alcuni nomi propri (Kola, Leka, Ndrica ecc.), e di alcuni nomi
comuni (lala, tata, papa) essi sono tutti femminili.
Es.: dhi-a (la capra), ve-ja (luovo), vresht-a (la vigna), e re-ja (la nuora), moll-a (la
mela) ecc;
Quarta declinazione: ad essa appartengono i nomi che prendono la desinenza t() o -it. Essi sono tutti del genere neutro: mish-t (la carne), t ngrn-it (il cibo), lesht (la lana), uj-t (lacqua), ball-t (la fronte), plh-t (la spazzatura), t sosur-it (la
conclusione).

44

Prima declinazione (maschile)


Singolare
Caso
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.

Forma indeterminata
(nj)
mal montagna
(i, e) (nji) mal-i
(nji) mal-i
(nj)
mal
(nji) mal-i
(nj)
burr uomo
(i, e) (nji) burr-i
(nji) burr-i
(nj)
burr
(nji) burr-i
(nj)
vlla fratello
(i, e) (nji) vlla-i
(nji) vlla-i
(nj)
vlla
(nji) vlla-i
(nj)
jatrua medico
(i, e) (nji) jatro-i
(nji) jatro-i
(nj)
jatrua
(nji) jatro-i
(nj)
ulli ulivo/oliva
(i, e) (nji) ullir-i
(nji) ullir-i
(nj)
ulli
(nji) ullir-i

Forma determinata
mal-i la montagna
(i, e) mal-it
mal-it
mal-in
mal-it
burr-i luomo
(i, e) burr-it
burr-it
burr-in
burr-it
vlla-i il fratello
(i, e) vlla-it
vlla-it
vlla-in
vlla-it
jatro-i il medico
(i, e) jatro-it
jatro-it
jatro-in
jatro-it
ullir-i lulivo/loliva
(i, e) ullir-it
ullir-it
ullir-in
ullir-it

I nomi come ulli al genitivo, dativo e ablativo indeterminati ed in tutti i casi


della forma determinata, prima della desinenza -i prendono la consonante r. Cos si
declinano: z-zri (voce-la voce), mulli-mulliri (mulino-il mulino), hi-hiri (cenere-la
cenere), gji-gjiri (petto-il petto) ecc.

45

Seconda declinazione (maschile)


Singolare
Caso
Forma indeterminata
Nom.
(nj)
dhe terreno
Gen. (i, e) (nji) dhe-u
Dat.
(nji) dhe-u
Acc.
(nj)
dhe
Abl.
(nji) dhe-u
Nom.
(nj)
krah braccio
Gen. (i, e) (nji) krah-u
Dat.
(nji) krah-u
Acc.
(nj)
krah
Abl.
(nji) krah-u

Forma determinata
dhe-u il terreno
(i, e) dhe-ut
dhe-ut
dhe-un
dhe-ut
krah-u il braccio
(i, e) krah-ut
krah-ut
krah-un
krah-ut

Terza declinazione (femminile)


Singolare
Caso
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.

Forma indeterminata
(nj) gluh lingua
(i, e) (nji) gluh-je
(nji) gluh-je
(nj) gluh
(nji) gluh-je
(nj) lule fiore
(i, e) (nji) lul-je
(nji) lul-je
(nj) lule
(nji) lul-je
(nj) shpi casa
(i, e) (nji) shpi-je
(nji) shpi-je
(nj) shpi
(nji) shpi-je

Forma determinata
gluh-a la lingua
(i, e) gluh-s
gluh-s
gluh-n
gluh-s
lul-ja il fiore
(i, e) lule-s
lule-s
lule-n
lule-s
shpi-a la casa
(i, e) shpi-s
shpi-s
shpi-n
shpi-s

46

Quarta declinazione (neutro)


Singolare
Caso
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.

Forma indeterminata
(nj) uj acqua
(i, e) (nji) uj-i
(nji) uj-i
(nj) uj
(nji) uj-i
(nj) mish carne
(i, e) (nji) mish-i
(nji) mish-i
(nj) mish
(nji) mish-i
(nj) t folur discorso
(i, e) (nji) t folur-i
(nji) t folur-i
(nj) t folur
(nji) t folur-i
(nj) t ngrn cibo
(i, e) (nji) t ngrn-i
(nji) t ngrn-i
(nj) t ngrn
(nji) t ngrn-i

Forma determinata
uj-t lacqua
(i, e) uj-it
uj-it
uj-t
uj-it
mish-t la carne
(i, e) mish-it
mish-it
mish-t
mish-it
t folur-it il discorso
(i, e) t folur-it
t folur-it
t folur-it
t folur-it
t ngrn-it il cibo
(i, e) t ngrn-it
t ngrn-it
t ngrn-it
t ngrn-it

47

Prima declinazione (maschile)


Plurale
Caso
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.

Forma indeterminata
(ca) male montagne
(i, e) (ca) male-ve
(ca) male-ve
(ca) male
(ca) male-sh
(ca) burra uomini
(i, e) (ca) burra-ve
(ca) burra-ve
(ca) burra
(ca) burra-sh
(ca) vllezr fratelli
(i, e) (ca) vllezr-ve
(ca) vllezr-ve
(ca) vllezr
(ca) vllezr-ish
(ca) jatronj medici
(i, e) (ca) jatronj-ve
(ca) jatronj-ve
(ca) jatronj
(ca) jatronj-sh
(ca) ullinj ulivi/olive
(i, e) (ca) ullinj-ve
(ca) ullinj-ve
(ca) ullinj
(ca) ullinj-sh

Forma determinata
male-t le montagne
(i, e) male-vet
male-vet
male-t
male-vet
burra-t gli uomini
(i, e) burra-vet
burra-vet
burra-t
burra-vet
vllezr-it i fratelli
(i, e) vllezr-vet
vllezr-vet
vllezr-it
vllezr-vet
jatronj-t i medici
(i, e) jatronj-vet
jatronj-vet
jatronj-t
jatronj-vet
ullinj-t gli ulivi/le olive
(i, e) ullinj-vet
ullinj-vet
ullinj-t
ullinj-vet

Seconda declinazione (maschile)


Plurale
Caso Forma indeterminata
Forma determinata
Nom.
(ca) dhera terreni
dhera-t i terreni
Gen. (i, e) (ca) dhera-ve
(i, e) dhera-vet
Dat.
(ca) dhera-ve
dhera-vet
Acc.
(ca) dhera
dhera-t
Abl.
(ca) dhera-sh
dhera-vet
Nom.
(ca) krah braccia
krah-t le braccia
Gen. (i, e) (ca) krah-ve
(i, e) krah-vet
Dat.
(ca) krah-ve
krah-vet
Acc.
(ca) krah
krah-t
Abl.
(ca) krah-sh
krah-vet

48

Terza declinazione (femminile)


Plurale
Caso
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.

Forma indeterminata
(ca) gluh lingue
(i, e) (ca) gluh-ve
(ca) gluh-ve
(ca) gluh
(ca) gluh-sh
(ca) lule fiori
(i, e) (ca) lule-ve
(ca) lule-ve
(ca) lule
(ca) lule-sh
(ca) shpi case
(i, e) (ca) shpi-ve
(ca) shpi-ve
(ca) shpi
(ca) shpi-sh

Forma determinata
gluh-t le lingue
(i, e) gluh-vet
gluh-vet
gluh-t
gluh-vet
lule-t i fiori
(i, e) lule-vet
lule-vet
lule-t
lule-vet
shpi-t le case
(i, e) shpi-vet
shpi-vet
shpi-t
shpi-vet

Quarta declinazione (neutro)


Plurale
Caso
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.
Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.

Forma indeterminata
(ca) ujra acque
(i, e) (ca) ujra-ve
(ca) ujra-ve
(ca) ujra
(ca) ujra-sh
(ca) mishra carni
(i, e) (ca) mishra-ve
(ca) mishra-ve
(ca) mishra
(ca) mishra-sh
(ca) t folura discorsi
(i, e) (ca) t folura-ve
(ca) t folura-ve
(ca) t folura
(ca) t folura-sh
(ca) t ngrna cibo
(i, e) (ca) t ngrna-ve
(ca) t ngrna-ve
(ca) t ngrna
(ca) t ngrna-sh

Forma determinata
ujra-t le acque
(i, e) ujra-vet
ujra-vet
ujra-t
ujra-vet
mishra-t le carni
(i, e) mishra-vet
mishra-vet
mishra-t
mishra-vet
t folura-t i discorsi
(i, e) t folura-vet
t folura-vet
t folura-t
t folura-vet
t ngrna-t i cibi
(i, e) t ngrna-vet
t ngrna-vet
t ngrna-t
t ngrna-vet

Come gi detto in precedenza i nomi neutri al plurale diventano femminili.

49
Dalle tabelle delle declinazioni si evince che:
a) le desinenze dei casi del plurale sono:

Nom.
Gen.
Dat.
Acc.
Abl.

Per la forma indeterminata

-ve
-ve

-sh, -ish

Per la forma determinata


-t(), -it
-vet
-vet
-t(), -it
-vet

b) al nominativo ed allaccusativo plurale determinato prendono la - finale i


nomi:
- che terminano con una vocale accentata: fole (nido), kushri (cugino), jatrua
(medico) folet (i nidi), kushrinjt (i cugini), jatronjt (i medici) ecc.
- monosillabi o con laccento sullultima sillaba: bij (figli), desh (arieti), fiq (fichi),
dru (legna), armiq (nemici) bijt, desht, fiqt, drut, armiqt ecc.
c) i nomi che al plurale terminano con due consonanti o con -r, -s, -z, allablativo
indeterminato prendono la desinenza -ish, mentre al nominativo e allaccusativo
determinato prendono la desinenza -it: bujar-ish (di nobili), kusar-ish (di ladri), korrsish (di mietitori), njerz-ish (di uomini), ulq-ish (di lupi) ecc.
d) rinviando al capitolo che tratta della sintassi lapprofondimento sulla funzione
dei casi, qui si vuole fare un breve accenno al differente modo che utilizza la lingua
arbreshe rispetto allitaliano per identificare la funzione del nome (ma anche del
pronome e dellaggettivo) allinterno della frase. Se in italiano la frase il gatto mangia il
topo ha il gatto come soggetto che svolge lazione ed il topo come complemento oggetto
che (sventuratamente per lui) la subisce, le funzioni dei due nomi, il gatto ed il topo, si
evincono dalla posizione che essi hanno rispetto al predicato verbale mangia. Almeno
nellitaliano scritto non possibile invertire le posizioni dei due nomi (il topo mangia il
gatto) senza ottenere come risultato un significato completamente diverso. In arbresh,
invece, lattribuzione di un caso (nominativo, accusativo ecc.) consente di dare una
funzione al nome, indipendentemente dalla posizione che esso ha allinterno della frase.
Quindi potremo dire maja ha miun o miun ha maja senza ingenerare equivoci, poich
miun, essendo allaccusativo esprimer sempre il complemento oggetto sia che preceda
sia che segua il verbo, e maja essendo al nominativo esprimer sempre il soggetto. In
conclusione, il topo in arbresh avr sempre la peggio, anche quando insegue il gatto.

50

LAGGETTIVO
Laggettivo quella parte del discorso che si accompagna al sostantivo ogni
qualvolta si deve indicare una sua qualit o determinarlo con precisione.
Laggettivo non pu presentarsi da solo in una proposizione ma deve sempre
accompagnare il nome al quale si riferisce. Anche quando si trova in forma
sostantivata sottintende sempre un nome, del quale assume la funzione
grammaticale, diventando esso stesso un nome a tutti gli effetti.

Funzione dellaggettivo
Laggettivo ha due funzioni fondamentali a seconda che faccia parte del
gruppo del nome o del gruppo del verbo:
- funzione attributiva, quando fa parte del gruppo nominale ed direttamente
collegato al nome: nj dit e bukur m jep hare (una bella giornata mi mette allegria).
- funzione predicativa, quando il legame tra il nome e laggettivo mediato da
una voce del verbo essere in funzione copulativa o di un verbo usato come
copulativo: kjo dit isht e rnd (questa giornata pesante); e veshura e saj dukej e
bukur (il vestito di lei sembrava bello); Flipa leu e vogl (Filippa nata piccola).

Classificazione degli aggettivi


In italiano gli aggettivi si dividono in qualificativi e determinativi. La lingua
albanese considera aggettivi propriamente detti soltanto gli aggettivi qualificativi,
mentre classifica tutti gli altri allinterno della categoria dei pronomi (che si
accompagnano o meno al nome). Coerentemente a quanto gi pubblicato in Udha e
Mbar di G. Schir Di Maggio, anche in questa grammatica si seguir la
classificazione degli aggettivi come in italiano, eccezion fatta per i numerali cardinali
cui abbiamo gi attribuito la dignit di parte del discorso.
aggettivi qualificativi
quando si vuole esprimere una qualit del nome. Es.: i bukur (bello), i shmtuam
(brutto), i glat (lungo), i shkurtr (corto), i kuq (rosso), i verdh (giallo).

aggettivi determinativi

quando si vuole determinare


o indicare

1) a chi appartiene una cosa, un animale, una


persona, ecc.: aggettivi possessivi. Es.: jim
(mio), jyt (tuo), jyn (nostro), i tyre (loro).
2) il posto che occupa o lidentit di una cosa,
persona o animale: aggettivi dimostrativi. Es.:
ky (questo), kjo (questa), ai (quello), ajo (quella).

51

3) una quantit non precisata di cose, persone,


animali: aggettivi indefiniti. Es.: disa, ca
(alcuni), ndo (qualche), mosnjeri (nessuno).
4) un moto dellanimo improvviso, in forma
esclamativa: aggettivi esclamativi. Es.: sa!,
!
5) il posto che occupa una persona, una cosa in
unordinata successione di persone o cose:
aggettivi numerali ordinali. Es.: i par (primo), i
tret (terzo), i dhjet (decimo).
quando si domanda la
qualit, la quantit, la natura
aggettivi interrogativi. Es.: ili? (quale), ? (che).
di un oggetto, persona,
animale

52

Laggettivo qualificativo
Gli aggettivi qualificativi rappresentano la famiglia di gran lunga pi
numerosa degli aggettivi. La lingua arbreshe - come anche lalbanese - non possiede
labbondanza di aggettivi qualificativi della lingua italiana. Se ci, da una parte,
limita la possibilit di esprimere con le pi piccole sfumature un concetto o di
descrivere con dovizia di particolari un paesaggio, una situazione, dallaltra evita, o
quanto meno non invita alluso pleonastico e ridondante degli aggettivi. Tuttavia, il
patrimonio lessicale albanese, pur essendo meno ricco di quello italiano, ha
consentito a scrittori come Ismail Kadare di scrivere mirabili pagine di letteratura.
Laggettivo qualificativo ha tre generi come il nome: maschile, femminile e
neutro. In genere preceduto dalla particella o articolo di congiunzione ma non tutti
gli aggettivi la esigono.
Aggettivi con particella di congiunzione o articolati: i mir (buono), i gjer
(largo), e madhe (grande), t verdh (gialli)
Aggettivi senza particella di congiunzione o non articolati: arbresh (albanese
dItalia), bujar (nobile), palermitan (palermitano), barkmadh (panciuto)
Laggettivo qualificativo posto quasi sempre dopo il nome. Solo nella forma
determinata pu precedere il nome.
La formazione del femminile
Gli aggettivi articolati formano il femminile in diversi modi:
1) per la maggior parte modificando soltanto larticolo di congiunzione i e: i
tr (intero) e tr - i that (duro) e that - i rnd (pesante) e rnd.
2) modificando larticolo di congiunzione come sopra ed aggiungendo il
suffisso -e. Formano cos il femminile gli aggettivi che terminano in -m: i shmtuam
(brutto) e shmtuame - i msharm (smagrito) e msharme - i kursyem
(parsimonioso) e kursyeme. Formano in questo modo il femminile anche i seguenti
aggettivi: i kuq (rosso) e kuqe - i madh (grande) e madhe - i keq (malvagio) e
keqe.
3) modificando larticolo di congiunzione i e, perdendo la finale del
maschile e aggiungendo il suffisso -e. Appartengono a questo gruppo tutti gli
aggettivi che terminano in -m o -m: i term (asciutto) e terme - i nxim
(sventurato) e nxime - i djeshm (di ieri) e djeshme - i sotm (odierno) e sotme.
4) Fanno eccezione alle suddette regole i seguenti aggettivi: i lig (cattivo) e
lig - i zi (nero) e zez - i ri (nuovo) e re.
Gli aggettivi non articolati formano in genere il femminile aggiungendo il
suffisso -e al maschile: bujar (nobile) bujare - toskan (toscano) toskane - normal
(normale) normale - lypisjar (misericordioso) lypisjare - mashkullor (maschile)
mashkullore.
Fanno eccezione:

53
1) quasi tutti gli aggettivi composti che restano invariati: zmrgjer
(generoso/a) - dorngusht (avaro/a) - kryethat (testardo/a).
2) gli aggettivi composti con i lig e i zi: fatlig (sfortunato) fatlig - barkzi
(malevolo) barkzez.
3) laggettivo plak, pl. pleq che al femminile fa plak, pl. plaka.
Formazione del femminile degli aggettivi articolati
articolo di
Esempi: i art (aureo) e art; i dashur (amato) e dashur; i dlir (puro) e dlir;
congiunzione i drejt (diritto) e drejt; i egr (selvaggio) e egr; i fort (forte) e fort;
i kurrust (curvo) e kurrust; i par (primo) e par; i pastr (pulito) e pastr;
ie
i rrimt (azzurro) e rrimt; i smur (malato) e smur; i vapk (povero) e vapk.
articolo di
aggiunta del Esempi: i bekuam (benedetto) e bekuame; i lum (felice) e lume;
congiunzione
i ngjyem (colorato) e ngjyeme; i shuam (spento) e shuame;
suffisso
i afrm (vicino) e afrme; i msharm (magro) e msharme.
ie
-e
articolo di
aggiunta del
perdita della Esempi: i vjelm (dellanno scorso) e vjelme;
congiunzione
i dejm (ubriaco) e dejme; i qosm (ricco) e
suffisso
finale
qosme; i sprasm (ultimo) e sprasme.
ie
-e
finale -

Formazione del femminile degli aggettivi non articolati


aggiunta del arbresh arbreshe; palermitan palermitane; kallavriz (calabrese)
suffisso -e kallavrize

La formazione del plurale


Per laggettivo articolato esistono vari modi per formare il plurale.
1) con variazione del solo articolo di congiunzione i, e t: tutti gli aggettivi
maschili e i femminili che escono in -e. Es.: i mir - pl. t mir, i bukur - pl. t bukur, e
qosme - pl. t qosme, e kuqe - pl. t kuqe.
2) con variazione dellarticolo di congiunzione i t e dellultima consonante
(palatalizzazione) e/o dellultima vocale (metafonia): sono tutti maschili. Es.: i vapk - pl. t
vapq, i lig - pl. t ligj (pron. i lik - t liq), i glat - pl. t glet.
3) con variazione dellarticolo di congiunzione e t e la desinenza -a: tutti i
femminili che non escono in -e: e bardh - pl. t bardha, e bukur - pl. t bukura, e
vogl - pl. t vogla, e tr - pl. t tra.
4) plurali irregolari: i zi - pl. t zes, i madh - pl. t mdhenj, e madhe - pl. t
mdha, i vogl - pl. t vegjij, e re - pl. t reja.
Laggettivo non articolato forma generalmente il plurale aggiungendo il
suffisso - per il maschile. Il femminile, invece, rimane invariato.
Formazione del plurale degli aggettivi articolati
Uguale al singolare con la sola Es.: i shklepur (zoppo) t shklepur; i shkret (desolato) t
variazione
dellarticolo
di shkret; i shkurtr (corto) t shkurtr; i shqerr (strappato)
t shqerr; e vetme (sola) t vetme; e kuprime (salata)
congiunzione: i, e t.
Tutti i maschili e tutti i femminili in -e

Con palatalizzazione
Con metafonia

t kuprime.
Es.: i vapk (povero) t vapq; i lig (cattivo) t ligj.
Es.: i glat (lungo) t glet; i trash (grosso) t tresh.

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Plurali in a
Tutti i femminili che non escono in e

Es.: e verdh (gialla) t verdha; e mir (buona) t


mira; e trmbur (spaventata) t trmbura; e xheshur
(svestita) t xheshura; e ar (rotta) t ara; e ln
(folle) t lna.

Formazione del plurale degli aggettivi non articolati


Maschile
aggiunta del
suffisso -
Maschile
invariato
Femminile
invariato

Es.: nj burr bujar (uomo nobile) dy burra bujar; nj djal arbresh (ragazzo
arbresh) dy djem arbresh; nj inxhenjer palermitan dy inxhenjer
palermitan.
Es.: dialekti tosk (il dialetto tosco) dialektet tosk (i dialetti toschi); perndia
gjithmnds (il dio onnipotente) perndit gjithmnds (gli dei onnipotenti).
Es: nj shpi antike (casa antica) dy shpi antike; grua moderne (donna moderna)
gra moderne; nj mae agresive (gatta aggressiva) dy mae agresive.

La concordanza dellaggettivo qualificativo


Laggettivo si accorda con il nome in genere, numero. Quando laggettivo segue
il nome ed ha larticolo di congiunzione, solo questultimo si accorda con il caso del
nome, mentre laggettivo rimane invariato. Quando laggettivo articolato precede il
nome si decliner, mentre il nome rimane invariato.
Quindi e mira vajz (la buona ragazza) si decliner mantenendo invariato il
nome vajz (ragazza):
NOM.
GEN.
DAT.
ACC.
ABL.

E mira vajz do mir prindrat


Fjalt e t mirs vajz klen t tmbla
Ia thash t mirs vajz
Pash t mirn vajz
U tuj danx t mirs vajz

La buona ragazza vuol bene ai genitori


Le parole della buona ragazza furono dolci
Lo dissi alla buona ragazza
Vidi la buona ragazza
Si sedette vicino alla buona ragazza

Invece vajza e mir (la ragazza buona) manterr invariato laggettivo mir
mentre si declineranno la particella di congiunzione e ed il nome vajz:
NOM.
GEN.
DAT.
ACC.
ABL.

Vajza e mir do mir prindrat


Fjalt e vajzs t mir klen t tmbla
Ia thash vajzs t mir
Pash vajzn e mir
U tuj danx vajzs t mir

La ragazza buona vuol bene ai genitori


Le parole della ragazza buona furono dolci
Lo dissi alla ragazza buona
Vidi la buona ragazza
Si sedette vicino alla buona ragazza

Quando laggettivo si riferisce a pi nomi bisogna distinguere caso per caso:

se i sostantivi sono di genere maschile, laggettivo si concorda al plurale


maschile:
Edoardi e Lishndri jan t lodht (Edoardo e Alessandro sono stanchi);

55

se i sostantivi sono di genere femminile, laggettivo si concorda al plurale


femminile:
Laura e Lena jan t lodhta (Laura ed Elena sono stanche);

se i sostantivi sono di genere diverso, laggettivo si concorda al plurale


maschile, sia in funzione di predicato:
Lena e vllezrit e saj jan t lodht (Elena e i suoi fratelli sono stanchi);
Lishndri e motrat e tij jan t lodht (Alessandro e le sue sorelle sono
stanchi);
sia in funzione di attributo:
Bleva nj polltua e nj xhak t zes (Ho comprato un cappotto e una giacca
neri);
Kam dy mbesa e dy nipra t bukur (ho due nipotine e due nipotini belli).
Se, come nellultimo esempio, la frase pu far nascere delle ambiguit, si
pu ripetere laggettivo con entrambi i sostantivi. Cos, per evitare che la
frase possa lasciar intendere che soltanto i nipoti maschi siano belli mentre
le femmine meritino solo una menzione, si potr dire (sempre nel caso che
anche le due femminucce siano carine):
Kam dy mbesa t bukura e dy nipra t bukur (ho due nipotine belle e due
nipotini belli).
La posizione dellaggettivo qualificativo

Laggettivo qualificativo senza particella di congiunzione segue sempre il


nome.
Laggettivo qualificativo con particella di congiunzione, come abbiamo gi
visto, pu precedere o seguire il nome solo nella forma determinata, salvo alcune
eccezioni. Nella lingua parlata soltanto laggettivo i bukur precede il nome anche
nella forma indeterminata perdendo, di solito, la particella di congiunzione i, e, t.
Isht nj bukur djal ( un bel ragazzo).
Pash dy bukura kopile (vidi due belle giovani).
Lishndri bleu nj bukur kal (Alessandro compr un bel cavallo).
Mentre in letteratura, in casi particolari, si possono trovare altri aggettivi
articolati prima del nome anche nella forma indeterminata:
T dashur vllezr! (cari fratelli!).
T nderuar miq! (rispettabili amici!).
Al di l delle differenze grammaticali, la posizione dellaggettivo influisce sul
significato del gruppo nominale (nome + aggettivo):

56
- laggettivo posto dopo il nome ha un valore distintivo e restrittivo, cio
attribuisce al nome qualit o caratteristiche che si vogliono mettere in evidenza
rispetto ad altre qualit o caratteristiche. Cos, nella frase Paola sonte dolli me
miken e urt (Paola stasera uscita con lamica saggia), laggettivo e urt (saggia)
posposto al nome indica che Paola ha pi amiche, e che tra tutte stasera ha scelto di
uscire con quella saggia e non con altre. E nella frase Kjo libreri ka libre t bukur
(questa libreria ha libri belli) si vuole dire che la libreria vende bei libri rispetto ad altri
che sono meno belli.
- laggettivo posto davanti al nome ha solo un valore descrittivo limitandosi
ad attribuire una qualit al nome cui riferito. Cos, nella frase Paola sonte dolli me
t urtn mike (Paola stasera uscita con la saggia amica), laggettivo e urt ci dice
soltanto che lamica saggia senza contrapporla alle altre amiche. E nella frase Kjo
libreri ka bukur libre si d un generico giudizio positivo sulla qualit dei libri
venduti dalla libreria.
Cos, nj grua e bukur (una donna bella) una ragazza di cui si vuole mettere in
evidenza la bellezza; invece, dicendo nj bukur grua (una bella donna), ci si limita a
descrivere genericamente la donna, esprimendo unopinione personale su di essa che
riguarda anche le sue qualit morali oltre che laspetto fisico.
A parte laggettivo i bukur, nellarbresh non frequente luso dellaggettivo
qualificativo preposto al nome.
Pi comunemente, nellarbresh, laggettivo qualificativo si ritrova prima del
nome al grado superlativo relativo. In questo caso le differenze di significato in base
alla posizione sono minime. Infatti, si potr dire indifferentemente:
- M tha fjalt m t bukura m kish thn kurr (mi disse le parole pi belle
che mi avesse mai detto).
- Sot ka kln dita m e ngroht e gushtit (oggi stata la giornata pi calda
dagosto).
e
- M tha m t bukurat fjal m kish thn kurr (mi disse le pi belle parole
che mi avesse mai detto).
- Sot ka kln m e ngrohta dit e gushtit (oggi stata la pi calda giornata
dagosto).
Altro caso in cui laggettivo qualificativo si trova prima del nome si verifica
quando ha la funzione di epiteto:
- E mjera grua (la povera donna).
- Mjeri u! (povero me!).
- E ngrata Mar (linfelice Mara).

Laggettivo sostantivato
Laggettivo qualificativo pu assumere la funzione di sostantivo se:

57
- in forma determinata:
T vapqit (i poveri), i drejti (il giusto), antikt (gli antichi).
- preceduto da un aggettivo indefinito o dimostrativo:
Ca kuntisjot (alcuni contessioti), ata t elur (quei facinorosi).
- preceduto da un numerale:
Dy t huaj (due stranieri), nj komunist (un comunista), dy t dejm (due
ubriachi).

Laggettivo sostantivato si usa per esprimere:


concetti astratti:
Bj t mirn e harro, bj t lign e kujto (fai del bene e dimentica, fai del male e
ricorda).
E vrteta (e fteta) del gjithmon jasht (la verit viene sempre fuori).
per indicare persone o cose che possiedono particolari qualit, propriet o
caratteristiche:
Sot jan m pleq se nj qind vjet prapa (oggi ci sono pi vecchi di centanni fa).
Shkruan me t drejtn (scrive con la destra).
U vesh me t zezat (si vest di nero).
per indicare nomi di popoli:
Romant shkruajtn shum ligj (i Romani scrissero molte leggi).
Spanjojvet i plqen korrida (agli Spagnoli piace la corrida).

Gli aggettivi primitivi e derivati


Gli aggettivi qualificativi si possono distinguere in primitivi e derivati.
- Sono primitivi quelli che non derivano da altre parole:
i verdh (giallo), i mir (buono), bujar (nobile), ecc.
- Sono derivati quelli che hanno origine da unaltra parola (nome o verbo).

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Kurjunis (Corleonese) Kurjun (Corleone); diellor (solare) diell (sole); i bluam
(macinato) bluanj (macinare).

Aggettivi participi
Il participio passato di alcuni verbi pu assumere la funzione di aggettivo
qualificativo. In tal caso esso preceduto dalla particella di congiunzione i, e, t.
Vej tue jecur si i zbjerr (andava camminando come perso).
I tha fjal t elura (gli disse parole accese).
Mbjodhi dardhat m t bra (raccolse le pere pi mature).

Gli aggettivi alterati


Si definiscono alterati quegli aggettivi che, mediante laggiunta di suffissi,
assumono sfumature di significato in senso vezzeggiativo, dispregiativo, diminutivo o
accrescitivo.
Nella parlata odierna la quasi totalit di tali suffissi ha origine dal dialetto
siciliano:
- suffissi diminutivi e vezzeggiativi
1) di derivazione siciliana:
-el f. -ele; -iel f. -iele; -iq f. -iqe; -ot f. -ote.
e shmtuamele (bruttina), i madhiel (grandicello), e shkurturiele (bassina), i
trashot (cicciotto).
2) di origine arbreshe:
-osh f. -oshe, -ush f. -ushe, -th, -z.
i bukurosh (belloccio), plakarush (vecchietto), i majmth (grassottello), e mjerz
(poverina).
- suffissi accrescitivi e dispregiativi:
Sono di derivazione siciliana anche se il suffisso -ac f. -ace presente anche
nella lingua albanese dAlbania:
-ac f. -ace, -un f. -une.
i madhac (molto grande), palermitanac (palermitanaccio), vastasun* (volgarone), i
trashun (grassone).
*vastas (volgare, maleducato, osceno) un vocabolo di origine siciliana.

Il suffisso -ac f. -ace pu avere significato sia accrescitivo che dispregiativo,


mentre il suffisso -un f. -une ha solo significato accrescitivo.

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Gli aggettivi composti


Gli aggettivi qualificativi composti sono quegli aggettivi che risultano dalla
combinazione di due parole. In base ai vari tipi di composizione distinguiamo:
AGGETTIVO + VERBO

i gjithmndm (onnipotente) gjith (tutto) + mnd (potere).

NOME + VERBO

i dorshpuam (prodigo) dor (mano) + shponj (bucare).

PARTICELLA + VERBO

i papritur (inatteso, inaspettato) pa (senza) + pres (aspettare).

PREPOSIZIONE + NOME i prditshm (quotidiano) pr (per) + dit (giorno).


PARTICELLA + NOME

i pabesm (infedele) pa (senza) + bes (fede).

VERBO + AVVERBIO

i dashamir (benevolente) dua (voglio) + mir (bene).

NOME + AGGETTIVO

zmrgjer (generoso) zmr (cuore) + gjer (largo).

AGGETTIVO +
AGGETTIVO

In questo caso i due (o tre) elementi che costituiscono laggettivo


composto possono formare una sola parola o possono essere uniti da un
trattino che ne indica la coesistenza. In entrambi i casi il primo elemento
resta invariato e termina con una -o, mentre soltanto il secondo prende le
desinenze del genere e del numero:

analiza ematokimike (esami ematochimici).


fuqi elektromagnetike (forza elettromagnetica).
italo-shqiptar (italo-albanesi).
riti bizantino-grek (il rito bizantino-greco).

60

La declinazione dellaggettivo qualificativo

Nome maschile + aggettivo articolato


burr i mir uomo buorno
Singolare
Caso
Forma indeterminata
Forma determinata
Nom.
(nj) burr i mir
burri i mir
Gen. (i, e) (nji) burri t mir (i, e) burrit t mir
Dat.
(nji) burri t mir
burrit t mir
Acc.
(nj) burr t mir
burrin e mir
Abl.
(nji) burri t mir
burrit t mir
Plurale
Caso
Forma indeterminata
Forma determinata
Nom.
(ca) burra t mir
burrat e mir
Gen. (i, e) (ca) burrave t mir (i, e) burravet t mir
Dat.
(ca) burrave t mir
burravet t mir
Acc.
(ca) burra t mir
burrat e mir
Abl.
(ca) burrash t mir
burravet t mir

Nome femminile + aggettivo articolato


vajz e mir ragazza buona
Singolare
Caso
Forma indeterminata
Forma determinata
Nom.
(nj) vajz e mir
vajza e mir
Gen. (i, e) (nji) vajzje t mir (i, e) vajzs t mir
Dat.
(nji) vajzje t mir
vajzs t mir
Acc.
(nj) vajz t mir
vajzn e mir
Abl.
(nji) vajzje t mir
vajzs t mir
Plurale
Caso
Forma indeterminata
Forma determinata
Nom.
(ca) vajza t mira
vajzat e mira
Gen. (i, e) (ca) vajzave t mira (i, e) vajzavet t mira
Dat.
(ca) vajzave t mira
vajzavet t mira
Acc.
(ca) vajza t mira
vajzat e mira
Abl.
(ca) vajzash t mira
vajzavet t mira

61
Nome neutro + aggettivo articolato
t ngrn t mir cibo buono
Singolare
Caso
Forma indeterminata
Forma determinata
Nom.
(nj) t ngrn t mir
t ngrnit e mir
Gen. (i, e) (nji) t ngrni t mir (i, e) t ngrnit t mir
Dat.
(nji) t ngrni t mir
t ngrnit t mir
Acc.
(nj) t ngrn t mir
t ngrnit e mir
Abl.
(nji) t ngrni t mir
t ngrnit t mir

Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Plurale (femminile)
Forma indeterminata
Forma determinata
(ca) t ngrna t mira
t ngrnat e mira
(ca) t ngrnave t mira (i, e) t ngrnavet t mira
(ca) t ngrnave t mira
t ngrnavet t mira
(ca) t ngrna t mira
t ngrnat e mira
(ca) t ngrnash t mira
t ngrnavet t mira

62
Nome maschile + aggettivo non articolato
burr arbresh uomo arbresh
Singolare
Caso
Forma indeterminata
Forma determinata
Nom.
(nj) burr arbresh
burri arbresh
Gen. (i, e) (nji) burri arbresh (i, e) burrit arbresh
Dat.
(nji) burri arbresh
burrit arbresh
Acc.
(nj) burr arbresh
burrin arbresh
Abl.
(nji) burri arbresh
burrit arbresh
Plurale
Caso
Forma indeterminata
Forma determinata
Nom.
(ca) burra arbresh
burrat arbresh
Gen. (i, e) (ca) burrave arbresh (i, e) burravet arbresh
Dat.
(ca) burrave arbresh
burravet arbresh
Acc.
(ca) burra arbresh
burrat arbresh
Abl.
(ca) burrash arbresh
burravet arbresh

Nome femminile + aggettivo non articolato


vajz arbreshe ragazza arbreshe
Singolare
Caso
Forma indeterminata
Forma determinata
Nom.
(nj) vajz arbreshe
vajza arbreshe
Gen. (i, e) (nji) vajzje arbreshe (i, e) vajzs arbreshe
Dat.
(nji) vajzje arbreshe
vajzs arbreshe
Acc.
(nj) vajz arbreshe
vajzn arbreshe
Abl.
(nji) vajzje arbreshe
vajzs arbreshe
Plurale
Caso
Forma indeterminata
Forma determinata
Nom.
(ca) vajza arbreshe
vajzat arbreshe
Gen. (i, e) (ca) vajzave arbreshe (i, e) vajzavet arbreshe
Dat.
(ca) vajzave arbreshe
vajzavet arbreshe
Acc.
(ca) vajza arbreshe
vajzat arbreshe
Abl.
(ca) vajzash arbreshe
vajzavet arbreshe

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Nome neutro + aggettivo non articolato
t folur arbresh parlata arbreshe
Singolare
Caso
Forma indeterminata
Forma determinata
Nom.
(nj) t folur arbresh
t folurit arbresh
Gen. (i, e) (nji) t foluri arbresh (i, e) t folurit arbresh
Dat.
(nji) t foluri arbresh
t folurit arbresh
Acc.
(nj) t folur arbresh
t folurit arbresh
Abl.
(nji) t foluri arbresh
t folurit arbresh

Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Plurale (femminile)
Forma indeterminata
Forma determinata
(ca) t folura arbreshe
t folurat arbreshe
(ca) t folurave arbreshe (i, e) t foluravet arbreshe
(ca) t folurave arbreshe
t foluravet arbreshe
(ca) t folura arbreshe
t folurat arbreshe
(ca) t folurash arbreshe
t foluravet arbreshe

Aggettivo articolato + nome maschile


i miri burr il buon uomo
Forma determinata
Singolare
Plurale
Caso
Nom.
i miri burr
t mirt burra
Gen. (i, e) t mirit burr t mirvet burra
Dat.
t mirit burr t mirvet burra
Acc.
t mirin burr t mirt burra
Abl.
t mirit burr t mirvet burra

Aggettivo articolato + nome femminile


e mira vajz la buona ragazza
Forma determinata
Singolare
Plurale
Caso
Nom.
e mira vajz
t mirat vajza
Gen. (i, e) t mirs vajz t miravet vajza
Dat.
t mirs vajz t miravet vajza
Acc.
t mirn vajz t mirat vajza
Abl.
t mirs vajz t miravet vajza

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Aggettivo articolato + nome neutro
t mirit t ngrn il buon cibo

Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Forma determinata
Singolare
Plurale (feminile)
t mirit t ngrn t mirat t ngrna
t mirit t ngrn t miravet t ngrna
t mirit t ngrn t miravet t ngrna
t mirit t ngrn t mirat t ngrna
t mirit t ngrn t miravet t ngrna

65

I gradi dellaggettivo qualificativo


Laggettivo qualificativo pu anche esprimere il grado con cui una qualit
posseduta dal nome al quale si riferisce.
Laggettivo qualificativo ha tre gradi:
- positivo, che esprime solo una qualit ed costituito dallaggettivo
qualificativo, non preceduto da alcun avverbio;
- comparativo, che esprime la qualit mettendo a contro due nomi e pu essere
di: uguaglianza, maggioranza e minoranza;
- superlativo, che esprime una qualit posseduta in massimo grado in senso:
assoluto o relativo.
Per formarne i gradi dellaggettivo la lingua arbreshe si serve di avverbi che in
genere premette allaggettivo di grado positivo.

1. Grado comparativo.
Il grado comparativo stabilisce un paragone tra due termini che possiedono la
stessa qualit: Sara isht m e bukur se Marieja (Sara pi bella di Maria). Pu anche
esprimere una qualit posseduta dallo stesso nome, ma in grado diverso nel tempo,
nello spazio ecc.: Kur shrbenj jam m pak i lodhur se kur ng bnj gj (quando lavoro
sono meno stanco di quando non faccio nulla).
Nel comparativo di maggioranza la qualit posseduta dal primo termine di
paragone maggiore. In arbresh il comparativo di maggioranza si forma ponendo
prima dellaggettivo lavverbio m (pi). Quando presente, il secondo termine di
paragone viene introdotto dalla congiunzione se (di, che).
Hora isht m e madhe se Sndastina (Piana pi grande di Santa Cristina).
Gruaja isht m dinake se burri (la donna pi furba delluomo).
Nel comparativo di minoranza la qualit posseduta dal primo termine di
paragone minore. Il comparativo di maggioranza si forma ponendo prima
dellaggettivo la locuzione avverbiale m pak (meno). Anche nel comparativo di
minoranza il secondo termine di paragone viene introdotto dalla congiunzione se (di,
che).
Ky dhrom isht m pak i glat se jetri (questo percorso meno lungo dellaltro).
Te Hora buka m pak e shtrejt se Palerm (a Piana il pane meno caro che a
Palermo).
Nel comparativo di uguaglianza la qualit espressa dal primo termine di
paragone uguale a quella del secondo. I due termini possono essere messi in relazione
dalle congiunzione si (come) o sa (quanto) oppure laggettivo pu essere preceduto dall
avverbio aq (tanto) e il secondo termine di paragone dalla congiune sa.
Skolla isht aq rndsishme sa shndeta (la scuola tanto importante quanto la
salute).
Kela isht e bukur si e motra (Chela bella come la sorella).

66

2. Grado superlativo.
Il grado superlativo indica che la qualit posseduta dal nome al massimo grado
o in misura elevata.
Nel superlativo assoluto la qualit posseduta dal nome di un grado molto
elevato senza confronto con altri termini di paragone. Si forma:
- ponendo prima del nome gli avverbi shum, ndutu, fort, gjith.
shum i gjer o i gjer shum (larghissimo/molto largo).
ndutu i bukur (bellissimo/troppo bello).
je gjith babe (sei tutta scema).
Nota: gli avverbi shum e fort pi comunemente seguono laggettivo: i bukur shum, i madh
shum, e bukur fort.

- ripetendo laggettivo al grado positivo:


nj djal i but i but (un bimbo buonissimo).
nj shpi e madhe e madhe (una casa grandissima).
- rafforzando laggettivo con un altro aggettivo:
jam i lodht ngost (lett.: sono stanco spossato).
La Rushi plak stern (il signor Giorgio vecchio decrepito).
Xhuani i mir i madh (lett.: Giovanni un gran buono).
- facendo seguire laggettivo da frasi come sa ng mnd m, sa ng mnd thuhet,
si ng jan te jeta, ecc.
nj grua zmrmadhe sa ng mnd m (lett.: una donna generosa che pi non si pu).
nj tenist i fort si ng jan te jeta (lett.: un tenista forte come non ce ne sono al
mondo).
Nel superlativo relativo la qualit posseduta dal nome in un grado maggiore o
minore rispetto a tutti gli altri elementi della medesima specie cui appartiene il nome
stesso.
Il secondo termine di paragone in questo caso generico ed indica un gruppo,
una specie o un insieme allinterno del quale emerge il nome cui si riferisce laggettivo
al grado superlativo. Esso costituisce il complemento partitivo e pu essere espresso da
un nome al caso genitivo o da un nome al nominativo preceduto dalla preposizione te
(in).
Il superlativo relativo pu essere:

67
- di maggioranza: si forma come il comparativo di maggioranza ma con laggettivo
in forma determinata: m + aggettivo determinato.
Mafjusi isht m i kalbti i burravet (te burrat) (il mafioso il pi marcio degli uomini).
Te gjith na vllezr iku isht m i majmi (tra tutti noi fratelli Ciccio il pi grasso).
- di minoranza: si forma come il comparativo di minoranza ma con laggettivo in
forma determinata m pak + aggettivo determinato.
Ti je m pak i qeti i skolls (tu sei il meno tranquillo della scuola).
Sndastina isht m pak populluara e gjith horvet arbreshe t Siilljes (Santa
Cristina la meno popolata delle comunit arbreshe della Sicilia).
Quando laggettivo di grado superlativo funge da attributo pu trovarsi sia
prima che dopo il nome. Nel caso in cui si trovi prima del nome sar laggettivo ad
avere forma determinata mentre il nome sar in forma indeterminata. Se si trova dopo il
nome, laggettivo dar indeterminato, mentre il nome avr la forma determinata. Per
cui si potr dire:
Mara isht vajza m e bukur te gjitonia (Mara la ragazza pi bella del vicinato).
o
Mara isht m e bukura vajz te gjitonia (Mara la pi bella ragazza del vicinato).

68

Laggettivo dimostrativo
Gli aggettivi dimostrativi sono:
1) ky questo; kjo questa; kta questo, ci.
KY / KTA - questo
Singolare
ky burr
ktij burri
ktij burri
kt burr
ktij burri

Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Plurale
kta burra
ktyre burrave
ktyre burrave
kta burra
ktyre burrave

KJO / KTO - questa


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
kjo grua
ksaj gruaje
ksaj gruaje
kt grua
ksaj gruaje

Plurale
kto gra
ktyre grave
ktyre grave
kto gra
ktyre grave

KTA / KTO - questo, ci


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
kta uj
ktij uji
ktij uji
kta uj
ktij uji

Plurale
kto ujra
ktyre ujrave
ktyre ujrave
kto ujra
ktyre ujrave

2) ai quello; ajo quella; ata quello, ci.


AI / ATA - quello
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
ai burr
atij burri
atij burri
at burr
atij burri

Plurale
ata burra
atyre burrave
atyre burrave
ata burra
atyre burrave

69
AJO / ATO - quella
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
ajo grua
asaj gruaje
asaj gruaje
at grua
asaj gruaje

Plurale
ato gra
atyre grave
atyre grave
ato gra
atyre grave

ATA / ATO - quello, ci


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
ata uj
atij uji
atij uji
ata uj
atij uji

Plurale
ato ujra
atyre ujrave
atyre ujrave
ato ujra
atyre ujrave

70

Laggettivo possessivo

La declinazione degli aggettivi possessivi uguale a quella degli aggettivi


qualificativi. Essi richiedono sempre un sostantivo con il quale concordano in genere,
numero e caso.
Quando non sono accompagnati dal nome e si trovano in forma determinata
assumono la funzione di pronomi.

PRIMA PERSONA SINGOLARE

JIM / TIM - maschile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
libri jim
librit tim
librit tim
librin tim
librit tim

Plurale
libret tim
librevet tim
librevet tim
libret tim
librevet tim

JIME / TIME - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
shpia jime
shpis time
shpis time
shpin time
shpis time

Plurale
shpit time
shpivet time
shpivet time
shpit time
shpivet time

TIM / TIME - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
t folurit tim
t folurit tim
t folurit tim
t folurit tim
t folurit tim

Plurale (femminile)
t folurat time
t foluravet time
t foluravet time
t folurat time
t foluravet time

71

SECONDA PERSONA SINGOLARE

JYT / TAT - maschile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
libri jyt
librit tnd
librit tnd
librin tnd
librit tnd

Plurale
libret tat
librevet tat
librevet tat
libret tat
librevet tat

JOTE / TOTE - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
shpia jote
shpis tnde
shpis tnde
shpin tnde
shpis tnde

Plurale
shpit tote
shpivet tote
shpivet tote
shpit tote
shpivet tote

TAT / TOTE - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
t folurit tat
t folurit tat
t folurit tat
t folurit tat
t folurit tat

Plurale (femminile)
t folurat tote
t foluravet tote
t foluravet tote
t folurat tote
t foluravet tote

72
TERZA PERSONA SINGOLARE
possessore maschile

I TIJ / E TIJ - maschile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
libri i tij
librit t tij
librit t tij
librin e tij
librit t tij

Plurale
libret e tij
librevet t tij
librevet t tij
libret e tij
librevet t tij

E TIJ / E TIJA - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
shpia e tij
shpis t tij
shpis t tij
shpin e tij
shpis t tij

Plurale
shpit e tija
shpivet t tija
shpivet t tija
shpit e tija
shpivet t tija

E TIJ / E TIJA - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
t folurit e tij
t folurit t tij
t folurit t tij
t folurit e tij
t folurit t tij

Plurale (femminile)
t folurat e tija
t foluravet t tija
t foluravet t tija
t folurat e tija
t foluravet t tija

73
TERZA PERSONA SINGOLARE
possessore femminile
I SAJ / E SAJ - maschile
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
libri i saj
librit t saj
librit t saj
librin e saj
librit t saj

Plurale
libret e saj
librevet t saj
librevet t saj
libret e saj
librevet t saj

E SAJ / E SAJA - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
shpia e saj
shpis t saj
shpis t saj
shpin e saj
shpis t saj

Plurale
shpit e saja
shpivet t saja
shpivet t saja
shpit e saja
shpivet t saja

E SAJ / E SAJA - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
t folurit e saj
t folurit t saj
t folurit t saj
t folurit e saj
t folurit t saj

Plurale (femminile)
t folurat e saja
t foluravet t saja
t foluravet t saja
t folurat e saja
t foluravet t saja

74
I, E VET proprio

Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

maschile
Singolare
libri i vet
librit t vet
librit t vet
librin e vet
librit t vet

femminile
Singolare
Caso
Nom.
shpia e vet
Gen. (i, e) shpis t vet
Dat.
shpis t vet
Acc.
shpin e vet
Abl.
shpis t vet

neutro
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
t folurit e vet
t folurit t vet
t folurit t vet
t folurit e vet
t folurit t vet

Plurale
libret e vet
librevet t vet
librevet t vet
libret e vet
librevet t vet

Plurale
shpit e veta
shpivet t veta
shpivet t veta
shpit e veta
shpivet t veta

Plurale (femminile)
t folurat e veta
t foluravet t veta
t foluravet t veta
t folurat e veta
t foluravet t veta

Laggettivo possessivo i vet non si usa nella parlata odierna ma presente in


alcune opere letterarie arbreshe.

75
PRIMA PERSONA PLURALE

JYN / TAN - maschile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
libri jyn
librit tn
librit tn
librin tn
librit tn

Plurale
libret tan
librevet tan
librevet tan
libret tan
librevet tan

JON / TONA - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
shpia jon
shpis tn
shpis tn
shpin tn
shpis tn

Plurale
shpit tona
shpivet tona
shpivet tona
shpit tona
shpivet tona

TAN / TONA - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
t folurit tan
t folurit tan
t folurit tan
t folurit tan
t folurit tan

Plurale (femminile)
t folurat tona
t foluravet tona
t foluravet tona
t folurat tona
t foluravet tona

76
SECONDA PERSONA PLURALE

JIJ / TAJ - maschile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
libri jij
librit tj
librit tj
librin tj
librit tj

Plurale
libret taj
librevet taj
librevet taj
libret taj
librevet taj

JUAJ / TUAJA - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
shpia juaj
shpis tj
shpis tj
shpin tj
shpis tj

Plurale
shpit tuaja
shpivet tuaja
shpivet tuaja
shpit tuaja
shpivet tuaja

TAJ / TUAJA - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
t folurit taj
t folurit taj
t folurit taj
t folurit taj
t folurit taj

Plurale (femminile)
t folurat tuaja
t foluravet tuaja
t foluravet tuaja
t folurat tuaja
t foluravet tuaja

77
TERZA PERSONA PLURALE

I TYRE / E TYRE - maschile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
libri i tyre
librit t tyre
librit t tyre
librin e tyre
librit t tyre

Plurale
libret e tyre
librevet t tyre
librevet t tyre
libret e tyre
librevet t tyre

E TYRE / E TYRE - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
shpia e tyre
shpis t tyre
shpis t tyre
shpin e tyre
shpis t tyre

Plurale
shpit e tyre
shpivet t tyre
shpivet t tyre
shpit e tyre
shpivet t tyre

E TYRE / E TYRE - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
t folurit e tyre
t folurit t tyre
t folurit t tyre
t folurit e tyre
t folurit t tyre

Plurale (femminile)
t folurat e tyre
t foluravet t tyre
t foluravet t tyre
t folurat e tyre
t foluravet t tyre

78

Laggettivo possessivo preposto ai nomi di parentela

I nomi che esprimono parentela possono essere preceduti dallaggettivo


possessivo nelle persone singolari.
PRIMA PERSONA SINGOLARE
JIM BIR - maschile
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

JIME BIJ - femminile


Singolare
jim bir
tim biri
tim biri
tim bir
tim biri

Plurale
tim bij
tim bijve
tim bijve
tim bij
tim bijve

Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
jime bij
sime bije
sime bije
time bij
sime bije

Plurale
time bija
time bijave
time bijave
time bija
time bijave

SECONDA PERSONA SINGOLARE


JYT BIR - maschile
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

JOT BIJ - femminile


Singolare
jyt bir
tyt biri
tyt biri
tt bir
tyt biri

Plurale
tt bij
tt bijve
tt bijve
tt bij
tt bijve

Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
jot bij
sat bije
sat bije
tt bij
sat bije

Plurale
tt bija
tt bijave
tt bijave
tt bija
tt bijave

Singolare
e bija
t bijs
t bijs
t bijn
t bijs

Plurale
t bijat
t bijavet
t bijavet
t bijat
t bijavet

TERZA PERSONA SINGOLARE


I BIRI - maschile
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

E BIJA - femminile
Singolare
i biri
t birit
t birit
t birin
t birit

Plurale
t bijt
t bijvet
t bijvet
t bijt
t bijvet

Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

79

Laggettivo interrogativo
Gli aggettivi interrogativi fungono anche da pronomi e sono:
1) ili? ila? ilt? ilat? quale? quali?
2) ? quale? quali? che?
3) sa? quanto? quanta? quanti? quante?
e sa sono indeclinabili.

ili? - maschile
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
ili djal
ilit djal
ilit djal
ilin djal
ilit djal

ila? - femminile

Plurale
ilt djem
ilvet djem
ilvet djem
ilt djem
ilvet djem

Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
ila vajz
ils vajz
ils vajz
iln vajz
ils vajz

ilt? - neutro
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
ilt mish
ilit mish
ilit mish
ilt mish
ilit mish

Plurale
ilat mishra
ilavet mishra
ilavet mishra
ilat mishra
ilavet mishra

Plurale
ilat vajza
ilavet vajza
ilavet vajza
ilat vajza
ilavet vajza

80

Laggettivo indefinito
Gli aggettivi indefiniti sono:
1) nga, do ogni, qualsiasi.
Sono indeclinabili. do si trova solo nella letteratura arbreshe.

Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

maschile
nga muaj
nga muaji
nga muaji
nga muaj
nga muaji

femminile
nga jav
nga javje
nga javje
nga jav
nga javje

2) ndo, ndonj qualche.


Ndo indeclinabile. Ndonj si declina come larticolo indeterminativo nj e quindi
resta invariato nel genere e nel numero ma assume la desinenza -i nei casi obliqui (gen.,
dat., abl.).
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

maschile
ndo djal
ndo djali
ndo djali
ndo djal
ndo djali

maschile
ndonj djal
ndonji djali
ndonji djali
ndonj djal
ndonji djali

femminile
ndo vajz
ndo vajzje
ndo vajzje
ndo vajz
ndo vajzje
femminile
ndonj vajz
ndonji vajzje
ndonji vajzje
ndonj vajz
ndonji vajzje

3) ca, disa alcuni.


Sono indeclinabili.
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

maschile
ca (disa) kuej
ca (disa) kuejve
ca (disa) kuejve
ca (disa) kuej
ca (disa) kuejve

femminile
ca (disa) dele
ca (disa) deleve
ca (disa) deleve
ca (disa) dele
ca (disa) deleve

81
4) njri luno (correlativo con jetri).
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

maschile
njeri mik
njerit mik
njerit mik
njerin mik
njerit mik

femminile
njera mike
njers mike
njers mike
njern mike
njers mike

5) jetri, jetra, tjert, tjerat laltro, laltra, gli altri, le altre.


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
maschile
jetri mik
jetrit mik
jetrit mik
jetrin mik
jetrit mik
Plurale
maschile
tjert miq
tjervet miq
tjervet miq
tjert miq
tjervet miq

femminile
jetra mike
jetrs mike
jetrs mike
jetrn mike
jetrs mike

femminile
tjerat mike
tjeravet mike
tjeravet mike
tjerat mike
tjeravet mike

6) njetr, tjer un altro, altri.


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
maschile
njetr mik
njetri mik
njetri mik
njetr mik
njetri mik

femminile
njetr mike
njetrje mike
njetrje mike
njetr mike
njetrje mike

Plurale
maschile
tjer miq
tjerve miq
tjerve miq
tjer miq
tjerve miq

femminile
tjera mike
tjerave mike
tjerave mike
tjera mike
tjerave mike

82

7) mosnjri nessuno. Segue la stessa declinazione di njri.


8) nganjri ciascuno. Segue la stessa declinazione di njri.
9) gjith tutto, tutta, tutti, tutte. indeclinabile. Al plurale pu presentarsi in
forma articolata, cio preceduto da t, e si declina come gli aggettivi qualificativi che
precedono il nome. Nella forma articolata t gjith assume il significato di tutti quanti,
tutte quante.
10) shum molto, molta, molti, molte. indeclinabile.
11) pak poco, poca, pochi poche. indeclinabile
12) aq tanto, tanta, tanti, tante. indeclinabile.
13) kaq tanto, tanta, tanti, tante. indeclinabile.

83

IL NUMERALE
In albanese il numerale una parte del discorso come il nome, laggettivo, il
pronome ecc. In realt ci vale solo per il numerale cardinale, poich il numerale
ordinale viene considerato appartenente alla categoria grammaticale dellaggettivo.
I numerali si dividono in cardinali e ordinali.
CARDINALI
1
nj
2
dy
3
tre m., tri f.
4
katr
5
pes
6
gjasht
7
shtat
8
tet
9
nnt
10
dhjet
11
njmbdhjet
12
dymbdhjet
13
trembdhjet
14
katrmbdhjet
15
pesmbdhjet
16
gjashtmbdhjet
17
shtatmbdhjet
18
tetmbdhjet
19
nntmbdhjet
20
njzet
21
njzet e nj
22
njzet e dy
23
njzet e tre
24
njzet e katr
25
njzet e pes
26
njzet e gjasht
27
njzet e shtat
28
njzet e tet
29
njzet e nnt
30
tridhjet
31
tridhjet e nj
40
dyzet
41
dyzet e nj
50
pesdhjet
51
pesdhjet e nj
60
gjashtdhjet

ORDINALI
i,e par
dyt
tret
katrt
pest
gjasht
shtat
tet
nnt
dhjet
njmbdhjet
dymbdhjet
trembdhjet
katrmbdhjet
pesmbdhjet
gjashtmbdhjet
shtatmbdhjet
tetmbdhjet
nntmbdhjet
njzet
njzetenjjt
njzetedyt
njzetetret
njzetekatrt
njzetepest
njzetegjasht
njzeteshtat
njzetetet
njzetennt
tridhjet
tridhjetenjjt
dyzet
dyzetenjjt
pesdhjet
pesdhjetenjjt
gjashtdhjet

84
61
70
71
80
81
90
91
100
101
110
111
120
121
130
131
140
150
200
300
1.000
10.000
100.000
1.000.000
1.000.000.000

gjashtdhjet e nj
shtatdhjet
shtatdhjet e nj
tetdhjet
tetdhjet e nj
nntdhjet
nntdhjet e nj
njqind
njqind e nj
njqind e dhjet
njqind e njmbdhjet
njqind e njzet
njqind e njzet e nj
njqind e tridhjet
njqind e tridhjet e nj
njqind e dyzet
njqind e pesdhjet
dyqind
triqind
nj mij
dhjet mij
njqind mij
nj milion
nj miliard

gjashtdhjetenjjt
shtatdhjet
shtatdhjetenjjt
tetdhjet
tetdhjetenjjt
nntdhjet
nntdhjetenjjt
njqindt
njqindenjjt
njqindedhjet
njqindenjmbdhjet
njqindenjzet
njqindenjzetenjjt
njqindetridhjet
njqindetridhjetenjjt
njqindedyzet
njqindepesdhjet
dyqindt
triqindt
nj mijt
dhjetmijt
njqindmijt
njmiliont
njmiliardt

I numerali cardinali
1) I numerali cardinali in funzione di numero sono indeclinabili e vanno sempre
premessi al sostantivo. Soltanto il numero uno singolare mentre tutti gli altri sono
plurali. Solo il numero tre distingue i due generi: tre maschile, tri femminile.
Es.: tre burra e tri gra tre uomini e tre donne.
2) Quando precedono un nome assumono la funzione di aggettivi.
3) Quando sono in forma sostantivata si declinano e si distinguono per genere:
Es.: t pes (burrat) u ngrjtn tutti e tre (gli uomini) si alzarono - ia thash t dyave
(gravet) lo dissi alle due (donne).
4) Premettendo al numero cardinale la particella determinativa t si esprime il
senso della totalit.
Es.: t gjasht vendet ishn marr tutti e sei i posti erano occupati.
5) In matematica vanno espressi in cifra mentre in uno scritto va usata la forma
estesa.
Es.: 7 + 3 = 10

85
m duheshin dhjet euro, kisha vetm shtat e mora hua tre - mi servivano dieci
euro, ne avevo solo sette e ne ho presi in prestito tre.
6) I numeri frazionari, di cui i cardinali esprimono il numeratore, sono femminili.
Per i cardinali ci si rende evidente solo quando al numeratore si trova il numero tre.
Es.: 3/5 tri t pesta.
7) Nelle date il giorno e lanno vanno scritti in cifra, mentre il mese pu essere
espresso in cifra o per esteso. Per esprimere la data si premette la preposizione m al
giorno del mese:
Es.: m 17 gusht 2004 o m 17/08/2004 o m 17.08.2004.

I numerali ordinali
1) Anche gli ordinali come i cardinali quando si accompagnano ad un sostantivo
assumono la funzione di aggettivi.
2) Nella declinazione, quando precedono il nome, seguono la regola degli
aggettivi: cio si declinano restando invariato il nome.
Es.: isht e sos t dytn jav e t nntit muaj sta completando la seconda settimana del
nono mese.
3) Anche gli ordinali si possono presentare in forma sostantivata.
Es.: i pari jarruri dhjet minute m par se i dyti il primo arriv dieci minuti prima
del secondo.
4) Anche gli ordinali, nei numeri frazionari sono femminili, ed esprimono il
denominatore.
Es.: 1/7 nj e shtat - 2/3 dy t treta - 5/9 pes t nnta.

86

IL PRONOME
Il pronome personale
I pronomi personali sono:
Persona
Singolare
Plurale
u io
na noi
I
ti tu
ju voi
II
III
ai egli, ajo ella ata essi, ato esse
Solo la terza persona, singolare e plurale, si distingue secondo il genere.
Maschile: sing. ai, pl. ata. Femminile: sing. ajo, pl. ato. Neutro: sing. ata, pl. ato.
Declinazione dei pronomi personali
I persona
Prima persona
Singolare
Plurale
Nom. u, io
na, noi

Gen.
mua, m
neve, na
Dat.
mua, m
ne, na
Acc.
meje
nesh
Abl.
Caso

II persona
Seconda persona
Singolare Plurale
Nom. ti, tu
ju, voi

Gen.
tij, t
juve, ju
Dat.
ju
tij, t
Acc.
jush
teje
Abl.
Caso

III persona
Singolare
Maschile
Nom. ai, egli, esso
Gen. i (e) atij
Dat.
atij, i
Acc.
at, e
atij
Abl.
Caso

Plurale
Femminile
Neutro Maschile
ajo, ella, essa ata, esso ata, essi, loro
i (e) asaj
i (e) atij i (e) atyre
asaj, i
atij, i
atyre, i**
at, e
at, e
ata, i
asaj
atij
atyre

Femminile e Neutro*
ato, esse, loro
i (e) atyre
atyre, i**
ato, i
atyre

87

* Come si gi detto per i nomi e gli aggettivi neutri anche il pronome neutro di III persona al
plurale segue la declinazione femminile.
**Nella lingua shqipe ed in alcuni esempi della letteratura arbreshe la forma ridotta del dativo
della terza persona plurale u anzicch i.

I pronomi personali, tranne al nominativo, posseggono una forma piena e una


forma ridotta. In genere le due forme si usano contemporaneamente ma solo la forma
ridotta pu trovarsi da sola. Ad esempio, per il pronome personale di prima persona
singolare la forma piena del dativo e dellaccusativo mua e la forma ridotta m. Quindi
la seguente frase:
Mi disse di parlare.
si potr tradurre:
M tha mua t flisja.
oppure
M tha t flisja.
e mai
Tha mua t flisja.

88
Forme contratte dei pronomi personali
Quando due pronomi in forma ridotta si incontrano possono dar luogo a
forme contratte:

Singolare
Persone Dat. + Acc. =
1
2
3

m
m
t
t
i

+
+
+
+
+

e
i
e
i
e

=
=
=
=
=

Plurale
Forma
contratta
me
mi
te
ti
ia

Dat.
na
na
ju
ju
i
i

Acc.
+
+
+
+
+
+

e
i
e
i
e
i

Esempi:
Me tha mua
Ng mi tha m
Te thom
Ti thom
Ia thash
Na e tha
Na i tha
Jue thom
Jui thom
Ia thom
Ia thom

lo (la) disse a me
non me li (le) disse pi
te lo (la) dico
te li (le) dico
glielo/a dissi
ce lo (la) disse
ce li (le) disse
ve lo (la) dico
ve li (le) dico
lo (la) dico a loro
li (le) dico a loro

=
=
=
=
=
=

Forma
contratta
na e
na i
jue
jui
ia
ia

89

Il pronome dimostrativo
I pronomi dimostrativi sono:
1) ky questo; kjo questa; kta questo, ci.
KY - questo
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
ky
ktij
ktij
kt
ktij

Plurale
kta
ktyre
ktyre
kta
ktyre

KJO - questa
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
kjo
ksaj
ksaj
kt
ksaj

Plurale
kto
ktyre
ktyre
kto
ktyre

KTA - questo, ci
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
kta
ktij
ktij
kta
ktij

Plurale
kto
ktyre
ktyre
kto
ktyre

2) ai quello; ajo quella; ata quello, ci.


AI - quello
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
ai
atij
atij
at
atij

Plurale
ata
atyre
atyre
ata
atyre

90
AJO - quella
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
ajo
asaj
asaj
at
asaj

Plurale
ato
atyre
atyre
ato
atyre

ATA - quello, ci
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
ata
atij
atij
ata
atij

Plurale
ato
atyre
atyre
ato
atyre

Rimangono ancora oggi nella lingua parlata le forme dellablativo del pronome
m. kshije, f. kshoje per indicare un oggetto non ben definito vicino a chi parla e del
pronome m. ashije, f. ashoje per indicare un oggetto non ben definito lontano da chi
parla.
MASCHILE
Singolare Plurale
Abl. kshije kshijesh

Abl.

FEMMINILE
Singolare
Plurale
kshoje
kshojesh

Abl.

MASCHILE
Singolare
Plurale
ashije
ashijesh

FEMMINILE
Singolare Plurale
Abl. ashoje ashojesh
Es.: ka te bnj kt kshije? - Che ne faccio di una cosa del genere?
Na prun kt kshoje - Ci portarono questa cosa qua!
ashije ajo? - Che genere di cosa quella?
Ng di si thrritet ajo ashoje? - Non so come si chiama quella cosa l.

91

Il pronome possessivo
I pronomi possessivi, come quelli personali, hanno tre persone (I, II, III), tre generi
(maschile, femminile e neutro) e due numeri (singolare e plurale). Essi si declinano come gli
aggettivi qualificativi sostantivati.

PRIMA PERSONA SINGOLARE

JIMI / TIMT - maschile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
jimi
timit
timit
timin
timit

Plurale
timt
timvet
timvet
timt
timvet

JIMJA / TIMET - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
jimja
times
times
timen
times

Plurale
timet
timevet
timevet
timet
timevet

TIMT / TIMET - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
timt
timit
timit
timt
timit

Plurale (femminile)
timet
timevet
timevet
timet
timevet

92
SECONDA PERSONA SINGOLARE

JYTI / TATT - maschile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
jyti
tndit
tndit
tndin
tnd it

Plurale
tatt
tatvet
tatvet
tatt
tatvet

JOTJA / TOTET - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
jotja
tndes
tndes
tnde
tndes

Plurale
totet
totevet
totevet
totet
totevet

TATT / TOTET - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
tatt
tndit
tndit
tatt
tndit

Plurale (femminile)
totet
totevet
totevet
totet
totevet

93
TERZA PERSONA SINGOLARE
possessore maschile

I TIJI / T TIJT - maschile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
i tiji
t tijit
t tijit
t tijin
t tijit

Plurale
t tijt
t tijvet
t tijvet
t tijt
t tijvet

E TIJA / T TIJAT - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
e tija
t tijs
t tijs
t tijn
t tijs

Plurale
t tijat
t tijavet
t tijavet
t tijat
t tijavet

T TIJT / T TIJAT - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
t tijt
t tijit
t tijit
e tijt
t tijit

Plurale (femminile)
t tijat
t tijavet
t tijavet
t tijat
t tijavet

94
TERZA PERSONA SINGOLARE
possessore femminile

I SAJI / T SAJT - maschile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
i saji
t sajit
t sajit
t sajin
t sajit

Plurale
t sajt
t sajvet
t sajvet
t sajt
t sajvet

E SAJA / T SAJAT - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
e saja
t sajs
t sajs
t sajn
t sajs

Plurale
t sajat
t sajavet
t sajavet
t sajat
t sajavet

T SAJT / T SAJAT - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
t sajt
t sajit
t sajit
t sajt
t sajit

Plurale (femminile)
t sajat
t sajavet
t sajavet
t sajat
t sajavet

95

I VETI / T VETT - maschile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
i veti
t vetit
t vetit
t vetin
t vetit

Plurale
t vett
t vetvet
t vetvet
t vett
t vetvet

E VETA / T VETAT - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
e veta
t vets
t vets
t vetn
t vets

Plurale
t vetat
t vetavet
t vetavet
t vetat
t vetavet

Il pronome possessivo i veti, e veta, come laggettivo, non si usa nella parlata
odierna, ma presente in alcune opere letterarie arbreshe.

96
PRIMA PERSONA PLURALE
JYNI / TANT - maschile
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
jyni
tnit
tnit
tnin
tnit

Plurale
tant
tanvet
tanvet
tant
tanvet

JONA / TONAT - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
jona
tns
tns
tnn
tns

Plurale
tonat
tonavet
tonavet
tonat
tonavet

TANT / TONAT - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
tant
tnit
tnit
tant
tnit

Plurale (femminile)
tonat
tonavet
tonavet
tonat
tonavet

97
SECONDA PERSONA PLURALE

JIJI / TAJT - maschile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
jiji
tjit
tjit
tjin
tjit

Plurale
tajt
tajvet
tajvet
tajt
tajvet

JUAJA / TUAJAT - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
juaja
tjs
tjs
tjn
tjs

Plurale
tuajat
tuajavet
tuajavet
tuajat
tuajavet

TAJT / TUAJAT - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
tajt
tjit
tjit
tajt
tjit

Plurale (femminile)
tuajat
tuajavet
tuajavet
tuajat
tuajavet

98
TERZA PERSONA PLURALE

I TYRI / T TYRT - maschile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
i tyri
t tyrit
t tyrit
t tyrin
t tyrit

Plurale
t tyrt
t tyrvet
t tyrvet
t tyrt
t tyrvet

E TYRJA / T TYRET - femminile


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
e tyrja
t tyres
t tyres
t tyren
t tyres

Plurale
t tyret
t tyrevet
t tyrevet
t tyret
t tyrevet

T TYRT / T TYRET - neutro


Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
t tyrt
t tyrit
t tyrit
t tyrin
t tyrit

Plurale (femminile)
t tyret
t tyrevet
t tyrevet
t tyret
t tyrevet

99

Il pronome relativo
I pronomi relativi legano due proposizioni sostituendo il nome.
Nella lingua arbreshe essi sono:
1) , che. indeclinabile;
2) i ili, e ila, t ilt, il quale, la quale. Ha la seguente declinazione:
i ili - maschile
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
i ili
t ilit
t ilit
t ilin
t ilit

Plurale
t ilt
t ilvet
t ilvet
t ilt
t ilvet

e ila - femminile
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
e ila
t ils
t ils
t iln
t ils

Plurale
t ilat
t ilavet
t ilavet
t ilat
t ilavet

t ilt - neutro
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
t ilt
t ilit
t ilit
t ilt
t ilit

Plurale
t ilat
t ilavet
t ilavet
t ilat
t ilavet

3) I pronomi relativi indefiniti:


- kush, colui che. Ha solo il singolare e non ha genere. Si declina come il pronome
interrogativo (vedi).
- ili, ila, quello/colui che, quella/colei che. Si declina come il pronome interrogativo
(vedi).
- , quel che, ci che. indeclinabile.
- sa, quanto, quel che, ci che. indeclinabile.

100

Il pronome interrogativo
I pronomi interrogativi sono:
1) Kush? Chi? Ha solo il singolare e non ha genere.
2) ili? ila? ilt? Quale?
3) ? Che?. indeclinabile.
4) Sa? Quanti? Quante? indeclinabile.

kush?
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

kush
kujt
kujt
k
kujt

ili? - maschile
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
ili
ilit
ilit
ilin
ilit

Plurale
ilt
ilvet
ilvet
ilt
ilvet

ila? - femminile
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
ila
ils
ils
iln
ils

Plurale
ilat
ilavet
ilavet
ilat
ilavet

ilt? - neutro
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
ilt mish
ilit mish
ilit mish
ilt mish
ilit mish

Plurale
ilat mishra
ilavet mishra
ilavet mishra
ilat mishra
ilavet mishra

101

Il pronome indefinito
I pronomi indefiniti sono i seguenti:
1) Akili, akila un tale, una tale. Essendo riferito a persona non ha il genere
neutro.
akili - maschile
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
akili
akilit
akilit
akilin
akilit

akila - femminile

Plurale
akilt
akilvet
akilvet
akilt
akilvet

Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Singolare
akila
akils
akils
akiln
akils

Plurale
akilat
akilavet
akilavet
akilat
akilavet

2) Disa alcuni. Ha solo la declinazione plurale ed invariabile.


disa
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

disa
disave
disave
disa
disave

3) Gjith, t gjith tutti, tutti quanti. Ha solo la declinazione plurale m. e f.


(t) gjith
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Maschile
(t) gjith
(t) gjithve
(t) gjithve
(t) gjith
(t) gjithve

Femminile
(t) gjitha
(t) gjithave
(t) gjithave
(t) gjitha
(t) gjithave

4) Kushdo chiunque. Ha solo la declinazione singolare.


kushdo - maschile e femmnile
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

kushdo
kujtdo
kujtdo
kdo
kujtdo

102
5) Mosnjer nessuno. Ha solo il singolare ed invariabile nel genere.
mosnjer - maschile e femmnile
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

mosnjer
mosnjeru
mosnjeru
mosnjer
mosnjeru

6) Ndonjer qualcuno. Si declina come mosnjer.


7) Nganjer ciascuno, ognuno. Si declina come mosnjer.
8) Njri, njra luno, luna in correlazione con jetri, jetra laltro, laltra. Ma pu
assumere anche il significato di uno di essi, una di esse.
njri
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Maschile
njri
njrit
njrit
njri
njrit

Femminile
njra
njrs
njrs
njra
njrs

9) Mosnjri, mosnjra nessuno/a (di essi/e). Ha solo il singolare, maschile e


femminile. Si declina come njri.
10) Nganjri ciascuno (di essi). Si declina come njri.
11) Nj uno, una. invariabile nel genere. Ha solo il singolare.
nj - maschile e femmnile
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

nj
nji
nji
nj
nji

12) Ndonj qualcuno, qualcuna. Si declina come nj.


13) Jetri, jetra laltro, laltra. Nella forma indeterminata singolare si fonde con
larticolo indeterminativo nj dando njetr (nj + jetr).

103
njetr (nj+(t)jetr) / (t)jetri - maschile
Singolare
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Indeterm.
njetr
njetri
njetri
njetr
njetri

Determ.
(t)jetri
(t)jetrit
(t)jetrit
(t)jetri
(t)jetrit

njetr (nj+(t)jetr) / (t)jetra - femminile


Singolare
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Indeterm.
njetr
njetrje
njetrje
njetr
njetrje

Determ.
(t)jetra
(t)jetrs
(t)jetrs
(t)jetra
(t)jetrs

(t) tjer / (t) tjert -maschile


Plurale
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Indeterm.
(t) tjer
(t) tjerve
(t) tjerve
(t) tjer
(t) tjerve

Determ.
(t) tjert
(t) tjervet
(t) tjervet
(t) tjert
(t) tjervet

(t) tjera / (t) tjerat -femminile


Plurale
Caso
Nom.
Gen. (i, e)
Dat.
Acc.
Abl.

Indeterm.
(ta) tjera
(ta) tjerave
(ta) tjerave
(ta) tjera
(ta) tjerave

Determ.
(ta) tjerat
(ta) tjeravet
(ta) tjeravet
(ta) tjerat
(ta) tjeravet

Nella parlata odierna sono in uso le forme njetr, jetri, jetra, tjer, tjert, tjera, tjerat. Le forme pi
corrette nj tjetr, tjetri, tjetra, t tjer, t tjert, t tjera, t tjerat, che coincidono a quella della lingua shqipe,
sono presenti nella letteratura arbreshe.

Vi sono poi alcuni pronomi indefiniti indeclinabili:


1) Ca alcuni, alcune; un po.
2) Dica alcuni, alcune; un po.
2) Shum molti, molte.
3) Pak pochi, poche.
4) Gjagj qualcosa.
5) Gjithqish tutto.
6) Mosgj nulla, niente.
7) Ndoca alcuni, un certo numero di
8) Kaq tanto.

104

LAVVERBIO
Come determiniamo il sostantivo con il suffisso di determinazione e con
laggettivo, cos completiamo, precisiamo o modifichiamo il significato del verbo
ponendogli accanto delle parole invariabili dette avverbi, con le quali indichiamo il
modo in cui si svolge quanto affermato dal verbo, il luogo o il tempo dove avviene
lazione, ecc. Lavverbio pu anche determinare o completare il significato degli
aggettivi o di altri avverbi.
Secondo la particolare determinazione che si vuol dare al verbo, allaggettivo
o ad un altro avverbio, si distinguono i seguenti avverbi:
1) Avverbi di luogo;
2) Avverbi di tempo;
3) Avverbi di modo o di maniera;
4) Avverbi di quantit;
5) Avverbi di affermazione;
6) Avverbi di negazione;
7) Avverbi di dubbio.
Come in italiano, cos in albanese esistono locuzioni avverbiali, cio gruppi di
parole che svolgono la funzione di avverbi.
Nota: anche per quanto riguarda la classificazione degli avverbi esistono delle differenze tra
la lingua albanese dAlbania (shqipe) e la lingua italiana. La lingua shqipe considera avverbi soltanto
quelli di modo, luogo, tempo e quantit. Classifica invece nella categoria della particella i cosidetti
avverbi di valutazione: di affermazione, negazione e dubbio. Come gi affermato per quanto riguarda la
diversa classificazione del numerale, si ritenuto, in questa grammatica, di seguire le indicazioni dei
comitati scientifico e tecnico che hanno dato il loro avallo alla pubblicazione della grammatica Udha e
Mbar di Giuseppe Schir di Maggio, pubblicata nel 2001. Quindi, per quanto riguarda gli avverbi e
le particelle, si seguira lo stesso criterio classificativo della lingua italiana.

1. Avverbi di modo.
Gli avverbi di modo servono a determinare il modo in cui si svolge lazione
espressa dal verbo oppure aggiungono una precisazione qualificativa ad un
aggettivo o ad un altro avverbio.
Gli avverbi di modo possono essere primitivi, derivati e composti:
- avverbi di modo primitivi.
ashtu (cos/in quel modo), kshtu (cos/in questo modo), bashk (insieme), dal
(piano), kot (invano), njize (presto), von (tardi).
- avverbi di modo derivati: derivano da nomi, aggettivi o verbi dai quali si
formano con laggiunta, talora, di suffissi.

105

avverbi di modo derivati da nomi:


barkza (bocconi), arbrisht (in arbresh), ltisht (in italiano), kaluar (a
cavallo), kalosha (a cavalcioni), ecc.

avverbi di modo derivati da aggettivi:


mir (bene), bukur (in bella maniera), lig (male), trash
(grossolanamente), shtrejt (a caro prezzo), humbt (profondamente, in
profondit), ecc.

avverbi di modo derivati da verbi:


fort (fortemente), ftoht (freddamente), ngroht (al caldo), that
(duramente), njom (mollemente), hua (in prestito), xathur (a piedi
nudi), ecc.

- avverbi di modo composti:


gjithnjiherje (in una volta), katrakmbza (carponi), papritur
(inaspettatamente), padashur (involontariamente), ecc.
Anche lavverbio ha i gradi come laggettivo. Di quasi tutti gli avverbi
primitivi e derivati - soprattutto quelli derivati da aggettivi - si pu formare il
comparativo ed il superlativo:
Vete fort (va forte), flet m fort (parla pi forte), rrjedh shum fort (corre
fortissimo).
Rri mir (sto bene), ndodhem m mir (mi trovo meglio), shkruan ndutu mir
(scrive benissimo).

2. Avverbi di tempo.
Gli avverbi di tempo determinano il tempo in cui si svolge lazione espressa
dal verbo.
I pi comuni sono:
sot (oggi), dje (ieri), nesr o nestr (domani), dej (dopodomani), kosdej
(posdopodomani), nani (ora), ather o ahierna (allora), kur (quando), kurr (mai),
somenat (stamattina), sonte (stasera), sontenatn (stanotte), prm (ieri sera), ditn (di
giorno), natn (di notte), vjet (lanno scorso), simjet (questanno), rrall (raramente),
hereher (a volte), menatnet (di mattina), mbrmnet (di sera), njditz (avantieri),
njnatz (avantieri notte), pran (dopo), gjithnjibashku (ad un tratto), ngryst
(allimbrunire), njher (una volta), ndoher (qualche volta), ngaher (ogni volta),
njmend (poco fa), gjithmon (sempre).
Di uso meno comune o presenti nella letteratura arbreshe:
ndvon (finalmente), pas, pasandaj (dopo), ndrkaq, mesandaj (frattanto),
kurdoher (ogni volta, sempre).
Di alcuni di essi si pu fare il comparativo ed il superlativo:

106
Vate njize (and via presto), eja m njize se dje! (vieni pi presto di ieri!), zgjonet
shum njize (si sveglia prestissimo).
Anche gli avverbi di tempo si distinguono in primitivi, derivati e composti:
- avverbi di tempo primitivi:
sot (oggi), dje (ieri), nesr o nestr (domani), dej (dopodomani), nani (ora), kur
(quando), kurr (mai), sonte (stasera), pas (dopo), ecc.
- avverbi di tempo derivati da nomi, aggettivi o verbi:
prm (ieri sera), ditn (di giorno), natn (di notte), vjet (lanno scorso), ngryst
(allimbrunire), menatnet (di mattina), mbrmnet (di sera), ecc.
- avverbi di tempo composti:
ather o ahierna (allora), kosdej (posdopodomani), somenat (stamattina),
sontenatn (stanotte), simjet (questanno), hereher (a volte), njditz (avantieri),
njnatz (avantieri notte), gjithnjibashku (ad un tratto), njher (una volta), ndoher
(qualche volta), ngaher (ogni volta), njmend (poco fa), ndvon (finalmente), gjithmon
(sempre), ndrkaq, mesandaj (frattanto), kurdoher (ogni volta, sempre).

3. Avverbi di luogo.
Servono ad esprimere unindicazione nello spazio.
Eja ktu! (vieni qui!), qndroi jasht (rimase fuori), vate llargu (and lontano), ecc.
Seguendo la classificazione italiana degli avverbi di luogo, essi si suddividono
in: indicativi, relativi, interrogativi ed indeterminativi.
a) Gli avverbi di luogo indicativi indicano se lazione espressa dal verbo si
svolge lontano o vicino da chi parla o da chi ascolta.
Luogo vicino
alla persona che parla
ktu qua, qui.
ktej di qua.

Luogo vicino
alla persona che ascolta
aty l.

Luogo lontano
da chi parla e da chi ascolta
ktje l.
atje l.
atej di l.

i vi, ci
Ju presjm ktu (vi aspettiamo qui).
Ejani ktej! (venite di qua).
Rri aty e mos u tund! (sta l e non ti muovere!).
Ktje isht gjagj lvizet (l c qualcosa che si muove).
Shrben Rrom. Atje u martua ca vjet prapa (lavora a Roma. L si spos alcuni
anni fa).
Shkojm atej sa t ham (passiamo di l a mangiare).

107
Gli avvervi di luogo indicativi ktu, aty, ktje e atje sono spesso usati per
rafforzare gli aggettivi e i pronomi dimostrativi questo e quello.
Ky ktu ng do shrbenj (questo qua non vuole lavorare).
jerdhe bri ajo aty? (cos venuta a fare quella l?).
Tek ai vend ktje i hyjn dy makin (in quel posto l centrano due macchine).

La particella avverbiale i equivale alle particelle italiane ci e vi, sebbene il suo uso nella
parlata arbreshe di Piana sia pi limitato. Come queste pu esprimere:
- stato in luogo.
Shpia jime isht e vogl, por u i rri mir (la mia casa piccola, ma io ci sto bene).
I qndruan lig (ci rimasero male).
- moto a luogo.
Na grishn te festa, por na ng i vam (ci invitarono alla festa, ma noi non vi andammo).
Nestr vemi te dejti. Do ti vish edhe ti? (domani andiamo a mare. Vuoi venirci anche tu).
- moto attraverso luogo.
Rruga ish aq e ngusht se dy makin ng i shkojn (la strada era tanto stretta che due macchine
non ci passavano).
Essa precede sempre il verbo tranne che allimperativo:
Jeci! (vacci!), qndroi! (restaci!), drgoi tt vlla! (mandaci tuo fratello!), hyri! (entraci!), ecc.
Come avverbio di luogo, la particella avverbiale i si accompagna spesso:
- al verbo hynj (entrare) sia quando ha il significati di andar dentro, passare attraverso o
essere contenuto, sia quando ha quello di riguardare, avere a che fare:
T gjith te makina ng i hyjm (tutti in macchina non centriamo).
Mos me thuaj mua! U ng i hynj (Non dirlo a me! Io non centro).
- alla forma medio-passiva del verbo dua (volere) quando ha il significato di occorrere,
essere necessario, fare bisogno.
I duhet durim me tij (ci vuole pazienza con te).
I duhej nj dmark i mir te kjo hor (ci vorrebbe un buon sindaco per questo paese).
Spesso usata in funzione pleonastica:
Ng i sheh mir (non ci vede bene).
Ka nj vesh ng i gjegjet (da un orecchio non sente).
Nota: rispetto allitaliano la particella avverbiale viene usata molto meno nella parlata
arbreshe, soprattutto se si prende come esempio lutilizzo in italiano di ci e vi che, associate alla
particella ne in funzione di pronome, accompagnano spesso il verbo essere. In genere larbresh
preferisce utilizzare, in questi casi, solo il verbo essere:
Nj her e nj her ish (cera una volta)
Sa gjinde ishn te mesha? (quante persone cerano alla messa).
Sa lapse jan mbi trys? - Jan dy (quante matite ci sono sul tavolo? - Ce ne sono due).
Anche la particella avverbiale italiana ne che equivale a di qui, da questo luogo, da l, da quel
luogo in arbresh non ha un corrispettivo: jane ven (se ne stanno andando).

108
b) Gli avverbi di luogo relativi indicano un luogo congiungendo tra loro due
proposizioni. Per tale motivo sono classificati come congiunzioni. Quando
introducono una proposizione interrogativa, diretta o indiretta, vengono definiti
avverbi interrogativi.
- Avverbi relativi: ku (dove), ka (onde, da dove), kudo (ovunque, dovunque).
Kopijt ka Hora ven ku shrbtir (i giovani da Piana vanno dove c lavoro).
Jec ka jerdhe! (va donde venisti!).
Ka ti gjejm kudo t jen (li troveremo ovunque siano).
- Avvervi interrogativi: ku? (dove?), ka? (onde? da dove?).
Ku je vete? (dove stai andando?).
Ka je vjen? (da dove stai venendo?).

c) Gli avverbi di luogo indeterminativi danno unindicazione nello spazio


senza alcun riferimento alla persona che parla o che ascolta.
I pi comuni sono:
lart (su), posht (gi), alarta (di su, nella parte alta), aposhta (di gi, nella parte
bassa), brnda (dentro), jasht (fuori), abrnda (internamente, allinterno), ajashta
(esternamente, allesterno), gjithasajtna (dappertutto), prapa (dietro), prpara (davanti),
aprapa (di dietro, posteriormente), ndanz o danx (vicino), llargu (lontano), sipr
(sopra), prposh (sotto), pkrahu o prkrahu (accanto), mandajashta (di fuori),
mandabrnda (di dentro), mbatan (dallaltra parte), prjashta (fuori paese, fuori porta),
gjkun o gjakun (in qualche luogo), mosgjkun o mosgjakun (in nessun luogo), mnjan
(da parte, in disparte), ngrah (addosso).
Altri presenti in letteratura:
afr (vicino), andidherash (da lontano, da terre lontane), mball (di fronte), rreth
(intorno), tutje (lungi, lontano).
Di alcuni avverbi indeterminativi si pu fare il grado comparativo ed il
superlativo:
Hipu m lart! (sali pi su!).
Hjidhe m llargu! (lancialo pi lontano!).
Mos u vur shum danx (non ti mettere molto vicino!).

4. Avverbi di quantit.
Con gli avverbi di quantit si indica, in maniera indefinita, la quantit o la
espresse da un verbo, da un aggettivo o da un altro avverbio.
I pi comuni sono:

109
shum (molto), pak (poco), ndutu (troppo, assai), kaq (tanto cos), aq (tanto), m
(pi), sa (quanto).
In letteratura si trovano anche:
mjaft (abbastanza), fare (punto, per nulla), rreth (circa), monu (quasi).
Di shum e pak si pu formare il comparativo ed il superlativo assoluto:
shum (molto), m shum (pi, di pi), shum shum o ndutu shum
(moltissimo).
pak (poco), m pak (meno, di meno), pak pak o shum pak o ndutu pak
(pochissimo).

5. Avverbi di valutazione: affermazione, negazione e dubbio.


Gli avverbi di valutazione si usano per confermare, mettere in dubbio o
negare lazione espressa dal verbo.
- Gli avverbi di affermazione comunemente usati nella parlata arbreshe
attuale sono:
o, j, oraj (s), vrtet o ftet (certamente, veramente, davvero), po (proprio), engjegj
(certamente).
Do vish me ne, j o jo? (vuoi venire con noi, s o no?).
Kjo vajz ftet e mir (questa ragazza davvero buona).
Ky libr po t zglidhet (questo libro proprio da leggere).
Nella letteratura arbreshe troviamo anche domosdo (certamente).
- Gli avverbi di negazione pi comuni sono:
jo (no), ng (non), mos (non - con i verbi allimperativo, congiuntivo e ottativo).
Nesr ka shrbesh? - Jo! (Domani lavorerai? - No!).
U, jo ti, fola (io, non tu, parlai).
Mos u ngre! (non alzarti!).
T thash t mos luash (ti dissi di non giocare).
Mos ardht! (che non venga!).
Nella letteratura arbreshe troviamo anche:
s o s (non), aspak (niente affatto), fare (per nulla), as (nemmeno, neppure).
Nota 1: come gi detto in precedenza gli avverbi di valutazione nella lingua shqipe vengono
considerati particelle avversative.
Anche in italiano s e no, per quanto vengano considerati avverbi, non servono a modificare il
significato di un verbo ma a sostituire unintera frase: Sei andato a trovare lo zio? No! (=non sono
andato a trovarlo). Vengono quindi definiti anche parole olofrastiche. In alcuni casi s viene utilizzato
come vero e proprio avverbio: Paolo s forte, ma poco agile. No invece viene utilizzato solo nelle
risposte negative o nelle frasi che esprimono contrapposizione: Vuoi venire con noi? No!, Vuoi

110
venire, o no?. In tutti gli altri casi litaliano usa lavverbio non. In arbresh, invece, lutilizzo
dellavverbio jo pi esteso:
Ti, jo ju, ke thn t rreme (tu, non io, hai detto bugie).
U ha gjithqish, por (ma) jo hudhrn (mangio di tutto, ma non laglio).
Kjo shrbtir isht e glat, jo e rnd (questo lavoro lungo, non pesante).
Nota 2: allimperativo, al congiuntivo e allottativo lavverbio che, preposto al verbo, rende la
frase negativa mos. Quindi lavverbio italiano non, a seconda delle frasi, pu essere reso in arbresh
con jo, ng o mos:
Ng m plqejn kto brek (non mi piacciono questi pantaloni).
Jerdha t shrbeja, jo t flisja (venni per lavorare, non per parlare).
Mos harroni kliet! (non dimenticate le chiavi).

- Gli avverbi di dubbio pi comuni sono:


omse (thomse) (forse), kushedi (chiss), ndo (circa).
Omse isht Zefi i bie te dera (forse Giuseppe che suona alla porte).
Kushedi shi ka bienj sot! (chiss che pioggia cadr oggi!).
Ishn ndo zet burra (cerano circa venti uomini).
In letteratura troviamo anche: mbase (quasi), rreth (circa).
Nota: luso in arbresh di ndo, che deriva dallaggettivo indefinito ndo (qualche), col
significato di circa, allincirca mutuato dal dialetto siciliano che utilizza laggettivo indefinito
qualchi/quarchi, per esprimere lo stesso avverbio:
Parr pi quarchi tri uri Foli p ndo tri or (Parl per circa tre ore).

6. Le locuzioni avverbiali.
Le locuzioni avverbiali sono gruppi di parole che svolgono una funzione
avverbiale e che spesso costituiscono delle frasi fatte.
Possono essere:
- di modo:
ashtu e kshtu (cos cos), alla shtrmbra (sottosopra, al contrario), alla drejta
(dalla parte diritta), alla fshehura (di nascosto), copa-copa (a pezzi), dora-dora (mano
manina), dale dal (piano piano), me mbyllm sy (ad occhi chiusi), m glunj (in
ginocchio), m kmb (a piedi), m duar (in braccio), m par (prima), m likur (a
nudo), pa ngrn (a digiuno), sa ka te thom (in men che non si dica), vale val (in
ebollizione), si isht isht (in ogni modo), qetu-qetu (silenziosamente, in sordina), pr zglat
(per lungo), ecc.
- di quantit:
nj e nj (ad uno ad uno), dy e dy (a due a due), pak e pak (a poco a poco), pak-pak
(almeno), pak o shum (pressa poco), ecc.
- di luogo:

111
atje lart (lass), atje posht (laggi), tek e drejta (a destra), tek e shtrmbra (a
sinistra), atej e ktej (di qua e di l), p ktej (per di qua), pr atej (per di l), n mes (in
mezzo), ktu danx (qua vicino), ku isht isht (in ogni dove), ka isht isht (per ogni dove), te
ku (dove), ecc.
- di tempo:
nani-nani (or ora, proprio adesso), si nani (per adesso), sot m sot (oggi giorno),
ndita-ndita (di giorno in giorno), dit pr dit (gorno per giorno), vit pr vit (anno per
anno), pr gjithmon (per sempre), sot (da oggi in poi), nesr (da domani), njatr
skaj (fra poco), ecc.
di affermazione, negazione e dubbio:
p ftet (per davvero), jo ftet (no certo), p mosgj (per niente), pa tjetr
(senzaltro), ecc.

112

LA PREPOSIZIONE
La preposizione quella parte invariabile del discorso che si premette ad un
elemento della frase (nome, aggettivo, pronome, numerale o verbo) per metterlo in
relazione con altri elementi della frase o con altre frasi. La preposizione serve a
formare diversi complementi indiretti.

Categorie delle preposizioni

1. Le preposizioni, in base alla struttura morfologica, si dividono in semplici,


composte e locuzioni prepositive:
- semplici:
mbi (su), m (a), me (con), n (in), nn (sotto), ndr (tra, fra), ka o nga (da), pa
(senza), pr (per), brnda (dentro), jasht (fuori), prapa (dietro), ve (tranne), afr (vicino
a), sipr (sopra), llargu (lontano da), pajt (grazie a, per merito di), rrz (rasente), pas
(dopo), kundra (contro), te o tek (in), njera o njer (fino a), buz (lungo, al margine di),
rreth (intorno a), ecc.
- composte:
mbatan (al di l di), pkrahu o prkrahu (accanto a), prpara (davanti a),
prposh (sotto), ecc.
- locuzioni prepositive, quando sono composte da pi parole:
bashk me (insieme a), n mes t (in mezzo a), te vendi (i/t) (invece di, al posto
di), pr n (attraverso), pr n mes (per mezzo di), pr hir (grazie a,per merito di), njera te
(fino a - luogo), njera m (fino a - tempo), ecc.

2. In base alla relazione sintattica che instaurano con il nome, il pronome o


laggettivo, le preposizioni possono reggere uno dei casi della declinazione. In tal
modo distinguiamo preposizioni che reggono il caso nominativo, genitivo, accusativo o
ablativo:
- preposizione + caso nominativo:
ka/kak o nga/ngak, te o tek, njera te (fino a).
Nxori bukn ka furri (tolse il pane dal forno).
do kak u? (che vuoi da me?).
Vjen ka Parku (viene da Altofonte).
Kak ti ng e prisja (da te non me laspettavo).

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Te shpia jime jemi katr (in casa mia siamo in quattro).
Sonte ham gjith tek u (oggi mangiamo tutti da me).

- preposizione + caso genitivo:


te vendi (i/t) (al posto di, invece di), pr hir (t) (grazie a), n mes t (in mezzo a).
N mes t luzms ishn shum fmij (in mezzo alla folla cerano molti bambini).
Foli ai te vendi i mikut (parl lui al posto dellamico).
Pr hir t internetit lidhemi me gjith jetn (grazie ad internet ci colleghiamo con
tutto il mondo)
- preposizione + caso accusativo: mbi, me, m, ndr, n, nn, pa, pr, bashk
me, pr n, njera m.

- preposizione + caso ablativo:


buz, kundra, danx, llargu, mbatan, pr, pajt, pas, prpara, prposh, prapa,
rrz, sipr o asipra, ve, rreth.

Particolarit delluso delle preposizioni.


a) La preposizione mbi.
Indica una collocazione nello spazio, il luogo sopra il quale si svolge
unazione o si trova una persona, oggetto ecc..
La preposizione mbi (su) nella parlata odierna viene pronunciata
comunemente mi. Regge laccusatico e indica:
stato in luogo
moto a luogo
argomento
tempo

Maja jon fl mbi divanin (la nostra gatta dorme sul divano)
Vur tajurt mbi tryes (metti i piatti sul tavolo).
Ng kan t then gj mbi tij (non hanno nulla da dire su di te)
Mbi nj vit u martua (dopo un anno si spos)

Frequentemente laddove litaliano vuole larticolo determinativo dopo la


preposizione su (o la preposizione articolata sul, sulla ecc.), larbresh fa seguire mbi
dal nome in forma indeterminata.
Mbi +
Nome arbresh
indeterminato
Mbi krye
Mbi shtrat

Su +
Nome italiano
determinato
Sulla testa
Sul letto

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Mbi tryes
Mbi bark
Mbi hund

Sulla tavola
Sullo stomaco
Sul naso
ecc.

b) La preposizione m.
La preposizione semplice m (verso, a) pu entrare anche nella formazione di
locuzioni prepositive. Regge laccusativo e indica:
modo

U vu m glunj (si mise in ginocchio)


Vete m kmb (vado a piedi).
Mbaj djalin m duar (teneva il bambino in braccio).
Jecjn dor m dor (camminano mano nella mano).
M kt her gjindja fln (a questora la gente dorme).
M 5 mars (il 5 marzo).
Njera m sot ng u ka par njeri (fino ad oggi non si visto nessuno)

tempo

c) La preposizione me.
Indica unidea di unione, partecipazione o un rapporto di carattere
strumentale. Fondamentalmente la preposizione del complemento di compagnia o
di unione ma pu assumere altri significati. Regge laccusativo.
compagnia
unione
causa
mezzo
modo

Vajta te festa me time kushrir


Te skolla vehet me pendn e lapset
Dridhej me ttimt t fort
Jerdhm me trenin
Ju presjm me hare
Rri gjith ditn me linjn
qualit
M plqejn vajzat me kript t glet
limitazione Si vete me shrbtirn?
tempo
Me dimrin dita shkrtonet
materia
Nj mur stisur gjith me gur

Andai alla festa con mia cugina


A scuola si va con la penna e le matite
Tremava dal forte freddo
Venimmo col treno
Vi aspettiamo con gioia
Sta tutto il giorno in vestaglia
Mi piacciono le ragazze coi capelli lunghi
Come va col lavoro?
Con linverno il giorno si accorcia
Un muro costruito tutto in pietra

d) La preposizione n.
Nella parlata odierna di Piana la preposizione n non viene pi usata per
esprimere lo stato in luogo e viene sostituita quasi sempre dalla preposizione te.
Rimane in alcune locuzioni avverbiali o in modi di dire. In alcune locuzioni
avverbiali viene assimilata al nome e la sua pronuncia appena avvertita. Regge
laccusativo.
N mes, pr n mes (in mezzo).

115
N krah ngrah (addosso).
N kryq ngryq (in croce).
Ndita-ndita (di giorno in giorno).
In altri casi scomparsa completamente. Ci accade con i nomi di citt o di
localit.
Rri n Palerm rri Palerm (sta a Palermo).
Vete n Sndastin vete Sndastin (vado a Santa Cristina).
Vate n Rom vate Rom (and a Roma).
Ka shpin n Kazallot ka shpin Kazallot (ha la casa a Casalotto).

e) La preposizione nn.
Indica una collocazione nello spazio, il luogo sotto il quale si svolge unazione
o si trova una persona, oggetto ecc.. Come altre preposizioni sovente seguita dal
nome in forma indeterminata laddove litaliano vuole larticolo. Regge laccusativo.

Nn +
Nome arbresh
indeterminato
Nn krye
Nn shtrat
Nn tryes
Nn sjetull
Nn kmb
Nn tajur

Sotto +
Nome italiano
determinato
Sotto la testa
Sotto il letto
Sotto la tavola
Sotto il braccio
(lett.: ascella)
Sotto i piedi
Sotto il piatto
ecc.

f) La preposizione ka/kak o nga/ngak.


Indica principalmente provenienza, distacco e allontanamento. anche la
preposizione del complemento di agente e di causa efficiente ma pu avere anche
altri significati. Regge il nominativo.
moto da luogo
moto a luogo
moto per luogo
stato in luogo
agente
causa eff.
partitivo
mezzo

Molla ra ka dega
Shko ka ato an!
Shkova ka dheu jyt
Rri kak ju
Marieja dashur mir ka miket
Djegur ka dielli
Njeri kak ju vjen me ne
E njoha ka e veshura

La mela cadde dal ramo


Passa da quelle parti!
Sono passato dal tuo terreno
Abita vicino a voi
Maria ben voluta dalle amiche
Bruciato dal sole
Uno di voi viene con noi
La riconobbi dal vestito

116
origine
distanza
allontanamento
separazione
limitazione

Shum fjal vijn ka tjer gluh


Hora ndodhet 22 km ka Palerma
U nda ka prindrat
Adriatiku ndan Italin ka Shqipria
Ng i sheh ka nj sy

Molte parole derivano da altre lingue


Piana si trova a 22 km da Palermo
Si staccato dai genitori
LAdriatico separa lItalia dallAlbania
Non vede da un occhio

g) La preposizione pr.
Indica principalmente scopo e motivazione e, anche, un moto a luogo.
Assume anche altri significati. Davanti ai nomi che iniziano per consonante perde la
r finale presentandosi nella forma tronca p. Regge laccusativo, ma in alcuni casi
(quando esprime modo) regge lablativo.
moto a luogo
stato in luogo
tempo contin.
predicativo
fine
vantaggio
causa
limitazione
prezzo
modo

Vate p Fushn
Jan p dhrom
Foli p tri or
E mori p kusar
E thom pr t mirn tnde
Isht m mir pr ju t mos flas
Skolla mbyllm p terremotin
Pr mua ti the po t rreme
E shiti p pak euro
E mori pr dorje

Si avvi verso la Fusha


Sono per strada
Parl per tre ore
Lo prese per ladro
Lo dico per il tuo bene
meglio per voi che non parli
La scuola chiusa a causa del terremoto
Per me tu hai detto proprio bugie
Lo vendette per pochi euro
Lo prese per mano

Fa parte di locuzioni avverbiali: p pak (per poco), pr gjithmon (per sempre),


p si nani (per adesso), ecc.

g) La preposizione pa.
Indica unidea mancanza o assenza introducendo il complemento di
privazione o di esclusione. Regge laccusativo ed seguita dal nome in forma
indeterminata.
Nj njeri pa tru (un uomo senza cervello).
Qndrova pa fjal (rimasi senza parole).
Ng mnd rri pa tij (non posso stare senza di te).

g) La preposizione te/tek.
Indica principalmente una collocazione nello spazio (stato in luogo e moto a
luogo). Tek si usa davanti ai pronomi personali: tek u (da me), tek ti (da te), tek ai/ajo
(da lui/lei), tek na (da noi), tek ju (da voi), tek ata/ato (da loro). Pu assumere altri
significati. sempre seguita da un nome in forma determinata o in forma
indeterminata ma preceduto dallarticolo indeterminativo nj. Regge il nominativo.

117

moto a luogo
stato in luogo
tempo
partitivo
limitazione

U qasn te dera.
Sonte ejani tek na.
Zogjt rrin te foleja
Tek ajo dit ra shi
ili tek ju do dalnj me ne?
Te shrbtira ng ka pr t glar

Si avvicinarono alla porta.


Stasera venite da noi.
Gli uccellini stanno nel nido.
Quel giorno piovve.
Chi di voi vuole uscire con noi?
Nel lavoro non ha eguali

Fa parte della locuzione prepositiva njera te (fino a).


g) La preposizione ndr.
Questa preposizione caduta in disuso nella parlata odierna. presente in
letteratura. Esprime una collocazione intermedia nello spazio tra due o pi elementi.
Ndr ne (tra noi).
Jarruri ndr t part (arriv fra i primi).
Flisjn ndr ata (parlavano tra loro).

118

LA CONGIUNZIONE
La congiunzione la parte invariabile del discorso che serve a collegare tra
loro due elementi di una proposizione o due proposizioni.

Classificazione delle congiunzioni


1. In base alla loro struttura si distinuono in semplici, formate da una sola
parola; composte, formate dalla fusione di due o pi parole; locuzioni congiuntive,
costituite da due o pi parole.
- semplici:
as (n), (che), e (e), dhe (e), edhe (anche), ku (dove), kur (quando), o (o), n o na
(se), po o por (ma), pra (quindi), sa (quanto), si (come), se (che), ecc.
- composte:
sikur o skur (come quando), sikurse o skurse (come se), ndrsa (mentre),
megjithat (tuttavia), megjithse (sebbene), posa (appena), porsa (poich), ecc.
- locuzioni congiuntive:
aq sa (tanto quanto), aq se (tanto che), ashtu si (cos come), kur (da quando),
edhe n o na (anche se), kloft kloft (sia sia), ngaher (ogni volta che),
njera kur (fin quando), vetm se (solo che), vje m rar o vje m thn (vuol dire), t
kln (dal momento che), m par se (prima di), pr shembull (per esempio), ecc.

2. In base alla funzione le congiunzioni si distinguono in coordinative, che


legano due elementi della stessa natura o della stessa funzione e subordinative, che
legano due proposizioni che hanno tra loro un rapporto di dipendenza.
- coordinative
copulative:
- affermative: e, dhe (e).
- negative: as (n), as edhe (neanche).
aggiuntive: edhe (anche).

119
disgiuntive: o (o), mno (altrimenti).
avversative: ma, po, por (ma), megjithat (tuttavia), ndrsa (mentre),
vetm (solo).
conclusive: andaj, prandaj (quindi), ather (allora).
esplicative o dichiarative: vje m rar (vuol dire), vje m thn (cio,
vuol dire), pr shembull (per esempio).
correlative o comparative: jo vetm por edhe (non solo ma
anche), e e (e e), o o (o o), kloft kloft (sia sia..),
as as (n n),

- subordinative
dichiarative: se (che).
temporali: kur (quando), sa, posa (appena), ndrsa (mentre), njera
(finch), njera kur (fin quando), kur (da quando), ngaher (ogni volta
che), m par se (prima che), ecc.
finali: sa (affinch).
causali: se (poich), pr (perch), porsa (poich), t kln (dato che),
posa (dal momento che).
locative: ku (dove), ka o nga (da dove), njera (o ngjer) ku (fin dove).
concessive: megjithse (sebbene), edhe n (o na) (anche se), ndonse
(quantunque).
avversative: ndrsa (mentre), te vendi t, sa rri t (invece di), (al posto di),
kur (quando).
Je ankora zgjuar, kur ki tishe te shtrati (sei ancora sveglio, quando dovresti
essere a letto).
comparative: (ashtu) si (cos) (come), sa (quanto), se (che), ecc.
Bj ashtu si t thash (fa come ti dissi)
modali:, si, posi (come), skuna, skurse, sikurse (come se), ecc.
condizionali: n o na (se), kur (quando).

120
consecutive: sa (quanto), se, (che), aq sa, aq se (tanto che), ecc.
eccettuative: ve se (tranne che), vetm se (fuorch).
interrogative e dubitative: n (se), si (come), pr (perch), kur (quando),
sa (quanto).
limitative: p sa (per quanto), (che), p si (per come), ecc.
esclusive: pa (senza).

Particolarit delluso delle congiunzioni.


a) La congiunzione se.
La congiunzione se pu assumere vari significati e diverse funzioni:
causale
consecutiva
dichiarativa
comparativa

Hyr brnda se bn ttim (entra dentro che fa freddo)


Flet aq lig se ng e ndlgonj (parla cos male che non lo capisco)
Thon se ng vijn (dicono che non vengono)
M mir t shrbesh se t flsh (meglio lavorare che dormire)

121

LA PARTICELLA
La particella quella parte invariabile del discorso che serve a modificare
alcune forme verbali. Seguendo la classificazione adottata in Udha e mbar, il
numero delle particelle nella lingua arbreshe molto limitato e pu essere cos
elencato:
1) dej: serve a formare il modo condizionale.
Dej kishm jardhur n na kisht grishur (saremmo venuti se ci aveste invitati).

2) do: serve a formare il futuro.


Kush do jet te dera? (chi sar alla porta?).
Do ket kln era shkuli qaramidhet (sar stato il vento a staccare le tegole).
3) ka: serve a formare il futuro.
Thom se sontenatn ka bienj zbor (dico che stanotte nevicher).
Kur ka vush kryet te ndi? (quando metterai la testa a posto?)
4) kish o ki: serve a formare il condizionale.
N ishe ftet nj mik i tij, ki te ndihje (se fossi davvero un suo amico, lo aiuteresti).
5) t o t: fa parte delle forme del congiuntivo, del condizionale e dellinfinito.
mir t nisesh n do tjarrsh njize ( bene che tu parta se vuoi arrivare presto).
6) tue o tuke: serve a formare il gerundio.
Jiku tue rrjedhur (fugg correndo).
7) u: serve per la formazione di alcuni tempi della forma passiva/riflessiva del
verbo.
U zgjova (mi svegliai).
Ng u kan par (non si sono visti).
Nota: nella lingua shqipe vengono classificate come particelle molte parole
che in italiano (e nella presente grammatica arbreshe) sono classificate come

122
avverbi. Si distinguono infatti particelle distintive, negative, affermative, dubitative
ecc.). Per es., gli albanesi dAlbania considerano particelle le parole jo (no) e po (s)

123

LINTERIEZIONE
Linteriezione quella parte invariabile del discorso che serve ad esprimere i
sentimenti di chi parla (gioia, dolore, sorpresa, paura, disprezzo, ecc.) o ad attirare
lattenzione di chi ascolta.
Le interiezioni possono assumere vari toni espressivi: infatti il significato di
uninteriezione dipende anche dal tono o dal timbro della voce con cui viene pronunciata.
Nella lingua scritta impossibile rendere tutto ci che con uninteriezione si vuole esprimere.
Il punto esclamativo, obbligatorio dopo uninteriezione, ha i suoi limiti nel dare lidea di
vivacit e immediatezza che tipica di queste parole.
Linteriezione un inciso che d ad una frase unintonazione precisa, ma non istaura
una relazione sintattica con le altre parti del discorso.

Classificazione delle interiezioni


Le interiezioni, dal punto di vista morfologico, si distinguono in proprie ed
improprie. A queste si aggiungono le locuzioni interiettive. Alle interiezioni si possono
assimilare le voci onomatopeiche.
a) Le interiezioni proprie o primitive hanno solo la funzione di interiezioni e, in
genere, sono formate da semplici suoni:
a, ah, e, eh, ih, ei, o, oh, oi, ai, ui, u, boh, bah, ngah, bobo, bubu, urra, pa, puh, mah,
ufa, mbre, majde, majdena ecc.

b) Le interiezioni improprie sono parole che occasionalmente assumono la funzione di


interiezione:
mme! qafa! forca! mir! bekuar! falem! ishi! shatre! ecc.

c) Le locuzioni interiettive sono gruppi di parole o brevi frasi che hanno significato
esclamativo:
mjera u! (povera me!) bekuar ti! (beato te!) mme mme! (mamma mia!) I Madh Yn
Zot! (oddio!) t zshit hna! (che ti prenda la luna!) Shn Mri! (Madonna!), mirdita
(buongiorno), mirmbrma (buona sera), natn e mir (buona notte), ecc.

d) Le voci onomatopeiche o onomatopee sono espressioni che imitano e riproducono


suoni, rumori o versi di animali:
Ha ha ha! - qishj Valerja (ha ha ha - rideva Valeria).
Mjau! Mjau! - bj maja (Miao, miao! - faceva la gatta).
Kikiriki - kndon gjeli (chicchirichi - canta il gallo).

124

IL VERBO
Coniugazione dei verbi ausiliari
kam-avere
Indicativo
presente
kam
ke
ka
kemi
kini
kan

pass. pross.
kam pasur
ke pasur
ka pasur
kemi pasur
kini pasur
kan pasur

pass. remoto trapass. rem.


pata
pata pasur
(raro)
pate
pati
patm
patt
patn

imperfetto
kisha
kishe
kish
kishm
kisht
kishn

futuro semplice
ka (do) kem
ka (do) kesh
ka (do) ket
ka (do) kemi
ka (do) kini
ka (do) ken

trapass. pross.
kisha pasur
kishe pasur
kish pasur
kishm pasur
kisht pasur
kishn pasur
futuro anteriore
ka (do) kem pasur
ka (do) kesh pasur
ka (do) ket pasur
ka (do) kemi pasur
ka (do) kini pasur
ka (do) ken pasur

Congiuntivo
presente
t kem
t kesh
t ket
t kemi
t kini
t ken

passato
t kem pasur
t kesh pasur
t ket pasur
t kemi pasur
t kini pasur
t ken pasur

imperfetto
t kisha
t kishe
t kish
t kishm
t kisht
t kishn

trapassato
t kisha pasur
t kishe pasur
t kish pasur
t kishm pasur
t kisht pasur
t kishn pasur

Condizionale
presente
ki (dej) t kisha
ki (dej) t kishe
ki (dej) t kish
ki (dej) t kishm
ki (dej) t kisht
ki (dej) t kishn

passato
ki (dej) t kisha pasur
ki (dej) t kishe pasur
ki (dej) t kish pasur
ki (dej) t kishm pasur
ki (dej) t kisht pasur
ki (dej) t kishn pasur

125

Ottativo
presente
paa
pae
past (pait)
paim
pait
pain

passato
paa pasur
(raro)

Imperativo
presente
ki (anche kij)
kini
__
Participio
pasur
__
Infinito
pr t pasur
__
Gerundio
tue (anche tuke) pasur

126
jam-essere
Indicativo
presente
jam
je
(isht)
jemi
jini
jan

pass. pross.
kam kln
ke kln
ka kln
kemi kln
kini kln
kan kln

pass. remoto trapass. rem.


kleva
pata kln
(raro)
kleve
kle
klem
klet
klen

imperfetto
isha
ishe
ish
ishm
isht
ishn

futuro semplice
ka (do) jem
ka (do) jesh
ka (do) jet
ka (do) jemi
ka (do) jini
ka (do) jen

trapass. pross.
kisha kln
kishe kln
kish kln
kishm kln
kisht kln
kishn kln
futuro anteriore
ka (do) kem kln
ka (do) kesh kln
ka (do) ket kln
ka (do) kemi kln
ka (do) kini kln
ka (do) ken kln

Congiuntivo
presente
t jem
t jesh
t jet
t jemi
t jini
t jen

passato
t kem kln
t kesh kln
t ket kln
t kemi kln
t kini kln
t ken kln

imperfetto
t isha
t ishe
t ish
t ishm
t isht
t ishn

trapassato
t kisha kln
t kishe kln
t kish kln
t kishm kln
t kisht kln
t kishn kln

Condizionale
presente
ki (dej) tisha
ki (dej) tishe
ki (dej) tish
ki (dej) tishm
ki (dej) tisht
ki (dej) tishn

passato
ki (dej) t kisha kln
ki (dej) t kishe kln
ki (dej) t kish kln
ki (dej) t kishm kln
ki (dej) t kisht kln
ki (dej) t kishn kln

127
Ottativo
presente
passato
klofsha
paa kln
klofshe
(raro)
kloft (klofshit)
klofshim
klofshit
klofshin

Imperativo
presente
ji
jini
__
Participio
kln
__
Infinito
pr t kln
__
Gerundio
tue (anche tuke) kln

128

Coniugazione dei verbi


Forma attiva
zgjonj svegliare mas misurare vu (o v) mettere

Indicativo
presente

zgjonj
zgjon
zgjon
zgjojm
zgjoni
zgjojn

mas
man
man
masjm
mani
masjn

vu
vu
vu
vum
vuni
vun

passato prossimo

kam zgjuar
ke zgjuar
ka zgjuar
kemi zgjuar
kini zgjuar
kan zgjuar

kam matur
ke matur
ka matur
kemi matur
kini matur
kan matur

kam vun
ke vun
ka vun
kemi vun
kini vun
kan vun

imperfetto

zgjoja
zgjoje
zgjoj
zgjojm
zgjojt
zgjojn

masja
masje
masj
masjm
masjt
masjn

vuja
vuje
vuj
vujm
vujt
vujn

trapassato prossimo

kisha zgjuar
kishe zgjuar
kish zgjuar
kishm zgjuar
kisht zgjuar
kishn zgjuar

kisha matur
kishe matur
kish matur
kishm matur
kisht matur
kishn matur

kisha vun
kishe vun
kish vun
kishm vun
kisht vun
kishn vun

passato remoto

zgjova

mata

vura

129
zgjove
zgjoi
zgjuam
zgjuat
zgjuan

mate
mati
matm
matt
matn

vure
vuri
vum
vut
vun

trapassato remoto

pata zgjuar
(raro)

pata matur
(raro)

pata vun
(raro)

futuro semplice

ka (do) zgjonj
ka (do) zgjosh
ka (do) zgjonj
ka (do) zgjojm
ka (do) zgjoni
ka (do) zgjojn

ka (do) mas
ka (do) massh
ka (do) masnj
ka (do) masjm
ka (do) mani
ka (do) masjn

ka (do) vu
ka (do) vush
ka (do) vunj
ka (do) vum
ka (do) vuni
ka (do) vun

futuro anteriore

ka (do) kem zgjuar


ka (do) kesh zgjuar
ka (do) ket zgjuar
ka (do) kemi zgjuar
ka (do) kini zgjuar
ka (do) ken zgjuar

ka (do) kem matur


ka (do) kesh matur
ka (do) ket matur
ka (do) kemi matur
ka (do) kini matur
ka (do) ken matur

ka (do) kem vun


ka (do) kesh vun
ka (do) ket vun
ka (do) kemi vun
ka (do) kini vun
ka (do) ken vun

Congiuntivo
presente

t zgjonj
t zgjosh
t zgjonj
t zgjojm
t zgjoni
t zgjojn

t mas
t massh
t masnj
t masjm
t mani
t masjn

t vu
t vush
t vunj
t vum
t vuni
t vun

passato

t kem zgjuar
t kesh zgjuar
t ket zgjuar
t kemi zgjuar
t kini zgjuar
t ken zgjuar

t kem matur
t kesh matur
t ket matur
t kemi matur
t kini matur
t ken matur
imperfetto

t kem vun
t kesh vun
t ket vun
t kemi vun
t kini vun
t ken vun

130
t zgjoja
t zgjoje
t zgjoj
t zgjojm
t zgjojt
t zgjojn

t masja
t masje
t masj
t masjm
t masjt
t masjn

t vuja
t vuje
t vuj
t vujm
t vujt
t vujn

trapassato

t kisha zgjuar
t kishe zgjuar
t kish zgjuar
t kishm zgjuar
t kisht zgjuar
t kishn zgjuar

t kisha matur
t kishe matur
t kish matur
t kishm matur
t kisht matur
kishn matur

t kisha vun
t kishe vun
t kish vun
t kishm vun
t kisht vun
t kishn vun

Condizionale
presente

ki (dej) t zgjoja
ki (dej) t zgjoje
ki (dej) t zgjoj
ki (dej) t zgjojm
ki (dej) t zgjojt
ki (dej) t zgjojn

ki (dej) t masja
ki (dej) t masje
ki (dej) t masj
ki (dej) t masjm
ki (dej) t masjt
ki (dej) t masjn

ki (dej) t vuja
ki (dej) t vuje
ki (dej) t vuj
ki (dej) t vujm
ki (dej) t vujt
ki (dej) t vujn

passato

ki (dej) t kisha zgjuar


ki (dej) t kishe zgjuar
ki (dej) t kish zgjuar
ki (dej) t kishm zgjuar
ki (dej) t kisht zgjuar
ki (dej) t kishn zgjuar

ki (dej) t kisha matur


ki (dej) t kishe matur
ki (dej) t kish matur
ki (dej) t kishm matur
ki (dej) t kisht matur
ki (dej) t kishn matur

ki (dej) t kisha vun


ki (dej) t kishe vun
ki (dej) t kish vun
ki (dej) t kishm vun
ki (dej) t kisht vun
ki (dej) t kishn vun

Ottativo
presente

zgjofsha
zgjofshe
zgjoft
zgjofshim
zgjofshit
zgjofshin

matsha
matshe
matt
matshim
matshit
matshin
passato

vufsha
vufshe
vuft
vufshim
vufshit
vufshin

131
paa zgjuar
(raro)

paa matur
(raro)

paa vun
(raro)

Imperativo
presente

zgjo
zgjoni

mat
matni

vur
vuni

Participio
zgjuar

matur

vun

Infinito
pr t zgjuar

pr t matur

pr t vun

Gerundio
tue (tuke) zgjuar tue (tuke) matur

tue (tuke) vun

132

Forma passiva/riflessiva
zgjonj svegliare mas misurare vu (o v) mettere
Indicativo
zgjonem
zgjone
zgjonet
zgjonemi
zgjonij
zgjonen

presente
matem
mate
matet
matemi
matij
maten

vuhem
vuhe
vuhet
vuhemi
vuhij
vuhen

jam zgjuar
je zgjuar
(isht) zgjuar
jemi zgjuar
jini zgjuar
jan zgjuar

passato prossimo
jam matur
je matur
(isht) matur
jemi matur
jini matur
jan matur

jam vun
je vun
(isht) vun
jemi vun
jini vun
jan vun

zgjonesha
zgjoneshe
zgjonej
zgjoneshim
zgjoneshit
zgjoneshin

imperfetto
matesha
mateshe
matej
mateshim
mateshit
mateshin

vuhesha
vuheshe
vuhej
vuheshim
vuheshit
vuheshin

isha zgjuar
ishe zgjuar
ish zgjuar
ishm zgjuar
isht zgjuar
ishn zgjuar
u zgjova
u zgjove
u zgjua
u zgjuam
u zgjuat
u zgjuan

trapassato prossimo
isha matur
ishe matur
ish matur
ishm matur
isht matur
ishn matur
passato remoto
u mata
u mate
u mat
u matm
u matt
u matn

isha vun
ishe vun
ish vun
ishm vun
isht vun
ishn vun
u vura
u vure
u vu
u vum
u vut
u vun

133

kleva zgjuar
kleve zgjuar
kle zgjuar
klem zgjuar
klet zgjuar
klen zgjuar

trapassato remoto
kleva matur
kleve matur
kle matur
klem matur
klet matur
klen matur

futuro semplice
ka (do) zgjonem ka (do) matem
ka (do) zgjonesh ka (do) matesh
ka (do) zgjonet
ka (do) matet
ka (do) zgjonemi ka (do) matemi
ka (do) zgjonij
ka (do) matij
ka (do) zgjonen ka (do) maten

ka (do) jem zgjuar


ka (do) jesh zgjuar
ka (do) jet zgjuar
ka (do) jemi zgjuar
ka (do) jini zgjuar
ka (do) jen zgjuar

futuro anteriore
ka (do) jem matur
ka (do) jesh matur
ka (do) jet matur
ka (do) jemi matur
ka (do) jini matur
ka (do) jen matur

kleva vun
kleve vun
kle vun
klem vun
klet vun
klen vun

ka (do) vuhem
ka (do) vuhesh
ka (do) vuhet
ka (do) vuhemi
ka (do) vuhij
ka (do) vuhen

ka (do) jem vun


ka (do) jesh vun
ka (do) jet vun
ka (do) jemi vun
ka (do) jini vun
ka (do) jen vun

Congiuntivo

t zgjonem
t zgjonesh
t zgjonet
t zgjonemi
t zgjonij
t zgjonen

presente
t matem
t matesh
t matet
t matemi
t matij
t maten

t vuhem
t vuhesh
t vuhet
t vuhemi
t vuhij
t vuhen

t jem zgjuar
t jesh zgjuar
t jet zgjuar
t jemi zgjuar
t jini zgjuar
t jen zgjuar

passato
t jem matur
t jesh matur
t jet matur
t jemi matur
t jini matur
t jen matur

t jem vun
t jesh vun
t jet vun
t jemi vun
t jini vun
t jen vun

134

t zgjonesha
t zgjoneshe
t zgjonej
t zgjoneshim
t zgjoneshit
t zgjoneshin

imperfetto
t matesha
t mateshe
t matej
t mateshim
t mateshit
t mateshin

trapassato
t isha zgjuar
t isha matur
t ishe zgjuar
t ishe matur
t ish zgjuar
t ish matur
t ishm zgjuar t ishm matur
t isht zgjuar t isht matur
t ishn zgjuar t ishn matur

t vuhesha
t vuheshe
t vuhej
t vuheshim
t vuheshit
t vuheshin

t isha vun
t ishe vun
t ish vun
t ishm vun
t isht vun
t ishn vun

Condizionale

ki (dej) t zgjonesha
ki (dej) t zgjoneshe
ki (dej) t zgjonej
ki (dej) t zgjoneshim
ki (dej) t zgjoneshit
ki (dej) t zgjoneshin

presente
ki (dej) t matesha
ki (dej) t mateshe
ki (dej) t matej
ki (dej) t mateshim
ki (dej) t mateshit
ki (dej) t mateshin

ki (dej) t vuhesha
ki (dej) t vuheshe
ki (dej) t vuhej
ki (dej) t vuheshim
ki (dej) t vuheshit
ki (dej) t vuheshin

ki (dej) t isha zgjuar


ki (dej) t ishe zgjuar
ki (dej) t ish zgjuar
ki (dej) t ishm zgjuar
ki (dej) t isht zgjuar
ki (dej) t ishn zgjuar

passato
ki (dej) t isha matur
ki (dej) t ishe matur
ki (dej) t ish matur
ki (dej) t ishm matur
ki (dej) t isht matur
ki (dej) t ishn matur

ki (dej) t isha vun


ki (dej) t ishe vun
ki (dej) t ish vun
ki (dej) t ishm vun
ki (dej) t isht vun
ki (dej) t ishn vun

Ottativo

u zgjofsha
u zgjofshe
u zgjoft
u zgjofshim
u zgjofshit
u zgjofshin

presente
u matsha
u matshe
u matt
u matshim
u matshit
u matshin

u vufsha
u vufshe
u vuft
u vufshim
u vufshit
u vufshin

135

klofsha zgjuar
klofshe zgjuar
kloft (klofshit) zgjuar
klofshim zgjuar
klofshit zgjuar
klofshin zgjuar

passato
klofsha matur
klofshe matur
kloft (klofshit) matur
klofshim matur
klofshit matur
klofshin matur

klofsha vun
klofshe vun
kloft (klofshit) vun
klofshim vun
klofshit vun
klofshin vun

Imperativo

zgjou
zgjonij

presente
matu
matij

vuru
vuhij

Participio
zgjuar

matur

vun

Infinito
pr tu zgjuar

pr tu matur

pr tu vun

Gerundio
tue (tuke) u
zgjuar

tue (tuke) u
matur

tue (tuke) u
vun