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Cas a

- Resi d e nza -

Po li t iche So ci ali -

Im mig r a zi on e -

D ir i t t i

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s t r ada

di B ol og na fo nda to

da l le p e r s one

s e n za di mor a

B ol og na fo nda to da l le p e r s one s

giochi di società

L’inchiesta

del mese

pag.

“Aven Amenza, rumeni a Bologna”

pag 10

Il documentario “Below Sea Level”

pag 8

“On the road. Gli appuntamenti del mese”

pag 14, 15

8 “On the road. Gli appuntamenti del mese” pag 14, 15 L’enigma dei servizi Lo scorso

L’enigma dei servizi

Lo scorso luglio il Comune di Bologna ha deliberato la nascita dei Servizi sociali territoriali, uno degli atti di cui si compo- ne l’operazione di decentramento dei ser- vizi ai quartieri della città. Dall’inizio di ottobre la delibera è diventata operativa, il decentramento è avviato, ogni quartie- re si è dotato di uno sportello dove filtra- re e orientare le richieste di sostegno e di assistenti sociali che dovranno elaborare piani individuali di sostegno. Almeno que-

sto è previsto dalla delibera.

Forse a qualcuno la scelta di dedicare un numero del giornale a questo atto ammi- nistrativo può sembrare inopportuna, interessante per un circolo ristretto di addetti ai lavori, ma non certo per la città che vorremmo fosse il nostro pubblico. In realtà non è così. Il bilancio delle atti- vità delle politiche sociali pubblicato dal Comune per l’anno passato parla di 750 anziani e 420 minori accolti in strutture, circa 3400 nuclei familiari assistiti (di cui

1500 stranieri). Senza contare la cre- scente, e in gran parte inevasa, richiesta di alloggi di edilizia pubblica L’attività dei servizi sociali a Bologna riguarda un numero considerevole di cittadini che saranno di conseguenza toccati dai cam- biamenti in atto.

Ma non è solo questo il motivo del nostro interesse. A parlare di decentramento con gli operatori di strutture di accoglien- za notturna o diurna, più di un sopracci- glio si inarca. Chi lavora quotidianamente

con le categorie più socialmente disagiate (senza dimora, tossicodipendenti, migranti o le tre cose insieme) ha molti dubbi sulla reale accessibilità ai servizi per queste persone, all’indomani della riforma. Uno dei benefici del decentra- mento ai quartieri è l’avvicinamento dei cittadini alla “fonte” dei servizi: la filiera si accorcia, le responsabilità sono più facilmente individuabili, lo sportello diventa un luogo di prossimità facilmente frequentabile. - segue a pag 2 -

PRODURRE QUESTO GIORNALE COSTA 0,50 EURO • QUELLO CHE DATE IN PIU’ E’ IL GUADAGNO DEL DIFFUSORE QUALSIASI RICHIESTA DI SOLDI AL DI LA’ DELL’OFFERTA LIBERA NON E’ AUTORIZZATA

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p i az z a GGra n d e

Giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora

“Tendere un giornale è meglio che tendere una mano”

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Proprietà Associazione Amici di Piazza Grande Onlus

Direttore Responsabile Bruno Pizzica

Direttore Editoriale Leonardo Tancredi

Caporedattore

Jacopo Fiorentino

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Distribuzione Redazione Piazza Grande

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Idea Grafica:

Jacopo Fiorentino

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In Redazione:

Mauro Picciaiola, Marinella Elia, Carlotta Zarattini, Luisa Begani, Marika Puicher, Alessandro Casadio, Salvatore Giampiccolo.

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Hanno collaborato a questo numero:

Paola Faranda, Agenda, Roberta Francia, Salvatore Ognimè,

Vincenzo Conte, Sara Visintin, Daniele Barbieri

.

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Immagini La vignetta in prima pagina è di Alex Grande

* * *

Bologna

01.11.2008

Anno XV - Numero 149 16 pagine

Tipografia Nuova Cesat Firenze

Registrato presso il Tribunale di Bologna il 15/09/1995 n°6474

Ai lettori

Nel numero di Piazza Grande di

novembre ci occupiamo del “tema

scottante” di questi mesi: il

decentramento dei servizi sociali ai

Quartieri di Bologna.

Si tratta di una grande novità per il

mondo dell’esclusione sociale, che

interessa in primo luogo le istituzioni, ma

anche e soprattutto operatori e senza

dimora. In strada, nei dormitori e nei

centri diurni è grande la preoccupazione

che questo rimescolamento possa influire

negativamente sulla condizione dei

senzatetto.

Cosa succederà davvero lo si saprà tra

qualche mese: intanto noi abbiamo cer-

cato di capirne qualcosa di più.

Nelle pagine dell’inchiesta abbiamo

intervistato i responsabili di vari

quartieri, la portavoce della Consulta

contro l’esclusione sociale, il presidente e

il direttore dell’ASP Poveri Vergognosi e

alcuni operatori sociali.

Seguono le consuete rubriche su

cittadinanza, immigrazione, cultura e

l’agenda del mese con gli appuntamenti

culturali.

Il mese scorso a Bologna Marco

Farfallucci, un senza tetto da tanti anni

residente in città, è stato multato di 742

Euro per occupazione abusiva di suolo

pubblico.

Un gruppo di residenti del Quartiere

Saragozza domenica 26 ottobre ha orga-

nizzato una castagnata di solidarietà per

Marco. Hanno partecipato moltissime

persone: ci sembra giusto ringraziarle

tutte.

di Jacopo Fiorentino

jacopofiorentino@gmail.com

tutte. di Jacopo Fiorentino jacopofiorentino@gmail.com Q u a r t i e r e N a

Q u a r t i e r e N a v i l e . F o t o d i G a e t a n o M a s s a

Sommario

- L’enigma dei servizi

pag 1

- Ai lettori

pag 2

- Accade davvero

pag 3

- L’inchiesta del mese

pag

4, 5, 6, 7, 8, 9

- La città migrante

pag 10

.- La cultura è nelle strade

pag 11

- Diritti e cittadinanza

pag 12

- La pagina dell’Associazione

pag 13

la lettera

- Gli appuntamenti del mese

Alla redazione di Piazza Grande

Vi volevo ringraziare a nome degli inquilini di via stalingrado dell'Associazione Inquilini

Assegnatari-RdB per l'ottimo servizio che avete fatto tramite le pagine del vostro giorna-

le. In questa fase l'emergenza abitativa diventa, anche qui a bologna, sempre più pres- sante. Numerosi senza tetto ci contattano e stiamo per organizzare una campagna per aprire una trattativa con il comune in merito all'emrgenza abitativa. Cordiali saluti.

pag 14, 15

- Dove andare per

per AS.I.A.-RdB

pag 16

Lidia Triossi

- segue da pag 1 -

Sia gli amministratori sia i nuovi operatori, inoltre, potrebbero avere una conoscenza più diretta del territorio che favorirebbe la prevenzione delle situazioni critiche.

In generale, si tratterebbe di un passo in

avanti verso il cosiddetto welfare di comunità. Di tutto questo potranno beneficiare senza dubbio i cittadini residenti a Bologna, con un buon livello di integrazione e dimestichezza nella relazione con le istituzioni; persone che conoscono il territorio in cui vivono e sanno qual è il loro quartiere di riferimen- to. Ma che succederà alle persone che vivono

in strada a Bologna? A quale sportello si

rivolgeranno i non-residenti? Quale sarà il quartiere di riferimento di chi trascorre la giornata tra dormitori, mense e centri diurni in un continuo attraversamento dei confini di circoscrizione?

Su questi interrogativi gli operatori sociali dovranno confrontarsi con gli utenti, quando a gennaio sarà finita la fase di transizione e gli sportelli di quartiere lavoreranno a pieno regime. Preferiamo non assecondare i dubbi di chi teme che il decentramento sia un mezzo per privilegiare una fascia di utenza ai danni

di una più debole, ma meno difendibile. Al

momento, però, dobbiamo registrare un forte disorientamento da parte di chi deve eseguire la riforma, e le difficoltà degli

operatori non possono non ricadere sugli utenti.

Quello che ci pare importante ora è un appello alla tutela del patrimonio di esperienze e di buone pratiche di rete maturate in questi anno di lavoro contro l’esclusione sociale. Le competenze di chi lavora sul campo non devono essere disperse, ma trasmesse e valorizzate. Aspettiamo di valutare la riforma alla prova dei fatti e di poter dare presto la parola alle persone che dalla strada si presenteranno in quartiere.

di Leonardo Tancredi

leonardotancredi@gmail.com

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Accade d@vvero
Accade
d@vvero

Dal nostro sito, una rubrica che parla di casa, nuove povertà, diritti, immigrazione. A Bologna e non solo

13.10.08

A Firenze è reato “dormire

indecentemente”

L’amministrazione comunale di

Firenze, già tristemente famosa per

la prima ordinanza di “messa al

bando dei lava-vetri rom“, inventa il

reato di “sonno indecente”. Il 7

ottobre i Vigili Urbani sequestrano le

coperte a 50 Rom romeni: “Dormite

perché, si legge nel verbale “dormi-

vano in modo visibilmente indecen-

te”.

“Ciò che è accaduto è inammissibile

- commentano Stefania Micol, presi-

dente dell’associazione L’Aurora, e

Matteo Pegoraro, co-presi-dente con

Roberto Malini e Dario Picciau del

Gruppo EveryOne - e dimostra come

anche la città di Firenze segua isti-

un incontro urgente con le autorità

fiorentine al fine di trovare una solu-

zione tempestiva per queste perso-

ne. Le due associazioni fanno inoltre

appello a tutta la cittadinanza fio-

rentina, affinché, presso la sede de

L’Aurora in via dei Macci 11 si mani-

festi nel concreto solidarietà verso

famiglie disagiate e perseguitate,

portando semplicemente una coper-

ta, che divenga simbolo di fratellan-

sui cartoni” rispondono gli Urbani ai

tuzionalmente la corrente razzista e

za

e rappresenti una risposta civile

Rom infreddoliti. A fine settimana,

xenofoba che sta investendo l’Italia,

al

trattamento della Polizia

11 ottobre, nuovo raid dei Vigili che

stavolta multano i cinquanta Rom

perché “dormivano in modo visibil-

mente indecente”.

”Dormivano in modo indecente”:

vigili sequestrano le coperte

Il racconto dell’associazione Aurora:

”La polizia municipale ha se-que-

strato e distrutto le coperte da noi

distribuite a 50 rom alla stazione di

Santa Maria Novella”. Per loro anche

multe di oltre 165 euro

FIRENZE - La polizia municipale ha

ritirato a 50 rom romeni le coperte

che un”associazione di volontariato

aveva fornito loro. L’episodio è acca-

duto la notte del 7 ottobre a

Firenze, nei pressi della stazione

Santa Maria Novella. A riferirlo sono

i volontari dell’associazione

fiorentina L’Aurora Onlus che hanno

fornito le coperte ai nomadi che da

mesi dormono al freddo nei pressi di

Piazza Adua, in pieno centro storico

della città. Svegliate di soprassalto

le persone - riferiscono i volontari

dell’associazione - i vigili hanno inti-

mato loro di consegnare tutte le

coperte e a chi ha obiettato che

faceva troppo freddo, i vigili fiorenti-

ni hanno risposto ‘Dormite sui carto-

ni’. Tutte le 50 coperte sono state

dunque sequestrate e gettate,

davanti ai loro occhi, in un camion

della Quadrifoglio che procedeva

subito a macerarle. L’associazione

ha rifornito le coperte ai nomadi

venerdì sera ma nel fine settimana i

vigili sono ripassati e hanno multato

i nomadi con una multa di 165 euro

abbando-nando la via della tolleran-

za e del rispetto dei diritti umani per

im-bracciare quella della caccia allo

straniero e della criminalizzazione

della povertà. E’ uno scandalo civile

che in una città come Firenze non

solo non si attui alcun programma

per l’accoglienza di queste persone,

lasciandole girovagare per il centro

senza alcun mezzo di sussistenza né

alcuna proposta di inserimento

sociale, ma che soprattutto vengano

tolti loro con brutalità i pochi mezzi

per sopravvivere al freddo di e alla

condizione a dir poco precaria in cui

essi si trovano”.

“Abbiamo già denunciato l’accaduto

all’eurodeputata ungherese di origi-

ne rom Viktoria Mohacsì - spiegano

poi i leader del Gruppo EveryOne

Malini, Pegoraro e Picciau - affinché

lo riporti all’attenzione del

Parlamento Europeo e della

Commissione UE. Firenze diviene

triste-mente, con quest’episodio,

assieme a Pesaro - già all’attenzione

delle Istituzioni europee per il

preannunciato sgombero della locale

comunità rom romena, rifugiata in

un edificio abbandonato, in cui vi

sono malati con patologie cardiache

e tumorali molto gravi - e al resto

d’Italia, un ulteriore luogo dove, con

la persecuzione mista all’indif-feren-

za di autorità e istituzioni locali, si

vuole arrivare all’annientamento

crudele di esseri umani innocenti cui

non è offerta alcuna speranza di

integrazione”.

L’associazione L’Aurora e il Gruppo

EveryOne hanno chiesto a gran voce

Municipale.

22.10.08

@@@

Bologna. Multa record a senza-

tetto

I vigili urbani di Bologna hanno

compilato il verbale sulla base dell'

art.21 del Codice della strada, che

punisce “opere, depositi e cantieri

stradali” non autorizzati, anche

temporanei, che avvengano su aree

destinate alla circolazione o sosta di

veicoli e pedoni

Clochard Bologna, 22 ottobre 2008

- Multa record a un senzatetto in

piazza San Francesco a Bologna:

dovra’ pagare 742 euro perche’,

secondo i vigili urbani, che hanno

compilato il verbale, ha violato il

Codice della strada. Come?

Eseguendo il “deposito” sul suolo

pubblico di materiali (quali cartoni,

carrelli, indumenti, bottiglie e zaini,

dice il verbale) senza autorizzazio-

ne.

L’articolo in questione e’ il numero

21 del Codice della strada, che

punisce “opere, depositi e cantieri

stradali” non autorizzati, anche

temporanei, che avvengano su aree

destinate alla circolazione o sosta di

veicoli e pedoni. La multa minima e’

di

715 euro. Quella che i vigili urba-

ni

hanno fatto al senzatetto 54enne

(originario di Pistoia) che ieri era in

piazza San Francesco, e’ di 742

euro.

In sostanza, secondo i Vigili urbani

in servizio in piazza San Francesco,

i carrelli, i cartoni e gli indumenti

vari che il senza fissa dimora aveva

al seguito, vanno considerati un

“deposito” di materiali non autoriz-

zato. E il senzatetto dovra’ anche

provvedere, a sue spese, al “ripri-

stino dei luoghi”.

Oltre al verbale della multa, i vigili

urbani hanno denunciato il 54enne

(gia’ noto alle forze dell’ordine) per-

che’ si trovava in citta’ nonostante il

foglio di via gia’ emesso per lui dal

Questore di Bologna. Il senza fissa

dimora che ha ricevuto la sanzione

“record” e’ lo stesso che, qualche

tempo fa, era stato allontanato da

piazza San Francesco sempre dalla

Polizia municipale e senza un reale

motivo.

L’episodio era stato denunciato, in

una nota, dal leader dei

Disobbedienti Gianmarco De Pieri,

che aveva assistito alla scena.

Allora i vigili urbani, scrisse De

Pieri, si erano appellati al rispetto di

una ordinanza. Questa volta, hanno

applicato il Codice della strada.

21.10.08

@@@

Il SottoSopra compie dieci anni

Il Centro Serale SottoSopra ha

compiuto dieci anni e ha organizza-

to una festa che si è tenuta il 21

ottobre dalle 17 in poi in via

Terraglia Levante 1/A, Sant'Agata

Bolognese. Durante la serata ci

sono state proiezioni video,

istallazioni foto, musica,

crescentine. Il SottoSopra è una

struttura intermedia a bassa soglia

per il reinserimento di soggetti

tossicodipendenti promossa dal

SERT di San Giovanni in Persiceto,

A.USL Bo.Nord

a cura di Jacopo Fiorentino

redazione@piazzagrande.it

L’inchiesta del mese

Dubbida

operatori

Dispersionedi

competenzee

disorientamento

degliutenti

Da un mese a Bologna un grande cambiamento ha interessato uno dei settori che storicamente ha

contraddistinto l’impronta politica delle amministrazioni comunali sotto

le Due Torri. Parliamo dei servizi

sociali. A partire dal 2 ottobre scorso

sono stati attivati i servizi sociali territoriali, con il passaggio di consegne dalla centralità dello Sportello sociale al decentramento degli sportelli di quartiere.

Attualmente i servizi vivono una fase

di transizione caratterizzata da una

grande incertezza nell’individuare responsabilità e competenze, e perplessità rispetto alle conseguenze che questa trasformazione avrà sul soddisfacimento delle richieste degli utenti e sul lavoro degli operatori sociali. Proprio da questi ultimi arrivano le voci più critiche:

chiedono maggiore chiarezza sull’impianto del nuovo assetto e garanzie per l’accesso ai servizi per quella categoria di persone, senza

dimora italiani e stranieri, che vivono

in condizioni di grave disagio sociale.

“Uno straniero arriva a Bologna, non ha casa, dorme una settimana in piazza Martiri, dopo di che un vigile gli dice che lì non può restare, che deve andarsene. Lo straniero deve capire che se ha dimorato una settimana in piazza Martiri deve andare al Quartiere Porto perché se va in un altro quartiere qualcuno potrebbe dirgli cosa vuoi da noi? Devi andare nel tuo quartiere. Una difficoltà in più per persone che difettano in comunicazione, relazioni, informazioni, poi magari apprendono velocemente, ma sul momento lo spaesamento si amplifica.”

Il caso esemplare che racconta Giorgio, uno degli operatori che ha accettato di discutere con noi delle conseguenze del decentramento dei servizi sociali verso i quartieri, individua uno degli aspetti più controversi di questo processo di cambiamento in atto, quello dell’accesso ai servizi per le persone non residenti a Bologna. Ma i nodi critici non si esauriscono qui. Oltre a Giorgio, partecipano alla chiacchierata Benedetta, Sara, Claudia, Francesca e Massimiliano, tutti loro lavorano quotidianamente in strutture d’accoglienza notturne o diurne. Scopriamo che l’incontro non serve solo a noi per portarne un resoconto sul giornale, ma è un momento utile di con- fronto anche per loro, dato che grande è la confusione sotto il cielo. “Il servizio sociale adulti si smembra – prova a mettere ordine Benedetta – ogni quartiere avrà un assistente sociale che gestirà l’accesso. Questo può essere già organico al quartiere, che si occupi di minori o di anziani o di altro passerà allo sportello, oppure dall’attuale sportello unico di via Sabatucci verrà dislocato ai

sportello unico di via Sabatucci verrà dislocato ai quartieri.” Ma gli assistenti sociali provenienti dai

quartieri.”

Ma gli assistenti sociali provenienti dai quartieri avranno le competenze necessarie per relazionarsi con un tipo di utenza come quella che si rivolgeva allo sportello sociale? I dubbi proliferano. “Ho sentito dire che sarà possibile lavorare allo sportello anche per semplici impiegati amministrativi con esperienze completamente diverse – dice Sara. Il sentito dire dilaga, e come ammettono i nostri stessi interlocutori che per il mestiere che fanno dovrebbero essere ben informati, questo è indice del momento generale di confusione. La riforma prevede che dopo il primo colloquio, l’utente incontri l’assistente sociale che analizza il caso e elabora un “piano di assistenza individuale”, ritagliato sui bisogni specifici della persona. È questa l’impostazione dei “nuovi” servizi sociali territoriali:

interventi sulla persona e distanze ridotte tra l’erogatore del servizio e l’utente. Ma agli operatori questa non sembra una vera novità. “Qualsiasi servizio professionale – dice Giorgio – sportello sociale adulti, Ser.T ecc. quando fa un’analisi del caso, studia il soggetto e cerca di capire come agire progettualmente con quella persona. Finora insomma non mi pare che ci sia qualcosa in più. Se sei del Quartiere Savena non vai in via Sabatucci (quartiere S. Vitale, ndr) ma ti fermi in via Faenza, non mi pare che ci sia una grossa novità…”

Quello del ruolo degli operatori di sportello è un tema caldo. Francesca incalza: “La cosa che a me salta più agli occhi è la discrezionalità che può avere il singolo operatore del quartiere sulla persona che si rivolge allo sportello per la prima volta, magari arrivando da fuori Bologna. Quello che faceva la lista unica, che aveva alle spalle un lavoro di rete, adesso dovrà fare il singolo operatore. E poi con quale criterio una persona che dorme su una panchina piuttosto che in dormitorio viene assegnato a un quartiere o a un altro? Non è stato espli-

I l c e n t r o d i u r n o d i v i a d e l P o r t o . F o t o d i M a r i k a P u i c h e r

citato abbastanza questa procedura.”

Sara è fresca di un incontro con l’Assessorato e riporta delle indicazioni di massima secondo le quali i criteri non sono così netti, la valutazione sarà fatta caso per caso, si terrà conto anche di quanto i quartieri sono oberati di richieste e si dirotterà l’utenza da un quartiere all’altro. L’immagine di un pellegrinaggio tra mense, dormitori, docce, Ser.tT sparsi sul territorio viene evocata nella discussione. “È vero che ci saranno dei quartieri assolutamente sovraccarichi – dice Benedetta - per esempio il Navile ha il dormitorio Zaccarelli, la struttura di via del Gomito, quelle per i migranti, il carcere; il quartiere Porto ha il centro diurno e la stazione, San Vitale ha il dormitorio Beltramei. Come gestiranno questa utenza? Da noi (dormitorio Zaccarelli, ndr) la maggioranza degli ospiti è residente in struttura, saranno tutti a carico del quartiere Navile?”

Anche su questo punto la chiarezza latita, quella in dormitorio, infatti, potrebbe essere considerata una “residenza sociale” e i titolari alla stregua di senza dimora, categoria che sembra essere avvolta dai dubbi maggiori. A sentire gli operatori è ancora poco chiaro se saranno gli sportelli di quartiere a smistare le richieste degli utenti o se questi ultimi potranno scegliere a quale quartiere rivolgersi. Entrambi i casi potrebbero avere controindicazioni:

“L’utente – interviene Claudia – dichiara di stare in un posto piuttosto che in un altro a seconda della maggiore “generosità” di un quartiere. Sappiamo tutti benissimo che il passa parola è più forte di qualunque indicazione degli operatori, alcuni sportelli sarebbero oberati di richieste.” Giorgio rincara la dose: “è gia successo che qualcuno si fingesse alcolista perché pensava che tramite il Sert.T potesse ottenere più assistenza, non vedo perché non dovrebbe succedere con diversi quartieri.” Intorno al tavolo in cui incon- triamo gli operatori delle strutture d’ac-

coglienza i nodi critici del decentramento

si snocciolano come grani del rosario. Per

tirare le somme proviamo ad alzare lo sguardo e a fare considerazioni di carattere più generale. Comincia Massimiliano che vede questo nuovo assetto dei servizi poco adatto a una città come Bologna: “Una cosa così ha senso a

Roma, dove le municipalità sono realtà territoriali grandi e dove davvero una

persona passa la giornata senza uscirne,

a Bologna è un continuo passare dei

confini dei quartieri, è una città piccola,

impossibile dire dove si passa la maggior parte del tempo.” Francesca e Claudia, ma la pensano così anche i loro colleghi, pongono ancora l’attenzione sui senza dimora, il tipo di utenza che conoscono meglio. “Questo cambiamento non è per loro. L’avvicinamento dei servizi alle persone, risponde alle esigenze di cittadini integrati, con lavoro e casa, per loro certo è comodo avere uno sportello di quartiere. Ma per le persone con cui

siamo a abituati a lavorare noi è forte il rischio della dispersione e della perdita di fiducia nei servizi.”

A Giorgio le battute conclusive, e

finalmente si parla anche di soldi: al mancato incremento delle risorse si accompagna il rischio di una perdita dell’esperienza di lavoro in rete. “Visto

che le risorse non sono aumentate, allora

mi chiedo perché abbiamo fatto tutto ciò?

Perché poi la persona arriva al quartiere

e gli viene detto lei può andare allo

Zaccarelli, al Beltrame o al Lombardia? Una risposta che già c’era. Per anni la rete nella quale abbiamo lavorato ha prodotto anche pensiero: abbiamo fatto presente che stavano cambiando i bisogni degli utenti, che il sanitario entrasse di più nel sociale e che si facesse carico di alcune patologie. Io di tutto questa non ne ho più sentito parlare. Allora una preoccupazione ce l’ho.” Ed è un cruccio che non possiamo non condividere.

di Leonardo Tancredi leonardotancredi@gmail.com

Al di là del vetro

Intervista a Gabriella Penna,

responsabile del Servizio Mobile di

Piazza Grande.

Il decentramento dei Servizi sociali

dal Comune ai quartieri ha causato

cambiamenti nel modo di lavorare di

molti operatori. Ci è sembrato giusto

raccogliere le impressioni di chi si

deve confrontare con questa

situazione amministrativa.

Gabriella non nasconde l’irritazione per

l’ennesima modifica nella gestione dei ser-

vizi sociali a Bologna. Il continuo ridefinir-

ne l’assetto provoca infatti sensibile smar-

rimento sia negli operatori che negli uten-

ti; le reazioni di questi ultimi al ‘nuovo

corso’, riferisce la responsabile, sono allo

stesso tempo di sarcasmo e rassegnazio-

ne. Sentimenti più che giustificati se ci si

sofferma a riflettere su un caso che

Gabriella vuole portare all’attenzione dei

lettori.

Nel mese di ottobre è arrivata una segna-

lazione da uno dei quartieri della città al

Sabatucci che a sua volta ha contattato

Monica Brandoli, responsabile delle Unità

di Strada. Brandoli ha quindi allertato il

Servizio Mobile di Piazza Grande, che ha

sollecitato la persona segnalata a rivolger-

si al quartiere da cui era partita la richie-

sta di intervento. Inoltre, con ogni proba-

bilità, questa persona sarà indirizzata al

Sabatucci, secondo punto della nostra fitta

rete assistenziale.

Si sa, esistono reti anche a maglia larga,

ma ciò non consola. Per la responsabile del

Servizio Mobile di Piazza Grande è chiaro:

l’introduzione dello sportello di quartiere

costituisce un passaggio in più e una per-

dita di tempo per gli utenti. E non è di

sicuro la perdita più dannosa perchè è la

fiducia nei servizi a venir meno.

La maggior parte dei senza fissa dimora,

infatti, si trova a vivere una situazione per

cui rivolgersi ai servizi e farsi seguire

costantemente costituisce uno sforzo non

indifferente.

Questa fatica non sarà alleviata dalla mac-

chinosità prodotta dal nuovo sistema.

Anzi. Secondo l’opinione di un operatore

del dormitorio d’emergenza di Via

Lombardia, il decentramento dei Servizi

sociali dal Comune ai quartieri,

abituati a lavorare sui residenti, sembre-

rebbe proprio pensato per scoraggiare l’af-

fluenza dell’utenza, in particolar modo di

quella non residente. Bologna è considera-

ta la città dei servizi e da sempre attira

molte persone disagiate provenienti da

altri centri nazionali e non.

Le molle reali del cambiamento di ammini-

strazione, che l’operatore riassume

nell’espressione ’Dividi et impera’ , sareb-

bero dunque legate a una questione di

ordine pubblico, di monitoraggio e di

alleggerimento del carico di lavoro.

La preoccupazione maggiore della

responsabile del Servizio Mobile riguarda

invece le lacune che il sistema andrà a

creare: “Ciò che mancherà totalmente

sarà il vedere da vicino le situazioni, il

contatto diretto con le persone, il toccarle

fisicamente”.

Gabriella è un’operatrice che conosce

molto bene la realtà della strada e sottoli-

nea l’importanza dell’instaurare un

rapporto di fiducia paritario con chi la vive.

Uno sportellista dietro un vetro assume

una posizione di distacco che ingenera un

senso di subalternità nell’utente non

stimolando la confidenza e la

sincerità necessaria per esporre

determinate problematiche.

“Non ti ricordi più”, mi apostrofa Gabriella,

“ la differenza tra il professore che tiene

una lezione con la cattedra frapposta alla

classe e un altro che ci si siede sopra e

costruisce una relazione con gli studenti?”.

La responsabile del Servizio Mobile si

dovrà limitare ad indirizzare le persone

allo sportello del quartiere. ‘Quale quartie-

re?’ viene spontaneo domandarsi.

Chiunque abbia un po’di frequentazione

con le persone che vivono per strada è a

conoscenza del fatto che non tutte dormo-

no sempre nello stesso posto e che spesso

si

riesce a contattarle una volta solamente

e

non ci si può quindi attenere al criterio di

dirigerle all’Sst (Servizio sociale territoria-

le) del quartiere in cui le si vede più spes-

so.

“Dovrò iniziare a girare con lo stradario!”

polemizza scherzosamente Gabriella.

di Roberta Francia

roberta.francia2@studio.unibo.it

Antoniano:

preoccupa il caos

Il Centro d’Ascolto Antoniano si occupa di offrire sostegno ad adulti in situazione di disagio, il genere di persone che saranno coinvolte in prima persona dal cambiamento dei servizi sociali. Perciò abbiamo intervistato Ilaria Arcara e Daniela Ghinello, operatrici del Centro d’Ascolto Antoniano.

Paolo Mengoli, presidente di Caritas, che gestisce uno sportello analogo, ha preferito invece non esprimersi sul decentramento poiché si trova ancora in fase transitoria.

Secondo Ilaria il progetto di decentramento “è condivisibile e trova la sua logica in una maggiore vicinanza al cittadino e al territorio. Il problema attuale è invece quello della transizione: il servizio dovrebbe già essere operativo ma in realtà non è così”.

L’inchiesta del mese

Ilaria spiega che un ulteriore problema riguarda il trasferimento degli assistenti sociali. “In base al principio per cui gnuno lavorerà nel proprio territorio, cambieranno gli assistenti sociali. Ci auguriamo ci sia un passaggio di consegne. In passato è successo che il nuovo assistente arrivasse senza essere stato debitamente informato sulla situazione delle persone con cui doveva lavorare. Questo porta ad abbandoni da parte degli utenti nonché ad una crescen- te sfiducia nei confronti del servizio”.

E gli utenti? “Le persone – dice Ilaria-

ancora non sono ben informate sullo sportello. Chi vive in strada, questo è il vero problema, sente come un disagio il muoversi verso i servizi sociali. Le persone sono stanche di sentirsi mandare da uno sportello all’altro. Noi cerchiamo di sfruttare il contatto quotidiano che abbiamo con chi viene alla mensa per avvicinarli. In questo modo possiamo consigliarli sui vari servizi a cui rivolgersi. In ogni caso ogni volta è una lotta: le persone sono esasperate da questi rinvii continui”.

Per quanto riguarda gli adulti il problema teoricamente non dovrebbe porsi, perché

il servizio è ancora gestito dall’ufficio

In

particolare il servizio sociale Adulti è

centrale. “In realtà- spiega Ilaria- le difficoltà della transizione nascono dalla

ancora competenza dell’ufficio centrale di

poca trasparenza riguardo i tempi e

via

Sabatucci. Iliaria spiega che nessuno

anche da questo ‘senso di fine

sa

dire con esattezza quando sarà

mminente’, se così si può chiamarlo.

decentrato anch’esso ai quartieri. “L’operatrice di uno sportello a cui ho telefonato – racconta Ilaria - non mi ha saputo indicare una data definitiva.

Molte pratiche e lavori vengono lasciati in sospeso perché il servizio è in fase di passaggio. Tuttavia, proprio perché ancora non è operativo, si rischia così di

Oltretutto l’operatrice, pur molto gentile,

creare dei vuoti”.

mi

ha detto che prima si occupava di un

tipo di lavoro diverso e in un altro territo- rio. Insomma, lavora allo sportello da un mese ma ancora non ha le competenze necessarie”. “Da un lato – continua - la colpa non è del singolo dipendente, dall’altro questo è un caso di disservizio.

Ilaria conclude dicendo: “Non c’è modo di sapere una data per il termine del passaggio e se tale data verrà rispettata. D’altro canto questo è un problema tipicamente italiano, che affligge molti altri settori oltre questo”.

L’utente non può sentirsi rispondere dall’operatore ‘Sono qui da un mese,

di Luisa Begani

ancora non lo so’. Avrebbe tutto il diritto

luy_7@hotmail.it

ad arrabbiarsi”.

Il servizio mobile di Piazza Grande. Archivio Piazza Grande
Il servizio mobile di Piazza Grande. Archivio Piazza Grande

Il servizio mobile di Piazza Grande. Archivio Piazza Grande

ad arrabbiarsi”. Il servizio mobile di Piazza Grande. Archivio Piazza Grande piazza grande • n°149 •

L’inchiesta del mese

In questa pagina facciamo il punto della situazione di alcuni dei Quartieri di Bologna maggiormente interessati al fenomeno dell’esclusio- ne sociale

Quartiere

Navile

Il quartiere Navile nasce come tale nel 1985,

quando vengono accorpati i tre precedenti quar- tieri Lame, Bolognina e Corticella. Oggi è uno

dei più estesi territorialmente e più densamente popolati di Bologna. Per fare un confronto, rispetto al Navile il quartiere Santo Stefano, a quasi parità di estensione territoriale (il secondo

è leggermente più grande), ha una densità di

popolazione nettamente inferiore così come una presenza di residenti stranieri pari alla metà. Al Navile la popolazione residente straniera, attualmente pari al dodici per cento del totale, è andata crescendo progressivamente negli anni. Per questo il Navile è l’unico quartiere ad avere due sportelli sociali, uno in zona Bolognina e uno in zona Lame.

Il Navile sta subendo negli ultimi anni profonde

trasformazioni, come l’apertura della nuova sede del Comune, i lavori per la Tav, l’urbaniz- zazione dell’area dell’ex Mercato Ortofrutticolo. Si aggiunge ora la trasformazione dei Servizi Sociali, che da ottobre sono stati decentrati dalla sede centrale a vari quartieri. Gli sportelli

sociali di ciascun quartiere forniranno un servi- zio di informazione su servizi socio- assistenziali offerti dal Comune, dall’USL e altri enti, oltre che di orientamento alla rete dei servizi. Abbiamo intervistato Claudio Mazzanti, Presidente del Quartiere Navile, e i responsabili

di due settori degli sportelli.

Mazzanti spiega che “il disegno era previsto già dal 1998 ma fu interrotto nel 1999 con l’arrivo della nuova giunta Guazzaloca. Attualmente è stato decentrato tutto il settore delle scuole nido e materne, quello socio-assistenziale e adolescenti. L’unica cosa rimasta in centro è il settore famiglie, che prima o poi sarà decentra- to, e le emergenze, come per esempio il carce- re”.

Mazzanti smentisce alcune delle preoccupazioni destate dal cambiamento, come quella di possi- bili “buchi” nell’erogazione del servizio durante il trasferimento, assicurando che l’assistenza è sempre stata garantita. Un altro problema solle- vato dai detrattori del cambiamento, è quello della perdita di professionalità e competenze degli operatori. Mazzanti risponde che “alcune persone che lavoravano in centro si erano crea- te nel tempo delle nicchie di posizione. Con il decentramento si trovano ora a dover affrontare

la realtà del territorio, che comporta un lavoro

maggiore e più difficile. Questo ha scomodato e rotto dei giochi consolidati”. In un quartiere come il Navile un cambiamento dei servizi sociali ha un’importanza considerevo- le. In primo luogo per la sua popolazione così numerosa; in secondo, per l’alta percentuale di stranieri. Inoltre “il quartiere sta subendo tra-

sformazioni pesanti -spiega Mazzanti- Sono pre- visti tra i dieci e i quindici anni di lavori, per cui occorreranno circa trenta- quaranta mila operai. Perciò la dinamica immigratoria è nei fatti, non

si può negare”. “Il problema –continua- è di tipo

culturale e di rispetto delle regole. Da una parte chi viene nel nostro paese deve rispettare la Costituzione. Dall’altra occorre un’operazione socio-culturale per far conoscere le tradizioni dei vari paesi, in modo che gli stranieri possano inserirsi senza perdere la propria cultura d’origi- ne. L’ignoranza sulla cultura dell’altro è ciò che genera paura”. “Sul piano dei servizi –conclude- noi non discriminano, tutti sono trattati allo stesso modo a patto che siano in regola”.

Domando a Mazzanti quali sono i progetti futuri per il miglioramento del servizio. “In questo momento –risponde- ciò che ci preoccupa mag-

giormente sono i tagli previsti dalla legge 113 e dalla Finanziaria, perché non sappiamo come incideranno. In ogni caso per noi il sociale è la priorità, quindi se si dovrà tagliare cercheremo

di farlo su altri fronti”.

si dovrà tagliare cercheremo di farlo su altri fronti”. Quartiere San Donato. Foto di Gaetano Massa
Quartiere San Donato. Foto di Gaetano Massa
Quartiere San Donato. Foto di Gaetano Massa

In giorni diversi incontro Daniele Degli Esposti, responsabile dello Sportello Minori e Adulti, e la dottoressa Milena Braca, responsabile dello Sportello Sociale e Anziani. Per entrambi non si può ancora dire se il decen- tramento sia efficace perché ci troviamo ancora in una fase di passaggio. Inoltre ritengono sia normale che un processo così delicato richieda un certo periodo di tempo. Degli Esposti aggiun- ge che “oltretutto per ora ci stiamo occupando qui solo dei minori, perché il settore adulti è ancora in capo al centro”. “Anche se il cambia- mento non è ancora valutabile–conclude- l’in- tento è buono perché presuppone un avvicina- mento al territorio e quindi alle persone”. “Soprattutto –sottolinea- a mio parere la funzio- nalità del servizio dipende dalla persona e dal suo modo di lavorare. Non è tanto importante la forma quanto il contenuto”.

Braca spiega qual è lo stato attuale del servizio. “C’è una prima fase, di cui ci stiamo occupando

e siamo a buon punto, che riguarda l’aspetto

tecnico, ovvero far sì che tutti gli operatori abbiamo un patrimonio informatico funzionan- te”. “C’è poi un problema di contenuti –aggiun- ge- perché molti dei nuovi arrivati vengono da

settori in cui non hanno mai avuto contatto con

il pubblico. Questa è la seconda fase, che pre-

vedo lunga e difficoltosa, almeno all’inizio. Gli operatori che da sempre fanno questo lavoro stanno fungendo da supporto per i nuovi colle- ghi”.

Secondo Braca, con lo smantellamento dello sportello centrale e la ripartizione del personale nei quartieri, molte persone che prima facevano un lavoro si trovano a farne un altro. “Imparare un nuovo mestiere non è cosa da poco. Molte persone si sono sentite a disagio nel dover affrontare la novità, l’incertezza e nuovi conte- nuti. Non è solo la paura del cambiamento. Si parla invece di lavorare in sportelli che devono accogliere persone con problematiche sociali quindi a maggior ragione è necessaria una certa capacità di relazione”.

Riguardo ai problemi specifici del Navile, essi sono dovuti al territorio esteso e alla quantità di persone. Per esempio la zona Corticella grava sullo sportello della Bolognina. Inoltre alcuni utenti, soprattutto anziani, non si sono ancora abituati alla novità e al fatto che lo sportello sia aperto solo due giorni a settimana. “Si presen- tano anche negli altri giorni e noi cerchiamo di erogare lo stesso il servizio”.

“Il mio parere sullo sportello –conclude- è che nel lungo tempo sarà una cosa positiva. Il pro-

getto in linea generale mi piace e penso sia giu- sto cercare risorse per migliorare l’assetto dei servizi. Tuttavia è un processo lento, che ha bisogno di molti passaggi concatenati, nei quali

a volte abbiamo un po’ la sensazione di perder- ci”.

di Luisa Begani

luy_7@hotmail.it

Quartiere San Vitale

Intervista a Margherita Parisini,

Responsabile dei Servizi Sociali

del quartiere San Vitale.

per il San Vitale, perché non avendo

un luogo unico dove poter fare spor-

tello, deve affrontare alcune fatiche

comunicative.

I dubbi sorgono quando si parla di

non residenti: “In questa fase di

rodaggio -spiega Parisini - è stata

fatta una scelta di buon senso: laddo-

ve si manifesti il problema se ne

In

questa fase transitoria di decentra-

occupa il quartiere di competenza, in

mento dei servizi sociali dal Comune

modo che chiunque possa avere un

ai

quartieri, Margherita Parisini cerca

punto di riferimento.

di

usare la maggior chiarezza possibi-

le

per delineare il quadro attuale della

Ad esempio il San Vitale offre un

situazione:”Dal 2 ottobre sono stati

minimo di orientamento alle persone

attivati gli sportelli, per il momento

senza fissa dimora ricoverate al

aperti solo due giorni alla settimana;

Sant’Orsola - Malpighi”. Parisini preci-

questo perché nel frattempo gli

sa che per quanto riguarda il servizio

impiegati, stanno ricevendo la giusta

rivolto agli adulti disagiati il Sst

preparazione per gestire un nuovo ed

(Servizio sociale territoriale) ha la

unico sistema informativo di registra-

responsabilità dell‘informazione, del-

zione dei dati di tutti i cittadini e

l’accesso e dell’elaborazione del piano

monitorare la tipologia di utenza che

assistenziale individualizzato (Pai),

si rivolgerà al quartiere”.

Parisini prosegue lamentando che non

è stato ancora implementato quanto

era stato richiesto per queste figure

professionali: una formazione volta

all’apprendimento delle tecniche di

primo colloquio indispensabili per

qualsiasi neo-sportellista.

Gli amministrativi, tutti provenienti

dal Comune, prima d’ora non aveva-

no mai avuto diretto contatto con il

pubblico. “La formazione” - specifica

Margherita Parisini - investirà in fasi

successive anche gli assistenti sociali

più per quanto riguarda il lavoro di

équipe del personale all’interno del

quartiere che per le competenze tec-

nico-professionali.

Questi operatori, infatti, si muovono

da tempo nei loro ambiti di intervento

e continueranno, fino al termine della

preparazione previsto per i primi mesi

dell’anno nuovo, a intervenire sul tar-

get d’utenza che già conoscevano”.

La collaborazione fra le varie figure

professionali permette di affrontare

insieme i problemi dei nuclei familiari,

anche se con qualche ostacolo in più

mentre gli assistenti sociali verifiche-

ranno l’efficacia del piano e a ridefi-

nirlo, se ce ne fosse bisogno.

”Il decentramento – conclude Parisini

- se da un lato è una scommessa

molto grossa perché il Sst deve coor-

dinare diversi tipi di intervento e può

dare solo tempi d’inizio ma non di

conclusione, dall’altro è un progetto

che permette di essere più vicini alla

cittadinanza e di tenere uniti divers

problemi sociali, facilitando anche la

collaborazione con il versante sanita-

rio. Il giudizio ai cittadini”.

di Roberta Francia

roberta.francia2@studio.unibo.it

L’inchiesta del mese

Quartiere

Porto

L’inchiesta del mese Quartiere Porto U n a p a r t i t a d
U n a p a r t i t a d i c a l
U
n a p a r t i t a
d
i c a l c i o a l c e n t r o Z o n a r e l l i , Q u a r t i e r e S an D on at o. F ot o di G ae ta no M as sa

assistenti sociali; “al momento – ci dice

la Responsabile – stiamo constatando

che il personale assegnatoci risulta esse-

Quartiere San Donato

Castagnoli alla struttura di via Beroaldo. Per gestire l’erogazione dei servizi nel 2009 dal Comune al quartiere San Donato verranno trasferiti 1.250.000 euro (un milione al Navile, 70 mila a Borgo Panigale), una cifra stimata in base alle caratteristiche del territorio. Uno degli indicatori usati per stabilire la

San Donato, quartiere popolare per eccellenza. Secondo solo al Navile per l’incidenza di cittadini stranieri
San Donato, quartiere popolare per
eccellenza. Secondo solo al Navile per
l’incidenza di cittadini stranieri residenti
(11% del totale), per anni identificato
come territorio difficile a causa della pre-
senza del Pilastro, l’area periferica che
negli anni ‘60 e ’70 ha conosciuto una
forte immigrazione dal Sud del Paese. Il
presidente del quartiere, Riccardo
Malagoli, riconosce le difficoltà ma non
nasconde la fiducia verso il decentra-
mento dei servizi sociali. Senza dubbio,
secondo lui, è un’opportunità per avvici-
nare le istituzioni ai bisogni dei cittadini.
ripartizione delle risorse tra i 9 quartieri
è la presenza di minori seguiti dai servizi.
In San Donato sono il 19%. “La risorse
non sono state divise per 9 – dice
Malagoli – ma facendo un’analisi dei
bisogni dei vari quartieri. È normale che
in un quartiere dove c’è il 25% di edilizia
sociale della città ci sia un peso sociale
diverso rispetto ad altri territori, però
questo crea anche una ricchezza nelle
pratiche di integrazione. Per esempio il
Centro Zonarelli è un di tentativo di inte-
grazione tra le varie anime e culture che
attraversano il nostro territorio.”
“È
una grande riforma che avrà bisogno
di
adeguamento a seconda delle diffi-
E di pratiche che favoriscano la convi-
coltà. Noi come quartiere abbiamo ripre-
so i lavori sul poliambulatorio Pilastro
che erano fermi da 4 anni per problemi
giudiziari e siamo riusciti a aprire in due
anni il poliambulatorio Beroaldo.
venza, ancor più che l’integrazione, ha
bisogno San Donato come altri quartieri.
Il presidente ricorda le difficoltà di inseri-
mento dei lavoratori meridionali al
Questo ci ha permesso di sgravare il
Pilastro di alcuni servizi e di aprirne altri
in un poliambulatorio all’avanguardia. In
quell’area abbiamo molti adolescenti
immigrati di seconda generazione, così
abbiamo creato un polo con assistenti
sociali, educatori, più altri servizi dell’Asl
rivolti ai giovani, con attenzione all’edu-
cazione sessuale. È importante secondo
noi il lavoro sulla prevenzione.”
San Donato sembra arrivare preparato a
quella che molti addetti ai lavori vedono
come una rivoluzione. La struttura desti-
nata ad accogliere lo sportello del servi-
zio sociale territoriale è già pronta: 3
uffici nel poliambulatorio Beroaldo,
manca ancora il personale, ma secondo
Malagoli questa è solo una disfunzione
“fisiologica”. Per il resto il quartiere è
ben attrezzato, anzi il presidente indica
punte di eccellenza. “Come lo sportello
lavoro che è solo qui, a Navile e a Borgo
Panigale; abbiamo lo sportello immigra-
zione che a differenza di altre esperienze
Pilastro quarant’anni fa e registra oggi la
diffidenza con cui gli immigrati di allora
accolgono gli immigrati di questa epoca.
“Negli ultimi 10 anni abbiamo avuto una
pressione di immigrazione che la Francia
ha avuto in 100 anni, con una serie di
ricadute che economicamente si fa fatica
a sostenere. Deve cambiare l’approccio,
non aspettare che la persona venga ai
servizi, ma elaborare percorsi sulle sin-
gole persone o famiglie. Non possiamo
più permetterci di tenere in carico ai ser-
vizi sociali persone per 10 anni, perché
intanto in quei 10 anni ne saranno arri-
vate tante altre che hanno bisogno di
fare il primo pezzo di percorso: lavoro,
casa, integrazione.”
Secondo Malagoli il cambio di rotta verso
il decentramento va nella direzione giu-
sta. “Più vicino sei alla realtà più è facile
avere una lettura anticipata dei cambia-
menti. E se riesci a anticiparli puoi
gestirli con le risorse che hai, se aspetti
che esplodano non hai più mezzi per
gestirli.”
da
noi è tenuto da personale del quartie-
re, che ha maturato una buona esperien-
di L.T.
za con la gestione del campo di acco-
glienza di S. Caterina.”
All’inizio di gennaio aprirà anche il Ser.T
e il Sokos (associazione di medici volon-
tari che cura gratuitamente migranti e
senza dimora) si trasferirà da via de

La riforma è arrivata anche nel

Quartiere Porto- Per capire come è

stato gestito il decentramento nel

quartiere abbiamo incontrato la

referente per i servizi sociali, Angela

Zecchi.

Le nuove responsabilità dei quartieri

implicano “ una riorganizzazione del ser-

vizio –ci dice la nostra intervistata – sia

per l’aumento del personale, sia per un

affluenza maggiore e più articolata di cit-

tadini”. “C’è inoltre bisogno – aggiunge-

di una maggiore integrazione a monte

con la Asl per programma re e gestire i

servizi sanitari”

Nel quartiere lo sportello per i servizi

sociali è attivo dal 2 ottobre scorso, e

riceve ogni giorno le richieste da parte

degli utenti, in particolare per quanto

re

scarso, soprattutto per quanto riguar-

riguarda i servizi dedicati ai minori. Non

da

il settore famiglia e minori”.

mancano altre tipologie di utenti adulti a

cui vanno poi aggiunti gli anziani, i cui

servizi sono a carico dei quartieri da

tempo.

Una delle funzioni dello sportello, ci dice,

è proprio quella di raccogliere dei dati

per capire le necessità dei singoli quar-

tieri. Anche perché, come afferma la

nostra intervistata “ la carenza di perso-

A

questo proposito bisogna ricordare che

nale ci costringe a selezionare delle prio-

la

transizione è ancora in atto, e che il

rità tra gli utenti “

passaggio della gestione dei servizi per

gli

adulti sarà completo solo per il prossi-

Riguardo al problema dell’accesso ai ser-

mo anno; “Al momento, e fino a dicem-

vizi delle persone non residenti. Angela

bre, – ci dice Zecchi – gli adulti accolti

Zecchi ci dice che si tende “a mantenere

dallo sportello vengono indirizzati al ser-

la

politica di erogazione anche in assenza

vizio sociale di via Sabatucci”. Si attende

di

residenza, anche se al riguardo c’è

il

nuovo anno anche per conoscere quali

bisogno di un progetto che tenga conto

fondi verranno assegnati ai singoli quar-

tieri: “ fino alla fine dell’anno – aggiunge

- noi possiamo andiamo avanti con i

fondi che avevamo; per il nuovo anno

vedremo cosa ci assegneranno.”

Allo stato attuale, una delle principali cri-

ticità è la carenza di spazi sufficienti per

le operazioni di sportello. “Il quartiere ha

sei sportellisti, - ci dice - ma non tutti

hanno la propria postazione”. Cosa che,

se da un lato può essere utile per la for-

anche dei costi”.

Per concludere abbiamo chiesto un giudi-

zio complessivo sulla gestione del decen-

tramento: “si è scelto di procedere con

un modello che vede il confronto dal

basso tra i responsabili dei vari quartieri

– ci dice Zecchi; se da un lato ciò rende

più lento il processo, dall’altro ritengo

che non risarebbe potuto procedere in

maniera diversa”. Anche se, aggiunge,

una “migliore pianificazione” e “indicazio-

mazione, dall’altro crea problemi dal

ni

più precise” avrebbero potuto facilitare

momento che “ fare attività di sportello

un

lavoro comunque di per se faticoso.

vuol dire avere a che fare con persone

che parlano dei propri problemi persona-

li”. Sulla possibilità di avere questi spazi

la nostra intervistata ci dice che un pro-

getto c’è, ma sulla tempistica non si

hanno informazioni precise.

Il personale è stato assegnato con l’inizio

del decentramento. Il compito di quartie-

ri

è ora di gestire le nuove competenze e

di

integrare il gruppo. La responsabile ci

informa, inoltre, che è previsto un grup-

po di monitoraggio sui bisogni formativi

del personale, che ha comunque già

beneficiato di alcuni corsi di formazione.

Oltre agli sportellisti il quartiere è

chiamato a gestire anche il lavoro degli

di Giuseppe Mele

mele.giuseppe@tiscali.it

L’inchiesta del mese

Parola

alla

Consulta

La Consulta per la lotta all’esclusio- ne sociale, che riunisce associazioni

e cooperative impegnate sul campo,

è diretta parte in causa dell’opera-

zione di decentramento dei servizi

sociali. In un’intrevista abbiamo chiesto a Teresa Marzocchi, portavo- ce della Consulta, di dipanare l’intri- cato bandolo della riforma e di indi-

viduare luci e ombre di questo nuovo

sistema.

Dal punto di vista teorico e di principio è molto condivisibile quello che è stato fatto. Sia chiaro come Consulta non inte- ressa tanto esprimere un parere rispetto al rapporto politico tra quartieri e Comune. Ci interessa il decentramento dei servizi sociali, perché sono i temi

rispetto ai quali noi possiamo interagire.

In generale è un’operazione molto positi-

va, perché avvicina i servizi sociali alla

gente, questo è il primo passo per orga-

nizzare welfare di comunità.

In Consulta avete individuato delle

fragilità della riforma?

Intanto capiamo il caos che ci è stato

adesso. Non voglio giocare al massacro,

ma ci sono state molte difficoltà. Non

dappertutto sono partiti gli sportelli, non

ci sono ancora risposte adeguate, c’è

scollamento ecc. però io penso che que-

sta sia un’operazione così delicata e così

rivoluzionaria che ci vorrà del tempo. Credo che la situazione precedente non

fosse così funzionale, secondo me un

servizio sociale che non era titolarità del

comune, ma era gestita da anni da una

cooperativa, anche politicamente era un impianto di non-responsabilità nei con-

fronti del cittadino. La responsabilità del

quartiere e del territorio per me tutela

alla lunga anche il diritto del cittadino,

perché se non funziona quello sportello il

cittadino ha a due passi l’ufficio del pre-

sidente del quartiere. Avremo forse

meno servizi, perché ci sono meno soldi,

però abbiamo una cosa ben definita, è

ritorio. E queste persone che sono anda-

te a lavorare agli sportelli non hanno

questa formazione, lavoravano in ammi-

nistrazione comunale e facevano lavori diversi. Magari bravissimi, ma facevano altro. Speriamo almeno che queste per- sone siano contente di aver cambiato e abbiano voglia di imparare.

Ci hanno già detto che in fase di transi-

zione per 6 mesi i dirigenti resteranno in

Comune a disposizione per dare indica-

zioni. La cosa che ci preoccupa è la gestione dei servizi trasversali: non c’è più il servizio immigrazione, non c’è uno sportello apposta, ma italiani e stranieri si rivolgeranno allo stesso sportello, cosa

giusta se vogliamo fare inclusione, men-

tre resterebbe a livello centrale un ufficio per le pratiche legali. Dai quartieri dovrebbero venire anche servizi di mediazione linguistica.

Una parte dei servizi continuerà a essere gestita dal Comune?

La programmazione territoriale dovrebbe

essere coordinata dal Comune che

dovrebbe seguire anche tutto il rapporto col terzo settore. Poi il coordinamento di tutte le strutture residenziali o i dormito- ri che non fanno riferimento ai quartieri. Tieni conto che alcuni di questi servizi

passano alle Asp, altra novità di rilievo. e

quindi il coordinamento viene fatto

tenendo i rapporti con queste figure. La

terza cosa è che il piano di zona ora si

chiama piano per la salute e per il

benessere, per la prima volta la regione

ha fatto il piano socio-sanitario unendo i

due aspetti. C’è il decentramento ma in

una ristrutturazione complessiva delle

politiche sociali di Bologna,

Come verrà gestito l’accesso ai dor-

mitori?

Probabilmente si manterrà una lista

unica per l’accesso ai dormitori, perché

sono gestiti dall’Asp, non dai quartieri. E

poi attualmente le strutture non sono

tutte uguali, lavorano per target, hanno

modalità di accesso differenti. Presso il

Servizio sociale adulti c’erano operatori

che gestivano la lista di accesso ai dor-

mitori, e attraverso riunioni periodiche si

elaboravono i cosiddetti percorsi. Questo

resta. C’è un regolamento appena sfor-

nato per la permanenza in dormitorio, però la linea di questa città e che deve

rimanere è che non si applicano le regole

rigidamente.

un passo avanti nella lotta di far diventa-

Si parla inoltre di Pai, piani di assi-

re

le risposte sociali come risposte dovu-

stenza individuale…

te.

Esiste un problema di competenze

riguardo agli operatori dei nuovi

sportelli?

Si è richiesto che le persone agli sportelli

fossero formate, poi ci hanno messo

quelli che avevano, dopo aver frequenta-

to un corso da Marina Cesari. Agli opera-

tori di sportello è richiesta una buona

capacità di relazionarsi con la persona

che ha davanti e allo stesso tempo deve

conoscere la macchina, chi fa cosa

rispetto ai servizi e deve conoscere il ter-

La presa in carico individualizzata è la

nuova impostazione che si vuole dare ai

servizi. La gestione del caso individuale,

vuol dire portare gradatamente la perso-

na a uscire dal dormitorio (dormitorio di

prima accoglienza, dormitorio un po’ più

emancipato e poi posti in appartamen-

to).

A Bologna, a differenza di altre regioni

d’Italia, i servizi li abbiamo, allora il

nostro compito deve essere accompa-

gnare le persone a un corretto utilizzo

dei servizi. Orientamento e allo stesso

tempo un’azione di empowerment.

Questo lo puoi fare solo se c’è un opera-

di empowerment. Questo lo puoi fare solo se c’è un opera- Quartiere San Vitale. Foto di

Quartiere San Vitale. Foto di Gaetano Massa

tore che conosce la storia del singolo che

si rivolge ai servizi e gli possa offrire

qualcosa in più di adatto alle sue esigen-

ze.

Ci

deve essere un operatore che aiuta a

capitalizzare le risorse di una persona,

un gestore del caso ch segue la rete, un

case manager.

Il decentramento è senz’altro un

cambiamento significativo nella

gestione dei servizi sociali, ma già l’anno scorso sono state introdotte

delle novità. Non credi che queste

trasformazioni in sequenza possano

creare disorientamento negli utenti?

I cambiamenti dell’anno scorso anno, la

lista unica, la chiusura del Drop in sono

state decisioni che hanno abbiamo subito

e che ritengo siano state fortemente

penalizzanti per l’utenza. È stata comun-

que una decisione sbagliata. Adesso senz’altro c’è disorientamento tra gli

operatori e questo ovviamente ricade

sull’utenza. Bisogna riconoscere che il

sistema sta tenendo grazie alla grande

disponibilità degli operatori dei diversi

servizi, tutte le cooperative hanno tenuto

duro, continuano a gestire i servizi,

anche se sono stravolti da un cambia-

mento così radicale. Gli impiegati pubbli-

ci sono ancora più in difficoltà perché si

trovano a affrontare un mestiere nuovo.

Ci saranno problemi secondo me per gli

utenti di bassa soglia per accedere agli

sportelli di quartiere che io considero di

più alta soglia. In alternativa, per la mia

esperienza, io farei uno sportello in dor-

mitorio, meglio che uno sportello in

quartiere diversificato per chi è più disa-

giato. Gli operatori dei dormitori sono più preparati con quel genere di utenza,

si può fare il primo pernotto diretto e poi

dal dormitorio si fa l’invio per il giorno

successivo. Anche per far sì che i dormi-

tori siano anche luoghi di costruzione di percorsi, stiamo attenti a non perdere la

capacità di pensare.

In generale, ritieni che questa rifor-

ma possa segnare davvero un pro-

gresso nel’erogazione dei servizi?

Dobbiamo rielaborare il sistema. Io sono

fiduciosa che possiamo farlo, l’abbiamo

fatto con la riduzione del danno quando era vivo ancora Massimo Zaccarelli e

costruimmo tutto il meccanismo che ha

funzionato fino a poco tempo fa. Ed era

un sistema socio-integrato, perché la

riduzione del danno aveva una forte pre-

valenza sanitaria. Io sento come se fos-

simo in quel momento.

a cura di Leonardo Tancredi

leonardotancredi@gmail.com

Il Comune passa la mano. Arrivano le ASP

Nel progetto di ristrutturazione dei servizi sociali, accanto al decentra- mento c’è la costituzione delle Aziende pubblica di servizi alla persona, le Asp. Sono tre, Giovanni XXIII, Irides e Poveri Vergognosi. Come si deduce dal nome, si tratta di società di proprietà pubblica (maggiore azionista il Comune) che sostituiranno l’ammini- strazione comunale nella gestione di alcuni servizi sociali. Giovanni XXIII e Irides si occuperanno prevalentemen- te di anziani e minori. Ai Poveri Vergognosi competerà la parte relati- va al disagio sociale degli adulti: uten- za e problemi che ci riguardano più da vicino. Abbiamo chiesto al presidente Paolo Ceccardi e al direttore Alessandro Montaperto di spiegarci ruolo, obbiettivi e prospettive dei Poveri Vergognosi.

Ceccardi. L’Asp deve partire da quello che il comune di Bologna ha passato come atti- vità. Mentre noi avevamo come attività storica case di riposo, case protette, centri diurni, appartamenti protetti. L’amministrazione comunale con la delibe- ra del 17 ottobre ci passa i servizi residen- ziali a bassa soglia per persone adulte, i gruppi appartamenti per persone adulte, i servizi diurni residenziali per persone adul- te, il pronto intervento sociale, lo sportello protezione internazionale, centri d’acco- glienza per cittadini stranieri immigrati, interventi all’interno della casa circondaria- le, l’albergo popolare, le residenze per cit- tadini fuori sede. Poi si sta lavorando sul contratto di servizio col comune di Bologna che determinerà effettivamente su questi elementi cosa andremmo a fare.

Come vi siete preparati per affrontare questo compito?

Ceccardi. Storicamente non abbiamo mai fatto questo tipo di attività, ci siamo dovuti strutturare. Abbiamo acquistato una sede in via del Milliario, una palazzina che abbiamo dovuto ristrutturare. Ci saranno uffici ad appartamenti per la seconda acco- glienza, più un capannone che utilizzeremo come officina sociale, per avviamento al lavoro di persone disagiate. Inoltre, stiamo facendo un bando per avere un altro edifi- cio in zona stazione. Nella ristrutturazione della stazione ci sono una serie di movi- menti che avvengono, vorremmo dare una sede tutte le associazioni che ci operano, in più vorremmo fare un discorso sulle nuove povertà, siamo in collegamento col last minute market. Inoltre, vorremo fare una verifica e una ristrutturazione di tutti i servizi, perché probabilmente alcuni sono vetusti; vorremmo fare, consentitemi la parola il tagliando ai servizi che il comune ha offerto in questi anni, perché forse serve anche qualcosa di nuovo.

Potreste dirmi qualcosa in più riguar- do ai progetti sulla stazione?

Alessandro Montaperto. Pensiamo di offrire alle associazioni che lavorano nel

L’inchiesta del mese

alle associazioni che lavorano nel L’inchiesta del mese L a s a l a d ’

L a s a l a d ’ a s p e t t o d e l l a s t a z i o n e d i B o l o g n a . F o t o d i G a e t a n o M a s s a

contesto-stazione, tra le quali Avvocato di strada, uno spazio vicino ai potenziali utenti. Ci sarà anche degli uffici per l’atti- vità interdisciplinare degli studenti dell’uni- versità di Bologna. Stiamo costruendo con la facoltà di Agraria, e con professori di altre facoltà e loro studenti, un progetto che veda emergere il tema delle nuove povertà. Vorremmo unire a una parte scientifica una parte pratica che è quella della distribuzione di generi alimentari e vestiti. Abbiamo un report di 73 associazio- ni di volontariato, comprese le parrocchie, che operano nel campo. Non vogliamo sostituirci a loro, vogliamo fare in modo che raggiungano più famiglie e in modo più proficuo. La distribuzione non sarà in loco, ma recapitaremo a domicilio alle famiglie attraverso le associazioni. Anche lì vorrem- mo collegarci col sistema della grande distribuzione, non ponendoci in competizio- ne con chi già opera nella distribuzione e nel recupero dello spreco, ma “efficientan- do” completamente il sistema. Un’anticipazione: una piattaforma tecnolo- gica per essere il terminale delle richieste delle associazioni, e essere noi a dialogare con la grande distribuzione per andare a prendere quello di cui hanno bisogno le associazioni.

Ci saranno altri partner in questa ope-

razione?

Montaperto. In tutto questo abbiamo anche coinvolto gli istituti di credito, con la fondazione Carisbo, che ha già investito in Microbo che è un sistema di credito per le piccolissime realtà imprenditoriali. Con Emilbanca vorremo creare un fondo di garanzia per l’accesso al credito delle fami- glie in stato di bisogno. Noi dobbiamo andare a stanare la povertà silente che non riusciamo a captare, la povertà che è decorosa, dignitosa. Quindi, non solo ero- gazione del servizio che quello che un Asp deve fare nei confronti dei quartieri, ma anche tutta questa nuova progettualità che vogliamo mettere in piedi coi quartieri, la collaborazione con le istituzioni, ma anche con chi opera oggi, il mondo associativo. Rendersi disponibili nel pieno principio della sussidiarietà.

La distribuzione a domicilio non soddi-

sferebbe però le richieste delle perso-

ne che in stazione ci vivono

Ceccardi.Stiamo vedendo come dare que-

sto tipo di risposta. Il problema è il cosid- detto bivacco in zone che sono anche di carattere residenziale, non solo commer- ciale. Io credo che bisogna partire dal con- cetto che non è che noi arriviamo e risol- viamo ogni tipo di problema. I Poveri ver- gognosi hanno una storia di oltre 500 anni che è quella di aver fatto interventi con grande passione e efficacia. Quello che voglio dire, noi ci siamo dati una sede, abbiamo pensato all’avviamento al lavoro, ma non possiamo essere solo a noi a inter- venire. Sulla stazione abbiamo pensato alla novità del progetto che avrebbe buttato fuori tutto l’esistente e che dovremo vede- re come affrontare. Noi siamo lì, saremo lì con i nostri operatori, col nostro vice presi- dente, Amelia Frascaroli che ha sempre lavorato in questo settore. Vedremo che risposte dare, ma adesso dire come risol- vere il problema…noi ci stiamo impegnando al meglio.

Come avviene il passaggio di consegne dal Comune all’Asp?

Ceccardi. Il comune ha fatto una prosecu- zione dei contratti in essere e poi noi vedremo di mano in mano, però la nostra idea è quella di far gestire sempre da ope- ratori esterni con la differenza che vorrem- mo fare un controllo rispetto all’attività. Pensare di voler fare tutto in proprio è una pazzia, non ce la faremmo, anche perché noi abbiamo assunto personale pubblico, non abbiamo la flessibilità per affrontare certe cose. Quando andremo a gara dovremmo fare dei bandi a meno di casi particolari che vedranno altre forme, come la convenzione o la concessione. Quello che vogliamo è esercitare un controllo molto forte sui servizi che vengono erogati, perché il rischio è proprio quello di fare una concessione e poi c’è quello che ese- gue con tutte le possibilità di diluire l’impe- gno da parte degli operatori.

Tutto il processo di decentramento dei servizi sociali ha subito delle critiche, soprattutto riguardo alla scarsità di informazioni e a un possibile disorien- tamento da parte di utenti e operatori. Qual è la vostra opinione?

Ceccardi. Viviamo in un paese in cui tutti criticano tutti. Noi siamo un’azienda, il nostro proprietario è il comune di Bologna al 98% la Provincia al 2%. Il proprietario ha deciso da tempo di fare questo passag- gio. Noi non dobbiamo fare altro che lavo-

rare perché questo vada bene, perché il tempo della critica è un tempo precedente. Certo che ci sono i problemi quando si cambia, mi sembra una cosa normale. Ci saranno dei problemi perché lo sportello sarà un interlocutore che in un modo o nel- l’altro dovrà leggere la persona che ha di fronte e rispetto alla lettura stabilire le modalità di intervento. E questo è un com- pito dei quartieri. Il nostro compito come Asp, è dare servizi e darli nel migliore dei modi.

Montaperto. Come devono essere esple- tati i servizi all’interno dei quartieri, e quale sarà il futuro degli sportelli in capo alla nostra Asp, non spetta a noi deciderlo, spetta all’azionista di maggioranza. C’è un primo incontro dirigenziale, quindi non sulla parte politica, coi dirigenti del Comune per parlare del contratto di servi- zio che regola i rapporti tra comune e Asp. Se lei mi dice siamo in ritardo con il con- tratto di servizio, le dico di sì, ma non dipende da noi, sono due anni che chiedia- mo di discuterlo, ma c’è stato un ritardo per motivi che noi non sappiamo. Noi non abbiamo situazioni conflittuali con i lavora- tori (operatori passati dal Comune all’Asp sotto contratto dino a fine anno, ndr), ma il 31 dicembre è vicino e non vorremmo che questi lavoratori non trovassero una collocazione definitiva, ma questo non dipende da noi, ma dalle decisioni che deve prendere il comune di Bologna.

Con uno sguardo generale, come vede- te il futuro della città riguardo alle forme nuove di esclusione sociale? Il crescente numero di cittadini immigra- ti, i nuovi poveri, per esempio.

Stiamo lavorando per ristrutturare i servizi, anche quelli dedicati agli immigrati, secon- do le necessità. È ovvio che per farlo dovremo vedere qual è la situazione, dare un’opinione, sentire l’opinione del Comune, anche perché ci avviamo alla fine di un mandato e sappiamo che il sindaco non si candiderà, quindi potrebbe esserci un cam- bio di indirizzo. E da lì impostare un discor- so nuovo. Ripeto noi siamo un’azienda, dobbiamo fare quello che ci dice la società. Noi siamo pronti a esprimere un parere ma partendo dalla situazione che abbiamo, non è compito nostro stabilire le prospetti- ve.

di L.T.

La città migrante

Molto semplice. Venite con noi

L’intervista a Costantin, fondatore dell’Associazione “Aven Amenza”, non si inserisce casualmente in questo numero di Piazza Grande Tema del mese è il passaggio di consegne nella gestione dei servizi sociali dal Comune ai quartieri. In un Paese come il

nostro in cui lo stato sociale comincia

a latitare sono sempre di più le forme

autoorganizzate e le associazioni che cercano di dare soluzioni e creare ser- vizi per soggetti deboli o per risponde- re a richieste culturali, di socialità ed aggregative. Oggi si parla spesso di partecipazione, democrazia partecipativa e per questo abbiamo scelto un’associazione pen- sata e costituita da migranti e non rivolta ai cittadini stranieri e non, quale strumento di organizzazione nata dal basso, portavoce di istanze sociali e finalizzata a creare soluzioni condivise ed efficaci.

Incontro Costantin nella sua casa, nella periferia bolognese. Gli chiedo di dirmi cosa significhi “Aven Amenza”, “ molto semplice,Venite con noi”.

Perchè e com’è nata l’idea di costituire

quest’associazione?

“Gli sgomberi. Dal 2003 l’ondata di sgom- beri che i rom hanno dovuto subire hanno causato enormi effetti negativi ai membri della comunità. Prima siamo stati cacciati dal lungoreno, poi c’è stata Villa Salus, poi Santa Caterina. Continuamente sotto sgombero senza stabilità alcuna e il nuovo governo ha persino proposto le impronte digitali. La situazione si aggrava ogni gior- no di più c’è bisogno di dare delle soluzioni ad queste difficili situazioni. La politica ci sta negando i diritti e ci sentiamo conti- nuamente cacciati dai politici. Solo poche famiglie hanno trovato una sistemazione dopo anni di maltrattamenti.”

È il vostro caso?

“Si, dopo lo sgombero di Santa Caterina alcune famiglie hanno ottenuto un alloggio con contratto quadriennale dove l’affitto viene pagato per metà dal Comune, o meglio dalla Carisbo. Circa una ventina di famiglie sono ancora per strada e molte altre hanno scelto di lasciare Bologna e trasferirsi altrove.”

E dopo questi 4 anni di contratto?

“Nella seconda metà del 2009 scadranno i contratti e poi si vedrà. Il problema più grave sono i minori che spesso non hanno accesso ai servizi sociali. Parecchi non sono accompagnati e rischiano di essere vittime della prostituzione e della crimina- lità.”

È a partire da questo scenario che è

nata l’idea di costituire l’associazione?

“Si, è necessario cominciare a dare un

l’associazione? “Si, è necessario cominciare a dare un U n a c o n f e

U n a c o n f e r e n z a s t a m p a d e l l o S c a l o M i g r a n t i . F o t o d i L e o n a r d o T a n c r e d i

significato vero alla parola accoglienza. Noi vogliamo lavorare, per quanto possibile e compatibilmente con gli impegni di lavoro

di tutti i volontari, all’inserimento dei bam-

bini e dei giovani nelle scuole e nel mondo del lavoro. Cerchiamo di trovare una solu-

zione abitativa per tutti quelli che sono in difficoltà. Per esempio vorremmo costituire una cooperativa per ristrutturare gli appar- tamenti sfitti del Comune. Gli appartamen-

ti si potrebbero dare ad un prezzo calmie-

rato alle famiglie e con la cooperativa daremmo lavoro a molte persone.”

Quante persone ci sono al momento all’interno dell’associazione?

“Ci sono circa 20 rom e 12 italiani. Tutti volontari e lavoratori. È mista.”

E a

particolare?

chi

vi

rivolgete

in

modo

“A tutti. L’associazione è trasversale alle comunità migranti. Ci occupiamo prevalen- temente di bambini ed adolescenti e donne, che sono i soggetti più deboli e che hanno più bisogno di aiuto.”

Mantenere un’associazione e realizza-

re le attività richiede tempo e soprat-

tutto denaro. Quali sono le forme di finanziamento su cui fate affidamen- to?

“Per avviare l’associazione e poter fare la registrazione abbiamo fatto una cena di autofinanziamento, ma questo solo per cominciare. Sicuramente cercheremo degli sponsor e altri aiuti per sostenere le atti- vità. Chiederemo al Comune di ottenere una sede per organizzare iniziative a carat- tere informativo. In particolare vorremmo invitare dei medici per dare informazioni

per garantire la salute e spiegare ai giova-

ni le malattie che si trasmettono sessual-

mente, fare un po’ di educazione sessuale. Poi ci sono altre cose da fare.”

Ad esempio?

“Dare la possibilità di fare attività sportiva, in particolare il sabato e la domenica. Mi piacerebbe fare una squadra di calcio, una

forte dove giocano tutti

italiani,

marocchini. Aperta a chiunque voglia farne parte senza distinzioni.”

rom,

Bologna è una città molto attiva a livello associativo. Sono molte le asso- ciazioni grandi o piccole che offrono dei servizi e spesso ce ne sono molte, che pur occupandosi delle stesse tematiche, non hanno contatto fra di loro, rischiando, a mio avviso, di disperdere molto del lavoro che fanno. Voi avete già qualche contatto con qualche associazione in particolare?

“No al momento non abbiamo molti con- tatti. Stiamo lavorando bene con Sokos, con cui abbiamo rapporti da molto tempo. Già dal 2005 durante gli sgomberi abbiamo trovato in Sokos un aiuto molto importan- te. Poi non ci sono ancora associazioni che fanno quello che facciamo noi o almeno non ne ho trovate. Hai ragione è importan- te parlare con le altre associazioni. Quando saremo ci costituiti allora cominceremo a contattare le associazioni che sono vicine a noi per cercare assieme di fare un’agenda delle cose da fare, stabilire quali sono i bisogni urgenti e cercare assieme le possi- bili soluzioni.”

La tua risposta mi spinge a farti una domanda. Se da un lato il fiorire di associazioni determina una ricca vita sociale dall’altro costituisce anche una risposta a delle lacune. Se lo stato sociale funziona bene, le risposte a problemi e bisogni dei cittadini, siano essi italiani o stranieri, dovrebbero essere dati dal pubblico. All’oggi i ser- vizi sociali sono stati demandati ai quartieri e non sono ancora entrati pienamente in funzione. Che giudizio dai al funzionamento dei servizi sociali e quale dev’essere il rapporto tra que- sti e le associazioni esistenti, con par-

ticolare riferimento alla tua?

“Vedi, l’associazione deve e vuole avere un rapporto diretto con l’amministrazione ed

in particolare con i servizi sociali. Noi dob- biamo ragionare con i servizi sociali. Diciamo pure che i servizi sociali non fun- zionano. Il nostro ruolo è quello di racco- gliere le domande, perché conosciamo la realtà dove viviamo e dobbiamo diventare noi direttamente gli interlocutori con il Comune. Perché non posso essere io rom che tratto direttamente il problema degli immigrati? Quando c’è stato il decreto Maroni, dovevamo essere noi a rispondere

e non affidare tutto ad altri. Questo non ha

portato soluzioni. Ti faccio un esempio. Gli immigrati lascia-

no al loro Paese la maggior parte dei fami- liari. Però abbiamo l’esigenza di non per- dere i contatti a causa della distanza. Continuiamo a sentirci, a scambiarci cose. Faccio uno scambio culturale quando mando un salame italiano a mia mamma e le mi manda quello rumeno. Lo scambio e la relazione sono bisogni e per questo noi abbiamo chiesto un’area di sosta il sabato

e la domenica dove far arrivare i pullman e

i camion con i pacchi dalla Romania e da dove far partire i nostri.”

Mi sembra che abbiate gettato le basi per la realizzazione di un buon lavoro.

“Ti dico questo. Quando parli di rom la

gente ha le sue idee: se giro sporco e puz- zolente mi dicono che sono uno straccione,

mi additano e mi evitano; se giro ben

vestito con la bella macchina allora sono

un ladro e tutti pensano dove ho rubato i

soldi per comprarla. Questo vuol dire che qualsiasi cosa faccia non è facile farla per- ché non sarà mai vista bene. Intanto noi cominciamo a lavorare poi vediamo tra qualche mese qual è il tratta- mento che ci riservano le autorità.”

.

di Sara Visintin

Il libro

I cinesi non muoiono mai

Sottotitolo: Lavorano, guadagnano, cambiano l’Italia e per questo ci fanno paura

Di Raffale Oriani e Riccardo Staglianò, edizioni Chiarelettere

Quella dei cinesi è la comunità più nume- rosa d’Europa. Dagli anni Ottanta ad oggi, in Italia sono passati da duemila a cento- cinquantamila. Tra gli immigrati regolari sono il 5 per cento, una cifra irrisoria a pensarci bene, perché invece sembra che siano dappertutto. Formichine laboriose, sguardo basso e testa china. E se fino a un decennio fa ci stavano anche simpati-

ci, adesso, la sensazione è che gli italiani

e gli uomini dagli occhi a mandorla non si

capiscano poi così bene. Ogni volta che si parla di loro, salta fuori l’ombra della mafia, lo sfruttamento del lavoro minori- le, l’impero dei falsi smerciati in tutto il mondo. I luoghi comuni sui cinesi si spre- cano, e la maggior parte sono vere e pro- prie leggende metropolitane, a partire da quella che dà il titolo a questo saggio scritto a quattro mani dai giornalisti Riccardo Staglianò (Repubblica) e Raffaele Oriani, (Corriere della Sera):

ossia che i cinesi non muoiono mai. E

infatti, chi l’ha mai visto un funerale cine- se? Una delle possibili risposte, quella più macabra e forse fantasiosa, l’ha immorta- lata in Gomorra Roberto Saviano, con quell’immagine sconvolgente che apre il romanzo e nella quale cadaveri di cinesi stipati come sardine, cascano giù da un container diretto verso la Cina per smal- tirne i cadaveri illegalmente e passare i documenti dei morti a nuovi immigrati clandestini. Eppure, potrebbero anche esserci altre risposte, ci dice questo sag- gio, ad esempio - fatto banale ma estre- mamente delucidatorio- che sono giovani:

l’età media della comunità cinese in italia

è di 34 anni- ed è dunque naturale che il

tasso di mortalità sia bassissimo. E poi che i cinesi preferiscono morire a casa loro, e che quando si ammalano tornano

a farsi curare, e in caso, a morire, in

patria. Secondo l’antico detto cinese luo ye gui gen e cioè “non è bene che la foglia cada lontano dall’albero”. Per vederla più da vicino, questa comunità che negli ultimi cinque anni è cresciuta, in termini di imprese, del 154 per cento (quasi un cinese su cinque ha un’attività in proprio), Staglianò e Oriani hanno attraversato l’Italia. Da Nord a un sud, dalla comunità storica di Milano, la Chinatown di Via Paolo Sarpi, alle risaie del vercellese, dove un tempo stavano le mondine, dal Piemonte - Bagnolo Luserna ad esempio, dove i cinesi spaccano la pie- tra con la quale si producono i sampietrini

che lastricano le strade di mezza Europa

e dove, racconta un imprenditore del set-

tore “be’, prima che arrivassero i cinesi nella mia azienda si facevano settanta milioni di lire di fatturato all’anno. Oggi supero il milione di euro.” - Hanno raccol- to le storie delle ricche multinazionali

cinesi che salvano marchi storici italiani in declino, quelle delle fabbriche tessili di Prato, poi quelle dei cinesi di Roma e Napoli, centri nevralgici dello smistamen-

to di materiale all’ingrosso, fino a quelli

delle fabbriche di materassi di Matera. Staglianò e Oriani vanno a incontrarli,

queste lavoratrici e lavoratori instancabili

e misteriosi che in un Italia che in fondo è nostra quanto loro, comprano, investono, producono. Questo libro ci svela cose che

Il documentario

Below sea level

“Se non hai una casa e vivi per strada la gente ti dice sempre “Ma perché voi senza tetto non ve ne andate sulle montagne?” Il problema è che vivere in strada negli Usa è illegale, anche sulle montagne. Per questo sono venuto nel deserto”. A parlare è Mike, barba e capelli lunghi d’ordinanza (quando si dice il phisique du role) che vive da anni in

(quando si dice il phisique du role) che vive da anni in F o to .

F o to . B e l o w S e a L e v e l . U n a s c e n d a d e l d o c u m e n t a r i o d i G i a n fr an co R os i

sarebbero sotto gli occhi di tutti se solo volessimo guardarle, ad esempio, che la loro forza sta nella coesione: “Il dito, il singolo cinese, è come se non esistesse. Se non hai relazioni non sei nessuno, se non fai parte di una mano sei un uomo

finito.” Stretti tra loro da vincoli di paren- tela, anche lontanissima, e capaci di aiu- tarsi l’un con l’altro a distanza, secondo il sistema delle guanxi, le relazioni. E’ così ad esempio che un cinese che non possie- de nulla riesce a mettere insieme cifre sufficienti a mettere in piedi un’attività:

con l’aiuto dei connazionali, della sua rete

di relazioni. Anche se adesso naturalmen-

te le cose stanno cambiando: i ragazzi

nati e cresciuti qui, quelli definiti la gene- razione del soppalco (in un unico locale, spesso un seminterrato, migliaia di i cine-

si lavorano e vivono: in basso si lavora,

sul soppalco si riposa) o generazione 2

hanno frequentato e frequentano le scuo-

le italiane, parlano italiano, insomma,

sono italiani (anche se spessissimo non hanno la cittadinanza, ma un permesso di soggiorno rinnovato di anno in anno, secondo logiche burocratiche francamente poco comprensibili). Forse questi ragazzi saranno capaci, come molti di loro stanno già dimostrando, che non è necessario spaccarsi la schiena quattordici ore al giorno e rinunciare a tutto per scalare la vita. E faranno tesoro della lucidità e della tenacia di genitori e nonni, che gli hanno dimostrato che anche dal soppalco si può arrivare dappertutto.

di Simona Vinci ghiaccioblu@gmail.com

un autobus parcheggiato nel deserto, in una ex area militare abbandonata, qua- ranta chiilometri sotto il livello del mare. Inizia così “Below sea level”, il documen- tario di Gianfranco Rosi presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2008 e vincitore del premio Orizzonti.

Il

documentario presenta una comunità

di

homeless americani che vivono nel

deserto a Slab City, “un posto dove nes- suno fa domande”, a metà strada tra Los Angeles e San Diego, ovvero una

delle zone più ricche del mondo.

Nel documentario vengono raccontate le vite di sette persone, finite nel deserto perchè a un certo punto la loro vita è uscita dal binario.

- Mike, ex docente universitario, abita in un vecchio autobus, scrive e canta ballate e detesta le mosche.

- Lily, medico di medicina tradizionale

cinese, ha perso figlio, casa e lavoro in una causa di divorzio e adesso pratica

l'agopuntura ai cani e alle persone con cui condivide la propria solitudine.

- Wayne, ex galeotto, tra un bicchiere e

l’altro parla in continuazione della sua pistola, che vorrebbe sfoderare e scaricare contro tutti: è la persona meno

rassicurante del mondo, ma poi sorprende per la tenerezza con cui parla dei suoi cani

La cultura è nelle strade

- Cindy da uomo è stato in Vietnam, si è sposato sei volte ed è stato padre di due figli. Adesso porta la parrucca che copre una devastante calvizie, si veste da donna, lava i capelli e lacca le unghie al vicinato.

- Carol vive in un vecchio scuolabus e si innamora di Wayne: la sua aria da dura crolla miseramente quando in un pomeriggio di confidenze racconta del suo unico figlio, morto al posto suo.

- Sterling, un tempo attore di C movies, con il suo furgone viaggia avanti e indietro per il deserto per rifornire d'acqua i serbatoi della comunità.

I protagonisti vengono presentati

attraverso piccole frasi, gesti e manie, e ogni personaggio si svela lentamente

alla telecamera. Con il proseguire del film scopriamo così che non trascurano l'attenzione verso se stessi e che come tutti gli altri esseri umani si truccano, si curano, si amano, gioiscono e piangono, compongono canzoni. Per ritrarli il regista ha vissuto con loro quattro anni,

e grazie a 120 ore di materiale girato è

riuscito a penetrare il senso del luogo e dei suoi abitanti.

Immersi in un deserto torrido il giorno e gelido la notte, i senza tetto di Slab City sopravvivono fuori dalla società da cui sono stati espulsi: qualcuno è rassegnato alla propria sorte, altri sono in attesa di una seconda occasione. Vivono in roulotte e si ingegnano per apportare piccole migliorie ad una vita condotta in un posto così duro. Uno dei protagonisti racconta con gioia appassionata di quando, dopo mesi di riflessioni e tentativi, e senza l’ausilio di alberi (il deserto non è propriamente il loro habitat) è riuscito a costruirsi un’amaca dove leggere e riflettere, davanti alla propria roulotte.

Il deserto, un tempo visto come ostacolo

all’unificazione degli Stati Uniti e come un “nemico”, oggi semplicemente

“contiene” questi personaggi, e assume una dimensione positiva: raccoglie i reietti del sogno americano e li nobilita. Lontani dalle città verticali, dalle città degli affari e dai centri di potere, da qui diventa possibile riflettere sui paradossi della vita contemporanea, sulla disgregazione delle città contemporanee

e dei rapporti umani.

Below Sea Level è un piccolo grande film che probabilmente non passerà nei cinema italiani, ma che rimarrà negli occhi di chi lo ha visto a Venezia.

di Jacopo Fiorentino jacopofiorentino@gmail.com

Diritti e cittadinanza

Mi manca il respiro, e a voi?

Notizie sparite, notizie sparate. Certezze, mezze verità, bufale, voci. Questa rubrica di Daniele Barbieri prova, a ritmo mensile, a recuperare e/o commentare quel che i media tac- ciono e/o pompano (oppure rendono incomprensibile, con il semplice quan- to antico trucco di de-contestualizzar- lo) su migranti, razzismi e dintorni.

Contiamo molto sulle segnalazioni di lettori e lettrici: la mail di riferimento

è

pkdick@fastmail.i

E

poi?

Prima dell’estate questa rubrica si lamen- tava (esagerando?) che siamo a zero, pro- ponendo di ripartire da 10, che sarebbe l’articolo della nostra Costituzione dove, fra l’altro, si legge: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo eser- cizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge».

Il

fiato sul collo

Di

solito questa rubrica ha titoletti, spazi

per respirare e commenti ma stavolta no. Stanno succedendo troppe cose e dunque settembre-ottobre bisogna ricordarle di corsa, in affanno, senza eleganza o educa-

zione. Prendete fiato e leggete tutto di seguito. A inizio settembre piccola polemi-

ca perché a Cantù c’è un numero verde

per delazioni anonime contro gli immigrati sospetti. Si protesta a Padova per il con- tratto capestro ai lavoratori (nigeriani)

delle pulizie in appalto al Comune. Il mini- stro Maroni propone a Spoleto un cpt in

un vecchio stabilimento militare pieno di

esplosivo: Pd e perfino An non credono sia una buona idea. La Polizia ferroviaria di Bologna denuncia un controllore che (in agosto) trovò una nigeriana senza biglietto e le propose sesso per annullare la multa. Tre famiglie di rom denunciano di essere state picchiate e seviziate dai carabinieri a Bussolengo (Verona); il quotidiano «La repubblica» dà la notizia 11 giorni dopo. A piedi per 40 chilometri da Castelnuovo di Porto a Roma: centinaia di richiedenti asilo con la maglietta dove si legge «We ask for our right». Un ragazzo indiano, che

studia ingegneria a Roma, in una lettera denuncia («il manifesto» la pubblica il 12

settembre) di essere stato picchiato, senza motivo, da ragazzi italiani; lo stesso giorno «L’unità» informa: Chebanca non fa pre- stiti ai migranti mentre il sindaco di Lampedusa in un’intervista sostiene che «la carne dei negri puzza anche quando è lavata». Il cavo di una gru si attorciglia alla sua gamba e rimane per un’ora appe- so nel vuoto a testa in giù: accade a Torino il 13 ma pochi s’appassionano visto che l’edile è romeno. Fuori d’Italia? A Londra si protesta per un video-gioco che invita a massacrare tutti i musulmani. In Grecia spunta una bimba che somiglia a Denise e non pochi giornali-

sti italiani si scatenano sui rom rapitori di

bambini: era l’ennesima bufala. Il 14 a Milano viene ucciso a sprangate Abdul. A metà settembre si parla del processo a un ispettore di polizia penitenziaria a Padova accusato di sfruttare 15 prostitute dell’est Europa. Il 18 rivolta nel cpt di Cagliari, lo stesso giorno a Castelvolturno vengono uccisi 6 immigrati: molti giornalisti li accu- sano, senza alcuna prova, di essere camorristi anche loro. Sempre il 18 a Monterotondo un ente pubblico licenzia Singh, perché «non italiano». Il 21 settem- bre «La gazzetta dello sport» (non è il solo) titola: «Da Milano a Caserta immi-

» (non è il solo) titola: «Da Milano a Caserta immi- grati in rivolta. Aria di

grati in rivolta. Aria di guerriglia»: dove li avranno visti a Milano gli scontri… Il gior- no dopo «Il corriere della sera» intervista Matteo, un “italo-africano” andato via da Milano, «troppo razzista». Lo stesso gior- no a Murano muore un edile di 19 anni:

importa a pochi, era ucraino. Il 23 settem- bre a Milano muore in un incendio un dodicenne: ma è romeno, pochi si rattri- stano. Sul settimanale «Il salvagente» del 25 racconta Antonio Lubrano che in un sondaggio tv («Insieme sul due») alla domanda se le badanti siano un pericolo per l’Italia il 62% risponde sì. Lo stesso giorno un altro settimanale «Panorama» titola una sua inchiesta: «Che caos nelle classi multirazziali»; se n deduce che esi- stono le razze. Sempre il 25 compaiono sui muri di Roma insulti a Schifani, presiden-

te del Senato; per la scritta «ebreo sarai

te» molto sdegno a destra e sinistra ma per «minime in Italia: Milano meno 1, Castelvolturno meno 6», neanche una parola. Su «il manifesto» del 26 settem- bre, commentando alcuni msg sul sito del «Corriere» Anna Maria Rivera parla di «una sensibilità da Ku Klux Klan». Brutte

nuove anche fuori d’Italia: la notte fra il 23

e il 24 settembre la Marina militare france-

se “soccorre” a colpi di mitra migranti vici-

no Lampedusa;. Aria pesante anche in Austria dove, nel voto del 28 settembre, salgono due partiti xenofobi. Il mese di ottobre comincia con il pestaggio di Emmanuel a Parma; con un insegnante che a Milano insulta un alunno straniero;

con slogan nazisti su un blog (perché stu- pirsi? È di un esponente di Fiamma tricolo- re) a Trento; con il durissimo pestaggio di un cinese a Roma; con la denuncia (all’ae- roporto di Ciampino «sono stata denudata

e insultata») di una italo-somala. Per il

papa e per Napolitano – secondo molti giornali del 5 ottobre- «è allarme razzi- smo»; ma il giorno dopo Maroni dice al «Corsera» che non c’è un’emergenza razzi- sta. Sempre il 5 ottobre un’inchiesta su «Metropoli» (esce ogni domenica con

«Repubblica») i controlli contro i criminali vengono fatti al 60% sugli immigrati, «sulla base dei tratti somatici». Pochi e/o svogliati giornalisti raccontano che il 6 ottobre sono 70 anni dalla «dichiarazione della razza», scritta dagli “scienziati” di Mussolini. L’8 ottobre leggo che a Padova due disk-jokey del Camerun accusano i carabinieri di averli pestati mentre il 9 (mentre chiudo questa rassegna) su parla

di

un senegalese arrestato – in malo modo

e

per futili motivi - dai vigili urbani a

Milano ma molti giornalisti dimenticano di

raccontare che tutta la vicenda nasce da un volantino di genitori italiani che erano presenti al fattaccio e protestano contro l’atto palesemente razzista.

Riassumendo

Su rom e razzismo in Italia, il settimanale «Carta» il 19 settembre pubblica 4 pagine impressionanti: se le avete perse, andate sul sito sucardrom.blogspot.com (attivissi- mo istituto di cultura sinta). Il 5 ottobre, «il manifesto» riassume cosa è successo, nei 170 giorni di Berlusconi-Maroni: due pagine impressionanti. In un’intervista a «Liberazione» la scrittrice Laila Wadia (indiana ma da 20 anni in Italia) il 7 otto- bre sintetizza così: «Perché gli italiani temono gli scippi e non chi scippa il futuro ai loro figli?». A proposito dei giudici (o politici) che ogni tanto dicono: non si trat- ta di questioni razziali… hanno ragione, visto che le razze non esistono; si tratta però di atti razzisti dato che purtroppo il razzismo esiste.

Buone notizie: poche Il 3 settembre il gruppo Gue (verdi-sini- stra) dell’Euro-parlamento candida l’Errc, cioè l’European Roma Rights Center che difende il popolo rom, al premio Sakharov per i diritti umani. Lo stesso giorno Fini dice che far votare gli immigrati si potreb- be («non sarebbe un’ipotesi sciagurata» suona lo stesso?) ma subito Berlusconi lo stoppa. Il 16 settembre a Bruxelles, al primo vertice europeo per l’inclusione dei rom, molte critiche all’Italia. Ancora Bruxelles: il 17 settembre Barrot, commis- sario europeo alla giustizia, chiede a Maroni di ritirare l’aggravante di clandesti- nità, «non in linea con i princìpi comunita- ri». Il 19 settembre il sindaco di Colonia (in Germania) vieta una manifestazione neo-nazista cui partecipava anche Borghezio. Il 20 settembre c’è molta gente al corteo di Milano per Abdul: è un buona notizia, anche se molti giornalisti vedono solo gli incidenti. Sempre il 20 la Fiom (operai metalmeccanici) elegge presidente del Comitato centrale il senegalese Mbodj. Il 23 settembre un assessore di Lampedusa si dimette perché «il sindaco è razzista»: meglio tardi che mai. Più volte in settembre «L’osservatore romano» o ambienti della Chiesa cattolica si schiera contro il giro di vite anti-immigrati; l’arci- vescovo Archetto sottolinea che «il papa li chiama irregolari non clandestini» (come del resto suggerisce da anni l’Onu). Il 30

settembre «il manifesto» ricorda che esiste un «codice etico» per i media contro la xenofobia (lo potete leggere su www.cospe.it) e sarebbe davvero una buona notizia … se fosse applicato. Il

primo ottobre si chiude positivamente la vicenda di 154 pakistani e indiani che, vici- no a Pomezia, erano stati licenziati. Inizia

a circolare il documentario «Come un

uomo sulla terra»; per saperne di più guardate comeunuomosullaterra.blog- spot.com, comunque ne riparleremo pre- sto. Sul sito www.regione.toscana.it si può firmare «il manifesto degli scienziati anti- razzisti».

Stranezze

Molte le cose difficili da capire. Ad esempio questa notizia, il 17 settembre, su «Liberazione». Il titolo: «Nigeriano denun- cia: licenziato perché nero. L’azienda tace,

le Rsu indagano». Poi si racconta il fatto,

accaduto in provincia di Lecco, in 19 righe

e in altre 61 righe si avanzano dubbi (dei

sindacati). Un articolo veramente spropor-

zionato. Macabra invece la vicenda del tipo che, sempre il 17. vicino Bergamo, ammazza due ucraine e poi cerca (invano)

di farsi intervistare da Emilio Fede. Strana

anche «La stampa» del 22 settembre:

riflessioni interessanti sugli africani a Milano, la storia di due ciclisti keniani ma poi a pagina 53 si titola sui «rom manole- sta» mostrando le foto di un trucco che

tutti i ladri (di ogni etnia) usano da sem- pre.

Tragicomiche

Non resta spazio per polemiche, precisa- zioni, commenti e analisi ma siccome salta sempre fuori un involontario «humor nero» pure nei momenti peggiori ecco due fla- shes. A Cantù (vedi sopra) la polizia fa irruzione in un appartamento abitato da ghanesi: c’è odore sospetto… Né delitti, né magia nera: solo che erano tutti in vacan- za e in frigo era rimasto un pezzo di carne. La seconda racconta che Daniela Santanchè si è sentita insultata da «immi- grati razzisti» in tv durante «Anno zero»:

farebbe ridere se non fosse da piangere.

di Daniele Barbieri pkdick@fastmail.it

ASSOCIAZIONE AMICI DI PIAZZA GRANDE ONLUS: le attività

Le pagine dell’associazione

L'Associazione Amici di Piazza Grande Onlus è il luogo in cui i cittadini svantaggiati si organizzano per risolvere i propri problemi, per mettere assieme capacità e idee, per costruire occasioni di reddito, per affrontare il problema della abitazione, per migliorare le prestazione dei servizi della città e per autogestirsi. L’Associazione, in oltre dieci anni di vita ha dato impulso ad una progettualità ricca di iniziative. Attualmente tra le attività di Piazza Grande ci sono il giornale, il BiciCentro, la Sartoria, il Teatro, il Servizio Mobile di Sostegno e lo Sportello di Avvocato di strada.

P e r i n f o e p r e v e n t
P e r i n f o
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T e l
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n f o e p r e v e n t i v i T e

Faremondi Cooperativa sociale di Piazza Grande

sgomberi cantine e appartamenti pulizia piazzali e giardini trasporti e consegne in città e provincia tinteggiatura appartamenti smaltimento materiali vari assistenza e riparazione biciclette elettriche

Preventivi e informazioni

Telefono 051 4222046 Cellulare 392 9888574

I ricevimenti Avvocato di strada Lo sportello legale al servizio delle persone senza fissa dimora

I ricevimenti

Avvocato di strada

Lo sportello legale al servizio delle persone senza fissa dimora

Tel. 051397971, Fax 0513370670 Cell. 3939895695

Sede di Avvocato di strada Sportello di diritto penale: lunedi ore 15 - 17 Sportello di diritto civile: giovedi ore 15 - 17 Si riceve anche senza appuntamento. Via Lodovico Berti 2/9. Bus: 33, 35, 86

Casa del riposo notturno “Massimo Zaccarelli”. Sportello di diritto penale e civile: il secondo e il quarto giovedì del mese. Ore 19 - 20. Si riceve anche senza appunta- mento. Via del Lazzaretto 15. Bus: 17, 18

- “Rifugio notturno solidarietà”. Sportello di diritto civile e penale: terzo giovedì del mese dalle 20 alle 21. Si riceve anche senza appuntamento. Via del Gomito 22. Bus:

25

- Struttura “Madre Teresa di Calcutta”. Sportello di diritto civile e penale: quarto gio- vedì del mese dalle 19.30 alle 20.30. Si riceve anche senza appuntamento. Viale Lenin 20, Bologna. Bus: 25

Servizi di pulizia e custodia - servizi di accoglienza, orientamento e accompagnamento di persone disagiate

orientamento e accompagnamento di persone disagiate Sede legale: Via Antonio Di Vincenzo 26/F (BO) Tel:

Sede legale:

Via Antonio Di Vincenzo 26/F (BO) Tel: 051.372223 Fax: 051.4158361 Sito web: www.cooplastrada.it Mail: info@cooplastrada.it

Sito web: www.cooplastrada.it Mail: info@cooplastrada.it 2008 Il cinque per mille della tua dichiarazione dei redditi
Sito web: www.cooplastrada.it Mail: info@cooplastrada.it 2008 Il cinque per mille della tua dichiarazione dei redditi

2008

Il cinque per mille della tua dichiarazione dei redditi a Piazza Grande

La legge finanziaria n. 266/2005 ha intro-

dotto per l'anno 2007 la possibilità per

tutti i contribuenti di destinare una quota

pari a cinque per mille dell'imposta sul

reddito delle persone fisiche a enti non

profit che abbiano le seguenti finalità:

a) sostegno del volontariato, delle onlus,

delle associazioni di promozione sociale e

di altre fondazioni e associazioni ricono-

sciute;

b) finanziamento della ricerca scientifica e

delle università;

c) finanziamento della ricerca sanitaria;

d) attività sociali svolte dal comune di

residenza del contribuente;

Il contribuente può decidere di destinare il

cinque per mille dell'IRPEF relativa al

periodo di imposta 2007, apponendo la

firma in uno dei quattro appositi riquadri

che figurano nei modelli di dichiarazione

specificando il codice fiscale del soggetto

preferito.

Questa disposizione non è alternativa al

meccanismo dell'otto per mille, e non rap-

presenta una spesa ulteriore per il contri-

buente.

non rap- presenta una spesa ulteriore per il contri- buente. La possibilità di scelta della destinazione

La possibilità di scelta della destinazione

cinque per mille rappresenta un esempio

di sussidarietà fiscale, poiché i finanzia-

menti versati dai cittadini con questo mec-

canismo potranno integrare o anche sosti-

tuire quelli pubblici.

L'Associazione Amici di Piazza Grande

Onlus è tra le organizzazioni non profit

idonee a beneficiare del diritto al "cinque

per mille". Dal 1993 Piazza Grande Onlus

promuove iniziative concrete per contra-

stare l'esclusione sociale e affermare i

diritti delle persone senza fissa dimora.

Per aiutare sempre più persone abbiamo

bisogno del sostegno di tutti.

Da quest'anno un modo semplice per

sostenere l'Associazione è devolvere il

5x1000 della propria dichiarazione dei

redditi. La destinazione del 5x1000 è una

scelta soggettiva, che non incide sul tuo

reddito. Ti proponiamo di devolvere il tuo

all'Associazione Amici di Piazza Grande

Onlus inserendo nello spazio dedicato al

5x1000 il codice fiscale dell'Associazione:

92038070378

piazza grande • n°149 • 11.08 13

On the road

Gli appuntamenti del mese di Piazza Grande

On the road Gli appuntamenti del mese di Piazza Grande = sotto i 10 euro Legenda:

= sotto i 10 euro

Legenda:

del mese di Piazza Grande = sotto i 10 euro Legenda: = g r a t

= gratis!

Musica

Parco Nord

 

Ingresso 18 euro

4

novembre, ore 21

 

www.estragon.it

18 euro 4 novembre, ore 21   www.estragon.it Liza Minnelli fa tappa a Bologna www.festivaljazzbologna.it

Liza Minnelli fa tappa a Bologna

www.festivaljazzbologna.it

Heinrich August Marschner. Direttore Roberto Abbado.

Ingresso gratuito

Lo storico festival bolognese porta in città i grandi nomi del jazz: da Herbie Hancock (il 7 novembre alle 21.30 al Teatro delle Celebrazioni) al pianista Stefano Bollani (il 15 novembre alle Celebrazioni). In programma anche la rassegna cinematografica ‘Jazz on the screen’, al cinema Lumière di via Azzo Gardino 65. Da non perdere

Info: 051 225970

16

novembre, ore 22

16 novembre, ore 22

Giardini di Mirò

Locomotiv Club

Via Serlio 25/2

Ingresso con tessera Arci

anche il concerto di Milton Nascimento e del trio Jobim per i

www.locomotivclub.it

50

anni della Bossa Nova (venerdì

14

alle Celebrazioni).

Sperimentali ed elet- tronici, i Giardini di Mirò sono una delle realtà musicali più interessanti della scena italiana. Il loro Ep ‘New year’s eve’ si può scaricare dal sito www.giardinidimiro.com gratuitamente, oppure si può lasciare una donazione di 3 euro.

oppure si può lasciare una donazione di 3 euro. 17 novembre, ore 21 Invito alla musica

17 novembre, ore 21

Invito alla musica

donazione di 3 euro. 17 novembre, ore 21 Invito alla musica Un affresco musicale del primo

Un affresco musicale del primo '500. Balli, canzoni, madrigali, canti carnascialeschi, intonazioni petrarchesche o di sonetti di Michelangelo e Raffaello. Citazioni

da le ‘Vite’ del Vasari e il ‘Viridario’

di Filoteo Achillini.

28 novembre, ore 22

Carmen Consoli

Estragon

Parco Nord

Ingresso 25 euro

www.estragon.it

La cantautrice catanese, di ritorno da una tournée negli Stati Uniti, è in concerto all’Estragon.

29 novembre, ore 22

Tempo di patchanka con gli Apres la classe

novembre, ore 22 Tempo di patchanka con gli Apres la classe Negli anni ‘90 contribuirono all’on-

Negli anni ‘90 contribuirono all’on- data brit-pop con hit come ‘Alright’ e ‘Moving’. Oggi i Supergrass tor- nano all’Estragon con le canzoni del nuovo disco ‘Diamond Hoo Ha’.

6 novembre, ore 21

La ‘musica moderna’

Hoo Ha’. 6 novembre, ore 21 La ‘musica moderna’ Teatro Manzoni Via de’ Monari 1/2 Da

Teatro Manzoni

Via de’ Monari 1/2

Da 30 a 160 euro

7 novembre, ore 23

Massimo Volume

 

Estragon

www.auditoriumanzoni.it

di

Ivano Fossati

 

Parco Nord

L'ultima grande figura dello spettacolo ameri- cano, Liza Minnelli con una turnè mondiale tocca l’Italia

L'ultima grande figura dello spettacolo ameri- cano, Liza Minnelli con una turnè mondiale tocca l’Italia ed approda anche a Bologna.

Teatro delle Celebrazioni

Ingresso 10 euro

Via Saragozza 234

www.estragon.it

Da 25 a 35 euro

4 novembre, ore 22

www.teatrocelebrazioni.it

La formazione guidata da Emidio Clementi torna a esibirsi all’Estragon.

Indie-rock firmato Canadians

Locomotiv Club

Il ritorno sul palco di Ivano Fossati, dopo due anni trascorsi a lavorare sul nuovo album ‘Musica moderna’.

13 novembre, ore 20.30

Los Campesinos

  Estragon
 

Estragon

6

novembre, ore 21

6 novembre, ore 21
 

Parco Nord

Massimo

Zamboni

 

Ingresso 20 euro

per ‘Adottando’

 
 

www.estragon.it

  www.estragon.it

Via Serlio 25/2

Teatro Testoni

 

Ingresso 5 euro con tessera Arci

Via Matteotti 16

 

Una delle band indie- rock più acclamate del momento in concerto all’Estragon.

www.locomotivclub.it

Ingresso a offerta libera

 
 

Dal 15 al 25 novembre

Arrivano al Locomotiv i Canadians, band italiana rivelazione di MySpace e segnalata anche sul prestigioso Nme. A supporto i Vancouver.

Info: 338 5037140

 
 

Una film-opera

La metà musicale di Cccp e Csi in un concerto a favore di Adottando, l’onlus a cui sarà devoluto il rica- vato dell’iniziativa.

al Comunale

Teatro Comunale

5

novembre, ore 22.30

Largo Respighi 1

 

Dal 7 al 15 novembre

  Dal 7 al 15 novembre

Il brit-pop è vivo! Tornano i Supergrass

Da Hancock a Bollani

Ingresso 10 euro

www.comunalebologna.it

Estragon

al Bologna jazz festival

Una film-opera da ‘Der Vampyr’ di

22

novembre, ore 22.30

Estragon

 

Parco Nord

Caparezza e il caos

Ingresso 5 euro

Estragon

www.estragon.it

Parco Nord

Ingresso 10 euro

Reggae, pop e ska direttamente dal Salento. Gli Apres la classe suonano all’Estragon, per un con- certo in cui sarà impossibile star fermi.

www.estragon.it

Caparezza arriva a Bologna per presentare l’ultimo disco ‘Le dimensioni del mio caos’.

Teatro

con Maurizio Pollini

25 novembre, ore 21

Fino al 9 novembre

Teatro Manzoni

La musica da film di Randy Newman

Prima nazionale

per ‘Platonov’

Via de’ Monari 1/2

 

Teatro Manzoni

Arena del Sole

Da 10 a 70 euro

 

Via de’ Monari 1/2

Via Indipendenza 44

www.auditoriumanzoni.it

 

Da 10 a 35 euro

Da 6 a 20 euro

Il grande pianista Maurizio Pollini esegue musiche di Debussy, Schonberg, Boulez e Webern.

www.auditoriumanzoni.it

www.arenadelsole.it

 

Straordinario pianista,

  Straordinario pianista, Si rinnova il sodalizio artistico tra il regista Nanni Garella e l’attore

Si rinnova il sodalizio artistico tra il regista Nanni Garella e l’attore

22

novembre, ore 18

cantante e compositore

 

di

colonne sonore, vinci-

Alessandro Haber. ‘Platonov’ è un’opera giovanile del drammatur- go russoin cui tuttavia sono conte- nuti i temi della maturità, come la contrapposizione tra la nobiltà e la borghesia mercantile. Lo spettacolo è in prima nazionale all’Arena del Sole (domenica replica alle ore 16).

La musica al tempo di Amico Aspertini

La musica al tempo di Amico Aspertini tore di 5 Grammy e del Premio Oscar nel

tore di 5 Grammy e del Premio Oscar nel 2002, Randy Newman è considerato uno dei protagonisti della musica americana attuale. Sue sono le musiche di celebri film come ‘Ragtime’ di Milos Forman e i film d'animazione ‘Toy Story’ e ‘Monster & Co’.

Oratorio di Santa Cecilia

Via Zamboni 15

 
& Co’. Oratorio di Santa Cecilia Via Zamboni 15   14 piazza grande • n°149 •

Mostre

L'arte visionaria ed espressionista

 

di

uno dei più eccentrici pittori del

Fino al’8 novembre

Cinquecento. Unico nella sua capacità di fondere il classicismo dominante in Italia con la tradizio- ne nordica tedesca e fiamminga. Nel bicentenario della Pinacoteca Nazionale, Bologna dedica una grande mostra, la prima mono- grafica, al pittore Amico Aspertini (1474-1552) che segnò profonda- mente l'arte bolognese ed europea del suo tempo per originalità e singolarità di espressione.

che segnò profonda- mente l'arte bolognese ed europea del suo tempo per originalità e singolarità di

Requiem per Ustica

Istituto Parri

Istituto Parri

Via Sant’Isaia 18/20

Ingresso gratuito

www.istitutoparri.it

Requiem, in memoria di Ustica opera per occhi e cuore’. E’ il titolo

Dal 5 novembre all’11 gennaio

Dal 5 novembre all’11 gennaio

L’arte di Manaresi nel segno di Morandi

dell’installazione di Silvano Chinni ospitata dall’Istituto Parri.

dell’installazione di Silvano Chinni ospitata dall’Istituto Parri.
dell’installazione di Silvano Chinni ospitata dall’Istituto Parri.

Fino all’8 dicembre

Uomo e natura secondo Penone

Mambo

Museo Morandi

Via Don Minzoni 14

Piazza Maggiore 6

Ingresso gratuito

Da 4 a 6 euro

Da 4 a 6 euro

www.museomorandi.it

Artista di passo lento, che non dimentica le proprie radici natura- listiche, Manaresi deve forse a Morandi la consapevolezza di una maturità fiduciosa e robusta.

www.mambo-bolo-

www.mambo-bolo-

gna.org

Cinema

10), ‘Il gusto degli altri’ di Agnés

Cinema Lumière

Jaoui (il 17) e ‘Sei gradi di separa- zione’ di Fred Schepisi (il 24).

Via Azzo Gardino 65/a

zione’ di Fred Schepisi (il 24). Via Azzo Gardino 65/a 5 novembre, ore 20 In Cineteca

5 novembre, ore 20

In Cineteca arriva Nanni Moretti

Cinema Lumière

ore 20 In Cineteca arriva Nanni Moretti Cinema Lumière Info: 051 2194820 Presentazione del volu- me

Info: 051 2194820

arriva Nanni Moretti Cinema Lumière Info: 051 2194820 Presentazione del volu- me ‘Capelli lunghi’ di Mario

Presentazione del volu- me ‘Capelli lunghi’ di Mario Monicelli, Massimo Bonfatti e Franco Giubilei. Intervengono gli autori. A seguire proiezione in anteprima del cortometraggio

Suoni dal mondo

Musiche da Bulgaria, Turchia, Asia e Kosovo nei sei concerti organizzati dal Cimes

Le voci bulgare, il canto

‘gayaki’ indiano, la musica

dei dervisci turchi. Sono

solo alcune delle tradizioni

musicali di ‘Suoni dal

mondo’, la manifestazione

organizzata dal Cimes dall’1

novembre al 7 dicembre. In

programma sei concerti. Si parte sabato 1 con le

‘Bitstrishki Babi: Voci di donne bulgare’, all’aula absi-

dale. Doppio concerto, il 10 e l’11 novembre

all’Auditorium, per Ashwini Bhide Deshpande, una

delle migliori musiciste indiane. Segue Chirgilchin,

gruppo dell’Asia centrale (venerdì 21 novembre, aula

absidale). Poi i canti dal Kosovo (sabato 29 novem-

bre, Auditorium) e le musiche dei dervisci turchi

(venerdì 5 e sabato 6 dicembre, Auditorium).

Informazioni su www.muspe.unibo.it/cimes.

e le musiche dei dervisci turchi (venerdì 5 e sabato 6 dicembre, Auditorium). Informazioni su www.muspe.unibo.it/cimes.
 

Via Azzo Gardino 65/a

Interamente concepita in relazione

Fino all’11 gennaio

Ogni lunedì, ore 21

agli spazi del museo, la mostra

Riservato soci Ficc

dedicata all’artista piemontese Giuseppe Penone presenta un’am-

Al Quartiere Reno torna ‘Lunedì cinema’

Info: 051 2194820

pia selezione di lavori del maestro e alcune opere inedite esposte in

Quartiere Reno

Evento speciale con i cortometrag-

Evento speciale con i cortometrag-

anteprima.

Via Battindarno 123

Ingresso gratuito

gi girati da Nanni Moretti nel biennio 1973-74 e restaurati dal laboratorio L'Immagine Ritrovata della

La grande arte di Amico Aspertini

Info: 348 0378077

Cineteca di Bologna, in accordo con Sacher Film. Al termine, incontro con Nanni Moretti.

‘Vicino al Colosseo c’è monti’, di Mario Monicelli.

12 novembre, ore 21.15

c’è monti’, di Mario Monicelli. 12 novembre, ore 21.15 Corti dalla Romania ai Teatri di Vita

Corti dalla Romania ai Teatri di Vita

12 novembre, ore 21.15 Corti dalla Romania ai Teatri di Vita Una serata dedicata ai cortome-

Una serata dedicata ai cortome- traggi più interessanti prodotti negli ultimi anni dalla grande scuola cinematografica romena. Per la rassegna ‘Cuore di Romania’, che ha ricevu- to il plauso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

plauso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. 16 novembre, ore 15 Info: 051 220310 Cristiano Cavina

16 novembre, ore 15

Info: 051 220310

Cristiano Cavina presenta il suo

ore 15 Info: 051 220310 Cristiano Cavina presenta il suo Incontro con Manoel de Oliveira nuovo

Incontro con Manoel de Oliveira

nuovo romanzo ‘I frutti dimenticati’ (Marcos y Marcos).

Incontro con Manoel de Oliveira nuovo romanzo ‘I frutti dimenticati’ (Marcos y Marcos).

Cinema Lumière

 

21 novembre, ore 18

 

Via Azzo Gardino 65/a

Via Azzo Gardino 65/a  
 

La bambina filosofica

Info: 051 2194820

di

Vanna Vinci

Omaggio a Manoel de Oliveira con

Feltrinelli International

la proiezione di ‘I misteri del con- vento’ e del cortometraggio

Via Zamboni 7

‘Douro, faina fluvial’. Al termine ncontro con il regista.

Ingresso libero

Info: 051 266891

con il regista. Ingresso libero Info: 051 266891 Libri 5 novembre, ore 18 Harry Potter, business

Libri

il regista. Ingresso libero Info: 051 266891 Libri 5 novembre, ore 18 Harry Potter, business da

5 novembre, ore 18

Harry Potter, business da “favola”

Un nuovo appuntamento con ‘La bambina filosofica’. Vanna Vinci presenta il suo nuovo libro intitolato ‘Pepe Satan Aleppe’. Curiosità, let- ture live e disegni per tutti.

Aleppe’. Curiosità, let- ture live e disegni per tutti. Ragazzi Dall’8 novembre, ore 10 e 11

Ragazzi

Dall’8 novembre, ore 10 e 11

Per i più piccoli

la musica è in fasce

Museo della Musica

Libreria Feltrinelli

Libreria Feltrinelli

Piazza Ravegnana 1

Ingresso libero

Info: 051 266891

Strada Maggiore 34

‘Harry Potter. Storia di un busi- ness da favola’ è un’affascinante ricostruzione del fenomeno Potter.

Ingresso gratuito

Potter. Storia di un busi- ness da favola’ è un’affascinante ricostruzione del fenomeno Potter. Ingresso gratuito

Prenotazione obbligatoria

14 novembre, ore 18

Info: 051 2757708

Pinacoteca Nazionale

Il

cinema è gratis al Quartiere

Riservato ai soci Ficc (la tessera costa 5,50 euro).

 

Cristiano Cavina

 
  Reno. Torna la rassegna ‘Lunedì cinema’, che fino a metà dicembre propone pellicole di qualità.

Reno. Torna la rassegna ‘Lunedì cinema’, che fino a metà dicembre propone pellicole di qualità. Si comincia da ‘21 grammi’ di Aljandro Inarrutu (il 3 novembre), ma questo mese ci sono anche ‘Beatiful people’ di Jasmin Dizar (il

Teatri di Vita

Via Belle Arti 56

 

Mel Bookstore

Da 8 a 10 euro

9

novembre, ore 19

Da 8 a 10 euro 9 novembre, ore 19 Via Emlia Ponente 485 Via Rizzoli 18

Via Emlia Ponente 485

Via Rizzoli 18

www.amicoaspertini.it

Omaggio e incontro con Mario Monicelli

Da 7 a 14 euro

Ingresso libero

www.teatridivita.it

Da 7 a 14 euro Ingresso libero www.teatridivita.it ‘On the road’ è realizzato in collaborazione con

‘On the road’ è realizzato in collaborazione con AGENDA (www.agendanet.it)

Per segnalazioni e comunicati si può scrivere all’indirizzo e- mail redazione@agendanet.it o telefonare allo 051 330155.

all’indirizzo e- mail redazione@agendanet.it o telefonare allo 051 330155. piazza grande • n°149 • 11.08 15