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Report dellincontro
Per una buona scuola Davvero!
Camera del lavoro, Lecco
16 ottobre 2014

La sala di via Besonda piena quando alle 21 inizia la serata organizzata da Sel Lecco
dal titolo "Per una buona scuola... Davvero". Il titolo riprende il documento, che non
dunque una proposta di legge e non neppure una
riforma, pubblicato del Governo Renzi e che si
chiama appunto "La buona scuola".
La domanda : ma la scuola che ha in mente Renzi
davvero buona?

Nell'ultimo congresso di Sel avevamo deciso che
volevamo partire dal territorio per costruire politiche
e non andare nei territori a portare iniziative
preconfezionate, o peggio personaggi da far votare.
Questa iniziativa, come altre prima, si colloca
esattamente in questa prospettiva. Cos si voluto
dare spazio alle voci della scuola, ai protagonisti, a
coloro che fanno nella loro pratica quotidiana la
buona scuola.

Naturalmente il responso una "bocciatura",
perdonatemi il termine, su tutta la linea nei confronti di un documento che in 136 pagine
porta nella scuola la visione della societ che il Governo Renzi sta delineando in questi
mesi.

Ma la cosa pi sorprendente della serata, oltre alla critica puntuale e documentata, la
quantit di idee, di progetti, di voglia di fare credendoci che i relatori hanno messo nei loro
interventi. Visto lo svilimento a cui purtroppo sottoposta la scuola pubblica italiana il
senso comune porterebbe a pensare a presidi che sbuffano, insegnanti che alzano gli
occhi al cielo, amministratori che fanno spallucce.
Invece non cos, la sala piena e chi prende il microfono vuole farcela, sa che la posta
in gioco altissima e sa che non si pu gettare la spugna.

Cos Anna Toffoletti, Dirigente Scolastico dell'Istituto Comprensivo di Galbiate,
spiega che la scuola vive e migliora sulla collegialit, sulla collaborazione e il confronto tra
i docenti, su una programmazione condivisa, tutti elementi che non vengono valorizzati dal
sistema premiante individuato nel documento. C' poi il tema del ricorso ai privati che
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creerebbe delle forti disparit tra i territori in cui il tessuto economico in grado di investire
nella scuola a titolo puramente filantropico e aree in cui questo non sarebbe possibile.

Sul tema del rapporto con il mondo del lavoro interviene invece Angelo De Battista,
Dirigente Scolastico I.I.S. Badoni, che mette in guardia sul rischio di affermare che si
vuole una scuola "fondata sul lavoro". Occorre premettere che l'istituto Badoni da anni
molto attendo ad accompagnare i suoi studenti in percorsi di tirocinio e di avvicinamento al
mondo del lavoro che per probabilmente attengono molto anche al modo di fare scuola, a
come si insegna a passare dal sapere al saper fare, non risolvendosi in un tot. di ore in
azienda.
Dovremmo forse riflettere sul fatto che la nostra scuola "parla" per il 90% del tempo: cos
non si riesce a formare gli studenti a passare dalle conoscenze alle competenze.
Tra l'altro, l'annuncio di almeno 200 ore di lavoro nell'anno scolastico (pagina 108) non
pu che essere considerata una boutade tra le tante a cui siamo abituati da questo
Governo.

Il problema semmai in una citt come Lecco che la crisi e l'incapacit di una citt di
trovare una nuova vocazione industriale fa s che i diplomati abbiano un serio problema ad
entrare in azienda, al termine del percorso formativo, qual il futuro che offriamo a questi
ragazzi?

In effetti, il documento Renzi affronta il tema della disoccupazione giovanile attribuendo
alla scuola un supposto ruolo di pi efficace politica strutturale a nostra disposizione
contro la disoccupazione anzitutto giovanile, rispondendo allurgenza e dando
prospettiva allo stesso tempo (pag. 104).
Evidente anche in questo caso che le soluzioni semplicistiche, adatte ad essere riassunte
in un tweet, sono insufficienti per affrontare seriamente una situazione economica
complessa e fortemente preoccupante come quella attuale.
Su questo sarebbe doveroso fissare impegni precisi per un Governo centrale che
dovrebbe dirci come pensa di affrontare in modo organico il grave problema della
disoccupazione giovanile oggi che agli enti locali stata tolta ogni leva di sviluppo, o per
meglio dire ogni minima possibilit di investimento per non parlare poi delle nulle
possibilit di assunzione di personale. Se le risposte del Governo Renzi sono mettere gli
studenti in aziende che non li assumeranno mai oppure cancellare diritti nel mondo del
lavoro appare evidente tutta linadeguatezza del progetto politico.
Anche pensare di affrontare il tema della dispersione scolastica solo attraverso percorsi di
alternanza scuola-lavoro non appare una risposta efficace.

A proposito del sistema premiale, esso costituito da strumenti del tutto inefficaci e
laddove si dovrebbe puntare all'obiettivo di un 100% di personale docente motivato si
prevede, a prescindere, in ogni scuola il 34% di docenti inadeguati a ricevere il premio
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(perfettamente in linea con i principi Brunetta). Su questo punto la piena continuit con le
politiche dei Governi Berlusconi evidente (n.a.)

Alcuni numeri: nel documento Renzi non si parla mai di diritto allo studio, non compare il
termine solidariet e solo una volta si fa riferimento allinclusione sociale, nel capitolo
dedicato allo sport a scuola.

Non si parla invece di quello che servirebbe veramente per attuare la cosiddetta scuola
dellautonomia, ovvero un rinnovo del contratto che porti le scuole a smettere di dover
chiedere agli insegnanti di lavorare a titolo di volontariato a quei progetti che dovevano
essere il valore aggiunto dellofferta didattica ai tempi dellautonomia.

LAssessore allIstruzione di Galbiate, Elisa Foti affronta il nodo del sistema territoriale
in cui le scuole si inseriscono. Anche qui i temi irrisolti dal documento La buona scuola
riguardano le risorse perch molti slogan lanciati si tradurrebbero in ulteriori costi per Enti
Locali gi costretti a drastiche scelte per far quadrare i bilanci.

Lintervento della senatrice di SEL Petraglia ha lobiettivo di illustrare qual la proposta
politica di SEL (e non solo) in tema di scuola. stata depositata una Proposta di legge di
iniziativa popolare che contiene molti elementi in evidente disaccordo con il documento
Renzi.
Innanzitutto qui si parla di scuola pubblica statale e laica che abbia come obiettivo
luguaglianza e il diritto allistruzione. Viene ripresa la tematica dellampliamento
dellobbligo scolastico dai 5 ai 18 anni.
Si propone di prevedere per legge il 6% di investimento del PIL in istruzione, nel tentativo
di avvicinarci ai paesi europei evoluti.
Nella proposta di legge si fissa anche un limite massimo, ben pi basso rispetto a quello
previsto da Renzi, di alunni per classe: 22, 19 in caso di alunni disabili.

Linsegnante di sostegno Maria Luigia Longo sottolinea alcuni aspetti legati
allinclusione, concetto quasi del tutto assente nel documento Renzi.
Lanciando la provocazione Siamo tutti BES, Maria Luigia ha richiamato lattenzione di
tutti sul fatto che una scuola davvero efficace riesce a considerare ogni alunno come
portatore di bisogni educativi speciali!
Il sindacalista Mimmo Pantaleo fa riflettere invece sul fatto che il Governo Renzi stia
perseguendo nel campo della scuola un chiaro progetto gi esplicitato nel campo del
lavoro e delleconomia: una scuola sostanzialmente subalterna alla logica del mercato e
delle imprese che diventa unappendice delle scelte che vengono catapultate sulla scuola
dal mercato. La scuola finalizzata al lavoro.
Una visione politica che troviamo totalmente non condivisibile.
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II Governo ha scelto un profilo basso di sviluppo (cancellazione dei diritti) e questo
naturalmente svilisce il ruolo del sistema educativo di un Paese. E chiaro che viene
messo in discussione anche il valore inclusivo della scuola.

Una serata di critica ma anche di proposta costruttiva non pu che aprire un percorso che
si tradurr in ulteriori iniziative sul territorio.