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100 storie in bianco e nero

(raccontate a colori da sacerdoti)



1. Serena.
2. Dio non si contraddice
3. Come muore un ateo?
4. La pazienza una virt
5. Un padre adottivo
6. Nato dal battesimo
7. La meta finale
8. La comunit di recupero
9. Un'intuizione salvifica
10. Un attentato e una conversione
11. Il mio aiutante missionario
12. Il dono del bambino e il dono di Dio
13. Le mani di un sacerdote
14. Niente impossibile a Dio
15. Pronto a dare la mia vita per molti, come Cristo
16. Ogni giorno si pu essere ricchi
17. L'opportunit di rinascere dalla morte
18. Mamma, indovina chi venuto a trovarci?
19. Dalla Massoneria all'Eucaristia
20. Come il buon samaritano
21. Regalo di Natale
22. Un aborto in meno, un prete in pi
23. Il valore di un'anima
24. Un incontro con Ges missionario
25. Un matrimonio tra le rose delTepeyac
26. Cristo travestito da moribondo
27. Il prodigioso seme della fede
28. Una vittoria senza armi
29. Il campo scuola in Val Badia
30. Metti una buona parola anche per me
31. La scuola "Giovanni Paolo II"
32. Nessuna imposizione
33. Il mio primo Triduo Pasquale da sacerdote
34. Un padre per tutti
35. Vocazione in un villaggio senza sacerdoti
36. La mia prima benedizione a Madre Teresa
37. Una famiglia che rinasce
38. Preghiere e bombe
39. Confessare il diavolo
40. Non temete, perch io sono con voi
41. La Provvidenza ci guida
42. Dio e il web
43. Ho dato un bacio a Cristo
44. Caduto dal cielo
45. Una pecorella smarrita
46. La bambinasoldato
47. Un amico di cui fidarsi
48. La decisione migliore
49. Una chiamata memorabile
50. Tentazioni
51. Un paradosso su cui riflettere
52. Scelgo Dio!
53. Dubbi e certezze
54. Il mio pulpito
55. Vieni!
56. Perch sei diventato sacerdote?
57. Per le strade di Montevideo
58. Le bugie dell'aborto
59. Un matrimonio ritrovato
60. Nelle sperdute terre africane
61. Il potere della preghiera
62. Dio si diverte a sorprenderci
63. False credenze
64. Un sacerdote e un pap
65. Un bambino li ha guidati
67. Al momento giusto
68. Finch morte non ci separi
69. Il Sacro Cuore di Ges e le sue dodici promesse
70. Il mio esorcismo pi grande
71. Io non vivo: Cristo che vive in me
72. Il testimone di Geova
73. Sorrisi ad Haiti
74. Il mio regalo di compleanno
75. La pi bella celebrazione eucaristica di tutta la mia vita
76. Talit kumi
77. Dio ascolta le nostre preghiere
78. Cosa vuol dire imparare ad essere sacerdote
79. Ges Eucaristia tra le mura del carcere
80. Tra stupore e fede
81. La divina Provvidenza
82. Il mio primo giorno da sacerdote
83. Una goccia d'acqua per Madre Teresa
84. Battaglie d'Africa
85. Un sordo che ascolta le parole della preghiera
86. La preghiera e il digiuno compiono miracoli
87. Il corpo di Cristo per la nostra salvezza
88. Settanta volte sette
89. La mia Domenica delle Palme
90. Trent'anni senza confessione
91. Uno tsunami d'amore
92. I mezzi del Signore ci stupiscono ogni volta
93. Il tuo coltello non serve a nulla
94. In ascolto di uno studente difficile
95. Il bambino esorcizzato
96. Mai disperare!
97. Un incontro inaspettato
98. Miracoli moderni
99. Fedele per sempre
100. Maria, madre dei sacerdoti e delle vocazioni




2011 Edizioni ART
Via dei Del Balzo, 10 00165 ROMA Tel. 06 66 54 37 84 Fax 06 66 52 79 07 Email: info@edizioniart.it
www.edizioniart.it
ISBN 9788878791626
la Edizione: giugno 2010 la Ristampa: settembre 2011
Traduzione: Milena Fiorenza
Grafica e impaginazione: Maria Eugenia Saiz
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di quest'opera pu essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in
alcuna forma, e con alcun mezzo, elettronico, meccanico, in fotocopia, in supporto magnetico o in altro
modo, senza autorizzazione scritta dell'Editore.
Stampato in Italia Printed in Italy



100 storie
in bianco e nero
(raccontate a colori da sacerdoti)
A cura di Gabriel Gonzlez

Presentazione
on Le nascondo che bo pianto con pi di una storia... alcune sono molto toccanti... Ottima scelta questo
libro, Padre!". Sono le parole con cui la traduttrice ha accettato l'incarico di tradurre in italiano le storie
contenute in questo libro, raccontate da sacerdoti di tutto il mondo. Queste storie vere provengono da una
delle molteplici iniziative proposte nell'arco dell'anno sacerdotale proclamato dal Santo Padre (2009-2010).
Il sito web internazionale Catholic.net ha chiesto ai sacerdoti di far pervenire testimonianze sulle
esperienze che pi hanno segnato la loro vita sacerdotale. Sono arrivate circa un migliaio di storie da molti
Paesi del mondo. Qualcuno ha avuto l'idea di pubblicarne alcune, e a me stato proposto di farne
un'edizione italiana. Di quel migliaio ne ho scelte cento. una grazia straordinaria poter contemplare la
mano di Dio che opera miracoli nella vita di chi si dona al prossimo e, anzitutto, a Dio stesso.
Pensare che di questi tempi, nel 2010, ci sia tanta gente che ha donato la propria vita agli altri, di per s
qualcosa di incredibile. Dall'Australia al Giappone, dal Regno Unito al Cile, dal Canada all'India o al Sud
Africa, c' sempre un uomo che trasforma un po'di pane nel Corpo del Signore, che sorride ai bambini, che
assiste i malati, che d consigli ad un giovane, che cerca di aiutare una coppia in crisi... C' sempre
qualcuno, da qualche parte nel mondo, che prega per il mondo, per i bisognosi, e anche per ognuno di noi.
Costoro ci sostengono ogni giorno con la loro preghiera, anche senza conoscerci. Non importa a che cosa io
mi dedichi, chi sia, cosa faccia, in che cosa creda: per loro io sono figlio di Dio e questo basta.
Ges che, nella sua promessa di essere sempre fra noi, trova i modi silenziosi per compierla: "Io sar con
voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo"(Mt 28,20). Ges in mezzo a noi nelle persone che hanno messo
a Sua disposizione la loro bocca, le loro mani, i loro piedi. Ges agisce in loro. Non sono loro a perdonare i
peccati, Ges che perdona in loro. Essi non dicono "Ges ti perdona", ma "Io ti perdono nel nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Perch Ges che sta parlando in loro. Come non ringraziarli per la
loro totale donazione al Signore per il nostro bene!
questo il motivo per cui ho voluto pubblicare alcune di queste storie. Era necessario rendere omaggio a
tanta generosit. L'immagine del sacerdote, ferita in diversi modi negli ultimi anni e mesi, deve essere vista
con uno sguardo pi ampio. Non bisogna guardare solo i punti oscuri e isolati che fanno tanto "rumore"
nell'opinione pubblica. Bisogna considerare la dimensione delle cose soprattutto alla luce di tanto
sconfinato eroismo. Un eroismo che si fa notare poco ma che l, giorno dopo giorno, per elevare un inno
d'amore e di lode a Dio.
Non forse opportuno che non solo Dio conosca tanto bene compiuto? Non forse incoraggiante per tanti
di noi conoscere la vita di questi sacerdoti, che altrimenti non avremmo mai conosciuto e che ci dicono con
i fatti che l'amore esiste? Non l'amore finto, non l'amore sentimentale di un bel romanzo, superficiale, ma
l'amore profondo, vero, l'amore che viene da Dio e che compie opere di bene. Ho avuto fame e mi avete
dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete
vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi (Mt 25,3536).
Nello sfogliare questo libro potremo constatare che, dopo duemila anni, ci sono ancora uomini che
rendono vive queste parole di Ges. Non mancano storie di malati, di carcerati, di bisognosi sparsi per il
mondo, che hanno avuto un sacerdote accanto per risolvere i loro problemi o, almeno, per accompagnarli
nei momenti di sconforto. Ho pensato anche a tanti giovani che sono come vulcani di generosit, desiderosi
di fare del bene, ma non sanno come farlo, n dove, n quando. Forse, nel leggere queste storie, alcuni di
loro potranno vedere nel sacerdozio il cammino disegnato da Dio per loro, perch possano meglio seguire e
imitare Ges, riempiendo il loro cuore di gioia. Forse, questa lettura potrebbe dischiudere un orizzonte
limitato da tanti pregiudizi e condizionamenti a causa degli stereotipi negativi di cui siamo incosciamente
portatori. S, vero che esistono sacerdoti poco esemplari. Ma anche vero che la configurazione a Cristo
nel sacramento dell'Ordine non pu non essere un cammino ricchissimo per soddisfare le pi profonde
aspirazioni al bene da parte di un giovane; un giovane che vorr viverlo fino in fondo e prenderlo sul serio.
E che dire delle persone che ogni giorno pregano per i sacerdoti? Che dire di tante persone che soffrono
quando soffrono i sacerdoti? E di quelle che si occupano dei seminari, di aiutare a trovare risorse, o che
compiono tante opere a favore dei seminaristi? Ho pensato che questo piccolo libro potrebbe essere un
mezzo per ringraziarli, un modo di far vedere che valsa la pena compiere sforzi in favore della formazione
dei sacerdoti, che vale la pena formare sacerdoti anche se fosse per il bene di una sola anima, una che
possano essere riusciti a rendere beata facendole trovare l'amore di Dio.
Possiamo forse chiederci perch queste persone hanno deciso di diventare sacerdoti. Sappiamo che la
parola "vocazione" deriva dal verbo latino vocare, cio, "chiamare ". Se i seminari sono vuoti o semivuoti,
ci non dipende dal fatto che il Signore non chiami pi nessuno a questo ministero. Dio, infatti, chiama
sempre degli uomini al ministero del sacerdozio. Bisogna invece constatare che ci che manca sono risposte
generose d'amore. Qualche tempo fa parlavo con un giovane che per quattro o cinque anni aveva resistito
ad un rispettoso ma insistente invito del Signore. Fu quando Giovanni Paolo II fece quella esortazione ai
giovani a Madrid: "se qualcuno sente la chiamata di Cristo non esiti a rispondere", che lui decise di entrare
in seminario. Oggi un giovane realizzato, felice di donare la sua vita ogni giorno. Spesso vediamo i
sacerdoti soli, non conosciamo la loro vicenda personale, la loro provenienza. Possiamo pensare che
vengano chiss da dove, come i sacerdoti secondo l'ordine di Melchi sedek. Non vengono certamente dallo
spazio siderale, da chiss quale stella: ogni sacerdote, ogni giovane che entra in seminario, viene da una
famiglia, da un ambiente sociale, da un contesto di amicizia. Hanno lasciato la loro famiglia, pap, mamma,
fratelli e sorelle, per dedicarsi agli altri, anche a noi.
Ma non solo hanno lasciato la loro famiglia: hanno rinunciato a formarne un'altra, a sposarsi e avere dei
figli. Siamo noi la loro famiglia, e loro sono pienamente disponibili "per noi". questo il senso del celibato.
Servire il Signore e servire gli uomini con cuore indiviso e con totale dedizione. Sicuramente questo spiega
la loro capacit di fare del bene a persone che non hanno mai conosciuto. Il loro amore siamo noi, sono
tutti gli uomini del mondo, tutte le anime.
Mi sembra dunque doveroso che li accogliamo come la loro famiglia. Ogni fedele a cui il sacerdote presta
servizio deve diventare un vero fratello, una vera sorella, un vero pap o una vera mamma, in cui lui possa
trovare fiducia, comprensione, sostegno. Non dovremmo permettere mai che si sentano soli, sapendo che
hanno compiuto un tale sacrifcio per noi. Mentre scrivo queste parole parlo da fedele, non da sacerdote.
Perch i miei fratelli sacerdoti sono sacerdoti anche per me, e perch, prima di diventare sacerdote, sono
stato fedele laico per molti anni.
A loro vanno questo riconoscimento,la nostra stima e la nostra preghiera. Ringrazio particolarmente i
sacerdoti che hanno voluto inviare la loro storia; ringrazio il sito web Catholic.net, che ha avuto l'ottima
idea di questa iniziativa, le persone che mi hanno suggerito di pubblicare questo semplice volume, la casa
editrice Edizioni ART che ha voluto pubblicarlo e la traduttrice che ha fatto un ottimo lavoro. Infine,
ringrazio voi lettori che sicuramente pregherete per noi, sacerdoti di Cristo.
P. Gabriel Gonzlez
1. Serena.
La mano di Dio si fa carezza sulla terra
di Giovanni Mattia, Italia

Mi trovavo nel reparto di Terapia Intensiva di un ospedale, tra malati di cuore, per recitare le mie preghiere
assieme ai pazienti svegli.
Il mio sguardo si ferm su Serena: una paziente sedata, piena di ecchimosi, collegata a tantissime flebo,
intubata e completamente immobile nel suo letto. Il mio cuore si strinse al suo dolore e nella preghiera pi
bella invocai Dio che certamente le sedeva accanto: "Dio mio, Dio mio, perch l'hai abbandonata?"...
Sono le parole di preghiera che Ges rivolse al Padre nei Suoi ultimi istanti, consapevole, in cuor Suo, che
proprio le braccia di Dio Lo stavano per accogliere, e che proprio la Croce, con i suoi chiodi atroci, sarebbe
stata il trampolino per la conquista della Vita.
Queste parole sono la Sua eredit; invocazione dolcissima di chi sa di essere ormai soltanto fra le mani di
Dio, ed a Lui si affida, con il cuore aperto e l'anima sincera. Ed era cos anche per Serena: il medico di turno
conferm che non aveva molte speranze.
Era l, immobile, in attesa di spiccare il volo verso il cielo. Soltanto Dio poteva tenderle la mano, e rimetterla
in piedi dal quel letto in cui allora giaceva. Con il cuore che mi sembrava stesse per scoppiare, si fece
sempre pi forte in me il desiderio di pregare di pi per lei.
Domandai allo stesso medico se potevo trattenermi ancora un attimo in quella sala, e mi disse che non
c'erano problemi, ma poi, con aria di sfida, aggiunse: "Guardi, Padre, se questa donna si riprende, io le
prometto che mi confesser!
Era la chiara sfida a Dio di un uomo che, come si suol dire, non ha molta dimistichezza con la religione.
Infatti, sfidare Dio non rientra in un sincero e autentico cammino di fede. Il mestiere che faceva non lo
aiutava: la morte ogni giorno bussa alla porta dei suoi pazienti e questo, naturalmente, fa sorgere tanti
dubbi nella mente di un medico. Cos, la logica umana risponde con diffidenza al mistero della Fede. Ma
non era una mia preoccupazione. Pensai: "Sar Dio a lavorare per me, ne sono certo! In questo momento
mi concentro soltanto su Serena". Le amministrai l'Unzione degli Infermi. Anche la mia mente s'interrogava,
ma il mio cuore era saldo in Dio, fermo nel Suo amore: mi abbandonai con fiducia alla Sua volont.
Il giorno dopo, il mio primo pensiero fu per Serena: andai a trovarla.Avevo il cuore in gola perch temevo il
peggio per lei, ma Dio era sempre con me e, proprio quella mattina, la Sua grazia e la Sua misericordia mi
avrebbero sorpreso. Ero cos preoccupato per lei che entrai addirittura in punta di piedi! Ma ecco che la
meraviglia si presentava ai miei occhi: Serena si era ripresa durante la notte, era sveglia, le funzioni vitali
stavano lentamente tornando nella norma!
In quell'istante la mia piccolezza si svelava agli occhi di Dio, la mia incredulit di uomo fragile si rivest della
forza e della consapevolezza della Sua Presenza. Ero profondamente commosso. Non ricordo neanche pi
se piangevo o sorridevo: la sfida che l'uomo aveva rivolto a Dio si era colorata di Vita; Serena, affidata alle
Sue braccia, tornava fra noi a continuare la sua storia di fede e di speranza.
Trascorsi pochi altri giorni con lei, durante i quali imparai a conoscerla meglio. Sono convinto che Dio si sia
manifestato nella sua vita con la grazia di un miracolo. Nulla impossibile a Dio: ci che l'uomo non pu
comprendere, a volte, diventa la scoperta e la sorpresa meravigliosa di una Presenza silenziosa, discreta e
forte al fianco di ciascuno di noi.
Serena torn presto a casa e, cosa ancor pi bella, in seguito partor una splendida bimba che avvolse con
tutto il suo amore di mamma, perch Dio, nel mistero della Sua tenerezza, guarisce e risana al di l di ogni
aspettativa umana.
Ma cosa fece quel medico che sfid Dio? Mantenne la sua promessa, e anche la sua vita torn a splendere
di luce divina. Cos, realizzai che Dio aveva riportato la vita nel cuore di due persone: l'una era guarita nel
corpo, l'altra nello spirito. Ed io, piccolo e fragile, scoprii ancora una volta la presenza di Dio al mio fianco ed
accanto ad ognuno di noi. Perch DIO C', e le prove pi belle, quelle che lasciano senza fiato, sono sempre
sotto i nostri occhi: sono sotto gli occhi di tutti coloro che confidano sinceramente in Lui.

2. Dio non si contraddice
di Yelman Feo. Bustamante Solrza, Spagna

Mi trovavo nell'ufficio parrocchiale, si present un giovane immigrato che chiedeva aiuto per ottenere un
lavoro: dato che aveva la madre malata, c'era bisogno d'inviare denaro nel suo paese. Mi raccont che
stava vivendo con una famiglia immigrante che gli chiedeva 200 euro al mese per l'afftto, ma erano gi tre
mesi che non riusciva a pagare. Decisi di consegnargli un assegno di 400 euro tramite la Caritas
parrocchiale, affinch pagasse due mesi di afftto arretrati.
Quando gli consegnai l'assegno, il giovane scoppi a piangere, cos con calma gli dissi:"Su, non vergognarti".
Ma lui rispose: "Non vergogna, Padre, piango di gratitudine. Oggi ero sul punto di rubare. Ero vicino ad un
bancomat, e due donne stavano cercando di prelevare il loro denaro. Il bancomat non funzionava, cos se
ne sono andate via. Dopo un po', il bancomat ha emesso il denaro e ho pensato di tenermelo perch ne
avevo bisogno. Per, mia madre mi ha insegnato che meglio chiedere che rubare, cos ho cominciato a
cercare le due donne fino a trovarle, e ho consegnato loro il denaro. Loro mi hanno solo ringraziato, poi se
ne sono andate. Cos ho detto a Dio: ho fatto ci che dovevo, e tu conosci la mia situazione, so che non mi
abbandonerai. E Dio, non ha tardato nel rispondermi, Padre: nello stesso giorno, Lei mi sta consegnando la
stessa quantit di denaro che stamane avrei potuto rubare. Ma non l'ho fatto".

3. Come muore un ateo?
di Carlos Mann, Colombia

Ero cappellano alla clinica Santa Fe, in Bogot. Un giorno fui chiamato per assistere un paziente. Nessuno
mi aveva detto che era un non credente. Quando entrai nella sua camera, mi chiese:
"Sei un sacerdote?".
"S, signore".
"Allora vai via, perch non ho bisogno di un prete!". Sono rimasto l, in silenzio, senza muovermi.
"Perch non te ne vai?", rispose seccato. Istintivamente, senza pensarci, risposi:"Guardi, caro
amico,
nella mia lunga vita ho visto morire parecchi uomini santi, ma non ho mai visto come muore un ateo. Ecco
perch sono rimasto qui". Stette in silenzio per un po' e poi aprendo gli occhi mi disse:
"Siediti. Parliamo".
Sono rimasto l per due ore, il tempo della sua confessione. La mattina seguente mor.
stato uno di quei momenti della mia vita in cui ho sentito immensamente l'azione dello Spirito Santo!

4. La pazienza una virt
di Domingo Torres Vallejos, Per
ll mio Vescovo, data la mancanza di sacerdoti, mi affid la cura di due parrocchie del villaggio: SanTuribio di
Mogrovejo e Sant'Anna, che comprendevano pi di sessanta comunit contadine, geograficamente molto
estese.
In una delle tante visite, una signora si avvicin e mi disse che aveva una madre anziana e che era molto
malata, ma viveva a pi di un'ora di distanza da l. Le dissi che non c'era problema perch ero abituato a
camminare per lunghe distanze, fino a dodici ore di seguito.
Andammo a farle visita. La vecchietta, secondo i suoi familiari, aveva novantotto anni, ma era abbastanza
lucida: il suo problema era l'impossibilit a camminare. Era in compagnia di un'altra delle sue figlie che per
non voleva lasciarmi entrare in casa perch pensava che, se le avessi dato i sacramenti, sua madre sarebbe
morta di l a poco. Dopo aver parlato con lei per mezz'ora, finalmente si convinse a lasciarmi entrare, ma mi
proib di dare l'Unzione degli infermi a sua madre .Allora, cominciai a offrirle una catechesi, e, trascorsi 15
minuti, si convinse.
L'anziana signora, vedendomi cos giovane, non credeva che io fossi sacerdote. Mi disse: "Tu devi essere
imo di quei tizi che appartengono alle sette! Alcuni dei miei figli mi hanno obbligata a battezzarmi nelle loro
sette nonostante io non volessi. Vengono a trovarmi, e poi, dato che non posso muovermi, si portano via la
mia frutta".
Dopo aver parlato con lei per mezz'ora, le chiesi di pregare assieme. Facemmo il segno della croce,
pregammo il Padre
Nostro e l'Ave Maria. Lei fece il tutto molto male, confuse alcune frasi, introdusse parole estranee... Pensai
che la signora avesse ormai perso la memoria, ma che comunque fosse una cosa buona aiutarla pregare.
Cos, le presi la mano e l'aiutai a fare bene il segno della croce. Poi mi guard, e disse: "Ora credo davvero
che sei un sacerdote,perch hai avuto pazienza con me".
Sorrise, e poi continu: "Io so pregare correttamente, ma ho fatto tutto ci per metterti alla prova. Sono
convinta che il Signore tanto buono e misericordioso da averti inviato qui. Voglio che adesso tu mi
confessi, mi dia il pane benedetto e l'unzione".
L'umilt, la gratitudine, l'espressione di gioia e di felicit che l'anziana signora manifest mi toccarono il
cuore, sentii chiaramente e fortemente che quella era un'autentica esperienza di incontro con Dio, e non
dimenticher mai tutto ci.
"Il mio spirito gioisce nel Signore, mio Salvatore, perch compie opere meravigliose attraverso il
sacerdozio". Innamoriamoci di Cristo, e vivremo innamorati del nostro sacerdozio.

5. Un padre adottivo
d Thomas Patrick Hall, USA

ll Cappellano della base NATO in Sicilia stava intrattenendo dei sacerdoti venuti in visita. Molti dei nostri
ministri avevano assistito i profughi negli ultimi giorni della Guerra dei Balcani. Avevo lasciato la riunione
verso le undici di sera, preoccupato per il tragitto verso casa.Volevo prendere una scorciatoia attorno
all'Etna, ma il traffico era bloccato. Cos, deviai per l'autostrada. Ero stanco e per niente contento della
deviazione.
Dopo meno di due chilometri d'autostrada, il traffico rallent a passo d'uomo. Guardai pi in l e scorsi
un'autopompa e un carro funebre. Cercai gli unguenti nel cassetto del cruscotto e cominciai a ripetere nella
mia mente la formula del Sacramento dell'Unzione in lingua italiana. Quando arrivai sul luogo
dell'incidente, la zona era gremita di personale della Marina Militare USA in uniforme mimetica. I
Carabinieri cercarono di allontanarmi da l, ma appena dissi loro che ero un sacerdote, mi fecero largo tra la
folla.
La vittima era un giovane soldato della Marina USA, proveniente dal Nebraska. Era volato via dalla sua jeep,
non aveva indossato la cintura di sicurezza. L'impatto gli aveva provocato la lesione pi raccapricciante che
io avessi mai visto. Le sue mani erano ancora calde mentre lo ungevo con l'olio del Sacramento. Quando lo
presi tra le braccia, durante le ultime preghiere, il mio pensiero and ai suoi genitori lontani, nel Nebraska,
che di l a poco sarebbero stati straziati dal dolore.
Quando le autorit italiane vennero a rimuovere il cadavere, gli altri marinai presenti, per la maggioranza
giovanissimi, formarono una barriera umana per impedire gli sguardi curiosi e invadenti degli automobilisti
che passavano di li.
Un nobile gesto spontaneo per preservare un minimo della dignit del giovane soldato. Le ferite erano cos
gravi che, quando sollevarono il ragazzo, la testa si stacc dal corpo.
Tornai alla base militare e tenni un "Debriefing" per i militari che avevano assistito alla tragedia, ovvero,
una particolare seduta di tipo psicologico, per alleviare lo stress del trauma a cui quei poveri giovani erano
stati sottoposti.
Andai a dormire alle due di notte.
La mattina seguente, feci un discorso di accoglienza per i nuovi soldati arrivati sull'isola. Guardai i loro
giovani volti, e, d'un tratto, tutto mi fu chiaro: non era stata una coincidenza il fatto che io mi trovassi sul
quel tratto di autostrada, la sera precedente.
Sicuramente, il padre di quel povero soldato avrebbe voluto essere con suo figlio nel momento pi critico
della sua vita. Ma lui non c'era. C'ero io.
Ero il padre di quel ragazzo. La provvidenza mi aveva voluto proprio l in quel momento... per ungere il suo
corpo, per tenerlo tra le braccia, e per pregare:"Possano gli angeli condurti in Paradiso...".

6. Nato dal battesimo
di Jos Rodrigo Lopez Cepeda, Messico

Mentre mi trovavo di passaggio nella mia citt natale, avevo ceduto alia richiesta di mia madre di andare a
far visita a una sua amica in ospedale.Arrivato nella stanza della malata, mi si avvicin un'infermiera e mi
chiese se potevo visitare anche un anziano sacerdote che era in condizioni molto gravi. Mi congedai
dall'amica di mia madre e mi diressi al reparto di terapia intensiva, dov'era ricoverato questo mio fratello
nel sacerdozio. Entrando, fui molto sorpreso nello scoprire che quell'anziano sacerdote in condizioni gravi
era il sacerdote che mi aveva battezzato. Era incosciente. Mi presentai alla persona che lo accudiva in quel
momento, e questa cominci a piangere quando le raccontai che ero stato battezzato da quel sacerdote. Mi
disse:"Padre... lui aveva saputo della sua ordinazione sacerdotale in Europa, e aveva detto che non voleva
morire senza prima aver visto suo figlio sacerdote, dato che lui l'aveva generato nella vita di fede con
l'acqua del Battesimo". Ed io ero proprio l, a ungere e a presentare al Signore quel servo fedele che mi
aveva donato la grazia che ora permetteva a me di benedirlo.
Questo latto ha segnato la mia vita sacerdotale, poich anche io sono chiamato a generare la vita di fede in
molti, per mezzo del Battesimo, ma soprattutto attraverso il mio modo di vivere la fede. Non so quanti, tra
coloro che ho battezzato, siano stati chiamati da Dio a diventare sacerdoti, ma da quel momento, ogni volta
che battezzo un bambino, in cuor mio faccio una richiesta:"Che un domani, Signore, uno di loro mi aiuti a
venire al felice incontro con Te".

7. La meta finale
di Rafael del Rosai Samaniego, Spagna

Ero parroco da poco tempo, quando un amico di un paese vicino mi chiese il favore di andare a celebrare la
Messa in un pensionato del suo villaggio.
Quando arriv la data prestabilita, mi incamminai verso il paese. Arrivai dopo venti minuti, e mi resi conto
che era la prima volta che mi recavo in quel luogo e che non conoscevo l'indirizzo giusto del pensionato.
Chiesi informazioni, e mi dissero che ce n'erano tre. Dissi loro il nome e mi risposero che si trovava a circa
duecento metri da li. Seguii le indicazioni e arrivai.
Entrando, salutai tutti dicendo che ero il sacerdote venuto a celebrare la Messa.
"Meno male,Padre,perch da due giorni che cerchiamo di rintracciare il parroco e non ci riusciamo!".
Spiegai loro la motivazione, e loro aggiunsero:
"Guardi, questo non il pensionato che sta cercando, che si trova due strade pi avanti, ma qui c' una
signora agonizzante e stiamo disperatamente cercando un sacerdote".
"Bene, eccomi".
Mi accompagnarono rapidamente nella stanza della signora malata. Con lei c'era sua figlia. Parlai un po' con
lei, le diedi l'Unzione, e dopo aver raccomandato la sua anima a Dio mi congedai e uscii dalla stanza. Ero
ancora li vicino quando la figlia mi rincorse gridando e, tutta nervosa, mi disse:
"Padre, questo un miracolo... era in agonia da due giorni, ed morta non appena lei uscito dalla stanza.
L'ha aspettata per morire in pace ed stata la Vergine del Carmelo a sostenerla. Guardi, mia madre per
tutta la vita ha conservato questa immaginetta che i suoi nonni le regalarono nel giorno della sua Prima
Comunione. Da allora, non se ne mai separata e ha pregato sempre rivolgendosi a Lei. Io amo molto
questa immagine, ma non sono una buona cristiana n potrei mai pregare intensamente come mia madre,
quindi, voglio regalarla a lei, Padre, affinch la Vergine la aiuti a fare del bene, come ha fatto con mia
madre. Sono certa che lei sapr invocarla meglio di me".
Vidi le sue lacrime; la sua attitudine era esattamente quella di una buona cristiana e di una brava figlia di
Maria. Dopo aver rifiutato gentilmente e dopo la sua insistenza, alla fine presi la "mia Vergine" e mi accinsi
a continuare i miei impegni di quel giorno, arrivando infine anche al pensionato che stavo cercando
inizialmente.
Da allora, questa immagine accompagna me e tutti coloro che assisto spiritualmente, affinch possano
morire in pace e raggiungere la Gloria. ci che chiedo anche per me e, inoltre, ora so che non siamo soli
nel nostro lavoro pastorale: so che Dio, la Vergine e Santi intercedono per noi e guidano i nostri passi, a
volte apparentemente per sentieri "sbagliati", ma sicuramente verso la giusta meta finale.

8. La comunit di recupero
di Mons. Alexander Cordina, Malta

Non avrei mai immaginato che nell'ottobre del 1993 nella mia vita tutto sarebbe cambiato! Ero parroco da
cinque anni e l'Arcivescovo mi mand a chiamare. Avevo sempre avuto un rapporto di comunione filiale col
Vescovo Mercieca e nutrivo grande fiducia in lui. Mi disse che voleva trasferirmi dalla parrocchia ad una
comunit terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti, gestita dalla Caritas di Malta.All'inizio ebbi
paura di accettare ma obbedii, anche se con un po' di apprensione.
Entrando in comunit, mi resi conto che non ero preparato sul come comportarmi o su cosa fare. Notai che
sul lato spirituale non c'era nulla in programma, eccetto la Messa Domenicale. Su trenta residenti, circa
ventisette vennero a Messa: un successo notevole, pensai. Ma mi illudevo: dopo poche settimane scoprii
che molti venivano a messa soltanto per "impressionarmi" o per ricevere dei privilegi. Quando scoprirono
che questo gioco con me "non funzionava", il numero cal subito a tre, massimo quattro persone. Un
fallimento, pensai stavolta. Ebbe inizio cos la mia "crociata": parlai con loro dell'amore di Dio, a pi riprese,
ma niente da fare.
Un giorno, pregando davanti al Santissimo, ebbi un'illuminazione provvidenziale: mi resi conto che la prima
persona da convertire ero io stesso! Cos, dopo aver parlato con i miei fratelli sacerdoti, coi quali trascorsi il
mio giorno libero, decisi di prendere alloggio presso la comunit.
Come allora, tengo sempre nel cuore la frase di san Paolo che dice:"Piangere con chi piange,ridere con chi
ride". Questo significava lavare i piatti quando ce n'era bisogno, oppure cantare e ballare, ma, soprattutto,
ascoltare e condividere i propri dolori, le ansie, le paure, e i fallimenti. Significava proprio vivere in costante
compagnia di Ges Crocifisso!
Dopo qualche settimana, vidi cominciare a riempirsi la cappella. Dopo tre mesi, la Messa della Domenica
veniva regolarmente frequentata da tutti, e i residenti chiesero anche la Messa quotidiana. Nel loro
cammino spirituale, quei giovani si posero delle domande esistenziali:"Perch il dolore? Perch i miei
genitori non mi vogliono bene? Ma Dio mi ama veramente? Come posso essere felice?".Tutte grandi
domande, a cui vanno date risposte non con le parole, ma con la vita e con il silenzio operoso.
Un giorno, un ragazzo mi chiese:"Ma, Padre, tu non hai una donna, non hai figli, e non c' tanto sballo nella
tua vita.Trascorri tutte queste ore in cambio di pochissimi soldi. O sei pazzo o nascondi qualche segreto!".A
quella domanda, capii che era giunta l'ora di parlare e di dare testimonianza dell'amore di Dio Padre.
Arriv il Natale. In una comunit di recupero per tossicodipendenti il periodo natalizio molto diffcile.
Provammo a tenere i residenti col morale alto coinvolgendoli in diverse attivit, sia di natura spirituale che
sociale. Un giorno il videoregistratore si guast.Abbattuto, dissi tra me e me: "Ma proprio adesso doveva
accadere?".Non me la sentivo di domandare al personale la somma di circa 300 euro per comprarne uno
nuovo. Entrai in cappella e chiesi a Ges: "Ho bisogno di 300 euro per continuare il mio lavoro, per
continuare a far conoscere te a questi ragazzi!".
Uscito dalla cappella, ci fu una telefonata. La nonna di due ex residenti mi invitava ad una festa a casa sua.
In realt, per, non mi andava di partecipare perch ero davvero molto stanco. Ma, anche in questi casi,
Ges che chiama.Andai.
Trascorsi qualche ora in quella famiglia con i due fratelli ex tossicodipendenti, che ormai grazie a Dio erano
sani e recuperati. Prima di partire la nonna mi consegn una piccola busta:"Un piccolo contributo",mi disse
dolcemente.Tornato a casa aprii la busta, e con mia grande sorpresa erano proprio 300 euro! Continuai cos
il mio delicato ma appassionante lavoro con quei ragazzi, ma bisogna sapere che ci sono anche momenti
drammatici, in una comunit come quella, momenti pieni di dolore.
C'era un ragazzo molto difficile. A poco a poco tutti persero il coraggio di aiutarlo, ma io continuai a
seguirlo. Dopo tre mesi di terapia decise di abbandonare il programma e andare via. Dopo qualche mese
ancora, il portinaio della comunit mi disse che c'era di nuovo quel ragazzo che chiedeva di me. All'inizio
pensai:"Non voglio perdere tempo con uno che non vuole fare niente". Poi per lasciai parlare una "voce"
dentro di me: "E se questa fosse l'ultima occasione che hai per ascoltarlo?". Uscii, e ascoltai. Era a pezzi. Mi
disse che l'indomani sarebbe tornato di nuovo per essere riammesso in comunit. Entr in macchina ma,
prima di partire, allung la mano, prese la mia e la baci. Quel gesto mi lasci turbato, mi chiesi il perch di
quell'inaspettato saluto particolare.
L'indomani telefonai al centro d'accoglienza per verificare se fosse andato. Mi dissero di no. Allora telefonai
a casa sua. Rispose il padre e subito chiesi di lui. Mi disse:"Non puoi parlare con lui, deceduto".Rimasi
scioccato, e finalmente capii il bacio sulla mano: mi stava dicendo "Addio".
E se non avessi ascoltato quella voce" dentro di me? Il continuo abbracciare Ges Crocifsso mi dava la forza
per andare avanti. Ci furono ancora tante conversioni nella comunit, e anche molte guarigioni da ferite
fsiche e morali subite durante l'esperienza sulla strada.
Ho sperimentato profondamente che essere sacerdote con questi ragazzi non significa semplicemente
sperimentare un programma di recupero, ma offrire loro l'esperienza di Dio Amore.
Ho capito che con loro essere sacerdote significa dare testimonianza dell'amore smisurato di Dio che, con
un'"alchimia divina", ci dona la forza di tramutare il dolore in amore.

9. Un'intuizione salvifica
di Jos Pablo de Jesus Tamayo Rod, Costarica

Ero cappellano dell'Ospedale San Giuseppe, in Costa Rica, e un giorno stavo visitando i malati nelle varie
stanze. Ebbi un presentimento, un'intuizione: sentii dentro di me che dovevo cambiare il mio giro abituale
delle visite e che dovevo andare in un altro settore dell'ospedale. Mentre camminavo, un'infermiera mi
disse: " un bene che sia qui, Padre! L'uomo in quel letto laggi vuole parlare con lei". Andai verso il
paziente.
"Padre, ricevo la Comunione ogni giorno e in questo momento non sento il bisogno di confessarmi, ma, pu
darmi la Comunione e l'Unzione degli Infermi?".
Lo feci non appena me lo chiese. Mentre gli ungevo la fronte, egli improvvisamente ebbe un attacco di
cuore e, nonostante ci, fece un largo sorriso e si sedette sul lettino con le braccia tese, come ad accogliere
qualcuno, mentre ungevo anche le sue mani. I dottori vennero per cercare di aiutarlo, ma ormai era morto.
"Che morte bellissima", fu l'esclamazione dei dottori e delle infermiere. S, fu proprio una buona morte.
Quell'uomo aveva raggiunto la Vita Eterna perch gli avevo dato l'Eucaristia e l'Estrema Unzione proprio
negli ultimi istanti della sua vita. Grazie ad essi, egli aveva ricevuto la "salute eterna".
10. Un attentato e una conversione
di Gianluigi Tagni, Italia

Il 10 maggio 1985 presiedevo una Concelebrazione Eucaristica in onore di san Cataldo Vescovo, patrono
della citt di Supino, Frosinone. Nella chiesa gremita di fedeli parrocchiani e di pellegrini pronunciavo
l'omelia che sentivo profondamente mia, e sottolineai l'affermazione di san Paolo: "Guai a me se non
predicassi il Vangelo". Ci fu percepito intensamente da alcuni dei fedeli presenti. Finita la Santa Messa ci
organizzammo per la processione. C'erano pi di tremila persone.
Un uomo, che voleva vendicarsi per presunti torti subiti, si lanci con uno spadino a doppio taglio su uno
dei volontari che portavano la statua in processione; il pover'uomo fu ferito a morte; poi, l'attentatore
sferz un colpo ad un altro uomo e lo fer gravemente. Mi trovavo in mezzo al clero ordinato per la
processione e inizialmente non compresi pienamente l'accaduto. Ad un tratto per vidi davanti a me
l'attentatore con occhi infuocati e sentii un forte colpo nel petto, notai i miei paramenti squarciati e
macchiati di sangue e invocai il soccorso a chi mi stava di fianco: non avrei potuto continuare la
processione.
In sagrestia il medico diagnostic la gravit della ferita prodotta dallo spadino, che mi aveva trapassato il
fegato quasi fino a sbucare dalla schiena, cos venni ricoverato d'urgenza in ospedale.
Ero molto sereno, mentalmente offrii la mia vita al Signore e perdonai l'aggressore. L'intervento operatorio
fu molto impegnativo, ma ebbe buon esito. Miracolosamente, la spada non aveva lesionato altri organi
vitali. Rimasi in rianimazione per alcuni giorni.
Nella semicoscienza, intubato e immobilizzato nel letto, feci una forte esperienza di fede. Percepii la voce di
un infermiere che cantava:"Rinascer, rinascer... come cervo a primavera..." che una canzone di
Riccardo Cocciante, ma per me fu come Parola di Dio per una "lectio divina" che mi fece meditare e
desiderare una profonda conversione spirituale, un passare dalla mediocrit a un maggior impegno nella
mia vita sacerdotale, una vera rinascita e reviviscenza del Sacramento dell'Ordine.
Le forti sofferenze e il bruciore delle membra mi fecero sperimentare e pensare alle fiamme del fuoco
eterno e ne chiesi la liberazione invocando Ges.
L'attentato aveva sconvolto tutto il paese, i miei confratelli, gli amici e i conoscenti. Mi riferirono che tutti
pregavano per me e devo confermare che nel mio letto di sofferenza ho sperimentato la grande carit dei
fedeli e la forza della loro preghiera, che mi infondevano una pace e una gioia profonda, e mi "cullavano"
anche fisicamente.
Ho ringraziato il Signore che non solo mi ha dato la gioia, come sacerdote, di credere in Lui, di servirlo e
parlare di Lui, ma mi ha concesso anche di soffrire con Lui.
Sono felice di essere sacerdote, di ravvivare ogni giorno il Dono ricevuto con l'imposizione delle mani e di
spendermi per la salvezza delle anime.

11. Il mio aiutante missionario
Di Hernn Jimnez L.C., Messico

Era il 1991, e mi trovavo in nord Italia. Andai a far visita a un giovane ventisettenne, Lauro: era la mia prima
esperienza con un malato di Aids. Una caratteristica comune dei malati terminali la monotonia delle ore
che trascorrono lentamente sotto il peso di una cruda realt: per loro non rimane altro da fare che
aspettare la morte.
Si confess e prese la comunione dopo tanti anni. Le visite a Lauro da quel momento si moltiplicarono.
Passai dall'essere il "sacerdote che visita il malato "ad essere il "sacerdoteamico" e, in poco tempo,"l'amico
che era pure sacerdote". E cos, cominci il miracolo.
Un giorno, viaggiavo in auto per far nuovamente visita a Lauro, e, nel mentre, mi assillava un pensiero: "Tu
arrivi l, rimani una mezz'oretta, scherzi un po' con lui, lo confessi, ma poi lo lasci di nuovo con il suo
martirio... No, basta, non si pu andare avanti cos!". In realt, per, non sapevo cosa fare. D'improvviso,
sentii una voce che mi parlava cos chiaramente da farmi voltare nell'abitacolo per vedere chi c'era con me.
Poi, la voce riprese a parlarmi, e mi accorsi che veniva da dentro, da me. "Fermati alla prossima chiesa e
chiedi un crocifsso". Era sorprendente. Mi fermai alla prima chiesa che trovai lungo il tragitto
fortunatamente conoscevo il parroco entrai, e gli dissi a bassa voce:
"Padre, ho bisogno di un crocifsso".
"Un crocifsso?", rispose sorpreso.
"S, non mi chieda il perch, dato che neanche io lo so".
Ci recammo in sacrestia e me ne diede uno tutto impolverato. Lo ringraziai e tornai alla macchina.
Mancava ancora mezz'ora di viaggio. Spensi l'autoradio per concentrarmi e cercare di capire cosa dovessi
fare. Arrivato l, stavo per uscire dall'auto senza il crocifisso, poi mi voltai e Io presi in mano. In quel preciso
istante, capii tutto. Entrai in casa, conversai un po' con Lauro del pi e del meno, e poi infine gli dissi:"Lauro,
voglio darti un regalo. Dipende per dalla tua risposta. Sei pronto?". Pens che fosse uno scherzo. Gli
chiesi:"Vuoi essere un missionario?". Mi guard allibito; gli indicai il crocifisso e gli dissi:"Guardalo bene: tu
sei inchiodato al letto e Lui sta inchiodato alla croce, per cui ti comprende. Ma c' una differenza: Lui era
innocente e si offr per la nostra salvezza, invece tu... Lauro, siete quasi identici!".
Senza staccare gli occhi dal crocifisso, annu. Dio stava penetrando nel suo cuore. Percependo ci,
continuai:"Tu hai un tesoro immenso: sofferenze, solitudine, e a volte anche angoscia. Non lo sprecare! Se
offri questo grandissimo ed insopportabile dolore al tuo Amico,puoi salvare il mondo\ Dio non pu rifiutare
la tua offerta!".
Con gli occhi pieni di lacrime, Lauro alz lentamente la sua mano verso la croce e mi disse:"Ho capito".
"No, non ho ancora finito. Devi sapere che i miei superiori mi hanno incaricato di aprire un seminario entro
sei mesi e per farlo devo trovare una casa, permessi, denaro, e vocazioni. Inoltre, ho a che fare ogni giorno
con casi molto diffcili e non so come fare ad aiutare tutti; quindi, ti propongo di essere missionario assieme
a me. Ogni volta che incontrer un caso difficile ti chiamer, tu pregherai, e offrirai il tuo dolore per loro e
per il seminario. Davvero, Lauro, io non ce la faccio da solo, ma con te posso farcela. Mi aiuti?". Fece cenno
di s con la testa.
Col tempo, la lista dei casi difficili aumentava. Nelle mie visite a Lauro, gli riferivo successi, difficolt, nomi,
ed egli assorbiva ogni dettaglio per elevarlo all'altare della sofferenza. Ora era lui a sostenere me, e non pi
il contrario. Incredibile!
Il giorno della fondazione del seminario, nello stesso momento in cui celebravo la messa di inaugurazione
pensando a Lauro, Dio lo chiam a s. Fu sepolto col suo crocifisso di missionario sul petto.
Non potei partecipare al suo funerale, ma, quando andai a far visita a sua madre, mi raccont alcuni
particolari. Negli ultimi mesi, Lauro chiedeva che gli sostenessero la croce davanti agli occhi per ore ed ore,
in cui lui pregava mentre altri gli leggevano la lista dei casi difficili. Pregava profondamente e poi diceva:"Un
altro, mamma", e lei gli leggeva il nome successivo.
Sua madre non era a conoscenza di tutta la storia, non sapeva come era nata la missione di Lauro, cos
gliela raccontai. Lei mi ascolt commossa, ma, quando menzionai il nome della chiesa in cui prelevai il
crocifsso, scoppi in lacrime. Dopo alcuni istanti mi chiese:"Da dove ha detto di aver preso questa
croce?"."Dalla parrocchia di Pernate",le risposi.
Riprese il pianto a dirotto. Poi mi disse: "Vivevamo l quando nacque Lauro, e fu in quella stessa chiesa che
fu battezzato".

12. Il dono del bambino e il dono di Dio
di Arikotla Vidya Sagar; Filippine
Sono originario dell'India, Andhra Pradesh. Quando avevo quattro anni, ci fu un'ordinazione sacerdotale nel
nostro villaggio, che abbastanza lontano e inaccessibile. Quella fu davvero la prima ordinazione
sacerdotale, non solo nel nostro villaggio, ma nell'intera regione circostante. Il Cristianesimo una religione
totalmente nuova, in una regione come la nostra da sempre dominata dall'Induismo, ma i preti cattolici
godono di un'ottima considerazione grazie all'influenza dei missionari del PIME.
Centinaia di persone quel giorno accorsero al villaggio per assistere all'ordinazione. Andai anch'io alla
celebrazione con i miei parenti e con mia madre, diventata cattolica per sposarsi con mio padre, convertito
anche lui tempo prima al cattolicesimo. Mi accorsi che attorno a me molte persone erano commosse. La
loro commozione dest la mia attenzione e la mia ammirazione verso quell'evento che sicuramente non
era ordinario. Ci mi ispir a diventare come quel sacerdote, un giorno.
Dopo l'ordinazione, fu dedicato del tempo alla consegna dei doni per il nuovo sacerdote .Vidi molte
persone attendere in fila recando nelle loro mani beni preziosi come catenelle d'oro, anelli, borselli, soldi, e
altro ancora. Attendevano la consegna con trepidazione perch poi avrebbero avuto il privilegio delle prime
benedizioni da parte del sacerdote. La fila in attesa era riservata solo a chi doveva realmente consegnare un
dono, cos da evitare inutili perdite di tempo e confusione.
Nella mia umile devozione di bambino, non conoscendo bene quella procedura, mi misi in fila con in mano
25 paisa, che corrispondono a un centesimo di dollaro. Quando arriv il mio turno, raggiunsi con ansia il
sacerdote e presi la sua benedizione, poi frugai nel mio borsellino, presi la monetina e gliela consegnai in
dono solennemente, come segno della mia stima per lui.
Tutti i sacerdoti furono colpiti dal mio gesto e mi sorrisero, alcuni fecero dei bei commenti. In particolare, il
pi anziano tra loro mi prese in braccio e attir l'attenzione di tutti i presenti, dicendo:"Questo un
bambino speciale, ha offerto il dono pi grande di tutti, e un giorno diventer una persona importante...".
Questa scena ancora oggi vivida e forte nella mia mente. Penso che proprio quella volta sia stato gettato il
seme della mia vocazione.
In realt, negli anni successivi non diedi molto peso a quella circostanza, non ci pensai pi di tanto, sebbene
la madre e i parenti di quel prete mi prendessero bonariamente in giro ogni volta che mi incontravano,
quando ero seminarista. Cominciai a rifletterci seriamente quando incontrai quel prete per organizzare la
mia ordinazione. Mi annunci che in quell'anno ricorreva anche il venticinquesimo anniversario della sua
ordinazione. Pensai a quanto immenso fosse il dono della mia vocazione sacerdotale che avevo ricevuto dal
Signore, in cambio di quei 25 paisa che avevo donato anni prima al sacerdote. Questo pensiero mi afferr
con forza, mi don un'energia insolita che mi scosse e pervase tutto il corpo. Questo felice sconvolgimento
mi riemp gli occhi di lacrime di gioia e mi lasci con un senso di profonda indegnit.
Quando mi trovai davanti all'altare, il giorno della mia ordinazione, questi pensieri si rincorrevano ancora
nella mia mente, e realizzai l'incredibile legame tra i due eventi. Perch non ci avevo pensato prima? Non
c' bisogno di dire che Dio aveva progettato tutto, affinch potessi servirlo. sorprendente constatare che,
in venticinque anni, sono solo il secondo prete ad essere stato ordinato nel villaggio. In tutti questi anni, un
discreto numero di giovani entrato in seminario, ma per diversi motivi ne uscito.
Sono sicuro che Dio ha un piano per me e per tutti. Nessuno pu intralciare questo piano. Cos, ora sono pi
che mai orgoglioso di essere un sacerdote della congregazione di Don Bosco al suo sesto anno di
sacerdozio. Vi chiedo di pregare per me.

13. Le mani di un sacerdote
di Jos Rodrigo Lopez Cepeda, Messico

Nella campagna messicana, come in quella spagnola,esiste la buona usanza di invitare il sacerdote a
benedire i campi destinati al raccolto. Nei primi anni del mio ministero ho compiuto questo rito, pieno di
tante speranze per gli uomini che vivono del lavoro dei campi, del sudore della propria fronte.
Appena ritornato in Messico, mi si affid l'incarico di vicario collaboratore in una zona rurale. Dovevo
visitare ventiquattro comunit dedite all'agricoltura, al lavoro nei campi. Il primo anno fui invitato da "Don"
Nicanor, un "rancher", possessore di una fattoria, stanco per gli anni di lavoro, dagli occhi azzurri e dalla
pelle bianca. Aveva pi di sessantanni, ma la sua costituzione fisica, abituata al lavoro, era quella di un
uomo giovane e forte.Tutti nella fattoria lo rispettavano per la sua prudenza e la sua sapienza empirica.
Non potr mai dimenticare la prima volta che si avvicin a me e porse la mano. Lo salutai come salutavo gli
altri, dandogli la mia mano, ma si accingeva a fare un gesto che cercai di evitare: voleva baciarmi la mano.
Con forza volli impedirlo. Senza pensarci ancora, egli mi afferr fortemente la mano, la port alle labbra e,
levandosi il sombrero, la baci. Poi, mi guard negli occhi e, con una certa autorit nella voce, mi disse:
"Non bacio Lei, Padre. Bacio il Signore nelle sue mani consacrate, che spero benedicano i nostri campi".
Quella domenica, dopo la Messa, Don Nicanor mi aveva dato una lezione molto saggia. Le mie mani non
erano state
baciate da quando ero in Spagna, dove questo gesto era sentito pi come un rito tradizionale che come il
gesto di chi scorge, in quelle mani peccatrici, le mani del falegname di Nazaret; nelle mani dell'uomo
chiamato al sacerdozio, vi sono le stesse mani di Colui che moltiplic i pani, san gli infermi, benedisse, lav
i piedi dei Suoi discepoli. Mani che furono trapassate dai chiodi dell'indifferenza, del rifiuto, del rancore.
Anche le mie mani sono le Sue mani. Benedissi il campo di Don Nicanor e dei suoi fratelli, e quella terra
fertile mi benedisse a sua volta.
In seguito, ricevetti in premio i suoi primi frutti.Tuttavia, il vero premio lo avevo ricevuto prima: le mie
mani. Le mie mani, Signore, sono le tue mani. Grazie, Don Nicanor.

14. Niente impossibile a Dio
di Hung Phuoc Larn, Regno Unito

Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio, e dello I Spirito Santo". Queste sono parole usuali per ogni
sacerdote, quando battezza qualcuno. Ad ogni modo, queste parole per me hanno un significato molto
speciale, dato che ho battezzato proprio mio padre.
Nato in una famiglia per met pagana e met cattolica mio padre venerava gli antenati e mia era madre
era cattolica fui battezzato quando ero ancora un bambino. Ma mio padre fu molto severo nel proibire a
mia madre, e in seguito anche a me, di andare in chiesa. La ragione consisteva nel fatto che mio padre,
autista di taxi, una volta fu visto da un prete mentre riparava il suo taxi guasto davanti a una chiesa. Il prete
gli disse di andarsene via da l. Da quell'avvenimento mio padre ebbe molti pregiudizi nei confronti dei
sacerdoti e della Chiesa cattolica in generale. Il risultato, inevitabile, fu che egli proib alla sua famiglia di
recarsi in chiesa. A peggiorare le cose vi fu ancora un altro incidente. Un giorno lui e la sua famiglia si
ripararono da una tempesta improvvisa rifugiandosi in una chiesa; furono cacciati fuori da parte di una
suora cattolica, che credeva potessero sporcare il luogo sacro. Da quel giorno, per lui, la Chiesa non ebbe
pi alcun valore.
Posso solo dire che fu una situazione davvero molto triste e incresciosa. Da parte mia, continuai a
perseverare nella preghiera e ad avere fiducia in Dio Padre. Lo supplicai di cambiare le sue convinzioni, ad
ogni costo, anche se questo avesse significato il totale coinvolgimento della mia vita per seguire la
Sua volont. Dio mi rispose, e quella che segue fu la Sua risposta, a modo Suo.
All'et di ventisei anni mi chiam a seguire la mia vocazione sacerdotale nell'Ordine Domenicano. Mio
padre non accett il fatto che avessi una vocazione religiosa. Solo allora cominciai a capire le parole di
Ges, nel Vangelo, dove dice: "Non sono venuto a portare la pace, ma la spada. Sono venuto a separare
l'uomo da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; s, i nemici dell'uomo saranno quelli di
casa sua" (Mt 10,3536). Per di pi, come avrei potuto spiegare tutto ci a mio padre, quando disse:"Ti
avevo proibito di diventare cattolico, e ora mi dici addirittura che vuoi diventare prete! Non hai visto come
si sono comportati con noi quel prete e quella suora?".
Ben presto mio padre divenne indifferente nei miei confronti, e pian piano mi abbandon. Ad ogni modo,
proseguii in silenzio nel mio intento, confidando in Dio. Ho sempre pregato per mio padre, ogni giorno,
assieme a mia madre. Passarono giorni, mesi e anni, e Dio cambi mio padre. Lo fece davvero. Mio padre
accett finalmente la mia vocazione quando pronunciai i miei primi voti. Dopodich, presi i voti definitivi
nell'Ordine Domenicano. Egli segu le celebrazioni, e pian piano and oltre i suoi pregiudizi sulla Chiesa
cattolica. Prima di essere ordinato, gli chiesi di permettere a mia madre di andare in chiesa liberamente. Fu
d'accordo, e mia madre prov un'emozione immensa: finalmente, dopo trentatr anni, poteva andare in
Chiesa e praticare la sua fede.
Il giorno della mia Ordinazione sacerdotale fu colmo di gioia. Nella mia famiglia torn finalmente la pace
dopo molti anni, ed io ricevetti tutto ci che credevo di aver perso. Il 18 ottobre 2002, giorno della mia
Ordinazione, mio padre riconobbe tutto ci, dicendo:"Dio mi ha sconftto. Non posso sottrarre mio figlio da
Lui, ormai un prete.Tutto si compiuto!".
Quattro anni dopo, nel 2006, accadde un fatto straordinario. Mio padre espresse il desiderio di diventare
cristiano, cos lo battezzai. Dio aveva davvero "sconfitto" mio padre, aveva fatto dei doni meravigliosi a
tutta la mia famiglia. Ero un ragazzo semplice proveniente da una famiglia pagana, e poi sono diventato
sacerdote. Mio padre, invece, da persecutore della fede nella sua famiglia, pass ad essere un padre
cattolico buono e comprensivo.
Questa opera di Dio. Ogni onore e gloria va a Suo nome. Mi ha donato pi di ci che gli avevo chiesto... In
venti anni di preghiera e perseveranza, aveva operato miracoli. Nella preghiera fui sempre ispirato
dall'esempio di perseveranza di santa Monica. Dio mi aveva reso uno strumento della Sua Gloria, per il
bene degli altri. Con Lui, tutto possibile!

15. Pronto a dare la mia vita per molti, come Cristo
di Victor Ricardo Moreno Holguin, Colombia

Era la notte tra l'8 e il 9 marzo 1997. Nelle mie orecchie risuona ancora quello scricchiolare di pietre e vetri
mentre ero nell'auto parrocchiale e mi dirigevo verso la stazione di polizia, distrutta dalle esplosioni. Alle
quattro del mattino, l'oscurit del luogo era illuminata solo dal fuoco del Municipio in fiamme.
Avevo assistito, impotente, all'avanzare di duecento guerriglieri che arrivarono per colpirci nuovamente.
Furono cinque ore di distruzione e morte. Il primo sparo che udimmo uccise un giovane poliziotto; era
originario di Gutirrez, il villaggio pi povero, piccolo e isolato dell'Arcidiocesi di Bogot.
Il mio cuore si strinse all'udire due giovani guerriglieri che singhiozzavano incessantemente, e invocavano
Dio affinch prendesse le loro vite, mentre giacevano a terra dilaniati da una bomba che era esplosa nelle
loro mani, vicino la porta della casa canonica. Riuscivo a sentire l'eco dei loro lamenti, la mia anima si
scosse per l'insensatezza della violenza a cui quei figli di Dio erano stati condotti, per poi morire cos
assurdamente.
Gli spari d'arma da fuoco che stordivano le volont, le bombe e le granate che distruggevano tutto il lavoro
di quelle famiglie, le grida di guerra, e i gemiti di morte e di dolore, furono interrotti dai miei richiami per il
"cessate il fuoco", per il rispetto della vita, per un'opportunit per i feriti. Non potevo continuare a
proteggermi dai proiettili mentre i miei fratelli si dissanguavano e morivano lentamente.
Quella notte presi la seconda decisione pi importante della mia vita, come diretta conseguenza della
prima: "Uscir allo scoperto per proteggere la comunit che Dio mi ha assegnato, anche a costo della mia
vita". La porta non si poteva pi aprire, cos uscii dal garage: "Sono il parroco! In nome di Dio, non sparate!
Lasciatemi soccorrere i feriti... Andatevene dal nostro paese!". Lo urlai parecchie volte.
Al suono della mia chiamata, man mano uscirono alcuni poliziotti feriti e storditi, con i loro corpi lacerati, le
loro menti confuse e le oro anime vinte dall'odio. Vidi chiaramente il volto dell'essere umano ferito dal
peccato, lo stesso essere umano che avevo promesso di servire sin dal giorno della mia Ordinazione
sacerdotale, prima e fondamentale decisione importante della mia vita.
A causa di vari ostacoli, dovetti lanciarmi a terra; le mie mani, ferite dai vetri frantumati, mi ricordarono
che, quando ci si dona, lo si fa totalmente.Vedere un uomo che mira verso me, con la sua mitragliatrice, e
che mi spara contro mentre cerco di soccorrerlo, mi ha ricordato la nostra ingratitudine verso la
Misericordia divina. Sapevo che l'uomo agiva cos a causa della sua confusione mentale. Ad ogni modo, ho
la sensazione di essere stato protetto, in quel momento, in modo prodigioso: nessuna di quelle pallottole
mi aveva sfiorato.
La mia auto parrocchiale fu utilizzata come ambulanza; il circolo ricreativo dei giovani gi distrutto una
prima volta dalla stessa guerriglia si trasform in ospedale; infine, le mani di questo sacerdote, le mie mani,
che ogni giorno incontrano il sacrifcio dell'Eucaristia, divennero mani di infermiere, per alleviare il cruento
combattimento degli uomini, dato che avevo gi avuto esperienza come volontario della Croce Rossa.
Stanchi e doloranti, a poco a poco i fedeli uscirono dai loro rifugi per unirsi al loro pastore nel compito di
assistere i feriti, recuperare i cadaveri dei loro amici, preparare del cibo per chi era rimasto senza casa.
Sanare le ferite del corpo e dell'anima, restituire la speranza, lavorare per la riorganizzazione della
comunit mediante l'evangelizzazione che porta la pace di Cristo, offrire nuovi orizzonti ai giovani tentati
dalla violenza: furono queste le intenzioni e i propositi che poi offrimmo quella stessa domenica durante la
Messa.
Cantammo 1' "Amen" dopo le parole "Per Cristo, con Cristo, in Cristo... ", recitammo il Padre Nostro
tenendoci per mano e, al momento della "pace", ci abbracciammo, condividendo lo stesso Pane.
La Vergine del Carmelo, Patrona della parrocchia, ci protesse dalla morte di altre persone, inclusa la mia, e
ci mantenne uniti. Raccontare ai media il dolore che avevamo vissuto, cercare aiuti per ricostruire le case, e
dare l'assoluzione ad alcune vittime che si avvicinarono al Sacramento della Riconciliazione, furono solo
l'epilogo di questa straordinaria, intensa, ed autentica, esperienza sacerdotale.

16. Ogni giorno si pu essere ricchi
di Roberto Jos Folonier

Tutto accadde in Piazza Venezia, a Roma. Un giorno scesi dall'autobus e attraversai la piazza per dirigermi
all'Universit, quando scorsi un mendicante prostrato al suolo. Misi la mano in tasca per vedere se avevo
del denaro da dargli, ma avevo solo il giusto per comprarmi un biglietto di ritorno, cos pensai che fosse
meglio passare in fretta, e andai oltre il mendicante. C'era molta gente in quella zona, e, mentre passavo
davanti a lui, pensai tra me:"Non posso essere cos miserabile; anche se non ho nulla da dargli, almeno
devo parlare un po' con lui".
Avvicinandomi, il mendicante, che era malato e in condizioni davvero pietose, mi disse:"Padre, pu
confessarmi?". In quel momento mi resi conto di quanto sia grande la Misericordia di Dio. Io ero
preoccupato perch non avevo nulla da dare al pover'uomo, ma con gran sorpresa apprendevo che non mi
stava affatto chiedendo denaro, bens la sola cosa che un sacerdote potesse dargli: i Sacramenti.
Lo confessai, e devo dire che poche volte ho assistito a una confessione fatta con tanta umilt e contrizione
del cuore. Dopo la Confessione, mi raccont di essere molto malato, aveva il cancro e sapeva che gli
rimaneva poco da vivere.
Quel mese, tornai a Roma, e vidi lo stesso mendicante che avevo confessato, ma in quel momento c'era
un'ambulanza e lo stavano assistendo. Stavolta ero in autobus e non potei scendere. Ma compresi la
grandezza della Misericordia di Dio che non abbandona mai coloro che lo amano e lo cercano. Quel 42 In
bianco e nero
mendicante mi insegn che, nonostante non abbiamo nulla di materiale da donare, con un po' di volont
possiamo sempre dare una parola di conforto, possiamo sempre dare speranza, possiamo sempre regalare
un sorriso.
Perch Dio benedice chi dona con gioia e anche chi si dona con gioia.

17. L'opportunit di rinascere dalla morte
di Mario Ortega Moya, Spagna

Un po' di tempo fa trascorsi una settimana a Banfield, in Argentina, aiutando alcuni amici missionari per
qualche settimana. Da quelle parti, i sacerdoti dedicano il mercoled mattina alla visita dei malati, quelli in
condizioni pi gravi. Mi apprestavo quindi a fare quelle visite del mercoled, grazie a una lista di malati che
ci avevano consegnato i missionari. Scansando le buche sulla strada sterrata e sopportando un calore
asfissiante, giungemmo finalmente presso l'abitazione di ogni malato presente sulla lista, che dovevamo
terminare quella mattina.
Senza dubbio, vi erano molte difficolt, e, a peggiorare le cose, il destino ci sembrava avverso: uno dei
malati era stato trasportato in ospedale, un altro era deceduto, un altro ancora aveva cambiato indirizzo...
Entravamo di casa in casa senza riuscire ad accudire nessun malato. Il tempo passava e la mattinata
sembrava ormai sprecata. Ma la Provvidenza Divina stava guidando i nostri passi. Controllammo ancora la
lista. I miei occhi si fermarono sul nome di una ragazza, a fianco del quale c'era scritta la causa della sua
malattia: Aids.
L'abitazione della giovane non era lontana, cos rivelai subito le mie intenzioni al mio amico Jos. Era un
quartiere tra i pi poveri e pericolosi. In quella zona, la droga e la delinquenza minorile erano la normalit.
Sostammo davanti alla casa, dove sulla soglia vi era un uomo di mezza et che ci fissava stupito."Abita qui
Susanna?". L'uomo annu col capo ed entr a chiamare la ragazza. Scendemmo dall'auto e vedemmo
comparire Susanna all'ingresso della casa. Scorgere il suo aspetto fu raccapricciante: aveva ventidue anni
ma ne dimostrava molti di pi, era vestita di stracci, scalza, e aveva faccia, collo, mani, braccia e gambe
ricoperte di punture e di lividi, prodotti dalla siringa assassina che le distruggeva la vita sin da quando aveva
dodici anni. Susanna, come molti altri, era vittima della cultura della morte. Ingannata, nessuno le aveva
mostrato altri possibili sentieri di felicit. "Sono io Susanna, Padre!". E immediatamente mi confess la sua
mancanza: "Padre,non sono battezzata".
Dopo un paio d'ore, quello stesso giorno fu ricoverata in ospedale, tra i malati terminali di Aids, a Buenos
Aires. Si portano l quando stanno per morire, quando non c' pi speranza di riportarli a casa. Accadde
tutto in quello stesso pomeriggio! Dio mio! Solo allora capii perch non avevamo potuto visitare gli altri
malati lungo il cammino di quella mattina. .. La Provvidenza ci aveva condotto da chi ne aveva pi bisogno
in quel momento. Le dissi:"Susanna, il Battesimo la porta che conduce al Cielo, vuoi battezzarti?".
Disegnando di nuovo un sorriso sul suo faccino, mentre nei suoi occhi comparivano le prime lacrime,
rispose emozionata:"S, Padre, certo che lo voglio".
Dovetti battezzarla velocemente, dato l'imminente pericolo di morte. In un quarto d'ora, ripassammo
insieme il Credo e poi la esortai a pentirsi dei suoi peccati, dei peccati di tutta la sua vita, poich cos poteva
ricevere la grazia della Redenzione. Ella cap che, nonostante il suo corpo si deteriorasse minuto dopo
minuto, senza rimedio, al contrario la sua anima si stava rivestendo della grazia di Dio; ella stava rinascendo
nella fede. Il Signore intercede incredibilmente per i poveri e per gli umili! qualcosa che non si pu
spiegare, bisogna viverlo! Anche la famiglia accolse con piacere la notizia del Battesimo di Susanna. Non
dovetti faticare molto a spiegarle che Dio la amava profondamente: lo aveva sperimentato in prima
persona. Venne anche il padre, si era finalmente spostato da casa per andare a trovarla. Lei, che era stata
trattata per lungo tempo come un oggetto, vedeva ora riconosciuta la sua dignit di persona e di figlia di
Dio! Confesso che mi emozionai profondamente anch'io...
Tornando in Spagna, ricevetti un fax dal parroco di quel paese .Tra le varie cose, mi raccontava che, poco
dopo aver ricevuto il Battesimo, Susanna era morta. Improvvisamente, e spontaneamente, invocai:
"Susanna, ti ho aiutata ad andare in Cielo, ora aiuta anche me!".

18. Mamma, indovina chi venuto a trovarci?
di Carlos Salgado Araven, Cile

Ero stato ordinato sacerdote da due mesi. Dovevo celebrare la Messa in un paese indigeno situato a 3200
metri sul livello del mare, a quattro ore di cammino lungo sentieri impervi e pericolosi. Verso mezzogiorno
arrivammo al luogo stabilito e, con un gruppo di giovani, andai a visitare le case e i campi vicini. Arrivammo
presso una delle abitazioni mentre un cane abbaiava contro di noi; nel frastuono, usc di corsa un bimbo
che, vedendomi vestito con l'alba, la tipica veste bianca sacerdotale per la celebrazione liturgica, torn
rapidamente dentro casa gridando: "Mamma! C' Dio qui fuori, venuto a trovarci!". Ci provoc risate di
gusto tra i giovani presenti che mi avevano accompagnato. L'innocenza del bimbo fu offuscata solo da
quella della mamma, quando a sua volta rispose: "Jiianito, non Dio, il Vescovo". Nessuno riusciva pi a
trattenere le risate! Spiegammo alla famiglia il motivo della nostra visita e che ero un semplice sacerdote,
non un Vescovo. Loro mi chiesero se potevo benedire la loro casa e la loro fattoria, con gli animali e le
sementi per il raccolto.
A parte il lato divertente della cosa, quella sera le parole innocenti del bimbo continuavano ancora a
toccare il mio cuore: era vero, Dio aveva fatto visita a quella famiglia, ma solo il bimbo era riuscito ad
andare oltre, a vedere pi in l del suo naso. Ancora oggi, porto questo ricordo nel cuore assieme alla
grande lezione di saggezza di quel bimbo, che, come "Il Piccolo Principe", mi ha insegnato che "L'Essenziale
invisibile agli occhi".

19. Dalla Massoneria all'Eucaristia
di Don Luigi Sferruzzo, Italia

Qualche tempo fa, andavo spesso a far visita ad un "professore" che per improvvisamente si ammal; da
allora, le mie visite divennero pi frequenti, di sovente allietate dalla lettura della Divina Commedia di
Dante, poeta del quale egli apprezzava particolarmente la competenza e la sottigliezza filosoficoteologica. Il
giorno in cui declamammo il ben noto Canto trentatreesimo del Paradiso dove supplicata con una mirabile
preghiera da san Bernardo la Vergine Maria intercede presso Dio e ottiene a Dante la grazia di contemplare
"l'ultima salute","il professore" mostr una visibile commozione, che in un certo senso per me fu anche
profetica.
Un pomeriggio venni inaspettatamente invitato dai familiari a recarmi a casa loro perch "il professore"
aveva espresso il desiderio di volermi vedere. Per tutto il tempo della malattia che lo costrinse a letto, i
familiari rimasero sempre ignari dell'appartenenza del loro congiunto alla Societ segreta. Accolsi subito
l'invito e, nel prepararmi, interiormente illuminato, non esitai a portare con me l'Eucaristia.
Con il sorriso di sempre impresso sul mio volto entrai nella sua camera e subito mi rivolse questa domanda:
" venuto solo?...". "No, porto con me Ges Eucaristico" risposi. Il suo volto si illumin e subito volle fare
abiura, alla presenza di due testimoni, per rientrare nella fede e nell'obbedienza alla Chiesa
consegnandomi, contemporaneamente, ogni documento e oggetto di appartenenza alla Massoneria. Con
grande fede ricevette il Sacramento della Penitenza, dell'Unzione degli Infermi e l'Eucaristia. La pace del
suo animo libero, riacquistata finalmente dopo lungo tempo, volle esprimermela con un abbraccio e un
gioioso sorriso che mi resta, a distanza di molti anni, ancora vivo nel cuore. Dopo pochi giorni il professore
lasci questa terra per tornare a nuova vita.
Fui arricchito da questa singolare esperienza di accompagnamento nel cammino di fede e di accoglienza
nella comunione della Chiesa di questo esponente della Massoneria, ma allo stesso tempo rimanevo colpito
e sofferente per l'inflessibilit di altri, determinati a perseguire quella stessa strada che per lungo tempo
aveva privato il "professore" della gioia dell'Eucaristia. Nacque in me, quindi, l'esigenza di approfondire la
conoscenza della storia della Massoneria, dello sviluppo e degli intenti di questa Societ segreta che,
nonostante le dichiarazioni ufficiali, da sempre opera nel segreto.
Dal momento che essa apportatrice di gravi danni morali ai singoli ed alle comunit,fui ispirato dallo
Spirito Santo a fare qualcosa per risvegliare le coscienze. Cosi, ritenni utile scrivere un volumetto,
presentando l'immagine di tali realt con semplici pennellate e senza alcuna pretesa scientifica, nell'intento
precipuo di evitare di cadere in errore a quanti, coscientemente o inconsapevolmente, ne venivano a
contatto, soprattutto i nostri amatissimi giovani.

20. Come il buon samaritano
di Enrique Gomez Giraldo, Messico

Mi trovavo presso una comunit di suore Clarisse, e, dopo aver predicato in un loro ritiro, al momento dei
saluti queste mi consegnarono un regalo avvolto in un involucro. Lo guardai senza sapere cosa fosse. Poi mi
diressi a Medellin e chiesi ospitalit a degli amici. Quella notte, presi il regalo delle suore e lo aprii. Era una
camicia con collarino. H giorno dopo, avevo in programma una visita a mio padre, che vive in un paese
vicino, a un'ora e mezza di distanza da Medellin, con l'autobus. Cos pensai: "Domattina, quando vado a
trovare mio padre, indosser questa camicia".
Il giorno seguente, domenica, indossai la camicia, ed ebbi un'ispirazione:"Questo non il tuo vestito; il tuo
abito quello francescano". Non indossavo quasi mai il mio abito per strada. 11 primo sentimento che
provai fu la vergogna. "Cosa direbbe questa famiglia? Cosa direbbe il paese?". Pensavo che tutti mi
avrebbero visto come un eccentrico. Finalmente, mi decisi ad indossare il mio abito francescano e dissi al
Signore: "Ti obbedisco! ". Rapidamente, mi levai la camicia clericale e indossai il mio abito religioso. Quando
uscii da quella casa, non ero ancora tanto costernato come quando arrivai alla stazione degli autobus. Mi
vergognavo di quell'abito. Andai a comprare un biglietto; la stazione era gremita di gente, ma, con mio gran
stupore, erano per la maggior parte protestanti, poich dovevano partecipare a un grande raduno, e in quel
momento andavano a fare una gita turistica proprio nella mia citt.
Allora mi resi conto che il problema ero io, non c'erano altri problemi al di fuori di quelli che io stesso mi
creavo; capii che non ero ancora riuscito a superarmi, a vincere le mie paure, e che per questo ero cos
complessato da non riuscire ad indossare con disinvoltura il mio abito religioso. Con questi pensieri, decisi
che era meglio mettermi a pregare, cos salii sull'autobus, presi la coroncina del rosario dal mio borsello e
cominciai a recitare il Rosario. Neanche immaginavo che il mio stesso autobus si sarebbe riempito di
protestanti. All'ora stabilita, l'autobus cominci il viaggio, mentre tenevo il capo chino e recitavo il Santo
Rosario. Seduta accanto a me c'era una signora, una donna protestante, con una bimba in braccio. Ella mi
osservava, senza azzardarsi a dire nulla.
Quando mancavano ormai solo venti minuti per arrivare a destinazione, ci fu d'improvviso un ingorgo di
autobus sulla strada. Un ragazzo si era accidentalmente schiantato con la sua motocicletta contro uno degli
autobus. Decisi di scendere dal mio autobus e di farmi largo tra la folla che si accalcava incuriosita e
spaventata. Quando arrivai, vidi una scena letteralmente disgustosa. Molte persone gridavano e pregavano
limitandosi semplicemente a dire:"Dio ti salver!". Ma nessuno muoveva un dito per soccorrerlo. C'erano
pure dei contadini, ma erano anch'essi spaventati e non fecero nulla. Vidi il motociclista in condizioni
disperate: stava affogando nel suo stesso sangue, che a fiotti gli fuoriusciva dalla bocca. Attorno alla sua
testa s'era formata una pozza di sangue. Ero profondamente addolorato per lui e allo stesso tempo mi
sentivo impotente, per mi inginocchiai e cercai di prenderlo tra le mani senza fargli male. Gli diedi
l'assoluzione dai peccati, con molta probabilit sarebbe morto di l a poco. Lo accarezzai e cercai di fargli
capire che c'era qualcuno con lui, a sostenerlo nella sua sofferenza. In quel momento, i contadini
cominciarono a dire: " vivo, vivo! Bisogna fare qualcosa!".Allora, infilai le mie mani tra il giovane e la
pozza di sangue e chiesi aiuto ai contadini per sollevarlo. Lo adagiammo su un furgoncino e lo portarono di
corsa in ospedale. Rimasi un attimo in silenzio, pensando a quanto era accaduto, e vidi le mie mani
insanguinate. Ero l'unico, infatti, ad essersi completamente sporcato con tutto quel sangue. Nessuno mi
rivolgeva la parola, cos tornai verso l'autobus. Ero cos insanguinato che sembravo un macellaio, e passai in
mezzo alla folla di protestanti che si era formata ai lati della strada. Sentii che mi guardavano con rispetto,
mentre silenziosamente me ne tornavo all'autobus. L'autista, senza dire nulla, mi vers acqua a sufficienza
affinch mi pulissi da tutto quel sangue. Poi salii sul mezzo e ripresi a recitare il Rosario. La donna, che era
sempre seduta accanto a me, mi interruppe e disse:"Oggi Lei mi ha insegnato il significato della Parabola
del Buon Samaritano/". La guardai e le sorrisi, senza dire nulla. Poi cambiai autobus, andando dove c'erano
persone che non avevano assistito a tutta la vicenda, cos da poter continuare tranquillo il mio viaggio.
Da allora, indosso sempre il mio abito francescano, perch so che volont di Dio. Penso che in Purgatorio
si debba riparare ai peccati di omissione. Non giusto che noi sacerdoti ci nascondiamo e ci vergogniamo
del nostro ministero davanti agli uomini.
Non sappiamo in quale momento n in quale circostanza un'anima potr aver bisogno di un sacerdote, ma
dobbiamo essere sempre pronti.

21. Regalo di Natale
di Sbastien Dehorter, Belgio
Era il mio primo Natale in una parrocchia. Un po' stanco per le celebrazioni delle ultime ore, avevo
consumato un pasto velocemente e poi avevo optato per un meritato sonnellino.Verso sera, andai a
visitare ima signora anziana malata, per portarle la comunione. Al rientro, passai davanti alla chiesa, che
alla fine della giornata era giustamente chiusa. In quel momento, si ferm un'auto li vicino e scese una
signora che si avvicin bruscamente alla porta chiusa della chiesa. Era un'infermiera. Aveva lavorato tutta la
notte con malati in condizioni diffcili, e non aveva avuto la forza di andare a messa di mattina, sperando ce
ne fosse una di sera. D'istinto misi la mano nel mio borsello e presi le chiavi della chiesa. Poi le dissi che
avrei potuto aprire e che insieme avremmo fatto visita a Ges.
Entrammo velocemente fino ad arrivare davanti al presepe. La donna si mise in ginocchio e ed io la imitai,
dietro di lei. Cominci a parlare rivolgendosi direttamente a Ges, esternando allo stesso tempo sia le
difficolt del suo lavoro che la sua fiducia in Lui. Era davvero Natale. Ges era proprio E, nel presepe; Dio in
mezzo a noi, accessibile a tutti. Ad un certo punto ebbi il coraggio di dirle:"Sa signora, il giorno di Natale
anche un giorno di Misericordia... ". Cos, senza cambiare posizione, cominci la sua confessione a Ges
Bambino, e, nella gioia di quel giorno santo, le diedi il perdono di Dio. Con il cuore gi commosso, andai
velocemente al tabernacolo per portarle la comunione, che ella ricevette con grande gioia. Uscendo dalla
chiesa, mi disse:" il mio pi bel Natale". "Anche per me", dissi in cuor mio.

22. Un aborto in meno, un prete in pi
di Eustache Saint Hubert, Haiti

Cinque anni fa presiedetti ad un'ordinazione sacerdotale. Dopo la cerimonia, una donna si avvicin a me e
con evidente emozione disse: "Padre, devo raccontarle una cosa: quando lei era un giovane sacerdote,
partecipai ad un ritiro spirituale che si svolse a PortauPrince. Nel suo discorso parl dell'aborto. Disse che le
madri devono vegliare sui loro figli, perch i bambini che vogliono far morire, forse un giorno potrebbero
diventare presidente della repubblica, sacerdote, vescovo, e altro ancora. Padre, in quel momento portavo
un bimbo nel mio grembo e avevo intenzione di abortire. Dopo la sua predica riflettei molto, e cambiai idea
grazie alle sue parole. Ebbene, Padre, quel bambino uno dei sacerdoti che sono stati appena ordinati oggi.
Sentivo il bisogno di ringraziarla. Le risposi:"Rendiamo grazie a Dio!".

23. Il valore di un'anima
di Rosario Menezes SMM, Canada

Dopo la mia ordinazione, nel 1999, andai in Papua Nuova Guinea come missionario, e lavorai l fino al 2008,
per poi tornare in Canada e prepararmi come formatore dei giovani che vogliono diventare missionari a
Monfort.
Un giorno, quando ero ancora in Papua Nuova Guinea, ebbi l'occasione di recarmi con un catechista nel
paese di Thekenai, in una zona di nomadi. Per arrivare, impiegammo quasi un giorno intero, a piedi. Alle
sette del mattino attraversammo il fiume utilizzando una canoa e poi ci addentrammo nella giungla. Il
catechista mi precedeva, cercando di tagliare gli arbusti spinosi e le piante che ostacolavano il nostro
cammino. Alle undici e trenta ci fermammo per mangiare qualcosa. Avevamo dei panini con miele e burro
d'arachidi. Dopo una breve pausa riprendemmo il nostro cammino e giungemmo a Thekenai alle quattro e
mezza del pomeriggio. Le mie gambe erano completamente infiammate e indolenzite per le numerose
punture d'insetti di quel luogo selvaggio.
Il catechista mi lasci a riposare un po' nella piccola chiesa diroccata, costruita dagli abitanti del luogo,
mentre lui and a cercare qualcuno a pochi metri dalla chiesetta.
Con sorpresa, scopr che l fuori non c'era nessuno, eccetto due bambini e un uomo anziano, che lo inform
del fatto che gli abitanti mancavano dal paese perch erano andati a caccia, per procurarsi il cibo per i
giorni seguenti, e che sarebbero tornati solo l'indomani.Rimasi un po' irritato da questa notizia, perch
precedentemente avevo mandato l'avviso della nostra visita tramite un messaggero, ma questi, a mia
insaputa, non era mai arrivato l perch durante il viaggio era stato morso da un serpente, e portato in cura
presso un dottore di un altro villaggio.
Non sapevo cosa fare, non potevamo neanche tornare indietro perch mi era completamente impossibile
muovere le gambe, quindi, decidemmo di rimanere l per quella notte.
Con noi non avevamo altro cibo, dato che di solito ci ospita la gente dei villaggi che andiamo a visitare.
Sul far della sera proposi di pregare e celebrare la Santa Messa; la mia idea piacque sia al catechista che a
quel signore anziano, quindi recitammo il Rosario. Poi il vecchietto mi chiese se potessi ascoltare la sua
confessione e accettai con molto piacere. Non riuscivo a comprendere nemmeno una parola perch questi
parlava nel suo dialetto, ma dal suo volto percepii che per lui era stata una buona confessione.
Celebrammo la Messa, e per me era la prima volta che lo facevo solo con due fedeli presso l'altare, ma
posso garantirvi che stata la miglior celebrazione eucaristica della mia vita: partecipavo al dolore di Ges
in croce attraverso le mie gambe gonfie e le punture sanguinanti. In quell'occasione compresi il significato
dell'Eucaristia pi di quanto avessi fatto durante tutte le mie lezioni di teologia.
L'anziano ci invit a casa sua e mise sul fuoco alcune banane, l'unico alimento che possedeva per
sopravvivere fino al rientro della sua gente dalla caccia. Cenammo e andammo a dormire. Fu per me un
sonno molto agitato a causa delle mosche che mi infastidivano continuamente, oltre al dolore e alla
stanchezza che provavo.
Il mattino seguente, quando mi svegliai, c'era un silenzio sepolcrale. Il catechista and a chiamare il signore
anziano, ma si accorse che era morto nel sonno. Inizialmente rimasi scioccato, pensando anche alle
ripercussioni che potevano esserci a causa delle abitudini e delle credenze della gente della Papua.
Il pensiero successivo per mi rese pi lieto: quell'uomo aveva avuto l'opportunit di prepararsi alla sua
morte con i sacramenti della Confessione e dell'Eucaristia.
Capii che Dio mi aveva condotto a Thekenaiper aiutare quel vecchietto ad entrare nell'eternit. Che gioia
provavo!
Durante tutto il viaggio di ritorno, nonostante fosse doloroso a causa dell'infezione alle gambe, ringraziai
Dio per avermi donato il privilegio di essere sacerdote e di essere sempre disponibile per le anime.
"Signore, concedimi sempre di essere un degno strumento nelle tue mani".

24. Un incontro con Ges missionario
d Mario Piatti, icms, Italia

Le Missioni Popolari sono sempre un'occasione di grazia straordinaria. Richiedono tempo e preparazione,
impegnano ed esigono sacrificio sia da parte di chi le svolge, sia da parte delle Parrocchie che le accolgono
ma i frutti spirituali che ne derivano sono innegabili.
Devo ringraziare il Signore per aver potuto partecipare, con i miei confratelli, a diverse predicazioni del
genere, anche nella forma particolare della "Peregrinatio Mariae". Tanti i ricordi: vengono alla mente il
cuore e il volto di moltissime persone. Spesso vi stato un "seguito" alla Missione stessa, permettendo a
noi Padri di ritornare: a incontrare i giovani, o le famiglie, o semplicemente ad animare qualche giornata di
spiritualit.
Tra i molti episodi accaduti alcuni anche simpatici vorrei rammentarne uno in particolare, che mi
sembrato significativo e che spesso ho citato in qualche omelia.
Eravamo ritornati in un paese della Sardegna per un "richiamo" alla Missione, svolta, credo, un paio di anni
prima o gi di l. Oltre al centro abitato pi importante, vi era una costellazione di frazioni e di caseggiati
sparsi in un vasto territorio. Con il parroco o con qualche laico di buona volont raggiungemmo pressoch
tutti i malati e gli anziani, durante le mattinate, riservando i pomeriggi e le sere agli incontri con i bambini,
con i ragazzi, i giovani e con il resto della popolazione. La gente ci accoglieva sempre con cordialit e sincero
affetto. Vi era una religiosit tradizionale e fervida, ancorata alle devozioni e alla pratica sacramentale.
Entrammo in una casa un po' isolata, in cima a un colle, a un paio di chilometri dalla provinciale, al termine
di un tratto di strada sterrata. Sullo sfondo, i brulli contrafforti dei monti segnavano Io scenario, cos
caratteristico in tanti paesaggi quasi "lunari" dell'Isola.
Una donna di una cinquantina d'anni ci venne incontro, ci salut e parl brevemente con il mio
accompagnatore che evidentemente conosceva dei figli gi grandi, dello studio, della difficolt sul lavoro.
Pregammo insieme. Benedissi la casa e poi mi fece cenno di seguirla nella camera attigua:"C' mia madre.
Ha quasi novant'anni e non vede e non sente quasi pi". Si avvicin all'anziana signora seduta su una sedia
di vimini, avvolta in un ampio scialle e con la testa leggermente ripiegata in avanti. Si accost all'orecchio,
dicendole a voce un po' pi alta: "Mamma, venuto il Padre Missionario a trovarti". Lei si scosse, si volt
verso la figlia che le ripet le medesime parole. Allora la vidi ergersi a fatica, sulla sua persona, e quasi
illuminarsi. Si alz in piedi ed esclam, due o tre volte: "Il Missionario,il Missionario!". Allora mi feci
avanti,prendendole la mano. Mi parve ancora pi luminosa, nel volto scavato dagli anni. E ripet ancora: il
Missionario!
In quel momento compresi di essere partecipe di un incomprensibile mistero, pi grande di me: Ges era
entrato in quella casa, Ges aveva benedetto quella buona gente, Ges si era chinato su quella donna
anziana. In quella sperduta frazione era passato proprio Lui, il Signore; e lei aveva colto il mistero di quella
visita, attesa da tempo, che aveva riempito il suo cuore di un'inesprimibile gioia. Si confess, ricevette la
comunione e poi riprese il suo posto, sulla sua vecchia sedia di vimini, con Dio nel cuore.
Rimettendomi in cammino, mentre viaggiavo in auto pensavo: "Che grande grazia la nostra vocazione, che
ti fa sentire Ges attraverso una povera donna anziana. Che grande evento la nostra vocazione: non
portiamo il Signore, ma siamo Lui, in mezzo agli uomini". un miracolo che accade sempre, ogni giorno,
celebrando l'Eucaristia, riconciliando i fedeli, annunciando il Regno di Dio, pregando per tutti. un miracolo
quoridiano, posto nelle nostre mani e nella nostra vita. Ma occorre che una povera donna anziana te lo
ricordi, te ne faccia sentire tutta la bellezza e la responsabilit.
"Il Missionario!",ripeteva. Come se fosse Ges stesso che le parlava, che la confortava dei suoi dolori e della
sua solitudine, aprendo il cuore come soltanto Lui sa fare alle vie del Cielo.
Quasi fosse Ges, quel povero Padre Missionario. Un pover uomo, certo, ma chiamato da Dio a essere Ges
per i suoi fratelli.

25. Un matrimonio tra le rose delTepeyac
di Rufino Maria Grndez Lecumberr, Messico

Era il 12 dicembre 2008. Quando varcai la porta dell'ospedale della Sicurezza Sociale 570 camere pensai
che la Messa, che avevano chiesto per la festa della Vergine di Guadalupe, sarebbe stata celebrata in una
sala o un grande corridoio per le infermiere, i medici, e alcuni pazienti. Invece no.
L'ascensore mi condusse nel sotterraneo, dove c'erano il rumore dei motori e i carrelli con i sacchi della
lavanderia. In un deposito, decorato degnamente, celebrammo l'Eucaristia con un gruppo di uomini e
donne, operatori dell'ospedale. Che Messa gaudiosa! Fra grida di giubilo, cantammo tipiche canzoni
messicane dedicate alla Madonna, "Las Ma nanitas" e "La Guadalupana".
Raccolsi le ostie consacrate che erano avanzate e le riposi con reverenza nel pettorale del mio abito
sacerdotale. Pensai: "Dio mio, possibile che me ne vada dall'ospedale senza confessare nemmeno un
malato, senza dare i sacramenti a chi ne ha bisogno?".
Mentre uscivo gi sulla strada, una donna mi raggiunse: "Padre, venga da mia cugina, per favore!". Andai a
darle l'assoluzione, portando anche il Santissimo. Ma la sorpresa di Dio era un'altra. C'era un uomo nel
corridoio, e mi vide entrare in una sala comune dov'era la giovane malata.
"Padre, Padre!", mi disse con voce supplicante, come se fossi il Nazareno.
"Dimmi".
"Non sono sposato, e la donna con cui convivo sta morendo.Vogliamo sposarci secondo il rito della
Chiesa!".
"Bene! Con la buona volont tutto possibile".
La donna, di circa quarant'anni, era malata di cancro. Cominciammo a parlare, con sincera gioia, delle sue
buone intenzioni; a voce bassa, in una sala con sei lettini. Era gi stata visitata poco tempo prima da un
altro sacerdote. Le diedi l'assoluzione e le amministrai il Sacramento dell'Unzione degli Infermi.
"Non vuoi ricevere anche la Comunione?'.
"Padre, non posso, non sono sposata".
"Per volete sposarvi, e questa sera celebreremo il vostro matrimonio".
"Si, vero".
"Allora, ricevi il Signore".
Dentro di me pensavo:"Arriver fino a stasera?...".
Tornai a casa. Feci molte telefonate, tra cui alla curia e alla sua parrocchia di provenienza, perch era di un
paese lontano, per procedere al matrimonio secondo legge. Il Parroco non c'era e gli lasciai un messaggio.
Decisi di tornare in ospedale, la sera, per celebrare il sacramento nuziale. Il matrimonio era stato
concordato per le quattro del pomeriggio. C'erano gi i testimoni, i fiori, e il tipico "lazo" nuziale, il
simbolico fiocco bianco che i messicani usano durante la celebrazione, legando delicatamente tra loro i due
sposi. Provai per l'ultima volta a chiamare al telefono il Parroco, e grazie a Dio stavolta mi rispose. Li presi
da parte per il giuramento sull'inesistenza di impedimenti canonici per questo matrimonio, e poi
cominciammo la celebrazione delle nozze. L'altare era il letto, che poteva ricordarci il Calvario; il vestito da
sposa consisteva nella vestaglia verde che indossavano i malati, ma le posero un velo bianco e un diadema
sul capo ormai privo di capelli, e poi il "lazo" al collo degli sposi. Infine, c'era il testimone con gli anelli
nuziali e qualche altro segno spirituale. Regnava una grande gioia in questa cattedrale cos singolare.
Un'infermiera, a pochi metri, contemplava la scena con un misto di ammirazione e stupore.
Gli sposi pronunciarono le parole sacre. Lo Spirito Santo scese su di noi e tutti fummo pieni di profonda
soddisfazione. La celebrazione termin, ma non potei fermarmi a festeggiare con loro perch dovevo
correre a celebrare la Messa in una fabbrica di persiane.
Ne ero convinto: era stata la Vergine di Guadalupe a guidare quei due innamorati e ad assistere al loro
matrimonio; stava distribuendo rose delTepeyac, le rose del miracolo guadalupano.
Il giorno seguente risposi al telefono, era una chiamata dall'ospedale.
"Come sta la donna malata di cancro?".
"Padre, deceduta alle undici. La portano al suo paese per il funerale".
Assaporando il trionfo di Ges, dissi: "Signore, donale la pace eterna! Susanna,prega per noi!".

26. Cristo travestito da moribondo
di Richard Mark Figliozzi, USA

Ogni anno, per cinque giorni, lavoro come volontario con i Fratelli Missionari della Carit, a Kingston, in
Giamaica. Quei Missionari si prendono cura degli indigenti dei quartieri pi poveri, inclusi i malati di Aids.
Una volta, i Fratelli mi chiesero di lavorare con loro nell'assistenza a quei moribondi. Mi fu chiesto di
spogliare un uomo dai suoi vestiti sporchi di urine e feci della notte precedente e poi di lavarlo in un box
doccia improvvisato, fatto di mattoni composti con la cenere e dal pavimento in cemento. Cominciai a
pregare intensamente dato che mi chiedevo come avrei fatto tutto ci, considerando l'odore, la natura
della malattia, e le condizioni totalmente scadenti per l'operazione. Mentre gli spruzzavo acqua sul corpo e
lo insaponavo, gli chiesi il suo nome. Quando mi rispose e cominci a parlare con me, mi resi conto che egli
non era un oggetto che avevo paura di toccare, bens una persona: la persona di Cristo vestito di
sofferenza, come soleva dire Madre Teresa.
Dopo averlo lavato e avergli messo indosso dei vestiti puliti, lo condussi fuori in un cortile con gli altri
residenti. Sent che i Fratelli missionari mi chiamavano "Padre", cos mi domand se fossi un sacerdote.
Quando gli risposi "s", mi disse: "Voglio solo che tu sappia che per me stato un grande privilegio essere
lavato dalle mani di un sacerdote cattolico".
Non dimenticher mai le sue parole; compresi che quel giorno lui aveva dato a me pi di quanto io avessi
potuto mai offrirgli.

27. Il prodigioso seme della fede
di Juan Carlos Abreu Uzcategui, Venezuela

Dopo circa un anno di sacerdozio, nella mia vita avvenne un fatto abbastanza semplice ma di grande valore.
Un giorno, mi recai a visitare un villaggio di indigeni, lontano dalla citt in cui risiedevo. In genere, quegli
indigeni conducono una vita povera e hanno poca fede. Feci visita a tutti loro, spiegandogli l'importanza e
la necessit di visitare i buoni amici; aggiunsi che non c' al mondo miglior amico di Dio, e che dobbiamo
andare a fargli visita in casa Sua, perch Gli fa piacere.
Un giorno, uno di quegli indigeni mi disse tutto convinto: "Padre, voglio andare in chiesa".Venne con me e
parlammo di Dio. Da quel momento preg ogni giorno per la sua famiglia: erano poverissimi e non avevano
nulla da mangiare. Io li aiutavo tra mille sacrifici, dato che non possedevo un granch nella mia parrocchia,
e gli inviavo sempre ci che potevo. Nel Natale di quell'anno chiesi notizie di lui, e mi dissero che era
malato, cos decisi di andare a fargli visita. Gli portai del cibo e gli chiesi come stava.Mi disse:'1 Sono felice".
Continu: "Il Grande Amico mi viene a trovare ogni giorno e manda sempre cose buone per noi, la mia
famiglia non soffre pi la lame, anche se io sono malato. Grazie per avermelo presentato". Io rimasi senza
parole. Un semplice dettaglio nella mia missione sacerdotale aveva instillato nel cuore di quell'uomo una
fede semplice ma salda, tale da renderlo convinto e sicuro su "chi" gli mandasse il cibo quotidiano. Che
gioia immensa nel mio cuore! Grazie a Dio, la fede di quell'uomo gli dava la forza per andare avanti!

28. Una vittoria senza armi
di Alirio Lopez Aguilera, Colombia

Per grazia di Dio, da ventisei anni e nove mesi sono sacerdote. Benedetta vocazione, che stata la chiara
espressione dell'Amore misericordioso di Dio per me, e della Sua benefica iniziativa, sempre nuova ed
attuale.
Sono sacerdote dellArcidiocesi di Bogot, in Colombia, e in tutti questi anni ho goduto della gioia
sacerdotale, del lavoro, dell'impegno, e del rinnovamento quotidiano della mia vocazione.
Ho lavorato in diversissime comunit e realt sociali, dove la mano di Dio si manifestata, e dove
soprattutto il "gregge" ha saputo corrispondere questi doni meravigliosi, accompagnandomi nella preghiera
per la mia perseveranza e la mia fedelt, ma soprattutto, affinch non mancasse mai dal mio volto la gioia
di essere sacerdote di Cristo, quella gioia che ho sempre ritenuto la miglior pastorale vocazionale che si
possa fare, in un mondo in cui la mancanza di fede, di credibilit e di amore per il sacerdozio ci sta portando
a disconoscere il bisogno di lavorare affinch fioriscano pi vocazioni, affinch ci siano pi operai nella
vigna del Signore.
Nella mia vita sacerdotale sono stato Vicario parrocchiale, Rettore di Collegi, Parroco, professore
universitario, e professore dell'Istituto di Diaconato Permanente nell'Ar cidiocesi di Bogot, dove
attualmente abbiamo 134 diaconi permanenti, che sono il segno tangibile dell'Amore di Dio nel cuore della
famiglia cristiana. Mi sono specializzato in Bioetica all'Universit E1 Bosque di Bogot, e ho presieduto alla
selezione dei Direttori degli Ospedali del distretto della capitale, su invito del Sindaco e dell'Assessore alla
Sanit.
Negli anni tra il 1996 e il 2008,per, sbrigai dei servizi molto singolari su richiesta di diversi Sindaci
succedutisi nella citt, appoggiato dalla Chiesa arcidiocesana tramite il caro Cardinale Pedro Rubiano Senz.
Questi servizi erano chiamati "Programma di Vita Sacra" e "Gol della Pace", e consistevano nel sedare la
violenza, recuperare le armi da fuoco negli stadi sportivi, fonderle, e ricavare da esse dei simboli allegorici
sulla Pace.
Nel concreto, bisognava lavorare in due stadi sportivi della capitale, a contatto con gruppi di tifoserie molto
violente, dediti anche a veri e propri massacri, e chiamati "barras bravas". Bisognava riappacificarli e
riabilitarli attraverso tre azioni molto importanti: Ospitalit (Accoglienza delle tifoserie avversarie),
Creativit (con La Festa del Calcio) e Autocontrollo (cercando di comportarsi dignitosamente, di rispettare
la vita, rispettare la diversit, e insegnando che il gioco del calcio passione e arte, e che ogni stadio deve
considerarsi un tempio dello sport, un luogo di convivenza pacifica e familiare).
In nove anni ottenemmo risultati importanti, con apprezzamenti e riconoscimenti sia a livello locale che
nazionale. In quel servizio, le esperienze furono molteplici: creammo differenti gruppi di lavoro,
motivammo la festa del calcio, convocammo comitati per la sicurezza cittadina, realizzammo collaborazioni
con la polizia e gli organi di sicurezza, e arrivammo persino a mediare situazioni di confronto estremamente
delicate con i famigerati leader di queste "barras bravas", di tifoserie avversarie. Credo non esista in nessun
altra parte del mondo un sacerdote che si destreggi in una cabina per le cronache sportive allo stadio, e
soprattutto, riconosciuto come un'autorit in due dimensioni, quella spirituale e quella calcistica.
Ottenemmo molti risultati eccellenti, formammo buoni leaders, li avvicinammo alla vita cristiana, e li
allontanammo dalla dipendenza dalla droga, a cui erano soggetti molti degli appartenenti a quelle tifoserie
violente. Il fatto pi rilevante, per, avvenne nel 2007. Un tifoso voleva uccidere un uomo della tifoseria
avversaria, ma venne a confessarsi nella cabina dello stadio prima dell'inizio partita. Ebbe il coraggio di
rivelarmi ci che aveva premeditato, e mi raccont che sua madre lo aveva supplicato di non farlo e di
parlare con il sacerdote del gruppo "Gol della Pace". Quell'uomo ebbe l'umilt di parlare con me e
consegnarmi un revolver calibro 38. Mi sentii un uomo felice e un sacerdote realizzato, perch il Vangelo
della Vita stava dando risultati dove la violenza e l'intolleranza avevano creato il vuoto.
Ebbi molte altre esperienze, anche dolorose, in cui soffrivo per gli scontri tra bande nello stadio, scontri
violentissimi e spesso anche mortali. Nel servizio di disarmo cittadino, per le mie mani sono passate oltre
6.500 armi da fuoco e migliaia e migliaia di munizioni.
Tra il 1996 e il 1997 Bogot fu amministrata da un sindaco dedito alla cultura, al rispetto della legge e della
morale. Gli fu proposto di organizzare delle campagne per la consegna volontaria delle armi da fuoco, per
invitare la cittadinanza a comprendere che il possesso delle armi deve essere di competenza dello Stato
(Costituzione della Colombia, articolo 223).
Cos cominciarono delle intense giornate, sostenute dall'aiuto della Chiesa, in cui si svolse il "disarmo
cittadino" con l'aiuto di un'impresa privata, la BP, e la Cooperazione spagnola. L'Esercito e la Polizia unirono
le forze, si cominci a lavorare con un senso comune di responsabilit, e contemporaneamente lanciammo
un'attivit chiamata "La vita sacra", volta a diffondere diversi messaggi e slogan per le famiglie, come
"Un'arma non ti rende pi forte","La forza pi grande la vita", "Lasciate che le armi riposino in pace","La
tua famiglia prima di tutto,non le armi", e molti altri. Inoltre, ci battemmo con tutte le nostre forze contro il
traffico illegale delle armi da fuoco.
Raccogliemmo quelle oltre 6.500 armi, le fondemmo e ne ricavammo un monumento dedicato alla Vita,
ubicato in uno dei parchi pi emblematici della citt.
Inoltre, con le munizioni creammo un simbolo efficace: delle mani. Quel monumento lo abbiamo intitolato
"Mani per la Vita, per il Perdono, per gli Abbracci, per la Preghiera".
Il riconoscimento per tutto quel lavoro fu enorme, e l'Ar cidiocesi stata determinante per l'operazione di
disarmo cittadino: la diminuzione delle morti violente nel 2008 fu del 40%, vale a dire che Bogot pass da
80 omicidi (ogni 100.000 abitanti) nel 1994 a 19 omicidi nel 2008. Ma le nostre campagne sociali per ridurre
le morti causate dalla violenza non furono le uniche, anche le autorit civili e la polizia si batterono in
maniera determinante per questo.
Potrei commentare ancora decine e decine di esperienze importanti su questo particolare tipo di servizio,
ma la pi grande stata sicuramente quella del cambiamento di mentalit della nostra gente: a poco a
poco stato compreso che la vita sacra e nessuno pu farsi giustizia da solo.
La soddisfazione pi grande stata quella di aver collaborato nel salvare delle anime, delle vite, delle
famiglie intere, dei giovani, che hanno compreso che ci sono altri modi per risolvere i conflitti, oltre alle
armi.
Ricordo la testimonianza di un giovane di 18 anni. Un giorno si avvicin a me chiedendomi di aiutarlo a
trovare un lavoro. Parlammo per un'ora e mezza e capii che proveniva da un mondo di delinquenza, cos mi
impegnai per aiutarlo. Con gli organi istituzionali e le autorit del luogo, in un paio di mesi gli trovammo un
lavoro. Passati i suoi primi tre giorni di lavoro, quel giovane venne nella mia parrocchia di Vera cruz, e, dopo
la Celebrazione Eucaristica, entr in sacrestia, mi abbracci e mi ringrazio per averlo aiutato a trovare un
lavoro, consegnandomi quindi un telo in cui era avvolta una pistola, una 9 millimetri, e mi disse: "Le
consegno ci che fino a una settimana fa era il mio attrezzo di lavoro. Non voglio saperne pi di morte e
violenza".
E ancora, ricordo una donna di 37 anni, addolorata per l'assassinio di suo marito. Dopo aver ascoltato tutti i
miei messaggi attraverso la campagna sociale a favore della vita, mi consegn una pistola calibro 22, che
aveva comprato da trafficanti illegali di armi.
Venne nell'ufficio parrocchiale, lasciai che piangesse e si sfogasse. Poi disse: "Padre, grazie per tutto ci che
ha fatto.
Avevo comprato questa pistola per uccidere la persona che ha ucciso mio marito: conoscevo la sua identit,
lo odiavo con tutta me stessa, ma, dopo aver ascoltato i suoi messaggi alla TV sul pericolo delle armi, non
sono stata pi capace di ucciderlo. La vita appartiene a Dio, preferisco portare il mio dolore nel cuore ma
essere libera, piuttosto che stare dietro alle sbarre. Grazie, Padre,le lascio qui l'arma".
Tutte queste esperienze che vi ho raccontato sono state vissute con umilt e amore autentico, rischiando la
vita per la vita stessa, e lasciando un seme di speranza nel cuore di tutti gli uomini e le donne della
Colombia. Il 17 dicembre 2008 ho ricevuto il riconoscimento di Cappellano di Sua Santit Benedetto XVI.
Attualmente sono parroco della parrocchia Dei Verbum di Bogot, e da dieci anni sono consigliere spirituale
dei canali televisivi Televisin CityT.V ed Emisora Super, nonch del canale radio Melodia Stereo da circa
due anni: tutti mezzi di comunicazione in cui diffondo messaggi spirituali e riflessioni alla luce della Parola di
Dio.Tutto ci stato compiuto a onore e gloria di Dio Padre, ed stato vissuto con l'immancabile
compagnia e guida della Santissima Vergine Maria.
Che gioia e che grazia, essere sacerdote di Cristo!

29. Il campo scuola in Val Badia
di Mario Piatti, icms, Italia

Anche quell'anno il periodo estivo era stato dedicato a diverse iniziative, offerte prevalentemente agli ado
lescenti e ai giovani. Con altri Padri e con l'aiuto dei nostri seminaristi avevamo organizzato le vacanze
affittando in autogestione una casa in Val Badia, dove per una decina di giorni avremmo condiviso una
bellissima avventura. La scuola e i libri erano un ricordo lontano: ora ci attendevano piuttosto gli scenari
suggestivi delle Dolomiti, i grandiosi prati ridenti e i sentieri sassosi tra i boschi. Le interminabili gite tra i
monti si alternavano ad appassionanti tornei di calcio o se il tempo era bello a mitici scontri idrici a base di
"gavettoni". Il programma quotidiano era sempre vario e non mancavano i classici "colpi di scena", favoriti
dalla imprevedibile inventiva dei ragazzi circa una cinquantina, provenienti da diverse regioni d'Italia e
dalla originalit degli animatori stessi...
Si iniziava con la levataccia mattutina, particolarmente chiassosa e giocosa, per risvegliare chi era ancora in
stato semiletargico. Un breve momento di preghiera dava il tono a tutta la giornata, aprendo il cuore a Dio,
con gratitudine, per i suoi doni. Dopo colazione e dopo le doverose pulizie degli ambienti, ci si metteva in
movimento, con la santa allegria di chi vuole conquistare il mondo. Le ore trascorrevano in fretta e a sera si
rientrava stanchi per il cammino percorso o per il gioco, ma pronti a ripartire. La Santa Messa e la preghiera
del Rosario recitato dopo cena, passeggiando sotto il cielo stellato scandivano il ritmo dei giorni,
inserendosi con naturalezza nella trama quotidiana e aiutandoci a elevare lo spirito.
La sera precedente alla chiusura del campo scuola ci attardammo un po' di pi con i ragazzi,
raccomandando loro senza troppe illusioni di non fare confusione nelle camere, poich l'indomani ci
saremmo dovuti alzare presto. Guardai quei volti con un po' di nostalgia. Nonostante le immancabili
"urlate", le ramanzine e i predicozzi per il caos serale, da sedare ogni volta con pazienza; nonostante le
arrabbiature per il disordine che spesso regnava sovrano, o per qualche calzino abbandonato in un
corridoio o per gli inevitabili piccoli danni, provocati qua e l; nonostante l'innegabile fatica di quei giorni...
una profonda tenerezza si impossess di me, e anche la consapevolezza che avrei dovuto, come sempre,
dare di pi; donare con pi generosit tempo, talenti e disponibilit al cuore di quei ragazzi.
La vita cos: tutto passa troppo in fretta e occorre afferrare il momento presente e viverlo fino in fondo,
per Dio e per i fratelli, specialmente per i pi giovani, che, pur nell'apparente distrazione e indifferenza,
assorbono tutto e vivono di noi.Tutto passa rapidamente, lasciando il dolce ricordo di una esperienza
vissuta insieme e la nostalgia per qualcosa che sembra perduto irrimediabilmente.
Mentre ero assorto in questi pensieri uno dei ragazzi si avvicin e mi guard un istante in silenzio. Poi disse:
"Come sarebbe bello essere come voi!". Fu la risposta pi bella che potessi attendere, quella sera: gli
sorrisi, riprendendo poi a sistemare la casa, per l'imminente partenza. Quelle parole si scolpirono
nell'anima e spesso, negli anni successivi, mi tornarono alla mente. Come sarebbe bello essere sempre cos,
sacerdoti che sanno stare con i giovani, che giocano con loro, ma che parlano di Dio e del suo amore. Come
sarebbe bello essere pieni di amore per loro e, come diceva don Bosco, amarli e far s che si sentano amati.
Ho sempre ringraziato il Signore per quella frase inattesa, che ha ripagato amarezze e incomprensioni, che
ha mitigato la fatica e le ha dato senso e valore. Anche quell'anno il campo scuola "era riuscito". Quelle
parole me lo confermavano, facendomi comprendere, una volta di pi, che il Signore a fare tutto, a
compiere i suoi miracoli nella nostra povera vita. Cos che anche una vacanza, sui monti del Trentino, tra le
grida e il caos di una cinquantina di ragazzi scatenati, diventa un'occasione di Grazia.
Quel ragazzo entr in seminario, come altri amici che condivisero con noi le vacanze di quegli anni. Anche
lui, un giorno lo spero con tutto il cuore si sentir dire la stessa cosa, da qualche suo giovane amico:
"Vorrei essere anch'io come te".

30. Metti una buona parola anche per me
dijerry John Pokorsky, USA
All'inizio del mio sacerdozio, nel 1990, la visita agli amallati negli ospedali era tra le mie abituali
responsabit parrocchiali. Ero convinto, e lo sono tuttora, che i malati hanno bisogno di sapere che nelle
loro sofferenze sono amati e sostenuti da Cristo. Molto presto per ho imparato anche che,
inspiegabilmente, molti di loro preferiscono non ascoltare questo messaggio.
Le visite agli ammalati sono estenuanti, e ci in parte dovuto al carico emotivo a cui si esposti negli
incontri pastorali: si entra in una camera e si pu trovare un paziente rallegrato da una diagnosi o una
prognosi positiva; si va in un'altra camera, e magari si scopre l'opposto, e cio una terribile diagnosi con
poche aspettative di guarigione. Ognuno di questi incontri richiede attenzione ed empatia, aspettando il
momento giusto per offrire i Sacramenti. Era un lavoro duro anche perch spesso come succede a tutti i
sacerdoti che compiono queste visite venivo trattato con freddezza, se non con astio.
Una domenica mattina visitai il reparto di terapia intensiva. Una gentile signora mi chiese tristemente di
dare l'Unzione degli Infermi a suo marito. Questi era incosciente, e i medici avevano dichiarato che
probabilmente non sarebbe guarito. Chiesi alla moglie se era un fedele praticante, ma lei mi disse di no,
aggiungendo che non entrava in una chiesa da molti anni. Ma aggiunse anche che per non era ostile alla
fede.
Le spiegai che i sacramenti possono essere amministrati anche a persone in stato di incoscienza, ma le dissi
anche che non sono magici; essi hanno valore solo se presumibilmente la persona li avrebbe desiderati, se
fosse stata cosciente. Mi disse di aver capito perfettamente, cos proseguii nel mio lavoro, assolvendo dai
suoi peccati il marito incosciente, e amministrandogli l'Unzione degli Infermi.
Nei giorni che seguirono, non avendo ricevuto alcuna chiamata per il funerale, ritornai al reparto di terapia
intensiva. Sulla soglia della camera, rimasi sorpreso nel vedere quell'uomo seduto nel suo letto d'ospedale
intento a leggere un libro. Quando chiesi se potevo entrare, egli mi rispose:"Padre, sono felice di vederla!".
Gli dissi che avevo una buona notizia e una cattiva notizia per lui. "La buona notizia", dissi, " che hai
ricevuto i Sacramenti nonostante non fossi cosciente. La cattiva notizia, che ora tempo di ritornare da
Ges con una buona Confessione".
Proprio come un giovane soldato, avevo agito velocemente come se fossi nella foga di una battaglia, e mi
aspettavo la possibilit di un richiamo. In alcuni casi, i rimproveri militari sono tutt'altro che gentili. Senza
dubbio, per, io avevo agito con l'aiuto di Dio. La fedelt una mia responsabilit; il successo, invece,
appartiene a Lui.
In quel caso, comunque, la grazia di Dio condusse l'uomo a fare una bellissima Confessione. Fino al giorno
in cui mor, continuai a fargli visita quotidianamente con la Santa Comunione. Il suo ricongiungimento con
la Chiesa fu completo, mi espresse sempre profonda gratitudine per questo. Di tutta risposta, gli dissi
allegramente:11 II mio obbiettivo sar sempre quello di farmi degli amici tra coloro che sicuramente
vedranno Dio prima di me, quindi, assicurati di mettere una buona parola per me quando sarai Lass. Ok?".
Questa era una frase tratta da un libro di storie di conversione, e tuttora una consolazione nel mio
ministero sacerdotale.

31. La scuola "Giovanni Paolo II"
di Henry Wilson Rodriguez Echavar, Argentina

Nel 2004 fui incaricato dal Vescovo di Paran di lavorare nella parrocchia di Nostra Signora delle Grazie, nel
villaggio di Hernandarias. Arrivai li entusiasta dell'incarico e pieno di speranza, ma col trascorrere dei giorni
mi resi conto che la popolazione era totalmente sfiduciata e che ogni mia proposta veniva respinta. La
prima cosa che proposi fu quella di fornire una tazza di latte per tutti i bambini, dato che erano denutriti. La
gente mi disse che li non era possibile, che non avrei ricevuto aiuti per quella proposta, ma la mia
determinazione e la mia fede in Dio furono pi grandi e cos riuscii a riunire 120 bambini ogni mattina per
fare colazione. Cominciai da solo, ma poi i giovani della comunit si entusiasmarono e man mano
cominciarono ad aiutarmi. Ci mi rallegr e mi diede energia per continuare: finalmente qualcuno era con
me.
Sono da sempre convinto che attraverso l'educazione e l'istruzione possiamo ottenere lo sviluppo dei
popoli: in quel luogo c'era disperatamente bisogno di una scuola cattolica dove si potessero realmente
evangelizzare ed educare quei bambini, che erano molto lontani da Dio. Mi dissi che non c'era niente di
meglio di una scuola per aiutare i nostri bambini a crescere nell'umanit e nell'amore per Dio. Ero ispirato
dall'amore di Giovanni Paolo II per i bambini, per questo credo che questa scuola sia un suo miracolo.
Mi lanciai quindi nell'avventura di costruire una scuola, mi misi nelle mani di Dio e gli chiesi di donarmi la
Sua forza, gli dissi:"Padre, ti metto a disposizione le mie mani e i miei piedi affinch tu costruisca questa
scuola di cui abbiamo un immenso bisogno". Lo dissi con grande speranza ed entusiasmo, sicuro che la
comunit mi avrebbe appoggiato, ma ci non avvenne, neanche a mesi di distanza. La maggioranza degli
abitanti era sfiduciata e contraria a questo progetto, credevano fosse tutto impossibile perch non avevano
gli strumenti e le risorse necessarie per sostenere un'opera cos importante. In aggiunta, dato che erano
abituati allo sconforto, non credevano praticamente pi a nulla.
Io per ero sicuro che Dio lo volesse, anche se era un compito molto duro e difficile a causa della scarsit di
risorse finanziarie. Dopo un po' di tempo contattai la Signora Nelly, funzionarla del Ministero
dell'Istruzione, che si fece contagiare dal mio entusiasmo e dalla mia determinazione, tanto da concedermi
l'autorizzazione per aprire la scuola, sottolineandomi per che non c'erano fondi. Io le risposi: "Mi dia il
permesso, al resto ci penso io". Pensavo, infatti, che la gente del villaggio mi avrebbe deto una mano, ma,
per l'ennesima volta, non fu cos.
Tra mille sacrifici, e con grande fiducia in Dio, a poco a poco il nostro sogno divenne realt. Cominciammo a
costruire su quattro edifci abbandonati da vent'anni e precedentemente donati alla parrocchia. Venne a
visitarci un delegato dell'Arcivescovato, per vedere dove avevamo scelto di costruire la scuola, e rimase
sconcertato e stupito nell'ascoltare i dettagli del progetto. Ad ogni modo, l'Arcivescovato continu ad
appoggiarmi, e, dato che il resto della popolazione si ostinava a non aiutarmi, continuai a lavorare con due
giovani, uno Testimone di Geova e l'altro appartenente alla chiesa Awentista. Lavoravamo incessantemente
dalle otto del mattino alle sei del pomeriggio, ma bisognava sbrigarsi per abilitare la scuola a cominciare le
lezioni, cos organizzai una lotteria per poter pagare dei muratori che successivamente assunsi.
Il 25 marzo 2004 aprimmo finalmente le porte della scuola "Giovanni Paolo II", destinammo tre aule per i
bambini dai tre ai cinque anni, e poi rimase il compito di trovare delle maestre. Non potevo pagare grosse
somme per gli insegnanti, cos mi recai dalle maestre residenti nel villaggio spiegando la situazione:
accettarono la mia proposta di insegnare l nella piccola scuola! Alla maestra principale dissi che
inizialmente avrei potuto pagarla solo come semplice insegnante, ma che dal mese di luglio l'avrei pagata
come direttrice.Allora avvenne il primo miracolo. Come ho detto prima, al Ministero dell'Istruzione mi
avevano detto che non mi avrebbero sostenuto economicamente, ma solo con i permessi e i vari
procedimenti burocratici. Non diedi molto peso alla cosa perch pensai che, dopo aver visto tutto ci che
avevo fatto, gli abitanti del villaggio mi avrebbero finalmente aiutato, ma non fu cos. La situazione
peggior, molti di loro addirittura mi criticarono pesantemente e fui vittima di calunnie. La mia fiducia in
Dio non vacillava, ma la situazione era difficile e precaria. Pregai Dio che non mi abbandonasse, che la
sfiducia di quel popolo non mi assalisse, che mi sostenesse con il Suo Amore perch mi sentivo solo, e che
avevo paura di non riuscire a pagare la direttrice a luglio. Ma avvenne un fatto prodigioso.
A maggio di quello stesso anno ci fu un incontro di tutte le maestre della provincia a Paran. Quando
tornarono le maestre del nostro villaggio, chiesi loro come fosse andata, e loro per tutta risposta mi
dissero: "Padre, abbiamo una grande notizia. Il Ministero dell'Istruzione le comunica che hanno approvato
la sua domanda per lo stipendio della Direttrice". Rimasi assai sorpreso, dato che non avevo mai sollecitato
il Ministero visto che in precedenza erano stati chiarissimi: nessun aiuto economico, solo burocratico. Dopo
lo sconcerto iniziale, dissi quindi alle maestre che sicuramente si erano sbagliate. Nei giorni seguenti per il
dubbio non mi abbandon, cos decisi di togliermi ogni pensiero e chiamai il Ministero. Mi risposero
affermativamente! Non potevo crederci. Inoltre, mi dissero che il sussidio per la Direttrice sarebbe stato
erogato a partire da luglio, proprio il mese entro cui io speravo di riuscire a trovare fondi per pagarla!
Come non credere in Dio? Come non confidare nel suo "s"? Egli giorno dopo giorno continua a
sorprenderci e a benedirci con opere buone.
Successivamente, negli anni che seguirono, accaddero ancora cos tante cose belle per la nostra scuola che
al solo pensarci mi commuovo tuttora. Sono estremamente grato a Dio, e anche a Giovanni Paolo II che ha
voluto intercedere per la causa della nostra scuola. Attualmente la scuola accoglie circa duecento bambini,
e abbiamo anche un laboratorio di informatica per i nostri maestri.
Grazie, Signore, per non avermi abbandonato; grazie, Mons. Maulio per la Sua autorizzazione a costruire la
scuola; grazie agli amici di Rosario, al Governatore Jorge Busti e ai funzionari del Ministero dell'Istruzione.
Questa grande opera la prova che ci che conta in questa vita credere in Dio e in noi stessi, solo cos
otterremo risultati, anche se dovessimo avere tutto e tutti contro. Colui che confida in Dio Padre,
soprattutto il sacerdote, non verr mai deluso.

32. Nessuna imposizione
di Pablo Felix Aranda Alagarda, Spagna

Nel mese in cui fui ordinato sacerdote, ricevetti l'incarico come cappellano in un ospedale, per il periodo
estivo. Entravo in tutte le camere e salutavo gli ammalati allo stesso modo:"Buon giorno, sono il
cappellano, vengo a farle visita". La reazione di solito era positiva, altre volte mostravano stupore, e solo
qualche volta capitava un rifiuto.
Ce ne fu una per che, dopo quattro anni, ricordo ancora molto bene. Come d'abitudine, stavo facendo il
giro delle visite. Entrando in una camera, trovai una donna anziana.
Salutandola le dissi:"Buon giorno, sono il cappellano... " ma lei subito mi interruppe:"Guardi che io non
credo in Dio". La mia risposta, un po' impulsiva, fu:"Ed io che ho a che fare con questo? Ero venuto
semplicemente a salutarla".
Cos termin la nostra breve conversazione.
Con grande stupore, quando qualche giorno dopo tornai in ospedale, quella anziana signora mi disse: "La
stavo aspettando con ansia. La sua risposta di qualche giorno fa mi ha sorpresa molto, e da allora non ho
smesso di pensarci. Ho capito che la Chiesa non viene ad impormi nulla, mi offre solo il suo aiuto".
Da quel giorno, non smisi mai di andare a farle visita, parlando di Dio e della fede. Ancora oggi, dopo
quattro anni, la nostra amicizia continua.

33. Il mio primo Triduo Pasquale da sacerdote
di Paul Terkura Agabo OSJ, Nigeria

Nel mio primo anno di sacerdozio, mi recai presso un villaggio per sostituire il parroco durante il Triduo
Pasquale. Il Mercoled Santo arrivai alla parrocchia del villaggio, e, il giorno dopo, Gioved Santo, mi sarei
dovuto recare nel luogo designato per la celebrazione del Triduo: la scuola cattolica di Anyorkyo.
Secondo le previsioni, al Triduo avrebbero partecipato gli abitanti di una ventina di sobborghi della zona,
vale a dire circa tremila persone. Quando arrivai alla scuola, fui accolto con gioia. Ma ben presto fu
comunicato che non erano stati trovati abbastanza sacerdoti per assistere tutti i parrocchiani durante quel
Triduo, cos la loro gioia si affievol.
Il sacrestano, il signor Memde, mi disse che sarebbe stato un lavoro troppo grande per me, ma che Dio mi
avrebbe dato la forza per affrontare tutto.
Il catechista, inoltre, mi inform che duecentotrenta catecumeni erano E pronti per la loro Prima
Confessione e la loro Prima Comunione.
Era un numero incredibile! Ed io ero da solo a fare tutto quel lavoro!
Mi dissi che ero uno strumento nelle mani di Dio, e che non dovevo lamentarmi, ma mettermi al lavoro
perch il Signore mi avrebbe dato la Sua forza. Cos cominciai. Dalle otto e trenta del mattino sino a
mezzogiorno non interruppi mai le confessioni. Il catechista, Tersee, venne a chiamarmi per il pranzo, ma io
mi trattenni ancora un po'. Cos andai avanti fino alle tre del pomeriggio. Finii con i catecumeni, e vennero
gli altri penitenti.
Non so dove trovai la forza, ma proseguii fino alle cinque e mezza del pomeriggio, ricordandomi che la
Chiesa raccomanda il Sacramento della Riconciliazione almeno una volta l'anno, a Pasqua. Sapevo anche
che molte di quelle persone vedevano un sacerdote solo a Pasqua, e non durante il resto dell'anno.
Alle sei del pomeriggio cominciammo la Celebrazione dell'Ultima Cena, e durante quella Messa i
duecentotrenta catecumeni ricevettero la loro Prima Comunione: Ges Cristo in corpo e sangue per la
prima volta. Ero da solo, l'unico sacerdote a distribuire la Comunione per pi di un'ora. Non fu facile, le mie
mani erano indolenzite, mi tremavano, le articolazioni erano doloranti.
Il giorno seguente,Venerd Santo, avevamo una rappresentazione della Via Crucis. Era impressionante
vedere come piangevano le donne durante le scene in cui Ges viene maltrattato e subisce tutto per la
nostra Salvezza!
Per molti di loro era la prima volta che ospitavano un prete che camminava con loro sotto quel sole
cocente, nelle strade polverose dei loro villaggi.
Ero stanco, ma Dio mi stava provando.
Il culmine, la prova pi grande della mia esperienza ad Anyorkyo,fu il battesimo di oltre trecento
catecumeni durante la Veglia pasquale. Erano tutti vestiti di bianco, uno spettacolo magnifico. La Veglia
ebbe luogo nel villaggio, ma non c'era elettricit, cos usammo lampade e candele. Il rito battesimale,
ripetuto su ognuno dei trecento convenuti, fu una vera sfida.
Alla fine, sebbene allo stremo delle mie forze, fui immensamente felice che Dio mi avesse usato per
renderli tutti figli Suoi attraverso il Battesimo. Loro erano davvero felicissimi, proprio come me, e si
augurarono di avermi con loro fino al rientro del loro parroco, o, almeno, di vedermi per la Pasqua
successiva.

34. Un padre per tutti
di Gerry Ikechukwu Nworie, Australia

Nel 1999 ero al mio sesto anno di sacerdozio e fui assegnato come parroco nella mia parrocchia d'origine,
in Nigeria. Ci che sto per raccontarvi mi fece cambiare idea su come la gente considera davvero un prete
cattolico. stato uno dei momenti pi difficili della mia vita sacerdotale, ma anche uno dei pi intensi.
Un gioved mattina, dopo la Messa e la colazione, uscii per sbrigare i miei impegni parrocchiali previsti per
quel giorno, e, tornando a casa verso le sei di sera, fui avvisato da alcune persone che la famiglia di una
donna in procinto di partorire mi aveva cercato per ben tre volte.
Prima che potessi sedermi e mangiare il mio pranzo, che ormai era diventato la mia cena, quelle persone
tornarono nuovamente, chiedendomi di aiutarli, portando quella donna in ospedale con la mia auto. Mi
raccontarono che la donna aveva le doglie da quel mattino, e che ora era in condizioni critiche a causa di
tutto il sangue perso .A quel punto, mi preparai velocemente per il viaggio, e presi un po' di denaro in caso
d'emergenza. Giunti presso la casa dove risiedeva la donna, ci dirigemmo tutti insieme verso il paese pi
vicino, per trovare subito un ospedale.
Lungo il viaggio, chiesi loro se avevano gi in mente un ospedale dove portarli. Con stupore, appresi che
non ne avevano idea, dato che facevano affidamento su di me per il miglior ospedale possibile. Ad ogni
modo, optai per una clinica privata di un mio amico, noto per essere un bravo ginecologo. Quando
arrivammo, il dottore ci ricevette immediatamente, ma, dato che la donna aveva perso molto sangue, il
medico ci chiese immediatamente di andare a comprare un consistente quantitativo di sangue per la
trasfusione. Lasciando l'ospedale per procurarmi ci che il medico aveva richiesto, chiesi loro quanto
denaro portassero con s, e rimasi scioccato nel sapere che non ne avevano! Pagai con ci che avevo,
promettendo al dispensario del sangue che avrei pagato il saldo successivamente.Tornammo di corsa
all'ospedale e il sangue fu immediatamente somministrato alla povera donna, ma, dopo mezz'ora di
trasfusione, verso l'una di notte, ella mor.
Consolai i suoi familiari e cercai di andare via per trovare un posto in citt dove fermarmi per la notte.
Piangendo, mi seguirono fuori l'ospedale, chiedendomi cosa dovessero fare. Suggerii loro di non fare nulla
fino all'alba, per poi organizzare il rientro della salma al villaggio per il funerale.
Nella pi totale disperazione, mi dissero che se non li avessi aiutati a riportare il corpo a casa per loro
sarebbe stato tutto ancora pi difficile.
Pensai tra me e me come potessi portare nella mia macchina quattro passeggeri e una salma, per di pi
lungo una strada piena di acquitrini, per circa venti chilometri, nel bel mezzo della stagione delle piogge
.Tuttavia, ci riuscimmo: tre passeggeri seduti dietro, tenendo la salma, e un altro davanti con me. Distrutti,
arrivammo al villaggio verso le quattro del mattino.
Ci che mi ha profondamente colpito, di tutta questa storia, come quelle persone, pagane, si siano
completamente affidate a me come se fossi il loro padre, ancor prima che io facessi tutto quel che ho fatto
per loro.
In molti villaggi e comunit della Nigeria, il sacerdote visto non solo come un padre spirituale, ma anche
come un padre naturale, che si prende cura di ogni persona, sia essa cattolica, cristiana o pagana. Il
sacerdozio gode sempre di un'altissima stima, che non viene scalfita nemmeno nei tempi diffcili degli
scandali sacerdotali.

35. Vocazione in un villaggio senza sacerdoti
di Maximo Rafael Prez Patino, Repubblica Dominicana

Il 6 ottobre 1994, verso sera, tornavo da una di quelle comunit che celebrano l'Eucaristia solo una volta al
mese, a causa della loro eccessiva lontananza dalla parrocchia, e della scarsit dei mezzi di trasporto degli
abitanti poveri.
Vidi un giovane che camminava lungo la strada, tornando tutto solo da scuola verso casa.
Sentii nel cuore di volergli offrire un passaggio, dato che sarei passato davanti casa sua. Fermai l'auto sulla
strada e lo invitai a salire, e lui accett. Mentre viaggiavamo, gli chiesi:"Sai chi sono?". Mi rispose di no.
Aveva ragione, non mi conosceva, perch da poco ero stato assegnato alla sua comunit parrocchiale, e
non riuscivo a visitarla pi di una volta al mese. Gli dissi: "Sono uno dei sacerdoti che lavora in parrocchia.
Hai mai sentito la vocazione sacerdotale?". Candidamente, mi rispose di "S".
Parlammo di Dio, e parlammo della fede. Dopo poco tempo, entr nel seminario dei Carmelitani e oggi
diventato sacerdote.

36. La mia prima benedizione a Madre Teresa
di Michael Patrick Scott\ USA

Poco tempo dopo la mia Ordinazione sacerdotale, ebbi l'opportunit di celebrare una Messa per Madre
Teresa di Calcutta, nel suo convento situato nel South Bronx, quartiere povero di New York. Madre Teresa
aveva influenzato il mio cammino verso la vita sacerdotale.
Dopo la Messa, la Madre venne in sacrestia e mi chiese di impartirle la mia prima benedizione sacerdotale.
Mi disse:
"Con la prima benedizione di un sacerdote si ottiene l'indulgenza, lo sai?".
Le dissi che ero stato ordinato gi da oltre un mese, ma lei insistette:
"Ho il diritto di chiedertela, dato che valida per sei mesi!".
Si inginocchi davanti a me, e poggiai le mani sul suo capo. Mentre pregavo, non potevo fare a meno di
pensare che avrei dovuto essere io a dovermi inginocchiare davanti a lei, e non il contrario. Dopo la
benedizione, si alz, prese le mie mani e disse:
"Ho una richiesta da farti".
"Qualsiasi cosa, Madre", le risposi.
"Hai presente quel momento prima della Comunione, quando metti il piccolo pezzo di ostia nel
calice? Mettici anche me".
Da quel giorno l'ho sempre fatto, fino al giorno della sua Beatificazione da parte di Papa Giovanni Paolo II.

37. Una famiglia che rinasce
di Giacomo Falco Brini, Italia

Nell'Anno del Signore 2007 mi trovavo nella periferia di Lima, in Per, dove ho vissuto per cinque indimen
ticabili anni. Un giorno mi recai nella cappella della "Sacra Famiglia" della parrocchia della "SS. ma Trinit",
affidata alla mia cura pastorale. Quella domenica il Vangelo ci diceva che Dio un Padre Misericordioso che
attende ansioso il ritorno del figlio pi giovane e che "spinge" in casa il figlio maggiore per gioire assieme a
Lui per il suo ritrovamento. Entrai nel piccolo cortile della povera cappella e da lontano notai un uomo
seduto in modo po' insolito, ricurvo, appoggiato su una pietra collocata in una piccola aiuola. Seduto cos, in
mezzo alle altre piante, mi sembrava una piantina ormai giunta alla fine del suo tempo.
"Padre Giacomo, c' un amico di famiglia che avrebbe bisogno di parlarle", mi disse una collaboratrice della
parrocchia. Lo ricevetti e mi accorsi che era proprio quell'uomo che poc'anzi avevo visto all'ingresso. Capii
subito che si trattava di una confessione, anche se non mi fu direttamente richiesta dall'interessato."Sa
Padre, poche settimane fa ho perso l'amicizia e la fiducia di mia moglie e delle mie figlie: stanche della mia
dipendenza dall'alcool e delle violenze psicologiche a cui le sottoponevo, mi hanno cacciato fuori di casa.
Avevo gi perso gli amici, il lavoro e i pochi risparmi rimasti, ora ho perso anche loro. Poi, tre giorni fa due
uomini hanno atteso il momento propizio e mi hanno derubato delle ultime cose che possedevo. Sono
rimasto senza niente, senza casa, senza famiglia, senza amici, senza soldi, senza lavoro... Allora mi sono
chiesto se poteva davvero finire tutto qui o se ci fosse ancora qualcuno cui potevo ancora stare a cuore...
Ho deciso di venire qua, sentivo il bisogno di parlarne.
Il volto di Gonzalo, quarantotto anni e un peso troppo grande sul cuore, non lasciava trasparire la minima
emozione, ma la pacata seriet con cui parlava mi fece immaginare che quella desolazione era figlia di
qualche dolore pi antico.
"Nella vita ho commesso dei grandi sbagli, di quelli che non si possono pi correggere, e allora vorrei capire
perch mai sono venuto al mondo, se tutto ci che faccio sbagliato. Mio padre, saputo del mio
concepimento, abbandon mia madre. Ella mor quando avevo tre anni, e da allora sono passato di casa in
casa, da una zia all'altra... sembrava che per tutti fossi solo un problema da risolvere piuttosto che un figlio
da amare. Non credo di aver conosciuto che cos' l'amore, che cos' una famiglia, che cosa significhi sapere
di essere nel cuore di qualcuno... Cos mi ritrovai presto per la strada, tra le gang giovanili della citt, a
sfogare la mia rabbia in tutti quei modi che pu immaginare... Ma un giorno arriv una colpa irreparabile:
uccisi un rivale durante uno scontro tra bande. Quel giorno non lo potr mai pi dimenticare. Decisi di
rompere con le gang giovanili e imparai a lavorare il legno. Conobbi Juana e, vivendo con lei, pensai che
tutto sarebbe passato, invece cominciai a bere e a non riuscire ad essere quell'onesto lavoratore che tanto
desideravo. Nemmeno la presenza delle mie bimbe riusciva pi a frenarmi. Dopo le mie ubriacature mi
sentivo sempre pi in colpa, cercavo di uscirne con i miei sforzi, ma pi mi sforzavo pi ricadevo
rovinosamente. Non so dirle quanto la mia famiglia ha sofferto per causa mia, quante volte mi hanno
riaccolto ubriaco. Ora per sono definitivamente fuori di casa da pi di due mesi".
"Dove stai dormendo?" gli chiesi. Vidi sul volto di Gonzalo un leggero sussulto, un'emozione che cercava di
farsi spazio. "In un'auto abbandonata fuori la falegnameria dove stavo lavorando. .. ma non mi riesce di
dormire bene... in quell'auto ci vengono ospiti... vengono a dormirci anche i topi...".
Ad entrambi cominciarono ad uscire, timide, le lacrime. Allora annunciai con semplicit il Vangelo che
quella domenica avremmo ascoltato e pregato. Mentre parlavo dell'Amore di Dio, Gonzalo mi guardava
come se vedesse per la prima volta il mondo che lo circonda. Assistevo ancora una volta all'incomparabile
spettacolo della Misericordia Divina nel cuore dell'uomo. "Dio ti stava aspettando per dirti questo: tu sei e
per sempre sarai suo figlio. Oggi tutto il Cielo con Dio in festa per te, Gonzalo!". Lo stupore divenne presto
commozione, la commozione un atto di fede. Finalmente Gonzalo sapeva che poteva vivere nel Cuore di
Qualcuno che non l'aveva mai abbandonato.
"Ti piacerebbe fare qualcosa perch anche tua moglie e le tue figlie possano giungere a perdonarti
come Dio?".
"Certamente", mi disse ancora stupefatto.
"Allora aspettami dopo la Messa perch andremo a casa tua: diremo quello che successo oggi, poi
chiederemo loro perdono insieme e ce ne andremo".
Gonzalo fu d'accordo, e cos, dopo l'Eucaristia, ci incamminammo verso casa. Venne ad aprirci la figlia
maggiore che al solo vedere il pap ebbe una brusca ritrazione.
"Sono padre Giacomo, vorrei parlare con la mamma e chiedo il permesso di venire in casa con il tuo
pap".
Acconsent. La moglie era a letto, influenzata e con un braccio fratturato. Il suo volto esprimeva tutta la
storia di dolore di quella povera famiglia. Chiesi di chiamare le figlie al suo capezzale e raccontai loro ci che
era successo quella domenica. Poi io e Gonzalo ci inginocchiammo davanti a loro.
"Perdonatemi", disse quell'uomo con voce roca e strozzata dall'emozione.
Aggiunsi:
"Vi invito assieme a me a chiedere a Dio di farci conoscere quell'amore che oggi ha manifestato a
Gonzalo e, nel tempo, a imparare a darglielo come ha fatto Lui".
Poi ci alzammo, e, mentre eravamo sul punto di uscire dalla stanza, Juana prese la parola e disse:
"Grazie, Padre".
Mi girai verso il letto e in un solo colpo d'occhio mi parve che il crocifisso che era sopra il suo letto fosse una
sola cosa con la sua persona. Gli occhi di Juana avevano ripreso speranza, quasi mi sorridevano. Il suo
sguardo, la sua accoglienza, furono la prova tangibile del miracolo della Misericordia Divina.
Uscimmo dall'abitazione e per un po' di tempo andai a visitare Gonzalo nella sua "casa". Il datore di lavoro
lo aveva ripreso in falegnameria per affidargli qualche piccolo lavoretto. Andavo a dargli la buonanotte
nella sua insolita abitazione ed egli si mostrava sempre contento di vedermi. Dopo qualche settimana la
notizia:
"Mi hanno permesso di tornare a casa! Due delle mie tre figlie ancora non mi rivolgono neppure la parola,
ma non importa, non posso chiedere alla vita tutto e subito.
Una sera mi recai a casa loro con l'intento di fare una sorpresa. Si avvicinava Natale e volli fermarmi a
conversare e mangiare qualcosa in loro compagnia. Non tutto era risolto tra quelle persone, ma
sicuramente era tornata nei cuori la speranza. Partii per tornare in Italia.
Dopo alcuni mesi, ricevetti una commovente e sincera lettera di Juana: "Carissimo padre Giacomo... a volte
affiora in me ancora la paura che Gonzalo possa ritornare ad essere violento e schiavo dell'alcool, ma ormai
c' qualcosa di nuovo in casa che non so neppure spiegare... Una presenza di Pace... Gonzalo non pi
quello di prima, anche se a volte si concede qualche pausa... Ho ritrovato la speranza, anzi, credo che
Gonzalo, dopo di me, riuscir a riconciliarsi anche con le nostre figlie. Prego per questo e ti chiedo di
pregare con me. Grazie!". Ad Maiorem Dei Gloria
38. Preghiere e bombe
di Morgan Francis Batt, Australia

Mi recai in guerra con un gruppo di fratelli sacerdoti, ben addestrati e preparati ad affrontare tutto ci che
il campo di battaglia comporta. Immaginate la tensione che provavo, nella portaerei CI30 dell'Air Force
statunitense, quando sorvolammo l'antica Babilonia e la terra di Abramo, nota oggi come Iraq. Era il mese
di giugno 2007. Quando arrivammo alla nostra base, nel sud dell'Iraq, i ribelli ci lanciarono razzi per alcune
interminabili ore, sebbene, grazie a Dio, non avessero una buona mira.
Da allora, ogni notte, tra le ore otto e le dieci, quei ribelli avrebbero ripetuto il rituale dei razzi. Le sirene
dell'incursione aerea notturna avrebbero suonato incessantemente, e noi, per ripararci, ci saremmo tuffati
nelle tombe, recuperando elmetti e protezioni varie. Quelle tombe spesso fungevano da bunker, mentre
aspettavamo la fatidica frase:"Tutto calmo".
Il mio vero bunker, invece, si trovava vicino la nostra piccola ed umile cappella che avevo soprannominato
"Nostra Signora delle Sabbie". Una di quelle notti in cui le sirene del raid notturno cominciarono a suonare
incessantemente, uscii dalla Cappella, indossai l'armatura e mi diressi verso il bunker. Dentro c'erano nove
soldati. Accanto a me stava seduto un uomo che faceva parte delle nostre quattro stelle dello sport, che
erano l arruolate nell'esercito.
Si rivolse a me dicendo:
"Padre, se uno di quei razzi stanotte mi uccide, andr in Paradiso?". Riflettei un attimo prima di rispondere,
dato che era un uomo grande e muscoloso, e dovevo stare attento a come parlavo.Mi voltai e lo guardai
negli occhi dicendogli di "No".
Incredulo, mi disse nuovamente:
"Sul serio,Padre, andr in Paradiso?".
Gli risposi:
"No, non ci andrai, perch non hai rispetto per nessuno e pensi solo a te stesso. Sei un uomo
giovane, ma egoista, non rispetti le donne e bevi troppo".
Rimase a bocca aperta, ma poi mi chiese:
"Allora cosa devo fare per andare in Paradiso?".
Tanto tempo fa, quella stessa semplice domanda fu fatta a
Ges dal giovane ricco.
"Beh", dissi,"se tu ora pregassi per i tuoi peccati e un razzo ti dovesse colpire, penso che molto
probabilmente andresti in Paradiso".
"Ok", disse il giovane soldato, "ascoltate tutti quanti: il Padre ci aiuter a pregare".
Proprio in quel momento, un razzo si abbatt a circa 500 metri da noi, sollevando violentemente zolle di
terra, scuotendoci fortemente, e gettando in fiamme le cose circostanti.
"Preghi ora,Padre! Adesso!",tuon impetuosamente il soldato.
E cos feci: aprii le braccia e recitai una preghiera per lui e per tutti coloro che erano l con noi. Una
preghiera per ottenere il perdono dei peccati e per l'esame di coscienza, chiedendo a Dio che
accompagnasse la nostra vita anche in momenti bui e carichi di paura, come quello.
Quando finii di pregare, fuori e dentro il rifugio regnava un silenzio assoluto. Ognuno di loro mi fissava, e
quel giovane e vigoroso soldato, che poco prima era preoccupato per la sua salvezza, ora non smetteva di
piangere. Fu un momento colmo di grazia, come tutti i momenti in cui si conduce qualche anima a Dio
attraverso la preghiera e il sincero ed onesto ministero sacerdotale.
Quello era il tipico momento in cui una persona, estremamente vicina alla morte, rivaluta tutto il proprio
passato e rinasce nella fede e in una vita completamente rinnovata. Quel bunker era stato come una
"tomba", dalla quale tutti uscirono convertiti, risuscitati a nuova vita. Nessun sacerdote potrebbe
dimenticare un momento come quello, dove l'azione dello Spirito Santo fu estremamente chiara e
tangibile.
Alcune settimane dopo, rividi quel giovane soldato e gli chiesi come andassero le cose. Mi rispose:
"Padre, non sono certo un angioletto, ma tra me e il mio nuovo Amico le cose vanno alla grande!".
"Ci vediamo domenica in Cappella, allora", gli risposi.
"Sicuro, Padre! Non mancher! ". E continu il suo giro di ronda.
39. Confessare il diavolo
di Manuel Julian Quiceno Zapata, Colombia

Di tutto ci che accadde prima della sua confessione, ricordo solo ci che segue. Quando ero parroco di un
piccolo villaggio, la domenica, di solito, decidevo di fare una passeggiata per andare a far visita alla gente in
strada, lasciando qualche catechesi scritta o qualche immaginetta sacra, specialmente a quelli che per vari
motivi non entravano mai in chiesa. Vicino la nostra parrocchia, dedicata a San Giuseppe, c'era un luogo
dove molti si ritrovavano consumando qualche "fria", ovvero una birra, cos come la chiamavano l. Tra
quegli uomini c'era anche lui.
Un giorno, alla fine del mio giro, si avvicin a me una signora per chiedermi se avevo riconosciuto il
"diavolo". Secondo lei, lo avevo salutato e gli avevo lasciato una delle mie catechesi scritte. Ma io non
avevo visto nessun "diavolo", o almeno, non avevo visto nessuno che potesse sembrarmi un diavolo.
In un'altra circostanza, avevo necessit di recarmi da un fratello sacerdote nel villaggio vicino, ma la mia
automobile era guasta, cos avevo bisogno di un passaggio. Chiesi quindi il favore ad alcuni parrocchiani, e
subito un bambino mi disse: "Padre, se vuole chiamo 'il diavolo', cos l'accompagna". Immaginate il mio
turbamento in quel momento: sembrava uno scherzo. Ma poi accettai, e fu cos che lo vidi per la prima
volta. Per un buon tratto di strada rimanemmo in silenzio, mi domandavo:"Di cosa posso parlare con il
diavolo?". Poi cominciai a parlargli, ma ero imbarazzato, sembrava pi un'intervista che una conversazione.
Quando arrivammo, prima di scendere dall'auto e senza dire nulla, lasciai nella sua auto uno scapolare della
Vergine del Carmelo.
In seguito, lo incontrai pi volte nel villaggio, ormai lo conoscevo. Lo invitavo sempre a Messa, ma
puntualmente mi ri spondeva:"Ora no, ho le mie ragioni. Un giorno per lo far".
Il tempo pass, e una mattina un bimbo mi venne a chiamare in chiesa dicendomi che un uomo aveva
bisogno di me con urgenza. Mi spieg che si trattava di un malato in gravi condizioni. Cos, presi con me
rapidamente tutto il necessario per l'Unzione degli Infermi e lo seguii.
Rimasi fortemente stupito quando vidi che quel malato che mi stava aspettando era Ramon, colui che tutti
chiamavano "il diavolo"; un contadino che aveva vissuto esperienze molto aspre e diffcili nella sua vita, e
per questo era diventato scostante e duro con tutti. Non ricordava quando avessero cominciato a
chiamarlo "il diavolo", ma lui ormai c'era abituato. Ora, steso in un letto, pativa le sofferenze di un cancro
terribile, e si avvicinava ormai alla morte.
Ricordo molto bene ci che mi disse: "Padre, si ricorda di me? Sono colui che chiamano 'il diavolo', ma la
mia anima non l'ho data a lui, appartiene a Dio! Per favore, mi pu confessare?". Fu un momento molto
speciale ed intenso, soprattutto quando vidi ci che stringeva tra le mani: lo scapolare che lasciai tempo
addietro nella sua auto! Ora lo portava con s nel suo viaggio verso l'Eternit. Inoltre, notai che appesa
vicino al letto c'era un'immaginetta, anche essa donata da me una domenica, mentre passeggiavo per il
villaggio.
Dio agisce misteriosamente nella nostra vita, ma sempre con Misericordia. Agisce in silenzio e con
semplicit, ma ci permette di condividere i Suoi doni con tutti. Quel giorno, tutto il paese ne parlava, e
anche io lo pensavo:"Ho confessato il diavolo!".

40. Non temete, perch io sono con voi
di Aziz Pos, Iraq

La mattina dell'8 dicembre 2006 partii dalla mia parrocchia di Baghdad, dove la maggioranza degli abitanti
musulmana sunnita. Mi stavo recando ad una riunione nella zona di Rasafa, popolata da musulmani sciiti,
dato che l'Arcivescovado si trova proprio li. Il mio autista era musulmano sciita, e ci poteva essere causa di
problemi.
Dopo la riunione, alle quattro del pomeriggio tornammo verso Baghdad, dove, in pazza Tahrir, nel centro
della citt, vi era un posto di blocco composto da tre soldati che ci fermarono. In realt non avevano le
credenziali che li identificavano come soldati ufficiali: in quella regione l'instabilit politica era
caratterizzata proprio dallo scarsissimo servizio di sicurezza, che, come il terrorismo, veniva gestito a
proprio piacimento. Spesso accade che le persone vengano prima giustiziate, e, solo dopo, viene controllata
la corrispondenza effettiva della loro identit con i nomi presenti sulle liste dei condannati.
Sequestrarono la mia auto. La strada era deserta e non c'erano passanti. In malo modo fecero uscire me ed
il mio autista dalla macchina, mentre questi si lamentava per i maltrattamenti. Sebbene fossi enormemente
spaventato, nel mio cuore ripetevo:"Sono cristiano, non sono solo, sono sacerdote, e la mia veste lo
testimonia". Quasi subito capii che ero io la persona che cercavano. Uno dei soldati sequestr il mio
borsello prendendosi il cellulare, i documenti e le chiavi della macchina. Poi mi disse:"Devo arrestarla"."E di
quale crimine sono accusato?", replicai. Non mi rispose affatto, ma mi condusse da un ufficiale seduto nella
loro auto, a pochi metri da l. Questi aveva indosso l'uniforme militare.
In quello stesso momento, sentii un fuoco dentro di me, che mi fortificava e mi dava coraggio,
permettendomi di salutare quell'ufficiale e stringergli la mano. Gli offrii gentilmente una caramella che
tenevo in tasca, e, nel frattempo, nella mente mi tornavano le parole di Cristo: "Non abbiate paura, lo
Spirito Santo parler per voi". Sentivo il mio cuore ardere, la fede mi stava sostenendo. Cos, mi avvicinai
all'ufficiale senza tremare. Questi mi interrog, chiedendomi nome, provenienza, professione, e il motivo
per cui mi trovavo in quella regione. Gli risposi gentilmente:"Lei ha il mio documento di riconoscimento,
sono un sacerdote cattolico. Avevo una riunione con il mio arcivescovo. Tutto quello che il soldato le ha
raccontato su di me falso. Sono un sacerdote, la verit. Dire la verit la caratteristica del nostro
cristianesimo e della nostra fede. Per questo, le chiedo gentilmente di ridarmi i miei documenti cos che io
possa tornarmene in Parrocchia e celebrare con i fedeli la festa dell'Immacolata Concezione, che oggi
celebriamo. La prego, accetti la caramella".
Gli tesi la mano e mi restitu i documenti. Poi mi diressi verso il soldato che teneva ancora il mio cellulare.
Gli chiesi con determinazione di ridarmelo, gli spiegai che era un modello vecchio e che non valeva nulla. Il
soldato si rifiut, dicendomi di dargli del denaro in cambio del telefono. Gli dissi: "Non ho denaro con me,
se hai fame posso trovarti qualcosa da mangiare, e sar per te una benedizione, perch viene dalle mani di
un uomo di Dio. Vedi la mia veste? Significa che assisto i poveri e i bisognosi". E donai anche a lui una
caramella. Quindi gli porsi la mano per salutarlo e ricevere il mio cellulare. L'altro soldato, ammirato,
seguiva la scena. Cos, rientrai in macchina e dissi all'autista di rimettersi subito in marcia.
Gli dissi:"Non avere paura, il Signore ci protegge". Superammo il ponte e arrivammo cos sani e salvi nella
regione di A Karkh. Dissi al mio autista: "Sai che noi sacerdoti dobbiamo essere testimoni e martiri?
Testimoni con le nostre parole e martiri attraverso la nostra fede in Cristo".
Ringraziai lo Spirito Santo per la forza che mi aveva dato, per essere un degno testimone della nostra fede.
Dopo quell'avvenimento, composi una preghiera intitolata "Preghiera della Croce". Da allora, ogni
domenica, dopo la Messa, la recito con immensa devozione e gratitudine assieme alla mia comunit di
fedeli.

41. La Provvidenza ci guida
di Lawrence Joseph O'Keefe, USA

Tempo fa, una mia parrocchiana, Rosa Flores, madre di due figli adolescenti, contrasse una malattia
sconosciuta che le riempiva il corpo di piaghe e ferite infette. Per quasi un anno intero pass da un medico
all'altro senza trovare una cura. Poi, finalmente, un dermatologo individu il suo male, dicendole che ella
aveva una malattia rara che colpiva la pelle, la quale, a causa di questa patologia, aggettava il proprio
corpo. Cos Rosa fu ricoverata in ospedale per una cura molto lunga.
Andavo a trovarla in ospedale ogni luned, quando mi recavo in citt per il mio giorno di riposo. Parlavamo
e pregavamo insieme ogni volta. Dopo tre mesi di ricovero, finalmente i medici decisero di dimetterla
dall'ospedale. Quella settimana, alla Messa domenicale, incontrai suo marito ed i suoi figli, felici del fatto
che di l a poche ore Rosa sarebbe tornata a casa.
Il giorno dopo, luned, mi recai in citt per il mio abituale giorno libero, ma non mi fermai in ospedale
perch sapevo che Rosa era stata dimessa. Non andai a far visita a nessuno, dato che tutti i miei conoscenti
residenti in citt quel giorno erano impegnati. Cos dedicai la maggior parte del tempo ad altre cose, e,
mentre cenavo da solo in un piccolo ristorante, decisi di vedere un film al cinema prima di tornare in
parrocchia. Andai, comprai il biglietto, e la mano di Dio entr in azione.
La ragazza che controllava i biglietti all'ingresso della sala mi osserv qualche istante e poi mi chiese:"Lei
Padre O'Keefe, il parroco di mia zia Rosa?". Stupito, gli risposi di s. Cos continu: "Oggi andato in
ospedale a trovare mia zia?". "No", risposi," stata dimessa. La famiglia l'ha portata a casa ieri". Ella
riprese:"No, Padre, i medici non l'hanno lasciata tornare a casa perch ha avuto una ricaduta. ancora
ricoverata". Dimenticandomi del film dissi prontamente: "Sar meglio che vada a trovarla". Dopo alcuni
minuti ero gi in ospedale.
Quando entrai nella sua camera, Rosa era seduta a conversare con alcune persone venute a farle visita. Mi
disse che si sentiva bene, ma che il giorno prima, quello delle previste dimissioni dall'ospedale, le era salita
la febbre, cos i dottori avevano ritenuto opportuno trattenerla qualche giorno in pi per precauzione. La
temperatura corporea si stava gi abbassando, e lei contava di tornare a casa l'indomani. Parlammo un po',
e poi, ispirato, d'improvviso le chiesi: "Rosa, ti piacerebbe ricevere l'Unzione degli Infermi? "."Certo, Padre",
mi rispose.
Dato che quello era il mio giorno libero, naturalmente non portavo con me tutto l'occorrente per i
Sacramenti, cos impiegai circa un'ora per prendere in prestito dalle parrocchie vicine ci che mi serviva.
Infine, rientrato in ospedale, tornai da Rosa che era rimasta ad attendermi. Quando cominciammo il rito,
ella si mostr molto attenta e devota, rispondendo bene a tutto. Poi rimasi ancora un po' a parlare con lei,
e le dissi che sarei tornato a farle visita a casa sua, nelle settimane successive. Ella mi rispose che
desiderava tantissimo tornare a casa tra i suoi cari. Dopo di ci, le diedi la mia benedizione e andai via.
Fuori l'ospedale incontrai dei conoscenti, e mi trattenni ancora un po' per parlare con loro, quando, mi
raggiunse un'infermiera di corsa, e piangendo mi disse:"Padre, la signora Rosa appena deceduta".
Come non ringraziare Dio? La Provvidenza aveva fatto s che io fossi l, con lei, a darle i Sacramenti e a
benedirla per il suo viaggio per l'Eternit.

42. Dio e il web
di julio Roldn Garcta, Spagna

In questo anno sacerdotale compio venti anni dalla mia ordinazione come presbitero. Pi che parlare di me,
vorrei sottolineare il potere evangelizzatore di Internet. Nelle ultime parrocchie in cui sono stato, ho potuto
seguire anche alcune pagine web che mi hanno permesso di entrare in contatto con molta gente,
soprattutto coloro che sono lontani dalla Chiesa. Una delle amicizie che ho stretto sul web quella con
Toms. Non credente, ma in questo periodo sente il bisogno di entrare in chiesa e di ascoltare la Messa.
cos: il semplice "contatto" iniziale con Internet si trasforma, successivamente, in amicizia e condivisione
spirituale.
Come Toms, ci sono tante altre persone che aiuto via Internet, e una di queste un sacerdote. Si chiama
Miguel. Condivide con me le sue gioie e le sue difficolt, e io gli rispondo con i miei limiti e la mia umilt.
Continuiamo ancora a scriverci, e si mostra sempre grato per questo spazio di ascolto e attenzione
personale che gli offro.
Poi c' Adrian, uno dei giovani della parrocchia in cui lavoro attualmente. L'ho conosciuto assieme ai suoi
amici poco dopo essermi trasferito, e dissi loro che potevano trovarmi non solo in chiesa, ma anche sul
web, attraverso il blog "Pastore e Fratello", o con la posta elettronica, o ancora attraverso il social network
di Facebook, dove sono iscritto col nome di "Julio Roldn Garcia".
Di solito, quando ho un po' di tempo libero, torno a casa e accendo il PC per controllare la mia posta
elettronica. Tra le mail ricevute, trovo sempre qualche nuova richiesta di amicizia sulla rete di Facebook e
su quella diTwitter.
La lista di amicizie che curo attraverso la posta elettronica, il blog e altri mezzi di comunicazione davvero
molto lunga. Tra le tante persone conosciute sul web, vorrei soffermarmi su Irene, una studentessa di
vent'anni. La prima volta che mi invi una mail, prese il mio indirizzo tramite una pagina web con la quale
lavoro. Mi disse che cercava un orientamento spirituale, che non credeva in Dio, ma che Lo cercava
intensamente. Il suo scopo era incontrarlo. Irene ara malata di cancro al seno, viveva con angoscia la sua
malattia, e prevedeva che sarebbe morta molto presto.
Un giorno mi scrisse: "Ho il cancro e ho paura. Ho molta paura. Me la porto dentro e non so cosa fare;
qualcosa contro di cui non so lottare. Le cure mediche sono molto costose, e la mia mamma l'unica
persona in famiglia che attualmente lavora. Ho fatto la biopsia e stanno cercando di capire quanto si
esteso il tumore, se ha delle radici. Ho paura, non so cosa fare, piango mentre ti scrivo. Non so cosa mi
accadr".
Scrisse queste parole poco tempo prima di morire. Il giorno dopo la sua morte, suo fratello Jorge mi invi
una mail per comunicarmelo, e mi disse di aver trovato una mail indirizzata a me, e che Irene non aveva
fatto in tempo a spedirmi.
Sapendo di stare per morire, mi scrisse queste parole:
"Ciao, vorrei dirti tante cose... beh... pi che altro voglio farti delle domande. Da dove veniamo? Perch
viviamo? In questo momento mi fa male tutto il corpo, sono debole, ho le occhiaie, non mi riconosco quasi
pi. Sento che la mia vita si sta accorciando, e, pi che temere la morte, ho paura di quello che trover
dall'altra parte. Sai, mi hai sempre detto che Dio mi ama, e ho voluto crederci, tu mi hai convinto pi di
tutti. Se stato l'unico a non giudicarmi e a non avere pregiudizi per il fatto di averti detto apertamente che
non credevo in Dio. Per me sei un vero amico, ti voglio un mondo di bene, anche se siamo lontani. So solo
che, se Dio mio amico come lo sei tu per me, non mi giudicher per essere diversa dai credenti, e
perdoner sicuramente le mie mancanze. Anche se dovessi trovarmi all'inferno, parlerei sempre bene di te.
Ringrazerei Dio, se davvero esistesse. Se Lo incontrer, Lo ringrazier per averti messo sul mio cammino,
anche se solo quando ormai la mia vita sta gi finendo. La mia vita non stata facile, ma grazie a te stata
sicuramente pi sopportabile".
Naturalmente, leggendo quel messaggio, le lacrime solcavano il mio viso. Un misto di tristezza e gioia mi
invase: dolore per la perdita di una ragazza cos giovane, alla ricerca delle orme di Dio nella Sua vita; gioia,
davanti al Bene insospettbile che una semplice email, scritta da un amico, pu donare.

43. Ho dato un bacio a Cristo
di julio Argentino Ferreira, Argentina

Nel 1998 trascorsi alcuni mesi in un Santuario, con il permesso del mio vescovo. Il mio compito era quello
di celebrare la messa alle tre del pomeriggio e seguire le confessioni. Ai santuari spesso si avvicinano
persone davvero povere e umili.
Arriv il giorno della Festa della Vergine Patrona del Santuario, una domenica molto calda e afosa in cui
giunsero circa trecentomila pellegrini. Si avvicin a me un giovane tutto sudato, debole, con grosse macchie
sul viso, e mi chiese:"Padre, mi pu confessare? A Lei non do la nausea, vero? Da molto tempo ormai
nessuno vuol pi parlare con me, tutti mi evitano.. . Sa, sono malato di Aids, e mi rimangono ancora pochi
giorni di vita, secondo i medici".
Devo ammetterlo: la mia prima reazione interiore fu proprio di disgusto e di rifiuto, e me ne vergogno, ma il
Signore e la Vergine patrona del Santuario mi diedero il coraggio. Cos gli risposi:"Certo, fratello...
Avvicinati". Mi raccont della sua vita, da dove veniva, e molte altre cose. Ma poi mi disse:"Padre, ho poco
tempo da vivere, desidero confessarmi! ". Fu una confessione grandiosa e ne fu contento, e io assieme a lui.
Prima di andarsene, chiese il mio nome, e poi mi disse: "Padre, mi sento in pace. La porter sempre nel mio
cuore perch oggi mi ha fatto incontrare Ges! Le posso dare un bacio?'". Ebbi un attimo di esitazione, e
poi dissi:"Certo, caro!".
Non potrete mai immaginare quanto era felice! Una persona tanto dolce e devota: sicuramente ora in
Cielo! Sono
lieto di averlo accompagnato negli ultimi momenti della sua vita. Ogni volta che penso a lui, mi ricordo di
Ges in Croce, sofferente e abbandonato, che ci chiede solo Amore e ci dona la Pace.

44. Caduto dal cielo
di Juan Pablo Esquivel, Argentina

Per alcuni anni sono stato cappellano del Cimitero comunale di Paran, in Argentina. Ogni Domenica
celebravo la Messa ai piedi della Croce maggiore del Cimitero, dopo di che la gente mi chiedeva spesso di
confessarsi, di recitare una preghiera particolare per un defunto, oppure delle benedizioni speciali.
Un giorno accadde che, appena finita la Messa, senza neanche togliermi i paramenti, andai subito verso
una cappellina li vicino dove mi attendeva una famiglia per pregare per il suo defunto. Mentre camminavo,
cercai di accorciare il tragitto, e passai per ima zona piena di altre cappelline, tutte costruite l'una accanto
all'altra, molto strette, a formare dei corridoi larghi solo pochissimi centimetri, che per permettevano alle
persone di parlarsi da ima parte all'altra pur senza vedersi.
Mentre camminavo, sentii appunto una voce dall'altra parte. Non potevo vedere chi era, ma dal tono di
voce capii che era un bambino, che chiedeva a sua nonna: "Nonna, il nonno sta qui dentro? Sta
dormendo?... Si sveglier qualche volta?". Quando fin di fare le sue domande, io ero arrivato quasi vicino a
loro; tra i piccoli corridoi potevo scorgere che era inginocchiato accanto a sua nonna, di fronte la tomba del
nonno. Prima che la nonna potesse rispondergli, rallentai il passo giusto per il tempo di dirgli: "S, piccolo,
tuo nonno dorme, e nell'ultimo giorno, quello della Resurrezione dei morti, Ges stesso lo sveglier per
condurlo con S nella Vita Eterna".
Quando finii di parlare avevo gi svoltato l'angolo, ed ero fuori dalla loro visuale, proseguendo il mio
cammino. Che sorpresa e che gioia quando, per l'effetto acustico che vi ho descritto prima, udii la risposta
del bimbo:"Grazie, Ges! Avevo fatto una domanda importante e tu mi hai mandato dal Cielo un sacerdote
che mi ha risposto!".

45. Una pecorella smarrita
di Jos Maria Seas Chinchilla, Guatemala

Una sera, mi trovavo in viaggio sull'autostrada. Le auto sfrecciavano velocemente e pioveva a dirotto.
Anche io facevo parte di quel turbine di automobili che si accingevano velocemente a tornare a casa, al
caldo.
Senza distogliere lo sguardo dalla strada, notai un movimento strano su un pendio laterale ricoperto d'erba.
Non ne ero sicuro, ma mi sembrava di aver visto una persona che si trascinava sotto la pioggia, come un
verme sul fango. Continuai a guidare senza dare troppa importanza alla cosa, ma la coscienza cominci a
punzecchiarmi... O forse era la curiosit. Parcheggiai alla meglio e scesi dall'auto con l'ombrello. La pioggia
aumentava, ma appena mi fu possibile attraversai la carreggiata.
Da lontano scorsi l'ombra distesa sopra l'erba, quindi mi avvicinai nervosamente. Non potevo crederci: era
una vecchietta totalmente coperta di stracci fradici e sporchi, tutta bagnata dalla pioggia. Non riusciva ad
alzarsi, ma solo a trascinarsi. Appena potei, mi lanciai sulla strada chiedendo aiuto a tutti gli automobilisti,
ma nessuno si fermava, n si interessava. Certo, con quel tempo poteva esserci qualche malvivente,
avranno pensato... A peggiorare tutto c'era un freddo gelido.
Alla fine, alcune persone si fermarono, e mi aiutarono a prenderla e portarla alla mia auto. La portai nella
dimora salesiana, dove le suore si occuparono di lei. Le offrirono vestiti puliti e asciutti, un pasto caldo, una
coperta, una casa, e, soprattutto, vero Amore.
La vecchina rimase l alcuni giorni, mentre si cercava di capire qualcosa sulla sua provenienza, il suo stato
mentale, i suoi eventuali parenti e la sua casa. Finalmente, si scopr che risiedeva in un ospizio, ma, confusa,
aveva abbandonato la sua dimora.
Ringrazio Dio per avermi dato il compito e la forza di salvare quella donna da una fine davvero tragica.

46. La bambinasoldato
di Henry De Penfentenyo, Francia

Nel 2002 mi recai in Costa d'Avorio, all'inizio di una guerra. L conobbi Jeanne, una ragazzina di quattordici
anni, costretta ad assistere ogni giorno alle violenze di suo padre sulla sua mamma. Un giorno per, prese
suo padre per il collo e gli disse: "Se continui a picchiare mia madre io ti uccido!". Era chiaro che in casa
aveva assorbito cos tanta violenza da non riuscire pi a sopportarla, quindi, quando scoppi la guerra,
abbandon la sua famiglia per arruolarsi con i sostenitori del presidente. Constatando la debolezza di quei
soldati, ella attravers il fronte e si un ad alcuni ribelli. Prese parte cos a combattimenti sanguinosi e
violenti. Tempo dopo, riferendosi a quelle lotte, mi disse: "Quando non hai nulla da mangiare, n da bere,
ma c' solo da combattere,l'unica cosa che quelli ti rendono sempre disponibile la droga, e te ne lasciano
prendere quanta ne vuoi. Ma una trappola, perch una volta che prendi quella droga non sei pi
cosciente di ci che fai, ubbidisci solamente agli ordini. Se ti dicono di tacere, tu taci. Se ti dicono di
uccidere, tu uccidi. E io, sono giunta persino a uccidere dei civili, compreso una donna col suo bambino in
braccio... ". Con un gruppo di ribelli Jeanne inseguiva un'altra banda che aveva ucciso alcune sue amiche.
Quando li trovarono, Jeanne ammazz persino il capo della banda. E aveva solo quindici anni.
Nell'ottobre del 2003 la accolsi in un centro per bambini vittime di guerra, dove avevamo soccorso e
assistito gi oltre millecinquecento bambini, tra cui anche moltissimi bambini soldato come lei. Per tre anni
il gruppo di educatori del centro cerc di aiutarla ad uscire dalla droga e dalla violenza, ma lei scappava
spesso. Una volta, dopo una fuga di circa due mesi, torn tutta emaciata e in pessime condizioni di salute:
stava cercando di abortire, mangiando delle particolari erbe che l'avevano ridotta a un principio di
avvelenamento. Dopo molte discussioni, decise di tenere il bambino, con la mia promessa di occuparmi di
lui completamente. Ma per tutto il tempo della gravidanza, nervosa e tormentata com'era, non smise mai
di insultare me e la suora che l'assisteva, perch le avevamo fatto tenere il bambino. Quando finalmente
diede alla luce una bellissima bimba, andai a farle visita per poi tenermi la piccola neonata. "Mi hai
insultato per sei mesi perch non volevi questa bambina, per questo ora vengo a prendermela", le dissi.
Allora mi rispose:"No, non lo farai, perch MIA figlia!". Dopo due anni trascorsi burrascosamente con una
religiosa, e contro il parere di tutti gli educatori del gruppo, eravamo ormai scoraggiati. Non sapevamo pi
cosa fare con lei perch era una ragazza troppo difficile. Cos, quando tent di suicidarsi, la portammo in un
ospedale psichiatrico. Cerc di fuggire anche dall'ospedale, rifiutando ogni tipo di aiuto. Ci che per
potevamo fare per calmarla un po' era parlarle di sua figlia. L'argomento era sempre lo stesso: doveva
comportarsi bene per amore di sua figlia, per crescerla al meglio e darle un buon futuro.
Nel 2007, a causa delle condanne a morte che pesavano su di lei per il suo passato da militante nel gruppo
dei ribelli, fu necessario farla uscire dal Paese in segreto, e quindi le procurammo un documento d'identit
per lei e uno per sua figlia.
Oggi Jeanne si trova all'estero, lontano dal suo Paese d'origine, ma ha accettato di seguire un trattamento
psichiatrico, un corso di cucito in un istituto di suore, e... ha chiesto il Battesimo! sieropositiva, ma grazie
a Dio sua figlia no. Ha accettato serenamente la sua malattia, chiedendo solo che qualcuno si prenda cura
di sua figlia."Ora sono felice", mi ha detto poco tempo fa al telefono.
Rendo grazie a Dio per tutto il Suo sostegno nei difficili anni trascorsi con Jeanne e con tutti i bambini come
lei.

47. Un amico di cui fidarsi
di Jos Francisco Linares Soloman, Spagna

Era il giorno di Natale. Non appena terminai di celebrare la Santa Messa, andai a portare la Comunione agli
ammalati; avevo una certa fretta dato che ero stato invitato a cena da ima famiglia di amici. Dei tre malati
che dovevo visitare, l'ultimo non era in casa, cos, con un leggero ritardo, arrivai a casa dei miei amici.
Trascorremmo una serata molto piacevole, in armonia cristiana.
A un certo punto della serata, uno dei presenti mi chiese di accompagnarlo fuori per una passeggiata,
perch voleva parlare un po' da solo con me. Non era un buon periodo per lui; mi raccont delle sue
angosce e preoccupazioni e d'improvviso croll: appoggi la testa sul mio petto e cominci a piangere.
In quello stesso istante mi resi conto che aveva appoggiato la testa sul portaviatico che tenevo ancora con
me, perch per la fretta avevano dimenticato di conservare l'ultima ostia che era avanzata, quindi... Cristo
stava proprio l. Il mio amico stava piangendo su Ges Eucaristia! Provai un'emozione fortissima. Quando lo
dissi al mio amico, rimase a dir poco stupito. Cos si concluse il giorno di Natale per lui: in un toccante
dialogo a tu per tu con Ges.

48. La decisione migliore
di Kevin Matthew Lee, Australia

Potrei raccontare molti aneddoti su come Dio si sia servito di me come strumento per compiere le Sue
opere; tuttavia, c' una storia che ricordo pi di tutte, ed quella che mi ha stupito di pi. Alcuni anni fa ero
cappellano dell'ospedale di Westmead, quando mi arriv un messaggio in cui mi si chiedeva di dare una
benedizione speciale a una donna, che doveva operarsi il giorno dopo. Cos mi recai da lei e seppi che era
incinta. Mi disse che era preoccupata per l'operazione.
"Cosa devono farti?", le chiesi.
"Un'isterotomia molto grande".
Pensai:
"Sara molto difficile che possano estrarre l'utero e salvare anche il bambino". Ella continu a
spiegarmi la sua situazione, dicendomi di avere un cancro al collo dell'utero.
Le avevano detto che non avrebbe commesso peccato agli occhi di Dio per quella operazione necessaria.
Cos le parlai della Beata Gianna Beretta Molla, oggi diventata Santa. Una donna italiana, medico, che prese
l'eroica decisione di sacrificare la sua vita per quella di suo figlio, che non era ancora nato; la pregai cos di
affidarsi a Dio per quella situazione.
"Per favore, lasciami pregare per te, affinch abbia il coraggio di cambiare idea e salvi la vita di tuo
figlio".
Con le lacrime che le solcavano il viso, preg assieme a me. Tornai a casa e mi recai a pregare in cappella
tutta la notte, sperando che lei non cambiasse idea. Avevo parlato con un medico della nostra parrocchia e
lui raccomandava di continuare la gravidanza fino al settimo mese, cos che si potesse indurla al parto e
successivamente operarla.
Il mattino successivo, alle otto, un uomo buss alla mia porta. Pieno d'ansia nella voce mi disse:
" lei il prete che ha parlato con mia moglie ieri sera?".
Pensavo fosse molto arrabbiato con me, ma con mia grande
sorpresa mi disse:
"Vorrei ringraziarla. Seguiremo il suo consiglio: aspetteremo fino al settimo mese di gravidanza, poi
le indurremo il parto".
La donna port avanti la gravidanza e diede alla luce una bellissima bambina, piena di salute, che fu
battezzata dopo poco tempo. Un mese dopo il parto fece l'isterotomia, e si salv dal pericolo del cancro.
Ogni anno, nel giorno del compleanno della bimba, vedo quella coppia gioiosa a Messa con i suoi bambini. E
ogni anno, la mamma ripete sempre a sua figlia: "Vai a dare un bacio al tuo salvatore!".

49. Una chiamata memorabile
di Jos Antonio Gonzlez Montoto, Spagna

Ho la grazia di essere sacerdote da circa 42 anni. Tempo fa, fui Parroco della Chiesa di San Nicola, ad Avils.
Una sera, mi trovavo nell'ufficio parrocchiale a sistemare dei certificati di battesimo. D'improvviso sentii
un'ispirazione, una chiamata che veniva da dentro di me:"Vai in chiesa, perch l qualcuno ha bisogno di
te". Lasciai il lavoro che stavo facendo e mi diressi verso la chiesa. Sarei potuto entrare dall'ingresso sul
retro, scegliendo la strada pi breve: mi sarebbe bastato attraversare il cortile. Se lo avessi fatto, per, non
avrei avuto quell'incontro speciale.
Senza dubbio, avevo fatto il percorso pi lungo. Mi avvicinai alla sacrestia ed entrai dalla porta principale
della chiesa. Feci la genuflessione al Santissimo Sacramento e camminai fino in fondo alla navata, dov'era il
mio confessionale. Un ragazzo che era entrato da poco mi vide passare, si alz, mi si avvicin, e disse:
"Padre, ho pensato di suicidarmi. Ho visto la chiesa aperta e sono entrato. Ho visto un sacerdote giovane
che forse poteva ascoltarmi, e cos eccomi qua. Mi aiuti.
Gli occhi mi si riempirono di lacrime davanti a quell'incontro per il quale il Signore mi aveva fortemente
ispirato a scegliere una strada pi lunga. Dissi al giovane che era stato Dio a condurlo l, per ricevere la forza
della fede. Gli dissi che Dio lo amava e che la vita era troppo importante per perderla in un momento di
smarrimento.
Il ragazzo usc dalla chiesa visibilmente consolato e rallegrato. Sperimentai cos la grazia dell'accoglienza e
dell'ascolto, che Dio mi chiamava a compiere, per assistere quel giovane in un momento di crisi nella sua
vita.
Questo stato sicuramente uno dei momenti pi importanti della mia vita sacerdotale, un vero regalo della
misericordia di Dio per suoi figli in difficolt.

50. Tentazioni
di Luca Brenna, Italia

Era venerd pomeriggio. Dopo tre ore passate al chiuso di un confessionale, uscii finalmente all'aria aperta,
e presi la strada di casa. Camminavo spedito sull'ampio marciapiede affollato di ragazzi che andavano e
venivano. L'aria profumava di primavera, gli alberi del viale erano pieni di luce. "La mia prima primavera
dopo l'ordinazione" pensavo sorridendo, avanzando con la mia tonaca nera, mentre camminavo tra la
gente e le vetrine colorate dei negozi.
Ad un certo punto, incrociai due ragazzi attorno ai ven t'anni, seduti cavalcioni sui loro scooter posteggiati
vicino a un cassonetto della spazzatura. Percepii che mi stavano seguendo con lo sguardo gi da alcuni
minuti, mentre facevano finta di conversare tra loro. Capii che mi stavano aspettando. Quando arrivai a non
pi di un metro di distanza, il pi vicino dei due si gir verso di me, mi guard dritto negli occhi e pronunci
una bestemmia.
Non dissi nulla, non rallentai n accelerai. Proseguii con la mia solita andatura, quella di un uomo di 35
anni, alto 1 metro e 87 di 72 chili di peso. Un uomo che ha fretta.
Ma la testa di quest'uomo intanto era partita, come staccata dal resto del corpo, completamente priva di
controllo. C'era in quella testa una tempesta di rabbia, indignazione, pena, vergogna.
Quella testa pensava alle tre ore di confessioni, a tutti quei consigli che aveva dato, consigli che volevano
infondere fiducia ai penitenti. Pensava all'evidente inutilit di tutto... E intanto i due ragazzi, sogghignando
compiaciuti, rimanevano indietro, sempre pi lontani. Ad ogni passo sentivo che stavo affondando, come in
una palude, la palude della vita e delle sue assurdit. Camminavo a testa bassa, guardando fsso i disegni
sempre uguali dei sampietrini, e gli svolazzi ritmati del nero della tonaca, ondeggiante sui miei passi lunghi.
Improvvisamente, alzai la testa e mi trovai davanti una signora tutta sola. La strada era ormai deserta.
Aveva occhiali grandi, chiari, e capelli bianchi, ma non da anziana. Era slanciata, composta, vestita come
una donna qualunque. Mi accorsi che mi guardava, che mi stava gi osservando da tempo. Ero a meno di un
metro da lei e mi fissava. Inclin lievemente capo in avanti e mi sussurr in viso:"Sia lodato Ges Cristo".
"Sempre sia lodato", mi usc di riflesso, quasi senza accorgermene. Continuavo a camminare, senza
fermarmi, a passi lunghi. Mi voltai solo una volta, la rividi per un istante, piccola, lei e la sua borsetta. E fu
proprio allora che, prepotente, mi entr per sempre in fondo all'anima una luce, chiara come il giorno: io...
non sono pi io.
Sono un Sacerdote, sicuro della mia missione, e del sostegno paterno e invincibile di Nostro Signore Ges
Cristo.

51. Un paradosso su cui riflettere
diJorge Loring, S.J.

Un giorno un amico mi disse:"Vai a trovare Fulano, perch in gravi condizioni". Cos mi recai dal malato.
Dopo essere stato un po' con lui e i suoi familiari, dissi loro:"Lasciatemi solo con lui,perch dobbiamo
chiacchierare un po'". Una volta soli,il malato mi disse:"Padre, che gioia ho provato quando l'ho vista
entrare... Volevo chiamarla, ma non mi decidevo a farlo perch avevo paura di spaventare la mia famiglia".
Cos parlammo un po' insieme e lo confessai. Rimase soddisfatto e contento.
Uscito dalla sua casa, i familiari mi vennero incontro di cendo:"Padre, la ringraziamo molto per essere
venuto... Volevamo chiamarla, ma avevamo paura di spaventare il malato".
Tutti volevano chiamare il sacerdote ma, per un timore assurdo, il malato stava rischiando di morire senza
confessarsi: paradossale non chiamare il sacerdote per non spaventare il malato!
Lo spavento il malato se lo prende eccome, se sta per morire senza aver avuto una confessione. Essere in
grazia di Dio dona al malato una pace e una tranquillit meravigliose.
Il bene pi grande che possiamo fare a un moribondo quello di portargli un sacerdote che lo confessi.
Nessuno nella vita pu fare un favore pi grande di questo.

52. Scelgo Dio!
Delton Alves de Oliveira Filho, Brasile

Una domenica pomeriggio mi accingevo a celebrare, come al solito, una Messa per i giovani. Ero gi pronto
e vestito per cominciare, quando vidi nella piazza fuori la Chiesa un ragazzo tutto pensieroso, con la testa
bassa e un'espressione scoraggiata. Notai che alcuni amici lo avevano invitato ad entrare in chiesa, ma lui
aveva rifiutato.
Approfittai dei minuti che mancavano prima di cominciare, e mi avvicinai a lui. Gli chiesi se voleva
partecipare alla messa con gli altri ragazzi, ma, con gli occhi pieni di lacrime, mi rispose:
"Io non posso entrare in chiesa!".
"Tutti sono benvenuti nella casa di Dio", gli risposi.
"Ma io no, perch sono un gran peccatore", disse mentre si copriva il volto con le mani.
Tra lacrime e singhiozzi, mi raccont la sua triste storia, in un modo cos umile e sincero che sembrava quasi
una confessione. Era molto provato.
Dopo averlo ascoltato, gli ripetei che era comunque il benvenuto nella casa di Dio. Continu ad essere
triste, dicendomi che, nonostante il suo pentimento, non poteva abbandonare la vita che conduceva. Dopo
aver tentato di tutto per convincerlo, gli chiesi:
"Se oggi fosse il tuo ultimo giorno di vita, e tu dovessi scegliere tra Dio e la tua vita di peccati, cosa
sceglieresti?"
Rapidamente mi rispose:
"Scelgo Dio!".
In quell'istante, stesi la mia mano e pronunciai la formula di assoluzione dai peccati, e poi gli dissi:
"Dio vuole il tuo cuore ora.Tu non puoi sapere che ne sar di te domani. Almeno ora entra in chiesa e
lasciati amare dal Dio che hai scelto!".
II ragazzo mi abbracci forte e poi entr in chiesa. Sembrava quasi che fosse la sua prima Messa, tanto era
felice. Da quel giorno, fa parte della comunit parrocchiale, e, nonostante tutti i suoi timori, riuscito a
perseverare fino ad oggi. Benedetto sia il Signore per la sua bont e la sua misericordia!

53. Dubbi e certezze
di Jos Hctor Gonzlez Abrego, Panama

Nel settembre del 2004 fui inviato a proseguire i miei studi di teologia liturgica in una citt europea. Il
timore e l'incertezza mi rendevano ansioso, soprattutto per il laicismo presente in quella citt. Mi proposi
cosi un obbiettivo: portare sempre il collarino per tutto il periodo del mio soggiorno l, senza pensare alle
conseguenze.
Portando sempre il collarino, fui vittima di due esperienze negative: un bambino, davanti a una scuola
religiosa, mi grid: "Al diavolo Dio!". Fu disastroso, ma al bambino riuscii a dire solo queste parole:"Dio ti
ama, piccolo mio".
In un'altra occasione, un signore si ferm davanti a me e disse:"Dovresti vergognarti di portare questo
vestito cos sfacciatamente!". Ci mi colp profondamente, cos pensai di smettere di usare il distintivo
sacerdotale. Decisi per di meditarlo bene nelle mie preghiere, nei giorni prima della Quaresima del 2005.
Ogni giorno quindi,quando mi incamminavo per andare a celebrare la Messa nel convento delle Clarisse,
pregavo il Rosario tenendo il mio abbigliamento sacerdotale.
Arrivai cos alle porte della Pasqua. Nella Settimana Santa, ad una stazione della metropolitana, vidi un
giovane di circa vent'anni che mi fissava insistentemente. Dovunque mi spostassi egli non smetteva di
guardarmi. Infine mi disse:"Sei sacerdote?". Non conoscendo le sue intenzioni, gli riposi di s un po'
preoccupato.
Con mia grande sorpresa e con immensa gioia nel cuore, questo giovane, sorridendo,mi disse:"Vorrei
confessarmi".
Per me, quella fu la risposta chiara di Dio alle mie preghiere e alle mie meditazioni. Anche se molti
affermano che "l'abito non fa il monaco", posso garantirvi che almeno lo identifica, soprattutto in una
societ dove molti temono di mostrarsi come amici e servitori di Cristo.
Non seppi pi nulla di quel giovane, ma tengo sempre nella mente e nel cuore le parole che disse mentre
mi salutava: "Dio l'ha messa sul mio cammino, Padre".
E io sorridendo gli risposi: "Credo invece che Dio ti abbia inviato a me per darmi una risposta".

54. Il mio pulpito
di Hedwig Placid Lewis SI, India

Sono fermamente convinto che la comunicazione, attraverso la scrittura, sia un potente strumento del
ministero sacerdotale. Basti pensare a come le lettere di san Francesco Saverio, scritte dall'India, abbiano
influenzato e coinvolto migliaia e migliaia di persone in Europa, cambiando le loro convinzioni nei confronti
delle "missioni", ispirando cos molte persone ad intraprendere la vita missionaria.
Nell'attuale mondo globalizzato, cos pratico, tecnologico e veloce, non si pu non apprezzare il lavoro
dell'editoria, importante fonte di informazioni ed ispirazione. Giornali, riviste e libri, penetrano da sempre
le case e i cuori della gente, tanto nei giovani quanto negli adulti.
Sono un fautore della carta stampata da sempre, e, negli anni della mia preparazione al sacerdozio, ho
cominciato ad apprezzare e affinare le mie abilit nell'arte della scrittura.
Non avrei mai potuto immaginare, a quel tempo, che la Provvidenza mi stava preparando per la pi grande
missione della mia vita.
Dopo la mia ordinazione sacerdotale, celebrata nel 1977, fui designato lettore in un college universitario.
Dato che avevo del tempo libero ogni settimana, scrivere divenne il mio hobby preferito. Pensai quindi che
nel giro di un decennio avrei potuto scrivere un paio di buoni libri.
Ma un giorno, nel 1995, il mio incarico pubblico sub una sosta forzata: ebbi un intervento chirurgico a
cuore aperto, e, a tre mesi da esso, un coagulo di sangue nel cervello mi caus incessanti movimenti
involontari della parte superiore del corpo, distonia facciale e crampi oculari. Mi risult quindi
estremamente diffcile poter leggere, parlare e usare le mie mani per scrivere o battere a macchina. A
malincuore, quindi, mi dimisi dal college e mi astenni da qualsiasi altra attivit.
Impiegai circa un anno per imparare a convivere con la mia invalidit. Poi, imperterrito, mi sentii ispirato e
sfidato a continuare la mia missione sacerdotale e decisi di trasformare il mio hobby in un apostolato a
tempo pieno. Tornai lentamente a scrivere al computer, ma con una sola mano: l'altra mi serviva a
sostenere la testa. Mi lanciai nel mio nuovo lavoro con grande zelo. Sperimentai una nuova prospettiva di
vita come autore, e divenni un efficace strumento nelle mani di Dio come sacerdote: i libri presero il posto
del mio pulpito.
I movimenti incontrollabili di testa e mani rendevano difficili e strazianti la lettura e la scrittura, ma il mio
appassionato amore per la vita e per la mia missione mi ha permesso di pubblicare 25 libri, inclusi manuali
di preghiera e numerosi articoli. I miei libri sono stati tradotti in pi lingue e diffusi in diverse nazioni del
mondo. Ci che mi ispira e mi guida ancora oggi la Provvidenza, che mi sprona delicatamente anche
quando le difficolt sono insopportabili.
La migliore testimonianza che posso darvi, riguardo alla mia vita sacerdotale, sta proprio nelle incredibili
risposte ed azioni intraprese dai miei lettori, che tuttora continuano ad ispirarmi ed incoraggiarmi. Ve ne
racconto qualcuna.
Nell'isola di Porto Rico c' un'avvocatessa in pensione che guida un gruppo di preghiera; ogni settimana
fanno un ritiro molto speciale suggerito in uno dei miei manuali di preghiera.
La settimana scorsa mi ha scritto: "Penso di essere la testimonianza in carne e ossa del potere dei tuoi
scritti: hanno la capacit di raggiungere e ispirare le persone ovunque, persino qui nel Mar dei Caraibi! I
tuoi libri hanno operato grandi cambiamenti, hanno donato la capacit di incontrare Dio nella propria
anima. In questi giorni ho scoperto che questi scritti sono molto apprezzati non solo nel nostro gruppo di
preghiera, ma anche in altri! Grazie a te la nostra gente ha sco
perto la bellezza del donarsi al prossimo. Penso sia un enorme successo. Non viviamo pi come un tempo, e
questo un risultato grandioso".
Un'altra donna mi ha scritto dall'India:"Sono una donna indiana totalmente dedita a Dio. Ho letto
praticamente tutti i tuoi libri, e li trovo fantastici... La mia famiglia ha perso sei membri nel giro di 15 mesi, e
stiamo cercando tutti insieme di vincere la depressione. I tuoi libri ci aiutano molto.
Un seminarista, inoltre, mi ha detto: "Sei un modello da seguire per molti giovani seminaristi appassionati
al mestiere di giornalista! ".
E ancora, un noto artista di Panama ha addirittura dipinto quattordici tele che rappresentano
simbolicamente quattordici frasi di una meditazione presente in uno dei miei libri. Le sue tele sono state
esposte in una galleria esclusiva.
La mia costante richiesta, nelle mie preghiere, che il mio cuore possa uscire sempre purificato dalle dure
prove della vita; che io possa sentire Dio sempre accanto a me; che io possa sempre sentirmi nutrito e
fortificato spiritualmente dall'Eucaristia quotidiana, cos che la Parola di Dio, unita alla mia, possa
infiammare tutti i cuori del mondo, e far sentire l'amore di Dio.

55. Vieni!
di Juan Carlos Mari L.C., Ecuador

La sera del Venerd Santo ero rimasto sveglio fino a tardi per le Confessioni, che durarono circa sette ore.
Non appena terminai, a tarda notte, mi preparai per tornare a casa e riposarmi. La Chiesa era vuota. A quel
punto, entr una signora molto anziana che mi chiese se potevo confessarla.
Avevo voglia di dirle di venire pi tardi perch mi sentivo profondamente stanco, ma il Signore mi incitava a
non dirle di no, cos le dissi:"S, signora, venga, sediamoci vicino a quella bella immagine di Ges, anche se
coperto perch oggi Sabato Santo".
Le chiesi quando aveva fatto la confessione l'ultima volta e mi sciocc rispondendomi che erano passati
settantanni. Le dissi:"Che cosa le ha fatto cambiare idea, ora?".
Con le lacrime agli occhi, mi rispose: "Passavo davanti alla chiesa, e ho sentito forte e chiara una voce che
mi diceva: Vieni!', cos sono entrata e ho trovato lei ad attendermi, Padre".
Fu una forte emozione. Capii che il Signore mi aveva utilizzato come strumento in quel suo incontro con
quell'anima. Un incontro che Dio stava aspettando da settantanni. Il Luned dell'Angelo quella vecchietta
and in Cielo. Prima di morire, la gente l'aveva vista sorridere, proprio come se rispondesse a qualcuno che
le diceva:"Vieni, figlia mia cara!".

56. Perch sei diventato sacerdote?
di John Jay Hughes, USA

Perch sei diventato sacerdote?". la domanda che una volta mi fece un mio amico non credente. "Sono
diventato sacerdote perch desidero celebrare la Messa". A quella domanda avevo risposto senza la
minima esitazione. Celebrai la mia prima messa cinquantacinque anni fa, provando una gioia immensa. Da
allora, ogni volta che celebro la Messa come se fosse la prima, e la mia gioia , se possibile, sempre pi
grande.
Celebrare la Messa e nutrire i figli di Dio con il pane della vita un privilegio che va oltre i meriti umani. Per
prepararmi, dedico sempre mezz'ora di meditazione al passo biblico in cui Dio parla a Mos presso il roveto
ardente:"Togliti i sandali dai tuoi piedi, poich il luogo sul quale stai suolo santo" (Esodo 3,5). Nessuno di
noi degno di essere dinanzi alla presenza di Dio. per questo che all'inizio di ogni Messa invochiamo la
piet di Dio per tre volte.
Durante la celebrazione, ascolto sempre con intensit i brani delle Sacre Scritture, e, se il diacono non
presente, le leggo io stesso. Poi, con consapevolezza e fervore proclamo l'amore di Dio che non ci
abbandona mai.
Col passare degli anni il mio apprezzamento per la Liturgia della Parola si accresciuto sempre pi. Nella
Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione c' un articolo che parla proprio di questo, che ci fa capire
l'importanza della Sacra Scrittura per la Chiesa:"La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha
fatto per il Corpo stesso di Cristo" (Articolo n.21).
Per me la preghiera eucaristica il cuore della Messa. Molto spesso, al momento della narrazione
dell'istituzione dell'Eucaristia, mi commuovo mentre pronuncio le parole di Cristo: "Questo il mio corpo" e
"Questo il mio sangue", che incantarono persino Martin Lutero. Recito quelle parole lentamente, con
reverenza e timore, e mi piego sopra la patena e il calice cos come mi stato insegnato.
Tutte queste cose aiutano qualcuno? Non lo so. Ma so che mi nutrono profondamente: aspetto sempre con
ardore quell'incontro quotidiano con Dio. Per me, quei preziosi momenti con Lui, ripetendo le Sue stesse
parole, sono il fulcro della giornata, il momento pi importante. Le ripeto mentre scrivo queste note, e non
vedo l'ora di ripeterle domani durante la Messa.
Sono diventato sacerdote non per stare con le persone, ma per stare intimamente con Dio in modo
speciale. Ho sperimentato l'intimit con Lui soprattutto all'Altare. Assistere le persone pu essere
appagante, ma anche frustrante: non tutti vogliono ci che un prete ha da offrire. Dio, invece, ci vuole
sempre. L'adorazione che gli offro all'altare imperfetta, ma Lui non la rifiuta mai. E, da parte mia,
quell'adorazione non si affievolisce mai.
Quest'ultimo Natale ho ricevuto una cartolina d'auguri molto speciale, che mi ha commosso
profondamente. Me l'ha inviata una signora, madre di tre ragazzi, che pensavo non fosse molto devota, ma
che vedevo ogni domenica a Messa e prima di tornare a casa mi dedicava sempre un sorriso e parole gentili
sulla porta della chiesa. Sulla cartolina c'era scritto: "Celebri ogni Messa come se fosse la tua prima Messa,
e anche come se fosse la tua ultima Messa".

57. Per le strade di Montevideo
Di jaime Fuentes Martin, Uruguay

Accadde tutto in un giorno d'estate di molti anni fa. Alle tre e mezza del pomeriggio la signora Manuela,
una donna anziana di 66 anni, usc da casa sua per andare a far visita alla sua amica Dolores, cieca e
paralizzata, che viveva in un casa per anziani. Si erano parlate al telefono il Natale precedente, e la signora
Manuela le aveva promesso che sarebbe andata a trovarla.
Quello stesso pomeriggio, poco dopo le cinque, mi trovavo ad un incrocio di Montevideo e dovevo arrivare
a Portones de Carrasco per predicare ad un ritiro spirituale alle sei in punto. In poche parole, dovevo
attraversare la citt da una parte all'altra. Cos, decisi di tentare una strada pi breve, calcolando un
percorso alternativo per arrivare al ritiro in tre quarti d'ora.
Anche se quel caldo non invitava affatto ad uscire di casa, la signora Manuela era decisa pi che mai a far
visita alla sua amica, quindi and a prendere l'autobus in Viale 8 Ottobre.
Oggigiorno il GPS facilita la vita degli automobilisti, aiutando a scegliere il tragitto pi breve per arrivare a
destinazione, ma allora non era stato ancora inventato. Andai per istinto tra quelle strade, cavandomela
abbastanza bene, ma poi ad un certo punto la strada che stavo percorrendo, via Belloni, si interrompeva,
presentandomi su svariati cartelli, le indicazioni da seguire, per procedere secondo le deviazioni effettuate
a causa di alcune riparazioni stradali in corso. Mi trovavo in difficolt ma non mi persi d'animo, e continuai
a seguire il mio istinto, tentando di rimettermi su Via Belloni da un'altra strada laterale appena ce ne fosse
stata la possibilit.
La signora Manuela intrattenne la signora Dolores per quasi due ore. La mise al corrente di tutto: della sua
famiglia, di sua figlia, dei suoi nipoti. Parlarono del tempo, della salute, del futuro, di cose umane e di cose
divine. Quando fu il momento di andare via, si salutarono con affetto augurandosi di rivedersi al pi presto.
La signora Manuela si diresse cos alla fermata per prendere l'autobus e tornarsene a casa.
Finalmente ritrovai via Belloni alcuni isolati pi avanti, all'altezza della Parrocchia di Santa Gemma. Ero
molto nervoso perch la deviazione mi avrebbe fatto cominciare il ritiro in ritardo.
Erano le sei e un quarto quando arrivai in Viale 8 Ottobre. Prima di attraversare, mi fermai per guardare
bene la strada perch, data l'ora pomeridiana, il traffico poteva essere pericoloso, quindi bisognava stare
attenti. Guardai prima a sinistra, poi a destra, e poi.... No! Non poteva essere vero!
Vidi una signora che, investita dall'autobus, fece un volo per aria e ricadde sulla strada. Scesi rapidamente
dall'auto e corsi da lei. Fui il primo ad arrivare. In ginocchio, sulla strada, le diedi l'assoluzione. Lei fece un
lieve gesto di assenso che la gente arrivata dopo di me non riusc a cogliere, terrorizzati com'erano dal
violento incidente e sicuri che fosse gi morta. Arrivai al ritiro col cuore distrutto, ma mi resi conto che quel
ritardo e quel mio perdermi per strade sconosciute erano stati "previsti" con estrema precisione: proprio in
quel momento avevo un incontro con la signora Manuela, n un minuto prima n un minuto dopo.
Dopo pochi giorni, quando riuscii a mettermi in contatto con la figlia della signora Manuela, ebbi conferma
di tutto.
Ella mi raccont che la madre, quando pregava, chiedeva spesso a Dio di avere una morte veloce perch
non voleva che i suoi figli soffrissero per lei. Inoltre, mi disse anche che era solita pregare la Vergine di
Lourdes con queste parole: "Prega per noi peccatori, ora e nell'ora della nostra morte". Amen.

58. Le bugie dell'aborto
di Alessander Carregari Capalbo, Brasile

Quattro anni fa venne a trovarmi una giovane coppia che stava affrontando una situazione estremamente
difficile. La donna era incinta, ma portava in grembo ima bambina acefala.
Mi sentii impotente davanti a una simile situazione, ma ero convinto che il Signore li avesse condotti da me
affinch io potessi aiutarli. Devo confessarvi che per me non fu facile, dato che nel mondo in cui viviamo i
casi come questo vengono trattati con molta indifferenza e superficialit. Infatti, questo caso non ne fu
esente: il loro medico, non appena aveva fatto la diagnosi, aveva consigliato subito l'aborto, poich
"l'oggetto che si trovava dentro di lei non era una persona, dato che non aveva cervello, e non sarebbe
vissuta per molto tempo".
La situazione era complessa, ma mi chiesi: "L'uomo non fatto solo di cervello! Come fa un medico a
rimanere cos tranquillo mentre consiglia tali mostruosit?". Capii che avevano deciso di accettare l'aborto
perch spaventati e impressionati dalla spiegazione e dalle foto del medico sui neonati acefali. Mi sentivo
impotente, ma ero certo che l'uomo fosse qualcosa di pi di un cervello, due gambe e due braccia... L'uomo
possiede una realt che trascende, che non muore: spirituale!
Dopo tre ore di conversazione, aiutati anche da una dottoressa cattolica, la coppia si convinse a portare a
termine la gravidanza, perch anche loro dovevano poter sperimentare la bellezza e il potere della vita.
Durante quei mesi, ci che mi stup pi di ogni altra cosa fu l'espressione della madre: in ogni istante
trasmetteva felicit e pace. Solo in alcuni momenti sopraggiungevano sconforto e paura, ma furono sempre
aiutati dal sacramento dell'Eucaristia e dall'assistenza della dottoressa.
Il giorno del parto arrivai in ospedale molto presto, poich avevo promesso ai genitori di battezzare il beb
non appena fosse venuto al mondo, dato che sapevamo gi che il Signore ce lo avrebbe concesso solo per
alcuni minuti. Ero un po' nervoso, ma non avevo mai vissuto un'esperienza tanto forte come quella. La mia
sorpresa fu di nuovo l'atteggiamento della mamma, che prima del parto accarezzava dolcemente la sua
pancia, trasmettendo un grande amore a suo figlio.
Al momento del parto, quella giovane donna aveva un volto sereno e un'espressione che trasmetteva pace.
Ci mi riemp di gioia perch in lei notai la presenza di Dio, che le dava la forza affinch potesse
testimoniare che crediamo in un Dio di vivi e non di morti, e che, per Lui, ogni persona, in qualsiasi modo
essa sia fatta, importante e ha un valore enorme.
Quando nacque la bambina, ci che vidi fu incredibile, non potevo crederci! La piccola non aveva nulla a
che vedere con ci che il medico aveva raccontato ai suoi genitori. Il beb aveva un corpicino perfetto,
respirava, muoveva le braccia e le gambe. Le amministrai il Sacramento del Battesimo, sentendo di amarla
fortemente. Nel momento dell'aspersione dell'acqua sulla sua testa, per il Battesimo, caddero alcune gocce
in uno dei suoi occhi e si mostr infastidita. Accompagnai quella neonata per tutto il tempo della sua breve
vita! Il Signore le concesse la grazia di nascere e di essere amata dai suoi genitori, e di essere testimone di
Cristo, serva sofferente, che accett la volont di suo Padre in quell'ospedale. Per le infermiere, per i
medici, per i suoi genitori, e, soprattutto, per me, quella neonata era l'immagine di Cristo. Furono 36 minuti
di vita, nei quali potei parlarle, pregare, e chiederle un'intercessione in Cielo per me, per i suoi genitori e
per la nostra Parrocchia.
Cos disse il Signore: "Venite, benedetti dal Padre mio"(Mt 25,34). Si comp quindi la promessa di Cristo:
"Padre, voglio che anche quelli che tu mi hai dato siano con me, dove sono io, affinch contemplino la mia
gloria, quella che tu mi hai dato, poich mi hai amato prima della creazione del mondo" (Gv 17,24).
Non dimenticher mai quel momento cos importante per me, per la mia vita, e per la maturit della mia
fede. Mi sarebbe piaciuto che a quella memorabile esperienza avessero assistito anche tutti quelli che sono
a favore dell'aborto, spiegandomi come sia possibile mantenere tale atteggiamento soppressivo verso una
personcina indifesa, portando avanti la tesi secondo cui solo chi perfetto merita di vivere. Credo che gli
abortisti non abbiano mai sperimentato cos' l'amore: una persona non fatta solo di gambe, braccia, e
cervello...
Vorrei che ci riflettessero tutti, soprattutto medici, politici e autorit legislative: l'omicidio che si vuole
legalizzare non serve ad una giusta causa.
In quella sala parto non nacque alcun mostro, come pensavano i medici, ma un figlio di Dio amato
totalmente da Lui, dai suoi genitori, e da me.

59. Un matrimonio ritrovato
di Uriel Medina Romero, Messico

Nei miei primi mesi di sacerdozio si avvicin a me una donna. La ricordo ancora molto bene: alta, giovane e
bella, ma il suo sguardo rifletteva tristezza e un gran vuoto esistenziale. Mi disse:"Vengo dalla citt vicina,
ho bisogno di parlare con un sacerdote". Cos cominciammo a parlare e mi raccont della sua situazione:
"Sono sposata, con due figlie, e da tredici anni non parlo con mio marito "." emigrato negli Stati
Uniti?"1."No, vive in casa, ma non ci parliamo".
Mi raccont la sua storia e la ascoltai con attenzione. Il suo cuore era pieno di delusione, risentimento, odio
e desideri di vendetta. Quando fin il suo triste racconto, presi in mano la Bibbia e le lessi dei passaggi che
ritenevo importanti, sull'amore di Dio per l'uomo, sul perdono, sull'amore fraterno, e sull'amore coniugale.
Mi ascolt attentamente, ma alla fine mi disse: "No Padre, questo non vale anche per me: non lo perdono e
tantomeno gli chieder mai di perdonarmi".
Le chiesi:"GIi prepari da mangiare, al momento del pranzo o della cena?".
"Gli metto la cena sul tavolo, e, se la vuole, la mangia, altrimenti pu anche buttarla via".
"E lui la mangia?".
"Inizialmente s, ma ultimamente va a mangiare dalle sue sorelle".
In molte citt e villaggi rurali del Messico il fenomeno dell'emigrazione verso gli Stati Uniti molto comune,
per cercare di trovare un lavoro migliore e a volte per sfuggire a una vita di stenti.
Un matrimonio ritrovato 135
"E quando le servono soldi per le spese familiari e per il cibo, cosa fa? Glieli chiede?".
"Beh, mi lascia il denaro sul tavolo senza dirmi nulla, io lo prendo e pago le spese e le bollette di
casa".
"E quando avete voglia di un bacio o di un abbraccio?".
"Non ce ne sono da tredici anni...".
"E le sue figlie?".
"Vivono con noi, sono adolescenti. Ma le assicuro che nemmeno loro sono felici. Partecipano alla
tristezza e all'odio dei loro genitori... Padre, credo che non ci sia soluzione per tutto questo".
Non mi persi d'animo, e le lessi ancora dei particolari brani del Vangelo. Le diedi dei consigli su come
intraprendere un dialogo rappacificatore con suo marito e le chiesi il permesso di fare per lei una preghiera.
Le imposi le mani sul capo e feci la preghiera con voce abbastanza alta, affinch ascoltasse con attenzione.
Pregai per una decina di minuti, e, infine, le chiesi se era disposta a perdonare suo marito, ma mi
rispose:"No, mai".
Ripresi a pregare ancora per un po', li davanti a lei, ma stavolta in silenzio. Quando se ne and, era
visibilmente commossa, ma fra le lacrime mi disse che non si sarebbe mai riappacificata con suo marito.
Dopo circa quindici giorni la vidi rientrare in parrocchia, mano nella mano con un uomo alto. Sembravano
avere la stessa et. Mi salut affettuosamente dicendomi:
"Padre, le presento mio marito. Ho fatto ci che lei mi ha consigliato e ci siamo riappacificati".
E il marito aggiunse:
"Le assicuro che stiamo vivendo una seconda luna di miele, ed molto meglio della prima. Ci
stavamo separando per delle stupidaggini.
Mentre continuavano a parlarmi pieni di gioia ed emozione come due fidanzati innamorati, ripetevo dentro
di me:
"Grazie, Signore, per avermi chiamato ad essere sacerdote!". E non riuscii ad evitare che le lacrime
mi solcassero il viso.

60. Nelle sperdute terre africane
di Elias Gwambu, Zimbawe

Il giorno della mia ordinazione dissi a me stesso: "Benvenuto nel mondo sacerdotale". Al seminario, un mio
professore soleva ricordarci: "Siete teologi non solo tra i banchi del seminario ma anche nell'oratorio e tra
la gente". Durante i nostri studi imparammo che "la vita vera" era una promessa di Cristo, e che quella
terrena, invece, era pi pastorale che teologica. Come sacerdote, lavoro da anni in una missione in aree
rurali africane, nel bel mezzo del nulla, dove di solito si percorrono circa 200 km per raggiungere alcuni dei
villaggi sotto la nostra assistenza pastorale. In quelle zone il terreno arido, tortuoso, e per strada si
trovano spesso degli elefanti da scansare.
Un giorno uscii all'alba per andare a visitare una comunit che distava proprio 200 km dalla missione. Dato
che non c'erano autobus, n treni, n altri mezzi di trasporto, diedi un passaggio a tutti coloro che
incontravo e che andavano nella mia stessa direzione, compresa una donna incinta. A met del viaggio, la
donna mi disse: "Padre, mi aiuti! Si fermi!". Aveva le doglie. Gli altri passeggeri non sapevano cosa fare, e
nemmeno io, ma uscimmo dalla macchina e la aiutai a partorire sul lato posteriore dell'auto. Dovetti
chiederle continuamente istruzioni e lei coraggiosamente mi aiut nonostante il dolore. Feci tutto ci che
mi diceva, tagliai pure il cordone ombelicale; diede alla luce un bambino in mezzo alla campagna deserta.
Battezzai subito il bimbo e gli diedi il nome di Ki zito, uno dei santi pi venerati dell'Africa. Dovevo decidere
se continuare o no il viaggio, dato che la donna aveva bisogno di cure e a me mancavano ancora cento
chilometri da percorrere. Cos, decisi di tornare indietro verso il villaggio di Binga, luogo in cui si trovava
l'ospedale pi vicino. A 50 km dall'arrivo a Binga trovammo un gravissimo incidente, avvenuto tra un
camion grande e uno pi piccolo, e che, com' ovvio, erano pieni di passeggeri. C'erano grida, lamenti,
pianti. Vidi ossa rotte, crani aperti, e sangue da tutte le parti. L'incidente era avvenuto ben due giorni
prima: in tutte quelle ore non era passata mai nessuna macchina, mai nessun soccorritore. I feriti erano
rimasti senza aiuto, e i due autisti erano morti. Ero totalmente confuso e bloccato dall'agitazione; non
riuscivo a muovermi. Mi scossi solo quando sentii il lamento di una donna, che vedendomi disse:"Padre,
Padre! Mi aiuti!". Era una donna con un bambino tra le braccia. Questi era ferito e molto debole. Avevano
trascorso due giorni senza acqua, senza cibo, e senza alcun aiuto. Erano gli unici due sopravvissuti del
camion grande. Guardai il bimbo con compassione, ricordandomi ancora ci che disse il mio professore in
seminario: "Siete teologi non solo tra i banchi del seminario ma anche nell'oratorio e tra la gente". Quindi,
raggiunsi rapidamente il bambino, feci il segno della croce e gli dissi:"Ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome
del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen". Dopo alcuni istanti, mor tra le braccia della madre.
Noi sacerdoti dobbiamo sempre ricordare che la nostra vita tutta un unico sacramento. Essa ruota
attorno a Cristo, che istitu i Sacramenti.
Nello stesso giorno, ho battezzato un neonato e ho assolto un moribondo. Quel giorno non raggiunsi la
meta che avevo previsto al mattino, perch Dio mi voleva li: c'erano feriti da assistere e moribondi a cui
amministrare i Sacramenti. La madre del bambino morto sopravvisse all'incidente, e Kizito ora grande e
va a scuola. Ogni volta che incontro queste due persone, gioisco per la felicit, i doni, e la bellezza che ogni
sacerdote detiene nelle sue mani.

61. Il potere della preghiera
di John Edward Abberton, Regno Unito

Dopo circa dieci anni di sacerdozio, fui assegnato come vicario ad una parrocchia situata vicino ad un
ospedale per malati terminali. Ogni giorno mi recavo li come loro cappellano.
Una volta mi chiesero di far visita a un uomo che stava per morire. Aveva il cancro alla gola, e quindi era
incapace di parlare. Gli chiesi se desiderava confessarsi e ricevere l'Unzione degli Infermi e la Comunione,
ma con un gesto deciso scosse la testa e fece segno di no. Era fermo nella sua decisione. Con profonda
fiducia in Dio,mi avvicinai a sua sorella e dissi: "Lascio qui i miei oli perch ho intenzione di ritornare per
l'Unzione ".Tornai in parrocchia e nel mio ufficio telefonai ad una cara amica, molto fervente nella
preghiera. Le raccontai di quell'uomo e le dissi che sarei andato a pregare per lui davanti al Crocifisso. Mi
rispose che l'avrebbe fatto anche lei. Detto questo, mi inginocchiai davanti al Crocifsso e pregai
intensamente i misteri dolorosi del Rosario, ricordando a Ges che aveva sacrificato la sua vita anche per
quell'uomo. Pregai meglio che potei. Dopo la preghiera tornai in ospedale, e chiesi di nuovo a quell'uomo
se desiderava ricevere i sacramenti, e stavolta acconsent. Fui felice! Gli diedi l'assoluzione, lo unsi, e gli
diedi la comunione. Mor proprio il giorno seguente. Dimenticai per di dirlo alla mia amica, che quella
stessa sera mi telefon.
Mi raccont che stava pregando ancora per quell'uomo mentre lavava i piatti della cena, ma che poi d'un
tratto si era sentita ispirata a inginocchiarsi e pregare davanti al Crocifisso che teneva in cucina. Poi a un
certo punto sent dentro di s la certezza che tutto si fosse risolto e quindi aveva deciso di telefonarmi. Per
questo motivo, non si stup affatto nell'apprendere che quell'uomo aveva accettato finalmente i sacramenti
ed era morto in pace.
Che meraviglie compie la preghiera autentica e devota!

62. Dio si diverte a sorprenderci
di Robert V. Reagan, USA

Dio ha un grande senso dell'umorismo. Ha chiamato Pietro, che lo rinneg per ben tre volte. Ha chiamato
Tommaso, che dubit della sua Risurrezione. Ha chiamato Giuda, che alla fine lo trad. E, addirittura, ha
chiamato me, il pi lontano e improbabile candidato mai esistito per un pescatore di uomini come Ges:
ero un uomo americano di 52 anni, divorziato, un invalido della guerra in Vietnam. Ma avevo sempre
saputo dentro di me che con Dio si in buona compagnia, cos finalmente un giorno presi coraggio e andai
a parlare con un direttore vocazionale.
La guida vocazionale non perse tempo, informandomi subito che secondo la politica diocesana non
potevano accettare candidati al di sopra dei 40 anni di et. Cos provai con un'altra diocesi, ma niente da
fare: mi dissero che il loro limite di et era di 45 anni, a meno che non fossi molto conosciuto in diocesi e
avessi numerose raccomandazioni.
Sapendo questo, e armato di buona volont, contattai di nuovo il mio direttore vocazionale diocesano, e gli
chiesi se la loro politica fosse inderogabile o se ci fosse qualche speranza di negoziazione. Ma, ancora una
volta, mi assicur che non c'erano possibilit.
A quel punto, il mio sacerdote mi consigli di andare a parlare con il Vescovo. A quella proposta rimasi
sbalordito; che cosa avrei potuto dirgli: "Piacere di conoscerla, caro Vescovo, e... a proposito, non pensa
che le vostre norme sui limiti d'et per accedere al Seminario siano ingiuste?". Alla fine andai da lui, e, con
grande sorpresa, avemmo una piacevolissima conversazione.il giorno dopo, per il mio direttore vocazionale
non ero pi troppo vecchio per fare la domanda di ammissione.
Durante il processo di selezione e ammissione al Seminario, gli altri candidati mi chiesero il motivo per cui
volessi entrare. Alcuni di loro pensavano che la mia fosse semplicemente una crisi di mezza et, e non
un'autentica vocazione al sacerdozio. Per tutta risposta, dissi loro che, se fosse stata una crisi di mezza et,
avrei scomodato un'avvenente donna bionda per scorrazzarla su una bella macchina rossa sportiva, anzich
chiedere una vita volta al celibato, all'obbedienza e alla semplicit.
Dopo la mia ammissione a candidato, molti solevano riferirsi a me come colui che aveva una vocazione
"ritardataria". Non so da dove venisse fuori la loro idea, ma puntualmente li correggevo dicendo loro che
non avevo mai tentennato un attimo, non ero in ritardo: avevo risposto non appena Dio mi aveva chiamato.
Siccome non avevo mai studiato filosofia, il mio corso di studi prevedeva un periodo di sei anni, pi uno di
incarico pastorale.
Un giorno della primavera del quarto anno di studi, il Rettore mi mand a chiamare. Mi disse che aveva
appena parlato al telefono con il Vescovo, e che questi aveva deciso che quello sarebbe stato il mio ultimo
anno accademico, e che sarei stato ordinato in quello stesso mese di Maggio. Non potete immaginare la
mia gioia: mi sentivo volare! In tutto quel tempo nel Seminario non avevo mai chiesto n mi aspettavo delle
scorciatoie per accorciare gli anni d'attesa per la mia Ordinazione.
Ma le sorprese non erano finite: prima della mia Ordinazione il direttore vocazionale, che anni prima mi
aveva rifiutato per ben due volte, disse che aveva chiesto al Vescovo di assegnarmi alla sua parrocchia.
Questa era un po' particolare, in quanto ospitava due differenti comunit: una americana, e l'altra
vietnamita.
I vietnamiti di quella parrocchia avevano il loro sacerdote e il loro diacono, e tutte le loro liturgie venivano
celebrate nella loro lingua nazionale. E io, quando il loro sacerdote non era disponibile, venivo sempre
invitato a sostituirlo nelle celebrazioni e nelle ricorrenze speciali della comunit vietnamita.
Durante la Guerra del Vietnam ero stato un bombardiere, e quasi ogni giorno sorvolavo vasti territori a
bordo di un B 52, bombardando tutte le missioni cattoliche che trovavo sotto mira. Ora, dopo tanti anni,
avevo l'opportunit di fare ammenda.
Una volta ero il loro persecutore, ora avevo l'opportunit di salvare le loro anime. Questa esperienza mi ha
profondamente aiutato a comprendere appieno san Paolo e il suo zelo apostolico.
Nella vita, tutto ritorna.
Nella vita, tutto sapientemente nelle mani di Dio.

63. False credenze
di Daniele Ambrosini, Italia

Quando ero parroco di alcune frazioni sull'Appennino, scoprii che in quelle comunit parrocchiali vi erano
delle credenze bizzarre, che non corrispondevano affetto alla realt. Per esempio, chiss perch, tutti
pretendevano che la Santa Messa della domenica venisse celebrata in tarda mattinata, altrimenti,
dicevano,"non era valida". Con quale autorit e da quale fonte poi traessero tali assiomi, non dato
saperlo.
Un'altra strana credenza di cui tutti erano convinti consisteva nel fatto che l'Unzione degli Infermi fosse il
passaporto per la morte. Seguivano tutti un'unica linea di pensiero, senza porsi domande e senza cercare la
Verit. Aderivano a queste sciocchezze senza batter ciglio cos come i pulcini in fila indiana sono soliti
seguire mamma chioccia.
Tutti temevano questo sacramento per via del nome attribuitogli dalla superstizione:"estrema unzione". Da
qui l'equazione: unzione dei malati = morte prossima. Sulle mie battaglie a difesa di questo mirabilissimo
sacramento di guarigione potrei scrivere un libro. Altro che "potere della medicina"! Altro che preghiere di
guarigione di monsignor Milingo! Altro che i falsi maghi del terzo millennio!
Attraverso l'Unzione degli Infermi, Dio promette la salute spirituale! Una volta, infatti, diedi l'Unzione dei
malati a un'anziana signora prossima alla morte, che mi ringrazi con immenso affetto e gratitudine. Le
chiesi:" contenta?". Mi rispose: "Padre, non immagina quanto: pi che se mi avessero regalato mille
miliardi! " Talvolta, l'Unzione degli Infermi guarisce pure la salute fsica, e a tal proposito vi cito solo un
episodio.
In un paesino semiisolato dell'Appennino, notai che Giovannino, un uomo anziano della comunit, non
veniva pi alla Messa domenicale. I suoi parenti mi spiegarono che giaceva in casa paralizzato. Mi organizzai
quindi per una visita al malato, portando naturalmente e immancabilmente con me l'Olio per l'Unzione,
benedetto dal Vescovo durante la Settimana Santa. Con tutto l'amore che il Signore mi trasmise, confessai il
vecchietto, gli impartii l'Unzione e lo feci accostare alla Santissima Eucaristia, accompagnato dalla preghiera
di tutti i suoi familiari. Alla fine della celebrazione il signor Giovannino era molto felice, tuttavia gli sfugg
una domanda infausta: "Don Dani, pensa che questa unzione mi porter fortuna?". Quella frase fu come
fuoco accostato alla polvere da sparo. Andai su tutte le furie: "Ma quale fortuna? Ma si rende conto di
quello che ha detto? Siamo forse al Rischia tutto? L'Unzione dei malati non le porter assolutamente la
'fortuna' come la intende lei, ma le doner sicuramente di pi: scender su di lei la Grazia del Signore, per
trasformare tutta la sua vita secondo il Suo disegno divino. Lo stesso Dio Padre la guarder con occhi
diversi, vedendo in lei lo stesso Suo Figlio sofferente. Lo Spirito Santo Consolatore, poi, gi dentro di lei,
Giovannino, in attesa solo di essere accolto...".
Continuai ancora per un po' le mie rimostranze e le mie spiegazioni paterne, e me ne andai lasciando il
povero anziano un po' frastornato.
La domenica successiva Giovannino era inspiegabilmente guarito, e attendeva in prima fila l'inizio della
Santa Messa. Quando arrivai in chiesa, non feci in tempo a raggiungere la sagrestia che quegli proruppe in
sperticati complimenti ."Grazie, don Daniele, grazie, Lei mi ha guarito! Ero a letto paralizzato e ora
cammino da solo!".
Ci mi mise molto m imbarazzo perch non corrispondeva alla verit e pertanto, ricordandomi le parole del
Vangelo, dissi pubblicamente : 'Non io ti ho guarito, ma la tua fede in Cristo Ges e nei Sacramenti ti ha
salvator.

64. Un sacerdote e un pap
di Luilson Savio Lebre Pouso, Brasile

Nei tropici ci sono due stagioni: quella delle piogge e quella secca. In una notte di pioggia torrenziale del
caldo mese di gennaio, alle tre del mattino, squill il telefono della canonica. Ancora assonnato, uscii dalla
stanza da letto dirigendomi verso la sala per rispondere a quella strana chiamata. Fuori pioveva a catinelle.
"Pronto", dissi al telefono.
"Padre, aiutaci! La nostra casa completamente sott'acqua!...", disse tra lacrime e singhiozzi la
voce di una donna disperata.
In quello stesso istante riconobbi che era la voce di una di quelle signore che partecipano assiduamente alla
vita della parrocchia, assieme a tutta la loro famiglia. Si trattava di un'alluvione e la situazione era grave.Vi
confesso che ho avuto un momento di debolezza e di timore:
"Ma perch hanno chiamato me? C' la protezione civile, ci sono i pompieri, le forze dell'ordine,
forse anche l'esercito e la polizia... Perch proprio me...? Cosa c'entro in questa vicenda? Cosa posso fare?".
Dopo qualche istante di riflessione, mi resi conto che per loro ero non solo il parroco e il sacerdote, ma
anche una figura paterna e affidabile, e forse l'unica persona a cui hanno pensato di ricorrere in una
situazione cos difficile. All'alba avevamo avuto notizie dell'estensione della tragedia: i mezzi di soccorso
disponibili della zona non erano stati sufficienti per rispondere a tutte le chiamate. Ad ogni modo, quella
notte mi incamminai
con l'auto per andare da coloro che desideravano la mia presenza e il mio conforto. La pioggia era forte,
avevo ancora qualche dubbio e un po' di timore, ma lo Spirito Santo mi incitava ad andare. Guidai piano per
evitare un ulteriore incidente, e arrivai finalmente sul posto: alcune persone avevano l'ombrello, tante
erano senza, ma la maggior parte di loro era inzuppata d'acqua. Alcuni piangevano, un po' per la paura, ma
soprattutto perch avevano perso quel poco che possedevano.
Uscito dalla macchina, aprii l'ombrello e mi incamminai verso di loro. Appena quella famiglia mi vide, mi
vennero incontro. Agitati, parlavano tutti insieme contemporaneamente, senza che io sapessi cosa dire. Pur
senza parlare, per, avvertii che la situazione stava cambiando: dalla disperazione erano passati alla fiducia,
dallo scoraggiamento alla speranza. E questo solo perch io ero con loro\ Alcuni uomini mi portarono con
dei bambini al riparo, su un tavolo posto sotto una tettoia, dove intorno a noi tutto era bagnato e invaso
dall'acqua. L'atmosfera per era cambiatale persone cominciarono a sorridere, e qualcuno port un
contenitore termico con del caff. Rimasi l con loro a confortarli e sostenerli fino alle sei del mattino,
quando tornai a casa per prendere del cibo e delle cose da portargli con l'aiuto della comunit di San
Vincenzo de' Paoli.
Rimasi colpito da quello che era capitato quel giorno; la mia casa non era stata distrutta dall'alluvione, ma
la mia gioia risiedeva in ben altro: solo per il fatto di essere sacerdote e di essere andato incontro a quelle
persone bisognose di conforto, avevo contribuito a trasformare in speranza quel momento di disperazione
e paura. Quell'evento stato determinante nelfortificare la mia consapevolezza di essere sacerdote. In
seguito, un amico sacerdote mi aveva confermato quello che pensavo: "In quel momento tu per loro sei
stato veramente un padre: sacerdote e genitore al tempo stesso. Un pap che ha premura per i loro figli,
una persona su cui essi possono sempre contare, anche nei momenti disperati".
Grazie, Signore, per non aver guardato alle mie paure e per avermi permesso di essere qui sulla Terra un
piccolo segno della Tua Paternit, della Tua Bont e della Tua Tenerezza.

65. Un bambino li ha guidati
di Alexander Finto, India

Era il mese di Dicembre del 1993. Suor Marisa stava tenendo una lezione conclusiva con il gruppo dei
bambini del catechismo che dovevano ricevere la Prima Comunione. Il piccolo Lachish (nato da madre
cattolica e padre di fede diversa) non era battezzato perch i suoi genitori non si erano sposati in Chiesa.
Lachish aveva visto l'entusiasmo sul volto dei suoi compagni man mano che la suora chiamava i loro nomi
per fare l'appello e sperava di essere chiamato anche lui tra quei nomi, ma rimase deluso. Bisogna dire che
Lachish era praticamente innamorato di Suor Marisa, e, col permesso dei suoi genitori, aveva frequentato
la Sunday Scbool\ quindi aveva appreso le basi del Catechismo ed era preparato per ricevere la Prima
Comunione come i suoi amici. Ma c'era questo ostacolo che incombeva su di lui: non era battezzato.
Il piccolo Lachish era profondamente amareggiato. Con le lacrime agli occhi supplicava la suora:"Suor
Marisa, per favore,
Attivit diretta a bambini e giovani di diverse parti del mondo, nata principalmente per allontanarli dalle
baraccopoli del degrado e dalla criminalit. Le prime "Sunday Schools" sono nate nella seconda met del
'700 in Inghilterra, per estendersi poi nelle Colonie inglesi in altre parti del mondo, come in India, e in molte
altre nazioni, fornendo gratuitamente alfabetizzazione e istruzione scolastica accanto alla formazione
religiosa. Principalmente, le "Sunday Schools" sono di matrice cattolica, e nelle loro attivit includono il
catechismo per bambini.
voglio ricevere Ges!". La suora, asciugandogli le lacrime, gli disse:"Non posso spiegarti ora il motivo per cui
non puoi fare la Prima Comunione, Lachish, ma chiedi alla tua mamma di venire a parlare con me, cos
cercheremo di risolvere tutto". Cos, Lachish torn a casa per chiedere ai suoi genitori di convincere Suor
Marisa a lasciargli ricevere Ges. Sua madre cap subito cosa impediva la realizzazione del sogno di Lachish,
cos, and a parlare con suor Marisa, che a sua volta le disse di poter contare sull'aiuto di Padre Alex.
Conoscevo gi la situazione di Lachish, perch anch'io lavoravo alla Sunday School.
La madre del bambino aveva capito perfettamente in quale situazione si trovava, e non ebbi bisogno di
spiegarle la posizione della Chiesa nei suoi confronti. Le dissi di parlare a suo marito per rettificare il loro
matrimonio, e poter procedere poi al passo successivo con Lachish. Una settimana dopo,i genitori di
Lachish vennero nel mio ufficio. Sentii che lo Spirito Santo stava lavorando nel cuore e nella mente di quella
coppia. Il padre mi disse che non aveva nulla in contrario alla richiesta del figlio di ricevere la Prima
Comunione, quindi gli spiegai bene cosa dovevano fare per donare quella gioia al bambino. Gli chiesi di
rifletterci e di tornare da me esattamente dopo una settimana. A Lachish dissi di pregare, perch Ges ama
i bambini e ascolta le loro preghiere. In meno di una settimana, poco prima di Natale, i genitori di Lachish
tornarono con la loro risposta.
Dopo aver pregato e meditato, essi erano pronti per rettificare il loro matrimonio. Il marito fu davvero
volenteroso nell'accettare le disposizioni della Chiesa, cos si sposarono secondo il rito cristiano, sotto la
disparit di culto. Scelsero come data il giorno del decimo anniversario del loro matrimonio civile. Quel
giorno eravamo tutti raggianti di felicit!
Dopo il matrimonio, Lachish venne finalmente battezzato e, dopo due settimane, il 26 gennaio 1994
ricevette la Prima Comunione con i suoi compagni. Fu una festa grandiosa, specialmente per me, Suor
Marisa, Lachish e i suoi genitori, che finalmente vedevano realizzato il sogno del loro figlioletto. Quel
bambino li aveva davvero guidati verso la gioia! Nel 2008, Lachish (che oggi un brillante ingegnere) ha
portato i suoi genitori all'altare per celebrare le loro Nozze d'Argento. Dopo 25 anni, ebbi l'onore di
benedirli di nuovo. Il padre di Lachish continua ancora a professare la sua fede, ma allo stesso tempo
possiede le basi del catechismo della Chiesa Cattolica. Mi ha confidato che nel cuore si sente cattolico, ma
non ancora propenso al Battesimo. Anche se non cattolico, accompagna assiduamente suo figlio e sua
moglie in Chiesa, prega con loro, e li incoraggia a pregare in famiglia. Che la grazia del Nostro Padre
Onnipotente possa condurlo alla fede cattolica secondo i Suoi piani e i Suoi tempi!
Attraverso quell'esperienza, ho compreso che le Sue vie non sono le Nostre vie, e che i Suoi pensieri non
sono i nostri pensieri. Dio agisce misteriosamente ma saggiamente, e Suor Marisa ed io siamo felici di
essere stati Suoi strumenti, per portare quella famiglia sulla giusta via e renderli felici con la Sua presenza.

66. La vera povert quella spirituale
di Gerardo Diaz Molina, Colombia

Un giorno, quando ero al mio quinto anno di sacerdozio, celebrai la Messa delle 11:00 nel Santuario di
Maria Ausiliatrice della citt di Sabaneta, Arcidiocesi di Medellin. Mentre celebravo, di fronte a me c'era un
uomo in condizioni molto povere, sporco, maleodorante e dall'espressione combattuta. Dopo la Messa egli
mi si avvicin e mi chiese:"Padre, mi confessa?". Fui molto sorpreso dalla sua richiesta; non me l'aspettavo.
Subito gli risposi:"Certo, amico, avviati al confessionale, ti raggiungo subito e ti confesso".
Arrivai da lui, si inginocchi di fronte a me e gli misi una mano sulla spalla per cominciare, ma la sensazione
fu davvero sgradevole: la sua camicia era ruvida, unta e appiccicaticcia a causa dello sporco e del sudiciume
che la ricoprivano. Al mio gesto, mi guard profondamente sorpreso, cos gli chiesi: "Che succede?".
"Padre, da tanto tempo che nessuno mi tocca".
Fece la confessione, poi appoggiai le mie mani sulla sua testa e gli diedi l'assoluzione. Piangeva e mi
guardava stupito perch lo avevo toccato ancora una volta durante la benedizione. Poi gli dissi:"Che Dio ti
benedica, caro amico.Vorrei donarti qualcosa, ma ho solo questo biglietto della metropolitana, non so se
pu servirti...". Egli mi rispose: "Padre, non importa. Oggi lei mi ha benedetto, e questa stata l'esperienza
pi emozionante e importante della mia vita".
Quell'evento mi fece comprendere che non posso disprezzare n giudicare i fratelli per il loro modo di
vestire, e, soprattutto, che accogliere le persone, specialmente i poveri, qualcosa di grande, meraviglioso.
La cosa pi importante da ricordare che la vera povert non quella materiale, ma quella spirituale: la
Grazia il bene pi grande che si possa ricevere.
Quando quel povero ha ricevuto l'assoluzione e la benedizione, i suoi vestiti erano anneriti per lo sporco,
ma con la bellezza della Grazia il suo volto era splendente e luminoso. Che Dio benedica sempre il nostro
santo ministero sacerdotale e i sacramenti che amministriamo.

67. Al momento giusto
di julio Cesar Ola Velsquez, Guatemala

Sono un monaco benedettino, presbitero. Nel nostro monastero vi sono cinque monaci sacerdoti, per cui i
nostri vicini delle parrocchie confinanti spesso ci vengono a chiedere aiuto, soprattutto con i malati.
Un luned mattina vennero a cercarci delle persone che erano state gi in tre parrocchie diverse senza per
trovare alcun sacerdote. Dato che io ero disponibile, andai con loro per assistere un malato in fin di vita.
Quando arrivammo, dopo venti minuti di viaggio, il malato era praticamente agonizzante. Non appena mi
vide, per, accadde qualcosa di incredibile: sorpreso dalla mia presenza, usc improvvisamente dal suo stato
di agonia e volle confessarsi subito. Lo fece molto bene, era cosciente.
Seppi che quell'uomo era celibe, un cristiano molto devoto, abbastanza avanti con l'et. Veniva assistito dai
suoi cugini, che si occupavano di lui da qualche tempo. Ricevette gioioso l'Unzione degli Infermi e il santo
Viatico, partecipando sempre coscientemente e con grande serenit. I parenti successivamente mi
raccontarono del suo passato di cristiano fervente; ora era sicuramente felice perch in punto di morte il
Signore gli aveva concesso la Grazia dell'assistenza di un sacerdote. Non appena andai via, quell'anziano
mor.
Io fu felice di aver contribuito, con la mia povera persona, ad accompagnare quel fratello nella pace di
Cristo, e ringraziai profondamente Dio per i doni che mi ha concesso con il sacerdozio.

68. Finch morte non ci separi
di Christophe Prigent, Francia

II 20 luglio 2007 conobbi Jorge e Beatrice nella tragica occasione del funerale del loro primogenito Didier, di
24 anni, che si era suicidato. Non erano sposati Jorge era malato di tumore e il cancro era ad uno stadio
avanzato. In agosto, al rientro dalle mie ferie, andai a fargli visita a casa. Trovai lui e sua moglie distrutti e
abbattuti. Otto giorni dopo, Jorge fu ricoverato in ospedale, cos andai a trovarlo. Al mio ritorno, pregai la
Vergine affinch Jorge sposasse Beatrice. Due giorni dopo la mia preghiera fu ascoltata: Beatrice era molto
contenta, mi chiam per annunciarmi la notizia.
Il matrimonio fu fissato per il 10 ottobre e la celebrazione si sarebbe svolta nella stanza dell'ospedale.
Preparammo i documenti per il matrimonio civile e religioso, ed entrambi si prepararono e si
confessarono.Anche il personale medico fu coinvolto nei preparativi: alla fine, l'atmosfera nell'ospedale era
molto gioiosa. L'aiutante del notaio arriv alle nove del mattino per il matrimonio civile.
Quello religioso si celebr mezz'ora pi tardi, in presenza dei testimoni e del secondo figlio di Jorge e
Beatrice .Vvemmo tutti un'esperienza intensa e meravigliosa. Jorge e Beatrice erano raggianti. Anche io
ero molto emozionato. Festeggiammo l'evento con un po' di champagne.
La mattina successiva, alle 11:00, Beatrice mi chiam, dicendomi che Jorge era ormai agonizzante. Corsi
subito in ospedale, pregammo insieme e gli diedi l'Unzione. Mor alle 12:00 circondato dai suoi cari.
Ancora adesso, nello scrivere queste righe, mi commuovo profondamente. Durante le esequie ringraziai Dio
per avermi concesso di vivere quella esperienza con Jorge e Beatrice.
Quella coppia ha dato una testimonianza magnifica di fede e amore a tutti quelli che l hanno conosciuti.
Questa esperienza rimarr per sempre nel mio cuore di sacerdote.

69. Il Sacro Cuore di Ges e le sue dodici promesse
di Sergio Hctor CasasSilva, Argentina

Diciotto anni fa mi trovavo ad un incrocio di strade tra Cordoba e Cosquin. All'altezza di Villa Carlos Paz
incontrai un mo caro amico, Hernn Capizzano, che si un in viaggio con me sull'autobus per Molinari, una
cittadina vicina. All'improvviso, davanti al nostro autobus ci fu un incidente automobilistico di cui vittima fu
un'anziana signora di circa 60 anni. Giaceva agonizzante, sanguinando abbondantemente per il colpo
ricevuto al corpo e alla testa.
Io e Hernn scendemmo subito dall'autobus per andare in soccorso della signora. La vista del suo stato fu
molto impressionante per il mio sensibile cuore di sacerdote... Le diedi gli ultimi sacramenti "sotto
condizione" .Poi vidi qualcosa luccicare sul suo collo: era una medaglietta del Sacro Cuore di Ges, e in quel
preciso istante ricordai una delle dodici promesse che Cristo fece a Santa Margherita Maria Alacoque:"A
tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerd d'ogni mese, io prometto la
grazia della perseveranza finale: essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i Santi Sacramenti ed il
mio Cuore sar loro sicuro asilo in quel momento estremo".
Quell'esperienza lasci una grande impronta nella mia anima. Credo che quell'avvenimento sia stato uno
dei tanti casi di infallibilit della promessa di Carit suprema del Cuore di Nostro Signore.

70. Il mio esorcismo pi grande
di Jos Antonio Pires de Almeida, Brasile

Ero vicario nella periferia di San Paolo,una delle citt pi grandi dell'America Latina. Un luogo di povert,
abbandono e violenza.Vicino alla casa parrocchiale, in una baracca orribile, viveva una famiglia con tre figli.
La donna aveva improvvisi attacchi di violenza e litigava spesso con i vicini. Un giorno, in uno di quei
furibondi litigi, chiamarono la polizia. Uno dei poliziotti, non sapendo cosa fare, venne da me dicendomi che
c'era un caso di possessione diabolica, che c'era bisogno di un esorcismo, e mi chiese se potevo farlo. Gli
dissi di condurre la donna a casa mia.
La ricevetti dolcemente e con amore. La feci sedere in una poltrona comoda e le appoggiai un panno umido
e caldo sulla fronte, le diedi una tazza di t e le dissi di riposarsi un po', di allungare le gambe e chiudere gli
occhi. In silenzio, mi diressi in cucina a preparare un brodo di pollo con le verdure, e lasciai la donna in
pace. Una volta calmata, parlammo a lungo; la invitai a parlarmi della sua vita, della sua storia, dei suoi
dolori. Mi apr totalmente il suo cuore. Alla fine seppi che suo marito era un muratore alcolizzato. Dopo la
nostra lunga conversazione la portai in cucina, la feci accomodare e le servii la zuppa con affetto, in un
gesto paterno e materno allo stesso tempo, mangiando con lei e condividendo il pane e la vita. Si stava
rimettendo, e si sentiva sempre pi rilassata.
Infine, la invitai a pregare un po' con me. Entrammo nella chiesa, che era accanto alla casa parrocchiale, e
recitammo insieme delle preghiere essenziali come il Padre Nostro e l'Ave
Maria. Le diedi una benedizione speciale e pregai Dio per il suo totale recupero.
Infine, la ricondussi a casa, e durante il tragitto la invitai a partecipare alle celebrazioni in chiesa. Le dissi
anche di venire almeno una volta al mese a parlare con me. Infine, chiesi ad alcune perone di pregare per
lei e per la sua famiglia. Nel quartiere si mormorava che io le avessi fatto un esorcismo, che avessi cacciato i
demoni da lei, e sottolineavano che ormai era tranquilla, sotto controllo, e che aveva cominciato a
frequentare la Chiesa.
Ho raccontato quell'"esorcismo" ad alcune persone amiche, dicendo che esso consisteva in un'accoglienza
totale, con cuore e mente aperti, con tanto amore ed affetto, vedendo in quella donna sofferente la stessa
persona di Ges Cristo.
Rammentai le parole di san Paolo: "La carit magnanima e benigna... tutto scusa, tutto crede, tutto spera,
tutto sopporta" (ICor 13,47).
In quell'episodio ebbi la dimostrazione concreta della potente forza dell'amore cristiano e di come esso
faccia miracoli.

71. Io non vivo: Cristo che vive in me
di Fernando Prez Arizpe, Messico

Una volta mi trovavo al confessionale dopo aver accolto un considerevole numero di penitenti. Si avvicin
un'altra persona per confessarsi, molto afflitta. Iniziammo la Confessione, e ricordo di aver provato per
quella persona molto dolore e afflizione. In quel momento implorai dentro di me: "Signore, di' qualcosa a
questa persona, per favore!".
Dopo, non ricordo cosa successe, n quanto tempo pass, ma continuai a pregare fino a che una lacrima mi
solc il viso, come destandomi, e mi fece rendere conto di essere ancora nel confessionale. Rimasi turbato
qualche istante, credendo di essermi addormentato, quando quella persona mi disse: "Padre, La ringrazio
molto! Non immagina quanto mi hanno aiutato le Sue parole".
In quel momento il mio stupore fu maggiore, in quanto non ricordavo di aver detto nulla. Quindi uscii dal
confessionale e mi diressi verso l'altare per ringraziare Ges, perch aveva confortato Lui stesso quella
persona.
Riflettei molto, e tornai a credere profondamente che Ges nella persona del Sacerdote colui che
riconcilia i suoi fratelli con Dio Padre, nel sacramento della Riconciliazione.
Sono felice e orgoglioso di essere sacerdote!

72. Il testimone di Geova
di Matteo Pino, Italia

Vivevo a Priolo, Siracusa, con due Padri Cappuccini. Eravamo completamente dediti all'apostolato fra gli
operai delle nuove industrie sorte fra Priolo ed Agusta. In attesa che suonasse la sirena delle 12.00, mi
capitava spesso di intrattenermi nel piazzale sud dell'azienda Sincar a conversare con il guardiano delle
biciclette. Si chiamava Valeriano, ed era un fervente Testimone di Geova. Teneva sempre in mano una
piccola Bibbia, e, con l'unico occhio sano, la leggeva e la sottolineava con attenzione. Discutemmo spesso e
a lungo, continuando a parlare qualche volta anche di sera, nel Dopolavoro Sincat.Un giorno gli dissi:
"VoiTestimoni di Geova negate che abbiamo un'anima e che alla nostra morte ci sar un giudizio
particolare. Mi spieghi allora come mai Ges disse al buon ladrone: 'Oggi sarai con me in Paradiso'?".
Mi rispose:
"Non Le so rispondere. Mi informer col mio maestro e le sapr dire".
La settimana seguente aspettavo con trepidazione la sua risposta, e naturalmente non avevo trascurato di
affidare al Signore, nella preghiera, sia lui che coloro con cui mi incontravo. Nel nostro incontro successivo
mi disse:
"Siete voi cattolici a dire: 'sarai con me in paradiso"'. In realt il Vangelo dice:"In verit ti dico: oggi
sarai con me nello Sceol". Gli sorrisi, sapendo che non aveva trovato risposte convincenti, ma solo delle
scuse per tergiversare.
Una volta andato in pensione, Valeriano se ne torn nella sua terra, in Sardegna, ma non mancava di
mandarmi spesso una cartolina con i suoi saluti.
Successivamente, divenni Parroco della Chiesa Madre di Augusta, e un giorno vennero a trovarmi due
persone che mi dissero:
"Noi veniamo dalla Sardegna e le portiamo i saluti di un certo Valeriano".
"Oh! Che piacere! Lo ricordo benissimo. un Testimone di Geova!" Risposi.
"Ma noi lo vediamo sempre nella nostra parrocchia", replicarono loro.
Ringraziai Dio: le mie fatiche non erano state vane, e la notizia non poteva che rallegrarmi.

73. Sorrisi ad Haiti
di James Steven Bromwich, USA

Quando il terribile terremoto colp Haiti, nel gennaio di quest'anno, qualcosa scatt subito dentro di me
dicendomi: "Vai!". Dopo aver confermato questa decisione con la preghiera e la meditazione, decisi di
partire con una squadra di soccorsi composta da medici e infermieri, per portare aiuto all'Ospedale del
Sacro Cuore, un ospedale cattolico a nord di Port au Prince, dove ricevevano continuamente feriti grazie al
trasporto in elicottero. Operai l sia come sacerdote che in qualit di infermiere regolare, dando loro
assistenza spirituale e cure mediche.
Quando arrivammo, ci dirigemmo verso i sobborghi in fiamme, dove un campo da calcio era stato
convertito in ospedale per accogliere i feriti. Il lavoro incessante dur oltre una settimana e mezza:
ricevevamo i malati, li confortavamo e li curavamo al meglio delle nostre possibilit. La maggior parte di
coloro che curavamo erano persone ferite che erano state abbandonate per le strade di Port au Prince,
senza ricevere alcun soccorso per giorni e giorni. Quando arrivavano da noi, quindi, erano in stato pietoso.
Nei momenti in cui non lavoravo come infermiere, adempivo il mio dovere sacerdotale con l'Unzione degli
Infermi, che diedi a circa 300 haitiani, di cui l'80% era cattolico. Pregavo con loro, li ungevo con l'Olio Santo
e distribuivo delle immaginette sacre a quanti che le richiedevano.
Tra tutte quelle esperienze con i malati, ce ne fu una che mi colp pi di tutte.Tra ferite, amputazioni e
pianti di dolore misto a tristezza per aver perso tutto o quasi, le mie semplici preghiere, i sorrisi e i piccoli
doni portavano gioia e speranza.
Un piccolo ragazzino, di nome Patrick, aveva subito gravi ferite e la perdita dei suoi genitori, degli amici e
della sua casa. Quando gli consegnai una piccola coroncina del Rosario, questi mostr immediatamente un
grande sorriso e si mise prontamente a sedere sul letto per osservarla meglio. Cos, aprii la mia "borsa delle
sorprese" dove avevo riposto immaginette sacre e rosari insieme all'occorrente per i sacramenti e tirai
fuori un'immaginetta del Volto Santo, consegnandogli pure quella. La sua emozione era palpabile, mentre
baciava con ardore l'immaginetta e mi sorrideva felice.
Quella scena mi commosse profondamente e piango ancora adesso mentre vi scrivo.
Quella stessa sera, a cena, i chirurghi del campo medico mi dissero che Patrick era entrato nella sala
operatoria stringendo fortemente a s l'immaginetta del Volto Santo.
Quel ragazzino sicuramente un ambasciatore del Regno di Dio!
Altre esperienze come queste riempirono i mie giorni ad Haiti mentre amministravo i sacramenti e
distribuivo Rosari e immaginette sacre.
Portare un po' di speranza ai fratelli e le sorelle di Haiti e portare sorrisi a quei bambini cos colpiti dalla
tragedia, hanno donato una gioia immensa al cuore di questo piccolo e umile sacerdote.
Hanno donato pi loro a me di quanto io avessi dato loro.

74. Il mio regalo di compleanno
di Flavio Jorge Miguel Junior, Brasile

Nel Settembre del 2008 mi chiam al telefono un giovane fedele di 20 anni, che, piangendo, mi chiese di
riceverlo. Sebbene fossi molto stanco per la dura giornata di lavoro, lo feci venire a casa mia e parlammo.
Mi disse che la sua fidanzata era incinta di due gemelli e che voleva abortire perch aveva gi due figli da
un'altra relazione. Dopo averlo ascoltato, gli chiesi il numero di telefono della donna, per poter parlare con
lei e prendere un appuntamento, bench fossi pronto anche agli insulti, dato che ella non era pra
ticante.
Presi coraggio e la chiamai per fissare un appuntamento; venne da me con sua sorella. L'aborto era stato
programmato per il giorno seguente. Per salvare i gemelli, cercai di utilizzare tutti gli argomenti utili della
Bibbia che conoscevo, e le parlai persino dei rischi della chirurgia. Ma il mio intervento non ebbe successo.
Quindi, le feci un'altra richiesta:"Tieni questi bambini; alla loro nascita me ne occuper io".
A quella proposta si irrit, dicendomi che non avrebbe lasciato i suoi figli a nessuno. Io le risposi che
comprendevo le sue sofferenze e suoi sentimenti contrastanti, e come ultima richiesta le dissi di voler
recitare una preghiera per lei. Questa proposta, finalmente, fu accettata.
Le imposi le mani sul capo e pregai silenziosamente. Poi, senza chiederle il permesso, le appoggiai le mani
sul ventre e a voce alta consacrai quei bambini al Cuore Immacolato di Maria. In quell'esatto istante la
giovane donna ruppe in un pianto dirotto e si sent toccata da Dio. Le dissi: "Terrai questi bambini e non
abortirai, perch ormai sono consacrati a Maria Santissima!".
Se ne torn a casa in silenzio senza dirmi se avesse accettato i miei consigli. Una settimana dopo il suo
fidanzato mi chiam dicendo che, grazie a Dio, ella non aveva abortito e aveva deciso di tenere i due
bambini.
Dopo alcuni mesi ancora, il 20 aprile 2009 quel giovane mi chiam di nuovo comunicandomi la nascita di
due bellissime bambine. Mi emozionai fortemente, tanto da non riuscire quasi a parlare. Egli mi chiese
perch piangessi cos tanto, ed io gli risposi:"Oggi il mio compleanno".
Quello fu il regalo pi grande che io abbia mai ricevuto: un segnale della costante presenza di Dio nel mio
ministero sacerdotale.

75. La pi bella celebrazione eucaristica di tutta la mia vita
di Erasto Joseph Fernandez, India

Una volta, mentre predicavo ad un ritiro per suore, durante le meditazioni, una suora mi sottopose il caso
di una famiglia, raccontandomi che il pi piccolo dei figli era accidentalmente annegato. La famiglia era
povera, e il padre e il fratello maggiore erano gi provati fisicamente dal duro lavoro nei campi. Quel figlio
pi piccolo e sua sorella, che erano ancora studenti, costituivano la pi grande speranza per il loro
sostentamento futuro. Ma ora tutte quelle speranze erano svanite perch il figlioletto non c'era pi, e la
famiglia era profondamente scossa e abbattuta per il dolore causati da quella grave perdita, permessi da un
Padre Celeste "presumibilmente" buono e premuroso.
Il racconto della suora mi sconvolse perch era umanamente difficile accettare una tale disgrazia, ma in
qualche modo mi sentii "sfidato" a vedere le cose dal punto di vista di Cristo Risorto. Quella storia non era
forse simile a quella dei discepoli di Emmaus? Pi che guardare alla morte del figlio come un crudele
scherzo del destino, essa doveva essere considerata come espressione dell'amore di Dio!
Chiesi alla suora se potesse condividere con quella famiglia un punto di vista pi "eucaristico" dell'intera
vicenda, la quale poteva essere presa come un dono "spontaneo": offrire quel figlio a Dio, piuttosto che
pensare che Lui glielo avesse sottratto!
Se loro avessero potuto operare questo scambio con amore e generosit, io avrei presieduto con loro ad
una speciale Celebrazione Eucaristica, in cui avrebbero offerto il figlio in un modo totalmente cristiano e
sincero.
Una volta terminato il ritiro, dimenticai il buon proposito a causa di altre preoccupazioni, ma la suora non lo
dimentic affatto: due mesi dopo mi disse che quella famiglia era pronta per la speciale Celebrazione
Eucaristica, nonostante gli costasse molto. Arrivai al Convento in anticipo e approfittai di questo per parlare
un po' con loro: mi accorsi che erano realmente pronti. Il momento culminante della celebrazione fu la
Presentazione delle Offerte: ogni membro della famiglia port un'ostia presso l'altare, e, facendo
un'intensa preghiera per quel figlio e fratello scomparso, lasciarono cadere l'ostia nella pisside,
simboleggiando il loro dono d'amore a Dio.
Furono momenti estremamente toccanti, soprattutto quando giunse il turno della mamma e del pap. Le
letture delle Scritture furono scelte a dovere, con brani che ricordavano il vero ed intenso significato
dell'Eucaristia, Corpo e Sangue di Cristo.
Durante la messa, i due genitori, che avevano contato sul sostegno e sull'amore di quel figlio per il loro
futuro, si affidarono completamente nelle mani di Dio! "Io sono il Pane vivente, disceso dal Cielo. Se
qualcuno mangia di questo Pane, vivr in eterno. E il Pane che io dar la mia carne per la vita del mondo"
(Gv 6,5051).
In quarantacinque anni di sacerdozio, per me quella stata la pi bella Celebrazione Eucaristica della mia
vita: ima tormentata e sofferta perdita era stata trasformata da Cristo Eucaristia in una vita piena di
speranza e di accoglienza per la volont e per i doni di Nostro Signore. Come i discepoli di Emmaus,
eravamo tornati a giorni di gioia e speranza, con una visione della vita rinnovata nella fede e nella certezza
della presenza di Dio con noi.
Egli non mor invano!

76. Talit kumi
di Ignacio Maria Dodds, Argentina

Il 18 settembre 1999 mio nipote fu coinvolto in un incidente automobilistico. Fu portato subito in ospedale,
nel reparto di Terapia Intensiva. Era in stato di incoscienza a causa di un grave trauma alla testa: la cintura
di sicurezza non aveva funzionato. Gli praticarono quindi la respirazione assistita, ma due giorni dopo
dissero che ormai era tutto inutile, non dava alcun segno di vita.
Con mio fratello e mia cognata, genitori del ragazzo, sbrigammo tutto il necessario per organizzare il
funerale e verso sera tornai in parrocchia. Il giorno seguente mi svegliai molto presto, coi pensiero fsso sul
passaggio del Vangelo in cui Ges vide che l'emorroissa era guarita col solo toccare il suo manto, e poi and
a "svegliare" la figlia di Giairo (Me 5,21 43). Senza sapere chiaramente cosa stessi facendo e perch, mi
diressi al Tabernacolo, collocai il Santissimo Sacramento in una teca e lo portai con me in ospedale. L trovai
mio fratello e gli dissi:"Vieni, tuo figlio guarir".
Entrammo nel reparto di Terapia Intensiva ed io tenevo sempre fsso nella mente e nel cuore il brano
evangelico a cui pensavo sin dalla mattina; appoggiai Ges Eucaristia sul petto di mio nipote e feci
l'imposizione delle mani: in quel preciso istante mio nipote apr gli occhi e cerc di parlare.
I medici accorsero repentinamente e, mentre lo visitavano, io riposi il Santissimo Sacramento nella teca
senza proferir parola e tornai nella mia parrocchia a rimettere l'Eucaristia nel Tabernacolo.
Solo allora mi resi conto di quello che era successo. Mi affrettai a tornare in ospedale e trovai mio nipote
senza respiratore: era fuori pericolo!
Il culmine di questo miracolo eucaristico stato quando mio nipote, dopo aver compiuto i suoi studi di
Filosofa, decise di entrare nel Seminario diocesano. L'anno prossimo sar ordinato sacerdote.

77. Dio ascolta le nostre preghiere
di Douglas Anthony Mac Donald, Canada

Un giorno venne a trovarmi un parrocchiano raccontandomi che la figlia di sua sorella Evelyn , di soli
quindici anni, era rimasta incinta. La madre, molto scontenta, si stava occupando di organizzare l'aborto. Il
parrocchiano in questione mi chiese se potessi fare qualcosa per farle cambiare idea, cos gli risposi: "Solo
Dio pu fare qualcosa: pregher per loro ".Trascorsero alcune settimane e il parrocchiano torn, dicendomi
che l'aborto era stato fissato per il marted della settimana seguente, e mi chiese ancora:"Padre, non c'
niente che lei possa fare per fermare tutto questo?". Gli risposi: "Come cattolici, noi crediamo in Dio, nelle
Sue opere e nella preghiera. Per, posso provare anche a telefonare a tua sorella e parlarle, cos tu puoi
parlare con il resto della famiglia, e assicurare loro il tuo sostegno ed il tuo impegno per allevare il bambino
dopo la sua nascita. Chiamai quindi Evelyn, che non conoscevo perch viveva lontano dalla nostra
parrocchia. Dopo essermi presentato e averle spiegato il motivo della mia telefonata, ascoltai le sue
risposte: mi disse che sua figlia Anne era troppo giovane per avere un bambino, che sarebbero dovute
toccare a lei tutte le spese e tutte le preoccupazioni, e che lei aveva gi vissuto l'esperienza di madre
"single". Dopo aver ascoltato tutte le sue motivazioni e preoccupazioni, con calma e con tutto l'amore
possibile le ricordai:"Quello tuo nipote". Piomb il silenzio per alcuni istanti, e poi disse: "Lo so, ma mia
figlia troppo giovane e immatura, e tutto questo roviner per sempre la sua vita... Ormai la decisione
stata presa. Abortir". Le assicurai che le avremmo sostenute debitamente se avessero deciso di tenere il
bambino, ma lei rifiut gentilmente la proposta.
Il fine settimana successivo partecipai come Direttore spirituale ad un ritiro per ragazze adolescenti. Vi
erano anche due ragazze incinte. Alla Messa conclusiva, invitai tutte loro, compresi "i due bambini non
ancora nati", a pregare per un miracolo, affinch non si distruggesse la vita di un altro bambino con
l'aborto, programmato per il marted seguente. Inoltre, durante la Messa del luned mattina, chiesi ai miei
parrocchiani di offrire la celebrazione per una speciale intenzione: che ci fosse una conversione del cuore.
Dopo la Messa provai a telefonare Evelyn per l'ultima volta, ma lei ed Anne erano gi partite per andare in
clinica, in una citt distante quattro ore di viaggio. Rimasi profondamente deluso e triste. Il giorno
successivo, marted, ricevetti la visita del mio parrocchiano, che per stavolta era tutto eccitato: "H
bambino salvo, Anne ha cambiato idea all'ultimo momento e ha deciso di non abortire pi". L'aborto era
stato fissato per le 7:00 del mattino, ma alle 5:30, mentre erano in viaggio, la ragazza aveva detto a sua
madre:"Non voglio farlo, mamma". E lei:"Ne sei sicura? Almeno chiamiamo la clinica per avvisarli".
Chiamarono l'operatrice sociosanitaria per esporre la nuova decisione e questa cerc di dissuaderle,
pregandole di andare in clinica per parlarne feccia a faccia. Ormai, per, la ragazza era risoluta nella sua
decisione, quindi Evelyn rispose: "No, non verremo .Torniamo a casa col nostro bambino". Ironia della
sorte, la decisione di non abortire era stata presa da Anne, con la quale io non avevo mai parlato perch
minorenne... Ma ci aveva pensato Dio, a parlare con lei. La domenica successiva, dopo la Messa, raccontai
quella stupenda storia a tutti i parrocchiani, dicendo come, alla fine, il bambino si fosse salvato; tutti i
parrocchiani si misero a disposizione per offrire assistenza ad Anne. La cosa pi sorprendente dell'intera
vicenda fu una notizia comunicatami due giorni dopo da un mio confratello sacerdote, che era sempre stato
al corrente dei fatti. Ebbene: la campagna sociale del movimento ProLife , durata circa quaranta giorni,
volgeva al termine, ed i suoi membri erano rimasti entusiasti nel sapere che un'operatrice sociosanitaria di
una clinica abortista avesse lasciato per sempre il suo lavoro, spiegando che non avrebbe pi potuto
continuare a consigliare l'aborto alla gente. Poteva essere stata la stessa operatrice che aveva parlato con
la nostra Anne proprio in quei giorni? Chiss... Successivamente, andai a far visita alle due donne, portando
un regalo per il bambino e assicurando loro il mio supporto e le mie preghiere. Il mese successivo mi recai
nuovamente al ritiro spirituale delle adolescenti e raccontai loro l'intera vicenda del bambino salvato.
Rimasero tutte meravigliate e commosse dal racconto, specialmente le due ragazze incinte che piangevano
a dirotto. Poteva essere stata la loro intercessione? Come avrebbe potuto Dio rifiutare le preghiere di
quelle due giovani mamme e dei loro due bambini che portavano nel grembo? Mi commuovo tuttora,
mentre vi racconto questa storia. Mi commuovo ogni volta che ci penso. La Pace sia con voi.

78. Cosa vuol dire imparare ad essere sacerdote
di Delton Alves de Oliveira Filho, Brasile

Nei miei primi anni di vita sacerdotale fui chiamato in un ospedale per far visita ad una giovane donna che
aveva partorito il giorno prima. Entusiasmato per l'impegno che mi era stato affidato, mi preparai a far
visita anche agli altri malati ospitati nella struttura ospedaliera. Dopo aver visitato la madre e il piccolo
neonato, mi diressi quindi a salutare gli altri pazienti. Si avvicin una ragazza che mi chiese di andare a
parlare con sua madre: "Il medico dice che ha fatto tutto ci che poteva per lei... ". Si trattava di una donna
malata di cancro, ormai in fin di vita. Non avrei mai immaginato che l'incontro con lei, quel giorno, sarebbe
stato una delle lezioni pi importanti di tutta la mia vita. "Vorrei la sua benedizione, Padre!", mi disse quella
signora con occhi infossati e la pelle pallida, assai malridotta a causa della malattia. Il cancro una malattia
che mi ha sempre impressionato: un male che invade la persona da dentro a fuori, e il suo trattamento
clinico che fa lo stesso da fuori fino a dentro... Pensavo che il Signore mi avesse condotto l per offrire
parole di conforto a quell'anima.
Dopo la confessione, durante l'unzione degli infermi, il suo volto si riemp di lacrime. Commosse anche me
vedere nelle mie mani le stesse mani di Ges che consolavano una persona prima della sua dipartita da
questo mondo. Prima di uscire e chiamare i suoi familiari, le dissi dolcemente: "Oggi Ges ti venuto a
trovare; ringrazialo e non essere triste!". "Mi considero una malata molto felice, Padre", mi ripose. Fui
molto turbato nell'udire quella risposta, e lei se ne accorse, cos aggiunse: "Non sono mai stata felice come
dopo il cancro. Ho sofferto per 37 anni a causa di un matrimonio segnato dall'infedelt e dalla dipendenza
dall'alcol di mio marito, un uomo vinto dal vizio. Pregavo molto chiedendo al Signore di liberarlo da quella
vita. Poi, dopo aver scoperto questa malattia, notai che mio marito ne rimase profondamente colpito, al
punto tale che qualcosa dentro di lui cambi. Alcuni giorni fa mi ha chiesto perdono per tutto il dolore che
mi ha causato, ma gi molto tempo prima avevo capito che la mia malattia aveva guarito la sua. Il mio
matrimonio si era salvato! Inoltre, Padre, quella ragazza che venuta a chiamarla poco fa era stata colpita
da una depressione terribile. Viveva chiusa in camera sua tutto il giorno, non usciva neanche per mangiare,
e ha tentato pi volte di suicidarsi.
Quanto ho pianto, con il Rosario in mano, implorando a Dio un miracolo per quella figlia! E il miracolo
avvenuto, Padre! Dopo aver iniziato i trattamenti clinici per il cancro, mia figlia si riprese totalmente e
cominci ad accompagnarmi ovunque, tra esami clinici e analisi, da un ospedale all'altro. Quando mi
sentivo abbattuta, era lei che mi faceva sorridere con storie allegre e con la testimonianza del suo amore".
Ero profondamente colpito, ma lei non aveva ancora finito: "Deve sapere che il mio primo figlio, sposato da
quindici anni, era sul punto di divorziare.Aveva una crisi di fede, voleva abbandonare la Chiesa Cattolica, e
sua moglie non era d'accordo. Fui addolorata e distrutta da quella situazione, perch, nonostante tutte le
sofferenze che avevo subito con mio marito, io non avevo mai deciso di divorziare. Per rispettare il loro
spazio, per, mi feci da parte, e in silenzio pregai molto per entrambi. Quello che non avevano detto le mie
labbra, fu detto poi dalla mia malattia. Ora tra loro va tutto bene da tre mesi; vengono a trovarmi tutti i
giorni e preghiamo il rosario insieme. Mio figlio ha anche rinnovato la sua fede e il suo rispetto per la
Chiesa. Padre, il cancro arrivato al momento giusto... il momento di salvare la mia famiglia! Ora posso
morire in pace, grazie alla benedizione che Dio mi ha impartito con i sacramenti e grazie alla gioia di vedere
la mia famiglia salvata da Lui attraverso le mie sofferenze".
Al di l di tutti gli studi in seminario e dell'unzione sacerdotale, Dio si serv di una malata terminale per
insegnarmi qualcosa in pi su cosa significa essere sacerdote.
Dopo circa dieci anni di sacerdozio, ricordo ancora vividamente le parole piene di saggezza che ascoltai da
quella donna che il Signore chiam all'Eternit.

79. Ges Eucaristia tra le mura del carcere
di Hugo Oscar Olivo, Argentina

Era il 10 febbraio 2005. Stavo facendo lezione in Universit, quando ricevetti un avviso da mia madre che
mi comunicava che il carcere era in fiamme e in piena rivolta . Mi diressi subito in quel posto, dove, due
giorni prima, avevo celebrato la Messa del Mercoled delle Ceneri con i detenuti. Ricordo che, quando
celebrai la mia prima Messa nella cappella del carcere, spiegai ai carcerati che dovevamo custodire Ges
Eucaristia a tutti i costi, e che, qualsiasi cosa fosse accaduta nel carcere, bisognava difendere quell'angolo
sacro.
Quando arrivai, rimasi sorpreso per la gravit del conflitto. Il carcere ardeva in fiamme, molti padiglioni
erano stati danneggiati, e dentro erano rimasti bloccati molti parenti dei detenuti, che si erano trovati l per
le visite consentite; inoltre, vi erano numerosi ostaggi anche tra le guardie carcerarie e alcune autorit del
carcere. Nel mio cuore sentivo di dover essere l con tutti loro per fare qualcosa... Si era scatenata la rivolta
carceraria pi tragica di tutta la storia di Cordoba. Dopo alcuni istanti, dall'edifcio usc un veicolo con a
bordo sette persone, che furono abbattute dalla polizia. In mezzo a tanta angoscia e confusione, chiesi
immediatamente alla polizia l'autorizzazione per entrare. Mi avvicinai alle porte del carcere per prendere i
feriti che erano caduti dal tetto e mediare con la polizia che cercava di negoziare per mantenere la calma.
Non appena fu l'alba dell'I 1 febbraio, giorno di Nostra Signora di Lourdes, chiesi l'autorizzazione ai ribelli
per poter entrare. Non ebbi risposta, ma presi la decisione di entrare lo stesso, raccomandandomi alla
protezione della Madonna. Con mia sorpresa, tra tante grida e confusione, mi stava aspettando un
detenuto, che mi disse: "Padre, le consegno ci che abbiamo custodito", e mi consegn l'Eucaristia, il
corporale con all'interno le ostie consacrate della Cappella del Carcere.
Presi Ges Eucaristia nelle mie mani e cominciai la mia marcia tra i padiglioni. Andai a visitare uno ad uno
gli ostaggi, tutti i fratelli privati della loro libert assieme ai loro familiari. Constatai che non c'erano stati
morti o feriti gravi. Ma c'era bisogno che qualcuno li confortasse, li ascoltasse, li compatisse...
In totale, erano 1800 le persone rimaste chiuse tutta la notte in quell'edificio: un inferno fatto di pianti,
angoscia, e profonda disperazione.Tra gli ostaggi vi erano molte autorit, tra cui lo stesso Direttore. Mi
recai in ognuno dei padiglioni chiedendo che consegnassero gli ostaggi, le armi da fuoco e le altre armi da
taglio. E cos fecero: deposero tutte le armi sulla soglia dei padiglioni, e noi potemmo avvicinarci con calma
a tutti gli ostaggi. Quando entrai nella Cappella, situata al centro del carcere, vidi che i detenuti che non si
erano ribellati avevano custodito il Tabernacolo, l'unica cosa rimasta intatta in tutto l'edificio avvolto dalle
fiamme e dalla distruzione: avevano trascorso tutta la notte in una cella pregando con una candela accesa
in mezzo all'oscurit. A mezzogiorno terminai il giro e uscii dalle finestre situate all'ingresso, per parlare con
i pubblici ministeri e rientrare con due di loro per ritirare tutti gli ostaggi. Dopodich i ribelli ci
consegnarono tutte le persone sequestrate e ci assicurammo che tornasse la calma in ogni padiglione.
Ringraziammo insieme il Signore per le nostre vite perch grazie a Lui quel giorno nessuno fu ferito, n le
autorit compirono rappresaglie. Fu la rivolta pi grande nella storia delle carceri argentine.
Quell'11 febbraio, giorno di Nostra Signora di Lourdes, torn di nuovo la pace nel carcere. Ancora oggi, a
cinque anni di distanza da quel tragico evento, ringrazio Dio per il dono della vita, e la Vergine per la sua
immensa protezione, perch tutti noi allora fummo testimoni del suo immenso amore.
Un detenuto, successivamente, ha scritto al riguardo: "Fuori c' la realt, ma anche dentro c' la realt;
l'unica cosa inventata sono le sbarre. Facciamo in modo che non ci separino...".

80. Tra stupore e fede
di Dante Gabriel Jimnez Muoz Le, Messico

Nei miei primissimi anni di sacerdozio sentivo dentro di me la gioia profonda della mia nuova vita
sacerdotale; mi piaceva spendere il mio tempo nel mostrare a me stesso e agli altri la ricchezza di quel
dono. In quei primi mesi di vita ministeriale, mi capit di applicare per la prima volta diversi insegnamenti
che avevo acquisito in seminario, per evangelizzare la gente, soprattutto quando si trattava di persone
semplici. Spesso quindi, mi recavo in famiglie e case lontane dalla mia prima parrocchia, situate in villaggi
rurali.
Alla fine della Messa, in una domenica di Quaresima, vennero alcuni giovani per chiedermi di visitare il loro
padre malato. Quando li vidi, notai il peso della sofferenza e l'abbandono della loro persona; erano molto
trascurati e inquieti, ma avevano ogni mia comprensione: don Carmelo, il padre di quella famiglia era
esausto, consumato e costretto a letto da parecchi mesi a causa della leucemia. I medici che Io tenevano in
cura in ospedale lo lasciarono tornare a casa affinch morisse in famiglia. In quei quindici giorni, don
Carmelo non aveva mosso un dito n proferito parola, bloccato a letto dal dolore e dalla malattia.
Arrivammo a casa sua all'ora di pranzo. Era una casa povera costituita da vari edifci affiancati, con al centro
un corridoio in terra battuta, coperto da un tetto di plastica e cartone. L, in quel corridoio, era stato
posizionato don Carmelo, su una branda pieghevole accostata al muro. Egli era alto e magro, con il volto
sereno ma scavato a causa del dolore e della malattia. La casa era piena di familiari, figli, cugini, nipoti, cos
tanti da poter riempire una chiesa. Alla finestra situata nel muro vicino alla branda si affacciavano vari
bambini curiosi, appoggiati l'uno sull'altro per vedere cosa avrebbe fatto il sacerdote con il loro nonno;
ricordo che anche alcuni giovani fecero lo stesso, ma dal tetto, togliendo alcune lamiere. Presi la valigetta
con l'Olio Santo e cominciai a dare una catechesi su quel Sacramento, approfittando della presenza di cos
tante persone. Dissi loro che Dio agiva con il Suo potere guaritore del corpo e dello spirito, e che essi
avrebbero dovuto affidarsi a Lui perch facesse la cosa migliore per quell'uomo, per il loro padre. Inoltre,
sapendo che l'uomo non si alzava dal letto da parecchi giorni, mi azzardai a dire che, se Dio stesso lo avesse
voluto, avrebbe potuto far alzare Don Carmelo dal letto, ma noi non potevamo pretendere che Dio ci desse
una prova del Suo grande amore per noi.
Continuai quindi l'Unzione degli Infermi, e, mentre pronunciavo le parole della formula e procedevo ad
ungere il malato, Don Carmelo si mosse, si volt nel letto e mi diede la mano per sollevarsi, dicendo con
voce rauca:"Padre,io credo in Dio, voglio salvarmi...". E io, riprendendomi un po' dallo spavento pi grande
della mia vita, perch non mi sarei mai aspettato che lui si svegliasse, azzeccai qualche buona parola da
dirgli e poi lo feci coricare, terminando il rito del Sacramento. Gli altri testimoni, praticamente l'intera
famiglia, erano spaventati quanto me, ma terminammo quell'esperienza ridendo un po'per la brusca
sorpresa e rallegrandoci per il fatto che quel malato ci aveva fatto un grande dono: ci aveva offerto
l'opportunit di riflettere sul valore della vita e del sacramento. Credo che non dimenticher mai il volto
sorpreso di quei bimbi, e l'atmosfera silenziosa e sacra che vivemmo in quella casa, dove imparai che i primi
a credere nel mistero sacramentale di Dio dobbiamo essere noi sacerdoti. Imparai anche che ero stato
ordinato non solo per insegnare la dottrina cristiana, ma anche per viverla in mezzo alla gente. Don
Carmelo mor quello stesso pomeriggio. I suoi figli e nipoti si radunano ogni anno nell'anniversario della sua
morte in quello stesso corridoio, e pregano uniti nel ricordo di quella profonda esperienza di Dio che
vivemmo assieme.

81. La divina Provvidenza
di Francesco Ballarini, Italia

A met novembre del 2002, un mercoled pomeriggio, squill il telefono della canonica. Dall'altro lato della
cornetta mi parlava una voce quasi soffocata dal pianto. Era Silvia, incaricata dell' amministrazione
economica del nostro Centro d'accoglienza diurno per ragazzi, la "Casa del Nino Lourdes".Tra lacrime e
singhiozzi, mi raccont che un'ora prima era stata aggredita da sconosciuti e derubata di tutti i soldi
destinati agli stipendi e agli alimenti del mese di novembre per il nostro Centro.
Nella mattinata aveva ricevuto l'assegno da parte dell'Ufficio Provinciale dei Minori a favore della nostra
causa. Non aveva detto a nessuno, nemmeno a suo marito, che sarebbe andata in banca a cambiare
l'assegno. In banca, in un locale appartatole avevano consegnato 5.000 pesos (corrispondenti a 1.400
dollari) tutti in tagli da 5 pesos. Dopo averli ben contati, entr con discrezione in macchina per mettersi in
viaggio verso casa. Lungo la strada, a met cammino e in una zona un po' disabitata, una macchina le si
avvicin cos tanto da obbligarla a fermarsi. Scese un uomo e con la pistola puntata le grid di consegnarle
la borsa posata sul sedile davanti. La povera Silvia, terrorizzata, non fece alcuna resistenza e consegn tutti i
soldi.
Era totalmente comprensibile l'angoscia e lo spavento con i quali mi parlava Silvia per telefono. La ascoltai
in silenzio, poi la tranquillizzai dicendole che l'importante avere salva la vita e che (aggiunsi con molta
convinzione) Dio avrebbe provveduto per i soldi del Centro. Quando si diffuse la notizia di quella terribile
aggressione, tutti coloro che lavorano nel Centro manifestarono la volont di rinunciare allo stipendio di
novembre. La domenica seguente raccontai l'accaduto durante la Messa e pregammo tutti insieme per
coloro che ci avevano causato tanti danni e tanto dolore. Chiedemmo a Ges di proteggerci e di vegliare Lui
stesso sulle nostre vite e sul nostro lavoro.
Il luned sera mi telefon Martin, un amico che per molti anni ci aveva assistito con aiuti concreti nel
difficile lavoro con i ragazzi. Per motivi di lavoro, Martin ogni tanto doveva recarsi negli Stati Uniti, e quel
giorno era appena rientrato da New York. Sua moglie il giorno prima aveva partecipato alla Messa e lo
aveva messo subito al corrente di quanto era accaduto. Martin mi rimprover perch non lo avevo avvisato
neanche con un'email; quindi, mi chiese un numero di conto corrente per depositare in banca tutto quello
che ci era stato rubato.
Nel salutarmi, mi disse: "Ricordati che anch'io mi sento parte del lavoro che fate, e che tutti i ragazzi che
vanno al Centro sono parte della mia famiglia". Quella sera, prima di coricarmi, sentii di dover ringraziare
Dio immensamente per questo suo gesto d'amore cos concreto e cos puntuale: la Provvidenza ci aveva
soccorso! Mi veniva spontaneo, dall'anima e dal cuore, gridare a tutti: "Mio Dio, quanto sei grande!".

82. Il mio primo giorno da sacerdote
di Derek R. LaBranch, USA

Alcune settimane prima della mia Ordinazione andai a trovare un mio confratello sacerdote, molto malato.
Dato che dovevo partire per il mio ritiro, volevo rivederlo un'ultima volta prima che morisse.Trascorremmo
un bel po' di tempo assieme e, alla fine, mi diede la sua benedizione. Mi disse che sicuramente non avrebbe
assistito alla mia ordinazione e io gli chiesi di pregare per me dal Cielo. Furono momenti molto toccanti,
perch eravamo consapevoli che si stava spegnendo.
Il giorno della mia ordinazione, dopo la cerimonia, la mia famiglia si era riunita per festeggiare con un
barbecue, ma, lungo il tragitto, chiesi di fare una tappa non prevista. Mi fermai alla casa parrocchiale in cui
risiedeva quel mio amico sacerdote, e, con immensa gioia e sorpresa, seppi dal segretario che era ancora
vivo. Entrai.
Padre Tony scoppi in lacrime dalla gioia, chiedendomi di dargli la Comunione dato che nessuno l'aveva
fatto a causa delle numerose celebrazioni di quei giorni, per le nuove Ordinazioni. Dopo avergli dato
l'Eucaristia, presi la valigetta con l'Olio Santo, che avevo ricevuto in regalo quel giorno stesso, e impartii
l'Unzione degli Infermi a mio fratello sacerdote, colui col quale avevo riso e scherzato durante tutti i miei
anni in seminario. Mentre lo ungevo, ci commuovemmo entrambi, e, tra le lacrime, lui mi benedisse: in quel
momento capii che essere sacerdote era proprio quello... Non mi sarei mai aspettato di trovarlo ancora vivo
dopo tanti giorni ma Dio mi aveva fatto una grazia; quei giorno non avevo programmato di fare quella
sosta, lungo il tragitto verso i festeggiamenti a casa mia: ma c'era stato un bisogno e un desiderio
improvviso, che lo Spirito Santo aveva messo dentro di me con particolare urgenza.
Sulla strada verso casa, mentre proseguivamo il nostro viaggio, la mia famiglia rimase in silenzio, sbalordita
da ci a cui avevano appena assistito.
Pensai dentro me: "per questo che sono diventato sacerdote: un giorno, il mio ministero passer nelle
mani di qualcun altro, come oggi avvenuto per me, perch questo il ministero di Cristo, e lo faccio per
gli altri, non per me stesso".

83. Una goccia d'acqua per Madre Teresa
di Antonio Alvarez Rivera, Messico

Nel 1989 mi trovavo in Porto Rico, dove ebbi l'opportunit e l'onore di conoscere Madre Teresa di Calcutta
e di celebrare una Messa in sua presenza. Le dissi: "Madre, sono un sacerdote nativo di questa terra, le
chiedo di pregare per me!".
"Certo",mi rispose,"con molto piacere.Tu per, in cambio, quando celebri l'Eucaristia, aggiungi una goccia
d'acqua in pi nel Calice, per la nostra Congregazione!"."Lo far senz'altro Madre! una promessa!".
Ancora oggi, mentre celebro l'Eucaristia, ricordo e compio la promessa che feci a Madre Teresa di Calcutta,
ora "Beata" e venerata da tanti.
La mia gioia pi grande sapere con certezza che Madre Teresa intercede sempre per me, soprattutto in
questo speciale anno sacerdotale!

84. Battaglie d'Africa
di Charles Mafurutu, Zimbabwe

Questo il mio trentaseiesimo anno di sacerdozio. Appartengo all'Arcidiocesi di Bulawayo nello Zimbabwe,
l'antica Rodhesia. Attualmente sono Cappellano delle Forze Armate presenti nel territorio dell'Arcidiocesi.
Tra i miei parrocchiani sono inclusi gli uomini dell'Esercito, delle Unit di Supporto, della Polizia e del
carcere, detenuti compresi.
Un sabato mattina del 1979 vennero dei soldati presso la mia abitazione; appartenevano allo ZIPRA [ZIPRA:
acronimo di "Zimbabwe People's RevolutionaryArmy", braccio armato del partito ZAPU (Zimbabwe African Peoples Union)].
Io mi trovavo in chiesa, presso la missione Regina Mundi, nel territorio del bacino del fiume Gwaii. Quei
soldati erano armati, ma io diedi loro un cordiale benvenuto manifestandogli accoglienza e cortesia. Gli
chiesi di deporre le loro armi in un posto sicuro e gli offrii qualcosa di buono per fare colazione. Poi
cominciammo a parlare. Uno di loro disse:
"Padre Charles, devo dirti la verit: eravamo venuti qui con l'intenzione di ucciderti, ma ci abbiamo
ripensato, data la tua accoglienza, il tuo calore e l'ospitalit che ci hai riservato. Ci piaciuto molto tutto
questo, chiaro che tu non ci odi. Non perdere queste qualit, perch sicuramente ti salveranno sempre la
vita".
Il leader del gruppo, quindi, apr la sua borsa e prese un foglio che recava una lista di 22 nomi. Me la
consegn: meravigliato e turbato al tempo stesso, mi accorsi che il ventunesimo nome della lista era il mio.
Quando chiesi loro perch ci fossero quei nomi sulla lista, e perch fossero stati cancellati tutti tranne il
mio, questi rispose:
"Li abbiamo cancellati perch appartengono a un gruppo di Selous Scouts [I Selous Scouts erano una
particolare unit di combattenti composta da circa 1.000 uomini tra bianchi rodhesiani, neri, ufficiali americani e inglesi. Furono costituiti nel 1973,
dopo che le forze guerrigliere nazionaliste nere iniziarono le loro violente incursioni in territorio rhodesiano, partendo dalle loro basi nei vicini stati
dello Zambia e del Mozambico. Le operazioni nelle quali fu coinvolta l'unit prevedevano anche interventi oltre i confini nazionali rhodesiani, allo
scopo di inseguire e braccare i terroristi dello ZIPRA e dello ZANLA, movimenti politici etnici composti da guerriglieri nazionalisti.] che abbiamo
gi abbattuto.Tu dovevi essere la prossima vittima, perch in Zambia ci eri stato segnalato come uno di
loro".
Chiesi come mai ero stato considerato un appartenente ai Selous Scouts e loro mi dissero:
" vero che ti rechi spesso all'accampamento della Polizia di Sipepa [Sipepa: nome dell'accampamento citato
nel testo, associato probabilmente a Samuel Sipepa Nkomo, attuale Ministro delle Risorse Acquatiche dello Zimbabwe. Fu coinvolto nei fatti della
"Repubblica di Rodhesia" sotto il governo del Primo Ministro Ian Smith, famoso per la "Unilateral Declaration of Independence ",in cui dichiarava
l'indipendenza della Rodhesia dalla Gran Bretagna. Seguirono anni di vera e propria guerra civile con migliaia di morti tra i seguaci di Ian Smith e
quelli del suo avversario Robert Mugabe, attuale Presidente dello Zimbabwe, leader del partito ZANU (Zimbabwe African National Union), e ritenuto
responsabile, dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti, di una politica di tipo dittatoriale.]?".
"S;
"Perch vai l se sai molto bene che quella polizia appartiene al regime, nemico della Rivoluzione del nostro
popolo?".
"Vado l semplicemente per chiedere alla polizia di riconsegnarmi le propriet sottratte alla nostra
missione. Dei ladri ci hanno rubato il bestiame, i beni della scuola e quelli delle suore. Hanno compiuto furti
anche nella nostra parrocchia, nei campi coltivati e nei giardini. E comunque, ho sempre chiesto alla polizia
di non arrestare le persone collegate a quei furti, perch temevo vendette e ritorsioni. Alla fine la polizia mi
ha ascoltato".
"Complimenti Padre Charles. Non ti uccidiamo perch ci che hai detto esattamente ci che ci
hanno riferito alcuni dei tuoi fedeli. In realt erano pronti anche a morire per te. Ora uccderemo la persona
che ti ha calunniato".
"No, per favore... Non uccidetela, chiunque sia. Ogni volta che andavo dalla Polizia, non informavo
mai nessuno di ci che facevo o dicevo, quindi probabile che chi abbia agito contro di me lo abbia fatto
perch non conosceva bene le mie motivazioni, e quindi ha sospettato di me in maniera 'innocente'... Per
favore, lasciate libera anche quella persona...".
Dopo quel colloquio, potete immaginare quanto fossi felice di essere sfuggito alla morte e quanto fossi
grato a Dio per avermi realmente salvato dalla bocca del leone... Il mio cuore sempre riconoscente verso
quei fedeli che erano pronti a morire per me, specialmente quando scoprirono che le accuse sul mio conto
erano infondate[Per una breve ed interessante panoramica sulla situazione sociale, politica e religiosa dello Zimbabwe, si pu consultare
l'intervista al Vescovo Dieter Scholz riportata da ZENIT, agenzia di informazione internazionale cattolica, attraverso il link http://www.zenit.org/arti
cle22023?l=italian].
Ringrazio ancora di cuore tutti loro e il Signore, mia Salvezza.

85. Un sordo che ascolta le parole della preghiera
di Carlos Garda Malo de Molina, Spagna

Tempo fa fui chiamato ad impartire l'Unzione degli Infermi ad un anziano morente. Arrivato in casa sua,
invitai la sua famiglia ad unirsi con me in preghiera e cominciai a pregare a voce un po' pi alta per farmi
sentire dal povero agonizzante. Ma subito una delle sue figlie mi disse: "Padre, inutile parlare ad alta
voce, perch sordo e non pu sentirla".
Continuai a pregare con tono di voce normale, e, mentre pronunciavo il suo nome, egli apr gli occhi, con
grande confusione dei suoi figli, guardandomi fsso fino alla fine.
Una volta terminata la preghiera, raccomandai la sua anima alla Santissima Vergine, e, mentre pregavo
l'Ave Maria, questi chiuse gli occhi e mor tranquillamente.
Penso che, anche se fisicamente non poteva udire, la sua anima avesse compreso perfettamente la
preghiera che stavamo facendo, quindi egli aveva aperto gli occhi per lasciarci capire che accettava la
misericordiosa provvidenza di Dio.
Questa per me stata un'esperienza molto particolare e toccante.

86. La preghiera e il digiuno compiono miracoli
di Fernando Tadeu Barduzzi Tavare, Brasile

Alcuni anni fa ricevetti la telefonata di Isabel , una donna che si trovava alla sua sesta gravidanza. Ella, tra le
lacrime mi raccont che suo marito Edoardo non desiderava avere altri figli, quindi le faceva pressioni
affinch abortisse, minacciandola di abbandonarla se non si fosse convinta. La giovane donna mi raccont
al telefono tutta la sua storia, dicendomi che non aveva pi forze per lottare contro suo marito. Sperava
solo in un miracolo di Dio. Piangeva angosciosamente, perch sapeva che ci che le chiedeva suo marito
era un vero e proprio omicidio, un peccato mortale. Aveva per una gran fiducia in Dio e sperava fino
all'ultimo momento in una conversione del suo cuore. Parlammo a lungo al telefono e cercai di darle
speranza, ma era notevolmente provata. Alla fine mi chiese di parlare anche con suo marito. Lo chiamai
quello stesso giorno, verso le 12:15. Parlammo per circa un'ora al telefono, ma fu una vera lotta. Egli diceva
che "quello" che c'era nel grembo di sua moglie non era un essere umano, ma una massa che ancora non
aveva preso le sembianze di un feto...
Quando stavo per concludere la conversazione, Edoardo mi disse:"Per voi sacerdoti facile parlare, non
siete voi quelli che mantengono i bambini!". Allora gli risposi:"Facciamo un patto: lei non uccide suo figlio, e
io le do la mia parola che trover una famiglia che lo adotti, e, se non la trovo, ce ne prenderemo cura noi
nel monastero!". Egli, irritato dalla mia risposta, dichiar: "Non sono un uomo che mette al mondo figli per
poi regalarli!". E io risposi: "No, lei non un uomo, perch tratta sua moglie come fosse spazzatura, e
perch per lei pi importante il denaro; quello il suo dio!".
Quello stesso giorno chiamai vari amici appartenenti a gruppi di preghiera e chiesi loro di pregare per
quella intenzione. Lo raccontai anche ai miei confratelli in monastero, chiedendo loro di pregare con me e
offrire sacrifici. Ero sicuro che con la preghiera e con il digiuno avremmo ottenuto miracoli.
Dopo alcuni giorni chiamai di nuovo Isabel e percepii nella sua voce una grande sofferenza. Chiamai
nuovamente Edoardo per convincerlo, ma non serv a nulla. Dopo poco mi chiam sua madre dicendomi di
non intromettermi nelle decisioni che suo figlio aveva preso con Isabel.
Ma non mi arresi: parlai ancora con il marito di Isabel a poco a poco capii che il suo cuore era vittima della
societ in cui viveva. Era influenzato dai suoi colleghi di lavoro, che erano la voce di Satana che gli
consigliava le cose peggiori.
Il punto culminante di tutta la vicenda arriv un venerd mattina, verso le 11:00. Isabel mi chiam
dicendomi:"Sto andando alla clinica per abortire. Vengono mio marito e sua madre... Non voglio uccidere
mi figlio... Io lo amo!". Le dissi: "Cara Isabel, credo che Dio abbia un piano in tutto questo, nella tua vita e in
quella di tuo marito.Tu ci credi?".
"S, ci credo!". Quindi continuai: " impossibile che io venga fin l adesso, o che tu venga qui, ma preghiamo
insieme affinch Dio agisca con la potenza del suo amore. Isa bel, appoggia la mano destra sulla tua pancia;
nel frattempo io pregher, consacrando la vita di tuo figlio nelle mani della Madonna e impartendogli la
benedizione speciale e materna di Maria, Regina della Pace". Detto questo, consacrai il bambino nel suo
grembo alla Vergine Maria. "Puoi andare, Isabel, perch ho la certezza che la Madonna ti conceder il
miracolo. Sai perch? Perch questo bambino non tuo, n di tuo marito; di Maria, e sono sicuro che
nessuno lo uccider n lo strapper dal tuo grembo". Isabel riagganci, piangendo copiosamente.
Il giorno dopo mi richiam al telefono, di nuovo in lacrime.
"Isabel, per favore, raccontami cos' successo!".
"Padre, non pu immaginare dove mi trovo!".
"Perch, cosa successo?".
"Sono in ospedale per compilare la scheda prenatale di mio figlio. Non ho abortito!".
Cominciai a piangere anche io per la gioia! Isabel felice mi disse:
"Ora nessuno strapper questo bambino dal mio ventre!".
Isabel mi raccont tutta la storia della sua esperienza in clinica. Si trovava seduta, in attesa di essere
chiamata. Il medico usc dalla sala dicendo:
"Chi la prossima?".
E suo marito disse:
" mia moglie".
Il dottore lo guard furibondo, quindi annunci:
"Potete andare via, sono stufo di fare aborti!".
Suo marito rispose tutto sconsolato:
"Ma dottore! Manca solo mia moglie!".
Il medico, ancora pi infuriato, si rivolse a lui in malo modo:
"E chi lei per darmi ordini? Ve l'ho detto: andate via perch non far pi neanche un solo
aborto!".
Il miracolo tanto sperato e pregato si era avverato!
Alla fine di giugno nacque Stella, una bambina sana e pia gnucolona. Nello stesso anno, il 2007, la battezzai
e potei tenerla nuovamente tra le braccia, consacrandola di nuovo a Maria, Regina della Pace. Durante
l'omelia vidi Stella tra le braccia del pap intenta ad accarezzarlo. In quel momento stavo parlando del dono
della vita: Edoardo si era sicuramente pentito e non poteva negare che quello era un dono di Dio!

87. Il corpo di Cristo per la nostra salvezza
di Andr Gagnon SJ, Canada

Ero arrivato inAfrica da pochi giorni. Nella parrocchia dove celebravo la Messa settimanale conobbi una
coppia, e, successivamente, il loro bambino, Jean Joseph, che cambi per sempre la mia vita. Quando li
conobbi, il marito era catechista e sua moglie portava il bambino ancora in grembo: attendevano quel
primo figlio con grande gioia e mille aspettative.
Un venerd, mentre mi preparavo a celebrare la Messa, venni a sapere che la donna aveva appena
partorito. Da quel giorno cominciai a celebrare ogni settimana la messa con Jean Joseph, i suoi genitori, e
alcuni fedeli di quel quartiere africano. Fin da subito, i genitori diedero un nome a quella Messa
speciale:"l'Eucaristia del Bambino".
Dopo un anno e mezzo, ci accorgemmo che il bambino aveva una malattia mentale: non reagiva alla voce
della mamma, n riusciva a vedere il volto di suo padre. Ma, cosa ancora pi triste, i suoi genitori a poco a
poco lo abbandonarono a se stesso. Era la prima volta che mi trovavo davanti ad una situazione di rifiuto da
parte dei genitori. Fui molto angosciato, mi sentivo impotente.
Sicuramente, per quei due genitori, il trauma e la disperazione erano enormi, tanto da non riuscire ad
accettare la disabilit del figlio. In una societ dove la disabilit considerata come una punizione divina,
queste persone vengono abbandonate facilmente, vengono lasciate a morire di fame e di noncuranza...
Davanti a quella grave ingiustizia, per, io sentivo dentro di me il dovere di essere un buon pastore. Per
aiutare quei due genitori ad accettare il loro bimbo, lo prendevo in braccio ogni volta che celebravo la
Messa, per presentarlo al Signore e chiedergli di aiutare i suoi genitori ad accoglierlo. In ogni celebrazione
Eucaristica, assieme al pane e al vino, offrivo quel corpo ferito, consumato, impotente, affinch si
convertisse nel Corpo vivo che dona la Vita.
Un mercoled pomeriggio il bimbo si sent molto male e fui chiamato dai genitori per celebrare la Messa.
Era davvero troppo debole e sicuramente stava morire. Il suo corpicino, gi cos provato a causa della
febbre e del caldo aveva perso ancora pi peso. Era ormai in fin di vita.
Celebrai "L'Eucaristia del Bambino" con i suoi genitori e alcuni vicini di casa. Come d'abitudine, presi il
bimbo tra le mie braccia, in quella che era la sua ultima Messa. I genitori di Jean Joseph avevano ormai
accettato il loro bambino: al momento del Padre Nostro, pregarono assieme a me intensamente. Quando
recitammo "dacci oggi il nostro pane quotidiano", il bimbo apr debolmente gli occhi, ci guard, e li richiuse
di nuovo, questa volta per raggiungere definitivamente Dio. Cos Jean Joseph si era separato dai suoi
genitori: durante la Celebrazione Eucaristica a cui aveva partecipato ogni settimana per 18 mesi.
Quel bimbo rappresenta il mio sacerdozio. Arrivammo in Africa nello stesso periodo, e, grazie alla sua
nascita, vissi il mio sacerdozio con i poveri e per i poveri. Jean Joseph il Corpo di Ges sofferente; un
corpo ferito di cui Dio si serv per ricordarmi che sono piccolo, debole e misero davanti alla povert del
mondo, e, allo stesso tempo, che la potenza del mistero dell'Eucaristia e il Sacerdozio possono davvero
trasformare il mondo. Ancora oggi, quando celebro l'Eucaristia, vedo Jean Joseph con me, e mi lascio
pervadere dalla potenza e dalla forza del Corpo di Cristo, offerto per salvare il mondo.

88. Settanta volte sette
di Francisco Alejandr Bernal Vel, Colombia

Nei miei primi anni di sacerdozio ero cappellano di una grande base militare chiamataTolemaida, in
Colombia, una zona dalle elevate temperature in ogni periodo dell'anno. Il mio ministero in mezzo ai soldati
era diventato sterile, arido: i soldati erano molto tiepidi nella loro fede e si presentavano a Messa con poco
interesse ed entusiasmo. Ero in un momento di pieno abbattimento e sconforto, mi sentivo inutile, avevo
voglia di cambiare sede, di non vivere pi in caserma, ma come tutti i miei fratelli sacerdoti sparsi per le
citt e i villaggi del mondo; il ministero tra i soldati mi sembrava sempre pi duro e improduttivo. Pensavo
che sarei stato molto pi felice in una parrocchia piuttosto che in una cappellania militare, magari in una
citt meno calda e con gente pi formata, che apprezzasse di pi il mio ministero, che partecipasse con
maggiore devozione alla Celebrazione Eucaristica.
Un venerd pomeriggio, per, ebbi una grazia dallo Spirito Santo che mi diede ispirazioni speciali per la
Messa di quel giorno, una di quelle Celebrazioni Eucaristiche dove si sente fortemente la presenza di Dio
che ispira parole benedette durante l'omelia: quelle parole riempirono l'anima anche a me che le
pronunciavo.
Alla fine della Messa si avvicin a me un soldato semplice e mi chiese di ascoltarlo per qualche minuto in
privato. Lo ricevetti con piacere, lieto che un soldato si preoccupasse di qualcosa di cui parlare con un
sacerdote. Quando fummo in disparte, estrasse dalla sua borsa una cartuccia da fucile calibro 762, e me la
consegn. Non capii subito quel gesto, e lo guardai stupito, con sguardo interrogativo.
Poi mi disse:"Padre, oggi stesso avevo deciso di farla finita con un compagno che mi d fastidio e che non
sopporto pi, ma, quando stavo per mettere la cartuccia nel mio fucile per sparargli alla testa, siamo stati
chiamati tutti per venire a Messa, cos ho dovuto rinviare la cosa.
Ho ascoltato la sua testimonianza e le sue parole sul perdono per i nostri fratelli, sulla necessit di
perdonare fino a "settanta volte sette", e cos ho deciso di regalarle il proiettile e di sopportare il mio
compagno, che ora considero un fratello, affinch io possa diventar umile come lei mi ha insegnato oggi.
Grazie, Padre! Se qui non ci fosse stato Lei, avrei commesso l'errore pi grande della mia vita e avrei
trascorso tutta la mia esistenza in carcere con un enorme peso sulla coscienza.
Quelle parole per me furono un risveglio. Capii quanto era prezioso il mio ministero; capii che dovevo
smettere di pensare alla mia realizzazione personale come sacerdote, e pensare invece che ogni Eucaristia
consiste nell'opportunit di salvare non solo anime, ma anche vite umane.
Ora so che la mia vita sacerdotale ha un enorme ed intenso significato, e che ogni giorno devo impegnarmi
a vivere il mio sacerdozio con pi amore.

89. La mia Domenica delle Palme
di Giuseppe Amendolagine, Italia

Il giorno della Domenica della Palme del 1975 mi trovavo a Kananga, in Congo. Mi avevano incarcerato
perch avevo scritto una lettera di catechesi alle alunne di una scuola, in cui ribadivo che "dobbiamo dare a
Cesare quel che di Cesare e a Dio quel che di Dio", una nota frase detta da Ges e ricordata nel Vangelo.
Quella stessa frase era stata pronunciata in un discorso del Presidente Mo butu1, e lui voleva dire che a Dio
andava l'adorazione e al Presidente il rispetto e l'obbedienza, nient'altro. Per le forze armate fui un
sospettato sovversivo, mi mandarono subito in prigione!
Inaspettatamente, il giorno prima della Domenica delle Palme mi diedero una giornata di libert.
Approfittai quindi per partecipare alla Processione delle Palme a Kambote, il villaggio di cui ero parroco. Mi
sentii proprio come fossi Ges: i bambini mi acclamarono gioiosamente con le palme in mano, proprio
come quelli che accolsero Cristo a Gerusalemme. Io ero il loro "dondon", mi avevano dato quel nome con
molto affetto, e lo ripetevano continuamente ad alta voce.
Fu un risuonare di campane umane, un'esperienza toccante, commovente. Piansi, come probabilmente
capit a Ges: mi aspettavano momenti bui, ma quel giorno ero as
Mobutu Sese Seko, dal 1965 al 1997 fu Presidente dello Zaire (oggi chiamato Repubblica Democratica del
Congo, Africa), ma il suo governo instaur un regime dittatoriale.
sieme a loro, alla loro bont, alla loro semplicit e alla loro accoglienza fraterna. Il loro amore mi diede
forza.
Proprio come capit a Ges, il giorno dopo fui mandato via, ma non per essere crocifsso: mi espulsero dal
Paese come sovversivo...
In quei momenti, l'immagine di Ges nel suo pi grande momento di solitudine, la Sua perseveranza e la
Sua fiducia nel Padre, furono per me il sostegno e l'esempio per andare avanti nella mia missione
sacerdotale.

90. Trent'anni senza confessione
di Atanasio Serrano Garcia, Spagna

Era un pomeriggio molto afoso del mese di luglio. Dalla porta della chiesa era uscito un flusso d'aria fresca e
pulita. Il sacrestano aveva messo un disco di musica gregoriana in sottofondo. Guardai l'orologio da polso e
cercai di intrattenermi fino all'ultimo minuto con i giovani nell'oratorio prima di andare in confessionale.
Entrai in chiesa contrariato e con poca volont perch mi era dispiaciuto lasciare l'ambiente fresco e
distensivo della sala giochi del nostro Centro giovanile, ma era l'ora delle confessioni: dovevo obbedire agli
incarichi che mi aveva affidato il parroco prima di andare in vacanza.
Ero seduto nel confessionale, fermo, assorto nei miei pensieri, e guardavo distrattamente le persone e i
turisti che entravano in chiesa. Dopo alcuni minuti mi trovai ad osservare un uomo appena entrato.
Passeggiava per le navate guardando un po' qua e l ma senza soffermarsi su nulla in particolare. Rivolse
uno sguardo all'abside, poi si avvicin dalla mia parte e arriv proprio vicino a me. Lo guardai, e i nostri
sguardi si incrociarono. Feci un sorriso quasi finto, di circostanza, e poi lui continu a passeggiare per le
navate. Ad un certo punto si ferm a sedere presso un banco qualsiasi; respir profondamente e rimase in
silenzio,poi si inginocchi. Mi guard, mise la sua testa tra le mani e rimase ancora in silenzio. Si udiva il
sottofondo dei canti gregoriani. Dopo alcuni minuti questi si alz e venne da me. Si inginocchi davanti al
confessionale:
"Ave Maria Purissima".
"Concepita senza peccato".
"Padre, non mi confesso da trent'anni, e...".
"Un attimo. Hai detto trent'anni?... E come mai oggi hai deciso divenire?".
"B, sa... Io... Io... veramente... Ho visto il suo volto e ho avuto fiducia.
Mio Dio! Ma io ero distratto, svogliato, scocciato e non attendevo altro che passasse quell'ora! Non avevo
pregato, non ero predisposto per le confessioni, non ero cosciente di essere alla presenza di Dio in chiesa!...
Desideravo solo che venisse qualche signora anziana a dirmi che "non aveva peccati" da raccontarmi...
Rimasi totalmente spiazzato da quella visibile prova della Grazia e della Potenza di Dio!
Poi gli chiesi ancora:
"E per quanto riguarda il tuo ingresso in chiesa? Cosa ti ha spinto ad entrare?".
"Sa, in realt passo un paio di volte al giorno davanti alla porta della chiesa. A volte ho pensato di
entrare, ma poi la fretta... la voglia di tornarmene a casa... Oggi, per, passando, ho sentito la musica e mi
sono avvicinato alla porta. uscito un flusso d'aria fresca e pulita... Fuori, invece, l'afa insopportabile. ..
Poi,ho sentito qualcosa dentro me... non so bene cosa... ma... forse era Amore... non so spiegarlo. Infine,
quando sono entrato, lei mi ha sorriso...".
Ridemmo entrambi.
Quindi, cominci a sfogare la pena di tutta una vita; fu un'autentica conversione!
Parlammo a lungo, e pianse. Piansi anche io: ci commuovemmo insieme davanti alla Misericordia di Dio.
Piangemmo e ridemmo pi volte. Infine dissi:
"Io ti assolvo dai tuoi peccati nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo...".
Pensai:a Signore, ti servi di strumenti inutili come me! Io non avevo fatto nulla perch accadesse tutto
questo! In pi, avevo una cattiva disposizione d'animo verso ogni cosa... Anzi, si potrebbe dire che stavo per
impedire questa Grazia!...
Ma tu hai interrotto sapientemente la mia routine e la mia negligenza. .. Hai scommesso su di me! ".
Profondamente colpito, lodai Dio per la misericordia di quel giorno.
La domenica di quella stessa settimana, prima della Messa, mi trovavo di nuovo in confessionale per
l'abituale ora delle confessioni. Quel giorno non c'era tempo per le distrazioni, i penitenti erano numerosi.
Ad un certo punto, quella persona torn in chiesa. Si inginocchi di nuovo davanti al confessionale:
"Ave Maria Purissima".
"Concepita senza peccato".
"Padre, non mi confesso da due giorni.
Ci salutammo come due vecchi amici. Dopo la sua confessione, mi disse: "Padre, oggi ho portato anche la
mia famiglia: vogliono confessarsi. Li tratti bene...".

91. Uno tsunami d'amore
di Gerome Nicolas Pelagio, Filippine

Perch Dio mi ha permesso di essere qui? la domanda che mi feci quando lo tsunami colp la provincia
ovest delle Isole Solomone, dopo un terremoto subacqueo di magnitudo 8.1. Era il 2 aprile 2007. Sono un
sacerdote diocesano delle Filippine, ma in quel periodo ero prete missionario volontario: il Vescovo mi
aveva inviato a svolgere il mio ministero sacerdotale nelle Isole Solomone da novembre 2004 a febbraio
2009, Pochi giorni prima dello tsunami ero ancora nelle Filippine per una vacanza di cinque settimane. Il
Vescovo mi consigli di rimanere l e prolungare la mia vacanza, per riprendermi da condizioni fisiche
difficili. Infatti, in quei giorni fui morso da un cane e poi ricoverato d'urgenza in ospedale a causa di una
forte reazione allergica ai farmaci antirabbia. Il prurito invase il mio corpo per giorni e giorni. Oltre tutto
questo, la cosa peggiore fu che mi ammalai pure di febbre dengue.
La mia fiducia in Dio e nella Sua guida sicura mi fecero pensare di essere abbastanza forte per viaggiare,
cos decisi di far ritorno alle Isole Solomone. Ero emozionato perch mi aspettava una Settimana Santa ricca
di celebrazioni con tutti i parrocchiani. Sapevo che non c'erano altri sacerdoti disponibili ali'infuori di me
perch in diocesi mancavano. La mia emozione era doppia perch portavo con me una statuina di Cristo
Risorto: l'avrei regalata ai parrocchiani e l'avremmo collocata in chiesa durante la Veglia Pasquale.
Purtroppo, il mio desiderio di tornare alla mia parrocchia fu spazzato via dallo tsunami nel giorno del Luned
Santo, mentre ero ancora a Gizo, sede della nostra Diocesi. Fu allo stesso tempo una Settimana Santa e una
settimana terribile, a causa di tutte le scosse di assestamento che si susseguirono nonostante le mie
invocazioni d'aiuto a Dio e il Rosario per chiedere l'intercessione di Sant'Agata, patrona dei terremotati.
Durante quella Settimana Santa, nella mia mente riaffioravano sempre gli stessi ricordi: il suolo frantumato,
il mare che ci inondava come acqua bollente, i serpenti marini che risalivano dalla spiaggia, il molo e la
rimessa delle barche che crollarono, e quelle terribili, impressionanti, onde violente.
Dopo la Settimana Santa, riuscii ad assicurarmi un posto sull'elicottero delle Forze Armate australiane, per
andare nella mia parrocchia di Nila, nelle Isole Shortland. Non appena arrivai in parrocchia, assieme a una
suora e un catechista cominciammo a far visita a tutti parrocchiani, e anche a tutta la gente di fede Baha'i,
che era dislocata in ben sette piccole isole. Mi recai sulle colline dove avevano costruito i loro rifugi
provvisori e portai loro il messaggio del vescovo. Poi cominciai ad ascoltare le loro storie e loro ascoltarono
le mie. Fummo contenti di come avevamo agito durante il terremoto e lo tsunami. Feci parlare soprattutto
le donne e i bambini, cos da farli sbloccare e fargli superare le esperienze traumatiche vissute. Dormii
come loro in una tenda, e, come loro, patii il freddo della terra e della notte.
In accordo colVescovo e con le organizzazioni non governative dislocate nel capoluogo provinciale, portai le
operazioni di soccorso anche in parrocchia, e partecipai al primo programma di riabilitazione per tutti i
fedeli e la gente del posto. Durante la Messa di quei giorni, inoltre, esortai le persone a ringraziare Dio per
aver salvato tutti i parrocchiani, a chiedere ancora l'aiuto di Sant'Agata, a pregare per le 52 persone delle
altre comunit parrocchiali che morirono e a pregare gli uni per gli altri.
Dio aveva permesso a me, Suo sacerdote, di giungere in tempo nelle Isole Salomone quando arriv lo
tsunami, perch egli aveva bisogno di me per cullare in onde di compassione, sostegno e cura tutto il Suo
popolo. Ero li non solo per mostrare la statua del Cristo risorto, ma anche per far sapere a tutti che Cristo "
vivo". Ero convinto di poterlo manifestare a tutti attraverso le azioni quotidiane, cos ho cercato di donarmi
con tutte le mie forze.
Ges Cristo era vivo, ed io ero l per continuare la Sua missione: portare a tutti uno tsunami dell'amore di
Dio.

92. I mezzi del Signore ci stupiscono ogni volta
di Sebastian Augusto Ovejer, Argentina

Sono sacerdote da circa cinque anni e rendo grazie a Dio per la felicit che sperimento giorno dopo giorno
nel tenerlo sempre con me e nel portarlo alle anime. Qualche tempo fa sono stato protagonista di un
singolare episodio. Era inverno e, avendo la febbre, mi era stato assegnato il servizio notturno. Non
possedevo un'automobile n molte risorse. A mezzanotte ricevetti la chiamata di una donna che mi parl di
una signora ricoverata in ospedale per attacco di cuore. Non appena riposi il ricevitore, mi coprii per bene
ed uscii alla ricerca di un taxi.
Quando arrivai in ospedale la signora mi ricevette in maniera molto sgarbata, sentenziando di stare bene e
di non aver bisogno di nulla, e, aggiunse, che la donna che mi aveva chiamato era sicuramente una nipote
impicciona. Le spiegai l'importanza della preghiera, della Confessione, dell'Unzione... ma nulla. Pensai che
forse era meglio andarmene, cos indossai nuovamente il cappotto e la salutai. Arrivato in corridoio, per,
rallentai il passo, pensando:"Ho la febbre e non mi sento bene, ho speso miei soldi per il taxi, fa freddo,
sono stanco... e tutto questo per niente?".
Girai su me stesso e tornai sui miei passi. Rientrato nella stanza della signora, le dissi: "Signora, guardi
l'orario; sono stanco, ammalato, ho speso soldi per venire fin qui in taxi, e ora non me ne vado finch lei
non si decide a chiedere perdono a Dio con una Confessione e a ricevere l'Unzione degli Infermi".
E cosa accadde? Con mio grande stupore la signora si sciolse in lacrime! Dopo un po' si calm e mi raccont
di non riuscire a confessarsi da molti anni a causa del suo carattere scontroso. Dopodich si confess e
accolse l'Unzione, e, con estrema soddisfazione da parte mia, le porsi lo scapolare che indoss senza
esitazione.
incredbile il modo in cui Dio agisce nei nostri cuori! Cos come altrettanto incredibile a volte lo
strumento che utilizza: si servito del mio amor proprio! Io ero immerso nelle mie preoccupazioni sulla
salute e sui soldi persi, e Lui invece ha sfruttato quel mio momento di egoismo per compiere le meraviglie
della Sua Misericordia.
Benedetto sia il Signore!

93. Il tuo coltello non serve a nulla
di Antonio Rivero Regidor, Spagna

Era una sera di marzo, e mi trovavo a Buenos Aires, Argentina. Correva l'anno del Signore 1999 Come
sempre, mi trovavo in parrocchia presso il confessionale; ero vicario parrocchiale. Arriv da me un ragazzo
di 28 anni che desider parlami in privato:
"Buona sera, caro, in cosa posso aiutarti? Come ti chiami?".
"Padre, mi chiamo Juan, e voglio suicidarmi oggi stesso".
"E perch?", risposi spaventato, dato che non mi era mai capitato un caso cos estremo.
"Perch... Beh... La mia ragazza mi ha mollato per un altro, e questo non posso tollerarlo... Eravamo
fidanzati gi da tre anni...".
" Capisco... capisco
Non sapevo cosa dire, chiesi allo Spirito Santo di illuminarmi e di mettermi sulle labbra le parole giuste da
dire a Juan. Avevo poco tempo e posi tutto nelle mani del Signore.
"Questa notte mi ammazzo! Ho deciso!".
Lo disse con risolutezza, e, nel farlo, estrasse dal giaccone un enorme coltello e lo mise su un tavolo che era
l.
Cominciai a osservare il coltello, gli dissi che non era molto affilato, che sicuramente non avrebbe
funzionato bene perch era ossidato, e che, affinch lui avesse successo nel fare notizia su tutti i quotidiani,
doveva essere un coltello nuovo e ben affilato. Il suo coltello sicuramente non avrebbe avuto successo...
Non so quali altre stupidaggini gli dissi quella sera per prendere tempo e sdrammatizzare... ma volevo far s
che lo Spirito Santo avesse tempo e modo per entrare nell'anima di Juan e farlo cominciare a ragionare,
dato che in quel momento era annebbiato da sentimenti feriti.
"Perch questo coltello non dovrebbe funzionare?", mi disse irritato.
"No Juan, non funzioner, te l'ho detto. Per suicidarsi dicono gli psicologi sono necessarie molte
pi cose perch suicidarsi non cos semplice: c' bisogno soprattutto di un coltello nuovo e di buona
qualit.Tu ce li hai i soldi per comprarne uno nuovo?".
Non sapevo davvero cosa stessi dicendo, ma notavo che cominciava ad ascoltarmi con attenzione, che
apriva gli occhi allarmato. Gli diedi una pacca sulla spalla e dissi:"Guarda Juan, ovvio che questa non la
fidanzata giusta per te, perch Dio te ne sta cercando una migliore. Questa ragazza chiunque essa sia non
ti conviene, perch non ha saputo valorizzare la parte migliore di te, non ha saputo valorizzare la persona
straordinaria che sei, e me lo stai dimostrando adesso. Lei stata cieca, ma meglio cos! Pensi che
davvero in tutta Buenos Aires non ci sia una ragazza migliore, alla tua altezza e con qualit pari alle tue?
Certo che s! Di, Juan, non essere sciocco... Vorrei avere io i tuoi 28 anni, per fare tutto il bene possibile
per il mondo e donarmi di pi. Di, dammi un abbraccio e andiamo davanti al Tabernacolo, dove ci aspetta
Cristo Eucaristia. Lo conosci? Preghiamolo insieme, affinch tu possa incontrare quanto prima la ragazza pi
bella di Buenos Aires che Dio ha gi in mente per te!".
"Va bene, Padre... Ma... Allora Lei crede davvero che conoscer un'altra ragazza?".
"Ovvio, ragazzo mio... Non una ragazza qualsiasi, ma una ragazza eccellente con la quale formerai
una famiglia meravigliosa con bambini, e sprizzerai gioia da tutti pori! Per adesso dammi il coltello, va
bene? Ormai non ti serve pi, ossidato!".
"Grazie, padre, per i suoi consigli e per la sua amicizia. Posso tornare a parlare ancora con Lei in
futuro?".
"Quando vuoi! Anzi, c' di pi: ti invito ogni domenica per la Messa dei giovani, alle 19:30. sempre piena
di ragazzi come te, ragazzi che cercano in Dio la felicit e il senso della vita. Verrai?".
E fu cos che Juan se ne and contento, riconciliato con Dio, con la vita e con se stesso. Io entrai nella casa
parrocchiale, gettai subito il coltello nella spazzatura e ringraziai Dio per quel momento di Luce e di
Grazia.Tutto Grazia! Come diceva il caro scrittore George Bernanos.Tutto Grazia, tutto Grazia... Me lo
ripetevo continuamente, mentre mi recavo in parrocchia a celebrare la Santa Messa, dove riposi Juan nella
patena assieme al pane che offrii a Cristo, per il grande miracolo dell'Eucaristia. In quel momento, Cristo
finalmente pot dire: "Questo il mio corpo", perch il corpo di Juan si era finalmente sanato e
trasformato.
superfluo dire che quel ragazzo non manc mai una volta alla Messa domenicale. Inoltre, conobbe una
ragazza incantevole ed io ebbi l'opportunit di celebrare il loro grandioso matrimonio. Sono tuttora felici e
fedeli.
Ti lodo, mio Signore, per avermi reso uno strumento della tua Grazia guaritrice, ristoratrice, santificante,
illuminante e consolatrice.

94. In ascolto di uno studente difficile
di Aloysius Beebwa, Belgio

Una delle esperienze pi felici e appaganti della mia vita stata lavorare e vivere presso l'Istituto Superiore
del Commercio e dell'Agricoltura di Wukro, nella regione Tigr, in Etiopia del Nord. Ero professore e
responsabile di un dipartimento, ma il ruolo dell'insegnante per me era l'aspetto pi affascinante del mio
lavoro.
Una volta avemmo uno studente che fu etichettato da tutti come un "ragazzo diffcile". Si chiamava Berekit
Hiwotl. Berekit aveva fatto andare su tutte le furie la maggioranza degli insegnanti, era sgarbato e violento,
ma io intuii in qualche modo che forse molti si erano comportati con lui alla stessa maniera.
Un giorno lo vidi bighellonare fuori la scuola, saltando le lezioni per l'ennesima volta. Quando ci accadeva
il pi delle volte, vale a dire gli insegnanti non osavano dirgli una parola, perch temevano di essere presi
poi a sassate da Bere kit in citt o fuori la scuola. Si proteggevano assumendo un atteggiamento di assoluta
indifferenza.
Negli anni, ho scoperto che l'indifferenza distruttiva, e forse anche peccaminosa. Ero preoccupato,
sentivo di avere una missione. Decisi di battermi per la sua causa, perch pensavo che non potevamo
permetterci di perdere un giovane. Bisognava fare qualcosa per Berekit.
Ho sempre prestato molta attenzione a coloro che venivano definite persone "difficili", perch spesso vuol
dire che per motivi di privacy, il nome dello studente stato cambiato.
non vogliamo metterci nei loro panni. Naturalmente, accusare e giudicare le persone pi facile che
prestargli attenzione. Ma la fede in Dio ci chiede qualcosa in pi: decisi quindi di affrontare Berekit.
Parlammo nella lingua nativa di sua madre. Pensai bene di raccontargli schiettamente cosa pensava di lui
tutta la scuola, senza mezzi termini. Insistetti soprattutto nel l'invitarlo a prestare maggiore cura e
attenzione ai suoi studi perch in futuro gli avrebbero aperto delle buone strade. Infine, ci lasciammo in
modo non proprio "cordiale", ma comunque ero contento di essere riuscito a parlargli; sentivo che non mi
avrebbe preso a sassate, sebbene fossi certo di trovarmi su un terreno pericoloso, con Berekit.
Ad ogni modo, penso di aver agito bene: in fondo, se Ges stesso fosse stato politicamente corretto, a
quest'ora la Storia umana sarebbe ben diversa. Pian piano, Berekit cominci a riflettere. Alcuni giorni dopo,
mentre camminavo, sentii qualcuno corrermi dietro. Mi fermai e mi voltai: non poteva essere altri che
Berekit. Pensai:"Buon Dio, che cosa avr fatto?".
Era visibilmente preoccupato, represso, stressato. Respirando affannosamente per riprendere fiato,
brontol: "Padre, posso parlare con Lei?".
"Vuoi parlare con me quando rendi la vita impossibile a tutta la scuola e trascuri i tuoi studi? Scordatelo!",
dissi duramente.
Ma lui insist:"Ho un problema serio, e lei l'unica persona di questa scuola con cui posso parlare".
Ci pensai su per un po', ma poi ebbi piet di lui perch Io vedevo realmente preoccupato, cos accettai di
parlargli.
Berekit allora lasci sfogare il suo cuore. Parl a lungo. Era un semplice ragazzo che si trovava all'apice del
periodo adolescenziale con tutto ci che questo gi comporta, ma, in pi, proveniva da una citt
politicamente instabile, e alla sua giovane et era stato gi coinvolto in molteplici e complicate situazioni
disastrose, al punto che ora aveva bisogno di un sostegno morale, e anche di un aiuto psicologico. Per,
non poteva recarsi dai medici in quanto senza risorse economiche. Comprendendo appieno la sua
situazione e le sue angosce, presi una parte del denaro che avevo con me e glielo consegnai con profonda
piet, per permettergli di andare da un medico. Mi sorrise raggiante, e poi and in ospedale. Aspett il suo
turno, e quand'ebbe finito torn indietro con alcune prescrizioni mediche.
Berekit da allora divenne lo studente pi felice e allegro di tutta la scuola, e miglior notevolmente il
profitto negli studi. Di che cos'altro pu aver bisogno un insegnante per sentirsi orgoglioso e soddisfatto?
Credo che il benessere fisico e psichico degli studenti sia la risposta.
Parlammo assieme ancora parecchie volte, diventai un suo punto di riferimento, ma, soprattutto, colui che
lo ascoltava. Era un giovane, un adolescente; chiedeva solo un po' di attenzione! Alla fine della sua carriera
scolastica, venne a ringraziarmi e a dirmi addio.
Fui commosso. Sapevo di essere stato evangelizzato da un giovane studente, ed ero felice di credere che
nel sacerdozio nulla abbia senso se non ci mettiamo alle spalle la nostra immagine personale, la fama e la
scurezza.
Il sacerdozio una chiamata per raggiungere anche coloro che sono emarginati, deboli, o dimenticati, e
ricordarsi che questo ha un costo: richiede sacrificio, pazienza, ascolto, e amore. Ripensandoci, mi ritorna in
mente l'umilt con cui Ges lav i piedi dei suoi discepoli.
E questo ci che ho imparato accettando di parlare con Berekit Hiwot, che non era affatto un ragazzo
"diffcile", semmai, era un ragazzo deluso dalla societ.

95. Il bambino esorcizzato
di Jos Luis Avana valos, Messico

La madre di quel bambino di due anni era totalmente sotto shock. Non riusciva a capire cosa stesse
accadendo a suo figlio. Era cos piccolo, eppure era sconvolto da "qualcosa" di estremamente strano: grida,
pianti, insonnia, percezione di presenze strane e un'incomprensibile avversione ai luoghi sacri. Mi chiesero
di benedirlo, di pregare per lui. Benedissi l'acqua e riunii tutti i presenti in casa affinch pregassero con me.
Il bambino era tra le braccia della madre e mi guardava in modo molto strano, nascondendomi il suo volto
di proposito.
Stesi le mani per invocare la presenza di Dio e, proprio quando le abbassai poggiandole sulla sua testa, si
capovolse, mi guard con violenza ed emise un fortissimo suono che a stento pu considerarsi umano.
Mi spaventai tanto, e anche coloro che erano con me rimasero sconcertati e impauriti. Continuai a invocare
il nome di Ges. Dopo quel momento, la situazione cambi e scese la calma e la normalit sulla vita del
bambino e dei suoi genitori.
Io rimasi stupito, riconoscente e sollevato, pensando che la grandezza e il potere di Dio continua a
manifestarsi con la Sua protezione e liberazione per noi, per tutti i suoi figli.
Allo stesso tempo, pensavo alla mia indegnit e alla mia piccolezza; ma non ci pensavo con ragionamenti
logici: ci pensavo sulla base dell'esperienza spirituale avvenuta nel pi profondo del mio essere, nel pi
profondo del mio cuore; sentivo la forza di Dio in tutta la sua potenza. Non avevo mai compreso in modo
cos vivo le parole di san Paolo:"Abbiamo un tesoro in vasi di creta".
Quella notte piansi a lungo, pensando alla forza e al potere di Dio che passa attraverso le nostre mani di
sacerdoti. ..
E pensare che io ero stato ordinato soltanto sette mesi prima.

96. Mai disperare!
di Vito Lapace, Italia

Dopo appena due anni dall'Ordinazione,mi trovavo in parrocchia in una domenica delle tante, una di quelle
in cui si va sempre di corsa: Messa alle 9, animare la Messa dei Fanciulli alle 10, Confessioni durante la
Messa delle 11:30... e cos via. Ero stanco di correre sempre, mi misi in confessionale con pochissima voglia
di confessare. Speravo non venisse nessuno: mi capita cos quando anch'io spiritualmente mi sento lontano
mille miglia dal Signore. Nonostante tutto, ero rimasto in confessionale. Si avvicin una donna e mi disse:
"Padre, mi pu confessare?".
"Certo".
"Padre, non si ricorda di me?".
"Beh, il viso lo conosco, ma non ricordo l'occasione".
"Sono venuta a confessarmi la notte di Pasqua, ero disperata, piangevo per una gravidanza
inaspettata, stavo pensando a qualcosa di orribile. Lei mi ha detto delle parole che mi hanno calmata, mi
hanno fatta stare meglio. Adesso io e mio marito ci terremmo che battezzasse quella splendida bimba che
sulla sua sinistra...".
Io ero senza parole: mi ero messo in confessionale dicendomi che tanto alla fine non cambiava nulla, che
quella giornata sarebbe stata frenetica come sempre... Niente degno di nota...
Vivevo un brutto momento, ero scoraggiato, ed invece, ecco il Signore che mi dimostrava come in realt Lui
agisce a prescindere dai miei pensieri, dalle mie debolezze, dal mio essere gi di morale.
Questo episodio mi ha riempito di gioia. Ogni volta che sono tentato da pensieri oscuri, ecco che riporto
alla memoria questa storia e riprendo a vivere come strumento del Signore!

97. Un incontro inaspettato
Di Amauri Sergio Marques, Brasile

Un venerd sera, verso le ore venti, avevamo un evento nel salone parrocchiale. Quindici minuti prima io
ero ancora a casa per finire un lavoro che dovevo consegnare il giorno seguente all'Universit. Ero gi in
ritardo quando salii nella mia macchina, fuori la chiesa. Mi diressi verso la piazzetta l vicino e svoltai a
destra.A quel punto sentii un forte rumore: la mia auto si era scontrata con una bicicletta. Il ciclista stava
bene. Aprii la portiera e vidi il ragazzo. Gridava e imprecava in modo feroce, con molte parolacce. Scesi
dall'auto con atteggiamento di ascolto e di rispetto, e lo osservai aspettando che scaricasse la sua ira.
Quando fin, gli dissi:
"Scusami, per favore".
Non dissi altro. Il ragazzo cambi atteggiamento completamente, e disse:
"Che spavento! Quasi morivo dalla paura. Mi tremano le gambe...".
Al che gli risposi:
"Anche a me tremano. Ma tu stai bene?".
Egli mi disse di no. Lo aiutai a spostare la bici sul marciapiede e spostai pure la mia auto per evitare il tipico
rallentamento del traffico da parte dei curiosi, e continuammo a parlare. Mi offrii di condurlo a casa sua,
ma lui volle andare da sua zia. Mettemmo la bicicletta nel portabagagli e andammo. Nel tragitto mi disse il
suo nome e aggiunse di essere un fabbro e che quello era il terzo incidente nel giro di un mese. Anche io gli
dissi come mi chiamavo e aggiunsi che ero un sacerdote. A casa della zia fui accolto con gentilezza. Mi
assicurai ancora che lui stesse bene e loro mi invitarono ad entrare. Non entrai, ma prima di andarmene
chiesi se frequentavano una chiesa, e mi risposero di appartenere agli "Avventisti del settimo giorno". Il
ragazzo disse a sua zia:
- "Meno male che l'incidente capitato con un sacerdote, altrimenti adesso stavo ancora l a litigare
su chi avesse responsabilit e a chiamare la Polizia per sapere chi dovesse pagare i danni.
Il suo commento provoc delle risa generali. Infine, ci salutammo. Il giorno dopo portai la bici a riparare. Il
luned mattina, molto presto, bussarono alla porta: era quel ragazzo, con zaino in spalla e pronto per
andare a lavoro. Era venuto a prendersi la bici, dicendomi che gli serviva. Quando vide che era tornata
"come nuova" fu molto contento, e mi ringrazi. Anche io fui contento per lui. Poi ci fermammo un po' a
parlare:
- "Padre,posso chiederle una cosa?".
- "Certo".
- "Ne ho parlato con mia mamma, e lei mi ha detto di chiederglielo...".
"Dimmi".
- "Ha un catechismo da potermi donare?".
- "Un catechismo?".
- "S, vorrei... Vorrei... ", rimase un po' confuso, quindi gli diedi una mano:"Ti piacerebbe fare la Prima
Comunione?".
- "S! Lo vorrei tanto!".
Quando mi resi conto di ci che era successo e di quella conversione d'amore, fui davvero felice. Quello
stato uno dei momenti pi belli ed intensi della mia vita sacerdotale. E il frutto era dentro di me.

98. Miracoli moderni
di Antonio Maria Domenech Guilln, Spagna

Lo scorso 30 ottobre stavo parlando con una coppia nel palazzo di uno dei quartieri pi popolati di Valencia.
Mentre ero l squill il telefono.
" mia zia che abita al quarto piano, dice di affacciarci al balcone", disse la donna.
Non appena uscimmo fuori, vedemmo un paio di macchine della polizia, dei pompieri e un'ambulanza. La
zona era circondata e c'era a terra un materasso pi grande di una piscina.
"Sembra ci sar un suicidio". Afferm la donna.
"No, non pu essere!", risposi, stupito dalla cosa al solo sentirla nominare.
"S. da due anni che qui succedono queste cose...".
"Allora devo scendere! Anche se non so esattamente cosa potr fare... ". Presi la giacca, scesi le
scale e in poco tempo raggiunsi la folla che avevo visto dal balcone. Chiesi ad un pompiere:"Che succede?".
"C' un uomo che vuole lanciarsi, si trova al dodicesimo piano".
"Posso fare qualcosa?". Avevo potuto avvicinarmi ai pompieri e alla polizia perch mi avevano fatto
oltrepassare la zona di recinzione non appena avevano visto la veste sacerdotale.
"Non so, ora chiedo alla polizia".
La polizia disse che dovevamo parlare con il Capo dei Pompieri, che si trovava su al dodicesimo piano, non
molto distante dal ragazzo. Quindi lo chiamarono tramite ricetrasmittente.
"Qui c' un sacerdote che mi chiede se pu fare qualcosa. .. Un parroco, un prete, un sacerdote, fa
lo stesso!
Dopo alcuni istanti di conversazione tra lui e l'altro collega, mi disse di salire su in terrazza. Mi
accompagnarono un pompiere e una donna medico. Arrivammo in terrazza, ma mi era impossibile
avvicinarmi all'esatto punto in cui si trovava il ragazzo, dato che la scaletta esterna era occupata gi da
cinque pompieri. Il ragazzo era gi sopra la balaustra.
Non avevo parlato con nessuno dei presenti: cinque pompieri, tre poliziotti e due donne medico. Una di
loro mi disse:
"Che tristezza, la polizia americana almeno ha gli psicologi...".
Al che risposi:
"S, ma non hanno preti".
Mi avvicinai il pi possibile al ragazzo e gli dissi:
"Sono un sacerdote. Ascoltami: non farlo. Dio ti ama, figlio mio".
Niente. Neanche una parola. Ma mi guard. Dopo quindici minuti sembrava stesse ormai per lanciarsi, dato
che si era sporto pi in avanti. Provai ancora a convincerlo:
"Dio ti aiuter".
"Dio non esiste!".
La polizia si rianim: era la prima parola che proferiva da molto. Gli chiesi se aveva fatto la Prima
Comunione. Mi disse di s, e che aveva fatto pure la Cresima, ma non con il Vescovo, solo col sacerdote.
Intavolata la conversazione, gli dissi:
"Vieni qua, di. Scendi, e finisci di raccontarmi".
Si allontan dal precipizio e, tra lo stupore di tutti, scese le scale dove erano posizionati i pompieri e prese
l'ascensore con me. Dopo un po' ci salutammo e ci demmo appuntamento per la settimana successiva, per
parlare ancora assieme.
Ringraziai Dio e salutai poliziotti e pompieri, poi dissi alla dottoressa: "Glielo avevo detto: alla polizia
americana non hanno sacerdoti".

99. Fedele per sempre
di Charles Mafurutu, Zimbawe

Una domenica pomeriggio facevo ritorno dalla Missione Regina Mundi quando, nei pressi del fiume Gwaii,
fui fermato da tre ragazze. Si espressero nella loro lingua nativa, il Ndebele:"Obhudhi bayalibiza", che
letteralmente significai fratelli ti stanno chiamando".
Avevo capito di cosa si trattava, ed ero consapevole di essere in estremo pericolo: quei "fratelli" di cui
parlavano le tre donne, altri non erano che i guerriglieri ZIPRA . Se poi quei "fratelli" fossero stati sotto
l'influenza di alcol e droga, avrebbero potuto usarmi la violenza per cui erano famosi. Ad ogni modo, poteva
accadere di peggio sia a me che alla Missione se non mi fossi presentato alla loro chiamataci loro comando.
Quindi, fui obbligato ad andare e confrontarmi con i soldati, che, infatti, trovai drogati e ubriachi.
Arrivato l, fui perquisito e interrogato da tre guerriglieri, uno dei quali voleva sapere perch indossassi il
collarino. Gli dissi che esso era un'uniforme che mi identificava come sacerdote Cattolico Romano, e che
stavo tornando dal campo Sipepa dove avevo celebrato la Santa Messa e predicato la Parola di Dio.
L'uomo mi guard in modo violento e sprezzante, e mi disse che il mio continuare con quella religione
"occidentale" avrebbe significato simpatizzare con i colonialisti e con i nemici della rivoluzione e del popolo.
Per cui mi ordin di togliermi il collarino e di dichiarare pubblicamente che non avrei mai pi predicato la
Parola di Dio n celebrato la Santa Messa. Per tutta risposta gli chiesi le motivazioni di quelle sue
conclusioni, ma rifiut di darmi qualsiasi altra spiegazione.
Allora gli dissi che per me era impossibile smettere di essere un sacerdote perch l'ordine in cui ero entrato
mi aveva impresso un marchio indelebile. Inoltre, gli resi noto che non avrei smesso di predicare il Vangelo
n di celebrare la Santa Messa. Fui risoluto. L'uomo insist dicendomi che "dovevo" obbedire, ed io
insistetti nel dire che sarei rimasto un sacerdote fedele a Dio, per sempre.
Dopo quelle parole, mi avrebbe ucciso senz'altro con un colpo di pistola se non fossero intervenuti dei
fedeli parrocchiani verso di me correndo e gridando, disperandosi per la mia incolumit.
Avendo visto che era diffcile spararmi a causa della folla che voleva difendermi, egli pens di risolvere il
problema facendomi spostare di circa quindici metri da loro, quindi, mi ordin ad alta voce di andarmene in
macchina. Ma io avevo capito la sua intenzione. Mentre mi dirigevo verso la mia vecchia Land Rover, molte
persone intuirono ci che stava per accadere e gridarono allarmate e impaurite, ma subito il leader di quel
gruppo di guerriglieri corse velocemente per fermarlo e non farmi ammazzare. Cerc di arrivare prima che il
colpo partisse dalla canna, cos si sporse in avanti, afferr la pistola e la gett lontano. Poi cominciarono a
prendersi a pugni. Fu un combattimento molto violento, corpo a corpo, finch vidi colui che voleva
uccidermi sanguinante. Il suo capo allora mi intim di fuggire e tornarmene a casa.
Obbedii all'istante, liberandomi dal peso oppressivo di quella terribile situazione. Sapevo di essere stato in
serio pericolo di morte. E sapevo anche di essere stato aiutato dalla Divina Provvidenza. Quello, per me,
stato sicuramente un giorno da ricordare.
Vi ringrazio.

100. Maria, madre dei sacerdoti e delle vocazioni
di Adrian Alberto Calvo Quirs, Costa Rica

Mi chiamo Adrian Alberto Calvo Quirs, ho 31 anni e da circa tre sono sacerdote. Appartengo alla Diocesi di
Cartago, in Costa Rica, e con queste mie righe vorrei raccontare a tutti, specialmente ai miei fratelli
sacerdoti di tutto il mondo, diaconi e seminaristi, come e quando sentii concretamente il conforto materno
di Maria, Madre di Dio, durante il periodo della mia risposta al cammino sacerdotale.
"Prima che io ti formassi nel grembo, ti ho conosciuto... " (Geremia 1,5) Sentii la chiamata al sacerdozio sin
da quando ero un bambino; la mia esperienza in famiglia e la vita eucaristica della nostra parrocchia mi
spinsero ad alimentare un ideale nella mia mente e nel mio cuore, che si concretizz a poco a poco.
Entrai nel Seminario Nazionale di Costa Rica nel marzo 1996, quando avevo 17 anni. Sicuramente ero molto
giovane, ma l'intenzione e il desiderio di servire Ges erano sinceri. L'anno successivo, al secondo anno di
seminario, Dio permise una prova affinch mi purificassi sempre pi nella mia scelta di donarmi a Lui:
chiam la mia mamma in Cielo dopo una breve malattia. Fu un dolore profondo, come lo nel cuore di ogni
figlio quando perde sua madre, ma, se davvero desideravo servire il Signore, sapevo che avrei dovuto
preparare la mia anima anche attraverso la prova. Quel dolore era parte della mia formazione sacerdotale
.Tuttavia non venivo lasciato solo: c'era un'altra madre che si faceva carico di me, la Santissima Vergine
Maria, che mi insegn l'obbedienza attraverso la sofferenza. Le dissi:"Da oggi sarai la mia Mamma. Aiutami
durante il mio cammino verso il sacerdozio!".
Trascorsero sei anni, non senza prove e difficolt, quando ricevetti i ministeri del Lettorato e dell'Accontato.
Ad ogni modo, anche se sembrava che andasse tutto bene, Dio da me voleva di pi, cos arriv un'altra
prova: il Rettore del Seminario mi chiese di ritirarmi per un po' di tempo per meditare ed eventualmente
far maturare ancor pi la mia vocazione. Ma a me mancava solo un anno per essere ordinato sacerdote!
Non potevo credere che mi chiedessero di "meditare" dopo aver trascorso gi sei anni in seminario! Ero
distrutto: quella era una vera prova di fede e di assoluta fiducia, ma, inevitabilmente, versai molte lacrime
perch il mio cuore non poteva restare lontano dal sacerdozio.
Sono sempre stato convinto, per, che ogni cosa fatta da Dio sia fatta bene, quindi accettai anche quella
situazione. Maria era l con me a consolarmi. La preghiera del rosario nei tre anni fuori dal seminario mi
aiut ad affrontare la prova. Furono tre anni di vera formazione: Dio mi voleva sacerdote, ma il mio cuore
doveva imparare ad avere fiducia solo in Lui.
"Non avere paura, non sto forse qui io, che sono tua madre?..''.
Nel periodo trascorso fuori dal seminario ebbi la possibilit e la gioia di vistare il Messico. Ricordo quando
da bambino, seduto sulle ginocchia di mia madre, ella mi raccontava la bella storia delle apparizioni della
Vergine di Guadalupe, che rimasero incise con emozione nel mio cuore. E ora io ero l, di fronte alla Sua
Basilica!
Entrai, e le mie mani cominciarono a sudare per l'emozione. Una sensazione di tenerezza e di amore mi
invase il cuore, come non sentivo da tanti anni. Ero di fronte al quadro
Tratto dal Nican Mopohua, testo base del resoconto ufficiale delle apparizioni della Madonna di Guadalupe
a San Juan Diego Cuauhtla toatzin sul monte delTepeyac, in Messico.
di una Vergine dolce ed io piangevo come un bambino; sentii rivolte a me le stesse parole che disse a Juan
Diego:
"Non temere! Non sto forse qui io, che sono tua Madre? Non stai forse sotto la mia protezione?".
"Madre mia", le dissi, "tu sai che amo il sacerdozio, te lo chiedo per favore, aiutami, conducimi di nuovo al
Seminario, voglio essere sacerdote di tuo Figlio! Ricorda che ora tu sei l'unica madre che mi rimane!
Mantieni la Tua promessa! Ti assicuro che un giorno verr qua in casa tua a celebrare la Messa!". E cos
l'intercessione della Vergine piena di Grazia si manifest: dopo quella invocazione, rimasi misteriosamente
calmo e rafforzato nell'anima, sentii che la Madonna di Gua dalupe aveva ascoltato la mia supplica; tutto
questo, per, lo compresi bene solo alcuni anni dopo.
Tornai nuovamente in Seminario nel 2005, e gi nel 2006 il vescovo mi assegn ad una parrocchia affinch
vivessi un'esperienza pastorale. Sempre in quell'anno, disse a me ed altri due compagni di prepararci per
essere ordinati diaconi il 22 luglio alle ore 10:00. Potrete immaginare l'emozione e la gioia che provai
quando seppi che il mio desiderio pi grande stava per realizzarsi dopo cos tante prove:infatti, il diaconato
era l'ultimo gradino che mi conduceva al sacerdozio! Ero certo dell'intercessione della Madonna!
Ricevetti il diaconato nel giorno e nell'ora previsti dal vescovo, col cuore traboccante di gioia per il mio s
definitivo a Dio. Trascorsero i giorni e arriv anche la data dell'ordinazione sacerdotale. Mentre preparavo
la valgia per andare al ritiro di preparazione all'ordinazione, sulla scrivania della mia stanza vidi una busta
che non conoscevo e che non avevo mai visto prima. Era piena di foto del mio viaggio in Messico: cominciai
ad osservarle una ad una. Cerano foto scattate alla Basilica di Guadalupe, e, tra quelle, ve ne fu una che
attrasse in particolare la mia attenzione: un mio amico la scatt quando mi trovavo proprio di fronte al
quadro della Nostra Vergine, con gli occhi arrossati per la commozione e per il pianto di quel particolare
momento della mia supplica a Lei. Sulla foto, in basso a destra, vi era la registrazione automatica della data
e dell'ora in cui fu scattata: 22 luglio 2002 ore 10:00. Erano lo stesso giorno e la stessa ora della
celebrazione in cui il vescovo qualche anno dopo mi ordin diacono! Si trattava forse di una "coincidenza"?
Non lo so. Quello che so che noi sacerdoti dobbiamo imparare a vedere tutto con gli occhi della fede,
come Maria. per questo che quanti sentono la vocazione al sacerdozio si affidano e ricorrono a Lei! Posso
dichiararvi apertamente che sono felice di essere sacerdote e che non cambierei questa missione per
niente al mondo! Sacerdote di Ges per sempre, accompagnato dalla Madre migliore di sempre!
Vergine Santa, Madre del Sommo Sacerdote, proteggi e guida tutti i sacerdoti del tuo Figlio Ges!

Presentazione 4
1. Serena. La mano di Dio si fa carezza sulla terra 9
2. Dio non si contraddice 12
3. Come muore un ateo? 13
4. La pazienza una virt 14
5. Un padre adottivo 16
6. Nato dal battesimo 18
7. La meta finale 19
8. La comunit di recupero 21
9. Un'intuizione salvifica 24
10. Un attentato e una conversione 25
11. Il mio aiutante missionario 27
12. Il dono del bambino e il dono di Dio 30
13 Le mani di un sacerdote 33
14. Niente impossibile a Dio 35
15. Pronto a dare la mia vita per molti, come Cristo 38
16. Ogni giorno si pu essere ricchi 41
17. L'opportunit di rinascere dalla morte 43
18. Mamma, indovina chi venuto a trovarci? 46
19. Dalla Massoneria all'Eucaristia ! 47
20. Come il buon samaritano 49
21. Regalo di natale 52
22. Un aborto in meno, un prete in pi 53
23. Il valore di un'anima 54
24. Un incontro con Ges missionario 57
25. Un matrimonio tra le rose delTepeyac 60
26. Cristo travestito da moribondo 63
27. Il prodigioso seme della fede 64
28. Una vittoria senza armi 65
29. Il campo scuola in Val Badia 70
30. Metti una buona parola anche per me 73
31. La scuola "Giovanni Paolo II" 75
32. Nessuna imposizione 79
33. Il mio primo Triduo Pasquale da sacerdote 80
34. Un padre per tutti 82
35. Vocazione in un villaggio senza sacerdoti 84
36. La mia prima benedizione a Madre Teresa 85
37. Una famiglia che rinasce 86
38. Preghiere e bombe 90
39. Confessare il diavolo 93
40. Non temete, perch io sono con voi 95
41. La Provvidenza ci guida 98
42. Dio e il web 100
43. Ho dato un bacio a Cristo 103
44. Caduto dal cielo 105
45. Una pecorella smarrita 107
46. La bambinasoldato 109
47. Un amico di cui fidarsi IH
48. La decisione migliore 112
49. Una chiamata memorabile 114
50. Tentazioni 116
51. Un paradosso su cui riflettere 118
52. Scelgo Dio! 119
53. Dubbi e certezze 121
54. Il mio pulpito 123
55. Vieni! 126
56. Perch sei diventato sacerdote? 127
57. Per le strade di Montevideo 129
58. Le bugie dell'aborto 131
59. Un matrimonio ritrovato 134
60. Nelle sperdute terre africane 136
61. Il potere della preghiera 138
62. Dio si diverte a sorprenderci 140
63. False credenze 143
64. Un sacerdote e un pap145
65. Un bambino li ha guidati 147
66. La vera povert quella spirituale 150
67. Al momento giusto 152
68. Finch morte non ci separi 153
69. Il Sacro Cuore di Ges e le sue dodici promesse ... 155
70. Il mio esorcismo pi grande 156
71. Io non vivo: Cristo che vive in me 158
72. Il testimone di Geova 159
73. Sorrisi ad Haiti 161
74. Il mio regalo di compleanno 163
75. La pi bella celebrazione eucaristica di tutta la mia vita 165
76. Talit kum .....167
77. Dio ascolta le nostre preghiere 169
78. Cosa vuol dire imparare ad essere sacerdote 172
79. Ges Eucaristia tra le mura del carcere 175
80. Tra stupore e fede 178
81. La divina Provvidenza 180
82. Il mio primo giorno da sacerdote 182
83. Una goccia d'acqua per Madre Teresa 184
84. Battaglie d'Africa 185
85. Un sordo che ascolta le parole della preghiera 188
86. La preghiera e il digiuno compiono miracoli 189
87. Il corpo di Cristo per la nostra salvezza 192
88. Settanta volte sette 194
89. La mia Domenica delle Palme 196
90. Trent'anni senza confessione 198
91. Uno tsunami d'amore 201
92. I mezzi del Signore ci stupiscono ogni volta 204
93. Il tuo coltello non serve a nulla 206
94. In ascolto di uno studente diffcile 209
95. Il bambino esorcizzato ,212
96. Mai disperare! 214
97. Un incontro inaspettato 216
98. Miracoli moderni 218
99. Fedele per sempre 220
100. Maria, madre dei sacerdoti e delle vocazioni 222