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Dedicato a chi ama la logica

nella difesa della Fede.






















ANTONIO DAL MUTO

a.dal.muto@alice.it
349-35.80.890


Accenni biografici

Romano di nascita ha vissuto ad Ariccia.
Da tempo, vive e lavora a Cesena.
E maestro dArte Pittura e Disegno
diplomatosi presso l Istituto Statale
dArte di Marino; possiede la qualifica di
Architetto Interior Designer; ha
frequentato la Facolt di Architettura a
Firenze; Critico dArte;



Con questa opera si chiude la trilogia del Pelo e Contropelo che
lautore ha dedicato alle opere di Augias-Pesce Inchiesta su Ges;
allopera di Augias Inchiesta su Maria e infine allopera di Destro-
Pesce La Morte di Ges. Indagine su un mistero
Una iniziativa fatta solo per ristabilire la logica in un ambito, quello
della fede in Cristo, in cui i Vangeli (quelli riconosciuti da Madre
Chiesa), gli Atti e le Lettere, che ci trasmettono questa fede, sono
gli unici documenti che abbiamo e che si possono accettare in toto o
respingere in toto. Non esistono le mezze misure come vorrebbero
farci credere gli autori su nominati










Prefazione dellautore

E stato scoperto, da qualche anno, un filone letterario che assicura, a
quanto pare, un bell introito economico ai vari autori che si cimentano con
esso: mi riferisco al filone religioso. Questo argomento sembra trovare
riscontro tra i lettori in quanto, credo, si sente sempre pi, in un epoca di
incertezze come la nostra, il bisogno di trovare risposte in valori che
vanno oltre la materialit delle cose che ci circondano. E anche vero che
molto spesso, in termini generali, largomentazione religiosa, spesso
ammantata di mistero, di segreti non rivelati, romanzati, viene
affrontata, soprattutto quella che affronta lambito cristiano, con una
gentile quanto affabile vis polemica che vorrebbe far intendere come la
Verit di fondo, in realt, sia stata nascosta volutamente per eludere la
realt legata a Ges che, una volta disvelata, mostra come tutto sia
differente da quanto racconta e insegna il magistero della Chiesa di Roma.
E il caso dello scrittore Dan Brown, di Corrado Augias e Mauro Pesce e
ora di questultimo con la moglie Adriana Destro.
Lopera in esame, alla quale faremo il pelo e il contropelo, La morte
di Ges, indagine su un mistero. Inutile nasconderlo, come avevo
intuito, sin dallintroduzione si inizia a sentir odore di bruciato e non
intendo quello infernale, ma quello della, a mio parere, reinterpretazione
gratuita poich, nellaffrontare un argomento importante per la fede
cristiana, la morte di Ges nello specifico, si usano i Tre Vangeli
Sinottici, e quello di Giovanni, quelli riconosciuti dalla Chiesa di Roma, da
un paio di millenni (dal II secolo d.C per lesattezza) circa, riconosce
essere i soli autentici e autorizzati a parlare di Ges, si usano, dicevo, in
maniera cos arzigogolata per sfornare ipotesi che di fatto, negano la
resurrezione di Ges, ammettendo che questa sia una fantasia resasi
necessaria . E il solito sporco gioco: si confida sullignoranza in materia
del lettore per propinare di tutto e di pi.
Chi legge argomenti del genere deve sempre tenere a mente una cosa
fondamentale: i soli Vangeli che possono essere presi a riferimento per
affrontare argomenti su Ges sono quelli che indica la Madre Chiesa
di Roma e non gli apocrifi, che dalla Chiesa sono considerati poco pi
di una letteratura depoca non utile alle necessit della Salvezza
intesa in senso cristiano; laffermazione che si fa a pag 11, quindi, e
cio: Ges parlava aramaico ma le sue parole sono giunte a noi in una
lingua diversa; per afferrarne il significato dobbiamo immergerci nella
storia e negli ambienti in cui sono nati. appare fuorviante per due
ragioni 1) Matteo per esempio scrisse in aramaico il suo Vangelo per i
cristiani provenienti dal Giudaismo e solo in seguito fu tradotto in greco.
E la traduzione in lingua greca venne fatta per i giudei che da tempo
mancavano dalla patria perch dispersi e che potevano comprendere solo
il greco; 2) laffermazione un controsenso anche per il fatto che si nega
validit alla traduzione, come se chi, traducendo in greco i primi scritti,
quelli originali e andati persi, avesse inventato qualcosa di nuovo.
Un ultima osservazione: il giorno 14 giugno, sul quotidiano la Stampa
apparve una considerazione scritta da Enzo Bianchi, priore della
Comunit cristiana di Bose, sullopera in questione che, leggendola, mi
trasmise la certezza che questa opera fosse coerente con il credo
cristiano, per come ne parl. Ma leggendo di questa sua riflessione tratta
dal sito http://www.monasterodibose.it/ 20 luglio 2014 riflessione sul
Vangelo di ENZO BIANCHI Il Signore non fa di ogni erba un
fascio: vede e giudica che la zizzania zizzania e che il grano buon
grano, e lo stesso devono fare i credenti in lui. Ma il giudizio
appartiene a Dio. mi d da pensare che Bianchi non abbia letto il libro;
che lo abbia sfogliato senza entrare nella lettura profondamente o che
addirittura gli abbiano raccontato a grandi linee il contenuto, poich non
posso credere che possa aver condiviso la tesi di un Ges morto e sepolto
in cui la sua resurrezione fu una invenzione resasi , rielaborazione, resasi
necessaria per giustificare la missione terrena non di un maestro, di un
Rabbi, ma di un leader che fall il suo progetto a causa di una morte
inaspettata!!
















Iniziamo il nostro pelo e contropelo
Capitolo I
Dopo una breve escursione storica, da parte degli autori, sul tempo di
Ges e lazione esercitata dai Romani sulla terra di Davide, nel paragrafo
2, pag 17 leggiamo: Ges era un ragazzo allora. Non sappiamo quale
sia stato linflusso di queste vicende sulle sue decisioni future. Ci
che riguarda pi la sua esistenza, il suo atteggiamento verso il popolo,
sono le condizioni di vita e le difficolt causate dallavvento dei
Romani. Ebbene, chi ha letto il Vangelo, uno dei Vangeli noti ai Cristiano-
Cattolici, sapr benissimo che mai Ges ha affrontato la condizione
economica dei suoi conterranei, anzi nota la frase Rendete dunque a
Cesare quel che di Cesare e a Dio quel che di Dio Mt 22,21, che
evidenzia il suo distacco dalle questioni economiche, ribadito anche dalla
frase Il mio Regno non di questo mondo Gv 18 33-37. Senza
contare che la Palestina sotto lamministrazione romana conobbe maggior
benessere, grazie anche alle strade costruite dai Romani lungo le quali il
commercio pot viaggiare speditamente da una citt allaltra; le condizioni
che preoccuparono Ges non dipendevano quindi dalla presenza
dellegemonia romana sui territori, ma dalle condizioni morali del popolo,
del suo popolo. Se continuiamo a leggere, il periodo seguente appare non
aver alcun legame con le affermazioni precedenti: luso di infatti,
appare contorto e contraddittorio, Anzi, la citata attivit urbanistica di
Erode cosa pu indicare se non un periodo di grande benessere? Tanto pi
se si sottolinea che le difficolt causate dallavvento dei Romani. si
finisce per rendere non chiaro quanto poi si scrive a pag 18 Ges
incontrava direttamente non i Romani, ma coloro che esercitavano il
potere al loro posto. Sinceramente c un po di confusione che nulla
ha a che fare con la figura del Cristo !!

Con il paragrafo 3 gli autori ci fanno sorridere; per le affermazioni che i
due iniziano, con disinvoltura, a fare. Leggiamo a pag 18 quanto segue: A
un certo punto (Ges N.d.R) fu accolto da Giovanni il Battezzatore tra
i suoi seguaci. Poi decise di annunciare la volont di Dio al suo popolo.
Quello che non sappiamo come si convinse delle sue idee. Carissimi
autori, ma ci avete preso per imbecilli? Voi volete parlare di Ges e non
tenete conto di quello che i Vangeli descrivono? Nel vangelo di Luca 3
15-16.21-22 ecco cosa leggiamo: In quel tempo, poich il popolo era
in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se
non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: Io vi
battezzo con acqua; ma viene colui che pi forte di me, a cui non
sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzer in Spirito
Santo e fuoco. Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e
Ges, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si
apr e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come
una colomba, e venne una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio, lamato:
in te ho posto il mio compiacimento.

Ora ditemi voi se a riguardo Giovanni il Battezzatore si possa usare
lespressione fu accolto da Giovanni il Battezzatore tra i suoi
seguaci ? Se Giovanni riconosce che Ges maggiore di lui, forse
Giovanni al massimo avrebbe potuto chiedere Signore accoglimi tra i tuoi
discepoli e non viceversa. Ma non lo fece, perch Giovanni sapeva che la
sua missione era da considerarsi ormai conclusa con laffermazione che
Dio Padre fece durante il battesimo. Caro Pesce, e consorte, noi non
siamo pesci che abboccano allamo della vostra stravagante
interpretazione: Ges Cristo ci noto solo dai Vangeli che madre Chiesa
ci indica e quindi la fantasia che state usando per fare le vostre
affermazioni offende la vostra reputazione di studiosi, ma se poi
insistete con questa metodologia, chiedendovi: Quello che non sappiamo
come si convinse delle sue idee- quando lo stesso Vangelo di Luca
che ci indica al Capitolo 4 quello che successo nel deserto per i famosi
quaranta giorni allora date di voi una forte rilevanza negativa in tema di
analisi esegetica. O voi fate come Augias che trae dai Vangeli solo
quello che gli appare pi congruo ad appoggiare o giustificare il
proprio parere?
Andiamo avanti.
Non si capisce perch gli autori tengano a sottolineare la presenza dei
Romani in Palestina. Possiamo sospettare che essi vogliano dare a Ges il
ruolo di rivoluzionario che intende combattere contro gli odiati Romani,
usurpatori delle libert date da Jahweh? Se cos fosse, e lo scopriremo
strada facendo, saremmo davanti allennesima mistificazione. Ges non
odiava: a tutti nota la frase Ama il prossimo tuo come te stesso per
capire che se ad un regno egli pensava, questo non poteva essere che il
Regno della Concordia e della Pace. Ma leggiamo cosa scrivono i due a pag
19: Ges visse per tutta la vita sotto il dominio dei Romani. Li
incroci forse durante le sue peregrinazioni nella Terra di Israele, poi
li incontr faccia a faccia quando lo catturarono e lo uccisero in tutta
fretta. Appare scritto in fretta questo paragrafo, poich non
assolutamente certo che Ges fosse stato catturato da un manipolo di
soldati romani; molto probabilmente erano le guardie del Sinedrio
mandate dal Sommo sacerdote, assieme ad una folla tumultuante e armata
di spade e di bastoni. Affermo questo perch, come si legge nel vangelo
di Matteo cap 26 al paragrafo 57 Or quelli che avevano Ges, lo
condussero dal Sommo sacerdote Caifa se fossero stati i Romani ad
arrestarlo non lo avrebbero portato da Caifa, ma sarebbe stato condotto
davanti, al cospetto del Prefetto o Governatore, Ponzio Pilato. I Romani
riconoscevano una sola autorit a cui ubbidire: Roma. Ma al di l della mia
ipotesi di certo che nulla certo su chi arrest Ges e quindi gli autori
non possono fare questa affermazione li incontr faccia a faccia
quando lo catturarono . Ora mi chiedo e vi chiedo: se tali affermazioni
risultano un prodotto della faciloneria interpretativa, come si pu dare
credito a quello che si dir? E vedremo andando avanti la stoffa delle
ulteriori affermazioni.
La disamina che segue si svolge abbastanza coerente con quanto sappiamo
dai vangeli anche se il motore di ricerca sembra avere il carburatore un
po sporco e quindi scoppietta un po. La nota n9 a pag 20 richiama
ancora una volta i vangeli apocrifi come materiale idoneo per capire la
figura di Cristo, citando altri autori come E. Norelli il quale un fautore,
assieme a Pesce, ad Augias, degli studi sul Ges storico che nulla ha a
che fare con il Ges Cristo, il Messia, colui che venuto per redimere
lumanit attraverso la fede in Lui, il continuatore del Messaggio di
Salvezza iniziato con Abramo . E questo fatto importante perch
mette in evidenza la frattura che si vuole creare attorno alla figura di
Ges-Messia per ridurlo alla stregua di un qualsiasi personaggio storico,
sebbene importante, ma definitivamente morto e sepolto. E a questo
tentativo, per altro intriso di supposizioni e teorie, che va interpretato il
passo seguente in cui si citano i nomignoli dati a Ges per cercare di
inquadrarlo in ambito della Storia delle Religioni o delle Scienze Sociali. Il
procedimento, diremmo materialista per inquadrare Ges probabilmente
spinge gli autori a riportare allattenzione una affermazione fatta da altri
autori: pag 21: Dopo la morte, secondo le antiche leggende, viene
divinizzato A quali leggende si riferiscono gli autori a cui Pesce-Destro?
Forse le profezie contenute nel Vecchio Testamento sono leggende? Io
conosco solo i Vangeli, quelli riconosciuti da Madre Chiesa, perfettamente
coerenti con il proseguo del messaggio della Salvezza iniziato con il
Vecchio Testamento; altre leggende non ne conosco. Quindi i Vangeli
sono un luogo di leggenda? Ecco un tentativo corposo della volont di
smontare la fede in Cristo. Lo sforzo degli autori per costruire il profilo
del Ges storico, non si comprende, perch debba passare attraverso la
distruzione del Ges della Fede o escatologico; sembrerebbe che
lobiettivo sia non tanto di dimostrare levento storico di Ges, impossibile
perch non ci sono, per cos dire, documenti laici, certificati, opere che ne
parlano in maniera laica, ma soprattutto in maniera estensiva, quanto per
lo sforzo di dimostrare che il Ges della fede uninvenzione. E per
dimostrare il Ges storico gli autori cosa fanno? Usano materiale ritenuto
frutto di invenzione.
Lattenzione che gli autori mettono sulla leadership di Ges pag 22 -
appare contaminata dalle moderne concezioni che si ritrovano nella
sociologia e nellantropologia sociale, finalizzate a fare di Ges un uomo,
fallito infine, con intenzioni di destabilizzare la societ per costruirla
nuova: Il mio regno non di questo mondo, non dimentichiamo questa
affermazione che Ges fece a Pilato, se il mio regno fosse di questo
mondo i miei servitori avrebbero combattuto perch io non fossi
consegnato ai Giudei Gv 18, 36. Risulta inutile quindi affermare che
egli fosse un rivoluzionario pronto a sollevare le masse contro i Romani;
quale occasione migliore per rivendicare questo obiettivo trovandosi
davanti a Pilato? Ma noi sappiamo che Ges venne a ricondurre il popolo
dIsraele alla casa del Padre. Lepisodio della cacciata dei mercanti dal
Tempio testimonia il suo zelo: Non forse scritto: La casa mia sar
chiamata casa di preghiera da tutte le genti? Voi ne avete fatto una
caverna di briganti! Mc 11,15, zelo che riconduce al rispetto del vero
culto a Jahweh, corrotto dal secolarismo indotto da una classe
sacerdotale allontanatasi dalla scienza di Dio: Avete nascosto la chiave
della vera scienza: voi non ci siete entrati e non avete lasciato
entrare quelli che avrebbero voluto Lc 11. E quale era la Chiave della
scienza di Dio? Quella chiave era ed Ges Cristo, il Logos, la Parola.
Ges non rivendic alcuna strategia politica sovversiva, ma il ripristino
della legalit salvifica. La cacciata dei cambiavalute e dei venditori di
colombe dal Tempio tuttavia contraddice laffermazione degli autori,
Destro e Pesce, quando a pag 25 scrivono: La religiosit ( espressa da
Ges N.d.R. ) non legata a luoghi specifici Ges, infatti afferm la
centralit del Tempio, quello di Gerusalemme, nella societ del tempo, che
poi verr rapportato al Tempio-Corpo: ogni uomo tempio di Dio, ma il
popolo ha il suo tempio, simbolo di pietra che va rispettato come il corpo.
La visione di riscatto, il sogno di popolo libero dai Romani era un tema
presente, cos lattesa del Messia liberatore, e che aveva suscitato anche
dei rivoluzionari ma che, con armi alla mano, avevano tentato di liberarsi
del potere romano secondo i soliti schemi della ribellione violenta. Ma
furono episodi legati pi alla delinquenza locale che ad un disegno
religioso, altrimenti ci sarebbero stati inevitabilmente elementi della
classe sacerdotale nella veste di sobillatori. Ma nulla di tutto ci emerge
dalle fonti storiche. Barabba fu uno di questi, probabilmente legato al
gruppo degli Zeloti noti, presso i Romani, come sicarii o latrones e che
miravano a liberarsi degli occupanti. Ironia della sorte: Yeshua Barabba
( nome che ritroviamo nel Vangelo di Matteo nella sua lingua originale) o
Barabba fu contrapposto a Yeshua ben Yosef Nazarani o
semplicemente Ges, ma se ci pensiamo bene il nome italianizzato di
Barabba deriva, salvo considerare un errore di trascrittura, da Bar-
Abb che significa Figlio del padre e Yeshua-Ges significa Salvatore.
Detto questo, Pilato, pur volendo liberare Yeshua ben Yosef Nazarani=
Salvatore fu costretto dalla folla a liberare Yeshua Barabba=Salvatore
il figlio del padre al posto di Salvatore (Ges)? C una correlazione
tra questi nomi che va oltre il fatto? Chiss!
Comunque sia, Pilato volle indicare Ges come Re dei Giudei e una simile
definizione poteva venire solo dallaver intuito il legame esistente tra
Ges e il popolo giudaico, legame legato alla religione, poich nessunaltra
situazione emerse tale da poter far esprimere a Pilato un giudizio
politico, anche perch il Re dei Giudei cera ed era Erode, ed avrebbe
potuto anche compromettere la sua posizione nei confronti di Roma,
dellimperatore Tiberio. E forse la compromise.
E giusto quello che affermano i due autori che Ges non incit mai a
ribellarsi allegemonia romana, allordine costituito, ma anche vero, e qui
st la ragione di questa sottomissione allautorit, invitava a convertirsi
per entrare a far parte di quel Regno di Dio che sarebbe stato instaurato.
Era, e noi lo sappiamo, un insegnamento spirituale, lo sempre stato fin
dalle sue prime battute: il Tempio era il corpo delluomo, di ogni uomo,
e sarebbe stato nel tempio-corpo che il Regno di Dio si sarebbe
manifestato. Ma questo era un insegnamento nuovo - sebbene fosse il
proseguo del messaggio della Salvezza iniziatosi con Abramo - messaggio
espresso anche in parabole al fine di rendere comprensibile il
meccanismo, ma necessitava di ulteriori approfondimenti, cosa che non
era possibile. La classe sacerdotale aveva nascosto la chiave della
scienza e la conoscenza sullavvento del Messia, per liberare il popolo di
Dio, aveva assunto risvolti materialistici. Da qui il fraintendimento che
port molti discepoli alla delusione dopo la crocifissione di Ges, ma anche
alla formazione, parallelamente, di gruppi di rivoltosi, come quello di
Barabba, lomicida.

Il paragrafo 7 a pag 28, dimostra la materializzazione del messaggio
di Salvezza che prese piede tra i Giudei, la classe colta dei Giudei che
affidava al calcolo matematico lavvento del Regno di Dio. Ma Ges si
espresse chiaramente in tal senso, Marco 13, 32-33 e Matteo 24,36
Circa poi quel giorno e quell'ora, nessuno sa nulla, neanche gli angeli
in cielo, n il Figlio, fuorch il Padre E questo vale anche per i tanti
messaggi che affollano la religiosit del nostro tempo, in cui sembra che
molti veggenti sappiamo tutto. Noi siamo chiamati a credere alle parole di
Ges, se cos non fosse, allora sarebbe lecito dubitare di altre cose.
Quindi i conticini fatti dai colti Giudei, scribi o farisei o sacerdoti erano,
furono, cose senza senso, perch prive della scienza esatta, quella
richiamata da Ges, ma influenzarono molto il popolo. Cos gli scritti di
Qumran che parlano della restaurazione del Regno di Dio, salvo dare in
chiave spirituale, cristiana, la giusta interpretazione.
Ma va aggiunto un altro aspetto legato al linguaggio. Il libro o rotolo che
gli autori citano, il 4Q246 cita testuali parole: Dio gli verr (al Figlio di
Dio N.d.R.) in aiuto facendo la guerra per lui: metter i popoli in suo
potere e li getter davanti a lui il regno sar eterno tutti
abbandoneranno la spada tutti faranno la pace. Il linguaggio usato
qui, ma anche in molte parabole dette da Ges, come battaglia, spada,
fuoco, le stelle che cadranno dal cielo e per non parlare delle immagini
che sono nel Libro dellApocalisse di Giovanni, sono riferimenti simbolici
propri del linguaggio contemporaneo a chi li espresse. La spada, per
esempio, era il mezzo per uccidere, ma anche per riportare giustizia
attraverso la battaglia; il fuoco serviva per purificare come nei sacrifici
fatti dai sacerdoti nel tempio di Gerusalemme ecc Ma in chiave moderna
con cosa potrebbero essere sostituiti? La parola locomotiva sostitu il
cavallo di ferro degli indiani di America e la parola fucile sostitu la
parola bastone che sputa fuoco degli stessi, ma noi, con il nostro
linguaggio, con cosa potremmo sostituire le parole spada battaglia
fuoco ecc.?

Nel paragrafo 8 pag 30, i nostri autori, nello sforzo di dar carne al
Ges storico, snaturalizzano il Ges dei Vangeli, della fede, senza aver in
possesso documenti laici che comprovino le loro affermazioni, per dar
corpo ad unimmagine che appartiene ad un altro Ges, non violento, ma
che assimilabile ad un leader politico. Scrivono i due: Ges non era un
teologo con lo scopo principale di ideare teorie, divulgarle e farle
conoscere agli altri teologi. Era un uomo di azione che voleva
cambiare la vita delle persone, la realt concreta dei contadini e degli
abitanti dei villaggi Cosa c da aggiungere a questa mostruosit,
antistorica e soprattutto non scientifica dal punto di vista antropologico,
poich, e lo ripeto, non esiste letteratura laica su Ges, ma solo quella
religiosa. Perch quindi i due autori non prendono in esame le parabole del
regno di Dio come quella del contadino che trova un tesoro nel suo campo,
vende tutto e si va a godere questo tesoro? Queste parole non sono in
evidente antitesi con la pretesa intenzione svelata dai due autori, sulla
volont di Ges a far cambiare vita ai contadini? Senza sottolineare che in
una societ violenta come quella di allora, il consigliare di porgere laltra
guancia Lc 29, o consigliare di perdonare non sette ma settanta volte
sette Mt 18, 21, come poteva cambiare la vita, dal punto di vista
economico e sociale, degli abitanti dei villaggi? Ma i due autori, non
prendendo in esame queste frasi, come possono inventarsi un diverso
ruolo su Ges? E una pura invenzione infatti!!

Lo sforzo di creare ab novo una figura storica, che si adatti al figlio del
falegname, Ges, da dove pu nascere se non dal fascino che questa figura
esercita su tutti, ma anche vero che il fascino che esercita nasce dal
ruolo che i vangeli hanno dato a Ges, quindi perch inventarsi cose che
non troveranno mai riscontro per mancanza, ripeto, di documenti laici?
Dal mio punto di vista ritengo che questo sforzo, per una ragione o per
unaltra, abbia come scopo ultimo il negare che Cristo si Dio fatto uomo,
ed tipico di scienza e scienziati negare ci che loro non possono vedere
o riprodurre in laboratorio; manca loro la fede, quella che ha smosso
personaggi altrettanto famosi, noti ma anche non noti, e che noi definiamo
santi.
In questo panorama, infarcito dai tanti tentativi di far passare Ges,
bench abbia lasciato tracce importanti nella storia delluomo, come un
uomo morto e sepolto, cosa possiamo fare se non fare il pelo e
contropelo a questi saccenti, al pari di Dario Fo, che con le sue
affabulazioni, spesso e coattamente legate o alla religione o al sesso,
trasforma i vangeli in episodi carnevaleschi, conditi con un linguaggio
fantamedioevale creato per suscitare solo ilarit.

Con il paragrafo 2, pag 34, i due autori si cimentano sulle dinamiche di
gruppo come se la cosa fosse di qualche importanza per dimostrare che
Ges poteva contare sul gruppo ristretto degli apostoli per raggiungere
una platea maggiore ed eterogenea di Giudei, al punto da affermare a pag
35 quanto segue, e con presunzione, secondo me: Egli sarebbe stato
molto pi isolato e meno efficace senza la presenza di compagni
solidali sotto la sua guida Praticamente si vuole insinuare che il ruolo
di Ges, se avesse predicato da solo, avrebbe corso il serio rischio di
passare inosservato o, per lo meno, non avrebbe raggiunto gli obiettivi che
Ges stesso si prefigurava: egli cont sulla forza del gruppo. Questo,
nellottica laicista, significa far passare Ges come personaggio non
autosufficiente. Era cos? Fu cos? Ma se Giovanni Battista che viveva nel
deserto e che non compiva gesti eclatanti, come le guarigioni, la
liberazione degli ossessi ecc. con la sua sola predicazione era riuscito a
metter su un cospicuo numero di seguaci!!! I discepoli pi vicini o apostoli,
furono tali solo per creare, dopo la morte e resurrezione, ripeto RE-SUR-
RE-ZIO-NE, le condizioni della continuit del messaggio di Cristo;
costoro, condividendo con Ges le difficolt giornaliere della
predicazione, della preghiera, furono destinati a raccontare di Lui, della
sua speranza di Salvezza nel migliore dei modi, perch lo conobbero da
vicino, perch vissero con Lui i tre anni pi impegnativi e formativi della
loro vita. Se non consideriamo questo a che serve parlare di dinamiche di
gruppo?
Non si capisce nemmeno lanalisi sulla differenza delle tipologie sociali
dei discepoli che fanno gli autori. Ges parl alla gente e per questo
chiam a s la gente, di qualsiasi estrazione sociale: cerano i poveri, i
ricchi borghesi, i militari e personaggi del Sinedrio; egli parlava al
cuore delle persone e non parlava certo di economia o di politica, ma
parlando al cuore incontrava i bisogni, quelli pi intimi che essi avevano,
che noi tutti continuiamo, nonostante siano passati duemila anni, abbiamo,
quindi chiedersi: Che tipo di persone erano non ha senso. Erano
persone che incontrarono la speranza, che attendevano con speranza il
messaggio della Salvezza, il bisogno di trovare il linguaggio del cuore e
non pi quello della pietra su cui furono scritte le leggi mosaiche. E da
questo punto di vista le persone non sono cambiate: ieri come oggi. Cos
sar in futuro.
Nel vangelo di Matteo, Mt1,21-28 leggiamo In quel tempo, Ges,
entrato di sabato nella sinagoga, (a Cafrnao) insegnava. Ed erano
stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che
ha autorit, e non come gli scribi. E in queste parole c anche la
risposta all affermazione prima citata: Egli sarebbe stato molto pi
isolato e meno efficace senza la presenza di compagni solidali sotto la
sua guida Lautorit con cui insegnava e predicava era la sua forza,
poich le sue parole non erano frutto di frasi stereotipate che spesso
ascoltiamo anche nelle messe domenicali, ma erano dirette ai bisogni che
erano nei cuori della gente e per questo profondamente efficaci. Erano le
parole di chi poteva dire: Io e il Padre siamo una sola cosa. Gv 10,30.
Tanto pi che nel proseguo della lettura del Vangelo citato (Mt1,21-28)
leggiamo Che mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con
autorit. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono! La sua
fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
Ges avrebbe potuto fare a meno di avere il codazzo, ma se scelse i
Dodici lo fece per costruire la struttura primitiva della sua Chiesa dopo
la sua morte e resurrezione, ripeto RE-SUR-RE-ZIO-NE. E questo
vale come risposta anche per coloro che affermano che Ges non aveva
alcuna intenzione di fondare la Chiesa. Dal momento che si crea una
comunit in suo nome ecco che la Chiesa bella che formata. Anche
perch Chiesa deriva da Ecclesia che significa comunit. E Ges con i
Dodici, per tre anni cosa fu se non una Ecclesia o Comunit?
Lorganizzazione come le vicende storiche sono ben altra cosa e la storia
testimone di come le cose sono destinate a cambiare, ma la Chiesa, intesa
come comunit di fratelli in Cristo, rimarr in eterno perch il corpo di
Cristo sulla terra. Come ci riferisce e chiarisce San Paolo in Col 1,18
Paragrafo 3 pag 38
Voler sapere chi fosse Ges dal punto di vista storico un esercizio
destinato a fallire, ma se vogliamo sapere, conoscere, chi fosse il Ges
che storicamente si mosse sulla terra dei Giudei troviamo la risposta nel
Vangelo di Matteo, Mt16,15-16 Voi chi dite che io sia? Rispose
Simon Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente Ecco chi
Ges: luomo nuovo, colui che in perfetta unione con il Padre e che solo in
questa condizione potr dire, disse: Io sono la Via, la Vita, la Verit
Gv 14,6. Nessun uomo, figlio di uomo, potr mai dire Io sono la Verit,
al massimo potrebbe azzardare a dire Io ho la Verit. Ma la risposta
che leggiamo in Matteo non interessa ai due studiosi, poich tutto ci che
legato al messaggio di Salvezza, alla fede, alla trascendenza spirituale
sembra non interessare e quindi, non entra nel merito dellanalisi.
Il loro lavoro consiste nello scarnificare Ges lasciandogli solo qualche
lacerto storico, ma NEMMENO TANTO VISTO LE IPOTESI CHE
FARANNO NEL CAP 10 A PAG 244. Ma cosa rimane di Ges? Talmente
poco da non poterne definire nemmeno la sua vita storica. Ma si insiste
nel percorrere una strada che porta al nulla.
A pag 38 si tratta della costituzione dei Dodici, gli apostoli, coloro che
saranno chiamati a giudicare le dodici trib dIsraele. Gli autori scrivono:
... possiamo affermare che ci fu un cambiamento nella sua ( di Ges
N.d.R.) consapevolezza Perbacco!!! Gli autori possono, sono in grado
di affermare... . Ora mi par di cogliere uno dei tanti elementi di
contraddizione che si incontrano nelle loro affermazioni, poich dapprima
danno limpressione concreta di non tenere conto, totalmente, dei Vangeli,
ma poi prendono come sostanziale le parole contenute nella cosiddetta
fonte Q ( dove Q probabilmente deriva dal tedesco Quelle (pron.
Kvelle) che significa fonte, sorgente N.d.R.) Ebbene, laffermazione
valida solo perch viene da un antico papiro? E perch quello che nei
vangeli non pare valido? Per affermare, forse, come si fa a pag 39 :
Ges era, quindi, convinto che il regno di Dio fosse imminente e
perci fosse urgente prepararsi ai compiti e alle funzioni che avrebbe
richiesto.? Capite il marchingegno intellettuale dei due? I Vangeli non
sono fonti attendibili, ma la fonte Q lo !! E come possono affermare
questo? Se avessero preso in esame i Vangeli o San Paolo, avrebbero
letto che il Regno di Dio, come Ges stesso riferisce, sarebbe venuto
solo dopo che cataclismi, guerre e terremoti avrebbero preannunciato la
fine del mondo e linizio del nuovo mondo. San Paolo ci lasci scritto in
1Cor 15,20-28 Ora, invece, Cristo risuscitato dai morti, primizia
di coloro che sono morti. poi sar la fine, quando egli consegner il
regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni
potest e potenza. E quando tutto gli sar stato sottomesso,
anche lui, il Figlio, sar sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni
cosa, perch Dio sia tutto in tutti. Il Regno di Dio, come espressione
corale, escatologica e collettiva, , sar, quindi latto finale in cui lHomo
Sapiens Sapiens , lessere umano avr riconquistato la sua natura
spirituale. Quindi, molto semplicemente, se San Paolo che minore di
Cristo ha affermato tali cose, come si pu dire che Ges era convinto
che il Regno di Dio fosse imminente? Tanto pi che San Paolo ebbe la
pienezza della scienza di Dio attraverso la manifestazione di Cristo sulla
via di Damasco, senza mediazioni, ma direttamente.
A tal proposito voglio ricordare, per sottolineare come Cristo pu dare,
rivelare direttamente alluomo la Verit e la Scienza di Dio, ci che
accadde a San Tommaso dAquino, lautore della Summa Teologica. Due
anni prima di morire, cosa che avvenne nellanno 1274, Tommaso si trovava
a Parigi, dove insegnava Teologia e Filosofia, ebbene, improvvisamente
smise di lavorare, di scrivere. A chi viveva attorno a lui e lo incitava a
riprendere il suo lavoro, ad uscire dalla sua chiusura totale, egli
rispondeva: Mi sono state rivelate tante e tali cose, che tutto ci
che io ho scritto non rappresenta nemmeno la pi pallida idea! Dio
fece dono a Tommaso di una visione totale delle cose che lui aveva
immaginato, intuito per tutta una vita a proposito del regno dei cieli,
della sua struttura, facendogli conoscere in anticipo quello che avrebbe
visto dopo la sua dipartita terrena. Quindi Dio pu tutto. ( a meno che non
diagnosticare anche per Tommaso lepilessia, come stato ipotizzato per
Paolo a proposito della visione avuta sulla via di Damasco nellopera
Inchiesta su Ges di Augias-Pesce, nella quale leggiamo testuali parole:
personalmente soggetto ad avere visioni, come quella celeberrima
sulla via di Damasco ( a proposito della quale si parlato di un
possibile attacco epilettico) e ancora: Si potrebbe facilmente
obiettare,ed stato fatto, che la Maddalena era talmente presa o
innamorata di Ges che crede di vederlo in quel giardino, in una di
quelle che sono state definite visioni isteriche o allucinazioni
Quindi, dire che Ges era convinto che il Regno di Dio fosse
imminente rappresenta una tale contraddizione, a mio parere, che
offende lintelligenza e soprattutto smaschera lincedere di una analisi
molto distorta e parziale, tale da far sospettare che lobiettivo ultimo sia,
in realt, il demolire il vero ruolo di Ges Cristo, anche in vista di queste
parole, gi citate in Mc13, 32-33 e in Mt24,36:
Circa poi quel giorno e quell'ora, nessuno sa nulla, neanche gli angeli
in cielo, n il Figlio, fuorch il Padre. Ma andiamo avanti nella nostra
disamina.

Perch la scelta di dodici apostoli? La missione di Ges fu quella di
continuare il messaggio di Salvezza iniziato con Abramo. La presenza delle
Dodici trib dIsraele rappresenta la limitazione dellattenzione di Dio
riservata solo agli Israeliti. Ora possiamo anche fare mille ipotesi, e ce ne
sono gi, sul valore o significato del numero Dodici, e chiederci perch
non tredici o quattordici, comunque sia, coerentemente , con questa
ottica divina, che Ges istitu i Dodici, ma questa volta non in una visione
limitata ad Israele, ma al mondo intero. Leggiamo in Mc3,15 e anche
per mandarli a predicare. Non pi il Dodici sar legato al nome della
trib, ma e sar legato alla funzione evangelizzatrice. Ges nuovo
fondatore dellultimo atto del messaggio della Salvezza.

Fare il pelo e contropelo sinceramente appare pi faticoso che scrivere,
poich ogni parola che si legge ti invita a riflettere e a rispondere in modo
adeguato. A pag 40 si legge: Ges prega per avere da Dio un segno su
quello che deve accadere. Non si sa cosa gli sia stato rivelato,
sembra che non lo abbia mai comunicato a nessuno, ma alla fine della
preghiera convinto che i tempi del giudizio finale di Dio sullumanit
siano vicini.
Queste parole scritte dai due autori mi spingono a sottolineare che:
1) Ges si avvicina al Padre con la preghiera per condividere le proprie
intenzioni e non per ricevere un segno come un pagano qualsiasi.
Ricordate cosa disse prima di resuscitare Lazzaro? Gv 1,41-42 .
Ges allora alz gli occhi al cielo e disse Padre, ti ringrazio
perch mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto,
ma lho detto per la gente che mi sta attorno, perch credano
che tu mi hai mandato. Ges nel Padre e da lui e in lui egli si
riconosce nella comunione di pensiero; non ha bisogno di cogliere
segni come fanno i pagani o i superstiziosi;
2) Leggiamo inoltre: non si sa cosa gli sia stato rivelato Ma
carissimi autori, siete degli studiosi laici o siete studiosi credenti,
cristiani? Laffermare che ci sia stata un rivelazione presuppone
che voi crediate che Dio esiste e che parla gli uomini. Allora? Che
operazione state facendo? Se la frase contiene un qualcosa di
ironico perch non avete virgolettato rivelato ? In questa
maniera dimostrate di avere della confusione in merito al Ges che
state analizzando!! Ma c di pi. Se non si sa cosa gli sia stato
rivelato, come fate voi a sapere che qualcosa gli stato rivelato?
Bah!!
3) sembra che non lo abbia mai comunicato a nessuno.. Altra
affermazione priva di senso. Oltre a rafforzare la contraddizione
su espressa, quel sembra presuppone lesistenza di un qualcosa
che prima o poi potrebbe uscire fuori, tipo un documento, un
certificato Che analisi la vostra?
4) ma alla fine della preghiera convinto che i tempi del giudizio
finale di Dio sullumanit siano vicini. E qui vale quello che
abbiamo detto prima a proposito della Fine del Mondo e del Regno
di Dio che subito dopo verr istituito. Questa ultima affermazione
in contraddizione con non si sa cosa gli sia stato rivelato e
quindi, con laffermare che convinto che i tempi del giudizio
finale di Dio sullumanit siano vicini. Non ha alcun senso poich
non si sa, appunto cosa gli sia stato rivelato.
5) Inoltre, rapportando la frase scritta dagli autori a pag 18 - Quello
che non sappiamo come si convinse delle sue idee con la
certezza che voi date del fatto che egli sicuramente ricevette una
rivelazione durante la sua preghiera, emerge appieno come la vostra
analisi sia priva di coerenza. E per questo semplice motivo: nella
preghiera date per certo che abbia ricevuto una rivelazione da Dio,
mentre non date alcun valore in fatto che Ges pass quaranta
giorni nel deserto per prepararsi alla predicazione e alla sua
missione. Quante preghiere e rivelazioni avr ricevuto in quei
quaranta giorni!! Ma voi vi ostinate a tal punto da affermare che
egli inizi a predicare senza avere piena consapevolezza di quello
che stava facendo. Non vi viene in mente che nel deserto Ges
ricevette la piena consapevolezza della sua missione? Non potete
escludere questo se riconoscete che egli possa aver ricevuto una
rivelazione nella preghiera al punto 2.

Come vedete, cari lettori, in poche frasi c una alta concentrazione di
contraddizioni concettuali.

La dissertazione che segue appare sofisticata ma priva di realismo se
si afferma a Pag 40, che Ges mandava i Dodici a due a due a
predicare per qualche criterio di opportunit, peraltro non
esplicitato.. Se non esplicitato perch affermarlo? Come si fa ad
affermare una cosa che non si conosce, tanto pi che si ammette di
non conoscerla? Tutte le ipotesi valgono, tra le quali anche quella che
vede Ges mandare gli apostoli in giro, a predicare, in coppia, per
evitare che un singolo apostolo potesse scoraggiarsi o impaurirsi
davanti ad unimpresa come quella di esorcizzare o guarire i malati o
addirittura essere cacciato, malmenato. Avere un compagno significa
avere un appoggio con cui parlare, confrontarsi per non perdere di
vista la propria missione. Succedeva allora come succede oggi. Andare
a guarire gli impossessati sconvolgerebbe qualsiasi mente se non
supportata da una forte fede o da una mano amica che ti possa
ricordare quanto potente sia il nome di Ges.
Il resto della lettura sembra un esercizio dialettico sulla sociologia di
gruppo per rassicurare gli accademici colleghi, sempre pronti a
demolirsi tra di loro con il tipico quanto becero fare italico. Ma il
problema di fondo rimane sempre i bisogno di coerenza e onest
intellettuale.

Il paragrafo 4, pag 41-43 sottolinea come Ges parlasse in maniera
chiara con i Dodici, mentre con gli altri discepoli, seguaci, il popolo, la
gente quelli di fuori, parlasse in parabole, affinch, come ricorda Mc
4,12, pur ascoltando non intendano , senza dimenticare che il
parlare in parabole alla folla, affinch non potesse intendere ci che
ascoltava coerente con il metodo di insegnamento che risale al
profeta Isaia Is 6,9-10.
Ma allinterno dei Dodici, Ges si scelse alcuni con cui stringere una
maggiore amicizia e renderli partecipi di esperienze negate agli altri.
Questo vero: Pietro, Giovanni e Giacomo appaiono essere prediletti,
ma non dimentichiamo che Ges conosceva a fondo il cuore degli uomini
e le sue scelte furono in funzione del Messaggio salvifico. Pietro
sappiamo che ruolo avr poi; di Giovanni, lapostolo prediletto,
sappiamo che Ges gli affid la madre dalla croce e la Chiesa gli
attribuisce anche la stesura del Libro dellApocalisse; Giacomo per
ragioni, connotazioni che a noi sfuggono. Ges parlava s a uomini, ma
pensando ai loro cuori e alle loro menti.
Ma anche vero che ai Dodici, come riferiscono gli autori, vennero
conferiti i poteri di esorcizzare e di guarigione. Questo aspetto li
rende tutti e dodici dei prediletti, li mette sullo stesso piano. Ma
lesorcizzare e il guarire, va sottolineato, seguono la predicazione,
quindi: Ges aveva istruito anche gli altri ai segreti del Regno di Dio,
per cui, possiamo tranquillamente affermare, che se vero che i tre
prediletti siano stati testimoni di eventi straordinari, anche vero
che, dal punto di vista dellindottrinamento sul Regno di Dio, tutti
ricevettero lo stesso trattamento pedagogico. Bench sfuggir loro il
senso profondo che verr poi tutto sar svelato grazie allo Spirito
nellevento della Pentecoste.

Non appare chiaro cosa, invece, i due autori intendono - pag 44- con:
Ges con la scelta dei dodici aveva lintenzione di ricostituire
Israele, di inaugurare il regno, a partire dallistituzione dei giudici
che avrebbero presieduto il giudizio universale. Intendono la
Gerusalemme spirituale o intendono insistere con la versione che Ges
fosse convinto dellimminente instaurarsi del Regno di Dio sulla terra?
Qui non lo specificano i due autori, preferendo rimanere sul vago
senza esprimersi apertamente. Per, nel proseguo della lettura, danno
ad intendere che essi propendono per il secondo punto di vista. Infatti
scrivono: Dopo la sua scomparsa ( la morte di Ges, ma non la sua
resurrezione N.d.R.) fra i suoi seguaci si diffusero nuove idee sul
gruppo dei Dodici. In pratica: i seguaci, stando al punto di vista dei
due autori, dopo aver constatato il fallimento della missione di Ges,
pur rimanendo fedeli al suo insegnamento dovettero adattarlo ad altre
soluzioni. Questo mi par di comprendere.
Il paragrafo 5, pag 44-47, mette in evidenza la questione delle
aspettative che gli apostoli e i seguaci si crearono con linsegnamento
di Ges sulla venuta del Regno di Dio. Si fa cenno alla pretesa della
madre di Giovanni e Giacomo, figli di Zebedeo, di volerli vedere seduti
sullo scranno pi alto del regno Mc 10,35-40. Non va
strumentalizzato pi di tanto questo passo, poich reale la visione
poco chiara dei discepoli salvo lilluminazione di Simon Pietro che
rivela di aver compreso chi Ges. Mt 16,13-19 Ma un momento
di grazia spirituale che per annuncia la realt del Regno di Dio, una
realt meramente spirituale, dapprima, grazie alla quale la Giustizia di
Dio potr, poi, incarnarsi anche sulla Terra. Per il resto, le difficolt
dei Giudei a comprendere la vera essenza del Messaggio della Salvezza
sta nel fatto che la Legge, la Torah e gli insegnamenti degli scribi,
della classe sacerdotale, avevano distorto tale messaggio e radicato
credenze errate. Non deve quindi stupire se gli stessi apostoli e tutti
gli altri discepoli verranno presi da turbamento alla morte in croce di
Ges. Infatti costoro, saranno totalmente messi nella condizione di
comprendere la realt di Cristo nel cenacolo, con Maria, narrato negli
Atti. Non vanno nemmeno strumentalizzate le parole di alcuni discepoli
di Emmaus riportate dai due autori: Noi speravamo che fosse lui a
liberare Israele. Gv 6,68-69. Pi avanti infatti scritto ( e qui a
mio parere leggo della malafede, ) lo sconosciuto risponde ai
discepoli in questo tono: Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla
parola dei profeti. Non bisognava che il Cristo sopportasse queste
sofferenze per entrare nella sua gloria? Gv 6, 25-26.
Ecco dunque: Ges ricalc le profezie in obbedienza alle, diremmo con
linguaggio moderno, disposizioni del Padre. E il saper interpretare nel
modo giusto le profezie era compito dei sacerdoti, compiti che hanno
mancato influenzando cos leducazione del popolo in merito al Messia.
E questo errore dura ancora, visto che gli Ebrei sono ancora in
attesa del Messia. Ma non finita riguardo ai discepoli delusi di
Emmaus, poich Giovanni ci riferisce Gv 6, 30-31 Quando fu a
tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezz e lo
diede a loro. Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero.
Riconobbero Ges risorto dallo spezzare il pane un rito innovativo,
introdotto dalla devozione (cristiana), evidentemente sin da subito, se
fu sufficiente a riconoscere Ges Cristo risorto. Questa
sottolineatura per affermare nuovamente che la figura di Ges non
pu essere estrapolata come e quando si ritiene possa compiacere le
proprie riflessioni, per supportare idee che risultano poi essere
fantasiose.
I paragrafi 7 e 8 pagg 47-52, vanno intesi secondo quando detto,
salvo fare attenzione a come viene inteso il passo evangelico citato a
pag51 allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a
prenderlo; poich dicevano. E fuori di s Mc 3,20-21. Il
credere che Ges fosse fuori di s appartiene al periodo di inizio
della sua predicazione pubblica; nessuno aveva mai inteso parlare di
Ges, salvo i suoi compaesani che lo conoscevano come il figlio del
falegname, quindi era comprensibile pensare di lui come ad una
persona stramba, strana, posseduta. Ho voluto sottolineare questo
perch le frasi evangeliche sono riportate allinterno di un discorso
avanzato e non iniziale.
Spesso gli autori fanno riferimento ai vangeli per analizzare una frase
contenuta, in termini simili, allinterno di essi. Nella fattispecie della
citazione evangelica contenuta a pag 52, paragrafo 9, questo non
avviene. Perch? Rimango del parere che i due autori si ostinano nel
voler dimostrare che Ges fu solo un uomo, grande, ma uomo; sub la
stessa sorte di tutti gli altri uomini, ossia morti e sepolti. Infatti essi
citano il Vangelo di Marco, Mc 8, 29, allinterno della riflessione sui i
tanti dubbi che assalirono i seguaci di Ges. Essi scrivono: Egli, per,
vuole mostrare che soltanto Pietro (e non la gente) ha compreso
che Ges il Messia. Alla domanda: E voi che dite che io sia?
solo Pietro gli risponde, infatti: Tu sei lunto, il messia. E pi
avanti i due autori affermano: nel racconto di Marco, Pietro ha
una concezione di unto o messia che sintomatica della sua
cultura. I due autori cos, vogliono dimostrare che Pietro laveva
buttata l, giusto perch figlio della sua cultura, cercando di dare una
spiegazione al sentimento di meraviglia che Ges destava nelle folle:
uno che si comporta cos (seda le tempeste, guarisce i malati, scaccia i
demoni) non pu essere che il messia. Ma i due dimenticano quello
che disse un altro evangelista, Matteo, al cap 16, 15-17 Voi chi
dite che io sia? Rispose Simon Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio
del Dio vivente. E Ges rispose: Beato te Simone figlio di Giona,
perch n la carne n il sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre
mio che nei cieli. Ecco il senso pieno dellaffermazione citata dai
due autori: non il frutto di un retaggio culturale ( la carne e il
sangue), ma dellapertura della mente di Pietro grazie allazione
dello Spirito, poich senza lazione dello Spirito Santo nulla si pu
comprendere del mistero di Cristo. Ma questo i due autori lhanno
taciuto; riferire questo passo evangelico sarebbe stato un errore per
dimostrare lindimostrabile. Ora le parole contenute nel paragrafo 9,
sotto questo punto di vista vi appariranno pi chiare, anche laccusa
che Ges lancia nei confronti di Pietro che ragionava secondo gli
uomini.

Il paragrafo 10, pagg 54-57, una riflessione sullinstaurazione del
Regno di Dio, ma anche una riflessione sugli eventi escatologici che lo
precederanno. Guerre, terremoti, disordini sociali, ma siccome di questi
fenomeni la Storia delluomo ne piena, non possono essere che immagini
simboliche, di un travaglio oltre che personale anche collettivo. Infatti il
Regno di Dio arriver solo dopo che la predicazione del Vangelo si sar
compiuta. Ma non va intesa solo come l ascolto di una predicazione via
etere, ma come la conversione dei cuori. E accanto a questa attesa c la
tribolazione di chi impegnato a predicare il Vangelo. Il Re dIsraele
acclamato allentrata in Gerusalemme di Ges, a dorso di un asino,
limmagine di Cristo che entra nei cuori, nella Gerusalemme dello spirito.
Ognuno di noi paragonabile ad una Gerusalemme e questa va intesa
anche con la parabola delle Dieci vergini sagge che accendono le lampade
in attesa dello sposo Mt 25, 1-13. Non dobbiamo quindi meravigliarci,
anche per quello che stato detto precedentemente, se i discepoli e gli
apostoli ebbero una visione distorta degli avvenimenti ultimi: solo dopo la
resurrezione Ges aprir loro gli occhi sul senso reale nascosto dietro le
simbologie e i messaggi legati al Vecchio Testamento. D'altronde la Legge
veterotestamentaria fu scritta nella pietra, quella di Cristo fu stata
scritta nei cuori, da sempre, ma solo con lui fu svelata, quindi una
traccia di crescita spirituale personale e collettiva naturale. Genetica.

Capitolo 3 pag 58

Il paragrafo 1 esordisce con: Tutto lo sforzo di Ges era dominato
dallaspirazione che Dio trasformasse il mondo, che realizzasse il suo
dominio in terra. Facendo, ancora una volta, intendere che Ges avesse
frainteso o non avesse chiaro in mente il proprio mandato, la propria
missione. In soldoni, secondo i due autori, Ges sperava che la sua
predicazione facilitasse, promuovesse, linstaurazione del Regno di Dio
sulla terra durante la sua vita terrena. Questo lennesimo tentativo di
distorcere la figura di Ges Cristo, facendola passare per un
rivoluzionario pacifista, ma rivoluzionario legato solo agli sviluppi
politici della sua terra. Un Ghandi ante litteram. E con questa chiave
distorta che gli autori danno una lettura errata alle parole del
Padrenostro venga il tuo regno, una invocazione riguardo alla quale
i due autori soffiano lipotesi che non sia direttamente venuta da
Ges. Ma con quale prove dicono questo? Si possono fare affermazioni
basate su ipotesi che appartengano ad altri studiosi? Le ipotesi sono
tali perch non sono verit e quindi non possono essere oggetto di
affermazioni. Ripetiamo, ripeto ancora che con Cristo, duemila anni fa, si
concluse il messaggio della Salvezza iniziato con Abramo, ma che durer
per tutte le generazioni a venire, in quanto ogni uomo Tempio di Dio e
Gerusalemme, la citt santa.
Era un uomo che non aveva altro potere, se non quello, enorme, della
parola. Cos dipingono i due autori Ges a pag 59. Quindi, un individuo
che risorge i morti e i cadaveri che gi puzzano, dona la vista ai ciechi,
guarisce i paralitici, calma le acque del lago di Tiberiade soggette alla
tempesta, libera gli ossessi ecc non altro potere, se non
quello,enorme,della parola. ?
Se poi gli autori volessero dire che tramite la sua parola egli compiva i
prodigi qui elencati il discorso un altro, ma andava esplicitato e chiarito;
cos come messa la cosa rafforza lipotesi che i due fanno di Ges, ossia
che era un ottimo predicatore e basta.

Il paragrafo 2, pag 59, scorre su una analisi che non suscita perplessit,
tranne le considerazioni che i due autori, fanno sulla parola spada, si fa
intendere che essa viene nominata nei vangeli come strumento di divisione
e di difesa. Ovviamente un richiamo simbolico ad uno strumento in uso
allepoca, un richiamo ad usi e costumi coerente con le parabole che usano
oggetti e mestieri in uso per raccontare del Regno di Dio. Ma a questo
punto la riflessione dei due autori avara si spiegazioni che sarebbero
dovute andare in questa direzione, tant che scrivono pag 61- testuali
parole: la spada simbolo inequivocabile di lotta e di scontro corpo
a corpo ( il problema se si tratti di spade reali o metaforiche qui
trascurabile), Beh, sarebbe stata trascurabile se fosse emersa la reale
interpretazione, ma questa viene taciuta. Sarebbe stato sufficiente
andare oltre il citato episodio del discepolo, che nellorto del Getsemani,
al momento della cattura di Ges, taglia con la spada un orecchio ad una
guardia. Ges infatti reagir dicendo, Gv 18,13 chi di spada ferisce
di spada perisce. Con questa risposta Ges sottolinea che la sua strada
non la violenza, ma ..porgi laltra guancia, poich portare la
giustizia sulla terra affare di Dio, quindi, conseguentemente, la sua
Rivelazione-Rivoluzione non prevede spade!!! E talmente ovvio che,
ovviamente, ai due, hem sfugge.

Paragrafo 3, pag 62

Non emergono particolarit tali da fermarsi a riflettere pi di tanto,
salvo il concetto che viene messo in evidenza con il passo evangelico Lc
14,26-27, con il quale gli autori si soffermano sul concetto delle divisioni
in famiglia a causa di Cristo: Se uno viene a me e non odia suo padre,
sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria
vita, non pu essere mio discepolo. che se messo a stretto confronto
con quello che leggiamo poi: In conclusione, Ges stesso cercava un
certo tipo di rottura, perch voleva opporsi alle situazioni che
impedivano di cambiare vita e aderire a quella che egli considerava
essere la volont di Dio. Par di capire che linterpretazione che i due
danno al passo del vangelo citato sia univoca: Occorreva distruggere per
ricostruire, passando anche attraverso la rottura dei nuclei familiari! Chi
ha sviluppata la fede e la riflessione sapr che le cose non sono cos:
lodiare citato nei vangeli a noi noti ( quello di Tommaso non ci interessa)
significa solo un invito a comprendere che oltre la realt parentale
naturale esiste una realt parentale superiore che quella di Dio. Tutti
noi siamo figli di Dio e quindi mio padre e mia madre cosa sono se non
fratelli in Cristo? Odiare significa ribaltare il punto di vista naturale,
rompere, da un punto di vista spirituale, con la cultura patriarcale, poich
sopra tutti noi c la volont di Dio a cui anche i padri ( specialmente quelli
dellepoca di Ges) erano soggetti: una autorit superiore, quella antica,
ma nella, potremmo dire, versione nuova: non pi il Dio della vendetta o
degli eserciti, ma il Dio dellamore. E quindi: come si pu odiare se si
chiamati ad amare il prossimo come se stessi?
Non ordin Dio stesso Onora il padre e la madre? E come poteva Ges
contraddire la volont di Dio? Quindi, ci che i due scrivono perch
voleva opporsi alle situazioni che impedivano di cambiare vita e
aderire a quella che egli considerava essere la volont di Dio. appare
fuorviante, irrazionale e in piena contraddizione nei confronti del
Messaggio di Cristo. Daltronde abbiamo anche Paolo pi tardi inviter
gli schiavi a rimanere in questa situazione, accentandola, poich essi
erano ormai liberi in Cristo (1Cor 7,21) Chi pi dello schiavo auspica a
rompere le catene? Eppure chi in Cristo libero poich levento
terreno nulla di fronte alla maestosit della realt spirituale.

Il paragrafo 4 pag 65 affronta le reazioni che il potere costituito,
sacerdotale e politico, manifesta alla predicazione di Giovanni Battista e
Ges. Nulla da eccepire poich tipico di ogni epoca culturale guardare
male chi denuncia il malaffare e limmoralit.

Il paragrafo 5 pag 67 inizia con una affermazione ambigua, nel senso che
mette in luce o lillusione di uno che si crede rivoluzionario, nel senso a noi
noto o di chi porta avanti un programma di rinnovamento la cui chiarezza
limitata. Gli autori scrivono: Convinto di essere investito di un compito
preciso, Ges annunciava il dominio di Dio sulla terra Questa
apparentemente innocua affermazione, contiene la negazione della
divinit di Ges, Figlio di Dio, inviato a realizzare lultima parte del
Messaggio della Salvezza. Inoltre dire che annunciava il dominio di Dio
sulla terra rivela un gap culturale e religioso: gli Ebrei sapevano da
sempre che la terra appartiene a Dio e che il suo dominio su essa non
venne mai meno da quando Abramo usc da Uhr. Quindi? Che senso ha
questa affermazione? Giusto per dire? Gli Ebrei erano gi indottrinati
sulla fine del mondo e su quello che sarebbe accaduto, possiamo cos
riassumere:
Secondo la tradizione giudaica, quelli in vita durante i tempi della
fine vedranno:
1. La riunione degli ebrei dispersi nella realt geografica d'Israele;
2. La disfatta di tutti i nemici di Israele ( Il giudizio finale);
3. La ricostruzione dell'edificio (oppure il miracoloso riposizionamento
per intervento divino) del terzo tempio ebraico di Gerusalemme e la
restaurazione delle offerte sacrificali e del sacerdozio nel tempio;
4. Il ritorno in vita dei morti (in ebraico techiat hameitim), oppure la
Risurrezione intesa in qualche modo;
5. Ad un certo punto, il Messia degli ebrei dovrebbe comparire, ed
essere unto dagli alti sacerdoti come il Re di Israele. Lui divider i
giudei di Israele nello loro suddivisioni tribali ancestrali nella terra
promessa. Durante questo tempo, Gog, re di Magog, attaccher
Israele. Quali siano le nazioni di Gog e Magog risulta molto vago,
praticamente indefinito. Magog combatter una grande battaglia,
nella quale molti moriranno in entrambi gli schieramenti, ma Dio
interverr a salvare i Giudei. Questa battaglia viene definita
l'Armageddon. Dopo aver annientato questo suo nemico finale una
volta e per tutte, in pieno accordo alla costruzione di un mondo
perfetto, Dio vieter ed impedir ogni forma malvagit
dall'esistenza umana. Dopo l'anno 6000 (nel calendario ebraico), il
settimo millennio sar un era di santit, tranquillit, vita spirituale,
e pace universale, era denominata dagli ebrei Olam Haba ("Mondo
Futuro"), dove tutte le persone avranno una conoscenza diretta di
Dio."
"Tutto Israele ha una porzione nel mondo a venire" (Talmud Sanhedrin
10:1; cfr Zaddiq): Nel Ramban, lo scrittore Nahmanide interpreta il
"mondo che verr" come il bene ultimo e lo scopo della creazione, dunque
Nahmanide sostiene che il concetto del "mondo che verr" in realt si
riferisca alla risurrezione dei morti. Un evento che dovrebbe accadere
dopo l'avvenuto inizio dell'Era messianica. Nel libro del Ramban si legge
che tutto il popolo d'Israele, tutti gli ebrei di tutti i secoli, includendo i
suoi peccatori, avr una porzione in questo periodo di risurrezione. (dalla
Tzemach Tzedek, Derech Mitzvosecha, Legge di Tzitzis).
Ges cosa predicava? Invitava gli uditori a convertirsi, ma usava un
linguaggio non pi simbolico legato alla tradizione; usava un linguaggio
nuovo, quello che caratterizzer i giorni a venire con Paolo. Non pi
simbolismi corali diretti ad una stirpe, ma appelli diretti al cuore e alle
coscienze di ognuno di noi, invitati a comprendere che tutta lescatologia
della salvezza avviene dentro ognuno di noi. Questo il messaggio di
Cristo. I tempi sono maturi per comprendere, ma accompagnando la sua
predicazione con eventi miracolosi, suscit la rabbia di una classe
sacerdotale sclerotizzata su riti stanchi e vuoti, ormai, dello Spirito di
Dio. Mos e i profeti avevano fatto il loro tempo!! Dio si era manifestato
in suo figlio, Ges Cristo, lUomo Nuovo, preannunciando la nuova era in
cui lumanit verr spinta verso una nuova consapevolezza. Ricordate cosa
disse Ges alla Samaritana? Gv 4,13-21 Rispose Ges: Chiunque beve
di quest'acqua avr di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli
dar, non avr mai pi sete, anzi, l'acqua che io gli dar diventer in
lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna. Signore, gli
disse la donna, dammi di quest'acqua, perch non abbia pi sete e
non continui a venire qui ad attingere acqua... Gli replic la donna:
Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato
Dio sopra questo monte e voi dite che Gerusalemme il luogo in cui
bisogna adorare. Ges le dice: Credimi, donna, giunto il
momento in cui n su questo monte, n in Gerusalemme adorerete il
Padre.
n su questo monte, n in Gerusalemme questa la rivelazione, il
mistero tenuto nascosto per secoli, come ci dice Paolo. Ogni uomo
Figlio di Dio e in ogni uomo avverr linstaurazione del Regno di Dio. Non
pi un evento legato alla legge, ad un luogo, ma un evento, da sempre
esistito, ma con Ges rivelato, un evento che riguarda, che guarda alla
genetica delluomo, essere creato per manifestare la deit: creato ad
immagine e somiglianza di Dio E luomo la Gerusalemme in cui verr
unto Messia il Figlio di Dio, Ges Cristo.
Ora come si fa a sostenere che Ges fosse un rivoluzionario dalla sola
caratura umana? Ma loro lo credono e lo sostengono, ingarbugliando
limmagine di Ges con limpasto di una esperienza meramente storica,
tant che questa loro cecit li spinge a scrivere, pag 70: Da
Gerusalemme, per esempio, si allontanava la sera per andare a
rifugiarsi a Betania o sul monte degli Ulivi: temeva che lambiente
della citt non gli garantisse sufficiente protezione. In poche parole,
Ges, fanno capire i due autori, aveva paura di essere catturato!! Banale
considerazione che nasce dal non tener conto di molti aspetti che sono
contenuti nel Vangeli.
Nella riflessione che i due autori fanno sulle invettive che Ges rivolge
ai prepotenti, ai ricchi essi finiscono per distorcere il significato
addirittura delle beatitudini. Affermano infatti, pag 68 che: Matteo
spiega le disgrazie e i dolori di chi puro di cuore per affermare che
saranno domati e annullati nei cieli ( Mt 5,10) Il regno sar dunque
dei deboli, che erediteranno al contempo la Terra dIsraele (Mt 5,5),
propriet esclusiva di Dio e dono agli uomini Allora, se leggiamo Mt5,
10 leggeremo: Beati i perseguitati per causa della giustizia, perch di
essi il regno dei cieli e in Mt 5,5 leggeremo: Beati i miti, perch
erediteranno la terra. Esiste una bella differenza di immagine con
quella data dagli autori di unumanit disgraziata e addolorata e, infine,
debole. I perseguitati a causa della giustizia sono coloro che vengono
perseguiti perch aspirano alla giustizia, ossia a Dio, saranno i martiri; i
miti sono coloro che hanno accettato Cristo nel loro cuore e, avendo
sviluppato lesatta visione esistenziale, saranno coloro che porgeranno
laltra guancia, non risponderanno alla violenza con la violenza. Tutti
costoro sono coloro che avendo accettato il messaggio di Cristo e
avendolo compreso fino in fondo, diventeranno oggetto di critica e di
persecuzione, come ora in Africa e in Siria, grazie al nuovo profeta
dellIslam, il califfo, sono vittime della violenza mussulmana. Quindi la
speranza a cui si riferiscono gli autori a pi pagina, che i discorsi di Ges
vogliono instillare negli ultimi, non la speranza di un riscatto terreno,
(come annunciano i Testimoni di Geova, che nei pi ignoranti tra i loro
membri hanno gi individuato la viletta in cui andranno ad abitare quando
Geova avr trucidato i legittimi proprietari infedeli) ma la speranza che la
Giustizia, ossia la volont di Dio, trionfer su tutti. E un invito a
accogliere cristianamente le sofferenze, e questo sta a significare che
occorre dare il senso giusto, secondo la visione cristiana, alle cose, agli
eventi personali e non, agli atteggiamenti di chi ci sta vicino. E quello che
io chiamo essere la giusta visione esistenziale della propria vita.

Il paragrafo 7 pagg 71-74 sottolinea come Ges, con le sue predicazioni
rompe definitivamente lo schema e il rapporto che legava la classe
sacerdotale alla societ. Denuncia le ipocrisie e la ricchezza fine a se
stessa e, ovviamente, chiama in causa i potenti. La sua attivit di
guaritore poi, fa emergere come egli non sia solo un parolaio ma,
mostrando lamore e il perdono di Dio, si impone come un vero profeta.
Tutto ci inevitabilmente susciter lira dei potenti, della classe
sacerdotale e quindi linizio della trama che lo vedr accusato e
denunciato. E Ges lo sapeva. Per questo la parabola al pargarafo 8, pag
75, denuncia che la ..pietra scartata diventer pietra dangolo.. Mc
12,10. Egli sapeva come sarebbe finita la sua parabola terrena, ma le
profezie dovevano compiersi. E quindi non lesin la sua critica al sistema
sclerotizzato. Gli autori cercano di sminuire la continuit narrativa del
Vangelo di Marco, affermando che la frase citata sia estranea al
contesto evangelico stesso. Essi, gli autori, scrivono: Bisogna anzitutto
rendersi conto che essa proviene dalla Sacre Scritture giudaiche: si
tratta del versetto 22 del salmo 118... ecco, il caso proprio di dire
che la coppia Destro-Pesce ha scoperto lacqua calda. Perch? Perch i
salmi erano noti a Ges, in quanto era il libro delle preghiere che veniva
usato nelle cerimonie e quindi, chiss quante volte Ges pronunci le
parole del salmo nelle preghiere dentro le sinagoghe. Egli fino a trentanni
visse come tutti Giudei del suo tempo rispettando il calendario liturgico
delle festivit. Quindi a che serve affermare quello che dicono gli autori?
Vogliono far emergere il Ges storico e poi non tengono in considerazione
la sua osservanza della Legge e nelle occasioni cerimoniali, la lettura dei
salmi.
Assai debole linterpretazione che segue poi la riflessione sul versetto
in oggetto: affermando che la pietra angolare non Ges, significa negare
a Ges stesso la piena consapevolezza della sua missione. Egli, con la sua
crocifissione, non forse paragonato ad una pietra scartata? Con la
sua resurrezione non forse diventato la pietra dangolo di un nuovo
sistema? Il punto di riferimento strutturale su cui appoggia la chiesa,
la nuova Gerusalemme?.
Gli autori, iniziano sempre pi a citare il Vangelo di Tommaso, che,
sappiamo, considerato apocrifo e questo riferirsi continuo ci spiazza, mi
spiazza, poich si allontana dallobiettivo che i due autori si sono posti si
dallinizio, ossia raccontare il Ges storico e non quello della fede. Quindi,
mi chiedo: perch riferirsi anche al Vangelo apocrifo quando quelli
sinottici sono di per se esaustivi? E il caso della riflessione al paragrafo
8, pag 74, che pongono lipotesi di un Ges che si sente rifiutato in
rapporto alla parabola dei vignaiuoli uccisi assieme al figlio del padrone
della vigna. Ci che dice Marco, per i due non va bene, ossia che il figlio
del padrone della vigna in realt Ges, ma i due mettono in dubbio
questa visione. Ma oltre tutto sembrerebbe che i due autori abbiano
anche la certezza che il Vangelo di Marco fosse stato redatto
appiccicando tra loro detti di Ges senza che lautore sapesse dove e
quando fossero state, le parabole, dette da Ges. La loro sicurezza
strabiliante!!! Secondo me umilia la procedura scientifica che vorrebbe
che almeno qualche documento stabilisse e supportasse ci che essi
affermano. Le ipotesi per i due diventano certezza. Ma quel che pi
strabilia che si continua a portare avanti lipotesi che Ges credeva
fermamente che il Regno di Dio poteva manifestarsi con lui in vita e
quindi, il rifiuto da parte di alcuni pezzi della societ giudaica, secondo gli
autori, lo turbassero. Ma non solo e concludo, leggendo le ultime battute
di questo paragrafo, emerge la certezza ( per i due) che il taglia e cuci
operato da Marco nella stesura del suo Vangelom, abbia dato come
risultato un Ges virtuale, nel senso che con il suo Vangelo Marco abbia
cucito addosso a Ges un ruolo inventato, quindi falso, ossia il ruolo di
redentore del mondo a venire, quello avulso dal contesto sociale e
confinato in quello spirituale e non di un liberatore di Israele come, nella
realt, Ges avrebbe voluto essere in vita. Ecco le parole che usano gli
autori, a pag 76, per affermare questo: Marco le ha tolte ( le parole
di Ges N.d.R.) dai luoghi in cui giacevano e le ha riutilizzate per
costruire un altro discorso, in cui hanno assunto un senso diverso. In
soldoni: Marco con il suo lavoro ha stravolto il messaggio di Ges e per
duemila anni generazioni di cristiani, di martiri e santi, hanno inseguito
lucciole per lanterne. Complimenti ai due!!!

Capitolo 4
Non mi soffermo sula paragrafo 1, poich una analisi storica sulla
gestione romana della Palestina, della terra di Giuda e, sappiamo, come si
comportavano i Romani quando le sommosse si manifestavano.
Mi soffermer invece sulla riflessione che i due autori fanno a proposito
della pericolosit, che poteva suscitare sulla sua stessa persona, la
predicazione di Ges. E chiaro che il giudizio che i due autori hanno di
Ges confinato dentro i parametri umani rapportabili a qualsiasi
individuo che voglia fare il leader di una rivoluzione qualsiasi, vedi Ghandi,
vedi Martin Luter King, vedi Malkom X; gli stessi rivoluzionari
risorgimentali, come Leonida Montanari, avevano una visione nuova della
societ, improntata sulla libert individuale ecc. e molti di loro sono stati
ammazzati a causa della loro idea di societ. Certo, anche Ges aveva la
sua idea di societ, coerente con la volont di Dio e quindi una societ
fatta da individui pienamente coscienti della loro natura, fratelli tra loro
e amanti della pace e della conoscenza ultima, ma questo aspetto terreno
solo marginale alla missione di Ges. Per cui, se non si crede che Ges
il Cristo, il Messia, il figlio di Dio, Dio stesso che in lui trov
compiacimento, allora possiamo affermare assieme ai due autori che la
missione di Ges fu fallimentare. Questo in realt ci che i due vogliono
dimostrare. Ma non potendo escludere appieno laspetto spirituale della
missione di Ges, visto che non si pu fare a meno di prendere in esame le
parole che Cristo profer ai discepoli, alla folla, le contraddizioni
dellanalisi dei due, inevitabilmente, non possono fare a meno di emergere.
Pensare quindi che Ges fuggiva per paura di essere catturato e messo a
morte stride in realt con quello che egli disse.
Intanto una prima contraddizione ( una delle tante) emerge fortemente e
riguarda le precedenti affermazioni. Per esempio abbiamo letto quanto gli
autori hanno scritto a proposito del Vangelo di Marco a pag 76;
riproponiamo le parole: Marco le ha tolte ( le parole di Ges N.d.R.) dai
luoghi in cui giacevano e le ha riutilizzate per costruire un altro
discorso, in cui hanno assunto un senso diverso e questo appare chiaro
di per se, ma poi a pag 82 affermano: Ci sono per frasi attribuite a
Ges (gi dalla tradizione orale che precede i Vangeli) che ci aiutano
a comprendere il suo ( di Ges N.d.R.) pensiero. I due autori
riconoscono che esistette una tradizione orale prima della stesura dei
Vangeli e quindi, come tutte le tradizioni orali che si rispettano, queste
indicano anche i luoghi in cui i fatti avvennero. Allora Marco come pu
aver fatto dei racconti di Ges un Vangelo somigliante ad un
patchwork con un senso differente dalla realt storica? Come possono i
due affermare questo?
Passiamo oltre: i due citano il passo del vangelo di Mc8,34-35, che cos
recita: Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso,
prenda la sua croce e mi segua, Perch chi vorr salvare la propria
vita la perder; ma chi perder la propria vita per causa mia e del
Vangelo, la salver. E ne danno una visione terrena, al pari di un
avvertimento di un capopattuglia che in unazione di guerra dice a i suoi:
Voi vi siete offerti volontari, ma se ci rimettete la pelle sappiate che lo
avete fatto in nome della missione che abbiamo scelto di compiere.
Quindi Ges, secondo i due, mette sul chi va l i propri discepoli sul
rischio di seguirlo, rischio che anche lui teme fortemente, la punto tale
che i due autori affermano a pag 81: Voleva ( Ges N.d.R.) portare
avanti il proprio progetto fin dove possibile, evitando attacchi che lo
avrebbero messo fuori gioco. e pi avanti: limmagine che emerge
dai Vangeli quella di un leader concentrato sul proprio progetto e
che fa di tutto per portarlo a termine. Appare chiaro, ancora con pi
evidenza, che i due autori considerano Ges alla stregua di un leader come
Martin Luther King, il quale per, sappiamo, non faceva miracoli, ma che
sicuramente aveva un sogno ( I have a dream..) e aveva un seguito e
sicuramente aveva anche paura di essere ammazzato.
Ma la di l dellimmaginario religioso.. attribuito a Ges ( pag 83)
come fanno i due autori, dopo aver detto che abbracciare la croce di
Cristo significava essere messi, con un margine altissimo di probabilit, a
morte ( perch questa linterpretazione che i due danno al passo
evangelico di Marco) ad affermare poi che: Solo coloro che si fossero
convertiti sarebbero sfuggiti a tutto questo e avrebbero potuto
salvarsi da una morte violenta. Ma per convertirsi non occorre
abbracciare la propria croce e seguire Ges? Allora se il teorema dei due
che seguire Ges significa poter venire accoppati, come pu esso
conciliarsi con le parole dette subito dopo? E possibile solo con
interpretazioni sbagliate a causa della mancata visione spirituale della
missione di Ges, il quale non era, come si dice a pag 81, concentrato
sul proprio progetto, ma sul progetto di Dio iniziato con Abramo: Ges
fu il perfezionatore ultimo di questo progetto che con la sua morte e
resurrezione inizi nel mondo. Per cui, il perdere la propria vita e
assumere la propria croce si adatta benissimo ancor oggi sia a quelli che
vengono ammazzati dai mussulmani integralisti sia a quelli che magari si
ritirano in convento sia a quelli che decidono di rigare dritto
spogliandosi del proprio ego, morendo giorno dopo giorno, per rinascere in
Cristo. Non esiste un immaginario ma una precisa e profetizzata volont
di dare alluomo la Via ( Cristo) attraverso la quale sviluppare la coscienza
di Figlio di Dio.
In questa ottica trova anche spiegazione il contenuto del paragrafo 5 nel
quale si prefigura la morte, in rapporto a Ges, come un evento
accidentale pi che un evento profetico. I due autori, con i loro ricamini
mentali, si chiedono del perch dello stupore degli apostoli quando
ascoltarono come il Figlio dellUomo dovesse essere messo a morte per poi
resuscitare. I due autori non si chiedono infatti che il messaggio di
salvezza di Ges, come gi accennato, rivoluziona la visione
veterotestamentaria spostando le dinamiche della salvezza da un
panorama corale ad uno strettamente individuale. Ma la morte e la
resurrezione di Cristo Ges rappresentano larchetipo evolutivo di ogni
singolo individuo, un archetipo che non legato ad alcuna visione religiosa,
se non nella sua fase iniziale, ma legata alla genetica delluomo,
allimpronta creativa che nella genetica e dalla genetica si evince la
presenza del divino. Questo, gli apostoli non lo potevano capire, occorrer
aspettare la Pentecoste affinch lo Spirito Santo potesse rivelare
pienamente il mistero della salvezza e la conoscenza completa del Cristo.
San Paolo lo dice chiaramente Lettera agli Ebrei 10, 8-10 : Dopo aver
detto prima non hai voluto e non hai gradito n sacrifici n offerte,
n olocausti n sacrifici per il peccato, cose tutte che vengono
offerte secondo la legge, soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua
volont. Con ci stesso egli abolisce il primo sacrificio per stabilirne
uno nuovo. Ed appunto per quella volont che noi siamo stati
santificati, per mezzo dell'offerta del corpo di Ges Cristo, fatta
una volta per sempre. E inoltre, sempre San Paolo, sottolinea, dando al
gesto di Cristo il significato nuovo che in termini moderni pu essere
espresso come leredit genetica, Eb 10,16, che: Questa lalleanza
che io stipuler con loro dopo quei giorni, dice il signore: io porr le
mie leggi nei loro cuori e le imprimer nella loro mente.. Ecco dunque,
il mistero della salvezza di Cristo che gli apostoli non erano in grado
ancora di comprendere: Dio ha rivelato che la nostra figliolanza
impressa nella mente e nel cuore, ossia fa parte di noi come esseri umani.
Al paragrafo 6, pag 86, gli autori insistono con il voler mettere in
evidenza come la morte di Ges fosse slegata da qualsiasi intento divino e
scrivono testualmente: Sembra vogliano legittimare ( gli autori dei
Vangeli N.d.R.) la convinzione che la sua morte fosse un piano divino
per la salvezza degli uomini, ma contrastano, va ripetuto, con il
comportamento dei discepoli, che sembrano ignari; sono disorientati e
sopraffatti dalla sua uccisione. Abbiamo gi spiegato abbondantemente
che una visione laica della vita di Ges non porta che al nulla. Ma
soprattutto non porta alcun beneficio alla salute della societ. Chi pensa a
Ghandi nelle proprie azioni quotidiane o davanti ad una disgrazia? Chi
pensa a Martin Luther King in occasione della morte di un congiunto?
I due autori comunque non si tirano indietro ogni qualvolta trovano lo
spiraglio esegetico, secondo il loro punto di vista, per affermare che
Marco si sia alla fine inventato molte cose. Tra queste le affermazioni di
Ges riguardo alla predizione sulla sua morte. Ma dimenticano ci che
hanno pocanzi affermato e noi abbiamo ricordato, ossia che: Ci sono
per frasi attribuite a Ges (gi dalla tradizione orale che precede i
Vangeli) che ci aiutano a comprendere il suo ( di Ges N.d.R.) pensiero
Ergo, ancora una volta, se i due ammettono lesistenza di una tradizione
orale, perch continuano ad affermare, pag 88, che: Dal punto di vista
letterario, le tre predizioni sembrano una vera e propria creazione di
Marco. Matteo e Luca si limitano a riprenderle; erano assenti anche
nella collezione di detti di Ges chiamata Q.?, Perch il loro scopo,
appare evidente, quello di gettare dubbi sullautenticit dei racconti
dei Vangeli per demolire limmagine sostanziale di Ges come il Cristo,
Figlio di Dio, morto e risorto!!
Tanto vero quello che affermo, che a pag 89 leggiamo: I vangeli sono
stati scritti per poter dire che Ges sapeva tutto. Se non avesse
presagito la catastrofe, la sua crocifissione sarebbe apparsa come
una sconfitta involontaria e irreparabilmente sterile. Molto chiaro il
pensiero dei due che sono in grado di affermare lincontrario di ci che
essi stessi affermano a proposito della tradizione orale. In parole povere
si contraddicono!!! Ma non poteva essere altrimenti. E continuano a fare
affermazioni tali da mettere i brividi a qualsiasi analista serio. I due
autori sono in grado di conoscere ci che gli apostoli di Ges pensavano a
proposito del loro Maestro, senza pericolo di dubbi. Scrivono i due: Il
messaggio di Ges, dunque, non era stato recepito e non aveva alcuna
efficacia su di loro. Pensate, cari lettori, cos come il prof Pesce ebbe
a dire, nel libro di Augias-Pesce Inchiesta su Ges a pag 177, a
proposito di San Paolo che, questultimo probabilmente soffriva di
epilessia (relativo allepisodio sulla via per Damasco) senza che il
professore avesse avuto il bisogno di compiere analisi mediche o
genetiche, cosa che, sappiamo, aspettano, tralaltro, solo ad un medico,
dimostra ancora una strabiliante sicumera e una totale conoscenza della
psiche dei Dodici e di discepoli sul fatto che Ges, il suo messaggio, non
esercit alcuna influenza su di loro. Non trovate strabiliante la cosa? Ci
chiediamo, a quando un saggio sul pensiero di Gengis Kahn, di Rasputin,
dellUomo di Neanderthal?
Concludendo il paragrafo 6 i due affermano: I Vangeli sono stati
scritti per rispondere ai problemi dei seguaci, per eliminare le
dissonanze e le paure, le incomprensioni che levento della morte
aveva generato. Torno a dire quindi che, stando a quanto abbiamo fin qui
letto, anche i seguaci delle generazioni a venire sono stati tutti ingannati,
facendo s che i Vangeli hanno creato una sequela di adoratori di
fantasmi... secondo i due ex machina dellesegesi cristiana. Ma queste
ultime affermazioni contengono anche un messaggio nascosto, ma palese
se ci si sofferma a ragionarci sopra: i Vangeli, ossi la loro funzione,
sono scaduti, perch datati!! Infatti, se sono stati scritti per coloro che
rimasero frastornati dalla morte di Ges, allora a tutte le generazioni a
venire, quelle che non hanno subito alcun trauma per questa morte, ci si
chiede, a cosa servono i Vangeli? Ci rispondano gli autori.

Il paragrafo 7 continua con la solita analisi che lascia, che ci lascia
perplessi per alcune affermazioni, come a pag 90, in cui si afferma.
Questo racconto ( dellunguento costoso versato sui piedi di Ges Mc
14,3-8 N.d.R.) orale circolava fra i seguaci di Ges da molto tempo
prima affermazione che induce a chiederci: Se un racconto orale,
come fanno i due a conoscerlo? . Inoltre, gli autori hanno anche lardire
di affermare ( cosa si fa pur di dimostrare lindimostrabile!) che gli autori
dei Vangeli, che sono Ebrei, Giudei, non conoscessero gli usi del loro
popolo. Leggiamo a pag 91 testuali parole: oppure il segno di una
carente informazione sulle usanze funebri giudaiche. Come dire che un
Italiano non conosce come si fa a mandare in parlamento un deputato o un
senatore, perch non ha le idee chiare che cosa sono le elezioni politiche!!!
Ma c di pi. Dove hanno letto che: Dopo la sua morte i seguaci si
chiesero se il loro leader ( gli apostoli e i discepoli chiamavano Ges
maestro, rabbun e non capo N.d.R. ) avesse avuto una sepoltura
onorevole, come avrebbero desiderato. ?
Nel Vangelo di Giovanni Gv 19, 36-42 leggiamo: Dopo quei fatti
vi and anche Nicodemo essi presero allora il corpo di Ges e lo
avvolsero in bende insieme con oli aromatici l dunque deposero
Ges, a motivo della Preparazione dei Giudei, poich il sepolcro era
vicino. ;
Nel Vangelo di Luca leggiamo Lc 23, 50-56 Cera un uomo di nome
Giuseppe lo cal dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in
una tomba scavata nella roccia (Impensabile che abbia fatto tutto da
solo N.dR.) . Le donne poi tornarono indietro e prepararono aromi e
oli profumati;
Nel Vangelo di Marco- Mc 16, 1- leggiamo: Passato il sabato, Maria
di Magdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono olii aromatici, per
andare ad imbalsamare Ges e
Nel Vangelo di Matteo Mt27, 57-61 leggiamo: Venuta la sera un
uomo ricco di Arimata preso il corpo di Ges, lo avvolse in un
candido lenzuolo e lo depose nella tomba nuova erano l, davanti al
sepolcro, Maria di Magdala e laltra Maria.. Ecco, non c alcun
riscontro di quanto detto sulla preoccupazione espressa dai due autori e
attribuita ai discepoli, a proposito della preoccupazione di dare una
sepoltura idonea al loro leader.

Il paragrafo 8, pag 91, un trionfo della banalit. Praticamente Ges si
sbagliato sul tutto il fronte: il Regno di Dio non venne quando Ges era
in vita e quindi, deduzione logica ( per i due) Ges ha preso lucciole per
lanterne. E gli autori esprimono tale concetto come segue: Ci che
contraddice lidea che Ges abbia parlato della necessit della propria
morte sono proprio alcuni discorsi in cui presenta il centro del suo
messaggio.
Naturalmente il metodo usato dai due lo stesso di sempre: prendere dal
Vangelo (come fanno i Testimoni di Geova) quello che pi si addice a
confermare il proprio punto di vista, tralasciando quello che contraddice
lo stesso. Praticamente i due, citando alcuni passi evangelici (Mc 9,1;
Mc 13,30; Mt 16,28; Mt 10,23; Lc9,27) vogliono sottolineare come
Ges, dicendo che la generazione presente non morir prima di aver visto
laffermazione del Regno di Dio con la venuta del Figlio di Dio, di fatto si
sia sbagliato, poich alla sua morte, non prevista, del Regno di Dio non si
ebbe sentore alcuno. Prese cos come sono i passi evangelici citati dicono
quello, ma se non si integra con il resto dei Vangeli lerrore alla portata
di mano. Per esempio il Vangelo di Giovanni Gv 14 1-14 ci dice: 1 Il
vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede
anche in me!
2 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto
forse che io vado a prepararvi un luogo? 3 Quando sar andato e vi
avr preparato un luogo, torner e vi accoglier presso di me,
affinch dove sono io, siate anche voi; 4 e del luogo dove io vado,
sapete anche la via.
5 Tommaso gli disse: Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo
sapere la via? 6 Ges gli disse: Io sono la via, la verit e la vita;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se mi aveste
conosciuto avreste conosciuto anche mio Padre; e fin da ora lo
conoscete, e l'avete visto.
8 Filippo gli disse: Signore, mostraci il Padre e ci basta. 9 Ges gli
disse: Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto,
Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici:
"Mostraci il Padre"? 10 Non credi tu che io sono nel Padre e che il
Padre in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il
Padre che dimora in me, fa le opere sue. 11 Credetemi: io sono nel
Padre e il Padre in me; se no, credete a causa di quelle opere
stesse 12 In verit, in verit vi dico che chi crede in me far
anch'egli le opere che faccio io; e ne far di maggiori, perch io me
ne vado al Padre; 13 e quello che chiederete nel mio nome, lo far;
affinch il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete
qualche cosa nel mio nome, io la far. Ecco, frasi come Gv14, 3
Quando sar andato... oppure nel versetto 12 perch io me ne vado
al Padre contraddicono appieno la versione che i due autori danno dei
versetti degli altri Vangeli: Ges sapeva che per affermare la nuova era,
ossia il nuovo corso del Messaggio di Salvezza, avrebbe dovuto affrontare
la morte, per dimostrare con la Resurrezione la nostra radice divina di
Figli di Dio. Ed con la resurrezione che si ha linizio del Regno di Dio
annunciato e profetizzato: non con la morte, ma con la resurrezione!!!

Paragrafo 9, pag 92.
Si potrebbe essere daccordo con i due autori sul fatto che i discepoli non
avevano ancora una chiara visione della predicazione di Cristo e della sua
morte necessaria ai fini del messaggio della Salvezza, ma questo non pu
essere dovuto a fraintendimenti o ad immagini illusorie trasmette da
Ges, da un Ges che si sbagliava sulla tempistica dellavvento del regno.
Non dobbiamo dimenticare come i discepoli di Ges, i Dodici, fossero
inevitabilmente imbevuti della dottrina impartita da una classe
sacerdotale, messa pi volte sotto accusa da Ges stesso, una dottrina
che non dette loro, al popolo ebraico del tempo, la possibilit di elaborare
esattamente il ruolo di Ges. Molto pi aperti di mente erano i soldati
romani che, vedendo cosa accadde alla morte di Ges sulla croce,
esclamarono: questo realmente il Figlio di Dio, ma non perch
illuminati dallo Spirito, ma perch la loro religione pagana prevedeva che
gli dei potessero dare figli alla terra: Cesare discendeva da stirpe divina;
Augusto era figlio di Marte Ma se leggiamo Gv 14, 25-26 capiremo che
la verit piena pu essere solo dono dello Spirito santo. Leggiamo infatti:
Vi ho detto queste cose, stando ancora con voi; ma il Consolatore, lo
Spirito Santo, che il Padre mander nel mio nome, vi insegner ogni
cosa e vi ricorder tutto quello che vi ho detto. Sar lo Spirito Santo
che dar ai Dodici e ai discepoli lesatta visione del Messaggio di Salvezza
predicato da Ges. Ma questa certezza, risulter ai due autori come la
soluzione, lescamotage, messa in atto a posteriori, per giustificare la
catastrofe della morte del leader, Ges.
Per queste ragioni, affermazioni come quella che leggiamo, a proposito
dellultima cena, a pag 93: Ges sembrava pensare che la
commensalit allargata e il cibo abbondante anticipassero il regno che
sarebbe venuto. hanno il sapore dellinverosimile: pensare che Ges
avesse unidea materialista del regno di Dio farebbe sorridere lattempato
professore che ha davanti un giovincello presuntuoso ansioso di dare
nuove versioni. Il regno dove scorre latte e miele tipico della mentalit
veterotestamentaria, mentalit che non apparteneva a Ges. Lultima
cena, il momento di convivio, non fu altro che la voglia di raccogliere
presso di s, per lultima volta, coloro con i quali condivise tre anni e ai
quali voleva imprimere il sigillo di apostolo futuro, ma soprattutto, con lo
SPEZZARE DEL PANE E BERE IL VINO dette alla piccola comunit il
segno della diversit, quel segno che contraddistinguer la comunit
cristiana nel mondo a venire; quel segno che permetter ai discepoli di
Emmaus nel riconoscere nello sconosciuto incontrato sulla spiaggia, Ges
morto e risorto. Ed proprio in questo segno che verr detto
chiaramente che il suo sangue dovr essere versato in nome della
nuova alleanza. A questo punto, emerge prepotentemente che le
affermazioni fatte in precedenza dai due autori sulla morte non voluta e
inaspettata che avrebbe colto Ges, sono come paglia al vento. Nellultima
cena Ges svela chiaramente il senso delle profezie fatte sulla sua morte,
ma anche vero che, umanamente, i discepoli rimasero turbati. Volevano
bene a Ges e pensare di vederlo morire ovviamente li intristiva e
turbava. Ma non avevano ancora chiara la visione della nuova alleanza, la
quale sar la Resurrezione e lo Spirito a costruirla nelle loro menti. A
meno che gli autori non insistano ancora sul fatto che Ges non
saspettasse di morire. E insistono!! Mettono anche in gioco la preghiera
del Padre nostro, pag 96, alludendo che la remissione dei peccati fosse
possibile senza che questa avesse la necessit della morte di Ges per
attuarsi. E questa una analisi sul Ges storico? Questa una bella e
buona rilettura in chiave laico-alias/teologica dei Vangeli!!!

Tant che i due autori pur di dimostrare lesattezza delle loro tesi
chiamano in causa un altro vangelo apocrifo, quello di Pietro!! Al
paragrafo 10, pag 96, leggiamo: Dal punto di vista storico, non
sappiamo se lultima cena sia una cena pasquale, come sembra pensino
Marco, Luca e Matteo, o una cena consueta del gruppo, bench
lultima, come in Giovanni e nel vangelo di Pietro. A parte il fatto che il
Vangelo di Giovanni Gv 13, 1 dice espressamente: Prima della
festa di Pasqua, sapendo che era giunta la sua ora... lo sanno anche i
sassi che lultima cena fatta a ridosso della Pasqua ebraica ( Psach o
Pesah (ebraico ), detta anche Pasqua ebraica, una festivit ebraica
che dura otto giorni (sette nel solo Israele) e che ricorda l'esodo e la
liberazione del popolo israelita dall'Egitto) e visto che lo dicono i tre
vangeli sinottici ( Mt, Mc e Lc) non si capisce perch i due autori
mettono in dubbio la cosa. Bah!! Comunque, se la cena quella pasquale,
dicono i due, ovvio che il senso della cena acquista particolare
significato. I due autori, laicamente, dicono che non parlando
specificatamente di agnello sacrificale della pasqua in realt vi poco. Ma
dimenticano i due che lagnello sacrificale Ges stesso. Per si inventano
che le parole riguardo al pane=corpo e vino=sangue versato potrebbero
essere state gi dette in altre cenette fuori porta. Insomma, i due
autori preferiscono linvenzione alla coerenza. Che senso ha dire, pag 97,
quanto segue: lunico che potrebbe esserlo ( simbolo pasquale N.d.R)
la benedizione sul vino, che simboleggia il sangue dellagnello e il suo
uso rituale. Le parole di Ges pronunciate in quelloccasione potevano
essere state dette, dunque, in altre situazioni conviviali. Ma se non lo
sappiamo, come possiamo affermarlo? E scientifica questa procedura di
analisi? Praticamente potremmo affermare, usando lo stesso metodo, che
il mondo fu creato in otto giorni. S scritto in sette, ma nulla toglie che
possano essere stai otto. Cos qui: gli evangelisti parlano di cena pasquale,
ma, secondo i due, non detto che sia stato proprio cos. Ma la serissima
analisi degli autori, che cercano di spiegare i fatti legati allultima cena
come una metafora, assurgono allapoteosi della scoperta storica che, pag
97, denuncia come: Ges serve i suoi seguaci come uno schiavo. Ecco
limmagine che i due autori danno di Ges, riferendosi allepisodio della
lavanda dei piedi nel Vangelo di Giovanni Gv 13 1-11 : limmagine di
uno schiavo e non limmagine del maestro che insegna come nessuno possa
definirsi maggiore di un altro; tutti noi siamo miseri nella nostra
piccolezza, lorgoglio il male maggiore e, contemporaneamente, insegna
Ges, che solo chi stato lavato da Cristo pu far parte del suo
seguito. Ed essere lavato da Cristo significa essere convertiti dal Vangelo
e dallo Spirito. Ma questo non vale per i due autori, i quali vogliono crearsi
a tutti i costi limmagine di un personaggio storico pur senza quei
documenti laici che potrebbero svelare altri lati della personalit di Ges,
finiscono per storpiare il senso dei Vangeli stessi.
Ma il paradosso i due lo raggiungono con queste parole pag 98 Le
parole sul pane e sul vino (in Marco, Luca Matteo), cos come quelle
del distacco (in Giovanni), sono misteriose, dense di metafore.
Restano dubbi su cosa volesse realmente dire Ges. Ecco, ci che a
generazioni di cristiani fu da sempre chiaro, ci che apparve chiaro a
generazioni di individui che hanno dato la loro vita per Cristo, i santi, ci
che chiaro ai teologi, per i due autori, queste parole sono dense di
metafore. Scopriamo che Ges non parl solo con parabole, ma anche
con metafore inspiegabili!! Ma nonostante la citazione che fanno
relativamente a San Paolo con la sua prima lettera ai Corinti - 1Cor
11,23-25 grazie alla quale si legge chiaramente come queste parole
siano di fatto legate allEucarestia, i due autori rimangono fermi con la
testa tra le pieghe delle metafore, delle stratificazioni storiche, degli
emendamenti e risignificazioni varie, ma non si fermano a pensare,
coerentemente con la successione temporale, che se Paolo cita il rito
eucaristico gi negli anni 50 del I secolo, ossia 20-25 anni dopo la
morte e resurrezione di Cristo, vorr pur dire che lo spezzare del
pane e il bere il vino erano, sono, di fatto il memoriale della morte e
resurrezione di Cristo entrato in uso nelle comunit cristiane da subito?
Non si fermano a pensare i due arguti autori che i discepoli di Emmaus,
riconosceranno nello sconosciuto incontrato, Ges risorto e lo
riconosceranno grazie allo spezzare il pane? Certo che non si
soffermano su questi fatti, perch se lo avessero fatto la loro
impostazione storico-antropologica sarebbe risultata una spiaccicata
polentata informe depositata sul desco.

Ma c di pi. Se siamo stati attenti a ci che abbiamo letto del libro in
oggetto, sappiamo quante volte i due autori si sono soffermati sul fatto
che la morte, per Ges, fu un fatto inaspettato; che Ges, non avendo
ancora chiara in mente la sua missione, credeva che il Regno di Dio
sarebbe arrivato con lui in vita. Ebbene, ora questa tesi, pi volte
ribadita, viene dai due contraddetta. Leggiamo infatti a pag 99 :
Nonostante la diversit dei Vangeli su un punto non hanno dubbi. In
questultimo incontro ( ecco perch si chiama ultima cena N.d.R.) Ges
non prevede soltanto la propria morte, ma annuncia che il momento
finale arrivato. Per questo, urgente che comunichi ai suoi
commensali il significato di ci che sta per accadere. Voi penserete a
questo punto che i due hanno finalmente compreso che le tre premonizioni
della sua morte non furono un fatto aggiunto poi o un elemento casuale. E
invece no!!! Perch i due rimettono in gioco tutto con due ipotesi che
fanno della loro analisi un pallone sgonfiato, poich non traggono
conclusioni costruttive, ma rimettono tutto in alto mare come se il tutto
debba ancora essere analizzato. In pratica affermano:
1) Gli apostoli non erano preparati alla morte di Ges e quindi dovevano
essere preparati, anzi, testualmente: dovettero darsi una
spiegazione, E cosa vuol dire questo darsi una spiegazione? Dove
se la sono data? Quando se la sono data? I due ventilano ancora lipotesi
gi affermata a proposito del Vangelo di Marco, che lo stesso venne
costruito artatamente per dare spiegazioni ai discepoli delusi?
2) Ges ( e ci risiamo ) non aveva previsto la sua morte e testuali parole:
la sua uccisione rappresent un fallimento e le aspettative dei
seguaci furono deluse.
A questo punto, nonostante le 99 pagine di analisi fatte sin qui dai due,
occorre dedurre che tali analisi sono state inutili perch non hanno deciso
che nulla!! Per dirla alla romana: Se mi nonno scavesse avuto na
rota, sarebbe stato na cariola!.
E coerentemente allo sforzo fatto di estrapolare il profilo storico di
Ges, i due autori affermano un punto di vista totalmente errato,
antistorico; scrivono a fine paragrafo: In ogni caso, per un leader
come Ges leventualit di essere ucciso non era certo impensabile, il
rischio incombente di una repressione brutale da parte dei Romani era
reale. Nulla di pi falso!! Ai Romani, la predicazione di Ges non creava
alcun problema, poich non incitava alcuna rivolta; non parlava contro
limperatore, anzi Date a Cesare quel che di Cesare e poi ai
Romani, le beghe giudaiche sul regno di Dio erano incomprensibili, roba da
gossip salottiero. La violenza esercitata poi dai Romani su Ges, fu solo in
seguito alla denuncia falsa fatta dai Sacerdoti e dagli scribi che
costrinse, per non essere accusato dalla classe sacerdotale del Tempio di
Gerusalemme di essere nemico di Cesare, Pilato ad intervenire. Un bel
ricatto!! E scritto nel Vangelo di Giovanni Gv 19, 12: Se liberi costui
non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro
Cesare. Infatti Pilato non aveva trovato colpevole di alcunch Ges ( e
questo conferma laffermazione errata dei due).

Il paragrafo 11, pag 99, d inizio alle danze illogiche gi nel suo incipit
Episodi che smentiscono che Ges volesse morire Leggiamo questi
episodi contenuti, ovviamente, non in documenti laici ma nei vangeli e
confrontiamoli con altrettanti episodi che smentiscono queste tesi
contenuti, ovviamente, nei vangeli stessi. Si cita, la-co-ni-ca-men-te il
passo di Marco, MC 8,27-33 che dice: Poi, Ges part con i suoi
discepoli Chi dice la gente che io sia? E voi chi dite che io sia?.
Pietro rispose: Tu sei Cristo. E cominci ad insegnar loro che il
figlio delluomo doveva soffrire poi venire ucciso. Allora Pietro lo
prese in disparte e si mise a rimproverarlo rimprover Pietro e gli
disse: Lungi da me, Satana! Perch tu non pensi secondo Dio, ma
secondo gli uomini. Il quale passo d una risposta coerente con la
missione che Ges aveva in mente, missione coerente con le profezie. I
due autori hanno letto bene il passo citato? Se lo hanno letto bene non lo
hanno capito, se lo hanno capito, hanno fatto finta di non averlo capito,
poich la risposta di Ges afferma il contrario di ci che vogliono
asserire: Ges sapeva che doveva essere messo a morte. Erano gli apostoli
che non avevano, ripetiamo per lennesima volta, chiara la profezia sul
Messia e la necessit del sacrificio di Cristo, perch educati da una classe
sacerdotale sclerotizzata e priva, ormai, dello Spirito di Conoscenza.
Quindi lo stesso passo evangelico citato li smentisce;
Vediamo ora il secondo esempio citato, che sempre tratto a Marco, Mc
14,66-72 nel quale leggiamo, il famoso rinnegamento di Pietro che
afferm di non essere mai stato discepolo di Cristo e che non lo
conosceva nemmeno. Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai
tre volte. Mc14,72. Cosa, secondo i due autori, questo passo vorrebbe
dimostrare? A noi non suscita nessun pensiero sul fatto che Ges non
volesse morire, ma solo la debolezza di colui che poi, una volta compreso
appieno il sacrificio di Cristo, morir crocifisso a Roma presso la necropoli
pagana che era sul fianco destro del Circo di Nerone e che sulla verticale
della tomba di Pietro, Costantino edificher la basilica che a lui, il principe
degli apostoli, dedicher. Il passo citato non ha alcun senso didattico in
merito alla tesi espressa. Ovviamente, per confermare la quale i due
mettono in campo il metodo usato nella politica per screditare un
avversario politico, ossia il dubbio!! Scrivono infatti a pag 100: Se questi
due episodi fossero storicamente attendibili, porterebbero ad
affermare che lesito devastante della vicenda di Ges non era quasi
certamente stato previsto. Ma i due non hanno affermato che Marco
attinse per il suo Vangelo dalla Tradizione orale? Se esisteva una
Tradizione orale, come i due dicono, come possono mettere in dubbio
lautenticit dei due episodi? Ma suscita spontanea anche una certa ilarit
sulla scientificit della loro analisi; essi scrivono quasi certamente
E cosa significa quel quasi? Dove hanno potuto attingere informazioni
tali, poste tra il certo e lincerto, tanto da definire con precisione un
confine in cui il quasi possa trovare significato? Questo procedere mi
ricorda alcuni testi scientifici che quando non sanno spiegare certi
fenomeni usano frasi tipo per caso dando al caso una forma di
intelligenza organizzativa strabiliante, poich dal caso molti aspetti
scientifici hanno assunto costruzioni inaspettate.

Leggendo inoltre le parole: Pietro si oppone allidea della morte,
dunque, che giudica nettamente contraria allavvento della sovranit di
Dio., abbiamo la certezza che i due autori confondano la causa con
leffetto: lignoranza, causa, di Pietro diventa leffetto che giustifica
linaspettatezza della morte per Ges. Ma quello che pi sorprende, al
punto tale da poter interpretare come offensivo nei confronti
dellintelligenza del lettore, quello che i due scrivono poi: Se gli fosse
stata presentata come necessaria per il regno ( la morte di Ges
N.d.R.) probabilmente lavrebbe accettata Ma come si pu affermare
che la sua morte Ges non labbia prospettata ai suoi apostoli? Leggiamo,
nello stesso Vangelo di Marco, Mc10,33-34, testuali parole: Ecco, noi
saliamo a Gerusalemme e il Figlio delluomo sar consegnato ai Sommi
Sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai
pagani, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno lo
uccideranno; ma dopo tre giorni risusciter. Gli apostoli, quindi,
sapevano della morte di Ges, cos Ges stesso ne era consapevole, ma non
era loro ancora chiaro in mente il profondo significato del riscatto: ci
che con la legge mosaica era concreto, come il sacrificio dellagnello
pasquale, con Cristo tutto ci diventava virtuale in vista della concretezza
del sacrificio di Cristo-agnello pasquale. Leggere la Lettera agli Ebrei di
San Paolo per capire come Cristo diventa la chiave di lettura di gran
parte del Vecchio Testamento, delle Scritture . Ma anche sufficiente
leggere Lc24,31 in cui si piega come ai discepoli di Emmaus ardeva
forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino,
quando ci spiegava le Scritture?

La riflessione si snoda, andando avanti nella lettura sul problema della
resurrezione dai morti. I due autori, riferendosi allepisodio della
Trasfigurazione di Ges a pag 102 scrivono,: dice ai tre di
nascondere a tutti ci che avvenuto fino a quando il Figlio delluomo
non fosse resuscitato dai morti (Mc 9,9). I tre discepoli si
domandano cosa sia il risuscitare dai morti, e la loro domanda
illuminante, perch mostra come il tema della resurrezione, secondo
lautore (Marco N.d.R.), era oscuro, strano o terribile per i discepoli,
come se Ges non ne avesse mai parlato. Ai due autori, a meno che i
discepoli di Ges non fossero mai stati educati alla fede ebraica,
sembrano dimenticare che il tema della Resurrezione dai morti era
presente nellebraismo; sufficiente indicare ci che scritto in Daniele,
Dn12,2: Molti di coloro che riposano nella polvere della terra si
sveglieranno: alcuni, per vivere una vita eterna; e altri, per
lobbrobrio e lorrore eterno. E langelo gli rispose (ibid. v. 13): E
tu, vai verso la fine; e riposerai e alla fine dei giorni ti rialzerai per
seguire il tuo destino..
Laffermazione ch i due fanno sul presunto stupore appare fuori luogo, al
massimo possiamo concedere che con tale dottrina acquisita gli apostoli
non riuscirono ad incastrarla allinterno del messaggio di Salvezza
predicato da Ges. E cosa ovvia, poich Ges venne per uno scopo preciso
e lo leggiamo in Mt 5,17: Non crediate che io sia venuto ad abolire la
Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno
compimento." Ecco dunque la chiave di lettura necessaria per
comprendere lo scopo della predicazione di Ges: dare pieno compimento
(alla legge e a quello che i profeti dissero). Ma come detto pi volte, i
due autori e altri come loro, prendono dal Vangelo solo i versi che fanno
comodo per affermare (che potrebbero affermare) le loro tesi. Ma noi
non siamo stupidi e sappiamo ragionare. Questo basterebbe per troncare
qui il pelo e il contropelo, ma andiamo avanti per vedere dove vogliono
parare infine.

Da qui in avanti risulter maggiormente chiaro a chi legger questa analisi,
che lo scopo della missione di Ges dare compimento alle previsioni, le
profezie del passato sulla salvezza, alla Legge mosaica e sul ruolo del
messia. Si tenga conto di questo e risulter maggiormente facile capire le
assurdit che i due esporranno in seguito.

Paragrafo 12, pag 103
In questo corto paragrafo i due autori pongono laccento sulleventuale
struttura del movimento. Ma una riflessione distorta se non viene
integrata dal senso della nuova realt svelata da Ges. Lepisodio, citato
dal Vangelo di Luca- Lc 22,24-27- racconta di una discussione tra gli
apostoli durante lultima cena, ma non ha alcun senso parlare di una
struttura o organigramma del movimento cristiano che possa dare senso
alla pretesa chi di loro poteva essere considerato il pi grande..,
poich lepisodio citato strettamente legato alla lavanda dei piedi ed
indicativo del messaggio morale che porta: Chi si sente grande si
comporti come lultimo dei servi, degli umili. La stessa cosa vale per la
citazione delle dodici trib e dei dodici troni su cui siederanno gli apostoli
per giudicare le dodici trib dIsraele: non hanno alcun riferimento ad un
regno terrestre, come asseriscono i due autori per validar la loro tesi,
che la morte di Ges un fatto meramente deludente e fallimentare, per
il semplice motivo che se dal vangelo traiamo questi episodi allora si tenga
conto di quello che Ges disse a Pilato Gv 18,33-37 - : [In quel
tempo] Pilato disse a Ges: Sei tu il re dei Giudei?. Ges rispose:
Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?. Pilato
disse: Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti
hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?. Rispose Ges: Il mio
regno non di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i
miei servitori avrebbero combattuto perch non fossi consegnato ai
Giudei; ma il mio regno non di quaggi Ecco, Ges che ci conferma
che il suo Regno non di questo mondo, quindi non appare forse faziosa la
tesi espressa dai due autori? Essi infatti scrivono, pag 104: Il
riferimento alle dodici trib, per i pi, sembra voler mantenere il
discorso di Ges sul piano terreno piuttosto che solo su quello
celeste.
Ma larte dellingarbugliamento dialettico non conosce limiti!

Il paragrafo 13, pag 104, parla del rapporto di Ges con Giovanni
Battista, rapporto fatto di sottomissione di Ges nei confronti di Giovani
della (solita) paura di Ges di fare la fine del battezzatore, ossia finire
ammazzato. Per quanto riguarda il primo aspetto i due, a pag 106,
scrivono, testualmente: Dopo la morte di Giovanni, per non
abbandon mai ( Ges N.d.R.) la speranza che aveva condiviso con il
suo maestro. Ancora una volta linvenzione che Ges sia stato discepolo
di Giovanni. Ma costoro li leggono i Vangeli, visto che ne stanno facendo
lesegesi o se li fanno raccontare da qualcuno? La mia domanda non
illegittima, poich questo leggiamo nei Vangeli:
1) Leggiamo nel Vangelo di Matteo: In quel tempo Ges dalla
Galilea and al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da
lui. Giovanni per voleva impedirglielo, dicendo: Io ho bisogno
di essere battezzato da te e tu vieni da me?. Ma Ges gli
disse: Lascia fare per ora, poich conviene che cos
adempiamo ogni giustizia. Allora Giovanni acconsent. Mt3,3-
15. Giovanni qui si riconosce non degno di battezzare Ges quindi
come possono i due affermare che egli fosse stato il mastro di
Ges?;
2) Leggiamo nel Vangelo di Marco: Dopo di me viene uno che
pi forte di me e al quale io non sono degno di chinarmi a
sciogliere i legacci dei suoi sandali Mc 1,8. Come sopra;
3) Leggiamo il Vangelo di Luca: io vi battezzo con acqua; ma
viene uno che pi forte di me, al quale io non son degno di
sciogliere neppure il legaccio dei sandali Lc 3,16. Come
sopra:
4) Leggiamo il Vangelo di Giovanni: io battezzo con acqua, ma in
mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di
me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio del
sandalo.Gv1,26.
Ora ditemi voi se, nonostante Giovanni affermi di essere inferiore a
Ges, come fanno i due a dire che Giovani fu il maestro di Ges? Bah!!!

Inoltre, se caso mai vi ventilasse nella testa lidea che i due cugini si
conoscessero e si frequentassero, la risposta ce la d sempre il Vangelo
di Giovanni: Dopo di me viene un uomo che mi passato avanti,
perch era prima di me. Io non lo conoscevo Gv 1,30-31. Ma si pu
vedere anche Mt 11, 1-3. Ges non conosceva Giovanni!!
E a proposito dei documenti laici a cui accennai pi volte, ebbene, ne
abbiamo uno rappresentato dagli scritti di Giuseppe Flavio, un Ebreo
romanizzato che parla della cattura di Giovanni Battista da parte di
Erode. In questo caso possiamo parlare di Giovanni, sicuramente come
figura storica.
Ma su Ges, quali documenti storici laici abbiamo in maniera cos
numerosa da poter costruire, grazie alle abbondanti notizie
contenute in esse una figura differente da quella che ci narrano i
Vangeli?
Vediamo cosa c in circolazione:
1) da Giuseppe Flavio, autore di Antichit giudaiche noto anche come
Testimonium Flavianum (Flavio Giuseppe, Antichit giudaiche, XX, 200)
leggiamo: Cos (il sommo sacerdote Anano) convoc i giudici del
Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo,
fratello di Ges, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con
l'accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegn perch fossero
lapidati.; Laltro brano cos recita:

Ci fu verso questo tempo Ges, uomo saggio, se pure bisogna
chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di
uomini che accolgono con piacere la verit, e attir a s molti Giudei,
e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E quando Pilato, per
denunzia degli uomini notabili fra noi, lo pun di croce, non cessarono
coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al
terzo giorno nuovamente vivo, avendo gi annunziato i divini profeti
queste e migliaia d'altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non
venuta meno la trib di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani.
(Giuseppe Flavio, Antichit giudaiche, XVIII, 63-64) In stampatello
non corsivo i principali passi che potrebbero essere stati aggiunti
successivamente al testo originale. Questo lovvio parere degli storici.
Sappiamo anche che il termine cristiano fu pronunciato per la prima
volta da Giuseppe Flavio
Inoltre:
2) Nei primi anni settanta per, grazie agli studi del filologo ebreo
Shlomo Pines, professore all'Universit di Gerusalemme, stata trovata
la forma originaria del Testimonium Flavianum, una forma diversa,
contestualizzata all'interno della "Storia Universale " di Agapio di
Ierapoli, un vescovo e storico di lingua araba vissuto nel X secolo:
Egli afferma nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei:
In questo tempo viveva un uomo saggio che si chiamava Ges, e
la sua condotta era irreprensibile, ed era conosciuto come un uomo
virtuoso. E molti fra i Giudei e le altre nazioni divennero suoi
discepoli. Pilato lo condann a essere crocifisso e morire. E quelli
che erano divenuti suoi discepoli non abbandonarono la propria
lealt per lui. Essi raccontarono che egli era apparso loro tre
giorni dopo la sua crocifissione, e che egli era vivo. Di
conseguenza essi credevano che egli fosse il Messia, di cui i
Profeti avevano raccontato le meraviglie.
(Traduzione di Shlomo Pines, citata da J.D. Crossan.)
Tale citazione del Testimonium, non edulcorata e non interpolata,
evidenzia come Giuseppe Flavio, senza entrare nel merito della divinit di
Ges, ne parli come personaggio storico realmente esistito.
Inoltre (da wikipedia: far ricerca significa anche consultazione generale):
3) l Talmud di Babilonia
Moderni volumi del Talmud di Babilonia
Il Talmud di Babilonia, testo ebraico che raccoglie tradizioni molto
antiche e messo per iscritto nel V-VI secolo, contiene un riferimento a
Ges, nel quale si dice che egli fu giustiziato alla vigilia di Pasqua perch
"praticava la stregoneria". Questo sembrerebbe confermare che Ges
abbia compiuto dei prodigi, che i suoi avversari attribuivano all'opera del
demonio.
4) Esistono peraltro scarsissimi documenti storici relativi all'era del
Secondo Tempio: a parte i lavori di Giuseppe Flavio, il pi antico testo del
periodo, da ricordare la Mishnah, che comunque pi un codice di leggi
piuttosto che un registro di procedimenti giudiziari o un testo di storia
generale.
5) Occorre comunque tener conto che l'esiguit dei riferimenti a Ges
negli scritti talmudici potrebbe semplicemente essere dovuto al fatto
che il Cristianesimo fosse ancora una realt di minore importanza ai tempi
in cui la maggior parte del Talmud stato redatto, unito al fatto che il
testo stato concepito pi per insegnare la legge che come manuale
storico.
6) Le Diciotto Benedizioni
In una delle redazioni pervenute delle "Diciotto Benedizioni", testo
liturgico ebraico, compare un riferimento ai cristiani (o "nazareni")
Che per gli apostati non vi sia speranza; sradica prontamente
ai nostri giorni il dominio dell'usurpazione, e periscano in un
istante i Cristiani (nserm) e gli eretici (minim): siano
cancellati dal libro della vita e non siano iscritti con i giusti.
Benedetto sei tu, Signore, che schiacci gli arroganti
La preghiera, (maledizione pi che benedizione, nei confronti dei cristiani,
e questo la dice lunga sullimportanza della svolta che Ges ha dato
allantica legge mosaica) chiamata Birkat Ha Minim, risale alla fine del I
secolo (85-100, anche se si ritiene ci siano redazioni antecedenti), ma non
chiaro quando sia esattamente stato inserito il riferimento ai cristiani,
visto che le altre redazioni del testo menzionano solo "gli eretici"; si
ritiene comunque che fu un rabbi di poco successivo a Samuele il piccolo a
redigere la versione che citava i cristiani, infatti gi Giustino (oltre a
Girolamo e Epifanio) parla di preghiere ebraiche contro i cristiani, si
pensa che la forma pi arcaica della preghiera in questo senso sia quella
ritrovata al Cairo nel 1898 dove a fianco al termine Minim (eretici) si
trova anche il termine Notserim (Nazareni: intendendo i giudeo-cristiani)
7) E che i cristiani, quindi Ges, fossero invisi ai Giudei lo abbiamo
nell'avvertimento riportato da Giustino di Nablus
Il filosofo cristiano Giustino di Nablus (100-162/168), nel Dialogo col
giudeo Trifone, riporta un avvertimento che sarebbe stato inviato dagli
ebrei della Terra d'Israele a quelli della diaspora.
sorta un'eresia senza Dio e senza Legge da un certo Ges,
impostore Galileo; dopo che noi lo avevamo crocifisso, i suoi
discepoli lo trafugarono nottetempo dalla tomba ove lo si era
sepolto dopo averlo calato dalla croce, ed ingannano gli uomini
dicendo che sia risorto dai morti ed asceso al cielo
(Trifone, CVIII, 2)
In assenza di altre conferme documentarie non possibile sapere se
questo avvertimento sia mai stato dato per davvero o se esso, invece,
fosse un artificio letterario con il quale Giustino fornisce la sua versione
sull'opinione dei giudei del suo tempo a proposito di Cristo e dei cristiani.
Testi di origine romana
8) Tallo
Sesto Giulio Africano (160/170 240) riporta un passo dello storico
romano (per altri greco) Tallo del I secolo (si ritiene del 52 se
identificato con Tallo il Samaritano di Giuseppe Flavio) il primo che
afferma la realt della crocifissione di Ges:
Tallo, nel terzo libro della sua Storia, definisce questa
oscurit un'eclisse solare. Questo mi sembra inaccettabile.
(Ed. K. Mller, Fragmenta Historicorum Graecorum, Paris, 1841-
1870, vol. III, 517-519, frammento 8)
Anche Flegonte di Tralles (circa 100-150), ripreso da Eusebio di
Cesarea, riporta lo stesso passo affermando che l'episodio avvenne al
quarto anno dell'olimpiade 202 (32-33) e dur 3 ore dall'ora sesta alla
nona. Con oscurit cio riferisce al fatto che, alla morte di Ges sulla
croce, loscurit cal su Gerusalemme, oltre al terremoto, e questo passo
conferma lautenticit dellevento, ma visto da un angolazione laica.
9) Corrispondenza tra Plinio il Giovane e l'imperatore Traiano
Circa nel 112, in una lettera tra l'imperatore Traiano e il governatore
delle province del Ponto e della Bitinia, Plinio il Giovane, viene fatto un
riferimento ai cristiani. Plinio chiede all'imperatore come comportarsi
verso i cristiani che rifiutano di adorare l'imperatore e pregano "Cristo"
come dio.
I Cristiani... Affermavano inoltre che tutta la loro colpa o
errore consisteva nell'esser soliti riunirsi prima dell'alba e
intonare a cori alterni un inno a Cristo come se fosse un dio, e
obbligarsi con giuramento non a perpetrare qualche delitto, ma
a non commettere n furti, n frodi, n adulteri, a non
mancare alla parola data e a non rifiutare la restituzione di un
deposito, qualora ne fossero richiesti.
(Plinio il giovane a Traiano imperatore, Lettere 10.96 97)
Il testo si limita a indicare Cristo come persona (venerata quasi deo), ma
non fornisce ulteriori informazioni dirette su Ges: Charles Guignebert
ha quindi evidenziato come questo breve passaggio non fornisca, da solo,
elementi utili a definire i contorni della sua figura storica. La lettera
documenta piuttosto la diffusione delle prime comunit cristiane e
l'atteggiamento dell'amministrazione romana nei loro confronti. Nella sua
risposta a Plinio, che li considera colpevoli di una deplorevole superstiti,
Traiano dispone che i Cristiani non debbano essere ricercati dalle
autorit, ma possano essere perseguitati solo se denunciati da qualcuno,
purch non anonimo, salvo che, sacrificando agli dei dell'impero, non
rinneghino la loro fede.
10) Svetonio in "Vita dei dodici Cesari"
Lo storico Svetonio (70-122), nella sua opera dedicata alle Vite dei dodici
Cesari (112), scrive di "giudei, che, istigati da Cresto (sic) durante il
regno di Claudio avevano provocato dei tumulti", e che perci
l'imperatore li aveva espulsi da Roma. Questo passo, comunque, testimonia
la presenza di cristiani a Roma in epoca molto antica (Claudio mor nel 54),
anche se l'utilizzo del termine cristiani per indicare i seguaci di Ges a
Roma probabilmente pi tardo.
(LA)
Iudaeos, impulsore Chresto,
assidue tumultuantes Roma
expulit
(IT)
Dato che i Giudei, istigati da
Cresto, provocavano
costantemente dei tumulti,
[Claudio] li espulse da Roma.
(Gaio Svetonio, Vite dei dodici cesari)
Chrestus viene generalmente interpretato come una distorsione del nome
Christus (Cristo) e quindi come un riferimento a Ges. Il termine
Chrestus appare infatti anche in testi successivi riferito a Ges: un
errore di scrittura quindi plausibile, anche perch forse le due parole in
greco antico venivano pronunciate in modo identico, il che pu aver
influito nella redazione del testo. Del resto a quel tempo i termini
crestiani e cristiani venivano usati comunemente e con lo stesso
significato, cos come documentato, ad esempio, da Tertulliano.
Secondo alcuni studiosi la scelta delle parole nel passo di Svetonio sembra
per implicare la presenza di "Chrestus" a Roma nell'anno 54 dopo Cristo:
in questo caso l'identificazione con Ges sarebbe molto improbabile.
Chrestus era inoltre un nome comune tra gli schiavi a Roma, significava
buono o utile, ed il passo tratta di una rivolta di schiavi. L'interpretazione
del passo quindi, nel complesso, controversa.
Oltre al passo citato, Svetonio nelle sue opere fa inoltre un riferimento ai
cristiani nella sua Vita di Nerone:
sottopose a supplizio i Cristiani, razza di uomini d'una
superstizione nuova e malefica
(Vita Neronis XVI, 2)
11) Cornelio Tacito negli "Annales"
Il nome di Cristo viene citato dallo storico latino Tacito (56-123) nel
quindicesimo libro degli Annali, quando narra della persecuzione dei
cristiani ad opera di Nerone: egli afferma che i cristiani avevano avuto
origine da Cristo, il quale era stato condannato a morte sotto Ponzio
Pilato.
Tacito scrive due paragrafi che menzionano Cristo e i Cristiani nel
116. Il primo afferma che alcuni cristiani erano presenti a Roma al
tempo dell'imperatore Nerone (dal 54 al 68) e che egli, per evitare di
essere accusato dell'incendio di Roma del 64 li incolp:
(LA)
subdidit reos et
quaesitissimis poenis adfecit,
quos per flagitia invisos vulgus
Chrestianos appellabat.
(IT)
ne present come rei e
colp con supplizi
raffinatissmi coloro che il
volgo, odiandoli per i loro
delitti, chiamava Crestiani.

(Annales, XV, 44)
Il secondo che la fede cristiana si era diffusa a Roma e in Giudea e
che Cristo fu messo a morte dal 'procuratore Ponzio Pilato'.
(LA)
Auctor nominis eius Christus
Tiberio imperitante per
procuratorem Pontium Pilatum
supplicio adfectus erat;
repressaque in praesens
exitiabilis superstitio rursum
erumpebat, non modo per
Iudaeam, originem eius mali,
sed per urbem etiam, quo
cuncta undique atrocia aut
pudenda confluunt
celebranturque.
(IT)
L'autore di questa
denominazione, Cristo,
sotto l'impero di
Tiberio (imperatore dal
14 al 37), era stato
condannato al supplizio
dal Procuratore Ponzio
Pilato; ma, repressa per
il momento, l'esiziale
superstizione erompeva
di nuovo, non solo per la
Giudea, origine di quel
male, ma anche per
l'Urbe, ove da ogni
parte confluiscono tutte
le cose atroci e
vergognose
(Annales, XV, 44)
Il passo comunemente riconosciuto come autentico dagli studiosi.
La descrizione del cristianesimo infatti proposta in chiave
decisamente negativa, bollata come "pericolosa superstizione" e
"primitiva e immorale", cosicch improbabile che il testo sia
un'interpolazione cristiana.
L'uso del termine Cristo - traduzione dal greco della parola ebraica
"Messia" - da Tacito collegato al nome della nuova religione.
Sull'attribuzione a Ponzio Pilato della carica di procuratore (e non di
prefetto, come appare invece nei Vangeli e in evidenze archeologiche),
sono state proposte diverse ipotesi: dalla scelta di utilizzare i termini
in uso al tempo in cui Tacito scrisse, alla possibile traduzione di un
termine greco.
Alcuni studiosi ritengono che Tacito si basi su fonti cristiane, mentre
altri, tra cui Karl Adam, ritengono che Tacito, come nemico dei
cristiani e storico, abbia investigato sull'esecuzione di Ges prima di
riportarne la notizia. Una minoranza di studiosi ipotizza che il passo
sia stato falsificato
12) Dione Cassio

Dione Cassio (155-dopo il 229) storico e senatore pagano cita i
cristiani nella sua Storia romana:
Tutti adunque convengono nel dire che Antonino fu uomo
giusto e dabbene; perciocch n gli altri sudditi aggrav, n
i Cristiani, ai quali grande rispetto e venerazione us, e
l'onore accrebbe col quale erano stati trattati da Adriano.
Perciocch da Eusebio Panflio nella istoria si riferisce
certa epistola di Adriano, nella quale gravemente sdegnato
si mostra con coloro che i Cristiani molestavano o
denunziavano...
(Cassio Dione, Storia romana
[32]
, 70, 3)


13) Tertulliano e il senatoconsulto del 35

Tertulliano (150-220) fa cenno nell'Apologetico al fatto che
l'imperatore Tiberio avrebbe proposto al Senato romano di
riconoscere Ges come dio (i romani spesso incorporavano nel
loro pantheon le divinit dei popoli da loro sottomessi). La
proposta fu respinta il che, secondo l'autore, costitu la base
giuridica per le successive persecuzioni dei cristiani, seguaci di
un "culto illecito". Un frammento porfiriano (fr. 64 von
Harnack, Marcario di Magnesia, IV secolo, riporta
informazioni dall'opera di Porfirio Contro i cristiani):
...(Ges) non apparve a molti uomini contemporanei
e degni di fede, e soprattutto al senato e al popolo
di Roma onde essi, stupiti dei suoi prodigi, non
potessero, per comune consenso, emettere sentenza
di morte, sotto accusa di empiet contro coloro che
erano obbedienti a Lui.[...]
(Marcario di Magnesia, Apocritico
[34]
, II,14)
e fonti orientali confermano la notizia di Tertulliano:
Dunque Tiberio, al tempo del quale il Cristianesimo
entr nel mondo, i fatti annunziatigli dalla Siria
Palestina, che col la verit avevano rivelato della
Divinit stessa, sottomise al parere del senato,
votando egli per primo favorevolmente. Il senato,
poich quei fatti non aveva esso approvati, li rigett.
Cesare rest del suo parere, pericolo minacciando
agli accusatori dei Cristiani.
(Tertulliano, Apologetico, V,2)
ed Eusebio di Cesarea sul senatoconsulto del tempo di Tiberio
(35) che, rifiutando la proposta dell'imperatore di riconoscere
il Cristianesimo, faceva di questa religione una superstitio
illicita, i cui seguaci potevano essere messi a morte come tali.
Non tutti gli storici sono concordi nel ritenere attendibile la
notizia poich potrebbe essere stata sia inventata dallo stesso
Tertulliano (spesso acceso nel sostenere le proprie tesi, ma con
l'attenuante di scrivere oltre 160 anni dopo i presunti fatti, a
Cartagine e in un periodo di persecuzioni), sia alterata
successivamente. Secondo invece lo storico ebreo Edoardo
Volterra, Tertulliano appunto perch cristiano in anni di
persecuzioni, non aveva alcun interesse a inventare l'esistenza
di un senatoconsulto che aveva dichiarato il cristianesimo una
superstitio illicita. Anzi, aveva l'interesse opposto. Proprio
l'esistenza di quel senatoconsulto infatti rendeva legali le
persecuzioni contro i cristiani.
14) Gli scritti dell'imperatore Adriano
Eusebio di Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica, riporta la
risposta dell'imperatore Adriano al proconsole della provincia
d'Asia Quinto Licinio Silvano Graniano che in una lettera aveva
richiesto come comportarsi nei confronti dei cristiani che
fossero stati oggetto di delazioni anonime o accuse.
Se pertanto i provinciali sono in grado di sostenere
chiaramente questa petizione contro i Cristiani, in
modo che possano anche replicare in tribunale,
ricorrano solo a questa procedura, e non ad opinioni o
clamori. infatti assai pi opportuno che tu
istituisca un processo, se qualcuno vuole formalizzare
un'accusa. Allora, se qualcuno li accusa e dimostra
che essi stanno agendo contro le leggi, decidi secondo
la gravit del reato; ma, per Ercole, se qualcuno
sporge denuncia per calunnia, stabiliscine la gravit e
abbi cura di punirlo
(Eusebio, Hist. Eccl., IV.9, 2-3)
La risposta era indirizzata a Gaio Minucio Fundano, nuovo
proconsole d'Asia, che fu in carica dal 122 al 123.
Esiste anche una lettera di Adriano al console Lucio Giulio Urso
Serviano del 133 riportata nella Historia Augusta (la cui
autenticit in discussione tutt'oggi poich l'opera presenta
delle incongruenze) di Flavio Vopisco (IV secolo):
Adriano Augusto saluta il console Serviano.
Quell'Egitto che tu lodavi, Serviano carissimo, a me
ha dato l'impressione di una terra di gente leggera,
indecisa e pronta a mutar partito a ogni occasione.
Laggi gli adoratori di Serapide sono cristiani, e
quelli che si dicono vescovi di Cristo sono devoti di
Serapide. Non c' capo di sinagoga giudea,
samaritano o sacerdote cristiano che non sia anche
astrologo, aruspice o praticone. Lo stesso patriarca,
test arrivato in Egitto, per accontentare tutti
costretto ad adorare ora Serapide, ora Cristo. Si
tratta di gente incostante, insolente e irrequieta,
anche se vive in ambiente opulento, ricco e
produttivo. [...]L'unico loro dio per il danaro: lo
venerano un po' tutti dai Cristiani ai Giudei...
(Flavio Vopisco, Historia Augusta, Vita di Saturnino
VIII)

15) Gli scritti laici, anche greci, addirittura romanzi del I
sec. D.C., come il Cherea e Calliroe di Caritone, Abrocome
e Anzia di Senofonte Efisio continuano e fanno riferimento
soprattutto ai cristiani e al loro comportamento o a parodie
della crocifissione.
Come, si visto, lo sforzo dei due nostri autori, Destro e
Pesce, di far emergere, schizzare fuori dai Vangeli, un profilo
storico ampio di Ges, perdente in partenza. Possiamo solo
capire, dagli scritti laici citati, che Cristo veramente
esistito, ma tutto ci che sappiamo di lui viene dagli scritti
cristiani a partire dai Vangeli, dalle Lettere, dagli Atti e dei
quali non si pu farne un uso improprio per dimostrare
lindimostrabile.
Ma andiamo avanti!!
Con il paragrafo 14, pag 106 si vorrebbe dimostrare che
Ges, nella visione che i due ne fanno di lui, ossia di profeta
work in progress, non abbia pianificato il futuro. Ora: se le
fonti storiche laiche nulla dicono, nello specifico, riguardo a
questo argomento, da dove traggono questa convinzione? Dai
Vangeli? E vediamo cosa dicono i Vangeli in merito, nonostante i
due abbiano scritto, a pag 107, testuali parole: Secondo i
Vangeli, Ges diede qualche frammentaria risposta, ma
quasi sempre dopo la sua resurrezione: questo perch gli
autori ( gli evangelisti N.dR) sapevano bene che in vita non ne
aveva parlato. Ma alla nota 83, associata a questo passo, gli
stessi autori si correggono (che senso ha questa tiritera?) e
scrivono: Certo il silenzio non prova in modo assoluto che lui
non ne avesse parlato. Praticamente come dire: Il sole
rotondo!! Ma potrebbe essere quadrato. Ma veramente nei
Vangeli riguardo alle cose che dovranno accadere, il futuro,
Ges nulla disse?.
Vediamolo nel Vangelo di Matteo Mt 10,16-22
Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate
dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
17 E guardatevi dagli uomini; perch vi metteranno in man
de tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18 e
sarete menati davanti a governatori e re per cagion mia,
per servir di testimonianza dinanzi a loro ed ai Gentili. 19
Ma quando vi metteranno nelle loro mani, non siate in
ansiet del come parlerete o di quel che avrete a dire;
perch in quellora stessa vi sar dato ci che avrete a
dire. 20 Poich non siete voi che parlate, ma lo Spirito
del Padre vostro che parla in voi. 21 Or il fratello dar il
fratello a morte, e il padre il figliuolo; e i figliuoli si
leveranno contro i genitori e li faranno morire. 22 E sarete
odiati da tutti a cagion del mio nome; ma chi avr
perseverato sino alla fine sar salvato. Mt 10, 16-22;
Questa la visione di ci che accadr ai discepoli nel futuro
prossimo, dopo la morte e resurrezione di Ges. Ma abbiamo
anche un altro passo, noto, in Mt16,14-18 :
...tu sei Pietro e su questa pietra edificher la mia
chiesa a te dar le chiavi del regno dei cieli;
Mentre si trovavano insieme in Galilea, Ges disse loro: Il
Figlio delluomo sta per essere consegnato nelle mani degli
uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorger.
Mt 17,22-23; vedi anche Mt 20,17-19 e soprattutto leggere
Mt24,1-14 che il discorso escatologico sul Futuro
dellumanit. Ovviamente tutte queste affermazioni avranno
suscitato degli interrogativi nei discepoli o apostoli e possiamo
affermare che Ges non abbia risposto alle loro domande
inevitabili?
Nel Vangelo di Marco troviamo il discorso scatologico Mc 13,
1-13 che mette in evidenza anche cosa succeder ai discepoli
di Ges ( pi futuro di cos!!);
Nel Vangelo di Luca troviamo il senso degli avvenimenti futuri
nella parabola dei vignaioli omicidi, LC20, 9-17 che
sicuramente sar stata spiegata, decodificata, agli apostoli; ma
in Lc21, 8-28 ritroviamo il discorso escatologico;
Nel Vangelo di Giovanni troviamo lannunzio della sua
glorificazione attraverso la morte Gv12, 23-36.

Come vedete, le occasioni di parlare del futuro non sono
mancate e sono i Vangeli a dircelo. Ma se per futuro i due
autori intendono su come lorganizzazione della comunit
cristiana dovr essere strutturata beh, mi sembra un po
troppo, e anacronistico, anche perch Ges pi volte ha detto
che sar il Consolatore, lo Spirito Santo che suggerir agli
apostoli cosa fare e cosa dire. Ma i due non sono di questo
parere, poich egli leader e visto che avevano anche un
fondo cassa Ges, probabilmente ne era anche lAD
(Administrator) della Governance comunitaria. Infatti i due
scrivono: In Marco, come si visto, Ges si sottrae a
qualsiasi decisione sui posti direttivi Manca poco che si parli
di Consiglio di Amministrazione!!





Da questo momento in poi, ci soffermeremo solo sui passi significativi
dellopera in esame, poich dalla prima centinaia di pagine abbiamo
appreso che:
1) I vangeli sono opera postuma costruita sulla figura di un capo
carismatico che ha fallito i suoi intenti di portare il regno di Dio
quandegli era ancora in vita;
2) i Vangeli raccolgono notizie che vengono contestualizzate solo in
seguito alla morte di Ges.
Su questa impostazione, ribadita pi volte, nonostante, come abbiamo
detto, non esistendo documenti laici a riprova di quanto viene scritto se
non le sole teorie, le sole ipotesi di studiosi, vengono date per fatti certi
le ipotesi e i costrutti che i due autori fanno.
Il Capitolo 5, pag108, inizia con il chiedersi chi fossero i nemici di Ges
e ovviamente, non esistendo risposte certe se non quelle che gli stessi
Vangeli ci danno, ossia, essenzialmente la classe sacerdotale, gli scribi e i
farisei, si mette in dubbio tutto ci con laffermazione fatta a pag 112
con queste parole: I racconti su Ges vennero ripresentati per
adattarsi a questa situazione. E quindi, difficile che le informazioni
sugli avversari del leader siano del tutto fondate storicamente.
Leggendo questo passo, gli autori ci dicono di non prendere per oro colato
quello che vi scritto a proposito dei nemici di Ges, ma dopo qualche riga
pi in l, a pag 113, si legge,: Va detto che queste attribuzioni spesso
non sono totalmente inaffidabili, poich verosimile che nei flussi di
trasmissione circolassero idee su specifici avversari di Ges. In
pratica come se gli autori affermassero di credere poco a quello che
essi stesi hanno scritto, perch poi dopo lo smentiranno!! Bella analisi,
nonostante i flussi di informazione...!
Ma il bello st nellaffermazione che segue: Non stato conservato,
per, il punto di vista dei nemici, che dunque ci sfugge. Ecco, questa
lennesima testimonianza che costoro, i due autori, usano il Vangelo a loro
uso e consumo per creare un vangelo inesistente con affermazioni
strampalate. Cosa leggiamo del motivo per cui Ges fu consegnato dalla
Classe sacerdotale giudaica per essere messo a morte? Semplicemente lo
leggiamo in Mt26,63-65: ti scongiuro per il Dio vivente, perch ci
dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio. Tu lhai detto, gli rispose
Ges, anzi io vi dico Allora il sommo sacerdote si stracci le vesti
reo di morte! Ecco, Ges fu messo a morte, per volont del Sinedrio,
sede della classe sacerdotale, perch si era dichiarato essere il Figlio di
Dio, ossia il Messia, lUnto, il Cristo! Gli altri vangeli sono concordi e ai
nostri autori sfugge il punto di vista dei nemici? Anzi, a loro non risulta
alcun punto di vista perch non stato conservato Ma dove sarebbe
dovuto essere stato conservato? Il ruolo di Pilato chiaro: per non
passare da inetto agli occhi di Tiberio imperatore, di Roma, prefer
assecondare, ricattato, i sacerdoti per evitare disordini. Ma appare anche
ovvio che il cartello che impose sulla croce, indicando Ges come Re dei
Giudei lo pens come scherno fatto nei confronti dei sacerdoti stessi,
per sottolineare lassurdit di tale odio espresso nei confronti di uno in
cui non vide alcuna colpa. E, probabilmente, per la velata minaccia di non
essere amico di Cesare Ecco i nemici di Ges: i sacerdoti, gli scribi e i
farisei; i Romani non possono essere considerati nemici, poich Ges non
dette mai loro alcun motivo, in quanto non mise in discussione lautorit e
non inve mai contro gli dei pagani: la sua missione fu soltanto quella di
portare a termine, allinterno del popolo ebreo, il messaggio di Salvezza
iniziato da Abramo. Ma i due autori non tengono conto di questo e
sinventano ipotesi che non stanno in piedi. Per esempio, a pag 122
sottolineano che in Luca 22, 66-71, il Sinedrio non pronuncia la condanna
a morte per Ges. E vero, ma nello stesso Vangelo si racconta che Ges fu
portato dai sacerdoti dinnanzi a Pilato, al quale, con varie falsit e
menzogne, vollero creare le condizioni affinch Pilato lo giudicasse
colpevole di morte. Infatti accusare un uomo di sobillare il popolo contro
Cesare, invitandolo a non pagare i tributi equivaleva condannarlo a morte.
E non questo che volevano i sacerdoti? Anche se non dichiarata
lintenzione appare chiara!! Tutto il capitolo 5 dedicato, secondo me,
al nulla!! In seguito andr meglio? Vediamo.

I capitoli 6 e 7 non li prendo in considerazione, poich li considero un
mero esercizio di bla-bla che non porta a nulla anche se infarcito di teorie
sociologiche spalmate sulla figura del leader, e la funzione della dinamica
di gruppo e le reazioni del gruppo in relazione al leader insomma un mero
esercizio di psicologia di gruppo, ma dal forte sapore anacronistico, in cui
riappare il vangelo apocrifo di Tommaso. I Vangeli accettati dalla Chiesa
Madre sono messi in continua discussione, quello apocrifo oro colato.
Bah!!
Interessante il capitolo 8, pag 179, ma interessante lo troviamo solo
per capire cosa si inventeranno i due autori per spiegare la resurrezione
di Ges.
La frase quasi segreta riferita alla sepoltura di Ges, sembra essere
messa l solo per indurre il lettore sprovveduto a vedere che qualcosa di
losco sta per succedere, qualcosa di truffaldino pensato e progettato per
ingannare i discepoli di Ges e poi tutta lumanit. Dai Vangeli non trapela,
infatti, nessuna situazione che possa indurre a pensar questo!!
E la cosa emerge subito con gli autori, Destro e Pesce, poich non parlano
di resurrezione ma di scomparsa del corpo; del fatto che il cadavere
di Ges non si vide pi e conseguenza logica, ma solo per gli autori di
questo libro, ecco che, pag 180: la scomparsa del corpo, alla fine, si
rivel una sfida per i seguaci si cominci a cercare un futuro, una
via duscita dalla tragedia. Quindi, fanno intendere i due autori, i
discepoli di Ges, colui che disse: Io sono la Via, la Vita la Verit
scelsero la menzogna, perch tale sarebbe stata qualsiasi via duscita
trovata, escogitata, per portare avanti, a questo punto, la favola del regno
di Dio. Vi pare coerente tutto questo?
Lanalisi che i due fanno sullo sconforto dei discepoli tutti che, nella
morte di Ges videro il fallimento della missione del Maestro stesso, e
linsistenza che pongono su tale stato danimo, non tiene conto che Ges,
venendo a perfezionare il messaggio della Salvezza, svelava la realt della
natura delluomo, figlio di Dio, nella quale realt Ges era la primizia,
luomo nuovo di una generazione a venire. Il linguaggio era quindi di per s
rivoluzionario, nuovo; spaccava gli schemi sclerotizzati ad opera di una
classe sacerdotale accusata dallo stesso Ges di aver perduto la
Chiave della scienza . I discepoli di Ges non potevano comprendere da
subito la missione di Ges, ma lo avrebbero capito in seguito, con laiuto
promesso del Consolatore: lo Spirito Santo. Ovviamente, per i due autori
anche questo un escamotage per uscire dallimpasse.
La teoria dei due autori basata sul fallimento di Ges, coincidente con una
morte in croce non prevista, ovviamente questa la chiave di lettura per
tutte le affermazioni che hanno preceduto e che seguiranno. Essi, gli
autori, infatti - pag 184 individuano questa morte come una
catastrofe. Ma quel che fa pensare sulla concretezza delle teorie qui
espresse luso di parole pag 185 come: che probabilmente
ovverossia essi cercano di dimostrare la concretezza delle loro tesi con
un probabilmente. La certezza che viene affidata allinsicurezza!!
Infatti leggiamo poco dopo, a proposito della risposta che i seguaci pi
vicini (perch non usano la parola Apostoli? N.d.R.) si sentono di
elaborare, per rimediare alla catastrofe, ma questa elaborazione ( che i
due autori non hanno il coraggio di chiamarla invenzione della
resurrezione visto che a questo vogliono arrivare) stando alle loro
congetture risulter disomogenea: gli apostoli, secondo loro, appaiono cos
disorientati da andare avanti e indietro tra Gerusalemme e la Galilea
senza una ragione specifica, sottolineando come questa divergenza di
elaborazione traspari anche dai Vangeli. Ma cosa dicono i vangeli di cos
tanto ingarbugliato? Leggiamolo:
1) Dal Vangelo di Matteo MT28 19- che tra laltro sottolinea che la
sottrazione del corpo per elaborare una impossibile resurrezione,
sia una diceria che si sparsa tra la gente, leggiamo: Andate
dunque ammaestrate tutte le nazioni battezzandole;
2) Dal Vangelo di Marco Mc16 15- leggiamo: Ges disse loro:
Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni
creatura:
3) Dal Vangelo di Luca Lc24 45-47- in cui tralaltro si evince una
cosa molto importante e che conferma quello che ho detto poco
prima a proposito della comprensione del linguaggio nuovo espresso
da Ges con la sua predicazione e i concetti contenuti di una nuova
visione della Salvezza: Allora apr loro la mente allintelligenza
delle Sacre Scritture e disse: Cos sta scritto: il Cristo dovr
patire e resuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome
saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono;
4) Dal Vangelo di Giovanni Gv21,16- Gli disse di nuovo: Simone di
Giovanni, mi vuoi bene?. Gli rispose: Certo Signore, tu sai che
ti voglio bene. Gli disse: Pasci le mie pecorelle Con quel Pasci
le mie pecorelle si intende il portare il vangelo a tutte le genti.
Ecco, tutti e quattro i Vangeli sono concordi nellaffermare che Ges
risorto comand agli apostoli di iniziare il viaggio tra le genti e
convertirle. Ma la tesi dellelaborazione raggiunge lapice quando si
nomina San Paolo che, come sappiamo, non ebbe a che fare con Ges
quando era vivo. Eppure i due autori arrivano ad affermare pag 198- che
San Paolo, al pari di coloro che non conobbero Ges: elaborarono una
propria visione sulla sua vicenda cos fece San Paolo che da
persecutore dei cristiani divenne il primo apostolo a divulgare il Vangelo
tra i gentili a causa, affermano, di alcune rilevazioni che lo
convinsero della resurrezione. Pens, anzi, che proprio a lui Ges
avesse affidato la missione di convertire anche i non Giudei. Questa
volta il prof Pesce non ipotizza per Paolo una crisi epilettica, come fece in
occasione delopera di Augias-Pesce Inchiesta su Ges . Ma bench non
epilettico sicuramente un eccentrico, per pensare di essere il prescelto.
Su questa presunzione si basa poi lo sviluppo delle riflessione che gli
autori faranno su Paolo e sulla sua concezione della venuta del Regno di
Dio.
Qui si compie lerrore di accettare lidea che il Regno sia un evento
temporale e non spirituale o per lo meno di pensare che questa
convinzione fosse presente anche negli apostoli, al punto tale da
riformulare il concetto della venuta del Regno di Dio. In povere parole,
dopo la morte di Ges, per gli autori e per coloro che sposano le loro tesi,
i Vangeli, le lettere e gli Atti sono artefatti e ingannatori, poich rimane
certo il fallimento della missione di Ges a causa dellinaspettata
morte in croce. Eppure San Paolo lo esprime chiaramente in 1Cor 15
12-19, che: Ora, se si predica che Cristo risuscitato dai morti,
come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei
morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo
risuscitato! Ma se Cristo non risuscitato, allora vana la nostra
predicazione ed vana anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi
testimoni di Dio, perch contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha
risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se vero che i morti
non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo
risorto; ma se Cristo non risorto, vana la vostra fede e voi siete
ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono
perduti. Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in
questa vita, siamo da compiangere pi di tutti gli uomini.
Come abbiamo letto: Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio,
perch contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo,
mentre non lo ha risuscitato, se vero che i morti non risorgono
Falsi testimoni, ma non solo, possiamo dedurre che se Cristo non risorto
Dio non esiste, poich Ges Cristo stesso col risorgere d testimonianza a
Dio, per cui, la deduzione di San Paolo appare chiara: siamo da
compiangere pi di tutti gli uomini. Semplicemente perch siamo
seguaci di una menzogna in un mondo senza pi la speranza.
Vi pare possibile che la resurrezione di Cristo sia una montatura
fatta solo per sostituire lo sgomento di un sogno infranto? Questo
quello che credono i due autori, altrimenti non avrebbero scritto pag
202 tali parole: Allo scandalo della morte seguirono, quindi,
elaborazioni trasformazioni rilevanti il messaggio di Ges in parole
povere si reinventarono il Messaggio della Salvezza. Cos come si
afferma, a proposito di invenzioni, nel capitolo 9, pag 223, il noto verso
di Matteo, Mt 16,18, che le parole : Tu sei Pietro e su questa pietra
edificher la mia chiesa Ges non le ha mai dette, ma sono state
uninvenzione di Matteo ( Ma non si detto che esisteva una tradizione
orale?). Quindi la Salvezza un incedere tra incertezze e invenzogne,
un mio neologismo per dire invenzioni pi menzogne. Si pu credere a
questa tesi? Chi ci pu credere?
Appare chiaro anche il concetto che Ges non ha mai pensato di fondare
una comunit cristiana, tesi ripetuta nelle opere teologiche di Augias,
Ma quando Ges si ritirava con i sui seguaci o apostoli non formavano una
piccola Ecclesia o Comunit? Non fu Ges a dire: dove due o tre sono
uniti nel mio nome, l sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) ? Ecco
questa la chiesa o comunit cristiana, altro che dire che Ges non ci
aveva mai pensato.
Va comunque sottolineato che lerrore di fondo, la portante delle
deduzioni dei due autori nel dare al significato della venuta del Regno
di Dio una risposta puramente e solamente temporale. Se vero che nella
mentalit veterotestamentaria questo significato poteva trovare
riferimenti tali, con il linguaggio nuovo innescato da Ges nel Messaggio
della Salvezza, conferisce allaspettativa un senso nuovo, universale, ma
soprattutto personale. Se, per esempio leggessimo Mt13,24-26, una
delle tante parabole sul Regno di Dio, appare chiaro come il linguaggio
nuovo d allevento un significato strettamente personale, valido sempre e
per tutte le generazioni a venire. Leggiamo infatti: In quel tempo Ges
espose alla folla unaltra parabola, dicendo: Il regno dei cieli simile
a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre
tutti dormivano, venne il suo nemico, semin della zizzania in mezzo al
grano e se ne and. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spunt
anche la zizzania Quindi il regno di Dio o dei cieli cresce nellanimo di
un uomo, pu crescere nellanimo di ogni uomo se semina del buon seme
ossia la Parola di Dio con ragionamenti e azioni coerenti ad essa. Ma se
poi lattenzione, la fede, la speranza si addormentano, arriva il nemico,
ossia Satana, che semina erbacce, zizzania, le quali crescer assieme allo
sforzo di far fruttare la Parola di Dio Quindi il Regno di Dio, nella
visione cristiana dentro ognuno di noi se seminiamo bene nella nostra
coscienza: Il regno di Dio dentro di noi. E questo chiaro ad ogni
cristiano, il quale non ha labitudine dottrinale di chiedersi e chiedere
quando arriver il Regno di Dio su questa terra; lo auspica nel Padre
nostro, ma non aspetta la fine del mondo come invece auspicano i
Testimoni di Geova inventandosi delle date che da sempre sono risultate
sballate, o come gli Ebrei che ancora attendono la venuta del Messia. E
questo sarebbe di per s stesso sufficiente per stoppare la tesi della
visione temporale della venuta del Regno di Dio che ai due autori sembra
di leggere nei Vangeli e in San Paolo.
Nel capitolo 10, pag 231, i due non abbandonano lidea dei Vangeli come
il risultato di una rielaborazione atta ad inventarsi un finale migliore, pi
consono alle aspettative tradite dalla morte inaspettata del leader. A pag
232 scrivono: Latto di scrittura diventava uninvenzione capace di
modificare il passato Ecco, ritorna lidea che i Vangeli, sullargomento
resurrezione, sono una mera invenzione. Praticamente, ripetiamo: per i
due autori la Verit viene espressa tramite la menzogna, linvenzione
o per meglio dire, tramite la rielaborazione del messaggio di Ges .
Inoltre, pag 233, leggiamo: I vangeli furono redatti per avvalorare e
diffondere la figura e il messaggio di Ges e diventarono strumenti
per la creazione di un grande movimento questa affermazione non
sposta di una virgola il presupposto iniziale di invenzione, sulla quale
nacque un grande movimento. Sappiamo infatti che di grandi uomini la
Storia ne offre a bizzeffe, ma solo Ges ha creato un movimento che da
duemila anni ancora fiorisce, ma, purtroppo per i cristiani di ieri, di oggi e
di domani, stando alla visone della d.ssa Destro e del coniuge prof. Pesce,
il grande movimento si nutre dellillusione che Cristo sia risorto. Ma non
solo: la Chiesa fa santi delle persone che in vita ebbero a che fare con le
allucinazioni e le traveggole, soprattutto quelli, come Padre Pio, che con
Ges ebbe numerosi incontri e colloqui.
La riflessione in questo capitolo continua attraverso lanalisi sulle
motivazioni create per far morire Ges, focalizzando lattenzione su chi
volle la morte di Ges. Insomma il mistero della morte di Ges come
intende il titolo dellopera che stiamo analizzando. Ovviamente i vangeli
narrano che a desiderare la morte di Ges furono le autorit religiose in
combutta con quelle militari al servizio di Erode, non certo dallautorit
romana. Quindi lo sappiamo che furono gli erodiani, in stretto contatto
con il Sinedrio e ovviamente con i farisei e gli scribi. Non c alcun mistero
in questo, eppure se ne fa oggetto di dibattito per far emergere delle
incongruenze. E ci sono molti passi evangelici che supportano questa
certezza: lazione di Ges toglieva autorit alla classe sacerdotale, perch
egli parlava come un maestro, un Rabbi come tale era riconosciuto dalla
folla.
Con il paragrafo 4, pag 241, gli autori sposano lipotesi che la morte di
Ges, pi volte descritta come catastrofe, venne rielaborata dagli
evangelisti secondo le Sacre Scritture, per far passare lidea che Ges
doveva morire come prefigurato in vari passi delle Sacre Scritture.
Quindi un escamotage accettato dallo sforzo di far passare Ges come il
Messia profetizzato. I due autori scrivono, pag 244, quanto segue:
Questa profonda e strabiliante rielaborazione ha spinto a pensare
che gli elementi di storicit siano via via pi scarsi. Non si
tratterebbe tanto di una narrazione di eventi accaduti, quanto del
tentativo di dimostrare che la cattura, la tortura e luccisione di Ges
erano avvenuti secondo un piano divino. Di strabiliante, secondo me, la
forte contraddizione che questo passo contiene: se si afferma che le
narrazioni evangeliche siano scarse di concretezza storica, come si pu, al
contempo, parlare di cattura, tortura e uccisione che sono
inevitabilmente evento storici avvenuti sotto Ponzio Pilato con la regia
della classe sacerdotale del Sinedrio? LO abbiamo letto anche in quei
documenti laici che qui sono riportati, Questo un vero e proprio
rintorcinamento dialettico che dimostra come ci si pu contraddire con
due parole!!
I paragrafi a seguire mostrano altre ipotesi attorno alluccisione di Ges a
proposito della quale, nella sezione dedicata alla conclusione, pag 259,
abbiamo in maniera sintetica la visione che i due autori danno della loro
analisi su Ges e sulla sua morte. Abbiamo sintetizzato i concetti:

1) Ges non voleva morire. Il suo proposito era quello di preparare
lingresso degli uomini nel regno divino; desiderava che il mondo
cambiasse e che si concretizzasse al pi presto il grande avvento.
2) E a proposito degli apostoli, i Dodici, si scrive: Presi dalentusiasmo si
convinsero di essere accanto al messia
3) a pag 260: Dopo lo smarrimento iniziale, i seguaci reinterpretarono
la morte rapida e infamante del loro leader;
4) pag 261: Ges non fu ucciso perch i suoi nemici erano accecati da
Satana, n perch cos era stato stabilito da Dio, ma perch
rappresentava un elemento di destabilizzazione (ma il voler eliminare
un avversario uccidendolo non opera satanica? E forse un opera
culturale?);
5) A partire dalla morte, gli autori rielaborarono il messaggio di
Ges Anno dopo anno, generazione dopo generazione, accumularono e
mescolarono realt e immaginazione (si pu intendere anche come
menzogna e falsit N.d.R.) con grande fervore;
6) Tutti gli autori (di Vangeli, degli Atti e delle Lettere N.dR.) hanno
proceduto secondo un sistema di assemblaggio di bricolage di ci
che avevano a disposizione nel loro ambiente giudaico;
7) pag 262: Nel cercare il perch delluccisione di Ges i primi
seguaci furono guidati dal bisogno di continuare il progetto inaugurato
da lui la certezza dellavvento imminente del Regno di divino ma lo
spostarono al futuro Si convinsero che Ges non sapeva quando il
regno sarebbe venuto e che sarebbe tornato presto sulla terra per
instaurarlo
8) In questo nuovo disegno, la sua morte non pi lesito tragico
della volont degli avversari diventa cos unazione programmata da
Dio.
9) pag 263: Gli autori dei Vangeli e degli altri scritti non conobbero
Ges e proprio per questo sperimentarono una posizione singolare e
feconda. Unirono infatti lesperienza del dover portare avanti il
progetto intrapreso da lui alla rielaborazione del suo messaggio.
10) I racconti dei Vangeli trasformarono la figura di Ges, la
idealizzarono: oltre la banalit del quotidiano e lincertezza della
memoria, mostrarono la forza e la persistenza del messaggio
originario
Ecco, questultima affermazione contiene unaltro di quei rintorcinamenti
dialettici che i due autori ci hanno abituato: Al punto nove affermano
che gli autori dei Vangeli non conobbero Ges, ma poi, al punto dieci,
si parla del messaggio originario. Ma se non conobbero Ges, come
potevano distinguere tra i vari racconti il messaggio originario ossia il
vero messaggio? Destro e Pesce scrivono, pag 262, che : I vari
gruppi di seguaci presero strade proprie e si inserirono in contesti
differenti. Ossia, seguirono concezioni, basate su racconti rielaborati
che, essendo in contesti differenti, si differenziarono tra loro. Quindi da
dove nasce laffermazione sul messaggio originario? Boh! Bah!
Ecco, abbiamo fatto il pelo e il contropelo alla coppia di scienziati e
teologi, per il resto lasciamo al lettore il condividere quello che qui
scritto, chiedendoci come stato possibile che il Priore della comunit di
Bose, Enzo Bianchi ne abbia fatto una presentazione lusinghiera.
Probabilmente lo sfasato sono io!!




FINE