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via Torre Belfredo n.

62 Mestre - Venezia
circoloverdimestre@hotmail.it

Mestre, 23.11.2009

Racc. A/R Al Commissario Delegato per l’emergenza eventi


anticipata fax al n. 041-2794143 meteorologici del 26 settembre 2007
Via Paolucci, 34 Marghera
30175 Venezia

Consegna a mano e p.c. al Comune di Venezia


Capo di Gabinetto del Sindaco e Vice Commissario

al Assessore all’Urbanistica e Edilizia conv. e privata

al Assessore Lavori Pubblici Terraferma

OGGETTO: impermeabilizzazione del suolo, misure di prevenzione e/o sanzionatorie

Premesso
• che con l’ordinanza n. 2 del 22.01.2008 Codesto Commissario ha prescritto, per i Comuni
interessati dal fenomeno degli allagamenti del 26 settembre 2007, l’obbligo di far redigere
una verifica di compatibilità idraulica in ordine alle “opere pubbliche approvate (ma per le
quali non erano ancora scaduti i termini per la presentazione delle offerte) e per gli
interventi edilizi privati (con titolo abilitativo già rilasciato ed i cui lavori non fossero già
iniziati) con volumetria superiore a metri cubi 1000, o comunque comportanti una
riduzione, superiore a metri quadrati 200, della superficie permeabile esistente di
pertinenza”;
• che con l’ordinanza n. 3 del 22.01.2008 Codesto Commissario ha disposto che il rilascio di
titoli abilitativi nuovi come anche l’efficacia delle DIA (dichiarazioni d’inizio attività) siano
suburdinati al rispetto di prescrizioni simili a quelle sopraindicate. All’art. 3 si dichiara poi
che: “…per le superfici adibite a parcheggio, cortili e viali d’accesso è preferibile l’uso di
materiali drenanti ed assorbenti, posati su appositi sottofondi che garantiscano una buona
infiltrazione nel terreno” ed all’art. 9 che “i Comuni…sono tenuti ad inserire le disposizioni
di cui agli articoli precedenti nelle norme di attuazione dello strumento urbanistico generale
nonché nel regolamento edilizio”;
• che l’art. 10 comma 1 del T.U. Edilizia (DPR. n. 380 del 06.06.2001) sancisce:
“Costituiscono interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e sono
subordinati a permesso di costruire: a) gli interventi di nuova costruzione; b) gli interventi
di ristrutturazione urbanistica; c) gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un
organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di
unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici,
ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino
mutamenti della destinazione d'uso” e che l’art. 22 comma 3 dice: “In alternativa al
permesso di costruire, possono essere realizzati mediante denuncia di inizio attività: a) gli
interventi di ristrutturazione di cui all'articolo 10, comma 1, lettera c)…”;
• che all’art. 45 “parcheggi privati e spazi scoperti” commi 3 e 4 del Regolamento Edilizio
Comunale si afferma: “negli spazi scoperti, a servizio della residenza nelle zone non
coltivate, è prescritta la sistemazione a verde di tutti gli spazi non strettamente connessi con
i percorsi di accesso alle unità edilizie, in modo da ridurre al minimo
l’impermeabilizzazione dei suoli. A tal riguardo il Dirigente ha la facoltà di imporre la
manutenzione e la conservazione del verde, dei fossati, delle siepi, ecc…”;
• che, in più occasioni di dibattito pubblico, Codesto Commissario ha chiaramente espresso il
suo favore per l’installazione negli edifici di impianti di recupero dell’acqua piovana al fine
di prevenire il rischio di nuovi allagamenti e risparmiare denaro nonché la risorsa più
preziosa del pianeta (vi sarebbe infatti un taglio dei consumi idrici pari al 30-50%) e che
questa idea non è mai stata concretizzata dal Commissario attraverso un’ordinanza né dal
Comune di Venezia attraverso una modifica al Regolamento edilizio;
• che, in sede di espressione del parere sul PAT da parte della Municipalità di Mestre-
Carpenedo, il consigliere Davide Scano ha presentato un emendamento sul tema degli
allagamenti in terraferma, chiedendo l’inserimento di alcune regole cogenti nelle norme
tecniche del nuovo strumento urbanistico, e che tale osservazione è stata bocciata per mera
superficialità nell’analisi del problema;

considerato
• che, nonostante gli effetti devastanti degli allagamenti del 26 settembre 2007 ed il ripetersi
di fenomeni similari, ben prima del tempo di ritorno stimato in cinquanta anni, moltissimi
privati hanno continuato imperterriti ad impermeabilizzare gli scoperti privati di villette e
condomini con distese di asfalto o la collocazione di betonelle in cemento sostituendo le
preesistenti superfici a verde o a ghiaino. E che ciò si è verificato, spesso, senza alcun titolo
autorizzatorio e disattendendo le ordinanze commissariali e la normativa regolamentare
esistente con il solo miope intento di ridurre, almeno nel breve termine, le spese di
manutenzione degli stessi scoperti privati;
• che spesso, in sede di manutenzione stradale, si procede alla stesura del nuovo strato di
asfalto sopra quello preesistente (“grattato via” e poi triturato e mescolato o meno con il
nuovo materiale) causando un progressivo dislivello tra la strada e gli edifici vicini con tutte
le problematiche connesse in caso di forti piogge (basti vedere le distese di nuovo bitume su
via S. Maria dei Battuti, via Colombo, via Torre Belfredo);
• che le misure di natura prettamente idraulica, individuate per la riduzione del rischio
idrogeologico (invasi, vasche di laminazione, allargamento delle tubature), possono
considerarsi certamente efficaci per lo scarico finale delle acque meteoriche ma comportano,
nel medio-lungo termine, un danno progressivo per lo svolgersi naturale del ciclo dell’acqua.
La pioggia, in pratica, finisce direttamente nelle fognature, e poi scaricata a mare. Essa,
perciò, non alimenta le falde acquifere sotterranee che costituiscono l’1% del patrimonio
idrico mondiale (una quantità 100 volte superiore a quella complessiva di tutte le acque
superficiali raccolte in laghi e fiumi). Nonostante la percentuale sia apparentemente bassa va
detto che le acque di falda svolgono un ruolo di primaria importanza nello sviluppo e nella
vita degli insediamenti umani, per i quali rappresentano la principale fonte di
approvvigionamento idrico. Normalmente le acque sotterranee sono più pure di quelle che
scorrono in superficie perché, percolando tra i sedimenti del suolo, subiscono una filtrazione.
In virtù del loro minore contenuto di inquinanti e di microrganismi, le acque di falda sono
quindi più idonee a essere utilizzate come acque potabili;
• che gli indennizzi (liquidati o da liquidare) a favore di famiglie e imprese, per i danni
conseguenti agli allagamenti del 26 Settembre 2007, copriranno una percentuale massima
del 75% dei danni effettivamente subiti e documentabili (come da ordinanza n. 1 del
11.01.2008 di Codesto Commissario) salvo il raggiungimento del 100% con l’integrazione
di fondi da parte dell’amministrazione comunale impegnatasi per il raggiungimento di
questo obiettivo e che molte delle persone interessate dal fenomeno hanno espresso maggior
interesse e preoccupazione per la soluzione del problema rispetto al mero risarcimento del
danno;
• che la questione dell’impoverimento crescente delle falde acquifere può provocare fenomeni
di abbassamento del livello del suolo (subsidenza o subsistenza) dovuto alla compattazione
dei materiali. Ciò può innescare, a sua volta, gravi ripercussioni sulla stabilità delle
fondazioni di case, edifici ed altre opere dell’uomo (casi noti di subsidenza sono, ad
esempio, quelli riguardanti il centro storico di Venezia, le città di Cesenatico e Ravenna, la
pianura Pontina);
si chiede a Codesto Commissario
di porre in essere, attraverso gli strumenti a Sua disposizione (ordinanze, lettere, raccomandazioni),
le misure più opportune per giungere ad una totale inversione di tendenza rispetto alle gravi
questioni sopraccennate. Si potrebbe, in particolare, stabilire che i Comuni interessati al frequente
fenomeno degli allagamenti inseriscano nei loro strumenti urbanistici una norma che vieti in modo
assoluto l’impermeabilizzazione di cortili e scoperti privati con la previsione, in caso di violazione,
di sanzioni pecuniarie ed accessorie (il ripristino dei luoghi) talvolta già presenti ma disapplicate;
di valutare la possibilità di prescrivere, sempre a mezzo ordinanza, nei Regolamenti edilizi dei vari
Comuni, interessati dagli allagamenti, delle norme valevoli per tutti i nuovi edifici e per quelli
soggetti a ristrutturazione straordinaria relativamente a: 1) utilizzo di materiali permeabili e durevoli
per la realizzazione di marciapiedi e parcheggi (pubblici e privati), 2) inserimento di impianti
finalizzati al recupero dell’acqua piovana e suo riutilizzo (lavatrici, toilette, irrigazione giardini), 3)
inserimento di tetti-giardino compatibilmente con le caratteristiche tecniche delle costruzioni (questi
impianti svolgono anche una funzione di termoregolazione nei confronti dell’immobile con indubbi
benefici economici legati al risparmio energetico);
si chiede all’Assessore all’Urbanistica
di attuare e/o intensificare gli opportuni controlli sul territorio comunale al fine di accertare
eventuali violazioni, e conseguenti abusi edilizi, della normativa urbanistica in materia di
impermeabilizzazione degli scoperti privati e conseguente rischio idraulico;
si chiede all’Assessore ai Lavori Pubblici
di attuare e/o intensificare gli opportuni controlli in merito all’accennato problema della
riasfaltatura delle strade con innalzamento progressivo del loro livello e gli effetti sul fenomeno
degli allagamenti .

In attesa di un positivo riscontro si porgono distinti saluti.

Davide SCANO
Consigliere di Municipalità Mestre - Carpenedo

Gianfranco BETTIN Giuseppe CACCIA


Consigliere della Regione Veneto Consigliere del Comune di Venezia

Simone SCAGGIANTE
Consigliere di Municipalità Chirignago, Gazzera e Zelarino

Walter CABIANCA Alberto PIOVAN


Consigliere di Municipalità Favaro, Campalto e Tessera Consigliere di Municipalità Marghera

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