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CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA Nona Commissione - Tirocinio e Formazione Professionale

Incontro di studio sul tema

SEQUESTRO E CONFISCA DEI BENI DI ORIGINE O DESTINAZIONE

ILLECITA:

I MODERNI STRUMENTI DI CONTRASTO SUL PIANO

PATRIMONIALE NEI CONFRONTI DELLA CRIMINALITÀ

ORGANIZZATA NELLA PROSPETTIVA EUROPEA

ROMA 15-19 marzo 2004

Le varie ipotesi di confisca penale: esperienze applicative e prospettive di riforma.

Relatore: dott. Roberto Alfonso sost. procuratore nazionale antimafia

INDICE - SOMMARIO

Premessa introduttiva

Pag. 3

La confisca “allargata” prevista dall' art. 12-sexies legge n. 356/92.

4

- Le condizioni di applicabilità della confisca prevista dall' art. 12-sexies.

9

- La natura giuridica della confisca prevista dall'art. 12-sexies.

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rapporti fa la confisca prevista dall'art.12-sexies L. n. 356/92 e le altre ipotesi di confisca previste dal codice penale e da leggi speciali.

I

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a) La confisca prevista dall' art. 240 c.p.

14

b) La confisca prevista dall'art. 416 bis co. 7 c.p.

15

c) La confisca prevista dall'art. 644 c.p.

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d) La confisca prevista dall'art.301 D.P.R. 23-1-1973, n.43

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e) La confisca in materia di sostanze stupefacenti

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f) La confisca prevista dall’art.12, commi 4-8-8-bis, D. Lgs n.286/98 e succ.

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modif.

 

g) La confisca prevista dall’art. 31 legge 13-9-82, n.646

20

h) La confisca prevista dall’art. 322-ter c.p. (corruzione truffa aggravata)

20

I rapporti fra la confisca penale e la confisca di prevenzione.

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Il

sequestro preventivo ai sensi dell'art. 321 c. p. p. in vista della confisca

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penale e in particolare di quella prevista dall'art. 12-sexies

 

L’esecuzione del sequestro preventivo

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La trascrizione del sequestro preventivo di beni immobili

25

L’iscrizione nel Registro delle imprese del sequestro di azienda e le annotazioni nei libri sociali

26

Le modalità di esecuzione del sequestro preventivo finalizzato alla confisca

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di

cui all’art.12-sexies L.n.356/92.

 

La gestione dei beni sequestrati in vista della confisca penale.

28

La gestione dei beni sequestrati e la destinazione dei beni confiscati ai sensi dell'art. 240 c. p., in seguito a condanna per i reati previsti dal D.P.R.

29

 

n.309/90.

 

La gestione dei beni sequestrati in funzione della confisca di cui all’art. 644 c.p.

29

La gestione dei beni sequestrati e la destinazione dei beni confiscati ai sensi dell'art. 301 D.P.R. n. 43/73

31

La gestione dei beni sequestrati e confiscati ai sensi dell'art. 12-sexies l. n.

32

 

356/92.

 

Applicabilità della confisca in sede di esecuzione, e in particolare, di quella prevista dall’art.12-sexies.

34

Le prospettive di riforma

38

L’esecuzione del sequestro

38

L’amministrazione dei beni sequestrati

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L’applicabilità della confisca penale prevista dall’art.12-sexies D.L. n.306/92

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e

succ. modif. nella fase dell’esecuzione.

 

La tutela dei terzi di buona fede

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La cooperazione giudiziaria in ambito europeo: prospettive di riforma in vista dell’armonizzazione dei sistemi penali europei.

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Premessa introduttiva E’ noto che gli eccezionali risultati conseguiti nell’ultimo decennio sul fronte della repressione penale hanno spinto l’autorità giudiziaria, ormai da diversi anni, a diversificare l’azione di contrasto alla criminalità organizzata di tipo mafioso, indirizzandola verso le enormi ricchezze illecite, accumulate dalle associazioni criminali.

E’ un dato di fatto incontestabile che l’aggressione dei patrimoni mafiosi costituisce un

idoneo ed efficace strumento di contrasto alla criminalità organizzata, servendo essa a privare le organizzazioni criminali delle loro ricchezze, frutto di proventi illeciti o di reimpiego di essi, che vengono inserite nel circuito economico - finanziario mediante iniziative economiche produttive, realizzate spesso attraverso attività di impresa, illecita o mafiosa, che inquina e altera l’economia legale. Tuttavia, le disposizioni normative esistenti nell’ordinamento italiano per aggredire e confiscare le ricchezze illecite accumulate dalla criminalità organizzata sono davvero numerose ma non sono armonicamente coordinate fra loro, giungendo persino a sovrapporsi. Ciò determina, ovviamente, non poche difficoltà interpretative e applicative.

Infatti, il sequestro e la confisca dei patrimoni illeciti possono essere disposti, secondo i casi, sia in sede penale sia in sede di prevenzione: il codice penale e numerose leggi speciali prevedono la confisca dei beni come misura di sicurezza patrimoniale quando essi siano direttamente o indirettamente collegati al reato per il quale è stata pronunciata condanna; mentre la legge 31-5-65, n. 575, e succ. modif. prevede il sequestro e la confisca dei beni come misura di prevenzione patrimoniale. Certamente, le misure di prevenzione patrimoniali costituiscono un efficace strumento

di contrasto all’arricchimento illecito e all’accumulo di consistenti patrimoni mafiosi da

parte di affiliati a organizzazioni criminali. Ma, tenendo conto del fatto che spesso “la fragilità” indiziaria su cui esse si fondano impedisce il conseguimento del risultato e il sequestro disposto dal tribunale della prevenzione non giunge a confisca definitiva, il pubblico ministero per raggiungere quest’ultimo obbiettivo, privilegia, sempre più spesso, la sede delle indagini preliminari per sviluppare anche quelle riguardanti i patrimoni illeciti accumulati dagli indagati, finalizzandole alla richiesta di applicazione del sequestro preventivo dei beni di provenienza illecita in vista della successiva confisca a seguito di condanna per i reati per i quali si procede.

3

Questa è la ragione per la quale il pubblico ministero innesta gli accertamenti patrimoniali nell’ambito delle indagini preliminari: proprio per poter fondare la richiesta di sequestro e di confisca dei beni sulla responsabilità penale dell’indagato in ordine al reato per il quale si procede. Ed è per questa stessa ragione che il pubblico ministero utilizza sempre più frequentemente la confisca penale anziché la confisca di prevenzione per aggredire i patrimoni illeciti. Da qui, l’utilità di esaminare le ipotesi di confisca diverse da quella di prevenzione onde coglierne la differente natura giuridica e i diversi presupposti di applicabilità. Tanto più che il legislatore ha introdotto nell'ordinamento, con l'art. 12-sexies legge n.356/92, una ipotesi speciale di confisca "antimafia", con la precisa finalità di colpire, nella maniera più estesa possibile, le ricchezze illecite accumulate dalle organizzazioni criminali. Diventa, perciò, interessante procedere a un approfondimento di questa ipotesi speciale di confisca per esaminarne non soltanto i presupposti e le condizioni di applicabilità ma anche le differenze con le altre ipotesi di confisca penale, previste dal codice penale agli articoli 240 c. p., 416 bis c. p., 644 c.p. e da altre leggi speciali, e con la confisca di prevenzione.

La confisca “allargata” prevista dall'art. 12-sexies Legge n.356/92 L’ipotesi particolare di confisca prevista dall’art.12-sexies del D.L. 8-6-1992, n.306, convertito, con modificazioni, nella legge 7-8-1992, n.356 è stata introdotta dall’art. 2 D.L. 22-2-1994, n. 123/94, reiterato dal D.L. 246/94 e ancora dal D.L. 20-6-94, n.399, convertito, con modificazioni, nella legge 8-8-1994, n.501, subito dopo l’intervento della Corte Costituzionale che con la sentenza n. 48 del 17-23 febbraio 1994 aveva dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art.12-quinques, comma 2, D.L. 8-6-1992, n.306 ( possesso ingiustificato di valori). 1

1 L'art. 12-quinques, comma 2, L. n. 356/92, com’è noto, prevedendo una autonoma fattispecie incriminatrice, puniva con la reclusione coloro nei cui confronti pendeva procedimento penale per alcuni reati tassativamente indicati, ovvero era in corso di applicazione o comunque si procedeva per l’applicazione di una misura di prevenzione, i quali, anche per interposta persona, risultassero titolari o avessero la disponibilità di denaro, beni o utilità di valore sproporzionato al reddito o alla loro attività economica, e dei quali non erano in grado di giustificare la legittima provenienza, ed inoltre disponeva la confisca del denaro, dei beni e delle utilità suddette. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del citato art. 12-quinques comma 2 in riferimento all'art. 27, comma 2, Cost. sostanzialmente per due motivi: 1) la norma agganciava l'applicazione di una sanzione penale non già a una condanna conseguente a un giudizio di responsabilità per un fatto di per sé

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A seguito della sentenza della Corte Costituzionale, il Governo, ispirato dalle medesime

ragioni di politica criminale che lo avevano indotto ad emanare l'art. 12-quinques citato,

emanava, qualche giorno prima della pubblicazione della sentenza della Corte al fine di evitare, almeno in alcuni casi, la caducazione degli effetti prodotti dalla norma abrogata, il D.L. n.123/94, poi reiterato più volte fino a giungere all'ultimo D.L. n.399/94, convertito nella legge n.501/94, con il quale, aggiungendo l'art.12-sexies, introduceva la confisca in questione.

Con tale norma in sostanza il legislatore ha voluto insistere nell'obiettivo strategico di fronteggiare il fenomeno gravissimo della criminalità organizzata anche con un efficace e necessario strumento di contrasto quale quello rappresentato dalle misure di carattere patrimoniale, idonee, sul piano della repressione e della prevenzione, ad aggredire le ricchezze delle organizzazioni criminali; tentando in tal modo di individuare e colpire i patrimoni sproporzionati rispetto alle attività economiche svolte dagli appartenenti alle organizzazioni suddette e alle loro capacità di reddito, e comunque illecitamente accumulati, anche se detenuti per interposta persona.

Il legislatore, con l'art.12-sexies, non ha introdotto un’autonoma figura di reato ma ha

previsto soltanto una ipotesi particolare di confisca, il cui presupposto non è lo status processuale di imputato o di indagato del soggetto bensì la sua condanna (o l'applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'art.444 c. p. p.) per determinati reati. Inoltre, la norma non ha posto a carico del prevenuto l'obbligo di giustificare la legittima provenienza dei beni ma quello di giustificare la provenienza di essi. Esaminando più analiticamente la norma in questione, si osserva dunque che presupposto della confisca è la condanna o l' applicazione della pena su richiesta per uno dei seguenti reati: associazione di stampo mafioso (art. 416 bis c.p.), estorsione (art. 629 c.p.), sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.), usura (art. 644 c. p., così come risulta ora modificato dall'art. 1 legge 7-3-1996 n.108 che ha abrogato l'art.644 bis c.p.), ricettazione (art. 648 c.1 c.p.), riciclaggio (art. 648 bis), impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.), trasferimento fraudolento

penalmente rilevante a prescindere che il suo autore fosse o meno indagato o imputato di taluni reati bensì allo stesso status processuale di indagato o imputato rivestito dal soggetto agente; status per sua natura temporaneo, che si esaurisce ovviamente all'esito del procedimento, il quale può addirittura concludersi anche con un giudizio di assoluzione, e perciò assolutamente inidoneo, in virtù della presunzione di non colpevolezza, a provocare l' applicazione di una sanzione penale; 2) la norma inoltre, imponendo al soggetto di giustificare la legittima provenienza dei beni, comportava fra l'altro una inversione dell'onere della prova.

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di valori (art.12-quinques c. 1 D.L. 8-6-92, n. 306, convertito, con modificazioni, nella

legge 7-8-92, n.356), ovvero per taluno dei reati relativi al traffico di sostanze

stupefacenti previsti dall' art. 73, escluse le fattispecie di lieve entità, e dall'art.74 D.P.R. n.309/90; ed inoltre per uno dei delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'art. 416 bis c.p. ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo; nonché per un delitto in materia di contrabbando nei casi di cui all'art.295 c. 2 T.U. D.P.R. 23-1-1973, n.43; ed infine per taluno dei delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine costituzionale (introdotti dall’art.24 legge n. 45/2001). Perché i beni o le altre utilità possano essere confiscati è necessario che concorrano due condizioni: che essi siano di valore sproporzionato rispetto al reddito dichiarato dal condannato ai fini delle imposte sul reddito o all'attività economica dallo stesso svolta;

e che di essi il condannato, avendone la titolarità o la disponibilità, anche per

interposta persona fisica o giuridica, non riesca a giustificare la provenienza. Con tale nuova formulazione letterale dell'art. 12-sexies, il legislatore ha ritenuto, dunque, di avere superato i rilievi di incostituzionalità che avevano travolto l'art.12- quinques, secondo comma. 2

2 Però una parte della dottrina e la stessa giurisprudenza hanno espresso una diversa opinione, facendo rilevare che il legislatore, pur avendo utilizzato una diversa formulazione letterale, nella sostanza non era riuscito a salvaguardare il principio di non colpevolezza sancito dall'art.27 della Cost.: sia perché anche tale ipotesi di confisca non è direttamente collegata alla commissione di un fatto-reato ma discende esclusivamente dalla condanna per taluni reati dei quali essa ricchezza non deve essere necessariamente pertinenza né provento né profitto, bastando che sia sproporzionata rispetto al reddito e alla capacità produttiva del soggetto; sia perché quest'ultimo resta comunque investito dell'onere di “giustificare la provenienza” di tale ricchezza (espressione questa equipollente a quella di “giustificare la legittima provenienza” utilizzata dall'abrogato art.12-quinques secondo comma; cfr: Cass. Sez. I 2-6-1994, Malasisi.) senza che l'accusa debba dimostrarne la provenienza delittuosa . Tale presunta inversione dell'onere della prova, a giudizio di alcuni, violerebbe da una parte il diritto di difesa (art.24 Cost.) dall'altra il principio di non colpevolezza (art.27 c.2 Cost.) negli stessi termini in cui esso veniva violato dall'art.12-quinques secondo comma. - Quanto al diritto di difesa, si afferma infatti che la necessità per il soggetto di indicare la provenienza dei beni per evitare la confisca potrebbe costringerlo ad ammissioni pregiudizievoli per il giudizio di merito sulla responsabilità per il reato per il quale si procede. Il rilievo, per la verità, appare, almeno sul piano logico, infondato dal momento che per evitare la confisca è necessario che la provenienza dei beni sia legittima e perciò qualsiasi dichiarazione del soggetto in tal senso non potrebbe in alcun modo arrecargli danno; se viceversa il soggetto, per adempiere all'onere impostogli ritenendo così di salvare i beni dalla confisca, ne indicasse una provenienza illegittima non eviterebbe comunque la confisca dei beni, derivante a tal punto dalla illecita provenienza da lui stesso denunciata. In sostanza, si vuole dire che il contrasto fra l'onere probatorio imposto al soggetto e il suo diritto di difesa è soltanto apparente perché nella realtà non potrà mai verificarsi, in quanto l'interessato non si troverà mai nella condizione di dovere rendere dichiarazioni pregiudizievoli per la sua posizione di imputato ( cfr: D. Potetti - Riflessioni in tema di confisca di cui alla legge 501/94 - in Cass. Pen. 1995, n.1065, pag. 1689).

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Ed invero, l’art.12-sexies, a differenza dell’ abrogato art.12-quinques, secondo comma, non richiede al prevenuto di giustificare la legittima provenienza dei beni ma impone al condannato di giustificarne soltanto la provenienza. La differente formulazione letterale della norma ha fatto comunque discutere molto sul piano interpretativo, dando luogo ad alcune osservazioni anche in ordine alla ravvisabilità di un'inversione dell'onere della prova 3 .

- Quanto al principio di presunzione di non colpevolezza, deve intanto osservarsi che tale principio è stato sancito dalla Costituzione con riferimento alla responsabilità dell'imputato per un fatto reato e non già con riferimento all'applicazione di una misura di sicurezza conseguente all'accertamento della detta responsabilità; deve poi aggiungersi che il principio in questione attiene esclusivamente al momento in cui deve ritenersi accertata la colpevolezza di una persona e non investe invece il modo di provarla ossia resta estraneo alle regole del processo relative all'onere della prova ( C. Cost. 12/18-5-1959, n.33; C. Cost. 19-7-1968, n.110 e C. Cost. 2/15-4-1981, n.66). Per la verità la Corte Costituzionale con la sentenza n.48/94 ha dato l'impressione di avere modificato sul punto il proprio orientamento rispetto a quello precedentemente espresso. Va segnalato comunque che la Corte di Cassazione (C. Cass. Sez. VI 15-4-1996 - Berti), già investita di alcuni rilievi di costituzionalità, li ha dichiarati manifestamente infondati. In particolare, con riferimento all'art.27 Cost., era stata sollevata questione di legittimità costituzionale dell'art.12 sexies sotto il profilo che esso, prevedendo l'applicazione di una misura di sicurezza patrimoniale basata solo sul sospetto e sganciata da un fatto-reato, violava il principio di non colpevolezza. La Corte, dopo avere definito non pacifico il problema dell'applicabilità del principio alle misure di sicurezza patrimoniali, ha ritenuto manifestamente infondata la questione sollevata, affermando che l'art.12 sexies non viola il principio di non colpevolezza in quanto aggancia la misura di sicurezza patrimoniale a una presunzione relativa di pericolosità, i cui presupposti sono ben determinati e ragionevoli.

3 La prima osservazione riguarda l’equipollenza attribuita alle due espressioni letterali nel senso che l’espressione “ giustificare la provenienza” dei beni, secondo alcuni, equivarrebbe comunque alla precedente espressione “ giustificare la legittima provenienza ” dei beni ( cfr: D. Potetti - op. cit. - in Cass. Pen. 1995, n.1065, pag. 1689); la seconda attiene all’onere della prova che, per altri, sarebbe ormai meno gravoso, dovendosi il condannato limitare a giustificare la provenienza dei beni senza dover dare conto della legittimità di essa (cfr: G. Izzo, secondo il quale, commentando la sentenza della Corte Costituzionale n.48/94, non si dovrebbe dimostrare la legittimità della provenienza, essendo sufficiente un'attendibile e circostanziata spiegazione, da fornirsi con ampia libertà di prova e rimessa alla valutazione del giudice e al suo libero convincimento, in Il Fisco, 1994, p. 2446.); una terza osservazione riguarda infine il mantenimento anche nell’art.12-sexies dell’inversione dell’onere della prova della provenienza dei beni, posto ancora a carico del soggetto e non già del P.M. Esaminando più approfonditamente le questioni indicate, va subito detto che le prime due sono state già affrontate dalla Corte di Cassazione, la quale ha avuto modo di affermare ( Sez.I, 2-6-1994 - Malasisi)

che all’espressione “giustificare la provenienza” deve attribuirsi un significato sostanziale ed economico e non formale e giuridico, nel senso che il soggetto deve spiegare in termini economici come sia riuscito e con quali mezzi ad acquisire i beni al proprio patrimonio, fornendo così una esauriente spiegazione della lecita provenienza dei beni di valore sproporzionato al reddito e all’attività economica svolta. La Corte con la stessa sentenza ha inoltre chiarito che << E’ ovvio, quindi, che la soppressione nel testo della disposizione in questione della qualifica “legittima” riferita alla “provenienza”, che figurava nel testo dell’art. 12-quinques secondo comma legge n.369/93, dichiarato incostituzionale, non ha altra significazione se non quella di una innovazione semantica di scarso rilievo dato che la espressione “giustificare la provenienza” equivale, proprio per il significato pregnante che ha il verbo “giustificare”, a “dimostrare la legittimità della provenienza”>>. Anche in ordine alla questione attinente all’inversione dell’onere della prova la Cassazione ha avuto

modo di pronunciarsi (Sez. VI, 15-4-1996 - Berti), precisando sul punto che << il legislatore

ha

introdotto una presunzione relativa di illecita accumulazione patrimoniale, trasferendo sul soggetto che ha la titolarità o la disponibilità dei beni, l’onere di giustificarne la provenienza, con allegazione di

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Non manca però chi sostiene che non si tratterebbe di una vera e propria inversione dell’onere della prova ma di una diversa ripartizione di esso. Ossia, si afferma che a carico del pubblico ministero è posto l’onere di provare le due circostanze che costituiscono gli elementi indizianti della riconducibilità del patrimonio alle attività illecite del condannato e cioè la titolarità o la disponibilità dei beni da parte del soggetto e la sproporzione di essi rispetto al suo reddito o alla sua attività; al prevenuto spetta invece l’onere di vanificare la portata indiziante delle due circostanze dimostrando di avere legittimamente acquisito al proprio patrimonio i beni in questione. Sul punto particolarmente interessante risulta quanto recentemente affermato dalla

Corte di Cassazione che decidendo a Sezioni Unite 4 ha chiarito che il legislatore ha operato una fondamentale scelta di politica criminale individuando delitti particolarmente allarmanti, idonei a creare una accumulazione economica, a sua volta possibile strumento di ulteriori delitti, traendo così una presunzione, “iuris tantum”, di origine illecita del patrimonio “sproporzionato” a disposizione del condannato per tali delitti, presunzione applicabile quando il pubblico ministero abbia dato dimostrazione della sproporzione tra il valore dei beni da un lato e le attività economiche dall’altro, al momento di ogni acquisto dei beni stessi; ha precisato che il soggetto inciso, solo dopo tale dimostrazione offerta dal pubblico ministero, dovrà indicare, con riferimento temporale precisamente determinato, le proprie giustificazioni, le quali, dunque, potranno, anche loro, essere specifiche e puntuali con riferimento a ogni singolo bene al momento del suo acquisto; ha spiegato che tale indicazione dovuta dal soggetto non va confusa con un’imposizione di onere della prova, ma si risolve nell’esposizione di fatti e circostanze di cui il giudice valuterà la specificità e la rilevanza e verificherà in definitiva la sussistenza; ha concluso affermando che l’onere imposto al condannato non trasmoda in una richiesta di prova diabolica, ma è, al contrario, di agevole assolvimento.

Ed

ancora, si dubita della compatibilità della confisca ex art. 12-sexies con il principio

di

proprietà 5 .

Ma a proposito del supposto sacrificio del diritto di proprietà, la Corte di Cassazione 6

ha affermato che non è dato capire <<in qual modo la norma potrebbe contrastare con

elementi che, pur senza avere la valenza probatoria civilistica in tema di diritti reali, possessori e obbligazionari, siano idonei a vincere tale presunzione>>.

4 Corte Cass. S.U. penali c.c. 17-11-2003, dep. 19-1-2004, n. 920.

5 Maugeri, La sanzione patrimoniale fra garanzie ed effettività, in Riv. trim. dir. pen. econ. 1996, pag.866,

6 C. Cass. S.U. penali 17-12-2003, dep. 19-1-2004, n.920.

8

il riconoscimento e la garanzia della proprietà privata di cui la legge “determina i

limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale”. La prevenzione speciale e la

dissuasione…assolvono appunto ad una funzione sociale che è a fondamento dei limiti

che il legislatore stesso può imporre>>.

Le condizioni di applicabilità della confisca prevista dall'art. 12-sexies L. n. 356/92 Le condizioni richieste dalla norma perché possa disporsi la confisca sono dunque la

condanna del prevenuto o l'applicazione nei suoi confronti della pena a seguito di

patteggiamento per taluno dei reati tassativamente indicati dalla norma medesima; l'

esistenza di un complesso di elementi patrimoniali attivi costituiti da denaro, beni o altre

utilità di cui il soggetto sia titolare o abbia, anche per interposta persona fisica o

giuridica, la disponibilità a qualsiasi titolo; il valore sproporzionato di tale complesso

patrimoniale rispetto al reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o all'attività

economica svolta; mancata giustificazione della provenienza dei beni suddetti.

Avendo già chiarito che presupposto della confisca è la sentenza di condanna o di

applicazione della pena su richiesta emessa nei confronti del soggetto, e che cosa debba

intendersi con l'espressione "giustificare la provenienza" utilizzata dalla norma, occorre

ora soffermarsi sui concetti di titolarità e disponibilità a qualsiasi titolo di beni, denaro

e altre utilità.

Utilizzando entrambi i concetti, il legislatore ha voluto sicuramente ricomprendere nel

raggio di operatività della norma qualsiasi rapporto giuridico o di fatto esistente fra i

beni e il soggetto, tale comunque da poter garantire a quest'ultimo il pieno godimento

e la libera destinazione dei beni medesimi.

E' chiaro che per spiegare il termine “titolarità” occorre fare riferimento al concetto

civilistico di esso, riferito a qualsiasi diritto sulla cosa che ne consenta il godimento e la

destinazione. Al concetto di “disponibilità” a qualsiasi titolo devono invece ricondursi

tutte quelle situazioni di mero fatto, in virtù delle quali il soggetto esercita in concreto

sul bene un potere di godimento, di impiego e di destinazione 7 .

7 Poiché l'espressione letterale usata dall'art.12 sexies è sostanzialmente identica a quella utilizzata dall'art.12-quinques secondo comma, per l'interpretazione di essa si può fare riferimento anche alla

giurisprudenza della Corte di Cassazione già intervenuta per la norma abrogata. Infatti la Corte ( Sez. I, 10-2-1993 - Sepe ), rifacendosi alla giurisprudenza precedentemente formatasi sull'art. 2-ter legge 31-5-

situazione di mero fatto

65, n.575, ha affermato che il rapporto di disponibilità deve intendersi <<

per il quale, pur al di fuori di una giuridica titolarità di diritti sulla cosa, il soggetto tuttavia realizzi pur sempre una autonoma utilizzazione della stessa

come

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Per quanto riguarda la interposizione di una persona fisica o giuridica nella titolarità o disponibilità dei beni, con riferimento alla titolarità si ritiene che debba trattarsi di una interposizione nel rapporto giuridico in virtù del quale, sul piano civilistico, la persona interposta debba garantire al soggetto il godimento della cosa e la libera destinazione di essa; con riferimento invece alla disponibilità si ritiene che l'interposizione debba consistere in un rapporto di fatto in virtù del quale l'interposto, intestatario formale della cosa, garantisca al soggetto il pieno godimento e la libera destinazione di essa. In ordine poi al valore sproporzionato dei beni rispetto al reddito dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o all'attività economica svolta, opportunamente è stato scelto dal legislatore per l'accertamento di tale sproporzione un criterio alternativo. Non è fuor di luogo, a tal proposito, ricordare che gli appartenenti ad associazioni criminali di tipo mafioso o autori di gravi reati come quelli indicati dalla norma raramente presentano la dichiarazione dei redditi ai fini delle imposte sul reddito o la presentano veritiera. Abitudine, questa, che purtroppo consente a numerosi imputati di reati di cui all’art. 51, comma 3-bis c. p. p. di beneficiare del gratuito patrocinio. Sempre sul valore sproporzionato dei beni, la Corte di Cassazione 8 ha precisato che il legislatore ha impiegato il termine sproporzione riferendosi a un incongruo squilibrio tra guadagni e capitalizzazioni, da valutarsi secondo le comuni regole di esperienza; ne ha dedotto che la sproporzione così intesa viene testualmente riferita, non al patrimonio come complesso unitario, ma alla somma dei singoli beni, con la conseguenza che i termini di raffronto dello squilibrio vanno fissati nel reddito e nelle attività al momento dei singoli acquisti, rispetto al valore dei beni volta a volta acquistati; ha concluso che <<La giustificazione credibile attiene alla positiva liceità della provenienza e non si risolve nella prova negativa della non provenienza dal reato per cui si è stati condannati. E così, per esempio, per gli acquisti che hanno un titolo negoziale occorre un’esauriente spiegazione in termini economici (e non semplicemente giuridico - formali) di una derivazione del bene da attività consentite dall’ordinamento, che sarà valutata secondo il principio del libero convincimento>>. Deve infine rilevarsi che l'art.12-sexies non appresta alcuna tutela diretta del terzo intestatario dei beni estraneo al procedimento né pare possa farsi ricorso all'art. 2-ter comma 5 Legge 31-5-1965, n.575, che consente al terzo di intervenire nel procedimento, anche con l'assistenza di un difensore, di svolgere le sue deduzioni in

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camera di consiglio e chiedere l'acquisizione di ogni elemento utile ai fini della

decisione sulla confisca.

Tuttavia, poiché non appare discutibile, come si dirà più avanti, la natura di misura di

sicurezza patrimoniale della confisca in questione, conseguente a condanna per un fatto

reato, ad essa dovrebbero potersi applicare tutte le norme del codice di procedura

penale che riguardano la misura di sicurezza patrimoniale della confisca penale.

Il terzo estraneo al procedimento potrebbe perciò far valere i propri diritti sulle cose

confiscate proponendo, quale interessato, incidente di esecuzione ai sensi degli artt. 665

e segg. c.p.p., dal momento che l'art.676 c. p. p. stabilisce che il giudice dell'esecuzione

è competente a decidere, fra l'altro, anche in ordine alla confisca e che, qualora vi sia

controversia sulla proprietà delle cose confiscate, si applica la disposizione dell'art. 263

c 3 c p. p., in virtù della quale il giudice rimette la risoluzione della controversia al

giudice civile del luogo competente in primo grado, mantenendo nel frattempo il

sequestro.

Né pare che vi siano ragioni di carattere normativo o di tipo sistematico che

impediscano l'applicazione delle norme citate alla confisca prevista dall'art.12-sexies.

La natura giuridica della confisca prevista dall’art.12-sexies L. n. 356/92 Non pare che possa dubitarsi della natura giuridica di misura di sicurezza patrimoniale

della confisca in questione; la quale per quanto possa ritenersi una ipotesi speciale che

deroga, ai sensi dell'art. 15 c. p., alla norma generale posta dall'art.240 c. p., mantiene

tutti i connotati propri della misura di sicurezza patrimoniale e in particolare una

presunzione di pericolosità dei beni da confiscare, i cui presupposti sono ben

determinati 9 .

8 Corte Cass. S.U. penali c.c. 17-11-2003, dep. 19-1-2004, n. 920.

9 La stessa Corte di Cassazione ( Sez. VI 28-2-1995 - Nevi - Cass. pen. 1997 n.210) si è espressa nel senso indicato, affermando: << La confisca prevista dall'art. 12 sexies del d.l. 8 giugno 1992, n.306, introdotta con il d.l. 20 giugno 1994, n.399, convertito con la l. 8 agosto 1994, n.501, così come in linea generale, la confisca prevista dall'art. 240 c.p., ha natura di misura di sicurezza patrimoniale e non di pena sui generis o pena accessoria e perciò non si applica ad essa il principio di irretroattività proprio della pena, ma il principio della applicazione della legge vigente al momento della decisione, fissato dall'art.200 c.p Ancora più significativa, per desumere la natura di misura di sicurezza patrimoniale della confisca prevista dall' art.12 sexies, è l'affermazione della Corte Costituzionale ( ordinanza 22/29-1-1996, n.18),

confisca ivi disciplinata ha struttura e presupposti diversi dall'istituto generale

il legislatore non irragionevolmente ritenuto di presumere

previsto dall'art. 240 c.p

l'esistenza di un nesso pertinenziale tra alcune categorie di reati e i beni di cui il condannato non possa giustificare la provenienza e che risultino di valore sproporzionato rispetto al reddito o alla attività

secondo la quale <<

la

avendo

economica del condannato stesso

11

Non manca tuttavia chi attribuisce alla confisca prevista dall'art.12-sexies la natura di pena accessoria sul solo rilievo che la confisca deriverebbe non dalla pericolosità del condannato ma esclusivamente dalla sua condanna mentre i beni da confiscare non hanno alcun rapporto con il reato accertato in giudizio, ma di essi semmai si sospetta la provenienza illecita. La tesi tuttavia non è convincente e non può quindi condividersi. E' indiscutibile infatti che la pena accessoria, così come espressamente dispone l'art. 20 c. p., consegue di diritto alla condanna, come effetto penale di essa; e, secondo la costante e consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione, per l'applicazione di essa non occorre una statuizione espressa contenuta nella sentenza di condanna, tranne, s'intende, nei casi in cui le modalità di esecuzione della pena accessoria richiedano l'esplicazione di una attività discrezionale da parte del giudice. Ne consegue che la pena accessoria, anche quando sia stata omessa dal giudice che ha pronunciato la sentenza di condanna, può essere applicata d'ufficio in sede esecutiva, purché sia determinata dalla legge nella specie e nella durata. Ma proprio per questo alla tesi esposta si oppone che la confisca in questione non consegue, al pari della pena accessoria, automaticamente alla condanna, come effetto penale di essa. La condanna invero rappresenta soltanto un presupposto per l' applicabilità della confisca, la quale richiede che, con una adeguata giustificazione riguardo alla provenienza legittima dei beni, venga superata la presunzione relativa di pericolosità degli stessi mediante un approfondito giudizio di merito in ordine alla titolarità e alla disponibilità dei beni da parte del condannato, e al valore degli stessi in misura sproporzionata rispetto al reddito o all'attività svolta dal condannato medesimo. Ed ancora, risolutivo appare il rilievo che la pena accessoria, a differenza della pena principale e della misura di sicurezza che limitano la libertà personale e il patrimonio del condannato, intacca, di norma e secondo quanto emerge dalla disciplina prevista dagli artt. 28-36 del codice penale in materia di pene accessorie, la capacità giuridica e "l'onore giuridico" del condannato. Senza dire che, se la confisca ex art.12-sexies avesse natura di pena accessoria, ad essa si estenderebbe, a norma del vigente art. 166 c.p. come sostituito dall'art. 4 L. 7-2-1990,

n.19, la sospensione condizionale della pena, vanificando nella sostanza la ratio e la

finalità della norma.

Si aggiunga che la misura di sicurezza patrimoniale, a differenza di quella personale,

consegue non alla pericolosità del condannato ma, a norma dell'art. 240 c. p., alla

pericolosità della cosa, quando essa è prezzo, prodotto o profitto del reato o servì o fu

destinata a commettere il reato; e ben può conseguire, come per l'ipotesi prevista

dall'art. 12-sexies, alla pericolosità della cosa derivante dal fatto che essa, restando nella

disponibilità del condannato, possa essere da questi utilizzata per il reimpiego in attività

illecite.

A tal proposito, occorre comunque richiamare la più recente giurisprudenza di

legittimità 10 che non ha mancato di ribadire la non pertinenzialità fra i beni confiscabili

e il reato per cui vi è condanna, chiarendo che il legislatore non ha presupposto la

derivazione dei beni dal reato, ma ha correlato la confisca proprio alla sola condanna del

soggetto che di quei beni dispone, senza che necessitino ulteriori accertamenti in ordine

all’attitudine criminale, e che pertanto il giudice non deve ricercare alcun nesso di

derivazione tra i beni confiscabili e il reato per cui ha pronunciato condanna e nemmeno

tra questi stessi beni e l’attività criminosa del condannato. Sulla base di tali osservazioni

la Corte di Cassazione ha, perciò, affermato che la confisca prevista dall’art. 12-sexies

deve ritenersi una misura di sicurezza atipica con funzione anche dissuasiva, parallela

all’affine misura di prevenzione antimafia.

I rapporti fra la confisca prevista dall'art. 12-sexies L. n. 356/92 e le altre ipotesi di confisca previste dal codice penale e da leggi speciali. Chiarita la natura giuridica e le condizioni di applicabilità della confisca prevista

dall'art. 12-sexies, vanno ora esaminati i rapporti fra questa e le altre ipotesi di confisca

penale previste dagli artt. 240 c.p. – 416-bis, comma 7, c. p.- 644 c.p. e da altre leggi

speciali, al fine di evidenziare le differenze esistenti fra le varie misure di sicurezza

patrimoniali con riferimento non soltanto alle cose confiscabili ma anche ai casi in cui

sia possibile applicare l'una o l'altra misura o si possa fare ricorso a più di una.

A) La confisca prevista dall'art. 240 c.p.

Il primo raffronto ovviamente va fatto con la confisca prevista dall' art. 240 c. p., che rappresenta l'ipotesi generale di tale misura di sicurezza patrimoniale, il cui presupposto è costituito dal vincolo di pertinenzialità della cosa rispetto al reato commesso. Essa, com'è noto, è di due tipi: facoltativa e obbligatoria. Quella facoltativa può essere ordinata dal giudice, nel caso di condanna, per le cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e per le cose che costituiscono il prodotto o il profitto del reato. Quella obbligatoria è sempre ordinata dal giudice per le cose che costituiscono il prezzo del reato, e per le cose, la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione delle quali costituisce reato, anche se non è stata pronunciata condanna 11 . Dall'esame comparativo della confisca prevista dall' art. 12-sexies e di quella prevista dall'art. 240 c.p. si rileva agevolmente che la prima e più rilevante differenza fra le due ipotesi di confisca sta nel fatto che per disporre la confisca ai sensi dell' art. 12-sexies è sempre necessario che sia intervenuta la condanna del soggetto per uno dei reati tassativamente indicati dalla stessa norma; mentre la confisca ai sensi dell'art. 240 c.p. deve applicarsi, nei casi espressamente indicati dal comma 2 n.2 della norma, anche nel caso di proscioglimento del soggetto 12 . La seconda differenza che caratterizza la confisca prevista dall'art. 12-sexies rispetto a quella prevista dall'art. 240 c.p. è rappresentata dalla sua obbligatorietà. Infatti mentre quest'ultima è facoltativa in alcuni casi e obbligatoria in altri, la prima è sempre obbligatoria. La terza differenza è costituita dalla specificità dei beni confiscabili ai sensi dell'art. 240 c. p.; infatti in virtù di tale norma possono o debbono essere confiscati soltanto quei beni che sono direttamente legati al reato per il quale è stata inflitta la condanna ( strumento, prodotto, profitto, prezzo del reato) oppure, anche se non è stata pronunciata

11 A tal proposito appare utile richiamare la distinzione che la giurisprudenza opera fra i tre concetti di prezzo, prodotto e profitto del reato: il prezzo rappresenta il compenso dato o promesso per indurre, istigare o determinare qualcuno a commettere un reato; il prodotto è il risultato ottenuto dall'autore del reato direttamente con la sua attività delittuosa; il profitto è costituito dal vantaggio economico che si ricava dalla commissione del reato. ( Cass. Sez. Un. 3-7-1996, Chabni).

12 Se il proscioglimento viene pronunciato per estinzione del reato << la confisca non può essere disposta nei casi previsti dall'art. 240 comma 1 e comma 2 n.1 c.p., perché è richiesta la condanna, mentre può essere disposta nel caso previsto dall'art. 240 comma 2 n.2 c.p.>> ( Cass. Sez. Un. 25-3-1993, Carlea).

14

condanna, quei beni, la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione e l'alienazione dei quali costituiscono di per sé reato. Mentre in virtù dell' art. 12-sexies la confisca deve disporsi per tutti i beni che siano di valore sproporzionato rispetto al reddito dichiarato dal condannato ai fini dell'imposta sul reddito o all'attività economica dallo stesso svolta e di essi il condannato non sia in grado di giustificare la provenienza. La quarta differenza è data poi dal fatto che l'art. 240 c.p. esclude la confisca delle cose appartenenti a persona estranea al reato mentre l'art. 12-sexies prevede la confisca anche

dei beni fittiziamente appartenenti a persone estranee al reato, le quali garantiscono al condannato la piena e libera disponibilità dei beni medesimi 13 . Ovviamente le due misure possono essere disposte anche nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi dell'art.444 c.p.p., ma con delle particolarità: mentre

la confisca prevista dall'art. 12-sexies, per espressa disposizione contenuta nella stessa

norma, si applica sempre; quella prevista dall'art. 240 c.p. si applica soltanto quando essa è obbligatoria (comma 2 dell'art.240 c.p.), così come dispone l'art.445 c.1 c. p.p. E' chiaro che le due misure possono concorrere soltanto in caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta ai sensi degli artt.444 - 445 c.p.p., non potendosi applicare la confisca prevista dall'art. 12-sexies se non vi è condanna o applicazione di pena su richiesta. Infatti con la confisca prevista dall'art. 240 c.p. si possono confiscare, ricorrendone le condizioni, le cose indicate nella norma medesima; con la confisca ai sensi dell'art. 12-sexies, in presenza dei presupposti previsti dalla norma, sono confiscabili tutti quei beni di valore sproporzionato rispetto al reddito e alla capacità economica del condannato e dei quali il soggetto non sia in grado di giustificare la provenienza.

B) La confisca prevista dall'art. 416-bis, comma 7, c.p.

A differenza della confisca prevista dall'art. 240 c. p., la confisca prevista dall'art. 416-

bis c.7 c.p. è sempre obbligatoria. Essa però presuppone necessariamente, come quella

13 Sul punto si segnala l'orientamento della giurisprudenza della Corte di Cassazione, secondo la quale << Il concetto di appartenenza di cui al comma 3 dell'art. 240 c.p. non può ridursi alla sola proprietà della cosa suscettibile di confisca, ma deve estendersi ai diritti reali di garanzia, e ciò perché il diritto reale di garanzia determina una indisponibilità del bene da parte del proprietario e il suo diretto assoggettamento alla disponibilità del titolare della garanzia per il soddisfacimento delle sue ragioni creditorie. Ne discende l'insuscettibilità della cosa sottoposta a garanzia reale sia dell'uso pregiudizievole per prevenire il quale è contemplata dal c.p.p. la misura cautelare del sequestro preventivo, sia della stessa confisca, quantomeno sino al soddisfacimento delle ragioni creditorie per le quali la garanzia è stata costituita.>>. ( Cass. Sez. I 8-7-1991, Mendella).

15

prevista dall'art. 12-sexies, la condanna dell'imputato e deve disporsi per le cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e per le cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego. La sostanziale differenza fra la confisca prevista dall'art. 416-bis co.7 c.p. e quella prevista dall'art. 240 c.p. consiste dunque nel fatto che la prima è sempre obbligatoria, anche per quelle cose per le quali l'art. 240 c.1 c.p. prevede la confisca facoltativa, e nella possibilità di confiscare anche le cose che costituiscono l'impiego del prezzo, del prodotto e del profitto del reato. Tale possibilità, com'è noto, è stata introdotta dalla legge Rognoni - La Torre, allo scopo di aggredire i beni frutto di attività di riciclaggio dei profitti illeciti. Mentre la confisca prevista dall'art. 12-sexies si differenzia da quella prevista dall'art. 416-bis c.7 c.p. perché quest'ultima, diversamente dalla prima, presuppone necessariamente l'esistenza di un vincolo strumentale diretto fra la cosa e il reato, nel senso che la cosa deve trovarsi in rapporto diretto con la commissione del reato, di tal che se ne possa presumere per legge la pericolosità. A proposito poi della possibilità di confiscare, ai sensi dell'art. 416-bis c. 7 c. p., i beni appartenenti a terzi estranei al reato, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ne ha ritenuto la confiscabilità nel caso in cui possa fondatamente presumersi che l'intestazione a terzi sia fittizia e i beni da confiscare siano riconducibili all'attività delittuosa. 14 Tale indirizzo giurisprudenziale contribuisce notevolmente a rendere possibile in concreto la confisca delle cose che costituiscono l'impiego del prezzo, del prodotto e del profitto del reato, dal momento che normalmente esso impiego può realizzarsi con l'intestazione fittizia a terzi di beni acquistati mediante il reinvestimento del prezzo, del prodotto e del profitto del reato. Anche per la confisca obbligatoria prevista dall'art. 416-bis c.7 c.p. è stata affermata in dottrina la tesi secondo cui essa debba considerarsi una pena accessoria e non già una

14 Cfr: Cass. Sez. U. 26-10-1985, che ha ritenuto la confiscabilità << di beni di cui siano titolari terzi estranei al delitto, qualora sussistono le condizioni in base alle quali debba presumersi che l'intestazione a terzi sia fittizia, avendo, in effetti, il controllo, diretto o indiretto, dei beni il condannato per detto reato, sempre che essi siano collegabili all'attività delittuosa>>.

16

misura di sicurezza patrimoniale, avendo essa una funzione afflittiva e general- preventiva. Ma anche in tal caso valgono, per contestare l'assunto, le osservazioni già svolte per la confisca obbligatoria prevista dall'art. 12-sexies, con l'aggiunta che la confisca prevista dall'art. 416-bis c.7 c.p. presuppone necessariamente un nesso pertinenziale della cosa con il reato, con l'ovvia conseguenza che la pericolosità di essa viene presunta per legge. Infine, non pare che possa negarsi il ricorso alla confisca obbligatoria per le cose indicate dall'art. 240 c.2 n.2 c.p. nel caso in cui l'imputato venga assolto dal reato di cui all'art. 416-bis c.p. Non è possibile invece disporre la confisca prevista dall'art. 416-bis c.7 c.p. in caso di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'art.444 c.p.p., non essendo ciò espressamente previsto ne dall'art. 445 c. p.p. né da altre leggi speciali. E' fin troppo evidente che, ricorrendone i rispettivi presupposti, si possono applicare nei confronti della persona condannata per il reato di cui all'art. 416-bis c.p. sia la confisca prevista dal comma 7 dello stesso articolo sia quella prevista dall'art.12-sexies. C) La confisca prevista dall'art. 644 c.p. Un 'altra ipotesi di confisca obbligatoria è stata introdotta dall'art.644 c. p. 15 , così come modificato dall'art. 1 della legge 7-3-1996, n.108. Come può osservarsi, la norma non si limita a rendere la confisca sempre obbligatoria anche per le cose che costituiscono il profitto del reato, ma la estende alle somme di denaro, ai beni e a qualsiasi altra utilità, che, pur non trovandosi in relazione diretta con il reato, siano nella disponibilità del reo, anche per interposta persona; limitando tuttavia la confiscabilità di tali somme, beni e utilità soltanto a un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari accertati con la sentenza di condanna. La norma fa salvi però i diritti alla restituzioni e al risarcimento del danno della persona offesa dal reato, le cui pretese potranno essere così soddisfatte anche con i beni suddetti, prima della confisca; essa inoltre prevede espressamente che la confisca deve essere ordinata anche nel caso di applicazione di pena ai sensi dell'art. 444 c.p.p.

15 Il comma 6 del nuovo art. 644 c.p. stabilisce infatti che << Nel caso di condanna, o di applicazione di pena ai sensi dell'art. 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti di cui al presente articolo, è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono prezzo o profitto del reato ovvero di somme di denaro, beni ed utilità di cui il reo ha la disponibilità anche per interposta persona per un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni e al risarcimento dei danni>>.

17

Ed ancora, il comma 2 dell' art. 1 della legge 7-3-1996, n. 108 abroga l'art. 644 bis c. p.;

il quale così esce dal novero dei reati indicati nell'art. 12-sexies. La circostanza in realtà

è di scarso rilievo pratico, in quanto la fattispecie incriminatrice già contenuta nella norma abrogata è stata sostanzialmente inserita nel testo del nuovo art. 644 c. p

Di maggiore e più significativo rilievo è la norma contenuta nell'art. 6 della legge 7-3-

1996, n. 108, in virtù della quale sono fatte salve le disposizioni contenute nell'art. 12- sexies 16 . Ciò, in concreto, vuol dire che la confisca prevista dall'art. 12-sexies

continuerà ad applicarsi nei confronti delle persone condannate (o alle quali sia stata

Con la

conseguenza che nei confronti delle persone suddette si potrà disporre la confisca non soltanto dei beni che costituiscono prezzo o profitto del reato, e le somme di denaro, i beni e le utilità di cui il reo ha la disponibilità anche per interposta persona per un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari, ma anche

applicata la pena ai sensi dell'art. 444 c. p.p.) per il reato di cui all'art. 644 c. p

di

tutto il denaro e di tutti gli altri beni o utilità di cui il condannato non può giustificare

la

provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere

titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato al fine delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica.

D) La confisca prevista dall'art. 301 D.P.R. 23-1-73, n.43. Anche in materia di contrabbando è prevista una ipotesi di confisca obbligatoria,

regolata dall'art. 301 D.P.R. 23-1-1973, n.43 ( T.U. delle disposizioni legislative in materia doganale), così come modificato dall'art.11 comma 19 della legge 30-12-1991, n.413. La norma in questione stabilisce che nei casi di contrabbando è sempre ordinata

la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose

che ne sono l'oggetto ovvero il prodotto o il profitto; prevede inoltre la confisca dei mezzi di trasporto che abbiano delle caratteristiche di carico difformi da quelle omologate o che siano impiegati in violazione delle norme concernenti la circolazione

o la navigazione e la sicurezza in mare, anche se appartenenti a terzi. La stessa norma

però precisa che si applicano le disposizioni dell'art. 240 c.p. se si tratta di mezzo di trasporto appartenente a persona estranea al reato qualora questa dimostri di non averne

16 Va segnalato sul punto il parere n. 1810/96 del 10-12-1996, reso, su richiesta del Ministero delle Finanze, dal Consiglio di Stato, secondo cui l'interpretazione dell'art. 6 della legge 7-3-1996, n. 108 è nel senso che esso rende applicabile alla confisca prevista dall'art. 644 c.p. la normativa introdotta dall'art. 3 della legge n.109/96 in materia di amministrazione dei beni sequestrati o confiscati. L'interpretazione non è condivisibile per le ragioni che verranno esplicitate più avanti quando si tratterà il punto relativo all'amministrazione dei beni confiscati.

18

potuto prevedere l'illecito impiego anche occasionale e di non essere incorsa in difetto

di vigilanza. Infine, lo stesso articolo al comma 5 stabilisce che la confisca in questione

deve ordinarsi anche nel caso di applicazione della pena su richiesta ai sensi degli artt. 444 e segg. c.p.p Come si può osservare, si tratta di una ipotesi di confisca obbligatoria per le cose che siano comunque legate al reato da un vincolo pertinenziale. Tutti gli altri beni o utilità che si trovano nella disponibilità della persona condannata per un delitto in materia di contrabbando, nei casi aggravati di cui all'art. 295, comma 2, D.P.R. 23-1-1973, n.43, possono essere confiscati ai sensi dell'art. 12-sexies, ricorrendone ovviamente i presupposti. Quindi le due confische possono concorrere. E) La confisca in materia di sostanza stupefacenti Il D.P.R. 9-10-1990, n.309 (T.U. in materia di disciplina degli stupefacenti) in realtà non contiene norme che prevedano ipotesi di confisca obbligatoria nei confronti delle persone condannate per i reati di cui agli artt. 73 e 74 dello stesso testo unico; il quale invece, all'art. 85 c. 3, stabilisce che, con lo stesso provvedimento che applica una

sanzione amministrativa o con quello che definisce o sospende il procedimento ai sensi degli artt. 75 e 76 del T. U., viene disposta la confisca della sostanza stupefacente;

e prevede altresì, all'art. 28 c.3, la confisca in ogni caso delle piante illegalmente coltivate. Gli artt. 100 e 101 del D.P.R. citato contengono poi la disciplina relativa alla destinazione dei beni sequestrati o confiscati e dei valori confiscati a seguito di operazioni antidroga.

Poiché il testo unico si limita a disciplinare soltanto le ipotesi di confisca indicate, è evidente che per i reati previsti dagli artt. 73 e 74 troverà applicazione, per quanto attiene alla confisca, la disciplina generale dettata dall'art. 240 c.p.

E ciò spiega la ragione per la quale il testo unico in questione prevede soltanto le

ipotesi di confisca regolate dall'art. 85 c.3 e dall'art. 28 c.3. Nel primo caso infatti, senza la disposizione espressa dell'art. 85 c. 3, non sarebbe possibile confiscare la sostanza stupefacente ai sensi dell'art. 240 c.2 n.2 c.p. in quanto, nel caso previsto dall'art. 75, l'acquisto e la detenzione di essa non costituiscono reato e sono puniti con una sanzione amministrativa.

19

Nel secondo caso, per la confisca prevista dall'art. 28 c.3, si ritiene che possano valere,

per i casi in cui la detenzione delle piante illegalmente coltivate non costituisca reato, le

medesime considerazioni svolte per la confisca prevista dall'art. 85 c.3.

Nei confronti delle persone condannate per uno dei delitti previsti dagli artt. 73, esclusa

la fattispecie di cui al comma 5, e 74, ricorrendone i presupposti, è sempre ordinata la

confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità, ai sensi dell'art. 12-sexies.

Quest'ultima norma, al comma 3, stabilisce fra l'altro che, per la gestione e la

destinazione dei beni confiscati ai sensi dei commi 1 e 2 alle persone condannate per

taluno dei delitti di cui agli artt. 73, esclusa la fattispecie di cui al comma 5, e 74, si

osserva la speciale disciplina prevista dagli artt. 100 e 101 del DPR n.309/90 e non già

quella del D.L. 14-6-1989, n.230, convertito, con modificazioni, dalla legge 4-8-1989,

n.282, richiamata in linea generale.

F) La confisca prevista dall’art. 12, commi 4-8-8bis, D. Lgs. 25-7-1998, n. 286, così

come modificato dall’art. 2 commi 1-2 D. Lgs. 13-4-1999, n. 113. (immigrazione

clandestina).

A norma delle disposizioni indicate va disposta la confisca dei mezzi di trasporto,

nonché, come si desume dalle stesse disposizioni, di ogni altra cosa (beni immobili,

mobili registrati, somme di denaro) che costituisca prezzo o profitto del reato, o che

servì o fu destinata a commettere il reato.

La stessa norma regola direttamente la gestione e la destinazione di tali beni,

disponendo, per le ipotesi residuali, che si osservano, in quanto applicabili, le

disposizioni vigenti in materia di gestione e destinazione dei beni confiscati, previste

dall’art.100, commi 2 e 3, T.U. DPR 9-10-90, n.309.

G) La confisca prevista dall’art. 31 legge 13-9-1982, n. 646.

La norma prevede la confisca dei beni a qualunque titolo acquistati nonché del

corrispettivo dei beni a qualunque titolo alienati nei confronti delle persone condannate

per il reato previsto dal comma 1 dello stesso articolo, ossia per avere omesso di

comunicare nel termine di legge le variazioni patrimoniali indicate nell’art. 30; il quale

stabilisce che il condannato, con sentenza definitiva, per il reato di cui all’art. 416 bis c.

p., o il sottoposto, con provvedimento definitivo, a una misura di prevenzione, ha

l’obbligo di comunicare, entro trenta giorni dal fatto, per dieci anni al nucleo di polizia

tributaria tutte le variazioni nell’entità e nella composizione del patrimonio concernenti

elementi di valore non inferiore ai venti milioni di lire.

H) La confisca prevista dall’art. 322-ter c.p. (corruzione e truffa aggravata).

20

La norma prevede che, in caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti

previsti dagli articoli da 314 a 320 codice penale, venga disposta la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, dei beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo. E’ sempre ordinata la confisca anche nel caso di condanna, o di applicazione della pena

a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per il delitto previsto

dall'articolo 321, anche se commesso ai sensi dell'articolo 322-bis, secondo comma, e

per i delitti di cui agli articoli 640, secondo comma, numero 1, 640-bis e 640-ter, secondo comma, c.p.

I rapporti fra la confisca penale e la confisca di prevenzione La confisca di prevenzione è prevista dall'art. 2-ter comma 3 legge 31-5-1965, n.575 ed essa viene disposta dal tribunale con l'applicazione della misura di prevenzione personale, contestualmente o in epoca successiva, per i beni sequestrati a norma del comma 2 del medesimo articolo, e dei quali non sia stata dimostrata la legittima provenienza. Dal combinato disposto dei commi 2 e 3 si evince quindi che la confisca di prevenzione viene disposta quando ricorrono i seguenti presupposti: l'applicazione della misura di prevenzione personale a un soggetto indiziato di appartenere a una associazione di tipo mafioso; la disponibilità diretta o indiretta dei beni da parte del soggetto indiziato; il

valore degli stessi sproporzionato rispetto al reddito dichiarato o all'attività svolta ovvero quando, sulla base di sufficienti indizi, si ha motivo di ritenere che i beni siano il frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego.

Si possono dunque cogliere fra la confisca di prevenzione e le altre ipotesi di confisca

penale, sopra descritte, alcune sostanziali differenze in ordine al procedimento e al soggetto. E' diverso infatti il procedimento mediante il quale le due misure vengono applicate: procedimento di prevenzione per la confisca prevista dall'art. 2-ter L. n.575/65; procedimento penale di cognizione o di esecuzione per la confisca penale. Ed ancora, mentre per l'applicazione della confisca di prevenzione occorre che il soggetto sia indiziato di appartenenza a una associazione di tipo mafioso e che per tale ragione gli sia stata applicata una misura di prevenzione personale; per l'applicazione

21

della confisca penale è necessario che egli sia stato condannato per uno dei reati per i quali essa è prevista. Per quanto riguarda i beni, sia nel caso della confisca di prevenzione sia in quello della confisca prevista dall'art. 12-sexies, essi devono trovarsi nella disponibilità diretta o indiretta del soggetto e devono essere di valore sproporzionato rispetto al reddito dichiarato o all'attività economica svolta dal soggetto. Ma, sempre con riferimento ai beni, non mancano in verità le differenze. Infatti la confisca di prevenzione può essere disposta quando, sulla base di sufficienti indizi acquisiti, ovviamente, attraverso le indagini svolte, si ha motivo di ritenere che i beni siano frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego; mentre identica formulazione letterale non è contenuta nell'art. 12-sexies. D'altra parte inserire una simile previsione anche per la confisca prevista dall'art. 12-sexies era inutile atteso che, una volta accertata nel corso del procedimento penale per il reato-presupposto la provenienza delittuosa dei beni, gli stessi devono essere confiscati in virtù dello stesso art. 12 sexies; e ciò in quanto l’accertamento della provenienza delittuosa esclude per il soggetto la possibilità di giustificare la provenienza lecita del bene al fine di evitare la confisca. Né mancano le differenze con le altre ipotesi di confisca, ed invero: la confisca prevista dall'art. 240 c.p. ricomprende le cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e le cose che ne costituiscono il prezzo, il profitto o il prodotto, ad eccezione, nei casi tassativamente indicati dall'ultimo comma, delle cose appartenenti a persona estranea al reato; la confisca prevista dall'art. 416-bis comma 7 c.p. riguarda non soltanto le cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e le cose che ne costituiscono il prezzo, il profitto o il prodotto, ma anche quelle che ne costituiscono l'impiego; la confisca prevista dall'art. 644 c.p. deve invece ordinarsi per i beni che costituiscono prezzo o profitto del reato ovvero per le somme di denaro, i beni e le utilità di cui il reo ha la disponibilità anche per interposta persona per un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni e al risarcimento dei danni. Infine, al di là delle definizioni di misura di prevenzione patrimoniale e di misura di sicurezza patrimoniale con cui vengono distinte le diverse ipotesi di confisca, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha ritenuto di cogliere nella confisca di prevenzione e in quella prevista dall'art. 12-sexies una natura giuridica comune,

22

riconducibile, rispetto alle due indicate, a un tertium genus, costituito da una sanzione

amministrativa, equiparabile, quanto al contenuto e agli effetti, alla misura di sicurezza

prevista dall'art. 240 c.p. 17 .

Ma in verità la definizione data dalla Corte di Cassazione non convince per nessuna

delle due ipotesi di confisca. Per quanto infatti non sia discutibile che le due misure non

si differenziano, quanto al contenuto e agli effetti, è altrettanto certo che, per le

differenze prima sottolineate, resta diversa la loro natura giuridica: misura di

prevenzione patrimoniale per la confisca prevista dall'art. 2-ter legge n. 575/65 e misura

di

sicurezza patrimoniale per la confisca prevista dall'art. 12-sexies.

Si

osserva infine che il legislatore, proprio per le differenze che distinguono la misura

di

prevenzione da quella di sicurezza, si è fatto carico di disciplinare eventuali

interferenze che si dovessero verificare fra di esse: l'art. 2-ter comma 9 L. n. 575/65

infatti stabilisce che nell'ambito del procedimento di prevenzione possono essere

disposti il sequestro e la confisca di beni già sottoposti a sequestro in un procedimento

penale ( come quello disposto ai sensi dell'art. 321 c. p. p. prodromico alla confisca

penale), ma i relativi effetti restano sospesi per tutta la durata di quest'ultimo

procedimento, e si estinguono ove venga disposta la confisca degli stessi beni in sede

penale.

Il sequestro preventivo disposto ai sensi dell’ art. 321 c. p. p. in vista della confisca penale e in particolare di quella prevista dall'art. 12-sexies

La possibilità di disporre il sequestro preventivo delle cose delle quali deve disporsi la

confisca penale è prevista dall’art. 321 c. p. p., il quale, al secondo comma, recita: <<Il

giudice può altresì disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca>>.

Si tratta di un sequestro preventivo funzionale alla confisca e costituisce una figura

specifica e autonoma che si propone come distinto rimedio rispetto al sequestro

preventivo regolato dal comma 1. La particolarità di tale mezzo cautelare reale consiste

nel fatto che per l'applicabilità di esso non occorre necessariamente la sussistenza dei

presupposti di applicabilità previsti dal comma 1 per il sequestro preventivo tipico, ma

basta il presupposto della confiscabilità.

17 Si vedano in tal senso la decisione della Corte di Cassazione (Sez. Un. 3-7-96 - Simonelli) per la confisca di prevenzione, e quella della stessa Corte ( Sez. V 18-9-97 - Cavallari) per la confisca prevista dall'art. 12 sexies.

23

Il sequestro preventivo deve dunque ritenersi applicabile in ogni caso in cui sia prevista dal codice o da leggi speciali la confisca penale: quindi anche per la confisca prevista dall'art. 416 bis c. p., dall'art. 644 c.p. e dall'art. 301 D.P.R 21-1-1973, n.43 e dalle altre disposizioni sopra indicate. Per quanto riguarda la confisca prevista dall'art. 12-sexies, non pare dubitabile che, nell'ambito del procedimento penale per l'accertamento di uno dei reati previsti dallo stesso art.12-sexies, possa procedersi al sequestro preventivo di cui all'art. 321, comma 2, c. p.p. in vista della confisca, perché tale possibilità si ricava indirettamente dalla formulazione letterale dell'art. 12-sexies, il cui comma 4 recita testualmente: << Se, nel corso del procedimento, l'autorità giudiziaria, in applicazione dell'art. 321, comma 2, del codice di procedura penale, dispone il sequestro preventivo delle cose di cui è prevista la confisca a norma dei commi 1 e 2, le disposizioni in materia di nomina dell'amministratore di cui al secondo periodo del comma 3 si applicano anche al custode delle cose predette>>. E' perciò fin troppo evidente, già dalla sola lettura della norma, che il legislatore, preoccupandosi persino di regolare con il comma 4 del citato art. 12-sexies la nomina del custode dei beni sequestrati dei quali è prevista la confisca a norma dei commi 1 e 2 del medesimo articolo, ha dato per scontato che l'autorità giudiziaria possa, nel corso del procedimento per l'accertamento del reato, disporre il sequestro preventivo, in applicazione dell'art.321, comma 2, c. p. p., delle cose di cui è prevista la confisca ai sensi dell'art.12-sexies. Eppure, l'ammissibilità del sequestro preventivo prodromico alla confisca prevista dall'art.12-sexies è stata contestata con l’argomentazione che esso può disporsi soltanto in vista della confisca prevista dall'art.240 c.p. Ma anche su tale punto la Corte di Cassazione 18 ha fatto chiarezza, affermando che, ai sensi dell'art. 321, comma 2, c. p. p., il giudice può disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca, non già con esclusivo riferimento all'art.240 c. p., ma in

18 Cfr. Cass. Sez. VI 15-4-1996 - Berti, ove si afferma che << L'art. 321 comma 2 c.p.p. faculta il giudice "a disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca", in relazione ad ogni ipotesi di confisca prevista dall'ordinamento e non già con esclusivo riferimento all'art.240 c.p. Nè questa norma costituisce il paradigma unico ed esclusivo a cui ogni ipotesi di confisca debba adeguarsi, rientrando nella discrezionalità del legislatore, nel rispetto delle disposizioni costituzionali, introdurre ipotesi di confisca anche fuori dei limiti

Ed ancora,

ultimamente, la Corte di Cassazione (S.U. penali 17-12-2003, dep.19-1-2004, n. 920), dando per scontata l’ammissibilità del sequestro preventivo in funzione della confisca prevista dall’art. 12-sexies, ha individuato,

previsti dall'art. 240 c.p., come peraltro si verifica o si è verificato in altre materie

)>>.

24

relazione ad ogni ipotesi di confisca prevista dall'ordinamento, compresa quella prevista dall'art. 12-sexies L. n. 356/92.

L’esecuzione del sequestro preventivo All’esecuzione del sequestro preventivo si provvede mediante apprensione del bene sequestrato 19 con le stesse modalità previste per il sequestro probatorio, atteso l’esplicito richiamo fatto dall’art. 104 disp. att. c.p.p., in virtù del quale per il sequestro preventivo

si applicano le disposizioni relative al sequestro probatorio contenute negli artt. 81 e

segg. disp. att. c.p.p. Per cui all’esecuzione del sequestro provvede il pubblico

ministero ( artt. 104 - 92 disp. att. c. p.p.) mediante la polizia giudiziaria. Essa si concretizza con l’apprensione materiale o formale della cosa oggetto del sequestro.

A norma dell’art. 81 disp. att. c.p.p., deve redigersi il verbale di sequestro che contiene

l’elenco delle cose sequestrate, la descrizione delle cautele adottate per assicurarle e l’indicazione della specie e del numero dei sigilli apposti; negli articoli successivi si rimanda, in quanto applicabili, alle disposizioni degli artt. 259 e 260 c. p.p. sulla custodia delle cose sequestrate e sull’apposizione alle stesse dei sigilli.

La trascrizione del sequestro preventivo dei beni immobili

Si pone, tuttavia, in concreto il problema della trascrizione del sequestro preventivo di

beni immobili, dal momento che né le disposizioni relative all’esecuzione del sequestro, mediante espliciti richiami come avviene invece per il sequestro conservativo, né le norme del codice civile prevedono la trascrizione del provvedimento di sequestro preventivo. Senza volersi addentrare nella questione sulla natura tassativa o semplicemente esemplificativa dell’elencazione degli atti soggetti a trascrizione, va detto che nella prassi accade che il giudice, disponendo un sequestro preventivo di beni immobili, ordini la trasmissione di una copia del provvedimento al conservatore dei registri immobiliari per la relativa trascrizione; così come spesso i pubblici ministeri, dando esecuzione al provvedimento di sequestro preventivo di beni immobili, ne richiedono la trascrizione al conservatore dei registri immobiliari. In tal modo l’autorità giudiziaria, nella prassi, utilizzando, non senza forzarne l’interpretazione, la disposizione di cui all’art. 2645 cod. civ., ha tentato di colmare un vuoto normativo per evitare di vanificare il vincolo di indisponibilità imposto al bene con il provvedimento di

sequestro, e per portare a conoscenza di eventuali terzi di buona fede a cui il bene

potrebbe essere ceduto l’esistenza del vincolo medesimo.

La giurisprudenza di legittimità ha, però, affermato che il sequestro preventivo di beni

immobili non può essere trascritto nei registri immobiliari 20 .

Sulla questione si è pronunciata anche la Corte Costituzionale dichiarando

manifestamente infondata l’eccezione di incostituzionalità degli artt. 321 c.p.p, e 104

disp. att. c.p.p., nella parte in cui non prevedono la trascrivibilità del sequestro

preventivo, in riferimento all’art. 97, primo comma, Cost. La questione era stata

sollevata dal Tribunale di Torino, con ordinanza del 15-4-97, sul rilievo che la omessa

previsione non sarebbe conforme al principio di buon andamento dell’amministrazione.

La Corte ha affermato, invece, che il principio in questione si riferisce anche agli

organi dell’amministrazione giudiziaria per quanto riguarda l’ordinamento degli uffici

giudiziari e il loro funzionamento sotto l’aspetto amministrativo ma non riguarda

l’esercizio della funzione giurisdizionale nel suo complesso e i diversi provvedimenti

che ne costituiscono l’espressione, precisando, infine, che la trascrivibilità del sequestro

preventivo attiene indubbiamente al regime giuridico di atti che sono espressione della

funzione giurisdizionale 21 .

L’iscrizione nel Registro delle imprese del sequestro di azienda e le annotazioni nei libri sociali. Nella prassi avviene anche che il custode o l’amministratore giudiziario, subito dopo

l’esecuzione del sequestro, quando esso riguardi una azienda o quote sociali,

provvedono alla annotazione nei libri sociali del sequestro delle quote, e ad iscrivere il

provvedimento nel registro delle imprese. In tale registro, istituito dall’art. 8 L. 29-12-

93, n. 580 (Riordinamento delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e

Agricoltura) vengono annotati, infatti, i trasferimenti di quote, l’elenco dei soci, e atti

societari non soggetti a omologazione ma conseguenti a deliberazioni soggette al

giudizio di omologazione ( art. 12 -13 DPR 14-12-1999, n.558) e gli altri atti previsti

dal codice civile.

19 Cass. Sez. V, 28-1-98 (cc 11-11-97), n. 5002 – Paolillo. 20 Cass. 15-10-96, Coscia., in ANPP, 1997, 375 << La trascrizione del provvedimento di sequestro preventivo esula, infatti, dalle previsioni normative che disciplinano l’istituto; essa è prevista, invece, in tema di sequestro conservativo, attese le sue peculiari finalità di conservazione del patrimonio dell’imputato a garanzia dei crediti indicati nell’art. 316 c.p.p.>>. 21 Corte Cost. ordinanza del 5-3-98, n. 48, in Cass. Pen. 1999, n. 1540, pag. 3061.

26

Le modalità di esecuzione del sequestro preventivo finalizzato alla confisca di cui all’art. 12-sexies L. n. 356/92. Un cenno particolare va, infine, riservato alle modalità esecutive del sequestro

preventivo in funzione della confisca prevista dall’ art. 12-sexies L. n. 356/92. Si tratta,

come già detto, di un sequestro preventivo disposto ai sensi dell’art. 321 c.p.p.; ragione

per cui, per quanto attiene alle modalità di esecuzione, dovrebbero applicarsi le

disposizioni previste per l’esecuzione del sequestro preventivo, prima illustrate.

Sennonché, il comma 4 dell’art. 12-sexies stabilisce che quando viene disposto il

sequestro preventivo in vista della confisca prevista nei commi 1 e 2, le disposizioni in

materia di nomina dell’amministratore di cui al secondo periodo del comma 3 si

applicano anche al custode delle cose predette. Per quanto il rinvio possa ritenersi

effettuato, per le ragioni più avanti esplicitate (in nota n.21), a tutte le disposizioni

contenute nel terzo comma, esso riguarda la gestione del bene sequestrato, che,

concretizzandosi nella custodia, nella conservazione e nell’amministrazione di esso, è

comunque successiva alla esecuzione, per le cui modalità nessun rinvio viene fatto dal

comma 4 alle disposizioni della legge n. 575/65 e successive modificazioni.

Lo stesso richiamo operato dal comma 3, primo periodo, alle disposizioni contenute nel

decreto legge 14-6-89, n. 230, conv., con modificazioni, dalla legge 4-8-1989, n. 282,

limitandosi alla gestione e alla destinazione dei beni, non può ricomprendere l’art. 2-

quater L. n. 575/65, che riguarda la fase dell’esecuzione, sicuramente precedente a

quella della gestione.Per giungere a una diversa soluzione, bisognerebbe argomentare

nel senso di ritenere l’esecuzione il primo atto di gestione dei beni e, come tale,

ricompreso nella disciplina prevista dalla legge n. 575/65, e succ. modif., richiamata dai

commi 3 e 4 dell’art. 12-sexies.

E’ ben vero che la nomina dell’amministratore viene effettuata con lo stesso

provvedimento che dispone il sequestro mentre l’esecuzione di esso avviene in

momento successivo, per cui la gestione dei beni inizia con la loro apprensione che è

atto dell’esecuzione; tuttavia per quanto i due momenti possano coincidere e

sovrapporsi sono assolutamente diversi per natura e finalità.

A dire il vero, il salto interpretativo appare eccessivamente azzardato, anche se è fin

troppo evidente la volontà del legislatore di estendere al sequestro e alla confisca

previsti dall’art. 12-sexies la disciplina delle misure di prevenzione. Così, infatti, va

spiegata la modifica apportata dall’ art. 24 L. 13-2-2001, n. 45, che aggiunge all’art. 12-

sexies, dopo il comma 4, il comma 4-bis, secondo cui si applicano ai casi di confisca

27

previsti dalla stessa norma le disposizioni in materia di gestione e destinazione dei beni sequestrati o confiscati previste dalla legge 31-5-1965, n. 575 e succ. modificazioni.

La gestione dei beni sequestrati in vista della confisca penale Mentre l’amministrazione dei beni sequestrati in vista della confisca di prevenzione è regolata dalla legge 31-5-1965, n.575, la quale stabilisce per la gestione dei beni delle regole precise e dettagliate, contenute negli articoli 2-sexies, 2-septies, 2-octies, introdotti dal D.L. 14-6-1989, n. 230, conv. in Legge 4-8-1989, n. 282, e per la destinazione dei beni confiscati disposizioni precise contenute negli articoli 2-nonies, 2-decies, 2-undecies, 2-duodecies, introdotti con la L. 7-3-1996, n. 109, la materia non è regolata in maniera uniforme per tutte le ipotesi di confisca penale, essendo state affiancate alla disciplina del codice di procedura penale delle norme speciali che dettano regole diverse per la gestione e la destinazione dei beni nel caso di confisca disposta ai sensi dell'art.12 sexies L. n. 356/92, di quella disposta ai sensi dell'art. 240 c.p. in seguito a condanna per i reati previsti dal D.P.R. n. 309/90 ( T.U. in materia di sostanze stupefacenti), di quella disposta ai sensi dell'art. 301 D.P.R. n. 43 /73 (T.U. delle disposizioni in materia doganale) e di quelle disposte in virtù di altre disposizioni speciali. Per i casi in cui non sia dettata una disciplina particolare, una volta disposto il sequestro dei beni ai sensi dell'art. 321 c.2 c.p.p., in vista della successiva confisca, la gestione, o meglio, la custodia dei beni è regolata dagli artt. 259 e segg. c. p. p. e 82 e segg. disp. att. del c. p.p. Se poi con la sentenza di condanna viene ordinata la confisca, per la gestione e la destinazione dei beni confiscati si applicano gli artt. 259 c. p. p. e 85 delle disp. att. c. p. p. Ciò vale ovviamente non soltanto per la confisca disposta ai sensi dell'art. 240 c. p., con l'eccezione dei casi in cui essa viene disposta in seguito a condanna per i reati in materia di sostanze stupefacenti, ma anche per la confisca prevista dall'art. 416 bis c.p. e dall'art. 644 c. p.; anche se per tale ultimo caso, del quale si dirà più avanti, vi è l'autorevole interpretazione del Consiglio di Stato secondo cui ad esso si applica la disciplina dettata per la confisca prevista dall'art. 12 sexies L. n. 356/92. La disciplina del codice, se è sufficiente a regolare la custodia e la destinazione di beni la cui natura e consistenza non richiedono particolari e complesse attività di amministrazione, non è affatto idonea a garantire una efficace gestione di quei beni che,

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per la loro natura, consistenza e destinazione economica, necessitano di una complessa

attività di amministrazione, come quella prevista per la confisca di prevenzione, per

mantenerne intatta o per migliorarne la capacità produttiva e la redditività.

Prima di approfondire la questione con riferimento alla confisca prevista dall'art. 12

sexies L. n. 356/92, alla quale può ritenersi applicabile, per la gestione e la

destinazione dei beni confiscati, la stessa disciplina dettata per la confisca di

prevenzione, vanno segnalate alcune particolarità riguardanti la gestione dei beni

sequestrati e la destinazione dei beni confiscati ai sensi dell'art. 240 c. p., in seguito a

condanna per i reati previsti dal D.P.R. n. 309/90, dell'art. 644 c.p. e dell'art. 301 D.P.R.

n. 43/73.

La gestione dei beni sequestrati e la destinazione dei beni confiscati ai sensi dell'art. 240 c.p. in seguito a condanna per i reati previsti dal D.P.R. n. 309/90. La materia è regolata direttamente dagli artt. 100 e 101 del D.P.R. 9-10-1990 n. 309.

La prima norma stabilisce che i beni mobili iscritti in pubblici registri, le navi, le

imbarcazioni, i natanti e gli aeromobili sequestrati nel corso di operazioni antidroga

possono essere affidati dall'autorità giudiziaria procedente in custodia giudiziale, per

l'impiego in attività di polizia antidroga, agli organi di polizia che ne facciano richiesta

e a carico dei quali rimangono gli oneri di gestione; che i beni mobili e immobili

confiscati vengono assegnati, a richiesta, alle Amministrazioni di appartenenza degli

organi di polizia che li hanno avuti in uso, oppure ad associazioni, comunità od enti che

si occupano del recupero dei tossicodipendenti; le somme di denaro costituenti il

ricavato della vendita dei beni confiscati vengono assegnati al Ministero dell'Interno e

al Ministero della Sanità con vincolo, per quest'ultimo, di destinazione per le attività di

recupero dei soggetti tossicodipendenti.

La seconda norma prevede inoltre che le somme di denaro confiscate a seguito di

condanna per reati tassativamente indicati sono destinate al potenziamento delle attività

di prevenzione e repressione dei delitti previsti dal T.U sugli stupefacenti.

La gestione dei beni sequestrati in funzione della confisca di cui all'art. 644 c.p. L'ipotesi di confisca prevista dal comma 6 dell'art. 644 c.p. è stata introdotta con la

modifica dell'art. 644 c. p., operata, come già detto, dal comma 1 dell'art.1 della legge

7-3-1996, n. 108; lo stesso articolo, al secondo comma, ha stabilito l'abrogazione

dell'art. 644 bis c. p., il quale, com'è noto, prevedeva il delitto di usura impropria.

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L'abrogazione dell'art. 644 bis c.p. si era resa necessaria in quanto la fattispecie incriminatrice in esso descritta era stata ricompresa nel nuovo testo dell'art. 644 c.p

L'art. 6 della stessa legge n.108/96 ha poi fatto salve le disposizioni contenute nell'art. 12 sexies L.n. 356/92. Tale norma è stata interpretata dal Consiglio di Stato 22 , che su richiesta del Ministero delle Finanze ha espresso parere a tal proposito, nel senso che alla nuova ipotesi di confisca prevista dall'art. 644 c.p. si applicano tutte le disposizioni contenute nell'art. 12-sexies L. n. 356/92, comprese quelle che riguardano l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati, previste dall'art. 3 della legge n.109/96, che ha introdotto nella legge 31-5-1965, n. 575 gli artt. 2-nonies, 2-decies, 2- undecies e 2-duodecies. Una simile interpretazione non può condividersi perché muove dal presupposto che la confisca prevista dal comma 6 dell'art. 644 c.p. sia una confisca di prevenzione, alla quale perciò possa applicarsi la relativa disciplina in materia di gestione e di destinazione dei beni confiscati.

In

realtà la disposizione del citato art. 6 aveva il compito di coordinare la nuova ipotesi

di

confisca prevista dall'art. 644 c.p. con la confisca prevista dall'art. 12-sexies, evitando

in

tal modo una possibile interpretazione del comma 6 dell'art. 644 c.p. nel senso di un'

abrogazione implicita della confisca prevista dall'art.12-sexies in conseguenza della condanna per il reato di cui all'art. 644 c. p. Ed invero, poiché l'art. 1 della legge n. 108/96 abrogava l'art. 644 bis c.p. e introduceva nel nuovo testo dell'art.644 c.p. una specifica ipotesi di confisca, poteva sembrare ragionevole ritenere che la nuova disposizione avesse voluto implicitamente modificare l'art. 12-sexies L. n. 356/92 nella parte in cui esso prevedeva la confisca in seguito alla condanna per i reati previsti dagli artt. 644 e 644 bis c.p Invece l'art. 6 l. n. 108/96 ha voluto precisare in tal modo che l' ipotesi di confisca prevista dall'art. 12-sexies L. n. 356/92 continuerà ad applicarsi anche nei confronti delle persone condannate ( o alle quali sia stata applicata la pena ai sensi dell'art. 444 c.

22 Cfr. parere del Consiglio di Stato n.1810/96, espresso nella seduta del 10-12-1996, secondo cui per la gestione dei beni confiscati deve trovare applicazione la normativa introdotta dall'art.3 della legge n.109 del 1996, condividendo così la tesi dell'amministrazione finanziaria, la quale era dell'opinione che l'art. 6 della legge 7-3-1996, n. 108, avendo fatto salve le disposizioni contenute nell'art. 12 sexies L. n. 356/92, aveva esteso anche alla gestione dei beni confiscati ai sensi dell'art. 644 c.p. ( così come modificato da tale legge), la normativa vigente per i beni confiscati ai sensi dell'art. 12 sexies L. n. 356/92, le cui disposizioni, richiamate dall'art. 6 citato, riconducevano a quelle previste dalla legge 31-5-1965, n.575, così come integrata dall'art. 3 della legge 7-3-1996, n.109, in materia di gestione e destinazione dei beni confiscati.

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In sostanza il citato art. 6 deve interpretarsi nel

senso che le due ipotesi di confisca, ricorrendone le rispettive condizioni, debbono

applicarsi entrambe.

La gestione dei beni sequestrati in vista della confisca di cui all’art. 644 c. p. è pertanto

regolata dagli artt. 259 e segg. c. p.p. e 82 e segg. disp. att. c. p.p.

p.p.) per il reato di cui all'art. 644 c. p

La gestione dei beni sequestrati e la destinazione dei beni confiscati ai sensi dell'art. 301 D.P.R. 23-1-1973, n. 43 Lo stesso art. 301 D.P.R. n. 43/73 prevede, al comma 4, una particolarità rispetto alla

disciplina generale in materia di vendita di beni confiscati, stabilendo che nel caso di

vendita all'asta di mezzi di trasporto confiscati per il delitto di contrabbando, qualora

l'aggiudicazione non abbia luogo al primo incanto, l'asta non può essere ripetuta e i

mezzi esecutati vengono acquisiti al patrimonio dello Stato.

Ed inoltre, l'art. 301 bis, aggiunto dall'art. 6 D.L. 30-12-1991, n.417, conv. in L. 6-2-

1992, n. 66, e modificato dall’art.1, comma 1, lett. b), legge 19-3-2001, n.92 detta, in

materia di gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati, una disciplina

pressoché analoga a quella prevista dagli artt. 100 e 101 D.P.R. 309/90 in materia di

stupefacenti; con la differenza che mentre quest'ultima viene fatta salva in caso di

confisca ordinata ai sensi del comma 1 dell'art. 12 sexies L. n. 356/92, la stessa cosa non

accade in materia di contrabbando.

Più precisamente la norma stabilisce che i beni mobili iscritti in pubblici registri, le

navi, le imbarcazioni, i natanti e gli aeromobili sequestrati nel corso di operazioni di

polizia giudiziaria anticontrabbando possono essere affidati dall'autorità giudiziaria

procedente in custodia giudiziale, per l'impiego in attività di polizia anticontrabbando,

agli organi di polizia che abbiano proceduto al sequestro e che ne facciano richiesta, o

ad altri enti pubblici non economici, per finalità di giustizia, di protezione civile o di

tutela ambientale; gli oneri di gestione rimangano a carico dell’ufficio o dell’ente

affidatario; che, nel caso in cui non vi sia istanza di affidamento da parte dei soggetti

indicati, i beni sequestrati, indicati al comma 1, previa autorizzazione dell’autorità

giudiziaria, vengono distrutti mediante rottamazione; che per i beni sequestrati che sono

stati distrutti viene corrisposta all’avente diritto, in caso di dissequestro, una indennità;

che i beni mobili confiscati vengono assegnati, a richiesta, agli organi di polizia o agli

enti che li hanno avuti in uso; che qualora gli organi o enti suddetti non presentano

istanza di assegnazione definitiva, i beni mobili confiscati vengono distrutti.

31

L’art. 301-bis, così come da ultimo modificato, nulla dispone in ordine ai beni mobili

diversi da quelli indicati al comma 1, per i beni immobili confiscati e per il denaro

confiscato. Si deve perciò ritenere che per questi beni valgano le disposizioni generali

previste dal codice di procedura penale.

La gestione dei beni sequestrati e confiscati ai sensi dell'art. 12-sexies L. n.356/92. L’art. 24 Legge 13-2-2001, n. 45 (Modifica alla disciplina della protezione e del

trattamento sanzionatorio di coloro che collaborano con la giustizia nonché disposizioni

a favore delle persone che prestano testimonianza), modificando l’art. 12-sexies citato,

vi ha inserito il comma 4-bis, in virtù del quale al sequestro e alla confisca previsti dai

commi 1 e 4 (forse, più correttamente, commi 1 e 2), si applicano le disposizioni in

materia di gestione e destinazione dei beni sequestrati o confiscati previste dalla legge

31-5-1965, n. 575 e succ. modif. (Misure di prevenzione). Perciò, la norma può

sicuramente interpretarsi nel senso che anche per l’amministrazione dei beni sequestrati

ai sensi dell’art. 321 c. p. p. in funzione della confisca prevista dall’art. 12-sexies d. l. n.

356/92, si osservano le disposizioni previste per la gestione dei beni sequestrati o

confiscati ai sensi dell’art. 2-ter L. n.575/65.

Il legislatore con la norma citata ha voluto porre rimedio alle difficoltà interpretative

che erano sorte con riferimento ai commi 3 e 4 dell’art.12-sexies 23 in materia di gestione

23 L’art.12-sexies, al comma 3, dettava poche regole, a carattere molto generale, per la gestione e la destinazione dei beni confiscati. Al primo periodo stabiliva che per la gestione e la destinazione dei beni confiscati a norma dei commi 1 e 2 si osservavano, in quanto compatibili, le disposizioni contenute nel D.L. 14-6-1989, n.230, convertito con modificazioni, nella legge 4-8-1989, n.282, precisando però che per i beni e i valori confiscati in seguito a condanna per reati relativi al traffico di sostanze stupefacenti continuava ad applicarsi la disciplina prevista dagli artt.100-101 DPR n.309/90, che prevede norme specifiche per la custodia e la gestione dei beni sequestrati, per la tutela dei terzi e per la destinazione dei beni confiscati, a seconda che si tratti di beni mobili, di beni immobili, di denaro o di altri valori. Successivamente, nel secondo periodo, il comma 3 stabiliva ancora che << Il giudice, con la sentenza di condanna o con quella prevista dall’art.444, comma 2, del codice di procedura penale, nomina un amministratore con il compito di provvedere alla custodia, alla conservazione e all’amministrazione dei beni confiscati.>>; quindi al terzo periodo indicava un elenco di persone che per varie ragioni non possono essere nominate amministratori (quelle nei confronti delle quali il provvedimento è stato disposto, il coniuge, i parenti, gli affini e le persone con esse conviventi, le persone condannate ad una pena che importi l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o coloro cui sia stata irrogata una misura di prevenzione). Orbene il rinvio fatto dal comma 3 alle disposizioni contenute nel D.L. 14-6-1989, n.230 doveva intendersi riferito a tutte le norme in esso contenute, comprese quelle inserite nella legge 31-5-19765, n. 575 sub artt. 2-sexies, 2-septies e 2-octies, con l'unico limite della compatibilità, avendo riguardo al diverso tipo di procedimento e alla diversa natura del provvedimento ablativo. Ciò in quanto il rinvio non era fatto a singole, specifiche norme, come quello effettuato per gli artt. 100 e 101 DPR n.309/90, ma a tutte le disposizioni. D'altra parte esso non poteva intendersi riferito esclusivamente all'art.4 del D.L. n. 230/89, unica norma che non era stata inserita organicamente nella legge 31-5-1965, n.575 e che disciplinava la destinazione e la gestione dei beni confiscati, sotto la direzione dell'intendenza di finanza (

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e destinazione dei beni sequestrati e confiscati in virtù della norma medesima. Fra l’altro, il legislatore, nel tentativo di rendere con l’intervento normativo più chiara e omogenea la disciplina della gestione dei beni sequestrati o confiscati, ha creato ulteriore confusione, dal momento che ha aggiunto all’art. 12-sexies il comma 4 bis per regolare la materia già disciplinata dai commi 3 e 4, senza abrogare o modificare quest’ultimi; sicché ora le tre disposizioni si sovrappongono costringendo l’interprete al difficile compito di ricomposizione della disciplina da applicare al caso concreto.

poi Agenzia del Demanio), dal momento in cui diventava definitivo il provvedimento di confisca fino all' esaurimento delle operazioni di liquidazione o di destinazione dei beni confiscati. Se così fosse stato, sarebbe rimasta non regolata la gestione dei beni nel periodo di tempo che va dal momento in cui viene disposta la confisca al momento in cui essa diviene definitiva; gestione la cui disciplina è collocata negli artt. 2-sexies e segg. e 3-ter L. 31-5-65, n.575. Ma per la verità non pareva che fosse questa la ratio della norma, la quale aveva operato, invece, un rinvio a tutte le disposizioni del D.L. 14-6-1989, n.230. Si aggiunga che se davvero il rinvio avesse riguardato sostanzialmente il solo art.4 D. L citato, la gestione e la destinazione dei beni confiscati ai sensi dell'art. 12-sexies sarebbero rimaste prive di qualsiasi disciplina, atteso che il comma 1 dell’art. 3 legge 7-3-1996, n.109 aveva abrogato espressamente l'art. 4 del D.L. n.230/89, e il secondo comma dello stesso articolo ne aveva disciplinato poi la materia inserendo nella legge 31-5-1965, n.575, dopo l'art. 2-octies, gli articoli 2-nonies, 2-decies, 2-undecies, 2-duodecies. Ciò confermava che il rinvio doveva intendersi a tutte le disposizioni contenute originariamente nel D.L. n.230/89, le quali, dopo l’abrogazione dell’art. 4, e in virtù delle modifiche e delle aggiunte disposte dalla legge 7-3-1996, n.109, risultavano ormai tutte inserite nella legge 31-5- 1965, n.575. Per quanto riguardava poi la gestione dei beni sequestrati in vista della confisca prevista dall'art. 12-sexies L. n. 356/92, il comma 4 dell'art. 12-sexies infine stabiliva che se il giudice dispone in vista della confisca il sequestro dei beni ai sensi dell'art. 321 c.2 c. p.p. le disposizioni del secondo periodo del comma 3 si applicano anche al custode delle cose in sequestro. Al rinvio effettuato da tale norma al secondo periodo del comma 3 si voleva dare una interpretazione eccessivamente letterale, nel senso che esso si sarebbe riferito esclusivamente alla nomina del custode e non anche alla disciplina relativa all'amministrazione e alla gestione dei beni per le quali sarebbero rimaste applicabili le norme del codice di procedura penale sulla custodia delle cose sequestrate. Una simile interpretazione non poteva certamente condividersi per la semplice ragione che il rinvio era effettuato alle disposizioni (tutte) in materia di nomina dell'amministratore di cui al secondo periodo del comma 3, dove espressamente si attribuiva all'amministratore il compito di provvedere alla custodia, alla conservazione e all'amministrazione dei beni. Attività queste, tipiche della gestione, che il custode avrebbe dovuto garantire secondo la naturale destinazione economica dei beni in sequestro; e si trattava degli stessi compiti affidati, con identica formulazione letterale, dall'art. 2-sexies all'amministratore dei beni sequestrati nel procedimento di prevenzione. Se si fosse dovuto aderire a una interpretazione così restrittiva, paradossalmente non si sarebbe potuto applicare al custode dei beni sequestrati, sol perché non esplicitamente richiamato, il terzo periodo del comma 3, laddove era previsto il divieto di nomina ad amministratore per alcune persone specificamente indicate. Più logicamente, doveva ritenersi che l'art.12-sexies al 4 comma avesse fatto riferimento alle disposizioni in materia di nomina dell'amministratore di cui al secondo periodo del comma 3, volendo in tal modo riferirsi alla disciplina complessiva dell'intera materia che regolava la nomina dell'amministratore e i suoi compiti, che fra l'altro sono espressamente indicati nella stessa norma richiamata. Ed era solo per tale ragione che il comma 4 non esplicitava anche il richiamo al primo e al terzo periodo del comma 3.

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Applicabilità della confisca in sede di esecuzione, e in particolare di quella prevista

dall’art.12-sexies.

Mentre non si pongono particolari problemi in ordine all'applicabilità, in sede di

esecuzione, della confisca penale obbligatoria prevista dagli articoli 240, comma 2;

416-bis; 644; 322-ter; 640-quater, del codice penale; dall'art. 301 D.P.R. 23-1-1973, n.

43, e da altre disposizioni speciali, discendendo essa direttamente dal combinato

disposto degli articoli 236, comma 2, e 205, comma 2, n.3, del codice penale; 676;

262, comma 4; 665 e 666 codice di procedura penale; è sorta, invece, questione in

ordine all’applicabilità nella fase dell’esecuzione della confisca prevista dall’art. 12-

sexies e del sequestro ad essa finalizzato.

Il paradigma processuale di riferimento per l'applicazione della confisca prevista

dall'art.12-sexies è, come può desumersi dal secondo periodo del comma 3 della norma

citata, quello del procedimento di cognizione per l'accertamento della responsabilità per

taluno dei reati-presupposto per l'applicabilità della misura ablativa.

Ossia il giudice, all'esito del processo penale relativo al reato-presupposto, con la stessa

sentenza di condanna o di applicazione della pena ai sensi dell'art. 444 c. p. p. dispone

la confisca dei beni prevista dall'art.12-sexies.

E' evidente perciò che nell' ambito del procedimento penale, sin dalla fase delle indagini

preliminari, il giudice può disporre, a norma del comma 4 dell'art.12-sexies, il sequestro

preventivo ai sensi dell'art. 321 c. p. p. in vista dell'eventuale applicazione della

confisca, che sarà poi disposta nei confronti dell'imputato con la stessa sentenza,

contestualmente alla condanna o all'applicazione di pena su richiesta.

Si discute però sulla possibilità di applicare la confisca prevista dall'art.12-sexies in sede

di esecuzione dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna o di

applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'art.444 c. p. p. per uno dei reati indicati

nella norma citata.

Al problema posto è stata data soluzione positiva nel senso che la giurisprudenza di

merito e quella di legittimità hanno ritenuto, con motivazione condivisibile,

l'applicabilità della confisca in sede di esecuzione.

In sostanza è stato ritenuto possibile che, a richiesta del pubblico ministero,

dell'interessato o del suo difensore, il giudice competente per l'esecuzione individuato ai

sensi dell'art.665 c. p. p., procedendo a norma degli artt.666 c. p. p. e segg., prenda atto

della irrevocabilità della sentenza di condanna o di applicazione della pena ex art. 444 c.

p. p., verifichi l'esistenza dei presupposti stabiliti dall'art. 12-sexies per l'applicazione

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della confisca e la disponga con ordinanza, avverso la quale può essere proposto ricorso per cassazione, che però non sospende l'esecuzione, a meno che lo stesso giudice non disponga diversamente. Ed ancora, poiché la confisca prevista dall'art.12-sexies può essere disposta anche nel caso di applicazione di pena su richiesta ai sensi dell'art. 444 c. p. p., e la relativa sentenza viene emessa dal giudice per le indagini preliminari, questi diventa, rispetto alla sentenza emessa e divenuta irrevocabile, giudice dell'esecuzione e perciò egli stesso può disporre la confisca dei beni ex art. 12-sexies con ordinanza emessa nel procedimento di esecuzione appositamente instaurato. E' sicuramente di grande utilità poter fare ricorso al procedimento di esecuzione per l'applicazione della confisca in quanto si alleggerisce così il processo penale, sopratutto quando esso può essere definito con "il patteggiamento" o con il giudizio abbreviato, da tutte le indagini necessarie per individuare i beni da confiscare, per accertare la sproporzione del valore di tali beni rispetto al reddito o all'attività economica del condannato e per verificare la giustificazione dallo stesso indicata in ordine alla provenienza dei beni medesimi. Si dà vita in sostanza a un vero e proprio modello bifasico, nel quale una prima fase è destinata all'accertamento della responsabilità per il reato presupposto e alla conseguente condanna o all'applicazione della pena su richiesta; una seconda fase, in sede di esecuzione, è destinata all'applicazione della confisca previo accertamento dei presupposti e delle condizioni richieste dall'art.12-sexies e degli eventuali diritti pretesi dai terzi estranei. Né può essere di ostacolo al ricorso al procedimento di esecuzione il disposto dell'art. 533, comma 1, c. p. p., a mente del quale il giudice con la sentenza di condanna applica contestualmente la pena e l'eventuale misura di sicurezza. Infatti che la confisca possa applicarsi in epoca successiva alla sentenza di condanna si evince dal combinato disposto degli articoli 236, secondo comma, e 205, secondo comma, n. 3 c. p., in virtù del quale le misure di sicurezza patrimoniali, compresa la confisca, possono essere ordinate con provvedimento successivo (alla sentenza) in ogni tempo, nei casi stabiliti dalla legge, posto in relazione all’art.676 c. p.p. laddove è detto che il giudice dell’esecuzione decide in ordine alla confisca. L'applicabilità della confisca in sede di esecuzione si ricava altresì indirettamente dall’art.262, comma 4 c. p. p. dal cui tenore

35

letterale si desume agevolmente che è possibile disporre la confisca dopo la sentenza non più soggetta a impugnazione.

La

questione, però, non è pacifica e la stessa giurisprudenza della Corte di Cassazione

ha

dato sul punto due diverse soluzioni contrapposte.

Con una prima decisione ( Cass. Sez. IV c.c. 8-7-1997, Caracciolo) la Corte ha affermato che la confisca prevista dall'art. 12-sexies configura un caso di confisca obbligatoria ma che non è consentito disporre tale misura di sicurezza patrimoniale con

un provvedimento autonomo e distinto dalla sentenza che decide il merito, in quanto

essa deve essere ordinata previo accertamento delle condizioni richieste dalla norma

medesima, da compiersi nel giudizio di merito. Né rileva, secondo la Corte, il disposto dell'art. 676 c. p.p. che attribuisce al giudice dell'esecuzione poteri dispositivi in tema di confisca obbligatoria, in quanto la norma è riferita soltanto alla confisca obbligatoria prevista dall'art. 240, comma 2 c. p., che può essere disposta "de plano" senza bisogno di particolari accertamenti di merito. Tale decisione non può di certo condividersi, esponendosi ad almeno due rilievi critici:

1) né la formulazione letterale né l'interpretazione logico - sistematica dell'art. 676 c. p. p. consentono di attribuire una portata così riduttiva alla norma, la quale invece stabilisce, senza alcuna specificazione, che il giudice dell'esecuzione è competente a decidere in ordine alla confisca. E' ovvio, poi, che la norma si riferisce alla sola ipotesi

di confisca obbligatoria e non a quella facoltativa, presupponendo quest'ultima una

valutazione discrezionale del giudice, da compiersi necessariamente nel giudizio di merito. Poiché la confisca obbligatoria non è soltanto quella prevista dall'art. 240, comma 2, c. p., esistendo altre ipotesi di confisca obbligatoria, previste dallo stesso codice penale (art.416 bis c. p., art. 322-ter c. p., 640-quater c. p. e art. 644 c.p.) e da leggi speciali, come l'art.12-sexies L. n. 356/92, non si comprende come possa escludersi per esse l'applicabilità dell'art 676 c. p. p. 2) D'altra parte non sempre la confisca dell'art. 240, comma 2, c.p. può disporsi "de plano", potendo verificarsi il caso che siano necessari degli accertamenti in ordine alla sussistenza delle condizioni che la legittimano. Per cui, non pare che possa precludersi al giudice dell'esecuzione l'accertamento delle condizioni che legittimano l'applicazione della confisca obbligatoria prevista dall'art.12-sexies L. n.356/92. Fra l'altro, seguendo il ragionamento della Corte, dovrebbe pure escludersi l'applicabilità, in sede di esecuzione, della confisca prevista ad esempio dall'art.416-bis c.p. o dall'art.644 c. p.,

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laddove sia necessario accertare, per la prima ipotesi, che i beni che si vogliono confiscare costituiscano l'impiego del prodotto o del profitto del reato, e, per la seconda ipotesi, che il reo abbia la disponibilità, anche per interposta persona, dei beni o delle somme che si vogliono confiscare, per un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari. Non sono mancate però, come si è già prima chiarito, decisioni dei giudici di merito e dei giudici di legittimità che al problema posto hanno dato soluzione positiva nel senso che hanno ritenuto, con motivazioni condivisibili, l'applicabilità della confisca in sede di esecuzione. In verità, la Corte di Cassazione (Sez. V, 18-9-97 Cavallari) ha ritenuto la possibilità di disporre, nella fase di esecuzione, anche il sequestro preventivo ai sensi dell'art. 321 c. p. p. e la successiva confisca prevista dall'art.12-sexies. Infatti, la Corte, rigettando il ricorso del condannato e dei terzi interessati, ha ritenuto la legittimità dell’ordinanza emessa dal GIP di Bari, quale giudice dell'esecuzione, condividendone la motivazione 24 .

24 In verità la Corte di Cassazione ( Sez. II 21-6-1995 n.3292) già da tempo ha ritenuto la possibilità di

disporre il sequestro preventivo ai sensi dell'art. 321 c. p. p. e la successiva confisca prevista dall'art.12-

di disporre il sequestro

preventivo può in realtà verificarsi in ogni grado e fase del procedimento di guisa che risulterebbe del

in materia di

confisca ex art.12-sexies D. L. n.306/92 il giudice competente (nella fattispecie il Pretore in sede di esecuzione) è tenuto a una serie di accertamenti e di valutazioni per verificare se sussistono le condizioni

prima di adottarla, che sono senz'altro di merito e si sostanziano in un giudizio di merito

E ancora più recentemente la Corte di Cassazione ( Sez. V 18-9-1997 - Cavallari), rigettando il ricorso

del condannato e dei terzi interessati, ha ritenuto la legittimità di un’ordinanza emessa dal GIP di Bari,

di

disporre tanto il sequestro preventivo quanto la confisca può verificarsi in ogni fase e grado del procedimento e quindi anche in sede esecutiva, cosicché, per la specifica disposizione del citato art. 12- sexies della legge 356/92, tali provvedimenti possono essere disposti dal giudice dell'esecuzione quando si verta in procedimenti attinenti reati di criminalità mafiosa. Quanto all'applicabilità della norma anche in fase esecutiva dopo che il giudizio di cognizione si sia concluso nelle forme del patteggiamento essa

deve essere fatta derivare dalla "ratio" stessa della normativa introdotta con le novelle di cui alle leggi n.356 del 1992 e n.501 del 1994.>>.

sexies nella fase di esecuzione, e in tal senso ha chiarito <<

l'esigenza

tutto anomalo che, nella fase esecutiva, siffatta esigenza non possa essere espletata;

>>.

quale giudice dell'esecuzione, e, condividendone la motivazione, ha affermato: <<

l'esigenza

Il

GIP di Bari, quale giudice dell'esecuzione, dopo avere ritenuto, a norma degli articoli 665-676 c. p. p.,

la

propria competenza a disporre nella fase di esecuzione, la confisca prevista dall'art.12-sexies, prendeva

atto della irrevocabilità della sentenza di applicazione di pena su richiesta ai sensi dell'art.444 c. p. p. (sospesa alle condizioni di legge) per il reato di cui all'art.416 bis c.p. e altri reati connessi, accertava la titolarità e la disponibilità da parte del condannato, anche per interposte persone, di beni di valore sproporzionato rispetto alla dichiarazione dei redditi e, nell'assenza di una convincente giustificazione della provenienza dei beni, ne disponeva la confisca con ordinanza del 13-12-1996, emessa nel

contraddittorio non solo con il condannato ma anche con i terzi interessati, i quali si erano costituiti in giudizio in seguito ad avviso di convocazione per l'udienza fissata in camera di consiglio. Più specificamente il GIP, con un’articolata, diffusa e convincente motivazione, chiariva in particolare

quanto segue: <<

essendo l'ipotesi particolare di confisca ex art.12-sexies cit. una misura di sicurezza

obbligatoria per legge, essa può essere disposta dal giudice dell'esecuzione che ben può essere il G.I.P/G.U.P allorquando il titolo posto a fondamento della "confisca differita" sia rappresentato da una

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Poiché l’orientamento della Corte di Cassazione non era univoco, oscillando fra la soluzione positiva e quella negativa, sono intervenute le Sezioni Unite per risolvere la complessa questione (C. c. 30-5-2001 – dep.17-7-2001 – n. 16 – Derouach). Tuttavia, anche se le Sezioni Unite si sono espresse a favore dell’applicabilità della confisca penale prevista dall’art. 12-sexies anche nella fase dell’esecuzione, proprio per le oscillazioni giurisprudenziali che hanno caratterizzato le soluzioni date alla questione, si reputa quanto mai necessario e urgente un intervento normativo per dare soluzione al problema interpretativo dell’applicabilità in sede di esecuzione non soltanto della confisca prevista dall’art. 12-sexies ma anche del sequestro preventivo ad essa finalizzato.

Le prospettive di riforma Alla luce di quanto esposto, è fin troppo evidente, però, che per razionalizzare la materia delle confische penali servono disposizioni più chiare, inserite in un contesto normativo armonico e coordinato 25 , idonee a disciplinare quanto meno: 1) le modalità di esecuzione del sequestro preventivo finalizzato alla confisca; 2) l’applicabilità della confisca penale prevista dall’art.12-sexies D.L. n. 306/92 e succ. modif. nella fase dell’esecuzione; 3) l'amministrazione dei beni sequestrati; 4) la tutela dei terzi di buona fede. 1) L’esecuzione del sequestro Genera difficoltà applicative, se non confusione, il fatto che il sequestro di prevenzione previsto dalla legge n.575/65, e succ. modificazioni si esegue con le modalità stabilite dall’art. 2-quater della stessa legge (sui mobili e sui crediti secondo le forme prescritte dal codice di procedura civile per il pignoramento presso il debitore o il terzo e sugli immobili o mobili registrati con la trascrizione del provvedimento presso i competenti uffici), mentre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca penale si esegue con le stesse modalità previste per il sequestro probatorio, atteso l’esplicito richiamo fatto

sentenza resa da quell'organo giurisdizionale monocratico a seguito di "patteggiamento" o "giudizio abbreviato". A tal proposito va chiarito che, in questi casi, la sentenza viene in rilievo per il suo carattere dichiarativo della responsabilità penale dell'imputato, mentre la pronunzia sulla confisca ex art.12-sexies cit. ha carattere costitutivo/ablativo e pertanto ha la funzione di integrare il titolo a seguito di un giudizio di merito a contenuto economico accessorio al primo quanto ai presupposti ma logicamente autonomo quanto alla tipologia degli accertamenti e delle statuizioni.>>.

25 In tale direzione è orientata la proposta del Commissario straordinario del governo per la gestione destinazione dei beni confiscati.

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dall’art. 104 disp. att. c.p.p., in virtù del quale per il sequestro preventivo si applicano le disposizioni relative al sequestro probatorio contenute negli artt. 81 e segg. disp. att. c.p.p. Per cui all’esecuzione del sequestro provvede il pubblico ministero ( artt. 104 - 92 disp. att. c.p.p.) mediante la polizia giudiziaria, ed essa si concretizza con l’apprensione materiale o formale della cosa oggetto del sequestro. Per risolvere i problemi esposti, si ritiene, dunque, urgente un intervento minimo di armonizzazione del sistema, che dovrebbe contemplare una modifica dell’articolo 104 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale al fine di uniformare la disciplina dell’esecuzione del sequestro preventivo e della confisca penale a quella prevista dagli articoli 2-quater, 2-sexies, 2-septies, 2-octies legge 31-5-1965, n. 575, e successive modificazioni e integrazioni, per il sequestro e la confisca di prevenzione, di certo più idonea a regolare compiutamente la materia. In verità, è auspicabile un intervento del legislatore anche sull’art. 2-quater della legge n.575/65 e succ. modif. e integr., nel senso che sarebbe certamente utile precisare e affinare la disciplina dell’esecuzione del sequestro tenendo conto della diversa natura dei beni sequestrati, della pubblicità del vincolo ad essi imposto, della pericolosità delle persone nei cui confronti il provvedimento esplica i suoi effetti. In sostanza le modalità di esecuzione del sequestro dovrebbero fare specifico riferimento all’oggetto del sequestro medesimo: beni mobili, crediti, beni immobili, beni registrati, beni aziendali organizzati per l’esercizio di una impresa, azioni, quote sociali e strumenti finanziari dematerializzati, ivi compresi i titoli del debito pubblico. Per i mobili e i crediti si potrebbe mantenere la disciplina vigente in virtù della quale il sequestro si esegue secondo le forme prescritte dal codice di procedura civile per il pignoramento presso il debitore o presso il terzo, con la specificazione, per la evidente diversità della natura del sequestro, che le disposizioni richiamate si osservano in quanto applicabili. Allo stesso modo, per gli immobili e i mobili registrati potrebbe essere mantenuta la modalità della trascrizione del provvedimento presso i competenti uffici. Si dovrebbero invece prevedere specifiche modalità di esecuzione del sequestro sui beni aziendali organizzati per l’esercizio di una impresa. In questo caso il sequestro si dovrebbe eseguire oltre che con le modalità previste per i singoli beni sequestrati, con l’immissione nel possesso dell’azienda e con la trascrizione del provvedimento nel registro delle imprese.

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Così come, si dovrebbero stabilire precise modalità di esecuzione del sequestro su azioni e su quote sociali, per le quali si potrebbe procedere rispettivamente, oltre che secondo le forme del pignoramento presso il debitore o presso il terzo, con l’annotazione nei libri sociali e nel registro delle imprese. Ed infine, per gli strumenti finanziari dematerializzati, ivi compresi i titoli del debito pubblico, il sequestro si potrebbe eseguire con la registrazione nell’apposito conto tenuto dall’intermediario ai sensi dell’art.34 D. Lgs. 24 giugno 1998, n.213, prevedendo pure l’applicazione dell’art.9, comma 2, del D. Lgs. 12 aprile 2001, n.210. In tal modo si apporterebbero specifiche modifiche normative, idonee a disciplinare le

modalità di esecuzione del sequestro qualunque ne sia l’oggetto e il modo in cui esso si manifesti nella realtà economico-finanziaria: cosa, bene, utilità, corrispettivo, impiego,

, dottrina e giurisprudenza in materia di sequestro di azienda, di quote sociali o di azioni. Con riferimento poi alla pericolosità delle persone colpite dal provvedimento, si ritiene opportuno prevedere una disposizione che dia soluzione ai problemi che incontrano quotidianamente l’amministratore e l’ufficiale giudiziario quando devono materialmente eseguire il sequestro. Per tale ragione si dovrebbe prevedere l’assistenza obbligatoria da parte della polizia giudiziaria dell’ufficiale giudiziario, a cura del quale si procederebbe all’apprensione materiale dei beni e all’immissione dell’amministratore giudiziario nel possesso degli stessi. 2) L’amministrazione dei beni sequestrati; Anche in questa materia urge un intervento normativo non soltanto per definire la disciplina della tenuta dei registri, delle scritture contabili e della stessa contabilità, essendo necessario adeguarla alla nuova realtà socio-economica e alla tipologia di beni sequestrati, ma per prevedere, proprio al fine di rendere possibile un effettivo incremento del valore dell’azienda in sequestro o, più in generale, della redditività dei beni sequestrati, che il tribunale della prevenzione (o il giudice del procedimento nel caso di sequestro preventivo finalizzato alla confisca penale determini) le direttive generali per la gestione dell’impresa tenendo conto della destinazione economica dei beni, della natura e dell’oggetto dell’attività, della possibilità di prosecuzione di essa, e sulla base delle risultanze di accurate relazioni dell’amministratore giudiziario, il quale,

risolvendo una volta per tutte i dubbi interpretativi che da lungo tempo impegnano

ecc

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se l’attività aziendale è in crisi, deve poter presentare un piano di risanamento e di

ristrutturazione dell’impresa per favorire la ripresa dell’attività produttiva.

Così come, nel caso di sequestro di quote sociali o di azioni in misura tale da

rappresentare la maggioranza prevista dall’art. 2359 c. c. e quindi da poter attribuire il

controllo della società, devono restare sospesi gli organi sociali e il giudice delegato

deve poter nominare i nuovi amministratori determinandone i poteri.

E’ necessario, inoltre, ridisegnare la disciplina delle impugnazioni e dei reclami dei

provvedimenti dell’amministratore giudiziario, del giudice delegato e del tribunale (o

del giudice del procedimento nel caso di sequestro preventivo in vista della confisca

penale) in materia di amministrazione dei beni sequestrati, e ciò proprio in conseguenza

dei poteri più incisivi che agli organi della procedura si dovrebbero affidare per una più

efficace e proficua gestione dei beni medesimi.

3) L’applicabilità della confisca penale prevista dall’art.12-sexies D.L. n. 306/92 e succ. modif. nella fase dell’esecuzione Le oscillazioni giurisprudenziali sul punto consigliano un intervento normativo per

prevedere l’applicabilità della confisca prevista dall’art. 12-sexies nella fase

anche il procedimento e riservando un ampio spazio

dell’esecuzione, disciplinandone

alla tutela del terzo intestatario dei beni di cui si chiede la confisca, stabilendo che il

terzo deve essere chiamato, a pena di nullità, ad intervenire nel procedimento.

Sarebbe, pure, opportuno dare soluzione normativa alla questione relativa alla

possibilità di disporre il sequestro preventivo previsto dall’art. 321, comma 2, c. p. p.

anche nella fase dell’esecuzione; applicabilità invero esclusa da una parte della

giurisprudenza anche di legittimità sul presupposto che la disposizione in questione

debba valere soltanto per il giudizio di cognizione e non anche per quello di esecuzione.

Pur essendo tale orientamento giurisprudenziale contrastato da altro orientamento di

segno opposto, sarebbe opportuno prevedere la possibilità di disporre anche il sequestro

preventivo quando questo serva ad evitare che nelle more del procedimento si

disperdano i beni di cui viene richiesta la confisca.

4) La tutela dei terzi di buona fede

Anche per la tutela dei terzi si impone una nuova e più coerente disciplina tesa a

comporre il conflitto fra la pretesa dello Stato di acquisire i patrimoni illeciti e

l’esigenza di tutelare i terzi di buona fede che abbiano avuto rapporti giuridici con il

proposto o il condannato facendo affidamento sul suo patrimonio.

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Non è davvero contestabile che la necessità di svolgere, anche sotto il profilo

economico, una efficace ed incisiva azione di contrasto nei confronti delle

organizzazioni criminali non può indurre a non tener in alcun conto la tutela dei terzi

incolpevoli. La eccessiva compressione dei diritti dei terzi di buona fede finirebbe col

negare anche istituti e consolidati principi giuridici civilistici, ostacolerebbe la certezza

dei rapporti giuridici e accentuerebbe le diffidenze verso il sistema complessivo degli

strumenti di contrasto della criminalità organizzata.

Tant’è vero che proprio la mancanza di norme chiare sul punto rende difficoltosa la

gestione dei beni sequestrati e la destinazione dei beni confiscati, proprio per

l’imprevedibilità delle decisioni giurisdizionali; comporta esasperanti lentezze,

favorendo la dispersione di beni anche di rilevante valore; acuisce le situazioni

conflittuali sul piano sociale, con gravi e pericolose ricadute negative sulla formazione

di una cultura della legalità e del contrasto alle organizzazioni criminali.

La tutela dei terzi di buona fede va però assicurata evitando il rischio che il proposto

possa avvalersi di prestanome, che vantino fittiziamente diritti sui beni sottoposti alla

misura reale, al fine di riottenerne il controllo.

La cooperazione giudiziaria in ambito europeo: prospettive di riforma in vista dell’armonizzazione dei sistemi penali europei Com’è noto, in ambito europeo la cooperazione giudiziaria in materia di sequestro e

confisca è regolata dalla Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la

confisca dei proventi reato, fatta a Strasburgo l’8-11-1990, alla quale l’Italia ha dato

esecuzione con la legge 9-8-1993, n. 328.

Essa consente agli Stati membri e agli Stati firmatari della Convenzione di cooperare fra

loro nella misura più ampia possibile ai fini delle indagini e dei procedimenti per la

confisca dei proventi del reato e degli strumenti di esso.

Deve trattarsi, secondo le definizioni contenute nello stesso art. 1 della Convenzione, di

un provvedimento di confisca adottato dall’Autorità giudiziaria a seguito di un

procedimento per uno o più reati per privare definitivamente il soggetto sottoposto al

procedimento di un bene che costituisca il provento del reato per il quale si procede o ne

costituisca lo strumento. L’ordine di confisca deve essere contenuto in una sentenza di

condanna o in una decisione giudiziaria. La misura provvisoria (sequestro) in vista della

successiva confisca può essere richiesta ed eseguita se il Paese richiedente abbia istituito

un procedimento penale o un procedimento per fini di confisca.

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E’ fin troppo evidente che, secondo quanto stabilito dalla Convenzione, l’autorità giudiziaria italiana può fare ricorso alla Convenzione medesima per l’esecuzione di un provvedimento di confisca penale o di sequestro preventivo ad essa finalizzato.

Si è posto tuttavia, in dottrina 26 , il quesito se possa farsi ricorso alla Convenzione anche

per richiedere l’esecuzione di una confisca disposta come misura di prevenzione patrimoniale e del sequestro ad essa finalizzato. Identico quesito si è posto, per ragioni diverse, anche per l’ipotesi particolare di confisca prevista dall’art.12-sexies 27 . Ad entrambi i quesiti, a giudizio dello scrivente, deve darsi risposta negativa. Costituisce, infatti, condizione di applicabilità della Convenzione l’adozione del provvedimento di confisca nell’ambito di un procedimento penale per l’accertamento di

un reato del quale il bene da confiscare costituisce provento o strumento, o nell’ambito

di un “procedimento per fini di confisca”.

La formulazione letterale “procedimento per fini di confisca”, usata dalla Convenzione all’art.11, non può di certo riferirsi al procedimento per l’applicazione della misura di

prevenzione patrimoniale giacché tale procedimento non è finalizzato all’accertamento della responsabilità penale per la commissione di un reato ma viene promosso “ante o praeter delictum” per l’accertamento della pericolosità del soggetto, mentre i beni oggetto della confisca in tal caso non costituiscono provento o strumento del reato. Così come, la “decisione giudiziaria”, indicata come provvedimento che in alternativa alla sentenza di condanna consente, ai sensi dell’art.14, paragrafo 2, l’esecuzione all’estero della confisca, non può certamente essere rappresentata, per le medesime

26 G. Turone, Le tecniche di contrasto del riciclaggio, in Cass. Pen. 1993, p. 2973-2974. Secondo l’autore <<In base agli articoli sopraindicati (in particolare articoli 14, paragrafi 2 e 3, e 27, paragrafo 3,), si può tranquillamente ritenere che l’Italia possa richiedere a uno degli altri Stati contraenti l’esecuzione di un suo provvedimento di confisca sia che esso sia contenuto in una sentenza di condanna penale, sia che esso sia stato emesso nell’ambito di un procedimento di prevenzione>>. Lo stesso Turone, La lotta contro il riciclaggio, in AA.VV. Mafie e antimafie – Rapporto ’96 ( a cura di L. Violante), Bari, 1996, p.160, n.18, tuttavia, modificando l’originario orientamento, sostiene che la cooperazione assicurata dalla Convenzione si riferisce all’adozione di provvedimenti penali e perciò è “sostanzialmente impossibile” ottenere l’esecuzione all’estero delle misure italiane di prevenzione patrimoniale. Si veda sul punto diffusamente G. Melillo, Il congelamento di beni a fini di confisca o di prova nel sistema della cooperazione giudiziaria europea tra nuove prospettive e vecchi problemi in Questione Giustizia, 2002, p. 99 e segg., secondo cui risulta difficile ritenere il procedimento per l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniale come un procedimento per uno o più reati nell’ambito del quale viene disposta la confisca, così come definita dall’art. 1, lett. d) della Convenzione.

27 L. Fornari, Op. cit, pag. 14, in nota. 30, il quale sostiene la possibilità di eseguire all’estero, in virtù della Convenzione, anche la confisca ex art. 12-sexies, essendo essa fondata su una sentenza di condanna.

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ragioni già indicate, dal decreto di confisca adottato dal tribunale per le misure di prevenzione patrimoniali.

Si ritiene piuttosto che nell’ordinamento italiano per “procedimento per fini di confisca”

nell’ambito del quale viene disposta la misura provvisoria (sequestro) e per “decisione giudiziaria” diversa dalla sentenza con cui si dispone la confisca, debbano rispettivamente intendersi il procedimento di esecuzione ex articoli 665 e segg. c. p. p., nell’ambito del quale può pure disporsi il sequestro preventivo in funzione della

successiva confisca, e l’ordinanza con la quale viene disposta la confisca a conclusione del processo di esecuzione. In ordine, poi, all’esecuzione all’estero della confisca prevista dall’art. 12-sexies in applicazione della Convenzione di Strasburgo e della misura provvisoria (sequestro

preventivo ad essa finalizzata), si osserva che valgono per escluderla alcune delle osservazioni già mosse per le misure di prevenzione patrimoniali. Infatti, pur essendo, l’ordine di confisca, contenuto in una sentenza penale di condanna o in una decisione giudiziaria (ordinanza adottata all’esito del procedimento di esecuzione), i beni confiscati ai sensi dell’art. 12-sexies non sono legati al reato per il quale è intervenuta condanna da alcun vincolo pertinenziale, non costituendo provento o strumento di esso. Purtroppo, identiche osservazioni valgono, sia per il sequestro finalizzato alla confisca

di prevenzione sia per il sequestro finalizzato alla confisca ex art.12-sexies, anche in

ordine all’applicabilità della Decisione quadro del Consiglio dell’U. E. 2003/577/GAI del 22-7-2003, relativa all’esecuzione nell’Unione europea dei provvedimenti di blocco dei beni o di sequestro probatorio, intendendo per tali i provvedimenti adottati da un’autorità giudiziaria competente dello Stato di emissione per impedire provvisoriamente ogni operazione volta a distruggere, trasformare, spostare, trasferire o alienare beni che potrebbero essere oggetto di confisca o costituire una prova. Infatti, la Decisione quadro all’art. 2, lett. d), dopo avere definito il concetto di “bene”,

precisa che esso deve essere ritenuto dall’autorità giudiziaria procedente come il prodotto di uno dei reati di cui all’art. 3 o l’equivalente, in tutto o in parte, del valore di tale prodotto, oppure come strumento od oggetto di tali reati.

Si tratta, come può agevolmente osservarsi, di condizioni di applicabilità che mancano

sia nel sequestro di prevenzione sia nel sequestro preventivo finalizzato alla confisca ex

art. 12-sexies.

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Orbene, mentre possono comprendersi le ragioni, per molti aspetti insuperabili, che impediscono agli altri Stati membri o firmatari della Convenzione di Strasburgo di prestare cooperazione giudiziaria all’Italia per l’esecuzione dei provvedimenti applicativi della misura di prevenzione patrimoniale della confisca e del sequestro ad essa finalizzato, o che impediscono agli Stati membri di riconoscere ed eseguire direttamente, in virtù della Decisione quadro del 22-7-03, i provvedimenti suddetti adottati dall’autorità giudiziaria italiana, è necessario che il legislatore italiano, adottando le misure necessarie per conformarsi alla decisione quadro citata, rimuova ogni ostacolo per consentire agli altri Stati membri di riconoscere ed eseguire direttamente i provvedimenti di sequestro preventivo finalizzati alla confisca ex art.12- sexies. Si tratta, infatti, di provvedimenti adottati nell’ambito di un procedimento penale per l’accertamento di un reato, o nell’ambito di un procedimento di esecuzione promosso per disporre la confisca nei confronti di persona, già condannata per determinati reati, i cui beni sono, per presunzione “iuris tantum” non superata da credibile giustificazione, di origine illecita. Tentando di azzardare una soluzione, il legislatore, nell’adottare le misure necessarie per conformarsi alla Decisione quadro in questione, potrebbe valorizzare l’inciso

letterale, riferito dall’art.2, lett. d), della stessa Decisione quadro al prodotto del reato, sia equivalente, in tutto o in parte, al valore di tale prodotto”, riferendo l’equivalenza

a tutti quei beni che sono stati accumulati dal soggetto mediante il reimpiego dei

proventi dell’attività delittuosa alla quale egli era dedito, ossia ritenendo i beni suddetti equivalenti al prodotto complessivo dell’attività delittuosa. D’altra parte, la stessa Cassazione 28 ha affermato che il legislatore ha operato, con l’introduzione della confisca prevista dall’art.12-sexies, una scelta di politica criminale

in virtù della quale ha individuato dei delitti particolarmente gravi, idonei a creare una

illecita accumulazione di ricchezza, traendo la presunzione “iuris tantum” di origine delittuosa del patrimonio “sproporzionato” a disposizione del condannato per i delitti indicati. Ed invero, la circostanza che il condannato non riesca a fornire una giustificazione credibile della provenienza lecita del suo patrimonio, idonea a superare la presunzione “iuris tantum” d’illiceità, dà conferma nell’ambito del procedimento (penale o

28 Corte Cass. S.U. penali c.c. 17-11-2003, dep. 19-1-2004, n. 920.

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d’esecuzione) della provenienza delittuosa del patrimonio e ne consente il sequestro prima e la confisca poi. Tale argomentazione, con tutti i suoi limiti ben noti, potrebbe essere utilizzata dalla Stato italiano per consentire l’esecuzione all’estero dei provvedimenti di sequestro preventivo finalizzati alla confisca prevista dall’art. 12-sexies, strumento di indiscutibile e provata efficacia nel contrasto alla criminalità organizzata. Roberto Alfonso

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