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QUADERNI FIORENTINI

per la storia del pensiero giuridico moderno

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(2013)

FRANCESCO MIGLIORINO

LISTITUZIONE SOCIALE DELLA MANCANZA


(a proposito di Antonio M. Hespanha, Imbecillitas.
As bem-adventuranas da inferiodidade nas sociedades
de Antigo Regime, So Paulo, Annablume Editora, 2010)
1. Premessa. 2. Il brusio della lingua e il discorso della storia. 3. Rusticitas: un
paradigma dellumano. 4. Labito diventa corpo.

1.

Premessa.

Prendo a prestito le parole di Pietro Barcellona che a proposito


de Listituzione immaginaria della societ di Cornelius Castoriadis mette
in evidenza come fra psiche, istituzione sociale, immaginazione del
reale e del razionale la dinamica del desiderio e del bisogno trovino
il loro punto di partenza nella necessit per il soggetto di colmare,
coprire un vuoto, una mancanza (1).
Il libro di Hespanha ha davvero un titolo aspro, quasi un pugno
nello stomaco, con i suoi segni drammatici e i suoi slittamenti semantici.
Limbecillitas, da sempre, si d a vedere come debolezza dellanimo e
del corpo. Per tutti, non solo per alcuni: per chi resta connato e
macchiato ai margini della Polis, e per chi al riparo del suo status
guarda con orrore agli esiti bestiali di una degradazione sociale.
Il sottotitolo, invece, dolce e suadente: Le beatitudini dellinferiorit . Non pu non alludere ai libri sapienziali e ai Salmi, soprattutto al Discorso della montagna (Mt 5,1-12 e Lc 6,17-26) col suo
elenco di beati: poveri in spirito, afitti, miti, affamati di giustizia,
misericordiosi, puri di cuore e operatori di pace.
Da una parte, dunque, la separazione e lostracismo, dallaltra, la
riconciliazione voluta dallordine naturale del Creato. In questa polarit, riducibile solo in virt di ardite giravolte, si costruisce la trama
(1) Edizione italiana a cura di F. Ciaramelli, presentazione di P. Barcellona,
Torino, Bollati Boringhieri, 1995, p. 16.

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narrativa del libro di Hespanha che aggroviglia il suo lettore entro le


maglie e gli incroci di un labirinto. Verrebbe da pensare al grande e
sperduto Architetto della Ragione che, nel silenzio siderale dei suoi
pochi giorni (solo sei), ha lasciato sulla scena il drammatico e mai risolto
confronto tra le maschere del diritto e i volti della vita .
Immagini e archetipi, dunque, che hanno segnato, in maniera
radicale, il modo in cui lumano si riconosciuto come tale. Senza dover
chiedere spiegazioni a chi non poteva darne.
Il nostro Autore frequenta da sempre limmaginario della societ
dantico regime con uninclinazione non comune a interrogare le fonti
senza inngimenti o giri di parole. La sua capacit di costruzione
spiazza a tal punto il lettore da impigliarlo in una rete di simboli
signicanti che, dai lemmi del premoderno a quelli del postmoderno,
cambiano continuamente di posto.
Il discorso di Hespanha meriterebbe di essere discusso in un
seminario di teoria della narrazione. In fondo, uno dei suoi autori
prediletti, Reinhart Koselleck, con i suoi studi sulla semantica della
modernit e sulla teoria dei concetti storici, in questa specica area ha
dissodato terreni mai esplorati prima.
2.

Il brusio della lingua e il discorso della storia.

Roland Barthes ha tanti meriti. In un breve prezioso saggio del


1967 ha saputo decostruire il luogo comune secondo cui i discorsi degli
storici siano per antonomasia una descrizione del reale . La sua era
una sacrosanta critica allimpianto del positivismo e, tuttavia, lo scritto
ha una portata pi ampia perch riguarda la propensione autoreferenziale di ogni discorso storico: il discorso storico non segue il reale, non
fa altro che signicarlo, continuando a ripetere accaduto, anche se tale
asserzione sempre e soltanto laltra faccia, il signicato, di tutta la
narrazione storica (2). Lenunciazione di Benveniste e gli shifters di
Jakobs servono al grande semiologo francese per denunciare quel
cortocircuito signicante-referente che come nel messaggio fotograco mette allo scoperto lanalogia meccanica della realt (3).
Da qui vorremmo cominciare per mostrare la forza euristica del
(2) R. BARTHES, Il discorso della storia (1967), in Il brusio della lingua: saggi critici
IV, trad. it., Torino, Einaudi, 1988, p. 148.
(3) Cfr. P. BERTETTI, Opzione anti referenziale, descrizione, effetto di reale nella
semiologia di Roland Barthes Sourtout il faut tuer le rfrent!, in Con Roland Barthes.
Alle sorgenti del senso, a cura di A. Ponzio, P. Calaferato, S. Petrilli, Roma, Meltemi
2006, p. 157 e ss.

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concetto di immagine usato pi volte da Hespanha, ma anche la sua


controversa signicazione. una parola che d il anco a molti
fraintendimenti. Di che parliamo quando usiamo la coppia immagine/
immaginazione? Di quella forza creatrice (primaria e irriducibile) di
signicati collettivi grazie ai quali avviene la socializzazione degli individui, o dobbiamo rassegnarci allidea che i signicati immaginari
sociali si costituiscano nel loro rapporto con gli oggetti considerati
come loro referenti (4)? Ci riferiamo forse all esser gi preso di cui
parla Husserl a proposito del mondo della vita (Lebenswelt) (5)? E
ancora: alla precomprensione di Heidegger o agli esiti pi radicali
dellermeneutica? Qual lo scarto tra le forme di vita di Wittgenstein (il dato che devessere accettato (6)) e limmaginazione riessiva (i.e.
secondaria) di cui si serve luomo interpretante per mettere ordine e
strutturare i dati dellesperienza (7)?
Pu esser utile qui ricordare la centralit del termine Weltbilder
(immagini del mondo) di Hans Blumenberg, per non dire della Einbildungskraft della Terza Critica di Kant, che non semplicemente
immaginazione, ma appunto facolt dellimmaginazione. Non sono
questioni di poco conto, se si vuole davvero affrontare il signicato
del signicato del pesante e soave fardello dellimbecillitas nella
societ dantico regime.
Il primo e denso capitolo del nostro libro, Um pouco de teoria
de Histria , davvero generoso al riguardo. come se lAutore
volesse scoprire le sue carte prima ancora di giocarle.
Immagine egli scrive rinvia allidea di modelli organizzativi di percezione della realt. Alla stessa maniera delle rappresentazioni e dei concetti, le immagini si connotano per la loro capacit
strutturante e poietica nella formazione della conoscenza. Questi immaginari non mantengono alcun rapporto obbligato (meccanico) con
loggettivit inerte. Una pluralit di mediazioni, rifrazioni, creazioni
orientano il passaggio dalla realt alla sua rappresentazione intellettuale.
(4) Per CASTORIADIS, Listituzione immaginaria della societ, cit., Prefazione
alledizione originale, p. XXXVII e s., limmaginario di cui parlo non immagine di.
creazione incessante ed essenzialmente indeterminata (sociale-storica e psichica) di
gure/forme/immagini, a partire da cui soltanto si pu parlare di qualche cosa .
(5) Cfr. E. HUSSERL, La crisi delle scienze europee, trad. it., Milano, Il Saggiatore,
1961.
(6) L. WITTGENSTEIN, Ricerche losoche, trad. it., Torino, Einaudi, 1995, Seconda parte, p. 195.
(7) Cfr. C. GEERTZ, Interpretazione di culture, trad. it., Bologna, il Mulino, 1987,
p. 41.

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Ma c di pi: una volta impiantati nelle pratiche sociali, essi modellano


le percezioni, le valutazioni e i comportamenti dei singoli e dei gruppi.
Per il nostro Autore, tali matrici generali di percezione e di
valutazione sono costitutive del senso comune e si mantengono
tendenzialmente coerenti grazie al discorso giuridico, che trascrive con
le logiche della Topica le forme accettabili e accettate dai pi. La
categorizzazione sociale, dunque, come forma di istituzionalizzazione
dei legami sociali, che tra sistema e ambiente vince la sua
stessa inerzia quando chiamata a fronteggiare nuovi interessi e nuovi
assetti. Per questa via, la rielaborazione immaginaria della gerarchia
sociale ha come esito una sorta di rivoluzione che, senza fare scorrere
una sola goccia di sangue, conquista la sua Bastiglia con le parole di una
nuova categorizzazione. Molti nomi lo fa giustamente rilevare
Hespanha non sono solo nomi: intellettuale , borghese , proletario , uomo , pazzo , rustico , sono, in aggiunta ai loro
fonemi e alle loro lettere, statuti sociali per i quali si lotta, per farne
parte o per uscirne . Le categorie come piazzeforti che si conquistano
o si perdono, a tal punto che la mobilit di status, nellantico regime, era
innanzitutto onomastica o tassonomica (p. 18).
Il nostro Autore fa riferimento a Koselleck e alla sua Begriffsgeschichte per dire: Le categorie costituiscono, di fatto, modelli molto
permanenti per dare senso ai comportamenti individuali e individualizzati [...]. Allo stesso modo in cui le strutture (virtuali) del linguaggio
(langue) attribuiscono signicato alla lingua parlata (langage) e agli atti
linguistici (linguistic utterances (p. 22). La creativit della categorizzazione analoga a quella di un atto di parola: senza il suo radicamento
nel tessuto sociale e storico della lingua, non sarebbe n possibile n
comprensibile. Il che del tutto condivisibile, salvo ammettere che si
rischia di lasciare molto sullo sfondo il problema teorico dello statuto
ontologico del singolare-collettivo.
Si d forse troppa enfasi all autonomia dei concetti e del
discorso, si corre il rischio di ritrovarsi senza bussola nella radura di un
incerto costruttivismo linguistico. A ben vedere, il linguistic turn di
Koselleck assegna, invece, un ruolo fondamentale al linguaggio e al
mutamento semantico delle categorie che sono insieme prodotto e
ri-orientamento della realt storica. Daltronde, lo stesso Autore a
citare un passaggio decisivo di Futuro passato: Con ogni concetto
vengono posti determinati orizzonti, ma anche i limiti di unesperienza
possibile e di una teoria pensabile [...]. Il linguaggio concettuale un
mezzo intrinsecamente coerente per tematizzare la capacit di esperien-

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za e la consistenza teorica (8). Per Koselleck, la fattibilit della storia


(Machtbarkeit) guarda alla realt ontologica della storia come forse mai
era stata pensata prima (9).
Se volessimo provare a spiegare ai nostri studenti una questione
cos intricata, potremmo prendere ad esempio il concetto di Guerra .
Senza dover ricorrere alla nozione di Epochenschwelle di Blumenberg (10), basterebbe locchio cinematograco di Stanley Kubrick che,
nella persistenza di una parola cos possente, fa vedere la propensione
dei concetti a piegarsi ai tempi della storia (11): Barry Lyndon (la guerra
dei sette anni) e Orizzonti di gloria (la prima guerra industriale) sono al
riguardo una magnica trascrizione cinematograca della Begriffsgeschichte (come capacit di esperienza e dimensione teorica ,
appunto) (12).
(8) R. KOSELLECK, Futuro passato. Per una semantica dei tempi storici, trad. it.,
Bologna, Clueb, 2007, p. 102.
(9) Come fa rilevare acutamente B. MAJ, Was aber schn ist, selig scheint es in
ihm selbst. Intermittenza delle immagini e Unverletzlichkeit, in Engramma. La
tradizione classica nella memoria occidentale , ottobre 2010, nr. 104 (http://
www.engramma.it/eOS/index.php): Blumenberg e Reinhart Koselleck avevano molti
punti in comune. Ma stato lo storico che, nella parte moderna della voce Geschichte
(1967) dei Geschichtliche Grundbegriffe testo a lungo ignorato dallo stesso Ricur
ha spiegato che nella seconda met del Settecento si formato un nuovo concetto di
storia come sostanza metasica e insieme soggetto, in virt del quale per la prima volta
la storia stessa appariva fattibile dalluomo (Machbarkeit der Geschichte). Di qui un
nuovo nesso temporale, in cui diventa dominante la dimensione del futuro. Attraverso
questo varco il prospettivismo storiograco ha potuto trasformarsi in ideologia, in
particolare nel paradigma marxista. Il modello, riassumibile anche nella formula della
storicizzazione del tempo e della temporalizzazione della storia, chiaramente
pensato contro lo schema della temporalit originaria di Sein und Zeit di Heidegger,
esattamente come tutta la riessione di Walter Benjamin sulle dimensioni del passato e
la loro correlazione con il presente mirano a distruggere la concezione heideggeriana
del tempo .
(10) Centrale nella ricostruzione di La legittimit dellet moderna, trad. it.,
Genova, Marietti, 1992.
(11) Kubrick fra i pi acuti indagatori della violenza, e la guerra un suo tema.
La storiograa in certo senso lo lascia agli specialisti di storia militare, connandolo in
una zona intermedia e oscura. Non a caso molto pi larte letteratura, pittura,
musica a indagarne il signicato: come esempi paradigmatici, Iliade e Persiani di
Eschilo, codici fondanti dellepica e della tragedia. Del tutto ovvio, allora, che il cinema
se ne sia impadronito, in chiave ora epica ora tragica (o mista).
(12) Cfr. KOSELLECK, Futuro passato, cit., p. 98: il rigore diacronico con cui la
ricerca si occupa della durata e del cambiamento di un concetto accresce la rilevanza
storico-sociale dei risultati [...]. Solo in unottica diacronica la durata e la validit di un

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Per accedere agli universi di senso della societ dantico regime


non c ragione di contrapporre il macro al micro, le categorie alle
pratiche, le strutture agli individui. Finiremmo per ricacciare la costellazione di quella esperienza nel suo buco nero, salvo poi chiedere agli
storici una nebulosa quanto improbabile capacit trans-istorica di
osservazione. Non si pu non essere daccordo con linsistito richiamo
al decentramento del soggetto e alla dimensione implicita (non
intenzionale) della testualit: Qualunque grande pensatore che appare
qui si mostra senza galloni, ridotto a soldato semplice (ma forse pi
eloquente) di uno sterminato esercito anonimo . A lasciare dubbiosi
sono, per, i riferimenti a Michel Foucault.
Non v dubbio che nelle opere archeologiche degli anni
sessanta (Storia della follia, Le parole e le cose, Larcheologia del sapere)
il losofo francese scandaglia le pratiche discorsive in cui si articola il
sapere, senza per perdere di vista il tema generale delle sue ricerche:
il soggetto e, pi precisamente, le procedure di soggettivazione. Le
regole anonime e storiche che, in un contesto sociale determinato,
ssano le condizione di esistenza degli enunciati si imbattono in una
molteplicit di relazioni non discorsive e di dispositivi disciplinari.
La priori storico (a priori historique) di Foucault ha poco a che
vedere con la previsione prescrittiva di Kant, meno che mai con un
soggetto trascendentale che, con la sua primazia ontologica, precede e
fonda le pratiche. Il sapere implicito (savoire implicite) di cui si occupa (13), non riconoscibile nell autonomia del discorso che
invocato da Hespanha. Per non dire che Foucault, con i suoi continui
ripensamenti e aggiustamenti, forse lautore meno propenso a essere
assunto come icona. Basterebbe pensare al suo percorso in cui gli assi
del potere, del sapere e del soggetto si intersecano a pi riprese con
profondi mutamenti prospettici.
Il problema il rapporto tra le formazioni discorsive e le pratiche,
che non sono, come pensa Hespanha, entit autonome da cui scaturirebbero le dimensioni pragmatiche e le relazioni di potere.
concetto sociale o politico e le strutture corrispondenti possono diventare visibili. La
permanenza delle parole, in se stessa, non un sintomo sufciente dellidentit dei loro
contenuti attraverso il tempo .
(13) Cfr. Michel Foucault, Les mots et le choses (intervista con Raymond
Bellour), trad. ital., in Archivio Foucault I, 1961-1970. Follia, scrittura, discorso, a cura di
J. Revel, Milano, Feltrinelli 1996, p. 110 s.: In una societ le conoscenze, le idee
losoche, le opinioni di tutti i giorni, ma anche le istituzioni, le pratiche commerciali e
poliziesche, i costumi, tutto rimanda a un certo sapere implicito proprio su queste
societ . Interrogare questo sapere permette di evitare ogni problema di precedenza
della teoria rispetto alla pratica, e viceversa .

LETTURE

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Per dirla con Carlo Sini, per pratica non si intende qualcosa
di pratico, di strumentale, di subordinato alla teoria . Il rapporto tra
teoria e prassi il risultato di una sorta di mondo capovolto. Non c
mai il mondo, o un mondo, che se ne stia l, chiuso in se stesso, cio
senza riferimento a una qualche pratica di mondo . Da Peirce a
Nietzsche, da Husserl ad Heidegger, da Wittgenstein a Foucault, si
sviluppata una riessione della prassi trascendentale che costitutiva delle cose che la coscienza ingenua incontra di volta in volta nel
mondo, prendendole come reali in s e per s (14). Le pratiche non
sono mai meramente pragmatiche, sono la possibilit di esistenza dei
soggetti e degli oggetti di conoscenza. Viene alla mente linnocente
risposta data dal contadino analfabeta allinfaticabile neurologo Alexander Lurija che gli chiedeva di dare una denizione delle cose che
trasformava e degli attrezzi che maneggiava per riscaldare la casa.
Imprendibile nelle maglie della scrittura, egli si sottraeva volentieri a
quella coazione che ci , invece, cos familiare, di spiegare e di denire.
Lalbero e i rami, la sega e i tronchi non potevano essere messi a
distanza dalla sua quotidiana fatica di fare la legna, portarla in casa per
poi arderla. Col suo descrivere e non denire, stava rappresentando la
pratica di cui egli stesso era parte, insieme alle cose, alle procedure e al
patrimonio testuale di una sapienza antica (15). Diversamente da quanto
accade a noi quando esibiamo la nostra sovranit (il nostro senso
estetico) nel mettere a distanza le cose: restiamo abbagliati dal mondo e
non ci accorgiamo che ogni giorno esigiamo una apertura di senso, ogni
giorno riscuotiamo un debito sociale (e culturale) in virt delle molteplici pratiche che insieme alle cose ci fanno stare-al-mondo (16).
3.

Rusticitas: un paradigma dellumano.

Per Francisco de Vitoria, la mala et barbara educatio che


rendeva insensati et hebetes i nativi non era [...] per nulla dissimile da
quella dei rustici, che cos poco si distinguevano dalle bestie (17).
Rusticus non era mai stato un termine neutro e per i maestri del
diritto comune traduceva lignoranza, la brutalit, la malizia, ma
anche la furbizia e la primitiva innocenza di tutti coloro che vivevano
fuori dalle citt, di tutti coloro che, depositari solo di un sapere orale
(14) Cfr. C. SINI, Filosoa e scrittura, Roma-Bari, Laterza, 1994, p. 77 e ss.
(15) Ivi, p. 65.
(16) Ivi, p. 78 s.
(17) Cfr. L. NUZZO, Dal colonialismo al post-colonialismo: tempi e avventure del
soggetto indigeno, in Quaderni orentini , 33-34 (2004/2005), p. 475.

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e rustici opere et conversatione, vivevano ai margini della testualit


giuridica (18).
Hespanha dedica un corposo capitolo a questo mondo di conne,
in cui si fronteggiano oralit e scrittura, diritto comunitario e diritto
ufciale, basso e alto, terra e cielo. Un vero e proprio crocevia che si
potrebbe anche assumere come una delle chiavi di lettura per provare
a decifrare nello spazio liminale della condizione umana la
funzione sociale delle inferiorit dantico regime.
Le fonti storiche spiegano e nascondono allo stesso tempo. Ci
mostrano sovente in modo ingannevole ci che in esse andiamo
cercando, e rimangono invece mute quando, con una certa dose di
presunzione esigiamo risposte alle nostre domande (p. 141). Pu persino accadere che il verosimile sincarichi di colmare i vuoti e le lacune
che la storia si porta appresso da sempre, a tal punto da dissimulare
mitologie ed epifanie che rassicurano tanto lo storico, quanto i lettori
per cui egli scrive le sue storie.
La centralizzazione della corona, la lotta agli abusi feudali, linvestitura sacra del paterno monarca sincontravano nellimmaginario sociale con la pretesa dei giuristi di obliterare le periferie della
giustizia. Un universo marginale che, al cospetto del formalismo del
diritto comune e di quello regio, faceva valere la sua formidabile
capacit di resistenza. Una vita giuridica locale, basata sulloralit e sui
rapporti comunitari, che ha lasciato poche e sperdute tracce nel grande
mare della testualit. Unidea di giustizia popolare che, per funzionare,
faceva afdamento a procedure (non formalizzate) di rapidit ed equit,
che mirava soprattutto a ristabilire a ogni offesa ricevuta dalla
comunit lequilibrio e la concordia tra le famiglie. Grazie anche
allocchiuta vigilanza di ascoltati boni et graves homines (19).
Una sorta di sotterramento della vita giuridica locale che,
forse, possibile riportare alla luce con gli attrezzi dellantropologia
culturale e della sociologia giuridica. Si potrebbe pensare alla distinzione tra societ dominate da una matrice tradizionale (traditionale Herrschaft) e societ governate da un sistema politico legale e razionale
(rationale Herrschaft). Nellambito del diritto, il contrasto tra questi due
(18) Ibidem, ma soprattutto A.M. HESPANHA, Sabios y rsticos. La dulce violencia
de la razn juridica, in La gracia del derecho. Economa de la cultura en la edad moderna,
Madrid, Centro de estudios constitucionales, 1993, p. 32.
(19) Al modo dei testes synodales, anche i boni et graves homines rinviavano agli
onesti e probabiles endoxoi della logica aristotelica: cfr. P. VON MOOS, Das ffentliche und
das Private im Mittelalter. Fr einen kontrollierten Anachronismus, in Das ffentliche
und Private in der Vormoderne, a cura di G. Melville und P. von Moos, Kln-WeimarWien, Bhlau Verlag, 1998, p. 33.

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LETTURE

tipi di organizzazione sociale cui si lega una dualit di organizzazione


simbolica stato ampiamente applicato alle societ emarginate dei
nostri giorni, come per le favelas di Rio de Janeiro (p. 147). Ricerche di
grande fascino, ma che per quel che ci riguarda rischiano di far
parlare gli uomini del passato con parole che non potevano essere
ancora dette nel loro tempo. In ogni caso, non pu perdersi di vista che
lantagonismo tra pratiche giuridiche arcaiche e modelli di giustizia
istituzionalizzata non genera, sempre e comunque, relazioni di radicale
opposizione. Sarebbe come ammettere che le cos dette culture
orali , ieri come oggi, siano una sorta di sospensione della pratica
della scrittura , sarebbe come attualizzare, in maniera articiale, la
Lettera VII di Platone. Loralit la glia prediletta della scrittura,
non sera data mai a vedere prima che venisse alla vita la pratica
alfabetica (20). Ci convince allora di pi Hespanha quando citando
Fernando Bouza scrive: I mondi della cultura orale e della cultura
scritta non si trovano isolati uno dallaltro, soprattutto perch la
tradizione orale si pu mantenere efcace e strutturante in seno a una
cultura gi dominata dallespressione scritta (p. 155).
A partire da questo denso e colto capitolo, vorremmo provare a
vedere come la rusticitas sia stata assunta come paradigma per ogni altra
forma di inferiorit. Rustici erano senza dubbio i selvaggi e i neri di cui
si occupavano i teologi salmantini, ma anche i fanciulli riottosi a ogni
forma di educazione e di incivilimento. Cos come i miserabili, i poveri,
i dementi, i furiosi e gli infami. Una parola performativa che contribuiva
a istituire le cose che nominava: si applicava non solo ai grossolani, ai
rudi e agli ignoranti dellEuropa cristiana; nel secolo doro della Conquista, si attagliava magnicamente ai nativi doltremare, di ogni genere
e specie. Creature che portavano nel loro soma uninquietante mistura
di ferinit e di innocenza. Viene da pensare agli homines feri di Linneo,
che nellaurorale stagione dellAufklrung servirono a dimostrare
che il subumano pu accedere, con lapprendimento delle buone
maniere , alla piena e compiuta condizione civile (cio umana). Soprattutto, al selvaggio dellAveyron, che rest preda dellinsaziabile
stupore dei curiosi. Diversamente dai folli, per, il piccolo sperduto
ragazzo fu accolto nei salotti, fu dotato di una pensione e ai nostri
giorni persino di un lm di Franois Truffaut. Nonostante gli
encomiabili sforzi del dottor Itard, il volenteroso selvaggio non usc mai
dal suo piccolo e insignicante giardino zoologico. Salvo a scoprire che
dalla scienza naturale del Settecento alla scienza delluomo dellOtto(20)

Cfr. SINI, Filosoa e scrittura, cit., p. 22 e ss.

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cento, nel frattempo si era fatta strada una spiegazione diversa (del
grande Pinel): la sua era una imbecillit congenita.
Come si vede, siamo giunti a un vero crocevia. Le inferiorit
dellantico regime dei rustici in primo luogo rinviano a quello
spazio liminale in cui lumano si specchia nella sua natura animale e
misura il bordo tagliente della sua nitudine.
Il nostro libro stracolmo di riferimenti e citazioni testuali. Le
bestie personicate che subivano processi nei tribunali laici ed
ecclesiastici (p. 63 e ss.); i bambini che con la loro misera capacit di
discernimento erano, come gli animali, soggetti allira e al desiderio
sfrenato: di tutti gli animali, il bambino il pi intrattabile e insidioso,
un animale difcile e molto stupido (p. 72); i prodighi, con la loro
impotenza dellanima, erano simili agli animali selvatici (p. 109); i
montanari della Corsica che in compagnia solo delle bestie se ne
stavano dispersi in piccoli villaggi di sei o sette misere capanne (p. 163);
le donne lascive che, come le giumente, toccavano il massimo della loro
perversione nei rapporti sessuali (p. 114). Insomma, uno sgangherato
esercito di deboli nel corpo e carenti nello spirito, a cui il potere col
suo volto paterno e severo elargiva protezioni e tutele.
Ci muoviamo lungo le linee di frattura in cui l alterit umana
sincontra con quella non umana . Uno spazio metaforico in cui il
discorso giuridico, coi suoi lemmi e i suoi dogmi, ha istituito alla vita
lefferato, il mostruoso, linumano. LAnimale, infatti, direttamente
coinvolto, insieme al Divino, nella riessione losoca quando questa si
rivolge ai suoi propri conni. Nella costruzione del mito, gli animali
hanno avuto in tutti i sistemi di pensiero un ruolo fondamentale
di mediazione con la sfera del sacro: una funzione vitale per provare a
leggere ad alta voce il libro sigillato delluniverso. L alterit umana
ha di mira, invece, il diverso, lospite, lefferato, lo storpio, linfame, il
folle. Una alterit, per, che si confonde a volte con quella non
umana , sicch la questione animale entra volentieri in scena come
elemento rafforzativo di una opposizione che si fa tanto pi radicale
quanto pi lAltro sfugge alle maglie del riconoscimento.
Al conne fra umano e inumano operano due strategie distinte:
lanalogia e lopposizione. Sarebbe per un errore pensare a procedure
che si escludono vicendevolmente. I giuristi, da sempre, sono stati
abilissimi nel combinarle insieme, propendendo ora per luna ora per
laltra. Non allo scopo di escludere (oggi useremmo rimuovere) il
perturbante , ma per nominarlo e catturarlo nelle maglie del
diritto.
Per Horkheimer e Adorno, lidea delluomo, nella storia europea, trova espressione nella distinzione dallanimale. Con lirragionevolezza dellanimale si dimostra la dignit delluomo . Lanimalit enun-

LETTURE

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cia una differenza, la demarcazione dellumano e nellumano, il suo


limite e il suo specchio oscuro (21). Un ciclo maledetto , come lha
denito Levy-Strauss (1962), che servito per escludere degli uomini da
altri uomini e per costruire un umanesimo riservato a minoranze sempre
pi ristrette. La disumanizzazione dellaltro spesso passa attraverso la
sua animalizzazione, ma questa a sua volta possibile in quanto si sia
operata una preliminare bestializzazione del mondo animale, con le armi
del dominio e della reicazione (22).
Alla ne, potremmo dire che la domesticazione di rustici,
indigeni, donne, minori, prodighi e folli si sia avvalsa dello straordinario
patrimonio di esperienza che, da sempre, si costruisce nello spazio
liminale in cui lumano si fronteggia col lato oscuro della sua animalit.
4.

Labito diventa corpo.

Ordine e armonia, gerarchie e status sono gli orizzonti di mondo


delluomo premoderno. Lordine in quanto struttura evoca la costanza, la ssit, limmodicabilit, la regolarit . Il mutamento, allopposto, mette in discussione lassetto, unintollerabile sda nei confronti
delle forme, delle strutture consolidate ed ordinanti (23). Per luomo
medievale non si d unit se non come connessione gerarchica di parti
diseguali. Lordine sociale un momento di un ordine universale e
ripete in se stesso la logica gerarchica della totalit . In questa visione,
per, le singole parti sono anche momenti di unindissolubile unit;
parti di un corpo che vive della disuguaglianza, ma anche della solidariet dei suoi componenti (24).
Hespanha d in proposito una magnica descrizione dei quadri
mentali che, nella tta rete della comunicazione sociale, sincaricavano
di conferire ordine e signicato allattivit delluomo (25).
(21) M. HORKHEIMER e T.W. ADORNO, Dialettica dellIlluminismo, trad. it.,
Torino, Einaudi, 1966, p. 262.
(22) Cfr. A. RIVERA, Una relazione ambigua. Umani e animali, fra ragione
simbolica e ragione strumentale, in Homo sapiens e mucca pazza, a cura di A. Rivera, Bari,
Edizioni Dedalo, 2000, pp. 5-67.
(23) P. COSTA, Ordine, mutamento, secolarizzazione: unipotesi interpretativa, in
La dislocazione della religione lungo lepoca moderna, Catania, CeSIFeR, 2003, p. 11.
(24) Ivi, p. 14, che fa altres rilevare come la metafora del corpo venga applicata
alle pi diverse realt sociali e istituzionali per sottolinearne il carattere unitario .
(25) Z. BAUMAN, Cultura come prassi, trad. it., Bologna, il Mulino, 1976, si avvale
dei contributi pi signicativi della teoria dellinformazione e della semiologia per
rappresentare la cultura come attivit volta alla strutturazione del mondo umano. Per

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In una societ profondamente cristiana, la narrazione della creazione svolgeva un ruolo strutturante e ispirava la teologia politica
dellet medievale e moderna. Un Dio comunicativo, che era insieme
principio regolatore e cibernetico, aveva dotato gli enti sici e quelli
morali di unintrinseca natura relazionale. La condizione umana non era
fatta da individui isolati e socialmente indifferenziati. Cerano padri,
gli, professori, scolari, donne, laici, chierici, insieme con prodighi,
dementi, rustici, selvaggi e poveri. Al di fuori e allinterno della condizione di imbecillitas. Ciascuno, per la sua misera parte, era legato a tutti
gli altri per mezzo di predicati e attributi, che li segnavano nella loro
concreta soggettivit. Lidea di un ordine oggettivo e indisponibile delle
cose dominava il senso della vita, le rappresentazioni del mondo e le
azioni degli uomini.
Per assecondare la Verit, il comportamento degli uomini doveva
specchiarsi nella natura. La ricerca dellarmonia dalla dissonanza era il
vero sapere implicito che guidava tutti, dai pi dotti ai pi inmi.
Un vero capolavoro di immaginario radicale e inconscio. La comunit
era mantenuta in vita grazie alla capacit di rendere laltro familiare, di
trasformarlo in una persona compiutamente denita .
Si capisce, allora, perch i segni sincaricassero di stabilizzare il
usso sociale rendendo riconoscibili gli status, le diversit e le devianze (26). Come recita una glossa di Piacentino, ad ogni status un abito
diverso: clamis militum, purpura regum, stola clericorum vel sacerdotum, toga advocatorum, birrus rusticorum, coculla monachorum (27). Una trasparenza che i moderni scrittori di utopie avrebbero
sognato come un indice di societ ideale , ma che a quel tempo era
una realt quotidiana, un effetto naturale della continua e totale apertura della vita di ogni singolo membro della comunit allo sguardo di
tutti gli altri (28).
questa via la cultura come prassi, di ispirazione marxiana, si incontra con lantropologia
e la sociologia, in particolare con la corrente ermeneutica inaugurata da Clifford Geertz.
Il risultato signicativo: La cultura non un insieme di particolarizzazioni della
funzione comunicativa incorporata nel linguaggio, ma invece il linguaggio che si
trasforma in uno dei tanti strumenti dello sforzo generalizzato di ordinare portato avanti
dalla cultura come un tutto (p. 146).
(26) Cfr. M. DOUGLAS, Come pensano le istituzioni, trad. it., Bologna, il Mulino,
1990, p. 141 ss.
(27)
Ed. E. CONTE, Tres Libri Codicis. La ricomparsa del testo e lesegesi
scolastica prima di Accursio, Frankfurt am Main, Klostermann, 1990, p. 158.
(28) Cfr. Z. BAUMAN, La decadenza degli intellettuali. Da legislatori a interpreti,
trad. it., Torino, Bollati Boringhieri, 2007, p. 53.

LETTURE

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Siamo al cospetto di fenomeni strutturali di lunga durata. Come


fa osservare il nostro Autore, la precomprensione della societ come
un tutto ordinato di parti autonome e diverse costituiva la matrice
esplicativa del modo di essere delle strutture istituzionali , a tal punto
che lo stesso concetto di debito si inscriveva nellordine naturale che
legava fra loro le creature e rendeva necessarie le loro reciproche
relazioni, specchio e rappresentazione della sapienza, della volont e
dellinnita bont del Creatore (p. 52).
Se il mondo era il regno della diversit, ogni singola creatura
acquisiva una disposizione stabile, vestiva una foggia di habitus che non
poteva non corrispondere alla sua funzione naturale. Una costellazione
di status che guardava allimperfezione come a uno specico luogo
nellordine del mondo (29). Si pu ben capire, allora, che il Male (il
nemico assoluto) non fosse il dissimile, ma il simile pervertito e deviato.
Il mito della trasparenza lasciava sul campo le sue crepe e dava a vedere
una storia senza storia. Nellautunno del medioevo, la lunga durata di
cui parla Hespanha, si infrange insieme con le sue collaudate forme di
controllo sociale. Gli uomini si sentono come soffocare da una generale
condizione di angoscia che lascia presagire poteri sinistri e nemici
invisibili: uomini senza signore , vagabondi e poveri dogni risma
eludono le maglie di un incespicante sistema di sorveglianza e insinuano
il timore per una dimensione sconosciuta dellesistenza. Il perturbante
(unheimlich), con la sua seducente modernit, irrompe sulla scena del
mondo (30).
Non una discontinuit di poco conto, che nel racconto del
nostro libro lasciata in ombra, cos come non si d il giusto rilievo alla
cultura della simulazione/dissimulazione e della restrizione mentale (31). A ben vedere, invece, a partire dal XVI secolo si aprono linee
di frattura nella pisteme delluomo medievale. Mi riferisco a un nuovo
regime di segretezza nella vita pubblica e alla dubbiosit della coscienza. Si tratta di tre avvenimenti capitali che concorrono a dislocare il
luogo della verit dal medium linguistico al teatro e alla scena del corpo.
Nel cono dombra della segretezza barocca si comincia a porre il
problema di scandagliare linterno attraverso lesterno. In due autori
minori del sec. XVI, Scipione Chiaramonti e Giovanni Bonifacio,
emerge per la prima volta un problema cruciale dei saperi moderni. Ci
(29) Cfr. anche A.M. HESPANHA, Las categoras del poltico y de lo jurdico en la
poca moderna, in Ius fugit , III-IV (1994-1995), p. 86 e ss.
(30) Cfr. BAUMAN, La decadenza degli intellettuali, cit., p. 53 e ss.
(31) Cfr. in proposito M. TURRINI, Fiducia e restrizione mentale (secoli XVIIXVIII), in La ducia secondo i linguaggi del potere, a cura di Paolo Prodi, Bologna, il
Mulino, 2007, pp. 219-233.

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si chiede se sia operante una frattura tra linterno (ci che non si vede,
ci che nascosto) e lesterno (ci che si manifesta, ci che appare).
Comincia a serpeggiare il sospetto dellimpossibilit (o almeno, della
difcolt) di rendere trasparente linvisibile e di leggervi come in un
libro aperto attraverso segni, cifre e corrispondenze canoniche. Si
individua persino uno scarto tra lesplicito e limplicito dei discorsi, tra
quello che si dice e ci di cui si parla, tra lenunciato e lenunciazione (32).
Dinanzi alla naturale inclinazione degli uomini alla simulazione e
al nascondimento, Bonifacio individua nella gestualit del corpo una
sorta di lingua naturale in cui possibile leggere, meglio che nel comune
parlare, i pi segreti pensieri, i pi celati affetti degli animi . Per
questa via il corpo, per la prima volta, diventa il teatro della verit.
Questa diversa sensibilit non potrebbe intendersi al di fuori della
copiosa trattatistica sulla simulazione e sulla dissimulazione che si
impegna a consigliare al principe e al cortigiano le regole della Ragion
di Stato, le forme oneste e necessarie dellarte di governo. La simulacome al tempo di Tommaso
zione cinque e seicentesca non pi
dAquino
il registro dellerrore n tanto meno una variante della
menzogna. Se la verit tanto pi insondabile quanto pi il segreto si
inscrive nel cuore delluomo e nelle leggi della natura, si rendono allora
necessarie tecniche pi agguerrite per stanarla. La coscienza, per la
prima volta, fa irruzione nel teatro del diritto.
Ma, torniamo al nostro libro, che pi volte rafgura un universo
di status che annichilisce la concretezza corporea dei singoli: Di fronte
a questa molteplicit di stati, la materialit sica e psicologica degli
uomini scompare. La persona non corrisponde pi a un sostrato sico,
ma passa a costituire lente che il diritto crea per ogni aspetto, ogni
fattezza, situazione o stato in cui un individuo gli si presenta . Di
fronte alla molteplicit dei corpi sociali, la materialit (sica e psicologica) degli uomini si frantuma no a dissolversi. La persona non trova
pi il suo naturale sostegno e rimane incorporato nellente che il diritto
crea per ogni situazione: la realt giuridica decisiva, la vera persona
giuridica, questo stato, che permanente, e non gli individui, transitori, che gli conferiscono momentaneamente un volto . Alla ne,
labito si fa corpo (p. 59).
Francamente, mi pare ci sia una rilevante differenza tra i muti
attaccapanni che erano il frutto dellastrazione del Codice (33) e gli

(32) Su questi temi cfr. le dense e colte pagine di A. FONTANA, Il vizio occulto.
Cinque saggi sulle origini della modernit, Ancona, Transeuropa, 1989, pp. 15-21.
(33) Cfr. P. CARONI, Saggi sulla storia della codicazione, Milano, Giuffr, 1998,
p. 29: milioni di individui, ai quali la soppressione delle strutture comunitarie

LETTURE

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uomini dantico regime, che in virt dei loro habitus e dei loro
privilegi (iura singularia) erano classicati entro i recinti di uno status
determinato.
Nel tentativo di individuare il fondamento dellincapacit di folli
e prodighi, la tesi di fondo del libro che la teoria della personalit
giuridica, sin dal nire del secolo XVIII (sic!), si sarebbe associata a
quella della capacit, nella sua duplice accezione di Rechtsfhigkeit
(capacit giuridica) e di Handlungsfhigkeit (capacit dagire): Per
lantropologia losoca e politica della modernit, libert di volere e
capacit di intendere erano inseparabili, a tal punto che la volont
razionale e la libert degradata non erano nemmeno volont n libert,
ma passione e tirannia delle passioni e degli istinti , dal momento che
il modello individualista e contrattualista della societ aveva [ormai]
abbandonato lidea che i diritti e i doveri provenissero dalla natura e
aveva stabilito come principio fondatore degli obblighi e delle prerogative sociali un atto di volont dichiarata e razionale (p. 83).
Ci avrebbe dato origine a una concezione unitaria del soggetto
di diritto (teoria unitria da personalidade) che, spostando il fulcro dei
diritti dallo status alla persona, fece della volont e della ragione la
condizione essenziale, tanto della titolarit quanto dellesercizio dei
diritti. pregevole il tentativo di evidenziare come lantico regime
vedesse la questione della capacit inscindibilmente legata agli stati e,
anche per questo motivo, non avesse un atteggiamento marcatamente
discriminatorio nei confronti della follia, considerata come una delle
tante peculiarit dellessere umano. Laffermarsi del paradigma liberale,
invece, nel valorizzare volont e ragione, avrebbe denitivamente privato i folli della loro specialit , ponendoli al di fuori del vincolo
politico e relegandoli alla condizione di incapaci e interdetti.
Non chiaro, invece, perch lAutore abbia scelto di giustapporre
lopera di Franois-Emmanuel Fodr, medico neanche tra i pi celebri
della Francia di ne Settecento, a quella dei giuristi portoghesi, le cui
teorie avrebbero segnato per motivi diversi una involuzione
della teoria generale della personalit, datata mezzo secolo prima.
Lopera di Correia Telles colloca la trattazione sugli incapaci nellambito del diritto di famiglia, Coelho da Rocha, invece, riconduce la
questione agli stati delle persone. Per Hespanha, si dovr attendere il
primo codice civile del 1867 perch la teoria unitaria della personalit
dellAncien Rgime aveva irrimediabilmente sottratto ogni possibilit di identicazione
sociale, e che in questo senso erano spaesati e disorganizzati, di colpo divennero attori
di un gioco che li trascendeva, possibili destinatari di diritti e di obblighi, potenziali
titolari di rapporti giuridici [...]. Come una lunga serie di muti attaccapanni in attesa di
possibili cappotti .

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sia recepita in Portogallo e acquisisca un carattere pregiudiziale rispetto


a tutte le relazioni giuridiche. Questo si pu ben condividere, ma resta
il pesante fardello di quellabito che si fa corpo.
Non v dubbio che, nel linguaggio del diritto, lambivalenza tra
luomo e il suo ruolo non sia mai stata mai risolta n cancellata, al punto
tale che non la nuda vita (ci che sotto la maschera) otteneva
disciplina, ma quanto di essa fosse ricalcato, e coincidesse, con la
maschera stessa (34). Si potrebbe anche aggiungere che lo scarto tra
la vivente concretezza delluomo e lastrazione della persona [ha]
segnato lintera storia giuridica dellOccidente, lungo litinerario tracciato dal suo carattere formale dimpronta romana (35). Un vettore
concettuale di lungo periodo , che per Roberto Esposito si
installato alla perfezione nel cuore della modernit (36). Per incontrare
compiutamente il termine persona come centro di imputazioni
giuridiche, non basta ancora il soggettismo giusnaturalistico, bisogna
avere la pazienza di aspettare la stagione concettualistica della pandettistica tedesca. Il diritto soggettivo, come potere della volont del
soggetto , dopo i suoi primi incespicanti passi, trova la sua pi
completa sistemazione solo nella scienza giuridica dellOttocento tedesco.
Nonostante il concetto di capacit giuridica sia un prodotto
relativamente recente, la spersonalizzazione del soggetto-uomo andrebbe retrodatata (37). Non no al punto, per, da pensare per lantico
regime ad anacronistiche forme di astrazione concettuale.
C, infatti, unintrinseca correlazione tra le procedure di individuazione e quelle di classicazione. Basterebbe solo pensare alle numerosi fonti utilizzate da Hespanha sui legami emozionali e affettivi
che legavano tra loro gli attori della scena giuridica e sociale: i rapporti
familiari, la storytelling delle culture marginali e orali, la venerazione
espressa in piet e ossequi dai gli nei riguardi dei padri, lausilio e il
consiglio prestato dai clienti ai patroni, laffetto (affectus) di gratitudine
(34) Cfr. E. STOLFI, Il diritto, la genealogia, la storia. Itinerari, Bologna, il Mulino,
2010, p. 146 e s.
(35) Ivi, p. 149.
(36) R. ESPOSITO, Terza persona. Politica della vita e losoa dellimpersonale,
Torino, Einaudi, 2007, p. 122.
(37) Rinvio volentieri alle dense pagine di P. CAPPELLINI, Storie dei concetti
giuridici, Torino, Gappichelli, 2010, pp. 49-109. Per P. ZATTI, Maschere del diritto. Volti
della vita, Milano, Giuffr, 2009, p. 17, nella scena della realt luomo si muove nella sua
nudit; nella scena del diritto luomo si mostra solo in quanto il diritto lo considera ,
e lo riveste di uno status.

LETTURE

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negli scambi antidorali, persino il paternalismo verso selvaggi, prodighi,


minori, rustici e mentecatti.
La storia giuridica pu essere letta alla luce di una ininterrotta
comunicazione tra i valori e i tab di una cultura (e di una societ) e
quei sistemi di veridizione che, con i loro saperi e i loro dispositivi, si
pongono da sempre come traduzione di un senso. Instancabili nella loro
ostinata inclinazione a classicare, signicare, identicare. Attivissimi a
scongiurare i poteri e i pericoli che da sempre si annidano nella
produzione del discorso. Un portentoso congegno che delimita, incide,
segna, marca, denisce quello spazio che in tanto disposto ad accogliere alcuni in quanto esclude tutti gli altri (38). Uno spazio in cui si
costituisce la verit, dunque, anzi un infallibile congegno grazie al quale
la storia del vero e del falso scandisce i sui tempi dietro lo specchio
dellimmagine sociale del s. Si potrebbe anche dire, con Mary Douglas,
che tutte le istituzioni conferiscono identit mediante sistemi di classicazione che sono socialmente controllati e culturalmente costruiti (39).
Bisognerebbe, allora, provare a leggere lavvincente racconto di
Hespanha in una maniera diversa: nella dialettica tra identit e alterit,
tra procedure di individuazione e di classicazione.
Le gure giuridiche dellAltro sono per gli storici una costellazione di problemi irrisolti. possibile tra identit e alterit
conciliare operazioni diametralmente opposte come la separazione e
lassimilazione? Quale ruolo hanno svolto le procedure di classicazione e dindividuazione nella costruzione della soggettivit? Non forse
vero che nel teatro del conitto la negazione dellAltro equivale a
riconoscerlo? Pu immaginarsi una norma che non sia tale da incistarsi
nello spazio dellauto(coscienza)? pensabile il soggetto fuori dai
rapporti di dominazione e di soggezione? (40) Vale davvero la pena di
vedere, anche solo di sfuggita, come e no a che punto sia possibile
guardare allesclusione dallinterno dei dispositivi di controllo sociale,
(38) Sul punto basta solo accennare alle pagine di E. GOFFMAN, Asylums: le
istituzioni totali, trad. it., Torino, Einaudi, 1961, e di DOUGLAS, Come pensano le
istituzioni, cit.
(39) Ibidem.
(40) Ci limitiamo qui a ricordare il saggio di Roberto FINELLI, che mostra le
variazioni del campo concettuale entro cui, di volta in volta, identit, negazione e alterit
si sono inuenzate e trasformate vicendevolmente: Riessioni sparse su identit, negazione, alterit, in Scarti di umanit. Riessioni su razzismo e antisemitismo, a cura di F.
Migliorino, Genova, Il Melangolo, 2010, pp. 13-35. Sul contributo dellantropologia
hegeliana al superamento del paradigma identitario, cfr. il recente volume della rivista
post-losoe III (2007), dal titolo Riconoscimento, dialettica e fenomenologia. A
duecentanni dalla Fenomenologia dello spirito di Hegel.

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per mettere allo scoperto larticio della separazione fra il dentro e il


fuori (41).
Gli inferiori che popolano le pagine di Hespanha non erano un
animale in pi fuori dai conni della Polis (42). Insieme agli altri
esclusi, essi contribuivano a dare forma alla costanza, alla ssit e alla
regolarit di una struttura sociale che era specchio e rappresentazione
della mirabile armonia del Creato, con le sue gerarchie e le sue
differenze.
Nellet medievale nch ognuno teneva volentieri il suo proprio posto, nessuno si sentiva particolarmente colpito dalla singolarit
degli altri (43). Quando, invece, il singolo insinuava, col suo comportamento, una dimensione sconosciuta dellesistenza, le procedure di
classicazione ne riducevano lestraneit collocandolo, per predicazione , in serie tipizzate e astratte: dal singolare-individuale al singolarecollettivo il diverso era riconosciuto come persona accettabile nella
misura in cui diveniva compiutamente denito e classicato (44). Lalterit, dunque, non era mai piena e totale, la sua relazione era tanto
ostile quanto necessaria, esclusione e inclusione si scambiavano continuamente di posto, come nella paradossale supercie di Moebius (45).
Le procedure di identicazione, dunque, determinano lindividualit specicando differenze particolari, al contrario delle pratiche di
classicazione che aboliscono la singolarit in nome di unidentit
sistematica (46). Sullo sfondo di tali pratiche, si sente il frastuono della
lotta per il riconoscimento, grazie alla quale gli uomini in carne e ossa
(41) La metafora dellinterno e dellesterno ha connotato per secoli il discorso
della modernit, offrendo alla visione del soggetto uno spazio per rivendicare la piena
sovranit su quanto si costituisce come altro da s: sul punto, ci permettiamo di rinviare
a F. MIGLIORINO, Il corpo come testo. Storie del diritto, Torino, Bollati Boringhieri, 2008,
p. 16.
(42) Prendo a prestito lespressione da R. RORTY, La losoa e lo specchio della
natura, trad. it., Milano, Bompiani, 1986, p. 145.
(43) BAUMAN, Cultura come prassi, cit., p. 204.
(44) Cfr. D. SPARTI, Soggetti al tempo. Identit personale tra analisi losoca e
costruzione sociale, Milano, Feltrinelli, 1996, p. 139 e ss.
(45) Il matematico tedesco August Moebius conosciuto come linventore di una
gura geometrica (impensata e paradossale) che consente al dritto e al rovescio di convivere
sullo stesso piano. Si tratta di un semplicissimo nastro i cui lati corti sono stati uniti dopo
aver impresso a uno di essi mezza torsione. Il risultato sorprendente: dopo aver percorso
un giro, un ipotetico viaggiatore si ritrova dalla parte opposta; al giro successivo ritorna
al lato iniziale. Una supercie unica, senza bordi o limiti da valicare.
(46) SPARTI, Soggetti al tempo, cit., p. 140.

LETTURE

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(non i loro consunti abiti) si sono costruiti come soggetti. Nonostante le


astrazioni giuridiche, ieri come oggi.
A questo scopo, teologi e giuristi sono stati i veri maestri dellordine dogmatico, gli interpreti autentici del rapporto tra la parola e le
istituzioni, i gelosi custodi del discorso. Il nesso tra identit, riconoscimento e controllo sociale propriamente fondato su una distribuzione diseguale del capitale culturale : tra quelli che, per fama e onore,
hanno il potere dire ci che vogliono dire, e tutti gli altri che aspettano
di conoscere linterpretazione della loro identit (47).
Come diceva Foucault: lindividuo non il vis--vis del potere,
ma credo che ne sia uno degli effetti principali (48).

(47) Cfr. D. SPARTI, Oltre la politica del riconoscimento. Per una rilettura del
nesso identit/riconoscimento a partire da Hannah Arendt e Stanley Cavell, in Teoria
politica , XXI (2005), 2, p. 121 e ss.
(48) M. FOUCAULT, Bisogna difendere la societ, trad. it., a cura di F. Ewald, A.
Fontana, M. Bertani, Milano, Feltrinelli, 1998, p. 33.