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Provincia di Ravenna Assessorato alla Cultura in collaborazione con LE MAPPE DELLA CREATIVITÀ GIOVANILE INDAGINE SUGLI

Provincia di Ravenna Assessorato alla Cultura

in collaborazione con

Provincia di Ravenna Assessorato alla Cultura in collaborazione con LE MAPPE DELLA CREATIVITÀ GIOVANILE INDAGINE SUGLI

LE MAPPE DELLA CREATIVITÀ GIOVANILE

INDAGINE SUGLI SPAZI E SERVIZI DI AGGREGAZIONE DEDICATI ALLA CREATIVITÀ GIOVANILE DELLA PROVINCIA DI RAVENNA

REPORT DI RICERCA

A cura di Erika Agresti, Annalisa Gambarrota, Doriana Togni, Alessandra Zattoni

Provincia di Ravenna Assessorato alla Cultura in collaborazione con LE MAPPE DELLA CREATIVITÀ GIOVANILE INDAGINE SUGLI

soc.coop.ar.l.

Via Castellani, 25 – 48018 Faenza (RA) Tel e Fax: 0546 – 25025 E-mail: info@ricercazione.com www.ricercazione.com

Presentazione

Per promuovere efficaci orientamenti nell’ambito delle politiche giovanili del territorio sono indispensabili informazioni attente e mirate: bisogna innanzitutto conoscere esattamente la “realtà” delle diverse forme aggregative, culturali e creative che i giovani esprimono sul territorio. Considerare i giovani come produttori di cultura non può prescindere dall’analizzare i luoghi in cui è possibile praticare ed esercitare la creatività. I luoghi in cui emerge l’espressione della creatività sono spazi fisici che hanno assunto molteplici significati e che svolgono diverse funzioni. L’osservazione di questi fenomeni legati alla condizione giovanile è, quindi, elemento significativo per programmare interventi nel medio-lungo periodo e rappresenta un punto di vista privilegiato per chi intende rivolgersi ai giovani con la consapevolezza che questi costituiscono una risorsa per la società. Queste sono le riflessioni che hanno portato alla realizzazione di un progetto sugli spazi e servizi di aggregazione/incontro dove i giovani si ritrovano per stare insieme e per esprimere le proprie abilità creative. Realizzato in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, il progetto ha prodotto una ampia indagine che è stata condotta per la prima volta in modo sistematico su tutto il territorio provinciale ed ha portato alla realizzazione di diversi materiali informativi. Con l’obiettivo di fare conoscere ai giovani l’offerta di opportunità e servizi che possono incontrare frequentando le strutture di aggregazione giovanili del territorio provinciale, sono state prodotte tre guide contenenti informazioni agili e sintetiche: la prima presenta i centri giovani, le sale prove, i centri polivalenti e gli studi di registrazione; la seconda censisce le scuole di musica, i corsi di musica, i gruppi corali, i corpi bandistici e i gruppi spontanei che operano nella nostra provincia; la terza descrive le strutture del territorio che i giovani utilizzano per svolgere attività di bricolage, cinema/video,danza, ballo, fotografia, giochi, graffiti, informatica, letteratura e scrittura creativa, pittura, scultura, teatro, ecc… Il presente rapporto costituisce il resoconto conclusivo dell’attività svolta nel corso dell’indagine e dà conto dell’ampio lavoro di indagine e di analisi svolto per fare conoscere ed emergere tutta una serie di opportunità che in modo attivo enti pubblici, associazioni e privati propongono all’utenza giovanile, dando voce alle opinioni e suggerimenti dei giovani, e definendo nell’insieme per la prima volta il panorama variegato e interessante dell’universo della creatività giovanile ravennate. Auspichiamo che l’intero progetto possa essere uno strumento utile di informazione, nonché di stimolo e di riflessione per le prossime attività nell’ambito delle politiche per la gioventù. Un doveroso ringraziamento, infine, alla Cooperativa Ricercazione di Faenza che ha curato la realizzazione dell’indagine.

ll Presidente della Provincia

Francesco Giangrandi

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L’Assessore alla Cultura

Massimo Ricci Maccarini

Indice

  • 1. Il progetto: le premesse e la metodologia

p.

7

  • 2. Le mappe degli spazi

p.

10

  • 2.1 Lo studio grafico

  • 2.2 Le strutture e gli spazi

  • 2.3 Le tipologie di spazi: fra aggregazione e creatività

  • 3. Le mappe dei significati

p.

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  • 3.1 Le osservazioni, i colloqui e le interviste

  • 3.2 I focus group tematici

  • 4. Le mappe delle relazioni

p.

42

  • 4.1 Primo focus group – Relazioni, Comunicazione, Territorio

  • 4.2 Secondo focus group – Il mix di aggregazione e creatività

  • 5. Riflessioni per ripensare gli spazi dedicati alla creatività giovanile:

p.

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dalle mappe degli spazi alla rete degli spazi

  • 6. Bibliografia

p

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1.

Il progetto: le premesse e la metodologia

Il presente rapporto è il resoconto dell’attività svolta nell’ambito del progetto “Indagine provinciale sugli spazi e servizi di aggregazione/incontro dedicati alla creatività giovanile” promosso e finanziato dalla Provincia di Ravenna in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, con l’obiettivo di fare conoscere ai giovani l’offerta di opportunità e servizi che possono incontrare frequentando le strutture di aggregazione giovanile presenti sul territorio provinciale e di coinvolgere i giovani in questo progetto. L’indagine sugli spazi e i servizi di aggregazione e incontro dedicati alla creatività giovanile realizzata è stata costruita partendo da alcune premesse, frutto di riflessioni e considerazioni maturate attraverso numerose esperienze di relazione e lavoro con e sui giovani. Le parole chiave utilizzate sono state: creatività, spazi, partecipazione e territorio.

La creatività

La condizione giovanile è stato interpretata nel passato prevalentemente ponendo maggiore attenzione al disagio giovanile, alle tematiche dell'esclusione e della conflittualità sociale, spesso con un atteggiamento pessimistico e negativo nei confronti della cultura giovanile. Oggi, viene messa in evidenza la necessità di porre attenzione al riconoscimento delle potenzialità delle nuove generazioni riconoscendo i giovani come risorsa, piuttosto che come problema, anche nell’ambito culturale: i giovani non sono solo destinatari o consumatori di cultura, ma soggetti capaci di produrla. La creatività è quindi un concetto chiave la cui esplorazione risulta particolarmente complessa

per i significati che le esperienze giovanili di creatività racchiudono sia a livello simbolico sia di azione. Per questo motivo l’indagine sulle pratiche creative giovanili ha inteso la creatività come:

modalità di ricerca e sperimentazione di forme espressive, comunicative e artistiche; produzione culturale ma anche ri-elaborazione di forme, stili e contenuti culturali già conosciuti; pratiche creative già codificate in generi definiti (la musica, il teatro, la danza…) ma anche sintesi creative e contaminazioni di linguaggi che coinvolgono il corpo, la voce, le vecchie e le nuove tecnologie, l’allestimento scenico ed espositivo.

Gli spazi

Considerare i giovani come produttori di cultura non può prescindere dall’analizzare i luoghi in cui è possibile praticare ed esercitare la creatività. I luoghi in cui emerge l’espressione della creatività sono spazi fisici che hanno assunto molteplici significati e che svolgono funzioni diverse che vanno dalla valorizzazione del sé al consolidamento di competenze specifiche, dalla soddisfazione dei bisogni di socialità, aggregazione e identità alla promozione di iniziative, dalla diffusione di informazioni a spazi in cui semplicemente passare il tempo libero.

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Riflettere sugli spazi dedicati alla creatività giovanile comporta considerare che:

questi luoghi sono definiti “da uno spazio fisico e da uno spazio sociale” ed entrambi

devono essere tenuti in considerazione per giungere ad una loro piena comprensione; i significati attribuiti a questi spazi dai ragazzi e dalle ragazze sono molteplici, come

molteplici sono le motivazioni e le caratteristiche dei giovani che li frequentano; l’universo giovanile cambia rapidamente ed è quindi fondamentale adottare una prospettiva

di analisi in grado di tenere in considerazione e registrare le continue trasformazioni sul piano dei bisogni, delle aspettative e delle richieste rispetto agli spazi; in un contesto in cui cambiano continuamente sia gli stimoli e gli interessi che le offerte e le risposte istituzionali e non, diventa fondamentale adottare come priorità l’attenzione alla

diffusione delle informazioni con le modalità e i mezzi più adeguati al pubblico a cui ci si rivolge; affinché gli spazi già esistenti siano valorizzati appieno, è indispensabile che questi non siano considerati come luoghi chiusi e isolati dagli altri, al contrario, è necessario valorizzare tutte le potenzialità e opportunità di collegamento fra questi nell’ottica di una rete di spazi presente sul territorio; molti giovani scelgono di elaborare, sperimentare e produrre linguaggi lontano dalle reti istituzionali e dalla comunità adulta in una sorta di cornice di invisibilità; anche questi spazi svolgono le funzioni sopra elencate e per questo motivo è importante conoscerli e ri- conoscerli nell’ottica della costruzione di dialogo e confronto fra realtà diverse.

La partecipazione e il territorio

Considerare i giovani come risorsa implica porre attenzione alle domande soggettive stimolando la partecipazione e il rapporto con le istituzioni che devono, a loro volta, rendersi in grado di costruire modalità di relazione e comunicazione nuove sia nei confronti dei giovani sia nei confronti delle altre istituzioni. È necessario che queste pratiche non restino isolate e limitate alla durata di un progetto e diventa quindi necessario costruire e promuovere una cultura sensibile e attenta alla creatività giovanile. È fondamentale cominciare ad avviare percorsi di costruzione e implementazione di:

forme di dialogo e ascolto attivo nei confronti dei giovani. Partire dall’analisi delle domande dei ragazzi e delle ragazze può rendere autenticamente efficace la loro partecipazione e il loro coinvolgimento seguendo il principio della responsabilità e il metodo dell'integrazione; modalità di relazione e comunicazione fra soggetti istituzionali diversi che valorizzino le specificità degli ambiti di relazione e intervento di ognuno e, nello stesso tempo, siano ispirate dai principi del lavoro di rete; promozione dell'interazione tra creatività giovanile e territorio, nell’ottica del “distretto culturale” in cui alla individuazione e valorizzazione delle vocazioni e delle specificità dei singoli territori rispetto alle espressioni creative giovanili si affianca una forte integrazione.

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È proprio quest’ultimo aspetto, la promozione dell’interazione fra la creatività giovanile e il territorio, che può essere considerato la finalità ultima all’interno della quale si articolano gli obiettivi specifici del progetto:

far conoscere ai giovani le opportunità di spazi e servizi di aggregazione e incontro legati alla creatività giovanile presenti nel territorio provinciale; coinvolgere attivamente i giovani nel progetto dando voce alle loro opinioni, suggerimenti e proposte connesse alla fruizione degli spazi; valorizzare le collaborazioni in essere con i soggetti istituzionali per garantire una positiva ricaduta su tutto il territorio provinciale e per favorire una riflessione generale condivisa e propositiva rispetto a future attività di programmazione nell’ambito delle politiche per la gioventù. In relazione agli obiettivi appena illustrati è stata messa a punto una metodologia di indagine che si fonda sui principi cardine della ricerca azione. Dal punto di vista metodologico si

sottolinea che:

la finalità della presente ricerca non è semplicemente quella di descrivere e spiegare ma, attraverso l’analisi, “di riattivare la realtà con una finalità di cambiamento”; l’analisi dovrà essere non solo condivisa ma anche individuata e “avvicinata” sia dai ragazzi che frequentano i centri, sia dagli altri soggetti coinvolti nel progetto, in particolar modo i referenti istituzionali e i committenti; la partecipazione e il coinvolgimento dell’oggetto dell’azione di ricerca sono quindi una condizione necessaria; il gruppo di ricerca è stato sensibile e attento a far emergere i bisogni così come sono definiti dagli oggetti di indagine ma anche porsi come soggetto attivo nella definizione delle relazioni fra i soggetti coinvolti, in altre parole, dovrà tendere a condurli “da un atteggiamento di risposta e di adattamento a comportamenti di progetto”; si privilegeranno metodi e tecniche di ricerca funzionali agli obiettivi che ci si pone e che lascino spazio alla induzione e alla interpretazione. Sono stati individuati tre nuclei di azioni - le mappe degli spazi, le mappe dei significati e le mappe delle relazioni - concepiti come inter-dipendenti l’uno dall’altro e strettamente collegati fra loro e, solo a fini espositivi, verranno illustrati in maniera approfondita separatamente.

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2.

Le mappe degli spazi

La ricostruzione delle mappe degli spazi costituisce il primo nucleo di azioni ed è stata realizzata attraverso un monitoraggio su tutto il territorio della provincia di Ravenna delle strutture esistenti e operative dedicate alla creatività giovanile, delle opportunità offerte e dei servizi proposti attraverso le stesse.

La rilevazione, più in particolare ha cercato di:

individuare gli spazi su tutto il territorio provinciale e verranno quindi prese in considerazione le realtà presenti nei comuni di Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Cervia, Conselice, Cotignola, Faenza, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda, Ravenna, Riolo Terme, Russi, Sant’Agata sul Santerno, Solarolo; raccogliere informazioni relative agli spazi individuati: collocazione, modalità di raggiungimento, orari, servizi offerti, attrezzature e strumentazioni disponibili, sale disponibili, associazioni che vi hanno sede, progetti in corso e collaborazioni, responsabili e operatori…; raccogliere informazioni relative alle caratteristiche della frequenza e del grado di partecipazione: accessi, giorni, fasce orarie, strumentazioni più utilizzate, ecc.; raccogliere informazioni che consentano di individuare le tipologie di soggetti che accedono agli spazi individuati: singoli, gruppi informali, gruppi formali e associazioni e in questo caso quali. Si è cercato inoltre di tracciare i profili dei ragazzi e delle ragazze sotto l’aspetto anagrafico e sociale (genere, età, titolo di studio, ecc.). La rilevazione è stata effettuata attraverso una scheda appositamente predisposta e rivolta, per la compilazione, ai gestori, agli operatori o ai referenti degli spazi individuati. Attraverso questa scheda abbiamo cercato di tradurre operativamente i concetti relativi alla creatività illustrati nella premessa. Innanzitutto, abbiamo approfondito il concetto di creatività agita, cercando di esplicitare le pratiche, le attività concrete che possono essere realizzate all’interno degli spazi e che definiscono quello spazio come luogo in cui si agisce la creatività. Abbiamo individuato: feste, prestito materiali, concorsi, corsi, conferenze, seminari, cineforum, laboratorio, mostre, esposizioni, spettacoli, esibizioni, tornei e il libero accesso per praticare un’attività. Il secondo concetto “tradotto” per la rilevazione è stato quello delle tipologie di pratiche creative cercando di prevedere sia quelle più tradizionali e codificate, sia le sintesi fra differenti linguaggi. Sono state individuate: musica, teatro, cinema, video, fotografia, pittura, scultura, bricolage/decoupage, danza, ballo, pratiche sportive non tradizionali, letteratura (scrittura creativa, poesia, ecc.), informatica, graffiti, giochi. La seconda parte della scheda è stata costruita con l’obiettivo di raccogliere informazioni più specifiche sia sulle caratteristiche fisiche degli spazi, sia sulle caratteristiche degli utenti con la consapevolezza che gli spazi difficilmente hanno messo a punto ed a regime sistemi di raccolta

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dati e che, anche nei migliori dei casi, non ci sarebbe stata omogeneità nelle modalità di rilevazione adottate. Non è stato possibile quindi effettuare delle elaborazioni statistiche, ma abbiamo sperimentato uno strumento che può costituire un punto di partenza per indagini future e che ha comunque consentito di individuare delle “tendenze” da approfondire eventualmente in seguito. La rilevazione degli spazi è stata la fase che ha comportato un impiego di energie non previsto inizialmente. Con l’obiettivo di ricostruire il panorama nel modo più completo possibile sono state seguite due strade: una “via breve”, seguita contattando le realtà pubbliche, visibili sui siti e di cui era già nota l’esistenza; una “via lunga”, seguita contattando le associazioni, soprattutto culturali, per individuare gli spazi in cui si trovano, le realtà in cui si svolgono iniziative ed eventi per capire quali erano esattamente le tipologie di attività svolte, le realtà individuate dalla raccolta di depliants, opuscoli e cartoline sul territorio, e le realtà che ci venivano segnalate. Questa modalità di ricerca ha fatto emergere di numerose realtà anche se non tutte facevano riferimento specifico ad uno spazio e non tutti gli spazi individuati possedevano le caratteristiche per essere poi inseriti nel depliant informativo. Tuttavia le informazioni raccolte testimoniano la vivacità del tessuto culturale del territorio provinciale e costituiscono un importante patrimonio di conoscenza che vale la pena valorizzare. Come si è già detto, durante l’attività di ricerca si è entrati in contatto con numerose realtà per ognuna delle quali è stato necessario valutare se inserirla o meno nel depliant informativo Apparentemente, i criteri erano chiari – spazi dedicati alla creatività giovanile - ma nella loro applicazione concreta sono emerse non poche difficoltà per cui è stato necessario confrontarsi caso per caso. In particolare, sono stati esclusi gli spazi frequentati solo da persone sopra i trenta anni ma sono stati inseriti i luoghi in cui la presenza dei giovani è rilevante anche se non esclusiva; non sono stati inserti i luoghi in cui la creatività è solo fruita (locali pubblici, sale mostre) o i luoghi in cui si esercita un’attività creativa solo a fini formativi o corsuali (scuole, ecc.), ma sono stati inseriti gli spazi in cui si organizzano anche eventi o corsi, privilegiando i luoghi in cui le pratiche sono numerose e diverse fra loro.

  • 2.1 Lo studio grafico

Le informazioni raccolte in questa fase hanno costituito il punto di partenza per le fasi

successive dell’indagine e sono state utilizzate per la predisposizione di un materiale

informativo rivolto ai

giovani che costituisce il terzo quaderno della collana “Strumenti”

realizzato in parte in continuità con la grafica adottata per le guide precedenti (1 e 2) ed in

parte inserendo elementi innovativi. In particolare, abbiamo cercato di privilegiare una modalità comunicativa semplice ed essenziale attraverso l’uso di icone che fossero particolarmente “accattivanti” per la popolazione giovanile.

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2.2

Le strutture e gli spazi

L’analisi delle schede relative agli spazi mappati ha consentito di ricostruire un panorama generale delle caratteristiche degli spazi presenti sul territorio provinciale e degli utenti di questi spazi. Proponiamo di seguito una sintesi dei dati raccolti:

le strutture: la maggioranza degli spazi mappati è costituita da strutture pubbliche, in particolar modo comunali, e in misura minore da strutture private: spazi di proprietà di singole associazioni, circoli privati in alcuni casi parte di circuiti nazionali (es. circoli Arci), parrocchie. la gestione: la modalità di gestione degli spazi è un tema particolarmente importante soprattutto per le strutture pubbliche. Alla base dell’istituzione di spazi per i giovani da parte delle amministrazioni è presente una tensione fra esigenze contrapposte: da una parte, il desiderio di avere la possibilità di fare, di agire, di pensare ed esprimersi in autonomia e libertà soprattutto nel tempo libero; dall’altra, l’esigenza di esercitare comunque un controllo e una regolamentazione sulle loro attività. La modalità con cui l’ente decide di gestire gli spazi è in qualche modo una risposta alla necessità di conciliare questi due aspetti, non a caso una delle modalità più utilizzate è quella dell’autogestione. In questo caso gli spazi sono affidati per la gestione, che comprende principalmente la programmazione delle attività e delle iniziative e l’organizzazione dello spazio, ad una o più associazioni. In alcuni casi, le associazioni sono pre-esistenti alla nascita dello spazio, in altri si costituiscono ad hoc e lavorano volontariamente in accordo e “sotto la supervisione” dell’ente. Un’altra modalità è costituita dall’affidamento ad una società o ad una cooperativa della gestione dello spazio; in questo caso, a differenza dell’auto-gestione che viene praticata a titolo di volontariato, l’amministrazione appalta un servizio ad un soggetto terzo. A questo proposito è importante sottolineare che spesso sono gli stessi soggetti che sono presenti con la loro attività in diversi territori. In alcuni casi vengono riproposte le stesse attività e le stesse modalità di conduzione e gestione; in altri, la medesima attività artistica viene sviluppata in modo completamente differente in relazione alle richieste del territorio. Una terza modalità è costituita dalla gestione diretta dello spazio da parte della amministrazione, attraverso la presenza fisica di un operatore, con la collaborazione dei ragazzi e delle ragazze che frequentano quel luogo.

Ci sono poi delle strutture pubbliche, quali le circoscrizioni e i rioni, di cui i giovani non sono gli unici “abitanti” e che non svolgono attività esclusivamente per i giovani; in questi casi sono dei gruppi ristretti di volontari che seguono tutti gli aspetti gestionali. le attività: le attività che si svolgono nei centri mappati sono:

musica;

teatro,

cinema e video; fotografia;

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pittura;

scultura;

bricolage e decoupage;

danza e ballo: fra cui emergono anche la break dance, l’hip hop e la danza del ventre;

pratiche sportive non tradizionali: skateboarding, yoga, taichi e capoeira;

letteratura: poesia, lettura e scrittura creativa;

informatica;

graffiti;

giochi;

fumetto.

Dall’analisi delle schede emerge chiaramente come le attività principali che si svolgono negli spazi mappati sono legate alla musica. È importante sottolineare che il lavoro realizzato è stato un proseguimento del censimento sugli spazi dedicati alla musica 1 e aveva come obiettivo la mappatura dei luoghi dedicati ad altre attività creative. La musica è stata presa in considerazione solo nel momento in cui non è l’unica attività praticata ma si accompagna anche ad altre. É opportuno tenere presente che non è pensabile lavorare nell’ambito delle pratiche creative “a compartimenti stagni” in quanto queste coinvolgono più linguaggi e quello musicale è presente nella maggior parte dei casi, di conseguenza diventa particolarmente difficile crearne un capitolo completamente distinto. Questa infatti, costituisce la pratica creativa verso cui sono orientate la maggior parte delle attività degli spazi individuati fra cui:

feste, spettacoli, corsi, concorsi, conferenze e seminari, laboratori, prestito di materiali, mostre ed esposizioni ed anche cineforum su temi legati alla musica. L’attività creativa in secondo luogo più praticata negli spazi mappati è il teatro attraverso spettacoli ed esibizioni, laboratori teatrali ma anche corsi, conferenze, feste, prestito materiali e concorsi. Per quanto riguarda invece le attività creative legate all’immagine, il cinema, la fotografia e il fumetto sono le pratiche emerse dall’indagine. In particolare, le attività legate al cinema sono costituite principalmente da rassegne cinematografiche e cineforum, prestito di materiali, corsi e seminari, mentre sono più rare, per i motivi che spiegheremo in seguito, le attività di laboratorio o di pratica. Per la fotografia invece le attività prevalenti sono le mostre e le esibizioni e, più raramente, i laboratori, i corsi e i concorsi. Il fumetto è una pratica creativa non ancora molto diffusa e la cui pratica ha come riferimento più spesso singole persone piuttosto che degli spazi specifici; le opportunità presenti sono ancora al livello di consumo culturale più che di produzione vera e propria.

1 Collana Strumenti n. 1 e n. 2. “Tracce sonore. Guida agli spazi musicali della provincia di Ravenna

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Le attività più vicine alle arti classiche (pittura e scultura) sono praticate soprattutto in forma di laboratori e corsi a cui si affiancano esposizioni e concorsi; in misura minore il prestito di materiali. Le altre pratiche creative che trovano spazio nei luoghi mappati sono la danza e il ballo, attraverso spettacoli, corsi, laboratori e feste ed i giochi intesi non solo come giochi di società o da tavolo ma, in particolar modo, come giochi di ruolo in cui si è ritenuto vi sia anche una rilevante dimensione creativa. Il coinvolgimento in questi giochi prevede infatti non solo la partecipazione a tornei, ma anche laboratori per la realizzazione delle miniature, mostre ed esposizioni, prestito di materiali e veri e propri corsi. Fra le altre pratiche creative, che hanno una diffusione minore rispetto a quelle appena descritte, ci sono quelle legate alla scrittura e alla lettura, ad esempio i laboratori e i corsi di scrittura creativa o la lettura di poesie. Siamo di fronte ad attività che, come la pittura o il decoupage, abbiamo definito “di confine” perché come tipologia di attività sono vicine sia alla pratica creativa sia a qualcos’altro: allo sport nel caso dello skate e della capoeira, alla produzione artistica vera e propria nel caso della pittura e della scultura, alla produzione artigianale nel caso del decoupage o bricolage. Un ultimo aspetto che abbiamo preso in considerazione è quello relativo ai graffiti che, nei centri frequentati dai più giovani, comincia ad avere una certa diffusione soprattutto sotto forma di laboratori o di attività finalizzate a “migliorare” l’aspetto delle pareti dei luoghi frequentati. le sale: gli spazi che abbiamo censito sono nella maggior parte dei casi costituiti da 2 o 3 sale. I luoghi che hanno a disposizione anche fino a sei sale sono delle eccezioni nel panorama esistente. Nei casi in cui le sale sono due o tre difficilmente hanno un uso specifico e sono piuttosto destinate allo svolgimento di più attività. Le sale che sono destinate ad un uso specifico sono quelle che contengono un’attrezzatura particolare (sala prove di musica, sala pc, biblioteca) mentre quelle più grandi solitamente servono per svolgere attività con un’affluenza maggiore (feste, spettacoli, concerti, esposizioni). Solo un spazio (Artificerie Almagià) è costituito da un unico grande ambiente che risulta particolarmente funzionale alla realizzazione di eventi e iniziative per un pubblico anche numeroso. Le strutture più grandi hanno a disposizione anche spazi funzionali alla realizzazione delle attività (magazzino, cucina) o che facilitano i momenti di aggregazione e incontro (bar o punto ristoro, divani). L’accesso alle sale è, nella maggior parte dei casi, libero nei momenti di apertura delle strutture ad eccezione delle stanze con strumentazioni particolari in cui è generalmente necessaria una prenotazione. Le sale sono spesso messe a disposizione non solo degli utenti abituali ma anche a chi per vario motivo ne fa richiesta; in questo caso, gli spazi sono concessi a volte ad uso gratuito ma più spesso a pagamento con costi che variano da spazio a spazio. sistema di raccolta dei dati: uno degli obiettivi di questa indagine era quello di tracciare dei profili degli utenti degli spazi dedicati alla creatività giovanile censiti. A questo scopo è stata

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inserita nella scheda di rilevazione una parte specifica per capire innanzi tutto l’origine dei dati

che ci venivano forniti e la loro tipologia. Dall’analisi delle schede, in un primo momento il risultato appare confortante; infatti, alla domanda “Esiste un sistema di raccolta dei dati relativi agli accessi?” la maggior parte delle risposte è positiva. Nel momento in cui abbiamo verificato quale è il sistema utilizzato, abbiamo riscontrato una disomogeneità tale da non consentire une elaborazione statistica dei dati. Le modalità di raccolta dei dati che ci sono state segnalate fanno riferimento a:

mailing list;

registro delle presenze;

tesseramento; iscritti ai corsi;

visitatori di mostre e esposizioni. In alcuni casi vengono quindi fornite indicazioni più sui soggetti che sono venuti in contatto, anche solo in una singola occasione, con la struttura piuttosto che sui frequentatori abituali; in altri i dati vengono raccolti solo in riferimento ad alcune attività specifiche che vengono svolte nella struttura (accesso sala pc, sala prove); in altri ancora, come nel caso di spettacoli od esibizioni, che costituiscono una delle attività più consistenti, risulta particolarmente complicato anche solo ipotizzare un sistema di monitoraggio. Solo nelle strutture rivolte ai ragazzi più giovani e in cui sono presenti gli operatori, sono “timidamente” presenti le forme più sistematiche di raccolta dati. Prevedendo nella fase di costruzione dello strumento che si sarebbe verificata la situazione appena descritta, abbiamo predisposto la scheda in modo da rilevare le caratteristiche degli utenti anche attraverso percentuali stimate che ci hanno permesso di individuare alcune “tendenze”. la frequenza: nella parte relativa alla individuazione delle caratteristiche della frequenza abbiamo cercato di quantificare gli accessi secondo due diverse unità di tempo (giorno e anno), le strumentazioni più utilizzate, i giorni e gli orari di maggiore affluenza. Il problema sopra descritto si presenta in maniera evidente in questo caso. Sono difficilmente paragonabili infatti il numero di accessi quotidiani in un centro di aggregazione, che si aggira sui 25/30, con il numero di accessi di uno spazio che non è rivolto solo ai giovani, come il rione o la circoscrizione, o il numero di accessi di uno spazio in cui si organizzano eventi di grandi dimensioni. Risulta più semplice il tema dei giorni e degli orari più frequentati, in cui possiamo distinguere due categorie di strutture: quelle rivolte ai più giovani che ovviamente sono più frequentate nel pomeriggio e durante la settimana, e quelle in cui l’età media è più alta che sono maggiormente frequentati le sere del fine settimana. modalità di accesso: abbiamo cercato di capire quali modalità di accesso agli spazi prevalgono: individualmente come singoli, in gruppi informali o gruppi formali (ad esempio associazioni, gruppi musicali). La tendenza che sembra prevalere è quella dell’accesso

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individuale, mentre l’accesso in gruppi informali e formali sono modalità meno utilizzate. Pur sottolineando le osservazioni fatte in precedenza sulla disomogeneità delle fonti, la distribuzione media risulta la seguente:

 

%

 

singoli

70

gruppi informali

20

gruppi formali

10

Totale

100

È importante sottolineare che le percentuali rappresentate sono delle medie e che costituiscono un valido esempio di quello che gli statistici definiscono il paradosso di Trilussa, per cui se io mangio un pollo e tu non mangi niente per la statistica abbiamo mangiato un mezzo pollo a testa. Nel caso ad esempio dei gruppi informali, ci sono poche strutture che hanno segnalato questa modalità ma con valori pari al 100%, di conseguenza anche se l’accesso di gruppi formali non è presente nella maggior parte delle strutture la percentuale risulta pari al 10%. i ragazzi e le ragazze: per quanto riguarda le caratteristiche dei giovani che frequentano gli spazi mappati abbiamo preso in considerazione i seguenti aspetti: il genere, l’età, la cittadinanza, il comune di provenienza, il titolo di studio e la condizione professionale. Sulla differenza di genere, la media delle percentuali stimate raccolte mette in evidenza una tendenza di sostanziale parità nell’accesso agli spazi.

 

%

 

femmine

49,7

maschi

50,3

Totale

100

Anche in questo però la media delle percentuali nasconde delle differenze fondamentali, il fatto cioè che ci sono spazi in cui l’accesso è esclusivamente maschile ed altri in cui la presenza femminile è decisamente superiore: ad esempio, le piste da skate sono frequentate praticamente solo da ragazzi (1% vs 99%), mentre gli ambienti teatrali da una maggioranza femminile. Il discorso relativo all’età è più complesso perché i dati forniti, anche in termini di percentuali, sono molto più scarsi e risulta difficile anche delineare una tendenza generale, così come per il titolo di studio e la condizione professionale. Più semplice è il discorso relativo alla cittadinanza, inserito per verificare se gli spazi dedicati alla creatività presenti sul territorio cominciano ad essere un punto di riferimento anche per i ragazzi stranieri. La risposta è evidentemente negativa, visto che in media solo il 7% dei ragazzi che frequenta questi spazi è straniero e, come si vedrà nelle parti successive, si tratta

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soprattutto dei luoghi frequentati dagli adolescenti o in cui la dimensione aggregativa è molto importante.

 

%

italiani

93

stranieri

7

Totale

100

Infine, abbiamo cercato di raccogliere informazioni sulla provenienza dei ragazzi che frequentano gli spazi, quanto cioè questi sono frequentati da giovani che vengono dal comune di riferimento o da altri comuni. L’idea era di verificare se esiste una tendenza alla mobilità su un territorio più allargato per accedere ad opportunità legate alla creatività.

 

%

Dal comune

73

Da altri comuni

26

Totale

100

In questo caso, nonostante la provenienza dal comune sia nettamente superiore rispetto a quella da altri comuni, è possibile individuare un minimo segnale di tendenza al movimento. L’unica eccezione è ancora una volta costituita dalle piste da skate, che costituiscono un’attrazione, per le caratteristiche specifiche che ognuna di questa ha anche per i ragazzi che risiedono fuori dal territorio comunale in cui è inserita la pista stessa.

  • 2.3 Le tipologie di spazi: fra aggregazione e creatività

Dai dati appena illustrati emerge chiaramente come sia particolarmente difficile fare delle considerazioni generali sugli spazi dedicati alla creatività giovanile. I motivi per cui questi spazi sono nati sono diversi, le funzioni che svolgono ed il ruolo che hanno in un dato territorio sono distinti, e, di conseguenza, le motivazioni e le modalità di accesso sono molto differenti. Ricostruire il quadro generale non è stato facile tanto che abbiamo pensato, come si vedrà nella parte dedicata alle mappe delle relazioni, di confrontarci con i referenti istituzionali degli spazi su questo tema. Gli elementi che abbiamo sempre tenuto presente nella realizzazione dell’indagine, e presenti in tutti gli spazi individuati, sono la creatività e l’aggregazione; la loro presenza però varia da struttura a struttura, in alcuni è predominante la componente aggregativa e le pratiche creative costituiscono uno strumento per consolidarla, in altri è predominante la componente creativa e la dimensione aggregativa costituisce una conseguenza inevitabile ma non necessariamente ricercata. Ogni tipologia di spazio si posiziona in un punto diverso lungo un ipotetico continuum che ha questi due estremi.

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Proviamo ora a descrivere le tipologie di spazi individuate e come, letteralmente, si posizionano rispetto a queste due dimensioni. Nel tentativo di dare una rappresentazione grafica che fornisse una spiegazione più immediata delle tipologie di spazi, abbiamo collocato su due assi la creatività e l’aggregazione all’interno dei quali posizionare le strutture censite.

aggregazione

Proviamo ora a descrivere le tipologie di spazi individuate e come, letteralmente, si posizionano rispetto a

creatività

Abbiamo proposto questa riflessione anche nel focus group con i referenti istituzionali e proponiamo in questo contesto le tipologie di spazi individuati.

Spazi pubblici

Centri auto-gestiti

Nell’ambito delle politiche giovanili che vengono messe in atto dalle amministrazioni comunali, uno strumento che viene ampiamente utilizzato è quello di mettere a disposizione degli spazi. Anche all’interno delle strutture pubbliche le tipologie di spazi non sono omogenee e a fianco di luoghi che si pongono come obiettivi principali la ricreazione, l’animazione e la promozione della socializzazione, ma anche in alcuni casi vere e proprie attività di sostegno ed educative, si trovano spazi dedicati alla promozione culturale in cui la modalità di gestione valorizza pienamente la dimensione aggregativi in quanto sono luoghi in cui si sperimentano momenti di autonomia, di costruzione dei proprie esperienze e di partecipazione di cittadinanza attiva. Questi luoghi diventano così competitivi con altri spazi che sono caratterizzati da una frequenza prevalentemente giovanile ma con un consumo culturale principalmente passivo.

Le scuole

In alcuni Comuni l’amministrazione ha creato spazi specifici dedicati all’arte, sono nate così le “Scuole d’Arte”, luoghi attrezzati in cui personale specializzato propone corsi e laboratori. Ci sono scuole di musica, scuole di scultura e pittura, ceramica e mosaico. Il mosaico, in particolare risulta essere una tecnica particolarmente curata, quasi a continuare una tradizione tipica del territorio. Alcune scuole d’arte sono riservate all’infanzia, altre si aprono a tutta la popolazione; tuttavia, l’utenza nella fascia 14-30 anni non è molto numerosa.

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Rispetto ad altre realtà le scuole d’arte aperte a tutta la popolazione sono più centrate su corsi e laboratori; sembrano essere luoghi in cui, seppure in gruppo, le attività vengono svolte in modo individuale. L’aspetto aggregativo in queste realtà non è centrale, ma la presenza di un luogo attrezzato e comune è sicuramente uno stimolo indispensabile per la promozione di queste attività.

I centri di aggregazione

Il bisogno di aggregazione è un bisogno primario e le indagini condotte fino ad ora sul sostegno sociale e su i suoi effetti dimostrano che gli individui che hanno una vita sociale più ampia con la possibilità di incontrare altre persone e socializzare nella quotidianità, testimoniano una maggiore soddisfazione legata alla qualità della vita, un minor rischio di manifestare situazioni di disagio, una migliore gestione dello stress. Entrare in una rete sociale significa poter ricevere e scambiare supporto emotivo, informativo, interpersonale e materiale. Essere a contatto con altre persone attiva possibilità personali e permette una migliore conoscenza di sé ed un più stretto legame con la realtà sociale di cui si è parte. Il sostegno agisce nelle circostanze della vita quotidiana, ed è dimostrata un’azione diretta, detta main effect, sul benessere personale (Cohen, Wills: 1985). Una continuità dell’azione del sostegno favorisce lo sviluppo personale, l’acquisizione di appropriate modalità di adattamento, il mantenimento della salute psicofisica (Francescato, Girelli: 1994). Naturalmente esistono differenti modalità di stare insieme, di aggregarsi. Una forma di aggregazione è certamente quella di una festa o di un evento, altra forma è quella di un gruppo che organizza un’attività insieme o che si ritrova regolarmente, consolidando via via un legame, talvolta anche di profonda fiducia. Entrambe le modalità sono importanti, certo è che la seconda forma decritta, in cui la vicinanza è maggiore, ha un impatto più forte sulla vita dei singoli. Non significa che le situazioni relazionali prevedano sempre un accordo o non implichino il conflitto, anzi, tanto più marcata è la vicinanza tanto più forti sono gli scontri. Tuttavia il sentirsi in relazione con altre persone rappresenta di per sé un evento positivo. Il senso di appartenenza è uno dei bisogni riscontrati dallo stesso Maslow come fondamentali per il benessere delle persone. Pensiamo agli spazi in cui accanto ad una realtà aggregativa più persone si incontrano e si confrontano anche a livello creativo: nelle situazioni di vicinanza le contaminazioni sono sì di tipo artistico, ma in primo luogo sono di natura personale. Parlando con il gruppo MGM di Faenza che si occupa di giochi di ruolo risulta che l’aggregazione è il primo movente che li spinge ad organizzare le loro attività: “Poi ci si trova qui, si bevono due cose, o ci facciamo una spaghettata”; “Ci sono delle sere in cui ci troviamo qui e dopo un po’ ci accorgiamo che sono passate due ore, allora cosa facciamo, non cominciamo neanche a giocare”. Anche a Massa Lombarda, al JYL, molti si avvicinano per stare con coetanei e, solo in un secondo momento, si coinvolgono nelle attività creative.

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Comunque la prima spinta è quella di ritrovarsi; chi si impegna ad allestire ed offrire spazi, soprattutto se la realtà è informale o autogestita, lo fa in un’ottica di promuovere l’incontro, lo scambio tra persone. Questo avviene sia nei centri classicamente gestiti da giovani sia nei luoghi curati e attrezzati da adulti o anziani che cercano di coinvolgere i giovani nella vita della comunità. Le realtà in cui tutte le fasce di età si ritrovano a condividere gli stessi spazi, sono più frequenti in zone periferiche o in paesi lontani dai servizi delle città. In questi casi le attività artistiche e creative sono espressamente un pretesto, uno strumento per coinvolgere i giovani in una situazione aggregativa. In alcune situazioni l’aspetto aggregativo non si limita alla realtà locale, ma, quando l’attività implica l’incontro di persone di altre zone, di altre Regioni, possono via via consolidarsi amicizie a distanza. È questo il caso di chi coltiva una passione come il gioco di ruolo per cui la partecipazione a tornei nazionali porta inevitabilmente ad incontrare persone con cui sviluppare affinità ulteriori rispetto a quelle legate alle miniature ed ai dadi. Può quindi venire a crearsi una rete nazionale di giocatori, che presuppone un continuo scambio a più livelli. In alcuni casi l’aggregazione si struttura in una sorta di identità: a Lugo i ragazzi più giovani si trovano a definirsi come un “Noi”, confinando idealmente al di fuori di quegli spazi tutti i “Loro” possibili. In realtà abbiamo verificato che una volta entrati in relazione, la barriera noi/voi si è pian piano dissolta e via via siamo stati accolti in quella che è la loro realtà, anche relazionale. Tra i ragazzi che partecipano alla vita di quel gruppo c’è una tacita alleanza e la tendenza a difendersi l’un l’altro da commenti esterni, in un’ottica di similarità ed appartenenza. Questo atteggiamento potrebbe essere legato alla loro giovane età. L’importanza del gruppo, dell’aggregazione, dello spazio condiviso per ragazzi in età dell’adolescenza è largamente dimostrata sia dagli studi sullo sviluppo dell’identità, sia dall’esperienza degli educatori che operano nei centri giovani. In un’età che in genere varia dagli undici ai diciotto anni i ragazzi si riferiscono ai centri, sia per fare qualcosa che per stare insieme ai coetanei. Di fatto il bisogno di aggregazione è spesso predominante rispetto a quello delle attività e le attività stesse vengono proposte e promosse anche in risposta alle esigenze ed alle richieste dei ragazzi. Fondamentale allora è la programmazione e la realizzazione di progetti in cui i processi decisionali coinvolgono lo specifico gruppo, piuttosto che la programmazione di attività standard e continuative. Lavorare con progetti a lungo termine è molto difficile, l’utenza varia, talvolta in maniera imprevedibile, l’affluenza negli spazi è maggiormente influenzata da questioni relazionali che dalle specifiche attività proposte. Il lavoro degli operatori adulti, che in questo contesto svolgono anche una importante funzione educativa, è centrato sul promuovere quelle che sono le idee, le abilità, le iniziative dei ragazzi e di proporne altre ritenute importanti per quei ragazzi in quel momento. In una situazione di apparente inattività i ragazzi imparano le regole dello stare insieme, sviluppano il senso di appartenenza, l’attenzione al confronto ed alla riflessione. Quel limbo che è spesso visto dal mondo adulto come perdita di tempo e inutile ozio è un momento fondamentale per la messa in discussione di modelli, l’elaborazione di visioni proprie del mondo

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e la verifica dei valori che guidano le azioni. Il tempo sospeso è una caratteristica tipica di questi spazi, che vedono alternati momenti di attività a momenti apparentemente vuoti. Un altro elemento chiave, come riscontrato anche dall’osservazione al centro giovani di Lugo, è la discussione sulle regole e sul loro senso; i ragazzi sembrano alla ricerca di un confine, un riferimento che faccia da spartiacque tra ciò che è consentito e ciò che non lo è, nel complicato gioco di imparare “come ci si comporta” senza perdere quella che si sente come la propria individualità. I ragazzi che frequentano i centri aggregativi sono in un momento di ricerca personale, che presuppone in genere una vasta sperimentazione delle possibilità che sono loro offerte. Questi sono i momenti in cui più spesso vengono proposti interventi di prevenzione e di promozione alla salute perché, a volte, queste sperimentazioni implicano per i ragazzi anche dei rischi. È importante in questo momento di vita che i ragazzi possano entrare in contatto con possibilità diverse. Ricordiamo la realtà del JYL di Massa Lombarda, in cui ragazzi di diverse età convivono ed i più giovani, crescendo, possono scegliere tra le varie attività che i ragazzi più grandi stanno coltivando. Questo è un esempio positivo in cui la crescita non comporta l’allontanamento dai luoghi aggregativi precedenti, ma semplicemente una differente modalità

  • di rapportarsi.

Può capitare poi che la passione di un educatore coinvolga anche i ragazzi che stanno ogni giorno a contatto con lui. Succede quindi che quel centro cominci a caratterizzarsi, a diventare un punto di riferimento per quella specifica attività. Così, a Cotignola, le conoscenze e le competenze specifiche nell’ambito del fumetto dell’operatore ha portato ad approfondire questa tecnica ed a seguire poi le idee dei ragazzi, accompagnando la loro richiesta di produrre graffiti nei muri del Centro. La referente comunale parla di queste iniziative con un misto di orgoglio e timore per queste pratiche talvolta eseguite in spazi non concessi. A Lavezzola, nel Comune di Conselice, al Punto Giovani le proposte degli operatori hanno portato a sviluppare diversi ambiti artistici, tra cui la pittura, la musica, l’utilizzo della telecamera, ecc. Attualmente i ragazzi del Punto Giovani si impegnano nella produzione di un film, che li coinvolge sia come attori e produttori della colonna sonora, che nella scelta degli spazi in cui avverranno le riprese.

Spazi privati

Se nei centri cittadini l'organizzazione delle attività creative sembra essere maggiormente appannaggio dell'amministrazione comunale, nei territori di dimensioni più piccole o nelle frazioni, le risposte in termini di spazi sono difficilmente riservate esclusivamente ai giovani, ma assumono una dimensione più inter-generazionale: gli spazi comuni divengono luogo di

incontro e vi accedono persone di tutte le età. A volte si tratta di un Circolo ANCeSCAO, a volte

  • di un Circolo ARCI, in altri casi è un edificio comunale non ulteriormente caratterizzato.

Il tipo di attività che si svolge ha come finalità principale quella aggregativa, tuttavia proprio per promuovere l'aggregazione e per fornire possibilità ricreative questi spazi sono dotati

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anche di attrezzatura tecnica che rende possibile attività di tipo creativo. C'è attenzione al fare insieme: si organizzano laboratori, si allestiscono spettacoli e concerti. Spesso alle attività partecipano contemporaneamente ragazzi, adulti ed a volte anziani. In altri contesti invece le attività sono organizzate in modo più mirato e anche gli spazi sono riservati ad attività specifiche. Questi spazi sono in genere gestiti da adulti, a volte da pensionati, impegnati nell'organizzazione degli spazi anche in risposta alle esigenza dei ragazzi più giovani. Questi spazi sono gestiti in modo generalmente molto flessibile e adattabili allo svolgimento di attività differenti, proprio in risposta alle richieste ed alle necessità che le persone che lo abitano manifestano. Tutta la programmazione e la gestione delle attività, la manutenzione, la cura delle strutture sono a carico di persone che lavorano in modo volontario, quindi la possibilità di sviluppare e promuovere queste realtà è legata alla disponibilità personale e non in tutti i territori è presente una eguale attività. In alcuni casi le attività degli anziani e dei giovani sono meno interrelate, semplicemente si svolgono nello stesso spazio.

I Circoli

La realtà dei Circoli è presente su tutto il territorio, sono situazioni di autogestione, in genere affiliate a realtà più ampie quali l’ARCI, L’ANSPI, L’ANCeSCAO. La modalità di gestione è sicuramente ciò che più li caratterizza: in genere tutte le attività hanno scopo aggregativo, il lavoro interno è svolto in modo volontario. Per questo sono realtà profondamente radicate nel territorio in cui si trovano. Le età dei partecipanti variano, in genere i Circoli sono gestiti da chi ha più tempo e sceglie di dedicare molte delle proprie energie alle attività comuni. In ogni spazio si forma un gruppo di lavoro forte, che organizza e coordina le attività. L’atteggiamento dei Circoli verso le realtà esterne è in genere molto accogliente, e la possibilità di poter aprire i propri spazi ed incrementare le proprie attività è vissuta come positiva. Talvolta gli spazi vengono affittati, altre volte per il loro utilizzo degli spazi è sufficiente un rimborso spese. Le attività che si svolgono in questi luoghi sono fortemente legate a quelle che sono le esigenze di chi li frequenta: dalla tombola e briscola alla produzione e proiezione di video, dalla ricerca storica inerente al proprio territorio, all’organizzazione di concerti ed eventi culturali. I circoli assumono un importante valore sociale ed una funzione fortemente socializzante nei piccoli centri nei quali gli abitanti non trovano altri spazi ed altre opportunità; i circoli allora sono spesso organizzati da persone anziane e rappresentano un luogo per tutti. Talvolta in piccole realtà sono compresenti ARCI ed ANSPI, in altre realtà invece una sola delle due associazioni nazionali ha preso piede e propone attività. I circoli ANSPI si sviluppano talvolta in prossimità o all’interno delle parrocchie.

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Alcuni

luoghi

gestiti

da

associazioni

legate

all’ANCeSCAO,

nonostante

svolgano

prevalentemente attività per anziani e siano gestiti interamente da persone di età avanzata,

allestiscono spazi e attrezzature ad utilizzo dei più giovani.

I Rioni: le esperienze di Faenza e Lugo

L’istituzione dei Rioni, nelle varie città è antichissima, ma solo con l’avvento dei liberi Comuni, hanno acquistato importanza soprattutto come distretti militari. Il Rione prese generalmente il nome della porta, che era affidata alla difesa degli abitanti circostanti in caso di assedio; Faenza ne contava quattro: Rione di Porta da Ponte (poi Rione Giallo), Rione di Porta Imolese (Rosso), Rione di Porta Ravegnana (Nero), Rione di Porta Montanara (Verde). Il Borgo

Durbecco (Rione Bianco) non faceva inizialmente parte di questa divisione in quartieri, ma la sua origine risale a tempi piuttosto lontani. Anche nei momenti di pace la popolazione non seppe rimanere inerte, sollecitata com’era dal desiderio delle contese, delle giostre e dei tornei, ai quali la partecipazione del popolo in funzione di attore e spettatore, fu sempre totale e appassionata. Il fine puramente addestrativo, in preparazione di nuove battaglie, non è stata la motivazione più importante alla promozione di queste attività: alla necessità militare ebbe sempre il sopravvento la naturale tendenza popolare ad esibirsi, a cimentarsi in leale contesa, per cui l’arte di torneare, unita all’abilità nel cavalcare, raggiunse forme di grande risonanza. Nel territorio provinciale i Comuni che hanno sviluppato negli anni attività rionali e palii sono Faenza e Lugo. Il Rione si caratterizza primariamente come centro aggregativo, di appartenenza, in cui si svolgono attività in primo luogo finalizzate alla preparazione degli

eventi cittadini che invitano tutti i Rioni al confronto. La vita del Rione coinvolge persone di tutte le età e spesso intere famiglie si trovano a condividere la preparazione agli eventi e le forti emozioni che le attività competitive inevitabilmente provocano. Le attività artistiche predominanti sono quindi quelle degli sbandieratori e quelle dei suonatori,

  • di tamburi e di chiarine (strumento a fiato). Attività che vengono tramandate tradizionalmente

da generazione a generazione e che costituiscono gli ambiti di sfida tra i rioni. È a volte

prevista la competizione per categorie di età, in cui i più giovani gareggiano tra loro. L’impressione, contattando i referenti, è che i rioni si strutturino primariamente come situazioni

  • di ritrovo sociale e di condivisione di attività. Al loro interno infatti vengono regolarmente

organizzati eventi ricreativi a cui tutti sono invitati a partecipare. A Faenza il Palio del Niballo riveste da sempre un’importanza centrale nella vita cittadina, che coinvolge profondamente le persone che vi partecipano. In questo contesto due sono gli ambiti

  • di sfida: “la corsa” e “il torneo delle bandiere”. In quei giorni trova compimento il lavoro e la

preparazione di mesi e i rioni si animano ed accolgono nei loro spazi chi desidera festeggiare con loro. Ogni rione si è costituito come associazione, e, negli edifici che occupa, accoglie svariate attività culturali che riguardano sia la tradizione tramandata nei secoli, la storia della città ed il folklore, sia la vita culturale attuale della città. I Rioni a Faenza possono essere in

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primo luogo spazi espositivi, in cui sono proposte, per esempio, mostre fotografiche, o mostre numismatiche. In secondo luogo, rappresentano anche una risorsa cittadina di spazi per conferenze, seminari, incontri culturali. In alcuni casi si sviluppa una sorta di biblioteca nella quale è possibile accedere al prestito. La storia dei rioni di Lugo è invece più recente. Il Palio nasce infatti nel 1968 quando l’Associazione Pro Loco di Lugo provvide, fra le altre cose, alla creazione dei Rioni. Esisteva, infatti, solo un Comitato per la tradizionale Festa del Ghetto che fu poi affiancato dai Comitati per i Rioni Cento, Brozzi e Madonna delle Stuoie, creati dal nulla, tra molta indifferenza ed incertezza. Questo consentì di istituire il "Palio della Caveja", gara originalissima tra i quattro Rioni (giunta nel 1998 alla 30" Edizione), che costituiva il fulcro della Sagra Paesana. Nell’anno 1992, i Rioni decidono di "staccarsi" dalla Pro-Loco e di costituire un’associazione autonoma, coordinata da una figura neutra (il magistrato dei rioni) che media le controversie e rappresenta i Rioni nei confronti dell’Amministrazione Municipale e della Cittadinanza. La vita rionale lughese è in media meno sviluppata di quella del faentino. Accanto a realtà molto organizzate e situate in edifici storici, vivono associazioni rionali meno attrezzate: i luoghi sono spesso privati, di proprietà di qualcuno del rione che li cede per le attività, o sono magazzini in cui non è possibile svolgere l’allenamento tradizionale degli sbandieratori né le prove per gli strumenti. Gli allenamenti vengono allora svolti presso una palestra della città. A Lugo gli ambiti di sfida del Palio della Caveja sono numerosi: si va dal palio vero e proprio, agli sbandieratori, ai musici ed ai tiratori di fune. I rioni sono in genere attrezzati con costumi d’epoca per il corteo storico, armi medioevali, bandiere e strumenti. Quando le bandiere vengono costruite e gli strumenti accordati nei locali del rione (nei rioni più attrezzati), questo diventa anche un laboratorio artigianale a disposizione di chi appartiene a quella realtà. Contattando i referenti rionali si riscontra una chiara disponibilità ad accogliere, eventualmente, altre realtà culturali, di fatto a Lugo attualmente però i rioni stanno ospitando esclusivamente le attività che si svolgono al loro interno.

Le parrocchie

Le parrocchie svolgono anch'esse un ruolo importante soprattutto nelle frazioni e nei piccoli centri, tuttavia gli spazi sono in genere più connotati e riservati alle attività canoniche e la parrocchia raramente riveste un ruolo paragonabile ad un circolo autogestito. In alcuni casi, però, gli spazi parrocchiali più o meno attrezzati tecnicamente, sono utilizzati saltuariamente da gruppi di persone che svolgono attività creative fino a realtà parrocchiali in cui molte delle attività che vi si svolgono hanno una finalità prettamente creativa e gli spazi si trasformano regolarmente in scuola di musica, sala di danza, contenitori di laboratori.

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Le arti solitarie

Contattando nel territorio persone che svolgono le diverse attività creative ci siamo accorte che per alcune attività artistiche, nel momento della produzione, l’elemento aggregativo non è indispensabile. Anzi, in alcuni casi l’atto creativo è un evento che ha bisogno di intimità, di silenzio e solitudine. Una pittrice suggerisce “non potrei dipingere in un luogo in cui gira altra gente. Quello che dipingo parla di me. E poi non posso lasciare la tela incustodita in uno spazio pubblico: ho i miei pennelli, il mio cavalletto, i miei colori. Voglio ritrovarli come li ho lasciati”. Anche un fumettista ci spiega che svolge l’attività a casa sua, e che solo quando il lavoro è terminato cerca uno spazio pubblico in cui esporlo. Ma aggiunge “vorrei provare a incrementare questa tecnica, vorrei incontrare ragazzi più giovani e proporre anche a loro

progetti grafici, ma purtroppo per queste cose non c’è attenzione”. Un ragazzo che approfondisce scultura e pittura conserva gelosamente le sue opere a casa. Un altro invece suggerisce che a Lugo c’è un atelier privato “e, non chiamarlo laboratorio!”, in cui un “maestro” accoglie pittori più giovani, come in una scuola d’arte. Parlando con un fotoamatore ravennate scopriamo che la federazione nazionale (FIAF) ha difficoltà a raggiungere i giovani, e dice “i giovani bruciano tutti gli interessi, oggi utilizzano la fotografia digitale, il foto ritocco, inviano il tutto per e-mail.” ed aggiunge che si riscontra un approccio sempre più individuale, un grande interesse per le tecnologie ma una minore disponibilità a socializzare, a trovarsi insieme; “per fare partecipare i giovani abbiamo dovuto fare un concorso con le foto dei cellulari” dice rammaricato. Alcuni giovani d’altra parte stanno creando dell’elaborazione dell’immagine un’impresa lavorativa. Se la produzione di arti grafiche, della scultura richiedono forse effettivamente uno spazio privato, tuttavia ci pare che non siano moltissimi i luoghi, gli spazi a disposizione di chi vuole imparare queste arti. Come diceva il fumettista, forse potrebbero essere maggiori le occasioni, le iniziative a favore di queste arti “minori”. Di fatto in alcuni comuni sono attive le scuole d’arte, in altri comuni i servizi pubblici garantiscono ai bambini un primo approccio con l’espressività e l’arte. Ma forse queste realtà potrebbero essere più diffuse, anche perché dove viene investita energia si riscontra tra i ragazzi un successo interessante.

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3.

Le mappe dei significati e dei bisogni

Il secondo nucleo di azioni è costituito da un’indagine fra i giovani frequentanti gli spazi e i servizi di aggregazione e incontro dedicati alla creatività giovanile. In questa fase si è cercato

  • di ricostruite le mappe dei significati e dei bisogni espressi dai giovani.

Le indagini sugli spazi giovanili e su come questi vengono utilizzati hanno una tradizione lunga

  • di studi alle spalle, soprattutto all’interno di ricerche sulle culture e subculture giovanili, basti

pensare che uno dei primi studi in questo ambito risale al 1943; in Street corner society, W. F. White sviluppa un’analisi dell’identità giovanile e delle culture dei gruppi informali attorno ai significati attribuiti alla loro occupazione dello spazio pubblico. La strada è stata per lungo tempo lo spazio fisico e sociale occupato dai giovani, oltre a quello domestico e scolastico, non a caso per lungo tempo le ricerche e gli studi sono si sono concentrate sullo studio delle sottoculture giovanili e sulla loro visibilità in questo contesto.

Nel momento in cui la prospettiva con cui ci si confronta con il mondo giovanile e con le sue esigenze cambia e comincia a maturare l’esigenza di fornire delle risposte concrete a quello che in molti casi appariva come un problema sociale, la creazione di spazi per i giovani si presenta come una delle soluzioni possibili. Gli spazi per i giovani sono un’esperienza che molti territori hanno conosciuto, conoscono tuttora e su cui sono ancora in corso riflessioni, e in alcuni casi ripensamenti, sulle loro funzioni e sul loro funzionamento. È impensabile oggi farlo senza coinvolgere e tenere in considerazione i diretti interessati, ma con la consapevolezza che la lettura dei bisogni da sola non è sufficiente e deve necessariamente essere accompagnata da una “interpretazione politica” dei bisogni che emergono e da un “pensiero forte” sulle politiche giovanili. Partendo da queste considerazioni abbiamo realizzato una ricerca di sfondo che ha consentito

  • di raccogliere informazioni rispetto alle problematiche connesse alla fruizione degli spazi, come

sono utilizzati e vissuti, i significati attribuiti, il grado di soddisfazione, le carenze, i suggerimenti e le proposte.

  • 3.1 Le osservazioni, i colloqui e le interviste

L’indagine sul campo è stata condotta privilegiando metodi etnografici quali l’osservazione, i colloqui informali e le interviste di gruppo (allegato 2) che consentono non solo di raccogliere informazioni ma anche di verificare il rapporto dei ragazzi con gli ambienti e gli spazi che frequentano e, soprattutto, di stabilire con loro delle relazioni che costituiscono il primo passo per costruire un percorso di coinvolgimento e partecipazione. La motivazione per cui un determinato spazio è nato e continua ad esistere ne definisce alcune caratteristiche: le motivazioni per cui si frequenta un centro di aggregazione giovanile, una parrocchia o un rione sono profondamente diverse e diversi sono di conseguenza i bisogni che vengono manifestati e i vissuti dei ragazzi e delle ragazze che frequentano questi luoghi.

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Per questo motivo, almeno in questa fase di descrizione dell’attività, verrà illustrato il lavoro svolto sul campo nelle realtà individuate come più significative sia per tipologia di spazio sia per tipologia di attività. Per restare fedeli all’approccio etnografico adottato anche la descrizione sarà in parte affidata a modalità più narrative; per ogni spazio si riportano alcune delle testimonianze raccolte.

Centro Giovani JYL – Jammin’ Young Lab – Massa Lombarda

Il Jyl di Massa Lombarda costituisce un punto di riferimento per i giovani del territorio. Per questo motivo si è cercato di approfondire questa realtà intervistando sia il “referente storico”

  • di questo centro sia un gruppo di ragazzi che lo frequentano e che fanno parte del Comitato di

Gestione. Il Jyl, attraverso un percorso che parte nella metà degli anni Ottanta, è ora gestito direttamente dal comune con la co-partecipazione di un comitato costituito dai ragazzi che svolgono volontariamente la loro attività, collaborando intensamente con i referenti comunali sia nella presentazione e realizzazione di progetti, ma anche nella gestione vera e propria dello spazio.

Gli spazi erano vuoti, i ragazzi presenti erano lì appositamente per parlare con me. Il centro è disposto su due piani, la superficie totale è sugli 800 metri quadri. Tutte le stanze sono aperte, al salone più grande invece si accede solo con la chiave. X., che mi sta guidando attraverso gli spazi, mi spiega che questo è l’unico spazio chiuso. Al piano inferiore una grande sala sembra riservata all’accoglienza: divani disposti a quadrato permettono una chiacchierata comoda. A fianco dei divani in una sorta di open space, la scrivania ed il computer

testimoniano un lavoro di ufficio. Sullo stesso piano c’è una saletta con una televisione, il salone con palco e sedie, e gli spazi ad essi legati (un angolo bar, un salottino). Il salone raccoglie su una parete protetta da plexiglass tantissime firme. Sono riportati anche nomi di artisti (soprattutto comici) che si sono esibiti in passato e poi successivamente sono diventati famosi. Qualche graffito sulle pareti. Al piano di sopra c’è la sala prove, che è anche sala di registrazione, dove suonano gruppi di Massa

Lombarda, ma anche di Imola, di Medicina, di Bagnacavallo,

...

Agli spazi del centro non accedono solo i

ragazzi del Comune di Massa Lombarda. Sullo stesso piano un’altra sala prove, in cui è riposto anche un pianoforte. Era la sala jazz, ma siccome

jazz non lo fa più nessuno, questa stanza è attualmente utilizzata come magazzino. In un altro salottino dalle pareti graffittate una creatura in cartapesta si sta asciugando; X. mi spiega che questo è lo spazio abitualmente utilizzato da più giovani del centro per le attività di laboratorio, mentre altri loro coetanei sono impegnati nel campetto sportivo adiacente con le partite di calcio. C’è attenzione a coinvolgere tutti, ad offrire più possibilità, a leggere i segnali che i ragazzi manifestano, in un continuo e flessibile adattamento dell'utilizzo degli spazi. Sempre al primo piano due stanze completamente libere, dalle pareti bianche, sono adibite alle esposizioni ed alle mostre. Per molto tempo la cura delle esposizioni è ridotta, ma da un anno e mezzo X. frequenta regolarmente il centro e sta promuovendo questo settore.

  • Mi spiega e mi racconta la difficoltà per un giovane artista di iniziare ad esporre, di proporsi. Nelle prime

esperienze di mostre gli artisti devono essere guidati ad organizzare, ad allestire, a coinvolgere il pubblico per valorizzare e promuovere la mostra. Al JYL attualmente si mira a proporre il lavoro dei giovani, ma si

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vorrebbero anche coinvolgere artisti affermati in modo da dare risonanza a questo spazio e renderlo più appetibile per le mostre. I vari settori artistici sono promossi da persone che si occupano in prima

persona di musica, o pittura, o cinema, e che trovano negli spazi una possibilità per coltivare la propria passione e coinvolgere altre persone.

  • X. deve andare, è ormai tardi, si rende però disponibile a rispondere velocemente per alcune domande.

Gli chiedo da quanto frequenta il centro, come si è avvicinato e che ruolo ha.

  • X. circa tre anni e mezzo fa ha cominciato a frequentare il JYL come uno spazio aggregativo, per stare

con gli amici. Con il passare del tempo si è fatto sempre più coinvolgere fino a che ha deciso di far parte

del comitato di gestione. A quel punto ha scelto di investire anche più energie nelle attività e, seguendo una sua passione personale, si è dedicato alla organizzazione di rassegne cinematografiche. Attualmente il gruppo che si dedica al cinema in modo più consistente è formato da due persone. Quando X. saluta definitivamente la chiacchierata si fa di gruppo. Y. mi spiega che il centro negli ultimi anni è cambiato molto. Sono state fatte delle scelte è stata data una forma al lavoro del centro. Fino a circa quattro anni fa l'accesso agli spazi era libero, meno organizzato, il sistema di regole meno chiaro e succedeva che spesso i gruppi che utilizzavano le sale non rispettassero gli spazi, lasciassero in disordine. Questo di fatto impediva le attività, “se per un concerto alla domenica pulivi il venerdì sera, quando tornavi alla domenica mattina era già tutto sporco, era da rifare”. Proprio per permettere ai gruppi di potere utilizzare gli spazi è stato necessario definire delle regole, tra cui la chiusura del salone con un lucchetto. “All'inizio alcuni ragazzi si sono lamentati molto perché il salone era chiuso, sono state scelte dure. Ma poi, con il passare del tempo anche loro si sono resi conto che era meglio così, anche per loro erano a disposizione quegli spazi, bastava aprire il portone ed era subito possibile usarli”. Per l'organizzazione delle attività il centro è principalmente auto-gestito, le pulizie, la gestione ordinaria dei lavori è di pertinenza degli stessi ragazzi del JYL. L'organizzazione non è facile e richiede un'attenzione costante. Rispetto al rapporto con il territorio negli ultimi anni è stata data grande importanza alla cura delle relazioni con la cittadinanza. In passato il JYL era un luogo esclusivamente giovanile e i ragazzi che frequentavano avevano la tendenza un po' a chiudersi nelle proprie attività. La cittadinanza guardava questo luogo con sospetto, o anche non ne considerava proprio l'esistenza. Il gruppo più attivo e che fa parte del Comitato di Gestione negli ultimi tre anni ha cercato di aprire questi spazi anche ad altri, giovani e non, invitandoli a venire a vedere come sono e cosa si fa, a svolgere attività internamente. Sono state organizzate attività coinvolgenti anche per persone più adulte, in particolare una serie di eventi “Anni '70” rivolte a genitori che erano giovani in quegli anni perché venissero al centro con i loro figli e godessero di una serata in qualche modo inter-generazionale. Il successo di queste attività permette una maggiore integrazione del centro nel territorio; recentemente è stata organizzata una festa con la possibilità di un servizio di animazione per bambini in contemporanea, per agevolare le famiglie. Prossimamente un'associazione di donne straniere organizzerà una festa negli stessi spazi. Anche per promuovere questo delicato lavoro di rete ci si è dovuti sperimentare, provare strategie, con la consapevolezza che alcune funzionano e altre no. È necessaria una grande flessibilità per adattarsi a quelle che sono le richieste, le proposte, i continui cambiamenti che caratterizzano l'eterogenea partecipazione del centro e della cittadinanza. Ma quando faccio notare quanto flessibili debbano essere le loro attività per un attimo il gruppo sta in silenzio. Y. sostiene come sia fondamentale un gruppo stabile che segue l’organizzazione, stabile anche negli anni, che porti avanti un percorso che non sempre è quello che i frequentatori propongono. Si guarda con Z. e

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poi, un po' l'uno e un po' l'altro, raccontano di una rassegna teatrale che sembrava importante proporre ma che nasceva dalla sola decisione del direttivo. Non ha avuto un grande successo ma è stata una proposta comunque importante per fare vedere che esiste altro. Mentre mi spiegano questo, sottolineano l'importanza di un gruppo che vede, pensa e decide, ascoltando le richieste ed i bisogni espressi del territorio, ma con alla base un “pensiero” condiviso dal gruppo di lavoro. Per quanto riguarda l’importanza della dimensione aggregativa e creativa Y. dice che secondo lei la maggior parte dei frequentatori cerca una situazione aggregativa. Z. interviene e spiega che vede la situazione differentemente. È vero che molti tra i ragazzi vengono qui per stare insieme soprattutto tra i più giovani. Ma il senso del JYL sta nella sua natura creativa “nel momento in cui nessuno più veniva, quello che ha tenuto in piedi tutto è stata la sala prove ed il gruppo della musica che organizzava qualche concerto. Da lì si è ripartiti per rilanciare tutto, se non ci fossero stati non sarebbe stato possibile”, e aggiunge “per fortuna l'amministrazione comunale ci credeva ed ha deciso di andare avanti con questo

posto, altrimenti si rischiava la chiusura

... Mi spiegano come per i più giovani si punti molto sull'offrire attività aggregative, fare insieme qualcosa, dalla partita di calcio ai laboratori manuali. Poi, crescendo, i ragazzi contattano le varie realtà del centro e via via scelgono l'attività in cui impegnare maggiormente le energie. In tema di risorse del territorio per la creatività vengono differenziate due categorie: dai 15 ai 25 anni un ragazzo che voglia promuovere un'attività creativa trova nelle proposte dell’amministrazione le vie e gli strumenti per farlo. Dopo, però, nel momento in cui desidera specializzarsi, approfondire, allora ha difficoltà a trovare spazi e strumentazioni adeguate. Si tratta per Z. di dare più rilevanza ad un aspetto creativo non più solo amatoriale o ludico. Le modalità con cui i ragazzi hanno accesso al centro sono comunque diverse, Y. è entrato per stare con gli amici, poi ha deciso di occuparsi di cinema. Z. non è di queste parti e quando è arrivato qui ha cercato uno spazio in cui poter coltivare la sua passione musicale. X. vive a Massa Lombarda, ma conosceva appena quegli spazi, li aveva frequentati casualmente molti anni fa, ma non si era fermata perché il gruppo non l'attraeva. Poi le cose sono cambiate, lavorandoci quotidianamente ne ha fatto uno spazio anche suo ed ha deciso di fermarsi e valorizzare l'aspetto più in consonanza anche con le sue passioni. Le strade attraverso cui si accede al JYL sono diverse, ma principalmente si cominciano a frequentare gli spazi in occasione di eventi o iniziative, poi, chi è più interessato e si coinvolge via via e diventa propositivo. Le nuove idee nascono in parte dalla risposta ai bisogni espressi dai ragazzi che frequentano il centro. Se qualcuno poi desidera proporre nuove attività viene valutato quanto questa attività sia fattibile, anche compatibilmente con la disponibilità degli spazi. Y. rileva una scarsa propositività da parte dei giovani. Z. riflette e nota come si stiano delineando due differenti modalità tra i ragazzi giovani: da una parte un gruppo molto vivace e propositivo, dall'altra un gruppo più passivo che segue le proposte e meno si organizza e portare avanti le proprie passioni. Y. riflette sul cambiamento della popolazione giovanile nel Comune di Massa Lombarda. Sono sempre più numerose la famiglie straniere che scelgono questo Comune come luogo di residenza, proiettandosi nel futuro si chiede quanto il centro sarà condizionato dal cambiare dell'utenza. I ragazzi immigrati mostrano delle difficoltà di inserimento, si chiede come affrontare questo cambiamento in prospettiva.

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Centro Giovani “Leo Commissari” - Lugo

Il centro “Leo Commissari” accoglie diverse attività rivolte ai giovani. Accanto ad una situazione di classica aggregazione giovanile sono disponibili ampi spazi pensati appositamente per la danza, la musica (fruita e suonata), laboratori artistici. Il Centro Giovani di Lugo ha subito alcune trasformazioni nelle attività e nell'utenza nel corso degli ultimi anni, sono numericamente aumentati gli accessi di ragazzi stranieri e di provenienza dall'Italia meridionale. Via via il centro giovani si sta caratterizza come un luogo in cui emergono anche situazioni di disagio e l'attività degli operatori si sposta in alcuni casi dalla funzione di animazione e organizzazione delle attività ad quella di contenimento e di gestione del gruppo.

Arriviamo e siamo accolti dagli operatori. I ragazzi sono sparsi per le sale, qualcuno gioca alla play station, qualcun altro è impegnato ad ascoltare musica in una saletta semibuia. Apparentemente i ragazzi non reagiscono alla presenza di altri adulti nel loro spazio. Con il passare dei minuti l'educatrice, ci guida alla visita del “Leo Commissari”: al piano superiore due sale da ballo, una con grandi specchi alle pareti e una sala recentemente graffittata. X. ci spiega che questo lavoro se lo sono gestiti i ragazzi del centro aggregativo. Sono le sei e mezzo circa, il centro si va svuotando, le poche persone della sala da ballo sono scese, chi giocava alla play station mette via il materiale e si appresta ad uscire. Rimane un gruppetto di ragazzi, a cui X. aveva chiesto di partecipare all'incontro. I ragazzi sono un po' indecisi sul da farsi, se andare o restare. Alla fine entrano. Ci sediamo attorno ad un tavolo. La discussione è inizialmente un po' confusa, molto dispersiva tra battute e risate. I ragazzi sono tutti molto giovani. L'incontro ha una durata di un'ora e mezza ed è di seguito riassunto:

in prima battuta i ragazzi lamentano una mancanza di attività e di proposte da parte degli operatori. Il rapporto con gli educatori risulta essere un argomento di grandissima importanza per i ragazzi. Cosa gli educatori dicono, come si comportano, quale rapporto essi stessi abbiano con le regole. Gran parte della loro discussione verte sugli adulti che condividono con loro i pomeriggi; un altro argomento di centrale importanza risulta essere la gestione delle regole. Da una posizione assolutamente negativa rispetto alle regole poste dagli adulti via via nella discussione i ragazzi si sono aperti sottolineando come in alcune occasioni sia accaduto che loro stessi non avessero rispettato gli spazi ed era perciò giusto una qualche forma di tutela dei luoghi cui si sentono di appartenere. Il tema delle regole rimane comunque centrale nella discussione e nel rapporto con gli educatori; i ragazzi sono molto concentrati a sottolineare quello che non si può fare e sembrano in questo contesto meno pronti ad identificare quelle che sono le loro aree di interesse, quello che potrebbero fare. Ci soffermiamo un po' a pensare quali potrebbero essere le attività di loro interesse, ma sembra che sia ancora piuttosto importante per loro che qualcuno più adulto si ponga come organizzatore di eventi ed attività a cui loro poi possano partecipare. J. suggerisce di dividersi in gruppetti specializzati e ciascuno fa quello che desidera, lui vorrebbe suonare i bonghi; X. suggerisce di aprire liberamente i luoghi anche nelle ore serali. Si propone di aprire la sala prove per i gruppi che lo richiedono, nasce la questione di una insufficienza di risorse tra gli operatori per stare con loro in quegli spazi. Più avanti nell'incontro emerge che alcuni ragazzi che frequentano il corso di break dance, hanno curato il progetto per cui la sala al piano di sopra è graffittata;

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un quarto elemento che è sorto dalla discussione riguarda il senso di appartenenza che lega i ragazzi a quel luogo ed a quel gruppo: “sono quattro anni che io frequento questo centro, lo sento come mio” dice Z. Tra di loro i ragazzi verso l'esterno tendono a difendersi l'un l'altro e quando percepiscono che uno di loro è attaccato ribattono; infine, Y. rileva come i ragazzi siano esigentissimi nei confronti del luogo e degli operatori in termini di attività e coerenza alle regole. Se è giusto essere esigenti occorre essere altrettanto disponibili e collaborare in modo che le attività riescano al meglio. I ragazzi sono a conoscenza della storia degli ultimi anni, ma già testimoniano un cambiamento nell'utenza e nelle attività del centro. Durante la discussione più volte emerge l'argomento della “brutta

reputazione” del centro giovani sollecitato sia dai ragazzi sia dagli operatori e raccontano come si è arrivati a questo punto. Ci sono alcune persone che frequentano il centro che “fanno del casino, si fa a

botte, ci sono le bande … ci sono gruppi che occupano il campetto e chi vuole giocare non può

....

”.

Z., racconta la storia del centro dal suo punto di vista: “io vengo al centro giovani da quattro anni, il

primo anno c'era un mucchio di gente ed il centro aveva una bella reputazione, c'era un mucchio di roba. Da un giorno all'altro viene un gruppo di quindici ragazzi e hanno cominciato a fare del bordello e la gente ha cominciato a dire: no io qui non ci vengo più, e del centro giovani è rimasto questo”. La proposta dei ragazzi è quella di regolamentare l'entrata di tutti e definire chi può entrare e chi invece non può.

Centro giovanile Spartaco – Ravenna

Centro Giovanile Autogestito “Spartaco” nasce dalla spinta aggregativa di un gruppo di giovani, per la maggior parte studenti, con l’esigenza di avere un luogo a Ravenna in cui incontrarsi e svolgere attività. A Ravenna erano già presente luoghi aggregativi per i giovani ma, alcuni in particolare, erano situati fuori dal centro e difficilmente raggiungibili con mezzi pubblici o in bicicletta e non soddisfavano le esigenze degli studenti o di chi non era dotato di un mezzo di trasporto proprio. Lo Spartaco nasce così come spazio di aggregazione di studenti delle scuole superiori ed universitari, con l’obiettivo di promuovere la cittadinanza attiva dei giovani, valorizzarne le competenze e sostenere le forme di partecipazione culturale, sociale e politica alla vita della città, favorire le forme di apprendimento non formale, facilitare la comunicazione tra giovani ed istituzioni, ridurre i fattori di rischio ed emarginazione e arricchire la rete di punti osservativi decentrati sulla condizione giovanile. Viene perciò rimessa in funzione l'ex scuola materna di via Chiavica, in stato di abbandono da diverso tempo, sotto nuova forma. La gestione è affidata all’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune in collaborazione con gruppi di giovani che organizzano le attività della struttura come puro volontariato. La spinta iniziale perciò è strettamente legata all’esigenza di un “posto fisico” ; la creatività subentra in un secondo momento, inizialmente con lo scopo di abbellire il centro stesso, in particolare utilizzando capacità e risorse dei frequentatori stessi del centro come i disegni dei writers nei muri esterni e successivamente con diverse attività e gruppi strutturati. Oltre al gruppo che gestisce il centro, inizialmente informale ora più organizzato, sono numerosi i gruppi tematici e le associazioni che collaborano, propongono attività e partecipano alla vita del centro. Alcuni nascono all’interno dello Spartaco come il GRAS (Gruppo Ravennate

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di Acquisto Solidale), altri già strutturati arrivano allo spazio come gruppo informale o come associazioni, è questo il caso dell’ASSA (Associazione Studenti di Scienze Ambientali), di gruppi musicali di studenti universitari, di associazioni di comunità straniere come i nigeriani e i senegalesi. Il centro è aperto a tutti, ad eccezione di particolari eventi in cui, per esigenze specifiche, l’accesso è riservato. È il caso questo della festa delle donne organizzato in collaborazione con la Casa delle Cultura di Ravenna e Città Meticcia in cui sono ammesse solo donne vista la presenza di islamiche che altrimenti non avrebbero la possibilità di partecipare alla serata. Il centro è frequentato prevalentemente da giovani residenti nel comune o studenti universitari che frequentano corsi nella sede decentrata di Ravenna. Per specifici appuntamenti ed attività il raggio si amplia fino al nord Italia ed anche con provenienze dall’estero. Le attività del centro riguardano varie arti in particolare musica, con la partecipazione di diversi gruppi della città e concerti organizzati con gruppi che provengono da altre realtà, sia regionali che fuori regione, ma anche con concorsi, prestito materiali, conferenze e cineforum. Il teatro ricopre un particolare ruolo con diversi gruppi che organizzano laboratori, corsi, mostre, spettacoli ed esibizioni o che utilizzano gli spazi per le prove dei loro spettacoli. Altro filone portato avanti all’interno della struttura riguarda il cinema e i video con organizzazione di corsi, cineforum e proiezioni, questa attività in particolare vede alcuni frequentatori impegnati della produzione video e non è escluso che potrebbero fare di questa passione il loro mestiere. Il centro diventa spesso luogo di mostre ed esposizioni ospitando produzioni artistiche legate alla fotografia, alla pittura ed al fumetto. Quest’ultimo rappresenta un filone particolarmente coltivato grazie a conferenze, seminari ed soprattutto a “Komikazen: festival internazionale del fumetto di realtà” che vede autori che lavorano con tecniche e stili diversi, invitati da una vasta zona geografica come Stati Uniti (New York e Detroit) Spagna, Francia Algeria e Slovenia. Komikazen è il primo festival di questo genere in Europa e desidera essere un luogo in cui non solo il fumetto, ma anche il giornalismo, la narrativa e il cinema di realtà si incontrano e dialogano. Altre attività dello Spartaco sono legate a corsi di danza e di pratiche sportive non tradizionali quali taichi e capoeira (arte marziale brasiliana) in collaborazioni con associazioni culturali del territorio. Ampio spazio è dedicato anche al graffitismo, attività artistica altrimenti difficilmente censibile, sia con laboratori strutturati che dedicando muri e spazi alla libera espressione. Alcune di queste attività sono libere sia per quanto riguarda l’accesso, naturalmente legato agli orari di apertura del centro, sia in quanto non necessitano di un’iscrizione; altre organizzate sottoforma di corsi o laboratori a volte richiedono una prenotazione ed iscrizione, alcune di queste sono a pagamento. Il contatto con le associazioni del territorio è molto forte, vengono organizzate molte attività in comune e soprattutto lo Spartaco mette a disposizione gli spazi a tutti coloro che ne facciano richiesta naturalmente nel rispetto delle regole interne. Le proposte ed i contatti con altri gruppi che chiedono di collaborare così come le nuove idee vengono analizzate in assemblea,

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solitamente la domenica dopo le pulizie del centro stesso. I ragazzi si dividono in gruppi di lavoro sulla base degli interessi specifici quali cinema, musica, teatro etc., ed è proprio questo lavoro da svolgere in comune e la condivisione degli obiettivi del centro che i ragazzi vedono come loro punto di forza oltre al metodo di lavoro che vede il gruppo come fulcro fondamentale. I ragazzi sostengono che fino a quando nel gruppo ci sono persone con la voglia di fare, la spinta è forte e si ottengono buoni risultati. Al contrario, la debolezza sta proprio nel numero di persone che partecipano all’organizzazione, con poche forze e poco tempo a disposizione le risorse sono limitate e la quantità di attività si riduce. Altro punto debole sta nel fatto di dover giustificare l’attività che viene svolta nel centro, far capire alla città il lavoro che c’è dietro alle attività che vengono proposte. Il centro esiste già da alcuni anni e secondo i ragazzi gli abitanti del territorio, i vicini, non solo non capiscono esattamente cosa sia, ma non fanno nemmeno lo sforzo di andare a vedere che cosa viene fatto nel centro stesso. Con il quartiere non ci sono grossi rapporti, c’è rispetto ma distacco: gli abitanti non si lamentano ma non sono nemmeno coinvolti nonostante la città piano piano si stia accorgendo dell’esistenza del centro. Alcuni cambiamenti si stanno verificando; inizialmente quella in cui è ubicato il centro era una zona abbandonata, ora si sta rivitalizzando, nascono servizi, negozi e la città, grazie alla nascita del centro, ha guadagnato una sala studio e una emeroteca.

Ponte Nuovo Skatepark - Ravenna

Il fenomeno dello skateboard è in continua evoluzione; alla fine degli anni '80 scoppia il boom dello skateboard a livello mondiale e questo si ripercuote anche sui piccoli territori come quello

di Ravenna con richieste specifiche da parte dei giovani di strutture pubbliche per la pratica. Dopo una decina d’anni, nei primi anni '90, questa disciplina ha un calo vertiginoso rischiando l'estinzione. Dal 1995 la riscoperta dello skateboard costituisce una forte spinta alla pratica in spazi della città come piazze, muretti di parcheggi e gradinate utilizzate come rampe di salto. Da qui l’esigenza di uno spazio, di un punto di ritrovo che potesse ospitare una struttura organizzata per accogliere i ragazzi che volevano praticare questa disciplina. Viene inaugurato così nel 2003 un impianto finanziato dall'Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Ravenna, realizzato a cura della Polisportiva di Ponte Nuovo a seguito di diversi incontri con appassionati di skate e l'Associazione Sportiva Oasi Skatepark. Inserito all’interno dell’impianto sportivo è possibile accedere allo Skatepark tutti i giorni dalle 8 al tramonto, l’utilizzo della pista è gratuito dietro un tesseramento UISP. La pista non prevede solo la pratica libera dell’attività ma in periodi specifici dell’anno, normalmente tra maggio e ottobre, vengono organizzate diverse gare. Le gare diventano un momento di confronto e soprattutto forniscono la possibilità di trascorrere piacevoli giornate in un clima di totale relax e divertimento. Quella di Ponte Nuovo non è l’unico spazio dedicato allo skateboard a Ravenna, le altre realtà si sono sviluppate su tutto il territorio in forma privata, con diverse caratteristiche.

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Un notevole impulso allo sviluppo dello skate in provincia è dovuto sicuramente alla presenza di uno dei più noti skaters a livello mondiale, che ha creato uno spazio dedicato allo skate nella zona in cui risiede, a Conventello. La pista, denominata Marianna Skatepark, oltre ad essere zona di allenamento per il campione, è aperta tutti i giorni agli skaters e vede una presenza annuale di circa 500 persone tra italiani e stranieri. Per gli allenamenti è stato costruito, sempre nel territorio provinciale, uno dei vert più grandi del mondo, alto 5 metri e largo 24 metri nel quale si organizzano contest su invito di grande importanza. Altro progetto su cui stanno lavorando è costruire uno skatepark al coperto che possa ospitare contest di livello europeo e mondiale. Una pista al coperto è già presente sul territorio ravennate, a Bagnacavallo, all’interno del bar Ramenghi. Aperta nel dicembre scorso la pista fornisce la possibilità agli skaters di esercitarsi anche quando il tempo non permette di utilizzare le piste all’aperto; naturalmente la frequenza è inferiore rispetto alle altre piste anche per le dimensioni della rampa stessa. Altra pista molto importante del territorio è l’Oasi Skatepark a Marina di Ravenna presso la Taverna Bukowski, aperta solo nel periodo estivo, che ospita una delle maggiori manifestazioni italiane lo “Slam trick”. Questo evento di skateboard si svolge nell’arco di tre giornate, è aperto a tutti, senza limiti di età, bravura o sponsorizzazione e vede la partecipazione di alcuni skaters tra i migliori in ambito mondiale con le maggiori rappresentanze italiane ed europee. Centrale per questo evento è lo stare insieme, socializzare, divertirsi offrendo un ottimo spettacolo, quello della cultura di strada e promuovere la disciplina dello skateboarding, considerato per i praticanti non uno sport ma uno stile di vita, una occupazione positiva del tempo libero. Grazie anche alle varie possibilità e spazi dedicati, la pratica dello skate a Ravenna è oggi molto diffusa, numerosi giovani tra 10 e 30 anni frequentano le diverse pista dislocate sul territorio. Fatta eccezione per i minorenni, i frequentatori non provengono solo dalla provincia ma, viste la scarse possibilità che offrono altri territori, gli skatepark della zona raccolgono skaters dalle province vicine e non solo, gli appassionati dell’attività percorrono spesso centinaia di chilometri per raggiungere le piste che hanno rampe con particolari caratteristiche. Non esistono veri e propri corsi o laboratori per questo tipo di attività ma sono i ragazzi più bravi a mostrare ai più giovani come allenarsi ed affrontare le rampe. La pratica di questa attività creativa è fortemente maschile, la presenza femminile si aggira intorno all’1%.

Alcune testimonianze raccolte negli spazi faentini

È difficile riuscire ad entrare nel mondo della vita culturale faentina. “Le attività sono promosse da gruppi, da associazioni chiuse, di difficile accesso”. Orientandosi tra le diverse associazioni questa era lo spazio che lasciava più libertà di creare opportunità nuove: “in genere il mondo creativo appare piuttosto cristallizzato, i gruppi si ritrovano a fare le stesse cose, con le stesse persone”. Questo atteggiamento di chiusura caratterizza un po' tutta la provincia “i giovani non amano spostarsi, preferiscono rimanere lì dove sono, andare negli stessi locali, fare le stesse cose, frequentare le stesse persone. Pochi si informano sulle attività nelle città vicine ed ancor meno sono disposti a muoversi”. L'osservazione dell’intervistata, che da soli pochi anni vive in questa zona, fotografa un mondo creativo piuttosto statico

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e non molto disponibile allo scambio con realtà vicine; ma anche più propenso a farsi guidare in attività già strutturate da altri che ad attingere dalla propria personale creatività alla ricerca del “nuovo”.

Nel momento in cui una persona decide di promuovere un'attività creativa incontra numerosi ostacoli. In primo luogo la persona fisica non è affatto considerata e gli enti che possono promuovere un evento richiedono sempre di interloquire con un'associazione formalizzata. Inoltre, anche nella creazione di una nuova associazione e nella gestione burocratica che porta alla possibilità di realizzare qualche evento, si incontrano innumerevoli difficoltà e gli organizzatori in tutto questo lavoro sono soli, poco aiutati o guidati dal Comune o da altre figure del territorio. In terzo luogo, sembra che la cultura in sé non sia sempre vissuta come un motivo sufficientemente importante per un investimento economico da parte dell'amministrazione e degli sponsor, ma che il ricavato di ogni evento debba essere devoluto a qualche iniziativa del Sociale: beneficenza, promozione progetti sociali, ecc. Il ricavato di un concerto potrebbe essere piuttosto investito per promuovere la creatività, con progetti, con materiali, ed invece questo non è sempre possibile.

Un'altra difficoltà nell'organizzare eventi è legata agli spazi: “ho notato che ci sono molti spazi comunali che sono o inutilizzati, o utilizzati da realtà particolari: noi abbiamo chiesto la possibilità di fare questa manifestazione musicale nel parco, e l’abbiamo fatta. Però ci sono all'interno di questo luogo delle sale che difficilmente si riescono ad utilizzare. Per noi che non siamo del quartiere già c'è un primo ostacolo:

gli abitanti del quartiere che non le utilizzano ma dicono “sono nostre”. Essendo poi date in gestione ad altre attività dal Comune non possono in teoria essere ridestinate, solo che sono inutilizzate. Gli spazi ci sono ma non si riesce ad utilizzarli. Non c'è l'apertura a condividerle. Magari sono utilizzati solo una sera alla settimana ma poi sono negati ad altre persone che ne fanno richiesta. È un po' la questione anche del Centro Sociale”.

Un'altra difficoltà a proporre cose nuove sembra nascere dalla gestione quasi predestinata delle risorse. “a Faenza ci sono secondo me alcuni blocchi che gestiscono ambiti creativi differenti ed hanno ‘monopolizzato’ le attività. Per quanto riguarda il teatro, c'è il Teatro Masini che fa attività anche con le scuole, per quanto riguarda la musica è molto presente il MEI”. Questa situazione tende a rendere minore la possibilità di partecipare alla vita culturale dei gruppi più piccoli. Il Comune ha sposato il progetto; il referente è il Presidente di Luogo Comune.

Questo spazio è prezioso per chi desidera sperimentare cose differenti o proporre attività creative, mostre che valorizzino anche le differenze, gli scambi culturali. “Chi desidera esporre trova uno spazio. Per esempio è stata recentemente fatta una mostra sulle ceramiche della Costa d'Avorio, una associazione ci ha contattato ed ha chiesto se poteva esporre. È stato interessante in una città per cui la ceramica è così importante, come per Faenza, ospitare altri stili ed altri modi”. Essendo gestito in modo volontario non è possibile dare continuità agli eventi, fino all'anno scorso non c'era neanche una continuità settimanale, “quest'anno, da quando abbiamo riaperto, tutti i venerdì c'è un evento però non si riesce mai ad avere più di due eventi alla settimana perché il lavoro è molto e gestito interamente da volontari. Se ci fosse la possibilità di essere aperti come un locale normale, forse questo potrebbe avere un impatto buono”.

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“Secondo me l'aspetto aggregativo c'è indubbiamente, lo vediamo nell'afflusso delle serate in cui ci sono le feste; l'aspetto creativo è più legato a chi organizza le cose. Chi fruisce vive meno la parte creativa. Anche per i soci però l'aggregazione è un elemento importante, ci sono forti legami di amicizia tra le persone.”

Gruppo MGM - Dopolavoro Ferroviario – Faenza

M.G.M., Maghi Guerrieri e Menestrelli, dal 1994 a Faenza è il punto di riferimento per giocare, incontrarsi, divertirsi non solo con ambientazioni Fantasy. Nei locali messi a disposizione dal D.L.F. di Faenza svolgono diverse attività, Giochi di Ruolo, Board Game (Giochi da Tavolo) e War Game (Battaglie in scala) dalle ambientazioni più disparate, Giochi dal Vivo (sia Fantasy che Horror), Warhammer (fantasy o 40.000). L'età dei componenti del club varia dai 15 anni ai 35, dando modo così di sfruttare l'esuberanza dei giovani e le conoscenze di quelli che lo sono meno; questo connubio porta il club ad avere conoscenze e attività che spaziano su tutto il fronte ludico presente in Italia. Durante l'anno si organizzano tornei interni o veri e propri campionati che proseguono per tutto l'anno. Culmine della stagione è la manifestazione "Fiera

del Gioco" che raccoglie tutti i membri dell'associazione e partecipanti provenienti da molte parti d'Italia. Il club è molto attivo anche in altri contesti, infatti sono molti i partecipanti a tornei che hanno luogo in tutta Italia.

Il Dopolavoro Ferroviario occupa un ampio edificio su due piani con disponibilità di numerose stanze, alcune anche molto ampie, fino a 20 metri di lunghezza. In questa realtà convivono moltissime associazioni e moltissime attività, che gestiscono autonomamente delle stanze. All'entrata un bar accoglie i visitatori, segue poi una enorme stanza alla fine della quale se ne apre un'altra. Con i ragazzi del MGM ci fermiamo proprio in questo spazio, tavolini da magione esagonali e rotondi, grande finestra luminosa, spazio silenzioso. Solo più tardi un gruppo di anziani occupa un tavolino per le partite di briscola. Il centro è animato, soprattutto da persone anziane. Il Dopolavoro dispone di un accogliente spazio esterno, molto utilizzato nel periodo estivo per le attività delle associazioni. Nel mostrarci la loro sede i ragazzi dell’MGM ci guidano tra i corridoi del dopolavoro ferroviario, facendoci notare come siano presenti barriere architettoniche che non permettono a tutti di accedere. Al piano superiore si apre uno spazio altrettanto vasto con una sala televisione che assomiglia più ad un luogo di conferenze, una sala biliardo con tavoli di due diversi tipi, varie porte con insegne tutte diverse che indicano la presenza di svariate associazioni estremamente eterogenee. Arriviamo finalmente alla porta dell’associazione. Lo spazio non è ampio ma pieno di giochi, scenografie ed animazioni. I ragazzi stanno raccogliendo computer vecchi da risistemare per potere attrezzare un internet caffè al piano di sotto. La stanza ed il suo contenuto sono evidentemente gestiti con cura e funzionalità. L'incontro tra MGM e il Dopolavoro ferroviario è avvenuto nel 1994. Il gruppo MGM aveva già sperimentato altri spazi, pubblici e domestici. Quello che ha determinato il loro radicamento al Dopolavoro è stato soprattutto l'atteggiamento accogliente da parte di quello che era allora il presidente, e la possibilità di avere uno spazio proprio di cui custodire le chiavi. Ricordano ancora la frase determinate: “questa è la chiave della porta”. Avere uno spazio proprio ha permesso loro di produrre e conservare materiale necessario ai giochi, di raccogliere numerosissimi giochi da tavolo, di avere uno spazio sentito come “proprio”.

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L'incontro è avvenuto nel contesto di una manifestazione comunale chiamata “Tempo Giovani”, durante l'allestimento di stand i ragazzi hanno conosciuto il Presidente del Dopolavoro che li ha invitati. Da quel

momento la loro attività nello spazio si è sempre più consolidata in quel luogo e i ragazzi del MGM hanno sempre più sentito di appartenere a quello spazio. Uno di loro fa ora parte del direttivo del circolo e lo rappresenta talvolta anche a livello istituzionale. Dal 1995 e il 1997 il gruppo, proprio al Dopolavoro ha organizzato per tre anni di seguito la manifestazione “Faenza Ludica” che consisteva nell'edizione di tornei paralleli relativi a numerosi giochi:

carte, risiko, giochi di ruolo, giochi in rete

da quel momento lo spazio si è andato sempre più

... caratterizzando e così in zona tutti sanno che il MGM ha come sede quella del Dopolavoro Ferroviario.

Come da tradizione quest'anno si tiene a Faenza il 6° Torneo Nazionale a Squadre, interamente organizzato da questo gruppo, che coinvolge persone provenienti da tutta Italia. Mentre ci parlano

dell'evento sorge naturale un'espressione di orgoglio, come di chi si guarda dietro e vede quanta strada

ha fatto. “Io sono qui da dodici anni ...

spiega il Presidente.

In genere le associazioni del Dopolavoro collaborano per eventi che riguardano l'intera struttura, per altre cose si tende a fare attività separate; tuttavia a volte è inevitabile che qualcuno invada lo spazio altrui. In genere, ci dicono, la collaborazione nella organizzazione e nel lavoro non è molto ampia e sono le stesse solite persone a gestire gli impegni più grossi, ma quando ne parlano i ragazzi lo fanno utilizzando una serena ironia. I ragazzi ci parlano di quello che è il loro rapporto con il territorio, il Dopolavoro è una realtà complessa. Del resto però il presidente di questo gruppo mai ufficializzato come associazione, è parte attiva dell'organizzazione di diversi degli eventi del Circolo. Mi parla per esempio della Fiera di San Rocco. Il tipo di relazioni con Faenza sono in primo luogo relazioni personali. Conoscendo persone si definiscono reti e collaborazioni. Il Comune si avvale talvolta del contributo di MGM per l'organizzazione di iniziative ludiche, come la “Fiera del gioco”. Il gruppo MGM presta spesso il suo materiale, i tavoli, le ambientazioni per tornei organizzati da altri gruppi che pur giocando regolarmente sono meno attrezzati. Parlando invece del territorio provinciale, tra gli appassionati di gioco di ruolo il dopolavoro è conosciutissimo e da Russi, da Ravenna, vengono ragazzi al venerdì sera per stare insieme a loro e giocare. Un'intenzione del direttivo di MGM è quella di coinvolgere ragazzi più giovani, organizzando manifestazioni, seguendoli nei giochi. Un socio ha aperto un negozio, il “Peter Pan” e accompagna i suoi giovani clienti nei primi rudimenti dei giochi. L'età in cui si comincia a giocare è quella dei 14-15 anni. Il gioco prevede l'utilizzo di regolamenti e storie corpose che necessitano di una certa maturità per essere digerite. Rispetto alla creatività, l’aggregazione è importantissima, si definisce una percentuale, è l'80%. Una volta insieme il gioco è importante ma è ancora più importante il trovarsi insieme, organizzare momenti comuni, mangiare, bere, chiacchierare. Ogni tanto vengono organizzati pranzi, “spaghettate”. Nei tornei nazionali, poi, si conoscono persone di tutta Italia e capita che con qualcuno nasca un'amicizia più stretta. L'aggregazione quindi non è solo limitata al territorio faentino ma assume una dimensione più ampia. Parlando di aggregazione i ragazzi sottolineano la necessità di essere in tanti a fare le cose:

l'organizzazione di eventi richiede uno sforzo congiunto, una persona da sola non è in grado di sostenere tutto il lavoro. “Possiamo fare determinate cose solo trovando la forza nel gruppo”, “Quando eravamo

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separati, ciascuno a giocare a casa propria o degli amici, tutti pensavamo di fare delle cose insieme ma c'è bisogno di un gruppo per realizzarle”. L'acceso al Dopolavoro è riservato ai soci del circolo. In pratica, se qualcuno desidera osservare le attività in un primo momento l'accesso è libero. Se però la sua presenza diventa regolare gli viene chiesto di tesserarsi. Per quanto riguarda invece la tessere MGM, sarebbe necessaria per partecipare alle attività del gruppo, ma la regola è la stessa, inizialmente non è richiesta l'iscrizione al gruppo, ma se la persona gioca regolarmente con gli altri allora è invitata a tesserarsi. La quota è di 5 Euro. La spesa maggiore è invece quella sostenuta per acquistare il materiale da gioco, un investimento di circa 1.000 Euro a persona. Il gruppo è formato da una ventina di persone, quando si trovano in compagnia arrivano ad una cinquantina. L'età varia dai 15 ai 43 anni, la media è sui 25/27 anni. MGM non è un'associazione: è un gruppo che si è dato un regolamento interno, con delle cariche ma non è mai arrivato a redigere uno statuto ufficializzato. Moltissimi ragazzi giocano ai giochi di ruolo, ma i giochi vengono portati avanti in sede domestica, in genere pochi scelgono di socializzare la propri attività e si gioca per anni con gli stessi compagni. Questo dai ragazzi del MGM è visto un po' come un problema, loro al contrario desidererebbero che questo gioco divenisse più una modalità di incontro e di scambio.

  • 3.2 I focus group tematici

Nell’ultima fase dell’indagine abbiamo cercato di creare occasioni di approfondimento sulle realtà emerse come particolarmente significative puntando sul coinvolgimento dei ragazzi e delle ragazze incontrati nelle fasi precedenti con la convinzione che potessero offrire un contributo più partecipato rispetto alla pratica creativa in cui sono direttamente coinvolti. Si è cercato di organizzare degli incontri tematici, ovvero specifici per linguaggi creativi, con l’obiettivo di affrontare con i ragazzi in maniera sistematica i principali risultati emersi dalle rilevazioni sul campo. I tre temi dei focus individuati sono stati:

teatro, arti visive e immagine, pratiche creative underground (graffiti, break dance, skate, fumetti). Abbiamo quindi organizzato degli incontri contattando le persone che avevamo incontrato e che si erano dimostrate particolarmente interessate e sensibili a questo argomento. Purtroppo fin dall’inizio di questa fase di lavoro, le difficoltà sono state numerose e possono essere così

sintetizzate:

difficoltà organizzative: le persone contattate sono tutte estremamente impegnate e con esigenze diverse ed è praticamente impossibile individuare momenti in cui si conciliano le diverse disponibilità di tempo; difficoltà ad individuare le realtà da coinvolgere: in alcuni ambiti, come ad esempio il teatro, i livelli in cui si svolgono le attività sono così diversi che il fatto di essere coinvolti

nelle stessa pratica creativa non costituisce più un tema comune di discussione. In questo caso specifico non è stato possibile organizzare il focus.

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Se la fase organizzativa è stata complicata, i momenti di realizzazione vera e propria sono stati invece sconfortanti, nel senso che gli incontri sono stati “disertati” le persone che avevano garantito la loro partecipazione per i motivi più disparati non si sono presentate. Gli incontri proposti ai ragazzi non hanno quindi riscontrato partecipazione, confermando alcune osservazioni emerse durante un’intervista, che sottolineano una forte concentrazione sulle proprie specifiche attività piuttosto che un atteggiamento di confronto e scambio con realtà simili. Sia all’incontro sulle pratiche creative underground, sia a quello sulle arti visive e l’immagine, si è presentata una sola delle persone contattate e si è colta allora l’occasione per realizzare delle interviste.

Breaking (o break dance) e writings

È a partire degli anni Novanta che anche la break dance ha cominciato ad essere una pratica diffusa fra i ragazzi, soprattutto maschi, nel territorio provinciale. La break dance (molto più spesso definita come breaking) è un ballo acrobatico strettamente connesso alla cultura hip hop. Il termine che designa questo tipo di cultura è da intendersi come comprensivo di un sistema di valori assai flessibile capace di contenere, nel suo sviluppo, prassi e competenze molto diverse tra loro. Sorto come espressione della cultura di strada, l'hip-hop si sviluppa principalmente attraverso tre diversi momenti artistici: la musica rap, la break dance e la Aerosol Art (graffitismo). In particolare, le origini della break dance (ovvero, quando è iniziato e il luogo esatto da cui proviene) sono abbastanza incerte in quanto ha avuto tantissime influenze nel corso della sua storia. In generale, per convenzione, la sua nascita viene stabilita intorno alla fine degli anni '60 - prima metà degli anni '70, a New York. L'origine del termine breaking è, invece, abbastanza chiara. La diffusione del dj-ing aveva portato alla creazione di una particolare tecnica detta cutting. Questa consisteva nell'utilizzare due dischi uguali che contenessero un break di sole percussioni e, passando da un disco all'altro, dare l'impressione che questo break si prolungasse. Quello era il momento in cui i breakers o b-boy iniziavano le danze. Originariamente vicina al rap per contenuti e ispirazione, la break dance è nata quindi come danza metropolitana eseguita per le strade da neri e portoricani. Accompagnata dalla break music, la break dance è una danza da marciapiede di carattere acrobatico che richiede movenze sincopate e articolazioni snodate. Ulteriore manifestazione del fenomeno hip-hop è la Aerosol Art, espressione artistica trasgressiva realizzata da gruppi giovanili metropolitani. L'intervento sui muri della città e sui treni della metropolitana con scritte e decorazioni eseguite con bombolette spray si pone come espressione diretta di una creatività che si sottrae alle mediazioni imposte dalle forme artistiche tradizionali. La lamiera delle carrozze e il cemento degli edifici sostituiscono le tele, nel segno della costante ricerca di visibilità che è sinonimo di rivendicazione della propria

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identità culturale. L’autore di graffiti (writer) traccia la propria firma (tag) in maniera ripetuta nel segno di una delimitazione territoriale, ma diventa anche creatore artistico, ideatore di modelli figurativi complessi. In Italia e nella provincia italiana la cultura hip hop approda in Italia ovviamente con qualche anno di ritardo ma è in lenta e costante espansione. In particolare, sul territorio provinciale è partire dal 1993 che alcune persone, mosse da una passione personale nei confronti della cultura hip hop in generale e più in particolare verso la break dance, cominciano a conoscersi, entrare in relazione e a costituire un gruppo più strutturato, una vera e propria rete. Dall’unione di ballerini provenienti da esperienze e realtà diverse con la volontà comune di diffondere l’essenza della hip hop culture, nasce nel 1998 uno dei gruppi, “Break the funk”, che costituisce in questo ambito non solo il punto di riferimento per il territorio ma anche una esperienza di eccellenza nel panorama dei contest nazionali e delle battles mondiali. È evidente che per la cultura in cui si inseriscono sia la break dance sia il writing il luogo deputato alla pratica è la strada e solo recentemente sono stati portati all’interno di spazi frequentati da giovani. In particolare, per quanto riguarda la break dance è un ballo fortemente individuale il cui “motore” fondamentale è costituito dal confronto, dal mettersi in crisi ed in discussione. È in qualche modo estranea alla logica della lezione e del corso tradizionale, anche se recentemente se ne sono diffusi parecchi, e più vicina forse alla modalità dell’allenarsi insieme. Non ci sono quindi degli spazi di riferimento identificati con precisione, è una danza, se così la vogliamo definire, “nomade” che non ha bisogno di un luogo particolare per essere agita ma che necessita piuttosto di un atteggiamento interiore. Per quanto riguarda i graffiti abbiamo, come emerge anche dal depliant, individuato alcuni spazi che realizzano laboratori o ospitano esposizioni. È importante sottolineare che queste opportunità risultano particolarmente gradite ai giovani writers, che possono dedicarsi alla realizzazione di un progetto con tutta tranquillità, con pareti disponibili e con materiali pagati, ma queste non costituiscono una alternativa alla “pratica” esterna. Nell’ambito di un concorso, di una committenza specifica o all’interno di un centro si sperimenta il “bello di farlo con comodità” ma non esclude il farlo fuori, proprio perché è questa la molla, l’in-put creativo di questa pratica.

Arti visive e immagini

Nel territorio provinciale c’è un area, quella di Fusignano e di Alfonsine, in cui sono state sviluppate in modo particolare le arti audiovisive. La specializzazione nasce dall’approfondimento di questa tecnica da parte di un gruppo di ragazzi che ha saputo poi trasformare una passione in un’attività imprenditoriale. La proposta sempre più frequente di laboratori per i ragazzi, la promozione di eventi pubblici, ha stimolato anche nei più giovani la passione per la telecamera e, dalle scuole medie ai centri estivi, è diventata tradizione produrre video da proporre poi al concorso estivo organizzato dal Comune.

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I tecnici sottolineano come sarebbe importante proporre questa possibilità anche ad altre realtà. Uno di loro suggerisce di coinvolgere le Scuole Medie con la produzione di video, l’altro aggiunge che sarebbe utile incontrare i ragazzi delle superiori per iniziare ad utilizzare le attrezzature per il montaggio. Sul territorio ravennate le strutture dedicate a queste arti sono numericamente molto poche, e l’unica possibilità di lavorare al montaggio dei prodotti, l’unico luogo in cui sono presenti le attrezzature, è la Biblioteca di Alfonsine. Fino a qualche anno fa le attrezzature erano dentro al Centro Gulliver, ad ora invece sono state trasferite. Il supporto tecnologico per la produzione dei video è molto complicato e per l’utilizzo è necessario che gli utenti siano guidati da un esperto. La tecnologia va appresa, le informazioni vanno diffuse, solo così sarà possibile per più persone accedervi. Per questo gli operatori del settore che abbiamo contattato considerano fondamentale un’attenzione all’alfabetizzazione tecnologica rivolta ai più giovani. Chiaramente un Comune che volesse investire in questo ambito dovrebbe continuamente aggiornare le attrezzature, dal momento che il progresso tecnologico è velocissimo. Questa è un’arte costosa ma estremamente attuale. Parlando delle attività promosse per i giovani, gli operatori rilevano la tendenza delle strutture pubbliche a chiamare tecnici esterni per progetti specifici, piuttosto che svilupparli in autonomia al loro interno. Questo significa che le strutture non investono in tecnologia propria e non acquisiscono un know how.

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4.

Le mappe delle relazioni

Il lavoro realizzato nelle fasi precedenti è stato fondamentale per fornire indicazioni e ipotesi per l’individuazione di mappe delle relazioni che consentano e facilitino sia un migliore orientamento della comunicazione fra i soggetti coinvolti nell’indagine, sia un migliore coordinamento. Poiché il lavoro di ricerca consente di avvicinare l’universo giovanile e di avviare percorsi volti al coinvolgimento e alla partecipazione dei ragazzi, si è ritenuto fondamentale individuare alcuni momenti specificatamente rivolti ai referenti istituzionali del territorio. A questo scopo sono stati realizzati due incontri a cui sono stati invitati a partecipare tutti i referenti istituzionali dei comuni del territorio provinciale, organizzati non solo come momenti in cui fornire informazioni ma anche come veri e propri momenti di lavoro. La metodologia proposta per la conduzione e lo svolgimento di tali incontri fa riferimento alla tecnica del focus group (f.g.). Il focus group é una tecnica di rilevazione per la ricerca sociale, basata sulla discussione tra un piccolo gruppo di persone, alla presenza di uno o più moderatori, focalizzato su un argomento che si vuole indagare in profondità. In particolare, l’attenzione è stata volta all’interazione tra i membri del gruppo, che costituisce l’elemento peculiare di questa tecnica di rilevazione, e all’esposizione dei loro contributi sul tema d’indagine. La partecipazione ai due incontri così strutturati dei soggetti individuati per l’occasione é stata particolarmente alta e caratterizzata dall’interesse comune dei partecipanti per la soddisfazione di collaborare e di dare un proprio contributo ad una ricerca sociale che li vede coinvolti per il ruolo ricoperto inerente il tema d’indagine. All’interno del f.g. é stato utilizzato il brainstorming, una delle numerose tecniche di gruppo sviluppate per facilitare la creatività e la produzione di nuove idee, orientandolo tuttavia al confronto interpersonale su temi proposti dal mediatore che sollecitava gli interventi.

4.1 Primo focus group – Relazioni, Comunicazione, Territorio All’avvio della ricerca è stato convocato un gruppo di persone che potessero apportare preziosi contributi alla ricerca per il proprio ruolo ricoperto nell’ambito delle politiche giovanili del comune di appartenenza. Lo svolgimento del f.g. è avvenuto in due step:

una prima fase informativa, in cui i soggetti coinvolti sono venuti a conoscenza del progetto di ricerca che si stava avviando, condividendone le finalità, gli obiettivi e le azioni previste; una seconda fase operativa, che ha coinvolto ogni partecipante ad attivarsi rispetto a:

fornire informazioni sulla presenza di luoghi di aggregazione giovanile nel proprio territorio, contribuendo in modo essenziale all’avvio della fase della mappatura dei luoghi dedicati alla creatività giovanile nei territori della provincia di Ravenna;

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cogliere le diverse prospettive rispetto ad una serie di parole-stimolo inerenti il tema delle relazioni proposte dal mediatore del f.g., con l’obiettivo di far emergere i punti focali della “mappa delle relazioni”. Le tematiche su cui si il gruppo è andato a confrontarsi, vertono su tre parole-stimolo:

relazioni comunicazione territorio Le riflessioni su ogni parola indicata sono state raccolte dapprima individualmente tramite l’ausilio di post-it e poi riportate al gruppo con le relative spiegazioni da parte di ogni soggetto. L’obiettivo di questo sistema di lavoro, che consiste principalmente nel riflettere ed esprimersi in autonomia, senza farsi influenzare dalle riflessioni altrui, consente di dare spazio ad una propria interpretazione di una tematica che coinvolge ognuno dei partecipanti in prima persona, e di condividerne pensieri, esperienze e strategie di miglioramento.

Le Relazioni Il tema delle relazioni è stato preso in considerazione dai partecipanti partendo da diversi punti di vista: le dinamiche relazionali che scaturiscono tra i ragazzi all’interno dei centri giovanili; i rapporti tra operatori, istituzioni e i giovani, tra generi creativi, tra i giovani e chi progetta per loro. Ciò che entra in gioco negli aspetti relazionali delle politiche giovanili, sono sicuramente i fattori amicali e delle conoscenze, che consentono a un giovane di avvicinarsi o meno ai centri di aggregazione giovanile. A ciò contribuisce tuttavia anche il fattore metodologico, ossia le modalità operative proposte ai giovani per far emergere la propria identità. Il tema della relazione diventa particolarmente sentito quando si pone l’attenzione all’ingresso nel panorama delle politiche giovanili di nuove tipologie di utenti: stranieri immigrati, di prima o seconda generazione, portatori di culture, linguaggi, comportamenti, approcci ed esigenze diverse da quelle a cui il territorio era abituato ad affrontare. Il rapporto giovane-adulto resta comunque difficile e rende inevitabile il conflitto generazionale, che si scontra sul piano dei nuovi bisogni, dei nuovi linguaggi e generi creativi. Comprendere il nuovo che emerge sembra allora essere una delle via di uscita di questa empasse, che ostacola il rapporto tra giovani e gli addetti ai lavori.

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Fare e sapere sono elementi indispensabili per la relazione relazione con giovani immigrati, cosa proporre?
Fare e sapere sono
elementi indispensabili
per la relazione
relazione con giovani
immigrati, cosa proporre?
Amicizia
Problematiche
Problema immigrazione:
Accoglienza
Attenzione alle nuove contaminazioni di generi creativi
Attenzione alle
nuove
contaminazioni di
generi creativi
Associazioni di Obiettivi diversi ma anche comuni Fiducia
Associazioni di
Obiettivi diversi ma
anche comuni
Fiducia

volontariato,

culturali, sportive,

ecc. Gruppi informali di adolescenti
ecc.
Gruppi informali di
adolescenti

Le Relazioni

dell’associazionismo Rappresentanze: dei genitori della scuola
dell’associazionismo
Rappresentanze:
dei genitori
della scuola

Conoscenza

Dal conflitto allo scambio reciproco

Gruppi significativi del territorio Fiducia per difficoltà Gruppi tempistiche “istituzionali” di adolescenti 44
Gruppi significativi
del territorio
Fiducia per
difficoltà
Gruppi
tempistiche
“istituzionali” di
adolescenti
44

Amicizia

Le relazioni all’interno dei centri sono impostate sull’amicizia: é il primo punto di riferimento grazie al quale i ragazzi si avvicinano ai centri, ma proprio sulla base dell’amicizia sorgono le problematiche; alcuni vengono allontanati dal gruppo frequentatore perché non appartenenti alla propria cerchia amicale.

Accoglienza

È importante favorire gli aspetti relativi ad un ambiente accogliente, al cui interno le dinamiche di gruppo sono fondamentali: per entrare nei luoghi giovanili spesso è necessario un passepartout, che può essere un amico, ma anche l’educatore stesso, oppure la conoscenza delle attività che vengono svolte; in questo caso il laboratorio viene considerato come esperienza di relazione importante, poiché in questo contesto ci si conosce e si fa esperienza. La metodologia utilizzata quindi consente ai ragazzi di far emergere la propria identità.

Nuovi utenti, nuovi bisogni

La presenza di una percentuale considerevole di adolescenti immigrati spinge a riflettere sul fatto che le azioni messe in campo per i ragazzi italiani non sempre funzionano anche per i giovani stranieri. Forse la presenza o meno sul territorio di una scuola islamica molto forte a volte può osteggiare i tentativi di aggancio con i ragazzi. Si avverte dunque la difficoltà e allo stesso tempo la necessità di superare questa empasse che blocca gli addetti ai lavori in questa direzione. Il tema della relazione diventa dunque importante per coinvolgere queste nuove fasce di popolazione giovanile: come impostare la relazione e come gestire la comunicazione?

Bisogni, linguaggi e modi di agire

Problematiche dovute alle differenze di età fra i giovani e i rappresentanti delle amministrazioni locali; c’è soprattutto una diversità nei linguaggi che poi porta a una difficoltà ad esprimere da una parte e a capire dall’altra ciò che sono i bisogni di queste categorie. Il modo di agire di un’amministrazione viene poco compreso da chi, agendo a livello giovanile, può vedere dentro alcuni meccanismi una volontà non collaborativa proprio a causa della diversità comunicativa, generazionale e comportamentale.

Dal conflitto allo scambio reciproco

Il rapporto giovane-adulto è difficile e rende inevitabile il conflitto generazionale: vi sono molti spazi che

conoscono situazioni conflittuali, ma anche realtà territoriali in cui si avverte uno scambio aperto e allargato con i giovani.

I tempi dei giovani

Evidente il gap, difficile da colmare, tra i tempi dei giovani e i tempi delle istituzioni: la relazione tra le due parti spesso si rompe perché i ragazzi vogliono le cose subito, mentre le istituzioni hanno tempi di risposta più lunghi. Per coinvolgere i giovani bisogna conoscerli: quanto maggiore è la conoscenza e la fiducia, più si riescono a mantenere buone relazioni che rischiano altrimenti di interrompersi.

Contaminazioni dei generi creativi

La tematica dei generi creativi è elemento interessante da studiare per cercare di capire il nuovo che

emerge e come sta variando il mondo della creatività.

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Fiducia, obiettivi diversi e comuni

Presupposto della relazione è la fiducia: è grazie ad essa che nei progetti, nelle attività, nelle discussioni i

diversi obiettivi possono trovare punti di comunione. Questa della fiducia è una caratteristica che dovrebbe essere presente nel proprio modo di lavorare, ma anche nel rapporto con i ragazzi.

Le tipologie di gruppo

Quando si vogliono realizzare una serie di iniziative che coinvolgono i giovani, è necessario pensare alle relazioni che scaturiscono dall’interazione fra tutti i soggetti presenti in un territorio: gruppi informali e gruppi istituzionali di adolescenti; associazioni culturali, sportive e di volontariato; rappresentanti dei

genitori, della scuola e dell’associazionismo, gruppi significativi del territorio.

La comunicazione

La comunicazione emerge come tecnica ineluttabile di interazione fra i giovani e i diversi agenti con cui entrano in contatto: gli operatori dei centri, l’amministrazione pubblica, il territorio, gli adulti, i genitori, gli anziani. Una delle esigenze maggiori delle amministrazioni è proprio quella di trovare dei modi e canali di comunicazione che evitino di far apparire l’istituzione come un ostacolo piuttosto che un’opportunità. In particolare, è proprio in termini comunicativi che si avverte in modo preponderante il gap generazionale, che sembra ostacolare il dialogo tra le due parti giovane-adulto, e che spesso decide della natura dei rapporti che vanno poi ad instaurarsi tra di loro. Si riconosce ormai che le parti entrano più spesso in contrasto sul nodo delle richieste/esigenze – risposte/esigenze: le regole e i limiti con cui il territorio (sia esso di volta in volta rappresentato dai centri, dalle amministrazioni, dalle famiglie, dagli adulti, dagli anziani) risponde alle richieste dei giovani, non collimano con i bisogni espressi o nascosti dei giovani. Ad accentuare il contrasto spesso interviene il fattore tempo: la dicotomia tra tempi “dinosaurici” e tempi da “scheggia” citata più volte dai partecipanti al f.g., identificano palesemente le diverse esigenze in termini di tempo delle due parti in gioco. Nel circolo vizioso che tali elementi rischiano di creare nelle modalità di approccio alle tematiche giovanili, si inserisce un’esigenza emergente e sempre più pressante da parte degli operatori che interagiscono con i giovani: la ricerca di un contatto comunicativo con i genitori, che, giocando un ruolo determinante nella componente decisionale dei giovani adolescenti, dovrebbero avvicinarsi al mondo giovanile, viverlo e parteciparvi.

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I tempi della comunicazione: linguaggi, identità, azioni

Spesso dall’esterno si manifesta un approccio morboso e negativo nei confronti dei diversi linguaggi culturali utilizzati dai ragazzi per comunicare: linguaggi che i giovani invece conoscono bene e su cui sono estremamente preparati. Uno sforzo da fare è proprio quello di comprenderli e valorizzarli. Un altro momento chiave della comunicazione è rappresentato dal rapporto operatore-giovani: capire da parte dell’operatore che non si può comunicare con tutti allo stesso modo ma bisogna anche comprendere le dinamiche che sono in atto e considerare le posizioni personali dei ragazzi con cui si entra in relazione. Infine, un aspetto determinante è legato ai tempi di attesa e di comunicazione. Questo è anche riferito alle diversità dei tempi dell’amministrazione che sono “dinosaurici” in confronto ai tempi dei ragazzi che invece sono come “schegge”, sia dal punto di vista operativo, sia organizzativo.

Anello di congiunzione

La comunicazione consiste nello studiare una serie di accorgimenti e pratiche che si possono imparare ad

attuare per capire quanto è importante il territorio nelle relazioni: ossia comprendere quali risorse nel territorio possono essere utilizzate dai centri giovanili. In questo rapporto la comunicazione si inserisce quale passaggio intermedio tra questi due punti.

Ascoltare

Adattamento e libertà

Nel rapporto con i ragazzi è difficile cambiare la propria opinione: spesso si tende a far dire ai ragazzi quello che gli adulto vogliono sentire, invece bisognerebbe lasciar spazio alla creatività dei giovani per far nascere e crescere le loro idee.

Giovani e genitori

È forte l’influenza dei genitori e soprattutto la loro diffidenza verso i luoghi di ritrovo giovanile, in quanto non conoscendo la realtà dei centri giovani e non potendovi partecipare in prima persona, vengono visti male. A volte vengono considerati come una valvola di sfogo e, in tali casi, sono gli stessi genitori a rivolgersi al centro per supportare il figlio nelle sue difficoltà scolastiche ma non solo. La comunicazione relativa ai luoghi di ritrovo e alle attività che vi si svolgono, deve essere rivolta anche ai genitori, soprattutto per la fascia di età dai 12 ai 15 anni, in cui giocano ancora un ruolo determinante nell’aspetto decisionale. Pertanto dovrebbe essere ulteriormente approfondito l’aspetto comunicativo con i genitori, educarli ad avvicinarsi al mondo dei giovane, a viverlo e a parteciparvi. Punto dolente: come fare a far sì che il genitore parli con l’operatore, e allo stesso tempo che ciò venga accettato dai ragazzi, e viceversa? La difficoltà più grossa consiste nell’avvicinare gli adulti ai ragazzi, manca l’anello di congiunzione, per cui bisognerebbe indagare la relazione fra giovani e adulti, ma anche fra giovani e anziani. Un tempo esisteva uno scambio tra giovane e anziano che passava attraverso il racconto esperienziale, adesso si ha la sensazione che non ci sia più la propensione ad accettare i giovani da parte degli stessi anziani.

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Il metodo migliore per attuare quanto alle relazioni e al territorio Capirsi: I bisogni Il linguaggio
Il metodo migliore
per attuare quanto
alle relazioni e al
territorio
Capirsi:
I bisogni
Il linguaggio
I modi di agire
Ascoltare
Ascoltare
Capire i vari linguaggi Le dinamiche di gruppo Rispetto dei tempi o del tempo comunicativo
Capire i vari linguaggi
Le dinamiche di gruppo
Rispetto dei tempi o del
tempo comunicativo

La Comunicazione

Libertà
Libertà
Ingerenze familiari
Ingerenze familiari
Capacità di adattarsi
Capacità di
adattarsi
Istituzione come imposizione Comunicazione non istituzionale
Istituzione come
imposizione
Comunicazione non
istituzionale

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Comunicazione “non istituzionale”

È importante individuare diversi canali di comunicazione che agevolino il rapporto tra l’amministrazione comunale e i soggetti “non ufficiali”, poiché l’intervento dell’amministrazione nei confronti di iniziative che possono essere messe in campo da giovani tende spesso ad essere visto dagli stessi ragazzi come una imposizione. L’amministrazione comunale non ha molto appeal nei confronti del mondo giovanile: per evitare di apparire “dinosauri” rispetto a questo mondo che è così veloce e mutevole, bisognerebbe trovare dei modi e canali di comunicazione che evitino di far apparire l’istituzione come un ostacolo

piuttosto che un’opportunità. “Quando si viene contattati da un gruppo di ragazzini che vogliono fare un concerto di piazza, e gli si ricorda dei permessi e delle attrezzature necessarie, si viene avvertiti come

‘quello che mette degli ostacoli’”.

Il territorio

L’esigenza che emerge dalle riflessioni sul territorio è quella di leggere il territorio sotto

un’unica veste: ossia come un’entità composita di elementi variegati (giovani, istituzioni private e pubbliche, associazioni, famiglie, oratori, centri di aggregazione, ecc.) che vanno a costituire una rete di opportunità per i giovani.

Per perseguire tale scopo, occorre che le diverse componenti vengano coordinate secondo una regola di reciprocità: i giovani hanno un loro modo di vedere il territorio, paese e centro, che è diverso da quello delle istituzioni, che è diverso ancora da quello inteso dalle famiglie e dalle associazioni. Ciò che risulta difficile è condividere le diverse visioni e coordinare i diversi attori per creare un unico territorio omogeneo. Ciò nonostante, l’insieme dei suoi componenti, pur appartenenti a categorie diverse, e con visioni diverse sul concetto di territorio, in realtà risultano uniti dalla comune difficoltà di riuscire a trovare canali di comunicazione con giovani: ecco allora che il territorio viene inteso anche come elemento primario della comunicazione. A ciò si collegano i concetti di partecipazione giovanile e partecipazione istituzionale così emergenti:

i processi e i percorsi decisionali devono essere attuati dai ragazzi stessi, oggetti e soggetti al contempo di tali processi e percorsi; é necessario coinvolgere maggiormente le istituzioni scolastiche nelle politiche giovanili, fermo restando il coordinamento da parte dell’ente locale; le scuole infatti rappresentano un canale fondamentale per raggiungere i genitori, e avvicinare i ragazzi ai centri di aggregazione. tra i compiti dell’amministrazione vi dovrebbe essere quello di favorire la comunicazione nel territorio e di creare consenso diffuso sulle iniziative realizzate dai ragazzi, auspicando il sostegno di tutti i soggetti presenti nel territorio. Consenso, visibilità, partecipazione sembrano essere le parole che più si associano alla tematica “territorio”.

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Serve maggiore Spazi non imposti
Serve maggiore
Spazi non imposti
Un centro giovani è parte del territorio il territorio ha responsabilità per la riuscita di
Un centro giovani è parte del
territorio
il territorio ha responsabilità
per la riuscita di un progetto
giovanile.
Aprirsi al territorio:

comunicazione sul

territorio coordinamento Difficile
territorio
coordinamento
Difficile

Il Territorio

Grande apertura ma a volte ci sono paletti
Grande apertura ma a
volte ci sono paletti

Territorio istituzionale Territorio socio-culturale Territorio dei giovani

Partecipazione istituzionale
Partecipazione
istituzionale

Visione d’insieme

Ottimizzazione delle risorse

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Aprirsi al territorio - Visione d’insieme e risorse

Spesso le amministrazioni richiedono che le attività svolte siano ben visibili nel territorio, in modo che tutti possano sostenerle piuttosto che criticarle. Questo é un passo che i ragazzi potrebbero fare ma forse è troppo chiedergli di occuparsi anche degli altri considerando che già é difficoltoso per loro occuparsi delle proprie cose. È anche vero che il territorio ha una grossa responsabilità quando c’è un progetto in atto per i giovani: compito dell’amministrazione comunale é non solo quello sicuramente di evitare delle situazioni negative, ma anche di favorire la comunicazione dei progetto che si vogliono attuare. Quando l’amministrazione comunale riesce a far comprendere alle istituzioni locali che un progetto viene realizzato con il sostegno di tutti i soggetti presenti sul territorio, allora è più facile che il risultato sia positivo. Per tale motivo bisognerebbe adoperarsi per collegare i luoghi aggregativi informali e formali (comunali, oratori, scuole - strumento indispensabile per arrivare ai genitori), e mettere in atto degli strumenti perché queste realtà si confrontino.

Spazi non imposti

Ciò che si crea sulla carta a volte rischia di cadere nel vuoto: bisogni alla base dei progetti devono essere rilevati, accertati e affrontati, altrimenti si rischia di costruire realtà che non verranno mai utilizzate.

Comunicazione territoriale

Leggere il territorio come una rete di opportunità, ma anche come un insieme di enti, istituzioni private e

pubbliche, unite dalla comune difficoltà di riuscire a trovare canali di comunicazione con giovani. Il territorio deve essere l’elemento primario della comunicazione.

I tempi del coordinamento

Sul territorio si vedono molte iniziative e un gran fermento culturale, che spesso rimangono isolate le une dalle altre, con l’evidente rischio di veder diminuire le potenzialità e le occasioni di crescita. D’altra parte, l’agire autonomamente ha il pregio di mettere in atto azioni semplici e rapide che riescono ad ottenere dei riscontri immediati, aspetti questi che non sarebbe possibile riscontrare nei casi in cui si voglia mettere in rete e coordinare diversi soggetti, istituzionali e non, che comporterebbe tempi inevitabilmente più lunghi.

Ambiti territoriali

Il territorio va visto come una entità composta da diversi elementi che vanno coordinati secondo la regola della reciprocità: i giovani hanno un loro modo di vedere il territorio, il paese e il centro, diverso da quello delle istituzioni, delle famiglie e delle associazioni. Occorre tentare di coordinare queste diverse

componenti per creare dei punti di comuni su cui confrontarsi.

Partecipazione istituzionale

È determinante per

gli

enti

locali

cercare di

coordinare i

tipi

di

attività organizzate dai

centri

di

aggregazione e di collegarsi sempre più alla scuola, cosa che attualmente viene trascurata. Oltre ad

incentivare l’istituzione dei consigli comunali dei ragazzi, occorre cercare di sensibilizzare i genitori

tramite la scuola per coinvolgerli e renderli maggiormente consapevoli del ruolo dei centri

di

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aggregazione. Sarebbe dunque importante coinvolgere le istituzioni scolastiche nelle politiche giovanili, fermo restando il coordinamento da parte dell’ente locale.

Aperture e chiusure

Quando si organizzano iniziative giovanili spesso accade che chi le decide non appartenga di fatto alle fasce di età giovanili, con il rischio che le attività destinate ai giovani vengano decise e programmate da adulti. Occorre invece grande apertura ma partendo dai ragazzi. È in questo che si esplica il concetto di partecipazione giovanile, in cui appare evidente che i processi e i percorsi decisionali debbano essere attuati dai ragazzi.

Dimensioni territoriali, conflitti e nuovi bisogni Parlando di territorio, emergono in modo evidente le differenze. Nei comuni piccoli il territorio viene visto spesso come limite: il momento di crescita è rappresentato dall’uscita dal territorio, per l’adolescente avere il motorino e potersi spostare da una città all’altra è un momento di crescita. Bisogna essere consapevoli che, pur proponendo attività rivolte ai giovani nel proprio comune, i ragazzi potrebbero ricercare altre opportunità nei territori vicini. La non accettazione di quello che viene proposto ai giovani da scuola, famiglia o amministrazione, rappresenta un momento importante del processo fisiologico di crescita, significa diventare grandi. Spesso gli interventi dei comuni vengono erroneamente realizzati allo scopo di risolvere un problema, e non considerati invece come un’opportunità in più da dare ai ragazzi. Ad esempi, l’istituzione di un centro aggregativo comunale non dovrebbe essere pensato per sostituire altre realtà esistenti e ormai consolidate, ma si dovrebbe porre come un’opportunità in più: è su questo aspetto che ‘bisogna battere il chiodo’. Un’esperienza può anche fallire ma un’altra potrebbe funzionare: questo é difficile farlo accettare ai responsabili dei settori giovanili. Ci deve essere un continuo adattamento dell’offerta ai giovani, poiché è un’età talmente “corta”, che di anno in anno si ribaltano le richieste: quello che andava bene l’anno prima non è adeguato all’oggi e sarà ormai “vecchio” l’anno dopo. Ecco allora che chi organizza le azioni e gli eventi giovanili deve essere capace di ascoltare i nuovi bisogni ma soprattutto realizzarli in tempi brevi: “i centri e le attività per i giovani dovrebbero essere “camaleontici”, cambiare vestito ogni anno”.

In conclusione

Dal focus group emerge la consapevolezza che la mappa delle relazioni nelle tematiche giovanili sia complessa e coinvolga diversi attori e diversi approcci, tanto che il mondo giovanile viene considerato uno dei più complicati da affrontare, e per tale motivo dovrebbe costituire una competenza trasversale a tutti gli altri settori. Il fattore tempo e il fattore comunicazione ritornano in tutte e tre le tematiche proposte come stimolo e, non a caso si tratta proprio di quei fattori a cui in definitiva i partecipanti al f.g. riconducono i bisogni emergenti dei giovani adolescenti contemporanei. Tra questi infatti, il tempo è una variabile determinante in tutti gli aspetti di un mondo giovanile così veloce e mutevole: si cresce in fretta a questa età, di anno in anno cambiano le richieste, ciò che va bene un anno non è detto che, con le stesse modalità, funzioni l’anno seguente. Ecco allora che chi organizza con i giovani le azioni e gli eventi a loro dedicati, deve

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essere capace di ascoltare i nuovi bisogni ma soprattutto soddisfarli in modo semplice, rapido e in tempi stretti, poiché i giovani necessitano di riscontri immediati: così come loro, anche i progetti per i giovani devono essere “camaleontici e cambiare vestito ogni anno”. Allo stesso modo, la comunicazione diventa il canale per entrare in relazione con gli altri ma soprattutto per affermare la propria identità. I mezzi con cui i giovani comunicano sono tanti, ma bisognerebbe lasciar spazio alla loro creatività per far nascere e crescere le loro idee, emozioni, opportunità. Uno sforzo da fare è proprio quello non solo di comprendere ma di valorizzare i diversi stili e linguaggi comunicativi utilizzati dai ragazzi per raccontarsi, modalità comunicative che i ragazzi conoscono molto bene e su cui sono estremamente preparati. Fiducia, accoglienza dei bisogni, rispetto dei tempi e dei nuovi linguaggi, obiettivi comuni, scambio di risorse ed esperienze, coinvolgimento di tutti gli attori, i giovani in primis: questi sono alcuni dei punti focali che in definitiva possono costituire una ipotetica mappa delle relazioni. Più in generale, ciò che contribuisce a crearla sono le modalità con cui si individuano: gli attori coinvolti, le azioni messe in atto, la metodologia utilizzata, i luoghi di svolgimento, i tempi di realizzazione, le motivazioni che spingono a metterla in atto. Ciò che non cambia, è il fulcro della rete delle relazioni: i giovani, che in quanto tali sono al contempo i promotori, gli attori e i destinatari delle politiche loro rivolte e dalle cui esigenze non si può prescindere.

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CHI Gli attori del territorio

Giovani famiglie, adulti, anziani, centri giovanili, amministrazioni pubbliche, scuole, associazioni, parrocchie, privato sociale

COSA Le azioni centri progetti eventi iniziative
COSA
Le azioni
centri
progetti
eventi
iniziative

COME La metodologia e gli strumenti

Operativa, organizzativa, comunicativa, relazionale Processi e percorsi decisionali

Giovani

DOVE I luoghi formali e informali

accoglienza, ambientazione, collocazione geografica

QUANDO

i tempi dei giovani

PERCHÈ La rilevazione del bisogno

identità, creatività, aggregazione, visibilità, consenso, partecipazione, opportunità

54

4.2

Secondo focus group – Il mix di aggregazione e creatività

A conclusione della mappatura e della ricerca, è stato convocato nuovamente il gruppo di lavoro inizialmente costituito da rappresentanti e operatori delle amministrazioni comunali del territorio provinciale competenti per il settore delle politiche giovanili. L’incontro si è concentrato sulla condivisione delle informazioni raccolte durante la ricerca sugli spazi giovanili e sul contributo che ogni partecipante ha portato in riferimento ad alcuni aspetti chiave che erano stati posti come determinanti per individuare gli spazi dedicati alla creatività giovanile. Le parole chiave su cui si è dibattuto in questa fase, sono state:

spazio aggregazione creatività Ragionando sugli spazi, si è cercato di comprendere le strutture individuate rispetto alle caratteristiche di aggregazione e creatività, e come queste si condizionano tra loro. È emerso che esistono realtà simili ma non c’è una realtà uguale all’altra, proprio perché le componenti di aggregazione e creatività si mescolano tutte le volte in maniera e in percentuali diverse. Da una parte questo è positivo poiché ogni spazio ha una sua identità specifica, che é legata anche alle esigenze del territorio; dall’altra rende più difficile individuare delle linee che possono essere adeguate o utilizzate per i diversi utenti. Lo scopo perseguito nel focus goup è stato cercare di capire se ci sono effettivamente degli spazi simili, e quali sono gli elementi che influenzano il mix tra creatività e aggregazione: ossia cosa rende uno spazio centrato più sull’aggregazione oppure più sull’attività creativa. Dal lavoro di ricerca è emersa una lettura di questo mix, che in occasione del f.g. si è cercato di condividere e verificare con il gruppo. A tal fine, é stato richiesto inizialmente ad ogni partecipante di collocare fisicamente, usando lo strumento dei post-it, le strutture da essi conosciuti nel proprio territorio, su un grafico pre- impostato sulle dimensioni di Aggregazione e di Creatività. In tal modo risultano immediatamente evidenti alcuni luoghi segnalati che vengono caratterizzati dal diverso mix delle due dimensioni indicate. Si è poi passati a stimolare il confronto tra i presenti sulla base di alcune chiavi di lettura loro proposte per spiegare le dinamiche che intervengono nell’identificazione di un luogo giovanile orientato all’aggregazione e alla creatività. Infine, è stata ipotizzata una linea guida di lavoro comune finalizzata alla messa in rete delle conoscenze e degli obiettivi dei soggetti che operano a contatto con i giovani. Lo schema che segue è stato ricostruito sulla base del lavoro svolto durante il focus group. Questo è il motivo per cui sono presenti solo alcuni spazi, quelli di cui erano presenti i referenti.

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- Rioni - Tric Troc - Kapolinea - Gai + - Impianti sportivi - Centro Giovani
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Rioni
-
Tric Troc
- Kapolinea
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Gai
+
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Impianti sportivi
- Centro
Giovani
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Skatepark
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Almagià
Alamo
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Valtorto
A
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Spartaco
G
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Scuola
arte
e
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Scuola d’Arte
G
mestieri
R
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Biblioteca
arte
e
-
Il Cerchio
mestieri
E
- Centro di Ricerca
Espressiva
Vecchio Macello
-
Seminterrato
G
Biblioteca
A
comunale Castel
Z
Bolognese
I
O
N
E
-
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C R E A T
I
V
I
T À
+

Alcune chiavi di lettura: la lettura dei bisogni, l’interpretazione politica, la tipologia di gestione

In base a quali criteri in un territorio c’è una tipologia di struttura e non un’altra? E ciò che viene fatto in un territorio risponde a quello che sono i bisogni emergenti?

Una delle chiavi di lettura che possono aiutare a rispondere a tali interrogativi é la rilevazione del bisogno. Sotto questo aspetto, vi sono realtà che si stanno trasformando per rispondere ai nuovi bisogni: si assiste dunque a situazioni in cui se il bisogno primario è più legato all’aggregazione, allora la creatività diventa uno strumento per fare aggregazione; oppure se la richiesta è più forte sulla possibilità di fare creatività, allora l’aggregazione ne diventa semplicemente un risvolto conseguente. Da un altro punto di vista, accade che chi vuole praticare un certo tipo di attività creativa, ad esempio musica, ha la possibilità di scegliere tra un discreto numero di spazi a disposizione per tale specifico scopo; mentre chi vuole dedicarsi ad altre attività freatiche, come ad esempio video, riesce a trovare pochissimi luoghi in cui praticarle. Allo stesso modo accade che chi ha spazi a disposizione per incontrarsi e socializzare, non ha la possibilità di praticare attività creative specifiche. Le richieste sono quindi tante e diverse: a volte si inseriscono a metà strada tra aggregazione e creatività, a volte propendono più per una parte e a volte più per l’altra. Per tale motivo sorge spontaneo chiedersi se è messa in atto una lettura sistematica del bisogno da parte dei centri rispetto a quello che viene offerto; oppure se i centri e i luoghi operino in un dato modo, indipendentemente dalle richieste, perché trattasi di modelli o idee già sperimentati con buoni esiti; oppure ancora se c’è la possibilità che si verifichino entrambe le condizioni.

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Un’altra domanda su cui riflettere mira a rilevare se la metodologia adottata nei centri, se volta più all’aggregazione o alla creatività, consente o meno ai ragazzi frequentatori del centro di ritagliarsi un ruolo che li spinga ad auto-promuoversi e a portare avanti un certo tipo di attività piuttosto che un’altra. Uno dei dati emersi dalla ricerca evidenzia infatti che negli spazi in cui la gestione è stata affidata ai ragazzi, o in autonomia o incentivandoli con la partecipazione attiva, si sono verificate risposte importanti dai ragazzi e un’acquisizione di competenze che li ha portati ad intraprendere dei percorsi individuali e anche professionali: hanno sviluppato una forte auto- imprenditorialità, hanno seguito le loro passioni e le hanno trasformate in professione. In alcuni centri questo fenomeno è più evidente che in altri. Su tutto questo ci si interroga per riuscire a comprendere se il mix delle dimensioni tra aggregazione e creatività si inserisce in una cornice con criteri ben definiti o se invece la scelta sull’una o l’altra dimensione è semplicemente casuale. In alcuni casi, si evidenzia che l’età media dei frequentatori dei centri giovanili influenza in qualche modo la modalità di gestione del centro stesso: più aumenta l’età e più si utilizzano varie forme di auto-gestione e auto-organizzazione. Un esempio è dato dai centri creativi nati inizialmente come spazi liberi finalizzati all’aggregazione e alla relazione, sono cresciuti e trasformati grazie al fattore umano, ossia una persona che ha dato una svolta, facendo sì che tali centri diventassero un punto di riferimento di espressione creativa del proprio territorio, con il supporto degli enti locali: è questo il caso del Centro Giovani Alamo di Cotignola, che si trova ora ad affrontare la questione del ricambio generazionale degli operatori e dei frequentatori (il target di utenti è passato dai 18 anni ai 20 anni), che potrebbe risolversi a favore dell’adozione di una forma simile all’auto-gestione. Uno dei punti di forza del centro è la pratica continuata della rilevazione dei bisogni effettuata sia con i ragazzi che con i genitori. Anche la dimensione geografica del territorio a volte risulta decisiva per la destinazione d’uso degli spazi: nei territori piccoli in cui le strutture sono piccole o meno organizzate oppure semplicemente lasciate alla libera iniziativa di gruppi informali, capita spesso che le parrocchie si siano fatte cariche del bisogno emergente e si siano trasformate in spazi che si frequentano non solo per andare in parrocchia e non solo da chi vuole andare in parrocchia, ma anche per fare attività creative che non trovano spazio in nessun altro luogo. Anche in tali realtà il fattore umano (il parroco) risulta decisivo per le modalità e finalità d’uso di un luogo. Ma mentre questa tipologia di luoghi nasce principalmente per rispondere al bisogno primario di contenere i giovani adolescenti, nel caso dei centri di aggregazione giovanile puri la finalità é anch’essa a contenere, ma si utilizzano per tale scopo gli operatori e la creatività. Centri invece come Almagià e Valtorto, pur accogliendo fasce giovanili, appartengono ad un altro modo di vivere l’aggregazione giovanile, così come il Centro Giovani di Massalombarda è diverso da quello di Lugo. Un’altra variabile da tenere in considerazione quando si parla dei centri giovanili è la metamorfosi che questi subiscono nel corso del tempo: ne è un esempio il Centro Giovani di

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Lugo. Sviluppatosi come luogo deputato alla valorizzazione della creatività in particolare musicale, nel giro di pochi anni ha assistito ad un cambiamento dei ragazzi, e non solo in termini di età e di provenienza geografica, tale da spingere gli operatori ad impegnarsi attivamente nel controllo dei ragazzi, a variare la proposta di attività; inevitabilmente la finalità del centro si sta spostando sempre più sul piano del centro di aggregazione: ciò implica difficoltà di altro tipo, con esigenze di natura diversa e con utenti differenti, da fronteggiare con strumenti diversi. Anche lo Spartaco, così come il Valtorto, avvertono una situazione che è in via di cambiamento, derivante in particolare dalle richieste sempre più frequenti da parte di associazioni legate all’immigrazione per usufruire di spazi per le loro attività. Il dato significativo che emerge da tali esperienze é che i centri giovani stanno affrontando in qualche modo le dinamiche messe in campo dall’immigrazione giovanile: gli eventi culturali possono costituire un aggancio molto forte per tali nuove fasce di utenti. Risulta evidente allora come la lettura dei bisogni colta nel divenire sia fondamentale per la sopravvivenza dei centri dedicati ai giovani e in particolare alla loro creatività, perché alla crescita di un determinato bisogno, occorre dare una risposta adeguata e tempestiva: non si può pensare di predisporre spazi per svolgere particolari attività creative quando i fattori determinanti di quel luogo diventano altri, e di tutt’altro genere. Secondo questi presupposti, la gestione dei centri diventa difficile e si rivela essere effettivamente una variabile che incide in maniera profonda nel perseguimento degli obiettivi inizialmente posti. Incide prima la gestione o la modalità di gestione è una risposta ai bisogni rilevati? La modalità di gestione influenza ciò che si va a fare all’interno dei centri, o le attività che metto in atto sono una conseguenza? Così per esempio, se in un dato luogo il bisogno é legato all’aggregazione, i ragazzi sono giovani adolescenti e la presenza di ragazzi stranieri è forte, magari l’auto-gestione potrebbe non essere la scelta giusta. Diversamente, se si vuole puntare sul coinvolgimento e la partecipazione dei ragazzi perché ritenuti strumenti che permettono di realizzare attività specifiche, allora l’auto-gestione potrebbe essere una forma adeguata a rispondere a tali esigenze. Anche in questi casi dunque le modalità di gestione dipendono dalle finalità e dalle esigenze che si vengono a creare in un dato momento in un dato luogo. In riferimento all’auto-gestione, il forte coinvolgimento e responsabilizzazione dei ragazzi da un lato e la continua legittimazione da parte delle istituzioni locali si rivelano essere i punti di forza che caratterizzano tale modalità di gestione. Ne è un esempio il Centro Giovani di Massalombarda che adotta come buona pratica forte il continuo coinvolgimento dei ragazzi, mettendoli nella condizione di sviluppare le loro capacità di partecipazione e auto- imprenditorialità, che sono stati in grado di passare ai più piccoli tramite il continuo passaggio di consegne dai più grandi ai più piccoli.

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Alle variabili riportate (lettura dei bisogni e gestione) se ne aggiunge un’altra: l’interpretazione politica che viene data alla lettura dei bisogni, da cui discendono poi le risposte che vengono fornite attraverso il livello gestionale dei centri giovanili. Risulta pertanto che la modalità di gestione dello spazio dipende dalla linea politica? E se così fosse, le amministrazioni sono in grado di avere questa sensibilità nel cogliere in divenire i cambiamenti? In alcuni territori i centri e i comitati di gestione si sono trasformati in associazioni allo scopo di poter ottenere il supporto comunale per la gestione di alcuni centri, che altrimenti sarebbero stati occupati oppure auto-gestiti. Il livello di investimento delle amministrazioni nelle politiche giovanili spesso decide infatti dello sviluppo dei centri. Si tratta dunque di adottare linee politiche orientate a valorizzare i luoghi che si ritengono più necessari per rispondere ai bisogni giovanili emergenti; laddove infatti c’è una linea politica incisiva, si riscontrano risposte positive sul territorio: si sviluppano centri e punti giovanili vivi, che diventano punti di riferimento importanti per il territorio

Le linee guida per la costruzione della mappa delle relazioni

Dalla ricerca emerge che l’informazione tra i centri, sia quelli che svolgono attività simili sia quelli che sono molto diversi tra loro, è carente e la prospettiva di agire in un’ottica di rete si rivela debole: tra le amministrazioni ci sono luoghi istituzionali che dovrebbero essere adibiti a questo, ma occorre verificare se si tratta di luoghi formali in cui l’attenzione viene posta su punti di discussione opportuni. Fra i centri stessi c’è poca comunicazione: durante la ricerca si sono rilevati spazi che non si sa a chi affidarli, altri luoghi che sono destinati esclusivamente a un determinato gruppo di persone, mentre vi sono gruppi che non sanno dove andare. La questione forse non sta tanto nel non riuscire a mettere a disposizione degli spazi comunali a chi li richiede, ma piuttosto che le persone sappiano che esistono più spazi e più realtà da poter contattare e con cui poter lavorare anche insieme. Si sente infatti la necessità di avere dei punti di riferimento per svolgere le proprie attività creative. Per pianificare una mappa delle relazioni, occorre dunque far crescere il bisogno di agire in un’ottica diversa, così come altre realtà territoriali hanno fatto. Una città che ha lavorato molto e bene sulle tematiche giovanili è Torino, che ha usato il connubio creatività e aggregazione per stimolare un intenso lavoro di rete tra i luoghi giovanili: tutti i centri vengono promossi sotto una unica dicitura “centri del protagonismo giovanile”, e ogni centro promuove tutti gli altri. Nel territorio provinciale ravennate le modalità di costruzione della rete sembrerebbero ancora ad un punto fermo, ma ciò è dovuto probabilmente al fatto che non sono esplicitati ancora i vantaggi che questa modalità di lavoro può portare ai centri giovanili. Le relazioni vanno dapprima costruite con il coinvolgimento attivo dei referenti dei centri giovani, perché deve essere chiara la dichiarazione di intenti e di volontà di agire in questo senso: fra i centri possono attuarsi delle collaborazioni e delle progettazioni condivise, con

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l’unione delle risorse. Fare le cose insieme significa tante cose: sostenere e condividere economicamente un progetto; fare degli scambi fra i centri; fare delle iniziative in un centro che non è il proprio, ecc. Tutto si riconduce alla questione delle buone prassi: non è detto che tutti facciano le stesse cose, poiché ognuno ha lo spazio per riadattarle e rielaborarle, con il vantaggio che le idee si moltiplicano mettendo insieme le varie realtà. L’idea dell’amministrazione provinciale è di raccogliere le esigenze dei centri giovanili che abbiano un respiro provinciale. Lavorare nella direzione della rete può essere una proposta da sottoporle, se ovviamente si evidenzia fortemente la volontà e il sostegno proveniente dal basso: ciò che si richiede infatti ai protagonisti delle politiche giovanili è l’acquisizione o lo sviluppo di un forte orientamento culturale al lavoro di rete. Tra le ipotesi riportate per cominciare a ragionare in quest’ottica, si ricorda l’opportunità di accedere ai bandi di finanziamento per le azioni di buone prassi nelle politiche giovanili. A tal fine una proposta potrebbe consistere nel raccogliere le buone pratiche messe in atto da ogni centro giovanile: ci si conosce, si crea un sistema per cui l’informazione giri più facilmente, e si manifesta la voglia di mettersi insieme a progettare e realizzare insieme delle iniziative comuni, che siano durevoli nel tempo.

Il lavoro di rete é un po’ questo, ma se manca la cultura allora occorre trovare il modo di farla crescere. Sono percorsi lunghi che coinvolgono più livelli, ma è l’ottica in cui ci si muove in tutti

  • i settori e piani, e non solo per i giovani. Il lavoro di rete deve essere visto come una opportunità che consente a realtà diverse ma simili di cogliere possibilità di sviluppo concrete.

  • I primi segnali di motivazione verso questa ottica sono già presenti nel gruppo coinvolto nei

focus group: si ragiona infatti sulle possibilità di organizzare incontri di formazione– informazione itineranti per gli operatori con l’intervento di soggetti che in altre parti di Italia hanno messo in atto dei progetti di rete in campo giovanile. Da qui, la conoscenza reciproca e l’avvicinamento tra i vari soggetti che operano nelle politiche giovanili (da realizzare anche tramite chat line e forum telematici) per poi arrivare a costituire dei gruppi operativi settoriali che danno vita ad azioni, iniziative e progetti di più ampio respiro, che coinvolgano l’intero territoriale provinciale. Nella composizione dei gruppi operativi entra in gioco la modalità di costituzione, che non può fondarsi sulla scelta a tavolino che cade dall’alto, ma devono essere le stesse persone, motivate e competenti, a scegliere di entrare a far parte di un gruppo di lavoro che lavori su precisi obiettivi; un gruppo di lavoro con referenti giovani, anche assidui frequentatori dei centri, che operino attivamente può solo far crescere. Occorre in tal caso fare un duro lavoro di rilevazione delle motivazioni a monte. Bypassare tale passaggio fondamentale avrebbe l’effetto, già tristemente conosciuto, di creare dei gruppi di lavoro, che gruppi nel vero senso del termine non sono, e che non funzionano per diversi motivi: non sono partecipati, sono vissuti male, intervengono persone nominate dall’alto privi di esperienza nelle tematiche di discussione, vengono coinvolti funzionari che non hanno né tempo né motivazione verso le tematiche e gli obiettivi da perseguire nel gruppo.

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5.

Riflessioni per ripensare gli spazi dedicati alla creatività giovanile:

dalle mappe degli spazi alla rete degli spazi

Il lavoro di ricerca realizzato ha messo in evidenza come il territorio della provincia di Ravenna sia un territorio in cui la creatività e l’aggregazione giovanile abbiano in molti casi “trovato casa” o, meglio, un luogo, uno spazio. Le realtà individuate sono molto diverse fra loro, hanno percorsi e storie a volte talmente differenti che ci hanno fatto sorgere il dubbio se avesse senso che fossero presentate nello stesso contesto. La risposta, è evidente dal dèpliant realizzato, è stata positiva, in quanto abbiamo ritenuto che l’informazione dovesse riguardare tutte le tipologie di spazio e non solo alcune in particolare. Inevitabilmente questa diversità diventa evidente nelle caratteristiche dei giovani che frequentano un determinato spazio, nei bisogni che esprimono e nelle richieste che, in maniera più o meno esplicita, manifestano. Ma non solo, anche le risposte o le soluzioni ai problemi che emergono sono diverse. Questo rende particolarmente difficile suggerire linee di lavoro o proposte che possano funzionare per tutte le realtà, a meno che non si cambi prospettiva. Pensare al singolo spazio, ad un luogo specifico con una situazione particolare e ben identificata è importante ma non più sufficiente. Il lavoro sul campo ha fatto chiaramente emergere come sia sempre più necessario ripensare gli spazi dell’aggregazione e della creatività giovanile in un’ottica di rete, in cui da un parte vengono valorizzate le identità e le peculiarità delle diverse realtà, dall’altra si costruisce in maniera condivisa un percorso verso obiettivi comuni. L’idea di una rete degli spazi dedicati alla creatività è emersa in diversi momenti del lavoro di ricerca. In alcuni casi è stato evidente come questa prospettiva sia completamente assente, e ne sono un esempio il fallimento dei focus group tematici, ma anche la scarsa conoscenza delle realtà esistenti e il fatto che lo svolgere questo lavoro ha reso il gruppo di ricerca un punto di riferimento per alcuni degli spazi che hanno avanzato a noi delle richieste precise. In alcune realtà è invece timidamente emersa una certa sensibilità all’idea del lavoro di rete, come ad esempio nei focus group con i referenti istituzionali. Sembra che ancora non sia percepito il bisogno di adottare una modalità di lavoro di rete e sono ancora molto evidenti le difficoltà iniziali legate alla condivisione della necessità di costruire una cultura di rete degli spazi. Attualmente sembra che nelle situazioni incontrate non sia ancora chiaro il bisogno né la motivazione ad un tipo di lavoro che prevede la condivisione di competenze, strumentazioni, azioni ed attività. Tuttavia il lavoro di rete non può essere imposto o “calato” dall’alto, il lavoro di rete fra gli spazi dedicati alla creatività giovanile e fra le diverse organizzazioni coinvolte deve essere prima di tutto una scelta 2 . Decidere di costruire dei legami in un contesto caratterizzato dalla diversità è una scelta, ed è una scelta strategica perché crea nuove opportunità, strumenti ed occasioni per conoscere e farsi conoscere, pubblicizzare le iniziative presenti su tutto il

2 Osservatorio del mondo giovanile città di Torino (a cura di), 2004, La condizione giovanile a Torino. Rapporto 2002- 2003, Torino.

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territorio, raccogliere le esigenze formative e lo sviluppo di percorsi ad esse collegate, mettere in comune le risorse. La prospettiva di una rete degli spazi dedicati alla creatività giovanile non implica “mettere tutto in comune” o “condividere tutto”, ma valorizzare, consolidare e potenziare l’identità di ogni singola realtà e le proprie peculiarità attraverso lo sviluppo del legame con il territorio di riferimento e l’adozione di “una strutturazione flessibile dei confini esterni” 3 . È inevitabile che il passaggio dalle mappe degli spazi alla rete degli spazi sia un percorso graduale, costruito nel tempo in cui sono però fondamentali alcuni elementi quali la diffusione delle informazioni e delle conoscenze, la messa a disposizione e lo scambio delle competenze, l’elaborazione di un metodo di lavoro comune, la costruzione di progetti comuni e la condivisione di criteri e regole circa il funzionamento della rete. La costruzione di una rete di relazioni non può prescindere dal coinvolgimento di diversi soggetti presenti sul territorio: non solo i servizi per i giovani ma anche le associazioni, le agenzie formative e il mondo delle imprese. Inoltre poiché il tema del confronto e del lavoro verte sui giovani, i loro spazi e le loro pratiche creative, è necessario prevedere un loro ruolo e riflettere assieme su quale questo possa essere. Diventa necessario quindi impegnarsi a costruire azioni concrete che indichino e sperimentino la strada da seguire per arrivare alla costruzione di una rete degli spazi. Di seguito si riportano alcuni suggerimenti messi in evidenza dal lavoro di ricerca.

Il legame con il territorio

Il tema del legame fra i giovani che frequentano gli spazi dedicati alla creatività giovanile con il territorio e i suoi abitanti è più volte emerso durante il lavoro di ricerca. Spesso di questi luoghi e delle attività che vi si svolgono esiste una percezione confusa, se non addirittura errata, per cui vengono identificati come veri e propri luoghi di devianza e marginalità. D’altra parte, solo un profondo radicamento territoriale può consentire a questi spazi di sviluppare al meglio le loro opportunità e diventare luoghi riconosciuti come propri dai ragazzi che vivono un quartiere, o un paese, e come luoghi competitivi con altri di frequenza giovanile. È fondamentale che i ragazzi assumano il proprio territorio come punto di riferimento essenziale per la propria crescita e formazione e acquisiscano la capacità di abitare il proprio territorio con protagonismo e fiducia. Ciò richiede che quanti sul territorio hanno responsabilità educative o lavorano a contatto con i ragazzi si attrezzino per “leggere” il bisogno di ascolto, di accompagnamento e di protagonismo che proviene dai giovani. È importante utilizzare le attività che vengono realizzate come strumento per promuovere

l’interazione tra creatività giovanile e territorio e impiegare la produzione culturale per la qualificazione del tessuto urbano.

3 Ibidem

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La distribuzione delle risorse

Nel corso del lavoro, nei momenti di osservazione degli spazi e nelle interviste con i testimoni

significativi, è emerso che molti Comuni, soprattutto i più grandi, (Ravenna, Lugo, Faenza) privilegiano realtà già consolidate, piuttosto strutturate e ben avviate, rispetto a realtà di dimensioni più piccole o di più recente costituzione. Valorizzare le realtà nascenti è, secondo i testimoni intervistati, uno strumento di grande forza propulsiva e generatrice nell’ambito della creatività. In primo luogo, è dai nuovi gruppi che provengono idee nuove, avanguardie e innovazione espressiva. In secondo luogo, nei piccoli gruppi o nelle realtà di dimensioni limitate, la partecipazione è altissima e promuovere le loro attività significa fornire una palestra di sperimentazione di cittadinanza e partecipazione anche politica. I nuovi gruppi in genere nascono con molto entusiasmo e altissima motivazione ed hanno una grande capacità di coinvolgere altre persone nelle attività che svolgono. Riconoscere un linguaggio giovanile nuovo contribuisce anche a ridurre quella distanza comunicativa tra istituzioni e ragazzi che è stata messa in evidenza nei focus group.

Valorizzare realtà esistenti

La valorizzazione delle realtà esistenti sul territorio è sicuramente un aspetto da non trascurare nell’ottica della costruzione di una rete degli spazi. A fronte di alcune realtà che territorialmente sono ampiamente sviluppate e riconosciute come quelle del teatro a Ravenna, sono presenti esperienze di eccellenza, ad esempio nell’ambito della break dance, dei giochi di ruolo, dello skate, della danza, rinomate ed apprezzate a livello nazionale ed internazionale che spesso non sono altrettanto conosciute sul territorio, se non all’interno di un contesto specifico. Rendere visibile questo capitale costruito negli anni rappresenta una risorsa importante di promozione e di coinvolgimento del mondo giovanile.

La partecipazione e il protagonismo

Il ruolo dei ragazzi e delle ragazze che frequentano gli spazi dedicati alla creatività giovanile non può essere marginale, sono loro che animano i centri, che organizzano le attività e che le vivono in prima persona. La loro partecipazione si esplica anzitutto come modalità decisionale attraverso l’attribuzione di ruoli di potere decisionali ai giovani stessi. Il percorso di apprendimento di queste pratiche non è lineare: l’assunzione di responsabilità decisionali rilevanti provoca nei soggetti coinvolti momenti di forti tensioni o incertezze, comunque ricompensate dall’acquisizione di una chance di crescita della propria autonomia personale. I momenti e le occasioni di gestire un potere che viene loro delegato sono strumenti fondamentali per promuovere la loro auto-determinazione e la loro responsabilità civica reale ed effettiva. Ma non solo, la possibilità reale di partecipare ai processi decisionali e gestionali dello spazio o, in alcuni casi, limitatamente ad un progetto, costituisce una buona palestra, in quanto consente di sperimentarsi e di imparare all’interno di percorsi non irreversibili, con una sorta di rete di protezione e la partecipazione diventa un

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percorso formativo e orientativo che, partendo da attività ludiche e aggregative, sfocia progressivamente in una scelta di impegno. Non è un caso che i giovani che hanno conosciuto queste esperienze hanno saputo tradurle e applicarle anche al di fuori dei contesti creativi e aggregativi, nei loro percorsi professionali e nella vita civile e sociale. Per evitare che la partecipazione si trasformi in una sorta di gioco manipolativo, che colloca i giovani in posizione di responsabilità, nei quali sono però privi di effettivo diritti decisionali, è indispensabile che fin dalla fase progettuale si tenga conto di una re-distribuzione dei poteri, nelle possibilità decisionali rispetto alla gestione finanziaria, nel diritto di veto rispetto alle decisioni degli adulti, nella promozione di progetti, ecc. Questo diventa possibile solo incentivando il senso di appartenenza e fornendo la possibilità di identificarsi con la mission del progetto.

Investire nella tecnologia

Una tendenza riscontrata durante il lavoro di ricerca è che mentre alcune pratiche creative hanno bisogno di attrezzature minime per il loro svolgimento, altre necessitano di strumentazioni particolari, tecnologie specifiche, e costose, e competenze adeguate. Gli spazi pubblici per far fronte a queste richieste spesso si avvalgono di soggetti esterni, di operatori che possono fornire sia la strumentazione sia le competenze necessarie. Se da una parte questa modalità consente un risparmio delle già limitate risorse, dall’altra i ragazzi sottolineano come “si impoveriscano” gli spazi e non si fornisca l’opportunità di sviluppare interessi e capacità. La promozione, ad esempio, delle pratiche creative legate all’immagine e all’audiovisivo, prevede anche che i ragazzi possano sperimentarsi nell’uso di una telecamera o nel montaggio di un video. Questo approccio, che darebbe l’opportunità ai giovani di appropriarsi veramente di queste “arti”, estremamente attuali e spendibili in molti modi, richiede tuttavia un investimento economico notevole, anche perché nel momento in cui si parla di tecnologia non si può dimenticare che questa è in continua e rapida evoluzione e necessita quindi di continui aggiornamenti delle strumentazioni. È chiaro che non è pensabile che ogni territorio si impegni in uno sforzo economico di questo tipo e che tutti i territori abbiano una strumentazione completa per ogni tipologia di attività. Si potrebbe però riflettere sulla opportunità di facilitare la nascita di alcuni spazi specializzati, nell’ottica, già citata, del distretto culturale. La prospettiva della rete degli spazi dedicati alla creatività giovanile si pone allora quasi come una pre-condizione che comporta l’abbandono di una visione frammentaria, a volte frutto del caso e della improvvisazione, delle politiche giovanili del tempo libero, a favore di una visione più generale e di un coordinamento fra le progettualità locali e fra queste e il livello di “impulso” e di “governo” della Provincia.

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Sapere leggere i cambiamenti

Poiché il mondo giovanile è, per sua natura, in continua trasformazione e poiché anche i singoli

territori, per quanto visti proprio dai giovani come immobili e statici, siano invece attualmente soggetti a rapidi cambiamenti, è necessario avere gli strumenti per coglierli in maniera “immediata”. Non si tratta solo di impostare un sistema di monitoraggio e rilevazione permanente, che pure è necessario, per raccogliere informazioni, ma anche di costruire un sistema di “campanelli di allarme”, tenendo conto sia delle specificità territoriali ma anche della cornice più vasta in cui si inseriscono. Gli strumenti costruiti per la presente rilevazione possono costituire un punto di partenza in questo senso così come i dati raccolti potranno essere impiegati per l’aggiornamento delle banche dati esistenti.

La continuità

Il lavoro realizzato, grazie alla metodologia adottata, ha attivato delle relazioni ed ha rilevato come alcune realtà siano non solo particolarmente sensibili e attente ai temi oggetto di indagine ma anche disponibili ad un maggiore coinvolgimento e ad una maggiore partecipazione se il lavoro fatto fino ad ora non rimane fine a se stesso. La continuità diventa un elemento fondamentale per due motivi: in primo luogo, perché i tempi necessari alla costruzione di relazioni, che costituiscono la modalità con cui si collegano i nodi della rete, non sono brevi basandosi sulla conoscenza e sulla fiducia reciproca. In secondo luogo, perché i tempi necessari ad attivare cambiamenti culturali sono lunghi, a maggior ragione in questo caso in cui i cambiamenti sono attesi su due livelli diversi: il primo livello riguarda soprattutto la cultura delle istituzioni, mentre il secondo riguarda il rapporto con le opportunità del territorio dei ragazzi e delle ragazze che lo abitano.

La diffusione delle informazioni

Inevitabilmente, la prospettiva di costruire una rete degli spazi non può prescindere da una reale e continua diffusione delle informazioni. Svolgendo il lavoro di ricerca siamo venute a conoscenza di risorse sul territorio che sono solo parzialmente utilizzate e di realtà che sono alla ricerca di spazi adeguati e di strumentazioni; la realizzazione del depliant informativo è un’azione fondamentale nel momento in cui costituisce non un punto di arrivo ma di partenza.

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6.

Bibliografia

Caccialanza M., Di Massa M., Torti M. T. (a cura di), 1994, L’officina dei sogni, Costa & Nolan, Genova. Cooperativa RicercAzione, 2003, Parchi urbani. Urban Sound. Metodologie di approccio ai gruppi di giovani nei parchi urbani di Faenza, report finale di ricerca. Corrao S., 2000-2002, Il Focus Goup, Laboratorio Sociologico, FrancoAngeli, Milano. Francescano D., Girelli G., 1994, Fondamenti di psicologia di Comunità, NIS, Roma. Minardi E., Cifiello S. (a cura di), 2005, Ricercazione. Teoria e metodo del lavoro sociologico, FrancoAngeli, Milano. Osservatorio del mondo giovanile città di Torino (a cura di), 2004, La condizione giovanile a Torino. Rapporto 2002-2003, Torino.

Dvd

Skateboarding video III volume, L’enciclopedia a rotelle Skate Harder, 10-11-12 giugno 2005 Marina di Ravenna – Mezzano, Slam Trick

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