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Il lavoro interiore.

Gunon ha dedicato due libri specificatamente al tema dell'iniziazione, anche se l'argomento continuamente richiamato in tutti i testi da lui pubblicati e nella corrispondenza. In particolare nell'articolo "Le condizioni per l'iniziazione" egli specifica che tali condizioni sono tre: La qualificazione; la trasmissione per il tramite di una legittima organizzazione Tradizionale; Il lavoro interiore per trasformare gradualmente l'essere e incamminarlo, con l'aiuto di appoggi esteriori, verso la Realizzazione effettiva. In queste brevi note trascureremo parzialmente le prime due condizioni per approfondire maggiormente la terza: il lavoro interiore. Secondo Gunon la discesa agli Inferi ha luogo, come si sa preliminarmente, all'inizio stesso del processo iniziatico propriamente detto ed esaurendo certe possibilit inferiori dell'essere gioca un ruolo purificatorio che non avrebbe alcuna ragione d'essere in seguito. Il carattere delle forze in gioco e la contemporanea necessit di toccare il fondo del nostro piano d'esistenza per poter iniziare la salita e la conseguente purgazione pongono il problema della Guida per questa parte del viaggio. qui che si palesa in condizioni normali (come succede con l'apparizione di Virgilio nell'Inferno di Dante) la necessita di un Maestro " ... capace di condurre il suo discepolo fino ad un certo grado d'iniziazione effettiva ... ". Tuttavia vi anche la possibilit, in forme iniziatiche in cui il lavoro collettivo preponderante o in organizzazioni in cui la direzione assunta da sostituti del Maestro, che si faccia ricorso all'influenza spirituale effettivamente presente nel corso dei lavori. Certo, dice Gunon " ... questa via meno sicura e pi difficile da seguire che quella dove l'iniziato beneficia di un controllo costante di un Maestro Spirituale ... ", infatti solo delle individualit particolarmente ben dotate possono, in virt di questo semplice ricollegamento alla influenza spirituale, supplire all'assenza di un Maestro presentemente vivente o approfittare delle influenza spirituale non incarnata attratta dal lavoro collettivo. In ogni caso l'opera del Maestro, oltre alla trasmissione di una influenza spirituale atta al ricollegamento del discepolo quello di indicare il cammino e fornire i mezzi per rendere effettiva un'iniziazione solamente virtuale, non pu assolutamente sostituirsi al lavoro interiore del discepolo. Revisione e collazione a cura di: HERIWALD.. Pagina 1 di 14

Dobbiamo pensare che una morte al mondo profano pi o meno completa sia gi sufficiente per porre l'essere di fronte alla sfida della discesa agli Inferi con l'aiuto del Maestro? Anche se si danno per scontate le qualificazioni iniziatiche dell'individuo, sicuramente molte altre operazioni di correzione sono necessarie al fine che tale morte al mondo profano sia pienamente realizzata e il cambiamento di mentalit si ripercuota pienamente nelle varie modalit di vita, eliminando i principali contrasti. Se la discesa agli Inferi rappresenta l'inizio del processo iniziatico vero e proprio, si potrebbe dire che un certo grado di unificazione e di coerenza dell'essere sono il primo passo e il primo lavoro per avvicinarsi alla porta degli Inferi. Cio il compimento della morte al mondo profano. E, in effetti, in condizioni normali questi sono i principali consigli che il Maestro d al discepolo in questa fase del suo lavoro. Sar interessante esaminare alcune dei principali lavori preliminari di rettificazione. Necessit dell'exoterismo tradizionale. Gunon precisa: "In effetti, ammissibile che un exoterista ignori l'esoterismo, bench sicuramente questa ignoranza non giustifica la negazione; ma invece non ammissibile per chi ha delle pretese all'esoterismo di voler ignorare l' exoterismo, non fosse altro che praticamente, poich il pi deve per forza contenere il meno", "Tali disposizioni sono certamente molto poco favorevoli all'iniziazione ... ", "Se.: quelli che hanno questa attitudine possono malgrado questo ricevere una iniziazione virtuale, noi dubitiamo molto che fino a quando vi persisteranno volontariamente, sia loro possibile di andare pi lontano e di passare all'iniziazione effettiva". Queste considerazioni si applicano naturalmente sia per chi abbia adottato un tradizione diversa da quella Cattolica, sia per chi abbia intrapreso il cammino Massonico senza adottare un exoterismo diverso da quello Cattolico. La Massoneria, non avendo legami con una forma tradizionale e determinata, compatibile in principio con ogni forma exoterica. In effetti se una forma religiosa sostanzialmente composta da i tre elementi dogma, riti e morale vi da chiedersi, in assenza di questa, quali riti exoterici accompagneranno il cammino iniziatico, dando per scontato che la conoscenza teorica e dottrinale fornisca elementi sufficienti per sostituire i dogma e la morale. Vi invece da attendersi che La Gente del Libro pratichi i propri riti, abbia conoscenza delle proprie Scritture ed esse siano oggetto di riflessione e guida nella condotta delle proprie azioni. Quanto a coloro che hanno avuto una valida iniziazione, come dice Gunon, vi la possibilit che le stesse scritture possano aprirsi anche a pi ampie comprensioni. Revisione e collazione a cura di: HERIWALD.. Pagina 2 di 14

Per quanto riguarda la pratica dell'exoterismo islamico Gunon, scrivendo ad un suo corrispondente, si esprime in questi termini: "Per la difficolt di praticare i riti islamici in paesi come l'Europa la questione spesso discussa; l'avviso che sembra prevalere, e che mi sembra in ogni caso il pi giustificato dai principi stessi della sharyah, che vi possono essere delle eccezioni per delle persone che vivono in paesi non islamici, le loro condizioni possono essere assimilate ad uno stato di viaggio o di guerra; ma bisogna aggiungere che questo non concerne che quelli che si attengono al solo punto di vista exoterico. Per una realizzazione d'ordine esoterico, invece, non bisogna dimenticare che l'osservanza dei riti costituisce qui la base necessaria; e d'altronde evidente che colui che vuole il pi deve prima di tutto, e come condizione preventiva, fare il meno (cio osservare i riti che sono comuni a tutti). Ne consegue che si manifesta in questo caso un comportamento, non sempre facile, per adeguarsi alle circostanze di luogo e mantenere l'osservanza scrupolosa dei riti comuni. Per quanto riguarda l' exoterismo Cattolico noto l'atteggiamento della Chiesa verso i Massoni, che pu renderne difficile l'applicazione, tuttavia nella stessa corrispondenza Gunon si esprimeva in questi termini: "Quanto ai riti cattolici, vero che, malgrado essi siano d'ordine unicamente religioso e non iniziatico (e che nelle condizioni attuali, essi non possono neanche servire di base o di punto di partenza per una realizzazione iniziatica), gli effetti sono ben lontani da essere trascurabili... D'altro canto, che i Massoni si aiutino con l'influenza dei riti cattolici, come Voi dite, io non ci vedo alcun inconveniente". Anche in questo caso, mentre indispensabile l'utilizzo dell'exoterismo, non sono poche le difficolt per l'adattamento alle circostanze ambientali. Alla luce di tali osservazione appare indispensabile la conoscenza delle proprie Scritture e la partecipazione ai riti exoterici, ma l'osservanza di tali compiti, per chi vuole cimentarsi nel cammino della iniziazione effettiva, implica la risoluzione di problemi pratici, la comprensione e l'esecuzione degli stessi riti in conformit alle regole specifiche di ogni Tradizione. Un esercizio che pu risultare penoso, ma che gi riduce le influenze del mondo profano. Si vedr nel prosieguo come la comprensione e l'esecuzione, anche dei soli riti exoterici, possa collocarsi a vari livelli e implicare delle conseguenze rilevanti (vedasi Yantra e Mantra). Tale impresa sicuramente da collocarsi nell'ambito del lavoro preliminare per completare la morte al mondo profano e avvicinarsi al primo processo iniziatico di discesa agli Inferi. Revisione e collazione a cura di: HERIWALD.. Pagina 3 di 14

Quale conoscenza teorica? Si parlato precedentemente di un grado di conoscenza teorica sufficiente per assimilare il modello Divino, infatti si tratta di concepire un pensiero in grado di porsi come actus primus nell'esecuzione del rito. Giova ricordare alcune osservazioni di Gunon a proposito della conoscenza teorica: "La conoscenza teorica, che non ancora che indiretta e in qualche modo simbolica, non che una preparazione, d'altronde indispensabile, della vera conoscenza. Essa del resto la sola che possa essere comunicabile in un certo modo, e ancora essa non lo completamente; questa la ragione per cui ogni esposizione non che un mezzo di avvicinarsi alla conoscenza, e questa conoscenza, che non inizialmente che virtuale, deve in seguito essere realizzata effettivamente ". Tale conoscenza naturalmente ottenibile in gradi diversi, ma nel caso in questione essa deve essere sufficientemente elevata per accompagnare l'esercizio di un rito iniziatico. Si usato il termine elevata per intendere una preparazione aperta ai livelli pi alti della metafisica, cio capace di superare la prospettiva exoterica e di concepire le realt superiori, come sono state esposte nell'opera di Gunon. Potremmo dire che bisogna tendere alla Conoscenza teorica perfetta, dove il termine perfetto inteso come completo nel senso verticale e ascendente. Si tratta qui di un sforzo di meditazione per assimilare tali concetti e avere quindi una conoscenza indiretta di tali Realt. Vi da chiedersi, senza questa competenza, quali pensieri possano accompagnare (come actus primus) dei riti o delle invocazioni al Grande Architetto dell'Universo o ai Nomi Divini. Ci troveremmo cos in presenza di un rito in cui il pensiero non si accompagna a l'azione con la conseguenza di una riduzione della sua efficacia. Si manifesta in tal modo un difetto di concentrazione che Gunon considera essenziale nel cammino iniziatico: "In ogni caso, bisogna sempre ricordarsi che, di tutti i mezzi preliminari, la conoscenza teorica la sola veramente indispensabile e che in seguito, nella stessa realizzazione, la concentrazione, che importa di pi e nella maniera pi immediata ... ". Per tornare all'argomento dell'attivit necessaria per superare tale difetto di concentrazione bisogna richiamarsi a quanto esposto precedentemente a proposito delle misure. Si tratta di sforzi progressivi e per gradi per incorporare mentalmente un simbolo o un modello Divino di riferimento, fino a quando non stato sufficientemente assimilato. E questo rientra nel lavoro interiore preliminare all'iniziazione effettiva. Revisione e collazione a cura di: HERIWALD.. Pagina 4 di 14

Yantra e Mantra Secondo Gunon presso i popoli sedentari si generano dei simboli visuali adatti alla loro natura, mentre presso i popoli nomadi si generano dei simboli sonori. Egli precisa: "La distinzione di queste due categorie fondamentali di simboli , nella tradizione Ind, quella dello yantra, simbolo figurato e del mantra, simbolo sonoro; essa implica naturalmente una distinzione corrispondente nei riti ave questi elementi sinbolici sono impegati rispettivamente, bench non ci sia una separazione cos netta come quella che si pu concepire teoricamente, e infatti, tutte le combinazioni in proporzioni diverse sono qui possibili ''. Tuttavia si pu notare che un simbolo grafico o visivo non che la fissazione di un gesto rituale, cosi come i simboli sonori realizzati con uno strumento (suoni o parole) costituisce infine un gesto, alla stressa stregua di tutti gli altri movimenti corporei. I riti visivi o sonori appaiono cos come un simbolo agito che ha la sua matrice nel gesto. Per comprendere l'importanza del gesto si dovrebbe approfondire quella che Gunon chiama la teoria del gesto. Per sottolineare questo aspetto ci basti per il momento riportare alcune sue parole: ... noi aggiungeremo che la minima cosa compiuta in conformit armonica con l'ordine dei principi porta virtualmente in s delle possibilit la cui espansione capace di determinare le pi prodigiose conseguenze, e questo in tutti i domini, mano a mano che le sue ripercussioni si estendono secondo le loro ripartizioni gerarchiche e per via di progressione indefinita. Noi facciamo allusione a una teoria estremamente importante, alla quale noi diamo il nome di teoria del gesto. La parola progressione presa qui in una accezione che una trasposizione analogica del suo senso matematico, trasposizione che la rende applicabile nell'universale, e non nel solo dominio della quantit ". Prendendo i riti in questa ampia accezione non si pone alcuna differenza fra riti esoterici o riti exoterici; ciascun rito si applica nel suo dominio e persegue lo scopo per cui stato costituito. Invece notando che la comune matrice di tutti i riti il gesto importa sapere quando in conformit armonica con l'ordine dei Principi. A tale effetto se il gesto appartiene alla categoria dei riti legittimamente trasmessi si pu concepire che esso sia in conformit con tali Principi. Tuttavia interessa anche il modo in cui compiuto. Gli atti o gesti consistono in un una concezione mentale (actus primus) seguita da un esecuzione (actus secundus) e la superiorit della contemplazione non annulla la validit reale della vita attiva, tuttavia il solo compimento del rito senza l'accompagnamento della conoscenza sempre stato considerato come insufficiente ... . Revisione e collazione a cura di: HERIWALD.. Pagina 5 di 14

Ci potrebbe sembrare in contrasto con l'affermazione di R. Gunon per cui ogni rito porta sempre in se stesso la sua efficacia purch sia compiuto in conformit con le regole tradizionali, tuttavia in una lettera ad un Corrispondente Egli precisava: " I riti hanno un'efficacia per se stessi. Ma ben evidente che l'attenzione e la concentrazioni la rinforzano notevolmente". Senza contare che in un'altra parte della sua Opera egli solleva l'argomento in senso generale con queste parole: " ... 1'uomo deve tendere prima di tutto e costantemente a realizzare l'unit in se stesso ... unit di pensiero, unit d'azione ed anche, ci che pu essere pi difficile, l 'unit fra il pensiero e l'azione ... ". Si pu quindi vedere una convergenza fra le due prospettive e l'importanza, ai fine dell'efficacia del rito, della esecuzione coordinata e concomitante dell'actus primus con l'actus secundus. Sicuramente una esecuzione meccanica del rito con una modesta comprensione del significato o del simbolo che viene evocato ne riduce l'efficacia. Questo fa pensare all'opera dell'artigiano e dell'artista, il primo imita fedelmente un modello senza assimilarlo, il secondo si ispira ad un paradigma divino da lui assimilato, che incorpora nella sua opera. A prescindere dall'intenzione e dalla volont nell'esecuzione dei riti, di cui parleremo in seguito, la sola capacit di concentrazione nel rito rappresenta una parte importante del lavoro interiore, poich implica un sacrificio della molteplicit in favore dell'unit. Un compito che, lungi da essere facile ed immediato, implica, prima di tutto, un grado sufficiente di conoscenza teorica per assimilare il Paradigma Divino e una serie di operazioni o misure del modello di riferimento. Trascuriamo qui gli aspetti linguistici immaginando che vi sia, attraverso la conoscenza della lingua o attraverso una traduzione, almeno una conoscenza letterale di ci che viene pronunciato. Naturalmente la modalit di esecuzione del rito deve anche tener conto delle leggi ritmiche, a cui si deve conformare secondo le prescrizioni ricevute, al fine di trasporre i gesti nell' ordine universale e beneficiare delle ricadute spirituali. Senza contare che il rispetto delle leggi ritmiche non riguarda solamente i riti, ma tutte le azioni della vita quotidiana, che ogni Tradizione prescrive secondo un proprio calendario. Si potrebbe dire che tali prescrizioni Tradizionali sono il quadro in cui compiere il Rito, senza il quale in gioco il grado di efficacia del rito stesso. Revisione e collazione a cura di: HERIWALD.. Pagina 6 di 14

La povert La volont e l'intenzione Capita che alcuni, dopo aver ricevuto l'iniziazione, eseguito dei riti iniziatici ed essersi adoperati per una conoscenza teorica dottrinale, manifestino esteriormente un disprezzo per i non iniziati e un'arroganza verso i compagni di viaggio nel cammino verso l'iniziazione effettiva. In tal modo si palesa un rafforzamento dell'individualit, in luogo di una graduale cancellazione del proprio io. Questo pu dipendere da varie circostanze fra cui, una conoscenza teorica insufficiente o non coerente con le corrette modalit di comportamento, l'uso di riti senza la retta intenzione che, come vedremo, ne determina l'orientamento e le relative ricadute spirituali, l'uso anormale del proprio punto di vista come metro di riferimento per la generalit degli esseri. Normale invece che l'iniziazione, l'uso dei riti e un certo grado di conoscenza dottrinale portino a riflettere sulla dipendenza totale dell'individuo dal Principio. Non si tratta di raggiungere la Povert spirituale, la cui coscienza gi un grado di realizzazione, ma almeno di incamminarsi lungo questa strada assumendone la prospettiva. Un compito non certo facile, implicando la lotta all'orgoglio individuale, ma che rientra nel lavoro interiore propedeutico alla realizzazione iniziatica. Ci si trova cos nelle condizioni perch si manifesti un aspirazione verso l'Universale capace di far progredire l'essere nel suo sforzo ascensionale. In varie parti della sua opera, Gunon pone l'attuazione della volont in una posizione intermedia fra l'atto del pensiero e la sua esecuzione, cio come causa efficiente insieme all'intenzione, dell'atto esecutivo stesso. Egli precisa per che nel dominio esoterico tale volont pu essere paragonata con lo zolfo del simbolismo Ermetico: " questo non d'altro canto esatto se non alla condizione d'intendere la volont in senso molto pi profondo che il suo senso psicologico ordinario, e in maniera analoga a quella dove si pu parlare della "Volont divina ". Una volont ancora imperfetta nell'individuo ordinario, ma suscettibile di uno sviluppo nel cammino iniziatico: "perch lo Zolfo, anche se non pu essere assimilato direttamente al Cielo, in virt della sua interiorit appartiene evidentemente almeno alla categoria degli influssi celesti; e, circa la sua identificazione con la volont, si pu dire che, se non veramente applicabile al caso dell'uomo comune (esclusivo oggetto di studio della psicologia), essa per pienamente giustificata in quello dell'uomo vero, che si trova anch'egli al centro di tutte le cose e la cui volont, di conseguenza, necessariamente unita alla Volont del Cielo. Revisione e collazione a cura di: HERIWALD.. Pagina 7 di 14

Analoga la prospettiva di un Maestro dell'Esoterismo Islamico: "Sappiate (ancora), fratelli miei, che quando il faqir che fa il dhikr non ha in se la volont (iraddah), il nome di Sufi una metafora per quanto lo concerne e il suo dhikr pericoloso. Noi non intendiamo (qui) per volont quella che un attributo d'Allah e un attributo eterno; ma per la volont del faqir, noi intendiamo un ardente aspirazione che provoca ogni illuminazione; essa chiamata la piangente (naihah) ed a essa che fatto allusione in queste parole dell'Inviato d'Allah - su di Lui le benedizioni e la Pace -: Quando non vi la piangente nel cuore, egli in rovina come in rovina la casa quando nessuno l'abita. Il possessore della volont fra quelli che fanno il dhikr percorre in un mese pi cammino nella Via di quanto ne percorra i molti anni colui che l'ha perduta1 . Da quanto esposto si deduce lo stretto legame fra la volont e l'aspirazione iniziatica e soprattutto, l'importanza di considerare questo aspetto nel lavoro interiore preliminare, anche per evitare che il rito stesso non dia gli effetti desiderati. Il rapporto fra l'aspirazione iniziatica e i riti iniziatici poi ulteriormente rafforzato da Gunon nelle sue osservazioni a proposito dell' incantazione: "Questa incantazione, che cos definita come un operazione del tutto interiore in principio, pu tuttavia in un gran numero di casi, essere espressa e supportata da parole o gesti, costituenti certi riti iniziatici, quali il mantra nella tradizione Ind o il dhikr nella tradizione mussulmana, e si devono considerare come determinanti delle vibrazioni ritmiche che hanno una ripercussione attraverso un dominio pi o meno esteso nella serie indefinita degli stati dell'essere. L'accenno fatto alla determinazione di vibrazioni ritmiche capaci di generare delle ripercussioni nella serie indefinita degli stati dell' essere merita qualche riflessione ulteriore. Per comprendere tale aspetto si deve necessariamente prendere in considerazione il concetto di intenzione in senso iniziatico; Gunon precisa: " ... noi prendiamo qui la parola intenzione in un senso che esattamente quello dell'arabo niyah, che si traduce abitualmente cos, e questo senso d'altronde conforme a l'etimologia latina (intendere, tendere verso).
1) Si dovrebbe fare qualche distinzione fra i riti pericolosi e quelli nocivi. I primi sono caratterizzati da carenze negli elementi fondamentali del rito che implicano un ritorno (per azioni e reazioni concordati) non adeguato per lo sviluppo spirituale del ricevente. I secondi sono caratterizzati dalla mancanza di uno o pi degli elementi fondamentali del rito per cui a stretto rigore non sono pi riti, ma pseudo-riti, e suscettibili di provocare vari livelli di squilibrio. In definitiva il rito non mai pericoloso o nocivo di per se stesso, ma per le modalit di attuazione da parte dell'esecutore.

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Egli mette ripetutamente in correlazione l'intenzione con l'orientamento rituale, che appare come una materializzazione di tale intenzione. Cos lintenzione appare un complemento necessario dell'aspirazione spirituale consistente nella determinazione dell'orientamento del gesto. Nell'esoterismo Islamico la determinazione dell'intenzione (Gismu an-niyati = materializzazione dell'intenzione) si associa all'aspirazione (qasada = andare verso) e allo sforzo relativo (al-Jaddu fi-l-talabi lahuv. Proprio la direzione dell'intenzione capace di produrre delle vibrazioni armoniche che, secondo la legge delle azioni e reazioni concordanti, possono mettere l'essere in contatto con il Centro Supremo. Ma se ogni azione accompagnata da un intenzione pi o meno ben determinata e unificata e, se l'aspirazione iniziatica una tendenza profonda e generale dell'essere verso il Principio, non detto che ogni intenzione sia conforme alla relativa aspirazione. Poich nello stato periferico in cui si trova l'uomo all'inizio mancano ancora le condizioni di unione fra il pensiero e l' azione, proprie del processo iniziatico vero e proprio, la sua intenzione non pu che essere parzialmente unitaria. In tal modo l'affermazione di Gunon gi citata non pu trovare, salvo rari casi, applicazione nei primi passi della Via, ma consiste in un monito ed un termine ad quem da raggiungere gradualmente. Vi cos anche una qualit dell'intenzione, conseguente all'unificazione dell'essere, per la quale le azioni rituali sono guidate verso una direzione dominante capace di espandersi nell'ordine Universale e di raggiungere il Principio a cui rivolta l' Invocazione e conseguentemente ottenere una ricaduta di influenze spirituali. L'essere e l'ambiente Nel suo articolo su questo argomento Gunon mette in evidenza come l'uomo prenda dall'ambiente molti elementi, non solo alla sua nascita, ma anche nel corso della vita, in virt del regime dell' affinit fra la sua natura interiore e le circostanze esterne. Naturalmente si deve intendere qui sia la dimensione fisica che quella psichica. Questo aspetto ha qualche rilevanza anche nella gestione del lavoro interiore, che precede la realizzazione iniziatica vera e propria. Non neanche escluso che certe possibilit rimangano allo stato virtuale, mentre altre vivificate dall'iniziazione e dal lavoro preparatorio si attivino nel regime dell' affinit apportando delle circostanze favorevoli alla Via. Sul tema dell'ambiente, in primis, si pone il luogo ove viene esercitata l'attivit iniziatica. Revisione e collazione a cura di: HERIWALD.. Pagina 9 di 14

Esso si deve trovare sempre e comunque in una posizione privilegiata, sia che si tratti di un terreno, sia che si tratti di una costruzione, e nulla di laido deve frapporsi all'orientamento tradizionale adottato. Si dovrebbe parlare anche della sensibilit atta a riconoscere i luoghi che sono aperti alle influenze spirituali e quelli che sono ostili a tali influenze, ma le qualifiche per tale riconoscimento appartengono in genere ad esseri che hanno gi ottenuto dei gradi di Realizzazione Effettiva. In secondo luogo si pone il problema dell'ambiente umano circostante e prima di tutto la famiglia. Qui l'iniziato ha il dovere di far regnare l'ordine ad imitazione del modello divino e dei suggerimenti tradizionali. Cos come si dovrebbe manifestare nei lavori di Loggia e nelle Riunioni Rituali. Per meglio esplicitare tale concetto possono essere usate le stesse parole di Gunon: " ... per impiegare i termini della tradizione estremo-orientale, che sono quelli che permettono di esprimere pi facilmente ci che vogliamo dire, l'uomo pienamente normale deve essere yin verso il Principio, ma solo al Principio, e, in ragione della sua situazione centrale, deve essere Yang verso tutta la manifestazione ". Inoltre per essere ancora pi precisi egli scriveva ad un suo corrispondente parlando di un candidato: " ... mi ha detto che ne aveva una impressione molto buona, dispiace molto che sia disturbato da un ambiente famigliare che evidentemente del tutto contrario alle idee tradizionali". In terzo luogo si pone il problema di come affrontare l'ambiente esterno pi in generale. Pu essere utile in questo caso di richiamare un altro concetto, quello della jihad, molto affine agli argomenti gi trattati sul lavoro interiore, ma particolarmente significativo in queste circostanze. Gunon a proposito della jihad si esprime con queste parole: "Questa concezione non si trova solamente nella dottrina ind, ma anche nella dottrina islamica, poich questo esattamente il senso reale della guerra santa (jiadd); l'applicazione sociale ed esteriore non che secondaria, e quello che lo mostra bene il fatto che essa costituisce solamente la piccola guerra santa, mentre la grande guerra santa d'ordine puramente interiore e spirituale.

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Si pu dire che la ragion d'essere essenziale della guerra, sotto qualsiasi punto di vista e in qualsiasi dominio la si consideri, quella di far cessare un disordine e ristabilire l'ordine: , in altri termini, l'unificazione di una molteplicit attraverso i mezzi che appartengono al mondo stesso della molteplicit; a questo titolo, e solo a questo titolo, che la guerra pu essere considerata legittima. Nelle attuali condizioni cicliche del Mondo la prospettiva profana, in gradi diversi, circonda chiunque si incammini sulla Via iniziatica e le invasioni di campo sono insistenti e continue, non solo nei riguardi del pellegrino, ma anche del suo ambiente famigliare. La preparazione dottrinale e una vita improntata ai ritmi della Tradizione rappresentano una protezione, ma solo quando tali elementi sono profondamente assimilati si pu parlare di una corazza impenetrabile (vedasi quanto gi detto a proposito della conoscenza teorica e della esecuzione ritmata dei riti). Si impone in questo caso un esercizio attivo continuo di analisi delle influenze che promanano dall'ambiente sotto molteplici forme, dovute alla comunicazione particolarmente forte ed insidiosa dei nostri tempi, al fine di non incorporare abitudini o pensieri falsi e contraddittori nel nostro foro interiore, che renderebbero nullo lo sforzo fatto di coesione ed unificazione dell'essere e debiliterebbero l'aspirazione. Qui il lavoro interiore assume aspetto di una vera propria guerra Santa rivolta contro l'ambiente esterno, ma che, talvolta, pu coinvolgere il proprio nucleo famigliare, pi debole ed impreparato alle insidie esterne e suscettibile di creare dei contagi, attraverso il veicolo dei vincoli affettivi. In fondo si tratta, come si dice in Massoneria, di "diffondere la Luce che si intravista nei lavori della Loggia di San Giovanni" destinando la giusta attenzione alla famiglia ed evitando di dedicarsi eccessivamente a scritti e letture o altre attivit che possono aumentare la dispersione. Intensit frequenza ritmo In fondo le osservazioni fatte fino ad ora riguardano principalmente l'intensit, cio la tensione impiegata nell' esercizio dell' opera. Tuttavia tale esercizio sarebbe insufficiente se non si accompagnasse con un certo grado di frequenza. Questa parola pu essere declinata come il numero di avvenimenti simili che si svolgono in un certo arco di tempo, ma quando si tratta di avvenimenti armonici e ordinati che si ripetono secondo una certa frequenza ci troviamo in presenza del ritmo sulla cui scienza Gunon si soffermato in varie occasioni. Revisione e collazione a cura di: HERIWALD.. Pagina 11 di 14

Affronteremo brevemente la questione della frequenza in senso stretto per poi passare al ritmo. Le osservazioni fatte sulle condizioni per produrre un lavoro interiore adeguato non sono in grado di dare un risultato, se non costituiscono un habitus costantemente ripetuto nel tempo, cio se non hanno una frequenza sostenuta e regolare nel tempo. Tuttavia in alcuni domini tale habitus virtuoso non ancora sufficiente, poich questi domini sono strettamente legati alla scienza del ritmo. Questo il caso della meditazione su simboli plastici o visivi, dove: " ... il ritmo si esprime direttamente attraverso le proporzioni esistenti far le diverse parti dell'insieme, e anche attraverso le forme geometriche, che non sono in definitiva, dal punto di vista che noi consideriamo, che la traduzione dei numeri e dei loro rapporti ". Non quindi sufficiente una ripetuta meditazione, ma deve anche essere prima di tutto ricercato il rapporto armonico intrinseco del simbolo. Ugualmente, come gi accennato, nei riti sonori fondamentale il rispetto delle leggi ritmiche come sono state trasmesse: "la parola dhikr; che, nell'esoterismo islamico, si applica a delle formule ritmate corrispondenti esattamente ai mantra ind, formule la cui ripetizione ha come scopo un'armonizzazione dei diversi elementi dell'essere, e di determinare delle vibrazioni suscettibili, con la loro ripercussione attraverso la serie degli stati, in gerarchia indefinita, di aprire una comunicazione con gli stati superiori, ci che , d'altro canto, in senso generale, la ragion d'essere essenziale e primordiale di tutti i riti". Il punto, quindi, non la sola esecuzione, ma quella esecuzione che incorpora anche un ritmo adeguato al rito e viene svolta nel momento propizio. Il discorso dovrebbe essere allargato anche ai gesti che sono compiuti giornalmente al fine di armonizzarli ai ritmi della natura (giorno, notte, estate, inverno, equinozio, solstizio ecc). In molte Tradizioni tali ritmi sono incorporati nella vita sociale e si presentano come feste o ricorrenze; si avrebbe torto di trascurare tali aspetti, spesso suscettibili di dare dei segnali almeno della ciclicit annuale. Spesso a tali ricorrenze (che spesso nascondono anche una valenza esoterica) si accompagnano anche degli specifici riti iniziatici. Ben difficilmente morir al Mondo Profano chi misura lo scorrere del tempo attraverso l'uso degli idolafori che questo oggi ci propone (week end, vacanze estive, festa di S. Valentino, festa della mamma ecc.), si deve invece restituire al tempo un valore qualitativo attraverso un collegamento ai cicli cosmici e agli anniversari della propria Tradizione, suscettibili di proporre

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dei simboli e delle narrazioni atte a indicare l'appartenenza dell'uomo ai ritmi universali e il cammino lungo il quale l'uomo ordinario pu assumere il ruolo di Mediatore. Inoltre, detto che un Maestro Massone si trova sempre tra la squadra e il compasso, cio nel luogo stesso dove s'iscrive la Stella Fiammeggiante, e che propriamente L'invariabile Mezzo; il Maestro dunque assimilato per questo all'Uomo Vero, posto fra la Terra e il Cielo e esercitante la funzione di Mediatore; e ci tanto pi esatto, simbolicamente e virtualmente quanto meno, se non effettivamente, in quanto la Maestria rappresenta il compimento dei Piccoli Misteri, di cui lo stato di Uomo Vero il termine stesso. Le prime luci Queste considerazioni, che riguardano il lavoro interiore propedeutico al processo iniziatico vero e proprio, non possono prendere in considerazioni i vari gradi d'iniziazione effettiva quindi le aperture al dominio psichico superiore o agli stati spirituali. Tuttavia Gunon parlando di stati transitori hal afferma: " A questo proposito bene aggiungere che qualcosa di simile pu anche aver luogo in un altro caso diverso dagli stati mistici, come quello di una vera realizzazione metafisica rimasta per incompleta e ancora virtuale; la vita di Plotino ne offre l'esempio senza dubbio pi noto . Si tratta allora, secondo la terminologia islamica, di uno hal, o stato transitorio, che non ha potuto esser fissato e trasformato in maqam, cio in una stazione permanente, acquisita una volta per tutte, qualunque sia d'altronde il grado di realizzazione a cui essa corrisponde. In vari testi islamici si ritiene che questi stati siano acquisibili partecipando alle riunioni rituali, tuttavia queste acquisizioni sono spesso menzionate in corrispondenza con la rottura di abitudini cristallizzate dell'anima. In questo quadro si dovrebbero collocare anche certi tipi di sogni, ma l'argomento esula dal tema trattato. Tali circostanze possono portare anche a delle certezze che la semplice lettura di testi non in grado di dare, tuttavia Gunon raccomanda: "E noi aggiungeremo che prescritto di mantenere sempre un attitudine attiva verso gli stati spirituali transitori che possono essere ottenuti nei primi stadi della realizzazione, al fine di evitare ogni pericolo di autosuggestione ". L. Restrad

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