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Internet

IPv6 nellevoluzione di Internet

PAOLO FASANO G UGLIELMO G IRARDI I VANO G UARDINI

Lattuale versione dellInternet Protocol, IPv4 o pi semplicemente IP, ha servito la causa della rete Internet e delle reti aziendali egregiamente per pi di ventanni, ma da qualche tempo sta mostrando la corda nel sostenere limpressionante tasso di crescita di Internet e nel rispondere alle esigenze di nuovi servizi. IP dispone di uno spazio di indirizzamento in via di esaurimento, non offre strumenti adeguati per rendere agevole la configurazione delle reti e dei terminali e non presenta soluzioni semplici al problema di dover rinumerare una rete quando si cambia ISP (Internet Service Provider). LIETF (Internet Engineering Task Force) si posta questo problema fin dallinizio degli anni Novanta, avviando unattivit di ricerca per la specifica di un protocollo IP di nuova generazione, che superasse le limitazioni dellattuale versione. Agli entusiasmi iniziali per il nuovo protocollo, chiamato IPv6, seguito un periodo di riflessione in cui si cercato di verificare se questo fosse veramente necessario o se non si potesse prefigurare un prolungamento a tempo indeterminato della vita di IPv4, arricchendolo con nuove funzionalit. Anche durante questo periodo, per, IPv6 ha continuato a essere sviluppato e sperimentato. Le specifiche del nuovo protocollo hanno raggiunto un elevato grado di maturit, si possono contare pi di cinquanta implementazioni del protocollo completate o in via di completamento, tra le quali quelle dei maggiori costruttori di router. Dal 1996 in continua crescita una sperimentazione a livello mondiale del protocollo IPv6 - la rete 6Bone - che ad oggi conta pi di ottocento sedi in cinquanta nazioni (costruttori, ISP, universit e centri di ricerca). Negli ultimi mesi, mentre lidea di poter sostenere il futuro sviluppo di Internet con i miglioramenti del protocollo IPv4 ha via via perso sostenitori, sono state avviate iniziative interessanti di sviluppo di servizi IPv6 che lasciano immaginare unimportanza crescente del nuovo protocollo nel futuro della Rete.

1. Introduzione I limiti riconosciuti allattuale versione del protocollo IP, che alla base dellarchitettura di Internet, sono stati le motivazioni principali per la definizione di IPv6. Nel corso del processo di sviluppo del nuovo protocollo tuttavia emerso chiaramente come i due protocolli sarebbero risultati tra loro incompatibili e il passaggio a IPv6 avrebbe comportato una costosa transizione della rete, in cui IPv4 e IPv6 sarebbero coesistiti. Questa situazione stata il motivo di un profondo dibattito tra gli addetti ai lavori sullopportunit di migrare verso IPv6 in quanto risposta ad uneffettiva esigenza o se non si potesse migliorare IPv4 prolungandone la vita indefinitamente. Questo dibattito ha finora rallentato lo sviluppo di IPv6 anche se le specifiche di base del protocollo sono ormai stabilizzate dallestate del 1998 ed esiste una notevole

esperienza duso del nuovo protocollo nellambito di significative attivit sperimentali a livello mondiale. Questo articolo non intende presentare il protocollo IPv6 e i servizi di networking che esso rende pi efficienti. Per questi aspetti del problema si pu far riferimento a un precedente articolo pubblicato su questa rivista [1], che descrive il protocollo in una versione molto vicina a quella resa stabile dalle specifiche successive. Scopo di questo articolo invece quello di mostrare come a valle del dibattito sulleffettiva necessit di IPv6, oggi si diffusa la convinzione che il suo avvento sia inevitabile. Sgombrando subito il campo dallidea che i motivi per introdurre IPv6 siano riscontrabili nella sua capacit di fornire servizi che IPv4 non in grado offrire (non esiste una killer application di IPv4 che spinga verso IPv6), lunica giustificazione che mantiene valida lesi-

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genza di introdurre IPv6 (com chiarito nel riquadro riportato in questa stessa pagina) lincapacit di IPv4 di sostenere lattuale tasso di crescita di Internet, che gi a partire dal 2003 potrebbe comportare un rischio elevato. Partendo da questa analisi, in questo articolo si intende illustrare come la transizione verso IPv6 sia gi in corso e ponga le basi proprio nellattivit di sperimentazione che stata condotta negli ultimi anni. Sono poi brevemente presentati i meccanismi di transizione da IPv4 a IPv6 sviluppati dallIETF e realizzati dai principali costruttori. Nellarticolo anche esaminato il ruolo che nella transizione assumono utenti, ISP e costruttori. Sono successivamente illustrati lo stato delle sperimentazioni ed fornita una panoramica delle iniziative che a livello mondiale si posizionano al di l della sperimentazione, preconfigurando le prime offerte di servizio. Viene infine messo in luce che, se la strada verso IPv6 non sar interrotta da nuove brillanti idee per prolungare la vita di IPv4, il traino per guidare levoluzione di Internet potrebbe venire per la prima volta dallEuropa o dallAsia piuttosto che dal Nord America dove Internet nata.

2. Pro e contro IPv6 Le principali motivazioni che hanno portato allo sviluppo di IPv6 risiedono nelle debolezze dellattuale versione di IP. IP sta infatti soffrendo di un progressivo esaurimento dello spazio di indirizzamento originariamente definito; la configurazione di terminali e reti non unoperazione semplice; la rinumerazione di sottoreti che cambiano il punto di accesso a Internet unoperazione praticamente impossibile (e questa limitazione provoca una crescita costante delle dimensioni delle tabelle di routing); le nuove esigenze degli utenti che riguardano servizi di mobilit, sicurezza e qualit di servizio costituiscono tutte sfide alla capacit di un protocollo che non stato progettato per sostenerle. Tutte queste motivazioni hanno portato dunque alla specifica di IPv6. Il risultato ottenuto - e non poteva essere altrimenti - un protocollo incompatibile con il suo predecessore, nel senso che i terminali IPv6 non possono comunicare direttamente con quelli IPv4 e i servizi applicativi oggi disponibili su IPv4 devono essere adattati al nuovo protocollo. Questa situazione ha posto seri dubbi sulla praticabilit

IL PROTOCOLLO IPV6
IPv6 stato ideato come evoluzione e non come rivoluzione di IPv4. I cambiamenti principali introdotti nel nuovo protocollo si possono raggruppare nelle seguenti caratteristiche: Capacit di instradamento e di indirizzamento espanso. IPv6 aumenta la dimensione dellindirizzo IP da 32 a 128 bit per gestire pi livelli gerarchici di indirizzamento e un numero molto pi elevato di nodi indirizzabili. Semplificazione del formato dellintestazione. Dal confronto delle intestazioni della versione 4 e della versione 6 di IP si pu verificare che alcuni campi dellintestazione IPv4 sono stati rimossi o resi opzionali, per ridurre il peso dellelaborazione dei pacchetti e per contenere il pi possibile loccupazione di banda dovuta allintestazione, nonostante la maggiore dimensione degli indirizzi. Anche se gli indirizzi IPv6 sono quattro volte pi lunghi di quelli IPv4, lintestazione IPv6 solo il doppio di quella IPv4. Supporto migliorato per le opzioni. I cambiamenti introdotti nel modo in cui le opzioni dellintestazione IP sono codificate permettono un trattamento pi efficiente, limiti meno severi sulla lunghezza delle opzioni e maggiore flessibilit nellintroduzione di nuove opzioni. Limpiego delle opzioni diventa quindi effettivamente possibile. Meccanismo di individuazione dei flussi. stata aggiunta una nuova funzionalit per permettere di individuare i pacchetti appartenenti a particolari flussi di dati per i quali il mittente richiede un trattamento speciale. Possibilit di estensioni future per il protocollo. Il cambiamento pi significativo in IPv6 costituito forse dallabbandono di un protocollo che specifica completamente tutti i dettagli a favore di un protocollo che consente di inserire future estensioni. Ottimizzazione delle funzioni di controllo. Il protocollo ICMP (Internet Control Message Protocol) per IPv6 comprende al proprio interno la gestione dei Gruppi Multicast e i cosiddetti meccanismi di Neighbour Discovery. Tra questi meccanismi sono particolarmente importanti quelli di autoconfigurazione dei terminali e quelli di risoluzione degli indirizzi. Un nuovo tipo di indirizzo chiamato indirizzo anycast. Questo indirizzo identifica un insieme di nodi, ma un pacchetto spedito a tale indirizzo viene inoltrato a uno solo di essi. Capacit intrinseche di autenticazione e privacy. Allineamento su 64 bit anzich su 32 bit. Come si accennato nel testo dellarticolo, il protocollo IPv6, in una versione molto simile a quella resa stabile dalle specifiche successive, stato descritto in modo esteso in [1].

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di una transizione che riguarda decine di milioni di terminali, migliaia di sottoreti e una quantit enorme di servizi applicativi. Per questo motivo, gli ultimi anni hanno visto sforzi notevoli per dare risposte alle conclamate debolezze di IPv4 attraverso la definizione di aggiornamenti meno radicali del protocollo IP. Questo approccio ha portato a risultati indubbiamente positivi per quanto riguarda la capacit di introdurre servizi innovativi. Larchitettura di servizio sviluppata per la mobilit in reti IP [2] sostanzialmente la stessa per IPv4 e IPv6; e IPv6 introduce alcune possibili ottimizzazioni che non spostano significativamente il peso della bilancia. Lo stesso vale per il modello di sicurezza basato su IPsec [3] e per le architetture di supporto alla qualit del servi-

zio, siano esse basate sul modello Integrated Services [4] e sul protocollo di prenotazione delle risorse RSVP (ReSerVation Protocol) [5], per il quale IPv6 offre un supporto migliore allidentificazione dei flussi, oppure sul modello Differentiated Services [6], per il quale non esistono differenze tra IPv4 e IPv6. Inoltre, il problema della crescita esplosiva delle tabelle di routing in Internet ha trovato una parziale soluzione, che comporta un significativo rallentamento della velocit di crescita, con la definizione del CIDR (Classless InterDomain Routing) [7], un efficace schema per lassegnazione degli indirizzi e laggregazione delle informazioni di routing. La velocit di crescita delle dimensioni delle tabelle di routing IPv4 ha poi un andamento lineare nel tempo ed appare gestibile

NAT (NETWORK ADDRESS TRANSLATOR)


I NAT sono dispositivi impiegati da lungo tempo nelle reti IP che consentono di far comunicare reti IP disgiunte, utilizzando spazi di indirizzamento incompatibili. Tipicamente i NAT sono impiegati ai confini tra aziende che utilizzano al proprio interno indirizzi privati e la rete Internet. I NAT alterano i pacchetti IP, modificando gli indirizzi IP sorgente e destinazione, in modo da renderli compatibili con gli schemi dindirizzamento e linfrastruttura di routing utilizzata nelle porzioni di rete che interconnettono. Un terminale IP interno a una rete privata che voglia comunicare con il mondo esterno, individua in genere il proprio interlocutore attraverso un nome registrato nel DNS. La richiesta di risoluzione del nome in un indirizzo intercettata dal NAT ed fatta propria. Alla risposta del server DNS, il NAT memorizza lindirizzo IPv4 pubblico del destinatario e risponde al terminale interno con una risoluzione alterata, indicando il proprio indirizzo privato come destinatario (figura A). Il terminale interno inizia quindi a inviare pacchetti verso il NAT, che riconosce come essi abbiano Rete IPv4 privata Internet in realt un destinatario esterno e opera come segue: alla ricezione del primo pacchetto, scePool di indirizzi Pool di indirizzi IPv4 privati IPv4 pubblici Router glie un indirizzo IPv4 pubblico da un insieme IPv4 di indirizzi a sua disposizione e lo associa allinNAT Sorgenti e Sorgenti e H2 H1 dirizzo privato del terminale che ha avviato la destinazioni private destinazioni pubbliche sessione. Da questo momento in poi il NAT continua a eseguire la traduzione di indirizzi da Traduzione di indirizzo privato a pubblico per i pacchetti destinati allesterno e da pubblico a privato per quelli H1.priv. <-> H1.pool-pub H2.pool-priv <-> H2.pub destinati allinterno. Il NAT rimuove lassociazione tra indirizzi pubblici e privati dopo che sia trascorso un tempo prestabilito di assenza di traffico, in Figura A Funzionamento del Network Address Translator. modo da poter riutilizzare lindirizzo pubblico per nuove richieste. I NAT hanno lindubbio pregio di risolvere un problema reale e sono perci gi impiegati nelle reti di oggi. Essi presentano per una serie significativa di svantaggi che ne pregiudicano la possibilit di un utilizzo estensivo allinterno della rete Internet: provocano un comportamento impredicibile di alcune applicazioni, in particolare quelle che trasportano al livello applicativo informazioni sugli indirizzi IP; per superare questo problema, occorre modificare alcune applicazioni esistenti in modo non dissimile da quanto occorra fare per adattarle a IPv6; introducono operazioni aggiuntive nella rete che possono causare limiti nelle prestazioni; introducono un single-point-of-failure nelle comunicazioni verso lesterno; comportano la perdita dellindipendenza tra indirizzamento IP e DNS, che uno dei capisaldi dellarchitettura di Internet; non consentono il supporto dei meccanismi di sicurezza e di mobilit, oggi definiti dallIETF; rendono pi difficoltosa la diagnosi dei problemi di rete, che vanno ricercati separatamente allinterno di reti disgiunte.

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con laumento della capacit elaborativa dei router che levoluzione tecnologica mette a disposizione. E ancora, sono stati sviluppati meccanismi per agevolare la configurazione di terminali e reti anche per IPv4: il protocollo DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) [8] per la configurazione dinamica dei terminali, i meccanismi di Dynamic Update del DNS (Domain Name System) [9] e le tecniche per la localizzazione dei server (ad esempio quelli necessari per la stampa, per la condivisione di file, ...), quali il protocollo SLP (Service Location Protocol) [10]. La sola motivazione per IPv6, che ha finora retto a tutti i tentativi di soluzione che prevedessero il prolungamento a tempo indeterminato della vita di IPv4, legata alla scarsit di indirizzi. Gli approcci a questo problema, alternativi a IPv6, implicano tutti la diffusione delluso di indirizzi privati e, pi in generale, il frazionamento della rete Internet in reami disgiunti.

n terminali (milioni) 1000 Dati rilevati: DNS 200 100 Dati estrapolati: periodo 1993 - 2001 periodo 1996 - 2001

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Figura 1

Crescita del numero di terminali in Internet.

In questo scenario, lunicit degli indirizzi assegnati deve essere garantita solo allinterno di ciascun reame, che dal punto di vista del routing risulta non connesso con gli altri. Per riprodurre il servizio Internet sono state proposte alcune soluzioni di interlavoro tra reami disgiunti che possono essere classificate nelle seguenti categorie: i dispositivi ALG (Application Level Gateway), che allinterfaccia tra reami disgiunti operano a livello applicativo terminando sessioni separate nei singoli reami e svolgendo al contempo un passaggio di staffetta tra sessioni collegate. Questo il modo di operare dei Proxy WWW ed esso rende necessario lo sviluppo di uno specifico ALG per ogni servizio applicativo; i dispositivi NAT (Network Address Translator), che allinterfaccia tra reami disgiunti operano a livello IP, realizzando una funzione di traduzione degli indirizzi IP, sorgente e destinazione, a beneficio di tutti i servizi applicativi. Luso di questi dispositivi

richiede sostanziali modifiche nel funzionamento del DNS ed essi da soli non sono sufficienti a garantire il corretto comportamento di tutti i servizi applicativi (vedi riquadro a pagina 49); il meccanismo RSIP (Realm Specific IP) [11], che prevede lassegnazione temporanea di indirizzi IP appartenenti al reame esterno di destinazione e che consente comunicazioni basate su tunneling di pacchetti IP in altri pacchetti IP. Finora questa soluzione quella meno definita e comunque essa risolve solo il caso delle comunicazioni iniziate dallinterno di una rete privata e terminate sullInternet pubblica. Questi meccanismi di interlavoro sono in grado di risolvere il problema della scarsit di indirizzi IP, ma presentano anche numerosi svantaggi in termini di prestazioni e di funzionalit. Un loro uso estensivo comporta poi una modifica sostanziale del modello di internetworking alla base della rete Internet di oggi e il nuovo modello pone pi di un dubbio sulla capacit di reggere alle future necessit di servizio. Per comprendere il problema della scarsit di indirizzi, occorre innanzitutto chiarire che il numero massimo di indirizzi utili significativamente inferiore al limite teorico di 2 32 imposto dalla dimensione dello spazio di indirizzamento di IPv4. Questo valore , infatti, limitato dalla necessit di riservare indirizzi a specifici servizi (IP multicast) e dallesigenza di garantire flessibilit 03 04 05 nellorganizzazione delle reti, anno in modo da permettere una struttura gerarchica del routing. Questi limiti si ritrovano in tutti gli schemi di indirizzamento, compreso quello della numerazione telefonica. Uno studio di queste problematiche [12] ha messo a fuoco che per IPv4 il numero massimo di indirizzi assegnabili, senza perdere in flessibilit nellorganizzazione delle reti, di circa 200 milioni. IPv6 sposta questo limite alla cifra enorme di 2x1033 indirizzi utili. In figura 1 riportato landamento della crescita del numero di terminali a cui assegnato un indirizzo IP. Si tratta di dati derivati dal conteggio dei nomi registrati nel DNS pubblico [13], a cui corrisponde un indirizzo IP, ma che non tiene conto degli indirizzi a cui non associato un nome. A partire da luglio di questanno la figura 1 mostra due curve di previsione di crescita: la pi alta prolunga la media della crescita complessiva, derivata da tutti i dati disponibili, mentre la pi bassa basata sullandamento mantenuto dalla curva di crescita nel periodo compreso tra il 1996 e luglio 2001. Le indicazioni fornite dalle estrapolazioni delle previsioni pi conservative mostrano che la soglia critica di 200 milioni di indirizzi assegnati sar

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raggiunta in un periodo compreso tra la seconda met del 2002 e il 2003. Da allora in avanti, la sostenibilit della crescita di Internet fortemente a rischio. A commento di questi dati e di queste valutazioni, pu essere osservato come la scarsit di indirizzi IP non sia un problema uniforme a livello mondiale. Infatti mentre il Nord America soffre poco, in virt di un accaparramento di indirizzi effettuato fin dalla nascita di Internet, i Paesi in via sviluppo stanno gi sperimentando unindisponibilit cronica degli Internet Registry a soddisfare le loro esigenze. Per quanto riguarda lEuropa, la scarsit di indirizzi IP potrebbe aggravarsi con lattesa esplosione di due fenomeni destinati a far crescere la domanda di servizi always-on: la diffusione degli accessi broadband xDSL e la diffusione degli accessi wireless su area geografica per lofferta di servizi dati da parte degli operatori radiomobili. Per questo tipo di servizi sono infatti richiesti indirizzi assegnati permanentemente; non quindi possibile sfruttare il riuso di indirizzi che invece avviene per i collegamenti temporanei di tipo dial-up. Lenorme quantit di utenti attesi e la presumibile necessit di gestire tutti i servizi Internet rendono poi particolarmente critica la scelta di utilizzare dispositivi ALG o NAT in questi contesti. 3. La transizione verso IPv6 Come si accennato in precedenza, IPv4 e IPv6 sono due protocolli tra loro incompatibili. La transizione verso il nuovo protocollo non pu perci risultare indolore ed associata a costi significativi sia per i Service Provider sia per i clienti. I costi della transizione vanno per confrontati con i costi della nontransizione correlati con lesigenza di far evolvere IPv4 per supportare i nuovi servizi. Dal confronto pu emergere quale sia, caso per caso, il momento conveniente in cui avviare la transizione. Qualunque sia il momento di inizio della transizione, non naturalmente ipotizzabile individuare una data spartiacque, prima della quale tutta la rete IPv4 e dopo la quale essa diventa magicamente IPv6: a livello Internet la transizione sar un processo lungo che vedr per molti anni la coesistenza dei due protocolli. Per agevolare la transizione, lIETF ha istituito un gruppo di lavoro denominato NGTRANS (Next Generation TRANSition) che si occupa di specificare i meccanismi di ausilio allinterlavoro tra IPv4 e IPv6. Sono stati in particolare affrontati due problemi principali: come far comunicare i terminali IPv6 con quelli IPv4; come trasportare IPv6 su una rete IPv4, per far comunicare isole IPv6 interconnesse attraverso la rete Internet IPv4. Questo secondo problema, molto rilevante nella prima fase di introduzione di IPv6, sar affiancato in futuro dal problema reciproco: come consentire il trasporto di IPv4 su IPv6. La discussione di questo aspetto stata comunque rimandata al momento in cui IPv6 sar presente in misura significativa nelle reti che compongono Internet.

Lanalisi di questi problemi ha portato alla definizione di un insieme di meccanismi di transizione, ciascuno dei quali trova il proprio campo di applicazione e di utilizzo. 3.1 La comunicazione tra terminali IPv4 e IPv6 Lo schema base che consente tutte le comunicazioni il cosiddetto IP dual stack, che prevede che ogni nuovo terminale - server, router o altro apparato che tratta il livello IP - gestisca entrambi i protocolli. In questo modo le comunicazioni tra terminali IPv6 avvengono in modo diretto, mentre quando un terminale IPv4-IPv6 deve comunicare con uno solo, che gestisca IPv4, lo pu fare in IPv4. Questo schema non molto gravoso per i terminali e i server: si tratta di un aggiornamento software che non ha impatti significativi sul sistema. Il principale svantaggio di questo schema per legato alla necessit di dover mantenere una rete multiprotocollo con una doppia infrastruttura di routing e quindi con un aumento del carico di lavoro per gli amministratori. Inoltre, luso generalizzato del modello IP dual stack non sar possibile quando nuovi indirizzi IPv4 non potranno pi essere assegnati perch lo spazio di indirizzamento esaurito. Per superare questi problemi sono state definite alcune soluzioni di interlavoro tra reti solo IPv6 e reti solo IPv4, che consentano la comunicazione end-toend tra terminali eterogenei. Una prima soluzione luso di dispositivi ALG (Application Level Gateway) di tipo IP dual stack, che permettono di operare la conversione di protocollo ai confini tra reti disomogenee attraverso luso di Proxy applicativi realizzati su server dual stack. Una seconda soluzione luso di dispositivi NAT-PT (Network Address Translator Protocol Translator) [15], che permettono di operare la conversione di indirizzo e protocollo ai confini tra reti disomogenee al livello IP. Una terza soluzione ladozione del meccanismo DSTM (Dual Stack Transition Mechanism) [14], che propone luso dello schema IP dual stack sulla base di indirizzi IPv4 assegnati dinamicamente solo alloccorrenza e sulluso di tunneling IPv4 in IPv6 per attraversare la rete locale IPv6 prima di accedere alla rete esterna IPv4. Questi meccanismi di transizione presentano gli stessi svantaggi dei meccanismi analoghi proposti per interconnettere reti IPv4 disgiunte, ma hanno un significativo vantaggio in prospettiva. Infatti, mentre nel caso delle reti IPv4, essi sono meccanismi definitivi, dei quali non si potr pi fare a meno, nella transizione verso IPv6 essi sono invece funzionali alla coesistenza di IPv4 e IPv6, che dovrebbe terminare quando la rete Internet sar tutta IPv6. 3.2 Il trasporto di IPv6 su IPv4 La tecnica di base per trasportare IPv6 su IPv4 quella del tunneling, che prevede lincapsulamento di pacchetti IPv6 allinterno di pacchetti IPv4, per consentire ad essi di attraversare porzioni IPv4 della rete. Un tunnel un collegamento tra due terminazioni (endpoint) IPv4 che deve essere configurato: occorre specificare verso quali destinazioni IPv6 (un indirizzo o un

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prefisso) i pacchetti debbano essere incapsulati e verso quale end-point IPv4 remoto debbano essere inviati. Nel caso pi semplice la configurazione dei tunnel avviene manualmente da parte dellamministratore di rete in accordo con lamministratore della rete in cui risiede lend-point IPv4 remoto: questo tipo di tunneling denominato abitualmente tunneling statico. La maggior parte delle interconnessioni tra reti IPv6 utilizzate nella sperimentazione mondiale di 6Bone [17] oggi realizzata con tunneling statico. Ma la gestione di grandi quantit di tunnel, come ad esempio quelle relative alle connessioni degli utenti,

causa un gravoso carico amministrativo per i gestori delle reti e richiede di definire meccanismi automatici per la configurazione dei tunnel. Questo tipo di tunneling - detto tunneling dinamico - stato proposto in numerose varianti. La prima proposta [18], basata sulla possibilit di utilizzare indirizzi IPv6 generati automaticamente a partire dagli indirizzi IPv4 sorgente e destinazione (indirizzi IPv4 compatibili), non ha riscosso un gran consenso, perch rende impossibile realizzare in IPv6 un routing gerarchico ottimale. Esso richiede infatti limportazione delle tabelle di routing IPv4 allinterno dellinfrastruttura di routing IPv6.

TUNNEL BROKER IPV6


Il Tunnel Broker IPv6 [22] uno strumento di transizione da IPv4 a IPv6 sviluppato con il contributo di TILAB nellambito del gruppo di lavoro Ngtrans dellIETF. Il Tunnel Broker IPv6 offre un servizio di configurazione automatica di tunnel IPv6 in IPv4 a utenti collegati alla rete Internet IPv4 (in questo caso richiesto che tra lutente e la sede del provider del servizio vi sia connettivit IPv4: Internet il caso pi comune, ma pu trattarsi anche di una rete IPv4 privata). Il modo di funzionamento del servizio il seguente: 1 Lutente contatta il Tunnel Broker ed effettua una procedura di registrazione (figura A), riempiendo ad esempio un modulo Web che costituisce la pagina di accesso al servizio. Luso di https (secure http) consigliato per preservare la privacy dellutente. In risposta ottiene una coppia <username, password> che utilizza per accedere al servizio. 2 Lutente contatta nuovamente il Tunnel Broker e si autentica, dopo di che fornisce informazioni minime sulla configurazione del suo terminale (indirizzo IP, sistema operativo, software di supporto a IPv6). 3 Il Tunnel Broker (figura B) configura la terminazione (end-point) del tunnel lato rete, il DNS Server e il terminale dellutente. 4 Il tunnel cos attivo e lutente collegato alla rete IPv6 (figura C). Lutente pu modificare o rimuovere in sicurezza il proprio tunnel accedendo nuovamente al Tunnel Broker con il proprio <username, password>. Inoltre lamministratore del Tunnel Broker pu controllare lattivit degli utenti per far rispettare i propri criteri per laccesso al servizio. Un prototipo del servizio operativo in TILAB da circa un anno ed accessibile alla URL: https://carmen.cselt.it/ipv6tb

Client

secure http
nome, cognome soprannome ....

Tunnel Broker DNS Server

Dual-Stack Host/Router

1 Lutente fornisce informazioni per la registrazione Internet R6 R6 Dual-Stack Router Tunnel Server R6

IPv6 Service Provider Altre reti IPv6

Figura A

Registrazione dellutente al servizio del Tunnel Broker IPv6.

Client

Tunnel Broker DNS Server

Dual-Stack Host/Router 2 Il TB configura automaticamente il DNS, il Tunnel Server e il terminale client Internet R6 R6 Dual-Stack Router

Tunnel Server R6

IPv6 Service Provider Altre reti IPv6

Figura B

Operazioni svolte dal Tunnel Broker.

Client

Tunnel Broker DNS Server

Dual-Stack Host/Router 3 Il tunnel ora configurato e attivo R6 R6 Dual-Stack Router

Tunnel Server R6

Internet

IPv6 Service Provider Altre reti IPv6

Figura C

Configurazione del tunnel IPv6 in IPv4.

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Sono tre le soluzioni di maggiore interesse, ognuna delle quali trova il proprio ambito di applicazione: 6over4 [19]: prevede la possibilit di realizzare un incapsulamento automatico di pacchetti IPv6 su una rete IPv4 nella quale sia abilitato il servizio IP multicast [20], utilizzato per fare in modo che IPv6 veda lintera rete come ununica LAN (Local Area Network). In questo modo possibile determinare in maniera automatica lend-point IPv4 remoto attraverso meccanismi nativi del nuovo protocollo. Questa soluzione presenta problemi di scalabilit e si scontra con il fatto che il servizio IP multicast non ancora disponibile in modo generalizzato sulla rete Internet. Per questi motivi si tratta di una soluzione efficace allinterno di reti aziendali o di campus che gestiscono IP multicast. 6to4 [21]: che definisce una modalit di costruzione automatica di indirizzi IPv6 a partire da indirizzi IPv4 migliorativa rispetto agli indirizzi IPv4 compatibili. Questa tecnica rende estremamente agevoli le comunicazioni tra isole IPv6 immerse in una rete IPv4. Presenta tuttavia problemi non completamente risolti per il caso delle comunicazioni tra una rete IPv6 isolata e la rete Internet IPv6, che crescono sulla base di uno schema di indirizzamento unicast diverso da quello previsto dal 6to4. Tunnel Broker IPv6 [22], che prevede luso di server dedicati che si fanno carico della configurazione automatica dei tunnel per conto degli utenti (vedi riquadro di pagina 52). Questa tecnica risulta particolarmente conveniente nel caso di collegamenti tra piccoli utenti (la tradizionale utenza dial-up di Internet) e un service provider IPv6. 4. Il punto di vista degli utenti Lesigenza di dover effettuare una transizione verso IPv6 fa nascere immediatamente la domanda su chi saranno i primi a intraprenderla; IPv6 partir dagli utenti o dagli ISP? Qual la posizione dei costruttori? Le lunghe discussioni fatte sullargomento non sono riuscite a permettere di formulare una risposta univoca. Senza pretendere di dirimere la questione, si intende fornire qui di seguito alcune argomentazioni sulle spinte alladozione di IPv6 che possono avere utenti, ISP e costruttori, partendo dal caso degli utenti. Gli utenti business, aziende o reti campus, che possiedono uno spazio di indirizzamento IPv4 sufficiente a soddisfare le proprie necessit, non hanno motivi durgenza che li spingano ad avviare una migrazione verso IPv6. Unanaloga riflessione si applica al caso di coloro che utilizzano uno spazio di indirizzamento privato accompagnato dalluso di sistemi NAT o ALG e che sono soddisfatti della propria situazione. Daltra parte, utenti business di nuova costituzione (aziende e reti campus nascenti) possono ritenere che ladozione di IPv6 a partire da subito sia unopzione che rappresenta un investimento per il futuro.

Questi utenti possono scegliere sostanzialmente tra due alternative: sviluppare una rete IP dual stack oppure realizzare una rete IPv6 nativa. La soluzione IP dual stack ha leccezionale vantaggio di consentire una transizione graduale garantendo una completa interoperabilit con lInternet IPv4 esistente; presenta per lo svantaggio di accrescere la complessit della rete e non detto che lutente riesca a ottenere tutti gli indirizzi IPv4 che gli occorrono. Daltra parte un nuovo utente potrebbe sviluppare una rete solamente IPv6 (figura 2) e usare sistemi NAT-PT invece di impiegare una rete IPv4, ad indirizzamento privato, con NAT. Sviluppare infatti una rete solo IPv6 con NAT-PT comporta allincirca la stessa complessit di realizzare una rete privata IPv4 con NAT, ma presenta il vantaggio che luso di dispositivi NATPT pu rispondere solo a unesigenza temporanea in attesa della futura Internet IPv6.

Internet IPv4 R4 IPv4 LAN rete di utente IPv6 DNS Server File Server NAT-PT WWW Proxy Firewall

R6 Server di stampa

IPv4/IPv6 LAN R4/6 terminali IPv6 Backbone R6 aziendale IPv6 R6 IPv6 stampante

e-mail Server stampante

terminali IPv6

Figura 2

Esempio di rete di utente basata solo su IPv6.

Un requisito di rilievo posto da un utente di questo tipo, che compia la scelta di IPv6, quello di poter disporre del software necessario a realizzare su IPv6 gli stessi servizi applicativi per il suo ambiente Intranet oggi disponibili su IPv4. Tuttavia il numero di applicazioni disponibili per IPv6 oggi limitato e certamente non tale da far compiere la scelta di IPv6 a cuor leggero. Non quindi ipotizzabile in tempi brevi una scelta decisa verso IPv6 da parte degli utenti business di nuova costituzione, almeno di quelli che operano nelle aree pi industrializzate del mondo. pi probabile che la decisione di adottare IPv6 avvenga in regioni in via di sviluppo. il caso della Cina, dove di recente stato deciso di adottare il nuovo protocollo per la realizzazione della rete per la comunit accademica e di ricerca. Per quanto riguarda la piccola utenza che costituisce la gran parte dei navigatori dellInternet di oggi, IPv6 non offre un interesse particolare. Questi utenti utilizzano connessioni di tipo dial-up, sono abituati allimpiego di indirizzi assegnati dinamicamente e temporaneamente e, in generale, i servizi applicativi da essi utilizzati non pongono requisiti che

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potrebbero trarre giovamento dalladozione di IPv6. Cresce, tuttavia, il numero di utenti esperti che guarda con interesse a IPv6 e alle sperimentazioni del nuovo protocollo a cui si pu partecipare grazie ai Tunnel Broker IPv6 disponibili su Internet. Questi utenti guardano con favore alla possibilit di poter utilizzare server applicativi con migliori prestazioni, perch sottoposti a un minor numero di richieste (sono popolari i server sperimentali di chat), e alla possibilit di ottenere indirizzi permanenti a cui si accompagnano nomi personalizzati nel DNS. questa una piccola indicazione di un interesse che potrebbe crescere in futuro, tanto pi significativa perch si tratta di un fenomeno europeo, e in particolare italiano, in contrapposizione con i tanti segnali di questo tipo che si manifestano in Nord America e che guidano in quel contesto lo sviluppo di nuovi servizi. 5. Il ruolo dei Service Provider Gli ISP manifestano atteggiamenti contrastanti nei riguardi di IPv6. Quelli tradizionali possiedono un business consolidato su IPv4 e spesso sono orientati ad aspettare una domanda significativa da parte degli utenti prima di iniziare a offrire servizi basati su IPv6. Ci nonostante, numerosi ISP (e tra questi, quelli pi importanti che operano sulla scena internazionale) hanno da tempo cominciato ad occuparsi di IPv6 sia per promuovere il loro marchio di fabbrica di ISP innovativi sia per avere elementi anticipatori per la progettazione delle reti di nuova generazione sia anche per aggiornare le competenze dei gruppi di tecnici di alcuni NOC (Network Operation Centre) che amministrano le loro reti. Questi ISP sono coinvolti negli esperimenti internazionali condotti nellambito della rete 6Bone e il ruolo da essi svolto stato importante nel costruire e amministrare un primo backbone IPv6 sperimentale in stretta cooperazione con diverse reti della ricerca e con gli Internet Exchange. Alcuni ISP hanno realizzato reti basate non solo su tunneling IPv6 su IPv4, ma anche sui primi collegamenti IPv6 nativi in area geografica e stanno avviando prove in campo (fieldtrial) di servizio che li proiettano gi oltre la fase delle sperimentazioni. Daltro canto, i nuovi provider che mirano a offerte innovative di servizi per ritagliarsi una propria fetta di mercato possono essere interessati a spingere IPv6 come tecnologia abilitante. questo il caso, ad esempio, degli operatori di telefonia mobile che desiderano entrare nellarena di Internet e che possono scommettere su IPv6 come un mezzo per affrontare e soddisfare la loro necessit di grandi quantit di indirizzi IP pubblici. IPv6 pu rappresentare per questi ISP anche unopportunit tecnologica per superare il divario di conoscenze e di posizionamento che li separa dagli ISP tradizionali per quanto riguarda IPv4. Ma, a parte qualche caso isolato come quello di ZAMA Networks [16], che un nuovo ISP creato per offrire servizi IPv6 in Nord America e nellEstremo Oriente, la scelta di percorrere con decisione la strada di IPv6 spesso oggi non pi che unintenzione

ancora a livello di futuri piani di business, con tutte le incertezze collegate a queste previsioni. Nella realt europea e italiana, si pu infine osservare un certo interesse di piccoli ISP, per lo pi di tipo locale, a rispondere alla crescente domanda di IPv6 che proviene dalla piccola utenza esperta. Cominciano a presentarsi alcuni casi di ISP che hanno avviato lofferta di servizi di accesso alla rete IPv6 basati sul Tunnel Broker e servizi applicativi di chat disponibili solo su IPv6. 6. La posizione dei costruttori Sono note circa cinquanta diverse versioni del protocollo IPv6 per terminali e router. Sebbene alcune di queste siano il frutto del lavoro di Enti universitari e di ricerca e siano disponibili come software open source, per la maggior parte si tratta di prodotti delle pi importanti aziende manifatturiere del settore. Alcune aziende hanno sviluppato soluzioni a livello di prototipo, come ad esempio nel caso di MicroSoft, che ha delegato il primo sviluppo di IPv6 per Windows NT e Windows 2000 a MicroSoft Research e che rende disponibile ai propri clienti interessati un pacchetto di aggiornamento del proprio software standard. Altri costruttori, come nel caso di SUN e Compaq-Digital, hanno gi introdotto nei propri prodotti commerciali il supporto a IPv6. IPv6 ha anche permesso la comparsa sul mercato di nuove aziende, come ad esempio Telebit Communications, unazienda danese che produce routerswitch multiprotocollo e che ha puntato decisamente sulla carta IPv6. Pi ancora degli altri attori, i principali costruttori di apparati di networking hanno spesso dato limpressione di voler attendere conferme sulla reale necessit di IPv6 prima di por mano a realizzazioni stabili e completamente integrate con le proprie linee di prodotti commerciali. Sono perci risultati particolarmente significativi gli annunci stampa che nel corso del 2000 hanno segnato chiare prese di posizione a favore di IPv6. Cisco ha dichiarato i termini entro cui prevedeva di introdurre IPv6 in tutte le istanze del sistema operativo dei router e a maggio di questanno ha effettuato un primo rilascio ufficiale. MicroSoft ha dichiarato di voler integrare IPv6 allinterno della prossima major release di Windows 2000. Ericsson si mossa sul mercato acquistando la maggioranza del capitale di Telebit Communications. Nokia ha voluto legare il proprio nome a una consistente fornitura di router IPv6, impiegati per lo sviluppo di una rete nazionale per la ricerca in Cina. In particolare le azioni di Ericsson e Nokia testimoniano come IPv6 sia di estremo interesse per aziende che producono apparati per le reti radiomobili, in vista di unevoluzione delle reti e dei sistemi in questa direzione. Laspetto pi carente nellofferta delle manifatturiere il software applicativo. In questo settore MicroSoft ha per il momento deciso di mettere a disposizione di programmatori volenterosi il proprio ambiente di sviluppo basato sul proprio software pro-

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totipale IPv6, senza impegnarsi direttamente. La maggior parte del software applicativo disponibile stato sviluppato da Enti no-profit. per prevedibile che la predisposizione dei primi servizi commerciali basati su IPv6 si accompagner alla realizzazione in tempi brevi anche del necessario software applicativo, visto che non molto complessa loperazione di adattamento a IPv6 di un software disponibile per IPv4 .

7. Stato delle sperimentazioni a livello mondiale 6Bone [17] una rete IPv6 sperimentale alla quale sono interconnesse sottoreti localizzate in quasi tutti i Paesi. Si tratta di una rete costituita mediante linterconnessione di isole IPv6 e realizzata per buona parte come rete sovrapposta allat-

TILAB IN 6BONE
TILAB, originariamente come CSELT, fa parte della rete 6Bone dalla fine del 1996, in qualit di sito di backbone della rete. La connettivit del laboratorio IPv6 di TILAB con gli altri nodi di backbone (figura A) garantita da un numero sufficientemente elevato di tunnel IPv6 su IPv4, realizzati attraverso Internet e sui quali configurato il protocollo di routing BGP4+. Per avere buone prestazioni di connettivit, i principali punti di peering sono stati scelti fra i siti di backbone di 6Bone che, attraverso Internet IPv4, garantivano le migliori caratteristiche di raggiungibilit (i pi bassi livelli di perdita di pacchetti e di ritardo end-to-end). Da questa posizione TILAB continua a offrire accesso IPv6 sperimentale a numerosi laboratori di Universit, Centri di ricerche, aziende e Internet service provider italiani e stranieri. TILAB ha anche permesso la prova di IPv6 a pi di tremila piccoli utenti, che attraverso il Tunnel Broker IPv6 hanno potuto realizzare il collegamento alla rete 6Bone. Inoltre TILAB ha contribuito alle sperimentazioni di 6Bone anche attraverso lo sviluppo di metodologie e strumenti per monitorare le prestazioni del routing BGP4+ nella rete 6Bone. Il risultato pi rilevante ottenuto con questa attivit consistito nella realizzazione di uno strumento software chiamato ASpath-tree, attraverso il quale si possono ottenere indicazioni utili sul comportamento della rete e che stato reso disponibile anche SICS agli altri partecipanti di 6Bone. TELEBIT NTT-ECL La funzione fondaUUNET-UK INTOUCH BERCOM mentale di ASpathJOIN ATTtree quella di eseLABS guire una fotografia DIGITAL- CA ESNET della tabella di instraNRL VERIO TILAB 3COM Torino damento BGP4+ di un ISI-LAP STEALTH router IPv6 e di generare un insieme di pagine Web che forniscono viste grafiche dei percorsi verso gli Figura A Connessione di TILAB ad altri nodi di backbone mediante la rete 6Bone. altri siti in termini di sistemi autonomi, gli AS (Autonomous System path) attraversati. La fotografia anche in grado di mostrare la presenza occasionale di indicazioni di raggiungibilit (route entry) non valide o non aggregate. Inoltre, qualora ASpathtree venga eseguito periodicamente, esso permette di utilizzare i dati delle diverse fotografie scattate nel corso del tempo per compiere unanalisi della stabilit del routing. In TILAB, ASpath-tree viene eseguito regolarmente (ogni 5 minuti) raccogliendo le informazioni disponibili sui router di bordo usati per laccesso a 6Bone (http://carmen.cselt.it/ipv6/bgp/index.html). Per permettere lesecuzione di successive elaborazioni, un insieme scelto dei dati catturati memorizzato in un archivio; i dati includono: il numero dei prefissi presenti nella tabella BGP4+ (totali e pseudo Top Level Aggregator) in ogni rilevazione; il numero dei cambiamenti giornalieri di instradamento verso ciascun prefisso pTLA; il numero delle rilevazioni giornaliere di prefissi pTLA per i quali non disponibile la linea di tabella a essi associata; La procedura descritta attiva sin dal settembre 1998 e ha permesso di raccogliere una grande quantit di informazioni sulla qualit del routing in 6Bone e di redigere rapporti molto apprezzati in IETF e nella comunit di Internet (http://carmen.cselt.it/ipv6/bgp/graphs/index.html).

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tuale Internet IPv4, utilizzando la tecnica del tunneling statico. Lidea di costruire un backbone sperimentale IPv6 sopra Internet nata come iniziativa spontanea di diversi Istituti di ricerca coinvolti nella sperimentazione delle prime implementazioni del protocollo IPv6. La rete poi diventata una realt nel marzo 1996, con la realizzazione dei primi tunnel fra i laboratori IPv6 di G6 in Francia, UNI-C in Danimarca e WIDE in Giappone. 6Bone a tuttoggi la rete dove hanno luogo le pi interessanti sperimentazioni geografiche del protocollo IPv6; queste attivit sperimentali sono coordinate dallIETF e hanno lobiettivo di fornire un sussidio alle attivit di specifica tecnica e di consentire lassestamento delle implementazioni del protocollo sulla base dellesperienza acquisita nelle prove in campo. La rete 6Bone strutturata secondo tre livelli gerarchici come illustrato in figura 3: livello di backbone, livello dei nodi di transito e livello dei nodi periferici o foglie. Il backbone di 6Bone realizzato attraverso una maglia di tunnel IPv6 su IPv4 (con laggiunta di alcune connessioni dirette) che collegano solo i nodi di backbone. Il routing IPv6 allinterno del backbone si basa sul protocollo BGP4+ ( Border Gateway Protocol version 4) esteso al supporto di IPv6 [23]. I nodi di transito sono collegati a uno o pi nodi di backbone e forniscono appunto il servizio di transito ai nodi foglia. Linstradamento al di fuori del backbone avviene principalmente in modo statico, ma il numero dei siti non di backbone che utilizzano protocolli quali BGP4+ sta crescendo rapidamente.

assegnato da IANA (Internet Assigned Numbers Authority) ; questo spazio di indirizzamento viene gestito dallIETF per assegnare a ogni nodo di backbone un prefisso lungo 24 o 28 bit (pTLA prefix) che identifica lo spazio di indirizzamento che deve essere amministrato mediante le regole fissate dallIETF per i TLA. In questo modello il pTLA svolge la funzione di top level ISP di natura sperimentale con il compito di gestire una rete stabile e affidabile in un contesto in cui deve essere garantita laggregazione delle informazioni di routing: idealmente allinterno del backbone non dovrebbero comparire informazioni di instradamento pi specifiche di quelle relative ai prefissi dei pTLA.

Totale siti n prefissi Siti pTLA

811
800

600

Tasso di crescita: circa 150 siti/anno

400

150
200

90 36

NODI (foglie) NODI DI TRANSITO BACKBONE

0 1 sett. 97 98

99

00

01

Figura 4

Crescita del 6Bone.

Figura 3

Struttura logica della rete 6Bone.

Lindirizzamento IPv6 allinterno di 6Bone segue le indicazioni per il formato degli indirizzi IPv6 unicast [24]. I nodi di backbone giocano il ruolo di TLA (Top Level Aggregator) sperimentali e per questo sono anche denominati pTLA (pseudo TLA); essi hanno la responsabilit di assegnare gli indirizzi IPv6 ai siti appartenenti ai livelli gerarchici inferiori che si configurano come loro clienti. Lintera rete 6Bone identificata da un prefisso di 16 bit direttamente

Sin dalla creazione di 6Bone nel 1996, il numero di siti interconnessi alla rete cresciuto in modo continuo e regolare (figura 4). Nel 1997 la rete comprendeva circa 150 siti; nel maggio del 2001 sono stati registrati ufficialmente nella base dati di 6Bone pi di 800 siti, distribuiti in 50 Paesi sparsi in tutto il mondo. Durante lo stesso periodo il numero dei siti di backbone cresceva da 36 a 90. Alle sperimentazioni di 6Bone partecipano i principali costruttori (quali, ad esempio, Cisco, 3COM, Compaq-Digital, SUN, MicroSoft), i principali Service Provider (UUNET, MCI-Worldcom, AT&T, Verio, NTT, Telecom Italia attraverso TILAB, ...), molte reti accademiche e di ricerca e molti Istituti universitari. TILAB ha contribuito significativamente alle sperimentazioni di 6Bone (vedi riquadro a pagina 55), durante queste prove ha compiuto unanalisi approfondita dei dati ricavabili dallaffidabilit e stabilit del routing allinterno del backbone [25]. Da questa analisi emerso come le implementazioni di IPv6 e del protocollo di routing BGP4+, in uso per la sperimentazione, siano giunte a un buon livello di maturit e forniscano un livello di servizio non molto diverso da quello dellattuale rete Internet.

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8. Oltre la sperimentazione Lesperienza di 6Bone ha indotto ESnet (Energy Sciences network) - un Ente patrocinato dal dipartimento governativo statunitense per lenergia - a promuovere nel 1999 lo sviluppo di una prima rete IPv6 di produzione a beneficio delle attivit di ricerca e di formazione mondiali. Questa rete, denominata 6REN (IPv6 Research & Education Network) [26], ha lo scopo di fornire un servizio di transito IPv6 con qualit e prestazioni elevate per le reti accademiche e di ricerca che adottino IPv6; 6REN aperta allinterconnessione con altre reti IPv6 anche di tipo commerciale. La principale caratteristica della rete quella di essere basata su collegamenti IPv6 nativi che superano le limitazioni di prestazioni e affidabilit imposte dal tunneling su Internet. Risultano oggi interconnesse a 6REN una ventina di reti distribuite tra Nord America, Asia ed Europa; per lEuropa presente il consorzio delle reti nazionali della ricerca, con la rete derivante dal progetto denominato Quantum IPv6 Project. Per soddisfare le richieste di interconnessione a 6REN, stato anche sviluppato un Internet Exchange IPv6 denominato 6TAP [27], che avvalendosi dellinfrastruttura di collegamenti ATM (Asynchronous Transfer Mode), disponibile presso lo STAR TAP (Science, Technology, And Research Transit Access Point) di Chicago, offre la possibilit di interconnessione nativa e peering alle reti che siano disposte a farsi carico del costo di una connessione ATM terminata presso la propria sede. Sempre nel 1999, le principali realt industriali interessate allo sviluppo di IPv6 hanno dato vita a un consorzio no-profit denominato IPv6 Forum [28], che si posto lobiettivo di promuovere IPv6 facendo crescere la consapevolezza nel mercato e presso gli utenti sui vantaggi del nuovo protocollo, di favorire allo stesso tempo la condivisione delle conoscenze su IPv6 tra i partecipanti e di cercare anche di risolvere gli aspetti non tecnici che possono creare ostacoli alladozione di IPv6. LIPv6 Forum organizza numerose conferenze su IPv6, cercando di stimolare lintroduzione del protocollo allinterno delle varie realt nazionali. TILAB partecipa allIPv6 Forum in qualit di socio fondatore e contribuisce anche allorganismo tecnico (Technical Directorate) che lassociazione mette a disposizione di chiunque abbia bisogno di indicazioni su problemi specifici che riguardano luso concreto di IPv6. Al di l di queste iniziative, lavvio di una fase pi matura per lintroduzione di IPv6 in rete stato segnato soprattutto dalla decisione di IANA di iniziare ad assegnare indirizzi IPv6 utilizzabili per scopi commerciali a partire dallagosto 1999. In concomitanza con questa decisione, i RIR (Regional Internet Registry) hanno avviato una prima fase di assegnazione degli indirizzi IPv6 agli ISP (bootstrap phase) che prevede temporaneamente lapplicazione di regole di assegnazione meno stringenti di quelle previste in futuro. In questa fase i RIR hanno deciso di assegnare porzioni dello spazio di indirizzamento IPv6 denominate subTLA (ad ogni assegnatario sono attribuiti 35 bit sui 128 dellindirizzo IPv6) a cento grandi ISP che siano in grado di costituire il futuro backbone dellInternet basato su IPv6.

I RIR hanno scelto di seguire i criteri elencati di seguito nellassegnazione degli indirizzi allorganizzazione che li richiede debbono: a) avere BGP peering con almeno altri tre sistemi autonomi nella default-free zone di Internet; b) dimostrare di disporre di un piano per fornire servizi IPv6 precommerciali entro un anno; c) essere un ISP che offre servizi di transito e che annovera almeno quaranta grandi clienti che possano soddisfare i requisiti di assegnazione di uno spazio di indirizzamento IPv6 di grandi dimensioni. In alternativa allultimo requisito pu essere soddisfatto un diverso requisito; d) debbono dimostrare di avere maturato esperienza come pTLA di 6Bone per almeno tre mesi. Le assegnazioni effettuate durante la bootstrap phase alla data del 30 giugno 2001 sono riportate in tabella 1, suddivise per aree geografiche. Da questi
EUROPA RIPE UK-BT CH-SWITCH AT-ACONET UK-JANET DE-DFN NL-SURFNET RU-FREENET GR-GRNET EU-UUNET DE-TRMD FR-RENATER EU-EUNET DE-NACAMAR DE-XLINK DE-ECRC FR-TELECOM PT-RCCN SE-SWIPNET PL-ICM DE-SPACE BE-BELNET SE-SUNET IT-CSELT (TILAB) SE-TELIANET DE-JIPPII DK-TELEDANMARK RU-ROSNIIROS PL-CYFRONET NL-INTOUCH FI-TELIVO SE-DIGITAL UK-EASYNET UNINETT FI-FUNET UK-INS CZ-TEN ES-REDIRIS ASIA APNIC CONNECT-AU WIDE-JP NUS-SG KIX-KR ETRI-KRNIC-KR NTT-JP HINET-TW IIJ-JPNIC-JP CERNET-CN INFOWEB-JPNIC-JP JENS-JP BIGLOBE-JPNIC-JP 6DION-JPNIC-JP DACOM-BORANET ODN-JPNIC-JP KOLNET-KRNIC-KR HANANET-KRNIC-KR TANET-TWNIC-TW SONYTELECOM-JPNIC-JP TTNET-JPNIC-JP CCCN-JPNIC-JP IMNET-JPNIC-JP KORNET-KRNIC-KR NGINET-KRNIC-KR OMP-JPNIC-JP INFOSPHERE-JPNIC-JP OMP-JPNIC-JP ZAMA-AP SKTELECOMNET-KRNIC-KR HKNET-HK AMERICA ARIN ESNET VBNS CANET3 VRIO CISCO QWEST DEFENSENET ABOVENET SPRINT UNAM GBLX STEALTH NET-CW-10BLK ABILENE HURRICANE EP DREN AVANTEL

Tabella 1

Elenco delle assegnazioni di subTLA IPv6 suddivise per aree geografiche.

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dati si pu osservare come a fronte di 37 assegnazioni in Europa e 30 nelle regioni asiatiche, siano state solo 18 le assegnazioni in America. Questo dato testimonia ancora una volta come le ragioni per passare a IPv6 siano meno sentite nel contesto americano che nel resto del mondo e come si possa prefigurare per la prima volta nella storia di Internet, uno spostamento geografico nel ruolo di motore per levoluzione della rete. Avvalendosi della propria pluriennale esperienza allinterno della sperimentazione di 6Bone, TILAB ha ottenuto un subTLA a nome del Gruppo Telecom Italia, sulla base del quale avviare le prime offerte di servizio IPv6 verso i clienti pi attenti allinnovazione. Il subTLA TILAB potr essere utilizzato anche per sviluppare reti e servizi IPv6 da parte delle altre Societ del Gruppo che manifestino interesse a farlo. La decisione di un ISP di procedere con IPv6 oltre la fase delle sperimentazioni basata su numerosi motivi, correlati con levoluzione del proprio mercato di riferimento. Gli ISP con vocazione internazionale avviano infatti offerte di servizio IPv6 perch: hanno piani di espansione in Paesi in via di sviluppo dove la scarsit di indirizzi IP pi sentita; si propongono come fornitori di servizi di transito per ISP locali e regionali che hanno avviato la sperimentazione di IPv6; desiderano aumentare la propria rete di relazioni con altri ISP di pari livello o di upstream provider che hanno compiuto la scelta di sperimentare IPv6; hanno interesse a partecipare dallinizio allo sviluppo dellInternet di nuova generazione per far crescere il proprio posizionamento internazionale. Tra gli ISP di questo tipo pu essere citato il caso di NTT, che ha realizzato uninfrastruttura di rete IPv6 con copertura mondiale i cui principali punti di presenza, collegati da link IPv6 nativi, sono Londra e Dusseldorf in Europa, New Jersey e Cupertino negli Stati Uniti e Tokio in Giappone. Sulla base di questa rete, NTT offre ai propri clienti possibilit di prove in campo IPv6 in Giappone (da dicembre 1999) e in Europa (da gennaio 2000). Negli Stati Uniti invece, NTT ha realizzato un Internet Exchange IPv6, con il quale ha annunciato di voler offrire servizi di connettivit IPv6 commerciali, garantendo un livello di prestazioni analogo a quello offerto su IPv4. Un altro caso quello di TeleGlobe, che offre servizi di trasporto di traffico IPv6 soprattutto alle reti accademiche europee e americane di propri clienti e che si predisposto per offrire servizi di interconnessione con il 6TAP di Chicago. Gli ISP rivolti alla clientela affari avviano invece offerte di servizio IPv6 per diversi motivi. Anzitutto tra i propri clienti cresce il numero di quelli che hanno difficolt a ottenere tutti gli indirizzi globali che gli occorrerebbero. Sono preoccupati dal numero crescente di NAT allinterno della propria rete (lintroduzione di ogni nuovo servizio risulta complessa, alcuni servizi non sono possibili). Gli ISP hanno infine interesse a collaborare nelle sperimentazioni in cui sono coinvolti i pi propensi allinnovazione tra i propri clienti attuali e potenziali.

Tra gli ISP di questo tipo, BT ha realizzato una rete sperimentale in Inghilterra tra le sedi di Londra, Cambridge e Adastral Park, dove sono situati i centri di ricerca dei propri principali fornitori e ai quali BT offre accesso IPv6 e la possibilit di provare sul campo gli sviluppi di propri prodotti IPv6. MCI-Worldcom, nella sua offerta di servizio vBNS+ (ver y high performance Backbone Network Services +) [29] - che lofferta commerciale dei servizi sviluppati sulla rete per la ricerca vBNS - offre servizi di connettivit IPv6 integrati con lofferta di servizi IPv4, senza oneri aggiuntivi e con il vantaggio di una maggior libert dimpiego, in quanto permessa libert di transito al traffico IPv6 qualunque sia lorigine e la destinazione di esso. In Giappone IIJ - che per dimensione il terzo ISP del Paese - offre servizi IPv6 a tutti i propri clienti, proponendo alle aziende di provare una soluzione di networking che non soffre di problemi di scarsit di indirizzi. Gli ISP rivolti alla clientela residenziale pensano infine di avviare offerte di servizio IPv6 perch prevedono una crescita notevole nella domanda di servizi always-on che richiedono la disponibilit di un numero sempre crescente di indirizzi IP pubblici. Essi vedono poi emergere nuove opportunit di servizio che vogliono provare dallinizio e allo stesso tempo sono attenti a quella porzione delle clientela che si caratterizza come esperta di computer e sensibile allinnovazione. questo il caso di alcuni ISP italiani (come, ad esempio, Edisontel, Panservice) che si stanno attivando per lofferta di servizi di accesso per gli utenti basati su Tunnel Broker e di servizi applicativi a partire da quelli di chat. 9. Conclusioni Il solo significativo motivo per introdurre IPv6 legato alla limitazione dello spazio di indirizzamento di IPv4, che potrebbe causare seri problemi per consentire lattuale tasso di crescita di Internet a partire dal 2003 in poi. Sono risultate invece infruttuose le ricerche di una killer application per IPv4, in termini di nuovi servizi di rete o applicazioni, che desse forza allesigenza di IPv6 e che ne velocizzasse lo sviluppo. La transizione verso IPv6 comporter presumibilmente un lungo periodo di tempo in cui il nuovo protocollo coesister con IPv4 allinterno della rete Internet. perci necessario prevedere lutilizzo degli strumenti di interlavoro tra i due protocolli che sono gi in larga parte disponibili. Le spinte verso IPv6, che provengono da utenti, ISP e costruttori, sono oggi sufficienti per decidere di avviare la transizione, che di fatto gi operativa come proseguimento delle sperimentazioni condotte sulla rete 6Bone a livello mondiale. Quanto sar dirompente lintroduzione di IPv6 in rete e con quale velocit si compir la transizione un problema principalmente legato allevoluzione dei mercati e dei servizi.

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Un ruolo chiave in questo senso potrebbero giocarlo gli operatori radiomobili, che solo oggi si stanno affacciando al mercato Internet. La crescita della domanda di accesso mobile ai servizi Internet, di cui circolano previsioni impressionanti (un miliardo di terminali wireless connessi a Internet nel 2010 unindicazione ricorrente nelle conferenze internazionali), potrebbe costituire la vera killer application per IPv4. In questa prospettiva, sempre che nel frattempo levoluzione delle tecnologie non modifichi le conoscenze oggi disponibili, il motore per trainare levoluzione di Internet potrebbe venire dalle aree geografiche in cui i servizi mobili trovano terreno pi fertile, consentendo cos allEuropa assieme allAsia di recuperare rispetto alla mancanza di iniziativa, mostrata in un passato anche recente che ha consentito al Nord America di essere finora al timone dellaffermazione della Rete.

6Bone 6over4 6REN 6TAP 6to4 ALG APNIC

IPv6 Backbone Modello di transizione definito in [19] IPv6 Research & Education Network IPv6 Transit Access Point Modello di transizione definito in [21] Application Level Gateway Asia Pacific Network Information Centre ARIN American Registry for Internet Numbers BGP4 Border Gateway Protocol version 4 BGP4+ Border Gateway Protocol version 4 con estensioni multiprotocollo per IPv6 CIDR Classless InterDomain Routing DHCP Dynamic Host Configuration Protocol DNS Domain Name System DSTM Dual Stack Transition Mechanism IETF Internet Engineering Task Force IPv6 Internet Protocol version 6 ISP Internet Service Provider NAT Network Address Translator NAT-PT Network Address Translator - Protocol Translator NGTRANS Next Generation TRANSition NOC Network Operation Centre pTLA pseudo Top Level Aggregator RIPE Rseaux IP Europens RIR Regional Internet Registry RSIP Realm Specific IP RSVP ReSerVation Protocol SLP Service Location Protocol STAR TAP Science, Technology, And Research Transit Access Point TLA Top Level Aggregator

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[22] Durand, A.; Fasano, P.; Guardini, I.; Lento, D.: IPv6 Tunnel Broker. RFC3053, febbraio 2001. [23] Bates, T.; Rekhter, Y.; Chandra, R.; Katz, D.: Multiprotocol Extensions for BGP-4. RFC2858, giugno 2000. [24] Hinden, R.; O'Dell, M.; Deering, S.: An IPv6 Aggregatable Global Unicast Address Format . RFC2073, luglio 1998. [25] Guardini, I.; Fasano, P.; Girardi, G.: IPv6 operational experience within the 6bone. INET 2000, Yokohama (Giappone), luglio 2000. [26] http://www.6ren.net [27] http://www.6tap.net [28] http://www.ipv6forum.com [29] http://www.vbns.net

Ivano Guardini si laureato in Ingegneria Elettronica presso lUniversit degli Studi di Padova con il punteggio di 110 e lode nel giugno 1995. Nel novembre dello stesso anno stato assunto in CSELT (oggi TILAB) dove ha svolto attivit di ricerca nel campo dei servizi di networking IP. Dal 1996 si occupa dello studio e della sperimentazione del protocollo IPv6 ed responsabile del laboratorio IPv6 di TILAB, che connesso alla rete mondiale 6bone in qualit di nodo di backbone e che offre servizi di transito a numerosi laboratori IPv6 italiani ed esteri. Dalla fine del 1996 partecipa allIETF (Internet Engineering Task Force), lorganismo internazionale incaricato dello sviluppo tecnologico della rete Internet. In ambito IETF ha seguito in modo particolare le tematiche riguardanti IPv6, il multicasting IP e la mobilit e il roaming in reti IP. Dal 1998 partecipa attivamente ai gruppi di lavoro IETF che hanno in corso di esame i problemi legati alla transizione da IPv4 a IPv6. In questo contesto ha fornito numerosi contributi sulla stabilit del routing in 6bone e ha preso parte allo sviluppo di nuovi strumenti per facilitare laccesso alle reti IPv6 da parte di utenti IPv4. Dal 1999 membro dellIPv6 Forum Technical Directorate, un Gruppo internazionale di esperti istituito in seno al IPv6 Forum per svolgere unattivit di consulenza a supporto di quanti vogliano adottare il nuovo protocollo allinterno delle proprie reti. Nello stesso anno ha assunto la responsabilit del progetto di ricerca CSELT Servizi dati su mobile, finalizzato allo studio e alla sperimentazione di soluzioni di rete wireless completamente basate su IPv4/IPv6 per lofferta di servizi dati a utenti mobili.

Paolo Fasano si laureato in Ingegneria Elettronica nel dicembre 1988 presso il Politecnico di Torino. Sempre presso lo stesso Politecnico, nel 1993 ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Ingegneria Elettronica discutendo una tesi sulla progettazione di dispositivi optoelettronici. Durante il periodo di studi per il Dottorato, nel 1991 ha lavorato per alcuni mesi al LEMO (Laboratoire d'Electromagntisme Microondes et Optolectronique) presso il Politecnico di Grenoble (Francia), dove ha sviluppato metodologie di simulazione e analisi per i dispositivi opto-elettronici. In CSELT (oggi TILAB) opera dal maggio del 1993, dove si inizialmente occupato di reti e servizi a larga banda partecipando alle prime sperimentazioni geografiche a livello europeo di reti in tecnologia ATM (Asynchronous Transfer Mode). In questo contesto ha contribuito ad alcuni progetti finanziati dallo Stato Italiano (in particolare al Progetto Finalizzato Telecomunicazioni) e dalla Comunit Europea (il progetto NICE, National Host Interconnection Experiments) e a collaborazioni bilaterali come quella tra CSELT e CNET, il Centro di ricerca di France Tlcom. Ha spostato successivamente i suoi interessi sui servizi di rete basati sullInternet Protocol (IP) e dal 1995 partecipa attivamente a numerosi gruppi di lavoro dellIETF (Internet Engineering Task Force): ha preso parte ai Gruppi che studiano il trasporto di IP sulle tecnologie di rete di livello inferiore, a quelli che si occupano di qualit di servizio a livello IP, a quelli che sviluppano la nuova versione di IP, IPv6, e a quelli che studiano le problematiche collegate alla mobilit in reti IP. Dal 1996 responsabile di progetti di ricerca nel settore del Networking. oggi il responsabile del centro di competenza Soluzioni a valore aggiunto nellarea Networking, allinterno del quale sono sviluppati i prototipi di nuovi servizi finalizzati ad arricchire lofferta dei Service Provider. Paolo Fasano anche autore di numerose pubblicazioni su riviste tecniche internazionali.

Guglielmo Girardi si laureato nel luglio 1969 in Ingegneria Elettronica presso il Politecnico di Torino. Nellagosto dello stesso anno stato assunto in CSELT (oggi TILAB), per svolgere attivit di ricerca che ha inizialmente riguardato la tematica Digital Signal Processing relativamente alla specifica, la progettazione e la verifica di sistemi numerici per apparecchiature dutente e di segnalazione nel campo dei prototipi sperimentali di centrali numeriche. Dopo tale periodo ha operato nellarea CAD per circuiti numerici, occupandosi della fase architetturale del processo di progettazione dellhardware: editor grafici per interfacce di utente, basi-dati, metodi di progettazione basati su algoritmi di sintesi automatica, tecniche di intelligenza artificiale, linguaggi formali di descrizione e simulatori al livello comportamentale e strutturale. Sin dalla fine degli anni Ottanta opera nelle tecnologie e nei servizi di Networking come responsabile di diversi progetti e cooperazioni nazionali e internazionali quali: General Manager del progetto ESPRIT II 2510, IACIS (Intelligent Area Communication and Information System) dal 1988 al 1992; coordinatore del gruppo di integrazione del Test-bed ATM - uno dei risultati del progetto finalizzato telecomunicazioni finanziato dal CNR - dal 1992 al 1995; consulente tecnico di ItalHost (il National Host Italiano per ospitare a livello nazionale gli esperimenti previsti dallUnione Europea allinterno del Quarto Programma Quadro), dal 1995 al 1996; coordinatore per CSELT di esperimenti su servizi di networking e su applicazioni multimediali condotti usando la rete Pilota ATM Europea (ATM Pilot e JAMES), come: NICE (National Host Interconnection Experiment); DASL (Distributed ATM high-speed Service Lab), che fa parte di una cooperazione bilaterale fra CNET (Centro di ricerca di France Tlcom) e TILAB. ora responsabile del Centro di Competenza Reti Corporate: Integrazione Reti e Servizi, dellArea Networking, e guida un Gruppo di ricercatori che svolgono attivit di definizione, progettazione e verifica sperimentale di servizi innovativi basati su IP (Internet Protocol) in laboratorio, nel campus aziendale e su rete geografica. Queste attivit includono servizi IP Multicast, servizi a qualit garantita e differenziata, servizi di VPN (Virtual Private Network), servizi di Mobilit IP e, in generale, servizi di Networking per la Internet di nuova generazione (IPv6) per il trasporto di dati, voce e video.

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NOTIZIARIO TECNICO TELECOM ITALIA - Anno 10 n. 2 - Settembre 2001